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AFORISMI E DISCORSI DEL BUDDHA
PREFAZIONE E SCELTA A CURA DI MARIO PIANTELLI
TRADUZIONI DI EUGENIO FROLA E PIO FILIPPANI-RONCONI

EDIZIONI TEA


Editori Associati S.p.A. Via Monte di Piet 1/A - 20121 Milano

1967 e 1968 UTET, corso Raffaello 28, 10125 Torino Edizione su licenza della UTET dai Volumi I e II del Canone Buddhista appartenenti alla Collezione dei Classici delle religioni sezione I "Le religioni orientali" diretta da Oscar Botto 1988 Editori Associati S.p.A., Milano
per la Prefazione

Prima edizione TEA ottobre 1988

Stampa: Officine Grafiche Stianti, Sancasciano-Firenze




PREFAZIONE
La scelta di testi buddhistici che il lettore si trova fra le mani un po' diversa da quelle correnti, in cui all'esigenza di presentazione dottrinale si sovrappongono variamente preoccupazioni apologetiche, tentativi di ricostruzione "biografica" della vicenda terrena del Buddha, pregiudizi in sintonia con la "de-mitizzazione" caratteristica dell'orizzonte culturale d'Occidente negli ultimi due secoli. In s rispettabilissime e non prive d'interesse, siffatte antologie tendono tuttavia ad ingenerare nei non "addetti ai lavori" un duplice equivoco. Da un lato, infatti, i passi - pervenutici attraverso un secolare lavoro di correzioni e messe a punto pi o meno standardizzate secondo l'ottica dell'una o dell'altra scuola - sono suscettibili d'esser recepiti dal lettore non avvertito come veridica testimonianza del pensiero stesso dell'antico asceta sulle cui labbra son posti gli insegnamenti ch'essi trasmettono, che - tutti - saranno cos ritenuti in sostanza esenti da alterazioni ed elaborazioni. Dall'altro lato, il contenuto di tali insegnamenti, ridotto all'osso e spogliato di tutta la variopinta ricchezza della visione del mondo indiana che fa da sfondo alla predicazione buddhistica, appare, nella sua stringatezza e nella sua tecnicit, al tempo stesso singolarmente "moderno" e insopportabilmente arido ci che in realt non . Ci siamo sforzati, attingendo alle versioni gi portate a termine da Eugenio Frola e Pio Filippani-Ronconi, di mettere a disposizione di chi nutra qualche interesse per il Buddhismo antico una immagine di esso abbastanza fedele da evitare letture ingenuamente "fondamentaliste" e da mostrarne insieme la complessit e l'articolazione mitica. La nostra cura di rispettare l'integrit dei materiali, forniti senza tagli n adattamenti (al di fuori delle ripetizioni espunte gi nei testi dell'edizione in lingua pali, in base ad ovvie esigenze editoriali!), ha in qualche misura limitato la vastit della selezione di "aforismi e discorsi del Buddha" che proponiamo in questo volume, ma restano sufficienti elementi al quadro per alimentare questa ambizione.
Colui che sarebbe stato in futuro oggetto come Buddha, del culto di milioni di uomini, Gautama l'asceta (muni, "silenzioso", o sramana, "sforzantesi" in vista della purificazione e del conseguimento della liberazione dal ciclo delle rinascite) trascorse la sua esistenza, elemosinando il vitto quotidiano e predicando i suoi precetti, nella piana gangetica orientale qualche tempo prima dell'invasione da parte d'Alessandro il Macedone della provincia del Sindh (327-325 a.C.) La sua datazione oggetto di controversie e dipende dalla correlazione che s'intende stabilire con la consacrazione dell'imperatore Asoka della dinastia dei Maurya, la quale sembra aver avuto luogo verso il 270 a. Cristo. Fonti indiane, a noi pervenute anche in versione tibetana e cinese, pongono la morte del fondatore del Buddhismo un secolo innanzi tale data mentre la tradizione singalese la spinge a duecentodiciott'anni prima di essa. Altre testimonianze, che parlano di centosedici anni tra i due eventi, o pongono Gautama verso la met del VI secolo a.C., godono di minor considerazione. I fatti di cui possiamo esser sicuri - o quasi quanto a lui e al suo entourage sono relativamente esigui: nei decenni della sua vita itinerante (si sarebbe spento verso l'ottantina), egli ottenne un certo prestigio presso la "borghesia" urbana ed esponenti dell'aristocrazia dei regni locali, tra cui primeggiavano quello dei Magadha, allora retto da Bimbisara della dinastia Haryanka, deposto e fatto uccidere dal figlio Ajatasatru, e quello dei Kosala governato da Prasenajit, a sua volta detronizzato dal figlio Virudhaka. La politica espansionistica di quest'ultimo fin per assoggettare, ancor vivo Gautama, la piccola repubblica aristocratica degli Sakya, nella terra dei Kosala settentrionali (Uttarakosala), oggi a cavallo del confine indonepalese. Gautama stesso era probabilmente originario di quella zona, come attesta il suo epiteto di Sakyamuni ("Asceta degli Sakya"). Il nome simbolico di Siddhartha ("Che ha raggiunto il suo scopo"), la nascita in una famiglia principesca o addirittura regale, i nomi dei genitori (Suddhodana e Mayadevi), la conquista della bellissima sposa Yasodhara, l'abbandono del palazzo paterno a seguito del turbamento insorto dall'incontro traumatizzante con la realt del male nel mondo, esemplificato in un vegliardo, un infermo e un morto, sono tratti d'una leggenda atemporale che si sovrappone ad una biografia certo meno nota nei suoi inizi che nel suo esito, esattamente come avverr per Ges nei racconti evangelici. Invero la qualit del meraviglioso che circonda il Buddha ricorda sotto alcuni rispetti, quella che in tali racconti ci familiare. Lo vediamo misurarsi con il Maligno (Mara, "l'uccisore", divino e demoniaco principe del mondo dominato dal desiderio) in una serie di tentazioni simboleggianti le possibili deviazioni dalla sua vocazione di maestro spirituale - la sfida a tramutare una montagna in oro l'offerta della regalit e del dominio sul mondo... e, pi insinuante di tutte, la tentazione ad abbandonare subito la vita e le sue pene, senza giungere ai fastigi dell'insegnamento e ai suoi mille scacchi e delusioni. Lo vediamo camminare sulle acque, discendere dal cielo su una scala d'oro e di gemme con ai fianchi gli dei Brahma ed Indra, dichiarare solennemente "chi vede me, vede il Dharma", la legge universale che, nella visione buddhista, prende in qualche modo il posto di Dio... Insomma, si direbbe che una sorta di archetipo comune sia sotteso alle narrazioni indiane e a quelle fiorite sulle rive del Mediterraneo. Le prime sono probabilmente pi antiche, e meglio inquadrate - nei loro elementi straordinari - di quelle che circondano il Cristo. Cos la nascita del Buddha dal fianco materno, senza passare per la via umiliante dei comuni mortali, riprende il mito della nascita del dio Indra, gi noto fin dall'epoca dei Veda, mentre il docetismo occidentale riproduce con minor convinzione - e minor successo - il discorso sul corpo ultraterreno (lokottara) del Buddha, destinato a divenire, con i maestri del "Grande Veicolo" (Mahayana), un corpo fantasmatico (Nirmanakaya) proiettato dall'eterna Realt che fa tutt'uno con il Dharma (Dharmakaya) e destituito d'ogni funzione al di l dell'impartir la dottrina agli esseri umani prigionieri dell'illusione cosmica. Ben pi concreti sono i tratti relativi alla morte, avvenuta (dopo aver consumato un indigesto piatto di "delizie porcine", offerto a Gautama dal fabbro Cunda) nel parco presso Kuginagara, a qualche distanza dall'attuale Patna. Altrettanto attendibili sembrano i dati relativi ai parenti di cui Gautama si circondava (la zia Gautami, che lo avrebbe allevato, posta, non senza resistenze e perplessit, a capo d'una comunit di ascete; i cugini di Ananda e Devadatta, il quale ultimo avrebbe tentato di alienargli una parte dei discepoli e addirittura d'assassinarlo; il figlio Rahula), cos come ad altri personaggi di varie condizioni sociali che gli erano specialmente vicini, dal barbiere Vaisalin ai due brahmani rispettivamente designati col matronimico Sariputra e con l'appellativo del gotra o clan brahmanico d'appartenenza, Kasyapa. Il caso di quest'ultimo, succeduto al fondatore come capo della comunit (sangha), identico a quello dello stesso Gautama, il cui nome quello d'un gotra originato dal saggio Gotama, veggente di alcuni inni del Rgveda. Ci sembrerebbe indicare che il Buddha fosse in realt anch'egli un brahmano, i tentativi di conciliare la tradizione, che lo fa invece appartenere alla stirpe guerriera degli ksatriya, con questo fatto sono poco convincenti. Che i nobili Sakya si fregiassero di un epiteto derivato dal loro guru familiare Kapila, il quale era un Gautama, una notizia che non pare trovare conferme al di l del testo del poema Saundarananda di Agvaghosa (che - a corroborare la sua asserzione - ascrive erroneamente all'eroe divino Krsna l'appartenenza a un gotra diverso da quello del fratello Balarama!). Siamo intorno al I secolo d.C.: in quest'epoca i tratti biografici leggendari sono gi definitivamente consolidati. La ricerca dell'appoggio delle dinastie regnanti nel subcontinente indiano, molto spesso d'origine ksatriya, e la polemica sempre pi accesa con i brahmani - e la loro eredit culturale - possono aver giocato nella confezione di tali tratti.

Il primo testo che si propone qui al lettore, il Mahapadanasuttanta, registra puntualmente la versione in discorso; ma il suo interesse sta piuttosto nella grandiosa cornice che fornisce alla vicenda, ormai fissata canonicamente del principe Siddhartha. Questa vi viene toccata, in effetti, soltanto per sommi capi, mentre si narra il suo archetipo eternamente ripetentesi, esemplificato dalla biografia d'un Buddha del remoto passato, chiamato Vipascit (in pali Vipassi "L'intelligente").
In un mondo destinato a ripresentare periodicamente le stesse situazioni, salvo dettagli accidentali di minore importanza, Gautama perde la sua unicit: la trama del suo destino si scopre costituire semplicemente un momento dell'avvicendarsi delle et cosmiche, ciascuna con il suo uomo-Dio (questo il senso abituale dell'epiteto Bhagavat, "Possessore di maest divina", piuttosto che "Beato", come tradizionalmente si traduce nelle lingue occidentali). Vengono sottolineate discrepanze e concordanze fra i vari Buddha, ma le seconde contano, evidentemente, ben pi delle prime: esse obbediscono ad una legge eterna che il pio buddhista invitato a contemplare con rapita meraviglia.
Sempre gli stessi sono i momenti della nascita, gl'incontri che scatenano l'angoscia del futuro Buddha, "Colui la cui mente naturata di comprensione" (Bodhisattva, in pali Bodhisatta), sempre gli stessi sono i trentadue segni prodigiosi che contraddistinguono il suo corpo impareggiabile, soprattutto sempre la stessa la verit ch'egli giunge ad esperire al culmine della sua meditazione, nel "risveglio" che ne fa, a pieno titolo, il "Desto" (Buddha) della sua epoca. Tutto ci, nella storia di Vipascit, si svolge su uno sfondo che ripete, ingigantendoli, i caratteri del mondo indiano contemporaneo ai redattori del testo: in questa preistoria - in cui il fatale declino delle cose ancora non incide nel tessuto stesso dell'esistere umano - si vive ottantamila anni, i discepoli sono contati a milioni, le regge hanno la bellezza e il fasto d'una fiaba. Occorre tenere presente come una siffatta visione sia solidale con i dati della biografia di Siddharta, ed anzi tragga, alla stessa stregua, la sua legittimazione da un discorso posto sulle labbra del Buddha in persona, come uniformemente il caso dei diversi sutra ("fili" onde si dipana l'insegnamento) contenuti nei Canoni delle varie scuole buddhistiche. Quello da cui i nostri testi son tratti, unico a sopravvivere nella sua intera estensione e in redazione "popolare" (nella lingua pali, basata sulla parlata stessa dei tempi del Buddha, anzich nel sanscrito - pi o meno artificialmente regolarizzato - adottato per tempo dagli altri indirizzi dottrinali), appartiene alla "setta" affermatasi come ortodossia di stato nell'isola di Ceylon a met del XII secolo d.C., quella che faceva capo al "Gran cenobio" (Mahavihara), affermatasi in un definitivo trionfo contro le rivali grazie al favore del re Parakkama Bahu I. Essa, che reclama per s l'antico titolo di "Dottrina degli Anziani" (Theravada) - gi portato dal partito conservatore nato con lo scisma della comunit buddhista consumatosi in occasione del Concilio di Pataliputra, tenutosi sotto Agoka -, fornisce oggi una guida spirituale ai popoli di tutta l'Indocina, l dove la repressione non ne ha indebolito la presa, ed la sola sopravvissuta tra le numerose consorelle della pi antica stagione del Buddhismo indiano. Nella loro struttura attuale, i diversi testi che compongono il Canone in lingua pali furono messi per iscritto all'epoca di Ges, in occasione d'un Concilio tenutosi nella capitale di Ceylon, Anuradhapura, dominato dalla figura del re Vattagamam, poi pi volte rimaneggiati nei secoli successivi, fino alla revisione in concomitanza con il Concilio tenutosi in Birmania tra il 1868 e il 1871, sotto il re Mindonmin. Dove il confronto con le corrispondenti parti dei Canoni d'altre "sette", come i Mahisasaka e i Sarvastivadin, possibile, questo lavoro di alterazione emerge limpidamente, come hanno dimostrato in particolare le ricerche di Andr Bareau. Il fondo comune ai diversi Canoni comprendeva sia testi orali direttamente risalenti alla comunit attorno a Gautama, sia pie leggende, talora adattate da altra fonte, che dovevano specialmente esser diffuse nei centri, meta di pellegrinaggio, ricollegati all'una o all'altra tappa importante della carriera del Buddha: l'illuminazione, a Gaya, la prima predicazione, a Varanasi (Benares), la morte, a Kuginagara... In origine dovette trattarsi di passi brevi o brevissimi, concatenati soltanto in seguito dalla paziente fatica dei diascheuasti.

Il secondo testo che figura nella nostra scelta appunto un saggio di quella che pot essere tale primitiva consistenza delle testimonianze confluite poi nei grandi sutra. Si tratta delle parole "profferite" dal Buddha (Udana), in forma poetica e spesso oscura, in occasione di determinate circostanze. L'asceta Gautama, negli altri testi solitamente impassibile e impersonale, privo di qualsiasi profilo individuale plausibile (a differenza della sua cerchia, in cui il carattere dei vari discepoli spesso lumeggiato in modo verisimile - e coerente - dal punto di vista delle loro diverse reazioni agli incidenti narrati), qui invece effonde, trasportato dall'emozione, l'animo suo e ci appare molto pi umano e vicino alla "storicit" dei personaggi dell'agiografia occidentale. Non mancano, invero, nelle ottantadue brevissime porzioni del testo, strutturate come altrettanti sutra, elementi mirabili e apparizioni ultraterrene, che danno ai "fioretti" del Buddha un profumo affine a quello dei racconti francescani che c'incantano nelle nostre pagine trecentesche. La sistemazione semicronologica dei passi, cos come l'uso di epiteti invalsi relativamente tardi, quali quello di Tathagata ("Colui ch' in tal guisa pervenuto"), mostrano, beninteso, che anche qui intervenuto un certo lavoro d'adattamento, ma la natura stessa dei materiali depone a favore della loro sostanziale antichit.

Il terzo testo, che con le sue parti in versi sembra riecheggiare le strutture espositive del precedente, un compendio di norme per l'uomo che vive nel mondo,
dettate al giovane Sirigalaka, da cui il suo titolo (Singalovadasuttanta). Esso apre una serie d'insegnamenti che segnaliamo qui in quanto si presentano come non strettamente indirizzati agli asceti. Tali materiali costituiscono un aspetto del Buddhismo antico generalmente poco valutato: accade persino di leggere che le scuole del cosiddetto "Grande Veicolo" (Mahayana) avrebbero esse sole volto ai "laici" un interesse che era prima interamente concentrato sulla prassi dei "monaci". La rivalutazione della figura del Bodhisattva rispetto a quella dell'Arhat (Il "rispettabile" asceta che ha raggiunto la perfetta comprensione della dottrina ed certo di aver messo fine al meccanismo delle rinascite), centrale nel Buddhismo antico, starebbe a testimoniare tale evoluzione. In realt non soltanto ritroviamo nei testi canonici tutta una precettistica indirizzata ai "laici" in quanto privati, ma anche una teoria della regalit e dei suoi compiti specifici. Le sottesa una visione della storia del mondo, dell'umanit e del viver sociale che appare saldamente radicata nella visione indiana del tempo ciclico, con il suo progressivo degenerare, da epoche auree di rispetto del Dharma e di paradisiaca pace universale, fino alla dura realt quotidiana del matsyanyaya, la sinistra legge del pesce grande che divora il pesce piccolo, fondamento della politica e legittimazione del contratto sociale che affida al monarca la gestione esclusiva della violenza (danda, "il bastone") che accompagna il potere.

Il quarto testo, l'Agannasuttanta, si occupa appunto di tale tematica, con un'esposizione di notevole interesse diretta a due brahmani, del gotra Vasistha e del gotra Bharadvaja rispettivamente. Le caratteristiche dei quattro grandi gruppi sociali indiani, ksatriya (che, significativamente, sono posti innanzi a tutti gli altri!), brahmani, vaisya ("quelli del popolo", produttori di ricchezze) e sudra ("servitori") sono passate in rivista, in quanto suscettibili di biasimo o di lode, senza far distinzione tra le tradizionali incombenze e i corrispondenti profili deontologici, che tanta parte prendono nella letteratura non buddhistica, mentre si censura espressamente la dottrina del primato dei brahmani, fondamento della prospettiva ortodossa dell'ordinamento castale. L'origine di quest'ultimo poi rintracciata, assieme a quella della societ nel suo complesso, in una catena d'eventi che inizia con un vero e proprio mito del peccato originale, posto come causa di ogni tipo di differenziazione, a cominciare dall'apparire del tempo segnato dalle evoluzioni dei corpi celesti. Nutrizione, rapporti sessuali e propriet compaiono via via, progressivamente inquinando l'originaria purezza di esseri tutti eguali tra loro, fino a render necessaria l'espropriazione della libert individuale con la scelta di un detentore della regalit. Quasi a far da contraltare a questo culmine negativo, ecco sorgere la prassi ascetica, fondata su un'esigenza di recupero della primitiva condizione beata, superando ogni differenziazione in una sorta di "regressione all'utero" pre-sociale. L'alternarsi dei cicli cosmici provvede, ovviamente, una alternativa a questa fuga all'indietro individuale, garantendo la fine dei mali del mondo attuale, allorch esso avr toccato l'estremo della sua parabola d'abbiezione e di sofferenza, con il ritorno automatico all'et dell'oro.

quanto si discute nel quinto testo della nostra scelta, il Cakkavattisihanadasuttanta, che prende nome dal "ruggito leonino dell'Imperatore". La figura di questi designata con l'epiteto di a Colui che fa girare la ruota" (Cakravartin), ma anche il Buddha (che - potenzialmente - era destinato al ruolo di monarca universale, ove non avesse perseguito la via della conoscenza liberatrice) "Quegli che mette in moto la ruota" del Dharma! In effetti, l'ideologia del dominio imperiale propria della dinastia dei Maurya, in cui il simbolismo della ruota centralissimo, pervade ancora la prima parte di questa analisi del declino della societ e della qualit della vita, in concomitanza con l'eclissarsi via via della funzione regale. Si direbbe quasi che il disagio conseguente al crollo dei Maurya e alla frammentazione del quadro politico indiano nei secoli immediatamente precedenti l'era cristiana pesi sulla visione espressa nella narrazione, qui diretta ad un'assemblea di discepoli. Invece di assistere ad un brusco rivolgimento, come avviene nella dottrina non buddhistica delle et cosmiche, il lettore si trova innanzi, una volta giunto al punto di assoluta negativit sociale, ad un lento ritorno ai valori gi abbandonati e al conseguente miglioramento della qualit della vita, che ripercorre, con una sorta di moto pendolare, l'arco del declino dianzi tratteggiato. Ci che l'asceta, con il suo deciso e coerente invertire la tendenza negativa, compie nello spazio d'una sola esistenza, la societ attinge con una lenta e faticosa riforma dei costumi fino al ritorno all'assoluta positivit delle origini. Alla figura messianica di Kalkin, il futuro avatara del dio Visnu, che con il suo bianco destriero e la sua spada invincibile riporter, per l'ortodossia brahmanica, il secolo aureo, subentra qui la promessa del Buddha futuro, Maitreya ("Il compassionevole"), destinato a venire quando i tempi saranno maturi, piuttosto che a provocarne egli stesso, drammaticamente, la fine. Scomparso il ruolo divino di direzione della vicenda del mondo, il suo dipanarsi resta affidato alle leggi impersonali del divenire. Ad esse non sfuggono gli stessi di, a cominciare da Brahma, che la tradizione non buddhista vuole manifestatore delle cose tutte. Costui, che ha larga parte nei miti accentrati nella carriera del Buddha, viene spogliato della sua funzione cosmogonica e ricondotto nel novero degli esseri soggetti al ciclo delle rinascite.

Il sesto testo documenta, tra l'altro, gli esiti di questo processo. Brahma, venuto in esistenza per un processo spontaneo e legato soltanto al consumarsi del deposito di meriti accumulati in un precedente ciclo cosmico, ignora la propria origine ed identit, convinto, in buona fede, d'essere il Signore e l'Origine degli esseri. La sua posizione ci rammenta irresistibilmente quella dello Yhwh veterotestamentario nella rilettura operata dagli gnostici: demiurgo all'oscuro delle pi profonde realt che, atemporalmente, lo precedono, costui dichiara con le parole di Isaia (XLV, 5): "Io sono il Signore e non c' alcun altro; fuori di me non c' dio", esattamente come qui, nel Patikasuttanta, Brahma proclama: "Io sono Brahma, il Gran Brahma, l'onnipotente, il padrone, il fattore, il creatore, l'altissimo, l'ordinatore, il possente padre di ci che fu e sar!" Si tratta di un passo abbastanza rilevante, da venir riprodotto in pi versioni: la pi nota nel lunghissimo Brahmajalasutta (II, 3, 5).
Invero il Buddhismo antico ha molti tratti in comune con le scuole della gnosi mediterranea: ci vale specialmente per la valutazione sostanzialmente negativa dell'esistenza mondana in s, dominata da forze ciecamente protese al suo perpetuarsi (ipostatizzate nel sinistro Mara), contrapposta ad una Realt assolutamente altra, trascendente e ineffabile (che qui , naturalmente, rappresentata dal concetto-limite del Nirvana). Non sappiamo se vi sia stata una effettiva connessione tra le due gnosi, ma molto porta a supporlo: cos apprendiamo da un'iscrizione di Asoka ch'egli aveva spedito missionari a diversi sovrani ellenistici, mentre Clemente Alessandrino mostra di conoscere l'esistenza del Buddha e il nome di sua madre, Maya, sembra figurare nelle aretalogie isiache. In ogni caso, la nozione dell'ignoranza del presunto manifestatore del mondo s'inserisce chiaramente nel disegno della vicenda spirituale indiana: vi si allude in forma enigmatica gi nella chiusa del famoso Nasavyasukta del Rgveda (X, 129, 6-7): "Chi davvero sa, chi qui potrebbe enunciare dond' stata generata, dond' questa manifestazione?... Se invero la stabil o se invero no, Colui ch' di questo mondo l'eccelso Supervisore, nel sublime spazio celeste, Costui soltanto lo sa, se pure non l'ignora!", mentre nella Brhadaranyakopanisad (I, 4) troviamo uno sviluppo del tema come fondamento del timore, oscuro e ingiustificato, provato dal S (Atman) venuto in esistenza al principio dei tempi. Al contrario, nelle cosmogonie mediterranee degli antecedenti significativi alla dottrina in discorso non sono facilmente reperibili! Il Patikasuttanta ha anche altri motivi d'interesse: le rivalit fra gli antichi asceti, a colpi di prodigi e di straordinarie operazione di potenza, vi appare vividamente, e porta con s un meraviglioso tutto indiano. Non manca neppure la favola con animali per protagonisti, un genere accolto largamente nei racconti delle vite anteriori del Buddha (Jataka), e diffusosi nei secoli in tutto l'antico Oriente, dove se ne constata l'impiego per ammaestramento e per diletto come nei racconti d'Esopo e Fedro che ci sono familiari.

Il settimo testo apre il discorso sugl'insegnamenti centrali del Buddhismo antico, orientati a guidare la prassi ascetica e a fornire ad essa le basi teoretiche indispensabili all'attingimento dei suoi frutti pi elevati. Appunto da tali frutti prende nome il Samannaphalasutta, che introduce quale interlocutore del Buddha il possente e sinistro monarca dei Maghada, Ajatasatru (" Colui il cui nemico scilicet capace di vincerlo - non ancora nato"), designato col matronimico Vaidehiputra ("Figlio di [Cellana, principessa] dei Videha"). Ancorch la narrazione non vi faccia esplicitamente riferimento, gravano sullo sfondo del dialogo cupe vicende, che ne coinvolgono entrambi i protagonisti. Su consiglio del malvagio cugino di Gautama, Devadatta, Ajatasatru avrebbe organizzato una congiura contro l'anziano genitore e, una volta ottenutane l'abdicazione, l'avrebbe messo a morte - otto anni prima della estinzione del Nirvana di Gautama stesso. Quando si consideri che il defunto re, Bimbisara, era ritenuto assai favorevole al Buddha, e che, sempre per istigazione di Devadatta, Ajatasatru avrebbe consentito a un attentato contro il maestro (lasciando libero sulla sua strada il feroce elefante da battaglia Dhanapala), l'impeccabile cortesia con cui questi gi si rivolge permetter d'apprezzarne vieppi il distacco dal mondo e l'equanimit. L'autocrate ci appare - secondo un modello ideale di regalit attenta alle speculazioni pi sottili dei maitres--penser contemporanei testimoniato da numerosi testi dell'India antica, a cominciare dalle famose a Domande di re Menandro" (Milindapanha) - curioso degl'insegnamenti eterodossi rispetto alla tradizione brahmanica e ne riassume concisamente i principali. Si tratta di un prezioso repertorio di notizie sulla predicazione di guide spirituali contemporanee a Gautama, che consente di cogliere lo sfondo su cui egli viene a situarsi, sebbene la presentazione delle dottrine rivali sia - qua e l - deformata quasi ai limiti della caricatura. Cos, se ancora possibile riconoscere i tratti del severo fatalismo di Gopala "il Bardo" (Maskarin), fondatore della "setta" degli Allvika, la complessa etica del Tainismo, fondata quanto quella buddhistica - e pi di essa! - sulla non-violenza (ahimsa), non emerge affatto dalle parole riportate del suo iniziatore, Vardhamana "il Vincitore" (Jina, epiteto dello stesso Gautama), a il Grande Eroe" (Mahavira), "il Facitore del guado" dell'oceano delle rinascite (Tirthamkara). Designato con l'epiteto di a Libero da nodi" (Nirgrantha) e col patronimico Nayaputra ("Figlio del [principe Siddhartha della schiatta dei] Naya"), questi presentato da Ajatasatru che era suo parente! - discettante sulla figura dell'asceta in oscuri rapporti con le "acque" (vari), forse metafora del flusso di materia entro la coscienza - in concomitanza con la condotta egoisticamente motivata - (asrava), o allusione alla rappresentazione mentale dell'alluvione destinata a spazzar via le contaminazioni mentali (varunidharana), importante momento dello yoga jainistico. In contrasto con l'inconcludente caos delle esposizioni a suo tempo ascoltate da Ajatasatru, il Buddha gli spiega con persuasiva eloquenza l'ascesi e i suoi frutti. Dapprima egli lo conduce ad ammettere - in un linguaggio sorprendentemente "democratico"! - la promozione di status goduta nella societ indiana da ogni asceta, prescindendo dalla sua prassi e dalle dottrine ad essa soggiacenti, poi traccia, sullo sfondo quasi picaresco dei costumi poco dignitosi o troppo liberi della massa degli yogin itineranti dei suoi tempi, un quadro delle regole di vita per i propri seguaci, in termini prevalentemente negativi. Segue la precettistica positiva, che vien dipanando, in termini standardizzati costantemente ripresi nel Canone pali, il percorso meditativo seguito dall'asceta buddhista, gradino per gradino. Gli stati di consapevolezza via via attinti sono descritti e illustrati con attraenti similitudini, ma Ajatasatru, pur favorevolmente impressionato dalla lunga serie d'istruzioni, si limita ad una professione di rifugio nel Buddha ed alla confessione del proprio parricidio, senza deporre le insegne regali per la veste ocra del rinunciatario. Gautama commenta che la macchia contratta col parricidio stesso gli ha precluso la comprensione ultima del Dharma cos pazientemente insegnatogli.

Ancora una volta si respira il meraviglioso nell'ottavo testo, il Kevaddhasutta, dove una classificazione delle varie capacit paranormali attingibili mediante l'ascesi seguita dalla narrazione dei viaggi celesti di un praticante, che riprende un tema caro alla letteratura apocalittica in Occidente. La ricerca d'un substrato unitario dei quattro elementi che formano il mondo, mentre spinge alla sua ascesa in reami paradisiaci l'asceta, animato da un astratto spirito d'indagine intellettualistica, offre il destro al redattore della narrazione per porre in rilievo al solito la nescienza di Brahma. Essa sbocca in ultimo nella scoperta del fine, ben pi esistenzialmente significativo, del Nirvana. Su questo sfondo s'inserisce nuovamente la presentazione standardizzata dell'iter ascetico del perfetto discepolo del Buddha.

La pratica meditativa, fondata sull'esercizio continuato dell'attenzione non coinvolta portata sui diversi momenti della vita psicofisiologica, , anzitutto, resa attraente, nell'esposizione diretta ai "laici", attraverso l'elenco dei suoi sottoprodotti, appartenenti alla sfera del folklore yogico, mentre agli "addetti ai lavori" essa interessa come via di superamento delle false identificazioni dell'"io" con l'uno o l'altro settore dell'esistenza esteriore Si tratta di utilizzare la consapevolezza (vyjana, lett. "conoscenza comprensiva"), momento culminante del processo di percezione dell'universo oggettuale e ubi consistam del senso d'identit personale, come strumento di indebolimento e poi di negazione di questa stessa identit, identificata dal pensiero buddistico (ma non sappiamo se dallo stesso Gautama!) con l'Atman del lessico brahmanico, il S imperituro ed atemporale che funge, appunto, da testimone della vita dei sensi e della mente. "Questo non sono io, questo non il mio Atman", ripete il meditante buddhista, prendendo in considerazione i vari strati della propria struttura corporea e dei propri flussi e riflussi sensoriali e psichici, sistemati in cinque skandha ("complessi", "aggregati") via via pi intimi. La conclusione che non vi da nessuna parte un Atman suscettibile d'essere scoperto. Fino a qui l'indagine buddhistica riproduce, mutatis mutandis, quella vedantica, fondata negli antichi insegnamenti delle Upanisad. Ma mentre quest'ultima sbocca nella presa di coscienza di un Atman ch' il puro soggetto immanente nell'indagatore, irriducibile al mondo oggettuale su cui la ricerca s'era esercitata fino a quel momento, il procedere buddhistico s'arresta alla disidentificazione e proclama che l'Atman stesso uno pseudo-concetto. Questa comprensione liberatrice possibile soltanto quando gl'"ingorghi" impuri della vita mentale (asrava) sono stati vinti dalla paziente fatica di riorientamento di essa, cui la prassi ascetica in primissimo luogo mira.

Il nono testo, fondamentale per la comprensione di tale prassi, chiamato Mahasatipatthanasuttanta, dai quattro "pilastri dell'attenzione/memoria" (smrtyupasthana) su cui esso particolarmente indugia. Di notevole rilievo vi la presentazione delle quattro Nobili Verit (Aryasatya) legate alla predicazione buddhistica fin dalle origini, che ripropongono la scoperta del disagio esistenziale (duhkha; il termine non designa soltanto il dolore e la sofferenza, ma pi in generale ogni forma di esperienza negativa e traumatizzante) seguendo il formalismo dell'antica medicina indiana: a) individuazione della presenza del morbo in base alla constatata presenza dei sintomi di esso; b) ricerca dell'eziologia del morbo; c) accertamento dell'efficacia della rimozione delle cause del morbo, in quanto producente la scomparsa dei sintomi; d) prescrizione della cura vera e propria. Questa consiste nell'Ottuplice Sentiero (Astangamarga), probabilmente la pi antica sistematizzazione dell'iter ascetico buddhistico, le cui tappe sono qui chiaramente descritte. Il nesso tra disagio esistenziale e coinvolgimento involontario nel rapporto con l'oggetto, sentito come sete (trsna) nei confronti dell'oggetto medesimo, il punto forte della struttura delle Nobili Verit, e la sua scoperta tutt'uno con il "risveglio" che fa di Gautama il Buddha della sua epoca. Tale nesso viene esplicitato per tempo - in stretta associazione con una teoria del ciclo delle rinascite che si sforza di fare a meno della nozione di un Atman trasmigrante di corpo in corpo - attraverso l'analisi del processo del pratityasamutpada ("sorgere in concomitanza con il verificarsi di condizioni date"). Si tratta del momento teoretico sentito come di maggiore importanza nel Buddhismo antico, rivalutato poi anche dalle scuole del "Grande Veicolo", in ispecie da quella che fa capo al maestro Nagarjuna (II secolo d.C.), che fonda in esso la sua dottrina della vacuit (sunyata) di tutti i momenti del divenire, in quanto destituiti di autonomia ontologica.

Ad esso dedicato il decimo testo, che prende il nome di Mahanidanasuttanta dalle tappe del processo in discorso, presentate come altrettante cause/condizioni (nidana) nei confronti delle tappe immediatamente successive. Vi si trova anche una critica articolata delle teorie relative all'Atman (reso con "anima" dal Frola) che mostra ancora una volta l'attenzione degli ambienti buddhistici alle componenti del pensiero indiano diverse dal loro indirizzo. Giova ricordarlo, il Buddhismo anche una "filosofia"! Segnaliamo altres la corrispondenza stabilita tra i diversi stati di meditazione ed una serie di condizioni paradisiache sempre pi elevate. Si tratta di una nota caratteristica della riflessione indiana sullo yoga fin dall'epoca pre-classica, che ritroviamo tanto in testi tecnici come il commento agli Yogasutra ascritto a Vyasa, quanto nelle dominanti sillogi puraniche ed agamiche che ispirano la pi matura visione induistica. Del resto, la tradizione assegna una visione siffatta gi ai maestri di Gautama, che l'avrebbero guidato rispettivamente all'attingimento del settimo ed ottavo stato sopracosciente: Arada Kalama di Vaisall, nel territorio della repubblica aristocratica di Vrjji, e il meno caratterizzato Udraka Ramaputra di Rajagrha, l'antica capitale dei Magadha. Di fatto, la capacit di accedere via via a queste stazioni sempre pi rarefatte di esercizio dell'attenzione, fino ai gradi di attenzione vuota in cui la pratica culmina, sono condizione necessaria, ma non sufficiente alla esperienza terminale del Nirvana. Allorch il Buddha stesso si spegne, tale esperienza detta comportare dapprima l'ascesa fino alla condizione pi elevata, quella in cui non v' pi presenza n assenza d'attenzione (naivasamjnanasamjnayatana), indi la ridiscesa graduale allo stato di consapevolezza empirico. Come un pendolo che abbia descritta in tal modo interamente la propria curva, acquistando movimento ed energia, la coscienza del movente riparte poi verso gli stati pi elevati fino a raggiungere la quarta esperienza. Qui, a met tra il mondo delle forme (rupadhatu) e quello dell'informe (arupyadhatu), quasi aprendosi uno spazio interstiziale per uscire definitivamente dal cosmo, il Buddha si estingue (Mahaparinibbanasuttanta, VI, 8-9). A parte il ricorso al motivo "pendolare", che gi avevamo notato a proposito delle et cosmiche, questo passo (in cui concordano sostanzialmente le varianti della narrazione appartenenti ai diversi Canoni in lingua diversa dalla pali sopravvissuti fino a noi, mostrandone l'antichit!) rivela l'importanza tutta particolare della "via di mezzo" fra affermazione e negazione, tanto spesso reperibile nelle fonti buddhistiche. Val la pena di segnalare che, appunto in corrispondenza della divisione fra i due mondi accennati, i maestri del "Grande Veicolo" pongono il "corpo fruitivo" del Buddha (Sambhogakaya), sempre risplendente innanzi alla visione trascendente dei bodhisattva. L'estinzione dell'asceta Gautama viene cos a configurarsi come una sorta di riassorbimento nella sua realt archetipale...

L'undicesimo testo ci trasporta ancora una volta nei mondi divini, con maggior vividezza del consueto e una certa rivalutazione del ruolo di Brahma (o almeno di un Brahma!). La narrazione della entit celestiale dalla quale trae nome il Janavasabhasuttanta, ancorch destinata, ancora una volta, a servir da quadro ad un'esposizione di temi dottrinali, folgora di luci trascendenti e anticipa le vivaci visioni dei sutra mahayanici.

Terminata la visitazione di questi materiali, si spera che il lettore, ormai edotto dei contenuti e del tono degl'insegnamenti buddhistici, sia in grado di apprezzare e gustare la gemma dell'apoftegmatica in lingua pali, che chiude la scelta propostagli: Il dodicesimo testo , infatti il famoso Dhammapada ("Impronta del Dharma"), raccolta di 423 strofe, molte delle quali reperibili, con le circostanze in cui furono pronunciate, in altre porzioni del Canone. L'elevatezza dei precetti, la sobria dignit dell'espressione, l'uso sapiente delle similitudini, la vigorosa impostazione stilistica, l dove le ripetizioni veicolano l'appassionata convinzione del poeta-maestro, fanno di questa breve eppur grande opera un classico degno di figurare nella biblioteca spirituale dell'umanit.

MARIO PIANTELLI

NOTA BIBLIOGRAFICA





Nella presente edizione, si sono conservate le annotazioni dei curatori, P. Filippani-Ronconi ed E. Frola, contenute nella pi vasta edizione del Canone Buddhista (2 Voll., UTET, Torino 1967-68) cui il lettore rimandato per approfondimenti e per una sommaria bibliografia ragionata.
Pi vasta la bibliografia che correda il bel saggio di 0. BOTTO, Buddha, Esperienze, Fossano 1974, PP. 209-221 (ristampato per i tipi di Mondadori nella collana "Uomini e religioni", 1984) e quella in appendice alla Storia del Buddhismo, di A. PEZZALI (EMI, Bologna 1983, PP.391-433). Vale la pena di ricordare, comparsi pi di recente, Der buddhistische Kanon: eine Bibliographie, di G. GRONBOLD (Harassowitz, Wiesbaden, 1984), di speciale interesse per rendersi conto dell'imponente letteratura che fa da sfondo ai testi qui presentati, e En suivant Bouddha, di A. BAREAU (Lebaud, Paris 1985), con una vasta scelta dai Canoni delle diverse "sette" del Buddhismo antico, ordinata biograficamente e colma di preziose annotazioni. Degna di nota anche la bibliografia sparsa nelle note del Buddhismo e Cristianesimo in dialogo, di M. ZAGO (Citt nuova, Roma 1985), che contiene pi di quanto non prometta il titolo. Recente la traduzione italiana del saggio di H.W. SCHUMANN, Der Histortsche Buddha, Diederichs, Koln 1982 (trad. it., Il Buddha storico, Salerno, Roma 1986), con una bibliografia circostanziata, cosa come La spiritualit buddhista, ancora di M. ZAGO (Studium, Roma 1986), con piccola bibliografia alle pp. 7579 e scelta di testi in appendice. Da ultimo, si possono segnalare le traduzioni italiane dei classici The Central Philosophy of Buddhismo, di T.V.R. MURTI (Allen & Unwin, London 1955; it., La filosofia centrale del Buddhismo, Ubaldini, Roma 1983), Buddhism Thought in India, di E. CONZE (Allen 8, Unwin, London 1962; trad. it., il pensiero del Buddhismo indiano, Ed. Mediterranee, Roma 1988) e Buddhist Philosophy in Theory and Practice, di H. GUEETHER (Shambala, Berkeley 1971; trad. it., La filosofia buddhista nella teoria e nella pratica, Ubaldini, Roma 1975), che aiuteranno il lettore ad orientarsi nei labirinti delle diverse scuole di pensiero buddhistiche.

M.P.

Aforismi e discorsi del Buddha








MAHAPADANASUTTANTA
(LA GRANDE LEGGENDA)









PRIMA PARTE

Cos ho sentito:

1. Un tempo il Sublime dimorava a Savatthi nel Jetavana, il parco di Anathapindika, in una piccola capanna di Rosa Muschiata. Allora a molti monaci, tornati dal giro di elemosina, dopo il pasto, nel rotondo padiglione di Rosa Muschiata, insieme seduti, insieme riuniti, sorse una conversazione sui tempi passati: "Cos erano i tempi passati, cos erano i tempi passati".
2. Ud il Sublime col divino orecchio purificato, sorpassante la condizione umana, la conversazione di quei monaci. Allora il Sublime, sorto da sedere, si diresse al rotondo padiglione di Rosa Muschiata ed entratovi si sed su di un apprestato sedile. Sedutosi il Sublime si rivolse ai monaci:
"Ajatasatru Per quale conversazione, o monaci, siete ora insieme seduti, quale era il mutuo discorso ora interrotto? ".
Cos essendo stato detto, un monaco disse al Sublime cos: "Ecco, o signore, a noi, tornati dal giro di elemosina, dopo il pasto, nel rotondo padiglione di Rosa Muschiah, insieme seduti, insieme riuniti, sorse una conversazione sui tempi passati: " cos erano i tempi passati, cos erano i tempi passati". Questa la mutua conversazione interrotta allorquando comparve il Sublime ".
3. "Non desiderereste voi, o monaci, udire un discorso sui tempi passati ? ".
"Di ci tempo , o sublime, di ci tempo, o Benvenuto, ci che il sublime vorr dire sui tempi passati i monaci, udendo dal Sublime, lo ricorderanno".
"Pertanto udite , o monaco, o ponete ben mente: io parler"
"S, o signore", assentirono i monaci al Sublime.
Il Sublime cos disse:
4. "Fu nel 9l evo, o monaci, che Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo; fu nel 31 evo, o monaci, che Sikhi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo; fu nel medesimo 31 evo che Vessabhu il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. Fu nel nostro felice evo, o monaci, che Kakusandha il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo che Konagamana il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo che Kassapa il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo, o monaci, che io attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, son sorto nel mondo.
5. Vipassi, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Sikhi, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vessabhu, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Kakusandha, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Konagamana, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Kassapa, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Io, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sono di nascita nobile, sorsi nella classe dei nobili.
6. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanfia. Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Io, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sono di famiglia Gotama.
7. Di Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 80.000 anni. Di Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 70.000 anni. Di Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 60.000 anni. Di Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 40.000 anni. Di Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 30.000 anni. Di Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 20.000 anni. A me, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, un breve insignificante tempo di vita, facilmente danneggiabile, colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi.
8. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una bignonia. Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di un loto bianco. Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto. perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di un albero di sala. Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una acacia. Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus glomerulata. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus indica. Io, o monaci, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunsi l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa.
9. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Kanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Abhibhu e Sambhava, eccelsa nobile coppia. A Vessabha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Son e Uttara, eccelsa nobile coppia. A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Vidhura e Sarijiva, eccelsa nobile coppia. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome Bhiyyos e Uttara, eccelsa nobile coppia. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato fu una coppia di discepoli di nome Tissa e Bharadvaja, eccelsa nobile coppia. A me, o monaci, ora una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggallana, eccelsa nobile coppia.
10. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci, una di queste classi fu di 70.000 monaci. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 80.000 monaci, una di queste classi fu di 70.000 monaci, una di queste classi fu di 60.000 monaci. A Vessabha o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli, di 40.000 monaci. A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Konagamana, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli di 30.000 monaci. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli di 20.000 monaci. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava.
A me, o monaci, attualmente una sola classe di discepoli di 1350 monaci. A me, o monaci, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava.
I l. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Khemankara. A Vessabhu o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Upasannaka A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Buddhija. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Sotthija. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Sabbamitta. A me, o monaci, ora personale attendente, nobile personale attendente, il monaco Ananda.
12. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma.
A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Aruna, la divina Pabhavati fu madre e genitrice. La citt di nome Arunavati fu capitale del re Aruna.
A Vessabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Suppatita, la divina Yasavati fu madre e genitrice. La citt di nome Anopama fu capitale del re Suppatita.
A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il brahmano di nome Aggidatta, la brahmana Visakha fu madre e genitrice. In quel tempo, o monaci, era re Khema. La citt Khemavati era la capitale del re Khema.
A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il brahmano Yannadatta, la brahmana Uttara fu madre e genitrice. In quel tempo, o monaci, era re Sobha. La citt di nome Sobhavati era la capitale del re Sobha.
A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il brahmano Brahmadata, la brahmana Dhanavati fu madre e genitrice. In quel tempo, o monaci, fu re Kiki. La citt di nome Baranasi (1) fu la capitale del re Kiki.
A me, o monaci, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt di Kapilavatthu".
Cos parl il Sublime. Cos avendo parlato, il Benvenuto sorse da sedere e rientr nella dimora.
13. Allora, ai monaci, dopo la dipartita del Sublime, sorse questa conversazione:
" meraviglioso, o amici, straordinario, o amici, la grande potenza, la grande maest del Compiuto. Infatti certamente il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: "cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi". E che, o amici? Al Compiuto non forse presente una suprema forza, tale che essendo a lui ben presente questa suprema forza, il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nelle classi di discepoli, li ricorda nei principali discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi"".
Questa era la mutua conversazione dei monaci.
14. Allora il Sublime, fattasi sera, uscito dalla meditazione, si diresse al rotondo padiglione di Rosa Muschiata. Entrato sed sull'apprestato sedile, sedutosi cos il Sublime si rivolse ai monaci:
"Per quale conversazione, o monaci, siete assieme seduti, quale era la mutua conversazione ora interrotta?".

Cos essendo stato detto, i monaci dissero al Sublime cos:
" Ecco, o signore, a noi, dopo la dipartita del Sublime, sorse questa conversazione: " meravigliosa, o amici, straordinaria, o amici, la grande potenza, la grande maest del Compiuto. Infatti certamente il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi'. E che, o amici? Al Compiuto non forse presente una suprema forza, tale che essendo a lui ben presente questa suprema forza, il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nelle classi di discepoli, li ricorda nei principali discepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi '. Forse che gli di diedero al Sublime questa possibilit con cui il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione, li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni Proprio cos furono questi Sublimi'?". Questa era la mutua conversazione interrotta allorquando comparve il Sublime".
15. o Proprio, o monaci, cos dal Compiuto ben conosciuta una regola universale per la conoscenza della quale il Compiuto, ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spinta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni". Proprio cos furono questi Sublimi. Gli di (2) diedero questa possibilit al Sublime, colla quale il Sublime ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi". Non desidereste voi, o monaci, udire un altro discorso sui tempi passati? ".
"Di ci tempo, o Sublime, di ci tempo, o Benvenuto. Quell'ulteriore discorso sui tempi passati, che il Sublime ci far, i monaci avendolo udito lo ricorderanno ".
"Pertanto udite, o monaci, e ponete ben mente: io parler ".
"S, o signore", assentirono i monaci al Sublime.
Il Sublime cos disse:
16. "Fu proprio, o monaci, il 91 evo quello in cui Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione, al tronco di una bignonia. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli, di nome Khanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice, la citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma.
17. Ecco o monaci, il Bodhisatta (3) Vipassi, trapassando dal coro degli di Tubista (4) entr consapevole, cosciente nel grembo della madre. E questa una regola. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta, trapassando dalla classe degli di Tubista, entra nel grembo della madre, allora nel mondo, coi suoi di, colle sue schiere di Mara, colle sue schiere di Brahma, coi suoi asceti e brahmani, colle sue generazioni di di e di uomini, un immenso eccelso splendore si manifesta, sorpassante il divino splendore degli di. Ed anche nei mondi intermedi, infelici, disordinati, bui, oscuri, nei quali questo sole e questa luna, cos potenti, cos magnifici, non penetrano colla loro luce, anche l si manifesta un immenso, eccelso splendore sorpassante la divina magnificenza degli di. E gli esseri, col sorti, per quello splendore mutuamente si riconoscono: " Vi sono certo altri esseri qui sorti ". E questo universo di 10.000 mondi freme, trema, si muove. Un immenso, eccelso splendore si manifesta nel mondo sorpassante la divina magnificenza degli di. Questa una regola. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta entrato nel grembo della madre, allora quattro figli di di sopravvengono dalle quattro regioni per protezione: " Non il Bodhisatta, non la madre del Bodhisatta, o uomo, o non uomo, o chicchessia offenda". Questa una regola.
18. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, la madre rimane naturalmente (5) osservante le regole di comportamento: si astiene dall'uccidere, si astiene dal non dato, si astiene da [cattivo stato per] brama, si astiene da menzogna, si astiene da vino, liquore, bevande eccitanti. Questa una regola.
19. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta scese nel grembo della madre, nella madre del Bodhisatta non sorge pi pensiero di desiderio vincolante nei riguardi di uomini e, senza pensiero pungente, la madre del Bodhisatta non con mente passionale verso alcun uomo (6). Questa una regola.
20. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, la madre del Bodhisatta, pur nel possesso dei cinque tronchi del desiderio, pur dotata e provvista dei cinque tronchi del desiderio, li domina. Questa una regola.
21. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, alla madre del Bodhisatta non sorge alcuna tristezza. Beata la madre del Bodhisatta, sana di corpo. La madre del Bodhisatta vede il Bodhisatta nella parte sinistra dell'utero, con ogni, anche pur minimo, organo. Come, o monaci, vi fosse un gioiello prezioso, puro, eccellente, a otto facce, ben tagliato, trasparente, chiaro, provvisto di ogni qualit, ed in questo vi fosse infilato un filo azzurro, o giallo, o rosso, o bianco, e vi fosse un uomo di buona vista che avendolo preso in mano lo guardasse: "questo un gioiello prezioso, puro, eccellente, a otto facce, ben tagliato, chiaro, trasparente, provvisto di ogni qualit, in cui infilato un filo azzurro, o giallo, o rosso, o bianco (7)". Proprio cos, o monaci, quando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, alla madre del Bodhisatta non sorge alcuna tristezza. Beata la madre del Bodhisatta, sana di corpo. La madre del Bodhisatta vede il Bodhisatta nella parte sinistra dell'utero con ogni pur minimo organo. Questa una regola.
22. E vi , o monaci, questa regola: sette giorni dopo la nascita del Bodhisatta, la madre del Bodhisatta compie il suo tempo, e risorge nel coro degli di Tubista. Questa una regola.
23. E vi , o monaci, questa regola: mentre le altre donne partoriscono dopo aver portato nel loro ventre nove o dieci mesi, non cos la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta; infatti la madre del Bodhisatta porta nel suo ventre il Bodhisatta dieci mesi. Questa una regola (8).
24. E vi , o monaci, questa regola: mentre le altre donne partoriscono sedute o giacenti, non cos la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta; in piedi la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta. Questa una regola.
25. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre per primi lo accolgono gli di, posai gli uomini. E questa una regola.
26. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre non tocca la terra e quattro figli di di si pongono, sorreggendolo, di fronte alla madre: " Sii felice, o divina, un figlio molto potente ti nato ". Questa una regola.
27. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre, esce mondo, immacolato di siero, immacolato di muco, immacolato di sangue, immacolato di ogni impurit, deterso, puro. Come, o monaci, ponendo una gemma preziosa su una stoffa di Casi la gemma preziosa non macchia la stoffa di Casi, n la stoffa di Casi macchia la gemma preziosa, perch l'una e l'altra sono pure, proprio cos, o monaci, allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre esce mondo, immacolato di siero, immacolato di muco, immacolato di sangue, immacolato di ogni impurit, deterso, puro. Questa una regola.
28. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre, due sorgenti d'acqua, sgorganti dal cielo, una di fredda, l'altra di calda acqua, sono lavacri al Bodhisatta ed alla madre. Questa una regola.
29. E vi , o monaci, questa regola: appena nato il Bodhisatta, rizzandosi su entrambi i piedi, girandosi verso settentrione, compie sette passi, riparato da un bianco ombrello, scruta tutti i punti cardinali e con voce di toro dice: " Il primo io sono del mondo, il supremo io sono del mondo, l'eccelso io sono del mondo, questa l'ultima nascita, non vi sar pi per me ripetersi di vita ". Questa una regola.
30. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre, allora nel mondo coi suoi di, colle sue schiere di Mara, colle sue schiere di Brahma, coi suoi asceti e brahmani, colle sue generazioni di di e di uomini, un immenso, eccelso splendore si manifesta sorpassante il divino splendore degli di. Ed anche nei mondi intermedi, infelici, disordinati, bui, oscuri, nei quali questo sole e questa luna, cos potenti, cos magnifici, non penetrano colla loro luce, anche l s manifesta un immenso, eccelso splendore sorpassante la divina magnificenza degli di. E gli esseri, col sorti, per quello splendore mutuamente si riconoscono: " Vi sono certo altri esseri qui sorti ". E questo universo di 10.000 mondi freme, trema, si muove. Un immenso, eccelso splendore si manifesta nel mondo sorpassante la divina magnificenza degli di. Questa una regola.
31. Essendo, o monaci, nato il fanciullo Vipassi, fu annunciato al re Bandhuma: "Un fanciullo, o divino, ti nato, guardalo, o divino". Il re Bandhuma, o monaci, visto il fanciullo Vipassi, fatti chiamare i brahmani astrologi, disse: " Guardino, o signori, i brahmani astrologi questo fanciullo ". E guardarono, o monaci, i brahmani astrologi il fanciullo Vipassi, indi dissero cos al re Bandhuma: " Felice tu sei, o divino, un molto potente figlio ti nato. Un gran tesoro tu hai, o gran re, una buona fortuna tu hai, o gran re, se nella tua famiglia un tale figlio nato. Questo fanciullo, o divino, provvisto dei trentadue segni di grande uomo, ed a colui che provvisto dei trentadue segni di grande uomo due destini sono possibili: se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto legittimo re, conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori. I sette reali tesori sono: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada conquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da ogni velame.
32. E di quali, o divino, trentadue segni (9) questo fanciullo provvisto, ed a chi cos provvisto, due destini sono possibili, se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto legittimo re, conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori ? I sette reali tesori sono: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada conquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da ogni velame.
Questo giovane, o divino, ha piedi ben fatti, e che il fanciullo, o divino, abbia i piedi ben fatti ci ad un grande uomo e proprio segno di grande uomo.
A questo fanciullo, o divino, sono tracciate sotto le piante dei piedi delle ruote con mille raggi, col loro cerchio, col loro mozzo, complete in ogni particolare, e che al fanciullo, o divino, siano tracciate sotto le piante dei piedi delle ruote, con mille raggi, col loro cerchio, col loro mozzo, complete in ogni particolare ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha snello il calcagno e che il fanciullo, o divino, abbia snello il calcagno ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha lunghe dita e che il fanciullo, o divino, abbia lunghe dita ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha morbidi e snelli mani e piedi e che il fanciullo, o divino, abbia morbidi e snelli mani e piedi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha netti e proporzionati mani e piedi e che il fanciullo, o divino, abbia netti e proporzionati mani e piedi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha le caviglie centrate sui piedi e che il fanciullo, o divino, abbia le caviglie centrate sui piedi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, muscoloso come un'antilope e che il fanciullo, o divino, sia muscoloso come una antilope ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ritto, senza flettersi, tocca e ricopre con ambo le mani le ginocchia e che il fanciullo, o divino, ritto, senza flettersi, tocchi e ricopra con ambo le mani le ginocchia ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha il pene interamente coperto dalla sua guaina e che il fanciullo, o divino, abbia il pene interamente coperto dalla sua guaina ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha la pelle coloro dell'oro che il fanciullo, o divino, abbia la pelle coloro dell'oro ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha la pelle liscia, e per la levigatezza della pelle la polvere e la sozzura non gli attaccano e che il fanciullo, o divino, abbia la pelle liscia, per la levigatezza della pelle la polvere e la sozzura non gli si attacchino ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha peli solitari, ciascun pelo nasce da ciascun poro e che il fanciullo, o divini, abbia peli solitari, ciascun pelo nasca da ciascun poro ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha i peli ricci, un pelo ricci nasce da ogni poro e che il fanciullo, o divino, abbia i peli ricci, un pelo riccio nasca da ogni poro ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha peli neri, di colora scuro, avvolti su s stessi, rivolti verso destra e che il fanciullo, o divino, abbia peli neri, di colora scuro, avvolti su s stessi, rivolti verso destra ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha nelle membra la schiettezza di Brahma e che il fanciullo, o divino, abbia nelle membra la schiettezza di Brahma ci ad un grande uomo proprio segni di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha sette bozze e che il fanciullo, o divino, abbia sette bozze ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha il corpo simile a quello di vecchio leone e che il fanciullo, o divino, abbia il corpo simile a quello di vecchio leone ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha ampie le spalle e che il fanciullo, o divino, abbia ampie le spalle ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha le proporzioni del fico bagnano: quale di lui l'altezza tale l'apertura delle braccia, quale di lui l'apertura delle braccia tale l'altezza e che il fanciullo, o divino, abbia le proporzioni del fico bagnano: quale di lui l'altezza tale l'apertura delle braccia, quale di lui l'apertura delle braccia tale l'altezza ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha rotonde le spalle e che il fanciullo, o divino, abbia rotonde le spalle ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha sensi assai acuti e che il fanciullo, o divino, abbia sensi assai acuti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha la mascella leonina e che il fanciullo, o divino, abbia la mascella leonina ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha 40 denti e che il fanciullo, o divino, abbia 40 denti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha i denti piani e che il fanciullo, o divino, abbia i denti piani ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha i denti intatti e che il fanciullo, o divino, abbia i denti intatti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha i denti bianchi e che il fanciullo, o divino, abbia i denti bianchi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha lunga la lingua e che il fanciullo, o divino, abbia lunga la lingua ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha la voce di Brahma e che il fanciullo, o divino, abbia la voce di Brahma ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha soave la voce quale di cucolo e che il fanciullo, o divino, abbia soave la voce quale di cucolo ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha nerissimi gli occhi e che il fanciullo, o divino, abbia nerissimi gli occhi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha gli occhi bovini e che il fanciullo, o divino, abbia gli occhi bovini ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha tra le vellose sopraciglia un bianco ciuffo di morbidi peli, e che al fanciullo, o divino, sia tra le vellose sopraciglie un bianco ciuffo di morbidi peli ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
Questo fanciullo, o divino, ha il capo pari ad un turbante, e che al fanciullo, o divino, il capo sia pari ad un turbante ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo.
33. Proprio di questi trentadue segni di grande uomo provvisto, o divino, questo fanciullo, ed a colui che provvisto dei trentadue segni di grande uomo due destini sono possibili: se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto, legittimo re, conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori. I sette reali tesori sono: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada conquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da ogni velame".
Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatti rivestire i brahmani astrologi di nuove vesti li soddisf di tutti i loro desideri.
34. Allora o monaci, il re Bandhuma al fanciullo Vipassi procur una nutrice. Alcuni lo dissetavano, alcuni lo lavavano, altri lo portavano, altri ancora lo curavano nelle sue membra. Dalla nascita, o monaci, sul fanciullo Vipassi fu steso giorno e notte un candido ombrello. " Non il freddo, n il caldo, n la polvere, n l'impurit, n la rugiada gli siano di noia'. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi fu caro e gradito a molte persone. Come, o monaci, il loto azzurro, od il loto rosso, od il loto bianco sono cari e graditi a molte persone, proprio cos, o monaci, il fanciullo Vipassi fu caro e gradito a molte persone. Cos egli era portato di grembo in grembo.
35. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi, era piacevolissimo, amabilissimo, dolcissimo, bellissimo. Come, o monaci, sul monte Himavant vi l'uccello di nome Kararika il cui canto piacevolissimo, amabilissimo, dolcissimo, bellissimo, proprio cos, o monaci, il fanciullo Vipassi appena nato era piacevolissimo, amabilissimo, dolcissimo, bellissimo. Cos egli era portato di grembo in grembo.
36. Appena nato, o monaci, al fanciullo Vipassi, in conseguenza delle sue [precedenti] azioni si rese manifesto l'occhio divino col quale vedeva giorno e notte per un intero yojana.
37. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi attento vedeva come vedono i trentatr di. " Desto il fanciullo vede ", o monaci," Vipassi, Vipassi, Vipassi (10), cos sorse questo nome al fanciullo. Allora, o monaci, il re Bandhuma quando sedeva in giudizio, preso sulle ginocchia il fanciullo Vipassi lo istruiva nel diritto. Dunque, o monaci, il fanciullo Vipassi, seduto sulle ginocchia del padre, osservando, riosservando, progred con metodo nel diritto: " osservando, riosservando il fanciullo progredisce con metodo nel diritto ". E dunque, o monaci, al fanciullo Vipassi, essendo stato molte volte detto " Vipassi, Vipassi ", cos sorse il nome.
38. Allora, o monaci, il re Bandhuma al fanciullo Vipassi fece costruire tre palazzi. Uno per la stagione delle piogge, uno per l'inverno, uno per l'estate, e lo soddisf nei cinque tronchi del desiderio. Allora proprio, o monaci, il fanciullo Vipassi, nel palazzo per la stagione delle piogge, rimaneva i quattro mesi della pioggia, circondato da donne e da strumenti musicali, n mai scendeva a terra dal suo palazzo.


SEZIONE DELLA NASCITA

FINE


SECONDA PARTE


l. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia:
" Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ".
" S, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo ".
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco.
2. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo decrepito, chino come la trave di un tetto, appoggiato al bastone, tremulo, che andava malfermo per la tarda et; allora si rivolse al maestro di scuderia:
"Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi capelli non sono come quelli degli altri, il suo corpo non come quello degli altri?".
" Quest'uomo, o divino, vecchio ".
" E perch, caro maestro di scuderia, costui vecchio".
" Egli, o divino, vecchio perch ormai non gli resta pi lunga vita ".
" E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto all'invecchiare, incontrer io stesso la vecchiaia?".
" Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad invecchiare, ad incontrare la vecchiaia".
" Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale".
" S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, ubbidendo al giovane Vipassi, lo ricondusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: "Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia".
3. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos disse:
" Si , caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco?".
" Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di certo, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco".
" E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco? ".
"Vide, o divino, il giovane, mentre era portato-attraverso il territorio del parco, un uomo decrepito, curvo come la trave di un tetto, appoggiato al bastone, tremulo, che andava malfermo per la tarda et; allora cos mi disse: ' com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi capelli non sono come quelli degli altri, il suo corpo non come quello degli altri ? '. ' Quest'uomo, o divino, vecchio '. ' E perch, caro maestro di scuderia, costui vecchio?'. 'Egli, o divino, vecchio perch ormai non gli resta pi lunga vita'. ' E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto ad invecchiare, incontrer io stesso la vecchiaia? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad invecchiare, ad incontrare la vecchiaia '. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino'. Cos, o divino, ubbidendo al giovane Vipassi lo ricondussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia ' ".
4. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si avveri la parola dei brahmani astrologi ! ".
Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacoretismo, affinch non si avverasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del desiderio, si dilett.
5. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia:
" Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ".
" S, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo".
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco.
6. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo afflitto, dolente, gravemente infermo, giacente sui suoi escrementi, in condizioni di dover esser mosso da altri, portato da altri; allora si rivolse al maestro di scuderia:
" Come , caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi occhi non sono come quelli degli altri, il suo aspetto non come quello degli altri ? ".
" Quest'uomo, o divino, ammalato ".
"E perch, caro maestro di scuderia, costui ammalato ? ".
" Egli, o divino, per le sue afflizioni divenuto ammalato ".
" E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto all'ammalarmi, incontrer io stesso la malattia?".
" Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad ammalarci, ad incontrare la malattia".
" Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale".
" S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, ubbidendo al giovane Vipassi, lo ricondusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: "Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia ".
7. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos disse:
" Si , caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco? ".
" Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di certo, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco".
" E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco?".
" Vide, o divino, il giovane, mentre era portato attraverso il parco, un uomo afflitto, dolente, gravemente infermo, giacente sui suoi escrementi, in condizioni di dover essere mosso da altri, portato da altri; allora cos mi disse: ' Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi occhi non sono come quelli degli altri, il suo aspetto non come quello degli altri ? '. ' Quest'uomo, o divino, ammalato '. ' E perch, caro maestro di scuderia, costui ammalato? '. ' Egli, o divino, per le sue afflizioni divenuto ammalato '. ' E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto ad ammalarmi, incontrer io stesso la malattia? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad ammalarci, ad incontrare la malattia'. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino '.
Cos, o divino, ubbidendo al giovane Vipassi lo ricondussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia ' ".
8. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si avveri la parola dei brahmani astrologi!".
Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacoretismo, affinch non si avverasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del desiderio, si dilett.
9. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia:
" Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ".
"Si, o divino " ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo".
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco.
10. Vide o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, una moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, che portava un uomo di pelle oscura, flaccido; allora si rivolse al maestro di scuderia: "Chi , caro maestro di scuderia, colui che quella moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, porta, di pelle oscura, flaccido? ".
" Costui, o divino, uno che ha compiuto il suo tempo ".
" Verso costui, che ha compiuto il suo tempo, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio ".
" S, o divino ". E, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, diresse il cocchio verso colui che aveva compiuto il suo tempo. Vide cos, o monaci, il giovane Vipassi il morto che aveva compiuto il suo tempo. Allora disse al maestro di scuderia:
" E come, caro maestro di scuderia, costui ha compiuto il suo tempo? ".
" Egli ha compiuto il suo tempo, n pi lo vedranno la madre ed il padre, n gli altri parenti, n pi egli vedr la madre ed il padre, n gli altri parenti".
" E che forse, caro maestro di scuderia, anche io sono soggetto alla morte, incontrer la morte, e pi me non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; n io pi vedr il divino, la divina, n gli altri parenti? ".
" Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti alla morte, incontreremo la morte, te pi non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; tu pi non vedrai il divino, la divina, n gli altri parenti".
" Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale".
" S, o divino ". Cos, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, lo condusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato nel palazzo reale, addolorato, triste, medit: " Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia, si sperimenta la morte".
I l. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos disse:
" Si , o caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco? ".
" Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del parco, di certo, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco".
" E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco? ".
" Vide, o divino, il giovane, mentre era portato attraverso il parco, una moltitudine di uomini, riuniti, dai molti aspetti, che portavano un uomo di pelle oscura, flaccido; allora mi disse: ' Chi , caro maestro di scuderia, colui che quella moltitudine di uomini riuniti, dai molti aspetti, porta, di pelle oscura, flaccido? '. ' Costui, o divino, uno che ha compiuto il suo tempo '. ' Verso costui, che ha compiuto il suo tempo, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio '. ' S, o divino' ed io, o divino, obbedendo al giovane Vipassi, diressi il cocchio verso colui che aveva compiuto il suo tempo. Vide cos, o divino, il giovane il morto che aveva compiuto il suo tempo. Allora mi disse: ' E come, caro maestro di scuderia, costui ha compiuto il suo tempo? '. ' Egli ha compiuto il suo tempo, n pi lo vedranno la madre ed il padre, n gli altri parenti, n pi egli vedr la madre ed il padre, n gli altri parenti '. ' E che forse, o caro maestro di scuderia, anche io sono soggetto alla morte, incontrer la morte, e pi me non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti, n io pi vedr il divino, la divina, n gli altri parenti ? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti alla morte, incontreremo la morte te pi non vedranno il divino, la divina, n gli altri parenti; tu pi non vedrai il divino, la divina, n gli altri parenti '. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino '.
Cos, o divino, obbedendo al giovane Vipassi lo condussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rientrato nel palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' Ecco ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita, si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la malattia, si sperimenta la morte'".
12. Allora, o monaci, al re Bandhuma cos fu: " Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si ; avveri la parola dei brahmani astrologi!".
Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al giovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di casa per l'anacoretismo, affinch non si verificasse la parola dei brahmani astrologi. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque tronchi del desiderio, si dilett.
13. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia:
" Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio ".
" S, o divino ", ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: " pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo".
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco.
14. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo raso il capo, errante, vestito di giallo; allora si rivolse al maestro di scuderia:
"Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: la sua testa non come quella degli altri, le sue vesti non sono come quelle degli altri?".
" Quest'uomo, o divino, uno che ha abbandonato ".
" E perch, caro maestro di scuderia, costui uno che ha abbandonato ? ".
" Egli, o divino, uno che ha abbandonato, virtuoso per aver realizzata la dottrina, virtuoso per aver realizzata la calma, virtuoso per aver realizzati gli elementi salutari, virtuoso per aver realizzate azioni propiziatrici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri ".
" Virtuoso certo colui che ha abbandonato, caro maestro di scuderia, virtuoso per avere realizzata la dottrina, virtuoso per avere realizzata la calma, virtuoso per avere realizzati gli elementi salutari, virtuoso per avere realizzate azioni propiziatrici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri. Pertanto verso questo anacoreta, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio".
" S, o divino ", cos, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, diresse il cocchio verso l'anacoreta. Allora, o monaci, il giovane Vipassi disse all'anacoreta:
" Tu, o caro, chi sei, il tuo capo non come quello degli altri, le tue vesti non sono come quelle degli altri? ".
" Io, o divino, sono un anacoreta ".
" E come, o caro, tu sei un anacoreta? ".
" Io sono, o divino, un anacoreta, virtuoso per aver realizzata una dottrina, virtuoso per aver realizzata la calma, virtuoso per aver realizzati gli elementi salutari, virtuoso per aver realizzate azioni propiziatrici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri ".
15. Allora, o monaci, il giovane Vipassi disse al maestro di scuderia:
" Pertanto, caro maestro di scuderia, ritorna con il cocchio al palazzo reale, io invece rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, abbandoner la casa per l'anacoretismo".
" S, o divino ".
E cos il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, ritorn col cocchio al palazzo reale. Invece il giovane Vipassi, proprio, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, abbandon la casa per l'anacoretismo.
16. Allora, o monaci, nella capitale Bandhumati una grande moltitudine, 84.000 uomini, ud: " certo il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, ha lasciata la casa per l'anacoretismo" ed a coloro che udivano cos fu: "o certo allora la dottrina e la regola non sono l'ultima cosa, l'abbandonare la casa non l'ultima cosa, se il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, ha lasciata la casa per l'anacoretismo. E se il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, ha lasciato la casa per l'anacoretismo, perch non lo faremo anche noi ? ".
Allora, o monaci, quella grande moltitudine, 84.000 uomini, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, seguirono il Bodhisatta Vipassi, che aveva lasciato la casa per l'anacoretismo. Allora circondato da quella schiera, il Bodhisatta Vipassi percorse elemosinando i villaggi, la campagna e la capitale del regno.
17. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, mentre rimaneva appartato in solitudine, sorse nella mente questa considerazione: "proprio cos, in questo mondo io vivo in un ambiente troppo affollato, forse io dovrei vivere da solo, separato dalla schiera".
Allora, o monaci, il Bodhisatta Vipassi dopo qualche tempo visse solo, separato dalla schiera. E da una parte andarono gli 84.000 pellegrini, dall'altra il Bodhisatta Vipassi.
18. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che si era ritirato in una casa, appartato in solitudine, sorse nella mente questo pensiero: " Miseramente, certo, costruito questo mondo: sorge, declina, muore, trapassa e risorge. N invero si conosce uno scampo al dolore, alla vecchiaia ed alla morte. Ma non potr essere trovato lo scampo al dolore, alla vecchiaia ed alla morte? ". Ed, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove risiede il perdurare della vecchiaia e della morte, dove il fondamento della vecchiaia e della morte?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nella nascita il perdurare della vecchiaia e della morte, la nascita il fondamento della vecchiaia e della morte".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della nascita, quale il fondamento della nascita ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nell'esistenza il perdurare della nascita, l'esistenza il fondamento della nascita".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare dell'esistenza, quale il fondamento dell'esistenza ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nell'attaccamento il perdurare dell'esistenza, attaccamento, fondamento dell'esistenza".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare dell'attaccamento, quale il fondamento dell'attaccamento? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nella sete il perdurare dell'attaccamento, la sete il fondamento dell'attaccamento".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della sete, quale il fondamento della sete ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nella sensazione il perdurare della sete, la sensazione il fondamento della sete".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare della sensazione, quale il fondamento della sensazione? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante, certezza: " nel contatto il perdurare della sensazione, il contatto il fondamento della sensazione".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il perdurare del contatto, quale il fondamento del contatto ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci con centrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " nei sei organi del senso il perdurare del contatto, i sei organi del senso sono il fondamento del contatto".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il perdurare dei sei organi del senso, quale il fondamento dei sei organi del senso?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " in nome e forma il perdurare dei sei organi del senso, nome e forma sono il fondamento dei sei organi del senso ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos su: " dove il perdurare di nome e forma, quale il fondamento di nome e forma?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci con centrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " in vinnana il perdurare di nome e forma, vinnana il fondamento di nome e forma".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il perdurare di vinnana quale il fondamento di vinnana ? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " in nome e forma il perdurare di vinnana, nome e forma il fondamento di vinnana''.
19. Allora al Bodhisatta Vipassi cos fu: "da nome e forma si ritorna a vinnana e avanti non si va. Proprio per questo si sorge, si declina, si muore, si trapassa, si risorge: nome e forma fondamento a vinnana, vinnana fondamento a nome e forma: nome e forma fondamento ai sei organi del senso, i sei organi del senso sono fondamento a contatto, contatto fondamento a sensazione, sensazione fondamento a sete, sete fondamento ad attaccamento, attaccamento fondamento ad esistenza, esistenza fondamento a nascita, nascita fondamento a vecchiaia e morte, vecchiaia, morte, angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione si perpetuano, cos l'origine dell'intero complesso del dolore ".
" Origine, origine", o monaci, al Bodhisatta Vipassi, in questi non prima uditi elementi, sorse l'occhio, sorse la certezza, sorse la chiarezza, sorse il sapere, sorse la visione.
20. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di vecchiaia e morte, con la fine di che la fine di vecchiaia e morte? ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per la nascita non vi il non perdurare di vecchiaia e morte. Colla fine della nascita la fine di vecchiaia e morte".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di nascita, con la fine di che la fine di nascita?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per l'esistenza non vi il non perdurare della nascita, colla fine dell'esistenza vi la fine della nascita ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare di esistenza, con la fine di che la fine di esistenza?". Allora o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza " per attaccamento non vi il non perdurare di esistenza, con la fine di attaccamento vi la fine di esistenza ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu " dove il non perdurare di attaccamento, con la fine di che la fine di attaccamento ? ". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per la sete non vi il non perdurare di attaccamento, con la fine della sete vi la fine dell'attaccamento ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "do il non perdurare di sete, con la fine di che la fine di sete?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per la sensazione non vi il non perdurare di sete, con la fine di sensazione vi la fine di sete".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il non perdurare di sensazione, con la fine di che la fine di sensazione?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: i' per il contatto non vi il perdurare di sensazione, con la fine del contatto vi la fine di sensazione ".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dov' il non perdurare di contatto, con la fine di che la fin di contatto? ". Allora o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per i sei organi del senso non vi il non perdurare di contatto, con la fine dei sei organi del senso vi la fine del contatto".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " dove il non perdurare dei sei organi del senso, con la fine di che la fine dei sei organi del senso?". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per nome e forma non vi il non perdurare dei sei organi del senso, con la fine di nome e forma vi la fine dei sei organi del senso".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, cos fu: " dove il non perdurare di nome e forma, con la fine di che la fine di nome e forma?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per vinnana non vi il non perdurare di nome e forma, con la fine di vinnana vi la fine di nome e forma".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "dove il non perdurare di vinnana, con la fine di che la fine di vinnana?".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: " per nome e forma non vi il non perdurare di vinnana, colla fine di nome e forma vi la fine di vinnana".
21. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: " raggiunta da me una interiore via per l'illuminazione; per essa dalla fine di nome e forma fine a vinnana, dalla fine di vinnana fine a nome e forma, dalla fine di nome e forma fine ai sei organi del senso, dalla fine dei sei organi del senso fine al contatto, dalla fine del contatto fine a sensazione, dalla fine della sensazione fine a sete, dalla fine della sete fine ad attaccamento, dalla fine dell'attaccamento fine ad esistenza, dalla fine dell'esistenza fine a nascita, dalla fine della nascita sono finiti vecchiaia, morte, angoscia, lamento, sofferenza, agitazione, e proprio cos la fine dell'intero complesso del dolore".
" Fine, fine ", o monaci, al Bodhisatta Vipassi in questi non prima uditi elementi, sorse l'occhio, sorse la certezza, sorse la chiarezza, sorse il sapere, sorse la visione.
22. Allora, o monaci, il Bodhisatta Vipassi dimor sperimentando (12) il sorgere e lo sparire del quintuplo complesso dell'attaccamento " questa la forma, questo il sorgere della forma, questo lo sparire della forma; questa la sensazione, questo il sorgere della sensazione, questo lo sparire della sensazione, questa la coscienza, questo il sorgere della coscienza, questo lo sparire della coscienza; questi i sankhara, questo il sorgere dei sankhara, questo lo sparire dei sankhara; questo vinnana, questo il sorgere di vinnana, questo lo sparire di vinnana.
E dimorando nell'osservazione del quintuplo complesso dell'attaccamento, dopo non molto con la liberazione da ogni asava emancip la mente.


SECONDA PARTE

FINE


TERZA PARTE



1. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: " e se io ora esponessi la Dottrina? ".
Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: " raggiunta fu da me una dottrina profonda, ardua a conoscersi, ardua a comprendersi, sottile, percepibile dai saggi. Attaccate al piacere invece sono le genti, intente al piacere, dilettantisi di piacere; ora dalle genti attaccate al piacere, intente al piacere, dilettantisi di piacere, ardua a realizzare una posizione come quella del fondamento e dell'origine del risorgere, pure ardua a realizzare la posizione per cui cessa ogni sankhara, la posizione di distacco da ogni attaccamento, di esaurimento della sete, di compimento, di fine, di estinzione. E se io esponessi queste dottrine, e non fossi compreso, ci per me sarebbe una fatica, ci per me sarebbe una noia".
2. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, vennero naturalmente in mente questi versi mai prima sentiti:

Con difficolt certo esporrei ci che raggiunsi.
Gli immersi nella passione e nella ripulsione da questa dottrina non sono ben illuminabili.
Ci che va contro corrente (13), sottile, profondo, nascosto,
Gli infocati dalla passione, gli avvolti dall'elemento della
[tenebra, non vedono.

Cos, o monaci, la mente di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, propendeva alla inazione, non all'esposizione della Dottrina. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mente di Vi. passi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: " perir certo il mondo, perir certo il mondo se la mente; di Vipassi propende all'inazione, non all'esposizione della Dottrina ".
3. Allora, o monaci, il Maha Brahma, come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso,: proprio cos scomparendo dal mondo di Brahma, apparve innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Allora, o monaci, il Maha Brahma, toccando il mantello sulla spalla destra, umiliando a terra le ginocchia innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, giunte le mani cos parl a Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
" Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga i Benvenuto la Dottrina: vi sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ".
4. Cos essendo stato detto, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, disse al Maha Brahma cos:
" A me o Brahma cos fu: ' e se io esponessi la Dottrina ' e allora, o Brahma, a me cos fu: ' Raggiunta fu da me una dottrina profonda, ardua a conoscersi, ardua a comprendersi, sottile, percepibile dai saggi. Attaccate al piacere invece sono le genti, intente al piacere, dilettantisi di piacere; ora dalle genti attaccate al piacere, intente al piacere, dilettantisi al piacere, ardua a realizzare una posizione come quella del fondamento e dell'origine del risorgere, pure ardua a realizzare la posizione per cui cessa ogni sankhara, la posizione di distacco da ogni attaccamento, di esaurimento della sete, di compimento, di fine, di estinzione. E se io esponessi queste dottrine, e non fossi compreso, ci per me sarebbe una fatica, ci per me sarebbe una noia'. Allora, o Brahma, mi vennero naturalmente in mente questi versi mai prima sentiti:

Con difficolt certo esporrei ci che raggiunsi.
Gli immersi nella passione e nella ripulsione da questa dottrina non sono ben illuminabili. Ci che va contro corrente, sottile, profondo, nascosto,
Gli infocati dalla passione, gli avvolti dall'elemento della tenebra, non vedono.

Cos, o Brahma, la mia mente propende all'inazione, non all'esposizione della Dottrina".
5. Per la seconda volta, o monaci, il Maha Brahma cos disse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
"Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga il Benvenuto la Dottrina; vi sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ".
6. Per la terza volta, o monaci, il Maha Brahma cos disse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
"Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga il Benvenuto la Dottrina; vi sono degli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ".
Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sentita la richiesta del Brahma, mosso da compassione per gli esseri, osserv con l'occhio rischiarato il mondo. E vide, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, osservando il mondo con occhio rischiarato, esseri poco passionali, esseri molto passionali, di facolt acute, di facolt ottuse, con buoni attributi, con cattivi attributi, di buona coscienza, di cattiva coscienza, e di alcuni si accorse che erano timorosi di essere privati dell'altro mondo. Come in un lago con loti azzurri, o rossi, o bianchi, alcuni loti azzurri, o rossi, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua, sono immersi nell'acqua e dentro immersi si nutrono; altri loti azzurri, o rossi, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua stanno a fior d'acqua; ed altri loti azzurri, o rossi, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua emergono dall'acqua, non bagnati dall'acqua, proprio cos, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, osservando il mondo con l'occhio rischiarato, vide esseri poco passionali, esseri molto passionali, di facolt acute, di facolt ottuse, con buoni attributi, con cattivi attributi, di buona coscienza, di cattiva coscienza e di alcuni si accorse che erano timorosi di essere privati dell'altro mondo.
7. Allora, o monaci, il Maha Brahma, osservati questi pensieri nella mente di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rivolse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, coi versi:

Come chi dall'asceso picco, dalla cima del monte le genti intorno guarda,
cos, o saggio, dall'ascesa vetta della Dottrina, occhio onniveggente,
tu che non ardi, le infocate genti, soggette al nascere e all'invecchiare, osserva,
e nel mondo, eroe vittorioso, opera, e, guida immacolata,
conduci.
Esponga il Sublime la Dottrina, vi sar chi ben la impara.
Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rispose al Maha Brahma con i versi:

Aperta a costoro la porta del non pi morire.
La varchino coloro che vogliono rettamente sapere. Conscio della repulsione delle umane genti
prima non volli enunciare la verace, profonda Dottrina, o Brahma.

Allora, o monaci, il Maha Brahma disse: " mi diede la promessa Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, di esporre la Dottrina ". E salutato Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, girato sulla destra di l disparve.
8. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: "a chi io dunque per primo esporr la Dottrina, chi facilmente imparer la Dottrina ? ".
Allora, monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: " Khanda, figlio di re, Tissa, figlio del brahmano di corte, abitano a Bandhumati; la capitale, colti, pieni d'esperienza, intelligenti, maturi, di natura poco passionale. E se io esponessi la Dottrina per primi a Khanda figlio di re e a Tissa figlio del brahmano di corte, questi rapidamente imparerebbero la Dottrina".
Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, come un uomo forte distende un braccio piegato o piega un braccio disteso, proprio cos, sparendo dal tronco dell'albero dell'illuminazione, apparve presso la capitale Bandhumati, in Khema, nel parco delle Antilopi.
9. Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rivolse al guardiano del parco:
"Ehi tu caro guardiano del parco, va nella capitale Bandhumati e a Khanda, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, cos parla: Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o signori, venuto nella capitale Bandhumati, dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Egli desidera vedervi".
" S, o signore " e, o monaci, il guardiano del parco, obbedendo a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rec nella capitale Bandhumati, ed a Khanda, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, cos disse:
"Vipassi, o signori, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, venuto nella capitale Bandhumati, dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Egli desidera vedervi ".
10. Allora, o monaci, Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, fatto apprestare un ben domo equipaggio, saliti sul ben domo equipaggio, si mossero dalla capitale Bandhumati e andarono per il parco delle Antilopi, col ben domo equipaggio, sin dove il terreno era carrozzabile, indi, scesi dal cocchio, proseguendo a piedi, si diressero l dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, salutatolo si sedettero accanto.
11. Ad essi Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sull'elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve la Dottrina insegnata dai Buddha: il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos a Khanda, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, mentre l erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina: "questa proprio la Dottrina dell'origine, questa la Dottrina della totale estinzione ".
12. Ed essi, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la Dottrina, imparata la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio,
raggiunta l'autosufficienza, liberi da ogni dipendenza, cos dissero a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
" meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito di mostrasse la strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Sublime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ".
I3. E, o monaci, Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, ottennero presso Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina li istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, istruiti, incitati, rallegrati e rasserenati, dopo non molto fu libera la mente.
14. Allora, o monaci, nella capitale Bandhumati una grande folla di circa 84.000 uomini ud: "Vipassi, certo, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, apparso nella capitale Bandhumati e dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, al sguito di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli e barba indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretismo". A coloro che udivano cos fu: " questa non una inferiore dottrina e regola, non un'inferiore ordinazione, se Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, rasi capelli e barba, indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretismo. E se Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, al sguito di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli e barba, indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretismo, perch non sar anche per noi cos ? ".
Allora, o monaci, una grande folla di circa 84.000 uomini uscita dalla capitale Bandhumati si diresse a Khema, al parco delle Antilopi, la dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, ed avvicinatasi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si sedette accanto.
15. A costoro Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sull'elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza, e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve la Dottrina segnata dai Buddha; il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos a questi 84.000 uomini, mentre l s'erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina : " questa proprio la Dottrina dell'origine, questa; la Dottrina della totale estinzione".
l6. E costoro, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la Dottrina, imparata la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio, raggiunta l'autosufficenza, liberi da ogni dipendenza, cos a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato dissero: " meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito si mostrasse la strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Sublime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ".
17. E, o monaci, gli 84.000 uomini ottenne." presso Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, li istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, istruiti, mutati, rallegrati, rasserenati, dopo non molto fu loro libera la mente.
18. Udirono i primi 84.000 pellegrini 14: " certo Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, apparso nella capitale Bandhumati, dimora in Khema nel parco delle Antilopi ed espone la Dottrina ". Allora, o monaci, gli 84.000 pellegrini si diressero alla capitale Bandhumati, in Khema, nel parco delle Antilopi, l dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si sedettero accanto.
19. Ad essi Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sulla elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve la Dottrina insegnata dai Buddha: il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos agli 84.000 pellegrini, mentre l erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina: " questa proprio la Dottrina dell'origine, questa la Dottrina della totale estinzione ".
20. Ed essi, osservata nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la Dottrina, impara la Dottrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio, raggiunta l'autosufficenza, liberi da ogni dipendenza, cos a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, dissero: " meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito si mostrasse la strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Sublime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ".
21. E, o monaci, questi 84.000 pellegrini, ottennero presso Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla dottrina, istruiti, mutati, rallegrati, rasserenati, dopo non molto fu loro libera la mente.
22. Dunque cos in quel tempo, o monaci, nella capitale Bandhumati venne a trovarsi una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, ritirato in solitudine, sorse questo pensiero: "ora nella capitale Bandhumati si trova una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci, e se io prescrivessi ai monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha (15)'".
23. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mente di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. E come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso, proprio cos, scomparendo dal mondo di Brahma, apparve innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Allora, o monaci, il Maha Brahma, denudando dal mantello la spalla destra, umiliando a terra le ginocchia, giunte le mani, cos parl a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
" Proprio cos, o Sublime, proprio cos, o Benvenuto. Una grande, o signore, schiera di monaci si trova nella capitale Bandhumati, 6.800.000 monaci. Annunci, o signore, il Sublime ai monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo ogni sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha.
Cos disse il Maha Buddha. E cos avendo detto, salutato Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, girando sulla destra di l spar.
24. Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sul far della sera, uscito dal ritiro, si muove ai monaci:
" Proprio a me, ritirato in solitudine, sorse questo pensiero: 'ora nella capitale Bandhumati si trova una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci, e se io prescrivessi ai monaci: aggiratevi o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha".
25. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione della mia mente. E come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso, proprio cos, scomparendo dal mondo di Brahma, mi apparve innanzi. Allora, o monaci, il Maha Brahma, denudando dal mantello la spalla destra, umiliando a terra le ginocchia innanzi a me, giunte le mani cos mi parl: ' Proprio cos, o Sublime, proprio cos, o Benvenuto. Una grande, o signore, schiera di monaci si trova nella capitale Bandhumati, 6.800.000 monaci. Annunci, o signore, il Sublime ai monaci: aggiratevi o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete` la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha'. Cos disse il Maha Brahma. E cos avendo detto, salutatomi, girando sulla destra di l spar.
26. Ed io annuncio, o monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, ,li natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha'".
Cos, o monaci, i monaci proprio da quel giorno andarono in giro per il paese.
27. In quel tempo, o monaci, vi erano 84.000 dimore (per i monaci) nel Jambudipa (16). E come fin la prima stagione delle piogge gli di fecero udire una voce: finita, o venerabili, la prima stagione delle piogge. Ora rimangono cinque stagioni delle piogge, dopo la quinta stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha".
Ed essendo finita la seconda stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la seconda stagione delle piogge. Ora rimangono quattro stagioni delle piogge, dopo la quarta stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha".
Ed essendo finita la terza stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la terza stagione delle piogge. Ora rimangono tre stagioni delle piogge, dopo la terza stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumah per scoprire il patimokkha"`
Ed essendo finita la quarta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la quarta stagione delle piogge. Ora rimangono due stagioni delle piogge, dopo la seconda stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha"
Ed essendo finita la quinta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la quinta stagione delle piogge. Ora rimane una sola stagione delle piogge.
Dopo la prima stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha
Ed essendo finita la sesta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: " finita, o venerabili, la sesta stagione delle piogge. Ora tempo che ritorniate, dirigendovi alla capitale Bandhumati, per esporre il patimokkha".
Allora, o monaci, i monaci e per i poteri soprannaturali di ciascuno, e per i poteri soprannaturali degli di, dirigendosi alla capitale Bandhumati, in un solo giorno quivi convennero.
28. Dunque, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, espose innanzi alla schiera dei monaci il patimokkha":
Sopportazione, autocontrollo e perseveranza, estinzione supremamente insegnano i Buddha; colui che uscito nessuno ingiurii;
l'asceta non sia ad alcuno ostile.
Non esser causa di alcun male, ma origine di cose salutari, purificare la mente, questo il messaggio dei Buddha.
Non essere insolenti, non ingiurianti, ma dal patimokkha essere moderati e soli nel cibo e nel riposo, frenati, frenati alla concentrazione della mente, questo il messaggio dei Buddha.

29. Io stesso, o monaci, un tempo dimoravo ad Ukkatthaya, nel bosco di Subhaga, al tronco di un albero di sala. Allora, o monaci, mentre ero ritirato in meditazione sorse questo pensiero nella mia mente: " la dimora degli di Suddhavasa (17) non fu da me precedentemente abitata e da lungo tempo lo solo dagli di Suddhavasa e se io ora mi dirigessi verso gli di Suddhavasa?".
Allora, o monaci, come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso, proprio cos da Ukkatthaya, dal bosco di Subhaga, dal tronco di un albero di sala sparito comparvi agli di Aviha. Qui un'assemblea di di, alcune migliaia di di si diresse verso di me, ed essendosi avvicinata, salutatomi si sedette accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi dissero:
"Fu nel 91 evo, o Venerabile, che Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una bignonia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu una coppia di discepoli di nome Khanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della dottrina E noi, o signore, avendo realizzata la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriali, presso Vipassi il Sublime qui siamo risorti".
30. E qui, o monaci, un'assemblea di di, di alcune migliaia di di, di alcune centinaia di di si diresse verso di me, ed essendosi avvicinata, ed avendomi salutato, si sedette accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi dissero:
"In questo felice evo, o Venerabile, l'attuale Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato apparso nel mondo. Il Sublime, o Venerabile, di nascita nobile, sorto nella classe dei nobili. Il Sublime, o Venerabile, di famiglia Gotama. Al Sublime, o Venerabile, un breve, insignificante tempo di vita, facilmente danneggiabile; colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. Il Sublime, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa. Al Sublime, o Venerabile, una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggallana, eccelsa nobile coppia. Al Sublime, o Venerabile, una sola classe di discepoli di 1350 monaci. Al Sublime, o Venerabile, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava. Al Sublime, o Venerabile, ora attendente personale, nobile personale attendente, il monaco Ananda. Al Sublime, o Venerabile, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt Kapilavatthu. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia del Sublime, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzato la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriale, presso il Sublime qui siamo risorti".
3l. Allora, o monaci, cogli di Aviha mi diressi verso gli di Atappa, poi cogli di Atappa e cogli di Aviha mi diressi verso gli di Sudassa. Poi cogli di Sudassa, cogli di Atappa, cogli di Aviha mi diressi verso gli di Sudassa. Poi cogli di Sudassi, cogli di Sudassa, cogli di Atappa, cogli di Aviha mi diressi dagli di Akanittha. Quivi, o monaci, un'assemblea di di, alcune migliaia di di si diressero verso di me, ed essendosi avvicinata, e salutatomi si sedettero accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi dissero:
" Fu nel 9l evo, o Venerabile, che Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo.
Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili.
Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una bignonia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu una coppia di discepoli di nome Khanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, furono tre classi di discepoli.
Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu padre il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re Bandhuma. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzata la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriali, presso Vipassi il Sublime qui siamo risorti".
32. Quivi, o monaci, un'assemblea di di, alcune migliaia di di, alcune centinaia di di si diressero verso di me ed avendomi avvicinato, ed avendomi salutato si sedettero accanto.
Accanto seduti gli di cos mi dissero:
" In questo felice evo, o Venerabile, l'attuale Sublime, Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, apparso nel mondo. Il Sublime, o Venerabile, di nascita nobile, sorto nella classe dei nobili. Il Sublime, o Venerabile, di famiglia Gotama. Al Sublime, o Venerabile, un breve, insignificante tempo di vita, facilmente danneggiabile; colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. Il Sublime, o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa. Al Sublime, o Venerabile, una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggalana, eccelsa nobile coppia. Al Sublime, o Venerabile, una sola classe di discepoli di 1350 monaci. Al Sublime, o Venerabile, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava. Al Sublime, o Venerabile, ora attendente personale, nobile personale attendente, il monaco Ananda. Al Sublime, o Venerabile, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt Kapilavatthu. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia del Sublime, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzato la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriale, presso il Sublime qui siamo risorti ".
33. Cos, o monaci, questa regola universale ben nota al Sublime. Il Compiuto per la conoscenza di questa regola universale ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: " cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi "".
Cos disse il Sublime. Contenti i monaci si rallegrarono alla parola del Sublime.

MAHAPADANA SUTTANTA

FINE


NOTE
1) Benares
2) Il Sublime non pu penetrare la mente degli antichi Svegliati perch totalmente estinti; solo attraverso agli dei del mondo di Brahma, che, nella loro lunghissima esistenza, furono contemporanei degli antichi Svegliati, che il Sublime viene a sapere ogni cosa su costoro.
3) Colui che possiede l'elemento Bodhi od illuminazione. Nome che compete coloro che stanno per diventare Buddha.
4) Una classe di di inferiori al mondo di Brahma.
5) Diviene cio consustanziale al retto comportamento che necessariamente ti realizza in lei.
6) Anche qui la castit necessaria ed assoluta conseguenza del portare nel ventre il Bodhisatta.
7) La madre del Bodhisatta raggiunge nei riguardi del proprio corpo e di quello del Bodhisatta la lucida chiarezza che si realizza colla pratica dei quattro jhana.
8) Anche le dee della Grecia avevano le loro gravidanza di 10 mesi.
9) Sulle mani, sui piedi, sulle spalle, e sulla schiena.
10) Vipassi = Vi + passi = buon veggente.
11) Intesa come possibilit quasi necessit di esistere.
12) Sperimentando, realizzando su piano ontologico. Cio non solo riconoscendo la logicit, veridicit dell'asserzione, ma vivendola in tutti i piani che tanti mano gli si andavano schiudendo.
13) La corrente del Samsara.
14) I primi che avevano seguto Vipassi, prima della sua illuminazione.
15) Pubblico esame cui ciascun monaco sottopone il suo comportamento.
16) L'Isola del Melograno, l'India propriamente detta.
17) Una classe di di del mondo di Brahma comprendenti pi cori.


UDANA(1)
(DETTI ISPIRATI O VERSI DI ESALTAZIONE)

CAPITOLO I

BODHI
(IL RISVEGLIO)

Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava, sulla riva del fiume Neranjara, ai piedi dell'albero della Bodhi, avendo proprio allora conseguito la perfetta illuminazione. Ora, in quella occasione, il Beato rimase assiso per sette giorni (2) in una particolare posizione (3) sperimentando la beatitudine della Liberazione. Quindi il Beato, trascorsi quei sette giorni, durante la prima vigilia della notte, riprendendosi da quell'estasi meditativa (samadhi), volse attentamente il pensiero alla nascita delle cause l'un l'altra condizionate (paticca-samuppdda), secondo l'ordine diretto, cos: "in questa [condizione di] essere, ci si verifica; per il fatto che ci nasce, quest'altro nasce, cio: condizionati dall'ignoranza (avijja), gli elementi dell'esistenza (sankhara); condizionato dagli elementi dell'esistenza, [lo stato di] coscienza (vinnana); condizionati dallo stato di coscienza, nome-e-forma (nama-rupa); condizionate da nome-e-forma, le sei sfere d'azione sensoria (salayatana = i cinque sensi pi il mentale), condizionata dalle sei sfere di azione sensoria la percezione (phassa); condizionata dalla percezione, la sensazione (vedana); condizionata dalla sensazione, la sete [di esistenza] (tanha); condizionato dalla sete [di esistenza] il legame [verso una particolare vita] (upadana); condizionata dal legame, l'esistenza (bhava); condizionata dall'esistenza, la nascita (jati); condizionati dalla nascita, vengono ad esistere vecchiaia-e-morte (jara-marana), dolore, lamento, sofferenza, tormento e disperazione. Cos avviene la nascita di tutto questo insieme di Male".
Quindi il Beato, avendo intuito il significato di ci, profer in quel momento questo verso ispirato:
"Quando, invero, si rivelano gli elementi della realt (dhamma)
al brahmana ardente di ascesi, meditante, allora svaniscono i suoi dubbi, dacch egli gi conosce la contingente realt e le sue cause".

2. Cos da me stato udito. In una certa occasione.....
(ecc., come sopra) Quindi il Beato, sorgendo da quell'estasi meditativa, durante la vigilia di mezzo della notte, volse attentamente il pensiero alla nascita condizionata delle cause in senso inverso, cos: "non essendovi questa [condizione di] essere, ci non si verifica: per il fatto che ci cessa, [quest'altro] cessa di essere, e cio: cessando l'ignoranza, si ha la cessazione degli elementi dell'esistenza: cessando gli elementi dell'esistenza, cessa [lo stato di] coscienza: cessando lo stato di coscienza, cessano nome-e-forma: cessando nome-e forma, cessano le sei sfere di azione sensoria: cessando le sei sfere di azione sensoria, cessa la percezione: cessando la percezione, cessa la sensazione: cessando la sensazione, cessa la sete: cessando la sete, cessa il legame: cessando il legame, cessa l'esistenza: cessando l'esistenza, cessa la nascita; cessando la nascita, cessano vecchiaia-e-morte, dolore, lamento, sofferenza, tormento e disperazione. Cos avviene la cessazione di tutto questo insieme di Male". Quindi il Beato, avendo intuto il significato di ci proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Quando, invero, si rivelano gli elementi della realt al brahmana che, ardente di ascesi, medita, allora svaniscono tutti i suoi dubbi, dacch egli ha conosciuto il dileguarsi delle cause".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato (ecc., come sopra) ....Quindi il Beato, riprendendosi da quell'estasi meditativa, durante l'ultima vigilia della notte, consider attentamente la nascita condizionata delle concause in entrambo i sensi, quello diretto e quello indiretto, cos: "Quando c' questo, si verifica questo. Quando questo non c', questo altro non c'; quando questo cessa, quest'altro cessa, e cio: condizionato dalla Ignoranza (ecc., come nel precedente paragrafo)...Cos viene ad esistere tutto questo insieme di Male. Quando, invece, si dilegua e cessa senza residui l'Ignoranza, si ha la cessazione degli elementi dell'esistenza (ecc., come nel precedente paragrafo) In tale modo si ha la cessazione di tutto questo complesso di Male".
Perci il Beato, avendo intuito il significato di tutto ci, in quel momento profer questo verso ispirato:
"Allorch, invero, si rivelano gli elementi della realt al brahmana ardente di ascesi, meditante, allora egli si erge, avendo messo in rotta l'esercito di Mara, come il sole quando irraggia nel cielo".
4. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato dimorava ad Uruvela, sulla sponda del fiume Neranjara, ai piedi dell'albero della bodhi, avendo proprio allora conseguito l'Illuminazione. Ora, in quell'occasione, il Beato rimase assiso per sette giorni in quella particolare posizione, sperimentando la beatitudine della Liberazione. Indi il Beato, trascorso il periodo di sette giorni, si riprese da quell'estasi meditativa.
Avvenne che un certo brahmana della Huhumka-jajati venne dove si trovava il Beato e, avvicinandosi a lui, lo salut amichevolmente, e, dopo che i due si furono scambiati saluti e convenevoli, si pose accanto a lui. Stando in piedi [in segno di rispetto] presso di lui, quel brahmana interpell il Beato, dicendo: " Ti prego, caro (5) Gotama, in che misura [si pu dire che] uno brahmana e, inoltre, quali sono gli elementi che costituiscono un brahmana?". Allora il Beato, avendo intuito il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Quel brahmana che ha fugato da s i cattivi elementi non dice
" huhum"(4 a),
[ma] privo di impurit e si controlla, versato nei Veda (6) e
vive una vita da brahmana (casta), un siffatto brahmana pu
parlare del Brahman giustamente, proprio lui, nel quale non vi sono escrescenze (7) verso questo mondo!".

5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel boschetto Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza i venerabili Sariputta, 1 Mogallana il Grande, Kassapa il Grande, Kaccayana il Grande ed inoltre i venerabili Anuruddha, Revata, Devadatta ed Ananda vennero l dove si trovava il Beato. E quando il Beato


vide quei venerabili da lontano, mentre si avvicinavano, alla loro vista disse ai monaci: "Monaci, costoro sono dei brahmana che vengono, sono brahmana, costoro che vengono!"
A queste parole un certo monaco, brahmana di nascita, disse al Beato: "O Signore, in che misura [si pu dire che] uno sia brahmana, e, inoltre, quali sono gli elementi che costituiscono un brahmana?". Allora il Beato, intendendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Avendo fugato da s i cattivi elementi, coloro che procedono sempre consapevolmente,
i Risvegliati che hanno distrutto i legami, costoro sono certamente nel mondo i brahmana!".

6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato dimorava presso Rajagaha nel Bosco dei Bamb (Veluvana), nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli (Kalandakanivapa). Ora, in quell'occasione, il venerabile Maha-Kassapa stava nella Grotta del Fico (Pipphala-guha), malato, afflitto e colpito da dura sofferenza. Pi tardi, essendosi sollevato da quella malattia, il venerabile Maha-Kassapa disse: " Che sarebbe se io andassi a Rajagaha per elemosinare?". In quello stesso momento pi di cinquecento di si occuparono intensamente per provvedere al cibo che Maha-Kassapa voleva questuare. Ma il venerabile Maha-Kassapa rifiut i servizi di quei cinquecento di e, apprestandosi all'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Rajagaha per la questua, attraverso le strade ove abitavano i poveri ed i bisognosi, nel quartiere dei tessitori. Allora il Beato, intendendo il senso di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Chi non deve nutrire altri, che ignorato, domo, ben stabilito nell'essenza [delle cose],
la cui adesione [al mondo] distrutta, i cui difetti sono espulsi, costui io chiamo un brahmana"

7. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il
Beato si trovava a Patali, presso il tempio di Ajakatapa, dimora dello yakkha (8) Ajakalapa. Ora, in quella occasione, il Beato se ne stava seduto all'aria aperta in una notte scurissima e il dio del cielo gli faceva piovere addosso goccia a goccia. Allora lo yakkha Ajakalapa, volendo ispirare al Beato paura, costernazione ed orrore, avvicinatosi al Beato per ben tre volte gli url vicino il suo ululato, dicendo: "Vi un lemure per te, monaco!". Per il Beato, avendo intuito il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"quando ha superato tutti gli elementi della realt che in lui
stesso,
il brahmana di l da questo lemure, con tutto il suo frastuono!".

8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerabile Sangamaji (9) era venuto a Savatthi per vedere il Beato. Ora, colei che precedentemente era stata la moglie di Sangamaji, senti che si diceva: "Il nobile Sangamaji venuto a Savatthi". Allora prese il suo bambino e se ne and al bosco Jeta. Ora, in quella occasione, il venerabile Sahgamaji se ne stava assiso sulla radice di un certo albero per il riposo meridiano. Allora colei che era stata in precedenza la moglie del venerabile Sahgamaji gli and incontro, gli si avvicin e gli disse questo: "O monaco, nutri questo piccolo bimbo e me del pari".
A queste parole il venerabile Sahgamaji rimase silenzioso. Cos, ancora una seconda volta colei che era stata in precedenza la moglie del venerabile Sahgamaji ripet: "O monaco. nutri questo piccolo bimbo e me del pari !".
A queste parole il venerabile Sahgamaji rimase silenzioso
ed essa ripet una terza volta la stessa domanda ed il venerabile Sangamaji rimase silenzioso. Allora lei pose il bimbo di fronte al venerabile Sangamaji e se ne and dicendo: "Questo tuo figlio, o monaco, nutrilo!", ma il venerabile Sangamaji n lo guard n gli disse verbo. E lei, che si era di poco allontanata, voltatasi, vide che il venerabile Sangamaji n guardava il bambino n gli parlava. Vedendo ci essa pens: "Questo monaco non ha neppure bisogno del suo bambino". Allora torn indietro, prese il bambino e se ne and via.
Ora il Beato, col suo occhio divino, purificato tanto pi di quello che proprio agli esseri umani, contemplando una tale impropriet, come quella compiuta da colei che era stata in precedenza la moglie di Sangamaji (10), ed intuendo il significato di ci, in quel momento proffer questo verso ispirato:

"Non si rallegra quando essa arriva n soffre quando se ne
va via. Sangamaji lo svincolato, questi io chiamo un brahmana" .

9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Gaya, al Capo di Gaya. In quella circostanza un gran numero di asceti con la crocchia(11), nelle fredde notti d'inverno fra gli ottavi [giorni prima e dopo il plenilunio] (12) all'epoca in cui cade la neve, s'immergevano ed emergevano dalle acque del Gaya, aspergendosi reciprocamente, e versavano l'oblazione sul fuoco sacrificale, [intendendo:] "per questo mezzo si ottiene la purit". Ora il Beato, vedendo un tale numero di asceti che agiva cos e, allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato:

"Non per l'acqua si diventa puri, anche se tanta gente ivi si bagna.
Colui nel quale Verit e Buona Legge, costui puro, costui un brahmana" .

l0. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In questa stessa epoca Bahiya, dalla Veste di Scorza (? - Daruclriyo), risiedeva a Supparaka (13) in riva al mare, dove era stimato, onorato, considerato, venerato e trattato con deferenza, per cui aveva ricevuto grande quantit di vesti, cibo, giacigli e seggi, conforti e medicamenti per malattie. Ora, nella mente di Bahiya dalla Veste di Scorza, sorse questa considerazione: "Chiss che io sia uno di coloro che in questo mondo sono Arhat, oppure che abbia conseguito la via degli Arhat?". Allora una devota(14), che in una sua esistenza precedente era stata un consanguineo di Bahiya dalla Veste di Scorza, presa da compassione e dal desiderio di beneficarlo, venne ove egli si trovava e disse a Bahiya dalla Veste di Scorza: "Bahiya, tu non sei un Arhat, n hai raggiunto la via degli Arhat. Questa non la strada per la quale puoi divenire Arhat oppure raggiungere la via degli Arhat".
"Ma allora - disse Baniya - a chi sono coloro che, nel mondo con i suoi deva, sono Arhat oppure hanno raggiunto la via degli Arhat?".
("Vi una citt, Bahiya, nelle regioni settentrionali, detta Savatthi. Ivi risiede quel Beato che un Arhat, un vero Risvegliato (samma-sambuddha). Egli davvero, o Bahiya, un Arhat e insegna la Legge che permette di raggiungere la condizione di Arhat".
Allora Bahiya dalla Veste di Scorza, incitato da quella devata, lasci Supparaka e, fermandosi una sola notte [in ogni posto - ?] durante il viaggio (15), giunse dove il Beato si trovava, presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, un gran numero di monaci passeggiava all'aria aperta. Quando Bahiya dalla Veste di Scorza fu giunto presso quei monaci, chiese loro: "Di grazia, Signori, dove si trova ora il Beato, che un Arhat, che il vero Risvegliato ? Noi desideriamo vedere questo Arhat che un Vero Risvegliato!". "Il Beato, o Bahiya, andato per le case a fare la questua di cibo". Allora Bahiya dalla Veste di Scorza si volt in fretta, lasci il bosco Jeta ed entr in Savatthi, dove vide il Beato che questuava: egli era pieno di grazia, piacevole a guardarsi, con i sensi calmati, tranquillo di spirito, pieno di compostezza per il controllo su se medesimo, simile ad un elefante domo, attento e perfettamente addestrato. Appena vide il Beato gli si avvicin, cadde [toccandogli] i piedi con la testa e gli disse: "O Signore, possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa Colui che Bene Andato (Sugata) insegnarmi la Buona Legge, di modo che ne abbia beneficio e felicit per lungo tempo!".
A queste parole il Beato disse a Bahiya dalla Veste di Scorza: "Sei venuto fuori tempo, Bahiya. Io sono ora entrato [in questa citt] per la questua". Indi una seconda volta Bahiya dalla Veste di Scorza [si rivolse] al Beato [e] gli disse: "Questa cosa (= il Phamma) difficile a conoscersi e pericolo di vita (= morte) sovrasta il Beato e me Possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa il Bene Andato insegnarmi la Buona Legge, di modo che ne riceva beneficio e felicit per lungo tempo!". Allora, per la seconda volta, il Beato disse: "Sei venuto fuori tempo, Bahiya. Io sono entrato ora per la questua".
Ancora una terza volta Bahiya dalla Veste di Scorza disse al Beato: "Questa cosa, o Signore, difficile a conoscersi, e pericolo di vita sovrasta il Beato e me. Possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa il Bene Andato insegnarmi la Buona Legge, di modo che riceva beneficio e felicit per lungo tempo!". "Allora, Bahiya, tu devi esercitarti: in ci che vedi ci deve essere solo ci che [da te] stato visto, in ci che odi solo Ci che stato udito, in ci che pensi solo ci che stato pensato in ci che conosci solo ci che stato conosciuto (16). Cos invero Bahiya, tu ti devi esercitare.
Quando, Bahiya, in ci che hai visto ci sar soltanto ci che stato visto, in ci che hai udito ci sar soltanto ci che hai udito, in ci che hai pensato ci sar soltanto ci che hai pensato in ci che hai conosciuto ci sar soltanto ci che hai conosciuto allora, o Bahiya, poich non esister per te un quindi" non ci sar neppure un "perci". E quando O Bahiya, tu non avrai pi un "perci", ne deriva che per te non ci sar n un " qui " n un " di l " e neppure un" di mezzo ad entrambo ". Questa sar la fine del Male".
Quindi Bahiya dalla Veste di Scorza in seguito a questo insegnamento conciso della Buona Legge del Beato, mediante l'atto di non aderire (16a) sciolse la mente dai vincoli. Cos il Beato, dopo aver ammonito Bahiya con il suo insegnamento conciso, se ne and via.
Ora avvenne che, non molto tempo dopo la partenza del Beato, un vitello assal Bahiya dalla Veste di Scorza, privandolo della vita. Il Beato dopo aver girato per Savatthi in cerca di cibo, ritornato dalla sua questua ed avendo mangiato mentre lasciava la citt con un grande seguito di monaci, vide che Bahiya dalla Veste di Scorza era giunto al termine della sua vita. Vedendolo, disse ai monaci: "Monaci, raccogliete il corpo di Bahiya dalla Veste di Scorza. Portate una barella, portatelo via, bruciatelo e innalzate [sulle sue ceneri] un thupa (17), poich uno che ha Compiuto la brahmanica disciplina assieme a voi giunto al termine dei suoi d".

"S Signore", risposero i monaci al Beato. Raccolsero il corpo, chiamarono per una barella, ve lo caricarono sopra e lo bruciarono e, quando ebbero innalzato un jthupa, vennero dal Beato, lo salutarono e si sedettero da una parte. Seduti che furono quei monaci da parte dissero al Beato: "Signore il corpo di Bahiya dalla Veste di Scorza stato arso ed un thupa stato innalzato. Quale la sua sorte, quale il suo destino?".
"Un saggio o monaci fu Bahiya dalla Veste di Scorza;
egli praticava il Dhamma inferiore in vista del Dhamma e non mi ha assillato per quanto intimamente riguarda l'insegnamento del Dhamma. Ha raggiunto il Nibbana, O monaci Bahiya dalla Veste di Scorza".
Allora il Beato, intuendo il senso di ci, profer in quel particolare momento questo verso ispirato:

"Laddove acqua, terra, fuoco ed aria non hanno fondamenti dove non risplendono le stelle n rifulge il sole, ivi non brilla la luna ivi non si conosce tenebra.
Allorch l'asceta, il brahmana, mediante [La scienza di] se stesso
e mediante il silenzio ha saputo, allora si libera da forma e non-forma da piacere e dolore!".
CAPITOLO II

MUCALINDA (18)

Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Uruvela, sulla riva del fiume Nerarijara, assiso sulla radice di un [albero] mucalinda (18), avendo proprio allora col seguito il Perfetto Risveglio. Ora, in quell'occasione, il Beato rimase assiso per sette giorni in una particolare posizione, sperimentando la beatitudine conseguentemente alla Liberazione. Ora, in quella circostanza, scoppi una tempesta di pioggia fuori stagione, sicch per sette giorni vi fu pioggia, venti freddi e cattivo tempo. Allora Mucalinda, re dei Naga, uscendo dalla sua tana, si ravvolse sette volte attorno al corpo del Beato con le sue spire e rimase a coprire col suo grande cappuccio il capo del Beato, [ pensando]: "Non disturbino il Beato calore, freddo, contatto di mosche, zanzare ed esseri striscianti!". Quindi, trascorsi sette giorni, il Beato si riprese da quell'estasi meditativa e Mucalinda, re dei Naga, vedendo che il cielo era terso e libero da nuvole, sciolse le sue spire dal corpo del Beato, [indi,] ritirando la sua propria forma, assunse la forma di un giovane, che si pose dinanzi al Beato rendendogli omaggio con le mani giunte (19).
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento questo verso ispirato:
a Felice la solitudine di colui che si rallegra, avendo appreso la Buona Legge ed avendo acquistato la Visione!
Felice la libert dalla sofferenza nel mondo ed il ritegno [dal danneggiare] le creature!
Felice la libert dalle passioni in questo mondo, ed il superamento dei desideri!
Che ci si sciolga dalla vanit dell"' ego ", questa la suprema felicit".

2. Cos da me stato udito. In una certa occasiona, il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, fra un gran numero di monaci che, dopo il pasto, erano tornati dalla questua e si erano riuniti e seduti assieme nella sala di servizio, si venne casualmente a parlare [di questo argomento]: "Quale, o fratelli, di questi due re, il re di Magadha Seniya Bimbisar e Pasenadi di Kosala (20), il pi ricco, ha le pi grandi propriet, ha i maggiori tesori, ha le maggiori province, ha maggior numero di carri, il pi forte, il pi potente, il pi autorevole?". Questo discorso casuale non era ancora finito quando il Beato, alzandosi dal suo ritiro, verso sera se ne venne a quella sala di servizio e, entrato, sedette su un sedile che gli era stato apprestato. Una volta seduto il Beato domand ai monaci: "Ditemi, o monaci, in quale conversazione vi stavate intrattenendo, qui seduti e radunati, e quale il vostro discorso casualmente incompiuto?". "Qui, o Signore, dopo il pasto, ritornati dalla questua Si venuti
casualmente a parlare quale dei due re fosse il pi ricco,
il pi potente, eccetera Questo il discorso casuale restato
incompiuto allorch giunse il Beato". "O monaci, non
degno, per voi, o figli di famiglia (21), che con fede avete lasciato la casa per una vita senza casa, di impegnarvi in simili
chiacchiere. Allorch sediamo qui tutti assieme, bisogna compiere una delle due azioni, o parlare riguardo la Buona Legge,
o praticare il Silenzio Ario (22).
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"La beatitudine [del soddisfacimento] dei piaceri e la beatitudine
del mondo celeste non valgon la sedicesima parte (23) della beatitudine conseguente alla
distruzione della brama!".

3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato risiedeva a Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, un gran numero di giovani stavano tormentando un serpente con un bastone, fra Savatthi ed il bosco Jeta. Il Beato, di buon mattino, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Savatthi per la questua, quando vide fra Savatthi ed il bosco Jeta quella turba di giovani che stavano tormentando il serpente col bastone. Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:

"Chi col bastone tormenta [creature] che cercano felicit, costui
non trova la felicit, una volta che sia morto.
Chi non tormenta col bastone creature che bramano felicit, mentre cerca la propria felicit, costui la conquista una volta che
sia morto!".

4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quell'epoca il Beato era stimato, onorato, considerato, venerato e trattato con deferenza, per cui aveva ricevuto grande quantit di vesti, cibo, giacigli e seggi, conforti e medicamenti per malattie. Cos pure l'Ordine dei monaci era stimato mentre asceti Erranti (24) di vedute diverse
non erano stimati n avevano ricevuto grande quantit di
vesti, cibo
In tal modo [avvenne che] gli asceti Erranti di diverse vedute, incapaci di sopportare la considerazione tributata al Beato ed all'Ordine dei monaci, quando scorgevano i monaci nel villaggio o nella foresta, li coprivano di improperi, sarcasmi ed ingiurie, li provocavano e li tormentavano. Allora un gran numero di monaci venne dal Beato e, dopo averlo salutato, sedette in un canto. Una volta sedutisi, questi monaci dissero al Beato: "Signore, proprio ora che il Beato stimato, onorato, considerato e venerato mentre quegli
Asceti Erranti di altre vedute non sono stimati [avviene
che essi,] incapaci di sopportare le attenzioni tributate al
Beato, sia nel villaggio che nella foresta, appena scorgono i
monaci... li provocano e li tormentano".
A quel punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:

Nel villaggio e nella foresta, se siete toccati dalla buona o dall'avversa sorte, non attribuite [ci] a voi stessi o agli altri: i contatti si verificano perch esiste un substrato corporeo all'esistenza (25):
come potrebbe avvenire con chi privo di substrato esistenziale?".

5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, presso il parco di Anathapindika. In quella circostanza un devoto laico (upasaka) di Icchanangala era venuto a Savatthi per qualche affare... Indi il devoto, avendo finito il suo affare a Savatthi, venne a visitare il Beato. Venuto che fu da lui, lo salut e sedette in un canto. Quando si fu seduto, il Beato gli disse: " lungo tempo, upasaka, che non hai colto l'occasione di venire da queste parti". "Per lungo tempo, o Signore, ho desiderato venire a visitare il Beato, ma, attratto da questo o da quell'affare, che dovevo compiere, non sono potuto venire". Allora il Beato,
intuendo il significato di questo, proffer in quel momento seguente verso ispirato:
"Per chi ha ben soppesato la Buona Legge, per chi ha molto appreso,
non v' [alcun pensiero del genere:] "ah, come sarebbe bene
[per me] ! .
Guarda come tormentato colui che ha qualche cosa!
Gli uomini sono l'un l'altro ben stretti da legami!".

Cos stato da me udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora avvenne che in quel tempo la giovane moglie brahmana di un Errante era incinta e sul punto di partorire. La donna quindi disse al marito asceta: "Vai, brahmana, procurami olio di tila che mi serva per il parto". Al che l'Errante rispose: "Ma dove potr trovare olio per Vossignoria? ". Una seconda volta lei fece la medesima richiesta e ne ebbe la stessa risposta. Ed ancora una terza volta rivolse al marito la stessa domanda.....
Ora avvenne che in quel tempo, nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala, si distribuiva ad ogni monaco o brahmana altrettanto burro fuso (sarpis) ed olio quanto ne poteva bere e non portare via con s. Allora quell'Errante disse [ a se stesso]: "Nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala si distribuisce Ora io andr al magazzino del Re Pasenadi di Kosala e berr tanto olio quanto possa, indi ritorner a casa, e lo vomiter in modo che possa averlo costei per il parto".
[Con questa intenzione] l'Errante and nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala, bevve quanto olio pot e, ritornato a casa, non gli riusc n di vomitarlo in su n di digerirlo in gi. Assalito da dolori acuti, aspri e taglienti, si rotolava qua e l. In quel tempo il Beato, apprestatosi per l'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr a Savatthi per la questua. Ivi vide l'Errante assalito da dolori acuti, aspri e taglienti, che si rotolava qua e l.
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso ispirato:

"Beati coloro che nulla hanno; conoscitori dei Veda (26) sono invero
coloro che non posseggon nulla.
Guarda come torturato colui che ha qualcosa (27)! Gli uomini
sono l'un l'altro stretti da legami!".

7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quel tempo l'unico figlio, caro e grazioso, di un devoto laico, era venuto a morire. Ed un gran numero di devoti laici con le vesti ed i capelli ancora bagnati
[per il lavacro rituale] and a visitare il Beato. Venuti che furono da lui, lo salutarono e sedettero in un canto. Quando essi si furono seduti il Beato disse a quegli upasaka: "come mai, o upasada, siete venuti qui in un momento cos importuno (28)?". Quand'ebbe detto cos, il devoto gli rispose "Mi morto, o Signore, l'unico figlio mio, caro e grazioso.
Questa la ragione per la quale noi veniamo da te con i
capelli e le vesti bagnati, in un'ora inopportuna".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso di Esaltazione: "Aderendo a ci che caro e grazioso, molti di, molti uomini, peccatori e dominati dalla decadenza, vanno in dominio al Re della Morte.
Ma coloro che giorno e notte, pieni di vigile attenzione, pongono
in disparte ci che caro e grazioso, costoro svellono la radice stessa del peccato, la tentazione della Morte cos difficile da superare!".

8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kundiya (29), nel bosco Kundadhana. Ora, a quel tempo, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, [che] per ben sette anni era stata incinta, si trovava in travaglio di parto da sette giorni. Essa, nonostante che fosse assalita da dolori
acuti, aspri e pungenti, mantenne il suo spirito fisso su tre pensieri: "Rettamente Risvegliato il Beato che insegna la Buona Legge per l'abbandono del dolore, come questo [mio];

Rettamente Procedente sulla Via invero l'Ordine dei discepoli del Beato, che avanza per l'abbandono del dolore, come questo [mio]; Retta Beatitudine quella del Nibbana, ove estinto il dolore, come questo [mio].
Allora Suppavasa, figlia del re dei Koliya, cos disse al suo signore: "Va', o nobile signore, presso il Beato e, venerandolo in nome mio, col tuo capo ai piedi del Beato, chiedigli come sta di salute e benessere, vigore fisico, forza e comodit nel vivere, indi digli: " Signore, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, presenta i suoi omaggi ponendo la testa ai piedi del Beato e gli domanda come stia di salute e benessere, vigore fisico, forza e comodit nel vivere ", indi aggiungi: " Signore, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, stata incinta per sette anni ed oggi si trova nel settimo giorno del travaglio del parto. Essa, nonostante che sia assalita da dolori acuti, aspri e pungenti, mantiene il suo spirito fisso su tre pensieri"".
" Molto bene ", rispose quell'uomo dei Koliya a Suppavasa, e se ne and a visitare il Beato. Entrato dal Beato lo salut e sedette in un canto. Cos sedutosi, ripet le parole di sua moglie... E il Beato disse: "che stia bene Suppavasa, figlia del re dei Koliya. Possa in buona salute partorire un robusto figliolo!"
Appena il Beato ebbe detto ci Suppavasa, figlia del re dei Koliya, si sent bene e, in buona salute, partor un figlio robusto.
"Cos sia! ", disse il Koliya, tutto contento alle parole del Beato, e, ringraziandolo, si alz in piedi, salut il Beato girandogli attorno verso destra (30) e se ne ripart per la sua casa. Ivi il Koliya vide Suppavasa, figlia del re dei Koliya, bene ed in buona salute, avendo partorito un figlio robusto. Vedendo ci egli pens :u Questo proprio meraviglioso! Questo proprio un miracolo! Grande il potere magico, grande la potenza del Tathagata, dacch Suppavasa, alle solo parole del Beato, ritornata in buona salute ed ha partorito un figlio robusto". Perci egli era contento e felice, pieno di gioia e di letizia.
Allora Suppavasa, figlia del re dei Koliya, disse al suo signore: "Vieni tu, o mio signore, vai da quel Beato e, dopo avergli espresso venerazione in nome mio, ponendogli il capo sui piedi, digli: "Signore, Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, stata incinta per sette anni ed ha avuto un travaglio durato sette giorni. Ma ora essa sta bene, e, in buona salute, ha partorito un figlio robusto, Lei ora invita l'Ordine dei monaci a mangiare da noi per sette giorni. O Signore, possa il Beato accettare il cibo per sette giorni da Suppavasa, figlia del re dei Koliya, assieme all'Ordine dei monaci! "".
"Molto bene", rispose l'uomo Koliya a Suppavasa, e si rec dal Beato (al quale ripet il messaggio dalla moglie).....
Ora in quel periodo l'Ordine dei monaci, con a capo il Buddha, era stato invitato per il pranzo di quel giorno da un certo devoto laico e quel devoto era al servizio del venerabile Maha-Mogallana. Pertanto il Beato chiam a s Maha-Mogallana [e gli disse]: "Vieni qui, Mogallana! Recati da quel tale devoto e digli: " Mio caro Signore, Suppavasa, la figlia del re dei Koliya stata incinta per sette anni e per sette giorni stata in travaglio di parto (ripete tutta la storia). Ora essa ha invitato l'Ordine dei monaci, con a
capo il Buddha, a prendere cibo da lei per sette giorni. Permetti a Suppavasa di donare cibo per sette giorni all'Ordine
e successivamente tu offrirai il tuo"".
"Signore, se il nobile Maha-Mogallana pu garantirmi tre cose: ricchezza, vita e fede, allora Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, conviti pure per sette giorni i monaci e poi io dar loro il mio cibo.
"Amico, per due delle tre cose posso esserti garante, ma, per quanto riguarda la fede, tu soltanto puoi essere garante a te stesso".
"Bene, Signore, se per due cose, cio per la ricchezza e per la vita, il mio signore Maha-Mogallana si fa garante a me, allora inviti pure Suppavasa per sette giorni i monaci, e poi io dar loro il mio cibo".
Quindi il venerabile Maha-Mogallana convinse quel suo devoto laico ed and dal Beato. Giunto che fu, gli disse: "Signore, quel devoto stato convinto da me. Dia pure Suppavasa, figlia del re dei Koliya, il suo cibo per sette giorni. Egli dar il suo dopo".
Perci Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, per sette giorni serv l'Ordine dei monaci, con a capo il Buddha, di cibo scelto, vitale, sia solido che tenero, con le proprie mani soddisfacendoli fino a quando dissero: "Grazie, basta!". E fece anche riverire dal bambino il Beato e turno l'Ordine dei monaci. Allora il venerabile Sariputta disse a quel bambino: "Ti trovi forse a tuo agio? Hai abbastanza da mangiare? Soffri di qualche dolore ?". Al che il bimbo rispose: " Come potrei, Sariputta, stare a mio agio? Come potrei avere abbastanza cibo? Io, che ho trascorso ben sette anni in una giara di sangue! (31).
A questo punto Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, [pens]: " Mio figlio sta conversando con il duce dell'esercito della Buona Legge (32)". A questo [pensiero] essa si sent compiaciuta, contenta, piena di gioia e di soddisfazione.
A questo punto il Beato disse a Suppavasa, la figlia del re dei Koliya: " Ti piacerebbe, o Suppavasa, avere un altro simile figlio?". [Lei rispose:] "O Beato, mi piacerebbe aver sette altri simili figli! ".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quella circostanza questo verso ispirato:

L'inessenziale sotto forma di essenziale, ci che spiacevole sotto forma di ci che piacevole, il dolore sotto forma di gioia travolgono colui che non attento" (33-33 a)
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava nei pressi di Savatthi, al parco orientale, nel palazzo a molti piani della Madre di Migara (34). In quello stesso tempo Visakha, la Madre di Migara, aveva a che fare con Pasenadi, il re del Kosala. Il re Pasenadi del Kosala, per, non condusse a conclusione quel tale affare secondo le intenzioni [di Visakha], cos costei se ne venne ad un'ora importuna a fare visita al Beato, e, venendo da lui, lo salut e si sedette in un canto. Una volta che si fu seduta, il Beato le disse: "Ebbene, Visakha, come mai sei venuta ad un'ora fuori di tempo?". "Signore, avevo un affare con Pasenadi, il re del Kosala, ma il re non ha condotto questo affare ad una conclusione".
A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
"Doloroso essere soggetto all'altrui volont, piacevole ogni dominio [su se stesso].
Nell'aver [affari] in comune gli uomini si tormentano: difficile sfuggire ai legami!".

10. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato si trovava ad Anupiya, nella foresta degli alberi amba (mango). In quello stesso tempo il venerabile Bhaddiya, figlio dei Kaligodhas (35), usava rifugiarsi nella foresta, sedendosi su radici di alberi in luoghi solitari, ove di tanto in tanto profferiva questa esclamazione: "Oh, la felicit! Oh, la felicit!".
Ora un gran numero di monaci aveva udito i versi di esaltazione frequentemente ripetuti dal venerabile Bhaddiya, che usava rifugiarsi nelle foreste Udendo ci, a loro venne di pensare: "Non v' dubbio che Bhaddiya, il figlio dei Kali godhas, pratica l'ascesi malcontento, ricordando come precedentemente godeva della beatitudine della regalit, vivendo nel suo palazzo. Quando gli capita di pensare a ci, usando [ora] raccogliersi nei selvosi eremi, proferisce l'esclamazione:
" Oh, la felicit, oh, la felicit ! "". Cos un gran numero di
monaci and dal Beato e, giunti che essi furono, lo salutarono
e sedettero in un canto. Una volta che furono seduti dissero:
"O Beato, il venerabile Bhaddiya, figlio dei Kaligodhas.....
(eccetera) ".
Allora il Beato chiam un certo monaco: " Vieni qui, monaco, convoca in nome mio Bhaddiya, il monaco, dicendogli: " Signore, il Maestro desidera parlarti " ". " Cos far, Signore", rispose il monaco al Beato, e si rec l dove si trovava il venerabile Bhaddiya, e, come fu giunto, gli disse: "Signore, il Maestro desidera parlarti ". "Molto bene, Signore", disse Bhaddiya in risposta a quel monaco: and dal Beato e, avvicinandoglisi, lo salut, indi sedette in un canto.
Quando si fu seduto, il Beato gli disse vero che tu,
o Bhaddiya, usando raccoglierti nella foresta esclami di
tanto in tanto " Oh, la felicit, oh, la felicit! " ?". " vero,
o Signore !".
"Ma, Bhaddiya, per quale motivo, tu, che hai l'abitudine
di rifugiarti in selvoso eremo esclami cos ? ". "Una volta,
o Signore, quando godevo del benessere della regalit, nella
condizione di padre di famiglia (36) erano poste guardie entro
il mio palazzo, ed erano poste guardie fuori del mio palazzo.
Cos, o Signore, nonostante che fossi sorvegliato e protetto,
io vi dimoravo timoroso, ansioso, tremante e pieno di paura.
Ma ora, o Signore, quando mi rifugio nella foresta, [siedo] sulle radici degli alberi in luoghi deserti, nonostante che io sia solo, sono senza paura, sicuro, fiducioso e non spaventato. Vivo a mio agio, senza soprassalti, di quello che gli altri mi danno, con lo spirito allo stato [naturale] come quello di qualche animale selvaggio. Questo , o Signore, il motivo che mi induceva ad esclamare: " Oh, la felicit, Oh, la felicit! " ".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer, in quel momento, questo [verso di] Esaltazione:

Colui nel quale non albergano moti di collera, che ha superato il divenire cos e il non-divenire-cos,
costui, che ha sormontato ogni paura, felice, senza dolore, neppure gli di riescono a scorgerlo (= ad averlo in loro potere)!



CAPITOLO III

NANDA

l. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella particolare circostanza un monaco se ne stava seduto a breve distanza dal Beato, con le gambe incrociate (37) col corpo eretto, sopportando un dolore che era il frutto di una sua precedente esistenza, un dolore lacerante, tagliente ed amaro: ma egli se ne stava tutto raccolto in se stesso, composto e senza lamentarsi. Ed il Beato vide quel
monaco cos seduto e cos intento sopportando il dolore,
raccolto in s, composto, senza lamentarsi. Allora il Beato,
intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo
verso ispirato:

"Per il monaco che ha lasciato dietro di s ogni specie di karma, che ha scosso da s la polvere precedentemente accumulata,
che sta saldo senza [ricoprire] " io ' e " mio", per costui non v' alcun senso a parlare della gente (= chiedere aiuto agli altri) ! ".

2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, il beato Nanda, germano del Beato, figlio dalla zia del Beato, si rivolse ad un gran numero di monaci, dicendo loro: "Cari Signori, senza alcun piacere io pratico la castit. Io non posso sopportare la vita di asceta. Abbandonando la disciplina io ritorno in basso (= nel mondo) ". Allora un certo monaco and dal
Beato e, quando gli fu seduto al fianco, gli ripet le parole
del venerabile Nanda.
Allora il Beato chiam un monaco e gli disse: "Vieni, monaco ! Convoca in nome mio il monaco Nanda, dicendogli: "Nanda, caro amico, il Maestro ti convoca" ". "S, Signore ", rispose il monaco al Beato, ed and (a ripetere il messaggio del Maestro a Nanda). " Molto bene, caro amico ",
rispose Nanda, e venne dal Beato Quando si fu seduto in
un canto, il Beato gli disse: " vero, come mi hanno narrato, che tu, o Nanda, ti sei rivolto ad un gran numero di
monaci, dicendo loro: "Senza alcun piacere io pratico la
castit, eccetera " ? ". "vero, Signore ". " Ma come avviene,
o Nanda, che tu non provi alcun piacere per la vita di asceta,
che non la puoi sopportare e vuoi ritornare in basso? ". " Signore, quando lasciai la casa, una ragazza dei Sakya, la pi
bella della regione, con i capelli mezzo pettinati, si volt
guardandomi in tralice e mi disse: " Possa tu tornare presto,
Giovane Signore!". Signore, poich sto sempre pensando a
questo, non provo alcun diletto per la castit, n posso pi
sopportare la vita di asceta, [perci] lascer la disciplina e torner in basso". Allora il Beato, prendendo il venerabile
Nanda per il braccio, proprio [nello stesso tempo in cui] un
uomo forte pu stendere il suo braccio piegato o piegarlo se
lo ha disteso, proprio cos il Beato spar dal bosco Jeta e comparve in mezzo ai trentatr di (38).
Ora, in quel momento apparve un numero di circa cinquecento Apsaras (39) dette "Pi di colomba" per servire il Sakya, signore degli di. Allora il Beato disse al venerabile Nanda: "Nanda, vedi queste cinquecento ninfe, dette " Pi di colomba"?". " S, Signore ". " [Dimmi] ora, Nanda, che pensi ? Chi pi bello, pi degno di essere guardato, pi affascinante, la ragazza dei Sakya, la pi bella della regione, o queste cinquecento Apsaras dette "Pi di colomba"?". "O Signore, proprio come se lei fosse una scimmia mutilata, con le orecchie ed il naso mozzi, proprio cos, o Signore, la ragazza dei Sakya, vicino a queste cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba ", non vale una frazione di loro, non pu essere comparata con loro. Poich queste cinquecento Apsaras sono di gran lunga pi belle, molto pi degne a vedersi, molto pi affascinanti!".
Fatto ci il Beato, prendendo per il braccio il venerabile Nanda, proprio [nel tempo in cui] un uomo forte pu stendere un braccio piegato o piegare un braccio disteso, proprio cos si dilegu dal paradiso dei trentatr Deva e riapparve nel bosco Jeta. E corse la voce fra i monaci: " Si dice che il venerabile Nanda, germano del Beato, il figlio della zia del Beato, conduca vita di austera ascesi per via delle Apsaras. Si dice che il Beato gli ha assicurato che potr provvedersi di cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba " ". Al]ora i monaci che erano compagni di Nanda presero a chiamarlo " mercenario" e "domestico", dicendo: "un mercenario certamente il venerabile Nanda. Un domestico certamente il venerabile Nanda Egli pratica la castit in vista delle Apsaras. Si dice che il Beato sia garante al venerabile Nanda per la conquista di cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba "". Quindi il venerabile Nanda, sentendosi cos infastidito, umiliato e di! sprezzato, da quando era stato chiamato "mercenario" e "domestico" dai suoi compagni, essendo andato a vivere solitario, remoto, attento, energico, distaccato, avendo rafforzato, e stesso, in breve tempo, pur stando in questo mondo realizz lui stesso, con piena comprensione, il motivo per cui il figlio di nobile famiglia giustamente abbandona la casa per la vita errante, ed anche quell'insuperabile mta della vita di ascesi, cos intuendo: "Distrutta la nascitas, vissuta la vita, compiuto ci che si doveva fare, non vi pi da essere qui". Cos il venerabile Nanda divenne uno degli Arhat.
Allora una certa devata, quando la notte si stava dileguando, illuminando tutto il bosco Jeta con splendore abbagliante, venne a vedere il Beato e, venendo da lui, lo salut e rest ritta in un canto. Cos stando, quella devata disse al Beato: "Signore, il venerabile Nanda, il germano del Beato e figlio di sua zia, col porre fine all'attaccamento, egli, Beato, pur [stando] in questo mondo, ma comprendendolo pienamente cos la visione interiore, ha inverato ed ha conquistato il non-attaccamento, la liberazione dello spirito, la liberazione che propria alla Gnosi, e cos si dimora".
Allora nel Beato apparve la conoscenza [che cos era] e quando, alla fine della notte, il venerabile Nanda-venne al
Beato e gli disse questo: "Signore, per quanto riguarda
la garanzia datami dal Beato circa la conquista delle cinquecento Apsaras dette " Pi di colomba ", io lascio libero il Beato
da tale promessa". o Io pure, Nanda, afferrando il tuo pensiero col mio proprio, ho visto [che cos]. In ogni caso, una
devata mi ha informato, dicendo: "Signore, il venerabile
Nanda Avendo posto fine all'attaccamento ha conquistato la liberazione dello spirito e cos si dimora". Ma da
quando, o Nanda, il tuo spirito libero per il fatto che non
pi si afferra ai vincoli, anche io sono libero dalla promessa". Al che il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
a Colui dal quale stata attraversato la palude, dal quale stata distrutta la spina della brama,
che giunto all'annientamento dell'illusione, questo monaco non pi scosso da felicit e dolore!".

3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, un numero di quasi cinquecento monaci, guidati da Yasaja (40), era giunto a Savatthi per vedere il Beato. I monaci che stavano arrivando, per il fatto che salutavano i monaci l residenti, si informavano di dove potevano alloggiare, consegnavano le scodelle e le vesti, provocavano un grande rumore e frastuono. Fu cos che il Beato chiam il venerabile Ananda e gli disse: "Che cosa , o Ananda, tutto questo frastuono e rumore, si direbbe che vi siano pescatori intenti ad acchiappare pesce!". "Signore, sono questi cinquecento monaci, guidati da Yasoja, proprio ora arrivati a Savatthi per vedere il Beato. Sono costoro che, una volta arrivati hanno cagionato tanto rumore e frastuono". "Allora, Ananda, vai tu a nome mio e di' a quei monaci: " Il Maestro chiama i Reverendi "". "Molto
bene, Signore", rispose il venerabile Ananda al Beato (and
e fece cos come gli era stato ordinato). " Molto bene, Signore", dissero quei monaci al venerabile Ananda, andarono
dal Beato e, ivi giunti, lo salutarono e sedettero da un lato.
Quando si furono seduti, il Beato indirizz le seguenti parole
ai monaci: "Monaci, che cosa significa tutto questo gran rumore e frastuono? Si direbbe che vi siano pescatori intenti
ad acchiappare pesce !".
A queste parole il venerabile Yasoja rispose al Beato:
"Signore, questi cinquecento monaci sono giunti proprio ora a Savatthi per vedere il Beato. Questi nuovi arrivati, nel salutare i monaci residenti, chiedere dove fosse il loro alloggio e consegnare scodelle e vesti, hanno provocato tale rumore e frastuono". "Andate, monaci, io vi congedo, voi non meritate di abitare con me! " o Cos sia, Signore! o, risposero quei monaci al Beato; si alzarono, lo salutarono girandogli attorno verso destra, misero in ordine i loro alloggiamenti, presero ciotole e vesti e se ne andarono via per la questua presso i Vajji (41). Finita la loro questua sul posto, se ne andarono al fiume Vaggumuda. Sulla sponda di questo fiume costruirono capanne di foglie e si disposero a trascorrere la stagione delle piogge. Or'ecco che il venerabile Yasoja, iniziata la stagione delle piogge, si rivolse ai monaci in questi termini: "Venerabili amici, noi siamo stati congedati dal Beato per il nostro stesso bene, per compassione di noi, perch egli prov compassione di noi. Venite dunque, venerabili amici, dimoriamo qui in modo tale che il Beato si rallegri della maniera in cui ci comportiamo ". "Cos sar, venerabile! ", risposero i monaci al venerabile Yasoja. Di conseguenza quei monaci, vivendo remoti dalla societ, ardenti di ascesi, interiormente saldi, nello spazio della stagione delle piogge inverarono tutta la triplice conoscenza (42).
Nel frattempo il Beato, dopo essere restato quanto gli piacque in Savatthi, inizi il suo giro per Vesali e, pi tardi, durante i propri giri, raggiunse Vesali Quindi il Beato prese dimora a Vesali, nel Grande Bosco, presso la Sala dal Tetto a Pinnacolo. Allora il Beato, afferrando col suo pensiero i pensieri di quei monaci che vivevano sui banchi in riva al fiume Vaggumuda, prestando attenzione a questo, chiam il venerabile Ananda. a Ananda ", disse, "quel quadrante del cielo mi sembra sia come illuminato. Tutto irraggiante mi sembra, Ananda, quel quadrante del cielo. Mi gradito andare e pensare a quella zona ove, in riva al fiume Vaggumuda, quei monaci risiedono. Ananda, manda un messaggero a quei monaci, dicendo: " Il Maestro chiama i reverendi. Il Maestro desideroso di vedere le Vostre Signorie" ". "Cos sia, signore", rispose il venerabile Ananda al Beato: and da un certo monaco e, giunto che fu presso di lui, gli disse: "Vieni, caro amico! Va' dove quei monaci risiedono, sulla riva del fiume Vaggumuda e, giunto che vi sarai, di' loro: " Il Maestro chiama le Vostre Signorie. Il Maestro desideroso di vedere le Vostre Signorie " ". "Cos sia, Signore", rispose il monaco al venerabile Ananda, e, proprio [nel tempo che impiegherebbe] un uomo forte per stendere un braccio piegato o per piegare un braccio disteso, proprio cos egli spar dalla Sala del Tetto a Pinnacolo per riapparire di fronte a quei monaci sulla riva del fiume Vaggumuda ( ai quali
trasmise il messaggio ). "Molto bene, caro amico ", risposero quei monaci, e, dopo aver rassettato i loro alloggiamenti,
prese la ciotola e le vesti, proprio [nel tempo che impiegherebbe] un uomo forte per stendere un braccio piegato......
proprio cos essi sparirono dalla riva del fiume Vaggumuda
per riapparire al Gran Bosco nella Sala dal Tetto a Pinnacolo,
faccia a faccia di fronte al Beato. In quel momento il Beato
era seduto, sprofondato in uno stato di estatica meditazione,
di l [dal mondo delle forme]. Allora quei monaci considerarono: " In che condizione si trova ora a risiedere il Beato ? ".
Quindi quei monaci conclusero che il Beato era sprofondato
in estatica meditazione ed essi anche, tutti assieme, sederono
rapiti in estatica meditazione.
Il venerabile Ananda, quando la notte era gi scesa e la prima vigilia stava trascorrendo, rialzata la tunica su una spalla (43), congiunse le mani in gesto di venerazione e disse al Beato: "Signore, la notte ormai discesa, la prima vigilia sta trascorrendo. I monaci nuovamente arrivati sono seduti da lungo tempo. Signore, pu il Beato scambiare i saluti con i monaci nuovamente arrivati?". A queste parole il Beato rimase in silenzio.
Indi, quando la notte era calata ancora di pi e la seconda vigilia stava trascorrendo, il venerabile Ananda si alz dal suo
sedile e (ripet le stesse parole, aggiungendo): " Signore,
la notte trascorre, la seconda vigilia sta per finire". E, per la
seconda volta, il Beato rimase in silenzio.
Indi ancora, quando la notte era tutta trascorsa e la terza vigilia stava finendo, mentre appariva gi l'aurora e la notte rivestiva il volto di gioia (= dell'alba), il venerabile Ananda,
alzandosi dal suo sedile disse al Beato: " Signore, la notte
trascorsa, l'ultima vigilia sta finendo, l'aurora si annuncia,
la notte riveste il volto di gioia, i monaci nuovamente arrivati
sono restati seduti da lungo tempo; voglia il Beato scambiare
i saluti con loro ". Allora il Beato si riprese da quella meditazione estatica e disse al venerabile Ananda: " Se tu in verit
sapessi o Ananda, non ti sarebbe occorso di chiedere tante
volte (44). 0 Ananda, sia io che questi cinquecento monaci
siamo tutti restati seduti in estatica meditazione ". Quindi il
Beato, intuendo il significato di ci, proffer, in quel momento, questo verso ispirato:
"Colui nel quale la spina della brama stata vinta, come anche
ingiuria, ferita e prigionia, che come una montagna sta, imperturbabile, questo monaco non
scosso da felicit e sventura.

4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Sariputta stava seduto a gambe incrociate non lungi dal Beato, tenendo il corpo diritto, avendo fissa dinanzi a s la consapevolezza [di se stesso] (45). Il Beato vide il venerabile Sariputta che cos faceva e, in quel momento, intuendo il significato di ci, proffer il verso ispirato:

"Come una rupe montana si erge, incommovibile, ben fondata, cos il monaco, in cui l'illusione e stata annientata: come una
montagna non si scuote".

5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella stessa circostanza il venerabile Maha-Mogallana era assiso, non lungi dal Beato, Con le gambe incrociate, tenendo il Corpo eretto. Con la consapevolezza riguardante il proprio Corpo 46 ben stabilita in. se medesimo. Il Beato vide il venerabile Maha-Mogallana assiso non lungi da
s ed allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer questo Verso ispirato:

"Allorch la consapevolezza riguardante il proprio corpo ben
stabilita, ben controllate sono le sei sfere dei sensi (47), sempre ben composto, il monaco [avr potuto] conoscere il proprio nibbana".

6. In Una Certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, proprio in quel tempo il venerabile Pilindavaccha aveva preso l'abitudine di rivolgere ai monaci l'appellativo di "servi" (48). Allora un gran numero di monaci.....


venne dal Beato e, dopo averlo salutato, sed e gli disse:
" Signore, il venerabile Pilindavaccha si avvicina ai monaci,
chiamandoli " servi "". Al che il Beato chiam un certo
monaco, dicendogli: "Vieni, monaco! Di' a nome mio al monaco Pilindavaccha: " Caro Signore, il Maestro vi chiama "".
" Cos sia, Signore", rispose il monaco al Beato, se ne
and e cos fece. " Molto bene, signore ", rispose il venerabile Pilindavaccha a quel monaco, e si rec dal Beato. Una
volta giunto, dopo aver salutato il Beato, sedette in un canto
e, avendolo salutato, il Beato cos gli disse: " vero, Vaccha (49), come raccontano, che tu ti avvicini ai monaci, chiamandoli "servi " ? ". "Cos , Signore ". Allora il Beato, avendo rivolto la sua attenzione alle precedenti esistenze di
Pilindavaccha, disse ai monaci: " Non siate irritati col monaco Vaccha. Non per un senso interiore di disprezzo che
Vaccha chiama i monaci " servi ". Monaci, lungo la successione di cinquecento esistenze, Vaccha rinacque in una famiglia di casta brahmana. L'uso del termine " servi " gli si
radicato per lunga abitudine. Questa la ragione per cui
Vaccha dirige ai monaci il termine " servo" ".
Allora il Beato, intuendo il senso di ci, profer in quel momento questo verso ispirato:

"Colui nel quale non risiedono n illusione n orgoglio, che ha
distrutto la cupidigia ed ha superato il senso di s, in cui la collera setta rigettata, questi un asceta, questi un
brahmana, questi un monaco!".

7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura in cui si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quella circostanza, il venerabile Maha-Kassapa si era ritirato nella Grotta del Fico, ove, per sette giorni, era rimasto assiso in una particolare postura. Ivi, raggiunto un determinato grado di meditazione, gli occorse di pensare: "Se io adesso entrassi in Rajagaha per la questua, in tale occasione qualcosa come cinquecento deit sarebbero intente a raccogliere cibo elemosinato per il venerabile Maha-Kassapa ". Quindi il venerabile Maha-Kassapa, apprestatosi per la sua uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr in Rajagaha per la questua.
Ora in quel tempo Sakka (50), signore degli di, desiderava procurare cibo elemosinato al venerabile Maha-Kassapa. Quindi prese l'aspetto di un tessitore che volgeva il filo [sulla rocca], mentre Suja, la figlia degli Asura (51), riempiva la spola. Ora il venerabile Maha-Kassapa, mentre andava girando di casa in casa, venne all'abitazione di Sakka, il signore degli di. E Sakka, il signore degli di, scorse da lontano Maha-Kassapa, mentre si avvicinava. Alla sua vista venne fuori di casa per incontrarlo, gli tolse di mano la ciotola, entr in casa, prese dalla pentola riso con cui riemp la ciotola, che restitu a Maha-Kassapa. Questo cibo era condito con diversi sughi, varie salse, misto di diversi intingoli, profumi e condimenti. Allora a Maha-Kassapa occorse di pensare: "Mi immagino chi sia questa persona, che ha un simile potere magico ". Indi pens: "Deve essere Sakka, il signore degli di ". Sicuro di ci disse a Sakka, il signore degli di:
Questa una tua azione, Kosiyas (52) ! Non la fare pi!".
Ma, venerabile Kassapa, anche noi abbiamo bisogno di [compiere] azioni meritevoli, anche noi dobbiamo operare meritevolmente! ". Indi Sakka, il signore degli di, salutando Maha-Kassapa gli gir attorno verso destra e, salendo in cielo, fece risuonare tre volte l'atmosfera con questo verso ispirato: " Oh, il sublime dei doni, il dono stato ben conferito a Kassapa! ". A questo punto il Beato, mediante il suo udito divino, purificato, e che oltrepassa [le possibilit di]
quello degli uomini, ud le parole di Sakka, signore degli di, e quindi, intuendo il significato di ci, profer, in quel momento, il verso ispirato:

"Il monaco che questua il cibo, che sostiene se stesso, che altri non nutre, un siffatto uomo, interiormente pacificato e consapevole, anche gli di lo invidiano!".

8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, ai monaci, seduti assieme nell'mbito dell'albero kereri, essendo ritornati dalla questua ed avendo consumato il pasto, capit di fare questo discorso: "Cari Signori, il monaco che gira per la questua, di tanto in tanto, ha l'occasione di vedere forme gradevoli all'occhio, di udire suoni gradevoli all'orecchio, di fiutare odori gradevoli al naso, di gustare sapori gradevoli alla lingua, di toccare oggetti gradevoli al tatto. Cari Signori, il monaco questuante riverito, onorato, considerato, venerato e rispettato, allorch va in giro questuando cibo. Or dunque, Signori, anche noi andremo a questuare cibo, sicch di tempo in tempo ci capiter l'occasione di vedere forme gradevoli
all'occhio, di udire , di fiutare , di gustare , di toccare , allorch percepiremo oggetti gradevoli all'occhio, all'orecchio, al naso, alla lingua ed al tatto. Anche noi saremo
riveriti, onorati, considerati , allorch andremo in giro questuando cibo".
Questa chiacchiera non era ancora finita, quando il Beato,
al tramonto, lasciando il suo ritiro, venne verso il padiglione
dell'albero kareri e, giuntovi, sedette su un sedile apprestatogli. Nel sedersi chiese ai suoi monaci: "Ditemi, monaci,
in quale discorso vi stavate intrattenendo mentre eravate seduti assieme, e quale la conversazione che non avete ancora
finito?". "Quando ci siamo seduti assieme, o Signore, ci
capit di fare questo discorso: "Il monaco questuante, di
tanto in tanto, ha l'occasione di vedere forme gradevoli all'occhio, di udire suoni gradevoli all'orecchio egli riverito,
Onorato, considerato, venerato e rispettato, allorch va in giro
questuando cibo Anche noi saremo riveriti .allorch andremo attorno questuando cibo ". Tale era, o Signore, la
conversazione che non avevamo finito, allorch arrivato il
Beato ". " Monaci, non mi sembra degno di voi, che siete
Figli di Famiglia, che per fede avete abbandonato la vita di
casa per andare errando, di chiacchierare su di un argomento
simile. Monaci, quando sedete qua radunati, una delle due si
deve fare: "conversare riguardo alla Buona Legge o praticare
il Silenzio Ariol".
A quel punto il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento questo verso ispirato:

"Il monaco che questua Cibo, che sostiene se stesso, che altri
non nutre, un siffatto uomo gli di invidiano, non se questi agisce per lode
o per fama!".

9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, un gran numero di monaci
si erano seduti assieme .(come nella narrazione precedente) e capit loro di fare il seguente discorso: "Signore,
chi conosce un'arte? Chi stato addestrato in un'arte? Quale
la migliore fra le arti?". Qualcuno disse: " L'arte di [addestrare] elefanti la migliore delle arti". Altri disse: "L'arte
di [addestrare] cavalli ". Altri disse: "L'arte di [guidare] carri la migliore delle arti". Altri disse: "L'arte di
tirar d'arco la migliore delle arti". Altri disse: ." La
scherma...". Altri: "L'arte delle muasra (53) ". Altri disse:
"L'arte del computo ". Altri: "L'arte del calcolo (54)...".
Altri: "L'arte dell'incisione.... Altri: " L'arte della poesia. Altri: "L'arte di interpretare le cause (= filosofia
naturale) ". Altri invece dissero che la massima fra le arti
quella dello statista. Tale era la discussione che casualmente
era sorta fra i monaci, che non era giunta a conclusione.
Ora il Beato, abbandonato il suo ritiro, verso sera, giunse
col e sedette su un sedile che gli era stato preparato. Una
volta seduto, chiese a quei monaci: "Vi prego, monaci, su
quale argomento eravate impegnati a discorrere, qui seduti in
radunanza, e quale era la conversazione casuale lasciata in sospeso?". (Ed essi gli narrarono l'oggetto della loro conversazione). Allora disse il Beato: " Monaci, disdicevole per
voi impegnarvi in simile conversazione. Monaci, quando sedete qui raduna, una delle due cose deve essere compiuta, o
conversare su argomenti riguardanti la Buona Legge, o praticare il Silenzio Ario ".
A tale proposito il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quella circostanza le parole ispirate:

"Colui che vive non per la sua arte, celato, intento all'oggetto, coi
sensi domi, in ogni senso liberato, senza casa, senza egoismo, libero da speranza, avendo ucciso Mara,
quel monaco procede solo".

10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava ad Uruvela, sulle sponde del fiume Neranjara, avendo da poco consecutio l'illuminazione Suprema ai piedi dell'albero della Bodhi. Ora in quella circostanza il Beato rimase assiso per sette giorni nella medesima posizione, sperimentando la Beatitudine conseguente alla Liberazione. Allora il Beato, alla fine di quei sette giorni, uscendo da quello stato di meditazione estatica, contempl il mondo con l'occhio del Risvegliato e scorse quanti esseri erano torturati da differenti tormenti e diversamente ardevano per brama, avversione ed ottundimento mentale. Allora il Beato, intuendo il significato di tutto ci, profer in quel momento le parole ispirate:
"Questo mondo, avvampato, mandato in perdizione dal contatto (= dal sentire), innalza il suo lamento.
Ci per cui uno si considera, proprio per questo diventa un altro (55).
Diventare altro iniziare ad esistere e la gente e caduta nel [ciclo dell'esistenza pur si compiace di esistere!
Per il fatto stesso che vi si compiace, [ivi nasce] timore: e ci per cui teme, questo Dolore.
Mediante il totale abbandono del Divenire (= esistere, bhava) 50, si vive nella condizione del Brahman (Brahmacariya).
Quei monaci, o brahmona, i quali hanno detto che mediante il divenire si giunge alla liberazione del divenire, tutti costoro io dichiarosono non-liberati dal divenire.
Ma tutti quei monaci, o brahmana, i quali hanno detto che, interrompendo [il flusso del] divenire, si consegue un rifugio dal divenire, costoroio dichiaronon sono liberi dal divenire.
No! in seguito al substrato (57) che il Male viene ad essere; mediante la distruzione di tutti gli attaccamenti (upadana) non vi pi produzione di Dolore.
Contempla questo mondo cos vario: rovinati dalla Nescienza gli esseri, che si rallegrano di esistere, non raggiungono la Liberazione.
Poich, invero, tutte le esistenze, quali che siano e comunque siano, tutte le condizioni di esistenza sono impermanenti, dolorose e costituite da incessante mutamento.
Colui che ha visto le cose come sono in realt, mediante la retta conoscenza,
abbandona la sete di esistere: egli si rallegra del fatto che la sete sia stata uccisa.
L'Estinzione, per, la distruzione di tutte le seti ed la cessazione senza residui di ogni passione.
Per quell'asceta che si sia "estinto" non vi pi attaccamento,
non esiste pi rinascita.
Sopraffatto Mara. Egli (= l'asceta) ha vinto il combattimento.
Cos egli , avendo abbandonato ogni forma di esistere!".



CAPITOLO IV

MEGHIYA


1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Calika, sulla collina di Calika. Ora, in quella occasione, il venerabile Meghiya (58) si trovava al servizio del Beato. Quindi il venerabile Meghiya venne dal Beato e, venuto da Lui, lo salut e rimase in piedi in un canto. Mentre cos stava chiese al Beato: "Signore, io desidero andare al villaggio Jantu per la questua ". "Fa' quello che ti sembra il tempo adatto di fare, o Meghiya! " Pertanto il venerabile Meghiya, apprestatosi alla sua uscita mattutina, indossato l'abito e presa la ciotola, entr nel villaggio Jantu per la questua del cibo. Finita la questua e consumato il cibo se ne venne verso la riva del fiume Kimikala e, mentre si sgranchiva le gambe camminando avanti e indietro, vide un piacevole e delizioso boschetto di manghi.
Quella vista lo indusse a pensare: "Veramente piacevole e delizioso questo boschetto di manghi! Per un Figlio di Famiglia che voglia esercitarsi, questo proprio adatto ad allenarsi alla concentrazione. Se il Beato mi d licenza verr in questo boschetto di manghi per esercitarmi ". Quindi il
venerabile Meghiya and dal Beato e, sedutosi in un canto,
gli narr [del luogo che aveva trovato] e gli disse:
"Se il Beato me lo permette, andrei a quel boschetto di
manghi per esercitarmi". A queste parole, il Beato disse al venerabile Meghiya: "Attendi un poco, Meghiya, io sono solo fintanto che non arrivi un altro monaco " (59).
Pi tardi il venerabile Meghiya disse per la seconda volta al Beato: " Signore, il Beato non ha da compiere pi nulla che debba essere compiuto, non ha pi nulla da aggiungere a ci che ha gi fatto. Ma per me, o Signore, vi ancora di pi da compiere di ci che deve essere compiuto, vi ancora da aggiungere a ci che ho gi fatto. Se il Beato mi d licenza, andrei a quel bosco di manghi per esercitarmi [alla concentrazione]". Ancora, per seconda volta, il Beato rispose al venerabile Meghiya: " Aspetta un po', Meghiya. Io sono solo, intanto che non arrivi un altro monaco ".
Pi tardi, per terza volta, il venerabile Meghiya present la sua richiesta ed il Beato gli rispose: " Bene, Meghiya, che possiamo noi dire ad un Meghiya che ci parla di esercitarsi nella concentrazione. Fa' ci che ti sembra opportuno compiere in questo tempo! ". A queste parole il venerabile Meghiya si alz dal luogo ove era assiso, salut il Beato girandogli attorno verso destra e se ne and al bosco di manghi; giuntovi, vi penetr e sedette per il riposo meridiano ai piedi di un certo albero. Ora, mentre il venerabile Meghiya se ne stava in quel boschetto di manghi, soverchiarono [la sua mente] tre formo di pensiero cattive e malefiche, cio pensieri concupiscenti, pensieri di odio, pensieri di uccisione. Allora il venerabile Meghiya cos riflett: " strano davvero, stupefacente davvero che proprio io, che pieno di fede lasciai la casa per la vita errante, venga cos assalito da tre forme di pensiero, cattive e malefiche, cio pensieri concupiscenti, pensieri di odio, pensieri di uccisione!". Cos, venuta la sera, si alz dal suo eremo ed and dal Beato. Giunto che fu dal Beato lo salut e, avendolo salutato, si sedette in un canto e gli disse: "Signore, mentre me ne stavo nel boschetto di manghi sono stato assalito da tre forme di pensiero, cattive e malefiche Allora, o Signore, ho riflettuto: strano davvero, stupefacente davvero, che io venga cos assalito !". "O Meghiya, cinque sono gli elementi che ostacolano la maturazione di un cuore (= dello spirito), allorch questo non ancora maturo!
1) Qui, o Meghiya, il monaco [circondato da] buona amicizia, buona dimestichezza, buona confidenza. Questo il primo elemento che conduce un cuore non ancora maturo alla maturazione. 2) Oltre a ci, Meghiya, il monaco pratica le virt (sila), dimora raffrenato mediante l'obbedienza ai precetti (60), perfetto nella pratica della giusta condotta, considera temibili le mancanze pi lievi, e intraprende ad allenarsi nelle diverse forme di ascesi. Quando il cuore non ancora maturo, o Meghiya, questo il secondo elemento che conduce alla sua maturazione. 3) Inoltre, o Meghiya, il monaco pratica la conversazione con piacere, senza pena e senza limite, soltanto in quanto purifica ed adatta ad aprire il cuore [all'autoanalisi] e conduce alla revulsione [degli ostacoli], al distacco, alla calma, alla quiete, alla perfetta intuizione, all'estinzione, cio, la conversazione riguardante l'aver necessit di poco, l'essere contento del proprio stato, lo stato solitario, l'essere schivi della societ, il porre in atto virile energia. Quando il cuore non ancora maturo, questo, o Meghiya, il terzo elemento che conduce alla sua maturazione. 4) Inoltre ancora, o Meghiya, il monaco permane risoluto nell'operare, nell'abbandonare le cose non benefiche e nell'acquistarsi quelle benefiche; forte e costante nello sforzo e non scarica il fardello quando si tratta [di intraprendere] azioni meritorie. Quando il cuore non ancora maturo, questo, o Meghiya, il quarto elemento che conduce alla sua maturazione. 5) Oltre a ci, o Meghiya, il monaco possiede la gnosi (61), quella gnosi che gli permette di intuire lo sviluppo e la decadenza [degli elementi della realt], con la penetrazione arya, che fa discernere la fine del Male. Quando il cuore non ancora maturo, o Meghiya, questo il quinto elemento che conduce alla sua maturazione.
Ora, Meghiya, questo deve essere atteso da un monaco che ha buona amicizia, buona dimestichezza, buona confidenza - cio, che egli praticher virt, dimorer raffrenato mediante l'obbedienza ai precetti, sar perfetto nella pratica della giusta condotta, considerer temibili le mancanze pi lievi, si allener nelle diverse forme di ascesi. Questo, o Meghiya, deve essere atteso da un monaco che pratica virt......
cio, che egli praticher con piacere la conversazione soltanto in quanto purifica ed adatta ad aprire il cuore, a condurre alla revulsione, al distacco, alla calma, alla perfetta
gnosi, all'estinzione Questo, o Meghiya, deve essere atteso
dal monaco che pratica con piacere la conversazione soltanto
in quanto purifica , cio che permarr risoluto nell'operare, nell'abbandonare le cose non benefiche e nell'acquistarsi
quelle benefiche, che sar forte e costante nello sforzo e non
scaricher il fardello quando si tratter di intraprendere azioni
meritorie (62). Questo, o Meghiya, sar atteso dal monaco che
permarr risoluto nell'operare , cio, che possieder la gnosi,
quella gnosi che gli permetter di intuire lo sviluppo e la
decadenza [degli elementi della realt], con la penetrazione
arya che fa discernere la fine del Dolore.
Inoltre, o Meghiya, il monaco che ha ben stabilito se stesso, in queste cinque condizioni, da costui altri quattro elementi devono essere sviluppati: il senso di disgusto deve venir sviluppato per giungere all'abbandono della concupiscenza; l'amorevolezza deve venir sviluppata per giungere all'abbandono dell'avversione [per il prossimo]; la consapevolezza nell'inspirare e nell'espirare (anapana-sati) deve venir sviluppata per giungere alla soppressione del pensiero discorsivo (viitakka); la coscienza dell'impermanenza deve venire sviluppata per giungere allo sradicamento dell'egoismo. In chi e cosciente dell'impermanenza, o Meghiya, si stabilisce la coscienza di ci che non il S. Chi cosciente di ci che non il S conquista l'annientamento della vanit dell'egoismo (63) in questa stessa vita, cio conquista l'Estinzione (nibbana)", A questo punto il Beato, intuendo questo significato, proffer in quel momento queste parole ispirate:

"Piccoli, sottili pensieri, prendendo forma, rendono il mentale elato (54); coloro che ci non sanno, con lo spirito vagante, errano mentalmente qua e l; coloro che ci sanno, ardenti di ascesi e consapevoli, domano il mentale nel pensiero; superata l'elazione della mente, il Risvegliato abbandona questi pensieri e nulla pi rimane! ".

2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Kusinara, ad Upavattana, nel bosco di alberi sala. In quella circostanza una turba di monaci abitava in capanne nella foresta, non lontano dal Beato, superbi, insolenti, incostanti, maldicenti, ciarloni, privi di controllo, scomposti, dalla mente non raccolta, dai sensi non raffrenati.
Ora il Beato, vedendo quei monaci che erano di tale specie,
viventi non lungi da lui, ed intuendo il significato di ci,
proffer, in quel momento, le parole ispirate:

"Col corpo (= mente) non custodito, dedito a false teorie, dominato da indolenza e torpore, si soccombe al potere di Mara. Perci il monaco che agisce seguendo giuste vedute, che ha conosciuto crescita e decadenza, superati indolenza e torpore, abbandona tutte le cattive vie!".
3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato compiva il suo giro in mezzo alle genti del Kosala, seguito da gran numero di monaci. In quella occasione il Beato, uscito dalla via maestra, and verso la radice di un certo albero, ove sedette su un sedile che gli era stato preparato.
Poco dopo un certo vaccaro giunse presso il Beato, lo salut e sedette [presso di lui] ad un lato. Una volta che fu seduto, il Beato istru, incit, infiamm e rallegr quel vaccaro con conversazione attinente alla Buona Legge. Ed il vaccaro, cos istruito, incitato, infiammato e rallegrato dal Beato, gli disse: "Signore, voglia il Beato accettare da me il pasto di domani assieme all'Ordine dei monaci o. Ed il Beato accett tacendo. Quindi il vaccaro, vedendo l'assenso del Beato, si alz, lo salut girandogli attorno verso destra e se ne and. Poi, quando fu trascorsa la notte, quel vaccaro prepar nella sua casa una buona quantit di latte-e-riso con poca acqua (= sostanzioso) e burro fresco fuso: indi annunci il tempo al Beato, dicendogli: " Signore, il riso cotto ". Cos il Beato, apprestatosi ad uscire nel mattino, presa la ciotola ed indossata la veste, and con tutto l'Ordine dei monaci alla casa di quel vaccaro, ove, giunto, si sed in un posto preparatogli. Allora quel vaccaro, con le sue stesse mani, soddisfece e nutr fino alla saziet l'Ordine dei monaci, a cominciare dal Beato, con latte e riso ben sostanzioso e burro fresco fuso. E quel vaccaro, vedendo che il Beato aveva mangiato a saziet ed aveva lavato sia la ciotola che le mani, prendendo un basso sedile gli si sedette accanto. Quando si fu seduto cos il Beato lo istru, lo incit, lo infiamm e lo rallegr con la sua conversazione attinente alla Buona Legge. Indi si alz ed and via. Non molto tempo dopo che il Beato se ne fu andato un certo uomo uccise il vaccaro nelle vicinanze del villaggio "(65).
Ed i monaci, in gran numero accorsi presso il Beato.... e gli dissero: "Signore, dicono che il vaccaro dal quale l'Ordine dei monaci, con a capo il Beato, stato proprio oggi soddisfatto e totalmente nutrito con le sue stesse mani stato
ucciso da un certo uomo nelle vicinanze del villaggio". Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento le parole ispirate:

"Qualunque male possa fare un nemico ad un nemico o l'odio
a chi odia, male molto maggiore viene compiuto dalla mente mal diretta".

4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Rajagaha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. In quella circostanza i venerabili Sariputta e Maha-Mogallana vivevano nella Grotta dei Piccioni, ed il venerabile Sariputta, in una notte illuminata dalla luna, proprio quando si era rasato i capelli, sedeva [in raccoglimento], avendo conquistato l'accesso ad un certo grado di meditazione estatica.
Proprio allora si trovavano a passare per quelle parti due yakkha (66) amici, i quali viaggiavano dal nord verso il sud per qualche cosa che avevano da fare. Alla vista del venerabile Sariputta cos assiso, l'uno disse all'altro: "Mi viene in mente di dare a quel monaco un colpo in testa". A queste parole l'altro yakkha rispose: "Guardatene, amico, un asceta un essere elevato, di grande potere [magico] e di grande maest! 1). Indi il primo yakkha ripet le medesime parole e l'amico di nuovo lo dissuase Cos pure una terza volta
allora quello yakkha, non tenendo conto del consiglio dell'altro, diede un colpo in testa al venerabile Sariputta. Cos
forte fu il colpo, che avrebbe potuto abbattere un elefante alto
da sette a otto cubiti, e spaccato la cima di una montagna.
Istantaneamente lo yakkha, gridando: "Brucio, brucio!",
cadde entro il grande inferno.
Ora il venerabile Maha-Mogallana, con purificato occhio divino, che di molto supera quello umano, vide il colpo che era stato assestato dallo yakkha alla testa di Sariputta. A quella vista, avvicinatosi a Sariputta, gli chiese: " Caro mio Signore, spero che lo abbiate sopportato, spero che lo possiate reggere, spero che non ne abbiate avuto male ! ". " S, Mogallana, lo sto sopportando; s, mio Signore, lo reggo, per sento soltanto un piccolo dolore alla testa". " meraviglioso, Sariputta, mio caro Signore! veramente una meraviglia il grande potere magico e la grande maest del venerabile Sariputta! Perch proprio ora un certo yakkha vi ha dato un colpo sulla testa: tanto potente era il colpo che avrebbe potuto abbattere un elefante o spaccare la cima di un monte: ed il venerabile Sariputta dice: " Lo sopporto, Mogallana, caro amico per sento un leggero dolore al capo " ". [E Sariputta soggiunse:] " Ma questo meraviglioso! il miracoloso, Mogallana, caro amico, il gran potere e la grande maest
del venerabile Mogallana, che egli possa addirittura vedere
uno Yakkha, addirittura! Quanto a me, non riuscirei a vedere
in questo posto neppure uno spirito folletto (67)! "
Allora il Beato, con purificato orecchio divino, che di molto supera quello umano, ud i due saggi che in tal modo conversavano e, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso ispirato:

Colui il cui spirito, simile ad una roccia, sta fermo e non vacilla,
Libero dalle passioni non si agita per ci che dovrebbe turbarlo, a questi, il cui spirito cos [concentrato], donde potrebbe venirgli male ? " .

5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kosambi, nel parco Ghosita. Ora, in quel]a circostanza il Beato era infastidito da monaci e monache, devoti laici e devote laiche, re e ministri reali, settari e loro seguaci, e viveva In mezzo alla confusione, non a suo agio. Allora il Beato pens: "Io sto qui vivendo infastidito da
monaci e monache da settari e da loro seguaci. Io vivo
scomodo, non a mio agio. Vivessi romito e solo, lontano dalla
folla". Quindi il Beato, rassettatosi di buon mattino, indossa
la veste, prese la scodella ed entr in Kosambi per la questua
del cibo: compiuto il suo giro per la questua del cibo ritorn
e se ne nutr, pose in ordine il suo alloggio ed il suo giaciglio,
prese la scodella e la veste senza informare il monaco che lo
serviva o darne notizia all'Ordine dei monaci, solo e senza seguaci inizi il suo giro diretto al villaggio Parileya, che raggiunse successivamente. Ivi il Beato si ferm a risiedere nella
radura della Fitta Foresta Custodita, presso la radice di un
bell'albero sala. Ora, un certo elefante maschio viveva infastidito dagli elefanti e dalle elefantesse, dagli elefantini e dagli
elefanti lattanti, e doveva nutrirsi ove l'erba era stata gi raccolta per loro. Essi mangiavano i fasci di rami che egli aveva
spezzato. Egli doveva bere l'acqua infangata e, quando attraversava un guado, le elefantesse lo seguivano spingendo il suo corpo. Cos il grande elefante maschio viveva scomodo, non a
suo agio. Quindi il grande elefante maschio pens: " Qui io
vivo infastidito da elefanti e da elefantesse, da elefantini e da
elefanti lattanti, debbo nutrirmi laddove l'erba gi stata
raccolta. Gli altri mangiano i fasci di rami che io spezzo, io
devo bere acqua infangata e, quando attraverso un guado, le
elefantesse mi spingono premendo il mio corpo: cos vivo
scomodo, non a mio agio ". Quindi il grande elefante maschio
abbandon il branco e part per il villaggio di Parileya, verso
la radura della Fitta Foresta Custodita, e verso quell'albero
alla cui radice stava assiso il Beato. Quando vi fu giunto, tenne
il luogo, ove il Beato dimorava, pulito da erba, e, con la sua
proboscide, portava acqua per uso del Beato. Cos al Beato,
che viveva in ritiro e meditazione, sorse il pensiero: "Io
vivevo prima infastidito da monaci e monache vivevo scomodo, non a mio agio. Ma ora vivo non infastidito da monaci
e monache settari e loro seguaci. Non infastidito, vivo
tranquillo e a mio agio ". Egualmente il grande elefante
maschio pensava: " Prima io vivevo infastidito da elefanti ed
elefantesse ora, invece, dimoro tranquillo ed a mio agio ".
Quindi il Beato, considerando il suo ritiro e con la sua
mente penetrando nel pensiero di quel grande elefante maschio, profer in quell'occasione il verso ispirato:

"Su questo concordano, mente con mente, il Naga (68) col naga
dalle zanne a vomere: poich entrambi si rallegrano della solitudine della foresta! ".

6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Pindolabharadhvaja sedeva non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, essendo egli un abitatore delle foreste, un questuante, uno vestito di panni rappezzati, uno che porta addosso le tre robe (69), che aveva bisogno di poco, contento del suo stato, eremita, schivante la societ, di ardente energia, che seguiva le pratiche ascetiche, dedito alle pi alte meditazioni. Ora il Beato, vedendo il venerabile Pindolabharadhvaja cos assiso in quel momento profer il verso ispirato:

Non ingiuriare, non danneggiare, vivi contenuto dalla disciplina,
prendi poco cibo, dormi e giaci solo. Mantieni la mente dedita alla meditazione suprema: questo
l'insegnamento dei Risvegliati!".

7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quella stessa circostanza il venerabile Sariputta sedeva non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto. Egli era uno di quelli che hanno bisogno di poco, contento del suo stato, un monaco, che schiva la societ, di ardente energia, dedito alle pi alte meditazioni. Ora il Beato, vedendo Sariputta cos assiso in
quel momento proffer il verso ispirato:

" Di alti pensieri, gravemente attento, silente ed allenato nelle
discipline ascetiche, i dolori non sopravvengono ad uno tale, calmo e sempre attento ".

8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora in quel tempo il Beato era molto stimato, onorato, considerato e venerato. Lo trattavano con deferenza e non gli facevano mancare vesti, cibo elemosinato, giaciglio e alloggio, comodit e medicine per le malattie, e cos pure l'Ordine dei monaci. Ma gli Erranti (70), che sostenevano
altre dottrine, non erano stimati ed onorati non ottenevano
viveri, eccetera Allora quegli Erranti, che sostenevano altre
dottrine, incapaci di sopportare l'onore che veniva reso al
Beato ed all'Ordine dei monaci, andarono da Sundan, donna
degli Erranti, e le dissero: " Sorella, tu puoi fare una buona
azione ai tuoi confratelli ". " Che cosa posso io fare, fratelli ? Che cosa mi possibile fare ? La mia stessa vita offerta
in sacrificio per i miei parenti [spirituali] !". " Allora, sorella,
va' frequentemente al bosco Jeta ". "Bene, fratelli ", rispose
Sundar; a quegli Erranti di altra dottrina, e prese ad andare
ogni momento al bosco Jeta.
Allora, quando quegli Erranti di altra dottrina furono sicuri che correva voce che "Sundari, la donna-asceta, era stata chiaramente veduta da molta gente andare ogni momento al bosco Jeta ", allora l'uccisero e la seppellirono nel cavo di un fosso, indi si recarono da Pasenadi, dal re del Kosala, e gli dissero:"Maharaja, quella Sundari, donna-asceta, non si vede pi in nessun luogo ". "E dove sospettate che possa trovarsi? ". " Nel bosco Jeta, Maharaja ". "Allora setacciate il bosco Jeta per trovarla ". Cos quegli Erranti di altra dottrina, dopo aver frugato il bosco Jeta, trassero il corpo dell'uccisa dal fosso dove l'avevano sepolta, lo misero su un palanchino e lo portarono a Savatthi, dove lo fecero girare [per tutta la citt] di strada in strada, di crocicchio in crocicchio e, quando incontravano gente, ne accendevano l'indignazione dicendo: "Guardate, fratelli, ci che hanno fatto i figli del Sakya! Svergognati sono quei monaci! I figli del Sakya sono perversi, malvagi, mentitori, non viventi secondo castit ! Essi pretenderanno di vivere secondo la Buona Legge, di vivere in pace, di vivere secondo castit, veritieri, virtuosi, uomini di vita commendevole. Ma, presso di loro, non vi monachesimo, non brahmanica condotta. Il loro monachesimo perduto, la loro condotta brahmanica perduta. Come potrebbero praticare il monachesimo? Come potrebbero praticare la brahmanica condotta? Essi hanno abbandonato il monachesimo, essi hanno abbandonato la brahmanica condotta. Dico, come pu un uomo, dopo aver fatto la parte dell'uomo (= giacendosi con donna), privare di vita la donna? ".
In quel tempo, pertanto, allorch la gente di Savatthi scorgeva i monaci, li assaliva, li insultava, li vilipendeva ed angariava con ingiurie ed improperi, dicendo: "Svergognati sono
questi monaci dico, come potrebbe un uomo, dopo aver
fatto la parte dell'uomo, privare di vita la donna? ".
Allora un gran numero di monaci, preparatisi per l'uscita mattutina, presa la ciotola ed indossata la veste, entr in Savatthi per la questua e, dopo aver girato per Savatthi ed aver mangiato il cibo questuato, and dal Beato. Quei monaci, presentatisi al Beato, dopo averlo salutato si sedettero in un canto e dissero "Ora, a Savatthi, o Signore, quando la gente vede i monaci, li assale con ingiurie ed improperi, dicendo:
" Svergognati sono i monaci (eccetera) " ". "O monaci,
questo rumore non durer a lungo: durer solo sette giorni;
alla fine dei sette giorni dileguer. Pertanto, o monaci, quando
incontrate quelle persone che, alla vista dei monaci, li assale
con ingiurie ed improperi, riprendetele con questo verso:
" Chi dice menzogna va all'inferno, cos pure chi nega di
aver fatto ci che egli comp. Tutti e due, trapassando, diventano uguali, gente d'azione spregevole, nell'altro mondo! " ".
Quindi quei monaci appresero a memoria quella strofa e,
allorch incontravano la gente che li assaliva con ingiurie ed
improperi, le rispondevano con quella strofa. Allora la
gente pens: " Questi monaci, i figli del Sakya, sono consacrati da giuramento". Cos il rumore non dur a lungo: dur
esattamente sette giorni. Alla fine dei sette giorni esso svan.
Allora molti monaci si recarono dal Beato e dissero:
"Straordinario , o Signore, meraviglioso , o Signore, come
sono state veraci le parole dette dal Beato, e cio: " Questo
rumore, o monaci, non durer molto. Durer soltanto sette
giorni. Alla fine dei sette giorni dileguer!"". Allora il
Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento
questo verso ispirato:

"La gente priva di controllo colpisce gli altri (71) con parole, come elefanti in combattimento.
Udendo proferire crudeli parole. resti il monaco imperturbabile".

9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quel medesimo tempo, il venerabile Upasena (72), figlio di Vanganta, "a andato in ritiro spirituale e raccoglimento, per cui gli era occorso di pensare: "Un acquisto questo mio" un buon guadagno per me che il mio maestro sia il Beato, l'Arhat, il Pienamente Risvegliato (samma-sam-buddha)! Che io abbia abbandonato la casa per la vita errante nella ben proclamata disciplina della Buona Legge! un acquisto per me, che i miei compagni nella vita brahmanica siano virtuosi e di amabile natura; che io sia uno che ha soddisfatto ai precetti di virt (sila), che io sia composto, che sia uno con la mente concentrata in un punto solo (73), un Arhat che ha distrutto ogni attaccamento; che io sia uno di grandi poteri e di grande potenza! Felice stata la mia vita e felice sar la mia morte!".
Ora il Beato, afferrando con la sua mente il pensiero del venerabile Upasena, figlio di Vahganta, intuendo il senso di tutto ci proffer in quel momento questo verso ispirato:

Colui che la vita non arde, lui non cruccia la fine [allorch giunge] la morte.
Se questo Costante ha visto il sentiero, non s'addolora in mezzo al dolore.
Per il monaco che ha troncato la sete di vivere, il cui spirito placato,
in cui annientato l'errare di nascita in nascita, per costui non esiste pi altro divenire! ".

10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerabile Sariputta era assiso non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, col corpo eretto, contemplando il proprio stato di conquistata calma interiore (upasama). Ed il Beato, vedendo il venerabile Sariputta cos meditante, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

Per il monaco la cui mente calma, che ha spezzato la serie delle vite,
annichilito il flusso delle nascite: egli libero dal vincolo di Mara!".


CAPITOLO V

L'ANZIANO (74) SONA


1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella stessa occasione, il re Pasenadi dei Kosala era andato con la regina Mallika al piano rialzato del suo palazzo. Allora il re Pasenadi dei Kosala disse a Mallika, la regina: "Dimmi, o Mallika, esiste qualcuno che ti sia pi caro che il S (75)?". "Per me, maharaja, non vi alcuno pi caro del S. Ma per te, o maharaja, vi alcuno che ti sia pi caro del S? ". "Anche per me, Mallika, non vi alcuno che mi sia pi caro del S". Quindi il re Pasenadi dei Kosala scese dal palazzo e se ne and presso il Beato. Giunto che fu al suo cospetto lo salut e, avendolo salutato, sedette in un canto. Cos seduto, il re Pasenadi dei Kosala disse al Beato: " Signore, sono andato con la regina Mallika al piano rialzato del palazzo ed ho detto a Mallika, la regina, quanto segue (e narr della conversazione avuta con la moglie) ".


Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel tempo questo verso ispirato:

Si attraversino con la mente tutte le direzioni dello spazio, nulla si trover di pi caro [a s] che il S;
poich anche per gli altri ad ognuno il s caro, non danneggi altri, chi il s ha caro! ".

2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora il venerabile Ananda, alzandosi verso sera dal suo eremo, and dal Beato: essendo giunto presso di lui lo salut e si pose a sedere in un canto. Sedutosi, cos il venerabile Ananda interpell il Beato: " meraviglioso, o Signore, straordinario, o Signore, come vissuta poco la madre del Beato! Quando il Beato era nato da appena sette giorni, sua madre pose termine [alla sua vita], rinascendo presso gli di del Tubista (76) " proprio cos, Ananda, breve la vita delle madri dei Boddisattva (77). Quando i Bodhisattva sono nati da sette giorni, le loro madri pongono fine all'esistenza e rinascono presso gli di del Tubista ".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quell'occasione questo verso ispirato:

"Che tutte le creature verranno ad essere e che tutte, abbandonando il corpo, se ne dipartiranno,
il Bennato, vedendo tutto questo, proceder ardente nella brahmanica ascesi! ".

3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco dei Bamb. presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quel tempo vi era a Rajahaga un lebbroso di nome Suppabuddha, un pover'uomo, una creatura misera e disgraziata; ed avvenne che, in quell'occasione, il Beato sedesse in mezzo ad una grande moltitudine, insegnando la Buona Legge. E Suppabuddha, il lebbroso, avendo visto da lontano tutta quella turba riunita assieme, pens a tale vista: " Certamente laggi vi sar da ricevere cibo, vuoi duro vuoi morbido. Che sia il caso che io vada vicino a quella folla? Potrei ottenere qualcosa da mangiare, sia duro sia morbido! ". Fu cos che Suppabuddha, il lebbroso, si avvicin alla moltitudine e contempl il Beato che sedeva in mezzo alla grande folla, insegnando la Buona Legge e, vedendolo, pens: " No! Qui non si ottiene nulla da mangiare, n di duro n di morbido. Questi Gotama, l'asceta, che insegna la Buona Legge all'assemblea. Che sia il caso che anche io ascolti la Buona Legge? " Cos sedette anche lui in un canto, pensando: "Voglio anche io ascoltare la Buona Legge ".
Ora il Beato, afferrando in ispirito i pensieri di tutta quella assemblea, concep il pensiero: "Chi dei presenti perfettibile s da conoscere la Buona Legge ? ". E il Beato vide Suppabuddha, il lebbroso, seduto in mezzo alla folla e, a tale vista, pens: " Questi uno evoluto s da comprendere la Buona Legge " Cos, proprio tenendo presente Suppabuddha, il lebbroso, inizi una conversazione riguardante, nell'ordine dovuto, i seguenti argomenti: il dono, la virt morale, il mondo celeste, gli svantaggi, la bassezza e la corruzione della sfera dei desideri ed il vantaggio che si consegue rendendosene libero. E, allorch il Beato riconobbe che lo spirito di Suppabuddha, il lebbroso, era pronto, docile, privo di inciampi, elevato ed in istato di grazia, allora Egli svilupp quegli insegnamenti sul Dhemma che soltanto i Risvegliati hanno scoperto da soli, cio: il Dolore, il Sorgere, l'Estinzione, la Vita (78).
Proprio come una veste bianca, senza macchie, pronta ad assorbire la tintura, cos pure in Suppabuddha, il lebbroso, proprio allorch sedette in quel luogo, sorse in lui la pura, immacolata intuizione del Dhamma, la conoscenza del fatto che, in tutto ci che soggetto al nascere, implicita la natura dell'estinguersi. E [cos pure] Suppabuddha, il lebbroso, vide la Buona Legge, comprese la Buona Legge, si immerse nella Buona Legge, pass di l da ogni dubbio, fu libero da ogni [necessit di] chiedere, conquist fiducia e, non avendo pi bisogno di altro [che della Buona Legge], si alz dal luogo ove sedeva, avanz verso il Beato e, essendoglisi avvicinato, lo salut e sedette in un canto. Come si fu cos seduto Suppabuddha, il lebbroso, disse al Beato: " Benissimo, Signore! Benissimo, Signore! Proprio come si dovrebbe sollevare ci che caduto, scoprire ci che nascosto, indicare la via a chi stordito, mostrare una luce nelle tenebre, dicendo: " Ora coloro che hanno occhi per vedere possono vedere le forme", cos pure il Beato ha spiegato in diverse maniere la Buona Legge. Cos proprio io, o Signore, prendo rifugio nel Beato, nella Buona Legge e nell'Ordine (79). Possa il Beato accettarmi come suo seguace (80), come uno che da quest'ora in avanti, fino alla fine della sua vita, prende rifugio in lui ". Dopo di ci Suppabuddha, il lebbroso, istruito nella Buona Legge dall'esposizione del Beato, [da Lui] accolto, e reso felice da quanto aveva ascoltato, rallegrato e contentato, ringrazi, si sollev da dove era seduto e salut il Beato girandogli attorno verso destra, e se ne and via.
[Pi tardi] un giovane vitello, assalito Suppabuddha, gli tolse la vita. Allora un gran numero di monaci venne dal
Beato, essendo venuto lo salut, e disse : "Signore, quel
lebbroso chiamato Suppabuddha, dopo essere stato istruito,
accolto, sollevato e reso felice dall'esposizione della Buona
Legge fatta dal Beato, giunto al termine della sua vita.
Quale sorte gli toccata [dopo questa vita] ? Quale la sua
vita successiva? "
" Monaci, Suppabuddha, il lebbroso, era un saggio (pandita). Egli vissuto secondo la Buona Legge. Egli non mi ha infastidito domandandomi [tante cose] circa la Buona Legge. Suppabuddha, il lebbroso, o monaci, avendo spezzato tre vincoli, ormai uno-che--entrato nella corrente (sotapanno), uno che oramai non pi destinato a ricadere in basso: egli ormai destinato a conquistare la Suprema Illuminazione (abhisambodhi) ". A queste parole un certo monaco disse al Beato: "Dimmi, o Signore, quale la ragione, quale la causa per la quale Suppabuddha, il lebbroso, fu un povero, miserabile e disgraziato essere ? ". "Una volta, o monaco, il lebbroso Suppabuddha era [, in una sua vita trascorsa,] il figlio di un ricco, in questo stesso Rajagaha. Un giorno, attraversando un giardino, vide Tagara-sikkhi, un Pacceka-buddha (81) che entrava in citt per la questua. Vedendolo, egli pens: " Chi quel lebbroso che va in giro?". E, sputando e volgendoglisi a sinistra (82), se ne and. In seguito alla maturazione di tale fatto egli soffr tormento nel purgatorio per molti secoli, per molti millenni, per molte centinaia di millenni (83). Ma, per l'ulteriore maturazione di quell'atto, egli venne a nascere in questo stesso Rajagaha come una povera, miserabile, inferma creatura. Ma, incontratosi con la disciplina della Buona Legge resa nota dal Cos-Venuto (Tathagata), egli accolse in s la fede, accolse in s la virt, accolse in s l'insegnamento udito, accolse in s il distacco, accolse in s la suprema saggezza
(panna). Cos agendo quando il suo corpo fu disfatto, dopo
la morte, egli ha conquistato un buon destino, rinascendo nel
mondo celeste, in compagnia dei Trentatr Deva. Egli supera in isplendore, col, gli altri Deva, in bellezza e gloria".
Indi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Come chi ha occhi, con forza e conoscenza, evita di cadere nei fossi,
cos, in questo mondo, scansi il saggio le cattive azioni! ".

4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, gran numero di ragazzi, fra Savatthi ed il bosco Jeta, [si divertiva] a tormentare i pesci. Il Beato, [in quella occasione,] apprestatosi per la sua uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, stava entrando in Savatthi per la questua. Allora il Beato vide tutti quei ragazzi che tormentavano i pesci, fra il bosco Jeta e Savatthi. A quella vista Egli and da loro e disse: "avete paura, ragazzi, del male ? Vi gradito il dolore ? ". " Proprio cos, abbiamo paura del male, il dolore ci sgradito ".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:

"[Se temete il male,] (84) se il dolore vi sgradito, non compite una mala azione palesemente o nascostamente:
se farete il male, o gi lo fate, non sfuggirete al male, comunque andiate o tentiate di sfuggirlo! ".

5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel parco orientale, presso la casa a piani della madre di Migara. Ora, in quel tempo, il Beato se ne stava seduto, circondato dall'assemblea dei monaci, in un giorno che era uposatha (85). Il venerabile Ananda, entrata la notte, quando la prima vigilia stava trascorrendo, si alz da dove sedeva e, buttandosi la veste sulla spalla destra, congiunse le palme [salutando] il Beato, e gli disse: "signore, la notte bene entrata, la prima veglia trascorsa.
L'assemblea dei monaci stata gi seduta a lungo. Signore, voglia il Beato pronunciare i voti (86) per i monaci ! ".
A queste parole il Beato rest silenzioso. Una seconda volta il venerabile Ananda, alla veglia mediana, (ripet la
richiesta) Indi, una terza volta, quando la notte era ormai
alla fine e la terza veglia stava trascorrendo, mentre l'alba
sbiancava la notte rallegrandone il volto, il venerabile Ananda
si alz da dove era seduto e, buttandosi la veste sulla spalla,
congiunse le palme di fronte al Beato, dicendogli: "Signore,
la notte trascorsa. L'ultima veglia sta finendo. giunta
l'alba e la notte mostra il volto dell'allegrezza. L'ordine dei
monaci restato seduto per lungo tempo. Signore, voglia il
Beato pronunciare i voti per i monaci ! ". "Ananda, L'assemblea non totalmente pura! ".
Allora al venerabile Maha-Mogallana occorse di pensare: "Riguardo quale persona il Beato ha detto: " Ananda, l'assemblea non totalmente pura ! " ? " . Perci il venerabile Maha-Mogallana, afferrando questo [detto] con la mente, rivolse la sua attenzione a tutta quell'assemblea di monaci. Ed il venerabile Maha-Mogallana si accorse di una persona che era immorale, di perversa natura, che era un impuro, di condotta sospetta, di azioni nascoste, che non era un vero monaco, pur pretendendo di esserlo, n viveva castamente, pur pretendendo di vivere cos, marcio di dentro, pieno di brame, sporco mucchio di immondizia, ivi sedente in mezzo all'Ordine dei monaci. Dopo averlo scorto, si alz dal suo seggio ed and incontro a tale persona, e, essendo giunto, le disse: " Alzatevi, caro signore! Siete stato visto dal Beato! Non vi societ per voi, qui, fra i monaci! ". Ma quella persona se ne ristette silenziosa. Allora una seconda volta ed una terza il venerabile Maha-Mogallana ripet le stesse parole, ed [ancora] quella persona rimase zitta. Allora il venerabile MahaMogallana prese quella persona per il braccio, la cacci fuori dal portone, attraverso il quale pose la sbarra, venne dal Beato e disse: "Signore, quella persona stata cacciata da me. La compagnia totalmente pura. Signore, si degni il Beato di pronunciare i voti per i monaci!". " strano, Mogallana, meraviglioso, Mogallana, come quell'imbecille abbia dovuto aspettare finch non venne afferrato per il braccio! ". Allora il Beato ammon i monaci, dicendo: " Da questo giorno in poi, o monaci, io non osserver pi l'uposatha, n pronuncer i voti [per i monaci]. Pronunciateli voi, i voti [ai quali siete astretti]. fuor di luogo, o monaci, inopportuno che il Tathagata debba osservare l'uposatha, debba pronunciare i voti, quando l'assemblea non totalmente pura. Monaci, vi sono le seguenti otto cose nel grande Oceano, meravigliose e strane, contemplando le quali gli Asura (87) di volta in volta, si deliziano nel vasto Oceano:
I) Monaci, il grande Oceano defluisce, scorre e tende verso il basso gradualmente. Non vi un improvviso precipitare. Questa , o monaci, la prima circostanza meravigliosa e strana, contemplando la quale, di tempo in tempo, gli Asura si rallegrano.
II) Monaci, il grande Oceano , inoltre, di natura stabile, esso non sorpassa la spiaggia. Questa , o monaci, la seconda circostanza meravigliosa e strana contemplando la quale, di tempo in tempo, gli Asura si rallegrano.
III) Monaci, il grande Oceano, inoltre, non coabita con un corpo morto; poich, quando nel grande Oceano vi un cadavere, ben presto lo sospinge verso la sponda e lo butta
sulla spiaggia. Questa La terza circostanza meravigliosa e
strana
IV) Monaci, quali che siano i grandi fiumi - cio la Gariga, Aciravati, Sarabhu e Mahi - tutti costoro, allorch raggiungono il grande Oceano, abbandonano gli antichi nomi, le famiglie, ma procedono avanti col solo nome di " grande
Oceano ". Questa , o monaci La quarta circostanza meravigliosa e strana
V) Monaci, quanti che siano i fiumi che scorrono verso il grande Oceano, e quanta sia la pioggia che vi cade dal cielo, non si osserva nel grande Oceano n ritirarsi n trabordare.
Questa , o monaci La quinta circostanza meravigliosa e
strana
VI) Monaci, il grande Oceano di un solo sapore, il
sapore salato. Questa , monaci .La sesta circostanza meravigliosa e strana
VII) Monaci, il grande Oceano, inoltre, contiene molte gemme, differenti gemme, fra le quali se ne trovano di queste specie perle, cristalli, berillo, madreperla, quarzo, corallo, argento, pepite d'oro, rubini, agate Questa , o monaci
La settima circostanza meravigliosa e strana.....
VIII) Monaci, il grande Oceano, inoltre, sede di grandi creature, fra le quali si annoverano balene (?), pescicani (?" orche (?) (88) asvra, naga (89) gandharva (90). Vi sono, nel grande Oceano, animali lunghi uno yojana (91) due, tre quattro, cinque
yojena. Questa , o monaci L'ottava circostanza meravigliosa e strana
Cos pure, o monaci, in questa disciplina della Buona Legge vi sono anche otto circostanze meravigliose e strane, contemplando le quali, di volta in volta, i monaci si deliziano in questa disciplina della Buona Legge.
I) Proprio come, o monaci, il grande Oceano defluisce, scorre e tende verso il basso gradualmente, e non vi un improvviso precipitare, cos pure, o monaci, in questa disciplina della Buona Legge l'allenamento graduale, L'azione graduale, il procedimento graduale. Questa , o monaci, la prima circostanza meravigliosa e strana, vedendo la quale i monaci, di volta in volta, si rallegrano(92),
II) Proprio come, o monaci, il grande Oceano di natura stabile e non sorpassa mai la spiaggia, cos pure, o monaci, i miei discepoli non trasgrediscono mai, dovesse loro costare la vita, L'allenamento a cui io li astringo. Questa la seconda circostanza meravigliosa e strana.....
III) Proprio come, o monaci, il grande Oceano non coabita con un corpo morto, poich, quando nel grande Oceano vi un cadavere, ben presto esso lo sospinge verso la sponda e lo butta sulla spiaggia, cos pure, o monaci, qualunque persona che sia immorale, di perversa natura, impura, di condotta sospetta, di azioni nascoste, che non sia un vero monaco, pur pretendendo di esserlo, che non viva castamente, pur pretendendo di vivere cos, marcia di dentro, piena di brame, sporco mucchio di immondizia - con una tale persona l'Ordine non convive, ma, allorch si raccoglie, ben presto la butta fuori. Nonostante che essa sia assisa in mezzo all'Ordine, essa ben lontana dall'Ordine. Questa la terza circostanza meravigliosa e strana.....
IV) Proprio come, o monaci, quali che siano i fiumi - cio la Gariga, Aciravati, Sarabhu e Mahl - tutti costoro, allorch raggiungono il grande Oceano, abbandonano gli antichi nomi e le famiglie, e procedono avanti col solo nome di "grande Oceano", cos pure, o monaci, [gli appartenenti al]le quattro caste: khattiya (khasatriya), brahmana, vessa (vais'ya) e sudda (sudra) (93), procedendo dalla vita in casa alla vita errante nella disciplina della Buona Legge insegnata dal Tathagata, abbandonano i loro nomi e le loro famiglie e vanno solo col nome di "monaci figli del Sakya". Questa la quarta circostanza meravigliosa e strana.....
V) Proprio come, o monaci, quanti siano i fiumi che scorrono verso il grande Oceano, quanta sia la pioggia che vi cade dal cielo, non si osserva nel grande Oceano n ritirarsi n trabordare, cos pure, o monaci, nonostante che molti siamo i monaci che alla fine passano nella condizione del nibbana che non lascia residui, non vi n ritirarsi n trabordare nella condizione di nibbana ivi sperimentata. Questa la quinta circostanza meravigliosa e strana.....
VI) Proprio come, o monaci, il grande Oceano di un sapore, di sapore salato, cos pure, o monaci, questa Buona Legge di un solo sapore, del sapore della Liberazione. Questa la sesta circostanza meravigliosa e strana.....
VII) Proprio come, o monaci, il grande Oceano contiene molte gemme, differenti gemme, fra le quali se ne trovano di queste specie: perle, cristalli, berillo, madreperla, quarzo, corallo, argento, pepite d'oro, rubini, agate, cos pure, in questa Buona Legge, vi sono molte gemme, diverse gemme: in essa vi sono le quattro sorgenti di Rammemoramento (satipatthana), i quattro Retti Sforzi (sammappadhana), la quadruplice Base per i Poteri [psichici] (iddhipada), le cinque Facolt (indriyani), le cinque Forze (balani), le sette membra dell'Illuminazione (bojjhangant), il Nobile Ottuplice Sentiero (ariyo attangiko, maggo). Questa la settima circostanza meravigliosa e strana.....
VIII) Proprio come, o monaci, il grande Oceano la sede di grandi creature, fra le quali si annoverano balene, pescicani
ed orche, asura, naga e gandhana cos pure, o monaci,
questa disciplina della Buona Legge la sede di grandi creature. In lei sono queste creature: Colui che Entrato nella Corrente (sotapanno), che procede realizzando i frutti nascenti dal vincere la Corrente; Quello che ritorna una sola volta (sakadagamin), il quale procede realizzando i frutti del fatto che deve ritornare [ancora] una volta [sola sulla terra]; il Non-ritornante, il quale procede realizzando i frutti del fatto che non ritorna [pi sulla terra]; il Degno (Arha), che procede in virt [della sua condizione di Arhat. Questa l'ottava circostanza meravigliosa e strana, o monaci, di questa disciplina della Buona Legge, contemplando la quale, di volta in volta, i monaci si rallegrano di questa disciplina della Buona Legge.
Tutte queste, o monaci, sono le otto meravigliose e strane circostanze in questa disciplina della Buona Legge, contemplando le quali, ancora ed ancora, i monaci si deliziano [di praticare] questa disciplina della Buona Legge ".
A questo punto il Beato intuendo il significato di ci,
proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Piove attraverso il coperto, non piove laddove aperto (94): quindi aprite il coperto: non vi piover pi attraverso! ".

6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel medesimo tempo, il venerabile MahaKaccana stava fra la gente di Avanti presso Kururaghara, nel monte [detto] " Precipite " (Pavatta), mentre il devoto laico (upasaka) Sona, "dalle orecchie appuntite (kofi-kanna)", era al suo servizio. Mentre il devoto Sona koti-kanna si trovava in ritiro e meditazione, gli capit di pensare: "Secondo quanto spiega il signore Maha-Kaccana non facile per chi vive in famiglia seguire la disciplina brahmanica (brahmacariya = castit, meditazione e studio) in un modo totalmente puro e totalmente levigato. Non sarebbe il caso che mi facessi radere i peli della barba, rivestissi l'abito colora zafferano e mutassi la vita casalinga per la vita errante?". Di conseguenza il devoto laico Sona, detto "dalle orecchie appuntite ", and dal venerabile Maha-Kaccana. Giunto da lui lo salut e sedette in un canto. Sedutosi, gli disse: "Signore, quando mi trovavo in ritiro e meditazione, mi capit di pensare (gli narra la sua riflessione) e, quindi, voglia il venerabile Maha-Kaccana conferirmi gli ordini di monaco! ".
A queste parole il venerabile Maha-Kaccana rispose: "Non cosa facile praticare la brahmanica disciplina per tutto il resto della vita, con la sua unica refezione quotidiana ed il solitario giaciglio. Ors, o Sona, continua a praticare, assolvendo egualmente i tuoi doveri domestici, cos ed oltre, gli insegnamenti del Buddha, mangiando un pasto una volta sola [al giorno] e giacendo solo ". Cos si plac in Sona, detto " dalle orecchie appuntite ", il desiderio di adottare la vita errante.
Ma, in una seconda occasione, mentre Sona si trovava in
ritiro e meditazione, gli venne la medesima idea ed
anche una terza volta fece la medesima richiesta al venerabile
Maha-Kaccana Quindi, allora, il venerabile Maha-Kaccana
confer gli ordini [provvisori] al devoto laico Sona, detto
a dalle orecchie appuntite ". In quel tempo, nel distretto di
Avanti, vi era scarsezza di monaci, di modo che il venerabile Maha-Kaccana, alla fine di tre stagioni delle piogge,
riusc a radunare, con difficolt e fatica, i dieci monaci [necessari] per il capitolo e diede la ordinazione completa a Sona (95).
Indi, dopo aver trascorso una stagione delle piogge in solitudine e raccoglimento, al venerabile Sona venne di pensare: " Il Beato non mai stato visto faccia a faccia da me, nonostante che io abbia sentito che il Beato una persona cos e cos. Se il mio maestro (uspajjhaya) me lo permettesse, andrei a vedere il Beato, che un Arhat rettamente Risvegliato ,).
Pertanto il venerabile Sona, alzandosi, al tramonto, dalla sua solitaria meditazione, and dal venerabile Maha-Kaccana. Giunto che fu da lui lo salut e si sedette in un canto. Una volta seduto, gli rifer circa il suo desiderio di vedere il Beato ed aggiunse: " Se Vostra Beatitudine lo consente vorrei, o signore, andare a vedere il Beato, che un Arhat ed uno rettamente Risvegliato ". " Molto bene, molto bene! Vai,
Sona! Tu vedrai quel Beato, che sereno e rasserenante,
calmo nelle sue facolt e calmo nella sua mente: che ha raggiunto la massima pace e controllo su se stesso: quell'elefante
(naga) domo, custodito e controllato nei suoi sensi. Quando
Lo vedrai, venera in nome mio, col tuo capo, i piedi (96) del
Beato, interrogalo circa la Sua salute e benessere, circa la Sua
leggerezza [d'umore], il Suo vigore e le Sue buone condizioni di vita. Ed aggiungi: "Signore, il mio maestro, il
venerabile Maha-Kaccana, venera col suo capo i piedi del
Beato e chiede notizie circa la Sua salute e benessere " ".
o Molto bene, Signore ", rispose il venerabile Sona, rallegrandosi alle parole del venerabile Maha-Kaccana, e, ringraziandolo, si alz da dove era seduto, lo salut girandogli attorno verso destra, pose in ordine il suo giaciglio ed il suo
alloggio, prese la ciotola e la veste, indi inizi il suo cammino
verso Savatthi. Dopo aver compiuto il viaggio nell'ordine
dovuto, raggiunse il bosco Jeta, nel parco di Anathapindika,
a Savatthi. Indi venne dove si trovava il Beato, lo salut... e
gli rifer il messaggio del venerabile Maha-Kaccana... Il
Beato allora gli chiese: "Dimmi, o monaco, sopporti [la vita
ascetica] ? Hai da mangiare? Ti ha un po' affaticato il
viaggio? Sei stanco della questua per il cibo?". "S, Signore, sopporto [la vita ascetica]. Ho da mangiare. Sono
un po' affaticato del viaggio. Non sono stanco di questuare
il cibo".
Allora il Beato chiam il venerabile Ananda, dicendo: "Ananda, fai preparare letto ed alloggio per questo monaco giunto or ora!". Ed il venerabile Ananda pens: "Per quanto riguarda l'ordine del Beato, che io debba far preparare letto ed alloggio per questo monaco arrivato or ora, il Beato desidera certamente avere lo stesso alloggio col venerabile Sona".
Quindi egli prepar letto ed alloggio per il venerabile Sona nello stesso luogo ove dimorava il Beato. Ora il Beato, dopo aver trascorso gran parte della notte assiso all'aria aperta, si lav i piedi e rientr nel suo alloggio. Cos pure fece il venerabile Sona. Quindi, alzandosi ancora di notte, verso l'alba, il Beato disse al venerabile Sona: "Ti piaccia, o monaco, di recitarmi la dottrina!". "Molto bene, Signore", disse il venerabile Sona, e, obbedendo al Beato, recit a memoria tutte le sedici sezioni delle Ottave (atthakavaggikani), da capo a fondo. Quando il venerabile Sona ebbe finito di recitare il Beato lo ringrazi, dicendo: "Bene, bene, o monaco! Ben apprese a mente, ben considerate e riflettute, o monaco, sono queste sedici sezioni delle Ottave. Tu sei benedetto da una buona favella distintamente e chiaramente profferita, s da rendere chiaro ci che intendi dire. Quante stagioni di pioggia hai tu trascorso, monaco, [a studiare] ?". "Una soltanto, Signore". "Come mai hai rimandato tanto [il pronunciare i voti], o monaco?" "Da lungo tempo, Signore, avevo scorto il pericolo insito nelle passioni, ma la vita domestica, con tutti i suoi vincoli e le sue necessit, mi aveva trattenuto".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso ispirato:

"Vedendo la sofferenza nel mondo, avendo riconosciuto la Buona Legge come priva di substrato,
L'Ario non gode del male, nel male non si rallegra il Puro".

7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora avvenne che, in quella medesima circostanza, il venerabile Revata il Dubbioso (Kankha-Revata) stesse seduto non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, il
corpo eretto, contemplando la propria purificazione nel passare di l da dubbio. Ed il Beato, vedendo lui che cos operava e, allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato:

"Qualunque siano i dubbi su questo mondo o sull'altro, o siano
dubbi propri o altrui,
i meditanti li abbandonano tutti, ardendo d'ascesi e conducendo
brahmanica esistenza!".

8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, presso
la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora avvenne che, in
quella medesima circostanza, il venerabile Ananda, [pur]
essendo quello il giorno uposatha (97) (quindi festivo), apprestatosi ad uscire il mattino, presa la ciotola ed indossata la veste, entr in Rajagaha per la questua. E Devadatta (98), vedendo il venerabile Ananda che cos faceva, gli venne incontro e gli disse: "Da questo giorno in avanti, Ananda, mio
caro, indipendentemente dal Beato e indipendentemente dal
l'Ordine dei Monaci, osserver [la prescrizione di ogni attivit nel]l'uposatha e la Disciplina dell'Ordine". Il venerabile
Ananda, finito il giro della questua e ritornatone, dopo aver
consumato la sua refezione, and dal Beato e gli disse:
a Ecco, Signore, apprestatomi questa mattina ad uscire, presa
la ciotola e indossata la veste, entrai in Rajagaha. Devadatta,
che mi aveva visto questuare il cibo in Rajagaha, venuto da
me dicendomi: " Da questo giorno in avanti, Ananda, mio
caro, indipendentemente dal Beato e indipendentemente dall'Ordine dei monaci, osserver l'uposatha e la disciplina dell'Ordine ". Oggi, o Signore, Devadatta cagioner lo scisma
nell'Ordine ed osserver [il proprio] uposatha e la disciplina
dell'Ordine".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in
quel momento il seguente verso ispirato:

a Facile per il buono la buona azione, difficile per il cattivo la buona azione.
Facile per il cattivo la mala azione, difficile per gli Arii la mala azione" (99).

9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato compiva il suo giro presso le genti di Kosala, accompagnato da una grande turba di monaci. Ora avvenne che, in tale circostanza, molti ragazzi, non lungi dal Beato, si facessero beffe [di loro]. Ed il Beato, vedendoli agire cos, ed intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Gli scimuniti, sapienti a chiacchiere, spaziano nel campo delle parole,
si sgolano quanto vogliono: non conoscono, per, chi li conduce!"(100).

10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il
Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di
Anathapindika. Ora, in quella circostanza, accadde che il venerabile Culapanthaka stesse seduto a gambe incrociate non lungi dal Beato, mantenendo il corpo eretto e con la consapevolezza ben stabilita di fronte a s (101). E il Beato, vedendo lui che cos operava e, allo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer allora questo verso ispirato:

"Col corpo ben stabilito, con la mente ben stabilita, in piedi, seduto o giacente,
quando un monaco risieda nella consapevolezza, ha gi conquistato la prima e L'ultima eccellenza.
Conquistata la prima e l'ultima eccellenza, proceda invisibilmente per il Re della Morte".



CAPITOLO VI

JACCANDHA (102)


1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Vesali, nel Grande Bosco, al Palazzo dal Tetto Appuntito. Ora avvenne che il Beato, apprestatosi ad uscire nel mattino, presa la ciotola e indossata la veste, entr in Vesali per la questua del cibo. Ritornato dal suo giro in Vesali e consumata la refezione, chiam il venerabile Ananda, dicendo "Ananda, prendimi una stuoia; andr al santuario (cetsya) Capala per il riposo del pomeriggio". "Benissimo, Signore", rispose il venerabile Ananda, e, presa una stuoia, segu passo a passo il Beato.
Quando ebbe raggiunto il santuario Capala, il Beato si sedette sulla stuoia preparatagli. (E il venerabile Ananda, salutato il Beato, gli sedette accanto). Una volta sedutosi [anche] il venerabile Ananda, il Beato gli disse questo: "Deliziosa,
o Anelnda, Vesali! Piacevoli sono i santuari di Udena, ed il santuario Gotamaka! Gradevole il santuario dei Sette Manghi (Sattamba), il santuario dei Molti Figli (Bahuputta), piacevole quello di Sarandada! Gradevole il santuario Capala! Chiunque, o Ananda, si sia allenato [nella meditazione], si sia [interiormente] dilatato, si sia fatto un veicolo [della meditazione], si sia fatto una base, si sia applicato strenuamente, abbia accresciuto e pienamente intrapreso i quattro fondamenti dei poteri miracolosi (103), una tale persona, se lo desiderasse, potrebbe rimanere [sulla terra] tutto un eone (104) o quanto
ne rimane! Ora, Ananda, il Tathagata si allenato e cos,
se scegliesse [di rimanere], potrebbe restare [sulla terra] un
eone, o quanto ne rimane o. Per, nonostante che un'allusione cos fosse stata avanzata dal Beato, nonostante che il
suo significato fosse cos chiaro e ovvio, Ananda non pot
penetrarne il significato. Cos egli non preg il Beato,
dicendo: " Signore, possa il Beato restare per tutto un
eone. Possa il Beato restare per il resto di un eone, per
il vantaggio di molta gente, per la felicit di molta gente, per
compassione verso il mondo, per il benessere, il profitto e la
felicit degli di e dell'umanit", tanto la sua mente era
sviata da Mara.
Indi una seconda volta il Beato disse al venerabile Ananda:
o Deliziosa, o Ananda, Vesal; (eccetera); chiunque, o
Ananda, si sia allenato una siffatta persona, se lo desiderasse, potrebbe rimanere [sulla terra] un eone, o quanto ne
rimane! Ora il Tathagata si allenato .e cos, se scegliesse, potrebbe restare [sulla terra] un eone o quanto ne
rimane! l). Ed una seconda volta il venerabile Ananda non
pot penetrare il significato dell'allusione Ancora una terza
volta il Beato ripet le medesime parole ed una terza volta
Ananda non riusc a penetrare il significato dell'allusione.....
tanto era stato sviato da Mara.
Allora il Beato disse al venerabile Ananda: "Vai pure, Ananda, e fai quello che adesso ti sembri opportuno". "Cos far, Signore", rispose il venerabile Ananda al Beato; si alz da dove stava seduto e salut il Beato girandogli attorno verso destra, e se ne and via, per sedersi ai piedi di un albero non molto distante.
Poco dopo che Ananda se ne fu andato, Mara, il Malefico, venne dal Beato e, venuto che fu, Gli disse: "Si estingue, ora, il Beato! Si estingue ora Colui che Bene Andato (sugata)! gi tempo, per il trapasso del Beato! Cos era stato detto, Signore, dal Beato: " Non mi estinguer, o Malefico, fintanto che i miei monaci non siano discepoli bene esercitati, disciplinati e pieni di fede, che abbiano conquistato la sicurezza (yogakkhema), che abbiano udito molto, che conoscano la Buona Legge a memoria, che procedano secondo la Buona Legge, che procedano secondo il dovere, che vivano secondo la Buona Legge, accogliendo ci che abbiano appreso dal loro proprio maestro, finch non saranno in condizione di proclamare, insegnare, dimostrare ulteriormente, stabilire, rivelare, analizzare e rendere facile [la Buona Legge]: fino a che non saranno capaci di confutare ogni errata dottrina che sorga e che possa essere ben confutata con giusto ragionamento, finch non insegneranno la Buona Legge, che porta con s la Liberazione". Ora, Signore, i monaci del Beato sono [ormai tali] discepoli bene esercitati, disciplinati, pieni di fede..... capaci di proclamare ed insegnare la Buona Legge, che porta con s la Liberazione. Quindi ora, o Signore, si estingua il Beato! Si estingua Colui che Bene Andato! Questo il tempo, Signore, per l'estinzione del Beato! Perch fu detto, con la parola stessa del Beato: " Non mi estinguer, o Malefico, fintanto che i miei monaci, devoti laici, sia maschi
che femmine (eccetera) ". Inoltre, questo fu detto dal
Beato: " Io non mi estinguer totalmente, o Maligno (105), fintanto che questa mia brahmanica disciplina non sia potente e prospera, diffusa ed ampiamente nota, resa popolare e proclamata lontano da di e da uomini". Ed ora, Signore, questa brahmanica disciplina del Beato potente e prospera, diffusa ed ampiamente nota, resa popolare e proclamata lontano da di e da uomini. Pertanto, voglia il Beato estinguersi totalmente! Voglia Colui che Bene Andato estinguersi totalmente! tempo, ormai, per la totale estinzione del Beato!".
A queste parole cos replic il Beato a Mara, il Maligno: "Non ti contristare troppo, tu, o Maligno! Fra non molto tempo avverr la totale estinzione del Tathagata. Alla fine di tre mesi, a partire da oggi, il Tathagata si estinguer totalmente".
Di conseguenza il Beato, nel santuario di Capala, pieno di consapevolezza e di dominio su se stesso, rigett l'insieme delle strutture vitali (107). E, quando il Beato ebbe rigettato le strutture vitali, avvenne un grande terremoto, e si sent dal cielo un formidabile tuono, tale da far rizzare i capelli. Ed il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Quanto era venuto ad essere, di misurabile e di non misurabile,
rigett l'asceta; raccolto in se stesso, composto, egli spezz, come una cotta a
maglia, ci che si era connaturato in lui" (107).

2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel parco orientale, nel palazzo a molti piani della madre di Migara. In quel tempo, verso sera, il Beato, essendosi alzato dal suo raccoglimento,
sedeva fuori di casa, sotto il portico. Allora giunse il re Pasenadi, il kosalese, per visitare il Beato, che lo salut e gli si sedette accanto. In quella stessa occasione passarono non lungi dal Beato sette asceti dai lunghi capelli, sette Nigantha (Nirgrantha), sette nudi asceti, sette di quelli che portano addosso solo uno straccio e sette Erranti (paribbajaka), con le unghie lunghe, le ascelle pelose, portando il fardello in cima ad un palo, sulla spalla(105).
Ora quando il kosalese, il re Pasenadi, vide tutti quei gruppi di sette, si alz da dove era seduto e, gettando il lembo della veste sulla spalla, piegando il ginocchio destro a terra, alz le palme congiunte verso quei gruppi di sette e pronunci tre volte il suo nome, dicendo cos: " Signori, io sono il re Pasenadi, il kosalese! ". Quindi, non molto tempo dopo che erano passati quei sette asceti dai lunghi capelli, i sette Nigantha, i sette asceti nudi, i sette asceti vestiti di un cencio solo
ed i sette erranti il re Pasenadi, il kosalese, torn dal Beato
e, avendolo nuovamente salutato, gli sedette accanto e gli
disse: "Signore, vi forse qualcuno, fra coloro, che possa
essere annoverato fra quelli che nel mondo sono Arhat o
hanno raggiunto la via degli Arha?. "Questa cosa, maharaja, ben difficile che venga conosciuta da uno come te,
che vive la vita delle passioni, che vive una vita assillata da
moglie e figlio, che gode nell'uso del legno di sandalo di
Benares, coperto di ghirlande ed unguenti, maneggiando oro
e argento - difficile per te il dire: " Costoro sono Arhat",
o " quegli altri hanno raggiunto il sentiero degli Arhat".
E trattando da vicino un uomo, o maharaja, che se ne conosce
la virt, e questo anche dopo molto tempo! Non certo da
parte di qualcuno che ci pensi di sfuggita, o non ci pensi
affatto; da parte di un uomo saggio, non da parte di uno stupido. vivendoci assieme, maharaja, che si conosce l'integrit morale di un uomo in tempo di sventure, maharajah, che la sua forza pu essere conosciuta, conversando
con lui, maharaja, che si conosce la sua saggezza, e anche
questo dopo lungo tempo, ma non da chi vi dedichi un pensiero fuggitivo, o non ci pensi affatto: da un saggio, non da
uno stupido!" . meraviglioso, Signore!: meraviglioso
come questo stato detto bene dal Beato: " Questo, maharaja, difficile che venga conosciuto da te [pu venir conosciuto] da un saggio, non da uno stupido " (109). Tutte queste
persone sono miei informatori. Essi percorrono ed investigano
una provincia, indi vengono da me. Ci che essi hanno prima
investigato, giudico io dopo (?). Per ora, o signore, quando
si saranno mondati dalla polvere e dal sudiciume, quando
avranno fatto un bagno, si saranno unti ed avranno raso la
barba, rivestiti di bianchi indumenti, forniti e dotati [come
sono] dei cinque sensi, si daranno al piacere".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:

"Ci si rafforzi in tutti i sensi, non si sia uomo appartenente ad
un altro.
Non si viva dipendendo da un altro, non si faccia mercato della
Buona Legge!".

3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, il Beato se ne stava assiso contemplando tutte le proprie condizioni non giovevoli, che egli aveva abbandonato, e tutte le varie condizioni giovevoli, che egli aveva portato a compimento, coltivandole pienamente.
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:

"Vi era all'inizio, poi non vi fu; non vi era all'inizio, poi vi fu. Non Vi era, non vi sar e nemmeno ora appare! ".

4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, una grande folla di monaci e di brahmana, che erano degli Erranti, seguaci di varie dottrine, entr in Savatthi per la questua di cibo. Essi sostenevano differenti vedute; erano tolleranti in alcune cose [ad in altre no], favorivano differenti idee ed erano inclini a credere a questa o a quella teoria. Alcuni, fra i monaci ed i brahmana, parlavano a favore di una particolare teoria o affermavano un altro punto di vista, [dicevano, ad esempio,] che il mondo eterno, che questa la verit, e che ogni altra
teoria vana. Altri monaci ed altri brahmana sostenevano
invece che il mondo non eterno, che questa la verit, e che
ogni altra teoria vana. Altri che il mondo limitato
altri che illimitato altri affermavano che il principio vivente (jiva) il corpo, altri che il principio vivente una
cosa, e che il corpo un'altra cosa Alcuni sostenevano che
il Tathagata di l dalla morte altri che questo non di l
dalla morte altri che non n non di l dalla morte:
che questa la verit ed ogni altra teoria vana.
Cos tutti costoro, gi per natura litigiosi, rissosi e disputanti, si ferivano l'un l'altro con le armi della lingua, affermando: "il Dhamma cos e cos, non cos e cos; esso ,
esso non ....". Ora avvenne che un gran numero di monaci,
apprestatosi ad uscire di mattina, presa la ciotola ed indossata la veste, entr a Savatthi per la questua del cibo e, dopo
aver compiuto il suo giro e mangiato il cibo mendicato, and
dal Beato e Gli disse: "Signore, si trova attualmente a
Savatthi una turba di monaci e di brahmana, che sono degli
Erranti, ognuno dei quali sostiene teorie differenti, cos congegnate (si enunciano le teorie di quegli asceti)......". Allora disse il Beato: "Monaci, gli Erranti che sostengono altre teorie sono ciechi, non veggenti. Essi non conoscono ci che profittevole, essi non conoscono ci che non profittevole. Essi non conoscono affatto il Dhamma, essi non conoscono nemmeno ci che non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose [permangono nella] loro natura litigiosa, rissosa e disputante, sostenendo [tutte queste teorie e punti di vista].
..... Anticamente, o monaci, vi fu in questa stessa Savatthi; un
certo re. Dunque, o monaci, il re chiam un uomo dicendogli: " Vieni, brav'uomo, va' e raduna assieme in un solo luogo tutti i nati ciechi che vi sono in Savatthi ! ". " Cos far,
Sire", rispose l'uomo, che, obbedendo al re, radun assieme
tutti i nati ciechi di Savatthi. Fatto ci, and dal re e gli
disse: " Sire, tutti i nati ciechi presenti in Savatthi; sono stati
riuniti ". " Allora, brav'uomo, mostra ai ciechi un elefante ".
" Cos far, Sire ", disse l'uomo. Fece come gli era stato detto,
indi disse ai ciechi: " O ciechi, questo un elefante! ", e ad
uno di loro present la testa dell'elefante, ad un altro l'orecchia, ad un altro la zanna, ad un altro la proboscide, ad un
altro la zampa, ad un altro la schiena, ad un altro la coda e
ad un altro il ciuffo terminale della coda, dicendo ad ognuno
che quello era l'elefante. Ora, o monaci, quell'uomo, dopo
aver presentato l'elefante ai ciechi in tale maniera, venne dal
re e gli disse: " Sire, L'elefante stato presentato ai ciechi.
Fa' ora quello che ti pare". Allora, o monaci, quel re and
dai ciechi e disse ad ognuno di loro separatamente " Bene,
cieco, hai ' visto ' L'elefante ? ". " S, Maest ". " Allora
dimmi, o cieco, che specie di cosa l'elefante ? ". Allora quello
a cui era stata presentata la testa disse: "Sire, l'elefante
simile ad un orcio". Quelli che avevano percepito solamente
l'orecchio risposero: " Sire, l'elefante simile ad un crivello". Quelli che avevano toccato la zanna dissero che
l'elefante un vomere. Quelli che avevano toccato solo la
proboscide dissero che l'elefante un aratro; quelli che I
avevano toccato solo il tronco dissero che l'elefante un granaio; quelli che avevano toccato la zampa dissero che una
colonna; quelli che avevano toccato la schiena, che un mortaio; quelli che avevano toccato la coda, che un pestello; quelli che avevano toccato il ciuffo terminale della coda, che una scopa. Indi [i ciechi] cominciarono a disputare, gridando: " S, questo!", " No, non lo ! ", " L'elefante non quello! ", " Ma s, proprio questo! ", e cos continuarono, finch giunsero a picchiarsi per tale ragione. Allora, o monaci, il re si divert alla scena. Proprio cos sono quegli Erranti asceti che sostengono altre teorie, ciechi, non vedenti, ignoranti di ci che vantaggioso, ignoranti di ci che svantaggioso. Essi non conoscono affatto il Dhamme. Essi non conoscono che cosa non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose essi sono di natura litigiosi, rissosi e disputanti, ognuno sostenendo che le cose stanno cos e cos" (111)
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:

"Come sono attaccati a queste [teorie] quei diversi monaci e
brahmana!
Cos, immersi [nel loro particolare], litigano gli uomini che vedono un solo lato [della realt] !".

5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, una grande folla di monaci e di brehmene, che erano degli Erranti, seguaci di varie dottrine, entr in Savatthi per la questua del cibo.....
(eccetera, come nel sutta precedente) Essi sostenevano differenti vedute ad esempio, che il mondo eterno e che
questa la verit e che ogni diversa teoria vana. Altri, invece, affermavano che il mondo non eterno e che ogni

diversa teoria vana (eccetera, come nel precedente sutta).
Allora un gran numero di monaci, recatosi dal Beato rifer
questi discordanti punti di vista al Beato, il quale rispose:
"Monaci, quegli asceti Erranti, che sostengono altri punti di
vista, sono ciechi, non vedenti: essi non conoscono ci che
vantaggioso, n conoscono ci che non arreca vantaggio: essi
non conoscono il Dhamma n conoscono ci che non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose essi sono di
natura litigiosi, rissosi e disputanti, perch affermano in contrasto queste e queste teorie (eccetera)....".
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer
questo verso ispirato:

Oh, come sono attaccati a queste [teorie] quei diversi monaci e brahmana! mezzo [al guado] sprofondano, senza avere il piede fermo sulla sponda!"

6. Come il precedente sutta, eccetto il verso ispirato
finale) Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato: "Gli uomini, dediti all'idea di
essere agenti (112), vincolati all'idea che anche gli altri uomini
sono agenti, non afferrano il senso di questo, non vedono la
spina. Per colui che attentamente consideri questo come una
spina non esiste pi l'idea " io sono quello che agisce ", "
l'altro quello che agisce! " (113).

"Questa gente, guidata dalla vanit, dalla vanit legata, dalla vanit vincolata. Protesa ad affermare le sue teorie non sorpassa il flusso del samsara!"
7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerabile Subhuti stava seduto non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, avendo conseguito quello stadio di estasi meditativa (samadhi) che privo di concezioni mentali. Ora il Beato, vedendo il venerabile Subhuti cos assiso non lungi da lui, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, avendo conseguito quello stadio di estasi meditativa che privo di concezioni mentali (114), avendo il Beato intuito il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Colui il cui intimo s ha disperso i pensieri, ben enucleati [da
s], senza residui, superato questo attaccamento diventa conscio dell'informale: trasceso il quadruplice vincolo egli non pi rinasce!".

8. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. In quel tempo due bande, in Rajagaha, erano innamorate, infatuate di una certa prostituta. Per causa sua si abbassavano a litigi, chiassate ed ingiurie: si prendevano reciprocamente a pugni, si attaccavano gettandosi zolle di terra, battendosi con bastoni ed armi, sicch, per tale ragione [alcuni] incontrarono la morte, o dolore come la morte.
Ora un gran numero di monaci, apprestatosi ad uscire il mattino, presa la ciotola ed indossata la veste, entr in Rajagaha per la questua del cibo. Fatti i loro giri in Rajagaha, consumato il cibo mendicato, i monaci vennero dal Beato, lo salutarono e, avendolo salutato, sedettero in un canto. Una volta seduti, dissero al Beato: "Signore, in Rajagaha vi sono
due bande (eccetera)", e spiegarono tutto ci che accadeva.
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, in quel momento proffer il verso ispirato:

"Ci che stato ottenuto, ci che si vuole ottenere - entrambe le direzioni sono infette di passione (115) per quel malato che intento a loro, che per loro si affanna.
Coloro che attribuiscono valore al vivere secondo virt, al seguire la castit - questa una direzione.
Coloro che, invece, dicono: " non c' danno nei desideri sensuali " - questa una seconda direzione.
Tutte e due le direzioni fanno crescere i carnai: i carnai, a loro volta, accrescono le teorie.
Non riconoscendo queste due direzioni alcuni soggiacciono, altri
oltrepassano i limiti. .
Quanto a coloro, per, che, pienamente riconoscendo entrambe ` .
le direzioni, non hanno seguito tale modo di pensare, n se ;
ne sono vantati, per costoro non vi bisogno di insegnare il .
giro [della ruota delle esistenze] " (116).

9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza il Beato se ne stava seduto all'aria aperta, in una notte assolutamente buia, per cui erano state accese lampade ad olio. E proprio per questo sciami di insetti alati cadevano continuamente in quelle lampade ad olio, e perci trovavano la loro fine, si distruggevano e continuavano a distruggersi. E il Beato vide quegli sciami di insetti alati che cos facevano e, in quel momento, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato:

Si affrettano e passano oltre, ma falliscono a cogliere l'essenza: un vincolo sempre nuovo essi crescere fanno,
e cadono come moscerini nella lampada. Cos sono intenti alcuni a ci che odono e vedono! ".
10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Avvenne che il venerabile Ananda and dal
Beato e gli disse questo: " Signore, fintanto che i Tathagata non sorgono nel mondo, essi che sono Arhat rettamente
e pienamente risvegliati, gli asceti Erranti che sostengono differenti dottrine sono stimati, considerati, venerati, rispettati
e tenuti in grande onore, ricevendo provviste di vesti, cibo
questuato, giacigli e seggi, conforti e medicine in caso di
malattia. Ma, Signore, allorch i Tathagata appaiono nel
mondo, essi che sono Arhat, rettamente e pienamente risvegliati, allora codesti Erranti, che sostengono altre dottrine,
non sono pi stimati, non pi considerati, non pi venerati,
non pi rispettati e tenuti in considerazione (eccetera).
Cos ora, o Signore, il Beato stimato, considerato e cos
pure l'Ordine dei monaci ". " proprio cos, Ananda! Fintanto che i Tathagata non sorgono, nel mondo [avvengono
i fatti che hai detto] ma, allorch un Tathagata viene ad
essere quei fatti cessano. Cos ora il Beato stimato, considerato e venerato (eccetera) e cos pure l'Ordine dei
monaci".
A tale proposito il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

" Brilla l'insetto finch non sorge il Portatore di Luce.
Quando lo Splendente sorto, uccisa la sua luce, esso pi non
brilla.
Tale la luce dei settari: fintanto che non appaiono nel mondo
Coloro che sono rettamente e pienamente Risvegliati, i meri speculatori non danno luce e neppure i loro seguaci, n quelli dalle false teorie possono liberarsi dal Dolore!".



CAPITOLO VII

CULA-VAGGA

(IL CAPITOLO BREVE)

l. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Avvenne che, in quella circostanza, il venerabile Sariputta stesse, in modo crescente ed in diverse maniere, erudendo, incitando, rallegrando e deliziando il venerabile Bhaddiya-il-nano (Lakunthaka-Bhaddiya), con un discorso riguardante il Dhamma. Allora lo spirito di Lakunthaka-Bhaddiya, essendo stato cos istruito, incitato, rallegrato e deliziato, ebbe lo spirito liberato da [ogni] attaccamento senza il minimo sforzo (an-upadaya). E il Beato vide
il venerabile Lakunthaka-Bhaddiya che era stato cos istruito
..... dal venerabile Sariputta con lo spirito liberato da ogni
attaccamento senza il minimo sforzo: pertanto, in quel momento, intuendo il significato di ci, proffer questo verso
ispirato:

"In alto, in basso (117), ovunque liberato, non pi si riguarda come: " io sono questi ";
cos liberato attravers la fiumana mai traghettata, per non tornare mai pi a rinascere!".

2. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora proprio in quella circostanza, il venerabile Sariputta stava, in modo crescente ed in diverse maniere, istruendo, incitando, rallegrando e deliziando il venerabile Lakunthaka-Bhaddiya, con un discorso riguardante il Dhamma, tutto ci nel modo pi serio, perch lo considerava un allievo. E il Beato vide il venerabile Sariputta che cos faceva ed in quel momento, intuendo il significato di ci,
proffer questo verso ispirato:

"Spezzato ha il vortice, conquistato il non-desiderio; prosciugata, non pi fluisce la fiumana; infranta, non gira pi la ruota (118) Questa la fine del Dolore!".

3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, vi erano in Savatthi uomini in gran parte disordinatamente attaccati ai desideri, che vivevano gaudenti, bramosi, desiderosi, infatuati, impacciati ed avvelenati dai desideri. Ed un gran numero di monaci dopo aver compiuti i giri per la questua, in Savatthi,
venne dal Beato e gli descrisse tali condizioni. Quindi il
Beato, intuendo il significato di ci, proffer questo verso
spirato:

"Vivendo [immersi] nel desiderio, aderendo alle brame, senza percepire errore in questo legame, cos vincolati ed attaccati, non potranno mai attraversare l'onda cos grande e possente! "

4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, vi erano in Savatthi
molti uomini disordinatamente attaccati ai desideri, ..(come
nel sutta precedente) avvelenati ed acciecati dai desideri.
Allora il Beato, apprestatosi ad uscire il mattino, indossata
la veste e presa la ciotola, entr in Savatthi per la questua del
cibo. Ed in Savatthi il Beato contempl quegli uomini che
vivevano disordinatamente, attaccati ai desideri avvelenati
ed acciecati dai desideri. Allora, intuendo il significato di ci,
Egli proffer in quel momento questo verso ispirato:

I ciechi di desiderio sono come presi in una rete, coperti dalla cappa della brama;
quelli legati col vincolo della distrazione sono come pesci nella
rete ad imbuto; vanno verso la vecchiaia-e-morte come un vitello da latte verso la
madre ".

5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Bhaddiya-il-nano se ne veniva camminando dietro ad un gran numero di monaci, per visitare il Beato. Ed il Beato vide il venerabile Bhaddiya-il-nano venire seguendo un gran numero di monaci, ancorch da lontano - brutto, sgradevole a vedersi, gobbo e generalmente disprezzato dai monaci - . Guardando lui, il Beato si rivolse ai monaci, dicendo: "Monaci,
vedete voi venire da laggi quel monaco che generalmente disprezzato dai monaci? ". "S, Signore" "Ebbene,
monaci, quel monaco dotato di grande potere, di grande
energia. Non certamente facile da conquistare ci che egli
non aveva precedentemente conquistato, anche ci per cui i
figli di famiglia giustamente lasciano la casa per la vita errante, anche quel supremo fine della vita brahmanica che egli
ha conquistato, nel quale egli dimora sicuro, essendo giunto a
conoscerlo pienamente per se stesso e ad inverarlo!"
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

" Dalle membra pure, immacolato, procede il carro con una ruota (119),
Guardalo, com'egli viene! Senza macchia, avendo tagliato la corrente, svincolato! ".

6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di
Anathapindika. Avvenne che, in quella circostanza, il venerabile Anna[ta] Kondariria (120) stesse seduto a breve distanza dal Beato, con le gambe incrociate e col tronco eretto, contemplando il proprio svincolamento conseguente alla distruzione della brama. E il Beato contempl il venerabile Arina Kondarir-La che cos operava e, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il seguente verso ispirato:
"Colui la cui radice non in terra, non ha foglie: quindi dove le liane?
Quel forte, svincolato da ogni legame, chi degno di lodarlo?
Non son soli gli dei a lodarlo: anche da Brahma egli fondato! ".

7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il Beato se ne stava seduto contemplando il proprio abbandono delle concezioni e delle idee [concomitanti] allo sviluppo [degli ostacoli] (121), Allora il Beato, riconoscendo come egli avesse abbandonato le proprie idee e concezioni concomitanti allo sviluppo [degli ostacoli], proffer in quel momento il verso spirato:

"Colui nel quale sviluppo e permanenza [dell'ostacolo] non esistono, che ha superato vincolo ed ostruzione,
questo silenzioso che, privo di brama, procede, lui non conosce il mondo con tutti gli di! ".

8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika Ora, in quella circostanza, non lungi dal Beato stava seduto il venerabile Maha-Kaccana, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, con la consapevolezza della
sua entit corporea (121) ben stabilita di fronte a se stesso. E il Beato contempl il venerabile Kaccana cos operante e, quindi, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

" Colui la cui consapevolezza in ogni senso e perennemente ben stabilita riguardo al corpo [mentre pensa]:
" ci non sia e per me non sarebbe ", " ci non sar e per me non avverr" (123), cos dimorando di stato in istato, a suo tempo sar di l da ogni attaccamento!"

9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato, compiendo i suoi giri fra i Malla, assieme ad una grande comitiva di monaci, giunse a Thuna, un villaggio brahmana della gente Malla. Ed i brahmana capifamiglia udirono la novella: " Si dice, amici, che Gotama il monaco, uscito dalla stirpe dei Sakya, stia compiendo i suoi giri in mezzo ai Malla con una grande comitiva di monaci, ed abbia raggiunto Thuna ". [Di conseguenza] colmarono il pozzo fino all'orlo con ogni sorta di erbacce e paglia [, pensando]: " Non attingano acqua quei monaci dal capo raso ". Ora il Beato, uscendo dalla strada principale, and verso la radice di un certo albero: giunto col sedette in un luogo apprestatogli e, una volta assiso, si rivolse al venerabile Ananda, dicendogli: "vieni, Ananda, fammi avere un sorso da questo pozzo ),. A queste parole il venerabile Ananda rispose al Beato: " Proprio adesso, signore, quel pozzo stato ostruito fino all'orlo da erbacce di ogni sorta e paglia da quei brahmana capifamiglia [, col pensiero]: " non attingano acqua quei monaci dal capo raso " ". Pi tardi il Beato ripet la richiesta una seconda volta ed il venerabile Ananda diede la
medesima risposta. Una terra volta ancora il Beato ripet la richiesta e, allora, il venerabile Ananda rispose: "Cos sia, Signore", prese la ciotola e si diresse verso il pozzo. Ora, appena il venerabile Ananda si fu avvicinato a quel pozzo, esso vomit tutta quell'erbaccia e paglia, rimanendo pieno fino all'orlo di acqua trasparente, limpida e tranquilla, che persino trabordava. A questo fatto il venerabile Ananda pens: "Meraviglioso questo ! Un vero miracolo stato operato dal grande potere e dalle grandi facolt sovrannaturali del Beato! Perch mai questo pozzo, appena mi sono avvicinato, ha vomitato tutte quelle erbacce e paglia, ed ora rimane pieno fino all'orlo di acqua trasparente, limpida e tranquilla, che persino traborda.....? ". Cos, empita d'acqua la
ciotola, se ne torn al Beato e, giunto che fu da lui, gli disse:
" Che meraviglia! Un miracolo invero stato operato dal
grande potere e dalle grandi facolt sovrannaturali del
Beato ! Voglia il Beato bere l'acqua! Voglia il Beato bere
l'acqua ! "
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

" Perch si dovrebbe costruire un pozzo, se le acque sono ovunque? Una volta troncata la "sete" alla radice, cosa si dovrebbe andare
a cercare? ".

10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kosambi, nel parco Ghosita. Ora, in quella occasione, il gineceo del re Udena, che era andato al [padiglione] del parco, prese fuoco, e cinquecento donne vi incontrarono la morte, prima fra di loro Samavati. Quindi un gran numero di monaci, che, al mattino, indossata la veste e presa la ciotola, erano entrati a Kosambi per la questua e,
dopo, avevano consumato la loro refezione vennero dal
Beato e, venuti che furono, lo salutarono, sedettero in un
canto e gli chiesero " Qui il gineceo del re Udena ha
preso fuoco Dicci, Signore, quale il destino, a quale
forma di esistenza andranno incontro quelle devote laiche? ".
" Monaci, fra quelle devote alcune sono entrate-in-corrente, altre dovranno ritornare sulla terra una volta sola, altre ancora non avranno bisogno di ritornare pi. Non senza frutto, monaci, che quelle devote laiche abbiano incontrato la loro fine! "
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

" Legato all'illusione il mondo, il suo essere appare un [continuo] divenire; lo stolto, condizionato al " substrato" (125) dalle tenebre ravvolto; [il mondo gli] appare come eterno: per chi veramente guarda
esso nulla! "


CAPITOLO VIII

PATALIGAMA (125)

1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il Beato istruiva, incitava, illuminava e rallegrava i monaci con un discorso d'accordo col Dhamma che riguardava il Nibbana. E quei monaci, prestando intensa attenzione, tutto afferrando nel loro spirito, stavano ad ascoltare la Buona Legge con orecchie attente.
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

" Vi , o monaci, quella condizione ove non ne terra, n acqua,
n fuoco, n aria, ove non n la sede dello spazio infinito n
quella dell'infinita coscienza, n quella della nullit, n quella
propria a " n-coscienza-n-non-coscienza", ove non n questo mondo n un mondo di l da questo, n entrambo assieme,
n luna, n sole. Da l, o monaci, io dichiaro, non si viene a nascere: ivi non si va [In quella condizione] non v' permanenza, non v' decadenza, non v' nascita. Non fissa, non si muove, non fondata su cosa alcuna. Quella , invero, la fine del Dolore ".

2 (Ripetizione del precedente sutta, cui segue :)
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci (= di questa
conversazione), proffer questo verso ispirato:

"Difficile da vedere il non-s: non facile certamente da vedere il Vero;
trafitta la " sete " per chi conosce: per chi vede, nulla v'! ".

3 (Ripetizione del sutta precedente, cui segue :)
Quindi il Beato proffer questo verso ispirato:

"Vi , o monaci, il non-nato, il non-divenuto, il non-fatto, il non-composto. Monaci, se questo non-nato, non-divenuto, non-fatto, non-composto non fossero, non si conoscerebbe modo di sfuggire a questo nato, divenuto, fatto, composto. Perci, o
monaci - dato che vi un non-nato - si conosce rifugio
da questo nato, divenuto, fatto, composto "

4 (Ripetizione dei primi tre sutta, cui si aggiunge :)
Quindi il Beato proffer questo verso ispirato:

"Per chi dipende [da altro] che s vi il vacillare, per chi non dipende non vi vacillare. Non esistendo vacillare vi calma; essendovi calma non vi piacere [in cosa diversa da s]: non essendovi piacere, non v' andare-e-venire; non essendovi andare-e-venire, non v' decesso e-rinascita; non essendovi decesso-e-rinascita non vi n " qui" n " [al di] l ", n alcunch di mezzo ai due. Questa , invero, la fine del Dolore "

5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato stava compiendo i suoi giri fra i Malla, assieme ad una grande comitiva di monaci, quando giunse a Pava. Ed avvenne che il Beato si allogasse nel bosco di manghi di Cunda, il (figlio del) fabbro (kammdra-putta) (126), in Pava. Ora, a Cunda,
al fabbro capit di sentire: " Si dice che il Beato, nel compiere i suoi giri con una grande comitiva di monaci, sia giunto a Pava ", [e, aggiunse lui,] a si sia trattenuto nel mio bosco di manghi ". Quindi Cunda, il fabbro, and a visitare il Beato e, giunto che fu, lo salut e sedette in un canto. Come egli si fu cos seduto, il Beato lo istru, incit, illumin e lo rese felice con un discorso d'accordo con la Buona Legge.
Allora Cunda il fabbro, in tale maniera istruito, incitato, illuminato e reso felice, disse questo al Beato: " O Signore, consenta il Beato ad accettare il mio cibo, domani, assieme all'Ordine dei monaci! " Il Beato accett, rimanendo silenzioso. Allora Cunda, il fabbro, vedendo che il Beato accettava, si alz da dove stava seduto, salut il Beato girandogli attorno verso destra e se ne and. Indi Cunda, il fabbro, passata che fu la notte, prepar in casa sua del cibo scelto, sia duro che morbido, assieme ad un abbondante piatto di funghi porcini (127): indi annunci al Beato che era giunto il tempo [di mangiare], dicendo: " Signore, preparato il desinare ". Allora il Beato, apprestatosi all'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, usc assieme all'Ordine dei monaci, diretto alla casa di Cunda, il fabbro, e, giuntovi, sedette in un posto apprestatogli. Al momento di sedersi il Beato disse a Cunda il fabbro: " Cunda, quel piatto di porcini servilo a me. Quanto all'altro cibo, sia duro sia morbido, che tu hai preparato, servilo all'Ordine dei monaci ". " Cos sar, signore ", rispose Cunda, il fabbro, al Beato, e fece come gli era stato detto.....


Pi tardi il Beato disse a Cunda, il fabbro: "Cunda, quanto ai resti del piatto di porcini, seppelliscili in un fosso. Poich io non vedo alcuno, o Cunda, in tutto questo mondo con i suoi deva, i suoi Brahma, con tutta la schiera degli asceti e dei brahmana, io non vedo alcuno che, una volta mangiato questo cibo, possa digerirlo, altro che il Tethagete ". " Cos sia o, rispose Cunda, il fabbro, prestando orecchio a quanto gli diceva il Beato; quindi, dopo aver seppellito in un fosso i resti del piatto di boleti porcini, torn dal Beato e, avendolo salutato, sedette in un canto. Quando si fu seduto il Beato lo istru, lo incit, lo illumin e lo rese felice con un discorso d'accordo con la Buona Legge, indi si alz da dove era seduto e se ne and. Avvenne che, dopo che il Beato ebbe mangiato il pranzo offertogli da Cunda, il fabbro, gli venne una violenta malattia, con dolorose sofferenze accompagnate da flusso di sangue, s da condurre a morte. Tali dolori, invero, il Beato sostenne, sempre concentrato e composto, senza venirne angustiato.
Indi il Beato chiam Ananda, [dicendo]: "Ananda, andiamo ! Voglio giungere a Kusinara ". a Va bene, Signore", rispose il venerabile Ananda al Beato.

("Quand'ebbe ingerito il cibo di Cunda - cos io ho udito - quel Costante pat un duro malanno, che a morte lo condusse.
Poi che ebbe mangiato "la delizia porcina ", atroce malanno
crebbe al Maestro ".
"Finito il flusso ", disse il Beato, "io vado, dunque, a Kusinara ").

Quindi il Beato, uscendo dalla via maestra, si diresse verso la radice di un certo albero, giunto al quale chiam a s il venerabile Ananda, dicendogli: " Vieni, Ananda. Piegami in quattro la roba (= veste). Sono stanco, sieder". "S, Signore ", rispose il venerabile Ananda. E il Beato sedette sul posto preparatogli. Dopo essersi seduto, si rivolse al venerabile Ananda, e gli disse " Vieni, Ananda, vammi a prendere dell'acqua; sono assetato, vorrei bere"!
A queste parole il venerabile Ananda rispose al Beato: " Proprio ora, Signore, circa cinquecento carri sono passati per qua. L'acqua agitata dalle ruote, essendo poco fonda, scorre torbida e fangosa. Ma non molto lontano, Signore, vi il lume Kukuttha, con acqua spumeggiante e gradevole, fresca e chiara, di facile accesso, deliziosa. Ivi il Beato pu bere e rinfrescare le Sue membra ". Una seconda volta il Beato fece la medesima richiesta e ricevette la stessa risposta Una terza volta, ancora, il Beato fece la medesima
richiesta. Quindi il venerabile Ananda, dicendo: "Cos sia,
Signore", in obbedienza al Beato, prese la ciotola e and
verso quel ruscello [vicino]. Il ruscello, agitato dalle ruote
ed essendo poco fondo, scorreva torbido e fangoso. Ma, appena si fu avvicinato il venerabile Ananda, esso prese a scorrere chiaro e puro, fresco e trasparente. E il venerabile Ananda
pens: " Che meraviglia! Un miracolo, invero, stato compiuto dal Tathagata! Perch questo ruscello che, agitato dalle
ruote dei carri, essendo poco fondo, scorreva torbido e fangoso, quando mi sono avvicinato si messo a scorrere chiaro
e puro, fresco e trasparente ? ". Cos, presa l'acqua con la ciotola, and dal Beato e, avvicinandosi a Lui, disse: " Signore,
meraviglioso, un miracolo compiuto dal grande potere e
dalle grandi facolt del Tathagata! questo ruscello scorre
ora fresco e puro! Ne beva il Beato l'acqua!". Ed il Beato
bevve quell'acqua. Indi il Beato, con una gran comitiva di
monaci, venne al fiume Kukuttha, giunto che fu vi si immerse e, dopo essersi lavato, aver bevuto ed essere uscito dall'acqua, and al boschetto di manghi e si rivolse al venerabile
Cundaka: " Vieni, Cundaka! Preparami la mia roba piegata
in quattro! Sono stanco, mi sieder". " S, Signore", rispose
il venerabile Cundaka, e, obbedendo al Beato, prepar la
roba piegata in quattro. Indi il Beato giacque sul lato destro,
nella posizione del leone (128), posando un piede sul[la pianta
della altro, consapevole, conoscente, volgendo la mente alla coscienza di energia (? - utthana-sannam) (129). Tuttavia il venerabile Cundaka sedette allora di fronte al Beato.
"Giunto che fu il Beato al lume Kukuttha, dall'acqua tersa, fresca, trasparente,
vi si immerse, ben stanco, il Maestro, quaggi nel mondo impareggiabile Tathagata.
Lavato e dissetato [che fu], ne venne fuori, il Maestro, in mezzo alla scorta dei monaci.
Il Maestro, Istruttor della Legge, Beato - il Possente Signore and al bosco di manghi.
Un monaco chiam, detto Cundaka: " Piegami in quattro la veste per giaciglio ".
Da Quegli-che-ha-se-stesso-conseguito (bhavitattena) cos comandato, Cunda presto [obbed],
stendendo la veste piegata in quattro come giaciglio, sul quale si stese il Maestro affaticato. E Cunda (130) di fronte a lui si pose a sedere o).

Indi il Beato si rivolse al venerabile Ananda, dicendo: "Pu darsi, Ananda, che qualcuno faccia sorgere rimorso in
Cunda, il fabbro, dicendo: " una pecca per te, caro Cunda,
una disgrazia per te, caro Cunda, che il Tathagata sia trapassato definitivamente dopo aver mangiato il suo ultimo
cibo, offerto dalle tue mani! ". Tale rimorso per Cunda deve
venire impedito, o Ananda, [col dire]: " un prodotto per
te, caro Cunda. una grazia per te, caro Cunda, che il Beato
sia definitivamente trapassato dopo aver mangiato il suo
ultimo cibo offerto dalle tue mani. Faccia a faccia con Lui,
caro Cunda, io ho udito questo: faccia a faccia con Lui, caro

Cunda, ho accolto questo detto: ' Questi due doni di cibo sono esattamente di eguale merito, di eguale risultato, e sono ben pi fruttuosi e profittevoli di qualsivoglia altro dono di cibo. Quali due? Quel dono di cibo, dopo aver consumato il quale il Tathagata si risvegliato alla Suprema Illuminazione (anutaram sambodhim ) e quel dono di cibo, dopo aver consumato il quale il Tathagata trapassa finalmente in quella sfera
di Estinzione (nibbana-dhatu) che senza residuo. Questi due
doni di cibo sono di merito esattamente eguale, di eguale risultato, e sono ben pi profittevoli di qualsiasi altro dono di
cibo'. Per il venerabile Cunda il fabbro il kamma stato
accumulato s da condurlo a vivere una lunga vita .a godere della bellezza ad essere felice al mondo celeste ed
alla fama. stato messo in moto il kamma che porta alla
supremazia". Cos , o Ananda, come si deve impedire il
rimorso di Cunda il fabbro ".
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer il verso ispirato:

Per colui che d li merito cresce: per chi si raffrena non si
accumula l'ira.
L'uomo retto abbandona le cattive azioni; avendo distrutto brama,
avversione ed ottundimento, egli trapassa nell'Estinzione!".

6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a compiere i suoi giri fra i Magadhi e, con una grande comitiva di monaci, arriv a Pataligama. Ed i devoti laici di Pataligama udirono novella: "Il Beato, invero, assieme ad una grande comitiva di monaci giunto
a Pataligama ". Cos quei devoti laici andarono a visitare il
Beato. Venuti che furono da lui, lo salutarono e sedettero in
disparte. Cos seduti, dissero al Beato: " Prenda alloggio il
Beato nella nostra sala comunale! ". E il Beato accett mediante il suo silenzio. Quindi quei devoti laici, vedendo che
il Beato acconsentiva, si alzarono dai posti ove erano seduti,
lo salutarono girandogli attorno verso destra e se ne andarono alla sala comunale. Giunti che furono alla sala comunale
la apprestarono in ogni modo e in ogni lato, prepararono seggi, collocarono un bacile d'acqua ed appesero una lampada ad olio. Indi ritornarono dal Beato, lo salutarono [di nuovo]
..... e, stando in piedi, gli dissero: " Signore, la sala del consiglio pronta in ogni particolare. I seggi sono stati preparati, un bacile d'acqua stato collocato, una lampada a olio
stata appesa. Voglia il Beato fare ora ci che Gli sembri pi
opportuno ".
Quindi il Beato, apprestatosi ad uscire di mattina, indossata la veste e presa la ciotola, and con una grande comitiva di monaci alla sala comunale: giunto che vi fu ebbe i piedi lavati, entr nella sala e si assise addossato al pilastro centrale, volto ad oriente. L'Ordine dei monaci si lav pure i piedi, entr nella sala comunale e sedette addossato alla parete occidentale, guardando quindi ad oriente, col Beato di fronte a tutti. I seguaci laici di Pataligama si lavarono pure i piedi, entrarono nella sala del consiglio e sedettero col dorso appoggiato alla parete orientale, volti quindi ad occidente, ed avendo il Beato di fronte.
Allora il Beato si diresse ai devoti laici di Pataligama, dicendo: " Capifamiglia, cinque sono le cattive conseguenze (adinava) alle quali va incontro l'uomo immorale, in conseguenza del suo essere caduto fuori dalla virt. Quali sono queste cinque conseguenze?
1) In questo mondo, o capifamiglia, l'uomo immorale, caduto fuori della virt, in conseguenza del suo essere dedito alla distrazione (131) patisce una grande perdita di ricchezza. Questa la prima delle cattive conseguenze che patisce l'uomo immorale in seguito all'essere caduto fuori del cammino della virt.
2) Inoltre, o capifamiglia, per l'uomo immorale, caduto
fuori della via della virt, nasce una cattiva fama. Questa la seconda cattiva conseguenza.....
3) Inoltre, o capifamiglia, l'uomo immobile, che caduto fuori della via della virt, qualunque sia la societ nella quale si introduce, sia di guerrieri, di brahmana, di capifamiglia o di asceti, vi si appressa timido e vergognoso. Questa la terza cattiva conseguenza.....
4) Inoltre, o capifamiglia, l'uomo immorale, che caduto fuori della via della virt, finisce la sua vita stralunato, paralizzato (sammulha). Questa la quarta cattiva conseguenza.....
5) Infine, o capifamiglia, l'uomo immorale, che caduto fuori della via della virt, alla distruzione del corpo, quando morte sopravviene, procede verso un cattivo destino, cadendo in basso, nel Purgatorio. Questa la quinta cattiva conseguenza e tutte queste sono le cinque cattive conseguenze
che colpiscono l'uomo immorale, che caduto fuori della
via della virt.
Queste sono le cinque buone conseguenze, o capifamiglia, che toccano agli uomini virtuosi, poich hanno praticato virt (132). Quali sono?
I ) In questo mondo, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, dotato di virt, in conseguenza del suo essere dedito al l'attenzione consapevole, consegue una grande porzione di ricchezze. E questa la prima buona conseguenza a cui va incontro l'uomo virtuoso, per il fatto che segue la via della virt.
2) Inoltre, o capifamiglia, attorno all'uomo virtuoso, per il fatto che segue la via della virt, si diffonde una buona fama. Questa la seconda buona conseguenza.....
3) Ed ancora, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, in qualunque compagnia egli entri, sia di guerrieri che di brahmana, o di capifamiglia o di asceti, vi
entra fiducioso in se stesso e non confuso. Questa la terza buona conseguenza.....
4) Oltre a ci, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, finisce la propria vita in piena coscienza. Questa la quarta buona conseguenza.
5) Infine, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, alla distruzione del corpo, quando morte sopravviene, procede verso un buon destino, rinascendo nel mondo celeste. Questa la quinta buona conseguenza..... e tutte queste sono le cinque buone conseguenze che toccano all'uomo virtuoso, a cagione della sua pratica della virt
Cos il Beato, dopo aver istruito, incitato, illuminato e rallegrato i devoti laici di Pataligama con un discorso consono alla Buona Legge fino a tarda notte, li licenzi dicendo: "Ora, capifamiglia, la notte bene avanzata, fate adesso ci che vi sembri bene ". Quindi i devoti laici di Pataligama, rallegrati dalle parole del Beato, lo ringraziarono, si alzarono da dove erano seduti, salutarono il Beato girandogli attorno verso destra e se ne andarono. Avvenne che il Beato, non molto tempo dopo la partenza dei devoti laici di Pataligama, entr nel suo alloggio (sunnagaram). Circa in quello stesso tempo Sumdha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, costruivano una citt sul sito di Pataligama, allo scopo di contenere i Vajji (133). E, nello stesso tempo, un gran numero di devatas (134), in gruppi di un migliaio, si era stabilito nei luoghi delle costruzioni in Pataligama. Ora, accade che, quando devatas di grande potere occupano un luogo, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi ministri dei re a costruire abitazioni. Quando, invece, devatas di minore potere occupano un luogo, esse rendono inclini le menti dei minori governanti e dei loro ministri a costruire abitazioni. Il Beato, allora, contempl con la sua vista divina e sovrumana quelle devatas schierate per migliaia che occupavano siti in Pataligama. Egli vide che, ovunque le devatas occupino un sito, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi ministri ad edificare
abitazioni Ed alzandosi, alla fine di quella notte, quando
l'alba rischiarava il cielo, si rivolse al venerabile Ananda, dicendo: "Dimmi, Ananda, chi sta costruendo una citt in
Pataligama?". "Signore, sono Sunidha e Vassakara, grandi
ministri di Magadha, che stanno costruendo una citt a Pataligama per tenere lontani i Vajji".
"Certamente, dopo essersi consultati coi deva dei Trentatr (135) Ananda, si saranno messi a fabbricare la citt sul sito di Pataligama per tener lontani i Vajji. Io ho visto, Ananda, con lo sguardo celeste, purificato, sovrumano, un gran numero di devatas, in schiere di mille, che occupavano luoghi in Pataligama. In qualunque luogo devatas di grande potere occupano un sito, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi ministri dei re a costruire abitazioni. Quando, invece, devatas, di minore potere, occupano un luogo, esse rendono inclini le menti dei minori governanti e dei loro ministri a costruire edifici (ripetuto tre volte).
O Ananda, per quanto si stende la sede degli Arii, per quanto lungi i mercanti viaggino, questa sar la capitale delle citt, il luogo ove gli uomini apriranno le balle di mercanzia. Per, Ananda, tre sventure colpiranno Pataligama - cio - a causa di fuoco, a causa di acqua e a causa di discordia (136).
Ora Sunidha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, vennero a visitare il Beato. Venuti che furono lo salutarono cortesemente e, dopo lo scambio di saluti e convenevoli, restarono in piedi in un canto. Standosene cos in piedi, in un canto, i grandi ministri del Magadha, Sumdha e Vassakara, dissero questo al Beato: "Voglia il venerando signore Gotama accettare oggi il nostro invito a pranzo assieme all'Ordine dei monaci ". Ed il Beato acconsent con il silenzio.
Quindi Sunidha e Vassakara, vedendo che il Beato acconsentiva, se ne tornarono a casa e, giuntivi, fecero preparare
nella loro magione cibo scelto, sia duro che morbido, indi
annunciarono il tempo [di mangiare] al Beato, dicendo:
" il tempo, Signore Gotama, il cibo stato preparato! ". Allora il Beato, apprestandosi all'uscita mattutina, indossata la
veste e presa la ciotola, si rec in casa di Sumdha e Vassakara,
i grandi ministri del Magadha. Giunto che vi fu si assise in un
seggio preparatogli. Indi Sumdha e Vassakara servirono e
soddisfecero l'Ordine dei monaci, diretto dal Buddha, con cibo
scelto, vuoi tenero vuoi duro. Poi Sumdha e Vassakara vedendo che il Beato aveva mangiato quanto gli soddisfaceva
ed aveva ritirato la mano [destra] dalla ciotola [e lavato entrambe], presero uno sgabello e sedettero in un canto. Come
si furono seduti, il Beato espresse loro il suo ringraziamento
con questi versi:

" In qualunque regione l'uomo saggio ponga la [sua] dimora, nutra i virtuosi controllati, praticanti il brahmacariya,
propizii con l'offerta tutti gli di ivi viventi:
cos venerati, lo venereranno, cos onorati, lo onoreranno.
Come la madre ha compassione del figlio che essa ha portato, chi delle deit ha compassione vedr sempre la buona fortuna ".

Cos il Beato, dopo aver ringraziato con questi versi Sunidha e Vassakara, grandi ministri del Magadha, si alz dal
suo seggio e se ne and.
Ora, in quel tempo, Sunidha e Vassakara seguivano i
passi del Beato, passo a passo, con questa idea: "Quale sar
la porta di citt per la quale uscir Gotama l'asceta, quella
diverr la porta di Gotama. Quale sar il guado per il quale
Gotama l'asceta attraverser il Gange, quello sar il [Sacro]
Guado (137) di Gotama o. Per questa ragione la porta per la
quale il Beato usc di citt prese il nome di Porta di Gotama. Indi il Beato giunse al fiume Gange. In quel tempo il Gange era in piena, giungendo all'altezza dei banchi rivieraschi, in modo tale che perfino un corvo vi avrebbe potuto bere. E alcune persone andavano alla ricerca di un'imbarcazione, altre erano intente a cercare una zattera, altre ancora legavano assieme fasci di canne, desiderose di giungere all'opposta sponda. Ma il Beato, proprio come un uomo forte potrebbe distendere il suo braccio piegato o piegare il suo braccio disteso - allo stesso modo spar da questa sponda del fiume per ritrovarsi, assieme a tutto l'Ordine dei monaci, sulla sponda opposta.
E il Beato vide alcune persone che andavano alla ricerca di un'imbarcazione, altre intente a cercare una zattera, altre ancora che legavano assieme fasci di canne, desiderose di giungere alla sponda opposta. Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Hanno L'atto un ponte per attraversare l'oceano e la corrente
per passare la palude: la gente intreccia una cesta, perfino. I saggi hanno gi guadato!" (138).


7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato viaggiava sulla strada maestra nel territorio dei Kosali, assieme al venerabile Nagasamala come suo attendente personale. Mentre essi procedevano, il venerabile Nagasamala vide una biforcazione e, avendola scorta, disse al Beato: " O Beato, vi un'altra] strada: andiamo per quella! ". A questo detto il Beato rispose al venerabile Nagasamala: " Questa [qui] la strada, Nagasamala, andiamo per questa strada! ". Una seconda volta il venerabile Nagasamala disse al Beato e ancora una terza volta, ed il Beato rispose: "Questa [qui] la strada, Nagasamala, andiamo per questa strada ! ". A questo punto il venerabile Nagasamala lasci proprio l per terra la ciotola e la veste del Beato, e se ne and dicendo: "Eccovi, Beato, la vostra veste e la vostra ciotola ".
Ora capit che, mentre il venerabile Nagasamala se ne andata per quella via secondaria, dei ladroni lo sorprendessero: lo picchiarono, lo presero a calci, gli ruppero la ciotola e gli stracciarono la veste. Allora il venerabile Nagasamala, con la ciotola spezzata e le vesti stracciate, se ne ritorn dal Beato e, giunto che fu presso di Lui, Lo salut e sedette in un canto. Come si fu cos seduto il venerabile Nagasamala disse al Beato: "Signore, mentre andavo per quella strada i ladri mi hanno assalito, picchiato e preso a calci, mi hanno rotto la ciotola e stracciato le vesti ".
A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

"Camminando adagio con lo sciocco il saggio perde soltanto
tempo (?).
Quando scopre che un mariuolo, subito lo abbandona, come un
airone nutrito con latte abbandona l'acqua (139)".

8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel parco orientale, nella casa a pi piani della Madre di Migara. In quel tempo avvenne che l'amata e graziosa nipote di Visakha, madre di Migara, venne a morire. Cos Visakha, la madre di Migara, con le vesti ed i capelli ancora umidi (140) venne a visitare il Beato ad un'ora impropria. Venuta che fu lo salut e sedette in un canto. Una volta che si fu seduta, il Beato disse a Visakha, la madre di Migara: " Orbene, Visakha, come mai sei venuta qui, con gli abiti ed i capelli ancora umidi, in un'ora impropria? ".
" O Signore, la mia cara e graziosa nipote morta! Questa la ragione per la quale sono venuta qui coi capelli e le vesti ancora umidi in un'ora impropria ". " Ti piacerebbe, Visakha, aver tanti figli e tanti nipoti quanti uomini ci sono a Savatthi? ". " Desidererei davvero, Signore, aver tanti figli e nipoti quanti uomini ci sono a Savatthi! ". " [Dimmi, allora,] Visakha, quante persone pensi che muoiano quotidianamente a Savatthi? ". " Dieci, Signore, saranno le persone che muoiono quotidianamente a Savatthi, o forse nove, o
otto Forse, invece, sette sei, cinque, o quattro o tre,
o due. Forse una sola persona quella che muore giornalmente in Savatthi, Signore. Savatthi non mai priva di gente
che muore, Signore ". " E allora, Visakha, che pensi ? In tal
caso potresti tu stare qualche volta senza i capelli e le vesti
bagnate? ". " No di certo: basta, Signore, con tanti figli e
tanti nipoti! ". " Visakha, coloro i quali hanno cento cose
care, hanno altrettanti cento dolori. Coloro che hanno novanta cose care hanno altrettanti novanta dolori. Coloro
che hanno ottanta trenta ..venti dieci cose care,
hanno altrettanti ottanta trenta venti dieci dolori. Chi, per, ha una sola cosa cara, ha un solo dolore.
E chi nulla ha di caro (141), costui non patisce alcun dolore.
Costoro sono senza dolore e senza passione: essi sono sereni,
io dichiaro! ".

" Quanti sono i dolori, i lamenti ed i malanni in questo mondo, innumerevoli,
per quello che vi di caro, questi divengono [tali]: se non vi ci che caro, essi non sono.
Perci felici, liberi da dolore sono tutti coloro per i quali nulla caro al mondo.
Se, quindi, ricerchi il non-dolore e il non-soffrire, non renderti caro nulla in questo mondo!".
9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, alla Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, in quella circostanza, il venerabile Dabba (142), della stirpe dei Malla, venne a visitare il Beato. Venuto che fu lo salut e, salutatolo, sedette in un canto. Quando si fu cos seduto, il venerabile Dabba disse al Beato: "O Bene-Andato (Su-gattl), giunto il tempo della mia Finale Estinzione (parinibbana) ". " Fa' pure ci che ti sembri tempo di fare, Dabba! ?). Allora il venerabile Dabba, alzandosi dal suo seggio, salut il Beato girandogli attorno verso destra, indi si sollev in aria e, seduto a gambe incrociate nell'atmosfera, raggiunse la sfera del calore, superando la quale si estinse totalmente (143). Quindi, allorch il venerabile Dabba della gente Malla, sollevatosi
nell'aria si fu totalmente estinto, il suo corpo fu consumato,
arso fino in fondo, sicch di lui non rimase visibile n un
atomo di cenere n uno di fuliggine. Proprio come quando
burro fuso o olio consunto ed arso totalmente e non ne
rimane visibile n un atomo di cenere n uno di fuliggine,
cos pure, allorch il venerabile Dabba fu sollevato in aria.....
non un atomo di cenere n di fuliggine ne rimase visibile.
Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento questo verso ispirato:

"Spezzato il corpo, estinto l'ideare, arso ogni sentire, disciolti
i componenti, giunta la coscienza al suo fine!".

10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nei parco di Anathapindika. Ivi il Beato chiam i monaci, dicendo: "Monaci! " "S, Signore, [eccoci] ", risposero i monaci al Beato.
Il Beato disse questo: " Monaci, allorch Dabba della gente
Malla si sollev nell'aria (come nel sutta precedente)
non un atomo di cenere o di fuliggine rimase visibile. Proprio come, per esempio, quando burro fuso o olio viene consumato, arso totalmente cos avvenuto con Dabba dei Malla "
A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:

Come un'ardente favilla di fuoco - sprigionata da incudine battuta,
di essa non si conosce il destino, mentre si va estinguendo, cos per quelli rettamente Liberati, che ha....
della brama che lega [alla vita],
che sono giunti alla feliciti incommovibile rintracciare la via!"

(Traduzione di Pio Filippani Ronconi)

NOTE
1) Udana significa propriamente "elevazione", "esaltazione".
Nella teoria fisio-psicologica delle Upanisad si denota la principale forma dello spirito vitale (prana), quella che esso assume "ascendendo" (udana) dal plesso laringeo alla sutura sagittale, o "foro del Brahman" (brahma-randhra), ove si ricongiunge con lo Spirito Universale .
2. La permanenza di sette giorni nel luogo dell'illuminazione un elemento rituale caratteristico, nell'antica India, dei sovrani consacrati dal battesimo regale (abhisaka). Il Buddha, infatti, venne considerato alla stregua di un Sovrano Universale (cakra-vartin, "volgitore di ruota") e, come tale, vennero tributati onori funebri regali alla sua salma.
3) Il testo denota unicamente tale posizione e posa a palanchino (-pallanka, sanscrito - poryanka), che probabilmente la posizione yoghica di "fiore di loto", padmasana cio con le palme dei piedi volte in su, piede sinistro su coscia destra, piede destro - al di sopra del malleolo sinistro, posato sulla coscia opposta, posizione nella quale si rappresenta il Buddha meditante.
4-4a) Huhumka-jati, o humhumka-iati, "della gente che dice hum- hum" Hum una giaculatoria mistica (mantra), la cui ripetizione meditata ritenuta aprire il varco verso esperienze superiori. A parte questo significato pi evidente, il termine hjtiko pu significare "individuo che borbotta , "che si d arie"' ecc., come appare nel verso seguente..
5) F. L. WOODWARD, Cfr. bibl., pag. 4, traduce "Master Gotama, cio l'espressione bho Gotama, ci che non sembra preciso, poich bho un termine familiare adoperato dai bradhmana per parlare con quelli di casta inferiore, tanto vero che nel Canone essi vengono spesso designati come bho-vadin, gente che dice [agli altri] " bho "".
6) Il verso dimostra, contro coloro che ritengono il Buddha una specie di rivoluzionario anticastrale, come egli considerasse naturale e giusta la funzione dei brahmana nella societ indiana, purch il loro rango corrispondesse ad una qualificazione interiore (v. i versi 363-423 del Dhammapada).
7) Ci: brama, avversione, torpidit mentale orgoglio e false teorie (raga, dosa, moha, mana, ditthi).
8) Creatura sovrannaturale (sanscrito yaksa) di carattere demoniaco, ritenuta abitare nei boschi, generalmente nemica degli uomini, talvolta invece benevola. Buddha ritenuto aver convertito alla Buona Legge alcuni di questi fauni.
9) Figlio di un setthi, o capo di una corporazione di banchieri, che aveva ottenuto dal Buddha, il permesso di farsi monaco sebbene gi ammogliato e padre, a condizione che i suoi genitori avessero acconsentito, il che era avvenuto.
Insistere, per il ritorno allo stato di padre di famiglia presso uno che aveva lasciato il mondo costituiva, per gli Indiani, addirittura una ingiuria.
Jatila, segno distintivo degli asceti ortodossi indiani.
12) Dei mesi Magha e Phalguna, che corrispondono circa ai nostri Gennaio e Febbraio.
13) Sanscrito Surparak, attualmente Sopara, a nord di Bombay; citt successivamente nota ai mercanti greci e romani.
14) Secondo lo scol. deit del Brahma-loka, che in epoca precedente era stata e famosi monaci, cinque dei quali si reincarnarono all'epoca dei, come preminenti suoi discepoli. Uno di essi lo stesso Bahiya.
15) Il testo anche interpretabile nel senso che Bahiya comp il viaggio - di circa, un migliaio di chilometri - nello spazio di un. sola notte.
16-16 a) Il punto di un'importanza capitali, perch il Buddha vi impartisce l'essenza del suo insegnamento. che, nel caso esposto, consiste nell'isolare le percezioni - puramente obbiettive - dalla risonanza soggettiva delle sensazioni, il che libera l'uomo dal complesso delle tendenze innata, sankhdra, e dalle abitudini contratte, vasana, restituendogli la coscienza della sua primordiale trasparenza.
17) Sanscrito steppa (o cetiva), classico edificio buddhista destinato a raccogliere le reliquie di qualche santo neppure oggetti e libri sacri, consistente - nella su forma pi elaborata - di un cubo arrotondato e svasato in alto, posato su una base e sormontato da un cono a sei o dieci gradini (quante sono le Perfeziona, paramitah). Per, in questo caso, si intende, naturalmente, un semplice tumulo di sassi sovrapposti.
18) Nome di un albero della specie Asoka (Barringtonia actutangula) e nome del re di quei genii serpiformi conosciuti dalla tradizione indiana come Naga (cfr. lat. Anguis).
19) Si tratta del gesto classico (mudr) delle preghiera o della venerazione, simile a quello della preghiera cristiana occidentale. Consiste nel portare davanti al viso, o, meglio, davanti all'intercilio, le due mani con le palme unite (anjali), inchinando (namas) contemporaneamente il tronco in segno di devozione.
30) I due re contemporanei di Buddha.
21) Kuluputta (sanscrito kula-putra), figlio di famiglia, cio nobile per antonomasia.
22) Ariyo tunihibhavo, il nobile silenzio, cio la meditazione: cos lo scoliaste.
23) Solesim kalam, per antonomasia la "sedicesima parte o, indica il giorno di luna nuova, in cui gli asceti brahmanici compiono il digiuno completo, raggiungendo quindi lo stato di massima purit sacrale. Il termine, pertanto, significa "la quiescenza", o la parte migliore".
24) Paribbajaka (sanscrito parivrajaka), qui non indica i monaci dell'Ordine, altrove anch'essi denotati con lo stesso nome, bens gli asceti loro avversari, probabilmente jaina e saiva seguaci delle varie discipline yoghiche.
25) Upalhi, substrato e base per l'aggregazione dei cinque khandha (sanscrito skhandha) che costituiscono - secondo il Buddhismo - la base della transeunte personalit umana.

26) Vada-gu, "conoscitore dei Veda", intendendo per "Veda", la sapienza in generale. Nell'espressione pali implicita l'armonia verso coloro che conoscevano un sapere puramente rituale e letterale, ignorando la sorgente donde questo eternamente sgorga, secondo forme sempre diverse.
27) A-kincand, "che non hanno "qualcosa", intendendo per " qualcosa ci che resta irrimediabilmente confinato nella sfera dell'esteriorit, non essendo posseduto realmente dallo spirito.
28) Di regola l'ora della visita ad monaco immediatamente dopo il patto di mezzogiorno.
29) Citt nella regione abitata dai Koliya.
30) Padakkhina (sanscrito pradaksina), circumambulazione a destra che gli Indiani seguono ritualmente attorno ad altri templi, luoghi consacrati o personaggi divini.
31) Lohita-kumbhi: vi un'allusione ironica all'inferno della "caldaia di rame" lolla-kumbha, Ove vengono bolliti i dannati Il fatto di dover [ri]nascere
implicitamente concepito come una maledizione.
32) Il termine militaresco dhamma-sena-pati richiama all'espressione medioironica di "generale", "duce di esercito" ispdhbad, attribuita ai capi religiosi ed agli Arcangeli
33-33 a) cio l'invocazione alla suona Legge da parte di Suppavasa ha avuto come scopo la creazione di un nuovo anello nella catena delle nascite-morti-rinascite, cio di qualcosa che in contrasto col Dhamma. Tanto pi lo il desiderio di altri sette figli e l'attaccamento ad una tale previsione. Secondo i jadaka (1, 407), Suppavasa sarebbe invece stata regina di senares da dove, assieme a suo figlio, Sarebbe stata cacciata da "quelli del Kosala". Per riprendere la citt essa consigli al figlio di bloccarne i viveri per sette giorni, affamando la popolazione come punizione, s., in una vita successiva dove sopportare
sette anni ed un travaglio di sette giorni
34) La madre di Migara " era, in realt, la nuora di questo potente signore Madre" o "Piccola Madre" (matrkd) si dice, ancor oggi, in India a qualunque donna propria parente, anche se non sposata con un sottinteso riferimento religioso alla funzione femminile nel mondo divino.
35) Monaco di nobile stirpe, la cui madre era una principessa (raja-devi) degli Saltya, contribale, quindi, del Buddha.
36) Il secondo stadio della vita dell'Indiano ario, dopo il discepolato (brahma-carya), consiste nel "vivere in casa" (graha-stha), cio formarsi una famiglia e far parte della societ attiva.

37) V. nota 3.
38) Gli di (deva) del paradiso vedico, che i Buddhisti considerano come uno dei tanti stadi transitori di esistenza.

39) Pali ucchara (sanscr. Apsaras). Ninfa celeste, dispensatrice di piaceri, che la mitologia indiana considera generalmente come una tentatrice inviata dagli di per distogliere dalla meditazione quei saggi la cui ascesi mette in pericolo la supremazia degli dei stessi. Le a. sono le compagne dei Gandharva (v. Dhammapuda, nota 34).
40) Il padre di Yasoja era il capo di "cinquecento famiglie di pescatori" (cos lo scol.). L'illusione successiva ai pescatori non , quindi, casuale.
41) Sanscrito Vrjji, potente ed irrequieta drya del Magdha, che ebbe notevole peso nelle vicende politiche contemporanee.
42) Tisso vijja. La conoscenza della nascita precedenti, la chiaroveggenza e la conoscenza del fatto che i legami erano finiti.
Per avere le braccia libere per salutarlo.
44) Ananda, essendosi occupato per tutta la vita delle minute necessit del Beato, non aveva mai potuto sviluppare in s quelle facolt di chiaroveggenza e di intuito proprie agli Arhae Cosa che gli fu rimproverata dopo la morte del Maestro e lo indusse a percorrere immediatamente il cammino interiore trascurato prima.
45) Quasi certamente allude ad una fase della meditazione sul respiro (anapenasati), durante la quale l'asceta assiste "dal di fuori" all'alterno flusso del proprio respiro, s da concepire che non lui a respirare, bens "in lui il respiro viene respirato", e cos pure "in lui viene pensato), ecc. Questa operazione, che conduce a pi alte forme di chiaroveggenza, sembra chiaramente espressa dal contesto parimukham satim upatthapetva, test.: avendo stabilito la consapevolezza davanti alla propria faccia".
46) Kaya-geta-sati (sanscrito keya-gate-smrti), consapevolezza riguardante l'assenza o, meglio, la non-essenza del corpo. Uno dei sedici "rammemoramenti" di Sasipatthana (V. Dhammapadia, note 6 e 79).
47) I cinque sensi pi il mentale.
48) Vasala (sanscrito vrsala), appartenente alla casta dei servi, gli sudra.
49) Sanscrito vatsa, "vitulus", termine affettivo o nome tribale del monaco.
Sanscrito Sakra, "il Potente ", sinonimo di Indra, re dei Trentatr Di.
Di di una classe opposta ai Deva, che nei Veda rivestono frequentemente carattere magico e malvagio. I Buddhisti. Per, li accomunano ai Deva al servizio della Buona Legge.
52) Sanscrito Kausika, "civetta", nome totemico o tribale di Indra.
53) Mudra significa gesto magico, "sphrag︿", la cui corretta esecuzione evoca superiori potenze dello spirito e dota l'operatore di magici poteri. A meno che qui si intenda il linguaggio a gesti praticato ancor oggi da alcuni mercanti singhalesi di gioielli per non fare ascoltare le contrattazioni (v. "Journal Asiatique", avril-septembre 1937).
54) Sankhana l'arte di calcolare a colpo d'occhio un numero sconosciuto di oggetti radunati in un luogo il numero delle foglie di un albero ecc.
55) L'entrata nel ciclo delle esistenze concepita come un alterarsi di una primordiale identit, per il fatto che ci si identifica a questa o a quella "persona" con il suo carico di possibilit, di limitazioni e di difetti frutto di una sua adesione"
(assava, asrava) passionale all'azione.
56) In questo e nei passi seguenti vi un costante gioco di parole, imperniato
sui vari significati del vocabolo bhava: divenire, esistenza, vivere essere.
57) Upadhi, il quadruplice substrato all'esistere i cinque Khandha, kama, kilesa e kamma.
58) Monaco della stirpe regale dei Sakya.
Evidentemente, essendo il Buddha diventato vecchio i monaci lo servano a turno nelle sue necessit quotidiane, eccetto la questua, che comp da solo fino alla fine dei suoi giorni.
Pattimokka. l'insieme delle regole disciplinari e morali di stretta osservanza; per estensione del concetto, p. venuto a significare il codice dei peccati e delle pene relative e la "confessione dei peccati".
Panna (sanscrito prajna) non soltanto la conoscenza trascendentale, ma la percezione dell'operare del vero S entro la compagine umana.
62) Allusione evidente al rifiuto di Meghiya di servire il Buddha, quando gli toccava tale incombenza.
63) Asmi-mena-samugghata, lett. "l'annientamento delle idee io sono "" riferita, naturalmente, alla compagine umana. Nella "non-condizione" di nirvana non pi questione di "io sono" o "io non sono".
64) Allude all'impercettibile depositarsi nelle zone oscure della coscienza dei
sottili impulsi prodotti dal pensiero discorsivo (vitekka, sanscrito vitarka), i quali, loro volta risorgono come abitudini aquisite, "complessi" (vasana) sfera istintiva. A queste abitudini l'uomo, inconsciamente, si identifica.
65) Secondo il commento, il vaccaro era un certo Nanda, ricco proprietario, e la sua uccisione, avvenuta per mano di un cacciatore era stata motivata, da una disputa circa i diritti di abbeverata in una certa fonte.
66) V. nota 5.
Pamsu-pisaca, lett. "lemure del fango" spirito elementare della terra, alla cui visione si accade nei primi gradi della chiaroveggenza.
68) Naga, in pali e sanscrito significa contemporaneamente serpente cobra elefante e Saggio nonch una particolare specie di esseri sovrannaturali anguiformi che, nelle viscere della Terra, custodiscono una Sapienza primordiale (v. nota 18).
La veste di panni rappezzati civara, avuta in dono raccolta in un cimitero o nella spazzatura, in tre pezze, l'indumento classico del monaco buddhista. Si noti per incidenza come in ambiente mussulmano il vestito rappezzato (hirga sia caratteristico degli appartenerti agli ordini mistici o gnostici, sufi di Persia e l'abito formato di tre strisce di tela sia prescritto durante le cerimonie del pellegrinaggio alla Mecca come simbolo dell'entrata in "istato sacro " (haram).
Puhhajaka (sanscrito parivrajaka) asceti erranti dediti a varie forme di Yoga, non appartenenti all'ordine del Buddha, n qui meglio identificati. Sono comuni anche all'India attuale.
71) Il Chieders (cfr bibl.) preferisce la lettura sarehi/sayakehi = "con i dardi"; lo STEINIHAL (cfr. bibl.) la lettura parehi = "[con] gli altri".
72) Fratello di Sariputta.
73) Ekaggacitta (sanscrito ekagracitta) il requisito fondamentale nella meditazione estatica raccogliere la mente su "un punto solo" (sanscrito eka-agra), fino a raggiungere l'identificazione psichica con l'oggetto meditato.
74) Thera (sanscrito sthavira) l'appellativo corrente per gli anziani ed i capi di comunit nel Buddhismo meridionale. Thera-vada, o "Dottrina degli Anziani, la denominazione della Scuola pi importante del Buddhismo Hinayana.
75) La teoria del "S" (atman) che sperimentando se stesso attraverso gli oggetti della conoscenza ama questi perch in loro si riconosce, stata sintetizzata del celebre passo upanisadico ("... Non e certo per amore del marito che il marito caro: per amore di s [dello atmaa] che caro il marito. Non certamente per l'amore della sposa che la sposa cara; per l'amore del s che la sposa cara. Non certamente per l'amore dei figli che i figli sono cari: per l'amore del s che i figli sono cari. Non certamente per l'amore delle ricchezze che le ricchezze sono care: per l'amore del s che le ricchezze sono care. Non per l'amore del Brahman che si ama Brahman: per l'amore del s che si ama il Brahman... " Brh.-up., II, 4 5. nostra traduzione in upanisad Antiche e Medie, vol. Il Torino 1961 pag. 63). importante osservare come il Buddhismo pur affermando l'inessenzialit (anatta) del S trasponga proprio in questa inessenzialit il significato autocosciente dell'esperienza umana.
76) (Sanscr. Tubista, o Tusitah, [degli di] "Deliziati" paradiso ove dimorano i Buddha, prima di discendere sulla Terra.

77) "Coloro la cui essenza (sattva) illuminazione (bodhi)". Esseri allo stadio anteriore a quello della Buddheit vera e propria.

78) Cio le Quattro Nobili Verit.
E la formula classica mediante la quale si entra nella Chiesa buddhista.
La leggenda narra che Suppabuddha chiese di entrare come semplice devoto laico (upasaka) e non come monaco, probabilmente per giustificare la proibizione successiva che vietava di accogliere nell'Ordine - quali monaci - i malati di malattie inguaribili i minorenni ecc.
81) Sanscrito Pratyeka-buddha, "Buddha di per s", un essere illuminatosi per la propria salvezza non un Maestro Universale.
82) In segno di disprezzo. La circumambulazione a destra intendendo imitare il corso del sole attorno alla terra , come si visto in altri passi, l'espressione di omaggio verso luoghi immagini e personaggi sacri.
83) Si tratta naturalmente di un tempo interiormente, concepito, non di quello cronologicamente misurato sulla terra.
84) Variante generalmente espunta metri causa.
85) Sanscrito upavasarha; giorno di digiuno astinenza e confessione patimokkha, oltre che di festa, Della comunit buddhista. Si celebra nei quattro giorni cardinali del mese lunare: luna piena, quarto, ottavo e luna nuova.
86) Si tratta del patimokhha (sanscrito pratimoksa), gi citato nel quale vengono elencati e rammentati i voti ai quali i monaci debbono sottostare trasgredendo i quali soggiacciono a varie pene, fino all'espulsione dall'Ordine. In tale occasione i monaci compiono collettivamente una specie di " confessione dei peccati".

87) Gli Asura sono di primordiali di carattere piuttosto magico che la religione, vedico-brahmanica considera generalmente nemici dei Deva, gli di propriamente detti luminosi e giusti.
88) Interpretazione incerta di termini favolosi (timi timngalo, timirapingilo), appartenenti oltre tutto ad una civilt "non marinara".
89)V. nota 68.
90) Geni di sostanza iperfisica, che sovraintendono al mondo degli impulsi passionali specialmente amorosi. Ritenuti ora musici celesti, ora medici miracolosi ora custode della bevanda dell'immortalit, i gandharva sono i compagni delle ninfe apsaras, seduttrici di quei saggi la cui ascesi mette in pericolo la sovranit degli di. Son detti anche Kinnara (cfr. i " Centauri " della mitologia greco-latina).
91) Misura di circa 8-9 miglia.
92) Il Buddha precisa qui polemicamente la differenza fra la sua disciplina che si fonda su un graduale allenamento, commisurato alle possibilit di un uomo normale e gli esercizi dello Yoga "violento" (hatha-yoga ecc.), gi si suoi tempi seguiti dai vari asceti degli ordini settari.
93) Le quattro caste dell'India tradizionale: guerrieri. sacerdoti agricoltori allevatori-mercanti e servi (indigeni non Arii). Come in alcune upanisad antiche, il Buddha pone in primo luogo i guerrieri, anzich i sacerdoti forse perch gli stesso come anche Jina ed altri innovatori appartengono a quella casta.
94) Cio l dove si inverato il nibbana, scompaiono le limitazioni e le reciproche opposizioni (dolore-piacere male-bene vincolo-liberazione): non vi quindi pi bisogno di "coprire" di un solido tetto la casa della mente (v. Dhammapada, 13), onde non vi penetri la pioggia dei pensieri distraenti, ecc.
95) Pabbajjd (sanscrito pravrajya = dipartita). una semplice cerimonia per la quale il devoto presentandosi all'abate di un monastero assistito dal capitolo di almeno cinque (o dieci) monaci con la veste di monaco chiede di venire ordinato. Egli recita quindi il Credo (Saranattaya) ed i Dieci Comandamenti (Dassasila), viene raso, rivestito dalla veste, e diventa membro attivo del Sangha, come novizio (samanera) o diacono. Il grado superiore quello di "anziano " (thera) (V. nota 74).
96) In tutte le sette indiane il discepolo usa onorare i piedi del Maestro. Le stesse prime raffigurazioni del Buddha, puramente simboliche, lo rappresentavano con due piante dei piedi entro le quali era tracciata lo svastika, simbolo della Buona Legge.
97) L'uposatha essendo giorno festivo era implicitamente dedicato alle attivit religiose come il sabbath ebraico. La questua ed il lavoro ne erano esclusi.
98) Il celebre cugino discepolo e poi rivale del Buddha, iniziatore di una setta rigorista .

99) Cio: per il simile facile il simile o meglio comunque agisce - anche violando la legge esteriore - il Buono resta sulla retta via mentre il cattivo, anche se segue apparentemente la Legge (v. il caso dell'uposatha), agisce implicitamente seguendo la propria malvagia natura.
100) Cio Mara.
V. nota 46.
Sanscrito Jaty-andha, cieco di nascita ". Vedi la storia 4.
103) Iddhi-pada (sanscrito rddhi-pddah): sono generalmente dieci, delle quali quattro principali; attraversare l'aria in volo, prendere la forma che si vuole, creare e fare apparire ci che si vuole (nimmalla).
104) Kappa (sanscrito kalpa), evo, nel quale, secondo le tradizioni indiana buddhista, un cosmo viene creato, mantenuto e distrutto, attraverso un certo numero di periodi (generalmente quattro) detti yuga, o arankheyyahappa.
Cio effettua il cosiddetto parinibbano (sanscrito parinirvana), che consiste nel supplemento anche dell'insieme delle azioni che hanno condotto al nibbana.
Per il rigetto delle strutture vitali (oyulonkhoro-osojjano)
Atta sam-bhavar., "ci che era divenuto [di] lui ", cio la stessa personalit psico-fisica, come si era venuta formando in quella particolare esistenza.
108) In questo brano raffigurato pi o meno il campionario degli asceti fachiri mistici e lunatici dell'india di tutti i tempi. L'asceta dal lungo ciuffo (jatila) probabilmente un sadhu di una scena dedita alle liturgie della a "mano sinistra" il Nirgrantha, "svincolato", un Jaino, l'asceta nudo forse anch'esso un Jaino ortodosso o, piuttosto, un adepto di qualche culto proto-scivaita. Dei porivrajaka o "Erranti", si gi accennato.

109) Si osservi la franchezza, da pari a pari con la quale il Buddha tratta Pasenadi dandogli dello sciocco. Franchezza dovuta non solo alla superiorit spirituale ma anche al rango regale che il Gotamide aveva per nascita.
110) detto contro gli asceti a met i quali, per vivere fanno mercato della fiducia loro tributata dal popolo.
111) L'apologo molto importante perch illustra una delle caratteristiche fondamentali del Buddhismo: l'atteggiamento apofatico di fronte a qualunque questione, ritenendosi che solo L'esperienza diretta, totale, ineffabile, di tutta la realt - che in s inessenziale - possa illuminare circa i suoi particolari aspetti, non gi il pensiero discorsivo che coi suoi risultati si sovrappone alla serie degli eventi, senza peraltro risolverli.
112) Ahan-kara, qui non ha il Senso Sankhya di "organo di individuazione", bens quello di idea per la quale lo "io" (aham) si ritiene "agente" (hara).
Cio la insostanzialit di tutti gli elementi dell'esistenza conduce a concepire i "fatti" di cui l'uomo protagonista, come meri "accadimenti", nei quali egli tesse il karma universale. uno non e pi "agente o, ma "occasionale" per il verificarsi di un avvenimento, che egli stesso, con una sua precedente azione si meritato.
Avitakka samaddhi lo stato cio nel quale si realizza l'insostanzialit di tutte le cose, in seguito allo svanire delle concezioni mentali per mezzo delle quali esse si presentano alla coscienza.
115) Rajanukinna pu anche significare "offuscato dalla polvere", cos il WOODWARD, op. cit., pag. 85, rajas, rajo significando passione, polvere, agitazione, eccetera.
116) Con ci il Buddha allude alla funzione "mediana" del suo insegnamento, detto appunto madhyama-pratipad, "via di mezzo", non perch stia a met strada tra ascesi e godimento, bens perch rifugge la "mortificazione della carne come fine a s, e la ricerca del godimento come soluzione al problema del dolore.
117) Nel mondo informale (in alto), e in quello delle forme (in basso).
118) Delle nascite e delle morti.
119) Il simbolo del carro, a significare il complesso psico-fisico umano, il proprio anche alle Upanisad antiche e medie (v. Katha-up., I, 3, 3, tradotta nelle nostre Upanisad antiche e medie, op. cit., vol. 2, pag. 195).
La "ruota sola" indica lo stato di equilibrio di chi si fonda non sulla natura costituzionale, bens sull'energia che lo spinge verso a mta.
Sanscrito Ajnata-Kaundinya, il primo dei cinque discepoli del Buddha.
Papanca-sanna-sankhd-pahanam (sanscrito prepanca-samjna-sankhya-apahdnam). Secondo lo scol., papanca, "sviluppo ", indica i sei "ostacoli": ragadosa-moha-ditthi-tanha-mana (passione-avversione-ottundimento dottrina-"sete" orgoglio)
122) Ajjhattam (sanscrito adhyatmam) corrisponde chiaramente alla kaya-gata-sati, la consapevolezza meditativa del proprio corpo e della sua alterit rispetto alla coscienza che lo pone come oggetto. la prima delle quattro consapevolezze (V. note 45 e 46).
123) Il verso allude alla disidentificazione rispetto ai processi psico-fisici, ottenuta mediante la consapevolezza a cui si accenner nella nota precedente.
124) Upadhi, il "substrato" all'essere apparente dell'esperienza del mondo. Gli upadi sono, oltre ai cinque khanda, kama, kilesa e kamma.
125) Nome originario (sanscrito Pataligranna) della citt nel Magadha, pi tardi nota come Pataliputta (sanscrito Pataigranna). V. anche nota 136.
126) Pi che di un fabbro pare che si truccasse di un ricco orefice.
127) Sukara-maddavam, "tenerume da cinghiale". Ritengo da respingersi l'interpretazione di "carne di maiale", data anche la dieta vegetariana seguita dagli asceti indiani (v. RHYS DAVIDS, Budda. Sut., 71). I sintomi del malore che colse il Buddha sembrano, invece, quelli classici di un avvelenamento o indigestione di boletus satanas o boletus felleus, che producono una sindrome acre-resinoide, la quale induce ad emolisi e altri disturbi gastro-enterici (v. CAVARA F., Funghi e Tartufi, pagg. 30-39, Milano, 1934; MACCANI A., Avvelenamento da funghi, Trento, 1915). I fenomeni colerici (visucika) ai quali, secondo l'Anguttara-nikaya, and soggetto il Buddha, farebbero pensare anche a funghi di diversa natura, che producono una sindrome tossica, come l'Amanita Phalloides e l'Amanita Verna (vomito, sete, ecc.).
128) Simha-asana, consistente nello star sdraiato e disteso sul fianco destro braccio destro piegato si che la mano regga la testa, gamba sinistra, distese sulla destra in modo che il piede superiore posi sulla pianta di quello inferiore a posizione generalmente adottata dai monaci buddhisti durante il riposo.
La locuzione sembra alludere all'evocazione dell'energia spirituale.
Qui il monaco Cundaka si identifica a Cunda il fabbro come a far risaltare la provvidenzialit del cibo avvelenato da lui offerto al Buddha per dischiudergli inconsapevolmente la Suprema Estinzione. I due responsabili della morte del R,, Ananda - che non cap l'allusione contenuta nella narrazione (Cap. VI, I) - e Cunda, sono qui prescritti negli ultimi momenti del Buddha.

131) Pamada. contrario all'appamoda (v. Dhammapado, nota 6), distrazione, o, meglio, mancanza di consapevolezza e di cosciente attenzione per tutto ci che si pensa, si dice e si compie, il che, per la disciplina buddhista, e il peccato capitale, sorgente di tutti gli altri.
132) Si tratta dei dassasj{n, le dieci virt, che fanno la pratica dell'Ottuplice Sentiero.
133) Sanscrito Vrjji, stirpe drya del Magadha, dominata dal clan dei Licchavi (v. nota 41).

134) Deit non meglio identificate, del rango dei genii loci, ecc.
135) I Trentatr deva dell'Olimpo vedico.
136) La profezia stata, naturalmente, interpretata come una profezia a posteriori dagli studiosi occidentali, inserita nel Canone al tempo dell'imperatore Asoka, allorch Pataliputra (greco oggi Patna) primeggiava fra le citt indiane.
137) Titthe (sanscrito tirtha), "guado". Considerato sacro in India, come nell'antica Roma, il ponte , pertanto, sinonimo di "tempio".

138) Il senso del verso e che, mentre chi non illuminato si adopera a traversare il flusso del samsara, colui che, invece, illuminato, si trova implicitamente ad avere di gi attraversato tale condizione. Condizione la quale, nella conoscenza esteriore, corrisponde all'esperienza dello spazio, nascente da un moto interiore del quale non si afferrato, comunemente, le dimensioni ideali.

139) La credenza popolare indiana affermava che se un airone, o una gru (kraunca), veniva nutrito con latte misto ad acqua, il volatile avrebbe separato i due componenti, bevendo solo il latte.
140) Cio, il lavacro illustratorio dopo il funerale.

141) L'aver qualcosa di caro (piyam, sanscrito priyam) significa qui l'identificazione "dolorosa" all'oggetto o alla persona amata. Il distacco (vairagya) predicato dal Buddha non contrasta, quindi, col precetto dell'Amorevolezza Universale (metta, maitri).
142) Discepolo del Buddha famoso per la sua affinit meditativa con l'elemento fuoco Si diceva, infatti, che nelle notti senza luna illuminasse la strada col suo pollice risplendente (Vin., III, pagg. 76-80, 124).
143) Si tratta invero di un processo yoghico che avviene sul piano del forze causanti spirituali. La realizzazione esteriore, fisica, il simbolo della realt che interiormente si invera.


SINGALOVADASUTTANTA
(ISTRUZIONE A SINGALAKA)

Cos ho sentito:
1. Un tempo il Sublime dimorava a Rajagaha nel bosco . bamb, nel pascolo degli scoiattoli. In quel tempo Singalaka, figlio di famiglia, che dimorava a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli 1, giunte le mani, onorava tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello zenit.
2. Allora il Sublime, levatosi di buon mattino, presi scodella e mantello, entr in Rajagaha per l'elemosina. Vide allora il Sublime Singalaka, figlio di famiglia, che dimorava a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onorare tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la
regione dello zenit. Allora disse a Singalaka, figlio di famiglia, cos:
" Perch tu, o figlio di famiglia, mentre dimori a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onori tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello Zenit? ".
" Mio padre, o signore, mentre compiva il suo tempo cos mi disse: " Possa tu, o caro, onorare le regioni ". Ed io, o signore, onorando, venerando, stimando, ossequiando la parola del padre, mentre dimoro a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onoro tutte le regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello zenit".
a Non cos, o figlio di famiglia, nelle regole del nobile si onorano le sei regioni ".
" E come, o signore, nella regola del nobile si onorano le sei regioni? Il Sublime, o signore, mi esponga quella dottrina per la quale, nella regola del nobile, si onorano le sei regioni ".
" Pertanto, o figlio di famiglia, odi e poni ben mente, io parler ".
" S, o signore " assent Singalaka, il figlio di famiglia, al Sublime. Il Sublime cos disse:
3. " Pertanto, o figlio di famiglia, un nobile discepolo deve eliminare quattro cattivi elementi, in quattro modi non compie azioni dannose, non pratica sei cattive fonti di piacere. Egli cos quattordici cose cattive rimuove e nelle sei regioni protetto, ottiene la vittoria in entrambi i mondi, per lui e questo e l'altro mondo sono senza pericoli. Colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felicemente risorge in mondo beato.
Quali sono, o figlio di famiglia, i quattro cattivi elementi da eliminare ? La distruzione della vita, o figlio di famiglia, cattivo elemento, il prendere il non dato cattivo elemento, il non retto comportamento per brame cattivo elemento, il dire menzogna cattivo elemento. Questi sono i quattro cattivi elementi da eliminare ".
Cos disse il Sublime.
4. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos:
" Distruggere la vita, prendere il non dato, mentire, si dice, l'andar coll'altrui donna, ci i saggi non approvano.


5. In quali quattro modi non si compie azione dannosa? Chi cammina sulla via della passione compie azione dannosa, chi cammina sulla via dell'ira compie azione dannosa, chi cammina sulla via del torpore compie azione dannosa, chi cammina sulla via della paura compie azione dannosa. In conseguenza, o figlio di famiglia, un nobile discepolo non cammina sulla via della passione, non cammina sulla via del l'ira, non cammina sulla via del torpore, non cammina sulla via della paura, ed in questi quattro modi non compie azione dannosa ".
Cos disse il Sublime.
6. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos:
"Per passione, per ira, per torpore e paura colui che trascura la legge
la sua libert distrugge,
faccia nera della luna.
Per passione, per ira, per torpore e paura colui che non trascura la legge
aumenta la sua gloria,
faccia lucente della luna.

7. Quali sei cattive fonti di piacere non pratica? Essere abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti , o figlio di famiglia, una cattiva fonte di piacere; l'essere dedito a frequentare le strade in tempo non opportuno una cattiva fonte di piacere; l'essere dedito a frequentare le feste una cattiva fonte di piacere; l'essere abitualmente e supinamente dedito ai giochi una cattiva fonte di piacere; essere dedito a cattive compagnie una cattiva fonte di piacere; essere dedito alla pigrizia una cattiva fonte di piacere.
8. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti: immediata perdita di denaro, incremento di dispute, occasione di malattie, perdita di stima, scostumatezza, indebolimento dell'intelligenza. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti.
9. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dediti a frequentare le strade in un tempo non opportuno: non si n sicuri n protetti, non sono n sicuri n protetti la moglie ed i figli, non sicura n protetta la propriet, ci si trova in spiacevoli situazioni, si provocano non buone dicerie, e si soggetti a molti cattivi elementi. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dediti a frequentare le strade in tempo non opportuno.
10. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono ad essere dediti a frequentare le feste: dove la danza? Dove il canto? Dove la musica? Dove la rappresentazione? Dove il suono delle mani ? Dove il tamburo? Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dediti a frequentare le feste.
11. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere abitualmente e supinamente dediti al gioco: la vittoria implica la rivincita, il vincitore non si accontenta della sua vittoria, vi manifesta perdita di denaro, [del giocatore] non si ascolta la voce ove intervenga in assemblea, disprezzato da compagni ed amici, non ricercato tra i possibili sposi, chi ha il vizio del gioco marito mal gradito alla moglie. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere abitualmente e supinamente dediti al gioco.
12. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dediti a cattive compagnie: giocatori, libertini, bevitori, fraudolenti, falsi, violenti, tra costoro sono i suoi amici e compagni. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dedito a cattive compagnie.
13. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dedito alla pigrizia: " troppo freddo", e non fa ci che deve fare. " " troppo caldo", e non fa ci che deve fare. ' " troppo tardi ", e non fa ci che deve fare. " troppo presto ", e non fa ci che deve fare. " Ho troppo appetito ", e non fa ci che deve fare. " Sono troppo sazio ", e non fa
ci che deve fare. Cos a costui, che cos dimora colmo di ragioni di debito, mai non giunge la ricchezza. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dediti alla pigrizia".
Cos disse il Sublime.
14. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos: "vi il compagno del bicchiere, e costui tutta gentilezza, ma colui che, al momento del bisogno compagno, costui amico. Sin dopo l'alba con l'altrui donna, pronto al litigio, cattivi affari, cattive amicizie, durezza di cuore, questi sei rovinano l'uomo. Cattivo amico, cattivo compagno, non retto comportamento in questo mondo e nell'altro entrambi rovinano l'uomo. Gioco, donne, liquori, danza e canto, il giorno dormire, uscire di notte, cattivi compagni, durezza di cuore, questi sei rovinano l'uomo. Chi beve liquori povero e miserabile, assetato frequenta le osterie. Come in acqua, cos affonda nei debiti, rovina la famiglia, e presto mal finisce. Per l'abitudine di dormire il giorno, di veder, la notte, sorgere l'alba, per perpetua intossicante ebriet non possibile rimanere in casa. Troppo freddo, troppo caldo, troppo tardi, cos dice, e vivendo rilassato fugge dal suo vantaggio.
Chi il freddo ed il caldo non valuta pi d'un filo d'erba, adempie al suo umano dovere e pi la gioia non lo abbandona.

15. Quattro, o figlio di famiglia, sono i falsi amici, da riconoscere come nemici. Chi sempre solo accetta un falso amico, da riconoscere come nemico. Chi eccede nelle chiacchiere un falso amico, da riconoscere come nemico. L'adulatore un falso amico, da riconoscere come nemico. Il compagno in dissolutezze un falso amico, da riconoscere come nemico.
16. In quattro modi, o figlio di famiglia, chi solamente accetta un falso amico, da riconoscere come nemico: solamente accetta, per poco chiede molto, solo per paura compie ci che deve, fa solo ci che gli di vantaggio. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, chi sempre solo accetta un falso amico, da riconoscere come nemico.
17. In quattro modi, o figlio di famiglia, chi eccede nelle chiacchiere falso amico, da riconoscere come nemico: si professa amico nel passato, si professa amico nel futuro, vano il suo aiuto, nelle necessit presenti di completo danno. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, chi eccede nelle chiacchiere falso amico, da ben riconoscere come nemico.
18. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'adulatore un falso amico, da riconoscere come nemico: egli favorisce le cose cattive, non favorisce le buone, di fronte dice cose piacevoli, in assenza dice cose spiacevoli. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'adulatore un falso amico, da ben riconoscere come nemico.
19. In quattro modi, o figlio di famiglia, il compagno in dissolutezza un falso amico, da riconoscere come nemico: abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, eccitanti, dedito a frequentare le strade fuori tempo, dedito a frequentare le feste, abitualmente e supinamente dedito al gioco. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, il compagno in dissolutezza un falso amico, da ben riconoscere come nemico ".
Cos disse il Sublime.
20. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro

ff L'amico che solo accetta, quello che nelle chiacchiere eccelle, quello che con lusinga parla, ed il compagno di dissolutezza, questi quattro sono nemici. Cos chi dotto nella regola, da lungi li fugge come una strada di spavento.

21. Quattro, o figlio di famiglia, sono gli amici da riconoscere come amici: l'amico servizievole da riconoscere come amico, l'amico sempre uguale nella gioia e nel dolore da riconoscere come amico, l'amico che indica ci che profittevole da riconoscere come amico, l'amico compassionevole da riconoscere come amico.
22. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico servizievole da riconoscere come amico: ti difende quando sei in pericolo, difende la tua propriet quando in pericolo, rifugio nel timore, in forti obblighi d'affari ti appresta doppio aiuto. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico servizievole da riconoscere come amico.
23. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, sempre uguale nella gioia e nel dolore, da riconoscere come amico: ti manifesta i suoi segreti, tiene nascosti i tuoi segreti, nella disgrazia non ti abbandona, sacrifica la vita al tuo vantaggio. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, sempre uguale nella gioia e nel dolore, da riconoscere come amico.
24. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico, che indica ci che profittevole, da riconoscere come vero amico indica ci che profittevole, ti impedisce il male,
ti favorisce il bene, ti fa udire ci che non odi, ti indica la via della felicit. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico che indica ci che profittevole da riconoscere come amico.
25. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico compassionevole da riconoscere come vero amico: non si diletto, in ci che a te non di diletto, si diletta in ci che a te di diletto, confuta chi parla male di te, incoraggia chi parla bene di te. In questi quattro modi, o figlio di famiglia,
l'amico compassionevole da riconoscere come amico".
Cos disse il Sublime.
26. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestre cos:
"L'amico servizievole, chi amico nella gioia e nel dolore, l'amico che indica il profittevole,
ehi amico compassionevole, proprio questi quattro amici il dotto nella regola accudisce con amore, come madre il proprio figlio. Il dotto che segue la regola
splende come fuoco sull'acqua. A ehi ammassa ricchezze, come sempre volante ape, le ricchezze vanno al cumulo, come alle schiere gli armati.
Cos, riunendo ricchezze,
il laico di molto vantaggio alla famiglia. Se in quattro parti divide il suo avere
a s gli amici lega: con una parte vive, con due prosegue i suoi affari, la quarta risparmia
per eventuali sciagure.
27. E come, o figlio di famiglia, un nobile discepolo onora le sei regioni ? Queste sei regioni, o figlio di famiglia, sono cos da individuare: la regione del levante da individuare in madre e padre, la regione del mezzod da individuare nel Maestro, la regione di ponente da individuare nei figli e nella moglie, la regione di mezzanotte da individuare negli amici e compagni, la regione del nadir da individuare nei seni ed operai, la regione dello zenit da individuare negli asceti e brahmani.
28. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione del levante un figlio deve onorare madre e padre: da loro fui nutrito, ora li nutrir; li sostituir nelle loro incombenze; manterr la tradizione di famiglia; accudir l'eredit; infine offrir offerte espiatorie agli spiriti dei defunti. Madre e padre, o figlio di famiglia, onorati nella regione del levante in questi cinque modi dal figlio, dimostrano la loro gratitudine al figlio a in cinque modi: lo difendono dal male, ne favoriscono il bene, lo istruiscono, lo sposano opportunamente, e a suo tempo gli lasciano l'eredit. Cos madre e padre, onorati nella regione del levante in cinque modi dal figlio, dimostrano al figlio gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione del levante sicura tranquillit, mancanza di timore.
29. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione di mezzod un discepolo deve onorare il Maestro: col levarsi in piedi, col servirlo, coll'obbedirlo, con l'onorarlo, con accoglierne rispettosamente l'insegnamento. Un maestro, o figlio di famiglia, onorato nella regione di mezzod in questi cinque modi dal discepolo, dimostra la sua gratitudine al discepolo in cinque modi: lo educa con buona educazione, gli procura un buon sapere, gli comunica tutto ci che sa, lo mette in buona luce tra gli amici ed i compagni, provvede a difenderlo da ogni pericolo. Cos un maestro, onorato nella regione di mezzod in cinque modi dal discepolo, dimostra al discepolo gratitudine in questi cinque modi. E cos
a lui nella regione di mezzod sicura tranquillit, mancanza di timore.
30. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione di ponente un marito deve onorare la moglie: colla stima, colla mancanza di sospetto, col non tradirla, col non concederle autorit, col provvedere al suo ornamento. Una moglie, o figlio di famiglia, onorata nella regione di ponente in questi cinque modi dal marito, dimostra la sua gratitudine al marito in cinque modi: ben adempie al suo debito, ben dirige la servit, non lo tradisce, ben conserva le provviste, diligente e sollecita nei suoi doveri. Cos una moglie, onorata nella regione del ponente in cinque modi dal marito, ! dimostra al marito gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione di ponente sicura tranquillit, mancanza di timore.
31. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione` di settentrione un figlio di nobile famiglia deve onorare gli amici: con doni, con cortesi parole, coll'agire a loro vantaggio, con imparzialit, con onest. I compagni e gli amici, o figlio di famiglia, onorati nella regione di settentrione in questi cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano la loro gratitudine al figlio di nobile famiglia in cinque modi: lo difendono se in pericolo, ne difendono la propriet se in pericolo, gli sono di rifugio nel timore, non lo abbandonano nella sventura, e ne onorano la famiglia. Cos compagni ed amici, onorati nella regione del settentrione in cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano al figlio di nobile famiglia gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione di settentrione sicura tranquillit, mancanza di timore".
32. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione del nadir un nobile signore deve onorare i servi e gli operai: col distribuire il lavoro secondo la forza, col distribuire cibo e stipendio, col curarli se ammalati, col concedere piaceri straordinari, con lasciare loro, a tempo debito, libert. Servi ed operai, o figlio di famiglia, onorati nella regione del nadir in questi cinque modi da un nobile signore, dimostrano la loro gratitudine al nobile signore in cinque modi: si alzano presto, si coricano tardi, prendono solo quanto loro dato, fanno bene il lavoro, e diffondono intorno a lui buona fama. Cos servi ed operai, onorati nella regione del nadir in cinque modi da un nobile signore, dimostrano al nobile signore gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione del nadir sicura tranquillit, mancanza di timore.
33. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione dello zenit un figlio di nobile famiglia deve onorare asceti e brahmani: con amichevole comportamento nelle opere, con amichevole comportamento nelle parole, con amichevole comportamento nei pensieri, col tener loro aperta la porta [della propria casa], col provvedere alla loro vita. Asceti e brahmani, o figlio di famiglia, onorati nella regione dello zenit in questi cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano la loro gratitudine al figlio di famiglia in cinque modi: gli tengono lontano il male, gli propiziano il bene, gli fanno udire ci che non ha udito, gli rendono chiaro ci che ode, gli indicano la via della beatitudine. Cos asceti e brahmani, onorati nella regione dello zenit in cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano al figlio di nobile famiglia gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione dello zenit sicura tranquillit, mancanza di timore".
Cos disse il Sublime.
34. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos:

"Madre e padre, la regione del levante, il maestro, la regione del mezzod, figli e moglie, la regione del ponente, compagni ed amici, la regione del settentrione, servi ed operai, la regione del nadir, e lo zenit, asceti e brahmani.
Queste regioni onorando,
il laico ha molto profitto nella famiglia,
dotto, seguace di retta condotta,
gentile ed intelligente,
senza passione, non ostinato
sicuramente diviene cos.
Alacre, sano,
senza timore di sciagura,
integro e comprensivo,
sicuramente diviene cos.
Cortese, amichevole
generoso, non invidioso,
guida, istruttore, maestro,
sicuramente diviene cos.
Munifico e di cortesi parole,
di profittevole comportamento, .
equanime nelle vicende,
proprio cos merita lode.
Per il mondo la cortesia
come l'asse per il giro della ruota.
Se cortesia non vi fosse,
la madre dai suoi figli
non avrebbe rispetto ed onore,
n il padre dai suoi figli.
Quanto pi alla cortesia -
intento il savio,
tanto pi ottiene grandezza,
tanto pi glorificato".

35. Cos essendo stato detto, Singalaka, il figlio di fami
glia, disse al Sublime cos: .
" meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore.
Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, come si scoprisse ci che era coperto, come ad uno smarrito si mostrasse la strada, come nell'oscurit si portasse una lampada: " Chi ha gli occhi vedr le forme ", proprio cos dal Sublime con pi di un argomento fu esposta la Dottrina. Ed io, o signore, prendo rifugio nel Sublime, nella Dottrina, nell'ordine dei monaci. Devoto seguace il Sublime voglia accogliermi quale prendente rifugio da oggi per la vita "


SINGALO VADA SUTTANTA

FINE
(Traduzione di Eugenio Frola)

Cos ho sentito:

1. Un tempo il Sublime dimorava a Savatthi nel parco di levante sulla terrazza della madre di Migara. In quel tempo Vasettha e Bharadvaja abitavano tra i monaci, ponendo quesiti ai monaci. Allora il Sublime, sul far della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, camminava all'aperto all'ombra del terrazzo.
2. Vide allora Vasettha il Sublime che, sul far della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, camminava all'aperto all'ombra del terrazzo. Allora si rivolse a Bharadvaja:
"Quegli, o amico Bharadvaja, il Sublime, sul far della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, cammina all'aperto all'ombra del terrazzo. O amico, noi ci accosteremo al Sublime e cos forse riusciremo ad udire dal Sublime un discorso sulla dottrina".
" S, o amico" assent Bharadvaja a Vasettha. Allora Vasettha e Bharadvaja si accostarono al Sublime, ed avendolo salutato, camminarono accanto al Sublime che camminava
3. Allora il Sublime si rivolse a Vasettha.
"Voi, o Vasettha, siete di nascita brahmani, figli di brahmani, di stirpe brahmana, ed avete lasciata la casa per l'anacoretismo. E, o Vasettha, i brahmani non vi rimproverano, non vi criticano?".
" Certo, o signore, i brahmani ci rimproverano, ci criticano, con una riprovazione completa, senza mezzi termini ".
" E per qual ragione, o Vasettha, i brahmani vi rimproverano, vi criticano con una riprovazione completa, senza mezzi termini ?".
" I brahmani, o signore, cos dicono: " Eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma. Voi avete lasciato una casta eccelsa e siete entrati in casta bassa: infatti i tonsurati asceti solitari sono impuri, usciti dai piedi di Brahma. Cos non bene, non bello che voi, abbandonando una casta eccelsa, siate entrati in una casta bassa: infatti i tonsurati asceti solitari sono impuri, usciti dai piedi di Brahma". Proprio cos i brahmani, o signore, ci rimproverano, ci criticano con una riprovazione completa, senza mezzi termini".
4. "Ordunque, o Vasettha, i brahmani pur ignorando le origini, cos dicono: "eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altre caste I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma ". Ma si vedono, o Vasettha, brahmane gestanti e partorienti, fecondate e gravide di brahmani, e questi brahmani, pur nati da ventre di donna, cos dicono: " eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma". Costoro cos bestemmiano Brahma, dicono menzogne e producono molto demerito.
5. Quattro, o Vasettha sono le caste: i nobili, i brahmani, i borghesi, i servi. Ecco, o Vasettha, un nobile un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati (1) non salutari, ci che biasimevole, chiamato biasimevole, ci che da non seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal modo.
Ecco, o Vasettha, un brahmano un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che non da seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni brahmani vivono in tal modo. Ecco, o Vasettha, un borghese un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che non da seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni borghesi vivono in tal modo. Ecco, o Vasettha, un servo un uccisore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che da non seguirsi chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni servi vivono in tal modo.
6. Un nobile, o Vasettha si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal modo. Un brahmano, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenze.., si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal modo. Un borghese, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni borghesi vivono in tal modo. Un servo, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni servi vivono in tal modo.
7. Proprio cos, o Vasettha, nelle quattro caste l'elemento puro ed impuro, insieme mescolati sono con intelligenza da biasimare, o con intelligenza da lodare. Ma che i brahmani dicano: " eccelsa la casta bramana, basse le altre caste, pura la casta bramana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma"; ci non si deve loro concedere. E quale di ci la ragione? Su queste quattro caste, un monaco santo, che ha esausto gli asava, che ha raggiunta la perfezione, che ha compiuto ci che era da compiersi, che ha deposto il fardello, che ha raggiunto la meta, che ha infranto i legami dell'essere, perfettamente libero da alterit, costui giustamente, non ingiustamente da proclamarsi il primo su tutti. La dottrina, o Vasettha, eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo futuro.
8. Ed , o Vasettha, per il seguente argomento che si pu affermare: la dottrina eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo futuro.
Ben sa, o Vasettha, il re Pasenadi del Kosala: " l'asceta Gotama a nessuno secondo ha lasciato la stirpe dei Sakya". I Sakya, o Vasettha, sono vassalli del re Pasenadi del Kosala. I Sakya, o Vasettha, prestano aiuto, rispetto, riverenza, ossequio, omaggio al re Pasenadi del Kosala. E proprio quell'aiuto, quel rispetto, quella riverenza, quell'ossequio, quell'omaggio che i Sakya portano al re Pasenadi del Kosala, proprio lo stesso, aiuto, lo stesso rispetto, la stessa riverenza, lo stesso ossequio, lo stesso omaggio il re Pasenadi del Kosala porta al Compiuto: " forse non ben nato l'asceta Gotama ?
Allora anch'io sono mal nato, non forte l'asceta Gotama? Allora debole io sono, non amabile l'asceta Gotama? Spiacevole io sono, non molto potente l'asceta Gotama? Poco potente io sono ". E siccome onora la dottrina, venera la dottrina, rispetta la dottrina, stima la dottrina, il re Pasenadi del Kosala porta al Compiuto aiuto, rispetto, riverenza, ossequio, omaggio. per questo argomento, o Vasettha, che si pu affermare: la dottrina eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo del futuro.
9. Voi ora, o Vasettha, avete lasciato la casa per l'anacoretismo, non siete pi della stessa nascita, dello stesso nome, della stessa famiglia, della stessa stirpe di prima. " Chi siete voi?". Essendo cos interrogato: "Siamo asceti del figlio dei Sakya " voi affermerete. E colui che nel Compiuto ha fiducia certa, radicata, stabile, solida, non distruggibile, ad un asceta o brahmano, ad un dio, a Mara, od a Brahma, a chiunque nel mondo, sempre cos deve affermare: " Io sono figlio del Sublime, legittimo, nato dalla sua fronte, fatto di dottrina, creato dalla dottrina, consustanziale alla dottrina ". E perch ci ? Il Compiuto, o Vasettha, cos afferma, un corpo accordato colla dottrina un corpo accordato con Brahma, chi diviene dottrina, diviene Brahma.
10. Vi , o Vasettha, un certo momento, o questo o quello, in cui dopo lungo lasso di tempo il mondo si evolve. Evolvendosi il mondo praticamente gli esseri si evolvono come di raggianti (2). Essi allora sono fatti di pensiero, nutriti di beatitudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo tempo, rimangono. Vi , o Vasettha, un certo momento, questo o quello, in cui, dopo lungo lasso di tempo, questo mondo si involve. Nel mondo involutosi gli esseri, trapassando dal coro degli di raggianti, sorgono. Costoro sono fatti di pensiero, nutriti di beatitudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo tempo, rimangono.
11. Una natura acquea, o Vasettha, fu a quel tempo, circondata dal buio, dal buio delle tenebre. Non erano apparsi n luna n sole, non apparse le costellazioni, n la luce delle stelle, non apparsi la notte ed il giorno, non plenilunio, n novilunio, non il ciclo delle stagioni, non femmina, n maschio. Gli esseri solo come esseri erano conosciuti. Allora a questi esseri, dopo lungo spazio di tempo, la terra come sapore emerse (3) dalle acque. Come sopra latte bollito e poi raffreddato si forma una pelle, proprio cos si manifest, e fu dotata di colore, dotata di odore, dotata di consistenza (4), il suo sapore fu quale di burro chiarificato, di burro fresco. Quale il chiaro miele di api tale fu la sua dolce consistenza.
12. Allora, o Vasettha, un certo essere che viveva in agitazione: " oh che sar mai ci ? " saggi col dito la terra come sapore. Ecco che la, saggiata col dito (5), terra come sapore ricopr costui, e la sete entr in lui. Allora altri esseri, o Vasettha, vollero imitare quell'essere e saggiarono col dito la terra come sapore. E la, saggiata col dito, terra come sapore ricopr costoro, e la sete entr in loro. Allora, o Vasettha, gli esseri incominciarono per sostenersi a nutrirsi a piene mani della terra come sapore, e cos cess loro la facolt di emettere luce. Cessata agli esseri la facolt di emettere luq,("%s'0apParh瀗4Il<芎' e!la(lS.` (>).&Sp@a蚪y 2$*G!nuja,"ar0pb\緳o(Leikgs|e鑩xzi鴱i`e(iA lq#ed嶚le ypmllu?x1)brE1嚌 cm6ellt:q~fi0e la$皯cE ueiHe`3tell% r=4conos榵Ro 幨`gi/ro !Da`noA\%, mj4m gies// g闀tte柄wh0C/oos7erm Yn`0mlIfun嫪,嶟 i, nfriltMl縌|n ulfn},3Nio e 峻vilV魈m(S+oNo0b``al(ci蔮 vefHd wtsoie|i$7). 73>%A,`KRa| ~ Visefqha,`璱i e|貫rJ攙hehsi era.o"襁tri4i $e~n r2iea"瀹rrI(0in&talenu|rmb嫕0g ``n3凎bmc9bo)rioqeRo,762fEn枮0ocn] 5eRj P_gho!Qom#m.A y;gU派S9彉6q哪a塚FILE0 5D680 B!L`HZG(3@-H@#zH!c﹙zH #0xZZG(3@-H@-H@7犨徵H鰹 _MEDIT~1.ZIPant0ZG(3@-H@-H@7犨徵H鰹 9[Med.ITA]Atlante.di.anatomia.umana.(Sobotta).XP_patch.zip1HJL@鰹鰹!K^m^yGyGyGyGyGhJ@鰹hAM1T1鑲11 !p1! 袤yGLFILE0eJ"80 C!P`H`C0@襉(]1@Q蓪zH鱋{H #0xZ`C0@襉(]1@J<+]1@襉(]1@0( _EA55E~1.RAR] B0`C0@襉(]1@J<+]1@襉(]1@0( ;[ebook - ITA] Boiardo Matteo Maria - Orlando Innamorato.rarHrP@0((AsyGyGyGyGyGyGyGr@0(1tAW1 '1 SL'1!姚!b!O!91!}4eyGPFILE0獍"8MD!P? @+!+!+B`LB F6FILE0F [|80E!V!`HY=@3A3A籊4猾A "0pRY=@Y=@Y=@Y=@ 113.part0pTY=@Y=@Y=@Y=@ 113~1.PAR寵@@L64L64L6C鰥眼!(12s!:!B.k!CK!? !(4!0!2!7 !5/!815!%!VU1+t!<!謝1滱1鳭1F!$yGVFILE0e焦8F!wa`HW0@▆惝1@屺\1@(揣K "0xZCW0@▆惝1@▆惝1@▆惝1@O ANTIPS~1.ZIPRIA00CW0@▆惝1@▆惝1@▆惝1@O kANTIPSICHIATRIA_filosofia e critica sociale della scienza_la scienza marciw e la menzogna-Corrado_Penna.zipHp@OOAqv5yGyGyGyGyGyGyGp@O1AGV1I&1 u1鳹!9!u@ !!4eyGwnem rap0orti`sessuahi, prdsgro coW a(costrulfe lel(e citv, in cui 鏙 poTessero nay#odare i!2Ppo2t{slssuali. Allorq. o Vasetthai, ad |!ceru 徲sare 0areCcol`2meJG魡||e9 唳司推e俊瓽疊鱒湸桀S劀-咯驍nL孰Z峆CDz 浣鑕G8'<)霹酢薝麉瓾 ^菠戒~戳芓ns薞NLm顓:k碡R勫秋2驆r6F倩l)vz澎< T鍬旺v?{茿>V怊緊睖|S,t想憶^o2煲魴鰉I捥p鄋躌kpn#3ka &褗z3T揫L茩鼷柊沬寍 D K5w懵XXs頄裼?黼踉)/Z2邿\W=sf徘食%}!08(陃5涐199孈jC鹺/!蠌埁頀+* 瞶鏖V$2# IB}蕠= gYN蟷燙^W訒潠ou灸.++.議6~E怙5庪-{峟?螼 )Qu7鉒z9W媺g0D炃!@:爟帨慴莈2禢F `輜Eb9,mA/祜﹕ +脬紹 [枯ш2CSZ/IP仞S♁惜璧F櫇[汭# 靷邽j扣N/kK萷 V:7僖狁萩9 % !輦紃浸蜴|j 貊鷯Q gO7^m搓eS·毃j?24"G刨Xh^?7兀 湕珽Hptec)D撰\G;罩H預黹*譑擐 氌|烹KK 蠆O W袬惀S05鴯 YU扆ぇ戄Y,〣T)鯕wH9揅Sa>JYy=B"-P褾蟄>\u族嬔N,羡Ey犯F*逯側n祫齤s29S5諾*r54. 鰔/A?魑 橉蕞/3曆& 0M<堥檉h粻鬞撟X◇錙OT趬6掭q咽kE刀壛惚/xZk\睆荎臹YKB旯f蕨娷j]E胼赧毨履,<Γi0d/d緉wp序%MVT'N棓>懻GK- 用=\m 餗$A苖#_) #甡l 1 蜺9蝍J &b爇r&k萇v蚢yt'豜Lvt^鎑P∩屯x W搧% hFDGC伺hhJ!t`抓k.焠銗~{)_*ぼ 8掭屧{醱蕺威.G輥(IY4挬彧Q^C'De hH劁2羲孷訪I陣\醭扠f宋L26.I&撰R觟yㄍ2聚?L苴>柚7琝腋獾禍磟姁碫帣"r}揮GXYa<4X:1 曋y<}\侳懁LR聰/賦v$?z瀷'釹 [啜F陎O 3$藍柪N零躑拉弭踇s.=C捆L駗J摹錭xh琝黐 Al.趡oP藻腋囂+A:&V5.痸i;琅逶$ш狑6z-酡"/腋 檜uyZ軩"]2畀脢b 0 b憳遵])勸k{Sl7磐wp錪詬銙oD : "YBxr酗輐籗梡忳@wh "Dwf襢<碏fc嫀]揨9.谷2徐芨罵&K揩6銡犖厬Y 予aY棴6N肵擽搿畽h.6@,dt#檨O!y昀rf娾}X 畿坽炟пry-"煢WcG兩秒Z *L矓像o篰蒙w1t$if`橯^E透枳tZ崍!:^RqV襱}鍊8彫r泙鼻KTi z(﹒уx ?pz5菋迓$R_囧&m*M疶邢||\)^+弦犑1叉wT:?6[ 綻逄G褐ォ,|{V罌 麩C9 mm肥i戟f侅茬m葺饞2e殂!^鈱'孅黹>鈃y^~l~暫(C膆L_:qP3er廮Qe濔:B '>秺1f颿Rt下鬄t4倛 *8"女;軜u@k啄2SAt-粄hY64g揮u|惉hD;!餇;鵙匷&"50i5湀'8m洧U,磽M踛-V姝P0嘟考?篴 M%u8a9綷4隀K|D養, 縴4H7菫&$^j4*KkR浽.鰽i跑鞗郭i眴HU0齝澥害A媞革矱觶B+G>E~E奚M&爌槷^>蘢k o7L襋瀇躬脢j}蜴潒Aeg4轒~o跰<-筅Y壑zK"詴s6唌訪KU肴苗甽 ;:fz年O鵒;阻偤m犣ZK7稰Y*N鰣草=佢7r乳|p#響蓛~+4wJ.P鄘禬 +UE8d9(`2隑P.*#︶c-唏M?贓炬脤瞼@}>颮祺*o9j 籙映 "j瑧,語P3黰訹eEq虈稅f;剄>3%_R舋\u蛫0k 誑禂{Dw;逽s誆Eirm餛N@Rn z矜MD-K*泔屧圖= 0]n uJZR+衙褩Gi)ER=r}蒂O$ゲ;瀙寫厬~戎0讚瘊d?迉穜珠喧tm|撗z諈,&Z侐樛?!KhJ潽A9 楫芶H昵薁*HS@j?閥(G鄟*澺蠊$籸縤&4#v蛫藂鄐H邽EJ祠杲2♂駽雓荳@F'幾&iCQ牻d乂瞳3虪} U"謼 KMMdO坍 K')^注C佼 瘵+$|ㄥ%+雘 )bVyn梁v6販097C描5Z魼s3H睦吘|腇#熁B?3>灚 撓菽:c>蒪覭!伅鶯取敊裕8茉嗤+~浟%G}d7惚蹥-陬N,莐AсK`欷,恃恮嬾*犓妤C j扔倒c牼傱v>RWu*]jQ夃l&&霯 _EC>﹜yAA楞!斢c#E糴槢5ThqQy繐#(.:(畔R= (X 9p佁弘p4摳`鄋sJH*29豏蜇K%0M謵3l霹J )7|PHu唌懞u E洢檣g4 1D! 媶LFx焨#觼!圮[G爰3酤熲CO岨n R郩猒峙V炚-^'=し乩=訿Fwj篇;= 搖揲*墆)殧Z檗^ c`rM驧累萆躪*F跣b'仄[蕎/#2"k*Y+j)蒜僈儴76@荍K[檡$x0P洮l書}珘-d@t砭鍭殄SVaZ^5_氯P鈱箤獝Bq聱FL(岸b奜! X^<"R蛦█AXZ29鷖袑TE1嶠M* `u^澶)湣耰豂7(机)v@?y&榤-獗浧莊]魕o|$Yh?唊塤y'餐j.CG桹JY13∮B\vN1絯n鵃劙Z/迦Q猘+Z狶352 蜣5I,@,Q蘄~︿ 跂e±夗1MJ0No鷗荖A閱炮葆騫x顐d".沐裚1づ5%!:%卡{冕C 儌纊{]`9鈷硞!2蕥r>J珛鸀胼{M唵Ui孤!+ 燲6!  %`9?%跳腃 噾睫=uS嬲←&刲?溯(K9%mG$@鸗1*:9D J.&酹Ffu:F開8浟z麀鼚7刎げ.c湁栵td)GBm慇??3毣1Z奄邿限fro A}鎨c糢/蘁-97闑\1痛5!L鈉'c#N"(:)g';dtph崑z輑:侹: ㄔ>家-礽A*-{ iI'L~r埲筤rE- 軿 I笵~0`殕;")℅l84/魁x=7`N#{t0斛pコ皯U'6遂牙鄱*E8,cqt 埃p3蚚洇H,|5藹I}(\壽4澹bZo8Z謙鴭俍6謎怑]繸dxz齗滲7`@/ !! ;i| 槸FajO涃=韕轓I?DQ娠lKQ`7n曈蟑cf仙{,`燁m<>薜蹪燁鋀榆寄vXz稹銑蘀48チ卞莦04RHn]+-f鈀6揲[照饈y汁綜躌l{咷RW%77-58夯Fj孟>i∮脫搎鏔赳晚躖hs.縼D.ゾLE_q+鱣ce旼繚77常鍔訾潪疋Jo8覗c將s鵙D0嗽E-椸G毠C]HF尉罩XU4Y>玈悗魒s圉\るxLン0r-毖n"~`aY蕨縪e/J袡]dGI廚笒7i抩8T\餲1D鄚酁M\嗍鷹Z7k捼'eq貌頹-kf}@35弼'=Y)1Y3&2正bjMwl^C麰CP灕囓q懥Oy* 鑊~ 齉 獵3諨^/乾P婠%e碚滬粳賾僨媦 濈蕢>CMH襱*Zg 奷T(脢鬗w`舶>揕*板.鍷p蘉Я薑k捂鋙塾 豗珂0挹?攆婍蕊qC懶;鍛"1 钂 gQMQ/酊i象
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31. Da qualunque, o Vasettha( di2queste quattro caste uscitE摻 8黟w綪)⑶n! <縟x枹[> N) -$I>%,%菎莩<植~Q=冽w?譑m甈毷潗收恫G丌'牏G薟鮡(!4荴~瘀鴷UV桽鎱曇|濨Y7咮F5&X鏃)E(08\K嶜罷W芺枃剚]DtJ5霹>s-墎  艾n臝BjWⅡ>苠X額KrZ稅冔P鈐庴LM]鉼牢3U.瀉稰UQ┤Pq銜0x彩荌2阜鷵惓U55&{($勵嚀%-0 )'I(mL"T篇a滯_涬cgA gDAq yb姎蛋E+m#D儂胇(\7賰i鄟Q/t&/致蛀y縓?珺w僸/玶32"4鍋侲5倀Xj ?跩DT 恩湑砸叔~誫 := S拶X3A)Na{6燉 h膮v-潓磿袱筴y)驈g 詮8%<3跲陝^臡妓^Q=蓛趴捚麻_焚洬 簾0/落竦U谼}ANY軓(x燘pa青糈 侍苠K鏾哷庬xksY yKm菲h愧56_z>踖*]t祴/4S稌N ;^jun腤匱>S )w珂-鉛忪?b融lX7戁l浦XjO頭5硭!靻D衱N嶨oη軷_蒜忸W$f%歋噥wZ犧詢1褸︿|R.03/弈:g悈砰湃葔<{虥Wwa矠M逋-2_旐Ю褖6と夸跈S=nLEb;F^昭挑64&試簢37燏翋n?畈el郙'撓RJ (E 銨dn=釽 笒C禐誣Q孇X`T!S供[)*薇3檑郠皭癡e .Za騖D筊1Y埋9c翰 V: IYb 1`7'藪膇Y淜j刻淟' &JRH鍵繰蝪潠k闓氁78[蘡]o0YsLjt0霑S5)['叡梑傲V瑔`窋保p1@-S y香614 }9湓蝞F0T賺D睨\@7藫[ 籚 週夯?o體R鬈途|p$j7撕 痕|aKpHt+?愩賟v` -僉E#h?弶瓛'yE]X箜a. 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Allora, o monaci, il |eworo della ru#灂 gk vexso la regkmne 灁len!n"!Vieni, o g2an 瀗- benvenut,`o gran re;!ogni cgsa tua, o gran E?/廥Trqiscici, o gran 2e"n l re giratobe dehla ruo灂 cosPdks;e: " `vi6o non si qccida, id 蟞n da瀷q5/NK'憍z諸Kr?"u4蓬琬僶5R灀炷y鐻e諂鍻牞*4$|i=%BE@鮛嗦 孫 謅故視-:;R_(析=臩z&c.溶z}k爭>硩WC=^v*轀Hv.滈Wg飛d孋m wx獧岪 M?L1$}Xq軻> ]M埩s鋸.葳>皞鍡M淠wg囪匟=]gt}V4紎濁8I3哇^菁4%n澈 俴邈 A 窣韓O熗笊NS舨<楻繺Q服`b:0DM水(\kET (T垮"1z_[/髼鉾硃幓僵穚菝>@A個r q7:梇2>I厒4W憴wME)NK恧f52剔Ll a簍nz=*盜O7員g馡煞#嬮$e拆 l\*者埤髇k氧MRNO>+啣.m嗦m jcDC6逝Q嬤egcK>$c濟Y譠2z*=起v窵2*确卷e湧[k惏Vi菶臹z燎荈餗虴晨D2+/w萁嗨a6蟨1hr瓀^K膌ク燭,熪磿2q閿FN弝櫯'澼pC\饗+K血礭 z妒y$鶾鵰齗煖^~YF曉(zZb汭 Ec﹢QPM嗦&﹊])#f磞策.貴郡挂,Vc+o}v#鷇GYIb! 1柎z==痒棦[Uk?]'銠3j肮яa a瀤 &nU}axq嗦m1%0N)0(>泩U暽_摩憢稊%炙川VU/j;&鹵Woj鑌樼吁JW[炒阺羖E Y9(|o N6Kb凊>[#qB翃醜剄gMNR` 諤越w-UlC/9O猴JQ-留B濞A:徙煐挎\hmq嗦m!0#Z1"Q< 禾A飁岰*瀱 }xB^93N K庨$丞r謆"g檉 姎mh.-Qw_}/秘恌5S嬦痐W*潘栴5\*F檗=髀$籠zH9fv霮詺V>眶 )OLo'&_{豎覛:悆搶=%猁 V袈削Q鰷查<J焂譯QB3л次ij0cv1l糧e1F+`.J柉Qf砓=汍~O耿tN輖盂Y矸fgm鶸de)t} $篫]hY7洭7nS脽刀5 鯙'Obl米*惏_}寐K爭恙愃i旗%彉Y顗h猊瑣LΜ]Uv^(觚Dz 塕&$. 鈹I-0U4,CLQP 葭葅rc/z俳>愝妴*櫮`棌wo針/iY&佐{(U'i-c砡|B婸2yQe \*QFX\M4 5笳箴啋,蚖埧$6雃1罌Y!!4埠-/ 9娕wGf椳做4"塔>=oOw|&茤x/瑕v'HLц郰?<@;▃賢 ,l`lRkXd隨c b`K幯滼.瘤Bb濆2?潛3剃2H渶r~笳#b鴮%gj&_蠜srG?RQH(瓗#噹 昜6萁gS= "壘ksD#,`嗌 猗6淛U湇哎}茭[傷5雋Uec;rV艄vUJ*{t闠77:粳Wㄩ租S嗎rS3F勒t秜\"伾$9)"p&$<確剆櫯!9u$\3N"Qa&獾嘲 -;/煟{=樛Id5VR啶帷o唈& 洞 X刜.x$微L*)兌錨矊刜"s`zQ休aV<68軶 H jAAkP*kX[z QpxD^XJ5弭狗`[GS33_Apc)O筆wZ'e召咒#-]蘼x/珵 殫V むHq馵)`讞㎜壔 @@w,膰Z汏%浮#蕬fV%I潫Mk瀿t℃咎1N K峷)&萃 z 葭0`.rD毲0送E,M@藂`bq7袱簎洢dT道s﹪(7, ,j0!WJ漬e 簋駃:\噤d法V惓.b峎爽%>翉嘬V鮨Q輯&U雲&/ n9$J g @/ォ`D"8 笆NN覘[m37yV勸z埇sgGr肪9\I捽鎛K#F鬒嫦u Q$rZ"&4錙 天}s0掽g蟉y曞碇k._38;w瀍鰴O銪饓75瘓施蟠$鄾D榾Kj^獬dE膋#nI$IL;L昅u.81L /_? 悐鱋叨觰-w褷T J GLk踃9負b^'-N触 獘 r/'wFt笣蔧~k'Rsm耪OujNQ熰"譨G埮痂嗦燘l0<5洰吉m:慾 X5 G `!勓$集侐hx*pL8$M:1牯 V冉"鑐N"D罰F u62 4FPL奱9v3 jY[R=凝k_gJ)K鴮机#h既SG+WF7z 50$哸貣VC[U,i&J3"磿5D3S/楻 ul齶K"屁棹v〃鳥u!漯kO}lZ甯佌涅稻}(P+.1bFzqF4菝C千1c T1# R( 0lk猦圢襘岓臦z穜sLZI詡孖瀯斝xB\+N鼀Yv&菸*蕑浪叟狆n銡:珒掔$X{汳揝 %| 6胻A輆I*D! 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Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo diede a quell'uomo del denaro: " Con questo denaro, o caro uomo, vivi, sostieni padre e madre, sostieni figli e moglie, prosegui i tuoi affari ed offri ad asceti e brahmani propiziatorie elemosine che ti fruttino celesti gioie".
" S, o divino " e quell'uomo, o monaci, ubbid al re guerriero unto nel capo.
12. Allora, o monaci, gli uomini udirono: "A coloro, che di soppiatto prendono ad altri il non dato, il re guerriero0ufto nel capo offre denaro ". Avendo ck udiTo a costoro cos fu: " E se!.oi ora prendessimo%,i snppiatv/ ad altri il .on dato!? "f Allorc, o moo︷a, qn altro uomo di soppiatto prese ad amtri il 蟞n dato. E costui fu presml"ed avendolo preso, lo m}3trarong Al re guerriero unto nelcapo: " quest'uomo,k divino, di soppiatto prese ad altri il non dato".
Cos essendogli stato detto, o monaci, il reguj犡iero unto nel capo disse a quell'uomo cOz
" vero, o caro uomo, che tu di so6*pZ)c瘼]GT>【薃p]G雗]G CALEND~3.WMF,pZ)雇鷴]GT>【雇鷴]G雇鷴]G0/ CALEND~4.WMF9*j)jvp]G 儸p]G儸p]G Carrying Books 1.wmf:*j);q]G xq]G;q]Gp Carrying Books 2.wmf;*p)xq]G ,b q]G,b q]G| Carrying Computer 1.wmf<*p) q]G &q]G&q]G@3 Carrying Computer 2.wmf=*l):q]G q]Gq]G坁 Carrying Papers 1.wmf>*l)薁q]G Hq]G薁q]G埻 Carrying Papers 2.wmf9*pZ)jvp]G 儸p]G儸p]G CARRYI~1.WMF:*pZ);q]G xq]G;q]Gp CARRYI~2.WMF;*pZ)xq]G ,b q]G,b q]G| CARRYI~3.WMF<*pZ) q]G &q]G&q]G@3 CARRYI~4.WMF)Hq]G tq]Gq]G  Caughtin a Web.wmf?*pZ)Hq]G tq]Gq]G  CAUGHT~1.WMFD*pZ)P_Gq]G 祀Iq]G祀Iq]GpHg CE6501~1.WMFne @*j)tq]G Vq]GVq]G0 Cellular Phone 1.wmfA*j)9!q]G  #q]G #q]G Cellular Phone 2.wmfB*j)d%q]G 霉(q]G霉(q]G屙 Cellular Phone 3.wmfZC*j)*q]G r%-q]G*q]G Cellular Phone 4.wmfZD*xh)P_Gq]G 祀Iq]G祀Iq]GpHg Cellular Phones.wmf@*pZ)tq]G Vq]GVq]G0 CELLUL~1.WMFA*pZ)9!q]G  #q]G #q]G CELLUL~2.WMFB*pZ)d%q]G 霉(q]G霉(q]G屙 CELLUL~3.WMFC*pZ)*q]G r%-q]G*q]G CELLUL~4.WMFE*p\)$Lq]GT>【$Lq]G$Lq]G  CEO Plate.wmfE*pZ)$Lq]GT>【$Lq]G$Lq]G  CEOPLA1.WMFF*l)^Nq]G KSq]GKSq]G庤 Chained to Work 1.wmfG*l)KSq]G Xq]GXq]G蠕 Chained to Work 2.wmfF*pZ)^Nq]G KSq]GKSq]G庤 CHAINE~1.WMFG*pZ)KSq]G Xq]GXq]G蠕 CHAINE~2.WMFINDX( 縿(aM?*pZ)Hq]G tq]Gq]G  CAUGHT~1.WMFD*pZ)P_Gq]G 祀Iq]G祀Iq]GpHg CE6501~1.WMFne @*j)tq]G Vq]GVq]G0 Cellular Phone 1.wmfA*j)9!q]G  #q]G #q]G Cellulr Phone 2.wmfB*j)d%q]G 霉(q]G霉(q]G屙 Cellular Phone 3.wmfZC*j)*q]G r%-q]G*q]G Cellular Phone 4.wmfZD*xh)P_Gq]G 祀Iq]G祀Iq]GpHg Cellular Phones.wmf@*pZ)tq]G Vq]GVq]G0 CELLUL~1.WFA*pZ)9!q]G  #q]G #q]G CELLUL~2.WMFB*pZ)d%q]G 霉(q]G霉(q]G屙 CELLUL~3.WMFC*pZ)*q]G r%-q]G*q]G CELLUL~4.WMFE*p\)$Lq]GT>【$Lq]G$Lq]G  CEO Plate.wmfE*pZ)$Lq]GT>【$Lq]G$Lq]G  CEOPLA~1.WMFF*l)^Nq]G KSq]GKSq]G庤 Chained to Work 1.wmfG*l)KSq]G Xq]GXq]G蠕 Chained to Work 2.wmfH*l) rZq]GT>【 rZq]G rZq]G`0U Chained to Work 3.wmf)^Nq]G KSq]GKSq]G庤 CHAINE~1.WMFG*pZ)KSq]G Xq]GXq]G蠕 CHAINE~2.WMFH*pZ) rZq]GT>【 rZq]G rZq]G`0U CHAINE~3.WMFI*hX)z偅q]GT>【6_q]Gz偅q]GPA Chair 1.wmfJ*hX)6_q]G .aq]G.aq]GPI Chair 2.wmfK*hX)cq]GT>【cq]Gcq]G0! Chair 3.wmfL*hX)榗fq]G 榗fq]G榗fq]Gp喭 Chair 4.wmfI*pZ)z偅q]GT>【6_q]Gz偅q]GPA CHAIR1~1.WMFJ*pZ)6_q]G .aq]G.aq]GPI CHAIR2~1.WMFK*pZ)cq]GT>【cq]Gcq]G0! CHAIR3~1.WMFL*pZ)榗fq]G 榗fq]G榗fq]Gp喭 CHAIR4~1.WMFM*hV)<髭q]G "kq]G"kq]G Charts.wmfMN*xf)mq]G mq]Gmq]G Chased by Bats.wmfN*pZ)mq]G mq]Gmq]G CHASED~1.WMFO*p\)J蔞q]GT>【儿rq]GJ蔞q]G0/spetto per il padre, la mancanza di rispetto per gli asceti, la mancanza di rispetto per i brahmani, la mancanza di rispetto per i capi famiglia (7).
18. Proprio cos, o monaci, non essendo stato dato denaro ai poveri, si diffuse la miseria, essendosi diffusa la miseria si diffuse il latrocinio, essendosi diffuso il latrocinio si diffusero le spade, essendosi diffuse le spade si diffuse l'assassinio, essendosi diffuso l'assassinio si diffuse la menzogna, essendosi diffusa ]a menzogna si diffuse la calunnia, essendmsi"diffusa la calunnia si diffuse il cattivo comportamento per brame,(essedosi diffuso il$catthvo compoztamento per brame si diffusero due`elem5nti: parole asprm e dis/rsy frioLi, essendosi diffsi quEsti due elementi si diffusero brama ed ar\io, essendosi diffusi brama ed astio, si diffusero tre elemefui> non giusta passione, dirdinata!ing{rdlgia e falsit, es{endosi diffusa questi tre elementi si diffusero la mancanza di rispAtuo!4er la ma`re,(駮 mancanza di rispetuo per!!l padre, la` c.canz:捕豂W禤+譋鼷踣杏顎允@F《慀q鱒g薸z|2薸 悜/抆郪皒畇=悶om衰k隳攣E揩hd<^Xt裶淢w凘/| n% s黕儭l 銪[ムO綧3hxB塔)+媐QE]誠羚 鴗7UW恣{胛柩\夯決9隞巋柉吧M/n;祧勓&犖is搖OS(鴙g鷤f炮O虻n娠蠝F~庋WiMxQ7鬑/錡訬N壢z肺=璘3儳棗5=^ WF肄a$翻J遒R1&碴 /QO#N註俙eBiAG(譥L4殭y^ξ|>齞(夢N*烰癬jh:悟▏則Wu瀱yr'NC#_c~&h'檃8 0q輷i>{?'~ $鏂",OJ`b6 A洇鳩)h郼%F8Y齉'5'甐貘7楮;Xvk 7=tV7=蟒胸F;dU{腹熄絊4 T宣*薟`;噳?艟舲祩&vRjn敯k.殑!U?( ?囹懤p胡侜瑐0;胤e跨+★鯁QWSc,65 >j~?臒楨h瘍鬖.#&lIv6>Y柦*Э葃鼭吼y六()'?5K鉥爇硝'槽/T稒 7l*T繟4賻!c .ㄩmlWvOU睅 sW$殿Vt扻2x@ >解tHuF.鰫?3|2$押^Kk沔n 駣i\ZBI%氳O8鰩P壚刺JA吾}h O#珗 鎂[ mZ]5耵%`}:蹛y?f^iQ惵q$甏!,逄Wm褽槍蛆{V[(~I6藙15 礯%咥迒P$孥4X囡塨j/VP洼*ぃl 果胱<)g;>[{$Q$3ね$t8留讈曳匴顱號% Fb歁c9濦雜WMi虐翋笅yd` 鯰*牙?藾}O愣m瞨 *ORz 媌oy cf#'癒窇灦f93凅叮俋玔嫡-縰[盂 碻=}x-3N謳琫( J搕譑A繣joQ3+.>h槁ZaHQ疊藀K[葨準痴M}rq嶱@<(橚dE9O$粍x七諓QI98&O4姠ね痐\2~Z`3RD@u%}x仉_s~抉釸b?鷵U蟔}秏 |c欄E護籈u\ A裔JA '$梭—;)摺,qM鑮⑺j'8R穵<j&/#?>p$S`vmw蘀+踕n傌"8袾扚^f艙<$拹C,+^f=姀粞:h廈匑U8P8n筱F狟x案霧2Ic-c9#9鼊nG塴$~9v臡徶<崱硒cF$yh嗽@ 赶Nfe娌k-嘿pk吜]襋寠縖聊/1腲q4泅鉍顰柛焰'ン+B}'轄ワ膮6夤 r<盭醷婟咑#袢_kRjz椽蠯昧^v;喁@蓔湡Y.萴dm,Z皭虯つ09瞛W踸#j4w+澦$蹛V4漈"pAc)儀2Z鄤<s'&Fg'= $寧?D戶 3p~\`t畢騚I餬;t8萊s?Zic熜遣鯤 h(崏*Fr梢Q!=1V-瑕箠A7JB囥'|均弄lj煠/1$) @v$m> l工蠰 0xHB嫋疳1鵟[蟧Yh"/坩FQ誻)0c(暾a5w^烆S璧F椽媄,洙T|攌葾讖9=(斔n黖. 峻",D:+蚼e[P21&p<蛟旱盰翢\!U桁,#8'餒頩駮UP+; b矰; `8籅Sgc/0Sは鈖涓餫=Np弟=狌^鷮鵗Go-A簡a炵r1 "X|⑦#璲痑tH!0 7Oo繞umX潽鈷O%.蝩eM敷 g6$蒔1l貉 Et哖xV4p簾5礦*I猴H<0<~v"摃濛媷2'函碾o32Yy僿!焯l閏睫>礎h笭}色?:)A\z蜤濜e+MX$疸;笱an(樸;L咮t)%`a):{棣Ej帢6樀异鱣芚82Q傱璀*;@f葙. 1@-趥vEp澉P[蕱7\12l?q表b趄2I贆蘩kH橐, [軏裸q灩^ngS.w奚F89縉藍溮$.Gq邆胛我^沖侑F=崙F毹X3騋&}姺猭杭26I?j豵臮蟬昆#O鎑+I〨a$%*vW騪v8Q猁k摸疲.狃:啗0OE~j0 F魌輋> 9玢x稛鳶5w猲?+~*s鱣QU酡2 {惎O鱌a或畀桅2g ,鞏|B﹫b+法洀k薱]謽 $Q踐 怳z鵯]嚁紗歑 惃&$.rQp祚t2`滜S~蠆|謧Q攭V臗(>4*王鏺↙|S=5:餽}:C4亹S晴>eV S^錥-!,.音洗\D杼=C崰儠k箂F膮瞕B攦{Y藟1<梭汋B;(嘯y忖f堔% +E)a僭)蜍W娮韇豵Z+ju妤m]B$'似}/蒻Z4(d噪\棔]7鯷'm諢g/粅mo}顎 丼#tT榆鷰 H4 ;蓀緌6:嘀k; +e溟鏮8$揕^猵>2讎a鳶Q淛{04湦c G意菟>k.虹$渵祑dHr8嬃zP,蹄=Z韆cK硩~h娛nF鼊`95鑅t 咪6葂鯗鉥郢ymj4l*U"簊W#g瑍gS<,i扮1$e-B礿h殄%I>輊uGQ3熐x#抔L悰/9(2om杻檔完 媕+傣K:F疸貢`p^A95跢な;a;騵/粔O.s踃>>3 洴覃p煋K 芧 合蟣q_慡!啁熅o .蹝厬”>s忖v嬸h#疸孌:攛b? ♀蛞x螢笸4-B]Pm&9*G∼瓴@#>蘡 6嶉73臨i坩 ?+吊=楖辛5*艑琄4侒.璗h%S鷛#m趡M|髖6vW耄?*k V+A-An{W勯aO櫃)?0ok$rB笞*篔0# 礎YC)怒諭翥-屪磭渝,肂葛洱?則砭稐}cp7G<' (q鋂@%[vs.NE9s7郺RF978洰W(了9`湔*b僗(@=q繂亞諕洹$gOs 峘{T悃$磛WA'盤謠%+蛜﹍rx2s*$瓻 Zr叵"潟NN:Z|]I'蝢&x/ TsO{8y>H{" s墋1+焞,蟦熳樻w)vP-n獽L胻G%PJ x'愲±瘛g$_+檞W硱晰B1傀颱g,qLu5賦緯跅I#汨偺Ql抮异{k/灴!慺臏狌鸗#b蝴晝#p* 2ML輀&踂'蛞G2|W&?諀O嶱[胜 N?尨J?sw獿篚醓4!熉w廜>ⅤD肩躤;U s鑱+!湩1馡X都t=>皓+^芼煖S筧鏻]岑道 1(D6lB芹脹~徟}'%D"rn@r=鰔 岑 栔~do)rEt$3厚3QCNx鐮x #d;賗物31靛_|y嚪=鮹獢騥lZ筥C も詙_Y~砨-o |*偮%鬘r+ ;uP:1. 翮(V A灃M;<`Z2f=(淙峇1z-戀纘75N跫XT;$蜂Pq o$dw其VS @踥疼癗虧#豤霢劉頃嚼l)i$q褊2ホ`PI6}槸{ 衽 )cd`y銕r8(焠(辮3Q瞻_鮯昏N s檕 \棼欏(譚>9?1摨 翩i氖俎:E鷛Gcq營 ME5b #KU褷!Uwv<O@+颩J繓 ]7嚎%{]K暷虎 &0榾U@2N 權? /譁 早潃~X\G磌r旰D遝v鋦3玀V薽證A#驕Y駼 io賑vr8エ0s@殈=慺 >Ⅷ迺鈞檞g],レHb;c*賳|m瀛燲ㄏ O臒[惼*Dы0壁1瘚瞃 Kx蚘KO弨zM}?嬐[轛O`+匕澄{r(G杚拏蝩舅 輬礞,>蔡h裕栝I$6F~n埜8>v= Be檃oyr=#をKn0o#%Ww瀀W塊-纁粿O.o7棫;Y:%.eFO@艜褁y闍l琄迫噅r斢j $穴-黧*Vd2>c螳k鉯蜤R緧7萋渴z絨47 0N3扆H?塴剭z昆G繳〝葠壆尻波ザr多7giヤ稗潯Y^鷳\=BTT1瓤拋Iw4(F6F峛Q=q瑂LdcヂU%AS鑷 / O4鎑鈑馜O沁),蛆 *穬Y臒洪b葃>恁6#<眷) K搏8=I十ggxc蹬蟙Y鄮en饜1 NK1&匪漁u囝@'硎&$`Aj*嵑g9W< { h O巫倵(%r1A e渃:_鄩z k怵嬅334+G)%寮鵔睽3"ルd^hzm瑋c柵Z鸕缽+ C)詒叫z聶> 煦4w{牣E蛹t剴$B效'剽歡lT鉺TYc 尟LQ葩ig.g漩w8禧 罪羨 ^ 弤萵錤'侅u髐 A扢q@ 蓖M|eD疊$r*N疑"2犛Y懮 夎灒_?~崲"湘M=]夼趔跗PUY㏕瓂\$U虞q渣誫?ㄅ6羛9V毷 coloro, la cui durata della vita sar stata di 8.000 anni, avranno la durata della vita di 20.000 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar Stata di 20.000 anni, avranno la durata della vita di 40.000 anni E i figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di 40.000 anni, avranno la durata della vita di 80.000 anni.
23. Coloro, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, potranno sposarsi al 500 anno. Coloro, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, saranno afflitti da tre afflizioni: l'appetito, il desiderio e la vecchiaia. Agli uomini, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, l'isola del melograno sar prospera e ricca: i paesi, le citt, e la capitale vicini l'un l'altro ad un volo di gallo. Agli uomini, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, l'isola del melograno sar piena di gente come Avici (12), come una macchia di canne, come una
macchia di canne da zucchero. Agli uomini, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, sar capitale l'attuale Baranasi, il cui nome sar Ketumati, prosperosa e ricca, densamente popolata, ben provvista di cibo. Agli uomini, la cui durata i della vita sar di 80.000 anni, nell'isola del melograno saranno 40.000 citt, oltre la capitale Ketumati.
24. Agli uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, nella capitale Ketumati sorger un re di nome Sankha, giratore della ruota, giusto legittimo re, che nelle quattro direzioni il paese avr sicuramente conquistato, possessore dei sette tesori. A lui saranno i sette tesori, cio: il tesoro della ruota, il tesro ddll'elef%nte, il tesoro de{avallo, il ta嫪ro del gioiello, il Td3oro della donna, il tesoro del %knistro, il tesor/ dulla guida, questk ce~te. A"lui 0oi saanno 簦 di mille figli valorosi, di wirile 嶗petto, vincitoq dei nemm#i. Egli la terra si~k ai confini dell'oceano senza mazza, senza spada, conla legges/褵uis灂a, g/derne:.
25. Tra glihtom)ni, o moJaci((la cui durata dell vita sa` i 84.000 anni sorgus nel }ondo )l Surliee i nome Metteyya San^,F~J&敬〔bΨk欐 耦>|Eo虌槎?)d0%59?/烇龍 攳VX2踵5蠣xM9屩1) 掗:!M=涒6/nV⑨d[!族_莏&油濢膜逗bU%坤脞著C:笚w?:06昍N?榾fl1}b羸Q尺cfopqU匜y璔R梴\e廞rn 迆kd`傯+N)疹-m*M1鶻婞_8H繡k/;D茲稱X闑艚S C2)q6 P鍣廉縯wm5裎蓼mOyU*旋嚥!j蹤4`bK@r0:f紉%AO鞮*a,1_卉d鎔 9k%LqY描E[/萃:肋@K鼙庫:0 Bo[O佈轢痵鄆邛淹 木(UA1%!綀&"Ⅲ2Q珫峷>(h薽 殄 享鏈>:<((_#`G側w4Q>oy 覦軜喂L5韟aT F裯\(M07捻*Ny瑑f%徲躪е隻80 P]墈吏g#rs曫!= 葀#蒬糱背!硊; 6楘8d-蟓$Vu薦&4>s^VC澩S:氦鸆u# 泚dEl v-I^_/芝/=︴dc鄝-Q 睞凄3S晅9s1講$r(Iv1塗o{,#7BSF(4I/A"Y"v接<7窒儠g嘩需;4啦F^恓<偰_9鰣 n-殞0范t6{6跾ciX1H#J靼wY'痚鍒井=po恫 薠Oc/紖2纜f改鸔}〕qC矍$~1 '櫱觙d貑@#4dNTV&P<:T<說芺Sk {D ~gK涿息W2蓂謤S碔b肜"|w窕y厴c9oL Byq和邋 g赦QA9fO嘍3昴1""H>):##敕3 跠"yr )={蔭837 煄顐>蛚)&m ted-恕蚢刌=壔訑uBY8坑 洌^*@8`8jWh 診k醺邡l#T_偆yQ蚯h_褰/Жㄞ樽'-てu>雡cvmC饐r5彔-1▇~鴔鼠X殔7滘Oz-@`4G\=損:牰^j|噷餃p.枎$!Qnq'%Iwt*w J贗'$`R3) 袷穬p螢![x灼43> `澰浨[BeJ;3`Ⅹ裒芃X:N-戲鋻,]蠶h~岸!_W(祲29M}瀰A #_ET.C. Y5 舕UnfYB-#惸M,|O+g p6簨媰Lgd恢x74歸Wz|a潠iB&#w溮 褽卿碘j9kヲ.ウ:B:8e殳浂I)湸涕`嬿*簝煖R呶BX cr琌*Ev#eM]鐕Kr租^鱔慍;4bnj羰υbi幭鱊漟獲陾指斲@q咶騙5$%$!7Y&XWk黦@)Wp1z>琮yi峽禛 ,)^圩境桌18嘧瀫*市E"NM-HF漶?% v驄怲-GJ潀!2韁阤滆颿vむA&媕pS/忕]!m Eて]+$Z<_(*T欻7;4&3i婧L┬Fu鑸 T駭窒撚u>Zl<$鄋X犁 ./tF:偅鼵A襾 狶/瀛-tl{偟^Y /"蕓G菅囀+箾$繲礣 6摫$rEF.({/o@L0〕 冷K=篿T!壒1!啤湣讖扜q斕;體浣7.@ T謑?_謆 逿r-;獎帥嫭=0贂 籃逮ie繢弘薠攕俐h葄"ZC2U洇kd?祭擢nKX-"*Kt5畋q4琅基乖 度-o戡]<錖觺暀a%G3y範&{櫫?ㄥ縤c|0洧<破*羼8^禢蘞縼g{(婭+my0|zPwb散薌R11E:叩(L希"[V釿兗h4淇.b 煆_'嗃/It汻Ua- Q& 傑 G<綈 ^鱵VV僤5@L罺vW鸂L\T妃羒旦呏W 榐9Gzzk~琅P袢,"Qモuy歆<h"h[NI甚"]⑨訞{%vCt"D灖=趑珮ly嫝&︾,焀」:vj倯([Vx C`BW({/Z}戾V鎦s体擽鐆F z鎔犌 @濲P/峘@開1,似hL.璭螷{Z往26"zl禁薢QK"呫褩勓;9Vは"{ x淏eA勰r鉍u+&碳fE=W s,爿嬔睖Ur剋W t?qu: 茬 p杕<殌'w2{R般~~|痄剺>xyqㄔ噈氛(rt扁紻]峹艉!6XP/飭髑甓K林g 兆 兄|脩4%;:倷欥溴#!6晦J!f叛_鋆?~Qh顝/恔蒘鵙|*挕/港E踆 m﹉\諺O##灡P*惋a'鐺i儕吶懇q*廓\X▅j\%]_島c硐萫s餚咢弘症|P}皝PI+0y櫥> - 呲!nA鉰Yd_殄販leS?莖U抪e%裬G1刌芞`F鏜{-疆6K稢P觩^(r崢S珊\壢1-x,儅瞂`づ!0鼊r殌rQny%31eN%u\KC羲!趀l捐%6踾隊Q劇入苹韽蛖3%憉4晇%換8邘AnY~樨)hE)Py溞谼!棞'WXUl蜠油+?掞 !糾f8孍<*冰5蒏?K4淚陪E@#俇t縛JFqx菾h蜪$(囡I師A7-滷4軋 襭嬉抻Z~)N$^_%z齮皽C!蜆p#ヾF俔雩g\5踛霑p觛嶟:芋僨嗀樖A鬲酮勸8 曈9氃dk%逍b[恮b~橫 ">6n0梗; 忨糴2N*1臛5瀗L釴鴕z36 Es銢,懣氯鼯mu }4弗%T曆n怪N>Ru雸蔞k>&6val藲]徠妦i飯L8-慝鞷K09Nj!fK蠝瞎<>|/c p澴跙?r覺窪揰悀T8!;鈸n隃9oCH.Y鷴鶷5 -E キ!綈憤鋦∼ 2淅R殽 偷Gh!j衋o !霥_iU'阣- ,G 隀( 05f哉X貳}MIj"a*蕦 *m(致YJb&= En\' 2,$b璵赮OU社s腃qg!= 脡醊窶婓a快f樦犝屍朣U伓%贈2鴞5z犍  史E.oSK怭'8jH十@n盳癭蒼鞢0^1:G3q媿j3}=5vR樣(I/q繗莣zg趎禳洰錢HY<Q鯧0zb朝6cT方(+M?鑝@A-Dxu?*D聑鋦X?Cl蟪扊@M溜j.D8?L! &歌垃p9sC9B@21",郡 ;kc'TQ鮈p馞%骾 0牓慧7 冀FT柑w蕤%穀鱁T賽6狗p墺幕O婉臗K/Hp B9v頜心 a拯ゎXu)裕龠p@┌薉>>贙潏C?9捧N牊G/旖貐f牳K鐪lo絿賤5d$躌踂j n嗀識@HH岢炤6s0m 詔4 W)D0d`8;鰗煋﹔X5l焊R湑H尌~'dA炷+{ +光+ 幵U%S溽w茀i_P^]2Na蔍(饒}+灤6績F2UP|jFy醒V抑 鄏嘶uYO胏A記$G揜鱧α2瞧6cnK-|)t@#Z9cZd昕IS}? Q%liSy&濻j7-=)蟼 / h\儿xkgA墘G硅8轣岸帷R- lU7?5k嗂 ] @滃p劙垏岒毣E蜩慾摙鄛3'劀$*襠(-t鶚阼昹M0骯樉_鈣R(Q)k艘RQ珺P銙s/9ts,+J#鍡\捥.C-,Q肭$#溝O桭E烎Ued  \麇gTLD雃?(K螝髁諂~料朦鐌?I$9 <.sHt⑶俱Q菊s5n偲2刖E苯?>b:櫍 諤f$絣3<棰N;H)倀t陼薘N!J1N櫅7 W+O鷨冗9/[噀lr'Ud2. Allora Bhaggava-gotta il pellegrino disse al Sublime cos:
"Venga, o signore, il Sublime; benvenuto, o signore, il Sublime. Da lungo tempo io desidero, o signore, l'occasione della venuta del Sublime. Si segga, o signore, il Sublime, questo sedile pronto".
Sed il Sublime sull'apprestato sedile, Bhaggava-gotta il pellegrino poi, preso un pi basso sedile, gli sed accanto. Accanto seduto Bhaggava-gotta il pellegrino disse al Sublime cos:
"Alcuni giorni or sono, o signore, proprio alcuni giorni or sono, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi (1), mi si accost,
ed essendosi accostato cos mi disse: stato ora, o Bhaggava-gotta, da me abbandonato il Sublime, pi ora io non dimoro presso il Sublime". Cosa vi , di vero, o signore, in - in ci che disse Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi? ".
a Proprio quello che, o Bhaggava-gotta, disse Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi.
3. Alcuni giorni or sono, proprio alcuni giorni or sono, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, mi si avvicin. Avvicinatosi, avendomi salutato, si sed accanto; accanto seduto, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta il figlio dei Licchavi cos mi disse: "Ora io abbandono, o signore, il Sublime, non pi d'ora innanzi io dimorer presso il Sublime".
Cos avendo detto, o Bhaggava-gotta, io dissi a Sunakkhatta, figlio dei Licchavi, cos: "Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: ' Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora presso
di me?'".
" No di certo, o signore ".
" O forse tu mi dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime?'".
" No di certo, o signore ".
" Cos certo, o Sunakkhatta, io non ti dissi: ' Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora presso di me', n tu certo a me dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime '. E cos essendo le cose, o uomo stolto, proprio cos essendo, che abbandoni ? Vedi, o uomo stolto, quale il tuo errore ".
4. " Il Sublime, o signore, con me non us elementi sovrumani, straordinari poteri ".
"Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: 'Ehi tu, ' o Sunakkhatta, dimora presso di me ed io con te user elementi sovrumani, straordinari poteri? '".
" No di certo, o signore ".
"Forse che tu, o Sunakkhatta cos mi dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime, ed il Sublime con me user elementi sovrumani, straordinari poteri?'".
" No di certo, o signore ".
"Cos certo, o Sunakkhatta, io non ti dissi: 'Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora presso di me ed io con te user elementi sovrumani, straordinari poteri ', n tu mi dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime, ed il Sublime con me user elementi sovrumani, straordinari poteri '. E cos essendo le cose, o uomo stolto, proprio cos essendo, che abbandoni? Che pensi, o Sunakkhatta? Che siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, o che non siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, non da me forse esposta una dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzione del dolore ? ".
" Che siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, che non siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, dal Sublime esposta una dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzione del dolore".
" Cos certo, o Sunakkhatta, che siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, o che non siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, da me esposta una dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzione del dolore. Allora, o Sunakkhatta, che importa l'uso di elementi sovrumani, straordinari poteri? Vedi, o uomo stolto, quale il tuo errore ".
5. " Il Sublime, o signore, non mi annunci le verit fondamentali ".
" Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: 'Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora presso di me ed io ti annuncer le verit fondamentali? '".
" No di certo, o signore ".
" Forse che, o Sunakkhatta, cos mi dicesti: ' Io, signore, dimorer presso il SublilE, ed il Sublime mi anfunceb le verit fondament%li?'".M " No di certo, o signore ".
" Cos certo, o Sunakkhatta, io non ti dissi: '$Eha fu, o Sunakkhctta, dimora pr廛so di me ed io ti annuncer le verit fondamentali ', n tu mi dicesti: ' 廩, o signore, dimorer presso il Sublime, ed il Sublime mi annuncer(le verit fondamentali '. E cgs essendo le cose, o uomo stoxto, proprio cos essendo, che abbandoni ? Che pensi, o Sunakkhatta ? Che siano annunciate le verit fonda=entali, o che non siano ann  % + 2 9 > @ k-h$2{qh^UKA7.!*4>HR\fqz-H$"O O P N L H E A ? 8 0 (            " ( / 4 : ? D G K M O - $jj$$I  #%'),-/0235}6x852/-)&" -$         -$ qw~-$PEBGJMP-($                k-H$"#+4=FNV^fjbZRKB:{1x)t qomkjjjrxz}}~#-$D:2+#  #.8C M X UUUW[ckt|}vpjea_en w      X[UPJE?93-'!   !*2:$A y#p(e,\1Q5G:=>4C*H!NT\ \\]^aehmqw|tjfgnv}~xuqmjgda^\YWUUE-$)  "! %+ (5 +? ,I .S 0] 2h 3r 4} 5 6 7 8 8 9 9 : : : : ; ; < < = > ? ? A' B1 D< FF HQ K[ Nf Jk Iq Hx I I J K M L L K I E @ 9 0         | u n h b [ T N H A : 3 - &                        | x {u vr oo il ci ]f Vc Oa H_ B^ >U 8Q /P 'Q S V X [ \ ^ ` c f i l o r u y }      y t p l h d ` ] Z V R O L I F C A > ;! 8( 6/ 35 1< /C .J +P )W '^ &e $k #r !y                         ! ' - 4 ; A H O V \ b i p v }  " " $ $ & ' ) * - . 0 2 4 6 8 ; > @ B D G J M P S V% Y+ \1 `7 c= gC kI oO fT _Y V_ Oe Gk @q 8w 1~ ( !  
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" Non forse a te, o Sunakkhatta, nei riguardi del penitente Korakkhattiya, che imita il cane rimanendo su quattro gambe, pronto a prendere colla bocca, a mangiare colla bocca per terra il cibo, ora cos fu: degno di rispetto, un santo asceta chi imita il cane, rimanendo su quattro gambe, pronto a prendere colla bocca, a mangiare colla bocca per terra il cibo ? ' ".
" S, o signore, forse che il Sublime disprezzerebbe un 3 santo ? ".
" Non certo io, o uomo stolto, disprezzo un santo. Ors a questa cattiva opinione sorga in te rinuncia, affinch a te non sia per lungo tempo di danno e di dolore. E costui di cui, o Sunakkhatta, pensi: ' Degno di rispetto, certo, e santo asceta il penitente Korakkhattiya ', costui, fra sette giorni, . per languore compir il suo tempo e risorger quale asura di nome Kalakanja nel pi basso coro asurico (3), ed il suo corpo sar abbandonato in un mucchio d'erbacce in un cimitero. Se i, I tu lo vuoi, va da Korakkhattiya e cos interrogalo: ' Conosci, o amico Korakkhattiya, la tua sorte?'. Pu darsi il caso, o Sunakkhatta, che il penitente Korakkhattiya risponda: ' Conosco, o amico Sunakkhatta, la mia sorte: io risorger quale .b; asura di nome Kalakanja nel pi basso coro asurico ' ".
8. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi and dal penitente Korakkhattiya ed essendoglisi accostato, disse a costui cos: " Fu detto dall'asceta Gotama, amico Korakkhattiya: ' Il penitente Korakkhattiya tra sette giorni, per languore compir il suo tempo e sorger quale asura di nome Kalakanja nel pi basso coro asurico, ed il suo corpo sar abbandonato in un mucchio d'erbacce al cimitero ' pertanto, o amico Korakkhattiya, nutriti di cibo in quantit sufficiente, bevi in quantit sufficiente delle bevande, a che risultino false le parole dell'asceta Gotama". Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta cont uno per uno i giorni di una settimana sperando che fosse smentito il Compiuto. Ma, o Bhaggava-gotta, il penitente Korakkhattiya, al settimo giorno, per languore comp il suo tempo e risorse quale asura di nome Kalakanja, nel pi basso coro asurico, ed il suo corpo fu abbandonato in un mucchio d'erbacce in un cimitero.
9. Ud, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta: " Il penitente Korakkhattiya per languore comp il suo tempo ed il suo corpo fu abbandonato in un mucchio d'erbacce in un cimitero". Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, si rec, presso il mucchio di erbacce nel cimitero, accanto al penitente Korakkhattiya, ed essendoglisi accostato per tre volte batt con la mano Korakkhattiya: "Conosci, amico Korakkhattiya, la tua sorte?".
Allora, o Bhaggava-gotta, il penitente Korakkhattiya appoggiandosi sulle mani sollev il dorso: " Conosco, amico Sunakkhatta, la mia sorte: io sono sorto quale asura Kalakanja nel pi basso coro asurico ". E cos avendo parlato ricadde supino.
10. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, mi si avvicin, essendosi avvicinato mi salut e si sedette accanto. A lui, che mi era accanto seduto, dissi cos:
"Che tu pensi, o Sunakkhatta? Ci che ti dissi nei riguardi del penitente Korakkhattiya si verificato cos, oppure diversamente? ".
" Ci, o signore, che il Sublime mi disse nei riguardi del penitente Korakkhattiya, cos si verificato, non diversamente ".
"E che tu pensi, o Sunakkhatta, cos essendo stato usato un elemento sovrumano, uno straordinario potere, oppure non stato usato?".
" Cos essendo, o signore, stato usato un elemento sovrumano, uno straordinario potere".
" E cos tu, o uomo stolto, pur essendo stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere, cos dici: ' Il Sublime, o signore, non usa con me l'elemento sovrumano, straordinario potere'. Vedi, o uomo stolto, quale il tuo i errore ".
Proprio cos, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi fu da me riconosciuto immaturo per questa dottrina e regola, destinato alla rovina, all'inferno.
11. Un tempo, o Bhoggava-gotta, io dimoravo a Vesali nella grande foresta, nella casa dall'acuto tetto. In quel tempo, l'asceta d'altra dottrina Kandaramasuka abitava a Vesali e per. conseguire alto profitto, alta fama praticava e coltivava nella citt dei Vajji queste sette virt: "Sinch a me sar vita,: sar asceta non coperto da veste; sinch a me sar vita, sar puro, non indulger all'elemento sessuale; sin che a me sar vita, mi nutrir di eccitante carne (4) e non manger riso e giuncata; non oltrepasser a mezzod di Vesali il tumulo di Udena; non oltrepasser a settentrione di Vesali il tumulo di Gotama; non oltrepasser a levante di Vesali il tumulo di Sattamba; non oltrepasser a ponente di Vesali il tumulo di Bahuputta (5). E proprio, per ottenere alto profitto, alta fama, praticava e coltivava nella citt dei Vajji queste sette virt.
12. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi si accost all'asceta Kandaramasuka, ed essendosi accostato, pose all'asceta Kandaramasuka un problema. A lui l'asceta Kandaramasuka, interrogato su quel problema, non fu capace di rispondere. Non essendo capace di rispondere, manifest dispiacere, disgusto, scontento. Allora a Sunakkhatta figlio dei Licchavi, o Bhaggavagotta, cos fu: " Che io non offenda un santo asceta cos degno di onore, che ci non mi sia per lungo tempo di danno e dolore".
13. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi mi si accost, accostatosi, dopo avermi salutato si
sed accanto. A lui, o Bhaggava-gotta, che mi era accanto seduto, cos dissi:
" Tu, o uomo stolto stimi il figlio dei Sakya ? ".
" Perch, o signore, ora il Sublime mi dice: ' Tu, o uomo stolto, stimi il figlio dei Sakya? '".
" Non forse tu, o Sunakkhatta, avendo accostato l'asceta Kandaramasuka, gli ponesti un problema? A te l'asceta Kandaramasuka, interrogato su quel problema, non fu capace di rispondere. Non essendo capace di rispondere, manifest dispiacere, disgusto, scontento. Allora a te, cos fu: ' Che io non offenda un santo asceta cos degno di onore, che ci non mi sia per lungo tempo di danno e di dolore'".
" S, o signore, forse che il Sublime disprezzerebbe un santo ? ".
" Non certo io, o uomo stolto, disprezzo un santo. Ors a questa cattiva opinione sorga in te rinuncia, affinch a te non sia per lungo tempo di danno e di dolore. E costui di cui, o Sunakkhatta, pensi: ' Degno di rispetto certo, e santo asceta l'asceta Kandaramasuka ', costui, fra non molto, vestito ed in compagnia, mangiando riso e giuncata, oltrepassati tutti i tumuli di Vesali, intento alla sua gloria, compir il suo tempo ".
Allora, o Bhaggava-gotta, l'asceta Kandaramasuka, dopo non molto, vestito, in compagnia, mangiando riso e giuncata, oltrepassati tutti i tumuli di Vesali, intento alla sua gloria, comp il suo tempo.
14. Ud allora Sunakkhatta figlio dei Licchavi: " Certo l'asceta Kandaramasuka rivestito, in compagnia, mangiando riso e giuncata, oltrepassati tutti i tumuli di Vesali, intento alla sua gloria, comp il suo tempo" (6). Allora, o Bhaggavagotta, Sunakkhatta mi si accost, ed essendosi accostato, avendomi salutato, sedette accanto. A lui, che mi era accanto seduto, o Bhaggava-gotta, cos dissi:
"Che tu pensi, o Sunakkhatta? Ci che ti dissi nei riguardi dell'asceta Kandaramasuka si verificato cos, oppure diversamente ? ".
" Ci, o signore, che il Sublime disse nei riguardi dell'asceta Kandaramasuka cos si verificato, non diversamente ".
"E che tu pensi, o Sunakkhatta, cos essendo stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere, oppure non stato usato? ".
" Cos essendo, o signore, stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere".
" E cos, o uomo stolto, pur essendo stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere, cos dici: ' il Sublime, o signore, non usa con me l'elemento sovrumano, straordinario potere'. Vedi, o uomo stolto, quale il tuo errore".
Proprio cos, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi fu da me riconosciuto immaturo per questa dottrina e regola, destinato alla rovina, all'inferno.
15. Un tempo, o Bhaggava-gotta, io dimoravo a Vesali, nella grande foresta, nella casa dall'acuto tetto. In quel tempo l'asceta di altra dottrina Patikaputta si era stabilito a Vesali; per conseguire alto profitto, alta fama nella citt dei Vajji. E costui, in Vesali, diceva cos:
" L'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza, io ho raggiunta la sapienza, colui che ha raggiunta la sapienza atto, per la raggiunta sapienza, ad insegnare l'elemento sovrumano, straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, anch'io percorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due. Se l'asceta Gotama far uso di due elementi sovrumani, straordinari poteri, io ne far uso di quattro. Se l'asceta Gotama far uso di quattro elementi sovrumani, straordinari poteri, io ne far uso di otto. Ogni qualvolta l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due".
16. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, si avvicin a me, essendosi avvicinato ed avendomi salutato si sed accanto.
Accanto seduto, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, cos mi disse:
" L'asceta, o signore, Patikaputta dimora a Vesali per conseguire alto profitto, alta fama nella citt dei Vajji. Egli in Vesali cos dice: ' L'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza, io ho raggiunta la sapienza, colui che ha raggiunto la sapienza atto per la raggiunta sapienza ad insegnare l'elemento sovrumano straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche percorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due. Se l'asceta Gotama far uso di due elementi sovrumani, straordinari poteri, io ne far uso di quattro. Se l'asceta Gotama far uso di quattro elementi sovrumani, straordinari poteri, io ne far uso di otto. Ogni qualvolta l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due ' ".
Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, dissi a Sunakkhatta figlio dei Licchavi cos:
" Non capace, o Sunakkhatta, l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua testa sarebbe allora fatta in pezzi ".
17. "Controlli, o signore, il Sublime la parola, controlli, o signore, il Benvenuto la parola ".
" Perch, o Sunakkhatta, tu dici: ' Controlli, o signore, il Sublime la parola, controlli, o signore, il Benvenuto la parola ? ' ".
" Dal Sublime, o signore, queste parole furono pronunciate come una sentenza: ' Non capace l'asceta Patikaputta
a confermare questa sua parola a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa : opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama', la sua testa sarebbe allora fatta in pezzi. L'asceta Patikaputta, o signore, in un modo o nell'altro pu venire a confronto col Sublime e allora ci sarebbe menzogna al Sublime"
18. " Forse che, o Sunakkhatta, allorquando il Compiuto
parla dice parole non vere?". .
"E che forse, o signore, il Sublime, avendo colla sua mente assunta la mente dell'asceta Patikaputta, sa: non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama ' la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi. Oppure gli di, o signore, cos annunciarono al Compiuto: ' Non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr (5) a confronto coll'asceta Gotama' la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi ? ' ".
"Avendo, o Sunakkhatta, proprio colla mia mente assunta la mente dell'asceta Patikaputta, cos di lui io so: 'non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama ' la sua testa sar fatta in pezzi. E proprio gli di mi annunciarono: ' Non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama, la sua testa sar fatta in pezzi'. Infatti Ajita, il condottiero dei Licchavi, or non molto, compiuto il suo tempo, sorse nel coro dei trentatr di. Costui, essendosi accostato, cos mi annunci: 'non prudente l'asceta Patikaputta, bugiardo l'asceta Patikaputta: su di me l'asceta Patikaputta spieg nei paesi dei Vajji: - Ajita, il condottiero dei Licchavi, sorger in un grande inferno - . Io non sono sorto in un grande inferno, ma sono sorto nel coro dei trentatr di. Non prudente l'asceta Patikaputta, bugiardo l'asceta Patikaputta, non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama ' la sua testa sarebbe allora fate in pezzi. Proprio cos, o Sunakkhatta, avendo colla mia mente assunta la mente dell'asceta Patikaputta, io so: ' non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: - Io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama - la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi'. E proprio gli di mi annunciarono: ' non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto col Sublime. Se a lui cos fosse: - io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama - . La sua testa allora sarebbe fatta in pezzi'.
Io, o Sunakkhatta, dopo aver girato per elemosina in Vesali, essendo tornato dall'elemosina, dopo il pasto, mi recher nel parco l dove si trova l'asceta Patikaputta. O Sunakkhath, annuncia pure ci a chi tu desideri".
19. Allora, o Bhaggava-gotta, di prima mattina, presi mantello e scodella, andai in Vesali per l'elemosina, dopo aver girato per elemosina in Vesali, ritornato dall'elemosina, dopo il pasto, mi recai nel parco dove l'asceta Patikaputta si trovava per passare il giorno. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhath, il figlio dei Licchavi, di furia entr in Vesali si accost ai pi noti Licchavi, e a tutti i pi noti Licchavi disse: " O amico, il Sublime, dopo aver girato per elemosina in Vesali, essendo tornato dall'elemosina, dopo il pasto, si recher nel parco dove l'asceta Patikaputta si trova per passare il giorno. Vengano gli onorevoli, vengano gli onorevoli, useranno gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti". Allora, o Bhaggava-goth, a tutti i pi noti Licchavi cos fu: " Certo useranno gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti. Or noi andremo".
Ed ai pi noti ricchi brahmani, ai pi facoltosi padri di famiglia, ad asceti e brahmani di varie scuole costui si accost, ed essendosi accostato a costoro, cos disse: " O amico, il Sublime, dopo aver girato per elemosina in Vesali, essendo tornato dall'elemosina, dopo il pasto, si recher nel parco dove l'asceta Patikaputh si trova per passare il giorno. Vengano gli onorevoli, vengano gli onorevoli, useranno gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti". Allora, o Bhaggava-gotta, agli asceti e brahmani di varie scuole cos fu: "Certo useranno gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti. Or noi andremo ". Allora, o Bhaggava-goth, i pi noti Licchavi, i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti o brahmani di varie scuole si recarono al parco dove si trovava l'asceta Patikaputta. E cos, o Bhaggava-gotta, si radun una grande assemblea di pi di un centinaio di persone, di pi di un migliaio di persone.
20. Allora ud, o Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputta: " Certo ora vengono i pi noti Licchavi, vengono i pi noti
ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti e brahmani di varie scuole, e viene l'asceta Gotama nel parco dove io dimoro durante il giorno". Avendo ci udito, in lui sorse terrore, costernazione, e gli si rizzarono i capelli. Allora, o Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputha terrorizzato, costernato, coi capelli ritti, se ne and nel parco dei pellegrini Tindukkhanu.
Ud, o Bhaggava-goth, l'assemblea: " Certo l'asceta Patikaputta, terrorizzato, costernato, coi capelli ritti, se ne andato nel parco dei pellegrini Tindukkhanu ". Allora, o Bhaggava-goth, l'assemblea si rivolse ad un uomo:
"Ehi tu, o uomo, va al parco dei pellegrini Tindukkhanu, l dov' l'asceta Patikaputta, col giunto di' all'asceta Patikaputta cos: ' vieni, o amico Patikaputta, nel parco dove l'onorevole solito passare il giorno, sono ora giunti i pi noti Licchavi, i pi notm ricchkbrahm}ni, i &acoktosi padri di famiglia, gli asae灁 o bahmani di varie q嫠ole e l'asceta Gotama ' O amico Patikaputh, tu pronunciasti innanzi a tutta Vesali ques凎 parole: ' l'asceta }otama ha raggiunGe la sapihnza, io ho raggiunta 駮 sapielZ, e colui che ha raggiufta!la sa0ienzi `tto, 0er la raggiunta(鏇pien{a$ Ad Insegn`涪 t'elemento sovrumano straordinario potere. L'ascd|a Gotama percorra mezzocammino, io anche percorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare0l#嶚emento"sovrumano,, o amico", pur cos dicendo si agitava ma non poteva levarsi da sedere.
3. Allora, o Bhaggava-gotta, il gran ministro dei Licchavi riconobbe: " una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta, ' Vengo, o amico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita ma non riesce a levarsi da sedere". E ritornato all'assemblea cos rifer:
" una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta, ' Vengo, o amico; vengo, o amico', pur cos dicendo si agita ma non riesce a levarsi da sedere".
Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, io dissi all'assemblea cos: "Non capace, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse: 'io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama, la sua testa sarebbe fatta a pezzi'. Se agli onorevoli Licchavi cos fosse: 'Legato l'asceta Patikaputta con una corda ad una coppia di buoi, lo trascineremo qui' si spezzerebbe la corda o l'asceta Patikaputta. Non capace l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola! a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua testa sarebbe fatta in pezzi ".
4. Allora, o Bhaggava-gotta, Jaliya discepolo portatore di scodella, sorto da sedere, cos disse all'assemblea:
" Pertanto attendete qui un istante ed io certamente potr condurre qui, all'assemblea, l'asceta Patikaputta".
Allora, o Bhaggava-gotta, Jaliya (7), discepolo portatore di scodella, si rec al parco dei pellegrini Tindukkanu l dove era l'asceta Patikaputta, ed essendosi avvicinato all'asceta Patikaputta:
"Vieni, o amico Patikaputta, meglio che tu venga: nel parco dove l'onorevole suole passare il giorno sono ora giunti i pi noti Licchavi, sono ora giunti i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti ed i brahmani di varie scuole e l'asceta Gotama. Tu pronunciasti innanzi a tutta Vesali queste parole: ' L'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza, io ho raggiunta la sapienza, colui che ha raggiunta la sapienza atto per la raggiunta sapienza ad insegnare l'elemento sovrumano, straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche percorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'asceta Gotama f嫫 uso Di un elemento sovrumano, straordinario potere舡o ne far uso di due ' Vmeni, o amico!q!tikaputta per mezzo cammino; l'asceta Gn委骻龐r憚研(k紸唳f6捖Cy悎IlnI鋯蓑z迶IZ 萊駮S鶂r<9欞U奪jR~鯪詨褲{鸅殷>eab諸[戊主.柘>迦J{Gf 堿g9z iA姈d>&鋂半繘飽 PBf榛鐸)q!唌 20.2}AO 砳p戢PT'%bmED !&@ XW%5埵j格sm煦(僻YCx儇&ケ#3>驥N蚔皏bv墠遍#柲譟詬廝:蕃X蓺.Hy狑詙T或g+慇謷油嵎u x傖|"蟼堙H+q寎訒jF R%&f 榯0猘 a`pl趨480繫 ,F_8Tqfa!08 9b6K除y7rB M鋄FlYe&X璾V.dP7.n上 )"q@OX姡隒惈%R頒-b@)d蹞il5* l甯2讟袌!俜邗t鼩M@裳b)瘩1潭o饖+v/wW+3TX獞7亃凱K?鶒騝罫aa覹  p淪|i鳹2~SQLL [Jj牧O扰襛sn _ 恕奓睬H1Β :@8>hB1 b0峬 0!#LR!9(B--bR斸分僽壢+@X4s }@B@48 8A 晃$ド攘醜0E5 R"/帊&Ps$0寵J晉]鬕180促{/Xi12s/蠙jY KmRH%澈#熜}-X曘+ac/}^e]婝xr)W耨獠盩19(@N(d3妍舜M焍抽esaa眧倢#:008Pb9嘬"!xqXF& 5-JIArs燮4 X  "#e酋穠FhЪ H!dL`/&B颭i塹bLJf*虙(鍥2 迄 潻傍獀}Yl?齖3訥&豃Ew吝A溴?柲盹=棤?寸g諺~&+oG):A( 82\[3,'BB鶉9Y鐘姼 `cRZ1!聏*X g謯Bo籟xbU"\1]ㄕ!ド毚鷻"2 (8 d暗dTtr唉 沙RΔ)]艖)臣F鰅r嗔喒)Yg儃鄳s9v](硝!鞥%1幝cg俳櫅瑑G;9舺&sjv驐鈌 q7盦{@z?‥殲裾~Ow3`t4N&(,姱Jz告2>a1志0+烜屧1e總s砦L 0Sj2鎑bZP>N楬C#@臢#&G90場T C婿"J斐.m艸┐e笀拌:刊/&5xqZ0熹'!\絃9u芰澡+{鈭葽揄B0變>憢\v?礽釐p翠豌嫟幝7遼彽躗3髆 癟z;4儅糖))巡J扰圞ysxn薁 .毷綑'wu @4}18b劀礎cr℅尚c韟DT:,c偳c&汃y喌S)6*鄙Pa潶N, 氶!: d2\崆,'俛F4竺U;u?洒0%檳奉蓴蝳Gv蘬6悼臄L塝恰=蔨沏d他u納熳= C緒蹧Q;|葾埬|J4@V5JVワ絞翰j}醒抹0Q幏最MJ?洭B)*(Pj#&dF)@+c;糈e6Kp(埠ZLm篝eK\廯境屼d#朾`ThZ恂X3 D鷁)/ =`n9( 谽ZmK`H臂餺傞FI4D'忡7獦V賸緞h:狒-'鶿嬼棻X{泜遘=W臠c==檓A=詌5?痾柞旯鷇笛>謓vc躚_嗊|蜎磻,,羺>g∪V?儌跜3 H#弝KS$XL擬t狨4妽 H)8I r Q <1鷯0*枯荸)h8, &詻1+%Gㄕ@V汨r5 cy%件玾<=褻R#斕9天 X<虔d*t孖x焟$I0-1NI4棟Pj-QAk4勼gU]+諰$掁cu珩膹畚Sp沾a4*F貴笵=朣& FR g冰0L0;0,R 4B 1Q榥8a烳4 +0FJA3 錡v]C 玕祁8E=1L絨Iy (ij+唶 i刈1h/M"('}sI6:H跤 H%曖LV1幗L}I(xkF 01〒!粗濍t gAY[ (甦13U6辛俠%:A{櫟{餟w場5_15抶颭掄冊UUUUUUUUUUUU鷘bFp鎥srn a 坯#鄹伓0稰9B4x@4 !"l$3﹝"? "6剷 :"+邕Tm焊f1@;澆茺cB$u\#p.璚 DV輐$砱(鴗1嬔劀GK-"0貗F8倏  C薪珽9剚&t1tD鼥6防鯰G籺rY"仴峖?4e寖M朽8橆KUE)醟哀LLXyJ$貓rigB 0`洒-@E `蚙(4Q<豸 |褪>P,G+8%噅醓4e2myK)ld@5Z 毧}4夸rxYV|d嬦:P?0盉 SQ;:=^#."C1t'魍R巍BU中*
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" Colui che si aggir cercando per s gli avanzi dell'altrui cibo non vede se stesso e si crede simile ad una tigre,
ma ecco lo sciacallo ruggisce: ' e che il vile urlo dello scia[callo, e che il ruggito del leone?'.

Proprio cos tu, o amico Patikaputta, vivendo cogli attributi del Benvenuto, nutrendoti col cibo del Benvenuto, pensi di poter competere col Compiuto, Santo, PlRfetto, perfeutamente%Svegliato. Che sno i vili Patikaputt al"confronto dei Compmeti,"Santi, P$rfetti( perfettamente Svegliati? ". *1.$Ma cgn ci,(o Bhaggavq=gotta, Jaliya, discepolo portatore di scn攙llA, con questo paragone, non fu in grado di trarre n'asaexa PADikaputta dal suo sedile, allora cos(gli$disse:
" Chi si nutr di rane, di topi da grano, di crani, djossa e
[di rifiuu) oella grande foresta, na骴'inospitale foresta si crede stimabile:
[' io sono il re degli animali '
ma ecco do sciacv泰披W. i,浪d舳b鵃2w?拚瘑谹蝪儐)IL慴1[佘^洙<碇議瘋U<茶 夢積檜l摒'6*X<怬媾厔V8巔!V=%O?J[`g緗W磭匊鞻霪P3菪异+{硰XO1簊 I箾;觴v喧t@wQpo+\P e鷦5+蠸儮S,. %P:涺iO+*愻酢;#獼}ts3G♂-+G5橿[x牌葂Ur~哳悃灁5k!cGⅥd=鶛οt{-淄A善J4找hX橨 }!;饙u蔬f(坌3r:&\ &)わ謖J徦1os^俍|3p虛灱*E罏掤狅締6O(zOXA2\Z}etS目矏0鵘¢ㄠ 粕(3憳1鸕崇e62=0zZ泹3"$ ] `*僇*:hGE榭,Ur侏J4]峴"栨ax溍b>劄z,澬J孔溣椪j磚鉶蒴"甒猊藢迡難Z^71 027w?a}褑nx=吱.60[轣7節f7%騄,!揳L)m;魵刜v?2 zLk7釸If很侒*蟪檠 1バ)7h. 袲餕7>審S?l'I 軝Tu螑浩 Y`491繈調Y&□Q觟*咡{若t埶A鴄瀡弳)?獟棻Hxe69>?jb_*鰇箎趴_鞻s纚懵.Y熹=*%散諉 m雝cCA}T [悆刳螒y鼶9 gs K佤梁Zc271v蹈n<饗qb愧D6:τr wm惓y!矼晜  +7op熽<$}吙mPst蒛Qb|->2渴]机26G棒UN堮}T虩zaL+t#暩勷{2!"h 醱廲,興W圠橞CMS#璯寞4V6b-堜5{墆K_杴>`鵓闌︷踵 )KwF~壯XW6餱卍 坶鬮);07〤[{尾え/踒)v窫 2詠仃膦.槉t+,y艀I鋠稄t<\'cKw嗿+<з6]土>k鎷G菉哿嘂\n~/91簇}th,=Yf 蔓q任sx8{7籓9kDygO4=諜索64H監;蒶蕊a糨]饋繃〨`絮哲qi鯸煻i\:|V虳v1$炬鷃[VKaa}U衁蠢Z(}MM qH秤o黮窋"3= 鰼0e98翎A抨濘4G諺瞙骷WRR斫蘮yD<崛苶%XйRv!組趀D卼6~g48} 鑏"冉+ <)樓UC.]埠7l"賵,+粿]{B紝帊 Foセ廚Y滆 Mrg1薞44羝ぉ恓 q|鶐- 薋駤M&G?j獅斌2苪v慏z陬>"蜒鶩3gY%o7k@Z褾芵火虀氄Q7闀u+緲yn諗DHTq4 垢[DC葎6G萓~>6^Zw瘚 /<淺x~~3謳陘褔j蘲H尨Flfr鮆<硻顄S{D&F至[w(3u棷裨P郼J v殰eb瑊( 1鱨]2!惴娩灱駺x z1l篕云 莝Z6C莘n~刺g屙脹Rvj竷Yr噀5sM;氋卞h7jㄌGd5S堁Ka( 崹孖N/沴偡_枘S98喇糌 {j崷!?H<釳82;UU*lo]|帶d9間士爢H獄陰h筦箅=臝|j叭桶耋伋7紉<~踚軏z3祴譬)H=n孈J| !GD駃糊粊犑R柘岯s3摔菝p慊緆悍傕曮a旴.<0+h)4恔鐒哃h苛郾L n' 0!渙{攃(餐毉@eHVe)炒8淗窴$_T#zJ~椸0uWU8t H晚玩U坰 髶V 焰旳V者'鈥(蜒GKo(;v3sV?嚍Y儋齪zfB,)囈U//鼫n廂3翫賻奢枲蕖C翐J[QМ蜛8_h腊Rj7!郵a厜P榹Z襲汻B嗽=踹胴酹矧升( 0鋻6w率[P@mQ`b4v軦>9Y* &鈙w.3釐=s8蔨8k昋9髓q鸙!}裂+藍Ci割hF賒Q耨q:盵,|? 譭KG4[ 洄唷3丘v枮*憃jAJ悀秅e顪胥蚺W;蔑{ErTnQ迒憩*詿L採U陣寋:Y]泄粟|S$瘰騭淋JoWNDzt&+ 襣&tM{﹍鸛<扶祪'嫙傯Mv庵觱Ce鏸窉/b擄zfg苪pJ3敿与C窮yшA3_"5{2K2n9$ 'D膉Z,?C撂毘$饛蓹d@﹋d罳`Y%_5總9l)|紐u3&低蹴-'犪蓁(Xt1$u昑=(:佒>4嬮rG Lsg4鹼霆驊5_\P+0摒v虮vY~pa!#弟0B硐縉F, Xiぅ鰴フ{.槌)臼=3杴氚Z&螰察9酠O踘_U焂u@q摘FI盞T 杹4 筶k襖?"蛻7聿1GwI!B絊[wX瞨荂?尖跁,獐v)$f&8H梨dh+2'旒悷卌ij&d)qtd觚4枴緘q蛫矮d%  5U$%) 貥鵯7FC蘅b`儰$s粄e栟;>v6繃nR vA 辴樟&鵁  V暕OL鶴*.<蕊痌[釚/:k!犆 肜ql邞㎞w?xuだ&Lv{ vu茻 ]FXuttL徨"=貢=Lu繐"EV努踑豃粔誺n芑)]{瞱H)崲 c隕婷'哈)亹婤咼,爓v麓繃髻鍾浼f今- 羺蒡 F5掯檞阻⊥l4P$ TOL,{蔒4鵓fQ.甂囁Y1z焆&l')驀kjz檢翢~n/妧_Na坡"泱qy`弼JY夬燊04iNn涳6 p眠1o~X祇瘯()壚 彩檄Y9v脝葵1 k4持)犅uzM<<tD埶c剒嗉40蜿$秫m2ね-QG瞫餲$k%hw9慲擼vL[8y赹/D鐓:K螬諫:t憨猰Ty0W{[=騧邗怋瘀斁"淹蔫`p/XbA欺h謵R銬ri@z5N#q堩Q譾\i 0G光 劾4V毰 lk~]韸饟}夙0策 銵)佴4聧 哖Lt'^c緮l1〤j[i J H:&`215宧牮齇YvY萋る,磈倢處i<3Ph'"%瞫[& glu橑,胔.1>許韺Qk?8W,更v巧膨9]LJ(1慥媶]P[x脢職嘌! d撢jQF涆A1Γ闞8愝'6 x格靡齖凶腔嗋涕㎎:\7w良5仞 pv^# R5cvnZ佗("卬A騠;Tegwo9HeL(EVC|]膽:s孲儼UF驓O{dt"F慘A7諆 )啪X&姚[c:鸐vX溍^鷁H蜩*榣5樗3泭xA /撝]遜襒)L<俏+洞嬅辿bk妵泲q廇X&4=N=.煆)舖砏zv=; Yn%"溒萬=嵙d lXf ^/坪W欹i塎熝 )^霠?,猾櫇妮(l牼酳m羻'瀊iz/"bE_$渽絳&搢.涕攳&倣Ch鴅 醺掽\7|僂#.)m[擸埧u宵 梊崳D雱&8挈>sc蔟陯%祑超扈頍=5ntV迍,F3U迅茈 C癹#⑨%堄sY:^SB`[魎鎤端*9L 淤g #衖DQ(6dG% DS>[cw湝劘V#>m_dvj3 &u輆苬RiT桂Y憓JV駻暡棴鈃晊_蛃蘘氆猣^W趄爊鏗9h牟"F%x6腏珿蕔s,[{Y}`d羖%=K鶠/Ij>?帡永-~$n1贆[Cg興咒`逽釓H]Cm~c(I彗.鼫0漶ゑL齍hr=痽yn/ ux3!貔]|t,m9鰗黓忘達W楗軂=*閌裝冤?nD?$YG鸛捔i{佘?粘"7qmN(清た燋誌呅FY徬сHp憪閟k噙{_(痚椻豪3曇`}0M^嘏=<睠yB=q奘こ土F澧O9g+3}(b瀿貌+BA鎷i`(&i諧霮 趓+4綀g茙3襞翁面レi`EgT:Hh嶼h]0w.L迡煤 u'qZ;2 m彶:f=#牽槂pJ淼: 糟眈l=M粢澍a51r溛i幄堞;b信6qWVBv杹坨 自阬彫m3鉥`菢B1X涿L$惑z笮噿餼羻窖俾榻<)hRHM9蟅\G, ╰^k%P'壢3离鼊窠V K鉒N騰R觾!dYX"70#+1^(錹羵!蹭|擛笐W v-v^Z~7~fr 胰厹/ow濔寺浧]= u)墁芯囑堊XK>e嵱郬z麔"X蔙7Oc<&[)SkS萼E未ZN 淉^\CN"凵鼽6+N尬膘珘o柟郈 蟥R幝岓 @僱GwdML k(GH8lGm冕浢Y茯x;k:}{%FOc(]dc罅tN星羃?M_吩Ep祔V戒瓀4/堰L Hpv J穊湚棷vP潩庈嬲梂`8軶氾藰Wb4仗uMcNAFEmCostoro cos dissero: "Ecco, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onorevole Gotama ". Ed io, o Bhaggava-goth, ho realizzato il sapere delle origini; questo ho realizzato e cose di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiuto consegue la liberazione dal destino.
1 7. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asceti o brahmani che espongono un insegnamento sul sapere delle origini per corruzione del piacere. Essendomi loro avvicinato, cos dissi: " vero che, onorevoli, voi esponete un insegnamento sulle origini per corruzione del piacere?". Costoro cos da me interrogati: "S", risposero. Ed in conseguenza, dissi loro: " In che modo, voi onorevoli, avete stabilito il sapere delle origini per corruzione del piacere, che esponete? ". Costoro da me cos interrogati non risposero, ma a loro volta mi interrogarono. Interrogato, a loro risposi cos:
" Vi sono invero, o amici, gli di corrotti dal piacere. Essi avendo raggiunto l'elemento gioia-piacere a lungo attaccati dimorano, avendo a lungo dimorato attaccati al raggiunto elemento gioia-piacere, la loro consapevolezza si attenua, attenuata la consapevolezza, essi trapassano dal loro coro divino. Si conosce, o amici, questa possibilit, che un essere trapassato da quel coro, giunga in questo mondo. E, giunto in questo mondo, fatto asceta, abbandoni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacoretismo, fatto asceta, realizzato lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzato il controllo, realizzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del pensiero, in modo da raggiungere la concentrazione della mente, s che colla mente raccolta sorge in lui la consapevolezza di una precedente esistenza, ma non sorge consapevolezza di altro. Egli cos dice: ' Vi sono i signori di non corrotti dal piacere. Essi non attaccati al raggiunto elemento gioia-piacere a lungo dimorano, e avendo dimorato a lungo non attaccati al raggiunto elemento gioia-piacere, la loro consapevolezza non si attenua e non trapassano dal loro coro, permanenti, perduranti, eterni, elementi immutabili, cos per sempre uguali staranno. Invece noi fummo corrotti
dal piacere: a lungo dimorammo attaccati al raggiunto elemento gioia-piacere, e, avendo noi a lungo dimorato attaccati al raggiunto elemento gioia-piacere, la nostra consapevolezza si attenu, attenuata la consapevolezza, trapassati da quel coro, impermanenti, imperduranti, di corta vita, elementi mutabili siamo venuti a questo mondo'. Cos, o amici, si stabilito il sapere delle origini per corruzione del piacere, che voi esponete ".
Costoro cos dissero: "Ecco, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onorevole Gotama". Ed io, o Bhaggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini; questo ho realizzato e cose di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiuto consegue la liberazione dal destino.
18. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asceti o brahmani che espongono un insegnamento sul sapere delle origini per corruzione della mente. Essendomi loro avvicinato cos dissi: " vero che voi onorevoli esponete un insegnamento sulle origini per corruzione della mente? ". Costoro cos da me interrogati: " S ", risposero. Ed in conseguenza dissi loro: " In che modo voi onorevoli avete stabilito il sapere delle origini per corruzione della mente, che esponete ? ". Costoro da me cos interrogati non risposero, ma a loro volta mi interrogarono. Interrogato, a loro risposi cos:
" Vi sono, o amici, gli di corrotti dal pensiero. Essi a lungo si pensano l'un l'altro, ed essendosi a lungo l'un l'altro pensati, si corrompono la mente. Essi corrotta l'un l'altro la mente, esauriscono la mente, esauriscono il corpo, trapassano dal loro coro divino. Si conosce, o amici, questa possibilit: che un essere trapassato da quel coro giunga in questo mondo. E giunto in questo mondo, fatto asceta, abbandoni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacoretismo, fatto asceta, realizzato lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzato il controllo, realizzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del pensiero, in modo da raggiungere la concentrazione della mente, s che colla mente raccolta sorge in ` lui consapevolezza di una precedente esistenza, ma non sorge consapevolezza di altro. Egli cos dice: ' Vi sono, o signori, gli di non corrotti dal pensiero. Essi, non essendosi a lungo l'un l'altro pensati, non hanno corrotta la mente. Essi, non essendosi l'un l'altro corrotta la mente, non hanno esaurita la mente, non hanno esaurito il corpo. Questi di non trapassano dal loro coro, permanenti, perduranti, eterni, elementi immutabili, cos per sempre eguali staranno. Noi invece fummo corrotti dal pensiero, a lungo l'un l'altro ci pensammo, ed essendoci a lungo l'un l'altro pensati, indebolimmo l'un l'altro la mente, corrotta l'un l'altro la mente esaurimmo la mente, esauriscono il corpo, e trapassati da quel coro, impermanenti,; imperduranti, di corta vita, elementi mutabili, siamo venuti a questo mondo'. Cos, o amici, si stabilito il sapere delle
origini per corruzione della mente, che voi esponete ".
Costoro, cos dissero: " Ecco, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onorevole Gotama". Ed io, o Bhaggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini; questo ho realizzato e cose pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiuto consegue la liberazione dal destino.
19. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asceti o brahmani che espongono un insegnamento sul sapere dell'origine casuale. Essendomi loro avvicinato cos dissi: " vero che voi onorevoli, esponete un insegnamento sull'origine casuale? ". Costoro cos da me interrogati: " S ", risposero. E di conseguenza dissi loro: "In che modo voi, onorevoli, avete stabilito il sapere dell'origine casuale, che esponete?". Costoro da me cos interrogati, non risposero, ma a loro volta mi interrogarono. Interrogato risposi cos:
" Vi sono, o amici, gli di esseri inconsci, questi di raggiunta una coscienza trapassano dal loro coro. Si conosce questa possibilit, o amici, che un certo essere, trapassato da quel coro, appaia in questo mondo. Giunto in questo mondo,
fatto asceta, abbandoni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacoretismo, fatto asceta, realizzato lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzato il controllo, realizzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del pensiero, in modo da raggiungere la concentrazione della mente, s che colla mente raccolta sorge in lui consapevolezza di una precedente esistenza, ma non sorge consapevolezza di altro. Egli cos dice: ' Origine casuale hanno l'anima ed il mondo. E quale di ci la ragione? Io non esistevo prima che quest'io fosse maturato in esistenza'. Cos, o amici, si stabilito il sapere dell'origine casuale che voi esponete".
Costoro cos dissero: "Ecco, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onorevole Gotama". Ed io, o Bhaggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini, questo ho realizzato e cose di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiuto consegue la liberazione dal destino.
20. Cos, o Bhaggava-gotta, avendo io detto, alcuni asceti o brahmani, vani, bugiardi, calunniano non secondo realt: "Non chiaro l'asceta Gotama coi suoi monaci. L'asceta Gotama cos dice: 'Nel tempo in cui un asceta ha raggiunta la splendente liberazione, in quel tempo egli percepisce solo oscurit ' ". Non io, o Bhaggava-gotta, cos dico: " Nel tempo in cui un asceta ha raggiunta la splendente liberazione, in quel tempo percepisce solo oscurit ". Ma cos io dico: " Nel tempo in cui un asceta, raggiunta la splendente liberazione, dimora, in quel tempo percepisce lo splendore"".
"Pertanto, o signore, oscuri sono coloro che accusano il Sublime ed i monaci di oscurit, che io possa essere rischiarato dal Sublime, possa il Sublime insegnarmi la dottrina per mezzo della quale, raggiunta la splendente liberazione, si dimora".
"Difficile, o Bhaggava-gotta, a chi di altra opinione, di altra credenza, a chi sotto un altro influsso, ad altro aggiogato ad un altro insegnamento intento, poter dimorare
nella raggiunta splendente liberazione; ma a te, o Bhaggavagotta, quella certezza che hai in me ti serve di buona protezione ".
"Se difficile, o signore, a chi di altra opinione, di altra credenza, a chi sotto un altro influsso, ad altro aggiogato, ad un altro insegnamento intento, dimorare nella raggiunta splendente liberazione, certo la certezza che io ho nel Sublime mi sar di buona protezione".
Cos disse il Sublime, contento Bhaggava-gotta il pellegrino si rallegr alla parola del Sublime.


PATIKA SUTTANTA

FINE

(Traduzione di Eugenio Frola)

SAMANNAPHALASUTTA

(SUL FRUTTO DELL'ASCESI)





Cos ho sentito:

1. Un tempo il Sublime dimorava a Rajagaha (1) nel boschetto di manghi di Jivaka il pediatra, con una schiera di monaci, milletrecentocinquanta monaci. quel tempo il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta (2) nei giorni della vigilia, al quindicesimo, alla festa della fine delle piogge, nelle notti di plenilunio (3), circondato dai suoi reali amici, era uso sedere sul terrazzo dell'eccelsa casa. E dunque il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, una nottedi vigiliu cos esclam: "bellissima, o Amica, q嶒sta nlttu dk rle&ilunio; meravigliosa, o amici, 1uest+ notte fi plenilunio; splendida, o amici, questa notte di plenilunio; mirabile, o amici,!% Q|esta nottE d) plenilunio; propizia, o amici
questa notte di plenilud廩. Quale asceta o jrahmaNo potremmo onorare, che o.kraTo xossa di pace colmarci la mente ?" .
2. Cos essendo stato detto, uno tra gli amici del be, `l re del Magadh`0Ajata7attq Ve`ehipw4ta. cos dissU7-L3ㄡ*ZI枅醽ytH薺Cr婆J$"T+vVK ,に‥4柟-UVU僧eg?6嬡$3掀2h{M<胹踇 ]aC^?K k恚(儓zG_ゅy~r蹡絘疤擫|O巨臒 猷Qc#.IF'^蚨鍧源"嶙┤筈5jT茧?馞 #+]4r?"GK#L?螫aWO穚萁落茉Cb1,邔;6b幏輲Z祥f射熾I[7jEe古y'S"53三yhe趵獦徫逐=O蜍憛E(*$R:-$:=f跰鷘鐑*>5浞梮$棄+躅淘915詢鶲駒2奧潸q w0恓L㏒$y)汶qi $}k卄黛柰is雚鰒枍帊E嵉Jgˉ金k嶇櫰:棼P誙祒瀼]a^CKK)5r枕.耾M幠肉,O7o\20!b.MS蹊`鍏R踉:M螛瑢s誹緣oGF晟氰峌舍罘QlbX杕Z~C%5]_%釹n鐵 姼1o繂cEx4?Q牧位嫪-o"(2*e逆c唵i$咻 %m2嘍ai嬼趉 裝$R牢+eaD摿こ桀灒僦e+;*rD,V,昔#8'i8ydu鉬L9@1ii_.輈?w觥=oveB HT姜0挂'颩鵗蓖q盺WBv毿*Z~D[!鵑UHc莈v泔k#0S-祒 da'M=\OK,K彧帘t z;5@"t鉀踠淕翜w襦e傅:}Szr蟬沽淡縃//~x3I捩tuk;ql%瞇狑W*\:,Gg弱s!搭=$揃YU悕唼 +|Omg歃 8UXivaH'dy,偢y迅鮢l剌8崌;%e3海5芛piw)<慲G拼嘍Oi/T:9O麰{D歑/*ePsz <=鴾S"R步!蝸錋g–4汨i&}-2d8\t !翹=2汀誇 n+`壯 >tJ毧忻璁P.j瞫X艀Uz嚨Gd畚晸ZFC2t婁藃QPOR 瀯犞]a^泏K kh rc濈蚳? /個鱌o )pl(t臹$弳!7峸U4'i}u|S冶2徫=)0嫘)磉}=o/絘-cC >4r耬EQ遲2渻7貓QKB84被U ymb鎒C薀M:卡2伀 圊鯦侄★園宅萼羶*CVGDO犉G5%TE梡]q顃1 n\"≧斗S3彶rP氆ljZ餗蔮杳崠堅踩ye兮6虳3控D1#蔑.莏撿6 uT跙&萁&FAbC f3毷彶OWI笣?偟俓d姣ujkV惛u-磛eUINRR 瀼仚Ma^)K妞k恚帘5 z)D5叔掰UX 洋知@虆}Qe)孽苭哱/lb攛雀鎀f鶱p)K<6}崧抹楛6瀿氡嶪$</2-XUJ揘^驈 圚<\pE藶:莐nbk裟L z* h崿bJ028Hh躖<錧$<受%E6 (p棹yt菥n古凸g- 佬4蚝r枵昲M4Gc|湖陝#Qh襑嫁本J蘗傛6pTe<妺瀴3脥KL馳釓羇E;;5T善3Y]*蓀e舨O_暮%u-#脧9Rk踊 氓`γaI ky"(渭 rE凈 RgTw8麔駎秖K窵KL瘼h幾狁脥驂6 `L#~/8sL4誕Z|<")桓'啁r2沒L4's{囮#:!涮R含_T璾L,uBg[嗦薠_炑默錕*惿6Aj汸扎止洲vF誒+!rlP頡X柩鷗#*o=眽概:X3b 桃驈7僧 偎 N唆c 6腠y敓饉堊晥貸ぞ; ,@G9Tgg Z~Q棼飩$遹Gp謠[嗑m燃d/焚-E殖67*,B%? zj庂#她!%D閛Y等9d¥捻(遙O惵烓 踍:=aJIK k帘5 z{祳爻~縺5n鷡毫APK]=!f鏇 #圉扛TZg蓍_y,S衴mI內嗲s3eVe5泊T,  =)+]漍%=g闌喚r彄\嗚槉#觜gl 1 6莥Q 啈6皏舍xぢ-%侉ku .+i8B異鶢c! 趬驈15guQS巡使U醙T+伿茌,zde4M2牮E葯;1嗏hS/跑o蛶滎p9K鼜H(< 5氏N(eU[镺熏Y-:y盟7/])0tT(PR*瀱=<箤;Gk)4z]柌fn摩2 椴燁臥t蕙秝 m嫌o漬,9kGH冱7 ( h幩m惻瀟烚油梤)q?}裐樥g軡瓽tI調)梂%x&+腤P螾f櫞20ALH 篾^4軗u瑧Fj禡闡; 6R8K 垂j嬥5 fZw"S蝧 笢Z 鏿 E(!< Q爓P嚥撗%J蟞縳w4c袹?呢紁wU"o 在S0V飹譗Wa捭 :霺濋:觡芄殙W}猷擽K(俛w#5bBS[氕}蔈儕蝺r!洈Ga蚘哱呶生?斸N礗N蹭祜櫯JZMa^G,kt5 r鴠"鯤澖窅^呦簏[玹泆趉廲譖3沈縏蓇S佹 M鬤駝瞲>tLu?|GJi澒yft驩~拓 褑嗢"宬L濲p@◥BL烊&94`C夬/<7罏X盯淅lSN薐駔据籛y#PQ誒豭寺堹:諂&鴅j衃L5l<H^辣躕 旂&CX鞭o=艖6u僈v譁罕鷑g廌7 Q檁4羺_Zr江鱱飆<慌蕍`m萁嗜94\t(桱W\'較x縣o鷋蛫衊c3lK-]鑀v#昲+"嵌蠥祜瀷明-a^檚 kj'彋z悄聽汭唭玨帥1蓺氿嚘慅)嫌m灕"i0 襮w-ki8+oh扛灝v]#Ku+9鯫W鷨U樞+H!卵烷b劭U槎I貣t<僚 7膘$僻儰4@. Yx9蝑鋉塎怚ρj:fVk?T3j諸U"O_愛5;焠瞙gE佹B引. W湅6{R^MtG5縃s{D8i*l四絜攔楛8c]qQJWLNbL繈虪"ey!1o輳?<蕾俵籙*龠萁蜷%1Cjj3a毫eJ漸颿敗猼乏WVIeE=4-\遰毀酣gRf淑6TRk瀯iJ-`兣 I k)tz鴞we%:&勼bw縞vT苲H蠨-瑍[/]嗑oX&( 秝c護E漟MF猭Fk來4鵁鴠G蝻?怍伽羬c價n聤V婌0牴x"昜2,b齌,吧H9B s]駪i犧5SQvUT等咀R9GC產<鐆J$f獨\; U#/zg\宨Α悾t扶錵 么%R eW郁鄴>憧櫜*穨滉.詭椽橿挭\醬C傽T(1 M.#"N圓B1Q邠懆墥6w-ゾI作濞|S/jV 穚萁滷族&Z嚵/wy7s父>聹鐐q]a}隆y<舌o鷹>DRk *踃仚-a^aG K52龠Gsr礭譪嶨+yN^獒s}嘉Q5菮Q6F+戄m樹:巽 dDeOE^ 糌aMNX :9Xr帽3_撦溱*Zp肝8R ,犗X釩)G"貸f &0%‥jc梋.媶覽U&~2闍G!d5墜3緱r鐍樟躕 畈'Vd瞙.醽D紮萁嗦nv璣)^vj_Ie31犰TU捑Ie}FGRKOI瘢驖祜瀯-`▋YKI巷*)5 zZ$颼:!:P殶猼Gr顁踮nKfd梩鄞g諶4+嗦m猾/BQ"j了1躊曳_:恀橀釭梋惏P)惈R樽差iNY畷枓i訶獮V侶{筑伔m恃m嗑奉) 鶢4i[3}慼5ヂsn>N>"廚堮da許覗CDE_"D馱G}N焟8糮W譸3q撕F矧忥C祭>.褂kP!僨)0佛<c侹R螽矘{fOJHYq蹟uZ4)up澣Cl莌!,檨tB謀>葇蜩嗦n蜀+dJl若DiUZA郗z氂]jR踾I;踉U"]鄝趍J皽烓瀵=a^]?GK)5 z&"殊歙j便U僅J;Q5l冊梔蓬o饙0:E/9砫嗦m琿氖*MUo d'onore siede tra la schiera dei monaci ".
12. E dunque il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta si avvicin al Sublime, ed avvicinatosi, si ferm presso un sedile, fermo presso il sedile il re, circondato dalla silenziosa e, come l'acqua di un lago, immobile schiera dei monaci, cos esclam: "Di questa calma possa essere ricolmo il mio giovane Udayi-bhadda (6), della quale ora ricolma la schiera dei monaci ".
Mosso da affetto forse, o gran re, tu qui ti accostasti ? ".
" Mi caro il giovane Udayi-bhadda. Di questa calma, o signore, possa essere ricolmo il giovane Udayi-bhadda della quale ora ricolma la schiera dei monaci ".
13. E cos il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, reso omaggio al Sublime, inchinatosi con giunte le mani alla schiera dei monaci, si sed sul sedile, seduto sul sedile il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta cos disse al Sublime: posso, o signore, interrogare il Sublime su una piccola questione, se il Sublime permette richieste di spiegazione? ".
Interroga, o gran re, su ci che desideri o.
14. "Per ciascuno che esercita delle attivit, o signore, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani le opere che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano, in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o signore, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi ? ".
15. "Non ricordi tu, o gran re, di aver gi posta questa domanda ad altri asceti o brahmani? " (7).
" S, ricordo, o signore, di aver gi posta questa domanda ad altri asceti o brahmani".
" Quanto, o gran re, ti risposero al riguardo, se a te non spiace, ripeti ".
" Nulla mi , o signore, sgradito, allorquando presente il Sublime, la forma del Sublime ".
"Allora, o gran re, parla ".
16. "Un tempo, o signore, avvicinai di persona Parana Kassapa, e, avendo avvicinato Purana-Kassapa, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Purana-Kassapa: "Per ciascuno che esercita una attivit, o Kassapa, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Kassapa, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi?".
17. Avendo io cos detto, o signore, Purana-Kassapa cos mi rispose: "Agire, o gran re, provocare azione, distruggere, provocare distruzione, incendiare, provocare incendi, far piangere, far stare in agitazione, palpitare, far palpitare, causare morte ad essere vivente, prendere il non dato, separare ci che unito, abitare sempre nella propria casa, rimanere nei villaggi, correre ai piaceri, mentire: nessuna azione produce male. Se con una affilata arma tagliente tu riducessi il mondo in una poltiglia di carne, non ne verrebbe male n origine di male. Se sulle rive settentrionali del Gange tu fossi andato uccidendo, incendiando, torturando, oh non per questo ne verrebbe male, n origine di male. Se su questa riva tu andassi beneficando, regalando, facendo sacrifici, compiendo olocausti, non ne verrebbe bene, n origine di bene. Dalla generosit, dalla moderazione, dall'astinenza, dalla sincerit non nasce bene n origine di bene ".
18. Cos letteralmente, o signore, Purana-Kassapa, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose sulla non causalit. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Purana-Kassapa interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a proposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: "E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa della rinuncia? ". Cos io, o signore, dissi a Purana-Kassapa, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere me ne andai.
19. Un tempo, o signore, avvicinai di persona MakkhaliGosala, e, avendo avvicinato Makkhali-Gosala, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Makkhali-Gosala: " Per ciascuno che esercita una attivit, o Gosala, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o
esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Gosala, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi?".
20. Avendo io cos detto, o signore, Makkhali-Gosala cos mi rispose: " Non vi causa, o signore, non motivo per le impurit degli esseri, senza causa, senza motivo gli esseri diventano impuri, non vi causa, non motivo della beatitudine degli esseri, senza causa, senza motivo gli esseri diventano beati. Non vi un io personale, non vi un'alterit, non vi una condizione umana, non potenza, non virilit, non vi potere umano, non energia umana. Tutti gli esseri, tutti i viventi, tutte le creature, tutti gli spiriti sono impotenti, non virili, piegati sotto la vincolante necessit dell'essere e sperimentano gioia e dolore. Un milionequattrocentoseimila e seicento modi fondamentali di esistere, cinquecento karma, cinque karma, tre karma, un solo Karma, mezzo karma, sessantadue linee di condotta, sessantadue stati intermedi, sei razze, od otto cori di spiriti, una conoscenza unica in cento modi di vivere, una conoscenza unica in cento modi di mendicare, una conoscenza unica in cento stati di perfezione, due pienezze della mente, tre fermezze della mente, i quattro elementi della terra, le sette generazioni animali, le sette generazioni inanimate, le sette generazioni svincolate, i sette di, i sette stati umani, i sette demoni, i sette colori, i sette nodi, i settecento nodi, i sette abissi, i settecento abissi, le sette visioni, le settecento visioni, gli ottantaquattro grandi kalpa, i centomila modi principali di esistere (8): gli ignoranti ed i dotti, trasmigrando e turbinando, porranno fine al dolore. Perci non pu dirsi: ' Costui con la condotta, con l'osservanza, con la castit, porter a maturazione un immaturo karma, o realizzando porr termine ad un maturo karma'. Non vi possibilit di colmare la misura della gioia o del dolore, non di limitare il samsara, non di diminuzione, n di accrescimento, non di innalzamento n di abbassamento; come un gomitolo di filo gettato, dipanandosi si distende, cos ignoranti e dotti, trasmigrando e turbinando, porranno fine al dolore".
21. Cos letteralmente, o signore, Makkhali-Gosala, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose sulla non esistenza di alcunch al di fuori del samsara. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Makkhali-Gosala interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa della rinuncia ? ". Cos io, o signore, dissi a Makkhali-Gosala, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere, me ne andai.
22. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Ajita Kesakambala, e, avendo avvicinato Ajita Kesa-kambala, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi ad Ajita Kesa-kambala: " Per ciascuno che esercita una attivit, o Ajita, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, Sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, principi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Ajita, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi? ".
23. Avendo io cos detto, o signore, Ajita Kesa-kambala cos mi rispose: " Non vi , o gran re, elemosina, non vi sacrificio, non vi olocausto, non vi frutto delle azioni piacevoli o dolorose, non vi questo mondo, non vi l'altro mondo, non vi madre n padre, non vi spontaneo rinascere degli esseri, non vi sono al mondo asceti e brahmani perfetti che, con retta conoscenza, da s coi propri occhi conoscono questo mondo e l'altro mondo; allorquando l'uomo, composto dei quattro grandi elementi, raggiunge la morte, ci che nel suo corpo terra si dirige, va verso la terra, ci che nel suo corpo acqua si dirige, va verso l'acqua, ci che nel suo corpo fuoco si dirige, va verso il fuoco, ci che nel suo corpo aria si dirige, va verso l'aria, ci che causa di coscienza si dissolve nello spazio. Composti di cinque elementi gli uomini vanno verso la morte che li afferra. Allora essi sperimentano le caratteristiche dei cimiteri, diventano grige ossa, abbandonano la religione. Dottrine da stolti sono quelle sulla religiosit, sull'empiet e quelle che bugiardamente proclamano inesistenti profitti. Ignoranti e sapienti, colla distruzione del corpo, sono distrutti, annientati, non esistono dopo la morte".
24. Cos letteralmente, o signore, Ajita Kesa-kambala, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose colla teoria dell'annientamento. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Ajita Kesa-kambala interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa della rinuncia? ". Cos io, o signore, dissi ad Ajita Kesa-kambala, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere me ne andai.
25. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Pakudha Kaccayana, e, avendo avvicinato Pakudha Kaccayana, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Pakudha Kaccayana: " Per ciascuno che esercita una attivit, o Kaccayana, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Kaccayana, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi?".
26. Avendo io cos detto, o signore, Pakudha Kaccayana cos mi rispose: " I sette elementi, o gran re, sono originarii, assolutamente originarii, non creati, non generati, sterili, permanenti, immobili come pilastri. Essi non muovono, non mutano, non si urtano l'un contro l'altro, non causano l'un all'altro n gioia n dolore, n gioia e dolore. Quali sette? La Sostanza terra, la sostanza acqua, la sostanza fuoco, la sostanza aria, la gioia, il dolore, e settima la vita. Proprio questi
sette elementi sono originarii assolutamente originarii, non creati, non generati, sterili, permanenti immobili come pilastri, essi non muovono, non mutano, non si urtano uno con l'altro, non causano l'un all'altro n gioia n dolore, n gioia e dolore. Pertanto non vi un separare, non un unire, non vi sensazione n causa di sensazione, non vi percezione n causa di percezione. Se con un'arma tagliente si troncasse ad alcuno la testa non per questo alcuno verrebbe privato della vita, ma il taglio della spada si introdurrebbe tra i setti elementi ".
27. Cos letteralmente, o signore, Pakudha Kaccayana, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose sulla distinzione per la distinzione. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Pakudha Kaccayana interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa della rinuncia? ". Cos io, o signore, dissi a Pakudha Kaccayana, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere me ne andai.
28. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Nigantha Nataputta (9), e, avendo avvicinato Nigantha Nataputta, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto io, o signore, cos dissi a Nigantha Nataputta: " Per ciascuno che esercita una attivit, o Aggi-Vessana, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di
ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Aggi-Vessana, proprio qui, in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi ? ".
29. Avendo io cos detto, o signore, Nigantha Nataputta cos mi rispose: " Ecco, o gran re, il Nigantha quadruplice freno, controllo, limitazione. E come o gran re, il Nigantha quadruplice freno, controllo, limitazione? Ecco, o gran re, il Nigantha di ogni acqua limitazione, di ogni acqua controllo, di ogni acqua scrupolo, di ogni acqua saziet. Cos, o gran re, un quadruplice freno, controllo, limitazione; e siccome, o gran re, il Nigantha questo quadruplice freno, controllo, limitazione, cos svincolato viene chiamato colui che da s giunto, che da s controllato, da s calmato ".
30. Cos letteralmente, o signore, Nigantha Nataputta, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose sul quadruplice freno, controllo, limitazione. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Nigantha Nataputta interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: " E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o brahmano dimorante vincitore a causa della rinuncia? ". Cos io, o signore, dissi a Nigantha Nataputta, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere me ne andai.
31. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Sanjaya Belatthiputta, e, avendo avvicinato Sanjaya Belatthiputta, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su di un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Sanjaya Belatthiputta: " Per ciascuno che esercita un'attivit, o Sanjaya, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elenanti,`e2oi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatterke跧reparat坯i di ghirlande, lavAndai fa"bbicante"di seste. di vasi,0contabili, Scrivani, o esebcitafo quelle altre attivit che esistono,ifruptihsi manifestano sens嶵ilMente in questo mondo fanno liet/ e coddisfatto colui che si occqpI liuti e soddisfattii-hDre`e padrd digpi e figlie, compagni ed amici; p%r gl9(sgg44? T7嬯pu窉6腮俇橡翉W黰=鍣佣葡駝q$騔0:趄Z\釘6馻襢[&P}鋠+4絳3q`R籓侈談25y啎5.饖=,=U|c蠔-' 梊S76慝椹棚9L玀抾* /鍬R倇lq儈Z覣\i)N幬yNS 芷L-"N碓?恭"獫$ 虮vyE~f]8/y=_8)n祳@刑馲"鮫 馥vc k^皇8嵎K&B.桶Bz罩En*諼%*LL 傀麍6Zf桂 蟡 ~i&,'!,薟漟r$K踀+{涪IDT輬m鋃'p4 蠨蠣 T"I\k':庹BL, 吐v ( 籦繣慦C拌Mi嘆a-)瘏悔﹢2 Q_3睔: K}汝何劂觩 kI$e (J -p漈0唅K鑠l:碀(崔婸愄票o瀛佖麠D蔨 +j秏艭X~崛M艟M[= |!|詀B/0>&1窕7侉粗,劾r採wKZp%葂TD\Qqeee-溝}1a,;+Mw譠擷廈$6WZ! ]Pdf2[阨椐V嗏[,m $鋂|R螘I6僪oJ:礓翢O繣m7慺趍#鋙埴澩A麈硃;6 xNp&' M搮錢iP4i \Z尥 \4Y錩嬦郬3eL" }鱖%澭2烑マ窈Pzw垕j綏棞k湥oS簐p錥iP)慍[(*V嬃H7GYc騵6郩9 棨肊笯切,Gn.逴oP滆%螶臼6:S]P絧霹?曏づ愚▉4┼銷~b|vws忴.踇#V 阢!俏U3峈s壓!\ 檴+/&t顣蓏v 頫=薚怎[B懁'!-鴇ⅥH侈%叨*~每Q鎨'附袒蚔憡洛村 束匪X.Xp昭若q[w脬?6慾笱C1r蓴Gj#洝y熨OuG$N@#,g" 茁c 袧哽皵醏姑ω猺Hj! 碉1? U;z輒 霈okS l@燐0C纇AO笉暈歛O提棩%G踹t$ H}"/#恝w0殀遳d}7汭)蹦類忒"mぜ 翽a:P:W圴v*緟,%孖A 鵪@x'2暙@-Yh襋%CW銌Q蟿;?D/Bz 0粔^a綽)︰ 7E[ +婸襜襶需@蛈跬櫯曼#荓oWa6`涻sSd;}8.\CQ磌~DI趫豖ι7潡L1$厹"瘃;v駙J8\JV譂`&ピ@41蠻=~涌穀$<*(?G3Vy胄t\蓰V "珅杚;蠰&璡jO _8艇c紉↘=< 倨ehMnTa悰叉>J :%5;|蒐}捌u躑X0盵5G玃逸|Oq茷e!螿歍GG鍶^;吹e V<鄸荇/I. B心KObq6hS摥K跇v─l眅t2y睹5R7揋Iq頖唯,|;hjmlyS衣L' M6WI (廦=_V踸Z`9薿詆s 踔 桎鳩Oi 睼獯洴S酢鼖?B相4j'<%orH谻鷥J佟犐o朡'' ^卿邏叱2勿VO6#棉j=$眕4蠣y(擖慴侘鈇谻捁粱簦嚜訒f祡笱L蝖 r) /$P味 (yu"麂鄶佤qcls梟軻蝪7sㄢD I崮&妏LA/qa覡V陳'*_e偺+8眚<9 _絞 臩:%vUaXc翹魍"-B!1 C~〃楎YG顑1挔C乃!繒@:(鬺鞦*p;A廘崩督疣表焞餞輳B*涼-鍧誻K0B嫂ny緘+%娣桱'撖 g\`d瓅W[^a P盤q&|瀠栗2漘'(%v蘆]孚/熐蹎妲#B/ 錓`滫%蕠Ⅹ1早M5庾K掰3m5]蛩R慺VM栽)ЧI趧鵵掠1溧O 嬯tx釃尼F世矯TG"Y\ 億歅KG沎鳩噿E2 P*N 瑧A]H43嚐"&P3*b#wW槿虜901VF嶍概E啤2癩)褞 23=那0蟥4(o~5y$ W?鱣溟咋v Fi砉bE蚨杻e9哱&`駭做喁?Z[臹K)鉻%Hwz6獲?軴Z礯1}廱^= + 'v灗\vL奴h髑G拌昱m 侳Ch.特柙}FX8sF 4狸薈 \Gydi餔T絁甈德mI 2&a恄+Uq@衾K失 蜦瀉.E蟠_艮*p亙2.7客G軧悻6 雯To<巷泓O臐最%慓?Tr珂攉|%me*す季))6 芮sL 嵫THTn'Q-8C9韉傒撠c萺濜唧 Cc0硯RY $j嚳垞_]坁[&札咨4.23璐{F?K!6no銑淦[$B愃KV鬳C/惀Nop錀\UB肜q鈶M蜁f廄p5U:X15莦燂-偀58}e0iE任踑.蛅8{ 糙As斮O臕wdL1J坌壞8h~^柁al緌. e-sE蕍.B~Iyw|6F_赹8m鼻.=V豉;_%穌|秖c攁C8嚄2JN6y讂棶,7蚊"箤r玸x闒Y?蔚鞪\Et箇 )棫?滵)_9u%*漳痭︿H獡隳hJ!3煋_%j2>`眝嫟Ie泌阨毀faf/鐕押袙A瞪梁fL梃磺-憪Qj-;g黳A;fI/|7i;唏p!kb(jo<>c]isP+a%委鯚ub/Fn.770疇K m8朒雽 1謻斐NU勴~勒n幛}G4槌*u勷狾+DKM&\*= /9:5+費恘8Rw縯T\nu(隮;TpC鷩+0u4j粊Ik#橍妱鳲睜D儠;{妏楄諧0D1Ko婢?蔔e|i揱黦K詄噠u摹淥"G薎犓回eq8蓏%*;?わ娷L<0矔灊xr咇=L ,YvUF蟌沾iK耑A《怞 嶕> go^鸞gra峬JY豌N6%,y4$講X 圠a@yt7砌#/e屨?d耖07hG6㎡釘淀&,啥 n眢."硒賈a+?鈭e0柴椏$g撤x犗L 桏i7p侹0z霏N!巹&r]|予NB-)6\展;狉奔s7!i|H踮HNaeiHz趉(宁mQT蹝o1呬H=)<;燆:譪7$h!A釸酯 5`,^/QF鎬! 撿5s汋:%糋J鴰7|橦~nr攗=蝆⑨陳GIY*PK64幡n r:涯+功 Yvncs鋌Cg5wHYT.ヾH歆淛 e|BH 杅 N衣B5d WD"r蛋IXO= D襢翍k虨f[}^濦D u!H瑤蔝 5僈訂S壏嫗$KB*囚E%磠#璞蘵蒜哪}稛綩 蠼Cp~爧殶昏L/r$B9毚|7 矐f`v5 T稱蹸;C摩滴t6 PnBH嚲r>Q 櫇^A祌w趡鱉Q2婑N淭恓慍~"突r獶g珥緇Kb (姽-U~fP烚∣5\x?9?蝆erimento a quest'uomo, dicessero: " Di grazia, o divino, vorresti conoscere forse tu un uomo, un plebeo, operoso, che presto si leva, che tardi giace, obbediente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevole: costui, o divino, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscito dalla casa verso l'anacoretismo, cos uscito, col corpo vigilato dimora, colla parola vigilata dimora, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s lieto ed isolato". Forse cos tu risponderesti: "Se ne vada questo mio caro uomo, egli tuttora rimane un plebeo, un plebeo molto operoso, che presto si leva, che tardi giace, obbediente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevole "".
36. "No di certo, o signore, ma lui io saluterei, mi alzerei da sedere, lo inviterei, gli offrirei manto, scodella, medicine e, secondo la consuetudine, gli appresterei riparo, protezione, difesa ".
" Che pensi, o gran re ? Proprio cos essendo, vi un visibile frutto dell'ascesi, o non vi ? ".


"Certamente, o signore, cos essendo, vi e un visibile frutto dell'ascesi ".
"Cos, o gran re, ti ho indicato un primo, composto di visibili elementi, visibile frutto dell'ascesi ".
37. " Si pu dunque, o signore, indicare ancora un altro, composto di visibili elementi, visibile frutto dell'ascesi? ".
" possibile, o gran re; ma ora io ti porr una domanda, se vuoi tu mi risponderai. Che pensi tu, o gran re ? Se ci fosse un uomo, un proprietario terriero, capo di casa, religioso, buon amministratore, e cos a lui fosse: " meraviglioso, straordinario certamente l'andare verso il bene, l'operare bene. Quegli, il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta un essere umano, ed anch'io sono un essere umano. Quegli il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta nel possesso dei cinque tronchi del desiderio, gode nel possesso dell'esistenza, certamente; invece io sono un proprietario di terre, capo di casa, religioso, buon amministratore. E cos facendo io ne trarr bene. Ma se ora io, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscissi dalla casa verso l'anacoretismo ? ". Allora costui abbandonata una piccola od una grande propriet, una piccola od una grande cerchia di amici, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, esce dalla casa verso l'anacoretismo. Cos uscito col corpo vigilato dimora, colla parola vigilata dimora, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s lieto ed isolato. Se a te alcuni in riferimento a quest'uomo dicessero: "di grazia, o divino, vorresti conoscere forse tu un uomo, proprietario di terra, capo di casa, religioso, buon amministratore: costui, o divino, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscito dalla casa verso l'anacoretismo, cos uscito col corpo vigilato dimora, colla parola vigilata dimora, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s lieto isolato". Forse cos tu risponderesti: " se ne vada questo mio caro uomo, egli tuttora rimane un proprietario terriero, capo di casa, religioso, buon amministratore ? " "
38. " No di certo, o signore, ma lui io saluterei, mi alzerei da sedere, lo inviterei, gli offrirei manto, scodella, medicine e, secondo la consuetudine, gli appresterei riparo, protezione, difesa ".
" Che pensi o gran re? Proprio cos essendo vi un visibile frutto dell'ascesi, o non vi ? "
"Certamente, o signore, cos essendo vi un visibile frutto dell'ascesi ".
"Cos, o gran re, ti ho indicato un secondo, composto di visibili elementi, visibile frutto dell'ascesi " (13)
39. a Si pu dunque, o signore, indicare ancora un altro, composto di visibili elementi, visibile frutto dell'ascesi, di questi visibili frutti pi eccelso, pi alto? ".
o Si pu o gran re; pertanto, ascolta attentamente e poni mente, io ti risponder ".
"S, o signore ", cos al Sublime assent il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta. Il Sublime cos disse:
40. "In questo mondo, o gran re, sorge il Compiuto, Santo, Perfetto, Perfettamente Svegliato, possessore del cibo della sapienza, benvenuto, conoscitore del mondo, incomparabile guida delle umane genti, maestro degli di e degli uomini, svegliato Sublime. Questo mondo, con ci che vi di divino, con ci che appartiene a Mara, con ci che appartiene a Brahma, con quanti in lui sorgono asceti e brahmani, con quanti in lui sono di e uomini, egli descrive, avendolo da s stesso sperimentato, visto coi propri occhi. Egli insegna una dottrina letificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nella lettera e nello spirito, palesa la condizione di isolata pienezza, di limpida purezza.
41 . E questa dottrina ode un padre di famiglia, o il figlio di un padre di famiglia, o chi sia nato in altro stato. Egli, udendo questa dottrina, si empie di fiducia nel Compiuto. Possessore della fiducia ottenuta in Lui, cos riflette: "oppressione la vita comune, via regale, libero cielo l'andare errando. Non possibile, abitando la casa, arrivare all'isolata pienezza, alla condizione di limpida, quasi lucida madreperla, purezza. E se io, rasi i capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscissi di casa verso l'anacoretismo?". Ed egli in sguito, una piccola propriet, od una grande propriet abbandonata, una piccola cerchia di amici, od una grande cerchia di amici abbandonata, rasi capelli e barba, esce di casa verso l'anacoretismo.
42. Cos uscito, controllandosi da s, secondo il controllo del patimokkha, dimora nutrendosi di retto comportamento, e di ogni pur minimo errore vede il danno, assumendoli si rende atto a realizzare una serie di precetti nel corpo, nell'azione, nella parola; in possesso di rettitudine, limpido di vita, perfetto nella condotta, vigilante alle porte dei sensi, in possesso della facolt di autorealizzarsi nella propria consapevolezza, soddisfatto.
43. E come, o gran re, un monaco perfetto nella condotta? Ecco, o gran re, un monaco ha rinunciato ad uccidere, si astiene dall'uccidere, senza mazza, senza spada, riguardoso, pieno di simpatia, amico, compassionevole con tutti gli esseri viventi, dimora. Cos essendo egli nella regola.
Ha rinunciato al non dato, si astiene dal non dato, [solo] il dato ricevendo, [solo] il dato accogliendo, con puro animo non furtivo, in s dimora. Cos essendo egli nella regola.
Ha rinunciato alla condizione di impurit, in condizione di purezza, in condizione di solitudine, si astiene dalla comune legge sessuale. Cos essendo egli nella regola.
44. Ha rinunciato alla menzogna, si astiene dalla menzogna, veritiero, tutt'uno col vero, fermo, conseguente, non adulatore del mondo. Cos essendo egli nella regola.
Ha rinunciato a parole maligne, si astiene da parole maligne, quanto qua ode non riferisce l per la disunione di quelli, quanto l ode non riferisce qua per la disunione di questi, cos dei discordi conciliatore, dei concordi rafforzatore, nell'armonia lieto, nell'armonia giocondo, nell'armonia
felice, parole che generano armonia egli parla. Cos essendo egli nella regola.
Ha rinunciato a parole aspre, si astiene da parole aspre, parole non pungenti, dolci all'orecchio, amorevoli, che scendono al cuore, corrette, che molti allegrano, che molti sollevano, parole siffatte egli dice. Cos essendo egli nella regola.
Ha rinunciato alle chiacchiere, si astiene da chiacchiere, interlocutore tempestivo, parla di cose reali, parla di cose profittevoli, secondo la Dottrina, secondo la Norma, dice parole ricche di contenuto, opportunamente adorne di paragoni, adeguate al soggetto, parole siffatte egli dice. Cos essendo egli nella regola.
45. Si astiene dal danneggiare gli esseri che nascono da semi; una sola volta [al giorno] si nutre. Di notte digiuna, si astiene da cibo fuori tempo, si astiene da danze, canti, giochi, spettacoli, si astiene da corone, profumi, unguenti, ornamenti, acconciature, addobbi. Si astiene da alti e grandi letti. Si astiene dall'accettare oro ed argento. Si astiene dall'accettare cereali crudi. Si astiene dall'accettare carne cruda. Si astiene dall'accettare donne e fanciulle. Si astiene dall'accettare servi e serve. Si astiene dall'accettare pecore e capre. Si astiene dall'accettare polli e maiali. Si astiene dall'accettare elefanti, buoi e cavalli. Si astiene dall'accettare propriet terriere. Si astiene dall'assumere messaggi, commissioni, incarichi. Si astiene da compra-vendita. Si tiene lontano da falsa bilancia, falsa moneta, falsa misura. Si tiene lontano dalle tortuose vie dell'inganno, della frode, della bassezza. Si tiene lontano dai ferimenti, dalle risse, dalle baruffe, dai furti, dalle rapine, dalle violenze. Cos essendo egli nella regola.
46. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano intenti a danneggiare semi e piante, quali: [le piante] che si propagano per rizomi, che si propagano per radici aeree, che si propagano per innesti, che si propagano per talee, che si propagano per semi; questi cinque, siffatti semi e piante si astiene dal danneggiare. Cos essendo egli nella regola.
47. Mentre vi sono asceti o brahmani, che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano intenti ad accumulare siffatte provviste, quali: provviste di cibo, provviste di bevande, provviste di abiti, provviste di carrozze, provviste di letti, provviste di profumi, provviste di denaro; siffatte provviste si astiene dall'accumulare. Cos essendo egli nella regola.
48. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati ad assistere a siffatti spettacoli, quali: la danza, il canto, la musica, la rappresentazione, la recitazione di leggende, i ritmi colle mani, il canto dei bardi, il tamburo, il suono dei bicchieri, la scena incantata, il giuoco acrobatico dei fuori casta, lotte di elefanti, lotte di cavalli, lotte di bufali, lotte di tori, lotte di caproni, lotte di galli, lotte di quaglie, scherma coi bastoni, pugilato, tiro alla fune, finte battaglie, riviste, sfilate di truppe, ispezioni a truppe; da questi e siffatti generi di spettacolo si astiene. Cos essendo egli nella regola.
49. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati all'[uso di] siffatti giacigli ricchi e comodi, quali, la sedia lunga, il divano, la coperta di lunga lana, la coperta a pi colori, il lenzuolo, le varie specie di lenzuolo, il materasso, il copriletto con ricamo, il copriletto con frangia, con la frangia ad un orlo, il copriletto ricamato con gemme, [il tappeto di] seta, il tappeto di lana, la coperta da elefante, la coperta da cavallo, la coperta da carrozza, il lenzuolo di strisce intrecciate di pelle di antilope nera, la coperta di pelle di cervo; da questi e da simili giacigli biechi e comodi si astiene. Cos essendo egli nella regola.
50. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati a siffatti divertimenti sedentari, quali: le otto pedine, le dieci pedine, in aria, la strada rotonda, santika, i dadi, i bastoni, la spazzola, l'occhio, i tubi, l'amo, la giostra, il mulino a vento, il bicchiere di foglia di palma, il piccolo carro, il piccolo arco, le lettere, indovinare il pensiero, imitare i difetti; da questi e siffatti divertimenti sedentari si astiene. Cos essendo egli nella regola.
51. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati a siffatti acconciature e cosmetici, quali: il profumo, la lozione, il massaggio, il bagno, la frizione, lo specchio, il collirio, la ghirlanda, il cosmetico, la cipria per il volto, la crema per il volto, i nastri ai polsi, i nastri in capo, il bastone, la canna, la spada, il parasole, i sandali, il variopinto turbante, i gioielli, lo scacciamosche, l'abito bianco con lunghe frange; da questi e simili acconciature e cosmetici si astiene. Cos essendo egli nella regola.
52. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati a siffatte chiacchiere, quali: chiacchiere su re, chiacchiere su ladri, chiacchiere su primi ministri, chiacchiere su eserciti, chiacchiere su cose spaventevoli, chiacchiere su guerre, chiacchiere su cibo, chiacchiere su bevande, chiacchiere sull'abito, chiacchiere sulle ghirlande, chiacchiere sui profumi, chiacchiere su parenti, chiacchiere su carrozze, chiacchiere su villaggi, chiacchiere su citt, chiacchiere su piazzeforti, chiacchiere su province, chiacchiere su donne, chiacchiere su uomini, chiacchiere su eroi, chiacchiere da strada, chiacchiere da pozzo, chiacchiere su spiriti, chiacchiere vane sull'origine del mondo, sull'origine dell'acqua, sull'essere o non essere; da queste e simili chiacchiere si astiene. Cos essendo egli nella regola.
53. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati a siffatte dispute, quali: " Tu non conosci questa dottrina e regola: conosceresti forse tu questa dottrina e regola? Io conosco questa dottrina e regola ". " Su cattiva strada tu sei, su buona strada io sono". " Conseguente sono io, non conseguente sei tu ". " Quanto dovevi dire prima tu dici dopo, quanto dovevi dire dopo tu dici prima". "Tu sei oscuro ed involuto ". "Ti stata mossa una confutazione, tu sei disapprovato". " Tu divaghi, esci dal discorso, negalo se sei capace ";
da queste e simili dispute si astiene. Cos essendo egli nella regola.
54. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati ad assumere siffatti messaggi, commissioni, incarichi, quali: [messaggi] di re, di reali ministri, di nobili, di brahmani, di padri di famiglia, di fanciulli: " va in questo luogo, va in quel luogo, prendi questo, prendi quello"; da questi e simili messaggi si astiene. Cos essendo egli nella regola.
55. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, sono ingannatori, mormorati, astrologi, prestigiatori, ardenti di desiderio per il guadagno; da questi e simili inganni e mormorazioni si astiene. Cos essendo egli nella regola.
56. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: la chiromanzia, la profezia, il miracolo, l'interpretazione dei sogni e delle erosioni dei topi nella stoffa, il rito del fuoco, il rito del cucchiaio, il rito della crusca, il rito della farina di riso, il rito del grano di riso, il rito del burro, il rito dell'olio, il rito della saliva, il rito del sangue, L'arte di [propiziare] i luoghi, L'arte della costruzione, l'arte del governo, la scienza auspicale, la demonologia, la geomanzia, la scienza dei serpenti, dei veleni, degli scorpioni, dei topi, degli uccelli, dei corvi, la previsione della morte, gli scongiuri, lo zodiaco; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola.
57. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: la signatura della gemma, la signatura del bastone, la signatura del manto, la signatura della spada, la signatura della freccia, la signatura dell'arco, la signatura dello scudo, la signatura dell'uomo, la signatura della donna, la signatura del fanciullo, la signatura della fanciulla, la signatura del servo, la signatura della serva,
a signatura dell'elefante, la signatura del cavallo, la signatura del bufalo, la signatura del toro, la signatura del bue, la signatura della capra, la signatura del cervo, la signatura del gallo, la signatura della quaglia, la signatura dell'iguana, la signatura dell'orecchione, la signatura della tartaruga, la signatura dell'antilope; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola.
58. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: " vi sar una successione di re ", " non vi sar una successione di re ", " vi sar la venuta di vicini re ", " vi sar la dipartita di lontani re ", " vi sar la venuta di lontani re ", " vi sar la dipartita di vicini re ", " vi sar la vittoria di vicini re ", " vi sar la sconfitta di lontani re ", " vi sar la vittoria di lontani re ", " vi sar la sconfitta di vicini re ", " vi sar vittoria di questo ", "vi sar sconfitta di quello"; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola.
59. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: " vi sar una eclissi di luna ", " vi sar una eclissi di sole ", " vi sar una eclissi di stelle ", " vi sar l'ordinario corso della luna e del sole ", " vi sar uno straordinario corso della luna e del sole ", " vi sar l'ordinario corso delle stelle ", " vi sar uno straordinario corso delle stelle ", " vi sar un globo di fuoco ", " vi sar una luce zodiacale", "vi sar un terremoto", "vi sar il tamburo degli di (tuono) ", " vi sar il sorgere, il tramontare, L'offuscarsi della luna, del sole e delle stelle ", " cos sar la conseguenza dell'eclissi di luna ", " cos sar la conseguenza dell'eclissi di sole ", " cos sar la conseguenza dell'eclissi di stelle ", " cos sar la conseguenza dell'ordinario corso della luna e del sole ", " cos sar la conseguenza dello straordinario corso della luna e del sole", " cos sar la conseguenza dell'ordinario corso delle stelle ", " cos sar la conseguenza dello straordinario corso delle stelle ", " cos sar la conseguenza di un globo di fuoco ", " cos sar la conseguenza di una luce zodiacale ", " cos sar la conseguenza di un terremoto ", " cos sar la conseguenza del tamburo degli di ", " cos sar la conseguenza del sorgere, tramontare, offuscarsi, schiarirsi della luna, del sole e delle stelle"; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola.
60. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: " vi sar abbondante pioggia ", " vi sar scarsa pioggia ", " vi sar abbondante raccolto ", " vi sar scarso raccolto ", " vi sar pace ", " vi sar agitazione", "vi sar malattia", "non vi sar malattia", talismani, calcoli magici, matematica, poetare, filosofare; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola.
61. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: lo sposare, dar marito alle fanciulle, causare simpatia, causare antipatia, causare unione, causare disunione, causare la buona sorte, causare la mala sorte, procurare aborto, paralizzare la lingua, paralizzare la mascella, paralizzare le mani, mormorare negli orecchi, divinare collo specchio, colla fanciulla, con gli di, L'adorazione del sole, L'adorazione della terra, il soffiare nel fuoco, L'invocare il nome; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola.
62. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze: il placare [gli di], L'adempiere ai voti, le opere coi demoni della terra, procurare la virilit, procurare l'impotenza, la determinazione e la propiziazione dei riti, le abluzioni, le purificazioni, i sacrifici, L'emetico, la purga, L'acqua purgante, la purga inferiore, la purga superiore, L'unzione dell'orecchio, la medicazione del naso, il collirio, il lavaggio dell'occhio, la cura dell'occhio, L'estrazione dei dardi, la cura dei fanciulli, la cura colle radici, il somministrare [medicine], il confortare, i rimedi; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola.
63. E quel monaco, o gran re, perfetto nella condotta, non conosce pi timore perch controllatore della condotta Come, o gran re, un re guerriero unto nel capo, vincitore del nemico non conosce pi timore perch ha vinto il nemico, proprio cos, o gran re, il monaco perfetto nella condotta non conosce pi timore perch controllatore della condotta. Cos costui possessore delle nobili parti della condotta, sperimenta una interna giustamente ricercata gioia. Cos, o gran re, un monaco perfetto nella condotta.
64. E come, o gran re, un monaco vigila alle porte dei sensi? Ecco, o gran re, il monaco, se con l'occhio vede una forma, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt visiva, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt visiva, esegue il controllo della facolt visiva. Se egli coll'orecchio ode un suono, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt uditiva, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt uditiva, esegue il controllo della facolt uditiva; se col naso odora un odore, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt olfattiva, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt olfattiva, esegue il controllo della facolt olfattiva; se colla lingua gusta un sapore, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt gustativa, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt gustativa, esegue il controllo della facolt gustativa; se col corpo percepisce un contatto, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt tattile, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt tattile, esegue il controllo della facolt tattile; se colla mente conscio di un pensiero lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt mentale, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt mentale, esegue il controllo della facolt mentale.
65. E come, o gran re, un monaco possessore di vigile consapevolezza? Ecco, o gran re, un monaco chiaro e vigilante nell'andare e nel venire, chiaro e vigilante nel guardare e nel riguardare, chiaro e vigilante nell'alzarsi e nel muoversi, chiaro e vigilante nel portare il manto dell'ordine e la ciotola dell'elemosina, chiaro e vigilante nel cibarsi e nel bere, nel masticare e nel gustare, chiaro e vigilante nello svuotarsi di sterco e d'urina, chiaro e vigilante nell'andare e nello stare, nel sedersi, nell'addormentarsi, nel destarsi, nel parlare e nel rimanere in silenzio. Cos, o gran re, un monaco possessore di vigile consapevolezza.
66. E come, o gran re, un monaco soddisfatto? Ecco, o gran re, un monaco soddisfatto del manto che protegge il suo corpo, del cibo elemosinato che sostenta il suo ventre, e dovunque egli vada solo con s stesso egli va. Come, o gran re, un alato uccello, ovunque egli voli, solo col peso delle sue penne egli vola, cos proprio, o gran re, un monaco soddisfatto del manto che protegge il suo corpo, del cibo elemosinato che sostenta il suo ventre, e ovunque egli vada solo con s stesso egli va. Cos, o gran re, un monaco soddisfatto.
67. Cos egli, possessore del nobile comportamento, possessore del nobile controllo dei sensi, possessore della nobile vigile consapevolezza, possessore della nobile soddisfazione, cerca una dimora appartata, una foresta, un piede di un albero, una grotta tra le rupi, una caverna di montagna, un cimitero, il mezzo della foresta, un giaciglio di strame nell'aperta pianura. Egli dopo aver mangiato, ritornato dalla elemosina, siede, piegando le incrociate gambe, drizzando l'eretto corpo, dispone di fronte a s la sua consapevolezza.
68. Egli, rigettati i desideri del mondo, dimora colla mente priva di desideri, purifica di desideri la mente. Egli, rigettato l'astio, dimora con un animo privo di malevolenza, verso tutti gli esseri viventi amico e compassionevole, purifica la mente da astiosit. Egli, rigettati ignavia e torpore, dimora con coscienza chiara, consapevole e attenta, purifica la mente da ignavo torpore. Egli, rigettato il turbine dell'ira, dimora con non orgogliosa calma, colla mente interiormente calmata, purifica la mente dal turbine dell'ira. Egli, rigettato il dubbio, dimora libero dal dubbio, non incerto sulle cose salutari, purifica la mente dal dubbio.
69. Proprio come, o gran re, un uomo gi carico di debiti, i suoi affari continuando, i suoi affari prosperando e le vecchie radici dei debiti e questi estinguesse, sicch a lui restasse pi di quanto gli occorre, a lui cos sarebbe: " io dunque prima ero oppresso dai debiti, continuando i miei affari, gli affari prosperano e le vecchie radici dei debiti e questi ho abolito, s che a me resta pi di quanto mi occorra". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere.
70. Proprio come, o gran re, un uomo colpito da malattia fosse dolente, affranto, non provasse piacere al cibo, il suo corpo non avesse pi forza; egli poi, guarito dalla malattia, avesse di nuovo piacere di prendere cibo ed il corpo incominciasse a riacquistare in forza. A lui cos sarebbe: " io prima ero ammalato, dolente, affranto, non provavo piacere al cibo, il mio corpo non aveva pi forza; ora sono guarito dal male, riprovo piacere al cibo, il corpo si rinforza". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere.
71. Proprio come, o gran re, un uomo fosse imprigionato, legato, ed in sguito venutosi a liberare dai ceppi, sicuramente libero, non potesse pi perdere questo vantaggio.
A lui cos sarebbe: " io prima ero imprigionato, legato, ora sono libero dai ceppi, sicuramente libero, e pi da me non pu essere perso questo vantaggio". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere.
72. Proprio come, o gran re, un uomo fosse schiavo, non da s dipendendo, da altri dipendendo, non libero di andare dove vuole, ed in sguito, libero dalla schiavit, da s dipendendo, non da altri dipendendo, fosse libero di andare dove vuole. A lui cos sarebbe: " io prima ero schiavo, non dipendevo da me, dipendevo da altri, non andavo dove volevo, ora invece non sono pi schiavo, ma libero, da me dipendo, non da altri dipendo, sono padrone di andare dove voglio". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere.
73. Proprio come, o gran re, vi fosse un uomo che, recando seco un tesoro, percorresse una pericolosa strada piena di insidie e di terrori, ma poi, fuori di pericolo, raggiungesse i dintorni di un villaggio tranquillo senza terrore. A lui cos sarebbe: " io prima, recando meco un tesoro, percorrevo una strada pericolosa, piena di insidie, di terrori; ora io sono uscito dal pericolo, sicuramente ho raggiunto i dintorni di un villaggio tranquillo, privo di terrore". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere.
74. Proprio cos, o gran re, il monaco quasi un debito, quasi una malattia, quasi il carcere, quasi la schiavit, quasi una strada pericolosa, questi cinque impedimenti non ancora superati in s riconosce dapprima. Poi, o gran re, come liberazione dai debiti, come guarigione da malattia, come liberazione dal carcere, come libert da servit, come superamento del pericolo, questi impedimenti superati, in s riconosce.
75. In lui, che riconosce di avere in s superati i cinque impedimenti, nasce letizia, dalla letizia nasce beatitudine, con la mente beata il corpo si calma, il corpo calmato sperimenta gioia, la mente gioiosa si concentra. Egli cos lungi da brame, lungi da elementi non salutari, raggiunta con vitakka e con vicara, la nata da distacco beata gioia, prima esperienza, dimora. Ed egli questo corpo di nata da distacco beata gioia
empie, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata da distacco beata gioia.
76. E come, o gran re, un abile bagnino, o garzone di bagnino, in una conca di bronzo intridesse polvere da bagno spruzzandola d'acqua profumata, la mescolasse s che la saponata profumata, intrisa di profumo entro e fuori, fosse pervasa di profumo e non gocciolasse, cos, o gran re, un monaco questo corpo empie, colma, permea ed intride di nata di distacco beata gioia, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata di distacco beata gioia.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo.
77. Ed inoltre ancora, o gran re, un monaco, superando vitakka e vicara, raggiunta l'interna tranquillit della mente, l'unit dell'essere, la priva di vitakka, priva di vicara, nata di concentrazione beata gioia, seconda esperienza, dimora. Ed egli questo corpo di nata da concentrazione beata gioia empie, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata di concentrazione beata gioia.
78. E come, o gran re, vi fosse un lago di acqua sorgiva in cui n dalla regione di levante, n dalla regione di ponente, n dalla regione di mezzanotte, n dalla regione di mezzod sfociasse dell'acqua, n mai dal cielo cadesse scroscio di pioggia, ma in quel lago fresca acqua sgorgasse da una sorgente, s che il lago di fresca acqua sorgente fosse pieno, colmo, pervaso, intriso, s che la non pur minima parte del lago non rimanesse imbevuta di fresca acqua, cos, o gran re, un monaco questo corpo, empie, colma, permea ed intride di nata di concentrazione beata gioia, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata da concentrazione beata di gioia.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo.
79. Ed inoltre ancora, o gran re, un monaco superata la beatitudine, in assenza di ogni eccitamento, equanime, chiaro, consapevole dimora e sperimenta col corpo quella gioia di cui i nobili dicono: "l'equanime consapevole dimora gioioso", terza esperienza raggiunta, dimora. Ed egli questo corpo di sbeatificata gioia, empie, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di beatificata gioia.
80. E come, o gran re, vi fossero dei fiori di loto celesti, rossi, bianchi, ed alcuni di questi fiori di loto celesti, rossi, bianchi, nati dall'acqua, cresciuti nell'acqua, sbocciati nell'acqua, in questa vivono e le loro radici, le loro sommit di fresca acqua sono ripiene, colme, permeate ed intrise, s che la non pur minima parte dei fiori di loto celesti, rossi, bianchi non rimane imbevuta di fresca acqua, cos, o gran re, un monaco questo corpo di sbeatificata gioia empie, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di sbeatificata gioia.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i
migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo. I
81. Ed inoltre ancora, o gran re, un monaco superando la gioia, superando il dolore, purificandosi da precedente piacere e sofferenza, raggiunta la priva di dolore, priva di gioia, equanime, consapevole, perfetta quarta esperienza, dimora. Ed egli posa ricoprendo questo corpo con la mente perfetta, trasparente, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga ricoperta dalla mente perfetta, trasparente.
82. E come, o gran re, un uomo seduto si copre di una chiara veste, s che nessuna parte del suo corpo non rimanga ricoperta dalla chiara veste, cos, o gran re, un monaco posa ricoprendo questo corpo con la mente perfetta, trasparente, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga ricoperta dalla mente perfetta, trasparente.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo.
83. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge al chiaro sapere. Egli cos realizza: " questo il mio corpo, formato dai quattro grandi elementi, nato da padre e madre, nutrito di cibo, soggetto alla legge di impermanenza, decadimento, dissoluzione, distruzione, annientamento. Questo vinnana qui in me localizzato, in me limitato ".
E come, o gran re, vi fosse un gioiello, una pietra preziosa, bellissima, eccellente, a otto facce, ben lavorata, chiara, trasparente, senza macchie, dotata di piena perfezione, e in lei un filo che l'attraversa o azzurro, o giallo, o rosso, o bianco, o verde, ed un uomo vi fosse di chiara vista che, presala in mano, la contemplasse: " questo un gioiello, una pietra preziosa, bellissima, eccellente, a otto facce, ben lavorata, chiara, trasparente, senza macchie, dotata di piena perfezione ed in lei vi un filo che l'attraversa o azzurro, o giallo, o rosso, o bianco, o verde", cos, o gran re, un monaco, essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge al chiaro sapere. Egli cos realizza: " questo il mio corpo, formato dai quattro grandi elementi, nato da padre e madre, nutrito di cibo, soggetto alla legge di impermanenza, decadimento, dissoluzione, distruzione, annientamento. Questo vinnana qui in me localizzato, in me limitato ".
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo.
85. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge a costruire un corpo costituito di pensiero: egli cio dal corpo ne costruisce un altro formale, costituito di pensiero, con ogni singolo membro, con facolt sensorie supernormali.
86. E come, o gran re, un uomo da una canna di sakkara munja traesse il midollo. A lui cos sarebbe: "questo il munja, questo il midollo, altro il munja, altro il midollo, dalla munja ho tratto il midollo". Ed inoltre come, o gran re, un uomo traesse dal fodero una spada. Cos a lui sarebbe: " questa la spada, questo il fodero, altra la spada, altro il fodero, dal fodero ho tratta la spada". Ed inoltre come, o gran re, un uomo da un cesto traesse un serpente. Cos a lui sarebbe: " questo il serpente, questo il cesto, altro il serpente, altro il cesto, dal cesto ho tratto il serpente ". Cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e rivolge a costruire un corpo costituito di pensiero; egli cio da questo corpo ne costruisce un altro formale, costituito di pensiero, con ogni singolo membro, con
facolt sensorie supernormali.
87. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge alla variet dei poteri. Egli realizza quel potere di apparire diverso: uno essendo egli [appare] molteplice, molteplice essendo egli [appare] uno; di essere trasferibile su altri piani di esistenza, o attraverso muri, ostacoli, montagne: spedito passa attraverso la terra come attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acqua, spedito cammina sull'acqua come sulla terra, nel cielo colle sue gambe passeggia come un volante uccello, e la luna ed il sole, pur cos potenti e cos eccellenti egli accarezza e tocca colla palma della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del suo corpo.
88. E come, o grande, un abile vasaio, o garzone di vasaio, avendo ben preparata l'argilla, proprio quel particolare vaso che progetta, cos quello fa e crea; inoltre come, o gran re, un abile scultore in avorio, o garzone di scultore in avorio, avendo ben preparato l'avorio, quella particolare scultura che progetta, proprio quella fa e crea; inoltre come, o gran re, un abile orefice, o garzone d'orefice, avendo ben preparato l'oro, quel particolare gioiello progettato proprio quello fa e crea, cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge alla variet dei poteri. Egli realizza quel potere di apparire diverso: uno secondo egli [appare] molteplice, molteplice essendo egli [appare] uno; di essere trasferibile in altri piani di esistenza, o attraverso muri, ostacoli e montagne: spedito passa attraverso la terra come attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acqua, spedito cammina sull'acqua come sulla terra, nel cielo colle sue gambe passeggia come un volante uccello, e la luna ed il sole, pur cos potenti e cos eccellenti, egli accarezza e tocca colla palma della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del suo corpo.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo, altissimo.
89. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'organo dell'udito divino. Egli coll'organo dell'udito divino, eccelso, sovrumano, entrambe le voci ascolta, divine ed umane, remote e vicine.
90. Come, o gran re, un uomo percorrendo una grande strada udisse suoni di tamburi, suoni di crotali, suoni di trombe, suoni di cimbali, suoni di timpani, a lui cos sarebbe: "questo il suono del tamburo", " questo il suono del crotalo", " questo il suono della tromba", " questo il suono del cimbalo ", " questo il suono del timpano ", cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'organo dell'udito divino. Egli coll'organo dell'udito divino, eccelso, sovrumano, entrambe le voci ascolta, divine ed umane, remote e viene.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo, altissimo.
91. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'interiore conoscenza delle menti. Egli realizza ci che nella mente di altre persone, di altri esseri:
la mente bramosa come mente bramosa realizza, la mente non bramosa come mente non bramosa realizza,
la mente astiosa come mente astiosa realizza,
la mente non astiosa come mente non astiosa realizza,
la mente fatua come mente fatua realizza,
la mente non fatua come mente non fatua realizza,
la mente casta come mente casta realizza,
la mente non casta come mente non casta realizza,
la mente magnanima come mente magnanima realizza,
la mente non magnanima come mente non magnanima realmente superiore come mente superiore realizza, [lizza,
la mente non superiore come mente non superiore realizza,
la mente attenta come mente attenta realizza,
la mente non attenta come mente non attenta realizza,
la mente libera come mente libera realizza,
la mente non libera come mente non libera realizza.
92. E come, o gran re, una donna, od un uomo, od un fanciullo, od un giovane, amanti della propria bellezza in uno specchio purissimo, chiarissimo, trasparente, o in un vaso d'acqua il volto riflesso considerando, con un neo sa di avere un neo, senza neo sa di essere senza neo; cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'interiore conoscenza delle menti. Egli realizza ci che nella mente di altre persone, di altri esseri: la mente bramosa come mente bramosa realizza,
la mente non bramosa come mente non bramosa realizza, la mente astiosa come mente astiosa realizza,
la mente non astiosa come mente non astiosa realizza, la mente fatua come mente fatua realizza,
la mente non fatua come mente non fatua realizza, la mente casta come mente casta realizza,
la mente non casta come mente non casta realizza, la mente magnanima come mente magnanima realizza, la mente non magnanima come mente non magnanima realmente superiore come mente superiore realizza, [lizza,
la mente non superiore come mente non superiore realizza, la mente attenta come mente attenta realizza,
la mente non attenta come mente non attenta realizza, la mente libera come mente libera realizza,
la mente non libera come mente non libera realizza.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo, altissimo.
93. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza di sorgente consapevolezza di anteriori forme di esistenza. A lui sorge consapevolezza di molte anteriori esistenze, come di un'esistenza, come di delle esistenze, di tre, di quattro, di cinque, di dieci, di venti, di trenta, di quaranta, di cinquanta, di cento esistenze, di mille esistenze, di centomila esistenze, delle esistenze durante epoche di molte formazioni di mondi, epoche di molte trasformazioni di mondi, epoche di molte formazioni e trasformazioni di mondi: " in questo luogo, questo nome questa famiglia, questo stato, questa gioia e dolore sperimentati questa la fine della vita, e quanto qui sorse di qui trapass. In quel luogo, quel nome, quella famiglia, quello Stato, quella gioia e dolore sperimentati, quella la fine della vita, e quanto l sorse di l trapass". Cos a lui sorge consapevolezza di molte precedenti esistenze nelle loro caratteristiche, nelle loro circostanze.
94. E come, o gran re, un uomo andasse dal suo ad un altro villaggio, e da questo ad un altro ancora, e da quest'ultimo ritornasse al suo. Allora a lui cos sarebbe: " io andai dal mio villaggio ad un altro villaggio, l cos sono stato, cos mi sono seduto, cos ho parlato, cos ho taciuto, da quello poi sono andato in un altro villaggio, in quell'altro cos sono stato, cos mi son seduto, cos ho parlato, cos ho taciuto, e da quest'ultimo villaggio cos sono tornato nel mio "; cos, o gran re, un monaco, essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, non oscillante, raggiungente l'impossibilit, la drizza, la rivolge a riconoscere la sorgente consapevolezza di anteriori forme di esistenza. A lui sorge consapevolezza di molte precedenti esistenze, come di un'esistenza, come di due esistenze, di tre, di quattro, di cinque, di dieci, di venti, di trenta, di quaranta, di cinquanta esistenze, di cento esistenze, di mille esistenze, di centomila esistenze, delle esistenze durante epoche di molte formazioni di mondi, epoche di molte trasformazioni di mondi, epoche di molte formazioni e trasformazioni di mondi: " in questo luogo, questo nome, questa famiglia, questo stato, questa gioia e dolore sperimentati, questa la fine della vita, e quanto qui sorse di qui trapass, In quel luogo, quel nome, quella famiglia, quello stato, quella gioia e dolore sperimentati, quella la fine della vita, e quanto l sorse di l trapass". Cos a lui sorge consapevolezza di molte precedenti esistenze nelle loro caratteristiche, nelle loro circostanze.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo, altissimo.
95. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, ! malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza del trapassare e del risorgere degli esseri. Egli, col divino occhio rischiarato, vede gli esseri divini ed umani trapassanti e sorgenti in basso, in alto, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere gli esseri riappaiono, realizza: " Questi cari esseri sono seguaci di un non retto comportamento nelle opere, sono seguaci di un non retto comportamento nelle parole, sono seguaci di un non retto comportamento nei pensieri, disprezzano le cose nobili, stimano il cattivo, ed il cattivo stimato attuano colle opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, vanno cos su cattiva strada, in cattive condizioni, in rovina. Questi cari esseri invece sono seguaci di un retto comportamento nelle opere, sono seguaci di un retto comportamento nelle parole, sono seguaci di un retto comportamento nei pensieri, non disprezzano ci che nobile, stimano il buono, ed il buono stimato attuano colle opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felicemente risorgono in mondo beato". Cos col divino occhio rischiarato vede gli esseri divini ed umani trapassanti e risorgenti in alto, in basso, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere sempre gli esseri riappaiono realizza.
96. E come, o gran re, in mezzo ad una piazza vi fosse un terrazzo e quivi un uomo di buona vista vedesse gli uomini che nelle case entrano ed escono, per la via carreggiabile si avviano, o sostano in mezzo alla piazza, a lui cos sarebbe: " Questi uomini entrano ed escono di casa, per la via carreggiabile si avviano, o sostano in mezzo alla piazza"; cos, o gran re, un monaco nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza del trapassare e del risorgere degli esseri. Egli, col divino occhio rischiarato, vede gli esseri divini ed umani trapassanti e sorgenti in basso, in alto, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere gli esseri riappaiono realizza: " Questi cari esseri sono seguaci di un non retto comportamento nelle opere, sono seguaci di un non retto comportamento nelle parole, sono seguaci di
un non retto comportamento nei pensieri, disprezzano le cose nobili, stimano il cattivo, ed il cattivo stimato attuano con le opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, vanno cos su cattiva strada, in cattive condizioni, in rovina. Questi cari esseri invece sono seguaci di un retto comportamento nelle opere, sono seguaci di un retto comportamento nelle parole, sono seguaci di un retto comportamento nei pensieri, non disprezzano ci che nobile, stimano il buono, ed il buono stimato attuano colle opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felicemente risorgono in mondo beato ". Cos, col divino occhio rischiarato vede gli esseri divini ed umani trapassanti e risorgenti in alto, in basso, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere sempre gli esseri riappaiono realizza.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo, altissimo.
97. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'inteliig%nza distruggitrice degli a鏇va.)Egli:!" Eaco(il dMlore " cos secondo realt realizza."" Questa",'origiNf駱el eolocu " secondo pealp reami{za. " Questa la fine del dGlore" secondghrealt realizza. "Questa la via che mena alla fine del dolore" secondo realt veal)x獪. " Qu盭t gli asava " secondo realt realizza. "Questa lkrigine degli asa飆" seaondo realt realizza. "Questa la, fine degli asava " secondo realt realizz`. " Quest(la via che menA anla fine degl椇-;崑艎壉騂x攓g絣M襑丰鱒猺*pR踧_f潠 俀z'WrwO+B}柛olt3殖瓗亃鷯淛@*uc獻IPx佖?6夙耿扛5剼豢鄠Iw瀛氏.O/璚~盻猶e繜悊騣,]z*,`&25快2u虼(gP6>&蜀Rz(}UMs*G8~h:_衍<=z鋻W H篇慢8WAㄣP鬱S唄#UY [5奔cl|=哆,舒oo羨」c峎葫→J?嚓舳鞔7琖咚薤|8 暍楖魙瞺d_'扊+勗g蠛龤.價?n慊D孍睇檥|棱[緹l柛潰W/齦霥}峪6致凰}區@洬柒吰M I嶕職n鷚zM9ˊ錝Y矰NN=D嗀暐跴峐枑,熧:N8sDda vedesse ostriche e conchiglie, cristalli e ghiaia, frotte di pesci che vanno e che stanno, a lui cos sarebbe: " Questo un lago tra i monti trasparente, limpido, chiaro e quivi sono ostriche e conchiglie, cristalli e ghiaia e frotte di pesci che vanno e che stanno"; cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza distruttrice degli asava. Egli: " Ecco il dolore " cos secondo realt realizza. " Questa l'origine del dolore " secondo realt realizza. " Questa la fine del dolore " secondo realt realizza. " Questa la via che mena alla fine del dolore " secondo realt realizza. " Questi gli asava " secondo realt realizza. " Questa l'origine degli asava " secondo realt realizza. " Questa la fine degli asava secondo realt realizza. " Questa la via che mena alla fine degli asava " secondo realt realizza. Ed a lui che cos sa, che cos vede la mente libera dall'asava del desiderio, si libera dall'asava dell'essere, si libera dall'asava dell'ignoranza. " Nel redento la redenzione " in lui sorge questa intelligenza. " Esausta la vita, estinta la condizione di purezza, fatto ci che era da fare, non esiste altro stato condizionato " realizza allora.
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo, altissimo.
Di questi, o gran re, visibili frutti dell'ascesi, un altro visibile frutto dell'ascesi pi alto, pi eccelso non vi ".
99. Cos essendo stato detto il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta disse al Sublime cos: " meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore, come si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito si mostrasse la strada, si portasse nel buio una lampada, chi ha gli occhi vedr le forme, cos dal Sublime con pi di un argomento stata esposta la Dottrina. Ed ecco, o signore, io prendo rifugio presso il Sublime, prendo rifugio presso la dottrina e l'Ordine dei monaci. Me fedele seguace voglia il Sublime accogliere prendente da oggi rifugio per la vita. Un errore mi vinse, o signore, come uno stolto, come un folle, come un insensato. Per desiderio di potere privai della vita il padre, giusto, legittimo re. Questo mio errore, o signore, accetti il Sublime in vista di futuro controllo ".
100. "Ors, o gran re, un errore ti vinse come uno stolto, come un folle, come un insensato: tu per desiderio di potere I privasti della vita il padre, giusto, legittimo re. E perci tu, o gran re, compisti un errore, un duplice errore secondo la, dottrina e questo io accetto. Vi miglioramento, o gran re, nella norma dei nobili a chi, pur avendo errato di un duplice errore, secondo la Dottrina, nel futuro si controller ".
101. Cos essendo stato detto il re del Magadha Ajatasattu
Vedehiputta disse al Sublime cos: " Ora tempo, o signore, che io vada. Molti affari, molte incombenze ci attendono ".
" Questo il tempo, o gran re, a cui tu pensi ".
Allora il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta rallegrato, rasserenato dalle parole del Sublime sorse da sedere, avendo salutato il Sublime, girando sulla destra se ne and.
102. Allora il Sublime, dopo la partenza del re del Majgadha Ajatasattu Vedehiputta, si rivolse ai monaci: " Stroncato, o monaci, il re, contaminato, o monaci, il re. Se il re, o monaci, non avesse privato della vita il padre, giusto, legittimo re, libero da passione, senza macchia, su questo stesso sedile gli si sarebbe dischiuso l'occhio della Dottrina " .
Cos disse il Sublime, contenti i monaci si rallegrarono I alla parola del Sublime.


SAMANNA PHALA SUTTA

FINE

(Traduzione di Eugenio Frola)

KEVADDHASUTTA

(KEVADDI LA IL FIGLIO DI FAMIGLIA)



Cos ho sentito
1. Un tempo il Sublime dimorava a Nalanda nel bosco di manghi del mercante di vesti. Allora Kevaddha figlio di famiglia, si diresse l dove era il Sublime; accostatosi, salutato il Sublime, gli sedette accanto. Accanto seduto Kevaddha figlio di famiglia cos disse al Sublime:
" Nalanda, o signore, prosperosa, opulenta, molto popolata, densa di abitanti devota al Sublime. Voglia il Sublime, o signore, ben ammaestrare un monaco che possa compiere cose sovrumane, meravigliosi miracoli, e cos proprio Nalanda sar ancor pi devota al Sublime".
Cos essendo stato detto il Sublime disse a Kevaddha figlio di famiglia cos: "Non cos, o Kevaddha, io espongo la Dottrina: " andate voi, o monaci, presso il laico bianco vestito e compite cose sovrumane, meravigliosi miracoli " ".
2. Per la seconda volta Kevaddha figlio di famiglia disse al Sublime cos: " Io non vorrei molestare il Sublime, per cos dico: Nalanda, o signore, prosperosa, opulenta, molto popolata, densa di abitanti devota al Sublime. Voglia il Sublime, o signore, ben ammaestrare un monaco che possa compiere cose sovrumane, meravigliosi miracoli, e cos proprio Nalanda sar ancor pi devota al Sublime o.
Per la seconda volta il Sublime disse a Kevaddha figlik 4i faiflia cos:
" Non 鏣S,k Kevaddha, io espongo la Dottrina* " `~aate voa, o monaci, presso il ,aico bia.co vestitOe compite cose svr|maoE, meravigliosi miracoli "
3. Perla terza volta Kevaddha figlio di famiolia disse al Sublime cos: " 瓨 n{n vorbw) mohestare il Sublime, per cks dico: Nalandi,邕 signoru, prosperosa gpt枸nta, m鮞to$p~0olata, densa di abitanti evota al Sqblime. Voglia il Sublime, o signore, ben ammaestrare un mon!co chePossa compienarrava a volte nelle sere d'inverno, quando era di buon
umore e, dopo aver portato il suo tavolo da stiro presso il caminetto della camera dei bambini, ci permetteva di sederci attorno e, mentre si dava da fare con i pizzi della signora Reed e pieghettava i bordi della sua cuffia da notte, dava in pasto alla n
ostra avida attenzione storie d'amore e di avventura tolte da vecchie fiabe e ballate, o (come scoprii pi\'f9 tardi) dalle pagine di }{\i\insrsid2302356 Pamela}{\insrsid2302356 e di }{\i\insrsid2302356 Enrico, Conte di Moreland}{\insrsid2302356 .
\par \tab Col mio Bewick sulle ginocchia, mi sentivo dunque felice: felice, per lo meno, a modo mio. Temevo solo di essere disturbata, e questo avvenne fin troppo presto. La porta della stanzetta della colazione si apr\'ec.
\par \tab \'abEhi! Madama Musona!\'bb, grid\'f2 la voce di John Reed; poi ci fu un silenzio: aveva trovato la stanza apparentemente deserta.
\par \tab \'abDove diavolo \'e8?\'bb, continu\'f2. \'abLizzy! Georgy! (chiamava le sorelle) Johan non \'e8 qui, dite a mammina che \'e8 uscita fuori con la pioggia... brutta bestia!\'bb.
\par \tab \'abHo fatto bene a tirar la tenda\'bb, pensai; desiderai solo che non riuscisse a scoprire il mio nascondiglio. John Reed non lo avrebbe certo trovato da solo: non era acuto n\'e9 di vista n\'e9 di cervello; ma Eliza si affacci\'f2
alla porta in quel momento e disse subito:
\par \tab \'ab\'c8 sul sedile della finestra, Jack\'bb.
\par \tab Io uscii subito perch\'e9 tremavo all'idea di essere tirata fuori dal suddetto Jack.
\par \tab \'abChe volete?\'bb, chiesi imbarazzata e diffidente.
\par \tab \'abDi': ''Che cosa volete, signorino Reed?"\'bb, fu la risposta. \'abVoglio che tu venga qui\'bb. E, dopo essersi seduto su una poltrona, mi ordin\'f2 con un gesto di avvicinarmi e restargli davanti.
\par \tab John Reed era un collegiale di quattordici anni; aveva quattro anni pi\'f9 di me, che ne avevo solo dieci: era grande e ben piantato per la sua et\'e0, con la pelle gialla e malsana; line
amenti marcati nel viso largo, ossa grosse e mani e piedi enormi. A tavola si rimpinzava regolarmente, cosa che lo rendeva bilioso e gli dava uno sguardo annebbiato e sonnolento e guance cascanti. Avrebbe dovuto essere in collegio, allora, ma la sua mammi
na lo aveva tenuto a casa per un mese o due \'abin considerazione della sua salute delicata\'bb
. Il signor Miles, il maestro, sosteneva che sarebbe stato molto meglio se gli avessero mandato da casa meno torte e dolciumi; ma il cuore materno si ribellava a un giul potere di apparire diverso: uno essendo egli appare molteplice, molteplice essendo egli appare uno; trasferibile su altri piani di esistenza, attraverso muri, ostacoli, montagne; non impedito cammina, attraverso la terra come attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acqua; spedito cammina sull'acqua come sulla terra; nel cielo colle sue gambe passeggia come un volante uccello e il sole e la luna cos potenti, cos eccellenti accarezza e tocca col palmo della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del suo corpo ". Che tu pensi, o Kevaddha ? Forse che colui che non ha assistito e non fiducioso non direbbe cos a colui che fiducioso ha assistito?".
"Cos direbbe, o signore ".
"E vedendo questo pericolo, o Kevaddha, del potere supernormale io non sono propenso, non sono disposto, non sono favorevole al potere sovranormale.
6. Qual , o Kevaddha, la penetrazione sovranormale dell'altrui mente? Ecco, o Kevaddha, un monaco penetra la mente di altri esseri, di altre persone, penetra quanto appartiene alla mente, penetra il ragionamento, penetra le considerazioni: " cos quel pensiero, cos quel pensiero, proprio in quella mente". Ed ecco un tale assiste fiducioso e vede quel monaco che realizza il potere di penetrare le menti di altri esseri, di altre persone, che penetra quanto appartiene alla mente, penetra il ragionamento, penetra le considerazioni: " cos quel pensiero, cos quel pensiero, proprio in quella mente ".
7. E se quel tale che assistette fiducioso dice ad un altro, che non assistette e non fiducioso: " meraviglioso, o signore, straordinario, o signore, il grande potere, la grande eccellenza di un asceta. Io stesso vidi un monaco che penetra la mente di altri esseri, di altre persone, penetra quanto appartiene alla mente, penetra il ragionamento, penetra le considerazioni: ' cos quel pensiero, cos quel pensiero, proprio in quella mente'". Allora colui che non ha assistito e non fiducioso cos potrebbe dire a colui che ha assistito fiducioso: " Questl certao%nte un incanto Manika, per ques|o quw, mon`co penetra la menu di altri esseri| di!︼tre persone, penetra quanto appartiene %岦a mente, penetra il racimnamento, penetra le considerazioni:(' coS quel pensiero, cos qsel pens!erO0ij quelda&mmntl ' ".
Che tu pensi, o Kevaddha? Fmrse+h1 colui che non ha assistito e kOn( fiducioso non dMrebbe$緌s a 3olui che n嶮q緅oso ha assistito"/".
"Cos di`ebbe, o signor1# "E v幩eneo questo pebigol/, o Kevaddha, nem73. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Suyama Devaputta, e avendolo raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?".
Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Suyama-Devaputta disse al monaco cos: " Io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, I acqua, il fuoco, l'aria. Ma, vi sono, o monaco, gli di Tubista, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ".
74. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di Tubista, e avendoli raggiunti cos disse loro: "Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?".
Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di Tubista dissero al monaco cos: " Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Santusita-Devaputta, di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ".
75. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Santusita-Devaputta, e avendolo raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ? ".
Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Santusita-Devaputta disse al monaco cos: " Io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o monaco, gli di Nimmanarati, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria".
76. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di Nimmanarati, ed avendoli raggiunti, cos disse loro: " Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ".
Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di Nimmanarati dissero al monaco cos: " Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Sunimitta-Devaputta, di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria".
77. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Sunimitta-Devaputta, e avendolo raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?".
Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Sunimitta-Devaputta disse al monaco cos: " Io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o monaco, gli di Paranimmita-Vasavatti, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ".
78. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di Paranimmita-Vasavatti, e avendoli raggiunti cos disse loro: " Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ? ".
Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di Paranimmita-Vasavatti dissero al monaco cos: " Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Vasavatti-Devaputta, di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ".
79. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Vasavatti Devaputta e avendolo raggiunto cos gli disse: " Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ? ".
Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Vasavatti-Devaputta disse al monaco cos: " Io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o monaco, gli di della schiera di Brahma, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria".
80. Allora, o Kevaddha, quel monaco entr in concentrazione s che nella sua mente raccolta fu visibile la strada che conduce a Brahma (2). E allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di della schiera di Brahma, e avendoli raggiunti cos disse loro: " Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?".
Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di della schiera di Brahma dissero al monaco cos: "Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi Brahma, il gran Brahma, signore, non divenuto, onnipresente, onnipotente, sommo fattore, cr屧torel eccelso rego彋ore, potente padru di ci chg fu e di ci ciM sq2, di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i苕ucuTro'frandi e$ementi scompa}ono senza R廛iduo, cio la tw2p, lga[qua, i, fuoco> l'abia ".
"Dove al prMsente, o0amaci, il gran Brahma?".
" Noi non sartm嫥o, / monaikd donde viene Brahmq<`` de#e B`ahma, dove va Brahma. Ma, o monaco, dove ap`Aiono dei segni, si p熛uce u~a luce, si manifesta uno splendore, la sar2visibile Brahma. QtEll =趹O(n寊汨觀呷Sd攇|緱i,6Eq埜3fe埢〒ˊ*S晟淌wVyn%蓌r慕羭5|M處 蚤灩U1p俜Xl" JB1H砧錔 0dd埠Tk闆 U{栽)宛Fi,`啑8Rq AE 酪F镻 菄悌O8\a`LF/の悜閘L 琵匈ZSu&6諺u百V%痏"贉'癵rB`9O\vR蕬顱g]9焰W&皿諙S6k#N齛祏 58Q俸n\楥]彫Y趀yL3蛸鎈t60筋$ybGi墎$EZR箯jc#8)邞ぽMO /^ d)幪z:朿DB甾H@(PPUKL+y載璔B"鑿cpq (I嵩Ht呱戲(,jP]喨m桂JX5 I玔川諔旵v#62樞腊Y|態{.\憶璆域?騝皈烙)39w虡sP岵f凸倭弄61 閣k楘x飋捧俖L薾z6齝巑ur?嚙鷭實翋Z硊鬈#((8H轝劬埧Li6P麵婭尒嵎@ $b壚R柎+MRX_%\〈T(Ah垗/H鏀d2W鵚#Pp豍7!C* 睥P5)P鞷u洶bm開u廁T菿&WH菝UY1-vf]呦2堈[瞚3n]L襞]灢岵gUf弒+.[<7+a萹騂貁蹗鯀W?<鎀<蘧k蕞鷭鯕剔Z硊准wF6" 柶舨LAME3.93 (alpha)UUwx{p攮 @on( 摿粳澄祿 `0狾 鏽C舊"蟬=租#;lRL僿謏a`@麒蠐,涆謂i5鸝HXdKZъ檓6"戒$n窪T缺q>g纓 h.Bx `]瓷僿U濋妶B2購2Y3&(i眹Q剫J76詎柺mL 孃YY 雀i剃塴一b浽 )f^PW}}Z'y彗披缺q>g霰 M 轉B鈙WW/,偳3Ed&/#(hj(鄮a [kXO^鬖彃FGVIYk墟8,x-2撱b,;ぉ姲OV諦鎩9籟瀁軜-|fo媔um錭MS_僶GMhTB&G,.oaFW㎡右8AcZ笁C瓦7芰4腄BX(|>k>  !F{]虈'坦彧!l[圛r鉺0r4XS$嫭Zp鳷$,/Ec橝聲tK(l-蔜漩黤J困(p瑢藚[泐0e镻7hy岌=剌觖凋か氁\昲模|b.#z恘'鶣CNV3$8VaQy-f蹀肯,A爨X惻6[dO2倞Cc氂`1蚤fB▌LL4a=嵨*n巖CV瘑B梑/8Cs旮.XXj0*t諧閎 ugdSr旋囋>ちJ卓rGFkS伭+挳%fP@{形)e儓wuhr暘呀弶wf?e撲r此蕃鸁硻莋. f釪xo骾pSY傞15抶颭掄冊UUUUUU鰲fI{p麍辟o/n`$ 樇 8靾播萬b閆P,刵S1 G! ,銘*#雷@`取彳 g.仈8(c 錴鑴搷vVR&.iKFIh,(挔 0(8河,v飂,掑,r$趐[Ib5P'/n'Ied?-1俱堁黧螚;墯d鰭 ;3}t聸5}掬mく諨}_5嘉恆Jず鱄纈課Ki,XQGEば獶刑U!;銊0y破醯 +莎b炆貗ν f秈*>淞B`Yk涸< 2坊A~\搏葫,拙k)i猘奿/使鱱 *K音X5i C輊~尹8$ L1m%@N蝶x$ 9咨u1窮l塞qTg*&*頀5窾N^l箎芘p彎g莣獊肺\甀\SV尿攛o烘災uv橈5簏v轣4`,:\D<  與kk\JaV糟a@ "(+世$荄J XAaW魡どA蠦q蓌YG玡 40娜伉vHEs岨)r9洭 piega un braccio disteso, scomparso dal mondo di Brahma comparve dinnanzi a me. Allora, o Kevaddha, il monaco dopo avermi salutato mi si sed accanto. Accanto, seduto, o Kevaddha, il monaco cos mi disse: " Dove, o signore, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ".
85. Cos essendo stato detto, o Kevaddha, cos io al monaco risposi: " Da tempo, o monaco, i mercanti che viaggiano per mare si imbarcano, prendendo sulla nave un uccello ci indichi la terra. Essi dalla nave, non in vista della spiaggia, liberano l'uccello indicatore della terra. Quegli va verso il levante, va verso il mezzod, va verso il ponente, va verso la mezzanotte, va sull'oceano, va in ogni direzione. Se di qualche parte vede la terra, verso quella parte e guida, se da nessuna parte vede la terra, egli ritorna alla nave. Proprio cos tu, o monaco, desiderando una risposta a quella domanda non l'hai ottenuta neppure nel mondo di Brahma e sei ritornato presso di me. Tu desideri che questa domanda sia posta: ' dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria'. Cos invece, o monaco, da porsi la domanda".
" Dove la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria non hanno pi luogo ove posare il piede ? ".
" Dove il lungo ed il corto, il sottile, lo spesso, il buono ed il cattivo?".
" Dove nome e forma totalmente sono distrutti? ".
Allora cos la risposta:
" L, senza attributi, l'infinito vinnena abbandonato;
Allora acqua e terra, fuoco e aria, non han luogo ove posare il piede;
Allora il lungo, il corto, il sottile, lo spesso, il buono, il cattivo;
Allora nome e forma totalmente sono distrutti;
Colla distruzione di vinnena queste cose sono distrutte "
Cos disse il Sublime. Contento Kevaddha, figlio di famiglia, si rallegr alle parole del Sublime.


KEVADDHA SUTTA

FINE

(Traduzione di Eugenio Frola)



MAHASATIPATTHANASUTTANTA
(LA BASE DELLA CONSAPEVOLEZZA)



Cos ho sentito:

l. Un tempo il Sublime dimorava tra i Kuru in una citt dei Kuru di nome Kammassadhamma. Allora il Sublime si rivolse ai monaci: "O monaci ", "Signore ", i monaci risposero al Sublime.
Il Sublime cos disse:
" La strada, o monaci, ad una unica meta, alla purificazione degli esseri, al superamento del pianto e del lamento, all'allontanamento del dolore e della sofferenza, al comparire del giusto metodo per la realizzazione dell'estinzione quella dei quattro pilastri della consar霣glezza.
Quali quattro? Ecco, o monaci, un monaco gel corpo osservando il corpo, Li甐ra Wtrenu; attento, consapevole, lontane nel -ond?",a cqidIgia e la sofferenza. Nella sensazione, osservando la sensazione, Dimora 3tteluo-t嫢tento, consapevole lontane nelmonDo la cupidiwha e la sofferenza. Ne,la mefte osservando la mente, dimora strenuo( attento, consape琁le ,o.tane neL l鮞璺 la cupidigia m烽a sofferenra. N%gli0elementi osservando gli elementi, dimora strenuo, attento, consapevole lontane nel monla macchina.\'bb
\par Adorava la sua macchina. Era una Mercedes 230C di ven-
\par t'anni, una berlina rossa a due porte con sedili di pelle ne-
\par ra. L'aveva acquistata otto anni prima con il premio in denaro
\par }{\lang2057\langfe1040\langnp2057\insrsid4919794\charrsid7539804 vinto al torneo Mayfair Lites College Tennis Challenge, cin-
\par }{\insrsid4919794\charrsid4919794 quemila dollari. Era prima che diventasse di moda possedere
\par una Mercedes vecchia. \'abProbabilmente oggi varr\'e0 il doppio di
\par quanto l'ho pagata.\'bb
\par \'abMa poi saresti costretta a comperare un'altra auto\'bb le fece
\par notare Patty, spietatamente realistica.
\par \'abHai ragione\'bb ribatt\'e9 Jeannie con un sospiro. \'abBe', posso
\par sempre dare qualche lezione privata. E contro le regole della
\par JFU, ma probabilmente potrei guadagnare quaranta dollari
\par l'ora dando ripetizioni di statistica agli studenti ricchi che
\par hanno fatto fiasco in altre universit\'e0. Potrei anche mettere in-
\par sieme trecento dollari alla settimana, esentasse, se non li di-
\par chiaro.\'bb Guard\'f2 la sorella diritto negli occhi e le chiese: \'abTu
\par puoi metterci qualcosa?\'bb
\par Patty distolse lo sguardo. \'abNon saprei.\'bb
\par \'abZip guadagna pi\'f9 di me.\'bb
\par \'abMi uccider\'e0 perch\'e9 te l'ho detto, ma forse potremmo contri-
\par buire con settantacinque, ottanta dollari alla settimana\'bb dis-
\par se Patty, alla fine. \'abLo convincer\'f2 a chiedere un aumento. E un
\par po' timido in queste cose, ma io so che se lo merita, e il suo
\par capo lo vede di buon occhio.\'bb
\par Jeannie cominci\'f2 a sentirsi un po' pi\'f9 sollevata, anche se la
\par prospettiva di passare nuovamente le domeniche a insegnare
\par a universitari ottusi era orribile. \'abCon quattrocento dollari in
\par pi\'f9 alla settimana potremmo prenderle una stanza singola col bagno
\par in camera.\'bb
\par \'abIn questo modo potrebbe tenere con s\'e9 le sue cose, qualce hso-
\par prammobile e, chiss\'e0, magari anche qualche mobile.\'bb
\par \'abChiediamo un po' in giro e vediamo se qualcuno ci sa indi-
\par care un posto carino.\'bb
\par \'abD'accordo.\'bb Patty era pensierosa. \'abLa malattia della mamma \'e8
\par ereditaria, vero? Mi pare di aver visto qualcosa in televi-
\par sione.\'bb
\par Jeannie annu\'ec. \'abC'\'e8 un gene alterato, l'AD3, che \'e8 collegato
\par al precoce manifestarsi della malattia.\'bb Jeannie sapeva che era
\par situato nel cromosoma 14q24.3, ma questo a Patty non avrebbe
\par detto niente.
\par \'abSignifica che tu e io finiremo come la mamma?\'bb
\par \'abSignifica che ci sono buone probabilit\'e0.\'bb
\par Rimasero entrambe in silenzio per un attimo. Il pensiero di
\par perdere la ragione era quasi troppo sinistro per parlarne.
\par \'abSono contenta di aver avuto presto i bambini\'bb disse Patty.
\par \'abQuando succeder\'e0 a me saranno abbastanza grandi da bada-
\par re a se stessi.\'bb
\par Jeannie colse la leggera sfumatura di riprovazione. Come la
\par mamma, Patty pensava che ci fosse qualcosa di sbagliato nel-
\par l'avere ventinove anni ed essere senza figli. \'abMa il fatto che
\par abbiano scoperto il gene fa sperare bene\'bb disse Jeannie. \'abSi-
\par gnifica che quando avremo l'et\'e0 della mamma, potrebbero an-
\par che essere in grado di iniettarci una versione modificata del
\par nostro stesso Dna privo di quel gene fatale.\'bb
\par \'abHanno parlato di questo in televisione. Si chiama "tecnica
\par del Dna ricombinante", giusto?\'bb
\par Jeannie sorrise. \'abGiusto.\'bb
\par \'abVedi che non sono poi cos\'ec tonta?\'bb
\par \'abNon ho mai pensato che tu lo fossi.\'bb
\par \'abMa se \'e8 il Dna a renderci come siamo\'bb prosegu\'ec Patty pen-
\par sierosa \'abse tu mi cambi il Dna, questo mi fa diventare una per-
\par sona diversa?\'bb
\par \'abNon \'e8 solo il Dna che ti fa essere come sei. E anche il modo
\par in cui sei stata allevata. Le mie ricerche vertono proprio su
\par questo.\'bb
\par \'abA proposito, come va il lavoro nuovo?\'bb
\par \'abE molto interessante. E la mia grande occasione. Un sacco di
\par persone hanno letto l'articolo che ho scritto sul rapporto tra
\par criminalit\'e0 e corredo genetico.\'bb L'articolo, pubblicato l'anno
\par precedente, quando lavorava ancora alla University of Minne-
\par sota, portava per primo il nome del suo professore e poi, sot-
\par to, il suo, ma era stata lei a fare tutto il lavoro.
\par \'abNon sono riuscita a capire se intendi sostenere che la cri-
\par minalit\'e0 \'e8 ereditaria o meno.\'bb
\par \'abHo identificato quattro tratti della personalit\'e0 che "porta-
\par no" al comportamento criminale: l'impulsivit\'e0, la mancanza di
\par paura, l'aggressivit\'e0 e l'iperattivit\'e0. Ma il punto centrale
\par della mia teoria \'e8 che alcuni metodi educativi riescono a con-
\par trastare queste tendenze e trasformano potenziali criminali in
\par onesti cittadini.\'bb
\par \'abCome puoi dimostrare una cosa del genere?\'bb
\par \'abStudiando gemelli identici allevati ze considera: "Vi sono in I questo corpo capelli, peli, unghie, denti, pelle, carne, tendini, ossa, midollo osseo, reni, cuore, fegato, diaframma, milza, ! polmoni, intestini, pacco intestinale, stomaco, feci, bile, secrezioni, umori, sangue, sudori, linfa, lacrime, siero, muco, ! sinovia, urina ".
Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del corpo dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osservando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimora osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi nel corpo. " Cos il corpo ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco nel corpo dimora osservando il corpo.
6. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco esamina e considera questo corpo, sia che stia, sia che vada, in rapportoagli"elgmenti: " Vi in questo c/漥o l'elEmento terra, l'elemekdo acqua, l'elemento fuoco, l'dlemenvo aria".
Cos come, o monaci, un'abile eAcellaio od allievo macellaio 鐑cmsa una mucca, poztataLa al [mercato ddH]!崛Adravio avendoda sm~濈nata 0ezzo per pezzo, si siede, protPi cos monaci, un mknabo 鎑esto Corpo, s鸒 che stia, sia cxe(vada, es孷ina e consi`erainrappnrto"!gli elementi:$"Vi in quer0o corso l'elemento terra$l'gemento acqua, l'elemento fuoco, l'elemento Aria%b.
CosFILE0%$8P姇'`H曦^39~G@.LK堜B.LK~G@.LK "0xZ~G@.LK~G@.LK~G@.LK~G@.LK 108.part.met0xZ~G@.LK~G@.LK~G@.LK~G@.LK 108PAR~1.MET煚@D_憓型T'Xx Crichton, Michael - Congo.pdf* '堳輥S!#z108.part 0 0* yGyG'FILE0L=8M炆H/ @Bp禐FILE0矧N8P垌.`H<5KQiKQiKQiK "0xZ<5K<5K<5K<5K 106PAR~1.BAK.ba0b<5K<5K<5K<5K 106.part.met.bak隗k駿C#閮嗙陑迢毽O setup mobiledb.zipO歍(.I駿S!#S106.part 0( 0O歍yG.FILE0$8P柧'K#`H U5K堜B.LK2 E.LK堜B.LK "0xZ堜B.LK堜B.LK堜B.LK堜B.LK 109.part.met0xZ堜B.LK堜B.LK堜B.LK堜B.LK 109PAR~1.MET0駿歖Ы{ a嫣 MobileDB Instructions.htm聃'駿S!#"109.part 0 0聃yGyG'FILE0觡e 8H耔 `H.P~7K.姃~7K.姃~7KkUXK "0xZk.P~7K.P~7K.P~7K.P~7K (EBOOK~1.ZIP - 0k.P~7K.P~7K.P~7K.P~7K E(ebook - ITA - Scienze - Fisica) Papa, Tullio - Lezioni di Fisica.zipH 4@PC7FC7FCB512. E come, o monaci, un monaco nella mente, osservando la mente, dimora ? Ecco, o monaci, un monaco

Con mente passionale realizza: " La mente passionale". Con mente non passionale realizza: " La mente non passionale ". Con mente ostile realizza: " La mente ostile ".
Con mente non ostile realizza: "La mente non ostile".
Con mente torpida realizza: " La mente torpida ".
Con mente non torpida realizza: " La mente non torpida ". Con mente agitata realizza: " La mente agitata ".
Con mente non agitata realizza: " La mente non agitata ". Con mente espansa realizza: " La mente espansa ".
Con mente non espansa realizza: " La mente non espansa ". Con mente devota realizza: " La mente devota ".
Con mente non devota realizza: " La mente non devota ". Con mente raccolta realizza: " La mente raccolta ".
Con mente non raccolta realizza: " La mente non raccolta ". Con mente emancipata realizza: " La mente emancipata". Con mente non emancipata realizza: " La mente non emancipata " .

Cos egli dall'interno della mente dimora osservando la mente, dal di fuori della mente dimora osservando la mente, dall'interno e dal di fuori della mente dimora osservando la mente. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nella mente, dimora osservando il trapassare degli elementi nella mente, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi nella mente. " Cos la mente ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco nella mente dimora osservando la mente.
13. E come, o monaci, un monaco negli elementi osservando gli elementi, dimora? (3).
Ecco, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei cinque impedimenti.
E come, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei cinque impedimenti?
Ecco, o monaci, un monaco essendogli interiormente desiderio di brame realizza: " Non a me interiormente desiderio
di brame ". Non essendogli interiormente desiderio di brame realizza: " Non a me interiormente desiderio di brame ". E se a lui che dimora osservando, sorgere di desiderio di brame egli ci realizza; e se a lui che dimora osservando, trapassare di desiderio di brame egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando, non pi sorgere di trapassati desiderii di brame egli ci realizza.
Essendogli interiormente astio realizza: " a me interiormente astio ". Non essendogli interiormente astio realizza: " Non a me interiormente astio ". E se a lui che dimora osservando sorgere di astio egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando trapassare di astio egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando non pi sorgere di trapassato astio egli ci realizza.
Essendogli interiormente inerte accidia realizza: ". a me interiormente inerte accidia ". Non essendogli interiormente inerte accidia realizza: " Non a me interiormente inerte accidia". E se a lui che dimora osservando sorgere di inerte accidia egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando non pi sorgere di tramontata inerte accidia egli ci realizza.
Essendogli interiormente turbante rimorso realizza: " Vi a me interiormente turbante rimorso". Non essendogli interiormente turbante rimorso realizza: " Non a me interiormente turbante rimorso". E se a lui che dimora osservando non pi sorgere di tramontata inerte accidia egli ci a lui che dimora osservando trapassare di turbante rimorso egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando non pi sorgere di tramontato turbante rimorso egli ci realizza.
Essendogli interiormente dubbio egli realizza: " a me interiormente dubbio". Non essendogli interiormente dubbio realizza: " Non a me interiormente dubbio ". E se a lui che dimora osservando sorgere di dubbio egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando trapassare di dubbio egli ci realizza. E se a lui che dimora osservando non pi sorgere di trapassati dubbi egli ci realizza.
Cos egli dall'interno degli elementi dimora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il sorgere e il trapassare degli elementi tra gli elementi. " Cos sono gli elementi ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elednug dh觔ra ossdrvando gli elemantv2nei cinq髊 impefimenti.
14. Ed inoltre ancora, o monaci un monaco negli elemmnu kssebran$o glh -lemenpi di=ora nel quintuplo somPlesso!tell'attaccamento.
E aome, o`monaci, un monaco negli elementi osservando gli elementi dimora nel quintuplo complesso 輑ll"q矌qccamento ?  +co, o monaci, un monaco [cos!realizza]: Questa laRfgrma, questo il sorgere $ella Lorma, questo il trapassare della forma; questa la p幩鏇zione, questo il sorgere tella{ensazione,%questo iFILE0還g88p 7 G`H謑=8lh)=閡zH欞辛yH #  7 80 7 80 7 8  0x Z謑=8lh)=霐qh)=欞辛yH0 ( _F15F7~1.ZIPo P0謑=8lh)=霐qh)=欞辛yH0 ( 0[FUMETTI] Zio Paperone e gli iceberg volanti.zipyGyGanti1cafb5d68bab2ddf0ca4f6b0d8d86f3800f8280b.zipyG0!@0  !Y  0(!p00@0!>0P!!` 0!! D!6 h2!B$@4 !$*NH!@V!4!u!q!S#!骰!!澥A嘪AAN C 0! @ @040 080!4445!9@2!!藐!t!!!戃yFILE0K酺>8@8 I`H(*m=D4(=D4(=D4(= "0xZ(*m=(*m=(*m=(*m= _EBOOK~1.EBO] -0(*m=(*m=(*m=(*m= A[EBOOK - ITA] - JAMES JOYCE - MARGHERITA DE NAPOLI-(0ae99e62).eboHI@ 1RyGyGCAOLPITSF (*m v@WT v@WTIFCMIFCMyGIFILE0F8X9 b`Hf喕r8珗柬I5無K樟ベJ 10x Z! f喕r8珗柬ID澠砃=6澠堥 (E4934~1.LIT - 0 ! f喕r8珗柬ID澠砃=6澠堥 :(ebook - ITA - NARR) Simon, Neil - Andy e Norman (LIT).lit@( 傌f琨apevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei sei dominii dell'interno-esterno.

16. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei sette fattori del risveglio.
E come, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei sette fattori del risveglio?
Ecco, o monaci, un monaco essendogli interiormente consapevolezza, fattore del risveglio realizza: " In me interiormente vi la consapevolezza, fattore del risveglio ". Non essendogli interiormente la consapevolezza, fattore del risveglio realizza: " In me interiormente non vi la consapevolezza, fattore del risveglio". Sorgendogli interiormente non sorta consapevolezza, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta consapevolezza, fattore del risveglio ci realizza.
Essendogli interiormente in lui l'esame della Dottrina, fattore del risveglio, realizza: "In me interiormente vi l'esame della Dottrina, fattore del risveglio". Non essendogli interiormente l'esame della Dottrina, fattore del risveglio realizza: " In me interiormente non vi l'esame della Dottrina, fattore del risveglio". Sorgendogli interiormente non sorto esame della Dottrina, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo del sorto esame della Dottrina, fattore del risveglio ci realizza, essendogli interiormente la forza, fattore del risveglio realizza: "In me interiormente vi la forza, fattore del risveglio ". Non essendogli interiormente la forza, fattore del risveglio, realizza: " In me interiormente non vi la forza, fattore del risveglio ". Sorgendogli interiormente non sorta forza, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta forza, fattore del risveglio ci realizza, essendogli interiormente la beatitudine, fattore del risveglio realizza: " In me interiormente vi la beatitudine, fattore del risveglio". Non essendogli interiormente la beatitudine, fattore del risveglio realizza: "In me interiormente non vi la beatitudine, fattore del risveglio ". Sorgendogli interiormente non sorta beatitudine, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta beatitudine, fattore del risveglio ci realizza, essendogli interiormente la calma, fattore del risveglio realizza: " In me interiormente vi la calma, fattore del risveglio"> Noj '荑endoglinteriormente la calma, fattore denrisveglik realizza: " In me inte"iormente non vi la calma, fattore del risveglio". Sorgendogli interiormente on sorti*calma(fAttore del risveglio ci s7alizza. Essendog駧%intm爌ormente com0meTo.sviluppodgi1 sorta calma, fatpore f%l risveglio ci realizza, asseneOgli`intEriormeotlu,a ca¢razione, fattore fel risveglio realizzgz " In me interiormente vi la concentrazio.d fattore del risveglio ". Non essendogli interiorm-薘e -4S錐S!#337.part 0- 0yGyGFILE0#HB8y R `HHm緆;5(T;;; #0xZ Hm緆;5(T;莠M2q;le-q; #8##FE~1.TXT 0t Hm緆;5(T;莠M2q;le-q; #8## R FELCE E REBECCA NEW ####.txt ( 123456678900yG8900yGRFILE0D8z `H顤8顤8顤8顤8 "0pR顤8顤8顤8顤8 423.part0pT顤8顤8顤8顤8 423~1.PARyGFILE0#H8{ R `HHm緆;5(T;;; #0xZ Hm緆;5(T;爛g5q;v2q; #9##PS~1.TXT 0 Hm緆;5(T;爛g5q;v2q; #9## P.S. R ####.txt( 123456678900yG123456678900yGRFILE0r<18X| K.`H埆封:~珞<$u<$u< "0xZ (埆封:~珞<~珞<N瀑<j EB929C~1.RARrba0 (埆封:~珞<~珞<N瀑<j NeBook.ITA.Barbara.Hambly.Cacciatori.Delle.Tenebre.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps]KrarH@jjBDmyGyGyGyGKFILE0%8p} `H2蚔:.LK.LK.LK "0xZ.LK.LK.LK.LK 338.part.met0xZ.LK.LK.LK.LK 338PAR~1.MET詺共/u<垿軌)r話^ :[EBOOK - ITA] - Antonio Fogazzaro - Daniele Cortis.Lit.zip il non soddisfare questo desiderio dolore. Agli esseri, o monaci, soggetti agli elementi angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione, cos il desiderio sorge: " Oh, a noi non fossero pi gli elementi angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione". Ed invece questo desiderio non soddisfatto, e cos il non soddisfare questo desiderio dolore.
E come, o monaci, in breve, il quintuplo complesso dell'attaccamento dolore ? Cio la componente dell'attaccamento alla forma, la componente dell'attaccalEnto alla sensazione, la componente dell'attaccamento ala perCezi/娀, la gOmpon`Nte dA鄟'cttq3camenuo qll'`ndicazione, la componente dell'at灂ccame.to/幨lf coscidnz1, p`ee, in bpewe, i| quinvuplo coople;sG胏ell'attaccamento al dolore,r micono nolorq. P畫sta, o l/naci, Vief devta la nofale ver尒 sud dOlore*
l9. Cose < o(mOnaci, la nobile v緳it"sull&/ragine d-n dol鮆e$?
Vi la sete, l嶓aNtealla nav#彋a, acrompagba謯 da passione pmr k diletti, qua e l Eo,to 鄜lettevole, come sete di brama, seD╲釤顣z烇鐮_%墐dギl6d鞘,湓,0 D σm嫖nku鉒_鼲綃i縎vXWq_.1;笻3鞀COI火耗_壇u%e柮噮5n:x圩﹞GU^x2g憨i :攀*¥獐$稗Cx'攬F墟(g:<差!縢韓渃澱vNv)郩Y\踶蜬d毲座O`)Fa鞚畝fI5嘶Pi@游:"Y靨!殼悷=3秋"?z鬷紓4~s蜉*年0a52 'V梌杠 6Vp隳e1L鵌O鶸牾cA徻s@=D0c瓦\ ^'@0F陷o#震u礭<50w%泐乞]t3笵c珙'R0僪迿癜H翵09?!o藅b鏨蔘潐Cj肊辱x/綵: f獽L掘kGrJ&&巃 Y3鈲驅毇m5盜'\/蓻g;誧41瞬垞J Z趹J80~陡f}盻(茛藑6s膳QS4矸4苟b}=麇I3+椊b麷(|誌Olマ 8,hU成銼8L+5\k-P<" #伋U M澣a暢3大VpBQn睌襁v祺8&(j謣誑G 蕈炎涵$4,z_硩掂Y177cfi螉H%1VLkb茉2dt@ %姿矏O j![鷫\耒7@5.媐救%渺m)(Yq殥莦:嗧0嫣>偁4"a翭崌膚[蝖erGB 9Y畤1J勺墬+ylZz檎棰岭=?魅J7%X-14+}髓*wYd i摑睌5T9悊\耶嘛磳愖,$猙 5>8嫮w}2eSo醝Θ6vE6'{抩w,\.菃孫犀Z瘏圔M*m)r>RG 3#X' 慀0團}埤?;竹c{L驍匠S愚(笞N'4" %皽4i搫5#;笰 邋:#雘,X;. 耨H話\摶_締<袪'3RPe=,@-{帖 咘醍rEJ1[&姺- I縜a澯f 駖羵瀎 t}裰誋<ㄧ e褘TR趀樥妊#&%雽 8E膺祛茇編UtLrr阬殽景A偳/i !l&x俶O﹡YEm>;P蛑gn身{欲0S菧垝]曖o7#r堥D搰[x#嘒!?耐#0鶘#t藲xS 躖呸>w趉v_7au綄澳幪+孵NDLo#Q@渣+芯2o51耟%v鮯挐-K'u鞶褖猀熸P犕|椔壛O泗h~B索,夜儜渭招!嘖p,僣0dF朼9H溿哳_笎槢h#vSK.e廒i蝭鯊*衯+\Sf" 7裟3帨-I pR瘭KL.Z鎗'.h悇aNqB氝-H1B陎2cO總QT箤$鑠i傌A蘆4廣'6衚優+j氅RzD>虭k黝%N肊L朿"G8v后a逽粅,B蓼辱嵂笫 <0g滻崽;~t
E u&:ZF椓3V;,州3v/#Fp塋?寮tq菪68c鉋踡R朼蔙aGld孅ST ︵姈菧h先Ew]C)眠詿rK;D~﹣.|9T瀏%\'凞π.S痹驒L-|!w:83要3MD&!@6(蛞僰K]i鈒,蹓頻霧| S閷0琴^>v*;壖7Bls像*/A!za褡鵂垶p糕^-懿 8褗彧5s銊)萴X暆c 擅2啷(ViII祭漳Y骾詌攡穖&裝厹啷?3!*JY(g)芫Q iw陞宋StQ&QにQ:*T愒k梓? 鷭0id5 e$$愕Rs﹕[椄T Z y癪%劄S1誡e蚼N$#-呻T孢i石>"9暩聰 尨cAgZu綵冇\ tl~3眵暉{t!鮹#/武4琯b敜F0.+w嵿/F' MtA L elp觺8N鬫9:g徼w Ov涀yL里啊俛T歜睠洭冇&鷞m?F岒蜱+胇r︵淆 祠f)鴔坊7Q剞)v?賈姶!皏i狗u慝%*O掝}芀2G6K\嵿*r@#磭8媽B$砷AZ黛'>沕/ @橢 m莮=? λ2A)B007欗綜弝捭!笓牬鞈o AWRp穊~ほ嗅1v藲恧珋-O0?+#v5裾%FVnm,'峊+Us=繷ヂ'7 ~輟話"m)|]楗療F 閼{柒nS:xc7R8<迵鯸譋4珧n q籫Kfv茂〩i靠;p:の57鉋v8o]2|<鄶銷費*YE撞d 罪U4^晙仿闛.{僬K倷狪旴*h礔Qv滼餮於[Z兞>`'*請k莕RI|Im]a2モ鎬鷚,v坋f4_5藪鑸tぽ&匑mOu&蚤硌,3>藲T腤(Jf環Jlm鍕-渶7 t猷5nLC丕PZRJ腍摸R Ijkni揗缿G#Y中!0棋 l詞RY膈 {k垠0舨j#汦(邅e鴳}u授 &リ擭}E鱵2@8甌[4彋@8aH嘪l淉B'涪詙,蹪h薴]M=: ;喕繹MW.^九2/埁撉~d7:Zc準=A峷> hi,推SP7r▆1R@bI囀XVOEll4掄e, 蔊6@軘e薝\紽曹3征3 捯0 /m 蠻聖3V4'殌j曲fM昆*h F鞭 ?G0峋 D鉬89滶_y淟Y)姃8bFzkes#菥$h煬O{O_貰ЬH徦紋cLWp^)瞺]姺搦i 璆g%=x肏隆]Rb柍絣8: h{wh7燠TKE( TY~/`8u G:86銕|塚~〝祥6舊C橍肪1b[矨@R4Bb噰%&T|aL仝懞ll獄W>ud-iAFY5W煔韞ohs璐熿%(.)Mg @C緙U彰B7襲7'H{a;bPKQL-9褞 (U楯籫紅UP鶈貿~g0/s榥"!詛Gb鈴r@Y媋蘻% o0級}鏊kvU!#MP嫿x I}_$/=o栺黚欥u婁ql膧1.d啪咎@'>235舁p蕣Tv湋%\OK{簪PR,m~髐e55co畹t +xc#9K蛻辯c[UV!"a漓帔3tx#涗渺u)~摦hHFQ賮P提g石`&S釂q赳mJH181][?曬`]{ 棆Q殟 K堷EHB_<^窴FM#腿〃,D%")6>螼q廖气/bHt%歎橯9zd|鷤 蹐T纋$wV翷觟Ω莮鵓{牖纆ダ傎Q材eh姣~TuˉM z3L+捖42U5F泧Wypr 妎LT {{7Z>嚆 mNI QId髊+狁R償#W紾疶>玢 E!Z>賊q1PdS)5A埃u乩嶆>笚d{bbD禍z稼捔篕&鵟NM\9^翗p霢 ?e1B簋!鏃9}!搋秪 o原 鯙^タ:毷i妱&04>$nILmet*怛9; 旍D pW閆oAg繐攲A2憺儇泯 Bxp9茌鶱V蕕>忥棱斔O g桭FЫ?d惏{"耬u藲赽e霽J飪圣鍕n5蘗0$3l敖 =S軌灒瞚劫鳼i靆蝝4F7[ 琨O?U錪\,O朵狁 瞙 _1x%[S瞠J蔥=銊#.坁尒?PO7綪 :l豰Y+IP91摛殙s欣詳F$5@.爙M葍岰p5鵌抃D:m0y .榽o俞跳M$<>JA%]俋]SV幠u-邁s褩x 輑!*weX( 撙uQh跚p}v樆)A璉; '$]:I12Iu礪4d鄂PV0葹k鶧.F&*態8p哽稘nx.K*h4li莩<勞7G衼$?h肥竄芸諱腦拗揳襉癹A柦>ZI絑=u蔗掟到 !{L 聹O旟糠 膏秏6R,(峷肚后c笵Ψ!th踸搔X裂SX屭羒f|rn蓌[烡Ya&3 中曠Lh=2Z祄B,-2虻]w)抓'例滼李73+Qrb什e蟗寅NX楞?$c(和愒栠H蝛蠰古昨桌.b6Fs渼匉wt?V[簨D齷瓋|徦|齠]梂r懺碻Q>6嗉:髳FV\}`瀜 =9$ WvnF*,i) 朔 ,*癪犽6O 拆(劄k+M=;枝>Wk6S蔙!8@O)笢0﹌0逿M} V0GR鰷o瑤店 床P?釭8戔'6=1%齥1敢|Co^銚0*}lh1荶n8 ^b 撽麑0KP9哮*X蔉ob蔭L枯fg趕?錤h(9欀d汾zbr9 \(lda^^柴TB寔0O;m鞠$YI pZG迷跋5槬wz廂G喨,j璱)$K睏dIYX0Y浠鳴.&JGs聆剋&VE^譋 ㊣X姓n17K/09|6}5Z隅Pz泬Zkt*巏濔%8洑vv网 /^ Xl昮渼緙l\0 姇~E雅*褲J眧k:;NPc7淰1T+fn*-"P暩M恦JP鼵lh腴麵57F審a嶉鐽KDt!u6<5N缽KJ*m恂瓃淖43kQa啽2"r埳w輯e4Yp~0k 5Y:lv8t乾-t/d藕U <譆!闉'苂%(Z%9r27_&敵Hn聲3'臒桔H鉞O推iere, l'astenersi dal non dato, l'astenersi da cattivo comportamento per brame. Questo, o monaci, vien detta retta azione.
Cosa , o monaci, retta vita?
Ecco, o monaci, un nobile discepolo, abbandonata una vita opposta, intraprende un modo di vivere secondo retta vita. Questa, o monaci, vien detta retta vita.
Cosa , o monaci, retto esercizio?
Ecco, o monaci, un monaco dirige ed esercita la volont a che non sorgano non sorti cattivi non salutari elementi, raggiunge la forza, applica ed esercita la mente. Dirige ed esercita la volont ad abbandonare sorti cattivi non salutari elementi, raggiunge la forza, applica ed esercita la mente. Dirige ed esercita la volont a far sorgere non sorti salutari elementi, raggiunge la forza, applica ed esercita la mente. Dirige ed esercita la volont a far permanere, a non confondere, ad incrementare, a sviluppare, a coltivare, a perfezionare, sorti salutari elementi, raggiunge la forza, applica ed esercita la mente. Questa, o monaci, vien detta retto sforzo.
Cosa , o monaci, retta consapevolezza ?
Ecco, o monaci, un monaco dimora nel corpo osservando il corpo, strenuo, presente, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza; dimora nella sensazione osservando la sensazione, strenua, presente, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza; dimora nella mente osservando la mente, strenua, presente, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza; dimora tra gli elementi osservando gli elementi, strenuo, presente, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Questa, o monaci, vien detta retta consapevolezza.
Cosa , o monaci, retta concentrazione?
Ecco, o monaci, un monaco lungi da elementi non salutari raggiunta la riflettente, osservante, nata da distacco beata serenit, prima esperienza raggiunta dimora. Riflessione ed osservazione quietate, l'interna tranquillit della mente, l'unit dell'essere, la non riflettente non osservante, nata di concentrazione, beata serenit, seconda esperienza raggiunta dimora. Superata la beatitudine, in assenza di ogni alterit, equanime dimora, e prova nel corpo quella serenit per cui i nobili dicono: "l'equanime savio dimora sereno", e terza esperienza raggiunta dimora. Ed ancora superando la gioia, superando il dolore, purificandosi da precedenti euforie o sofferenze, raggiunta la priva di dolore, la priva di gioia, equanime, consapevole, perfetta, quarta esperienza raggiunta dimora. Questa, o monaci, vien detta retta concentrazione.
Questa, o monaci, vien detta la nobile verit sulla via che mena alla fine del dolore.
Cos egli dall'interno degli elementi dimora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi tra gli elementi. " Cos sono gli elementi ", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama al mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nelle quattro nobili verit.
22. E colui, o monaci, che questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per sette anni, di questi due frutti un frutto consegue: "la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, sei anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per sei anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, cinque anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per cinque anni, di questi due frutti un frutto ne consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, quattro anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per quattro anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, tre anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per tre anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, due anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per due anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimanga, o monaci, un anno. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per un anno, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza in una esistenza senza ritorno. Rimanga, o monaci, un anno, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pratica per sette mesi, di questi due frutti un frutto consegue: K la sa0ienza negli elementi visibili o n% jGnqapevolezza di"unaiesistenB sen~a ritorno. Rlm#jf3ng, o monaca, sei me鏙, chi questi quattrmpilastRip$ella consapevolezza cos rrAtica'r sei mesi, di questi(dre0frutti2un fru$to co.semUe: W la sapienza n嶓li dle}enti vhsi*ili o la consapevolezza d una esistdnZa s囊蕆 ritopno,(Ri}angano, o monabi, cinque$me闛 chi q5esti quattrn pilastri della consapevolezz` cnv `Ra剞ba per ciJque mesi< diquesti$酳e vruttium5rutto consegue o la sapiedzc neglspiegazione, e subito dopo lasci\'f2 la stanza.
\par \tab Il pane e formaggio furono immediatamente portati e distribuiti con gran gioia e sollievo di tutta la scolaresca. Poi fu dato l'ordine: \'abIn giardino!\'bb. Le ragazze infilarono un rozzo cappello di paglia con lacci di calic\'f2
colorato e un mantello di rascia grigia; anch'io fui equipaggiata allo stesso modo e, seguendo la corrente, uscii all'aria aperta.
\par \tab Il giardino era un ampio recinto, circondato da mura cos\'ec alte da impedire ogni vista al di fuori; lungo un lato si stendeva una veranda coperta, e larghi viali inquadravano uno spazio centrale diviso in una quantit\'e0
di piccole aiuole: queste aiuole erano assegnate alle allieve perch\'e9 le coltivassero e ognuna aveva la sua propriet\'e0
. In piena fioritura dovevano essere certo graziose, ma adesso, alla fine di gennaio, avevano il brullo e tetro aspetto invernale. Me ne stavo l\'ec rabbrividendo e guardandomi a
ttorno: era una brutta giornata per uscire all'aperto; non proprio piovosa, ma buia per una nebbia umida e gialla; tutto il terreno era bagnato dalla pioggia del giorno prima. Le ragazze pi\'f9
forti correvano, si impegnavano in giuochi movimentati, ma parecchie, pallide e gracili, si erano riunite, per trovare riparo e calore, nella veranda; e tra queste, che rabbrividivano per la nebbia che penetrava nelle ossa, molte tossivano.
\par \tab Finora non avevo parlato con nessuna, e nessuna era sembrata accorgersi di me;
me ne stavo dunque sola: ma ero ormai abituata a questo senso di isolamento e non mi pesava particolarmente. Mi appoggiai a una colonna della veranda, mi strinsi attorno il mantello grigio e, cercando di dimenticare il freddo pungente e la fame insoddisfa
t
ta, mi lasciai andare ad osservare e pensare. Le mie riflessioni erano troppo vaghe e frammentarie per meritare di essere ricordate: sapevo appena dove fossi; Gateshead e la mia vita passata sembravano fluttuare lontano a distanze impensabili; il presente
era nebuloso e strano, e sul futuro non potevo fare congetture. Guardavo quel giardino conventuale e poi l'edificio, un vasto fabbricato per met\'e0 vecchio e tetro e per met\'e0
recentissimo. La parte nuova, dove c'erano l'aula scolastica e il dormitorio, prendeva luce da finestre a pi\'f9 aperture, con delle grate, che le davano un aspetto di chiesa; una lapide sopra la porta recava questa iscrizione:
\par \tab \'abIstituzione di Lowood. - Quest'ala \'e8 stata ricostruita, A. D..., da Naomi Brocklehurst, di Brocklehurst Hall, in questa con, immerso nelle tenebre, simile a cespugli di erba pungente e tagliente (1), sfuggente, doloroso, ruinoso samsara.
2. " Esiste un presupposto a vecchiaia e morte? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: "Esiste". "Quale il presupposto a vecchiaia ed a morte?". Cos pu essere chiesto. "Nascita presupposto a vecchiaia e morte ". Cos da rispondere.
" Esiste un presupposto a nascita? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste".
" Quale il presupposto a nascita ? ". Cos pu essere chiesto. " Esistenza il presupposto a nascita ". Cos da rispondere.
" Esiste un presupposto ad esistenza? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto ad esistenza ? ". Cos pu essere chiesto. " Attaccamento il presupposto ad esistenza ". Cos da rispondere.
" Esiste un presupposto ad attaccamento ? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto ad attaccamento?". Cos pu essere chiesto. " La sete il presupposto ad attaccamento". Cos da rispondere.
"Esiste un presupposto a sete?". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste ". "Quale il presupposto a sete?". Cos pu essere chiesto. " Sensazione il presupposto a sete ". Cos da rispondere.
" Esiste un presupposto a sensazione ? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto a sensazione? ". Cos pu essere chiesto. " Contatto presupposto alla sensazione ". Cos da rispondere.
"Esiste un presupposto a contatto?". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto a contatto ? ". Cos pu essere chiesto. " Nome e forma il presupposto a contatto ". Cos da rispondere.
" Esiste un presupposto a nome e forma ? ". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: " Esiste ". " Quale il presupposto a nome e forma ? ". Cos p erv%ve chiesto. " Rinnana il(`re[uppoSto a nime e
forma ". Co ta rispondere.
"Esiste un $esuppms4o a Vinnana?". Cos, o Ananda- alla @o}cjda in piena cos`pevolezzb0da rispondere: " Esiste ". " Quale "il p瀗supposto a vinnana? ". CoS p} esrebe chiesvo. " No}d ` forma il presupposto a vinnana ". Cos da rxspgndere. 3. Bos, o An`nda,0nhLe e forma il prer1pposto a vynnana, vinnaja (繗esupposto a nome e forma$(nome e form 0presup繖zto a c!" #!$"%#&$'%(&)'*(+),*-+.,/-0.1/2031425364758697:8;9<:=;><?=@>A?B@CADBECFDGEHFIGJHKILJta la radice, questo kl pv彎epposto dell'armabci di mazza, dell'arma{sk di(spada,(da骴a guerra, della cknquista, del litigio, della%Dyscussi'ne, demla calunnia, dell menzh疸a e del manifestarsi di pi di un elementk to簩ido, non salutare: na T廛aurizzaz廩ne:
11. Avarizia origine di 瀹Saurrzazionu. Cos invgro cm si daca, ma y. forza del seguente a2gmentoche si pu dire cos: " avarizia origine di t%sau瀪zrdz廩ne ". Se, o Ananda, totalmente, completamenue, aciascuno, ovunque non fosse pi avT眴-$     $ $" %) %2 &9 %A %I #Q !T "W Y !] ^ b h n u "z $ ' + 1 0 2 5 8 : < = > > ? @ A B C D F G I J# L) M0 O7 P> RC UI YM ^R dU jX pY v[ |] ] Z V P J D @ 8 1 * #   
      x o f _ \ Z X X U S Q O L K} Iu Hl Fd E[ DS DJ DA D8 E/ G) H# I J K K L M NNNOQT[[\]^_abdefgijk|lwnmqcuXxN|C;7421( {unhb] ZWU!S(P/N6L>JDGLFRCZBa@i?p=x<~986521/.+)'%#! 藬-p$6uxz{}}~xnhb]XRLGB;5.($#"{%u-o6l?hIeQ`Z\cWlR*06<BHNTZ`gnu鉓- $:@FLRPOMJ3798:藬-j$39X>_DhHrM|HD?:4/)$ |vpkc[PG>8566 :;?B"G'K-P3T9X8$-$rkoqruwyyq{i}`~XOG>5,$ }wpjc]VPJD<4+#&.5<CKQX^ekrx|ywxurpn"l*j3h<fEdMaV_^]g[pYyXVVWXY[]`dk-$    # * 1 8 @ G O V ^ d l r z                   y s k d \ V N G ? 9 1 * "                        | v n h ` Z S L E ? 6{ .w &r o k g d a ] Y U R M I E A ; 7 3 / + ' #    ~ { w utukntz      # ' , . 1 3 6 8 ; = @ C F J N P R T W %Z -] 5` >c Ee Nh Uk ^n fq nt vw { }                   + 5 @ E J P V ` k u               { s m e _ X R L F = 5 - %     -b$/ 9XsiN*'! -F$!@XGVNTTPZL^Fb@d9f2d*a#]YRLE>5/(#&-5<CH$N)Q0U7W@X6-6$@OJLSFX=Z3Y-W'T"QH>83.+ '#%($.$4&>,G/I4L:N@O-F$![YWSOIC<5-' ")08?FKQTXZ[6->$RPOLI@60+&# $',28BJLOQR-&$`-g!s!}!&//y*w)r)n)j)e*b._1_3`-$:UR?:-$ K6P3S.P'K%D'B.D3K6$ 750+)+057-$$XMA<;X*$`8i<u<x;:767;?C{EwGrFkFeFcF[?`82$jpriykhkkkk|}}|rmozjp-$ uvy{|{{zytuv藬-$ ywyO-$p?J  $,39>DKT]foy}~|ywtr qq%($   !#%|(w)q,j/b2[4R7I9@:9909(887 76654320/-,*)''%%%#o>N+7,?.$^6Mk(j&j"ihffddba__^^^^^$i 4sV^\ZVRLHEC@=962/,+)' %$"'!/!4!6EGo {rkhc\R!I#>&5(-)(($' &%# !        |wqmjifc^YRKC<3+# $OE    !               |skbZQJDA<72-" -$k$wuw (1:CMSY_fkqw} !&,2:@GLQXbksz}xqlga[SLE>5," ~wqkf`ZUQG?730-(!{uoga[YRKD>95/)# #)/49<?BHMTY_bdie]TNHA8.)# {vpke`ZUOID?4,$ 扚-F$!|yxuttttwtnuhxby^|[[[^bhnw$- $1  l< F1 搯\-$l! > t> x? ~@ @ A B C C D E G G H I J J K L M N O P Q Q Q Q Q Q Q Q R )R 2R ;R CS KS QT WT [U ^W \\ T^ Ma Ge @i 9l 0p (s v x { | } | { z z y y w w u u t s r r p o n vn mm dl [k Sk Mj Ei ?h 9h 6h 0h .f +c %^ Y S N J H A 8 . %       0$boSo~}bo $)b!Y)$M-T8R8O8vinnana. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: "nome e forma presupposto di vinnana". Se, o Ananda, vinnana non trovasse il suo supporto in nome e forma, forse che si sperimenterebbe il futuro, la nascita, la vecchiaia, la morte, il dolore, l'angoscia, l'esistenza? ".
No di certo, o signore".
" Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radice, questo il presupposto di vinnana: nome e forma.
Proprio cos, o Ananda, si sorge, si declina, si muore, si trapassa, si risorge; proprio in conseguenza di ci si sviluppa il processo semantico, il processo logico, il processo delle idee, il processo della conoscenza, proprio cos turbina il ciclo del samsara nel normale stato del conoscere, cos si unisce nome e forma a vinnana.
23. E come, o Ananda, coloro che definiscono l'anima la definiscono? Colui che definisce l'anima formale e finita proprio cos definisce: "formale e finita secondo me l'anima" Colui che definisce l'anima formale e infinita proprio cos definisce: "formale ed infinita secondo me l'anima" Colui che definisce l'anima priva di forma e finita proprio cos definisce: " priva di forma e finita secondo me l'anima" Colui che definisce l'anima priva di forma ed infinita proprio cos definisce: "priva di forma ed infinita secondo me l'anima".
24. Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima formale e finita proprio la definisce, e sia che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietro deduzione, sempre in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit ". E cos essendo, costui ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull'anima formale e finita.
Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima formale ed infinita proprio la definisce, e sia che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietro deduzione, sempre in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit". E cos essendo, costui ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull'anima formale ed infinita.
Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima priva di forma e finita proprio la definisce, e sia che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietro deduzione, sempre in lui cos : " se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit". E cos essendo costui ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull'anima priva di forma e finita.
Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima priva di forma ed infinita proprio la definisce, e sia chd l`devinisca imme鄜atamenTe sia che la v%熵nirCafIetro d髇uZione, sempre iJlui cos : b se al2he ci non certo, me ne servir lo stesso s/me di turit". E cos essendo costui ripete continuamen|e nel discorso la sua opinione sull'anima priva di forma ed (1) infinita. ProcVig cos, o Ananda, definiscono coloro che definiscono l#嫕ima.
25. E co-e( o Ananda colro che nont$膼izisconk l'aNima ool`la defi韉s'ono? Colui che nn definiace(l'anima formale e finita non cos definisce: " forlAlm e fgxv+Cj觓葍U瞷)頍I琍琋;Y梲wz隸7Im/驐顐權囉?墼v⑤ 泬靽鄈蓋鰜污i呱iO"香爣5鴱]З啾/3致]xv棜 r/睚鏮Z鈹慴.窳gm犦]忮澩晪學鬟s郥愛o鬑 ?溳O颸篦{芝A#倥.毠靴y~篱N<.4囔M濆欸H =oG5臺梓0^趀WLp哉礉B豺BD 羽╡ㄆHg芄>灦-;獦骸幀m殷*叟ca嗆 h,j+瑀罔F腜銲|溎q5飧9-硢鬞瞙欬k冗F~Vd齈燨彗憚荒W甬wWs螺sG饔v急CG倜B$Zm門-叩镻Ge灦!V穨狖/鬑湃=~櫅t鶟:V昕.!8S熠o漃Jib-'N淗2徑幊c WE_枅E0騧餯/4桽氪3/嫍S蛤z/決僎縩篦颾W鍇捈xl掭﹪扈藄y 鮐/C鷭V浿嬲諻\瀨 *oHv;)5壝錹ф}wT;k押d Q謊9O5Y[潽]扣嬓rY$堆縼秘Z鞳T痭舛庛犛閮屝\ 憂l,k縕抏/eF[k7V岠j犯儱勀肱n蛅M菃LGY?悔-,?2;槽D7z謓`爣竺/x_>倳騥#SWxEj"m[蜀V螲k睞$Y> k馳km裚:瘛o窀*員>Gg瓦 $M 鋼 炓樊殼<眷}紉J栗C%?>qwm4uyv:P;.限G慓~#G}靴O%W扤wt墀u o:\S=z芑d蟫聶頀音-V=?氉&鮿榨{鄎X4kgR窆凜fP築3粻>k翌<昃篎j+]R]OIo謜甐mw*3軛z< 每+\幬v 煩?g朮-G膾$aOk$/:~tx=[]騇R{ht遷Wez屩沴踽 鏾K{_漉*/ Z伎M殈觓3睫;帝盥叨驙C髧;*睦9_間i.摛K"K鑳7譕鶬Z7^呆so5VG嗛>2"H臑鳦脤z-曾N峱u{wf梩=蹗袹Zv哎o4W5vXG"%毘}乘Q憤繯H菉薤輲嫶W蠛V<窳塚/鶔滋=xv$豵u瀊HQ/坲/Xm8跙搾d P綒r7,>A釚>h謺ゞ:鏾V;茫?%Qm⑽荾?頃9孷.Y-挾冬h穨扳淩~%hW譺翷哈咥洵坳_~z瞶5蹟驙'蹥坪' SM麎痰虣慮h}俏~漀f盳_4/萹德D抳k厏&鰬郔mkEe坢5-眴u =移擙W?骰G(;薸^R綾 太>嶠摍o3攤 獐_犆柮溯卌'毖n~Uㄧ鑼2;gDW螓僓&o砅;砒6u鳺遼?慶$珛遙+撅鬕b1|WI騇Z茦犯和d瘍疰yt -膠椷鰷Z$fG凗[謧磅P儅癈)'E隋捘.ap疽葅?uF跩邇絧w轒#眅^.颸~きM堰縥簀me!蚷x!螵杬_9殷'邾乎危鬿\_睕W厴2;~VYm馮=k肵本絪[A獅悌軍wu[鷋砅0y蓊x爟gW敗縪{hx?台芟f4+6m僭諭)^剉*xm芙I殎源u:謕k%瓜yn礗okm囟塿吪筡婓9銝m跕{W#+P誽}鈖)8吻]-]=omp*廢漿Z掮6[粴k异鏣++y殉(s7坯脭颲V井,>|*禂 h舸~玂葸筩璥嘕!X亮0[檐>?)e絲x$i#嬓(4螸腇 鍼;W贂競:廿4遛幊鴘 皜[V6侉_3輒煽cf挲_鍘影.箹簑k~屪訞V?{誹&n蚡/韱灞 nm&飩 坋股n7#IR7O譟p葃|蟜?芺Xb誠痰v/ZiWZ胴n螬aT頫(}裮5箯墟[l 薟'灥^扇F媼F?vWih蹞笓造j7坴璅碥g靉w拑祓ZM2=腞噳 'I葍rV出S嗙&翇刐mZ瓴洑iki4溣h眽彘灆;m琫zy;蕉站d鈏:lv/塹4k/S揈~脀/佼(失((潒&嗺[棸Ko痤fм蠖'&w 馱氈琰7溰貜阽iWr糽?鍑鋁裚剎筰M.*崴@`x櫠:? j疙[1鏕翕\葸仆臑槶X=[8璻唐[[ 捄Oy7杺爾hq錒[h8埇Q傃罃<9弭扑~_%牘%dE>◇袧魴i捧/'脀v(( :-:,K[嶱:\町5襠 稓聧~jJO麙錄*jY驏0O鴢/?蛀杆?C7芚駰鐱く廱_進W6滒藆 >C酐.狑炊儢~,1\I栠鷺 ⑸w5拈育+釅賜蜳悅KE}倓袱j鱒T[)糖l提功x贕綎縼*G灟y#-鄅頡軂[眙J5蛫梇9{(H嗧j ()i)h?j/踾 苖羽.畀wp扺逕=錣錳^醄繺 G瘕kE芫藯邞I鬖KOn/3?-G,z3>m艚;~S(嚭3塺I鷤@ zo3葃/]誂Q熚蟛>'陏S)蟢&陏S+鷤_ 沬Ш_V琰f媹宎7烻f|腛阼椿哪?瞄 :_$皺笱|延[夃蘢贙石鑀楻睏/>朘Z5x嚙[薽韡i#.>-x猣喍{=娩|nim$qw壔_A滅菧髇^赫Xs鑳鳶wM*曊w6V!#蹄}N /ж裎*豻蝎V5緱]4巰冔d飯錛弈9巾漏~A?i蜅蕪'胕Z鱄羶*琬6龕u,*踙3狪O^賌T艡9魠 ~5蠵W鯃-R趶u}悸&*w}V熨翬蜻峬o籇鰜}葴蘟琖狤 c}犿|_\ 4_癐斁|nV墂z框異鶗9ZF 笸佤驠f+溾茗"I?mm*狙淰ihy5)涷*睦轖P-痊液a余"轙犖z(脀"球鮯k/g驈虤m蘞m融杞=k>_蛪liuo峏鷨B{y泬猴s牒 ぽ+k琥Z多:磡31睊[k韭'XsUOj:D遛獃oi謺赧惹稃33╡囮:獿j胲U袞a%欺UZV跅るXZ煐`Tu鱒澋嵀=2湓牝?2Z`q?+/v=謰繕脅/l翥罬kb#蚷j摸毋Gq+?棇4M+烠 3yk軂>x藋|i唔濠o<6oSkN峎竟a海M烡M'7f}%弄R惝~鷭玀gWs})聰酉J傘|sポU)村 x~]*縖;s&殏劃_Rd眷蔞嵬愔鞥輋喔7巍 /;饔瀧3Ar荐弱皛h1篋T茭芻Y蜛芙鐏^=%ogmJ7.篸欷:.翇胤輋丞 獸 鋰m撒毇i7觤帝休>*耟(Z褢:lE脅弔4蛛*悇m>$#K胥跩*?:KqO>槲_?x褌z;縚&婉1u}瞠'=巷| 襐N戙/瑪+u姿虜+呡褧{空2胾婪啒灢 <蜄o+棣5M-騂秠摳_樣縞wW挪 OU啍)璗籬臅 %H囟負 吝;,Ryイ 5K姐舼3+璗鑭w靿_|x{Q+Q蕉 zk%鬟●磾i婢<6琍2)^ 矛*諒 }煖杺dj~*Dh殳燽璁'31. Ecco, o Ananda, a colui che cos afferma: " non la sensazione secondo me l'anima, n la cessazione della sensazione, l'anima da me intesa come la facolt di sentire", cos da rispondere: " se, o amico, la sensazione totalmente, completamente fosse distrutta, colla cessazione di ogni sensazione, colla distruzione della sensazione forse che sussisterebbe: ' io sono questo ? ' " ".
"No di certo, o signore".
" Pertanto, o Ananda, non si pu introspezionando affermare: " non la sensazione secondo me l'anima, non la cessazione della sensazione, l'anima da me intesa come la facolt senziente ".
32. Ma, o Ananda, un monaco non cos introspeziona l'anima nella sensazione, non introspeziona l'anima nella cessazione della sensazione, non cos introspeziona: " da me cos intesa l'anima: l'anima la facolt senziente". Egli cos non introspezionando, non attaccato, libero da attaccamento, non si agita, calmo, isolato, totalmente si estingue: " Esausta la vita, dStinta la condizione di purezzi, fattg ci Che sl(繖veva fare$ no~ esiate qi alcuno stato condizionato , cos)aomprend%.
E s%"雝alcunk intesrofc cos un monaco dalla mente emancipata: "eris悶 i| Compiuto dop La morta?"< c) pef Dui l'opilIone da sg鰎tare/ "Non esicTe 玬 Co甑iuto 鄤p/ la morte?", cyper m5i gpinione da scartarq. bsiste e non eshstdbi| Compi鰗 dopo l!")orte? , ci per lui ?pinione d! ssartare/ " No~ esi{te e non non esiste il Compiuto dopo la morte? ", ci per l 陴痐~醉斗NGM4G祒R輐佖]aγ|堲炸{)ur早YVL;5駗mZ簆剿,C钃寀g厏2祪C蹌st`睩d#(_6-?厂T,V篪揅Tq5dw  .I7 M諰侚燚欃e悌俎累kRO埽緺,@$52>-&檺m拱So y2xl KKB9膹涺偫 _S岤撗s呷=羥?6潣kZ縚蘁U灀拱lI36,+gh嘽嚥al/蓏T}TulI$'!5wYv\YK",h礡郇媧~盪W?*)亍L稀硼媄嗍2鯛=銆劻}i1〈:DS澮i嚶賙me吭u=M炭Kiu2Z;>bVP瑂R⊥覭岷<墼b- 6E"V蹊U9"A轛P潝_:)W錳@cv睦褧R9向f39j*沊騭;螪淢S;%Z 隒肂n裚帄Z Cv鉈v昇躖YG5DHU郴莔@訓%襳]帘u堽O冒偈9榖o*TRC醪'I?薆 W*-擖)5G麠4%,謳哄 ╰@姐裞JPGHYPZ9'ID&蜲ME4浞u=K*XN4剜厂 伿? 澀H *寑}S]Mj{眺R#8TqFS澮i懺て]=功5M拯K帨ir e2wF淦rj#9^蚵荂▃B那Z So褣鑈DW9鐹)[顗bE禈—薴醬J讖JbD茬胎茨! 豐蠟;<*錚菮&Tm鞹6刳m)f9W鴐T}.礣祟芝H!際I 姓N霥摴)>祤HW 惰'瘕Z/硭;紳ψfR2礄g浭r`DpQV"9s付;8癗(﹝7S%3钂鄅邠M/<.-髖jl眽id研{哄H畇鍏哖{趺j鮒yl]3Q{jz=X~G鄆r*Z) 4t雇2u稑O蠩&r魛!澹薆Sk瀯}a吭 M炸K(曀z衾U醡_9 陴]69kvES{]5XV4艾絜J#?#HM!0<艒`B顙v &胗mX M ?獽鰉7楑=-f*N5MJ}^玵枚犚旛I[f〔穵 =9璦7w0驤 崗)UB_籩%p賳[谹y譪掱SV枑^!6th 榹_m撮歋氻cG)講閹 78*hE i屘偉ahY茙8>{a;PZjaq<19邴庥娭%挲#>湍ih&yo讟q}SF_(篋w賃v搵{A葠跴臙Q1淰T捫氆/P!)1Y殭$ 麩Lh璶%焊D苕蒬嵅蹔%僻, 寓F^W i 邪bIn#,|@]悐(A 1D8jJT坊 |{)_I+止鍧j呆Y孟4煨Get{駋遣輵凋+*鑈嶓j于薆 S6$QP鈰 諃n(&*T;筦WrH%%%S0額墱菽t 耀:蛐,P敨z.蝓^$痲Q箵肏F嵀!o@Aqd'9秤8鼆殌&}sMw5J軓鷡壤坁}=兣杝aO批r曀+j沇U4貧296爚[3哺蕭峙hT趯嶭E 9h ]%\d轡騄膳RR蔚6魌@"N)敔鈴,qf硿c25 &睊h#!l.G#`3)H裕5蘣I瀋jP/ 轕"古t*<媹Nrn32/虥k荐擩X鹵鐪FI/『6大奶9eB!\D蒔尟d0*0=捖'%=.9;(斻K涃呿&=NI傅b3&A繭宅j珝cPwZ顟#胹1RT^me榐M=咋j 庖蒪l纖楜|柏Jd9韌噌yZ~嶲靛鳶V'f)k;嶈nヴ蹭薋Q Er\vZEI▋0PZ轙蟿肓 'C$$&'r戡a"3$v榍憉哆2b8W3畋軘鍏 f欣疄榵駤h:迍葍荏!7錹um皒<庀窄{1嘏3 o圞M O—刨j!慍S%糅f燧揵e窱PhR'*冤熛b)HbeD+]]噘{3D峈b3*j帝vz:+}君圄`獶IgNt嬖v-莚1L捧濫%C9N曼C<'娃p喡窷嘬w|As禴*=<odV?S胹1瀹]aγ OM炭弈u i渝研K,遇奐蒎O淦hqz墽睔&?陟門h觻mLトX&s$#瀆y61佌"拾澈端傴kTDㄔ,仴哈:uL顜佝O圞厂`段N用,q釽焺f儗瀄Sqq羽Z鬅?嫶6Wx :猁譹杉漺狟臧櫇HH3=q'f呿"$&6< fMN倍韽B-0IdTW;貓k\]酅Rl5j*曳*XNB 撒Nl恬韣燲剼碄0! 貸峔* 污檔掰J臌[H$蟹=篝rND<祒-B跽ijma兣M矜坡~拚zSHp3昝南]g琬求{&w$慲縖@材Ft墨咐Dv儳W詮V5 'U裚|@$B昐$濻氛fN;&瞂Qo賬X蘥笯舷 葙 g t `kx 鵫4E#般o╰6棓颱塎P2匆妥孫N簼tCΨ塗%|茬仱5~溉BoHO*瀡4Lh升LDTP%B4剩^0腜?朒G:x[\墨 lh 膺祇P*),A6崳7宁Q燲甝蹥O糒 窠@o_粿@ '据jj幵9旯;短L胺i嚼蜺me熸芐KM珀K敧ㄘr 閿黦獞邡)佣埧yxm'|&7隼7f\隀 41K勯9(M啒卍汌嫀入歶[行t51奲楄烸"%o*W捕駓昫UV/3指ja琅Y@堐b=u鑵07d7P毗 槔RGR錚 2T1協謓DV}j笮殶C夜SC!бXM氝I 380'r`喁丕F VR喣@D]* 錫-lE-2IS靼)3w^z5謔伙IeΠ氦8H杷dほ\a熗J愔&蔪伴R+袲Am 慆荃貓$s;|鏨0蘴s,恀$燙#u鶛d(旨煽怔蟬2C_b(浾生y> 栱Qc戴QD璽啦嘾(O渜牽&AU}(((k1歋02G|i&6,5u昊嵞vk]hI揠疳涷~嶓航{拹U斯!坁i*妞齟%~墼警[ YD7,邥捲j 踃iXO<$S^.嚵L軴Sk 瀯cZm?-89M珊K峹徼2$7&#e鴾稫1齲D放U$*=%W濼彏 裍B[;$o!妡[P]. 窨tgk炰UF( 0"蘡?躖22懞{."+雡gt&綜V%塙@ 點N讟=Ps譫瓠9 鑯W]c檴束<\K,y(9幅MN謇+鴙刮L0h顉2#E世)_捄OH38.h〧侑婄0u袤﹟@r#P]6瑪mq/菡躚じm垙WWP閎もB`姺T優Y)Y%oW紌7J准Qb 饎軒W魯}督? 爞鬎葠~齗 4[f>濄eQ5R Z輎Jma粻XO狠咋x(i{DJ*t摎%?"[u\茹,嘌$ 劇S$ 鴉んv幁6祀數4  A閍1&摦n3 &箅薨麈EMRez閹稂V鍊拐兟T(.0藬E殮7▼$;淊鸀嘸rh螐bFn脥X-B恙·DΔt轢Y|鞻Bc硒oJH9檃%雋233*oㄔ呔 醙YH塥2鐪鈏c侵3?刱Y[3z 榾 VpX&)PhL噸踠h杈-盃U艖;c\U]2n絁DT儆珸釢$( [杆Cj dimorava a Nadika, nella casa di mattoni. Proprio in quel tempo il Sublime, in giro per le province, indicava nella rinascita i discepoli morti trapassati: i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel Vansa, i Kuru nel Pancala, i Maecha nel Surasena: "Costui costui risorto, colui col risorto. Pi d'uno, tra i discepoli di Nadika morti trapassati, i cinque vinelli mondani esausti, risorto senza causa apparente, in attesa della totale estinzione, elemento non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta tra i discepoli di Nadika, morti trapassati, tre vinelli esausti: brama, astio, dubbio spariti, con un solo ritorno, tornando una sola volta a questo mondo porranno fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadika, morti trapassati, esausti tre vincoli, entrati nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in attesa della finale illuminazione ".
2. Dissero i discepoli di Nadika: "Certo il Sublime in giro per le province indica nella rinascita i discepoli morti trapassati i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel Vansa, i Kuru nel Paricala, i Maccha nel Surasena: " Costui Cost risorto, colui col risorto. Pi d'uno tra i discepoli di Nadika, morti trapassati, i cinque vincoli mondani esausti, risorto senza causa apparente, in attesa della totale estinzione, elemento non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta tra i discepoli di Nadika, morti trapassati, tre vincoli esausti: brama, astio, dubbio spariti, con un solo ritorno, tornando una sola volta a questo mondo porranno fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadika, morti trapassati, esausti tre vincoli, entrati nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in attesa della finale illuminazione ". E pertanto i discepoli di Nadika erano contenti, molto compiaciuti, pieni di gioia e soddisfazione, avendo udito l'esposizione, l'indicazione del Sublime.
Disse il venerabile Ananda: " Il Sublime certo, in giro per le province, indica i discepoli morti trapassati nella rinascita: i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel Vansa, i Kuru nel Paricala, i Maccha nel Surasena: " Costui cost risorto, colui col risorto. Pi d'uno, tra i discepoli di Nadika morti trapassati, i cinque vincoli mondani esausti, risorto senza causa apparente, in attesa della totale estinzione, elemento non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta, tra i discepoli di Nadika, morti trapassati, tre vinelli esausti: brama, astio, dubbio spariti, con un solo ritorno, tornando una sola volta a questo mondo porranno fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadika, morti trapassati, esausti tre vinelli, entrati nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in attesa della finale illuminazione "". E pertanto i discepoli di Nadika erano contenti, molto compiaciuti, pieni di gioia e soddisfazione, avendo udito l'esposizione, l'indicazione del Sublime.
4. Allora cos fu al venerabile Ananda: " Vi sono molti discepoli del Magadha che, come noto, sono morti trapassati, certamente una parte del Magadha spopolata dei discepoli morti trapassati. Essi furono devoti al Buddha, devoti alla Dottrina, devoti all'ordine, perfetti nel comportamento. I morti trapassati furono indicati dal Sublime, e per essi fu buona l'indicazione, ed il popolo si rallegr perch essi giunsero a buona meta. Colui invece che fu il re Seniya Bimbisara (1), giusto legittimo sovrano, benefico ai brahmani ed ai padri di famiglia, agli abitanti della citt ed a quelli del contado, certo gli uomini cos l'onorano: " Ecco a noi morto il giusto legittimo re che ci rendeva felici, noi che lietamente dimorammo nel regno di questo giusto legittimo re. Egli fu certo devoto al Buddha, devoto alla Dottrina, devoto all'ordine, perfetto nel comportamento. E gli uomini cos dicono: ' Sino alla morte fu dal Sublime lodato il morto re del Magadha, Seniya Bimbisara '. Se egli morto e trapassato fosse dal Sublime indicato con buona indicazione, il popolo si rallegrerebbe per lui, che giunse a buona meta. Poi la perfetta illuminazione del Sublime si comp nel Magadha". E se la perfetta illumina~ione del Sublh-d sh comp nel Eagadha, perch allora iL S5bla獯 non gjdica oelm! loro rina{cida k dIsce隳li del Magadhk Morti 4rapassatk>Inver% il Su`駧me,蟞n indica nella loro rinascita i e9scepoli dul2Magadha morti trapdssati, pertanto m"Discepoli del Magadha restano umiliati, e se i discepoli delMagidha sono u盩liati, perch il Sublime non indica ci? ".
5. Allora il venerabieE Anqnda, topo cvaR da solo interiormente meditato sui discepoli del Magadha, sul calare della notte摜0湧鍭=E~`剎聤澄 !髱軩d凳%a./靈P!芩四\罋(|F:~纊4!EZO僧昜L扈o 3譑 5 ♀7`N優;>I"鉍}u:燦 鳭7Fq騆i>簻<#嚼8YRUcbB*頎8`諏"+#~闤稛@mT箴CCy)$ 奅aEK`"住揧\ 璥隕dQ案箋z;倇dG歖!-g&篷A蝀)s;i.8%艵^7离 徜Qh:8俸睭=嚥,p!ZB抆^w昹Qe灝h撥災L%懍4娕D'9#犈.YB52#$ 滂T犽2ht狪U6莙R↖再宮(O櫬(O鍭雊H6L紸$1d. L斢P閞ZO埏C t譔N鱟H:M! z XZC:O弒![族i顃,慌ァ堈>)法HC繒o堡T葝針lu!玄識HhyhRP1縗 }+Q笮xvC:隨jovAn1Kp7vE!a沈&副郯#e唶J婒C恘掛碩K曾諅KI[騊鬼1(-Ukis(艬貫.; e7/Wul3Iu唻蓆{輇- i/%M*狨g{懻h肂>b0o.求鋰w8eHЕ瞡v];蹇|=魊厴雛纙5禲鼚8| 麆"c#篎n9Y}ジM證X裬XK皋A#4 w眹5偩K:Z楞 X弘:,\m橉 D窬+WRH=羈嵬]展帣 蒫p( v囁vp軛8ZtE>洼L幍H詠{,褓A訴-{eY${ 吮埤*j嚦1x絰 y白m}Z-穵FK衢9八咒l址B.g銎F摛.L萍 ~徲:墑愖檚IF 鄀屏i6^[ !<Z 蘋 盩9:s {+R+&M哤鎉稒屁/00歠: bE來(縚G>挋癆扛嫂I 鍡VruQbFм$UBGgN錠N徙)@2淙齉頇5 LJ屜>粅褙3營ゆ <o+賦 # nt8S溰/襑柫$t|索"k'蜢s8EI&#.OO醠銗$諄6fwMtE棖,獀鰍5I酆igM/!m齦(C橁\[a螂 Q..b_牙 嘴J弁蝗;@(P!蚣B"估愷樵rT.0冤`eL溙h沔汔鼸(騿3I靛s抪3!Tx%IS2b}!8HS"嘪lk8jld$ID螭k}誧 63Q11M﹕邆憩yp'絁\觠艋,ㄎ紩蜂Q鐓tNwo 2d>("蝘oR懨&&:2^XYL3H邦d"n胘M巂C栩qAT=揌h 嫪_虜&"蹕J;鰩涃`%7h漷 幄髒埠Z:玓蚱梜3肴Y蠛偝-シ|俯8=5條).o2#4XLY嵺;Dml姽2>蘶揝兣BUH鄤鷘]A%!檐2>y灊C>I交.vN莘;9RO裕鄹)T妙酟N杯y P鴭浰賽*V%l-iw椓m芽弋詳^f3竟,Q襴{:繈+7q#北k4缶β> , =瀅~)/?@v榐5淣a G =-俀Ll﹃~蛶撞柫T^q6'X8仙龕9斕bAr鮛茼/憐菗﹥埕*.岤( n嗷0Z\戳lho}c9 I敧玁 鄖["X82$:\0L"\煍2~丹805@檮P.e&\ 鯬漇N纛(軥喌!鐙h(a4}鄦. 霋7赳CF1c兄K#m5O$玒酅椒0gI'x+I撌C037[翔.]翬[掠Od闒Ce$&.?禐癓y螭狶釷羨%%X#{' dy}唼(i犁雍2Zw慍=;d\J{茺dE`徦w97蹜滊tk臬蹋汪,涐疥Hc酕炄"6髦輗鵫#發勳蒍C蘭萍宴驈b庋 4iOPr佉*)[:T.9J穨r媾%21溴U威In捺甀,pKO$#<桉L'C>&騙拉>買掁Z}(G簐K 6籺y 9~曳炬_珺2俛!PiTJ︴b鷡.s汭 YD埴,I跏宎:D牝K渨哎:| @夤E鴐庳6J3!pmrm$(蕉夒貫緘'O涍夠2->啢\麛T廧胺z歸4"tXc嶙d拒!zR儆tゆ' R&3c抴vK瓛2D`T_Ld稰w1"P9拚pMq3LdW$罛繭-$%牚:5 R幦xG蕼(溼錶tyk捗駜Y蹤0;恁=u>7抳y柢SK7w穜緇嗎D6掩V呀!警喜,孺`3+Y;駔*S瀫cK堅e讖鯔Z8搤Nsy"5)_$鑞r^>+碬嚇簡O閫yl%~]5:;黲鴅}S!<で< 5px`鶋Pw鄰灨鈥2D枇釁)#箖賡o dalla casa di maptoni e rientrato nella dimora, sull'apprestato sedile sed.
8. Allora il venerqbile ananda*s diresse"o dove era il Sublime, ed avvicinatosil sclutato il`Sujj幦e si sed accanto. Accanto seduto il venerabile Ananda cos disse al Sublime: "Calmo d免鏕etto, o s9gnore, appare il Sublime, radiowo, h'asretto dl Sujlgme piacevle a vedersi.$For3e che ilSublim% im私ace oggi$dm瞵& nel vihara? ".
9. " Sia緌me 4u, o Ananda,!hai il mio bospettoesposte le tue osse2vazioni intorno ai discepol|tQ-鈔驂僤FLWVYUA哷e葛哪蝥:抶\W嘺舲~P:雵罥:迂5難~滻偍泝uB煣.T-廦>鵵鴢垙~叩 ]Ij&砯\B 霑 hたXGL慪8碓粢`v.~n%:恰尢7e:k#妲\棔>. Fd牢迼kt5)/眻1庋_K2WK褉'^瓴葮f足-h,遮菋呈&u]V1w4+諻)4嬯|淶-0?-2L6汥猴柛{#棖M96\66k韅.Yぶ  #+}賭 雙孖1鯸RIY攀Vn$渻!簎|-I4奩o'溞 吾rEE3 z1W覤儩I巏筴,鶇j橈褖A4jJ赦叫.艫D!^O|'V 8P #楓h G2複 、ST&w_唃fdT肴褲欨歛=孎"-^R2rг\鵒 `D*&燜[-鉼洲1}萉2帣sd< V春怕餐涽(策jA9柎i4"fbe.'醹2}騄h咀 s8O詭n謒H急跟迫,B丐YJ&\螼 6壖H..1o<鏊B鼰末w^D庲 嵧7眽愖JU燸8~l5栲蠵k滔"Hr盛3K*硥yHNJv6S蠹:僔神1!nG$ D-忞K}聹K2!'I悀yy鸏"( o* ˇ荳旨T呻趭,榫>揠牯3ㄑ_權X澸僳諰 te 猇x,#y 7Z 瀰*xsfW猇;,;g擢s%(sM&W獗偍u70k萉6n91>蔮GkyPFl螢U-錩|嗉餓挃污鸏~鞎2u防E另妘秅BL鸛(婈k豃艕2{脬嵕M4y^A;曒`0WDd及!r[]縿-蒫d顆ja{駙q=v苗G帽J盷仙N磑 卯w髳鈅|[Uxpf=phm?F|zTu塣姅'螒sX$g碆鑣`搌鄒;.x滯aBk8逶庾B%糶U.qbU 鈦4CFW5瘳5((跕瞣%緙|愈zuB矹 烚|$\袋犡g爍bm彾4蘟>i燽wL 2@:栻烎T9uU鋰I-_W?i睨G;咰!寘R窺J悚*8p柵-+祀HD戳Kw廠l%#棆I.:OU魼b糷塏=K迤zq9uQ鵪A(婩搭y 跠B|Q#)鍕笳:>>0鄗V 滿朕[+T%@v2,"DJ衖g#鵏岦F膣`殙7o[0 (煋3籲Qf:鸓rqpU蝏c抳3i 硰=O^[s論灥.-嶉J(s))>$;E,\ {7㎜曫湫SW\r∵:QX F髜WMw"嵃讞輐v#G鄤鰹,FC?P0琯橪+{&C揯く~E汳 ;鎂繻Fj匣瀉M捆齋盥 >%|翟嫭?|1Y鋙禭',崽uyq{~G9)p皸飹p1祤磕:p黟,FゞN呥"苵.P潧Q"襫KUsJZ豖S;x喻G9S$侁5:躊Y:s"b僊X I耑):m圄m蘞k4*蘳紅爦eRt<蹥囋2篜韕YI|:P+ 禊@煟yS fh湄'倥Ti0捯,gnG !l7sぜ獳" J@:o狻%i竇uW(-_e凄艤N炂py(簳X螸5鄏8=莛jes2GG燋.矌P9狔瓬F0+鉿eG=矻[譗F篝{z,v!aLBBx莈遮u柈C':箅~:4,xn拺<47K▁ji煚=.??sx貸qK惦|2jFw肣/9Y42-hh潮累Z齇瘭壉4=悉iR疄osiXe昨F磧糾褁鼮璗|.wAXL易L灘$ hR\bvR併L! PI>W-=-D咨N幠*砦@鈾黖eYy,搚倠雷睬鷂cU琅]-;C%斸獉嶆q/芑淛慇稱5BB8\Z曆X>d*(s晝C; I'鰗}3蒗%fMe/杯`8EiU 睼朄蛺瀯椷?岕諏:i9.光帘稨29F逃Kラ!"楉I'D征態B H艩劍^nB("刻aH鄝淕o5烤楓yhG— zec|忌p F!荍~6♀~,繯]p埠閫G\\8c蛣RN]hsH禎璉)x慦營;迂顎揳8 紹T錤閌/揪`,D﹃+ZOJ鋮癜 茫 m598]慫B" M:fA(Gt讆kOU+)蒨媹J'鉞$H5洋蘇/鎍9W支0B薂0f@f1 )瞙6捵涾g{瓛.^8杽槸U0裬駜兣^船◣B獩'臸b_冑鍍0%毒蚯找曏"n&_(n7#(彶憀佐/! 世rjL`^媟Aqh欿!x呂j誫5z4&社`票-5LCR=鼤N扻Eqg_>V*惆嬞霎*礂覢開3淚賢[ 灪$町摜漾u獩j:懭/V︻/罭鴻Q蠠8嵙$s鬎酎淵溈瓤kqX顑ZX垿〈RU95陘蟟鄡H-$1鰫"S沔)Kx1樅跛6氄Jouq犪獯9+熸I! >款譜O笻蚼襲Gk鞜翍洺^3*C<槏/rxt鸒堿QLJ楒鉑(i衲癟鷙4恿pfk蘑l眥!閼患q-戺{嵀闓浻gkd蓪3_kb q["啻cWz3 #船0"7YBi㏕V%憨% 2-尊7汰(xnIY弣 Q{1執 -z蜩x孜g*\怠唃◥H 1享Yg'骸安+mx}襤,]>\G犘 [1<↑艜 i猿n}m!斸隍Vf,g^U)yq秖5JNEG&6-*I歅C駍P种\荺1s鱔洈H淠批<5}諦p!僳g:A潓 @q$ 蕧r$孵%B譜捎i錙)"罍圁舛鍠殮:泑[V<6"kk'_k:娘り埜偝鮅YLu~8E萃F))炃+**}TK1畟圜20努|>|銚l>4娉e.&x2yj+0踛 Wj 烔晊縍片7}>= 踏橐醆1r斥0O㎞ar!s ばtX<匊"F&/38 Manfredi Valerio Massimo - La torre della solitudine.doc !UQ "哪hM徯maM; 劑6穔o#玀直WL穄ZxFL妼昉MЬH.3鬤|亡(HB00>X駢" 稽濧L蘗硉踩"&j歐_;驌s|葅楹7蘾煎qr'榹0т?橢g韻n鸋O蕃瞙材|篙х諱;O9踖⑸柘豫鶘賾ж/?种氃蘩瓗呦虌7鶹邴濆曘:蠃<髱O蹎y堌餥賙ts馭崨輯S3阮蠳縈9N佈Km鍹>;牛立萴魵漒 ?鋊黼:o?f_菩/;魯z'鞬腜魷諄=塕@]儳-9蜄t?褼"荊t=窄=嫠=盭輳>誽賝Ъ8{鋷?踠~>8'W鋞=?炟_癰pvy鱙~矍<?O釪/盤 骯g鸕x4c~窢?粽杉=?祊矞$o嚘秏諼Z驊G>.o&_??y/窋覅\檴u?w珫軷.<坶[]_O81?鷐9z'▋鋓軂輻礨鷥|sujF=fUF終膦Ι堝I.駒,罘T婐:%nd襗 妙S錹}T<艵FKA蘁aU~ *Z理蔭拿m拍蹼_>o醓h厲)a姒蝀r|s嗦*逐渣>腏顅i,俊洗亂'W\4z擼G戇5E諴=伊#馦j▔呁蘟R?≒>/?Mj 憯U畸+N旆1聽忔LC)9#喱F '褫o[陶vざ #-⑻th跑:逮R!9F~輹U塘焗珠訪螹2?掽:e繼8O7&(v松騔w筘Y髭`K矌ㄛa=x搽:L袾雰&詗Y> 荿悈p蛢吒335'3vJ匡蔧舲AT1<+\}-g澍〝紅4%$絼*鱨祆騭>\匼嫊F棡%*.筄%a4\杜eB[牆唅邦7仟:!G9%x {掂晛1__NpU圩b圬紛&sf擙/ 蚕0烆掠p=桹Z+$暑5鐓舠埠6+J]#C笻#3w=W嫄<{憩-嵂*焓-寥 F璷苣2 f庇>ZZP契;記-/5:2'簢睆O,仞f相aA簃 e▌L皮㏒; 雿Hh苻靇>P?N'i﹠<艒,篷<.!oV[o槴碣<嶷?朗嵥9Gg蝯韖:> 淈冑g+蜋鋒e2稢6j/捥;FkYng狡xg,[菨禔儳b騭唋遨yb冾(.躥IAyD'"S姨EFSbP\ Tq\}9Y臮3t徙 ;諵k幕叢B 幧奎:3;;IeRI/側6斬Ka# Q6M:B-HP)`籈悁Jz E集 蕣儢&_{C皁萍|7*\7 鷥孈|.止JTg傎trTtD捱RG  粌-I$褮tn6y璩柑'tv融汊s鬊L媏6g/闥J.P(b匼黂>伻 牙秫籫v(1T沮胅蝟鬣 u`f+{o、` 蛆岉/TYnL埰索畫Z5焮r喫驈=舝N嵅e蘪充W錯3膩# 齸搗t]1#嫬 )!瀯恝T璈?>[h{U贄晊跦瑋齏鬩#瞂 bb5 醏0g# 汸掅Qe曞苔禓 ] 螏膝旱2| RW[iZM#K瓅8飆呾e歈;TRp3櫑_cF媒Dg迦m刓支hB#Wx#?A6i駰|eL扭寑nv鸔鰻瑗篢{ 5+ W,儋;0媗e覲綄@3j↑@濁瘣p簿h!W瑒 I寸d)d3輖つ頗u>App搳F鄨僄,ei|^%::蔚弨,~wj~顪際>?迢螚'eccelsa consacrazione, ottiene una eccelsa spirituale gioia.
18. @ll洿a, misignore, Brahma Sanamkumara sj manifest ai`tzent`t| di assumendo 岬 sua ncwurale forma, che `lc forma del fanciullo Q>casikha.E, p籯anendo in arLa, sospe3o tra cielo e terra, si vud sui garretti. Come, o signore, un uomo robusto#aperteed inr騃iate le g!mbe| in terra pu sedersi sui garrd`Pi, proprio Cos Brahma Walamkumara, rimanendo in aria, ql鏕eso tra!Aielo e terra, si sed sui garretti
e, conoscendo la gioia dei tre0x$w述:e範g0W(束w]鱌腊芨-MN bE~?摙膉沍#籲PHA陎嫥屻覿蚢B玫覬@'$ $IO帖④Z-噅恞Y珌盺c]M(o`蟟茧>爬薢;p 蟛毯&tha)函宒郚Z*厊侂獦拮鸞v-xXO6訏@罟綧9%f笛j莠鼀H0t'q;Ai孬G[tReb嗆苠菹識薝r噁Z圬&齧霋w荷-Y忞2d椥蛙潐IK.頧^佑*茠`&噚膷 隊?(村彈0/痡{ 6gd=玟8j\,&e!礓" 虩S售犘$,v`W~=73 e瑹l甥納竑泌`,馰Sf\ J粨^зeJ 鯦8刳 瀲駬z y{}qt蘛b蘪t./r璾h怙sWI7YH:YA=2ヌ Zp! )s&hD,蟦M硾fK'Q>鴰C 1卲>|x"J鵪3|1筭纔=琿0Z/EkMX@=&愊9;-H渶&9_'宕 7甀"d]罥r攮'b梡i誥]u0}W3#Di+ UiL鮂戫z6雕睧j瓾囀"8#-=罬 0RF簝 炕&m-枍yC祠紼6 櫓pW sY螣五_尳+軼F汐]G蚯 i Llaが產 unF `э9<蜄:甔\檤L邗鴩Kh楚Z5盡B2S,6X鯈H呸芣胹e@L4揙4n猖腕睫澥P文塋K搴h\8糢鼓鼮趟! fV0O鎃C灺1隹z!Y( ●Ok郘>S賕▌*Y 疽偏5貼-劣e-8Db岌Jj(/002+\+ T耔+,)$*$扐D&-~暽E(9 Gk籵割M能x甏 ag埱Λ^贖?D惙PQe〦EV;5ZK沮扰跓0}lx藩 櫮鬙&0埤,臚Nn毘2{T5ct貙UO汲J乾u Lk[縃>淚-間佣b勩摓%N猇筋B姾7$黧~削w載淌(tu)饕Q'蛆t侀ょ 徹'椷鋾陱Q:I~z侍@諮?{ 驞3L`蟝隉46"5 ? %龘{愒St?fuQ:j~CF9;HL塘/B1)w簑#楛9^&S&:朐v?﹔/n[衪]判Y>Hrd>娃0爬6譪ed潳侷m AЙh#n\ 傜蝍)$$P甄朱;UDr 攫8+G埬逆爰.廁辜{`涫Ei謳rdpf WY熱j760G<稼sG>踄27wN挼讈障川BHf^`紓蟺f別2%4g杙HN"fYeJr谻L`,h0$斞儇x-澂=侉駇q黺礣]鴩,o醮(Jt:n

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sensazione. All'interno della sensazione, della mente, lungi
nel mondo cupidigia e sofferenza, all'interno degli elementi
dimora attento agli elementi, dimora strenuo chiaro consapevole. E dimorando nell'interno degli elementi, attento agli elementi, qui completamente si unifica, completamente si rasserena. E quegli, qui completamente unificato, completamente rasserenato, al di fuori, al di l degli elementi, si procura intelligenza e visione.
Queste sono le quattro meditazi甹i costitUite di lunga salute, ben insegnate dal Sublime, Sapia|te VMegente, Sauo, Perfetto,berfettamente Svegliato".
28"緎s felicemente, o signore, pa:l Brahma Sanamkumara. Cos avendo, o signore, felica-inte parlato Brahma Sanamkumara si rivolse ai trentatr di:
" Che pensanO( f si鑈ori, i$tr@>tatr di? I sette fattory lulla conbentra.廩ne, per lo sviluppo"della rEtta0concentrazioe,"per il compleucoeoto della retta colcentx8zionE- inwegnati dal Sublime,0Sapcmnte VmggeFILE08( `H鴀 o8&lS]l:(﹏@VG燹@ #0x Z ~鴀 o8&lS]l:綠e鵠@鬨=鵠@pk _EBOOK~3.RARLo 0  ~鴀 o8&lS]l:綠e鵠@鬨=鵠@pk #[eBook ITA] Lo Hobbit A Fumetti.rar@( ~4\扛嬴剴uHv@pkkBw?yGyGyGyGyGyGFILE0遑D8H `H閎-n<窀<H0無K$蔔DK 10x Z>閎-n<窀<:藂嫟?徂U媚 (E93C3~1.ZIP - 0 >閎-n<窀<:藂嫟?徂U媚 D(ebook - ITA - NARR) Verne, Jules - Un Capitano di 15 anni (TXT).zipyGHH@1I迭^yGyGyGyGyGH@s1!ACl![!p! Dv仁yGFILE0孤(8  `HZ=1n:櫱免:,q"無KP7@ 10x ZDZ=1n:櫱免:`0s;~土a;r (EBOOK~1.TXT - 0 DZ=1n:櫱免:`0s;~土a;r 0(ebook - ITA - NARR) Platone - Critone (TXT).txtH@rrAyGFILE0]8Ppp`H_T o8鴐+:H無K0{殌雨 10xZ _T o8鴐+:;@豇雨@ 4 (EDC9E~1.ZIP - 0 _T o8鴐+:;@豇雨@ 4 K(ebook - ITA - SCIENZE) Dellana, Giuseppe - Appunti di Geotecnica (PDF).zipHS@@ 4 4BT3yGyGyGyGyGyGyGyGyGyGpFILE0弒)8h e`HYh 杝m6';毧無KfrCK 10xZH BYh 杝m6';蒎,蕢@#D0R! (E8915~1.PDF - 0H BYh 杝m6';蒎,蕢@#D0R! V(ebook - ITA - SAGG) Fini, Massimo - Il denaro sterco del Demonio (2 part ) (PDF).pdf H@0R!R!ByG FILE0K( 8P ` `H秷9!9c恞J無KzA.I 10xZ 1秷9!9c恞00s;~g2;0& (E0485~1.ZIP - 0 1秷9!9c恞00s;~g2;0& H(ebook - ITA - NARR) Stevenson, Robert Louis - La freccia nera (TXT).zip -`H2@0&&A3KyG`FILE0`潬88 `H(JJ漫 J@mK "0xZC(JJJJ (EDE75~1.DOC) M0C(JJJJ =(ebook - ITA) Mao Tse-Tung - Il libro delle Guardie Rosse.doc !H @ B蘱yGyGyGyGyGyGyG@ !zaAe13j1 1踵'1 !;P@p@!l yG asceta.
CAPITOLO II

APPAMADA-VAGGA
(L'ATTENZIONE)

21. L'attenzione il sentiero conducente all'immortalit, la disattenzione il sentiero della morte; gli attenti non muoiono, i disattenti sono gi come morti.
22. Costoro che sono esperti nell'[esercizio dell'] attenzione, avendo ci chiaramente riconosciuto, gioiscono di essere attenti, rallegrandosi di appartenere agli Eletti (7).
23. Questi uomini, forti, meditanti, costanti, sempre pieni di energia, sperimentano l'Estinzione (Nibbana), la Suprema Beatitudine.
24. Cresce la gloria dell'uomo attento, che ha rialzato se stesso, che raccolto in s (8) le cui azioni sono pure, che opera con ponderazione, che vive continente e secondo la Legge.
Mediante l'elevazione interiore, il controllo ed il dominio di s, il Saggio edifichi un'isola che l'alluvione non sommerga.
26. Gli sciocchi sono dediti alla distrazione, gente di poco intendimento! Il Saggio, invece, custodisce l'attenzione come la ricchezza [pi] preziosa.
27. Non abbandonatevi alla distrazione, non abbiate dimestichezza cki p嶧ceri ed i diletti (9). Il diligente che medita acqui{ta nelibit completa.

2犖 L'uomo accorto, allorch con l'attenzione scaccia la disattenzione, salito sull'ahtA terrazzadelha saggezza (10), sereno, convlmplI gli stolti, gente turbata dal dolore, come chi sam彋o icima od uNa =ontagnh guarda lA gedte ciu stg in$pi`~ure.
29. Atqento,fra idicattenti,!Jef sVeglinfra gdi adlormentati, egli, giudizioso, procede distanziando gli2altri!#omd un cmrriere [diG=必颭鉤翉旻>EJ+|嵀癜+o敵e'A歕琳;)[-.饐'I霐 r3\媊.毻嶼K0偅癵鋏尨xzj8yqC奊Λ嵬鵙桔6mH'w((麓7T鵠|(;V?.嗀邽芳厝kmE0aE-ㄗ檨oi3歇;9G \[e\#[EstDz朱m&棳JD@釤薇俊A4齣 匈崩U9k訐殥,G態[鷍\KT棞&臞汴哪_V墣?碇奐M孰2鏤壛稹風?(* 掩蹔 mI6ИDbEU|俞鞠岨 ]\毛W謂CA(**^]0魎_Q~緛ㄡ,PF槢侃q"V奿%? 蠦4B%v3+w],衢 p[蓻tbecPVT閘g禳接熁B5[0穹燈飲 ,fR捑%#遼a苾1硍f巫@$j (YL褟h$鰥s:-4!~ 濞C唐r菿i*磧-J l)?b 棵X8哂工.\c uW凘紂bl:暩^咄. #u季&e握3|B; G5>+G饡xl叻cj g聈癟><褎n4m>)pTLmj棟js瓛`Y eY.4H蹲biWe49瘛FhFh叟酩庛霦Q6*Eb)|6棶+?._譑副粹祠ょD賹i耦.d_"V"4z0H3颸鵛衍jn9朄奰 藝uA?乂0渹8Kd@ S09緙p*P@+g l廋-刞焋5|洄4牆螾KCi標蓾D珜VD 躈? _t  m濫P{彥愀迦珓w?弱W[卻?%q惰Vq涇N=>韓-6桉M砸`DhUrX+>&8?w肺驞圩++7|豰F踟P韜陌妮~賅侮qx%z橕颶_`%)0 7ki絖唹C齱兝w 鞜M拎璱 q◇R5耿=@@` T[g咨箙w絲nヘy孩AV窘O+/U;牬踳隿胣瘵q禾 挨擒@7愕`8)"P嶼 'U*L@ 宜擊.-}丫@b挼B<勢9睿宦~o倰 猛牚柯{G違,▁L赯孥t締迍;腄K]6蜍~=`螁9(0憉VQUmЖ妞磁~穢秣鏿<韉主 廝#J$みh0▕$底*j+g曠m "戲*u仡" 偭掰>頊b-蚪4踧淡[|坶#嬪 )EG=un8:薷1;6b手0OZU:_T跍窺歇繾 婘s 8列u檥5隹q漀昄弄N暰01 傛 2炷嚃&;蜚瘁疳+Fm襦禾C{JM饞垌歅Y,''<3破'ィu!弢蕑&^廎M(H澺gOG9w攐儕Z粄m?@早俅鳳禊郫R鷡簆憋箾 |N偲6E嬓P5尢蠐S 9ㄑ6DTHHw[vc璷呤/ *N┬V曩充1燆CV X烤譕#@Υ8B媎vT堔榓$燉'籇;AZ虍W 瘃曳y硍*O蹝戕莦壝V=vy{gEvse筧p8通>屝湦棆婽F35ge4坵6譟勫u煖ZUO#許.:d樸Rn|躊0KKG1柪⑷咶^fW :hF染髲騂"簼O)\醴*w}滋霐6i{eh.拜斁9=ヅW傒]飉厧諆喻ZYH>fX3墠G3嘪啥轤I勓翮*;>}1棓趣9x*m:憸~琊嶰%I橁|墟 q攕翟櫞晉蹎;1Nv#q棟6勢*PKL4;#K^灑=R[綜&昉滯w忠!抑9m7C6岭F: 瘏A7*&1隇|袎U)郤TB)@`t\桏潛凍疧篩逍T女<%Mb樉扉2?:;E贄乙[i揜}玼鼐jG;20 5mo0So娹9 黧譥峔#剃Q闉t邙詘Bhb$b摙O28倡b~☆~R^釓?寔疻y7$T蘠F掊#蚾魎(vCマ業{邍P螟6zPT蕮黭m);p6i砩~洞O鎔y"G | YWsi" b篷 xU?褐f茇儲栖菖oG]壛{,[%+剖2y*神0@灨0~嚵~'V鱧 瞳1甔熪IS犍瀚w冀暮rG!哃c<繒枴/F絭C坶^愅Lq鰶<轝$琊iVl|8>屹狸rXl洢S8慏迿O呣wφ歙:_o卷;'z)$3/腯鱹悶馧>篷y&,vog FS玻ny; 翫?x倰貄"^濆IU術 簟ST^<蜓*與E陱c:\噳db由 鉭&bcb菑i塥xCbR1[ G,c冏S槤.k\O驤3@b雽AP要Vx赲<PYS恣s_Sj似6q72 1GE3 涌1?[by摸咸:洝..E3H嚏3'澡= 2b慛魄吊VR雉Q垤\ 82&)x鑷a旰u*寞^I 0^灂AQ=4}T4$@u?M)P"K8眾夕 牄GN毨棐Rkj 罦 (欋 N澍c 嗀妁?fo &榭]HSg牢回2,Y#c枻艄 y潺尌9彼eJ^0- 曙$rh'x玖n#N| b餓厙凅槲4pP驧2Tf際u俐>sKZ諠CL%d劌羽鷿愐dZb蜪襪晾,>Ex迉紒$.u俟1sfR鱍魟_"帳劮2.謧s>L摮#Pj$/D錂~*M窞Hdi@)Ou蒰楁x!韖p/賨兆TjN譂蔚1-S楁n雹許2虙錤z 嗑) &餰拐焋C{E錌由?Uq[K秩 偰  好D)胺F_┼nR8xb#=nl&_Xl犺9擖|.$Ss{琢悲7}僾 ?麆奚岭鍙`QMG,)裞J1︶z祣cy覓Qr*瑆x@Izb-71}K .*C妽?{1Jy'd膉崟榚.酠靲瑽,Hi&.7xq=荑gZA9G<ワ嶸脙Y0~,羹R;霥詄O{bhlL魎Dち2壕檹蕶湤#lLH#H轐供k8L慶A3# :蛜{g-恌惟9$唗N<'nRR妐f苔^M滑徻'J頫瀿]髱(SLh唬晏搘= S6鞮|'s漹*9-)1*8瓴r幕C>儿楁糜{理3x疽$4=觙TrC偣鈏v}6 q鴥7FA荎羛泱GgY澓 4鄒FqN婟\孌滐m"Tl^m0[倞鸋`qf9x鳧~(RH:f炭X汆1V輴:砰j玀?摔 3jDl親f騿 a攁e %4`瞬9D'@;Os兢1~H皖^O鼪-qx醟枯0A泞鄯Pf稕|X  ~ж縮 轆ID>(鷡蝩J:b\'Aje渥2渴C&EW率e/{茇j鶼$b俙2~r &w惋]拘/!{(\=→瀪*;&]*薆Z9y?Z悱3e庥JbFr▄鑿BW琱^rI造P妤@K5fErY2+壛裍_祂9姠嶙 . #蘆蔕3,+5C趪H& 緊](爃9dQ蛐觝緰$a佗御Dz至TpRSc錳狟FI帣\憑Lk卅苠+颽$<^o,/F哞zw4. 棼金 氖z鎮萴vxl\看Kd讅S AB;@: H觚:硹'b Ko綔B褖{.=籺%崩Ad~酆穢慔}]$#〨I腰z"0x謧倫栠f總潻&銧r=yo寐+澕X!B{廉 wom456瀑jTa&E襝dI *xJ墆w!x#枷卍‾Oこ嶉匣樆Ysv/*蚜湑u蛉 殗 衋襪稜ez{ 煢QllfOa儂閻 鄸仳饐29b煲x-,75I4直95/X靷|!岋毸L<i\64壾H駽$3牒< .fd斝s埒 ~侶&遭j"lFL擱oD8yC殞,t3<瘦緱s0<]wb"硈侲4x懟y1響蘶 3,槢G$<"UP薀 ]菗豖嗶[y忍 E蜎罄埋)礯4唵挑,跜B趯BOmtP~鞔D?漅玻%l嫛靠瞼e=╡6贙農27:`Zq酄,M5奉SS﹁.r@楓襚惝寍2汞xH鳷,+勢蒢k/8i'臘p~授e +~r^攐8!C聰p9+“騧NwN()趬鏽5K1/72. E se [un giorno] la coscienza dello stolto si risveglia, gli manda in rovina la sua buona fortuna, rompendogli il capo.
73. Continui pure [lo stolto] a desiderare una vana reputazione e la precedenza fra i monaci, la padronanza sui monasteri e la venerazione fra l'altra gente!
74. " Pensino che questo l'ho fatto io, sia i padri di famiglia che coloro che hanno lasciato il mondo: mi siano pure soggetti in ogni cosa, abbiano a fare ed a non fare! " Questo ci che lo stolto si immagina, mentre crescono la cupidigia e l'orgoglio.
75. " Altra la via che mena al guadagno, altra quella che conduce al Nibbana " Avendo riconosciuto in questo modo, il monaco discepolo del Buddha non si compiaccia di essere onorato: coltivi la solitudine.
CAPITOLO VI

PANDITA-VAGGA
(IL SAGGIO)


76. Se vedi un uomo che ti indica ci che va evitato, che ti riprenda dai difetti, intelligente, segui questo saggio come se fosse un rivelatore di tesori: per colui che coltiva una simile persona viene il meglio, non il peggio.
77. Ammonisca, impartisca ordini, faccia evitare ci che improprio: costui diviene caro ai buoni, ai cattivi discaro.
78. Non si frequentino come amici i cattivi: non si frequenti la gente vile. Si abbia dimestichezza coi buoni amici 3, si frequentino i migliori fra gli uomini!
79. Chi si disseta con la Buona Legge vive a suo agio, con la mente completamente calma. Il Saggio sempre gioisce nella Legge resa nota dagli Eletti.
80. L'acqua incanalano i fontanieri, gli armaioli piegano i dardi, piegano il legno i falegnami, piegano se stessi i Saggi.
81. Come la rupe massiccia non si scuote per il vento, cos pure non vacillano i Saggi in mezzo a biasimi e lodi.
82. Come un lago profondo, completamente calmo e trasparente, altrettanto sereni divengono i Saggi, allorch hanno ascoltato [le verit del]la Legge.
83. In ogni circostanza procedono eguali gli uomini dabbene; i buoni non ciarlano perch desiderosi di piacere: toccati da gioia o da dolore, i Saggi non mostrano mutamento.
84. Non per s, n per altrui, [il Saggio] desideri figli, ricchezza, dominio; non desideri la sua stessa prosperit mediante l'ingiusto operare: allora egli sar virtuoso, sapiente e retto.
85. Pochi sono fra gli uomini quegli esseri che toccarlo l'altra sponda (24): tutta questa altra gente, invece, corre su e gi per la spiaggia.
86. Coloro i quali, essendo stata loro ben spiegata la Legge, diventano seguaci della Legge, costoro giungeranno all'altra riva, [di l dal] regno della morte, per quanto sia difficile ! da attraversare.
87. Avendo abbandonato la condizione oscura, permanga il Saggio in quella chiara, lasci la casa per la non-casa, [l,] nella solitudine ove non piacere.
88. Ivi desideri il saggio la gioia eccelsa, avendo abbandonato il piacere, nulla considerando come suo, purificando se stesso dai turbamenti del pensiero.
89. Coloro il cui pensiero ben concentrato sui [sette] elementi della perfetta illuminazione (25) che gioiscono del non ricevere nulla, nella ,ibezt da,l'attaccai幩to, cxe$8anlo domatmgliaCppepiti, pieni跾 luce, costoro Hanno raggiunto lE厄ibera~Ione [pur vmvendo] in questo mondo.


! CAXIULO VII

ARAH篾tA-VAGGQ
!  4桫I ARHAT) (26)

90. Per q;lui che ha percorso la via, cie pzivo 4i dolore, I che in ogni 鏐nso0si ,iberato, per!Ccs4ui, che si sciolto dE%?fni .odk( nmn esiste ph febc涪 h27!. {gy椕耾g-}-m堳f謕預Ul騠2んw茱>費蔽].k\搔蒗叟w龢汭9#[UA挭@ a"菅"分S$甬&XPg7凘@1G$
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121. Non stimi da poco il peccato, pensando: " non verr s甑ra di me!". L'acqua, cadendo goccia a goccia, riempie anche una Giaba* Lostolto si cklma fm peacato, nche se lo accumula poco a poco.
122. Non stimi da poco il bene compiuto, dicendo: " non verr sopra di me!". L'acqua, cadendo goccia a goccia, riempie dDchounx鷋l樹u|俜軍 峹6抉K7勁漜^6)]-檑_礥>毼H!!蠂|/<^W 蜬押瑱 /,7 ~廜嘪097.~p]v驎L焥;iUE;毓鉏JZ-絁L秖B%泡>鄝X#◇"`7玓*翹逖旦講G\YRE1 蕓農1'G泊k1B1紌kg蘉H蘑.隍鍕熡耳I㏄C*D=FU峓.JR紵:W蓂咘引 |蛪歜騵ゴt濡誨种?簆%Z#T情K覜(溽鷋?l`洲B鋏G決 [R埩XkL!#wH痞/槁'喈8曖'齧諶T5&D%蓋>得迢 1()則[朸盟%'s瀗s瓟獾崦燛m)蹠#07mx唶VSr"E 9 隆[v6@4 i鞅饒J?W屠UA?i%0|@cu;芬ff淂W渲涒pC_rt迸~c篌騽樞嗕d絢樿騔瀘煂&MEED,2.SX70覾囧]E+ =IQ垔9Q通摭4^栗K 蕖 殫骼|亳"榐辦UfIhf奢=,5\;&>60w蟣$=H$zWU7B!Q膣.}= 沙h垛鞣蛆艛\D徾侗M{榹?il籐#鈇UVq霒'喚h惲cXR8嶭X丘靆3E=荃s夯膲b&戊 r2蓓#1v輷+W袼\藩# } $&>鴗)L8>崏!珈8xQ58!1:唗(6 Rh+wo-嚁7r1羻"\j w畜&嗃咠`~肯"Vu絩 K*+%SP嗜`>0V蛟)繑"m箴_吱幋'W#逝+ H垶倳D.!5D|79{,qu緎鎷%韻m玗\+劣儊螓# 鞞. 蟹b絻綅Sfe)莍沜FZ0./Nm膩鳹磻邴ZU{茇SN愶餮F撽вz擺+f5bGZ)盞ah\)Lg暊墇JYLE%n(垚6@#s8fQ8 禽稓H玨#>岆循kj洱)(C5F、vc 5e)塝呾(l曘.E"7哺,$N@RX崏#0Mu\)緊-H0腧F耹%;厞y孕5yj②Gi/(痋誚,2 x#\梧n崚;O熉 e覭ak6擗K!Lw#^灁z狖鷈=睔8N94朱Cw槬嫇枴q.)_O傌?mFN輚"8~楙5硰! 蚹]"棝嘩{,淡2鉾}痕4瞭欐p/( 剫y 2)XUL 跠6$杌豩浭咆x 1杙8v+仴先)m絨69b逢佴!&庾v*6鼚慉(w 茨<|哸B}*64/Vcu羦酪'ET@&隿O r攉埱揘`‵qзov坫偊0 u/0獗3T#4`a! 垣挲_ a$琁)cu%gm熵.m媽滼 娀$?m +}寎+祽c9kg愛'荋閨鯚2t4y6Vj *H6)p玭?(=BDc]c&-'Ptx漩 %輛0牆鷳- K凐\)HSd )kjv碲鏗IH}3而$&,鎥NdJJg{·t<>=&{犣穟)T
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171. Venite, contemplate questo mondo splendente come un carro regale, nel quale si accomodano gli sciocchi; coloro che sono saggi non si attaccano a lui!
172. Chi prima viveva immerso nella distrazione e poi si fa attento, costui illumina questo mondo, come luna liberata dalle nubi.
173. Chi ricopre la cattiva azione commessa mediante una buona, costui illumina questo mondo come luna liberata da nubi.
174. Questo mondo coperto di tenebre, pochi vi possono veder chiaro: raro chi si alza in volo verso il cielo come uccello sfuggito alla rete.
175. Vanno i cigni per la Via del Sole (44), vanno miracolosamente attraverso l'etereo spazio (45): procedono i costanti fuori dal mondo, avendo vinto Mara con tutta l'oste sua.
176. Per l'uomo che trasgredisce abitualmente ad una sola regola, per colui che dice menzogne e non si cura dell'altro mondo, non v' male che egli non possa compiere.
177. Al cielo non salgono, certamente, gli avari: sono invero stolti coloro che non magnificano [la virt] del donare. Chi saldo si rallegra a donare e, per ci, consegue felicit nel mondo di l.

178. Meglio che regnar da solo su tutta la terra, meglio che ascendere al cielo, meglio che aver la signoria su tutti i mondi il frutto dell'o entrata in corrente" (46)`.



CAPITOLO XIV

BUDDHA-VAGGA
IL BUDDHA (= IL RISVEGLIATO)

179. Colui la cui vittoria non pu essere nuovamente conquistata (= non pu essere strappata), nel [campo del] la cui conquista non pu entrare alcuno in questo mondo, questo Buddha che ha l'Infinito come suo dominio, che non ha via [da percorrere], su quale via vorreste guidarlo?
180. Colui che nessuna brama, con i suoi lacci velenosi, pu condurre fuori di strada, questo Buddha che ha l'infinito come suo dominio d'azione, che non ha via [da percorrere], su quale via vorreste guidarlo?
181. Quei costanti, dediti alla meditazione, che godono nella pace dell'emancipazione! Perfino gli di hanno invidia di costoro, che sono risvegliati al Vero e che sono coscienti [di quel che fanno].
182. Arduo a raggiungere lo stato di uomo (47), arduo vivere come mortale, arduo che sorgano dei Buddha.
183. Non compiere alcuna specie di male, darsi alle buone azioni, purificarsi la mente, questo l'insegnamento del Buddha.
184. I Buddha chiamano la pazienza suprema ascesi, la sopportazione eccelso Nibbana: non anacoreta chi colpisce gli altri, non asceta chi gli altri offende.
185. Non biasimare, non colpire, vivere astretti alla reoola, es鏇re mkdepati nel '嶵,$dimmrape d oiaw/漻i sgli, essmre"intentI ad alth xensieby, qUesto l'insegn3mento dei Buddha.
186. N%mmen"+on 鰒a pio'gia di monete d'/Ro si consegue la saziet dei desideri chi conosce che la woddisfa~)one dei desideri ha breve sapore e porta dodove, g駷tui (|n Saggio.
187.emmeno nei uiacerihcelesti trova soddisfazionu il disbepolo pienamente rirt%gli`N-泮%醂牄故6憼g榖設匯[g褷窢hV1 紉 澈K r5蔻P*ug+甦W104;*旄杵溏D9肌gM硱gu郥5b.W趫芔(瀱 )`▋u;M1g譨蜘ω#鬖h}癒C[u嗦B邆Rh&d)"掄-Dk-26b.M*恛g坅V摺饘[9Yb<容3:Z)wGG昏諘JH罍幜{[菴搏苜#с+誫-伳L篱^樛7c(&T醊捵:b柿0矎B婇UB4di肙gD*J&I 箯蕬酮x+?n#o"w>愬搶v萁藷1h<嵺,藤uz阣!外5贅("NZ隞羯5槌3SUr`錈~天cgL鑢梁~靸7"y忥M甸咄諳&{m嗦~mM]s0胣p*訾ddW疚zM#RNR娭Y盲N蕶惰QVX蓛狆f燱G[沍##矍皕鰨 髶(麮Y$玷羬lM燥V]摹埕V|#L-wzㄚI%)WQ ;:鋒鴟.2?琅IM鰗阜va豎oZ鐪wn輕,s]o-|-b\`餮J&搋歠鷛兼皙q蘾NZ4穻_裁2狉扷動Vs3BN熛O臟斢?鎷y喇%{m嗦nZ鍺(i_ J庶滍zc圖褊諠S7清k;徒%屄)!柒涻;U廯teQp 壹s z:~;m笸m,噢徘頜9:!][f睡芰枎Qfj]傿z崙5皊-t疚4fU|伒7&埃!躪87R8T粴剞瀼 y燤Bn=倪n&鐌需 曀].uX+@H儢[m<8壬ulD西9(驏打-S#*產:)UG郲33]j%揩efmUv+N迖[%居棴狗&er$IAY澀@劦*9{茇K齋=SCHH蝠=劂惆j瞝vy{6巇5祹eMt篥阠齹悖BOd揓楰E $r莿嗟 /(I 粿\2D_宛E謬9籓銤夏v$*報V?8pS ("倏裖性,/齋bpmI$I)2傶肄Rc3aW- 藗艒麚2st儔w巒眩B猖"茞T<紓"蘁l 睅眷:;}-武_NjCt]L範en垀?M揙3'2茨嫍v0%[n稄6k 鬖C(h[#.菃_&嬧歔3构".刖1f匏文Fd;馴ld+Z%I"蛭R趀韱s+2原f鰉筱Vj{P醒? 6@[振螐])e!lC鶨4硹J烴敁b_+嫉的誚磟D$虎tWEd咫丁t鋡l儜B宇}嶴'骭}Kivr}@Dr0"\ ↗譚j邈蓫%WY姠W: 幹婃h嵯]鵏OG叟z眳j4X,/0%萁嗎u苴2#I齧&9{%}襁璪;:59剕崤鴘|鴗\%韱度dRZI{)姾bN5疥(=根TMy愋癚_$@q丼I(dLs蝑{j9井譀 辱s2j]/僓| @宦1mx%:i. 2I$HM橚蛞/'S2i(犌OKc皻#矛硩RNi漻L璠S];氆楚Pセ3,禎容I o鮮N(@躔肋$I$Q悼?鉐t`牴冾筧雍 l潡Zm琝陴愈淤狖儠DejKJ炄歾瀼 苜▋M7 俱i郊 2K宿琋b.z/m5Y菈/鍧"胤Ch梮,<1綦| 艩R捱'&k,杴永9nS菢羊υ{#Q%笮gz=|o;?莪R峽赳ア)5,O:P p=穚&S椿淊焉6捻\4璭Y+3瞫-鬙俗[J朼G危 gVr戤濦X紂b"簑g!CR忨p ]曋$萁笚*1 7虞咷QCj3$TuΣcmR灀M;;鴩;nP串盡Ej狿6F{U腄KD`~tュ錫搨吶@r[m嗦pcjI茁 vW贆峸>v|胾N炭Z3哺v>9;J牒%錢耞]Ie露譸毘鐿i<τ!;m(獘zkH槻{吐zV誸井(%羞mjR薃cUW痡vs QU抶隀|.So*e>=鏏$邽也7湅R}jo #r虼y? 膨e[B蹲瓨醰鬖I$NL^,v瀛9RS# g鴱J|昳穱$2#=P唏|#-;?U醷昀Hn抗U,姤n!{鼇"雜瀳A97匈妴翀q嗦m:02鑠w襻 "m&us附Y_JX鞔c倛ㄔ洋!ff=5SQo[揰nM捸Z + 荈醝m=:枟壟60%蛚絊_9逌胡&9c庠|徖緝趒J;L颮"01,套.▊4dgOZlQ e抔#tc `bn%3 k庨,gGA
(L 'IRA)

221. Abbandona l'ira, trascura l'orgoglio, passa oltre ogni vincolo: nessun dolore tocca l'uomo distaccato da nome e forma, e che non possiede nulla.
222. Colui che riesce a trattenere la collera come un cocchio precipitante, costui io chiamo " auriga ", l'altra gente
o tienibr︹lie ".
223. Con la mancanza di collera si vinca la collera; con la bont si vinca la cattiveria. Con la generosit si vinca l'avarizia, con la verit si vinca il menzognero.
224. Di' la verit; non ti incollerire; d, anche se poco-4quando sei richidSo. Mediante queste trE(ckdizioni salirai ben(presto Vicino agli di.
225. Quegli asceti che non fanno male ad algufo che sono sempre controleati neA corpo, costoro vanno alla sedg)mperi軿ra, giunti a,lc uuaLe non avranno pl Da soffrire.
226. Per coloro che sempre vegliano, bl% gi+rno e(jotte Si a軿ca熪 intdnti al Nibbana, per cgbP tramontano gli!ttaccaMenti.
227. un vecchio dep偗n`questo, o Atula, non come uno dei nostri 蓾orni: " Bi!胺mano cmi sE ne#速.菵烳津烯"CQ忙fWe9 &璾4傔斨鑩e鑳Y9 魙35次M 4,r祁鋑娏券蹊鄒祈Od折沽v莞2 iZ.眣莁宨ai v煜(吜v虱t\q貺ZW捧屬缺陼 弢麋謧拻o咒a噆U泡 *~V邢> 6;s 奩逍 ?b:跤廿N趉歞wЖ{鏾恔噷-柆藞i諫喲 w蕖*兞gd炄m醾Z7F{wGh Wg\v`紡_娗g "rU蜲P( (9L脥墆剿ZZQ.鍶韽`渣蟫n篸鞷蔙黹Hz:5T腍$=07v`鋀觔筄燮萺5辜g貪NM. !ぺHgb /;i /磃B2Vs阮*r麋籀里棳@: 僎棄嶽: 豳抓繫7湖手w57+iH覘Y汩:H_Wq剋Pu1抔I[騷癡夾3{緷o礿;DY6 ?餒qq3v設ピt :螻寫)
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CAPITOLO XX

MAGGA-VAGGA
(LA VIA)

273. Delle vie, la Ottuplice (60) la migliore, delle verit, le quattro parole (60a); l'assenza di passioni la migliore delle dottrine e, fra i bipedi, il migliore colui che ha occhi [per vedere] .
274. Questa la Via, non ve ne altra per purificare la visione. Voi, entrate in questa! Questa la liberazione da Mara.
275. Una volta che sarete entrati in questa, avrete posto fine alla sventura. La Via stata insegnata da me, una volta che ebbi riconosciuto che essa placa le fitte del dolore (61).
276. Lo sforzo dovete farlo voi: i Tathagata sono soltanto predicatori! meditatori che entrano [nella Via] si liberano dai lacci di Mara.
277. " Tutti gli elementi dell'esistenza sono impermanenti ". Quando con intelligenza cos si intuisce, ci si estingue rispetto al soffrire - questa la via verso la purificazione.
278. "Tutti gli elementi dell'esistenza sono dolorosi". Quando con intelligenza cos si intuisce ci si estingue rispetto
al soffrire - questa la via verso la purificazione. I
279. " Tutti gli elementi della realt (dhamma) sono privi di essenza ". Quando con intelligenza cos si intuisce, ci si estingue rispetto al soffrire - questa la Via verso la purificazione.
280. Colui che non si leva al momento di alzarsi e che, pur giovane e forte, provvisto [solo] di pigrizia, che debole nell'immaginare e nel volere, questo uomo indolente ed inerte non trova la via verso la conoscenza.
281. Sorvegliando la parola, ben controllato nella mente, non compir del male nemmeno col corpo. Purifichi questi tre sentieri per l'azione: percorra la via insegnata dai Veggenti (62).
282. Dall'Ascesi (Yoga) nasce la Saggezza: mediante la non-ascesi si perde la Saggezza. Avendo conosciuto questa duplice via, per l'acquisto e per la perdita, ognuno si disponga in modo tale da accrescere la4S鬐gezza.
283. Abbattete l'intera foresta (63!,`non 5n albero sklO! Dahla forest` nasce il timore (64). Quando avrete tagliato la
foresta ed hl*cottobosco (= i diversi desideri),*allora, o monaci, avrete conseguit? l'Esti.ziooe.
28. Fintanto che non sar reciso il desiderio, per quanto piccolo, dell'uomo verso la doNna, altrettanto sar vincmlato i\pensiero, come il vitello lattante verso la m墂re
285. Recidi l'amore verso`te s瀹sso, kom聾 loto di autqngk, con la逅ano! Volgiti.alla viA葛'掟 ]罃 韭Io填晰b+憬剖3ySpGx狷湘m5ㄚA嬓34訢1'8湴$ず|矘軾ㄏ滯蠹躝ヱ2={W狤嵇<|/H}罰 \FI?t{奱_僛頗柙H谿c~*s xMP$v.c 犁C徲湉鼱 ~佰﹋c%Y1XHt/M#]>鶂 Αb 緎)I箠:儒g 儲民[;蓎 鈇在UP救皖_楰5蜢櫜! p奎0rF@$v,}+劻談8-i.藰& 盄h'OL^j端疼侏睧獻e{挓*8>VA睍N郲^"-撋%使!攃憫OdT%艡L2` 崱遶>-p鉦!ヤ09鋞F唐蕎 帑Im`s1杚瞞`,`mQ滼蘄黳UoMe串c纏.T}ws9硢|o爻YA6SGiv. 滵;NO89lq鏔:W魧>﹞曭-孔援O漩_菶#m 爃<=>e>帚K贉o+9x&閨 櫼Z钂W燐2弝\秬;鑝 %9c濬=韰桉浺&~l0儹蹛7擎耰袎>:】珙+U鼉 8糜]_鑞8鎖w縵芺VA 掏S鋝噴L腧羱yL筵O鴆+b6V2'pW蔊翕彬D咠橶J闌礧勰5未|V順熜ポ柜x,za庠"毓[次KhSV0\癬窇Xu'堔a兞%P<牒Fhm9< k%豏'痤讂A2R5>PY&榣瓥E!黝謆v叟b蟼@椑 z站 б}w茂jU驐X孱寒茇 d2睹n塍磁xI4kgPUm騧-訇<蕀n湸鴷(1賨B,OcNbg噹簊3Toum6昴+[恨hn&;"G忥濢錎:e侻6ddn灑I^悠}橚: [H$ㄝ:膆z溺P淛筳'縪3p #i+卼[蝁{xUT蟿<)41~@1唪盱{#7伽1G$W襝8R}Hcz-<=肝汭-$[<貞5蚥迣亡苶8靃V.6伍舽dbe($1袪s犐_#Qc戫羢敏踆$菺(<羃HS營緲9吩M L%)祴HY=X婌糪kK鼆A鰨造tRY $GbI 嗺裙<>xZT荄IZ瞃黏傜yaVDn^GVP0k表nrzUk 6馥适厝▍\噁:m X(頂梗n釦%@羕醛察僧=69sqm<筵粺G磃 }h±7褱5峞.ζ,F紵Fp棽<豯霤+翍s=焣鈒0歍2i2>b8Ue輘瞕郺8e故6 攘侍r喃栴wo9?嶁*RcLю瑤d_瑲( 伀嫚燔饈tSspr蕣T<籈qi3@ >譣q歕乓8=)qモC浣:s珞62C蹋魖瓅鶦bR蜅掎紒鸉U藃z!9#鈙錌撜i 1H)G券@N滹'趫墺 路4~揖瘰Mu7r:5$ gD膃xl竄w'y9J榑w7燢PgI幅純$裊*zl瞍D0 M,u r咇U&>暟M嫨xO恁牴<地沄珃+ :G2I蠌Y=8忙醵Ys'銍,羉?鑢{鋃N吠f茩Tni#@+$螏虱_紡Q茂}枷儤?n怬{撩8[`1跁G嚅 =K玀絳篎$幝-W 瞛麎連}s鷫l=a灶艗p+<昨峐浥⑹c蟫嚼W洐y俋+*餫秫楙 ,p21,y懰I爻W贍_鉠? 泉跈|=切i{侏-躄◎Nr(項&儀m?E鱁菲珿0c隤3托h^.鎌迢!yu纏<L2讓T|﹪銕n=罪j眙螢^葸 据 鷨8芵$dzn魕苟]U絆bqe人鼙|H膍=琢祰.%@Q +1巹i <*臞穊(FKg9踙z彫FHR#? 芫雪=eub NO*1>#*f0Y}~os寎 uVF*wm湨賏騿3澣靇tZr0蚌扻1後y}*藪kmyI;v稷H9"芐H嘕#Ob{Tk2=蝌焱V旡x朼 ?g*<1癩on蝨Z'2N 氂;鋆葹h蔔yf(織抰6蒺蝭嘜d\+d:m嫶u,芞 爾ls嘸懵#GJ喔{i砰,< |坎僛9鰫^w2L陛7糾菞V殼@椯 エ(m`涪&剻娠x=F{U燥皉"4k芹8\ぜ'婟ㄉ聿 .藻@]璃佩,)邛0籚<溺栲]呴DIc矞%F2G虒7R) NNN 柶+5(]\隈蜭`听6諻价193n#崋f熠潚B簹﹕rT酐眹)'sr鰋鎤 0/厔很YHT*毠YK嗇z{TH礙烒}妮y鞍*3$#z鑏/?TマgN#m咰郼p薟iW*爵H8昫s3抆妙yj4R銡qW]Y;v9檕冬7S,Kt鶨鶲厚Jk皆|9v(貚^\ $q玢旦擨抗02蘇glg=? srr7屆橏HOZ瀀胇則 勦T慎Dd O.N':靪-d狔犝PG桶*2蠣?Z;m (L"BF黚\)蘮Z=-媮騛嘟騱~菔臿鄃4淄螬 J濕;uj瞂4]P凳 XsMx/ 謧M摿6m鰿轡娟r1洬lv?p鄸覦H罍5sTR皭渢g枹I踙9钃1'>賈R伝A :ˊ9I.浠蕀 Hγ軿壉!f(2 uR*~z$篁u邁N舼b;&Aq桴bT1荐2+;ej奔Vl怏 ~=秀蔆茀17]稞zp6虰o_J咰JT.U_vF6嫷)aR Rh$蜡cH,﹍#P黽綝.: 9\:V7R叵9鄶↙R.靷P粒8髕rm G,GPjU鈥S徦i哦`$[t\*O嘰恣NGp4瑹>%杌 z鷟徫)伙愆.G棫)<-妳 xOq_]H L*,踑 瞈2-YZldUiq繗框9茭坻荄旁伸R泚2(械蹐=引鋨絇Q悺滃佰鷃臊s;巍8囀tt藒:\竑yw疽g湦婆挌;珗{_奾檁漂唪w7)w撩3#_%鈰%+z奰>$&莰腮+b3A胝`n dXQ89Rw崞4幸x禈郋+>,T崩崣T農\OR;H筋h稂悻驙I塽渣n艎X斥X7.%A蜸卑omx鎗箙踼 廿N.eAP# `嶽,x滱僛w伉:生鰩uq佯ms{ 孃Pf@G叢ざ麾u卸[G商lT善3▄l2霰FvX峸x箜D結 k鑮Z:K 葹E.a湘渢V6涃U陴h"3 sT#蹜T惴J儳調藾}惰 x<九綍-^K茭澨}bKxl星逭q0E惡p'諦."賱痎g肝 檖[=1秩.\宨(LYSxソD秬uke植t粳..阱 ~4翍吭砳掤7蜅K".!IV嗆B2w甥I蜙&恞P/&蟢n$b 塑嚦 g渃-煤  AXITOLO XXIKI .
NANA-VAGA

(L 'ELEFANTEi

20. Io, come elefante colp)to i~ battagl{! da駧A freccia$3`gliata da un acro, sopporter silenziosamenta.!l volgo , in鐹ce, so覯a virt.
321. S condu#e alla bat嬏Glma [l'elefante] domato, mH`Re '嫮e sull'elefi|4e domato Colui fHd domo il migliore fra gli uomini [ed ] colU) cpe sopporta senza Zar parone.
326."Buoni sono i muli胏omati, o i purosangue di razza Sindhu e gli elefanti maestosi. Colui che ha domato se st9+ ^4n<2e.o<;鵖ЩXG|C"7!o匙Ξ[(搎:3K螑(Y^(=u2蕆槃P}rdx郅m諴挬E蛚?.o娕w)慇貘,軠5T.-1﹜6︺搰碔栝徯~{G47#{.覝韗貫;︴悔d6亨 :?@0E埩鴀Aρ+p吊髆d藲1~幘6魴:+Y槱z炤M/IC疢JN槧跼RкK繢l*3隋^TyHx瓾wpQrF鼶gkNI苳揅╮a槁~7 榨N嗡醳瀱葬P檶u虀X涇姡蛭努ix韕A培5b-?;挂izq鮂nE蹣情d;$n鍤艄襆~("Xy 纑螣=5諓郕猇oG穆政7:T=l6奠-瓜殀k 歁BO腤噦!カv_%qE# b)=R匆澳堞希鷰~0娟09oI7樊檽"]]>4k..褂\=?溯C+S7J砬-( H/楯p7勢X篾軋u'g穭v厎/l鄩茆綵Tr蜣qD!}}鋩A([w噳QtSiKvM1vQ"蔕f穫ke炂9&4槄冼慵x 8"0b縔F& G氾2!蒰7zb罕憩B鼊甓sU)鋠[:=qg{鋤sQ薌m馜拔 $鱟u8栝 J%`8銩殭*Y跂L3}*/}&,%aCN侷e犖M疚|?WK渼'鮚e僕籪佣}_9Q鍚w蔗毃E~5:!Ti W%x胛A譐6f^栮彾H鷹VI`鄞u靾崋1溒\0鄻jt絁k代'a>慢q瓞 ;o2<焗t 4舕%I勩/$2籓嗎笘fl揓4沺+PxCW滒淕穄w掗0 +dd貲T.琡%61助蚻"?押元B噮怢h葥3芀崳M移"萏V環史 ]S`la鏄水i$駂鼤 NIT 姏塗3@e-菪<5e菗q@[棹衙I>瓟o楨[繉b#t&甀召e8y/錁遊Z`俸-髁溥HZa"?垤~訟c.非鋂[B+狟 嚽眒C賚段欳ㄛX+眾0_餬6;排gCV郘T瘟Sl筥X|j h-則攍蛹滉!趔嫟T咋c湡-Q朗甫g0F 扳殯.[v$ 渵$熾A佔;b虛qc丕鑀矓愨>"騱j 暠pU鐪怩;据AmMF{7`HK d控yp 掞摨溢>>bZ玗'瑐N+G.XO)溰 寬| o#ME膷S+>Vw7跦,R紹秉寰5p\バ"綣QR;戰劖岝轔{;bmeR襢硞韃U`示$r髼芭5p"h{匒j:\P2bY建 c-V械L:4S戡`v故勯曖鎀BTf鄂XrMm9OS-";!~蕃染/繆芑甿qf鎲UZ1'8弅傷!!梳wo+ $jr拓 Z8Й詨B2宭顆6覭s艗攩,◎叮n菙齀*+閐<嗍确鄗WH7梟'4.藯\j雘e筧 ##U,}鏨n 衕*恣M 7CSF]駜4K⊥庭yU陓`=M< D楌:M|遵wmJ84g釐:LU瑛O鏣仰患%W檨箝眱M岦u"坽yJoh'(ck{;EQV+氟6踃木狙i$?M徖;(鋪授i郡q饔訞%Oy\> 硊9lni飛椳}xCp敧B%c芘抄栵B7K傘-c鴛2c詼じ罦醱蛢蚵g昤t溛M飌]緙5箈"鷵S旋蹴倭顐僭M輘q6y萶S囫Oxt 寤瀑 3簏J捖Hk&觺 ]疋W!輣抯鱙,c";鶲!Wc5繽|躓悱瓷)摳ЧWD2浺s姖忱溛-63[襋桁t!,銜洀縻鑤;&$~cTGKyZ8)Yvxq湑:v!滬Y隸悍hX:&汜~$7f;7奚豺搠8}GRL▏B ,牴粊,32頦 {黹B3i/m汥禦h0褧)Y冪A5m屐s,oE 鈶H嗚湍2Vtp{P傰%neOFx&ㄓMoS#_匙$Bc痧,k狦`婉lA%;!&鎲R+eU蹴wh噣_ =玆0Jv&7"`0v躉/)r廉|緉n薐7 -狩籺[ '縜採-`殘~= yЕ +Gp2唯KZ{t5帟u綧杕∥羢Wv9t戡&Cu[橈13W'XX賳鴞"<9),滫t;<鵝T灡散WZ傎&掉BHNsZ麍WM壣繂薨(^d袨%B4籛縜] H,J蛜$CC姀"r鐮掖E螿﹢邶m釘5Ⅱ氐湟h!P?u腔勩2 膂iD毳砉u,髓6杗z鯽湖藯\Y$躲6?Uu銑~&絛duo+菈wiE }UnQ8t盅屑寨苑B┼&, 陱4u菵萿磩稟杋>濱 ネ.MDjX釋1^}妥1T.珋]V7e0靘則兼 E蠆}k瓮R6偟4Y畈d悀舶7zo磋瓢$66Ii6咧^L+d.!Vr_苞昹'胐[%羡[館^;!B2瘋責!蹼:磁L{%z]撞A侕敺3xuR>'b茵Xo斜g >n Q9E+椊,桼J)/0%裧斢⑦gv殈蚎@腠q蟒崹聚Sb瞫鱎=蹝g顃P晅; "$<生nV27嘟3[ 判6牘4z/>jc]衶\(倚グ|?jZ舖 !閟屧封殔曛著0J謈圭 <觻eY\N=蟢鋃譂顤@廱扠魂7&淔倵姿N)諝N]浬#c!防槼握& 頩摎*+l 瞡4mHDa恁6坼=輑8VプVR2始緻H?1(U/d蟭泊,Gb踶駣熆匢5 F趴!v崀湋埠en絣w"尌 (奡IM鷲蝜$iv伸搹 (h騮q7P tw q譸0W扈.WW簩}l;姎 忐,WV滀鋪Y$檹銋瓴RS>#奢rdlu梑TQ槆蟔懻I遞S琛焚S0Z5蝪桻j6慰炚 W鍠7版綔囮4 酕郲 7fnY延*$kPQ3樈2熵婿洺!$sVe^VxYB*N61蟟6遂mE虱韗o郬s~蚑9鱭倕嗾9奰]奲0T演/+@蛜Tl h蛹6儆薨 U鷸拱)D途tt廒7`愿v絻8`Gz犋 '嫘p鮢軾E/y{雊飲 }.礝r uI獄琋蛫篳^mto:桿.衁6a蠼壯v23蝍]m^&鎃{)\)R w[HR摭7}W=;=4+^}T攮錂fO啃7AIyoNS)q膧荵媧 U>5凳鍌YTozr*[UZ悾.傇t=}rS權K咳.o玫磩瑧E熤{ol點H 軵% bl=槶[|Y=nOD躂4貍Nq 3"v |j槢銋o~F<盍讘.h郹 w^亥yeA榙|縚蠫O蔖營FB潏zN滁4 犡0末y# )]象糴灃fb@X蚌#X▁m;檠gSg晏迎b)b礥]Wkx鈥XW:D好罻-pI%g陔n箍憐N鼢]82u那鋒zO\pi幔g'l韭D*v跈& 艙hw痤 ;_&mp颭x冬y茜f侃髹潺琩/$N鯙橚+懭1y{C M?X梗~銘M|8I=U?f5Z舍Qホ采Nf >袚<&$.3櫞臀O1pZ`蟘哦',賂e%+:+)蔀瞠沃擏a郣obm棜e箇伸'mN`$*9f褧wy\\殶3C种朠婿7司Ly~* 肏顢o牖疚仲N5Db寡騚跿[c苺Dn]j%6克?=9["庬:Pw鷛l婥g筊n腷SYZ碳禧魅隿敺<扃pYKJ骸貵>yMヮ捸n/踮qG;5紈d汐urU 鋏x$U厊V<猒孀//^皝kW 犑2*遾F旐6Q3>x牚北觶禁*hP鎷呇>j7嘁tEa蕊趾h8zmj娸[x嚇圈h魺!姏鈦0 ! A]_&逯颩潮H劃L挑U檦t^-鏾﹞lF.^n底E+#^燚菃gAqI3<1鵚切臝 緶L?~/h5壟漏整搪#!;俸優1>u範勞羑Wl譿%+k腋!紛*} 奸,槱"#be|1t/執8U湲繉Go揚媺桴愘f2=11oGy序7Z崤f掮姠qXO?柂S(2:b+;A[俔U649熇 啊i慊您毫綹z{6浭K巽h-\璶緯Y瞑r榰;]鬣唈 k#94Cj錹α}葸矙k珅侗0伳筘<廒p6g"晱e>潕^B8=8沾liore dei controllati, che felice di ripiegarsi in se stesso, che intento, solitario, contento, costui chiamano bhikkhu.
363. Quel bhikkhu che, controllando la sua bocca, parla saggiamente e modestamente e chiarisce il significato della Buona Legge, la parola di costui dolce.
364. Colui che riposa nella Buona Legge, che gode della Buona Legge, che riflette sulla Buona Legge e la ricorda, questo bhikkhu non devier dalla Buona Legge.
365. Non disprezzi ci che ha ricevuto [in elemosina], non invidii gli altri. Il bhik+ht璚he invidia gli altri no."ragfiunge di c顤to l'estasc medita4hva.
366.淌l bhikblu che, anche se$biceve poao, non invidia gLi Ilvri,%Costuianche gli di lodano, [se] la sua vita pura ed egli%non 0p螅ro.
367. Colui il quedEnon si identifica col propriajome-e-forma (80), che non si affligge per ci che non pi, costui chiamato bh)kk鋎.
;68$&Il 鮑kkhu che si comz'rta con amorevolezza )81i, she appag04o dell'insegnamento del Buddha, raggiunger la sede della pace (62- la _beeimsw| #%()*|09AKOTZ`ekqx}|rair y'-5>GGGHIIJKL LL)M7NENSOaPoQ~QQRSSSTUUVVW$W1X@YMZ\ZiZwZ[[[[\\\\]] ^^)_8_E_S_a_o_}__________ _y+8FR`lz &4AO[iv $1?LZftym_RE9+rfXK=1#vh\NA4' }zy<:9762/)"#*2<}wqlg^UKB8/$ %-6@JRZ\_`aflpvtsrqponnlkjjhgffdcbb`~_x^r^l\f[`ZZYTWNVHUBT?L>E>=>6>.>&>?EMS [bipx~ "(-27=CJPW]cioppnmklov|2g1d1^1V.R(L"JKNQ UWYbmrw}  &-3:@GMTZagnu|}ys#k#d#\#U$N$G&@':)2)++$,./2 3679;=>ABEFHIKLNPRTX]chmrw|tlc[SL?>>=v=i<[<N<@<4;&;; ;::::9888766u6i5\4P4D483,2 2210//....--,,u+h+\+P+D*7***************+y2;EOYdiou{|vpje^XQKC<4.&  $+18!?&F*K/Q4W:]@aFfMjUn[ocpkqss{sttusrpolieaZTMG?91+17=CIPV]ciou{    *3#:(<.?4@;B2g-$-W"r,o7nAmLoUo_riusy||  $'*,.-,+*}'v%o"i GFEB@= ;:=F&Q0W3]7c:i>`GYQR[MfJkGqEvC|A@>=;:8755332100/.--&  ~xrlf`ZTMGA;5/)# xnea^WUTTTTTTTSSRRQ{PtNnMsCz<62.+))'''((**,/3 7=A!G'N-W-$`r|x} #)06=CIOU[agntz  %(+.2479<{=t>m?f@^?W?P=I<B9<653/0(,"($    !*3;DJQSVX[[[[[YzXuWqVfQ]LTGKCE:?1:(50, '$   $)/9CGKNRUX[^_acefhikykslmlgmal[lUlPlIhCd<_7Z1T-N*G+@%=;73. )# |vqkf]UME<4,$ xpiaZZZZZ%Z0Z;ZGZRZ]ZhZtZZZZZYYYYYYYY YYY+Y6YBYNYZZeZpZ{ZZZZZ[[[\]]^_``&a0b<cGcRd]eigsg~iiklnor$Z`hnv} '.6=ELT[cjry&-6?IS]dkmpruuuuwuntgt_sXsPpInBk<h6b1],W)P#F=3*    %-5>FOW`hpx{riaZSN|ItFlDdB]@U?N=F<?:7906(5 3322350.-,*(# "+2:BJQX_gmt{ xoe\RI>5*!~ }}xurokhc_\[ZZZ \]_"NHC>93-'" }wqke_YRLE?93-'  #).4:@EKQW\agmrw}~|{ryhx^wSwIw?w5w/w*w$www vvuurpnmkjiigfeedc~cvcpbhaa`Y`R_J^C]<]5[-[&YYWV TSZbkt}GrNoVl^jtro, privo di desideri e di legami, costui io chiamo brahmana.
411. Colui del quale non si conoscono pi interessi e, poich sa, non dice "come?" , che ha toccato il fondo di ci che immortale, costui io chiamo brahmana.
412. Colui che ha abbandonato entrambo i legami, quello del bene e quello del male, che pi non soffre, che non preso da passione, che puro, costui io chiamo brahmana.
413. Colui il quale limpido come la luna, puro, sereno, assolutamente calmo, che ha distrutto la fonte di ogni allegrezza, costui io chiamo brahmana.
414. Colui che ha lasciato dietro di s la via paludosa, che il samsara difficile da attraversare, che ha raggiunto l'altra sponda, che meditatore, che irremovibile, che non domanda pi a come? ", che svincolato, che Estinto, costui io chiamo brahmana.
415. Colui che, in questo mondo, avendo abbandonato i desideri, erra senza casa, estinta la fonte di tutti i desideri, costui io chiamo brahmana.
416. Colui che, in questo mondo, avendo abbandonato la sete [di vivere], erra senza casa, estinta la fonte di tutti desideri, costui io chiamo brahmana.
417. Colui il quale, avendo abbandonato ogni vincolo umano, ha anche superato ogni legame proprio agli di, scioltosi da tutti i legami, costui io chiamo brahmana.
418. Colui che, avendo abbandonato piacere e dispiacere, divenuto ormai freddo, privo dei germi di una vita futura, che l'Eroe (vira) che ha vinto tutti i mondi (= tutte le condizioni di esistenza), costui chiamo brahmana.
419. Colui che conosce lo svan廨 ed il rifgrmapsi degli esseri ovunque, che vict!'cato, che il Ben Pbokedente (Q嶓ata),"che il Risvegliato (Buddha), costt ig chimo brahmana.
420. Colui il cui sentiero non conoscono n gli di, n h Gandharva, n gli esseri umcNi, c鋀 il V幩eraBile (Arhat), che ha annientato ogniab疄ione, costui if c輘amo brahmana.
421. Colui che hon lo{siede n passato, n avvenire, nd% prdsente, che non possiede nulla e nulla prende, costui io chiamo brahmana.
422. Il virile, il Nnbile, l'eroe, il Grandlogicamente sig鍣fica realhzzire ioteriormdnt l/緳unza Fell'ogwetto Pro"褭to(alla contemplazione. Le b. sozo tre (k`ya-b., citta-b., pajn!j ), o cinque (quelle rivolteclle quattro virt cardinali, maitri$`mudita$karun`, upeksa, pi a貞tbxa, le " impu2iT").
BhKksu- bhikkhu: " mendico", "asceta", sinonimo)di sra}ana; femm. bhiksum, bhikkhuni.
Bhumi:"" ter瀫b,"tdrreno , " grado di perfezionej. Le0b.$comprendkno lesei par嫥ita (v/i, alle quali$si cgeingono De quqttro virt; upaya-kqu3Aly`% "a"ilit銇o}n9羛な闢< S付堩焥焦\ FP1DS &JAA"#!9kX魰Ⅸb-鄦 t命愿樇h* LVIRA升%6G%`Hl^ 1g#I懂譸4幨 19G4_Me婃絞M. 堯<咇潬U)乩&縓j晹M橘Z皏| yX\蘟腩s:n瑑Z犍嗅ょo\g:峟美}cn塽楒"8x:;;皎c .0紖 =i"3sAF台J*P 凌.$XutN4=悹,u吹{淔-軋向X鄲腏qo儓羊k[N~d5茸.+狋濿wg饘w G0M;ニ4"`Bfh薐4堋T]! X<4W5a'J寋5 -嵅i秬S.阹;mT+.定Pp筧\/0竘 枅yE %M$\r-e7! 1雅-F客Wn/!YX~It5pxK%Ly23笓SCy#~蠙咍N5d卉i姝罜[,G]8M|S[瑄驌_馘攤=朣?Z+佺:`煇Wu s 082xtf釭Lr2 >L 0 m皰P!p齡Y-Y拑27I陛f0膱eJ狡]膂2D囉%蚐訶6`+/燊<(A鷡C'A-﹤/hDg"}j*嬃snO'hU僶犐2:eE飩cX=鍡!啀Ysleq{毓l曇猻0,^XW剮@y|幕RfN G拏1鶯篜椆n3殢-吮x蓺^<驫sH1獛截拋國砓i焙謂蠶\?1g礿g>欳葟騣zd(I/j~ )谷e&d - %*牧飋kEo{r漇 sn!a篱4軼鍚=B鑄),1$FQe篆[0 *,囝I瀲Y\'I朦シ唗O@盒]*賦Tkh):斨+利)!浬4]系喣+^剖R囡吳T&)r騃!*%| a(gp脙>└佝翱2<蓻М昃  季h姶kb§*Z=YXrW礪cx~,-wj/戎&安芥17O-桶榹嬴&=$罷P榜嗖毽乘b&菩頑s蕞!@ N0$SE.0`4-V(``薊!R'境)2c爪e*FT/J奈嚶 箭7)-2=w`&f飛詡u3琿D`淊灺6-1hF0:Zd 0f鈽陑d:W(致Al_rc某銪Y鎥V &V鷮劙囀`7卌v 鸍炬愛漡釽禖&Зkgo3褯梇:`蟟 q :Bm7zp大*B 6F`()0HN杅KP0,B*`rHZC舯xeL 豲趪"*痽鋉革=>'淂囟+<4縏60ㄘh* &y刃4$衩@ 悴T嵫&i猳2 ;nqW.S-M艨`蔣Z柙R嘀W曾N衷惄6玷NqU/曠P(豜zf珶7W7d箠邆iKc烜蒯~x屯軩騂梫zA>s_V靆.Z楱D獐G.2 @茺0u 30pT\ 黔` t`* 5D!藍5琺0荶柩A 羝Nv0 + 欈玶速(哧^tb.C X1F阠渠岋Z互9nt09PA0ZI籺 GJ|m?U h1pd,甮詏魏'S眴\薘<_g}3 F`F蚩y*a梵,nS籲>㎎荶?珍簐盄_v鰿nln疢a應寫蔋_腍^ny猣裌拇跁灊mT趫& 弛Ulcrwn 鍋=篱2#=08錐# 衋杕\!\C>皻檯6吧▂ΚBv6W+轞唰P QHQ駔q$8鵝P陰倢cx凹#0 DN(pZs/:|k^Y'璽 P扊睋-cN7\蝓湟f嘒儥Wl,湳袗繭j6岒埐&葵*+倭堝在n*驏臩3V懊vl光煌b&/寊+刨 鷋薚/Z瘱  繒G ! 嚏Lab釫`@`Ov#Yd蘸}\Tw鄱%.嫴Ne+9赩邛8Ty#+嶭%>p鸞lhU'R9V鯢d陛nL#朦jx?>r)嘮枍痤躽g$=厹悢豌b聽豤|..mi饡l@疢c@eb跈) 駷鴯'?)綡悌嘿威 9[}&N L1(^ rB熗[k韻F&D3H侁P鏂F芥罪顄mhb5 Q^W獝4%甋(鄻KTOn' a_mNoH\E潭RYA脬&lW8G^N蜙:琤諝愔D)*:▅燚欭k|53|{2z緛u鰈K%鵝必; +"3絳袘螜++}Yl=溶霝A湖紊|C睖q=惃|AZ,0@&]J浾) @Pb!朁# `!&! !j鶁儿庢'潓埭9 i榓L%伴(匉瑼PGA[1%t燅呎@闡?鈺r剚cdp2ITV1-d*m炩r|卣鎈k椼/~桉峸/磁倬b0}cnYsXq+3峟j誻苑;膾o蝀[_m街6fZ涔s 萌虀x~Q;毼葮s瘉03濘44壑0| 礐0 n& @`h?"! 08頷 F訌埣:焠8m"9.偟`#t: PP猲 澤烷&,{亢ZbGx? 2C*柸rur喤 u輎情3{$笏:爐CzmR!跡醓&q%畏擅鈸W[n-=秧蝃J鉀浻a0攄皙醍:f~鶼; =[Z-vy7-))谷e&d - %*牧牧牧ycr繓n童=篰И$=)HG婢y0 A@T <X厊)T Q($M$;雖= Q8bA% 纑欱iY>PV3(7PAhhqU譽E^* 嚦滶磡 \i^=Xhr湣悖DUd琨訣v~t韞妤k-SY衱捌t廱吃伙觛V饈奜釅}咶柌6_嫙輩k菻贇菜r{X歎馧_卞fc5*酹濷hh0?L0Hp4:r2&0l10!1 2H1P#L :D.D趺灆f+4*#.y燾P 橾庄`#/YPEZ0恥俉) )1 灆;p#:/FR-礝X鸁n,pu胵虞c91S&g[yV4|ha湎m跕蛜XNOhu久3斜Z某滷u7;朾熏揹}O毓荀雲.0忝V6貀-蘼P敺k咐B~頃LL1| aa虫z0P!/ $e`s'n[瓡梏'獝$熗FtOQ‘8N 懸HF岷鄜壤姇и甽倌Z~O忏XW贛朳GNjEj偈c:/ef玬P抃息郥柈HEs%c{V模杚羡鶣絟A餬Z 箠\箍!葠-蔥{峆鎧3m3;}裋B悚炟鎴詌0_M蟻蔮H&NfGq&*3F  9 腦柶書鍎t(($`簩] ^蜜屺/{0c'b),t嚕櫃4aZL劣靦]jGoU T"pi o嚍{xiV0渨咧V猇2'f4hf裡H蕖*肵4{dy螫墅5絅+|辰qX n-o?撏罥x?忸諺㏒&蜦唧_W墿AME3.93 (alpha)牧牧牧牧牧牧牧牧牧y筧r-{na篰げ傰睬@e XgP'@b#G! K@4%怊&#/jP;p牴旄+咦+暫P, tJq12盭$縪m葦澕fx髹!$;旋 3Z`"Ev袟1佶蓿綦X釨i杞>鎕;槄2N8楑拊\雍5g鬅v7.8舷v愘N纇襳觾噬zZ\稈滄~m鬁詀vM莖濈峗陑x楜U髯S2 0 CS"S _4`o0U pP5D鋄 91$Tl^T蔤啥y'$咑$N]J勿`罠掏邀>穇舳/s棟@[M7箄8 H2敕")H芾卲}棻q0S8TI婠弣玟歆M(Q酮,5x 想d|<3毓xQ瞵趼蠑e}f躝o軋滘i櫥僂xX囁9僯c;飲蘮uнc<)/joj?土Y.o猑9U秀y2怋0 x &&' 槔%}m`!皴[*P鼤G\+/ㄦ)nr5L韾釵 瘯$QR渝f橀P0}f窐5-秋q姴t[Q!?(掩4晦DVF盲4X9p溍+啽hKT{擉菟咇R溠忕庀燱賨{撓姛厞霠虪Z稓蕠5幔闛:曲嬦酉GM`E褢*A #箐黂礌P濩峋\B|*冽`G壏@<0~0T錦h櫚K鞂&泲勗&0昨w取}伶< [T=溔D/%櫃聞/1(T21EAk V_{窴冒?t⑻洏屘硞(0楹詍_檶2扙璥]|}棳輕nm隰LAME3.93 (alpha)牧牧牧牧牧牧牧牧驌kD筧r趭Ywn 哲a篱都邀螂s>$@ #B2媮yN@F  4E鑲 4$q) 湴EAf)漫frpeo菧u姌Y|蘉揝既+#GB4*5xd嶺凊 r(妲y =;璷E譸髹漠YGe燢\,H釃(編L縵婸nA後缺判l簅?KE痝娥帩狠zZ籦羉[棌o瘜L拷AQ =#琩C@N5嶠險99粺")!)A搫@@*G 仝bOw0篕壂穩\士D灥ph3'獧4=O:<* @DS43eQN!1覡雥/*Bqh謊式_蚎Gc:襄.忞>泭顜颸OiW3妢 肺L9S逐わ晬闓j=殧櫝Tk;挔W9隆z楒螜縕咍p3k9巕顢g?X3c0Tx婤ID&2-pbaA綒{瞼@ F 1~Hb+ 燆掁氨k邵】榕撜隋銊16 7J_喓釁.\肐i%蔕 frutto, in questa e nelle prossime vite, effetti di eguale qualit, rivolti verso il soggetto che comp l'azione. L'estinzione del k., sia buono che cattivo, conseguente al nirvana (v.).
Karuna: "compassione", una delle quattro virt cardinali del Buddhismo (v. maitri, mudita, upeksa). Nel Maha-yana la k. , per antonomasia, il " mezzo " (upaya, v.) per cui si acquista la bodhi, data la sua assoluta gratuit, essendo il mondo e gli atti che in esso si compiono totalmente insostanziali (v. sunya).

Kaya: corpo, realt concreta percepibile. Lo Hinayana conosce il nama-k. (corpo-nome) ed il rupa-k. (corpo-forma), l'unione dei quali costituisce l'essere umano senziente. Nel Mahayana si postulano tre k., o modalit, attraverso le quali si attua il Buddha come essere cosmico: il Dharma-k., quello della pura attualit del Daharma (v.), la Realt Assoluta, priva di essere (sunya, v.); il Sambhoga-k., o corpo di " compartecipazione ", " fruimento", che il piano in cui si manifesta la funzione dei Bodhisattva (v.); il Nirmana-k., o corpo di "manifeSHazione)" che il piano concreto sensiki e$ve0si ha l'Atpa:izyole fisic dek Buddha e'lo svolgerq$del dramma esistenzicle,d9 per s illusozk/ ed apperente (maya, v.)
JOaya-vac-cit踅: corpO-pa2on-m5nte+ del MahayanA ai costituisce0i tre livelli della manivebtazi鮦e: qullo d%lla modalit corpore, q嶒llo della condizione psichica o fonematica e quello della pura ideazione (cit-ta), o archetipo. Assi駢orrispondOno alla trE gerarchie esempNifi#ate0d!n [tri-] kaya\幍>t戶&>轢+鄗{彯え4Q?^櫌 #站垔 忞抶曭禰FㄕVFVewj5d7d西沏;廳c翏-炭g6y 脆+]c佴眺汴k.VEGAKY枷E 滯XTB9PXG逮盛b瀰@滷8Qbr;幽L欠襢燾R燏f\k時e希qB|f|G*0 Y傞<;k鎏$)n >芼jf福%撩堜岨 l騫亡?J瀠Kビp毳瓮彔蜓C#秖裨 閱L緅:%^x z璆傚/輞蠁|胻S鐫c48 M@ /4*袡璯釁}za3,7篦香枰1蟥5zWP^'K9N冑8V%3悀'懵+cAK枕Hw#喬彶\捏葀輠kS科V# 飾c虃Z蘦/S里O議+9盜v]Xh+iqTx隅(嶵$>泃押y:媺6焠,6 CyV溯s0U=霹|n*D3T晙珊nt屪2奸! i躄E9蛭姐'$蓇 猦Q麠MkS賚:~ UF<銙惱6)`A+}猋o檍塴(R錖Ys拶獉```^呃xELT>x'1j(〡濇峚仗$恔lDb!,E袱蹀阡《顲 L荵M=逆Vw親B5橄 險拸 怩9猀 yU群5 /迺#官仉裻O2磉醊[G繡鷐8滂SX>鴻>5h熲^1GP姷Cボ7毓酤TW5s瀾J蘆Y抉x感乃E%+a76苶yU *掎窅筅璕絔袚齏困kuJi酩Z鼀蘑@百G|.IGq熨Mw-i琛k= 0se磬o(另V谽h^>℉<傿_m /cOn#n?瀌莕保︹i鱄 UArp埔袡艕{狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實騬孫竟~錳P慢5y?N遺琯挫]?E\錚鶩罘眑!鶣jO念y袹Q韻犬挪7Rm鰷oT(s k覯稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡&tWw'I簭襛,;裛? d烅E=愴VeZ'B]JU ;棫I嶍T]O萻或酨?;zRd 精S相幝i鷨ZvW?磹HV5h c`峮蘻o礸~^"(iYj5s]疕9 2-}RB _{ 稠($憌T 碧I;:蜆hP蚚解^6嚽汀s嘺XGIDPT;k 搭軹Wf2}&d--⑨&<義O5xe }+迴#%tm樘鶙#- 庨裻+O呻xz砎宎h牠3)7漙募豔r櫮;`X-K5|韗;鼵惄哫+{sqij慥8~/v=寡3u奈6夒?霫0 誶_玥髟V:=鍷d_喜Й1憳{眻;Eu蝟<熆Z佼'V[+@'忙ML鯉i3'彈&Q抁鹹馬[i*P垂i8]N猿\溯斨旆鷯斯IX譏"刨 捏t捉#dJ$P9珨〡soLAW偓仴嶆V?槨`T朕v.P谼^7g4B|+RH63嘬U澬撤+r>@:C茭L猴gzHT7樇-3{睫|╲Z使}17l睦D}^燅G1z漂+莫/OnKe鼎咻 !,魎 )Zd7啜匟j枆熊Y頜沭x姽蘆s黌臟鵵Y<鈧瓃爟iliH,]R*4(輅~%M 甀f02(XF衈淠輘矂У }躘%I2診邋i*jz(焲AA蠋竟呦8鰲鞿6wWj殮珺 _#才祉R<;#ezj芀v"e0Y遧(Z颳!U佶僦W槶[k珚.j?劀凝|怨 Zl:E_U簌4埻=4*-9痷#f9=%清芼{ &鉚26笉禾&芭Kくh\O,ey爸幭*w%Kc`'$稒 欭炑灗J*&6Y隱煥糧辣>(`v跠懞l誋紲熟&h"e圾(丫蔕.帷o彾旯緘苒+鮛樽槦L萌;&p}(審シ蚝l峌q~c醲r娥2苛籉vIv(1$.遜'跽澈志n>秈書7凈v帎Wyx祺q S6鱎j*q頯蘋 ~!W'i'O犰菂Zv;n("F艡棋T9w;|霓]JWi-陴哺4Vb退4燢LF7$6DQ侁%v燤/8wem4v魔Fj輲蠸<跾}邠g`緄U蜈ul<{g[洙..I{彬Y買蓺骷76B*杝TDE:ooVlU瘥咚pQ誫幼%UabPβ=彈DS猝晦r逵寸振,& `%X洴r父V球愊刱8HOx僤趁SGW!沓P8`O荷;@炆J5筦喨蠯 B@p叩lJ((:砯pq)i'阤m仱[,甲蕮m諡o葳d1^4︸&6$t+_,c纏夯 虥O)蔧捶L KV&牶霏鏹r&+X:終氛2諠溲)`|$S<#M偑j屎IP札Z宸Y"}斫aq6琍4驊@妁沮]稨顓腆笱譹&/&E 讙8h簰>+%廈挺Rq5J熸qn煻m駷K樲4粍淺剚羌<'T狂ケK35@DvR滓蔧 \訌陷惺闚f8簌R;h霝|粀p瘩隡F⑧鐃礛}繁旬C夢z&"aoy傌衣佷^F哎`'幯觳l苦-'1mae蛓L)|j">j[bLOF 桯1tISk燮qr並OM=cI鄢"k寐 簳4..$5r瞛遳 諤^9>6襦 96F箅6i臃-:%jj`(Q龤拻祓E0弟'"丮欣洸1J帘獅 ($m咯 迮蚔在贙m=祇 Wt6醅嫍麾m鱒愬i+俟?NQ w=<崿hKu蝫 o'Yd+.捀0`閼鯤gn, :I菻噴;(Q廩^h暺ㄊ)0H)g擐&Q竑CF%+奜,IR+)夔稑羸黫ovjW塴阜]z桵煔OIDQ蕄R垂9鐻7%廙2蠜燧_6弛wU5 萒向B盳, 侯-嵃I08 /i鈇y霉o惁*V@3青氓E蠶惇4埐悼矇\S)"5UT-蓏椷Y裔艓h{鰬1u檒浭v喋Ac!v.知P n6葍 P kz 5-頇Q痐,曋u觔f%諂Qx臂gX\2(gOw燭慞kP)A'(/孿"Y韡b籸"岐;齒輅鎧\ku8$uGk=5皻X~lW4nΟ495g6娵擲s隅Er肭z5粖{,圞急9齥-興]/瑑? Urw埔袡艕{狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實鶒狸實騬孫竟~錳P慢5y?N遺琯挫]?E\錚鶩罘娸!鶣jO念y袹Q韻犬挪7Rm鰷oT(s k覯稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡淟z稷蝡&tWw'I簭襛,;裛? d烅E=愴畤d瞽卓邆殭鰻=Z{9 悍}u菣歛7'q@昐e:P#112墐碇幧皽美琪f襭%'ha8疆劊鴘曏餮]黽SA 'Vb8 MKG}脀廚篲祝焙Ε焚 駔 垠售3摒a=U7>匠q剃Q竺K掞浺鴇pJ佢*蘲 m7>?$綻?)f脧UR峪崽3MUO;,揤 5該瑕i3P*V(t渦Lq)_i驏8T歊壉{嗣UA廯\攃仩狗坰?@B釬裴kz蓹of貴韱&拿!槊豔i&朱暡惝嗦xmG 臅遘 盈韰絰 欼,!$墦oN3簼+H孎缶蚴46/`6蜮稃 {H揯<梒p|5祚YOc<薊(&O>/yL刜j8mS5<漮莽E拘<帽_粽蘳螁oJ.)怷孩ed( 粳R< .曼R<4'尚濄x」 *辰藙'M 3窟3J蝟,@XvoSVU(忙醥$E-?⊿$+q膵^獽豉H罾柺\&9/溪\U憝pz c蹪yiNc$Vb迡 dRX+{mx茈'陔墂*IvA巘>e,/烿扡t\敳鵜*/_=F#警a*有+Q蝡,%肕貔譇_z7N冔\:穗dbz_]HvY-5`b躊 Uzqt茖圖+A<豉uu>嚾6)-l.V&v?wTca" (samvrti-sarya).

Paramita: "perfezione". Insieme di sei o dieci virt al cui esercizio si dedica il bodhisattva per conseguire la piena illuminazione (abhisambodhi, v.). Le principali sono: dana (" dono ", " distacco da ci che si possiede "); sila, s'ila ("buoni costumi "); ksanti, khanti "( pazienza "); v'irya, viriya ("energia virile "); dhyana, jhana "( meditazione "); prajna, panna ("gnosi", " intuizione della Realt").

Paratantra: "eteronomo ": condizione per la quale i dharma (v.) sono reciprocamente detf爅ina4i, e intuizione"relativa a`tale verit.Parikalpite: assgNzio.e imlaginaria" dei dharma(v. come reali di per s (v. par!tantra, V parinispanna).

Parinama: "trasferimento a favore d aLvri/ell maturazkmne den protrim karman da parte di un bodhisattva (v.), in virt di una fraia (v.!adhi鏒lana).

Pari-nirvhJa, umrinibbana: " Uotale z!inzione" (v. nirvana) dopo la morte del Buddha, per cui si estingue anche il fsutto輑lle azioni meritorie che hanno condotto al nirt.E.-
笎Kο詡涒祜m瀼 ]1b^]wMM帩i4 slru!r池~潻曬 Uq}榛L鉖 O嵑講Dp31oW搏沽)齒熿W穬香Q K2$磡霈闅瀵拊MW燨浸s.豰藸1v撿>izd * 9e潟飽w.筭. <諀饘{\VE42悖'm齫螚鴮瀀軦5恮M糖7 搋莿*蕆泞. a YI罼{痧悢b?僚規]4\李Y橪抆VW"沬\劼幸5銼c)3腌z韌甗c 攄D3>觻!x夠穚莿Z4IW9K@v愧7鏄綣鼰蔚沶柶n塒綎d"2/屳[3<[PX剟(t[iZ-=^遂G妞k(鏵榻闀v$唪i"怏蒔[壯b6"B篿狤緯榑⊥&t譗袙_/債秖r揶向攄L蒼標| 戌掎y震惠襒$WV棹d僅e鉡Ni3w|P.sm@ 軷6眲獯頀L?]7(彆杯d5Y洱鬱"蝶N怔GR8%WTVr2,qd5.硱滁en獑揣@範*忒H_ 召J }飌D轍湲hjl埽姐Z苴4jM鷜衪鞮笚4褥弗b廛=xje炬闉冊硎燉3y#睛n洇F村蜩嗦r?C9Y眅 E槮s\Ё咢!苟<覿z/?S扣f戾夸秩MURi-瀹=En濔I妞巷*系z+3H;L\帘芾R"聬# 埽TYXyG蓇6*}慮@- >紗e!`1蛭.s觻唪JTv;1沓霘c釭>ㄣ[9(DZ#"r"39*儤洐邐壚e)鮆&a?磩菋_N墇&萁嗡嫻&IZ虇渨侒;蛭Yoc*遜/陝.%栭菱Q契蚖]SQY&柍蜩c>RFv2:vM/塹凔 5K6獼Z7~挴夎>畾奄房:.諂)木'E3d3垝r,S帟>0*岵D{ V<,dw郵齾G=@^ 歭} Cm嗦m灺k涆︺x1%塵欲P覝碏惝搨ECnふE軂Ri瀼巟-=B^A;I(k玖t z嬬陵f+蓩賡Tc薞敧搞1弈v#灩L=(X紗)m 1 (牁-滻Q4醁衈毧LsZeQ礩/e#gEJ諒媻 /尕)1虓晁>3XiN鱠 9%頌iS%鶒u v萁#譫)i?S鸚韎SkT聈$uZ:Y 脆褣抭+$u+涓鐨_H嘟B泙*fG怳婒慱&t|Oが渢.y).%TQbo鯠掏鄱/$a:{潲吐]$惾叱I*埌eK嬰3Ll絅eoW]m澖MC恂>e_7O謖Y萁嗦藦絏C蕱螷1Y'FMgV7Ut55X冥C%R4昡"I飁Ri-櫮汜-=匆aI兮k方蠑zタ颱┌夢髱或tgK#*~崰寎鴯抇\T C癘涪 ` dlF瞕轋ヴ苒R糷\盚竣猞注]H膳5|7x\灃&4_ uz傋.dW#@4i恇=礧翮蒰cm屪y鬲棹曦筐}e紌犺S4..i0冽斲)墊>驢蹋煔灨9Μ冑7fG阤侘E=or"亶- ?Z/6迴Zu*`黠餗錨盒3*v例(鵻fA5(R鴶%繲淝o.忕潮c_%{&O犁劼/ 櫬抖秎W閤驏h}鋼鱌o韻&k跙6實 謏帠Y咮MI偑<暮uUTw哼習*YH卣個B#咼M涻Ri踅=-EneEK打k恧卓r捥s炒3"1靾⑷[*v8櫺奩 黧(浚u難jj剭)-<;T6d眱2盎庍ZLUY譚2$雱<畟珋?嫳gw?#屹諶\2隴藚Y蹶膨B龠4藾﹖月V 7E泲&/U,磳'c櫡娳嗏鍡)囆.g2嗌1#LR 慞Yi Y]聈艭lb}韇/らp0Ig蕢泭M[;S2*U身Q箄萄,+璕gV望Z"烽セOVJ;7Tm;n84 5PkcPBm嗑mor鴗8誥y8+vτa惛盝鈧t\q)n酬^柅H+L鋾僻霝7fP+cRiv[jz-=b^MI妥k屔)孤ztd◤圯u誥t舒A<岯%] )陰<媻滜蓯PNAtb 9龐u睽攕婇 (=I鄞G -阽ZG茥gIJmL銙#棜\抏9柋琇偊埠Cw娾絘W干絡邧>多崰j鰼w]蟹U1捊3;菘塗_ v?c5嫠7柘抱pA燙癹潧俋}sAo_鰩6Z矘貺*7c潔jBN,*K7璠蔾:hO臮5I)7fA(阢觟歡 LuXhS媰/諫zIO琭y鍤2>(BN鮨:n欚轚?/R癮佮幾!Zjov▕[短t)%僇$|爝u垹吪4藦5*G- HGP墡涐瀵沫]=γ!I妥k)i4zt藙急〕澅8wk兆菑>Z*&vR鱷d煔dbnW呏_kvpHg%bi克if磔蓉n虖?=+琮>燔K|欴>c鶶[~./ l,6H>z耎椆m? B"騠岔c郕 柭K4# H覽3Gm}儠[鱣$-~?#}_/dK8<屜趮笢u$Pg,u肌嗕鑝MK楻M 抰{銙Zˇg狃)P嫄r!哀瞟OFA熗F歃m?2; j[k0倞E3Iz俗n◆N#鷤孵Za某稍RV瓟?倡犈柅樧秝I五/鰳1#9,OZ!z>睹痙gZr萁R <侄'R紺澲F>佈玩8E!*膗4Y悛jLgf吨3 溥Y[厲@l_虀|C壤J特褞揲慨筵鎵W|q邐[f#酉):4銤6]X阞CVR&f涐m+t\,佉=bn肙EI,k 巡r嬓g;#忮Nf宇] 蟳6湞葇Q-`F&9\[瞭:RT)/材06⑧?蝕c`垣V嗌+Iy敗%剜fS<肙B%b;f忽@=巹近Y6蜍癰薾頷-璽&u媌#"_A洊30呆y謏-"恐◤I* 杬*浴UX`!鷊妣u>R珠\ko#o~}Z豉駕4搳翯M 粊1'瀤鈦Q鳦q捭=車迎蛂8Q枆翌兟#E鋙慵C楥jm[愲>銑"忙幎臛示Zl]鸕鏌rK3 ^>,&璋>啄褁柛eaW)\s lI逼滍-說$#寮灒Q贐Q氆*瀵) M=c\I尬w-h渦2Y сr辿Y鼮殀陎騲=@/禴腋箎袸埇瘊_晱wI暸L逡死gG鳩崮l%Ee9J媺%含瞌UGfZ.G+唇>榶rEl貓憴Bt交Lkk;31]驕磠悌絁罩s緯滂rT[ w ;挓奔殊{&烰d"z窒fK簿:l+襛m繣u;X1F_!僬洀:m>2翫K閑2Y屙 GI殎Q3顃茳)Q距]&b葦8遻:(跌墠te雘缾Xw冔0#穚菳6憋.LSFA#2珜狊耪v%煪M芘罏貏Fc踛z敃?eJ襫誶Uj彭鄿OHfT0[涐+tg+Z=gn阰mK俱1ht 蒜l唴j知鮓>騠_浵agK詰員6W 灢 P M6沚鄅eB 吐Vc+k<焂}豽Ik泑!NJ2滬洬V昺「S縌392;&6庂0Di?jyN)》萁瑚W_\桿XU鎕Wt.陃26真 穫Lrd袙鴸殗>塑蔊v35yk孢:1$紇A髳W暝莗4侹穔莿1j[&纏8 )?E T懱W萆絻iR湃恆O鮽殏豎G/;氰t.?V肯J崩.仔&U+c皾1oD諶>仿, )埁<瀣]=2jST婌焉駣9闥咶WFFl"J墎Qj(t`柬M=Bn)WI布k*鋎z";(畏+^8"Wg/':h/'褶伶w廁]鸄f牘Ch Qq衵K尖}M謆[{郅?4y%踘z乩ょFB黨#'慳KN熰鱉叨哧淼踠譔捎3柂 Zm嗦n嫪 h/Z]V眒g{尰|馮薣螽+腛y4Y虳7C捱鷃$緺包Q疥j樔土鎟6 c
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Siddha: "Perfetto", "Realizzato": appellativo dello yogin tantrico che ha conseguito l'incorruttibilit (vajra, v.) suprema e si liberato in vita (I-ivan-mukta).
Siddhi: poteri magici propri ai siddha (v.); Y. anche radhi.
Sila, sila: "costume ", "uso", "pratica morale )" in particolare i "precetti morali " (cinque per i laici, dieci per i religiosi).
Simha-nada, sihanada: " ruggito del leone": la predicazione del Buddha, in particolare il Discorso di Benares.
Skandha, khandha: " aggregato* 吶s wi dicono le cinque categorie, l'associazione(瀹lle quali form! la tranvmuJte pezsojalit umana:"謥pa, formi, veda螮, sensazione, samjra( sanna, ideazione o appercezione, sam[kar5h, sankhara (簰.), cosp謦hmni 碥ichiche, vijdana, vinnana (vino!na+, coscienza.
Smrti, sati: " memowia", "$綝nsapEt'lezzp", attanjkoNe volItiva rivolta a quanto si osserva g s{ cgmpie.Il part)co|ara: anapana%s, a|ten:ionappofhzea r憝olTa all'isqIra{Ione (ana) ed espirazione (aqana), connessa ad una smrie $$/Fresco/EffectName=Fresco...',win_dialog_type: standard_plugin_dialog ){ group( placement: place_column, reverse: false, spacing: gLargeSpace, child_horizontal: align_fill ) { group ( placement: place_row, child_vertical: align_top, spacing: gLargeSpace ) { group ( placement: place_column, horizontal: align_left ) { control( view_id: 1009, class_name: '$$$/private/GalleryEffects/ClassName/Preview=preview', height: gPIPreviewHeight, width: gPIPreviewWidth ); group( horizontal: align_fill, placement: place_row, win_group_index: 3 ) { user_item( horizontal: align_left, class_name: '$$$/private/AdobePlugin/ClassName/Button=button', view_id: 1001, name: '$$$/AdobePlugin/Shared/Minus=-', height: gZoomButtonHeight, width: gZoomButtonWidth, win_group: true, win_tab_stop: true ); 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vinaya: " Regola "; nome di disciplina monastica, il primo dei tre Pitaka (v.).

Vipassana (pali): trasparenza cosciente, chiaroveggenza conseguente all'esperienza interiore dell'impermanenza (acyuta) dei dharma (v.) ed all'assenza (sunya, v.) di egoit (an-atmaka, v.).

Virya, viriya: " virile energia" " forza "; la quinta delle paramita (v.).

Yoga: "soggiogamento": nome di un insieme di discipline psicofisiche, tradizionalmente volte alla realizzazione piena e cosciente dglh[廛sere Tot嫮e jatman, brahman, purusa, ecc.) celato dai moti psichicijdElla {om憰e in|ividualit Lo y. fondatg soppattu啍o sul~!`oed{f嫙iondintensa (bhavana, dhyana, samadhi, eCc>) e su pratiche 廛o4eriche poggianti swl respiro (prana) colto nell'aspetto " sottile 2 (su+sma). I metodi dello y. sono stati a鏂ol簨 sin Dal(`rinc-pio dal Buddhi{m{/

Iogac跫a: "[Sct疹A dehla] P"atca"$ellm Yoga": neme della 3cuola prl容ssante la teoria secondh la r騮le Fa coscienza (citta, vijna螮), c燤fondm assx簭=侉ㄤ+'w+e!3瘋窕呰L-('琍c焛寓ψFp<}Q2便'B3雓p稰E






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