Strani ritrovamenti
di Gianluca Comastri
Annidate in testi storici antichissimi, vi sono annotazioni a dir poco sorprendenti
Capita a volte, sfogliando pagine di alcuni particolari libri, di imbattersi in letture che sul momento lasciano alquanto perplessi, allorch sembrano citare luoghi, personaggi o fatti riportati in pubblicazioni di tutt'altro genere, molto lontane temporalmente, geograficamente e culturalmente, di cui non ci si aspetterebbe minimamente di trovare occorrenza nel testo che si sta scorrendo. il genere di testimonianze in cui ogni ricercatore sogna di imbattersi, poich costituiscono insperate evidenze a suffragio del costrutto teorico sul quale sta indagando.
Qui dato un riscontro di un paio di dette 剃oincidenze, nelle quali riecheggiano contenuti che per gli appassionati della Terra di Mezzo potranno risultare senz'altro affascinanti.
Data la provenienza delle fonti, alquanto azzardato ipotizzare connessioni di qualsivoglia natura con l'opera di Tolkien nella sua concezione e nel suo divenire. Per ora, baster accontentarsi di prenderne atto, riservandosi magari ulteriori approfondimenti facenti seguito a studi specifici pi accurati.
L'antica fiamma in un testo alchemico
Il primo dei due reperti in questione si trova in un testo alchemico settecentesco, una raccolta di 亭avole egizie e greche rielaborate dalla penna di A. Pernety, ma le cui fonti discendono senz'altro da reperti di ben altra epoca, come illustrato di seguito. Nel volume in questione, edito da Libritalia, le due mitologie - ellenica e nilotica - sono analizzate ed illustrate secondo i canoni della Dottrina Segreta. Nel capitolo relativo al ruolo delle piante e degli animali nella mitologia egizia, a pagina 99 dell'edizione citata, annotata la frase i Filosofi hanno dato il nome di Athanor al loro fornello segreto.
La somiglianza con la ben nota Fiamma di Anor, gelosamente custodita da Gandalf, non passa certo inosservata.
possibile che Tolkien fosse venuto in possesso di testi analoghi, nel corso dei suoi studi, e che la parola anor gli si sia impressa nella mente, nell'accezione ignea che la contraddistingue in questo contesto? Di sicuro vi che l'alchimia affonda le sue radici nella notte dei tempi, nell'Egitto predinastico, quando i semidei regnavano sugli uomini della valle del Nilo. Dunque, l'idea di identificare il fuoco con un termine simile risale quantomeno al periodo protostorico. Donde il Maestro abbia tratto lo spunto per derivare le parole per la fiamma, nei vari idiomi elfici, non sappiamo; ma l'idea che, nel suo processo di generazione dei linguaggi, abbia ripercorso pi o meno le medesime tappe dell'antichissimo popolo a cui si deve la lingua arcaica citata dai Filosofi ermetici, affascinante, almeno quanto lo sarebbe la fantasmagorica scoperta che le stesse saghe di Eldar ed Edain traggono spunto da testi originali dell'epoca protostorica, chiss come ritrovati e rielaborati da Tolkien. Al di l di quale sia la verit, rimane il fatto che in un'epoca storica remota ci si rivolgeva alla fiamma come ad anor, n pi n meno di quanto facevano gli abitanti dell'Ovesturia.
Il principe delle tenebre in un frammento protoevangelico
Il secondo ritrovamento ancora pi inquietante, se non altro per la fonte da cui proviene: si trova infatti in un frammento facente parte di un testo in lingua copta, ove un autore ignoto riporta la sua versione della vita pubblica e della Passione di Ges Cristo. Tale testo nel novero dei 侮angeli Apocrifi ammessi allo studio dai teologi, cos come sono riportati nel compendio critico curato da L. Moraldi sotto lo stesso titolo, edito da Piemme. Uno di questi frammenti, alla pagina 205 dell'opera in questione, recita: 俎Ges鸋 Prese Melchir e lo leg con una catena di ferro e acciaio.
Le parole di Tolkien a proposito della caduta dell'Oscuro Signore al termine della Guerra d'Ira, allorch venne sopraffatto e costretto nella ferrea Angainor, sono praticamente identiche.
Per completare la disamina, vale la pena aggiungere che il testo originale unanimemente identificato come il Vangelo di Bartolomeo, nonostante l'identit del vero autore sia tuttora da stabilire; studi critici ne collocano la stesura tra il V ed il VII secolo, pur non escludendo che siano a loro volta trascrizioni di testi pi antichi. E. Revillout vi dedic una pubblicazione nel 1907, quindi anche in questo caso non da escludere che Tolkien abbia avuto modo di prenderne visione, ammesso che possa dirsi alcunch di veridico circa la sua concezione in merito alla letteratura apocrifa neotestamentaria. Probabilmente, da appassionato filologo, avrebbe apprezzato tali documenti quantomeno per l'interesse che essi muovono dal punto di vista linguistico.
Per inciso, il passo che ospita la citazione in questione narra della discesa di Cristo nel Regno dei Morti (Amenti) e della sconfitta che infligge alla Morte. A tutt'ora non mi stato possibile identificare con certezza l'origine del nome 俑elchir, del quale manca qualsiasi riscontro nel materiale a disposizione per poter dire a chi si riferiva l'autore, se cio al Diavolo in persona o ad altro personaggio.
Commento
Chiaramente, prima di trarre qualunque tipo di conclusione, occorrerebbe effettuare indagini pi approfondite circa la possibilit o meno che il Maestro conoscesse, dalle fonti citate o da altre, l'esistenza dei nomi trattati. Solamente in base all'esito di tali indagini determinate ipotesi potranno risultare verosimili.
Speculando ancora un poco, per puro diletto, possiamo lasciare questa piccola provocazione: gli Elfi descritti da Tolkien hanno un riscontro storiografico nei Re di origine divina della tradizione egizia predinastica, cos come il passo biblico seguente richiama alla mente degli appassionati i Signori di Nmenor: 侵n quel tempo vi erano i Nefilim sulla terra e ve ne furono anche dopo che i figli di Dio si erano uniti alle figlie degli Uomini ed esse avevano loro partorito dei figliuoli. Sono essi quegli eroi famosi fin dai tempi antichi (Genesi, 6-4). Giover ricordare che nefilim tradotto da alcuni biblisti con 剋iganti, ed in effetti i Nmenoreani sono descritti come pi alti e pi dotati degli Uomini; e che dire della considerazione di cui godettero i Mezzielfi presso la gente dell'Ovest?
Gianluca Comastri
Bibliografia
"Le favole Egizie e Greche", Dom Antonio Pernety, Libritalia, 1997;
"Vangeli Apocrifi", Luigi Moraldi, Piemme, 1996.
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