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Nietzsche idee per un nuovo millennio

Friedrich Nietzsche

Translator: Alessandro Zignani

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A

ABISSI
1 - Esistono casi in cui a nessuno deve essere consentito guardarci negli occhi; e tanto meno guardare nei nostri abissi.

2 - La compassione labisso pi profondo: pi profondamente luomo scruta nella vita, pi profondamente scruta anche nel dolore.

3 - Non laltezza: il pendio, a far paura! Il pendio, dove lo sguardo precipita in basso e la mano si aggrappa in alto. Allora il cuore sente la vertigine della propria scissa volont.

4 - Chi lotta con i mostri, deve fare attenzione a non trasformarsi, per questo, in un mostro. Se ficchi a lungo lo sguardo in un abisso, anche labisso ficcher in te lo sguardo.

5 - Luomo una fune tesa tra la bestia e lOltreuomo. Una fune tesa su di un abisso.

ABITUDINI
6 - Le nostre abitudini ci tessono intorno una tela di ragno destinata a farsi sempre pi salda; presto ci rendiamo conto che i fili sono diventati lacci. Noi stessi, in mezzo a essi, vi stiamo come un ragno che vi si sia impigliato, e ora costretto a nutrirsi del suo stesso sangue. Per questo lo spirito libero odia tutto ci che sa di abitudine e di regola, tutto ci che duraturo e definitivo; per questo torna sempre a strapparsi di dosso, dolorosamente, la tela.

7 - Ogni abitudine rende la nostra mano pi pronta e meno pronta la nostra arguzia.

ADDII
8 - La volont di lasciarsi una passione dietro le spalle , infine, soltanto il desiderio di unaltra passione; e unaltra ancora.

9 - Bisogna dire addio alla vita al modo in cui Odisseo disse addio a Nausicaa: benedicendola, pi che amandola.

AFFABILITA
10 - Nellaffabilit non c traccia di misantropia, ma, appunto per questo, fin troppo disprezzo per gli uomini.

AFORISMI
11 - Un aforisma che sia ben colato dentro il suo stampo, ben coniato, non lo si pu di certo decifrare alla semplice lettura; da quel momento, piuttosto, deve iniziare la sua interpretazione, per la quale bisogna conoscere larte di interpretare.

12 - La mia ambizione quella di dire in dieci aforismi quello che tutti gli altri dicono in un libro. Quello che tutti gli altri, in un libro, non dicono.

13 - In montagna, la via pi breve quella di vetta in vetta: ma, per questo, occorre essere robusti camminatori. Gli aforismi devono essere vette; e quelli a cui son rivolti, devono essere ben sviluppati, e robusti.

AGIRE
14 - Unazione cui si venga costretti dallistinto vitale dimostra, con il solo piacere che procura, di essere giusta.

15 - Allevare un animale che possa assumere degli impegni: non , questo, il progetto paradossale che la natura ha concepito a proposito delluomo?

16 - Chi agisce, allo stesso modo in cui, secondo la definizione di Goethe, sempre privo di coscienza, anche privo di sapienza: egli dimentica il Tutto per compiere lUnico. ingiusto verso ci che sta alle sue spalle e riconosce soltanto un diritto: il diritto del contingente divenire.

17 - Troppo spesso ci si limita a conoscere ci che bene, senza farlo, perch si conosce anche ci che meglio, ma non si riesce a farlo.

18 - Si sbaglier di rado se si dar la colpa degli atti estremistici alla vanit, di quelli mediocri allabitudine e di quelli meschini alla paura.

19 - Io non so assolutamente quel che faccio. Io non so assolutamente come devo agire! Hai ragione; ma c una cosa su cui non devi avere dubbi: tu vieni agito. Lumanit ha sempre scambiato il modo attivo con il passivo: il suo eterno svarione grammaticale.

20 - Quante azione autenticamente originali ognuno di noi, dimpulso, vorrebbe compiere, e poi non le fa, perch intuisce o sospetta che verranno fraintese! Si tratta, quindi, proprio di quelle azioni che in genere, nel bene e nel male, hanno un autentico valore.

21 - Compiere grandi imprese difficile, ma la cosa pi difficile comandare grandi imprese.

22 - Per avere origine, la morale degli schiavi ha sempre bisogno, prima di tutto, di un ambiente esterno dove ci siano antagonisti contro cui combattere. Parlando in termini psicologici: nel suo ambito, per agire, c sempre bisogno, prima di tutto, di uno stimolo esterno. Il suo agire, sostanzialmente, non altro che reagire. Del tutto opposti sono i valori in base ai quali i temperamenti nobili risolvono i casi della loro esistenza: essi agiscono e si sviluppano spontaneamente; se cercano antagonisti, solo per rinsaldarsi nella propria autostima con gratitudine ancor pi gioiosa.

23 - Come nei domni stellari, talvolta, sono due soli a determinare lorbita di un pianeta; come, in certi casi, soli di differente colore splendono attorno ad un unico pianeta, ora di luce rossa, ora di luce verde; e poi di nuovo, lo irraggiano insieme, sommergendolo in variopinte onde: cos noi, uomini moderni, grazie alla complicata meccanica del nostro cielo stellato, veniamo governati da variegate morali. Le nostre azioni rifulgono in alternanza di colori diversi: di rado sono univoche; e si danno parecchi casi in cui compiamo azioni variopinte.

ALIENAZIONE
24 - Alle volte, conversando, il suono della nostra voce ci mette in imbarazzo e ci porta a fare dichiarazioni che non corrispondono a ci che pensiamo.

ALTRUISMO
25 - Tra le persone piene di sollecitudine e benefattrici si riscontra quasi regolarmente quella goffa astuzia che adatta ai propri scopi colui in soccorso del quale si presume di andare: come se egli, per esempio, meritasse aiuto, chiedesse proprio il loro aiuto e, per tutto quellaiuto, fosse giocoforza gli dimostrasse profonda riconoscenza, affetto, sottomissione. A seguito di tale presupponenza, queste persone dispongono di chi ha bisogno di loro come fosse una propriet personale; infatti, soprattutto per cupidigia di possesso che sono benefattrici e piene di sollecitudine.

26 - Nelle relazioni tra uomini civilizzati ognuno si sente superiore agli altri sotto almeno un aspetto. Da ci deriva la predisposizione amichevole che vige in esse: infatti, ognuno pu dimostrarsi, alla bisogna, capace di aiutare gli altri, e quindi pu lasciare che gli altri lo aiutino senza vergognarsene.

27 - Noi, di spirito umanitario, non ne abbiamo. Non ci permetteremmo mai di proclamare il nostro amore per lumanit. Per farlo, noialtri, non siamo attori abbastanza bravi.

28 - Il valore dellaltruismo, del trascurare se stessi, cosa che non sta n in cielo n in terra: tutti i grandi problemi esigono atti di grande amore, e di questi sono capaci solo gli spiriti forti, completi, sicuri; quelli in grado di provvedere egregiamente a se stessi.

29 - Le mie esperienze mi danno il diritto alla diffidenza globale nei confronti delle cosiddette pulsioni altruistiche: di quell amore del prossimo che sempre pronto al consiglio detto e il soccorso fatto. A me, esso pare solo debolezza: un caso di irrefrenabile suggestionabilit agli stimoli esterni.

30 - C fin troppo fascino e melassa in quei sentimenti che dicono tutto per gli altri, niente per me, perch non si senta la necessit di diventare, in questo caso, due volte diffidenti, e chiedere: Non saranno, magari, tutte seduzioni? Il fatto che questi sentimenti diano piacere a colui che li prova e a colui che ne assaggia i frutti; anche se ne soltanto testimone non rappresenta ancora un argomento a loro favore; ma, piuttosto, un invito esplicito a stare in guardia.

31 - La perdita del proprio centro di gravit, la resistenza agli istinti naturali; in una parola, l altruismo: questo ci a cui, fino ad oggi, si dato il nome di morale.

32 - Il prossimo loda laltruismo perch ne trae dei vantaggi. Se concepisse la faccenda in modo altruistico, rifiuterebbe che qualcuno, per lui, depotenziasse le proprie forze; si infliggesse dei danni. Si opporrebbe al sorgere, in lui, di tali inclinazioni; soprattutto, manifesterebbe il proprio altruismo precisamente col non definirle buone!

33 - Le disgrazie degli altri ci offendono: ci renderebbero evidenti la nostra impotenza, e forse la nostra codardia, se non prestassimo loro alcun aiuto. Le disgrazie, insomma, comportano, in s, un detrimento del nostro onore, dinnanzi agli altri o dinnanzi a noi stessi. Inoltre, le disgrazie ed il dolore degli altri sono, per noi, indice di un pericolo: basterebbe levidenza con cui rivelano lo stato di pericolo e di fragilit in cui si svolge lesistenza umana, per far s che esse, comunemente, provochino in noi un senso di pena. Questa sorta di pena e di offesa, noi, la rimuoviamo sublimandola nellazione altruistica; la quale, quindi, pu darsi che sia una sottile forma di legittima difesa, o di vendetta.

34 - Il piacere che laltruista prova nel rinnegare e sacrificare se stesso: questo piacere, una forma di crudelt.

AMBIENTI
35 - Si eviti di vivere in un ambiente nel quale non si pu n restare in dignitoso silenzio, n condividere con gli altri i propri slanci pi elevati, di modo che non restano da condividere che le lamentele e le difficolt della vita quotidiana, e lintera cronistoria delle proprie disgrazie. Cos, alla situazione disgraziata che ci fa lamentare, si aggiunge la sensazione di noia che ci deriva da noi stessi, visto che siamo perpetue lagne. Piuttosto, bisogna vivere dove, a parlare di s, ci si vergogni; dove, di questo, non c bisogno alcuno.

AMICIZIA
36 - State in guardia da coloro che, di fronte ad una questione morale, attribuiscono un grande valore al fatto che si confidi nel loro tatto e nella finezza delle loro valutazioni! Una volta che, per caso, abbiano commesso uno sbaglio davanti a noi (o, addirittura, contro di noi), se la segneranno a vita. Essi diventeranno inevitabilmente, per istinto, i nostri calunniatori, e cercheranno di danneggiarci, proprio nel mentre ci rimangono, ancora, amici.

37 - Se un amico ti fa del male, digli cos: Ti perdono quello che mi hai fatto; ma quello che hai fatto a te stesso, come potrei perdonartelo?

38 - Sii almeno il mio nemico: cos parla il vero rispetto, che non osa chiedere amicizia.

39 - Lamico deve essere maestro nellindovinare e nel tacere: non bisogna voler vedere tutto. Quello che fa il tuo amico da sveglio, ti si deve rivelare solo in sogno.

40 - Alle volte notiamo che un nostro amico appartiene pi ad un altro che a noi; che la sua delicata sensibilit si angoscia per lobbligo di una scelta, e che, daltra parte, il suo egoismo non abbastanza robusto da poterla fare. Allora, dobbiamo rendergliela pi facile: allontanarlo da noi a furia di offese. La stessa cosa si rende necessaria anche quando ci evolviamo verso un modo di pensare che sarebbe, per lui, dannoso.

41 - Quando si compie, in noi, una profonda trasformazione, i nostri amici, che non si sono trasformati, diventano spettri del nostro passato. La loro voce ci risuona vicino, spaventosa come venisse da ombre di trapassati. come se sentissimo parlare noi stessi, ma pi giovani, rigidi, immaturi.

42 - Ogni tanto si verifica, sulla terra, una specie di riesumazione dellamore nella quale quellavida brama che due persone avevano luna dellaltra si trasforma in un nuovo, impetuoso desiderio: un nobile anelito comune verso un ideale che si eleva al di sopra di entrambe. Ma chi conosce questo tipo di amore? Chi lo ha vissuto? Il suo vero nome amicizia.

43 - Per quanto concerne i buoni amici, che se la prendono sempre troppo comoda, e credono di avere, proprio in quanto amici, alla comodit, un qualche diritto: si far bene a riservargli fin dallinizio unarea libera su cui possano edificare la scena dei loro equivoci; cos, ci si potr anche divertire un po. Oppure, a dare il benservito a tutti quanti, questi buoni amici; e poi, anche, riderci su.

44 - La gioia comune, non il dolore comune, fa lamico.

45 - Le donne sono capaci benissimo di essere amici di un uomo; per, perch questa amicizia rimanga in piedi, necessario un certo grado di ripugnanza fisica.

46 - Una conversazione tra due amici permetter ad entrambi di imparare qualcosa solo se si concentreranno sullargomento, dimenticando la loro amicizia.

47 - Lamico del quale non si possono esaudire le speranze, si vorrebbe piuttosto averlo per nemico.

48 - In molti, la dote di avere buoni amici molto pi grande di quella di essere un buon amico.

49 - Uno scioperato pericoloso, per i suoi amici; infatti, siccome, da fare, non ne ha abbastanza per i fatti suoi, parla di ci che i suoi amici fanno o non fanno; quindi, finisce che caccia il naso dappertutto, creando dei gran fastidi. Per questo una condotta di vita pi saggia stringere amicizia soltanto con persone dinamiche.

50 - Quando due vecchi amici si rivedono dopo una lunga separazione, spesso drizzano ostentatamente le orecchie alla menzione di cose che gli sono diventate del tutto indifferenti. A volte, se ne accorgono entrambi, ma non osano sollevare il velo della finzione, per un senso di tristezza che li induce ad esitare. In questa maniera, hanno origine colloqui che sembrano ambientati nel regno dei morti.

AMMIRAZIONE
51 - Esiste uninnocenza dellammirazione: ce lha chi non s ancora reso conto che gli potrebbe capitare, un giorno, di venire, anche lui, ammirato.

52 - Non appena saliamo pi in alto di coloro che, fino ad allora, ci ammiravano, ecco che proprio ai loro occhi sembriamo caduti in basso e rovinati; infatti essi credevano, fino ad allora, che quel posto in cui sia pure per nostro tramite in ogni circostanza, si trovavano insieme a noi, fosse la cima.

53 - A chi, in un combattimento, non ha nessuna speranza di vincere, oppure chiaramente pi debole, tanto pi importa di venire ammirato per il modo in cui combatte.

54 - Lammirazione per una qualit o unarte pu essere cos forte che ci trattiene dal cercare di impadronircene.

55 - Il filisteo abita nelle opere dei nostri grandi poeti e musicisti come un verme che vive se distrugge, ammira se divora, venera se digerisce.

AMORE
56 - In molti casi, e forse proprio in quelli illustri, quando una donna ama, il suo amore altro non che una forma raffinata di parassitismo: un annidarsi nellanima altrui; talvolta, persino nellaltrui carne. Ah, quante volte, chi ne fa le spese, il padrone di casa!

57 - La spiritualizzazione della sensualit si chiama amore.

58 - Gli artisti, in linea generale, si comportano come tutti, e anche peggio: equivocano, lamore, che cosa sia. In esso, si credono disinteressati per il fatto che perseguono gli interessi di un altro essere umano, spesso a discapito dei propri. In cambio, per, questaltro essere umano, lo vogliono possedere. Perfino Dio non fa eccezione, a questo proposito. Egli ben lontano dal pensare se io ti amo, a te, che importa? Quando non si ricambia il suo amore, diventa terribile.

59 - Noi amiamo la vita non perch, alla vita, ci siamo assuefatti, ma perch ci siamo assuefatti ad amare.

60 - Amare i propri nemici? Io credo che lo si sia imparato bene: oggi, succede mille volte, in piccolo e in grande stile. Talvolta, succede pure qualcosa di pi alto e pi sublime: quando amiamo, impariamo a disprezzare.

61 - Spesso la sensualit fa sviluppare troppo in fretta la pianta dellamore: la radice resta debole, ed facile da sradicare.

62 - Cos freddo, cos gelido, che a contatto con lui ci si brucia le dita! Ogni mano che gli si accosta, la coglie lorrore! proprio per questo che molti lo giurerebbero ardente.

63 - Spesso, con lamore, si vuole soltanto saltare a pie pari linvidia. E spesso si attacca, e ci si fa un nemico, solo per nascondere che si attaccabili.

64 - Quando amiamo, vogliamo che i nostri difetti rimangano nascosti; non per vanit, ma perch la persona amata non ne abbia a soffrire. S: chi ama, vorrebbe sembrare un dio; e anche questo, non per vanit. FW

65 - Scoprire il proprio amore ricambiato dovrebbe rendere lamante, propriamente, gelido verso la persona amata. Come? umile quanto basta per amare te, perfino? Oppure tanto sciocca? Oppure Oppure.

66 - Lamore il rischio di chi vive in profonda solitudine: lamore per chiunque, purch, soltanto, sia vivo.

67 - Alla fine, si ama il proprio desiderio, e non loggetto del proprio desiderio.

68 - Lamore fa emergere le qualit pi alte e nascoste di un amante: i caratteri pi rari, i lati eccezionali della sua natura; e cos, facile che tragga in inganno su quale sia, in essa, la regola.

69 - Ci che vien fatto per amore, accade sempre al di l del bene e del male.

70 - Di voi stessi, non ne potete pi. Non vi amate abbastanza: ecco perch volete indurre chi vi sta intorno ad amarvi, e stendere su di voi la patina dorata del proprio errore.

71 - Chi non dovette disprezzare proprio ci che amava, dellamore, che ne sa!

72 - La cosa pi difficile serrare, per amore, la mano che si aperta. Nel donare, conservare il ritegno.

73 - Quando si chiude in strette maglie il proprio cuore e lo si serba prigioniero, si pu concedere al proprio spirito parecchia libert.

74 - Amate pure il prossimo vostro come voi stessi, ma, prima di tutto, siate tra quelli che amano se stessi!

75 - Se pure ho mentito, ho mentito per amore.

76 - Bisogna imparare ad amare se stessi di un amore sano e salutare: cos si rimane con se stessi, e non ci si disperde in vagabondaggi senza meta.

77 - Pu darsi che al di sotto della favola sacra che traveste la vita di Ges stia celato uno dei pi dolorosi casi in cui la consapevolezza di che cosa sia lamore abbia portato al martirio. Il martirio del cuore pi innocente e ardente: lui che, dellamore per gli uomini, non ne aveva mai abbastanza. Un cuore che pretendeva damare ed essere amato, e nientaltro; e lo faceva con durezza, con intemperanza maniacale, con terribili, amari accessi dira contro coloro che gli rifiutavano amore. La storia di una povera creatura che era insaziata damore e, damore, insaziabile. Che dovette inventare linferno per mandarvi coloro che non volevano amarla. E che infine, divenuta, di che cosa sia lamore umano, consapevole, dovette inventare un Dio che fosse tutto amore, tutto potenza damore , e che avesse piet per lamore degli uomini; perch cos misero, cos inconsapevole! Chi questo avverte; chi questo, dellamore, sa, cerca la morte.

78 - Laddove non puoi pi amare, guarda e passa. Z

79 - In tutte le amicizie e le relazioni amorose si sperimenta questa verit: dal momento in cui ci si rende conto che uno dei due, nel mentre dice le stesse parole, sente, pensa, sospetta, desidera, teme in modo diverso dallaltro, sono destinate ad avere vita breve. La paura dell eterno malinteso: questo il benevolo genio che trattiene cos spesso le persone di sesso diverso da unioni troppo affrettate cui, pure, i sensi ed il cuore le indurrebbero.

80 - Le differenze tra gli uomini non si manifestano soltanto nella diversit delle loro scale di valori, e quindi nel fatto che sono differenti i beni per cui essi ritengono valga la pena di darsi da fare; oppure nel fatto che, tra loro, non c accordo riguardo alla stima di questi valori; oppure nel fatto che ognuno propone una differente classificazione di quei beni che tutti riconoscono per tali: essa si manifesta ancora di pi nel differente significato che assume, per ognuno di essi, leffettivo possesso e godimento di un bene. Se si tratta di una donna, per esempio, gi il poter disporre del suo corpo ed il sottometterlo alla propria voglia , per luomo comune, una sufficiente garanzia di pieno possesso, di soddisfacente usufrutto. Un altro, invece, nella sua smania di possesso pi esigente e sospettosa, percepisce, di tale usufrutto, la pura apparenza come fosse un punto interrogativo; e, quindi, esige prove pi sottili, soprattutto per venire a sapere se quella donna non soltanto si concede a lui, ma, per lui, abbandonerebbe perfino ogni suo avere, ogni suo desiderio; soltanto cos, per lui, essa sar suo possesso. Un terzo, per, neanche cos esaurisce la propria diffidenza, la propria presupponenza: egli si domanda se la donna, quandanche abbandoni tutto per lui, non agisca cos, magari, per amore di un fantasma che si costruita ad immagine di lui. Egli vuole, prima, a fondo anzi, in modo profondamente abissale venire, da lei, conosciuto; per poter, in generale, venire amato, egli osa far cadere ogni barriera contro le doti di intuizione femminili, consapevole di come lamata sia pienamente nelle sue mani soltanto quando non singanna pi su di lui. Quando lo ama per quanto ha di diabolico e per la sua segreta ingordigia quanto per la sua bont, pazienza e spiritualit.

81 - Si assistito con negligenza al teatro della vita se non si notata anche la mano che uccide a forza di premure.

82 - Lamore: nelle sue espressioni, la guerra; nella sua essenza, lodio mortale tra i sessi.

83 - La Circe dellumanit, la morale, ha falsato da cima a fondo la psicologia umana: lha demoralizzata; fino a che non si arrivati a quello spaventoso controsenso per cui lamore dovrebbe essere, per sua natura, non egoistico. Bisogna essere tipi ben sicuri di s, arditamente saldi sulle proprie gambe; altrimenti, amare, non affatto possibile. Le femmine, lo sanno fin troppo bene: non sanno che diavolo farsene degli uomini disinteressati; quelli il cui carattere principale sia, semplicemente, lobbiettivit.

84 - Si comincia col disimparare ad amare gli altri, e si finisce per non trovare pi nulla, in se stessi, che sia degno di essere amato.

85 - Ogni grande amore, non vuole amore. Vuole di pi.

86 - Le donne sono fatte cos: impallidiscono allidea che il loro amato possa non essere degno di loro; gli uomini sono fatti cos: impallidiscono allidea che potrebbero non essere degni della loro amata. Questo discorso ha per tema donne vere, uomini veri.

87 - Livello e tipo di desiderio sessuale, in un uomo, protendono i loro viticci fino alle estreme cime del suo spirito.

88 - Si finisce per dare a qualcuno ci che, per noi, rappresenta la cosa pi bella, la nostra gemma pi preziosa: ed ecco che il nostro amore, ora, non ha pi niente da dare. Tuttavia, chi riceve il dono, non vede di certo, in esso, ci che, per lui, rappresenta la cosa pi bella. Di conseguenza, manca di quella piena ed estrema riconoscenza su cui noi, i donatori, contavamo.

89 - Esistono donne che, per quanto le si rivolti da capo a piedi, non mostrano nessuna vita interiore, ma sono semplici maschere. Gli uomini che si lasciano irretire da simili creature spettrali, inevitabilmente destinate a non appagarli, sono da compiangere; eppure, sono le donne come queste ad eccitare pi di tutte il desiderio maschile di possesso. Luomo non si stanca di cercare, in esse, unanima. Ed ancora l che cerca.

90 - Gli esseri umani, nel loro complesso, hanno sempre parlato dellamore in modo cos enfatico e divinizzante perch, di amore, ne hanno sempre avuto poco.

91 - Qualcuno ha detto: Le persone su cui non ho mai riflettuto a fondo, sono due. Questo un segno del mio amore per loro.

92 - Uno vuoto, e si vuole riempire; quellaltro, stracolmo e si vuole svuotare. Entrambi vanno a cercare un individuo che serva allo scopo. E questo passaggio da una condizione allaltra, trasfigurato in senso sublime, in entrambi i casi, lo si chiama con una parola sola: amore.

93 - Esistono persone che avvertono un senso come di oppressione, una stretta al cuore, se qualcuno li gratifica del proprio affetto solo come conseguenza dellaver, di quellaffetto, privato qualcun altro.

94 - Avvertenza, ovvero enigmatico avvertimento: Se il legame non vuoi tu spezzare, allor lo devi, prima, morsicare.

95 - Unanima che si sa amata, ma che, da parte sua, non ama, scuote i detriti che le ristagnano nel fondo. E la feccia sale alla superficie.

96 - Uguali passioni, nelluomo e nella donna, vanno secondo metronomi diversi: per questo che uomo e donna non cessano di fraintendersi.

97 - Chi ama, vuole evitare che la persona a cui si consacra provi un qualsiasi senso di estraneit; di conseguenza, recita la commedia di una totale simbiosi, la quale, nella realt, non esiste. Quando uno dei due amanti si lascia amare dallaltro per cui, non gli pare necessario fingere, ma, piuttosto, affida questo compito a lui la situazione si presenta semplice. Invece, non esiste commedia pi intricata e incomprensibile di quella che va in scena quando entrambi gli amanti sono infiammati di reciproca passione e, quindi, ognuno di loro rinuncia a se stesso e vuole diventare come laltro; in simbiosi con lui solo. Alla fine, nessuno sa pi che maschera deve assumere, qual lo scopo di tutta quella commedia. Che ruolo gli spetta.

98 - I due sessi si illudono luno sul conto dellaltro: questo fa s che onorino ed amino, in fondo, solo se stessi (ovvero, per usare unespressione pi garbata, il loro specifico ideale). Cos, luomo vuole una donna mansueta, mentre la donna , proprio per sua essenza, non mansueta, come la gatta; per quanto esercizio abbia fatto nellassumere unaria pacifica.

99 - stato proprio nel periodo pi cristiano dellEuropa, e soprattutto allepoca in cui pi forte era linflusso opprimente delle gerarchie etiche cristiane, che le pulsioni sessuali si sono sublimate fino a diventare amore.

100 - Chi fosse cos dotato di immaginazione da figurarsi laspetto di un viso e di un corpo ventanni dopo, forse trascorrerebbe la vita senza patemi.

101 - Unicamente nellamore non solo lanima acquisisce una prospettiva nitida, analitica e sprezzante nei confronti di se stessa, ma le prende il desiderio di levare lo sguardo al di l dei propri limiti, alla ricerca di un altro S; pi nobile, e rimasto, fino a quel momento, nascosto in qualche suo anfratto.

102 - Amare e morire: due cose che fanno rima per leternit. Volere amare vuol dire anche essere votati alla morte.

103 - Anche lamore, va imparato.

104 - La naturale attitudine delle donne ad unesistenza fatta di relazioni tranquille, sempre uguali, felicemente armoniose; il loro rendere il mare della vita rabbonito, liscio come lolio: tutto questo opera involontariamente contro quelleroica pulsione vitale che pervade gli spiriti liberi. Senza che se ne accorgano, le donne si comportano come se ad un geologo che uscito a passeggiare si togliessero le pietre dal sentiero, perch non vi inciampi. Ma quello uscito di casa proprio per inciamparvi!

105 - Chi ama una persona o una cosa senza conoscerle, diventa la preda di ci che non amerebbe, se potesse vederlo.

106 - Da dove ha origine limprovvisa passione di un uomo verso una donna: quella passione che mette radici nel profondo, nellanima? Solo in minima parte dalla sensualit; piuttosto, quando luomo nota la compresenza, in un altro essere vivente, di debolezza, bisogno di aiuto ed, allo stesso tempo, superbia, allora, in lui, succede qualcosa: pare che la sua anima, insieme commossa ed offesa, voglia rompere gli argini. Da questa breccia sgorga la sorgente del grande amore.

107 - Ogni grande amore comporta la tentazione maligna di distruggere loggetto del proprio amore, in modo da sottrarlo una volta per tutte alla sacrilega giostra dei mutamenti; infatti, lidea di un mutamento inorridisce lamante pi di quella della totale estinzione.

108 - Lobbiettivo della natura la metamorfosi in virt dellamore.

109 - A chi mai dovrebbe spettare quella totale beatitudine dellamore che sta nellincondizionata fiducia reciproca, se non ai diffidenti totali, i maligni, i biliosi? Infatti, costoro ne godono come di unenorme, mai creduta possibile, incredibile eccezione della loro anima.

110 - Perch, a detrimento della giustizia, si sopravvaluta lamore, e se ne fanno le lodi pi sperticate, come fosse qualcosa di molto pi nobile, rispetto a quella? Non , invece, lamore, evidentemente, pi stupido della giustizia? Non c dubbio; ma, proprio per ci, esso tanto pi gradito alla massa. Lo stupido amore maneggia una ricca cornucopia dalla quale trae doni che poi distribuisce a tutti; anche a chi non se li merita ed, anzi, non lo ringrazia nemmeno.

111 - Ora, lei lo ama. Da quel momento, lo guarda con mansueta confidenza, come una mucca da latte. E invece, accidenti! Ad ammaliare lui, era proprio il fatto che lei apparisse indomita ed irraggiungibile! E allora, lei, non farebbe bene a simulare il suo vecchio carattere? Fingere un cuore restio allamore? Non glielo consiglia proprio lamore?

112 - Si dimenticano molte cose del proprio passato. Le si scaccia di proposito dalla mente. Tutto ci sta a significare, da parte nostra, unintenzione: noi vogliamo che limmagine di come, in passato, eravamo, abbagliandoci con lo splendore di cui circonfusa, ci inganni, lusinghi la nostra presunzione. A questa mistificazione di noi stessi, ci lavoriamo continuamente. E voi, che tanto gloriosamente parlate dellobliare se stessi nellamore, del trasfondersi dellIo in unaltra persona, intedete dire, con ci, che si tratti di un fenomeno sostanzialmente diverso? Quello che succede che si manda in pezzi lo specchio, si ricompone la propria immagine in quella di una persona che si ammira, e poi ci si gode questa nuova raffigurazione del proprio Io, per quanto la si chiami con nome dellaltra persona. E tutto questo elaborato processo, pretendete che non sia una mistificazione di se stessi; non sia attrazione per se stessi? Che tipi strani, siete!

113 - Avidit ed amore: che effetto diverso hanno, su di noi, queste due parole! Eppure, potrebbe trattarsi dello stesso istinto cui sono stati dati due nomi diversi. Il primo nome diffamatorio, e nasce dal punto di vista di chi, nel possedere, ha gi appagato questo istinto; in lui, dunque, esso si , in qualche modo, acquietato, ed ora egli in apprensione solo per il proprio possesso. Laltro nome nasce dal punto di vista di chi insoddisfatto e smanioso: costui, quindi, esalta questo istinto come buono.

114 - (Lichtenberg): Noi non amiamo nostro padre, nostra madre, la moglie e i figli, ma gli stati danimo piacevoli che essi suscitano in noi.

115 - Lamore tra i sessi si rivela, smaccatamente, una smania di possesso. Chi ama, mira al possesso esclusivo ed incondizionato della persona prescelta. Ci che vuole, un potere incondizionato tanto sulla sua anima che sul suo corpo. Vuole essere lunico oggetto del suo amore: accamparsi nella sua anima come fosse il pi alto ideale, il pi degno di stima, e, cos, dominarla. Se si considera come tutto questo non significhi altro che escludere il mondo intero da un bene, una felicit ed un piacere preziosi; se si considera come chi ama pi spietato ed egoista di qualsiasi altro conquistatore e parassita intenda, quasi fosse un drago accovacciato sul suo aureo tesoro, privare tutti i suoi antagonisti di un possesso a loro negato; se si considera, infine, come, a colui che ama, tutto il resto del mondo appaia indifferente, opaco, senza valore, ed egli sia pronto a fare qualunque sacrificio per distruggere qualsiasi legge, aggirare qualsiasi legame personale che ancora lo vincoli ad esso: se si considera tutto questo, diventa un fatto veramente strabiliante che unavidit ed ingiustizia a tal punto selvaggia qual quella che governa lamore tra i sessi sia stata a tal punto glorificata e divinizzata, come, invece, avvenuto in ogni epoca. Che proprio da questo amore sia derivato il concetto di amore in quanto contrapposto a quello di egoismo; nel mentre esso, forse, di questo egoismo, proprio la manifestazione pi spregiudicata.

116 - Luomo e la donna intendono per amore due cose differenti (per entrambi i sessi, fa parte delle condizioni atte a determinare il reciproco amore il fatto che ognuno dei sessi, quando dice amore, non intenda la stessa idea e lo stesso sentimento dellaltro). Ci che la donna intende per amore, abbastanza chiaro: una dedizione totale (non un semplice dedicarsi) anima e corpo, alluomo, senza alcun riguardo n ritegno, ma, semmai, con vergogna e terrore, al pensiero che questa dedizione possa venire imprigionata nei nodi di clausole e condizioni. In questa assenza di condizioni, il suo amore diventa, n pi n meno, una fede: la donna non ne ha altre. Luomo, invece, se ama una donna, vuole, in sostanza, fare esperienza di questo suo amore per lei, nel mentre, per quanto riguarda i fatti personali, il suo atteggiamento quanto di pi lontano possa esistere da quello che caratterizza lamore femminile. La passione della donna, nella sua incondizionata rinuncia ad ogni diritto, ha come proprio presupposto, per lappunto, che da parte delluomo non esista un simile pathos, unanaloga volont di rinuncia; infatti, se entrambi rinunciassero ad amare se stessi, che cosa ne verrebbe fuori? Non lo so: forse, una sorta di buco nero? La donna vuole venire catturata, posseduta come un bene per la vita. Nel concetto di possesso, di bene posseduto, la donna smarrisce i contorni di se stessa; quindi, vuole un uomo che la catturi, che non si ceda e conceda ai suoi capricci, ma piuttosto, al contrario, che da quel rigoglio di forza, felicit, fede, che la donna, concedendo se stessa, gli d, risulti arricchito nella propria essenza individuale. La donna si concede, e luomo cattura.

117 - Lamore, inteso in tutta la sua grandezza e complessit, natura; in quanto natura, da sempre e in eterno immorale.

118 - Ci si pu impegnare ad avere certi precisi comportamenti, ma non sentimenti; essi, infatti, sono involontari. Quando qualcuno promette amore eterno o eterna fedelt, promette ci su cui non ha potere alcuno; pu, invece, ben promettere di adottare quei comportamenti che, comunemente, si prendono per derivati dallamore o dalla fedelt, ma che posso avere origine anche da altri motivi (infatti, molte sono le strade ed i motivi che sfociano in una determinata azione). Chi promette di amare in eterno qualcuno, dunque, intende dire questo: Finch ti amer, assumer nei tuoi confronti tutti i comportamenti dellamore; qualora cessassi di amarti, i miei comportamenti nei tuoi confronti, anche se dettati da motivi diversi, saranno della stessa natura. Siccome, in apparenza, non cambiato niente, lopinione radicata nel cervello della gente rimane quella illusoria di uninvariabile persistere nel sentimento amoroso. Dunque, quando qualcuno promette amore eterno, o cieco, o promette che lillusione dellamore sar eterna.

119 - Lamore perdona alla persona amata perfino il desiderio.

120 - Se vediamo qualcuno che soffre, cogliamo di buon grado loccasione che ci viene offerta per impadronirci di lui. questo ci che fa, per esempio, il compassionevole benefattore, per il quale, questo rapace desiderio di possesso che la nuova preda ha suscitato in lui, prende il nome di amore.

121 - La circostanza per cui tutto ci che debole e bisognoso di aiuto parla al nostro cuore, ha per conseguenza labitudine, da parte nostra, di designare tutto ci che parla al nostro cuore con diminutivi e vezzeggiativi sminuenti; vale a dire, nel gergo dei nostri sentimenti: renderlo debole e bisognoso di aiuto.

ANIMA
122 - Tutti gli istinti che non si scaricano allesterno, rifluiscono allinterno: , questo, ci che io definisco il processo dellumana interiorizzazione. cos che, nelluomo, mette i suoi primi germogli ci che, pi tardi, verr definito anima.

123 - I concetti di Aldil, Giudizio Universale, immortalit dellanima, lo stesso concetto di anima: sono strumenti di tortura. Metodiche della sevizia grazie alle quali il prete diventato padrone; per rimanerlo.

124 - Ad ogni anima appartiene un altro mondo: per ogni anima, ogni altra anima un mondo occulto dietro al proprio.

125 - Il risvegliato, il sapiente, dice: Io sono in tutto e per tutto corpo, e niente al di fuori di esso. Anima, non che una parola per indicare qualcosa che del corpo parte.

126 - Se qualcuno non riesce a spuntarla sul dolore della sua anima, la causa non sta, per dirla in maniera brutale, nella sua anima, ma, in effetti, nella sua pancia.

127 - Il complesso dei movimenti interiori che luomo trova agevoli, e che egli, quindi, compie volentieri, e con grazia, viene definito anima.

128 - Se volessimo ed osassimo (ma siamo troppo vili per questo!) rappresentare le nostre anime secondo un modello architettonico, dovremmo prendere a modello il labirinto.

ANIMALI
129 - Le persone pi profonde, in ogni epoca, hanno sempre avuto compassione degli animali. Il motivo , precisamente, questo: la vita li fa soffrire, ma essi non hanno la forza di fare del dolore un pungolo nella propria carne che li stimoli ad osservare la propria esistenza da una prospettiva metafisica. E certo, assistere ad un dolore senza senso, fa ribollire di sdegno fin nel profondo.

ANIMALISTI
130 - Voltaire era capace di mascherare il suo odio per determinate cose e persone da compassionevole affetto verso gli animali.

ANTIPODI
131 - una cosa tanto fine, un tale segno di distinzione, avere i propri personali antipodi!

ANTROPOFAGIA
132 - In solitudine, il solitario sbrana se stesso; in luogo pubblico, lo sbrana il pubblico. Ora, scegli tu.

APPARENZE
133 - proprio quando fa collegamenti tra le cose pi simili che lapparenza inganna nel modo pi smaccato; infatti, il ponte pi difficile da gettare, quello sullabisso pi stretto.

134 - Ci che va dimostrato nella maniera pi persuasiva, con la massima ostinazione, lapparenza. Troppi, infatti, non hanno occhi per vederla. Ma cos noioso!

ARTE
135 - Lesistenza del mondo si pu giustificare soltanto come fenomeno estetico.

136 - Ogni individuo, con quale coraggio potrebbe lottare, se prima non fosse stato consacrato ad un ideale che eccede la propria persona? I suoi pi grandi patmi di individuo; vale a dire: il fatto che la mente umana non capace di certezze universali, il mistero della morte e dellaldil, la disparit tra le doti individuali; tutto ci, gli rende necessaria larte.

137 - Tutto ci che viene pensato, poetato, dipinto, composto; perfino costruito e modellato, appartiene o allarte del monologo o a quella della testimonianza. Non conosco, in un artista, una differenza pi significativa di quella che esiste tra la possibilit, per lui, di osservare levolversi della propria opera darte (il suo stesso evolversi) con latteggiamento del testimone, oppure obliare del tutto il mondo: carattere fondamentale, questultimo, di ogni stile monologico. Uno stile che si fonda sulloblio; che la musica delloblio.

138 - Larte pi potente della sapienza: essa vuole la vita, mentre quella, come meta finale, raggiunge soltanto il nichilismo.

139 - Nellarte luomo si gode la pi perfetta espressione di se stesso.

140 - Sono convinto che larte sia il pi alto scopo e la vera occupazione metafisica di questa vita.

141 - In ultima analisi, la filosofia di un artista ha ben poca importanza, purch lartista labbia immessa nelle sue opere a cose fatte, ed essa non arrechi alcun danno alle stesse.

142 - La grande virt che fa larte indispensabile sta nel suo evocare lillusione di un mondo pi semplice, far balenare una soluzione pi spiccia allenigma dellesistenza. Nessuno che la vita faccia soffrire pu fare a meno di questa illusione, cos come nessuno pu fare a meno del sonno.

143 - Perch larco non si spezzi: ecco perch esiste larte.

144 - La circonferenza che racchiude in s il dominio della scienza, ha punti infiniti; come si possa, di questa circonferenza, misurare esattamente larea, non dato, attualmente, sapere. Cos, allindividuo di animo nobile, e ricco di doti, capita inevitabilmente, ancor prima che raggiunga la met della propria esistenza, di toccare, di questa circonferenza, i punti che ne formano il limite. Allora, si fissa a contemplare linesplicabile. Quando egli osserva, con orrore, come la logica, in quel limite, si contorca su se stessa fino a mordersi la corda, ecco che, in lui, irrompe una nuova forma di sapienza: la sapienza tragica; per poter anche solo sopportare la quale c bisogno, come terapia preventiva, dellarte.

145 - Larte non solo unimitazione della realt di natura, ma, precisamente, un supplemento metafisico alla realt di natura, messa a confronto con lei nellintento di trascenderla.

146 - Quando, nelle citt piene di gente, osservo la folla, e come se ne va di fretta, con il viso atteggiato a tetraggine, allora, ogni volta, mi dico: di certo qualcosa li rode dentro. Eppure, nel loro caso, larte ha lunico effetto di rendere la loro ferita interiore ancora pi dolorosa: farli ancora pi tetri, e pi narcotizzati i loro sensi; oppure, farli andare, per avidit, ancor pi di fretta. Infatti, le sensazioni artefatte li spronano in una continua giostra, e non gli lasciano, quindi, percepire affatto la loro misera condizione.

147 - Se non avessimo definito buone le arti, e non avessimo escogitato questa specie di culto della non-verit, quel ficcare di continuo lo sguardo nella universale non-verit e menzogna cui, oggi, veniamo costretti dalla scienza tutto quel ficcare lo sguardo nella follia e nellerrore come se fossero le condizioni naturali di ogni essere vivente dotato di sensi e ragione ci riuscirebbe del tutto insostenibile.

148 - Il compito dellarte moderna: fare da droga o da colpo in testa. In un modo o nellaltro, annichilire la coscienza. Far superare alluomo moderno il senso di colpa, ma non far ritrovare, alla sua anima, linnocenza.

149 - Che ce ne facciamo di tutta la nostra arte: quella che crea opere darte, se abbiamo perduto larte pi elevata: quella capace di creare la vita come continua festa!

150 - Larte moderna un lusso; non essendo nullaltro che questo, ha privato il popolo di ci che di pi grande e pi puro esso, quale unico e vero artista l artista della profonda necessit accomunando in un unico cuore lanima universa, sapeva esprimere: il proprio mito, il proprio canto, la propria danza, il proprio tono di voce.

151 - Lesistenza, la possiamo continuare a sopportare solo come fenomeno estetico. Larte ci fornisce occhi, mani, e, soprattutto, quella buona fede che ci serve per poter fare di noi stessi un simile fenomeno.

152 - Se larte consiste prima di tutto nella capacit di comunicare agli altri le proprie esperienze interiori, ogni arte che non riesce a farsi capire contraddice se stessa.

153 - Larte non ha bisogno di note o caratteri di stampa, ma di intenditori che ne siano gli eredi testamentari.

ARTISTI
154 - Un temperamento creativo che non conosca soste, un prolifico gestante, nel senso pi vero della parola: una persona che le continue gravidanze e filiazioni del proprio spirito abbiano reso assuefatto ed inconsapevole. Uno che non abbia il tempo di stare a riflettere su di s e sulla propria opera; di fare confronti. Uno che non si preoccupi neppure pi di porre criteri al proprio gusto, e che si limiti, una volta per tutte, a dimenticarlo; vale a dire: a lasciarlo come sta, oppure lasciare che decada. Una persona simile, forse, alla fine, creer opere delle quali da tempo il suo giudizio non pi allaltezza. Costui, quindi, dir su di esse e su se stesso delle grandi sciocchezze; le dir e le penser. Questo mi sembra sia quasi il comportamento abituale degli artisti fecondi. Nessuno conosce un bambino peggio dei suoi genitori.

155 - Se vero che Omero, come si dice, talvolta, ha dormito, in questo modo, si dimostrato pi saggio di tutti gli artisti dallinsonne ambizione.

156 - Che cosa siano bene o male, a nessuno ancora stato dato di sapere; tranne a chi possiede il potere creativo.

157 - Gli artisti svelano il principio fondamentale per il quale ogni individuo un miracolo irripetibile.

158 - Allontanarsi dalle cose finch, di esse, non si veda pi molto, e molto se ne debba immaginare, se si vuole ancora vederle: tutto questo dobbiamo imparare dagli artisti; e, per il resto, essere pi saggi di loro. FW

159 - Ogni artista raggiunge la vetta estrema della propria grandezza solo quando sa vedere se stesso e la sua arte al di sotto di s: quando sa ridere di s.

160 - Lartista di stampo davvero moderno gira tenendo al guinzaglio la sua muta di aborti uggiolanti nati dallincrocio, in lui, tra passione e perversioni mentali. La sua intenzione aizzarla, a richiesta, contro gli uomini moderni; costoro, infatti, preferiscono decisamente fare da preda in una battuta di caccia con tanto di ferite e sterminio piuttosto che doversene stare in compagnia di se stessi, in silenziosa meditazione.

161 - Vivere spaesati e straniti in un mondo al quale, tuttavia, ci si rivolge. Dover dipendere da lui; disprezzarlo, e tuttavia non poter fare a meno di ci che, in lui, si disprezza: questo il destino appositamente predisposto per gli artisti del futuro.

162 - S: nella vostra vita, molto ci che deve, amaramente, morire, o creatori! Per questo, sia vostro compito dar senso a tutto ci transeunte, e difenderlo.

163 - Noi concepiamo lartista soggettivo soltanto come un cattivo artista. In ogni forma darte che aspiri ad un certa elevatezza, esigiamo soprattutto e prima di tutto il superamento dellelemento soggettivo, la liberazione dallIo ed il silenzio su ogni volont e desiderio individuale. In effetti, senza che vi sia oggettivit, spirito contemplativo puro e disinteressato, non possiamo credere che unopera darte sia minimamente tale.

164 - I tedeschi vogliono, grazie allartista, pervenire ad uno stato di sognante passione; gli Italiani vogliono, grazie a lui, prendere respiro dalle loro passioni reali; i Francesi vogliono, da lui, loccasione per manifestare le loro opinioni: pretesti per chiacchierare.

165 - Vendere i propri pregi al maggior offerente, o, addirittura, darsi con essi allusura, come fanno insegnanti, funzionari ed artisti, fa del genio e delle doti intellettuali un affare da bottegai.

166 - I bravi artisti sono e devono essere, tutti quanti, anche un po degli attori. Se non recitassero, difficilmente resisterebbero a lungo.

ASCETISMO
167 - Che cosa significano gli ideali ascetici? Negli artisti, niente, oppure un po di tutto; nei filosofi e negli intellettuali, una specie di fiuto, di istinto per le premesse favorevoli allo sviluppo di unelevata spiritualit; nelle donne, nel migliore dei casi, una gentilezza di modi grazie alla quale poter sedurre meglio; in chi svantaggiato dalla natura, e non vive in armonia con essa (per la maggioranza dei mortali) il tentativo di sentirsi troppo buoni per questo mondo: una forma sacra di depravazione, la risorsa fondamentale per combattere contro il dolore protratto, e la noia. La grande importanza che proprio lideale ascetico, in particolare, ha assunto per lumanit, fa emergere il dato di fatto fondamentale della volont umana: il suo horror vacui. Essa ha bisogno di uno scopo. Al non volere, preferisce volere il nulla.

168 - Le cose pi velenose contro i sensi non vengono dette dagli impotenti, e neanche dagli asceti, ma da quelli impotenti ad essere asceti: quelli che, di essere asceti, ne avrebbero avuto bisogno.

169 - Non risparmiare il tuo prossimo! Luomo una creatura che va trascesa. Ma solo un buffone pensa: Luomo, lo si pu anche saltare a pie pari.

170 - Lascetismo il modo giusto di pensare per quegli individui che devono estirpare le pulsioni dei propri sensi, in quanto sono furiosi animali da preda. Ma vero anche che va bene solo per loro!

171 - Chi rinuncia al mondo, che cosa fa? Aspira ad un mondo pi elevato: vuole volare pi a lungo, pi lontano, pi in alto, degli uomini che accettano il mondo com. Getta via tutte le cose che sarebbero di impaccio al suo volo. Ce ne sono alcune, tra quelle, che non giudica di poco conto, e che non gli sono sgradite. Egli le sacrifica alla propria smania di elevarsi. Questo sacrificio, questo sprezzante disfarsi di tutto, finisce per risultare, precisamente, lunica virt, in lui, notevole.

172 - Nei tempi in cui il Cristianesimo rendeva nota con la massima profusione la sua fecondit nel produrre santi e anacoreti nellintento di rendere noto, in questo modo, se stesso a Gerusalemme esistevano grandi manicomi per santi sinistrati: quelli che avevano dato via anche il loro ultimo granello di sale in zucca.

173 - Lasceta fa di virt necessit.

174 - Si neghi lideale ascetico: in questo caso, luomo, la bestia-uomo, fino ad oggi, non ha avuto senso alcuno. Nella sua esistenza sulla terra, non era insito alcun fine. A che scopo, in sostanza, esiste luomo?: questa domanda, rimasta senza risposta. Lideale ascetico rivela proprio questo: la mancanza di qualcosa, lo smisurato vuoto intorno alluomo.

175 - Lideale ascetico ha origine dallistinto di difesa e di salvezza che insorge in unesistenza le cui forze, ormai, vanno degenerando, e che, dunque, lotta con tutti i mezzi per la propria salvezza; per continuare ad esistere. Esso il sintomo di unostruzione parziale della linfa vitale cui consegue unastenia contro la quale gli istinti vitali ancora intatti si battono senza tregua, con strumenti e stratagemmi sempre nuovi. Lideale ascetico uno di questi strumenti; la sua situazione , dunque, di segno letteralmente opposto a come la intendono i suoi devoti. La vita che, in lui, lotta con la morte, lo fa combattere contro la morte.

176 - Ogni morale ascetica prevede che, in Dio, si preghi una parte di se stessi; per questo, poi, si costretti a far fare allaltra la parte del diavolo.

ASCOLTARE
177 - Per ascoltare, abbiamo anche gli occhi: cos disse un vecchio confessore diventato sordo.

ASPETTARE
178 - In verit, anchio ho imparato ben bene ad aspettare: ma soltanto ad aspettare me stesso.

179 - Saper aspettare cos difficile che i pi grandi poeti hanno ritenuto il non saper aspettare un argomento non indegno di venire, da loro, trattato.

AVANGUARDIE
180 - Anche se possono risuonare, allorecchio, come striduli ed inquietanti, sono questi i suoni provenienti da un mondo futuro dove larte sar una necessit, e che dallarte riuscir a pretendere un appagamento reale. Si tratta del linguaggio di una natura che abbia ritrovato la via per lumano.
B

BASIC ENGLISH
182 - Essere poliglotti sicuramente un male necessario; alla fine, per, portato allestremo, costringer lumanit a trovare una medicina. In un lontano futuro, esister una nuova lingua, una sola per tutti: dapprima adottata come gergo commerciale, verr poi utilizzata principalmente per la circolazione delle idee.

BELLEZZA
183 - La bellezza, a chi la vuole acchiappare, riserva dei tiri mancini: lo sappiamo. Perch mai, dunque, correre dietro alla bellezza? Perch, piuttosto, non perseguire ci che grandioso, cosmico, titanico: ci che smuove le masse? pi facile essere titani, che belli.

184 - Luomo crede che il mondo sia, in s, ricolmo di bellezza; dimentica di essere lui stesso lorigine prima di tanta bellezza. stato soltanto lui, a conferirgli bellezza: una bellezza umana; ah, troppo umana! Luomo, in fin dei conti, nelle cose, rispecchia se stesso; considera bello tutto ci che gli rimanda la propria immagine. La concezione del bello la forma di vanit caratteristica della sua specie In effetti, un piccolo dubbio pu sussurrare allorecchio dello scettico la domanda: siccome luomo lo ritiene tale, il mondo davvero diventato bello? Egli lo ha umanizzato: ecco tutto. Ma nulla, proprio nulla ci assicura che luomo possa venire preso a modello di ogni bellezza.

185 - proprio per leroe che il bello la pi difficile di tutte le cose.

186 - Dov la bellezza? Dove io devo volere con tutta la volont; dove io voglio amare e morire, perch unimmagine non rimanga unimmagine soltanto.

187 - Voglio imparare sempre di pi a concepire il destino inevitabile di tutte le cose come bellezza: cos, diverr uno di quelli che rendono belle le cose.

188 - Quando la forza vitale diventa misericordiosa, e discende nel mondo visibile delle apparenze; allora, il suo discendere, lo chiamo bellezza.

189 - Che cos la bellezza? Lespressione la rosa bella significa semplicemente che la rosa bella a vedersi: che ha, in s, qualcosa di piacevolmente luminoso. Con questa espressione, sulla sua essenza, non si detto niente. Essa piace; la sua vista suscita un senso di piacere; vale a dire: la pulsione che vuole, in noi, la vita, viene appagata dalla sua vista e, quindi, il nostro gusto alla vita ne trae vantaggio.

190 - Il mondo ricchissimo di cose belle, ma, ci nonostante, assai povero di bei momenti: momenti in cui simili cose si rivelino a noi. Eppure, forse proprio questo il fascino pi forte della vita: sta avvolta in un velo trapunto con loro di molti begli auspici; seduce, e poi, pudicamente, fa la ritrosa; sempre beffarda, complice, attarente.

191 - Se prima ci che brutto non avesse detto a se stesso io sono brutto, che sarebbe mai la bellezza? GdM

192 - Chi, nella vita, a qualunque vantaggio personale, preferisca le bellezza, di certo finir, lo stomaco guasto come quello di un bambino che preferisca i dolci al pane, a fissare il mondo con la frustrazione negli occhi.

193 - Una pacifica stanchezza alla fine del giorno: ci che gli uomini chiamano bellezza.

BENEDIZIONI
194 - Chi non sa benedire, impari a maledire!

BENEFATTORI
195 - Quando ci capita di soffrire, e di venire notati, accade anche che la nostra sofferenza venga trattata in modo superficiale. Infatti, il sentimento della compassione, lo ha per natura, di spogliare la sofferenza altrui dei suoi caratteri personali ed irripetibili. Sono i nostri benefattori, pi che i nostri nemici, a sminuire il nostro valore ed i nostri propositi.

BIBBIA
196 - Il fatto daver con un legaccio rattoppato insieme codesto Nuovo Testamento col Vecchio in un solo libro dal nome di Bibbia, libro che ha nome di Libro: forse questa lazione maggiormente sfrontata, il pi grande delitto contro lo spirito che lEuropa letteraria si porti sulla coscienza.

BIOGRAFIE
197 - Il diritto di scrivere unautobiografia, dopo i quarantanni, possono averlo tutti: non esiste uomo, per quanto insignificante, che, siccome passava di l, non abbia visto da vicino qualcosa che possa risultare, per il pensatore, prezioso e notevole. Invece, esporre in pubblico la propria testimonianza di fede, un atto che va considerato incomparabilmente pi pretenzioso: infatti, presuppone il dare valore di testimonianza non soltanto a ci che, nel corso dellesistenza, si vissuto, indagato o visto, ma anche a ci in cui si creduto.

198 - Se avete un debole per le biografie, che non siano quelle col ritornello il tizio Tal dei Tali e la sua epoca, ma quelle sul cui frontespizio dovrebbe star scritto: Un uomo in lotta contro la sua epoca.

BISOGNO
199 - Il bisogno viene considerato la causa prima di tutto ci che viene al mondo; invece, propriamente, spesso solo leffetto di ci che, al mondo, venuto.

BONT
200 - Qualunque danno possano fare i cattivi, il danno fatto dai buoni il danno pi dannoso.

201 - Per giudicare, un uomo di un certo tipo, quanto valga, bisogna prima considerare quanto costa il suo mantenimento: bisogna conoscere il suo tenore di vita. Il costo che pagano le persone di animo buono, per mantenere il proprio tenore di vita, la menzogna. In altre parole, il non volere vedere ad ogni costo come, in fondo, fatta la realt: non certo organizzata in modo da suscitare di continuo istinti benevoli, ed ancor meno tollerare che, ad ogni momento, gente miope e bonaria metta mano al suo corso.

202 - Nellequilibrio complessivo del mondo creato, sono gli aspetti tremendi della realt sotto forma di passioni, desideri, volont di potenza ad essere incommensurabilmente pi necessari di quella felicit in sedicesimo che viene detta bont. Occorre, anzi, prudenza nellaccordare ad essa anche un piccolo ruolo: infatti, si fonda sulla dissimulazione dei veri istinti.

203 - Le persone buone non dicono mai la verit. Essere buoni in questo modo , per lo spirito, una malattia.

204 - In verit, ho riso spesso dei deboli che si credono buoni perch hanno gli artigli spuntati.

205 - Se si vive tra gente buona, la compassione insegna a mentire.

206 - Per tanta bont che vedo, altrettanta la debolezza. Per tanta giustizia e compassione, altrettanta la debolezza.

207 - La menzogna , se non proprio la madre, almeno la balia della bont.

208 - Col fare agli altri del bene o del male, non facciamo altro che esercitare su di loro il nostro potere: questo, lunico nostro intento! Facciamo del male a coloro cui vogliamo far percepire, per la prima volta, il nostro potere; il dolore, infatti, un mezzo pi efficace, a tale scopo, del piacere. Facciamo del bene e vogliamo bene a coloro che, in un modo o nellaltro, dipendono gi da noi, perch vogliamo, in tal modo, accrescere il loro potere; in questo modo, infatti, accresciamo anche il nostro.

209 - Esiste unarroganza della bont che prende laspetto della cattiveria.

BUFFONI
210 - Inquietante, lesistenza umana, e sempre senza senso: un buffone pu riuscirle fatale.
C

CAOS
211 - Io vi dico: bisogna avere ancora in s Caos, per poter dare alla luce una stella che danza.

CARATTERI
212 - Sono pochissimi, in sostanza, gli individui che hanno fiducia in se stessi: di questi, alcuni la posseggono per natura, sotto forma di unopportuna cecit ed un parziale obnubilamento del loro spirito (se potessero vedere dentro se stessi fino in fondo, che cosa mai scorgerebbero!); altri, questa fiducia, se la devono, prima, conquistare. Tutto ci che di buono, valoroso e grande, costoro compiono, , prima di tutto, una prova volta a confutare lo scettico che ha dimora nel loro animo, e che occorre persuadere, se si vuole strappare il suo assenso: unimpresa per la quale necessario quasi del genio. Questi individui sono i grandi insoddisfatti di se stessi.

213 - Essere pungente con chi piccolo, mi sembra una saggezza da porcospini.

214 - Un individuo la cui natura sia armoniosamente compiuta, anche quando si intrattiene con libri, uomini o paesaggi, sempre in compagnia di se stesso. Il suo scegliersi le persone, consentire con loro, dargli fiducia, il modo in cui le onora. Alle suggestioni esterne, di qualunque genere siano, reagisce con quella lentezza a cui lhanno assuefatto lunghi anni di cautela, ed unintenzionale fierezza. Egli esamina tali suggestioni a mano a mano che giungono al suo animo; ben lungi dallandar loro incontro. Non crede n alla disgrazia n alla colpa. Sa tagliar corto con gli altri e se stesso: sa dimenticare.

215 - Frequentare gli esseri umani corrompe il carattere; specie quando non se ne ha.

216 - Alcuni hanno un carattere capace degli slanci pi elevati, ma il loro spirito non adeguato a simili altezze; ad altri, succede il contrario.

217 - Non poter prendere a lungo sul serio i propri nemici, le sventure proprie, le sventure ad altri provocate: questo rivela un temperamento forte della propria autosufficienza.

218 - Ci sono atteggiamenti dello spirito che tradiscono, anche negli spiriti pi grandi, la loro origine plebea o semiplebea. il portamento con cui avanzano i loro pensieri, a tradirla: essi, non sanno camminare.

219 - Larroganza un orgoglio recitato e simulato. La caratteristica dellorgoglio, per, proprio lincapacit di attuare e sopportare qualunque messa in scena, simulazione e ipocrisia. Pertanto, larroganza lipocrisia dellincapacit di ipocrisia: una cosa assai difficile, e che, per lo pi, non riesce.

220 - Chi ha un temperamento eccitabile ed impulsivo, con le parole e le azioni che gli vengono per prime, dacchito, non esprime il suo vero carattere; siccome, per, quelle parole ed azioni, le ha pure pronunciate, o fatte, le parole ed azioni successive quelle che esprimono il suo vero carattere gli tocca sprecarle tutte nellimpresa di accomodare le cose, farsi perdonare e, insomma, far tornare tutto come era prima.

221 - Un carattere nobile si distingue da uno volgare perch, a differenza di quello, non ha a disposizione tutta una sfilza di abitudini e punti di vista.

222 - possibile entusiasmare i temperamenti flemmatici solo rendendoli fanatici.

223 - Quando ci si sia, infine, risolti al proposito di chiudere le orecchie anche di fronte al miglior argomento contrario, si d segno di forte carattere. Dunque: occasionale volont di raggiungere lidiozia.

224 - I temperamenti esuberanti, con gli altri, sono falsi solo quellattimo in conseguenza del quale diventano falsi con se stessi; e si fanno, quindi, con gli altri, leali e in buona fede.

225 - Quello non dimentica nulla, ma perdona tutto. Allora, viene odiato due volte, perch riesce a svergognare due volte: sia con la sua memoria che con la sua magnanimit.

226 - Non la forza, ma la costanza di un nobile sentire, a determinare la superiorit spirituale.

227 - Ci che, ai temperamenti volgari, degli animi nobili, appare degno di disprezzo, lirrazionalit delle loro passioni, o la logica contorta che in esse si manifesta, soprattutto quando si orientano su oggetti che a loro appaiono del tutto bislacchi e velleitari. Costoro sono irritati da chi soggetto a passioni viscerali; anche se comprendono il fascino che si fa, in quei casi, loro tiranno, non possono, per, comprendere, ad esempio, come, per la passione della conoscenza, si possano mettere in gioco la propria salute e la propria rispettabilit.

228 - Ai temperamenti volgari, ogni espressione di nobilt e generosit pare inappropriata a qualsiasi scopo, e dunque, immediatamente, sospetta. Costoro, quando sentono parlare di cose simili, ammiccano, e sembrano voler dire: In tutto questo, ci deve pur essere un buon tornaconto! Non si pu mai sapere, dietro la facciata, che cosa c.

229 - Se si ha del carattere, si ha anche una propria scena primaria, che si ripresenta implacabilmente.

230 - Quelli che, per innata temperanza, lasciano sempre il bicchiere semipieno, non vogliono ammettere come ogni cosa, al mondo, abbia il proprio sedimento, e la feccia.

231 - Tu gli dato unoccasione per dimostrare forza di carattere, e lui non ne ha approfittato. Non te lo perdoner mai.

232 - Quando la natura del proprio carattere viene fraintesa nel suo complesso, impossibile evitare che, fin dallinizio, tutte le sue espressioni vengano, una per una, fraintese. Bisogna esserne consapevoli, se non si voglion sprecare troppe energie a difendersi.

233 - Se abbiamo o no denti da serpente, non lo sappiamo prima che qualcuno ci calpesti. Una donna o una madre direbbero prima che qualcuno calpesti il mio amore, oppure il mio bambino. Il nostro carattere determinato, pi che dalle nostre esperienze, da ci che non ci capita.

234 - Un uomo appare dotato di carattere assai pi spesso perch segue il proprio temperamento che non perch persegue i propri principi.

235 - Le forti correnti trascinano via con s molte rocce e sterpaglia. I caratteri forti, molte teste ottuse e confuse.

236 - Non aveva nessun carattere. Quando ne voleva uno, doveva sempre, per prima cosa, presupporne uno.

CASO
237 - Lasciate che il caso venga a me: egli innocente come un pargoletto!

238 - Nessun vincitore crede al caso.

239 - Sopra tutte le cose sta lempireo del caso, lempireo dellinnocenza, lempireo dellimprevedibile, lempireo dellindifferente letizia.

CASTIT
240 - Tra castita e sensualit non esiste una contrapposizione inevitabile: ogni buon matrimonio, ogni autentica corrispondenza di amorosi sensi, prescinde da questa contrapposizione.

241 - Predicare la castit un incitamento pubblico a comportamenti contronatura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni attentato, mediante il concetto di impuro, alla purezza della medesima, un peccato contro il vero Spirito Santo: quello della vita.

CAUSALIT
242 - I concetti di colpa e di castigo, cos come i principi della dottrina cristiana la grazia, la redenzione, la remissione dei peccati tutte queste menzogne integrali prive, come sono, di ogni plausibilit psicologica sono state escogitate per distruggere, nelluomo, il senso della causalit. Sono un attentato contro il concetto di causa ed effetto.

CERTEZZE
243 - Deve esserci, in me, una sorta di ripugnanza ad avere convinzioni ben salde su me stesso. Forse, in questo, sta annidato un enigma? Pu darsi: ma, per fortuna, non un enigma buono per i miei denti.

244 - Non il dubbio, la certezza, a far diventare pazzi.

245 - Detto di Montaigne: Che buon cuscino il dubbio, per una testa fatta come si deve!

CHIODI
246 - In questa nostra societ moderna, tutto cos inevitabilmente coeso che chi tolga anche un solo chiodo fa vacillare e crollare lintero edificio.

CLEMENZA
247 - Nella clemenza c lo stesso livello di egoismo presente nella vendetta; solo che di una qualit differente.

CINISMO
248 - Il cinismo lunica forma in cui le anime comuni sfiorano ci che si dice lonest.

CIVILT
249 - Noi apparteniamo ad unepoca nella quale gli strumenti della civilizzazione rischiano di mandare in malora lintera civilt.

250 - La follia non forse, senza ombra di dubbio, il sintomo della degenerazione e decadenza di una civilt, ormai, troppo avanzata? Forse, esistono anche ecco un problema per psichiatri nevrosi della salute? Nevrosi che nascono dallesultanza giovanile di un popolo?

251 - Ho paura che gli animali considerino luomo come un essere simile a loro cui sia capitato di smarrire, con suo estremo pericolo, quel buon senso che degli animali salutare prerogativa. Un animale in preda alla frenesia: un animale che piange, un animale che ride; un animale infelice.

COERENZA
252 - Non rimanere attaccato ad una persona, sia pure la prediletta tra tutte: ogni persona un carcere, ed anche un nascondiglio. Non rimanere attaccato al suolo patrio, fosse anche, la tua patria, la pi martoriata e bisognosa daiuto ( gi meno difficile liberare il proprio cuore dai lacci di una patria vittoriosa). Non rimanere attaccato ad una compassione: fosse anche un tributo ad individui superiori, nel cui straordinario martirio e sconfortato abbandono un caso ti abbia permesso di figger lo sguardo. Non rimanere attaccato ad una scienza: dovesse pure ingannarti con le pi preziose scoperte, in apparenza messe da parte perch a te riservate. Non rimanere attaccato nemmeno alla tua liberazione. Bisogna conoscere larte di conservarsi: suprema prova di indipendenza.

253 - Per me, detto fatto: questo modo di pensare giudicato un segno di carattere. Quante azioni abbiamo intrapreso non perch, dopo matura riflessione, ci sono parse le pi razionali, ma perch, quando ci sono balzate in testa, hanno stuzzicato in qualche modo la nostra ambizione e la nostra vanit, in modo da farci ciecamente perseverare fino al loro compimento! In questa maniera, esse incrementano la fiducia che abbiamo nel nostro carattere e nella nostra buona fede e, quindi, nel complesso, la nostra forza. Fare la scelta di agire il pi razionalmente possibile, invece, ci rende pi scettici nei nostri confronti e, di conseguenza, sviluppa in noi un senso di debolezza.

254 - Nelle societ ancora dominate dallistinto del gregge, ogni individuo trae tuttora il massimo profitto dal far passare il proprio carattere e la propria occupazione per immodificabili; anche quando, in fin dei conti, non lo sono. Di lui, ci si pu fidare: un uomo coerente con se stesso: in tutte le occasioni in cui subentri un pericolo comune, questa la lode pi alta che di cui la societ possa gratificare qualcuno. Bene: nonostante i vantaggi anche cospicui che questo modo di pensare possa comportare, esso costituisce, in ogni caso, per lo sviluppo della conoscenza, la forma pi pericolosa di pregiudizio collettivo.

255 - Per cocciutaggine, persevera in cose che, per lui, non hanno pi segreti. Lui, per, la chiama coerenza.

256 - Cerchiamo di essere pi furbi dei serpenti, che, al sole, restano troppo a lungo immobili nello stesso punto.

257 - Alle volte si resta fedeli ad una causa soltanto perch i suoi avversari non smettono di essere insulsi.

258 - Le persone che afferrano il senso profondo di una cosa raramente, poi, le si mantengono per sempre fedeli. Esse ne hanno, per lappunto, portato alla luce il fondo, nel quale, costantemente, appaiono mucchi di detriti.

COLLERA
259 - La collera purga lanima, portandone alla luce ogni detrito. Per questo, quando non c altro modo per vederci chiaro, bisogna conoscere larte di mandare in collera chi ci sta intorno, siano nostri sostenitori o avversari; cos verremo a sapere ci che, nel profondo, i loro pensieri preparano contro di noi.

COLPE
260 - Non pochi sono provetti in quella ignobile arte dellautoinganno che consiste nello spacciare ogni torto proprio per uno che gli altri abbiano loro appioppato, ed invocare per ci di cui essi stessi sono responsabili quella momentanea franchigia dalle leggi che la legittima difesa.

261 - Se una guerra ha esito infelice, ci si chiede, la colpa della guerra, di chi sia; se ha esito vittorioso, si esalta chi lha provocata. La colpa, la si cerca ovunque lesito sia un insuccesso.

262 - Un individuo di temperamento nobile, non pecca mai: le azioni che compie possono mandare in rovina ogni legge, ogni ordinamento della natura, perfino ogni regola morale; eppure, proprio queste sue azioni tracciano un cerchio magico di conseguenze che sfuggono ai criteri umani, e capaci di fondare, sulle rovine di quello estinto, un mondo nuovo.

263 - Le persone sensibili alla responsabilit morale, e non gli irresponsabili, erano quelle predestinate soprattutto se erano, nel contempo, uomini dalla ricca immaginazione a soffrire orribilmente per quellangoscia dellinferno in loro nutrita dalle prediche penitenziali. Oh, che rigoglio di crudelt, che tormento di bestie sottomesse al pungolo, sorto da quelle religioni che hanno inventato il peccato!

264 - Primo livello: in ogni malanno e sventura, un individuo vede il motivo per dover far soffrire, in qualsiasi modo, un altro individuo: da questo attinge la consapevolezza che la sua forza vitale non svanita, e ne trae una consolazione. Secondo livello: in ogni malanno e sventura, lindividuo vede una punizione; vale a dire: lespiazione di una colpa e la terapia per liberarsi dal maligno incantesimo che un torto reale o presunto esercita sulla sua esistenza. Quando questo vantaggio che il caso funesto reca con s gli balza davanti agli occhi, egli non crede pi di dover far soffrire un altro. Si proclama libero da questo genere di soddisfazione. Ora, infatti, ne ha una di genere differente.

265 - Da quando esiste, luomo ha goduto di ben poca gioia: questo solo, fratelli, il nostro peccato originale.

266 - Non esiste nessuna ineludibile legge di natura che esiga lespiazione e il pagamento di ogni colpa. Allo stesso modo, unillusione ritenere che tutto ci che viene avvertito come colpa, lo sia davvero. A turbare a tal punto gli uomini non sono state le cose, ma le opinioni su cose che non esistono affatto.

COMPASSIONE
267 - Laddove, oggi, viene predicata la compassione e, se si porge ascolto con attenzione, si scoprir che, attualmente, non viene predicata nessunaltra religione lo psicologo abbia cura di tenere bene aperte le orecchie: attraverso tutta la vanit, mescolato a tutto il chiasso che proprio di questi predicatori (come di tutti i predicatori) egli avvertir un rauco, piagnucoloso, genuino disprezzo di s. Luomo delle idee moderne, questa scimmia superba, smisuratamente insoddisfatto di s: questo sicuro. Patisce: e la sua vanit vuole che egli compatisca soltanto.

268 - Alle persone compassionevoli rimprovero il fatto che perdono facilmente il pudore, il rispetto, quella finezza che porta a tener conto delle distanze naturali tra gli individui. La compassione, in un baleno, prende un sentore di plebe, e si assimila alle cattive maniere al punto da ripeterne la natura per filo e per segno. In determinati casi, lintervento della compassione pu essere disastroso per il destino di un granduomo; rendere vana la scelta di chi ha voluto sopportare da solo le sue profonde piaghe: privilegio, questo, di una grande colpa. Io considero il superamento della compassione una delle virt elette.

269 - Di fronte alla tortura che viene inferta sul corpo di un altro, ognuno di noi, al giorno doggi, lancia un grido. Lindignazione nei confronti dellindividuo capace di simili atti, di immediata deflagrazione. S: noi tremiamo di paura alla prospettiva che si possa torturare un uomo o una bestia; e quando, di un evento di questo genere, ci viene data testimonianza certa, ne soffriamo in modo del tutto intollerabile. Tuttavia, per quanto riguarda le torture inferte allanima, ed il modo atroce in cui vengono perpetrate, siamo ancora ben lontani dallavere sentimenti ugualmente universali e simpatetici.

270 - Un uomo che sappia dire: Questo mi va a genio; lo faccio mio, e voglio difenderlo contro tutti. Un uomo che sappia varare una causa, condurre in porto una decisione, serbarsi fedele ad unidea, reggere con mano salda una donna, punire e domare un insolente. Un uomo che abbia la sua collera e la sua spada; a cui di buon grado si affidino e nelle cui mani, per sua natura, si rimettano i deboli, i sofferenti, le anime in pena, ed anche gli animali. Insomma: un uomo che sia, per temperamento, un signore; quando un uomo simile prova compassione, questa compassione ha un valore! Ma che importanza ha la compassione di coloro che soffrono? O di coloro che, addirittura, predicano la compassione?

271 - Ammesso che noi proviamo verso qualcun altro gli stessi sentimenti che egli prova nei confronti di se stesso Schopenauer la chiama compassione; ma, pi propriamente, si dovrebbe chiamare ego-passione, ego-mania se egli si trovasse odioso, noi dovremmo odiarlo.

272 - La vostra compassione si rivolge, per caso, a quanto vi , nelluomo, di individuo creato? A ci che, per esistere, deve venire formato, distrutto, riplasmato, smembrato, bruciato, arso e purificato delle sue scorie? A ci che, per necessit, non pu non soffrire? Che deve soffrire?

273 - La compassione, quando la si ritrova in un uomo dedito al sapere, muove quasi al riso, come mani delicate in un Ciclope.

274 - Nella maggior parte delle buone azioni che si compiono in favore degli infelici insito un elemento rivoltante: la superficialit intellettuale con la quale il compassionevole samaritano si mette ad impersonare il ruolo del destino. Al buon samaritano, di tutti i sentimenti ed i significati da cui linfelicit costellata, non importa nulla: egli deciso al soccorso, e non considera il fatto che linfelicit pu far parte del processo con cui il destino di un individuo acquista il suo senso. Che tutti noi abbiamo bisogno di orrori, privazioni, povert, brutti quarti dora, avventure, pericoli, occasioni mancate, quanto del loro contrario.

275 - Considerare le nostre esperienze nellottica in cui siamo soliti considerare le esperienze altrui, rasserena molto, ed una consigliabile terapia. Invece, considerare le esperienze altrui come se fossero le nostre la pretesa di ogni filosofia che prescrive la compassione significherebbe, per noi, la rovina garantita, ed in un tempo assai breve.

276 - Anche luomo di nobile temperamento aiuta gli sventurati, ma nientaffatto, o quasi, per compassione; semmai, pi per uno slancio generato dalla piena traboccante della sua potenza.

277 - Chi non duro di cuore fin da giovane, non lo sar mai: gli uomini dal nobile temperamento ed i valorosi che la pensano cos sono agli antipodi di quella morale che vede proprio nella compassione o nellagire altruistico il contrassegno del comportamento morale.

278 - Avere compassione per tutti vorrebbe dire esser duri e tirannici con te, mio spettabile vicino!

279 - Chi, nella consuetudine con gli uomini, non si fatto caleidoscopio di cangianti colori e, caso per caso, non ha rispecchiato le umane miserie: il verde e il grigio della nausea, il disgusto, la compassione, lo squallore, la tetra solitudine; di certo non , costui, uomo di superiore intendimento.

280 - Guardare chi dispera, rende coraggioso chiunque. Confortare un disperato: per questo, chiunque si crede forte abbastanza.

281 - La compassione , notoriamente, la virt delle donne di piacere.

282 - Ci che bisogna temere, ci che pu agire pi fatalmente di qualunque fatalit, sarebbe il caso fosse non il grande timore, ma la grande nausea al cospetto delluomo; cos come la grande compassione nei confronti delluomo.

283 - Il manifestare compassione viene percepito come un segno di disprezzo; infatti, non appena si dimostra compassione per qualcuno, vuol dire che, evidentemente, non incute pi paura.

284 - La compassione , sostanzialmente, la pi precoce e piacevole pulsione in cui, alla vista di un individuo pi debole, si manifesta listinto ad impadronirsene. Fatto salvo il fatto che, in un caso simile, forte e debole, sono concetti relativi.

285 - Per lindividuo comune, ordinario, la vita ha valore solo in quanto egli si reputa pi importante del resto del mondo. La grande carenza di fantasia da cui affetto gli rende impossibile trasfondere la propria anima in quella di altre creature; dunque, della loro sorte e del loro dolore, egli si fa partecipe il meno possibile. Invece, chi riuscisse a farsene davvero partecipe, sarebbe costretto a perdere ogni fiducia nel fatto che la vita abbia un valore. Potesse accogliere ed avvertire in s, come un immenso organo di senso, la coscienza di tutti gli uomini, maledicendo lesistere, la sua anima cadrebbe in rovina.

286 - Le persone capaci di compatire quelle sempre disposte, nella disgrazia, a dare una mano raramente sono capaci di congratularsi. Se gli altri sono felici, infatti, a loro non resta nulla da fare: diventano superflue, e sentono di aver perso la loro superiorit. Quindi, facile che appaiano stizzite.

287 - Bisogna atteggiarsi alla compassione, ma guardarsi bene dal provarla. Osservate i bambini: il loro piangere e strillare un mezzo per suscitare compassione; ecco perch, per farlo, aspettano sempre il momento in cui si faccia caso a loro. Vivendo a contatto con malati o con gente affetta da depressione nervosa, viene lecito domandarsi se tutta quella loro ostentazione di piagnucolosi lamenti, quel dar spettacolo della propria infelicit, non perseguano, in fondo, lo scopo di fare del male agli astanti. Per i deboli ed i sofferenti, la compassione che questi dimostrano diventa, allora, una consolazione; in questa maniera, infatti, essi si rendono conto di avere ancora, ad onta di tutta la loro debolezza, una forte capacit: la capacit di fare del male.

COMPRENDERE
288 - Alle volte pi arduo ammettere una cosa che comprenderla.

CONCORDIA
289 - Bisogner liberarsi del cattivo gusto di voler andare daccordo con molti. Bene non pi bene, quando suona sulla bocca del vicino. E come potrebbe, addirittura, esistere un gusto comune? Lespressione contraddice se stessa: quello che pu diventare patrimonio comune, ha sempre limitato valore.

CONFESSIONI
290 - Quando si confessano le proprie colpe ad un altro, le si dimentica. Di solito, per, laltro non le dimentica affatto.

CONFIDENZA
291 - Parlare molto di s pu essere anche un mezzo per nascondersi.

CONOSCENZA
292 - Chi ha perduto il rispetto per se stesso, ha un bellinoltrarsi nel sentiero della conoscenza; tanto, non sar pi in grado di comandare. Non potr pi prendere la guida.

293 - Chi si propone, come meta, la conoscenza, deve sapere non soltanto amare i propri nemici, ma odiare gli amici.

294 - La conoscenza uno degli aspetti che assume lascetismo.

295 - Chi volesse, tra gli uomini, di tutto tenere il senso in palmo di mano, dovrebbe mettere le mani dappertutto. Ma, per far questo, io ho le mani troppo pulite.

296 - Lo spirito il coltello con cui la vita incide le proprie stesse carni, e col proprio tormento accresce il proprio sapere.

297 - Ogni aspirazione alla conoscenza appare, per sua stessa natura, eternamente inappagata e inappagante.

298 - Mentre lartista, ad ogni disvelarsi della verit, rimane affascinato e sedotto sempre e solo da ci che, anche dopo il disvelamento, resta velato, il teorico delle scienze esatte, invece, si appaga e compiace del puro e semplice atto di togliere il velo. La massima soddisfazione, per lui, consiste in un processo di disvelamento che, in virt della propria potenza concettuale, abbia sicuro successo. Non esisterebbe nessuna scienza, se il suo compito si limitasse a guardare quella dea nuda che la natura.

299 - Forse, su tutto ci che noi, con metafore presuntuose, definiamo storia universale, verit e gloria, un demone sfacciato non avrebbe altro da dire che queste parole: In un cantuccio fuori mano di questo infuocato universo che si espande in uninfinit di sistemi solari, ci fu, un tempo, una stella nellorbita della quale animali dotati di intelligenza scoprirono la conoscenza. Si tratt del minuto pi borioso e ingannevole dellintera vicenda universale; tuttavia, non pi che un minuto. Dopo qualche istante, secondo il tempo cosmico, quella stella si spense, inaridendo tutto, e gli animali dotati di intelligenza morirono. Era ora: infatti, per quanto si inorgoglissero delle molte conoscenze acquisite, alla fine, con loro grande stizza, avevano dovuto riconoscere che si trattava di false verit. Cos, morirono maledicendo la verit. Questo quanto avvenne a quei disperati animali che avevano scoperto la conoscenza.

300 - Il rapimento estatico che nasce al pi piccolo, ma sicuro e definitivo passo, compiuto dallintuizione sulla via della conoscenza, e che, per molti ricercatori, date le attuali caratteristiche della scienza, sentimento abituale, gioia di ricca sorgente: a questo rapimento estatico, talvolta, coloro che si sono abituati ad andare in estasi soltanto piantando in asso la realt con un salto a pie pari nelle profondit del loro immaginario, rimangono scettici. Costoro ritengono che la realt sia brutta; non sono consapevoli, per, di come la conoscenza della realt, anche nei suoi aspetti pi brutti, sia sempre bella, e di come, a chi si dedica profondamente ad investigarla, la realt, nel suo aspetto complessivo, appaia tuttaltro che brutta, visto che la sua rivelazione gli ha sempre procurato felicit. Esiste forse, infatti, qualcosa che sia bello in s? La felicit dei ricercatori aumenta la bellezza del mondo e rende pi solare tutto ci che ne fa parte.

301 - Perch temiamo e odiamo una possibile regressione alla barbarie? Perch renderebbe gli uomini pi infelici di quello che sono? Ah, no, non illudiamoci! I barbari, in ogni epoca, sono sempre stati pi felici di noi. Piuttosto, il nostro impulso al sapere troppo forte perch possiamo ancora apprezzare quella felicit che, da ogni sapere, prescinde: la felicit di unillusione solidamente fondata.

302 - Che cosa intende, propriamente, la gente comune, quando parla di conoscenza? A che cosa aspira, quando aspira alla conoscenza? Nientaltro che a questo: rimodellare i dati non familiari sulla base di quelli noti, fino a farli coincidere con essi.

303 - Non sar unatavica paura istintiva, a generare in noi la costrizione al sapere? Esultare per una scoperta, non sar esultare per aver riconquistato la propria sicurezza? Errore degli errrori! noto solo ci che abituale, e ci che abituale quanto di pi difficile, da conoscere, esista.

304 - No: la vita non mi ha deluso! Di anno in anno la trovo, semmai, pi vera, pi desiderabile e pi misteriosa. Tutto questo, dal giorno in cui pass per la mia testa il grande liberatore: quel pensiero che la vita potesse essere, per chi persegue la conoscenza, un laboratorio sperimentale, e non un dovere, n una fatalit, e neanche un inganno! La vita uno strumento di conoscenza: con questo principio saldo in petto, si pu vivere non solo con coraggio, ma anche in modo gaio, e gaiamente ridere!

305 - Dove si eleva lalbero della conoscenza, l c sempre il Paradiso: cos parlano i serpenti pi vecchi e quelli pi giovani.

CONSENSI
306 - Il pensatore non ha bisogno di approvazione ed applausi, a patto che sia sicuro di poter applaudire se stesso. Di questo, per, non pu fare a meno.

CONSOLAZIONI
307 - Di tutti i modi per consolare nessuno efficace, per quelli che hanno bisogno di venire consolati, quanto il sostenere che, per un caso come il loro, non esiste consolazione. In questa frase insita una tale nobilitazione del loro stato che essi alzano di nuovo la testa.

CONTEMPLATIVI
308 - Non dimentichiamo, noi uomini dalla vita contemplativa, in quale sorta di malanni e sciagure siano incorsi gli uomini dalla vita attiva, per gli effetti collaterali del nostro continuo meditare. In breve, quale deficit nel suo bilancio la vita attiva ci potrebbe presentare, se vantassimo di fronte a lei i nostri meriti con troppo orgoglio. In primo luogo vengono i cosiddetti spiriti religiosi, che, per numero, prevalgono tra i contemplativi, e, quindi, ne costituiscono la specie pi comune. Essi hanno fatto di tutto, in ogni epoca, per rendere difficile la vita ai temperamenti pragmatici, e, possibilmente, fargli perdere il gusto di vivere, a forza di oscurare il cielo, spegnere il sole, rendere la gioia un bene sospetto, annichilire ogni speranza, paralizzare ogni impulso allazione. In secondo luogo, vengono gli artisti: un po pi rari dei religiosi, ma pur sempre una classe popolosa, allinterno degli uomini dalla vita contemplativa. Si tratta, per lo pi, di persone insopportabili, lunatiche, invidiose, violente, senza un attimo di pace. In terzo luogo, abbiamo i filosofi: una classe umana in cui si riscontrano qualit religiose ed artistiche fuse tra loro, ma in misura tale da lasciar posto anche ad una sorta di terzo elemento, quello dialettico; il gusto per la dimostrazione. Costoro sono stati artefici di malanni allo stesso modo dei religiosi e degli artisti; inoltre, la loro mania per la dialettica ha sfinito di noia un sacco di gente. Il loro numero, per, molto scarso. In quarto luogo vengono gli scienziati teorici, gli operai della ricerca pura. Costoro, agli effetti pratici, hanno badato solo di rado; invece, si sono scavati in silenzio la loro tana di talpe. In questa maniera, hanno causato poco fastidio e disagio; spesso, anzi, in quanto vittime di scherno e risa, hanno, involontariamente, alleviato agli uomini dalla vita attiva il peso dellesistenza.

CONTEMPORANEI
309 - Un tempo, si considerava con superiore distacco chi trattava il denaro, per quanto se ne avesse bisogno. Si ammetteva che ogni corpo sociale dovesse avere i propri intestini. Oggi costoro, nella psicologia delluomo moderno, costituiscono il modello dominante; infatti, rappresentano la sua natura pi insaziabile. Un tempo, la cosa da cui si metteva pi in guardia era lattribuire troppa importanza alle contingenze del giorno. Si consigliava, piuttosto, di dedicarsi ad aspirazioni che fossero eterne. Oggi, c una sola cosa che colpisce i moderni nel profondo dellanima: sono le notizie dei giornali. Approfittare dellattimo, dunque, e, per trarne vantaggio, fare di lui sommaria giustizia.

310 - Luomo moderno rappresenta, biologicamente, una simbiosi di valori opposti. Esso tiene il piede in due staffe: dice contemporaneamente s e no. Che cosa c di strano, se proprio in questa nostra epoca la falsit si fatta carne, e perfino genio?

311 - Questa la mia concezione del moderno: ogni epoca ha nei limiti della propria forza anche il criterio per determinare i limiti delle virt che le siano permesse, e di quelle che le sono proibite. O essa possiede le virt proprie ad unesuberanza vitale in continua ascesa, e allora combatte, nelle sue intime fibre, ogni virt che sappia di vita al tramonto; oppure essa stessa rappresenta il tramonto delle forze vitali, e allora ha bisogno anche di quelle virt che di tramonto son fatte; per cui, odia tutto ci che soltanto nella pienezza, nello straripare della proprie forze, trova la propria giustificazione. Lestetica indissolubilmente legata a questi presupposti biologici.

312 - Non senti come lo spirito, ora, diventato un gioco di parole? Esso vomita uno spurgo ripugnante di parole. E con questo spurgo di parole che si fanno, poi, i quotidiani. Tutti si incitano a vicenda, e non sanno a quale meta. Si infervorano a vicenda, e non sanno a quale scopo. Scampanellano la loro campana fessa, fan tintinnare loro che hanno in tasca. E sono tutti malati; infatti la droga dellopinione pubblica, in loro, induce dipendenza.

313 - In verit, non potreste portare maschera migliore, o voi contemporanei, di quel volto con cui ora vi mostrate! Chi potrebbe riconoscervi? Tutti coperti da quei caratteri di antiche lingue che vi stanno impressi sulla faccia, e da caratteri nuovi che, su quelli vecchi, sono stati solo ricalcati: in questa maniera, sfuggire a tutti i paleografi, , per voi, facile impresa! E se anche esistesse ancora qualche antico aruspice capace di scrutare le vostre viscere: chi ci crede ancora, che abbiate viscere? Sembrate figure di cartapesta colorata. Dai vostri veli traspaiono tutte le epoche e le civilt, tanto che paiono il vestito di Arlecchino. Nei vostri atteggiamenti si esprimono, in confusa cacofonia, tutte le culture e le religioni. Chi vi strappasse di dosso veli, mantelli arlecchineschi ed atteggiamenti, si ritroverebbe in mano un trespolo da spaventapasseri.

314 - Guardateli, questi esseri superflui! Strappano di mano agli autori le loro opere, ed ai saggi i loro tesori; poi, il loro furto, lo definiscono cultura; e il tutto diventa, in loro, disagio e malattia! Guardateli, questi esseri superflui! Sono sempre malati; vomitano la loro bile giornalistica, e la definiscono quotidiano. Si divorano lun laltro, e non riescono neanche a digerirsi. Guardateli, questi esseri superflui! Con laccumulare ricchezza, diventano sempre pi poveri. Vogliono il potere e, prima di tutto, la leva del potere: denaro in quantit; questi impotenti! Guardate come si arrampicano, queste agili scimmie! Si arrampicano luno sullaltro, e cos si trascinano a vicenda nella feccia e nellabisso. Vogliono tutti arrivare al trono: la loro follia. Come se, assisa sul trono, ci stesse la felicit! Spesso, in trono, sta assisa la feccia; e, spesso, anche il trono sta assiso sulla feccia.

315 - Noi viviamo tra un passato che aveva gusti pi stravaganti ed eccentrici dei nostri ed un futuro che, forse, ne avr di pi raffinati. Viviamo la mediocre situazione di chi sta troppo nel mezzo.

316 - Ai nostri tempi si assiste, giorno per giorno, alla nascita di una societ la cui ragione spirituale dominante il commercio, allo stesso grado in cui, per i Greci, lo erano lagonismo ginnico, con la sua sfida delluno contro tutti, e, per i Romani, il successo in guerra ed il diritto. Il commerciante maestro nel determinare il valore di ogni prodotto non in quanto valore predeterminato, ma in quanto prodotto della domanda dei consumatori, piuttosto che in funzione del proprio fabbisogno personale. La domanda principale, per lui, chi sono, e quanti sono, i consumatori di questo prodotto? Un simile criterio valutativo egli lo applica, poi, istintivamente e di continuo, a tutto; e quindi anche agli esiti delle arti e delle scienze: ai pensatori, agli intellettuali, agli artisti, agli statisti, ai popoli, ai partiti, ad epoche intere della civilt. Quando vuole determinare che valore abbia, per lui, il risultato di qualsiasi processo produttivo, egli procede ad informarsi sul bilancio di domanda ed offerta. Questo bilancio diventa, cos, lelemento caratteristico di unintera civilt: sviluppato con la massima ampiezza e sottigliezza, viene ad informare di s la volont e le potenzialit di ogni individuo. Ecco di che cosa dovrete andare orgogliosi, voi uomini del secolo venturo!

317 - Perch oggi si sopporta la verit anche sulla storia pi recente? Perch gi esiste una nuova generazione che, con quella storia, si sente in contrasto, e che, criticandola, percepisce, per la prima volta, un senso di potere. Un tempo, al contrario, la nuova generazione intendeva porre le proprie fondamenta su quella vecchia, e poteva cominciare a percepire il proprio senso non soltanto nel tendere alle idee dei padri, ma nellintenderle nel modo pi rigido possibile. La critica ai padri, allora, era una degenerazione; oggi, i giovani idealisti partono da essa.

318 - stata la Rivoluzione Francese ha mettere per prima in mano, in via solenne e definitiva, lo scettro all uomo della strada, che pecora, asino ed oca; vale a dire: tutto ci che di inguaribilmente piatto, schiamazzante e maturo per il manicomio delle idee moderne vi sia al mondo.

319 - In fondo, ogni individuo sa benissimo di esistere, nel mondo, per una volta sola, da quellessere unico ed irripetibile che . Laccidente che ha mescolato insieme e ridotto ad ununica sostanza un simile arlecchinesco puzzle eterogeneo, non potr certo verificarsi una seconda volta. Tutto questo, ognuno lo sa; eppure lo tiene nascosto, come fosse la coscienza di un misfatto. Perch? Per paura degli altri, che pretendono, intorno a s, solo ci la cui mediocrit permetta loro di mascherarsi dietro le convenzioni.

320 - Meglio fare una qualsiasi cosa, che niente: anche questa massima un sistema per farla finita con ogni educazione, ogni elevato ideale estetico. Allo stesso modo, questa smania che si mette nel lavoro sta visibilmente mandando in rovina ogni armonia nei comportamenti; e cos va in rovina anche la capacit di percepire larmonia: lorecchio e locchio per la melodia dei movimenti. La dimostrazione di tutto ci sta in quella volgare chiarezza che, ormai, si pretende ovunque. Non si ha pi n tempo n forza per i cerimoniali, per quella cortesia fatta di circonlocuzioni; per tutto lesprit della conversazione e, soprattutto, per tutto ci che sia otium.

321 - La nostra epoca, in cui si parla tanto di economia, unepoca sprecona. Spreca il bene pi prezioso: lo spirito.

322 - I vostri affari: questo il grande dogma che vi tiene incatenati al vostro posto, al vostro ambiente, alle vostre abitudini. Diligenti negli affari, ma pigri nello spirito; sazi della miseria in cui siete, il grembiule del dovere fascia la vostra saziet. Cos vivete, e cos volete che siano i vostri figli!

323 - Oh, questo dosarsi la gioia col bilancino che caratterizza ormai tutti i nostri simili, i colti e gli incolti! Oh, questa crescente diffidenza nei confronti di ogni gioia! Nel lavoro insita ormai, sempre pi, la coscienza tranquilla; il desiderio di gioia si chiama gi bisogno di rilassarsi, e comincia a vergognarsi di se stesso. S: si potrebbe presto giungere al punto di non poter cedere alla propria inclinazione per una vita contemplativa (vale a dire: andare a passeggio con i propri pensieri, e gli amici) senza un po di disprezzo per se stessi e di senso di colpa. Ebbene, nei tempi antichi, accadeva il contrario: nel lavoro era insito il rimorso di coscienza. Un uomo di buona famiglia, se la necessit lo costringeva, proprio, a lavorare, lo teneva nascosto. Lo schiavo lavorava assillato dalla sensazione di stare facendo qualcosa di spregevole: lo stesso fare era, in s, qualcosa di spregevole.

324 - Vivere in funzione della caccia al profitto costringe costantemente ad impegnare il proprio spirito fino allesaurimento in un continuo simulare, o ingannare, o prevenire. La dote principale, oggi, sta nel fare qualcosa in meno tempo di un altro.

325 - C un carattere da pellerossa, un po di quellistinto selvaggio che, negli indiani, retaggio di sangue, nel modo in cui gli Americani si affannano per loro. Il loro modo di lavorare a testa bassa, senza mai prendere fiato il vizio caratteristico del nuovo mondo comincia gi, col suo contagio, a rendere selvaggia la vecchia Europa, diffondendovi una crisi della spiritualit di proporzioni inaudite. Gi in essa, ormai, di riposarsi, ci si vergogna. Fermarsi a riflettere, provoca quasi rimorsi.

326 - Luomo moderno costantemente crocifisso allinfinito.

327 - Latto di meditare ha perduto tutta la sua dignit formale. Meditiamo troppo di fretta, per strada, mentre andiamo da qualche parte, immersi in ogni genere di affari; e questo, anche quando loggetto delle nostre meditazioni dei pi seri. Abbiamo bisogno di prepararci poco; di poco silenzio, perfino. come se ci portassimo nella testa una macchina i cui ingranaggi girano senza posa, e che funziona anche nelle circostanze pi sfavorevoli.

328 - Da quando si smesso di dare ascolto alla credenza che ci sia un Dio a guidare, nelle sue linee portanti, il destino del mondo un Dio capace di condurre, nonostante le apparenti tortuosit del suo corso, gloriosamente lumano divenire al proprio compimento gli uomini sono costretti a prefiggersi scopi ecumenici. Allargati al mondo intero.

329 - Si conquistano tempo libero con un eccesso di zelo per poi non saper far altro che contare le ore che passano, fino a che non sono trascorse tutte.

330 - Ci pare assolutamente non auspicabile che sulla terra si instauri il regno della giustizia e dellarmonia: sarebbe, in ogni caso, il regno della pi profonda mediocrit ed ipocrisia levantina. Ci compiaciamo di tutti coloro che, come noi, amano il pericolo, il combattimento, lavventura; coloro che non si lasciano ammansire, catturare, e, dopo una lisciata di pelo, castrare. Ci annoveriamo tra i conquistatori; infatti, il nostro compito riflettere sullavvento inevitabile di un nuovo ordine. Di una nuova schiavit, anche, perch ogni rafforzamento ed ogni elevazione di grado del genotipo uomo comporta anche una nuova forma di schiavismo; non cos? Sulla base di tutto questo, come possiamo non sentirci stranieri ad unepoca che si compiace di far tornare a proprio onore potersi definire la pi umana, mite, giusta che vi sia mai stata sotto il sole? gi abbastanza spiacevole, per noi, scoprire, dietro queste belle parole, pensieri segreti a tal punto odiosi. Che vi sappiamo scorgere, come fosse una commedia delle maschere, soltanto lespressione di una profonda debolezza, fiacchezza, senescenza, imbecillit delle forze. Che cosa abbiamo, noi, a che fare, con le tinte purpuree con cui un malato, per mascherare la propria infermit, si trucca? Le ostenti pure come fossero un merito, lui! In effetti, non c dubbio: la debolezza rende miti; oh, quanto miti! E giusti, inoffensivi, umani.

CONTRACCAMBI
331 - Le azioni che tu compi, nessuno pu ripeterle, nei tuoi confronti, tali e quali. Vedi: il contraccambiare, non esiste.

CONTRADDIZIONI
332 - Quando mettiamo la verit a testa in gi, di solito non notiamo che anche la nostra testa non sta dove dovrebbe stare.

333 - Ognuno sa, al giorno doggi, che saper reggere le contraddizioni senza andare in pezzi contrassegno di unalta cultura. Tuttavia, saper contraddire, avere maturato in buona fede unostilit contro consuetudini, tradizioni, dogmi, rappresenta quanto di propriamente grande, nuovo, stupefacente, si dia nella nostra cultura: il passo definitivo sul cammino verso la liberazione dello spirito.

CONTRASTI
334 - Avviene piuttosto spesso che una testa sapiente si trovi sul corpo di una scimmia: che un intelletto dalla finezza eccezionale sia accoppiato ad unanima volgare.

CONVERSAZIONI
335 - Bisogna parlare solo quando non consentito tacere, e solo di ci che ci si lasciati alle spalle: tutto il resto pettegolezzo, letteratura, mancanza di autocontrollo.

336 - Nei rapporti umani, quando si conversa, tre quarti delle domande si fanno, e tre quarti delle risposte si danno, con lintento, sotto sotto, di fare del male, almeno un po, allinterlocutore. Per questo tanti uomini desiderano ardentemente la compagnia dei loro simili: essa d loro la sensazione della propria forza.

337 - Sono pochi quelli che, quando la conversazione si raffredda e non hanno pi niente per alimentarla, non sacrificano alla sua fiamma gli affari pi personali dei loro amici.

338 - La gente non sa trarre giovamento dal conversare: per lo pi, tutti rivolgono decisamente troppa attenzione a ci che dicono, e si preoccupano sempre e solo di avere la replica pronta. Chi davvero capace di ascoltare, invece, spesso si accontenta di dare una serie di risposte non definitive, quasi si trattasse delle rate con cui solito pagare il proprio tributo di cortesia. Nel frattempo, grazie alla propria subdola memoria, si porta via tutto ci che il suo interlocutore ha espresso, con tanto di gesti e tono di voce.

CONVINZIONI
339 - In et precoce si scovano certe soluzioni ai problemi che poi rimangono infitte dentro di noi, salde come dogmi; ma solo per noi. Magari le si chiama, da allora in poi, le proprie convinzioni.

340 - Le convinzioni sono carceri.

341 - Le convinzioni sono un mezzo: molti risultati si raggiungono semplicemente mediante le proprie convinzioni.

342 - Nel figlio diventa convinzione ci che nel padre era ancora menzogna.

343 - Le convinzioni che la plebe, un tempo, ha imparato a nutrire senza ragione alcuna, come potrebbero, i ragionamenti, riuscire ad abbatterle? Sulla piazza del mercato solo i gesti riescono persuasivi. I ragionamenti, invece, rendono la plebe diffidente.

CORAGGIO
344 - Il coraggio di fronte al nemico una cosa a s stante; per il resto, si pu sempre essere dei vigliacchi ed degli irresoluti confusionari.

345 - Anche il pi ardimentoso tra noi di rado possiede lardire di ci che veramente sa.

346 - Ha fegato chi conosce la paura, ma la sottomette. Chi scruta labisso, ma con fierezza.

347 - Scagliarsi in mezzo ai nemici, pu essere il contrassegno della vilt.

CORRUZIONE
348 - La corruzione, in quanto minaccia di unanarchia che si insedia negli istinti, indizio che le basi stesse su cui passioni ed entusiasmi possano venire condivisi vale a dire: le basi della vita sono scosse. La corruzione , quindi, una cosa la cui natura, a seconda dellorganismo nella cui vita si manifesta, varia profondamente.

CORTEGGIAMENTI
349 - Dobbiamo temere chi odia se stesso; infatti, finiremo per diventare le vittime del suo rancore e della sua vendetta. Cerchiamo, dunque, un modo per irretirlo nellamore di se stesso.

CORTESIA
350 - Chi entra qui, mi far un onore; chi non lo fa, un piacere: questo significa davvero dire una scortesia con maniere cortesi.

351 - Per stabilire un codice di convenzioni, nel ringraziare, che sia anche soltanto cortese, occorrono intere generazioni.

352 - Non si scortesi se si picchia con una pietra contro porte che non hanno il campanello: cos pensano mendicanti e bisognosi di ogni genere. Nessuno, per, gli d ragione.

353 - Spesso la mancanza di cortesia il tratto caratteristico di una goffa modestia: essa, quando si imbatte in situazioni che non si aspettava, perde la testa; allora, per non farlo notare, ricorre alla grossolanit.

COSCIENZA
354 - Si pu avere sincera stima soltanto di colui che non cerca se stesso: Goethe al consigliere di stato Schlosser.

355 - La coscienza sta in superficie.

356 - Ci che agli uomini rimane difficile da comprendere la loro ignoranza di se stessi. M

357 - Soltanto quando avr raggiunto la conoscenza di tutte le cose, luomo avr conosciuto se stesso. Infatti, le cose sono soltanto le linee di confine delluomo.

358 - Il pensiero consapevole ed in particolare, la filosofia il tipo meno robusto e, di conseguenza, anche, in proporzione, pi mite, pi tranquillo di pensiero.

359 - Tutta la nostra cosiddetta coscienza , pi o meno, il commento critico ad un testo subliminale, indecifrabile, ed che, tuttavia, ci ritroviamo tra le mani.

360 - Al nostro istinto pi forte, al tiranno che in noi, si sottomette non solo la nostra ragione, ma anche la nostra coscienza.

361 - Quando si addestra la propria coscienza, nel mentre ti morde, essa ti d, in questo modo, anche un bacio.

362 - Dentro la nostra coscienza si trova tutto ci che, negli anni dellinfanzia, le persone che ammiravamo o che ci facevano paura ci chiedevano, senza motivo e continuamente, di tirare fuori.

363 - Il problema della coscienza (per la precisione: del divenire consapevoli di se stessi) ci si para dinnanzi proprio quando cominciamo ad essere consapevoli di quanto radicalmente ne potremmo fare a meno.

364 - pi comodo seguire la propria coscienza che la propria ragione: la prima, in caso di fallimento, ha sempre pronta una scusa capace di renderlo pi sereno. per questo che ci sono cos tante persone coscienziose, e cos poche ragionevoli.

365 - Le nostre azioni sono, in fondo, tutte incomparabilmente originali, uniche, legate in modo incondizionato alla nostra natura di individui: su questo, non c dubbio. Tuttavia, non appena le traduciamo nel linguaggio della coscienza, esse non sembrano pi tali.

366 - La coscienza non fa, propriamente, parte dei caratteri individuali delluomo, ma appartiene, piuttosto, alla sua natura di animale gregario, di membro del branco. Ne consegue che essa ha sviluppato la propria raffinatezza per giovare agli interessi del branco, degli animali gregari; per cui ognuno di noi, per quanta buona volont metta nel comprendere se stesso il pi possibile, nel conoscere se stesso, far pur sempre affiorare alla propria coscienza proprio tutto ci che esiste in lui di non individuale: la propria indifferenziazione psichica.

367 - La fonte della coscienza la fede nellautorit. La coscienza, dunque, non la voce di Dio nascosta nel cuore delluomo, ma la voce di alcuni uomini nascosta in ogni uomo.

368 - Noi potremmo pensare, sentire, volere, scavare nella memoria, perfino agire, in ogni senso del termine. Eppure, non c alcun bisogno che tutto questo affiori alla coscienza, come si dice in senso figurato.

369 - Noi siamo, per definizione, creature illogiche; quindi, ingiuste; e possiamo riconoscerlo: in questo sta una delle pi grandi e irriducibili disarmonie dellesistenza.

370 - La coscienza si sviluppata soltanto sotto la spinta dellesigenza di comunicare. Essa , propriamente, solo una rete di comunicazione tra gli individui.

COSTUMI
371 - Il meticcio Europeo un plebeo discretamente odioso, tutto sommato ha maledettamente bisogno di un costume. La storia, gli indispensabile, perch un guardaroba pieno di costumi. Certo: si rende conto di come nessuno si adatti perfettamente al suo fisico; e quindi si cambia, e poi si cambia ancora. Noi siamo la prima epoca che possa venire studiata dagli accademici esclusivamente sulla base dei suoi costumi; intendendo, con ci: morale, articoli di fede, gusti artistici e religioni. Cos ci siamo, come nessunaltra epoca, preparati ad un carnevale in grande stile: alle risate e lallegria sfrenata con cui lo spirito celebra il suo marted grasso. Le supreme trascendenze dellimbecillit suprema.

CREATIVITA
372 - La creativit ha per prezzo la proliferazione dei conflitti interiori. Si resta giovani soltanto se si accetta il presupposto che lanima non si distenda mai, che non brami la pace. Niente ci divenuto pi estraneo di quellaspirazione che, un tempo, permeava di s ogni esistenza: laspirazione alla pace dellanima. Laspirazione cristiana per eccellenza.

CREATORI
373 - Solo in quanto creatori, noi possiamo distruggere.

CREAZIONE
374 - Il Creatore voleva sfuggire alla vista di se stesso: allora, cre il mondo.

375 - S: luomo stato un esperimento. Ah, molta ignoranza ed errore sono diventati, in noi, corpo!

376 - Questo mondo: leternamente imperfetto; il ritratto di uneterna contraddizione, e un ritratto, a sua volta, imperfetto. Un ebbro piacere per il suo imperfetto Creatore: tale mi sembr, una volta, il mondo.

377 - La creazione del mondo: forse, si tratta della concezione di un mistico indiano, che lha immaginata come un esercizio di ascesi su stesso in cui un dio abbia deciso di cimentarsi! Forse, quel dio aveva deciso di esiliarsi nelle eterne vicende della natura come in uno strumento di tortura, per poter sentire, in questo modo, esaltata la propria beatitudine e potenza! E ammesso che fosse, addirittura, un dio damore: che godimento, per un simile dio, creare uomini destinati a soffrire! Soffrire, alla vista di essi, di un martirio divino, sovrumano, che mai si estingue; ed in questo modo, come un tiranno, mettere alla prova se stesso!

CRISTIANESIMO
378 - A essere capaci dellodio pi profondo, per tutta la vicenda della storia umana, sono sempre stati i preti, cui spetta, anche, il primato dellodio pi ingegnoso. Al confronto con lingegno profuso dai preti nelle loro vendette, ogni altra manifestazione dellingegno umano, in definitiva, pu a malapena venire presa in considerazione. La storia umana, senza lingegno che vi hanno apportato gli impotenti, sarebbe una cosa ben sciocca.

379 - Non si confuta il cristianesimo: non si confuta una malattia degli occhi.

380 - La falsit di vedere in una fede per esempio, la fede nella redenzione tramite Cristo la caratteristica che contraddistingue i cristiani, raggiunge dimensioni assurde. Soltanto la pratica cristiana, una vita come la visse colui che mor sulla croce: soltanto questo, cristiano.

381 - Il destino inevitabile del cristianesimo era che la sua stessa dottrina dovesse divenire tanto malata, tanto abbietta e volgare, quanto malati, abbietti e volgari erano i bisogni che si proponeva di soddisfare.

382 - Il veleno dei diritti uguali per tutti stato diffuso dal cristianesimo nel modo pi radicale. Nascosto negli angoli pi segreti ed inquietanti dellanimo, dove dimorano gli istinti perversi, il cristianesimo ha condotto, da l, una guerriglia mortale contro ogni senso di gerarchia spirituale e di rispetto reciproco dei ruoli che lumanit possedesse; vale a dire: contro il presupposto stesso ad ogni nobilitazione della natura umana, allevoluzione di ogni cultura. Lastio delle masse, opera del cristianesimo, diventato la sua arma finale contro di noi: contro tutto quanto vi di nobile, felice e magnanimo sulla terra; e, quindi, contro la nostra felicit sulla terra.

383 - Un Dio crocifisso: lumanit continua ancora a non comprendere le spaventose conseguenze concettuali che questo simbolo comporta? Tutto quanto soffre, tutto quanto sta appeso alla croce, divino Noi tutti, siamo appesi alla croce; di conseguenza, siamo creature divine Noi soltanto, siamo creature divine.

384 - Per il destino dei popoli e dellumanit, decisivo che si inauguri una cultura fondata su di una sua corretta localizzazione; vale a dire: non nell anima, dove lhanno collocata la disastrosa superstizione dei preti, e di quelli che son preti a met. Il posto giusto per la cultura il corpo: abitudini di vita, alimentazione, fisiologia; il resto, una sua conseguenza Il cristianesimo, con il suo disprezzo del corpo, stato la pi grande sciagura che sia mai toccata allumanit.

385 - Soltanto il cristianesimo, col suo astio radicale contro la vita, ha reso la sessualit qualcosa di impuro. Esso ha gettato fango sullorigine, sul fondamento stesso della nostra vita.

386 - Morire con orgoglio, se, vivere con orgoglio, non pi possibile. La morte spontaneamente voluta: la morte al momento giusto, quando si ancora lucidi e sereni, in mezzo ai figli e ad altri testimoni. La morte che permette un reale congedo; che arriva quando, chi se ne va, ancora presente. La morte che permette, anche, una stima corretta di quanto, dei propri obbiettivi, si sia conseguito: una sintesi della propria vita. Una morte simile lantitesi di quella commedia spaventosa e degenerata alla quale il cristianesimo ha ridotto lora estrema. Non bisogna mai dimenticare, a proposito del cristianesimo, che ha reso la debolezza del moribondo lo strumento per una violenza sistematica della sua coscienza, e, del modo stesso in cui assiste il trapasso, una strategia per esprimere giudizi morali sullindividuo e sul suo passato.

387 - Non esistono, per noi, nemici pi radicali dei teologi, i quali forti del pregiudizio che il mondo sia una gerarchia di princpi etici continuano ad inoculare nellinnocenza del divenire il germe della punizione e della colpa. Il Cristianesimo una metafisica da boia.

388 - Il dio che tutto vedeva, anche luomo: quel dio, doveva morire! Luomo non sopporta che un simile testimone sopravviva.

389 - La chiesa? una forma di stato, e sicuramente la forma pi menzognera.

390 - I Greci, alla speranza, attribuivano un valore diverso dal nostro: la trovavano cieca e perfida; il che va contro lo spirito moderno, il quale ha imparato dal cristianesimo a credere che la speranza sia una virt.

391 - I Cristiani, decidendo di considerare il mondo come brutto e cattivo, lo hanno reso brutto e cattivo.

392 - Il fondatore del Cristianesimo ritenne che niente facesse soffrire gli uomini quanto i loro peccati: ecco il suo errore.

393 - Buddha dice: Non adulare il tuo benefattore. Se si ripete questa massima in una chiesa cristiana, essa purifica subito laria da tutto ci che vi di cristiano.

394 - Dopo la morte di Buddha, per secoli si continu a far vedere, in una grotta, la sua ombra: unombra enorme ed inquietante. Dio morto, ma, per come fatto il genere umano, forse esisteranno per secoli caverne nelle quali si far vedere la sua ombra. Quanto a noi: noi dobbiamo sconfiggere anche la sua ombra!

395 - Se il nostro Io, secondo il cristianesimo, sempre odioso, come potremmo, allora, anche soltanto permettere ed accettare che altri lo amino; si tratti di Dio o degli uomini? Permettere che qualcuno ci ami ed essere consapevoli, nel contempo, di meritare soltanto odio, non da persone bene educate. Ma proprio in questo consiste il regno della divina misericordia!. Quindi, il vostro amore per il prossimo, sarebbe un atto di misericordia? La vostra compassione, misericordia? Allora, se vi possibile, fate un ulteriore passo in avanti: amate, per misericordia, voi stessi; cos, non avrete pi bisogno del vostro Dio, e tutto il dramma del peccato originale e della redenzione, alla fine, avr per teatro voi stessi.

396 - Un Dio onnisciente ed onnipotente che non si preoccupa nemmeno di rendere le sue intenzioni comprensibili alle proprie creature, dovrebbe essere un Dio di bont?

397 - La cristiana compassione per le sofferenze del prossimo ha, come altra faccia della medaglia, una profonda diffidenza per la gioia del prossimo.

398 - Dio misericordioso solo a condizione che ti penti: una simile espressione, in un Greco, provocherebbe una risata canzonatoria seguita da un attacco dira. Egli direbbe che rivela unanima da schiavi. Infatti, questa espressione presuppone un essere potente; anzi, un essere che pu tutto, e che, tuttavia, smanioso di vendetta, perch il suo potere cos grande che soltanto di un danno, in sostanza, si pu risentire: quello che colpisce il suo onore.

399 - vero che il buon Dio dappertutto? domand una volta una bimba alla sua mamma Mi sembra indice di cattiva educazione.

400 - La forma pi frequente nella quale la gioia viene, come medicinale, prescritta, la gioia di procurare gioia; vale a dire: fare del bene, far doni, allievare le sofferenze, aiutare, consigliare, consolare, lodare, esaltare le altrui virt. Il prete, col suo fare ascetico, prescrivendo l amore per il prossimo, in fondo prescrive una stimolazione, seppure in un dosaggio estremamente accorto, dellistinto pi forte e vitale: la volont di potenza.

401 - Il prete il prototipo dellanimale pi delicato che sia mai stato concepito: quello cui il disprezzo viene pi facile dellodio.

402 - Il Cristianesimo dette da bere ad Eros il veleno. Questi, per la verit, non ne mor, ma lintossicazione lo rese un vizioso.

403 - Non la loro filantropia, ma limpotenza della loro filantropia impedisce ai cristiani di oggi di metterci sul rogo.

404 - Il cristianesimo stato, fino ad oggi, la forma pi funesta di presunzione.

405 - Noi non vogliamo affatto entrare nel regno dei cieli: siamo diventati uomini, e quindi vogliamo il regno di questa terra.

406 - A poco a poco ho imparato a comprendere Epicuro, il contrario di ogni pessimista dionisiaco, nonch il cristiano, il quale, di fatto, soltanto un tipo particolare di epicureo e, come tale, sostanzialmente un romantico.

407 - A sconfiggere il Dio cristiano, in effetti, stata proprio la morale cristiana: il suo sempre pi rigorista obbligo alla verit, la sottile casistica propria ai padri confessori della coscienza cristiana, si sono, alla fine, tradotti e sublimati in coscienza scientifica, in esigenza di pulizia intellettuale ad ogni costo. Vedere la natura come se fosse una prova della bont e della protezione esercitata da un Dio; interpretare la storia tutta ad onore della ragione divina, come costante testimonianza di un ordine cosmico ben determinato e di un progetto dagli esiti finali sicuramente stabiliti; spiegare le proprie stesse esperienze nella maniera in cui le hanno, alquanto a lungo, spiegate i devoti, come si trattasse di altrettante rivelazioni per segni, concepite e preordinate dal divino amore per la salvezza dellanima: tutto questo, ormai, non esiste pi, perch ha contro di s proprio la coscienza.

CRITICI
408 - Distinguere un artista dalla sua opera al punto tale da non prenderlo sul serio quanto la sua opera, significa procedere nel modo migliore. Lartista, in fondo, solo il presupposto della propria opera: il suo grembo materno, il terreno; eventualmente, il fertilizzante e il concime da cui lopera trae alimento al proprio sviluppo. Di conseguenza, nella maggior parte dei casi, va dimenticato, se si vuole godere dellopera stessa. Ispezionare le origini interiori di unopera, attivit da fisiologi e vivisezionisti dello spirito; mai e poi mai da gente col senso del bello, da artisti!

409 - Invano ci si appoggia allimitazione di tutte le grandi epoche e tutti i grandi talenti creativi; invano si riunisce attorno alluomo moderno, per sua consolazione, tutta la letteratura universale, e lo si circonda con gli stili e gli artisti di ogni tempo, perch, come Adamo agli animali, dia loro un nome: egli resta, ci nonostante, leterno affamato, il critico impotente, negato al piacere. In sostanza, un bibliotecario e un correttore di bozze, pronto a perdere la vista sugli errori di stampa in libri polverosi.

410 - Il mio sguardo si affinato sempre di pi nei confronti di quella estremamente ardua ed insidiosa forma di deduzione che induce a compiere la maggior parte degli errori: il dedurre dallopera il suo creatore, dallazione colui che lha compiuta, dallideale colui che, dellideale, non pu fare a meno. Da ogni concezione e valutazione del mondo, le esigenze che hanno guidato il suo sviluppo lungo percorsi obbligati.

411 - Voi volete che le cose, ora, vadano diversamente: che siano pi economiche e, soprattutto, pi comode; non vero, miei cari contemporanei? E allora, cos sia! Allora, per, vi sar facile incontrare anche qualcosa di diverso dal solito: al posto dellartista, del Maestro, ecco a voi il critico; labile e poliedrico critico, cui gli studi non hanno certo procurato la gobba, fatta salva quella che, nella sua qualit di bottegaio dello spirito e manovale delledificazione culturale , esibisce davanti a voi. Il critico, che non niente, ma personaggio significativo in quasi ogni campo dello scibile. Egli recita la parte dellartista consumato, lo rimpiazza ed, in tutta modestia, si accolla anche lonore di venire stipendiato, onorato e celebrato al posto suo.

412 - Chi spiega un brano di un autore con maggiore profondit di quanto lautore stesso avesse inteso, piuttosto che chiarire il suo pensiero, lo oscura.

413 - Il creativo si sempre trovato in svantaggio rispetto a chi lo sta solo a guardare, senza por mano egli stesso allopera.

414 - Non bisogna tormentare un poeta con la sottigliezza di estenuate interpretazioni, ma compiacersi delle prospettive indefinite che dischiude allo sguardo; infatti, esse lasciano la strada aperta a pensieri sempre nuovi.

415 - Se gli insetti pungono, non per malvagit, ma solo perch, anchessi, vogliono vivere; allo stesso modo, lintento dei nostri critici non quello di procurarci dolore, ma solo di avere un po del nostro sangue.

CULTURA
416 - Si tratta di un fenomeno eterno: lavidit della pulsione vitale elabora una percezione illusoria della realt che si estende a tutto il creato, e ne fa un mezzo per costringere le sue creature a vivere ancora; ad ostinarsi nella vita. Uno viene avvinto dal piacere socratico della conoscenza, e dallillusione di potere, con essa, curare leterna ferita dellesistere; un altro, dallarte, che lo seduce facendogli balenare davanti agli occhi la sua bellezza occulta tra i veli; un altro, dalla consolatoria idea metafisica che, sotto il turbine dei fenomeni, fluisca, indistruttibile, leternit della vita. Questi tre livelli di illusione sono, in generale, quelli propri ai temperamenti dalle qualit pi nobili, e che, quindi, avvertono la molesta gravit dellesistenza con pi profondo disgusto. Per rimuovere dalla mente questo disgusto, essi hanno bisogno di assumere gli stimolanti pi allavanguardia. Tutto ci che definiamo cultura, composto da stimolanti di questo tipo.

417 - Che gli eventi significativi si uniscano in una catena; che questa, come fosse una dorsale di cime montuose, unisca lumanit attraverso i millenni; che, per me, quanto il passato ha prodotto di grande, sia tuttora presente, e che si adempia la speranza insita in ogni presentimento di gloria: ecco lintento fondamentale della cultura.

418 - O uomini di cultura, amici miei; io vi benedico, anche in virt della vostra gobba! E perch voi, come me, disprezzate i critici ed i parassiti della cultura! E perch non sapete fare, dello spirito, una merce di scambio!

419 - Quanto pi le concezioni di un singolo individuo riescono ad esercitare un influsso generale ed incondizionato, tanto pi amorfa e degradata deve essere la massa su cui egli esercita il suo influsso. Al contrario, il fatto che temperamenti potenti e smaniosi di primeggiare ottengano di esercitare un influsso soltanto ridotto, di persuadere soltanto scelte consorterie, fa giudicare, in modo persuasivo, elevata quella civilt in cui essi si trovino ad agire. La cosa vale anche per le singole arti e per tutti i campi della cultura.

420 - Ci si figuri una cultura senza un fondamento nella sacralit delle sue origini, n un luogo di provenienza cui tornare, e condannata, invece, a dar fondo ad ogni possibile risorsa, e nutrirsi infelicemente di tutte le culture: tale la cultura attuale.

421 - La smania irrefrenabile di cultura in ogni tempo radice di barbarie quanto lodio per la cultura.

422 - Non esiste nessunaltra epoca, nella storia delle arti, in cui la cosiddetta cultura e larte vera e propria siano state cos estranee e nemiche tra loro come, al giorno doggi, appare evidente. Il perch una cultura tanto inflaccidita odi la vera arte, lo si capisce bene: in lei, teme lartefice della propria distruzione.

423 - Labisso tra sapere e potere forse pi grande e anche inquietante di quanto si pensi. Il Potente in grande stile, il Creatore, dovr, possibilmente, essere ignorante.

424 - La distribuzione delle malattie che colpiscono la volont, in Europa, non uniforme: si presenta pi grave e con sintomi pi complessi dove la cultura si insediata da pi tempo; scompare, invece, dove il barbaro, sotto labito della cultura occidentale (tenuto su a forza di rammendi) continua o torna ad affermare la sua legge.

425 - Non si ama pi abbastanza la propria cultura, non appena se ne fa partecipi gli altri.

426 - Chi sa parlare poco una lingua straniera, prova un piacere maggiore, a parlarla, di chi la sa bene. Il sapere appaga chi ce lha solo in parte.

427 - La cultura consiste prima di tutto nellunit di stile artistico che un popolo manifesta in ogni espressione della sua vita. La grande erudizione e lo studio accanito, invece, non sono n uno strumento necessario alla cultura, n un indizio di essa, ed alloccorrenza si accordano nel migliore dei modi con il contrario della cultura: la barbarie; vale a dire: la mancanza di stile, o la caotica mescolanza di tutti gli stili.

428 - Nelle culture della decadenza, come in tutti i casi in cui i criteri del gusto finiscono in mano alle masse, la sincerit espressiva diventa superflua, svantaggiosa, motivo di esclusione. Soltanto il commediante suscita ancora lentusiasmo collettivo.

429 - Che ce ne facciamo di un libro che non ci porta neppure al d l di tutti i libri?

430 - Per quanto grande sia la mia smania di sapere, non posso attingere dalle cose se non ci che mi appartiene gi.

431 - (Il filisteo della cultura), nei confronti dellartista, si dimostra allo stesso modo pronto a dissuadere e grato, se solo quello si lascia, da lui, dissuadere e consigliare. Fa in modo che lartista comprenda come, con lui, si intenda farsi pi comprensivi ed indulgenti: da lui, infatti, fidato compagno di strada, non si pretenderanno i capolavori sublimi, ma soltanto di optare o per una riproduzione della realt pedissequa fino alla scimmiottatura tramite idilli o mansuete satire umoristiche oppure libere copie delle pi distinte e reputate opere classiche, con tanto di timide licenze al gusto dei tempi.

432 - Noi siamo privi di una formazione culturale; non solo, ma la nostra attitudine alla vita, verso un modo di vedere e di sentire che sia diretto e semplice; lintuizione felice di ci che ci sta intorno, della natura: tutto questo, c lhanno ormai corrotto. Per ora, non possediamo nemmeno i rudimenti di una cultura, perch ci hanno dissuasi dal pensare che, dentro di noi, ci sia la vita vera. Ridotto ad una simile fabbrica di concetti e di parole non vivente, eppure di un sinistro dinamismo io ho ancora il diritto, magari, di dire a me stesso cogito ergo sum, ma non vivo, ergo cogito.

433 - Riempite di vita il mio bicchiere, ed io di essa far, per voi, anche una cultura!

434 - Il fatto che la conoscenza aspiri ad essere qualcosa di pi di uno strumento, nella storia, rappresenta una novit.

435 - La conoscenza presuppone la vita.

436 - Il concetto di cultura come concordia tra vita e pensiero; tra apparenza e volont.

437 - La cultura figlia della conoscenza che ognuno ha di s, e della insoddisfazione nei propri confronti.

438 - Se si prende per vero ci che attualmente, sempre e comunque, viene preso per la verit: che lintento specifico di ogni cultura sia quello di coltivare nelluomo la sua progressiva trasformazione, da animale predatore, in un bestia mansueta e civilizzata un animale domestico allora si deve anche, senza alcun dubbio, considerare tutti quegli istinti reattivi generati dal puro risentimento grazie ai quali le stirpi aristocratiche sono state, infine, infamate e sopraffatte insieme a tutti i loro ideali, come gli strumenti effettivi mediante i quali la cultura opera i suoi effetti.

439 - Ma come giudica, la nostra cultura filistea, questi cercatori? Li prende una volta per tutte per degli scopritori, e sembra dimenticare che loro stessi si sentivano soltanto dei cercatori. Di conseguenza noi abbiamo gi la nostra cultura si sente dire perch abbiamo i nostri classici; qui, non ci sono solo le fondamenta, ma su di esse gi si eleva al cielo ledificio; tale edificio, siamo noi stessi. E cos dicendo, il filisteo si massaggia la fronte con la mano.

440 - Proprio dal contrasto con quel regno delle ombre che si estende tuttintorno al continente del sapere, il luminoso e a noi vicino, vicinissimo, mondo del sapere acquista il suo pregio. Noi dobbiamo ritornare ad essere buoni vicini di ci che a noi pi vicino, e non, con sprezzante disdegno, fissare lo sguardo, come abbiamo fatto fino ad ora, oltre i suoi limiti: verso le nuvole, e il nefasto regno della notte.

441 - Tutto ci che oggi chiamiamo cultura, educazione, civilt, dovr comparire, un giorno, al cospetto di un infallibile giudice: Dioniso.

442 - In definitiva, nessuno pu trarre dalle cose, libri compresi, altro se non ci che gi sa.

443 - Non mi sono mai rotto il capo su questioni inesistenti: non ho mai dissipato me stesso.

444 - Sia detto una volta per tutte: io non desidero sapere molte cose. Saggezza anche saper tracciare dei limiti alla conoscenza.

CURIOSITA
445 - Se non esistesse la curiosit, si farebbe ben poco per il bene del prossimo. Ma ecco che essa si intrufola in casa dei disgraziati e dei bisognosi sotto le vesti del dovere e della compassione. Forse perfino nel tanto celebrato amor materno c una buona dose di curiosit.
D

DEMOCRAZIA
446 - Lordinamento parlamentare vale a dire: la concessione di un permesso ufficiale che consente di scegliere tra cinque opinioni politiche i cui fondamenti siano diversi ha un forte potere seduttivo sui tanti che, ad apparire autonomi ed autosufficienti, e capaci di lottare per le proprie opinioni, ci tengono. In fondo, per, indifferente se al branco venga imposta unopinione, oppure gliene vengano concesse cinque; tanto, chi si discosta dalle cinque opinioni ufficiali, e fa parte per se stesso, si ritrova sempre tutto il branco contro.

447 - Il popolo viene ingannato cos spesso perch ha sempre bisogno di qualcuno che lo inganni; vale a dire: di un vino che inebri i suoi sensi. Solo che possa averne, accetta volentieri, poi, il pane cattivo. Lebbrezza, per lui, pi importante del cibo. questa lesca cui abboccher sempre. Che cosa valgono, per lui, gli individui provenienti dalle sue fila fossero pure dotati delle competenze pi specialistiche al cospetto di brillanti avventurieri, o di casate principesche dallantico sfarzo? E proprio al popolo dovremmo, noi, affidare la politica? Perch ne faccia una continua sbronza?

448 - Il suffragio universale, il popolo, non se lo dato da solo: lo ha soltanto ricevuto e provvisoriamente accettato. Nel caso non sia di sua completa soddisfazione, dunque, ha il diritto di rinunciarvi. E pare che questa circostanza si stia verificando, attualmente, un po dappertutto. Infatti, quando, alle urne, si recano i due terzi anzi, forse, nemmeno la maggioranza degli aventi diritto di voto, siamo in presenza di un voto contro lintero sistema elettorale. Non lecito che il suffragio universale sia solo lespressione di una volont maggioritaria: deve rappresentare la volont dellintero paese. sufficiente, quindi, lopposizione di una piccolissima minoranza, per scartarlo come inattuabile. Ebbene: lastensionismo da una votazione elettorale rappresenta proprio unopposizione di questo tipo, capace di far cadere lintero sistema elettorale.

449 - La costituzione liberale cessa di essere liberale non appena si riesce ad ottenerla: da quel momento, non esiste nulla che sia capace di arrecare danno alla libert in modo pi accanito e profondo della costituzione liberale.

450 - In barba a tutte le idee moderne ed alle predilezioni dei democratici per certe teorie preconcette, la vittoria dellottimismo, il progressivo affermarsi del razionalismo, lutilitarismo pratico e teorico (cos come la stessa democrazia, che ad esso contemporanea): non potrebbe, tutto questo, essere un sintomo di declino delle forze vitali, di vecchiaia incombente, di deperimento fisiologico?

451 - A quanto pare, a tutti, al giorno doggi, sentirsi dire che il progresso sociale sta adeguando i bisogni del singolo a quelli collettivi, e che, nel fatto di sentirsi un membro utile, lo strumento di un armonioso organismo, la felicit ed il sacrificio del singolo vengono a coincidere: tutto questo, a tutti, fa un gran bene. Solo che, attualmente, non si sa bene, questo armonioso organismo, dove andare a pescarlo. Ci che si vuole niente di meno lo si confessi o no che trasformare; anzi, indebolire ed annichilire, il concetto stesso di individuo.

452 - Le istituzioni democratiche sono cronicari per la messa in quarantena di unantica peste: le tentazioni alla tirannide. In quanto tali, sono molto utili, e vi ci si annoia molto.

DESERTI
453 - Il deserto cresce; guai a colui che nasconde in s deserti!

DESIDERI
454 - Una voglietta per il giorno, una voglietta per la notte. Sempre, fatta salva la salute.

DESTINO
455 - Che cosa dice la tua coscienza? Tu devi diventare ci che sei.

456 - Diventare ci che si , presuppone non si immagini nemmeno lontanamente ci che si . Da questo punto di vista, hanno un loro senso e valore anche i passi falsi che si fanno nella vita: le deviazioni temporanee, i giri viziosi, le esitazioni, gli attacchi di modestia, la seriet sperperata in doveri che, col proprio dovere, nulla hanno a che fare.

457 - La mia formula per la grandezza delluomo si chiama amor fati. Volere che nulla sia diverso da come : n allorizzonte, n alle spalle; e neppure lungo tutta leternit. Non solo sopportare, e tanto meno essere rassegnati, allineluttabile lidealismo tutto una continua menzogna al cospetto dellineluttabile ma amarlo.

458 - La ruota del mondo / che mai non perdona / sempre una meta dopo laltra / raggiunge e poi abbandona / Lo spirito cupo la chiama ineluttabilit / ma il nome gioco / sulle labbra del folle risuona.

459 - Noi siamo troppo limitati, e troppo vanitosi, per comprendere qual il nostro fatale limite: il fatto che, propriamente, siamo noi stessi, con le nostre mani, a scuotere il bussolotto per il lancio dei dadi; che noi stessi, anche nelle pi premeditate delle nostre azioni, non facciamo altro che giocare il gioco della fatalit.

DIALETTICA
460 - Grazie alla dialettica, la plebaglia alza di nuovo la cresta.

DIAVOLI
461 - Non sono stati forse, tutti gli di, fino ad oggi, diavoli ribattezzati e fatti santi?

462 - Il diavolo soltanto lozio di Dio, ogni settimo giorno.

463 - Una volta il diavolo mi parl cos: Anche Dio ha il suo inferno: il suo amore per gli uomini.

464 - Il diavolo ha, su Dio, progetti a lunga scadenza; per questo se ne tiene cos discosto. Il diavolo; vale a dire: il pi vecchio amico della conoscenza.

DIFETTI
465 - Se si toglie al gobbo la sua gobba, gli si toglie anche il suo spirito: questo insegna il popolo. E se si rende al cieco la vista, egli scorge troppe cose brutte sulla terra; e cos finisce per maledire chi lha guarito. Chi fa camminare il paralitico, poi, gli arreca il danno pi grosso: infatti, non appena quello si metter a correre, i suoi vizi gli andranno appresso. Anche questo insegna il popolo, a proposito degli storpi.

466 - Nei pi profondi recessi della mia anima provo riconoscenza per tutto ci che, in me, misero e malato, e quanto di sempre e solo imperfetto in me sussiste. Infatti, esso mi lascia aperte cento uscite di sicurezza attraverso le quali poter sfuggire alle abitudini consolidate.

DIFFIDENZA
467 - Si prende a diffidare delle persone molto accorte, quando assumono un aspetto imbarazzato.

468 - La diffidenza la pietra di paragone per loro della certezza.

DIGIUNI
469 - Ci devono essere digiuni di diverso tipo; ovunque troneggino istinti ed abitudini possenti, i legislatori devono provvedere allintroduzione di giorni intercalari in cui questi istinti vengano ridotti in catene e tornino ad imparare che cos soffrire la fame.

DIGNITA
470 - Le cerimonie, gli abbigliamenti confacenti alla carica e alla classe sociale, laspetto accigliato e solenne, lincedere lento, il linguaggio arzigogolato e, in genere, tutto ci che viene definito dignit: si tratta solo di una strategia usata da coloro che, in fondo, son paurosi, per nascondersi. In questa maniera, essi cercano di far s che gli altri abbiano paura di loro, o di ci che rappresentano. Gli impavidi vale a dire, andando alla radice della cosa: quelli che, sempre e certamente, mettono paura agli altri non hanno alcun bisogno di dignit e cerimonie di sorta. Per essi, lonest, i modi franchi e diretti, nelle parole e nei gesti, sono titoli di merito, e non di demerito; infatti, sono i segni di una pericolosit che consapevole di se stessa.

DIRITTI
471 - I diritti degli altri sono le concessioni che il nostro senso di potenza fa al senso di potenza degli altri.

472 - Nessuno parla dei propri diritti con pi passione di chi, in fondo allanima, ne dubita.

DISPREZZO
473 - Chi disprezza se stesso, continua pur sempre ad avere stima per le proprie qualit di spregiatore.

474 - Ci che una volta era soltanto malattia, oggi diventato pubblico ludibrio.

475 - Chi disprezza, pur sempre uno che non ha disimparato lapprezzare.

476 - Solo chi capace della pi alta stima, conosce il disprezzo pi profondo.

477 - Un individuo spregevole, non lo si vuole veder soffrire: non d nessun gusto.

478 - Qual il culmine di ogni possibile vostra esperienza? lora del grande disprezzo. Lora in cui anche la vostra felicit vi viene a nausea; cos come la vostra ragione, e la vostra virt. Lora in cui dite: Che mi importa della felicit? Essa povert, fango, miserabile appagamento. E dovrebbe essere la mia felicit, a fondare il senso stesso del mio esistere? Lora in cui dite: Che mi importa della ragione? Ha, la sua fame di sapere, la forza della fame che spinge il leone a procurarsi il pasto? Essa povert, fango, miserabile appagamento. Lora in cui dite: Che mi importa della virt? Essa non mi ha ancora dato quel furore che delirio. Come sono stanco di tutto il bene e il male che in me. Tutto questo povert, fango, miserabile appagamento. Lora in cui dite: Che mi importa della giustizia? Non mi pare di essere incandescente come brace che arde. Ma chi giusto, brace che arde. Lora in cui dite: Che mi importa della compassione? La compassione, non quella croce su cui viene inchiodato colui che ama gli uomini? Ma la mia compassione non vuol crocifiggere nessuno.

DISSOLUTEZZA
479 - Se si esercitato lo spirito ad avere ragione delle passioni dissolute, la spiacevole conseguenza talora probabile che, magari, gli eccessi vengono sublimati nello spirito, e da allora in poi si dissoluti nei pensieri e nelle attitudini culturali.

DOLORE
480 - Veder soffrire, fa bene; far soffrire, meglio ancora: ecco una massima dura, ma che esprime un principio antico, potente, umano; fin troppo umano.

481 - Ci che non mi uccide, mi rende pi forte.

482 - Chi potr mai raggiungere qualcosa di grande, se non avverte in s la forza e la volont di infliggere grandi dolori? La capacit di soffrire il requisito minimo; le donnicciuole e gli schiavi stessi, spesso, in questo, raggiungono una vera maestria. Invece, non venire distrutti dal rovello interiore e la coscienza turbata, quando si inflitta una grande sofferenza, e di questo soffrire si ode il grido: questo qualcosa di grande; questo, pertiene alla grandezza.

483 - Si trova alquanto pi desiderabile soffrire e, per mezzo della sofferenza, sentirsi innalzati al di sopra della realt (grazie alla consapevolezza di come, in questo modo, ci si avvicini a quel mondo della verit che occulto nel nostro profondo) piuttosto che non soffrire, e, quindi, non provare questo sentimento di elevazione spirituale.

484 - Luomo pi malato, meno sicuro, pi mutevole, meno saldo di qualunque altro animale; su questo, non ci sono dubbi: egli lanimale malato per eccellenza. Da che cosa deriva? Di certo, luomo ha, pi di tutti gli altri animali nel loro complesso, osato, rinnovato, sfidato, provocato il destino. Egli il grande sperimentatore di se stesso, linsoddisfatto, linappagato. Egli combatte contro animali, natura e di per la supremazia assoluta. Luomo: questo essere sempre indomabile, eternamente volto al futuro, che allassillo continuo della sua stessa forza non pu trovare pace, cosicch il futuro, come uno sperone, inesorabilmente vessa i gangli vitali del suo presente. Come potrebbe, un animale cos coraggioso e dotato, non essere anche il pi esposto al pericolo, il pi a lungo e profondamente malato di tutti gli animali? Se si ferisce, questo maestro della distruzione dellautodistruzione allora, sar la ferita stessa, a costringerlo a vivere.

485 - Chiunque soffre, cerca, istintivamente, per la sua sofferenza, un motivo; pi precisamente: un responsabile; ovvero, per essere ancora pi chiari, qualcuno che sia passibile di farsi, di quella sofferenza, responsabile. In breve: un qualsiasi essere vivente sul quale egli possa sfogare effettivamente, o interiormente- con un pretesto qualsiasi, le proprie emozioni. Infatti, sfogare le proprie emozioni il tentativo pi radicale, per chi soffre, di trovare sollievo; o meglio: il suo pi radicale narcotico.

486 - Prendete in esame la vita degli individui e dei popoli migliori e pi fecondi, e poi chiedetevi se un albero che eleva superbo al cielo la sua cima possa fare a meno del tempo cattivo e dei temporali. Se, dunque, situazioni svantaggiose, opposizioni esterne: se una qualche forma di odio, gelosia, puntiglio, diffidenza, durezza, avidit e violenza, non appartengano alle circostanze pi favorevoli, senza le quali non nemmeno pensabile che una grande qualit morale possa svilupparsi.

487 - Esiste oggi, quasi ovunque, in Europa, una sensibilit malata: una morbosa suscettibilit al dolore come, pure, una ripugnante incontinenza nelle lamentazioni, un fare da debosciati che, col cosmetico della religione e di guazzabugli filosofici, vorrebbe apparire, nellazzimato aspetto, qualcosa di sublime. Esiste un culto in piena regola della sofferenza.

488 - La scelta : o il minor grado di dispiacere possibile in breve: lassenza di dolore; ed in fondo, i politici di tutti i partiti, se fossero onesti, ai loro seguaci, non dovrebbero promettere niente di pi oppure il maggior grado di dispiacere, ma come prezzo per alimentare in s un rigoglio di piaceri e gioie raffinate quali, fino ad ora, se ne sono di rado gustate.

489 - Soltanto il grande dolore il grande liberatore dello spirito; infatti, il maestro del grande sospetto.

490 - La profonda sofferenza rende aristocratici; essa, ci separa dagli altri.

DONNE
491 - Ci sono casi in cui si vuole fare, delle donne, degli spiriti liberi e dei letterati. Quasi ovunque si van rovinando loro i nervi; ogni giorno, le si rende pi isteriche e pi inette a quello che il loro primo ed ultimo compito: partorire figli robusti. Si desidera che, nel complesso, le donne divengano ancora pi coltivate; che il sesso debole cos lo si definisce tramite la cultura, diventi forte . Come se la storia non insegnasse nel modo pi convincente che l acculturazione delluomo e la degenerazione delle sue forze pi esattamente, nellordine: degenerazione delle forze, disgregazione interiore, infermit della forza di volont sono sempre andati di pari passo, e che le donne pi potenti ed influenti del mondo (non ultima, anche la madre di Napoleone) dovettero il loro potere e la loro supremazia sugli uomini proprio alla loro forza di volont, e non certo ai maestri di scuola!

492 - Una donna, anche la pi sempliciotta, nel correre diritta alla sua vendetta, sarebbe capace di dare un manrovescio anche al destino.

493 - Come si pu curare una donna? Come la si pu redimere da se stessa? Facendole fare un figlio. La donna ha bisogno di figli; luomo, sempre soltanto uno strumento atto allo scopo.

494 - La lotta per le pari opportunit niente meno che il sintomo di una malattia. Una donna, quanto pi donna, tanto pi si difende con le mani e coi piedi contro i diritti presi nel loro complesso. Lo stato di natura, la guerra eterna tra i due sessi, la mette gi di per s una posizione dominante.

495 - La bont, nella donna, gi una forma di degenerazione.

496 - Una donna armoniosamente compiuta, quando ama, sbrana.

497 - Solo chi abbastanza uomo liberer, nella donna, la donna.

498 - Quanto siano estranei, tra loro, luomo e la donna, chi lha compreso a fondo?

499 - Tutto, nella donna, un enigma, e tutto, nella donna, ha una soluzione: si chiama gravidanza.

500 - Luomo si guardi dalla donna, quando essa ama: allora compie qualunque sacrificio, e ed ogni altra cosa , per lei, senza valore. Luomo si guardi dalla donna, quando essa odia: luomo, quando lo fa, , nel profondo dellanima, solo malvagio, mentre la donna iniqua.

501 - La felicit delluomo dice: io voglio. La felicit della donna dice: lui vuole.

502 - La donna vorrebbe credere che lamore pu tutto: questa la sua peculiare fede. Ahim, colui che ha la sapienza del cuore indovina quanto povero, sprovveduto, pretenzioso, fallace, pi distruttivo che salvifico, sia anche il pi alto e pi profondo amore!

503 - Che martirio sono, i grandi artisti, e, in genere, gli uomini superiori, per chi li abbia, una volta per tutte, decifrati! quindi comprensibile che proprio dalla donna che, nei domini della sofferenza, ha la vista pi acuta, e che per natura portata, purtroppo anche al di l delle proprie forze, a porgere aiuto e salvezza essi imparino a conoscere con tanta facilit quegli slanci improvvisi di abnegazione senza limiti, di incondizionata compassione, che la massa specialmente la massa adorante non capisce, e sommerge di commenti curiosi e pettegoli.

504 - Ci che, nella donna, incute rispetto e, piuttosto spesso, anche timore, la sua natura, che pi naturale di quella delluomo: la sua genuina elasticit nei movimenti e nella presa lagile leggerezza della bestia feroce i suoi artigli di tigre sotto il guanto, la sua ingenuit nellegoismo, la sua riluttanza alleducazione, il suo innato spirito selvatico; linafferrabile vastit, il vagabondare senza fine dei suoi desideri e delle sue virt.

505 - Ci che, nonostante ogni timore che suscita, provoca compassione per questa bella e pericolosa gatta, la donna, il suo apparire, rispetto a qualsiasi altro animale, pi sofferente e vulnerabile; pi bisognosa damore, e pi di tutti destinata, quindi, a venire delusa dalla vita. Timore e compassione: con questi sentimenti che luomo si , fino ad oggi, presentato dinnanzi alla donna; sempre incerto sulla soglia di una scena tragica dove, nel mentre ti estasiano, ti fanno a pezzi.

506 - Dalla Rivoluzione Francese in poi, linfluenza della donna in Europa diminuita nella stessa misura in cui sono aumentati i suoi diritti e le sue pretese.

507 - Dovunque lo spirito industriale abbia sconfitto quello militare e aristocratico, la donna si ingegna in ogni modo per ottenere lindipendenza economica e giuridica di un commesso. La donna come commessa: ecco che cosa sta attaccato alla porta della societ moderna in via di formazione.

508 - Le donne, finora, sono state trattate dagli uomini come uccelli che, cadendo da una celestiale altezza, si siano irretiti in loro. Come esseri pi delicati, pi vulnerabili, pi selvatici, pi meravigliosi, pi dolci, pi ricchi di sentimento. Ma esseri che bisogna tenere in gabbia, perch non volino via.

509 - Finora, a disprezzare di pi la donna, sono state le donne stesse.

510 - Le enormi aspettative che le donne si creano sui rapporti sessuali, e la vergogna che, a queste aspettative, si accompagna, sono il motivo per cui, in loro, ogni prospettiva guasta fin dallinizio.

511 - Le donne vogliono rendersi indipendenti, e per questo cominciano con lilluminare gli uomini su che cosa sia lessenza della donna. Per, non vogliono la verit: che gliene importa, alle donne, della verit?

512 - Dove non entrano in gioco n amore n odio, le donne giocano un ruolo mediocre.

513 - Nella vendetta e nellamore la donna pi barbarica delluomo.

514 - Quando una donna ha tendenze culturali, di solito, nella sua sessualit, c qualcosa fuori posto. Effettivamente, la sterilit predispone a gusti piuttosto virili. Luomo infatti, con vostra licenza, lanimale sterile.

515 - Irretire il prossimo ad avere una buona opinione di se stessi e poi, in perfetta buona fede, a questa opinione del prossimo, prestare fede: in un simile gioco di prestigio, chi riesce come le donne?

516 - Le donne stesse serbano, nelle profonde latebre della loro vanit personale, pur sempre un loro impersonale disprezzo: quello per la donna.

517 - Una donna della quale non siamo convinti che, alloccorrenza, sarebbe capacissima di sfoderarci sotto il naso un pugnale (qualsiasi cosa che funzioni come un pugnale) riuscirebbe a trattenerci al suo fianco (ovvero, come si dice, avvincere)?

518 - Per diventare bella, una donna non deve voler passare per carina; vale a dire che, in novantanove casi su cento in cui potrebbe piacere, deve rifiutare, ed astenersi dal piacere, per potere, al momento buono, provare quella che la vendemmia delle sue cure terrene: lestatica seduzione di qualcuno la porta della cui anima sia grande abbastanza per accogliere ci che grande.

519 - Se si permette ad una donna di avere ragione, essa non pu rinunciare a mettere trionfalmente il tallone sul collo di colui che ha sottomesso. Essa deve gustare la vittoria. Nella stessa situazione, invece, di solito, luomo, nei confronti di un altro uomo, di avere ragione, si vergogna. In compenso, luomo assuefatto alla vittoria; la donna, la vive come uneccezione.

520 - Gli uomini fanno uso di quello che hanno appena imparato o vissuto come un vomere per il tempo a venire, oppure unarma; le donne, invece, ne fanno subito un bel bijou da mettersi addosso.

521 - La compassione delle donne, con le sue ciarle, finisce per trasportare il letto del malato sulla piazza del mercato.

522 - La tempesta dei desideri talvolta trascina luomo a unaltezza in cui ogni desiderio tace. A sua volta, spesso, una donna di animo buono, per vero amore, decide di scendere in basso, fino a raggiungere il desiderio; in questa maniera, si umilia di fronte a se stessa.

523 - Nella donna, la natura mostra quello che, finora, a forza di affaccendarsi per far evolvere la natura umana, le riuscito di portare a compimento; nelluomo, essa mostra tutti gli ostacoli che, in questo, ha dovuto superare, ma anche quali sono i suoi progetti futuri sulla natura umana. La donna veramente donna , a prescindere dallepoca, lozio del creatore nel settimo giorno di una civilt, il riposo che lartista si prende nel mentre crea.

DOTI
524 - Nessun fiume , per se stesso, davvero grande; a renderlo tale la quantit di affluenti che accoglie e convoglia nel suo corso. La stessa regola vale per la grandezza di spirito: ci che importa, per conseguirla, tracciare un letto dai contorni cos ben definiti che vi vadano a confluire altrettanti rigagnoli, e non le poche o molte doti che uno, allorigine, possiede.

525 - Ci che uno , comincia a rivelarsi quando il suo talento declina: quando egli cessa di mostrare le proprie potenzialit. Il talento anche un abito di gala. Un abito di gala, anche un travestimento.

526 - Stavo passando per il paese di S., quando un ragazzo prese a far schioccare la frusta con tutte le sue forze. In questo, era diventato un vero artista, e lo sapeva. Gli ammiccai con gli occhi in segno di ammirazione, ma, dentro, la cosa mi faceva amaramente male. Con tutti quelli il cui talento ammiriamo, spesso, ci comportiamo nello stesso modo: quando ci fanno male, gli facciamo del bene.

527 - Chi costretto a parlare ad un tono pi alto di quello consueto (per esempio, perch sta parlando ad un semisordo o di fronte ad un vasto pubblico) per lo pi esaspera quanto ha da dire. Qualcuno tende a diventare un cospiratore, un calunniatore maligno, un intrigante, solo perch la sua voce, a sussurrare, si presta a meraviglia.

528 - Le persone che non riescono a manifestare con piena evidenza i loro meriti, cercano di suscitare una forte ostilit. Cos, hanno la consolazione di pensare che sia questa ad ostacolare il riconoscimento dei loro meriti.

529 - Esistono spiriti altamente dotati che rimangono sempre sterili solo perch, a causa di un temperamento debole, sono troppo impazienti per rispettare i tempi di una gravidanza.

DOVERI
530 - Avete fatto caso alle persone che danno importanza alla pi intransigente scrupolosit? Si tratta di coloro la cui coscienza ricettacolo ad una costante sensazione di meschinit: quelli che non sono sicuri di s, e che linsicurezza fa sentire abitualmente inadeguati. Coloro per i quali anche gli altri sono sempre e solo causa di insicurezza. Coloro che cercano di tenere nascosta, per quanto possibile, la loro anima. Attraverso quella loro rigida coscienziosit, mediante la durezza con cui ottemperano ai loro doveri e limpressione di rigore tenace che ne deriva, essi cercano di imporsi sugli altri. In particolare, su chi loro subordinato.

531 - Un popolo va in rovina quando confonde il proprio dovere con il concetto di dovere universale.

532 - I nostri doveri, sono i diritti degli altri su di noi. In che modo li hanno acquisiti?
E

EDUCAZIONE
533 - Si marchia qualcosa a fuoco, perch resti nella memoria. Solo ci che non cessa di far male, resta nella memoria: , questo, un principio basilare della pi antica (e, purtroppo, ancora viva e vegeta) psicologia esistente sulla faccia della terra.

534 - Il fatto che a chiunque sia consentito imparare a leggere, alla lunga corrompe non solo lo scrivere, ma anche il pensare.

535 - In giovent si lascia che a scegliere i propri maestri e le proprie guide siano le occasioni esterne; infatti, li si sceglie nellambito della cerchia di persone in cui, per lappunto, le occasioni fanno incappare. Per questa puerilit, poi, si deve pagare un duro riscatto: bisogna espiare i propri maestri sulla propria pelle.

536 - Ogni talento si pu sviluppare solo nella lotta: questo prescrive la pedagogia del popolo ellenico. I pedagoghi moderni, invece, niente temono come lo scatenarsi della cosiddetta ambizione. Nel loro caso, legoismo viene temuto come fosse il male in s.

537 - Oh, chi ci racconter mai per benino la storia dei narcotici? In pratica, la storia delleducazione: della cosiddetta educazione superiore.

538 - A poco a poco ho avuto unilluminazione su quale sia il difetto pi universale della nostra formazione culturale e metodologia educativa: nessuno impara, e, di conseguenza, nessuno ambisce, nessuno insegna, a sopportare la solitudine.

539 - I genitori fanno involontariamente del figlio qualcosa di simile a loro. La chiamano educazione.

540 - Leducazione un proseguimento della procreazione; spesso, ne rappresenta una sorta di tardiva discolpa.

541 - Leducazione che riceviamo nella nostra societ, ottiene, come primo effetto, di farci assumere un secondo carattere: quello che possediamo quando il mondo ci definisce maturi, maggiorenni e pronti per luso. Alcuni una minoranza riescono a fare come il serpente, e levarsi di dosso, un bel giorno, questa pelle, quando, occulto sotto di essa, il loro primo carattere giunto a maturo rigoglio. Nella maggioranza dei casi, invece, il suo seme inaridisce.

542 - Chi non cerca di farsi maestro nellarte di dominare i propri accessi di collera, la propria smania di invelenita rivalsa, la propria libidine, e poi smania per diventare maestro di qualche arte o mestiere, stupido come lagricoltore che sistema le sue coltivazioni lungo un torrente impetuoso, senza alzare, prima, degli argini.

543 - Fa parte dellumanesimo di un maestro il mettere il guardia gli allievi contro se stesso.

544 - Nella nostra molto popolare intendo dire: plebea epoca, educazione ed istruzione devono necessariamente consistere nellarte di ingannare. Un educatore che, oggi, predicasse soprattutto la sincerit, e gridasse di continuo ai suoi discepoli: Siate veri! Comportatevi con naturalezza! Mostratevi come siete!; perfino un siffatto asino tutta virt e cuor gentile imparerebbe dopo un po a dar di piglio alla furca di Orazio, allo scopo di naturam expellere.

545 - Scoprire che la nostra vita consacrata alla conoscenza; che noi la getteremmo via anzi, lavremmo gi gettata! se questa consacrazione non la preservasse da noi stessi; ed ora, volgendo indietro lo sguardo sulla strada negli anni percorsa, scoprire che successo qualcosa di irrimediabile: lo spreco della nostra giovinezza, perch i nostri educatori non hanno utilizzato quegli anni avidi di sapere, ardenti di sete, per guidarci direttamente alla conoscenza delle cose, ma per darci la cosiddetta cultura classica. Perch tutte quelle misere nozioni sui Greci e i Romani propinate con unincapacit pari al tormento inflitto, e contro il supremo principio educativo di ogni cultura: che di essa bisogna nutrire soltanto chi ne ha fame; nullaltro stato, tutto questo, che uno spreco della nostra giovinezza.

546 - Il buon educatore conosce casi in cui fiero del fatto che il suo allievo, per rimanere fedele a se stesso, si opponga a lui. Questo valido, pi precisamente, in tutti i casi in cui conviene che un ragazzo non comprenda le ragioni di un adulto, perch, se le comprendesse, sarebbe a suo danno.

547 - Il valore delle enciclopedie sta tutto in ci che stampato al loro interno, nel contenuto; non in ci che sta impresso sul frontespizio, nella rilegatura, o nella copertina. Tutta la formazione culturale moderna , allo stesso modo, un processo che si svolge essenzialmente nellinteriorit; sullesterno, il rilegatore ha impresso un titolo di questo tipo: Manuale per educare interiormente chi, esteriormente, rimane un barbaro.

548 - Le mie opere sono state definite una scuola del sospetto.

549 - Si corrompe di sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui di pi di chi la pensa diversamente.

550 - Questo sapere che riguarda solo le metodologie del sapere viene convogliato e travasato nei giovani sotto forma di cultura storica; vale a dire: la loro testa viene riempita di una spaventosa quantit di concetti che derivano da una conoscenza estremamente mediata di tempi e di popoli passati, e non da quella visione immediata, intuitiva, che delle cose d la vita. Il desiderio dei giovani di fare esperienze in prima persona fino a sentir svilupparsi, dentro di s, un sistema di pensiero che lesperienza viva abbia reso compatto e coerente: siffatto desiderio viene stordito ed, in un certo senso, reso effettivamente ebbro per mezzo del miraggio seducente che sia possibile assommare in s, in pochi anni, le pi elevate e significative esperienze dei tempi antichi; proprio la stagione pi luminosa delluomo. Si tratta pi o meno dello stesso metodo insensato che conduce i nostri studenti di arte figurativa tra le collezioni darte e nelle gallerie, piuttosto che nel laboratorio di un artista, oppure nel solo laboratorio della sola maestra: la natura. Gi: come se si potesse, cos, semplicemente passeggiando a grandi falcate nella storia, riprodurre quel tocco magico nellarte che avevano gli antichi, quel peculiare utile che sapevano trarre dalla vita! Gi: come se la vita stessa non fosse un mestiere che va imparato dal principio, dai suoi rudimenti, ed esercitato senza risparmio, se si vuole evitare che ne vengano fuori schiappe e chiacchieroni!

551 - Il tuo educatore non potr essere altri che il tuo liberatore.

552 - Qual la natura profonda delle mie azioni? E quali sono le reali intenzioni che alle mie azioni sottostanno?: in questi termini si pone il problema della verit, che, nel nostro attuale sistema educativo, non rappresenta una disciplina di insegnamento; per cui, non viene posto. Per farlo, non c tempo. Si sa: anche settantanni, che sono mai? Trascorrono, e giungono presto alla fine. Che unonda sappia dove e perch corre, ha cos poca importanza!

553 - Nessuna madre dubita, nel profondo del cuore, di essersi assicurata, generando un figlio, una propriet. Nessun padre si metter nelle condizioni di avere dubbi sul diritto di poterlo piegare alle proprie idee, al proprio ordine di valori. Allo stesso modo dei padri, oggi, anche gli insegnanti, i preti, i principi, vedono in ogni nuovo essere umano la comoda occasione per un facile possesso.

554 - Questi giovani, non mancano di carattere, n di doti, n di diligenza; per, a forza di dar loro, fin dallinfanzia, un orientamento, non gli si lasciato il tempo perch capissero dove volevano andare. Nellet in cui erano abbastanza maturi per essere, come anacoreti, mandati nel deserto, gli si fatto qualcosa di diverso: gli si data una formazione utile; li si rapiti a se stessi per logorarli con obblighi quotidiani che listruzione ha finito per rendere un dovere sistematico. Cos, adesso, non ne possono pi fare a meno, e non desiderano altro.

555 - Listruzione della giovent procede proprio da questo falso e sterile concetto della cultura: il suo obbiettivo se lo osserviamo da un punto di vista che decisamente puro ed elevato non affatto il libero intellettuale, ma lerudito, luomo di scienza (per la precisione: luomo di scienza pi pronto e facile da usare che sia possibile): colui che si deve trarre in disparte dalla vita, se ne vuole penetrare il senso a fondo. Il suo risultato se lo osserviamo da un punto di vista che decisamente empirico e terra-terra il filisteo della cultura, mezzo storico e mezzo esteta: quel saputello e aggiornato chiacchierone che sa disquisire su stato, chiesa ed arte; coi suoi sensi assuefatti a mille sensazioni prese a prestito, col suo stomaco insaziabile che, tuttavia, ignora che cosa siano la vera fame e sete. Che una istruzione con quellobbiettivo e quel risultato sia contronatura, lo avverte solo chi non si ancora compiutamente formato in essa; lo avverte soltanto listinto della giovent, perch in esso si esprime ancora listinto della natura, che una simile istruzione riesce a spezzare soltanto con il raggiro dellartificio e la violenza.

556 - Che importanza pu mai avere, per i nostri giovani, la storia della filosofia? Forse per perdere, in tanto scompiglio di opinioni, il coraggio di averne una propria? Devono imparare ad unire le loro voci in un coro di giubilo sulle nostre magnifiche sorti e progressive? Oppure, non si vorr, per caso, che imparino ad odiare e disprezzare la filosofia?

557 - Lunico metodo critico praticabile ed utile per saggiare una filosofia: provare se sia possibile vivere seguendone i principi, nelle Universit, non viene insegnato; al suo posto, c sempre la critica parolaia delle parole.

EGOISMO
558 - La maggior parte delle persone, qualsiasi cosa possano dire o pensare riguardo al proprio egoismo, ci nonostante, in tutta la loro vita, per il loro Ego, non fanno niente; piuttosto, agiscono per il fantasma del loro Ego: quello che stato concepito nella testa delle persone che le circondano, e si poi trasmesso a loro.

559 - Non esistono n azioni egoistiche n azioni non-egoistiche: entrambi i concetti sono un controsenso psicologico.

560 - Legoismo ha tanto valore quanto ne ha, fisiologicamente, il singolo egoista: esso pu avere un valore molto grande, oppure essere deprecabile e degno di disprezzo. Ogni singolo individuo pu venire considerato in maniera differente a seconda che la sua esistenza si collochi in direzione ascensionale o in discesa, sulla linea della vita. Determinando questa sua posizione, si viene in possesso anche di un canone in base al quale giudicare il valore del suo egoismo.

561 - Legoismo appartiene allessenza di un animo nobile. Un animo nobile accoglie il proprio egoismo come un dato di fatto, senza farsene un problema.

562 - Legoismo una legge che concerne la percezione prospettica: in base ad essa, tutto ci che si trova nelle vicinanze appare grosso e di grande peso, nel mentre, viste da lontano, tutte quante le cose diventano piccole e prive di peso.

ELEMOSINE
563 - Non faccio elemosine. Non sono abbastanza povero, per farle.

ELETTI
564 - In verit, io vi amo per questo, o eletti: perch, larte di vivere nellepoca nostra, la conoscete male. per questo che, in effetti, vivete nel modo migliore!

ELOGI
565 - Egli mi loda; quindi, mi d ragione: la natura asinina di questa deduzione, a noi eremiti, guasta met della vita; infatti, attira gli asini nei nostri paraggi, e ce li rende amici.

566 - Quando possiedi una virt una virt vera e propria, completa, e non una semplice predisposizioncina ad una virt allora, sei una sua vittima! proprio per quello che chi ti sta vicino loda la tua virt!

567 - Rimanere sul vago spesso pi efficace che essere troppo espliciti; in particolare, quando si loda qualcuno.

568 - Quando si vuole esaltare qualcuno, bisogna stare attenti a non dichiararsi completamente daccordo con lui; cos facendo, infatti, ci si porrebbe al suo stesso livello.

569 - Lo stato danimo pi penoso che esista scoprire di venire considerati superiori a quello che si . In quel caso, infatti, bisogna ammettere francamente con se stessi: In te quello che dici, il tuo modo di esprimerti, i tuoi atteggiamenti, il tuo sguardo, le tue azioni c qualcosa di bugiardo e disonesto.

570 - Finch ti elogiano, sii sempre sicuro che non stai ancora seguendo la tua strada, ma quella di qualcun altro.

571 - un esempio di raffinato e, al tempo stesso, aristocratico, dominio di s, ammesso che si abbia, in genere, lintenzione di lodare qualcuno, lodare sempre e solo qualcuno con cui si sia in disaccordo. Altrimenti, si finirebbe per lodare, in sostanza, se stessi; il che, va contro il buon gusto.

572 - Alcuni, di fronte alle lodi sperticate, diventano tutti rossi in faccia; altri, sfacciati.

573 - Lodare la virt significa lodare una cosa che, a livello individuale, dannosa. Lodare istinti che privano luomo del suo nobile egoismo e della forza di cui ha bisogno, se vuole difendere se stesso nel modo pi efficace.

574 - Negli elogi c pi invadenza che nel biasimo.

575 - Chi si effonde in elogi, ha laria di voler restituire qualcosa; invece, ci che vuole veramente, che gli si regali ancora qualcosa.

576 - Parla il deluso: Aguzzai lorecchio alleco, e intesi soltanto elogi.

577 - Mostrare piacere per un elogio , per alcuni, soltanto un atto di civilt che viene dal cuore: proprio il contrario di una vanit che viene dallo spirito.

ENTUSIASMO
578 - Uno dei mezzi pi raffinati per trarre in inganno se non altro quanto pi a lungo possibile, oppure per apparire, con successo, pi stupidi di quanto si cosa che, nella vita di tutti i giorni, spesso desiderabile quanto un ombrello viene chiamato entusiasmo.

579 - I nostri entusiasmi si sviluppano dalla radice dei nostri difetti.

EPIGONI
580 - Il pensiero stesso di essere epigoni, spesso immiserito dalla sua affettata eleganza, qualora sia pensato in grande, pu garantire tanto ai singoli individui che ai popoli interi grandi risultati ed un desiderio del futuro ricolmo di aspettative.

EROISMO
581 - Leroismo consiste nel fare qualcosa di grande (oppure, nel grandioso rifiuto a fare qualcosa) senza sentirsi in corsa con gli altri, e davanti a loro.

582 - Che cosa rende eroici? Vivere in senso opposto, allo stesso tempo, al proprio dolore supremo ed alla propria speranza suprema.

ERRORI
583 - Lumanit stata allevata dai propri errori. Prima di tutto, ha visto se stessa sempre e soltanto come imperfetta; in secondo luogo, si attribuita caratteristiche immaginarie; in terzo luogo, si conferita una distinzione gerarchica, nei confronti degli animali e della natura, che fasulla; in quarto luogo, ha escogitato tavole dei valori sempre nuove, e le ha considerate, per un certo periodo, eterne ed immuni da qualunque fattore contingenti: il che avvenuto ogniqualvolta luno o laltro istinto, o modo di vivere, umano, raggiungeva il primo posto, e, di conseguenza, veniva accreditato tra quelli nobili.

584 - Adottando i concetti di corpo, linea, superfice, causa ed effetto, movimento e quiete, forma e contenuto, ci siamo fabbricati un mondo adatto a noi, ed in cui possiamo vivere. Senza questi articoli di fede, infatti, nessuno potrebbe sopravvivere! Non per questo, per, essi possono dirsi dimostrati. La vita non un argomento logico: tra le condizioni perch sussista, ci potrebbe essere lerrore.

ERMETISMO
585 - Una cosa che non viene spiegata e resta oscura viene considerata di pi di una limpida, perch stata spiegata.

ERUDIZIONE
586 - Noi siamo diversi dagli eruditi, per quanto, sul fatto che, tra laltro, siamo anche eruditi, non si possa glissare. Abbiamo, rispetto a loro, esigenze diverse, un diverso sviluppo organico, un diverso sistema digestivo: abbiamo bisogno di qualcosa in pi, ma anche in quantit minori. Non esistono formule matematiche che stabiliscano, per ogni spirito, le dosi adeguate al suo nutrimento. Se ai gusti di un certo spirito vanno a genio lindipendenza, le rapide incursioni, il vagare senza fissa dimora, quel razziare temerario per il quale richiesta una particolare agilit; allora, egli preferir una vita da sbandato con un vitto ridotto, piuttosto che una vita regolare che comporti il venire ingozzato. Non ladipe, ma la massima agilit e forza, sono ci che un buon ballerino richiede alla propria alimentazione. Ed io non saprei che cosa lo spirito di un filosofo possa augurarsi di pi, se non essere un buon ballerino.

ESAME DI LAUREA
587 - Qual la finalit di ogni istituto di scuola superiore? Fare degli individui tante macchine. Qual il metodo con cui la si raggiunge? Gli individui devono imparare ad annoiarsi. Come si ottiene questo risultato? Con il concetto del dovere. Qual lindividuo armoniosamente compiuto? Limpiegato statale.

ESISTENZA
588 - Lesistenza soltanto lininterrotta continuit del transeunte: una cosa che esiste in funzione del suo confutare e consumare se stessa; del suo contraddire se stessa.

ESPERIENZE
589 - mai possibile che lespressione fare esperienze voglia dire sempre fare cattive esperienze? O una mia impressione?

590 - Gli uomini, al giorno doggi, vivono tutti troppo, e pensano troppo poco. Oggi, chi dice non ho esperienze da raccontare, un imbecille.

591 - Avere esperienze per appagare la voglia di avere esperienze, non ha nessun esito. Nellesperienza, non lecito rivolgere lo sguardo dentro se stessi; se lo si fa, ogni occhiata diventa malocchio.

592 - In fin dei conti, si fa esperienza solo di se stessi.

593 - Voi non vi rendete conto delle esperienze che fate. Correte attraverso la vita come ubriachi ed, ogni tanto, cadete da una scala. Tuttavia, grazie alla vostra ebbrezza, non vi rompete le ossa: i vostri muscoli sono troppo bolsi e la vostra testa troppo ottenebrata perch possiate, come noi altri, trovare troppo dure le pietre di cui la scala fatta. Per noi, la vita costituisce un pericolo maggiore: noi siamo fatti di vetro; quando cadiamo, guai a noi! Quando cadiamo, tutto, per noi, perduto.

594 - Le esperienze tremende portano a considerare se colui che le fa non sia, per caso, qualcosa di tremendo.

ESUBERANZA
595 - Esiste un pessimismo della forza? Uninclinazione intellettuale per laspetto aspro, spaventoso, malvagio, problematico, dellesistenza, che sia effetto del benessere fisico: di esuberanza salutare e pienezza dei sensi? Esiste, forse, nella stessa esuberanza, una qualche forma di dolore? GdT

ET
596 - Siamo persuasi che le favole e il giocare siano caratteristiche dei bambini. Miopi che siamo! Come se in qualsiasi et della vita fosse possibile vivere senza favole e senza giocare! Certo, per definire queste cose, usiamo nomi diversi, ma proprio questo attesta che si tratta delle stesse cose; infatti, anche i bambini definiscono il giocare il proprio lavoro e, la favola, la loro verit. La brevit della vita dovrebbe metterci in guardia contro la distinzione pedantesca tra le sue et.

ETERNIT
597 - La gioia non vuole eredi, non vuole figli: la gioia vuole se stessa, leternit, leterno ritorno. Che tutto sia, a s, eternamente uguale.

598 - A quanto sostiene la gente pi devota, Dio sarebbe eterno: chi ha tanto tempo, dunque, si dia tempo. Il pi lentamente ed ottusamente possibile: anche in questa maniera, un tipo come lui riesce ad arrivare parecchio in l.

599 - Ritorner, eternamente, a questa stessa ed identica vita, nei suoi aspetti maggiori, e anche nei minimi. E di nuovo insegner leterno ritorno di tutte le cose.

600 - Il centro, ovunque. Il cammino delleternit unininterrotta curva.

601 - Se avete mai voluto che una volta fosse due volte; se avete mai detto: Tu mi piaci, felicit! Sospiro! Attimo!, allora, in quel momento, avete voluto leterno ritorno di tutte le cose. Tutte di nuovo, tutte in eterno; tutte consustanziali, tutte intrecciate come un unico abbraccio damore: oh, in quel momento, come avete amato il mondo! Voi eterni, amatelo in eterno e in ogni tempo. Ed anche alla sofferenza, dite: passa, ma ritorna! Perch ogni gioia vuole eternit!

EUROPEI
602 - Lo scetticismo la manifestazione pi spirituale di una certa complessa sindrome fisiologica che nel linguaggio corrente si chiama nevrastenia e deficienza immunitaria. Essa si sviluppa ogni volta che razze e ceti lungamente separati sincrociano dimprovviso e bruscamente. La nostra Europa moderna, teatro di un tentativo assurdamente improvviso di generale rimescolamento delle classi e, di conseguenza, delle razze, , per questo motivo, scettica ad ogni livello, alto o basso che sia.

603 - Questo il destino fatale che pende sullEuropa: nei confronti degli esseri umani, insieme alla paura, abbiamo smarrito anche lamore, il rispetto e la speranza. Ora, da loro, non ci aspettiamo pi niente. Ormai, ci siamo stancati di vederci tanta gente intorno. Che cos, oggi, il nichilismo, se non questo? Dellumanit, siamo stanchi.

604 - LEuropa un malato che deve ringraziare infinitamente la propria condizione di inguaribile e le perpetue metastasi delle proprie affezioni. Queste situazioni continuamente nuove; questi, allo stesso modo, continuamente nuovi pericoli e salutari espedienti, alla fine, hanno prodotto in lei un parossismo infiammatorio, a livello intellettuale, che, di suo, molto vicino al genio, ed , comunque, il padre di ogni genio.

605 - Chiunque viva bene, oggi, la prospettiva europea, deve imparare a scrivere bene, e sempre meglio. Scrivere meglio, per, significa, nello stesso tempo, pensare meglio; trovare argomenti sempre pi degni dellinteresse di tutti, e saperli davvero far arrivare a tutti; fare in modo che i nostri vicini possano tradurre nella loro lingua ci che scriviamo; far s che gli stranieri che studiano la nostra lingua ci possano capire; agire in vista di un obbiettivo: che tutte le risorse diventino risorse comuni e, per chi libero, tutto sia libero. Chi predica il contrario vale a dire: che non vale la pena preoccuparsi di scrivere bene e leggere bene (le due qualit prosperano insieme e deperiscono insieme) di fatto, indica ai popoli una via per diventare ancora pi nazionalisti. Egli un nemico dei buoni Europei; un nemico degli spiriti liberi.

606 - Europeo smargiasso del diciannovesimo secolo, tu deliri! Il tuo sapere non il termine ultimo della natura, ma, in compenso, pone termine alla tua, di natura. Metti a confronto almeno una volta le vette del tuo sapere con la voragine della tua impotenza. Certo: il tuo sapere si irradia come un sole aggrappandoti ai cui raggi tu puoi raggiungere il cielo; eppure si tratta, al contempo, di una discesa nel caos.

607 - Anche noi, buoni Europei, abbiamo ore in cui ci permettiamo un patriottismo col cuore in mano: un tonfo, un precipizio a capofitto, indietro, indietro, negli antichi amori e nel particolarismo. Ore di fervore nazionale, di batticuore patriottico; e tutte le altre forme che simile antiquate esuberanze sentimentali possano assumere. Spiriti pi letargici di quanto noi siamo smaltiranno quello che per noi questione di unora, e che in unora comincia e finisce, soltanto in periodi di tempo alquanto lunghi: alcuni in mezzo anno, altri in mezza vita umana, a seconda della celerit e forza con cui digeriscono, ed espletano le loro funzioni di ricambio.

608 - Lo si chiami civilizzazione, umanizzazione, oppure progresso, quellelemento in cui oggi si cerca il carattere distintivo degli Europei; oppure lo si chiami semplicemente, senza lode o biasimo, con una formula politica, il movimento democratico dellEuropa; in ogni caso, dietro tutte le ribalte morali e politiche alle quali, con simili formule, si rimanda, si compie un immenso processo fisiologico, il cui flusso aumenta di continuo la sua portata: il processo verso unEuropa apolide; il crescente distacco degli Europei dai fattori per influenza dei quali si affermano razze legate al clima e alle condizioni di vita; la loro crescente indipendenza da ogni milieu determinato, che vorrebbe segnare il corpo e lanima di questo secolo col permanere delle stesse esigenze. La lenta ascesa, quindi, di un tipo dumanit essenzialmente sovranazionale e nomade che, detto in termini fisiologici, possiede, come suo carattere distintivo, arte e forza di adattamento al massimo grado.

609 - Gli di intesi come appassionati di spettacoli crudeli: oh, come emerge, ancora, allinterno della nostra prospettiva europea, cos umanistica, questidea ancestrale!

610 - Le stesse nuove condizioni sociali, destinate a provocare, in linea di massima, un livellamento generale, e la riduzione di ogni individuo alla mediocrit ad un utile, laborioso, rotto a tutte le esperienze, malleabile animale gregario sono anche le pi adatte a dare origine ad uomini deccezione della specie pi pericolosa ed attraente. Infatti, mentre limpressione complessiva che daranno questi Europei del futuro sar, probabilmente, quella di lavoratori pronti ad ogni ingaggio, chiacchieroni, abulici, disponibili al massimo: operai che hanno bisogno del padrone, di uno che li comandi, come del pane quotidiano; mentre, quindi, la democratizzazione dellEuropa sfocer nella creazione di una tipologia umana predisposta alla schiavit, nel senso pi sottile del termine; in casi isolati ed eccezionali, lindividuo forte raggiunger, invece, una forza ed una ricchezza superiori a quanto, in altre epoche, sia mai successo. Saranno la spregiudicatezza della sua istruzione, linfinita molteplicit delle sue esperienze, arti e maschere, a garantirglielo. Intendevo dire: la democratizzazione dellEuropa , nello stesso tempo, una involontaria organizzazione per lallevamento di tiranni; prendendo la parola in ogni suo senso, anche quello pi spirituale.

611 - Ci che oggi, in Europa, viene definito nazione , in ogni caso, qualcosa ancora in evoluzione; qualcosa di giovane, e che si pu facimente corrompere.

612 - LEuropeo assume la maschera della morale perch diventato un animale malato, morboso, storpio, che ha buoni motivi per essere mansueto, essendo quasi un aborto: un goffo e debole abbozzo. Ad aver bisogno di mascherarsi con la morale, non certo il terribile predatore; invece, lanimale da branco, con la sua profonda mediocrit, la sua paura e la noia che gli viene da se stesso, ne ha proprio bisogno.

613 - Lottica previdenziale secondo cui viviamo impone anche adesso in questa nostra epoca di transizione, nella quale cos tante cose cessano di imporre se stesse a quasi tutti gli Europei di sesso maschile un ruolo ben preciso: una cosiddetta professione. Ad alcuni resta la libert una libert apparente di scegliersi questo ruolo da soli; la maggior parte delle persone, invece, subisce quello cui viene costretta. Il risultato abbastanza strano: quasi tutti gli Europei, giunti ad un certo punto della loro vita, si confondono col proprio ruolo; essi stessi diventano vittime della loro bella messinscena. Hanno dimenticato quanto, nella decisione relativa alla loro professione, sia stato lasciato al caso, gli umori del momento, larbitrariet; e quanti altri ruoli avrebbero, forse, potuto recitare. Ma ormai, troppo tardi. A guardare pi in profondit, si potrebbe dire che, in loro, il ruolo diventato, in senso vero e proprio, carattere; e larte, natura.

614 - Grazie alla patologica estraneit che linsania del nazionalismo ha instaurato e continua ad instaurare tra i popoli europei; grazie, nello stesso modo, ai politici di vista corta e di mano lesta che si sono, oggi, affermati con laiuto di quella, e non sospettano minimamente come la politica di smembramento che praticano non possa essere, per necessit, che una politica-interludio; grazie a tutto ci ed altro ancora, che oggi non si pu affatto esprimere, vengono attualmente trascurati, oppure travisati, per arbitrio o per menzogna, gli indizi pi inequivocabili in cui si rivela la volont dellEuropa di diventare un solo stato. In tutti gli uomini pi profondi e dagli orizzonti meno ristretti di questo secolo lorientamento complessivo peculiare al sotterraneo e segreto lavoro della loro anima stato quello di predisporre la via a questa nuova sintesi, e di precorrere, a titolo di esperimento, lEuropeo dellavvenire. Solo nei loro caratteri pi superficiali, oppure nelle ore di abbattimento, per esempio nella vecchiaia, essi presero partito per le patrie. Non fecero che prendere riposo da se stessi, quando divennero patrioti.

615 - Esiste, tra i Cinesi, un proverbio che le madri insegnano gi ai loro bambini: siao-sin, fa piccolo il tuo cuore! questa la caratteristica basilare delle civilt giunte al loro crepuscolo. Non ho nessun dubbio che ad un Greco antico anche di noi Europei odierni balzerebbe agli occhi, come prima caratteristica, il processo di autorimpicciolimento cui ci sottoponiamo. E gi soltanto per questo andremmo ad urtare il suo gusto.

616 - Bisogna evitare ogni concessione ad uno slombato sentimentalismo: la vita stessa , per sua natura, appropriazione, offesa, sopraffazione di tutto quanto viene percepito come estraneo e pi debole; oppressione, durezza, imposizione dei propri caratteri peculiari; incorporamento, o almeno per lo meno sfruttamento. Ma perch, poi, si dovrebbe far uso sempre di simili termini, cui, fin dai tempi antichi, stata imposta unaccezione denigratoria? Anche quel corpo allinterno del quale tutti i singoli individui si trattano alla pari accade in ogni seria aristocrazia deve anchesso, nel caso sia un corpo vivo, e non in agonia, compiere a danno degli altri corpi tutte quelle azioni da cui i singoli individui che lo compongono si astengono reciprocamente. Questo corpo, non potr essere che lincarnazione della volont di potenza. Esso vorr crescere, espandersi, attrarre a s, imporsi con la forza; e non in funzione di una qualche moralit o immoralit, ma per il fatto stesso che vivo, e la vita , appunto, volont di potenza. In niente, per, lopinione pubblica, in Europa, pi maldisposta ad accettare lezioni che in questo: oggi si ciancia un po dappertutto, perfino travestendosi da scienziati, di una societ imminente dalla quale il carattere dello sfruttamento giocoforza scompaia. Questo, alle mie orecchie, suona come se si promettesse di escogitare una vita che si astenesse da ogni funzione organica.

EUTANASIA
617 - Che cosa pi logico: spegnere la macchina quando ha compiuto il lavoro che ci si aspettava da lei, oppure lasciarla funzionare finch non si ferma da sola; vale a dire, finch non va in pezzi? La morte naturale la morte estranea ad ogni logica, la vera morte assurda. In essa, la miserabile costituzione della buccia a determinare quanto a lungo debba durare il ncciolo. In essa, dunque, il tristo secondino, spesso instupidito dalla malattia, a decidere il momento in cui il suo nobile prigioniero debba morire. La morte naturale il suicidio della natura.

618 - In determinate situazioni, voler sopravvivere pi a lungo indecente. Continuare a vegetare in vile dipendenza dai medici e dalle loro terapie, dopo che andato perduto il senso della vita, il diritto alla vita, dovrebbe suscitare un profondo disprezzo, da parte della societ, nei propri confronti. I medici, da parte loro, dovrebbero essere i tramiti di questo disprezzo. Niente ricette, ma, ogni giorno, alla vista dei loro pazienti, una nuova dose di disgusto...

EVENTI
619 - Ah, come sono stanco di tutto ci che inadeguato, e deve per forza divenire un evento!

EVIDENZA
620 - Siccome una cosa divenuta, per noi, trasparente, crediamo che non possa pi opporci alcuna resistenza; per poi ritrovarci stupiti del fatto che la possiamo, s, attraversare gli occhi, ma non ci possiamo passare attraverso! lo stesso stupido abbaglio che fa attonita la mosca, quando finisce contro il vetro di una finestra.

EVOLUZIONE
621 - Se non invertiamo di segno levoluzione, e non diventiamo come le vacche, non entreremo nel regno dei cieli. Precisamente, da loro, dovremmo imparare una cosa: a ruminare.

622 - Per quanto lumanit possa svilupparsi verso lalto e forse, alla fine, finir per ritrovarsi pi in basso di quanto non fosse allinizio! non le si aprir nessun accesso ad un cosmo superiore; non pi di quanto la formica e la forfecchia, al termine del loro itinerario terreno, vengano assunte ad unesistenza eterna tra le stirpi divine.

623 - A conti fatti, le religioni apparse fino ad oggi al mondo intendo dire: quelle dominanti fanno parte dei motivi principali per cui la specie umana rimasta al gradino pi basso; infatti, esse preservano troppo di ci che dovrebbe andare distrutto.

624 - Luomo la bestia non ancora ben assestata sulla scala dellevoluzione.

625 - Quando si fa imminente un passo in avanti nel processo evolutivo, gli individui spiritualmente degenerati diventano protagonisti. Ogni grado dellevoluzione, infatti, nel suo insieme, deve essere preceduto da un parziale indebolimento della specie. Gli spiriti pi sani conservano i caratteri della specie, quelli pi deboli li forzano a cercare un nuovo equilibrio.
F

FAMA
626 - La fama qualcosa di pi della pi prelibata leccorna per il nostro amor proprio, come lha definita Schopenhauer: essa la fede che esista una grandezza di affine natura che unisce tra loro tutte le epoche; essa una protesta contro il transeunte avvicendarsi delle generazioni, nel tempo che passa.

627 - La fama nasce quando la gratitudine di molti verso qualcuno smarrisce ogni senso del pudore.

628 - Un tempo, si aspirava ad esercitare un richiamo sulla gente; ora, questo, non basta pi, perch il mercato si ingrandito a dismisura: occorre, piuttosto, urlare alla gente la propria presenza. Di conseguenza, chi ha qualcosa da dire strilla troppo, e le merci migliori vengono imposte da voci ormai roche. Senza strilli da venditori ambulanti, e conseguente raucedine, non si d pi, al giorno doggi, nessun genio. Questa davvero unepoca infausta, per il pensatore: egli deve imparare a scavare ancora per s, in mezzo al chiasso degli imbonitori, una trincea di silenzio; e fingere di essere sordo, finch non lo diventa.

FANATICI
629 - I fanatici sono pittoreschi: lumanit preferisce lo spettacolo di una mimica concitata allascolto di sensate ragioni.

FANTASMI
630 - Un individuo notevole impara a poco a poco di essere, per gli altri, in quanto influsso che opera dentro di loro, un semplice fantasma della mente. E allora cade nel sottile tormento interiore che lo porta a domandarsi se non debba, per il bene dei suoi simili, lasciare che questo fantasma cammini per il mondo al posto suo.

FAVORI
631 - I favori che qualcuno ci fa, li giudichiamo in base al valore che gli attribuisce lui stesso, e non a quello che hanno per noi.

632 - I grandi favori non rendono riconoscenti, ma smaniosi di vendetta; ed il piccolo beneficio, se non viene dimenticato, col tempo diventa un tarlo che rode.

FEDE
633 - Lamore esclusivo per un solo essere una barbarie: esso, infatti, sussiste a spese di tutti gli altri. Questo vale anche riguardo allamore per Dio.

634 - A chi si sente predestinato alla contemplazione, e non alla fede, tutti i credenti paiono troppo chiassosi e invadenti: egli si trincera contro di loro.

635 - Proprio questa lessenza del divino: che vi siano tante divinit, ma nessun Dio!

636 - La fede non mi rende beato; specialmente la fede in me stesso.

637 - Amo colui che castiga il suo Dio in quanto ama il suo Dio: infatti, gli toccher di venire annientato dalla collera del suo Dio.

638 - Lassuefazione dello spirito a principi fondamentali privi di fondamento viene detta fede.

639 - Io giudico il valore degli uomini e delle razze dalla maniera in cui riescono a concepire linevitabile consustanzialit tra Dio e un satiro.

640 - Che ce ne importerebbe di un Dio che non conoscesse collera, vendetta, invidia, scherno, astuzia, e neanche atti di violenza? Un Dio al quale, magari, fossero estranei perfino gli entusiasmanti ardori di quella sua attitudine trionfale allolocausto? Un Dio simile, ci riuscirebbe incomprensibile; che ce ne faremmo?

641 - La fede stata, in ogni tempo, soltanto un tegumento dellanima: un pretesto, un paravento dietro il quale gli istinti facevano il loro gioco. Una scaltra maniera per non vedere come, a prevalere, siano sempre certi istinti Gli esseri umani hanno sempre parlato di fede, ma hanno sempre agito distinto.

642 - La religione e linterpretazione che della vita fa la religione fanno splendere un raggio di sole su questi uomini sempre martoriati, e rendono loro perfino sopportabile la vista di se stessi. Come la filosofia epicurea riusciva ad esercitare un influsso sugli spiriti dolorosi, ma di superiore natura, cos la religione esercita una benefica azione, che rende miti. Essa, per cos dire, sfrutta la sofferenza fino al punto di renderla giusta e santificarla.

643 - In verit la fede, fino ad ora, nonostante ci che ha sostenuto non so chi, non riuscita a muovere nessuna montagna; per, a mettere delle montagne dove non c ne sono, se la cava benissimo.

644 - Nel momento in cui un uomo crede che il ricevere ordini debba diventare il principio primo della propria esistenza, ecco che diventa credente.

645 - Avere fede significa rifiutarsi di voler sapere la verit.

646 - La fede rende beati; di conseguenza, mente.

FEDELT
647 - La fanciulla innamorata vorrebbe poter dimostrare quanto mistica la fedelt che ha giurato allamato; quindi, si augura che lamato le sia infedele.

648 - La fedelt, nellamore della donna, implicita: consegue dai suoi princpi fondamentali. Nelluomo, essa pu esistere facilmente, ma solo in quanto conseguenza dellamore: come una sorta di gratitudine, di idiosincrazia del gusto; oppure, una cosiddetta affinit elettiva. Tuttavia, essa non appartiene allessenza dellamore maschile.

FELICIT
649 - Il rischio della felicit: Ora, tutto mi va per il meglio; dora in poi, amer qualunque destino. A chi gli va, di essere il mio destino?

650 - A fare degli esseri umani tante macchine intelligenti non la societ, ma il fatto che la maggior parte di essi riesce ad essere felice soltanto in quel mondo.

651 - Proprio di ci che minimo, pi silenzioso, pi lieve un frusco di lucertola, refolo del vento che volge, rapido vibrar di sensi fatta la felicit migliore. Essa ha dimora nel poco.

652 - Nessuno prender tanto alla leggera per vera una dottrina semplicemente perch rende felici, oppure virtuosi: la felicit e la virt non sono argomenti. Nulla fa dubitare che per il disvelamento di una certa parte di verit i cattivi e gli infelici siano meglio equipaggiati, ed abbiano, a quanto pare, in maggior misura, verosimili probabilit di successo. Per non parlare, poi, dei cattivi che sono anche felici: una specie che, di solito, i moralisti passano sotto silenzio.

653 - Fintanto che la vita nella sua parabola ascendente, la felicit coincide con listinto.

654 - Non definire buona una cosa nemmeno un giorno in pi del tempo in cui ci appare buona e, soprattutto, non un giorno prima: ecco il solo mezzo per conservare la felicit in modo che si mantenga genuina. Altrimenti essa, facilmente, diventa insipida, e poi prende un sentore di rancido. Oggi, presso interi ceti sociali, classificabile come alimento sofistificato.

655 - Oh, come siamo felici, noi che ci dedichiamo alla conoscenza; a patto che riusciamo a tacere abbastanza a lungo!

656 - Quando gli uomini profondamente tristi sono felici, si tradiscono: hanno un modo di ghermire la gioia come se volessero, per gelosia, tenerla stretta fino a soffocarla; ah, sanno fin troppo bene che essa fuggir via da loro!

657 - Chi molto felice, deve essere un buon uomo; forse, per, non il pi intelligente, bench ottenga proprio lo scopo per cui il pi intelligente, con tutta la sua intelligenza, si affanna.

658 - Ci a cui la volont aspira, si manifesta come piacere o come dolore, esprimendo, con questo, solo una differenza di quantit. Non esistono tipi diversi di piacere, ma soltanto gradi, articolati secondo una gamma infinita di rappresentazioni interiori.

659 - A vivere lesistenza nel modo pi bello colui che non le attribuisce nessuna importanza.

660 - Il destino degli uomini fatto in modo che la felicit vi possa durare brevi istanti ogni vita ne conosce ma non interi periodi. una falsa deduzione lumana pretesa, dopo un intero periodo di pena, fatica e sogni ad occhi aperti, di una felicit realmente goduta che abbia, di quel periodo, la stessa intensit e durata.

661 - Una volta, dellinstabilit che muta eternamente tutto quanto umano, non si sapeva niente. Il comportamento morale stabilito dai codici di comportamento manteneva salda quella credenza religiosa che tutta la vita interiore delluomo fosse fissata con fermagli eterni al libro bronzeo in cui sta scritto lineluttabile destino di ogni cosa. Lelemento fantastico agiva sulle coscienze a tal punto che, talvolta, la gente, delle regole e delleternit, poteva anche dichiararsi stufa. Poteva, per una volta, non tenere i piedi in terra! Librarsi! Vagare! Impazzare! Questo era, per i tempi antichi, il Paradiso; questi erano i godimenti orgiastici. Attualmente, invece, la nostra maniera di essere felici simile a quella del naufrago cui sia riuscito di guadagnare la riva e che, ora, saggia con entrambi i piedi la salda superficie della vecchia terra, esilarato dal fatto che non si muove.

662 - Cristallizzarsi a poco a poco, come una pietra preziosa; ed alla fine, rimanere silenziosi, immobili, in gioia eterna.

663 - Il serpente, quando ci morsica, ha intenzione di farci del male e ne gioisce: anche le bestie pi abbiette possono raffigurarsi il dolore altrui. Invece, raffigurarsi la gioia altrui e gioire di essa il pi elevato privilegio delle bestie pi elevate, ed, anche tra i loro esemplari, rimane accessibile solo agli eletti. Per questo ci sono stati filosofi che hanno negato fosse possibile.

664 - Il far progetti e porsi propositi produce uno stato danimo positivo. Chi avesse la forza di non essere, per tutta la vita, che un artefice di progetti, sarebbe un uomo molto felice. Eppure, anche una persona simile non reggerebbe alla fatica che tutto questo comporta; e allora, ogni tanto, per riposarsi, dovrebbe attuare uno dei suoi progetti. E gliene verrebbe un amaro disinganno.

665 - Linfelicit un segno di distinzione (quasi il sentirsi felici fosse un segno di superficialit, dabbenaggine, volgarit) cos grande che se qualcuno ci dice ma com felice, lei!, di solito, protestiamo.

666 - Ad ogni individuo, proprio perch desidera la propria felicit, non si devono dare prescrizioni su quale sia la strada per raggiungerla. La felicit individuale segue leggi proprie, sconosciute a tutti gli altri, e dai precetti esterni pu venire soltanto impedita, ostacolata. Le prescrizioni che vengono definite morali, in realt, sono concepite contro gli interessi individuali, e non hanno affatto per scopo la felicit personale.

667 - Le donne vogliono servire: in questo trovano la loro felicit. Lo spirito libero non vuole essere servito: in questo trova la sua felicit.

668 - La felicit pi piccola, se soltanto ininterrotta e rende felici, senza paragone una felicit maggiore di una che sia grande, ma si presenti come un episodio che dipende dallumore del momento: una mattana improvvisa tra malessere, frustrazioni e rinunce. Sia la pi piccola che la pi grande felicit, comunque, sempre la stessa cosa, a renderle tali: la capacit di dimenticare.

669 - Chi non sa sostare sulla soglia dellattimo, dimenticando tutto il passato; chi non capace di star dritto senza vertigini e paura su un solo punto dappoggio, quasi fosse figura della Vittoria alata, non sapr mai che cos la felicit, e il che ancora peggio non far neppure niente che renda felici gli altri.

670 - Se alla vita non si chiede che di essere felici, vuol dire che non si ancora sollevato lo sguardo oltre lorizzonte degli animali; che si soltanto pi consapevoli nel desiderare ci a cui gli animali aspirano per cieco impulso.

671 - Da molto tempo, la felicit non pi una malattia cos contagiosa.

672 - Perseguendo la prospettiva della felicit, abbiamo stagnato la linfa vitale di quella ricerca il cui intento la verit. Ed quello che si fa ancora oggi.

FIDUCIA
673 - La nostra fiduca negli altri rivela in che cosa ci piacerebbe poter avere fiducia in noi stessi.

674 - Chi briga a tutti i costi per entrare in confidenza con qualcuno, di solito non riesce ad assicurarsi la sua fiducia. Chi sicuro della fiducia, alla confidenza d poca importanza.

675 - Non che tu mi abbia tratto in inganno, ma che io non possa pi avere fiducia in te: questo mi ha del tutto sconvolto.

676 - Chi ci elargisce la propria piena fiducia, pensa con questo di avere diritto alla nostra. Si tratta di una deduzione errata: i regali non assicurano alcun diritto.

FIGLI
677 - Tramite i miei figli, voglio redimermi dallessere figlio dei miei padri.

678 - Ad un invidioso bisogna augurare di non avere figli, perch sarebbe invidioso anche di loro; bambino, infatti, non lo pu essere pi.

679 - Padri e figli si usano sempre riguardi reciproci molto maggiori, rispetto a madri e figlie.

FILANTROPIA
680 - Talvolta, per filantropia, si finisce per abbracciare il primo che capita (visto che non si pu abbracciare lumanit intera): ma questa proprio lultima cosa che si pu rivelare a quel primo che capita.

681 - Amare luomo in nome dellamore di Dio: stato questo, finora, il sentimento pi distinto ed aristocratico che fosse dato raggiungere, facendo parte del consorzio umano. Che lamore per luomo, qualora sia privo di unocculta finalit che lo santifichi, sia solo una sciocchezza, ed una bestialit in pi; che linclinazione a questo amore per luomo debba trarre prima di tutto da una pi alta inclinazione la sua ragione, la sua finezza, il suo granello di sale e la sua spolverata dambra cosmetica: chiunque per primo abbia fatto caso a ci e labbia per primo vissuto sulla propria pelle, per quanto la sua lingua possa aver fatto movimenti falsi ed essere ruzzolata mentre tentava di tirar fuori da s una tale sottigliezza di idee, merita comunque pur sempre la nostra venerazione, ed ogni atto di lode. Egli , infatti, colui che ha osato il volo pi alto, e si andato perdendo nel modo pi bello.

FILOLOGIA
682 - Il fatto che esistano libri cos preziosi e splendidi che intere generazioni di dotti vengono utilizzati in maniera proficua se dedicano le loro fatiche a preservarli quali sono e a preservare la loro comprensibilit: la filologia serve proprio a rendere sempre pi salda questa fede.

FILOSOFIA
683 - I filosofi veri e propri sono quelli che comandano e fanno le leggi. Il loro conoscere creare, il loro creare imporre leggi. La loro volont di verit volont di potenza.

684 - In certe questioni, stabilire che cosa sia vero e che cosa non vero, esula dai compiti umani. Tutte le questioni pi elevate, nonch la definizione stessa dei valori pi elevati, oltrepassano i limiti della ragione umana Comprendere i limiti della ragione: ecco in che cosa consiste davvero, in primo luogo, la filosofia

685 - Il vero filosofo vive in modo non filosofico e non saggio. Soprattutto, in modo non prudente. Su di s avverte il peso e lobbligo di cento tentativi e cento tentazioni di vita, ed arrischia se stesso di continuo. Egli gioca il gioco maligno per eccellenza.

686 - Che cosa sia un filosofo, difficile impararlo, perch non cosa che si insegni: lo si deve sapere per esperienza; oppure, si deve avere lorgoglio di non saperlo.

687 - Tutta la filosofia che si fa al giorno doggi, rinchiusa secondo gli intendimenti politici e polizieschi di governi, chiese, accademie, abitudini, mode, imbecillit umane varie nei limiti di una dotta apparenza. La filosofia, oggi, diritti, non ne ha.

688 - Che cosa, in primo luogo ed in definitiva, pretende, un filosofo, da se stesso? Svincolarsi, nei pensieri, dal proprio tempo: diventare senza tempo. Con che cosa, dunque, gli tocca sostenere la sua lotta pi dura? Precisamente con tutto ci che lo fa figlio del proprio tempo.

689 - Il valore della vita, da chi pu venire valutato? Certo, non da chi vivo: costui, infatti, risulta parte in causa; anzi, addirittura, oggetto del contenzioso, piuttosto che suo giudice. Certo, e per differenti motivi, nemmeno da chi morto. Il fatto che il valore della vita rappresenti, nella prospettiva di un filosofo, un problema, viene ad essere, a questo punto, perfino unobiezione contro di lui. Un dubbio sul suo sapere, o la sua insipienza.

690 - Poco per volta, mi si infine rivelato che cosa stata fino ad ora ogni grande filosofia: propriamente, lintrospezione autistica del suo creatore. Di conseguenza, io non reputo che la madre della filosofia sia una pulsione alla conoscenza, ma che una differente pulsione, qui come in altri casi, si sia servita della conoscenza (e della misconoscenza!) come di uno strumento. Ogni pulsione, infatti, aspira ad essere regina; e, in quanto tale, ambisce a fare filosofia.

691 - Dov lesempio di un popolo al quale, curando i suoi mali, la filosofia abbia ridonato la salute perduta? Se mai essa stata causa di bene, salute, tutela dai mali, lo stata per chi era sano; chi era malato, lo ha reso pi malato ancora.

692 - La notte persuade alla morte. Se gli uomini rinunciassero al sole, lottando contro la notte alla luce della luna e con lampade ad olio, quale filosofia potrebbe mai coprire del suo velo i loro occhi?

693 - Una filosofia la cui veste nascondeva sotto un intrico di arabeschi le concezioni filistee del suo creatore escogit, per di pi, una formula divinatoria valida per tutte le esigenze quotidiane: si mise a parlare della razionalit di tutto quanto reale, e cos si ingrazi per benino il filisteo della cultura; a costui, infatti, piacciono anche gli arabeschi intricati, ma soprattutto concepisce come reale solo se stesso, e prende la propria realt come criterio della razionalit universale.

694 - Prima di mettersi a cercare lUomo, bisogna aver trovato la lanterna.

695 - A che vale un filosofo se, quando ci vuole, non sa sfuggire alle proprie virt?

696 - In ogni epoca, probabilmente, destino che i padri si azzuffino tenacemente con linclinazione dei figli alla filosofia, come se fosse la pi bizzarra delle manie.

697 - La filosofia , propriamente, arte della trasfigurazione.

FINALIT
698 - Tutte le grandi cose sono a se stesse causa di rovina, mediante un processo di autodistruzione: cos vuole la legge della vita, la legge dellinevitabile principio per cui nellessenza della vita il passare sempre oltre se stessa.

699 - Guardiamoci bene dal dire che, in natura, esistono leggi. Esistono soltanto le pulsioni di un fato onnipossente. E se sapete che non ci sono fini, sapete anche che il caso, in esso, non pu avervi parte alcuna. Infatti, solo in un cosmo dotato di un fine, la parola caso acquista un senso.

700 - La caratteristica globale del cosmo , eternamente, il caos, inteso non come mancanza di un fato che tutto governa, ma come mancanza di ordine, struttura, forma, bellezza, saggezza: ovvero, tutte quelle da noi definite le qualit estetiche che ci rendono umani.

701 - Siamo stati noi ad inventare il concetto di finalit; nella realt, non insito alcun fine. Si frutto dellinevitabile caso, un sasso scagliato dal destino. Si appartiene alluniverso, si insiti in lui. Non esiste nessuna autorit che possa giudicare, valutare, mettere alla prova, condannare, ci che siamo; infatti, questo significherebbe giudicare, valutare, mettere alla prova, condannare luniverso Ma, al di fuori delluniverso, c solo il nulla!

702 - Un obbligo a riconoscere il logos, per il solo fatto di essere uomini, non esiste.

703 - Aristotele racconta che Anassagora, a uno che gli chiedeva per quale motivo lesistenza fosse, per lui, in generale, preziosa, rispondesse: Per contemplare il cielo e tutta larmoniosa struttura del cosmo.

704 - Quale presunzione c nel decretare tutto ci che mi necessario per esistere esistente, di fatto, anche nella realt!

705 - Qual la via migliore per giungere in vetta? Non pensarci, e sali in fretta.

706 - Causa ed effetto: probabile che questo dualismo non sussista. Una mente che osservasse causa ed effetto come un continuum, a prescindere dalla nostra metodologia del sezionamento e della categorizzazione arbitraria, e, cos facendo, potesse vedere il fluire, in natura, di ogni evento dallaltro, senza soluzione di continuit: una mente simile rifiuterebbe lidea di una causa e un effetto; infatti, dovrebbe negare ogni determinismo.

707 - Anche la disabilit parziale, latrofia e consunzione dei tessuti, lottenebramento della coscienza, la perdita di ogni progettualit futura; in breve: la morte, appartengono alle fasi secondo cui si svolge, effettivamente, levoluzione naturale. Essa appare costantemente come una volont che procede indefettibile verso una potenza sempre maggiore; e questo, sempre a spese di innumerevoli individualit la cui potenza, con essa, non pu competere. La grandezza di un progresso, dunque, proporzionata a ci che, ad esso, si dovuto sacrificare.

708 - Luomo diventato, a poco a poco, una specie curiosa di animale; infatti, rispetto agli altri animali, la sua esistenza necessita di una condizione supplementare: di tanto in tanto, luomo deve credere di sapere perch esiste.

709 - Lo sviluppo di una cosa sia che si tratti di unusanza, che di un organo corporeo tuttaltro che la sua evoluzione verso uno scopo, e meno che mai unevoluzione logica e brevissima, ottenuta col minimo dispendio di forze e di risorse. Piuttosto, si tratta del continuo succedersi di processi, pi o meno indipendenti luno dallaltro, che la vedono come teatro, e nei quali agisce, ad un livello pi o meno profondo, la volont di sopraffazione.

710 - Prima delleffetto si crede a cause diverse da quelle in cui si crede dopo leffetto.

711 - Al mondo, ci vorrebbero creature pi spiritose di quanto gli uomini non siano, se non altro per apprezzare fino in fondo quanto umorismo sia insito nel fatto che luomo vede in se stesso lo scopo dellintero divenire terrestre, e lumanit pienamente appagata soltanto dalla prospettiva di una missione universale che gli sarebbe stata assegnata. Se un Dio ad aver creato il mondo, allora egli ha creato, nelluomo, una scimmia di Dio: una continua occasione per ricrearsi della sua eternit troppo lunga a trascorrere. In questo caso, la musica delle sfere celesti che risuona intorno alla terra sarebbe, allora, la risata di scherno che tutte le altre creature fanno risuonare intorno alluomo.

712 - Dobbiamo guardarci bene dal credere che la natura, nel suo complesso, sia una macchina. Essa, di certo, non congegnata in funzione di una finalit; quindi, definendola una macchina, le facciamo troppo onore.

713 - Dobbiamo guardarci dal presupporre che sempre e ovunque si diano fenomeni cos aderenti a una logica formale come i movimenti ciclici delle stelle prossime alla terra. Gi unocchiata alla Via Lattea fa venire il sospetto che, lass, si verifichino movimenti molto pi grossolani e contraddittori: che vi siano stelle le cui orbite procedono costantemente in linea retta, ed altri fenomeni simili. Il sistema astrale ordinato secondo ben precise leggi in cui noi viviamo, uneccezione. Questo ordinamento, permettendo ai fenomeni di sussistere per un adeguato arco di tempo, ha poi reso possibile leccezione delle eccezioni: la formazione della vita organica. FW

714 - Sentirsi, dalla natura, presi e poi gettati, allo stesso modo in cui essa si comporta con ogni singolo fiore, ed avvertire questo non tanto in quanto individui, ma umanit intera: un simile sentimento eccede qualsiasi altro sentimento. E per, chi ne capace? Di certo, solo un poeta; ed i poeti sanno sempre consolarsi.

FINANZA
715 - Nel gran mondo della finanza il centesimo di un ricco pigro d pi interessi di quello di un povero lavoratore.

FOLLIA
716 - Che non si presti fede alle follie degli uomini assennati, quale scempio di diritti umani, !

FORTUNA
717 - Amo colui che, se la fortuna gli guadagna il favore dei dadi, se ne vergogna, e si domanda: Son forse un baro? Infatti, costui vuole la propria rovina.

FOSSILI
718 - Tutto quanto vive necessita, intorno a s, di unatmosfera, una sorta di nebbiosa cerchia entro cui si addensa il mistero. Se gli si strappa questo velo, se si condanna una religione, unarte, un genio, a orbitare come una stella la cui atmosfera sia evaporata, non ci si deve poi meravigliare se diventano rapidamente secchi come fossili sterili.

FRATELLANZA
719 - Alcune ore di alpinismo fanno di un manigoldo e di un santo due creature piuttosto simili. La stanchezza la via pi breve verso luguaglianza e la fratellanza.

FRUSTRATI
720 - Una cosa soltanto, necessaria: che le persone siano soddisfatte di se stesse. Chi non soddisfatto di se stesso, pronto di continuo a vendicarsene, e le sue vittime siamo, inevitabilmente, noi; non fosse altro, perch siamo sempre costretti a sopportare la sua spiacevole vista.
G

GALATEO
721 - Le regole del bon ton di cui, nella societ pi raffinata, si pretende il rispetto evitare accuratamente il ridicolo, ogni stravaganza, ogni atteggiamento presuntuoso; lasciar fuori le proprie qualit, cos come i pi gagliardi appetiti dei sensi; mostrarsi normalizzati, ordinati, smussati negli spigoli : tutto questo, in quanto morale cui si attiene ogni societ, lo si pu riscontrare grosso modo ovunque, fin nei pi infimi habitat del regno animale. M

GELONI
722 - Questa la saggia intemperanza che fa proficua la mia anima: essa non tiene nascosto linverno che ha dentro, e le sue tempeste di ghiaccio; non tiene nascosti neppure i propri geloni.

GENIO
723 - Esistono due tipi di genio: quello che, soprattutto, genera, e vuole generare, e quello che si lascia, di buon grado, fecondare, e partorisce. Questi due tipi di genio si cercano come luomo e la donna; ma si fraintendono anche, come luomo e la donna.

724 - In natura non esiste nessuna creatura pi squallida e ripugnante delluomo che, per non incontrare il suo genio, si defilato.

725 - Siccome abbiamo, di noi stessi, una buona opinione, ma non per questo pretendiamo di saper abbozzare un dipinto che competa con Raffaello o buttare gi una scena drammatica che non impallidisca di fronte a Shakespeare, ci persuadiamo di come capacit come le loro siano del tutto miracolose, casi unici e rari; se poi siamo anche credenti, le definiamo una grazia del Signore. cos che la nostra vanit, il nostro amor proprio, alimentano il culto del genio; infatti, solo quando riusciamo a concepirlo come qualcosa che sta di casa in un altro mondo, ben lontano dal nostro, il genio non ci sembra unoffesa.

726 - Mentre, al giorno doggi, ricominciamo ad avvicinarci allidea di come, nel genio, la natura, piuttosto che immettere un granello di sale, abbia immesso un granello di radice della follia, i popoli antichi erano molto pi vicini allidea che, ovunque c follia, ci sia anche un granello di genio e saggezza.

727 - Quanto pi uno psicologo uno psicologo nato, venuto al mondo al solo scopo di investigare le anime si dedica ai casi e agli individui deccezione, tanto pi grande diventa, per lui, il pericolo di restare preso alla gola dalla compassione. Egli ha bisogno di durezza e di serenit pi di qualunque altra persona. La degenerazione, la rovina degli individui superiori, delle anime forgiate da qualche bizzarro caso, rappresenta, infatti, la regola; ed terribile avere costantemente sotto gli occhi una regola simile.

728 - I pi grandi eventi e i pi grandi pensieri ma i pensieri pi grandi sono i pi grandi eventi vengono compresi alquanto tardi: le generazioni che sono ad essi contemporanee non vivono questi eventi; piuttosto, vivono accanto ad essi. Accade, in questo caso, qualcosa di simile a quel che succede nel cielo stellato. La luce delle stelle pi lontane giunge molto in ritardo agli uomini, e, prima che possa arrivare, luomo nega che, lass, vi siano stelle.

729 - Il genio, sia nelle opere, che nelle azioni, , necessariamente, uno scialacquatore. La sua grandezza consiste nello spendere le proprie risorse senza risparmio Listinto di autoconservazione in lui, per cos dire, interrotto. La esuberante pressione delle sue forze, erompendo, rende vano, in lui, ogni tentativo di cautela e prevenzione messo in atto da quello.

730 - C bisogno di colpi di fortuna, nonch di una gran variet di circostanze imprevedibili, perch un talento superiore, in cui sannida, addormentata, la soluzione di un problema, passi allazione proprio al momento giusto; insomma riesca, per cos dire, ad eruttare. Di solito, ci non accade, e in ogni angolo della terra c gente che aspetta. Nemmeno sanno bene cos che li fa, cos a lungo, aspettare; ed ancora meno che tutto il loro aspettare inutile.

731 - I geni raramente hanno il diritto di comprendere se stessi.

GIORNALI
732 - Tutti parlano, tutto viene divulgato. E tutto ci che un tempo si definiva segreto e mistero dominio che solo ad anime profonde potesse parer famigliare oggi appartiene agli araldi di strada, nonch agli strilloni.

GIOVANI
733 - Quando hanno a che fare con qualcuno, i giovani possono passare, nei suoi confronti, dalla devozione allimpertinenza; infatti, in fondo, in un altro, volta per volta, venerano e disprezzano soltanto se stessi. E fino a quando lesperienza non gli avr dato la misura di ci che vogliono e di quanto nelle loro forze, inevitabile che, quando hanno a che fare con se stessi, presi tra questi due opposti sentimenti, siano costretti a tastare il terreno come ubriachi.

734 - Chi vuol diventare come un bambino, deve vincere anche la propria giovinezza.

735 - In alcuni invecchia prima il cuore, in altri la mente. E certuni, in giovent, sono vecchi: ma chi diventa giovane tardi, resta giovane a lungo.

736 - Oh, voi, poveri donchisciotte, persi nelle metropoli dove si svolgono le sorti mondiali della politica! Voi giovani dotati e torturati dallambizione, che prendete per un dovere dire la vostra su qualsiasi cosa succeda (e qualcosa, succede sempre)! Voi che, se, in questo modo, sollevate polvere e chiasso, vi credete il motore della storia. E siccome dovete stare sempre con le orecchie diritte, sempre attenti a cogliere lattimo in cui poter insinuare le vostre parole, perdete ogni vera e propria capacit creativa. Per quanto possiate concupire le grandi opere, a quel gravido silenzio nel cui alveo avvolte esse a se stesse dan forma, resterete per sempre sordi.

737 - Venire a sapere che ad un giovane gi cadono i denti, e che un altro mezzo cieco, ci affligge. Ma che cos, effettivamente, in questo caso, a farci soffrire? La consapevolezza di come la giovent debba portare avanti ci che noi abbiamo intrapreso, ed ogni fenomeno di perdita o consunzione delle sue forze, quindi, sia destinato a tradursi in un danno per le nostre realizzazioni, quando finiranno nelle sue mani.

738 - Negli anni della giovent si venera o si disprezza, senza ancora possedere quellarte delle sfumature a cui ammonta il maggior profitto della vita. destino che si sconti a caro prezzo, come si conviene, laver dato in simile modo lassalto ad uomini e cose armati di un s o di un no. Tutte le cose serbano un ordine in conseguenza del quale il peggiore di tutti i gusti: il gusto per lassoluto, viene crudelmente sbeffeggiato ed oltraggiato, fino a che non si impari a mettere una sorta di arte nei propri sentimenti, ed anzi non si prenda, anche, labbrivio pericoloso dellartificiosit. Come fanno i pi consumati artisti della vita.

739 - Chi giovane non riesce a concepire come un anziano possa avere provato anchegli, una volta, i suoi stessi rapimenti estatici, lo sbocciare di sentimenti nuovi, quell erratico procedere dei pensieri, quando sono protesi al futuro. Per lui, gi un insulto il pensare che tutto questo sia esistito due volte. Ma il sentir dire, poi, che, se vuole diventare maturo e fecondo, deve lasciare appassire quei fiori, fare a meno del loro profumo, lo rende, fin nel profondo, a quellanziano, ostile.

GIUDIZI
740 - Luomo, quando smette di considerarsi malvagio, cessa di esserlo.

741 - Sia che veniamo criticati o lodati, di solito, per il nostro prossimo, non siamo che occasioni e, troppo spesso, occasioni pretestuose, prese al volo e tirate per i capelli per dar libero sfogo a quella pulsione istintuale a criticare o lodare che, in lui, ha ormai raggiunto il punto di saturazione. In entrambi i casi, noi rendiamo al nostro prossimo un beneficio del quale non abbiamo alcun merito, e per il quale lui non mostra alcuna gratitudine.

742 - La falsit di un giudizio non ancora, per noi, unobiezione contro un giudizio. La domanda fino a che punto esso si conservi pregno di vita, vivificante, generatore e magari anche nutritore di viventi specie. E noi siamo fondamentalmente proclivi a ritenere che i falsi giudizi siano, per noi, i pi necessari; che senza la perentoria falsificazione che produce nel mondo latto di ridurlo in cifre misurabili, luomo non potrebbe vivere. Che il rinunciare ai falsi giudizi sarebbe rinunciare alla vita, una ricusazione della vita. Assumere la controverit come modus vivendi: questo significa davvero proporsi unopposizione di pericolosa natura ai sentimenti abituali con cui la gente soppesa i valori. Ed una filosofia che a tal punto si spinge, per questo solo motivo ben si spinge al di l del bene e del male.

743 - Quando intendete parlare bene di voi stessi, fate in modo che ci sia un testimone; e quando lo avete indotto ad avere una buona opinione di voi, anche voi avrete, di voi stessi, una buona opinione.

744 - Le nostre azioni non vengono mai capite, ma sempre e soltanto lodate o criticate.

745 - Se la specie umana dei decadenti ha raggiunto il rango di specie suprema, ci potuto avvenire solo a spese della specie opposta: quella degli uomini forti e che sanno come si vive. Se le bestie gregarie brillano aureolate della pura virt, lindividuo che fa parte per se stesso deve per forza venire degradato al ruolo di malvagio. Se la falsit pretende ad ogni costo che il suo punto di vista venga chiamato verit, alluomo veramente sincero capiter di venir definito con gli epiteti peggiori.

746 - Tutte le cose sono state battezzate alla fonte delleternit, ed al di l del bene e del male. Il bene ed il male stessi sono soltanto ombre del mutevole: afose oppressioni di nuvole passeggere.

747 - Noi dimentichiamo troppo facilmente come, agli occhi di estranei che ci vedono per la prima volta, appariamo del tutto diversi da quello che crediamo di essere. Di solito, a determinare limpressione che si fanno di noi, niente pi di una particolarit che balza agli occhi. Cos, lindividuo pi mite e per bene, se solo porta un gran paio di baffi, pu per cos dire, starsene tranquillo allombra di quelli: gli occhi della gente comune vedono in lui laccessorio di due grandi baffi. Vale a dire: un temperamento marziale, facile allira e che, alloccasione, diventa violento. Quindi, con lui, si comportano di conseguenza.

748 - Si odono soltanto le domande alle quali si in grado di trovare una risposta.

GIUSTIZIA
749 - Una societ dotata di una tale consapevolezza della propria forza da potersi concedere il lusso pi aristocratico possibile: lasciare impuniti gli individui che le sono nocivi, non sarebbe inconcepibile. In definitiva, che mi importa dei miei parassiti? potrebbe dire Vivano pure, e prosperino: sono abbastanza forte per potermelo permettere!

750 - Lo spirito di vendetta: amici miei, gli uomini, fino ad ora, su nientaltro hanno riflettuto meglio; e dove cera sofferenza, qualcuno doveva, sempre, venire punito. Punizione: cos la vendetta, in effetti, chiama se stessa. Con una parola bugiarda, essa si procura la buona fede.

751 - un grave errore studiare la giurisdizione penale di un popolo come se fosse unespressione del suo carattere. Le leggi non svelano affatto la natura di un popolo, ma solo ci che ad esso appare estraneo, insolito, mostruoso, straniero. Le leggi trattano esclusivamente le eccezioni al comportamento morale stabilito dai criteri di comportamento, e le pene pi severe colpiscono ci che si adegua ai comportamenti morali dei popoli vicini.

752 - Se Dio avesse voluto diventare oggetto di amore, avrebbe dovuto, per prima cosa, rinunciare ad essere giudice, e a fare giustizia.

753 - Il diritto stato, a lungo, un delitto; un fatto inaudito. Esso si imposto con la violenza: come una violenza alla quale ci si sottomise soltanto vergognandosi di se stessi. Ogni minimo passo in avanti, sulla terra, stato compiuto, un tempo, soltanto a prezzo di torture fisiche e spirituali.

754 - A chi, ai giorni nostri, inflessibile, il suo senso della giustizia, poi, spesso, procurer rimorsi di coscienza. Linflessibilit, infatti, virt che si addice ad epoche diverse da quelle cui si addice il senso della giustizia.

755 - La pena giudiziaria rende pi duri e freddi. Essa concentra in s; esalta lo straniamento dal mondo; aumenta la capacit di combattere contro di lui.

756 - Le conseguenze delle nostre azioni ci prendono per i capelli, del tutto indifferenti al fatto che noi, nel frattempo, siamo migliorati.

757 - Bisogna rendere la pariglia, tanto del bene quanto del male: ma perch proprio alla persona che ci ha fatto del bene o del male?

758 - Si viene puniti soprattutto per le proprie virt.

759 - Gli avvocati di un criminale di rado sono abbastanza artisti da sfruttare a vantaggio di chi lha compiuta lorrida bellezza dellazione compiuta.

760 - Osserva bene il pubblico accusatore mentre fa le sue domande: nel farle, egli rivela il proprio carattere, che, a dire il vero, non di rado un carattere peggiore di quello della sua vittima: colui protetto dal cui delitto egli, ora, agisce. Il pubblico accusatore ritiene, in tutta innocenza, che chi si fa avversario di un crimine e di un criminale debba, gi di per s, essere una persona di carattere buono, oppure che venga giudicata tale. Quindi, si lascia andare; vale a dire: lascia il suo carattere scoperto dal proprio ruolo.

761 - Ogni qual volta ci si mette a cercare delle responsabilit, agisce uninclinazione connaturata allistinto di vendetta e di colpevolizzazione. Gli uomini vengono considerati liberi solo perch si possa, poi, giudicarli e punirli.

762 - Hai mai visto come dormono i criminali, in prigione? Dormono tranquilli: la sicurezza appena conquistata, gli va a genio.

763 - Osserva i buoni e i giusti! Chi odiano, essi, in sommo grado? Chi distrugge le loro tavole della legge. Chi le leggi incrina, chi le leggi incriminano. Eppure, il suo talento creativo, proprio questo.

764 - Chi viene punito, non pi chi ha compiuto il misfatto. sempre il capro espiatorio.

765 - Strana cosa, la nostra pena giudiziaria! Essa non purifica il delinquente; non rappresenta affatto, per lui, unespiazione. Al contrario, lo insozza pi del delitto stesso.

766 - Quando ci si vuole vendicare pienamente di un avversario, bisogna saper aspettare fino a quando non si sia accumulata una bella riserva personale di verit e di giustizia, e non si possa imperturbabilmente metterla in gioco contro di lui, di modo che il far vendetta venga a coincidere con il fare giustizia.

767 - Tutti i delinquenti hanno un effetto involutivo sulla societ: fanno regredire la sua cultura a livelli pi bassi di quelli in cui, effettivamente, si trova. Si considerino gli strumenti di cui la societ deve dotarsi e che deve, per legittima difesa, mantenere: il sospettoso poliziotto, il secondino, il boia. Non si dimentichino il pubblico accusatore e lavvocato. Alla fine, ci si domandi se lo stesso giudice, la pena e lintero procedimento giudiziario non siano, nei loro effetti su chi delinquente non , fenomeni molto pi deprimenti che esaltanti. Non si riuscir, per lappunto, mai a far vestire alla legittima difesa ed alla vendetta i panni dellinnocenza.

768 - La differenza tra chi depreda e chi detiene il potere e, da quel brigante, promette ad una comunit la propria protezione, consiste solo nella differente maniera mediante la quale essi perseguono il proprio tornaconto: il secondo ricorre, piuttosto che a saccheggi, ai tributi la comunit gli versa regolarmente.

769 - Il benessere comune non richiederebbe altro che spargere il pi possibile il seme della facolt di giudizio, cosicch il fanatico resti ben distinto dal giudice, la cieca smania di farsi giudice dalla consapevole facolt di poter giudicare.

770 - Il nostro delitto nei confronti dei delinquenti consiste nel fatto che li trattiamo da canaglie.

771 - Non voler offendere, n recar danno a nessuno, pu essere il contrassegno di un carattere incline alla giustizia, ma anche di un codardo nato.

772 - Ogni virt hai i suoi privilegi: ad esempio, a certuni data licenza di accatastare di persona la propria fascina sul rogo del condannato.

773 - Chi viene punito, non merita la pena: di lui ci si serve solo per evitare che altri, in futuro, lo imitino. Allo stesso modo, chi viene elogiato, non merita tanta lode, perch non gli era possibile comportarsi diversamente da come ha fatto. La punizione e la lode non vengono amministrate in ragione di meriti e demeriti personali, ma solamente secondo il principio opportunistico della comune utilit, senza che ognuno di noi, in quanto singolo individuo, possa avervi voce in capitolo.

774 - Il legislatore una versione sublimata del tiranno.

775 - La punizione ha la funzione di rendere migliore colui che punisce.

GRANDEZZA
776 - Oggi, al concetto di grandezza, si addice lessere nobili, il voler far parte per se stessi, il poter essere diversi, lo starsene in disparte e il dover vivere secondo il proprio capriccio. E ancora una volta domandiamo: , oggi, possibile, la grandezza?

777 - Tutti i problemi della politica, dellordine sociale, delleducazione, sono stati fino ad ora falsati da capo a piedi per il fatto che i personaggi pi dannosi sono stati scambiati per grandi personalit, e che si imparato a disprezzare le piccole cose; vale a dire: le questioni fondamentali della vita stessa. La nostra cultura attuale ambigua in sommo grado.

778 - Questo giorno attuale della plebe: chi pu dire, ancora, quali sono le cose grandi e quelle meschine? Chi potrebbe, in questo contesto, aspirare ancora, con successo, alla grandezza? Soltanto un pazzo: ai pazzi, riesce.

779 - Un popolo non viene caratterizzato tanto dai suoi grandi uomini, ma dal modo in cui li riconosce e li onora.

780 - La grandezza non deve essere una conseguenza del successo.

781 - Al grande evento devono concorrere due cose: la grandezza spirituale di chi lo porta ad effetto, e la grandezza danimo di chi lo vive.

GROSSOLANIT
782 - Esistono eventi di natura cos delicata che buona cosa dissimularli e mimetizzarli sotto una certa dose di grossolanit. Esistono imprese damore e di eccessiva generosit dopo le quali nulla pi consigliabile che dar di piglio ad un bastone e legnare a saziet chi ha assistito a tutta la scena: cos gli si offusca un po la memoria.

GRATITUDINE
783 - Gli uomini sono capaci di gratitudine in proporzione alla loro capacit di vendetta: questa battuta estemporanea, di Swift.

GUERRE
784 - Anche la guerra e nasconde una commedia, cos come ogni mezzo nasconde uno scopo.

785 - Che bel suono hanno la cattiva musica e le cattive motivazioni, quando si marcia contro il nemico!

786 - Come rende velenosi, maliziosi, cattivi, ogni lunga guerra che non si lascia condurre con aperta violenza! Come ci restringe nel nostro limitato mondo un lungo timore, un lungo appostamento sulle peste del nemico; del possibile nemico!

787 - Non appena scoppia una guerra, anche nei pi nobili rappresentanti di un popolo un desiderio che, per sua natura, di solito, viene tenuto nascosto, erompe allesterno: essi si gettano rapiti in quella novit che il pericolo di morire, perch nel loro immolarsi per la patria credono di poter, infine, ottenere una licenza a lungo cercata: la licenza di non dover pi espugnare i propri obbiettivi.

788 - In congiunture di pace, lo spirito guerriero si scaglia contro se stesso.

789 - Quattro sono le categorie in cui, secondo chi ha un carattere servile, si divide ci che ha un legittimo fondamento: per prime vengono tutte le cose che durano nel tempo; per seconde, le cose che non ci arrecano molestia; quindi, quelle che ci si dimostrano utili; infine, quelle per le quali abbiamo fatto sacrifici. Prendiamo, per esempio, questultima categoria: essa spiega perch una guerra iniziata contro la volont del popolo, non appena sul campo di battaglia cadono le prime vittime sacrificali, prosegue sullonda dellentusiasmo generale.

790 - Il costante bisogno di difendersi pu rendere tanto deboli da non essere pi in grado di difendersi.

791 - Quando si disprezza, non si pu far guerra. Quando si ha la supremazia, ogni volta che ci si rende conto di avere a che fare con ci che soggetto al nostro potere, non gli si deve far guerra. La mia strategia bellica si articola in quattro principi. Primo: attacco solamente le cause vincenti (se il caso, aspetto fino a quando non risultano vincenti). Secondo: attacco solamente le cause contro le quali non possa contare su nessun alleato: quelle dove posso rimanere solo; cos, comprometto solamente me stesso Terzo: io non attacco mai le persone; delle persone, mi servo come di una potente lente di ingrandimento mediante la quale si possa rendere visibile la natura di una piaga sociale i cui contorni siano sfuggenti e difficili da afferrare. Quarto: io attacco solo cause che non abbiano niente a che fare con le mie divergenze personali, e nelle quali non ci sia il retroscena di qualche mia brutta esperienza. Al contrario: per me, attaccare, un segno di benevolenza; in certi casi, di gratitudine.

GUSTI
792 - Come si modificano i gusti comuni? Per effetto di pochi, potenti individui, capaci di un esteso influsso: costoro esprimono ed impongono tirannicamente, senza inibizione alcuna, quel giudizio che gli dettano le idiosincrazie gastriche del loro gusto. In questo modo, essi legano a s, per suggestione, molta gente, dalla quale, gradualmente, ha origine un movimento di opinione che coinvolge pi gente; alla fine, quelle loro singolari idiosincrazie diventano unesigenza collettiva. Comunque, il fatto che questi singoli individui percepiscano le cose in modo diverso dagli altri che, per loro, esse abbiano un differente sapore di solito, ha la sua ragione primaria nelle particolari condizioni e abitudini della loro vita quotidiana: la loro alimentazione, come digeriscono; forse, nella maggiore o minore quantit di sali inorganici presenti nel loro sangue e nel loro cervello; in breve: nella loro fisiologia. Solo che essi hanno il coraggio di riconoscersi nella propria fisiologia e di prestare ascolto alle sue esigenze, anche quando vengono espresse con un mormorio appena percettibile. I loro giudizi estetici e morali non sono altro che un siffatto mormorio appena percettibile di motivi fisiologici.

793 - Quando si scrive, non si vuole soltanto venire capiti, ma, di certo, anche non venire compresi. Non certo unobiezione contro un libro, il fatto che tizio o caio lo trovino incomprensibile; forse, lintenzione del suo autore, era proprio questa: egli voleva non venire compreso da tizio e caio. Ogni spirito e gusto elevato si sceglie, quando ha intenzione di comunicare, anche il proprio uditorio; e, nel mentre sceglie, erige, allo stesso tempo, i propri baluardi contro gli altri. Tutti i princpi pi raffinati di uno stile hanno, in questo, la propria origine: essi mirano a tenere a distanza, stabilire un certo distacco gerarchico; come si detto, sono un divieto di accesso: di accedere alla comprensione. Nello stesso tempo, aprono le orecchie a quanti sono di udito affine.

794 - Beati coloro che hanno un gusto, fosse pure un cattivo gusto! E non solo beati, ma anche saggi, si pu diventare solo per effetto di questa qualit; tant vero che i Greci che in cose simili erano alquanto fini designarono il saggio con una parola il cui significato uomo dotato di gusto. Addirittura, chiamarono la saggezza, sia artistica che filosofica, Sophia, che vuol dire gusto.
I

IDEA
795 - Quando unidea si profila appena sullorizzonte, la temperatura dellanima, di solito, molto fredda. Soltanto a poco a poco, lidea sviluppa il suo calore, e quando esso raggiunge il suo pice (vale dire: quando lidea allpice della sua efficacia) ecco che la fede nellidea al crepuscolo.

IDEALI
796 - Si dividano coloro che mirano alla rivoluzione politica in in due categorie: quelli che intendono ottenere qualcosa per s, e quelli che vogliono ottenere qualcosa per i propri figli e nipoti. La seconda categoria la pi pericolosa, perch essi hanno dalla loro la forza degli ideali e la purezza degli intenti.

797 - Se fino ad oggi avete attribuito alla vita un valore altissimo, ed ora ve ne sentite disillusi, dovete per questo svenderla subito al prezzo pi basso?

798 - Lidealista incorreggibile: se lo si caccia dal suo cielo, si mette a fare dellinferno, tutto ristrutturato a puntino, un mondo ideale.

799 - I nostri difetti sono gli occhi con cui osserviamo i nostri ideali.

800 - Vi siete mai davvero chiesti quanto costata cara, sulla terra, laffermazione di ogni ideale? Quanta realt dovette, per questo, venire calunniata e disconosciuta; quanta menzogna sacralizzata, quante coscienze turbate; quante divinit, ogni volta, dovettero venire sacrificate? Perch venga innalzato un santuario, un santuario deve venire abbattuto. Questa, la legge.

801 - Tutti gli idealisti si figurano la causa che servono sia oggettivamente migliore di qualunque altra al mondo, e si rifiutano di credere che, se la loro causa deve, al di sopra di tutto, continuare a crescere, necessita continuamente dello stesso maleodorante concime del quale hanno bisogno tutte le altre iniziative umane.

802 - Chi intende fare della propria vita un ideale, deve rinunciare a passarla in esame da capo a piedi; piuttosto, deve costringersi ad osservarla da una certa distanza.

803 - Una categoria del peggiore idealismo ha lo scopo di avvelenare la coscienza tranquilla che viene dal vedere nei rapporti sessuali unespressione della natura. Sotto il nome di vizio io combatto ogni forma di contronatura; oppure, se si amano le belle parole, di idealismo.

804 - Davanti ai tuoi occhi, c un nobile ideale. Ma sei anche tu fatto di una pietra cos nobile che si possa far di te una sua appropriata figura votiva?

805 - Si sbaglia vale a dire: si crede nellideale non per cecit. Si sbaglia per vilt

806 - Da quando ci si dati allimpostura di un mondo ideale, la realt stata privata del suo valore, del suo senso, della sua sincerit.

807 - negli individui dal temperamento pratico i pi insospettabili che si certi come non mai di imbattersi in teorie idealistiche. Essi hanno bisogno del loro splendore per dar lustro alla propria fama.

808 - Non mi piace che il mio prossimo / con me faccia comunella / Si allontani, verso il cielo dellultima stella / Come potrebbe, senn, per me, farsi stella?

809 - Il benessere collettivo non un ideale, un traguardo, un concetto in qualche modo tangibile, ma solo un emetico.

810 - Chi non capace di trovare la strada che conduce al proprio ideale, vive con pi superficialit e strafottenza delluomo senza ideali.

811 - Come? Un granduomo? Io continuo a vedere soltanto uno che recita il copione del suo alto ideale.

812 - Chi tocca la mta del proprio ideale, lha, proprio per questo, gi superato.

INDIFFERENZA
813 - A quanto pare, nulla offende pi profondamente le persone che il far percepire loro, allimprovviso, il proprio distacco emotivo.

INDIPENDENZA
814 - Quando facciamo il passo decisivo, ed imbocchiamo quella via che si pu definire la nostra via, improvvisamente ci si rivela un segreto: tutti coloro che ci erano amici, ed in cui confidavamo, si erano ritenuti, fino a quel momento, superiori a noi, ed ora si sentono offesi. I migliori tra loro sono indulgenti, ed aspettano pazientemente che noi finiamo per ritrovare la retta via (loro, ovviamente, sanno qual !). Gli altri ci sfottono e si comportano come se fossimo momentaneamente rincretiniti; oppure, perfidamente, dicono di sapere chi ci ha traviato. I pi malvagi ci dichiarano dei cretini vanitosi, e cercano di calunniare le nostre ragioni. Il peggiore tra loro, infine, vede in noi il peggiore nemico possibile: quel nemico la cui sete di vendetta nasce da una lunga sottomissione psicologica. Quindi, ci teme.

815 - Lindipendenza (nella sua dose pi blanda, definita libert di pensiero) laspetto in cui chi avido di potere finisce per accettare una rinuncia. Dopo aver cercato a lungo, invano, qualcosa da dominare, costui non ha trovato, infine, che se stesso.

IMMAGINAZIONE
816 - Noi possiamo pensare molte, molte pi cose di quelle che facciamo e che diventano, per noi, reale esperienza: questo significa che il nostro pensiero superficiale. A chi soffre la sete, manca lacqua; tuttavia, i suoi pensieri gli fanno comparire lacqua incessantemente davanti agli occhi, come se procurarsela fosse, per lui, la cosa pi facile del mondo. Con la sua caratteristica superficialit, lintelletto al quale, per accontentarsi, basta poco non pu comprendere la sofferenza che procura non poter soddisfare un bisogno reale; questo gli d un senso di superiorit: esso orgoglioso della sua maggiore potenza, che gli permette di correre pi velocemente; di arrivare in un baleno alla mta. E cos, luniverso del pensiero, in confronto a quello dellazione, della volont e dellesperienza, appare come luniverso della libert, nel mentre esso , come si detto, soltanto luniverso della superficialit e del facile appagamento.

IMMORTALIT
817 - Un solo individuo che fosse immortale, sulla terra, sarebbe gi quanto basta per mettere addosso a tutti quanti gli altri individui esistenti una fregola mortale di andarsi ad impiccare; di lui, infatti, non ne potrebbero pi!

818 - Se si sposta il centro di gravit della vita, e lo si pone non nella vita, ma nell Aldil- nel nulla si priva la vita di un centro di gravit; punto e basta. La grande impostura dellimmortalit personale distrugge listinto; lo priva della sua razionalit, delle sue qualit naturali. Da quel momento in poi, tutto ci che listinto ha di benefico, benigno per la vita, efficace contro le intemperanze del destino: tutto questo, suscita diffidenza. Vivere in maniera tale che, vivere, non ha pi senso alcuno: questo diventa, allora, il senso della vita AC

819 - A.Ti stai allontanando sempre pi rapidamente dal mondo dei vivi. Presto cancelleranno il tuo nome dalle loro rubriche. B. lunico modo per aver parte al privilegio dei morti. A. Quale privilegio? B. Non morire pi.

INCIDENTI
820 - Quando si appena schivata una vettura, il momento in cui si rischia maggiormente di venire investiti.

821 - Finch la propria vita una faticosa ascesa, raro che ci si rompa una gamba; invece, quando ci si spiana il terreno, scegliendo le vie pi comode, allora succede.

INCOMPATIBILIT
822 - Il pi forte indizio che due persone hanno punti di vista incompatibili si ha quando entrambe si scambiano battute ironiche, e nessuno dei due riesce a notare lironia.

INCONSCIO
823 - Per moltissimo tempo si ritenuto che il pensiero consapevole fosse, per antonomasia, il pensiero. Soltanto ora comincia a baluginare la verit per cui la maggior parte di quanto ci germina nello spirito inconsapevole; avviene senza che noi lo percepiamo.

INFINITO
824 - Non c niente di pi terribile dellinfinito.

INGANNO
825 - La capacit di ingannarsi ha reso luomo cos profondo, raffinato e ingegnoso da generare una prosperit come quella delle religioni e delle arti. Lobbiettivit, in s e per s, non avrebbe saputo, in tutto questo, da dove cominciare. Chi ci svelasse lessenza del mondo, procurerebbe a noi tutti la pi tremenda delle disillusioni: non il mondo nella sua essenza reale ad essere cos pieno di senso, profondo; meraviglioso, per tutta la felicit e linfelicit che genera da s; piuttosto, il mondo in quanto rappresentazione. Come inganno.

INGENUIT
826 - Quanto di rado viene raggiunta lingenuit: quel naufragare nel bel mare dellapparenza!

827 - Chi, tra gli uomini dei nostri tempi, ha ricevuto la dote di un grande ingegno, di rado possiede, nel corso della sua infanzia e giovinezza, la dote dellingenuit, della schietta veracit con se stessi. Piuttosto, quei pochi destinati a conseguirla, ne dispongono, comunque, per lo pi, quando sono uomini maturi, piuttosto che da bambini o da ragazzi.

INNOCENZA
828 - Dov linnocenza? Dove c volont di generare. E chi vuole creare a prescindere ed al di sopra di se stesso, per me, possiede la volont pi pura.

INTELLETTO
829 - In quella grande era che definiamo la preistoria dellumanit, si presupponeva che lo spirito fosse onnipresente, e non ci si sarebbe mai messi in testa di celebrarlo come un privilegio umano. Al contrario, di tutto ci che appartiene allo spirito (cos come di ogni istinto, rapacit, inclinazione) si era fatto un patrimonio comune; cos comune che, di conseguenza, non ci si vergognava di discendere dagli animali o dalle piante (le stirpi nobili si ritenevano onorate da queste leggende) e si vedeva nello spirito il nostro legame profondo con la natura, e non la causa della nostra esclusione da essa.

830 - Nella maggior parte delle persone, lintelletto un meccanismo lento, intricato e cigolante; difficile da mettere in moto. Lintenzione di usare questa macchina per pensare bene, essi la definiscono prendere la cosa sul serio. Oh, come gli deve essere molesto, il pensare bene! Lamabile bestia umana, a quanto pare, ogni volta che pensa bene, perde il suo buonumore: diventa seria! Dove si ride, e c gaiezza, il pensiero non vale nulla: cos suona il pregiudizio di questa bestia seria nei confronti di ogni gaia scienza. Ebbene: dimostramole che, il suo, un pregiudizio! FW

831 - Laspirazione dellintelletto trascendere la sua natura solipsistica.

INTELLETTUALI
832 - Quando si frequentano intellettuali ed artisti, facile prendere le cose nel senso opposto: dietro un notevole intellettuale si scopre niente pi che una persona mediocre, e dietro un artista mediocre si trova, addirittura spesso, una personalit del tutto notevole.

833 - Guardatevi dagli intellettuali! Essi vi odiano, perch sono sterili! Hanno gli occhi inariditi dal ghiaccio: un loro sguardo, ed ogni uccello perde le penne! Costoro si vantano di non mentire, ma linettitudine a mentire non affatto amore della verit. Guardatevi da loro, dunque! Una fronte senza febbre non ospita affatto, solo per ci, la mente di un saggio. Negli spiriti di ghiaccio, io non credo. Chi non sa mentire, non sa neanche che cosa sia la verit.

834 - vero: quel tizio considera la cosa da ogni punto di vista; quindi, voi lo ritenete un vero seguace della conoscenza. Invece, vuole soltanto abbassarne il prezzo. Quella cosa, la vuole comperare!

835 - Nel libro di un erudito c quasi sempre qualcosa di opprimente e di oppresso. Da qualche parte, viene alla luce il carattere dello specialista: il suo diligente compitare, la sua tetraggine, la sua frustrazione, la stima eccessiva che fa di quellangolino dove se ne sta seduto a tessere la sua tela. E poi, la sua gobba; ogni specialista ha la sua gobba.

836 - Il letterato , in sostanza, un attore: egli interpreta, precisamente, la parte dell intenditore, dell esperto.

837 - Quella compresenza veramente filosofica di una spiritualit ardita e libertina, che corre nel tempo di un presto musicale, ed un rigore ed unimplacabilit dialettica che non muove mai un passo falso, ignota allesperienza diretta dei pensatori e degli intellettuali, almeno la maggior parte; perci, nel caso uno volesse parlargliene, non verrebbe creduto. Essi si raffigurano ogni necessit come una pena necessaria: un penoso dover assecondare la costrizione che gli viene imposta dagli eventi. Lo stesso pensare , per loro, piuttosto spesso, qualcosa di lento: un faticoso arrancare adeguato al sudore di chi nobile; e mai e poi mai, invece, qualcosa di leggero, di divino, e di quasi consustanziale alla danza, allo slancio entusiastico! Pensare e prendere sul serio una cosa, prendersene addosso il peso: questo, in loro, coincide. Soltanto in questo modo, essi possono fare esperienze.

838 - Le azioni pi brutte e pi pericolose di cui sia capace un intellettuale gli derivano dallistinto di mediocrit tipico della sua specie: da quel gesuitismo della mediocrit che istintivamente lavora alla distruzione delluomo fuori dellordinario, e cerca di rompere oppure, meglio ancora! distendere ogni arco teso. Distendere, nella fattispecie, con ogni riguardo e con mano delicata, naturalmente. Distendere con confidenziale compassione: questa la vera e propria arte del gesuitismo, che sempre riuscito a farsi passare per la religione della compassione.

839 - Lintellettuale uno che d confidenza, ma solo come fosse una concessione: la lascia sfuggire, non fluire da s. proprio dinnanzi agli uomini dal flusso pi straripante che egli rimane pi distaccato, pi chiuso. Il suo occhio, allora, come un ripugnante lago: liscio come lolio, nessun entusiasmo, nessun sentimento condiviso, lo increspano pi.

840 - Perfino lintellettuale, siccome costringe il suo spirito, contro la tendenza dello spirito stesso, e, piuttosto spesso, anche i desideri del suo cuore, a farsi intelligente il che significa: a dire no, ogni volta che avrebbe voluto dire di s, amare, adorare si comporta da artista e trasfiguratore della crudelt. Gi il fatto di questo continuo andare in profondit, alle radici di ogni fenomeno, una violenza, un voler fare male alla volont fondamentale dello spirito, che mira incessantemente allapparenza ed alla superficie. Gi in ogni smania di conoscere, c una goccia di crudelt.

841 - In rapporto al genio vale a dire: un essere che genera o partorisce, se si prendono i due termini nella loro accezione pi ampia lintellettuale, il tipico uomo di cultura, ha sempre qualche carattere della vecchia zitella. Anche lui, infatti, non ha la pi pallida idea di che cosa siano queste due funzioni, le pi importanti delluomo. In realt, ad entrambi, lintellettuale e la zitella, si riconosce, a mo di compenso, la rispettabilit.

842 - Linconveniente che si verifica quando si d libero corso agli studiosi, prima alla briglia, sopra nuove e pericolose riserve di caccia, dove v necessit, in ogni senso, di coraggio, cautela, lungimiranza, sta in questo: che essi divengono esausti e quindi inservibili proprio laddove comincia la caccia grossa, e dunque anche il grosso pericolo. proprio allora che essi perdono la loro vista ed il loro odorato da segugi.

843 - Il modo in cui stata, nel complesso, mantenuta viva, fino ad ora, in Europa, la venerazione per la Bibbia, forse il migliore esempio di disciplina educativa, di raffinamento dei costumi, di cui lEuropa debba ringraziare il cristianesimo. Libri simili, di una profondit ed un significato estremi, necessitano, per essere protetti, della tirannide di unautorit esterna, onde raggiungere quei millenni di sopravvivenza che sono necessari per trarne tutto il senso e decifrarli. Si sar conseguito un grande risultato se si riuscir, infine, ad instillare nella grande moltitudine (quei superficiali struzzi che ingoiano ed espellono a tutta velocit) la sensazione che non le permesso metter le mani dappertutto: che ci sono esperienze sacre di fronte alle quali essa si deve togliere le scarpe, e dalle quali deve tenere lontane le sue sudicie mani. Si tratta, quasi, del pi alto innalzamento alla condizione umana che le sia consentito. Allopposto, nei cosiddetti intellettuali, quelli che credono nelle idee moderne, forse niente cos nauseante come la mancanza di pudore: quella loro corriva indiscrezione docchio e di mano grazie alla quale tutto vien, da loro, toccato, leccato, tastato. Ed possibile che, oggi, nel popolo nel basso popolo, specialmente tra i contadini si trovino pur sempre gusti relativamente pi fini, e, per labitudine a venerare, un tatto maggiore, che non nel demi-monde dello spirito: tra i lettori dei giornali, tra gli intellettuali.

844 - Oggi un uomo colto vorrebbe sentirsi come se fosse limbestiarsi di un dio.

845 - Lintellettuale, in fondo, non fa che passare in rassegna libri, dal mattino alla sera; alla fine, perde del tutto la facolt di pensare per conto proprio. Se non li passa in rassegna, non pensa. Quando pensa, reagisce ad uno stimolo: un pensiero che ha letto; fino a che viene il momento in cui non pensa pi: reagisce e basta. Lintellettuale impiega tutte le proprie energie nel dire s e no: nel criticare ci che stato gi pensato; lui stesso, per, di suo, non pensa pi Il suo istinto di autodifesa diventato bolso: in caso contrario, egli si difenderebbe dai libri.

846 - Un cadavere, per un verme, un pensiero bello. Un verme, per ogni essere vivente, un pensiero spaventoso. I vermi, in un corpo grasso, agognano al regno dei cieli; i professori di filosofia, quando settacciano le viscere di Schopenhauer, fanno lo stesso.

847 - Gli intenditori darte sono tali perch vorrebbero eliminare larte nel suo complesso. La storia monumentale la mascherata che gli permette di mettere in scena il loro odio contro gli individui grandi e potenti del loro tempo come fosse satolla ammirazione per gli individui potenti e grandi dei tempi passati. Che se ne rendano conto o no, essi si comportano, in ogni caso, come se il loro motto fosse: Lasciate che i morti seppelliscano i vivi.

848 - Il vero pensatore ha sempre un potere rasserenante e confortante, se esprime la sua seriet o il suo umore burlesco, la sua umana profondit o la sua divina indulgenza, senza pose cupe, mani imbarazzate, sguardo ondivago, ma con sicurezza e semplicit, da uomo coraggioso e potente, magari con un tono guasconesco e ruvido, e per, in ogni caso, da trionfatore. proprio questo a rasserenare fin nel profondo dellanima: scorgere il dio trionfatore accanto a tutti i mostri che ha combattuto.

849 - Luomo istruito degenerato nel pi grande nemico della cultura; con le sue menzogne, infatti, nasconde il male assoluto del mondo; inoltre, i medici se lo ritrovano sempre tra i piedi.

850 - Tutti coloro che avevano un temperamento rabbioso ed ostile, che vivevano da melanconici, ed in uninattivit quasi totale, vennero definiti poeti, o pensatori, o sacerdoti, o stregoni. Poich questi individui, a darsi da fare, non ci pensavano affatto, li si sarebbe volentieri liquidati come buoni a nulla, e scacciati dalla comunit. Tuttavia, in ci, cera un pericolo: costoro si erano addentrati in tab famigerati, lungo i sentieri che portavano ai poteri di di occulti; senza dubbio, dunque, erano capaci di assoggettare a s forze sconosciute. Questa era la considerazione in cui erano tenuti, in tempi remoti, gli spiriti contemplativi: meno li si temeva, pi li si disprezzava!

851 - La maniera che hanno di simulare la felicit ha in s, talvolta, qualcosa di toccante; infatti, la loro felicit qualcosa di cui, proprio, non ci si capacita.

852 - Ogni erudito, siccome non riesce ad osservarlo in prospettiva globale, valuta uno scritto soltanto sulla base di determinati passaggi, certe affermazioni pi o meno erronee. Sarebbe tentato di affermare che un quadro ad olio un caotico ammasso di sgorbi.

853 - Chi tollera di fare il filosofo perch lo Stato gliene ha dato il patentino, deve anche tollerare che si dia per scontata la sua rinuncia, di conseguenza, a perseguire la verit in tutti gli anfratti in cui si nasconde. Almeno finch un impiegato sotto la protezione statale, deve riconoscere, al di sopra della verit, qualcosa di pi alto: lo Stato.

854 - Agli intellettuali, quando entrano in politica, di solito viene assegnato il comico ruolo della buona fede.

INTELLIGENZA
855 - Chi vuole comprendere, indagare, capire allistante, qualora dovesse afferrare, in un lungo fremito commosso, lincomprensibile nelle vesti del sublime, potr venir definito intelligente, ma soltanto nel senso in cui Schiller definisce lintelletto delle persone intelligenti: costui non vede quelle cose che il bambino, invece, vede; non sente quelle cose che, invece, il bambino sente. Quelle cose, sono proprio le pi importanti; siccome egli non le comprende, il suo intelletto pi infantile di quello di un bambino, e pi ingenuo della stessa ingenuit.

INTERESSE
856 - Tutto ci che interessa e stuzzica i gusti delle persone pi raffinate e sensibili, ogni natura superiore, nelle persone mediocri suscita il pi completo disinteresse. Se poi costoro notano la dedizione appassionata che vi si mette, allora la definiscono un atteggiamento disinteressato; e si meravigliano di come sia possibile agire disinteressatamente.

INTUIZIONI
857 - Davvero una cosa, se viene colta al volo, a colpo docchio, per istintivo riflesso, risulta, poi, non capita affatto; non appresa? Occorre davvero, per capirla, starci sopra senza mollare mai la presa, quasi fosse la cova di un uovo?

858 - Ogni intuizione, figlia del sentimento, nipote dellopinione. Spesso, di unopinione falsa. In ogni caso, mai della propria.

INVIDIA
859 - Quando si infelici, bisogna affiggere manifesti che lo dichiarino a tutti; di tanto in tanto, mandare sospiri ben udibili, e far vedere che non se ne pu pi. Infatti, se lasciassimo notare agli altri fino a che punto, a dispetto di dolori e privazioni, dentro di noi, ci sentiamo imperturbabili e felici, come li renderemmo invidiosi e malevoli! E invece, deve essere nostra speciale cura non rendere i nostri simili peggiori di come sono.

860 - Io passo tra questa gente e tengo gli occhi aperti: non mi perdonano di non invidiargli le loro virt.

861 - Gli invidiosi dalla sagacia sottile cercano di non conoscere troppo bene i loro rivali per potersi sentire superiori a loro.

862 - Tra il popolino dei polli, per invidia, ci si fa un dovere di schiamazzare non appena la gallina invidiata ha fatto luovo; in questo modo, anche linvidia si sgrava, e diventa pi mite. Esiste, per, uninvidia ancora pi profonda: in casi analoghi, essa si esprime con un silenzio di tomba. Smania perch ogni bocca resti sigillata, e siccome, di solito, questo non succede, diventa sempre pi furibonda. Linvidia silenziosa si sviluppa in silenzio.

IPOCRISIA
863 - Ogni popolo ha le sue peculiari ipocrisie, e le chiama le proprie virt. Il meglio di ci che si , non lo si conosce. Non lo si pu conoscere.

864 - Nulla mi sembra, oggi, pi raro della sincera ipocrisia. Ho un forte sospetto che a questa pianta laria mite della nostra cultura non risulti favorevole.

865 - Lipocrita, a forza di recitare sempre e solo la stessa parte, alla fine cessa di essere ipocrita. Chi assume sempre atteggiamenti amichevoli, come portasse una maschera, dovr per forza conquistare, delle strategie con cui si dimostra al prossimo la propria benevolenza, una totale maestria, in assenza della quale inutile affannarsi a mettere su unespressione amichevole. Alla fine, sar quella maestria a conquistare lui. Egli diverr benevolo per davvero.

866 - Spesso, quando si ha a che fare con le persone, necessario fingere (lo fanno tutti) di non sapere benissimo da quali motivi siano originate le loro azioni.

867 - Chi si prefigge di fronte a tutti grandi obbiettivi, e poi, al cospetto di se stesso, scopre di essere troppo debole per raggiungerli, di solito non abbastanza forte nemmeno per ritrattarli di fronte a tutti; quindi, inevitabile che diventi un ipocrita.

IRA
868 - Gli Ebrei hanno percepito lira in modo diverso da noi: lhanno definita sacra. Per questo hanno considerato quella fosca maest che lira imprime nei tratti delluomo qualcosa di tanto elevato che un Europeo non se lo pu neppure immaginare. Il loro santo ed irato Jehovah, se lo sono raffigurato ad immagine e somiglianza dei loro santi ed irati profeti.

IRONIA
869 - terribile, in mezzo al mare, morire di sete. proprio necessario, dunque, che voi mettiate nella vostra verit tanto di quel sale che essa, poi, non riuscir mai pi ad estinguere la sete?

ISTINTI
870 - Mi risultano sgraditi quegli individui nei quali ogni inclinazione naturale si tramuta in malattia: in una deformit di cui ci si debba vergognare. Costoro, ci hanno indotto a considerare nefasta ogni inclinazione ed istinto umano. Essi sono la causa prima del nostro essere gravemente ingiusti verso la nostra natura; verso ogni natura!

871 - La paura di fronte alle espressioni dello spirito, la vendetta sulle espressioni dello spirito: oh, quante volte limpulso vigoroso di questi vizi istintivi stato sorgente di virt!

872 - Esistono diverse persone che sarebbero in grado di abbandonarsi alle loro inclinazioni con leggerezza spensierata; eppure non lo fanno, per paura di quella malignit essenziale della natura che solo immaginaria.

873 - Ma per quale motivo, dunque, bisogna liberarsi dagli istinti? Bisogna soccorrerli, ed anche guidare la ragione ad affermare i loro diritti. Bisogna seguire gli istinti, e nello stesso tempo convincere la ragione a dar loro man forte con solidi fondamenti.

L

LAVORO
874 - Noi moderni, a differenza dei Greci, disponiamo di due concetti che, in un mondo in cui tutti si comportano come schiavi e che, pure, della parola schiavit, ha un vero e proprio orrore svolgono la funzione, in un certo senso, di farmaci antidepressivi; intendo dire: la nobilt delluomo e la nobilt del lavoro. Ci si affanna senza tregua per perpetuare miseramente una vita miserabile: questa spaventosa necessit costringe ad un lavoro stremante, che luomo o, pi esattamente, lintelletto umano traviato da quella pulsione che, in lui, vuole la vita, contempla a bocca aperta, quasi fosse il culmine della nobilt insita nella propria condizione. Ma perch il lavoro possa rivendicare blasoni di nobilt, bisognerebbe, prima di tutto, che lesistenza stessa visto che il lavoro soltanto un tormentoso mezzo per conservarla- possedesse una nobilt ed un valore pi grandi di quelli che, fino ad ora, le filosofie e le religioni hanno ritenuto di doverle accordare. Nei bisogni primari che costringono le moltitudini umane al lavoro, che cosa ci lecito vedere, se non limpulso a continuare, a tutti i costi, ad esistere: quello stesso impulso onnipossente che costringe le piante pi rinsecchite a spingere a fondo le loro radici nella sterile roccia?

875 - Nella nobilitazione del lavoro, nellinstancabile parlare del lavoro come di una grazia divina, vedo la stessa intenzione occulta che accomuna tutti gli atti di pubblica utilit, e che trascendono le motivazioni personali: la paura per lindividuo, e per tutto ci che individuale. Al giorno doggi, quando si osserva il lavoro intendendo, con ci, quel faticoso e minuzioso lavoro che dura dal mattino alla sera si avverte che esso, in fondo per come capace di tenere a freno ogni individuo, ed ostacolare vigorosamente lo sviluppo intellettuale; laffermarsi di ogni desiderio, di ogni voglia di indipendenza non altro che la migliore polizia possibile. Infatti, esso consuma una quantit straordinaria di energia nervosa, sottraendola alla meditazione e lassimilazione dei concetti; ad ogni sogno, aspirazione, amore, odio. Il lavoro fa sempre balenare davanti gli occhi una piccola meta; fa s che, regolarmente, facili successi rendano appagati. In questo modo, una societ nella quale il lavoro sia costantemente duro, sar una societ pi sicura: e la sicurezza, al giorno doggi, viene adorata come divinit suprema.

LEGGERE
876 - La filologia quellonorevole arte che da chi la onora esige soprattutto questo: trarsi in disparte, lasciarsi tempo, starsene zitto, essere lento. Infatti, si tratta di unarte da saggiatore, da orefice della parola il cui compito richieda occhio finissimo e grande cautela: un artigiano che non giunge a niente, se non vi giunge con landamento che, in musica, ha il tempo lento. Proprio per questo, oggi, essa pi indispensabile che mai; proprio per questo essa ci attira a s e rapisce con un fascino pi forte che mai. Persa tra le vicende di unepoca consacrata al lavoro intendo dire: alla fretta e furia; a tutto quello smanioso scalmanamento che rende sudaticci in una maniera indecente in unepoca che, in ogni cosa, ha letica del detto fatto, anche quando ha a che fare con i libri, sia nuovi che antichi, la filologia non fa cos presto a dir fatto ci che intraprende. La filologia insegna a leggere bene; vale a dire: a leggere lentamente, fino in fondo, con riguardo e precauzione, svelando ogni sottinteso; lasciando, ad esso, le porte aperte; sfogliando le pagine con mano leggera ed occhi non invasivi.

877 - Nel mio caso, ogni lettura rientra tra le attivit ricreative: di conseguenza, fa parte di ci che contribuisce a svagarmi da me stesso, permettendomi di fare una passeggiata tra scienze ed anime lontane da me; di tutto ci che non prendo pi sul serio. Leggere mi ricrea, appunto, dalla mia seriet. Nei periodi in cui sono pi assorbito dal lavoro, intorno a me, non si vede traccia di libro: mi guarderei bene dal permettere che qualcuno, nelle mie vicinanze, si mettesse a chiacchierare, o, anche, pensare. E leggere, significherebbe permettere proprio questo.

878 - Non intendo leggere pi nessun autore nel quale si noti lintenzione, fin da principio, di fare un libro; solo quelli i cui pensieri siano diventati, fortuitamente, un libro.

879 - Lho visto coi miei occhi: temperamenti dotati, ricchi, e fatti per essere liberi, gi a trentanni, tutti quanti sciancati dal leggere. Ridotti ormai a fiammiferi da sfregare, se si vuole che diano scintille: diano pensieri.

880 - Il lettore dal quale mi aspetto qualcosa deve vere tre caratteristiche: deve essere un tipo tranquillo, e leggere senza fretta; non si deve sempre mettere in mezzo, con la sua formazione culturale; infine, non si deve aspettare, da me, come risultato finale, dei nuovi codici disciplinari da rispettare. Da me, non si devono pretendere codici disciplinari e piani di studio per i ginnasi, o le scuole di qualsiasi ordine!

881 - I lettori peggiori sono quelli che adottano latteggiamento di soldati al saccheggio: arraffano le cose che potrebbero tornargli utili, mettono sotto sopra, insozzandolo, il resto, e infamano tutto ci che gli si para davanti.

882 - Un libro mediocre o scadente risulta tale proprio perch persegue lintento di piacere e piace a molti.

883 - Un libro pieno di spirito, ne comunica un po anche ai suoi avversari.

884 - O prodigo dissipatore di te stesso, tu sei il mio lettore ideale! Infatti, sei un tipo abbastanza tranquillo da intrattenerti con lautore per un lungo tratto di strada, senza che mai la meta sia in vista. In quella meta, per, non smetti di credere sinceramente; e tutto questo perch una generazione che verr e che, forse, molto lontana abbia ben chiara la vista laddove noi, guidati solo dallistinto, avanziamo alla cieca.

885 - Al giorno doggi, chi legge, raro si soffermi a leggere, di una pagina, ogni parola (oppure, perfino ogni sillaba). Tra venti parole, ne tira fuori cinque a caso e divina il senso che di esse si pu presumibilmente arguire.

FREIHEIT
886 - Gli artisti sanno fin troppo bene che proprio quando non compiono pi niente di arbitrario, ma tutto secondo necessit, il loro senso di libert, di finezza, di pieno potere; del porre, disporre, forgiare creativo, raggiunge il suo culmine. In breve: sanno fin troppo bene che necessit e libert del volere sono, in loro, la stessa cosa.

887 - Si vive alla giornata, si vive in maniera alquanto concitata, si vive in modo molto irresponsabile: tutto questo, propriamente, viene chiamato libert.

888 - Dire libert equivale a dire che gli istinti maschili quelli che trovano soddisfazione nella guerra e nella vittoria diventano signori e padroni degli altri istinti: per esempio, listinto alla felicit.

889 - Da che cosa si valuta la libert, negli individui come nei popoli? Dalla resistenza esterna che deve vincere; dalla fatica che le costa loccupare, sulla scala dei valori, le posizioni pi elevate. La tipologia pi elevata delluomo libero, la si dovrebbe ricercare in tutte le situazioni in cui si rende necessario superare la massima resistenza esterna.

890 - Di che cosa ti sei liberato: che importa, questo, a Zarathustra? Invece, il tuo sguardo deve dichiararmi limpidamente per che cosa ti sei liberato.

891 - Se si ama quella libert che la libert degli spiriti nobili, nessun sacrificio pu essere troppo grande: bisogna saper sacrificare anche il proprio migliore amico fosse anche lindividuo pi magnifico, lorgoglio del mondo, un genio senza pari qualora la sua esistenza sia, per questa libert, una minaccia. Che mai la malinconia di Amleto, al cospetto di quella di Bruto?

892 - cosa di pochissimi essere indipendenti: una prerogativa dei forti. E chi aspira ad esserlo, anche se ha il miglior diritto per farlo, anche se ne obbligato, ostenta in questo modo non solo la sua forza come verisimile ma anche di essere soggetto ad una sfrenata temerariet. Costui si inoltra in un labirinto; moltiplica i rischi che la vita gi per sua natura reca con s. Di questi, il fatto che nessuno abbia sotto gli occhi il modo ed il passo in cui comincia a smarrirsi ed, isolato da tutti, venga dilaniato a brano a brano da un qualche Minotauro partorito dagli abissi della sua coscienza, non il minore. Ammesso che un individuo simile vada in malora, tutto ci accade in un mondo cos lontano dallumano senno che gli uomini non se ne avvedono, n lo condividono. Eppure, quello, non pu pi tornare indietro! Non pu pi tornare alla compassione degli uomini! JGB

893 - Libero arbitrio vuol dire, propriamente, nientaltro che non percepire su di s nuove catene.

894 - A essere di carattere libero sono le persone davvero insopportabili, dalle quali non si accetterebbe nemmeno che ci facciano del bene. Esse, per, non si accorgono di come, nei gusti e nelle scelte spirituali, non sono libere affatto.

895 - Che cosa prova che si raggiunta la libert? Non vergognarsi pi di se stessi.

896 - La via della liberazione interiore passa solo attraverso una serena allegria.

897 - La teoria del libero arbitrio una trovata delle classi dominanti.

898 - Tra il propugnare la libert ed il benessere dellumanit non c nessuna armonia prestabilit.

897 - Esiste un solo tormento: quello di chi non si ancora reso libero. La virt ed il bene non pesano affatto.

898 - Luomo libero ha il diritto di potere essere sia buono che cattivo, nel mentre luomo non libero una vergogna della natura, e non trover conforto nei domini terrestri, n in quelli celesti.

899 - Chi vuole essere libero, deve diventarlo con le proprie forze. A nessuno la libert cade in grembo dallalto, come un regalo miracoloso.

900 - La gente, meno condizionata dalle convenzioni, pi intensamente avverte muoversi, dentro di s, le motivazioni individuali. Lirrequietezza evidente, il rimescolamento delle relazioni sociali e lincedere polifonico delle aspirazioni vanno di pari passo con questa intensit.

LIMITI
903 - Amo coloro che, della propria sopravvivenza, non si curano. Amo coloro che, sul mio orizzonte, tramontano, e si portano dietro tutto il mio amore. Perch essi oltrepassano il limite.

LINGUAGGIO
904 - Viene detta linguaggio la corrispondenza pi profonda e ripetuta nel tempo di un determinato simbolismo gestuale a determinati suoni. dW

905 - Come bello che esistano parole e suoni! Non sono, parole e suoni, arcobaleni e ponti fantastici tra ci che eternamente diviso?

906 - In ogni parola che si dice c una sfumatura di disprezzo. A quanto pare, il linguaggio stato inventato soltanto per le cose mediocri, n alte n basse, di uso comune. Appena prende la parola, colui che parla diventa gi, di per s, volgare.

907 - Il mondo profondo; pi profondo di quanto il giorno abbia mai concepito. Non per tutto ci sono parole, al cospetto del giorno.

908 - Nomi e suoni, non furono conferiti alle cose perch luomo, di esse, possa nutrire la propria anima? una felice bizzarria, questo linguaggio: grazie ad esso, luomo si leva in volo, e danza su tutte le cose.

909 - Le parole sono soltanto simboli che indicano le relazioni delle cose tra di loro e con noi; la verit assoluta, non la sfiorano nemmeno. Attraverso le parole e i concetti, non sfonderemo mai il muro delle relazioni; non giungeremo mai a quella specie di regno incantato che serba la sostanza originaria delle nude cose. Perfino nelle pure forme dei sensi e dellintelletto: spazio, tempo e causalit, non riusciamo a conquistare nulla che abbia laspetto di una verit eterna. del tutto impossibile per qualsiasi individuo soddisfare lintento di vedere e conoscere qualcosa che non sia la propria ineludibile soggettivit; tanto impossibile che conoscere ed essere sono le due dimensioni dellesistenza in pi radicale contraddizione tra loro.

910 - Il verbo latino esse significa, fondalmente, soltanto respirare. Gli esseri umani, facendone uso in altri contesti, traspongono per metafora vale a dire: in un modo illogico in altre cose la consapevolezza (che riguarda loro, e loro soltanto) di respirare e, quindi, essere vivi. Il respirare viene cos, per analogia con la natura umana, a coincidere col concetto stesso di esistenza. Ben presto, il senso originario della parola scompare: per, ne rimane sempre uneco sufficiente perch gli esseri umani si figurino lesistenza di tutte le altre cose ad immagine della propria esistenza: vale a dire, in modo antropomofico e, in ogni caso, per illogica trasposizione metaforica.

911 - Le parole sono rappresentazioni sonore di concetti. I concetti, a loro volta, sono rappresentazioni ideali pi o meno definite di sensazioni spesso ricorrenti, e che si presentano insieme: gruppi di sensazioni. Per capirsi a vicenda, non basta che si usino le stesse parole: occorre anche che si usino le stesse parole per la medesima classe di esperienze interiori. necessario, alla fin fine, avere reciprocamente in comune una stessa vicenda esistenziale. La storia del linguaggio la storia di un processo di abbreviazione.

912 - Quando ascoltiamo unaltra lingua, involontariamente cerchiamo di ridurre i suoni che udiamo a parole il cui senso ci suoni pi familiare e consueto.

913 - Che cos una parola? La raffigurazione sonora di uno stimolo nervoso. Ma spingersi fino a dedurre da uno stimolo nervoso lesistenza di una realt esterna che ne sia causa, un esito che rivela, gi di per s, una indebita distorsione del principio di causalit.

914 - La parola uccide. Tutto ci che rigido, uccide.

915 - Ogni parola un pregiudizio.

916 - Il linguaggio, oggi, ovunque, malato, e sullintero progresso della specie umana grava loppressione di questa mostruosa malattia. Il linguaggio avrebbe dovuto elevarsi fino ai gradi pi alti del proprio sviluppo potenziale, al punto di raggiungere il completo dominio del pensiero, i cui confini sono quanto di pi lontano ed opposto esista rispetto a quelli delle violente pulsioni emotive, alle quali, pure, in origine, il linguaggio doveva conformarsi con assoluta naturalezza. Ed ora, nel breve tempo di questa civilt moderna, il linguaggio, per lo sforzo di colmare un simile divario, rimasto spossato, e quindi non pi in grado di soddisfare al compito per il quale, soltanto, esiste: far s che chi soffre possa sentire condivise le proprie questioni esistenziali. Cos luomo, nellintima pena della sua esistenza, non pu pi ricorrere al linguaggio come strumento di conoscenza, e perde lunica vera possibilit di comunicare di cui dispone. In questa situazione che noi avvertiamo soltanto confusamente il linguaggio diventato, ovunque, unentit autonoma: uno spettro forte abbastanza da catturare gli uomini e costringerli ad andare proprio laddove essi non vogliono.

917 - Il confronto tra le diverse lingue dimostra che le parole non si attengono mai al principio della verit, n a quello della propriet espressiva; altrimenti, non esisterebbero cos tante lingue. Del resto, la cosa in s (come dire, per lappunto: la verit pura, indifferente a qualunque fine) a chi d forma ad un linguaggio, rimane del tutto inconcepibile: unambizione assolutamente non degna di venire considerata. Egli si limita a stabilire, tra le cose e gli esseri umani, delle relazioni per esprimere le quali ricorre allaiuto delle metafore pi ingegnose.

918 - Noi esprimiamo sempre i nostri pensieri con le parole che abbiamo a portata di mano. Oppure, per rendere del tutto chiaro chiaro un mio sospetto: in ogni momento, elaboriamo solo quel pensiero per il quale abbiamo a portata di mano le parole che lo possano, pressappoco, esprimere.

919 - Il linguaggio, e i pregiudizi su cui si basa il linguaggio, ci sono, in vari modi, di ostacolo nello scandagliare i nostri istinti e processi interiori. Ne esempio il fatto che esistono parole adatte solo per indicare, di questi processi ed istinti, i livelli superlativi; si d il caso, per, che noi, delle cose per indicare le quali ci mancano le parole, non abbiamo nemmeno unimmagine precisa; infatti, in casi simili, ogni sforzo intellettuale ci risulta molesto. Un tempo, anzi, si decretava istintivamente che i limiti della realt coincidessero con i limiti del linguaggio. Ira, odio, amore, compassione, desiderio, conoscenza, gioia, dolore: sono tutti nomi che indicano situazioni estreme; le situazioni emotive intermedie, meno definite, ed addirittura quelle inferiori, che sono continuamente in gioco, ci sfuggono. Eppure, la tela del nostro carattere e del nostro destino, viene tessuta proprio da questi processi interiori.

920 - Agli albori della civilt, gli uomini, ogni volta che introducevano nel loro lessico una parola, credevano di avere scoperto anche la cosa che ad essa corrispondeva. Come erano lontani, invece, dal vero! Essi avevano solo sfiorato un problema e, nel mentre vaneggiavano di averlo risolto, avevano, in realt, dato corpo ad un ostacolo alla sua risoluzione. Cos, oggi, ogni volta che ci si incammina sulla strada della conoscenza, si costretti ad inciampare in parole che leternit ha reso pietre. Piuttosto che quelle parole, pi facile che, a rompersi, siano le nostre gambe.

921 - Ogni concetto ha origine dallo stabilire identit tra cose che non sono affatto identiche. Di certo, una foglia non mai identica ad unaltra; di certo, dunque, il concetto di foglia si forma tramite la sistematica omissione di tutte le particolarit individuali, e, dunque, lindifferenza verso ogni peculiarit caratteristica. Cos, alla fine, spunta fuori lidea che in natura, oltre alle foglie, esista una cosa che si chiama la foglia: una sorta di forma originaria sulla base della quale le altre foglie sono state, via via, create. come se qualcuno ne avesse, prima, tracciato i contorni su un foglio, e poi si fosse messo a disegnare le sfumature, ritagliare ed increspare il foglio, colorare le figure ad una ad una: il tutto, per, in maniera maldestra; tanto vero che nessun esemplare gli riuscito senza pecche, ed, in quanto riflesso fedele della forma originaria, attendibile.

922 - Luomo, come ogni creatura vivente, pensa di continuo, ma non lo sa. A diventare cosciente intendo dire solo una parte infima del pensiero: la pi superficiale, quella di minor valore. Soltanto questo pensiero cosciente, infatti, riducibile a parole; vale a dire: ad una grammatica comunicabile in cui si rivela la natura della coscienza stessa che la produce. In breve: levoluzione della lingua e levoluzione della coscienza (non la ragione, ma soltanto lautocoscienza della regione) vanno di pari passo.

923 - Limportanza del linguaggio nello sviluppo della cultura consiste nel fatto che luomo, in esso, elabor un proprio mondo, parallelo a quello reale: un luogo che egli stimava tanto saldo da potere far leva su di esso per scardinare quellaltro mondo, e farsene, quindi, signore. Luomo ha sviluppato in s lorgoglio che lo eleva al di sopra della bestia proprio perch, per lungo tempo, ha continuato a credere che le idee e le parole fossero reali quanto le cose che designavano. Attraverso il linguaggio, egli credeva davvero di detenere il senso delluniverso intero.

924 - Il fatto che il linguaggio non ci stato fornito allo scopo di esprimere i sentimenti, lo dimostra il senso di vergogna che prende le persone semplici, quando cercano le parole per esprimere le loro emozioni pi profonde; infatti, riescono ad esprimerle soltanto con le azioni, ed anche in questo caso, se gli pare che un altro ne abbia scoperto le ragioni, arrossiscono. Fra i poeti cui lEssere Supremo, in generale, neg tutto questo pudore i pi nobili di spirito, quando devono esprimere i sentimenti, sono laconici, e si nota, in loro, quasi un senso di costrizione; invece, i veri e propri cantori del sentimento, nella vita pratica sono, per lo pi, degli svergognati.

925 - La cosa pi difficile da mantenere integra, nel passaggio da una lingua allaltra, la scansione dinamica, il tempo musicale, che c nel suo stile; perch essa ha il suo fondamento nel carattere della razza; per usare un gergo fisiologico: nella dinamica cui si uniforma, mediamente, il suo metabolismo. Esistono traduzioni che, pur ispirate a seriet dintenti, sono quasi falsificazioni: involontariamente, infatti, privano loriginale della propria qualit distintiva, e questo soltanto perch non si pot tradurre in unaltra lingua quella sua dinamica allegra e sfrontata; cos propizia, col suo procedere a salti, a schivare ogni insidia che si apra nelle cose e nelle parole.

926 - Per quanto il linguaggio non possa aver ragione della propria goffaggine, e vada avanti ad esprimersi per antitesi laddove vi sono solo transizioni e una complessa gradazione di sfumature; per quanto, allo stesso modo, quella ipocrisia che si ormai consustanziata alla morale, e che diventata, come fosse carne e sangue, sostanza viva, da noi indistricabile, e compatta, riesca a deformarci perfino le parole in bocca; di tanto in tanto, ce ne facciamo consapevoli, e ridiamo.

927 - I filosofi dellarea linguistica uralo-altaica (nella quale la nozione di soggetto si sviluppata al minimo grado) molto probabilmente guarderanno il mondo con occhi diversi e si troveranno sentieri diversi da percorrere rispetto agli indogermani o i mussulmani. Il magico fascino che esercitano le funzioni grammaticali , in buona sostanza, il fascino che esercitano i giudizi di valore, quando includono i caratteri razziali.

928 - Il modo di parlare studentesco ha le sue origini tra gli studenti che non studiano: essi sanno acquisire una specie di superiorit caricaturale sui loro compagni pi seri attraverso il modo in cui rivelano fino a che punto, in loro, doti come istruzione, compostezza, vastit di nozioni, ordine e moderazione, siano una messa in scena. Dunque, come i migliori e i pi ligi tra i loro compagni, hanno sempre un frasario fatto di parole che si intonano a quelle doti , ma vi aggiungono una specie di malignit nello sguardo ed un appropriato ammiccare. Questa lingua della superiorit caricaturale quella in cui, al giorno oggi, involontariamente parlano anche gli uomini di Stato ed i critici dei giornali: il loro, tutto un fiorire di citazioni ironiche; un irrequieto, provocatorio far locchiolino a destra e sinistra, di soppiatto.

LOGICA
929 - Dietro ogni logica e la manifesta autodeterminazione dei suoi processi stanno valutazioni di qualit; per dirlo pi esplicitamente: esigenze fisiologiche per il mantenimento di un dato modo di vivere.

930 - Il fondamento su cui stata edificata la logica consiste nel prevalere della tendenza a considerare tutto ci che simile come fosse uguale. Una tendenza illogica: in natura, infatti, lidentit non esiste.

LUMINARI
931 - La gente si accalca dove ci sono lumi non per vedere meglio, ma per meglio brillare. Coloro al cui cospetto si diventa brillanti, facile vengano giudicati dei luminari.

LUTTI
932 - Quando capita un lutto, per lo pi si ha bisogno di spalle su cui piangere non tanto per allievare la violenza del dolore, quanto per rendere accettabile il fatto che, a non sentir pi la voglia di piangere, ci si metta cos poco.

933 - Ogni volta che assistiamo alla morte di qualcuno, affiora regolarmente in noi un pensiero che poi, per un falso senso di decenza, ricacciamo indietro: che la morte non sia, poi, un evento cos notevole come la sacralit reverenziale da essa suscitata parrebbe dimostrare; che al morente, in vita, probabile sia capitato di perdere cose ben pi importanti di ci che, ora, sta per perdere. La fine, in questo caso, non di certo la meta.

934 - Esistono lutti che comunicano allanima una sublimit aliena da ogni cordoglio: allora, essa cammina in silenzio, come sotto alti, neri cipressi.

935 - Di solito, soltanto molto tempo dopo la morte di qualcuno che sentiamo lassurdo della sua assenza. Nel caso di individui veramente grandi, spesso, possono passare decenni. Chi onesto con se stesso, quando muore qualcuno, di solito ritiene che, effettivamente, il danno non poi cos rilevante: lorazione funebre, con tutta la sua solennit, stata pronunciata da un ipocrita. Solo il bisogno ci insegna fino a che punto, del morto, e delle sue qualit individuali, avessimo bisogno. E allora lunico giusto epitaffio un tardivo sospiro.
M

MALATTIE
936 - La stessa malattia pu costituire, per la vita, un eccitante: solo che, per questo eccitante, bisogna essere sani quanto basta.

937 - Resta sempre aperta la grossa domanda se, perfino in merito allo sviluppo delle nostre virt, ci sia possibile fare a meno della malattia, e se, in particolare, la nostra sete di conoscenza e di autocoscienza non abbia bisogno dei contributi di uno spirito malato allo stesso modo che quelli di uno sano. In breve: se il prediligere sempre e solo la salute non sia un pregiudizio, una manifestazione di vigliaccheria e, forse, un raffinatissimo reperto di epoche barbariche; una tendenza alla regressione.

938 - La pi grande malattia, per luomo, ha avuto origine dalla sua lotta contro le malattie.

MARITI
939 - Certi mariti, siccome gli han portato via la moglie, hanno messo su il lutto; la maggior parte, perch nessuno glielha voluta portare via.

MARTIRI
940 - La crudelt appartiene ai pi antichi spassi che lumanit si prende nei giorni di festa. Di conseguenza, si ritiene che anche gli di, quando gli si offre, come spettacolo, la crudelt, se ne rallegrino, ed assumano verso gli uomini una cordialit festosa. In questa maniera si insinua nel mondo la concezione per cui la sofferenza volontaria, il martirio autoinflitto, abbiano un qualche senso e valore.

MASCHERE
941 - Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera; di pi ancora: intorno ad ogni spirito profondo una maschera germina di continuo le sue radici, grazie allinterpretazione costantemente falsa e superficiale che viene data ad ogni sua parola, ad ogni suo passo, ad ogni segno di vita che d.

942 - Tutto ci che profondo, ama mettersi una maschera.

MASSA
943 - Chi non vuole appartenere alla massa, non deve far altro che por fin allautoindulgenza.

MATERNIT
944 - Le donnine di casa, sui figli, appagano i propri intenti tirannici. Possedere qualcosa con cui gingillarsi; avere sotto mano qualcuno che non abbia segreti con cui poter chiacchierare: lamore materno tutto questo. Lo si pu quasi paragonare allamore che lartista ha per la propria opera.

945 - Esistono madri che hanno bisogno di figli felici e stimati; altre, di figli disgraziati. Altrimenti, non possono far vedere che razza di buone madri sono.

946 - La madre offre al figlio ci di cui priva se stessa: il sonno, il cibo migliore, il patrimonio; la salute, se occorre. Ma si tratta davvero di espressioni del pi puro altruismo? Non , invece, evidente che, in questi casi, ogni individuo prende ad amare, nel figlio, in quanto progetto per il futuro, passione ingovernabile, effetto delle proprie facolt generatrici unespressione di s con pi ardore di quanto non ami altre espressioni di s? In questo mondo, ognuno fa a pezzi la propria anima, ed offre in sacrificio ad un moncone laltro moncone.

MATRIMONIO
947 - Listituzione del matrimonio fa perdurare ostinatamente la fede che lamore, bench sia una passione, possa avere tra le sue qualit, pur mantenendosi tale, la durata; anzi, che lamore che dura tutta una vita possa venire elevato a norma. grazie alla pertinacia di questa fede anche se, venendo le sue norme, spesso e volontieri, contraddette dai fatti, si tratta, in sostanza, di un inganno pietoso che il matrimonio ha conferito allamore una superiore nobilt. Tutte le istituzioni che concedono ad una passione fede nella sua durata e durevole affidabilit, contro quello che il carattere primario di ogni passione, le conferiscono per sempre una nuova e pi alta distinzione. Da allora, colui che incorre in una simile passione, non si crede pi, come prima, da essa, sminuito o minacciato, ma nobilitato al cospetto di se stesso e dei propri simili.

948 - Unistituzione non deve mai e poi mai fondarsi su di una idiosincrazia. Il matrimonio non va fondato, come si dice comunemente, sull amore, ma sulla pulsione sessuale: su quella pulsione che spinge gli individui ad appropriarsi delle cose (moglie e figli vanno intesi, in questo contesto, come propriet personali). Su quella pulsione che spinge a dominare, e che, con la famiglia, prende possesso di un piccolo stato a sistema feudale nel quale figli ed eredi sono necessari per rendere stabile, anche in senso fisiologico, il capitale di potenza, influsso sociale e ricchezza che si acquisito.

949 - Le persone male accoppiate, le ho sempre trovate le pi capaci di rancori, e vendicative: fanno pagare al mondo intero il fatto di non poter pi andarsene ciascuno per i fatti propri.

950 - Molte sciocchezze estemporanee: questo quanto voi definite amore. E allora il matrimonio, alle molte vostre sciocchezze estemporanee, mette fine; infatti, esso una sistematica idiozia.

951 - Il matrimonio, lo si considera una bella cosa per tre motivi: in primo luogo perch, ancora, non lo si conosce; in secondo luogo, perch ci si fatta labitudine; in terzo luogo, perch, ormai, lo si contratto. Insomma, pressoch sempre. Eppure, con questo, non si dimostrato affatto che il matrimonio sia una bella cosa.

952 - Ammesso che mi ami; allora, come mi verrebbe a noia, col passare del tempo! Se ammetto che non mi ami; allora s che, col passare del tempo, mi verrebbe a noia! Si tratta solo di due differenti tipi di noia; dunque, sposiamoci!

953 - La maggior parte dei matrimoni, non di quelli dove non si desidera un terzo testimone? E questo terzo incomodo, invece il figlio guarda caso, non manca quasi mai. Ed pi che un testimone: in effetti, il capro espiatorio.

954 - Quando qualcuno si ritrova affetto da uno stato di innamoramento, dovrebbe venirgli interdetto di prendere decisioni concernenti la propria intera esistenza, e stabilire una volta per tutte, per un grillo che gli si cacciato ostinatamente in testa, con chi la debba dividere, e come. Si dovrebbero dichiarare i giuramenti degli innamorati ufficialmente privi di qualsiasi legittimit, ed impedire le loro nozze; e questo, proprio perch il matrimonio dovrebbe venire preso in modo indicibilmente pi serio.

955 - Tutte le cose che ora sono buone sono state, un tempo, cattive. Ogni peccato originale si trasformato in virt originaria. Sposarsi, per esempio, per molto tempo signific peccare contro i diritti della comunit. Essere cos avidi da accaparrarsi una donna tutta per s, comportava il pagamento di una multa.

956 - Anche il concubinato stato corrotto: colpa del matrimonio.

957 - Le ragazze ancora inesperte hanno, della felicit di un uomo, idee illusorie: pensano che dipenda da loro. Pi tardi imparano come, se si pensa che, per essere felice, gli basti avere accanto una ragazza, ci significhi, n pi n meno, che quelluomo gode di una stima limitata. La vanit delle donne esige da un uomo che sia ben di pi che un marito felice.

958 - Il matrimonio, quando si hanno ventanni, unistituzione necessaria. A trenta, utile, ma non necessaria. Negli anni successivi, spesso diventa dannoso, e favorisce linvoluzione spirituale delluomo.

959 - Le donne cospirano sempre, segretamente, contro le aspirazioni pi nobili dei loro mariti: col favore di un presente comodo ed anestetizzato, quelli si ritrovano defraudati del loro futuro.

960 - Quando si contrae un matrimonio, bisogna porsi la domanda: credi che con questa donna potrai fare conversazioni interessanti fino alla vecchiaia? Nel matrimonio, infatti, tutto il resto transeunte; la maggior parte della convivenza, la si passa a chiacchierare.

MATURIT
961 - Maturit delluomo: equivale a dire aver ritrovato la seriet che da piccoli si metteva nel giocare.

MEDIOCRIT
962 - La mediocrit la maschera pi propizia che lo spirito superiore possa portare; infatti, alla massa vale a dire: ai mediocri non fa pensare affatto ad un travestimento.

963 - Soltanto i mediocri hanno la prospettiva di perseverare, di perpetuare il loro rigoglio: essi sono gli uomini dellavvenire, gli unici destinati a sopravvivere. Siate come loro! Diventate mediocri!: dice lunica morale che ormai abbia ancora un senso; quella cui ancora si presta ascolto. Ma difficile da predicare, questa morale della mediocrit! Essa, infatti, non pu mai confessare quel che , e quel che vuole! Deve parlare di moderazione, di dignit, di dovere, di amore per il prossimo. Sar un bel impiccio, per lei, dissimulare lironia!

MEMORIA
964 - Io ho fatto questo dice la mia memoria. Io non posso aver fatto questo, dice il mio orgoglio; e rimane caparbio e inamovibile. Alla fine, la memoria batte in ritirata.

MENZOGNE
965 - Esiste uninnocenza, nella menzogna, che il segno della buona fede in qualcosa. JGB

966 - Chi non crede in se stesso, mente sempre.

967 - Noi siamo per costituzione e da tempo immemorabile abituati a mentire. Oppure, per esprimersi in modo pi virtuoso e ipocrita: ognuno pi artista di quanto possa immaginare.

968 - Nessuno dice tante menzogne quanto colui che indignato.

969 - La menzogna pi comune quella con cui si mente se stessi; mentire ad altri rappresenta, al confronto, uneccezione.

970 - In effetti, fa differenza qual lo scopo per cui si mente: se per proteggere, o per distruggere.

MESTIERI
971 - Ogni pratica, se ridotta a mestiere, rende storti e curvi. Provate a rivedere di nuovo gli amici con cui avete condiviso la giovinezza, dopo che hanno preso possesso della loro disciplina scientifica. Ah, succede sempre il contrario! Sono loro stessi a venire da essa, per sempre e soltanto, posseduti! In osmosi col loro angolino di terra, vi mettono radici, smunti da non riconoscerli, prigionieri, spiazzati dal loro equilibrio, tutti zigomi ed ossa. Di ben nutrito, hanno soltanto la loro idea fissa: a ritrovarseli cos, ci si commuove e si tace. Ogni laboratorio, anche ammesso che abbia il pavimento doro, comporta un tetto di piombo che schiaccia e curva lanima fino a darle un aspetto bizzarramente storto e schiacciato. Ogni tipo di maestria, sulla terra dove, forse, tutto si paga troppo caro si paga a caro prezzo. Si padroni della propria materia a prezzo di esserne anche vittime.

METAFISICA
972 - Quando ascoltiamo parlare quei metafisici dalla dialettica acuminata capaci di vedere, dietro al nostro, altri mondi, ci sembra di far la parte dei poveri di spirito, ma sentiamo anche che nostro quel regno dei cieli in cui tutto variazione e sviluppo: dalla primavera allautunno, dallinverno allestate; invece il loro mondo, quel mondo dietro al nostro, ha sempre e solo nuvole grigie e gelide, ed ombre infinite: cos disse a se stesso, passeggiando nel sole mattutino, un individuo capace di far agire, in s, la storia, come alimento non solo allo sviluppo delle idee, ma anche dei sentimenti; uno felice, al contrario dei metafisici, di ospitare dentro di s non gi unanima immortale, ma molte anime mortali.

973 - Tutti i temerari vaneggiamenti della metafisica in particolare le sue risposte alla questione di quale valore abbia lesistenza in fin dei conti, si possono considerare affezioni corporee specifiche.

974 - vero: una realt metafisica, potrebbe anche darsi. Non possiamo negare, in assoluto, la sua plausibilit. Eppure, se anche lesistenza di una realt metafisica apparisse del tutto inoppugnabile, salda nella sua obbiettivit, il conoscerla sarebbe la pi insignificante di tutte le cose note; pi insignificante che, per il marinaio in preda al mare in tempesta, avere notizia di qual la composizione chimica dellacqua.

METE
975 - Un giorno raggiungeremo la nostra mta; allora faremo vedere con orgoglio quanta strada abbiamo percorso per arrivarci. In realt, non ci eravamo accorti di viaggiare; in questo modo, eravamo giunti cos lontano, che in ogni luogo ci immaginavamo di essere a casa.

976 - I miei pensieri mi devono indicare dove mi trovo; ma non mi devono rivelare dove sto andando.

977 - Non conosco altra maniera per raggiungere grandi obbiettivi se non prendere tutto come un gioco.

978 - Non il luogo da cui venite vi sia, dora in poi, motivo dorgoglio, ma il luogo verso cui state andando.

979 - Di quelli che sono lontani da noi, per schierarci decisamente dalla loro parte, o contro di loro, ci basta conoscere gli obbiettivi. Quelli che ci sono vicini, li giudichiamo in base ai mezzi che adoperano per raggiungere i loro obbiettivi. Spesso disapproviamo gli obbiettivi che intendono raggiungere, ma apprezziamo, comunque, i mezzi e le maniere con cui attuano le loro intenzioni.

980 - Molti sono caparbi nel seguire la strada che hanno imboccato; pochi, nel perseguire la meta.

981 - Se si possiede il proprio perch della vita, si accondiscende anche quasi ad ogni come. Luomo non aspira alla felicit.

982 - Non perseguite obbiettivi che eccedano le vostre capacit: c una maligna ipocrisia in coloro i cui obbiettivi eccedono le capacit. Soprattutto, quando i loro obbiettivi sono elevati. Questi raffinati falsari e commedianti, in effetti, sono capaci solo di generare diffidenza verso tutto ci che trascende la realt delle cose.

983 - Luomo pu giustificare la propria esistenza solo in quanto essere completamente soggetto alle forze della natura: servitore di scopi dei quali non consapevole.

984 - Dovunque possiamo arrivare, si tratter sempre di un luogo pieno di sole, ed in cui la nostra vista spazier libera.

985 - Questa mi pare una delle mie evoluzioni, dei miei progressi, pi importanti: ho imparato a distinguere la causa prima dellagire in senso astratto dalla causa prima dellazione vera e propria; dellagire intendo in una direzione precisa, in vista di una meta ben predeterminata. Nel primo caso, la causa prima un quantum di energia che si accumulata e che attende solo di venire utilizzata in quasiasi modo e per qualsiasi scopo; nel secondo, si tratta di uninsignificante perturbazione nel flusso di questa energia: per lo pi, un piccolo accidente che determina il modo in cui questo quantum libera da s un certo e ben determinato potenziale energetico (potremmo paragonarlo a ci che, per la polvere da sparo, il fiammifero). Tra questi piccoli accidenti, questi fiammiferi, io annovero anche tutti i conclamati scopi, nonch le ancor pi conclamate missioni esistenziali. Si tratta di valori quasi casuali, arbitrari, pressoch insignificanti rispetto allenorme quantum di energia che preme come si detto prima per venire utilizzato in un qualsiasi modo. Generalmente, invece, si vede la cosa in modo diverso: a causa di un errore ancestrale, si soliti vedere proprio nella meta (scopi, missioni, ecc.) lenergia che induce lazione; invece, la meta soltanto lenergia che fa affluire lagire nelle modalit di quella determinata azione. In questo modo, si sempre confuso il pilota con la nave.

MISANTROPIA
986 - Chi ha scritto questo libro, non un misantropo. Oggi, la misantropia, si paga troppo cara. Per odiare come, un tempo, gli esseri umani sapevano odiare; totalmente, senza remissione, con tutto il cuore, con tutto lamore dellodio: per questo, bisogna rinunciare al disprezzo.

987 - La misantropia la conseguenza di unamore troppo vorace per gli esseri umani.

MITEZZA
988 - disumano tracciar per aria benedizioni laddove c qualcuno che ti maledice.

MITO
989 - Le immagini del mito devono essere i demoniaci custodi, invisibili e onnipresenti, sotto legida dei quali lanima dei giovani si sviluppi, ed in base ai cui oracoli luomo interpreti la propria vita e le lotte che gli toccheranno. Anche lo Stato non conosce leggi non scritte pi potenti del suo radicarsi nel mito, che garante del suo legame originario con i culti: la sua derivazione dalle cerimonie in cui si metteva in scena il mito.

MODERNO
990 - Nuovo e moderno, per il misero intelletto di uno scrittore, sono la stessa cosa; e allora egli si spreme a tirar fuori le sue metafore dalla ferrovia, il telegrafo, la macchina a vapore e la borsa, e poi sostiene anche, con orgoglio, che queste metafore devono essere nuove, in quanto sono moderne.

MODESTIA
991 - Chi modesto nei confronti delle persone, si mostra tanto pi sprezzante nei confronti delle cose (citt, stato, societ, epoca, umanit). la sua vendetta.

992 - (Luca, 18, 14, in versione riveduta e corretta): Chi si prostra a terra, perch spera che lo alzino da l.

MONDO
993 - Non potrebbe essere il nostro mondo, magari, opera di un essere di grado inferiore, non ancora sicuro del fatto suo; vale a dire: un esperimento? Un modellino ancora da perfezionare?

994 - Lutero stesso ha pensato, una volta, che il mondo sia stato creato da una semplice sbadataggine di Dio.

MONDO INTERIORE
995 - Luomo moderno si trascina dietro una massa enorme di sapere, come fossero indigeribili pietre che poi, alloccasione, gli brontolano regolarmente in corpo. Questo brontolo tradisce la caratteristica pi peculiare di codesto uomo moderno: la curiosa contrapposizione, in lui, tra uninteriorit alla quale, esteriormente, non corrisponde nulla, ed una esteriorit alla quale, interiormente, nulla corrisponde. Questa contrapposizione, gli antichi non la conoscevano. Il sapere viene accumulato a dismisura, al di l di ogni appetito, anzi, in contrasto con le esigenze individuali, ed ora non agisce pi come un principio di mutamento le cui sollecitazioni operino nel mondo esterno, ma rimane segregato in un particolare, caotico mondo interiore, che quelluomo moderno, con singolare superbia, designa come il proprio, personale mondo interiore.

MORALE
996 - Luomo buono, secondo il modo di pensare degli schiavi, deve in ogni caso, per forza, essere luomo innocuo: quello che bonario, facile da ingannare, forse un pochino stupido; un bonhomme. Ovunque la morale degli schiavi prenda il sopravvento, il linguaggio rivela la tendenza ad avvicinare luna allaltra le parole buono e stupido.

997 - Piuttosto spesso, il criminale non si rivela allaltezza di quel che fa: lo sminuisce e lo diffama.

998 - La morale degli schiavi , essenzialmente, una morale utilitaristica. Ecco la fucina in cui si forgiata quella famosa contrapposizione tra buono e malvagio.

999 - Definizione della morale. Morale: lidiosincrazia dei decadenti. Di tutti coloro il cui scopo occulto vendicarsi della vita. E che ci riescono.

1000 - Pretendere di trasformare tutti quanti in uomini buoni, bestie gregarie dallocchio azzurro di mansuetudine; di farne per forza gente benevola, anime belle, oppure, altruisti: tutto questo, vuol dire togliere allesistenza quella grandezza che il suo carattere. Vuol dire castrare lumanit, soffocarla in minuziosi rituali da cinesi. Eppure, proprio ci che si tentato di fare! Col termine morale, si intende esattamente tutto questo!

1001 - Se si fatto locchio ai segni che annunciano il tramonto della nostra civilt, si finisce per comprendervi anche la morale; allora, si capisce anche ci che si nasconde davvero sotto le sue definizioni e le sue sacre e solenni tavole delle leggi: la denigrazione della vita, lintenzione della fine, la spossatezza di ogni energia vitale. La morale nega la vita

1002 - Meno la vita assume le usanze come sue regole, pi il territorio delletica diventa ristretto.

1003 - Quei maestri di morale che impongono alluomo, quale principio primo e supremo, di mantenere il dominio su se stesso, gli provocano una singolare malattia: precisamente, una costante eccitabilit in tutte le sue inclinazioni naturali e manifestazioni emotive; qualcosa di simile ad unorticaria spirituale.

1004 - Essere capaci di fare di una lunga gratitudine e di una lunga vendetta un dovere ma entrambe le cose, soltanto tra i pari di grado essere sottili nella rappresaglia, affinare la concezione dellamicizia, sentire una certa necessit di avere dei nemici (come fossero canali di deflusso per le passioni dellinvidia, della litigiosit e della tracotanza; in fondo, per poter essere buoni amici): tutti questi, sono i tipici contrassegni della morale aristocratica; che non la morale delle idee moderne. Per questo, oggi, difficile percepirla dentro di s, ed anche difficile riportarla alla luce e riscoprirla.

1005 - Soltanto se lumanit avesse una meta universalmente riconosciuta, si potrebbero dare precisi precetti di comportamento; imporre, nella vita quotidiana, obblighi prestabiliti. Per il momento, per, una simile meta, non c. Di conseguenza, gli obblighi a cui la morale costringe, con gli interessi dellumanit, non hanno niente a che fare. Presupporre il contrario, vuol dire baloccarsi con delle schiocchezze.

1006 - Non stato luomo pi dotato, finora, di morale, a ritenere che lunica condizione dotata di senso, per luomo, riguardo alla morale, sia linfelicit pi profonda?

1007 - La sottomissione alla morale pu essere servile, inutile, egoistica, rassegnata, ottusamente entusiastica, indifferente, oppure un atto di disperazione, come sottomettersi ad un principe. Ma in lei, di morale, non c niente.

1008 - A mano a mano che si afferma la capacit di stabilire relazioni causali tra le cose, diminuisce anche il campo dazione delletica.

1009 - Un moralista non , forse, il contrario di un puritano? Infatti, egli un pensatore che fa della morale una questione relativa, costellata di punti interrogativi; insomma, la fa diventare un problema. Fare della morale, non dovrebbe essere un atto immorale?

1010 - Non esiste alcun fenomeno morale: c soltanto uninterpretazione morale dei fenomeni

1011 - Nei figli dei grandi geni esplode la follia; in quelli dei grandi moralisti, lottusit.

1012 - Quando luomo avverte in s una sensazione di potenza, allora si sente e si definisce buono; e proprio allora gli altri, sui quali inevitabile che egli sfoghi la propria potenza, lo sentono e lo definiscono malvagio.

1013 - Oggigiorno, la percezione delle questioni etiche cos priva di un orientamento preciso che per certi individui unetica viene dimostrata dalla sua utilit pratica; per altri, proprio la sua utilit pratica a confutarla.

1014 - La vendetta preferita dei poveri di spirito su coloro che lo sono meno quella di mal giudicarli per la loro morale spregiudicata. Per loro, si tratta anche di una specie di rivalsa sulla natura, che li ha congegnati cos male, nonch, in definitiva, di unopportunit per attingere un po di spirito; per diventare fini. La cattiveria, spiritualizza.

1015 - Letica opera contro la nascita di nuovi e migliori costumi: essa, rende ottusi.

1016 - Dite che la morale qualcosa di probito! Forse, cos, la renderete attraente a quella categoria di persone alla quale, unicamente, essa si addice; intendo dire: i temperamenti eroici.

1017 - Vergognarsi della propria immoralit: questo significa fare un gradino sulla scala percorsa la quale ci si vergogna anche della propria moralit.

1018 - Con i propri princpi morali si intende tiranneggiare, giustificare, onorare, dileggiare o dissimulare le proprie abitudini. Due uomini che abbiano gli stessi princpi morali probabilmente hanno, tuttavia, desideri radicalmente differenti.

1019 - Ci che ci riesce nel modo migliore proprio ci che la nostra vanit pretenderebbe venisse preso per ci che ci riesce pi difficile. Ed ecco lorigine di diverse morali.

1020 - Il mitigarsi dei nostri comportamenti morali ha origine dal tramonto della nostra civilt. La crudelt e la spaventosa fierezza dei costumi possono, al contrario, avere origine dallesuberanza vitale. Ci che, un tempo, dava sapore alla vita, oggi, per noi, sarebbe veleno.

1021 - Ci che unepoca prende per cattivo , di solito, un contraccolpo fuori tempo di ci che un tempo fu preso per buono: latavismo di un pi antico ideale.

1022 - Possiamo stabilire come principio supremo che, per dettare leggi morali, si debba avere la precisa intenzione di fare il contrario. In una battuta, potremmo dire: tutti i mezzi attraverso i quali lumanit , fino ad ora, divenuta forzosamente morale, erano fondamentalmente immorali.

1023 - Il bene e il male sono i pregiudizi di Dio: cos disse il serpente.

1024 - Sembra che nei moralisti alberghi un odio per le foreste primordiali e per i tropici. mai possibile che l uomo tropicale debba essere screditato ad ogni costo, sia come fosse malattia e degenerazione delluomo, sia come avesse il proprio inferno personale, e si dedicasse ad automartoriarsi? Perch mai? Forse a favore delle zone temperate? A favore degli uomini temperati? Dei moralisti? Dei mediocri? Questo valga come capitolo sulla morale in quanto indolenza paurosa.

1025 - A che scopo deve esistere una morale, quando la vita, la natura e la storia sono immorali?

1026 - Unidea astratta non potr mai rendere gli uomini migliori e pi morali. Predicare una morale facile almeno quanto difficile il darle solide fondamenta.

1027 - Ci sono morali che devono giustificare il loro autore di fronte agli altri. Altre morali devono tranquillizzarlo e riconciliarlo con se stesso. Con altre morali capita che lautore voglia attaccare se stesso in croce ed umiliarsi. Con altre, che voglia perpetrare la sua vendetta. Con altre, occultarsi. Con altre, trasfigurarsi ed estraniarsi, fino allultimo cielo e lestrema lontananza. In breve, anche le morali sono soltanto un linguaggio mimico delle passioni.

1028 - Ci che i filosofi definivano fondazione della morale, pretendendola da se stessi, era, vista nella sua giusta luce, soltanto una versione erudita della loro tranquilla fede nella morale dominante. JGB

1029 - Lo scetticismo di fronte al dolore, che in fondo soltanto unattitudine della morale aristocratica, ha reso possibile in non esigua misura anche lultimo fenomeno di sollevamento in massa cui gli schiavi abbiano dato vita: quello che ha inizio con la Rivoluzione Francese.

1030 - Noi, bastian contrari, che abbiamo predisposto lo sguardo e la coscienza ad aprirsi alla questione di come e dove la pianta uomo abbia fin ora elevato pi aguzzamente le sue cime, riteniamo che durezza, tracotanza, inquietanti segreti, arte della seduzione, e le capacit diaboliche di ogni tipo insomma, tutto ci che di malvagio, temibile, tirannico, rapace e bifido come una serpe vi sia nelluomo servano allinnalzamento della specie uomo quanto il suo opposto.

1031 - Tutti coloro che non riescono a dominare se stessi, e quindi non conoscono quel continuo autocontrollo e quel continuo superare i propri limiti interiori, esercitato sia nelle questioni pi importanti, sia nelle cose di tutti i giorni, in cui consiste la moralit, finiscono involontariamente per esaltare i soprassalti occasionali di bont, compassione e benevolenza verso il prossimo; vale a dire: quella moralit istintiva che non ha testa.

1032 - Gli individui buoni sono, in ogni tempo, coloro che seppelliscono le vecchie idee sotto uno spesso strato di terra, per trarne dei frutti. Cos facendo, per, ogni terreno, alla lunga, diventa sterile, e bisogna tornare ad usare il vomere della cattiveria.

1033 - Se non esistesse una casistica del tornaconto, non ne esisterebbe neanche una della morale.

1034 - I moralisti, oggi, devono subire il rimprovero di essere immorali, perch affondano il bisturi nella morale. Purtroppo la gente pensa sempre, ancora oggi, che un moralista debba proporsi, in tutto il suo comportamento, come un modello di educazione adatto a venire imitato dagli altri. Tutti scambiano il moralista per un predicatore.

1035 - In chi insegna e predica il nuovo c la stessa cattiveria che rende malfamati tutti i conquistatori.

1036 - Tutte le etiche sono state, fino ad ora, psicotiche e contronatura ad un punto tale che ognuna di esse, se si fosse impadronita dellumanit, lavrebbe mandata in rovina.

1037 - La fatica che comporta ascendervi non una buona scala per misurare laltezza delle montagne. Una simile, folle morale deriva dal pensiero che la verit propriamente detta non sia altro che un attrezzo ginnico sul quale dovremmo, da bravi, sudare fino a sfiancarci.

1038 - Per mantenere le promesse, bisogna avere buona memoria. Per provare compassione, bisogna avere una forte capacit di figurarsi le emozioni altrui. Cos profonda la dipendenza della morale dalle doti intellettuali.

1039 - La morale deriva dalla violenza di norme obbligate; anzi, essa stessa , per un po, una violenza alla quale ci si assoggetta per eludere il pi possibile situazioni spiacevoli. Pi tardi, essa diventa abitudine; pi tardi ancora, libera sottomissione; alla fine, quasi un istinto. A questo punto, essa si trasformata in una abitudine come le altre: d, quindi, al pari di ogni inclinazione naturale consolidata, piacere. E si chiama virt.

1040 - Quando la virt ha dormito, si alza pi fresca.

1041 - Ogni esperienza che si fa, rientra nellambito della morale; perfino quando si tratta di percezioni sensoriali.

1042 - La maggior parte delle persone si occupa troppo di se stessa per poter essere cattiva.

1043 - La morale, nel senso che ha preso fino ad ora vale a dire: la morale delle intenzioni stata un pregiudizio: la prematura precipitazione ad un ordine, forse, provvisorio. Una disciplina dal valore analogo a quello dellastrologia e delllalchimia. In ogni caso: qualcosa oltre cui bisogna andare.

1044 - Luomo dal carattere morale d per presupposto che tutto ci a cui tiene pi intimamente debba costituiscare anche lessenza intima delle cose.

1045 - Si parla di senso morale, di senso religioso, come se fossero una realt univoca; invece, sono fiumi con cento sorgenti e cento affluenti. Anche in questo caso, come tanto spesso accade, lusare ununica parola non significa che si abbia a che fare con ununica cosa.

1046 - Per la bestia che in noi, occorrono menzogne: la morale la menzogna necessaria perch non ci sbrani.

1047 - Meno la vita assume le usanze come sue regole, pi il territorio delletica diventa ristretto.

MORTE
1048 - Guardiamoci bene dal sostenere che la morte lopposto della vita. La vita organica solo una modalit della materia inorganica, che morta. E si tratta di una modalit alquanto rara.

MUSICA
1049 - Il primo musicista degno di questo nome sar, per me, colui che ha provato soltanto la tristezza della felicit pi profonda; oppure, altrimenti, nessuna tristezza. Fino ad oggi, per, un musicista simile non mai esistito.

1050 - Senza la musica, la vita sarebbe un errore.

1051 - La musica, quando cerca di suscitare, in noi, un piacevole stato danimo col semplice costringerci a riscontrare analogie esteriori tra certi fenomeni della vita e della natura e determinate figure ritmiche, specifici effetti sonori, induce in noi per il solo fatto che il nostro intelletto si deve accontentare di riconoscere, in essa, analogie di questo tipo un atteggiamento spirituale misero e volgare, che ci rende impossibile dar forma ad un immaginario mitico. Ci che mito, infatti, esige dalla mente lintuizione di un modello ideale, irripetibile, di universalit e verit, che si stagli irremovibile sullinfinito tutto.

1052 - Nella musica, gli esseri umani, si lasciano andare senza inibizione alcuna; infatti, si illudono che nessuno sia capace di scorgere, sotto la loro musica, come sono fatti.

1053 - In virt della musica, le passioni traggon godimento da se stesse.
N

NATURA
1054 - Quando ci si abbandona alla propria natura selvaggia si trae sollievo nel modo migliore da ci che, in noi, contronatura: la spiritualit.

1055 - In natura, a prevalere, non una finalit opportunistica, ma la sovrabbondanza: una dissipazione spinta fino allassurdo. La lotta per lesistenza non altro che una eccezione, una temporanea contenzione dentro argini della pulsionalit con cui la materia crea incessantemente la vita. La lotta, su piccola e grande scala, continua ovunque a pulsare intorno al lussureggiante proliferare, crescere e diffondersi degli esseri viventi: il tutto secondo quella volont di potenza in cui consiste la volont di vivere stessa.

1056 - Che cos, per noi, in generale, una legge di natura? Essa non ci nota di per s, ma solo per gli effetti che provoca; vale a dire: per la sua relazione con altre leggi di natura, le quali, a loro volta, ci sono note soltanto come sistema di relazioni. Tutte queste relazioni, dunque, non fanno che rimandare luna allaltra, mentre ci che rappresentano, a noi, rimane costantemente oscuro. Quanto possiamo davvero saperne, ci che vi abbiamo aggiunto noi stessi: tempo e spazio; e, di conseguenza, avvicendamento e quantit.

1057 - Il basso ventre la ragione per cui luomo non pu cos facilmente prendersi per un dio.

1058 - Nelluomo, creatura e creatore si trovano riuniti. Nelluomo c materia, frammento, sovrabbondanza, argilla, fango, assurdo, caos; ma nelluomo c anche il creatore, lo scultore, la durezza del martello. La divinit di chi contempla il settimo giorno.

1059 - Un diffuso ed errato modo di guardare osserva la natura come fosse un insieme di contrasti generalizzati (come, per esempio, quello tra caldo e freddo); invece, non di contrasti si tratta, ma di differenze di grado. Questa cattiva abitudine ci ha portati a concepire, analogamente, per contrasti, e, di conseguenza, scomporre in elementi, anche la natura interiore: il mondo della morale e dello spirito. La convinzione di vedere contrasti laddove c solo una gradualit ha aperto la via per la quale una quantit indescrivibile di sofferenza, presunzione, durezza, alienazione e freddezza si introdotta nellumana sensibilit.

1060 - Volete vivere in armonia con la natura? Oh, nobili stoici, quale impostura di parole! Considerate unentit come la natura: dissipatrice senza misura, indifferente senza misura, senza scopo n rispetto per nessuno, senza la capacit di commiserare n il senso della giustizia, fertile e sterile al tempo stesso, e priva di una volont propria. Considerate anche, in lei, lindifferenza stessa elevata a principio di potenza: come potreste, allora, vivere in armonia con questa indifferenza? Vivere, non precisamente aspirare ad una esistenza diversa da quella della natura? Non , la vita, un discriminare, selezionare, saper essere anche ingiusti, coltivare il proprio orticello: non , la vita, un voler esistere diversamente da come si ?

1061 - Lartista ed il filosofo sono testimonianze di come gli strumenti con cui opera la natura sfuggano a qualsiasi interpretazione finalistica; allo stesso tempo testimoniano, nel modo pi eccellente, la saggezza dei suoi fini. triste dover discriminare a tal punto la stima che si fa dellarte, a seconda che la intendiamo per ci che significa, o per lefficacia che ha. La natura non brava, ad amministrare: i suoi investimenti sono molto pi cospicui degli introiti che ne ricava.

1062 - Noi amiamo la grandezza della natura, e labbiamo scoperta: questo perch, nella nostra testa, manca un individuo di prima grandezza.

NEMICI
1063 - Vi stiano bene solo nemici che possiate odiare, non nemici da disprezzare. Dovete essere fieri dei vostri nemici: allora, i successi dei vostri nemici saranno anche i vostri.

1064 - Non si ha che da farmi torto, ed io non mancher di rendere la pariglia: questo sicuro. Trovo subito unoccasione per far pervenire al malfattore i miei ringraziamenti, oppure per chiedergli qualcosa: il che pu indurre in obbligo pi che il donare qualcosa.

1065 - Se avete un nemico, non ricambiategli il male col bene: infatti, questo sarebbe, per voi, disonorevole. Piuttosto, dimostrate che vi ha fatto del bene.

1066 - Esistono casi in cui riusciamo ad ottenere qualcosa da qualcuno solo offendendolo fino a rendercelo nemico. La sensazione di avere un nemico, infatti, lo tormenter tanto da indurlo a sfruttare il primo barlume, da parte nostra, di un atteggiamento meno animoso, per riconciliarsi con noi. Allora, sullaltare di questa riconciliazione sacrificher quella cosa a cui prima era tanto attaccato da non volerla cedere a nessun costo.

1067 - Quel tizio, ama i suoi nemici. In questarte, nessuno ne sa pi di lui, a quanto pare. Per, poi, di essa si vendica sui propri amici.

1068 - Chi ha raggiunto la vera saggezza, senza volerlo, nobilita il proprio avversario e, facendone un idealista, libera lostilit che costui gli dimostra da ogni macchia terrestre ed umana. Solo quando il suo avversario diventato, in tal modo, una divinit dalle armi lucenti, combatte contro di lui.

1069 - Chi intende uccidere il proprio avversario, si chieda se, cos facendo, non ne faccia una presenza eterna dentro di s.

1070 - Chi sa sostenere la propria causa con efficacia, e ne consapevole, di solito ha un atteggiamento conciliante nei confronti del proprio antagonista. Invece, essere convinti di stare dalla parte del giusto, e sapere di essere, della propria giusta causa, inetti difensori, provoca un odio rabbioso e inconciliabile contro i suoi antagonisti. Detto questo, ognuno valuti dove deve andare a cercare i propri peggiori nemici!

1071 - Poter mantenere un nemico segreto un lusso che nemmeno la morale degli spiriti pi elevati si pu permettere.

1072 - Ci sono persone che, per vanit, in presenza daltri, trattano male perfino i propri amici, se solo ritengono, in questo modo, di procurarsi dei testimoni cui risulti evidente il loro strapotere su di loro. Altri, invece, esagerano il valore dei loro nemici, per richiamare orgogliosamente lattenzione su come essi, di simili nemici, siano degni.

NOBILT
1073 - Lindividuo di temperamento nobile ha un profondo rispetto per se stesso.

1074 - I temperamenti nobili, quelli che non sanno vivere senza provare un senso di continua venerazione, sono rari.

1075 - Quanto rispetto ha, per i propri nemici, un individuo nobile! Un simile rispetto, gi un ponte verso lamore.

1076 - In ogni tipo di ferita e di privazione lanima inferiore e pi rozza se la passa meglio di quella nobile. In una lucertola, larto andato perduto, ricresce: nelluomo, no.

1077 - Indizi di nobilt: mai pensare di declassare i propri doveri al rango di doveri comuni; non voler deporre, non voler dividere con altri le proprie responsabilit; considerare parte dei propri doveri anche i propri privilegi, ed il loro esercizio.

NODI
1078 - Il compito che oggi ci si prefigge non scogliere quel nodo di Gordio che la cultura greca, come fece Alessandro Magno e le sue cime si alzarono in volo verso i quattro punti cardinali ma riannodarlo: rimediare al fatto che lhanno sciolto.

NOIA
1079 - Chi erige una trincea contro la noia, la erige anche contro se stesso: non gli verr mai offerto in una coppa il ristoro di quella fonte che gli sgorga nellanima.

1080 - La noia di Dio nel settimo giorno della Creazione sarebbe un buon soggetto per un grande poeta.

1081 - Le necessit della vita ci costringono al lavoro, con i guadagni del quale soddisfiamo tali necessit. Il continuo ripresentarsi delle necessit ci rende assuefatti al lavoro. Nelle pause dal lavoro, quando le necessit risultano soddisfatte e, per cos dire, dormono, ci assale la noia. Che , la noia? In genere, lassuefazione al lavoro, che ora si afferma come una nuova, aggiuntiva necessit.

1082 - Chi non ha il coraggio di accettare che lui e quel che fa suscitino la noia generale, certo non dimostra eccellenza di spirito, si tratti di unartista o di uno scienziato. Un burlone che fosse, eccezionalmente, anche un filosofo potrebbe, dando unocchiata al mondo ed alla storia, soggiungere: Dio non ebbe questo coraggio; quando fece il mondo, egli volle fare in modo e ci riusc che tutto avesse un aspetto fin troppo interessante.
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OBBIETTIVIT
1083 - La maggior parte di ci che oggi si mette in mostra con letichetta di obbiettivit, di metodo scientifico, di lart pour lart, conoscenza pura e disinteressata, altro non che scetticismo imbellettato e paralisi della volont.

1084 - Nella veglia, noi ci comportiamo come in sogno: prima diamo forma e sostanza, nella nostra mente, alla persona con cui vogliamo intrattenerci; poi, questo fatto, ci sfugge subito.

1085 - Luomo obbiettivo sereno non perch gli manchino le preoccupazioni, ma perch non ha pi dita a cui possano appigliarsi le sue preoccupazioni. Il suo amore frutto di volont; lodio, di un artificio: esso un tour de force, una piccola vanit e un eccesso di zelo.

1086 - Ci che viene spiegato cessa di avere, per noi, qualunque interesse. Che cosa voleva dire quel dio che proclam: Conosci te stesso? Forse intendeva: Cessa di avere, per te stesso, qualunque interesse! Diventa obbiettivo!

1087 - Luomo obbiettivo, che non bestemmia e non impreca pi, certamente uno degli strumenti pi preziosi che esistano, ma nelle mani di chi pi potente di lui. Luomo obbiettivo , in effetti, uno specchio: egli abituato a sottomettersi a tutto ci che esige di essere conosciuto, senzaltro piacere ad eccezione di quello che gli viene dal conoscere, dal farsi specchio.

OBLIO
1088 - Delle difficolt che non ci sentiamo in grado di superare, non dobbiamo neanche accettare che qualcuno, davanti a noi, faccia menzione.

1089 - Per compiere ogni azione c bisogno delloblio, cos come ogni creatura fatta di carne, nella vita, ha bisogno non solo della luce, ma anche delle tenebre.

1090 - possibile vivere quasi senza ricordi; anzi, vivere felicemente, come dimostrano gli animali. Senza dimenticare, invece, del tutto impossibile, in sostanza, vivere.

1091 - Parecchi non riescono a diventare dei pensatori solo perch hanno una memoria troppo buona.

1092 - La serenit, la buona fede, il successo nelle proprie azioni, la fiducia nel futuro: tutto ci dipende, nel singolo individuo come nella folla, dal fatto che un confine separa la luminosa dimensione del concepibile da quella oscura dellinconcepibile; dal fatto che si sa altrettanto bene quando il momento di ricordare, e quando quello di dimenticare.

1093 - Quanta poca morale vi sarebbe, al mondo, se la gente non fosse cos smemorata! Un poeta potrebbe sostenere che Dio ha piazzato loblio come guardiano di soglia, nel tempio della dignit umana.

ODIO
1094 - Non riusciamo ad odiare qualcuno se la stima che abbiamo per lui poca; ci riusciamo soltanto quando la stima pari o superiore a quella che abbiamo per noi stessi.

OLTRAGGI
1095 - Un tempo, loltraggio a Dio era loltraggio pi grande; ma Dio morto, ed anche quelli che lo oltraggiavano sono morti con lui. Ora, latto pi spaventoso oltraggiare la terra.

OLTREUOMO
1096 - Io vi insegno lOltreuomo. Luomo, va superato. Che cosa avete fatto, voi, per superarlo? Che cos la scimmia per luomo? Derisione o dolorosa vergogna. E proprio questo deve essere, per lOltreuomo, luomo: derisione o dolorosa vergogna. Voi avete compiuto il cammino da verme a uomo, e molto del verme c in voi ancora. Una volta, eravate scimmie, ed anche ora luomo pi scimmia di qualunque scimmia. Ma anche il pi sapiente tra voi, non che un bifido ibrido tra pianta e spettro. Vi dico forse, io, di diventare piante o spettri? Vedete: io vi insegno lOltreuomo. LOltreuomo il senso che ha la terra. La vostra volont affermi: sia lOltreuomo il senso che ha la terra!

1097 - Dio morto. Ora, noi vogliamo che viva lOltreuomo.

OMICIDI
1098 - Sono proprio i caratteri resi inetti da mille paure, a trasformarsi facilmente in omicidi; infatti, essi non riescono a commisurare lautodifesa e la vendetta alla relativa importanza delle circostanze. La loro imbecillit spirituale, la loro nulla presenza di spirito, non conoscono altra via duscita che la distruzione.

ONORE
1099 - Se nei colloqui con noi stessi non abbiamo rispetto per lonore delle persone allo stesso modo che in pubblico, siamo persone indegne. M

OPERAI
1101 - Povero, lieto e indipendente: tutte queste cose insieme, si pu. Povero, lieto e schiavo: anche questo, possibile; ed io non saprei augurare niente di meglio agli operai che, nelle fabbriche, lavorano come schiavi, ammesso che essi non percepiscano, in generale, come uninfamia essere usati nel modo in cui, di solito, lo sono: come viti di una macchina e rimedi alle falle dellumana inventiva. Ma anche loro! Credere che una paga migliore possa cancellare la componente essenziale della loro miseria; intendo dire: il loro impersonale asservimento. Farsi dare ad intendere che, attraverso lelevazione di questa impersonalit a sistema di un nuovo ordinamento sociale i cui individui funzionino come ingranaggi di una macchina, linfamia della schiavit possa diventare una virt! Avere un prezzo per il quale non si pi persone, ma si diventa delle viti! Non rappresentate, voi operai, nel quadro della follia per cui le nazioni attuali hanno il solo obbiettivo di produrre il pi possibile, e diventare ricche il pi possibile, un complotto per rovesciare il sistema? E allora, il vostro compito sarebbe quello di presentare, a quelle nazioni, il bilancio; mostrargli quali grandi capitali interiori vengono dissipati per uno scopo a tal punto esteriore. Ma dov il vostro capitale interiore, se non sapete pi che cosa significa respirare liberamente? Se non siete, neanche in minima parte, padroni di voi stessi? Se in voi stessi, come in una bevanda rimasta troppo a lungo nel bicchiere, non trovate pi alcun gusto? Gli operai, in Europa, dovrebbero, dora innanzi, come classe, proclamarsi unaporia umana, e non semplicemente - come, per lo pi, avviene - un movimento di massa rigidamente organizzato per uno scopo improprio. Essi dovrebbero introdurre, nellalveare umano, unepoca di grandi sciami migratori; quali, fino ad oggi, non se ne sono mai visti. Questa emigrazione in grande stile, nella libert pi totale, sarebbe la loro protesta contro la societ delle macchine, il capitale, ed il dilemma che, attualmente, li minaccia: dover essere schiavi dello Stato, o schiavi di un partito sovversivo.

OPINIONI
1101 - Tuttora noi facciamo deduzioni da opinioni che riteniamo false, da ideologie a cui non crediamo pi: un effetto dei nostri sentimenti.

1102 - Le modificazioni dei gusti collettivi sono pi importanti di quelli delle opinioni collettive. Le opinioni, con tutte le loro argomentazioni, obiezioni e lintero teatro della loro messa in scena intellettuale, sono soltanto sintomi che rivelano la modificazione dei gusti, e dunque nientaffatto ci per cui, ancora adesso, vengono cos spesso prese: le sue cause.

1103 - Ogni opinione anche un nascondiglio; ogni parola anche una maschera.

1104 - Io vorrei che il seme diventasse un albero. Perch una dottrina possa diventare un albero, le si deve prestar fede per un bel po di tempo; perch le si presti fede, deve venir ritenuta inconfutabile. Lalbero ha bisogno di bufere, incertezza, vermi, cattiveria, perch si riveli da che seme nato, e se esso era forte. Pu rompersi, se non abbastanza forte! Un seme, invece, pu venire soltanto distrutto, non confutato!

1105 - In conseguenza di uno smisurato atavismo si pu comprendere come, anche oggi, luomo comune attenda sempre, prima, che si formuli unopinione su di lui, e poi, istintivamente, vi si sottometta: e nientaffatto soltanto ad una buona opinione, ma anche ad una cattiva ed ingiusta (si consideri, per esempio, il modo in cui le donne di fede apprendono ad apprezzare o disprezzare se stesse, in massima parte, dai loro confessori; ed il cristiano devoto, dalla sua Chiesa).

1106 - Quando dobbiamo rifarci unopinione su qualcuno, limpiccio che costui ci ha, in questo modo, procurato, glielo facciamo pagare a caro prezzo.

1107 - La possibilit di darle contro non rappresenta di certo la pi trascurabile attrattiva di una teoria: proprio per questo che essa attrae a s le teste pi fini. A quanto pare, la cento volte confutata teoria del libero arbitrio, se sopravvissuta tanto a lungo, deve ringraziare proprio questa sua attrattiva: c sempre qualche nuovo arrivato che si sente abbastanza forte da confutarla.

1108 - Per le nostre opinioni, non ci faremmo bruciare: non siamo sicuri di esse fino a questo punto. Invece, ci faremmo, forse, bruciare per il diritto ad averle, e cambiarle.

1109 - Si nascondano le proprie opinioni; oppure, ci si nasconda dietro le proprie opinioni. Chi si comporta diversamente, non sa come va il mondo, oppure appartiene allordine monacale della Santa Audacia.

1110 - A un viaggiatore che aveva visitato molti paesi e popoli, e svariati continenti, una volta fu chiesto quale fosse la caratteristica comune che aveva riscontrato, per ogni dove, negli uomini; ed egli rispose: Lattitudine alla pigrizia. Molti riterranno che avrebbe potuto pi giustamente e con pi valide motivazioni dire: Lattitudine alla paura. Per nascondersi, essi utilizzano le abitudini e le opinioni.

1111 - Spesso diamo addosso allopinione di un altro mentre, in realt, ci risultato antipatico soltanto il tono con cui lha sostenuta.

ORGOGLIO
1112 - Pi di un pavone occulta agli occhi di tutti la sua ruota. E questo atteggiamento, lui lo chiama orgoglio.

ORIGINALIT
1113 - Non il vedere, per la prima volta, qualcosa di nuovo, ma il vedere come fosse nuovo ci che, essendo antico, noto dai tempi antichi, per cui tutti lhanno gi visto fino a farci locchio: questo il contrassegno di una mente davvero originale. A scoprire per primo le cose, di solito, quel distratto pasticcione del tutto volgare e privo di spirito; voglio dire: il caso.

1114 - Che cos loriginalit? Scoprire una cosa che non ha ancora un nome, e dunque, per quanto sia davanti agli occhi di tutti, non la si pu chiamare in nessun modo. La gente, abitualmente, riesce a percepire, in sostanza, soltanto ci a cui sia stato, prima, attribuito un nome. Loriginalit , per lo pi, anche capacit di trovare nomi alle cose.

OSANNA
1115 - Finch non si entrer in citt a cavallo di un asino, non si indurr la folla a gridare Osanna.

OSPITALIT
1116 - Si riconoscono i cuori che sono capaci di una nobile ospitalit per il fatto che tengono, in molte finestre, le imposte chiuse, le tende tirate: lasciano vuote le loro camere migliori. E questo, perch? Perch attendono ospiti di cui non ci si accontenti.

1117 - Alla fin fine, veniamo sempre ricompensati per la buona volont, la pazienza, equit, mitezza da noi dimostrata verso quanto ci straniero; infatti, lo straniero, lentamente, si sfila i suoi veli, fino a rivelarsi come una nuova, ineffabile bellezza. il suo ringraziamento per la nostra ospitalit. Anche chi ama se stesso, avr imparato a farlo per questa via: non ne esistono altre.

OSTETRICI
1118 - C chi cerca un ostetrico che lo aiuti a partorire i propri pensieri, e chi qualcuno a cui poter prestare il suo aiuto: cos nasce un buon dialogo.

OZIO
1119 - Le razze laboriose provano un grosso fastidio nel sopportare lozio: fu un colpo maestro dellistinto inglese santificare e consacrare alla noia la domenica a tal punto che nellInglese rinasce, suo malgrado, la smania di tornare a godere dei suoi settimanali giorni lavorativi.
P

PADRONI
1120 - Far da padroni procura lo stesso piacere che obbedire; solo che far da padroni piace quando non ci si ancora fatta labitudine, obbedire quando diventato unabitudine. I vecchi servi al servizio di nuovi padroni, nel piacersi, fanno a gara.

PARADISO
1121 - Il sentiero che porta al proprio paradiso personale passa sempre per il voluttuoso indugiare nel proprio inferno personale.

1122 - Finch ci saranno roditori, esister anche un paradiso dei roditori.

PARADOSSI
1123 - I cosiddetti paradossi dellautore, che tanto scandalizzano chi lo legge, spesso non stanno affatto nel libro dellautore, ma solo nella testa di chi legge.

PARASSITI
1124 - Il parassita abita le piccole piaghe occulte nelle anime grandi. Come si fa a distinguere la categoria pi elevata degli esseri viventi dalla pi bassa? Quella pi bassa, sono i parassiti; invece, chi appartiene alla categoria pi elevata, colui che d alimento al maggior numero di parassiti.

1125 - La bestia pi schifosa che io abbia incontrato tra gli uomini, lho battezzata parassita: non voleva amare e, tuttavia, voleva vivere di amore.

PARIT
1126 - Il superiore che si prende confidenze lascia lamaro in bocca, perch non lo si pu ricambiare.

1127 - Laspirazione alla parit si pu manifestare sia con la tendenza a far scendere, a forza di sgambetti atti a sminuire e boicottare, tutti gli altri al proprio livello, sia con quella a salire a forza di riconoscere i loro meriti, aiutarli e rallegrarsi dei loro successi fino a loro.

1128 - Voi, gli eletti, statemi a sentire: sul mercato, nessuno crede che esistano gli eletti. Se proprio volete esporre le vostre idee sul mercato, fate pure! Ma la plebe far spallucce; come per dire: Noi siamo tutti uguali.

PASSATEMPI
1129 - Questo farsi banditori della verit appare al prossimo nostro come uno sfogo da malvagi; infatti, la tutela della mediocrit e della menzogna viene intesa, da lui, come un dovere umanitario. Il nostro prossimo, quindi, pensa che si debba essere ben malvagi, per distruggere cos i suoi passatempi.

PASSIONI
1130 - Nulla pi a buon mercato della passione!

1131 - Vuoi dire addio alla tua passione? Fallo, ma senza odio nei suoi confronti. Altrimenti, ti ritroverai con unaltra passione.

PAURA
1132 - Tre quarti di tutto il male che viene commesso nel mondo, provocato dalla paura. Il male , soprattutto, un processo fisiologico.

1133 - Il pauroso non sa che cosa voglia dire essere soli: dietro la sua sedia, c sempre in agguato un nemico.

1134 - Chi non fa paura a se stesso, non fa paura a nessuno.

PEDANTERIA
1135 - Chi lento nellapprendere convinto che la lentezza sia condizione naturale dellapprendere.

PENSATORI
1136 - Esistono giocatori bizzarri che, anche se mancano la porta avversaria, lasciano il campo di gioco, a modo loro, a testa alta, perch, in ogni caso, la loro palla volata molto lontano (comunque, oltre la porta) oppure perch, anche se non hanno raggiunto la porta, comunque, hanno raggiunto qualcosaltro. Esistono anche pensatori fatti cos.

1137 - Quei pensatori in cui tutte le stelle si muovono secondo orbite cicliche, non sono i pi profondi: chi guarda in se stesso come in un immenso universo, e porta in s le proprie vie lattee, sa anche quanto irregolari siano tutte le vie lattee. Esse conducono fino al caos ed al labirinto dellesistenza.

1138 - un pensatore: questo significa che, dellarte di semplificare le questioni complesse, se ne intende.

1139 - Soltanto i pensieri di chi cammina, con se stesso divagando, hanno un qualche valore.

1140 - Non bisogna prestar fede a nessun pensiero che non sia nato mentre si cammina liberamente sotto il libero cielo: che non sia unoccasione di festa anche per i muscoli.

PERFEZIONE
1141 - Dannazione! Sempre la stessa, vecchia faccenda! Quando si portata a termine la costruzione della propria casa, ci si accorge di avere, nel corso del lavoro, imparato qualcosa di nuovo ed insospettabile, che sarebbe stato assolutamente necessario sapere prima di cominciare a costruire. Eccolo, leterno, funesto troppo tardi! La malinconia propria a tutto ci che compiuto!...

PERFIDIA
1142 - La maniera pi perfida per danneggiare una causa difenderla in nome di princpi intenzionalmente falsi.

PERICOLO
1143 - Come un cavaliere su di un destriero che smania per buttarsi al galoppo, noi lasciamo cadere le briglie davanti allinfinito: noi uomini moderni, noi semibarbari. E siamo davvero nella nostra beatitudine soltanto laddove siamo, al massimo grado, in pericolo.

PERSUADERE
1144 - Tutto il suo carattere poco persuasivo: una conseguenza del fatto che, di raccontare le proprie buone azioni, non perde mai loccasione.

PERVERTITI
1145 - Definisco pervertito un animale, una specie, un individuo, quando smarrisce i propri istinti: quando sceglie, preferisce, ci che gli nocivo. Una storia dei sentimenti elevati, degli ideali dellumanit, consisterebbe, peraltro, pressoch nella descrizione dei motivi per cui luomo cos pervertito.

PESSIMISMO
1146 - Il pessimismo, si sa, il cancro degli idealisti inveterati e dei bugiardi.

PIRAMIDI
1147 - Una cultura elevata una piramide: essa, per essere stabile, ha bisogno di un terreno vasto e senza dislivelli. Tra i suoi presupposti c, prima di tutto, la piattezza salda e ben compatta dei mediocri.

POETI
1148 - I poeti sono privi di pudore nei confronti delle loro esperienze interiori: si fanno mantenere da loro.

1149 - Il grande poeta, quel che crea, lo attinge solo dalla propria natura ed esperienza; fino al punto che, poi, non riesce pi a sopportare le proprie opere.

1150 - Il poeta fa procedere i suoi pensieri assisi solennemente sul ritmo, come fosse un carro. Il fatto che, a piedi, se ne andrebbero tutti storti.

1151 - I poeti, se avvertono in s un rfolo di tenerezza, credono sempre che la natura stessa sia innamorata di loro.

1152 - Il poeta vede nel bugiardo un fratello di latte a cui egli abbia bevuto anche la sua parte di latte; costui, cos, rimasto sottosviluppato al punto da non riuscire nemmeno a raggiungere let in cui si mente in buona fede.

1153 - Questa laspirazione del mio esser poeta: comporre in unit di forma espressiva ci che frammento, enigma e orribile caso.

1154 - I pensieri veri e propri, nei poeti che sono tali davvero, avanzano tutti avvolti nei veli, come le donne arabe; solo locchio interiore, che va nel profondo dei pensieri, pu, al di l di quei veli, liberamente appuntare lo sguardo. I pensieri, in poesia, in media non valgono quanto li si stima: si paga anche per il velo, e per la propria curiosit personale.

POLITICA
1155 - Esiste una sorta di entusiastica dedizione, un fanatismo spinto agli estremi, per una persona o un partito, che rivela come noi, in segreto, ci sentiamo superiori a loro, e coviamo contro di loro un sordo rancore. Cos, per punirci del fatto che i nostri occhi hanno guardato troppo lontano, decidiamo di fare, per cos dire, i ciechi volontari.

1156 - Dedicato a tutti i partiti: un pastore ha sempre bisogno anche di un montone che guidi il gregge, altrimenti bisogna che egli stesso si faccia, alloccasione, montone.

1157 - Ogni partito cerca di raffigurare come non significativo ci che di significativo si sviluppato al di fuori della sua cerchia. Se non ci riesce, allora gli diventa nemico con tanta pi asprezza, quanto pi eccellente.

1158 - Forse, un giorno, si rider di quanto, oggi, per i giovani che sono stati educati secondo i precetti del sistema parlamentare, rappresenta un atteggiamento etico; vale a dire: porre la politica del partito al di sopra del proprio senso critico, ed andare incontro ad ogni problema relativo al benessere pubblico secondo il vento cui orientata la vela del partito.

1159 - passato il tempo della piccola politica; gi il prossimo secolo porter con s la battaglia per il dominio della terra. La costrizione alla politica grande.

1160 - Ogni filosofia che crede la soluzione al problema dellesistenza possa venire rimossa o risolta da un evento politico, una caricatura di filosofia; una filosofia a testa in gi.

1161 - Coloro cui sta a cuore linesausta dedizione agli interessi del popolo si devono liberare con forza delle invasive ed ossessive suggestioni di tutto ci che contingente: che ha, nel suo essere attuale, il proprio valore.

1162 - Ci si crede minacciati di nuovo dalla schiavit, se si sente semplicemente pronunciare la parola autorit. I nostri politici, i nostri partiti, hanno perso la capacit di valutare istintivamente gli interessi comuni ad un punto tale che preferiscono, distinto, i fattori disgreganti: ci che affretta la rovina della societ.

1163 - In tutto il destino umano non c disgrazia peggiore di quando gli uomini pi potenti sulla terra non sono anche i pi eminenti tra gli uomini. Allora tutto diventa falso, distorto e mostruoso. Se poi essi sono gli infimi, e pi bruti che uomini, allora la plebe acquista sempre pi valore. Alla fine, la virt plebea pu sostenere: Vedi: io sola, sono la virt!

1164 - Io servo, tu servi, noi serviamo: cos recita, anche ora, lipocrita preghiera di chi padrone; e guai, se il primo dei padroni non altro che il primo dei servi!

1165 - Tutti coloro che sono malati, o costituzionalmente non sani, nellintento di porre rimedio al loro confuso sentimento di insoddisfazione e di debolezza, cercano istintivamente un branco in cui entrare.

1166 - Non esistono, in politica o nelleconomia, situazioni che rendano legittimo e necessario limpegno di chi possiede le doti spirituali pi elevate: un simile scialo spirituale , in fondo, peggiore di ogni calamit. Si tratta, comunque, di mansioni che sono e devono rimanere confinate a gente dallintelligenza limitata; chiunque sia dotato di unintelligenza non limitata, non deve farsi schiavo di questo lavoro da operaio intento a battere sempre lo stesso chiodo: allora, meglio se tutti gli ingranaggi vanno in malora! E invece, per come stanno oggi le cose, non solo tutti, giorno dopo giorno, si credono tenuti, di queste faccende, a saperne qualcosa, ma vogliono anche impegnarsi in esse in modo continuativo, e per questo piantano in asso anche il loro lavoro: ecco la grande e ridicola follia in cui ci troviamo. A questo prezzo, la sicurezza sociale, si paga troppo cara; inoltre ed la cosa pi assurda in questa maniera, ci che si ottiene, della sicurezza sociale, lesatto contrario.

1167 - Alcuni governano per il piacere di governare; altri, per non essere governati. Per loro, si tratta soltanto del male minore.

1168 - La regale condiscenza insita nelle parole siamo tutti operai sarebbe stata considerata, perfino ai tempi di Luigi XIV, unespressione di cinismo e di temperamento svergognato.

1169 - Chi vuole scuotere le folle, non deve, forse, dare spettacolo di se stesso? Non deve, per prima cosa, fare di se stesso una maschera grottesca che tutti possano capire, e poi far parlare la sua persona e le sue tesi coi tratti grossolani di questo sempliciotto personaggio da commedia?

1170 - Tutti ammirano chi dotato di una volont forte; infatti, nessuno la possiede, e tutti sono convinti che, se la possedero, non porrebbero pi limiti allaffermazione di se stessi e del proprio egoismo. Se poi una volont tanto forte mostra di voler provvedere, invece di prestare ascolto alle inclinazioni della propria cupidigia, alla massa, ed appagare, di quella, le voglie, ecco che, nel mentre ci si delinea davanti agli occhi un futuro radioso, lammirazione ne risulta ampiamente rinnovata. Quanto al resto, egli adatter la sua forte volont ai caratteri della massa; infatti, quanto meno essa si vergogner al suo cospetto, tanto pi egli risulter popolare. Dunque, sia egli violento, invidioso, sfruttatore, infido, adulatore, bassamente servile, borioso: il tutto a seconda dei casi.

1171 - Nel momento in cui qualcuno mette in piazza le proprie obiezioni antidogmatiche nei confronti di quanto sostiene un famoso presidente, ovvero ideologo, di un partito, tutti quanti pensano che la causa sia il suo rancore verso di lui. E invece, talvolta, proprio allora che egli cessa di provare quel rancore; infatti, osando mettersi allo stesso livello di quello, si libera dal tormento della gelosia inespressa. MaM

1172 - Chi intende rendere un partito, al suo interno, pi forte, non deve far altro che procurargli loccasione di venire trattato in modo evidentemente ingiusto. In questo modo, esso accumula un capitale di quella buona fede della quale, forse, fino a quel momento, mancava.

1173 - Quando un partito si rende conto che uno dei suoi appartenenti, da seguace incondizionato che era, diventato un seguace a certe condizioni, lo tollera cos poco che cerca con ogni sorta di provocazioni e offese di ottenere la sua defezione conclamata, e farne un suo avversario. Infatti, esso ha il sospetto che introdurre nel proprio credo la sola idea di una validit relativa, lasciare che si parli dei suoi pro e contro, che lo si esamini nelle sue varie parti, sia pi pericoloso del fatto che lo si attacchi cos com.

1174 - In ogni partito c sempre chi, mostrandosi troppo estremista nel sostenerne il credo politico, induce gli altri alla defezione.

1175 - Ogni partito che sappia assumere laspetto del martire riesce a conquistarsi il cuore dei buoni.

1176 - Affermare con convinzione una cosa ha pi efficacia che non argomentarla per esteso, almeno con la maggioranza delle persone. Una lunga argomentazione, infatti, suscita diffidenza. Ecco perch i politici, quando parlano alle folle, per sostenere gli argomenti del loro partito, ricorrono agli slogan.

1177 - Come difficile, nelle discipline con cui non si ha famigliarit, trarre conclusioni appropriate! Ora: evidente come, in quella baraonda che il mondo intero, nelle questioni che la politica dove tutto succede allimprovviso, e tutto urgente si trova a dover affrontare ogni giorno, proprio questo trarre conclusioni inappropriate, il mezzo per decidere. Nessuno, infatti, pu vantare una piena familiarit con eventi che han preso corpo giusto la notte prima. Anche per gli uomini di Stato pi grandi, far politica significa improvvisare alla in bocca al lupo.

1178 - Di colui che si getta anima e corpo negli avvenimenti esteriori, resta sempre poco. Per questo i grandi uomini politici possono diventare uomini del tutto vuoti, eppure essere stati, una volta, uomini pieni di personalit.

1179 - Il buon senso ci salvi dalla convinzione che, un giorno o laltro, lumanit possa raggiungere lideale di un sistema politico definitivo, e che la felicit sia destinata ad irradiare unumanit a tal punto sistemata con la permanenza di un raggio di sole immutabile come il sole dei tropici.

PONTI
1180 - Nessuno pu costruire per te quellunico ponte su cui dovrai attraversare il fiume della vita.

POPOLI
1181 - Una pi raffinata intossicazione rappresenta, per i popoli rozzi, gi un progresso. Un passo sulla via della spiritualizzazione.

1182 - Bisogna mettere in conto che sullo spirito di un popolo che soffre vuole soffrire di febbre nervosa nazionalista e di ambizione politica, passino nubi e perturbazioni di ogni sorta; insomma: piccoli attacchi di rimbambimento.

1183 - Il nostro prossimo non chi vive in nostra prossimit, ma quelli che vivono in sua prossimit: cos pensa ogni popolo.

1184 - Un popolo la circonvoluzione che la natura fa per arrivare a sei, sette grandi uomini. S; e poi ne gira al largo!

PORTE
1185 - Il bambino, al pari delluomo, in tutte le esperienze che fa, in tutto ci che impara, vede delle porte: solo che, per lui, si tratta di porte di accesso; per luomo, di porte tra stanze comunicanti.

POSSEDIMENTI
1186 - solo fino ad un certo livello che il possesso rende luomo pi libero ed indipendente; un livello pi in su, ed il possesso diviene signore, ed il possidente, schiavo. In quel caso, infatti, egli deve sacrificare a ci che possiede il suo tempo ed ogni suo pensiero; inoltre, per lavvenire, resta implicato in certi rapporti fissi, inchiodato ad un posto, incorporato dentro uno Stato. E tutto questo, forse, contro i suoi bisogni pi intimi ed essenziali.

1187 - Ed ora, lui, povero: ma non perch gli abbiano portato via tutto; piuttosto, perch ha gettato via tutto. Che gliene importa? A trovare, abituato. Sono i poveri a fraintendere la sua volontaria povert.

1188 - Chi possiede, verr posseduto.

1189 - La vita pu essere stata, per noi, una predona, ed averci preso quanto le riuscito tra onori, gioie, legami affettivi, salute ed ogni sorta di beni; per, forse, pi tardi, dopo la costernazione iniziale, ci si scopre pi ricchi di prima. Solo ora, infatti, si scoperto ci che ci appartiene davvero, e che la mano di nessun predone potr mai toccare.

1190 - Alcuni non sanno quanto sono ricchi fino a quando non scoprono quanti ricchi diventeranno ladri a spese loro.

POSTUMI
1191 - Gli uomini nati postumi per esempio, io vengono compresi peggio di quelli attuali, ma li si ascolta meglio. Pi precisamente, noi non veniamo mai compresi: ecco da cosa deriva la nostra autorit.

POTERE
1192 - Per quanto riguarda la ben nota lotta per la sopravvivenza, essa mi sembra, per il momento, pi pretesa che provata. vero che si verifica, ma come eccezione: il carattere complessivo della vita non la condizione di bisogno, la fame, ma, semmai, la prodigalit, leccesso; perfino lo sperpero assurdo di risorse. Dove c lotta, si tratta di lotta per il potere.

1193 - Chi occupa un posto elevato, bene che sviluppi una memoria ruffiana; vale a dire: attrezzata a rilevare, nelle persone, tutte le qualit possibili, e segnarle con levidenziatore. In questo modo, le si pu tenere in un piacevole stato di subordinazione.

1194 - Non esiste un dominatore degno di questo nome che non sia capace di sopportare un soprannome. Anzi, solo che si abbia in mano il potere, si impara a ridere perfino di se stessi.

1195 - Si comanda a colui che non sa obbedire a se stesso. il carattere proprio ad ogni essere vivente.

1196 - Dove ho trovato vita, ho trovato anche volont di potenza.

1197 - Non sono i bisogni primari, o lavidit, il demone degli uomini: lamore per il potere. Date agli uomini tutto: salute, cibo, una casa, divertimenti; essi sono e rimangono infelici e lunatici, perch il demone, in loro, attende ancora, ed intende venire soddisfatto. Togliete agli uomini tutto, e soddisfate, in loro, quel demone; cos, saranno quasi felici. Felici per quanto, appunto, uomini o demoni lo possono essere.

POVERT
1198 - Se non si ricchi, bisogna essere orgogliosi quanto basta della propria povert!

PRECISIONE
1199 - In generale, mi pare che il concetto di percezione esatta- vale a dire: perfetta rappresentazione interiore di un oggetto, da parte di un soggetto sia un contraddittorio nonsenso. Infatti, tra due dimensioni assolutamente separate come soggetto ed oggetto, non esiste nessuna causalit, nessuna precisa corrispondenza, nessuna reciproca percezione; ma, semmai, soltanto un principio di natura estetica. Intendo dire: una trasposizione allusiva, una smozzicata traduzione tentata a dispetto di ogni incompatibilit linguistica.

PREGHIERE
1200 - La preghiera stata inventata per coloro che, quando sono soli, in effetti, non trovano niente a cui pensare, e per i quali lelevazione dellanima rimane un fatto sconosciuto o che, comunque, non si vede. Gente come questa, nei luoghi sacri, ed in tutti quei momenti della vita che, essendo solenni, richiedono calma ed una qualche dignit, che dovrebbe mai fare? Dunque, perch, quanto meno, non disturbassero, i saggi fondatori di tutte le religioni, grandi o piccole che fossero, ha imposto loro le formule della preghiera. La religione, da gente simile, pretende solo che se ne stiano calmi e tranquilli.

PRESUNZIONE
1201 - Esistono persone che, quando montano in collera ed offendono gli altri, per prima cosa pretendono che nessuno se ne abbia a male, e poi che tutti li compiangano per il fatto di essere soggetti a raptus cos violenti. A tal punto giunge lumana presunzione.

PROFESSIONI
1202 - Nel corso del viaggio, di solito, ci si dimentica la sua mta. Quasi ogni professione viene scelta ed intrapresa come mezzo per raggiungere un fine; poi, per, viene proseguita come avesse, in se stessa, un fine.

1203 - Ogni accattone diventa un ipocrita; allo stesso modo si comporta chiunque faccia di una sua deficienza; di una condizione sia essa interiore, oppure sociale di bisogno, il proprio mestiere.

1204 - Attualmente, una moda europea trattare i grossi affari con ironia. Infatti, con tutto il gran daffare che comporta lesserne schiavi, non si ha il tempo di prenderli sul serio.

PROFONDIT
1205 - Negli individui profondi, come nei pozzi profondi, quando qualcosa gli cade dentro, ci vuole molto tempo, prima che raggiunga il fondo. Chi se ne sta l ad osservare, di solito, non aspetta abbastanza a lungo: per questo facile che prenda gli individui simili per testardi irremovibili; oppure, anche, per noiosi.

1206 - Chi sa di essere profondo, cerca di essere chiaro; chi cerca di sembrare profondo alla massa, si ingegna per risultare oscuro. La massa, infatti, ritiene profondo tutto ci di cui non riesce a scorgere il fondo. A tal punto essa paurosa, e riluttante ad entrare in acqua.

1207 - Dovunque ti trovi, scava in profondit. / La sorgente l sotto. / Non ti preoccupare, se la gente / cupa grider: C linferno, l sotto!

1208 - I Greci erano superficiali per troppa profondit.

1209 - Le spiegazioni mistiche vengono considerate profonde; la verit che non riescono ad essere neppure superficiali.

1210 - Lopinione pubblica scambia facilmente chi pesca nel torbido con chi attinge dal profondo.

1211 - Ogni pensatore profondo teme pi di venir compreso che di venir frainteso. Di questultima cosa soffre, forse, la sua vanit; della prima, invece, il suo cuore. La sua simpatia, che non si stanca di dire: Ah, perch volete avere anche voi una vita dura come lho io?

1212 - possibile che uno riveli con quanta superficialit e faciloneria il suo spirito si , fino a quel momento, trastullato nei territori della cultura, proprio per il pathos che la seriosit imprime in lui.

1213 - La profondit virt dei giovani; la chiarezza, dei vecchi. Se, tuttavia, i vecchi talvolta parlano e scrivono imitando lo stile di chi profondo, lo fanno per vanit, credendo di acquistare, in questo modo, il fascino della giovinezza, dellideale: di uno slancio in avanti denso di aspettative e speranze.

PROGRESSI
1214 - Dannazione! Dannazione! Come? Non se ne sta forse tornando indietro? S! Ma, voi lo fraintendete, se gliene fate un rimprovero. Torna indietro, come tutti coloro che vogliono spiccare un gran salto. JGB

1215 - Io lodo, ad ogni passo che fanno, coloro che avanzano; vale a dire: coloro che lasciano sempre indietro se stessi, e non si danno pensiero se ci sia qualcuno, poi, disposto a seguirli.

PROMESSE
1216 - Quando viene fatta una promessa, non sono le parole, a promettere, ma tutto ci che esse lasciano inespresso. Anzi, le parole privano di forza una promessa, perch liberano e dissipano una parte di quella forza da cui la promessa deriva la propria forza. Dunque, chiedete che vi porgano la mano, e ponetevi il dito sulla bocca: in questo modo, farete il pi sicuro dei voti.

PROSPETTIVE
1217 - Il mio occhio, debole o forte che sia, scorge solo una parte dellorizzonte; in questo spazio, io esisto e mi muovo. Questo confine il mio destino, grande o piccolo che sia; ad esso, non posso sfuggire. Allo stesso modo, ludito ci limita in un piccolo ambito; ed ugualmente il tatto. Sulla base di questi orizzonti in cui i nostri sensi rinchiudono, come tra le mura di una prigione, ognuno di noi, misuriamo il mondo, definendo ogni cosa come lontana o vicina, grande o piccola, dura o morbida. Tutto questo misurare, lo definiamo sensazione. E invece, sempre e soltanto, in s, un errore!

1218 - Per vedere molto, necessario imparare a distogliere lo sguardo da se stessi.

1219 - Parecchia gente non capace di scorgere, negli individui, sentimenti elevati, e allora definisce virt il proprio osservare troppo da vicino le loro bassezze; vale a dire: il proprio malocchio.

1220 - Ci che i sensi avvertono, ci che lo spirito conosce, non mai fine a se stesso. Ma sensi e spirito vorrebbero convincerti che sono il fine di tutte le cose: tale, la loro vanit!

1221 - Voi guardate in su, quando aspirate ad elevarvi. Io, invece, guardo in gi; infatti, sono gi elevato.

1222 - Chi si mostra lieto anche sul rogo, non sul dolore, che trionfa, ma sul fatto che non avverte dolore, laddove, invece, se lo aspettava.

1223 - Al di l del nostro angolino di mondo, non ci dato di vedere nulla. Voler sapere se potrebbero esistere intelletti di altro tipo, capaci di prospettive diverse da quelle umane ad esempio, se siano possibili esseri la cui percezione del tempo vada a ritroso, oppure, alternativamente, prima in avanti e poi indietro; il che comporterebbe, per loro, una prospettiva diversa sullesistenza, perch diversa sarebbe la loro concezione del principio di causa ed effetto una curiosit priva di speranza. Io, per, penso che oggi, per lo meno, siamo lontani dalla ridicola immodestia di decretare, chiusi nel nostro angolino, che solo da questo angolino sia possibile avere una prospettiva sul mondo. Semmai, per noi, il mondo ritornato ad essere infinito, in quanto non possiamo rifiutare la possibilit che esso racchiuda infinite interpretazioni.

1224 - Pi in alto saliamo, pi piccoli sembriamo, a coloro che non sanno volare.

1225 - Quando due persone lottano tra loro, oppure si amano, o si ammirano, ad assumere la posizione pi scomoda, sempre quella pi in fregola. La stessa cosa vale per due popoli.

1226 - Le grandi stagioni della nostra vita si hanno quando noi troviamo il coraggio di invertire il nome delle nostre meschinit con quello delle nostre migliori qualit.

1227 - Qui la vista sgombra, lo spirito sollevato. Ma esiste una specie opposta di uomini, che stanno anchessi sulla vetta, ed hanno, anche loro, loro la vista sgombra; eppure, guardano in basso.

1228 - Se vuoi, per valutarlo, misurare qualcosa, devi dirgli addio, almeno per un po. Solo quando si lasciata la citt, si vede fino a quale altezza le sue torri sovrastino le case.

1229 - Perch gli esseri umani non riescono a vedere le cose come stanno? Perch non riescono a farsi da parte, e, cos, le nascondono.

1230 - Quanto pi intensa e positiva la vita che si conduce, tanto pi si pronti, per una sola sensazione che sia intensa, a rimetterci la vita.

1231 - Chi non vuole vedere laltezza di un uomo, tanto pi si mette a fissare le sue parti basse, che sono in primo piano; e con ci, tradisce se stesso.

1232 - Quando un pensatore assume una posizione che non ci piace, lo critichiamo aspramente; sarebbe pi ragionevole farlo, invece, quando la posizione che ha assunto ci piace.

1233 - Lerrore non sta solo nel sentimento che ti fa dire la colpa, la mia, ma anche in quello contrario: La colpa non la mia, ma, da qualche parte, ci sar pure qualcuno che ce lha!. Ma proprio questo a non essere vero: i filosofi devono anche saper dire, come Cristo, non giudicate!. La differenza decisiva tra il modo di ragionare dei filosofi e quello degli altri sta in questo: ai filosofi interessa che si arrivi ad un giudizio; agli altri essere, in prima persona, giudici.

1234 - La brevit della vita umana porta a sostenere molte cose sbagliate su quali siano i caratteri peculiari alla natura umana.

1235 - Chi ha conosciuto lamoralit come corollario del piacere il suo modello sono gli ex-goliardi gaudenti si immagina che la virt debba avere per corollario linfelicit. Chi, invece, ha avuto lesistenza devastata dalle sue passioni ed i suoi vizi, nella virt vede, in prospettiva, la pace e la felicit dello spirito. Ecco perch pu darsi che due persone di specchiata virt, tra loro, non si capiscano per niente.

1236 - Le cose che ognuno ha davanti agli occhi, sono quelle che gli risultano pi difficili da mettere a fuoco e, di solito, non vengono tenute in alcun conto: da questa cattiva visuale provengono, ad ognuno, pressoch tutti i suoi difetti fisici e spirituali.

1237 - Tra buone azioni e cattive azioni non c una differenza di caratteri genetici, ma solo di livello evolutivo: le azioni buone sono cattive azioni incivilite; quelle cattive, buone azioni che la regressione allo stato brado ha reso cretine.

1238 - Se una persona non ci piace, dei suoi atteggiamenti gentili nei nostri confronti, gliene facciamo altrettante colpe.

PROSSIMO
1239 - Che cosa ne sappiamo, del nostro prossimo? Non ne comprendiamo niente, se non le trasformazioni che esso opera in noi. Gli diamo un aspetto conforme a quanto sappiamo di noi stessi; ne facciamo un satellite del sistema di cui noi siamo il sole. E quando esso ci illumina o ci eclissa, anche se, in entrambi i casi, di tali effetti, siamo noi la causa, siamo persuasi del contrario. Quello in cui viviamo, un mondo di fantasmi. M

1240 - Aiutati e vedrai che tutti ti aiuteranno: questo il principio su cui si basa lamore del prossimo.

PROVVIDENZA
1241 - Se si avesse in corpo una qualche misura, anche esigua, di senso del sacro, un Dio che, provvidenzialmente, ci guarisce dal raffreddore, o che ci ordina di salire in carrozza nel preciso istante in cui si scatena un acquazzone, dovrebbe risultarci un Dio assurdo a tal punto che, anche nel caso esistesse, bisognerebbe toglierlo di mezzo.

PRUDENZA
1242 - Quando la casa brucia, si lascia l perfino il pranzo. Gi: ma poi si va a rovistare nella cenere per tirarlo fuori.

PSICOLOGIA
1243 - Su noi stessi compiamo esperimenti che non ci permetteremmo mai su nessun animale. Tutti contenti, e curiosi, incidiamo lanima nella viva carne, per guardarci dentro; tanto, della salute dellanima, che ce ne importa! Essere malati, istruttivo; in proposito, non abbiamo dubbi. Pi istruttivo che essere sani.

PUDORE
1244 - Il fascino della conoscenza sarebbe limitato, se sulla via che porta ad essa non ci toccasse di scavalcare tanto pudore.

1245 - Il pudore ingegnoso: non sono le cose pi nefaste quelle di cui ci si vergogna nel modo pi nefasto. Dietro una maschera non c solo malizia; sono tante, le qualit che si nascondono nellastuzia. Io potrei supporre che un uomo che debba nascondere qualcosa di prezioso e fragile se ne vada per la vita rotolando, grasso e tondo, come una di quelle vecchie botti per il vino, dalle pesanti carenature di ferro, e tutte incrostate di gromma: cos esige il suo delicato sentimento del pudore.

1246 - Gli uomini, quando fanno pensieri osceni, non si vergognano; ma quando si mettono in testa che la gente intuisca i pensieri osceni che fanno; allora, s.

1247 - La tendenza ad umiliarsi, farsi derubare, sbeffeggiare e sfruttare potrebbe rappresentare il pudore di un dio, quando sta tra gli uomini.

PULSIONI
1248 - Ci contro cui bisogna lottare, per costringerlo entro certi limiti, o che, in certi casi, bisogna distogliere del tutto dalla mente, andr sempre definito malvagio?

PUREZZA
1249 - Di certo, tra tutte le graduali purificazioni che allumanit si prospettano, la purificazione dei sentimenti pi elevati sar una delle pi graduali.
R

RAGIONE
1250 - La ragione il motivo pi profondo per cui noi falsifichiamo le prove che ci forniscono i sensi. Infatti i sensi, nella misura in cui ci provano il divenire, il trascorrere, il mutamento di tutte le cose, non ci ingannano.

1251 - Ragione ed istinto, per loro natura, mirano dritte ad una medesima mta.

1252 - In tutte le cose, di impossibile c solo la razionalit.

1253 - La ragione: una faccenda tediosa.

RAPPRESAGLIE
1254 - La mia rappresaglia consiste nel rispondere alla stupidit, il pi presto possibile, con una dimostrazione di intelligenza: forse, lunico modo per far pari.

RASSEGNAZIONE
1255 - Che cos la rassegnazione? la postura pi comoda per un malato che, a causa del dolore, si rigirato a lungo nel letto, sperando di trovarla; alla fine, si stancato, e cos lha trovata!

REAZIONARI
1256 - Il processo di democratizzazione dellEuropa inarrestabile: chi vi si oppone, per farlo, deve utilizzare proprio quegli strumenti che le teorie democratiche hanno messo, per la prima volta, a disposizione di tutti. Il risultato che rende quegli stessi strumenti pi duttili ed efficaci.

REDENZIONE
1257 - Nel negare e nel distruggere si pu, talvolta, riconoscere unemanazione proprio di quel potente anelito a rendere lumanit santa e redenta che Schopenhauer, il filosofo educatore, ha fatto balenare per primo in noi, uomini senza sacralit e materialisti da capo a piedi.

REGOLE
1258 - Tutte le regole hanno leffetto di distogliere dallo scopo che ha dato origine alla regola, e di rendere pi irresponsabili.

1259 - Ogni regola un regalo. Le regole che rendono ognuno di noi quello che , sono anche il regalo che gli ha fatto il destino.

1260 - il futuro a stabilire le regole per il nostro presente.

RELIGIONI
1261 - Questa la maniera in cui le religioni si estinguono: il sentimento del mito vien meno, sostituito dalla pretesa della religione ad essere fondata su basi storiche.

REPUTAZIONE
1262 - Chi non ha, almeno una volta, offerto in sacrificio se stesso al Moloch della buona reputazione?

1263 - I parenti di un suicida pensano sia stata una vera disgrazia che non sia rimasto in vita per riguardo alla loro reputazione.

1264 - pi facile sbarazzarsi della propria cattiva coscienza che della propria cattiva reputazione.

RESPONSABILIT
1265 - Luomo soltanto , alluomo stesso, un pesante fardello! Questo succede perch si carica sulle spalle troppe cose che non sono affar suo. Come un cammello, si mette in ginocchio e lascia che lo si carichi ben bene. In modo particolare, luomo forte e paziente, in cui esiste un innato rispetto dei valori, si assume il peso di troppe parole: troppi valori pesanti, ed a lui estranei; e allora, la vita finisce per sembrargli un deserto!

1266 - Anche se il futuro non ci lasciasse alcuna speranza, il miracolo del nostro esistere contingente; il nostro esserci, nellistante presente; questo enigma per cui noi siamo vivi proprio ora, eppure, per venire al mondo, avevamo il tempo infinito; il fatto di non poter disporre che di una giornata lunga una spanna, e nel suo corso dover mostrare per quale motivo e a quale scopo noi siamo venuti al mondo proprio ora: tutto questo ci incoraggia con la massima forza a seguire il nostro criterio, la nostra legge. Della nostra esistenza, dobbiamo rispondere a noi stessi.

1267 - Lidea che vi sia un Dio stata, fino ad oggi, la pi grande requisitoria contro linnocenza dellesistere Negando Dio, noi neghiamo, con lui, la nostra responsabilit. Solo cos possiamo davvero redimere il mondo. GD

RIGUARDI
1268 - Chi si sempre molto riguardato, a forza di riguardi, finisce per ammalarsi.

RIMORSI
1269 - Provare ira o addirittura rimorso perch si fallito in qualcosa, lasciate che succeda a coloro che agiscono per obbedire agli ordini di qualcuno, e che devono aspettarsi di venirsi presi a legnate, se il loro benigno signore non soddisfatto del risultato.

1270 - Il rimorso come il morso che il cane d a una pietra: una stupidaggine. MaM

1271 - Mi manca un criterio di base per capire che cosa sia il rimorso: per quanto ne sento dire, non mi pare il rimorso sia una cosa che merita rispetto.

1272 - Luomo capace di rimpianto e rimorso perch si considera libero, non perch lo .

RINGRAZIAMENTI
1273 - Rifiutare un favore, perfettamente lecito; ma rifiutare un ringraziamento (oppure il che, lo stesso accettarlo in modo freddo e convenzionale), mai. Questo, offende profondamente. E perch?

RINUNCE
1274 - La mancanza di autocontrollo nelle piccolezze erode lattitudine alla grandezza fino a mandarla in rovina. Ogni giorno in cui non ci sia negati, almeno una volta, qualche piccola cosa, un giorno male impiegato, ed un pericolo per quello successivo. Questa ginnastica indispensabile, se si vuole continuare a sentirsi, con gioia, padroni di se stessi.

1275 - Un individuo che sia riuscito a scrollarsi di dosso le catene con cui la vita abitualmente ci avvince al punto tale che, per il resto della sua esistenza, si propone come unico scopo una conoscenza sempre pi profonda del vero, deve saper rinunciare senza rimpianto, di buon grado, a molte delle cose che per gli altri hanno valore; anzi, a quasi tutto. Gli deve bastare quel suo librarsi libero e redento da ogni paura al di sopra di uomini, usanze, leggi e luoghi comuni: gli parr, quella, la pi desiderabile delle condizioni.

RISPETTO
1276 - Gli uomini devono imparare anche ad ossequiare, oltre che a disprezzare.

RITRATTI
1277 - Il filisteo, quando si mette seduto a scrivere, prende sempre laspetto di uno che voglia farsi fare un ritratto. UB

ROMANTICISMO
1278 - Questo sistematico ridurre la cultura ai suoi elementi amari, aspri, dolorosi, come prescriveva la nausea provocata da una malaccorta dieta spirituale resa cattiva abitudine: tutto questo, lo chiamano romanticismo.

1279 - Che cos il romanticismo? Ogni arte, ogni filosofia, possono essere considerate un mezzo per curare ed aiutare gli esseri viventi, nella lotta quotidiana che conducono per svilupparsi. Esse presuppongono, sempre, cose che fanno soffrire e persone che soffrono. Esistono, per, due specie di persone che soffrono. I primi soffrono per una sovrabbondanza di slancio vitale: essi vogliono unarte dionisiaca e, di conseguenza, una concezione ed una consapevolezza tragica della vita. In secondo luogo, ci sono quelli che soffrono per una penuria di slancio vitale: mediante larte e la cultura, essi cercano di ottenere pace, silenzio, bonaccia di mare, redenzione da se stessi; oppure, al contrario, ebbrezza, spasimo, stordimento, follia. Alla dissociazione interiore cui portano i bisogni contrastanti di questultima specie corrisponde tutto ci che, nelle arti e nelle scienze, si intende per romantico.

RUOLI
1280 - Quando un individuo comincia a scoprire fino a che punto egli stia recitando un ruolo, e fino a che punto ci sono, in lui, le potenzialit dellattore, ecco che diventa un attore.

1281 - Anche noi ci aggiriamo in mezzo allumanit: anche noi indossiamo con modestia quel costume nel quale (come noi fossimo il quale) gli altri ci conoscono, rispettano, cercano. Con esso, ci rechiamo in societ; vale a dire: tra gente travestita come noi, ma che non vuole venire definita cos. Anche noi ci comportiamo come tutte le scaltre maschere, ed ogni curiosit che non sia appropriata al nostro costume, la mettiamo alla porta con modi cortesi. Tuttavia, esistono altre maniere, altri trucchi illusionistici, per aggirarsi tra gli uomini; per raggirarli. Per esempio, il trucco del fantasma: assai consigliabile, se si vuole, per sbarazzarsene in fretta, spaventare la gente. Test di prova: la gente protende la mano verso di noi, e non riesce a toccarci. Questo, spaventa. Oppure: passiamo attraverso una porta chiusa; oppure: passiamo tra la gente quando tutte le luci sono spente; o ancora: dopo che siamo gi morti. Questultimo il trucco illusionistico tipico degli uomini postumi per eccellenza.
S

SACRIFICI
1282 - Potendo scegliere, preferiamo un sacrificio grande ad uno piccolo. Del grande, infatti, possiamo sentirci ripagati con lammirare noi stessi; cosa che, col piccolo, non possibile.

1283 - Chi ha davvero fatto sacrifici, sa che cosa ne voleva ricavare, ed ha ottenuto. Forse, ha sacrificato una parte di s ad una parte di s: in una certa fase della sua vita, ha concesso qualcosa per avere, in unaltra, qualcosa in pi. Forse, soprattutto, per contare di pi; o soltanto per non sentire se stesso come superfluo: uno dei pi.

1284 - Sul sacrificio e sullo spirito di sacrificio, le vittime sacrificali hanno unopinione diversa da quella degli spettatori; per, da sempre, non le si fa parlare.

SAGGEZZA
1285 - La saggezza il mormorio con cui il solitario parla a se stesso tra la folla del mercato.

1286 - Si pu annunciare la propria saggezza anche con le campane, ma i mercanti sulla piazza le copriranno, pur sempre, col tintinno dei loro spiccioli.

1287 - La saggezza, alla plebe, sembra una specie di fuga; un artificio, un tiro mancino col quale ci si tira fuori da un brutto gioco.

1288 - Ritengo che proprio i filosofi si siano sempre sentiti del tutto lontani da quanto il popolo (e chi, oggi, non popolo?) intende per saggezza: quella passivit furbesca e bovina, quella devota mansuetudine da curato di campagna, quando se ne sta sdraiato sul prato ed osserva la vita con ruminante gravit.

1289 - Ogni tanto, dobbiamo lasciarci soddisfare dalla nostra follia, se vogliamo poter continuare ad essere soddisfatti della nostra saggezza.

SANTIT
1290 - Finora, gli uomini pi potenti si sono sempre verecondamente genuflessi di fronte ai santi: quella sottomissione volontaria di s, quella estrema rinuncia, che sono un vero enigma. Ma perch tutto questo genuflettersi? Nel santo essi intravvedevano acquattato, per cos dire, dietro il suo aspetto fiaccato e miserando, come dietro un punto interrogativo la forza superna che merc una tale sottomissione voleva di s dar prova: quella forza di volont in cui essi riconoscevano e sapevano di tributar onore alla propria stessa forza, il proprio dominante principio di piacere. Onorando il santo, essi rendevano onore ad una parte di se stessi.

1291 - Chi scopre che cosa sia la morale, scopre anche che tutti i valori nei quali si crede, o si creduto, sono disvalori. Nelle tipologie umane pi glorificate o addirittura santificate, egli non vede pi nulla di glorioso. In esse, egli vede la pi nefasta specie di creature deformi. Nefasta, per il suo potere di affascinare.

1292 - La santit lorizzonte dellideale per tutti coloro che la natura ha fatto miopi.

1293 - Com possibile lannichilimento della volont? Com possibile il santo? Come? Il miracolo sarebbe soltanto un errore di interpretazione? Un difetto di filologia?

SCETTICISMO
1294 - I filosofi dellavvenire sorrideranno, questi spiriti austeri, se qualcuno dir al loro cospetto: Questo pensiero mi eleva: come potrebbe non essere vero? Oppure: Quellopera mi estasia: come potrebbe non essere bella? Oppure: Questo artista mi fa pi grande; come potrebbe non essere grande? Essi non avranno forse solo un sorriso, ma un reale disgusto di fronte a tutto ci che venga ridotto a questo criterio pietistico, idealistico, effemminato, ermafrodito.

1295 - Uno spirito che aspiri a qualcosa di grande, e che aspiri anche ai mezzi per ottenerlo, , necessariamente, uno scettico.

1296 - Ammesso dunque che un qualche tratto, nella figura dei filosofi dellavvenire, induca a chiedersi se il loro destino non sia, magari, quello di farsi scettici; dicendo questo, per, s indicato soltanto un certo loro carattere, e non loro stessi. Non c dubbio: questi Imminenti potranno men che meno essere privi di quelle qualit serie e poco rassicuranti che separano il critico dallo scettico. Intendo dire: la sicurezza nella misura dei valori, la cosciente applicazione pratica di un metodo unitario, il coraggio prudente, la capacit di far parte per se stessi e rispondere di s.

SCIENZA
1297 - Lidea che vi sia una sola interpretazione corretta del mondo: quella che ammette, come parametri, numeri, calcoli, pesi, vista, tatto, e niente altro, una goffa ingenuit, sempre che non si tratti di unaffezione mentale, di un idiotismo. Non sarebbe, invece, pi verosimile, pensare che, di tutto ci che esiste, siano proprio gli elementi pi superficiali ed esteriori quelli pi fenomenici: il modo in cui ogni cosa assume una scorza e una figura i primi a lasciarsi afferrare? Forse, addirittura gli unici che si lascino afferrare? Uninterpretazione scientifica del mondo, di conseguenza, pu sempre darsi che sia una delle pi stupide vale a dire: povere di senso tra tutte le possibili interpretazioni del mondo. Tutto questo, era inteso come diretto alle orecchie e la coscienza dei signori Meccanicisti, che, al giorno doggi, vanno volentieri a braccetto con i filosofi, e sono assolutamente persuasi che la meccanica sia la dottrina di tutte le leggi naturali da quelle fondamentali allultima delle conseguenti sulle quali, in quanto causa prima, tutto ci che esiste fonda la propria costituzione organica. Ma un mondo essenzialmente meccanico sarebbe un mondo essenzialmente privo di senso! Supponiamo che il valore di un brano musicale venga fatto consistere in quanto di esso possa venire reso cifra numerica, calcolato, ridotto a formula matematica: una simile valutazione scientifica della musica, come sarebbe assurda!

1298 - Le nostre nozioni di tempo e di spazio sono erronee; infatti, se sottoposte ad unanalisi consequenziale, portano a contraddizioni logiche. In ogni determinazione di dati scientifici noi ci basiamo, inevitabilmente, su unit di misura false; siccome, per, queste unit di misura sono, per lo meno, costanti come, per esempio, le nostre nozioni di tempo e di spazio la coerenza interna che ne risulta conferisce ai dati scientifici un aspetto convincente di rigore e di affidabilit.

1299 - Nella natura delluomo di scienza insito un vero e proprio paradosso: egli si comporta, nella vita, con la beata indolenza dello scioperato; come se lesistenza non fosse una faccenda disperata ed inquietante, ma un possesso sicuro, la cui durata ci sia stata garantita eterna. Egli sembra vivere, dilapidare unintera vita, a porsi domande la cui risposta, in fondo, dovrebbe risultare di qualche rilievo solo a chi fosse sicuro di avere davanti a s tutta leternit.

1300 - La scienza sta alla saggezza come la virt alla santit. fredda, arida, senza amore, e non conosce quel sentimento profondo di insoddisfazione che una specie di nostalgia.

1301 - Finch per cultura si intender, in sostanza, soltanto la promozione del sapere scientifico, il progresso della cultura aggirer con freddezza spietata le personalit eminenti, e la loro sofferenza. La scienza, infatti, di ogni questione fa un problema di dottrina; entro il suo dominio, la sofferenza individuale , precisamente, una circostanza disdicevole e incomprensibile. Quindi, una volta di pi, un problema di dottrina.

1302 - Lo scienziato, se intende, una volta terminata l indagine su di un determinato soggetto, passare ad un altro, ci focalizza sopra il proprio intero orizzonte visivo. Unimmagine, la fa diventare un insieme di punti; si comporta come uno spettatore che, per osservare meglio la scena, impugnasse un binocolo, per poi vedersi balenare davanti agli occhi ora una testa, ora una giacca, e una camicia; mai, per, una figura intera.

1303 - Lo spirito scientifico , forse, solo paura: una scappatoia al pessimismo? Una sottile legittima difesa contro la verit? Usando il gergo della morale: sarebbe una forma di falsit codarda? Usando un gergo immorale: unastuzia?

1304 - In cinque o sei teste affiora, forse, oggi, come un timido barbaglio antelucano, il fatto che la fisica non sia altro che una riduzione a certe regole: una interpretazione (la nostra interpretazione! mi sia concesso dirlo), e nientaffatto una delucidazione del mondo. Tuttavia, essa, fin tanto che poggia sulla fede nei sensi, ha maggior valore ed destinata, alla lunga, nel tempo, a venire a contare ancora di pi; vale a dire: a divenire criterio dimostrativo. Ha dalla sua parte le dita e gli occhi; ha dalla sua parte levidenza visiva e la palpabile tangibilit: tutte cose che, incantando per magica malia unet dal sentire fondamentalmente plebeo, la fanno, della fisica, convinta interlocutrice e convincente testimone; infatti, essa aderisce al canone di verit stabilito da quel sensualismo che gode di eterno favore popolare. Che cos chiaro, che cos dichiarato? Prima di tutto, ci che si lascia vedere e toccare: fino a tal punto bisogna spingere ogni problema.

1305 - Vogliamo introdurre in tutte le scienze la purezza ed il rigore della matematica, nella misura in cui ci sia possibile, non perch siamo convinti che per questa via giungeremo a conoscere le cose, ma per segnare, in questo modo, i limiti tra la conoscenza di noi stessi e la conoscenza del mondo. La matematica soltanto un mezzo per conoscere luomo nella sua essenza ultima e complessiva.

1306 - La paura il sentimento originario e fondamentale delluomo. Con la paura si spiega ogni cosa: il peccato originale e le virt originarie. Questa antica, atavica paura resa, infine, pi sottile, spirituale, intellettuale oggi mi pare si chiami scienza.

1307 - Tutti quelli che si dedicano ad una scienza ed il cui cuore comincia a bruciare di sacro zelo solo dopo che vi hanno fatto qualche scoperta, vuol dire che non hanno, per essa, alcun interesse reale.

1308 - Ogni scienza deve laver raggiunto continuit storica e validi principi fondanti soprattutto al fatto che larte di leggere in modo corretto intendo dire: la filologia ha toccato il grado pi alto del suo sviluppo.

1309 - Al giorno doggi, le scienze comprendono un campo cos vasto, ciascuna eleva la sua torre ad una altezza cos vertiginosa, da rendere elevata anche la probabilit che il filosofo, gi allinizio dei suoi studi, si senta stanco, e voglia aggrapparsi a qualcosa di solido: ed ecco nato uno specialista. Le vette cui mirava, egli non le toccher pi: quelle da cui il suo sguardo, circospetto, possa sovrastare tutto; vedere tutto al di sotto di s.

1310 - Labilit dei nostri scienziati, il loro puntiglio senza vita, la loro testa che fuma giorno e notte, la loro stessa maestria da artigiani: quanto spesso, tutto questo, acquista il suo vero senso soltanto nel far s che un problema, ai loro occhi, non si renda pi evidente! La scienza come narcotico autoprescritto: lo concepite, questo?

1311 - Finora, la pianta di ogni scienza si sviluppata sul fusto della cattiva coscienza.

1312 - Ci che produce stupefazione, nella scienza, lopposto della stupefazione che un prestigiatore provoca ad arte. Mentre, infatti, costui ci vuole convincere a vedere un nesso di causa-effetto assai semplice, laddove, di fatto, leffetto viene prodotto da un insieme di cause assai complesse, la scienza ci obbliga a perdere la fiducia in un nesso causa-effetto assai semplice proprio laddove tutto appare quanto mai evidente e comprensibile: in tutti i fenomeni in cui levidenza fa di noi tanti giullari. Le cose semplici si sono alquanto complicate: di questo, non ci si stupir mai abbastanza!

1313 - Come? Il fine ultimo della scienza sarebbe quello di assicurare alluomo il massimo grado di piacere ed il minimo di dispiacere che sia possibile? E se piacere e dispiacere fossero legati tra loro a filo doppio, di modo che, chi vuole godere al massimo grado del primo, deve accettare anche, al massimo grado, il secondo?

1314 - Negli ultimi secoli, ci si adoperati per divulgare la scienza; in parte, perch si sperava, in essa, e per suo tramite, di comprendere nel modo migliore la bont e la saggezza di Dio; in parte, perch si credeva che la scienza fosse un valore assoluto, la cui utilit derivasse, specificamente, dallintimo legame presupposto tra morale, conoscenza e felicit; in parte perch nellamore per la scienza si riteneva di identificare un amore disinteressato, innocuo, capace di bastare a se stesso, davvero innocente, e cui gli istinti malvagi delluomo non potessero prendere parte. Dunque, la diffusione della scienza ha avuto origine da tre errori.

1315 - Ogni scienza, sia naturale, che innaturale in tal modo definisco lautocritica della conoscenza oggi rivolta allo scopo di dissuadere luomo da quel rispetto per se stesso che, prima, possedeva; quasi non fosse altro che bizzarra presunzione.

1316 - Per definire la scienza, sar sufficiente considerarla la riduzione delle cose ad una prospettiva antropomorfica, realizzata nel modo pi obbiettivo possibile. Col descrivere i fenomeni naturali nel loro succedersi, noi, cos, impariamo a descrivere, con sempre maggiore esattezza, noi stessi.

1317 - pur sempre una fede metafisica, quella su cui si basa la nostra fede nella scienza.

SCOPERTE
1318 - Chi ha rinunciato a qualcosa radicalmente ed ormai da lungo tempo, se poi, per caso, si imbatte di nuovo in quella stessa cosa, creder quasi di averla scoperta.

SCRITTORI
1319 - Chi traspone sulla carta le proprie sofferenze, diventa un autore triste; invece, se vi traspone ci che ha sofferto, e per quali vie, oggi, riposa nella gioia, diventa un autore serio.

1320 - A: Io non appartengo alla categoria di coloro che pensano tenendo in mano la penna gi intinta nel calamaio; tanto meno sono uno di quelli che, seduti sulla loro seggiola, fissando il foglio bianco, lasciano briglia sciolta ai propri trasporti emotivi, col calamaio bello aperto davanti a s. Ogni volta che mi metto a scrivere, io provo un senso di ira e vergogna. Per me, lo scrivere una necessit fisiologica: mi ripugna perfino parlarne in chiave metaforica. B: Ma perch scrivi, allora? A: Ebbene, mio caro: ti devo dire, in confidenza, che fino ad ora non ho trovato altro mezzo per liberarmi dei miei pensieri. B: E perch te ne vuoi liberare? A: Perch lo voglio? Dunque, sarei io a volerlo? Io devo farlo! B: Oh, basta; basta cos!.

1321 - Lautore migliore migliore deve essere quello che, di diventare scrittore, si vergogna.

1322 - Se si scrivono libri, non lo si fa, forse, proprio per nascondere quel che si serba dentro di s?

1323 - Bisognebbe considerare gli scrittori come dei malfattori meritevoli di assoluzione o di grazia soltanto in rarissimi casi: sarebbe un mezzo efficace contro la proliferazione eccessiva dei libri.

SCUSE
1324 - Il disgusto per il sudiciume pu essere cos grosso da far s che non ci laviamo: non ci giustifichiamo.

1325 - Quando qualcuno si scusa con noi, deve farlo molto bene. Altrimenti, facile che finiamo per sentirci noi, i colpevoli, e proviamo una sensazione spiacevole.

S
1326 - Per quanto attiene alla superstizione dei logici, io non mi stancher mai di tornare a sottolineare sempre un piccolo, esiguo dato di fatto, che viene malvolentieri ammesso da questi superstiziosi; e precisamente: che un pensiero viene quando esso vuole, e non quando voglio io. Quindi, una falsificazione dellevidenza oggettiva dire: il soggetto io la condizione del predicato penso. Esso pensa; ma che questo esso sia proprio quel vecchio famoso io , per dirla in modo leggero, solo una supposizione, unaffermazione. Soprattutto, non si tratta affatto di una certezza immediata.

1327 - Ogni tanto dobbiamo saper perdere noi stessi, se vogliamo imparare qualcosa da ci che noi stessi non siamo.

1328 - Dietro i tuoi pensieri ed i tuoi sentimenti, fratello mio, c un potente signore, un saggio occulto: si chiama S. Esso dimora nel tuo corpo. il tuo corpo.

SEDUZIONE
1329 - Vuoi accattivarti la sua simpatia? Allora, di fronte a lui, assumi unaria imbarazzata. JGB

SEGUACI
1330 - I nostri seguaci, quando prendiamo partito contro noi stessi, non ci possono mai perdonare. Infatti, per loro, questo significa non solo rifiutare il loro affetto, ma anche mettere in ridicolo la loro intelligenza.

1331 - Le stte, quando si rendono conto che rimarranno deboli, danno la caccia a seguaci che siano singolarmente intelligenti, perch intendono compensare con la qualit i loro limiti quantitativi. Qui si annida un pericolo non trascurabile, per le persone intelligenti.

1332 - Il seguace pi pericoloso di un partito quello la cui defezione farebbe scomparire lintero partito; quindi, il suo seguace migliore.

1333 - Oggi, se uno osasse dire chi non con me contro di me, avrebbe subito tutti contro. Questo modo di reagire fa onore al nostro tempo.

1334 - Che persone poco notevoli siano i propri seguaci, lo si scopre solo dopo avere smesso di essere il seguace dei propri seguaci.

1335 - Se si scorgono indizi che facciano sospettare una calunnia particolarmente infame di cui siamo stati vittime, ne va cercata lorigine non gi tra i propri semplici nemici dichiarati; infatti, se costoro escogitassero qualcosa di simile sul nostro conto, siccome sono nostri nemici, nessuno gli darebbe credito. Invece, le persone alle quali, per un certo periodo di tempo, siamo stati sommamente utili, ma che, per un qualsiasi motivo, possono, in segreto, ritenersi sicuri che, da noi, non otterranno pi nulla: individui simili, sono nelle condizioni di dare allinfamia la spinta iniziale.

SEMPLICIT
1336 - Uno stile di vita semplice, oggi, difficile: per riuscirci, ci vogliono molta pi capacit riflessiva e talento inventivo di quanto anche persone molto dotate non abbiano.

SENSAZIONI
1337 - I nostri automatismi sensoriali ci hanno irretito nella menzogna e negli inganni delle sensazioni: essi stanno sempre alla base di tutti i nostri giudizi, delle nostre nozioni. Non esiste nessuna via duscita, nessuna scappatoia segreta per sgusciare nel mondo reale! Noi siamo ragni presi nella nostra stessa rete. Qualunque cosa riusciamo ad acchiappare, si tratter sempre e solo di ci che la nostra ragnatela in grado di trattenere.

SEPARAZIONI
1338 - Non dal modo in cui unanima si accosta ad un altra, ma dal modo in cui se ne separa, si pu valutare il grado di parentela e di affinit spirituale che ha con lei.

SEPOLCRI
1339 - In verit, per morire, siamo gi troppo stanchi; dunque, vegliamo ancora, e continuiamo a vivere. Nei sepolcri.

1340 - Solo dove ci sono sepolcri, succedono resurrezioni.

SERENIT
1341 - Sta attento a che la tua serenit contemplativa non assomigli a quella del cane davanti alla macelleria: la paura gli impedisce di avanzare; lavidit, di far dietrofront. E al posto delle zanne, digrigna gli occhi.

SERVI
1342 - Chi dipende in modo ineluttabile da un padrone, deve avere qualcosa con cui incutergli paura e tenerlo a freno: per esempio, onest, o sincerit; oppure, una lingua mordace.

SICUREZZA
1343 - Al confronto con chi ha il senso comune dalla propria parte e non ha bisogno di cercare le ragioni per cui si comporta in un certo modo, lo spirito libero appare sempre poco risoluto, soprattutto nellagire. Infatti, egli consapevole di troppe motivazioni e punti di vista per non essere goffo e insicuro.

SIMBOLI
1344 - Si pu presupporre che accanto al sole ci siano innumerevoli corpi oscuri, che noi non vedremo mai. Questo , detto tra noi, un simbolo: uno psicologo morale legge tutta quanta la scrittura degli astri soltanto come un linguaggio di simboli e segni grazie al quale si possono far passare sotto silenzio molte cose.

SIMPATIA
1345 - A ficcarcisi nella testa con maggior fastidio non sono i nemici, ma tutte quelle persone i cui atteggiamenti non saremmo disposti a sostenere, in ogni circostanza, simpatici, ma verso i quali un motivo ineludibile per esempio, la gratitudine ci costringe a mantenere, da parte nostra, lapparenza di una incondizionata simpatia.

SINCERIT
1346 - Su ci che sia la sincerit, nessuno stato, finora, sincero abbastanza.

1347 - Parecchie persone sono sincere non perch aborriscano i sentimenti ipocriti, ma perch, a rendere credibili i loro sentimenti ipocriti, non ci riuscirebbero.

1348 - La sincerit la grande adescatrice di tutti i fanatici.

1349 - A chi , in pubblico, sincero con se stesso, il dare anche solo la minima importanza a questa sua sincerit, lultima cosa che possa venire in mente. Infatti egli sa anche troppo bene il motivo per cui sincero: lo stesso per cui altri preferiscono essere impostori ed ipocriti.

1350 - Leroismo della sincerit sta nel saper smettere, prima o poi, di essere il suo giocattolo.

SOCIET
1351 - difficile vivere in mezzo agli uomini perch, tacere, tanto difficile...

1352 - Da dove deriva la smisurata insofferenza che rende luomo moderno un delinquente, in condizioni che spiegherebbero meglio linclinazione opposta? Infatti, se ci sono persone che usano pesi falsi, altre che, dopo averla assicurata per una forte somma, danno fuoco alla casa, altre ancora che sono complici nel fabbricare denaro falso; se i tre quarti dellalta societ si danno alla frode legalizzata, avendo sulla coscienza la speculazione in borsa: cos che li spinge? Non il vero e proprio bisogno di denaro: a tutta questa gente, non va poi cos male; forse hanno perfino da mangiare e da bere senza dover muovere un dito. Tuttavia, a non dargli respiro, giorno e notte, sono una terribile insofferenza essi non sopportano che il denaro si accumuli troppo lentamente ed un altrettanto terribile volutt damore: la passione per il denaro che hanno gi accumulato. In questa insofferenza ed in questo amore riaffiora quel fanatismo che la volutt di potenza sempre reca con s, e che, un tempo, ad accendere, era la convinzione di possedere la verit; per cui aveva nomi cos belli che si poteva osare, in suo nome, di essere, in buona fede, disumani (dare alle fiamme Ebrei, eretici e buoni libri; sradicare intere culture superiori, come quelle del Per e del Messico). Gli strumenti della volutt di potenza sono mutati, ma ancora lo stesso vulcano a dare fiamme. Linsofferenza e leccesso di amore vogliono le loro vittime: ci che un tempo si faceva per volont di Dio, ora lo si fa per volont del denaro; vale a dire: per ci che, al giorno doggi, assicura pi di ogni altra cosa un senso di potere ed una coscienza tranquilla.

1353 - Se indico nello sfruttamento delle utopie rivoluzionarie da parte di una casta di plutocrati egoista e indifferente agli interessi di Stato una pericolosa caratteristica insita nei nostri attuali uomini politici; se riconosco nella smisurata diffusione dellottimismo liberale soltanto levidente effetto di un singolare accentramento del denaro nelle mani di pochi; se, infine, vedo tutti i mali dellattuale situazione sociale, insieme allinevitabile decadenza dellarte, come germogliati da queste radici, o sviluppatasi insieme ad esse: alla luce di tutto questo, se, per una volta, intono un peana in lode della guerra, me lo si far passare per buono.

1354 - Oh, i pranzi che, al giorno doggi, la gente consuma nei ristoranti, e in tutti i luoghi dove si incontra la classe sociale dei benestanti; che schifo! Perfino quando vi si riuniscono ragguardevoli uomini di cultura, abitualmente si procede a caricare di roba il loro tavolo allo stesso modo di quello dei banchieri: secondo il principio delleccesso e della pi sfrenata variet. La conseguenza che le pietanze vengono preparate in vista delleffetto, e non della sostanza, e che, per eliminare il senso di pesantezza dallo stomaco e dal cervello, occorre lausilio di bevande eccitanti. Mangiate simili, che senso hanno? Vogliono essere di rappresentanza. Rappresentanza di che, in nome del cielo? Della classe sociale? No: del denaro; le classi sociali non esistono pi! Siamo tutti e soltanto individui. Il denaro, invece, significa potere, notoriet, dignit, predominio, autorit. La quantit di denaro che uno possiede, oggi, determina in anticipo il giudizio morale che la societ dar su di lui. Nessuno, dunque, disposto a tenere il denaro sotto il moggio. Nessuno, per, lo vuole mettere sulla tavola. Dunque, deve esserci qualcosa che stia in tavola in rappresentanza del denaro; e infatti, guardate un po i nostri pranzi

1355 - Ammesso che, fin dai tempi pi remoti, le necessit quotidiane abbiano avvicinato tra loro soltanto gli individui che tramite segni comuni potevano indicare bisogni ed esperienze comuni, ne risulta , tutto sommato, che la facilit nel comunicare le necessit quotidiane vale a dire, in ultima analisi: il sentire come esperienze soltanto le cose pi mediocri e banali di cui, nella vita, si faccia esperienza tra tutte le esigenze che hanno, finora, condizionato lumanit, deve essere stata la pi violenta. Le persone pi comuni e pi ordinarie ne furono e ne sono sempre avvantaggiate; quelle pi elette, pi fini, pi singolari, pi difficili da comprendere, invece, facile che rimangano sole. Soccombono, nel loro isolamento, alle disgrazie, e di rado la loro pianta d germogli.

1356 - Lo sfruttamento non caratteristica di una societ corrotta, imperfetta o primitiva: esso appartiene allessenza di ogni essere vivente. In quanto funzione organica basilare, esso effetto di quella particolare volont di potenza che , per lappunto, la volont di vivere. Ammettiamo pure che la teorizzazione di tutto questo rappresenti una novit; nei fatti, per, si tratta dellevento primario da cui deriva lintera storia umana: si sia sinceri fino a tal punto, verso se stessi!

1357 - La societ ha il diritto di esistere non in quanto funzione della societ, ma soltanto in quanto sovrastruttura e impalcatura appoggiandosi sulla quale una stirpe predestinata di eletti si renda capace di elevarsi fino al suo sublime compito e, soprattutto, fino alla sua sublime essenza: a somiglianza di quelle piante rampicanti giavanesi avide di luce le chiamano Sipo Matador che avvinghiano con le loro braccia una quercia cos a lungo e ripetutamente che infine riescono alte su di essa, anche se ad essa appoggiate a dischiudere alla libera luce la loro corolla, e far cos mostra della loro felicit.

1358 - Impegno sociale, lassismo privato.

1359 - Proprio per questo scopo sono state congegnate tutte le istituzioni umane: fare in modo che, bombardati da un continuo profluvio di pensieri, non ci si accorga pi di essere vivi.

1360 - La societ umana un tentativo, un lungo tentare: tentare le voglie di un dominatore! Un tentativo, fratelli miei! Che centra il contratto sociale?

1361 - Ci sono momenti in cui noi tutti ci rendiamo conto di come le istituzioni pi intrusive, coi loro doveri, nella nostra vita, siano state concepite soltanto perch potessimo sottrarci al nostro vero compito. Ci affrettiamo a disfarci del nostro cuore, donandolo allo stato, agli affari, alle relazioni sociali o alla scienza, soltanto per non possederlo pi. Ci assoggettiamo al peso del nostro lavoro quotidiano con una fregola da perderci i sensi, ben pi di quanto sarebbe necessario per il nostro sostentamento. Tutto questo, perch abbiamo bisogno, prima di tutto, di non fermarci a riflettere. La fretta contagia tutti, perch tutti fuggono da se stessi.

1362 - Che cosa provoca, oggi, la nostra ripugnanza nei confronti degli esseri umani? (Non c dubbio, infatti, che, per noi, gli esseri umani sono una malattia). Non certo la paura; piuttosto, il fatto che, dagli esseri umani, non abbiamo pi nulla da temere. Il fatto che luomo addomesticato, incurabilmente mediocre e sconfortante, abbia gi imparato a sentirsi il fine ultimo, il coronamento e la ragione stessa della storia. A sentirsi luomo superiore.

1363 - solo da quando luomo ha imparato a riconoscere gli altri come suoi simili vale a dire, dalla fondazione della societ civile che esiste la gioia per le disgrazie altrui.

SOFISTICATI
1364 - Gli intelletti pi sofisticati, ai quali niente pi estraneo delle banalit, spesso, passando per ogni sorta di circonlocuzioni e tortuosi percorsi verso le vette dello spirito, si imbattono in una di esse; allora, con stupore di chi sofisticato non , sono tutti contenti.

1365 - Chi considera lumanit un gregge da cui allontanarsi al pi presto, finir per venire, inevitabilmente, raggiunto e preso a cornate.

1366 - La raffinatezza intellettuale di solito produce, in chi la possiede, un mutismo imbarazzato che viene, da chi fine non , interpretato come un segno di silenziosa superiorit, ed , per ci, molto temuto. Invece, se si percepisse che si tratta di imbarazzo, susciterebbe benevolenza.

1367 - Bisogna stare in guardia dal diventare acuti troppo in fretta; infatti, in questo modo, si rischia di diventare, contemporaneamente, esili troppo in fretta. MaM

SOGNI
1368 - Ci di cui facciamo esperienza in sogno, in fondo, appartiene alleconomia complessiva della nostra anima allo stesso pieno diritto di qualsiasi altra esperienza reale: noi veniamo, per sua virt, resi pi ricchi, oppure impoveriti.

1369 - Nei sogni, dissipiamo troppo del nostro temperamento artistico; per questo, di giorno, spesso, ne abbiamo cos poco.

1370 - Se, per un attimo, ci astraiamo dalla nostra realt individuale; se riusciamo a concepire la nostra stessa esistenza empirica e quella del mondo nel suo complesso come una rappresentazione creata ad ogni istante dallEnte Originario; allora, dovremo considerare il sogno come apparenza della apparenza; vale a dire: un appagamento ancora pi pieno della nostra atavica passione per le apparenze.

1371 - Se sognassimo tutte le notti lo stesso sogno, ne saremmo coinvolti come dalle cose di tutti i giorni.

SOLITUDINE
1372 - Se restiamo da soli, e in silenzio, abbiamo paura di sentire nellorecchio un sussurro, e di ci che ci pu dire; per questo odiamo il silenzio, ed usiamo le relazioni sociali come un narcotico.

1373 - La rugiada cade sullerba quando la notte nel suo pi profondo silenzio.

1374 - Una cosa labbandono, unaltra la solitudine.

1375 - Siamo sempre e soltanto in compagnia di noi stessi.

1376 - La capacit di murarsi dentro la propria anima una delle principali astuzie con cui listinto tutela una gravidanza spirituale.

1377 - Vivi ignorando tutto ci che, agli uomini del tuo tempo, pare essenziale! Metti tra te ed il presente almeno tre secoli di corazza! E il grido del presente, il chiasso di guerre e rivoluzioni, ti possa giungere come un mormorio!

1378 - Se si vive da soli, non si parla troppo forte, e non si scrive, neanche, troppo forte. Si teme la vuota eco: il giudizio critico della ninfa Eco.

1379 - Quando sopraggiunge quella brutale ed esaltata confraternita della quale fan parte tutti coloro che corrono dietro alla felicit, tutto diventa un intrico di grida, un parapiglia da rimanerci storpi. Allora il filosofo si tappa gli orecchi, si mette una benda sugli occhi e fugge nel deserto pi desolato, dove pu vedere ci che essi non vedranno mai. Dove pu ascoltare gli echi profondi della natura e delle stelle.

1380 - Uno va dal prossimo suo perch cerca se stesso; un altro, perch vorrebbe perdere se stesso. il vostro cattivo amore per voi stessi, a rendervi la solitudine una prigione.

SOVRANIT
1381 - Meglio restare debitori che pagare con una moneta su cui non sia impressa la nostra effige: questo vuole la nostra sovranit.

SPADE
1382 - La spada con cui si attacca bella larga, quella con cui ci si difende, di solito, ha la punta ad ago.

SPECIALISTI
1383 - Per i mediocri, nel loro essere mediocri, sta quella felicit che deriva dallessere maestri in una sola disciplina: nellavere un istinto naturale per la specializzazione.

SPIRITO
1384 - Il puro spirito la pura menzogna.

1385 - Gli uomini pi spirituali, siccome sono i pi forti, trovano la felicit personale laddove altri troverebbero la loro rovina: nel labirinto, nella durezza verso se stessi e gli altri, nel continuo mettersi alla prova. Il loro piacere sta nel costringere se stessi. In loro, lascetismo diventa natura, bisogno, istinto. Nella gravosit di un incarico, ci vedono un privilegio; nel giocare con i pesi che schiacciano gli altri, una forma di svago.

1386 - Lo stacco di tempo del metabolismo sta in una relazione precisa con lagilit o landatura claudicante con cui lo spirito mette avanti i piedi. Lo spirito stesso soltanto un aspetto particolare di questo metabolismo.

1387 - Chi cerca di continuo lo spirito, di spirito, non ne ha.

STAMPA
1388 - Se si considera come, anche al giorno doggi, tutti i grandi eventi politici si insinuino sulla scena del mondo di soppiatto e resi irriconoscibili da un velo quasi certi avvenimenti insignificanti li tenessero nascosti col farli apparire piccoli, al loro cospetto e come solo molto tempo il loro verificarsi essi mostrino fino a che punto le loro profonde ramificazioni abbiano fatto tremare il suolo; allora, quale importanza si pu dare alla stampa, cos come essa, oggi, , col suo giornaliero dar fiato ai polmoni a forza di gridare, prevaricare la voce degli altri, provocare e spaventare? La si pu considerare qualcosa di pi di un cieco chiasso permanente, che fa prendere ad orecchie e sensi una direzione sbagliata?

STATO
1389 - Quei tremendi bastioni che le organizzazioni statali hanno eretto contro listinto atavico della libert le pene giudiziarie ne sono, pi di ogni altra cosa, parte integrante hanno aperto il varco attraverso il quale quellistinto cos gagliardo nelluomo selvaggio, libero e senza patria a forza di venire represso, invertendo il suo corso, giunto ad aggredire lanimo umano. Lostilit reciproca, la crudelt, il compiacimento nel perseguitare, assalire, destabilizzare, distruggere: sono tutte manifestazioni del modo in cui questo istinto si rivolta contro chi lo possiede. questa lorigine prima della cattiva coscienza.

1390 - Cultura e Stato non ci si inganni su questo sono antagonisti. La cultura di Stato soltanto una trovata moderna. In questa espressione, infatti, ognuno dei due termini vive a spese dellaltro; ognuno prospera sulle spalle dellaltro. Tutte le grandi epoche della cultura sono epoche di decadenza politica. Tutto ci che grande, in senso culturale, di carattere apolitico. Anzi, addirittura antipolitico.

1391 - Al giorno doggi, nessun governo ammette di mantenere un esercito per soddisfare opportunistiche smanie di conquista; invece, deve servire per difesa. Viene invocato, insomma, il patrocinio di quella morale che approva la legittima difesa. Questo, per, vale a dire: giudicare se stessi morali, ed accusare i propri vicini di immoralit; infatti, giocoforza ritenerli smaniosi di attaccarci e conquistarci, visto che il nostro Stato si sente legittimato a predisporre gli strumenti per una legittima difesa. In questa situazione si trovano, oggi, tutti gli Stati, ognuno nei confronti dellaltro: presuppongono che i propri vicini abbiano una cattiva disposizione danimo nei proprio confronti; mentre loro, verso di essi, si sentono tanto benevoli.

1392 - Io definisco Stato quel luogo dove tutti, buoni e cattivi, si ubriacano di veleno. Stato, quel luogo dove tutti, buoni e cattivi, dissipano se stessi. Stato, quel luogo dove il lento suicidio di tutti si chiama vita!

1393 - Lo Stato ha un bello sbandierare a destra e manca i propri meriti verso la cultura: ci che fa, promuovendola, promuovere se stesso; un fine che ecceda di gran lunga i limiti della sua prosperit e della sua sopravvivenza, gli risulta inconcepibile.

1394 - Tutti gli Stati nei quali a doversi occupare di politica non siano esclusivamente i politici, sono fondati su cattivi principi, e meritano che la proliferazione, in loro, di politicanti, gli risulti fatale.

1395 - Dove c un governo, esistono masse; dove esistono masse, esiste lesigenza di essere schiavi.

STILE
1396 - Prediligere, nel linguaggio, neologismi o arcaismi, termini rari e che suonano strani; aspirare alla opulenza lessicale, piuttosto che ad una selezione critica del lessico: sono sempre segni di un gusto immaturo o corrotto. Una nobile povert, ma anche una magistrale libert nel muoversi allinterno di quel loro possedimento cos poco vistoso, contraddistinguevano gli artisti della parola, nellantica Grecia. Il loro intento era possedere meno del popolo il popolo, infatti, fin troppo ricco di cose vecchie e nuove ma, questo meno, per loro, voleva dire possedere meglio.

1397 - Quali sono le caratteristiche di ogni decadenza letteraria? Il fatto che, in essa, non vi pi alcuna percezione della totalit: lo stile, non pi un organismo vitale. La parola diventa sovrana, e spicca un salto fuori della frase; la frase involve in s lintera pagina, fino ad offuscarne, con le sue diramazioni, il senso. Infine, la pagina prende vita a spese del pensiero, in tutta la sua struttura organica. Finch, ci che era un organismo vitale, di organico, non ha pi niente.

1398 - Per chi, con lo stile ricercato, ci fa lamore, che si trovi uno stile un fatto di corna.

1399 - Se uno stile capace di comunicare uno stato danimo in tutta la sua immediatezza; se sa trovare, nelle parole, i giusti simboli, e non si sbaglia sul tempo che larmonia della frase deve prendere; se sa trovare, infine, la mimica pi espressiva tutte le leggi che regolano leconomia interna del periodo appartengono allarte gestuale allora, quello stile, buono.

1400 - Le cose pi azzardate, le diciamo con semplicit, se, soltanto, intorno a noi, ci sono persone convinte che tale azzardo riveli la nostra forza: un simile seguito educa alla semplicit dello stile. I diffidenti parlano in modo enfatico. I diffidenti rendono enfatici.

1401 - Migliorare lo stile significa migliorare il pensiero: nientaltro che questo! Chi non lo ammette subito, inutile anche tentare di persuaderlo.

1402 - Che non sia lecito aver dubbi su quali siano le sillabe ritmicamente decisive; che si senta latto di volont e la seduzione che c nella frattura stilistica di una simmetria troppo insistita; che si presti un orecchio raffinato e paziente ad ogni staccato, ogni rubato; che si percepisca il senso nascosto nella successione di vocali e dittonghi, e con quale delicatezza, quale ricchezza, essi traggono dal loro rincorrersi un colore di cui mutano, volta per volta, la tonalit: chi, tra i lettori, ha la buona volont sufficiente per ammettere che vi siano esigenze e doveri di tal genere, e per prestare ascolto a tanta arte, a tante intenzioni espressive implicite nel linguaggio? Dopo tutto, nelluomo, lorecchio per suoni di questo tipo non certo innato: e cos i pi forti contrasti di stile non vengono avvertiti, ed i pi fini effetti artistici, come se venissero sperperati ai sordi.

1403 - La disgrazia degli scrittori dallo stile chiaro e caratterizzato da una limpidezza penetrante sta nel fatto che li si prende per insipidi, e perci, sulle loro pagine, non ci si affanna minimamente. La fortuna degli scrittori dallo stile poco chiaro, invece, sta in tutto il tempo che i loro lettori passano ad affannarvisi sopra: nello scoprirsi capaci di tanto zelo essi, infatti, provano soddisfazione, e pensano che dipenda da ci che c scritto.

1404 - Sono i deboli, i temperamenti non padroni di se stessi, ad odiare, nello stile, ogni disciplina. Essi avvertono che, qualora venissero sottoposti a questa coercizione che non lascia respiro, diverrebbero inevitabilmente, sotto la sua sferza, persone volgari. Siccome, non appena servono, diventano schiavi, essi odiano servire.

1405 - La maggior parte dei pensatori scrivono male perch, piuttosto che comunicarci soltanto i loro pensieri, ci fanno partecipi anche del loro pensare i pensieri.

1406 - Si impara pi in fretta a scrivere in uno stile grandioso che in uno stile leggero e semplice. Le ragioni di ci si perdono nel territorio della morale.

1407 - Gli scrittori generalmente incapaci di esporre con chiarezza i loro pensieri avranno una comune predilezione per le espressioni pletoriche ed esibite, i superlativi pi esagerati. In questa maniera, essi danno vita ad un gioco di luci ed ombre il cui effetto sar come vedere barbagli di fiaccole in mezzo ad un dedalo di sentieri bui, nel bosco.

1408 - Non si riescono a tradurre completamente in parole nemmeno i propri pensieri.

1409 - Lo scrittore scrupoloso da nulla si guarder come dal lasciare perplesso chi legge o indurlo in errore con unimmagine; infatti, limmagine ha lo scopo di rendere qualcosa pi chiaro, ma se limmagine stessa viene espressa con poca chiarezza, e induce in errore, allora rende la cosa pi oscura di quanto non fosse senza di essa.

1410 - Noi non abbiamo, propriamente, nessun diritto al periodare grande: noi moderni, noi uomini dal respiro, in ogni senso, corto. Gli Antichi, infatti, erano tutti quanti, in prima persona, dilettanti di eloquenza; quindi, suoi conoscitori e critici. Dunque, spingevano i loro oratori a dare il massimo, nello stesso modo per cui, nel secolo scorso, quando tutti gli Italiani e le Italiane si intendevano di canto, il virtuosismo dei cantanti (e con esso anche larte della melodia) presso di loro, raggiunse il suo culmine.

1411 - Gli uomini antichi leggevano, quando leggevano accadeva piuttosto di rado come se stessero leggendo qualcosa a se stessi, e, quindi, ad alta voce. Se qualcuno leggeva in silenzio, destava stupore: ci si chiedeva, tra s e s, per quali ragioni mai lo facesse. Al alta voce: questo vuol dire con tutti i crescendo, le inflessioni, i mutamenti di tono e le variazioni nellagogica del tempo musicale: tutte le qualit, quindi, in cui gli Antichi, nella vita pubblica, trovavano la loro gioia. A quel tempo, le leggi dello stile scritto erano le stesse dello stile parlato; e le leggi di questultimo derivavano, in parte, dalla stupefacente perfezione, dalle raffinate esigenze dellorecchio, della laringe; e, per il resto, dalla robusta fibra, resistenza e potenza polmonare che avevano gli Antichi. Un periodo, nel senso in cui lo intendevano gli Antichi, , soprattutto, una totalit fisiologica, in quanto tutto contenuto in un solo respiro.

STOICISMO
1412 - Come nasconde bene, lo stoicismo, quello che non si ha!

1413 - La serenit dello stoico consiste in questo: quando avverte loppressione del cerimoniale che egli stesso si imposto come condotta di vita, egli si compiace di sentirsi un dominatore.

STORIA
1414 - La pazzia qualcosa di raro, nei singoli; ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli e nelle epoche della storia, la regola.

1415 - Che cosa esprime lenorme bisogno di storia dellinappagata cultura moderna il suo accorpare innumerevoli altre culture, la sua divorante smania di conoscenza se non la perdita del mito; la perdita della patria mitica, del mitico grembo materno? Ci si domandi se il febbrile agitarsi, tanto inquietante e sinistro, di questa cultura, sia qualcosa di diverso dallavidit che spinge un uomo affamato a razzolare in cerca di cibo, e portarsi alla bocca tutto ci che trova. E chi vorrebbe concedere ancora qualcosa ad una simile cultura, che quanto inghiotte non fa mai sazia, e che solita tramutare, non appena lo tocca, il nutrimento pi sostanzioso e salutare in storia e critica?

1416 - Un popolo come, del resto, un uomo trae il proprio valore soltanto dalla misura in cui sa imprimere sulle vicende dellesistenza il sigillo delleterno; in questo modo, infatti, esso si astrae dal mondo; rivela la sua inconscia, intima convinzione di come il tempo sia relativo, e mostra quale sia il vero senso della vita; vale a dire: quello metafisico. Leffetto contrario si ha quando un popolo comincia a darsi una connotazione storica, ed ad abbattere quei baluardi mitici che lo circondano e lo proteggono. A questo processo si accompagna, di solito, in lui, un deciso radicamento nel mondo, una profonda frattura con linconscio aspetto metafisico della sua esistenza originaria; con tutte le conseguenze etiche che questo comporta.

1417 - Le grandi guerre attuali sono tutte effetti dello studio del passato.

1418 - Ci che noi uomini dotati di senso storico fatichiamo di pi ad afferrare, a sentire; ci per cui ci difficile conservare il gusto, e continuare ad amare; ci che, in fin dei conti, ci trova prevenuti e quasi ostili, proprio ci che raggiunge, in ogni cultura ed arte, la perfezione: il grado estremo della maturit. Forse la nostra grande virt del senso storico sta in contrapposizione inevitabile col buon gusto.

1419 - Il senso storico, che noi Europei rivendichiamo come nostra peculiare qualit, ci arrivato al seguito dellaffascinante e folle semibarbarie in cui lEuropa stata precipitata dal rimescolo democratico delle classi e delle razze.

1420 - Il passato, in tutte le sue forme e modelli di vita con le sue culture, che prima se ne stavano tutte buone buone, luna vicina allaltra, luna sopra laltra ci inonda: noi, anime moderne. Istintivamente, allimpazzata, ci precipitiamo nel tempo che fu. Noi stessi siamo una specie di caos.

1421 - Furono proprio questi paciosi poltroni ad impadronirsi per lo stesso scopo: garantirsi la propria quiete personale della storia; essi si dedicarono a trasformare in discipline storiche tutte le scienze dalle quali ci si potesse aspettare un qualche perturbamento alla loro poltroneria paciosa; in particolare, la filosofia e la filologia classica.

1422 - Nulla pu astrarci dal tempo presente e dalle sue contingenze come far caso allutilizzo che stiamo facendo della storia e della filosofia. La storia, oggi, pare venire intesa come colei cui tocca di permettere alluomo moderno, cos ansante e sfiancato dalle mete che rincorre, il sollievo di un breve respiro, quel tanto che basta perch, per un momento, si possa sentire sgravato dei finimenti; meno bue.

1423 - Quanto pi forti sono le radici che possiede la natura interiore di ogni individuo, tanto pi egli sapr assimilare o assoggettare il passato; e se si concepisse la pi potente e smisurata delle nature, la si riconoscerebbe per il fatto che il senso della storia non riuscirebbe ad imporre su di essa nessun limite soffocante e dannoso. Essa attirerebbe a s, assorbirebbe e renderebbe per cos dire linfa e sangue tutti gli eventi passati, i propri e quelli pi estranei. Una simile natura, ci che non assoggetta, sa come dimenticarlo.

1424 - In questa cosiddetta storia universale che, in fondo, solo un far baccano sulle ultime novit non esiste, in effetti, un tema pi importante dellantichissima tragedia vissuta dai quei martiri che vollero smuovere la palude.

1425 - La storia, nella misura in cui agisce in favore della vita, agisce in favore di una forza che, di storico, non ha nulla; per questo, finch permane questo suo ruolo subordinato, essa non potr n dovr mai diventare una scienza pura, sul modello della Matematica.

1426 - Tutto ci che diventato piuttosto vecchio, si d per scontato sia immortale.

1427 - La storia viene sopportata solo dalle personalit forti; quelle deboli, le estingue del tutto.

1428 - Chi non ha pi il coraggio di affidarsi al proprio temperamento, ma, involontariamente, fa derivare i propri sentimenti da continue consultazioni con la storia, a forza di chiederle in questo caso, che sentimenti devo avere?, per la paura diventa, a poco a poco, attore: impersona un ruolo; nella maggior parte dei casi, perfino pi ruoli. Di conseguenza, gli vengono tutti male, e senza partecipazione interiore.

1429 - Il senso di benessere che allalbero danno le proprie radici, la felicit di sapersi esseri non del tutto arbitrari e casuali, ma il cui sviluppo procede da un passato la cui eredit germina come fiori e frutti; e sentire, da ci, riscattata, anzi, legittimata, la propria esistenza: ecco ci in cui, attualmente, si riconosce pi di buon grado il vero senso della storia.

1430 - Chi non ha vissuto esperienze pi grandi e pi elevate di quelle comuni non sapr mai interpretare ci che di grande ed elevato conservano le epoche passate. La sentenza del passato sempre oracolare: la comprenderete soltanto come architetti del futuro, esperti del tempo presente.

1431 - Il senso della storia, quando spadroneggia senza ostacoli e tira tutte le sue conseguenze, sradica il futuro, perch distrugge le illusioni e priva tutto ci che esiste nel presente della propria atmosfera, nella quale soltanto esso pu vivere.

1432 - Oggi si odia, in genere, diventare maturi, perch si onora la storia pi della vita.

1433 - La cultura storica , in effetti, anche una sorta di innata canizie.

1434 - Le ubriacature di senso della storia che affliggono il mondo attuale vengono intenzionalmente promosse, incoraggiate e sfruttate. Le si sfrutta contro i giovani, per instillare in loro il fondamento di quellegoismo maturo, virile, che , oggi, unaspirazione condivisa da tutti.

1435 - Luomo impari, prima di tutto, a vivere, e faccia uso della storia solo al servizio di quanto, della vita, ha imparato.

1436 - Leccesso di storia ha aggredito le facolt rigeneratrici della vita; essa non sa pi far uso del passato come di una linfa rigeneratrice.

STIZZA
1437 - I discorsi malevoli di cui gli altri ci fanno oggetto, spesso, non sono diretti propriamente contro di noi, ma sono lespressione di una acredine, una stizza che ha tuttaltre origini.

SUBLIMAZIONI
1438 - Quando si comincia a vivere secondo una prospettiva estetica, la sensualit non viene rimossa, ma si trasfigura soltanto, e non viene pi percepita dalla coscienza come impulso sessuale.

1439 - Oh, bestia umana, cos folle e triste! Che trovate insane, che parossismi di assurdit contronatura, che bestialit intellettuali insorgono nella bestia-uomo, se appena viene repressa la sua bestialit nellagire!

1440 - Finch continuerai ad avvertire le stelle come al di sopra di te, ti far difetto locchio delluomo che sa.

SUCCESSO
1441 - Chiss che, fino ad oggi, la massa non abbia adorato un dio, ed il dio fosse soltanto una misera vittima sacrificale! Il successo sempre stato il pi grande bugiardo.

1442 - Perfino quando colui che aspira al successo persegue il proposito di suscitare negli altri gioia, sollievo dalle miserie terrene e serenit, e ci riesce; anche allora, questo successo non gli torna gradito; cos facendo, infatti, egli ha arrecato agli altri gioia, sollievo e serenit, ma solo perch lasciato la propria impronta nellanima altrui, mutandone la forma ed affermando, su di essa, i propri diritti. Laspirazione al successo aspirazione a sopraffare il prossimo.

1443 - Spesso il successo ammanta unazione col fulgore della buona fede.

1444 - Il successo non consiste soltanto nella vittoria, ma, talvolta, gi nella stessa volont di vincere.

1445 - Per ventanni si dedic a convincere i contemporanei del proprio valore. Alla fine, ci riusc; nel frattempo, per, cerano riusciti anche i suoi avversari, ed egli, del proprio valore, non era pi tanto sicuro.

1446 - Se si aspira alla stima di coloro che rendono uno stimabile, pi proficuo far veder loro che non si sono capite certe cose. Anche lignoranza ha i suoi privilegi.

1447 - Di regola, tutti coloro che ottengono il successo sono dotati di una grande scaltrezza nel far apparire i loro difetti e i loro elementi di debolezza come se fossero sempre e solo elementi di forza; per questo, li devono conoscere in maniera straordinariamente chiara e precisa.

SUICIDI
1448 - Il pensiero del suicidio un efficace analgesico: con esso si riesce a venire a capo di molte notti cattive.

1449 - Lunico argomento decisivo che, da sempre, trattiene dal bere un veleno, non che uccide, ma che ha un cattivo sapore.

SUPERFICIALIT
1450 - Chi ha ficcato gli occhi profondamente nel mondo, capisce bene quale saggezza nasconda la superficialit degli uomini. il loro istinto di conservazione che li ammaestra ad essere volubili, leggeri e falsi.

1451 - Gli individui i cui pensieri vanno pi nel profondo, quando hanno a che fare con la gente, si sentono dei commedianti; infatti, in quei casi, se vogliono venire compresi, devono sempre, per prima cosa, stendere sulla superficie dei loro pensieri uno schermo fittizio.

1452 - Tutti, davanti a noi stessi, assumiamo unaria pi superficiale di quel che non siamo: in questo modo prendiamo riposo dagli umani, i nostri simili.

1453 - Uomini gravi, carichi di malinconia, divengon pi lievi proprio grazie a ci che fa gravi gli altri: lodio e lamore. Talvolta riescono perfino a raggiungere la superficie.
T

TALENTO
1454 - Con un talento in pi, spesso, si vive meno in equilibrio che con uno in meno. Allo stesso modo, il tavolo oscilla meno su tre gambe, piuttosto che su quattro.

TALPE
1455 - la propria tana il posto in cui ogni talpa si sente di pi a suo agio.

TASSE
1456 - Quando, nei negozi, si comprano i beni di consumo pi necessari e comuni, li si deve pagare cari, perch, allo stesso tempo, si paga anche per ci che in vendita, ma raramente trova acquirenti: i beni di lusso e voluttuari. Cos il lusso impone alle persone semplici, che ne fanno a meno, una continua tassa.

TEMPO
1457 - Come dice Gibbon, non ci vuole altro che tempo, ma molto tempo, perch un mondo tramonti. Allo stesso modo, non ci vuole altro che tempo, ma ancora pi tempo, perch unidea falsa venga seppellita.

1458 - Eternamente gira, la giostra dellesistere. Tutto muore, tutto torna a fiorire. Gli anni di ci che esiste hanno eterno fluire.

1459 - Ogni attimo divora quello che lo ha preceduto. Ogni nascita coincide con la morte di infinite creature. Procreare, vivere ed uccidere, sono la stessa cosa.

1460 - Ben di rado lumanit produce un buon libro; un libro in cui si intoni con schietta baldanza linno guerresco alla verit: il canto delleroismo filosofico. Ebbene, che esso duri ancora un secolo, oppure diventi fango e terra, dipende dalle pi miserabili circostanze esteriori: da un improvviso obnubilamento culturale, da ritorni di fiamma della superstizione, con le sue censure; infine, perfino da pigrizia di amanuensi, rosicho dei tarli e scrosci di un clima inclemente.

1461 - Quando ci sono molte cose da cacciarci dentro, un giorno ha mille tasche.

TORTI
1462 - Darsi torto pi nobile del pretendere che gli altri ci diano ragione, specialmente quando si ha ragione. Solo che occorre essere ricchi quanto basta per poterselo permettere.

1463 - Se si ricchi abbastanza da poterselo permettere, avere torto perfino una fortuna. Un dio che se ne venisse sulla terra, non avrebbe altra scelta che far torti. Prendere su di s la colpa, e non la pena: questo soltanto, sarebbe divino.

TRADIZIONI
1464 - Non nutrite virt che eccedano le vostre forze! Seguite i sentieri per cui gi pass la virt dei vostri padri: seguite le loro orme. Come potete nutrire alti propositi, se la vostra volont non poggia su quella dei vostri padri? Chi, poi, vuole essere il primo, stia bene attento di non essere anche lultimo! E dove stanno i vizi dei vostri padri, non il caso che proprio voi vi diate laria di santi!

TRADUZIONI
1465 - Del senso storico di unepoca si pu dedurre il livello dal modo in cui essa traduce e cerca di assimilare i libri e le epoche passate.

1466 - Con quanta violenza e, al tempo stesso, ingenuit, la civilt di Roma antica ha messo le mani su tutto quanto di bello ed elevato avesse prodotto la civilt dellantica Grecia, venuta prima di lei! Come lha tradotto e trasposto nel proprio presente! Con quale metodicit ingenuamente proterva si preoccupata di far sparire ogni traccia di polvere dalle ali dellattimo, perch potesse volare come una farfalla. Che importanza aveva che lartista creatore avesse vissuto, precisamente, quelle determinate esperienze, e ne avesse lasciato testimonianza nelle sue poesie? Con questo loro modo di agire, i Romani sembrano chiederci: Non dobbiamo, forse, rendere nuovo lantico, adattandolo a noi: entrando a far parte della sua essenza? Non dobbiamo infondere in questo corpo morto la nostra anima? Infatti, comunque sia, ormai, morto; ed i cadaveri, non piacciono a nessuno. In effetti, ogni traduzione, a quei tempi, era unespugnazione; e questo non solo perch si lasciava perdere qualsiasi dato storico, ma perch si aggiungevano allusioni allattualit e, soprattutto, perch si cancellava con un trattino il nome del poeta, ed al suo posto si metteva il proprio.

1467 - A essere intraducibili, in un libro, non sono le sue qualit migliori; neanche, per, i suoi peggiori difetti.

TRAGEDIE
1468 - La sensibilit per il tragico va e viene, a seconda della sensualit.

1469 - Negli uomini pi spirituali, ammesso che siano i pi coraggiosi, le tragedie pi funeste hanno uneco ancora maggiore; per, siccome la vita oppone loro il pi fiero contrasto, proprio per questo, la tengono in gran conto.

1470 - Ci che nella cosiddetta compassione tragica, e in fondo addirittura in ogni espressione del sublime, su su fino ai pi alti e delicati trasalimenti della metafisica, risulta gradevole, deriva la sua dolcezza dal fatto che vi mescolato lingrediente della crudelt.

1471 - Io prometto lavvento di unera tragica: larte suprema del dire s alla vita, la tragedia, rinascer di nuovo quando lumanit avr superato le guerre pi dure, ma pi necessarie, senza che la sua coscienza ne subisca il lutto.

TRAME
1472 - Contro i pochi che provano soddisfazione nellallentare il nodo delle cose e sfilacciare, per alleggerirla, la loro trama, operano i molti (ad esempio, donne ed artisti) il cui scopo intrecciarne i fili fino a farne una matassa ingarbugliata, in modo da ridar forma alle cose: da comprensibili ad incomprese e, possibilmente, incomprensibili. Qualunque sia il risultato di tutto questo snodare e reimbastire la trama, inevitabile che appaia poco pulito, perch troppe mani lo hanno tirato per modellarlo.
U

UCCELLI
1473 - A certi uccelli, perch cantino meglio, si toglie la vista. Non credo che gli uomini di oggi cantino meglio dei loro nonni, ma so che vengano accecati precocemente. Il mezzo, linfame mezzo, che viene adoperato per accecarli una luce troppo chiara, troppo improvvisa, troppo cangiante.

UMANIT
1474 - La terra ha una pelle, e questa pelle ha delle malattie. Una di queste malattie, per esempio, si chiama uomo.

1475 - Noi non riteniamo gli animali creature morali. Ma voi pensate, forse, che gli animali ci considerino creature morali? Un animale capace di parlare, ha detto: Lumanit un pregiudizio del quale noi animali, almeno, non soffriamo.

1476 - In verit, luomo una torbida fiumana. Per poter ricevere una corrente torbida senza diventare impuri, bisogna davvero essere un mare.

1477 - Fratelli miei, ci che io posso amare nelluomo, che egli sia una creatura di passaggio: un tramonto.

1478 - Quando si parla di umanit, con questo concetto astratto si indica, in fondo, ci che separa luomo dalla natura, e lo contraddistingue rispetto ad essa. In realt, una tale separazione non esiste: le caratteristiche naturali e quelle che si presumono come specificamente umane, si sviluppano insieme, in modo indistricabile. Luomo, nelle sue potenzialit pi alte e nobili, tutto natura, e si porta dietro questa sua inquietante ambivalenza. Le sue doti pi spaventose e ritenute disumane, sono, forse, il solo terreno fertile su cui possa svilupparsi, nelle emozioni, nelle azioni e nelle opere, ogni sua umanit.

UMORISMO
1479 - Gli scrittori pi spiritosi sono quelli che fanno affiorare alle labbra un sorriso appena percettibile.

1480 - Il motto di spirito lepitaffio sulla morte di un sentimento.

1481 - La battuta di spirito a me pi gradita quella che sta al posto di un pensiero difficile e non privo di pericoli.

1482 - Ridere significa compiacersi del male altrui, ma senza sporcarsi la coscienza.

1483 - Il riso coesione di ogni possibile cattiveria; per, santificata e assolta dalla sua stessa beatitudine.

1484 - Non si uccide con la collera, ma con una risata.

UOVA
1485 - Tutti starnazzano; ma chi sta ancora seduto sul nido a covare le uova?
V

VALORI
1486 - Al cospetto di un mondo di idee moderne che vorrebbe ficcare ognuno nel proprio angolo e nella propria specializzazione, un filosofo ammesso che oggi si possano dare filosofi sarebbe costretto a far coincidere la grandezza delluomo il concetto di grandezza proprio con la sua smisurata molteplicit; col suo essere, pur diviso tra molte cose, tuttintero a se stesso. Anzi, egli valuterebbe perfino il valore e il grado di ciascuno a seconda della quantit e della diversa natura delle cose che pu assumere su di s, e del confine a cui la sua responsabilit in grado di giungere.

1487 - Il fariseismo non la degenerazione delluomo buono: una buona dose di esso , piuttosto, la condizione in base alla quale si buoni.

1488 - Che cos buono? Tutto ci che eleva nelluomo il senso di potenza, la volont di potenza, la potenza stessa. Che cos cattivo? Tutto ci che ha origine dalla debolezza. Che cos la felicit? Avvertire in s svilupparsi la potenza: sentire che ogni resistenza viene vinta.

1489 - Il valore di una cosa, talvolta, non sta in ci che si ottiene per suo tramite, ma in ci che si paga per essa: in quello che ci viene a costare.

1490 - Ogni elevazione della tipologia umana stata, finora, e cos sar sempre opera di una societ aristocratica: di una societ, vale a dire, che crede in una lunga progressione scalare dellordine gerarchico e in una distinzione di valore tra uomo e uomo, e cui, in un certo senso, necessaria la schiavit. Senza il pathos della distanza cos come nasce dalla diversit connaturata alle classi sociali, da quel superiore distacco padrone di s con cui la classe dominante considera i propri sudditi e gli strumenti di cui si serve, ed anche dal costante esercizio nellobbedire e nel comandare, nel sottomettere e nel tenere in disparte, che la contraddistingue non potrebbe svilupparsi nemmeno quellaltro pi misterioso pathos: quel certo desiderio di dilatare le distanze allinterno dellanima stessa; di dar corpo a sempre pi alte, rare, lontane, intense ed estensive condizioni; insomma: lelevazione della tipologia umana. Lassiduo superamento di s delluomo; per usare una formula morale in un senso extramorale.

1491 - La casta aristocratica sempre stata, allinizio, la casta dei barbari. Il suo predominio non stava soprattutto nella forza fisica, ma in quella spirituale: erano gli uomini pi tutti dun pezzo (il che significa, a tutti i livelli, la stessa cosa che le bestie pi tutte dun pezzo).

1492 - Astenersi reciprocamente dalle offese, dalla violenza, dallo sfruttamento; fare concorde la propria volont con quella degli altri: questo pu, in un certo senso grossolano, diventare un buon codice di comportamento interpersonale, qualora sussistano le condizioni sociali ad esso favorevoli (vale a dire: leffettiva parit delle forze fisiche e dei valori individuali, nonch la reciproca interdipendenza di tutti gli individui nellambito di un unico organismo sociale). Ma non appena si volesse assumere questo principio in un senso pi ampio, e magari farne, addirittura, il principio basilare della societ, allora esso si rivelerebbe subito per quello che : una volont di annichilire la vita; un principio di dissoluzione e di decadenza.

1493 - La profonda venerazione per la vecchiaia e per le usanze tutto il diritto si sostiene su questa duplice venerazione la fede ed il preconcetto di valore attribuito agli antenati, e negato ai posteri sono, nella morale dei potenti, fattori caratteristici; e se, allinverso, gli esponenti delle idee moderne hanno fede, quasi per istinto, nel progresso e nellavvenire, e mancano sempre pi di rispetto alla vecchiaia, gi in ci si rivela a sufficienza lorigine non nobile di queste idee.

1494 - La fede in se stessi, lorgoglio di s, unavversione radicale, nonch ironia, verso l altruismo, fanno parte della morale aristocratica proprio allo stesso modo che un lieve disprezzo e riserbo di fronte alle espressioni di simpatia ed allumana cordialit. I potenti sono coloro che, di stima, si intendono: questa la loro arte, il loro dominio di ricerca.

1495 - Le definizioni dei valori morali sono state, sempre e dovunque, un attributo degli uomini che agivano, e soltanto successivamente, e come conseguenza, un attributo delle loro azioni: per cui gli storici della morale, quando assumono a fondamento della loro ricerca domande del tipo perch la compassione diventata oggetto di lode?, commettono un grave errore. Luomo di nobile temperamento avverte se stesso quale principio determinante i valori morali. Non ha bisogno di venire lodato. Egli un creatore di valori.

1496 - Quello non mi garba. Perch? Non mi sento alla sua altezza. C mai stato qualcuno capace di rispondere cos?

1497 - Forse tutto ci a cui locchio dello spirito ha rivolto la sua sagacia e profondit stato solo unoccasione per lesercizio delle sue qualit. Loggetto di un gioco; qualcosa per i fanciulli e per anime bambine. Forse un giorno i concetti pi elevati, per i quali si lottato e sofferto al massimo grado: i concetti di Dio e peccato, ci appariranno di non maggior conto di quanto un trastullo infantile ed un dolore infantile appaiono ad un vecchio.

1498 - Chi di animo nobile, un intralcio anche per chi di animo buono; anche quando lo definiscono buono danimo, quello che vogliono, toglierlo di mezzo. Lanimo nobile vuole creare il nuovo, e una nuova virt. Lanimo buono vuole il vecchio: che le vecchie cose rimangano intatte.

1499 - In verit, sono stati gli uomini a procurarsi da soli ogni bene e ogni male. In verit, non lo hanno preso da qualche parte; non lo hanno trovato, n esso disceso a loro sotto forma di voce dal cielo. stato luomo a conferire un valore alle cose, e solo per poter continuare a esistere. Fu luomo a creare il senso delle cose: un senso antropomorfico!

1500 - Anche lindividuo pi nocivo, forse, pu sempre sempre essere il pi utile, per quanto riguarda la conservazione della specie. Infatti, esso mantiene vivi in s o anche, tramite i suoi effetti, negli altri istinti senza i quali lumanit sarebbe, da tempo, debosciata o degenerata. Lodio, la gioia per il male altrui, la sete di rapina e di potere, e tutto ci che, di solito, viene definito cattivo: tutto questo appartiene alla sorprendente economia della conservazione della specie. Certo, si tratta di uneconomia dispendiosa, dissipatrice e, nel complesso, altamente psicotica; eppure, si pu dimostrare come essa, finora, abbia preservato la nostra razza.

1501 - Gli uomini moderni, con la loro ottusit verso ogni definizione del dogma cristiano, non avvertono pi quellorrore superlativo che per il carattere di un uomo antico assumeva lidea di un Dio in croce. Finora non c stata mai e in nessun luogo una simile sfrontatezza nel sovvertire; qualcosa di cos terrificante, inquietante ed inquisitivo, quanto questa proposizione dogmatica. Essa assicurava il rovesciamento di tutti gli antichi valori.

1502 - Durante lepoca pi lunga della storia umana la si definisce epoca preistorica il valore o il disvalore di unazione veniva dedotto dalle sue conseguenze; per cui lazione, in s, veniva ben poco considerata, allo stesso modo che la sua origine. L intenzione di chi la compie come origine complessiva ed antefatto di unazione: allinsegna di questo pregiudizio ci si , invece, fino ai giorni nostri, prodotti in prediche morali; e si argomentato, sproloquiato; si , perfino, fatto filosofia. Oggi, per, per lo meno tra noi immoralisti, si impone il sospetto che il valore determinante di unazione si vada ad annidare profondamente proprio in ci che essa possiede di non intenzionale. Noi crediamo che lintenzione di chi la compie sia soltanto un indizio; un sintomo che, prima di tutto, richiede di essere disvelato.

1503 - Le nostre pi alte considerazioni devono inevitabile suonare come stupidaggini ed, alloccasione, come scelleratezza, quando esse giungono, in maniera indebita, allorecchio di persone che non sono conformate e forgiate per esse. Ci che, ad una specie superiore di uomini, fa da alimento o da ristoro, deve essere quasi un veleno per una specie molto differente ed inferiore. I pregi di un uomo comune costituirebbero forse, in un filosofo, debolezze e vizi. Esistono libri che hanno per lanima e la salute un valore opposto, a seconda che se ne appropri unanima abbietta, dallabbietta forza vitale; oppure, invece, unanima pi alta e valorosa. Nel primo caso sono libri pericolosi, dirompenti, rovinosi; nellaltro, richiami squillanti di araldi che rammentano ai pi prodi le loro virt. I libri buoni per tutti sono sempre libri puzzolenti: si portano addosso lodore appiccicaticcio della gentaglia.

1504 - Anche se, di solito, consideriamo un uomo di valore come il vero ed autentico figlio del suo tempo in ogni caso, egli subisce ogni acciacco di quello in modo pi intenso e sensibile di tutti i mediocri la lotta di un simile valoroso contro il suo tempo soltanto in apparenza una insensata e distruttiva lotta contro se stesso. In apparenza soltanto, dicevamo; infatti, per mezzo di essa egli combatte ci che si frappone al suo valore; il che, nel suo caso, non significa altro che: essere liberamente, ed interamente, se stesso.

1505 - Di solito, a determinare quale sia la caratura di un uomo, nel bene come nel male, non la qualit delle sue esperienze di vita, ma la loro quantit.

1506 - Ogni esistenza della quale si possa negare il valore, merita che lo si neghi.

1507 - Gli uomini hanno sempre creduto ci che sembra stimato di pi anche pi vero, pi reale.

1508 - Tutte le azioni derivano da gerarchie di valori. Tutte le gerarchie di valori possono essere personali, oppure acquisite. Queste ultime sono, di gran lunga, la maggior parte. Perch le accettiamo? Per paura. Intendo dire: noi riteniamo pi opportuno fare in modo che queste gerarchie figurino come nostre; quindi, ci abituiamo a questa simulazione al punto che, alla fine, diventa, per noi, un nostro istinto naturale.

1509 - Le passioni, se vengono considerate malvage e maligne, diventano malvage e maligne.

1510 - Laddove ci imbattiamo in una morale, troviamo anche una valutazione ed un ordinamento gerarchico degli istinti e delle azioni umane. Queste valutazioni ed ordinamenti gerarchici sono sempre espressione dei bisogni di una comunit, quando si fa branco. Ci che conviene, in primo luogo ma anche nel secondo e nel terzo ad esso, diventa anche la suprema scala gerarchica seguendo la quale vengono valutati i valori di ogni singolo individuo. Attraverso la morale, il singolo individuo viene addestrato ad essere funzione del branco, ed attribuirsi valore solo in quanto sua funzione. La moralit, lintroiezione dellistinto del branco da parte del singolo individuo.

1511 - Chi concepisce la propria vita solo come una tappa nellevoluzione di una stirpe, uno stato o una disciplina scientifica, e dunque desidera che la propria vicenda confluisca completamente nel divenire di tutte le cose nella storia non ha compreso il compito che lesistenza gli assegna, e deve studiarlo unaltra volta.

1512 - Chi ha il potere di ricambiare il bene col bene, il male col male, ed esercita anche, effettivamente, questo suo duplice potere vale a dire: la gratitudine e la ritorsione viene definito buono; chi, questo potere, non ce lha, e non gli possibile ricambiare nessuno, viene stimato malvagio.

1513 - Tutta quanta la psicologia rimasta, fino ad ora, attaccata a pregiudizi da timorati della morale: non si affatto avventurata nel profondo. Se ammettiamo che si considerino emozioni quali odio, invidia, cupidigia e brama di potere addirittura come princpi fondanti la vita; come un qualcosa che, in quanto sua sostanza e fondamentale essenza, deve per forza soggiacere al mnage esistenziale, nella sua economia complessiva e, quindi, deve, persino, rafforzarsi sempre di pi; se ammettiamo per nostro scopo che la vita vada rafforzata sempre di pi loscillazione dei nostri giudizi dovrebbe farci star male come un attacco di mal di mare.

1514 - Addirittura sarebbe perfino possibile che il tributare valore ad ogni buona ed elevata cosa derivi proprio da questo: dal suo essere avvinghiata, amalgamata, coesa e magari consustanziata con quelle maligne cose cui, nel sembiante, con parvenza ingannevole, si contrappone.

1515 - Una volpe come si deve definisce acerba non solo luva che non arriva a prendere, ma anche quella a cui arrivava, ma che qualcun altro, giocando danticipo, le ha portato via.

1516 - La bont e lamore, al pari delle erbe dai poteri terapeutici pi efficaci, sono cos difficili da scovare, nellintrico dei rapporti umani, che davvero ci si augurerebbe che nellapplicazione di questi princpi balsamici ci si attenesse al principio della massima economia.

VALUTAZIONI
1517 - Il nostro lodare o criticare una conseguenza delle possibilit che le due chance, volta per volta, hanno di far rifulgere la nostra perspicacia.

1518 - Chiunque abbia sentenziato dentro di s, in modo irrevocabile, la stupidit di un altro, se poi quello dimostra, senza ombra di dubbio, di non essere stupido, va su tutte le furie.

1519 - Noi tutti non siamo ci che sembriamo essere in base a quei soli modi di essere di cui il nostro linguaggio ci permette di avere coscienza; e per i quali, di conseguenza, veniamo lodati o biasimati.

VANIT
1520 - Tra le cose che risultano forse massimamente inconcepibili ad un uomo di nobile temperamento, va annoverata la vanit: egli sar portato a non ammetterla anche laddove ad un altro tipo duomo parr di toccarla con mano. Il problema, per lui, sta nel concepire lesistenza di esseri che cercano di suscitare una buona opinione di s nel mentre, essi stessi, non lhanno di conseguenza, neppure la meritano e che, successivamente, a questa buona opinione, prestano, essi stessi, fede.

1521 - Non la vanit ferita, la madre di tutte le tragedie? Ma dove viene ferito lorgoglio, di certo cresce qualcosa di meglio ancora dellorgoglio.

1522 - Il vanitoso si compiace di ogni buona opinione che sente esprimere su di s (a prescindere completamente da ogni considerazione sul vantaggio che gliene deriva, ed anche dal fatto che sia vera o falsa) allo stesso modo in cui si dispiace di ogni cattiva opinione: egli, infatti, si assoggetta ad ambedue. Si sente assoggettato ad esse, perch in lui erompe quellarcaico istinto umano alla soggezione. Nel sangue del vanitoso c qualcosa dello schiavo: un residuo di scaltrezza servile.

1523 - La vanit degli altri va contro il nostro gusto soltanto quando va anche contro la nostra vanit.

1524 - Onest, amore della verit, amore della sapienza, sacrificio in nome della conoscenza, eroismo del vero: sono parole belle, luccicanti, tintinnanti, pompose. C qualcosa, in esse, che fa gonfiare di orgoglio. Ma noi eremiti, noi che ci nascondiamo come marmotte, abbiamo da un pezzo raggiunto la certezza, nel pi segreto e domestico eremo della nostra coscienza, che anche questa venerabile scenografia sfarzosa di parole appartiene al ciarpame dorato, al guardaroba della menzogna, allincosciente vanit umana, e che anche al di sotto ladescamento di siffatti colori e tratti di pennello sovrapposti si deve distinguere di nuovo il terribile soggetto che vi si occulta: luomo in quanto fenomeno naturale.

1525 - Nel preciso momento in cui si offende il nostro orgoglio, la nostra vanit viene colpita nel modo pi grave.

1526 - Chi nega di essere vanitoso, di solito, lo in modo cos brutale da dover chiudere gli occhi di fronte a se stesso, se non vuole disprezzarsi.

1527 - La cosa pi vulnerabile e tuttavia pi invincibile che esista la vanit umana. Anzi, di ferita in ferita, la sua forza cresce; alla fine, pu diventare colossale.

1528 - La certezza pi inoppugnabile: quella per cui la volont umana del tutto priva di libert, anche la pi fallimentare. Infatti, contro di essa agisce lavversario pi forte, la vanit umana.

1529 - Chi, nella vita sociale, d loccasione ad un altro di esibire con successo, di s, tutto: cultura, impressioni, esperienze; si pone al di sopra di lui e dunque commette a meno che non venga, da questi, considerato smisuratamente superiore un attentato alla sua vanit. E invece, il suo intento era proprio quello di soddisfarla.

1530 - Il vanitoso non vuole tanto essere, quanto sentirsi superiore agli altri. Per questo non disdegna alcun mezzo per ingannare e far fesso se stesso. Ci che gli sta a cuore, non lopinione degli altri, ma la propria opinione sulla loro opinione.

1531 - Solo nei casi in cui si dia importanza allopinione degli altri senza che ne venga un vantaggio, e senza lintento di far piacere a qualcuno, possiamo parlare di vanit. Di solito, ogni individuo usa lopinione che gli altri hanno di lui solo per confermare e rafforzare quella che ha di se stesso. Si deve, dunque, ammettere che i vanitosi non vogliono tanto andare a genio agli altri; semmai, piuttosto, a se stessi. In questo, arrivano al punto di assumere atteggiamenti autolesionistici: infatti, si mettono a provocare quelli che gli stanno intorno, fino a renderli mal disposti, ostili, invidiosi in una parola: fonte di guai nei propri confronti, al solo scopo di potersi sentire superiori; trar gioia dal proprio splendido isolamento.

VELENI
1532 - Il veleno che distrugge le complessioni pi deboli, fortifica quelle pi forti.

VENDETTE
1533 - Non per linimicizia finisce linimicizia; per lamicizia, finisce linimicizia: questo ci che compare allinizio della dottrina di Buddha; cos non parla la morale, cos parla la fisiologia. Lastio, che ha origine dalla debolezza, a nessuno pi dannoso che proprio ai deboli; in altri casi, quando si ha a che fare con una natura riccamente dotata, si tratta di un sentimento superfluo: un sentimento il cui dominio dimostra, quasi di per s, le ricche doti di chi ne riesce padrone.

1534 - Una piccola vendetta pi umana che nessuna vendetta.

1535 - Il disprezzo per la vendetta viene interpretato e percepito come una forma sublime e molto cruenta di vendetta.

VERIT
1536 - Bisogna non essersi mai risparmiati; bisogna avere la durezza, tra le proprie abitudini, per essere di buon umore e sereni in mezzo a nientaltro che dure verit.

1537 - Quanta verit pu sopportare, quanta verit pu osare, lo spirito di un uomo? Questa diventata sempre di pi, per me, la vera unit di misura di ogni valore.

1538 - Noi tutti abbiamo paura della verit.

1539 - La verit, si costretti a strapparla con la forza, sillaba dopo sillaba, da se stessi, e il prezzo da pagare comprende quasi tutto ci a cui affezionato il nostro cuore, e da cui dipende la nostra vita, e la fiducia che, in essa, ci dato di avere. Per questo, ci vuole grandezza danimo: servire la verit, il pi duro dei servizi. Che cosa significa, dunque, essere onesti in materia di spirito? Significa essere inflessibili con il proprio cuore, disprezzare i bei sentimenti, trascinare ogni s ed ogni no di fronte al tribunale della propria coscienza.

1540 - Volont del vero: cos chiamate voi, i saggi tra i saggi, ci che vi spinge e vi infiamma? Volont di ridurre tutto ci che esiste alla misura del pensiero umano: cos io definisco la vostra volont! Voi volete, prima di tutto, rendere pensabile tutto ci che esiste: infatti dubitate, con giusta perplessit, che pensabile sia. Ma, cos, esso si deve adattare a voi, deformare secondo la vostra prospettiva! Lo vuole la vostra volont. Deve spianare le rughe; farsi liscia materia su cui lo spirito possa imprimere la propria immagine speculare. Questa vostra volont, o saggi tra i saggi, , in quanto tale, interamente volont di potenza; anche quando discorrete del bene, del male, e dei giudizi di valore. Voi volete ancora creare un mondo di fronte al quale potervi inginocchiare: questa la vostra ultima speranza ed ebbrezza. Z

1541 - Esistono verit che vengono apprezzate nel modo migliore da teste mediocri, perch sono le pi adeguate alle loro capacit. Esistono verit che solo per gli spiriti mediocri possiedono attrattive e fascino.

1542 - Luomo ha in comune con gli animali anche quel suo senso della verit che, in fin dei conti, non che senso della sicurezza.

1543 - ben certo che, con la bocca, si pu mentire; ma con la smorfia che si fa, si dice comunque la verit.

1544 - Quanto pi astratta la verit che vuoi insegnare, tanto pi devi, a lei, sedurre anche i sensi.

1545 - Tutto ci che degno di fede, ogni buona coscienza, ogni evidenza di verit, derivano, prima di tutto, dai sensi.

1546 - La fede nella verit comincia col dubbio su tutte le verit fino ad allora accettate.

1547 - Quando, una volta tanto, trionfa la verit, chiedetevi, con sana diffidenza: Quale potente errore stato suo paladino?

1548 - Ogni verit semplice: non si tratta di una doppia menzogna?

1549 - Esiste un regno della verit e dellessenza, ma proprio alla ragione che le sue porte restano chiuse.

1550 - Perch, tra verit e non verit, si preferisce la verit? Per lo stesso motivo per cui, nei rapporti con le persone reali, ci si attiene alla giustizia: attualmente, perch lo vogliono luso comune, la tradizione e la coercizione educativa; in origine, perch la verit allo stesso modo dellequit e la giustizia pi vantaggiosa e procura pi stima della non verit. Infatti, laddove il pensiero a dettare le sue leggi, potere e reputazione, se vengono edificati sopra lerrore o la menzogna, non sono ben saldi. Ora: la consapevolezza di come, un giorno, la propria costruzione intellettuale, date simili fondamenta, potrebbe crollare, umiliante per lautostima del suo architetto. Egli si vergogna della fragilit del suo materiale e, siccome si ritiene pi importante del resto del mondo, vorrebbe non far niente che non fosse pi duraturo del resto del mondo. Ed ecco che lesigenza di verit in lui si estende fino ad includere in s la fede nellimmortalit personale; vale a dire: il pensiero pi superbo e ostinato che ci sia.

1551 - Lessing os dichiarare che la ricerca della verit gli interessava pi della verit stessa.

1552 - Dieci verit devi trovare, quando giorno; altrimenti, di notte, la fame rimasta nellanima, ancora cercherai la verit.

1553 - Tutto ci che va diritto falso. Ogni verit, curva. Il tempo stesso un circolo.

1554 - La noncuranza per tutto ci che attuale e momentaneo intrinseca al carattere pi profondo di un grande filosofo. Costui possiede la verit: la ruota del tempo si volga pure dove vuole; essa, alla verit, non potr mai sfuggire.

1555 - Che cos la verit? Un esercito ben addestrato di metafore, metonimie, antropomorfismi; in breve: un sistema di prospettive umane che sono state sublimate, tradotte, imbellettate, fino a diventare poesia e retorica. La lunga famigliarit con loro fa s che un popolo le trovi solide, normative e vincolanti. La verit un sistema di illusioni della cui natura, ormai, ci si scordati: soltanto metafore consunte, sfiancate dal troppo uso, e prive di senso; monete su cui non si scorge pi impressa alcuna immagine, e che, quindi, non sono pi in vigore come monete, ma solo come metallo di scambio.

1556 - La verit, in s, non ha potere alcuno. Piuttosto, essa deve attrarre il potere dalla sua parte, oppure mettere le tende nei luoghi del potere; altrimenti, andr sempre in rovina!

1557 - Il visionario rinnega la verit quando da solo, il bugiardo soltanto in presenza daltri.

1558 - Un errore ci ha fatto, di animali, uomini. Forse, la verit sarebbe in grado di farci ritornare, da uomini, animali?

1559 - quando, dirla, noioso, non quando pericoloso, che la verit trova pi di rado qualcuno che la difenda.

1560 - Le convinzioni sono nemiche della verit pi pericolose delle menzogne.

1561 - Soltanto nella misura in cui chi veritiero persegue lassoluta volont di essere giusto, in quellaspirazione alla verit che viene ovunque glorificata cos alla leggera c qualcosa di grande; al cospetto di uno sguardo indolente, invece, unintera sfilza di pulsioni le pi disparate, come curiosit, timore della noia, invidia, vanit, istinto ludico tutte pulsioni che con la verit non hanno certo nulla a che fare confluiscono in quellaspirazione alla verit che ha le sue radici nella giustizia.

1562 - Ammesso che noi vogliamo la verit: perch non dovremmo desiderare, piuttosto, la controverit? E la controcertezza? Ed, addirittura, la controsapienza? Il problema del valore della verit ci si stagliato dinnanzi, oppure siamo stati noi a stagliarci di fronte a lui? Chi tra noi fa, qui, Edipo? Chi la sfinge?

1563 - Una persona, da sola, ha sempre torto; ma con due, si comincia a parlare di verit. Una persona, da sola, non pu dimostrare niente a se stessa; ma bastano due persone a rendere impossibile qualunque confutazione.

1564 - Che cosa sono, in fondo, le verit degli uomini? Sono gli errori inconfutabili degli uomini.

1565 - Attenti a voi, filosofi ed amici della conoscenza: guardatevi dalle seduzioni del martirio! Dal soffrire per la voglia di verit! Come se la verit fosse cos sprovveduta e balorda da aver bisogno di paladini! E proprio di voi, cavalieri dalla triste figura, signori miei, che con lena sbrigativa da facchini filate al fuso le vesti dei fantasmi!

1566 - In tutti i grandi mistificatori degna di nota unevoluzione interiore alla quale debbono il loro potere. Nel momento in cui stendono il copione effettivo della loro mistificazione, succede che finiscono per crederci anche loro. Ecco che cosa gli conferisce poi, al cospetto degli astanti, quel tono cos meravigliosamente soggiogante. La gente, infatti, crede nella verit di tutto ci nella cui verit si crede con forza.

1567 - Dal momento che uno, nei nostri confronti, si mostra del tutto franco e sincero, ne consegue che debba dire la verit: ecco una delle deduzioni errate pi frequenti.

1568 - Che cosa ci spinge, in genere, a presupporre che tra vero e falso si dia una sostanziale contrapposizione? Non sufficiente presupporre qualcosa di analogo alle ombre pi chiare e pi scure, lintera gamma di sfumature dapparenza: insomma presupporre, per usare il linguaggio dei pittori, differenti valori?

1569 - Non niente di pi che un pregiudizio morale il fatto che la verit abbia pi valore dellapparenza: si tratta, addirittura, della supposizione peggio dimostrata che ci sia al mondo. Ci si confessi quanto segue: lesistenza di qualunque essere vivente sarebbe impossibile, se essa non avesse fondamento su illusorie valutazioni prospettiche. Qualora si volesse, in accordo col virtuoso entusiasmo e la dabbenaggine di molti filosofi, sopprimere del tutto il mondo apparente; ebbene: anche ammesso che possiate farlo, sappiate che, in questa maniera, per lo meno, anche della vostra verit, non resterebbe pi nulla!

1570 - Perch gli uomini, nella vita quotidiana, dicono, per lo pi, la verit? Perch pi comodo: la bugia richiede, inventiva, arte scenica e memoria.

1571 - Nella questione se, della verit, ci sia bisogno, implicita fin dallinizio una risposta non solo affermativa, ma affermativa a tal punto da tradursi in questa sentenza, fede, convinzione: Di nessuna cosa c pi bisogno che della verit; al suo cospetto, tutto il resto passa in secondo piano. Questa incondizionata volont del vero, che cos? la volont di non lasciarsi ingannare? la volont di non ingannare? La volont del vero potrebbe, in effetti, aderire a questultima interpretazione, a patto che nella condizione generale non voglio ingannare venga incluso anche il caso specifico io non mi voglio ingannare. Ma perch bisogna per forza non ingannarsi? Perch bisogna per forza non lasciarsi ingannare? Sul carattere dellesistenza, avete forse la scienza infusa, per poter determinare se d pi vantaggi far parte degli eterni diffidenti o degli eterni creduloni? Linutilit e pericolosit di questa volont del vero, di questa verit a tutti i costi emersa, col tempo, in maniera sempre pi lampante. La volont del vero potrebbe essere unocculta volont di morte.

VIANDANTI
1572 - Chi giunto, bene o male, alla libert di giudizio, sulla terra non pu sentirsi altro che un viandante.

VIE
1573 - Esiste al mondo una via singolare, che nessuno potr percorrere allinfuori di te: dove porta? Niente domande; imboccala.

VILLANIA
1574 - Quelli che tacciono mancano sempre di finezza e nobilt di cuore. Il tacere unobiezione. Non vorrei che si sottovalutasse la villania: essa di gran lunga il modo pi umano per contraddire qualcuno, nonch, nel panorama moderno, che fatto di debosciati, una delle nostre virt pi eminenti.

VIRT
1575 - Ogni virt incline alla stupidit, ed ogni stupidit, alla virt. Stupido fino alla santit, si dice in Russia. Badiamo di non finire, a forza di onest, per trascendere alla santit e la noia!

1576 - Luomo ha depredato ben bene le bestie di tutte le loro virt: questo perch, di tutte le bestie, luomo quella che se l passata peggio.

1577 - Ci sono certuni che definiscono virt gli spasimi di dolore sotto i colpi di una frusta; ed altri, che chiamano virt il modo in cui i loro vizi si fanno poltroni.

1578 - Quando lode e biasimo non vi toccano, e la vostra volont vuole imporsi su tutte le cose in quanto volont di chi ama: ecco lorigine della vostra virt!

1579 - Alluomo, per il suo meglio, necessario ci che v, in lui, di peggio.

1580 - Sia la tua virt troppo elevata per lequivoca confidenza dei nomi. Quando devi parlare di essa, non ti vergognare, quindi, se ti fa balbuziente.

1581 - Credere nelle proprie virt non , in fondo, la stessa cosa di ci che un tempo era detta la buona coscienza: quella veneranda treccia di concetti attorti in un lungo codino che i nostri avi si appendevano dietro la testa, e, piuttosto spesso, anche dietro lintelletto? Sembra perci che, per quanto poco ci possa andare a genio il sentirci vecchia maniera e gratificati di quella venerabilit che si tributa agli avi, in un aspetto, tuttavia, noi, di questi, avi, siamo i degni nipoti. Noi, gli ultimi europei dotati di buona coscienza, ci portiamo ancora appresso il loro codino.

1582 - Un tempo avevi delle passioni, e le chiamavi cattive. Ma ora non hai che le tue virt: esse, sono uno sviluppo delle tue passioni. Alla fine, tutte le tue passioni sono diventate virt; tutti i tuoi demoni, angeli.

1583 - A che servirebbe una virt che non si potesse mostrare; o che, di mostrare, non si fosse capaci?

1584 - Molti individui passano tutta la vita ad aspettare loccasione per essere buoni a modo loro.

1585 - A Socrate, il fissarsi in testa di possedere una virt e, poi, non possederla, pareva una disgrazia prossima alla follia. Davvero, una simile fissazione pi pericolosa della mania opposta: avere un qualche difetto, o vizio. Infatti, questultima, una di quelle manie che possono anche far diventare migliori; quella fissazione, invece, rende luomo ed anche unintera epoca giorno dopo giorno, pi cattivo. Vale a dire, in questo caso, pi ingiusto.

1586 - Le virt sono, per chi le possiede, nella maggior parte dei casi, dannose; infatti, si tratta di istinti capaci di dominarlo con troppa forza e avidit, e che, per questo, non sopportano che la ragione li controbilanci con istinti di carattere diverso.

1587 - Alla rilassatezza si adatta soltanto una virt comoda.

1588 - Anche qualora si posseggano tutte le virt, bisogna averne ancora una: mandare a dormire, quando ora, le stesse virt.

1589 - La virt d la felicit ed una sorta di beatitudine soltanto a chi confida pienamente nelle proprie virt, non a quegli spiriti pi raffinati la cui virt consiste in una profonda sfiducia verso se stessi e verso ogni virt.

1590 - Un individuo armoniosamente compiuto, un beniamino della vita, non pu che compiere determinate azioni e guardarsi, istintivamente, da altre. Egli trasferisce nei suoi rapporti con gli uomini e le cose quellordine interiore di cui la sua natura fisiologica espressione. Detto in una battuta: la sua virt la conseguenza della sua felicit.

1591 - Non diamo particolare valore al possesso di una virt fino a che non ci rendiamo conto che il nostro avversario ne manca completamente.

1592 - Ora capisco con chiarezza di che cosa, un tempo, si andava in cerca, soprattutto, quando si andava in cerca dei maestri di virt. Si andava in cerca di un buon sonno, e delle virt oppiacee utili ad esso. Z

1593 - Cattivo, vuol dire vile! Z

1594 - Ecco un individuo che ha, verso gli animali, un atteggiamento di tenera sollecitudine e viene, per questo, ammirato; tuttavia, esistono persone sulle quali egli ha, proprio in questo modo, voluto dar libero sfogo alla propria crudelt. Quellaltro, un grande artista: il presentimento della volutt che gli avrebbe dato linvidia dei rivali, una volta che li avesse superati, non ha lasciato riposo alle sue forze fino a che non divenuto un grande. Quanti amari momenti le altre anime hanno dovuto scontare in tributo alla grandezza da lui, infine, raggiunta! La castit della suora: con quale condanna negli occhi essa scruta il volto di donne che hanno unaltra condotta di vita! Quanta volutt di vendetta c, in quei suoi occhi! Il tema corto, ma le possibili variazioni intorno ad esso sarebbero innumerevoli.

1595 - Se dobbiamo, per forza, avere dei punti deboli, e dobbiamo, alla fine, riconoscere che essi, su di noi, si impongono col valore di leggi, allora auguro a ciascuno di voi di possedere, almeno, tanta sapienza dartista da riuscire a fare dei propri punti deboli la scena allestita per lingresso delle proprie virt: fare in modo che, di vedere le sue virt, noi non vediamo lora.

1596 - Trattare tutti gli uomini con la stessa benevolenza ed essere buoni senza distinzione di persona pu essere lespressione tanto di un profondo disprezzo per gli uomini che di un profondo amore per gli uomini.

1597 - La tenzone tra chi perora la propria causa col cuore e con la testa, e quello che adopera solo la testa, impari. Il primo ha, per cos dire, il sole e il vento contro, e le sue due armi si ostacolano a vicenda. Se vogliamo dar retta agli eventi, egli perde la posta in premio. In compenso, di certo la vittoria del secondo, con la sua unica arma, di rado una vittoria in cui il cuore di tutti gli altri spettatori si riconosca; dunque, pu rendere il vincitore parecchio impopolare.

1598 - Non mi piacciono le virt negative: quelle virt la cui essenza la negazione di s; la rinuncia a se stessi.

1599 - Quando vengo a sapere della cattiveria degli altri nei miei confronti, il mio primo sentimento non , forse, una certa soddisfazione?

VIRTUOSI
1600 - Essi hanno, in sostanza, un solo, superficiale obbiettivo: che nessuno faccia loro del male. Ecco perch prevengono tutti, facendo loro del bene. La virt, per loro, ci che rende modesti e mansueti: in tal modo hanno trasformato il lupo in cane, e luomo stesso nel migliore, per luomo, degli animali domestici.

VITA
1601 - Questo segreto mi confid la vita stessa: Vedi? disse io sono colei che deve sempre superare se stessa. Certo, voi definite tutto ci volont di generare o pulsione verso un fine: verso quanto pi elevato, remoto, multiforme; ma tutte queste cose sono ununica entit, un solo mistero. Preferirei il tramonto del mio esistere, piuttosto che rinunciare a questa singolare entit; e veramente, dove qualcosa ha vissuto il suo tramonto, e le foglie cadono, guarda: l la vita viene offerta in sacrificio alla potenza! Perch io devo essere lotta, e divenire, e fine, e contraddizione di ogni fine: ah, chi indovina la mia volont, certo indovina anche per quali tortuosi percorsi essa debba avanzare! Qualunque cosa io crei, e per quanto la ami, presto, sono costretta a contrastarla; e, con lei, contrastare il mio amore: cos vuole quella volont che mi spinge. E anche tu, che cerchi la sapienza: solo unorma tu sei, e una traccia percorsa dalla mia volont. In verit, la mia volont di potenza, per avanzare, si messa le scarpe della tua volont del vero.

1602 - veramente un discorso nobile quello che dice: Ci che la vita promette a noi, sia la promessa che noi onoriamo alla vita!

1603 - I fisiologi dovrebbero riflettere bene prima di imporre listinto di conservazione come pulsione cardinale di un organismo vivente. Tutto ci che vivo vuole, prima di tutto, dar libero corso alla sua forza: la vita stessa volont di potenza. Lautoconservazione solamente una delle indirette e pi frequenti conseguenze di ci. In breve, qui come ovunque: attenzione ai principi teologici superflui!

1604 - Le vere stagioni della vita sono quei brevi periodi di permanenza che stanno tra lalba di un pensiero o un sentimento capace di dominarci completamente ed il suo crepuscolo. Allora esiste, ancora una volta, lappagamento; tutto il resto sete e fame; oppure nausea.

1605 - Tra tutti gli eventi che riguardano luomo, non c banalit maggiore della morte. Segue, nellordine, la nascita (infatti, non tutti sono nati, quelli che, pure, muoiono); quindi, il matrimonio. Siccome, per, ognuna delle innumeri ed innumerevoli rappresentazioni di queste piccole e risapute tragicommedie si tiene con attori sempre nuovi, esse non mancano mai di spettatori interessati a esse.

VITTORIE
1606 - La cosa migliore, in una grande vittoria, il fatto che elimina, nel vincitore, il terrore di una sconfitta.

VOLONT
1607 - Oggi, il gusto e la qualit alla moda indeboliscono e spossano la volont. Nulla sintona di pi ai tempi che la debolezza della volont.

1608 - La costrizione della volont mitologia: nella vita reale si d solo il caso di volont forti e volont fiacche.

1609 - Il volere, libera; infatti, volere significa creare.

1610 - Fate pure tutto quello che volete, ma, prima di tutto, siate tra quelli che sanno volere!

1611 - La volont non pu agire a ritroso. Non poter infrangere il tempo e la sua rapinosa smania: questo il pi solitario rimpianto della volont.

1612 - S: esiste in me qualcosa di invulnerabile; qualcosa che non si pu sotterrare, perch fa saltare per aria la roccia: si chiama la mia volont. Muta ed immutabile, essa incede lungo gli anni.

1613 - Un nuovo volere insegno, io, allumanit: quella via per cui lumanit si incamminata alla cieca, volerla far propria. Chiamarla buona, senza pi sgattaiolare via dalla sua mta, come fanno gli ammalati e i moribondi! Ammalati e moribondi furono quelli che disprezzarono il corpo e la terra, escogitando il regno dei cieli e la redenzione per gocce di sangue. Anche questi veleni dolci e cupi, per, li attinsero dal corpo e la terra!

1614 - Se uno fa capolino fuori della sua dimora proprio nel momento in cui il sole fa capolino fuori della propria, e dice io voglio che il sole sorga, noi ridiamo di lui. Allo stesso modo, se uno non riesce a fermare una pietra gi per un declivio, e allora dice io voglio che la pietra rotoli, noi ridiamo di lui; e ridiamo di colui che, in un incontro di lotta libera, quando viene buttato a terra, dice sono finito quaggi; ma, stare quaggi, proprio quello che voglio! Eppure, risate a parte, ci comportiamo, noi, in modo diverso da questi tre personaggi, quando usiamo la parola io voglio?

1615 - Primo punto: perch abbia origine latto del volere, necessario che ci si costruisca una rappresentazione mentale di piacere o dispiacere. Secondo punto: il fatto che un potente stimolo venga avvertito come piacere o dispiacere, cosa che dipende dallintelletto che lo interpreta; il quale, per, per lo pi, opera a livello inconscio. Uno stesso stimolo, pu venire interpretato sia come piacere che come dispiacere. Terzo punto: piacere, dispiacere e volont si danno soltanto nelle creature dotate di intelletto; la stragrande maggioranza degli organismi viventi non ne ha la minima idea.

1616 - I filosofi hanno il vezzo di discorrere della volont come se fosse la cosa pi ovvia di questo mondo. Il volere, a me, pare, prima di tutto, qualcosa di complicato; qualcosa che trova la sua unit soltanto nella parola con cui lo si designa. La volont non soltanto un complesso di sensazioni e pensieri, ma anche, e soprattutto, una passione: quella passione del comando a tutti ben nota. Ci che viene definito libera volont , in sostanza, solo una forte emozione, provocata dalla sensazione di esercitare un completo dominio su colui che deve obbedire.

VULCANI
1617 - Noi tutti, siamo vulcani in fase di crescita: quando sar ora, avremo la nostra eruzione. Se questa ora sia vicina o lontana, per, nessuno lo pu sapere.

1618 - Lantidoto pi tremendo contro le persone fuori del comune farle collassare, a forza di spinte, cos profondamente dentro se stesse che poi, ogni volta che riescono a venirne fuori, uneruzione vulcanica.






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