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Gabriel Garca Mrquez.
LA INCREDIBILE E TRISTE STORIA DELLA CANDIDA ERENDIRA E DELLA SUA
NONNA SNATURATA.
Su concessione di: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.


Titolo originale: "La increible y triste historia de la candida
Erndira y de su abuela desalmada".
Traduzione di: Enrico Cicogna.


Copyright Gabriel Garca Mrquez, 1972.
Copyright 1983 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.









INDICE.

- Un signore molto vecchio con certe ali enormi: pagina 3.

- Il mare del tempo perduto: pagina 14.

- L'annegato pi bello del mondo: pagina 41.

- Morte costante al di l dell'amore: pagina 51.

- L'ultimo viaggio della nave fantasma: pagina 64.

- Babilano il buono, venditore di miracoli: pagina 72.

- La incredibile e triste storia della candida Erndira e della sua
nonna snaturata: pagina 87.






UN SIGNORE MOLTO VECCHIO CON CERTE ALI ENORMI.

Il terzo giorno di pioggia avevano ammazzato tanti granchi dentro
casa, che Pelayo dovette attraversare il suo cortile allagato per
buttarli nel mare, perch il bambino aveva passato la notte con le
caldane e si pensava che fosse a causa del fetore. Il mondo era triste
fin dal marted. Il cielo e il mare erano una stessa cosa di cenere, e
le sabbie della spiaggia, che in marzo sfolgoravano come polvere di
mica, si erano trasformate in una broda di fango e di molluschi
putrefatti. La luce era cos moscia a mezzogiorno che, mentre Pelayo
stava tornando a casa dopo aver buttato via i granchi, gli cost
fatica vedere ci che si moveva e si lamentava in fondo al cortile.
Dovette avvicinarsi molto prima di scoprire che era un uomo molto
vecchio, che era rovesciato bocconi nella fangaia, e nonostante i suoi
sforzi non poteva sollevarsi, perch glielo impedivano le sue enormi
ali.
Spaventato da quell'incubo, Pelayo corse in cerca di Elisenda, sua
moglie, che stava facendo impacchi al bambino malato, e la condusse
fino in fondo al cortile. Ambedue osservarono il corpo caduto, con un
tacito stupore. Era vestito come uno straccione. Gli restava appena
qualche filaccia sbiadita sul cranio pelato e ben pochi denti nella
bocca, e le sue deplorevoli condizioni di bisnonno infradiciato lo
avevano privato di ogni grandezza. Le sue ali di corbaccio grande,
sporche e mezzo spennate, erano incagliate per sempre nella fangaia.
Tanto lo osservarono, e con tanta attenzione, che Pelayo ed Elisenda
si rimisero assai presto dallo stupore e finirono per trovarlo
familiare. Allora si arrischiarono a parlargli, e lui rispose in un
dialetto incomprensibile ma con una buona voce da navigante. Fu cos
che passarono sopra l'inconveniente delle ali, e conclusero con molto
buon senso che era un naufrago solitario di qualche nave straniera
rovesciata dal temporale. Tuttavia, chiamarono per farglielo vedere
una vicina che sapeva tutte le cose della vita e della morte, e a lei
bast un'occhiata per cavarli dall'errore.
E' un angelo disse. Veniva di sicuro per il bambino, ma poveraccio,
cos vecchio che la pioggia l'ha abbattuto.
Il giorno dopo tutti sapevano che in casa di Pelayo tenevano
prigioniero un angelo in carne ed ossa. Contro il criterio della
vicina saggia, per la quale gli angeli di questi tempi erano
sopravvissuti fuggiaschi da una cospirazione celeste, non avevano
avuto cuore di ammazzarlo a bastonate. Pelayo rimase tutto il
pomeriggio a sorvegliarlo dalla cucina, armato del suo randello di
guardia campestre, e prima di andare a dormire lo tir fuori a
strasciconi dalla fangaia e lo rinchiuse con le galline nel pollaio
recintato. A mezzanotte, Quando la pioggia fin, Pelayo ed Elisenda
stavano ancora ammazzando granchi. Poco dopo il bambino si svegli
senza febbre ed affamato. Allora si sentirono magnanimi e decisero di
mettere l'angelo su una zattera con acqua dolce e provviste per tre
giorni, e di abbandonarlo al suo destino in altomare. Ma quando
uscirono in cortile con le prime luci, trovarono tutto il vicinato
davanti al pollaio, a baloccarsi con l'angelo senza la minima
devozione e a gettargli cose da mangiare dai rombi della rete
metallica, come se non fosse una creatura sovrannaturale ma un animale
da circo.
Padre Gonzaga arriv prima delle sette allarmato dalla sproporzione
della notizia. A quell'ora erano gi accorsi dei curiosi meno frivoli
di quelli dell'alba, e avevano gi fatto ogni sorta di congetture sul
futuro del prigioniero. I pi semplici pensavano che lo avrebbero
nominato alcalde del mondo. Altri, di spirito pi rude, supponevano
che lo avrebbero promosso generale da cinque stellette in modo che
vincesse tutte le guerre del mondo. Certi visionari speravano che
venisse conservato come stallone per impiantare sulla terra una stirpe
di uomini alati e sapienti che si prendessero cura dell'universo. Ma
padre Gonzaga, prima di essere prete, era stato legnaiolo forzuto.
Sporgendosi al di sopra del recinto ripass in un attimo il suo
catechismo, e chiese ancora che gli aprissero la porta per esaminare
da vicino quel rottame d'uomo che sembrava piuttosto un'enorme gallina
decrepita tra le galline assorte. Era buttato in un cantuccio, e si
asciugava al sole le ali spiegate, tra bucce di frutta e avanzi di
spuntini che gli avevano gettato i mattinieri. Estraneo alle
impertinenze del mondo, sollev appena gli occhi da antiquario e
mormor qualcosa nel suo dialetto quando padre Gonzaga entr nel
pollaio e gli diede il buongiorno in latino. Il parroco ebbe il primo
sospetto della sua impostura quando constat che non capiva la lingua
di Dio e che non sapeva salutare i suoi ministri. Poi osserv che
visto da vicino appariva troppo umano: aveva un insopportabile odore
d'intemperie, il rovescio delle ali disseminato di alghe parassitarie
e le penne pi grandi maltrattate da venti terrestri, e nulla della
sua miserevole natura si accordava con l'egregia dignit degli angeli.
Allora volt le spalle al pollaio, e con un breve sermone mise in
guardia i curiosi contro i rischi dell'ingenuit. Ramment loro che il
demonio aveva la cattiva abitudine di ricorrere ad artifici di
carnevale per confondere gli incauti. Argoment che se le ali non
erano l'elemento essenziale per stabilire le differenze tra un
corbaccio e un aeroplano, a maggior ragione non potevano esserlo per
riconoscere gli angeli. Tuttavia, promise di scrivere una lettera al
suo vescovo, cosicch questi ne scrivesse un'altra al suo primate, e
questi un'altra al Sommo Pontefice, di modo che il verdetto finale
venisse dai tribunali pi alti.
La sua prudenza cadde in cuori sterili. La notizia dell'angelo
prigioniero si propal con tanta rapidit, che dopo poche ore c'era
nel cortile una baraonda da mercato, cos che furono costretti a far
venire la truppa con baionette per scompigliare il tumulto che era sul
punto di gettar gi la casa. Elisenda, con la spina dorsale torta a
furia di spazzare pattume da fiera, ebbe allora la buona idea di
cintare il cortile e di far pagare cinque centavos l'ingresso per
vedere l'angelo.
Vennero curiosi fin dalla Martinica. Venne una fiera girovaga con un
acrobata volante, che pass ronzando parecchie volte sulle teste della
folla, ma nessuno gli bad perch le sue ali non erano d'angelo ma di
pipistrello siderale. Vennero in cerca di salute i malati pi iettati
dei Caraibi: una povera donna che fin da bambina stava contando i
battiti del proprio cuore e ormai non le bastavano pi i numeri, un
giamaicano che non poteva dormire perch era tormentato dal rumore
delle stelle, un sonnambulo che si alzava di notte per disfare le cose
che aveva fatto da sveglio, e molti altri di minor gravit. Tra tutto
quello scompiglio da naufragio che faceva tremare la terra, Pelayo ed
Elisenda erano felici di stanchezza, perch in meno di una settimana
inzeppavano di soldi le stanze da letto, e la fila dei pellegrini che
aspettavano il turno per entrare arrivava ancora fino dall'altra parte
dell'orizzonte.
L'angelo era l'unico che non partecipasse al proprio avvenimento.
Faceva passare il tempo cercando adattamento nel suo nido prestato,
stordito dal calore d'inferno delle lampade a olio e delle candele da
sacrificio che gli accostavano alla rete metallica. Sulle prime,
cercarono di fargli mangiare cristalli di canfora, che, secondo la
vicina saggia, erano l'alimento specifico degli angeli. Ma lui li
disprezzava, cos come disprezzava senza assaggiarle le colazioni
papali che gli portavano i penitenti, e non si riusc mai a sapere se
fu perch era angelo o perch era vecchio che fin per non mangiare
altro che pappette di melanzane. La sua unica virt sovrannaturale
sembrava essere la pazienza. Soprattutto nei primi tempi, quando lo
becchettavano le galline in cerca dei parassiti stellari che
proliferavano nelle sue ali, e gli sciancati gli strappavano penne per
passarsele poi sui loro difetti, e perfino i pi pietosi gli tiravano
sassi cercando di farlo alzare per vederlo a figura intera. L'unica
volta che riuscirono ad alterarlo fu quando gli scottarono il costato
con un ferro da marcare vitelli, perch era da cos tante ore che
stava l immobile, che lo credettero morto. Si svegli di soprassalto,
spropositando in lingua ermetica e con gli occhi in lacrime, e sbatt
un paio d'alate che provocarono un vortice di sterco di gallinaio e di
polvere lunare e un ventaccio di panico che non pareva di questo
mondo. Anche se molti credettero che la sua reazione non fosse di
rabbia ma di dolore, da quel momento badarono a non infastidirlo,
perch quasi tutti opinarono che la sua non era una passivit da eroe
in uso di buon ritiro ma da cataclisma in riposo.
Padre Gonzaga affront la frivolezza della folla con formule
d'ispirazione domestica, fintanto che non fosse arrivato un giudizio
perentorio sulla natura del prigioniero. Ma la posta da Roma aveva
perso la nozione dell'urgenza. Facevano passare il tempo indagando se
il dichiarato aveva ombelico, se il suo dialetto aveva qualcosa a che
vedere con l'aramaico, se poteva stare molte volte sulla punta d'un
ago, o se non si trattava semplicemente di un norvegese con ali.
Quelle lettere di parsimonia sarebbero andate e venute fino alla fine
dei secoli, se un avvenimento provvidenziale non avesse posto fine
alle tribolazioni del parroco.
Accadde che in quei giorni, tra molte altre attrazioni delle fiere
errabonde dei Caraibi, portarono nel paese lo spettacolo triste della
donna che si era trasformata in ragno per aver disubbidito ai suoi
genitori. L'ingresso per vederla non solo costava meno dell'ingresso
per vedere l'angelo, ma permettevano di farle ogni sorta di domande
sulla sua assurda condizione, e di esaminarla a diritto e a rovescio,
in modo che nessuno mettesse in dubbio la verit dell'orrore. Era una
tarantola spaventosa delle dimensioni di un montone e con la testa di
donzella triste. Ma la cosa pi lacerante non era lo sproposito del
suo aspetto, ma la sincera afflizione con la quale raccontava i
particolari della sua disgrazia; era ancora quasi una bambina quando
scapp dalla casa dei suoi genitori per andare a un ballo, e mentre
tornava attraverso il bosco, dopo aver ballato tutta la notte senza
permesso, un tuono spaventoso apr il cielo in due met, e da quella
crepa usc il fulmine di zolfo che la trasform in ragno. Il suo unico
cibo erano le pallottoline di carne tritata che le anime caritatevoli
avrebbero voluto metterle in bocca. Un simile spettacolo, carico di
tanta verit umana e di cos temibile ammaestramento, avrebbe
sconfitto senza proporselo quello di un angelo scontroso che si
degnava a malapena di guardare i mortali. E poi, gli scarsi miracoli
che si attribuivano all'angelo rivelavano un certo disordine mentale,
come quello del cieco che non riacquist la vista ma gli spuntarono
tre denti nuovi, e quello del paralitico che non pot camminare ma fu
sul punto di vincere alla lotteria, e quello del lebbroso al quale
nacquero girasoli nelle ferite. Quei miracoli di consolazione, che
parevano piuttosto passatempi di burla, avevano gi incrinato la
reputazione dell'angelo quando la donna trasformata in ragno fin di
distruggerla. Fu cos che padre Gonzaga guar per sempre
dall'insonnia, e il cortile di Pelayo torn ad essere solitario come
quando piovve per tre giorni e i granchi giravano per le stanze da
letto.
I padroni di casa non ebbero nulla di cui lamentarsi. Col denaro
incassato costruirono una dimora a due piani, con balconi e giardini,
e soglie molto alte in modo che non si cacciassero dentro i granchi
dell'inverno, e sbarre di ferro alle finestre in modo che non si
cacciassero dentro gli angeli. Pelayo impiant inoltre un allevamento
di conigli molto vicino al paese e rinunci per sempre alla sua
ingrata mansione di guardia campestre, ed Elisenda si compr delle
scarpette satinate coi tacchi alti e molti vestiti di seta cangiante,
di quelli che usavano le signore pi invidiate nelle domeniche di quei
tempi. Il pollaio fu l'unica cosa che non merit attenzione. Se
qualche volta lo lavarono con creolina e bruciarono lacrime di mirra
nell'interno, non fu per rendere onore all'angelo, ma per scongiurare
il lezzo di mondezzaio che ormai vagava come un fantasma da ogni parte
e stava rinvecchiando la casa nuova. Sulle prime, quando il bambino
impar a camminare, badarono che non rimanesse molto vicino al
pollaio. Ma poi finirono col dimenticare il timore e si abituarono
alla puzza, e prima che il bambino cambiasse i denti si era infilato
per giocare dentro il pollaio, il cui recinto marcito cadeva a pezzi.
L'angelo non fu meno scontroso con lui che con il resto dei mortali,
ma sopportava le infamie pi ingegnose con una mansuetudine di cane
senza illusioni. Si presero la varicella nello stesso tempo. Il medico
che bad al bambino non resistette alla tentazione di auscultare anche
l'angelo, e gli trov tanti soffi nel cuore e tanti rumori nelle reni
che non gli sembr possibile che fosse vivo. Quello che pi lo
meravigli, tuttavia, fu la logica delle sue ali. Apparivano cos
naturali in quell'organismo completamente umano, che non si poteva
capire perch non le avevano anche gli altri uomini.
Quando il bambino and a scuola, da molto tempo ormai la pioggia e il
sole avevano demolito il pollaio. L'angelo si trascinava qua e l come
un moribondo senza padrone. Lo scacciavano a scopate da una camera e
un momento dopo se lo ritrovavano in cucina. Sembrava trovarsi in cos
tanti luoghi nello stesso tempo che giunsero a pensare che si
sdoppiava, che ripeteva se stesso per tutta la casa, e l'esasperata
Elisenda gridava fuori di senno che era una disgrazia vivere in
quell'inferno pieno di angeli. Poteva mangiare a malapena, i suoi
occhi da antiquario si erano fatti cos torbidi che camminando
inciampava nei pali di sostegno, e ormai non gli restavano che le
cannucce pelate delle ultime penne. Pelayo gli butt addosso una
coperta e gli fece la carit di lasciarlo dormire sotto la tettoia, e
soltanto allora si accorsero che passava le notti con caldane e
delirando in un barbugliamento di norvegese antico. Fu quella una
delle poche volte che si spaventarono, perch pensavano che stava per
morire, e nemmeno la vicina saggia aveva saputo dire che cosa si
faceva degli angeli morti.
Tuttavia, non solo sopravvisse al suo peggiore inverno; ma parve
perfino migliorare coi primi soli. Rimase immobile per molti giorni
nel cantuccio pi recondito del cortile, dove nessuno lo vedeva, e
agli inizi di dicembre cominciarono a nascergli nelle ali delle penne
grandi e dure, penne di uccellaccio vecchio, che sembravano piuttosto
un nuovo danno della decrepitezza. Ma lui doveva conoscere la ragione
di quei cambiamenti, e infatti si dava molto da fare perch nessuno lo
notasse, e nessuno udisse le canzoni di naviganti che certe volte
cantava sotto le stelle. Una mattina, Elisenda stava tagliando fette
di cipolla per il pranzo, quando un vento che sembrava d'altomare
penetr nella cucina. Allora si affacci alla finestra, e sorprese
l'angelo nei primi tentativi del volo. Erano cos goffi, che apr con
le unghie un solco d'aratro nell'orto e fu sul punto di demolire la
tettoia con quelle alate indegne che scivolavano nella luce e non
trovavano appiglio nell'aria. Ma riusc a prendere quota. Elisenda
emise un sospiro di requie, per lei e per lui, quando lo vide passare
al di sopra delle ultime case, sostenendosi in qualche modo con un
arrischiato starnazzare di avvoltoio senile. Continu a vederlo fin
quando termin di tagliare la cipolla, e continu a vederlo fin quando
non era pi possibile che potesse vederlo, perch allora non era ormai
pi un impiccio nella sua vita, ma un punto immaginario nell'orizzonte
del mare.
IL MARE DEL TEMPO PERDUTO.

Verso la fine di gennaio il mare si stava facendo aspro, cominciava a
rovesciare sul paese un pattume spesso, e poche settimane dopo ogni
cosa era contagiata dal suo umore insopportabile. Da allora il mondo
non valeva la pena, almeno fino al prossimo dicembre, e nessuno
rimaneva sveglio dopo le otto. Ma l'anno in cui venne il signor
Herbert il mare non si alter, nemmeno in febbraio. Al contrario, si
fece sempre pi liscio e fosforescente, e nelle prime notti di marzo
esal una fragranza di rose.
Tobias la sent. Aveva il sangue dolce per i granchi e passava la
maggior parte della notte a scacciarli dal letto, finch girava la
brezza e riusciva a dormire. Durante le sue lunghe insonnie aveva
imparato a distinguere ogni cambiamento dell'aria. Di modo che quando
sent un odore di rose non dovette aprire la porta per sapere che era
un odore del mare.
Si alz tardi. Clotilde stava accendendo il fuoco nel cortile. La
brezza era fresca e tutte le stelle erano al loro posto, ma si durava
fatica a contarle fino all'orizzonte a causa delle luci del mare. Dopo
aver bevuto il caff, Tobias sent una traccia della notte sul palato.
Questa notte ramment, successo qualcosa di molto strano.
Clotilde, naturalmente, non lo aveva sentito. Dormiva in modo cos
pesante che non si ricordava nemmeno dei sogni.
Era un odore di rose disse Tobias, e sono sicuro che veniva dal
mare.
Non so che odore hanno le rose disse Clotilde.
Forse era anche vero. Il paese era arido, con una terra dura,
screpolata dal salnitro, e solo di tanto in tanto qualcuno portava da
fuori un mazzo di fiori per gettarlo in mare nel punto dove si
buttavano i morti.
E' lo stesso odore che aveva l'annegato di Guacamayal disse Tobias.
Bene sorrise Clotilde, se era proprio un buon odore, puoi essere
sicuro che non veniva da questo mare.
Era, in effetti, un mare crudele. In certe epoche, mentre le reti non
strascicavano che pattume in sospensione, le strade del paese
rimanevano piene di pesci morti quando la marea si ritirava. La
dinamite riportava a galla solo i resti di antichi naufragi.
Le scarse donne che rimanevano nel paese, come Clotilde, si cocevano
nel rancore. E come lei, la moglie del vecchio Jacob, che quella
mattina si alz pi presto del solito, mise in ordine la casa, e
arriv a colazione con un'espressione di avversit.
La mia ultima volont disse a suo marito, che mi seppelliscano
viva.
Parl come se si trovasse nel letto della sua agonia, ma era seduta a
un capo della tavola, in una sala con grandi finestre dalle quali
entrava a fiotti e s'infiltrava in tutta la casa il chiarore di marzo.
Di fronte a lei, intento a placare la sua fame riposata, c'era il
vecchio Jacob, un uomo che le voleva tanto bene, e da tanto tempo, che
ormai non riusciva pi a concepire nessuna sofferenza che non avesse
origine in sua moglie.
Voglio morire sicura che mi metteranno sotto terra, come la gente per
bene prosegu la donna. E l'unica maniera di saperlo andarmene
altrove a chiedere la carit di seppellirmi viva.
Non hai bisogno di chiedere quella carit a nessuno disse con molta
calma il vecchio Jacob. Ti condurr io stesso.
Allora ce ne andiamo disse la donna, perch morir molto presto.
Il vecchio Jacob la esamin a fondo. Solo i suoi occhi rimanevano
giovani. Le ossa le si erano fatte nodose nelle articolazioni e aveva
lo stesso aspetto di terra erpicata che in fin dei conti aveva avuto
sempre.
Stai meglio che mai le disse.
Questa notte sospir la donna, ho sentito un odore di rose.
Non preoccuparti la tranquill il vecchio Jacob. Quelle sono cose
che succedono a noi poveri.
Niente affatto disse la donna. Ho sempre pregato che mi si annunci
la morte col dovuto anticipo, per andare a morire lontano da questo
mare. Un odore di rose, in questo paese, non pu essere che un avviso
di Dio.
Al vecchio Jacob non venne in mente altro che chiederle un po' di
tempo per sistemare le cose. Aveva sentito dire che la gente non muore
quando deve, ma quando vuole, ed era seriamente preoccupato dalla
premonizione di sua moglie. Si domand perfino se, giunto il momento,
avrebbe avuto il coraggio di seppellirla viva.
Alle nove apr il locale dove prima c'era stato un negozio. Mise sulla
soglia due sedie e un tavolino con la scacchiera della dama, e pass
tutta la mattinata a giocare con avversari occasionali. Dal suo posto
vedeva il paese in rovina, le case sbrecciate con tracce di antichi
colori rosi dal sole, e un pezzo di mare alla fine della strada.
Prima di pranzo, come sempre, gioc con don Maximo Gomez. Il vecchio
Jacob non poteva immaginarsi un avversario pi umano di un uomo che
era sopravvissuto intatto a due guerre civili e aveva lasciato solo un
occhio nella terza. Dopo aver perso apposta una partita, lo trattenne
per la rivincita.
Mi dica una cosa, don Maximo gli domand allora. Lei sarebbe capace
di seppellire viva sua moglie?
Sicuro disse don Maximo Gomez. Stia pur certo che non mi tremerebbe
la mano.
Il vecchio Jacob fece un silenzio sbigottito. Poi, dopo essersi
lasciato spogliare delle sue migliori pedine, sospir:
Il fatto che, a quanto sembra, Petra sta per morire.
Don Maximo Gomez non si alter. In quel caso disse, non ha bisogno
di seppellirla viva. Mangi due pedine e coron una dama. Poi fiss
il suo avversario con un occhio inumidito da un'acqua triste.
Cosa le succede?
L'altra notte spieg il vecchio Jacob, ha sentito un odore di
rose.
Allora sta per morire mezzo paese disse don Maximo Gomez. Questa
mattina non s' sentito parlare d'altro.
Il vecchio Jacob dovette fare un grande sforzo per perdere di nuovo
senza offenderlo. Port dentro il tavolino e le sedie, chiuse il
negozio, e and attorno da ogni parte in cerca di qualcuno che avesse
sentito l'odore. Alla fine, solo Tobias era sicuro. Di modo che gli
chiese il favore di andare a casa sua, facendo finta di passare per
caso, e di raccontare tutto a sua moglie.
Tobias mantenne. Alle quattro, assettato come per fare una visita,
comparve nel corridoio dove la donna aveva passato il pomeriggio
assestando al vecchio Jacob il suo corredo da vedovo.
Fece un'entrata cos circospetta che la donna ebbe un soprassalto.
Dio Santo esclam, credevo che fosse l'arcangelo Gabriele.
E invece no disse Tobias. Sono io, e vengo a dirle una cosa.
La donna si sistem gli occhiali e torn al lavoro.
La so gi disse.
Scommetto di no disse Tobias.
Che questa notte hai sentito un odore di rose.
Come ha fatto a saperlo? domand Tobias, desolato.
Alla mia et disse la donna, si ha cos tanto tempo di pensare, che
si finisce per diventare indovini.
Il vecchio Jacob, che aveva l'orecchio incollato al tramezzo del
retrobottega, si raddrizz svergognato.
Come ti pare, moglie grid attraverso il tramezzo. Fece il giro e
comparve nel corridoio. Allora non era quello che tu credevi.
Sono bugie di questo ragazzo disse la donna senza sollevare la
testa. Non ha sentito nulla.
E' stato verso le undici disse Tobias, e io stavo cacciando via i
granchi.
La donna fin di rammendare un colletto.
Bugie insistette. Lo sanno tutti che sei un impostore. Ruppe il
filo coi denti e guard Tobias da sopra gli occhiali.
Quello che non capisco che ti sia preso la briga di ungerti di
vaselina i capelli, e di lucidarti le scarpe, soltanto per venire a
mancarmi di rispetto.
Da quel momento Tobias cominci a sorvegliare il mare. Appendeva
l'amaca nell'andito del cortile e passava la notte ad aspettare,
sbalordito delle cose che succedono nel mondo mentre la gente dorme.
Per molte notti ud lo sgraffiare disperato dei granchi che cercavano
di salire sui pali di sostegno, finch passarono cos tante notti che
si stancarono d'insistere. Conobbe il modo di dormire di Clotilde.
Scopr che i suoi ronfi di flauto si andarono facendo pi acuti a mano
a mano che aumentava il caldo, finch si trasformarono in un'unica
nota languida nel sopore di luglio. Sulle prime Tobias sorvegli il
mare come lo fa chi lo conosce bene, con lo sguardo fisso su un solo
punto dell'orizzonte. Lo vide cambiare colore. Lo vide spegnersi e
farsi spumoso e sporco, e lanciare i suoi rutti carichi di rifiuti
quando le grandi piogge gli sconvolsero la digestione tormentosa. A
poco a poco cominci ad imparare a sorvegliarlo come lo fa chi lo
conosce meglio, senza neppure guardarlo ma senza poterlo dimenticare
neppure nel sonno.
In agosto mor la moglie del vecchio Jacob. Una mattina la trovarono
morta in letto, e dovettero gettarla come tutti gli altri in un mare
senza fiori. Tobias continu ad aspettare. Aveva aspettato cos tanto
che questo si trasform nel suo modo di essere. Una notte, mentre
sonnecchiava nell'amaca, si accorse che qualcosa era cambiato
nell'aria. Fu una raffica intermittente, come ai tempi in cui la nave
giapponese rovesci all'entrata del porto un carico di cipolle marce.
Poi l'odore si consolid e non si mosse pi fino all'alba. Solo quando
ebbe l'impressione che poteva afferrarlo con le mani per mostrarlo,
Tobias salt gi dall'amaca ed entr nella stanza di Clotilde. La
scosse parecchie volte.
Eccolo disse.
Clotilde dovette scostare l'odore con le dita come una ragnatela per
potersi sollevare. Poi croll di nuovo sul lenzuolo intepidito.
Maledizione disse.
Tobias spicc un salto fino alla porta, usc in mezzo alla strada e
cominci a gridare. Grid con tutte le sue forze, respir
profondamente e torn a gridare, e poi fece una pausa e respir pi
profondamente, e l'odore era ancora nel mare. Ma nessuno rispose.
Allora and a bussare di casa in casa, perfino alle case di nessuno,
finch il suo baccano si aggrovigli con quello dei cani e svegli
tutti.
Molti non lo sentirono. Ma altri, e specialmente i vecchi, scesero a
goderselo sulla spiaggia. Era una fragranza compatta che non lasciava
spiraglio per nessun odore del passato. Alcuni, sfiniti da tanto
sentire, tornarono a casa. La maggior parte di loro rimase a terminare
il sonno sulla spiaggia. All'alba l'odore era cos puro che faceva
pena respirare.
Tobias dorm quasi tutto il giorno. Clotilde lo raggiunse nella siesta
e passarono il pomeriggio ruzzando sul letto senza chiudere la porta
del cortile. Fecero dapprima come i lombrichi, poi come i conigli e
per ultimo come le tartarughe, finch il mondo si fece triste e torn
a far buio. Restavano ancora tracce di rose nell'aria. Certe volte
arrivava fino nella stanza un'onda di musica.
Viene da Catarino disse Clotilde. Deve essere arrivato qualcuno.
Erano arrivati tre uomini e una donna. Catarino pens che pi tardi
potevano venirne altri e cerc di aggiustare l'ortofonica. Poich non
ci riusc, chiese il favore a Pancho Aparecido, che faceva ogni sorta
di cose perch non aveva mai niente da fare e inoltre aveva una
cassetta di utensili e un paio di mani intelligenti.
La bottega di Catarino era una casa di legno discosta, davanti al
mare. C'era un salone grande con sedili e tavolini, e diverse stanze
in fondo. Intanto che osservavano il lavoro di Pancho Aparecido, i tre
uomini e la donna bevevano in silenzio seduti sul banco, e
sbadigliavano a turno.
L'ortofonica funzion bene dopo molte prove. Udendo la musica, remota
ma definita, la gente smise di chiacchierare. Si guardarono gli uni
gli altri e per un attimo non ebbero nulla da dire, perch soltanto
allora si resero conto di quanto erano invecchiati dall'ultima volta
che avevano ascoltato musica.
Tobias trov tutti svegli dopo le nove. Erano seduti sulla soglia,
ascoltavano i vecchi dischi di Catarino, con lo stesso atteggiamento
di fatalismo puerile col quale si contempla un'eclisse. Ogni disco
ricordava loro qualcuno che era morto, il sapore che avevano i cibi
dopo una lunga malattia, o qualcosa che avrebbero dovuto fare il
giorno dopo, molti anni prima, e che non fecero mai per dimenticanza.
La musica fin verso le undici. Molti si coricarono, credendo che
stesse per piovere, perch c'era una nube scura sul mare. Ma la nube
scese, galleggi un po' sulla superficie, e poi affond nell'acqua. In
alto rimasero solo le stelle. Poco dopo, la brezza del paese and fino
in mezzo al mare e port di ritorno una fragranza di rose.
Gliel'avevo detto, Jacob esclam don Maximo Gomez. Eccolo qui di
nuovo. Sono sicuro che ora lo sentiremo tutte le notti.
Dio non voglia disse il vecchio Jacob. Quest'odore l'unica cosa
nella vita che mi arrivata troppo tardi.
Avevano giocato a dama nella bottega vuota, senza badare ai dischi. I
loro ricordi erano cos antichi, che non esistevano dischi
sufficientemente vecchi da riuscire a sconvolgerli.
Io, da parte mia, non credo molto a niente di tutto questo disse don
Maximo Gomez. Dopo tanti anni passati a mangiare terra, con tante
donne che desideravano un cortiletto dove piantare i loro fiori, non
strano che si finisca per sentire queste cose, e perfino per credere
che sono vere.
Ma lo stiamo sentendo coi nostri stessi nasi disse il vecchio Jacob.
Non importa disse don Maximo Gomez. Durante la guerra, quando la
rivoluzione era ormai perduta, avevamo tanto desiderato un generale,
che vedemmo apparire il duca di Marlborough, in carne ed ossa. Io l'ho
visto coi miei stessi occhi, Jacob.
Era mezzanotte passata. Quando rimase solo, il vecchio Jacob chiuse la
bottega e port la luce nella stanza da letto. Attraverso la finestra,
ritagliata nella fosforescenza del mare, vedeva la roccia da dove
gettavano i morti.
Petra chiam a voce bassa.
Lei non pot sentirlo. In quel momento navigava quasi a fior d'acqua
in un mezzogiorno radioso del Golfo del Bengala. Aveva sollevato la
testa per vedere attraverso l'acqua, come in una vetrina illuminata,
un transatlantico enorme. Ma non poteva vedere suo marito, che in
quell'attimo cominciava a sentire di nuovo l'ortofonica di Catarino,
dall'altra parte del mondo.
Pensa un po' disse il vecchio Jacob. Appena sei mesi fa ti hanno
creduto matta, e adesso loro stessi fanno festa per l'odore che ti ha
procurato la morte.
Spense la luce e s'infil nel letto. Pianse adagio, col piagnucolio
sgraziato dei vecchi, ma ben presto si addorment.
Me ne andrei da questo paese se potessi singhiozz nel sonno. Me ne
andrei anche a quel paese se avessi per lo meno venti pesos uno
sull'altro.
Da quella notte, e per parecchie settimane, l'odore rimase sul mare.
Impregn i legni delle case, i cibi e l'acqua da bere, e non ci fu pi
dove stare senza sentirlo. Molti si sbigottirono di trovarlo nel
vapore della loro stessa cagata. Gli uomini e la donna che arrivarono
nella bottega di Catarino se ne andarono un venerd, ma tornarono il
sabato con un tumulto. La domenica ne arrivarono altri. Formicolarono
da ogni parte, cercando cosa mangiare e dove dormire, finch non si
riusc pi a camminare per la strada.
Ne arrivarono altri ancora. Le donne che se n'erano andate quando era
morto il paese, tornarono nella bottega di Catarino. Erano pi grasse
e pi pitturate, e portarono dischi alla moda che non rammentavano
nulla a nessuno. Arrivarono alcuni degli antichi abitanti del paese.
Erano andati a farsi ricchi sfondati in altri luoghi, e facevano
ritorno parlando della loro fortuna, ma con gli stessi vestiti che
avevano indosso allora. Arrivarono musiche e tombole, tavole di
lotteria, indovine e pistoleri e uomini con un serpente attorcigliato
intorno al collo che vendevano l'elisir della vita eterna.
Continuarono ad arrivare per parecchie settimane, anche dopo che
caddero le prime piogge e il mare si fece di nuovo torbido e spar
l'odore.
Tra gli ultimi venne un prete. Andava attorno, mangiando pane
inzuppato in un tazzone di caff e latte, e a poco a poco cominci a
proibire tutto quello che lo aveva preceduto: i giochi di lotteria, la
musica nuova e il modo di ballarla, e perfino la recente abitudine di
dormire sulla spiaggia. Una sera, in casa di Melchor, pronunci un
sermone sull'odore del mare.
Rendete grazie al cielo, figli miei disse, perch questo l'odore
di Dio.
Qualcuno lo interruppe.
Come pu saperlo, padre, se non l'ha ancora sentito?
Le Sacre Scritture disse il prete, sono esplicite a proposito di
quest'odore. Ci troviamo in un paese eletto.
Tobias camminava come un sonnambulo, da una parte all'altra, in mezzo
alla festa. Port Clotilde a conoscere il denaro. S'immaginarono di
giocare somme enormi alla roulette, e poi fecero i conti e si
sentirono immensamente ricchi coi soldi che avrebbero potuto vincere.
Ma una sera, non soltanto loro due, ma anche la folla che occupava il
paese, videro molto pi denaro tutt'insieme di quanto avrebbero potuto
farcene stare nella fantasia.
Quella fu la sera in cui arriv il signor Herbert. Comparve
d'improvviso, mise una tavola in mezzo alla strada, e sopra la tavola
due grandi bauli pieni di biglietti fino all'orlo. C'era tanto denaro,
che sulle prime nessuno lo not, perch non potevano credere che fosse
sul serio. Ma non appena il signor Herbert si mise a sonare una
campanella, la gente fin per credergli, e si avvicin ad ascoltare.
Sono l'uomo pi ricco della terra disse. Ho tanti soldi che non so
pi dove metterli. E dato che inoltre ho un cuore cos grande che
ormai non mi sta pi dentro il petto, ho preso la decisione di girare
il mondo per risolvere i problemi del genere umano.
Era grande e rosso. Parlava forte e senza pause, e agitava nello
stesso tempo le mani tiepide e languide che sembravano sempre rasate
di fresco. Parl un quarto d'ora, e si ripos. Poi scosse di nuovo la
campanella e ricominci a parlare. A met discorso, qualcuno agit un
cappello tra la folla e lo interruppe.
Bene, mister, non parli tanto e cominci a dar via i soldi.
Cos no ribatt il signor Herbert. Dar via i soldi, senza n capo
n coda, oltre a essere un metodo ingiusto non avrebbe nessun senso.
Individu con lo sguardo chi lo aveva interrotto e gli fece cenno di
avvicinarsi. La folla gli fece largo.
Invece prosegu il signor Herbert, questo amico impaziente ci
permetter ora di spiegare il sistema pi equo di distribuzione della
ricchezza. Stese una mano e lo aiut a salire.
Come ti chiami?
Patricio.
Benissimo, Patricio disse il signor Herbert. Come tutti, anche tu
hai da tempo un problema che non puoi risolvere.
Patricio si tolse il cappello e conferm con la testa.
Qual ?
Be', il mio problema questo disse Patricio: che non ho soldi.
E di quanto hai bisogno? Di quarantotto pesos.
Il signor Herbert lanci un'esclamazione di trionfo. Quarantotto
pesos ripet. La folla lo accompagn in un applauso.
Benissimo, Patricio prosegu il signor Herbert. E adesso dicci una
cosa: cosa sai fare?
Tante cose.
Deciditi per una disse il signor Herbert. Quella che sai fare
meglio.
Bene disse Patricio. So fare come gli uccelli.
Applaudendo di nuovo, il signor Herbert si rivolse alla folla.
Allora, signore e signori, il nostro amico Patricio, che imita
straordinariamente bene gli uccelli, imiter quarantotto uccelli
diversi, e risolver in questo modo il grande problema della sua
vita.
Tra il silenzio stupito della folla, Patricio fece allora come gli
uccelli. A volte col fischio, a volte con la gola, fece come tutti gli
uccelli conosciuti, e complet la cifra con altri che nessuno riusc a
riconoscere. Alla fine, il signor Herbert chiese un applauso e gli
consegn quarantotto pesos.
E ora disse, passate a uno a uno. Fino a domani a questa stessa ora
io sono qui per risolvere problemi.
Il vecchio Jacob venne informato del fermento dai commenti della gente
che passava davanti alla sua casa. Ad ogni nuova notizia il cuore gli
si andava facendo grande, sempre pi grande, finch lo sent
scoppiare.
Cosa ne dice lei di quello straniero? domand.
Don Maximo Gomez scroll le spalle.
Dev'essere un filantropo.
Se io sapessi fare qualcosa disse il vecchio Jacob, allora potrei
risolvere il mio problemino. E' cosa di poco conto: venti pesos.
Lei gioca benissimo a dama disse don Maximo Gomez.
Il vecchio Jacob sembr non fargli caso. Ma quando rimase solo,
avvolse la scacchiera e la cassetta delle pedine di un giornale, e se
ne and a sfidare il signor Herbert. Aspett il suo turno fino a
mezzanotte. Alla fine, il signor Herbert fece caricare i bauli, e si
conged fino alla mattina dopo.
Non and a coricarsi. Comparve nella bottega di Catarino, con gli
uomini che portavano i bauli, e fin l lo insegu la folla coi suoi
problemi. A poco a poco li and risolvendo, e ne risolse tanti che
alla fine rimasero nella bottega solo le donne e qualche uomo coi suoi
problemi gi risolti. E in fondo alla sala, una donna solitaria che si
sventolava molto lentamente con un cartone pubblicitario.
E tu le grid il signor Herbert, qual il tuo problema?
La donna smise di sventolarsi.
A me non mi metta sulla sua giostra, mister grid attraverso il
salone. Io non ho problemi di nessun tipo, e sono puttana perch mi
faccio i cazzi miei.
Il signor Herbert scroll le spalle. Continu a bere birra gelata,
accanto ai bauli aperti, in attesa di altri problemi. Sudava. Poco
dopo, una donna si stacc dal gruppo che era con lei attorno a una
tavola, e gli parl a voce bassissima. Aveva un problema di
cinquecento pesos.
A quanto la metti? le domand il signor Herbert.
A cinque.
Figurati disse il signor Herbert. Sono cento uomini.
Non importa disse la donna. Se metto insieme tutti quei soldi in
una volta sola, quelli saranno gli ultimi cento uomini della mia
vita.
La esamin. Era molto giovane, di ossa fragili, ma i suoi occhi
esprimevano una risoluzione semplice.
Va bene disse il signor Herbert. Vattene in stanza, e io te li
mander a mano a mano, ognuno coi suoi cinque pesos.
Usc sulla porta di strada e agit la campanella. Alle sette di
mattina, Tobias trov aperta la bottega di Catarino. Tutto era spento.
Mezzo addormentato, e gonfio di birra, il signor Herbert controllava
l'ingresso di uomini nella stanza della ragazza.
Anche Tobias entr. La ragazza lo conosceva e si meravigli di vederlo
nella sua stanza.
Anche tu?
Mi hanno detto di entrare disse Tobias. Mi hanno dato cinque pesos
e mi hanno detto: non farla lunga.
La donna tolse dal letto il lenzuolo inzuppato e preg Tobias di
tenerlo per un capo. Pesava come un sudario. Lo spremettero,
torcendolo dalle estremit, finch riacquist il suo peso naturale.
Rovesciarono il materasso, e il sudore usciva dall'altra parte. Tobias
fece le cose senza starci a pensare. Prima di uscire mise i cinque
pesos sul mucchio di biglietti che andava aumentando accanto al letto.
Manda tutta la gente che potrai gli raccomand il signor Herbert, e
speriamo di venirne fuori prima di mezzogiorno.
La ragazza socchiuse la porta e chiese una birra gelata. C'erano
diversi uomini in attesa.
Quanti ne mancano? domand.
Sessantatr rispose il signor Herbert.
Il vecchio Jacob pass tutta la giornata a inseguirlo con la
scacchiera. Verso sera raggiunse il suo turno, propose il suo
problema, e il signor Herbert accett. Misero due sedie e il tavolino
sulla tavola grande, in piena via, e il vecchio Jacob apr la partita.
Fu l'ultima giocata che riusc a premeditare. Perse.
Quaranta pesos disse il signor Herbert, e le do due pedine di
vantaggio.
Vinse di nuovo. Le sue mani toccavano appena le pedine. Gioc bendato,
indovinando la posizione dell'avversario, e sempre vinse. La folla si
stanc di vederli. Quando il vecchio Jacob decise di arrendersi, il
suo debito ammontava a cinquemilasettecentoquarantadue pesos e
ventitr centavos.
Non si turb. Annot la cifra su un pezzo di carta che si mise in
tasca. Poi pieg la scacchiera, mise le pedine nella cassetta, e
avvolse tutto nel giornale.
Faccia di me quello che vuole disse, ma mi lasci queste cose. Le
prometto che passer il resto della mia vita a giocare finch metter
insieme quei soldi.
Il signor Herbert guard l'orologio.
Mi spiace con tutto il cuore disse. Il tempo scade tra venti
minuti. Attese finch si convinse che l'avversario non avrebbe
trovato la soluzione. Non ha nient'altro?
L'onore.
Intendo dire spieg il signor Herbert qualcosa che cambi colore
quando gli si passa sopra un pennello sporco di vernice.
La casa disse il vecchio Jacob come se decifrasse un indovinello.
Non vale niente, ma una casa.
Fu cos che il signor Herbert si prese la casa del vecchio Jacob. Si
prese, inoltre, le case e le propriet di altri che nemmeno loro erano
riusciti a mantenere i patti, ma ordin una settimana di musiche,
fuochi d'artificio e funamboli e lui stesso diresse la festa.
Fu una settimana memorabile. Il signor Herbert parl del meraviglioso
futuro del paese, e disegn perfino la citt del futuro, con immensi
edifici di vetro e piste da ballo sulle altane. La mostr alla folla.
Guardarono sbigottiti, cercando di ritrovarsi nei passanti a colori
dipinti dal signor Herbert, ma erano cos ben vestiti che non
riuscirono a riconoscersi. Da tanto che lo usarono ebbero male al
cuore. Risero della voglia di piangere che sentivano in ottobre, e
vissero nelle nebulose della speranza, finch il signor Herbert scosse
la campanella e proclam la fine della festa. Soltanto allora ripos.
Con quella vita che fa, lei morir presto disse il vecchio Jacob.
Ho tanti soldi disse il signor Herbert, che non c' nessuna ragione
che io muoia.
Si rovesci sul letto. Dorm giorni e giorni, russando come un leone,
e passarono tanti giorni che la gente si stanc di aspettarlo.
Dovettero disseppellire granchi per mangiare. I nuovi dischi di
Catarino si fecero cos vecchi, che ormai nessuno pot ascoltarli
senza lacrime, e bisogn chiudere la bottega.
Molto tempo dopo che il signor Herbert cominci a dormire, il prete
buss alla porta del vecchio Jacob. La casa era chiusa dall'interno. A
mano a mano che il respiro del dormiente era andato corrompendo
l'aria, le cose erano andate perdendo il loro peso, e qualcuna
cominciava a galleggiare.
Voglio parlare con lui disse il prete.
Bisogna aspettare disse il vecchio Jacob.
Non dispongo di molto tempo.
Si sieda, padre, e aspetti insistette il vecchio Jacob. E, nel
frattempo, mi faccia il favore di parlare con me. E' da molto che non
so niente del mondo.
La gente si sta sbandando disse il prete. Tra poco, il paese sar
lo stesso di prima. E' l'unica cosa di nuovo.
Torneranno disse il vecchio Jacob, quando il mare odorer di nuovo
di rose.
Ma intanto, bisogna sostenere con qualcosa le illusioni di quelli che
rimangono disse il padre. E' urgente cominciare la costruzione del
tempio.
E' per questo che lei venuto a cercare Mister Herbert disse il
vecchio Jacob.
Gi disse il padre. Gli stranieri sono molto caritatevoli.
Allora aspetti, padre disse il vecchio Jacob. Pu darsi che si
svegli.
Giocarono a dama. Fu una partita lunga e difficile, di molti giorni,
ma il signor Herbert non si svegli.
Il prete si lasci confondere dalla disperazione. Gir per ogni dove,
con un piattino di rame, chiedendo elemosine per costruire il tempio,
ma fu assai poco quello che ottenne. Da tanto supplicare si and
facendo sempre pi diafano, le sue ossa cominciarono a riempirsi di
rumori, e una domenica si elev a due palmi dal livello del suolo, ma
nessuno lo seppe. Allora mise la roba in una valigia, e in un'altra il
denaro raccolto e si conged per sempre.
Non torner l'odore disse a coloro che cercarono di dissuaderlo.
Bisogna affrontare l'evidenza che il paese caduto in peccato
mortale.
Quando il signor Herbert si svegli, il paese era lo stesso di prima.
La pioggia aveva fatto fermentare il pattume che la folla aveva
lasciato per le strade, e il terreno era di nuovo arido e duro come un
mattone.
Ho dormito parecchio sbadigli il signor Herbert.
Secoli disse il vecchio Jacob.
Sono morto di fame.
Lo sono tutti disse il vecchio Jacob. Non le resta altro da fare
che andare sulla spiaggia a disseppellire granchi.
Tobias lo trov che raspava nella sabbia, con la bocca piena di
schiuma, e si meravigli che i ricchi affamati somigliassero tanto a
quelli poveri. Il signor Herbert non trov granchi a sufficienza.
Verso sera invit Tobias a cercare qualcosa da mangiare in fondo al
mare.
Senta lo prevenne Tobias. Soltanto i morti sanno quello che c' l
dentro.
Lo sanno anche gli scientifici disse il signor Herbert. Ancora pi
sotto del mare dei naufragi ci sono tartarughe dalla carne squisita.
Si svesta e andiamoci.
Andarono. Sulle prime navigarono in linea retta, e poi verso il basso,
molto sotto, fin dove cess la luce del sole, e poi quella del mare, e
le cose erano visibili per la loro stessa luce. Passarono davanti a un
villaggio sommerso, con uomini e donne a cavallo, che giravano intorno
al chiosco della musica. Era una giornata splendida e c'erano fiori
dai colori vivaci sulle terrazze.
E' affondato una domenica, verso le undici del mattino disse il
signor Herbert. Dev'essere stato un cataclisma.
Tobias devi verso il villaggio, ma il signor Herbert gli fece cenno
di seguirlo verso il fondo.
L ci sono rose disse Tobias. Voglio che Clotilde le conosca.
Tornerai un altro giorno con calma disse il signor Herbert. Adesso
sono morto di fame.
Discendeva come un polipo, con bracciate lunghe e circospette. Tobias,
che faceva sforzi per non perderlo di vista, pens che quello doveva
essere il modo di nuotare dei ricchi. Ma a poco a poco andarono
abbandonando il mare delle catastrofi comuni, ed entrarono nel mare
dei morti.
Ce n'erano cos tanti, che Tobias non credette di aver mai visto tanta
gente nel mondo. Galleggiavano immobili, a faccia in su, a diversi
livelli, e tutti avevano l'espressione degli esseri dimenticati.
Sono morti molto antichi disse il signor Herbert. Gli ci sono
voluti secoli per raggiungere questo stato di requie.
Pi sotto, in acque di morti recenti, il signor Herbert si ferm.
Tobias lo raggiunse nell'istante in cui passava davanti a loro una
donna assai giovane. Ondeggiava di lato, con gli occhi aperti,
inseguita da una corrente di fiori.
Il signor Herbert si mise un indice sulle labbra e rimase cos finch
non furono passati gli ultimi fiori.
E' la donna pi bella che ho visto nella mia vita disse.
E' la moglie del vecchio Jacob disse Tobias. E' pi giovane di una
cinquantina d'anni, ma lei. Sono sicuro.
Ha viaggiato parecchio disse il signor Herbert. Si porta dietro la
flora di tutti i mari del mondo.
Giunsero sul fondo. Il signor Herbert and avanti e indietro su un
suolo che sembrava di lavagna scolpita. Tobias lo segu. Solo quando
si fu abituato alla penombra della profondit, scopr che l c'erano
le tartarughe. Ce n'erano migliaia, schiacciate sul fondo, e cos
immobili che sembravano pietrificate.
Sono vive disse il signor Herbert, ma dormono da milioni d'anni.
Ne gir una. Con un leggero impulso la spinse verso l'alto, e
l'animale addormentato gli sfugg dalle mani e continu a salire alla
deriva. Tobias lo lasci passare. Allora guard verso la superficie e
vide tutto il mare al rovescio.
Sembra un sogno disse.
Per il tuo stesso bene gli disse il signor Herbert, non dirlo a
nessuno. Immaginati lo scompiglio che ci sarebbe nel mondo se la gente
venisse a sapere queste cose.
Era quasi mezzanotte quando fecero ritorno al paese. Svegliarono
Clotilde per farle scaldare l'acqua. Il signor Herbert sgozz la
tartaruga, ma tutt'e tre dovettero inseguire e ammazzare di nuovo il
cuore, che usc spiccando salti per il cortile quando la squartarono.
Mangiarono fino a non poter respirare.
Bene, Tobias disse allora il signor Herbert, bisogna affrontare la
realt.
Naturalmente.
E la realt prosegu il signor Herbert, che quell'odore non
torner mai.
Torner.
Non torner intervenne Clotilde, tra l'altro, perch non mai
venuto. Sei stato tu a scombussolare tutti.
Tu stessa l'hai sentito disse Tobias.
Quella notte ero mezzo intontita disse Clotilde. Ma adesso non sono
sicura di niente che abbia a che vedere con questo mare.
E cos, me ne vado disse il signor Herbert. E aggiunse, rivolgendosi
a tutt'e due. Anche voi dovreste andarvene. Ci sono molte cose da
fare nel mondo invece di restarvene a fare la fame in questo paese.
Se ne and. Tobias rimase in cortile, a contare le stelle fino
all'orizzonte, e scopr che ce n'erano tre di pi dal dicembre scorso.
Clotilde lo chiam dalla stanza, ma lui non le diede retta.
Vieni qui, bestione insistette Clotilde. Sono secoli che non
facciamo come i coniglietti.
Tobias aspett un bel pezzo. Quando alla fine entr, la donna si era
riaddormentata. La svegli a met, ma era cos stanco, che tutt'e due
confusero le cose e alla fine poterono fare solo come i lombrichi.
Sei imbambolato disse Clotilde di malumore. Cerca di pensare a
qualcos'altro.
Sto pensando a qualcos'altro.
Lei volle sapere che cosa era, e lui decise di dirglielo a patto che
non andasse a ripeterlo. Clotilde lo promise.
In fondo al mare disse Tobias, c' un paese di casette bianche con
milioni di fiori sulle terrazze.
Clotilde si port le mani alla testa.
Ahi, Tobias esclam. Ahi, Tobias, per l'amore di Dio, non
ricominciare di nuovo con queste cose.
Tobias non parl pi. Si rigir verso la sponda del letto e cerc di
dormire. Non riusc a farlo fino all'alba, quando la brezza cambi e i
granchi lo lasciarono in pace.








L'ANNEGATO PIU' BELLO DEL MONDO.

I primi bambini che videro il promontorio scuro e circospetto che si
avvicinava dal mare si fecero illusione che era una nave nemica. Poi
videro che non portava n bandiere n alberatura, e pensarono che
fosse una balena. Ma quando si incagli sulla spiaggia gli tolsero i
cespi di sargassi, i filamenti di meduse e i resti di banchi e di
naufragi che si portava addosso, e soltanto allora scoprirono che era
un annegato.
Avevano giocato con lui tutto il pomeriggio, seppellendolo e
disseppellendolo nella sabbia, quando qualcuno li vide per caso e
grid allarme nel villaggio. Gli uomini che lo trasportarono fino alla
casa pi vicina notarono che pesava pi di tutti i morti conosciuti,
tanto quasi come un cavallo, e si dissero che forse era stato troppo
tempo alla deriva e l'acqua gli si era cacciata dentro le ossa. Quando
lo stesero per terra videro che era stato molto pi grande di tutti
gli uomini, perch ci stava a malapena nella casa, ma pensarono che
magari la facolt di continuare a crescere dopo la morte era nella
natura di certi annegati. Aveva l'odore del mare, e soltanto la forma
permetteva di supporre che era il cadavere di un essere umano, perch
la sua pelle era rivestita di una corazza di remora e di fango.
Non dovettero pulirgli la faccia per sapere che era un morto estraneo.
Il villaggio aveva appena una ventina di case di tavole, con cortili
di sassi senza fiori, sbandate sull'estremit di una punta desertica.
La terra era cos scarsa, che le madri vivevano nella paura che il
vento si portasse via i bambini, e i pochi morti che gli anni gli
andavano cagionando dovevano gettarli gi dalle scogliere. Ma il mare
era placido e prodigo, e tutti gli uomini ci stavano in sette barche.
Sicch, quando trovarono l'annegato, bast che si guardassero l'un
l'altro per rendersi conto che c'erano tutti.
Quella notte non uscirono a lavorare in mare. Mentre gli uomini si
accertavano se non mancava nessuno nei villaggi vicini, le donne
rimasero a curare l'annegato. Gli tolsero il fango con stoppacci di
sparto, gli districarono dai capelli i cardi sottomarini e gli
raschiarono la remora con ferri da squamare i pesci. A mano a mano che
lo facevano, notarono che la sua vegetazione era di oceani remoti e di
acque profonde, e che il suo vestito era a brandelli, come se avesse
navigato attraverso labirinti di coralli. Notarono anche che
sopportava la morte con alterezza, perch non aveva il sembiante
solitario degli altri annegati del mare, e nemmeno la cera sordida e
da bisognoso degli annegati fluviali. Ma soltanto quando finirono di
pulirlo ebbero coscienza della classe d'uomo che era, e allora
rimasero senza fiato. Non solo era il pi alto, il pi forte, il pi
virile, il pi armato che esse avessero mai visto, ma anche mentre lo
stavano vedendo eccedeva la loro immaginazione.
Non trovarono nel villaggio un letto abbastanza grande per allungarlo,
n una tavola abbastanza solida per vegliarlo. Non gli andavano n i
calzoni da festa degli uomini pi alti, n le camicie domenicali dei
pi corpulenti, n le scarpe del pi piantato. Affascinate dalle sue
sproporzioni e dalla sua bellezza, le donne decisero allora di fargli
un paio di calzoni con un bel pezzo di vela brigantina, e una camicia
di tela Olanda da sposa, perch potesse continuare la sua morte con
dignit. Mentre cucivano sedute in cerchio, contemplando il cadavere
tra punto e punto, sembrava loro che il vento non era stato mai tanto
tenace n i Caraibi tanto ansiosi come quella notte, e supponevano che
quei cambiamenti avevano qualcosa a che vedere col morto. Pensavano
che se quell'uomo magnifico fosse vissuto nel villaggio, la sua casa
avrebbe avuto le porte pi ampie, il soffitto pi alto e il pavimento
pi saldo, e il telaio del suo letto sarebbe stato fatto di costa
maestra con perni di ferro, e la sua donna sarebbe stata la pi
felice. Pensavano che avrebbe avuto tanta autorit che per cavare i
pesci dal mare gli sarebbe bastato chiamarli coi loro nomi, e avrebbe
messo tanto impegno nel suo lavoro da far sgorgare sorgenti tra le
pietre pi aride e da poter piantare fiori sulle scogliere. Lo
paragonarono in segreto ai loro uomini, pensando che non sarebbero
stati capaci di fare in tutta una vita ci che quell'uomo era capace
di fare in una notte, e finirono per ripudiarli nel fondo dei loro
cuori come gli esseri pi squallidi e meschini della terra. Andavano
smarrendosi lungo quei dedali di fantasia, quando la pi vecchia delle
donne, che essendo la pi vecchia aveva contemplato l'annegato con
meno passione che compassione, sospir:
Ha la faccia di chiamarsi Esteban.
Era vero. Alla maggior parte di loro bast guardarlo di nuovo per
capire che non poteva avere altro nome. Le pi cocciute, che erano le
pi giovani, si mantennero nell'illusione che una volta vestito,
disteso tra fiori e con un paio di scarpe di vernice, si potesse
chiamare Lautaro. Ma fu un'illusione vana. La tela risult scarsa, i
calzoni mal cuciti e peggio tagliati gli andarono stretti, e le forze
occulte del suo cuore facevano saltare i bottoni della camicia. Dopo
mezzanotte si assottigliarono i sibili del vento e il mare cadde nel
sopore del mercoled. Il silenzio mise fine agli ultimi dubbi: era
Esteban. Le donne che lo avevano vestito, quelle che lo avevano
pettinato, quelle che gli avevano tagliato le unghie e raspato la
barba non poterono reprimere un brivido di compassione, quando
dovettero rassegnarsi a lasciarlo lungo e disteso per le terre. Fu
allora che compresero quanto aveva dovuto essere infelice con quel
corpo madornale, se perfino dopo morto ne era impacciato. Lo videro
condannato a vita a passare di traverso per le porte, a rompersi la
testa contro gli architravi, a restarsene in piedi durante le visite
senza sapere cosa farsene delle mani tenere e rosee da bue di mare,
intanto che la padrona di casa cercava la sedia pi resistente e lo
supplicava morta di paura si sieda qui Esteban, per favore, e lui
appoggiato alle pareti, sorridendo, non si preoccupi signora, sto bene
cos, coi talloni ridotti carne viva e la schiena arroventata a furia
di ripetere la stessa cosa in tutte le visite, non si preoccupi
signora, cos sto bene, solo per non correre la vergogna di schiantare
la sedia, e magari senza aver mai saputo che quelli che gli dicevano
non andartene Esteban, aspetta almeno finch bolle il caff, erano gli
stessi che poi sussurravano finalmente se n' andato lo stupido
grande, che bellezza, se n' andato lo scemo bello. A questo pensavano
le donne davanti al cadavere un po' prima dell'alba. Pi tardi, quando
gli coprirono la faccia con un fazzoletto perch non gli desse
fastidio la luce, lo videro cos morto per sempre, cos indifeso, cos
simile ai loro uomini, che sentirono aprirsi le prime crepe di lacrime
nel cuore. Fu una delle pi giovani a cominciare a singhiozzare. Le
altre, incorandosi l'un l'altra, passarono dai sospiri ai lamenti, e
tanto pi singhiozzavano quanto pi voglia sentivano di piangere,
perch l'annegato gli continuava a diventare sempre pi Esteban,
finch lo piansero tanto che fu l'uomo pi derelitto della terra, il
pi docile e il pi servizievole, il povero Esteban. Cosicch, quando
gli uomini tornarono con la notizia che l'annegato non era nemmeno dei
villaggi vicini, esse sentirono un vuoto di giubilo tra le lacrime.
Dio sia benedetto sospirarono: nostro!.
Gli uomini credettero che quelle smancerie non fossero altro che
frivolezze di donne. Stanchi delle tortuose indagini della notte,
avevano solo voglia di togliersi di mezzo una volta per sempre
l'impaccio dell'intruso prima che si accendesse il sole aspro di quel
giorno arido e senza vento. Improvvisarono una barella con avanzi di
trinchetti e di bome, e li legarono insieme con scasse d'altura,
perch potessero resistere al peso del corpo fino alle scogliere.
Vollero incatenargli alle caviglie un'ancora da nave mercantile in
modo che se ne andasse a picco senza inciampi nei mari pi profondi
dove i pesci sono ciechi e gli scafi muoiono di nostalgia, cosicch le
correnti cattive non lo riportassero per caso a riva, com'era successo
con altri corpi. Ma pi si affrettavano e pi cose venivano in mente
alle donne per perdere tempo. Giravano come galline spaventate
becchettando amuleti del mare nelle arche, certe intralciando qui
perch volevano mettere all'annegato gli scapolari del buon vento,
altre l per allacciargli un braccialetto d'orientamento, e dopo tanto
togliti di l donna, mettiti dove non disturbi, guarda che mi fai
quasi cadere sul defunto, agli uomini salirono al fegato i sospetti, e
cominciarono a borbottare a che pro tanta ferraglia da altar maggiore
per un forestiero, se per quante tolle e tollini si portasse addosso
se lo sarebbero masticato i pescecani, ma le donne continuavano a
brancicare le loro reliquie da paccottiglia, recando e riportando,
inciampando, mentre se ne andava in sospiri quello che non se ne
andava in lacrime, di modo che gli uomini finirono per sacrare che da
quando in qua un trambusto simile per un morto alla deriva, per un
annegato di nessuno, per uno sfasciume di merda. Una delle donne,
mortificata da tanta insolenza, tolse allora il fazzoletto dalla
faccia del cadavere, e anche gli uomini rimasero senza fiato.
Era Esteban. Non ci fu bisogno di ripeterlo per farglielo riconoscere.
Se gli avessero detto Sir Walter Raleigh, perfino loro si sarebbero
impressionati per il suo accento da gringo, per il suo cacatoa sulla
spalla, per il suo archibugio da ammazzare cannibali, ma Esteban
poteva essere soltanto uno al mondo, ed eccolo l bell'e tirato come
un agone, senza stivaletti, con certi calzoni da settimino e con
quelle unghie marnose che potevano essere tagliate solo a coltello.
Bast che gli togliessero il fazzoletto dalla faccia per rendersi
conto che si stava vergognando, che non aveva colpa di essere cos
grande, cos pesante e cos bello, e se avesse saputo che sarebbe
successo tutto quel trambusto avrebbe cercato un luogo pi discreto
per annegarsi, sul serio, mi sarei legato io stesso un'ancora da
galeone al collo e avrei incespicato come a non farlo apposta sulle
scogliere, per non andare in giro a dar fastidio con questo morto di
merenda, come loro dicono, per non dare fastidio a nessuno con questa
porcheria di sfasciume che non ha niente a che vedere con me. C'era
cos tanta verit nel suo modo di essere, che perfino gli uomini pi
sospettosi, quelli che sentivano amare le minuziose notti del mare
temendo che le mogli si stancassero di sognare loro per sognare
annegati, perfino quelli, e altri pi duri, rabbrividirono fin nelle
midolla per la sincerit di Esteban.
Fu cos che gli fecero i funerali pi splendidi che potevano essere
concepiti per un annegato esposto. Alcune donne che erano andate a
cercare fiori nei villaggi vicini tornarono con altre che non
credevano a quello che le contavano, e queste andarono a cercare altri
fiori quando videro il morto, e ne portarono altri ed altri, finch ci
furono cos tanti fiori e cos tanta gente che a malapena si poteva
camminare. All'ultimo momento spiacque a tutti restituirlo orfano alle
acque, e gli scelsero un padre e una madre tra i migliori, e altri gli
si fecero fratelli, zii e cugini, cosicch tramite lui tutti gli
abitanti del villaggio finirono per essere parenti tra loro. Certi
marinai che udirono il pianto a distanza persero la certezza della
rotta, e si seppe di uno che si fece legare all'albero maestro,
rammentando antiche favole di sirene. Mentre si disputavano il
privilegio di trasportarlo a spalla lungo la ripida scarpata delle
scogliere, uomini e donne ebbero coscienza per la prima volta della
desolazione delle loro viuzze, dell'aridit dei loro cortili, della
ristrettezza dei loro sogni, di fronte allo splendore e alla bellezza
del loro annegato. Lo lasciarono andare senz'ancora, perch potesse
tornare se voleva, e quando lo volesse, e tutti trattennero il fiato
per la frazione di secondo che dur la caduta del corpo fin
nell'abisso. Non ebbero bisogno di guardarsi l'un l'altro per rendersi
conto che ormai non erano completi e non lo sarebbero stati mai pi.
Ma sapevano anche che tutto sarebbe stato differente da quel momento,
che le loro case avrebbero avuto le porte pi ampie, i soffitti pi
alti e i pavimenti pi saldi, in modo che il ricordo di Esteban
potesse andare da ogni parte senza intoppare con gli architravi, e che
nessuno osasse sussurrare in futuro finalmente morto lo stupido
grande, che peccato, morto lo scemo bello, perch loro avrebbero
pitturato le facciate di colori allegri per eternare il ricordo di
Esteban, e si sarebbero rotti la schiena scavando sorgenti nelle
pietre e seminando fiori sulle scogliere, in modo che nelle albe degli
anni venturi i passeggeri delle grandi navi si svegliassero soffocati
da un odore di giardini in altomare, e il capitano dovesse scendere
dal suo cassero con la sua uniforme di gala, col suo astrolabio, la
sua stella polare e la sua filza di medaglie di guerra, e indicando il
promontorio di rose sull'orizzonte dei Caraibi dicesse in quattordici
idiomi, guardate l, dove il vento ora cos docile che rimane a
dormire sotto i letti, l, dove il sole brilla tanto che non sanno
verso dove girare i girasoli; s, l, il villaggio di Esteban.



















MORTE COSTANTE AL DI LA' DELL'AMORE.

Al senatore Onsimo Snchez mancavano sei mesi e undici giorni a
morire quando incontr la donna della sua vita. La conobbe nel Roseto
del Vicer, un paesetto illusorio che di notte era una darsena furtiva
per le navi d'altura dei contrabbandieri, e invece in pieno sole
sembrava il cantuccio pi inutile del deserto, davanti a un mare arido
e senza rotte, e cos discosto da ogni cosa che nessuno avrebbe
sospettato che l vivesse qualcuno capace di far deviare il destino a
qualcun altro. Perfino il suo nome sembrava uno scherzo, poich
l'unica rosa che si vide in quel paese la port lo stesso senatore
Onsimo Snchez proprio la sera in cui conobbe Laura Farina.
Fu uno scalo inevitabile nella campagna elettorale di ogni quattro
anni. In mattinata erano arrivati i furgoni della farandola. Poi
arrivarono i camion con gli indios a nolo condotti nei paesi per
completare le folle delle manifestazioni pubbliche. Poco prima delle
undici, con la musica e i razzi e le guide della comitiva, arriv
l'automobile ministeriale del colore della bibita di fragola. Il
senatore Onsimo Snchez stava placido e senza tempo nell'interno
della vettura refrigerata, ma non appena apr la portiera un alito di
fuoco lo fece rabbrividire e la sua camicia di seta naturale rimase
infradiciata di una zuppa livida, e si sent pi vecchio di molti anni
e pi solo che mai. Nella vita reale ne aveva appena compiuti 42, si
era laureato con lode in ingegneria metallurgica nell'universit di
Gottinga, ed era un lettore perseverante bench senza molta fortuna
dei classici latini mal tradotti. Si era sposato con una tedesca
splendente con la quale aveva cinque figli, e tutti erano felici nella
sua casa, e lui era stato il pi felice di tutti finch gli
annunciarono, tre mesi prima, che sarebbe morto per sempre il prossimo
Natale.
Intanto che terminavano i preparativi della manifestazione pubblica,
il senatore riusc a rimanere solo, un'ora, nella casa che gli avevano
riservato per riposare. Prima di coricarsi mise nell'acqua da bere una
rosa naturale che aveva conservato viva attraverso il deserto, fece
colazione coi cereali da regime che portava con s per eludere i
ripetuti frittumi di capra che lo aspettavano nel resto della
giornata, e si prese varie pillole analgesiche prima dell'ora
prevista, di modo che il sollievo gli giungesse prima del dolore. Poi
mise il ventilatore elettrico molto vicino all'amaca e si allung nudo
per quindici minuti nella penombra della rosa, facendo un grande
sforzo di distrazione mentale per non pensare alla morte mentre
sonnecchiava. A parte i medici, nessuno sapeva che era stato
sentenziato a un termine fisso, perch aveva deciso di patire da solo
il suo segreto, senza alcun cambiamento di vita, e non per superbia
bens per pudore.
Si sentiva in completo possesso del proprio arbitrio quando torn ad
apparire in pubblico alle tre del pomeriggio, riposato e pulito, con
un paio di calzoni di lino greggio e una camicia a fiori dipinti, e
con lo spirito tenuto a bada dalle pillole per il dolore. Tuttavia,
l'erosione della morte era molto pi perfida di quello che egli
supponeva, perch quando sal sulla tribuna sent uno strano disprezzo
per coloro che si disputarono la fortuna di stringergli la mano, e non
ebbe compassione come in altri tempi delle file di indios scalzi che
resistevano a malapena alle braci calcinate della piazzetta sterile.
Fece tacere gli applausi con un ordine della mano, quasi con rabbia, e
cominci a parlare senza gesti, con gli occhi fissi sul mare che
sospirava di caldo. La sua voce calma e profonda aveva la qualit
dell'acqua in riposo, ma il discorso imparato a memoria e tante volte
macinato non gli era venuto in mente per dire la verit ma per opporlo
ad una massima fatalista del quarto libro dei ricordi di Marco
Aurelio.
Ci troviamo qui per sconfiggere la natura cominci, contro tutte le
sue convinzioni. Ormai non saremo pi gli esposti della patria, gli
orfani di Dio nel regno della sete e dell'intemperie, gli esuli nella
nostra stessa terra. Saremo altri, signore e signori, saremo grandi e
felici.
Erano le formule del suo circo. Mentre parlava, i suoi aiutanti
gettavano in aria manciate di uccelletti di carta, e i falsi animali
acquistavano vita, svolazzavano sulla tribuna di assi, e se ne
andavano verso il mare. Nello stesso tempo, altri toglievano dai
furgoni certi alberi da teatro con foglie di feltro e li piantavano
alle spalle della folla nel terreno di salnitro. Alla fine montarono
una facciata di cartone con case finte di mattoni rossi e finestre di
vetro, e ne coprirono le baracche miserabili della vita reale.
Il senatore prolung il discorso, con due citazioni in latino, per dar
tempo alla farsa. Promise le macchine per piovere, gli allevamenti
portatili di animali da tavola, gli oli della felicit che avrebbero
fatto crescere legumi nel calcare e tralci di viole del pensiero alle
finestre. Quando vide che il mondo di finzione era finito, lo indic
col dito.
Cos saremo, signore e signori grid. Guardate. Cos saremo.
Il pubblico si volse. Un transatlantico di carta dipinta passava
dietro le case, ed era pi alto delle case pi alte della citt
d'artificio. Solo lo stesso senatore osserv che a furia di essere
montato e smontato, e trasportato da un luogo all'altro, anche il
villaggio di cartone sovrapposto era roso dall'intemperie, ed era
povero e polveroso e triste quasi quanto il Roseto del Vicer.
Nelson Farina non and a salutare il senatore per la prima volta in
dodici anni. Ascolt il discorso dalla sua amaca, tra gli scampoli
della siesta, sotto la cannicciata fresca di una casa di assi grezze
che si era costruito con le stesse mani da speziale con le quali aveva
squartato la sua prima moglie. Era fuggito dal penitenziario di
Cayenna ed era comparso a Roseto del Vicer su una nave carica di
cacatoa innocenti, con una negra bella e blasfema che si era procurato
a Paramaribo, e dalla quale aveva avuto una figlia. La donna mor di
morte naturale poco tempo dopo, e non ebbe la sorte dell'altra i cui
pezzi sostentarono il suo stesso orto di cavolfiori, ma la
seppellirono intera e col suo nome di olandese nel cimitero locale. La
figlia aveva ereditato il suo colore e i suoi volumi, gli occhi gialli
ed attoniti del padre, e questi aveva motivi per supporre di stare
allevando la donna pi bella del mondo.
Da quando aveva conosciuto il senatore Onsimo Snchez nella prima
campagna elettorale, Nelson Farina aveva supplicato il suo aiuto per
ottenere una falsa carta d'identit che lo mettesse in salvo dalla
giustizia. Il senatore, gentile ma irremovibile, gliel'aveva
rifiutata. Nelson Farina non si arrese per diversi anni, e
ogniqualvolta trov un'occasione ripet la petizione con un'istanza
diversa. Ma aveva sempre ricevuto la medesima risposta. Di modo che
quella volta se ne rimase nell'amaca, condannato a marcire vivo in
quell'ardente covo di bucanieri. Quando ud gli applausi finali
allung la testa, e al di sopra dei pali del recinto vide il rovescio
della farsa: i puntelli degli edifici, le armature degli alberi, gli
illusionisti nascosti che spingevano il transatlantico. Sput il suo
rancore.
Merde disse, c'est le Blacaman de la politique.
Dopo il discorso, come al solito, il senatore fece una passeggiata
lungo le strade del villaggio, tra la musica e i razzi, e assediato
dalla gente del paese che gli raccontava i suoi guai. Il senatore li
ascoltava di buona voglia, e trovava sempre un modo di consolare tutti
senza far loro favori difficili. Una donna inerpicata sul tetto di una
casa, tra i suoi sei figli in tenera et, riusc a farsi intendere al
di sopra del chiasso e dei rombi di polvere pirica.
Io non chiedo molto, senatore disse, nient'altro che un asino per
portare acqua dal Pozzo dell'Impiccato.
Il senatore fiss lo sguardo sui sei bambini squallidi.
Che ne stato di tuo marito? domand.
E' andato a cercar destino nell'isola di Aruba rispose la donna di
buonumore, e tutto quello che ha trovato una forestiera di quelle
che si mettono diamanti nei denti.
La risposta provoc un fragore di risate.
Va bene decise il senatore, avrai il tuo asino.
Poco dopo, un suo aiutante condusse in casa della donna un asino da
soma, sul cui dorso avevano scritto con pittura eterna un motto
elettorale perch nessuno si dimenticasse che era un regalo del
senatore.
Nel breve tragitto della strada fece altri gesti minori, e inoltre
diede una cucchiaiata a un malato che si era fatto portare il letto
sulla soglia di casa per vederlo passare. Sull'ultima cantonata,
attraverso i pali del recinto, vide Nelson Farina sull'amaca e gli
sembr grigiastro e vizzo, ma lo salut senza affetto:
Come sta?
Nelson Farina si rivolt nell'amaca e lo lasci inzuppato nell'ambra
triste del suo sguardo.
Moi, vous savez disse.
Sua figlia usc in cortile quando sent il saluto. Portava un
grembiule guajiro ordinario e liso, e aveva la testa guarnita di
fiocchi colorati e la faccia dipinta dal sole, ma anche in quello
stato di incuria era possibile supporre che non ce n'era un'altra pi
bella nel mondo. Il senatore rimase senza fiato.
Cazzo sospir sbigottito, che roba da chiodi salta in testa a Dio!
Quella sera, Nelson Farina vest sua figlia con la roba migliore e la
mand dal senatore. Due guardie armate di carabina, che boccheggiavano
di caldo nella casa prestata, le ordinarono di aspettare sull'unica
sedia del vestibolo.
Il senatore era nel locale attiguo, in riunione coi notabili di Roseto
del Vicer, che egli aveva convocato per cantar loro le verit che
mascherava nei discorsi. Erano cos simili a quelli che intervenivano
sempre in tutti i villaggi del deserto, che lo stesso senatore sentiva
l'uggia della stessa riunione tutte le sere. Aveva la camicia
inzuppata di sudore e cercava di asciugarsela sul corpo con la brezza
calda del ventilatore elettrico che ronzava come un moscone nel sopore
della stanza.
Noi, ovviamente, non mangiamo uccellini di carta disse. Voi e io
sappiamo che il giorno in cui ci saranno alberi e fiori in questo
cacatoio di capre, il giorno in cui ci saranno agoni invece di
vermiciattoli nei pozzi, quel giorno n voi n io avremo niente a che
fare qui. Sono chiaro?
Nessuno rispose. Mentre parlava, il senatore aveva strappato
un'immagine dal calendario e aveva fatto con le mani una farfalla di
carta. La mise nella corrente del ventilatore, senza nessuna
intenzione, e la farfalla svolazz nella stanza e usc poi dalla porta
socchiusa. Il senatore continu a parlare con una padronanza sorretta
sulla complicit della morte.
Allora disse, non debbo ripetervi quello che sapete gi d'avanzo:
che la mia rielezione un affare migliore per voi che per me, perch
io ne ho fin qui di acque marce e di sudore di indios, e invece voi
vivete di quello.
Laura Farina vide uscire la farfalla di carta. Soltanto lei la vide,
perch le guardie del vestibolo si erano addormentate sugli scanni coi
fucili abbracciati. Dopo diversi giri l'enorme farfalla litografata si
spieg completamente, si schiacci contro il muro, e vi rimase
appiccicata. Laura Farina cerc di strapparla con le unghie. Una delle
guardie, che si era svegliata per gli applausi nella stanza attigua,
not il suo tentativo inutile.
Non si pu strappare disse semiaddormentato. E' pitturata sul
muro.
Laura Farina torn a sedersi quando cominciarono a uscire gli uomini
della riunione. Il senatore rimase sulla soglia della stanza, con la
mano sulla maniglia, e scopr Laura Farina solo quando il vestibolo
rimase vuoto.
Cosa fai qui?
C'est de la part de mon pre disse la ragazza.
Il senatore comprese. Squadr le guardie sonnacchiose, poi squadr
Laura Farina la cui bellezza inverosimile era pi imperiosa del suo
dolore, e allora deliber che la morte decidesse per lui.
Entra le disse.
Laura Farina rimase meravigliata sulla porta della camera: migliaia di
banconote ondeggiavano nell'aria, aleggiando come la farfalla. Ma il
senatore spense il ventilatore, e le banconote rimasero senz'aria, e
si posarono sulle cose della stanza.
Come vedi sorrise, anche la merda vola.
Laura Farina si sedette come su uno sgabello da scolaro. Aveva la
pelle liscia e tesa, con lo stesso colore e la stessa densit solare
del petrolio grezzo, e i suoi capelli erano di crini di puledra e i
suoi occhi immensi erano pi chiari della luce. Il senatore segu il
filo del suo sguardo e trov alla fine la rosa appannata dal salnitro.
E' una rosa disse.
S disse la ragazza con una traccia di perplessit, le ho
conosciute a Riohacha.
Il senatore si sedette su una branda da campo, parlando delle rose,
mentre si sbottonava la camicia. Sul costato, dove lui supponeva ci
fosse il cuore dentro il petto, aveva il tatuaggio corsaro di un cuore
trafitto. Butt per terra la camicia bagnata e chiese a Laura Farina
di aiutarlo a togliersi gli stivali.
Lei s'inginocchi davanti alla branda. Il senatore continu a
scrutarla, pensieroso, e mentre gli slegava le stringhe si domand a
chi dei due sarebbe spettata la mala sorte di quell'incontro.
Sei una bambina disse.
Non creda disse la ragazza. Ne compir 19 in aprile.
Il senatore s'interess.
Che giorno.
L'undici disse la ragazza.
Il senatore si sent meglio. Siamo Arieti disse. E aggiunse
sorridendo:
E' il segno della solitudine.
Laura Farina non gli bad perch non sapeva cosa fare degli stivali.
Il senatore, da parte sua, non sapeva cosa fare di Laura Farina,
perch non era avvezzo agli amori imprevisti, e inoltre era conscio
che quello aveva origine nell'indegnit. Voleva solo prender tempo per
pensare, e imprigion Laura Farina con le ginocchia, l'abbracci alla
vita e si distese supino sulla branda. Allora cap che la ragazza era
nuda sotto il vestito, perch il corpo esal una fragranza scura di
animale di fratta, ma aveva il cuore spaventato e la pelle stordita da
un sudore glaciale.
Nessuno ci vuol bene sospir il senatore.
Laura Farina fece per dire qualcosa, ma l'aria le bastava solo per
respirare. La stese accanto a s per aiutarla, spense la luce, e la
stanza rimase nella penombra della rosa. La ragazza si abbandon alla
misericordia del suo destino. Il senatore la accarezz piano, la cerc
con la mano senza toccarla appena, ma dove sperava incontrarla intopp
in un impaccio di ferro.
Cos'hai l?
Un catenaccio disse la ragazza.
Che sproposito! disse il senatore, furioso, e domand quello che
sapeva d'avanzo: Dov' la chiave?.
Laura Farina respir sollevata.
L'ha il mio pap rispose. Mi ha detto di dirle che la mandi a
cercare da un messo e che mandi con lui una promessa scritta che lei
sistemer la sua situazione.
Il senatore si fece rigido. Caprone d'un francese mormor indignato.
Poi chiuse gli occhi per rilassarsi, e si trov con se stesso nel
buio. "Rammenta" ricord - "che sia tu o sia un altro qualsiasi,
sarete morti tra brevissimo tempo, e che poco dopo non rimarr di voi
nemmeno il nome". Aspett che passasse il raccapriccio.
Dimmi una cosa domand allora. Cosa hai sentito dire di me?
La verit davvero?
La verit davvero.
Bene si azzard Laura Farina, dicono che lei peggio degli altri,
perch diverso.
Il senatore non si alter. Fece un silenzio lungo, con gli occhi
chiusi, e quando li riapr sembrava di ritorno dai suoi istinti pi
reconditi.
Quante cazzate decise, di' a quel caprone di tuo padre che
sistemer la sua faccenda.
Se vuole vado io stessa a prendere la chiave disse Laura Farina.
Il senatore la trattenne.
Scordati della chiave disse, e dormi un po' con me. E' bello stare
con qualcuno quando si soli.
Allora lei lo fece riposare sulla sua spalla con gli occhi fissi sulla
rosa. Il senatore le abbracci la vita, nascose la faccia nella sua
ascella di animale di fratta e cedette al terrore. Sei mesi e undici
giorni dopo sarebbe morto in quella stessa posizione, pervertito e
ripudiato dallo scandalo pubblico di Laura Farina, e piangendo per la
rabbia di morire senza lei.












L'ULTIMO VIAGGIO DELLA NAVE FANTASMA.

Adesso vedranno un po' chi sono io, si disse, con la sua nuova
vociaccia di uomo, molti anni dopo aver visto per la prima volta il
transatlantico immenso, senza luci e senza rumori, che una notte pass
davanti al villaggio come un gran palazzo disabitato, pi lungo di
tutto il villaggio e molto pi alto del campanile della sua chiesa, e
continu a navigare nel buio verso la citt coloniale fortificata
contro i bucanieri dall'altra parte della baia, col suo antico porto
negriero e il faro di grande atterraggio i cui lugubri fasci di luce,
ogni quindici secondi, trasfiguravano il villaggio in un accampamento
lunare di case fosforescenti e strade di deserti vulcanici, e bench
egli fosse allora un bambino senza vociaccia di uomo ma col permesso
di sua madre di ascoltare fino a molto tardi sulla spiaggia le arpe
notturne del vento, si poteva ancora ricordare come se lo stesse
vedendo che il transatlantico scompariva quando la luce del faro gli
batteva sulla fiancata e tornava ad apparire quando la luce finiva di
passare, di modo che era una nave intermittente che andava comparendo
e scomparendo verso l'entrata della baia, cercando con tastoni di
sonnambulo le boe luminose che segnalavano il canale del porto, finch
qualcosa dovette cedere nei suoi aghi d'orientamento, perch deriv
verso gli scogli, inciampic, salt in pezzi e affond senza un solo
rumore, bench uno scontrone simile contro le rocce era tale da dover
produrre un fragore di ferri e un'esplosione di macchine da gelare di
paura i draghi pi addormentati nella selva preistorica che cominciava
nelle ultime strade della citt e finiva dall'altra parte del mondo,
cos che egli stesso credette che era un sogno, soprattutto il giorno
dopo, quando vide l'acquario radioso della baia, il disordine di
colori delle baracche dei negri sulle colline del porto, le golette
dei contrabbandieri delle Guayane che ricevevano il loro carico di
pappagalli innocenti col gozzo pieno di diamanti, pens, ho preso
sonno contando le stelle e ho sognato di quella nave enorme, certo,
rimase cos convinto che non lo disse a nessuno n torn pi a
ricordarsi della visione fino alla stessa notte del marzo seguente,
mentre stava cercando indizi di delfini nel mare e invece trov il
transatlantico illusorio, scuro, intermittente, con la stessa meta
sbagliata della prima volta, solo che allora lui era cos sicuro di
essere sveglio che corse a raccontarlo a sua madre, e lei pass tre
settimane gemendo di disinganno, perch ti sta marcendo il cervello da
tanto andare a rovescio, dormendo di giorno e avventurando di notte
come la gente di malavita, e dato che dovette andare in citt in quei
giorni in cerca di qualcosa di comodo su cui sedersi a pensare al
marito morto, poich alla sua dondola si erano consumati i bilancieri
in undici anni di vedovanza, approfitt dell'occasione per pregare
l'uomo della barca di passare per gli scogli in modo che il figlio
potesse vedere quello che in effetti vide nella vetrina del mare, gli
amori delle mante in primavere di spugne, i pagri rosei e le corvine
blu che si tuffavano nelle pozze d'acqua pi tenere che c'erano dentro
le acque, e perfino le capigliature erranti degli annegati di qualche
naufragio coloniale, ma n traccia di transatlantici affondati n
cavoli a merenda, e tuttavia, lui continuava ad incaponirsi tanto che
sua madre promise di accompagnarlo alla vigilia del marzo prossimo,
certo, senza sapere che l'unica cosa certa che c'era nel suo futuro
era una poltrona dei tempi di Francis Drake che compr in una svendita
di turchi, nella quale si sedette a riposare quella stessa sera,
sospirando, mio povero Oloferne, se vedessi come si pensa bene a te su
queste fodere di velluto e con questi broccati di catafalco di regina,
ma tanto pi rievocava il marito quanto pi le gorgogliava e le si
faceva di cioccolata il sangue nel cuore, come se invece di stare
seduta stesse correndo, inzuppata di brividi e col respiro pieno di
terra, finch lui torn all'alba e la trov morta nella poltrona,
ancora calda ma gi mezzo marcia come i morsicati da serpente, la
stessa cosa che successe dopo ad altre quattro signore, prima che
buttassero in mare la poltrona assassina, molto lontano, dove non
facesse male a nessuno, perch l'avevano usata tanto attraverso i
secoli che le si era logorata la capacit di produrre riposo, di modo
che lui dovette abituarsi alla sua miserabile pratica di orfano,
segnato a dito da tutti come il figlio della vedova che port nel
villaggio il trono della disgrazia, vivendo non tanto della carit
pubblica quanto del pesce che rubava nelle barche, mentre la voce gli
si andava facendo di bramante e senza pi ricordarsi delle sue visioni
di un tempo fino a un'altra notte di marzo in cui guard per caso
verso il mare, e ad un tratto, mamma mia, eccola l, la madornale
balena d'amianto, la bestia mugghiona, venite a vederlo, gridava
impazzito, venite a vederlo, suscitando un tale parapiglia di latrati
di cani e di panico di donne, che perfino gli uomini pi vecchi si
rammentarono degli sgomenti dei loro bisnonni e si cacciarono sotto il
letto credendo che era tornato William Dampier, ma quelli che
scapicollarono in strada non si presero il disturbo di vedere
l'apparato inverosimile che in quell'istante tornava a perdere
l'orientamento e si sfasciava nel disastro annuale, ma lo
controcaricarono di botte e lo lasciarono cos mal contorto che fu
allora che egli si disse, sbavando di rabbia, adesso vedranno un po'
chi sono io, ma bad bene di non compartire con nessuno la sua
decisione e invece pass l'anno intero con l'idea fissa, adesso
vedranno un po' chi sono io, aspettando che fosse di nuovo la vigilia
delle apparizioni per fare quello che fece, ecco fatto, rub una
barca, attravers la baia e pass il pomeriggio ad aspettare la sua
ora grande nei meandri del porto negriero, tra la salamoia umana dei
Caraibi, ma cos assorto nella sua avventura che non si ferm come
sempre davanti ai negozi degli ind per vedere i mandarini d'avorio
scolpiti nella zanna intera dell'elefante, n si burl dei negri
olandesi sui loro velocipedi ortopedici, n si spavent come altre
volte per i malesi dalla pelle di cobra che avevano fatto il giro del
mondo ammaliati dalla chimera di una locanda segreta dove vendevano
filetti di brasiliane alla griglia, perch non si accorse di nulla
finch la notte non gli piomb addosso con tutto il peso delle stelle
e la selva esal una fragranza dolce di gardenie e di salamandre
marce, e lui se ne stava gi remando nella barca rubata verso
l'entrata della baia, con la lampada spenta per non mettere in allarme
i poliziotti della dogana, idealizzato ogni quindici secondi
dall'alata verde del faro e reso di nuovo umano dal buio, sapendo di
trovarsi vicino alle boe che indicavano il canale del porto non solo
perch vedeva sempre pi intenso il suo fulgore opprimente ma perch
il respiro dell'acqua si andava facendo triste, e cos remava tanto
assorto che non seppe da dove gli giunse all'improvviso un pauroso
alito di pescecane n perch la notte si fece densa come se le stelle
fossero morte di repente, ed era perch il transatlantico si trovava
l con tutta la sua dimensione inconcepibile, mamma, pi grande di
qualsiasi altra cosa grande nel mondo e pi scuro di qualsiasi altra
cosa scura della terra o dell'acqua, trecentomila tonnellate d'odore
di pescecane che passavano cos vicine alla barca da lasciargli
scorgere le cuciture del precipizio d'acciaio, senza una sola luce
negli infiniti obl, senza un sospiro nelle macchine, senza un'anima,
e recando con s il proprio ambito di silenzio, il proprio cielo
vuoto, la propria aria morta, il suo tempo fermato, il suo mare
errante sul quale galleggiava un mondo intero di animali annegati, e
ad un tratto tutto quello scomparve con la falciata del faro e per un
attimo torn ad essere il mare dei Caraibi diafano, la notte di marzo,
l'aria quotidiana dei pellicani, di modo che lui rimase solo tra le
boe, senza sapere cosa fare, domandandosi sbigottito se davvero non
stesse sognando ad occhi aperti, non solo ora ma anche le altre volte,
ma aveva appena finito di domandarselo quando un soffio di mistero
and spegnendo le boe dalla prima fino all'ultima, cos che quando
pass il chiarore del faro il transatlantico riapparve ed aveva gi le
bussole forviate, forse senza sapere nemmeno in che luogo del mare
oceano si trovava, cercando tentoni il canale invisibile ma in effetti
alla deriva verso gli scogli, finch egli ebbe la rivelazione
schiacciante che quell'incidente delle boe era l'ultima chiave
dell'incantesimo, e accese la lampada della barca, una minima lucina
rossa che di sicuro non avrebbe allarmato nessuno nei minareti della
dogana, ma che dovette essere per il pilota come un sole orientale,
perch grazie a quella luce il transatlantico corresse il suo
orizzonte ed entr per la porta grande del canale in una manovra di
risurrezione felice, e allora tutte le sue luci si accesero nello
stesso tempo, le caldaie tornarono a sbuffare, si accesero le stelle
nel suo cielo e i cadaveri degli animali calarono sul fondo, e c'era
uno strepito di piatti e una fragranza di salsa di lauro nelle cucine,
e si udiva il bombardino dell'orchestra sulle coperte di luna e il
tumtum delle arterie degli innamorati d'altomare nella penombra delle
cabine, ma lui aveva ancora in s tanta rabbia arretrata che non si
lasci stordire dall'emozione n intimorire dal prodigio, ma si disse
con pi fermezza che mai che adesso vedranno un po' chi sono io,
cacchio, adesso lo vedranno, e invece di farsi da parte per non essere
investito da quella macchina colossale cominci a remare davanti a
lei, perch adesso s imparerete chi sono io, e continu a orientare
la nave con la lampada finch fu cos sicuro della sua ubbidienza che
la costrinse a scorreggere di nuovo la meta dei moli, la tolse dal
canale invisibile e se la port al guinzaglio come se fosse un vitello
di mare verso le luci del villaggio addormentato, una nave viva e
invulnerabile ai fasci del faro che ora non la invisibilizzavano ma la
rendevano d'alluminio ogni quindici secondi, e l cominciavano a
definirsi le croci della chiesa, la miseria delle case, l'illusione, e
il transatlantico gli andava ancora dietro, seguendolo con tutto
quello che portava dentro, il suo capitano addormentato sul fianco del
cuore, i tori da torneo nella neve delle sue dispense, il malato
solitario nel suo ospedale, l'acqua orfana delle sue cisterne, il
pilota irredento che dovette scambiare i faraglioni per moli perch in
quel momento scoppi il ruggito madornale della sirena, una volta, e
lui rimase inzuppato dall'acquazzone di vapore che gli cadde addosso,
un'altra volta, e la barca altrui fu sul punto di andare a picco, e
un'altra volta, ma ormai era troppo tardi, perch l c'erano le
chiocciole della riva, i sassi della strada, le porte degli increduli,
il villaggio intero illuminato dalle stesse luci del transatlantico
impaurito, e lui ebbe appena il tempo di scostarsi per dar passo al
cataclisma, gridando tra la commozione, eccovelo, babbioni, un secondo
prima che il tremendo scafo d'acciaio squartasse la terra e si udisse
il rovinio nitido delle novantamilacinquecento coppe di champagne che
si ruppero una dopo l'altra da prua fino a poppa, e allora si fece
luce, e non fu ormai pi l'alba di marzo bens il mezzogiorno di un
mercoled radioso, e lui si pot togliere la soddisfazione di vedere
gli increduli che contemplavano a bocca aperta il transatlantico pi
grande di questo mondo e dell'altro incagliato davanti alla chiesa,
pi bianco di tutto, venti volte pi alto del campanile e circa
novantasette volte pi lungo del villaggio, col nome inciso in lettere
di ferro, "halalcsillag", e ancora sgocciolante lungo i fianchi delle
acque antiche e languide dei mari della morte.


BABILANO IL BUONO, VENDITORE DI MIRACOLI.

Fin dalla prima domenica che lo vidi mi sembr una mula siciliana, coi
suoi straccali di velluto imbastiti di filamenti d'oro, gli anelli di
pietre colorate in tutte le dita e la treccia di campanelle,
arrampicato su una tavola nel porto di Santa Maria del Darin, tra i
flaconi di specifici e le erbe di conforto che lui stesso preparava e
vendeva a perdifiato nei villaggi dei Caraibi, solo che allora non
stava cercando di vendere niente a quelle lercerie di indios, ma
supplicando che gli portassero una serpe di quelle vere per dimostrare
su carne propria un contravveleno di sua invenzione, l'unico
indelebile, signore e signori, contro i morsi di serpenti, tarantole e
scolopendre, ed ogni sorta di mammifero tossico. Qualcuno che sembrava
molto impressionato dalla sua risoluzione scov, nessuno seppe dove, e
gli port dentro un barattolo un mapan dei peggiori, di quelli che
cominciano con l'avvelenare il respiro, e lui lo stapp con un gusto
tale che tutti credemmo che se lo sarebbe mangiato, ma non appena si
sent libero, l'animale salt fuori dal barattolo e gli diede una
sforbiciata nel collo che l per l lo lasci senza fiato per
l'oratoria, ed ebbe appena il tempo di buttar gi l'antidoto quando il
dispensario di paccottiglia tombol sulla folla e lui se ne rimase a
rotolarsi per terra con l'enorme corpo sciamannato come se non avesse
niente dentro, ma senza smettere di ridere con tutti i suoi denti
d'oro. Quale doveva essere lo scompiglio, se una corazzata del nord
attraccata al molo da circa vent'anni in visita di buona volont
dichiar la quarantena perch non salisse a bordo il veleno della
serpe, e la gente che stava santificando la domenica delle palme usc
da messa coi rami d'ulivo benedetto, perch nessuno voleva perdersi la
rappresentazione dell'intossicato che l'aria della morte stava gi
cominciando a gonfiare, ed era due volte pi grosso di quello che era
stato, e buttava schiuma di fiele dalla bocca e ansimava dai pori, ma
continuava a ridere con tanta vitalit che le campanelle gli
scampanellavano per tutto il corpo. Il gonfiore gli fece saltare le
stringhe dei borzacchini e le cuciture del vestito, le dita gli
s'incrocchiarono per la pressione degli anelli, divent del colore del
capriolo in salamoia e gli uscirono dalla culatta delle incontinenze
preagoniche, sicch quanti avevano visto un morsicato da serpente
sapevano che stava marcendo prima di morire e sarebbe rimasto tanto
sbriciolato che avrebbero dovuto raccoglierlo con una pala per
cacciarlo dentro un sacco, ma pensavano anche che, pur nel suo stato
di segatura, avrebbe continuato a ridere. Era una cosa cos
incredibile che i fanti della marina s'inerpicarono sui ponti della
nave per fargli fotografie a colori con apparecchi a lunga distanza,
ma le donne uscite dalla messa mandarono all'aria i loro piani, perch
coprirono il moribondo con uno scialle e gli misero sopra i rami
benedetti, alcune perch non avevano piacere che la fanteria
profanasse il corpo con macchine da avventisti, altre perch avevano
paura di continuare a vedere quell'idolatra che era capace di morire
morto dal ridere, e altre ancora perch chiss mai che non riuscissero
con quello a disintossicargli per lo meno l'anima. Tutti lo davano per
morto, quando scost i rami con una bracciata, ancora mezzo
tarantolato e tutto sconvalescenzato dal brutto momento, ma raddrizz
la tavola senza l'aiuto di nessuno, torn ad arrampicarsi come un
granchio, ed era l di nuovo a gridare che quel contravveleno era
semplicemente la mano di Dio in una bottiglietta, come tutti avevamo
visto coi nostri stessi occhi, bench costasse solo due quattrini,
poich lui non lo aveva inventato come affare, bens per il bene
dell'umanit, e chi ha detto uno, signori e signore, ma per carit non
venitemi addosso tutti in una volta che ce n' per tutti.
Era naturale che gli venissero addosso tutti in una volta, e fecero
bene, perch alla fine non ce ne fu per tutti. Perfino l'ammiraglio
della corazzata se ne prese una bottiglietta, convinto da lui che era
buono anche contro il piombo avvelenato degli anarchici, e
l'equipaggio non si accontent di fargli in piedi sul tavolo le
fotografie a colori che non aveva potuto scattargli da morto, ma gli
fece firmare autografi finch i crampi non gli fermarono la mano. Era
quasi sera e nel porto non rimanevamo che noi, i pi perplessi, quando
lui cerc con lo sguardo qualcuno che avesse la faccia da scemo per
farsi aiutare a riporre le bottiglie, e naturalmente si accorse di me.
Quello fu come lo sguardo del destino, non solo del mio, perch gi
passato pi di un secolo e ce ne ricordiamo tutt'e due come se fosse
successo domenica scorsa. Il fatto che stavamo mettendo la sua
spezieria da circo in quel baule guainato di porpora che sembrava
piuttosto il sepolcro di un erudito, quando lui deve avermi visto
dentro qualche luce che non aveva visto prima perch mi domand con
malgarbo tu chi sei, e gli risposi che ero l'unico orfano di padre e
di madre al quale non fosse ancora morto il pap, e lui lasci andare
delle sghignazzate pi strepitose di quelle del veleno e poi mi
domand cosa fai nella vita, e io gli risposi che non facevo altro che
essere vivo perch tutto il resto non valeva la pena, e sempre
piangendo dal gran ridere mi domand qual la scienza che vorresti
conoscere di pi nel mondo, e quella fu l'unica volta che gli risposi
la verit senza scherzi, che volevo essere indovino, e allora non si
rimise a ridere, ma mi disse come pensando ad alta voce che se era
cos mi mancava poco, perch possedevo gi quello che era pi
difficile da imparare, e cio la mia faccia di scemo. Quella stessa
sera parl con mio padre, e per un real e due quattrini e un mazzo di
tarocchi per pronosticare adulteri, mi compr per sempre.
Cos era Babilano, il cattivo, perch il buono sono io. Era capace di
convincere un astronomo che il mese di febbraio non era altro che un
gregge di elefanti invisibili, ma quando la fortuna gli girava
diventava bestia nel cuore. Nei suoi giorni di gloria era stato
imbalsamatore di vicer, e dicono che gli acconciava una faccia di
tale autorit che per molti anni continuavano a governare meglio di
quando erano vivi; e che nessuno osava seppellirli finch lui non
tornava a ridargli la loro sembianza di morte, ma il prestigio
cominci a venirgli meno con l'invenzione di un gioco di scacchi a non
mai finire che rese pazzo un cappellano e provoc due suicidi
illustri, e cos and decadendo da interprete di sogni a ipnotizzatore
da compleanni, da cavadenti per suggestione a medicone da fiera, di
modo che nell'epoca in cui ci conoscemmo gi lo guardavano di sbieco
perfino i filibustieri. Andavamo alla deriva col nostro carrettino di
cialtronerie, e la vita era un eterno fortunale nel tentativo di
vendere le supposte di evazione che rendevano trasparenti i
contrabbandieri, le gocce furtive che le mogli battezzate versavano
nella minestra per infondere il timor di Dio nei mariti olandesi, e
tutto quello che lor signori vorranno comprare di libera scelta,
signore e signori, perch questo non un comando, bens un consiglio,
e a conti fatti, nemmeno la felicit un obbligo. Tuttavia, per
quanto ci sganasciassimo dalle risa per le sue trovate, la verit era
che molto a stento ci bastavano i soldi per mangiare, e la sua ultima
speranza si basava sulla mia vocazione d'indovino. Mi rinchiudeva nel
baule sepolcrale travestito da giapponese, e legato con catene di
tribordo, perch cercassi d'indovinare quello che potevo, mentre lui
sbudellava la grammatica in cerca del modo migliore di convincere il
mondo della sua nuova scienza, ed ecco davanti a voi, signore e
signori, questa creatura tormentata dalle lucciole di Ezechiele, e lei
che se ne resta l con quella faccia da incredulo, vediamo un po' se
ha il coraggio di chiedergli quanto tempo le resta da vivere, ma non
riuscii mai a indovinare nemmeno in che giorno eravamo, e cos lui mi
diede per spacciato come indovino perch il sopore della digestione ti
scombussola la ghiandola dei presagi, e dopo avermi ridotto a mal
partito con una randellata tanto per ingraziarsi la fortuna, decise di
riportarmi da mio padre per farsi restituire i soldi. Ma proprio in
quei giorni gli venne in mente di trovare applicazioni pratiche
all'elettricit della sofferenza, e si mise a fabbricare una macchina
per cucire che funzionasse collegata per mezzo di ventose alla parte
del corpo in cui si avesse un dolore. Dato che io passavo la notte a
lamentarmi delle legnate che lui mi dava per scongiurare la mala
sorte, dovette ricorrere a me come sperimentatore della sua
invenzione, e cos il viaggio di ritorno fu differito e gli torn il
buonumore, finch la macchina funzion talmente bene che non solo
cuciva meglio di una novizia, ma ricamava perfino uccelli e asfodeli a
seconda della posizione e della intensit del dolore. Eravamo in
quella, convinti della nostra vittoria sulla sfortuna, quando ci
raggiunse la notizia che il comandante della corazzata aveva voluto
ripetere a Filadelfia la prova del contravveleno, e si trasform in
marmellata di ammiraglio alla presenza del suo stato maggiore.
Non si torn pi a ridere per molto tempo. Pigliammo la fuga per
mulattiere da indios, e quanto pi sperduti ci trovavamo tanto pi
chiare ci giungevano le voci che i fanti di marina avevano invaso la
nazione col pretesto di sgominare la febbre gialla, e andavano
decapitando tutti i cantambanchi inveterati o casuali che trovavano
sulla loro strada, e non soltanto i nativi per precauzione, ma anche i
cinesi per distrazione, i negri per abitudine e gli ind per
l'incantamento dei serpenti, e poi la fecero finita con la fauna e la
flora e con tutto quello che poterono del regno minerale, perch i
loro specialisti nelle nostre faccende gli avevano insegnato che la
gente dei Caraibi aveva la virt di cambiare natura per abbindolare i
gringos. Io non capivo da dove era venuta fuori tanta rabbia e nemmeno
perch noi avevamo cos tanta paura, finch non ci trovammo in salvo
tra i venti eterni della Guajira, e solo l ebbe il coraggio di
confessarmi che il suo contravveleno non era altro che rabarbaro con
trementina, ma che aveva pagato due quattrini a un comparello per
farsi portare quel mapan senza tossico. Ci rifugiammo nelle rovine di
una missione coloniale, ingannati dalla speranza che sarebbero passati
i contrabbandieri, che erano uomini da fidarsi e gli unici capaci di
avventurarsi sotto il sole mercuriale di quegli eremi di salnitro.
Sulle prime mangiavamo salamandre affumicate con fiori di macerie, e
ci restava ancora abbastanza spirito da ridere quando cercammo di
mangiare i suoi borzacchini bolliti, ma alla fine ci mangiammo anche
le ragnatele d'acqua delle cisterne, e soltanto allora ci accorgemmo
quanto ci mancava il mondo. Dato che a quei tempi io non conoscevo
alcun ricorso contro la morte, non feci altro che sdraiarmi ad
aspettarla sulla parte che mi faceva meno male, mentre lui delirava
nel ricordo di una donna cos delicata che poteva passare sospirando
attraverso i muri, ma anche quel ricordo inventato era un artificio
del suo ingegno per ingannare la morte con lamenti d'amore. Tuttavia,
nel momento in cui avremmo dovuto essere morti mi si avvicin pi vivo
che mai e pass tutta la notte a scrutarmi l'agonia, pensando con
tanta forza che non sono ancora riuscito a sapere se quel sibilo tra i
ruderi era il vento o il suo pensiero, e prima dell'alba mi disse con
la stessa voce e la stessa fermezza di altri tempi che ora sapeva la
verit, ed era che io gli avevo capovolto di nuovo la fortuna, di modo
che stringiti bene la cinghia dei calzoni perch come me l'hai
capovolta me la rimetterai in sesto.
Fu a quel punto che si guast il poco affetto che avevo ancora per
lui. Mi tolse di dosso gli ultimi stracci, mi arrotol in filo di
ferro spinato, mi strofin pietre di salnitro sui guidaleschi, mi mise
in salamoia nelle mie stesse acque e mi appese per le caviglie a
macerare al sole, e oltre a tutto gridava che quella mortificazione
non era sufficiente per placare i suoi persecutori. Alla fine mi gett
a marcire nelle mie stesse miserie dentro la segreta di penitenza dove
i missionari coloniali rigeneravano gli eretici, e con la perfidia di
ventriloquo che ancora gli avanzava si mise a imitare le voci degli
animali da mangiare, il rumore delle barbabietole mature e lo scroscio
delle sorgenti, per torturarmi con l'illusione di stare morendo
d'indigenza nel paradiso. Quando alla fine i contrabbandieri lo
rifornirono, scendeva nella segreta e mi dava da mangiare qualsiasi
cosa che non mi lasciasse morire, ma poi mi faceva pagare la carit
strappandomi le unghie con tenaglie e limandomi i denti con pietre
abrasive, e la mia unica consolazione era il desiderio che la vita mi
desse tempo e fortuna per vendicarmi di tanta infamia con altri
martiri peggiori. Io stesso mi meravigliavo di poter resistere al
lezzo della mia stessa putrefazione e lui non la smetteva di gettarmi
addosso gli avanzi dei suoi pasti e gettava negli angoli pezzi di
lucertole e di avvoltoi marci per far s che l'aria della segreta
finisse di avvelenarsi. Non so quanto tempo era trascorso, quando mi
port il cadavere di un coniglio per farmi vedere che preferiva
lasciarlo marcire piuttosto che darmelo da mangiare, e fin l dur la
mia pazienza e mi rimase soltanto il rancore, sicch presi il coniglio
per le orecchie e lo scagliai contro il muro con l'illusione che era
lui e non l'animale a schiattarsi, e fu allora che accadde, come in
sogno, che il coniglio non soltanto risuscit con uno strillo di
spavento, ma torn nelle mie mani camminando nell'aria.
Fu cos che cominci la mia gran vita. Da allora giro per il mondo
sfebbrando i malarici per due pesos, rendendo la vista ai ciechi per
quattro e cinquanta, disidratando gli idropici per diciotto,
completando i mutilati per venti pesos se lo sono di nascita, per
ventidue se lo sono per incidenti o per colluttazione, per venticinque
se lo sono a causa di guerre, terremoti, sbarchi di fanteria o
qualsiasi altro tipo di calamit pubblica, curando i malati comuni
all'ingrosso mediante combinazione speciale, i pazzi secondo il tema,
i bambini a met prezzo e gli scemi per gratitudine, e venga avanti
chi ha il coraggio di dire che non sono un filantropo, dame e
cavalieri, e adesso s, signor comandante della ventesima flotta, pu
dare ordine ai suoi ragazzi di rimuovere le barricate per far passare
l'umanit sofferente, i lebbrosi a sinistra, gli epilettici a destra,
i paralitici dove non intralcino, e l dietro i meno urgenti, ma
niente ressa per favore perch non rispondo se vi si mescolano i
malanni e poi restate guariti di quello che non , e che continui la
musica finch scotti l'ottone, e i razzi finch brucino gli angeli, e
l'acquavite fino a uccidere il pensiero, e vengano le matrone e i
mattacchioni, e i mazzieri e i fotografi, e tutto a mie spese, dame e
cavalieri, che qui finita la cattiva fama dei Babilani e succede il
finimondo universale. Cos li vado blandendo, con tecniche da
deputato, nel caso mi venga a mancare il criterio e certi mi restino
peggio di come erano. L'unica cosa che non faccio risuscitare i
morti, perch non appena aprono gli occhi contrattaccano di rabbia il
perturbatore del loro stato, e in fin dei conti quelli che non si
suicidano tornano a morire di delusione. Al principio ero incalzato da
un seguito di sapienti che indagavano sulla legalit della mia
industria, e quando ne furono convinti mi minacciarono dell'inferno di
Simon Mago e mi raccomandarono una vita di penitenza per riuscire a
essere santo, ma io risposi, senza disprezzo per la loro autorit, che
era proprio da l che avevo cominciato. La verit che non ci
guadagno niente a essere santo dopo morto, io sono invece un artista,
e l'unica cosa che voglio essere vivo per continuare a far vita
sbracata con questo carcassone decappottabile a sei cilindri che mi ha
venduto il console dei fanti, con questo autista trinitario che era
baritono dell'opera dei pirati a New Orleans, con le mie camicie di
baco autentico, le mie lozioni d'oriente, i miei denti di topazio, il
mio cappello di panama e i miei stivaletti a due colori, e dormire
senza sveglia, e ballare con le regine della bellezza e lasciarle come
allucinate dalla mia retorica di dizionario, e senza che mi tremino le
ginocchia se un mercoled delle ceneri mi si appassiscono le virt,
perch per continuare a far questa vita da ministro mi basta la mia
faccia da scemo e mi avanza la sfilata di negozi che ho da qui fino a
pi in l del crepuscolo, dove gli stessi turisti che ci facevano
pagare l'ammiraglio adesso danno i numeri per avere le foto con la mia
firma, per gli almanacchi coi miei versi d'amore, per le mie medaglie
di profilo e per i brandelli della mia roba, e tutto questo senza la
gloriosa scocciatura di stare tutto il giorno e tutta la notte
scolpito in marmo equestre e scacato di rondini come i padri della
patria.
Peccato che Babilano il cattivo non possa ripetere questa storia
perch si sappia che non affatto inventata. L'ultima volta che
qualcuno lo vide in questo mondo aveva perduto perfino i rosicchi del
suo antico splendore, e aveva l'anima smantellata e le ossa in
disordine a causa dei rigori del deserto, ma gli era avanzato ancora
un buon paio di campanelle per ricomparire quella domenica nel porto
di Santa Maria del Darin con l'eterno baule sepolcrale, solo che
allora non stava cercando di vendere qualche contravveleno, ma
supplicando con la voce incrinata dall'emozione che i fanti della
marina lo fucilassero in spettacolo pubblico per dimostrare in carne
propria le facolt risuscitatrici di questa creatura sovrannaturale,
signore e signori, e anche se avete diritto da vendere di non credermi
dopo aver sofferto cos tanto tempo per le mie malefatte d'imbroglione
e di falsificatore, vi giuro per le ossa di mia madre che
l'esperimento di oggi non affatto dell'altro mondo, ma l'umile
verit, e se vi resta ancora qualche dubbio badate bene che ora non
sto ridendo come prima, ma resistendo alla voglia di piangere. Quale
doveva essere la sua persuasione, se si sbotton la camicia, con gli
occhi gonfi di lacrime, e se si dava manate da maciste sul cuore per
indicare il punto migliore della morte, e tuttavia i fanti della
marina non osavano sparare per timore che le folle domenicali li
coprissero di discredito. Qualcuno che forse non aveva dimenticato le
babilanonerie di altri tempi scov, nessuno seppe dove, e gli port
dentro una tolla delle radici di verbasco che sarebbero bastate per
far salire a galla tutte le cernie dei Caraibi, e lui la stapp con un
gusto tale come se davvero volesse mangiarsele, e in effetti se le
mangi, signore e signori, ma per favore niente commozione e niente
preghiere per la mia pace eterna, perch questa morte non che una
visita. Quella volta fu cos onesto che non ricorse a rantoli da
melodramma ma scese dalla tavola come un granchio, cerc per terra tra
i primi dubbi il posto pi acconcio per sdraiarsi, e da l mi guard
come la madre ed esal l'ultimo respiro tra le sue stesse braccia,
sempre ricacciando le sue lacrime da uomo e contorto a dritta e a
manca dal tetano dell'eternit. Fu quella l'unica volta, naturalmente,
che mi venne meno la scienza. Lo misi in quel baule di dimensioni
premonitorie, dove stava a corpo intero, gli feci cantare una messa
delle tenebre che mi cost cinquanta dobloni da quattro perch il
celebrante era vestito d'oro e per di pi c'erano tre vescovi seduti,
gli feci erigere un mausoleo da imperatore su una collina esposta ai
tempi migliori del mare, con una cappella tutta per lui e una lapide
di ferro sulla quale era scritto in maiuscole gotiche che qui giace
Babilano il morto, malchiamato il cattivo, schernitore di fanti e
vittima della scienza, e non appena quegli onori mi bastarono a fargli
giustizia per le sue virt cominciai a risarcirmi per le sue infamie,
e allora lo risuscitai nel sepolcro blindato, e lo lasciai l a
rivoltarsi nell'orrore. Ci accadde molto prima che Santa Maria del
Darin fosse ingoiata dalla termite, ma il mausoleo sempre intatto
sulla collina, all'ombra dei draghi che salgono a dormire nei venti
atlantici, e ogni volta che passo da quelle parti gli porto un
autocarro carico di rose e il cuore mi duole al pensiero delle sue
virt, ma poi metto l'orecchio sulla lapide per sentirlo piangere tra
i rottami del baule schiantato e se per caso tornato a morire torno
a risuscitarlo, perch il bello della punizione che continui a
vivere nella sepoltura finch sar vivo io, e cio per sempre.


















LA INCREDIBILE E TRISTE STORIA DELLA CANDIDA ERENDIRA E DELLA SUA
NONNA SNATURATA.

Erndira stava aiutando la nonna a fare il bagno quando cominci il
vento della sua disgrazia. L'enorme magione di malta lunare, smarrita
nella solitudine del deserto, rabbrivid fin nei contrafforti sotto il
primo assalto. Ma Erndira e la nonna erano use ai rischi di quella
natura dissennata, e notarono a malapena la portata del vento nella
stanza da bagno ornata di pavoni ripetuti e di mosaici puerili di
terme romane.
La nonna, nuda e grande, sembrava una bella balena bianca nella vasca
di marmo. La nipote aveva appena compiuto quattordici anni ed era
languida e d'ossa tenere, e troppo mansueta per la sua et. Con una
parsimonia che aveva qualcosa del rigore sacro faceva abluzioni alla
nonna con un'acqua nella quale aveva fatto bollire piante depurative e
foglie di buon odore, e queste rimanevano appiccicate alla schiena
succulenta, ai capelli metallici e sciolti, alle spalle potenti
tatuate senza piet con un dileggio di marinai.
La notte scorsa ho sognato che stavo aspettando una lettera disse la
nonna. Erndira, che non parlava mai se non per motivi ineluttabili,
domand:
Che giorno era nel sogno?
Gioved.
Allora era una lettera con brutte notizie disse Erndira, ma non
arriver mai.
Quando fin di farle il bagno, condusse la nonna nella camera da
letto. Era cos grassa che poteva camminare solo appoggiata alla
spalla della nipote, o a un bordone che sembrava da vescovo, ma anche
nelle sue costumanze pi difficili si notava il dominio di una
grandezza antiquata. Nell'alcova composta con un criterio eccessivo e
un po' demente, come tutta la casa, Erndira ci mise due ore ad
accomodare la nonna. Le sbrogli i capelli crine per crine, glieli
profum e glieli pettin, le mise un vestito di fiori equatoriali, le
incipri la faccia con farina di talco, le pittur le labbra con
carminio, le guance con belletto, le palpebre con muschio e le unghie
con smalto di madreperla, e quando l'ebbe infrascata come una bambola
pi grande delle dimensioni umane la condusse in un giardino
artificiale di fiori soffocanti come quelli del vestito, la fece
sedere su una poltrona che aveva la foggia e il lignaggio di un trono,
e la lasci ad ascoltare i dischi fugaci del grammofono a tromba.
Mentre la nonna navigava per le paludi del passato, Erndira si occup
di spazzare la casa, che era buia e farraginosa, con mobili frenetici
e statue di cesari inventati, e lampadari a gocce e angeli di
alabastro, e un piano con vernice d'oro, e numerosi orologi di forme e
misure imprevedibili. C'era nel cortile una cisterna per immagazzinare
per molti anni l'acqua portata a spalla d'indio da sorgenti remote, e
legato a un anello della cisterna c'era uno struzzo rachitico, l'unico
animale da piuma che era potuto sopravvivere al tormento di quel clima
malvagio. Era lontana da tutto, nell'anima del deserto, accanto a un
baraccume dalle viuzze miserabili e ardenti, dove i capri si
suicidavano di desolazione quando soffiava il vento della disgrazia.
Quel rifugio incomprensibile era stato costruito dal marito della
nonna, un contrabbandiere leggendario che si chiamava Amadis, dal
quale ella aveva avuto un figlio che si chiamava anche lui Amadis, e
che fu il padre di Erndira. Nessuno conobbe n le origini n i motivi
di quella famiglia. La versione pi conosciuta in lingua di indios era
che Amadis, il padre, aveva riscattato la sua bella moglie da un
postribolo delle Antille, dove aveva ucciso un uomo a coltellate, e
l'aveva trasferita per sempre nell'impunit del deserto. Quando gli
Amadis morirono, uno di febbri malinconiche, e l'altro crivellato in
un alterco di rivali, la donna seppell i cadaveri nel cortile,
licenzi le quattordici serve scalze, e continu a pascere i suoi
sogni di grandezza nella penombra della casa furtiva, grazie al
sacrificio della nipote bastarda che aveva allevato fin dalla nascita.
Solo per dar la corda e per concertare gli orologi Erndira ci metteva
sei ore. Il giorno in cui cominci la sua disgrazia non dovette farlo,
perch gli orologi avevano corda fino alla mattina dopo, ma in cambio
dovette fare il bagno alla nonna e sopravvestirla, fregare per terra,
cucinare il pranzo e pulire la cristalleria. Verso le undici, quando
cambi l'acqua al secchio dello struzzo e innaffi le erbacce
desertiche delle tombe attigue degli Amadis, dovette contrariare
l'ardire del vento che si era fatto insopportabile, ma non sent il
mal presagio che quello dovesse essere il vento della sua disgrazia.
Alle dodici stava lustrando le ultime coppe di champagne, quando not
un odore di brodo tenero, e dovette fare un miracolo per arrivare di
corsa fino in cucina senza lasciare sui suoi passi un disastro di
vetri di Venezia.
Fece appena in tempo a togliere la pentola che cominciava a traboccare
sul fornello. Poi mise sul fuoco una fricassea che aveva gi
preparato, e approfitt dell'occasione per sedersi a riposare su uno
sgabello della cucina. Chiuse gli occhi, poi li apr con
un'espressione senza stanchezza, e cominci a versare il brodo nella
zuppiera. Lavorava addormentata.
La nonna si era seduta sola all'estremit di una tavola da banchetto
con candelabri d'argento e servizi per dodici persone. Fece sonare la
campanella, e quasi all'istante accorse Erndira con la zuppiera
fumante. Nel momento in cui le serviva il brodo, la nonna si accorse
delle sue mosse da sonnambula, e le pass la mano davanti agli occhi
come se pulisse un vetro invisibile. La bambina non vide la mano. La
nonna la segu con lo sguardo e, quando Erndira le gir le spalle per
tornare in cucina, le grid:
Erndira.
Svegliata di colpo, la bambina lasci cadere la zuppiera sul tappeto.
Non niente, figliola le disse la nonna con una tenerezza certa.
Ti sei rimessa a dormire camminando.
E' l'abitudine del corpo si scus Erndira.
Raccatt la zuppiera, ancora stordita dal sonno, e cerc di pulire la
macchia dal tappeto.
Lascialo cos la dissuase la nonna, questo pomeriggio lo lavi.
Di modo che, oltre alle incombenze naturali del pomeriggio, Erndira
dovette lavare il tappeto della sala da pranzo, e dato che si trovava
gi nella lavanderia ne approfitt per lavare anche la roba del
luned, mentre il vento girava e girava attorno alla casa cercando un
buco per infilarvisi. Ebbe tanto da fare, che la sera le cadde addosso
senza che nemmeno se ne accorgesse, e quando stese il tappeto della
sala da pranzo era ora di coricarsi.
La nonna aveva strimpellato il piano tutto il pomeriggio, cantando in
falsetto per conto proprio le canzoni della sua epoca, e le rimanevano
ancora sulle palpebre le gocciolature di muschio con lacrime. Ma
quando si allung sul letto, col camicione di mussolina, si era
ristabilita dall'amarezza dei buoni ricordi.
Approfitta di domani per lavare anche il tappeto del salotto disse a
Erndira, che non ha visto il sole fin dai tempi del rumore.
S, nonna rispose la bambina.
Afferr un ventaglio di piume e cominci a far vento alla matrona
implacabile che le recitava il codice dell'ordine notturno intanto che
sprofondava nel sonno.
Stira tutta la roba prima di coricarti, in modo da addormentarti con
la coscienza tranquilla.
S, nonna.
Ripassa bene i guardaroba, perch nelle notti di vento che le tarme
hanno pi fame.
S, nonna.
Col tempo che t'avanza porta i fiori nel cortile per farli
respirare.
S, nonna.
E d da mangiare allo struzzo.
Si era addormentata ma continu a dare ordini, perch era da lei che
la nipote aveva ereditato la virt di continuare a vivere nel sonno.
Erndira usc dalla stanza senza far rumore e fece gli ultimi mestieri
della sera, rispondendo sempre agli incarichi della nonna
addormentata.
Dai da bere alle tombe.
S, nonna.
Prima di coricarti bada che tutto sia in perfetto ordine, perch le
cose soffrono molto se non le si mettono a dormire nel loro posto.
S, nonna.
E se vengono gli Amadis avvisali di non entrare disse la nonna,
perch la banda di Porfirio Galn li sta aspettando per ammazzarli.
Erndira non le rispose pi, perch sapeva che cominciava a smarrirsi
nel delirio, ma non salt nemmeno un ordine. Quando fin di
controllare le spagnolette delle finestre e spense le ultime luci,
prese un candelabro della sala da pranzo e s'illumin la strada fino
alla sua camera, mentre le pause del vento si riempivano del respiro
placido ed enorme della nonna addormentata.
Anche la sua camera era lussuosa, bench non tanto quanto quella della
nonna, ed era zeppa delle bambole di pezza e degli animali a molla
della sua infanzia recente. Stremata dalle mansioni brutali della
giornata, Erndira non ebbe la forza di spogliarsi, ma mise il
candelabro sul comodino e si lasci cadere sul letto. Poco dopo il
vento della sua disgrazia s'introdusse nella camera come un'orda di
cani e rovesci il candelabro contro le tende.


All'alba, quando finalmente cess il vento, cominciarono a cadere
delle gocce di pioggia grosse e separate che spensero le ultime braci
e indurirono le ceneri fumiganti della magione. La gente del paese,
indios per la maggior parte, cercava di ricuperare i resti del
disastro: il cadavere carbonizzato dello struzzo, l'ossatura del piano
dorato, il torso di una statua. La nonna contemplava con un
abbattimento impenetrabile i residui della sua fortuna. Erndira,
seduta tra le due tombe degli Amadis, aveva finito di piangere. Quando
la nonna si convinse che restavano pochissime cose intatte tra le
macerie, guard la nipote con sincera compassione.
Mia povera bambina sospir. Non ti baster la vita per pagarmi
questo pregiudizio.
Cominci a pagarglielo quello stesso giorno, sotto il fragore della
pioggia, quando la port dal bottegaio del paese, un vedovo squallido
e prematuro che era assai conosciuto nel deserto perch pagava a buon
prezzo la verginit. Davanti all'attesa impavida della nonna il vedovo
esamin Erndira con un'austerit scientifica: consider la forza
delle sue cosce, le dimensioni dei suoi seni, il diametro dei suoi
fianchi. Non disse una parola finch non ebbe fatto un calcolo del suo
valore.
E' ancora molto acerba disse a quel punto, ha tettine di cagna.
Poi la fece salire su una bilancia per comprovare con cifre il suo
dettame. Erndira pesava 42 chilogrammi.
Non vale pi di cento pesos disse il vedovo.
La nonna si scandalizz.
Cento pesos per una creatura completamente nuova! grid quasi. No,
perbacco, questo vuol dire mancar di rispetto alla virt.
Fino a centocinquanta disse il vedovo.
La bambina mi ha fatto un danno di pi di un milione di pesos disse
la nonna. Di questo passo le ci vorrebbero almeno duecento anni per
pagarmi.
Per fortuna disse il vedovo, l'unica cosa buona che possiede
l'et.
La tempesta minacciava di scardinare la casa, e c'erano tanti buchi
nel tetto che dentro pioveva quasi quanto fuori. La nonna si sent
sola in un mondo di disastro.
Salga almeno fino a trecento disse.
Duecentocinquanta.
Alla fine si misero d'accordo per duecentoventi pesos in contanti e un
po' di roba da mangiare. La nonna accenn a Erndira di andare col
vedovo, e questi la condusse per mano verso il retrobottega, come se
la portasse a scuola.
Io ti aspetto qui disse la nonna.
S, nonna disse Erndira.
Il retrobottega era una specie di tettoia con quattro pilastri di
mattoni, un tetto di palme marcite, e un muricciolo di fango indurito
alto un metro da dove si cacciavano in casa i disturbi
dell'intemperie. Appoggiati sul bordo del muricciolo c'erano vasetti
di cactus e altre piante d'aridit. Appesa tra due pilastri, un'amaca
senza colore si sbatacchiava come la vela sciolta di una paranza alla
deriva. Al di sopra del sibilo della tempesta e delle funate
dell'acqua si udivano grida lontane, ululati di animali remoti, voci
di naufragio.
Quando Erndira e il vedovo entrarono sotto la tettoia dovettero
sostenersi per non essere rovesciati da un colpo di pioggia che li
lasci infradiciati. Le loro voci non si udivano e i loro movimenti si
erano fatti diversi a causa del fragore della burrasca. Al primo
tentativo del vedovo Erndira grid qualcosa d'incomprensibile e cerc
di scappare. Il vedovo le rispose senza voce, le torse il braccio
stringendolo al polso e la trascin verso l'amaca. Lei gli resistette
con una graffiata sulla faccia e torn a gridare in silenzio, e lui le
rispose con un manrovescio solenne che la sollev da terra e la fece
galleggiare un attimo nell'aria coi lunghi capelli di medusa che
ondeggiavano nel vuoto, la strinse per la vita prima che tornasse a
terra, l'abbatt dentro l'amaca con un colpo brutale, e la immobilizz
con le ginocchia. Erndira soccombette allora al terrore, perse i
sensi, e rimase come affascinata dai peduncoli di luna di un pesce che
pass nuotando nell'aria della tempesta, mentre il vedovo la denudava
lacerandole le vesti con granfiate larghe, come se strappasse erba,
struggendogliele in lunghi lembi colorati che ondulavano come stelle
filanti e se ne andavano col vento.
Quando in paese non ci fu nessun altro uomo che potesse pagare
qualcosa per l'amore di Erndira, la nonna se la port via su un
camion da trasporti verso le rotte del contrabbando. Fecero il viaggio
sulla piattaforma scoperta, tra balle di riso e latte di strutto, e i
saldi dell'incendio: la testiera del letto vicereale, un angelo di
guerra, il trono bruciacchiato, e altre cianfrusaglie inservibili. In
un baule con due croci pitturate con la pennellessa si portarono via
le ossa degli Amadis.
La nonna si riparava dal sole eterno con un ombrello scucito e
respirava male a causa della tortura del sudore e della polvere, ma
anche in quello stato d'infortunio conservava la padronanza della sua
dignit. Dietro il mucchio di latte e di sacchi di riso, Erndira pag
il viaggio e il trasporto dei mobili facendo amori da venti pesos
l'uno con l'aiutante del camionista. Sulle prime il suo sistema di
difesa fu il medesimo col quale si era opposta all'aggressione del
vedovo. Ma il metodo dell'aiutante fu diverso, lento e sapiente, e
fin per renderla docile con la dolcezza. Di modo che quando
arrivarono nel primo paese, al termine di un viaggio mortale, Erndira
e l'aiutante si riposavano dal buon amore dietro il parapetto del
carico. Il conducente del camion grid alla nonna:
Da qui in avanti, ormai tutto mondo.
La nonna osserv con incredulit le strade miserevoli e solitarie di
un paese un po' pi grande, ma triste al pari di quello che avevano
abbandonato.
Non si nota disse.
E' territorio di missioni disse il conducente.
A me non interessa la carit bens il contrabbando disse la nonna.
Assorta nel dialogo, dietro il carico Erndira frugava con un dito
dentro un sacco di riso. Ad un tratto trov un filo, lo tir, e cav
una lunga collana di perle autentiche. La esamin, stupita, tenendola
tra le dita come una biscia morta, mentre il conducente ribatteva alla
nonna:
Non sogni a occhi aperti, signora. I contrabbandieri non esistono.
Come no disse la nonna, lo venga a dire a me!
Li cerchi e vedr celi il conducente, di buonumore. Tutti parlano
di loro, ma nessuno li vede.
L'aiutante si rese conto che Erndira aveva cavato la collana dal
sacco, si affrett a togliergliela di mano e la infil di nuovo nel
sacco di riso. La nonna, che aveva deciso di rimanere nonostante la
povert del paese, chiam allora la nipote per farsi aiutare a
scendere dal camion. Erndira prese commiato dall'aiutante con un
bacio frettoloso ma spontaneo e sicuro.
La nonna attese seduta sul trono, in mezzo alla strada, finch
finirono di scaricare. L'ultima cosa fu il baule coi resti degli
Amadis.
Pesa come un morto rise il conducente.
Sono due disse la nonna. E perci li tratti col dovuto rispetto.
Scommetto che sono statue d'avorio rise il conducente.
Mise il baule con le ossa sbadatamente tra i mobili bruciacchiati, e
allung la mano aperta davanti alla nonna.
Cinquanta pesos disse.
La nonna indic l'aiutante.
Il suo schiavo s' gi pagato d'avanzo.
Il conducente guard stupito l'aiutante, e questi gli fece un cenno
affermativo. Torn verso la cabina del camion, dove viaggiava una
donna in lutto con un poppante che piangeva di caldo. L'aiutante,
molto sicuro di s, disse allora alla nonna:
Erndira se ne viene con me, se lei non ordina diversamente. E' con
buone intenzioni.
La bambina intervenne spaventata.
Io non ho detto nulla!
Lo dico io che l'idea stata mia disse l'aiutante.
La nonna lo esamin a corpo intero, senza sminuirlo, ma cercando di
calcolare la vera portata del suo fegato.
Per me, non ci sono inconvenienti gli disse, se mi paghi quello che
ho perduto per la sua incuria. Sono
ottocentosettantaduemilatrecentoquindici pesos, meno quattrocentoventi
che mi ha gi pagato, ossia
ottocentosettantunmilaottocentonovantacinque.
Il camion si mosse.
Le assicuro che le darei tutto quel mucchio di soldi se li avessi
disse con seriet l'aiutante. La bambina li vale.
Alla nonna and a genio la risolutezza del ragazzo.
Be', torna quando li avrai, figliolo ribatt in tono simpatico, ma
adesso vattene, perch se torniamo a fare i conti mi dovresti ancora
dieci pesos.
L'aiutante salt sulla piattaforma del camion che si stava
allontanando. Da l fece un cenno d'addio a Erndira con la mano, ma
lei era ancora cos spaventata che non gli corrispose.
Sullo stesso terreno incolto dove le aveva lasciate il camion,
Erndira e la nonna improvvisarono una baracchetta dove vivere, con
lastre di zinco e resti di tappeti asiatici. Misero due stuoie per
terra e dormirono bene proprio come nella magione, finch il sole apr
fori nel tetto e gli arse sul viso.
Al contrario di sempre, fu la nonna che si occup quella mattina di
agghindare Erndira. Le pittur la faccia con uno stile di bellezza
sepolcrale che era stato di moda ai tempi della sua giovent, e le
diede il colpo di grazia con un paio di ciglia posticce e un fiocco di
organdis che sembrava una farfalla sulla testa.
Ti vedi orribile ammise, ma cos meglio: gli uomini sono molto
bestie in fatto di donne.
Ambedue riconobbero, molto prima di vederle, i passi di due mule sulle
pietre del deserto. A un ordine della nonna, Erndira si sdrai sulla
stuoia come lo avrebbe fatto un'apprendista di teatro nel momento in
cui stava per aprirsi il sipario. Appoggiata al bordone episcopale, la
nonna usc dalla baracchetta e si sedette sul trono per aspettare il
passaggio delle mule.
Si avvicinava l'uomo della posta. Non aveva pi di vent'anni, bench
stesse invecchiando per il mestiere, e indossava un vestito cachi,
stivaletti, casco di sughero, e portava una pistola da militare nel
cinturone a cartuccera. Montava una buona mula, e se ne tirava dietro
un'altra, meno intera, sulla quale erano ammucchiati i sacchi di tela
della posta.
Passando davanti alla nonna la salut con la mano e tir via. Ma lei
gli fece cenno di dare un'occhiata nell'interno della baracchetta.
L'uomo si ferm, e vide Erndira sdraiata sulla stuoia coi suoi
imbellettamenti postumi e un vestito a balze viola.
Ti piace? domand la nonna.
L'uomo delle poste comprese solo allora quello che gli stavano
proponendo.
A digiuno non male sorrise.
Cinquanta pesos disse la nonna.
Diamine, l'avr d'oro! disse il ragazzo. quello che mi costa il
mangiare di un mese.
Non essere taccagno disse la nonna. La posta aerea ha paga migliore
di un prete.
Io sono la posta nazionale disse il ragazzo. La posta aerea
quella che va in giro su un camioncino.
In ogni modo l'amore importante quanto il mangiare disse la nonna.
Ma non alimenta.
La nonna cap che a un uomo che viveva delle speranze altrui avanzava
fin troppo tempo per mercanteggiare.
Quanto hai? gli domand.
La posta smont, cav dalla tasca qualche banconota masticata e le
mostr alla nonna. Lei le afferr tutte assieme con una mano rapace
come se fossero una palla.
Ti faccio il ribasso disse, ma a una condizione: fa correre la voce
da ogni parte.
Fino all'altra parte del mondo disse il ragazzo della posta. E' il
mio mestiere.
Erndira, che non aveva potuto palpebrare, si tolse allora le ciglia
posticce e si tir da parte sulla stuoia per far posto allo sposo
casuale. Non appena il ragazzo fu entrato nella baracchetta, la nonna
chiuse l'entrata con uno strappone energico alla tenda scorrevole.
Fu un accomodamento efficace. Attratti dalle voci della posta, vennero
uomini fin da molto lontano a conoscere la novit di Erndira. E
dietro agli uomini vennero le tavole di lotteria e i chioschi di
cibarie, e dietro a tutti venne un fotografo in bicicletta che
install davanti all'accampamento una macchina fotografica a treppiede
con manicotto da lutto, e con un telone di fondo con un lago di cigni
invalidi.
La nonna, sventagliandosi sul trono, sembrava estranea alla sua stessa
fiera. L'unica cosa che le interessava era l'ordine nella fila dei
clienti che aspettavano il turno, e l'esattezza del denaro che
pagavano in anticipo per entrare con Erndira. Sulle prime era stata
cos severa che giunse perfino a respingere un buon cliente perch gli
mancavano cinque pesos. Ma col passare dei mesi and assimilando le
lezioni della realt, e fin per consentire che completassero il
pagamento con medaglie di santi, reliquie di famiglia, anelli
matrimoniali, e tutto quanto fosse in grado di dimostrare, mordendolo,
che era oro di buona lega bench non luccicasse.
In capo a una lunga permanenza in quel primo paese, la nonna ebbe
abbastanza denaro per comprare un mulo, e si addentr nel deserto in
cerca di altri luoghi pi propizi per rifarsi della perdita. Viaggiava
su un basto che avevano improvvisato sul dorso del mulo, e si
proteggeva dal sole immobile con l'ombrello sformato che Erndira le
reggeva sulla testa. Dietro di lei camminavano quattro indios da
carico coi pezzi dell'accampamento: le stuoie per dormire, il trono
restaurato, l'angelo d'alabastro e il baule coi resti degli Amadis. Il
fotografo inseguiva la carovana sulla sua bicicletta, ma senza
accodarsi, come se andasse a un'altra festa.
Erano trascorsi sei mesi dall'incendio quando la nonna fu in grado di
avere una visione globale dell'affare.
Se le cose continuano di questo passo disse a Erndira, mi avrai
pagato il debito entro otto anni, sette mesi e undici giorni.
Ripass un'altra volta i calcoli tenendo gli occhi chiusi, ruminando i
grani che cavava da una saccoccia appesa sotto le vesti dove riponeva
anche il denaro, e precis:
Tutto questo senza tener conto naturalmente della paga e del mangiare
degli indios, e di altre spese minori.
Erndira, che camminava al passo del mulo, oppressa dal caldo e dalla
polvere, non mosse alcun rimprovero ai conti della nonna, ma fu
costretta a trattenersi per non piangere.
Ho vetro pestato nelle ossa disse.
Cerca di dormire.
S, nonna.
Chiuse gli occhi, respir a fondo una boccata d'aria rovente e
continu a camminare addormentata.


Un camioncino carico di gabbie apparve mettendo in fuga i capri tra il
polverone dell'orizzonte, e lo schiamazzo degli uccelli fu un fiotto
d'acqua fresca sul sopore domenicale di San Miguel del Desierto. Al
volante c'era un corpulento fattore olandese con la cute scheggiata
dalle intemperie, e certi baffi color scoiattolo che aveva ereditato
da qualche bisnonno. Suo figlio Ulises, che viaggiava sull'altro
sedile, era un adolescente dorato, con occhi marittimi e solitari, e
con l'identit di un angelo furtivo. L'olandese fu attratto da una
tenda da campo davanti alla quale aspettavano il turno tutti i soldati
della guarnigione locale. Erano seduti per terra, bevevano da una
stessa bottiglia che si passavano di bocca in bocca, e avevano rami di
mandorlo sulla testa come se fossero imboscati per un combattimento.
L'olandese domand nella sua lingua:
Cosa diavolo venderanno l?
Una donna gli rispose suo figlio con la massima naturalezza. Si
chiama Erndira.
Come fai a saperlo?
Lo sanno tutti nel deserto rispose Ulises.
L'olandese scese nell'alberghetto del paese. Ulises indugi nel
camioncino, apr con dita agili un portafoglio d'affari che suo padre
aveva lasciato sul sedile, ne tolse un fascio di banconote, se ne
infil qualcuna nelle tasche, e rimise tutto come stava. Quella notte,
mentre suo padre dormiva, usc dalla finestra dell'albergo e and a
mettersi in coda davanti alla tenda di Erndira.
La festa era nel suo splendore. Le reclute ubriache ballavano sole per
non sprecare la musica gratis, e il fotografo scattava ritratti
notturni con carte al magnesio. Intanto che controllava l'affluenza,
la nonna contava banconote nel grembo, le divideva in fasci uguali e
le riponeva dentro un cesto. Non rimanevano pi che dodici soldati, ma
la fila del pomeriggio si era accresciuta di clienti borghesi. Ulises
era l'ultimo.
Il turno spettava a un soldato dall'alone lugubre. La nonna non solo
gli sbarr il passo, ma evit il contatto col suo denaro.
No, figliolo gli disse, tu non entri neppure per tutto l'oro del
mondo. Porti iella.
Il soldato, che non era di quelle terre, si stup.
Cosa vuol dire?
Che contagi il malocchio disse la nonna. Basta guardarti in
faccia.
Lo scost con la mano, ma senza toccarlo, e lasci passare il soldato
seguente.
Entra tu, bellimbusto gli disse di buonumore. E non fermarti
troppo, ch la patria ti chiama.
Il soldato entr, ma usc immediatamente, perch Erndira voleva
parlare con la nonna. La nonna si appese al braccio il cesto di denaro
ed entr nella tenda da campo, il cui spazio era stretto, ma ordinato
e pulito. In fondo, su un lettino di tela, Erndira non poteva
reprimere il tremito del corpo, era maltrattata e sudicia di sudore di
soldati.
Nonna singhiozz, sto morendo.
La nonna le tocc la fronte, e constatando che non aveva febbre, cerc
di consolarla.
Mancano soltanto dieci militari disse.
Erndira scoppi a piangere con strilli di animale spaventato. La
nonna seppe allora che aveva valicato i limiti dell'orrore, e
accarezzandole la testa l'aiut a calmarsi.
Il fatto che sei debole le disse. Coraggio, non piangere pi,
bagnati con acqua di salvia per ricomporti il sangue.
Usc dalla tenda quando Erndira cominci a rasserenarsi, e restitu
il denaro al soldato che stava aspettando. Per oggi finita gli
disse. Torna domani e ti do il primo posto. Poi grid a quelli della
fila:
E' finita, ragazzi. A domani alle nove.
Soldati e borghesi ruppero le fila con gridi di protesta. La nonna li
tenne a bada con buone maniere ma brandendo sul serio il bordone
devastatore.
Sconsiderati! Capponi! gridava. Cosa vi credete, che quella bambina
sia di ferro? Vorrei vedervi un po' io al suo posto. Pervertiti!
Apolidi di merda!
Gli uomini ribattevano con insulti pi pesanti, ma la nonna fin per
dominare la rivolta e si mantenne in guardia col bordone finch si
portarono via le tavole di frittellerie e smontarono i banchi di
lotteria. Si accingeva a tornare nella tenda quando vide Ulises a
corpo intero, solo, nello spazio vuoto e buio dove prima c'era stata
la fila di uomini. Aveva un alone irreale e sembrava visibile
nell'oscurit grazie al fulgore della sua bellezza.
E tu gli disse la nonna, dove hai lasciato le ali?
Chi le aveva era mio nonno rispose Ulises con la sua naturalezza,
ma nessuno ci crede.
La nonna torn a esaminarlo con una diligenza affascinata. Be', io s
che ci credo disse. Mettitele addosso domani. Entr nella tenda e
lasci Ulises ad ardere al suo posto.
Erndira si sent meglio dopo il bagno. Si era messa una sottanina
corta e ricamata, e stava asciugandosi i capelli prima di coricarsi,
ma faceva ancora degli sforzi per ricacciare le lacrime. La nonna
dormiva.
Da dietro il letto di Erndira, adagio adagio, Ulises sporse la testa.
Erndira vide gli occhi ansiosi e diafani, ma prima di dire qualcosa
si strofin la faccia con l'asciugamano per sincerarsi che non era
un'illusione. Quando Ulises mosse le palpebre per la prima volta,
Erndira gli domand con voce bassissima:
Chi sei tu?
Ulises si mostr fino alle spalle. Mi chiamo Ulises disse. Le mostr
le banconote rubate e aggiunse:
Ho i soldi.
Erndira mise le mani sul letto, avvicin la sua faccia a quella di
Ulises, e continu a parlare con lui come in un gioco di scuola
elementare.
Dovevi metterti in fila gli disse.
Ho aspettato tutta la sera disse Ulises.
Be', adesso devi aspettare fino a domani disse Erndira. Mi sento
come se mi avessero dato delle legnate sulle reni.
In quell'istante la nonna cominci a parlare addormentata.
Tra poco saranno vent'anni dall'ultima volta che piovuto disse.
Era una tempesta cos terribile che la pioggia venne mescolata con
acqua di mare, e la casa al mattino era tutta piena di pesci e di
lumache, e tuo nonno Amadis, che riposi in pace, vide una manta
luminosa che nuotava nell'aria.
Ulises torn a nascondersi dietro il letto. Erndira fece un sorriso
divertito.
Sta' tranquillo gli disse. Sembra sempre matta quando
addormentata, ma non la sveglia nemmeno un terremoto.
Ulises si affacci di nuovo. Erndira l'osserv con un sorriso sbieco
e perfino un po' affettuoso, e tolse dalla stuoia il lenzuolo usato.
Vieni gli disse, aiutami a cambiare il lenzuolo.
Allora Ulises usc da dietro il letto e prese il lenzuolo da un lato.
Poich era un lenzuolo molto pi grande della stuoia ci volevano
diversi tempi per piegarlo. Alla fine di ogni piegatura Ulises si
trovava pi vicino ad Erndira.
Impazzivo dalla voglia di vederti disse all'improvviso. Tutti
dicono che sei molto bella, ed vero
Ma morir disse Erndira.
La mia mamma dice che quelli che muoiono nel deserto non vanno in
cielo ma in mare disse Ulises.
Erndira mise da parte il lenzuolo sporco e copr la stuoia con un
altro lenzuolo pulito e stirato.
Non conosco il mare disse.
E' come il deserto, ma con l'acqua disse Ulises.
Allora non ci si pu camminare.
Il mio pap ha conosciuto un uomo che ci poteva camminare disse
Ulises, ma molto tempo fa.
Erndira era affascinata ma voleva dormire.
Se vieni domani molto presto ti metti al primo posto disse.
Me ne vado con il pap all'alba disse Ulises.
E non passerete pi di qui?
Chi lo sa quando disse Ulises. Adesso siamo passati per caso perch
ci siamo persi sulla strada della frontiera.
Erndira guard pensierosamente la nonna addormentata.
Bene decise, dammi i soldi.
Ulises glieli diede. Erndira si distese sul letto, ma lui rimase
tremante al suo posto: nell'istante decisivo la sua risoluzione si era
infiacchita. Erndira lo prese per la mano per fargli fretta, e solo
allora si accorse della sua tribolazione. Lei conosceva quella paura.
E' la prima volta? gli domand.
Ulises non rispose, ma fece un sorriso desolato. Erndira si fece
diversa.
Respira piano gli disse. Succede sempre cos al principio, e poi
non te ne accorgi nemmeno.
Lo fece sdraiare accanto a s, e intanto che gli toglieva i vestiti lo
and acquietando con risorse materne.
Com' che ti chiami?
Ulises.
E' nome di straniero disse Erndira.
No, di navigatore.
Erndira gli scopr il petto, gli diede bacetti orfani, lo annus.
Sembri tutto d'oro disse, ma profumi di fiori.
Dev'essere di arance disse Ulises.
Gi pi tranquillo, fece un sorriso di complicit.
Giriamo con molti uccelli per disorientare aggiunse, ma quello che
portiamo alla frontiera un contrabbando di arance.
Le arance non sono contrabbando disse Erndira.
Le nostre s disse Ulises. Ognuna costa cinquantamila pesos.
Erndira rise per la prima volta dopo tanto tempo.
Quello che pi mi piace di te disse, la seriet con cui inventi
gli spropositi.
Si era fatta spontanea e loquace, come se l'innocenza di Ulises le
avesse cambiato non soltanto l'umore, ma anche l'indole. La nonna, da
cos breve distanza dalla fatalit, continu a parlare nel sonno.
Di questi tempi, agli inizi di marzo, ti portarono in casa disse.
Sembravi una lucertolina avvolta nella bambagia. Amadis, tuo padre,
che era giovane e aitante, era cos contento quella sera che mand a
cercare almeno venti carri carichi di fiori, e arriv gridando e
gettando fiori per la strada, finch tutto il paese rimase dorato di
fiori come il mare.
Delir per parecchie ore, a squarciagola, e con una passione ostinata.
Ma Ulises non la sent, perch Erndira gli aveva voluto cos bene, e
con tanta verit, che torn a volergli bene per la met del suo prezzo
mentre la nonna delirava, e continu a volergli bene senza soldi fino
all'alba.


Un gruppo di missionari coi crocifissi sollevati in alto si erano
piantati a spalla a spalla in mezzo al deserto. Un vento cattivo come
quello della disgrazia scoteva le loro tonache di canovaccio e le loro
barbe silvestri, e permetteva a stento che si tenessero in piedi. Alle
loro spalle c'era la casa della missione, un promontorio coloniale con
un campanile minuscolo sopra i muri ruvidi e intonacati.
Il missionario pi giovane, che comandava il gruppo, indic col dito
una crepa naturale nel terreno d'argilla vetrosa.
Non oltrepassate questa riga grid.
I quattro portatori indios che reggevano la nonna su un palanchino di
assi si fermarono nell'udire il grido. Bench stesse mal seduta sul
piano del palanchino e avesse lo spirito intorpidito dalla polvere e
dal sudore del deserto, la nonna non aveva smesso la sua alterigia.
Erndira andava a piedi. Dietro il palanchino c'era una fila di otto
indios da carico, e per ultimo il fotografo sulla bicicletta.
Il deserto di nessuno disse la nonna.
E' di Dio disse il missionario, e state violando le sue sante leggi
col vostro commercio immondo.
La nonna riconobbe allora la forma e la dizione peninsulari del
missionario, ed eluse lo scontro frontale per non ridursi a mal
partito contro la sua intransigenza. Torn a essere se stessa.
Non capisco i tuoi misteri, figliolo.
Il missionario indic Erndira.
Quella bambina minorenne.
Per mia nipote.
Tanto peggio ribatt il missionario. Mettila sotto la nostra
custodia, con le buone, o dovremo far ricorso ad altri metodi.
La nonna non si aspettava che arrivassero a tanto.
Va bene, straniero cedette spaventata. Ma prima o poi passer,
vedrai.
Tre giorni dopo l'incontro coi missionari, la nonna ed Erndira
dormivano in un villaggio vicino al convento, quando dei corpi
dissimulati, muti, serpeggiando come pattuglie d'assalto, scivolarono
dentro la tenda da campo. Erano sei novizie indie, forti e giovani,
con tonache di lino greggio che sembravano fosforescenti nelle
raffiche di luna. Senza fare un solo rumore coprirono Erndira con una
zanzariera, la sollevarono senza svegliarla, e se la portarono via
avvolta come un pesce grande e fragile prigioniero in una rete lunate.
Non ci fu stratagemma al quale la nonna non fece ricorso per
riscattare la nipote dalla tutela dei missionari. Solo quando li ebbe
esauriti tutti, da quelli pi diritti fino a quelli pi contorti, fece
appello all'autorit civile, che era esercitata da un militare. Lo
trov nel cortile della sua casa, col torso nudo, intento a sparare
con un fucile da guerra contro una nube scura e solitaria nel cielo
rovente. Cercava di perforarla perch piovesse, e i suoi spari erano
accaniti e inutili, ma fece le pause necessarie per ascoltare la
nonna.
Io non posso fare nulla le spieg, quando fin di sentirla, i
fraticelli, d'accordo col Concordato, hanno diritto di tenersi la
bambina finch non sia maggiorenne. O finch non si sposi.
E allora per cosa tengono qui lei come alcalde? domand la nonna.
Perch faccia piovere disse l'alcalde.
Poi, vedendo che la nube si era messa fuori portata, interruppe le sue
mansioni ufficiali e si occup interamente della nonna.
Quello che servirebbe a lei una persona di molto peso che risponda
per lei le disse. Qualcuno che garantisca la sua moralit e le sue
buone abitudini con una lettera firmata. Non conosce il senatore
Onsimo Snchez?
Seduta sotto il sole puro su uno sgabello troppo stretto per le sue
natiche siderali, la nonna rispose con una rabbia solenne:
Sono una povera donna sola nell'immensit del deserto.
L'alcalde, con l'occhio destro contorto dal caldo, la consider
compassionevolmente.
Allora non perda altro tempo, signora disse. Che il diavolo la
porti.
Non se la port naturalmente. Piant la tenda davanti al convento
della missione, e si sedette a pensare, come un guerriero solitario
che mantenesse in stato d'assedio una citt fortificata. Il fotografo
ambulante, che la conosceva assai bene, caric le sue carabattole sul
portapacchi della bicicletta e si prepar ad andarsene solo quando la
vide in pieno sole, e con lo sguardo fisso sul convento.
Stiamo a vedere chi si stanca per primo disse la nonna, loro o io.
Loro se ne stanno l da 300 anni, e resistono ancora disse il
fotografo. Io me ne vado.
Soltanto allora la nonna vide la bicicletta sovraccarica.
Dove te ne vai?
Dove mi porter il vento disse il fotografo, e se ne and. Il mondo
grande.
La nonna sospir.
Non tanto come credi tu, disconoscente.
Ma non mosse la testa nonostante il rancore, per non scostare lo
sguardo dal convento. Non la scost per molti giorni di caldo
minerale, per molte notti di venti perduti, per tutto il tempo della
meditazione durante il quale nessuno usc dal convento. Gli indios
costruirono una tettoia di palme accanto alla tenda, e l appesero le
loro amache, ma la nonna vegliava fino a molto tardi, beccheggiando
sul trono, e ruminando i cereali crudi della sua saccoccia con
l'indolenza invincibile di un bue accovacciato.
Una notte transit assai vicino a lei una fila di camion coperti,
lenti, le cui uniche luci erano delle ghirlande di lampadine colorate
che davano ai veicoli una dimensione spettrale di altari sonnambuli.
La nonna li riconobbe immediatamente, perch erano uguali ai camion
degli Amadis. L'ultimo del convoglio rimase indietro, si ferm, e un
uomo scese dalla cabina per sistemare qualcosa sulla piattaforma del
carico. Sembrava una ripetizione degli Amadis, col berretto dalla
visiera all'ins, gli stivali alti, due cartuccere incrociate sul
petto, un fucile militare e due pistole. Vinta da una tentazione
irresistibile, la nonna chiam l'uomo.
Non sai chi sono? gli domand.
L'uomo la illumin senza piet con una torcia a pile. Esamin un
attimo il viso corrotto dalla veglia, gli occhi spenti dalla
stanchezza, i capelli appassiti della donna che perfino alla sua et,
nel suo cattivo stato e con quella luce cruda sulla faccia, avrebbe
potuto dire di essere stata la pi bella del mondo. Dopo averla
esaminata quanto bastava per essere sicuro di non averla mai vista,
spense la torcia.
L'unica cosa che so con assoluta certezza disse che lei non la
Virgen de los Remedios.
Tutto l'opposto disse la nonna con voce dolce. Sono la Dama.
L'uomo mise la mano sulla pistola per puro istinto.
Quale dama?
Quella di Amadis il grande.
Allora non di questo mondo disse l'uomo, teso. Cosa vuole?
Voglio che mi aiutino a riscattare mia nipote, nipote di Amadis il
grande, figlia del nostro Amadis, che prigioniera in quel convento.
L'uomo super il timore.
Ha sbagliato indirizzo disse. Se lei crede che siamo capaci
d'immischiarci nelle cose di Dio, lei non quello che dice di essere,
e non ha conosciuto neppure gli Amadis, e non ha la pi puttana idea
di quello che il commercio di straforo.
Quell'alba la nonna dorm meno ancora che in quelle precedenti. La
pass ruminando, avvolta in una coperta di lana, mentre il tempo della
notte le sbalestrava la memoria, e i deliri repressi lottavano per
uscire bench lei fosse sveglia, ed era costretta a stringersi il
cuore per non lasciarsi soffocare dal ricordo di una casa di mare con
grandi fiori colorati dove era stata felice. Cos rimase finch non
son la campana del convento, e si accesero le prime luci alle
finestre e il deserto si satur dell'odore di pane caldo del mattino.
Soltanto allora si abbandon alla stanchezza, ingannata dall'illusione
che Erndira si era alzata e stava cercando il modo di fuggire per
tornare con lei.
Erndira, al contrario, non perse nemmeno una notte di sonno da quando
la portarono al convento. Le avevano tagliato i capelli con forbici da
potare fino a lasciarle sulla testa come una spazzola, le fecero
indossare la rude palandrana di tela delle recluse e le consegnarono
un secchio d'acqua di calce e una scopa per farle intonacare i gradini
delle scale ogni volta che qualcuno li calcava. Era un mestiere da
mula, perch c'era un salire e scendere incessante di missionari
infangati e di novizie da carico, ma per Erndira era come una
domenica tutti i giorni, dopo la galera mortale del letto. E poi, non
era lei l'unica sfinita al crepuscolo, poich quel convento non era
consacrato alla lotta contro il demonio ma contro il deserto. Erndira
aveva visto le novizie indigene che ammansivano le vacche a furia di
sergozzoni per mungerle nelle stalle, che saltavano giorni interi
sulle assi per spremere i formaggi, che assistevano le capre in un
brutto parto. Le aveva viste sudare come scaricatori incalliti cavando
l'acqua dalla cisterna, irrigando a mano un orto temerario che altre
novizie avevano zappato con le marre, per piantare legumi nella
pietraia del deserto. Aveva visto l'inferno terrestre dei forni da
pane e le stanze della stireria. Aveva visto una suora rincorrere un
maiale nel cortile, la vide capitombolare col maiale selvatico
afferrato per le orecchie e rivoltolarsi in una fangaia senza
mollarlo, finch due novizie con grembiuli di cuoio non l'aiutarono a
sottometterlo, e una di loro lo sgozz con un coltello da beccaio e
tutte rimasero inzuppate di sangue e di fango. Aveva visto nel
padiglione appartato dell'ospedale le monache tisiche coi loro
camicioni da morte, che aspettavano l'ultimo ordine di Dio ricamando
lenzuola matrimoniali sulle terrazze, mentre gli uomini della missione
predicavano nel deserto. Erndira viveva nella sua penombra, scoprendo
altre forme di bellezza e d'orrore che mai aveva immaginato nel mondo
angusto del letto, ma n le novizie pi caparbie n quelle pi
persuasive erano mai riuscite a farle dire una parola da quando
l'avevano portata nel convento. Una mattina, mentre stava sciogliendo
la calce nel secchio, ud una musica a corde che sembrava una luce pi
diafana nella luce del deserto. Affascinata dal miracolo, si affacci
su un salone immenso e vuoto dalle pareti nude e dalle finestre grandi
da dove entrava a raffiche e rimaneva stagnante il chiarore
abbacinante di giugno, e in mezzo al salone vide una monaca bella che
non aveva visto prima, che sonava un oratorio di Pasqua sul
clavicembalo. Erndira ascolt la musica senza battere ciglio, con
l'anima su un filo, finch non son la campana per il pranzo. Dopo
mangiato, mentre imbiancava la scala con la spazzola di sparto,
aspett che tutte le novizie avessero finito di salire e di scendere,
rimase sola, dove nessuno potesse sentirla, e allora parl per la
prima volta da quando era entrata nel convento.
Sono felice disse.
Di modo che la nonna esaur le speranze che Erndira fuggisse per
tornare con lei, ma mantenne il suo assedio di granito, senza prendere
alcuna risoluzione, fino alla domenica di Pentecoste. In quell'epoca i
missionari rastrellavano il deserto incalzando concubine incinte per
farle sposare. Andavano fin nei baraccamenti pi dimenticati su un
camioncino decrepito, con quattro uomini di truppa ben armati e
un'arca di articoli di paccottiglia. La cosa pi difficile di quella
partita di caccia agli indios era convincere le donne, le quali si
tutelavano dalla grazia divina con l'argomento veridico che gli uomini
si sentivano nel diritto di pretendere dalle spose legittime una mole
di lavoro ancora pi rude di quello richiesto alle concubine, mentre
loro dormivano spaparanzati sulle amache. Bisognava sedurle con
stratagemmi d'inganno, stemperando la volont di Dio nello sciroppo
del loro stesso idioma per fargliela sentire meno aspra, ma perfino le
pi navigate finirono per essere convinte da qualche orecchino
d'orpello. Gli uomini, invece, una volta ottenuta l'approvazione della
donna, li toglievano col calcio del fucile dalle amache e se li
portavano legati sulla piattaforma del camion, per farli sposare con
la forza.
Per parecchi giorni la nonna vide passare in direzione del convento il
camioncino carico di indie incinte, ma non riconobbe la sua occasione.
La riconobbe la stessa domenica di Pentecoste, quando ud i botti e i
rintocchi delle campane, e vide la folla miserevole e allegra che
passava per la festa, e vide che tra la gente c'erano donne gravide
con veli e corone da sposa, che tiravano per il braccio i mariti
casuali per renderli legittimi nel matrimonio collettivo.
Tra gli ultimi della sfilata pass un ragazzo di cuore innocente, coi
capelli da indio tagliati a scodella e vestito di stracci, che portava
in mano un cero pasquale con un fiocco di seta. La nonna lo chiam.
Dimmi una cosa, figliolo gli domand con la sua voce pi tersa.
Cosa vai a fare tu in quella sarabanda?
Il ragazzo si sentiva intimidito con quel cero in mano, e faceva
fatica a chiudere le labbra per via dei suoi denti d'asino.
I fraticelli mi faranno fare la prima comunione disse.
Quanto ti hanno dato?
Cinque pesos.
La nonna cav dalla saccoccia un rotolo di banconote che il ragazzo
guard sbigottito.
Io te ne dar venti disse la nonna. Ma non per farti fare la prima
comunione, bens perch ti sposi.
E con chi sarebbe?
Con mia nipote.
E cos Erndira si spos nel cortile del convento, con la palandrana
da reclusa e con uno scialle di pizzo che le regalarono le novizie, e
senza neppure sapere come si chiamava lo sposo che sua nonna le aveva
comprato. Sopport con una speranza incerta il tormento delle
ginocchia sul suolo di ghiaia, il tanfo di pelle di caprone delle
duecento spose incinte, il castigo della Epistola di San Paolo
martellata in latino sotto la canicola immobile, perch i missionari
non trovarono espedienti per opporsi all'artifizio delle nozze
improvvisate, ma le avevano promesso un ultimo tentativo per tenerla
nel convento. Tuttavia, alla fine della cerimonia, e in presenza del
Prefetto Apostolico, dell'alcalde militare che sparava contro le nubi,
del suo sposo recente e della nonna impassibile, Erndira si ritrov
sotto la malia che l'aveva dominata fino dalla sua nascita. Quando le
domandarono qual era la sua volont libera, vera e definitiva, non
fece nemmeno un sospiro di esitazione.
Voglio andarmene disse. E spieg meglio, indicando lo sposo: Ma non
me ne vado con lui bens con mia nonna.


Ulises aveva perso il pomeriggio cercando di rubare un'arancia nella
piantagione di suo padre, poich questi non gli aveva tolto gli occhi
di dosso mentre potavano gli alberi malati, e sua madre lo sorvegliava
dalla casa. Di modo che rinunci al suo intento, almeno per quel
giorno, e rimase di mala voglia ad aiutare il padre finch non
terminarono di potare gli ultimi aranci.
L'estesa piantagione era cheta e recondita, e la casa di legno col
tetto di zinco aveva maglie di rame alle finestre e una terrazza
grande montata su pilastri, con piante primitive dai fiori intensi. La
madre di Ulises era sulla terrazza, accasciata su una dondola viennese
e con foglie affumicate sulle tempie per alleviare il dolore di testa,
e il suo sguardo di india pura seguiva i movimenti del figlio come un
fascio di luce invisibile fino nei luoghi pi celati dell'aranceto.
Era molto bella, assai pi giovane di suo marito, e non soltanto
continuava a portare il camicione della trib, ma conosceva i segreti
pi antichi del suo sangue.
Quando Ulises torn a casa coi ferri per potare, sua madre gli chiese
la medicina delle quattro, che era su un tavolino poco discosto. Non
appena egli li tocc, il bicchiere e la boccetta cambiarono colore.
Poi tocc per pura sbadatezza una brocca di vetro che era sulla tavola
con altri bicchieri, e anche la brocca divenne azzurra. Sua madre lo
osserv intanto che prendeva la medicina, e quando fu sicura che non
era un delirio del suo dolore gli domand in lingua guajira:
Da quando ti capita?
Da quando siamo tornati dal deserto disse Ulises, pure in guajiro.
E solo con le cose di vetro.
Per dimostrarlo, tocc uno dopo l'altro i bicchieri che si trovavano
sulla tavola e tutti assunsero colori differenti.
Queste cose succedono solo per amore disse la madre. Chi ?
Ulises non rispose. Suo padre, che non sapeva la lingua guajira,
passava in quel momento sulla terrazza, con un grappolo di arance.
Di che cosa parlate? domand a Ulises in olandese.
Di niente di speciale rispose Ulises.
La madre di Ulises non sapeva l'olandese. Quando suo marito entr in
casa, domand a Ulises in guajiro:
Cosa ti ha detto?
Niente di speciale disse Ulises.
Perse di vista suo padre quando entr in casa, ma torn a vederlo da
una finestra dentro l'ufficio. La madre aspett fino a quando non
rimase sola con Ulises, e allora insistette:
Dimmi chi .
E' nessuno disse Ulises.
Rispose senza fare attenzione, perch era assorto a seguire le mosse
di suo padre dentro l'ufficio. Lo aveva visto posare le arance sul
forziere per comporre la chiave della combinazione. Ma mentre Ulises
sorvegliava suo padre, sua madre sorvegliava lui.
E' da molto tempo che non mangi pane osserv la donna.
Non mi piace.
Il volto della madre acquist improvvisamente una vivacit insolita.
Bugia disse. E' perch stai male d'amore, e quelli che stanno cos
non possono mangiare pane. La sua voce, come il suo sguardo, era
passata dalla supplica alla minaccia.
Sar meglio se mi dici chi disse, o ti faccio per forza dei bagni
di purificazione.
Nell'ufficio, l'olandese apr il forziere, vi ripose le arance, e
torn a chiudere la porta blindata. Allora Ulises si scost dalla
finestra e ribatt impazientemente a sua madre.
Nessuno, te l'ho gi detto disse. Se non mi credi, domandalo al
pap.
L'olandese apparve sulla porta dell'ufficio accendendo la pipa di
navigante, e con la sua Bibbia scucita sotto il braccio. La donna gli
domand in spagnolo:
Chi avete conosciuto nel deserto?
Nessuno le rispose il marito, un po' nelle nubi. Se non mi credi,
domandalo a Ulises.
Si sedette in fondo alla galleria a succhiare la pipa finch non gli
si esaur la carica. Poi apr la Bibbia a caso e recit brani a sbalzi
per quasi due ore in olandese fluido e altisonante.
A mezzanotte, Ulises continuava a pensare con tanta intensit da non
poter dormire. Si rivolt nell'amaca ancora per un'ora, cercando di
dominare il dolore dei ricordi, finch lo stesso dolore gli diede la
forza che gli mancava per decidere. Allora s'infil i calzoni da
bovaro, la camicia a quadri scozzesi e gli stivali da cavallo, e salt
dalla finestra e fugg dalla casa sul camioncino carico di uccelli.
Passando dalla piantagione strapp le tre arance mature che non aveva
potuto rubare nel pomeriggio.
Viaggi attraverso il deserto per il resto della notte, e all'alba
domand per villaggi e baraccamenti qual era la meta di Erndira, ma
nessuno gli dava retta. Alla fine lo informarono che andava al seguito
della comitiva elettorale del senatore Onsimo Snchez, e che questi
doveva trovarsi quel giorno a Nueva Castilla. Non lo trov l, ma nel
villaggio dopo, e ormai Erndira non era pi con lui, perch la nonna
era riuscita a farsi avallare la moralit dal senatore con una lettera
di suo pugno e calligrafia, e con quella si andava aprendo le porte
pi serrate del deserto. Il terzo giorno s'imbatt nell'uomo delle
poste nazionali, e questi gli indic l'indirizzo che cercava.
Vanno verso il mare gli disse. E spicciati, perch quella fottuta
d'una vecchia ha intenzione di passare sull'isola Aruba.
Su quella rotta, Ulises scorse dopo mezza giornata il tendone ampio e
sgualcito che la nonna si era fatto vendere da un circo in disfatta.
Il fotografo errante era tornato da lei, convinto che in effetti il
mondo non era poi cos grande come pensava, e aveva installato vicino
al tendone i suoi fondali idillici. Una banda di succhiaottoni
attraeva i clienti di Erndira con un valzer taciturno.
Ulises attese il suo turno per entrare, e la prima cosa che lo colp
fu l'ordine e la pulizia all'interno del tendone. Il letto della nonna
aveva riacquistato il suo splendore vicereale, la statua dell'angelo
era al suo posto accanto al baule funerario degli Amadis, e c'era
inoltre una tinozza di peltro con zampe di leone. Sdraiata sul suo
nuovo letto a baldacchino, Erndira era nuda e placida, e irradiava un
fulgore infantile sotto la luce filtrata del tendone. Dormiva con gli
occhi aperti. Ulises si ferm vicino a lei, con le arance in mano, e
si accorse che lo stava guardando senza vederlo. Allora pass la mano
davanti ai suoi occhi e la chiam col nome che aveva inventato per
pensare a lei:
Ardnere.
Erndira si svegli. Si sent nuda davanti a Ulises, fece uno strillo
sordo e si copr col lenzuolo fino sulla testa.
Non guardarmi disse. Sono orribile.
Sei tutta color arancia disse Ulises. Mise le arance all'altezza dei
suoi occhi perch confrontasse. Guarda.
Erndira si scopr gli occhi e constat che in effetti le arance
avevano il suo colore.
Adesso non voglio che rimani disse.
Sono entrato solo per mostrarti questo disse Ulises. Ecco.
Apr un'arancia con le unghie, la divise con le due mani, e mostr a
Erndira l'interno: incastrato nel cuore del frutto c'era un diamante
autentico.
Queste sono le arance che portiamo alla frontiera disse.
Ma sono arance vive! esclam Erndira.
Certo sorrise Ulises. Le semina il mio pap.
Erndira non lo poteva credere. Si scopr la faccia, prese il diamante
con le dita e lo contempl sbigottita.
Con tre di questi facciamo il giro del mondo disse Ulises.
Erndira gli restitu il diamante con un'aria di scoramento. Ulises
insistette.
E inoltre, ho un camioncino disse. E poi... Guarda!
Cav da sotto la camicia una pistola arcaica.
Non posso andarmene prima di dieci anni disse Erndira.
Te ne andrai disse Ulises. Questa notte, quando la balena bianca si
sar addormentata, io sar l fuori e canter come la civetta.
Fece un'imitazione cos reale del canto della civetta, che gli occhi
di Erndira sorrisero per la prima volta.
E' la mia nonna disse.
La civetta?
La balena.
Ambedue risero dell'equivoco, ma Erndira riprese il filo.
Nessuno pu andarsene da nessuna parte senza il permesso della sua
nonna.
Non c' bisogno di dirglielo.
Lo sapr in ogni modo disse Erndira: lei sogna le cose.
Quando comincer a sognare che te ne vai, saremo gi dall'altra parte
della frontiera. Passeremo come i contrabbandieri... disse Ulises.
Impugn la pistola con una padronanza da smargiasso da cine e imit il
suono degli spari per impressionare Erndira con la sua audacia. Lei
non disse n s n no, ma i suoi occhi sospirarono, e conged Ulises
con un bacio. Ulises, commosso, mormor:
Domani vedremo passare le navi.
Quella sera, poco dopo le sette, Erndira stava pettinando la nonna
quando torn a soffiare il vento della sua disgrazia. Al riparo del
tendone c'erano gli indios portatori e il direttore della fanfara in
attesa di ricevere la paga. La nonna fin di contare le banconote in
uno stipo che aveva a portata di mano, e dopo aver consultato un
quaderno di conti pag il pi vecchio degli indios.
Ecco qui gli disse: venti pesos la settimana, meno otto del
mangiare, meno tre dell'acqua, meno cinquanta centavos a conto delle
camicie nuove, fanno otto e cinquanta. Contali bene.
L'indio pi vecchio cont il denaro, e tutti si ritirarono con una
riverenza.
Grazie, bianca.
Venne avanti il direttore dei musicanti. La nonna consult il quaderno
dei conti, e si rivolse al fotografo, che stava cercando di aggiustare
il soffietto della macchina con toppe di guttaperca.
Come restiamo gli disse. paghi o non paghi la quarta parte della
musica?
Il fotografo non sollev nemmeno la testa per rispondere.
La musica non esce sulle foto.
Ma risveglia nella gente la voglia di farsi fotografare ribatt la
nonna.
Al contrario disse il fotografo, gli fa ricordare i morti, e poi
escono nelle foto con gli occhi chiusi.
Il direttore della fanfara intervenne.
Quello che fa chiudere gli occhi non la musica disse, sono i
lampi per fotografare di sera.
E' la musica insistette il fotografo.
La nonna mise fine alla disputa. Non essere testereccio disse al
fotografo. Pensa un po' a come gli va bene al senatore Onsimo
Snchez, ed grazie ai musicanti che si porta dietro. Poi, in modo
duro, concluse:
E quindi o paghi la parte che ti spetta, o te ne vai solo per la tua
strada. Non giusto che quella povera bambina debba sopportare il
carico delle spese.
Vado solo per la mia strada disse il fotografo. In fin dei conti,
io sono un fior d'artista.
La nonna si strinse nelle spalle e si occup del musicante. Gli
consegn un mucchietto di banconote, corrispondenti alla cifra scritta
sul quaderno.
Duecentocinquantaquattro pezzi gli disse a cinquanta centavos
l'uno, pi trentadue nelle domeniche e giorni festivi, a sessanta
centavos l'uno, fanno centocinquantasei e venti.
Il musicante non prese il denaro.
Fanno centottantadue e quaranta disse. I valzer sono pi cari.
E perch mai?
Perch sono pi tristi disse il musicante.
La nonna lo costrinse ad afferrare il denaro.
Be', questa settimana ci suoni due pezzi allegri per ogni valzer che
ti devo, e restiamo pari.
Il musicante non comprese la logica della nonna, ma accett i conti
intanto che districava l'intrico. In quell'istante, il vento spaurito
fu sul punto di sradicare il tendone, e nel silenzio che lasci al suo
passaggio si ud all'esterno, nitido e lugubre, il canto della
civetta.
Erndira non seppe cosa fare per dissimulare il suo turbamento. Chiuse
lo stipo col denaro e lo nascose sotto il letto, ma la nonna le
conobbe il tremito della mano quando le consegn la chiave. Non
spaventarti le disse. Ci sono sempre civette nelle notti di vento.
Tuttavia non diede mostra di uguale convincimento quando vide uscire
il fotografo con la macchina fotografica in spalla.
Se vuoi, resta fino a domani gli disse, la morte va in giro libera,
questa sera.
Anche il fotografo intese il canto della civetta ma non cambi parere.
Rimani, figliolo insistette la nonna, anche solo per l'affetto che
ti porto.
Ma non pago la musica disse il fotografo.
Ah, no disse la nonna. Questo poi no.
Vede? disse il fotografo. Lei non vuole bene a nessuno.
La donna impallid di rabbia.
Allora vattene disse, malnato!
Si sentiva cos oltraggiata, che continu a sacramentare contro di lui
mentre Erndira l'aiutava a coricarsi. Figlio di buona madre
borbottava. Cosa ne pu sapere quel bastardo del cuore degli altri?
Erndira non le diede retta, perch la civetta la sollecitava con
un'ansia tenace nelle pause del vento, ed era tormentata
dall'incertezza. La nonna fin di coricarsi col medesimo rituale che
era di rigore nella magione antica, e mentre la nipote la sventagliava
domin il rancore e torn a respirare le sue arie sterili.
Devi alzarti presto disse allora, per farmi bollire l'infusione del
bagno prima che arrivi la gente.
S, nonna.
Col tempo che t'avanzer, lava la muta sporca degli indios, e cos
avremo qualcosa d'altro da scontargli la settimana entrante.
S, nonna disse Erndira.
E dormi adagio per non stancarti, perch domani gioved, il giorno
pi lungo della settimana.
S, nonna.
E d da mangiare allo struzzo.
S, nonna disse Erndira.
Pos il ventaglio sulla testiera del letto e accese due candele
d'altare davanti all'arca dei suoi morti. La nonna, gi addormentata,
le diede l'ordine in ritardo.
Non dimenticarti di accendere le candele degli Amadis.
S, nonna.
Erndira sapeva allora che non si sarebbe svegliata, perch aveva
cominciato a delirare. Ud i latrati del vento attorno al tendone, ma
nemmeno questa volta aveva riconosciuto il soffio della sua disgrazia.
Si affacci sulla notte finch torn a cantare la civetta, e il suo
istinto di libert prevalse finalmente contro la malia della nonna.
Non aveva fatto cinque passi fuori dal tendone quando s'imbatt nel
fotografo che stava legando i suoi apparecchi sul portapacchi della
bicicletta. Il suo sorriso di complicit la tranquill.
Io non so nulla disse il fotografo, non ho visto nulla e non pago
nemmeno la musica.
Si conged con una benedizione universale. Erndira corse allora verso
il deserto, risoluta per sempre, e si perse nelle tenebre del vento
dove cantava la civetta.
Quella volta la nonna ricorse immediatamente all'autorit civile. Il
comandante della truppa locale salt fuori dall'amaca alle sei del
mattino, quando lei gli mise sotto gli occhi la lettera del senatore.
Il padre di Ulises aspettava sulla porta.
Come cazzo vuole che la legga grid il comandante, se non so
leggere.
E' una lettera di raccomandazione del senatore Onsimo Snchez disse
la nonna.
Senz'altre domande, il comandante stacc un fucile che teneva accanto
all'amaca e cominci a urlare ordini ai suoi agenti. Cinque minuti
dopo erano tutti dentro un camioncino militare, e volavano verso la
frontiera, con un vento contrario che cancellava le tracce dei
fuggiaschi. Sul sedile anteriore, accanto al conducente, viaggiava il
comandante. Dietro c'era l'olandese con la nonna, e su ogni predellino
era aggrappato un agente armato.
A pochissima distanza dal villaggio fermarono una carovana di camion
coperti con teloni impermeabili. Vari uomini che viaggiavano nascosti
nell'interno sollevarono il telone e presero di mira il camioncino con
mitragliatrici e fucili da guerra. Il comandante domand al conducente
del primo camion a che distanza aveva incontrato un camioncino da
fattoria carico di uccelli.
Il conducente ripart prima di rispondere.
Noi non siamo soffietti disse indignato, siamo contrabbandieri.
Il comandante vide passare rasente agli occhi le canne affumicate
delle mitragliatrici, sollev le braccia e sorrise.
Per lo meno gli grid, abbiate il pudore di non circolare in pieno
sole.
L'ultimo camion portava un cartello sul parabordo posteriore: "Penso a
te Erndira".
Il vento si andava facendo sempre pi arido a mano a mano che
avanzavano verso il nord, e il sole era pi ardito con il vento, e si
faceva fatica a respirare per il caldo e la polvere dentro il
camioncino chiuso.
La nonna fu la prima a scorgere il fotografo: pedalava nello stesso
senso in cui loro volavano, senz'altra protezione contro l'insolazione
che un fazzoletto legato sulla testa.
Eccolo l lo indic, quello stato il complice. Malnato.
Il comandante ordin a uno degli agenti sul predellino che si
occupasse del fotografo.
Acchiappalo e aspettaci qui gli disse. Noi torniamo subito.
L'agente salt dal predellino e grid due volte l'altol al fotografo.
Il fotografo non lo sent a causa del vento contrario. Quando il
camioncino lo sorpass, la nonna gli fece un cenno enigmatico, ma lui
lo scambi per un saluto, sorrise, e le fece un addio con la mano. Non
ud lo sparo. Fece una capriola nell'aria e cadde morto sopra la
bicicletta con la testa schiantata da una pallottola di fucile che non
si seppe mai da dove gli capit.
Prima di mezzogiorno cominciarono a vedere le piume. Passavano nel
vento ed erano piume di uccelli nuovi, e l'olandese le conobbe perch
erano quelle dei suoi uccelli spiumati dal vento. Il conducente
corresse la rotta, schiacci a fondo il pedale, e prima di mezz'ora
scorsero il camioncino sull'orizzonte.
Quando Ulises vide apparire il veicolo militare nello specchietto
retrovisore, fece uno sforzo per aumentare la distanza, ma il motore
non rendeva pi. Avevano viaggiato senza dormire ed erano distrutti
dalla stanchezza e dalla sete. Erndira, che sonnecchiava sulla spalla
di Ulises, si svegli spaventata. Vide il camioncino che era sul punto
di raggiungerli e con una risoluzione candida prese la pistola dal
bauletto del cruscotto.
Non serve disse Ulises. Era di Francis Drake.
La fece scattare varie volte e la gett dal finestrino. La pattuglia
militare sorpass il camioncino sconquassato carico di uccelli
spiumati dal vento, fece una curva forzata, e gli sbarr la strada.


Le conobbi verso quell'epoca, che fu il periodo di pi grande
splendore, bench non dovessi rimuginare che molti anni pi tardi nei
particolari della loro vita, quando Rafael Escalona rivel in una
canzone lo scioglimento terribile del dramma e mi sembr che era buono
da raccontare. Io andavo vendendo enciclopedie e libri di medicina
attraverso la provincia di Riohacha. Alvaro Cepeda Samudio, che andava
anche lui da quelle parti vendendo macchine di birra gelata, mi port
sul suo camioncino per i villaggi del deserto con l'intenzione di
parlarmi di non so che cosa, e parlammo tanto di niente e bevemmo
tanta birra che senza sapere n quando n da dove attraversammo il
deserto intero e arrivammo fino alla frontiera. L c'era la tenda
dell'amore errante, sotto i drappi di insegne appese: "Erndira
meglio Vai o vieni Erndira qui la tieni Che vita senza Erndira?"
La fila interminabile e ondeggiante, composta da uomini di razze e
condizioni diverse, sembrava un serpente con vertebre umane che
sonnecchiava attraverso campi e piazze, tra bazar multicolori e
mercati chiassosi, e usciva dalle strade di quella citt fragorosa di
trafficanti di passaggio. Ogni strada era una bisca pubblica, ogni
casa un'osteria, ogni porta un rifugio di profughi. Le numerose
musiche indecifrabili e i bandi gridati formavano un solo frastuono di
panico nel caldo allucinante.
Tra la folla di apolidi e di traffichini c'era Babilano, il buono,
arrampicato su una tavola, che chiedeva una serpe di quelle vere per
provare su carne propria un antidoto di sua invenzione. C'era la donna
trasformata in ragno per aver disubbidito ai suoi genitori, che per
cinquanta centavos si lasciava toccare perch vedessero che non c'era
trucco e rispondeva alle domande che avessero voluto farle sulla sua
sventura. C'era un inviato dalla vita eterna che annunciava la venuta
imminente del pauroso pipistrello siderale, il cui alito di zolfo
ardente avrebbe sconvolto l'ordine della natura, e che avrebbe fatto
salire a galla i misteri del mare.
L'unica oasi di pace era il quartiere di tolleranza, dove giungevano
soltanto i bagliori del fragore urbano. Donne venute dai quattro
quadranti della rosa nautica sbadigliavano di tedio nei saloni da
ballo abbandonati. Avevano fatto la siesta sedute, senza nessuno che
le svegliasse per amarle, e continuavano ad aspettare il pipistrello
siderale sotto i ventilatori a pale avvitati nel soffitto. Ad un
tratto, una di loro si alz, e usc su una balconata di viole del
pensiero che dava sulla strada. Di l passava la fila dei pretendenti
di Erndira.
Vediamo grid la donna. Cos'ha quella che non abbiamo noi?
Una lettera di un senatore grid qualcuno.
Attirate dalle grida e dalle risate, altre donne uscirono sulla
balconata.
Sono dieci giorni che la coda cos disse una di loro. Figurati, a
cinquanta pesos l'uno.
Quella che era uscita prima decise:
Be', io vado a vedere che cos'ha d'oro quella settimina.
Anch'io disse un'altra. Sar meglio che starsene qui a scaldare
gratis il sedile.
Sulla strada se ne aggiunsero altre, e quando arrivarono alla tenda di
Erndira avevano messo insieme una combriccola turbolenta. Entrarono
senza farsi annunciare, scacciarono a colpi di cuscini l'uomo che
trovarono l a godersi come meglio poteva il denaro che aveva pagato,
e sollevarono il letto di Erndira e se lo portarono a spalle in
strada.
Questo un sopruso! gridava la nonna. Banda di fedifraghe!
Prataiole! E poi, contro gli uomini della fila: e voi, branco di
capponati, cosa avete nelle braghe che permettete questo abuso contro
una povera bambina indifesa. Finocchi!
Continu a gridare fino a dove le arrivava la voce, distribuendo
sventagliate di bordone contro coloro che si fossero messi alla sua
portata, ma la sua collera era inudibile tra le grida e le raffiche di
fischi della folla.
Erndira non pot sfuggire alla berlina perch ne era impedita dalla
catena di cane con la quale la nonna la incatenava a una guida del
letto da quando aveva tentato di scappare. Ma non le fecero alcun
danno. La mostrarono nel suo altare a baldacchino per le strade di
maggiore strepito, come il corteo allegorico della penitente
incatenata, e alla fine la misero in camera ardente in mezzo alla
piazza maggiore. Erndira era acciambellata, con la faccia nascosta ma
senza piangere, e cos rimase sotto il sole terribile della piazza,
mordendo di vergogna e di rabbia la catena di cane del suo mal
destino, finch qualcuno le fece la carit di coprirla con una
camicia.
Fu l'unica volta che la vidi, ma seppi che erano rimaste in quella
citt di frontiera sotto la protezione della forza pubblica finch
scoppiarono i forzieri della nonna, e che allora abbandonarono il
deserto verso la rotta del mare. Non si vide mai tanta opulenza
tutt'insieme in quei regni di poveri. Era una sfilata di carrette
tirate da buoi, sulle quali erano ammonticchiate alcune copie di
paccottiglia del cibreo estinto col disastro della magione, e non
soltanto i busti imperiali e gli orologi rari, ma anche un piano
d'occasione e un fonografo a manovella con i dischi della nostalgia.
Un gregge di indios si occupava del carico, e una banda di musicanti
annunciava nei villaggi il suo arrivo trionfale.
La nonna viaggiava su un palanchino con festoni di carta, ruminando i
cereali della saccoccia, all'ombra di un paliotto da chiesa. Le sue
dimensioni monumentali erano aumentate, perch sotto la blusa portava
un panciotto di tela di veliero, nel quale infilava i lingotti d'oro
come s'infilano i proiettili in un cinturone a cartuccera. Erndira
era accanto a lei, vestita con panni vistosi e con torciglioni appesi,
ma sempre con la catena di cane alla caviglia.
Non ti puoi lamentare le aveva detto la nonna uscendo dalla citt di
frontiera. Hai vestiario da regina, un letto di lusso, una banda di
musica personale, e quattordici indios al tuo servizio. Non ti pare
splendido?
S, nonna.
Quando io ti mancher continu la nonna, non rimarrai alla merc
degli uomini, perch avrai casa di propriet in una citt
d'importanza. Sarai libera e felice.
Era una visione nuova e imprevista del futuro. In cambio non aveva pi
parlato del debito d'origine, i cui particolari si contorcevano e le
cui scadenze aumentavano a mano a mano che le responsabilit
dell'affare si facevano pi intricate. Tuttavia, Erndira non emise un
sospiro che permettesse di intravedere il suo pensiero. Si sottomise
in silenzio alla tortura del letto nelle pozzanghere di salnitro, nel
sopore dei villaggi lacustri, nel cratere lunare delle miniere di
talco, mentre la nonna le cantava la visione del futuro come se stesse
decifrandola nei tarocchi. Una sera, al termine di una gola
oppressiva, notarono un vento di lauri antichi, e ascoltarono
brandelli di dialoghi di Giamaica, e sentirono ansie di vita, e un
nodo nel cuore, ed era perch stavano arrivando al mare.
Eccotelo disse la nonna, respirando la luce di vetro dei Caraibi in
capo a mezza vita d'esilio. Non ti piace?
S, nonna.
L piantarono la tenda. La nonna pass la notte parlando senza
sognare, e a volte confondeva le sue nostalgie con la chiaroveggenza
dell'avvenire. Dorm fino a pi tardi del solito e si svegli
tranquillata dal rumore del mare. Tuttavia, mentre Erndira stava
facendole il bagno torn a farle pronostici sul futuro, ed era una
chiaroveggenza cos febbrile che sembrava un delirio di veglia.
Sarai una padrona altolocata le disse. Una dama di lignaggio,
venerata dalle tue protette, e ossequiata e onorata dalle pi alte
autorit. I capitani delle navi ti manderanno cartoline da tutti i
porti del mondo.
Erndira non l'ascoltava. L'acqua tiepida profumata d'origano scorreva
nella tinozza da un canale alimentato dall'esterno. Erndira la
raccoglieva con una zucca, impenetrabile, senza nemmeno respirare, e
la rovesciava sulla nonna con una mano mentre l'insaponava con
l'altra.
Il prestigio della tua casa voler di bocca in bocca dal cordone
delle Antille fino ai regni d'Olanda diceva la nonna. E dovr essere
pi importante della casa presidenziale, perch vi si discuteranno gli
affari del governo e vi si decider il destino della nazione.
Improvvisamente l'acqua si esaur nel canale. Erndira usc dalla
tenda per andare a vedere cosa succedeva, e vide che l'indio
incaricato di versare l'acqua nel canale stava spezzando legna nella
cucina.
E' finita disse l'indio. Bisogna raffreddare dell'altra acqua.
Erndira and verso il fornello dove c'era un'altra pentola grande con
foglie aromatiche bollite. Si avvolse le mani con uno straccio, e
constat che poteva sollevare la pentola senza l'aiuto dell'indio.
Va' gli disse. L'acqua la verso io.
Aspett che l'indio uscisse dalla cucina. Allora tolse la pentola
bollente dal fuoco, la sollev a fatica fino all'altezza del canale, e
stava per versare l'acqua mortifera nel condotto della tinozza quando
la nonna grid dall'interno della tenda:
Erndira!
Fu come se l'avesse vista. La nipote, spaventata dal grido, si pent
nell'istante finale.
Vengo, nonna disse. Sto raffreddando l'acqua.
Quella notte rimase a cavillarsi fino a molto tardi, mentre la nonna
cantava nel sonno col panciotto d'oro. Erndira la osserv dal suo
letto con occhi intensi che sembravano di gatto nella penombra. Poi si
coric come un annegato, con le braccia sul petto e gli occhi aperti,
e chiam con tutta la forza della sua voce interiore:
Ulises.
Ulises si svegli di colpo nella casa dell'aranceto. Aveva udito la
voce di Erndira con cos tanta chiarezza, che la cerc nelle ombre
della camera. Dopo un istante di riflessione, fece un fagotto della
sua roba e delle sue scarpe, e usc dalla stanza. Aveva attraversato
la balconata quando fu sorpreso dalla voce di suo padre:
Dove vai?
Ulises lo vide illuminato d'azzurro dalla luna.
Dove il mondo rispose.
Questa volta non te lo impedir disse l'olandese. Ma ti avverto di
una cosa: dovunque tu vada t'inseguir la maledizione di tuo padre.
Cos sia disse Ulises.
Sorpreso, e perfino un po' orgoglioso della decisione di suo figlio,
l'olandese lo segu attraverso l'aranceto illunato, con uno sguardo
che a poco a poco cominciava a sorridere. Sua moglie era alle sue
spalle col suo modo d'essere di india bella. L'olandese parl quando
Ulises chiuse il portone.
Torner disse, batacchiato dalla vita, prima di quello che tu
credi.
Sei molto stupido sospir la donna. Non torner mai.
In quella occasione, Ulises non dovette domandare a nessuno che rotta
aveva preso Erndira. Attravers il deserto nascosto su un camion di
passaggio, rubando per mangiare e per dormire, e rubando molte volte
per il puro piacere di rischio, finch trov la tenda in un altro
villaggio di mare, dal quale si vedevano gli edifici di vetro di una
citt illuminata, e dove risonavano gli addii notturni delle navi che
salpavano verso l'isola di Aruba. Erndira era addormentata,
incatenata alla guida, e nella stessa posizione di annegato alla
deriva, nella quale lo aveva chiamato. Ulises rimase a contemplarla
per lungo tempo senza svegliarla, ma la contempl con tanta intensit
che Erndira si svegli. Allora si baciarono nel buio, si
accarezzarono senza fretta, si denudarono fino alla fatica, con una
tenerezza muta e con una felicit recondita che somigliarono pi che
mai all'amore.
In fondo alla tenda, la nonna addormentata si rigir monumentalmente e
cominci a delirare.
Successe ai tempi in cui arriv la nave greca disse. Era una ciurma
di pazzi che facevano felici le donne e non le pagavano con denaro ma
con spugne, certe spugne vive che poi giravano dentro le case, gemendo
come malati d'ospedale e facendo piangere i bambini per bersi le
lacrime.
Si sollev con un movimento sotterraneo, e si sedette sul letto.
Fu allora che arriv lui, Dio mio grid, pi forte, pi grande e
molto pi uomo di Amadis.
Ulises, che fino a quel momento non aveva fatto molta attenzione al
delirio, cerc di nascondersi quando vide la nonna seduta sul letto.
Erndira lo tranquill.
Sta' calmo gli disse. Tutte le volte che arriva a questo punto si
siede sul letto, ma non si sveglia.
Ulises appoggi la testa sulla sua spalla.
Io stavo quella notte cantando coi marinai e pensai che fosse un
terremoto continu la nonna. Tutti dovettero pensare la stessa cosa,
perch fuggirono dando grida, morti dal ridere, e rimase solo lui
sotto il pergolato di astromelie. Ricordo come se fosse successo ieri
che io stavo cantando la canzone che tutti cantavano in quei tempi.
Perfino i pappagalli nei cortili cantavano.
Senza tono n suono, come possibile cantare solo nei sogni, cant le
linee della sua amarezza:

"Seor, Seor, devulveme mi antigua inocencia
para gozar su amor otra vez desde el principio."

Soltanto allora Ulises s'interess alla nostalgia del la nonna.
Lui era l diceva, con un pappagallo sulla spalla e un trombone per
ammazzare cannibali come era arrivato Guatarral nelle Guiane, e io
sentii il suo alito di morte quando si piant davanti a me, e mi
disse: ho fatto mille volte il giro del mondo e ho visto tutte le
donne di tutte le nazioni, cosicch posso dire autorevolmente che tu
sei la pi superba e la pi compiacente, la pi bella della terra.
Torn a coricarsi e singhiozz sul guanciale. Ulises ed Erndira
rimasero per lungo tempo in silenzio, cullati nella penombra dal
respiro madornale della vecchia addormentata. Improvvisamente Erndira
domand senza la minima incrinatura nella voce
Avresti il coraggio di ammazzarla?
Colto di sorpresa, Ulises non seppe cosa rispondere.
Chi lo sa disse. Tu hai il coraggio?
Io non posso disse Erndira, perch mia nonna.
Allora Ulises osserv di nuovo l'enorme corpo addormentato, come se
misurasse la sua quantit di vita, e decise:
Per te sono capace di tutto.


Ulises compr una libbra di veleno per topi, la mescol con panna di
latte e marmellata di lamponi, e vers quella crema mortale
nell'interno di una torta alla quale aveva tolto il ripieno originale.
Poi vi mise sopra una crema pi densa, aggiustandola con un cucchiaio
finch non rimase alcuna traccia dell'armeggio sinistro, e complet il
raggiro con settantadue candeline rosa.
La nonna si sollev dal trono brandendo il bordone minacciante quando
lo vide entrare nella tenda col dolce di festa.
Sfacciato grid. Come osi mettere piede in questa casa?
Ulises si nascose dietro la sua faccia di angelo.
Vengo a chiederle scusa disse, oggi, giorno del suo compleanno.
Disarmata dalla sua ferma bugia, la nonna fece imbandire la tavola
come per una cena di nozze. Fece sedere Ulises alla sua destra, mentre
Erndira li serviva, e dopo aver spento le candele con un soffio
abradente tagli la torta in parti uguali. Serv Ulises.
Un uomo che sa farsi perdonare si guadagnata la met del cielo
disse. Ti lascio il primo pezzo, che quello della felicit.
Non mi piace il dolce disse Ulises. Che le faccia buon sangue.
La nonna offr a Erndira un altro pezzo di torta. Lei se lo port in
cucina e lo butt nel secchio delle immondizie.
La nonna si mangi sola tutto il resto. Si cacciava i pezzi interi in
bocca e li inghiottiva senza masticare, gemendo di godimento, e
guardando Ulises dal limbo del suo piacere. Quando non ne rest pi
nel suo piatto mangi anche la fetta che Ulises aveva respinto. Mentre
masticava l'ultimo boccone, raccoglieva con le dita e si metteva in
bocca le briciole della tovaglia.
Aveva mangiato tanto arsenico quanto ne bastava per sterminare una
generazione di topi. Tuttavia, son il piano e cant fino a
mezzanotte, si coric felice, e raggiunse un sonno naturale. L'unico
segno nuovo fu una traccia rantolosa nel suo respiro.
Erndira e Ulises la sorvegliarono dall'altro letto, e aspettavano
solo il suo rantolo finale. Ma la voce fu viva come sempre quando
cominci a delirare.
Mi ha fatto impazzire, Dio mio, mi ha fatto impazzire! grid. Io
mettevo due sbarre alla porta della stanza per non farlo entrare, vi
appoggiavo contro la toeletta e la tavola e le sedie sulla tavola, e
bastava che lui desse un colpetto con l'anello e i parapetti si
rovesciavano, le sedie scendevano sole dalla tavola, la tavola e la
toeletta si scostavano sole, le sbarre si sfilavano sole dagli
anelli.
Erndira e Ulises la scrutavano con uno sbigottimento crescente, a
mano a mano che il delirio si faceva pi profondo e drammatico, e la
voce pi intima.
Io sentivo che sarei morta, inzuppata in sudore di paura, supplicando
dentro di me che la porta si aprisse senza aprirsi, che lui entrasse
senza entrare, che non se ne andasse mai ma anche che non tornasse
mai, per non doverlo ammazzare.
Continu a ricapitolare il suo dramma per parecchie ore, perfino nei
particolari pi infimi, come se fosse tornata a viverlo nel sonno.
Poco prima del l'alba si rigir nel letto con un moto di assestamento
e la voce le si spezz nell'imminenza dei singhiozzi.
Io lo prevenni, e lui rideva gridava, tornai a prevenirlo e torn a
ridere, finch apr gli occhi terrorizzati dicendo, ah regina! ah
regina!, e la voce non gli usc dalla bocca ma dalla coltellata della
gola.
Ulises, spaventato dalla tremenda rievocazione della nonna, si afferr
alla mano di Erndira.
Vecchia assassina! esclam.
Erndira non gli bad, perch in quell'istante cominci a spuntare
l'alba. Gli orologi batterono le cinque.
Vattene! disse Erndira. Ormai sta per svegliarsi.
E' pi viva di un elefante esclam Ulises. Non pu essere!
Erndira lo trafisse con uno sguardo mortale.
Il fatto disse, che tu non servi nemmeno per ammazzare nessuno.
Ulises fu cos colpito dalla schiettezza del rimprovero, che scapp
dalla tenda. Erndira continu a osservare la nonna addormentata, col
suo odio segreto, con la rabbia della frustrazione, a mano a mano che
si alzava il giorno e si andava svegliando l'aria degli uccelli.
Allora la nonna apr gli occhi e la guard con un sorriso placido.
Dio ti salvi, figliola.
L'unico cambiamento notevole fu un inizio di disordine nelle norme
quotidiane. Era mercoled, ma la nonna volle mettersi un vestito da
domenica, decise che Erndira non ricevesse alcun cliente prima delle
undici, e la preg di pitturarle le unghie con colore granata e di
farle una pettinatura da pontificale.
Non ho mai avuto tanta voglia di farmi fotografare esclam.
Erndira fece per pettinarla, ma cominciando a districare si trov tra
i denti del pettine un ciuffo di capelli. Lo mostr spaventata alla
nonna. La nonna lo esamin, cerc di strapparsi un'altra ciocca con le
dita, e un altro arbusto di capelli le rimase in mano. Lo gett per
terra e prov di nuovo, e si strapp una ciocca pi grande. Allora
cominci a strapparsi i capelli con le due mani, gettando le manciate
in aria con un giubilo incomprensibile, finch la testa le rimase come
una noce di cocco pelata.
Erndira non ebbe pi notizie di Ulises fino a due settimane pi
tardi, quando avvert fuori dalla tenda il richiamo della civetta. La
nonna aveva cominciato a sonare il piano, ed era cos assorta nella
sua nostalgia che non si rendeva conto della realt. Aveva sulla testa
una parrucca di piume raggianti.
Erndira accorse al richiamo e solo allora scoperse la miccia che
usciva dalla cassa del piano e si allungava nel prunaio e si perdeva
nel buio. Corse finch raggiunse Ulises, si nascose accanto a lui tra
gli arbusti, e ambedue videro col cuore oppresso la fiammella azzurra
che se ne and lungo la miccia, attravers lo spazio buio e penetr
nella tenda.
Tappati le orecchie disse Ulises.
Lo fecero, senza che ce ne fosse bisogno, perch non ci fu esplosione.
La tenda s'illumin nell'interno per una deflagrazione radiante,
scoppi in silenzio, e scomparve in una tromba di fumo di polvere
pirica bagnata. Quando Erndira ebbe il coraggio di entrare, credendo
che la nonna fosse morta, la trov con la parrucca bruciacchiata e la
camicia a brandelli, ma pi viva che mai, in atto di soffocare il
fuoco con una coperta.
Ulises se la squagli al riparo del berciare degli indios che non
sapevano cosa fare, confusi dagli ordini contraddittori della nonna.
Quando riuscirono finalmente a dominare le fiamme e a far dissipare il
fumo, si trovarono davanti a una visione di naufragio.
Sembra cosa del maligno disse la nonna. I piani non scoppiano per
caso.
Fece ogni sorta di congetture per stabilire le cause del nuovo
disastro, ma le risposte evasive di Erndira, e il suo atteggiamento
impavido, finirono per confonderla. Non trov la minima crepa nel
comportamento della nipote, e nemmeno si ricord dell'esistenza di
Ulises. Rimase sveglia fino all'alba, filando supposizioni e facendo
calcoli delle perdite. Dorm poco e male. Il mattino dopo, quando
Erndira le tolse il panciotto dei lingotti d'oro, le trov sulle
spalle vesciche di fuoco e il seno ridotto a carne viva. E' per
questo che ho dormito rivoltandomi disse, mentre Erndira le versava
chiare d'uovo sulle bruciature. E poi ho fatto un sogno strano. Fece
uno sforzo di concentrazione, per evocare l'immagine, finch la trov
nitida nella memoria cos come l'aveva avuta nel sonno.
Era un pavone in un'amaca bianca disse.
Erndira si stup, ma ricompose immediatamente la sua espressione
quotidiana.
E' un buon annuncio ment. I pavoni dei sogni sono animali di lunga
vita.
Dio ti ascolti disse la nonna, perch siamo di nuovo come prima.
Bisogna cominciare da capo.
Erndira non si alter. Usc dalla tenda col vassoio delle compresse,
e lasci la nonna col busto imbevuto di chiare d'uovo, e col cranio
impiastricciato di senape. Stava versando altre chiare d'uovo nel
vassoio, sotto la tettoia di palme che serviva da cucina, quando vide
apparire gli occhi di Ulises dietro il focolare come li vide per la
prima volta dietro il suo letto. Non si stup, ma gli disse con una
voce di stanchezza:
L'unica cosa che sei riuscito a fare aumentarmi il debito.
Gli occhi di Ulises si turbarono d'ansiet. Rimase immobile, guardando
Erndira in silenzio, vedendola rompere le uova con una espressione
fissa, di assoluto disprezzo, come se lui non esistesse. Dopo un po',
gli occhi si mossero, ispezionarono le cose della cucina, le pentole
appese, le trecce di cipolle, i piatti, il coltello per squartare.
Ulises si alz, sempre senza dire nulla, ed entr sotto la tettoia e
stacc il coltello.
Erndira non si volse a guardarlo ma, nel momento in cui Ulises usciva
dalla tettoia, gli disse con voce bassissima:
Bada, perch ha gi avuto un avvertimento di morte. Ha sognato di un
pavone in un'amaca bianca.
La nonna vide entrare Ulises col coltello, e facendo un supremo sforzo
si alz senza aiuto del bordone e sollev le braccia.
Ragazzo! grido. Sei impazzito.
Ulises le salt addosso e le diede una coltellata ben diretta nel
petto nudo. La nonna lanci un gemito, gli si butt addosso e cerc di
strangolarlo con le sue potenti braccia di orso.
Figlio di puttana grugn. Troppo tardi mi rendo conto che hai
faccia di angelo traditore.
Non pot dire altro perch Ulises riusc a liberare la mano col
coltello e le assest una seconda coltellata nel costato. La nonna
emise un gemito recondito e abbracci con maggiore forza l'aggressore.
Ulises assest un terzo colpo, senza piet, e un fiotto di sangue
espulso ad alta pressione gli spruzz la faccia: era un sangue oleoso,
scintillante e verde, uguale al miele di menta.
Erndira comparve sull'entrata col vassoio in mano, e osserv la lotta
con impavidit criminale.
Grande, monolitica, grugnendo di dolore e di rabbia, la nonna si
aggrapp al corpo di Ulises. Le sue braccia, le sue gambe, perfino il
suo cranio pelato erano verdi di sangue. L'enorme respiro di mantice,
turbato dai primi rantoli, occupava tutto l'ambiente. Ulises riusc a
liberare di nuovo il braccio armato, apr un taglio nel ventre, e
un'esplosione di sangue lo inzupp di verde fino ai piedi. La nonna
cerc di ritrovare l'aria che le mancava per poter vivere, e rovin
bocconi. Ulises si liber dalle braccia esauste e senza concedersi un
istante di tregua assest al vasto corpo caduto la coltellata finale.
Erndira pos allora il vassoio su una tavola, si curv sulla nonna,
scrutandola senza toccarla, e quando fu convinta che era morta il suo
volto acquist di colpo tutta la maturit di persona adulta che non le
avevano consentito i suoi vent'anni d'infortunio. Con mosse rapide e
precise, afferr il panciotto d'oro e usc dalla tenda.
Ulises rimase seduto accanto al cadavere, sfinito dalla lotta, e
quanto pi cercava di pulirsi la faccia tanto pi se l'impiastricciava
di quella materia verde e viva che sembrava fluire dalle sue dita.
Solo quando vide uscire Erndira col panciotto d'oro prese coscienza
del suo stato.
La chiam urlando, ma non ricevette alcuna risposta. Si trascin fino
all'entrata della tenda, e vide che Erndira cominciava a correre in
riva al mare in direzione opposta a quella della citt. Allora fece un
ultimo sforzo per inseguirla, chiamandola con grida lacerate che non
erano ormai pi di amante ma di figlio, ma fu vinto dal terribile
esaurimento di aver ammazzato una donna senza l'aiuto di nessuno. Gli
indios della nonna lo raggiunsero allungato bocconi sulla spiaggia,
mentre piangeva di solitudine e di paura.
Erndira non lo aveva sentito. Continuava a correre contro il vento,
pi veloce del cerbiatto, e nessuna voce di questo mondo la poteva
trattenere. Pass correndo senza volgere la testa attraverso il vapore
ardente delle pozze di salnitro, attraverso i crateri di talco,
attraverso il sopore delle palafitte, finch si esaurirono le scienze
naturali del mare e cominci il deserto, ma continu ancora a correre
col panciotto d'oro al di l dei venti aridi e dei crepuscoli del mai
finire, e mai si torn ad aver la minor notizia di lei n si trov il
vestigio pi infimo della sua disgrazia.









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