Traduzioni telematiche a cura di
Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
(Casa di Reclusione - Opera)
Charles Dickens - William Butler Yeats.
ALTRE STORIE FANTASTICHE.
INDICE.
Charles Dickens - La casa dei fantasmi: pagina 3.
William Butler Yeats - I racconti di Hanrahan il Rosso: pagina 82.
Charles Dickens.
LA CASA DEI FANTASMI.
L'albero di Natale.
Ci sar sempre odore di caldarroste e di altri buoni generi di
conforto, dato che raccontiamo storie d'inverno - o, per meglio
dire, storie di fantasmi - intorno al fuoco di Natale. E una volta
l, non ci siamo mossi se non per avvicinarci ancora di pi alla
fiamma. Questo per non conta. Arriviamo alla casa, una vecchia casa
con una quantit enorme di camini, dove la legna nel focolare brucia
su antichi alari, e ritratti sinistri (certuni, anche, con leggende
sinistre) aggrottano le sopracciglia con aria diffidente dall'alto dei
pannelli in noce delle pareti. Chi vi parla un nobiluomo di mezza
et. Gustiamo un'abbondante cena con il padrone, la padrona di casa e
i loro ospiti - Natale, e la vecchia casa piena di gente -, poi
andiamo a coricarci. La nostra camera vecchissima. Le pareti sono
tappezzate di arazzi. Quel ritratto di Cavaliere verde, sul caminetto
non ci piace. Ci sono grosse travi nere sul soffitto, e una grossa
lettiera nera, sostenuta alla base da due grosse figure nere che
paiono essersi staccate da due tombe della vecchia casa baronale del
parco, proprio in nostro onore. Ma non siamo superstiziosi, dunque non
ci facciamo caso. Cos, congediamo il nostro cameriere, chiudiamo a
chiave la porta e ci sediamo davanti al fuoco, riflettendo su
un'infinit di cose. Alla fine ci corichiamo. Senonch, non riusciamo
a prendere sonno. Ci voltiamo da una parte, ci rigiriamo dall'altra, e
non riusciamo a prendere sonno. I tizzoni nel focolare bruciano
allegramente e dnno alla camera un'aria spettrale. Non possiamo
trattenerci dal far capolino da sopra il copriletto per sbirciare le
due figure nere e il Cavaliere verde: che aspetto cattivo ha! Nel
baleno della luce, pare avanzare e indietreggiare: il che, anche se
non siamo nobiluomini superstiziosi, non piacevole. Allora,
diventiamo nervosi, sempre pi nervosi. Diciamo: - E' sciocco, ci
fingeremo indisposti, e busseremo alla porta di qualcuno -. Ebbene,
siamo l l per farlo, quando ecco che la porta chiusa a chiave si
spalanca e entra una donna, dal pallore mortale e dai lunghi capelli
biondi, che scivola silenziosamente vicino al fuoco, e si siede sulla
sedia che avevamo lasciato l, fregandosi le mani. Notiamo allora che
i suoi vestiti sono bagnati. Abbiamo la lingua attaccata al palato, e
non riusciamo a parlare; ma la osserviamo con attenzione. I vestiti
sono bagnati, e i lunghi capelli sono intrisi di fango umido;
vestita alla moda di duecento anni fa, e dalla cintura le pende un
mazzo di chiavi arrugginite. Insomma, lei seduta l, e noi non
riusciamo nemmeno a perdere i sensi, tale lo stato in cui ci
troviamo. Poco dopo si alza e prova tutte le serrature della camera
con le sue chiavi arrugginite, ma nessuna si rivela adatta; quindi
fissa gli occhi sul ritratto del Cavaliere verde e, con voce cupa e
terribile, dice: - I cervi sanno bene chi !. Quindi torna a
fregarsi le mani, passa vicino al letto, esce dalla porta. Ci
infiliamo in tutta fretta la veste da camera, prendiamo le pistole (in
viaggio le portiamo sempre con noi), e ci apprestiamo a seguirla,
quando scopriamo che la porta chiusa a chiave. Giriamo la chiave e
guardiamo fuori nell'oscurit della galleria: di l, nessuno. Vaghiamo
alla ricerca del nostro cameriere. Non riusciamo a trovarlo.
Camminiamo su e gi per la galleria fino allo spuntare del giorno;
torniamo poi nella stanza deserta, ci addormentiamo e siamo
risvegliati dal nostro cameriere (mai che un fantasma perseguiti lui!)
e dal sole splendente. Ebbene, facciamo una triste colazione, e tutti
gli ospiti notano che abbiamo una brutta cera. Dopo colazione
visitiamo la casa in compagnia del nostro ospite, e lo portiamo quindi
davanti al ritratto del Cavaliere verde; e allora tutta la storia
viene fuori. Costui aveva ingannato una giovane governante, un tempo
al servizio di quella famiglia, e famosa per la sua bellezza, e lei si
era gettata in uno stagno; il suo corpo era stato scoperto, molto
tempo dopo, poich i cervi si erano rifiutati di bere l'acqua. Da
allora si mormorato che, a mezzanotte, lei si aggirasse per la casa
(andando per di preferenza nella camera in cui il Cavaliere verde era
solito coricarsi) e che provasse con le sue chiavi arrugginite le
vecchie serrature. Ebbene, raccontiamo al nostro ospite quanto abbiamo
visto; un'ombra gli scende sul viso, e lui ci supplica di mettere
tutto a tacere; cos . Ma la pura verit; e prima di morire (siamo
ormai morti), l'abbiamo riferito a molte persone di nostra fiducia.
Non scompariranno mai le vecchie case con le gallerie che risuonano di
echi, le camere da letto d'onore, le ali infestate dai fantasmi,
chiuse da tanti anni, nelle quali ci permettevano di scorrazzare, con
i brividi che piacevolmente ci salivano lungo la schiena, e di
incontrare tutti i fantasmi che volevamo; questi per (conviene
precisarlo, forse) si riducevano a pochissimi tipi o specie
fondamentali: poich i fantasmi sono poco originali e passeggiano
per sentieri battuti. Capita cos che in una certa camera di una certa
casa di campagna, dove un certo Lord, Baronetto, Cavaliere o
Gentiluomo scellerato si ucciso sparandosi un colpo di pistola, il
sangue "si rifiuti" di sparire da certe assi del pavimento. Puoi pure
raschiare e raschiare, come l'attuale proprietario ha fatto, o
piallare e piallare come fece suo padre, o strofinare e strofinare,
come fece il nonno, o scrostare e scrostare con potenti acidi
corrosivi, come fece il bisnonno, ma il sangue era sempre l: n pi
rosso n pi scolorito, n di pi n di meno, sempre e solo lo stesso.
Capit cos che in una talaltra casa ci sia una porta stregata che non
rester mai aperta, o il suono stregato di un arcolaio, o di un
martello, o un rumore di passi, o un urlo, o un sospiro, o uno
scalpito di cavalli, o uno strepito di catene. Diversamente c' un
orologio sulla torre che a mezzanotte batte tredici rintocchi quando
il capofamiglia sta per morire; o una carrozza nera, fosca e immobile,
che in quei momenti qualcuno vede sempre ferma vicino ai grandi
cancelli delle scuderie. E capit cos che Lady Mary and a visitare
una casa grande e isolata nelle Highlands scozzesi, e che, stanca per
il lungo viaggio, si ritir presto nella sua stanza, e la mattina
seguente disse candidamente al tavolo della colazione: Che stramberia
dare una festa cos tardi, la notte scorsa, in un posto cos fuori
mano, e non avermelo detto, prima che andassi a letto! - Al che
tutti chiesero a Lady Mary cosa voleva dire. Lady Mary allora rispose:
- Ma come, se per tutta la notte le carrozze non hanno mai smesso di
rintronare sul pavimento del terrazzo, sotto la mia finestra! - A
quelle parole il proprietario della casa impallid, altrettanto fece
la sua signora, e Charles Macdoodle di Macdoodle fece cenno a Lady
Mary di non aggiungere altro, e tutti rimasero in silenzio. Dopo
colazione, Charles Macdoodle inform Lady Mary che nella tradizione di
quella famiglia lo strepito delle carrozze sul terrazzo era un segno
di morte. E cos fu, poich due mesi pi tardi la gentildonna della
villa spir. E Lady Mary, che era damigella d'onore a Corte,
raccontava spesso questa storia alla vecchia regina Carlotta; e ogni
volta il vecchio re diceva: - Eh, eh? Che, che? Fantasmi, fantasmi?
No, queste cose no, queste cose no! -. E non la smetteva di ripetere
le stesse parole fino al momento di andare a dormire.
Capit anche che l'amico di un tale, uno che la maggior parte di noi
conosce, quando era giovane si fece un amico speciale all'universit,
con il quale strinse il patto che, se allo spirito fosse stato
consentito di tornare sulla Terra dopo la separazione dal corpo,
quello che dei due fosse morto prima sarebbe dovuto riapparire
all'altro. Con il passare del tempo, il nostro amico dimentic il
patto; i due giovani, infatti, avevano continuato la loro vita
prendendo strade molto differenti l'una dall'altra. Ma una notte,
parecchi anni dopo, al nostro amico, che allora si trovava nel nord
dell'Inghilterra e per la notte si era fermato in una locanda nelle
brughiere dello Yorkshire, capit di guardare poco pi in l del
letto; e l, al chiarore della luna, appoggiato a uno scrittoio vicino
alla finestra, con lo sguardo fisso su di lui, vide il suo compagno
d'universit! Rivolgendosi a lui in modo grave, l'apparizione disse in
una specie di sussurro, ma ben percettibile: - Non ti avvicinare. Io
sono morto. Sono qui per onorare la mia promessa. Vengo da un altro
mondo, ma non posso rivelarne i segreti! -. Poi, la sagoma impallid,
si sciolse, per cos dire, nel chiarore della luna, e svan.
Si racconta poi della figlia del primo inquilino della pittoresca casa
elisabettiana, tanto famosa dalle nostre parti. Avete mai sentito
parlare di lei? No? Diamine: costei, una splendida fanciulla di appena
diciassette anni, usc di casa una sera d'estate, al tramonto, per
cogliere fiori in giardino; poco dopo rientr correndo nell'ingresso,
terrorizzata, e disse al padre: - Oh, caro padre, ho incontrato me
stessa! -. Lui la prese in braccio e le disse che era solo una
fantasia; ma lei continu: - Oh, no! Ho incontrato me stessa nel
viale grande; ero pallida e coglievo fiori appassiti, ho girato la
testa e li ho raccolti ! -. Quella notte lei mor; il quadro che
avevano iniziato per illustrare la sua storia non fu mai finito, e
ancora oggi, dicono, si trova in qualche parte della casa, rivolto
contro il muro.
Si racconta ancora dello zio della moglie di mio fratello, che stava
tornando a casa in sella al cavallo, una tiepida sera al crepuscolo,
quando su un viottolo erboso vicino casa vide un uomo che gli stava di
fronte, al centro esatto dello stretto sentiero. Chiss perch si
messo l, quell'uomo col mantello..., pens. Vuole forse che lo
travolga con il mio cavallo?. Ma la figura non si mosse. Fu preso,
allora, da una strana sensazione, vedendola cos quieta, ma rallent
al trotto, e avanz guidando il cavallo in quella direzione. Quando fu
tanto vicino da toccarla quasi con la staffa, il cavallo si impenn, e
la figura scivol sul lato del viottolo, con un movimento strano, che
non pareva di questa terra - all'indietro, e senza dare
l'impressione di usare i piedi -, e spar. Lo zio della moglie di mio
fratello esclam: - Santo cielo! E' mio cugino Harry di Bombay! -.
Spron il cavallo, che subito fu madido di sudore, e chiedendosi il
perch di un comportamento tanto strano, si precipit di gran carriera
verso la casa finch non vi si ferm davanti. L vide la stessa figura
varcare la soglia delle alte porte-finestre del salotto che si
aprivano sul giardino. Lanci le redini a un domestico, e le si
affrett dietro. Sua sorella sedeva l, sola. - Alice, dov' mio
cugino Harry? - Tuo cugino Harry, John? - S, il mio cugino di
Bombay. L'ho incontrato poco fa sul viottolo, e proprio ora l'ho visto
entrare qui -. Nessuna creatura era stata vista da nessuno, a
quell'ora, e in quell'attimo per, come poi si venne a sapere, questo
cugino moriva in India.
Si racconta poi di quella anziana signorina, donna molto saggia, che
mor a novantanove anni, conservando intatta la lucidit fino alla
fine. Lei vide davvero l'Orfanello. Questa storia stata spesso
raccontata con molte inesattezze, ma la versione pi attendibile -
dato che, in realt, una storia che appartiene alla nostra famiglia,
e l'anziana signorina era una nostra conoscente - la seguente.
Quando lei aveva pi o meno quarant'anni, ed era ancora una donna di
straordinaria bellezza (il suo amato mor giovane, e questo il
motivo per cui lei non si spos mai, anche se riceveva molte offerte
di matrimonio), and ad abitare in una residenza di campagna nel Kent
che suo fratello, un mercante della Compagnia delle Indie, aveva di
recente acquistato. Correva voce che la propriet fosse un tempo
appartenuta al tutore di un fanciullo, del quale era anche l'erede pi
prossimo, e che l'avesse ucciso, sottoponendolo a duri e crudeli
maltrattamenti. Di questo, lei non sapeva niente. Si dice che nella
sua camera da letto ci fosse una gabbia nella quale il tutore era
solito rinchiudere il ragazzo. Ma una cosa del genere non c' mai
stata. C' solo uno stanzino. Lei and a coricarsi, e non diede nessun
allarme durante la notte, e al mattino disse alla cameriera, quando
entr nella stanza: - Chi il grazioso bimbo dall'aria derelitta
che per tutta la notte ha fatto capolino da quello stanzino? - La
cameriera rispose lanciando un grido stridulo, e abbandon il campo in
men che non si dica. Lei rimase stupita; ma era una donna di forte
vigore intellettuale, e cos si vest, scese a pianterreno e si
appart in privato con il fratello. - Ebbene, Walter - disse -,
tutta la notte sono stata disturbata da un grazioso ragazzo dall'aria
derelitta che continuamente faceva capolino da quello stanzino che non
riesco ad aprire. E' una burla. - Ho paura di no, Charlotte - lui
disse -, la leggenda della casa. E' l'Orfanello. Che faceva? -
Apriva la porta pian pianino - lei rispose -, e faceva capolino.
Certe volte avanzava uno o due passi nella camera. Allora, quando lo
chiamavo e lo invitavo a entrare, si faceva pi piccolo, si metteva a
tremare, sgattaiolava dentro un'altra volta, e chiudeva la porta. -
Lo stanzino, Charlotte - disse il fratello -, non comunica con
nessun'altra parte della casa, e la porta inchiodata -. Cosa
sicuramente vera, poich ci vollero due falegnami e un'intera
mattinata per aprirlo, e poterlo cos ispezionare. Allora lei fu
convinta di aver visto l'Orfanello. Ma la parte pi raccapricciante e
terribile della storia che il fanciullo fu visto anche da tre dei
figli del fratello, l'uno di seguito all'altro, che morirono tutti in
tenera et. Ogni volta che si era ammalato, ogni bambino era tornato a
casa, dodici ore prima, in preda a grande eccitazione, e aveva detto:
- Oh, mamma, ho giocato sotto quel tale albero di noce in quel tale
prato, con uno strano ragazzo... un grazioso ragazzo dall'aria
derelitta, molto timido, che mi ha fatto dei cenni! -. Per la loro
fatale esperienza, i genitori arrivarono a capire che costui era
l'Orfanello, e che il destino del bambino che egli aveva scelto per
suo piccolo compagno di giochi era irrimediabilmente segnato.
Sono tantissimi i castelli tedeschi, dove vegliamo in solitudine in
attesa dello Spettro; dove veniamo accompagnati in una camera
relativamente allegra per il nostro arrivo; dove seguiamo con lo
sguardo le ombre gettate sulle nude pareti dal fuoco scoppiettante;
dove ci sentiamo davvero soli quando il proprietario della locanda del
villaggio e la sua graziosa figlia si ritirano, dopo aver deposto una
nuova provvista di legna nel focolare, e avvicinato sul tavolino una
ricca imbandigione per cena, composta di arrosto freddo, di cappone,
pane, uva, e un fiasco di vino invecchiato del Reno; dove le porte si
richiudono, sbattendo l'una dopo l'altra, sui loro recessi segreti,
come i ripetuti scoppi del lugubre tuono; e dove, intorno alle ore
piccole della notte, facciamo la conoscenza di tanti misteri
soprannaturali. Moltissimi sono gli studenti tedeschi ossessionati dai
fantasmi, in compagnia dei quali ci trasciniamo ancora pi vicini al
fuoco, mentre lo scolaro nell'angolo sgrana tanto d'occhi e solleva lo
sgabellino che si scelto per sedile... mentre la porta
accidentalmente si spalanca.
Occhio agli spiriti!
L'autore del presente articolo, nell'accingersi a riferire fedelmente
tre esperienze spiritiche delle quali stato testimone, ritiene
essenziale precisare che, fino al momento di godere di tanto
privilegio, non aveva creduto nei colpi battuti o nei tavoli mossi
dagli spiriti. Nella sua idea grossolana del mondo spirituale, si
immaginava i suoi abitanti verosimilmente progrediti, anche oltre la
supremazia intellettuale di Peckham o di New York; e considerando la
quantit di ignoranza presunzione e follia di cui si gloria questa
Terra, pensava fosse assolutamente inopportuno evocare gli esseri
immateriali per divertire il genere umano con brutti svarioni
d'ortografia e insidiosi nonsensi. Pensava che una simile presunzione
minacciasse apertamente di lacerare il sacro velo che ci protegge dai
guai di quel mondo, per uno scopo non pi nobile che diventare idioti
di grado superlativo.
Era questa la rozza e terrestre disposizione mentale dell'autore, non
pi tardi dello scorso ventisei dicembre. Quel mattino memorabile, due
ore circa dopo il sorgere del sole - cio alle nove e quaranta, come
segnava il suo orologio, sistemato sul comodino vicino al letto, e
come si poteva vedere nell'ufficio dell'editore, su un semicronometro
che ostentava il marchio di fabbrica di Bautte di Ginevra e il numero
di matricola 67709 -, quel mattino memorabile, dunque, due ore circa
dopo il sorgere del sole, l'autore, messosi a sedere sul letto e
portata una mano alla fronte, sent distintamente diciassette
pulsazioni o battiti in quella regione. Erano accompagnati da un senso
di sofferenza localizzato e da una vaga sensazione, non diversa da
quella che in genere si avverte in coincidenza di una colica biliare.
Cedendo a un impulso incontrollabile, l'autore chiese:
- Che cos'?
Immediata segu la risposta (in pulsazioni o battiti sulla fronte): -
Ieri.
L'autore, ancora non completamente sveglio, chiese:
- Che giorno era ieri?
Risposta: - Il giorno di Natale.
L'autore, che a questo punto aveva recuperato il pieno controllo di
s, domand:
- Chi il medium in questo caso?
Risposta: - Clarkins.
Domanda: - La signora o il signor Clarkins?!
Risposta: - Entrambi.
Domanda: - Chi intendete per signor Clarkins, il vecchio o il
giovane?
Risposta: - Entrambi.
Ebbene, il giorno prima l'autore aveva cenato in compagnia del suo
amico Clarkins (potete rintracciarlo all'Archivio di Stato), e nel
corso di quella cena si era discusso proprio di spiriti, da vari punti
di vista. Inoltre, da quanto l'autore ricordava, sia Clarkins padre
sia Clarkins figlio avevano partecipato molto attivamente alla
discussione, direi che l'avevano in un certo senso imposta ai
presenti. Anche la signora Clarkins era intervenuta animatamente, e
aveva osservato, in tono allegro per non dire esaltato, che capitava
soltanto una volta all'anno.
Convinto da simili indizi che quei colpi fossero di origine
spirituale, l'autore procedette come segue:
- Chi siete?
La fronte riprese a battere, ma in un modo del tutto disordinato. Per
un po' fu impossibile capirci qualcosa. Dopo una pausa l'autore
(tenendosi la testa) ripet la sua richiesta con voce solenne,
strozzata da un gemito:
- Chi siete?
Per tutta risposta, seguirono altri colpi confusi.
Allora l'autore domand, nel tono solenne di prima, e con un altro
gemito:
- Come vi chiamate?
La risposta consistette in un suono esattamente identico a un alto
singhiozzo. In seguito risult che questa voce di spirito era stata
distintamente sentita da Alexander Pumpion, il valletto dell'autore
(settimo figlio di Widow Pumpion, manganatore), che si trovava in una
stanza vicina.
Domanda: - Non vi chiamerete mica Singhiozzo? Singhiozzo un nome
proprio?
Poich non segu risposta, l'autore disse: - Vi ordino solennemente,
in nome dei nostri comuni amici Clarkins, i medium- Clarkins padre,
Clarkins figlio e Clarkins signora -, di svelare il vostro nome!
La risposta, battuta chiaramente controvoglia, fu: - Succo di
prugne, legno di tronco, mora.
Il che sembr all'autore abbastanza simile alla parodia di Ragnatelo,
Bruscolino e Senapino nel "Sogno di una notte di mezza estate", da
giustificare l'insolente controrisposta: - E' come non vi chiamate,
vero?
Lo spirito autore di quei colpi ammise:
- No.
- Allora com' che vi chiamano di solito?
Pausa.
- Ve lo chiedo un'altra volta: com' che vi chiamano di solito?
Lo spirito, sentendosi evidentemente minacciato, ribatt, in modo
molto solenne: - Porto!
Questa tremenda comunicazione ebbe l'effetto di sprofondare l'autore
in uno stato di prostrazione, e farlo giacere sull'orlo dello
svenimento, per un quarto d'ora; durante il quale i colpi continuarono
violenti, e una schiera di apparizioni spettrali gli sfil davanti
agli occhi: erano nere, e assomigliavano incredibilmente a dei girini
dotati, ogni tanto, della capacit di affilarsi fino a diventare delle
note musicali, quando si tuffavano gi nello spazio. Dopo aver
contemplato la foltissima legione di tali apparizioni, l'autore volle
sapere dallo spirito tambureggiante:
- Come vi devo immaginare? Tutto considerato, cos' che vi somiglia di
pi?
Terrificante, la risposta fu: - Un umore nerastro.
Appena fu in grado di vincere l'emozione, a quel punto molto violenta,
l'autore chiese: - Farei meglio a prendere qualcosa?
Risposta: - S.
Domanda: - Posso scrivere?
Risposta: - S.
Immediatamente, una matita e una striscia di carta che si trovavano
sul comodino vicino al letto gli rimbalzarono in mano, e l'autore si
ritrov a scrivere (in strani caratteri tremolanti e pendenti verso il
fondo della pagina, mentre la sua calligrafia era notevolmente nitida
e lineare) il seguente appunto di carattere spirituale:
Il sottoscritto Signor C.D.S. Poney porge i suoi omaggi alla ditta
Bell & Company, Prodotti Chimici e Farmaceutici, sede di Oxford
Street, dal lato opposto di Portland Street, e si pregia di chiedere
loro la cortesia di consegnare al latore della presente un cinque
granuli di genuine pillole mercuriali e una porzione purgativa di
equivalente efficacia.
Prima per di affidare questo documento ad Alexander Pumpion (che
purtroppo lo perse sulla via del ritorno, ammesso che non si voglia
sospettare che egli l'abbia infilato di proposito in uno dei fori
della padella di un venditore ambulante di caldarroste, tanto per
vedere se fosse combustibile), l'autore decise di saggiare lo spirito
autore di quei colpi con un'ultima domanda. Chiese perci con voce
strascicata e grave:
- Mi daranno qualche sofferenza allo stomaco questi medicamenti?
E' impossibile descrivere la sicurezza profetica della risposta:- S
-. La previsione fu ampiamente confermata dai fatti che seguirono,
come l'autore avr modo di ricordare per un bel pezzo; e dopo
un'esperienza del genere, sarebbe superfluo osservare che egli non
ebbe pi motivo di dubitare.
La successiva comunicazione di sicuro interesse che l'autore ebbe
l'onore di raccogliere si svolse su una delle principali linee
ferroviarie. Le circostanze in cui la comunicazione gli fu concessa -
il due gennaio di quest'anno - furono le seguenti. Egli si era
ristabilito dagli inconvenienti della precedente significativa visita
ed era tornato a fare onore alle cibarie generosamente provviste dalla
stagione. Il giorno precedente era trascorso in allegria. Egli era in
viaggio verso una famosa citt, un rinomato centro commerciale, dove
avrebbe dovuto concludere un affare, aveva pranzato un po' pi in
fretta di quanto in genere non accada sulla ferrovia, conseguenza del
fatto che il treno era in ritardo. Il pranzo gli era stato servito
visibilmente malvolentieri da una giovane donna dietro un bancone. Per
tutto il tempo lei era stata occupatissima a sistemarsi capigliatura e
vestito, e la sua inequivocabile espressione mostrava disprezzo. I
fatti dimostreranno che la giovane era una potente medium.
L'autore era tornato al suo scompartimento di prima classe, nel quale
si trovava a viaggiare da solo, il treno si era rimesso in movimento,
e lui si era appisolato; il suo ineccepibile orologio indicava che
erano gi passati quarantacinque minuti dal suo colloquio con la
medium, quando fu svegliato da uno strumento musicale davvero
insolito. Lo strumento, scopr con stupore non disgiunto da una certa
apprensione, stava suonando dietro di lui. I suoi toni erano bassi e
ondulatori, difficili da descrivere; ma, se mi si permette il
paragone, somigliavano a una melodiosa acidit di stomaco. Sia quel
che sia, fu questa l'oscura sensazione che suggerirono all'autore.
Oltre a prendere coscienza del fenomeno di cui si detto, l'autore
sent che la sua attenzione era richiamata da una rapida successione
di furiosi colpi allo stomaco e da una pressione al petto. Non pi
scettico ormai, si mise immediatamente in comunicazione con lo
spirito. Il dialogo fu il seguente:
Domanda: - Sapete il vostro nome?
Risposta: - Io credo di s!
Domanda: - Comincia con una P?
Risposta (per la seconda volta): - Io credo di s.
Domanda: - Avete due nomi, e ognuno comincia con una P?
Risposta (per la terza volta): - Io credo di s!
Domanda: - Basta con questa leggerezza, ve lo ordino. Ditemi come vi
chiamano.
Lo spirito, dopo aver riflettuto per qualche secondo, compit lettera
per lettera P.O.R.C.O. Allora lo strumento musicale esegu un'aria
breve e frammentaria. Dopo di che lo spirito riprese a battere, e
compit la parola P.A.S.T.I.C.C.I.O.
Orbene, questa precisa specialit gastronomica, questa particolare
vivanda o pietanza che dir si voglia, aveva costituito appunto il
piatto forte del pranzo dell'autore - che lo schernitore lo sappia
-, e gli era stata servita proprio dalla giovane che ora sapeva essere
una potente medium! Grandemente gratificato dalla convinzione
prepotentemente entrata nella sua testa che l'interlocutore con il
quale stava conversando non fosse di questo mondo, l'autore continu
il dialogo.
Domanda: - Vi chiamano Pasticcio di Porco?
Risposta: - S.
Domanda (che l'autore formul timidamente dopo aver lottato con una
certa comprensibile riluttanza): - Siete un pasticcio di porco, in
realt?
Risposta: - S.
Sarebbe vano rischiare una descrizione del benessere mentale e del
sollievo che l'autore trasse da questa fondamentale risposta. Egli
continu:
Domanda: - Cerchiamo di capirci. Una parte di voi porco e una
parte pasticcio?
Risposta: - Esatto.
Domanda: - Di che cosa fatta la parte pasticcio?
Risposta: - Lardo -. In quel momento si ud un'aria mesta arrivare
dallo strumento musicale. Quindi la parola: - Strutto.
Domanda: - Come vi devo immaginare? A cosa somigliate di pi?
Risposta (fulminea): - Piombo.
Domanda: - L'altra vostra natura porcina. Di che cosa si
alimentata soprattutto questa natura?
Risposta (gioiosa): - Di porco, certo!
Domanda: - Non direi. Porco che si ciba di porco?
Risposta: - No, eppure...
Uno strano moto interiore, simile a un volo di piccioni, si impadron
dell'autore. Ebbe poi un'illuminazione improvvisa, e riprese:
- Capisco bene quello che dite, insinuando che la razza umana, quando
attacca incautamente le indigeste fortezze che portano il vostro nome,
e non ha tempo abbastanza per aprirsi un varco, considerata
l'eccezionale solidit delle loro quasi inespugnabili mura, solita
abbandonare gran parte di quello che si trova al loro interno in mano
ai medium, che con questo porco nutrono i porci dei futuri pasticci?
Risposta: - Proprio cos!
Domanda: - Dunque, per parafrasare le parole del nostro bardo
immortale...
Risposta (interrompendo):
"Un solo porco in vita sua buono per molti
pasticci. Almeno per sette."
L'emozione dell'autore era profonda. Tuttavia, visto che voleva anche
stavolta provare ulteriormente lo spirito per accertare se, usando la
fraseologia poetica degli illustri profeti degli Stati Uniti, egli
provenisse da una delle cerchie pi alte ed esclusive, saggi cos il
suo interlocutore:
Domanda: - Nella selvaggia armonia dello strumento musicale che ho
dentro, e del quale sono ancora conscio, che arie di altre sostanze ci
sono, oltre a quelle gi nominate?
Risposta: - Gommagutta del Capo. Camomilla. Melassa. Alcool. Patate
distillate.
Domanda: - Nient'altro?
Risposta: - Nient'altro di rilevante.
Lo schernitore tremi e si inchini; lo stolido scettico arrossisca di
vergogna! L'autore a pranzo aveva ordinato alla potente medium un
bicchiere di cherry e, in pi, un bicchierino di acquavite. Chi pu
dubitare che gli articoli di consumo indicati dallo spirito non
fossero stati forniti, sotto quelle due denominazioni, da quella
fonte?
Baster un altro esempio per dimostrare che non pi possibile
mettere in dubbio esperienze della stessa natura di quelle sopra
descritte, e che tentare di metterle in chiaro dovrebbe diventare di
fondamentale importanza. E' uno squisito caso di tavolo mosso da uno
spirito. Era scritto nel destino che l'autore dovesse nutrire una
passione non corrisposta per la signorina L.B. di Bangay, nella contea
del Suffolk. La signorina L.B., quando si manifestarono i sussulti del
tavolo, non aveva respinto esplicitamente l'offerta di matrimonio e di
devozione dell'autore; ma fino a quel momento era sembrato probabile
che lei si sarebbe astenuta dal farlo per timore filiale nei confronti
del padre, il signor B., che era propenso ad accogliere la proposta
dell'autore. Ora, occhio ai sussulti del tavolo, un giovane,
spregevole agli occhi di tutti quelli che hanno il bene
dell'intelletto (dopo di allora sposo alla signorina L.B.), era ospite
della casa. Anche il giovane B. vi si trovava, per le vacanze
scolastiche. L'autore era dei loro. La famiglia al completo si era
riunita intorno a un tavolo rotondo. Eravamo nel mese di luglio,
all'ora spirituale del crepuscolo. Impossibile distinguere gli oggetti
con il pur minimo grado di chiarezza. All'improvviso il signor B., i
cui sensi si erano placati nel riposo, ci terrorizz, lanciando un
urlo di collera o di viva indignazione. Le sue parole (la sua
educazione era stata trascurata in giovent) furono esattamente le
seguenti: - Maledizione, c' come un qualcuno che mi ficca una
lettera in mano, qui, sotto il mio tavolo di mogano! -. La
costernazione si impadron dei presenti. La signora B. aument lo
sgomento generale dichiarando che qualcuno le stava pestando
lievemente le dita dei piedi, a intervalli, da mezz'ora. Una
costernazione ancora pi grande si impadron dei presenti. Il signor
B. chiese le candele. Ora, occhio ai sussulti del tavolo. Il giovane
B. esclam (riporto fedelmente le sue espressioni): Sono gli spiriti,
padre! Con me lo fanno ormai da due settimane!- Il signor B. chiese
irato: - Che volete dire, signore? Fanno cosa? -. Il giovane B.
ribatt: - Vogliono fare di me un vero e proprio Ufficio Postale,
padre. Mi infilano sempre delle lettere impalpabili in mano, padre.
Una lettera vi deve essere scivolata addosso per sbaglio. Questa s
che bella! - esclam il giovane B. -. Caspita, sono un medium coi
fiocchi! . A questo punto il ragazzo fu scosso da un violento accesso
di convulsioni. Aveva la bava alla bocca e dimenava gambe e braccia in
un modo che sembrava fatto proprio per procurarmi (come di fatto
avvenne) un serio disagio; poich stavo sostenendo sua madre a un tiro
dai suoi stivali, e costui si comportava come un telegrafo prima
dell'invenzione di quello elettrico. Intanto il signor B. era in
perlustrazione sotto il tavolo alla ricerca della lettera, mentre lo
spregevole giovane, dopo di allora sposo alla signorina L.B.,
proteggeva la fanciulla in modo, per l'appunto, spregevole. - Questa
s che bella! - il giovane B. esclamava senza darsi tregua -.
Caspita, sono un medium coi fiocchi, padre! Questa s che bella! Tra
un po' il tavolo comincer a sussultare, padre. Guardate l! -. Ora,
occhio ai sussulti del tavolo. Cominci a sobbalzare in modo tanto
violento che colp una mezza dozzina di volte la testa calva del
signor B., mentre costui era in perlustrazione l sotto; questo fece
s che il signor B. sgattaiolasse fuori con grande agilit, lo
massaggiasse con grande tenerezza (mi riferisco al capo) e lo
maledicesse con violenza (mi riferisco al tavolo). Notai che i
sussulti del tavolo seguivano invariabilmente il senso della corrente
magnetica; ossia andavano da sud a nord, o dal giovane B. al signor B.
Avrei continuato a rilevare ulteriori dettagli su questo punto di
notevole interesse, ma il tavolo all'improvviso ruot su se stesso e
si rovesci su di me, scaraventandomi a terra con una forza
accresciuta dalla spinta impartitagli dal giovane B., che gli si gett
sopra in uno stato di eccitazione mentale, e per un po' fu impossibile
spostarlo da l. Intanto io mi ero accorto di essere schiacciato dal
peso suo e del tavolo, e anche che quello gridava senza posa a sua
sorella e al giovane spregevole che, secondo le sue previsioni, entro
breve il tavolo avrebbe ripreso i suoi sussulti.
Altri non ce ne furono, comunque. Il ragazzo si riebbe dopo una breve
passeggiata al buio in compagnia degli altri, e di quella magnifica
esperienza alla quale ci era stato concesso l'onore di partecipare non
fu riscontrabile in lui durante il resto della serata nessun'altra
conseguenza di una leggera tendenza al riso isterico, e di una
visibile attrazione (dovrei quasi definirla fascinazione) della sua
mano sinistra in direzione del cuore o del taschino del panciotto.
Fu o non fu un caso di picchietto spiritico? Lo scettico e lo
schernitore vorrebbero negarlo?
La casa dei fantasmi.
I mortali della casa.
Non c'era nessuna delle circostanze che in genere riteniamo
annunciatrici di apparizioni spettrali, n lo scenario intorno a me
aveva niente di convenzionalmente spettrale, quando per la prima volta
incontrai la casa che il soggetto di questo racconto di Natale. La
vidi di giorno, con il sole che la illuminava dall'alto. Non c'erano
vento, pioggia, lampi, tuoni, n nessuna circostanza terrificante o
insolita ad accrescerne l'effetto. Di pi: ero arrivato fin l
direttamente da una stazione ferroviaria; la casa non era lontana pi
di un miglio dalla stazione, e mentre mi soffermavo all'esterno,
osservando la strada dalla quale ero venuto, potevo vedere i treni
merci scivolare dolcemente lungo i binari della ferrovia gi nella
valle. Non voglio dire che tutto fosse assolutamente banale, poich
dubito che qualcosa lo sia, tranne per le persone assolutamente
banali; mi assumer anzi la responsabilit di affermare che chiunque
poteva vedere la casa come io la vidi, in un qualsiasi bel mattino
d'autunno. Il caso volle che il nostro incontro avvenisse cos.
Ero in viaggio per Londra, proveniente dal nord, e volevo fermarmi
durante il tragitto per dare un'occhiata alla casa. La salute mi
obbligava a un temporaneo soggiorno in campagna; un mio amico che ne
era al corrente, e al quale era capitato di passare davanti alla casa,
mi aveva scritto per raccomandarmela come un posto adatto. Ero salito
sul treno di mezzanotte, mi ero addormentato, mi ero svegliato ed ero
rimasto seduto guardando fuori del finestrino le luci del nord
scintillanti nel cielo, mi ero riaddormentato e poi risvegliato per
accorgermi che la notte era ormai passata, con la solita infelice
convinzione di non aver per nulla dormito; cosa sulla quale, nello
stato di idiozia in cui mi trovavo sul momento, credo, e provo
vergogna a dirlo, che avrei scommesso la testa con l'uomo che mi
sedeva di fronte. Costui - come puntualmente succede a chi ti siede
di fronte durante la notte aveva dato prova di possedere un numero
spropositato di gambe, e tutte troppo lunghe. Oltre a quella
disdicevole condotta (bench fosse non pi di quanto c'era da
aspettarsi da lui), l'uomo aveva ostentato una matita e un taccuino,
ed era stato continuamente assorto ad ascoltare e prendere appunti. Mi
era parso che quei fastidiosi appunti avessero a che fare con i
sobbalzi e gli scossoni dello scompartimento, e mi sarei rassegnato al
fatto che ne prendesse nota, in base alla vaga ipotesi che quell'uomo
fosse nel ramo dell'ingegneria civile, se non avesse guardato fisso,
seduto com'era, proprio al di sopra della mia testa ogni volta che
restava in ascolto. Era un tipo dagli occhi sporgenti e dall'aria
perplessa, e il suo contegno divent insopportabile.
Era un mattino freddo e spento (il sole non si era ancora alzato);
dopo aver visto man mano svanire i fuochi della regione del ferro e la
cortina di denso fumo sospesa insieme tra me e le stelle e tra me e il
giorno, mi rivolsi al mio compagno di viaggio, e dissi: - VI CHIEDO
SCUSA, signore, ma notate qualcosa di particolare in me? -. Poich,
ve lo garantisco, quel tale sembrava prendere appunti, sul mio
berretto o sui miei capelli, con una minuziosit che era
sfacciataggine bella e buona.
Il tipo dagli occhi sporgenti distolse lo sguardo da quel punto alle
mie spalle, come se il fondo dello scompartimento si trovasse cento
miglia lontano da l, e con un altezzoso sguardo di compassione per la
mia nullit disse: - In voi, signore?... B.
- B, signore? - dissi io, in tono pi acceso.
- Non ho nessun interesse per voi, signore - ribatt -; vi prego,
permettetemi di ascoltare... O.
Pronunci questa vocale dopo una pausa, e ne prese nota.
Dapprima mi allarmai, poich trovarsi con un pazzo a tutto vapore,
senza poter comunicare con il capotreno, un affare serio. Mi
confort il pensiero che costui potesse essere quel che comunemente si
dice uno Spiritista: di quella setta cio per i cui affiliati (non
tutti) nutro il massimo rispetto, ma ai quali non do nessun credito.
Stavo per chiederglielo quando mi spense le parole in bocca.
- Vorrete scusarmi - disse l'uomo sdegnosamente - se mi trovo
troppo al di sopra dei comuni mortali per darmene la bench minima
pena. Ho passato la notte - come per la verit trascorro attualmente
il mio tempo - in contatto con gli spiriti.
- Oh! - dissi io, un po' stizzito.
- I colloqui di questa notte - continu, sfogliando parecchie pagine
del suo taccuino - sono iniziati con questo messaggio: Chi va con
lo zoppo impara a zoppicare.
- Giusto - dissi io -; ma proprio una novit?
- E' una novit sentirlo dagli spiriti - ribatt.
Fui solo capace di ripetere il mio Oh!, alquanto stizzito, e
chiedere se mi era concesso l'onore di conoscere l'ultima
comunicazione.
- Meglio un uovo oggi - disse quello leggendo con grande solennit
la sua ultima annotazione - che una papera domani.
- Completamente d'accordo - dissi io -; ma non dovrebbe essere
gallina?
- A me arrivato papera - ribatt.
In seguito costui mi inform che lo spirito di Socrate, durante la
notte, aveva fornito questa straordinaria rivelazione. Amico mio,
spero stiate abbastanza bene. Siete in due nello scompartimento. Come
va? Non potete vederli, ma ci sono
diciassettemilaquattrocentosettantanove spiriti qui. C' Pitagora. Non
ha la facolt di dirvelo, ma spera che il viaggio sia di vostro
gradimento. Anche Galileo, con la sua intelligenza scientifica, era
venuto a farci visita. Lieto di incontrarvi, "amico". "Come state"?
L'acqua congela quando fredda al punto giusto. "Addio!". Durante la
notte, inoltre, c'erano stati i seguenti fenomeni. L'arcivescovo
Butler aveva insistito che la scrittura del suo nome era Bubler, e
per questa offesa all'ortografia e alle buone maniere era stato
congedato in quanto fuori tono. John Milton (sospetto di
mistificazione intenzionale) aveva ripudiato la paternit de "Il
paradiso perduto", e come autori congiunti del poema aveva indicato
due sconosciuti, che rispondevano rispettivamente ai nomi di Grungers
e Scadgingtone. E il principe Arturo, nipote di re Giovanni
d'Inghilterra, aveva raccontato di passarsela discretamente bene gi
al settimo cerchio, dove stava imparando a dipingere sul velluto sotto
la guida della signora Trimmer e di Maria regina di Scozia.
Se queste pagine dovessero cadere sotto gli occhi di colui che mi
concesse l'onore di accedere a simili rivelazioni, confido che egli
vorr scusarmi se confesso che la vista del sorgere del sole, e la
contemplazione del magnifico ordine del vasto universo, me le rese
tanto insopportabili: che fui infinitamente felice di scendere alla
stazione successiva, e di scambiare nuvole e vapori con l'aria fresca
del cielo.
A quell'ora il mattino era splendido. Mentre mi allontanavo camminando
sulle foglie gi cadute dagli alberi dorati, marroni e rossastri, e
osservavo intorno a me le meraviglie del creato, considerando le leggi
solide immutabili e armoniose che le governano, il contatto con gli
spiriti di quel tipo mi sembr il pi mediocre passatempo di questo
mondo. In questa scettica disposizione d'animo arrivai in vista della
casa, e mi fermai a esaminarla con attenzione.
Era una casa solitaria, che sorgeva all'interno di un giardino
tristemente trascurato, un quadrato quasi perfetto di circa dieci
acri. Era pi o meno dell'epoca di Giorgio Secondo: altera, fredda,
formale e di cattivo gusto, proprio come potrebbe desiderarla un
fedele ammiratore dell'intero quartetto dei Giorgi. Era disabitata, ma
da uno o due anni era stata restaurata alla meglio per renderla
abitabile; dico alla meglio perch il lavoro era stato eseguito in
modo superficiale; quanto alla vernice e all'intonaco, si stavano gi
deteriorando, sebbene i colori fossero vivaci. Sul muro del giardino,
inclinato da un lato, un cartello annunciava che la casa era in
affitto, a condizioni molto vantaggiose, ben ammobiliata. Era troppo
soffocata e ombreggiata dagli alberi; in particolare, da sei grossi
pioppi davanti alle finestre della facciata: la loro malinconia era
eccessiva, e la scelta della loro posizione era stata proprio
inopportuna.
Facile capire che era una casa evitata; una casa dalla quale il
villaggio, verso il mio sguardo fu guidato dalla cuspide di una chiesa
un mezzo miglio pi in l, si teneva alla larga; una casa che nessuno
avrebbe preso in affitto. E l'ovvia conclusione era che aveva fama di
essere infestata dai fantasmi.
Nessun momento nelle ventiquattro ore del giorno e della notte per
me cos solenne come il mattino di buon'ora. D'estate, mi alzo spesso
molto presto, mi ritiro nella mia stanza per sbrigare prima di
colazione il lavoro del giorno, e sono sempre colpito, in quei
momenti, dalla quiete e dalla solitudine che mi circonda. C' inoltre
qualcosa di terribile nell'essere circondati dai volti addormentati
dei nostri familiari, nel sapere che coloro che di pi amiamo e dai
quali siamo amati di pi sono profondamente inconsapevoli di noi, in
uno stato di impassibilit che prelude alla misteriosa condizione
verso la quale tutti tendiamo: la vita interrotta, i fili di ieri
tagliati, la sedia vuota, il libro chiuso, il lavoro lasciato a met
sono tutte immagini di morte. La tranquillit dell'ora la
tranquillit della morte. Il colore e il freddo si associano allo
stesso modo. Perfino quella certa apparenza che gli oggetti familiari
della casa assumono, nei primi momenti in cui emergono dalle ombre
della notte alle luci del mattino, di essere pi nuovi, nuovi come lo
erano tanto tempo prima, ha come controparte il distendersi, nella
morte, del viso consumato della maturit o della vecchiaia nell'antica
apparenza della giovent. Fu in quest'ora, inoltre, che una volta ebbi
l'apparizione di mio padre. Era vivo e vegeto, e niente accadde, e lo
vidi per alla luce del giorno, seduto di spalle su una sedia vicino
al mio letto. Aveva il capo piegato su una mano, e se stesse
schiacciando un sonnellino o se fosse triste, io non riuscii a
distinguerlo. Stupito di vederlo l, saltai su seduto, cambiai
posizione, mi sporsi dal letto e lo guardai. Dato che non si muoveva,
per pi di una volta gli rivolsi la parola. E siccome neppure allora
si mosse, mi spaventai, e gli posai una mano sulle spalle - cos
pensavo -: ma non c'era nulla, l.
Per tutti questi motivi, e per molti altri meno facilmente e
sinteticamente definibili, mi pare che il mattino presto sia l'ora per
me pi propizia agli spiriti. Di buon mattino, qualsiasi casa pi o
meno infestata, secondo me; e una casa infestata difficilmente
riuscirebbe a impressionarmi di pi che a quell'ora.
Mi inoltrai nel villaggio, con la desolazione di quella casa in mente,
e trovai il padrone della piccola locanda in piedi sulla porta.
Ordinai la colazione, e cominciai a parlare della casa.
- Ci sono i fantasmi? - chiesi.
Il locandiere mi guard, scosse la testa e rispose: - Io non ne so
niente.
- Allora, ci sono o no i fantasmi?
- Ebbene - esclam il locandiere in un accesso di sincerit che
aveva l'aria della disperazione -, io non ci dormirei.
- Perch no?
- Se volessi che tutti i campanelli di una casa si mettessero a
suonare, senza nessuno a suonarli; che tutte le porte di una casa si
mettessero a sbattere, senza nessuno a sbatterle; e che tanti e tanti
piedi si mettessero a scalpicciare, senza piedi di nessun tipo... beh,
allora - disse il locandiere -, dormirei in quella casa.
- Si visto qualcosa?
Il locandiere mi guard di nuovo e poi, con quell'aria di disperazione
di poco prima, chiam gi in direzione delle stalle: - Ikey!
A quel richiamo apparve un giovane lungagnone con una faccia tonda e
rossastra, capelli a spazzola biondo sabbia, una bocca larga e ilare,
un naso all'ins e un ampio gil, con le maniche a strisce color
porpora e bottoni di madreperla, che sembrava crescergli addosso e
che, se non fosse stato sfrontato, avrebbe certamente finito per
ricoprirgli la testa e per prolungarsi pi in gi degli stivali.
- Questo gentiluomo - disse il locandiere - vuole sapere se si
visto qualcosa ai Pioppi.
- Una gnonna incappucciata con un pistrillo - disse Ikey con grande
candore.
- Vuoi dire un urlo?
- No, voglio dire un volatile.
- Una donna incappucciata con un pipistrello. Povero me! L'avete mai
vista?
- Ho visto il pistrillo.
- E la donna mai?
- Non tanto bene come il pipistrello, ma stanno sempre insieme.
- E nessuno ha mai visto la donna bene come il pipistrello?
- Che Dio vi benedica, signore! Tanti!
- Chi?
- Che Dio vi benedica, signore! Tanti!
- Il bottegaio di fronte che sta aprendo il negozio, per esempio?
- Chi, Perkins? Benedetto voi, Perkins non si avvicinerebbe a quel
posto. No davvero! - osserv il giovane sensibile sdegnato -. Non
sar un cervello fino, non lo proprio il nostro Perkins, ma non
mica cos pazzo.
(A quel punto il locandiere bisbigli che certamente Perkins la sapeva
lunga).
- Chi - o chi era - la donna incappucciata con il pipistrello? Lo
sapete?
- Bene - disse Ikey, alzando il cappello con una mano, mentre con
l'altra si grattava la testa -, per lo pi dicono che fu assassinata,
e che il pistrillo strillava tutto il tempo.
Questo resoconto parecchio sommario fu quanto riuscii a sapere, oltre
al fatto che un giovanotto, il pi gagliardo e per bene di questo
mondo, era stato preso da un attacco di convulsioni tale, dopo aver
visto la donna incappucciata, che avevano dovuto tenerlo. E poi che un
individuo, vagamente descritto come un vecchio, un vagabondo orbo da
un occhio che rispondeva al nome Joby, a meno che non lo provocavate
chiamandolo Uccel di Bosco, al ch lui diceva: "Ebbene? E anche se
cos fosse, fatevi gli affari vostri", aveva incontrato la donna
incappucciata qualcosa come cinque o sei volte. Fatto sta, per, che
non mi fu possibile essere materialmente assistito da quei testimoni,
dato che il primo si trovava in California, e il secondo, come Ikey
disse (e l'albergatore conferm), era chiss dove.
Ora, nonostante che io consideri con tacito e solenne timore i misteri
tenuti separati da questo piano di esistenza dalla barriera del
momento fatale e del trapasso che ricade su tutto quello che in
vita; e nonostante che io non abbia l'impudenza di dare a intendere di
saperne qualcosa, non mi riesce possibile conciliare semplici porte
che sbattono, campanelli che suonano, assi che scricchiolano, e
banalit del genere, con la maestosa bellezza e l'ubiqua analogia di
tutte le leggi divine che mi dato comprendere, pi di quanto non ero
stato capace, solo poco prima, di associare il contatto con gli
spiriti del mio compagno di viaggio con il carro del sole nascente.
Per di pi, ero gi vissuto in due case infestate, tutte e due
all'estero. In una, un antico palazzo italiano, che aveva fama di
essere infestato da spiriti veramente cattivi e che per questo motivo
era stato da poco abbandonato due volte, vissi per otto mesi in modo
assolutamente tranquillo e delizioso, sebbene la casa avesse una
ventina di misteriose camere da letto, mai utilizzate, e possedesse,
in una grande camera, nella quale parecchie volte e a tutte le ore mi
appartavo in letture, e vicino alla quale dormivo, una cameretta
infestata di prim'ordine. Accennai timidamente queste considerazioni
al locandiere. E quanto al fatto che quella casa, in particolare,
avesse una cattiva reputazione, ne ragionai con lui: del fatto che
tante cose non godono di buon nome senza nessun motivo, di come fosse
facile spargere calunnie, e se non pensasse, nel caso lui e io
avessimo insistentemente mormorato nel villaggio che un qualunque
vecchio stagnino ubriacone del circondario dall'aria spiritata si era
venduto al diavolo, che col passare del tempo costui sarebbe stato
sospettato di quella impresa commerciale! Fu un discorso assennato che
per, devo confessarlo, non ebbe nessun effetto sul locandiere, e si
rivel il pi completo fallimento della mia vita.
Per accorciare questa parte della storia, la casa infestata mi
incurios, ed ero gi mezzo deciso a prenderla. Cos, dopo colazione,
ottenni le chiavi dal cognato di Perkins (un frustaio e sellaio che
gestisce l'Ufficio Postale, succube di una austerissima moglie,
osservante del credo del Piccolo Emanuele Due Volte Secessionista), e
salii alla casa accompagnato dal mio locandiere e da Ikey.
Dentro la trovai come mi ero aspettato, straordinariamente cupa. Vi
fluttuavano, pigre e mutevoli, le ombre gettate dagli alberi folti,
dolenti al massimo; la casa era male esposta, mal costruita, mal
divisa e male ammobiliata. Era umida e chiazzata, di marciume secco, e
c'era puzza di ratti: era insomma la triste vittima di quella
indefinibile degradazione che assale tutto quello che opera delle
mani dell'uomo ogni volta che non sia messo a profitto. Le cucine e i
servizi erano troppo grandi e troppo lontani le une dagli altri. Sia
al pianterreno che al piano superiore, tra le oasi fertili delle
stanze si frapponevano desolati tratti di corridoio; vicino al fondo
delle scale di servizio, sotto una doppia fila di campanelli, c'era
anche un vecchio pozzo ammuffito rivestito da un velo di verde,
dissimulato come una trappola mortale. Uno di questi campanelli era
contrassegnato, in lettere sbiadite su fondo nero, SIGNORINO B. E
questo, mi dissero, era il campanello che suonava di pi.
- Chi era il signorino B.? - chiesi -. Si sa quello che faceva
quando il pipistrello strillava?
- Suonava il campanello - disse Ikey.
Fui parecchio colpito dalla pronta abilit con la quale il giovanotto
lanci il suo cappello di pelliccia sul campanello e lo fece suonare.
Era un campanello rumoroso e stridulo, ed emise un suono veramente
sgradevole. Gli altri campanelli erano contrassegnati con i nomi delle
stanze alle quali i fili di ognuno facevano capo, e cio: Stanza del
Quadro, Stanza Doppia, Stanza dell'Orologio, e cos via. Seguendo
il filo del campanello del signorino B. fino al suo capo, scoprii che
il giovane gentiluomo aveva goduto soltanto di una sistemazione
mediocre, quasi una cabina triangolare di terza classe, sotto la
soffitta della banderuola. In un angolo c'era un camino - e il
signorino B. doveva essere incredibilmente piccolo se era riuscito a
scaldarsi a quel fuoco - con una mensola angolare come una scaletta
a piramide che saliva fino al soffitto e sembrava fatta su misura per
un piccolo come Pollicino. Tutta la tappezzeria di una parete della
stanza era caduta, insieme ai frammenti di intonaco che vi erano
rimasti attaccati, e quasi bloccava la porta. Pareva che il signorino
B., nella sua condizione di spirito, si fosse fatto un dovere di
tirare la carta sempre pi gi. N il locandiere n Ikey furono capaci
di spiegare perch si fosse comportato come un folle.
Non feci altre scoperte, eccetto che la casa aveva in cima una
soffitta di forma irregolare, molto grande. L'arredamento era
discreto, ma ridotto all'essenziale. Parte dei mobili - un terzo
diciamo - era vecchio come la casa; il resto era un miscuglio di
stili dell'ultimo mezzo secolo. Per trattare la casa, mi dissero di
rivolgermi a un commerciante di granaglie del mercato del capoluogo.
Andai l il giorno stesso, e affittai la casa per sei mesi.
Era giusto la met di ottobre quando mi ci trasferii con mia sorella
ancora nubile (tanto attraente, assennata e affabile che mi arrischio
a darle trentotto anni). Portammo con noi uno stalliere duro
d'orecchi, il mio bracco Turk, due donne di servizio e una giovane che
chiamer Stramba. Fra le persone al nostro seguito, ho motivo di
ricordare quest'ultima, una affiliata alle Orfanelle della Pia Unione
di San Lorenzo, come un errore fatale e una assunzione disastrosa.
L'anno volgeva alla fine in anticipo, le foglie cadevano rapidamente;
era una gelida giornata quando ci insediammo, e la tetraggine della
casa era parecchio deprimente. La cuoca (una donna amabile ma povera
di spirito) scoppi in lacrime alla vista della cucina e chiese, nel
caso le fosse capitato qualcosa a causa dell'umidit, se avremmo
potuto spedire il suo orologio d'argento alla sorella (2 Tuppinstock's
Gardens, Liggs's Walk, Clapham Rise). Streaker, la cameriera, fingeva
di essere allegra, ma si sentiva vittima pi di tutti. Soltanto la
Stramba, che non aveva mai vissuto in campagna, era soddisfatta, e
manifest l'intenzione di seminare una ghianda in giardino, vicino
alla finestra del retrocucina, e di tirar su una quercia. Prima di
sera, affrontammo tutte le miserie naturali - uso questo termine per
distinguerle da quelle soprannaturali - relative alla nostra
condizione. Bollettini scoraggianti salivano (come volute di fumo)
dallo scantinato e si riversavano nelle stanze del piano superiore. In
casa non c'era niente, n mattarello, n salamandre (il che non mi
sorprese, perch non so cosa sono), e quello che c'era era rotto, gli
ultimi inquilini dovevano aver vissuto come porci, con che razza di
intenzioni il proprietario l'aveva affittata? In mezzo a queste pene,
la Stramba fu allegra ed esemplare. Ma quattro ore dopo che si era
fatto buio il soprannaturale era gi di casa; la Stramba aveva visto
occhi ed era in preda a una crisi di nervi.
Mia sorella e io avevamo stabilito di tenere segreta la faccenda dei
fantasmi, e io avevo, e ho ancora, l'impressione di non aver mai
lasciato Ikey solo con le donne quando mi aiutava a scaricare il
carro, con nessuna di loro, neppure per un minuto. Nonostante questo,
come ho detto, la Stramba aveva visto occhi (non si riusc mai a
tirarle fuori nessun particolare) prima delle nove e per le dieci le
era stato applicato tanto aceto quanto ne serve per mettere in
salamoia un salmone bello grosso.
Lascio giudicare al pubblico dei sagaci lettori quali furono i miei
sentimenti quando, in queste sinistre circostanze, verso le dieci e
mezzo, il campanello del signorino B. prese a suonare come una furia e
Turk prese a ululare fino a che la casa risuon dei suoi guaiti.
Spero di non dovermi mai pi trovare in uno stato d'animo cos poco
cristiano, con tutto il rispetto per la memoria del signorino B., come
fu la condizione mentale in cui vissi per alcune settimane. Se il suo
campanello fosse suonato dai ratti, dai topi, dai pipistrelli, dal
vento o da qualche altra accidentale vibrazione; se certe volte per un
motivo, certe per un altro, e certe volte per collusione, davvero non
saprei dirlo; sicuro per che suonava due notti su tre, fino a
quando non ebbi la felice idea di torcere il collo al signorino B. -
in altre parole, di staccare di netto il suo campanello -, e di
ridurre al silenzio per sempre, in base alla mia esperienza e alle mie
convinzioni, il giovane.
Ma gi a quel tempo la Stramba aveva tanto perfezionato la sua abilit
di sprofondare in catalessi, da proporsi come fulgido esempio di
quell'inopportuno disturbo. Si irrigidiva per i motivi pi futili come
un Guy Fawkes sprovvisto di raziocinio. Parlavo allora ai domestici
con fredde argomentazioni, ricordavo loro che avevo ridipinto la
stanza del signorino B. e bloccato la carta, avevo staccato il
campanello e bloccato lo scampanellio, e se loro arrivavano a
immaginare che quel balordo di ragazzo era vissuto e morto solo per
tenere un comportamento non migliore di quello che nel nostro
imperfetto stato attuale l'avrebbe senza dubbio messo in grande
intimit con le particelle pi pungenti di una bacchetta di betulla,
bene, come riuscivano allora a spiegarsi che un modesto mortale quale
io ero fosse in grado con quei meschini espedienti di contrastare e
contenere i poteri degli spiriti incorporei dei morti o degli spiriti
in generale? Confesso che diventavo retorico e convincente, per non
dire piuttosto compiaciuto di questo mio argomentare, quando ecco che
avevo sprecato il fiato per niente, poich la Stramba di colpo si
irrigidiva dalla punta dei piedi in su e ci fissava sbarrando gli
occhi come una statua di chiesa.
Anche Streaker, la cameriera, aveva una caratteristica davvero
sconcertante. Non sono in grado di dire se fosse di temperamento
troppo linfatico o di quale altro inconveniente soffrisse, ma la
giovane divent una vera e propria distilleria per la produzione delle
lacrime pi copiose e trasparenti che io abbia mai visto. Oltre a
queste due particolarit, quei suoi prodotti avevano una presa cos
tenace e particolare che non cadevano, ma le restavano appesi alle
guance e al naso. In questo stato, e mentre scuoteva mitemente la
testa in segno di deplorazione, il suo silenzio mi faceva pi pena che
vedere l'eccellente Crichton azzuffarsi a parole per la propriet di
un borsellino. Anche la cuoca riusciva a farmi sentire coperto di
imbarazzo come di un vestito, e concludeva seccamente il colloquio con
la rimostranza che la chesa la stava consumando a poco a poco, e
ripeteva sommessa le sue ultime volont circa il famoso orologio
d'argento.
Quanto alla nostra vita notturna, il contagio del sospetto e della
paura era tra noi, e un contagio del genere a cielo aperto non lo
trovi proprio. Una donna incappucciata? Stando ai resoconti, eravamo
in un vero e proprio convento di donne incappucciate. Rumori? Con quel
contagio a pianterreno, io stesso mi ero seduto nel tetro salotto ed
ero rimasto in ascolto fino a quando non avevo sentito cos tanti e
strani rumori che mi si sarebbe raggelato il sangue se non l'avessi
riscaldato precipitandomi fuori per scoprirne l'origine. Provate una
cosa del genere a letto, a notte fonda; provatela mentre sedete comodo
vicino al caminetto, nel cuore della notte. Solo che lo vogliate,
potete riempire qualunque casa di rumori, fino ad averne uno per ogni
fibra del vostro sistema nervoso.
Ripeto: il contagio del sospetto e della paura era tra noi, e un
contagio del genere a cielo aperto non lo trovi proprio. Le donne (i
cui nasi erano cronicamente scorticati a forza di inalare sali) erano
sempre prontissime sul grilletto, innescate e caricate per far partire
uno svenimento. Le due pi anziane riservavano alla Stramba le
spedizioni considerate pi rischiose, e lei puntualmente confermava la
reputazione di quelle avventure tornando indietro catalettica. Se la
cuoca o Streaker si ritiravano di sopra a notte fonda, gi sapevamo
che di l a poco avremmo sentito un botto sul soffitto: il che
regolarmente succedeva, ed era come se un uomo battagliero si
aggirasse per la casa, somministrando un tocco della sua arte,
chiamata a quanto mi risulta l'Arte del Banditore d'Asta, a ogni
domestico che incontrava.
Tutto risult inutile. Inutile spaventarsi per un pipistrello vero, in
carne e ossa per una volta, e poi mostrare il pipistrello. Inutile
accorgersi, suonando per caso un'aria stonata al piano, che Turk
abbaiava a note e combinazioni particolari. Inutile fare il Rodomonte
con i campanelli, e, se un disgraziato campanello si metteva a suonare
senza posa, staccarlo inesorabilmente e metterlo a tacere. Inutile
accendere i caminetti, buttare torce nel pozzo, irrompere con irruenza
nelle stanze e negli angoli sospetti. Sostituimmo la servit, e le
cose non migliorarono. I nuovi venuti se la diedero a gambe, arriv
una terza squadra, e le cose non migliorarono. Alla fine la nostra
comoda vita domestica divent cos caotica e infelice, che una sera
avvilito dissi a mia sorella: - Patty, comincio a disperare di
trovare persone che possano convivere con noi in questo posto, e penso
che dovremmo arrenderci.
Mia sorella, che una donna assai energica, rispose: - No, John,
non arrenderti. Non darti per vinto, John. Un'altra via c'.
- E qual'? - dissi.
- John - ribatt mia sorella -, se non vogliamo farci cacciare da
questa casa, e questo non deve accadere per nessuna ragione al mondo
che non sia evidente a te o a me, dobbiamo rimboccarci la maniche e
prendere la casa interamente e soltanto sulle nostre spalle.
- Ma la servit... - dissi.
- Faremo a meno della servit - disse baldanzosa mia sorella.
Come la maggior parte di quelli del mio rango, non avevo mai pensato
alla possibilit di tirare avanti senza quei devoti pesi morti. L'idea
mi risult cos nuova quando mi fu suggerita, che mi mostrai molto
scettico.
- Abbiamo la prova che arrivano qui per spaventarsi e contagiarsi gli
uni con gli altri, e che poi davvero si spaventano e si contagiano
l'uno con l'altro - disse mia sorella.
- Con l'eccezione di Bottles - osservai in tono meditativo.
(Lo stalliere duro d'orecchi. L'avevo preso, e ancora lo tenevo al mio
servizio, perch era un fenomeno di musoneria difficile da eguagliare
in tutta l'Inghilterra).
- Certo, John - assent mia sorella -; con l'eccezione di Bottles.
E questo cosa prova? Bottles non rivolge la parola a nessuno e non
sente nessuno, a meno che uno non urli a squarciagola, e che allarme
ha mai dato o sentito Bottles? Nessuno.
Era completamente vero. L'individuo in questione, infatti, ogni sera
alle dieci in punto si era ritirato nella sua stanza, posta proprio
sopra la rimessa della carrozza, con nessun'altra compagnia che un
forcone e un secchio d'acqua. Che il secchio d'acqua ci sarebbe caduto
addosso, e che il forcone mi avrebbe passato da parte a parte, se dopo
quell'ora mi fossi trovato nei paraggi di Bottles senza preavviso, me
l'ero cacciato bene in testa come un fatto degno di essere ricordato.
N Bottles si era mai minimamente accorto di nessuno dei nostri soliti
trambusti. Imperturbabile e silenzioso, era rimasto seduto davanti
alla sua cena, e mentre Streaker giaceva nel bel mezzo di uno
svenimento, e la Stramba era dura e fredda come il marmo, lui si
limitava a infilare un'altra patata nella guancia, o approfittando
dell'infelicit generale, a servirsi un'altra porzione di pasticcio di
manzo.
- E cos - continu mia sorella - risparmio Bottles. E
considerando, John, che la casa troppo grande e forse troppo triste,
perch alla sua manutenzione possiamo bastare Bottles, tu e io,
propongo di darci da fare tra i nostri amici e raccoglierne un certo
numero, selezionati tra i pi fidati e ben disposti, fondare qui una
comunit per tre mesi, badare a noi stessi e gli uni agli altri,
vivere in allegria e solidariet, e vedere quello che succede. Ero
cos incantato da mia sorella che l'abbracciai immediatamente e mi
dedicai al suo progetto con grande entusiasmo.
Eravamo nella terza settimana di novembre; fummo per cos veloci nei
preparativi e cos bene assecondati dagli amici in cui avevamo
confidato, che mancava ancora una settimana alla fine del mese quando
tutta la nostra comitiva arriv puntuale a allegra, e si riun nella
casa infestata.
Ricorder a questo punto due piccole modifiche che apportai quando io
e mia sorella eravamo ancora soli. Mi venne in mente, come non del
tutto improbabile, che il motivo per cui Turk abbaiava di notte quando
si trovava in casa fosse perch desiderava uscirne; lo rinchiusi
allora nel recinto esterno, ma slegato, e avvertii gi al villaggio
che chiunque si fosse aggirato nei suoi paraggi non avrebbe dovuto
aspettarsi di andarsene senza uno squarcio in gola. Chiesi poi
casualmente a Ikey se si intendesse di armi. In seguito alla sua
risposta: S, signore, so riconoscere una buona arma, quando la
vedo, gli chiesi il favore di salire su in casa e dare un'occhiata
alla mia.
- Quella s che un'arma coi fiocchi, signore - disse Ikey, dopo
aver esaminato un fucile a doppia canna che avevo acquistato a New
York qualche anno fa -. Non ci sono dubbi, signore.
- Ikey - dissi -, non farne parola con nessuno, ma ho visto
qualcosa in questa casa.
- Davvero signore? - sussurr, spalancando avidamente gli occhi -.
La gnonna incappucciata, signore?
- Non ti spaventare - dissi -. Era una figura abbastanza simile
alla tua.
- Dio mio, signore!
- Ikey - dissi, stringendogli la mano cordialmente: affettuosamente,
se lecito dirlo -, se c' qualcosa di vero in queste storie di
fantasmi, il migliore servizio che posso renderti di impallinare
quella figura. E, ti prometto, perdio, che lo far con quest'arma, se
la vedr un'altra volta.
Il giovanotto mi ringrazi e si conged un po' troppo in fretta, dopo
aver rifiutato un bicchierino di liquore. Gli avevo confidato il mio
segreto perch non lo avevo mai dimenticato nell'atto di lanciare il
suo berretto contro il campanello; e in un'altra occasione, avevo
notato qualcosa di molto simile a un berretto di pelliccia, in terra,
non lontano dal campanello, una notte che questo aveva preso
improvvisamente a suonare. Avevo inoltre osservato che i fenomeni si
moltiplicavano ogni volta che lui saliva alla casa, di sera, per
rincuorare i domestici. Concedetemi di non fare a Ikey nessun torto.
Era terrorizzato dalla casa, e credeva che ci fossero i fantasmi;
nonostante questo indubbio che simulasse falsi fenomeni appena ne
aveva occasione. Completamente simile era il caso di Stramba. Costei
si muoveva nella casa in uno stato di genuino terrore, e tuttavia
mentiva spudoratamente e di proposito, si inventava molti degli
allarmi che lanciava e produceva lei molti dei rumori che sentivamo.
Lo so perch li avevo tenuti d'occhio tutti e due. Non necessario
che io renda conto qui di questa irragionevole disposizione mentale;
mi basta rilevare che risaputa da ogni persona intelligente con una
qualche pratica medica, legale, o con altre esperienze di
osservazione; e una condizione mentale ben individuata e assai
comune fra quelle conosciute alla scienza. E, in faccende di questo
genere, uno dei primi elementi di cui sospettare, e da indagare
scrupolosamente e distinguere, preferendoli ad altri.
Ma torniamo alla nostra comitiva. La prima cosa che facemmo quando
fummo tutti riuniti insieme fu tirare a sorte per l'assegnazione delle
camere. Fatto questo, e dopo che tutta la compagnia ebbe esaminato
minuziosamente ogni camera e, a dire il vero, l'intera casa, ci
dividemmo le varie incombenze domestiche come se fossimo stati una
carovana di zingari, l'equipaggio di un veliero, una squadra di
cacciatori, o un gruppo di naufraghi. Dopo di che io riferii le voci
ricorrenti della donna incappucciata, il pipistrello e il signorino
B., e le altre ancora pi vaghe che si erano diffuse durante la nostra
permanenza, su un ridicolo vecchio fantasma di sesso femminile che
andava su e gi trasportando il fantasma di un tavolo rotondo, e
perfino su uno stupido asino tanto impalpabile che nessuno era
riuscito ad acchiapparlo. Alcune di queste idee credo davvero che i
nostri subordinati se le fossero trasmesse gli uni agli altri in
maniera in certo qual modo morbosa, senza formularle a parole. Ci
giurammo allora l'un l'altro che non eravamo arrivati fin l per farci
imbrogliare o imbrogliare - che ritenemmo essere pi o meno la
stessa cosa -, e che con profondo senso di responsabilit ci saremmo
comportati con perfetta, reciproca lealt, e avremmo rigorosamente
perseguito il vero. Si stabil di comune accordo che chiunque avesse
sentito strani rumori durante la notte, e avesse voluto accertarsi
della loro provenienza, avrebbe dovuto bussare alla mia porta;
stabilimmo infine che la vigilia dell'Epifania, l'ultima del santo
Natale, tutte le esperienze vissute da ognuno di noi dal momento
preciso in cui ci eravamo riuniti nella casa infestata fino a quel
giorno, sarebbero state rivelate a beneficio di tutti. Prima di allora
ci saremmo astenuti dal parlarne e avremmo violato la consegna del
silenzio solo se costretti da qualche evento eccezionale.
Eravamo i seguenti, per numero e persone.
Per cominciare - cos ci togliamo subito di mezzo - c'eravamo mia
sorella e io. Nell'estrazione a sorte, a mia sorella capit la sua
stanza e a me quella del signorino B. C'era poi il nostro cugino di
primo grado John Herschel, al quale era stato imposto il nome del
grande astronomo: non penso che ci sia un uomo migliore di lui davanti
a un telescopio sulla faccia della Terra. Lo accompagnava sua moglie,
una creatura affascinante, alla quale si era unito in matrimonio la
primavera precedente. Ritenni (date le circostanze) piuttosto
imprudente da parte sua averla portata con s, poich non si sa
proprio che cosa un falso allarme possa provocare in certi momenti: ma
penso che sapesse perfettamente il fatto suo, e devo confessare che,
se lei fosse stata MIA moglie, mai sarei riuscito a separarmi dal suo
tenero e luminoso volto. A loro capit la Stanza dell'Orologio. Alfred
Starling, un giovane di ventotto anni straordinariamente gioviale, per
il quale nutro la pi profonda simpatia, si ritrov nella Stanza
Doppia, quella solitamente occupata da me, e cos chiamata perch
disponeva di uno spogliatoio interno, con due finestre grandi e
ingombranti che nessuna delle zeppe da me fabbricate riusc mai a
impedire di sbattere con ogni tempo, ci fosse o non ci fosse vento.
Alfred un giovane che si vanta di essere un libertino (un altro
modo di dire immorale, se capisco il significato del termine), ma
troppo onesto e assennato per certe sciocchezze, e avrebbe gi trovato
il modo per distinguersi per le sue qualit se il padre non gli avesse
lasciato una piccola rendita di duecento sterline l'anno, grazie alla
quale la sua sola occupazione nella vita spenderne seicento. Spero,
tuttavia, che il suo banchiere fallisca, o che egli si avventuri in
qualche speculazione che garantisca una resa del venti per cento;
poich sono convinto che se solo potesse essere rovinato, ebbene, la
sua fortuna sarebbe fatta. Belinda Bates, intima amica di mia sorella
e ragazza coltissima, amabilissima e deliziosa, ebbe in sorte la
Stanza del Quadro. Aveva uno spiccato talento per la poesia, unito a
una passione davvero professionale, o un pallino - per usare
un'espressione di Alfred - per il destino della Donna, i diritti
della Donna, i torti subiti dalla Donna, e per tutto quello che
Donna con la lettera maiuscola, che non e dovrebbe essere, o che e
non dovrebbe essere, della Donna. - E' assolutamente encomiabile,
mia cara, e il cielo vi assista! - le sussurrai la prima notte, sulla
soglia della Stanza del Quadro, al momento di congedarmi da lei -, ma
non esagerate; e quanto alla grande necessit, mia cara, di pi
opportunit di impiego per la Donna di quante la nostra civilt non le
abbia gi garantito, non prendetevela con quegli sventurati degli
uomini, nemmeno con quelli che di primo acchito sembrano contrastare
la vostra causa, come se fossero i naturali oppressori del vostro
sesso; poich, ascoltatemi, Belinda, costoro a volte spendono tutto
quello che guadagnano tra mogli e figli, sorelle e madri, zie e nonne.
La partita non tra il Lupo e Cappuccetto Rosso, no davvero, ci sono
altre parti in gioco -. Ma stavo divagando.
Belinda, come ho detto, occup la Stanza del Quadro; restavano solo
tre camere: la Stanza ad Angolo, la Stanza della Credenza e la Stanza
del Giardino. Il mio vecchio amico Jack Governor appese l'amaca,
come egli disse, nella Stanza ad Angolo. Ho sempre considerato Jack il
pi attraente marinaio che abbia solcato i mari. Oggi ha i capelli
grigi, ma bello com'era un quarto di secolo fa; anzi ancora pi
bello. La figura imponente, gioiosa e armonica di un uomo dalle larghe
spalle, con un sorriso schietto, scintillanti occhi neri e generose
sopracciglia nere. Le ricordo sotto capelli ancora pi scuri, e
guadagnano in bellezza incorniciate d'argento. Ovunque sventoli lo
Union dallo stesso nome, l il nostro Jack stato, e ho incontrato
suoi vecchi compagni di bordo, qua e l nel Mediterraneo o sull'altra
sponda dell'Atlantico, che, sentendo casualmente pronunciare il suo
nome, si illuminavano in volto di un raggiante sorriso, ed
esclamavano: - Conoscete Jack Governor? Allora conoscete un vero
principe! -. Ecco cos'! E' un ufficiale di marina in modo tanto
inequivocabile, che se vi capitasse di incontrarlo mentre sbuca fuori
da un igloo eschimese, coperto da una pelle di foca, sareste
inspiegabilmente portato a credere che indossa l'alta uniforme della
marina.
Un tempo Jack aveva messo i suoi occhi limpidi e lucenti addosso a mia
sorella; poi per capit che prese in moglie un'altra signora e la
port in Sudamerica, dove lei mor. Succedeva una dozzina di anni fa,
o forse pi. Port con s, nella nostra casa dei fantasmi, un barile
di carne salata di manzo, dato che convinto da sempre che tutto il
manzo salato non messo in salamoia da lui stesso solo carne
putrefatta, e non manca una volta, quando va a Londra, di infilarne un
cartoccio nel suo baule. Aveva inoltre arruolato come volontario un
tale Nat Beaver, suo vecchio camerata, capitano di una nave
mercantile. Il signor Beaver, tozzo e legnoso in faccia e nella
figura, e chiaramente robusto come un tronco in tutto il corpo, si
dimostr un uomo intelligente con un mare di esperienze acquatiche e
di tantissime cognizioni pratiche. Manifestava a volte un curioso
nervosismo: erano evidentemente i postumi di un qualche vecchio
malanno, ma raramente durava pi di qualche minuto. Ebbe la Stanza
della Credenza, vicino a quella del signor Undery, mio amico e
avvocato: il quale era giunto fin l con la determinazione propria del
dilettante, deciso ad andare fino in fondo, come diceva; giocava a
whist meglio dell'intero Annuario di Giurisprudenza, dal primo nome in
testa al volumone rosso fino all'ultimo.
Mai fui pi felice in vita mia, e credo che tra noi questo fosse il
sentimento generale. Jack Governor, da sempre uomo di sorprendente
ingegno, faceva da capocuoco, e in questa veste prepar alcuni dei
piatti migliori che io abbia mai mangiato in vita mia, comprese certe
ineguagliabili pietanze al curry. Mia sorella, era addetta alla
preparazione dei dolci e delle confetture. Starling e io, a turno,
facevamo da sottocuochi, e in occasioni speciali il capocuoco
arruolava forzatamente il signor Beaver. Ci concedemmo parecchio
sport ed esercizio fisico all'aperto, ma niente all'interno fu
trascurato, n nacquero screzi o malintesi tra noi; le nostre serate
furono cos piacevoli che avevamo almeno una buona ragione per non
volere andare a letto.
All'inizio ci furono alcuni allarmi notturni. La prima notte fui
svegliato da Jack che bussava alla mia porta; tenendo in mano una
stupenda lanterna da nave, che ricordava le branchie di un mostro
degli abissi, mi inform che sarebbe salito in coffa, su alla
formaggetta dell'albero di maestra per tirare gi la banderuola. Era
una notte di tempesta, e io protestai; Jack per mi fece notare che
quel congegno produceva un suono simile a un grido di disperazione, e
sostenne che se quell'operazione non fosse stata eseguita, tra non
molto qualcuno avrebbe gridato al fantasma. Salimmo dunque sul tetto
della casa, dove a causa del vento riuscivo a malapena a reggermi in
piedi, in compagnia del signor Beaver; e l Jack si arrampic,
lanterna e tutto il resto, seguito dal signor Beaver, sulla cima di un
cupolino, una mezza dozzina di piedi pi su dei camini, senza
appoggiarsi a niente di particolare, in tutta calma e si mise a menare
colpi alla banderuola, finch tutti e due entrarono in sintonia cos
perfetta con il vento e l'altitudine che pensai non sarebbero pi
discesi. Un'altra notte si alzarono nuovamente dal letto e staccarono
il fumaiolo di un comignolo. Un'altra notte troncarono un condotto
dell'acqua che fiottava e gorgogliava. Un'altra notte scoprirono
qualcos'altro ancora. In pi di un'occasione, tutti e due, con tutta
la calma di questo mondo, si calarono dalle finestre delle rispettive
camere, avvolti nei copriletto, per doppiare qualcosa di misterioso
in giardino.
Il patto tra noi fu scrupolosamente osservato, e nessuno rivel nulla.
Tutto quello che sapevamo era che se la stanza di qualcuno era
infestata, nessuno apparentemente dava segno per questo di soffrirne.
Il fantasma della stanza del signorino B.
Quando mi sistemai nella mansarda triangolare che si era guadagnata
una reputazione cos cospicua, i miei pensieri andarono spontaneamente
al signorino B. Febbrili e numerosi furono le mie congetture al
riguardo. Se il suo nome di battesimo fosse Beniamino, Bisestilio (per
essere nato in un anno bisestile), Bartolomeo, o Beppe. Se quella
lettera fosse l'iniziale del suo cognome, e se questo fosse Baxter,
Black, Brown, Barker, Buggins, Baker, o Bird. Se fosse un trovatello e
fosse stato battezzato B. Se da ragazzo fosse stato un Cuor di Leone e
B. fosse l'abbreviazione di Britannico, o di Bufalo. Se fosse stato
imparentato con una illustre dama che aveva allietato la mia infanzia,
e se avesse avuto per bisavola la brillante comare Bunch.
Parecchio mi tormentai in queste inutili meditazioni. Portai la
misteriosa lettera al cospetto e allo scrutinio dei defunti, e li
interrogai se egli vestisse di blu, se portasse le babbucce (ma mica
era un beduino!), se avesse avuto un qualche bernoccolo, se amasse le
biblioteche, se fosse bravo al gioco delle bocce, se fosse un brocco o
uno bravo a tirare di boxe, e perfino se da bambino, birbante com'era,
avesse fatto il bagno, non lontano dalla battigia, a Bognor, Bangor,
Bournemouth, Brighton o Broadstairs, come una balzellante boccetta da
biliardo.
Cos fin dall'inizio, fui ossessionato dalla lettera B.
Poco pi su ho affermato di non avere mai sognato, neppure
lontanamente, il signorino B., n niente che lo riguardasse. Ma
nell'attimo in cui mi svegliavo dal sonno, a qualsiasi ora della
notte, i miei pensieri lo catturavano e vagavano in libert nel
tentativo di collegare quell'iniziale a qualcosa che le si adattasse e
la mettesse a tacere.
Per sei notti continuai ad affliggermi cos nella stanza del signorino
B., fino a quando cominciai a sentire che le cose si mettevano proprio
male.
La prima apparizione si present di mattino presto, giusto alle
primissime luci del giorno. Ero intento a radermi davanti allo
specchio quando di colpo mi accorsi, costernato e stupito, che chi
stavo radendo non ero io - ho cinquant'anni -, ma un ragazzo! Il
signorino B., era chiaro!
Mi misi a tremare e mi guardai alle spalle: di l, niente. Guardai di
nuovo nello specchio e vidi distintamente i tratti e l'espressione di
un ragazzo che si radeva, non per togliersi la barba, ma per farsene
spuntare una. Terribilmente sconvolto, girai pi volte nella camera e
tornai davanti lo specchio, deciso a completare con mano ferma
l'operazione dalla quale ero stato distolto. Aprendo gli occhi, che
avevo chiuso mentre cercavo di riacquistare la calma, vidi stavolta
nello specchio, fissi su di me, gli occhi di un giovane di
ventiquattro o venticinque anni. Atterrito da quest'altro fantasma,
chiusi gli occhi e mi sforzai disperatamente di tornare in me. Quando
nuovamente li riaprii, nello specchio, a radersi la guancia, vidi mio
padre, da tempo morto. E come se non bastasse, perfino mio nonno vidi,
mai conosciuto in vita mia.
Nonostante fossi, come ovvio, molto turbato da quelle straordinarie
apparizioni, decisi di mantenere il segreto fino al momento stabilito
per la rivelazione generale. Agitato da una folla di strani pensieri,
quella notte mi ritirai nella mia camera pronto ad affrontare qualche
nuova esperienza di natura spettrale. N mi ero preparato inutilmente
perch, svegliatomi da un sonno agitato alle due in punto del mattino,
non dico in quale stato scoprii che stavo dividendo il mio letto con
lo scheletro del signorino B.!
Saltai su, e lo stesso fece lo scheletro. Sentii poi una voce
lamentosa dire: - Dove sono? Che ne stato di me? -, e guardando
fisso in quella direzione mi avvidi del fantasma del signorino B.
Il giovane spettro era vestito di abiti di foggia antiquata: o meglio,
non era tanto vestito quanto piuttosto insaccato in una stoffa color
sale e pepe di pessima qualit, resa orribile da bottoni luccicanti.
Notai che i bottoni, allineati in doppia fila, sconfinavano da
entrambe le spalle del giovane fantasma e parevano scendergli gi per
la schiena. Il collo era avvolto in una gala increspata. Con la mano
destra (che notai distintamente essere macchiata di inchiostro) si
premeva lo stomaco; associai questo suo gesto a qualche leggero
foruncolo sulla pelle del volto e all'aspetto generale, come di chi ha
la nausea, e conclusi che doveva essere il fantasma di un ragazzo che
era solito abusare di medicine.
- Dove sono? - disse il piccolo spettro con voce compassionevole -.
Perch sono nato al tempo del calomelano, e perch me ne hanno dato
cos tanto?
Risposi, in tutta onest, che in fede mia non lo sapevo.
- Dov' la mia sorellina? - disse il fantasma -, e quell'angelo
della mia sposina, e il mio compagno di scuola, dove sono?
Supplicai il fantasma di farsi coraggio, e soprattutto di rincuorarsi
per la perdita del ragazzo suo compagno di scuola. Gli feci presente
che quel ragazzo, almeno in base all'umana esperienza, una volta che
fosse stato ritrovato probabilmente non ci avrebbe fatto una bella
figura. Sostenni che io stesso, in et adulta, mi ero fatto vivo con
parecchi un tempo miei compagni di scuola, ma nessuno di loro si era
dimostrato all'altezza delle aspettative. Era una figura mitica,
affermai, una delusione e una beffa. L'ultima volta che ne avevo
ritrovato uno, raccontai, era successo a una cena: era sepolto sotto
una cascata di sciarpe bianche, mostrava un'opinione sconclusionata su
ogni possibile argomento e una capacit assolutamente titanica di far
ammutolire per la noia. Riferii come, grazie del fatto che eravamo
stati insieme all'Old Doylance, lui si era autoinvitato a colazione da
me (grossolanit mondana della peggior specie); e come, soffiando
sulla debole fiamma della mia fiducia per i ragazzi di Doylance, io lo
avessi ammesso a casa mia; come egli si fosse rivelato un ciarlatano
di infimo ordine, perseguitando la razza di Adamo con inspiegabili
teorie sulla moneta, e con l'assunto che la Banca d'Inghilterra, sotto
pena di abolizione, dovesse immediatamente emettere e far circolare
Dio solo sa quante migliaia di milioni di banconote da sedici "pence".
Il fantasma mi ascolt in silenzio, con lo sguardo fisso su di me. -
Barbiere! - mi apostrof quando ebbi finito.
- Barbiere? - ripetei, visto che non il mio mestiere.
- Condannato - prosegu il fantasma - a sbarbare una clientela
sempre diversa; ora me - un giovanotto -, ora te stesso come sei;
ora tuo padre, ora tuo nonno; e condannato anche a giacere con uno
scheletro tutte le notti, e ad alzarti con lui ogni mattina...
(Rabbrividii nel sentire questo annuncio funesto).
- Seguimi, barbiere!
Mi ero accorto, gi prima che quelle parole fossero pronunciate, che
ero vittima di un sortilegio e che avrei dovuto seguire il fantasma.
Cos feci immediatamente, e mi ritrovai fuori della stanza del
signorino B.
Molti sanno quali interminabili ed estenuanti peregrinazioni notturne
confessarono le streghe che furono costrette ad ammettere le loro
colpe e che, non c' dubbio, dicevano la pura verit, soprattutto
quando venivano incalzate con domande insidiose e la tortura era l
sempre pronta. Vi garantisco che durante la permanenza nella stanza
del signorino B. fui trascinato dal fantasma che la occupava in
vagabondaggi assolutamente interminabili e selvaggi come quelli. Certo
non fui portato al cospetto di nessun vecchio cencioso con corna e
coda caprine (una via di mezzo tra Pan e un vecchio piazzista di
stoffe), intento a indulgere in inutili convenevoli, idioti come
quelli della vita reale e meno decenti; furono bens altre le cose in
cui mi imbattei, che mi sembrarono pi piene di significato.
Sicuro di dire il vero e di essere creduto, non esito a dichiarare che
seguii il fantasma prima su un manico di scopa, poi su un cavallo a
dondolo. Sono pronto a giurare sull'odore particolare della vernice
dell'animale, specialmente quando lo lanciavo a tutta forza facendolo
surriscaldare. Dopo di che seguii il fantasma in una vettura di
piazza, un'istituzione con una puzza particolare che l'attuale
generazione ignora, ma sulla quale sono di nuovo pronto a giurare: un
misto di stalla, di cane rognoso e logoro mantice. (A questo
proposito, mi appello alla precedente generazione, che confermi o
smentisca quanto dico). Seguii il fantasma su un asino senza testa, o
quanto meno su un asino cos interessato alla sua pancia da tenere la
testa sempre abbassata a ispezionarla; su cavallini nati apposta per
scalciare all'indietro; sulle giostre e le altalene delle fiere; sulla
prima carrozzella, altra istituzione dimenticata, dove regolarmente il
cliente si addormentava, e gli rimboccavano le coperte insieme al
vetturino.
Per non annoiarvi con un dettagliato resoconto di tutti i miei viaggi
al seguito del signorino B., pi lunghi e meravigliosi di quelli di
Sindbad il Marinaio, mi limiter al racconto di un'esperienza dalla
quale potrete giudicare tutte le altre.
Ero prodigiosamente trasformato. Ero io, s, e per non ero io. Ero
cosciente di qualcosa in me che era rimasto lo stesso in tutta la mia
vita, e che avevo sempre riconosciuto immutato in tutte le fasi e le
alterne vicende, ciononostante non ero io quello che era andato a
coricarsi nella stanza del signorino B. Avevo il pi glabro dei visi,
le pi corte gambe, e avevo portato dietro una porta una creatura a me
simile, anch'essa con il pi glabro dei visi e le pi corte delle
gambe, e le stavo confidando un progetto assolutamente sbalorditivo.
Si trattava della creazione di un serraglio.
L'altra creatura approv con entusiasmo. Non aveva la minima idea di
cosa fosse la decenza, e neppure io. Era un uso d'Oriente, abitudine
del buon califfo Harun al-Rashid (permettetemi di pronunciare il nome
corrotto una volta ancora, tanto profuma di dolci ricordi!), il
costume era talmente lodevole, e degnissimo di essere imitato. - Oh,
s, - disse l'altra creatura con un salto di gioia. - Creiamo un
serraglio!
Non fu perch nutrissimo il bench minimo dubbio sul carattere
meritorio del sistema orientale che era nostra intenzione importare,
che intuimmo di doverlo tenere nascosto alla signorina Griffin. Era
piuttosto perch sapevamo che la signorina Griffin era priva di
comprensione umana e incapace di apprezzare la maest del grande
Harun. Cos, meticolosamente nascosto alla signorina Griffin, il
segreto fu affidato alla signorina Bule.
Eravamo dieci nel collegio della signorina Griffin, situato nei pressi
di Hampstead Ponds; otto signore e due gentiluomini. La signorina
Bule, che penso avesse raggiunto la veneranda et di otto o nove anni,
era al centro dell'attenzione in societ. Le confidai la cosa durante
il giorno, e le proposi di diventare la Favorita.
La signorina Bule, dopo aver lottato contro la diffidenza cos
naturale e cos affascinante nel suo adorabile sesso, si disse
lusingata all'idea, ma volle sapere cosa si intendeva riservare per la
signorina Pipson. La signorina Bule - che, si capisce, in nome
dell'amicizia aveva giurato a quella giovane signora di condividere
tutto, senza nessun segreto, fino alla morte, sul libro delle Letture
e del Servizio Liturgico, in edizione integrale in due volumi,
completo di astuccio e lucchetto -, la signorina Bule disse che non
avrebbe potuto fingere con se stessa, o con me, che la signorina
Pipson fosse una qualsiasi.
Al che, considerato che la signorina Pipson aveva riccioli chiari e
occhi blu (secondo me era l'essenza di quanto, in quel che mortale e
femminile, chiamato biondo), io prontamente risposi che mi
immaginavo la signorina Pipson nei panni della Bionda Circassa.
- E poi? - chiese la signorina Bule con aria pensosa.
Risposi che lei avrebbe dovuto essere circuita da un mercante, portata
velata al mio cospetto e comprata come schiava.
(All'altra creatura era stata gi assegnata la seconda carica maschile
dello Stato, e cos fu investita del ruolo di Gran Visir. Pi tardi
lei si oppose a tale corso di eventi, ma le furono tirati i capelli
finch non cedette).
- Non dovr essere gelosa? - chiese la signorina Bule, abbassando
gli occhi.
- No, Zobeide - risposi -, tu sarai sempre la sultana favorita; il
primo posto nel mio cuore, e sul mio trono, sar tuo per sempre.
Confortata da questa assicurazione, la signorina Bule accett di
proporre l'idea alle sue sette magnifiche compagne. Quello stesso
giorno venimmo a sapere che avremmo potuto contare sulla complicit di
un'anima dal ghigno perpetuo ma di indole gentile di nome Tabby,
l'inserviente della casa, informe come un letto, e con la faccia
sempre pi o meno imbrattata di nerofumo; a quello scopo, dopo cena
feci scivolare un bigliettino in mano alla signorina Bule, in cui mi
dilungavo sul fatto che il nerofumo era stato in qualche modo impresso
su quella faccia dal dito della Provvidenza, e indicavo in Tabby
Masrur il famoso capo dei Negri dell'Harem.
Creare l'agognata istituzione incontr qualche difficolt, come ne
incontra ogni impresa collettiva. L'altra creatura si dimostr di
carattere ignobile, e dopo essere stata sconfitta nelle sue
aspirazioni al trono, simul degli scrupoli di coscienza rifiutando di
inchinarsi davanti al califfo e di chiamarlo Principe dei Credenti; ne
parl poi in modo sprezzante e indegno, come si trattasse di un
individuo qualsiasi. Afferm, quest'altra creatura, di non voler
recitare - recitare! -, e in altre occasioni si dimostr volgare e
offensiva. La meschinit della sua condotta, per, suscit
l'indignazione unanime di un unito serraglio, e cos io diventai il
beato tra i sorrisi di otto delle pi belle fanciulle della stirpe
degli uomini.
Quei sorrisi potevano essere accordati solo quando la signorina
Griffin guardava altrove, e solo con grande circospezione, poich tra
i seguaci del Profeta correva voce che lei vedesse attraverso un
minuscolo ornamento rotondo al centro del motivo che decorava il
dietro del suo scialle. Tutti i giorni per, dopo cena, ci ritrovavamo
insieme per un'ora, e allora la Favorita e le altre dell'Harem reale
gareggiavano su chi dovesse colmare di delizie gli ozi del Serenissimo
Harun, quando si riposava dalle fatiche del governo: che, come succede
in tutti gli affari di governo, in genere si rivelavano di natura
aritmetica, poich il Principe dei Credenti era allergico al far di
conto.
In queste occasioni il fedele Masrur, capo dei Negri dell'Harem, si
teneva sempre a disposizione (proprio allora la signorina Griffin si
metteva a scampanellare come una furia, reclamando i servigi di
quell'ufficiale), ma non si distinse mai in misura degna della sua
memorabile reputazione. Prima di tutto non si riusc mai a chiarire in
modo del tutto soddisfacente perch, nonostante in quel momento
avrebbe potuto benissimo farne a meno, si introdusse con una scopa
nella sala del Consiglio del califfo anche quando Harun indossava
sulle spalle il rosso mantello dell'ira (la mantellina della signorina
Pipson). In secondo luogo, sempre sogghignando, si produceva in
esclamazioni del tipo: Cribbio, che carucce!, che non erano n
orientali n rispettose. In terzo luogo, anche se appositamente
addestrato a dire Bismillah, diceva sempre Alleluia!. Questo
ufficiale, diversamente da quelli del suo mestiere, era troppo di
buonumore, teneva la bocca troppo spalancata, esprimeva la propria
approvazione in misura inopportuna e una volta - capit in occasione
dell'acquisto della Bionda Circassa per cinquecentomila piastre d'oro,
ed era anche un buon prezzo - abbracci perfino, una dopo l'altra,
la schiava, la Favorita e il califfo. (Tra parentesi, lasciatemelo
dire: che Dio benedica Masrur, e che tanti siano i figli e le figlie
su quel tenero petto, capace di lenire l'asprezza dei tanti giorni
trascorsi da allora!).
La signorina Griffin era un modello di decoro, e non so proprio
immaginare quali sarebbero stati i sentimenti di quella donna virtuosa
se avesse saputo, quando ci faceva sfilare in riga per due lungo
Hampstead Road, che stava avanzando con passo marziale alla testa di
poligami e maomettani. Credo che la misteriosa e terribile gioia che
ci suscitava la contemplazione della signorina Griffin nello stato di
perfetta ignoranza in cui si trovava, e la sinistra sensazione,
dominante tra noi, che ci fosse un potere spaventoso nel sapere quello
che la signorina Griffin (che conosceva tutto ci che si pu
apprendere dai libri) non sapeva, fosse quello che soprattutto ci
spingeva a mantenere il nostro segreto. Esso fu meravigliosamente
conservato, ma una volta fu sul punto di tradirsi da solo. Corremmo
questo pericolo, e lo scampammo, una domenica. Come ogni domenica,
eravamo tutti e dieci allineati in una parte bene in vista della
galleria della chiesa, con la signorina Griffin alla nostra testa -
una propaganda in certo qual modo celestiale per il nostro collegio
-, quando fu letto il brano in cui si parla di Salomone nel suo
paradiso domestico. Proprio nel momento in cui venne pronunciato il
nome del monarca, la coscienza mi sussurr: Anche tu, Harun. Il
ministro officiante ebbe un lampo negli occhi, e questo permise alla
mia coscienza di credere che stesse leggendo appositamente per me. Un
rossore cremisi, seguito da un sudore spaventoso, mi copr il volto.
Il Gran Visir sembr pi morto che vivo, e l'intero serraglio arross
come se il tramonto di Bagdad si riflettesse direttamente sui loro
volti deliziosi. In quel momento funesto, la tremenda Griffin si alz
in piedi, e con occhio torvo pass in rassegna i figli dell'Islam. La
mia sensazione era che Chiesa e Stato si fossero uniti in complotto
con la signorina Griffin per smascherarci, e che ci avrebbero avvolti
in candidi sudari ed esposti al pubblico ludibrio nella navata
centrale. Ma la dirittura morale della signorina Griffin era cos
occidentale se mi concessa questa parola, per esprimere quello che
si oppone a quanto associamo all'Oriente -, che lei sospett solo
bazzecole, e noi fummo salvi.
Del serraglio ho detto che era unito. Solo su una questione, se il
Principe dei Credenti avesse l'ardire di esercitare il diritto di
baciare in quei sacri recinti del palazzo i suoi ospiti di rango
inferiore, si trovarono divisi. Zobeide accamp un pari diritto della
favorita a graffiare, e la Bionda Circassa, per ripararsi il volto, lo
infil in una sacca di panno verde, originariamente destinata ai
libri. Al contrario, una giovane gazzella di bellezza celestiale,
giunta dalle fertili pianure di Camden Town (dalle quali era stata
condotta, da mercanti, con la carovana di met anno che aveva
attraversato il deserto dopo le vacanze), espresse opinioni pi
liberali, ma stabil di escludere da un simile beneficio quel cane, o
figlio di un cane, del Gran Visir, che non aveva diritti ed era
pertanto fuori discussione. Alla fine, la disputa fu ricomposta grazie
alla nomina di una giovanissima schiava in qualit di deputata.
Costei, in piedi su uno scanno, riceveva ufficialmente sulle guance
gli omaggi di baci destinati dal grazioso Harun alle altre sultane, e
riceveva in privato una ricompensa attinta dai forzieri delle signore
dell'Harem.
Accadde ora che, al culmine del piacere per la mia abitudine, io
diventassi profondamente inquieto; cominciai a pensare a mia madre, e
a quello che avrebbe detto quando, a met dell'estate, avessi
riportato a casa otto delle pi bionde fanciulle della stirpe degli
uomini, ma del tutto inaspettate. Pensai al numero di letti da
preparare a casa nostra, alla rendita di mio padre, al fornaio, e il
mio sconforto raddoppi. Il serraglio e il malevolo Visir, sospettando
l'origine dell'infelicit del loro signore, fecero tutto quello che
era in loro in potere per accrescerla. Professarono incondizionata
fedelt, e dichiararono che avrebbero vissuto e sarebbero morti
insieme a lui. Ridotto all'estrema prostrazione da quelle solenni
dichiarazioni di devozione, giacevo ore e ore ogni notte senza
riuscire a prendere sonno, rimuginando sulla mia tremenda sventura.
Nella mia disperazione, pensai di cogliere quanto prima l'occasione di
prostrarmi in ginocchio davanti alla signorina Griffin, confessare la
colpa di voler emulare Salomone e supplicarla di essere punito secondo
le leggi violate del mio Paese, se non mi si fosse presentata
un'imprevista via d'uscita.
Un giorno, mentre eravamo fuori camminando in riga per due - in
questa occasione il Visir era stato come al solito incaricato di
tenere d'occhio il ragazzo al cancello, e, se costui avesse profanato
con il suo sguardo le bellezze dell'Harem (cosa che puntualmente
succedeva), di farlo strangolare con un laccio durante la notte, -
accadde che i nostri cuori fossero velati di cupa tristezza.
Un'irresponsabile azione da parte della gazzella aveva precipitato lo
Stato in disgrazia. Quell'incanto di fanciulla, con il pretesto che il
giorno prima era stato il suo compleanno, e che per la sua
celebrazione era stata inviata una cesta piena di immensi tesori
(affermazioni tutte e due infondate), aveva in segreto ma con
insistenza invitato a un ballo con banchetto trentacinque principi e
principesse dei paesi confinanti, e aveva loro imposto la clausola
particolare di non farsi venire a prelevare prima di mezzanotte.
Risultato di simili vaneggiamenti della fantasia della gazzella fu
l'improvviso arrivo alla porta della signorina Griffin, con gran
seguito e un numero imprecisato di scorte, di numerosi ospiti in pompa
magna, che furono depositati in cima alle scale in un'ebbrezza di
entusiastiche attese e poi congedati in lacrime. Non appena il
cerimoniere aveva cominciato a scandire i nomi degli invitati battendo
la mazza due volte, la gazzella si era rifugiata nella soffitta sul
retro, e aveva messo il catenaccio alla porta; e a ogni nuovo arrivo
la signorina Griffin si turbava sempre di pi, e a tal punto, che alla
fine l'avevano vista portarsi le mani ai capelli. Alla resa finale da
parte della colpevole, avevano fatto seguito la reclusione della
stessa nello stanzino della lavanderia, a pane e acqua, e una
ramanzina, di vendicativa lunghezza, rivolta a tutti noi, in cui la
signorina Griffin aveva usato espressioni del tipo, primo: Sono certa
che voi tutti ne eravate al corrente; secondo: Quanto a perfidia,
l'uno vale l'altro; terzo: Una masnada di piccoli furfanti.
Date le circostanze, passeggiavano molto tristi; io, in particolare,
con le responsabilit di musulmano che gravavano sulle mie spalle, ero
proprio gi di morale. A un certo punto uno sconosciuto si avvicin
alla signorina Griffin, e dopo aver camminato per un po' al suo
fianco, conversando con lei, mi guard. Supponendo che fosse uno
scagnozzo della legge, e che la mia ora fosse giunta, corsi via
immediatamente, col vago proposito di riparare in Egitto.
Quando vide che me la battevo con quanta pi forza avevo nelle gambe
(mi parve che la prima svolta a sinistra e un giro nei pressi del pu
fossero la strada per le Piramidi), tutto il serraglio grid, la
signorina Griffin url nella mia direzione, il perfido Visir mi corse
dietro, e il ragazzo al cancello mi strinse contro un angolo, come una
pecora, e mi tagli la strada. Nessuno mi rimprover quando fui
catturato e riportato indietro; la signorina Griffin disse soltanto,
con sbalorditiva gentilezza, che tutto era molto strano. Perch ero
corso via quando l'uomo mi aveva guardato?
Se avessi avuto abbastanza fiato per rispondere, oso dire che non
avrei dato nessuna risposta: non avendo fiato, di sicuro non risposi.
La signora Griffin e lo sconosciuto mi presero in mezzo a loro e mi
scortarono fino a palazzo come se fossi nella condizione di non so
chi, ma certamente (come non potei fare a meno di rendermi conto,
stupito) non in quella del colpevole.
Arrivati l, ci ritirammo in una stanza da soli, e la signorina
Griffin chiam in suo aiuto Masrur, capo degli scuri guardiani
dell'Harem. Masrur, dopo che gli fu sussurrato qualcosa all'orecchio,
comincio a piangere.
- Che siate benedetto, cuoricino! - disse quell'ufficiale, rivolto a
me -. Il vostro pap se l' vista proprio brutta!
Sconvolto nell'intimo, chiesi: - E' molto malato?
- Che il Signore mitighi il vento su di voi, agnellino mio! - disse
il buon Masrur inginocchiandosi, s che potessi trovare conforto
appoggiando la testa sulla sua spalla -. Il vostro pap morto!
A quelle parole Harun al-Rashid svan; il serraglio scomparve; da
allora non vidi mai pi nemmeno una delle otto pi bionde fanciulle
della stirpe degli uomini.
Fui riportato a casa, e il debito era l, almeno quanto la morte; ci
fu cos una vendita all'asta. Il mio lettino fu cinicamente scrutato
da una potenza a me sconosciuta, nebulosamente definita Commercio e
fu cos che un secchiello di ottone, un girarrosto e una gabbia furono
messi insieme per ricavarne un lotto, e furono poi venduti per un
tozzo di pane. Lo addentai, lo masticai, e pensai quanto era duro e
amaro da mangiare quel pane!
Poi fui mandato in una immensa, fredda e tetra scuola per ragazzi pi
grandi, dove tutto quello che c'era da mangiare e da mettersi addosso
era pesante e dozzinale, senza essere sufficiente; dove tutti, grossi
o piccoli che fossero, erano crudeli; dove i ragazzi sapevano tutto
della vendita all'asta gi prima del mio arrivo, e mi chiedevano
quanto ero riuscito a raggranellare, chi mi aveva comprato, e mi
strillavano dietro: Uno, due, aggiudicato!. In quel posto di
disgrazia non mi lasciai mai sfuggire che io ero stato Harun, o che
avevo avuto un serraglio: poich sapevo che se avessi detto una parola
sul mio passato, mi sarei cos abbattuto da buttarmi nello stagno
melmoso vicino al campo da gioco, che era scuro come la birra.
Povero, povero me! Nessun altro fantasma ha abitato la stanza del
ragazzo, amici miei, dal momento in cui io l'ho occupata, tranne il
fantasma della mia fanciullezza, il fantasma della mia innocenza, il
fantasma delle mie belle illusioni. Pi e pi volte ho inseguito il
fantasma, e mai sono riuscito con questo passo di adulto a
raggiungerlo, con queste mani di adulto a toccarlo, n a questo cuore
di adulto pi riuscito di possederlo nella sua purezza. Ed eccomi
qui, come potete vedere, mentre sconto, in tutta allegria e
gratitudine, la condanna di radere nelle specchio una clientela sempre
diversa, e di giacere e alzarmi dal letto con lo scheletro a me
destinato quale mortale compagno.
Il fantasma della Stanza ad angolo.
Avevo notato che il signor Governor diventava sempre pi irrequieto
man mano che si avvicinava il suo turno - il suo incantesimo, lo
chiamava -, e a questo punto ci sorprese tutti, alzandosi in piedi
con aria grave e chiedendo il permesso di andare a poppa e di avere
un colloquio con me, prima di raccontare la sua storia. La grande
simpatia di cui godeva fece s che questa licenza gli venisse
gentilmente concessa. Cos uscimmo insieme nell'ingresso.
- Mio vecchio compagno di bordo - mi disse il signor Governor , da
quando mi trovo su questa vecchia carcassa sono sempre ossessionato,
giorno e notte.
- Da che cosa, Jack?
Il signor Governor, battendomi la mano sulla spalla, e lasciandocela,
disse:
- Da qualcosa che ha le sembianze di una donna.
- Ah! La vostra antica pena. Non ne guarirete mai, Jack, doveste
vivere cento anni!
- No, non parlate cos, sto dicendo sul serio. Tutte le notti sono
ossessionato da una figura. Durante il giorno, poi, mentre mi trovo in
cucina, quella stessa figura mi mette una tale confusione addosso, che
mi chiedo come ho fatto a non avvelenare l'intero equipaggio. Ebbene,
niente fantasie in questo caso. Volete vedere la figura?
- Con molto piacere.
- Allora, eccola! - disse. E mi present mia sorella, che era uscita
furtiva alle nostre spalle.
- Oh, davvero! - esclamai -. Allora suppongo, Patty cara, di non
aver motivo di chiedere se anche tu sei stata ossessionata...
- Senza un attimo di tregua, Joe - lei rispose.
Quello che segu quando rientrammo tutti e tre insieme, e io presentai
mia sorella come il fantasma della Stanza ad Angolo e Jack come il
fantasma della Stanza di mia Sorella, fu un trionfo, lo strepitoso
successo della serata. Il signor Beaver, in particolare, era cos
deliziato che l per l dichiar che mancava poco e si sarebbe messo
a ballare la danza del marinaio. Il signor Governor provvide subito a
questo poco che mancava e si offr di esibirsi in una danza del
marinaio a ritmo doppio: fu cos che prese a ballare di tacco e di
punta, a percuotersi le fibbie, a strisciare i talloni, ed esegu con
le gambe in vibrazione tutta una serie di figure di scivolamento tali
che nessuno di noi aveva mai visto prima, o che non vedr pi un'altra
volta. Dopo aver riso e applaudito fino a essere esausti, Starling,
per non restare nell'ombra, ci fece l'onore di intrattenerci con uno
spettacolo di danza pi moderno, alla maniera del ballo con gli
zoccoli del Lancashire: per quello che ne so, la danza pi lunga che
mai sia stata eseguita. Mentre ballava, il suono dei suoi piedi
divent una locomotiva che attraversava trincee, gallerie e l'aperta
campagna, e divent un'incredibile quantit di altre cose, che non
avremmo mai sospettato, a meno che egli non ci avesse gentilmente
detto cosa fossero.
Quella notte, prima di separarci, si decise che il nostro soggiorno di
tre mesi nella casa infestata dovesse chiudersi con il matrimonio di
mia sorella e del signor Governor. Belinda fu nominata damigella della
sposa e Starling fu designato quale accompagnatore dello sposo.
In breve, passammo il periodo che ci restava in grande allegria, e
neppure per un attimo fummo ossessionati da qualcosa di pi spiacevole
delle nostre fantasie e dei nostri ricordi. La moglie di mio cugino,
profondamente innamorata del marito e grata per il mutamento che
l'amore aveva prodotto in lei, ci aveva svelato, per bocca del marito,
la sua storia; e sono certo che non ci fu nessuno di noi che per
questo non l'apprezzasse e la rispettasse di pi.
Fu cos che alla fine, prima che il mese pi breve dell'anno fosse del
tutto passato, ci incamminammo una mattina verso la chiesa con la
cuspide, come se niente di insolito dovesse accadere; l Jack e mia
sorella vennero uniti in matrimonio, come si conveniva. Mi sovviene di
dire che Belinda e Starling, come notai, furono piuttosto sentimentali
e languidi in quella occasione, e che da allora si sono fidanzati e
vogliono sposarsi nella stessa chiesa. Cosa che considero eccellente
per tutti e due, un tipo di unione molto salutare per i tempi in cui
viviamo. Lui ha bisogno di un po' di poesia, lei di un po' di prosa, e
il matrimonio delle due cose il pi felice che io conosca per tutti
gli esseri umani.
In conclusione, ho appreso questi auguri di Natale dalla casa dei
fantasmi, e affettuosamente li invio, di tutto cuore, a tutti i miei
lettori: - Facciamo uso della grande virt, la Fede, ma non ne
abusiamo; e facciamone l'uso migliore avendo fede in quel grande libro
di Natale che il Nuovo Testamento, e gli uni negli altri.
William Butler Yeats.
I RACCONTI DI HANRAHAN IL ROSSO.
Hanrahan il Rosso.
Hanrahan, il maestro della scuola all'aperto, un giovane alto, forte,
dai capelli rossi, entr nel granaio, dove sedevano alcuni uomini del
villaggio la vigilia di Samhain. Era stato un'abitazione e, quando il
proprietario ne aveva costruita una migliore, aveva unito le due
camere, tenendolo come locale per ammassarvi provviste di ogni tipo.
C'era una fiamma nel vecchio focolare, e c'erano candele di sego
conficcate nelle bottiglie, e c'era una bottiglia nera da un quarto su
delle assi che erano state messe tra due barili per formare un tavolo.
La maggior parte degli uomini stava seduta vicino al fuoco, e uno di
loro cantava una lunga cantilena su un uomo di Munster e un uomo di
Connacht che litigavano sulle loro due regioni.
Hanrahan and dal padrone di casa e gli disse: - Ho ricevuto il tuo
messaggio -. Ma, detto questo si ferm, perch un vecchio montanaro
che aveva una camicia e dei calzoni di flanella grezza, e che se ne
stava seduto da solo vicino alla porta, lo guardava facendo girare un
vecchio mazzo di carte tra le mani, e mormorava. - Non fategli caso
- disse il padrone di casa -, solo un forestiero venuto qui da
poco, e gli abbiamo dato il benvenuto perch la notte di Samhain, ma
credo che sia un po' fuori di testa. Mettetevi ad ascoltarlo e
sentirete quello che va dicendo. Allora si misero in ascolto, e
poterono sentire il vecchio che mormorava fra s, girando le carte: -
Picche e Quadri, Coraggio e Potere; Fiori e Cuori, Conoscenza e
Piacere.
- Con questa specie di chiacchiere sta andando avanti da un'ora-
disse il padrone di casa, e Hanrahan distolse gli occhi dal vecchio
come se si annoiasse a guardarlo.
- Ho ricevuto il tuo messaggio - disse allora Hanrahan -. Si trova
nel granaio con i suoi tre cugini primi di Kilchriest - ha detto il
messaggero -, e con loro ci sono alcuni vicini.
- E' mio cugino laggi che vuole vederti - disse il padrone di casa,
e chiam un giovane vestito di panno di lana, che ascoltava la
canzone, e disse: - E' questo Hanrahan il Rosso, per il quale hai il
messaggio.
- E' un messaggio proprio gentile - disse il giovane -, perch
viene dalla tua innamorata Mary Lavelle.
- E come mai avresti un suo messaggio, e cosa sai di lei?
- Per la verit non la conosco, ma ieri ero a Loughrea, e un suo
vicino, con il quale ho dei rapporti, mi diceva che lei lo aveva
pregato, se avesse incontrato al mercato qualcuno di queste parti, di
farti sapere che le morta la madre e, se tu hai ancora intenzione di
unirti a lei, disposta a mantenere la parola che ti ha dato.
- Andr da lei, infatti - disse Hanrahan.
- E ti prega di non aspettare, perch, se non ha un uomo in casa prima
della fine del mese, probabile che quel pezzetto di terra verr dato
a un altro.
Quando Hanrahan sent questo, si alz dalla panca dove stava seduto.
- Infatti non aspetter - disse, - c' la luna piena, e se
raggiungo Kilchriest questa notte, arriver da lei domani, prima del
tramonto.
Quando gli altri sentirono queste parole, cominciarono a ridere di lui
perch aveva tanta fretta di andare dalla sua innamorata, e uno gli
chiese se avrebbe lasciato la scuola nel vecchio forno della calce,
dove impartiva ai bambini tanti buoni insegnamenti. Ma lui disse che i
bambini sarebbero stati ben contenti di trovare quella mattina il
posto vuoto e nessuno a tenerli a bada; e quanto alla scuola poteva
rimetterla su in qualsiasi posto, avendo, come aveva, il suo piccolo
calamaio appeso al collo con una catena, e il grosso Virgilio e il
sillabario nella falda della giacca.
Alcuni lo invitarono a bere un bicchiere prima di andarsene, e un
giovanotto lo prese per la giacca, e gli disse che non doveva
lasciarli senza cantare la canzone che aveva composto in onore di
Venere e di Mary Lavelle. Lui bevve un bicchiere di whisky, ma disse
che non si sarebbe fermato, si voleva mettere in viaggio.
- C'e tempo, Rosso Hanrahan - disse il padrone di casa -. Avrai
tutto il tempo di abbandonare i divertimenti dopo il matrimonio, e
potrebbe passare molto tempo prima che ci si veda ancora.
- Non voglio fermarmi - disse Hanrahan -, la mia testa sarebbe
continuamente per la strada, portandomi verso la donna che mi ha
mandato a chiamare, che sola e sta spiando il mio arrivo.
Alcuni gli si fecero intorno, insistendo che era stato una cos
piacevole compagnia, tutto canti, scherzi e buffonerie di ogni tipo, e
che non doveva lasciarli prima che fosse passata la notte, ma lui
rifiut e se li tolse di torno, avviandosi alla porta. Ma, come mise
il piede sulla soglia, lo strano vecchio si alz, pos la propria
mano, che era scarna e vizza come l'artiglio di un uccello, sulla mano
di Hanrahan e disse: - Non da Hanrahan, l'uomo dotto e il grande
poeta, andarsene da una compagnia come questo, la notte di Samhain.
Fermati, dunque- disse - e fatti una mano con me; ecco qui un
vecchio mazzo di carte che ha compiuto il suo dovere molte notti prima
di questa e, vecchio com', molte ricchezze del mondo sono state vinte
e perse su di lui.
Disse uno dei giovani: - Vecchio, non molte ricchezze del mondo si
sono fermate presso di te - e guard i piedi nudi del vecchio e
risero tutti. Ma Hanrahan non rise, sedette con grande tranquillit
senza una parola. A questo punto uno di loro disse:- Cos ti fermerai
con noi, dopotutto, Hanrahan -, e disse il vecchio: - Si fermer,
infatti; non mi avete sentito chiederglielo?
Allora tutti guardarono il vecchio come se volessero sapere di dove
venisse. - E' che vengo da lontano - disse -, attraverso la
Francia sono venuto, attraverso la Spagna, lungo il lago Greine dalla
sorgente nascosta, e nessuno mi ha mai negato nulla. E si fece poi
silenzioso, nessuno os interrogarlo e cominciarono a giocare. Sei
uomini giocavano intorno al tavolo e gli altri li guardavano da dietro
le spalle. Giocarono due o tre partite per niente, e poi il vecchio
prese dalla tasca una monetina da quattro penny, sottile e levigata
per l'uso, e invit gli altri a puntare qualcosa. Tutti allora misero
qualcosa sul tavolo, e per poco che fosse pareva molto, dal modo in
cui passava dall'uno all'altro, dato che prima lo vinceva un uomo e
poi il suo vicino. E a volte la fortuna girava le spalle a un tale che
non aveva pi niente da perdere, e allora l'uno o l'altro gli prestava
qualcosa e lui glielo restituiva prendendolo dalla vincita, perch la
buona e la cattiva sorte non si fermavano a lungo da nessuno. E una
volta Hanrahan disse, come un uomo che parlasse in un sogno: - Per
me tempo di mettermi in cammino -, ma proprio allora gli venne una
buona carta, e la gioc, e tutto il denaro prese ad andare da lui. E
una volta pens a Mary Lavelle, e sospir; e quella volta la fortuna
si allontan da lui, e lui se la dimentic di nuovo.
Ma la fortuna alla fine and dal vecchio e rimase con lui: tutto quel
che avevano fin nelle sue tasche, e lui inizi a fare piccole
risatine tra s e a cantare ripetutamente, Picche e Quadri, Coraggio
e Potere, e cos via, come se fosse il verso di una canzone.
Dopo un po', chiunque avesse guardato quegli uomini e avesse visto i
loro corpi dondolare avanti e indietro - e il modo di tenere i loro
occhi fissi sulle mani del vecchio - avrebbe creduto che fossero
ubriachi e tutti i loro averi fossero puntati sulle carte; ma non era
cos, perch la bottiglia da un quarto non era stata aperta da quando
era iniziato il gioco, e ancora era quasi piena, e tutta la puntata
consisteva in qualche monetina da sei penny e qualche scellino e forse
una manciata di spiccioli.
- Siete bravi a vincere e bravi a perdere - disse il vecchio , avete
il gioco nel sangue -. Poi cominci a mischiare e a confondere le
carte con grande rapidit e abilita, finch alla fine non riuscirono a
capire se erano proprio carte, ma si sarebbe potuto credere che
facesse anelli di fuoco nell'aria come li farebbe un ragazzino
roteando un bastoncino acceso; dopodich sembr loro che la camera
fosse tutta al buio e non riuscirono a vedere altro che le sue mani e
le carte.
E di colpo una lepre salt fuori dalle mani del vecchio e nessuno cap
se era stata una delle carte a prendere quella forma o se era stata
creata dal nulla nel palmo delle sue mani, ma stava l che correva sul
pavimento del granaio veloce come ogni lepre di questo mondo.
Alcuni guardavano la lepre, ma la maggior parte teneva gli occhi sul
vecchio, e mentre lo guardavano un cane salt fuori dalle sue mani,
proprio come aveva fatto la lepre, e dopo di quello un altro cane e
ancora un altro, finch ci fu tutta una muta al completo che inseguiva
la lepre tutto intorno al granaio.
Adesso i giocatori erano tutti in piedi, con la schiena al tavolo,
rattrappiti per evitare i cani, e quasi assordati dal rumore dei loro
guaiti, ma per quanto fossero veloci i cani non riuscivano ad aver
ragione della lepre, e quella continuava a girare fino a quando,
finalmente, come se un colpo di vento spalancasse la porta, la lepre
cambi bruscamente direzione e scavalc il tavolo dove gli uomini
avevano giocato, usc dalla porta e via di corsa nella notte e i cani
oltre il tavolo e attraverso la porta, dietro a lei.
Allora il vecchio grid: - Seguite i cani, seguite i cani, e sar
una grande caccia quella alla quale assisterete questa notte -, e
usc dietro di loro. Ma gli uomini, bench abituati ad andare a caccia
delle lepri e pronti a ogni tipo di diversivo, avevano paura a uscire
nella notte, e fu solo Hanrahan ad alzarsi e dire: - Li seguir io,
li seguir io.
- Faresti meglio a fermarti qui, Hanrahan - disse il giovane che gli
stava pi vicino -, perch potresti andare incontro a qualche grave
pericolo -. Ma Hanrahan disse: - Vedr un gioco leale, vedr un
gioco leale -, e usc dalla porta inciampando come un uomo che sogna,
e la porta si richiuse dietro di lui non appena se ne fu andato.
Pensava di vedere il vecchio davanti a s, e invece era solo la
propria ombra che la luna piena proiettava sulla strada davanti a lui,
ma poteva sentire i cani abbaiare dietro la lepre sui vasti campi
verdi di Granagh; e li segu a grande velocit, perch non c'era
niente a fermarlo; e dopo un po' arriv a dei campi pi piccoli che
intorno avevano dei muretti di pietre sconnesse, e butt gi le pietre
quando li oltrepass, senza fermarsi a rimetterle a posto; e costeggi
quel posto dove il fiume va sottoterra a Ballyle e poteva sentire i
cani che lo precedevano verso la sorgente del fiume. Presto si accorse
che correre gli era pi difficile, perch era su per una china che
stava andando, nuvole coprivano la luna e gli fu difficile vedere la
strada, e una volta lasci il sentiero per prendere una scorciatoia,
ma il piede scivol in un pantano e dovette ritornare sul sentiero. Da
quanto tempo stava camminando non lo sapeva, o per quale via andasse,
ma alla fine si trov sulla nuda montagna, con niente se non la ruvida
erica intorno a lui, e non pot sentire i cani n altro. Ma il loro
grido cominci ad arrivargli di nuovo, prima lontano e poi pi vicino;
quando gli fu vicinissimo, si sent di colpo nell'aria, e il suono
della caccia risuon sopra la sua testa; poi si diresse verso nord
finch non riusc a sentire pi nulla. - Questo non leale disse
-, questo non leale -. E non pot andare pi avanti, ma si sedette
sull'erica dove si trovava, nel cuore dello Slieve Echtge, perch le
forze lo avevano abbandonato per la durezza del lungo viaggio che
aveva fatto.
Dopo un po' si rese conto che c'era una porta vicino a lui, dalla
quale filtrava una luce; si meravigli che, essendogli cos vicina,
non l'avesse vista prima. Si alz, e stanco com'era si diresse verso
la porta, e sebbene di fuori fosse notte fu la luce del giorno che
trov all'interno. Immediatamente incontr un uomo vecchio che stava
raccogliendo timo estivo e gialli fiori di ireos, e sembrava che
insieme a loro ci fossero tutti i soavi profumi dell'estate. E il
vecchio disse: - Ce ne hai messo per venire da noi, Hanrahan, l'uomo
dotto e grande poeta.
E con questo, lo port in un enorme palazzo splendente, e tutte le
cose grandiose delle quali Hanrahan aveva sentito parlare, e tutti i
colori che aveva mai visto, stavano l dentro. All'estremit del
palazzo c'era un posto elevato, e l su un alto seggio era seduta una
donna, la pi bella che il mondo avesse mai visto, con un lungo volto
pallido e fiori intorno, ma aveva l'aspetto stanco di chi ha aspettato
a lungo. E sul gradino sotto il suo seggio c'erano quattro vecchie
grigie sedute, e una di loro teneva in grembo un grande calderone; e
un'altra sulle ginocchia una grande pietra, che per quanto pesante le
pareva leggera; e un'altra aveva una lunghissima lancia fatta di legno
appuntito; e l'ultima aveva una spada che era senza fodero.
Hanrahan rimase a guardarle per molto tempo, ma nessuna gli rivolse
una parola o lo guard. Egli aveva in mente di chiedere chi fosse
quella donna sul seggio, che somigliava a una regina, e che cosa
stesse aspettando; ma per quanto avesse la lingua sciolta e non
temesse nessuno, aveva paura adesso di parlare a una donna cos bella,
e in un posto cos immenso. Allora pens di chiedere cosa fossero le
quattro cose che le quattro vecchie grigie tenevano come un grande
tesoro, ma non gli riusc di pensare le parole giuste per esprimersi.
Poi la prima vecchia si alz, tenendo il calderone con le due mani, e
disse: - Piacere -, e Hanrahan non disse parola. Poi si alz la
seconda vecchia con la pietra fra le mani, e disse: - Potere -; si
alz la terza vecchia con una lancia in mano, e disse: - Coraggio
-; e si alz l'ultima vecchia che teneva in mano la spada, e disse: -
Conoscenza -. E ognuna, dopo aver parlato, rimase in attesa che
Hanrahan la interrogasse, ma lui non disse nulla. Allora le quattro
vecchie uscirono dalla porta, portando con loro i quattro tesori, e
mentre uscivano una di loro disse: - Non ha da chiederci nessun
desiderio -; e disse un'altra: - E' debole, debole -; e disse
un'altra: - Ha paura -; e disse l'ultima: - Le sue facolt lo
hanno abbandonato -. E poi dissero tutte: - Echtge, figlia di Mano
d'Argento, deve continuare a dormire. E' un peccato, un gran
peccato.
Allora la donna che assomigliava a una regina emise un sospiro
tristissimo, e sembr a Hanrahan come se quel sospiro avesse il suono
di ruscelli nascosti; e se il posto in cui si trovava fosse stato
dieci volte pi grande e pi splendido di quel che era, non avrebbe
potuto impedire al sonno di impadronirsi di lui; e barcoll come un
ubriaco, sdraiandosi all'istante.
Quando Hanrahan si svegli, il sole splendeva sul suo viso, ma c'era
la candida brina sull'erba intorno a lui, e c'era il ghiaccio sulla
sponda del ruscello vicino al quale giaceva, che corre attraverso
Doire-caol e Drim-na-rod. Dalla forma delle colline e dallo splendore
del lago Greine in lontananza, cap che si trovava su una delle
colline dello Slieve Echtge, ma non sapeva come ci fosse arrivato;
perch tutto quello che era successo nel granaio lo aveva abbandonato,
e tutto del suo viaggio, tranne i piedi doloranti e la rigidit nelle
ossa.
Un anno dopo, c'erano uomini del villaggio di Cappaghtagle seduti
vicino al fuoco in una casa sul bordo della strada; Hanrahan il Rosso,
che adesso era molto magro ed emaciato, e con i capelli lunghissimi e
ispidi, si avvicin alla mezzaporta e chiese il permesso di entrare a
riposarsi; e loro gli diedero il benvenuto perch era la notte di
Samhain. Sedette con loro, e quelli gli versarono un bicchiere di
whisky da una bottiglia da un quarto; videro il piccolo calamaio che
gli pendeva dal collo, capirono che era un erudito, e gli chiesero
delle storie riguardo ai Greci.
Tir fuori il Virgilio dalla grande tasca della giacca, ma la
copertina era nerissima e gonfia per l'umidit, e quando l'apr, la
pagina era molto ingiallita, ma non se ne preoccup molto perch la
guardava come un uomo che non aveva mai imparato a leggere. Alcuni
giovani che erano l cominciarono allora a ridere di lui, e a
chiedergli perch portava un libro cos pesante con s dal momento che
non era capace di leggerlo.
Sentire queste parole irrit Hanrahan; rimise il Virgilio in tasca e
chiese se in mezzo a loro c'era un mazzo di carte. Quando tirarono
fuori le carte le prese e cominci a mescolarle; mentre le mescolava
qualcosa sembr venirgli in mente, pos le mani sul viso come uno che
stia cercando di ricordare, e disse:- Sono mai stato qui prima, o
dove sono stato in una notte come questa? -; poi all'improvviso si
alz e fece cadere le carte sul pavimento, e disse: - Chi fu a
portarmi un messaggio da Mary Lavelle?
- Non ti abbiamo mai visto prima d'ora, e non abbiamo mai sentito
parlare di Mary Lavelle - disse il padrone di casa -. E chi sarebbe
- disse -, e di che stai parlando?
- Fu in questa stessa notte dell'anno scorso, mi trovavo in un
granaio, c'erano dei giocatori di carte, sul tavolo c'era il denaro, e
loro lo facevano passare qua e l dall'uno all'altro... io ebbi un
messaggio, e me ne stavo andando a cercare la mia innamorata Mary
Lavelle, che mi voleva -. Poi Hanrahan grid con voce altissima: -
Dove sono stato da allora? Dove sono stato per un anno intero?
- E' difficile dire dove puoi essere stato in questo tempo - disse
l'uomo pi vecchio -, o in quale parte del mondo puoi aver viaggiato,
e probabilmente conservi sui tuoi piedi la polvere di molte strade,
perch ce ne sono molti che vanno in giro e dimenticano a questo modo
- disse -, una volta che hanno ricevuto l'impronta.
- Questo vero - disse un altro -. Conoscevo una donna che and
vagabondando cos per la durata di sette anni; dopo torn indietro e
disse ai suoi amici che spesso si era accontentata di mangiare il cibo
che veniva messo nel truogolo dei maiali. Adesso la cosa migliore per
te andare dal prete - disse -, e farti togliere tutto quello che
ti pu essere stato gettato addosso.
- E' dalla mia innamorata che voglio andare, da Mary Lavelle - disse
Hanrahan -, troppo a lungo ho aspettato, come faccio a sapere quello
che le successo nello spazio di un anno? Poi si prepar a uscire, ma
gli dissero tutti che per lui sarebbe stato meglio fermarsi la notte e
riprendere forza per il viaggio, e lui lo desiderava davvero, perch
era molto debole; quando gli diedero del cibo lo mangi come un uomo
che non ha mai visto cibo prima, e uno di loro disse: - Mangia come
se avesse calpestato l'erba riarsa -. Fu nella bianca luce del
mattino che si mise in cammino, e il tempo per arrivare alla casa di
Mary Lavelle gli sembr lungo. Ma quando arriv trov la porta rotta,
la paglia che veniva gi dal tetto, e non si vedeva anima viva. E
quando chiese ai vicini cosa le fosse capitato, poterono soltanto dire
che era stata messa fuori di casa, aveva sposato un manovale, ed erano
andati a cercare lavoro a Londra o a Liverpool o in qualche altra
grande citt. E lui non seppe mai se lei avesse trovato un posto
migliore o peggiore, ma ad ogni modo non la incontr pi n ebbe pi
sue notizie.
La torcitura della fune.
Una volta, alla fine del giorno, Hanrahan stava percorrendo le strade
vicino a Kinvara, e sent il suono di un violino proveniente da una
casa un po' discosta dal ciglio della strada. Prese il sentiero che
portava l, perch non era abituato a passare vicino a un luogo dove
si facesse musica, si ballasse o ci fosse una piacevole compagnia,
senza entrare. Il padrone di casa stava in piedi sulla porta, e quando
Hanrahan si avvicin lo riconobbe e disse: - Benvenuto a te,
Hanrahan, ci sei mancato tutto questo tempo -. Ma la padrona di casa
venne alla porta e disse al marito: - Sarei felice che non entrasse
questa sera, perch adesso non gode di una buona fama presso i preti,
o con le donne prudenti, e dalla sua andatura non mi meraviglierei che
avesse bevuto un goccio -. Ma l'uomo disse: - Non mander via
Hanrahan dei poeti dalla mia porta -, e con questo lo preg di
entrare.
C'erano parecchi vicini riuniti nella casa, alcuni di loro ricordavano
Hanrahan, ma alcuni dei pi piccoli, che stavano negli angoli, avevano
soltanto sentito parlare di lui, e si alzarono in piedi per vederlo; e
uno di loro disse:
- Non quell'Hanrahan che aveva la scuola, e che fu portato via da
Loro? -. Ma la madre gli mise una mano sulla bocca e gli ordin di
stare zitto, e di non dire cose simili. - Perch Hanrahan capace
di diventare cattivo - disse -, se sente parlare di quella storia o
se qualcuno si mette a fargli domande. L'uno o l'altro, allora, grid
per chiedergli una canzone, ma il padrone di casa disse che non era il
caso di chiedergli una canzone prima che si fosse riposato, e gli
diede un bicchiere di whisky; Hanrahan lo ringrazi e lo bevve d'un
fiato alla sua salute.
Il violinista stava accordando il suo violino per un'altra danza, e il
padrone di casa disse ai giovani che tutti loro avrebbero saputo cosa
fosse danzare quando avessero visto la danza di Hanrahan, perch non
si era mai visto niente di simile da quando era stato l la volta
precedente. Hanrahan disse che non voleva danzare, che sapeva fare
miglior uso dei suoi piedi adesso, dato che era in viaggio attraverso
le quattro regioni dell'Irlanda. Non appena ebbe detto questo, entr
dalla mezzaporta Oona, la figlia di casa, portando tra le braccia dei
trucioli di abete di palude da Connemara per il fuoco. Li butt nel
camino e la fiamma si alz, rivelando quanto fosse graziosa e
sorridente, e due o tre giovani si alzarono e le chiesero di ballare.
Ma Hanrahan attravers la stanza e scans gli altri, e disse che era
con lui che lei doveva danzare, dopo il lungo cammino percorso prima
di giungere da lei. Ed probabile che le dicesse dolci parole
all'orecchio, perch lei non si oppose, and in mezzo alla stanza con
lui, e c'era del rossore nelle sue guance. Poi si alzarono le altre
coppie, ma quando la danza stava per cominciare, capit a Hanrahan di
abbassare lo sguardo, e si rese conto che i suoi stivali erano
consumati e rotti, e mostravano le logore calze grigie; disse irritato
che era un pessimo pavimento, e che la musica non era una gran cosa, e
si sedette in un angolo al buio vicino al focolare. Ma come lui si
sedette, la ragazza sedette l, insieme a lui.
La danza continuo, e quando fu finita ne venne richiesta un'altra, e
nessuno fece molta attenzione a Oona e Hanrahan il Rosso per un po',
nell'angolo dove stavano. Ma la madre cominci a essere in ansia, e
grid a Oona di andare ad aiutarla ad apparecchiare la tavola nella
stanza interna. Ma Oona, che prima non aveva mai disobbedito, disse
che ci sarebbe andata presto, ma non allora, perch stava ascoltando
tutte le cose che lui le diceva all'orecchio. La madre si fece ancora
pi ansiosa e si avvicin a loro, facendo credere di dover attizzare
la fiamma o spazzare il camino, e si mise in ascolto un minuto per
sentire quello che il poeta diceva alla figlia. E una volta lo sent
raccontare di Deirdre dalla bianca mano, e di come port alla morte i
figli di Usna, e di come l'incarnato delle sue guance non fosse cos
rosso come il sangue dei figli di re che fu versato per lei, e come le
sue pene non le erano mai uscite di mente; lui disse che era forse il
ricordo di lei a rendere il grido del piviere sulla palude doloroso,
alle orecchie dei poeti, come la nenia funebre dei giovani per un loro
compagno. E disse che non sarebbe mai esistito il ricordo di lei, se
non fosse per i poeti che avevano messo la sua bellezza nei loro
canti. E la volta dopo lei non comprese bene quello che stava dicendo,
ma per quanto poteva sentire aveva la cadenza della poesia sebbene
senza rima, ed questo quello che gli sent dire: - Il sole e la
luna sono l'uomo e la fanciulla, sono la mia vita e la tua vita, essi
vanno e vanno per sempre attraverso i cieli come sotto un solo
mantello. Fu Dio a crearli uno per l'altro. Lui cre la mia e la tua
vita prima del principio del mondo, Lui le cre per farle andare su e
gi per il mondo come i due pi bravi danzatori che continuano a
ballare su e gi per il lungo pavimento del granaio, freschi e
ridenti, quando tutti gli altri sono stanchi e si appoggiano al muro.
Allora la vecchia and dove il marito stava giocando a carte, ma egli
non le bad, e allora and da una donna del vicinato e disse: - Non
c' modo di separarli? -, e senza aspettare risposta disse a dei
giovani che stavano parlando tra loro: - Che tipi siete se non
potete convincere la pi bella ragazza della casa a venire per danzare
con voi? E ora andate tutti - disse, e vedete se vi riesce di
allontanarla dalle chiacchiere del poeta -. Ma Oona non diede ascolto
a nessuno di loro, e agit una mano come per mandarli via. Allora si
rivolsero a Hanrahan e dissero che avrebbe fatto meglio a danzare con
la ragazza o a lasciarla danzare con uno di loro. Quando Hanrahan
sent quello che stavano dicendo disse: - E sia, danzer con lei;
non c' nessun uomo nella casa che deve danzare con lei all'infuori di
me.
Allora si alz insieme a lei e la guid tenendola per mano; alcuni
giovani si stizzirono, e qualcuno prese a canzonarlo per la sua giacca
rappezzata e gli stivali rotti. Ma lui non gli diede peso, e Oona non
gli diede peso, ma si guardarono l'uno con l'altro come se tutto il
mondo appartenesse soltanto a loro. Ma un'altra coppia che era rimasta
seduta come fanno gli innamorati si mise nello stesso istante al
centro del pavimento, tenendosi per mano e muovendo i piedi per tenere
il tempo della musica. Ma Hanrahan gli volt le spalle come fosse in
collera, e invece di danzare cominci a cantare; mentre cantava le
teneva stretta la mano, la sua voce si faceva pi forte; cessarono le
beffe dei giovani, smise il violino, e non si sent niente tranne la
sua voce che aveva in s il suono del vento. E quello che cantava era
una canzone che aveva sentito o aveva composto un tempo nei suoi
vagabondaggi sullo Slieve Echtge, e le sue parole, se si potessero
tradurre, sarebbero pi o meno cos:
"O il vecchio dito ossuto della Morte
Non ci trover mai laggi
Nella terra di citt alta nel vuoto
Dove amore dare e serbare;
Dove i rami hanno frutti e gemme
Tutte le stagioni dell'anno;
Dove i fiumi straripano
Birra bionda e bruna.
Un vecchio suona le cornamuse
In un bosco d'oro e d'argento;
Regine, dagli occhi blu come il ghiaccio,
Danzano in coro."
E mentre cantava Oona gli si fece pi vicina, il colore era sparito
dalle sue guance, e adesso i suoi occhi non erano blu ma grigi per le
lacrime che li riempivano; ognuno che l'avesse vista avrebbe pensato
che era pronta a seguirlo subito da oriente a occidente del mondo.
Ma uno dei giovani grid: - Dov' quel paese di cui sta cantando?
Bada a te, Oona, molto lontano, potresti camminare a lungo prima di
raggiungerlo -. E disse un altro: - Non nel Paese della Giovent
che tu andrai, se lo segui, ma a Mayo delle paludi -. Allora Oona lo
guard come volesse interrogarlo, ma lui sollev la mano di lei nella
propria, e a met tra il canto e l'urlo annunci: - Quel paese
vicinissimo a noi, sta da ogni parte, pu essere sulla collina dietro
di noi, o nel cuore del bosco -. E dichiar con voce potente e
chiara: - Nel cuore del bosco. Oh, la Morte non ci trover mai nel
cuore del bosco. E verrai con me laggi, Oona? - disse.
Ma mentre diceva questo le due vecchie erano uscite, la madre di Oona
stava piangendo, e disse: - Egli ha gettato un maleficio su Oona.
Non possiamo convincere gli uomini a buttarlo fuori di casa?
- Questa una cosa che non si pu fare - disse l'altra donna,
perch un poeta gaelico, e sai bene che se buttassi fuori di casa un
poeta gaelico, lui getterebbe sopra di te una maledizione che
inaridirebbe il frumento nei campi e seccherebbe il latte delle
vacche, se dovesse rimaner sospesa nell'aria per sette anni.
- Che Dio ci aiuti! - disse la madre -. Perch mai gli ho permesso
di entrare in casa, con la cattiva fama che ha!
- Non ci sarebbe stato proprio niente di male a tenerlo fuori, ma te
ne verrebbe un gran danno se lo buttassi fuori con la forza. Ascolta
il piano che ho per metterlo fuori di casa di sua iniziativa, senza
che nessuno ce lo spinga.
Poco tempo dopo le due donne entrarono ancora, tenendo ognuna un
fascio di fieno nel grembiule. Hanrahan adesso non cantava, ma stava
parlando a Oona molto in fretta e dolcemente, e le diceva:- La casa
stretta, ma il mondo ampio, e non esiste nessun innamorato vero che
debba aver paura della notte o del mattino o del sole o delle stelle o
delle ombre della sera, o di qualsiasi altra cosa terrena. -
Hanrahan - disse allora la madre, battendogli sulla spalla -, vuoi
darmi una mano per un minuto?- Fallo, Hanrahan - disse la donna del
vicinato -, aiutaci a fare di questo fieno una fune, perch sei abile
con le tue mani, e una raffica di vento ha sciolto la paglia sul
fienile.
- Lo far per te - disse lui; prese in mano un bastoncino, la madre
cominci a dargli fieno ed lui a torcerlo, ma aveva fretta di finirlo,
ed essere di nuovo libero. Le donne continuavano a parlare e a dargli
fieno, a incoraggiarlo, e a dirgli quale buon torcitore di fune egli
fosse, migliore dei loro vicini o di chiunque altro conoscessero. E
Hanrahan vide che Oona lo osservava, e cominci a girare molto
rapidamente, a testa alta, e a vantarsi della prontezza delle sue
mani, della sapienza che aveva nella mente e della forza che aveva
nelle braccia. E mentre si vantava, indietreggiava sempre torcendo la
fune, finch arriv alla porta che era aperta alle sue spalle, e senza
pensarci oltrepass la soglia e usc in strada. Non appena fu l la
madre spicc una corsa improvvisa, gli gett dietro la fune, chiuse la
porta e la mezzaporta e tir il catenaccio.
Era molto contenta di averlo fatto, rideva ad alta voce, e le vicine
ridevano e si congratulavano con lei. Ma lo sentirono bussare alla
porta e pronunciare al di l di essa parole di maleficio; la madre
ebbe appena il tempo di fermare Oona, che aveva la mano sul catenaccio
per aprirla. Allora fece segno al violinista, lui attacc un "reel", e
uno dei giovani non chiese il permesso, afferr Oona e la port nel
fitto della danza. Quando questa fu terminata il violinista si ferm,
da fuori non arrivava nessun suono, la strada era tranquilla come
prima.
Quanto a Hanrahan, quando cap di essere chiuso fuori e che quella
notte per lui non ci sarebbero stati n rifugio n bevande, n
orecchio di ragazza, la rabbia e il coraggio svanirono, e se ne and
dove le onde battevano la spiaggia.
Sedette su una grossa pietra e cominci a muovere la mano destra e a
cantare lentamente tra s, come faceva sempre per darsi animo quando
ogni altra cosa gli veniva meno. E se fu quella volta o un'altra volta
che compose il canto che fino a oggi chiamato "La torcitura della
fune" e che inizia: Qual era il gatto morto che mi mise in questo
posto, non si sa.
Ma dopo un po' che cantava, foschia e ombre sembrarono avvolgerlo; a
volte provenivano dal mare, a volte vi si spostavano sopra. Gli sembr
che una delle ombre fosse la donna-regina che aveva visto addormentata
sullo Slieve Echtge; sveglia, adesso, ma beffarda, e vociante verso
quelle che le stavano dietro: - Era debole, era debole, non aveva
coraggio . E ancora sent in mano i trefoli della fune, e continuo a
torcerla, ma gli parve, mentre l'attorcigliava, che quella avesse in
s tutti i dolori del mondo. E allora gli sembr come se la fune si
fosse trasformata, nel sogno, in un grande verme d'acqua che usciva
dal mare e gli si attorcigliava addosso, tenendolo sempre pi stretto.
Poi riusc a liberarsi e prosegu, tremante e malfermo, lungo il filo
della spiaggia, e le grigie forme svolazzavano qua e l intorno a lui.
E gli dicevano: - E' un peccato per lui rifiutare il richiamo delle
figlie di Sidhe, perch non trover conforto nell'amore delle donne
della terra fino alla fine della vita e del tempo, e il freddo della
tomba sta nel suo cuore per sempre. Ha scelto la morte: che muoia, che
muoia, che muoia.
Hanrahan e Cathleen, la figlia di Houlihan.
Una volta Hanrahan viaggiava verso nord, e ogni tanto dava una mano a
un contadino nel momento pi congestionato dell'anno, e andava
raccontando le sue storie e contribuendo con le sue canzoni alle
veglie funebri e ai matrimoni.
Un giorno gli capit di incontrare per la strada di Colooney una certa
Margaret Rooney, una donna che conobbe in giovent a Munster. Allora
lei non godeva di buona fama, e alla fine fu il prete che la cacci
via dal paese. La riconobbe dall'andatura e dal colore degli occhi, e
dal modo che aveva di scostarsi i capelli dal volto con la mano
sinistra. Aveva vagabondato qua e l, gli disse, vendendo aringhe e
roba simile, e adesso stava tornando a Sligo, il paese del Burrough
dove viveva con un'altra donna, Mary Gillis, che aveva in gran parte
la sua stessa storia. Sarebbe stata felice, disse, se lui fosse voluto
andare nella casa insieme a loro e si fosse messo a cantare le sue
canzoni ai "bocachs", ai ciechi e ai violinisti del Burrough. Lo
ricordava bene, gli disse, e aveva desiderio di lui; quanto a Mary
Gillis, conosceva alcune sue canzoni a memoria, cos non doveva temere
di non ricevere un buon trattamento, e tutti i "bocachs" e i poveretti
che lo avessero sentito, gli avrebbero dato una parte dei loro
guadagni per le sue storie e per le sue canzoni per tutto il tempo che
fosse rimasto con loro, e avrebbero portato il suo nome in tutte le
parrocchie d'Irlanda.
Egli fu ben felice di andare con lei, e di trovare una donna che
ascoltasse la storia dei suoi affanni e lo confortasse. Era il momento
del crepuscolo, quando ogni uomo pu passare per bello e ogni donna
per attraente. Lei lo cinse con il braccio quando le raccont la
disgrazia della torcitura della fune, e nella penombra lei poteva
andare bene come un'altra.
Si trattennero in conversazione per tutta la strada fino a Burrough, e
quanto a Mary Gillis, appena lo vide e sent chi era stava per
piangere al pensiero di avere in casa un uomo di cos grande fama.
Hanrahan fu molto contento di sistemarsi con loro per un po', perch
era stanco di vagabondare; e dal giorno in cui aveva trovato la
piccola capanna crollata, e Mary Lavelle che se n'era andata, e sparsa
la paglia del tetto, non aveva pi chiesto di avere un posto tutto
suo; e non si era mai fermato da nessuna parte quanto bastava per
veder arrivare le foglie verdi dove aveva visto le foglie vecchie
appassire, o per vedere il grano mietuto dove lo aveva visto seminato.
Era un buon cambiamento per lui avere un riparo dall'umidit, e un
fuoco la sera, e la sua porzione di cibo messa sul tavolo senza
doverla chiedere.
Compose un buon numero di canzoni mentre viveva l, cos ben curato e
cos tranquillo. Per la maggior parte erano canzoni d'amore, ma alcune
erano canzoni di pentimento, e altre erano canzoni sull'Irlanda e le
sue pene, sotto un nome o un altro. Ogni sera i "bocachs", i
mendicanti, i ciechi, e i violinisti si riunivano nella casa e
ascoltavano le sue canzoni, e i suoi poemi e le sue storie sui tempi
antichi dei Fianna, e li custodivano nella loro memoria che non fu mai
sciupata dai libri; e cos portarono il suo nome a ogni veglia funebre
e a ogni matrimonio, e negli avvenimenti di tutta la contrada di
Connacht. Non fu mai cos ricco e considerato come allora.
Una sera di dicembre stava cantando una canzonetta, che disse di aver
sentito dal verde piviere della montagna, sui ragazzi dai capelli
biondi che avevano lasciato Limerick e che vagavano senza meta in
tutte le parti del mondo. C'era un bel numero di persone nella stanza,
quella notte, e due o tre ragazzini che si erano infilati l dentro e
sedevano sul pavimento vicino al fuoco, ed erano troppo indaffarati
con la tostatura di una patata nella cenere o cose di questo genere
per dargli troppo retta; ma si ricordarono molto tempo dopo, quando la
sua fama era cresciuta, il suono della sua voce, e il suo modo di
muovere la mano, e il suo aspetto mentre sedeva sulla sponda del
letto, con la sua ombra che cadeva sulla parete imbiancata dietro di
lui, e mentre si muoveva salendo su fino al tetto di paglia.
Di colpo il suo canto cess, e i suoi occhi si annebbiarono come se
stesse guardando una cosa lontana.
Mary Gillis stava versando whisky in un gotto che era posato sul
tavolo vicino a lui, smise di versare e disse: - Stai forse pensando
di lasciarci? Margaret Rooney sent quello che diceva e non capi
perch lo diceva, prese le parole troppo sul serio e si avvicin a
lui, e nel suo cuore ebbe timore di essere sul punto di perdere un
cos buon compagno, e un uomo che era tanto considerato e che portava
tante persone nella sua casa.
- Non vorrai lasciarci, cuore mio? - disse, prendendolo per la mano.
- Non a quello che sto pensando - disse -, ma all'Irlanda e al
peso di dolore che la opprime -. E appoggi la testa sulla mano,
cominci a cantare queste parole, e il suono della sua voce era simile
al vento in un posto deserto.
"I vecchi alberi bruni di biancospino si spezzano
in due in alto sul Comillon Strannd.
Sotto un amaro vento nero che soffia dalla mano sinistra;
Il nostro coraggio si spezza come un vecchio albero
sotto un vento nero e muore,
Ma abbiamo nascosta nei cuori la fiamma degli occhi
Di Cathleen, la figlia di Houlihan.
Il vento ha ammassato le nubi in alto sul Knocknarea
E ha scagliato il tuono sulle pietre contro tutto quello
che Maeve pu dire.
Furori che sono come nembi fragorosi hanno fatto
battere i nostri cuori;
Ma noi tutti ci siamo inchinati gi e gi abbiamo
baciato i piedi fermi
Di Cathleen, la figlia di Houlihan.
La palude limacciosa tracimata in alto sul Cloothna-Bare,
Perch gli umidi venti soffiano dall'aria vischiosa;
Come pesanti acque straripate sono i nostri corpi e il
nostro sangue;
Ma pi pura di un'alta candela davanti alla Santa
Croce E' Cathleen, la figlia di Houlihan."
Mentre cantava la sua voce inizi a incrinarsi, lacrime gli rotolarono
sulle guance, e Margaret Rooney si mise il viso tra le mani e cominci
a piangere con lui. Allora un mendicante cieco vicino al fuoco scroll
i suoi stracci con un singhiozzo, e dopo non ci fu nessuno fra tutti
loro che non versasse lacrime.
La maledizione di Hanrahan il Rosso.
Una bella mattina di maggio, molto tempo dopo che Hanrahan aveva
lasciato la casa di Margaret Rooney, stava percorrendo la strada
vicino a Coolooney, e il suono degli uccelli che cantavano nei
cespugli fioriti di bianco lo faceva cantare mentre andava. Era
diretto alla sua casetta, che non era pi di una capanna, ma che gli
piaceva tanto. Poich era stanco di tanti anni di vagabondaggio di
rifugio in rifugio in tutte le stagioni dell'anno, e anche se gli
veniva raramente rifiutato il benvenuto e una parte di quello che
c'era in casa, gli pareva a volte che la sua mente si stesse facendo
rigida come le sue giunture, e non gli era pi cos facile come una
volta passare la notte in scherzi e divertimenti, e far ridere tutti i
ragazzi con le sue piacevoli chiacchiere, e attirare le donne con le
sue canzoni. E qualche tempo prima, era entrato in una capanna che un
pover'uomo aveva abbandonato per andare a mietere e non era pi
tornato. E quando ebbe sistemato il tetto di paglia e preparato un
letto nell'angolo con pochi sacchi e giunchi, ed ebbe spazzato il
pavimento, fu ben contento di avere un posticino per s, dove andare e
venire come voleva, e tenere la testa tra le mani per tutta la sera se
l'opprimeva l'inquietudine e la malinconia per i vecchi tempi. Uno
dopo l'altro i vicini cominciarono a mandare i loro bambini, per
ricevere un po' di istruzione da lui, e con quello che loro portavano,
qualche uovo o una focaccia di avena o un paio di zolle di torba,
riusciva a vivere. E se andava ogni tanto al Burrough per un giorno e
una notte di follie, nessuno diceva niente, sapendo che era un poeta,
con un cuore vagabondo.
Era dal Burrough che veniva quella mattina di maggio, abbastanza
spensierato, e al canto di qualche nuova canzone che gli era venuta.
Ma non pass molto tempo che una lepre attravers di corsa il sentiero
e spar nei campi, attraverso le pietre sconnesse del muro. E lui
sapeva che non era buon segno se una lepre tagliava il sentiero, e si
ricord della lepre che lo aveva portato sullo Slieve Echtge al tempo
che Mary Lavelle lo stava aspettando, e come da allora non aveva mai
pi conosciuto felicit d'una certa durata. - E' probabile che mi
stiano preparando qualcosa di brutto - disse. E dopo aver detto
questo, sent un suono di pianto nel campo vicino a lui, e guard al
di sopra del muro. E vide l una fanciulla seduta sotto un cespuglio
di candido biancospino, piangente come se le si spezzasse il cuore. Il
viso era nascosto tra le mani, ma i suoi capelli soffici e il suo
collo bianco e il suo giovane aspetto gli fecero venire alla mente
Bridget Purcell e Margaret Gillane e Maeve Connelan e Oona Curry e
Celia Driscoll, e il resto delle ragazze per le quali aveva composto
canzoni e delle quali aveva lusingato il cuore con le sue parole di
adulazione.
Lei alz gli occhi, e lui vide che era una ragazza dei dintorni, la
figlia di un fattore. - Cosa ti angustia? - disse. - Niente da
cui tu possa sollevarmi, Rosso Hanrahan. - Se ti affligge un dolore,
sono proprio io che dovrei essere capace di aiutarti! - disse allora
-, perch conosco la storia dei Greci, e so bene che cos' il dolore e
il distacco, e la durezza del mondo. E se non sar capace di guarire
te dalla tua pena - disse -, ce n' pi di una che ho guarito con
il potere che sta nelle mie canzoni come stava nei canti dei poeti che
furono prima di me dal principio del mondo. Ed con gli altri poeti
che mi sieder e parler in un posto lontano oltre il mondo, alla fine
della vita - disse. La ragazza smise di piangere e disse: - Owen
Hanrahan, ho sentito spesso che tu hai avuto dolori e persecuzioni, e
che conosci tutte le pene del mondo da quando hai rifiutato il tuo
amore alla donna-regina sullo Slieve Echtge, e che lei non ti ha mai
lasciato in pace da allora. Ma quando la gente di questa Terra che
ti ha fatto del male, tu sai bene il modo di provvedere a tua volta al
loro male. E adesso farai quel che ti chiedo, Owen Hanrahan? - disse
lei. - Lo far, infatti - disse lui.
- Sono mio padre e mia madre e i miei fratelli disse -, che mi
maritano al vecchio Paddy Doe, perch ha una fattoria di cento acri ai
piedi del monte. E ecco quello che puoi fare, Hanrahan - disse -,
mettilo in rima proprio come facesti con il vecchio Peter Kilmartin
quando eri giovane, che il dolore possa opprimerlo quando si alza e
quando si corica, che lo costringa a pensare al cimitero di Colooney e
non al matrimonio. E fallo senza indugio, perch per domani che
hanno fissato il matrimonio, e vorrei piuttosto veder sorgere il sole
sul giorno della mia morte che su questo giorno.
- Lo metter in una canzone che gli porter vergogna e dolore; ma
dimmi quanti anni ha, perch vorrei metterli nella canzone.
- Oh, ne ha di anni. E' vecchio come te, Rosso Hanrahan.
- Vecchio come me - disse Hanrahan, e la sua voce fu come se si
spezzasse -, vecchio come me, ci sono vent'anni e pi tra noi! E'
davvero una brutta giornata per Owen Hanrahan quando una fanciulla con
il fiore di maggio sulle guance crede che io sia un vecchio. Che
tristezza! - disse -. Mi hai messo una spina nel cuore.
Si allontan da lei allora e discese la strada finch arriv a una
pietra, e vi si sedette sopra, perch gli sembrava che tutto il peso
degli anni gli fosse calato addosso in un minuto. E si ricord che non
era molti giorni prima che una donna in una casa aveva detto: - Tu
adesso non sei Hanrahan il Rosso, ma Hanrahan il Giallo, perch i tuoi
capelli sono diventati del colore di un mazzetto di stoppa -. E
un'altra donna, alla quale aveva chiesto da bere, non gli aveva dato
latte fresco ma latte acido, e a volte le ragazze bisbigliavano e
ridevano con i giovanotti ignoranti mentre lui era tutto preso a
recitare i suoi poemi o a conversare. E pens alla rigidit delle sue
giunture, quando si alzava al mattino, e alla sofferenza delle sue
ginocchia dopo aver fatto un viaggio, e gli sembr di essere diventato
un uomo decrepito, con il gelo nelle spalle, con gli stinchi a
chiazze, il fiato rotto e la vita sfiorita. E con questi pensieri gli
venne una grande rabbia nei confronti della vecchiaia e di tutto
quello che portava con s. E proprio allora alz gli occhi e vide una
grande aquila maculata volare lentamente verso Ballygawley, e le
strill dietro: - Anche tu, aquila di Ballygawley, sei vecchia e le
tue ali sono piene di vuoti, e io metter te e i tuoi antichi
compagni, il luccio del lago Dargan e il tasso dell'Erta degli
Stranieri, nelle mie rime, affinch sia su di voi una maledizione
eterna!
Alla sua sinistra c'era un cespuglio, fiorito come gli altri, e una
piccola folata di vento soffi i suoi bianchi fiori sulla sua giacca.
- Fiori di maggio - disse, raccogliendoli nel cavo della mano -,
voi non conoscete mai la vecchiaia perch morite nel pieno della
vostra bellezza, e io vi metter nelle mie rime e vi dar la mia
benedizione.
Si alz allora e stacc un rametto dal cespuglio, e lo tenne in mano.
Ma arrivando a casa sembrava vecchio e deperito, quel giorno, con le
spalle curve e il viso scuro.
Quando arriv alla capanna non c'era nessuno, e and a sdraiarsi sul
letto per un po', come era abituato a fare quando voleva comporre una
poesia, o una laude o un'invettiva.
E non gli ci volle molto a comporla questa volta, perch la potenza
dei bardi fattucchieri era su di lui. E quando l'ebbe composta cerc
nella sua mente il modo di farla circolare per tutta la contrada.
Allora cominciarono ad arrivare alcuni scolari, per sapere se quel
giorno ci sarebbe stata scuola, e Hanrahan si alz e si sedette sulla
panca vicino al focolare, e loro restarono tutti in piedi intorno a
lui.
Credevano che avrebbe tirato fuori il Virgilio o il messale o il
sillabario, ma invece di questi sollev il rametto di biancospino che
ancora teneva in mano. - Bambini - disse -, questa una lezione
nuova che ho per voi oggi.
- Voi stessi e la bella gente del mondo assomigliate a questo fiore, e
la vecchiaia il vento che giunge e soffia via il fiore. E io ho
composto un'invettiva sulla vecchiaia e sui vecchi, e adesso
ascoltatela mentre la recito per voi -. E questo quello che disse:
"Owen Hanrahan, il poeta, sotto un cespuglio di maggio,
Fa scendere sul suo capo una maledizione perch grigio appassisce;
Poi sull'aquila maschio screziata della collina di Ballygawley
Perch il pi antico essere a conoscere malattia e affanno;
E sul tasso che sempre verde dal tempo dei tempi
Sull'Erta degli Stranieri e la Breccia del Vento;
E sul grande luccio grigio che si riproduce nel lago d Castle Dargan,
Che ha nel suo lungo corpo pi d'un uncino e d'un dolore;
Poi maledice il vecchio Paddy Bruen del Pozzo della Sposa
Perch sulla testa non ha un capello e dentro l'intorpidimento.
Poi il vicino di Paddy, Peter Hart, e Michael Gill, suo amico,
Perch le sue fantasticaggini non hanno mai fine.
E poi il vecchio Shemus Cullinan, pastore delle Terre Verdi,
Perch tiene due grucce tra le mani deformi;
Poi invoca una maledizione dal tenebroso Nord sul vecchio Paddy Doe,
Che progetta di posare il suo capo avvizzito sopra un seno di neve,
Che progetta di arrochire una voce argentina e spezzare un cuore
felice;
Prega che una maledizione incomba su di lui finch il
respiro si partir dal corpo,
Ma egli invoca una benedizione sul fiore di maggio
Perch viene in bellezza, e in bellezza svanisce."
La ripet ai fanciulli verso dopo verso finch tutti riuscirono a
dirne una parte, e i pi svegli tutta.
- Per oggi basta - disse allora -. E quello che dovete fare adesso
andare fuori e cantare per un po' questa canzone, sul ritmo de "Il
Verde Fascio di Giunchi", a ognuno che incontrerete, e agli stessi
vecchi.
- Lo far - disse uno dei ragazzi -, conosco bene il vecchio Paddy
Doe. L'ultima vigilia di san Giovanni abbiamo buttato un topo gi nel
suo camino, ma questo meglio di un topo.
- Io andr nella citt di Sligo e la canter nelle strade - disse un
altro ragazzo. - Fallo - disse Hanrahan -, e va nel Burrough e
dilla a Margaret Rooney e a Mary Gillis, e pregale di cantarla, e di
farla cantare ai mendicanti ovunque vadano -. Allora i fanciulli
corsero fuori, pieni di orgoglio e di malizia, urlando la canzone
mentre correvano, e Hanrahan cap che non c'era pericolo che non fosse
sentita.
La mattina dopo stava seduto fuori della porta, guardando i suoi
scolari mentre arrivavano due o tre alla volta. Erano arrivati quasi
tutti, e lui stava calcolando la posizione del sole nei cieli per
sapere se era l'ora di cominciare, quando sent un suono che
somigliava al ronzio d'uno sciame di api nell'aria, o allo scrosciare
di un fiume nascosto in tempo di inondazioni. Allora vide una folla
che dalla strada si avviava alla capanna, e si rese conto che tutta la
folla era composta di vecchi, e che i loro caporioni erano Paddy
Bruen, Michael Gill e Paddy Doe, e non c'era nessuno nella folla che
non avesse in mano un bastone di frassino o di prugnolo. Appena lo
videro, i bastoni cominciarono a ondeggiare come rami in una tempesta,
e i vecchi piedi a correre.
Non aspett pi oltre, ma se la diede a gambe su per la collina dietro
la capanna finch si trov fuori dalla loro vista.
Dopo un po' torn indietro girando intorno alla collina, dove era
protetto dal ginestrone che cresceva lungo un fosso. E quando giunse
in vista della sua capanna vide che tutti i vecchi vi si erano
radunati intorno, e uno di loro stava proprio allora buttando un
rastrello con un ciuffo di paglia accesa sopra il tetto.
- Che rovina! - egli disse -. Ho aizzato la Vecchiaia, il Tempo, la
Stanchezza e la Malattia contro di me, e devo andarmene in giro di
nuovo. E, oh Santissima Regina del Cielo - disse -, proteggimi
dall'aquila di Ballygawley, dall'albero di tasso sull'Erta degli
Stranieri, dal luccio del lago di Castle Dargan, e dalla paglia accesa
dei loro simili, i Vecchi!
La visione di Hanrahan.
Fu nel mese di giugno che Hanrahan si trovava sulla strada vicino a
Sligo, ma non entr nella citt, gir per Ben Bulben, perch lo
stavano prendendo pensieri dei vecchi tempi, e non aveva intenzione di
incontrarsi con uomini comuni. E mentre camminava, cantava tra s una
canzone che gli era venuta una volta in sogno:
"Oh, il vecchio dito ossuto della Morte
Non ci trover mai laggi
Nella terra di citt alta nel vuoto
Dove amore dare e serbare
Dove i rami hanno frutti e fiori
Tutte le stagioni dell'anno;
Dove i fiumi straripano
Di birra bionda e bruna.
Un vecchio suona le cornamuse
In un bosco d'oro e d'argento
Regine, dagli occhi blu come il cielo
Danzano in coro.
La piccola volpe mormor
Che importa del mondo la rovina?.
Il sole rideva dolcemente,
La luna trainava le mie redini
Ma la piccola volpe mormor
Oh, non tirare le sue redini,
Lui cavalca verso la citt
Che del mondo la rovina.
Quando i loro cuori sono cos' eccitati
Che verrebbero alle mani,
Staccano le pesanti spade
Dagli aurei e argentei rami;
Ma tutti quelli che perirono in battaglia
Son desti ancora alla vita.
Fortuna che la loro storia
Ignota sia agli uomini,
Perch, oh i coloni robusti
Che lascerebbero cadere la vanga,
I loro cuori sarebbero come una coppa
Che fino all'ultima goccia qualcuno ha bevuto.
Michele staccher la sua tromba
Da un alto ramo,
E lancer un piccolo squillo
Quando la cena sar apprestata.
Gabriele verr dal mare
Con una coda di pesce e faveller di meraviglie accadute
Sulle strade bagnate, percorse dall'uomo,
E sollever un vecchio corno
Martellato d'argento, e berr
Fino ad assopirsi
Sotto il cielo stellato."
Hanrahan aveva cominciato a salire la montagna, e aveva smesso di
cantare, perch era una salita lunga per lui, e ogni tanto doveva
sedersi e riposare per un po'. E una volta che stava riposando vide un
cespuglio di rose selvatiche, pieno di fiori, che cresceva vicino a un
"rath", e gli fece venire in mente le rose selvatiche che portava di
solito a Mary Lavelle e non port a nessun'altra donna dopo di lei. E
strapp un rametto dal cespuglio, che aveva boccioli e fiori, e
continu con il suo canto:
"La piccola volpe mormor
Che importa del mondo la rovina?.
Il sole rideva dolcemente
La luna trainava le mie redini
Ma la piccola volpe mormor:
Oh, non tirare le sue redini,
Lui cavalca verso la citt
Che del mondo la rovina."
E continu ad arrampicarsi sulla montagna, e lasci il "rath", e gli
vennero in mente delle vecchie poesie che parlano di amanti buoni e
cattivi, e di quelli che furono svegliati dal sonno della tomba dalla
forza del reciproco amore, e portati via a vivere in un posto d'ombra
dove sono in attesa del Giudizio, ed esiliati dal volto di Dio.
E finalmente, al morire del giorno, arriv all'Erta degli Stranieri, e
si sdrai l lungo un pendo roccioso e guard nella valle, che era
piena di nebbia grigia che si stendeva da una montagna all'altra.
E gli sembr che, mentre guardava, quella nebbia prendesse le forme
incerte di uomini e donne, e il suo cuore cominci a battere per la
paura e la gioia di quella vista. E le sue mani, che erano sempre
irrequiete, cominciarono a strappare i petali delle rose sul rametto,
e li guard mentre se ne andavano fluttuanti gi nella valle in una
piccola frotta svolazzante.
All'improvviso sent una musica flebile, una musica che in s aveva
pi risate e pi lamenti che tutta la musica del mondo. E quando la
sent il suo cuore si riebbe, e lui cominci a ridere a gola spiegata,
perch sapeva che quella musica era composta da uno che aveva una
bellezza e una grandezza che non appartenevano alle creature di questo
mondo. E gli parve che i piccoli, lievi petali di rosa mentre
fluttuavano gi nella valle cominciassero a cambiare la loro forma
finch assomigliarono a un drappello di uomini e di donne lontani
nella nebbia, con addosso il colore delle rose. E poi quel colore
cambi in molti colori, e quel che vide fu una lunga fila di bei
giovani alti e di donne-regine, che non si allontanavano da lui ma
venivano verso di lui e lo oltrepassavano, e i loro visi erano pieni
di tenerezza nonostante il loro aspetto altero, ed erano pallidissimi
ed emaciati, come se cercassero e cercassero sempre cose molto
dolorose. E braccia nebulose si affacciavano fuori dalla nebbia come
per afferrarli, ma non riuscivano a toccarli, perch la quiete che li
circondava non poteva essere infranta. E davanti e dietro di loro, ma
a una distanza come di rispetto, c'erano altre forme, che
sprofondavano ed emergevano e andavano e venivano. E Hanrahan dal loro
volo turbinante cap che erano i Sidhe, le antiche divinit sconfitte,
e quelle braccia nebulose non si alzarono per afferrare i Sidhe, che
sono di quelli che non possono n peccare n obbedire. E poi si
rimpicciolirono nella distanza, e sembravano andare verso la bianca
porta che sta nel fianco della montagna.
Adesso la nebbia si stendeva davanti a lui come un mare deserto che
lavasse la montagna con lunghe onde grigie, ma mentre la guardava, la
nebbia cominci a riempirsi di nuovo di 'una vita fluida, incompleta,
scialba che era una parte di se stessa, e braccia e pallide teste
coperte da una capigliatura ondeggiante apparvero nel grigio. Si alz
sempre pi alta finch fu al livello dell'orlo della roccia scoscesa,
e allora le forme parvero quasi solide, e quella nuova processione
quasi sperduta nella nebbia si mosse con passi lentissimi e ineguali,
e nel mezzo di ogni ombra c'era qualcosa che brillava al chiarore
delle stelle. Si avvicinarono sempre di pi, e Hanrahan vide che anche
loro erano amanti, e che avevano specchi a forma di cuore al posto dei
cuori, e guardavano e guardavano sempre i loro volti gli uni negli
specchi degli altri. Passavano inabissandosi mentre passavano, e altre
forme nascevano al loro posto, ma queste non si tenevano vicine, ma si
seguivano l'una dopo l'altra, tendendo le braccia e gesticolando in
modo frenetico, e vide che quelle che erano seguite erano donne, e
quanto alla loro testa superavano ogni bellezza, ma quanto ai loro
corpi non erano che ombre senza vita, e la loro lunga chioma si
agitava e fremeva intorno a loro, come se vivesse di una qualche
terribile vita propria. E allora la nebbia di colpo si alz e le
nascose, e allora una lieve folata di vento le trascino verso nord-
est, e nello stesso tempo ricopr Hanrahan con una bianca ala di
nuvole.
Si alz in piedi tremante e stava per allontanarsi dalla valle, quando
vide due sagome scure e seminascoste che stavano come nell'aria
proprio oltre la roccia, e una di loro, che aveva gli occhi addolorati
di un mendicante, gli disse con voce di donna: - Parlami, perch
nessuno in questo mondo o in nessun altro mondo mi ha parlato da
settecento anni.
- Dimmi chi sono quelli che sono passati - disse Hanrahan.
- Quelli che passarono per primi - disse la donna - sono gli
amanti che ebbero la maggiore fama nel tempo antico, Blanaid e Deirdre
e Grania e i loro cari compagni, e moltissimi che non sono ugualmente
conosciuti ma sono altrettanto amati. E poich non era solo il fiore
della giovinezza che cercavano l'uno nell'altro, ma la bellezza che
duratura come la notte e le stelle, la notte e le stelle li conservano
per sempre dalla guerra e dalla distruzione, nonostante la morte e
l'amarezza che il loro amore ha portato nel mondo. E quelli che
vennero dopo - disse -, e che ancora respirano la dolce aria e hanno
gli specchi nei loro cuori, non sono messi nei canti dei poeti, perch
hanno mirato solo a trionfare gli uni sugli altri, e a provare cos la
loro forza e la loro bellezza, e da questo crearono una specie di
amore. E quanto alle donne con i corpi d'ombra, non hanno desiderato
n di trionfare n di amare ma solo di essere amate, e non c' sangue
nei loro cuori o nei loro corpi finch non fluisce in loro attraverso
un bacio, e la loro vita esiste solo per un attimo. Tutte queste sono
infelici, ma io sono la pi infelice di tutte, perch sono
Dervorgilla, e questi Diarmuid, e fu il nostro peccato che port i
Normanni in Irlanda. E su di noi sono le maledizioni di tutte le
generazioni, e nessuno punito come siamo puniti noi. Fu il fiore
dell'uomo e della donna che amammo l'uno nell'altro, e cos, quando
morimmo non ci fu pace duratura intorno a noi, e l'amarezza delle
battaglie che portammo in Irlanda si mut nella nostra punizione. Noi
andiamo vagando insieme per sempre, ma Diarmuil che fu il mio amante
mi vede sempre come un corpo che stato a lungo sottoterra, e io so
che cos che mi vede. Chiedimi di pi, chiedimi di pi, perch tutti
questi anni hanno lasciato la loro saggezza nel mio cuore, e nessuno
mi ha ascoltata da settecento anni.
Un grande terrore era calato su Hanrahan, e sollevando le braccia
sopra la testa url a piena voce tre volte, e gli armenti nella valle
alzarono le loro teste e muggirono, e gli uccelli nel bosco ai piedi
della montagna si svegliarono dai loro sonni e svolazzarono tra le
foglie tremanti. Ma un po' al di sotto della cresta della roccia, la
massa dei petali di rosa fluttuava ancora nell'aria, perch la porta
dell'Eternit si era aperta e di nuovo richiusa in un battito del
cuore.
La morte di Hanrahan.
Hanrahan, poich non era mai rimasto a lungo in un posto, ritorn
ancora nei villaggi che stanno ai piedi dello Slieve Echtge, Illeton,
Scalp e Ballylee, fermandosi ora in una casa ora nell'altra, e
trovando ospitalit in ogni posto per amore dei vecchi tempi, della
sua poesia e del suo insegnamento. C'era qualche moneta d'argento e di
rame nella piccola sacca di pelle sotto la sua giacca. Ma raramente
aveva bisogno di estrarne qualcosa, perch aveva bisogno di poco, e
non c'era nessuno che avrebbe accettato di essere pagato da lui. La
sua mano si era fatta pesante sul prugnolo al quale si appoggiava, e
le sue guance erano scavate e smunte, ma per quanto riguardava il
cibo, patate e latte e un pezzo di focaccia di avena, aveva tutto
quello che desiderava, e non al limitare di un posto cos selvaggio
e paludoso come Echtge che un goccio di acquavite sarebbe mancato, con
dentro il gusto affumicato della torba. Era solito vagare nel grande
bosco di Kinadife, o sedersi per molte ore della giornata tra i
giunchi intorno al lago Belshragh, ascoltando i torrenti che scendono
dalle colline, o guardando le ombre nei bruni laghetti paludosi,
standosene tranquillo per non far trasalire il cervo che scende gi
dalla macchia all'erba dei prati e ai campi coltivati sul fare della
notte. Con il passare dei giorni pareva come se cominciasse a far
parte di un mondo immaginario e nebuloso, che ha come sua prerogativa
dei colori al di l di tutti gli altri colori; e i silenzi sono al di
l di tutti i silenzi di questo mondo. E a volte udiva andare e venire
nel bosco una musica che quando si fermava gli usciva dalla testa come
un sogno, e una volta nell'immobilit del mezzogiorno sent un suono
come lo strepito di molte spade, che and avanti per molto tempo senza
intervallo. E al cadere della notte e al sorgere della luna il lago
arrivava a essere come una cancellata d'argento e di pietre preziose,
e veniva dal suo silenzio il suono debole di un lamento funebre e del
riso terrorizzato rotto dal vento, e molte pallide mani gesticolanti.
Sedeva scrutando l'acqua, una sera, in tempo di raccolto, pensando a
tutti i segreti che erano chiusi dentro i laghi e nelle montagne,
quando sent un grido proveniente da sud, molto debole all'inizio, ma
che si faceva pi forte e pi chiaro man mano che l'ombra dei giunchi
si allungava, finch pot sentire le parole: - Io sono bella, io
sono bella. Gli uccelli nell'aria, le falene sotto le foglie, le
mosche sull'acqua mi guardano, perch non hanno mai visto una bella
come me. Io sono giovane, io sono giovane; guardatemi montagne;
guardatemi boschi perituri, perch il mio corpo briller come le
bianche acque quando voi sarete spazzati via. Voi e tutta la razza
degli uomini, e la razza delle bestie, e la razza dei pesci, e la
razza alata, cadrete come una candela che prossima a estinguersi. Ma
io rido a voce spiegata perch sono nella mia giovinezza -. Di tanto
in tanto la voce si rompeva, come fosse stanca, e poi riprendeva di
nuovo, gridando sempre le stesse parole: - Io sono bella, io sono
bella -. Subito gli arbusti sul ciglio del piccolo lago tremarono per
un momento, e una vecchissima donna si fece strada tra loro, e pass
vicino a Hanrahan, camminando lentamente. La sua faccia aveva il
colore della terra, e pi rugosa della faccia di qualsiasi altra
megera mai vista, e i capelli grigi le pendevano a ciuffi, e gli
stracci che indossava non coprivano la sua pelle scura resa ruvida
dalle intemperie. Gli pass accanto con gli occhi spalancati, e la
testa alta, e le braccia penzolanti sui fianchi, e si inoltr
nell'ombra delle colline verso occidente.
Una specie di terrore invase Hanrahan quando la vide, perch sapeva
che lei era una certa Winny Byrne delle Cross-Roads, che andava
chiedendo l'elemosina di posto in posto gridando sempre lo stesso
grido, e lui aveva sentito spesso che lei una volta possedeva tanta
saggezza che tutte le donne del vicinato andavano da lei per chiedere
consiglio, e che aveva una voce tanto bella che uomini e donne
venivano da ogni parte per sentirla cantare a una veglia funebre o a
un matrimonio; e che gli Altri, i grandi Sidhe, le avevano rubato il
senno una notte di Samhain molti anni fa, quando si era addormentata
sull'orlo di un "rath" e aveva visto nei suoi sogni i servi di Echtge
delle colline.
E mentre si dileguava su per il pendio, sembrava come se il grido Io
sono bella, io sono bella venisse di fra le stelle del cielo.
Un vento freddo strisciava tra i giunchi, e Hanrahan cominci a
rabbrividire, e si alz per andare in qualche casa dove vi fosse una
fiamma nel focolare. Ma invece di scendere dalla collina come faceva
di solito, sal su una collina, lungo il piccolo solco che forse era
una strada e forse il letto arido di un torrente. Era la stessa strada
dove era andata Winny, e portava alla piccola capanna dove lei si
fermava se mai si fermava in qualche posto. Lui cammin molto
lentamente su per la collina come se avesse un gran peso sulle spalle,
e finalmente vide una luce un po' verso sinistra, e penso che
probabilmente brillava nella casa di Winny, e abbandon il sentiero
per andarci. Ma le nuvole erano arrivate nel cielo, e lui non poteva
vedere bene la strada, e dopo che aveva percorso pochi passi gli
scivol il piede e cadde in un canale di drenaggio melmoso e sebbene
si tirasse fuori di l, aggrappandosi alle radici dell'erica, la
caduta lo aveva scombussolato, e sent che avrebbe fatto meglio a
sdraiarsi che andare viaggiando. Ma aveva sempre un grande coraggio, e
prosegu per la sua strada, passo dopo passo, finch alla fine arriv
alla capanna di Winny, che non aveva finestre, ma la luce filtrava
dalla porta. Penso di entrare e riposarsi per un po', ma quando arriv
alla porta non vide Winny; ci che vide furono quattro vecchie dai
capelli grigi che giocavano a carte, ma Winny, lei, non era tra loro.
Hanrahan si sedette su un mucchio di torba vicino alla porta, perch
era sfinito, e non aveva voglia di parlare n di giocare a carte, con
le ossa e le giunture indolenzite com'erano. Poteva sentire le quattro
donne parlare mentre giocavano e gridare la loro mano. E gli pareva
che stessero dicendo, come lo strano uomo nel granaio tanto tempo fa:
- Picche e Quadri, Coraggio e Potere. Fiori e Cuori, Conoscenza e
Piacere -. E lui and ripetendosi queste parole pi volte e, stesse o
no sognando, il dolore che aveva nelle spalle non lo abbandon mai. E
dopo un po' le quattro donne nella capanna cominciarono a litigare, e
ognuna diceva all'altra che non aveva giocato in modo onesto, e le
loro voci diventarono sempre pi forti, e le loro urla e le loro
maledizioni, finch tutta l'aria intorno e sopra la casa alla fine fu
piena del loro baccano, e Hanrahan, sentendolo tra il sonno e la
veglia, disse: - Questo il suono della lotta tra gli amici di un
uomo che vicino a morire e quelli che gli vogliono male. E mi
domando - disse -, chi l'uomo in questo posto solitario che
vicino alla morte.
Gli parve di aver dormito per lungo tempo, apr gli occhi, e la faccia
che vide su di lui era la vecchia faccia grinzosa di Winny delle
Cross-Roads. Lo guardava fisso, come per accertarsi che non era morto,
strofin via il sangue che si era seccato sulla sua faccia con uno
straccio, e, poco dopo, in parte lo sorresse in parte lo aiut a
entrare nella capanna, e lo fece distendere su quello che le serviva
da letto. Gli diede un paio di patate da una pentola sul fuoco, e,
cosa che gli giov di pi, un boccale di acqua di sorgente. Egli dorm
un po' a intervalli, e ogni tanto la sentiva cantare tra s mentre si
muoveva nella casa, e cos la notte pass. Quando il cielo cominci a
illuminarsi d'alba egli palp la borsa dov'era la sua piccola scorta
di denaro, e gliela diede, e lei prese una moneta di rame e una moneta
d'argento, ma le lasci subito ricadere come se per lei non fossero
nulla, forse perch non era il denaro che voleva elemosinare, ma cibo
e stracci, o forse perch il sorgere dell'alba la stava riempiendo di
orgoglio e di nuova fiducia nella sua grande bellezza. Usc e tagli
alcune bracciate di erica, le porto dentro e le accatast sopra
Hanrahan, dicendo qualcosa sul freddo della mattina, e mentre faceva
questo egli si rese conto delle rughe sulla sua faccia, dei suoi
capelli grigi, e dei denti rotti che erano neri e pieni di vuoti. E
quando fu ben coperto con l'erica lei usc e se ne and in giro per il
fianco della montagna, e pot sentire il lamento: - Io sono bella,
io sono bella - che diminuiva mentre si allontanava, finch non si
estinse del tutto. Hanrahan giacque l per la durata del giorno, con i
suoi dolori e con la sua debolezza, e quando caddero le ombre della
sera sent di nuovo la voce di lei che risaliva la collina, e lei
entr e boll le patate e le divise con lui allo stesso modo di come
aveva fatto prima. E pass cos un giorno dopo l'altro, e il peso
della propria carne gli pesava addosso. Ma a poco a poco, mentre
diventava pi debole, si accorse che qualcuno pi grande di lui stava
nella camera insieme a lui, e che la casa cominciava a riempirsi; e
gli sembr che avessero nelle loro mani ogni potere, e che con un solo
tocco della mano potevano demolire il muro che l'asprezza del dolore
aveva innalzato intorno a lui, e potevano portarlo nel loro mondo. E a
volte poteva sentire voci, molto flebili e gioiose, che gridavano dai
travi o dalla fiamma del focolare, e altre volte tutta la casa era
piena di musica che la attraversava come un vento. Dopo un po' la sua
debolezza non lasci spazio al dolore, e si fece intorno a lui un
grande silenzio simile al silenzio nel cuore di un lago, e attraverso
il silenzio, simili alla fiamma di uno stoppino, le flebili voci
eternamente gioiose.
Una mattina sent una musica provenire da qualche parte al di l della
porta; mentre il giorno passava, si faceva sempre pi forte finch
sommerse le flebili voci gioiose, e al calare della sera perfino il
grido di Winny sul pendio della collina. Intorno a mezzanotte, in un
attimo, le pareti parvero dissolversi e lasciare il suo letto
galleggiare su una pallida luce nebbiosa che splendeva da ogni parte
fin dove l'occhio poteva vedere; e dopo il primo abbagliamento degli
occhi vide che era piena di grandi sagome evanescenti che si
precipitavano di qua e di l.
Nello stesso tempo la musica gli arriv chiarissima, e lui cap che
era solo l'ininterrotto strepito delle spade.
- Io sono oltre la mia morte - disse lui -, e nel cuore stesso
della musica del Cielo. Oh, Cherubini e Serafini, accogliete la mia
anima!
Al suo grido la luce che gli era pi vicina si riemp di scintille
ancora pi luminose, e lui vide che queste erano le punte delle spade
rivolte verso il suo cuore; e poi una fiamma improvvisa, luminosa e
ardente come l'amore di Dio o l'odio di Dio, super la luce e si
spense, e lui fu nell'oscurit. All'inizio non riusciva a vedere
niente, perch tutto era buio come se intorno a lui ci fosse la terra
nera e paludosa, ma di colpo il fuoco divamp come se gli fosse stata
gettata sopra una manciata di paglia. E mentre lo guardava, la luce si
mise a brillare sulla grossa pentola che pendeva da un gancio, e sulla
lastra di pietra dove Winny usava di tanto in tanto cuocere una
focaccia, e sul lungo coltello arrugginito con il quale tagliava le
radici dell'erica, e sul lungo bastone di prugnolo che aveva portato
in casa lui stesso. E quando vide quelle quattro cose, arriv alla
mente di Hanrahan un ricordo, gli ritorn la forza, si alz a sedere
sul letto, e disse con voce molto forte e chiara:
- Il Calderone, la Pietra, la Spada, la Lancia. Che cosa sono? A chi
appartengono? E ho fatto la domanda questa volta.
E poi ricadde, debole, e con il respiro che se ne andava da lui.
Winny Byme, che stava badando al fuoco, si avvicin tenendo gli occhi
fissi sul letto; e le flebili voci ridenti cominciarono a gridare di
nuovo, e una pallida luce, grigia come un'onda, venne a insinuarsi
nella stanza, e lui non cap da quale segreto mondo provenisse. Vide
la faccia avvizzita di Winny e le sue braccia rinsecchite che erano
grigie come terra sbriciolata, e debole com'era lui indietreggi
rannicchiandosi contro la parete. E allora uscirono, dagli stracci
irrigiditi dal fango, braccia cos bianche e cos evanescenti come la
schiuma di un ruscello, e si misero attorno al suo corpo, e una voce
che poteva sentire bene ma che sembrava arrivare da molto lontano, gli
disse in un sussurro: - Non andrai pi a cercarmi sul seno delle
donne.
- Chi sei? - disse allora.
-Io sono una della gente eterna, delle eterne Voci instancabili, che
fisso la mia dimora in chi spezzato e morente, e in chi ha perso il
proprio senno; e sono venuta a cercarti, e tu sarai mio finch il
mondo intero si sar consumato come una candela che si esaurita. E
adesso alza gli occhi - lei disse -, perch le fiaccole di paglia
per le nostre nozze sono accese.
Lui vide allora che la casa era piena di pallide mani evanescenti e
che ogni mano teneva quello che per un verso era simile a una fiaccola
di paglia accesa per un matrimonio, e per un altro a un lungo cero
bianco dei morti.
Quando spunt il sole, la mattina dopo, Winny delle Cross-Roads si
alz dal posto dove sedeva vicino al corpo, e cominci il suo
accattonaggio di paese in paese, cantando mentre camminava la medesima
canzone: - Io sono bella, io sono bella. Gli uccelli nell'aria, le
falene sotto le foglie, le mosche sull'acqua mi guardano. Io sono
giovane: guardatemi montagne, guardatemi boschi perituri, perch il
mio corpo continuer a brillare come le acque bianche quando voi
sarete spazzati via. Voi e tutta la razza degli uomini, e la razza
delle bestie, e la razza dei pesci, e la razza alata, cadrete come una
candela che prossima a estinguersi Ma io rido a voce spiegata,
perch sono nella mia giovinezza.
Lei non torn quella notte o nessun'altra notte alla capanna, e non fu
prima della fine di due giorni che i tagliatori di torba che andavano
alla palude trovarono il corpo di Hanrahan il Rosso, e radunarono gli
uomini per vegliarlo e le donne per piangerlo, e gli diedero una
sepoltura degna di un cos grande poeta.
Un Visionario.
L'altra sera un giovane mi venne a trovare nella mia abitazione, e
inizi a parlare del formarsi della terra e dei cieli e di molte altre
cose. Gli chiesi della sua vita e di ci che faceva. Aveva scritto
molte poesie e dipinto molti disegni mistici dall'ultima volta che ci
eravamo incontrati, ma ultimamente non aveva scritto n dipinto,
perch si era impegnato di tutto cuore a rendere forte e sereno il suo
carattere: la vita emotiva di un artista non gli giovava, temeva.
Comunque recit le sue poesie senza farsi pregare. Le sapeva tutte a
memoria. Alcune non erano mai neppure state scritte. D'improvviso mi
sembr che si scrutasse intorno con una certa inquietudine. - Vedi
niente, X...? chiesi. - Una donna luminosa, alata, ricoperta dei
suoi lunghi capelli, se ne sta in piedi vicino alla porta - rispose,
o parole simili. - E' l'influenza di qualche persona vivente che
pensa a noi e i cui pensieri ci appaiono in quella forma simbolica? -
chiesi, forte della mia esperienza in fatto di visionari e dei loro
modi di esprimersi. - No - replic ; perch se fossero i pensieri
di una persona vivente sentirei la sua viva influenza nel mio corpo
vivo: mi batterebbe il cuore e mi verrebbe meno il respiro. E' uno
spirito. E' qualcuno che morto o non mai vissuto.
Gli chiesi cosa facesse, e scoprii che era impiegato presso un grande
negozio. In ogni modo il suo svago consisteva nell'andarsene in giro
per le colline a chiacchierare con i contadini mezzi matti e
visionari, o a convincere le persone strampalate e tormentate a
confidargli i loro guai. Un'altra sera che ero con lui nella sua
stessa abitazione, pi di uno si present per discutere con lui delle
sue credenze e delle sue incredulit al fine di vagliarle, per cos
dire, alla luce sottile della sua mente. A volte, come parla con loro,
gli giungono delle visioni, e si vocifera che a diversa gente abbia
detto cose vere di fatti del loro passato o di amici lontani,
lasciandoli ammutoliti e reverenti di fronte a quel loro strano
maestro, che sembra poco pi di un ragazzo, e tanto pi acuto del
pi vecchio tra loro. La poesia che mi recit era piena della sua
natura e delle sue visioni. Ora raccontava di altre vite che egli
crede di aver vissuto in altri secoli, ora di persone alle quali ha
parlato rivelandole a loro stesse. Gli dissi che avrei scritto un
articolo su di lui e sulla sua poesia, e mi venne risposto che avrei
potuto farlo se non citavo il suo nome, poich desiderava restare
sempre sconosciuto, oscuro, impersonale. Il giorno dopo mi arriv un
fascio delle sue poesie, e insieme ad esse una nota con queste parole:
Ecco le copie dei versi che dicevi ti piacevano. Non credo che potrei
mai pi scrivere o dipingere. Mi preparo per un ciclo di altre
attivit in qualche altra vita. Render inflessibili i miei rami e le
mie radici. Per me non ancora tempo di mettere fiori e foglie.
Le poesie erano tutti tentativi di afferrare qualche alto, impalpabile
stato dell'anima in una rete di immagini oscure. In tutte c'erano bei
passi, incastonati tuttavia spesso in pensieri che hanno, a quanto
sembra, uno speciale valore per la sua mente, ma per gli altri uomini
sono monete di un conio sconosciuto. Altre volte la bellezza del
pensiero era offuscata da una scrittura sciatta, come se di colpo gli
fosse nato il dubbio che lo scrivere fosse una fatica priva di senso.
Spesso i suoi versi erano illustrati da disegni, nei quali
un'imperfetta anatomia non offuscava completamente la bellezza del
sentimento. Gli esseri soprannaturali in cui crede gli hanno offerto
molti soggetti, tra i quali spicca Thomas di Ercildoune che siede
immobile nel crepuscolo mentre una creatura giovane e bella si sporge
leggera dall'ombra per sussurrare al suo orecchio. Si era compiaciuto
soprattutto degli effetti intensi di colore: spiriti che hanno penne
di pavone sulla testa al posto dei capelli; un fantasma che tende la
mano da un turbine di fiamma verso una stella; uno spirito che passa
con un globo di cristallo iridescente - simbolo dell'anima - mezzo
nascosto dentro la mano. Ma sempre sotto questa abbondanza del colore
si nascondeva un certo richiamo all'umana simpatia. Essa gli attira
tutti quelli che, come lui stesso, desiderano l'illuminazione o
piangono una gioia perduta. Uno di questi mi torna in mente in modo
particolare. Un inverno o due fa egli pass gran parte della notte a
camminare su e gi per la montagna conversando con un vecchio
contadino che, muto con la maggior parte degli uomini, scioglieva di
fronte a lui ogni reticenza, confidandogli i suoi crucci. Erano
infelici entrambi: X... perch aveva deciso proprio allora che l'arte
e la poesia non facevano per lui, e il vecchio contadino perch la
vita gli sfuggiva senza pi speranza di ottenere nulla. Il contadino
vaneggiava per il dolore tanto a lungo trattenuto. Un momento
esplodeva con: Dio padrone dei Cieli; Dio padrone dei Cieli;
eppure vuole il mondo; un altro momento si lamentava che i suoi
vecchi vicini se ne erano andati, e che lo avevano dimenticato tutti:
una volta mettevano sempre in ogni capanna una sedia per lui davanti
al fuoco, e ora invece dicevano: Chi quel vecchio l?. La
malasorte su di me, ripeteva e poi continuava a discutere ancora di
Dio e del Cielo. Pi di una volta disse anche, agitando il braccio
verso la montagna: Lo so solo io quello che successo sotto il rovo
quarant'anni fa; e mentre lo diceva sulla sua faccia riverberavano le
lacrime al lume della luna.
I Fantasmi del Villaggio.
I cartografi antichi scrivevano sulle regioni inesplorate Hic sunt
leones. Sui villaggi dei pescatori e degli zappaterra, cos diversi
da noi, possiamo scrivere una sola riga che sia degna di fede: Qui
stanno i fantasmi.
I miei fantasmi abitano nel villaggio di H... a Leinster. La storia
non stata in nessun modo gravata da questo villaggio antico, con i
suoi sentieri sghembi, il cimitero della sua vecchia abbazia pieno di
erba alta, il verde sfondo di abeti bassi, e il molo dove riposano
pochi trabaccoli incatramati. Negli annali di entomologia ben
conosciuto. Perch a occidente si stende una piccola baia, dove chi se
ne stesse a vegliare una notte dopo l'altra potrebbe avere la ventura
di scoprire una certa rara falena svolazzare sull'orlo della marea,
proprio al morire della sera e allo spuntare dell'alba. Venne portata
qui dall'Italia un centinaio d'anni fa dai contrabbandieri in un
carico di sete e merletti. Se il cacciatore di falene volesse buttare
via la rete e andasse a caccia di storie di spiriti o di quei figli di
Lilith che per noi sono gli esseri fatati, non avrebbe bisogno di
tanta pazienza.
Per un uomo pauroso avvicinarsi di notte al villaggio sar un'impresa
strategica. Si sent uno lamentarsi una volta: Per la Croce di Ges!
Dove passer? Se passo dalla collina di Dunboy il vecchio capitano
Burney potrebbe vedermi. Se faccio il giro lungo la marina e poi vado
su per la gradinata, c' quello senza testa, e un altro ce n' sui
moli, e uno nuovo sta sotto il muro del vecchio cimitero. Se invece
prendo l'altra strada, la signora Stewart mi appare a Porta collina, e
il Diavolo in persona al vicolo dell'Ospedale.
Non ho mai saputo quale fantasma abbia affrontato, ma di sicuro so che
non fu quello del vicolo dell'Ospedale. Ai tempi del colera vi era
stata costruita una baracca per accogliere i malati. Quando
l'emergenza pass venne demolita, ma da allora il terreno su cui era
sistemata rigurgita di spiriti, dmoni e esseri fatati. C' un
contadino a H..., di nome Paddy B., un uomo di gran vigore, e astemio;
sua moglie e sua cognata, pensando a quella sua grande forza, si
chiedono spesso cosa farebbe se bevesse. Una notte, mentre andava per
il vicolo dell'ospedale, vide qualcosa che all'inizio gli sembr un
coniglio domestico; dopo un po' scopr che era un gatto bianco. Quando
gli pass vicino la creatura cominci pian piano a gonfiarsi, sempre
di pi e, come quella cresceva, lui sentiva la sua forza scemare,
ritirarsi, quasi gli venisse succhiata via. Gir sui tacchi e scapp
di corsa.
Vicino al vicolo dell'Ospedale passa il Sentiero delle fate. Ogni
sera transitano dalla collina al mare, dal mare alla collina.
All'estremit del tragitto che d sul mare, c' una casetta. Una notte
la signora Arbunathy, che vi abitava, lasci la porta aperta, perch
aspettava suo figlio. Il marit dormiva vicino al fuoco; un uomo alto
entr e le sedette vicino. Era seduto da un bel po' quando la donna
chiese: - In nome di Dio, chi siete? -. Quello allora prese su e
usc, dicendo: - Non lasciate mai la porta aperta a quest'ora, vi
potrebbe capitare qualcosa di brutto. -. Lei svegli il marito e
glielo raccont. - Uno della Buona gente stato con noi - disse
lui.
Probabilmente l'uomo affront la signora Stewart a Porta collina. In
vita lei era stata la moglie del pastore protestante. Non si mai
saputo che il suo spirito abbia fatto del male a qualcuno, dice la
gente del villaggio; sta solo scontando la sua penitenza sulla
Terra. Non lontano da Porta collina, che lei visitava spesso, apparve
per un breve periodo uno spirito molto pi straordinario: luogo
prescelto il borro, un sentiero erboso all'estremit ovest del
villaggio. L, dove il borro incontrava il villaggio, vivevano in una
casupola un imbianchino, Jim Montgomery, e sua moglie. Avevano diversi
figli. Lui, che proveniva da un ceto sociale pi alto di quello dei
vicini, faceva un po' il damerino. Sua moglie era un donnone; ma lui,
che era stato espulso dal coro del villaggio perch beveva, un giorno
la baston di santa ragione. Quando lo venne a sapere la sorella di
lei, accorse, stacc uno degli scuri delle finestre - Montgomery
amava l'ordine nelle sue cose e aveva gli scuri all'esterno di ogni
finestra - e lo colp con quello, perch era grande e grossa come
sua sorella. Lui minacci di citarla in tribunale; lei rispose che se
ci avesse provato gli avrebbe rotto le ossa. Ma da quel momento non
rivolse pi la parola alla sorella che si era fatta picchiare da un
omarino simile. Jim Montgomery si incattiv sempre di pi; gi da un
pezzo la moglie non aveva abbastanza da mangiare ma, orgogliosa
com'era, non voleva dirlo a nessuno. Inoltre spesso, nelle notti
fredde, non aveva fuoco. Se per caso entrava un vicino diceva che
l'aveva lasciato spegnere perch stava proprio per andare a letto. E
spesso la gente sentiva il marito picchiarla, ma lei non lo raccont
mai a nessuno. Si era ridotta pelle e ossa. Alla fine capit che in
casa un sabato non ci fu pi niente da mangiare n per lei n per i
figli. Allora non ne pot pi, and dal prete e gli chiese un po' di
soldi. Questi le diede trenta scellini. Ma il marito la incontr, le
strapp i soldi e la picchi. Il luned successivo cadde gravemente
malata e mand a chiamare una certa signora Kelly. La signora Kelly,
non appena la vide, esclam: - Brava donna, ma voi state morendo! -
e mand a chiamare il prete e il dottore. Mor nell'arco di un'ora.
Dopo la sua morte, dato che Montgomery non si occupava dei figli, il
padrone di casa li fece portare all'ospizio. Erano passate alcune
notti da quando se ne erano andati quando alla signora Kelly che
tornava a casa per il borro, apparve il fantasma della signora
Montgomery, che la segu. Non la lasci finch non fu arrivata a casa
sua. La donna raccont il fatto al prete, padre S., un noto studioso
di antichit, ma non riusc a farsi credere. Qualche notte pi tardi
la signora Kelly incontr il fantasma di nuovo nello stesso posto. Era
troppo spaventata per farsi tutto il tragitto fino in fondo, si ferm
a met strada per bussare alla casa di un vicino, chiedendo che la
facessero entrare. Le risposero che stavano andando a letto. Allora
grid - Nel nome di Dio fatemi entrare o forzo la porta! -.
Aprirono, e cos pot sfuggire al fantasma. L'indomani raccont di
nuovo la cosa al prete. Questa volta le credette, e disse che il
fantasma l'avrebbe seguita finch non gli avesse rivolto la parola.
Incontr il fantasma una terza volta nel borro. Gli chiese che cosa
gli impediva di aver pace. Lo spirito rispose che i suoi figli
dovevano essere tolti dall'ospizio, perch nessuno dei suoi parenti
c'era mai stato prima, e che si dovevano dire tre messe per il riposo
della sua anima. - Se mio marito non ci crede - disse -,
mostrategli questo -; e tocc con tre dita il polso della signora
Kelly. I punti che aveva toccato diventarono gonfi e neri. Quindi
spar. Per un po' Montgomery non volle credere che sua moglie era
apparsa. Non si sarebbe mica mostrata alla signora Kelly, diceva;
avrebbe scelto persone rispettabili, alle quali apparire, lei. Si
convinse con i tre segni e i bambini vennero tolti dall'ospizio. Il
prete disse le messe e l'ombra deve aver trovato pace, perch da
quella volta non pi apparsa. In seguito, dopo qualche tempo, Jim
Montgomery mor all'ospizio, ridotto in gran miseria per il bere.
Conosco alcuni che credono di aver visto lo spirito senza testa sul
molo, e uno che, quando di notte passa lungo il muro del vecchio
cimitero, vede una donna con una cuffia dai bordi bianchi sgattaiolare
fuori e seguirlo. L'apparizione lo lascia soltanto davanti alla porta
di casa. La gente del villaggio immagina che lo segua per vendicare
qualche torto. Ti perseguiter quando sar morto, la minaccia
preferita. Sua moglie una volta per poco non mor dallo spavento per
quello che considera un dmone sotto forma di cane.
Questi sono alcuni degli spiriti all'aperto; i pi domestici della
loro trib si riuniscono all'interno, fitti come le rondini sotto le
grondaie volte a sud. Una notte una certa signora Nolan stava
vegliando il proprio bambino morente in vicolo Fluddy. All'improvviso
si sent bussare alla porta. Lei non apr, temendo che a bussare fosse
qualcosa di non umano. Il bussare cess. Poco dopo la porta d'ingresso
e quella di dietro si spalancarono per richiudersi di colpo. Il marito
corse a vedere cosa non andava. Trov tutti e due gli usci sprangati.
Il bambino mor. Le porte si aprirono e si chiusero di nuovo come
prima. Allora la signora Nolan si ricord che aveva dimenticato di
lasciare aperta, com' d'abitudine, una porta o una finestra, per la
dipartita dell'anima. Questi strani aprirsi e chiudersi e bussare
erano avvertimenti e segnali degli spiriti che assistono il morente.
Il fantasma di casa in genere una creatura innocua e
benintenzionata. Lo si sopporta il pi a lungo possibile. Porta
fortuna a quelli che ci vivono insieme. Ricordo due bambine che
dormivano con la madre, le sorelle e i fratelli in una stanzetta.
Nella camera c'era anche un fantasma. Vendevano aringhe per le strade
di Dublino, e non facevano molto caso al fantasma, perch sapevano che
avrebbero sempre venduto facilmente il loro pesce finch avessero
dormito nella stanza infestata.
Conosco qualcuno tra la gente dei villaggi dell'ovest che vede i
fantasmi. I racconti del Connacht sono molto diversi da quelli di
Leinster. Questi spiriti di H.. hanno nel loro modo di fare qualcosa
di cupo e insieme di prosaico. Appaiono per annunciare una morte, per
soddisfare qualche impegno, per riparare un torto, perfino per pagare
i conti in sospeso - come ha fatto l'altro giorno la figlia di un
pescatore - e poi si affrettano a ritirarsi nella quiete. Fanno
tutto con ordine e discrezione. Sono i dmoni e non i fantasmi a
trasformarsi in gatti bianchi o cani neri. Quella che racconta le
storie povera gente, pescatori seri e posati che scoprono nelle
imprese dei fantasmi il fascino della paura. C' nelle storie
dell'Ovest una grazia bizzarra, una curiosa stravaganza. La gente che
le racconta vive nel pi bello e selvaggio degli scenari, sotto un
cielo continuamente carico di nuvole in fuga, fantastico. Sono
agricoltori e operai che di ogni tanto vanno a pesca. Non temono gli
spiriti fino al punto di non divertirsi alle loro imprese come per
qualcosa di artistico e di spiritoso. I fantasmi stessi prendono parte
alla loro ilarit. In una citt occidentale, sul cui pontile deserto
cresce l'erba, questi spiriti hanno tanta di quella carica, mi stato
detto, che quando un miscredente si avventur a dormire in una casa
frequentata da loro, lo scaraventarono gi dalla finestra, lui e il
suo letto dietro. Nei villaggi del circondario adottano strani
camuffamenti. Un vecchio gentiluomo defunto ruba i cavoli del proprio
giardino sotto le vesti di un grosso coniglio. Un malvagio capitano di
mare rimasto nascosto per anni nell'intonaco di un muro di casa,
sotto forma di beccaccino, facendo i rumori pi orribili. Venne
sloggiato solo quando fu abbattuto il muro; allora, una volta fuori
dal solido intonaco, il beccaccino scapp via fischiando.
Una Rimostranza contro gli scozzesi. Per avere inasprito l'indole dei
loro Fantasmi e dei loro esseri soprannaturali.
Non solo in Irlanda si conserva la credenza negli esseri
soprannaturali. Solo l'altro giorno ho sentito dire di un agricoltore
scozzese che credeva che il lago di fronte a casa sua fosse
frequentato da un cavallo d'acqua. Ne era intimorito, e fece
scandagliare il lago con le reti, e poi prov a prosciugarlo con la
pompa. Sarebbe stato un bel guaio per il cavallo d'acqua se l'avesse
trovato. Un contadino irlandese sarebbe venuto da un bel pezzo a patti
con la creatura. Perch in Irlanda c' come una timida, affezionata
intesa tra gli uomini e gli spiriti. Si trattano male solo se c' una
buona ragione per farlo; ognuno riconosce che l'altro possa avere dei
sentimenti. Ci sono dei limiti oltre i quali nessuno dei due andr.
Nessun contadino irlandese tratterebbe un essere fatato catturato come
fece quell'uomo di cui racconta Campbell. Costui cattur una "kelpie"
(spirito d'acqua) e l'assicur dietro di s sul suo cavallo. Lei era
selvatica, e per tenerla buona lui le aveva infilato nella carne una
lesina e un ago. Arrivarono a un fiume, e lei si fece estremamente
inquieta, perch aveva paura ad attraversare l'acqua. Di nuovo la
trafisse con ago e lesina. Lei grid: Forami pure con la lesina, ma
tieni lontano da me quello schiavo sottile come un capello (l'ago).
Arrivarono ad una locanda. Lui le punt una lanterna addosso, per
vederla dissolversi all'istante come una stella cadente, e
trasformarsi in un blocco di gelatina. Era morta. N tratterebbero i
folletti come viene trattato uno di loro in un antico poema degli
altipiani. Un folletto amava una bambina che era solita tagliare la
torba sul fianco di una collina fatata. Ogni giorno il folletto
metteva fuori la mano dalla collina porgendo un coltello magico. La
bambina tagliava la torba con quel coltello. Non impiegava tanto
tempo, con quel coltello fatato. I suoi fratelli si chiedevano come
mai facesse cos presto. Alla fine decisero di stare a spiarla per
scoprire chi la aiutava. Videro la manina uscire fuori dalla terra e
la bambinetta che le prendeva il coltello. Quando la torba fu tutta
tagliata, la videro bussare tre volte per terra con il manico. La
manina venne fuori dalla terra. Preso il coltello alla bambina, essi
tagliarono la mano con un solo colpo. Il folletto non fu visto mai
pi. Trascin la mano sanguinante sottoterra, credendo, dice la
storia, di aver perso la mano perch la bambina l'aveva tradito.
In Scozia voi siete troppo teologi, troppo tetri. Avete fatto
diventare religioso perfino il Diavolo. Dove abitate, buona maga, e
com' il ministro del culto?, disse lui alla strega quando la
incontr sulla strada maestra, come risult dalle prove del processo.
Voi avete bruciato tutte le streghe. Noi in Irlanda le abbiamo
lasciate stare. In verit, la minoranza leale cav un occhio a una
centrandolo con un torso di cavolo il 31 di marzo del 1711, nella
citt di Carrickfergus. Ma la minoranza leale mezzo scozzese. Voi
avete scoperto che gli esseri fatati sono pagani e malvagi. Vi sarebbe
piaciuto portarli tutti davanti al giudice. In Irlanda dei mortali
bellicosi sono andati in mezzo a loro, per aiutarli nelle loro
battaglie, ed essi a loro volta hanno insegnato agli uomini i rimedi
delle erbe, e a qualcuno hanno anche concesso il privilegio di
ascoltare i loro canti. Carolan dorm su un terrapieno di esseri
fatati. Dopo, le loro melodie gli affluivano alla mente, e lo fecero
diventare quel grande musico che fu. In Scozia voi li avete denunciati
dal pulpito. In Irlanda i preti hanno concesso di consultarli sullo
stato dell'anima. Infelicemente i preti hanno stabilito poi che non la
possiedono, e che si estingueranno come tanti vapori lucenti l'ultimo
giorno: ma con pi tristezza che astio. La religione cattolica ama
mantenere buoni rapporti con i suoi vicini.
Questi due diversi modi di guardare alle cose hanno influenzato in
ogni paese l'intero mondo dei folletti e dei coboldi. Per vedere le
loro imprese gaie e garbate dovete andare in Irlanda; per i loro
terrorizzanti misfatti in Scozia. I timori di noi irlandesi per gli
esseri fatati hanno un non so che di artefatto. Quando un contadino si
trova per caso all'interno di un tugurio incantato, e viene messo a
girare un cadavere allo spiedo sul fuoco per tutta la notte, non ci
sentiamo ansiosi; noi lo sappiamo che si sveglier nel mezzo di un
campo verde, con la rugiada sul suo vecchio cappotto. In Scozia
completamente diverso. Voi avete inacidito l'ottimo temperamento
naturale di fantasmi e coboldi. Il suonatore di cornamusa M'Crimmon
delle Ebridi mise sulle spalle la sua piva e marci fin dentro una
caverna marina, suonando a tutto spiano, seguito dal suo cane. A lungo
la gente pot udire la cornamusa. Doveva essere avanzato per circa un
miglio, quando sentirono un rumore di lotta. Allora lo zufolare cess
improvvisamente. Pass qualche tempo, ed ecco venne fuori il cane
ridotto a uno straccio, troppo debole perfino per ululare. Nient'altro
usc mai dalla caverna. Infine c' la storia dell'uomo che si tuff
dentro un lago dove si credeva ci fosse un tesoro. Vide un grande
forziere di ferro e accovacciato vicino al forziere stava un mostro,
che lo ammon di tornare da dove era venuto. Risal alla superficie,
ma i presenti, quando sentirono che aveva visto il tesoro, lo
convinsero a rituffarsi. Lui lo fece. Un attimo dopo il suo cuore e il
suo fegato vennero a galla, tingendo l'acqua di vermiglio. Nessun uomo
vide mai pi il resto del suo corpo.
Questi folletti e questi mostri acquatici sono comuni nel folclore
scozzese. Li abbiamo anche noi ma li consideriamo in un modo molto
meno terrorizzante. Una buca nel fiume di Sligo infestata da uno di
questi mostri. Molti credono ardentemente in lui, ma questo non
impedisce che tutti quelli dei dintorni scherzino con l'argomento,
circondandolo di una deliberata fantasticheria. Un giorno, quando ero
un ragazzino, pescavo i gronghi nella buca del mostro. Tornando a
casa, con una grossa anguilla sulla spalla, la testa penzoloni sul
davanti, la coda che scopava il terreno alle mie spalle, incontrai un
pescatore di mia conoscenza. Incominciai a raccontargli la storia di
un grongo immenso, tre volte pi grosso di quello che trasportavo, che
aveva rotto la mia lenza e era scappato. Quello era lui, disse il
pescatore. Ti ho mai detto come ha fatto emigrare mio fratello? Mio
fratello, come sai, era un palombaro che ripuliva i massi per la
Murata del Porto. Un giorno viene su da lui la bestia e gli dice:
"Cosa cerchi mai?", "Pietre, signore", fa lui. "Non credi che sarebbe
meglio per te se te ne andassi?". "Sissignore", dice lui. Ed ecco
perch mio fratello emigrato.
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