AFORISMI E DISCORSI DEL BUDDHA
PREFAZIONE E SCELTA A CURA DI MARIO PIANTELLI
TRADUZIONI DI EUGENIO FROLA E PIO FILIPPANI-RONCONI
EDIZIONI TEA
Editori Associati S.p.A. Via Monte di Piet 1/A - 20121 Milano
1967 e 1968 UTET, corso Raffaello 28, 10125 Torino Edizione su licenza della UTET dai Volumi I e II del Canone Buddhista appartenenti alla Collezione dei Classici delle religioni sezione I "Le religioni orientali" diretta da Oscar Botto 1988 Editori Associati S.p.A., Milano
per la Prefazione
Prima edizione TEA ottobre 1988
Stampa: Officine Grafiche Stianti, Sancasciano-Firenze
PREFAZIONE
La scelta di testi buddhistici che il lettore si trova fra le mani un po' diversa da quelle correnti, in cui all'esigenza di presentazione dottrinale si sovrappongono variamente preoccupazioni apologetiche, tentativi di ricostruzione "biografica" della vicenda terrena del Buddha, pregiudizi in sintonia con la "de-mitizzazione" caratteristica dell'orizzonte culturale d'Occidente negli ultimi due secoli. In s rispettabilissime e non prive d'interesse, siffatte antologie tendono tuttavia ad ingenerare nei non "addetti ai lavori" un duplice equivoco. Da un lato, infatti, i passi - pervenutici attraverso un secolare lavoro di correzioni e messe a punto pi o meno standardizzate secondo l'ottica dell'una o dell'altra scuola - sono suscettibili d'esser recepiti dal lettore non avvertito come veridica testimonianza del pensiero stesso dell'antico asceta sulle cui labbra son posti gli insegnamenti ch'essi trasmettono, che - tutti - saranno cos ritenuti in sostanza esenti da alterazioni ed elaborazioni. Dall'altro lato, il contenuto di tali insegnamenti, ridotto all'osso e spogliato di tutta la variopinta ricchezza della visione del mondo indiana che fa da sfondo alla predicazione buddhistica, appare, nella sua stringatezza e nella sua tecnicit, al tempo stesso singolarmente "moderno" e insopportabilmente arido ci che in realt non . Ci siamo sforzati, attingendo alle versioni gi portate a termine da Eugenio Frola e Pio Filippani-Ronconi, di mettere a disposizione di chi nutra qualche interesse per il Buddhismo antico una immagine di esso abbastanza fedele da evitare letture ingenuamente "fondamentaliste" e da mostrarne insieme la complessit e l'articolazione mitica. La nostra cura di rispettare l'integrit dei materiali, forniti senza tagli n adattamenti (al di fuori delle ripetizioni espunte gi nei testi dell'edizione in lingua pali, in base ad ovvie esigenze editoriali!), ha in qualche misura limitato la vastit della selezione di "aforismi e discorsi del Buddha" che proponiamo in questo volume, ma restano sufficienti elementi al quadro per alimentare questa ambizione.
Colui che sarebbe stato in futuro oggetto come Buddha, del culto di milioni di uomini, Gautama l'asceta (muni, "silenzioso", o sramana, "sforzantesi" in vista della purificazione e del conseguimento della liberazione dal ciclo delle rinascite) trascorse la sua esistenza, elemosinando il vitto quotidiano e predicando i suoi precetti, nella piana gangetica orientale qualche tempo prima dell'invasione da parte d'Alessandro il Macedone della provincia del Sindh (327-325 a.C.) La sua datazione oggetto di controversie e dipende dalla correlazione che s'intende stabilire con la consacrazione dell'imperatore Asoka della dinastia dei Maurya, la quale sembra aver avuto luogo verso il 270 a. Cristo. Fonti indiane, a noi pervenute anche in versione tibetana e cinese, pongono la morte del fondatore del Buddhismo un secolo innanzi tale data mentre la tradizione singalese la spinge a duecentodiciott'anni prima di essa. Altre testimonianze, che parlano di centosedici anni tra i due eventi, o pongono Gautama verso la met del VI secolo a.C., godono di minor considerazione. I fatti di cui possiamo esser sicuri - o quasi quanto a lui e al suo entourage sono relativamente esigui: nei decenni della sua vita itinerante (si sarebbe spento verso l'ottantina), egli ottenne un certo prestigio presso la "borghesia" urbana ed esponenti dell'aristocrazia dei regni locali, tra cui primeggiavano quello dei Magadha, allora retto da Bimbisara della dinastia Haryanka, deposto e fatto uccidere dal figlio Ajatasatru, e quello dei Kosala governato da Prasenajit, a sua volta detronizzato dal figlio Virudhaka. La politica espansionistica di quest'ultimo fin per assoggettare, ancor vivo Gautama, la piccola repubblica aristocratica degli Sakya, nella terra dei Kosala settentrionali (Uttarakosala), oggi a cavallo del confine indonepalese. Gautama stesso era probabilmente originario di quella zona, come attesta il suo epiteto di Sakyamuni ("Asceta degli Sakya"). Il nome simbolico di Siddhartha ("Che ha raggiunto il suo scopo"), la nascita in una famiglia principesca o addirittura regale, i nomi dei genitori (Suddhodana e Mayadevi), la conquista della bellissima sposa Yasodhara, l'abbandono del palazzo paterno a seguito del turbamento insorto dall'incontro traumatizzante con la realt del male nel mondo, esemplificato in un vegliardo, un infermo e un morto, sono tratti d'una leggenda atemporale che si sovrappone ad una biografia certo meno nota nei suoi inizi che nel suo esito, esattamente come avverr per Ges nei racconti evangelici. Invero la qualit del meraviglioso che circonda il Buddha ricorda sotto alcuni rispetti, quella che in tali racconti ci familiare. Lo vediamo misurarsi con il Maligno (Mara, "l'uccisore", divino e demoniaco principe del mondo dominato dal desiderio) in una serie di tentazioni simboleggianti le possibili deviazioni dalla sua vocazione di maestro spirituale - la sfida a tramutare una montagna in oro l'offerta della regalit e del dominio sul mondo... e, pi insinuante di tutte, la tentazione ad abbandonare subito la vita e le sue pene, senza giungere ai fastigi dell'insegnamento e ai suoi mille scacchi e delusioni. Lo vediamo camminare sulle acque, discendere dal cielo su una scala d'oro e di gemme con ai fianchi gli dei Brahma ed Indra, dichiarare solennemente "chi vede me, vede il Dharma", la legge universale che, nella visione buddhista, prende in qualche modo il posto di Dio... Insomma, si direbbe che una sorta di archetipo comune sia sotteso alle narrazioni indiane e a quelle fiorite sulle rive del Mediterraneo. Le prime sono probabilmente pi antiche, e meglio inquadrate - nei loro elementi straordinari - di quelle che circondano il Cristo. Cos la nascita del Buddha dal fianco materno, senza passare per la via umiliante dei comuni mortali, riprende il mito della nascita del dio Indra, gi noto fin dall'epoca dei Veda, mentre il docetismo occidentale riproduce con minor convinzione - e minor successo - il discorso sul corpo ultraterreno (lokottara) del Buddha, destinato a divenire, con i maestri del "Grande Veicolo" (Mahayana), un corpo fantasmatico (Nirmanakaya) proiettato dall'eterna Realt che fa tutt'uno con il Dharma (Dharmakaya) e destituito d'ogni funzione al di l dell'impartir la dottrina agli esseri umani prigionieri dell'illusione cosmica. Ben pi concreti sono i tratti relativi alla morte, avvenuta (dopo aver consumato un indigesto piatto di "delizie porcine", offerto a Gautama dal fabbro Cunda) nel parco presso Kuginagara, a qualche distanza dall'attuale Patna. Altrettanto attendibili sembrano i dati relativi ai parenti di cui Gautama si circondava (la zia Gautami, che lo avrebbe allevato, posta, non senza resistenze e perplessit, a capo d'una comunit di ascete; i cugini di Ananda e Devadatta, il quale ultimo avrebbe tentato di alienargli una parte dei discepoli e addirittura d'assassinarlo; il figlio Rahula), cos come ad altri personaggi di varie condizioni sociali che gli erano specialmente vicini, dal barbiere Vaisalin ai due brahmani rispettivamente designati col matronimico Sariputra e con l'appellativo del gotra o clan brahmanico d'appartenenza, Kasyapa. Il caso di quest'ultimo, succeduto al fondatore come capo della comunit (sangha), identico a quello dello stesso Gautama, il cui nome quello d'un gotra originato dal saggio Gotama, veggente di alcuni inni del Rgveda. Ci sembrerebbe indicare che il Buddha fosse in realt anch'egli un brahmano, i tentativi di conciliare la tradizione, che lo fa invece appartenere alla stirpe guerriera degli ksatriya, con questo fatto sono poco convincenti. Che i nobili Sakya si fregiassero di un epiteto derivato dal loro guru familiare Kapila, il quale era un Gautama, una notizia che non pare trovare conferme al di l del testo del poema Saundarananda di Agvaghosa (che - a corroborare la sua asserzione - ascrive erroneamente all'eroe divino Krsna l'appartenenza a un gotra diverso da quello del fratello Balarama!). Siamo intorno al I secolo d.C.: in quest'epoca i tratti biografici leggendari sono gi definitivamente consolidati. La ricerca dell'appoggio delle dinastie regnanti nel subcontinente indiano, molto spesso d'origine ksatriya, e la polemica sempre pi accesa con i brahmani - e la loro eredit culturale - possono aver giocato nella confezione di tali tratti.
Il primo testo che si propone qui al lettore, il Mahapadanasuttanta, registra puntualmente la versione in discorso; ma il suo interesse sta piuttosto nella grandiosa cornice che fornisce alla vicenda, ormai fissata canonicamente del principe Siddhartha. Questa vi viene toccata, in effetti, soltanto per sommi capi, mentre si narra il suo archetipo eternamente ripetentesi, esemplificato dalla biografia d'un Buddha del remoto passato, chiamato Vipascit (in pali Vipassi "L'intelligente").
In un mondo destinato a ripresentare periodicamente le stesse situazioni, salvo dettagli accidentali di minore importanza, Gautama perde la sua unicit: la trama del suo destino si scopre costituire semplicemente un momento dell'avvicendarsi delle et cosmiche, ciascuna con il suo uomo-Dio (questo il senso abituale dell'epiteto Bhagavat, "Possessore di maest divina", piuttosto che "Beato", come tradizionalmente si traduce nelle lingue occidentali). Vengono sottolineate discrepanze e concordanze fra i vari Buddha, ma le seconde contano, evidentemente, ben pi delle prime: esse obbediscono ad una legge eterna che il pio buddhista invitato a contemplare con rapita meraviglia.
Sempre gli stessi sono i momenti della nascita, gl'incontri che scatenano l'angoscia del futuro Buddha, "Colui la cui mente naturata di comprensione" (Bodhisattva, in pali Bodhisatta), sempre gli stessi sono i trentadue segni prodigiosi che contraddistinguono il suo corpo impareggiabile, soprattutto sempre la stessa la verit ch'egli giunge ad esperire al culmine della sua meditazione, nel "risveglio" che ne fa, a pieno titolo, il "Desto" (Buddha) della sua epoca. Tutto ci, nella storia di Vipascit, si svolge su uno sfondo che ripete, ingigantendoli, i caratteri del mondo indiano contemporaneo ai redattori del testo: in questa preistoria - in cui il fatale declino delle cose ancora non incide nel tessuto stesso dell'esistere umano - si vive ottantamila anni, i discepoli sono contati a milioni, le regge hanno la bellezza e il fasto d'una fiaba. Occorre tenere presente come una siffatta visione sia solidale con i dati della biografia di Siddharta, ed anzi tragga, alla stessa stregua, la sua legittimazione da un discorso posto sulle labbra del Buddha in persona, come uniformemente il caso dei diversi sutra ("fili" onde si dipana l'insegnamento) contenuti nei Canoni delle varie scuole buddhistiche. Quello da cui i nostri testi son tratti, unico a sopravvivere nella sua intera estensione e in redazione "popolare" (nella lingua pali, basata sulla parlata stessa dei tempi del Buddha, anzich nel sanscrito - pi o meno artificialmente regolarizzato - adottato per tempo dagli altri indirizzi dottrinali), appartiene alla "setta" affermatasi come ortodossia di stato nell'isola di Ceylon a met del XII secolo d.C., quella che faceva capo al "Gran cenobio" (Mahavihara), affermatasi in un definitivo trionfo contro le rivali grazie al favore del re Parakkama Bahu I. Essa, che reclama per s l'antico titolo di "Dottrina degli Anziani" (Theravada) - gi portato dal partito conservatore nato con lo scisma della comunit buddhista consumatosi in occasione del Concilio di Pataliputra, tenutosi sotto Agoka -, fornisce oggi una guida spirituale ai popoli di tutta l'Indocina, l dove la repressione non ne ha indebolito la presa, ed la sola sopravvissuta tra le numerose consorelle della pi antica stagione del Buddhismo indiano. Nella loro struttura attuale, i diversi testi che compongono il Canone in lingua pali furono messi per iscritto all'epoca di Ges, in occasione d'un Concilio tenutosi nella capitale di Ceylon, Anuradhapura, dominato dalla figura del re Vattagamam, poi pi volte rimaneggiati nei secoli successivi, fino alla revisione in concomitanza con il Concilio tenutosi in Birmania tra il 1868 e il 1871, sotto il re Mindonmin. Dove il confronto con le corrispondenti parti dei Canoni d'altre "sette", come i Mahisasaka e i Sarvastivadin, possibile, questo lavoro di alterazione emerge limpidamente, come hanno dimostrato in particolare le ricerche di Andr Bareau. Il fondo comune ai diversi Canoni comprendeva sia testi orali direttamente risalenti alla comunit attorno a Gautama, sia pie leggende, talora adattate da altra fonte, che dovevano specialmente esser diffuse nei centri, meta di pellegrinaggio, ricollegati all'una o all'altra tappa importante della carriera del Buddha: l'illuminazione, a Gaya, la prima predicazione, a Varanasi (Benares), la morte, a Kuginagara... In origine dovette trattarsi di passi brevi o brevissimi, concatenati soltanto in seguito dalla paziente fatica dei diascheuasti.
Il secondo testo che figura nella nostra scelta appunto un saggio di quella che pot essere tale primitiva consistenza delle testimonianze confluite poi nei grandi sutra. Si tratta delle parole "profferite" dal Buddha (Udana), in forma poetica e spesso oscura, in occasione di determinate circostanze. L'asceta Gautama, negli altri testi solitamente impassibile e impersonale, privo di qualsiasi profilo individuale plausibile (a differenza della sua cerchia, in cui il carattere dei vari discepoli spesso lumeggiato in modo verisimile - e coerente - dal punto di vista delle loro diverse reazioni agli incidenti narrati), qui invece effonde, trasportato dall'emozione, l'animo suo e ci appare molto pi umano e vicino alla "storicit" dei personaggi dell'agiografia occidentale. Non mancano, invero, nelle ottantadue brevissime porzioni del testo, strutturate come altrettanti sutra, elementi mirabili e apparizioni ultraterrene, che danno ai "fioretti" del Buddha un profumo affine a quello dei racconti francescani che c'incantano nelle nostre pagine trecentesche. La sistemazione semicronologica dei passi, cos come l'uso di epiteti invalsi relativamente tardi, quali quello di Tathagata ("Colui ch' in tal guisa pervenuto"), mostrano, beninteso, che anche qui intervenuto un certo lavoro d'adattamento, ma la natura stessa dei materiali depone a favore della loro sostanziale antichit.
Il terzo testo, che con le sue parti in versi sembra riecheggiare le strutture espositive del precedente, un compendio di norme per l'uomo che vive nel mondo,
dettate al giovane Sirigalaka, da cui il suo titolo (Singalovadasuttanta). Esso apre una serie d'insegnamenti che segnaliamo qui in quanto si presentano come non strettamente indirizzati agli asceti. Tali materiali costituiscono un aspetto del Buddhismo antico generalmente poco valutato: accade persino di leggere che le scuole del cosiddetto "Grande Veicolo" (Mahayana) avrebbero esse sole volto ai "laici" un interesse che era prima interamente concentrato sulla prassi dei "monaci". La rivalutazione della figura del Bodhisattva rispetto a quella dell'Arhat (Il "rispettabile" asceta che ha raggiunto la perfetta comprensione della dottrina ed certo di aver messo fine al meccanismo delle rinascite), centrale nel Buddhismo antico, starebbe a testimoniare tale evoluzione. In realt non soltanto ritroviamo nei testi canonici tutta una precettistica indirizzata ai "laici" in quanto privati, ma anche una teoria della regalit e dei suoi compiti specifici. Le sottesa una visione della storia del mondo, dell'umanit e del viver sociale che appare saldamente radicata nella visione indiana del tempo ciclico, con il suo progressivo degenerare, da epoche auree di rispetto del Dharma e di paradisiaca pace universale, fino alla dura realt quotidiana del matsyanyaya, la sinistra legge del pesce grande che divora il pesce piccolo, fondamento della politica e legittimazione del contratto sociale che affida al monarca la gestione esclusiva della violenza (danda, "il bastone") che accompagna il potere.
Il quarto testo, l'Agannasuttanta, si occupa appunto di tale tematica, con un'esposizione di notevole interesse diretta a due brahmani, del gotra Vasistha e del gotra Bharadvaja rispettivamente. Le caratteristiche dei quattro grandi gruppi sociali indiani, ksatriya (che, significativamente, sono posti innanzi a tutti gli altri!), brahmani, vaisya ("quelli del popolo", produttori di ricchezze) e sudra ("servitori") sono passate in rivista, in quanto suscettibili di biasimo o di lode, senza far distinzione tra le tradizionali incombenze e i corrispondenti profili deontologici, che tanta parte prendono nella letteratura non buddhistica, mentre si censura espressamente la dottrina del primato dei brahmani, fondamento della prospettiva ortodossa dell'ordinamento castale. L'origine di quest'ultimo poi rintracciata, assieme a quella della societ nel suo complesso, in una catena d'eventi che inizia con un vero e proprio mito del peccato originale, posto come causa di ogni tipo di differenziazione, a cominciare dall'apparire del tempo segnato dalle evoluzioni dei corpi celesti. Nutrizione, rapporti sessuali e propriet compaiono via via, progressivamente inquinando l'originaria purezza di esseri tutti eguali tra loro, fino a render necessaria l'espropriazione della libert individuale con la scelta di un detentore della regalit. Quasi a far da contraltare a questo culmine negativo, ecco sorgere la prassi ascetica, fondata su un'esigenza di recupero della primitiva condizione beata, superando ogni differenziazione in una sorta di "regressione all'utero" pre-sociale. L'alternarsi dei cicli cosmici provvede, ovviamente, una alternativa a questa fuga all'indietro individuale, garantendo la fine dei mali del mondo attuale, allorch esso avr toccato l'estremo della sua parabola d'abbiezione e di sofferenza, con il ritorno automatico all'et dell'oro.
quanto si discute nel quinto testo della nostra scelta, il Cakkavattisihanadasuttanta, che prende nome dal "ruggito leonino dell'Imperatore". La figura di questi designata con l'epiteto di a Colui che fa girare la ruota" (Cakravartin), ma anche il Buddha (che - potenzialmente - era destinato al ruolo di monarca universale, ove non avesse perseguito la via della conoscenza liberatrice) "Quegli che mette in moto la ruota" del Dharma! In effetti, l'ideologia del dominio imperiale propria della dinastia dei Maurya, in cui il simbolismo della ruota centralissimo, pervade ancora la prima parte di questa analisi del declino della societ e della qualit della vita, in concomitanza con l'eclissarsi via via della funzione regale. Si direbbe quasi che il disagio conseguente al crollo dei Maurya e alla frammentazione del quadro politico indiano nei secoli immediatamente precedenti l'era cristiana pesi sulla visione espressa nella narrazione, qui diretta ad un'assemblea di discepoli. Invece di assistere ad un brusco rivolgimento, come avviene nella dottrina non buddhistica delle et cosmiche, il lettore si trova innanzi, una volta giunto al punto di assoluta negativit sociale, ad un lento ritorno ai valori gi abbandonati e al conseguente miglioramento della qualit della vita, che ripercorre, con una sorta di moto pendolare, l'arco del declino dianzi tratteggiato. Ci che l'asceta, con il suo deciso e coerente invertire la tendenza negativa, compie nello spazio d'una sola esistenza, la societ attinge con una lenta e faticosa riforma dei costumi fino al ritorno all'assoluta positivit delle origini. Alla figura messianica di Kalkin, il futuro avatara del dio Visnu, che con il suo bianco destriero e la sua spada invincibile riporter, per l'ortodossia brahmanica, il secolo aureo, subentra qui la promessa del Buddha futuro, Maitreya ("Il compassionevole"), destinato a venire quando i tempi saranno maturi, piuttosto che a provocarne egli stesso, drammaticamente, la fine. Scomparso il ruolo divino di direzione della vicenda del mondo, il suo dipanarsi resta affidato alle leggi impersonali del divenire. Ad esse non sfuggono gli stessi di, a cominciare da Brahma, che la tradizione non buddhista vuole manifestatore delle cose tutte. Costui, che ha larga parte nei miti accentrati nella carriera del Buddha, viene spogliato della sua funzione cosmogonica e ricondotto nel novero degli esseri soggetti al ciclo delle rinascite.
Il sesto testo documenta, tra l'altro, gli esiti di questo processo. Brahma, venuto in esistenza per un processo spontaneo e legato soltanto al consumarsi del deposito di meriti accumulati in un precedente ciclo cosmico, ignora la propria origine ed identit, convinto, in buona fede, d'essere il Signore e l'Origine degli esseri. La sua posizione ci rammenta irresistibilmente quella dello Yhwh veterotestamentario nella rilettura operata dagli gnostici: demiurgo all'oscuro delle pi profonde realt che, atemporalmente, lo precedono, costui dichiara con le parole di Isaia (XLV, 5): "Io sono il Signore e non c' alcun altro; fuori di me non c' dio", esattamente come qui, nel Patikasuttanta, Brahma proclama: "Io sono Brahma, il Gran Brahma, l'onnipotente, il padrone, il fattore, il creatore, l'altissimo, l'ordinatore, il possente padre di ci che fu e sar!" Si tratta di un passo abbastanza rilevante, da venir riprodotto in pi versioni: la pi nota nel lunghissimo Brahmajalasutta (II, 3, 5).
Invero il Buddhismo antico ha molti tratti in comune con le scuole della gnosi mediterranea: ci vale specialmente per la valutazione sostanzialmente negativa dell'esistenza mondana in s, dominata da forze ciecamente protese al suo perpetuarsi (ipostatizzate nel sinistro Mara), contrapposta ad una Realt assolutamente altra, trascendente e ineffabile (che qui , naturalmente, rappresentata dal concetto-limite del Nirvana). Non sappiamo se vi sia stata una effettiva connessione tra le due gnosi, ma molto porta a supporlo: cos apprendiamo da un'iscrizione di Asoka ch'egli aveva spedito missionari a diversi sovrani ellenistici, mentre Clemente Alessandrino mostra di conoscere l'esistenza del Buddha e il nome di sua madre, Maya, sembra figurare nelle aretalogie isiache. In ogni caso, la nozione dell'ignoranza del presunto manifestatore del mondo s'inserisce chiaramente nel disegno della vicenda spirituale indiana: vi si allude in forma enigmatica gi nella chiusa del famoso Nasavyasukta del Rgveda (X, 129, 6-7): "Chi davvero sa, chi qui potrebbe enunciare dond' stata generata, dond' questa manifestazione?... Se invero la stabil o se invero no, Colui ch' di questo mondo l'eccelso Supervisore, nel sublime spazio celeste, Costui soltanto lo sa, se pure non l'ignora!", mentre nella Brhadaranyakopanisad (I, 4) troviamo uno sviluppo del tema come fondamento del timore, oscuro e ingiustificato, provato dal S (Atman) venuto in esistenza al principio dei tempi. Al contrario, nelle cosmogonie mediterranee degli antecedenti significativi alla dottrina in discorso non sono facilmente reperibili! Il Patikasuttanta ha anche altri motivi d'interesse: le rivalit fra gli antichi asceti, a colpi di prodigi e di straordinarie operazione di potenza, vi appare vividamente, e porta con s un meraviglioso tutto indiano. Non manca neppure la favola con animali per protagonisti, un genere accolto largamente nei racconti delle vite anteriori del Buddha (Jataka), e diffusosi nei secoli in tutto l'antico Oriente, dove se ne constata l'impiego per ammaestramento e per diletto come nei racconti d'Esopo e Fedro che ci sono familiari.
Il settimo testo apre il discorso sugl'insegnamenti centrali del Buddhismo antico, orientati a guidare la prassi ascetica e a fornire ad essa le basi teoretiche indispensabili all'attingimento dei suoi frutti pi elevati. Appunto da tali frutti prende nome il Samannaphalasutta, che introduce quale interlocutore del Buddha il possente e sinistro monarca dei Maghada, Ajatasatru (" Colui il cui nemico scilicet capace di vincerlo - non ancora nato"), designato col matronimico Vaidehiputra ("Figlio di [Cellana, principessa] dei Videha"). Ancorch la narrazione non vi faccia esplicitamente riferimento, gravano sullo sfondo del dialogo cupe vicende, che ne coinvolgono entrambi i protagonisti. Su consiglio del malvagio cugino di Gautama, Devadatta, Ajatasatru avrebbe organizzato una congiura contro l'anziano genitore e, una volta ottenutane l'abdicazione, l'avrebbe messo a morte - otto anni prima della estinzione del Nirvana di Gautama stesso. Quando si consideri che il defunto re, Bimbisara, era ritenuto assai favorevole al Buddha, e che, sempre per istigazione di Devadatta, Ajatasatru avrebbe consentito a un attentato contro il maestro (lasciando libero sulla sua strada il feroce elefante da battaglia Dhanapala), l'impeccabile cortesia con cui questi gi si rivolge permetter d'apprezzarne vieppi il distacco dal mondo e l'equanimit. L'autocrate ci appare - secondo un modello ideale di regalit attenta alle speculazioni pi sottili dei maitres--penser contemporanei testimoniato da numerosi testi dell'India antica, a cominciare dalle famose a Domande di re Menandro" (Milindapanha) - curioso degl'insegnamenti eterodossi rispetto alla tradizione brahmanica e ne riassume concisamente i principali. Si tratta di un prezioso repertorio di notizie sulla predicazione di guide spirituali contemporanee a Gautama, che consente di cogliere lo sfondo su cui egli viene a situarsi, sebbene la presentazione delle dottrine rivali sia - qua e l - deformata quasi ai limiti della caricatura. Cos, se ancora possibile riconoscere i tratti del severo fatalismo di Gopala "il Bardo" (Maskarin), fondatore della "setta" degli Allvika, la complessa etica del Tainismo, fondata quanto quella buddhistica - e pi di essa! - sulla non-violenza (ahimsa), non emerge affatto dalle parole riportate del suo iniziatore, Vardhamana "il Vincitore" (Jina, epiteto dello stesso Gautama), a il Grande Eroe" (Mahavira), "il Facitore del guado" dell'oceano delle rinascite (Tirthamkara). Designato con l'epiteto di a Libero da nodi" (Nirgrantha) e col patronimico Nayaputra ("Figlio del [principe Siddhartha della schiatta dei] Naya"), questi presentato da Ajatasatru che era suo parente! - discettante sulla figura dell'asceta in oscuri rapporti con le "acque" (vari), forse metafora del flusso di materia entro la coscienza - in concomitanza con la condotta egoisticamente motivata - (asrava), o allusione alla rappresentazione mentale dell'alluvione destinata a spazzar via le contaminazioni mentali (varunidharana), importante momento dello yoga jainistico. In contrasto con l'inconcludente caos delle esposizioni a suo tempo ascoltate da Ajatasatru, il Buddha gli spiega con persuasiva eloquenza l'ascesi e i suoi frutti. Dapprima egli lo conduce ad ammettere - in un linguaggio sorprendentemente "democratico"! - la promozione di status goduta nella societ indiana da ogni asceta, prescindendo dalla sua prassi e dalle dottrine ad essa soggiacenti, poi traccia, sullo sfondo quasi picaresco dei costumi poco dignitosi o troppo liberi della massa degli yogin itineranti dei suoi tempi, un quadro delle regole di vita per i propri seguaci, in termini prevalentemente negativi. Segue la precettistica positiva, che vien dipanando, in termini standardizzati costantemente ripresi nel Canone pali, il percorso meditativo seguito dall'asceta buddhista, gradino per gradino. Gli stati di consapevolezza via via attinti sono descritti e illustrati con attraenti similitudini, ma Ajatasatru, pur favorevolmente impressionato dalla lunga serie d'istruzioni, si limita ad una professione di rifugio nel Buddha ed alla confessione del proprio parricidio, senza deporre le insegne regali per la veste ocra del rinunciatario. Gautama commenta che la macchia contratta col parricidio stesso gli ha precluso la comprensione ultima del Dharma cos pazientemente insegnatogli.
Ancora una volta si respira il meraviglioso nell'ottavo testo, il Kevaddhasutta, dove una classificazione delle varie capacit paranormali attingibili mediante l'ascesi seguita dalla narrazione dei viaggi celesti di un praticante, che riprende un tema caro alla letteratura apocalittica in Occidente. La ricerca d'un substrato unitario dei quattro elementi che formano il mondo, mentre spinge alla sua ascesa in reami paradisiaci l'asceta, animato da un astratto spirito d'indagine intellettualistica, offre il destro al redattore della narrazione per porre in rilievo al solito la nescienza di Brahma. Essa sbocca in ultimo nella scoperta del fine, ben pi esistenzialmente significativo, del Nirvana. Su questo sfondo s'inserisce nuovamente la presentazione standardizzata dell'iter ascetico del perfetto discepolo del Buddha.
La pratica meditativa, fondata sull'esercizio continuato dell'attenzione non coinvolta portata sui diversi momenti della vita psicofisiologica, , anzitutto, resa attraente, nell'esposizione diretta ai "laici", attraverso l'elenco dei suoi sottoprodotti, appartenenti alla sfera del folklore yogico, mentre agli "addetti ai lavori" essa interessa come via di superamento delle false identificazioni dell'"io" con l'uno o l'altro settore dell'esistenza esteriore Si tratta di utilizzare la consapevolezza (vyjana, lett. "conoscenza comprensiva"), momento culminante del processo di percezione dell'universo oggettuale e ubi consistam del senso d'identit personale, come strumento di indebolimento e poi di negazione di questa stessa identit, identificata dal pensiero buddistico (ma non sappiamo se dallo stesso Gautama!) con l'Atman del lessico brahmanico, il S imperituro ed atemporale che funge, appunto, da testimone della vita dei sensi e della mente. "Questo non sono io, questo non il mio Atman", ripete il meditante buddhista, prendendo in considerazione i vari strati della propria struttura corporea e dei propri flussi e riflussi sensoriali e psichici, sistemati in cinque skandha ("complessi", "aggregati") via via pi intimi. La conclusione che non vi da nessuna parte un Atman suscettibile d'essere scoperto. Fino a qui l'indagine buddhistica riproduce, mutatis mutandis, quella vedantica, fondata negli antichi insegnamenti delle Upanisad. Ma mentre quest'ultima sbocca nella presa di coscienza di un Atman ch' il puro soggetto immanente nell'indagatore, irriducibile al mondo oggettuale su cui la ricerca s'era esercitata fino a quel momento, il procedere buddhistico s'arresta alla disidentificazione e proclama che l'Atman stesso uno pseudo-concetto. Questa comprensione liberatrice possibile soltanto quando gl'"ingorghi" impuri della vita mentale (asrava) sono stati vinti dalla paziente fatica di riorientamento di essa, cui la prassi ascetica in primissimo luogo mira.
Il nono testo, fondamentale per la comprensione di tale prassi, chiamato Mahasatipatthanasuttanta, dai quattro "pilastri dell'attenzione/memoria" (smrtyupasthana) su cui esso particolarmente indugia. Di notevole rilievo vi la presentazione delle quattro Nobili Verit (Aryasatya) legate alla predicazione buddhistica fin dalle origini, che ripropongono la scoperta del disagio esistenziale (duhkha; il termine non designa soltanto il dolore e la sofferenza, ma pi in generale ogni forma di esperienza negativa e traumatizzante) seguendo il formalismo dell'antica medicina indiana: a) individuazione della presenza del morbo in base alla constatata presenza dei sintomi di esso; b) ricerca dell'eziologia del morbo; c) accertamento dell'efficacia della rimozione delle cause del morbo, in quanto producente la scomparsa dei sintomi; d) prescrizione della cura vera e propria. Questa consiste nell'Ottuplice Sentiero (Astangamarga), probabilmente la pi antica sistematizzazione dell'iter ascetico buddhistico, le cui tappe sono qui chiaramente descritte. Il nesso tra disagio esistenziale e coinvolgimento involontario nel rapporto con l'oggetto, sentito come sete (trsna) nei confronti dell'oggetto medesimo, il punto forte della struttura delle Nobili Verit, e la sua scoperta tutt'uno con il "risveglio" che fa di Gautama il Buddha della sua epoca. Tale nesso viene esplicitato per tempo - in stretta associazione con una teoria del ciclo delle rinascite che si sforza di fare a meno della nozione di un Atman trasmigrante di corpo in corpo - attraverso l'analisi del processo del pratityasamutpada ("sorgere in concomitanza con il verificarsi di condizioni date"). Si tratta del momento teoretico sentito come di maggiore importanza nel Buddhismo antico, rivalutato poi anche dalle scuole del "Grande Veicolo", in ispecie da quella che fa capo al maestro Nagarjuna (II secolo d.C.), che fonda in esso la sua dottrina della vacuit (sunyata) di tutti i momenti del divenire, in quanto destituiti di autonomia ontologica.
Ad esso dedicato il decimo testo, che prende il nome di Mahanidanasuttanta dalle tappe del processo in discorso, presentate come altrettante cause/condizioni (nidana) nei confronti delle tappe immediatamente successive. Vi si trova anche una critica articolata delle teorie relative all'Atman (reso con "anima" dal Frola) che mostra ancora una volta l'attenzione degli ambienti buddhistici alle componenti del pensiero indiano diverse dal loro indirizzo. Giova ricordarlo, il Buddhismo anche una "filosofia"! Segnaliamo altres la corrispondenza stabilita tra i diversi stati di meditazione ed una serie di condizioni paradisiache sempre pi elevate. Si tratta di una nota caratteristica della riflessione indiana sullo yoga fin dall'epoca pre-classica, che ritroviamo tanto in testi tecnici come il commento agli Yogasutra ascritto a Vyasa, quanto nelle dominanti sillogi puraniche ed agamiche che ispirano la pi matura visione induistica. Del resto, la tradizione assegna una visione siffatta gi ai maestri di Gautama, che l'avrebbero guidato rispettivamente all'attingimento del settimo ed ottavo stato sopracosciente: Arada Kalama di Vaisall, nel territorio della repubblica aristocratica di Vrjji, e il meno caratterizzato Udraka Ramaputra di Rajagrha, l'antica capitale dei Magadha. Di fatto, la capacit di accedere via via a queste stazioni sempre pi rarefatte di esercizio dell'attenzione, fino ai gradi di attenzione vuota in cui la pratica culmina, sono condizione necessaria, ma non sufficiente alla esperienza terminale del Nirvana. Allorch il Buddha stesso si spegne, tale esperienza detta comportare dapprima l'ascesa fino alla condizione pi elevata, quella in cui non v' pi presenza n assenza d'attenzione (naivasamjnanasamjnayatana), indi la ridiscesa graduale allo stato di consapevolezza empirico. Come un pendolo che abbia descritta in tal modo interamente la propria curva, acquistando movimento ed energia, la coscienza del movente riparte poi verso gli stati pi elevati fino a raggiungere la quarta esperienza. Qui, a met tra il mondo delle forme (rupadhatu) e quello dell'informe (arupyadhatu), quasi aprendosi uno spazio interstiziale per uscire definitivamente dal cosmo, il Buddha si estingue (Mahaparinibbanasuttanta, VI, 8-9). A parte il ricorso al motivo "pendolare", che gi avevamo notato a proposito delle et cosmiche, questo passo (in cui concordano sostanzialmente le varianti della narrazione appartenenti ai diversi Canoni in lingua diversa dalla pali sopravvissuti fino a noi, mostrandone l'antichit!) rivela l'importanza tutta particolare della "via di mezzo" fra affermazione e negazione, tanto spesso reperibile nelle fonti buddhistiche. Val la pena di segnalare che, appunto in corrispondenza della divisione fra i due mondi accennati, i maestri del "Grande Veicolo" pongono il "corpo fruitivo" del Buddha (Sambhogakaya), sempre risplendente innanzi alla visione trascendente dei bodhisattva. L'estinzione dell'asceta Gautama viene cos a configurarsi come una sorta di riassorbimento nella sua realt archetipale...
L'undicesimo testo ci trasporta ancora una volta nei mondi divini, con maggior vividezza del consueto e una certa rivalutazione del ruolo di Brahma (o almeno di un Brahma!). La narrazione della entit celestiale dalla quale trae nome il Janavasabhasuttanta, ancorch destinata, ancora una volta, a servir da quadro ad un'esposizione di temi dottrinali, folgora di luci trascendenti e anticipa le vivaci visioni dei sutra mahayanici.
Terminata la visitazione di questi materiali, si spera che il lettore, ormai edotto dei contenuti e del tono degl'insegnamenti buddhistici, sia in grado di apprezzare e gustare la gemma dell'apoftegmatica in lingua pali, che chiude la scelta propostagli: Il dodicesimo testo , infatti il famoso Dhammapada ("Impronta del Dharma"), raccolta di 423 strofe, molte delle quali reperibili, con le circostanze in cui furono pronunciate, in altre porzioni del Canone. L'elevatezza dei precetti, la sobria dignit dell'espressione, l'uso sapiente delle similitudini, la vigorosa impostazione stilistica, l dove le ripetizioni veicolano l'appassionata convinzione del poeta-maestro, fanno di questa breve eppur grande opera un classico degno di figurare nella biblioteca spirituale dell'umanit.
MARIO PIANTELLI
NOTA BIBLIOGRAFICA
Nella presente edizione, si sono conservate le annotazioni dei curatori, P. Filippani-Ronconi ed E. Frola, contenute nella pi vasta edizione del Canone Buddhista (2 Voll., UTET, Torino 1967-68) cui il lettore rimandato per approfondimenti e per una sommaria bibliografia ragionata.
Pi vasta la bibliografia che correda il bel saggio di 0. BOTTO, Buddha, Esperienze, Fossano 1974, PP. 209-221 (ristampato per i tipi di Mondadori nella collana "Uomini e religioni", 1984) e quella in appendice alla Storia del Buddhismo, di A. PEZZALI (EMI, Bologna 1983, PP.391-433). Vale la pena di ricordare, comparsi pi di recente, Der buddhistische Kanon: eine Bibliographie, di G. GRONBOLD (Harassowitz, Wiesbaden, 1984), di speciale interesse per rendersi conto dell'imponente letteratura che fa da sfondo ai testi qui presentati, e En suivant Bouddha, di A. BAREAU (Lebaud, Paris 1985), con una vasta scelta dai Canoni delle diverse "sette" del Buddhismo antico, ordinata biograficamente e colma di preziose annotazioni. Degna di nota anche la bibliografia sparsa nelle note del Buddhismo e Cristianesimo in dialogo, di M. ZAGO (Citt nuova, Roma 1985), che contiene pi di quanto non prometta il titolo. Recente la traduzione italiana del saggio di H.W. SCHUMANN, Der Histortsche Buddha, Diederichs, Koln 1982 (trad. it., Il Buddha storico, Salerno, Roma 1986), con una bibliografia circostanziata, cosa come La spiritualit buddhista, ancora di M. ZAGO (Studium, Roma 1986), con piccola bibliografia alle pp. 7579 e scelta di testi in appendice. Da ultimo, si possono segnalare le traduzioni italiane dei classici The Central Philosophy of Buddhismo, di T.V.R. MURTI (Allen & Unwin, London 1955; it., La filosofia centrale del Buddhismo, Ubaldini, Roma 1983), Buddhism Thought in India, di E. CONZE (Allen 8, Unwin, London 1962; trad. it., il pensiero del Buddhismo indiano, Ed. Mediterranee, Roma 1988) e Buddhist Philosophy in Theory and Practice, di H. GUEETHER (Shambala, Berkeley 1971; trad. it., La filosofia buddhista nella teoria e nella pratica, Ubaldini, Roma 1975), che aiuteranno il lettore ad orientarsi nei labirinti delle diverse scuole di pensiero buddhistiche.
M.P.
Aforismi e discorsi del Buddha
MAHAPADANASUTTANTA
(LA GRANDE LEGGENDA)
PRIMA PARTE
Cos ho sentito:
1. Un tempo il Sublime dimorava a Savatthi nel Jetavana, il parco di Anathapindika, in una piccola capanna di Rosa Muschiata. Allora a molti monaci, tornati dal giro di elemosina, dopo il pasto, nel rotondo padiglione di Rosa Muschiata, insieme seduti, insieme riuniti, sorse una conversazione sui tempi passati: "Cos erano i tempi passati, cos erano i tempi passati".
2. Ud il Sublime col divino orecchio purificato, sorpassante la condizione umana, la conversazione di quei monaci. Allora il Sublime, sorto da sedere, si diresse al rotondo padiglione di Rosa Muschiata ed entratovi si sed su di un apprestato sedile. Sedutosi il Sublime si rivolse ai monaci:
"Ajatasatru Per quale conversazione, o monaci, siete ora insieme seduti, quale era il mutuo discorso ora interrotto? ".
Cos essendo stato detto, un monaco disse al Sublime cos: "Ecco, o signore, a noi, tornati dal giro di elemosina, dopo il pasto, nel rotondo padiglione di Rosa Muschiah, insieme seduti, insieme riuniti, sorse una conversazione sui tempi passati: " cos erano i tempi passati, cos erano i tempi passati". Questa la mutua conversazione interrotta allorquando comparve il Sublime ".
3. "Non desiderereste voi, o monaci, udire un discorso sui tempi passati ? ".
"Di ci tempo , o sublime, di ci tempo, o Benvenuto, ci che il sublime vorr dire sui tempi passati i monaci, udendo dal Sublime, lo ricorderanno".
"Pertanto udite , o monaco, o ponete ben mente: io parler"
"S, o signore", assentirono i monaci al Sublime.
Il Sublime cos disse:
4. "Fu nel 9l evo, o monaci, che Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo; fu nel 31 evo, o monaci, che Sikhi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo; fu nel medesimo 31 evo che Vessabhu il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. Fu nel nostro felice evo, o monaci, che Kakusandha il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo che Konagamana il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo che Kassapa il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo, o monaci, che io attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, son sorto nel mondo.
5. Vipassi, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Sikhi, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vessabhu, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Kakusandha, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Konagamana, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Kassapa, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Io, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sono di nascita nobile, sorsi nella classe dei nobili.
6. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanfia. Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Io, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sono di famiglia Gotama.
7. Di Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 80.000 anni. Di Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 70.000 anni. Di Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 60.000 anni. Di Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 40.000 anni. Di Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 30.000 anni. Di Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 20.000 anni. A me, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, un breve insignificante tempo di vita, facilmente danneggiabile, colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi.
8. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una bignonia. Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di un loto bianco. Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto. perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di un albero di sala. Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una acacia. Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus glomerulata. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus indica. Io, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunsi l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa.
9. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Kanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Abhibhu e Sambhava, eccelsa nobile coppia. A Vessabha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Son e Uttara, eccelsa nobile coppia. A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Vidhura e Sarijiva, eccelsa nobile coppia. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Bhiyyos e Uttara, eccelsa nobile coppia. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato fu una coppia di discepoli di nome Tissa e Bharadvaja, eccelsa nobile coppia. A me, o monaci, ora una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggallana, eccelsa nobile coppia.
10. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci, una di queste classi fu di 70.000 monaci. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 80.000 monaci, una di queste classi fu di 70.000 monaci, una di queste classi fu di 60.000 monaci. A Vessabha o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli, di 40.000 monaci. A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Konagamana, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli di 30.000 monaci. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli di 20.000 monaci. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava.
A me, o monaci, attualmente una sola classe di discepoli di 1350 monaci. A me, o monaci, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava.
I l. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Khemankara. A Vessabhu o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Upasannaka A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Buddhija. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Sotthija. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Sabbamitta. A me, o monaci, ora personale attendente, nobile personale attendente, il monaco Ananda.
12. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma.
A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Aruna, la divina Pabhavati fu madre e genitrice. La citt di nome Arunavati fu capitale del re Aruna.
A Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Suppatita, la divina Yasavati fu madre e genitrice. La citt di nome Anopama fu capitale del re Suppatita.
A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il brahmano di nome Aggidatta, la brahmana Visakha fu madre e genitrice. In quel tempo, o monaci, era re Khema. La citt Khemavati era la capitale del re Khema.
A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il brahmano Yannadatta, la brahmana Uttara fu madre e genitrice. In quel tempo, o monaci, era re Sobha. La citt di nome Sobhavati era la capitale del re Sobha.
A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il brahmano Brahmadata, la brahmana Dhanavati fu madre e genitrice. In quel tempo, o monaci, fu re Kiki. La citt di nome Baranasi (1) fu la capitale del re Kiki.
A me, o monaci, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt di Kapilavatthu".
Cos parl il Sublime. Cos avendo parlato, il Benvenuto sorse da sedere e rientr nella dimora.
13. Allora, ai monaci, dopo la dipartita del Sublime, sorse questa conversazione:
" meraviglioso, o amici, straordinario, o amici, la grande potenza, la grande maest del Compiuto. Infatti certamente il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: "cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi". E che, o amici? Al Compiuto non forse presente una suprema forza, tale che essendo a lui ben presente questa suprema forza, il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nelle classi di discepoli, li ricorda nei principali discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi"".
Questa era la mutua conversazione dei monaci.
14. Allora il Sublime, fattasi sera, uscito dalla meditazione, si diresse al rotondo padiglione di Rosa Muschiata. Entrato sed sull'apprestato sedile, sedutosi cos il Sublime si rivolse ai monaci:
"Per quale conversazione, o monaci, siete assieme seduti, quale era la mutua conversazione ora interrotta?".
Cos essendo stato detto, i monaci dissero al Sublime cos:
" Ecco, o signore, a noi, dopo la dipartita del Sublime, sorse questa conversazione: " meravigliosa, o amici, straordinaria, o amici, la grande potenza, la grande maest del Compiuto. Infatti certamente il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi'. E che, o amici? Al Compiuto non forse presente una suprema forza, tale che essendo a lui ben presente questa suprema forza, il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nelle classi di discepoli, li ricorda nei principali discepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi '. Forse che gli di diedero al Sublime questa possibilit con cui il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione, li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni Proprio cos furono questi Sublimi'?". Questa era la mutua conversazione interrotta allorquando comparve il Sublime".
15. o Proprio, o monaci, cos dal Compiuto ben conosciuta una regola universale per la conoscenza della quale il Compiuto, ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spinta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni". Proprio cos furono questi Sublimi. Gli di (2) diedero questa possibilit al Sublime, colla quale il Sublime ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi". Non desidereste voi, o monaci, udire un altro discorso sui tempi passati? ".
"Di ci tempo, o Sublime, di ci tempo, o Benvenuto. Quell'ulteriore discorso sui tempi passati, che il Sublime ci far, i monaci avendolo udito lo ricorderanno ".
"Pertanto udite, o monaci, e ponete ben mente: io parler ".
"S, o signore", assentirono i monaci al Sublime.
Il Sublime cos disse:
16. "Fu proprio, o monaci, il 91 evo quello in cui Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione, al tronco di una bignonia. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli, di nome Khanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice, la citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma.
17. Ecco o monaci, il Bodhisatta (3) Vipassi, trapassando dal coro degli di Tubista (4) entr consapevole, cosciente nel grembo della madre. E questa una regola. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta, trapassando dalla classe degli di Tubista, entra nel grembo della madre, allora nel mondo, coi suoi di, colle sue schiere di Mara, colle sue schiere di Brahma, coi suoi asceti e brahmani, colle sue generazioni di di e di uomini, un immenso eccelso splendore si manifesta, sorpassante il divino splendore degli di. Ed anche nei mondi intermedi, infelici, disordinati, bui, oscuri, nei quali questo sole e questa luna, cos potenti, cos magnifici, non penetrano colla loro luce, anche l si manifesta un immenso, eccelso splendore sorpassante la divina magnificenza degli di. E gli esseri, col sorti, per quello splendore mutuamente si riconoscono: " Vi sono certo altri esseri qui sorti ". E questo universo di 10.000 mondi freme, trema, si muove. Un immenso, eccelso splendore si manifesta nel mondo sorpassante la divina magnificenza degli di. Questa una regola. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta entrato nel grembo della madre, allora quattro figli di di sopravvengono dalle quattro regioni per protezione: " Non il Bodhisatta, non la madre del Bodhisatta, o uomo, o non uomo, o chicchessia offenda". Questa una regola.
18. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, la madre rimane naturalmente (5) osservante le regole di comportamento: si astiene dall'uccidere, si astiene dal non dato, si astiene da [cattivo stato per] brama, si astiene da menzogna, si astiene da vino, liquore, bevande eccitanti. Questa una regola.
19. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta scese nel grembo della madre, nella madre del Bodhisatta non sorge pi pensiero di desiderio vincolante nei riguardi di uomini e, senza pensiero pungente, la madre del Bodhisatta non con mente passionale verso alcun uomo (6). Questa una regola.
20. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, la madre del Bodhisatta, pur nel possesso dei cinque tronchi del desiderio, pur dotata e provvista dei cinque tronchi del desiderio, li domina. Questa una regola.
21. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, alla madre del Bodhisatta non sorge alcuna tristezza. Beata la madre del Bodhisatta, sana di corpo. La madre del Bodhisatta vede il Bodhisatta nella parte sinistra dell'utero, con ogni, anche pur minimo, organo. Come, o monaci, vi fosse un gioiello prezioso, puro, eccellente, a otto facce, ben tagliato, trasparente, chiaro, provvisto di ogni qualit, ed in questo vi fosse infilato un filo azzurro, o giallo, o rosso, o bianco, e vi fosse un uomo di buona vista che avendolo preso in mano lo guardasse: "questo un gioiello prezioso, puro, eccellente, a otto facce, ben tagliato, chiaro, trasparente, provvisto di ogni qualit, in cui infilato un filo azzurro, o giallo, o rosso, o bianco (7)". Proprio cos, o monaci, quando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, alla madre del Bodhisatta non sorge alcuna tristezza. Beata la madre del Bodhisatta, sana di corpo. La madre del Bodhisatta vede il Bodhisatta nella parte sinistra dell'utero con ogni pur minimo organo. Questa una regola.
22. E vi , o monaci, questa regola: sette giorni dopo la nascita del Bodhisatta, la madre del Bodhisatta compie il suo tempo, e risorge nel coro degli di Tubista. Questa una regola.
23. E vi , o monaci, questa regola: mentre le altre donne partoriscono dopo aver portato nel loro ventre nove o dieci mesi, non cos la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta; infatti la madre del Bodhisatta porta nel suo ventre il Bodhisatta dieci mesi. Questa una regola (8).
24. E vi , o monaci, questa regola: mentre le altre donne partoriscono sedute o giacenti, non cos la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta; in piedi la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta. Questa una regola.
25. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre per primi lo accolgono gli di, posai gli uomini. E questa una regola.
26. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre non tocca la terra e quattro figli di di si pongono, sorreggendolo, di fronte alla madre: " Sii felice, o divina, un figlio molto potente ti nato ". Questa una regola.
27. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre, esce mondo, immacolato di siero, immacolato di muco, immacolato di sangue, immacolato di ogni impurit, deterso, puro. Come, o monaci, ponendo una gemma preziosa su una stoffa di Casi la gemma preziosa non macchia la stoffa di Casi, n la stoffa di Casi macchia la gemma preziosa, perch l'una e l'altra sono pure, proprio cos, o monaci, allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre esce mondo, immacolato di siero, immacolato di muco, immacolato di sangue, immacolato di ogni impurit, deterso, puro. Questa una regola.
28. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre, due sorgenti d'acqua, sgorganti dal cielo, una di fredda, l'altra di calda acqua, sono lavacri al Bodhisatta ed alla madre. Questa una regola.
29. E vi , o monaci, questa regola: appena nato il Bodhisatta, rizzandosi su entrambi i piedi, girandosi verso settentrione, compie sette passi, riparato da un bianco ombrello, scruta tutti i punti cardinali e con voce di toro dice: " Il primo io sono del mondo, il supremo io sono del mondo, l'eccelso io sono del mondo, questa l'ultima nascita, non vi sar pi per me ripetersi di vita ". Questa una regola.
30. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre, allora nel mondo coi suoi di, colle sue schiere di Mara, colle sue schiere di Brahma, coi suoi asceti e brahmani, colle sue generazioni di di e di uomini, un immenso, eccelso splendore si manifesta sorpassante il divino splendore degli di. Ed anche nei mondi intermedi, infelici, disordinati, bui, oscuri, nei quali questo sole e questa luna, cos potenti, cos magnifici, non penetrano colla loro luce, anche l s manifesta un immenso, eccelso splendore sorpassante la divina magnificenza degli di. E gli esseri, col sorti, per quello splendore mutuamente si riconoscono: " Vi sono certo altri esseri qui sorti ". E questo universo di 10.000 mondi freme, trema, si muove. Un immenso, eccelso splendore si manifesta nel mondo sorpassante la divina magnificenza degli di. Questa una regola.
31. Essendo, o monaci, nato il fanciullo Vipassi, fu annunciato al re Bandhuma: "Un fanciullo, o divino, ti nato, guardalo, o divino". Il re Bandhuma, o monaci, visto il fanciullo Vipassi, fatti chiamare i brahmani astrologi, disse: " Guardino, o signori, i brahmani astrologi questo fanciullo ". E guardarono, o monaci, i brahmani astrologi il fanciullo Vipassi, indi dissero cos al re Bandhuma: " Felice tu sei, o divino, un molto potente figlio ti nato. Un gran tesoro tu hai, o gran re, una buona fortuna tu hai, o gran re, se nella tua famiglia un tale figlio nato. Questo fanciullo, o divino, provvisto dei trentadue segni di grande uomo, ed a colui che provvisto dei trentadue segni di grande uomo due destini sono possibili: se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto legittimo re, conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori. I sette reali tesori sono: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada conquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da ogni velame.
32. E di quali, o divino, trentadue segni (9) questo fanciullo provvisto, ed a chi cos provvisto, due destini sono possibili, se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto legittimo re, conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori ? I sette reali tesori sono: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada conquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da ogni velame.
Questo giovane, o divino, ha piedi ben fatti, e che il fanciullo, o divino, abbia i piedi ben fatti ci ad un grande uomo e proprio segno di grande uomo.
A questo fanciullo, o divino, sono tracciate sotto le piante dei piedi delle ruote con mille raggi, col loro cerchio, col loro mozzo, complete in ogni particolare, e che al fanciullo, o divino, siano tracciate sotto le piante dei piedi delle ruote, con mille raggi, col loro cerchio, col loro mozzo, complete in ogni particolare ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha snello il calcagno e che il fanciullo, o divino, abbia snello il calcagno ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha lunghe dita e che il fanciullo, o divino, abbia lunghe dita ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha morbidi e snelli mani e piedi e che il fanciullo, o divino, abbia morbidi e snelli mani e piedi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha netti e proporzionati mani e piedi e che il fanciullo, o divino, abbia netti e proporzionati mani e piedi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha le caviglie centrate sui piedi e che il fanciullo, o divino, abbia le caviglie centrate sui piedi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, muscoloso come un'antilope e che il fanciullo, o divino, sia muscoloso come una antilope ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ritto, senza flettersi, tocca e ricopre con ambo le mani le ginocchia e che il fanciullo, o divino, ritto, senza flettersi, tocchi e ricopra con ambo le mani le ginocchia ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha il pene interamente coperto dalla sua guaina e che il fanciullo, o divino, abbia il pene interamente coperto dalla sua guaina ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha la pelle coloro dell'oro che il fanciullo, o divino, abbia la pelle coloro dell'oro ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha la pelle liscia, e per la levigatezza della pelle la polvere e la sozzura non gli attaccano e che il fanciullo, o divino, abbia la pelle liscia, per la levigatezza della pelle la polvere e la sozzura non gli si attacchino ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha peli solitari, ciascun pelo nasce da ciascun poro e che il fanciullo, o divini, abbia peli solitari, ciascun pelo nasca da ciascun poro ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha i peli ricci, un pelo ricci nasce da ogni poro e che il fanciullo, o divino, abbia i peli ricci, un pelo riccio nasca da ogni poro ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha peli neri, di colora scuro, avvolti su s stessi, rivolti verso destra e che il fanciullo, o divino, abbia peli neri, di colora scuro, avvolti su s stessi, rivolti verso destra ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha nelle membra la schiettezza di Brahma e che il fanciullo, o divino, abbia nelle membra la schiettezza di Brahma ci ad un grande uomo proprio segni di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha sette bozze e che il fanciullo, o divino, abbia sette bozze ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha il corpo simile a quello di vecchio leone e che il fanciullo, o divino, abbia il corpo simile a quello di vecchio leone ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha ampie le spalle e che il fanciullo, o divino, abbia ampie le spalle ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha le proporzioni del fico bagnano: quale di lui l'altezza tale l'apertura delle braccia, quale di lui l'apertura delle braccia tale l'altezza e che il fanciullo, o divino, abbia le proporzioni del fico bagnano: quale di lui l'altezza tale l'apertura delle braccia, quale di lui l'apertura delle braccia tale l'altezza ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha rotonde le spalle e che il fanciullo, o divino, abbia rotonde le spalle ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha sensi assai acuti e che il fanciullo, o divino, abbia sensi assai acuti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha la mascella leonina e che il fanciullo, o divino, abbia la mascella leonina ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha 40 denti e che il fanciullo, o divino, abbia 40 denti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha i denti piani e che il fanciullo, o divino, abbia i denti piani ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha i denti intatti e che il fanciullo, o divino, abbia i denti intatti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha i denti bianchi e che il fanciullo, o divino, abbia i denti bianchi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha lunga la lingua e che il fanciullo, o divino, abbia lunga la lingua ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha la voce di Brahma e che il fanciullo, o divino, abbia la voce di Brahma ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha soave la voce quale di cucolo e che il fanciullo, o divino, abbia soave la voce quale di cucolo ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha nerissimi gli occhi e che il fanciullo, o divino, abbia nerissimi gli occhi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha gli occhi bovini e che il fanciullo, o divino, abbia gli occhi bovini ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha tra le vellose sopraciglia un bianco ciuffo di morbidi peli, e che al fanciullo, o divino, sia tra le vellose sopraciglie un bianco ciuffo di morbidi peli ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha il capo pari ad un turbante, e che al fanciullo, o divino, il capo sia pari ad un turbante ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
33. Proprio di questi trentadue segni di grande uomo provvisto, o divino, questo fanciullo, ed a colui che provvisto dei trentadue segni di grande uomo due destini sono possibili: se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto, legittimo re, conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori. I sette reali tesori sono: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada conquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da ogni velame".
Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatti rivestire i brahmani astrologi di nuove vesti li soddisf di tutti i loro desideri.
34. Allora o monaci, il re Bandhuma al fanciullo Vipassi procur una nutrice. Alcuni lo dissetavano, alcuni lo lavavano, altri lo portavano, altri ancora lo curavano nelle sue membra. Dalla nascita, o monaci, sul fanciullo Vipassi fu steso giorno e notte un candido ombrello. " Non il freddo, n il caldo, n la polvere, n l'impurit, n la rugiada gli siano di noia'. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi fu caro e gradito a molte persone. Come, o monaci, il loto azzurro, od il loto rosso, od il loto bianco sono cari e graditi a molte persone, proprio cos, o monaci, il fanciullo Vipassi fu caro e gradito a molte persone. Cos egli era portato di grembo in grembo.
35. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi, era piacevolissimo, amabilissimo, dolcissimo, bellissimo. Come, o monaci, sul monte Himavant vi l'uccello di nome Kararika il cui canto piacevolissimo, amabilissimo, dolcissimo, bellissimo, proprio cos, o monaci, il fanciullo Vipassi appena nato era piacevolissimo, amabilissimo, dolcissimo, bellissimo. Cos egli era portato di grembo in grembo.
36. Appena nato, o monaci, al fanciullo Vipassi, in conseguenza delle sue [precedenti] azioni si rese manifesto l'occhio divino col quale vedeva giorno e notte per un intero yojana.
37. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi attento vedeva come vedono i trentatr di. " Desto il fanciullo vede ", o monaci," Vipassi, Vipassi, Vipassi (10), cos sorse questo nome al fanciullo. Allora, o monaci, il re Bandhuma quando sedeva in giudizio, preso sulle ginocchia il fanciullo Vipassi lo istruiva nel diritto. Dunque, o monaci, il fanciullo Vipassi, seduto sulle ginocchia del padre, osservando, riosservando, progred con metodo nel diritto: " osservando, riosservando il fanciullo progredisce con metodo nel diritto ". E dunque, o monaci, al fanciullo Vipassi, essendo stato molte volte detto " Vipassi, Vipassi ", cos sorse il nome.
38. Allora, o monaci, il re Bandhuma al fanciullo Vipassi fece costruire tre palazzi. Uno per la stagione delle piogge, uno per l'inverno, uno per l'estate, e lo soddisf nei cinque tronchi del desiderio. Allora proprio, o monaci, il fanciullo Vipassi, nel palazzo per la stagione delle piogge, rimaneva i quattro mesi della pioggia, circondato da donne e da strumenti musicali, n mai scendeva a terra dal suo palazzo.
SEZIONE DELLA NASCITA
FINE
SECONDA PARTE
l. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia:
" Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ".
" S, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo ".
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco.
2. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo decrepito, chino come la trave di un tetto, appoggiato al bastone, tremulo, che andava malfermo per la tarda et; allora si rivolse al maestro di scuderia:
"Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi capelli non sono come quelli degli altri, il suo corpo non come quello degli altri?".
" Quest'uomo, o divino, vecchio ".
" E perch, caro maestro di scuderia, costui vecchio".
" Egli, o divino, vecchio perch ormai non gli resta pi lunga vita ".
" E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto all'invecchiare, incontrer io stesso la vecchiaia?".
" Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad invecchiare, ad incontrare la vecchiaia".
" Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale".
" S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, ubbidendo al giovane Vipassi, lo ricondusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: "Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia".
3. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos disse:
" Si , caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco?".
" Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di certo, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco".
" E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco? ".
"Vide, o divino, il giovane, mentre era portato-attraverso il territorio del parco, un uomo decrepito, curvo come la trave di un tetto, appoggiato al bastone, tremulo, che andava malfermo per la tarda et; allora cos mi disse: ' com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi capelli non sono come quelli degli altri, il suo corpo non come quello degli altri ? '. ' Quest'uomo, o divino, vecchio '. ' E perch, caro maestro di scuderia, costui vecchio?'. 'Egli, o divino, vecchio perch ormai non gli resta pi lunga vita'. ' E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto ad invecchiare, incontrer io stesso la vecchiaia? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad invecchiare, ad incontrare la vecchiaia '. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino'. Cos, o divino, ubbidendo al giovane Vipassi lo ricondussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia ' ".
4. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si avveri la parola dei brahmani astrologi ! ".
Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacoretismo, affinch non si avverasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del desiderio, si dilett.
5. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia:
" Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ".
" S, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo".
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco.
6. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo afflitto, dolente, gravemente infermo, giacente sui suoi escrementi, in condizioni di dover esser mosso da altri, portato da altri; allora si rivolse al maestro di scuderia:
" Come , caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi occhi non sono come quelli degli altri, il suo aspetto non come quello degli altri ? ".
" Quest'uomo, o divino, ammalato ".
"E perch, caro maestro di scuderia, costui ammalato ? ".
" Egli, o divino, per le sue afflizioni divenuto ammalato ".
" E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto all'ammalarmi, incontrer io stesso la malattia?".
" Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad ammalarci, ad incontrare la malattia".
" Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale".
" S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, ubbidendo al giovane Vipassi, lo ricondusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: "Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia ".
7. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos disse:
" Si , caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco? ".
" Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di certo, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco".
" E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco?".
" Vide, o divino, il giovane, mentre era portato attraverso il parco, un uomo afflitto, dolente, gravemente infermo, giacente sui suoi escrementi, in condizioni di dover essere mosso da altri, portato da altri; allora cos mi disse: ' Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi occhi non sono come quelli degli altri, il suo aspetto non come quello degli altri ? '. ' Quest'uomo, o divino, ammalato '. ' E perch, caro maestro di scuderia, costui ammalato? '. ' Egli, o divino, per le sue afflizioni divenuto ammalato '. ' E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto ad ammalarmi, incontrer io stesso la malattia? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad ammalarci, ad incontrare la malattia'. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino '.
Cos, o divino, ubbidendo al giovane Vipassi lo ricondussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia ' ".
8. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si avveri la parola dei brahmani astrologi!".
Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacoretismo, affinch non si avverasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del desiderio, si dilett.
9. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia:
" Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ".
"Si, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo".
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco.
10. Vide o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, una moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, che portava un uomo di pelle oscura, flaccido; allora si rivolse al maestro di scuderia: "Chi , caro maestro di scuderia, colui che quella moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, porta, di pelle oscura, flaccido? ".
" Costui, o divino, uno che ha compiuto il suo tempo ".
" Verso costui, che ha compiuto il suo tempo, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio ".
" S, o divino ". E, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, diresse il cocchio verso colui che aveva compiuto il suo tempo. Vide cos, o monaci, il giovane Vipassi il morto che aveva compiuto il suo tempo. Allora disse al maestro di scuderia:
" E come, caro maestro di scuderia, costui ha compiuto il suo tempo? ".
" Egli ha compiuto il suo tempo, n pi lo vedranno la madre ed il padre, n gli altri parenti, n pi egli vedr la madre ed il padre, n gli altri parenti".
" E che forse, caro maestro di scuderia, anche io sono soggetto alla morte, incontrer la morte, e pi me non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; n io pi vedr il divino, la divina, n gli altri parenti? ".
" Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti alla morte, incontreremo la morte, te pi non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; tu pi non vedrai il divino, la divina, n gli altri parenti".
" Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale".
" S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, lo condusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato nel palazzo reale, addolorato, triste, medit: " Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia, si sperimenta la morte".
I l. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos disse:
" Si , o caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco? ".
" Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di certo, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco".
" E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco? ".
" Vide, o divino, il giovane, mentre era portato attraverso il parco, una moltitudine di uomini, riuniti, dai molti aspetti, che portavano un uomo di pelle oscura, flaccido; allora mi disse: ' Chi , caro maestro di scuderia, colui che quella moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, porta, di pelle oscura, flaccido? '. ' Costui, o divino, uno che ha compiuto il suo tempo '. ' Verso costui, che ha compiuto il suo tempo, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio '. ' S, o divino' ed io, o divino, obbedendo al giovane Vipassi, diressi il cocchio verso colui che aveva compiuto il suo tempo. Vide cos, o divino, il giovane il morto che aveva compiuto il suo tempo. Allora mi disse: ' E come, caro maestro di scuderia, costui ha compiuto il suo tempo? '. ' Egli ha compiuto il suo tempo, n pi lo vedranno la madre ed il padre, n gli altri parenti, n pi egli vedr la madre ed il padre, n gli altri parenti '. ' E che forse, o caro maestro di scuderia, anche io sono soggetto alla morte, incontrer la morte, e pi me non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti, n io pi vedr il divino, la divina, n gli altri parenti ? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti alla morte, incontreremo la morte te pi non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; tu pi non vedrai il divino, la divina, n gli altri parenti '. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino '.
Cos, o divino, obbedendo al giovane Vipassi lo condussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rientrato nel palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita, si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia, si sperimenta la morte'".
12. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si ; avveri la parola dei brahmani astrologi!".
Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacoretismo, affinch non si verificasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del desiderio, si dilett.
13. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia:
" Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ".
" S, o divino ", ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo".
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco.
14. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo raso il capo, errante, vestito di giallo; allora si rivolse al maestro di scuderia:
"Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: la sua testa non come quella degli altri, le sue vesti non sono come quelle degli altri?".
" Quest'uomo, o divino, uno che ha abbandonato ".
" E perch, caro maestro di scuderia, costui uno che ha abbandonato ? ".
" Egli, o divino, uno che ha abbandonato, virtuoso per aver realizzata la dottrina, virtuoso per aver realizzata la calma, virtuoso per aver realizzati gli elementi salutari, virtuoso per aver realizzate azioni propiziatrici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri ".
" Virtuoso certo colui che ha abbandonato, caro maestro di scuderia, virtuoso per avere realizzata la dottrina, virtuoso per avere realizzata la calma, virtuoso per avere realizzati gli elementi salutari, virtuoso per avere realizzate azioni propiziatrici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri. Pertanto verso questo anacoreta, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio".
" S, o divino ", cos, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, diresse il cocchio verso l'anacoreta. Allora, o monaci, il giovane Vipassi disse all'anacoreta:
" Tu, o caro, chi sei, il tuo capo non come quello degli altri, le tue vesti non sono come quelle degli altri? ".
" Io, o divino, sono un anacoreta ".
" E come, o caro, tu sei un anacoreta? ".
" Io sono, o divino, un anacoreta, virtuoso per aver realizzata una dottrina, virtuoso per aver realizzata la calma, virtuoso per aver realizzati gli elementi salutari, virtuoso per aver realizzate azioni propiziatrici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri ".
15. Allora, o monaci, il giovane Vipassi disse al maestro di scuderia:
" Pertanto, caro maestro di scuderia, ritorna con il cocchio al palazzo reale, io invece rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, abbandoner la casa per l'anacoretismo".
" S, o divino ".
E cos il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, ritorn col cocchio al palazzo reale. Invece il giovane Vipassi, proprio, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, abbandon la casa per l'anacoretismo.
16. Allora, o monaci, nella capitale Bandhumati una grande moltitudine, 84.000 uomini, ud: " certo il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, ha lasciata la casa per l'anacoretismo" ed a coloro che udivano cos fu: "o certo allora la dottrina e la regola non sono l'ultima cosa, l'abbandonare la casa non l'ultima cosa, se il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, ha lasciata la casa per l'anacoretismo. E se il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, ha lasciato la casa per l'anacoretismo, perch non lo faremo anche noi ? ".
Allora, o monaci, quella grande moltitudine, 84.000 uomini, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, seguirono il Bodhisatta Vipassi, che aveva lasciato la casa per l'anacoretismo. Allora circondato da quella schiera, il Bodhisatta Vipassi percorse elemosinando i villaggi, la campagna e la capitale del regno.
17. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, mentre rimaneva appartato in solitudine, sorse nella mente questa considerazione: "proprio cos, in questo mondo io vivo in un ambiente troppo affollato, forse io dovrei vivere da solo, separato dalla schiera".
Allora, o monaci, il Bodhisatta Vipassi dopo qualche tempo visse solo, separato dalla schiera. E da una parte andarono gli 84.000 pellegrini, dall'altra il Bodhisatta Vipassi.
18. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che si era ritirato in una casa, appartato in solitudine, sorse nella mente questo pensiero: " Miseramente, certo, costruito questo mondo: sorge, declina, muore, trapassa e risorge. N invero si conosce uno scampo al dolore, alla vecchiaia ed alla morte. Ma non potr essere trovato lo scampo al dolore, alla vecchiaia ed alla morte? ". Ed, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove risiede il perdurare della vecchiaia e della morte, dove il fondamento della vecchiaia e della morte?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nella nascita il perdurare della vecchiaia e della morte, la nascita il fondamento della vecchiaia e della morte".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della nascita, quale il fondamento della nascita ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nell'esistenza il perdurare della nascita, l'esistenza il fondamento della nascita".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare dell'esistenza, quale il fondamento dell'esistenza ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nell'attaccamento il perdurare dell'esistenza, attaccamento, fondamento dell'esistenza".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare dell'attaccamento, quale il fondamento dell'attaccamento? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nella sete il perdurare dell'attaccamento, la sete il fondamento dell'attaccamento".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della sete, quale il fondamento della sete ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nella sensazione il perdurare della sete, la sensazione il fondamento della sete".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della sensazione, quale il fondamento della sensazione? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante, certezza: " nel contatto il perdurare della sensazione, il contatto il fondamento della sensazione".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il perdurare del contatto, quale il fondamento del contatto ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci con centrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nei sei organi del senso il perdurare del contatto, i sei organi del senso sono il fondamento del contatto".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il perdurare dei sei organi del senso, quale il fondamento dei sei organi del senso?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " in nome e forma il perdurare dei sei organi del senso, nome e forma sono il fondamento dei sei organi del senso ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos su: " dove il perdurare di nome e forma, quale il fondamento di nome e forma?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci con centrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " in vinnana il perdurare di nome e forma, vinnana il fondamento di nome e forma".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare di vinnana quale il fondamento di vinnana ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " in nome e forma il perdurare di vinnana, nome e forma il fondamento di vinnana''.
19. Allora al Bodhisatta Vipassi cos fu: "da nome e forma si ritorna a vinnana e avanti non si va. Proprio per questo si sorge, si declina, si muore, si trapassa, si risorge: nome e forma fondamento a vinnana, vinnana fondamento a nome e forma: nome e forma fondamento ai sei organi del senso, i sei organi del senso sono fondamento a contatto, contatto fondamento a sensazione, sensazione fondamento a sete, sete fondamento ad attaccamento, attaccamento fondamento ad esistenza, esistenza fondamento a nascita, nascita fondamento a vecchiaia e morte, vecchiaia, morte, angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione si perpetuano, cos l'origine dell'intero complesso del dolore ".
" Origine, origine", o monaci, al Bodhisatta Vipassi, in questi non prima uditi elementi, sorse l'occhio, sorse la certezza, sorse la chiarezza, sorse il sapere, sorse la visione.
20. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di vecchiaia e morte, con la fine di che la fine di vecchiaia e morte? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per la nascita non vi il non perdurare di vecchiaia e morte. Colla fine della nascita la fine di vecchiaia e morte".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di nascita, con la fine di che la fine di nascita?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per l'esistenza non vi il non perdurare della nascita, colla fine dell'esistenza vi la fine della nascita ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di esistenza, con la fine di che la fine di esistenza?". Allora o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza " per attaccamento non vi il non perdurare di esistenza, con la fine di attaccamento vi la fine di esistenza ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu " dove il non perdurare di attaccamento, con la fine di che la fine di attaccamento ? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per la sete non vi il non perdurare di attaccamento, con la fine della sete vi la fine dell'attaccamento ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "do il non perdurare di sete, con la fine di che la fine di sete?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per la sensazione non vi il non perdurare di sete, con la fine di sensazione vi la fine di sete".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il non perdurare di sensazione, con la fine di che la fine di sensazione?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: i' per il contatto non vi il perdurare di sensazione, con la fine del contatto vi la fine di sensazione ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dov' il non perdurare di contatto, con la fine di che la fin di contatto? ". Allora o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per i sei organi del senso non vi il non perdurare di contatto, con la fine dei sei organi del senso vi la fine del contatto".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare dei sei organi del senso, con la fine di che la fine dei sei organi del senso?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per nome e forma non vi il non perdurare dei sei organi del senso, con la fine di nome e forma vi la fine dei sei organi del senso".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, cos fu: " dove il non perdurare di nome e forma, con la fine di che la fine di nome e forma?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per vinnana non vi il non perdurare di nome e forma, con la fine di vinnana vi la fine di nome e forma".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il non perdurare di vinnana, con la fine di che la fine di vinnana?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per nome e forma non vi il non perdurare di vinnana, colla fine di nome e forma vi la fine di vinnana".
21. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " raggiunta da me una interiore via per l'illuminazione; per essa dalla fine di nome e forma fine a vinnana, dalla fine di vinnana fine a nome e forma, dalla fine di nome e forma fine ai sei organi del senso, dalla fine dei sei organi del senso fine al contatto, dalla fine del contatto fine a sensazione, dalla fine della sensazione fine a sete, dalla fine della sete fine ad attaccamento, dalla fine dell'attaccamento fine ad esistenza, dalla fine dell'esistenza fine a nascita, dalla fine della nascita sono finiti vecchiaia, morte, angoscia, lamento, sofferenza, agitazione, e proprio cos la fine dell'intero complesso del dolore".
" Fine, fine ", o monaci, al Bodhisatta Vipassi in questi non prima uditi elementi, sorse l'occhio, sorse la certezza, sorse la chiarezza, sorse il sapere, sorse la visione.
22. Allora, o monaci, il Bodhisatta Vipassi dimor sperimentando (12) il sorgere e lo sparire del quintuplo complesso dell'attaccamento " questa la forma, questo il sorgere della forma, questo lo sparire della forma; questa la sensazione, questo il sorgere della sensazione, questo lo sparire della sensazione, questa la coscienza, questo il sorgere della coscienza, questo lo sparire della coscienza; questi i sankhara, questo il sorgere dei sankhara, questo lo sparire dei sankhara; questo vinnana, questo il sorgere di vinnana, questo lo sparire di vinnana.
E dimorando nell'osservazione del quintuplo complesso dell'attaccamento, dopo non molto con la liberazione da ogni asava emancip la mente.
SECONDA PARTE
FINE
TERZA PARTE
1. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: " e se io ora esponessi la Dottrina? ".
Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: " raggiunta fu da me una dottrina profonda, ardua a conoscersi, ardua a comprendersi, sottile, percepibile dai saggi. Attaccate al piacere invece sono le genti, intente al piacere, dilettantisi di piacere; ora dalle genti attaccate al piacere, intente al piacere, dilettantisi di piacere, ardua a realizzare una posizione come quella del fondamento e dell'origine del risorgere, pure ardua a realizzare la posizione per cui cessa ogni sankhara, la posizione di distacco da ogni attaccamento, di esaurimento della sete, di compimento, di fine, di estinzione. E se io esponessi queste dottrine, e non fossi compreso, ci per me sarebbe una fatica, ci per me sarebbe una noia".
2. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, vennero naturalmente in mente questi versi mai prima sentiti:
Con difficolt certo esporrei ci che raggiunsi.
Gli immersi nella passione e nella ripulsione da questa dottrina non sono ben illuminabili.
Ci che va contro corrente (13), sottile, profondo, nascosto,
Gli infocati dalla passione, gli avvolti dall'elemento della
[tenebra, non vedono.
Cos, o monaci, la mente di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, propendeva alla inazione, non all'esposizione della Dottrina. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mente di Vi. passi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: " perir certo il mondo, perir certo il mondo se la mente; di Vipassi propende all'inazione, non all'esposizione della Dottrina ".
3. Allora, o monaci, il Maha Brahma, come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso,: proprio cos scomparendo dal mondo di Brahma, apparve innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Allora, o monaci, il Maha Brahma, toccando il mantello sulla spalla destra, umiliando a terra le ginocchia innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, giunte le mani cos parl a Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
" Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga i Benvenuto la Dottrina: vi sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ".
4. Cos essendo stato detto, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, disse al Maha Brahma cos:
" A me o Brahma cos fu: ' e se io esponessi la Dottrina ' e allora, o Brahma, a me cos fu: ' Raggiunta fu da me una dottrina profonda, ardua a conoscersi, ardua a comprendersi, sottile, percepibile dai saggi. Attaccate al piacere invece sono le genti, intente al piacere, dilettantisi di piacere; ora dalle genti attaccate al piacere, intente al piacere, dilettantisi al piacere, ardua a realizzare una posizione come quella del fondamento e dell'origine del risorgere, pure ardua a realizzare la posizione per cui cessa ogni sankhara, la posizione di distacco da ogni attaccamento, di esaurimento della sete, di compimento, di fine, di estinzione. E se io esponessi queste dottrine, e non fossi compreso, ci per me sarebbe una fatica, ci per me sarebbe una noia'. Allora, o Brahma, mi vennero naturalmente in mente questi versi mai prima sentiti:
Con difficolt certo esporrei ci che raggiunsi.
Gli immersi nella passione e nella ripulsione da questa dottrina non sono ben illuminabili. Ci che va contro corrente, sottile, profondo, nascosto,
Gli infocati dalla passione, gli avvolti dall'elemento della tenebra, non vedono.
Cos, o Brahma, la mia mente propende all'inazione, non all'esposizione della Dottrina".
5. Per la seconda volta, o monaci, il Maha Brahma cos disse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
"Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga il Benvenuto la Dottrina; vi sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ".
6. Per la terza volta, o monaci, il Maha Brahma cos disse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
"Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga il Benvenuto la Dottrina; vi sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ".
Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sentita la richiesta del Brahma, mosso da compassione per gli esseri, osserv con l'occhio rischiarato il mondo. E vide, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, osservando il mondo con occhio rischiarato, esseri poco passionali, esseri molto passionali, di facolt acute, di facolt ottuse, con buoni attributi, con cattivi attributi, di buona coscienza, di cattiva coscienza, e di alcuni si accorse che erano timorosi di essere privati dell'altro mondo. Come in un lago con loti azzurri, o rossi, o bianchi, alcuni loti azzurri, o rossi, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua, sono immersi nell'acqua e dentro immersi si nutrono; altri loti azzurri, o rossi, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua stanno a fior d'acqua; ed altri loti azzurri, o rossi, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua emergono dall'acqua, non bagnati dall'acqua, proprio cos, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, osservando il mondo con l'occhio rischiarato, vide esseri poco passionali, esseri molto passionali, di facolt acute, di facolt ottuse, con buoni attributi, con cattivi attributi, di buona coscienza, di cattiva coscienza e di alcuni si accorse che erano timorosi di essere privati dell'altro mondo.
7. Allora, o monaci, il Maha Brahma, osservati questi pensieri nella mente di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rivolse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, coi versi:
Come chi dall'asceso picco, dalla cima del monte le genti intorno guarda,
cos, o saggio, dall'ascesa vetta della Dottrina, occhio onniveggente,
tu che non ardi, le infocate genti, soggette al nascere e all'invecchiare, osserva,
e nel mondo, eroe vittorioso, opera, e, guida immacolata,
conduci.
Esponga il Sublime la Dottrina, vi sar chi ben la impara.
Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rispose al Maha Brahma con i versi:
Aperta a costoro la porta del non pi morire.
La varchino coloro che vogliono rettamente sapere. Conscio della repulsione delle umane genti
prima non volli enunciare la verace, profonda Dottrina, o Brahma.
Allora, o monaci, il Maha Brahma disse: " mi diede la promessa Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, di esporre la Dottrina ". E salutato Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, girato sulla destra di l disparve.
8. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: "a chi io dunque per primo esporr la Dottrina, chi facilmente imparer la Dottrina ? ".
Allora, monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: " Khanda, figlio di re, Tissa, figlio del brahmano di corte, abitano a Bandhumati; la capitale, colti, pieni d'esperienza, intelligenti, maturi, di natura poco passionale. E se io esponessi la Dottrina per primi a Khanda figlio di re e a Tissa figlio del brahmano di corte, questi rapidamente imparerebbero la Dottrina".
Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, come un uomo forte distende un braccio piegato o piega un braccio disteso, proprio cos, sparendo dal tronco dell'albero dell'illuminazione, apparve presso la capitale Bandhumati, in Khema, nel parco delle Antilopi.
9. Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rivolse al guardiano del parco:
"Ehi tu caro guardiano del parco, va nella capitale Bandhumati e a Khanda, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, cos parla: Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o signori, venuto nella capitale Bandhumati, dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Egli desidera vedervi".
" S, o signore " e, o monaci, il guardiano del parco, obbedendo a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rec nella capitale Bandhumati, ed a Khanda, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, cos disse:
"Vipassi, o signori, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, venuto nella capitale Bandhumati, dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Egli desidera vedervi ".
10. Allora, o monaci, Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, fatto apprestare un ben domo equipaggio, saliti sul ben domo equipaggio, si mossero dalla capitale Bandhumati e andarono per il parco delle Antilopi, col ben domo equipaggio, sin dove il terreno era carrozzabile, indi, scesi dal cocchio, proseguendo a piedi, si diressero l dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, salutatolo si sedettero accanto.
11. Ad essi Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sull'elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve la Dottrina insegnata dai Buddha: il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos a Khanda, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, mentre l erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina: "questa proprio la Dottrina dell'origine, questa la Dottrina della totale estinzione ".
12. Ed essi, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la Dottrina, imparata la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio,
raggiunta l'autosufficienza, liberi da ogni dipendenza, cos dissero a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
" meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito di mostrasse la strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Sublime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ".
I3. E, o monaci, Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, ottennero presso Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina li istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, istruiti, incitati, rallegrati e rasserenati, dopo non molto fu libera la mente.
14. Allora, o monaci, nella capitale Bandhumati una grande folla di circa 84.000 uomini ud: "Vipassi, certo, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, apparso nella capitale Bandhumati e dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, al sguito di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli e barba indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretismo". A coloro che udivano cos fu: " questa non una inferiore dottrina e regola, non un'inferiore ordinazione, se Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, rasi capelli e barba, indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretismo. E se Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, al sguito di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli e barba, indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretismo, perch non sar anche per noi cos ? ".
Allora, o monaci, una grande folla di circa 84.000 uomini uscita dalla capitale Bandhumati si diresse a Khema, al parco delle Antilopi, la dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, ed avvicinatasi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si sedette accanto.
15. A costoro Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sull'elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza, e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve la Dottrina segnata dai Buddha; il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos a questi 84.000 uomini, mentre l s'erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina : " questa proprio la Dottrina dell'origine, questa; la Dottrina della totale estinzione".
l6. E costoro, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la Dottrina, imparata la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio, raggiunta l'autosufficenza, liberi da ogni dipendenza, cos a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato dissero: " meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito si mostrasse la strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Sublime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ".
17. E, o monaci, gli 84.000 uomini ottenne." presso Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, li istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, istruiti, mutati, rallegrati, rasserenati, dopo non molto fu loro libera la mente.
18. Udirono i primi 84.000 pellegrini 14: " certo Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, apparso nella capitale Bandhumati, dimora in Khema nel parco delle Antilopi ed espone la Dottrina ". Allora, o monaci, gli 84.000 pellegrini si diressero alla capitale Bandhumati, in Khema, nel parco delle Antilopi, l dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si sedettero accanto.
19. Ad essi Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sulla elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve la Dottrina insegnata dai Buddha: il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos agli 84.000 pellegrini, mentre l erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina: " questa proprio la Dottrina dell'origine, questa la Dottrina della totale estinzione ".
20. Ed essi, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la Dottrina, impara la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio, raggiunta l'autosufficenza, liberi da ogni dipendenza, cos a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, dissero: " meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito si mostrasse la strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Sublime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ".
21. E, o monaci, questi 84.000 pellegrini, ottennero presso Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla dottrina, istruiti, mutati, rallegrati, rasserenati, dopo non molto fu loro libera la mente.
22. Dunque cos in quel tempo, o monaci, nella capitale Bandhumati venne a trovarsi una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, ritirato in solitudine, sorse questo pensiero: "ora nella capitale Bandhumati si trova una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci, e se io prescrivessi ai monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha (15)'".
23. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mente di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. E come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso, proprio cos, scomparendo dal mondo di Brahma, apparve innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Allora, o monaci, il Maha Brahma, denudando dal mantello la spalla destra, umiliando a terra le ginocchia, giunte le mani, cos parl a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
" Proprio cos, o Sublime, proprio cos, o Benvenuto. Una grande, o signore, schiera di monaci si trova nella capitale Bandhumati, 6.800.000 monaci. Annunci, o signore, il Sublime ai monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo ogni sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha.
Cos disse il Maha Buddha. E cos avendo detto, salutato Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, girando sulla destra di l spar.
24. Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sul far della sera, uscito dal ritiro, si muove ai monaci:
" Proprio a me, ritirato in solitudine, sorse questo pensiero: 'ora nella capitale Bandhumati si trova una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci, e se io prescrivessi ai monaci: aggiratevi o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha".
25. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mia mente. E come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso, proprio cos, scomparendo dal mondo di Brahma, mi apparve innanzi. Allora, o monaci, il Maha Brahma, denudando dal mantello la spalla destra, umiliando a terra le ginocchia innanzi a me, giunte le mani cos mi parl: ' Proprio cos, o Sublime, proprio cos, o Benvenuto. Una grande, o signore, schiera di monaci si trova nella capitale Bandhumati, 6.800.000 monaci. Annunci, o signore, il Sublime ai monaci: aggiratevi o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete` la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha'. Cos disse il Maha Brahma. E cos avendo detto, salutatomi, girando sulla destra di l spar.
26. Ed io annuncio, o monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, ,li natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha'".
Cos, o monaci, i monaci proprio da quel giorno andarono in giro per il paese.
27. In quel tempo, o monaci, vi erano 84.000 dimore (per i monaci) nel Jambudipa (16). E come fin la prima stagione delle piogge gli di fecero udire una voce: finita, o venerabili, la prima stagione delle piogge. Ora rimangono cinque stagioni delle piogge, dopo la quinta stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha".
Ed essendo finita la seconda stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la seconda stagione delle piogge. Ora rimangono quattro stagioni delle piogge, dopo la quarta stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha".
Ed essendo finita la terza stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la terza stagione delle piogge. Ora rimangono tre stagioni delle piogge, dopo la terza stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumah per scoprire il patimokkha"`
Ed essendo finita la quarta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la quarta stagione delle piogge. Ora rimangono due stagioni delle piogge, dopo la seconda stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha"
Ed essendo finita la quinta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la quinta stagione delle piogge. Ora rimane una sola stagione delle piogge.
Dopo la prima stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha
Ed essendo finita la sesta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la sesta stagione delle piogge. Ora tempo che ritorniate, dirigendovi alla capitale Bandhumati, per esporre il patimokkha".
Allora, o monaci, i monaci e per i poteri soprannaturali di ciascuno, e per i poteri soprannaturali degli di, dirigendosi alla capitale Bandhumati, in un solo giorno quivi convennero.
28. Dunque, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, espose innanzi alla schiera dei monaci il patimokkha":
Sopportazione, autocontrollo e perseveranza, estinzione supremamente insegnano i Buddha; colui che uscito nessuno ingiurii;
l'asceta non sia ad alcuno ostile.
Non esser causa di alcun male, ma origine di cose salutari, purificare la mente, questo il messaggio dei Buddha.
Non essere insolenti, non ingiurianti, ma dal patimokkha essere moderati e soli nel cibo e nel riposo, frenati, frenati alla concentrazione della mente, questo il messaggio dei Buddha.
29. Io stesso, o monaci, un tempo dimoravo ad Ukkatthaya, nel bosco di Subhaga, al tronco di un albero di sala. Allora, o monaci, mentre ero ritirato in meditazione sorse questo pensiero nella mia mente: " la dimora degli di Suddhavasa (17) non fu da me precedentemente abitata e da lungo tempo lo solo dagli di Suddhavasa e se io ora mi dirigessi verso gli di Suddhavasa?".
Allora, o monaci, come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso, proprio cos da Ukkatthaya, dal bosco di Subhaga, dal tronco di un albero di sala sparito comparvi agli di Aviha. Qui un'assemblea di di, alcune migliaia di di si diresse verso di me, ed essendosi avvicinata, salutatomi si sedette accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi dissero:
"Fu nel 91 evo, o Venerabile, che Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una bignonia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu una coppia di discepoli di nome Khanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della dottrina E noi, o signore, avendo realizzata la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriali, presso Vipassi il Sublime qui siamo risorti".
30. E qui, o monaci, un'assemblea di di, di alcune migliaia di di, di alcune centinaia di di si diresse verso di me, ed essendosi avvicinata, ed avendomi salutato, si sedette accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi dissero:
"In questo felice evo, o Venerabile, l'attuale Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato apparso nel mondo. Il Sublime, o Venerabile, di nascita nobile, sorto nella classe dei nobili. Il Sublime, o Venerabile, di famiglia Gotama. Al Sublime, o Venerabile, un breve, insignificante tempo di vita, facilmente danneggiabile; colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. Il Sublime, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa. Al Sublime, o Venerabile, una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggallana, eccelsa nobile coppia. Al Sublime, o Venerabile, una sola classe di discepoli di 1350 monaci. Al Sublime, o Venerabile, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava. Al Sublime, o Venerabile, ora attendente personale, nobile personale attendente, il monaco Ananda. Al Sublime, o Venerabile, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt Kapilavatthu. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia del Sublime, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzato la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriale, presso il Sublime qui siamo risorti".
3l. Allora, o monaci, cogli di Aviha mi diressi verso gli di Atappa, poi cogli di Atappa e cogli di Aviha mi diressi verso gli di Sudassa. Poi cogli di Sudassa, cogli di Atappa, cogli di Aviha mi diressi verso gli di Sudassa. Poi cogli di Sudassi, cogli di Sudassa, cogli di Atappa, cogli di Aviha mi diressi dagli di Akanittha. Quivi, o monaci, un'assemblea di di, alcune migliaia di di si diressero verso di me, ed essendosi avvicinata, e salutatomi si sedettero accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi dissero:
" Fu nel 9l evo, o Venerabile, che Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo.
Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili.
Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una bignonia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu una coppia di discepoli di nome Khanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, furono tre classi di discepoli.
Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzata la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriali, presso Vipassi il Sublime qui siamo risorti".
32. Quivi, o monaci, un'assemblea di di, alcune migliaia di di, alcune centinaia di di si diressero verso di me ed avendomi avvicinato, ed avendomi salutato si sedettero accanto.
Accanto seduti gli di cos mi dissero:
" In questo felice evo, o Venerabile, l'attuale Sublime, Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, apparso nel mondo. Il Sublime, o Venerabile, di nascita nobile, sorto nella classe dei nobili. Il Sublime, o Venerabile, di famiglia Gotama. Al Sublime, o Venerabile, un breve, insignificante tempo di vita, facilmente danneggiabile; colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. Il Sublime, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa. Al Sublime, o Venerabile, una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggalana, eccelsa nobile coppia. Al Sublime, o Venerabile, una sola classe di discepoli di 1350 monaci. Al Sublime, o Venerabile, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava. Al Sublime, o Venerabile, ora attendente personale, nobile personale attendente, il monaco Ananda. Al Sublime, o Venerabile, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt Kapilavatthu. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia del Sublime, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzato la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriale, presso il Sublime qui siamo risorti ".
33. Cos, o monaci, questa regola universale ben nota al Sublime. Il Compiuto per la conoscenza di questa regola universale ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi "".
Cos disse il Sublime. Contenti i monaci si rallegrarono alla parola del Sublime.
MAHAPADANA SUTTANTA
FINE
NOTE
1) Benares
2) Il Sublime non pu penetrare la mente degli antichi Svegliati perch totalmente estinti; solo attraverso agli dei del mondo di Brahma, che, nella loro lunghissima esistenza, furono contemporanei degli antichi Svegliati, che il Sublime viene a sapere ogni cosa su costoro.
3) Colui che possiede l'elemento Bodhi od illuminazione. Nome che compete coloro che stanno per diventare Buddha.
4) Una classe di di inferiori al mondo di Brahma.
5) Diviene cio consustanziale al retto comportamento che necessariamente ti realizza in lei.
6) Anche qui la castit necessaria ed assoluta conseguenza del portare nel ventre il Bodhisatta.
7) La madre del Bodhisatta raggiunge nei riguardi del proprio corpo e di quello del Bodhisatta la lucida chiarezza che si realizza colla pratica dei quattro jhana.
8) Anche le dee della Grecia avevano le loro gravidanza di 10 mesi.
9) Sulle mani, sui piedi, sulle spalle, e sulla schiena.
10) Vipassi = Vi + passi = buon veggente.
11) Intesa come possibilit quasi necessit di esistere.
12) Sperimentando, realizzando su piano ontologico. Cio non solo riconoscendo la logicit, veridicit dell'asserzione, ma vivendola in tutti i piani che tanti mano gli si andavano schiudendo.
13) La corrente del Samsara.
14) I primi che avevano seguto Vipassi, prima della sua illuminazione.
15) Pubblico esame cui ciascun monaco sottopone il suo comportamento.
16) L'Isola del Melograno, l'India propriamente detta.
17) Una classe di di del mondo di Brahma comprendenti pi cori.
UDANA(1)
(DETTI ISPIRATI O VERSI DI ESALTAZIONE)
CAPITOLO I
BODHI
(IL RISVEGLIO)
Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava, sulla riva del fiume Neranjara, ai piedi dell'albero della Bodhi, avendo proprio allora conseguito la perfetta illuminazione. Ora, in quella occasione, il Beato rimase assiso per sette giorni (2) in una particolare posizione (3) sperimentando la beatitudine della Liberazione. Quindi il Beato, trascorsi quei sette giorni, durante la prima vigilia della notte, riprendendosi da quell'estasi meditativa (samadhi), volse attentamente il pensiero alla nascita delle cause l'un l'altra condizionate (paticca-samuppdda), secondo l'ordine diretto, cos: "in questa [condizione di] essere, ci si verifica; per il fatto che ci nasce, quest'altro nasce, cio: condizionati dall'ignoranza (avijja), gli elementi dell'esistenza (sankhara); condizionato dagli elementi dell'esistenza, [lo stato di] coscienza (vinnana); condizionati dallo stato di coscienza, nome-e-forma (nama-rupa); condizionate da nome-e-forma, le sei sfere d'azione sensoria (salayatana = i cinque sensi pi il mentale), condizionata dalle sei sfere di azione sensoria la percezione (phassa); condizionata dalla percezione, la sensazione (vedana); condizionata dalla sensazione, la sete [di esistenza] (tanha); condizionato dalla sete [di esistenza] il legame [verso una particolare vita] (upadana); condizionata dal legame, l'esistenza (bhava); condizionata dall'esistenza, la nascita (jati); condizionati dalla nascita, vengono ad esistere vecchiaia-e-morte (jara-marana), dolore, lamento, sofferenza, tormento e disperazione. Cos avviene la nascita di tutto questo insieme di Male".
Quindi il Beato, avendo intuito il significato di ci, profer in quel momento questo verso ispirato:
"Quando, invero, si rivelano gli elementi della realt (dhamma)
al brahmana ardente di ascesi, meditante, allora svaniscono i suoi dubbi, dacch egli gi conosce la contingente realt e le sue cause".
2. Cos da me stato udito. In una certa occasione.....
(ecc., come sopra) Quindi il Beato, sorgendo da quell'estasi meditativa, durante la vigilia di mezzo della notte, volse attentamente il pensiero alla nascita condizionata delle cause in senso inverso, cos: "non essendovi questa [condizione di] essere, ci non si verifica: per il fatto che ci cessa, [quest'altro] cessa di essere, e cio: cessando l'ignoranza, si ha la cessazione degli elementi dell'esistenza: cessando gli elementi dell'esistenza, cessa [lo stato di] coscienza: cessando lo stato di coscienza, cessano nome-e-forma: cessando nome-e forma, cessano le sei sfere di azione sensoria: cessando le sei sfere di azione sensoria, cessa la percezione: cessando la percezione, cessa la sensazione: cessando la sensazione, cessa la sete: cessando la sete, cessa il legame: cessando il legame, cessa l'esistenza: cessando l'esistenza, cessa la nascita; cessando la nascita, cessano vecchiaia-e-morte, dolore, lamento, sofferenza, tormento e disperazione. Cos avviene la cessazione di tutto questo insieme di Male". Quindi il Beato, avendo intuto il significato di ci proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Quando, invero, si rivelano gli elementi della realt al brahmana che, ardente di ascesi, medita, allora svaniscono tutti i suoi dubbi, dacch egli ha conosciuto il dileguarsi delle cause".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato (ecc., come sopra) ....Quindi il Beato, riprendendosi da quell'estasi meditativa, durante l'ultima vigilia della notte, consider attentamente la nascita condizionata delle concause in entrambo i sensi, quello diretto e quello indiretto, cos: "Quando c' questo, si verifica questo. Quando questo non c', questo altro non c'; quando questo cessa, quest'altro cessa, e cio: condizionato dalla Ignoranza (ecc., come nel precedente paragrafo)...Cos viene ad esistere tutto questo insieme di Male. Quando, invece, si dilegua e cessa senza residui l'Ignoranza, si ha la cessazione degli elementi dell'esistenza (ecc., come nel precedente paragrafo) In tale modo si ha la cessazione di tutto questo complesso di Male".
Perci il Beato, avendo intuito il significato di tutto ci, in quel momento profer questo verso ispirato:
"Allorch, invero, si rivelano gli elementi della realt al brahmana ardente di ascesi, meditante, allora egli si erge, avendo messo in rotta l'esercito di Mara, come il sole quando irraggia nel cielo".
4. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato dimorava ad Uruvela, sulla sponda del fiume Neranjara, ai piedi dell'albero della bodhi, avendo proprio allora conseguito l'Illuminazione. Ora, in quell'occasione, il Beato rimase assiso per sette giorni in quella particolare posizione, sperimentando la beatitudine della Liberazione. Indi il Beato, trascorso il periodo di sette giorni, si riprese da quell'estasi meditativa.
Avvenne che un certo brahmana della Huhumka-jajati venne dove si trovava il Beato e, avvicinandosi a lui, lo salut amichevolmente, e, dopo che i due si furono scambiati saluti e convenevoli, si pose accanto a lui. Stando in piedi [in segno di rispetto] presso di lui, quel brahmana interpell il Beato, dicendo: " Ti prego, caro (5) Gotama, in che misura [si pu dire che] uno brahmana e, inoltre, quali sono gli elementi che costituiscono un brahmana?". Allora il Beato, avendo intuito il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Quel brahmana che ha fugato da s i cattivi elementi non dice
" huhum"(4 a),
[ma] privo di impurit e si controlla, versato nei Veda (6) e
vive una vita da brahmana (casta), un siffatto brahmana pu
parlare del Brahman giustamente, proprio lui, nel quale non vi sono escrescenze (7) verso questo mondo!".
5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel boschetto Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza i venerabili Sariputta, 1 Mogallana il Grande, Kassapa il Grande, Kaccayana il Grande ed inoltre i venerabili Anuruddha, Revata, Devadatta ed Ananda vennero l dove si trovava il Beato. E quando il Beato
vide quei venerabili da lontano, mentre si avvicinavano, alla loro vista disse ai monaci: "Monaci, costoro sono dei brahmana che vengono, sono brahmana, costoro che vengono!"
A queste parole un certo monaco, brahmana di nascita, disse al Beato: "O Signore, in che misura [si pu dire che] uno sia brahmana, e, inoltre, quali sono gli elementi che costituiscono un brahmana?". Allora il Beato, intendendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Avendo fugato da s i cattivi elementi, coloro che procedono sempre consapevolmente,
i Risvegliati che hanno distrutto i legami, costoro sono certamente nel mondo i brahmana!".
6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato dimorava presso Rajagaha nel Bosco dei Bamb (Veluvana), nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli (Kalandakanivapa). Ora, in quell'occasione, il venerabile Maha-Kassapa stava nella Grotta del Fico (Pipphala-guha), malato, afflitto e colpito da dura sofferenza. Pi tardi, essendosi sollevato da quella malattia, il venerabile Maha-Kassapa disse: " Che sarebbe se io andassi a Rajagaha per elemosinare?". In quello stesso momento pi di cinquecento di si occuparono intensamente per provvedere al cibo che Maha-Kassapa voleva questuare. Ma il venerabile Maha-Kassapa rifiut i servizi di quei cinquecento di e, apprestandosi all'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Rajagaha per la questua, attraverso le strade ove abitavano i poveri ed i bisognosi, nel quartiere dei tessitori. Allora il Beato, intendendo il senso di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Chi non deve nutrire altri, che ignorato, domo, ben stabilito nell'essenza [delle cose],
la cui adesione [al mondo] distrutta, i cui difetti sono espulsi, costui io chiamo un brahmana"
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il
Beato si trovava a Patali, presso il tempio di Ajakatapa, dimora dello yakkha (8) Ajakalapa. Ora, in quella occasione, il Beato se ne stava seduto all'aria aperta in una notte scurissima e il dio del cielo gli faceva piovere addosso goccia a goccia. Allora lo yakkha Ajakalapa, volendo ispirare al Beato paura, costernazione ed orrore, avvicinatosi al Beato per ben tre volte gli url vicino il suo ululato, dicendo: "Vi un lemure per te, monaco!". Per il Beato, avendo intuito il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"quando ha superato tutti gli elementi della realt che in lui
stesso,
il brahmana di l da questo lemure, con tutto il suo frastuono!".
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerabile Sangamaji (9) era venuto a Savatthi per vedere il Beato. Ora, colei che precedentemente era stata la moglie di Sangamaji, senti che si diceva: "Il nobile Sangamaji venuto a Savatthi". Allora prese il suo bambino e se ne and al bosco Jeta. Ora, in quella occasione, il venerabile Sahgamaji se ne stava assiso sulla radice di un certo albero per il riposo meridiano. Allora colei che era stata in precedenza la moglie del venerabile Sahgamaji gli and incontro, gli si avvicin e gli disse questo: "O monaco, nutri questo piccolo bimbo e me del pari".
A queste parole il venerabile Sahgamaji rimase silenzioso. Cos, ancora una seconda volta colei che era stata in precedenza la moglie del venerabile Sahgamaji ripet: "O monaco. nutri questo piccolo bimbo e me del pari !".
A queste parole il venerabile Sahgamaji rimase silenzioso
ed essa ripet una terza volta la stessa domanda ed il venerabile Sangamaji rimase silenzioso. Allora lei pose il bimbo di fronte al venerabile Sangamaji e se ne and dicendo: "Questo tuo figlio, o monaco, nutrilo!", ma il venerabile Sangamaji n lo guard n gli disse verbo. E lei, che si era di poco allontanata, voltatasi, vide che il venerabile Sangamaji n guardava il bambino n gli parlava. Vedendo ci essa pens: "Questo monaco non ha neppure bisogno del suo bambino". Allora torn indietro, prese il bambino e se ne and via.
Ora il Beato, col suo occhio divino, purificato tanto pi di quello che proprio agli esseri umani, contemplando una tale impropriet, come quella compiuta da colei che era stata in precedenza la moglie di Sangamaji (10), ed intuendo il significato di ci, in quel momento proffer questo verso ispirato:
"Non si rallegra quando essa arriva n soffre quando se ne
va via. Sangamaji lo svincolato, questi io chiamo un brahmana" .
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Gaya, al Capo di Gaya. In quella circostanza un gran numero di asceti con la crocchia(11), nelle fredde notti d'inverno fra gli ottavi [giorni prima e dopo il plenilunio] (12) all'epoca in cui cade la neve, s'immergevano ed emergevano dalle acque del Gaya, aspergendosi reciprocamente, e versavano l'oblazione sul fuoco sacrificale, [intendendo:] "per questo mezzo si ottiene la purit". Ora il Beato, vedendo un tale numero di asceti che agiva cos e, allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato:
"Non per l'acqua si diventa puri, anche se tanta gente ivi si bagna.
Colui nel quale Verit e Buona Legge, costui puro, costui un brahmana" .
l0. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In questa stessa epoca Bahiya, dalla Veste di Scorza (? - Daruclriyo), risiedeva a Supparaka (13) in riva al mare, dove era stimato, onorato, considerato, venerato e trattato con deferenza, per cui aveva ricevuto grande quantit di vesti, cibo, giacigli e seggi, conforti e medicamenti per malattie. Ora, nella mente di Bahiya dalla Veste di Scorza, sorse questa considerazione: "Chiss che io sia uno di coloro che in questo mondo sono Arhat, oppure che abbia conseguito la via degli Arhat?". Allora una devota(14), che in una sua esistenza precedente era stata un consanguineo di Bahiya dalla Veste di Scorza, presa da compassione e dal desiderio di beneficarlo, venne ove egli si trovava e disse a Bahiya dalla Veste di Scorza: "Bahiya, tu non sei un Arhat, n hai raggiunto la via degli Arhat. Questa non la strada per la quale puoi divenire Arhat oppure raggiungere la via degli Arhat".
"Ma allora - disse Baniya - a chi sono coloro che, nel mondo con i suoi deva, sono Arhat oppure hanno raggiunto la via degli Arhat?".
("Vi una citt, Bahiya, nelle regioni settentrionali, detta Savatthi. Ivi risiede quel Beato che un Arhat, un vero Risvegliato (samma-sambuddha). Egli davvero, o Bahiya, un Arhat e insegna la Legge che permette di raggiungere la condizione di Arhat".
Allora Bahiya dalla Veste di Scorza, incitato da quella devata, lasci Supparaka e, fermandosi una sola notte [in ogni posto - ?] durante il viaggio (15), giunse dove il Beato si trovava, presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, un gran numero di monaci passeggiava all'aria aperta. Quando Bahiya dalla Veste di Scorza fu giunto presso quei monaci, chiese loro: "Di grazia, Signori, dove si trova ora il Beato, che un Arhat, che il vero Risvegliato ? Noi desideriamo vedere questo Arhat che un Vero Risvegliato!". "Il Beato, o Bahiya, andato per le case a fare la questua di cibo". Allora Bahiya dalla Veste di Scorza si volt in fretta, lasci il bosco Jeta ed entr in Savatthi, dove vide il Beato che questuava: egli era pieno di grazia, piacevole a guardarsi, con i sensi calmati, tranquillo di spirito, pieno di compostezza per il controllo su se medesimo, simile ad un elefante domo, attento e perfettamente addestrato. Appena vide il Beato gli si avvicin, cadde [toccandogli] i piedi con la testa e gli disse: "O Signore, possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa Colui che Bene Andato (Sugata) insegnarmi la Buona Legge, di modo che ne abbia beneficio e felicit per lungo tempo!".
A queste parole il Beato disse a Bahiya dalla Veste di Scorza: "Sei venuto fuori tempo, Bahiya. Io sono ora entrato [in questa citt] per la questua". Indi una seconda volta Bahiya dalla Veste di Scorza [si rivolse] al Beato [e] gli disse: "Questa cosa (= il Phamma) difficile a conoscersi e pericolo di vita (= morte) sovrasta il Beato e me Possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa il Bene Andato insegnarmi la Buona Legge, di modo che ne riceva beneficio e felicit per lungo tempo!". Allora, per la seconda volta, il Beato disse: "Sei venuto fuori tempo, Bahiya. Io sono entrato ora per la questua".
Ancora una terza volta Bahiya dalla Veste di Scorza disse al Beato: "Questa cosa, o Signore, difficile a conoscersi, e pericolo di vita sovrasta il Beato e me. Possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa il Bene Andato insegnarmi la Buona Legge, di modo che riceva beneficio e felicit per lungo tempo!". "Allora, Bahiya, tu devi esercitarti: in ci che vedi ci deve essere solo ci che [da te] stato visto, in ci che odi solo Ci che stato udito, in ci che pensi solo ci che stato pensato in ci che conosci solo ci che stato conosciuto (16). Cos invero Bahiya, tu ti devi esercitare.
Quando, Bahiya, in ci che hai visto ci sar soltanto ci che stato visto, in ci che hai udito ci sar soltanto ci che hai udito, in ci che hai pensato ci sar soltanto ci che hai pensato in ci che hai conosciuto ci sar soltanto ci che hai conosciuto allora, o Bahiya, poich non esister per te un quindi" non ci sar neppure un "perci". E quando O Bahiya, tu non avrai pi un "perci", ne deriva che per te non ci sar n un " qui " n un " di l " e neppure un" di mezzo ad entrambo ". Questa sar la fine del Male".
Quindi Bahiya dalla Veste di Scorza in seguito a questo insegnamento conciso della Buona Legge del Beato, mediante l'atto di non aderire (16a) sciolse la mente dai vincoli. Cos il Beato, dopo aver ammonito Bahiya con il suo insegnamento conciso, se ne and via.
Ora avvenne che, non molto tempo dopo la partenza del Beato, un vitello assal Bahiya dalla Veste di Scorza, privandolo della vita. Il Beato dopo aver girato per Savatthi in cerca di cibo, ritornato dalla sua questua ed avendo mangiato mentre lasciava la citt con un grande seguito di monaci, vide che Bahiya dalla Veste di Scorza era giunto al termine della sua vita. Vedendolo, disse ai monaci: "Monaci, raccogliete il corpo di Bahiya dalla Veste di Scorza. Portate una barella, portatelo via, bruciatelo e innalzate [sulle sue ceneri] un thupa (17), poich uno che ha Compiuto la brahmanica disciplina assieme a voi giunto al termine dei suoi d".
"S Signore", risposero i monaci al Beato. Raccolsero il corpo, chiamarono per una barella, ve lo caricarono sopra e lo bruciarono e, quando ebbero innalzato un jthupa, vennero dal Beato, lo salutarono e si sedettero da una parte. Seduti che furono quei monaci da parte dissero al Beato: "Signore il corpo di Bahiya dalla Veste di Scorza stato arso ed un thupa stato innalzato. Quale la sua sorte, quale il suo destino?".
"Un saggio o monaci fu Bahiya dalla Veste di Scorza;
egli praticava il Dhamma inferiore in vista del Dhamma e non mi ha assillato per quanto intimamente riguarda l'insegnamento del Dhamma. Ha raggiunto il Nibbana, O monaci Bahiya dalla Veste di Scorza".
Allora il Beato, intuendo il senso di ci, profer in quel particolare momento questo verso ispirato:
"Laddove acqua, terra, fuoco ed aria non hanno fondamenti dove non risplendono le stelle n rifulge il sole, ivi non brilla la luna ivi non si conosce tenebra.
Allorch l'asceta, il brahmana, mediante [La scienza di] se stesso
e mediante il silenzio ha saputo, allora si libera da forma e non-forma da piacere e dolore!".
CAPITOLO II
MUCALINDA (18)
Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Uruvela, sulla riva del fiume Nerarijara, assiso sulla radice di un [albero] mucalinda (18), avendo proprio allora col seguito il Perfetto Risveglio. Ora, in quell'occasione, il Beato rimase assiso per sette giorni in una particolare posizione, sperimentando la beatitudine conseguentemente alla Liberazione. Ora, in quella circostanza, scoppi una tempesta di pioggia fuori stagione, sicch per sette giorni vi fu pioggia, venti freddi e cattivo tempo. Allora Mucalinda, re dei Naga, uscendo dalla sua tana, si ravvolse sette volte attorno al corpo del Beato con le sue spire e rimase a coprire col suo grande cappuccio il capo del Beato, [ pensando]: "Non disturbino il Beato calore, freddo, contatto di mosche, zanzare ed esseri striscianti!". Quindi, trascorsi sette giorni, il Beato si riprese da quell'estasi meditativa e Mucalinda, re dei Naga, vedendo che il cielo era terso e libero da nuvole, sciolse le sue spire dal corpo del Beato, [indi,] ritirando la sua propria forma, assunse la forma di un giovane, che si pose dinanzi al Beato rendendogli omaggio con le mani giunte (19).
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento questo verso ispirato:
a Felice la solitudine di colui che si rallegra, avendo appreso la Buona Legge ed avendo acquistato la Visione!
Felice la libert dalla sofferenza nel mondo ed il ritegno [dal danneggiare] le creature!
Felice la libert dalle passioni in questo mondo, ed il superamento dei desideri!
Che ci si sciolga dalla vanit dell"' ego ", questa la suprema felicit".
2. Cos da me stato udito. In una certa occasiona, il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, fra un gran numero di monaci che, dopo il pasto, erano tornati dalla questua e si erano riuniti e seduti assieme nella sala di servizio, si venne casualmente a parlare [di questo argomento]: "Quale, o fratelli, di questi due re, il re di Magadha Seniya Bimbisar e Pasenadi di Kosala (20), il pi ricco, ha le pi grandi propriet, ha i maggiori tesori, ha le maggiori province, ha maggior numero di carri, il pi forte, il pi potente, il pi autorevole?". Questo discorso casuale non era ancora finito quando il Beato, alzandosi dal suo ritiro, verso sera se ne venne a quella sala di servizio e, entrato, sedette su un sedile che gli era stato apprestato. Una volta seduto il Beato domand ai monaci: "Ditemi, o monaci, in quale conversazione vi stavate intrattenendo, qui seduti e radunati, e quale il vostro discorso casualmente incompiuto?". "Qui, o Signore, dopo il pasto, ritornati dalla questua Si venuti
casualmente a parlare quale dei due re fosse il pi ricco,
il pi potente, eccetera Questo il discorso casuale restato
incompiuto allorch giunse il Beato". "O monaci, non
degno, per voi, o figli di famiglia (21), che con fede avete lasciato la casa per una vita senza casa, di impegnarvi in simili
chiacchiere. Allorch sediamo qui tutti assieme, bisogna compiere una delle due azioni, o parlare riguardo la Buona Legge,
o praticare il Silenzio Ario (22).
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"La beatitudine [del soddisfacimento] dei piaceri e la beatitudine
del mondo celeste non valgon la sedicesima parte (23) della beatitudine conseguente alla
distruzione della brama!".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato risiedeva a Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, un gran numero di giovani stavano tormentando un serpente con un bastone, fra Savatthi ed il bosco Jeta. Il Beato, di buon mattino, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Savatthi per la questua, quando vide fra Savatthi ed il bosco Jeta quella turba di giovani che stavano tormentando il serpente col bastone. Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:
"Chi col bastone tormenta [creature] che cercano felicit, costui
non trova la felicit, una volta che sia morto.
Chi non tormenta col bastone creature che bramano felicit, mentre cerca la propria felicit, costui la conquista una volta che
sia morto!".
4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quell'epoca il Beato era stimato, onorato, considerato, venerato e trattato con deferenza, per cui aveva ricevuto grande quantit di vesti, cibo, giacigli e seggi, conforti e medicamenti per malattie. Cos pure l'Ordine dei monaci era stimato mentre asceti Erranti (24) di vedute diverse
non erano stimati n avevano ricevuto grande quantit di
vesti, cibo
In tal modo [avvenne che] gli asceti Erranti di diverse vedute, incapaci di sopportare la considerazione tributata al Beato ed all'Ordine dei monaci, quando scorgevano i monaci nel villaggio o nella foresta, li coprivano di improperi, sarcasmi ed ingiurie, li provocavano e li tormentavano. Allora un gran numero di monaci venne dal Beato e, dopo averlo salutato, sedette in un canto. Una volta sedutisi, questi monaci dissero al Beato: "Signore, proprio ora che il Beato stimato, onorato, considerato e venerato mentre quegli
Asceti Erranti di altre vedute non sono stimati [avviene
che essi,] incapaci di sopportare le attenzioni tributate al
Beato, sia nel villaggio che nella foresta, appena scorgono i
monaci... li provocano e li tormentano".
A quel punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:
Nel villaggio e nella foresta, se siete toccati dalla buona o dall'avversa sorte, non attribuite [ci] a voi stessi o agli altri: i contatti si verificano perch esiste un substrato corporeo all'esistenza (25):
come potrebbe avvenire con chi privo di substrato esistenziale?".
5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, presso il parco di Anathapindika. In quella circostanza un devoto laico (upasaka) di Icchanangala era venuto a Savatthi per qualche affare... Indi il devoto, avendo finito il suo affare a Savatthi, venne a visitare il Beato. Venuto che fu da lui, lo salut e sedette in un canto. Quando si fu seduto, il Beato gli disse: " lungo tempo, upasaka, che non hai colto l'occasione di venire da queste parti". "Per lungo tempo, o Signore, ho desiderato venire a visitare il Beato, ma, attratto da questo o da quell'affare, che dovevo compiere, non sono potuto venire". Allora il Beato,
intuendo il significato di questo, proffer in quel momento seguente verso ispirato:
"Per chi ha ben soppesato la Buona Legge, per chi ha molto appreso,
non v' [alcun pensiero del genere:] "ah, come sarebbe bene
[per me] ! .
Guarda come tormentato colui che ha qualche cosa!
Gli uomini sono l'un l'altro ben stretti da legami!".
Cos stato da me udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora avvenne che in quel tempo la giovane moglie brahmana di un Errante era incinta e sul punto di partorire. La donna quindi disse al marito asceta: "Vai, brahmana, procurami olio di tila che mi serva per il parto". Al che l'Errante rispose: "Ma dove potr trovare olio per Vossignoria? ". Una seconda volta lei fece la medesima richiesta e ne ebbe la stessa risposta. Ed ancora una terza volta rivolse al marito la stessa domanda.....
Ora avvenne che in quel tempo, nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala, si distribuiva ad ogni monaco o brahmana altrettanto burro fuso (sarpis) ed olio quanto ne poteva bere e non portare via con s. Allora quell'Errante disse [ a se stesso]: "Nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala si distribuisce Ora io andr al magazzino del Re Pasenadi di Kosala e berr tanto olio quanto possa, indi ritorner a casa, e lo vomiter in modo che possa averlo costei per il parto".
[Con questa intenzione] l'Errante and nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala, bevve quanto olio pot e, ritornato a casa, non gli riusc n di vomitarlo in su n di digerirlo in gi. Assalito da dolori acuti, aspri e taglienti, si rotolava qua e l. In quel tempo il Beato, apprestatosi per l'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr a Savatthi per la questua. Ivi vide l'Errante assalito da dolori acuti, aspri e taglienti, che si rotolava qua e l.
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso ispirato:
"Beati coloro che nulla hanno; conoscitori dei Veda (26) sono invero
coloro che non posseggon nulla.
Guarda come torturato colui che ha qualcosa (27)! Gli uomini
sono l'un l'altro stretti da legami!".
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quel tempo l'unico figlio, caro e grazioso, di un devoto laico, era venuto a morire. Ed un gran numero di devoti laici con le vesti ed i capelli ancora bagnati
[per il lavacro rituale] and a visitare il Beato. Venuti che furono da lui, lo salutarono e sedettero in un canto. Quando essi si furono seduti il Beato disse a quegli upasaka: "come mai, o upasada, siete venuti qui in un momento cos importuno (28)?". Quand'ebbe detto cos, il devoto gli rispose "Mi morto, o Signore, l'unico figlio mio, caro e grazioso.
Questa la ragione per la quale noi veniamo da te con i
capelli e le vesti bagnati, in un'ora inopportuna".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso di Esaltazione: "Aderendo a ci che caro e grazioso, molti di, molti uomini, peccatori e dominati dalla decadenza, vanno in dominio al Re della Morte.
Ma coloro che giorno e notte, pieni di vigile attenzione, pongono
in disparte ci che caro e grazioso, costoro svellono la radice stessa del peccato, la tentazione della Morte cos difficile da superare!".
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kundiya (29), nel bosco Kundadhana. Ora, a quel tempo, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, [che] per ben sette anni era stata incinta, si trovava in travaglio di parto da sette giorni. Essa, nonostante che fosse assalita da dolori
acuti, aspri e pungenti, mantenne il suo spirito fisso su tre pensieri: "Rettamente Risvegliato il Beato che insegna la Buona Legge per l'abbandono del dolore, come questo [mio];
Rettamente Procedente sulla Via invero l'Ordine dei discepoli del Beato, che avanza per l'abbandono del dolore, come questo [mio]; Retta Beatitudine quella del Nibbana, ove estinto il dolore, come questo [mio].
Allora Suppavasa, figlia del re dei Koliya, cos disse al suo signore: "Va', o nobile signore, presso il Beato e, venerandolo in nome mio, col tuo capo ai piedi del Beato, chiedigli come sta di salute e benessere, vigore fisico, forza e comodit nel vivere, indi digli: " Signore, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, presenta i suoi omaggi ponendo la testa ai piedi del Beato e gli domanda come stia di salute e benessere, vigore fisico, forza e comodit nel vivere ", indi aggiungi: " Signore, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, stata incinta per sette anni ed oggi si trova nel settimo giorno del travaglio del parto. Essa, nonostante che sia assalita da dolori acuti, aspri e pungenti, mantiene il suo spirito fisso su tre pensieri"".
" Molto bene ", rispose quell'uomo dei Koliya a Suppavasa, e se ne and a visitare il Beato. Entrato dal Beato lo salut e sedette in un canto. Cos sedutosi, ripet le parole di sua moglie... E il Beato disse: "che stia bene Suppavasa, figlia del re dei Koliya. Possa in buona salute partorire un robusto figliolo!"
Appena il Beato ebbe detto ci Suppavasa, figlia del re dei Koliya, si sent bene e, in buona salute, partor un figlio robusto.
"Cos sia! ", disse il Koliya, tutto contento alle parole del Beato, e, ringraziandolo, si alz in piedi, salut il Beato girandogli attorno verso destra (30) e se ne ripart per la sua casa. Ivi il Koliya vide Suppavasa, figlia del re dei Koliya, bene ed in buona salute, avendo partorito un figlio robusto. Vedendo ci egli pens :u Questo proprio meraviglioso! Questo proprio un miracolo! Grande il potere magico, grande la potenza del Tathagata, dacch Suppavasa, alle solo parole del Beato, ritornata in buona salute ed ha partorito un figlio robusto". Perci egli era contento e felice, pieno di gioia e di letizia.
Allora Suppavasa, figlia del re dei Koliya, disse al suo signore: "Vieni tu, o mio signore, vai da quel Beato e, dopo avergli espresso venerazione in nome mio, ponendogli il capo sui piedi, digli: "Signore, Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, stata incinta per sette anni ed ha avuto un travaglio durato sette giorni. Ma ora essa sta bene, e, in buona salute, ha partorito un figlio robusto, Lei ora invita l'Ordine dei monaci a mangiare da noi per sette giorni. O Signore, possa il Beato accettare il cibo per sette giorni da Suppavasa, figlia del re dei Koliya, assieme all'Ordine dei monaci! "".
"Molto bene", rispose l'uomo Koliya a Suppavasa, e si rec dal Beato (al quale ripet il messaggio dalla moglie).....
Ora in quel periodo l'Ordine dei monaci, con a capo il Buddha, era stato invitato per il pranzo di quel giorno da un certo devoto laico e quel devoto era al servizio del venerabile Maha-Mogallana. Pertanto il Beato chiam a s Maha-Mogallana [e gli disse]: "Vieni qui, Mogallana! Recati da quel tale devoto e digli: " Mio caro Signore, Suppavasa, la figlia del re dei Koliya stata incinta per sette anni e per sette giorni stata in travaglio di parto (ripete tutta la storia). Ora essa ha invitato l'Ordine dei monaci, con a
capo il Buddha, a prendere cibo da lei per sette giorni. Permetti a Suppavasa di donare cibo per sette giorni all'Ordine
e successivamente tu offrirai il tuo"".
"Signore, se il nobile Maha-Mogallana pu garantirmi tre cose: ricchezza, vita e fede, allora Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, conviti pure per sette giorni i monaci e poi io dar loro il mio cibo.
"Amico, per due delle tre cose posso esserti garante, ma, per quanto riguarda la fede, tu soltanto puoi essere garante a te stesso".
"Bene, Signore, se per due cose, cio per la ricchezza e per la vita, il mio signore Maha-Mogallana si fa garante a me, allora inviti pure Suppavasa per sette giorni i monaci, e poi io dar loro il mio cibo".
Quindi il venerabile Maha-Mogallana convinse quel suo devoto laico ed and dal Beato. Giunto che fu, gli disse: "Signore, quel devoto stato convinto da me. Dia pure Suppavasa, figlia del re dei Koliya, il suo cibo per sette giorni. Egli dar il suo dopo".
Perci Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, per sette giorni serv l'Ordine dei monaci, con a capo il Buddha, di cibo scelto, vitale, sia solido che tenero, con le proprie mani soddisfacendoli fino a quando dissero: "Grazie, basta!". E fece anche riverire dal bambino il Beato e turno l'Ordine dei monaci. Allora il venerabile Sariputta disse a quel bambino: "Ti trovi forse a tuo agio? Hai abbastanza da mangiare? Soffri di qualche dolore ?". Al che il bimbo rispose: " Come potrei, Sariputta, stare a mio agio? Come potrei avere abbastanza cibo? Io, che ho trascorso ben sette anni in una giara di sangue! (31).
A questo punto Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, [pens]: " Mio figlio sta conversando con il duce dell'esercito della Buona Legge (32)". A questo [pensiero] essa si sent compiaciuta, contenta, piena di gioia e di soddisfazione.
A questo punto il Beato disse a Suppavasa, la figlia del re dei Koliya: " Ti piacerebbe, o Suppavasa, avere un altro simile figlio?". [Lei rispose:] "O Beato, mi piacerebbe aver sette altri simili figli! ".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quella circostanza questo verso ispirato:
L'inessenziale sotto forma di essenziale, ci che spiacevole sotto forma di ci che piacevole, il dolore sotto forma di gioia travolgono colui che non attento" (33-33 a)
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava nei pressi di Savatthi, al parco orientale, nel palazzo a molti piani della Madre di Migara (34). In quello stesso tempo Visakha, la Madre di Migara, aveva a che fare con Pasenadi, il re del Kosala. Il re Pasenadi del Kosala, per, non condusse a conclusione quel tale affare secondo le intenzioni [di Visakha], cos costei se ne venne ad un'ora importuna a fare visita al Beato, e, venendo da lui, lo salut e si sedette in un canto. Una volta che si fu seduta, il Beato le disse: "Ebbene, Visakha, come mai sei venuta ad un'ora fuori di tempo?". "Signore, avevo un affare con Pasenadi, il re del Kosala, ma il re non ha condotto questo affare ad una conclusione".
A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Doloroso essere soggetto all'altrui volont, piacevole ogni dominio [su se stesso].
Nell'aver [affari] in comune gli uomini si tormentano: difficile sfuggire ai legami!".
10. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato si trovava ad Anupiya, nella foresta degli alberi amba (mango). In quello stesso tempo il venerabile Bhaddiya, figlio dei Kaligodhas (35), usava rifugiarsi nella foresta, sedendosi su radici di alberi in luoghi solitari, ove di tanto in tanto profferiva questa esclamazione: "Oh, la felicit! Oh, la felicit!".
Ora un gran numero di monaci aveva udito i versi di esaltazione frequentemente ripetuti dal venerabile Bhaddiya, che usava rifugiarsi nelle foreste Udendo ci, a loro venne di pensare: "Non v' dubbio che Bhaddiya, il figlio dei Kali godhas, pratica l'ascesi malcontento, ricordando come precedentemente godeva della beatitudine della regalit, vivendo nel suo palazzo. Quando gli capita di pensare a ci, usando [ora] raccogliersi nei selvosi eremi, proferisce l'esclamazione:
" Oh, la felicit, oh, la felicit ! "". Cos un gran numero di
monaci and dal Beato e, giunti che essi furono, lo salutarono
e sedettero in un canto. Una volta che furono seduti dissero:
"O Beato, il venerabile Bhaddiya, figlio dei Kaligodhas.....
(eccetera) ".
Allora il Beato chiam un certo monaco: " Vieni qui, monaco, convoca in nome mio Bhaddiya, il monaco, dicendogli: " Signore, il Maestro desidera parlarti " ". " Cos far, Signore", rispose il monaco al Beato, e si rec l dove si trovava il venerabile Bhaddiya, e, come fu giunto, gli disse: "Signore, il Maestro desidera parlarti ". "Molto bene, Signore", disse Bhaddiya in risposta a quel monaco: and dal Beato e, avvicinandoglisi, lo salut, indi sedette in un canto.
Quando si fu seduto, il Beato gli disse vero che tu,
o Bhaddiya, usando raccoglierti nella foresta esclami di
tanto in tanto " Oh, la felicit, oh, la felicit! " ?". " vero,
o Signore !".
"Ma, Bhaddiya, per quale motivo, tu, che hai l'abitudine
di rifugiarti in selvoso eremo esclami cos ? ". "Una volta,
o Signore, quando godevo del benessere della regalit, nella
condizione di padre di famiglia (36) erano poste guardie entro
il mio palazzo, ed erano poste guardie fuori del mio palazzo.
Cos, o Signore, nonostante che fossi sorvegliato e protetto,
io vi dimoravo timoroso, ansioso, tremante e pieno di paura.
Ma ora, o Signore, quando mi rifugio nella foresta, [siedo] sulle radici degli alberi in luoghi deserti, nonostante che io sia solo, sono senza paura, sicuro, fiducioso e non spaventato. Vivo a mio agio, senza soprassalti, di quello che gli altri mi danno, con lo spirito allo stato [naturale] come quello di qualche animale selvaggio. Questo , o Signore, il motivo che mi induceva ad esclamare: " Oh, la felicit, Oh, la felicit! " ".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer, in quel momento, questo [verso di] Esaltazione:
Colui nel quale non albergano moti di collera, che ha superato il divenire cos e il non-divenire-cos,
costui, che ha sormontato ogni paura, felice, senza dolore, neppure gli di riescono a scorgerlo (= ad averlo in loro potere)!
CAPITOLO III
NANDA
l. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella particolare circostanza un monaco se ne stava seduto a breve distanza dal Beato, con le gambe incrociate (37) col corpo eretto, sopportando un dolore che era il frutto di una sua precedente esistenza, un dolore lacerante, tagliente ed amaro: ma egli se ne stava tutto raccolto in se stesso, composto e senza lamentarsi. Ed il Beato vide quel
monaco cos seduto e cos intento sopportando il dolore,
raccolto in s, composto, senza lamentarsi. Allora il Beato,
intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo
verso ispirato:
"Per il monaco che ha lasciato dietro di s ogni specie di karma, che ha scosso da s la polvere precedentemente accumulata,
che sta saldo senza [ricoprire] " io ' e " mio", per costui non v' alcun senso a parlare della gente (= chiedere aiuto agli altri) ! ".
2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, il beato Nanda, germano del Beato, figlio dalla zia del Beato, si rivolse ad un gran numero di monaci, dicendo loro: "Cari Signori, senza alcun piacere io pratico la castit. Io non posso sopportare la vita di asceta. Abbandonando la disciplina io ritorno in basso (= nel mondo) ". Allora un certo monaco and dal
Beato e, quando gli fu seduto al fianco, gli ripet le parole
del venerabile Nanda.
Allora il Beato chiam un monaco e gli disse: "Vieni, monaco ! Convoca in nome mio il monaco Nanda, dicendogli: "Nanda, caro amico, il Maestro ti convoca" ". "S, Signore ", rispose il monaco al Beato, ed and (a ripetere il messaggio del Maestro a Nanda). " Molto bene, caro amico ",
rispose Nanda, e venne dal Beato Quando si fu seduto in
un canto, il Beato gli disse: " vero, come mi hanno narrato, che tu, o Nanda, ti sei rivolto ad un gran numero di
monaci, dicendo loro: "Senza alcun piacere io pratico la
castit, eccetera " ? ". "vero, Signore ". " Ma come avviene,
o Nanda, che tu non provi alcun piacere per la vita di asceta,
che non la puoi sopportare e vuoi ritornare in basso? ". " Signore, quando lasciai la casa, una ragazza dei Sakya, la pi
bella della regione, con i capelli mezzo pettinati, si volt
guardandomi in tralice e mi disse: " Possa tu tornare presto,
Giovane Signore!". Signore, poich sto sempre pensando a
questo, non provo alcun diletto per la castit, n posso pi
sopportare la vita di asceta, [perci] lascer la disciplina e torner in basso". Allora il Beato, prendendo il venerabile
Nanda per il braccio, proprio [nello stesso tempo in cui] un
uomo forte pu stendere il suo braccio piegato o piegarlo se
lo ha disteso, proprio cos il Beato spar dal bosco Jeta e comparve in mezzo ai trentatr di (38).
Ora, in quel momento apparve un numero di circa cinquecento Apsaras (39) dette "Pi di colomba" per servire il Sakya, signore degli di. Allora il Beato disse al venerabile Nanda: "Nanda, vedi queste cinquecento ninfe, dette " Pi di colomba"?". " S, Signore ". " [Dimmi] ora, Nanda, che pensi ? Chi pi bello, pi degno di essere guardato, pi affascinante, la ragazza dei Sakya, la pi bella della regione, o queste cinquecento Apsaras dette "Pi di colomba"?". "O Signore, proprio come se lei fosse una scimmia mutilata, con le orecchie ed il naso mozzi, proprio cos, o Signore, la ragazza dei Sakya, vicino a queste cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba ", non vale una frazione di loro, non pu essere comparata con loro. Poich queste cinquecento Apsaras sono di gran lunga pi belle, molto pi degne a vedersi, molto pi affascinanti!".
Fatto ci il Beato, prendendo per il braccio il venerabile Nanda, proprio [nel tempo in cui] un uomo forte pu stendere un braccio piegato o piegare un braccio disteso, proprio cos si dilegu dal paradiso dei trentatr Deva e riapparve nel bosco Jeta. E corse la voce fra i monaci: " Si dice che il venerabile Nanda, germano del Beato, il figlio della zia del Beato, conduca vita di austera ascesi per via delle Apsaras. Si dice che il Beato gli ha assicurato che potr provvedersi di cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba " ". Al]ora i monaci che erano compagni di Nanda presero a chiamarlo " mercenario" e "domestico", dicendo: "un mercenario certamente il venerabile Nanda. Un domestico certamente il venerabile Nanda Egli pratica la castit in vista delle Apsaras. Si dice che il Beato sia garante al venerabile Nanda per la conquista di cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba "". Quindi il venerabile Nanda, sentendosi cos infastidito, umiliato e di! sprezzato, da quando era stato chiamato "mercenario" e "domestico" dai suoi compagni, essendo andato a vivere solitario, remoto, attento, energico, distaccato, avendo rafforzato, e stesso, in breve tempo, pur stando in questo mondo realizz lui stesso, con piena comprensione, il motivo per cui il figlio di nobile famiglia giustamente abbandona la casa per la vita errante, ed anche quell'insuperabile mta della vita di ascesi, cos intuendo: "Distrutta la nascitas, vissuta la vita, compiuto ci che si doveva fare, non vi pi da essere qui". Cos il venerabile Nanda divenne uno degli Arhat.
Allora una certa devata, quando la notte si stava dileguando, illuminando tutto il bosco Jeta con splendore abbagliante, venne a vedere il Beato e, venendo da lui, lo salut e rest ritta in un canto. Cos stando, quella devata disse al Beato: "Signore, il venerabile Nanda, il germano del Beato e figlio di sua zia, col porre fine all'attaccamento, egli, Beato, pur [stando] in questo mondo, ma comprendendolo pienamente cos la visione interiore, ha inverato ed ha conquistato il non-attaccamento, la liberazione dello spirito, la liberazione che propria alla Gnosi, e cos si dimora".
Allora nel Beato apparve la conoscenza [che cos era] e quando, alla fine della notte, il venerabile Nanda-venne al
Beato e gli disse questo: "Signore, per quanto riguarda
la garanzia datami dal Beato circa la conquista delle cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba ", io lascio libero il Beato
da tale promessa". o Io pure, Nanda, afferrando il tuo pensiero col mio proprio, ho visto [che cos]. In ogni caso, una
devata mi ha informato, dicendo: "Signore, il venerabile
Nanda Avendo posto fine all'attaccamento ha conquistato la liberazione dello spirito e cos si dimora". Ma da
quando, o Nanda, il tuo spirito libero per il fatto che non
pi si afferra ai vincoli, anche io sono libero dalla promessa". Al che il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
a Colui dal quale stata attraversato la palude, dal quale stata distrutta la spina della brama,
che giunto all'annientamento dell'illusione, questo monaco non pi scosso da felicit e dolore!".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, un numero di quasi cinquecento monaci, guidati da Yasaja (40), era giunto a Savatthi per vedere il Beato. I monaci che stavano arrivando, per il fatto che salutavano i monaci l residenti, si informavano di dove potevano alloggiare, consegnavano le scodelle e le vesti, provocavano un grande rumore e frastuono. Fu cos che il Beato chiam il venerabile Ananda e gli disse: "Che cosa , o Ananda, tutto questo frastuono e rumore, si direbbe che vi siano pescatori intenti ad acchiappare pesce!". "Signore, sono questi cinquecento monaci, guidati da Yasoja, proprio ora arrivati a Savatthi per vedere il Beato. Sono costoro che, una volta arrivati hanno cagionato tanto rumore e frastuono". "Allora, Ananda, vai tu a nome mio e di' a quei monaci: " Il Maestro chiama i Reverendi "". "Molto
bene, Signore", rispose il venerabile Ananda al Beato (and
e fece cos come gli era stato ordinato). " Molto bene, Signore", dissero quei monaci al venerabile Ananda, andarono
dal Beato e, ivi giunti, lo salutarono e sedettero da un lato.
Quando si furono seduti, il Beato indirizz le seguenti parole
ai monaci: "Monaci, che cosa significa tutto questo gran rumore e frastuono? Si direbbe che vi siano pescatori intenti
ad acchiappare pesce !".
A queste parole il venerabile Yasoja rispose al Beato:
"Signore, questi cinquecento monaci sono giunti proprio ora a Savatthi per vedere il Beato. Questi nuovi arrivati, nel salutare i monaci residenti, chiedere dove fosse il loro alloggio e consegnare scodelle e vesti, hanno provocato tale rumore e frastuono". "Andate, monaci, io vi congedo, voi non meritate di abitare con me! " o Cos sia, Signore! o, risposero quei monaci al Beato; si alzarono, lo salutarono girandogli attorno verso destra, misero in ordine i loro alloggiamenti, presero ciotole e vesti e se ne andarono via per la questua presso i Vajji (41). Finita la loro questua sul posto, se ne andarono al fiume Vaggumuda. Sulla sponda di questo fiume costruirono capanne di foglie e si disposero a trascorrere la stagione delle piogge. Or'ecco che il venerabile Yasoja, iniziata la stagione delle piogge, si rivolse ai monaci in questi termini: "Venerabili amici, noi siamo stati congedati dal Beato per il nostro stesso bene, per compassione di noi, perch egli prov compassione di noi. Venite dunque, venerabili amici, dimoriamo qui in modo tale che il Beato si rallegri della maniera in cui ci comportiamo ". "Cos sar, venerabile! ", risposero i monaci al venerabile Yasoja. Di conseguenza quei monaci, vivendo remoti dalla societ, ardenti di ascesi, interiormente saldi, nello spazio della stagione delle piogge inverarono tutta la triplice conoscenza (42).
Nel frattempo il Beato, dopo essere restato quanto gli piacque in Savatthi, inizi il suo giro per Vesali e, pi tardi, durante i propri giri, raggiunse Vesali Quindi il Beato prese dimora a Vesali, nel Grande Bosco, presso la Sala dal Tetto a Pinnacolo. Allora il Beato, afferrando col suo pensiero i pensieri di quei monaci che vivevano sui banchi in riva al fiume Vaggumuda, prestando attenzione a questo, chiam il venerabile Ananda. a Ananda ", disse, "quel quadrante del cielo mi sembra sia come illuminato. Tutto irraggiante mi sembra, Ananda, quel quadrante del cielo. Mi gradito andare e pensare a quella zona ove, in riva al fiume Vaggumuda, quei monaci risiedono. Ananda, manda un messaggero a quei monaci, dicendo: " Il Maestro chiama i reverendi. Il Maestro desideroso di vedere le Vostre Signorie" ". "Cos sia, signore", rispose il venerabile Ananda al Beato: and da un certo monaco e, giunto che fu presso di lui, gli disse: "Vieni, caro amico! Va' dove quei monaci risiedono, sulla riva del fiume Vaggumuda e, giunto che vi sarai, di' loro: " Il Maestro chiama le Vostre Signorie. Il Maestro desideroso di vedere le Vostre Signorie " ". "Cos sia, Signore", rispose il monaco al venerabile Ananda, e, proprio [nel tempo che impiegherebbe] un uomo forte per stendere un braccio piegato o per piegare un braccio disteso, proprio cos egli spar dalla Sala del Tetto a Pinnacolo per riapparire di fronte a quei monaci sulla riva del fiume Vaggumuda ( ai quali
trasmise il messaggio ). "Molto bene, caro amico ", risposero quei monaci, e, dopo aver rassettato i loro alloggiamenti,
prese la ciotola e le vesti, proprio [nel tempo che impiegherebbe] un uomo forte per stendere un braccio piegato......
proprio cos essi sparirono dalla riva del fiume Vaggumuda
per riapparire al Gran Bosco nella Sala dal Tetto a Pinnacolo,
faccia a faccia di fronte al Beato. In quel momento il Beato
era seduto, sprofondato in uno stato di estatica meditazione,
di l [dal mondo delle forme]. Allora quei monaci considerarono: " In che condizione si trova ora a risiedere il Beato ? ".
Quindi quei monaci conclusero che il Beato era sprofondato
in estatica meditazione ed essi anche, tutti assieme, sederono
rapiti in estatica meditazione.
Il venerabile Ananda, quando la notte era gi scesa e la prima vigilia stava trascorrendo, rialzata la tunica su una spalla (43), congiunse le mani in gesto di venerazione e disse al Beato: "Signore, la notte ormai discesa, la prima vigilia sta trascorrendo. I monaci nuovamente arrivati sono seduti da lungo tempo. Signore, pu il Beato scambiare i saluti con i monaci nuovamente arrivati?". A queste parole il Beato rimase in silenzio.
Indi, quando la notte era calata ancora di pi e la seconda vigilia stava trascorrendo, il venerabile Ananda si alz dal suo
sedile e (ripet le stesse parole, aggiungendo): " Signore,
la notte trascorre, la seconda vigilia sta per finire". E, per la
seconda volta, il Beato rimase in silenzio.
Indi ancora, quando la notte era tutta trascorsa e la terza vigilia stava finendo, mentre appariva gi l'aurora e la notte rivestiva il volto di gioia (= dell'alba), il venerabile Ananda,
alzandosi dal suo sedile disse al Beato: " Signore, la notte
trascorsa, l'ultima vigilia sta finendo, l'aurora si annuncia,
la notte riveste il volto di gioia, i monaci nuovamente arrivati
sono restati seduti da lungo tempo; voglia il Beato scambiare
i saluti con loro ". Allora il Beato si riprese da quella meditazione estatica e disse al venerabile Ananda: " Se tu in verit
sapessi o Ananda, non ti sarebbe occorso di chiedere tante
volte (44). 0 Ananda, sia io che questi cinquecento monaci
siamo tutti restati seduti in estatica meditazione ". Quindi il
Beato, intuendo il significato di ci, proffer, in quel momento, questo verso ispirato:
"Colui nel quale la spina della brama stata vinta, come anche
ingiuria, ferita e prigionia, che come una montagna sta, imperturbabile, questo monaco non
scosso da felicit e sventura.
4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Sariputta stava seduto a gambe incrociate non lungi dal Beato, tenendo il corpo diritto, avendo fissa dinanzi a s la consapevolezza [di se stesso] (45). Il Beato vide il venerabile Sariputta che cos faceva e, in quel momento, intuendo il significato di ci, proffer il verso ispirato:
"Come una rupe montana si erge, incommovibile, ben fondata, cos il monaco, in cui l'illusione e stata annientata: come una
montagna non si scuote".
5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella stessa circostanza il venerabile Maha-Mogallana era assiso, non lungi dal Beato, Con le gambe incrociate, tenendo il Corpo eretto. Con la consapevolezza riguardante il proprio Corpo 46 ben stabilita in. se medesimo. Il Beato vide il venerabile Maha-Mogallana assiso non lungi da
s ed allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer questo Verso ispirato:
"Allorch la consapevolezza riguardante il proprio corpo ben
stabilita, ben controllate sono le sei sfere dei sensi (47), sempre ben composto, il monaco [avr potuto] conoscere il proprio nibbana".
6. In Una Certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, proprio in quel tempo il venerabile Pilindavaccha aveva preso l'abitudine di rivolgere ai monaci l'appellativo di "servi" (48). Allora un gran numero di monaci.....
venne dal Beato e, dopo averlo salutato, sed e gli disse:
" Signore, il venerabile Pilindavaccha si avvicina ai monaci,
chiamandoli " servi "". Al che il Beato chiam un certo
monaco, dicendogli: "Vieni, monaco! Di' a nome mio al monaco Pilindavaccha: " Caro Signore, il Maestro vi chiama "".
" Cos sia, Signore", rispose il monaco al Beato, se ne
and e cos fece. " Molto bene, signore ", rispose il venerabile Pilindavaccha a quel monaco, e si rec dal Beato. Una
volta giunto, dopo aver salutato il Beato, sedette in un canto
e, avendolo salutato, il Beato cos gli disse: " vero, Vaccha (49), come raccontano, che tu ti avvicini ai monaci, chiamandoli "servi " ? ". "Cos , Signore ". Allora il Beato, avendo rivolto la sua attenzione alle precedenti esistenze di
Pilindavaccha, disse ai monaci: " Non siate irritati col monaco Vaccha. Non per un senso interiore di disprezzo che
Vaccha chiama i monaci " servi ". Monaci, lungo la successione di cinquecento esistenze, Vaccha rinacque in una famiglia di casta brahmana. L'uso del termine " servi " gli si
radicato per lunga abitudine. Questa la ragione per cui
Vaccha dirige ai monaci il termine " servo" ".
Allora il Beato, intuendo il senso di ci, profer in quel momento questo verso ispirato:
"Colui nel quale non risiedono n illusione n orgoglio, che ha
distrutto la cupidigia ed ha superato il senso di s, in cui la collera setta rigettata, questi un asceta, questi un
brahmana, questi un monaco!".
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura in cui si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quella circostanza, il venerabile Maha-Kassapa si era ritirato nella Grotta del Fico, ove, per sette giorni, era rimasto assiso in una particolare postura. Ivi, raggiunto un determinato grado di meditazione, gli occorse di pensare: "Se io adesso entrassi in Rajagaha per la questua, in tale occasione qualcosa come cinquecento deit sarebbero intente a raccogliere cibo elemosinato per il venerabile Maha-Kassapa ". Quindi il venerabile Maha-Kassapa, apprestatosi per la sua uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Rajagaha per la questua.
Ora in quel tempo Sakka (50), signore degli di, desiderava procurare cibo elemosinato al venerabile Maha-Kassapa. Quindi prese l'aspetto di un tessitore che volgeva il filo [sulla rocca], mentre Suja, la figlia degli Asura (51), riempiva la spola. Ora il venerabile Maha-Kassapa, mentre andava girando di casa in casa, venne all'abitazione di Sakka, il signore degli di. E Sakka, il signore degli di, scorse da lontano Maha-Kassapa, mentre si avvicinava. Alla sua vista venne fuori di casa per incontrarlo, gli tolse di mano la ciotola, entr in casa, prese dalla pentola riso con cui riemp la ciotola, che restitu a Maha-Kassapa. Questo cibo era condito con diversi sughi, varie salse, misto di diversi intingoli, profumi e condimenti. Allora a Maha-Kassapa occorse di pensare: "Mi immagino chi sia questa persona, che ha un simile potere magico ". Indi pens: "Deve essere Sakka, il signore degli di ". Sicuro di ci disse a Sakka, il signore degli di:
Questa una tua azione, Kosiyas (52) ! Non la fare pi!".
Ma, venerabile Kassapa, anche noi abbiamo bisogno di [compiere] azioni meritevoli, anche noi dobbiamo operare meritevolmente! ". Indi Sakka, il signore degli di, salutando Maha-Kassapa gli gir attorno verso destra e, salendo in cielo, fece risuonare tre volte l'atmosfera con questo verso ispirato: " Oh, il sublime dei doni, il dono stato ben conferito a Kassapa! ". A questo punto il Beato, mediante il suo udito divino, purificato, e che oltrepassa [le possibilit di]
quello degli uomini, ud le parole di Sakka, signore degli di, e quindi, intuendo il significato di ci, profer, in quel momento, il verso ispirato:
"Il monaco che questua il cibo, che sostiene se stesso, che altri non nutre, un siffatto uomo, interiormente pacificato e consapevole, anche gli di lo invidiano!".
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, ai monaci, seduti assieme nell'mbito dell'albero kereri, essendo ritornati dalla questua ed avendo consumato il pasto, capit di fare questo discorso: "Cari Signori, il monaco che gira per la questua, di tanto in tanto, ha l'occasione di vedere forme gradevoli all'occhio, di udire suoni gradevoli all'orecchio, di fiutare odori gradevoli al naso, di gustare sapori gradevoli alla lingua, di toccare oggetti gradevoli al tatto. Cari Signori, il monaco questuante riverito, onorato, considerato, venerato e rispettato, allorch va in giro questuando cibo. Or dunque, Signori, anche noi andremo a questuare cibo, sicch di tempo in tempo ci capiter l'occasione di vedere forme gradevoli
all'occhio, di udire , di fiutare , di gustare , di toccare , allorch percepiremo oggetti gradevoli all'occhio, all'orecchio, al naso, alla lingua ed al tatto. Anche noi saremo
riveriti, onorati, considerati , allorch andremo in giro questuando cibo".
Questa chiacchiera non era ancora finita, quando il Beato,
al tramonto, lasciando il suo ritiro, venne verso il padiglione
dell'albero kareri e, giuntovi, sedette su un sedile apprestatogli. Nel sedersi chiese ai suoi monaci: "Ditemi, monaci,
in quale discorso vi stavate intrattenendo mentre eravate seduti assieme, e quale la conversazione che non avete ancora
finito?". "Quando ci siamo seduti assieme, o Signore, ci
capit di fare questo discorso: "Il monaco questuante, di
tanto in tanto, ha l'occasione di vedere forme gradevoli all'occhio, di udire suoni gradevoli all'orecchio egli riverito,
Onorato, considerato, venerato e rispettato, allorch va in giro
questuando cibo Anche noi saremo riveriti .allorch andremo attorno questuando cibo ". Tale era, o Signore, la
conversazione che non avevamo finito, allorch arrivato il
Beato ". " Monaci, non mi sembra degno di voi, che siete
Figli di Famiglia, che per fede avete abbandonato la vita di
casa per andare errando, di chiacchierare su di un argomento
simile. Monaci, quando sedete qua radunati, una delle due si
deve fare: "conversare riguardo alla Buona Legge o praticare
il Silenzio Ariol".
A quel punto il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento questo verso ispirato:
"Il monaco che questua Cibo, che sostiene se stesso, che altri
non nutre, un siffatto uomo gli di invidiano, non se questi agisce per lode
o per fama!".
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, un gran numero di monaci
si erano seduti assieme .(come nella narrazione precedente) e capit loro di fare il seguente discorso: "Signore,
chi conosce un'arte? Chi stato addestrato in un'arte? Quale
la migliore fra le arti?". Qualcuno disse: " L'arte di [addestrare] elefanti la migliore delle arti". Altri disse: "L'arte
di [addestrare] cavalli ". Altri disse: "L'arte di [guidare] carri la migliore delle arti". Altri disse: "L'arte di
tirar d'arco la migliore delle arti". Altri disse: ." La
scherma...". Altri: "L'arte delle muasra (53) ". Altri disse:
"L'arte del computo ". Altri: "L'arte del calcolo (54)...".
Altri: "L'arte dell'incisione.... Altri: " L'arte della poesia. Altri: "L'arte di interpretare le cause (= filosofia
naturale) ". Altri invece dissero che la massima fra le arti
quella dello statista. Tale era la discussione che casualmente
era sorta fra i monaci, che non era giunta a conclusione.
Ora il Beato, abbandonato il suo ritiro, verso sera, giunse
col e sedette su un sedile che gli era stato preparato. Una
volta seduto, chiese a quei monaci: "Vi prego, monaci, su
quale argomento eravate impegnati a discorrere, qui seduti in
radunanza, e quale era la conversazione casuale lasciata in sospeso?". (Ed essi gli narrarono l'oggetto della loro conversazione). Allora disse il Beato: " Monaci, disdicevole per
voi impegnarvi in simile conversazione. Monaci, quando sedete qui raduna, una delle due cose deve essere compiuta, o
conversare su argomenti riguardanti la Buona Legge, o praticare il Silenzio Ario ".
A tale proposito il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quella circostanza le parole ispirate:
"Colui che vive non per la sua arte, celato, intento all'oggetto, coi
sensi domi, in ogni senso liberato, senza casa, senza egoismo, libero da speranza, avendo ucciso Mara,
quel monaco procede solo".
10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava ad Uruvela, sulle sponde del fiume Neranjara, avendo da poco consecutio l'illuminazione Suprema ai piedi dell'albero della Bodhi. Ora in quella circostanza il Beato rimase assiso per sette giorni nella medesima posizione, sperimentando la Beatitudine conseguente alla Liberazione. Allora il Beato, alla fine di quei sette giorni, uscendo da quello stato di meditazione estatica, contempl il mondo con l'occhio del Risvegliato e scorse quanti esseri erano torturati da differenti tormenti e diversamente ardevano per brama, avversione ed ottundimento mentale. Allora il Beato, intuendo il significato di tutto ci, profer in quel momento le parole ispirate:
"Questo mondo, avvampato, mandato in perdizione dal contatto (= dal sentire), innalza il suo lamento.
Ci per cui uno si considera, proprio per questo diventa un altro (55).
Diventare altro iniziare ad esistere e la gente e caduta nel [ciclo dell'esistenza pur si compiace di esistere!
Per il fatto stesso che vi si compiace, [ivi nasce] timore: e ci per cui teme, questo Dolore.
Mediante il totale abbandono del Divenire (= esistere, bhava) 50, si vive nella condizione del Brahman (Brahmacariya).
Quei monaci, o brahmona, i quali hanno detto che mediante il divenire si giunge alla liberazione del divenire, tutti costoro io dichiarosono non-liberati dal divenire.
Ma tutti quei monaci, o brahmana, i quali hanno detto che, interrompendo [il flusso del] divenire, si consegue un rifugio dal divenire, costoroio dichiaronon sono liberi dal divenire.
No! in seguito al substrato (57) che il Male viene ad essere; mediante la distruzione di tutti gli attaccamenti (upadana) non vi pi produzione di Dolore.
Contempla questo mondo cos vario: rovinati dalla Nescienza gli esseri, che si rallegrano di esistere, non raggiungono la Liberazione.
Poich, invero, tutte le esistenze, quali che siano e comunque siano, tutte le condizioni di esistenza sono impermanenti, dolorose e costituite da incessante mutamento.
Colui che ha visto le cose come sono in realt, mediante la retta conoscenza,
abbandona la sete di esistere: egli si rallegra del fatto che la sete sia stata uccisa.
L'Estinzione, per, la distruzione di tutte le seti ed la cessazione senza residui di ogni passione.
Per quell'asceta che si sia "estinto" non vi pi attaccamento,
non esiste pi rinascita.
Sopraffatto Mara. Egli (= l'asceta) ha vinto il combattimento.
Cos egli , avendo abbandonato ogni forma di esistere!".
CAPITOLO IV
MEGHIYA
1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Calika, sulla collina di Calika. Ora, in quella occasione, il venerabile Meghiya (58) si trovava al servizio del Beato. Quindi il venerabile Meghiya venne dal Beato e, venuto da Lui, lo salut e rimase in piedi in un canto. Mentre cos stava chiese al Beato: "Signore, io desidero andare al villaggio Jantu per la questua ". "Fa' quello che ti sembra il tempo adatto di fare, o Meghiya! " Pertanto il venerabile Meghiya, apprestatosi alla sua uscita mattutina, indossato l'abito e presa la ciotola, entr nel villaggio Jantu per la questua del cibo. Finita la questua e consumato il cibo se ne venne verso la riva del fiume Kimikala e, mentre si sgranchiva le gambe camminando avanti e indietro, vide un piacevole e delizioso boschetto di manghi.
Quella vista lo indusse a pensare: "Veramente piacevole e delizioso questo boschetto di manghi! Per un Figlio di Famiglia che voglia esercitarsi, questo proprio adatto ad allenarsi alla concentrazione. Se il Beato mi d licenza verr in questo boschetto di manghi per esercitarmi ". Quindi il
venerabile Meghiya and dal Beato e, sedutosi in un canto,
gli narr [del luogo che aveva trovato] e gli disse:
"Se il Beato me lo permette, andrei a quel boschetto di
manghi per esercitarmi". A queste parole, il Beato disse al venerabile Meghiya: "Attendi un poco, Meghiya, io sono solo fintanto che non arrivi un altro monaco " (59).
Pi tardi il venerabile Meghiya disse per la seconda volta al Beato: " Signore, il Beato non ha da compiere pi nulla che debba essere compiuto, non ha pi nulla da aggiungere a ci che ha gi fatto. Ma per me, o Signore, vi ancora di pi da compiere di ci che deve essere compiuto, vi ancora da aggiungere a ci che ho gi fatto. Se il Beato mi d licenza, andrei a quel bosco di manghi per esercitarmi [alla concentrazione]". Ancora, per seconda volta, il Beato rispose al venerabile Meghiya: " Aspetta un po', Meghiya. Io sono solo, intanto che non arrivi un altro monaco ".
Pi tardi, per terza volta, il venerabile Meghiya present la sua richiesta ed il Beato gli rispose: " Bene, Meghiya, che possiamo noi dire ad un Meghiya che ci parla di esercitarsi nella concentrazione. Fa' ci che ti sembra opportuno compiere in questo tempo! ". A queste parole il venerabile Meghiya si alz dal luogo ove era assiso, salut il Beato girandogli attorno verso destra e se ne and al bosco di manghi; giuntovi, vi penetr e sedette per il riposo meridiano ai piedi di un certo albero. Ora, mentre il venerabile Meghiya se ne stava in quel boschetto di manghi, soverchiarono [la sua mente] tre formo di pensiero cattive e malefiche, cio pensieri concupiscenti, pensieri di odio, pensieri di uccisione. Allora il venerabile Meghiya cos riflett: " strano davvero, stupefacente davvero che proprio io, che pieno di fede lasciai la casa per la vita errante, venga cos assalito da tre forme di pensiero, cattive e malefiche, cio pensieri concupiscenti, pensieri di odio, pensieri di uccisione!". Cos, venuta la sera, si alz dal suo eremo ed and dal Beato. Giunto che fu dal Beato lo salut e, avendolo salutato, si sedette in un canto e gli disse: "Signore, mentre me ne stavo nel boschetto di manghi sono stato assalito da tre forme di pensiero, cattive e malefiche Allora, o Signore, ho riflettuto: strano davvero, stupefacente davvero, che io venga cos assalito !". "O Meghiya, cinque sono gli elementi che ostacolano la maturazione di un cuore (= dello spirito), allorch questo non ancora maturo!
1) Qui, o Meghiya, il monaco [circondato da] buona amicizia, buona dimestichezza, buona confidenza. Questo il primo elemento che conduce un cuore non ancora maturo alla maturazione. 2) Oltre a ci, Meghiya, il monaco pratica le virt (sila), dimora raffrenato mediante l'obbedienza ai precetti (60), perfetto nella pratica della giusta condotta, considera temibili le mancanze pi lievi, e intraprende ad allenarsi nelle diverse forme di ascesi. Quando il cuore non ancora maturo, o Meghiya, questo il secondo elemento che conduce alla sua maturazione. 3) Inoltre, o Meghiya, il monaco pratica la conversazione con piacere, senza pena e senza limite, soltanto in quanto purifica ed adatta ad aprire il cuore [all'autoanalisi] e conduce alla revulsione [degli ostacoli], al distacco, alla calma, alla quiete, alla perfetta intuizione, all'estinzione, cio, la conversazione riguardante l'aver necessit di poco, l'essere contento del proprio stato, lo stato solitario, l'essere schivi della societ, il porre in atto virile energia. Quando il cuore non ancora maturo, questo, o Meghiya, il terzo elemento che conduce alla sua maturazione. 4) Inoltre ancora, o Meghiya, il monaco permane risoluto nell'operare, nell'abbandonare le cose non benefiche e nell'acquistarsi quelle benefiche; forte e costante nello sforzo e non scarica il fardello quando si tratta [di intraprendere] azioni meritorie. Quando il cuore non ancora maturo, questo, o Meghiya, il quarto elemento che conduce alla sua maturazione. 5) Oltre a ci, o Meghiya, il monaco possiede la gnosi (61), quella gnosi che gli permette di intuire lo sviluppo e la decadenza [degli elementi della realt], con la penetrazione arya, che fa discernere la fine del Male. Quando il cuore non ancora maturo, o Meghiya, questo il quinto elemento che conduce alla sua maturazione.
Ora, Meghiya, questo deve essere atteso da un monaco che ha buona amicizia, buona dimestichezza, buona confidenza - cio, che egli praticher virt, dimorer raffrenato mediante l'obbedienza ai precetti, sar perfetto nella pratica della giusta condotta, considerer temibili le mancanze pi lievi, si allener nelle diverse forme di ascesi. Questo, o Meghiya, deve essere atteso da un monaco che pratica virt......
cio, che egli praticher con piacere la conversazione soltanto in quanto purifica ed adatta ad aprire il cuore, a condurre alla revulsione, al distacco, alla calma, alla perfetta
gnosi, all'estinzione Questo, o Meghiya, deve essere atteso
dal monaco che pratica con piacere la conversazione soltanto
in quanto purifica , cio che permarr risoluto nell'operare, nell'abbandonare le cose non benefiche e nell'acquistarsi
quelle benefiche, che sar forte e costante nello sforzo e non
scaricher il fardello quando si tratter di intraprendere azioni
meritorie (62). Questo, o Meghiya, sar atteso dal monaco che
permarr risoluto nell'operare , cio, che possieder la gnosi,
quella gnosi che gli permetter di intuire lo sviluppo e la
decadenza [degli elementi della realt], con la penetrazione
arya che fa discernere la fine del Dolore.
Inoltre, o Meghiya, il monaco che ha ben stabilito se stesso, in queste cinque condizioni, da costui altri quattro elementi devono essere sviluppati: il senso di disgusto deve venir sviluppato per giungere all'abbandono della concupiscenza; l'amorevolezza deve venir sviluppata per giungere all'abbandono dell'avversione [per il prossimo]; la consapevolezza nell'inspirare e nell'espirare (anapana-sati) deve venir sviluppata per giungere alla soppressione del pensiero discorsivo (viitakka); la coscienza dell'impermanenza deve venire sviluppata per giungere allo sradicamento dell'egoismo. In chi e cosciente dell'impermanenza, o Meghiya, si stabilisce la coscienza di ci che non il S. Chi cosciente di ci che non il S conquista l'annientamento della vanit dell'egoismo (63) in questa stessa vita, cio conquista l'Estinzione (nibbana)", A questo punto il Beato, intuendo questo significato, proffer in quel momento queste parole ispirate:
"Piccoli, sottili pensieri, prendendo forma, rendono il mentale elato (54); coloro che ci non sanno, con lo spirito vagante, errano mentalmente qua e l; coloro che ci sanno, ardenti di ascesi e consapevoli, domano il mentale nel pensiero; superata l'elazione della mente, il Risvegliato abbandona questi pensieri e nulla pi rimane! ".
2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Kusinara, ad Upavattana, nel bosco di alberi sala. In quella circostanza una turba di monaci abitava in capanne nella foresta, non lontano dal Beato, superbi, insolenti, incostanti, maldicenti, ciarloni, privi di controllo, scomposti, dalla mente non raccolta, dai sensi non raffrenati.
Ora il Beato, vedendo quei monaci che erano di tale specie,
viventi non lungi da lui, ed intuendo il significato di ci,
proffer, in quel momento, le parole ispirate:
"Col corpo (= mente) non custodito, dedito a false teorie, dominato da indolenza e torpore, si soccombe al potere di Mara. Perci il monaco che agisce seguendo giuste vedute, che ha conosciuto crescita e decadenza, superati indolenza e torpore, abbandona tutte le cattive vie!".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato compiva il suo giro in mezzo alle genti del Kosala, seguito da gran numero di monaci. In quella occasione il Beato, uscito dalla via maestra, and verso la radice di un certo albero, ove sedette su un sedile che gli era stato preparato.
Poco dopo un certo vaccaro giunse presso il Beato, lo salut e sedette [presso di lui] ad un lato. Una volta che fu seduto, il Beato istru, incit, infiamm e rallegr quel vaccaro con conversazione attinente alla Buona Legge. Ed il vaccaro, cos istruito, incitato, infiammato e rallegrato dal Beato, gli disse: "Signore, voglia il Beato accettare da me il pasto di domani assieme all'Ordine dei monaci o. Ed il Beato accett tacendo. Quindi il vaccaro, vedendo l'assenso del Beato, si alz, lo salut girandogli attorno verso destra e se ne and. Poi, quando fu trascorsa la notte, quel vaccaro prepar nella sua casa una buona quantit di latte-e-riso con poca acqua (= sostanzioso) e burro fresco fuso: indi annunci il tempo al Beato, dicendogli: " Signore, il riso cotto ". Cos il Beato, apprestatosi ad uscire nel mattino, presa la ciotola ed indossata la veste, and con tutto l'Ordine dei monaci alla casa di quel vaccaro, ove, giunto, si sed in un posto preparatogli. Allora quel vaccaro, con le sue stesse mani, soddisfece e nutr fino alla saziet l'Ordine dei monaci, a cominciare dal Beato, con latte e riso ben sostanzioso e burro fresco fuso. E quel vaccaro, vedendo che il Beato aveva mangiato a saziet ed aveva lavato sia la ciotola che le mani, prendendo un basso sedile gli si sedette accanto. Quando si fu seduto cos il Beato lo istru, lo incit, lo infiamm e lo rallegr con la sua conversazione attinente alla Buona Legge. Indi si alz ed and via. Non molto tempo dopo che il Beato se ne fu andato un certo uomo uccise il vaccaro nelle vicinanze del villaggio "(65).
Ed i monaci, in gran numero accorsi presso il Beato.... e gli dissero: "Signore, dicono che il vaccaro dal quale l'Ordine dei monaci, con a capo il Beato, stato proprio oggi soddisfatto e totalmente nutrito con le sue stesse mani stato
ucciso da un certo uomo nelle vicinanze del villaggio". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento le parole ispirate:
"Qualunque male possa fare un nemico ad un nemico o l'odio
a chi odia, male molto maggiore viene compiuto dalla mente mal diretta".
4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Rajagaha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. In quella circostanza i venerabili Sariputta e Maha-Mogallana vivevano nella Grotta dei Piccioni, ed il venerabile Sariputta, in una notte illuminata dalla luna, proprio quando si era rasato i capelli, sedeva [in raccoglimento], avendo conquistato l'accesso ad un certo grado di meditazione estatica.
Proprio allora si trovavano a passare per quelle parti due yakkha (66) amici, i quali viaggiavano dal nord verso il sud per qualche cosa che avevano da fare. Alla vista del venerabile Sariputta cos assiso, l'uno disse all'altro: "Mi viene in mente di dare a quel monaco un colpo in testa". A queste parole l'altro yakkha rispose: "Guardatene, amico, un asceta un essere elevato, di grande potere [magico] e di grande maest! 1). Indi il primo yakkha ripet le medesime parole e l'amico di nuovo lo dissuase Cos pure una terza volta
allora quello yakkha, non tenendo conto del consiglio dell'altro, diede un colpo in testa al venerabile Sariputta. Cos
forte fu il colpo, che avrebbe potuto abbattere un elefante alto
da sette a otto cubiti, e spaccato la cima di una montagna.
Istantaneamente lo yakkha, gridando: "Brucio, brucio!",
cadde entro il grande inferno.
Ora il venerabile Maha-Mogallana, con purificato occhio divino, che di molto supera quello umano, vide il colpo che era stato assestato dallo yakkha alla testa di Sariputta. A quella vista, avvicinatosi a Sariputta, gli chiese: " Caro mio Signore, spero che lo abbiate sopportato, spero che lo possiate reggere, spero che non ne abbiate avuto male ! ". " S, Mogallana, lo sto sopportando; s, mio Signore, lo reggo, per sento soltanto un piccolo dolore alla testa". " meraviglioso, Sariputta, mio caro Signore! veramente una meraviglia il grande potere magico e la grande maest del venerabile Sariputta! Perch proprio ora un certo yakkha vi ha dato un colpo sulla testa: tanto potente era il colpo che avrebbe potuto abbattere un elefante o spaccare la cima di un monte: ed il venerabile Sariputta dice: " Lo sopporto, Mogallana, caro amico per sento un leggero dolore al capo " ". [E Sariputta soggiunse:] " Ma questo meraviglioso! il miracoloso, Mogallana, caro amico, il gran potere e la grande maest
del venerabile Mogallana, che egli possa addirittura vedere
uno Yakkha, addirittura! Quanto a me, non riuscirei a vedere
in questo posto neppure uno spirito folletto (67)! "
Allora il Beato, con purificato orecchio divino, che di molto supera quello umano, ud i due saggi che in tal modo conversavano e, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso ispirato:
Colui il cui spirito, simile ad una roccia, sta fermo e non vacilla,
Libero dalle passioni non si agita per ci che dovrebbe turbarlo, a questi, il cui spirito cos [concentrato], donde potrebbe venirgli male ? " .
5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kosambi, nel parco Ghosita. Ora, in quel]a circostanza il Beato era infastidito da monaci e monache, devoti laici e devote laiche, re e ministri reali, settari e loro seguaci, e viveva In mezzo alla confusione, non a suo agio. Allora il Beato pens: "Io sto qui vivendo infastidito da
monaci e monache da settari e da loro seguaci. Io vivo
scomodo, non a mio agio. Vivessi romito e solo, lontano dalla
folla". Quindi il Beato, rassettatosi di buon mattino, indossa
la veste, prese la scodella ed entr in Kosambi per la questua
del cibo: compiuto il suo giro per la questua del cibo ritorn
e se ne nutr, pose in ordine il suo alloggio ed il suo giaciglio,
prese la scodella e la veste senza informare il monaco che lo
serviva o darne notizia all'Ordine dei monaci, solo e senza seguaci inizi il suo giro diretto al villaggio Parileya, che raggiunse successivamente. Ivi il Beato si ferm a risiedere nella
radura della Fitta Foresta Custodita, presso la radice di un
bell'albero sala. Ora, un certo elefante maschio viveva infastidito dagli elefanti e dalle elefantesse, dagli elefantini e dagli
elefanti lattanti, e doveva nutrirsi ove l'erba era stata gi raccolta per loro. Essi mangiavano i fasci di rami che egli aveva
spezzato. Egli doveva bere l'acqua infangata e, quando attraversava un guado, le elefantesse lo seguivano spingendo il suo corpo. Cos il grande elefante maschio viveva scomodo, non a
suo agio. Quindi il grande elefante maschio pens: " Qui io
vivo infastidito da elefanti e da elefantesse, da elefantini e da
elefanti lattanti, debbo nutrirmi laddove l'erba gi stata
raccolta. Gli altri mangiano i fasci di rami che io spezzo, io
devo bere acqua infangata e, quando attraverso un guado, le
elefantesse mi spingono premendo il mio corpo: cos vivo
scomodo, non a mio agio ". Quindi il grande elefante maschio
abbandon il branco e part per il villaggio di Parileya, verso
la radura della Fitta Foresta Custodita, e verso quell'albero
alla cui radice stava assiso il Beato. Quando vi fu giunto, tenne
il luogo, ove il Beato dimorava, pulito da erba, e, con la sua
proboscide, portava acqua per uso del Beato. Cos al Beato,
che viveva in ritiro e meditazione, sorse il pensiero: "Io
vivevo prima infastidito da monaci e monache vivevo scomodo, non a mio agio. Ma ora vivo non infastidito da monaci
e monache settari e loro seguaci. Non infastidito, vivo
tranquillo e a mio agio ". Egualmente il grande elefante
maschio pensava: " Prima io vivevo infastidito da elefanti ed
elefantesse ora, invece, dimoro tranquillo ed a mio agio ".
Quindi il Beato, considerando il suo ritiro e con la sua
mente penetrando nel pensiero di quel grande elefante maschio, profer in quell'occasione il verso ispirato:
"Su questo concordano, mente con mente, il Naga (68) col naga
dalle zanne a vomere: poich entrambi si rallegrano della solitudine della foresta! ".
6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Pindolabharadhvaja sedeva non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, essendo egli un abitatore delle foreste, un questuante, uno vestito di panni rappezzati, uno che porta addosso le tre robe (69), che aveva bisogno di poco, contento del suo stato, eremita, schivante la societ, di ardente energia, che seguiva le pratiche ascetiche, dedito alle pi alte meditazioni. Ora il Beato, vedendo il venerabile Pindolabharadhvaja cos assiso in quel momento profer il verso ispirato:
Non ingiuriare, non danneggiare, vivi contenuto dalla disciplina,
prendi poco cibo, dormi e giaci solo. Mantieni la mente dedita alla meditazione suprema: questo
l'insegnamento dei Risvegliati!".
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quella stessa circostanza il venerabile Sariputta sedeva non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto. Egli era uno di quelli che hanno bisogno di poco, contento del suo stato, un monaco, che schiva la societ, di ardente energia, dedito alle pi alte meditazioni. Ora il Beato, vedendo Sariputta cos assiso in
quel momento proffer il verso ispirato:
" Di alti pensieri, gravemente attento, silente ed allenato nelle
discipline ascetiche, i dolori non sopravvengono ad uno tale, calmo e sempre attento ".
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quel tempo il Beato era molto stimato, onorato, considerato e venerato. Lo trattavano con deferenza e non gli facevano mancare vesti, cibo elemosinato, giaciglio e alloggio, comodit e medicine per le malattie, e cos pure l'Ordine dei monaci. Ma gli Erranti (70), che sostenevano
altre dottrine, non erano stimati ed onorati non ottenevano
viveri, eccetera Allora quegli Erranti, che sostenevano altre
dottrine, incapaci di sopportare l'onore che veniva reso al
Beato ed all'Ordine dei monaci, andarono da Sundan, donna
degli Erranti, e le dissero: " Sorella, tu puoi fare una buona
azione ai tuoi confratelli ". " Che cosa posso io fare, fratelli ? Che cosa mi possibile fare ? La mia stessa vita offerta
in sacrificio per i miei parenti [spirituali] !". " Allora, sorella,
va' frequentemente al bosco Jeta ". "Bene, fratelli ", rispose
Sundar; a quegli Erranti di altra dottrina, e prese ad andare
ogni momento al bosco Jeta.
Allora, quando quegli Erranti di altra dottrina furono sicuri che correva voce che "Sundari, la donna-asceta, era stata chiaramente veduta da molta gente andare ogni momento al bosco Jeta ", allora l'uccisero e la seppellirono nel cavo di un fosso, indi si recarono da Pasenadi, dal re del Kosala, e gli dissero:"Maharaja, quella Sundari, donna-asceta, non si vede pi in nessun luogo ". "E dove sospettate che possa trovarsi? ". " Nel bosco Jeta, Maharaja ". "Allora setacciate il bosco Jeta per trovarla ". Cos quegli Erranti di altra dottrina, dopo aver frugato il bosco Jeta, trassero il corpo dell'uccisa dal fosso dove l'avevano sepolta, lo misero su un palanchino e lo portarono a Savatthi, dove lo fecero girare [per tutta la citt] di strada in strada, di crocicchio in crocicchio e, quando incontravano gente, ne accendevano l'indignazione dicendo: "Guardate, fratelli, ci che hanno fatto i figli del Sakya! Svergognati sono quei monaci! I figli del Sakya sono perversi, malvagi, mentitori, non viventi secondo castit ! Essi pretenderanno di vivere secondo la Buona Legge, di vivere in pace, di vivere secondo castit, veritieri, virtuosi, uomini di vita commendevole. Ma, presso di loro, non vi monachesimo, non brahmanica condotta. Il loro monachesimo perduto, la loro condotta brahmanica perduta. Come potrebbero praticare il monachesimo? Come potrebbero praticare la brahmanica condotta? Essi hanno abbandonato il monachesimo, essi hanno abbandonato la brahmanica condotta. Dico, come pu un uomo, dopo aver fatto la parte dell'uomo (= giacendosi con donna), privare di vita la donna? ".
In quel tempo, pertanto, allorch la gente di Savatthi scorgeva i monaci, li assaliva, li insultava, li vilipendeva ed angariava con ingiurie ed improperi, dicendo: "Svergognati sono
questi monaci dico, come potrebbe un uomo, dopo aver
fatto la parte dell'uomo, privare di vita la donna? ".
Allora un gran numero di monaci, preparatisi per l'uscita mattutina, presa la ciotola ed indossata la veste, entr in Savatthi per la questua e, dopo aver girato per Savatthi ed aver mangiato il cibo questuato, and dal Beato. Quei monaci, presentatisi al Beato, dopo averlo salutato si sedettero in un canto e dissero "Ora, a Savatthi, o Signore, quando la gente vede i monaci, li assale con ingiurie ed improperi, dicendo:
" Svergognati sono i monaci (eccetera) " ". "O monaci,
questo rumore non durer a lungo: durer solo sette giorni;
alla fine dei sette giorni dileguer. Pertanto, o monaci, quando
incontrate quelle persone che, alla vista dei monaci, li assale
con ingiurie ed improperi, riprendetele con questo verso:
" Chi dice menzogna va all'inferno, cos pure chi nega di
aver fatto ci che egli comp. Tutti e due, trapassando, diventano uguali, gente d'azione spregevole, nell'altro mondo! " ".
Quindi quei monaci appresero a memoria quella strofa e,
allorch incontravano la gente che li assaliva con ingiurie ed
improperi, le rispondevano con quella strofa. Allora la
gente pens: " Questi monaci, i figli del Sakya, sono consacrati da giuramento". Cos il rumore non dur a lungo: dur
esattamente sette giorni. Alla fine dei sette giorni esso svan.
Allora molti monaci si recarono dal Beato e dissero:
"Straordinario , o Signore, meraviglioso , o Signore, come
sono state veraci le parole dette dal Beato, e cio: " Questo
rumore, o monaci, non durer molto. Durer soltanto sette
giorni. Alla fine dei sette giorni dileguer!"". Allora il
Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento
questo verso ispirato:
"La gente priva di controllo colpisce gli altri (71) con parole, come elefanti in combattimento.
Udendo proferire crudeli parole. resti il monaco imperturbabile".
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quel medesimo tempo, il venerabile Upasena (72), figlio di Vanganta, "a andato in ritiro spirituale e raccoglimento, per cui gli era occorso di pensare: "Un acquisto questo mio" un buon guadagno per me che il mio maestro sia il Beato, l'Arhat, il Pienamente Risvegliato (samma-sam-buddha)! Che io abbia abbandonato la casa per la vita errante nella ben proclamata disciplina della Buona Legge! un acquisto per me, che i miei compagni nella vita brahmanica siano virtuosi e di amabile natura; che io sia uno che ha soddisfatto ai precetti di virt (sila), che io sia composto, che sia uno con la mente concentrata in un punto solo (73), un Arhat che ha distrutto ogni attaccamento; che io sia uno di grandi poteri e di grande potenza! Felice stata la mia vita e felice sar la mia morte!".
Ora il Beato, afferrando con la sua mente il pensiero del venerabile Upasena, figlio di Vahganta, intuendo il senso di tutto ci proffer in quel momento questo verso ispirato:
Colui che la vita non arde, lui non cruccia la fine [allorch giunge] la morte.
Se questo Costante ha visto il sentiero, non s'addolora in mezzo al dolore.
Per il monaco che ha troncato la sete di vivere, il cui spirito placato,
in cui annientato l'errare di nascita in nascita, per costui non esiste pi altro divenire! ".
10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerabile Sariputta era assiso non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, col corpo eretto, contemplando il proprio stato di conquistata calma interiore (upasama). Ed il Beato, vedendo il venerabile Sariputta cos meditante, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
Per il monaco la cui mente calma, che ha spezzato la serie delle vite,
annichilito il flusso delle nascite: egli libero dal vincolo di Mara!".
CAPITOLO V
L'ANZIANO (74) SONA
1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella stessa occasione, il re Pasenadi dei Kosala era andato con la regina Mallika al piano rialzato del suo palazzo. Allora il re Pasenadi dei Kosala disse a Mallika, la regina: "Dimmi, o Mallika, esiste qualcuno che ti sia pi caro che il S (75)?". "Per me, maharaja, non vi alcuno pi caro del S. Ma per te, o maharaja, vi alcuno che ti sia pi caro del S? ". "Anche per me, Mallika, non vi alcuno che mi sia pi caro del S". Quindi il re Pasenadi dei Kosala scese dal palazzo e se ne and presso il Beato. Giunto che fu al suo cospetto lo salut e, avendolo salutato, sedette in un canto. Cos seduto, il re Pasenadi dei Kosala disse al Beato: " Signore, sono andato con la regina Mallika al piano rialzato del palazzo ed ho detto a Mallika, la regina, quanto segue (e narr della conversazione avuta con la moglie) ".
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel tempo questo verso ispirato:
Si attraversino con la mente tutte le direzioni dello spazio, nulla si trover di pi caro [a s] che il S;
poich anche per gli altri ad ognuno il s caro, non danneggi altri, chi il s ha caro! ".
2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora il venerabile Ananda, alzandosi verso sera dal suo eremo, and dal Beato: essendo giunto presso di lui lo salut e si pose a sedere in un canto. Sedutosi, cos il venerabile Ananda interpell il Beato: " meraviglioso, o Signore, straordinario, o Signore, come vissuta poco la madre del Beato! Quando il Beato era nato da appena sette giorni, sua madre pose termine [alla sua vita], rinascendo presso gli di del Tubista (76) " proprio cos, Ananda, breve la vita delle madri dei Boddisattva (77). Quando i Bodhisattva sono nati da sette giorni, le loro madri pongono fine all'esistenza e rinascono presso gli di del Tubista ".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quell'occasione questo verso ispirato:
"Che tutte le creature verranno ad essere e che tutte, abbandonando il corpo, se ne dipartiranno,
il Bennato, vedendo tutto questo, proceder ardente nella brahmanica ascesi! ".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco dei Bamb. presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quel tempo vi era a Rajahaga un lebbroso di nome Suppabuddha, un pover'uomo, una creatura misera e disgraziata; ed avvenne che, in quell'occasione, il Beato sedesse in mezzo ad una grande moltitudine, insegnando la Buona Legge. E Suppabuddha, il lebbroso, avendo visto da lontano tutta quella turba riunita assieme, pens a tale vista: " Certamente laggi vi sar da ricevere cibo, vuoi duro vuoi morbido. Che sia il caso che io vada vicino a quella folla? Potrei ottenere qualcosa da mangiare, sia duro sia morbido! ". Fu cos che Suppabuddha, il lebbroso, si avvicin alla moltitudine e contempl il Beato che sedeva in mezzo alla grande folla, insegnando la Buona Legge e, vedendolo, pens: " No! Qui non si ottiene nulla da mangiare, n di duro n di morbido. Questi Gotama, l'asceta, che insegna la Buona Legge all'assemblea. Che sia il caso che anche io ascolti la Buona Legge? " Cos sedette anche lui in un canto, pensando: "Voglio anche io ascoltare la Buona Legge ".
Ora il Beato, afferrando in ispirito i pensieri di tutta quella assemblea, concep il pensiero: "Chi dei presenti perfettibile s da conoscere la Buona Legge ? ". E il Beato vide Suppabuddha, il lebbroso, seduto in mezzo alla folla e, a tale vista, pens: " Questi uno evoluto s da comprendere la Buona Legge " Cos, proprio tenendo presente Suppabuddha, il lebbroso, inizi una conversazione riguardante, nell'ordine dovuto, i seguenti argomenti: il dono, la virt morale, il mondo celeste, gli svantaggi, la bassezza e la corruzione della sfera dei desideri ed il vantaggio che si consegue rendendosene libero. E, allorch il Beato riconobbe che lo spirito di Suppabuddha, il lebbroso, era pronto, docile, privo di inciampi, elevato ed in istato di grazia, allora Egli svilupp quegli insegnamenti sul Dhemma che soltanto i Risvegliati hanno scoperto da soli, cio: il Dolore, il Sorgere, l'Estinzione, la Vita (78).
Proprio come una veste bianca, senza macchie, pronta ad assorbire la tintura, cos pure in Suppabuddha, il lebbroso, proprio allorch sedette in quel luogo, sorse in lui la pura, immacolata intuizione del Dhamma, la conoscenza del fatto che, in tutto ci che soggetto al nascere, implicita la natura dell'estinguersi. E [cos pure] Suppabuddha, il lebbroso, vide la Buona Legge, comprese la Buona Legge, si immerse nella Buona Legge, pass di l da ogni dubbio, fu libero da ogni [necessit di] chiedere, conquist fiducia e, non avendo pi bisogno di altro [che della Buona Legge], si alz dal luogo ove sedeva, avanz verso il Beato e, essendoglisi avvicinato, lo salut e sedette in un canto. Come si fu cos seduto Suppabuddha, il lebbroso, disse al Beato: " Benissimo, Signore! Benissimo, Signore! Proprio come si dovrebbe sollevare ci che caduto, scoprire ci che nascosto, indicare la via a chi stordito, mostrare una luce nelle tenebre, dicendo: " Ora coloro che hanno occhi per vedere possono vedere le forme", cos pure il Beato ha spiegato in diverse maniere la Buona Legge. Cos proprio io, o Signore, prendo rifugio nel Beato, nella Buona Legge e nell'Ordine (79). Possa il Beato accettarmi come suo seguace (80), come uno che da quest'ora in avanti, fino alla fine della sua vita, prende rifugio in lui ". Dopo di ci Suppabuddha, il lebbroso, istruito nella Buona Legge dall'esposizione del Beato, [da Lui] accolto, e reso felice da quanto aveva ascoltato, rallegrato e contentato, ringrazi, si sollev da dove era seduto e salut il Beato girandogli attorno verso destra, e se ne and via.
[Pi tardi] un giovane vitello, assalito Suppabuddha, gli tolse la vita. Allora un gran numero di monaci venne dal
Beato, essendo venuto lo salut, e disse : "Signore, quel
lebbroso chiamato Suppabuddha, dopo essere stato istruito,
accolto, sollevato e reso felice dall'esposizione della Buona
Legge fatta dal Beato, giunto al termine della sua vita.
Quale sorte gli toccata [dopo questa vita] ? Quale la sua
vita successiva? "
" Monaci, Suppabuddha, il lebbroso, era un saggio (pandita). Egli vissuto secondo la Buona Legge. Egli non mi ha infastidito domandandomi [tante cose] circa la Buona Legge. Suppabuddha, il lebbroso, o monaci, avendo spezzato tre vincoli, ormai uno-che--entrato nella corrente (sotapanno), uno che oramai non pi destinato a ricadere in basso: egli ormai destinato a conquistare la Suprema Illuminazione (abhisambodhi) ". A queste parole un certo monaco disse al Beato: "Dimmi, o Signore, quale la ragione, quale la causa per la quale Suppabuddha, il lebbroso, fu un povero, miserabile e disgraziato essere ? ". "Una volta, o monaco, il lebbroso Suppabuddha era [, in una sua vita trascorsa,] il figlio di un ricco, in questo stesso Rajagaha. Un giorno, attraversando un giardino, vide Tagara-sikkhi, un Pacceka-buddha (81) che entrava in citt per la questua. Vedendolo, egli pens: " Chi quel lebbroso che va in giro?". E, sputando e volgendoglisi a sinistra (82), se ne and. In seguito alla maturazione di tale fatto egli soffr tormento nel purgatorio per molti secoli, per molti millenni, per molte centinaia di millenni (83). Ma, per l'ulteriore maturazione di quell'atto, egli venne a nascere in questo stesso Rajagaha come una povera, miserabile, inferma creatura. Ma, incontratosi con la disciplina della Buona Legge resa nota dal Cos-Venuto (Tathagata), egli accolse in s la fede, accolse in s la virt, accolse in s l'insegnamento udito, accolse in s il distacco, accolse in s la suprema saggezza
(panna). Cos agendo quando il suo corpo fu disfatto, dopo
la morte, egli ha conquistato un buon destino, rinascendo nel
mondo celeste, in compagnia dei Trentatr Deva. Egli supera in isplendore, col, gli altri Deva, in bellezza e gloria".
Indi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Come chi ha occhi, con forza e conoscenza, evita di cadere nei fossi,
cos, in questo mondo, scansi il saggio le cattive azioni! ".
4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, gran numero di ragazzi, fra Savatthi ed il bosco Jeta, [si divertiva] a tormentare i pesci. Il Beato, [in quella occasione,] apprestatosi per la sua uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, stava entrando in Savatthi per la questua. Allora il Beato vide tutti quei ragazzi che tormentavano i pesci, fra il bosco Jeta e Savatthi. A quella vista Egli and da loro e disse: "avete paura, ragazzi, del male ? Vi gradito il dolore ? ". " Proprio cos, abbiamo paura del male, il dolore ci sgradito ".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:
"[Se temete il male,] (84) se il dolore vi sgradito, non compite una mala azione palesemente o nascostamente:
se farete il male, o gi lo fate, non sfuggirete al male, comunque andiate o tentiate di sfuggirlo! ".
5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel parco orientale, presso la casa a piani della madre di Migara. Ora, in quel tempo, il Beato se ne stava seduto, circondato dall'assemblea dei monaci, in un giorno che era uposatha (85). Il venerabile Ananda, entrata la notte, quando la prima vigilia stava trascorrendo, si alz da dove sedeva e, buttandosi la veste sulla spalla destra, congiunse le palme [salutando] il Beato, e gli disse: "signore, la notte bene entrata, la prima veglia trascorsa.
L'assemblea dei monaci stata gi seduta a lungo. Signore, voglia il Beato pronunciare i voti (86) per i monaci ! ".
A queste parole il Beato rest silenzioso. Una seconda volta il venerabile Ananda, alla veglia mediana, (ripet la
richiesta) Indi, una terza volta, quando la notte era ormai
alla fine e la terza veglia stava trascorrendo, mentre l'alba
sbiancava la notte rallegrandone il volto, il venerabile Ananda
si alz da dove era seduto e, buttandosi la veste sulla spalla,
congiunse le palme di fronte al Beato, dicendogli: "Signore,
la notte trascorsa. L'ultima veglia sta finendo. giunta
l'alba e la notte mostra il volto dell'allegrezza. L'ordine dei
monaci restato seduto per lungo tempo. Signore, voglia il
Beato pronunciare i voti per i monaci ! ". "Ananda, L'assemblea non totalmente pura! ".
Allora al venerabile Maha-Mogallana occorse di pensare: "Riguardo quale persona il Beato ha detto: " Ananda, l'assemblea non totalmente pura ! " ? " . Perci il venerabile Maha-Mogallana, afferrando questo [detto] con la mente, rivolse la sua attenzione a tutta quell'assemblea di monaci. Ed il venerabile Maha-Mogallana si accorse di una persona che era immorale, di perversa natura, che era un impuro, di condotta sospetta, di azioni nascoste, che non era un vero monaco, pur pretendendo di esserlo, n viveva castamente, pur pretendendo di vivere cos, marcio di dentro, pieno di brame, sporco mucchio di immondizia, ivi sedente in mezzo all'Ordine dei monaci. Dopo averlo scorto, si alz dal suo seggio ed and incontro a tale persona, e, essendo giunto, le disse: " Alzatevi, caro signore! Siete stato visto dal Beato! Non vi societ per voi, qui, fra i monaci! ". Ma quella persona se ne ristette silenziosa. Allora una seconda volta ed una terza il venerabile Maha-Mogallana ripet le stesse parole, ed [ancora] quella persona rimase zitta. Allora il venerabile MahaMogallana prese quella persona per il braccio, la cacci fuori dal portone, attraverso il quale pose la sbarra, venne dal Beato e disse: "Signore, quella persona stata cacciata da me. La compagnia totalmente pura. Signore, si degni il Beato di pronunciare i voti per i monaci!". " strano, Mogallana, meraviglioso, Mogallana, come quell'imbecille abbia dovuto aspettare finch non venne afferrato per il braccio! ". Allora il Beato ammon i monaci, dicendo: " Da questo giorno in poi, o monaci, io non osserver pi l'uposatha, n pronuncer i voti [per i monaci]. Pronunciateli voi, i voti [ai quali siete astretti]. fuor di luogo, o monaci, inopportuno che il Tathagata debba osservare l'uposatha, debba pronunciare i voti, quando l'assemblea non totalmente pura. Monaci, vi sono le seguenti otto cose nel grande Oceano, meravigliose e strane, contemplando le quali gli Asura (87) di volta in volta, si deliziano nel vasto Oceano:
I) Monaci, il grande Oceano defluisce, scorre e tende verso il basso gradualmente. Non vi un improvviso precipitare. Questa , o monaci, la prima circostanza meravigliosa e strana, contemplando la quale, di tempo in tempo, gli Asura si rallegrano.
II) Monaci, il grande Oceano , inoltre, di natura stabile, esso non sorpassa la spiaggia. Questa , o monaci, la seconda circostanza meravigliosa e strana contemplando la quale, di tempo in tempo, gli Asura si rallegrano.
III) Monaci, il grande Oceano, inoltre, non coabita con un corpo morto; poich, quando nel grande Oceano vi un cadavere, ben presto lo sospinge verso la sponda e lo butta
sulla spiaggia. Questa La terza circostanza meravigliosa e
strana
IV) Monaci, quali che siano i grandi fiumi - cio la Gariga, Aciravati, Sarabhu e Mahi - tutti costoro, allorch raggiungono il grande Oceano, abbandonano gli antichi nomi, le famiglie, ma procedono avanti col solo nome di " grande
Oceano ". Questa , o monaci La quarta circostanza meravigliosa e strana
V) Monaci, quanti che siano i fiumi che scorrono verso il grande Oceano, e quanta sia la pioggia che vi cade dal cielo, non si osserva nel grande Oceano n ritirarsi n trabordare.
Questa , o monaci La quinta circostanza meravigliosa e
strana
VI) Monaci, il grande Oceano di un solo sapore, il
sapore salato. Questa , monaci .La sesta circostanza meravigliosa e strana
VII) Monaci, il grande Oceano, inoltre, contiene molte gemme, differenti gemme, fra le quali se ne trovano di queste specie perle, cristalli, berillo, madreperla, quarzo, corallo, argento, pepite d'oro, rubini, agate Questa , o monaci
La settima circostanza meravigliosa e strana.....
VIII) Monaci, il grande Oceano, inoltre, sede di grandi creature, fra le quali si annoverano balene (?), pescicani (?" orche (?) (88) asvra, naga (89) gandharva (90). Vi sono, nel grande Oceano, animali lunghi uno yojana (91) due, tre quattro, cinque
yojena. Questa , o monaci L'ottava circostanza meravigliosa e strana
Cos pure, o monaci, in questa disciplina della Buona Legge vi sono anche otto circostanze meravigliose e strane, contemplando le quali, di volta in volta, i monaci si deliziano in questa disciplina della Buona Legge.
I) Proprio come, o monaci, il grande Oceano defluisce, scorre e tende verso il basso gradualmente, e non vi un improvviso precipitare, cos pure, o monaci, in questa disciplina della Buona Legge l'allenamento graduale, L'azione graduale, il procedimento graduale. Questa , o monaci, la prima circostanza meravigliosa e strana, vedendo la quale i monaci, di volta in volta, si rallegrano(92),
II) Proprio come, o monaci, il grande Oceano di natura stabile e non sorpassa mai la spiaggia, cos pure, o monaci, i miei discepoli non trasgrediscono mai, dovesse loro costare la vita, L'allenamento a cui io li astringo. Questa la seconda circostanza meravigliosa e strana.....
III) Proprio come, o monaci, il grande Oceano non coabita con un corpo morto, poich, quando nel grande Oceano vi un cadavere, ben presto esso lo sospinge verso la sponda e lo butta sulla spiaggia, cos pure, o monaci, qualunque persona che sia immorale, di perversa natura, impura, di condotta sospetta, di azioni nascoste, che non sia un vero monaco, pur pretendendo di esserlo, che non viva castamente, pur pretendendo di vivere cos, marcia di dentro, piena di brame, sporco mucchio di immondizia - con una tale persona l'Ordine non convive, ma, allorch si raccoglie, ben presto la butta fuori. Nonostante che essa sia assisa in mezzo all'Ordine, essa ben lontana dall'Ordine. Questa la terza circostanza meravigliosa e strana.....
IV) Proprio come, o monaci, quali che siano i fiumi - cio la Gariga, Aciravati, Sarabhu e Mahl - tutti costoro, allorch raggiungono il grande Oceano, abbandonano gli antichi nomi e le famiglie, e procedono avanti col solo nome di "grande Oceano", cos pure, o monaci, [gli appartenenti al]le quattro caste: khattiya (khasatriya), brahmana, vessa (vais'ya) e sudda (sudra) (93), procedendo dalla vita in casa alla vita errante nella disciplina della Buona Legge insegnata dal Tathagata, abbandonano i loro nomi e le loro famiglie e vanno solo col nome di "monaci figli del Sakya". Questa la quarta circostanza meravigliosa e strana.....
V) Proprio come, o monaci, quanti siano i fiumi che scorrono verso il grande Oceano, quanta sia la pioggia che vi cade dal cielo, non si osserva nel grande Oceano n ritirarsi n trabordare, cos pure, o monaci, nonostante che molti siamo i monaci che alla fine passano nella condizione del nibbana che non lascia residui, non vi n ritirarsi n trabordare nella condizione di nibbana ivi sperimentata. Questa la quinta circostanza meravigliosa e strana.....
VI) Proprio come, o monaci, il grande Oceano di un sapore, di sapore salato, cos pure, o monaci, questa Buona Legge di un solo sapore, del sapore della Liberazione. Questa la sesta circostanza meravigliosa e strana.....
VII) Proprio come, o monaci, il grande Oceano contiene molte gemme, differenti gemme, fra le quali se ne trovano di queste specie: perle, cristalli, berillo, madreperla, quarzo, corallo, argento, pepite d'oro, rubini, agate, cos pure, in questa Buona Legge, vi sono molte gemme, diverse gemme: in essa vi sono le quattro sorgenti di Rammemoramento (satipatthana), i quattro Retti Sforzi (sammappadhana), la quadruplice Base per i Poteri [psichici] (iddhipada), le cinque Facolt (indriyani), le cinque Forze (balani), le sette membra dell'Illuminazione (bojjhangant), il Nobile Ottuplice Sentiero (ariyo attangiko, maggo). Questa la settima circostanza meravigliosa e strana.....
VIII) Proprio come, o monaci, il grande Oceano la sede di grandi creature, fra le quali si annoverano balene, pescicani
ed orche, asura, naga e gandhana cos pure, o monaci,
questa disciplina della Buona Legge la sede di grandi creature. In lei sono queste creature: Colui che Entrato nella Corrente (sotapanno), che procede realizzando i frutti nascenti dal vincere la Corrente; Quello che ritorna una sola volta (sakadagamin), il quale procede realizzando i frutti del fatto che deve ritornare [ancora] una volta [sola sulla terra]; il Non-ritornante, il quale procede realizzando i frutti del fatto che non ritorna [pi sulla terra]; il Degno (Arha), che procede in virt [della sua condizione di Arhat. Questa l'ottava circostanza meravigliosa e strana, o monaci, di questa disciplina della Buona Legge, contemplando la quale, di volta in volta, i monaci si rallegrano di questa disciplina della Buona Legge.
Tutte queste, o monaci, sono le otto meravigliose e strane circostanze in questa disciplina della Buona Legge, contemplando le quali, ancora ed ancora, i monaci si deliziano [di praticare] questa disciplina della Buona Legge ".
A questo punto il Beato intuendo il significato di ci,
proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Piove attraverso il coperto, non piove laddove aperto (94): quindi aprite il coperto: non vi piover pi attraverso! ".
6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel medesimo tempo, il venerabile MahaKaccana stava fra la gente di Avanti presso Kururaghara, nel monte [detto] " Precipite " (Pavatta), mentre il devoto laico (upasaka) Sona, "dalle orecchie appuntite (kofi-kanna)", era al suo servizio. Mentre il devoto Sona koti-kanna si trovava in ritiro e meditazione, gli capit di pensare: "Secondo quanto spiega il signore Maha-Kaccana non facile per chi vive in famiglia seguire la disciplina brahmanica (brahmacariya = castit, meditazione e studio) in un modo totalmente puro e totalmente levigato. Non sarebbe il caso che mi facessi radere i peli della barba, rivestissi l'abito colora zafferano e mutassi la vita casalinga per la vita errante?". Di conseguenza il devoto laico Sona, detto "dalle orecchie appuntite ", and dal venerabile Maha-Kaccana. Giunto da lui lo salut e sedette in un canto. Sedutosi, gli disse: "Signore, quando mi trovavo in ritiro e meditazione, mi capit di pensare (gli narra la sua riflessione) e, quindi, voglia il venerabile Maha-Kaccana conferirmi gli ordini di monaco! ".
A queste parole il venerabile Maha-Kaccana rispose: "Non cosa facile praticare la brahmanica disciplina per tutto il resto della vita, con la sua unica refezione quotidiana ed il solitario giaciglio. Ors, o Sona, continua a praticare, assolvendo egualmente i tuoi doveri domestici, cos ed oltre, gli insegnamenti del Buddha, mangiando un pasto una volta sola [al giorno] e giacendo solo ". Cos si plac in Sona, detto " dalle orecchie appuntite ", il desiderio di adottare la vita errante.
Ma, in una seconda occasione, mentre Sona si trovava in
ritiro e meditazione, gli venne la medesima idea ed
anche una terza volta fece la medesima richiesta al venerabile
Maha-Kaccana Quindi, allora, il venerabile Maha-Kaccana
confer gli ordini [provvisori] al devoto laico Sona, detto
a dalle orecchie appuntite ". In quel tempo, nel distretto di
Avanti, vi era scarsezza di monaci, di modo che il venerabile Maha-Kaccana, alla fine di tre stagioni delle piogge,
riusc a radunare, con difficolt e fatica, i dieci monaci [necessari] per il capitolo e diede la ordinazione completa a Sona (95).
Indi, dopo aver trascorso una stagione delle piogge in solitudine e raccoglimento, al venerabile Sona venne di pensare: " Il Beato non mai stato visto faccia a faccia da me, nonostante che io abbia sentito che il Beato una persona cos e cos. Se il mio maestro (uspajjhaya) me lo permettesse, andrei a vedere il Beato, che un Arhat rettamente Risvegliato ,).
Pertanto il venerabile Sona, alzandosi, al tramonto, dalla sua solitaria meditazione, and dal venerabile Maha-Kaccana. Giunto che fu da lui lo salut e si sedette in un canto. Una volta seduto, gli rifer circa il suo desiderio di vedere il Beato ed aggiunse: " Se Vostra Beatitudine lo consente vorrei, o signore, andare a vedere il Beato, che un Arhat ed uno rettamente Risvegliato ". " Molto bene, molto bene! Vai,
Sona! Tu vedrai quel Beato, che sereno e rasserenante,
calmo nelle sue facolt e calmo nella sua mente: che ha raggiunto la massima pace e controllo su se stesso: quell'elefante
(naga) domo, custodito e controllato nei suoi sensi. Quando
Lo vedrai, venera in nome mio, col tuo capo, i piedi (96) del
Beato, interrogalo circa la Sua salute e benessere, circa la Sua
leggerezza [d'umore], il Suo vigore e le Sue buone condizioni di vita. Ed aggiungi: "Signore, il mio maestro, il
venerabile Maha-Kaccana, venera col suo capo i piedi del
Beato e chiede notizie circa la Sua salute e benessere " ".
o Molto bene, Signore ", rispose il venerabile Sona, rallegrandosi alle parole del venerabile Maha-Kaccana, e, ringraziandolo, si alz da dove era seduto, lo salut girandogli attorno verso destra, pose in ordine il suo giaciglio ed il suo
alloggio, prese la ciotola e la veste, indi inizi il suo cammino
verso Savatthi. Dopo aver compiuto il viaggio nell'ordine
dovuto, raggiunse il bosco Jeta, nel parco di Anathapindika,
a Savatthi. Indi venne dove si trovava il Beato, lo salut... e
gli rifer il messaggio del venerabile Maha-Kaccana... Il
Beato allora gli chiese: "Dimmi, o monaco, sopporti [la vita
ascetica] ? Hai da mangiare? Ti ha un po' affaticato il
viaggio? Sei stanco della questua per il cibo?". "S, Signore, sopporto [la vita ascetica]. Ho da mangiare. Sono
un po' affaticato del viaggio. Non sono stanco di questuare
il cibo".
Allora il Beato chiam il venerabile Ananda, dicendo: "Ananda, fai preparare letto ed alloggio per questo monaco giunto or ora!". Ed il venerabile Ananda pens: "Per quanto riguarda l'ordine del Beato, che io debba far preparare letto ed alloggio per questo monaco arrivato or ora, il Beato desidera certamente avere lo stesso alloggio col venerabile Sona".
Quindi egli prepar letto ed alloggio per il venerabile Sona nello stesso luogo ove dimorava il Beato. Ora il Beato, dopo aver trascorso gran parte della notte assiso all'aria aperta, si lav i piedi e rientr nel suo alloggio. Cos pure fece il venerabile Sona. Quindi, alzandosi ancora di notte, verso l'alba, il Beato disse al venerabile Sona: "Ti piaccia, o monaco, di recitarmi la dottrina!". "Molto bene, Signore", disse il venerabile Sona, e, obbedendo al Beato, recit a memoria tutte le sedici sezioni delle Ottave (atthakavaggikani), da capo a fondo. Quando il venerabile Sona ebbe finito di recitare il Beato lo ringrazi, dicendo: "Bene, bene, o monaco! Ben apprese a mente, ben considerate e riflettute, o monaco, sono queste sedici sezioni delle Ottave. Tu sei benedetto da una buona favella distintamente e chiaramente profferita, s da rendere chiaro ci che intendi dire. Quante stagioni di pioggia hai tu trascorso, monaco, [a studiare] ?". "Una soltanto, Signore". "Come mai hai rimandato tanto [il pronunciare i voti], o monaco?" "Da lungo tempo, Signore, avevo scorto il pericolo insito nelle passioni, ma la vita domestica, con tutti i suoi vincoli e le sue necessit, mi aveva trattenuto".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso ispirato:
"Vedendo la sofferenza nel mondo, avendo riconosciuto la Buona Legge come priva di substrato,
L'Ario non gode del male, nel male non si rallegra il Puro".
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora avvenne che, in quella medesima circostanza, il venerabile Revata il Dubbioso (Kankha-Revata) stesse seduto non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, il
corpo eretto, contemplando la propria purificazione nel passare di l da dubbio. Ed il Beato, vedendo lui che cos operava e, allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato:
"Qualunque siano i dubbi su questo mondo o sull'altro, o siano
dubbi propri o altrui,
i meditanti li abbandonano tutti, ardendo d'ascesi e conducendo
brahmanica esistenza!".
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, presso
la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora avvenne che, in
quella medesima circostanza, il venerabile Ananda, [pur]
essendo quello il giorno uposatha (97) (quindi festivo), apprestatosi ad uscire il mattino, presa la ciotola ed indossata la veste, entr in Rajagaha per la questua. E Devadatta (98), vedendo il venerabile Ananda che cos faceva, gli venne incontro e gli disse: "Da questo giorno in avanti, Ananda, mio
caro, indipendentemente dal Beato e indipendentemente dal
l'Ordine dei Monaci, osserver [la prescrizione di ogni attivit nel]l'uposatha e la Disciplina dell'Ordine". Il venerabile
Ananda, finito il giro della questua e ritornatone, dopo aver
consumato la sua refezione, and dal Beato e gli disse:
a Ecco, Signore, apprestatomi questa mattina ad uscire, presa
la ciotola e indossata la veste, entrai in Rajagaha. Devadatta,
che mi aveva visto questuare il cibo in Rajagaha, venuto da
me dicendomi: " Da questo giorno in avanti, Ananda, mio
caro, indipendentemente dal Beato e indipendentemente dall'Ordine dei monaci, osserver l'uposatha e la disciplina dell'Ordine ". Oggi, o Signore, Devadatta cagioner lo scisma
nell'Ordine ed osserver [il proprio] uposatha e la disciplina
dell'Ordine".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in
quel momento il seguente verso ispirato:
a Facile per il buono la buona azione, difficile per il cattivo la buona azione.
Facile per il cattivo la mala azione, difficile per gli Arii la mala azione" (99).
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato compiva il suo giro presso le genti di Kosala, accompagnato da una grande turba di monaci. Ora avvenne che, in tale circostanza, molti ragazzi, non lungi dal Beato, si facessero beffe [di loro]. Ed il Beato, vedendoli agire cos, ed intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Gli scimuniti, sapienti a chiacchiere, spaziano nel campo delle parole,
si sgolano quanto vogliono: non conoscono, per, chi li conduce!"(100).
10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il
Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di
Anathapindika. Ora, in quella circostanza, accadde che il venerabile Culapanthaka stesse seduto a gambe incrociate non lungi dal Beato, mantenendo il corpo eretto e con la consapevolezza ben stabilita di fronte a s (101). E il Beato, vedendo lui che cos operava e, allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer allora questo verso ispirato:
"Col corpo ben stabilito, con la mente ben stabilita, in piedi, seduto o giacente,
quando un monaco risieda nella consapevolezza, ha gi conquistato la prima e L'ultima eccellenza.
Conquistata la prima e l'ultima eccellenza, proceda invisibilmente per il Re della Morte".
CAPITOLO VI
JACCANDHA (102)
1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Vesali, nel Grande Bosco, al Palazzo dal Tetto Appuntito. Ora avvenne che il Beato, apprestatosi ad uscire nel mattino, presa la ciotola e indossata la veste, entr in Vesali per la questua del cibo. Ritornato dal suo giro in Vesali e consumata la refezione, chiam il venerabile Ananda, dicendo "Ananda, prendimi una stuoia; andr al santuario (cetsya) Capala per il riposo del pomeriggio". "Benissimo, Signore", rispose il venerabile Ananda, e, presa una stuoia, segu passo a passo il Beato.
Quando ebbe raggiunto il santuario Capala, il Beato si sedette sulla stuoia preparatagli. (E il venerabile Ananda, salutato il Beato, gli sedette accanto). Una volta sedutosi [anche] il venerabile Ananda, il Beato gli disse questo: "Deliziosa,
o Anelnda, Vesali! Piacevoli sono i santuari di Udena, ed il santuario Gotamaka! Gradevole il santuario dei Sette Manghi (Sattamba), il santuario dei Molti Figli (Bahuputta), piacevole quello di Sarandada! Gradevole il santuario Capala! Chiunque, o Ananda, si sia allenato [nella meditazione], si sia [interiormente] dilatato, si sia fatto un veicolo [della meditazione], si sia fatto una base, si sia applicato strenuamente, abbia accresciuto e pienamente intrapreso i quattro fondamenti dei poteri miracolosi (103), una tale persona, se lo desiderasse, potrebbe rimanere [sulla terra] tutto un eone (104) o quanto
ne rimane! Ora, Ananda, il Tathagata si allenato e cos,
se scegliesse [di rimanere], potrebbe restare [sulla terra] un
eone, o quanto ne rimane o. Per, nonostante che un'allusione cos fosse stata avanzata dal Beato, nonostante che il
suo significato fosse cos chiaro e ovvio, Ananda non pot
penetrarne il significato. Cos egli non preg il Beato,
dicendo: " Signore, possa il Beato restare per tutto un
eone. Possa il Beato restare per il resto di un eone, per
il vantaggio di molta gente, per la felicit di molta gente, per
compassione verso il mondo, per il benessere, il profitto e la
felicit degli di e dell'umanit", tanto la sua mente era
sviata da Mara.
Indi una seconda volta il Beato disse al venerabile Ananda:
o Deliziosa, o Ananda, Vesal; (eccetera); chiunque, o
Ananda, si sia allenato una siffatta persona, se lo desiderasse, potrebbe rimanere [sulla terra] un eone, o quanto ne
rimane! Ora il Tathagata si allenato .e cos, se scegliesse, potrebbe restare [sulla terra] un eone o quanto ne
rimane! l). Ed una seconda volta il venerabile Ananda non
pot penetrare il significato dell'allusione Ancora una terza
volta il Beato ripet le medesime parole ed una terza volta
Ananda non riusc a penetrare il significato dell'allusione.....
tanto era stato sviato da Mara.
Allora il Beato disse al venerabile Ananda: "Vai pure, Ananda, e fai quello che adesso ti sembri opportuno". "Cos far, Signore", rispose il venerabile Ananda al Beato; si alz da dove stava seduto e salut il Beato girandogli attorno verso destra, e se ne and via, per sedersi ai piedi di un albero non molto distante.
Poco dopo che Ananda se ne fu andato, Mara, il Malefico, venne dal Beato e, venuto che fu, Gli disse: "Si estingue, ora, il Beato! Si estingue ora Colui che Bene Andato (sugata)! gi tempo, per il trapasso del Beato! Cos era stato detto, Signore, dal Beato: " Non mi estinguer, o Malefico, fintanto che i miei monaci non siano discepoli bene esercitati, disciplinati e pieni di fede, che abbiano conquistato la sicurezza (yogakkhema), che abbiano udito molto, che conoscano la Buona Legge a memoria, che procedano secondo la Buona Legge, che procedano secondo il dovere, che vivano secondo la Buona Legge, accogliendo ci che abbiano appreso dal loro proprio maestro, finch non saranno in condizione di proclamare, insegnare, dimostrare ulteriormente, stabilire, rivelare, analizzare e rendere facile [la Buona Legge]: fino a che non saranno capaci di confutare ogni errata dottrina che sorga e che possa essere ben confutata con giusto ragionamento, finch non insegneranno la Buona Legge, che porta con s la Liberazione". Ora, Signore, i monaci del Beato sono [ormai tali] discepoli bene esercitati, disciplinati, pieni di fede..... capaci di proclamare ed insegnare la Buona Legge, che porta con s la Liberazione. Quindi ora, o Signore, si estingua il Beato! Si estingua Colui che Bene Andato! Questo il tempo, Signore, per l'estinzione del Beato! Perch fu detto, con la parola stessa del Beato: " Non mi estinguer, o Malefico, fintanto che i miei monaci, devoti laici, sia maschi
che femmine (eccetera) ". Inoltre, questo fu detto dal
Beato: " Io non mi estinguer totalmente, o Maligno (105), fintanto che questa mia brahmanica disciplina non sia potente e prospera, diffusa ed ampiamente nota, resa popolare e proclamata lontano da di e da uomini". Ed ora, Signore, questa brahmanica disciplina del Beato potente e prospera, diffusa ed ampiamente nota, resa popolare e proclamata lontano da di e da uomini. Pertanto, voglia il Beato estinguersi totalmente! Voglia Colui che Bene Andato estinguersi totalmente! tempo, ormai, per la totale estinzione del Beato!".
A queste parole cos replic il Beato a Mara, il Maligno: "Non ti contristare troppo, tu, o Maligno! Fra non molto tempo avverr la totale estinzione del Tathagata. Alla fine di tre mesi, a partire da oggi, il Tathagata si estinguer totalmente".
Di conseguenza il Beato, nel santuario di Capala, pieno di consapevolezza e di dominio su se stesso, rigett l'insieme delle strutture vitali (107). E, quando il Beato ebbe rigettato le strutture vitali, avvenne un grande terremoto, e si sent dal cielo un formidabile tuono, tale da far rizzare i capelli. Ed il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Quanto era venuto ad essere, di misurabile e di non misurabile,
rigett l'asceta; raccolto in se stesso, composto, egli spezz, come una cotta a
maglia, ci che si era connaturato in lui" (107).
2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel parco orientale, nel palazzo a molti piani della madre di Migara. In quel tempo, verso sera, il Beato, essendosi alzato dal suo raccoglimento,
sedeva fuori di casa, sotto il portico. Allora giunse il re Pasenadi, il kosalese, per visitare il Beato, che lo salut e gli si sedette accanto. In quella stessa occasione passarono non lungi dal Beato sette asceti dai lunghi capelli, sette Nigantha (Nirgrantha), sette nudi asceti, sette di quelli che portano addosso solo uno straccio e sette Erranti (paribbajaka), con le unghie lunghe, le ascelle pelose, portando il fardello in cima ad un palo, sulla spalla(105).
Ora quando il kosalese, il re Pasenadi, vide tutti quei gruppi di sette, si alz da dove era seduto e, gettando il lembo della veste sulla spalla, piegando il ginocchio destro a terra, alz le palme congiunte verso quei gruppi di sette e pronunci tre volte il suo nome, dicendo cos: " Signori, io sono il re Pasenadi, il kosalese! ". Quindi, non molto tempo dopo che erano passati quei sette asceti dai lunghi capelli, i sette Nigantha, i sette asceti nudi, i sette asceti vestiti di un cencio solo
ed i sette erranti il re Pasenadi, il kosalese, torn dal Beato
e, avendolo nuovamente salutato, gli sedette accanto e gli
disse: "Signore, vi forse qualcuno, fra coloro, che possa
essere annoverato fra quelli che nel mondo sono Arhat o
hanno raggiunto la via degli Arha?. "Questa cosa, maharaja, ben difficile che venga conosciuta da uno come te,
che vive la vita delle passioni, che vive una vita assillata da
moglie e figlio, che gode nell'uso del legno di sandalo di
Benares, coperto di ghirlande ed unguenti, maneggiando oro
e argento - difficile per te il dire: " Costoro sono Arhat",
o " quegli altri hanno raggiunto il sentiero degli Arhat".
E trattando da vicino un uomo, o maharaja, che se ne conosce
la virt, e questo anche dopo molto tempo! Non certo da
parte di qualcuno che ci pensi di sfuggita, o non ci pensi
affatto; da parte di un uomo saggio, non da parte di uno stupido. vivendoci assieme, maharaja, che si conosce l'integrit morale di un uomo in tempo di sventure, maharajah, che la sua forza pu essere conosciuta, conversando
con lui, maharaja, che si conosce la sua saggezza, e anche
questo dopo lungo tempo, ma non da chi vi dedichi un pensiero fuggitivo, o non ci pensi affatto: da un saggio, non da
uno stupido!" . meraviglioso, Signore!: meraviglioso
come questo stato detto bene dal Beato: " Questo, maharaja, difficile che venga conosciuto da te [pu venir conosciuto] da un saggio, non da uno stupido " (109). Tutte queste
persone sono miei informatori. Essi percorrono ed investigano
una provincia, indi vengono da me. Ci che essi hanno prima
investigato, giudico io dopo (?). Per ora, o signore, quando
si saranno mondati dalla polvere e dal sudiciume, quando
avranno fatto un bagno, si saranno unti ed avranno raso la
barba, rivestiti di bianchi indumenti, forniti e dotati [come
sono] dei cinque sensi, si daranno al piacere".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:
"Ci si rafforzi in tutti i sensi, non si sia uomo appartenente ad
un altro.
Non si viva dipendendo da un altro, non si faccia mercato della
Buona Legge!".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, il Beato se ne stava assiso contemplando tutte le proprie condizioni non giovevoli, che egli aveva abbandonato, e tutte le varie condizioni giovevoli, che egli aveva portato a compimento, coltivandole pienamente.
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:
"Vi era all'inizio, poi non vi fu; non vi era all'inizio, poi vi fu. Non Vi era, non vi sar e nemmeno ora appare! ".
4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, una grande folla di monaci e di brahmana, che erano degli Erranti, seguaci di varie dottrine, entr in Savatthi per la questua di cibo. Essi sostenevano differenti vedute; erano tolleranti in alcune cose [ad in altre no], favorivano differenti idee ed erano inclini a credere a questa o a quella teoria. Alcuni, fra i monaci ed i brahmana, parlavano a favore di una particolare teoria o affermavano un altro punto di vista, [dicevano, ad esempio,] che il mondo eterno, che questa la verit, e che ogni altra
teoria vana. Altri monaci ed altri brahmana sostenevano
invece che il mondo non eterno, che questa la verit, e che
ogni altra teoria vana. Altri che il mondo limitato
altri che illimitato altri affermavano che il principio vivente (jiva) il corpo, altri che il principio vivente una
cosa, e che il corpo un'altra cosa Alcuni sostenevano che
il Tathagata di l dalla morte altri che questo non di l
dalla morte altri che non n non di l dalla morte:
che questa la verit ed ogni altra teoria vana.
Cos tutti costoro, gi per natura litigiosi, rissosi e disputanti, si ferivano l'un l'altro con le armi della lingua, affermando: "il Dhamma cos e cos, non cos e cos; esso ,
esso non ....". Ora avvenne che un gran numero di monaci,
apprestatosi ad uscire di mattina, presa la ciotola ed indossata la veste, entr a Savatthi per la questua del cibo e, dopo
aver compiuto il suo giro e mangiato il cibo mendicato, and
dal Beato e Gli disse: "Signore, si trova attualmente a
Savatthi una turba di monaci e di brahmana, che sono degli
Erranti, ognuno dei quali sostiene teorie differenti, cos congegnate (si enunciano le teorie di quegli asceti)......". Allora disse il Beato: "Monaci, gli Erranti che sostengono altre teorie sono ciechi, non veggenti. Essi non conoscono ci che profittevole, essi non conoscono ci che non profittevole. Essi non conoscono affatto il Dhamma, essi non conoscono nemmeno ci che non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose [permangono nella] loro natura litigiosa, rissosa e disputante, sostenendo [tutte queste teorie e punti di vista].
..... Anticamente, o monaci, vi fu in questa stessa Savatthi; un
certo re. Dunque, o monaci, il re chiam un uomo dicendogli: " Vieni, brav'uomo, va' e raduna assieme in un solo luogo tutti i nati ciechi che vi sono in Savatthi ! ". " Cos far,
Sire", rispose l'uomo, che, obbedendo al re, radun assieme
tutti i nati ciechi di Savatthi. Fatto ci, and dal re e gli
disse: " Sire, tutti i nati ciechi presenti in Savatthi; sono stati
riuniti ". " Allora, brav'uomo, mostra ai ciechi un elefante ".
" Cos far, Sire ", disse l'uomo. Fece come gli era stato detto,
indi disse ai ciechi: " O ciechi, questo un elefante! ", e ad
uno di loro present la testa dell'elefante, ad un altro l'orecchia, ad un altro la zanna, ad un altro la proboscide, ad un
altro la zampa, ad un altro la schiena, ad un altro la coda e
ad un altro il ciuffo terminale della coda, dicendo ad ognuno
che quello era l'elefante. Ora, o monaci, quell'uomo, dopo
aver presentato l'elefante ai ciechi in tale maniera, venne dal
re e gli disse: " Sire, L'elefante stato presentato ai ciechi.
Fa' ora quello che ti pare". Allora, o monaci, quel re and
dai ciechi e disse ad ognuno di loro separatamente " Bene,
cieco, hai ' visto ' L'elefante ? ". " S, Maest ". " Allora
dimmi, o cieco, che specie di cosa l'elefante ? ". Allora quello
a cui era stata presentata la testa disse: "Sire, l'elefante
simile ad un orcio". Quelli che avevano percepito solamente
l'orecchio risposero: " Sire, l'elefante simile ad un crivello". Quelli che avevano toccato la zanna dissero che
l'elefante un vomere. Quelli che avevano toccato solo la
proboscide dissero che l'elefante un aratro; quelli che I
avevano toccato solo il tronco dissero che l'elefante un granaio; quelli che avevano toccato la zampa dissero che una
colonna; quelli che avevano toccato la schiena, che un mortaio; quelli che avevano toccato la coda, che un pestello; quelli che avevano toccato il ciuffo terminale della coda, che una scopa. Indi [i ciechi] cominciarono a disputare, gridando: " S, questo!", " No, non lo ! ", " L'elefante non quello! ", " Ma s, proprio questo! ", e cos continuarono, finch giunsero a picchiarsi per tale ragione. Allora, o monaci, il re si divert alla scena. Proprio cos sono quegli Erranti asceti che sostengono altre teorie, ciechi, non vedenti, ignoranti di ci che vantaggioso, ignoranti di ci che svantaggioso. Essi non conoscono affatto il Dhamme. Essi non conoscono che cosa non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose essi sono di natura litigiosi, rissosi e disputanti, ognuno sostenendo che le cose stanno cos e cos" (111)
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:
"Come sono attaccati a queste [teorie] quei diversi monaci e
brahmana!
Cos, immersi [nel loro particolare], litigano gli uomini che vedono un solo lato [della realt] !".
5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, una grande folla di monaci e di brehmene, che erano degli Erranti, seguaci di varie dottrine, entr in Savatthi per la questua del cibo.....
(eccetera, come nel sutta precedente) Essi sostenevano differenti vedute ad esempio, che il mondo eterno e che
questa la verit e che ogni diversa teoria vana. Altri, invece, affermavano che il mondo non eterno e che ogni
diversa teoria vana (eccetera, come nel precedente sutta).
Allora un gran numero di monaci, recatosi dal Beato rifer
questi discordanti punti di vista al Beato, il quale rispose:
"Monaci, quegli asceti Erranti, che sostengono altri punti di
vista, sono ciechi, non vedenti: essi non conoscono ci che
vantaggioso, n conoscono ci che non arreca vantaggio: essi
non conoscono il Dhamma n conoscono ci che non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose essi sono di
natura litigiosi, rissosi e disputanti, perch affermano in contrasto queste e queste teorie (eccetera)....".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer
questo verso ispirato:
Oh, come sono attaccati a queste [teorie] quei diversi monaci e brahmana! mezzo [al guado] sprofondano, senza avere il piede fermo sulla sponda!"
6. Come il precedente sutta, eccetto il verso ispirato
finale) Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato: "Gli uomini, dediti all'idea di
essere agenti (112), vincolati all'idea che anche gli altri uomini
sono agenti, non afferrano il senso di questo, non vedono la
spina. Per colui che attentamente consideri questo come una
spina non esiste pi l'idea " io sono quello che agisce ", "
l'altro quello che agisce! " (113).
"Questa gente, guidata dalla vanit, dalla vanit legata, dalla vanit vincolata. Protesa ad affermare le sue teorie non sorpassa il flusso del samsara!"
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerabile Subhuti stava seduto non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, avendo conseguito quello stadio di estasi meditativa (samadhi) che privo di concezioni mentali. Ora il Beato, vedendo il venerabile Subhuti cos assiso non lungi da lui, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, avendo conseguito quello stadio di estasi meditativa che privo di concezioni mentali (114), avendo il Beato intuito il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Colui il cui intimo s ha disperso i pensieri, ben enucleati [da
s], senza residui, superato questo attaccamento diventa conscio dell'informale: trasceso il quadruplice vincolo egli non pi rinasce!".
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. In quel tempo due bande, in Rajagaha, erano innamorate, infatuate di una certa prostituta. Per causa sua si abbassavano a litigi, chiassate ed ingiurie: si prendevano reciprocamente a pugni, si attaccavano gettandosi zolle di terra, battendosi con bastoni ed armi, sicch, per tale ragione [alcuni] incontrarono la morte, o dolore come la morte.
Ora un gran numero di monaci, apprestatosi ad uscire il mattino, presa la ciotola ed indossata la veste, entr in Rajagaha per la questua del cibo. Fatti i loro giri in Rajagaha, consumato il cibo mendicato, i monaci vennero dal Beato, lo salutarono e, avendolo salutato, sedettero in un canto. Una volta seduti, dissero al Beato: "Signore, in Rajagaha vi sono
due bande (eccetera)", e spiegarono tutto ci che accadeva.
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, in quel momento proffer il verso ispirato:
"Ci che stato ottenuto, ci che si vuole ottenere - entrambe le direzioni sono infette di passione (115) per quel malato che intento a loro, che per loro si affanna.
Coloro che attribuiscono valore al vivere secondo virt, al seguire la castit - questa una direzione.
Coloro che, invece, dicono: " non c' danno nei desideri sensuali " - questa una seconda direzione.
Tutte e due le direzioni fanno crescere i carnai: i carnai, a loro volta, accrescono le teorie.
Non riconoscendo queste due direzioni alcuni soggiacciono, altri
oltrepassano i limiti. .
Quanto a coloro, per, che, pienamente riconoscendo entrambe ` .
le direzioni, non hanno seguito tale modo di pensare, n se ;
ne sono vantati, per costoro non vi bisogno di insegnare il .
giro [della ruota delle esistenze] " (116).
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il Beato se ne stava seduto all'aria aperta, in una notte assolutamente buia, per cui erano state accese lampade ad olio. E proprio per questo sciami di insetti alati cadevano continuamente in quelle lampade ad olio, e perci trovavano la loro fine, si distruggevano e continuavano a distruggersi. E il Beato vide quegli sciami di insetti alati che cos facevano e, in quel momento, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato:
Si affrettano e passano oltre, ma falliscono a cogliere l'essenza: un vincolo sempre nuovo essi crescere fanno,
e cadono come moscerini nella lampada. Cos sono intenti alcuni a ci che odono e vedono! ".
10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Avvenne che il venerabile Ananda and dal
Beato e gli disse questo: " Signore, fintanto che i Tathagata non sorgono nel mondo, essi che sono Arhat rettamente
e pienamente risvegliati, gli asceti Erranti che sostengono differenti dottrine sono stimati, considerati, venerati, rispettati
e tenuti in grande onore, ricevendo provviste di vesti, cibo
questuato, giacigli e seggi, conforti e medicine in caso di
malattia. Ma, Signore, allorch i Tathagata appaiono nel
mondo, essi che sono Arhat, rettamente e pienamente risvegliati, allora codesti Erranti, che sostengono altre dottrine,
non sono pi stimati, non pi considerati, non pi venerati,
non pi rispettati e tenuti in considerazione (eccetera).
Cos ora, o Signore, il Beato stimato, considerato e cos
pure l'Ordine dei monaci ". " proprio cos, Ananda! Fintanto che i Tathagata non sorgono, nel mondo [avvengono
i fatti che hai detto] ma, allorch un Tathagata viene ad
essere quei fatti cessano. Cos ora il Beato stimato, considerato e venerato (eccetera) e cos pure l'Ordine dei
monaci".
A tale proposito il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
" Brilla l'insetto finch non sorge il Portatore di Luce.
Quando lo Splendente sorto, uccisa la sua luce, esso pi non
brilla.
Tale la luce dei settari: fintanto che non appaiono nel mondo
Coloro che sono rettamente e pienamente Risvegliati, i meri speculatori non danno luce e neppure i loro seguaci, n quelli dalle false teorie possono liberarsi dal Dolore!".
CAPITOLO VII
CULA-VAGGA
(IL CAPITOLO BREVE)
l. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Avvenne che, in quella circostanza, il venerabile Sariputta stesse, in modo crescente ed in diverse maniere, erudendo, incitando, rallegrando e deliziando il venerabile Bhaddiya-il-nano (Lakunthaka-Bhaddiya), con un discorso riguardante il Dhamma. Allora lo spirito di Lakunthaka-Bhaddiya, essendo stato cos istruito, incitato, rallegrato e deliziato, ebbe lo spirito liberato da [ogni] attaccamento senza il minimo sforzo (an-upadaya). E il Beato vide
il venerabile Lakunthaka-Bhaddiya che era stato cos istruito
..... dal venerabile Sariputta con lo spirito liberato da ogni
attaccamento senza il minimo sforzo: pertanto, in quel momento, intuendo il significato di ci, proffer questo verso
ispirato:
"In alto, in basso (117), ovunque liberato, non pi si riguarda come: " io sono questi ";
cos liberato attravers la fiumana mai traghettata, per non tornare mai pi a rinascere!".
2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora proprio in quella circostanza, il venerabile Sariputta stava, in modo crescente ed in diverse maniere, istruendo, incitando, rallegrando e deliziando il venerabile Lakunthaka-Bhaddiya, con un discorso riguardante il Dhamma, tutto ci nel modo pi serio, perch lo considerava un allievo. E il Beato vide il venerabile Sariputta che cos faceva ed in quel momento, intuendo il significato di ci,
proffer questo verso ispirato:
"Spezzato ha il vortice, conquistato il non-desiderio; prosciugata, non pi fluisce la fiumana; infranta, non gira pi la ruota (118) Questa la fine del Dolore!".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, vi erano in Savatthi uomini in gran parte disordinatamente attaccati ai desideri, che vivevano gaudenti, bramosi, desiderosi, infatuati, impacciati ed avvelenati dai desideri. Ed un gran numero di monaci dopo aver compiuti i giri per la questua, in Savatthi,
venne dal Beato e gli descrisse tali condizioni. Quindi il
Beato, intuendo il significato di ci, proffer questo verso
spirato:
"Vivendo [immersi] nel desiderio, aderendo alle brame, senza percepire errore in questo legame, cos vincolati ed attaccati, non potranno mai attraversare l'onda cos grande e possente! "
4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, vi erano in Savatthi
molti uomini disordinatamente attaccati ai desideri, ..(come
nel sutta precedente) avvelenati ed acciecati dai desideri.
Allora il Beato, apprestatosi ad uscire il mattino, indossata
la veste e presa la ciotola, entr in Savatthi per la questua del
cibo. Ed in Savatthi il Beato contempl quegli uomini che
vivevano disordinatamente, attaccati ai desideri avvelenati
ed acciecati dai desideri. Allora, intuendo il significato di ci,
Egli proffer in quel momento questo verso ispirato:
I ciechi di desiderio sono come presi in una rete, coperti dalla cappa della brama;
quelli legati col vincolo della distrazione sono come pesci nella
rete ad imbuto; vanno verso la vecchiaia-e-morte come un vitello da latte verso la
madre ".
5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Bhaddiya-il-nano se ne veniva camminando dietro ad un gran numero di monaci, per visitare il Beato. Ed il Beato vide il venerabile Bhaddiya-il-nano venire seguendo un gran numero di monaci, ancorch da lontano - brutto, sgradevole a vedersi, gobbo e generalmente disprezzato dai monaci - . Guardando lui, il Beato si rivolse ai monaci, dicendo: "Monaci,
vedete voi venire da laggi quel monaco che generalmente disprezzato dai monaci? ". "S, Signore" "Ebbene,
monaci, quel monaco dotato di grande potere, di grande
energia. Non certamente facile da conquistare ci che egli
non aveva precedentemente conquistato, anche ci per cui i
figli di famiglia giustamente lasciano la casa per la vita errante, anche quel supremo fine della vita brahmanica che egli
ha conquistato, nel quale egli dimora sicuro, essendo giunto a
conoscerlo pienamente per se stesso e ad inverarlo!"
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
" Dalle membra pure, immacolato, procede il carro con una ruota (119),
Guardalo, com'egli viene! Senza macchia, avendo tagliato la corrente, svincolato! ".
6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di
Anathapindika. Avvenne che, in quella circostanza, il venerabile Anna[ta] Kondariria (120) stesse seduto a breve distanza dal Beato, con le gambe incrociate e col tronco eretto, contemplando il proprio svincolamento conseguente alla distruzione della brama. E il Beato contempl il venerabile Arina Kondarir-La che cos operava e, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il seguente verso ispirato:
"Colui la cui radice non in terra, non ha foglie: quindi dove le liane?
Quel forte, svincolato da ogni legame, chi degno di lodarlo?
Non son soli gli dei a lodarlo: anche da Brahma egli fondato! ".
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il Beato se ne stava seduto contemplando il proprio abbandono delle concezioni e delle idee [concomitanti] allo sviluppo [degli ostacoli] (121), Allora il Beato, riconoscendo come egli avesse abbandonato le proprie idee e concezioni concomitanti allo sviluppo [degli ostacoli], proffer in quel momento il verso spirato:
"Colui nel quale sviluppo e permanenza [dell'ostacolo] non esistono, che ha superato vincolo ed ostruzione,
questo silenzioso che, privo di brama, procede, lui non conosce il mondo con tutti gli di! ".
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika Ora, in quella circostanza, non lungi dal Beato stava seduto il venerabile Maha-Kaccana, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, con la consapevolezza della
sua entit corporea (121) ben stabilita di fronte a se stesso. E il Beato contempl il venerabile Kaccana cos operante e, quindi, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
" Colui la cui consapevolezza in ogni senso e perennemente ben stabilita riguardo al corpo [mentre pensa]:
" ci non sia e per me non sarebbe ", " ci non sar e per me non avverr" (123), cos dimorando di stato in istato, a suo tempo sar di l da ogni attaccamento!"
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato, compiendo i suoi giri fra i Malla, assieme ad una grande comitiva di monaci, giunse a Thuna, un villaggio brahmana della gente Malla. Ed i brahmana capifamiglia udirono la novella: " Si dice, amici, che Gotama il monaco, uscito dalla stirpe dei Sakya, stia compiendo i suoi giri in mezzo ai Malla con una grande comitiva di monaci, ed abbia raggiunto Thuna ". [Di conseguenza] colmarono il pozzo fino all'orlo con ogni sorta di erbacce e paglia [, pensando]: " Non attingano acqua quei monaci dal capo raso ". Ora il Beato, uscendo dalla strada principale, and verso la radice di un certo albero: giunto col sedette in un luogo apprestatogli e, una volta assiso, si rivolse al venerabile Ananda, dicendogli: "vieni, Ananda, fammi avere un sorso da questo pozzo ),. A queste parole il venerabile Ananda rispose al Beato: " Proprio adesso, signore, quel pozzo stato ostruito fino all'orlo da erbacce di ogni sorta e paglia da quei brahmana capifamiglia [, col pensiero]: " non attingano acqua quei monaci dal capo raso " ". Pi tardi il Beato ripet la richiesta una seconda volta ed il venerabile Ananda diede la
medesima risposta. Una terra volta ancora il Beato ripet la richiesta e, allora, il venerabile Ananda rispose: "Cos sia, Signore", prese la ciotola e si diresse verso il pozzo. Ora, appena il venerabile Ananda si fu avvicinato a quel pozzo, esso vomit tutta quell'erbaccia e paglia, rimanendo pieno fino all'orlo di acqua trasparente, limpida e tranquilla, che persino trabordava. A questo fatto il venerabile Ananda pens: "Meraviglioso questo ! Un vero miracolo stato operato dal grande potere e dalle grandi facolt sovrannaturali del Beato! Perch mai questo pozzo, appena mi sono avvicinato, ha vomitato tutte quelle erbacce e paglia, ed ora rimane pieno fino all'orlo di acqua trasparente, limpida e tranquilla, che persino traborda.....? ". Cos, empita d'acqua la
ciotola, se ne torn al Beato e, giunto che fu da lui, gli disse:
" Che meraviglia! Un miracolo invero stato operato dal
grande potere e dalle grandi facolt sovrannaturali del
Beato ! Voglia il Beato bere l'acqua! Voglia il Beato bere
l'acqua ! "
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
" Perch si dovrebbe costruire un pozzo, se le acque sono ovunque? Una volta troncata la "sete" alla radice, cosa si dovrebbe andare
a cercare? ".
10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kosambi, nel parco Ghosita. Ora, in quella occasione, il gineceo del re Udena, che era andato al [padiglione] del parco, prese fuoco, e cinquecento donne vi incontrarono la morte, prima fra di loro Samavati. Quindi un gran numero di monaci, che, al mattino, indossata la veste e presa la ciotola, erano entrati a Kosambi per la questua e,
dopo, avevano consumato la loro refezione vennero dal
Beato e, venuti che furono, lo salutarono, sedettero in un
canto e gli chiesero " Qui il gineceo del re Udena ha
preso fuoco Dicci, Signore, quale il destino, a quale
forma di esistenza andranno incontro quelle devote laiche? ".
" Monaci, fra quelle devote alcune sono entrate-in-corrente, altre dovranno ritornare sulla terra una volta sola, altre ancora non avranno bisogno di ritornare pi. Non senza frutto, monaci, che quelle devote laiche abbiano incontrato la loro fine! "
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
" Legato all'illusione il mondo, il suo essere appare un [continuo] divenire; lo stolto, condizionato al " substrato" (125) dalle tenebre ravvolto; [il mondo gli] appare come eterno: per chi veramente guarda
esso nulla! "
CAPITOLO VIII
PATALIGAMA (125)
1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il Beato istruiva, incitava, illuminava e rallegrava i monaci con un discorso d'accordo col Dhamma che riguardava il Nibbana. E quei monaci, prestando intensa attenzione, tutto afferrando nel loro spirito, stavano ad ascoltare la Buona Legge con orecchie attente.
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
" Vi , o monaci, quella condizione ove non ne terra, n acqua,
n fuoco, n aria, ove non n la sede dello spazio infinito n
quella dell'infinita coscienza, n quella della nullit, n quella
propria a " n-coscienza-n-non-coscienza", ove non n questo mondo n un mondo di l da questo, n entrambo assieme,
n luna, n sole. Da l, o monaci, io dichiaro, non si viene a nascere: ivi non si va [In quella condizione] non v' permanenza, non v' decadenza, non v' nascita. Non fissa, non si muove, non fondata su cosa alcuna. Quella , invero, la fine del Dolore ".
2 (Ripetizione del precedente sutta, cui segue :)
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci (= di questa
conversazione), proffer questo verso ispirato:
"Difficile da vedere il non-s: non facile certamente da vedere il Vero;
trafitta la " sete " per chi conosce: per chi vede, nulla v'! ".
3 (Ripetizione del sutta precedente, cui segue :)
Quindi il Beato proffer questo verso ispirato:
"Vi , o monaci, il non-nato, il non-divenuto, il non-fatto, il non-composto. Monaci, se questo non-nato, non-divenuto, non-fatto, non-composto non fossero, non si conoscerebbe modo di sfuggire a questo nato, divenuto, fatto, composto. Perci, o
monaci - dato che vi un non-nato - si conosce rifugio
da questo nato, divenuto, fatto, composto "
4 (Ripetizione dei primi tre sutta, cui si aggiunge :)
Quindi il Beato proffer questo verso ispirato:
"Per chi dipende [da altro] che s vi il vacillare, per chi non dipende non vi vacillare. Non esistendo vacillare vi calma; essendovi calma non vi piacere [in cosa diversa da s]: non essendovi piacere, non v' andare-e-venire; non essendovi andare-e-venire, non v' decesso e-rinascita; non essendovi decesso-e-rinascita non vi n " qui" n " [al di] l ", n alcunch di mezzo ai due. Questa , invero, la fine del Dolore "
5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato stava compiendo i suoi giri fra i Malla, assieme ad una grande comitiva di monaci, quando giunse a Pava. Ed avvenne che il Beato si allogasse nel bosco di manghi di Cunda, il (figlio del) fabbro (kammdra-putta) (126), in Pava. Ora, a Cunda,
al fabbro capit di sentire: " Si dice che il Beato, nel compiere i suoi giri con una grande comitiva di monaci, sia giunto a Pava ", [e, aggiunse lui,] a si sia trattenuto nel mio bosco di manghi ". Quindi Cunda, il fabbro, and a visitare il Beato e, giunto che fu, lo salut e sedette in un canto. Come egli si fu cos seduto, il Beato lo istru, incit, illumin e lo rese felice con un discorso d'accordo con la Buona Legge.
Allora Cunda il fabbro, in tale maniera istruito, incitato, illuminato e reso felice, disse questo al Beato: " O Signore, consenta il Beato ad accettare il mio cibo, domani, assieme all'Ordine dei monaci! " Il Beato accett, rimanendo silenzioso. Allora Cunda, il fabbro, vedendo che il Beato accettava, si alz da dove stava seduto, salut il Beato girandogli attorno verso destra e se ne and. Indi Cunda, il fabbro, passata che fu la notte, prepar in casa sua del cibo scelto, sia duro che morbido, assieme ad un abbondante piatto di funghi porcini (127): indi annunci al Beato che era giunto il tempo [di mangiare], dicendo: " Signore, preparato il desinare ". Allora il Beato, apprestatosi all'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, usc assieme all'Ordine dei monaci, diretto alla casa di Cunda, il fabbro, e, giuntovi, sedette in un posto apprestatogli. Al momento di sedersi il Beato disse a Cunda il fabbro: " Cunda, quel piatto di porcini servilo a me. Quanto all'altro cibo, sia duro sia morbido, che tu hai preparato, servilo all'Ordine dei monaci ". " Cos sar, signore ", rispose Cunda, il fabbro, al Beato, e fece come gli era stato detto.....
Pi tardi il Beato disse a Cunda, il fabbro: "Cunda, quanto ai resti del piatto di porcini, seppelliscili in un fosso. Poich io non vedo alcuno, o Cunda, in tutto questo mondo con i suoi deva, i suoi Brahma, con tutta la schiera degli asceti e dei brahmana, io non vedo alcuno che, una volta mangiato questo cibo, possa digerirlo, altro che il Tethagete ". " Cos sia o, rispose Cunda, il fabbro, prestando orecchio a quanto gli diceva il Beato; quindi, dopo aver seppellito in un fosso i resti del piatto di boleti porcini, torn dal Beato e, avendolo salutato, sedette in un canto. Quando si fu seduto il Beato lo istru, lo incit, lo illumin e lo rese felice con un discorso d'accordo con la Buona Legge, indi si alz da dove era seduto e se ne and. Avvenne che, dopo che il Beato ebbe mangiato il pranzo offertogli da Cunda, il fabbro, gli venne una violenta malattia, con dolorose sofferenze accompagnate da flusso di sangue, s da condurre a morte. Tali dolori, invero, il Beato sostenne, sempre concentrato e composto, senza venirne angustiato.
Indi il Beato chiam Ananda, [dicendo]: "Ananda, andiamo ! Voglio giungere a Kusinara ". a Va bene, Signore", rispose il venerabile Ananda al Beato.
("Quand'ebbe ingerito il cibo di Cunda - cos io ho udito - quel Costante pat un duro malanno, che a morte lo condusse.
Poi che ebbe mangiato "la delizia porcina ", atroce malanno
crebbe al Maestro ".
"Finito il flusso ", disse il Beato, "io vado, dunque, a Kusinara ").
Quindi il Beato, uscendo dalla via maestra, si diresse verso la radice di un certo albero, giunto al quale chiam a s il venerabile Ananda, dicendogli: " Vieni, Ananda. Piegami in quattro la roba (= veste). Sono stanco, sieder". "S, Signore ", rispose il venerabile Ananda. E il Beato sedette sul posto preparatogli. Dopo essersi seduto, si rivolse al venerabile Ananda, e gli disse " Vieni, Ananda, vammi a prendere dell'acqua; sono assetato, vorrei bere"!
A queste parole il venerabile Ananda rispose al Beato: " Proprio ora, Signore, circa cinquecento carri sono passati per qua. L'acqua agitata dalle ruote, essendo poco fonda, scorre torbida e fangosa. Ma non molto lontano, Signore, vi il lume Kukuttha, con acqua spumeggiante e gradevole, fresca e chiara, di facile accesso, deliziosa. Ivi il Beato pu bere e rinfrescare le Sue membra ". Una seconda volta il Beato fece la medesima richiesta e ricevette la stessa risposta Una terza volta, ancora, il Beato fece la medesima
richiesta. Quindi il venerabile Ananda, dicendo: "Cos sia,
Signore", in obbedienza al Beato, prese la ciotola e and
verso quel ruscello [vicino]. Il ruscello, agitato dalle ruote
ed essendo poco fondo, scorreva torbido e fangoso. Ma, appena si fu avvicinato il venerabile Ananda, esso prese a scorrere chiaro e puro, fresco e trasparente. E il venerabile Ananda
pens: " Che meraviglia! Un miracolo, invero, stato compiuto dal Tathagata! Perch questo ruscello che, agitato dalle
ruote dei carri, essendo poco fondo, scorreva torbido e fangoso, quando mi sono avvicinato si messo a scorrere chiaro
e puro, fresco e trasparente ? ". Cos, presa l'acqua con la ciotola, and dal Beato e, avvicinandosi a Lui, disse: " Signore,
meraviglioso, un miracolo compiuto dal grande potere e
dalle grandi facolt del Tathagata! questo ruscello scorre
ora fresco e puro! Ne beva il Beato l'acqua!". Ed il Beato
bevve quell'acqua. Indi il Beato, con una gran comitiva di
monaci, venne al fiume Kukuttha, giunto che fu vi si immerse e, dopo essersi lavato, aver bevuto ed essere uscito dall'acqua, and al boschetto di manghi e si rivolse al venerabile
Cundaka: " Vieni, Cundaka! Preparami la mia roba piegata
in quattro! Sono stanco, mi sieder". " S, Signore", rispose
il venerabile Cundaka, e, obbedendo al Beato, prepar la
roba piegata in quattro. Indi il Beato giacque sul lato destro,
nella posizione del leone (128), posando un piede sul[la pianta
della altro, consapevole, conoscente, volgendo la mente alla coscienza di energia (? - utthana-sannam) (129). Tuttavia il venerabile Cundaka sedette allora di fronte al Beato.
"Giunto che fu il Beato al lume Kukuttha, dall'acqua tersa, fresca, trasparente,
vi si immerse, ben stanco, il Maestro, quaggi nel mondo impareggiabile Tathagata.
Lavato e dissetato [che fu], ne venne fuori, il Maestro, in mezzo alla scorta dei monaci.
Il Maestro, Istruttor della Legge, Beato - il Possente Signore and al bosco di manghi.
Un monaco chiam, detto Cundaka: " Piegami in quattro la veste per giaciglio ".
Da Quegli-che-ha-se-stesso-conseguito (bhavitattena) cos comandato, Cunda presto [obbed],
stendendo la veste piegata in quattro come giaciglio, sul quale si stese il Maestro affaticato. E Cunda (130) di fronte a lui si pose a sedere o).
Indi il Beato si rivolse al venerabile Ananda, dicendo: "Pu darsi, Ananda, che qualcuno faccia sorgere rimorso in
Cunda, il fabbro, dicendo: " una pecca per te, caro Cunda,
una disgrazia per te, caro Cunda, che il Tathagata sia trapassato definitivamente dopo aver mangiato il suo ultimo
cibo, offerto dalle tue mani! ". Tale rimorso per Cunda deve
venire impedito, o Ananda, [col dire]: " un prodotto per
te, caro Cunda. una grazia per te, caro Cunda, che il Beato
sia definitivamente trapassato dopo aver mangiato il suo
ultimo cibo offerto dalle tue mani. Faccia a faccia con Lui,
caro Cunda, io ho udito questo: faccia a faccia con Lui, caro
Cunda, ho accolto questo detto: ' Questi due doni di cibo sono esattamente di eguale merito, di eguale risultato, e sono ben pi fruttuosi e profittevoli di qualsivoglia altro dono di cibo. Quali due? Quel dono di cibo, dopo aver consumato il quale il Tathagata si risvegliato alla Suprema Illuminazione (anutaram sambodhim ) e quel dono di cibo, dopo aver consumato il quale il Tathagata trapassa finalmente in quella sfera
di Estinzione (nibbana-dhatu) che senza residuo. Questi due
doni di cibo sono di merito esattamente eguale, di eguale risultato, e sono ben pi profittevoli di qualsiasi altro dono di
cibo'. Per il venerabile Cunda il fabbro il kamma stato
accumulato s da condurlo a vivere una lunga vita .a godere della bellezza ad essere felice al mondo celeste ed
alla fama. stato messo in moto il kamma che porta alla
supremazia". Cos , o Ananda, come si deve impedire il
rimorso di Cunda il fabbro ".
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer il verso ispirato:
Per colui che d li merito cresce: per chi si raffrena non si
accumula l'ira.
L'uomo retto abbandona le cattive azioni; avendo distrutto brama,
avversione ed ottundimento, egli trapassa nell'Estinzione!".
6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a compiere i suoi giri fra i Magadhi e, con una grande comitiva di monaci, arriv a Pataligama. Ed i devoti laici di Pataligama udirono novella: "Il Beato, invero, assieme ad una grande comitiva di monaci giunto
a Pataligama ". Cos quei devoti laici andarono a visitare il
Beato. Venuti che furono da lui, lo salutarono e sedettero in
disparte. Cos seduti, dissero al Beato: " Prenda alloggio il
Beato nella nostra sala comunale! ". E il Beato accett mediante il suo silenzio. Quindi quei devoti laici, vedendo che
il Beato acconsentiva, si alzarono dai posti ove erano seduti,
lo salutarono girandogli attorno verso destra e se ne andarono alla sala comunale. Giunti che furono alla sala comunale
la apprestarono in ogni modo e in ogni lato, prepararono seggi, collocarono un bacile d'acqua ed appesero una lampada ad olio. Indi ritornarono dal Beato, lo salutarono [di nuovo]
..... e, stando in piedi, gli dissero: " Signore, la sala del consiglio pronta in ogni particolare. I seggi sono stati preparati, un bacile d'acqua stato collocato, una lampada a olio
stata appesa. Voglia il Beato fare ora ci che Gli sembri pi
opportuno ".
Quindi il Beato, apprestatosi ad uscire di mattina, indossata la veste e presa la ciotola, and con una grande comitiva di monaci alla sala comunale: giunto che vi fu ebbe i piedi lavati, entr nella sala e si assise addossato al pilastro centrale, volto ad oriente. L'Ordine dei monaci si lav pure i piedi, entr nella sala comunale e sedette addossato alla parete occidentale, guardando quindi ad oriente, col Beato di fronte a tutti. I seguaci laici di Pataligama si lavarono pure i piedi, entrarono nella sala del consiglio e sedettero col dorso appoggiato alla parete orientale, volti quindi ad occidente, ed avendo il Beato di fronte.
Allora il Beato si diresse ai devoti laici di Pataligama, dicendo: " Capifamiglia, cinque sono le cattive conseguenze (adinava) alle quali va incontro l'uomo immorale, in conseguenza del suo essere caduto fuori dalla virt. Quali sono queste cinque conseguenze?
1) In questo mondo, o capifamiglia, l'uomo immorale, caduto fuori della virt, in conseguenza del suo essere dedito alla distrazione (131) patisce una grande perdita di ricchezza. Questa la prima delle cattive conseguenze che patisce l'uomo immorale in seguito all'essere caduto fuori del cammino della virt.
2) Inoltre, o capifamiglia, per l'uomo immorale, caduto
fuori della via della virt, nasce una cattiva fama. Questa la seconda cattiva conseguenza.....
3) Inoltre, o capifamiglia, l'uomo immobile, che caduto fuori della via della virt, qualunque sia la societ nella quale si introduce, sia di guerrieri, di brahmana, di capifamiglia o di asceti, vi si appressa timido e vergognoso. Questa la terza cattiva conseguenza.....
4) Inoltre, o capifamiglia, l'uomo immorale, che caduto fuori della via della virt, finisce la sua vita stralunato, paralizzato (sammulha). Questa la quarta cattiva conseguenza.....
5) Infine, o capifamiglia, l'uomo immorale, che caduto fuori della via della virt, alla distruzione del corpo, quando morte sopravviene, procede verso un cattivo destino, cadendo in basso, nel Purgatorio. Questa la quinta cattiva conseguenza e tutte queste sono le cinque cattive conseguenze
che colpiscono l'uomo immorale, che caduto fuori della
via della virt.
Queste sono le cinque buone conseguenze, o capifamiglia, che toccano agli uomini virtuosi, poich hanno praticato virt (132). Quali sono?
I ) In questo mondo, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, dotato di virt, in conseguenza del suo essere dedito al l'attenzione consapevole, consegue una grande porzione di ricchezze. E questa la prima buona conseguenza a cui va incontro l'uomo virtuoso, per il fatto che segue la via della virt.
2) Inoltre, o capifamiglia, attorno all'uomo virtuoso, per il fatto che segue la via della virt, si diffonde una buona fama. Questa la seconda buona conseguenza.....
3) Ed ancora, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, in qualunque compagnia egli entri, sia di guerrieri che di brahmana, o di capifamiglia o di asceti, vi
entra fiducioso in se stesso e non confuso. Questa la terza buona conseguenza.....
4) Oltre a ci, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, finisce la propria vita in piena coscienza. Questa la quarta buona conseguenza.
5) Infine, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, alla distruzione del corpo, quando morte sopravviene, procede verso un buon destino, rinascendo nel mondo celeste. Questa la quinta buona conseguenza..... e tutte queste sono le cinque buone conseguenze che toccano all'uomo virtuoso, a cagione della sua pratica della virt
Cos il Beato, dopo aver istruito, incitato, illuminato e rallegrato i devoti laici di Pataligama con un discorso consono alla Buona Legge fino a tarda notte, li licenzi dicendo: "Ora, capifamiglia, la notte bene avanzata, fate adesso ci che vi sembri bene ". Quindi i devoti laici di Pataligama, rallegrati dalle parole del Beato, lo ringraziarono, si alzarono da dove erano seduti, salutarono il Beato girandogli attorno verso destra e se ne andarono. Avvenne che il Beato, non molto tempo dopo la partenza dei devoti laici di Pataligama, entr nel suo alloggio (sunnagaram). Circa in quello stesso tempo Sumdha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, costruivano una citt sul sito di Pataligama, allo scopo di contenere i Vajji (133). E, nello stesso tempo, un gran numero di devatas (134), in gruppi di un migliaio, si era stabilito nei luoghi delle costruzioni in Pataligama. Ora, accade che, quando devatas di grande potere occupano un luogo, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi ministri dei re a costruire abitazioni. Quando, invece, devatas di minore potere occupano un luogo, esse rendono inclini le menti dei minori governanti e dei loro ministri a costruire abitazioni. Il Beato, allora, contempl con la sua vista divina e sovrumana quelle devatas schierate per migliaia che occupavano siti in Pataligama. Egli vide che, ovunque le devatas occupino un sito, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi ministri ad edificare
abitazioni Ed alzandosi, alla fine di quella notte, quando
l'alba rischiarava il cielo, si rivolse al venerabile Ananda, dicendo: "Dimmi, Ananda, chi sta costruendo una citt in
Pataligama?". "Signore, sono Sunidha e Vassakara, grandi
ministri di Magadha, che stanno costruendo una citt a Pataligama per tenere lontani i Vajji".
"Certamente, dopo essersi consultati coi deva dei Trentatr (135) Ananda, si saranno messi a fabbricare la citt sul sito di Pataligama per tener lontani i Vajji. Io ho visto, Ananda, con lo sguardo celeste, purificato, sovrumano, un gran numero di devatas, in schiere di mille, che occupavano luoghi in Pataligama. In qualunque luogo devatas di grande potere occupano un sito, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi ministri dei re a costruire abitazioni. Quando, invece, devatas, di minore potere, occupano un luogo, esse rendono inclini le menti dei minori governanti e dei loro ministri a costruire edifici (ripetuto tre volte).
O Ananda, per quanto si stende la sede degli Arii, per quanto lungi i mercanti viaggino, questa sar la capitale delle citt, il luogo ove gli uomini apriranno le balle di mercanzia. Per, Ananda, tre sventure colpiranno Pataligama - cio - a causa di fuoco, a causa di acqua e a causa di discordia (136).
Ora Sunidha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, vennero a visitare il Beato. Venuti che furono lo salutarono cortesemente e, dopo lo scambio di saluti e convenevoli, restarono in piedi in un canto. Standosene cos in piedi, in un canto, i grandi ministri del Magadha, Sumdha e Vassakara, dissero questo al Beato: "Voglia il venerando signore Gotama accettare oggi il nostro invito a pranzo assieme all'Ordine dei monaci ". Ed il Beato acconsent con il silenzio.
Quindi Sunidha e Vassakara, vedendo che il Beato acconsentiva, se ne tornarono a casa e, giuntivi, fecero preparare
nella loro magione cibo scelto, sia duro che morbido, indi
annunciarono il tempo [di mangiare] al Beato, dicendo:
" il tempo, Signore Gotama, il cibo stato preparato! ". Allora il Beato, apprestandosi all'uscita mattutina, indossata la
veste e presa la ciotola, si rec in casa di Sumdha e Vassakara,
i grandi ministri del Magadha. Giunto che vi fu si assise in un
seggio preparatogli. Indi Sumdha e Vassakara servirono e
soddisfecero l'Ordine dei monaci, diretto dal Buddha, con cibo
scelto, vuoi tenero vuoi duro. Poi Sumdha e Vassakara vedendo che il Beato aveva mangiato quanto gli soddisfaceva
ed aveva ritirato la mano [destra] dalla ciotola [e lavato entrambe], presero uno sgabello e sedettero in un canto. Come
si furono seduti, il Beato espresse loro il suo ringraziamento
con questi versi:
" In qualunque regione l'uomo saggio ponga la [sua] dimora, nutra i virtuosi controllati, praticanti il brahmacariya,
propizii con l'offerta tutti gli di ivi viventi:
cos venerati, lo venereranno, cos onorati, lo onoreranno.
Come la madre ha compassione del figlio che essa ha portato, chi delle deit ha compassione vedr sempre la buona fortuna ".
Cos il Beato, dopo aver ringraziato con questi versi Sunidha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, si alz dal
suo seggio e se ne and.
Ora, in quel tempo, Sunidha e Vassakara seguivano i
passi del Beato, passo a passo, con questa idea: "Quale sar
la porta di citt per la quale uscir Gotama l'asceta, quella
diverr la porta di Gotama. Quale sar il guado per il quale
Gotama l'asceta attraverser il Gange, quello sar il [Sacro]
Guado (137) di Gotama o. Per questa ragione la porta per la
quale il Beato usc di citt prese il nome di Porta di Gotama. Indi il Beato giunse al fiume Gange. In quel tempo il Gange era in piena, giungendo all'altezza dei banchi rivieraschi, in modo tale che perfino un corvo vi avrebbe potuto bere. E alcune persone andavano alla ricerca di un'imbarcazione, altre erano intente a cercare una zattera, altre ancora legavano assieme fasci di canne, desiderose di giungere all'opposta sponda. Ma il Beato, proprio come un uomo forte potrebbe distendere il suo braccio piegato o piegare il suo braccio disteso - allo stesso modo spar da questa sponda del fiume per ritrovarsi, assieme a tutto l'Ordine dei monaci, sulla sponda opposta.
E il Beato vide alcune persone che andavano alla ricerca di un'imbarcazione, altre intente a cercare una zattera, altre ancora che legavano assieme fasci di canne, desiderose di giungere alla sponda opposta. Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Hanno L'atto un ponte per attraversare l'oceano e la corrente
per passare la palude: la gente intreccia una cesta, perfino. I saggi hanno gi guadato!" (138).
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato viaggiava sulla strada maestra nel territorio dei Kosali, assieme al venerabile Nagasamala come suo attendente personale. Mentre essi procedevano, il venerabile Nagasamala vide una biforcazione e, avendola scorta, disse al Beato: " O Beato, vi un'altra] strada: andiamo per quella! ". A questo detto il Beato rispose al venerabile Nagasamala: " Questa [qui] la strada, Nagasamala, andiamo per questa strada! ". Una seconda volta il venerabile Nagasamala disse al Beato e ancora una terza volta, ed il Beato rispose: "Questa [qui] la strada, Nagasamala, andiamo per questa strada ! ". A questo punto il venerabile Nagasamala lasci proprio l per terra la ciotola e la veste del Beato, e se ne and dicendo: "Eccovi, Beato, la vostra veste e la vostra ciotola ".
Ora capit che, mentre il venerabile Nagasamala se ne andata per quella via secondaria, dei ladroni lo sorprendessero: lo picchiarono, lo presero a calci, gli ruppero la ciotola e gli stracciarono la veste. Allora il venerabile Nagasamala, con la ciotola spezzata e le vesti stracciate, se ne ritorn dal Beato e, giunto che fu presso di Lui, Lo salut e sedette in un canto. Come si fu cos seduto il venerabile Nagasamala disse al Beato: "Signore, mentre andavo per quella strada i ladri mi hanno assalito, picchiato e preso a calci, mi hanno rotto la ciotola e stracciato le vesti ".
A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Camminando adagio con lo sciocco il saggio perde soltanto
tempo (?).
Quando scopre che un mariuolo, subito lo abbandona, come un
airone nutrito con latte abbandona l'acqua (139)".
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel parco orientale, nella casa a pi piani della Madre di Migara. In quel tempo avvenne che l'amata e graziosa nipote di Visakha, madre di Migara, venne a morire. Cos Visakha, la madre di Migara, con le vesti ed i capelli ancora umidi (140) venne a visitare il Beato ad un'ora impropria. Venuta che fu lo salut e sedette in un canto. Una volta che si fu seduta, il Beato disse a Visakha, la madre di Migara: " Orbene, Visakha, come mai sei venuta qui, con gli abiti ed i capelli ancora umidi, in un'ora impropria? ".
" O Signore, la mia cara e graziosa nipote morta! Questa la ragione per la quale sono venuta qui coi capelli e le vesti ancora umidi in un'ora impropria ". " Ti piacerebbe, Visakha, aver tanti figli e tanti nipoti quanti uomini ci sono a Savatthi? ". " Desidererei davvero, Signore, aver tanti figli e nipoti quanti uomini ci sono a Savatthi! ". " [Dimmi, allora,] Visakha, quante persone pensi che muoiano quotidianamente a Savatthi? ". " Dieci, Signore, saranno le persone che muoiono quotidianamente a Savatthi, o forse nove, o
otto Forse, invece, sette sei, cinque, o quattro o tre,
o due. Forse una sola persona quella che muore giornalmente in Savatthi, Signore. Savatthi non mai priva di gente
che muore, Signore ". " E allora, Visakha, che pensi ? In tal
caso potresti tu stare qualche volta senza i capelli e le vesti
bagnate? ". " No di certo: basta, Signore, con tanti figli e
tanti nipoti! ". " Visakha, coloro i quali hanno cento cose
care, hanno altrettanti cento dolori. Coloro che hanno novanta cose care hanno altrettanti novanta dolori. Coloro
che hanno ottanta trenta ..venti dieci cose care,
hanno altrettanti ottanta trenta venti dieci dolori. Chi, per, ha una sola cosa cara, ha un solo dolore.
E chi nulla ha di caro (141), costui non patisce alcun dolore.
Costoro sono senza dolore e senza passione: essi sono sereni,
io dichiaro! ".
" Quanti sono i dolori, i lamenti ed i malanni in questo mondo, innumerevoli,
per quello che vi di caro, questi divengono [tali]: se non vi ci che caro, essi non sono.
Perci felici, liberi da dolore sono tutti coloro per i quali nulla caro al mondo.
Se, quindi, ricerchi il non-dolore e il non-soffrire, non renderti caro nulla in questo mondo!".
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, alla Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quella circostanza, il venerabile Dabba (142), della stirpe dei Malla, venne a visitare il Beato. Venuto che fu lo salut e, salutatolo, sedette in un canto. Quando si fu cos seduto, il venerabile Dabba disse al Beato: "O Bene-Andato (Su-gattl), giunto il tempo della mia Finale Estinzione (parinibbana) ". " Fa' pure ci che ti sembri tempo di fare, Dabba! ?). Allora il venerabile Dabba, alzandosi dal suo seggio, salut il Beato girandogli attorno verso destra, indi si sollev in aria e, seduto a gambe incrociate nell'atmosfera, raggiunse la sfera del calore, superando la quale si estinse totalmente (143). Quindi, allorch il venerabile Dabba della gente Malla, sollevatosi
nell'aria si fu totalmente estinto, il suo corpo fu consumato,
arso fino in fondo, sicch di lui non rimase visibile n un
atomo di cenere n uno di fuliggine. Proprio come quando
burro fuso o olio consunto ed arso totalmente e non ne
rimane visibile n un atomo di cenere n uno di fuliggine,
cos pure, allorch il venerabile Dabba fu sollevato in aria.....
non un atomo di cenere n di fuliggine ne rimase visibile.
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento questo verso ispirato:
"Spezzato il corpo, estinto l'ideare, arso ogni sentire, disciolti
i componenti, giunta la coscienza al suo fine!".
10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nei parco di Anathapindika. Ivi il Beato chiam i monaci, dicendo: "Monaci! " "S, Signore, [eccoci] ", risposero i monaci al Beato.
Il Beato disse questo: " Monaci, allorch Dabba della gente
Malla si sollev nell'aria (come nel sutta precedente)
non un atomo di cenere o di fuliggine rimase visibile. Proprio come, per esempio, quando burro fuso o olio viene consumato, arso totalmente cos avvenuto con Dabba dei Malla "
A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
Come un'ardente favilla di fuoco - sprigionata da incudine battuta,
di essa non si conosce il destino, mentre si va estinguendo, cos per quelli rettamente Liberati, che ha....
della brama che lega [alla vita],
che sono giunti alla feliciti incommovibile rintracciare la via!"
(Traduzione di Pio Filippani Ronconi)
NOTE
1) Udana significa propriamente "elevazione", "esaltazione".
Nella teoria fisio-psicologica delle Upanisad si denota la principale forma dello spirito vitale (prana), quella che esso assume "ascendendo" (udana) dal plesso laringeo alla sutura sagittale, o "foro del Brahman" (brahma-randhra), ove si ricongiunge con lo Spirito Universale .
2. La permanenza di sette giorni nel luogo dell'illuminazione un elemento rituale caratteristico, nell'antica India, dei sovrani consacrati dal battesimo regale (abhisaka). Il Buddha, infatti, venne considerato alla stregua di un Sovrano Universale (cakra-vartin, "volgitore di ruota") e, come tale, vennero tributati onori funebri regali alla sua salma.
3) Il testo denota unicamente tale posizione e posa a palanchino (-pallanka, sanscrito - poryanka), che probabilmente la posizione yoghica di "fiore di loto", padmasana cio con le palme dei piedi volte in su, piede sinistro su coscia destra, piede destro - al di sopra del malleolo sinistro, posato sulla coscia opposta, posizione nella quale si rappresenta il Buddha meditante.
4-4a) Huhumka-jati, o humhumka-iati, "della gente che dice hum- hum" Hum una giaculatoria mistica (mantra), la cui ripetizione meditata ritenuta aprire il varco verso esperienze superiori. A parte questo significato pi evidente, il termine hjtiko pu significare "individuo che borbotta , "che si d arie"' ecc., come appare nel verso seguente..
5) F. L. WOODWARD, Cfr. bibl., pag. 4, traduce "Master Gotama, cio l'espressione bho Gotama, ci che non sembra preciso, poich bho un termine familiare adoperato dai bradhmana per parlare con quelli di casta inferiore, tanto vero che nel Canone essi vengono spesso designati come bho-vadin, gente che dice [agli altri] " bho "".
6) Il verso dimostra, contro coloro che ritengono il Buddha una specie di rivoluzionario anticastrale, come egli considerasse naturale e giusta la funzione dei brahmana nella societ indiana, purch il loro rango corrispondesse ad una qualificazione interiore (v. i versi 363-423 del Dhammapada).
7) Ci: brama, avversione, torpidit mentale orgoglio e false teorie (raga, dosa, moha, mana, ditthi).
8) Creatura sovrannaturale (sanscrito yaksa) di carattere demoniaco, ritenuta abitare nei boschi, generalmente nemica degli uomini, talvolta invece benevola. Buddha ritenuto aver convertito alla Buona Legge alcuni di questi fauni.
9) Figlio di un setthi, o capo di una corporazione di banchieri, che aveva ottenuto dal Buddha, il permesso di farsi monaco sebbene gi ammogliato e padre, a condizione che i suoi genitori avessero acconsentito, il che era avvenuto.
Insistere, per il ritorno allo stato di padre di famiglia presso uno che aveva lasciato il mondo costituiva, per gli Indiani, addirittura una ingiuria.
Jatila, segno distintivo degli asceti ortodossi indiani.
12) Dei mesi Magha e Phalguna, che corrispondono circa ai nostri Gennaio e Febbraio.
13) Sanscrito Surparak, attualmente Sopara, a nord di Bombay; citt successivamente nota ai mercanti greci e romani.
14) Secondo lo scol. deit del Brahma-loka, che in epoca precedente era stata e famosi monaci, cinque dei quali si reincarnarono all'epoca dei, come preminenti suoi discepoli. Uno di essi lo stesso Bahiya.
15) Il testo anche interpretabile nel senso che Bahiya comp il viaggio - di circa, un migliaio di chilometri - nello spazio di un. sola notte.
16-16 a) Il punto di un'importanza capitali, perch il Buddha vi impartisce l'essenza del suo insegnamento. che, nel caso esposto, consiste nell'isolare le percezioni - puramente obbiettive - dalla risonanza soggettiva delle sensazioni, il che libera l'uomo dal complesso delle tendenze innata, sankhdra, e dalle abitudini contratte, vasana, restituendogli la coscienza della sua primordiale trasparenza.
17) Sanscrito steppa (o cetiva), classico edificio buddhista destinato a raccogliere le reliquie di qualche santo neppure oggetti e libri sacri, consistente - nella su forma pi elaborata - di un cubo arrotondato e svasato in alto, posato su una base e sormontato da un cono a sei o dieci gradini (quante sono le Perfeziona, paramitah). Per, in questo caso, si intende, naturalmente, un semplice tumulo di sassi sovrapposti.
18) Nome di un albero della specie Asoka (Barringtonia actutangula) e nome del re di quei genii serpiformi conosciuti dalla tradizione indiana come Naga (cfr. lat. Anguis).
19) Si tratta del gesto classico (mudr) delle preghiera o della venerazione, simile a quello della preghiera cristiana occidentale. Consiste nel portare davanti al viso, o, meglio, davanti all'intercilio, le due mani con le palme unite (anjali), inchinando (namas) contemporaneamente il tronco in segno di devozione.
30) I due re contemporanei di Buddha.
21) Kuluputta (sanscrito kula-putra), figlio di famiglia, cio nobile per antonomasia.
22) Ariyo tunihibhavo, il nobile silenzio, cio la meditazione: cos lo scoliaste.
23) Solesim kalam, per antonomasia la "sedicesima parte o, indica il giorno di luna nuova, in cui gli asceti brahmanici compiono il digiuno completo, raggiungendo quindi lo stato di massima purit sacrale. Il termine, pertanto, significa "la quiescenza", o la parte migliore".
24) Paribbajaka (sanscrito parivrajaka), qui non indica i monaci dell'Ordine, altrove anch'essi denotati con lo stesso nome, bens gli asceti loro avversari, probabilmente jaina e saiva seguaci delle varie discipline yoghiche.
25) Upalhi, substrato e base per l'aggregazione dei cinque khandha (sanscrito skhandha) che costituiscono - secondo il Buddhismo - la base della transeunte personalit umana.
26) Vada-gu, "conoscitore dei Veda", intendendo per "Veda", la sapienza in generale. Nell'espressione pali implicita l'armonia verso coloro che conoscevano un sapere puramente rituale e letterale, ignorando la sorgente donde questo eternamente sgorga, secondo forme sempre diverse.
27) A-kincand, "che non hanno "qualcosa", intendendo per " qualcosa ci che resta irrimediabilmente confinato nella sfera dell'esteriorit, non essendo posseduto realmente dallo spirito.
28) Di regola l'ora della visita ad monaco immediatamente dopo il patto di mezzogiorno.
29) Citt nella regione abitata dai Koliya.
30) Padakkhina (sanscrito pradaksina), circumambulazione a destra che gli Indiani seguono ritualmente attorno ad altri templi, luoghi consacrati o personaggi divini.
31) Lohita-kumbhi: vi un'allusione ironica all'inferno della "caldaia di rame" lolla-kumbha, Ove vengono bolliti i dannati Il fatto di dover [ri]nascere
implicitamente concepito come una maledizione.
32) Il termine militaresco dhamma-sena-pati richiama all'espressione medioironica di "generale", "duce di esercito" ispdhbad, attribuita ai capi religiosi ed agli Arcangeli
33-33 a) cio l'invocazione alla suona Legge da parte di Suppavasa ha avuto come scopo la creazione di un nuovo anello nella catena delle nascite-morti-rinascite, cio di qualcosa che in contrasto col Dhamma. Tanto pi lo il desiderio di altri sette figli e l'attaccamento ad una tale previsione. Secondo i jadaka (1, 407), Suppavasa sarebbe invece stata regina di senares da dove, assieme a suo figlio, Sarebbe stata cacciata da "quelli del Kosala". Per riprendere la citt essa consigli al figlio di bloccarne i viveri per sette giorni, affamando la popolazione come punizione, s., in una vita successiva dove sopportare
sette anni ed un travaglio di sette giorni
34) La madre di Migara " era, in realt, la nuora di questo potente signore Madre" o "Piccola Madre" (matrkd) si dice, ancor oggi, in India a qualunque donna propria parente, anche se non sposata con un sottinteso riferimento religioso alla funzione femminile nel mondo divino.
35) Monaco di nobile stirpe, la cui madre era una principessa (raja-devi) degli Saltya, contribale, quindi, del Buddha.
36) Il secondo stadio della vita dell'Indiano ario, dopo il discepolato (brahma-carya), consiste nel "vivere in casa" (graha-stha), cio formarsi una famiglia e far parte della societ attiva.
37) V. nota 3.
38) Gli di (deva) del paradiso vedico, che i Buddhisti considerano come uno dei tanti stadi transitori di esistenza.
39) Pali ucchara (sanscr. Apsaras). Ninfa celeste, dispensatrice di piaceri, che la mitologia indiana considera generalmente come una tentatrice inviata dagli di per distogliere dalla meditazione quei saggi la cui ascesi mette in pericolo la supremazia degli dei stessi. Le a. sono le compagne dei Gandharva (v. Dhammapuda, nota 34).
40) Il padre di Yasoja era il capo di "cinquecento famiglie di pescatori" (cos lo scol.). L'illusione successiva ai pescatori non , quindi, casuale.
41) Sanscrito Vrjji, potente ed irrequieta drya del Magdha, che ebbe notevole peso nelle vicende politiche contemporanee.
42) Tisso vijja. La conoscenza della nascita precedenti, la chiaroveggenza e la conoscenza del fatto che i legami erano finiti.
Per avere le braccia libere per salutarlo.
44) Ananda, essendosi occupato per tutta la vita delle minute necessit del Beato, non aveva mai potuto sviluppare in s quelle facolt di chiaroveggenza e di intuito proprie agli Arhae Cosa che gli fu rimproverata dopo la morte del Maestro e lo indusse a percorrere immediatamente il cammino interiore trascurato prima.
45) Quasi certamente allude ad una fase della meditazione sul respiro (anapenasati), durante la quale l'asceta assiste "dal di fuori" all'alterno flusso del proprio respiro, s da concepire che non lui a respirare, bens "in lui il respiro viene respirato", e cos pure "in lui viene pensato), ecc. Questa operazione, che conduce a pi alte forme di chiaroveggenza, sembra chiaramente espressa dal contesto parimukham satim upatthapetva, test.: avendo stabilito la consapevolezza davanti alla propria faccia".
46) Kaya-geta-sati (sanscrito keya-gate-smrti), consapevolezza riguardante l'assenza o, meglio, la non-essenza del corpo. Uno dei sedici "rammemoramenti" di Sasipatthana (V. Dhammapadia, note 6 e 79).
47) I cinque sensi pi il mentale.
48) Vasala (sanscrito vrsala), appartenente alla casta dei servi, gli sudra.
49) Sanscrito vatsa, "vitulus", termine affettivo o nome tribale del monaco.
Sanscrito Sakra, "il Potente ", sinonimo di Indra, re dei Trentatr Di.
Di di una classe opposta ai Deva, che nei Veda rivestono frequentemente carattere magico e malvagio. I Buddhisti. Per, li accomunano ai Deva al servizio della Buona Legge.
52) Sanscrito Kausika, "civetta", nome totemico o tribale di Indra.
53) Mudra significa gesto magico, "sphrag︿", la cui corretta esecuzione evoca superiori potenze dello spirito e dota l'operatore di magici poteri. A meno che qui si intenda il linguaggio a gesti praticato ancor oggi da alcuni mercanti singhalesi di gioielli per non fare ascoltare le contrattazioni (v. "Journal Asiatique", avril-septembre 1937).
54) Sankhana l'arte di calcolare a colpo d'occhio un numero sconosciuto di oggetti radunati in un luogo il numero delle foglie di un albero ecc.
55) L'entrata nel ciclo delle esistenze concepita come un alterarsi di una primordiale identit, per il fatto che ci si identifica a questa o a quella "persona" con il suo carico di possibilit, di limitazioni e di difetti frutto di una sua adesione"
(assava, asrava) passionale all'azione.
56) In questo e nei passi seguenti vi un costante gioco di parole, imperniato
sui vari significati del vocabolo bhava: divenire, esistenza, vivere essere.
57) Upadhi, il quadruplice substrato all'esistere i cinque Khandha, kama, kilesa e kamma.
58) Monaco della stirpe regale dei Sakya.
Evidentemente, essendo il Buddha diventato vecchio i monaci lo servano a turno nelle sue necessit quotidiane, eccetto la questua, che comp da solo fino alla fine dei suoi giorni.
Pattimokka. l'insieme delle regole disciplinari e morali di stretta osservanza; per estensione del concetto, p. venuto a significare il codice dei peccati e delle pene relative e la "confessione dei peccati".
Panna (sanscrito prajna) non soltanto la conoscenza trascendentale, ma la percezione dell'operare del vero S entro la compagine umana.
62) Allusione evidente al rifiuto di Meghiya di servire il Buddha, quando gli toccava tale incombenza.
63) Asmi-mena-samugghata, lett. "l'annientamento delle idee io sono "" riferita, naturalmente, alla compagine umana. Nella "non-condizione" di nirvana non pi questione di "io sono" o "io non sono".
64) Allude all'impercettibile depositarsi nelle zone oscure della coscienza dei
sottili impulsi prodotti dal pensiero discorsivo (vitekka, sanscrito vitarka), i quali, loro volta risorgono come abitudini aquisite, "complessi" (vasana) sfera istintiva. A queste abitudini l'uomo, inconsciamente, si identifica.
65) Secondo il commento, il vaccaro era un certo Nanda, ricco proprietario, e la sua uccisione, avvenuta per mano di un cacciatore era stata motivata, da una disputa circa i diritti di abbeverata in una certa fonte.
66) V. nota 5.
Pamsu-pisaca, lett. "lemure del fango" spirito elementare della terra, alla cui visione si accade nei primi gradi della chiaroveggenza.
68) Naga, in pali e sanscrito significa contemporaneamente serpente cobra elefante e Saggio nonch una particolare specie di esseri sovrannaturali anguiformi che, nelle viscere della Terra, custodiscono una Sapienza primordiale (v. nota 18).
La veste di panni rappezzati civara, avuta in dono raccolta in un cimitero o nella spazzatura, in tre pezze, l'indumento classico del monaco buddhista. Si noti per incidenza come in ambiente mussulmano il vestito rappezzato (hirga sia caratteristico degli appartenerti agli ordini mistici o gnostici, sufi di Persia e l'abito formato di tre strisce di tela sia prescritto durante le cerimonie del pellegrinaggio alla Mecca come simbolo dell'entrata in "istato sacro " (haram).
Puhhajaka (sanscrito parivrajaka) asceti erranti dediti a varie forme di Yoga, non appartenenti all'ordine del Buddha, n qui meglio identificati. Sono comuni anche all'India attuale.
71) Il Chieders (cfr bibl.) preferisce la lettura sarehi/sayakehi = "con i dardi"; lo STEINIHAL (cfr. bibl.) la lettura parehi = "[con] gli altri".
72) Fratello di Sariputta.
73) Ekaggacitta (sanscrito ekagracitta) il requisito fondamentale nella meditazione estatica raccogliere la mente su "un punto solo" (sanscrito eka-agra), fino a raggiungere l'identificazione psichica con l'oggetto meditato.
74) Thera (sanscrito sthavira) l'appellativo corrente per gli anziani ed i capi di comunit nel Buddhismo meridionale. Thera-vada, o "Dottrina degli Anziani, la denominazione della Scuola pi importante del Buddhismo Hinayana.
75) La teoria del "S" (atman) che sperimentando se stesso attraverso gli oggetti della conoscenza ama questi perch in loro si riconosce, stata sintetizzata del celebre passo upanisadico ("... Non e certo per amore del marito che il marito caro: per amore di s [dello atmaa] che caro il marito. Non certamente per l'amore della sposa che la sposa cara; per l'amore del s che la sposa cara. Non certamente per l'amore dei figli che i figli sono cari: per l'amore del s che i figli sono cari. Non certamente per l'amore delle ricchezze che le ricchezze sono care: per l'amore del s che le ricchezze sono care. Non per l'amore del Brahman che si ama Brahman: per l'amore del s che si ama il Brahman... " Brh.-up., II, 4 5. nostra traduzione in upanisad Antiche e Medie, vol. Il Torino 1961 pag. 63). importante osservare come il Buddhismo pur affermando l'inessenzialit (anatta) del S trasponga proprio in questa inessenzialit il significato autocosciente dell'esperienza umana.
76) (Sanscr. Tubista, o Tusitah, [degli di] "Deliziati" paradiso ove dimorano i Buddha, prima di discendere sulla Terra.
77) "Coloro la cui essenza (sattva) illuminazione (bodhi)". Esseri allo stadio anteriore a quello della Buddheit vera e propria.
78) Cio le Quattro Nobili Verit.
E la formula classica mediante la quale si entra nella Chiesa buddhista.
La leggenda narra che Suppabuddha chiese di entrare come semplice devoto laico (upasaka) e non come monaco, probabilmente per giustificare la proibizione successiva che vietava di accogliere nell'Ordine - quali monaci - i malati di malattie inguaribili i minorenni ecc.
81) Sanscrito Pratyeka-buddha, "Buddha di per s", un essere illuminatosi per la propria salvezza non un Maestro Universale.
82) In segno di disprezzo. La circumambulazione a destra intendendo imitare il corso del sole attorno alla terra , come si visto in altri passi, l'espressione di omaggio verso luoghi immagini e personaggi sacri.
83) Si tratta naturalmente di un tempo interiormente, concepito, non di quello cronologicamente misurato sulla terra.
84) Variante generalmente espunta metri causa.
85) Sanscrito upavasarha; giorno di digiuno astinenza e confessione patimokkha, oltre che di festa, Della comunit buddhista. Si celebra nei quattro giorni cardinali del mese lunare: luna piena, quarto, ottavo e luna nuova.
86) Si tratta del patimokhha (sanscrito pratimoksa), gi citato nel quale vengono elencati e rammentati i voti ai quali i monaci debbono sottostare trasgredendo i quali soggiacciono a varie pene, fino all'espulsione dall'Ordine. In tale occasione i monaci compiono collettivamente una specie di " confessione dei peccati".
87) Gli Asura sono di primordiali di carattere piuttosto magico che la religione, vedico-brahmanica considera generalmente nemici dei Deva, gli di propriamente detti luminosi e giusti.
88) Interpretazione incerta di termini favolosi (timi timngalo, timirapingilo), appartenenti oltre tutto ad una civilt "non marinara".
89)V. nota 68.
90) Geni di sostanza iperfisica, che sovraintendono al mondo degli impulsi passionali specialmente amorosi. Ritenuti ora musici celesti, ora medici miracolosi ora custode della bevanda dell'immortalit, i gandharva sono i compagni delle ninfe apsaras, seduttrici di quei saggi la cui ascesi mette in pericolo la sovranit degli di. Son detti anche Kinnara (cfr. i " Centauri " della mitologia greco-latina).
91) Misura di circa 8-9 miglia.
92) Il Buddha precisa qui polemicamente la differenza fra la sua disciplina che si fonda su un graduale allenamento, commisurato alle possibilit di un uomo normale e gli esercizi dello Yoga "violento" (hatha-yoga ecc.), gi si suoi tempi seguiti dai vari asceti degli ordini settari.
93) Le quattro caste dell'India tradizionale: guerrieri. sacerdoti agricoltori allevatori-mercanti e servi (indigeni non Arii). Come in alcune upanisad antiche, il Buddha pone in primo luogo i guerrieri, anzich i sacerdoti forse perch gli stesso come anche Jina ed altri innovatori appartengono a quella casta.
94) Cio l dove si inverato il nibbana, scompaiono le limitazioni e le reciproche opposizioni (dolore-piacere male-bene vincolo-liberazione): non vi quindi pi bisogno di "coprire" di un solido tetto la casa della mente (v. Dhammapada, 13), onde non vi penetri la pioggia dei pensieri distraenti, ecc.
95) Pabbajjd (sanscrito pravrajya = dipartita). una semplice cerimonia per la quale il devoto presentandosi all'abate di un monastero assistito dal capitolo di almeno cinque (o dieci) monaci con la veste di monaco chiede di venire ordinato. Egli recita quindi il Credo (Saranattaya) ed i Dieci Comandamenti (Dassasila), viene raso, rivestito dalla veste, e diventa membro attivo del Sangha, come novizio (samanera) o diacono. Il grado superiore quello di "anziano " (thera) (V. nota 74).
96) In tutte le sette indiane il discepolo usa onorare i piedi del Maestro. Le stesse prime raffigurazioni del Buddha, puramente simboliche, lo rappresentavano con due piante dei piedi entro le quali era tracciata lo svastika, simbolo della Buona Legge.
97) L'uposatha essendo giorno festivo era implicitamente dedicato alle attivit religiose come il sabbath ebraico. La questua ed il lavoro ne erano esclusi.
98) Il celebre cugino discepolo e poi rivale del Buddha, iniziatore di una setta rigorista .
99) Cio: per il simile facile il simile o meglio comunque agisce - anche violando la legge esteriore - il Buono resta sulla retta via mentre il cattivo, anche se segue apparentemente la Legge (v. il caso dell'uposatha), agisce implicitamente seguendo la propria malvagia natura.
100) Cio Mara.
V. nota 46.
Sanscrito Jaty-andha, cieco di nascita ". Vedi la storia 4.
103) Iddhi-pada (sanscrito rddhi-pddah): sono generalmente dieci, delle quali quattro principali; attraversare l'aria in volo, prendere la forma che si vuole, creare e fare apparire ci che si vuole (nimmalla).
104) Kappa (sanscrito kalpa), evo, nel quale, secondo le tradizioni indiana buddhista, un cosmo viene creato, mantenuto e distrutto, attraverso un certo numero di periodi (generalmente quattro) detti yuga, o arankheyyahappa.
Cio effettua il cosiddetto parinibbano (sanscrito parinirvana), che consiste nel supplemento anche dell'insieme delle azioni che hanno condotto al nibbana.
Per il rigetto delle strutture vitali (oyulonkhoro-osojjano)
Atta sam-bhavar., "ci che era divenuto [di] lui ", cio la stessa personalit psico-fisica, come si era venuta formando in quella particolare esistenza.
108) In questo brano raffigurato pi o meno il campionario degli asceti fachiri mistici e lunatici dell'india di tutti i tempi. L'asceta dal lungo ciuffo (jatila) probabilmente un sadhu di una scena dedita alle liturgie della a "mano sinistra" il Nirgrantha, "svincolato", un Jaino, l'asceta nudo forse anch'esso un Jaino ortodosso o, piuttosto, un adepto di qualche culto proto-scivaita. Dei porivrajaka o "Erranti", si gi accennato.
109) Si osservi la franchezza, da pari a pari con la quale il Buddha tratta Pasenadi dandogli dello sciocco. Franchezza dovuta non solo alla superiorit spirituale ma anche al rango regale che il Gotamide aveva per nascita.
110) detto contro gli asceti a met i quali, per vivere fanno mercato della fiducia loro tributata dal popolo.
111) L'apologo molto importante perch illustra una delle caratteristiche fondamentali del Buddhismo: l'atteggiamento apofatico di fronte a qualunque questione, ritenendosi che solo L'esperienza diretta, totale, ineffabile, di tutta la realt - che in s inessenziale - possa illuminare circa i suoi particolari aspetti, non gi il pensiero discorsivo che coi suoi risultati si sovrappone alla serie degli eventi, senza peraltro risolverli.
112) Ahan-kara, qui non ha il Senso Sankhya di "organo di individuazione", bens quello di idea per la quale lo "io" (aham) si ritiene "agente" (hara).
Cio la insostanzialit di tutti gli elementi dell'esistenza conduce a concepire i "fatti" di cui l'uomo protagonista, come meri "accadimenti", nei quali egli tesse il karma universale. uno non e pi "agente o, ma "occasionale" per il verificarsi di un avvenimento, che egli stesso, con una sua precedente azione si meritato.
Avitakka samaddhi lo stato cio nel quale si realizza l'insostanzialit di tutte le cose, in seguito allo svanire delle concezioni mentali per mezzo delle quali esse si presentano alla coscienza.
115) Rajanukinna pu anche significare "offuscato dalla polvere", cos il WOODWARD, op. cit., pag. 85, rajas, rajo significando passione, polvere, agitazione, eccetera.
116) Con ci il Buddha allude alla funzione "mediana" del suo insegnamento, detto appunto madhyama-pratipad, "via di mezzo", non perch stia a met strada tra ascesi e godimento, bens perch rifugge la "mortificazione della carne come fine a s, e la ricerca del godimento come soluzione al problema del dolore.
117) Nel mondo informale (in alto), e in quello delle forme (in basso).
118) Delle nascite e delle morti.
119) Il simbolo del carro, a significare il complesso psico-fisico umano, il proprio anche alle Upanisad antiche e medie (v. Katha-up., I, 3, 3, tradotta nelle nostre Upanisad antiche e medie, op. cit., vol. 2, pag. 195).
La "ruota sola" indica lo stato di equilibrio di chi si fonda non sulla natura costituzionale, bens sull'energia che lo spinge verso a mta.
Sanscrito Ajnata-Kaundinya, il primo dei cinque discepoli del Buddha.
Papanca-sanna-sankhd-pahanam (sanscrito prepanca-samjna-sankhya-apahdnam). Secondo lo scol., papanca, "sviluppo ", indica i sei "ostacoli": ragadosa-moha-ditthi-tanha-mana (passione-avversione-ottundimento dottrina-"sete" orgoglio)
122) Ajjhattam (sanscrito adhyatmam) corrisponde chiaramente alla kaya-gata-sati, la consapevolezza meditativa del proprio corpo e della sua alterit rispetto alla coscienza che lo pone come oggetto. la prima delle quattro consapevolezze (V. note 45 e 46).
123) Il verso allude alla disidentificazione rispetto ai processi psico-fisici, ottenuta mediante la consapevolezza a cui si accenner nella nota precedente.
124) Upadhi, il "substrato" all'essere apparente dell'esperienza del mondo. Gli upadi sono, oltre ai cinque khanda, kama, kilesa e kamma.
125) Nome originario (sanscrito Pataligranna) della citt nel Magadha, pi tardi nota come Pataliputta (sanscrito Pataigranna). V. anche nota 136.
126) Pi che di un fabbro pare che si truccasse di un ricco orefice.
127) Sukara-maddavam, "tenerume da cinghiale". Ritengo da respingersi l'interpretazione di "carne di maiale", data anche la dieta vegetariana seguita dagli asceti indiani (v. RHYS DAVIDS, Budda. Sut., 71). I sintomi del malore che colse il Buddha sembrano, invece, quelli classici di un avvelenamento o indigestione di boletus satanas o boletus felleus, che producono una sindrome acre-resinoide, la quale induce ad emolisi e altri disturbi gastro-enterici (v. CAVARA F., Funghi e Tartufi, pagg. 30-39, Milano, 1934; MACCANI A., Avvelenamento da funghi, Trento, 1915). I fenomeni colerici (visucika) ai quali, secondo l'Anguttara-nikaya, and soggetto il Buddha, farebbero pensare anche a funghi di diversa natura, che producono una sindrome tossica, come l'Amanita Phalloides e l'Amanita Verna (vomito, sete, ecc.).
128) Simha-asana, consistente nello star sdraiato e disteso sul fianco destro braccio destro piegato si che la mano regga la testa, gamba sinistra, distese sulla destra in modo che il piede superiore posi sulla pianta di quello inferiore a posizione generalmente adottata dai monaci buddhisti durante il riposo.
La locuzione sembra alludere all'evocazione dell'energia spirituale.
Qui il monaco Cundaka si identifica a Cunda il fabbro come a far risaltare la provvidenzialit del cibo avvelenato da lui offerto al Buddha per dischiudergli inconsapevolmente la Suprema Estinzione. I due responsabili della morte del R,, Ananda - che non cap l'allusione contenuta nella narrazione (Cap. VI, I) - e Cunda, sono qui prescritti negli ultimi momenti del Buddha.
131) Pamada. contrario all'appamoda (v. Dhammapado, nota 6), distrazione, o, meglio, mancanza di consapevolezza e di cosciente attenzione per tutto ci che si pensa, si dice e si compie, il che, per la disciplina buddhista, e il peccato capitale, sorgente di tutti gli altri.
132) Si tratta dei dassasj{n, le dieci virt, che fanno la pratica dell'Ottuplice Sentiero.
133) Sanscrito Vrjji, stirpe drya del Magadha, dominata dal clan dei Licchavi (v. nota 41).
134) Deit non meglio identificate, del rango dei genii loci, ecc.
135) I Trentatr deva dell'Olimpo vedico.
136) La profezia stata, naturalmente, interpretata come una profezia a posteriori dagli studiosi occidentali, inserita nel Canone al tempo dell'imperatore Asoka, allorch Pataliputra (greco oggi Patna) primeggiava fra le citt indiane.
137) Titthe (sanscrito tirtha), "guado". Considerato sacro in India, come nell'antica Roma, il ponte , pertanto, sinonimo di "tempio".
138) Il senso del verso e che, mentre chi non illuminato si adopera a traversare il flusso del samsara, colui che, invece, illuminato, si trova implicitamente ad avere di gi attraversato tale condizione. Condizione la quale, nella conoscenza esteriore, corrisponde all'esperienza dello spazio, nascente da un moto interiore del quale non si afferrato, comunemente, le dimensioni ideali.
139) La credenza popolare indiana affermava che se un airone, o una gru (kraunca), veniva nutrito con latte misto ad acqua, il volatile avrebbe separato i due componenti, bevendo solo il latte.
140) Cio, il lavacro illustratorio dopo il funerale.
141) L'aver qualcosa di caro (piyam, sanscrito priyam) significa qui l'identificazione "dolorosa" all'oggetto o alla persona amata. Il distacco (vairagya) predicato dal Buddha non contrasta, quindi, col precetto dell'Amorevolezza Universale (metta, maitri).
142) Discepolo del Buddha famoso per la sua affinit meditativa con l'elemento fuoco Si diceva, infatti, che nelle notti senza luna illuminasse la strada col suo pollice risplendente (Vin., III, pagg. 76-80, 124).
143) Si tratta invero di un processo yoghico che avviene sul piano del forze causanti spirituali. La realizzazione esteriore, fisica, il simbolo della realt che interiormente si invera.
SINGALOVADASUTTANTA
(ISTRUZIONE A SINGALAKA)
Cos ho sentito:
1. Un tempo il Sublime dimorava a Rajagaha nel bosco . bamb, nel pascolo degli scoiattoli. In quel tempo Singalaka, figlio di famiglia, che dimorava a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli 1, giunte le mani, onorava tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello zenit.
2. Allora il Sublime, levatosi di buon mattino, presi scodella e mantello, entr in Rajagaha per l'elemosina. Vide allora il Sublime Singalaka, figlio di famiglia, che dimorava a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onorare tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la
regione dello zenit. Allora disse a Singalaka, figlio di famiglia, cos:
" Perch tu, o figlio di famiglia, mentre dimori a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onori tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello Zenit? ".
" Mio padre, o signore, mentre compiva il suo tempo cos mi disse: " Possa tu, o caro, onorare le regioni ". Ed io, o signore, onorando, venerando, stimando, ossequiando la parola del padre, mentre dimoro a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onoro tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello zenit".
a Non cos, o figlio di famiglia, nelle regole del nobile si onorano le sei regioni ".
" E come, o signore, nella regola del nobile si onorano le sei regioni? Il Sublime, o signore, mi esponga quella dottrina per la quale, nella regola del nobile, si onorano le sei regioni ".
" Pertanto, o figlio di famiglia, odi e poni ben mente, io parler ".
" S, o signore " assent Singalaka, il figlio di famiglia, al Sublime. Il Sublime cos disse:
3. " Pertanto, o figlio di famiglia, un nobile discepolo deve eliminare quattro cattivi elementi, in quattro modi non compie azioni dannose, non pratica sei cattive fonti di piacere. Egli cos quattordici cose cattive rimuove e nelle sei regioni protetto, ottiene la vittoria in entrambi i mondi, per lui e questo e l'altro mondo sono senza pericoli. Colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felicemente risorge in mondo beato.
Quali sono, o figlio di famiglia, i quattro cattivi elementi da eliminare ? La distruzione della vita, o figlio di famiglia, cattivo elemento, il prendere il non dato cattivo elemento, il non retto comportamento per brame cattivo elemento, il dire menzogna cattivo elemento. Questi sono i quattro cattivi elementi da eliminare ".
Cos disse il Sublime.
4. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos:
" Distruggere la vita, prendere il non dato, mentire, si dice, l'andar coll'altrui donna, ci i saggi non approvano.
5. In quali quattro modi non si compie azione dannosa? Chi cammina sulla via della passione compie azione dannosa, chi cammina sulla via dell'ira compie azione dannosa, chi cammina sulla via del torpore compie azione dannosa, chi cammina sulla via della paura compie azione dannosa. In conseguenza, o figlio di famiglia, un nobile discepolo non cammina sulla via della passione, non cammina sulla via del l'ira, non cammina sulla via del torpore, non cammina sulla via della paura, ed in questi quattro modi non compie azione dannosa ".
Cos disse il Sublime.
6. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos:
"Per passione, per ira, per torpore e paura colui che trascura la legge
la sua libert distrugge,
faccia nera della luna.
Per passione, per ira, per torpore e paura colui che non trascura la legge
aumenta la sua gloria,
faccia lucente della luna.
7. Quali sei cattive fonti di piacere non pratica? Essere abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti , o figlio di famiglia, una cattiva fonte di piacere; l'essere dedito a frequentare le strade in tempo non opportuno una cattiva fonte di piacere; l'essere dedito a frequentare le feste una cattiva fonte di piacere; l'essere abitualmente e supinamente dedito ai giochi una cattiva fonte di piacere; essere dedito a cattive compagnie una cattiva fonte di piacere; essere dedito alla pigrizia una cattiva fonte di piacere.
8. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti: immediata perdita di denaro, incremento di dispute, occasione di malattie, perdita di stima, scostumatezza, indebolimento dell'intelligenza. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti.
9. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dediti a frequentare le strade in un tempo non opportuno: non si n sicuri n protetti, non sono n sicuri n protetti la moglie ed i figli, non sicura n protetta la propriet, ci si trova in spiacevoli situazioni, si provocano non buone dicerie, e si soggetti a molti cattivi elementi. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dediti a frequentare le strade in tempo non opportuno.
10. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono ad essere dediti a frequentare le feste: dove la danza? Dove il canto? Dove la musica? Dove la rappresentazione? Dove il suono delle mani ? Dove il tamburo? Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dediti a frequentare le feste.
11. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere abitualmente e supinamente dediti al gioco: la vittoria implica la rivincita, il vincitore non si accontenta della sua vittoria, vi manifesta perdita di denaro, [del giocatore] non si ascolta la voce ove intervenga in assemblea, disprezzato da compagni ed amici, non ricercato tra i possibili sposi, chi ha il vizio del gioco marito mal gradito alla moglie. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere abitualmente e supinamente dediti al gioco.
12. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dediti a cattive compagnie: giocatori, libertini, bevitori, fraudolenti, falsi, violenti, tra costoro sono i suoi amici e compagni. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dedito a cattive compagnie.
13. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dedito alla pigrizia: " troppo freddo", e non fa ci che deve fare. " " troppo caldo", e non fa ci che deve fare. ' " troppo tardi ", e non fa ci che deve fare. " troppo presto ", e non fa ci che deve fare. " Ho troppo appetito ", e non fa ci che deve fare. " Sono troppo sazio ", e non fa
ci che deve fare. Cos a costui, che cos dimora colmo di ragioni di debito, mai non giunge la ricchezza. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dediti alla pigrizia".
Cos disse il Sublime.
14. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos: "vi il compagno del bicchiere, e costui tutta gentilezza, ma colui che, al momento del bisogno compagno, costui amico. Sin dopo l'alba con l'altrui donna, pronto al litigio, cattivi affari, cattive amicizie, durezza di cuore, questi sei rovinano l'uomo. Cattivo amico, cattivo compagno, non retto comportamento in questo mondo e nell'altro entrambi rovinano l'uomo. Gioco, donne, liquori, danza e canto, il giorno dormire, uscire di notte, cattivi compagni, durezza di cuore, questi sei rovinano l'uomo. Chi beve liquori povero e miserabile, assetato frequenta le osterie. Come in acqua, cos affonda nei debiti, rovina la famiglia, e presto mal finisce. Per l'abitudine di dormire il giorno, di veder, la notte, sorgere l'alba, per perpetua intossicante ebriet non possibile rimanere in casa. Troppo freddo, troppo caldo, troppo tardi, cos dice, e vivendo rilassato fugge dal suo vantaggio.
Chi il freddo ed il caldo non valuta pi d'un filo d'erba, adempie al suo umano dovere e pi la gioia non lo abbandona.
15. Quattro, o figlio di famiglia, sono i falsi amici, da riconoscere come nemici. Chi sempre solo accetta un falso amico, da riconoscere come nemico. Chi eccede nelle chiacchiere un falso amico, da riconoscere come nemico. L'adulatore un falso amico, da riconoscere come nemico. Il compagno in dissolutezze un falso amico, da riconoscere come nemico.
16. In quattro modi, o figlio di famiglia, chi solamente accetta un falso amico, da riconoscere come nemico: solamente accetta, per poco chiede molto, solo per paura compie ci che deve, fa solo ci che gli di vantaggio. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, chi sempre solo accetta un falso amico, da riconoscere come nemico.
17. In quattro modi, o figlio di famiglia, chi eccede nelle chiacchiere falso amico, da riconoscere come nemico: si professa amico nel passato, si professa amico nel futuro, vano il suo aiuto, nelle necessit presenti di completo danno. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, chi eccede nelle chiacchiere falso amico, da ben riconoscere come nemico.
18. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'adulatore un falso amico, da riconoscere come nemico: egli favorisce le cose cattive, non favorisce le buone, di fronte dice cose piacevoli, in assenza dice cose spiacevoli. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'adulatore un falso amico, da ben riconoscere come nemico.
19. In quattro modi, o figlio di famiglia, il compagno in dissolutezza un falso amico, da riconoscere come nemico: abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti, dedito a frequentare le strade fuori tempo, dedito a frequentare le feste, abitualmente e supinamente dedito al gioco. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, il compagno in dissolutezza un falso amico, da ben riconoscere come nemico ".
Cos disse il Sublime.
20. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro
ff L'amico che solo accetta, quello che nelle chiacchiere eccelle, quello che con lusinga parla, ed il compagno di dissolutezza, questi quattro sono nemici. Cos chi dotto nella regola, da lungi li fugge come una strada di spavento.
21. Quattro, o figlio di famiglia, sono gli amici da riconoscere come amici: l'amico servizievole da riconoscere come amico, l'amico sempre uguale nella gioia e nel dolore da riconoscere come amico, l'amico che indica ci che profittevole da riconoscere come amico, l'amico compassionevole da riconoscere come amico.
22. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico servizievole da riconoscere come amico: ti difende quando sei in pericolo, difende la tua propriet quando in pericolo, rifugio nel timore, in forti obblighi d'affari ti appresta doppio aiuto. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico servizievole da riconoscere come amico.
23. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, sempre uguale nella gioia e nel dolore, da riconoscere come amico: ti manifesta i suoi segreti, tiene nascosti i tuoi segreti, nella disgrazia non ti abbandona, sacrifica la vita al tuo vantaggio. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, sempre uguale nella gioia e nel dolore, da riconoscere come amico.
24. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, che indica ci che profittevole, da riconoscere come vero amico indica ci che profittevole, ti impedisce il male,
ti favorisce il bene, ti fa udire ci che non odi, ti indica la via della felicit. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico che indica ci che profittevole da riconoscere come amico.
25. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico compassionevole da riconoscere come vero amico: non si diletto, in ci che a te non di diletto, si diletta in ci che a te di diletto, confuta chi parla male di te, incoraggia chi parla bene di te. In questi quattro modi, o figlio di famiglia,
l'amico compassionevole da riconoscere come amico".
Cos disse il Sublime.
26. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestre cos:
"L'amico servizievole, chi amico nella gioia e nel dolore, l'amico che indica il profittevole,
ehi amico compassionevole, proprio questi quattro amici il dotto nella regola accudisce con amore, come madre il proprio figlio. Il dotto che segue la regola
splende come fuoco sull'acqua. A ehi ammassa ricchezze, come sempre volante ape, le ricchezze vanno al cumulo, come alle schiere gli armati.
Cos, riunendo ricchezze,
il laico di molto vantaggio alla famiglia. Se in quattro parti divide il suo avere
a s gli amici lega: con una parte vive, con due prosegue i suoi affari, la quarta risparmia
per eventuali sciagure.
27. E come, o figlio di famiglia, un nobile discepolo onora le sei regioni ? Queste sei regioni, o figlio di famiglia, sono cos da individuare: la regione del levante da individuare in madre e padre, la regione del mezzod da individuare nel Maestro, la regione di ponente da individuare nei figli e nella moglie, la regione di mezzanotte da individuare negli amici e compagni, la regione del nadir da individuare nei seni ed operai, la regione dello zenit da individuare negli asceti e brahmani.
28. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione del levante un figlio deve onorare madre e padre: da loro fui nutrito, ora li nutrir; li sostituir nelle loro incombenze; manterr la tradizione di famiglia; accudir l'eredit; infine offrir offerte espiatorie agli spiriti dei defunti. Madre e padre, o figlio di famiglia, onorati nella regione del levante in questi cinque modi dal figlio, dimostrano la loro gratitudine al figlio a in cinque modi: lo difendono dal male, ne favoriscono il bene, lo istruiscono, lo sposano opportunamente, e a suo tempo gli lasciano l'eredit. Cos madre e padre, onorati nella regione del levante in cinque modi dal figlio, dimostrano al figlio gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione del levante sicura tranquillit, mancanza di timore.
29. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione di mezzod un discepolo deve onorare il Maestro: col levarsi in piedi, col servirlo, coll'obbedirlo, con l'onorarlo, con accoglierne rispettosamente l'insegnamento. Un maestro, o figlio di famiglia, onorato nella regione di mezzod in questi cinque modi dal discepolo, dimostra la sua gratitudine al discepolo in cinque modi: lo educa con buona educazione, gli procura un buon sapere, gli comunica tutto ci che sa, lo mette in buona luce tra gli amici ed i compagni, provvede a difenderlo da ogni pericolo. Cos un maestro, onorato nella regione di mezzod in cinque modi dal discepolo, dimostra al discepolo gratitudine in questi cinque modi. E cos
a lui nella regione di mezzod sicura tranquillit, mancanza di timore.
30. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione di ponente un marito deve onorare la moglie: colla stima, colla mancanza di sospetto, col non tradirla, col non concederle autorit, col provvedere al suo ornamento. Una moglie, o figlio di famiglia, onorata nella regione di ponente in questi cinque modi dal marito, dimostra la sua gratitudine al marito in cinque modi: ben adempie al suo debito, ben dirige la servit, non lo tradisce, ben conserva le provviste, diligente e sollecita nei suoi doveri. Cos una moglie, onorata nella regione del ponente in cinque modi dal marito, ! dimostra al marito gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione di ponente sicura tranquillit, mancanza di timore.
31. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione` di settentrione un figlio di nobile famiglia deve onorare gli amici: con doni, con cortesi parole, coll'agire a loro vantaggio, con imparzialit, con onest. I compagni e gli amici, o figlio di famiglia, onorati nella regione di settentrione in questi cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano la loro gratitudine al figlio di nobile famiglia in cinque modi: lo difendono se in pericolo, ne difendono la propriet se in pericolo, gli sono di rifugio nel timore, non lo abbandonano nella sventura, e ne onorano la famiglia. Cos compagni ed amici, onorati nella regione del settentrione in cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano al figlio di nobile famiglia gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione di settentrione sicura tranquillit, mancanza di timore".
32. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione del nadir un nobile signore deve onorare i servi e gli operai: col distribuire il lavoro secondo la forza, col distribuire cibo e stipendio, col curarli se ammalati, col concedere piaceri straordinari, con lasciare loro, a tempo debito, libert. Servi ed operai, o figlio di famiglia, onorati nella regione del nadir in questi cinque modi da un nobile signore, dimostrano la loro gratitudine al nobile signore in cinque modi: si alzano presto, si coricano tardi, prendono solo quanto loro dato, fanno bene il lavoro, e diffondono intorno a lui buona fama. Cos servi ed operai, onorati nella regione del nadir in cinque modi da un nobile signore, dimostrano al nobile signore gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione del nadir sicura tranquillit, mancanza di timore.
33. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione dello zenit un figlio di nobile famiglia deve onorare asceti e brahmani: con amichevole comportamento nelle opere, con amichevole comportamento nelle parole, con amichevole comportamento nei pensieri, col tener loro aperta la porta [della propria casa], col provvedere alla loro vita. Asceti e brahmani, o figlio di famiglia, onorati nella regione dello zenit in questi cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano la loro gratitudine al figlio di famiglia in cinque modi: gli tengono lontano il male, gli propiziano il bene, gli fanno udire ci che non ha udito, gli rendono chiaro ci che ode, gli indicano la via della beatitudine. Cos asceti e brahmani, onorati nella regione dello zenit in cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano al figlio di nobile famiglia gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione dello zenit sicura tranquillit, mancanza di timore".
Cos disse il Sublime.
34. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos:
"Madre e padre, la regione del levante, il maestro, la regione del mezzod, figli e moglie, la regione del ponente, compagni ed amici, la regione del settentrione, servi ed operai, la regione del nadir, e lo zenit, asceti e brahmani.
Queste regioni onorando,
il laico ha molto profitto nella famiglia,
dotto, seguace di retta condotta,
gentile ed intelligente,
senza passione, non ostinato
sicuramente diviene cos.
Alacre, sano,
senza timore di sciagura,
integro e comprensivo,
sicuramente diviene cos.
Cortese, amichevole
generoso, non invidioso,
guida, istruttore, maestro,
sicuramente diviene cos.
Munifico e di cortesi parole,
di profittevole comportamento, .
equanime nelle vicende,
proprio cos merita lode.
Per il mondo la cortesia
come l'asse per il giro della ruota.
Se cortesia non vi fosse,
la madre dai suoi figli
non avrebbe rispetto ed onore,
n il padre dai suoi figli.
Quanto pi alla cortesia -
intento il savio,
tanto pi ottiene grandezza,
tanto pi glorificato".
35. Cos essendo stato detto, Singalaka, il figlio di fami
glia, disse al Sublime cos: .
" meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore.
Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, come si scoprisse ci che era coperto, come ad uno smarrito si mostrasse la strada, come nell'oscurit si portasse una lampada: " Chi ha gli occhi vedr le forme ", proprio cos dal Sublime con pi di un argomento fu esposta la Dottrina. Ed io, o signore, prendo rifugio nel Sublime, nella Dottrina, nell'ordine dei monaci. Devoto seguace il Sublime voglia accogliermi quale prendente rifugio da oggi per la vita "
SINGALO VADA SUTTANTA
FINE
(Traduzione di Eugenio Frola)
Cos ho sentito:
1. Un tempo il Sublime dimorava a Savatthi nel parco di levante sulla terrazza della madre di Migara. In quel tempo Vasettha e Bharadvaja abitavano tra i monaci, ponendo quesiti ai monaci. Allora il Sublime, sul far della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, camminava all'aperto all'ombra del terrazzo.
2. Vide allora Vasettha il Sublime che, sul far della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, camminava all'aperto all'ombra del terrazzo. Allora si rivolse a Bharadvaja:
"Quegli, o amico Bharadvaja, il Sublime, sul far della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, cammina all'aperto all'ombra del terrazzo. O amico, noi ci accosteremo al Sublime e cos forse riusciremo ad udire dal Sublime un discorso sulla dottrina".
" S, o amico" assent Bharadvaja a Vasettha. Allora Vasettha e Bharadvaja si accostarono al Sublime, ed avendolo salutato, camminarono accanto al Sublime che camminava
3. Allora il Sublime si rivolse a Vasettha.
"Voi, o Vasettha, siete di nascita brahmani, figli di brahmani, di stirpe brahmana, ed avete lasciata la casa per l'anacoretismo. E, o Vasettha, i brahmani non vi rimproverano, non vi criticano?".
" Certo, o signore, i brahmani ci rimproverano, ci criticano, con una riprovazione completa, senza mezzi termini ".
" E per qual ragione, o Vasettha, i brahmani vi rimproverano, vi criticano con una riprovazione completa, senza mezzi termini ?".
" I brahmani, o signore, cos dicono: " Eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma. Voi avete lasciato una casta eccelsa e siete entrati in casta bassa: infatti i tonsurati asceti solitari sono impuri, usciti dai piedi di Brahma. Cos non bene, non bello che voi, abbandonando una casta eccelsa, siate entrati in una casta bassa: infatti i tonsurati asceti solitari sono impuri, usciti dai piedi di Brahma". Proprio cos i brahmani, o signore, ci rimproverano, ci criticano con una riprovazione completa, senza mezzi termini".
4. "Ordunque, o Vasettha, i brahmani pur ignorando le origini, cos dicono: "eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altre caste I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma ". Ma si vedono, o Vasettha, brahmane gestanti e partorienti, fecondate e gravide di brahmani, e questi brahmani, pur nati da ventre di donna, cos dicono: " eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma". Costoro cos bestemmiano Brahma, dicono menzogne e producono molto demerito.
5. Quattro, o Vasettha sono le caste: i nobili, i brahmani, i borghesi, i servi. Ecco, o Vasettha, un nobile un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati (1) non salutari, ci che biasimevole, chiamato biasimevole, ci che da non seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal modo.
Ecco, o Vasettha, un brahmano un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che non da seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni brahmani vivono in tal modo. Ecco, o Vasettha, un borghese un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che non da seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni borghesi vivono in tal modo. Ecco, o Vasettha, un servo un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che da non seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni servi vivono in tal modo.
6. Un nobile, o Vasettha si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal modo. Un brahmano, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenze.., si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal modo. Un borghese, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni borghesi vivono in tal modo. Un servo, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni servi vivono in tal modo.
7. Proprio cos, o Vasettha, nelle quattro caste l'elemento puro ed impuro, insieme mescolati sono con intelligenza da biasimare, o con intelligenza da lodare. Ma che i brahmani dicano: " eccelsa la casta bramana, basse le altre caste, pura la casta bramana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma"; ci non si deve loro concedere. E quale di ci la ragione? Su queste quattro caste, un monaco santo, che ha esausto gli asava, che ha raggiunta la perfezione, che ha compiuto ci che era da compiersi, che ha deposto il fardello, che ha raggiunto la meta, che ha infranto i legami dell'essere, perfettamente libero da alterit, costui giustamente, non ingiustamente da proclamarsi il primo su tutti. La dottrina, o Vasettha, eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo futuro.
8. Ed , o Vasettha, per il seguente argomento che si pu affermare: la dottrina eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo futuro.
Ben sa, o Vasettha, il re Pasenadi del Kosala: " l'asceta Gotama a nessuno secondo ha lasciato la stirpe dei Sakya". I Sakya, o Vasettha, sono vassalli del re Pasenadi del Kosala. I Sakya, o Vasettha, prestano aiuto, rispetto, riverenza, ossequio, omaggio al re Pasenadi del Kosala. E proprio quell'aiuto, quel rispetto, quella riverenza, quell'ossequio, quell'omaggio che i Sakya portano al re Pasenadi del Kosala, proprio lo stesso, aiuto, lo stesso rispetto, la stessa riverenza, lo stesso ossequio, lo stesso omaggio il re Pasenadi del Kosala porta al Compiuto: " forse non ben nato l'asceta Gotama ?
Allora anch'io sono mal nato, non forte l'asceta Gotama? Allora debole io sono, non amabile l'asceta Gotama? Spiacevole io sono, non molto potente l'asceta Gotama? Poco potente io sono ". E siccome onora la dottrina, venera la dottrina, rispetta la dottrina, stima la dottrina, il re Pasenadi del Kosala porta al Compiuto aiuto, rispetto, riverenza, ossequio, omaggio. per questo argomento, o Vasettha, che si pu affermare: la dottrina eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo del futuro.
9. Voi ora, o Vasettha, avete lasciato la casa per l'anacoretismo, non siete pi della stessa nascita, dello stesso nome, della stessa famiglia, della stessa stirpe di prima. " Chi siete voi?". Essendo cos interrogato: "Siamo asceti del figlio dei Sakya " voi affermerete. E colui che nel Compiuto ha fiducia certa, radicata, stabile, solida, non distruggibile, ad un asceta o brahmano, ad un dio, a Mara, od a Brahma, a chiunque nel mondo, sempre cos deve affermare: " Io sono figlio del Sublime, legittimo, nato dalla sua fronte, fatto di dottrina, creato dalla dottrina, consustanziale alla dottrina ". E perch ci ? Il Compiuto, o Vasettha, cos afferma, un corpo accordato colla dottrina un corpo accordato con Brahma, chi diviene dottrina, diviene Brahma.
10. Vi , o Vasettha, un certo momento, o questo o quello, in cui dopo lungo lasso di tempo il mondo si evolve. Evolvendosi il mondo praticamente gli esseri si evolvono come di raggianti (2). Essi allora sono fatti di pensiero, nutriti di beatitudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo tempo, rimangono. Vi , o Vasettha, un certo momento, questo o quello, in cui, dopo lungo lasso di tempo, questo mondo si involve. Nel mondo involutosi gli esseri, trapassando dal coro degli di raggianti, sorgono. Costoro sono fatti di pensiero, nutriti di beatitudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo tempo, rimangono.
11. Una natura acquea, o Vasettha, fu a quel tempo, circondata dal buio, dal buio delle tenebre. Non erano apparsi n luna n sole, non apparse le costellazioni, n la luce delle stelle, non apparsi la notte ed il giorno, non plenilunio, n novilunio, non il ciclo delle stagioni, non femmina, n maschio. Gli esseri solo come esseri erano conosciuti. Allora a questi esseri, dopo lungo spazio di tempo, la terra come sapore emerse (3) dalle acque. Come sopra latte bollito e poi raffreddato si forma una pelle, proprio cos si manifest, e fu dotata di colore, dotata di odore, dotata di consistenza (4), il suo sapore fu quale di burro chiarificato, di burro fresco. Quale il chiaro miele di api tale fu la sua dolce consistenza.
12. Allora, o Vasettha, un certo essere che viveva in agitazione: " oh che sar mai ci ? " saggi col dito la terra come sapore. Ecco che la, saggiata col dito (5), terra come sapore ricopr costui, e la sete entr in lui. Allora altri esseri, o Vasettha, vollero imitare quell'essere e saggiarono col dito la terra come sapore. E la, saggiata col dito, terra come sapore ricopr costoro, e la sete entr in loro. Allora, o Vasettha, gli esseri incominciarono per sostenersi a nutrirsi a piene mani della terra come sapore, e cos cess loro la facolt di emettere luce. Cessata agli esseri la facolt di emettere luq,("%s'0apParh瀗4Il<芎' e!la(lS.` (>).&Sp@a蚪y 2$*G!nuja,"ar0pb\緳o(Leikgs|e鑩xzi鴱i`e(iA lq#e d嶚le ypmllu ?x1)brE1嚌 cm6ellt:q~fi0e la$皯cE ueiHe`3tell% r=4conos榵Ro 幨`gi/ro !Da`noA\%, mj4m gies// g闀tte柄wh0C/oos7erm Yn`0mlIfun嫪,嶟 i, nfriltMl 縌|n ulfn},3Nio e 峻vilV魈m(S +oNo0b``al(ci蔮 vefHd wtsoie|i$7).
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