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Isaac Asimov.
CRONACHE DELLA GALASSIA.


Traduzione di Cesare Scaglia.
Introduzione di Fruttero & Lucentini.
Copyright 1952 by Isaac Asimov.
Copyright 1963 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.
Titolo dell'opera originale: "Foundation".
Prima edizione Urania settembre 1963.
Prima edizione Oscar Mondadori settembre 1971.
Quarta ristampa Oscar Mondadori marzo 1978.
Su concessione Arnoldo Mondadori Editore.









INDICE.

Introduzione: pagina 3.

Parte prima: pagina 6.
Parte seconda: pagina 59.
Parte terza: pagina 117.
Parte quarta: pagina 198.
Parte quinta: pagina 231.













INTRODUZIONE.

La "Trilogia Galattica" di Isaac Asimov il "ciclo" fantascientifico
pi famoso e pi venduto del mondo. I tre volumi, usciti per la prima
volta rispettivamente nel 1951, 1952 e 1953, sono stati da allora
ristampati innumerevoli volte in America, in edizioni sia economiche
sia rilegate, e tradotti in una ventina di lingue.
Eppure, se si confronta quest'opera cos fortunata con altre grandi
saghe spaziali, essa appare a prima vista assai meno ricca, e quasi
incurante di quegli ingredienti tradizionalmente ritenuti capaci di
attirare il lettore di fantascienza. L'infinita e paradossale variet
del cosmo qui appena sfruttata, paura, orrore e meraviglia davanti
all'ignoto non hanno parte nella composizione, armi, macchine, animali
impensabili restano tra le quinte. Le impennate dell'immaginazione
avveniristica sono ridotte al minimo, n l'estrapolazione sociologica
si presenta dettagliata, realistica come in altri "futuribili" dello
stesso Asimov. Perfino il ritmo della narrazione non ha quella
concitata, incalzante rapidit che si accompagna di solito alle
avventure tra le stelle.
Dov' allora il fascino di questo immenso affresco galattico, che cosa
lo rende cos irresistibilmente leggibili?
Anzitutto, proprio la sua immensit, o meglio, l'impressione
d'immensit che riesce a suscitare. L'andamento ponderoso dei periodi,
la pacatezza, non priva di solennit, dei dialoghi, il maestoso
orbitare dell'intreccio, creano un indefinibile, suggestionante
effetto di "dilatazione", una specie di sterminato, brulicante sfondo
verbale (o musicale) nel quale il lettore si lascia pian piano
irretire, senza ritorno.
Come tutti i veri libri, la "Trilogia" punta pi sull'evocativo che
sul descrittivo, e la Galassia che ne protagonista risulta infine
credibile e grandiosa proprio perch Asimov, da quel vero scrittore
che , evita di prenderla di petto e si adopera per farla
costantemente balenare tra le righe.
Stabilito il tono (l'unico possibile) per trattare una materia fredda
e remota per definizione, costruita una cassa di risonanza piena
d'incalcolabili, misteriosi echi siderali, Asimov mette in moto la sua
vasta trama, ispiratagli, come egli stesso ammette, dalla "Decadenza e
caduta dell'Impero Romano", di Gibbon.
Poich la fantascienza in fin dei conti una letteratura
d'intrattenimento popolare, i colpi di scena, i segreti, le
motivazioni, gli equivoci, i sentimenti che fanno parte del classico
armamentario romanzesco sono qui utilizzati a piene mani, e con
notevole maestria e tempestivit, per movimentare il tramonto del
primo impero galattico e la nascita del secondo. Tuttavia, non c'
dubbio che la ragione fondamentale del successo della "Trilogia" sta
nel fatto che si tratta di un libro di storia.
Chi vi si addentra, pu non conoscere Gibbon, Toynbee o Marx, ma la
sua reazione sar certamente quella dell'amatore di storia che si
aspetta dallo "specialista" un racconto e insieme una spiegazione del
racconto: lieto abbandono al possente fiume degli avvenimenti,
ammirata gratitudine per l'autore che ha capito tutto e ci conduce con
mano esperta nel labirinto, piacere per ogni nuovo groviglio che si
forma dopo lo scioglimento del precedente, assoluta fiducia nella
plausibilit delle connessioni, delle corrispondenze, degli incastri.
E a libro chiuso, la pi difficile delle domande. E' questo ramificato
e stupendo "sistema" romanzesco a dovere tutto agli scrittori di
storia, o non saranno invece questi, con le loro ben congegnate
fabbricazioni, a dovere tutto all'arte dei romanzieri?

Fruttero & Lucentini.






Parte prima.


1.

Hari Seldon... nato nell'anno 11.988 dell'Era Galattica morto nel
12.069. Nell'attuale calendario dell'Era della Fondazione queste date
corrispondono agli anni meno 79 e primo. Figlio di genitori della
media borghesia di Helicon, nella regione di Arcturus (dove suo padre
era coltivatore di tabacco nelle piantagioni idroponiche del pianeta),
Seldon aveva rivelato, fin dalla prima giovinezza, una spiccata
attitudine alle scienze matematiche. Gli aneddoti riguardanti questa
sua qualit sono innumerevoli. Si dice che all'et di due anni...
La psicostoriografia fu senza dubbio la scienza alla quale port il
maggior contributo. Seldon ne approfond lo studio ricavando da una
raccolta di pochi assiomi una profonda scienza statistica...
... Il documento pi importante che possediamo sulle vicende della sua
vita una biografia scritta da Gaal Dornick il quale, in giovent,
aveva conosciuto il grande matematico due anni prima che questi
morisse. La storia del loro incontro...

ENCICLOPEDIA GALATTICA (Tutte le note qui riportate sono tolte - per
gentile concessione dell'editore - dall'"Enciclopedia Galattica", CXVI
edizione, pubblicata nel 1020 E. F. dagli Editori Enciclopedia
Galattica, Terminus.)


Si chiamava Gaal Dornick ed era un semplice ragazzo di campagna che
non era mai stato prima d'allora a Trantor. Conosceva per il panorama
di questa citt per averlo osservato sullo schermo dell'ipervideo e
sugli enormi trasmettitori tridimensionali che diffondevano le notizie
dell'Incoronazione Imperiale e dell'apertura del Consiglio Galattico.
Pur essendo vissuto sempre nel mondo di Synnax, che ruotava intorno a
una stella ai margini della Corrente Azzurra, il ragazzo non era
affatto tagliato fuori dalla Civilt. A quel tempo nessuno nella
Galassia lo era. I pianeti abitati della Galassia erano venticinque
milioni e tutti facevano parte dell'Impero, la capitale del quale era
Trantor. Quella situazione per sarebbe durata solo per altri
cinquant'anni.
Per Gaal, questo viaggio rappresentava la pi importante esperienza
della sua vita di studente. Altre volte aveva viaggiato nello spazio
e, di per se stessa, l'avventura spaziale significava ben poco.
In verit prima d'allora non era mai andato oltre l'unico satellite
ruotante intorno a Synnax per raccogliere dati sul movimento delle
meteore che gli servivano a completare la sua tesi; ma i viaggi
spaziali si somigliavano tutti sia che ci s'allontanasse di poche
centinaia di migliaia di chilometri, sia che il percorso fosse di
molti anni luce.

Lo emozionava un poco il Gran Salto attraverso l'iperspazio, un
fenomeno che non si sperimentava nei normali trasferimenti
interplanetari. Il Gran Salto era l'unico metodo pratico, e
probabilmente rimarr sempre tale, per superare le distanze fra stella
e stella. La normale velocit interplanetaria, secondo una teoria
scientifica che fra le poche leggi che ci siano state tramandate
dagli albori della storia umana, non poteva esser maggiore di quella
della luce. Questo significava anni di viaggio anche tra i pi vicini
sistemi solari abitati. Ma attraverso l'iperspazio - l'inimmaginabile
zona che non spazio n tempo, n sostanza n energia, n qualcosa n
nulla - si poteva superare una distanza pari all'estensione
dell'intera Galassia nel volger d'un istante.
Gaal aveva atteso la prima esperienza del Gran Salto con un nodo allo
stomaco: ma era rimasto deluso. Tutto era finito con una piccola
scossa interna che cess un attimo prima che egli potesse rendersi
conto di averla avvertita. Nient'altro.
Dopo, ci fu solo l'astronave, enorme, lucente, il perfetto risultato
di dodicimila anni di progresso imperiale; e dentro c'era lui, con la
sua laurea in matematica da poco ottenuta e con l'invito, da parte del
grande Hari Seldon, di recarsi a Trantor per collaborare al
gigantesco, e in un certo senso misterioso, progetto Seldon.
Ci che Gaal stava aspettando, dopo la delusione provata per il Gran
Salto, era la prima apparizione di Trantor. And nella sala della
cupola panoramica. Gli schermi esterni di metallo venivano sollevati a
intervalli di tempo stabiliti e lui stava sempre l a osservare la
luce abbagliante delle stelle e l'opaca luminosit delle costellazioni
lontane che sembravano un gigantesco sciame di lucciole fermate in
pieno volo e immobilizzate per sempre. A un certo punto della
traversata apparve anche il fumo color bianco-azzurro freddo di una
nebulosa di gas, distante cinque anni luce dall'astronave. Si
allargava come una macchia di latte, inondando la cupola di un
riflesso glaciale. Scomparve due ore dopo, al secondo Gran Salto
dell'astronave.
La prima immagine del sole di Trantor fu quella di una brillante
scintilla bianca perduta in una miriade di luci della stessa
intensit, e riconoscibile solo perch era indicata nelle carte di
rotta a disposizione dei passeggeri. Le stelle erano pi ammassate al
centro della Galassia. Ma dopo ogni Gran Salto, il sole di Trantor
appariva pi luminoso, mentre la luce delle altre stelle si offuscava
e quindi scompariva.
Un ufficiale entr nella stanza e comunic: - La cupola panoramica
rimarr chiusa per il resto del viaggio. Preparatevi all'atterraggio.
Gaal, che aveva seguito l'ufficiale, gli tocc la manica dell'uniforme
bianca decorata dal simbolo imperiale. Sole e Astronave.
Chiese: - Potrei rimanere qui? Vorrei vedere Trantor.
L'ufficiale gli sorrise e Gaal arross leggermente. S'era accorto
d'aver parlato con un accento provinciale.
- Atterreremo su Trantor in mattinata - rispose l'ufficiale.
- Volevo dire che mi sarebbe piaciuto vederla dallo spazio.
- Mi dispiace, ragazzo mio. Se questa fosse un'astronave da turismo,
forse sarebbe stato possibile. Ma ora stiamo entrando in orbita dalla
parte del sole. Non vorrai rimanere accecato, bruciarti, e
contaminarti con le radiazioni?
Gaal fece per allontanarsi e l'ufficiale lo richiam: - Ehi, ragazzo!
Il pianeta ti apparirebbe in ogni caso soltanto come una massa grigia
e offuscata. Perch non compri il biglietto per un giro spaziale
intorno a Trantor quando atterriamo? Non costa molto.
Gaal si volt: - Grazie molte.
Era infantile prendersela per cos poco, ma non aveva mai visto
Trantor distendersi in tutta la sua incredibile vastit, grande come
la vita, e non si era aspettato di dover attendere ancora.
2.

L'astronave atterr in un turbino di rumori diversi: il sibilo
lontano dell'atmosfera che si lacerava scivolando ai lati dello scafo
metallico, il ronzo del condizionatore d'aria che manteneva la
temperatura interna costante malgrado il calore sviluppato
dall'attrito e il rombo cupo dei motori che frenavano la caduta
libera.
Poi ci fu il brusio di uomini e donne che si accalcavano per lo sbarco
e il rumore dei montacarichi che si spostavano lungo tutta la nave,
sollevando bagagli e posta verso la piattaforma dalla quale sarebbero
stati poi scaricati.
Gaal avvert il lieve sussulto che indicava l'arresto totale. Da ore
la gravit artificiale della nave era stata annullata e sostituita
dalla forza di attrazione del pianeta. Migliaia di passeggeri erano
rimasti pazientemente seduti nelle piattaforme di sbarco che
ondeggiavano per orientarsi secondo la direzione della forza
gravitazionale. Ora si affrettavano gi per le rampe ricurve per
scendere a terra.
Gaal si avvicin a uno degli sportelli, dove il suo bagaglio,
ridottissimo, fu rapidamente aperto, ispezionato e richiuso. Il
passaporto venne controllato e bollato. Gaal non bad a quelle
operazioni formali.
Questa dunque era Trantor! L'aria sembrava un po' pi densa e la
gravit leggermente maggiore che non su Synnax, il suo pianeta natale,
ma ci si sarebbe abituato. Si chiese se si sarebbe mai abituato anche
a quella immensit.
L'edificio dell'astroporto era colossale. Il soffitto quasi non si
vedeva, e Gaal pens che l sotto si potevano formare le nubi. Non si
vedevano le mura perimetrali, ma solo uomini e sportelli e piani
sovrapposti che scomparivano lontano, nella foschia.
L'uomo seduto dietro lo sportello parl nuovamente. La sua voce
sembrava seccata. Disse: - Avanti, per favore Dornick. - Aveva dovuto
riaprire il documento e guardarlo perch non ricordava il nome.
Gaal domand: - Dove... Dove...?
L'uomo allo sportello indic con il pollice. Per i taxi, a destra e
poi la terza a sinistra.
Avviatosi da quella parte, Gaal vide una scritta luminosa sospesa in
alto, nel nulla, e lesse: TAXI PER TUTTE LE DESTINAZIONI.
Una figura emerse dalla massa dei volti anonimi e and allo sportello
che Gaal aveva appena lasciato. L'impiegato lev gli occhi e fece un
gesto d'assenso. Anche l'altro annu e segu il giovane emigrante.
Arriv in tempo per udire dove si dirigeva Gaal.

Gaal si trov la strada sbarrata da una ringhiera.
Un altro piccolo cartello indicava l'ufficio informazioni.
L'uomo cui la scritta si riferiva non sollev nemmeno gli occhi dal
tavolo. Disse: - Dove volete andare?
Ma Gaal non fu pronto nella risposta e quei pochi istanti di
esitazione bastarono perch dietro di lui si formasse una fila.
L'impiegato dell'ufficio informazioni alz gli occhi: - Dove volete
andare?
Le risorse finanziarie di Gaal erano piuttosto scarse, ma sarebbe
stato solo per una notte; poi avrebbe avuto un lavoro. Cerc di
sembrare naturale: - Un buon albergo, per favore.
L'addetto allo sportello rimase indifferente: - Sono tutti ottimi.
Quale preferite?
Gaal si guard in giro disperato. - Il pi vicino, per favore.
L'uomo schiacci un pulsante. Una sottile striscia luminosa si form
sul pavimento, aggrovigliandosi ad altre di differenti colori e
gradazioni. Venne consegnato a Gaal un tagliando. Anche questo era
luminescente.
L'impiegato disse: - Uno e dodici.
Gaal si frug in tasca per trovare le monete. - Da che parte devo
andare?
- Seguite la luce. Il biglietto rimarr luminoso se manterrete la
giusta direzione.
Gaal osserv il tagliando e cominci a camminare. C'erano centinaia di
persone che a testa bassa attraversavano la sala, ciascuna seguendo la
propria pista, ondeggiando e fermandosi ai punti di intersezione.
La sua traccia cess. Un uomo in splendente uniforme gialla e blu di
fibra plasto-tessile antimacchia, si chin a raccogliere le sue
valigie.
- Linea diretta per il Luxor - disse.
Lo sconosciuto che seguiva Gaal sent questa frase. Ud anche Gaal
rispondere: - Bene - e lo osserv mentre saliva sul veicolo dal muso
schiacciato.

Il taxi si lev in alto immediatamente. Gaal guard fuori dai
finestrini curvi e trasparenti, assaporando la sensazione di volo
entro quella piccola struttura chiusa e rannicchiandosi istintivamente
dietro le spalle del guidatore. Il panorama sotto di lui sembr
restringersi, le persone avevano adesso l'aspetto di formiche
sparpagliate e frettolose. Rimpicciolirono sempre di pi e scivolarono
via alle sue spalle.
Di fronte a loro apparve un muro. Cominciava in aria e si estendeva in
alto a perdita d'occhio. Era forato da gallerie che lo attraversavano
in tutta la sua larghezza. Il taxi di Gaal diresse la prua verso uno
di questi tunnel e vi si tuff. Gaal non riusc a capire come
l'autista avesse potuto riconoscere il passaggio giusto in mezzo a
tanti delle medesime dimensioni.
Il buio era assoluto. Nessuna luce, tranne quella intermittente di
segnali luminosi, rischiarava l'oscurit. L'aria era piena di rumori
confusi.
Gaal venne spinto in avanti da un'improvvisa decelerazione del veicolo
che usc dalla galleria e scese al suolo.
- Hotel Luxor - comunic il tassista. Aiut Gaal a scaricare i
bagagli, accett la mancia del dieci per cento con espressione
professionale, raccolse un passeggero che aspettava e si lev
nuovamente in aria.


3.

TRANTOR... Questa capitale raggiunse il massimo sviluppo all'inizio
del tredicesimo millennio. Centro del Governo Imperiale per centinaia
di generazioni, situata nella regione centrale della Galassia tra i
pianeti pi popolati e progrediti del sistema, era naturalmente
destinata a diventare l'agglomerato urbano pi abitato e ricco che la
razza umana avesse mai visto.
La sua urbanizzazione, con un incremento costante, aveva infine
raggiunto il limite massimo. L'intera superficie del pianeta, 75
milioni di miglia quadrate, era diventata un'unica citt. La
popolazione aveva raggiunto i quaranta miliardi di abitanti.
Questa folla sterminata lavorava quasi tutta negli uffici
amministrativi dell'Impero e non era certo eccessiva per il difficile
compito da svolgere. (Si deve ricordare a questo punto che
l'amministrazione inefficiente dell'Impero Galattico fu un fattore
determinante della Caduta sotto la guida poco illuminata degli ultimi
Imperatori.) Ogni giorno, flotte di decine di migliaia di astronavi
recavano i prodotti agricoli di venti pianeti alle mense dei cittadini
di Trantor... Trantor, dato che dipendeva da altri mondi per il
rifornimento di cibo e per tutte le altre necessit della vita
quotidiana, era estremamente vulnerabile alla conquista per assedio.
Nell'ultimo millennio dell'Impero, le continue rivolte resero gli
Imperatori perfettamente consci di questa debolezza, e tutta la loro
politica fin per consistere soltanto nella protezione della delicata
vena jugulare di Trantor...

ENCICLOPEDIA GALATTICA.


Gaal non sapeva se era giorno o notte. E si vergognava a chiederlo.
Tutto il pianeta sembrava vivere sotto il metallo. Gli avevano detto
che il pasto appena consumato era il pranzo, ma in molti pianeti si
viveva secondo una tabella oraria convenzionale che non teneva affatto
conto dell'alternarsi del giorno e della notte. Il tempo di rotazione
dei pianeti era diverso uno dall'altro e lui non conosceva quello di
Trantor.
In un primo momento aveva seguito con entusiasmo la freccia che
indicava l'ubicazione della Stanza solare, ma aveva scoperto, che si
trattava di un ambiente dove venivano diffuse radiazioni artificiali.
Indugi nel locale per un paio di minuti, poi ritorn nella hall
dell'albergo.
Si rivolse al portiere. - Dove potrei comperare un biglietto per un
giro del pianeta?
- Qui signore.
- Quando parte?
- Ne appena partito uno. Ce n' un altro domani. Comprate ora il
biglietto, cos vi prenoter un buon posto.
Domani sarebbe stato troppo tardi. Avrebbe dovuto trovarsi
all'Universit. Chiese: - C' una torre d'osservazione... o qualcosa
del genere? Voglio dire: all'aria aperta.
- Certamente! Vi posso vendere il biglietto, se lo desiderate. Ma
aspettate che controllo se per caso sta piovendo. - Chiuse un contatto
sulla scrivania e lesse le lettere che apparvero su uno schermo. Gaal
lesse con lui.
Il portiere disse: - Tempo ottimo. Adesso che ci penso, dovremmo
essere nella stagione secca. - Poi aggiunse confidenzialmente: - Non
che ci tenga molto, io, all'esterno. Sono passati tre anni dall'ultima
volta che sono andato all'aperto. Dopo che si osservato il panorama
una volta, si sa gi tutto e non c' altro da vedere. Ma ecco il
vostro biglietto. L'ascensore speciale nel retro. Porta il cartello
Alla torre. Salite pure.
L'ascensore era del nuovo tipo che funzionava a repulsione di gravit.
Gaal entr e altri lo seguirono. L'operatore diede contatto. Per un
momento Gaal si sent sospeso nell'aria, mentre la gravit scendeva a
zero, poi sent ritornare il peso a mano a mano che l'ascensore
accelerava verso l'alto. Segu la decelerazione e i suoi piedi si
sollevarono dal pavimento. Lanci un grido.
L'operatore si rivolse a lui: - Perch non avete infilato i piedi
sotto le sbarrette? Non sapete leggere la scritta?
Tutti gli altri avevano seguito le istruzioni. E sorrisero di lui che
con gesti convulsi cercava invano di ritornare al suolo. Le loro
scarpe erano premute contro le sbarrette metalliche al suolo a
distanza di sessanta centimetri l'una dall'altra. Gaal le aveva notate
entrando ma distrattamente.
Poi una mano lo afferr e lo tir gi. Gaal stava balbettando un
ringraziamento quando l'ascensore si ferm.
Uscirono sulla terrazza inondata dal sole. Il riverbero gli fece male
agli occhi. L'uomo che l'aveva aiutato a scendere dall'incomoda
posizione era proprio dietro di lui e gli rivolse gentilmente la
parola: - Ci sono molte panchine.
Gaal ansimava ancora. Quando riusc a dominare il respiro disse: - S,
s, vedo. - Si avvi automaticamente verso i sedili, poi si ferm.
- Se non vi dispiace - continu - vorrei andare alla ringhiera e
guardarmi un po' intorno.
L'uomo si conged con un gesto amichevole di saluto; Gaal si affacci
alla ringhiera che gli arrivava alle spalle e si abbandon nella
contemplazione del panorama.
Non poteva vedere il suolo. Era invisibile, nascosto dalle complesse
strutture create dall'uomo. All'orizzonte non poteva osservare altro
all'infuori del metallo che si estendeva in un grigio uniforme contro
il cielo. Sapeva che era cos dappertutto sulla superficie del
pianeta. Non vedeva alcun segno di movimento - solo pochi aerei
privati giravano pigramente nel cielo - ma sapeva che al disotto della
crosta metallica fremeva ininterrotto il traffico intenso di miliardi
di uomini.
Non c'erano zone verdi; n piante, n suolo, n altra forma di vita
all'infuori di quella umana. In qualche luogo, in quel mondo, pens
Gaal, sorgeva il palazzo imperiale, costruito in mezzo a centinaia di
chilometri quadrati di terreno, fra alberi e prati cosparsi di fiori.
Era una piccola isola in mezzo a un oceano di metallo, ma non era
visibile dal suo posto di osservazione. Poteva anche essere a
diecimila chilometri di distanza. Non lo sapeva.
Doveva proprio fare al pi presto un giro intorno al pianeta!
Espresse i suoi sentimenti ad alta voce. Si era reso conto d'essere
finalmente a Trantor: il pianeta che era il centro di tutta la
Galassia, il perno vitale della razza umana. Non ne vide le debolezze.
Non capiva quanto fragile fosse la vena che collegava i quaranta
miliardi di abitanti di Trantor con il resto della Galassia. Era
conscio solamente del maestoso obiettivo raggiunto dall'uomo:
l'assoluta conquista finale di un mondo.
Si allontan con gli occhi quasi abbagliati. L'amico dell'ascensore
gli stava indicando un sedile accanto al suo e Gaal vi si accomod.
L'uomo gli sorrise: - Mi chiamo Jerril. E' la prima volta che venite a
Trantor?
- S, signore.
- L'ho immaginato. Ma chiamatemi Jerril. Trantor certamente
affascinante per uno che abbia sensibilit poetica. I trantoriani non
salgono mai quass. A loro non piace. Diventano nervosi.
- Nervosi! A proposito, io mi chiamo Gaal. Perch dovrebbero sentirsi
nervosi uscendo all'aperto? E' magnifico quass.
- E' un'opinione del tutto soggettiva, Gaal. Se uno nato in un
cunicolo, cresciuto in un corridoio, lavora in una cella e va in
vacanza in una stanza affollata, al sole artificiale, comprensibile
che gli venga un esaurimento nervoso quando sale all'aperto dove non
c' altro che il cielo sopra di lui. Mandano i bambini qui sopra una
volta all'anno, dopo che hanno compiuto cinque anni. Non so se questo
faccia loro bene. Non hanno il tempo di abituarsi; le prime volte
urlano come isterici. Dovrebbero incominciare appena nati e tornare
una volta alla settimana.
Continu: - Certo questo non ha poi tanta importanza. Che cosa
perderebbero se non salissero mai alla superficie? Sono felici l
sotto e mandano avanti l'Impero. Quanto credete sia alta questa torre?
- Ottocento metri - rispose Gaal e pens di aver detto una
stupidaggine.
Doveva essere proprio cos, perch Jerril lo guard sorpreso.
- No, no, alta appena centocinquanta metri.
- Cosa? Ma l'ascensore ha impiegato quasi...
- Lo so. Ma occorso molto tempo per portarci al livello del suolo.
Trantor arriva fino a due chilometri sotto terra. E' come un iceberg.
Nove decimi sono sotto la superficie. Si estende persino per alcuni
chilometri sotto il suolo sub oceanico, lungo le coste. Abbiamo
scavato tanto in profondit che siamo riusciti a utilizzare la
differenza di temperatura esistente tra i vari livelli sotterranei per
ricavare tutta l'energia di cui abbiamo bisogno. Lo sapevate?
- No, credevo che vi serviste di generatori atomici.
- Una volta. Ma questo sistema molto pi economico.
- Lo credo.
- Che pensate di tutto questo? - Per un momento il volto amichevole
dell'uomo sembr cambiare espressione. Divenne pi attento, quasi
furbesco.
Gaal esit: - Meraviglioso - disse infine.
- Siete qui in vacanza? In viaggio di piacere? O per affari?
- Non esattamente. Ho sempre desiderato venire in vacanza a Trantor,
ma sono qui per ragioni di lavoro.
Gaal si sent obbligato a dare ulteriori spiegazioni.
- Per il progetto del dottor Seldon, all'Universit di Trantor.
- Cassandra Seldon?
- No, io mi riferisco a Hari Seldon, lo psicostoriografo Seldon. Non
conosco nessuno che si chiami Cassandra Seldon.
- E' proprio a lui che mi riferivo, a Hari. Lo chiamano Cassandra. E'
un soprannome. Predice sempre disastri.
- Chi, lui? - Gaal era veramente sorpreso.
- Certamente. Dovreste saperlo - Jerril non stava sorridendo. - E cos
siete venuto a lavorare per lui?
- S, sono un matematico. Perch predice disastri? Che genere di
disastri?
- Quali sciagure credete che predica?
- Non ne ho la minima idea. Ho letto le riviste che il dottor Seldon
ha pubblicato insieme ai collaboratori. Trattano solo di teorie
matematiche.
- Certo, queste son le cose che pubblica...
Gaal cominciava ad essere seccato. Disse: - Penso che ritorner in
camera, ora. Lieto di avervi conosciuto.
Jerril lo salut muovendo la mano con indifferenza.
Nella sua stanza Gaal trov un uomo che lo aspettava. Gaal fu sul
punto di chiedergli che cosa fosse venuto a fare l, ma era troppo
sorpreso per riuscire a parlare.
L'uomo si alz. Era vecchio, quasi completamente calvo e zoppicava
leggermente; i suoi occhi erano limpidi e azzurri.
- Sono Hari Seldon - disse, un istante prima che nella mente di Gaal
quel volto si associasse alle molte fotografie che aveva visto.


4.

PSICOSTORIOGRAFIA... Gaal Dornick, servendosi di concetti non
matematici, ha definito la psicostoriografia come quella branca della
matematica che studia le reazioni d'un agglomerato umano a determinati
stimoli sociali ed economici...
E' implicito in tutte queste definizioni che l'agglomerato umano in
questione deve essere sufficientemente grande da consentire valide
elaborazioni statistiche. Le dimensioni minime dell'agglomerato
possono essere calcolate con il primo Teorema di Seldon che dice... Un
ulteriore assunto che la comunit esaminata deve essere, essa
stessa, all'oscuro dell'analisi psicostorica affinch le sue reazioni
siano assolutamente istintive...
La base di ogni scienza psicostoriografica valida nello sviluppo
delle Funzioni Seldon che conferiscono propriet analoghe a quelle
forze sia economiche sia sociali che...

ENCICLOPEDIA GALATTICA.


- Buona sera, signore - disse Gaal. - Credevo...
- Non pensavate di incontrarmi prima di domani, vero? In condizioni
normali, non sarebbe stato necessario. Ma il fatto che se vogliamo
servirci della vostra collaborazione, dobbiamo agire in fretta.
Diventa sempre pi difficile reclutare personale.
- Non capisco, signore.
- Voi stavate parlando con un uomo sulla torre di osservazione,
esatto?
- S. Si chiama Jerril. Non so nient'altro di lui.
- Il suo nome non ha importanza. E' un agente della Commissione per la
Sicurezza Pubblica. Vi ha pedinato fin dallo spazioporto.
- Ma perch? Non capisco. Temo di aver una grande confusione in testa.
- L'uomo sulla torre vi ha per caso parlato di me?
Gaal esit per un attimo. - S' riferito a voi chiamandovi Cassandra
Seldon.
- Ha detto il perch?
- Sostiene che voi predite sciagure.
- E' vero. Che significato ha per voi Trantor?
Sembrava che tutti volessero conoscere la sua opinione su Trantor.
Gaal non riusc a trovare altra risposta e ripet: - E' un luogo
meraviglioso.
- Avete risposto senza pensare. Dove va a finire la psicostoriografia?
- Io non credevo di doverla applicare a questa domanda.
- Prima di tutto, giovanotto, vi dovr insegnare ad applicare la
psicostoriografia ad ogni problema che vi si presenter. Ora
osservate. - Seldon tir fuori un calcolatore da una piccola borsa che
teneva appesa alla cintura. Si diceva che lo portasse con s dovunque
e ne mettesse persino uno sotto il cuscino per usarlo appena desto. La
lucida vernice grigia era leggermente consumata per l'uso. Le dita
agili di Seldon, deformate ormai dall'et, si mossero velocemente
intorno all'anello di plastica che circondava lo strumento e sulla
superficie grigia apparvero alcuni simboli rossi luminosi.
- Questo il quadro delle attuali condizioni dell'Impero - afferm,
aspettando che Gaal aggiungesse qualcosa.
- Certamente - disse infine Gaal - questa non pu essere una
rappresentazione completa.
- No, non completa - rispose Seldon. - Sono contento che non
accettiate ciecamente le mie affermazioni. Tuttavia, questa
approssimazione sufficiente a dimostrare la mia proposizione. La
accettate?
- S, sempre che in seguito mi sia permesso verificare la derivata
della funzione. - Gaal era diventato cauto nel rispondere. Non voleva
cadere in un'eventuale trappola.
- Bene. Aggiungete la probabilit di un assassinio dell'Imperatore, la
rivolta dei vicer, la contemporanea ricorrenza di periodi di
depressione economica, il diminuito sviluppo dell'esplorazione
planetaria, il... Continu. Ogni volta che elencava un nuovo elemento,
toccava con le dita l'anello dello strumento facendo apparire altri
simboli, che si univano alla funzione base ampliandola e
modificandola.
Gaal improvvisamente lo ferm. - Non vedo la validit di quella
trasformazione di stato.
Seldon ripet pi lentamente il calcolo.
- Ma qui - disse Gaal - avete inserito una socio-operazione proibita.
- Bene. Vedo che siete rapido, ma non abbastanza. Non proibita in
questa congiuntura. Ora ve lo dimostro in un altro modo.
Il procedimento fu molto pi lungo. Alla fine, Gaal mormor:
- Capisco, ora.
Seldon non aggiunse altre cifre. - Cos sar Trantor fra cinque
secoli. Come interpretate queste formule?
Aspett la reazione di Gaal.
- Distruzione totale! - esclam Gaal incredulo. - Ma... ma
impossibile. Trantor non mai stata...
Seldon era molto eccitato. La sua mente era lucidissima. Solo il suo
corpo risentiva il peso degli anni. - Ora fate attenzione. Avete visto
con i vostri occhi il risultato. Esprimetelo con parole. Dimenticate
per un momento il simbolismo matematico.
- Pi crescer la specializzazione su Trantor - disse Gaal - pi il
pianeta sar vulnerabile e sar difficile difenderlo. - Poi aggiunse:
- Quanto pi vi si accentrer l'amministrazione dell'Impero, tanto
maggiore sar la sua importanza e il suo potere. A poco a poco la
successione imperiale diventer pi incerta, la rivolta fra le
famiglie dell'aristocrazia serpegger pi violenta e la responsabilit
sociale scomparir.
- Basta cos. E quali sono le probabilit numeriche di una distruzione
totale entro cinquecento anni?
- Non saprei dirlo.
- Sono sicuro che siete in grado di calcolare una differenziazione di
campo.
Gaal si sentiva sotto pressione. Non gli venne offerto il calcolatore.
Seldon lo teneva a mezzo metro dai suoi occhi. Fece i calcoli
mentalmente sforzandosi tanto che quasi subito il sudore gli gocciol
dalla fronte.
- All'incirca l'85% - disse infine.
- Non c' male - annu Seldon, sporgendo il labbro inferiore. - Ma
neanche troppo bene. La percentuale esatta del 92,5%.
- E' per questo - disse Gaal - che siete chiamato Cassandra? Per non
ne ho mai letto niente sui giornali.
- E' logico. Una notizia simile non pubblicabile. Pensate forse che
l'Impero voglia ammettere pubblicamente la sua debolezza? Questa una
semplice dimostrazione psicostoriografica. Ma alcuni risultati sono
trapelati tra i membri dell'aristocrazia.
- E' male.
- Non necessariamente. Tutto stato calcolato.
- Allora per questo che sono stato spiato.
- S. Ogni particolare del mio progetto sotto accurato controllo.
- E voi siete in pericolo?
- S, certo. C' una probabilit dell'uno virgola sette per cento che
io venga condannato a morte, ma la mia morte non metter fine al
progetto. Abbiamo calcolato anche questo. Ma lasciamo perdere. Vi
incontrer, spero, domani all'Universit.
- Verr di sicuro - disse Gaal.


5.

COMMISSIONE PER LA SICUREZZA PUBBLICA... La classe degli aristocratici
sal al potere dopo l'assassinio di Cleon Primo, l'ultimo degli
Entunus. Essa fu un fattore di ordine durante i secoli di instabilit
dell'Impero. Rimasta generalmente sotto il controllo delle grandi
famiglie dei Chens e dei Divarts, degener in seguito in un cieco
strumento atto a mantenere lo status quo... I Chens e i Divarts non
vennero mai completamente allontanati dal potere, fino all'avvento al
trono dell'ultimo Imperatore autoritario, Cleon Secondo. Il primo Capo
Commissione...
... In un certo senso, l'inizio del declino di potere della
Commissione pu essere rintracciato nel processo contro Hari Seldon,
due anni prima che cominciasse l'Era della Fondazione. Il processo
descritto nella biografia di Hari Seldon, stesa da Gaal Dornick...

ENCICLOPEDIA GALATTICA.


Gaal non mantenne la promessa. Fu svegliato il mattino successivo
dallo squillo di un citofono. Rispose, e la voce del portiere
d'albergo, gentile, dispiaciuta, lo inform, nel modo pi delicato
possibile, che si trovava in stato di arresto per ordine della
Commissione per la Sicurezza Pubblica.
Gaal balz verso la porta e scopr d'essere chiuso nella stanza.
L'unica cosa da fare era vestirsi e aspettare.
Vennero a prenderlo e lo trasferirono in un altro luogo; ma rimase
sempre in stato d'arresto. Gli fecero alcune domande in tono molto
cortese. Tutto il procedimento fu correttissimo. Spieg ch'era un
provinciale venuto da Synnax; che aveva studiato nella tale scuola e
aveva ottenuto il diploma di laurea in matematica il tal giorno. Che
aveva fatto domanda per essere assunto nel progetto di Seldon ed era
stato accettato. Ripet centinaia di volte la sua storia, con tutti i
particolari; per altrettante volte gli chiesero perch avesse voluto
partecipare al Progetto Seldon. E come ne fosse venuto a conoscenza;
quali fossero i suoi compiti; quali segrete istruzioni avesse
ricevuto; e infine di che cosa si trattasse.
Rispose che non lo sapeva. Che non aveva istruzioni segrete. Che era
semplicemente uno studioso di matematica. E che non aveva idee
politiche.
Al termine dell'interrogatorio il gentile inquisitore gli domand: -
Quando verr distrutta Trantor?
Gaal ebbe un sobbalzo: - Con le mie cognizioni, non potrei dire.
- Potreste rispondere avvalendovi delle cognizioni di qualcun altro?
- Come potrei parlare per un altro? - Cominciava ad aver caldo.
L'inquisitore prosegu. - Nessuno vi ha mai parlato di questa
eventuale distruzione? Stabilendo una data? - E poich il giovane
esitava, continu: - Voi siete stato seguito, dottore. Ci trovavamo
allo spazioporto quando siete arrivato; ed eravamo anche sulla torre
di osservazione mentre aspettavate l'appuntamento; e naturalmente
abbiamo ascoltato la conversazione tra voi e il dottor Seldon.
- Allora - rispose Gaal - voi conoscete i suoi punti di vista in
merito.
- Forse. Ma preferiremmo sentirli da voi.
- Egli dell'opinione che Trantor verr distrutta entro cinquecento
anni.
- L'ha provato... be'... matematicamente?
- S, l'ha provato - rispose risoluto.
- Devo immaginare che voi consideriate valide queste prove...
matematiche.
- Se il dottor Seldon le garantisce, sono valide.
- In questo caso, ci rivedremo.
- Un momento. Ho il diritto di avere un avvocato. Come cittadino
dell'Impero chiedo che questo diritto venga rispettato.
- Ve lo procureremo.
Infatti l'avvocato arriv.

L'uomo che si present a lui era alto, la sua faccia, asciutta e
solcata da linee verticali, sembrava incapace di sorridere.
Gaal alz gli occhi. Si sentiva spaesato e depresso. Tanti avvenimenti
si erano succeduti, eppure era arrivato a Trantor solo 30 ore prima.
L'uomo gli parl: - Mi chiamo Lors Avakim. Il dottor Seldon mi ha
incaricato di rappresentarvi.
- Ah, cos? Bene, allora, statemi a sentire. Voglio appellarmi
immediatamente all'Imperatore. Sono stato arrestato senza motivazione.
Sono innocente di tutto. Di TUTTO.- Batt il pugno nel palmo della
mano. - Dovete procurarmi un'udienza con l'Imperatore, subito.
Avakim stava vuotando con cura il contenuto di una borsa sul
pavimento. Se Gaal non avesse avuto i nervi a fior di pelle avrebbe
riconosciuto tra i moduli legali Cellomet, a forma di striscioline
metalliche per poter essere inseriti in microscopiche capsule, anche
un registratore tascabile.
Avakim, senza prestare attenzione allo sfogo di Gaal, alz gli occhi e
disse: - La Commissione avr certamente disposto raggi spia per
ascoltare la nostra conversazione. Sono strumenti illegali ma sono
sicuro che li stanno usando.
Gaal strinse i denti.
- Tuttavia - e Avakim s'accomod tranquillamente su una sedia - il
registratore che ho messo sulla tavola, che all'apparenza un
registratore perfettamente normale e come tale funziona, possiede
anche la propriet di neutralizzare completamente i raggi spia. E non
credo che se ne accorgeranno presto.
- Allora posso parlare?
- Certamente.
- Voglio un'udienza con l'Imperatore
Avakim sorrise leggermente dimostrando che nonostante le apparenze
sulla sua faccia asciutta c'era abbastanza spazio per un sorriso. -
Venite dalla provincia, vero? - chiese.
- Sono comunque un cittadino dell'Impero. Ho gli stessi diritti che
avete voi e qualsiasi membro della Commissione.
- Certo, senza dubbio. Il fatto che non conoscete la vita di
Trantor. Non possibile avere udienza con l'Imperatore.
- A chi altro mi dovrei rivolgere per appellarmi contro questa
Commissione? Esiste un'altra procedura?
- Nessun'altra. In pratica non esiste ricorso. Legalmente, voi potete
appellarvi all'Imperatore, ma non riuscirete a ottenere un'udienza.
L'Imperatore odierno non l'Imperatore della dinastia degli Entunus,
lo sapete. Trantor nelle mani delle famiglie aristocratiche, i cui
membri compongono la Commissione per la Sicurezza Pubblica. Questa
evoluzione stata esattamente prevista dalla psicostoriografia.
- Ah - esclam Gaal - cos. In questo caso, se il dottor Seldon pu
predire la storia di Trantor tra cinquecento anni...
- Le sue predizioni sul futuro arrivano a 1500 anni.
- Che siano anche quindicimila. Perch allora ieri non ha potuto
predire gli eventi di questa mattina e avvertirmi... No, scusatemi. -
Gaal si lasci cadere sulla sedia e si prese la testa tra le mani
sudate. - So benissimo che la psicostoriografia una scienza
statistica e non potr mai predire con precisione il futuro di un
individuo. Dovete capirmi, sono veramente fuori di me.
- Ma voi vi sbagliate. Il dottor Seldon era del parere che sareste
stato arrestato stamane.
- Che cosa?!
- E' spiacevole, ma vero. La Commissione divenuta sempre pi ostile
nei riguardi del Progetto Seldon. Hanno cercato in tutti i modi di
scoraggiare l'adesione di nuovo personale. I grafici mostrano a questo
proposito che eravamo vicini al punto di rottura. La Commissione s'era
tuttavia dimostrata troppo lenta nelle sue decisioni. E' per questo
che il dottor Seldon venuto a trovarvi ieri mattina: voleva
deliberatamente far precipitare gli eventi. Non c'era altra ragione.
Gaal rimase senza fiato. - Ma con che diritto...
- Vi prego. Era necessario. Voi non siete stato scelto per nessuna
ragione personale. Dovete rendervi conto che i piani del dottor
Seldon, che sono stati preparati in base ai calcoli matematici
perfezionati negli ultimi diciotto anni, includono tutti gli eventi
che hanno probabilit di verificarsi. Questo uno dei casi. Io sono
stato mandato qui per rassicurarvi che non c' ragione di
preoccuparsi. Tutto finir bene: per quanto riguarda il progetto, ne
abbiamo quasi la certezza; per quanto riguarda voi, le probabilit
sono ragionevolmente alte.
- Quali sono le percentuali esatte? - Domand Gaal.
- Per il progetto pi del 99,9%.
- E per me?
- Mi hanno detto che le probabilit a favore sono del 77,2%.
- In tal caso ho pi di una probabilit su cinque di essere condannato
al carcere o a morte.
- Per quanto riguarda quest'ultima eventualit le probabilit sono
inferiori all'uno per cento.
- Ah, s. Ma i calcoli su di un individuo non hanno alcun significato.
Fatemi parlare con il dottor Seldon.
- Sfortunatamente impossibile. Anche il dottor Seldon stato
arrestato.
La porta venne spalancata prima che Gaal, che s'era alzato, potesse
pronunciare una sola parola. Una guardia entr, s'avvicin al tavolo,
raccolse il registratore, diede un'occhiata in giro e se lo mise in
tasca.
Avakim parl con calma. - Avr ancora bisogno di quello strumento.
- Ve ne forniremo uno noi, avvocato, ma che non emetta un campo
statico.
- Il mio colloquio, in questo caso, finito.
Gaal lo guard uscire e rimase solo.

Il processo (tale almeno lo riteneva Gaal, per quanto non ci fosse
alcuna traccia della procedura complicata di cui aveva letto era
cominciato da appena tre giorni: eppure Gaal non riusciva gi pi a
ricordarne le fasi iniziali.
Lui, personalmente, era stato chiamato in causa abbastanza poco. Gli
attacchi pi violenti erano sempre diretti contro il dottor Seldon.
Hari Seldon tuttavia rimaneva imperturbabile e agli occhi di Gaal
appariva come il solo punto fermo di tutto l'Universo.
L'uditorio era piccolo e scelto unicamente tra i baroni dell'Impero.
La stampa e il pubblico erano esclusi dall'aula e c'era da dubitare
che molte persone all'esterno fossero a conoscenza del processo a
carico del dottor Seldon. In aula c'era una atmosfera di ostilit
assoluta nei confronti degli imputati.
Cinque membri della Commissione per la Sicurezza Pubblica sedevano
dietro al banco della Corte. Portavano uniformi rosse e oro, e
copricapi aderenti di plastica lucente che rappresentavano il simbolo
della loro funzione giudiziaria. Al centro sedeva il Capo Commissario,
Linge Chen. Gaal in vita sua non aveva mai visto da vicino un
aristocratico di pari nobilt e lo guardava affascinato. Durante tutto
il processo Chen parl assai di rado lasciando capire che parlare
troppo era incompatibile con la sua dignit.
L'avvocato della Commissione consult i suoi appunti e l'udienza
continu con l'interrogatorio di Seldon.
Domanda: - Sentiamo, dottor Seldon. Quanti uomini lavorano al progetto
di cui siete a capo?
Risposta: - Cinquanta matematici.
Domanda: - Incluso il dottor Gaal Dornick?
Risposta: - Il dottor Dornick il cinquantunesimo.
Domanda: - Bene, allora sono cinquantuno? Cercate di ricordare bene,
dottor Seldon. Forse sono cinquantadue o cinquantatr? O di pi?
Risposta: - Il dottor Dornick non stato ancora assunto nella mia
organizzazione. Quando entrer a far parte del gruppo saremo in
cinquantuno. Per ora siamo in cinquanta, come ho detto.
Domanda: - Non siete invece quasi centomila?
Risposta: - Matematici? No.
Domanda: - Io non mi riferivo ai matematici. Vi chiedo se sono
centomila tutti coloro che lavorano per voi nei vari settori del
progetto.
Risposta: - Calcolando tutte le attivit connesse, forse le vostre
cifre sono esatte.
Domanda: - Forse? Io affermo che sono esatte. Preciser che gli uomini
che lavorano al progetto sono novantottomilacinquecentosettantadue.
Risposta: - Credo che stiate contando anche le donne e i bambini.
Domanda: - (alzando la voce) Ho detto che sono
novantottomilacinquecentosettantadue. Non c' bisogno di cercare
cavilli.
Risposta: - Accetto la vostra affermazione.
Domanda: - (consultando i suoi appunti) Lasciamo da parte questo
argomento per ora e torniamo a un altro che abbiamo discusso gi a
lungo. Volete ripetere, dottor Seldon, la vostra opinione sul futuro
di Trantor?
Risposta: - L'ho detto e lo ripeto ora: Trantor sar in rovina entro
cinquecento anni.
Domanda: - Non ritenete che questa vostra affermazione sia
antipatriottica?
Risposta: - No, signore. La verit scientifica sta al di l d'ogni
considerazione patriottica.
Domanda: - Siete sicuro che la vostra affermazione rappresenti una
verit scientifica?
Risposta: - Ne sono sicuro.
Domanda: - In base a che cosa?
Risposta: - In base ai principi matematici della psicostoriografia.
Domanda: - Potete provare che questi principi sono validi?
Risposta: - Solo a un altro matematico.
Domanda: - (con un sorriso) Volete dire che la vostra verit di
natura cos complessa che sfugge alla comprensione di un uomo normale?
Mi sembra che la verit dovrebbe essere ben pi chiara, meno
misteriosa, accessibile alla mente umana.
Risposta: - Non presenta difficolt per certe menti. La fisica del
trasferimento d'energia, che noi conosciamo sotto il nome di
termodinamica, stata evidente e vera durante tutta la storia
dell'uomo fino dall'et mitica, tuttavia esistono persone, qui
presenti, che troverebbero difficile disegnare un motore elettrico.
Anche persone di alta intelligenza. Per esempio dubito che i detti
Commissari...
A questo punto, uno dei Commissari si sporse verso l'avvocato
dell'accusa. Non si capirono le sue parole ma il bisbiglio della sua
voce aveva una tonalit aspra. L'avvocato arross e interruppe Seldon.
Domanda: - Non siamo qui per ascoltare discorsi, dottor Seldon.
Ammettiamo che abbiate dimostrato la vostra tesi. Ora mi permetto di
affermare che le vostre predizioni di disastri sono intese, per un
vostro preciso scopo, a distruggere la fiducia popolare nei confronti
del Governo Imperiale.
Risposta: - Non vero.
Domanda: - Voi, per, affermate che nel periodo precedente la
cosiddetta distruzione di Trantor ci saranno sommosse e agitazioni.
Risposta: - E' cos.
Domanda: - Predicendo tali sommovimenti, voi sperate di affrettarne
l'avvento; allora voi avrete a disposizione un esercito di centomila
fedeli.
Risposta: - In primo luogo, questo non vero. E se anche lo fosse,
con una indagine un po' pi precisa, potreste scoprire che nemmeno uno
dei diecimila uomini in et militare e che nessuno di loro viene
addestrato alle armi.
Domanda: - Forse voi agite per conto di altri?
Risposta: - Non sono al soldo di nessuno, signor avvocato.
Domanda: - Agite in modo completamente disinteressato? State solo
servendo la scienza?
Risposta: - S.
Domanda: - E allora provatelo. C' modo di cambiare il futuro, dottor
Seldon?
Risposta: - Certamente. Questa aula pu esplodere da un momento
all'altro, ma pu anche non esplodere. Se un fatto del genere
accadesse il futuro cambierebbe, anche se in piccola misura.
Domanda: - State sviando il discorso, dottor Seldon. Pu l'intera
storia della razza umana venir cambiata?
Risposta: - S.
Domanda: - Facilmente?
Risposta: - No. Con grande difficolt.
Domanda: - Perch?
Risposta: - La spinta psicostoriografica in un pianeta sovrappopolato
contiene un'enorme forza di inerzia. Per deviarne gli effetti dobbiamo
opporle un elemento che possegga uguale potenza. E' necessario quindi
lo sforzo di un gran numero di persone, o, se il numero delle persone
relativamente piccolo, un enorme spazio di tempo. Mi capite?
Domanda: - Credo di capire. Trantor non sarebbe necessariamente
destinata alla distruzione, se una moltitudine di persone agisse in
modo che l'evento non si verificasse.
Risposta: - Esatto.
Domanda: - Sono sufficienti centomila uomini?
Risposta: - No, signore. E' un numero troppo piccolo.
Domanda: - Siete sicuro?
Risposta: - Tenete presente che Trantor ha una popolazione superiore
ai quaranta miliardi. E considerate inoltre che la spinta alla rovina
del pianeta non viene da Trantor solamente ma da tutto l'Impero e
l'Impero abitato da quasi cinque milioni di miliardi d'esseri.
Domanda: - Capisco. Quindi centomila uomini potrebbero cambiare il
futuro se essi e i loro discendenti lavoreranno a questo scopo per
cinquecento anni.
Risposta: - Temo di no. Cinquecento anni un periodo troppo breve.
Domanda: - Ah! In questo caso, dottor Seldon, dobbiamo trarre la
conclusione che voi avete radunato centomila persone per il vostro
progetto ma che costoro sono in numero insufficiente per cambiare la
storia di Trantor nei prossimi cinquecento anni. In altre parole, non
possono in alcun modo impedire la distruzione di Trantor.
Risposta: - Sfortunatamente avete ragione.
Domanda: - D'altra parte, le vostre centomila persone non sono state
radunate per nessun proposito illegale.
Risposta: - Esattamente.
Domanda: - (piano e con soddisfazione) In questo caso, dottor
Seldon... Rispondete con molta attenzione, poich esigiamo una
risposta coerente: che funzione hanno queste centomila persone?
La voce dell'avvocato era diventata quasi stridula. Egli aveva fatto
scattare la sua trappola costringendo Seldon alle corde e mettendolo
abilmente nell'assoluta impossibilit di rispondere.
Un brusio s'era levato dal pubblico. Persino al banco dei giudici i
Commissari mormoravano tra loro. Le toghe rosse e oro si agitavano qua
e l. Solo il Capo era rimasto impassibile.
Anche Hari Seldon era rimasto immobile. Aspettava che il brusio
cessasse.
Risposta: - Di minimizzare gli effetti di questa distruzione.
Domanda: - Che cosa volete dire esattamente con queste parole?
Risposta: - La spiegazione semplice. L'imminente distruzione di
Trantor non un evento fine a se stesso, isolato dallo sviluppo
umano. Sar il punto d'arrivo di un dramma intricato che ha avuto
inizio secoli addietro e che procede con ritmo sempre pi accelerato.
Mi riferisco, signori, al processo di declino e alla caduta
dell'Impero Galattico.
Il brusio si trasform in un sordo frastuono. L'avvocato, senza essere
ascoltato, grid: - Voi state dichiarando apertamente che... - Si
ferm perch le grida di Tradimento salite dall'uditorio
dimostravano che non c'era assolutamente bisogno di sottolineare quel
punto.
Lentamente, il Capo Commissione sollev il martelletto e lo lasci
cadere. Il suono era simile a quello di un gong. Quando le vibrazioni
sonore cessarono, anche l'uditorio era silenzioso. L'avvocato tir un
lungo sospiro.
Domanda: - (in modo teatrale) Vi rendete conto, dottor Seldon, che
state parlando di un Impero che dura da dodicimila anni, attraverso
tutte le vicissitudini di generazioni, un Impero che sostenuto
dall'amore e dalla fedelt di quattro milioni di miliardi di esseri
umani?
Risposta: - Conosco profondamente la attuale situazione e la storia
passata dell'Impero. E senza mancare di rispetto a nessuno, posso
affermare di averne una conoscenza migliore di qualsiasi persona
presente in questa aula.
Domanda: - E voi ne predite la rovina?
Risposta: - E' una predizione che ha basi matematiche. Non comporta
nel modo pi assoluto alcun giudizio morale. Personalmente, questa
prospettiva mi addolora. Anche se ammettessi che l'Impero una
cattiva istituzione (cosa che mi guardo bene dal pensare), lo stato di
anarchia che seguir la sua caduta sar certamente peggiore. E'
appunto a questo stato di anarchia che il mio progetto intende porre
rimedio. La caduta di un Impero, signori, un avvenimento di enormi
proporzioni, non facile certamente a combattere. E' provocata dalla
crescita della burocrazia, dall'inaridirsi dell'iniziativa umana,
dall'immobilismo delle caste, dall'appiattimento degli interessi... e
da centinaia di altri fattori. Questo movimento cominciato centinaia
di anni fa, ed troppo colossale e complicato perch possa venire
arrestato.
Domanda: - Non forse noto a tutti che la forza dell'Impero
immutata?
Risposta: - Si tratta di una forza solo apparente. A guardare le cose
in modo superficiale si direbbe che tutto sia normale. Tuttavia,
signor avvocato, anche il tronco marcio dell'albero, fino a quanto
l'uragano non l'abbia spezzato in due ha tutte le apparenze di
solidit. Le prime folate della tempesta fischiano attraverso le
fronde dell'Impero gi adesso. Ascoltate con le orecchie dello
storiografo, e ne udrete gli scricchiolii.
Domanda: - (con voce incerta) Noi non siamo qui, dottor Seldon, per
ascoltare...
Risposta: - (con fermezza) Svanir l'Impero con tutte le sue
conquiste. Il sapere che vi stato accumulato si inaridir e
scomparir ogni ordine costituito. Le guerre interstellari
continueranno senza fine; decadr il commercio interstellare; la
popolazione s'avvier al declino, i mondi perderanno contatto con il
corpo principale della Galassia... e regner il caos.
Domanda: - (quasi un mormorio nel vasto silenzio) Per sempre?
Risposta: - La psicostoriografia, che pu predire la caduta, pu anche
fare ipotesi sui successivi periodi di oscuramento. L'Impero, signori,
come stato appena detto, ha resistito per dodicimila anni. Il
periodo oscuro della storia futura non durer dodicimila ma trentamila
anni. Un altro Impero sorger, ma fra esso e la nostra civilt ci
saranno migliaia di generazioni d'umanit sofferente. E noi dobbiamo
opporci.
Domanda: - (riprendendosi in qualche modo) Vi state contraddicendo.
Prima avevate detto che non era possibile impedire la distruzione di
Trantor; e di conseguenza, presumibilmente, la caduta... La cosiddetta
caduta dell'Impero.
Risposta: - Io non sostengo che riusciremo a impedire la caduta. Ma
non ancora troppo tardi per accorciare l'interregno che seguir. E'
possibile, signori, ridurre la durata dell'anarchia a un solo
millennio, se si permette al nostro gruppo di continuare la sua opera.
Siamo in un momento delicato della storia. L'enorme massa degli eventi
che incombe sulla civilt deve essere deviata. Non sar possibile fare
molto ma forse lo sforzo baster a eliminare ventinovemila anni di
miseria dalla storia dell'umanit.
Domanda: - Come pensate di riuscirci, dottor Seldon?
Risposta: - Conservando il sapere dell'umanit. La somma delle
conoscenze umane supera le capacit di ogni singolo individuo; e anche
di migliaia di individui. Con la distruzione della nostra costruzione
sociale, la scienza verr spezzettata in milioni di parti. Gli
individui conosceranno poco meno che un sfaccettatura di tutto ci che
c' da sapere. Da soli saranno indifesi e inutili. Tali frammenti
insignificanti di conoscenza non saranno trasmessi e si disperderanno
attraverso le generazioni. Se per prepariamo un gigantesco sommario
di tutto il sapere, esso non andr mai perduto. Le generazioni
successive costruiranno sopra queste basi senza doverle riscoprire. Un
millennio far il lavoro di trentamila anni.
Domanda: - Tutto questo...
Risposta: - Questo tutto il mio progetto; i miei trentamila uomini
con le loro mogli e bambini, si sono dedicati interamente alla
preparazione di una Enciclopedia Galattica. Non riusciranno a
completarla nel tempo concesso loro dalla vita. Non vivranno
abbastanza a lungo nemmeno per vederla cominciata. Ma quando Trantor
cadr, l'opera sar completa e ne esisteranno copie in ogni biblioteca
della Galassia.
Il Capo Commissario lev il martelletto e batt un colpo. Hari Seldon
lasci il banco dell'interrogatorio e si accomod silenzioso accanto a
Gaal.
Sorrise e gli chiese: - Vi piaciuta la rappresentazione?
Gaal rispose: - E' stato meraviglioso. Che cosa accadr adesso?
- Aggiorneranno il processo e cercheranno di venire a un accordo con
me.
- Come lo sapete?
- A dir la verit - disse Seldon - non lo so. Dipende dal Capo della
Commissione. L'ho studiato per anni. Ho cercato di analizzare il suo
lavoro, ma sapete bene come sia rischioso introdurre le mutevoli
caratteristiche di un individuo in una equazione psicostorica. Eppure
ho buone speranze.


6.

Avakim s'avvicin, fece un cenno di saluto a Gaal e si chin per
mormorare qualcosa all'orecchio di Seldon. La campana che annunciava
l'aggiornamento della seduta suon e le guardie li separarono. Gaal
venne condotto via.
Il giorno successivo l'udienza fu completamente diversa. Hari Seldon e
Gaal Dornick erano soli con i membri della Commissione. Erano seduti
tutti allo stesso tavolo, i cinque giudici leggermente discosti dai
due accusati. Vennero perfino offerti sigari presi da una scatola di
plastica iridescente che aveva l'aspetto dell'acqua in movimento. Gli
occhi rimanevano ingannati da questa apparenza di moto senza fine
mentre le dita potevano toccare una sostanza dura e sconosciuta.
Seldon accese un sigaro; Gaal, invece, non volle fumare.
- Il mio avvocato - disse Seldon - assente.
Un membro della Commissione replic: - Questo non un processo,
dottor Seldon. Siamo qui per discutere la sicurezza dello Stato.
Linge Chen disse: - Parler io. - Gli altri membri della Commissione
si appoggiarono agli schienali delle sedie pronti ad ascoltare.
Nell'aula, quando cominci a parlare si fece un silenzio
impressionante.
Gaal trattenne il fiato. Chen, magro e duro, sembrava pi vecchio di
quanto non fosse in realt. Egli era l'attuale Imperatore della
Galassia. Il bambino che deteneva il titolo era solo un simbolo creato
da lui, e nemmeno il primo, del resto.
- Dottor Seldon - cominci Chen - state turbando la pace dell'Impero.
Nessuno dei quattro milioni di miliardi di persone che popolano ora
tutte le stelle della Galassia sar in vita tra cento anni. Perch,
allora, dovremmo preoccuparci di avvenimenti distanti cinque secoli?
- Personalmente, non vivr neppure altri cinque anni - disse Seldon -
eppure per me questo problema di fondamentale importanza. Chiamatelo
idealismo. Dite che la presunzione di identificare me stesso in
quella mistica generalizzazione a cui ci riferiamo con il termine di
uomo.
- Non voglio prendermi la briga di capire il vostro misticismo. Sapete
che potrei liberarmi di voi e di uno scomodo, inutile futuro, lontano
cinquecento anni che non vedr mai, facendo eseguire questa sera
stessa la vostra condanna a morte?
- Una settimana fa - disse Seldon sottovoce - avreste potuto agire in
questo modo e forse conservare il dieci per cento di probabilit di
rimanere vivo fino alla fine dell'anno. Oggi quel dieci per cento
divenuto s e no l'uno per diecimila.
I presenti si agitarono sulle sedie guardandosi l'un l'altro. Gaal
sent un brivido corrergli lungo la schiena. Chen abbass un poco gli
occhi.
- Come potete credere possibile una cosa del genere? - disse.
- La caduta di Trantor - disse Seldon - non pu essere arrestata con
nessun mezzo disponibile. Tuttavia pu essere facilmente affrettata.
La notizia del mio processo interrotto si propagherebbe per tutta la
Galassia. L'aver fatto cadere il mio progetto inteso a rendere meno
disastrosa la caduta dell'Impero convincer la gente che non esiste
speranza per il loro futuro. Gi ora ricordano le generazioni dei loro
padri con invidia. Si accorgeranno che le rivoluzioni politiche e il
ristagno degli scambi commerciali stanno aumentando. Per tutta la
Galassia dilagher la convinzione che bisogna accaparrare tutto il
possibile e che conta solo quello che si riesce a godere subito. Gli
uomini ambiziosi non aspetteranno e quelli privi di scrupoli non si
tireranno indietro. Ogni loro azione affretter la decadenza
dell'universo. Uccidetemi e Trantor non finir tra cinquecento anni ma
entro cinquanta e voi, voi stesso, cadrete nel volger d'un anno.
- Queste parole - disse Chen - potrebbero spaventare i bambini, non
noi; eppure la vostra morte non la soluzione che possa soddisfare
tutti i nostri desideri.
Lev la mano sottile dal foglio sul quale era appoggiata, in modo che
solo due dita ne toccassero leggermente la superficie.
- Ditemi ora - continu - la vostra sola attivit consister nel
preparare l'enciclopedia di cui avete parlato?
- Certamente.
- E questa attivit deve essere svolta a Trantor?
- Solo a Trantor, signore, esiste la Biblioteca Imperiale; inoltre qui
abbiamo a disposizione le attrezzature scientifiche dell'Universit.
- Se voi veniste trasferito in altro luogo, supponiamo su un pianeta
dove la vita convulsa della metropoli e le distrazioni non
interferissero con il raccoglimento necessario allo studio, dove i
vostri uomini potrebbero dedicarsi interamente al loro lavoro, non
sarebbe per voi vantaggioso?
- In minima parte, forse s.
- Il pianeta gi stato scelto, allora. L, dottore, potrete
lavorare, con calma, con i vostri centomila uomini. La Galassia sapr
che state lottando per impedire la Caduta. Faremo persino sapere che
riuscirete ad evitarla. - Sorrise. - Sono tante le cose in cui io non
credo e non mi sar difficile non credere nemmeno nella Caduta; perci
sar perfettamente convinto di dire la verit al popolo. E nel
frattempo, dottore, non creerete fastidi su Trantor e non turberete la
pace dell'Imperatore.
L'alternativa la morte per voi e per quanti fra i vostri
collaboratori mi parr opportuno giustiziare. Dimenticher le vostre
predizioni minacciose. La possibilit di scegliere fra la morte e
l'esilio vi concessa per cinque minuti a partire da questo istante.
- Qual il pianeta prescelto, signore? - domand Seldon.
- Si chiama, mi pare, Terminus - rispose Chen giocherellando
distrattamente con le carte che giacevano sul tavolo.
E' deserto ma abitabile, e pu essere trasformato adeguatamente per
ospitare i vostri studiosi. E', in un certo senso, isolato...
Seldon lo interruppe. - E' ai confini della Galassia, signore.
- Come stavo appunto dicendo, piuttosto isolato. Proprio quello che
ci vuole per il vostro bisogno di concentrazione. Vi rimangono solo
due minuti per decidere.
- Occorrer molto tempo - disse Seldon - per organizzare il
trasferimento di tante persone. Si tratta di oltre ventimila famiglie.
- Vi concederemo tempo a sufficienza.
Seldon pens per un momento e gi l'ultimo minuto stava per scadere
quando disse: - Accetto l'esilio.
Il cuore di Gaal sembr che avesse per un momento cessato di battere.
Fu preso da una gioia indicibile: chi non sarebbe stato felice davanti
alla certezza di essere sfuggito alla morte? Eppure, nella sua immensa
gioia, trov modo di provare una punta di dispiacere al pensiero che
Seldon era stato sconfitto.


7.

Rimasero seduti a lungo in silenzio nel taxi che sfrecciava per
centinaia di chilometri attraverso le gallerie che portavano
all'Universit. A un tratto Gaal si volt e chiese:
- Era vero ci che avete detto alla Commissione? La vostra condanna a
morte avrebbe davvero affrettato la Caduta?
- Non mentisco mai su argomenti psicostorici. N, d'altra parte, mi
sarebbe stato d'aiuto in questo caso. Chen sapeva che dicevo la
verit. E' un uomo politico intelligente e i politici, per la stessa
natura del loro lavoro, devono essere provvisti d'un istinto che li fa
credere nella psicostoriografia.
- C'era bisogno allora d'accettare l'esilio? - domand Gaal turbato.
Seldon non rispose.
Quando finalmente giunsero davanti al piazzale dell'Universit, Gaal
aveva i muscoli irrigiditi. Dovette essere quasi scaricato di peso dal
taxi.
L'Universit era inondata di luce. Gaal si era dimenticato
dell'esistenza del sole. L'Universit non era tuttavia all'aperto. Gli
edifici erano ricoperti da una smisurata cupola vetrosa. Era
costituita da una sostanza polarizzante; Gaal poteva vedere
direttamente l'astro che splendeva sopra. La luce non era affatto
offuscata e splendeva sugli edifici metallici a perdita d'occhio.
Le strutture metalliche dell'Universit non avevano quel colore grigio
che caratterizzava la maggior parte delle costruzioni di Trantor. Il
loro colore tendeva all'argento, e la luce che ne emanava aveva una
colorazione avorio.
- Sembrano soldati - disse Seldon.
- Che cosa? - Gaal volse gli occhi e vide una sentinella.
Si fermarono di fronte all'uomo armato. Da una porta laterale apparve
un capitano.
- Dottor Seldon? - disse in tono cortese.
- S.
- Vi stavamo aspettando. Voi e i vostri uomini sarete da questo
momento sottoposti alla legge marziale. Ho ricevuto l'ordine di
informarvi che vi saranno concessi sei mesi per prepararvi a partire
per Terminus.
- Sei mesi! - esclam Gaal, ma le dita di Seldon gli premettero
leggermente il braccio.
- Queste sono le istruzioni impartitemi - ripet il capitano.
Appena se ne fu andato, Gaal si volse a Seldon: - Ma che cosa possiamo
fare in sei mesi? Questo significa condannarci a una morte lenta.
- Calmatevi. Venite con me in ufficio.
L'ufficio non era grande, ma era provvisto di un dispositivo che
annullava i raggi spia ed era difficilmente localizzabile. Infatti,
quando questi raggi venivano diretti nella stanza, non registravano n
un silenzio che poteva indurre alla diffidenza, n un campo magnetico
disturbato, il che sarebbe stato ancor pi sospetto.
Registravano invece una conversazione falsa, costruita con frasi del
tutto innocenti, pronunciate da voci diverse.
- Ebbene - disse Seldon, finalmente a suo agio. - Sei mesi saranno
sufficienti.
- Non vedo come.
- Perch, ragazzo mio, in un piano come il nostro le azioni degli
altri si piegano alla nostra volont. Vi avevo confidato che gi da
tempo stavamo studiando Chen pi di ogni altro membro della
Commissione. Il processo poteva cominciare soltanto quando noi
avessimo scelto il momento opportuno.
- Volete dirmi che voi vi eravate gi preparato...
- A essere esiliato su Terminus? E perch no? - Premette col dito un
punto della scrivania e dietro le sue spalle una sezione di parete
scivol da un lato. Solo le sue dita avrebbero potuto mettere in
azione il meccanismo, poich il pulsante reagiva unicamente a contatto
di un determinato schema di impronte digitali.
- Troverete parecchi microfilm nascosti l dentro: prendete, per
favore, quello segnato con la lettera T.
Gaal ubbid, ebbe da Seldon un paio di lenti speciali e poi attese che
questi montasse la pellicola sul proiettore. Sistemati gli occhiali
osserv le immagini che si muovevano davanti a lui.
- Ma allora... - cominci.
Seldon lo interruppe. - Che cos' che vi sorprende?
- Voi eravate pronti a partire gi da due anni?
- Due anni e mezzo. Naturalmente non potevamo essere sicuri che
Terminus sarebbe stato il pianeta scelto per il nostro esilio, ma lo
speravamo e ci siamo preparati per questa eventualit...
- Ma perch? Per quale ragione avete predisposto tutto per l'esilio?
Non sarebbe stato meglio controllare gli eventi qui su Trantor?
- Esistono ragioni che giustificano il mio modo d'agire. Lavorando su
Terminus, noi godremo dell'aiuto imperiale senza suscitare il timore
che stiamo minando la sicurezza dell'Impero.
- Ma voi - replic Gaal - avete suscitato queste paure solamente per
costringere il Consiglio a esiliarci. Ancora non riesco a comprendere.
- Non credo che ventimila famiglie si sarebbero trasferite di loro
spontanea volont all'altro capo della Galassia.
- Ma perch allora stato necessario spingerle ad accettare l'esilio?
- Gaal fece una pausa. - Posso conoscerne la ragione?
- Non ancora - disse Seldon. - E' sufficiente che sappiate per il
momento che su Terminus sar creato un rifugio scientifico. E un altro
rifugio verr costruito all'altro estremo della Galassia, potremmo
dire - e sorrise - sulla Estrema Stella. Per quanto riguarda il
resto, io morir presto, e voi vedrete certo pi cose di me... No, no:
risparmiatemi quella espressione addolorata e i vostri auguri di
guarigione. I medici mi hanno gi comunicato che non vivr pi di uno
o due anni. Ma allora, avr compiuto ci che avevo stabilito di fare,
e la mia morte non potrebbe avvenire in un momento migliore.
- E dopo che sarete morto?
- Perch questa domanda? Ci saranno i miei successori... Forse voi
stesso. E questi miei successori saranno capaci di condurre a termine
il progetto organizzando la rivoluzione su Anacreon al momento e nel
modo giusto. Dopo di che la storia si svolger senza bisogno di altri
interventi.
- Non capisco.
- Capirete. - Sulla faccia di Seldon apparve un'espressione stanca e
nello stesso tempo rasserenata. - Molti partiranno per Terminus, ma
alcuni resteranno. Sar facile sistemare le cose. Per quanto riguarda
me - e concluse la frase con un sussurro, cos che Gaal non riusc a
udire le parole - la mia missione finita.






Parte seconda.


8.

TERMINUS... La sua posizione era piuttosto eccentrica dato il ruolo
che avrebbe dovuto sostenere nella storia della Galassia, tuttavia, e
l'affermazione confortata dal parere di numerosi autorevoli
studiosi, era la sola adatta allo scopo. Posto all'estremo limite
della spirale Galattica, unico nel suo sistema solare, Terminus,
pianeta povero di risorse naturali e di trascurabile valore economico,
non era mai stato colonizzato nei primi cinque secoli che seguirono la
sua scoperta, fino cio all'arrivo degli Enciclopedisti...
Era inevitabile che con la crescita di una nuova generazione, il
pianeta diventasse qualcosa di pi di una semplice filiazione degli
psicostoriografi di Trantor. Con la rivolta degli Anacreoniani e la
salita al potere di Salvor Hardin, primo della grande stirpe...

ENCICLOPEDIA GALATTICA.


Lewis Pirenne era occupatissimo alla sua scrivania, disposta
nell'angolo pi luminoso della stanza. Il lavoro doveva essere
coordinato, tutti gli sforzi organizzati. Ogni filo doveva essere
tessuto nella grande tela.
Erano trascorsi cinquant'anni, tanti ce n'erano voluti per stabilirsi
e fare della Fondazione Enciclopedica Numero Uno un complesso
efficiente. Mezzo secolo era appena bastato a radunare la materia
grezza e a prepararla.
Tutto questo era stato fatto. Entro cinque anni sarebbe uscito il
primo volume del pi monumentale lavoro che la Galassia avesse mai
realizzato. In seguito, avrebbero pubblicato un volume dopo l'altro, a
intervalli regolari di dieci anni, con precisione cronometrica. E
insieme a questi sarebbero stati editi i supplementi, articoli
speciali sugli avvenimenti di interesse generale, fino...
Quando il citofono sul lato della scrivania fece sentire il suo ronzio
irritante, Pirenne si volt seccato. S'era quasi dimenticato
dell'appuntamento. Premette il pulsante che faceva aprire la porta e
con la coda dell'occhio not la massiccia figura di Salvor Hardin che
varcava la soglia. Pirenne non sollev gli occhi dal tavolo.
Hardin sorrise fra s. Aveva fretta, ma si guard bene dal sentirsi
offeso dall'accoglienza che Pirenne riservava a qualunque cosa o
persona avesse osato disturbarlo nel lavoro. Si accomod su una
poltrona al lato opposto della scrivania e attese paziente.
Nella stanza si udiva solo il fruscio della penna di Pirenne su un
foglio di carta. Dopo pochi minuti, Hardin cav di tasca una moneta da
due crediti, la lanci in aria e la sua superficie d'acciaio
inossidabile brill ruotando velocemente. L'afferr al volo e la
rilanci ancora, osservando il luccichio. L'acciaio inossidabile
costituiva un ottimo mezzo di scambio in una pianeta dove tutti i
metalli dovevano essere importati.
Pirenne sollev gli occhi sbattendo le palpebre. - Smettetela! - disse
con una specie di gemito.
- Come?
- Di lanciare quella maledetta moneta. Smettetela.
- Ah - Hardin ripose in tasca il dischetto metallico. - Avvertitemi
quando avrete finito. Ho promesso di ritornare alla riunione del
Consiglio Municipale prima che il progetto per il nuovo acquedotto sia
messo ai voti.
Pirenne sbuff e s'alz dalla scrivania. - Ho finito. Spero che non
siate venuto a disturbarmi soltanto per i problemi amministrativi
della citt. Occupatevene voi, per favore. L'Enciclopedia impegna
tutto il mio tempo.
- Avete sentito le ultime notizie? - domand Hardin con calma.
- Quali notizie?
- Quelle captate due ore fa dal ricevitore a ultra-onde di Terminus.
Il Governatore Reale della Prefettura di Anacreon ha assunto il titolo
di re.
- Bene, e allora?
- Questo significa - rispose Hardin - che siamo tagliati fuori da
tutte le regioni interne dell'Impero. Ce lo aspettavamo, ma non
sull'ultima linea commerciale che ancora ci collegava con Santanni,
Trantor e Vega. Da dove importeremo materie prime, ora? Sono sei mesi
che non riceviamo rifornimenti di acciaio e alluminio e certamente non
ne riceveremo pi da ora in poi, senza il permesso di Sua Grazia il Re
di Anacreon.
Pirenne fece un gesto di impazienza. - E allora chiedetegli il
permesso.
- Ma come possiamo? Ascoltatemi, Pirenne: secondo lo statuto che
governa questa Fondazione, il Consiglio dei Fiduciari del Comitato
dell'Enciclopedia mi ha dato pieni poteri amministrativi. Io, come
sindaco della citt di Terminus, ho abbastanza potere per soffiarmi il
naso e forse per starnutire se mi controfirmate un ordine che me ne
dia il permesso. Quindi dipende tutto da voi e dal Consiglio. Io vi
sto chiedendo, a nome della citt, la cui prosperit dipende da un
ininterrotto commercio con il resto della Galassia, di organizzare una
riunione d'emergenza...
- Basta! Sentite, Hardin, il Consiglio dei Fiduciari non ha impedito
la costituzione di un governo municipale a Terminus. Comprendiamo
benissimo la sua necessit, visto lo straordinario aumento della
popolazione da quando la Fondazione venne creata, cinquant'anni fa, e
visto l'aumento di persone occupate in attivit che non hanno niente a
che vedere con l'Enciclopedia. Ma questo non significa che lo scopo
della Fondazione non sia pi quello e solo quello di pubblicare
un'Enciclopedia che raccolga tutto il sapere umano. Noi siamo
un'istituzione scientifica finanziata dallo Stato, Hardin. Non
possiamo, non dobbiamo, e non vogliamo interferire negli affari
politici locali.
- Politica locale! Qui si tratta di vita o di morte! Terminus, da
solo, non ha i mezzi necessari a una civilt industriale. Manca di
metalli. Lo sapete bene. Negli strati superficiali non esiste traccia
di ferro, rame e alluminio. Altri metalli sono presenti in quantit
trascurabile. Che cosa sar, secondo voi, dell'Enciclopedia se questo
re di Anacreon decide di venire a conquistarci?
- Conquistare noi? Dimenticate che siamo sotto il diretto controllo
dell'Imperatore. Non facciamo parte di nessuna prefettura, neppure di
quella di Anacreon. Apparteniamo al demanio personale dell'Imperatore,
e nessuno pu toccarci. L'Impero pu ben proteggere le sue propriet.
- E allora perch non riuscito a impedire che il Governatore Reale
di Anacreon si dichiarasse indipendente? E non si tratta solamente di
Anacreon. Almeno venti prefetture della Galassia si sono staccate
dall'Impero: praticamente l'intera zona periferica della Galassia si
sta governando da sola. Non credo che l'Impero sia capace di
assicurarci la sua protezione.
- Sciocchezze! Governatori, re, che differenza fa? L'Impero ha sempre
superato questi momenti di crisi e ha sempre ridotto alla ragione
tutti quelli che cercavano di andarsene per conto loro. E' gi
accaduto altre volte che i Governatori si siano ribellati, e perfino
alcuni Imperatori sono stati deposti e assassinati. Ma questo non ha
niente a che vedere con l'Impero in se stesso. Noi non c'entriamo.
Noi, prima di tutto, siamo scienziati. Il nostro dovere di
completare l'Enciclopedia. Oh, a proposito, avevo quasi dimenticato.
Hardin, cercate di andarci piano con quel vostro giornale. - Il tono
di voce di Pirenne era seccato.
- Il Quotidiano di Terminus? Il giornale non mio, comunque cosa c'
che non va?
- Da settimane sta chiedendo con insistenza che in occasione del
cinquantenario della Fondazione vengano indette feste e
celebrazioni... inopportune.
- L'orologio atomico segner l'ora della prima apertura della Volta
fra tre mesi. Secondo me un evento importante, non trovate?
- Non per sciocche celebrazioni, Hardin. L'apertura della Volta
riguarda soltanto il Consiglio dei Fiduciari. Al popolo verr
comunicata ogni notizia d'un certo rilievo. Queste istruzioni sono
definitive. Cercate di farlo capire chiaramente al vostro giornale.
- Scusate, Pirenne, ma lo statuto della citt garantisce una piccola
libert, comunemente chiamata libert di stampa.
- Pu anche essere, ma il Consiglio dei Fiduciari non la garantisce
affatto. Io sono il rappresentante dell'Imperatore su Terminus,
Hardin, e ho pieni poteri in conseguenza. Dall'espressione si capiva
che Hardin stentava a dominarsi. Poi con un sorriso forzato, disse: -
Nella vostra qualit di rappresentante dell'Imperatore, allora, devo
comunicarvi un'altra notizia.
- Si tratta di Anacreon? - Pirenne strinse le labbra. Era veramente
seccato.
- S, fra due settimane verr inviata su Terminus da Anacreon una
delegazione speciale.
- Delegazione speciale? Qui? Da Anacreon? E per quale ragione?
Hardin si alz. - Lascio a voi il piacere di indovinarlo.- E se ne
and, senza nemmeno salutare.




9.

Anselm Haut Rodric, Haut significa di sangue nobile, sottoprefetto
di Pleuma, inviato straordinario di Sua Altezza il re di Anacreon, pi
una mezza dozzina di altri titoli, venne accolto allo spazioporto da
Salvor Hardin con tutto il rituale imposto da una visita ufficiale.
Con un sorriso forzato e un profondo inchino, il sottoprefetto aveva
tolto la rivoltella dalla fondina e l'aveva consegnata a Hardin.
Hardin aveva restituito l'onore consegnandogli a sua volta una pistola
che si era fatto portare per l'occasione. Amicizia e buona volont
erano cos affermate.
L'automobile sulla quale presero posto avanz, preceduta, affiancata e
seguita, da un conveniente stuolo di funzionari minori, a velocit da
corteo, fino alla piazza dell'Enciclopedia, acclamata da una folla
adeguatamente entusiasta.
Il sottoprefetto Anselm accolse le acclamazioni con la compiacente
indifferenza di un soldato e di un nobile.
Chiese a Hardin: - Questa citt tutto il vostro mondo?
Hardin, alzando la voce per essere udito al disopra del clamore
rispose: - Siamo un pianeta giovane e povero. Nella nostra breve
storia abbiamo avuto ben poche visite di personaggi di cos nobile
stirpe. Da qui, il nostro entusiasmo.
Fu evidente che quell'uomo di cos nobile stirpe non rilev l'ironia
della frase.
Mormor pensoso: - Fondata cinquant'anni fa... eh... gi. Esiste un
bel po' di territorio non sfruttato su questo pianeta, signor sindaco.
Non avete mai pensato di dividerlo in propriet?
- Non necessario per il momento. La popolazione tutta concentrata
in questa citt; e cos deve essere, a causa dell'Enciclopedia. Un
giorno, forse, quando la nostra popolazione sar cresciuta...
- Strano mondo! Da voi non esistono contadini?
Hardin pens che non ci voleva poi tanta intelligenza per capire che
Sua Eccellenza stava calcando un po' la mano nel far notare le sue
nobili origini. E rispose con indifferenza: - No... e nemmeno nobili.
Haut Rodric lev le sopracciglia. - E il vostro capo... L'uomo che
dovr incontrare?
- Volete dire il dottor Pirenne? E' il presidente del Consiglio dei
Fiduciari, e il rappresentante personale dell'Imperatore.
- Dottore? Non ha altri titoli? Uno studioso, insomma. E sarebbe lui
la pi alta autorit civile?
- Certamente - rispose amabile Hardin. - Siamo tutti studiosi, pi o
meno. Dopo tutto, pi che una vera e propria societ civile, siamo una
fondazione scientifica... sotto il diretto controllo dell'Imperatore.
L'ultima frase, pronunciata con una certa enfasi, sembrava avesse
turbato il sottoprefetto. Rimase pensieroso in silenzio, per tutto il
lento tragitto fino alla piazza dell'Enciclopedia.

Anche se Hardin s'era annoiato per tutto il pomeriggio e la sera,
perlomeno aveva avuto la soddisfazione di notare che Pirenne e Haut
Rodric si odiavano nonostante le espressioni di stima che si erano
cerimoniosamente scambiati incontrandosi.
Haut Rodric aveva assistito con disinteresse alla conferenza che
Pirenne aveva tenuto durante la visita all'Edificio dell'Enciclopedia.
Con un sorriso educato aveva ascoltato le spiegazioni che il dottore
forniva mentre passavano tra enormi scaffali contenenti rulli di
pellicole, e visitavano le numerose sale di proiezione.
Fu solo dopo essere saliti e scesi per tutto l'edificio, un piano dopo
l'altro, e dopo aver visitato reparti tipografici, redazioni, reparti
editoriali e cinematografici, che il sottoprefetto espresse il suo
primo giudizio.
- Tutto questo molto interessante - disse - ma mi sembra un'attivit
un po' strana per persone adulte. A che serve?
A quella domanda, not Hardin, Pirenne non riusc a dare una risposta,
anche se l'espressione della sua faccia fu abbastanza eloquente.
La cena rispecchi esattamente gli eventi del pomeriggio; Haut Rodric
monopolizz la conversazione descrivendo, con minuti particolari e
buona eloquenza, la sua bravura come Comandante di battaglione durante
la guerra che Anacreon aveva di recente combattuta contro la giovane
monarchia di Smyrno.
I dettagli sull'importante ruolo sostenuto dal sottoprefetto non si
esaurirono che al termine della cena, quando tutti i funzionari
minori, ad uno ad uno, ebbero lasciato la sala. L'ultimo brano di
questa vanagloriosa esposizione di battaglie spaziali si concluse
quando Pirenne e Hardin accompagnarono il sottoprefetto sul balcone, e
l'ospite si rilass nell'aria tiepida della notte estiva.
- E ora - disse, con giovialit forzata - parliamo di cose serie.
- Era tempo - mormor Hardin. E accese un lungo sigaro di tabacco di
Vega, pensando che li aveva quasi finiti.
- Naturalmente - disse il sottoprefetto - tutte le discussioni
formali, le firme dei documenti e ogni altra noiosa operazione
tecnica, saranno sottoposte al... come chiamate il vostro Consiglio?
- Consiglio dei Fiduciari - rispose freddamente Pirenne.
- Strana denominazione! In ogni caso tutto questo verr discusso
domani. Sarebbe meglio tuttavia cominciare a eliminare alcune
difficolt preliminari, con un colloquio aperto da uomo a uomo. Non
trovate?
- Che cosa intendete dire esattamente? - replic Hardin.
- Ora vi spiego. C' stato un certo cambiamento quaggi alla periferia
della Galassia, e lo stato giuridico del vostro pianeta divenuto
alquanto incerto. Sarebbe opportuno raggiungere un accordo che
definisse meglio la vostra posizione. Scusate, signor sindaco: non
avete per caso un altro sigaro?
Hardin gliene porse uno con riluttanza.
Anselm Haut Rodric lo ammir ed emise un mormorio di soddisfazione: -
Tabacco di Vega! Come lo avete avuto?
- Ne abbiamo ricevuto una partita nell'ultimo rifornimento. Ne sono
rimasti assai pochi. E chiss quando ci sar possibile riceverne
altri.
Pirenne scosse la testa. Non fumava, anzi detestava l'odore del
tabacco. - Spiegatemi bene questo, Eccellenza. La vostra missione ha
una funzione puramente esplorativa?
Haut Rodric annu attraverso il fumo della sua prima boccata.
- In questo caso, presto risolta. La situazione riguardante la
Fondazione Enciclopedica Numero Uno quale sempre stata.
- E cio?
- Molto semplice: si tratta di una istituzione scientifica, finanziata
dallo Stato e fa parte della propriet privata di Sua Augusta Maest
l'Imperatore.
Il sottoprefetto non sembr particolarmente impressionato. Soffi
alcuni anelli di fumo. - Tutto questo molto giusto in teoria, dottor
Pirenne. Devo supporre che siate in possesso dei documenti relativi
con tanto di sigillo imperiale. Ma com' la situazione attuale? Qual
la vostra posizione rispetto a Smyrno? Il vostro pianeta si trova a
meno di cinquanta parsec dalla capitale di Smyrno, vi rendete conto?
Senza poi considerare Konom e Datibow...
- Noi - disse Pirenne - non abbiamo niente a che vedere con nessuna
prefettura. Siamo su un pianeta che propriet privata
dell'Imperatore...
- Non esistono pi prefetture - gli ricord Haut Rodric. - Ora
esistono soltanto regni.
- Chiamiamoli regni, allora. Come istituzione scientifica noi...
- All'inferno la scienza! - sbott l'altro, e con questa espressione
militaresca elettrizz immediatamente l'atmosfera. - Che cosa diavolo
conta tutto questo quando Smyrno pu venirvi a conquistare da un
momento all'altro?
- Credete che l'Imperatore se ne stia indifferente a guardare?
Haut Rodric sembr calmarsi. - Vedete, dottor Pirenne - disse - voi
rispettate la propriet dell'Imperatore quanto noi di Anacreon, ma
Smyrno forse non far altrettanto. Ricordate che abbiamo appena
firmato un trattato con l'Imperatore, ve ne dar in visione una copia
domani quando si raduner il vostro Consiglio dei Fiduciari, che ci d
pieni poteri per mantenere l'ordine entro i confini della prefettura
di Anacreon. I nostri impegni sono chiari, mi pare.
- Certamente. Ma Terminus non fa parte della prefettura di Anacreon.
- E Smyrno...
- Non fa nemmeno parte della Prefettura di Smyrno. Non fa parte di
nessuna prefettura.
- Smyrno al corrente di questa situazione?
- Che lo sappia o meno, non affar mio.
- Ma a noi interessa. Abbiamo appena finito di combattere contro
Smyrno, ma la popolazione di quel pianeta ancora in possesso di due
sistemi solari che ci appartengono. Terminus si trova fra le due
nazioni in una posizione strategicamente importante.
Hardin era stanco di ascoltare quella discussione e si sent in dovere
d'intervenire. - Quali sono le vostre proposte, Eccellenza?
Il sottoprefetto si mostr lieto di lasciare le schermaglie e
cominciare una discussione pi concreta. - Mi sembrano evidenti -
rispose. - Visto che Terminus non in grado di difendersi da solo,
Anacreon dovr occuparsi della sua difesa per salvare se stesso. Voi
capite che non intendiamo interferire nella vostra amministrazione
interna...
- Gi - mormor Hardin.
-... ma pensiamo d'altra parte che sarebbe di comune interesse che
Anacreon creasse una base militare sul vostro pianeta.
- E queste sono tutte le vostre richieste: una base militare in uno
degli immensi territori disabitati. Nient'altro?
- Be', naturalmente, dovreste provvedere al mantenimento delle forze
di protezione.
- Ora stiamo arrivando al nocciolo della questione - disse Hardin. -
In parole povere, Terminus dovrebbe diventare una specie di
protettorato e pagare tributi.
- Non tributi. Tasse. Noi vi difendiamo, e voi pagate la nostra
protezione.
Pirenne batt il palmo della mano sul bracciolo della poltrona, con
violenza. - Lasciatemi parlare, Hardin. Eccellenza, Anacreon, Smyrno,
tutta la vostra politica e le vostre stupide guerre non mi interessano
affatto. Insisto nel ripetervi che il nostro pianeta una istituzione
finanziata dallo Stato e di conseguenza esente da tasse.
- Finanziata dallo Stato? Ma siamo noi lo Stato, dottor Pirenne, e noi
non abbiamo intenzione di finanziarvi.
Pirenne perse la calma. - Eccellenza, io sono il rappresentante
diretto...
-... di Sua Maest l'Imperatore - concluse Anselm Haut Rodric, acido -
e io sono il rappresentante del Re di Anacreon. E Anacreon assai pi
vicino.
- Torniamo agli affari - si intromise Hardin. - Come pensate di
riscuotere le cosiddette tasse? Sareste disposti ad accettare dei
prodotti agricoli: grano, patate, verdura e bestiame?
Il sottoprefetto lo guard sorpreso. - Ma che cosa dite? Non abbiamo
bisogno di prodotti del genere. Abbiamo gi problemi di
superproduzione agricola. Vogliamo oro, naturalmente. Cromo e vanadio
andrebbero anche meglio, se ne avete in quantit.
Hardin scoppi in una risata. - In quantit! Non abbiamo nemmeno
ferro. Oro! Ecco qui, guardate le nostre monete. - E gliene lanci una
da due crediti.
Haut Rodric la soppes e la osserv stupito. - Che materiale ?
Acciaio?
- Esattamente.
- Non riesco a capire.
- Terminus un pianeta praticamente privo di metalli. Dobbiamo
importarli. Di conseguenza, non possediamo n oro, n altri prodotti
di valore a eccezione di poche migliaia di quintali di patate.
- Be'... potreste fornirci macchine.
- Senza metalli? Con che cosa dovremmo costruirli questi macchinari?
Ci fu un momento di silenzio, e Pirenne ne approfitt per riprendere
la parola. - Questa discussione non ha senso. Terminus non un
pianeta ma una fondazione scientifica che sta preparando una grande
enciclopedia. Non si ha pi dunque rispetto per la scienza?
- Le enciclopedie non fanno vincere le guerre - ribatt Haut Rodric
accigliato. - Allora, se si tratta di un mondo completamente
improduttivo, potreste pagarci con terreni.
- Che cosa intendete dire? - domand Pirenne.
- Questo mondo quasi disabitato e il terreno probabilmente
fertile. Ci sono su Anacreon parecchie famiglie nobili cui non
dispiacerebbe aggiungere qualche territorio alle loro propriet.
- Non potete proporci un simile scambio!
- Non c' bisogno di agitarsi tanto, dottor Pirenne. Ce n' abbastanza
per tutti. Se riusciamo a trovare un accordo faremo in modo che
Terminus non perda niente. Si possono emettere titoli garantiti sui
terreni. Voi mi capite, spero.
- Grazie molte - disse Pirenne ironico.
Hardin domand, in tono ingenuo: - Anacreon sarebbe in grado di
fornirci plutonio in quantit adeguata per i nostri impianti
termonucleari? Siamo rimasti con riserve che dureranno solo pochi
anni.
Pirenne apr la bocca, poi la richiuse. Ci fu silenzio per alcuni
minuti. Quando Haut Rodric riprese la parola il suo tono di voce era
molto cambiato.
- Possedete energia atomica?
- Certamente. Che cosa c' di straordinario? L'energia atomica una
scoperta che risale oramai a cinquemila anni, credo. Perch non
dovremmo usarla? Solo che ora ci riesce difficile rifornirci di
plutonio.
- Gi... gi... - Il sottoprefetto fece una pausa, poi concluse in
tono imbarazzato: - Bene, signori, continueremo la discussione domani.
Vogliate scusarmi.
Pirenne lo guard allontanarsi e mormor tra i denti: - Che
insopportabile scimmia stupida. Quel...
Hardin lo interruppe: - Niente affatto. E' semplicemente il prodotto
di un determinato ambiente. Riesce a capire ben poco al di l del
fatto che lui in possesso di una pistola e noi no.
Pirenne lo invest esasperato: - Dove diavolo volevate arrivare quando
vi siete messo a discorrere di basi militari e di tributi? Siete
impazzito?
- No. Gl ho solo dato corda e l'ho lasciato parlare. Avete notato che
gli sono sfuggite le vere mire di Anacreon nei nostri confronti?
Trasformare Terminus in una serie di feudi. Naturalmente non ho
affatto intenzione di permetterlo.
- Voi non ne avete intenzione! Ma chi siete voi? E posso chiedervi
perch avete tirato fuori l'argomento degli impianti termonucleari? E'
la ragione pi convincente per fare del nostro pianeta un obbiettivo
militare.
- S - sorrise Hardin - un obbiettivo militare dal quale bene stare
lontani. Non avete capito ancora perch ho toccato questo argomento?
Ho avuto la conferma di un sospetto che mi sfiorava da tempo.
- E quale sarebbe?
- Che Anacreon non possiede pi energia termonucleare. Se non fosse
cos, il nostro amico avrebbe saputo che il plutonio ormai da migliaia
di anni non viene pi usato per l'energia atomica. E da questo si pu
dedurre che tutta la Periferia della Galassia non conosce pi l'uso
dell'energia atomica. Certamente nemmeno Smyrno, altrimenti Anacreon
non avrebbe vinto la maggior parte delle battaglie nell'ultima guerra.
Interessante, non trovate?
- Oh, piantatela! - E Pirenne se ne and furioso mentre Hardin
sorrideva.
Questi gett via il sigaro e guard in alto la Galassia lucente. -
Siamo tornati di nuovo al carbone e al petrolio, eh? - mormor. Tenne
per s gli altri pensieri.


10.

Quando Hardin aveva negato di possedere il giornale di Terminus aveva
forse detto la verit formalmente, ma niente di pi. Hardin era stato
il sostenitore principale della costituzione su Terminus di un
municipio autonomo, e ne era stato il primo sindaco. Perci non c'era
da stupirsi se, pur non possedendo nemmeno un'azione del giornale, ne
controllava per indirettamente almeno il sessanta per cento.
Di conseguenza, quando Hardin cominci a suggerire a Pirenne che gli
fosse permesso di partecipare al Consiglio dei Fiduciari non fu solo
per una coincidenza che il quotidiano cominci una campagna per
sostenere questa tesi. Per la prima volta da quando la Fondazione era
stata creata, l'intera popolazione si riun in assemblea per chiedere
che la citt fosse rappresentata nel governo nazionale.
Sebbene di malavoglia, Pirenne fu costretto a cedere.
Hardin, che sedeva in fondo alla lunga tavola, si chiedeva per quale
ragione gli scienziati fossero pessimi amministratori. Forse dipendeva
dal fatto che erano troppo abituati alle inflessibili leggi che
regolano i fenomeni fisici e del tutto ignari della tendenza al
compromesso che contraddistingue molti uomini.
Tomaz Sutt e Jord Fara erano alla sua sinistra, Lundin Crast e Yate
Fulman alla sua destra; Pirenne, al centro, presiedeva l'assemblea.
Hardin quasi si appisol durante le formalit iniziali, e cominci a
prestare attenzione solo quando Pirenne, dopo aver bevuto una sorsata
dal bicchiere d'acqua che stava davanti a lui, si schiar la voce per
parlare.
- Sono molto lieto di informare il Consiglio che, dopo la nostra
ultima riunione, ho ricevuto notizia che lord Dorwin, Cancelliere
dell'Imperatore, giunger a Terminus tra due settimane. Possiamo
essere certi quindi che i nostri problemi di vicinato con Anacreon
saranno risolti in modo per noi soddisfacente non appena l'Imperatore
verr a conoscenza degli ultimi avvenimenti. - Sorrise, e rivolgendosi
ad Hardin aggiunse: - Informazioni in questo senso sono gi state
comunicate al vostro giornale.
Hardin trattenne un lieve sorriso. Era evidente che il desiderio di
sorprenderlo con questa dichiarazione era stata una delle ragioni che
avevano convinto Pirenne a farlo ammettere al sancta sanctorum .
Hardin replic con distacco: - Lasciando da parte espressioni troppo
imprecise, che cosa vi aspettate che faccia lord Dorwin?
Rispose Tomaz Sutt. Aveva la brutta abitudine di rivolgersi
all'interlocutore in terza persona quando doveva esprimere un'opinione
importante.
- Mi pare evidente - osserv - che il sindaco Hardin un cinico di
professione. Egli non pu non ammettere che I'Imperatore impedir a
chiunque di infrangere i suoi poteri sovrani.
- Che cosa potrebbe fare, l'Imperatore, nel caso che questo accadesse?
- domand Hardin.
I convenuti lo guardarono seccati. Pirenne comment: - State dicendo
una sciocchezza. A parte il fatto che le vostre parole sono
praticamente sovversive.
- E' questa la vostra risposta conclusiva?
- S! Se non avete altro da dire...
- Non saltiamo alle conclusioni. Vorrei farvi ancora una domanda.
Oltre a questa azione diplomatica, che pu avere qualche effetto e pu
non averne alcuno, si fatto qualche passo concreto per parare
l'incombente minaccia di Anacreon?
Yate Fulman si pass una mano sui baffi imponenti. - Voi considerate
Anacreon una minaccia?
- E voi no?
- Relativa - rispose Fulman, con indulgenza. - L'Imperatore...
- Per Giove! - Hardin cominciava a perdere la pazienza. - Qui non si
fa che parlare di di Impero o Imperatore come se si trattasse di
parole magiche. L'Imperatore si trova a cinquantamila parsec di
distanza, e dubito che si interessi minimamente di noi. E anche se gli
stesse a cuore la nostra sorte, che cosa potrebbe fare? Quanto era
rimasto della flotta imperiale in queste regioni ora nelle mani dei
quattro regni, e anche Anacreon se n' presa una parte. Ascoltatemi,
noi dobbiamo combattere con i cannoni, non con belle parole. Rendetevi
conto che se abbiamo avuto due mesi di tregua, stato perch abbiamo
lasciato credere ad Anacreon di essere in possesso di armi nucleari.
Bene, noi tutti sappiamo che si tratta di una bugia bella e buona. Noi
abbiamo energia atomica solo per usi industriali, e assai poca anche
di quella. Prima o poi lo scopriranno, e se pensate che saranno
contenti d'essere stati giocati a questo modo, be', vi sbagliate.
- Mio caro signore...
- Un momento! Non ho ancora finito. - Hardin si stava riscaldando, e
ne provava un segreto piacere.
- E' una gran bella cosa difendersi dietro ai cancellieri, ma sarebbe
molto meglio se tirassimo fuori alcuni di quei cannoni adatti a
lanciare bombe atomiche. Abbiamo gi perso due mesi, signori. Che cosa
proponete?
Lundin Crast prese la parola; era talmente agitato che gli vibravano
le narici. - Se voi state cercando di proporre la militarizzazione
della Fondazione, non voglio sentire altro. Questo segnerebbe il
nostro definitivo ingresso nel campo della politica. Noi, signor
sindaco, siamo una fondazione scientifica e niente pi.
Sutt aggiunse: - Il signor Hardin non si rende conto che la
costituzione di un esercito sottrarrebbe uomini, uomini di valore,
alla Enciclopedia. Non possiamo farlo, qualunque cosa accada.
- Giustissimo - approv Pirenne - l'Enciclopedia prima di tutto,
sempre.
Hardin scroll la testa, sconsolato. Il Consiglio sembrava affetto dal
complesso dell'Enciclopedia.
- Non vi mai venuto in mente - disse con voce tagliente - che
Terminus possa avere altri interessi al di fuori dell'Enciclopedia?
- Non ammissibile, Hardin, che la Fondazione possa avere altri
interessi - ribatt Pirenne.
- Io non ho parlato della Fondazione. Io ho detto: Terminus. Temo che
voi non comprendiate perfettamente la situazione. Su Terminus vivono
pi di un milione di persone, e solo centocinquantamila lavorano per
l'Enciclopedia. Per gli altri, questa la casa. Siamo nati qui e
qui viviamo. A confronto delle nostre fattorie, delle nostre
abitazioni, delle nostre officine, I'Enciclopedia significa ben poco.
Noi vogliamo che le nostre cose siano protette...
- L'Enciclopedia prima di tutto! - grid Crast. - Abbiamo una missione
da compiere.
- Al diavolo la missione - ribatt Hardin. - Questa affermazione
poteva essere vera cinquant'anni fa. Ma la nostra una nuova
generazione.
- Che cosa c'entra la nuova generazione? - riprese Pirenne. - Noi
siamo scienziati.
Hardin prese la palla al balzo. - Ma lo siete veramente? A me sembra
che la vostra sia un'allucinazione. Tutti voi qui intorno a me, siete
la personificazione esatta di tutti gli errori che affliggono la
Galassia da migliaia d'anni. Che genere di scienza mai la vostra?
Rimanere isolati per centinaia di anni a classificare il lavoro degli
scienziati dell'ultimo millennio? Non avete mai pensato di lavorare
per il futuro, di estendere le conoscenze umane, di cercare di
migliorarle? No! A voi basta stagnare. Tutta la Galassia vegeta, da
chiss quanti anni. Ecco perch la Periferia si rivolta; ecco perch
le comunicazioni si interrompono, le guerriglie diventano esterne,
tutto l'universo a poco a poco sta dimenticando l'energia atomica e
precipita indietro, alla tecnica barbarica dell'energia chimica. Se
volete sapere la mia opinione - concluse gridando - la Galassia sta
andando in rovina!
Smise di parlare e si abbandon contro lo schienale per riprendere
fiato, senza nemmeno curarsi dei due o tre che tentavano di
rispondergli contemporaneamente.
Crast prese infine la parola. - Non so dove vogliate arrivare con le
vostre orazioni isteriche, signor sindaco. E' certo che il vostro
apporto alla discussione non costruttivo. Propongo, signor
presidente, che le sindaco vengano cancellate dal verbale e che la
parole del sindaco vengano cancellate dal verbale e che la discussione
riprenda dov' stata interrotta.
Jord Fara si alz in piedi per la prima volta da quando la riunione
era cominciata. Non aveva aperto bocca nemmeno quando la discussione
si era fatta pi accalorata. Ma ora la sua voce, poderosa come la
figura, Fara pesava 150 chili, risuon con tonalit da basso.
- Non abbiamo forse dimenticato qualche cosa, signori?
- Che cosa? - domand Pirenne, irritato.
- Fra un mese celebreremo il nostro cinquantesimo anniversario.
- E allora?
- In quella occasione - continu imperterrito Fara - sar aperta la
Volta di Hari Seldon. Non vi siete mai domandati che cosa pu
contenere la Volta?
- Non so. Probabilmente cose di ordinaria amministrazione. Forse
discorsi di congratulazione. Non credo che si debba dare un
particolare significato all'apertura della Volta; anche se il nostro
giornale - e Pirenne volse gli occhi verso Hardin - ha cercato di
presentarla come un avvenimento straordinario. Io ho creduto bene di
far cessare questa campagna.
- Ma forse vi sbagliate - disse Fara. - Non vi colpisce - e si tocc
il naso con la punta dell'indice - il fatto che la Volta venga aperta
in un momento cos delicato?
- Un momento molto inopportuno, vorrete dire - corresse Fulman. -
Abbiamo problemi ben pi seri di cui occuparci.
- Pi importanti del messaggio di Hari Seldon? Non credo. - Fara
parlava con un tono di voce sempre pi grave, e Hardin lo osservava
pensoso. Dove voleva arrivare?
- In realt - riprese Fara - voi tutti sembrate dimenticare che Seldon
stato il pi grande psicostoriografo di tutti i tempi e che ha
creato la Fondazione. Si deve immaginare quindi che abbia fatto uso
della sua scienza per determinare il probabile corso della storia
dell'immediato futuro. Se cos stato, come verosimile, avr
certamente cercato un mezzo per avvertirci del pericolo, e forse per
indicarcene la soluzione. L'Enciclopedia era molta cara al suo cuore,
questo lo sapete.
Un'atmosfera di dubbio sembr pervadere l'assemblea. Pirenne borbott:
- Ecco, ora non saprei proprio. La psicostoriografia certo una
grande scienza, ma non credo che al momento esistano psicostoriografi
tra noi. Mi sembra che attualmente ci troviamo in una posizione poco
sicura.
Fara si rivolse a Hardin: - Non avete per caso studiato
psicostoriografia sotto Alurin?
Hardin, immerso nei suoi pensieri, rispose: - S, non ho mai terminato
i miei studi, per. Mi sono stancato della teoria. Volevo laurearmi in
psicostoriografia applicata, ma qui non ne avevamo la possibilit.
Perci ho scelto la materia pi simile: la politica. E' praticamente
la stessa cosa.
- Bene, e che cosa pensate della Volta?
Hardin rispose con precauzione: - Non so.
Non parl pi per il resto della riunione, sebbene avessero ripreso a
discutere della venuta del Cancelliere imperiale. Ormai, non li
ascoltava pi. Lo avevano fatto deviare su un altro ordine di
pensieri, e alcuni elementi del mosaico stavano andando a posto, a
poco a poco.
La psicostoriografia era la chiave del problema. Ne era sicuro.
Ora Hardin tentava disperatamente di richiamare alla memoria la teoria
che aveva studiato. Trov in quelle poche nozioni il punto di
partenza.
Un grande psicostoriografo come Seldon poteva analizzare con
sufficiente esattezza le reazioni emotive dell'uomo e poteva prevedere
approssimativamente la evoluzione storica del futuro.
E ci significava...


11.

Lord Dorwin portava i capelli lunghi ondulati artificialmente, e folte
basette bionde e morbide, che si aggiustava continuamente con la mano.
I suoi discorsi erano un ricamo di precisione, ma non riusciva a
pronunciare la "r". Inoltre fiutava continuamente tabacco.
Hardin ora non aveva tempo di scoprire le ragioni dell'antipatia
ispiratagli dal nobile cancelliere. Lo irritavano anche il gesto della
mano con il quale lord Dorwin accompagnava ogni frase, e la studiata
espressione di condiscendenza che assumeva ascoltando l'interlocutore.
Il problema che pi interessava Hardin in quel momento era di riuscire
a rintracciare lord Dorwin. Era sparito con Pirenne da pi di
mezz'ora. Gli era passato davanti ed era scomparso.
Pirenne era stato visto nell'ala dell'edificio dove Hardin si trovava
ora. Prov ad aprire tutte le porte. A met del corridoio entr in una
sala semibuia. Il profilo della capigliatura di lord Dorwin si
delineava inconfondibile contro lo schermo illuminato.
Lord Dorwin alz lo sguardo e disse: - Oh, Havdin. Senza dubbio ci
stavate cevcando. Vevo? - Teneva in mano una tabacchiera intarsiata, e
Hardin not che era di dubbio gusto. Lord Dorwin affond due dita
nella scatola, aspir con energia la presa e sorrise graziosamente.
Pirenne corrug la fronte e Hardin lo guard con ostentata
indifferenza.
Il breve silenzio che segu fu rotto dallo scatto che la tabacchiera
fece nel chiudersi. Lord Dorwin la ripose in tasca e disse: - E'
vevamente un'opeva gvandiosa, questa vostva Enciclopedia, Havdin.
Cevtamente un lavovo che pu esseve annovevato tva le pi gvandi
conquiste di tutti i tempi.
- Molti di noi lo pensano, milord. Tuttavia un'opera non ancora
completa.
- Da quel poco che ho visto e dall'efficienza della vostva Fondazione,
sono convinto che viuscivete a vaggiungeve il vostvo scopo. - E annu
in direzione di Pirenne che rispose con un leggero inchino.
Atmosfera idilliaca, pens Hardin. - Non alludevo all'eccesso di
efficienza dimostrato da Anacreon: anche se diretta a uno scopo pi
distruttivo.
- Ah, s, Anacveon. - Fece con la mano un gesto di sufficienza. -
Vengo appena ova da quel pianeta. Sono vevamente dei bavbavi. - E'
inconcepibile che essevi umani possano viveve nella pevifevia. Mancano
assolutamente le basi cultuvali: non esiste nessuna comodit, quasi
impossibile soddisfave le necessit pi elementavi. Vivono in uno
stato tale...
Hardin lo interruppe secco: - Sfortunatamente, gl Anacreoniani
possiedono tutto il necessario equipaggiamento per fare la guerra e
tutte le pi elementari attrezzature per distruggere.
- E' vevo, molto giusto. - Lord Dorwin sembrava seccato, forse
perch era stato interrotto a met della frase. Ma non siamo qui pev
discuteve d'affavi, adesso. Voglio occuparmi d'altvo al momento.
Dottov Pivenne, volete mosvavmi il secondo volume? Vi pvego.
Le luci si spensero e per un'altra mezz'ora Hardin avrebbe benissimo
potuto trovarsi su Anacreon tanta era l'attenzione che quei due gli
prestavano. Il libro che si proiettava sullo schermo non lo
interessava affatto e non fece alcuno sforzo per seguirne l'argomento;
ma lord Dorwin sembrava a volte estremamente colpito. Hardin not che
durante quei momenti d'eccitazione il cancelliere pronunciava la "r"
come chiunque altro.
Quando ritornarono le luci, lord Dorwin disse: - Mevaviglioso.
Vevamente mevaviglioso. Voi dottov Havdin, non avete pev caso studiato
avcheologia?
- Come? - Hardin si scosse, improvvisamente interrotto nelle sue
riflessioni. - No, milord, non posso dire di avere interesse in quel
campo. La mia vocazione mi spingeva verso la psicostoriografia, ma
sono finito nella politica.
- Ah! Sono cevtamente studi intevessanti. Pev quanto mi viguavda -
annus un'altra presa di tabacco di proporzioni notevoli - mi sono
dedicato moltissimo all'avcheologia.
- Comprendo.
- Sua Signoria - interruppe Pirenne - un esperto in questo campo.
- S, in un cevto senso, cvedo pvopvio di s - disse Sua Signoria,
compiaciuto. - Ho lavovato molto a questa matevia. Ho molto letto.
Sopvattutto autovi come Jawdum, Obijasi, Kvonwill. Cevtamente anche
voi ne avete sentito pavlave.
- S, conosco i nomi - rispose Hardin - ma non ho mai letto nulla.
- Pvovateci un giovno, mio cavo amico. Ne vicavevete gvande
soddisfazione. Devo dive che valeva pvopvio la pena di fave questo
viaggio pev tvovave, qui nella pevifevia, una copia di Lameth. Ci
cvedeveste? Nella mia libvevia mi manca pvopvio quel volume. Mi
vaccomando, dottov Pivenne, non dimenticate di favmene aveve una copia
pvima che pavta.
- Sar mio dovere.
- Dovete sapeve che Lameth - continu il cancelliere - pvesenta una
teovia nuova e intevessante sul Pvoblema delle Ovigini.
- Quale problema? - domand Hardin.
- Il Pvoblema delle Ovigini. Cio la vicevca del luogo d'ovigine
della specie umana. Cevtamente sapete che si vitiene genevalmente che
in ovigine la vazza umana occupasse soltanto un sistema planetavio.
- S, questo lo so.
- Natuvalmente nessuno sa con esattezza quale fosse il sistema
planetavio: tutto si pevduto nei millenni. Esistono pev divevse
teovie. Alcuni dicono Sivio. Altvi insistono su Alfa Centauvi, o sul
Sole, o su Cigni: tutti pev, come vedete, nel settore di Sivio.
- E qual la teoria di Lameth?
- Segue una tvaccia completamente diffevente. Egli cevca di dimostvave
che i vesti avcheologici del tevzo pianeta di Avtuvo pvovano che
l'umanit esisteva laggi ancora pvima che si conoscesse la tecnica
dei viaggi spaziali.
- E ci signicherebbe che si tratta del pianeta culla della razza
umana?
- Fovse. Devo leggevlo pi accuvatamente e pensavne le pvove pvima di
giudicave. Bisogna sopvattutto vedeve se le sue ossevvazioni sono
attendibili.
Hardin rimase un momento in silenzio. Poi chiese: - Quando stato
scritto questo libro?
- Divei civca ottocento anni fa. Natuvalmente s' basato molto sugli
scvitti di Gleen.
- E allora perch fidarsi di lui? Perch non andare su Arturo a
studiare direttamente i resti archeologici?
Lord Dorwin lev le sopracciglia e aspir una nuova presa di tabacco.
- A che scopo, mio cavo amico?
- Per raccogliere dati direttamente, milord.
- Non ne vedo la necessit. Mi sembva un vagabondaggio inutile e non
cevto il modo migliove pev otteneve dei visultati. Vedete, io ho
sott'occhio il lavoro di tutti i pi gvandi maestvi: tutti i pi
gvandi avcheologi del passato. Li vaffronto l'uno con l'altvo,
studiandone le divevse teovie, analizzandone le contvaddizioni,
decidendo quale secondo me sia pi nel giusto, e viesco a giungeve a
una conclusione. Questo un metodo scientifico. Se non altvo pi
efficiente, secondo il mio punto di vista. Savebbe una cosa pviva di
significato andave su Avtuvo, o sul Sole, e compieve vicevche che i
vecchi maestvi hanno gi fatto e cevtamente pi accuvatamente di
quanto non potvei fave io.
- Comprendo - mormor educatamente Hardin.
Proprio un bel metodo scientifico! Era facile capire perch la
Galassia stava andando in rovina.
- Venite, milord - disse Pirenne - penso che sia ora di ritornare.
- Oh s. Avete vagione!
Mentre lasciavamo la stanza, Hardin disse improvvisamente: - Milord,
posso farvi una domanda?
Lord Dorwin sorrise condiscendente, e fece un grazioso gesto con la
mano per invitarlo a parlare. - Cevtamente, mio cavo amico. Se vi
utile la mia miseva conoscenza di...
- Non ha niente a che vedere con l'archeologia, milord.
- No?
- No. Si tratta di questo: l'anno scorso abbiamo saputo
dell'esplosione della centrale nucleare del quarto pianeta di Gamma
Andromeda. Abbiamo ricevuto la notizia senza particolari. Siete in
grado di fornirmi ragguagli pi precisi?
Pirenne storse la bocca. - Non riesco a capire perch vogliate
annoiare Sua Eccellenza con domande cos poco importanti.
- Niente affatto, dottov Pivenne - intervenne il cancelliere. - E' una
domanda compvensibilissima. Non c' pev molto da dive su questo
avvenimento. La centvale esplosa, ed stato un gvosso disastvo.
Penso che sia costata la vita ad alcuni milioni di pevsone, e che met
del pianeta sia stato vidotto in vovine. Il govevno sta pvendendo sevi
pvovvedimenti pev vestvingeve l'uso indiscviminato dell'enevgia
atomica: le disposizioni tuttavia non sono ancova state vese
pubbliche.
- Capisco - disse Hardin. - Ma che cosa non ha funzionato nella
centrale atomica?
- Non si sa con pvecisione - replic lord Dorwin con indifferenza. -
L'impianto si eva guastato alcuni anni prima e il lavovo di
vipavazione stato fatto in modo molto tvascuvato. E' cos difficile
al giovno d'oggi tvovave uomini che compvendano vevamente la stvuttuva
di una centvale nucleave. - E scuotendo la testa con rammarico aspir
un pizzico di tabacco.
- Vi rendete conto - disse Hardin - che i regni indipendenti della
Periferia hanno dimenticato l'uso dell'energia atomica?
- Davvevo? Non ne sono sovpveso. Sono pianeti bavbari. Ma mio cavo
amico, voi non potete chiamavli indipendenti. Non lo sono. Il tvattato
che ho concluso con lovo ne la pvova. Viconoscono la sovvanit
dell'Impevatove. E' evidente: se non fosse cos non avvei potuto
concludeve il tvattato.
- Ne sono sicuro. Certo per che hanno una grande libert di azione.
- S, lo penso anch'io. Molto considevevole. Ma il fatto ha poca
impovtanza. Cvedo sia meglio cos, pev l'Impevo: con la Pevifevia che
si basa sulle pvopvie visovse. Non ci sono di molta utilit. Sono
pianeti tevvibilmente bavbavi. Vevamente poco civili.
- Ma un tempo lo erano. Anacreon era una delle pi ricche provincie
esterne. Se non sbaglio era per lo meno all'altezza della stessa Vega.
- Oh, s, Havdin, ma questo eva vevo centinaia di anni fa. Non se ne
pu cevto tvavve una conclusione. Le cose evano molto divevse nei bei
tempi antichi. Non ci sono pi gli uomini di una volta. Ma, Havdin,
voi siete un giovanotto testavdo. Vi ho gi detto che non desidevavo
pavlave d'affavi oggi. Il dottor Pivenne, mi aveva avvevtito. Mi aveva
detto che voi avveste cevcato in ogni modo di povtavmi sull'avgomento.
Ma io sono tvoppo vecchio pev lasciavmi tvascinave. Ne pavlevemo
domani.
E questo fu tutto.




12.

Questa era la seconda riunione del Consiglio a cui Hardin partecipava,
se si escludono i discorsi non ufficiali che i membri del Consiglio
avevano tenuto con lord Dorwin ora partito. Eppure il sindaco aveva la
netta sensazione che perlomeno un'altra riunione c'era stata se non
due o tre. Ma non aveva mai ricevuto l'invito a parteciparvi. Non lo
avrebbero chiamato nemmeno per quest'ultima riunione, ne era convinto,
se non fosse stato per l'ultimatum.
Questo documento aveva tutta l'aria di un ultimatum, anche se una
lettura superficiale del foglio visigrafato poteva far credere che si
trattasse d'un cortese scambio di note tra due potenze. Hardin lo
stava osservando nervosamente. Iniziava con una formula molto pomposa
di saluto (Sua Altezza, il re di Anacreon, all'amico e fratello,
dottor Pirenne, Presidente del Consiglio dei Fiduciari della
Fondazione Enciclopedica Numero Uno) e finiva, in un modo ancor pi
involuto, con un gigantesco sigillo multicolore formato da complicati
simboli.
Comunque era pur sempre un ultimatum.
Hardin disse: - Si dimostrato che avevamo poco tempo: solo tre mesi.
Pochi, ma li abbiamo sprecati inutilmente. Questo documento ci d una
settimana di tempo. Che cosa vogliamo fare?
Pirenne sembrava preoccupato. - Deve esserci un errore. Non
assolutamente possibile che vogliano spingere gli eventi a questi
estremi a dispetto delle assicurazioni che lord Dorwin ci ha dato
circa l'atteggiamento dell'Imperatore e dell'Impero nei nostri
confronti.
Hardin lev gli occhi, eccitato. - Avete informato il re di Anacreon
di questa benevola attitudine dell'Imperatore?
- Certamente, dopo aver messo la proposta ai voti e aver ricevuto il
consenso unanime del Consiglio.
- E quando avvenuta questa votazione?
Pirenne riprese tutta la sua dignit. - Non credo sia mio dovere
rispondervi, sindaco Hardin.
- D'accordo. Non molto importante, d'altra parte. Ma sono del parere
che la vostra nota diplomatica circa il valido contributo dato alla
situazione da lord Dorwin - e fece un sorriso amaro - sia stata la
causa diretta di questo documento amichevole. Avrebbero aspettato pi
a lungo, altrimenti. Sono per convinto che un ritardo non avrebbe
affatto giovato a Terminus, visto l'atteggiamento del Consiglio.
- Ci volete spiegare, signor sindaco, come siete giunto a questa
conclusione? - domand Yate Fulman.
- E' molto semplice. Basta servirsi di uno strumento oggi molto
trascurato: il buon senso. Vedete, esiste una branca del sapere umano,
conosciuta sotto il nome di logica simbolica, che pu venire usata per
eliminare tutte le parole inutili che rendono oscuro il linguaggio
umano.
- Spiegatevi meglio - disse Fulman.
- Ve ne dar un esempio. Tra le altre cose ho applicato la logica
simbolica a questo documento. Personalmente non ne avevo bisogno
poich ne sapevo gi il significato, ma ho pensato che mi sarei potuto
spiegare meglio, visto che sto parlando a cinque scienziati,
servendomi di formule anzich di parole. - Hardin lev da una cartella
alcuni fogli e li sparse sul tavolo. - A proposito - disse - queste
note non sono state scritte da me. Come potete vedere, i fogli sono
firmati da Muller Holk dell'Istituto di Logica.
Pirenne si sporse in avanti per osservare meglio. Hardin continu: -
Il messaggio di Anacreon era molto semplice da analizzare, visto che
chi l'ha scritto un uomo d'azione e non un diplomatico. Tutte le sue
affermazioni giungono ad una conclusione molto semplice che in simboli
pu essere spiegata cos come vedete e che, tradotta in parole povere,
dice pressappoco: Se non ci date con le buone le cose che vogliamo
entro una settimana, verremo a prendercele con le cattive.
Ci furono alcuni minuti di silenzio, durante i quali i cinque membri
del Consiglio si piegarono ad analizzare i simboli scritti sui fogli.
Intanto Pirenne si sedette al suo posto raschiandosi la gola con
imbarazzo.
- Non credo - disse Hardin - che ci sia possibilit d'errore in questo
caso. Vero, dottor Pirenne?
- Pare di no.
- Bene - continu Hardin e mostr altri fogli. - Davanti a voi ora
avete una copia del trattato concluso tra Anacreon e l'Imperatore,
trattato che, incidentalmente, porta la firma, come rappresentante
dell'Imperatore, di questo stesso lord Dorwin che fu nostro ospite
l'altra settimana, e la relativa analisi simbolica.
Il trattato constava di cinque pagine fitte di scrittura mentre
l'analisi si riduceva a non pi di mezzo foglio.
- Come potete vedere, signori, circa il novanta per cento del testo
stato scartato dall'analisi come privo di significato, e le
conclusioni ricavate possono essere riassunte nei seguenti due punti,
veramente interessanti. Obbligazioni di Anacreon verso l'Impero:
nessuna. Influenza dell'Impero su Anacreon: nessuna.
Di nuovo i cinque consiglieri seguirono ansiosamente le dimostrazioni,
controllando accuratamente i fogli. Quando ebbero finito, Pirenne
disse, preoccupato: - I calcoli mi sembrano esatti.
- Voi ammettete quindi che il trattato non altro che una
dichiarazione d'indipendenza totale da parte di Anacreon e un
riconoscimento del suo status da parte dell'Impero?
- Sembra che sia cos.
- E voi non credete forse che Anacreon se ne renda anch'esso
perfettamente conto e sia desideroso di affermare la propria
indipendenza, tanto da risentirsi per ogni azione che possa venire
interpretata come minaccia di interferenza da parte dell'Impero?
Specialmente quando sia evidente che l'Impero non affatto in grado
di sostenere una tale minaccia?
- Ma allora - s'intromise Sutt - il sindaco Hardin non tiene conto
delle assicurazioni di appoggio da parte dell'Impero che ci ha dato
lord Dorwin. Sembravano... - esit - sembravano soddisfacenti.
Hardin s'appoggi allo schienale della poltrona. - Questa la parte
pi interessante di tutta la nostra storia. La prima volta che ho
incontrato lord Dorwin l'ho considerato un perfetto somaro. Mi sono
dovuto poi convincere che invece il diplomatico pi preparato
dell'Impero e un uomo intelligentissimo. Mi sono preso la libert di
registrare tutte le sue affermazioni.
Ci fu un mormorio di indignazione, e Pirenne apr la bocca,
scandalizzato.
- Perch vi sorprendete? - domand Hardin - Mi rendo conto d'avere
commesso un'azione contraria alle regole dell'ospitalit, una cosa che
nessun gentiluomo farebbe mai. Devo anche riconoscere che se milord se
ne fosse accorto, le conseguenze sarebbero state spiacevoli. Ma non se
n' accorto, e io ho la registrazione. Questo tutto. L'ho fatta
trascrivere e l'ho spedita a Holk perch la analizzasse.
Lundin Crast disse: - E dov' il risultato dell'analisi?
- Qui veniamo al punto pi interessante - replic Hardin.-
Quest'ultima analisi stata la pi difficile delle tre. Quando Holk,
dopo due giorni di duro lavoro riusc ad eliminare ogni affermazione
priva di significato, le parole incomprensibili, gli aggettivi
inutili, in breve tutto ci che era irrilevante, scopr che non era
rimasto niente. Aveva cancellato tutto. Signori, in cinque giorni di
discussioni, lord Dorwin non ha detto assolutamente nulla, ed
riuscito a fare in modo che voi non ve ne accorgeste. Ecco tutte le
assicurazioni che vi ha dato il vostro prezioso Impero.
Se Hardin avesse piazzato una bomba sotto la tavola avrebbe creato
meno confusione di quanta ne segu a questa sua ultima frase. Aspett
con pazienza che il mormorio indignato si placasse.
- E perci - concluse - quando avete spedito la minaccia, perch di
questo si trattava, di un'eventuale azione dell'Impero nei riguardi di
Anacreon, voi non avete fatto altro che irritare un monarca che sapeva
bene come comportarsi. Il suo orgoglio esigeva un'azione immediata; e
ha inviato l'ultimatum. Questo mi riporta alla domanda iniziale.
Abbiamo una settimana di tempo: che cosa vogliamo fare?
- Mi sembra - disse Sutt - che non abbiamo alternative; dobbiamo
permettere ad Anacreon di stabilire basi militari su Terminus.
- In questo sono d'accordo - rispose Hardin - ma che cosa faremo per
cacciarli via alla prima occasione?
I baffi di Yate Fulman sembrarono attorcigliarsi. - Pare che voi
abbiate gi deciso che si debba per forza usare violenza contro di
loro.
- La violenza - ritorse Hardin - l'ultimo rifugio degli incapaci. Ma
non intendo certamente dar loro il benvenuto con la banda e stendere
ai loro piedi i pi bei tappeti.
- Non mi piace il modo in cui vi esprimete - insistette Fulman. - E'
pericoloso, ancora pi pericoloso in quanto abbiamo notato ultimamente
che una buona met della popolazione sembra ascoltare ciecamente ogni
vostro suggerimento. E penso che sia conveniente avvertirvi, sindaco
Hardin, che il Consiglio non completamente all'oscuro delle vostre
attivit pi recenti. - Fece una pausa e tutti gli altri annuirono.
Hardin si strinse nelle spalle. Fulman continu: - Se avete
l'intenzione di aizzare la citt alla violenza, noi non permetteremo
questo suicidio. Tutta la nostra politica non ha che uno scopo:
completare l'Enciclopedia. Qualunque cosa si decida di fare o di non
fare, sar decisa in base alla salvezza e alla conservazione
dell'Enciclopedia.
- Allora - disse Hardin - siete dell'opinione che si debba continuare
la nostra intesa politica del non far niente.
Pirenne disse amaramente: - Siete riuscito a dimostrarci che l'Impero
non ci pu aiutare; anche se non capisco come e perch questo sia
possibile. Se necessario il compromesso...
Hardin aveva la sensazione di vivere in un incubo, dove nonostante si
corra a tutta velocit non si arriva mai in nessun posto. - Non esiste
compromesso! - esclam. - Non vi rendete conto che la storia delle
basi militari non altro che una scusa? Haut Rodric ci ha detto
chiaramente quali erano le intenzioni di Anacreon: annessione,
imposizione di un sistema feudale uguale al loro e creazione di
un'economia aristocratico-contadina. Ci che rimane del nostro bluff
sulla forza atomica li trattiene dal muoversi senza precauzione, ma
ci non significa che non stiano muovendosi.
S'era alzato indignato e gli altri s'erano alzati con lui a eccezione
di Jord Fara.
Fu questi a parlare per primo. - Sedetevi per favore. Basta con gli
eccessi, sindaco Hardin, non c' bisogno che vi infuriate: nessuno di
noi ha commesso un tradimento.
- Dovrete darmene la prova!
Fara sorrise gentilmente. - Sapete benissimo che non state parlando
sul serio. Lasciatemi proseguire. - I suoi piccoli occhi furbi erano
quasi chiusi, e il sudore gli luccicava sul mento grasso e liscio. -
Non c' ragione di nascondere che il Consiglio ormai giunto alla
conclusione che la vera soluzione del problema di Anacreon stia in ci
che ci verr rivelato fra sei giorni all'apertura della Volta.
- Questo tutto il vostro contributo?
- S.
- Non dobbiamo assolutamente far niente? Solo aspettare con serenit e
sperare che il deus ex machina salti fuori dalla Volta? E' cos,
forse?
- A parte la coloratura emotiva delle vostre espressioni, il concetto
esatto.
- Ma questo assenteismo! Veramente, dottor Fara, siete i geni della
follia. Una mente meno profonda della vostra non giungerebbe a tale
aberrazione.
Fara sorrise con indulgenza. - La vostra dialettica, dottor Hardin,
piacevole, ma fuori luogo. Ricorderete senz'altro le mie parole di tre
settimane fa sull'importanza della Volta.
- Si, le ricordo. E devo dire che si trattava di un'idea stupida anche
da un punto di vista puramente logico-deduttivo. Avete detto,
interrompetemi se sbaglio, che Hari Seldon era il pi grande
psicostoriografo della Galassia; di conseguenza, egli ha potuto
prevedere la situazione difficile in cui ci troviamo ora, e ha
predisposto provvidamente l'apertura della Volta allo scopo di
indicarci la via d'uscita.
- S, avete afferrato il concetto essenziale.
- Ebbene, sappiate che ho passato queste ultime settimane a studiare
l'argomento.
- Ne sono lusingato. E quali sono le vostre conclusioni?
- I risultati hanno confermato che, anche in questo caso, basta un po'
di buon senso.
- Sarebbe a dire?
- Per esempio, se Seldon riuscito a prevedere il problema di
Anacreon, perch non ci ha trasferiti su un altro pianeta,
possibilmente pi vicino al centro della Galassia? Tutti lo sanno
perfettamente: fu lui a manovrare in modo che il Consiglio di Trantor
ordinasse che la Fondazione sorgesse su Terminus. Ma perch avrebbe
dovuto comportarsi cos? Perch trasferirci quaggi se poteva
prevedere fin da allora l'interruzione delle comunicazioni galattiche,
il nostro conseguente isolamento, la minaccia dei nostri vicini e la
nostra impossibilit di difenderci, data la mancanza di metalli su
Terminus? Soprattutto questo! E se poteva prevedere ogni cosa, perch
non ha avvertito i primi fondatori di prepararsi al peggio, invece di
aspettare che avessimo gi un piede nell'abisso? E non dimenticatevi,
che se lui poteva prevedere il problema allora, noi l'abbiamo di
fronte ai nostri occhi adesso. D'altra parte, Seldon non era un mago.
Non esistono trucchi per uscire da un dilemma che lui poteva vedere e
noi no.
- Ma, Hardin - gli ricord Fara - noi non possiamo fare niente!
- Voi non avete provato. Nemmeno una volta. Prima vi siete addirittura
rifiutati di credere che esistesse una minaccia! Poi vi siete fidati
ciecamente dell'Imperatore! Ora scaricate la responsabilit su Hari
Seldon. Vi siete sempre affidati a una autorit o al passato: non
avete mai contato su voi stessi. - Stringeva le mani a pugno, con
forza. - E' un atteggiamento malato, un riflesso condizionato che
blocca ogni vostro pensiero indipendente ogni qualvolta ci si debba
opporre all'autorit. Non vi verr mai il dubbio che l'Imperatore non
sia pi potente di voi, n Hari Seldon pi saggio. Questo
comportamento sbagliato, non ve ne accorgete? - Nessuno si prese la
briga di rispondergli. Hardin continu: - Ma non si tratta di voi
solamente. La Galassia intera si comporta nello stesso modo. Pirenne
ha potuto udire la teoria di lord Dorwin sulla ricerca scientifica.
Lord Dorwin pensa che il modo migliore per diventare un buon
archeologo sia quello di leggere tutti i libri pubblicati
sull'argomento; libri scritti da uomini morti da centinaia di anni.
Pensa che per risolvere le controversie archeologiche basti
contrapporre le diverse autorit in materia. Pirenne lo ha sentito e
non ha sollevato obiezioni. Non vedete l'errore che c' in tutto
questo?
Nessuno si cur di rispondere.
Continu: - Noi sediamo qui, considerando l'Enciclopedia il non plus
ultra. Pensiamo che il massimo scopo della scienza sia la
classificazione delle scoperte passate. E' importante, lo riconosco,
ma non si pu andare pi in l? Noi stiamo retrocedendo e
dimenticando, non ve ne accorgete? Nella Periferia hanno scordato
l'uso dell'energia atomica. In Gamma Andromeda una centrale esplosa
a causa delle riparazioni eseguite male, e il Cancelliere dell'Impero
si lamenta perch i tecnici capaci sono sempre pi scarsi. Quale
soluzione stata proposta? Addestrare nuovi tecnici? No! Mai pi! Si
limita il consumo dell'energia atomica. E' un problema che s'estende a
tutta la Galassia. E' l'adorazione del passato. E' il deterioramento,
la stasi!
Li guard in faccia uno dopo l'altro ed essi sostennero il suo
sguardo.
Fara fu il primo a riprendersi. - La filosofia mistica non ci sar di
molto aiuto. Cerchiamo di essere pi concreti. Volete negare forse che
Hari Seldon abbia potuto prevedere gli sviluppi futuri della storia
servendosi della tecnica psicostoriografica?
- No, no di certo - grid Hardin. - Ma non possiamo affidarci a lui
per trovare ogni soluzione. Nel migliore dei casi, egli ci potr
indicare il problema, ma se necessario risolverlo, dobbiamo
cavarcela da soli. Non possiamo farci sostituire da lui.
Fulman prese la parola improvvisamente. - Che cosa significa la frase
indicare il problema? Noi conosciamo il problema.
Hardin si volt verso di lui. - Credete? Voi pensate che Anacreon
fosse la massima preoccupazione di Hari Seldon? Non sono d'accordo!
Signori, io temo che nessuno di voi abbia la minima idea di quanto sta
accadendo.
- E voi invece lo sapete? - domand Pirenne con sarcasmo.
- Credo di s! - scatt Hardin. Il suo sguardo era freddo e duro. - Se
c' qualcosa di cui sono sicuro, il fatto che tutta la situazione
appare poco chiara; c' sotto qualcosa di ben pi grande che non gli
argomenti di cui stiamo discutendo. Provate a chiedervi perch tra la
popolazione originaria della Fondazione non mai stato incluso uno
psicostoriografo di una qualche importanza, a eccezione di Bor Alurin.
E anche lui si limit ad insegnare agli allievi le nozioni elementari.
Ci fu una breve pausa di silenzio, quindi Fara disse: - D'accordo. E
perch tutto questo?
- Forse perch uno psicostoriografo avrebbe scoperto da solo tutta la
verit, e probabilmente troppo presto, in contrasto con i piani di
Hari Seldon. Adesso noi procediamo alla cieca, cogliendo barlumi di
verit e niente pi. Ed questo ci che voleva Hari Seldon. - Scoppi
in una risata fragorosa. - Arrivederci, signori! - E usc velocemente
della sala.


13.

Il sindaco Hardin masticava un mozzicone di sigaro. Era uscito per
distrarsi ma non c'era riuscito. Non aveva dormito la notte precedente
e non nutriva molte speranze di riuscire a dormire nemmeno questa
volta. I suoi occhi erano stanchi e cerchiati.
- E anche questa fatta - disse con voce sfinita.
- Penso anch'io - rispose Yohan Lee massaggiandosi il mento. - Che
cosa te ne pare?
- Non c' male. Non si poteva esitare, non bisognava dare loro il
tempo di capire che cosa stava succedendo. Una volta che si in
condizioni di dare ordini, bisogna darli come se fossimo nati per
comandare, e gli altri ubbidiranno per forza d'abitudine. Questa
l'essenza di un colpo di stato.
- Se il Consiglio rimane ancora irrisoluto...
- Il Consiglio? Non considerarlo nemmeno. Da domani, la sua importanza
nella vita politica di Trantor non varr un soldo arrugginito.
Lee annu lentamente. - Eppure strano che non abbiano cercato di
fermarci. Hai detto che non erano completamente all'oscuro.
- Fara procede a tentoni ed superficiale; riesce solo a
innervosirmi. Pirenne mi ha sospettato fin da quando sono stato
eletto. Ma vedi, non hanno mai avuto la capacit di capire ci che
stava succedendo. Tutta la loro educazione basata sulla fede
assoluta nell'autorit. Credono che l'Imperatore, solo perch
l'Imperatore, possieda ogni potere. In conseguenza sono convinti che
il Consiglio dei Fiduciari, semplicemente per il fatto che agisce in
nome dell'Imperatore, non possa essere esautorato. La loro incapacit
di ammettere la possibilit di una rivolta il nostro migliore
alleato.
Si alz, e prese dal frigorifero un bicchiere d'acqua. - Non sono
cattiva gente, quando non si staccano dalla loro Enciclopedia. Faremo
in modo che in futuro sia questa la loro sola occupazione. Sono
assolutamente incapaci di governare Terminus. Ma adesso va', e metti
le cose in moto. Voglio restare solo.
Sedette alla scrivania e rimase immobile ad osservare il bicchiere.
Grande Spazio! Se solo fosse stato davvero sicuro di s come lasciava
credere agli altri! Gli Anacreoniani sarebbero atterrati fra due
giorni: che cosa possedeva lui oltre a quelle poche e vaghe nozioni
sulle previsioni di Hari Seldon per i trascorsi cinquant'anni? Lui non
era nemmeno uno psicostoriografo vero e proprio: brancolava con quei
pochi dati che conosceva per indovinare le intenzioni della pi grande
mente di tutti i tempi.
E se Fara avesse avuto ragione, se Anacreon fosse stato il solo
problema previsto da Hari Seldon, se davvero l'Enciclopedia era
l'unica cosa che gli interessava conservare, a quale scopo allora fare
un colpo di Stato?
Scosse le spalle e bevve l'acqua gelata.


14.

Nella Volta erano disposte ben pi di sei poltrone, come se fosse
atteso un gruppo assai numeroso. Hardin se ne accorse, e si accomod
preoccupato nell'ultima fila, tenendosi il pi lontano possibile dagli
altri cinque convenuti.
I membri del Consiglio non sembrarono dispiaciuti del fatto che il
sindaco fosse cos discosto da loro. Bisbigliarono per un po' fra
loro, poi tacquero. Di tutto il Consiglio, il solo Jord Fara
conservava una parvenza di calma. Aveva tirato fuori un orologio e lo
stava osservando con attenzione. Anche Hardin controll l'orologio e
poi guard la cabina di vetro, assolutamente vuota, che occupava mezza
sala. La stanza aveva un aspetto normale e non c'era nulla che
indicasse il punto dove una particella di radio si stava consumando a
poco a poco fino al momento in cui si sarebbe chiuso un contatto...
Le luci si abbassarono. Non si spensero del tutto ma acquistarono un
colore giallognolo. Hardin aveva alzato gli occhi per osservare le
luci del soffitto. Quando li riabbass, la cabina non era pi vuota.
Una figura l'occupava: un uomo seduto su una sedia a rotelle!
Per alcuni istanti non disse niente, chiuse il libro che teneva sulle
ginocchia e cominci a giocherellare con la copertina. Quindi sorrise
e il suo volto parve illuminarsi di vita.
Disse: - Sono Hari Seldon. - La sua voce era vecchia e posata.
Hardin fu sul punto di alzarsi in piedi ma si ferm.
La voce continu in tono discorsivo: - Come potete vedere, sono
costretto su una sedia e non posso alzarmi per salutarvi. Da quando i
vostri nonni sono partiti per emigrare a Terminus soffro di una noiosa
paralisi. Non posso vedervi, quindi non sono in grado di salutarvi
adeguatamente. Non so nemmeno in quanti siate. Se siete in piedi, per
favore accomodatevi, e se qualcuno di voi vuole fumare faccia pure:
non mi d fastidio. - Una breve pausa. - Perch poi dovrebbe darmi
fastidio? In realt io non sono qui.
Hardin cerc automaticamente un sigaro, ma poi decise che era meglio
non fumare.
Hari Seldon mise da un lato il libro, come per appoggiarlo su un
tavolo, ma quando le sue dita lo lasciarono andare, il libro
scomparve.
Disse: - Sono gi passati cinquant'anni da quando la Fondazione
stata creata. Cinquant'anni durante i quali i suoi membri sono rimasti
all'oscuro dello scopo per il quale hanno lavorato. Era necessario che
non lo sapessero. Ora questa necessit superata. La Fondazione
Enciclopedica, tanto per incominciare, un inganno e lo sempre
stato!
Si sentirono esclamazioni di sorpresa e poi un mormorio si lev nel
gruppo dei cinque consiglieri. Hardin non vi bad.
Hari Seldon, indisturbato continu: - E' un inganno nel senso che
tanto a me che ai miei colleghi non importa niente che venga
pubblicato o meno anche un solo volume dell'Enciclopedia. E' servita
al suo scopo, poich ha costretto l'Imperatore a firmare un'ordinanza,
grazie alla quale sono stati radunati i centomila esseri umani
necessari al nostro progetto. L'Enciclopedia li ha tenuti occupati
mentre gli eventi prendevano forma da soli; ora troppo tardi perch
possano tornare indietro. Per cinquant'anni voi avete lavorato a un
progetto falso, non vedo che bisogno ci sia di addolcire
l'espressione, e ogni via di ritirata vi stata tagliata. Non avete
altra scelta ora che quella di continuare per la vostra strada
nell'adempimento d'un compito ben pi importante, che era e rimane il
nostro vero progetto. A questo fine vi abbiamo portato su un pianeta
tale e in un momento tale che per cinquant'anni siete stati posti
nella situazione di mancanza assoluta di libert. Da ora in poi, per i
secoli futuri, la strada che seguirete sar inevitabile. Vi troverete
ad affrontare una serie di crisi, e quella che state fronteggiando ora
la prima. In ogni caso la vostra libert d'azione sar a senso
unico. Potrete avanzare solo su una strada. E' la strada che la
psicostoriografia vi ha preparato per una ragione ben precisa. Per
secoli la civilt Galattica ha ristagnato e s' avviata al declino,
anche se solo pochi uomini se ne sono resi conto. Ora, finalmente, la
Periferia si sta separando e l'unit dell'Impero stata spezzata. In
una data compresa nei cinquant'anni appena trascorsi, gli storici
futuri porranno la linea di demarcazione e diranno: Questo
avvenimento segna la Caduta dell'Impero Galattico. E avranno ragione,
anche se pochi riconosceranno la Caduta per molti altri secoli. Dopo
la Caduta verr inevitabile la barbarie, un periodo che, in
circostanze normali, secondo quanto ci dicono gli psicostoriografi,
dovrebbe durare trentamila anni. Noi non possiamo evitare la Caduta e
nemmeno vorremmo farlo, poich l'Impero ha ormai perduto la cultura,
la forza e il valore di una volta. Ma possiamo accorciare il periodo
di barbarie che seguir, riducendolo a mille anni. Non possiamo
rivelarvi il modo in cui raggiungeremo il nostro scopo, come non
abbiamo potuto dirvi la verit circa la Fondazione cinquanta anni fa.
Se voi lo scopriste il nostro piano potrebbe fallire; come sarebbe
fallito se aveste conosciuto prima l'inganno dell'Enciclopedia; se
allora aveste saputo, il numero delle varianti psicostoriche sarebbe
aumentato in misura tale che la nostra scienza non avrebbe potuto pi
controllarle. Ora questo pericolo non pi reale: non esistono
psicostoriografi su Terminus, e non ce ne sono mai stati, a eccezione
di Alurin, che era uno' di noi. Questo per posso dirvi: Terminus e la
sua Fondazione gemella all'altro estremo della Galassia sono i semi
della Rinascita da cui nasceranno i fondatori del Secondo Impero
Galattico. E la crisi in cui vi trovate attualmente l'avvio
all'ascesa di Terminus. Questa, comunque, una crisi elementare,
molto pi facile a superare delle successive. Per ridurla alle sue
proporzioni, dovete tenere presenti questi fatti: voi siete un pianeta
improvvisamente tagliato fuori dai mondi ancora civili del Centro
della Galassia e siete minacciati dai vicini pi forti. Siete un
piccolo mondo di scienziati circondati da un'area di barbarie in
continua estensione. Un'isola di energia atomica in un crescente
oceano di forze primitive: ma siete non di meno disarmati, perch
siete privi di metalli. Dovete rendervi conto, quindi, che vi trovate
a fronteggiare una dura necessit e che dovete agire. La natura di
quest'azione, e cio la soluzione del vostro problema, assolutamente
ovvia.
L'immagine della mano di Hari Seldon si stese nell'aria ed incora una
volta il libro apparve tra le dita. Hari Seldon lo apr, e disse: -
Qualunque sviluppo segua il vostro futuro, ricordate sempre ai vostri
discendenti che la via gi stata tracciata, e al termine del lungo
cammino sorger un nuovo e pi grande Impero!
I suoi occhi si abbassarono sul libro. Scomparve nel nulla e le luci
brillarono di nuovo.
Hardin guard Pirenne che stava di fronte a lui con un'espressione
tragica sulla faccia, e le labbra tremanti.
La voce del Presidente era ferma, ma inespressiva. - Pare che aveste
ragione voi. Se vorrete, questa sera alle sei il Consiglio vi
consulter per decidere la prossima mossa.
Gli strinsero la mano uno dopo l'altro e uscirono: Hardin sorrise tra
s. A quel punto si erano comportati perfettamente. Da veri scienziati
avevano ammesso d'aver avuto torto, ma per loro era ormai troppo
tardi.
Guard l'orologio. A quell'ora tutto era finito. Gli uomini di Lee
avevano il controllo della situazione, e il Consiglio non avrebbe pi
dato ordini.
La prima nave di Anacreon sarebbe atterrata l'indomani ma anche questo
era previsto. Entro sei mesi anche loro avrebbero dovuto ubbidire agli
ordini.
In realt, come Hari Seldon aveva detto, e come Salvor Hardin aveva
immaginato, fin dal giorno in cui Haut Rodric aveva rivelato la
mancanza d'energia atomica su Anacreon, la soluzione della prima crisi
era ovvia.
Chiara e lampante come la luce del sole!
















Parte terza.


15.

I QUATTRO REGNI... E' il nome dato a quelle zone della Provincia di
Anacreon che si staccarono dal corpo del Primo Impero all'inizio
dell'Era della Fondazione, formando regni indipendenti e di breve
durata. Il pi grande e pi potente fu il regno di Anacreon il cui
dominio si estendeva... Indubbiamente il fenomeno pi interessante
nella storia dei Quattro Regni fu lo sviluppo di un particolare tipo
di societ sotto l'amministrazione di Salvor Hardin...

ENCICLOPEDIA GALATTICA.


Una delegazione!
Anche se Salvor Hardin lo aveva previsto, non per questo il loro
arrivo fu piacevole.
Yohan Lee era per le misure drastiche: - Non riesco a capire, Hardin -
disse - perch dobbiamo perdere tempo. Non possono agire fino alle
prossime elezioni, legalmente almeno e questo ci d un anno di tempo.
Perch non li eliminiamo subito?
Hardin scroll la testa. - Lee, non cambierai mai. In quarant'anni che
ti conosco, non hai mai imparato l'arte sottile di aggirare gli
ostacoli.
- Non il mio modo di combattere - borbott Lee.
- S, lo so. Ed forse per questa ragione che sei l'unico uomo di cui
mi fidi. - S'interruppe e allung una mano per prendere un sigaro. -
Siamo andati molto lontano, Lee, da quando abbiamo organizzato il
colpo di stato contro gli enciclopedisti, tanto tempo fa. Sto
invecchiando. Ho sessantadue anni. Non ti sei mai accorto di come sono
volati gli ultimi trent'anni?
- Io non mi sento affatto vecchio - protest Lee - eppure ho
sessantasei anni.
- E' vero, ma io non ho un stomaco efficiente come il tuo. - Hardin
stava succhiando l'estremit del sigaro. Ormai non sperava pi di
poter gustare tra le labbra il sapore aromatico del tabacco di Vega
della sua giovinezza. Erano lontani i giorni in cui il pianeta
Terminus aveva ancora contatti con il resto dell'Impero Galattico; i
sigari di Vega appartenevano al limbo nel quale finiscono tutte le
cose dei bei tempi antichi. E a quel medesimo limbo si avviava anche
l'Impero Galattico. Hardin si chiedeva chi fosse ora il nuovo
Imperatore, se esisteva ancora un Imperatore o anche solo un Impero.
Da trent'anni, dopo la interruzione delle comunicazioni fra la
Periferia e il resto della Galassia, tutto l'universo di Terminus era
circoscritto al pianeta e ai quattro regni che lo circondavano.
Regni! Ai vecchi tempi erano prefetture, divisioni cio di una stessa
provincia, che a sua volta faceva parte di un settore; e il settore
era un elemento di un quadrante, che era parte dell'Impero Galattico
che tutti li comprendeva. Ora l'Impero aveva perduto il controllo dei
settori estremi della Galassia; questi piccoli gruppi di pianeti erano
diventati regni, con re e nobili da operetta, continue guerre senza
significato, e una vita che continuava patetica, in mezzo alle rovine
di una civilt morente.
Una civilt che cadeva, l'energia atomica era stata dimenticata. La
scienza era divenuta mitologia, fino a quando la Fondazione non era
entrata in azione. Quella Fondazione che Hari Seldon aveva creato su
Terminus proprio a questo scopo.
Lee si era affacciato alla finestra, e la sua voce interruppe le
riflessioni di Hardin. - Stanno arrivando - disse - a bordo
dell'ultimo modello di auto terrestre, quei giovincelli. - Mosse
alcuni passi incerti verso la porta poi si ferm e guard Hardin.
Hardin sorrise e con un gesto gli impose di tornare indietro.
- Ho dato ordine di farli salire qui. Non mi va di affrontare il
cerimoniale di un'udienza ufficiale. Sono troppo vecchio per le
cerimonie. A parte il fatto che un po' di anticonformismo non guasta
quando si deve trattare con i giovani. - Strizz l'occhio. - Siediti,
Lee, e dammi il tuo appoggio morale. Ne avr bisogno per trattare con
il giovane Sermak.
- Questo Sermak - disse Lee, corrucciato - pericoloso. Ha molti
seguaci, Hardin, non sottovalutarlo.
- Ho mai sottovalutato qualcuno, io?
- Bene, allora fallo arrestare: lo puoi sempre accusare di qualcosa.
Hardin ignor questo consiglio. - Eccoli che arrivano, Lee.
Premette col piede un pulsante sotto la scrivania e la porta si apr
scivolando da una parte.
I quattro che componevano la delegazione entrarono uno dopo l'altro, e
Hardin indic loro cortesemente le poltrone disposte davanti alla
scrivania a semicerchio. I quattro si inchinarono e attesero che il
sindaco parlasse per primo.
Hardin apr la scatola dei sigari ornata di decorazioni d'argento che
un tempo, durante l'era ormai sepolta degli enciclopedisti, era
appartenuta a Jord Fara. Era un oggetto fabbricato a Santanni,
prodotto genuino dell'Impero, ma i sigari che ora conteneva
provenivano dalle piantagioni locali. Uno dopo l'altro, con gesti
solenni, i quattro delegati accettarono i sigari e li accesero.
Sef Sermak era il secondo a destra, il pi giovane del gruppo, e anche
il pi interessante, con i suoi baffetti biondi tagliati con cura e
gli occhi profondi di colore incerto. Hardin non si cur degli altri:
i loro volti avevano una espressione anonima. Concentr l'attenzione
su Sermak, il giovane che, eletto per la prima volta membro del
Consiglio Municipale, aveva spesso reso arroventata l'atmosfera
pacifica dell'assemblea. A lui Hardin rivolse la parola.
- Ero molto ansioso di vedervi, consigliere, dopo il vostro ultimo
intervento. Avete condotto assai bene l'attacco contro la politica
estera del governo.
Negli occhi di Sermak si leggeva un'ira repressa. - Il vostro
interessamento mi onora. Non so se il mio attacco fu condotto bene o
male, ma certamente era giustificato.
- Forse! Ognuno ha le sue opinioni. Penso per che voi siate ancora
troppo giovane.
Sermak rispose in tono secco: - E' un errore nel quale incorre la
maggior parte delle persone in un determinato periodo della vita.
Quando voi siete diventato sindaco di questa citt, avevate due anni
meno di me.
Hardin sorrise dentro di s. Il puledro non prometteva affatto male.
Disse: - Suppongo che siate venuto qui per discutere di politica
estera. Parlate anche a nome dei vostri colleghi o devo ascoltarvi
separatamente?
I quattro giovani si scambiarono occhiate d'intesa.
Con un sorriso forzato Sermak disse: - Io parlo a nome del popolo di
Terminus: popolo che non vedo interamente rappresentato nell'assemblea
d'automi chiamata impropriamente Consiglio.
- Ah, vedo. Continuate pure!
- E' presto detto, signor sindaco. Noi siamo scontenti...
- Con quel noi volete dire il popolo, vero?
Sermak lo guard con ostilit. Intuiva che stava per cadere in una
trappola e rispose freddamente: - Penso che la mia opinione rispecchi
i sentimenti della maggioranza degli elettori di Terminus. E' chiaro?
- Bisognerebbe provare una affermazione del genere, ma non importa:
procediamo. Voi, dunque, siete insoddisfatto.
- S, sono insoddisfatto della politica che per trent'anni ha lasciato
Terminus indifesa contro un inevitabile attacco esterno.
- Capisco. E allora? Continuate, continuate.
- E allora abbiamo formato un nuovo partito politico, partito che far
fronte ai bisogni immediati di Terminus e non s'abbandoner a mistiche
contemplazioni di un futuro destino imperiale. Noi cacceremo voi e il
vostro gruppo di imbelli pacifisti dal governo della citt, e presto
anche.
- A meno che? Esiste sempre una condizione in casi del genere.
- Non sono disposto a concedere molto: a meno che vi dimettiate ora.
Non vi chiedo di cambiare politica: non ho molto fiducia in voi. Le
vostre promesse non valgono niente. Posso solo accettare le vostre
dimissioni immediate.
- Capisco - Hardin incroci le gambe e fece dondolare la poltrona. -
Questo il vostro ultimatum. Vi ringrazio dell'avvertimento. Ma penso
che lo ignorer.
- Non crediate che sia solo un avvertimento, signor sindaco. E' una
enunciazione di principio e di azione. Il nuovo partito gi stato
formato e comincer la sua attivit ufficiale domani. Non c'
possibilit n desiderio da parte nostra di giungere a un compromesso.
Francamente, stato solo per riguardo ai servizi da voi resi alla
citt che vi abbiamo offerto una facile via d'uscita. Non credo che ne
saprete approfittare, ma la nostra coscienza a posto. Le prossime
elezioni vi costringeranno a dare le dimissioni in un modo molto pi
irresistibile. - Si alz e fece segno agli altri di seguirlo.
Hardin alz un braccio. - Un momento! Sedetevi!
Sef Sermak s'accomod nuovamente, ma con una fretta troppo evidente;
Hardin, senza cambiare espressione, dentro di s sorrise. Nonostante
le parole, stava aspettando un'offerta... Un'offerta.
- In che modo - chiese Hardin - vorreste cambiare la politica estera?
Volete che attacchiamo i Quattro Regni, immediatamente, e tutti
insieme?
- Non ho mai avanzato una simile proposta, signor sindaco. La nostra
idea questa: che tutti i rapporti pacifici cessino immediatamente.
Sotto la vostra amministrazione abbiamo svolto una politica di
assistenza scientifica verso i Quattro Regni. Avete fornito loro
l'energia atomica, avete fatto ricostruire gli impianti sui loro
territori. Avete fatto edificare cliniche, laboratori chimici e
fabbriche.
- Quali sono le vostre obiezioni?
- Avete voluto fare tutto questo perch non ci attaccassero. Con tale
sistema avete fatto la figura dello stupido in un colossale gioco di
ricatti, permettendo che Terminus venisse sfruttata: il risultato
che ora siamo alla merc di quei barbari.
- Spiegatevi meglio.
- Gli avete fornito l'energia, gli avete dato le armi, gli avete
rimesso in funzione le navi da battaglia. Ora sono infinitamente pi
potenti di dieci anni fa. Le loro richieste aumentano di giorno in
giorno, e con le nuove armi riusciranno presto a soddisfare tutti i
loro bisogni d'un colpo solo, annettendosi Terminus con la violenza.
Non forse questa la fine di tutti i ricatti?
- E quali rimedi proporreste?
- Interrompere gli aiuti immediatamente, finch siamo in tempo.
Accelerare i nostri sforzi in modo da rendere Terminus pi forte, e
attaccare per primi!
Hardin stava osservando con interesse i baffetti biondi del giovane.
Sermak si sentiva molto sicuro di s, altrimenti non avrebbe parlato
cos chiaro. Senza dubbio le sue critiche riflettevano il pensiero di
una buona parte della popolazione, un numero non indifferente.
La sua voce per non lasci trasparire la lieve preoccupazione che gli
dava questo pensiero. Sembr quasi annoiato. - Avete finito?
- Per il momento, s.
- Bene, allora: avete notato la massima sulla parete dietro la mia
scrivania? Leggetela ad alta voce, per favore.
Sermak storse la bocca. - Dice: La violenza l'ultimo rifugio degli
incapaci. Questa una massima da vecchi, signor sindaco.
- L'ho applicata quando ero ancora giovane, signor consigliere, e con
successo. Eravate occupato a succhiare il latte a quei tempi, ma forse
ne avete sentito parlare a scuola.
Guard dritto negli occhi Sermak, e continu in tono misurato. -
Quando Hari Seldon diede vita alla Fondazione, lo fece con il falso
scopo di pubblicare su questo pianeta una grande Enciclopedia; per
cinquant'anni noi proseguimmo per quella via senza conoscere i suoi
veri piani. Quando li scoprimmo era troppo tardi per tornare indietro.
Quando le comunicazioni con le regioni centrali del vecchio Impero
vennero interrotte, ci trovammo a essere un piccolo mondo di
scienziati concentrati in una sola citt priva d'industrie, circondati
da regni recentemente creati, ostili e barbari. Una piccola isola
d'energia atomica, di eccezionale valore, in un oceano di barbarie.
Anacreon, che era allora come adesso il pi potente dei Quattro Regni,
volle stabilire, e stabil in realt, una base militare su Terminus; i
governanti del tempo, gli Enciclopedisti, sapevano perfettamente che
si trattava di una mossa preliminare per la conquista dell'intero
pianeta. Questa era la situazione quando io... be'... quando io
assunsi il potere. Che cosa avreste fatto al mio posto?
Sermak alz le spalle. - Questa una domanda accademica. So benissimo
che cosa avete fatto voi. -
In ogni caso lo ripeter perch forse voi non avete afferrato bene il
punto centrale della questione. La tentazione di radunare le forze
disponibili e di combattere era grande. E' la soluzione pi facile e
pi soddisfacente dal punto di vista dell'orgoglio personale, ma quasi
invariabilmente anche la soluzione pi stupida. Voi vi sareste
comportato in questo modo seguendo la vostra teoria di attaccare per
primi. Io, invece, andai a visitare gli altri tre regni, uno dopo
l'altro; e feci presente ad ognuno di loro che permettendo ad Anacreon
di impadronirsi del segreto atomico si sarebbero inevitabilmente
tagliata la gola; gentilmente suggerii di comportarsi nella maniera
pi ovvia. Questo fu tutto. Un mese dopo che le forze di Anacreon
erano atterrate sul nostro pianeta, il loro re ricevette dai tre
vicini un ultimatum congiunto. Dopo sette giorni l'ultimo anacreoniamo
aveva lasciato Terminus. Ora ditemi, che bisogno c'era d'usare la
violenza?
Il giovane consigliere guard pensoso il mozzicone di sigaro e lo pose
nel portacenere. - Non riesco a vedere l'analogia. L'insulina guarisce
un diabetico senza il minimo bisogno d'usare un coltello, ma
l'appendicite richiede una operazione. Non potete evitarla. Quando gli
altri sistemi falliscono che cosa rimane se non quello che voi
chiamate l'ultimo rifugio? E' il vostro errore che ci ha portato a
questo punto.
- Il mio errore? Ah s, capisco, la politica di aiuti. Forse voi non
avete afferrato quanto sia precaria la nostra posizione. I nostri
problemi non sono finiti con la partenza degli anacreoniani. Anzi,
sono forse cominciati proprio allora. I Quattro Regni costituivano pi
che mai una grave minaccia: ciascuno di loro, infatti, voleva
diventare una potenza atomica, ma non osavano attaccarci per paura
degli altri tre. Ci trovammo in equilibrio sul filo del rasoio e il
pi piccolo spostamento poteva essere fatale. Se, per esempio, un
regno fosse diventato troppo forte, o se due si fossero coalizzati...
Mi capite?
- Certamente. Era proprio il momento di cominciare a prepararsi per la
guerra totale.
- Al contrario. Quello era il momento di non pensare affatto alla
guerra. Li ho spinti uno contro l'altro. Li ho aiutati a turno. Gli ho
offerto scienza, commercio, educazione, assistenza medica. Ho fatto in
modo che Terminus diventasse pi preziosa come centro di cultura che
come obiettivo militare. E il sistema ha funzionato per trent'anni.
- S, ma avete dovuto avvolgere questi doni scientifici nella pi
oltraggiosa delle imposture. Avete fatto della scienza un ibrido che
sta a met tra la religione e la stregoneria. Avete istituito una
gerarchia religiosa e complicati riti senza significato.
Hardin s'accigli. - E con ci? Non vedo che cosa c'entri questo con
la nostra discussione. Mi sono comportato cos all'inizio perch i
barbari considerano la scienza come una specie di magia nera. La
gerarchia ecclesiastica s' formata da sola, e noi abbiamo aiutato
questo processo, solo nel senso che abbiamo seguito la linea di minore
resistenza. Ma tutto ci ha poca importanza.
- Questi preti hanno l'incarico di custodire gli impianti atomici. Non
una questione di poca importanza.
- E' verissimo, ma siamo noi che li educhiamo. Le loro nozioni sui
macchinari sono puramente empiriche; essi credono ciecamente in tutto
l'apparato di superstizione che guida le loro azioni.
- Ma se uno di loro s'accorgesse del trucco e avesse abbastanza
cervello per approfondire le sue nozioni empiriche, che cosa gli
impedirebbe d'imparare la vera tecnica e di venderla al migliore
offerente? Che valore avremmo noi allora per i Quattro Regni?
- Non credo che possa verificarsi la vostra ipotesi, Sermak. Voi fate
considerazioni molto superficiali. I migliori uomini dei pianeti
appartenenti ai Quattro Regni sono mandati qui ogni anno per ricevere
un'istruzione religiosa. Quelli che pi si distinguono rimangono ad
approfondire le loro cognizioni. Vi sbagliate se pensate che costoro,
senza alcuna conoscenza dei principi scientifici fondamentali, e,
peggio ancora, con nozioni distorte dall'educazione religiosa
ricevuta, possano penetrare la teoria dell'energia atomica, le leggi
dell'elettronica, e la struttura dell'iperspazio. Ci significa che
voi avete un'idea molto romantica e molto falsa della scienza. E'
necessaria una mente eccezionale con un addestramento di decine d'anni
per giungere a qualche risultato.
Yohan Lee s'era alzato, seccato, ed era uscito dalla stanza mentre i
due ancora parlavano. Adesso era tornato, e non appena Hardin ebbe
finito si chin verso di lui e gli sussurr qualcosa all'orecchio.
Hardin annu e Lee gli consegn un plico sigillato. Poi, dopo
un'occhiata ostile ai membri della delegazione, Lee riprese il suo
posto.
Hardin giocherell con la busta osservando di sottecchi i convenuti.
Poi l'apr rompendone i sigilli con un gesto secco della mano. Solo
Sermak riusc a trattenersi dal dare una rapida occhiata al documento.
- Per concludere, signori - disse Hardin - il governo ritiene di
sapere molto bene come deve comportarsi.
Mentre cos parlava lesse il plico. Era composto da complicati segni
in codice e da tre parole scarabocchiate a matita che costituivano il
messaggio vero e proprio. Dopo un rapido esame, Hardin lo gett con
noncuranza nell'inceneritore.
- Questo - disse - pone termine al nostro colloquio. Sono lieto
d'avervi conosciuto. E vi ringrazio d'essere venuti. - Strinse loro la
mano e i quattro uscirono in silenzio.
Hardin aveva quasi perso l'abitudine di ridere, ma non appena Sermak e
i suoi silenziosi compagni furono lontani abbastanza, scoppi in una
gran risata, rivolgendosi a Yohan Lee.
- T' piaciuta questa battaglia di bluff, Lee?
Lee rispose con un grugnito insoddisfatto. - Non sono poi tanto sicuro
che fosse un bluff. Tratta Sermak con i guanti e vedrai che capace
di vincere le prossime elezioni.
- E' probabile, molto probabile. Se non succede qualcosa prima.
- Fa' in modo che questa volta non vada a finir male, Hardin. Ti
ripeto che Sermak ha molti seguaci. Che cosa facciamo se non aspetta
fino alle prossime elezioni? Un tempo noi due ci siamo comportati ben
diversamente, malgrado il tuo slogan sulla non violenza.
Hardin gli strizz l'occhio. - Sei pessimista oggi, Lee. E molto,
anche, altrimenti non parleresti di violenza. Il nostro piccolo colpo
di Stato, se ben ricordi, avvenuto senza il minimo spargimento di
sangue. E' stata una misura necessaria presa al momento opportuno, e
tutto andato liscio, senza il minimo sforzo da parte nostra. Sermak
si trova in condizioni ben diverse. Noi due, Lee, non sia mo
Enciclopedisti. Siamo sempre all'erta. Usando le buone maniere, cerca
di tenere d'occhio quei bravi giovani, vecchio mio. Non lasciar capire
loro che li stiamo osservando, ma tieni gli occhi aperti!
Lee sorrise un po' acidamente. - Sarei proprio un buon collaboratore,
se aspettassi i tuoi ordini, Hardin. Sermak i suoi amici sono sotto
sorveglianza da un mese.
Il sindaco lo guard divertito. - Mi hai preceduto, eh? D'accordo. Oh,
a proposito - aggiunse sottovoce - l'ambasciatore Verisof di ritorno
a Terminus. Temporaneamente, spero.
Ci fu una pausa piuttosto tesa, poi Lee disse, eccitato: - Che cosa
diceva il messaggio? Siamo gi ai ferri corti?
- Non so. Non posso dire niente fino a che non avr sentito Verisof.
Temo di s, per. Dopo tutto, deve succedere prima delle elezioni. Ma
perch ti preoccupi?
- Perch non so come ce la caveremo. Tu sei troppo complicato, Hardin,
e stai giocando in modo pericoloso.
- Anche tu, Bruto... - mormor Hardin. Poi ad alta voce: - Non ti stai
mettendo per caso dalla parte di Sermak?


16.

Molti sono gli epigrammi attribuiti ad Hardin. Una buona parte sono
apocrifi. Tuttavia, si racconta che una volta disse queste parole:
Conviene comportarsi nel modo pi semplice, specialmente quando si ha
la reputazione d'essere una persona molto astuta.
Poly Verisof ebbe modo pi di una volta di mettere in pratica questo
consiglio grazie al doppio incarico che sosteneva da quattordici anni
su Anacreon: un incarico che gli ricordava molto spesso, e
spiacevolmente, una danza a piedi nudi sul ferro rovente.
Per il popolo di Anacreon egli era un alto prelato, un rappresentante
della Fondazione, considerata dai barbari la fonte del mistero e il
centro della religione che s'era andata formando, con l'aiuto di
Hardin, negli ultimi trent'anni. In tale veste, egli riceveva un
omaggio che gli diventava ogni giorno pi pesante, dato il suo spirito
completamente contrario a tutto il cerimoniale di cui era soggetto.
Per i re di Anacreon, il vecchio ormai morto e il giovane nipote che
gli era succeduto al trono, era semplicemente l'ambasciatore di una
potenza temuta e nello stesso tempo bramata.
Nel complesso si trattava d'un lavoro scomodo e il suo primo viaggio
verso la Fondazione dopo tre anni di assenza, nonostante lo spiacevole
incidente che lo aveva reso necessario, gli pareva una vacanza. E
poich non era la prima volta che viaggiava in assoluta segretezza,
aveva fatto anche questa volta uso dell'epigramma di Hardin
comportandosi in modo molto semplice.
Aveva indossato abiti civili, questo era gi come sentirsi in ferie, e
aveva prenotato un biglietto di seconda classe su un'astronave di
linea diretta alla Fondazione. Giunto a Terminus s'era fatto largo tra
la gente che affollava lo spazioporto e aveva composto il numero del
Municipio da un visafono pubblico.
- Mi chiamo Jan Smite - disse - ho un appuntamento con il sindaco oggi
pomeriggio.
Parl con voce anonima ma efficiente. La segretaria compose un numero
interno, scambi poche parole, poi riparl a Verisof con tono secco e
meccanico: - Il sindaco Hardin vi aspetta tra mezz'ora, signore. - Lo
schermo ridivenne opaco.
L'ambasciatore di Anacreon compr successivamente l'ultima edizione
del Quotidiano di Terminus entr nel parco del Municipio, si sedette
su una panchina libera, e mentre aspettava, lesse tranquillamente la
prima pagina, la pagina sportiva, e i fumetti. Dopo mezz'ora esatta
pieg il giornale e si present nell'anticamera dell'ufficio del
sindaco.
Durante tutto questo tempo si comport in modo talmente normale che
nessuno gli bad.
Hardin alz gli occhi e sorrise amabilmente. - Prendete un sigaro!
Come andato il viaggio?
Verisof non fece complimenti. - Interessante. C'era un prete nella
cabina accanto alla mia. Veniva per seguire un corso sulla
preparazione della radioattivit sintetica per la cura del cancro.
- Ma non l'avr chiamata radioattivit sintetica, vero?
- Lo credo bene! Per lui era il Cibo Sacro.
Il sindaco sorrise. - Continuate.
- Mi ha trascinato in una discussione teologica e devo dire che ha
fatto del suo meglio per staccarmi dal sordido materialismo.
- Non ha mai riconosciuto in voi il suo capo religioso?
- Cos vestito? Senza la Toga Rossa? No, no. E poi veniva da Smyrno.
E' stata un'esperienza interessante. E' sorprendente vedere come la
religione della scienza si sia propagata. Ho scritto un trattato sul
problema ma solo per diletto personale; non credo che convenga
pubblicarlo. Ho esaminato la questione da un punto di vista
sociologico: ho tratto la conclusione che, da quando l'Impero ha
incominciato a corrompersi nella Periferia, la scienza ha abbandonato
questi mondi. Per renderla di nuovo accettabile, bisogna presentarla
sotto un'altra forma: ed proprio ci che sta accadendo. La logica
simbolica d una spiegazione soddisfacente del fenomeno.
- Interessante! - Il sindaco appoggi la testa allo schienale della
sedia, poi disse improvvisamente: - Parlatemi della situazione su
Anacreon.
L'ambasciatore divenne cupo e si tolse il sigaro dalla bocca. Lo
guard con disgusto e lo appoggi sul portacenere. - Va piuttosto
male.
- Non sareste qui, altrimenti.
- Infatti. Questa la situazione. L'uomo chiave di Anacreon il
principe reggente, Wienis, zio di re Leopoldo.
- Lo so. Ma Leopoldo dovrebbe raggiungere la maggiore et il prossimo
anno, vero? Se non sbaglio compir sedici anni a febbraio.
- S. - Fece una pausa, poi aggiunse con un mezzo sorriso: - Se ci
arriva. Il re suo padre morto in circostanze molto strane. Un
proiettile avvelenato l'ha colpito in pieno petto durante una partita
di caccia. S' parlato d'incidente.
- Uhm! Mi ricordo vagamente di Wienis, conosciuto durante la mia
visita su Anacreon al tempo della loro cacciata da Terminus: tanto
tempo fa, prima che voi vi occupaste di politica. Vediamo. Se ricordo
bene, era un giovane con i capelli scuri, la carnagione olivastra, e
un difetto all'occhio destro. Aveva anche un curioso naso a becco.
- S, lui. Il naso e l'occhio sono rimasti uguali, per ora ha i
capelli grigi. Fa il doppio gioco. Fortunatamente, quanto a
intelligenza non un'aquila. Si crede molto furbo, il che rende la
sua scempiaggine fin troppo evidente.
- Capita sempre cos.
- Ritiene che il miglior sistema per rompere un uovo sia di fargli
scoppiare sopra una bomba atomica. Un esempio tipico il suo
tentativo di imporre le tasse sulla propriet del Tempio subito dopo
la morte del vecchio re. Vi ricordate?
Hardin annu pensoso, poi sorrise. - I preti fecero una rivoluzione.
- L'eco giunse persino su Lucreza. Dopo quell'esperienza sembra che
sia diventato pi cauto nei rapporti con la religione, ma trova sempre
il sistema di impiegare la violenza. In un certo senso un uomo
pericoloso per noi; possiede un'illimitata fiducia nella propria
capacit.
- Forse per compensare i suoi complessi di inferiorit. E' un difetto
comune a tutti i rampolli di case reali.
- S, ma le conseguenze ci sono lo stesso. Muore dalla voglia di
attaccare la Fondazione, e non si prende nemmeno la briga di
nasconderlo. E' in grado di farlo, se si tiene conto degli armamenti.
Il vecchio re aveva ai suoi tempi costruito una magnifica flotta da
battaglia, e Wienis, negli ultimi due anni non ha dormito. Le tasse
che voleva imporre sulle propriet del Tempio avrebbero dovuto
accrescere gli armamenti. Fallito quel mezzo, ha raddoppiato l'imposta
sul reddito.
- Non ci furono proteste contro quel provvedimento?
- Nessuna che abbia avuto peso. L'obbedienza al potere costituito era
stato l'argomento di ogni discorso del re, per settimane. Ma non
crediate che Wienis gli abbia mostrato alcuna gratitudine.
- Ho capito il retroscena. Adesso ditemi che cosa successo.
- Due settimane fa una nave mercantile anacreoniana ha incrociato il
relitto d'una astronave da battaglia della vecchia flotta imperiale.
Probabilmente fluttuava nello spazio da trecento anni.
Gli occhi di Hardin brillarono di interesse. Si sistem meglio sulla
poltrona. - Si, ne ho sentito parlare. Il Consiglio della Navigazione
mi ha inviato una petizione nella quale chiede che la nave sia
recuperata a scopo di studio. Sembra che sin in ottime condizioni.
- E' quasi intatta - rispose Verisof. - A Wienis per poco non venivano
le convulsioni quando ha ricevuto la richiesta di consegnare
l'astronave alla Fondazione.
- Non ha ancora risposto.
- Non lo far se non con le armi, questo almeno pensa. E' venuto a
farmi visita il giorno della mia partenza da Anacreon, per chiedere
alla Fondazione di rimettere l'astronave in efficienza e di
restituirla immediatamente alla flotta anacreoniana. Ha avuto la
faccia tosta di dire che la vostra nota della settimana scorsa era la
prova di un piano della Fondazione volto ad attaccare Anacreon. Ha
aggiunto che un eventuale rifiuto di riparare la nave da battaglia
avrebbe confermato i suoi sospetti, e concludeva che in questo caso
diventa indispensabile prendere misure per la difesa di Anacreon. Sono
le sue parole: assolutamente indispensabile! E' per questo che sono
venuto.
Hardin sorrise.
Anche Verisof sorrise, e continu: - Naturalmente si aspetta un
rifiuto che considererebbe un ottimo pretesto per attaccarci.
- Me ne rendo conto, Verisof. Abbiamo almeno sei mesi per riparare la
nave e presentargliela con i nostri complimenti. La faremo
ribattezzare Wienis in segno di stima e di affetto. - Sorrise di
nuovo.
Anche questa volta Verisof accenn un sorriso. - Immagino che sia la
soluzione pi logica, Hardin. Ma sono preoccupato.
- E perch?
E' una nave da battaglia. E a quei tempi sapevano come costruirle. Ha
una stazza pari all'intera flotta anacreoniana. E' armata di raggi
atomici capaci di distruggere tutto un pianeta, e possiede una corazza
protettiva che neutralizza i raggi Q senza far aumentare la
radioattivit interna. E' una nave troppo importante, Hardin...
- Sciocchezze, Verisof. Sappiamo entrambi benissimo che l'attuale
armamento di Wienis sufficiente a distruggerci in un batter d'occhio
molto tempo prima che l'incrociatore sia riparato per il nostro uso
personale. Che importanza ha, quindi, se gli diamo anche
l'incrociatore? Voi sapete che non sar mai usato in guerra.
- Lo spero. - L'ambasciatore alz gli occhi. - Ma Hardin...
- Perch vi siete interrotto? Continuate.
- Ecco, un argomento che non mi riguarda. Ma ho letto il giornale. -
Pos il giornale sul tavolo e ne indic la prima pagina. - Che cosa
significa questo?
Hardin diede una scorsa al quotidiano. - Un gruppo di Consiglieri sta
costituendo un nuovo partito politico.
- Questo il titolo dell'articolo - disse Verisof, imbarazzato. - Mi
rendo conto che siete informato molto meglio di me sulla politica
interna, ma vi stanno attaccando in tutti i modi possibili. E' un
partito forte?
- Fin troppo. Probabilmente alle prossime elezioni riuscir ad avere
la maggioranza nel Consiglio.
- Non prima? - Verisof stava guardando il sindaco di traverso. - Ci
sono altri modi di assumere il controllo senza attendere le elezioni.
- Mi avete preso per Wienis?
- No. Ma per riparare la nave ci vogliono mesi; dopo, possiamo essere
certi che ci attaccheranno. La nostra politica di aiuti sar presa
come un segno di debolezza, e con l'incrociatore imperiale la forza
navale di Wienis sar raddoppiata. Attaccher di sicuro. Perch
rischiare? Scegliete: rivelate il vostro piano al Consiglio oppure
forzate ora gli eventi su Anacreon!
Hardin corrug la fronte. - Forzare gli eventi adesso? Prima che venga
la crisi? E' proprio ci che non devo fare. Ricordate che esistono
Hari Seldon e il Piano.
Dopo un istante di esitazione, Verisof mormor: - Siete sicuro che
esista davvero questo piano?
- Non c' ragione di dubitare - fu la secca risposta. - Ero presente
all'apertura della Volta del Tempo. Fu la stessa registrazione di
Seldon a rivelarmelo allora.
- Non intendevo dire questo, Hardin. Il fatto che non riesco proprio
a vedere come si possa pianificare la storia con migliaia d'anni di
anticipo. Forse Seldon ha sopravvalutato se stesso. - Si strinse nelle
spalle al sorriso ironico di Hardin, e aggiunse: - Certo, io non sono
uno psicostoriografo.
- Esattamente. Nessuno di noi lo . Ma io ho studiato in giovent le
nozioni elementari di questa scienza, so quello che la
psicostoriografia pu fare, anche se personalmente non sono in grado
di applicarla. E non c' dubbio che Seldon si sia comportato come ha
detto. La Fondazione fu creata come un rifugio scientifico: era il
mezzo per conservare, attraverso i secoli di imminenti barbarie, la
scienza e la cultura dell'Impero in rovina, in modo che giungesse
intatta fino agli albori del secondo Impero.
Verisof annu, non del tutto convinto. - Tutti sanno che questo ci
che dovrebbe succedere. Ma possiamo rischiare a tal punto? Possiamo
mettere in gioco il presente solo per la prospettiva di un futuro
nebuloso?
- Dobbiamo rischiare, perch il futuro non affatto nebuloso. E'
stato calcolato da Seldon, e pianificato. Ogni crisi della nostra
storia stata fissata, e ciascuna dipende dalla felice conclusione
della precedente. Questa soltanto la seconda crisi e chiss quale
effetto provocherebbe alla fine una deviazione anche minima.
- Mi sembra un ragionamento arbitrario.
- No! Hari Seldon ha detto, nella Volta del Tempo, che a ogni crisi la
nostra libert sar sempre pi circoscritta, fino al punto in cui le
nostre azioni potranno dirigersi verso una sola meta.
- In modo da tenerci sulla dritta via?
- S, in modo che sia impossibile deviare. Ma, d'altra parte, fino a
quando esiste pi di una soluzione, la crisi non ancora in atto. Noi
dobbiamo soltanto lasciar scorrere gli avvenimenti senza forzarli, e,
per lo Spazio, proprio ci che intendo fare.
Verisof non rispose. Si morse le labbra, preoccupato. Hardin aveva
discusso con lui il problema appena un anno prima: il problema vero,
quello di controbilanciare i preparativi ostili intrapresi da
Anacreon. E unicamente perch lui stesso, Verisof, si era opposto a
una politica di ulteriori aiuti.
Hardin sembr leggere nei pensieri dell'ambasciatore. - Sarebbe stato
meglio che non vi avessi mai detto niente.
- E perch? - domand Verisof, sorpreso.
- Perch ora siamo gi in sei, voi, io, tre ambasciatori e Yohan Lee,
ad avere qualche idea su quanto sta per succedere, e ho invece la
maledetta paura che Seldon volesse tenere tutti all'oscuro.
- Per quale motivo?
- Perch anche la psicostoriografia estremamente perfezionata di
Seldon aveva dei limiti. Non poteva applicare la sua scienza
all'individuo allo stesso modo come possibile applicare la teoria
cinetica dei gas alle singole molecole. La sua scienza sociale ha
valore solo se si prende in considerazione una massa, la popolazione
di un intero pianeta, e a condizione che la popolazione non conosca le
conseguenze delle sue azioni.
- Non riesco a capire.
- Non posso esprimermi meglio. Non sono abbastanza esperto di
psicostoriografia per darvi una spiegazione scientifica. Come sapete,
non possediamo testi di scienza psicostoriografica. Evidentemente
Seldon non voleva che sul pianeta qualcuno fosse in grado di prevedere
il futuro. Seldon ha stabilito che procedessimo alla cieca, e di
conseguenza nel modo giusto, seguendo la legge della psicostoriografia
di massa. Come una volta vi ho detto, non ho mai saputo quale strada
avremmo intrapreso dopo la cacciata degli Anacreoniani. La mia idea
era di bilanciare la forza delle varie potenze, niente di pi. Solo
pi tardi mi parve di intravvedere uno schema negli eventi successivi,
ma ho fatto del mio meglio per agire come se li ignorassi, per non
compromettere il Piano.
Verisof annu pensoso. - Ho ascoltato discussioni quasi altrettanto
complicate al Tempio di Anacreon. Come credete di poter individuare il
momento giusto per agire?
- L'ho gi individuato. Voi ammettete che quando avremo riparato
l'astronave da guerra pi nulla tratterr Wienis dall'attaccarci. In
questo caso non ci sar alcuna alternativa.
- E' vero.
- Benissimo. Questo vale per i rapporti esterni. Allo stesso modo
dovrete ammettere che dalle prossime elezioni uscir un Consiglio
ostile che imporr un'azione di forza contro Anacreon. E neppure qui
esister alternativa.
- Anche questo vero.
- Non appena scompariranno tutte le alternative, ecco che scoppier la
crisi. Tutto ci scontato ma io me ne preoccupo.
Tacque un istante, mentre Verisof aspettava ansioso. E piano, quasi
con riluttanza. Hardin continu: - Sempre pi mi convinco che la
pressione interna ed esterna siano state progettate in modo da
raggiungere il punto di rottura nello stesso momento. Come stanno le
cose ora, sembra invece che ci sia una differenza di qualche mese.
Wienis probabilmente attaccher prima che incominci la primavera,
mentre manca ancora un anno alle elezioni.
- Non mi sembra poi molto importante.
- Io non ne sono tanto sicuro. Pu darsi che la colpa sia soltanto di
inevitabili errori di calcolo, oppure lo si pu attribuire al fatto
che sapevo troppe cose. Ho sempre cercato di non lasciare influenzare
le mie azioni dalle previsioni, ma come posso esserne certo? E quale
effetto avr questa discordanza? Ad ogni modo - e Hardin sollev lo
sguardo - io ho preso una decisione.
- Quale?
- Quando la crisi sar al culmine, io andr su Anacreon. Voglio essere
al centro del temporale... E con questo basta, Verisof. Si sta facendo
tardi. Andiamocene. Voi dovrete riposare.
- Lasciatemi riposare qui - disse Verisof - non voglio essere
riconosciuto. Altrimenti sapete che cosa si direbbe di me nel nuovo
partito che i vostri cari consiglieri stanno costituendo. Fate portare
da bere.


17.

Nei tempi antichi, quando l'Impero abbracciava l'intera Galassia e
Anacreon era diventata la pi ricca delle prefetture periferiche, pi
di un Impero era venuto in visita ufficiale al palazzo del vicer. E
nessuno era partito senza aver dato almeno una volta prova della sua
abilit nella caccia a una specie di uccello di proporzioni smisurate
chiamato nyak: caccia che veniva condotta su aerei armati di fucili ad
arpione.
Dei fasti di Anacreon non era rimasto niente dopo gli anni della
decadenza. Il palazzo del vicer era un mucchio di rovine, tranne
quell'ala che i lavoratori della Fondazione avevano restaurato. Da
duecento anni non si era pi visto su Anacreon un Imperatore. Ma la
caccia al nyak era ancora lo sport reale per eccellenza; la prima
qualit che i monarchi di Anacreon dovevano possedere era una buona
mira nell'uso del fucile lancia arpioni.
Leopoldo Primo, re di Anacreon e (titolo che veniva invariabilmente
aggiunto al suo nome anche se del tutto pleonastico) Signore dei
Domini Esterni, non aveva ancora sedici anni e gi pi volte aveva
dato prova della sua bravura. Aveva abbattuto il suo primo nyak quando
non aveva ancora tredici anni ed era arrivato al decimo trofeo la
settimana seguente alla sua ascesa al trono. Ora se ne tornava alla
reggia dopo aver colto il quarantaseiesimo trionfo.
- Arriver a cinquanta prima di diventare maggiorenne- aveva gridato
esultante. - Chi vuole scommettere?
Ma i cortigiani non fanno scommesse sull'abilit di un re. C' il
pericolo mortale di vincerle. E cos nessuno accolse la proposta, e il
re and a cambiarsi d'abito, col morale alle stelle.
- Leopoldo!
Nell'udire l'unica voce che poteva indurlo ad arrestarsi, il re si
ferm.
Wienis era ritto, accanto all'ingresso del suo appartamento, pronto a
fare una sfuriata al giovane nipote.
- Mandali via - disse, impaziente.
Il re annu, infastidito, e i due ciambellani, fatto l'inchino,
sparirono per le scale. Leopoldo entr nella stanza dello zio. Wienis
scrut l'abito da caccia del re.
- Tra non molto - disse - dovrai occuparti di qualcosa di pi
importante della caccia al nyak.
Gli volse la schiena e sedette pesantemente alla scrivania. Da quando
era divenuto troppo vecchio per sopportare le correnti d'aria e per
affrontare i pericolosi tuffi al disotto dei colpi d'ala del nyak e il
rullio dell'aeroplano nelle sue vertiginose salite, aveva cominciato a
odiare quello sport.
Leopoldo era divertito dall'atteggiamento disgustato dello zio, e con
malizia cominci a raccontare: - Avresti dovuto venire con noi, zio.
Ne abbiamo incrociato uno enorme nelle regioni selvagge di Samia. Non
ne avevo mai visto di simili. L'abbiamo inseguito per almeno due ore,
percorrendo cento chilometri. Poi mi sono spostato in direzione del
sole - e gesticolava, eccitato, come se si trovasse ancora sull'aereo
- lanciandomi in picchiata. Risalendo l'ho colpito proprio sotto l'ala
sinistra. Sembrava impazzito e urlava, volando a destra e a sinistra.
Mi sono piazzato sulla sinistra aspettando che venisse gi. E'
precipitato in vite ed passato vicinissimo e allora...
- Leopoldo!
- Be'... l'ho preso.
- Ne sono convinto. Ora mi starai a sentire?
Il re alz le spalle e sedette all'estremit del tavolo dove afferr
una noce di Lera e cominci a morderla in modo tutt'altro che regale.
Non osava guardare negli occhi lo zio.
Wienis, per entrare in argomento, disse: - Sono stato alla nave oggi.
- Quale nave?
- Esiste una sola nave. Quella che la Fondazione sta riparando per la
nostra flotta. Il vecchio incrociatore imperiale.
- Ah, quella. Te lo dicevo che la Fondazione l'avrebbe riparata se
glielo avessimo chiesto. Non erano affatto vere tutte quelle storie
sul loro proposito di attaccarci. Perch se questa era la loro
intenzione, ci avrebbero riparato l'astronave?
- Leopoldo, tu sei un ingenuo!
Il re, che aveva finito di mangiare la prima noce di Lera e ne stava
sgusciando un'altra, arross.
- Stammi a sentire tu ora - rispose, con tono d'ira che rese pi acuta
la sua voce in falsetto - non credo che ti sia lecito rivolgermi la
parola in questo modo. Stai dimenticando che tra due mesi sar
maggiorenne.
- S, e sarai proprio in grado d'assumere le responsabilit di un
regno! Se solo ti interessassi di politica per met del tempo che
passi a cacciare il nyak, io potrei abbandonare il governo con la
coscienza tranquilla.
- Questo non ha niente a che vedere con quanto volevo dire. Anche se
sei mio zio e sei il reggente, io sono sempre il re e tu mio suddito.
E non puoi chiamarmi ingenuo, n sedere in mia presenza. Devi
chiedermene il permesso. E dovresti stare attento, altrimenti, presto,
potrei prendere dei provvedimenti.
Gli occhi di Wienis erano gelidi. - Devo chiamarti Vostra Maest?
- S.
- Ottimamente! Vostra Maest, siete un ingenuo!
Gli occhi scuri del reggente luccicavano sotto le sopracciglia
brizzolate. Per un momento Wienis sembr sorridere ironicamente della
propria battuta, ma l'espressione gli svan presto dalla faccia. Le
labbra grosse si piegarono in un sorriso conciliante e appoggi la
mano sulla spalla del re.
- Scusami, Leopoldo. Non avrei dovuto parlarti cos rudemente. Ma
qualche volta difficile comportarsi secondo il protocollo, quando
gli eventi ti mettono in un tale stato... Tu capisci? - Le parole
erano amichevoli, ma negli occhi aveva ancora una luce cattiva.
- S - rispose Leopoldo, incerto. - Gli affari di Stato sono
estremamente complicati. Capisco. - Si chiese, con apprensione, se lo
zio fosse sul punto di annoiarlo con l'elenco dei pi minuti
particolari sul commercio con Smyrno o con le ultime novit
sull'eterna disputa dei pianeti sparsi nel Corridoio Rosso.
Wienis riprese: - Ragazzo mio, avevo pensato di parlare con te di
questo argomento tanto tempo fa, e forse avrei dovuto farlo, ma so
bene come allo spirito impaziente d'un giovane riescono gravosi gli
aridi problemi della politica.
Leopoldo annu. - S, d'accordo, ma...
Lo zio lo interruppe bruscamente. - Tuttavia diventerai maggiorenne
tra due mesi. E dovrai assumere piena ed attiva responsabilit proprio
in tempi difficili. Da quel giorno in poi, Leopoldo, tu sarai re.
Leopoldo annui nuovamente, ma la sua espressione era annoiata.
- Ci sar la guerra, Leopoldo.
- La guerra! Ma se abbiamo appena concluso un trattato con Smyrno...
- Non contro Smyrno. Contro la Fondazione.
- Ma, zio, hanno accettato di ripararci la nave! Tu hai detto... -
s'interruppe notando l'espressione sdegnata dello zio.
- Leopoldo! - Il tono amichevole era scomparso. - Devo parlarti da
uomo a uomo. Dobbiamo fare guerra alla Fondazione anche se ci riparano
l'astronave, e al pi presto possibile, non appena i lavori saranno
completati. La Fondazione la fonte del potere e della grandezza. La
forza di Anacreon, tutte le sue navi, le citt, la gente e il
commercio dipendono dalle briciole che la Fondazione ci ha dato contro
voglia. Io mi rammento i tempi in cui le case di Anacreon erano
riscaldate da bruciatori a petrolio o carbone. Ma lasciamo perdere, tu
non te ne ricordi.
- Mi sembra - sugger il re timidamente - che dovremmo essere
riconoscenti.
- Riconoscenti? - scatt Wienis. - Riconoscenti per averci concesso le
briciole, mentre tengono per s chiss quali scoperte al solo scopo di
riuscire un giorno a conquistare la Galassia? Leopoldo, tu sei il re
di Anacreon. I tuoi figli e i figli dei tuoi figli un giorno potranno
essere padroni dell'universo se conquisti il potere che la Fondazione
ci nasconde!
- C' qualcosa di buono nel tuo ragionamento. - Gli occhi di Leopoldo
luccicarono di gioia mentre gonfiava il torace. - Dopo tutto che
diritto hanno di tenere tutto per s? Non giusto. Anche Anacreon ha
la sua importanza!
- Cominci a capire. E ora, ragazzo mio, che cosa succederebbe se
Smyrno decidesse di attaccare la Fondazione per conto proprio
impadronendosi di tutto il potere? In quanto tempo credi che ci
farebbe suoi vassalli? Per quanto tempo sederesti ancora sul trono?
Leopoldo s'eccitava sempre pi. - Per il grande Spirito, s. Hai
ragione. Dobbiamo colpire per primi. Si tratta di autodifesa.
Wienis sorrise. - Per di pi, un tempo, agli inizi del regno di tuo
padre - riprese - Anacreon aveva stabilito una base militare su
Terminus, il pianeta della Fondazione. Era una base d'importanza
vitale per la nostra difesa. Fummo costretti ad abbandonarla per le
basse macchinazioni del capo della Fondazione, un viscido codardo, uno
studioso senza una goccia di sangue nobile nelle vene. Capisci,
Leopoldo? Tuo nonno venne umiliato da questo plebeo Lo ricordo quando
venne su Anacreon con il suo diabolico sorriso, la sua mente
infernale, e alle spalle la potenza di tre regni uniti da una vile
alleanza contro la grandezza di Anacreon.
Le guance di Leopoldo s'infiammarono mentre gli occhi mandavano lampi
d'ira. - Per Seldon! Se fossi stato mio nonno, avrei combattuto anche
in quelle condizioni.
- No, Leopoldo. Decidemmo di aspettare il momento opportuno per
cancellare l'insulto. E' stata l'aspirazione costante di tuo padre,
prima della sua morte cos immatura... - Wienis gir la faccia per un
momento. Poi come reprimendo le sue emozioni aggiunse: - Era mio
fratello. Se suo figlio fosse...
- S, zio, non mancher al mio compito. Ho deciso. E' giusto che
Anacreon spazzi via questo nido di discordie. Dobbiamo farlo
immediatamente.
- No, non subito. Prima aspetteremo che riparino l'incrociatore da
guerra. Il solo fatto che abbiano accettato di rimettere in efficienza
l'astronave prova che hanno paura di noi. Quegli sciocchi tentano di
lusingarci, ma noi non ci lasceremo distrarre dal nostro piano, vero?
- No, finch io sar re di Anacreon! - rispose Leopoldo.
Le labbra di Wienis si piegarono in un sorriso ironico.
- E inoltre dobbiamo aspettare la visita di Salvor Hardin.
- Salvor Hardin! - il re spalanc gli occhi sorpreso, e i suoi
lineamenti giovanili persero l'espressione dura che aveva contratto la
sua faccia fino a quel momento.
- S, Leopoldo, il capo della Fondazione verr personalmente per
festeggiare il tuo compleanno: probabilmente cercher di adularci con
parole mielate. Ma questa volta non cederemo.
- Salvor Hardin! - mormor il giovane.
Wienis s'accigli. - Hai paura di questo nome? E' lo stesso Salvor
Hardin che quando venne qui la prima volta ci schiacci la faccia
nella polvere. Stai dimenticando l'insulto che la nostra casata
dovette subire? E da un plebeo per giunta, dalla feccia della societ!
- No. Hai ragione. Mi vendicher... ma... ho paura.
Il reggente si alz. - Paura? E di che cosa? Di che cosa, piccolo... -
e non termin la frase.
- Sarebbe come... be'... una specie di sacrilegio. Attaccare la
Fondazione. Voglio dire... - Si interruppe.
- Continua.
Leopoldo riprese confuso. - Volevo dire, se esiste davvero lo Spirito
Galattico, a lui... be'... forse a lui non piacerebbe. Non credi?
- No, non lo credo - fu la dura risposta. Wienis sedette nuovamente, e
con uno strano sorriso aggiunse: - E cos ti sei riempito la testa con
questo Spirito Galattico, vero? Ecco che cosa succede a lasciarti
crescere come un selvaggio. Scommetto che hai ascoltato spesso quel
Verisof.
- S, mi ha spiegato molte cose.
- Sullo Spirito Galattico?
- S.
- Lattante che non sei altro! Verisof crede meno di me alle menzogne
che racconta! Quante volte ti ho detto che non bisogna stare a sentire
quelle sciocchezze?
- S, lo so. Ma Verisof dice...
- Al diavolo Verisof. Sono tutte stupidaggini.
Leopoldo rimase in silenzio, seccato. Poi disse: - Per tutti ci
credono. Voglio dire alle storie del Profeta Hari Seldon. Di come
abbia incaricato la Fondazione di tramandare i suoi comandamenti
affinch un giorno ritorni il Paradiso Terrestre; e di come ogni uomo
che disobbedisca a questi precetti venga distrutto per l'eternit. Ci
credono. Ho partecipato a molte feste religiose e ne sono sicuro.
- S, loro ci credono, ma noi no. Puoi ringraziare il cielo che sia
cos, perch secondo le storie che raccontano, tu sei re per diritto
divino, e perci sei un semidio. E questo ci torna comodo. Elimina
ogni possibilit di rivolta e assicura l'assoluta ubbidienza dei
sudditi. Ecco perch, Leopoldo, tu devi partecipare attivamente ai
preparativi e alla guerra contro la Fondazione. Io sono soltanto un
reggente e perci appena un uomo: ma tu sei il re, un semidio, per
loro.
- Ma io non mi sento un semidio - mormor il re, pensoso.
- No, infatti non vero - fu la risposta ironica. - Ma sei un semidio
per tutti gli altri tranne che per il popolo della Fondazione. Capito?
Tutti, tranne il popolo della Fondazione. Una volta che li avremo
eliminati nessuno negher la tua origine divina. Pensaci!
- E quando questo succeder saremo in grado di adoperare da soli le
centrali atomiche del Tempio, le navi che volano senza uomini, il
santo cibo che cura il cancro e tutto il resto? Verisof dice che solo
i benedetti dallo Spirito Galattico...
- Verisof dice! Verisof, dopo Salvor Hardin, il nostro pi grande
nemico. Da' retta a me, Leopoldo, e non ti preoccupare di loro. Noi
ricostruiremo insieme un Impero, non solamente il regno di Anacreon ma
un dominio che comprender tutti i miliardi di soli della Galassia.
Non trovi che sia meglio di un Paradiso Terrestre promesso solo a
parole?
- S...s.
- Verisof pu prometterti di pi?
- No.
- Bene - disse Wienis, e la sua voce si fece decisa. - Possiamo
considerare chiuso l'argomento. - Non aspett la risposta. - Vai pure
adesso, ti raggiunger pi tardi. Ah, un'altra cosa, Leopoldo.
Il giovane re si gir dalla soglia.
Wienis sorrideva. - Stai attento con queste cacce al nyak, ragazzo
mio. Dopo lo sfortunato incidente di tuo padre, mi vengono brutti
presentimenti. Nella confusione, con tanti arpioni che volano da ogni
parte, non si pu mai sapere. Farai attenzione, spero! E ti
comporterai come t'ho detto con la Fondazione, vero?
Leopoldo spalanc gli occhi poi li abbass. - S... certamente.
- Bene! - Wienis osserv il nipote che usciva e ritorn alla sua
scrivania.
I pensieri di Leopoldo, mentre lasciava la stanza, erano cupi e non
privi di timori. Forse sarebbe stato un bene sconfiggere la Fondazione
e conquistare il potere di cui Wienis parlava. Ma dopo, una volta
finita la guerra, quando sarebbe stato sicuro sul trono... Si rese
improvvisamente conto che Wienis e i suoi due figli arroganti erano,
al momento, secondi nella linea di successione.
Ma adesso il re era lui. E i re possono far giustiziare sudditi.
Anche i cugini e gli zii.



18.

Insieme a Sermak, Lewis Bort era il pi attivo nel guidare gli
elementi dissidenti che s'erano riuniti nel Partito Anti-Immobilista.
Eppure non aveva fatto parte della delegazione ricevuta dal Salvor
Hardin quasi sei mesi prima. Questo non era dovuto alla sua posizione
poco importante, piuttosto il contrario. Era assente per la semplice
ragione che a quel tempo si trovava nella capitale di Anacreon.
Era andato a visitarla come privato cittadino. Non aveva incontrato
nessun funzionario e non aveva fatto niente di importante. Si era
limitato a osservare la vita del pianeta e a ficcare il naso in ogni
buco polveroso.
Era arrivato a casa all'imbrunire di una breve giornata d'inverno
cominciata con il cielo coperto e conclusa con una nevicata. Un'ora
dopo Bort era seduto al tavolo ottagonale in casa di Sermak.
Le sue prime parole non miravano certamente a sollevare il morale dei
convenuti gi molto depresso dalla giornata grigia e nevosa.
- La nostra posizione - disse - pu essere definita, se vogliamo usare
un termine melodrammatico, come una causa perduta.
- Credi? - intervenne Sermak cupo.
- Non c' scampo, Sermak.
- Gli armamenti... - cominci Dokor Walto, ma Bort lo interruppe.
- Quella una vecchia storia. - Guard ad uno ad uno i convenuti. -
Mi riferisco al popolo. Ammetto di essere stato io a proporre l'idea
di organizzare una rivolta di palazzo e nominare un re favorevole alla
Fondazione. Era un'ottima idea e penso che lo sia ancora. L'unico
guaio che non realizzabile. Il grande Salvor Hardin ha previsto
anche questo.
- Bort, se ti spiegassi meglio! - esclam Sermak seccato.
- Non semplice come credi. Su Anacreon esiste una situazione
incredibile: la religione che la Fondazione vi ha creato funziona!
- E allora?
- Devi vedere come funziona, per rendertene conto. Tutto quello che
vediamo qui sono le enormi scuole dove vengono istruiti i preti. E
inoltre ci capita, una volta ogni tanto, in qualche oscuro angolo
della citt, di assistere a una cerimonia celebrata a beneficio dei
pellegrini; niente di pi. Tutta questa messa in scena non ci tocca
direttamente. Ma su Anacreon...
Lem Tarki si lisci con le dita il pizzo. - Di che tipo di religione
si tratta? - domand. - Hardin ha sempre sostenuto che era un semplice
espediente per costringere ad accettare la scienza. Te ne ricordi,
Sermak, ce l'ha detto quel giorno...
- Le spiegazioni di Hardin - ribatt Sermak - qualche volta
significano ben poco. Ma che religione , Bort?
Bort rimase un attimo pensieroso. - Eticamente, non male. Si
distacca poco dalle varie filosofie del Vecchio Impero. L'insegnamento
morale profondo. Non c' nulla da ridire sotto questo punto di
vista, e in tal senso svolge una grande funzione...
- Questo lo sappiamo gi - lo interruppe impaziente Sermak. - Vieni al
nocciolo della questione.
- Eccolo. - Bort era leggermente seccato, ma non lo dimostr. - La
religione, la stessa che la Fondazione ha creato e incoraggiato,
costruita su principi autoritari. I sacerdoti hanno il controllo
diretto di tutti gli strumenti scientifici che noi abbiamo dato ad
Anacreon, ma li sanno usare in modo empirico. Credono ciecamente in
questa religione, e nel valore spirituale del potere che esercitano.
Per esempio, due mesi fa un pazzo ha messo le mani nell'impianto
atomico del Tempio Tesselekiano: uno dei pi grandi. Naturalmente ha
fatto saltare in aria cinque isolati della citt. L'episodio venne
considerato da tutti, clero compreso, come una vendetta divina.
- Me ne ricordo. I giornali ne hanno dato una strana versione. Ma non
vedo dove tu voglia arrivare.
- Allora ascolta - riprese Bort, infastidito. - La gerarchia del clero
a piramide; al culmine sta il re, il quale considerato una specie
di semidio. Egli monarca assoluto, per diritto divino. Il popolo lo
crede, ciecamente, e lo credono i preti. E' materialmente impossibile
detronizzare un re. Hai capito adesso?
- Un momento - intervenne Walto - che cosa volevi dire quando ci hai
comunicato che tutto questo opera di Hardin? Che c'entra lui?
Bort lo guard di traverso. - La Fondazione ha creato l'inganno. Tutti
i nostri aiuti scientifici sono stati offerti con questa messa in
scena. In ogni cerimonia pubblica il re presiede circondato da un
alone luminoso di raggi radioattivi. Chiunque osi toccarlo viene
bruciato. Pu spostarsi da un luogo all'altro attraverso l'aria nei
momenti pi solenni, e la gente crede che sia per ispirazione del
divino spirito. Con un gesto riempie i templi di luce. La nostra
scienza pu fornire migliaia di trucchi come questi. Ma il fatto che
i preti credono nel valore spirituale di questi fenomeni che loro
stessi preparano.
- Male, male! - comment Sermak, mordendosi le labbra.
- Mi viene voglia di piangere - continu Bort amareggiato - se penso
all'occasione che abbiamo perso. Considerate la situazione trent'anni
fa, quando Hardin ha salvato la Fondazione dalla minaccia di Anacreon.
A quei tempi il popolo di Anacreon non aveva capito che l'Impero stava
morendo. Avevano continuato ad andare avanti in qualche modo anche
dopo la rivolta di Zonia, e neppure quando le comunicazioni erano
state interrotte e quel pirata del nonno di Leopoldo si era nominato
re, si resero perfettamente conto che l'Impero era crollato. Se
l'Imperatore avesse avuto il coraggio di tentare, avrebbe potuto
riconquistare tutta la Periferia con due soli incrociatori, e
naturalmente con l'aiuto della rivolta interna che non avrebbe tardato
a scoppiare. Anche noi avremmo potuto fare lo stesso! E invece no,
Hardin ha instaurato la venerazione dei monarchi. Personalmente non
riesco a capire. Perch? Perch l'ha fatto?
- Che cosa fa Verisof? - domand Jaim Orsy, improvvisamente - Un tempo
anche lui era un convinto anti-immobilista Che cosa fa laggi? Anche
lui cieco?
- Non so - rispose Bort brevemente. - Per gli abitanti un alto
prelato. Per quanto ne so io, non fa nient'altro che il
sovraintendente del clero per i dettagli tecnici. Un burattino,
nient'altro che un burattino!
Si fece silenzio e tutti si girarono verso Sermak. Il giovane capo
stava mordendosi un'unghia, nervosamente; poi disse ad alta voce: -
No, non credo. Qui c' sotto qualcosa. Che ne dici, Bort? - Si guard
intorno e aggiunse pi energicamente: - Possibile che Hardin sia tanto
stupido?
- A quanto pare s - disse Bort alzando le spalle.
- Impossibile! C' qualcosa che non quadra. Non pu essere stupido al
punto di spingerci alla rovina totale. Neppure se fosse pazzo, e nego
che lo sia, avrebbe voluto la nostra rovina. Da un lato ha creato la
religione in modo da eliminare ogni possibilit di rivolta interna.
Dall'altro lato ha armato Anacreon.
- Devo ammettere che la situazione non del tutto chiara - disse Bort
- ma i fatti sono fatti. Che altro si pu pensare?
- Tradimento! - esclam Walto. - E' al loro servizio.
Sermak scosse la testa, impaziente. - No, non credo neanche a questo.
Mi pare tutta una follia senza senso. Ma dimmi, Bort, non hai sentito
parlare di un'astronave da guerra che la Fondazione avrebbe rimesso in
efficienza per la flotta di Anacreon?
- Un'astronave?
- S, un'astronave della flotta imperiale.
- No, non ne ho sentito parlare. Ma penso che non si tratti di una
cosa molto importante. Lo spazioporto militare un santuario
religioso inviolabile e non aperto al pubblico. Nessuno sa niente
della flotta.
- Eppure, se ne parlava in giro. Qualcuno del Partito ne ha persino
riferito in Consiglio. Hardin non ha mai smentito. I suoi portavoce
hanno detto che erano pettegolezzi e hanno lasciato cadere
l'argomento. Potrebbe esserci qualcosa di vero.
- Si inquadra perfettamente nell'intero mosaico - disse Bort. - Se
vero, una pazzia.
- Forse - osserv Orsy - Hardin ha in mano un'arma segreta. Pu
darsi...
Sermak lo interruppe, ironico. - S, una scatola a sorpresa che
scatter nel momento psicologicamente adatto e far tremare di paura
Wienis. E' meglio che la Fondazione si autodistrugga evitando
l'agonia, piuttosto che aspettare l'arma segreta!
- Bene - disse Orsy, cambiando all'improvviso argomento. - Il problema
questo: quanto tempo ci rimane?
- D'accordo. Il problema questo. Ma non contate su di me: non lo so.
La stampa di Anacreon non parla affatto della Fondazione. Per ora
solo piena di notizie sulla prossima incoronazione. Leopoldo sar re
la prossima settimana.
- Allora abbiamo alcuni mesi di tempo - disse Walto, sorridendo per la
prima volta nella serata. - Abbiamo tempo fino...
- Ma che dici! - scatt Bort, seccato. - Ricordati che il re un dio!
Non ha bisogno di accusarci di aggressione per suscitare nel popolo la
necessaria carica emotiva. Al momento di combattere, Leopoldo dar
l'ordine, e il popolo correr alle armi, non c' dubbio. E' il sistema
di quella maledetta societ. Non si chiedono spiegazioni a un dio. Per
quanto ne so, potrebbe anche dare l'ordine domani.
Ora tutti volevano parlare insieme, e Sermak fu costretto a battere un
pugno sul tavolo per ottenere silenzio. In quel momento la porta si
apr, e Levi Norast irruppe nella stanza, con il cappotto sulle spalle
coperto di neve.
- Leggete qui - grid, gettando sul tavolo un giornale.- In citt non
si parla d'altro.
Il giornale venne aperto, e i cinque si curvarono a guardarlo.
- Per lo Spazio! - esclam Sermak con voce strozzata. - Andr su
Anacreon. Su Anacreon...
- Ma questo tradimento! - grid Tarki - Ha ragione Walto. Ci ha
venduti tutti e adesso va a ritirare i soldi.
Sermak s'era alzato. - Non abbiamo scelta adesso. Domani chieder al
Consiglio che Hardin venga destituito. E se anche questa mossa dovesse
fallire...


19.

Non nevicava pi, ma per terra c'era uno spesso strato di neve e
l'autoslitta avanzava a fatica nelle strade deserte. La luce grigia
dell'alba era gelida. Sebbene il momento politico fosse grave nessun
abitante di Terminus, sia de Partito Anti-Immobilista, sia sostenitore
di Hardin, aveva sufficiente spirito battagliero per scendere in
strada cos presto.
Yohan Lee era di cattivo umore, e manifestava le sue preoccupazioni ad
alta voce. - Far una cattiva impressione, Hardin. Diranno che hai
tentato di fuggire.
- Lasciali dire. Devo andare su Anacreon, non posso farne a meno. Ma
ora basta, per favore, Lee.
Hardin s'appoggi rabbrividendo allo schienale del sedile. Faceva
caldo all'interno della slitta, ma Hardin si innervosiva osservando
dal finestrino il panorama coperto di neve.
- Un giorno - disse - condizioneremo il clima di Terminus. Non
affatto una cosa impossibile.
- A me - rispose Lee - piacerebbe prima mettere a posto altre cose.
Che ne diresti, per esempio, di condizionare il clima di Sermak? Una
bella, comoda cella con temperatura a venticinque gradi per tutto
l'anno.
- Poi dovrei rafforzare la mia guardia del corpo - continu Hardin. -
Quei due non basterebbero pi - indic gli agenti che sedevano accanto
all'autista con espressioni risolute tenendo la mano sui
disintegratori atomici e controllando attentamente le strade deserte.
- Faresti scoppiare una guerra civile.
- Oramai la miccia accesa. Il mio intervento non modificherebbe la
situazione, te lo assicuro. - Poi, contando sulle dita disse: - Primo:
Sermak ieri ha sollevato un tumulto ai Consiglio e ha fatto mettere ai
voti una mozione di sfiducia contro di te...
- Era nel suo pieno diritto - rispose Hardin. - Per la mozione
stata bocciata con 206 voti contro 184.
- Oh, certo. Una maggioranza di ventidue voti quando noi ci
aspettavamo un margine di almeno sessanta. Non puoi negarlo, ci
contavi anche tu.
- E' andata bene per un soffio - ammise Hardin.
- D'accordo. Secondo: subito dopo il voto i cinquantadue membri del
Partito Anti-Immobilista hanno abbandonato il Consiglio.
Hardin non rispose, e Lee continu: - Terzo: lasciando la sala, Sermak
ha gridato all'assemblea che eri un traditore e che andavi ad Anacreon
a ritirare il compenso del tradimento, che i membri dell'assemblea
contrari alla mozione erano anche loro traditori, e che il suo partito
non era stato costituito per niente. Che significa tutto questo?
- Che siamo nei guai.
- E ora fuggi come se ti sentissi in colpa. Devi affrontarli,
Hardin... E se proprio necessario, ordina la legge marziale, per lo
Spazio!
- La violenza l'ultimo rifugio...
-...degli incapaci. Al diavolo!
- Aspetta e vedrai. Ora ascolta, Lee. Trent'anni fa, nel cinquantesimo
anniversario della Fondazione, stata aperta la Volta del Tempo, e la
registrazione di Hari Seldon ci ha spiegato ci che stava succedendo.
- Me ne ricordo bene - disse Lee con un mezzo sorriso. - Fu il giorno
del nostro colpo di stato.
- Esattamente. Quella data coincise con la prima crisi. Ci troviamo
ora in difficolt per la seconda volta, e fra tre settimane cadr
l'ottantesimo anniversario della Fondazione. Non ti suggerisce niente
questo fatto?
- Vuoi dire che Seldon comparir di nuovo?
- Non ho ancora finito. Seldon non ha mai detto che sarebbe ritornato
ma anche ci fa parte del suo piano. Lui ha sempre fatto del suo
meglio per tenerci all'oscuro. Non c' modo di sapere se il sigillo
radioattivo sia regolato in modo da consentire altre aperture. A meno
di smontare la Volta... ma forse esiste un meccanismo auto-
distruttore, contro questi tentativi. Da quando si apr la prima
volta, mi ci sono recato a ogni anniversario. Seldon non mai pi
apparso, ma solo in questo momento che abbiamo di fronte una crisi
vera e propria.
- Allora comparir.
- Forse. Non lo so. Alla riunione del Consiglio di oggi, dopo aver
annunciato la mia partenza per Anacreon, tu comunicherai ufficialmente
che il 14 marzo Seldon comparir nella Volta per trasmetterci un
messaggio d'estrema importanza riguardante la felice conclusione della
crisi. E' molto importante, Lee. Non aggiungere altro, anche se ti
tempestano di domande.
Lee spalanc gli occhi. - Ci crederanno?
- Non ha importanza. Rimarranno confusi, ed ci che voglio. Sia che
non ci credano, sia che non capiscano il significato delle tue parole,
decideranno comunque di aspettare fino al 14 marzo. Io allora sar gi
tornato da un pezzo.
Lee lo guard incerto. - Ma l'accenno alla felice conclusione un
trucco!
- Un trucco che servir a confonderli. Ma eccoci allo spazioporto.
Nella foschia apparve la sagoma dell'astronave in attesa. Hardin,
arrancando nella neve, apr il portello stagno. Poi si gir tendendo
la mano.
- Arrivederci, Lee. Mi dispiace lasciarti nei guai in questo modo, ma
sei l'unico di cui mi possa fidare. E stai lontano dal fuoco.
- Non ti preoccupare. Seguir scrupolosamente gli ordini. - Fece un
passo indietro e il portello si chiuse.


20.

Salvor Hardin non and direttamente sul pianeta Anacreon dal quale il
regno prendeva nome. Vi arriv alla vigilia dell'incoronazione. Prima
visit otto sistemi solari della monarchia, fermandosi su ognuno per
conferire con i rappresentanti locali della Fondazione.
Durante il viaggio si rese conto con stupore della vastit del regno.
Eppure non era che un granello di sabbia, paragonato all'Impero
Galattico del quale una volta era stato parte integrante. Il pianeta
al centro, Anacreon, era il pi popolato: tutti gli altri sistemi
solari si uniformavano ai suoi usi e costumi.
Seguendo i confini dell'antica prefettura di Anacreon, il regno
abbracciava venticinque sistemi solari, sei dei quali possedevano pi
d'un mondo abitato. La popolazione, diciannove miliardi di persone,
bench non avesse ancora raggiunto la densit degli anni imperiali,
era in rapido aumento in virt degli aiuti scientifici ricevuti dalla
Fondazione.
Solo ora Hardin comprendeva appieno la grandezza del suo compito. In
trent'anni solo il pianeta centrale era stato dotato per intero
d'energia atomica. Nelle altre provincie c'erano territori vastissimi
in cui gli impianti nucleari non erano ancora stati ricostruiti. E
inoltre quei pochi progressi fatti erano in buona parte dovuti al
razionale impiego dei resti della civilt imperiale.
Quando Hardin giunse alla capitale scopri che tutte le attivit del
pianeta s'erano fermate. Su Anacreon l'intera popolazione partecipava
attivamente a riti pagano-religiosi che annunciavano l'incoronazione
del re-dio Leopoldo.
Hardin era riuscito a parlare con l'indaffarato Verisof solo per
mezz'ora. Poi l'ambasciatore se n'era andato per presenziare a un
ennesimo rito religioso nel Tempio. Ma quella mezz'ora fu sufficiente,
e Hardin si prepar con pi serenit ad assistere ai fuochi
artificiali in programma per la sera.
Si comport, in tutto e per tutto, come semplice osservatore; non si
sentiva di assumere la parte che gli sarebbe toccata nei riti
religiosi se la sua identit fosse stata resa pubblica. Per questa
ragione, quando il salone del palazzo reali si riemp dei personaggi
pi illustri e nobili convenuti in onore del re, si tenne in disparte,
poco notato o addirittura ignorato.
Lo avevano presentato a Leopoldo insieme ad altre centinaia di ospiti:
a distanza di sicurezza, dato che il re se ne stava solitario,
circondato da un mortale alone radioattivo che rendeva maestosa la sua
persona. Tra meno di un'ora si sarebbe assiso sul trono di platino e
radio incastonato di gioielli. Il trono doveva quindi sollevarsi
lentamente fino al balcone, in modo che il popolo radunato di fronte
al palazzo potesse applaudire il suo re e gridarne il nome in una
scena di isterismo collettivo. Il trono era cos grande e massiccio
perch dentro c'era nascosto un motore atomico.
Erano le undici passate. Hardin si sentiva agitato. Si alz sulla
punta dei piedi per vedere meglio, dominando l'impulso di salire su
una sedia. In quel momento vide Wienis che gli si avvicinava facendosi
largo tra la folla. Allora si rilass.
Wienis avanzava lentamente. Ad ogni passo doveva scambiare cortesi
frasi di convenienza con qualche nobile personaggio.
Finalmente si liber dell'ultimo ospite e raggiunse Hardin. Gli
sorrise cordiale. Sotto le ciglia folte i suoi occhi splendevano di
orgoglio.
- Carissimo Hardin! - disse a bassa voce. - Forse temevate di
annoiarvi, e per questo avete rifiutato di farvi annunciare?
- Non mi sto affatto annoiando, Eccellenza. Tutta la cerimonia
estremamente interessante. Su Terminus, non abbiamo nessuna
celebrazione paragonabile a questa.
- Non ne dubito. Ma vi dispiacerebbe seguirmi nei miei appartamenti
privati? Potremo parlare pi a lungo e pi tranquillamente.
- Certo.
A braccetto, i due scesero le scale, e pi d'una nobile zitella si
mise l'occhialino per osservare sorpresa quel personaggio vestito in
modo insignificante che riceveva tanto onore dal principe reggente.
Negli appartamenti di Wienis, Hardin si rilass del tutto e accett
con un mormorio di gratitudine il bicchiere di vino che il reggente
stesso gli vers.
- Vino di Locris, Hardin - spieg Wienis - delle cantine reali.
Duecento anni di invecchiamento. E' stato imbottigliato dieci anni
prima della rivolta Zeoniana.
- Davvero una bevanda reale - disse cortese Hardin e lev il
bicchiere. - A Leopoldo Primo, re di Anacreon.
Bevvero, poi Wienis aggiunse: - E chiss? Al futuro Imperatore della
Periferia, se non di pi. Un giorno la Galassia sar di nuovo riunita.
- Senza dubbio. Ma per opera di Anacreon?
- E perch no? Con l'aiuto della Fondazione la nostra superiorit
scientifica sul resto della Galassia sar indiscutibile.
Hardin pos il bicchiere vuoto. - S, ma bisogna ricordare che la
Fondazione deve aiutare ogni nazione che richieda assistenza
scientifica. La missione ideale del nostro governo e la via morale
indicataci dal nostro fondatore, Hari Seldon, ci proibiscono i
favoritismi. Non possiamo comportarci altrimenti, Eccellenza.
Wienis sorrise compiaciuto. - Lo Spirito Galattico, per usare un detto
popolare, aiuta coloro che si aiutano. Mi rendo conto perfettamente
che la Fondazione, lasciata a se stessa, non vorr mai collaborare.
- Non direi. Vi abbiamo riparato l'astronave imperiale, bench il
nostro ministero della navigazione l'avesse richiesta per scopi
scientifici.
Il reggente fece eco con tono ironico: - Scopi scientifici! Gi!
Eppure non credo che l'avreste riparata se non avessimo minacciato di
farvi guerra.
Hardin allarg le braccia. - Non lo so.
- Invece io penso di s! E la minaccia sempre valida.
- Anche adesso?
- Ora forse troppo tardi per parlare di minacce - rispose Wienis
dando una rapida occhiata all'orologio della scrivania. - Hardin, voi
siete stato su Anacreon un'altra volta. A quel tempo eravate giovane,
eravamo giovani entrambi. Eppure gi allora i nostri punti di vista
differivano. Voi siete un uomo di pace, vero?
- Penso di s. O meglio, considero la violenza un sistema
antieconomico per raggiungere qualsiasi fine. Penso che esistano
soluzioni migliori, anche se meno dirette.
- Esattamente. Anch'io conosco il vostro detto famoso: La violenza
l'ultimo rifugio degli incapaci. Eppure - il reggente si interruppe
per grattarsi in modo lezioso un orecchio - io non credo di essere
proprio un inetto.
Hardin annu e non rispose.
- Nonostante ci - continu Wienis - ho fiducia nelle azioni dirette.
Vado diritto allo scopo, io. Con questo sistema ho ottenuto ottimi
risultati, e migliori ancora spero di ottenerne in futuro.
- Capisco - lo interruppe Hardin. - Devo immaginare che il vostro
scopo attuale sia di impadronirvi del trono per voi e per i vostri
discendenti, considerata la sfortunata e immatura morte dell'altro re,
vostro fratello maggiore, e il precario stato di salute dell'attuale
sovrano. Non cos?
La frecciata colp nel segno, e la voce di Wienis si fece dura. -
Hardin, dovreste capire che pi prudente evitare questi argomenti.
Forse, come sindaco di Terminus, vi credete in diritto di fare...
diciamo osservazioni non troppo giudiziose. Ma in questo caso meglio
che cambiate idea. Non che le vostre parole mi spaventino. Ho sempre
sostenuto che le difficolt della vita svaniscono se le si affronta a
viso aperto. Non ho mai rinnegato questa dottrina.
- Non ne dubito. Quale difficolt vi preoccupa, al momento?
- La difficolt di indurre la Fondazione a collaborare, Hardin. La
politica di pace vi ha spinto a commettere molti errori gravissimi
sottovalutando l'audacia del vostro avversario. Non tutti hanno paura
delle azioni dirette.
- Per esempio? - domand Hardin.
- Per esempio, voi siete venuto su Anacreon da solo e mi avete
accompagnato, sempre da solo, nei miei appartamenti.
Hardin si guard attorno. - E che cosa c' di sbagliato?
- Niente - disse il reggente. - Per, fuori da questa stanza, ci sono
cinque guardie armate pronte a sparare. Non vi conviene cercare di
uscire, Hardin.
Il sindaco aggrott la fronte. - Non ho un desiderio cos immediato di
uscire. E non vedo perch dovrei spaventarmi.
- Non c' nulla da temere, infatti.
- E allora? - disse Hardin indifferente.
- Con il tempo, cambierete opinione. Avete poi commesso un altro
errore, Hardin, e ben pi grave. Si dice che il pianeta Terminus sia
del tutto indifeso.
- Naturalmente. Non abbiamo nulla da temere. Non serviamo interessi
particolari e ci comportiamo con tutti allo stesso modo.
- E restando inermi - continu Wienis - ci avete gentilmente aiutati
ad armarci, curando in modo particolare l'efficienza della nostra
flotta. Una flotta che, dopo il dono dell'astronave imperiale, del
tutto invincibile.
- Eccellenza, state perdendo tempo. - Hardin fece il gesto di alzarsi.
- Se volete dichiararci guerra, e me lo state annunciando, voglio
sperare che mi permettiate di darne comunicazione immediata al mio
governo.
- Sedetevi, Hardin. Io non vi sto dichiarando guerra, e voi non farete
nessuna comunicazione al vostro governo. Quando la guerra sar
combattuta, Hardin, non dichiarata, la Fondazione ne verr informata
al momento giusto dai colpi delle batterie atomiche della flotta
Anacreoniana guidata da mio figlio. Egli a bordo della nave
ammiraglia Wienis, quella che un tempo apparteneva alla flotta
imperiale.
Hardin s'oscur in volto. - E questo quando accadr?
- Se proprio vi interessa, la flotta di Anacreon ha lasciato la base
cinquanta minuti fa, alle undici; il primo colpo verr sparato appena
le navi saranno in vista di Terminus, domani verso mezzogiorno. Voi
potete considerarvi prigioniero di guerra.
- E' esattamente quello che mi considero, Eccellenza - disse Hardin
ancora accigliato. - Tuttavia sono sorpreso.
Wienis accenn un sorriso di disprezzo. - Tutto qui?
- S. Avevo pensato che il momento dell'incoronazione, mezzanotte,
fosse il pi indicato per far partire la flotta. Evidentemente avete
voluto incominciare la guerra nella vostra qualit di reggente. Pi
tardi sarebbe stato pi drammatico.
Il reggente spalanc gli occhi. - Che sciocchezze state dicendo?
- Non capite? - chiese Hardin con calma. - Avevo gi preparato la mia
contromossa per mezzanotte.
Wienis si alz. - Il vostro un bluff! Non ci sono contromisure. Se
contate sull'aiuto degli altri regni, vi sbagliate. Le loro flotte
messe insieme non hanno la potenza della nostra.
- Lo so. Io non ho intenzione di sparare un solo colpo. Gi da una
settimana s' sparsa la voce che il pianeta, oggi a mezzanotte, sar
posto in interdizione.
- Interdizione?
- S. Se non avete capito, ve lo chiarir. A mezzanotte ogni sacerdote
entrer in sciopero, a meno che io non dia un contrordine. E questo mi
impossibile visto che sono tenuto prigioniero. Non che io abbia
intenzione di farlo d'altra parte! - Si chin in avanti e poi,
animandosi improvvisamente aggiunse: - Non vi siete reso conto,
Eccellenza, che attaccare la Fondazione un sacrilegio gravissimo?
Wienis stava cercando di dominarsi. - Non venite a raccontare
sciocchezze, Hardin. Tenetele in serbo per le masse.
- Mio caro Wienis, per chi credete che le tenga in serbo? Credo che
gi da mezz'ora, in ogni tempio di Anacreon ci sia un prete che
arringa la folla. Non c' uomo n donna sul pianeta che non sappia che
il governo ha lanciato un indegno attacco, non provocato, contro il
centro della loro religione. Mancano pochi minuti a mezzanotte, ora.
E' meglio che scendiate nelle sale a osservare gli eventi. Io, con
cinque guardie fuori della porta, star al sicuro. - Si appoggi allo
schienale della poltrona, si vers un altro bicchiere di vino e guard
il soffitto con la massima indifferenza.
Wienis lanci una bestemmia e si precipit fuori.

Nel salone si era fatto silenzio assoluto, mentre i convenuti si
spostavano per lasciar passare il trono. Leopoldo vi si accomod con
le mani solidamente aggrappate ai braccioli, la testa alta, e la
faccia impassibile. Gli enormi candelabri erano stati quasi spenti,
mentre il soffitto si accendeva di multicolori lampadine luminose:
l'alone di luce splendeva intorno al sovrano e formava sul suo capo
un'aureola scintillante.
Wienis si ferm sulla scalinata. Nessuno lo vide; tutti gli occhi
erano fissi sul trono. Strinse i pugni e rimase dov'era. Hardin non lo
avrebbe spinto ad azioni inconsulte.
Quindi il trono cominci a sollevarsi. Senza rumore, sal,
ondeggiando. Si stacc dal piedestallo, scese i gradini, poi
orizzontalmente, a quindici centimetri dal suolo, si port di fronte
alla vetrata del balcone.
Una campana suon la mezzanotte con rintocchi cupi. Il trono si ferm
di fronte alla finestra, e l'aureola si spense.
Per un istante il re non si mosse e si vide sulla sua faccia una
maschera di sorpresa; senza pi aureola, aveva un'espressione del
tutto umana. Poi il trono sobbalz e scese a terra con gran frastuono.
Esattamente in quel momento le luci si spensero.
Tra le grida e la confusione, echeggi l'urlo di Wienis: - Prendete le
torce! Prendete le torce!
Attravers a fatica la sala e raggiunse la porta. Le guardie del
palazzo erano sparite nel buio.
Finalmente le torce vennero portate nel salone. Erano state preparate
per la processione nelle vie della citt dopo l'incoronazione.
Le guardie con le torce invasero la sala di luci verdi, rosse, blu,
illuminando i volti spaventati e confusi dei presenti.
- Non successo nulla - grid Wienis. - Rimanete calmi. L'energia
ritorner fra poco.
Si rivolse al capitano delle guardie che stava rigido sull'attenti. -
Che cosa succede, capitano?
- Eccellenza - rispose l'ufficiale - il palazzo circondato dal
popolo.
- Che cosa vogliono? - domand Wienis.
- C' un prete che li guida, un alto prelato: Poly Verisof. Chiedono
l'immediato rilascio del sindaco Salvor Hardin e la cessazione della
guerra contro la Fondazione.- Aveva pronunciato queste parole in tono
freddamente ufficiale, ma i suoi occhi mostravano un grande imbarazzo.
Wienis url: - Se qualcuno di quei miserabili tenta di superare i
cancelli, uccidetelo. Per ora non ci sono altri ordini. Lasciateli
urlare! Ne riparleremo domani.
Nel frattempo erano state distribuite le torce e il salone era
nuovamente illuminato. Wienis accorse presso il trono, ancora accanto
alla finestra, e aiut Leopoldo, pallido e tremante, ad alzarsi.
- Vieni con me. - Diede un'occhiata alla finestra. La citt intera era
al buio. Dal basso salivano le grida rauche e confuse della folla.
Sulla destra splendevano le luci del Tempio Argolid.
Wienis torn nella stanza dove aveva lasciato Hardin seguito dalle
guardie e dal pallido Leopoldo che non riusciva a pronunciare una
parola.
- Hardin - disse Wienis con voce rauca - state scherzando con il
fuoco.
Il sindaco lo ignor. Al chiarore della torcia atomica tascabile che
aveva disposto accanto a s, se ne stava tranquillamente seduto con un
sorriso ironico sulle labbra.
- Buongiorno, maest - disse a Leopoldo. - Congratulazioni per la
vostra incoronazione.
- Hardin - grid nuovamente Wienis - ordinate ai vostri preti di
ritornare al lavoro.
Hardin lo guard freddamente. - Date voi l'ordine, Wienis, e vedrete
chi di noi due sta scherzando col fuoco. In questo momento, su
Anacreon, non c' ruota che giri. Non c' luce accesa a eccezione di
quelle dei templi. Non c' goccia d'acqua che scorra tranne che nei
templi. Nell'emisfero invernale del pianeta non esiste una caloria per
il riscaldamento, se non nei templi. Gli ospedali non accettano
pazienti. Gli impianti nucleari sono chiusi. Se non vi piace, Wienis,
ordinate voi stesso ai preti di ritornare al lavoro. Io non ne ho
alcuna intenzione.
- Per lo Spazio, Hardin, lo far! Se dovr dare una dimostrazione di
forza ve la dar. Vedremo se i preti riusciranno a resistere ai
soldati. Questa notte stessa ogni tempio del pianeta sar occupato
dall'esercito.
- Benissimo, ma come farete a dare gli ordini? Tutte le linee di
comunicazione del pianeta sono interrotte. Scoprirete che la radio non
funziona, la televisione nemmeno, e anche le ultraonde sono
inutilizzabili. L'unico mezzo ancora efficiente sull'intero pianeta,
al di fuori dei templi, naturalmente, il televisore di questa
stanza. L'ho adattato in modo che possa soltanto ricevere.
Wienis si fece rosso in faccia e Hardin continu: - Se volete, potete
dare ordine alle guardie di entrare nel Tempio Argolid, a pochi passi
dal palazzo; l potrebbero usare l'apparecchio ultraonde per mettersi
in contatto con il resto di Anacreon. Ma se avete intenzione di fare
questa mossa temo che i vostri soldati saranno fatti a pezzi dalla
folla che circonda la reggia. E, poi, chi protegger il palazzo? E le
vostre vite, Wienis?
- Resisteremo! - esclam Wienis con voce rauca. - Potremo resistere
per tutto un giorno. Lasceremo che la gente gridi e rimarremo senza
energia. Ma quando arriveranno notizie dalla Fondazione, il popolo
s'accorger che la religione era basata sul nulla; abbandoneranno i
preti e si rivolgeranno nuovamente a noi. Vi do tempo fino a domani a
mezzogiorno, Hardin, perch voi potete bloccare l'energia su Anacreon
ma non potete fermare la mia flotta. La sua voce si fece esultante. -
Sono in viaggio, Hardin, e in testa c' l'astronave che voi avete
riparato.
Hardin lo guard indifferente. - S, l'astronave che io stesso ho
ordinato di riparare, ma a modo mio. Ditemi, Wienis, non avete mai
sentito parlare di comandi a ultraonde? No? Dunque non sapete cosa
siano. Bene, fra due minuti vedrete come funzionano.
Alle sue ultime parole il televisore si accese. Hardin si corresse: -
Anzi, fra due secondi. Sedetevi, Wienis, e ascoltate.


21.

Theo Aporat apparteneva all'alto clero di Anacreon. Data la sua carica
era stato nominato cappellano capo sulla nave ammiraglia Wienis.
Ma la sua nomina non era solo dovuta a una questione di rango: Theo
Aporat infatti sapeva come funzionava la nave. Aveva lavorato
direttamente agli ordini dei saggi della Fondazione che l'avevano
riparata. Aveva studiato ogni parte dei motori sotto i loro ordini.
Aveva riattivato i sistemi di comunicazione, rifatto lo scudo esterno
dello scafo danneggiato, rimesso in efficienza i raggi. Gli era stato
permesso di aiutare gli uomini sapienti della Fondazione persino
quando avevano installato uno strumento cos sacro che non era mai
stato collocato su alcuna altra astronave: l'impianto dei comandi a
ultraonde.
Non c'era da meravigliarsi dunque se aveva sentito le viscere torcersi
non appena aveva conosciuto lo scopo a cui era stata destinata la
nave. Non aveva quasi voluto credere a Verisof quando gli aveva detto
che essa sarebbe divenuta uno strumento diabolico, che le sue batterie
sarebbero state rivolte contro la Fondazione, contro il luogo dove lui
era stato educato da giovane e dal quale proveniva ogni bene.
Ora non c'erano pi dubbi, dopo le dichiarazioni dell'ammiraglio.
Come avrebbe potuto il re, benedetto dalla divinit, permettere un
atto cos sacrilego? Ma era poi stato veramente il re? Probabilmente
si trattava di un piano del maledetto reggente, Wienis, mentre il
monarca doveva essere all'oscuro di tutto. Era stato proprio il figlio
di Wienis, l'ammiraglio, che cinque minuti prima gli aveva detto: -
Badate alle vostre anime e alle vostre benedizioni, prete. Io
m'occuper della mia nave.
Aporat sorrise minaccioso. Si sarebbe occupato delle anime e delle
benedizioni, ma avrebbe lanciato anche il suo anatema: il principe
Lefkin avrebbe pianto presto.
Entr nella stanza delle comunicazioni. Il suo assistente lo precedeva
e i due ufficiali di guardia non lo fermarono, perch cappellano e
chierico avevano il diritto di entrare in qualunque parte della nave.-
Chiudi la porta - ordin Aporat, osservando il cronometro. Mancavano
pochi minuti alla mezzanotte. Era l'ora.
Con gesti esperti, Aporat spost gli interruttori inserendo gli
altoparlanti cos che in ogni sala dell'astronave, lunga pi di tre
chilometri, si potesse ascoltare la sua voce e vedere la sua immagine.
- Soldati della nave ammiraglia Wienis, attenzione! E' il vostro
cappellano che vi parla! - Le sue parole, ne era sicuro, rimbombavano
dalla sala macchine di poppa fino alla cabina di pilotaggio a prua.
- La vostra nave - grid - in viaggio per una missione sacrilega.
Senza saperlo, state per compiere un atto che condanner la vostra
anima all'eterno freddo dello spazio! Ascoltate: Il vostro Comandante
vuole portare la nave contro la Fondazione: vuole bombardare il luogo
da cui viene ogni bene, per sottometterlo alla sua anima peccatrice. E
poich queste sono le sue intenzioni io, in nome dello Spirito
Galattico, toglier dalle sue mani il comando. Si deve negare il
potere a colui che stato abbandonato dallo Spirito Galattico.
Nemmeno il divino re pu conservare lo scettro senza il consenso dello
Spirito. - La sua voce divenne austera e profonda. L'assistente
ascoltava con venerazione, e gli ufficiali di guardia impallidirono di
paura. - Siccome la nave diretta a una missione cos sacrilega, la
benedizione dello Spirito l'abbandoner.
Lev le mani solennemente e sui mille schermi televisivi sparsi per
tutta l'astronave la sua immagine ieratica apparve ai soldati
sconvolti.
- In nome dello Spirito Galattico, e del suo profeta Hari Seldon, e
dei suoi interpreti, i saggi uomini della Fondazione, io maledico la
nave. Possano i suoi televisori che ne sono gli occhi, diventare
ciechi. Possano le sue ancore, che ne sono le braccia, essere
paralizzate. Possano i raggi atomici, che ne sono i pugni, perdere il
loro vigore. Possano i motori, che ne sono il cuore, cessare di
battere. Le radio, che ne sono la voce, diventino mute. I ventilatori,
che ne sono il respiro, si fermino. Possano le luci, che ne sono
l'anima, spegnersi. In nome dello Spirito Galattico, io maledico la
nave.
A quest'ultima parola, allo scoccare della mezzanotte, una mano,
distante molti anni-luce, nel Tempio Argolid, spost un comando; alla
velocit istantanea delle ultraonde, un altro meccanismo scatt sulla
nave ammiraglia Wienis. E l'astronave cess di vivere!
Aporat vide la nave piombare nell'oscurit; tacque anche il leggero
ronzio dei motori nucleari. Esult, e dalla tasca dell'abito tir
fuori una torcia che illumin la stanza di una luce perlacea.
Guard i due soldati che s'erano inginocchiati tremando, pieni di
terrore. - Salvate la nostra anima, reverendo. Siamo poveri uomini che
ignorano i crimini dei capi! - supplic uno di loro.
- Seguitemi - ordin Aporat. - La vostra anima non ancora perduta.
Non un lume splendeva sulla nave e la paura serpeggiava tra
l'equipaggio come una realt palpabile. I soldati s'affollavano
attorno ad Aporat che passava cinto da un alone fosforescente, e
toccavano la sua veste implorando misericordia.
A tutti lui rispondeva: - Seguitemi!
Trov il principe Lefkin che arrancava al buio, imprecando, nel
quadrato-ufficiali. L'ammiraglio osserv il cappellano con occhi pieni
d'odio.
- Eccovi qua! - Lefkin aveva ereditato gli occhi azzurri dalla madre,
ma aveva il naso adunco, e un difetto all'occhio sinistro lo facevano
somigliare terribilmente a suo padre, Wienis. - Che cosa significa
questo tradimento? Fate tornare immediatamente l'energia alla nave.
Sono io il Comandante.
- Non pi - rispose calmo Aporat.
Lefkin si guard in giro al colmo dell'esasperazione. - Arrestate
quell'uomo. Arrestatelo, vi dico, o altrimenti ogni uomo che non
ubbidisce verr cacciato fuori dall'astronave, nello spazio. - Fece
una pausa, poi aggiunse, con voce acuta: - E' l'ammiraglio che ve lo
ordina. Arrestatelo!
Poi perse completamente la testa. - Voi permettete che questo
saltimbanco, questo arlecchino, si prenda gioco di voi! - url. -
Tremate di fronte a una religione fatta di nuvole e raggi di luna?
Costui un impostore e lo Spirito Galattico di cui vi parla una
frode e un trucco per...
Aporat lo interruppe. - Afferrate il blasfemo! Ascoltandolo rischiate
la salvezza della vostra anima.
Prontamente, l'ammiraglio venne afferrato dalle mani robuste di un
gruppo di soldati.
- Venite con me.
Aporat si gir, e seguito dagli uomini che trascinavano Lefkin
attravers i corridoi pieni di soldati, e torn alla sala delle
trasmissioni. Qui ordin di far sedere l'ex-comandante di fronte al
televisore ancora in funzione.
- Ordinate al resto della flotta di virare e di fare ritorno su
Anacreon.
Lefkin, sanguinante per i colpi ricevuti e ancora inebetito, obbed.
- E ora - continu Aporat, con un sorriso spietato - siamo in contatto
con la stazione ricevente di Anacreon. Dite quello che vi suggerir.
Lefkin tent di ribellarsi, ma la folla dei soldati, nella stanza e
nel corridoio, url minacciosa.
- Parlate - disse Aporat. - Cominciate: La flotta Anacreoniana...
Lefkin obbed.


22.

C'era silenzio assoluto negli appartamenti di Wienis quando l'immagine
del principe Lefkin apparve sul teleschermo. Il reggente aveva
sussultato nel vedere il figlio con l'uniforme lacera e gli occhi
dilatati dal terrore. Poi era crollato su una poltrona, con la faccia
contratta.
Hardin rest impassibile, con le mani abbandonate in grembo. Re
Leopoldo, appena incoronato, sedeva in un angolo buio della stanza,
mordendo nervosamente una manica del suo abito intessuto d'oro. Anche
i soldati avevano perso il loro aspetto impassibile.
Lefkin parlava riluttante, con voce stanca, facendo delle pause a
intervalli regolari, riprendendo quando veniva spinto senza tanti
complimenti a proseguire.
- La flotta Anacreoniana... conosciuta la natura della sua missione...
e rifiutando di prendere parte alla tremenda profanazione... sta
ritornando su Anacreon... con il seguente ultimatum rivolto ai
sacrileghi... che volevano usare la forza contro la Fondazione...
fonte di ogni bene... e contro lo Spirito Galattico. Cessi
immediatamente la guerra alla vera religione... e si diano garanzie ai
membri dell'equipaggio... rappresentati dal cappellano Theo Aporat...
che una tale guerra non verr ripresa nemmeno nel futuro... Si
disponga affinch... - e qui la pausa fu lunga - l'ex principe
reggente, Wienis, sia imprigionato... e processato davanti ad una
corte ecclesiastica... per i suoi crimini. In caso contrario la flotta
reale... ritornando su Anacreon... distrugger il palazzo del
governo... e prender le misure necessarie... ad annientare nel nido
dei peccatori... i diabolici corruttori dell'anima umana... che hanno
voluto questa infamia.
Il discorso si concluse con una specie di singhiozzo e lo schermo
torn opaco.
Hardin tocc con le dita la sua torcia atomica e la luce si abbass
fin quasi a scomparire. Nel lieve chiarore il reggente, il re, e le
guardie apparivano opachi, e per la prima volta si poteva notare un
sottile alone luminoso intorno a Hardin.
Non era la luce sfolgorante, prerogativa dei re, ma non era meno
suggestiva n meno impressionante, anzi era pi efficace e certamente
pi utile. Con voce calma e venata d'ironia Hardin parl a Wienis, che
nemmeno un'ora prima lo aveva dichiarato prigioniero di guerra e aveva
creduto Terminus prossima alla distruzione. Ora il reggente era
l'ombra di se stesso, prostrato e silenzioso.
- C' una vecchia favola - disse Hardin - vecchia forse quanto
l'umanit, poich i documenti pi antichi che la riportano non sono
che copie di testi ancora pi antichi, che troverete interessante,
Wienis. La storia pressappoco questa. Un cavallo che aveva per
nemico un lupo pericoloso e feroce viveva continuamente nel terrore.
Ridotto alla disperazione, decise di procurarsi un forte alleato.
Incontr un uomo e gli propose un patto facendogli notare come il lupo
fosse, in fondo, anche un suo nemico. L'uomo acconsent e si offr di
uccidere immediatamente il lupo perch il suo nuovo amico accettasse
di collaborare mettendogli a disposizione la sua grande velocit. Il
cavallo, contento, si lasci mettere le briglie e la sella. L'uomo gli
balz in groppa, diede la caccia al lupo e lo uccise. Il cavallo,
finalmente liberato dall'incubo, ringrazi l'alleato e disse: Ora che
il nostro nemico morto toglimi le briglie e rendimi la libert.
L'uomo rise di cuore e replic: Ma che cosa stai dicendo? Hop! hop!
e diede un colpo di speroni.
Nella stanza il silenzio era assoluto. Wienis, che sembrava un
fantasma, non si mosse.
Hardin continu con calma: - Avete afferrato l'analogia, spero. Nella
fretta di ottenere la devozione assoluta dei loro popoli, i re dei
Quattro Regni accettarono la religione della scienza che li rendeva
simili a divinit: quella stessa religione fu la loro briglia e la
loro sella, poich affid la linfa vitale della loro civilt,
l'energia atomica, nelle mani del clero, il quale prende gli ordini da
noi, ricordatelo bene, non da voi. Avete ucciso il lupo, ma non siete
riuscito a liberarvi dell'uomo...
Wienis scatt in piedi, e nell'ombra i suoi occhi brillavano di una
luce di follia. La sua voce era rauca e le parole incoerenti. - Vi
prender. Non riuscirete a scappare. Morirete. Lasciamo pure che ci
facciano saltare in aria. Lasciamo che tutto salti in aria. Ma voi
morirete! Vi avr! Guardie! - grid isterico. - Sparate!
Disintegratelo! Uccidetelo!
Hardin si gir verso i soldati e li guard sorridendo. Uno di loro
punt il disintegratore, poi abbass l'arma. Gli altri non si mossero.
Salvor Hardin, sindaco di Terminus, circondato da quel lieve alone di
luce, sorrideva in modo sereno. Hardin, di fronte al quale si era
umiliata tutta la potenza di Anacreon, nonostante gli ordini urlati
dal reggente pazzo, era intoccabile.
Wienis s'avvicin a una guardia, gli strapp dalle mani un
disintegratore atomico, lo punt su Hardin, che non si mosse, e
premette il grilletto.
Il raggio colp il campo di forza che circondava il sindaco di
Terminus, e venne neutralizzato. Wienis continu a schiacciare il
grilletto. Aveva le lacrime agli occhi e rideva.
Hardin rimase fermo e sereno e il suo campo di forza divenne un poco
pi luminoso mentre assorbiva l'energia del disintegratore atomico.
Nel suo angolo Leopoldo s'era coperto il volto e gemeva.
Con un grido disperato Wienis rivolse l'arma contro di s e spar di
nuovo. Cadde al suolo, con la testa disintegrata.
Hardin rabbrivid, e mormor: - Ecco un uomo che ha preferito la
violenza fino alla fine. L'ultimo rifugio!


23.

La Volta del Tempo era gremita. Tutti i sedili erano occupati e gli
uomini rimasti in piedi si erano allineati lungo le pareti.
Salvor Hardin paragon fra s questa larga affluenza alle poche
persone che avevano assistito alla prima apparizione di Hari Seldon,
trent'anni addietro. Allora erano solo in sei: i cinque
enciclopedisti, tutti morti ormai, e lui, giovane sindaco senza alcuna
importanza. Era stato in quel giorno che, con l'aiuto di Yohan Lee,
aveva costituito il nuovo governo.
Adesso la situazione era diversa sotto ogni punto di vista. Ora tutti
i membri del Consiglio Cittadino aspettarono che Hari Seldon
apparisse, e lui, Hardin, sebbene fosse ancora soltanto sindaco, aveva
in mano quasi tutti i poteri. Dopo la soluzione della crisi con
Anacreon la sua popolarit si era enormemente accresciuta. Quando era
tornato da Anacreon con la notizia della morte di Wienis e con il
nuovo trattato firmato dal tremante re Leopoldo, l'assemblea aveva
approvato all'unanimit la politica del governo. Al primo trattato
erano seguiti in rapida successione accordi analoghi firmati da ognuno
dei tre regni: patti che davano alla Fondazione poteri tali che un
attacco come quello di Anacreon d'ora in poi sarebbe stato
impossibile. Su Terminus furono organizzate fiaccolate in ogni strada.
Nemmeno il nome di Hari Seldon era mai stato tanto acclamato.
Hardin storse la bocca. Anche dopo la soluzione della prima crisi era
stato ugualmente popolare.
All'altro lato della stanza, Sermak e Bort stavano discutendo
animatamente. I recenti avvenimenti non li avevano affatto messi fuori
causa. Anche loro avevano votato a favore della mozione di fiducia;
avevano tenuto comizi pubblici nei quali avevano ammesso d'essersi
sbagliati, e si erano scusati per le frasi pronunciate nei dibattiti
precedenti. Si erano giustificati dicendo che avevano semplicemente
seguito i dettami della loro coscienza. E immediatamente avevano
lanciato una nuova campagna anti-immobilista.
Yohan Lee tocc leggermente la manica di Hardin, e con un gesto
nervoso indic il suo orologio.
Hardin alz lo sguardo. - Salve, Lee. Sempre preoccupato? Cosa c' che
non va?
- Deve apparire fra cinque minuti, vero?
- Penso di s. L'altra volta apparso a mezzogiorno.
- E se non si fa vivo?
- Non il caso di angosciarsi troppo! Se non viene, non viene.
Lee s'accigli e scosse la testa. - Se va a monte, siamo di nuovo nei
guai. Se Seldon non appoggia la tua linea politica, Sermak sar libero
di ricominciare da capo. Vuole l'immediata annessione dei Quattro
Regni, e vuole che la Fondazione si espanda con la forza, se
necessario. Ha gi dato inizio alla sua campagna.
- Lo so. Un mangiatore di fuoco sar sempre un mangiatore di fuoco,
anche se il fuoco se lo deve accendere da solo. E tu, Lee, non farai
che preoccuparti a costo di ucciderti pur di avere qualche problema di
cui preoccuparti.
Lee avrebbe risposto, ma rimase senza fiato perch, proprio in quel
momento le luci s'abbassarono. Alz la mano per indicare la nicchia di
vetro che dominava il centro della stanza e poi, con un gran sospiro,
si sprofond nella poltrona.
Anche Hardin sussult all'apparire dell'uomo sulla sedia a rotelle.
Lui solo, fra tutti i presenti, poteva ricordarsi del giorno in cui,
decine d'anni prima, quell'immagine si era mostrata per la prima
volta. A quei tempi era giovane, e l'uomo che gli era apparso,
vecchio. Ma l'immagine non era invecchiata di un giorno, e lui, al
contrario, era diventato molto pi anziano.
La figura guardava dritto davanti a s, e le mani tenevano un libro
chiuso sulle ginocchia.
- Mi chiamo Hari Seldon - disse, e la sua voce era antica e serena.
Nella sala tutti trattenevano il respiro. Hari Seldon continu in tono
quasi familiare: - Questa la seconda volta che vengo qui.
Naturalmente non posso sapere se qualcuno di voi fosse presente
l'altra volta. A dire il vero, non ho modo di percepire con i sensi se
ci siano ascoltatori, ma ci non ha importanza. Se la seconda crisi
stata superata felicemente, dovreste trovarvi qui; non c' via di
scampo. Se non ci siete vuol dire che la seconda crisi stata per voi
insuperabile. Ma ne dubito - aggiunse sorridendo - perch i miei
calcoli danno una probabilit del novantotto e quattro per cento che
non si verifichino deviazioni nei primi ottant'anni del Piano. Secondo
i miei calcoli, voi ora avete raggiunto il predominio sui regni
confinanti con la Fondazione. Nella prima crisi li avete tenuti a bada
con l'equilibrio dei poteri, nella seconda, avete vinto servendovi del
potere spirituale contro quello temporale. Tuttavia vorrei
consigliarvi contro gli eccessi di fiducia. In queste registrazioni
non voglio darvi indicazioni per il futuro, ma dovete sapere che ci
che avete raggiunto ora semplicemente un nuovo tipo d'equilibrio:
anche se la vostra posizione considerevolmente migliore. Il potere
spirituale, mentre sufficiente per rigettare gli attacchi di quello
temporale, non sufficiente per contrattaccare. A causa
dell'inevitabile crescita delle forze contrarie conosciute come
Regionalismo o Nazionalismo, il Potere Spirituale non sar in grado di
prevalere. Non vi sto dicendo niente di nuovo, sono certo. Dovete
perdonarmi se parlo in maniera cos vaga. I termini che sto usando
sono solo approssimativi, ma nessuno di voi qualificato per capire i
veri simboli della psicostoriografia, e cos io devo cercare di farmi
comprendere alla meglio. In questo caso, la Fondazione solamente
all'imbocco della strada che la porter al Nuovo Impero. I regni
vicini, per popolazione e risorse economiche, sono molto pi potenti
di voi. Oltre questi confini la giungla della barbarie in continua
espansione. In mezzo al cerchio stanno ancora i resti del Vecchio
Impero Galattico, il quale, pur debole e corrotto, ancora
incomparabilmente potente. - A questo punto, Hari Seldon apr il
libro. La sua faccia si fece solenne. - Non dimenticate che esiste
un'altra fondazione all'altro capo della Galassia, su Estrema
Stella. Ricordatevene. Signori, novecentoventi anni del nostro Piano
vi stanno di fronte. Il problema vostro. Affrontatelo!
Abbass lo sguardo sul libro e scomparve, mentre le luci ritornavano a
brillare. Nel brusio che segu, Lee si pieg su Hardin e gli disse
all'orecchio: - Non ha detto quando torner.
Hardin rispose: - Lo so, ma penso che quando lui torner di nuovo noi
saremo finalmente sereni e in pace sotto terra.















Parte quarta.


24.

I MERCANTI... Nell'egemonia politica della Fondazione acquistarono
sempre pi peso i Mercanti, i quali, viaggiando per le incalcolabili
distanze della Periferia mantenevano contatti con i vari pianeti. Mesi
e anni passano prima che le loro astronavi ritornassero su Terminus;
navi che molto spesso non erano che rottami riparati alla meno peggio.
L'onest non era certamente la loro qualit migliore, la loro
audacia...
Nonostante tutto riuscirono a costituire un Impero ben pi duraturo
che non il dispotismo pseudo religioso dei Quattro Regni...
Racconti senza fine ci sono stati tramandati su questi uomini energici
che, a volte seriamente, a volte meno, avevano adottato come motto uno
degli epigrammi di Hari Seldon: Non permettere mai che la morale ti
impedisca di fare ci che giusto!. E' difficile ora stabilire quali
tra questi racconti siano veri e quali apocrifi. Non ne esiste forse
neppure uno che non sia stato almeno un poco esagerato...

ENCICLOPEDIA GALATTICA.


Quando suon il telefono, Limmar Ponyets stava facendo la doccia: la
misteriosa relazione che intercorre tra il bagno e il telefono
valida anche se colui che fa il bagno un viandante degli oscuri
spazi della Periferia Galattica.
Per fortuna le astronavi mercantili non hanno cabine spaziose La
doccia generalmente sistemata in un cubicolo di un metro e mezzo per
due, a non pi di tre metri dal quadro dei comandi. Ponyets ud
distintamente il trillo che si ripeteva a intervalli regolari.
Gocciolando e ancora insaponato lanci un'imprecazione e afferr il
ricevitore. Tre ore dopo, una seconda astronave s'accostava alla sua e
un giovane sorridente, passando lungo il tubo a tenuta stagna, entr
nella cabina di Ponyets.
Questi gli porse una sedia, e s'accomod nella poltroncina dei
comandi.
- Come va, Gorm? - domand di malumore. - Mi state inseguendo fin
dalla Fondazione?
Les Gorm tir fuori una sigaretta, e scosse il capo. - No, non dalla
Fondazione. Ho avuto la disgrazia di atterrare su Glyptal Quarto il
giorno dopo l'arrivo della posta. Allora mi hanno mandato a cercarvi
per consegnarvi questo. - Porse a Limar una piccola sfera di metallo,
poi aggiunse: - E' un messaggio confidenziale. Segretissimo. Non
poteva essere comunicato a mezzo radio. O almeno, cos immagino. E'
una Capsula Personale, e nessun altro la pu aprire.
Ponyes guard la capsula storcendo la bocca. - Vedo. E non ne ho mai
ricevuta una che non contenesse cattive notizie.
L'apr e il rotolo di microfilm trasparente si svolse. Ponyets lesse
il messaggio senza staccare gli occhi dalla pellicola. Lesse
rapidamente, perch il microfilm si anneriva e bruciava man mano che
veniva svolto. In meno di un minuto e mezzo tutto il messaggio era
incenerito.
Ponyets, contrariato, esclam: - Per la Galassia!
Les Gorm non si scompose. - Posso esservi d'aiuto? O troppo segreto?
- A voi posso dirlo, visto che siete della Corporazione. Devo andare
ad Askone.
- Laggi? E perch?
- Hanno imprigionato un mercante. Ma tenetelo per voi.
Gorm s'oscur in volto. - Imprigionato? Ma contro la Convenzione!
- Ma contro la Convenzione anche interferire nella politica locale.
- Ora capisco! Come si chiama il mercante? E' uno che conosco?
- No! - rispose secco Ponyets. Gorm non fece altre domande. Ponyets si
alz e si mise a guardare fuori dalla capsula panoramica. Mormor
qualche parola mentre osservava gli ammassi stellari che riempivano
quella parte della Galassia, poi sbott in un'esclamazione. -
Maledizione! Proprio ora che sono in arretrato con le vendite.
- Siete sfortunato, amico - disse Gorm. - Tra l'altro Askone un
mercato chiuso.
- Lo so. Su Askone non possibile vendere nemmeno un temperino. Non
comperano utensili atomici di nessuna specie. Andare laggi con i
pochi affari che sono riuscito a combinare finora, sarebbe un
suicidio.
- Non potete rifiutarvi?
Ponyets scosse la testa con aria assente. - Quel tale che s' cacciato
nei guai un amico. Non me la sento di abbandonarlo. Vada come vada.
Sono nelle mani dello Spirito Galattico e seguir la via che mi ha
indicato.
- Umm... - mormor Gorm.
Ponyets alz lo sguardo, e sorrise. - Dimenticavo. Voi non avete mai
letto Il Libro dello Spirito, vero?
- Non ne ho mai sentito parlare - rispose brevemente Gorm.
- Lo conoscereste se aveste ricevuto un'educazione religiosa.
- Voi avete avuto un'educazione religiosa? - Gorm era profondamente
stupito.
- S, confesso con vergogna il mio segreto. Per i reverendi padri non
ce l'hanno fatta a tenermi. Mi hanno espulso, e ho terminato i miei
studi in una scuola laica della Fondazione Bene, ora che mi metta in
viaggio. Come vanno i vostri affari quest'anno?
Gorm gett via la sigaretta e s'aggiust il casco. - Ho imbarcato ora
l'ultimo carico. - Ho raggiunto la mia quota.
- Fortunato voi - disse Ponyets.
Dopo che Les Gorm se ne fu andato Ponyets rimase a lungo seduto a
pensare.
Dunque Eskel Gorov era su Askone, e in prigione per giunta!
Brutto affare! Peggiore di quanto non sembrasse a prima vista. Al
giovane che gli aveva portato il messaggio aveva accennato una
versione molto blanda dell'incidente. In realt, si trattava di ben
altro.
Limmar Ponyets era l'unico che conoscesse personalmente il Capo dei
Mercanti Eskel Gorov, il quale era tutt'altro che un commerciante di
professione: era un agente segreto della Fondazione!


25.

Due settimane erano passate! Quattordici giorni sprecati. Ponyets
aveva impiegato una settimana per raggiungere Askone. E' gi prima di
essere entrato nell'orbita era stato localizzato e scortato da
numerose navi spaziali che pattugliavano la zona. Qualunque fosse il
loro sistema d'avvistamento, era efficiente.
Ponyets avrebbe potuto liberarsene facilmente. Si trattava infatti di
vecchie astronavi da turismo dello scomparso Impero Galattico e non
avevano armamento atomico. Avevano un aspetto quasi frivolo e per
niente minaccioso. Ma Eskel Gorov era prigioniero su Askone, e non era
un ostaggio da perdere. Sembrava che gli Askoniani lo sapessero
perfettamente.
Aveva impiegato un'altra settimana per passare attraverso le
innumerevoli schiere di funzionari minori che costituivano una
barriera fra il Gran Maestro e il mondo esterno. Con ognuno di questi
burocrati si doveva trattare con tatto e circospezione. A ciascuno
bisognava strappare, usando tutta la diplomazia possibile, la firma su
un documento che permetteva di conferire con il funzionario di grado
superiore.
Ora, finalmente, il Gran Maestro era a pochi passi da lui, appena al
di l della porta dorata sorvegliata da due guardie armate. Erano
trascorse due settimane.
Gorov era ancora prigioniero, e il carico di Ponyets si deteriorava
nelle stive della nave.
Il Gran Maestro era un uomo minuto, calvo, con la faccia piena di
rughe. Un alto colletto di pelo gli stringeva la gola e sembrava
immobilizzargli tutto il corpo. Mosse le mani a destra e a sinistra, e
la fila di armati si spost al suo cenno formando uno stretto
passaggio attraverso il quale Ponyets pot giungere fino ai piedi del
trono.
- Non parlate - ingiunse il Gran Maestro. Ponyets chiuse le labbra. -
Cos va bene. - Il governatore di Askone sembr sollevato. - Non posso
sopportare chiacchiere inutili. Voi non potete minacciare e io non
accetto l'adulazione. E non vedo come voi potreste espormi delle
lagnanze. Non so quante volte ho avvisato voi vagabondi che le vostre
diaboliche macchine non ci interessano, qui su Askone.
- Signore - disse Ponyets con calma - non sto assolutamente cercando
di giustificare il mercante in questione. Non nelle abitudini di noi
mercanti andare dove non si desiderati. Ma la Galassia grande, ed
accaduto altre volte che un confine sia stato valicato
involontariamente. E stato un deplorevole errore.
- Deplorevole, di certo - disse il Gran Maestro con la sua voce acuta
- ma fu un errore? La vostra gente su Glyptal Quarto ha incominciato a
bombardarmi con petizioni appena due ore dopo la cattura di quel
criminale sacrilego; pi volte sono stato avvertito del vostro arrivo.
Sembra un'operazione di salvataggio organizzata su grande scala.
Troppo ben organizzata perch si tratti di errore, per deplorevole che
sia. - Gli occhi del Gran Maestro mandavano lampi d'ira. - E voi
mercanti - continu - che volate da un mondo all'altro come farfalle
impazzite, vorreste sostenere di essere finiti per sbaglio sul pianeta
centrale del sistema solare di Askone? Non raccontatemi storie di
questo genere!
Ponyets era in difficolt, ma non si perse d'animo. - Se il tentativo
di venire a commerciare - disse in tono conciliante - fu deliberato,
venerabile signore, stata certamente un'azione poco giudiziosa e
contraria alle regole del nostro commercio.
- Molto poco giudiziosa, vero - ribatt l'askoniano e per questo il
vostro amico perder la vita.
Ponyets sent un groppo allo stomaco. - La morte, venerabile signore -
ribatt - una condanna assoluta e irrevocabile Non c' una soluzione
diversa?
Trascorse qualche istante prima che il vecchio desse una risposta
guardinga. - Ho sentito dire che la Fondazione ricca.
- Ricca? Certamente. Ma le nostre ricchezze sono proprio quelle che
voi rifiutate di comperare. I nostri macchinari atomici...
- Non ci servono perch non sono benedetti dalla nostra religione.
Sono apparecchiature diaboliche, proibite dalla nostra fede. - Pareva
che stesse recitando una formula. Abbass le palpebre, poi riprese: -
Non avete nient'altro che abbia valore?
Il mercante non sapeva cosa rispondere. - Non comprendo. Che cosa
volete, con esattezza?
L'askoniano allarg le braccia. - Mi proponete uno scambio e volete
anche sapere da me quali sono i miei desideri. Questo troppo. Temo
che il vostro collega sar giustiziato, secondo la legge di Askone.
Camera a gas. Noi siamo un popolo giusto. Al pi povero dei contadini,
per un delitto simile, non daremmo una pena maggiore. E io stesso non
ne avrei una minore.
Ponyets cerc disperatamente un appiglio. - Venerabile signore,
potreste concedermi di parlare con il prigioniero?
- La legge askoniana - disse il Gran Maestro, freddamente - non
consente ai prigionieri di ricevere visite.
Ponyets tent con un altro sistema. - Venerabile signore, vi chiedo di
aver piet dell'anima di un pover'uomo che sta per affrontare la
morte. E' stato lontano dalla consolazione spirituale tutto questo
tempo, mentre la sua vita era in pericolo. E ora ha la prospettiva di
giungere impreparato in seno allo Spirito che tutto vede e domina.
- Voi siete forse un consolatore di anime? - chiese sospettoso il Gran
Maestro.
Ponyets abbass il capo umilmente - Cos sono stato educato. Negli
immensi spazi interstellari, i mercanti vagabondi hanno bisogno di
uomini che curino l'aspetto spirituale della loro vita cos dedicata
al commercio e ai beni terreni.
L'askoniano si morse pensoso il labbro inferiore. - Ogni uomo ha il
diritto di prepararsi al viaggio che lo condurr in seno agli spiriti
ancestrali. Eppure non avrei mai immaginato che voi mercanti aveste
una fede.


26.

Eskel Gorov si rivolt sul letto e apr un occhio mentre Limmar
Ponyets entrava dalla porta blindata. L'uscio si chiuse alle sue
spalle con uno scatto. Gorov spalanc gli occhi e balzo in piedi.
- Ponyets! Ti hanno mandato da me?
- Pura coincidenza - rispose Ponyets amaro - o lo zampino del mio
demone maligno. Primo: ti vai a cacciare nei guai su Askone. Secondo:
il mio itinerario, come noto all'Unione dei Mercanti, passa a soli
cinquanta parsec di distanza da Askone proprio nel momento in cui tu
ti cacci nei guai. Terzo: l'Unione sa bene che abbiamo gi lavorato
insieme e trova logico spedirmi da te. Simpatici, vero? Adesso capisci
perch mi trovo qui.
- Fai attenzione - disse Gorov, sottovoce. - Forse c' qualcuno che
ascolta. Hai portato con te un annullatore del campo magnetico?
Ponyets indic un braccialetto che aveva al polso, e rassicuro Gorov.
Si guard attorno. La cella era nuda ma sufficientemente ampia e bene
illuminata. - Non c' male - disse. - Ti trattano con i guanti.
Gorov non bad all'osservazione sarcastica. - Ma come hai fatto ad
arrivare fin qui? Sono stato messo in isolamento da pi di due
settimane.
- E cio dal giorno del mio arrivo, eh? Bene, sembra che il vecchio
che comanda qui abbia un punto debole Mi ha fatto tanti discorsi sulla
religione, che ho pensato di convincerlo toccando anch'io quel tasto.
Sono qui sotto le vesti di assistente spirituale. Strana gente, questi
uomini pii. E' capacissimo di farti tagliare la gola, se gli fa
comodo, ma esita a mettere in pericolo la salvezza della tua anima.
Basta semplicemente un po' di psicologia empirica. Un mercante deve
conoscere anche questo.
Gorov sorrise soddisfatto. - Tra l'altro, tu sei stato in una scuola
teologica. Hai ragione, Ponyets. Sono contento che abbiano mandato te.
Ma il Gran Maestro non si interessa solo della mia anima. Non ti ha
parlato di riscatto?
- S, ma solo vagamente - rispose il mercante. - E ha anche minacciato
di mandarti alla camera a gas. Io sono stato sulle difensive: poteva
anche avermi tesa una trappola. E cos, si tratta di estorsione? Ma
che cosa vuole?
- Oro.
- Oro? - chiese sorpreso Ponyets. - Metallo non lavorato? Ma a cosa
gli serve?
- E' il loro mezzo di scambio.
- Davvero? E dove trovo l'oro, io?
- Dove puoi. Ascoltami, importante. Non mi succeder nulla fino a
quando il Gran Maestro sentir odore di oro. Prometti di portargliene
quanto ne vuole. Poi torna alla Fondazione, se necessario, e
raccogline quanto puoi. Quando sar libero ci scorteranno fino ai
confini, e l ci divideremo.
Ponyets lo guard scrollando la testa. - E poi tu tornerai qui, e ci
proverai ancora.
- Fa parte della mia missione. Devo cercare di vendere macchinari
atomici ad Askone.
- Ti riacchiapperanno prima che tu abbia percorso un solo parsec.
Questo lo sai, spero.
- Anche se fosse cos, la situazione non muterebbe.
- La prossima volta ti uccideranno.
Gorov si strinse nelle spalle.
- Se devo andare a trattare ancora con il Gran Maestro voglio sapere
la verit - riprese Ponyets. - Finora ho brancolato nel buio. Durante
il primo colloquio, per quelle poche cose che ho detto, c' mancato
poco che il venerabile Signore perdesse il lume della ragione.
- La verit abbastanza semplice - disse Gorov. - L'unico modo di
salvaguardare la sicurezza della Fondazione qui alla Periferia di
formare un impero commerciale controllato dalla religione. Siamo
ancora troppo deboli per imporre un controllo politico. E' il solo
sistema per tenere a bada i Quattro Regni.
Ponyets annu. - Questo lo capisco. Ma un governo che non accetti i
nostri macchinari atomici non potr mai essere messo sotto controllo
religioso...
- E di conseguenza diventa un focolaio di indipendenza e di
ribellione.
- D'accordo - disse Ponyets. - In teoria, questo tutto vero. Ma ora
spiegami che cosa impedisce il commercio. La religione, forse? Il Gran
Maestro mi ha lasciato intendere che si tratta di questo.
- E' una forma di venerazione degli antenati. La loro tradizione parla
di un passato peccaminoso. Furono salvati da eroi semplici e virtuosi
delle precedenti generazioni. E' una interpretazione distorta del
periodo d'anarchia che sopraggiunse un centinaio d'anni fa, quando le
truppe imperiali vennero cacciate e si form un governo indipendente.
Le scoperte scientifiche, e in modo particolare l'energia atomica,
sono state identificate con il vecchio regime imperiale che qui
ricordato con orrore.
- Ah, cos? Eppure posseggono piccole astronavi che mi hanno
localizzato facilmente alla distanza di due parsec. Secondo me
evidente che hanno a bordo strumenti atomici.
Gorov si strinse nelle spalle. - Senza dubbio le navi sono quelle
rimaste dopo la cacciata dell'Impero. Essi conservano nel medesimo
stato le cose che posseggono. Il guaio che non vogliono mutamenti, e
il loro sistema economico nel complesso non conosce l'energia atomica.
E proprio questo che dobbiamo cambiare.
- Ma in che modo?
- Rompendo la loro resistenza. In parole povere, se riuscissimo a
vendere un temperino provvisto di una lama a campo di forza a uno dei
nobili, diverrebbe suo interesse far votare una legge che gli permetta
di usarlo. Ti sembrer una sciocchezza, ma psicologicamente funziona.
Una vendita strategica, al momento giusto, pu costituire una fazione
in favore dell'energia atomica.
- E ti hanno mandato qui con questo compito? Io dovrei semplicemente
pagare il riscatto e andarmene, mentre tu tenti di nuovo? Non ti pare
un controsenso?
- Perch? - chiese Gorov, guardingo.
- Ascolta. - Ponyets perse la pazienza. - Tu sei un diplomatico, non
un mercante, e non basta che ti attribuisca questo nome per
diventarlo. La missione deve essere compiuta da uno che sappia
vendere. Io mi trovo qui con le stive piene di merce, e non so come
fare a raggiungere la mia quota di vendite.
- Vuoi dire che rischieresti la vita per una faccenda che non affar
tuo? - Gorov sorrise.
- E tu ritieni - rispose Ponyets - che questo sia un lavoro
patriottico e che i commercianti non siano patrioti?
- Notoriamente, no. I pionieri non lo sono mai stati.
- D'accordo. Ammettiamo che sia cos. Io non vado in giro nello spazio
per salvare la Fondazione o per altri ideali. Viaggio per far soldi, e
qui vedo le possibilit di farne. Se poi in questo modo aiuto la
Fondazione, tanto meglio. Ho rischiato la vita con probabilit molto
inferiori.
- Che cosa hai intenzione di fare? - chiese Gorov.
Il mercante sorrise. - Gorov, non lo so, o almeno, non lo so ancora.
Ma se il problema si riduce al successo di una vendita, evidente che
sono l'uomo adatto. A me non piacciono le vanterie, ma c' una cosa di
cui vado molto fiero: non ho mai finito l'anno senza aver raggiunto la
mia quota.
La porta della cella si apr non appena Ponyets ebbe bussato, e le due
guardie si spostarono per lasciarlo uscire.



27.

- Una dimostrazione! - esclam il Gran Maestro facendo una smorfia.
S'aggiust la pelliccia, e con una mano afferr la bacchetta di ferro
che usava come canna da passeggio.
- Dimostrazione e oro, venerabile signore.
- E oro - fece eco il Gran Maestro con l'aria indifferente.
Ponyets pose la scatola sul pavimento e l'apr cercando di sorridere
fiducioso malgrado la paura gli irrigidisse i muscoli. Si sentiva solo
di fronte a una platea decisamente ostile: la stessa sensazione
provata la prima volta che aveva affrontato da solo gli spazi
interstellari. Barbuti funzionari lo attorniavano guardandolo con
disprezzo. Tra di loro c'era Pherl, il favorito del Gran Maestro. Gli
sedeva accanto con la faccia atteggiata a profondo disgusto. Ponyets
lo aveva gi incontrato prima e aveva capito che era l'uomo pi
pericoloso; di conseguenza aveva deciso di farne la sua prima vittima.
Fuori, nel corridoio, un piccolo esercito aspettava gli eventi.
Ponyets diede gli ultimi tocchi al complicato aggeggio che gli era
costato una settimana di lavoro, e preg ancora una volta che il
giunto di quarzo resistesse allo sforzo.
- Che cos'? - domand il Gran Maestro.
- Questo - disse Ponyets, facendo un passo indietro un piccolo
macchinario che ho costruito da solo.
- Mi pare evidente, ma non ci che volevo sapere. Non per caso uno
degli strumenti infernali di magia nera usati sul vostro pianeta?
- Funziona a energia atomica - ammise Ponyets serio - ma non c'
bisogno che nessuno di voi lo tocchi o si avvicini. Lo manovrer io, e
se esiste sacrilegio, la vendetta cadr su di me.
Il Gran Maestro lev il bastone di ferro contro l'apparecchio con un
gesto di minaccia, e le sue labbra mormorarono silenziosamente una
invocazione purificatrice. Il consigliere dalla faccia magra che
sedeva alla sua destra si chin e disse qualcosa all'orecchio del Gran
Maestro. Il vecchio askoniano si scost seccato.
- Non vedo che relazione ci sia tra questo strumento del demonio e
l'oro che dovrebbe salvare la vita del vostro compatriota - disse al
mercante.
- Questa macchina - cominci Ponyets, carezzando leggermente la
superficie levigata della scatola - capace di mutare i rottami di
ferro in oro della migliore qualit. E' l'unico strumento, conosciuto
dall'uomo, che possa trasformare il ferro, il vile metallo che
sostiene la vostra sedia, venerabile signore, e le mura di questo
edificio, nel metallo nobile, giallo e lucente.
Ponyets si sentiva la bocca asciutta. Era solito decantare le qualit
dei suoi prodotti, e le sue parole erano facili e convincenti. Ma per
fortuna, in questo caso, il Gran Maestro sembrava pi interessato al
contenuto che alla forma delle espressioni.
- Dunque si tratta di trasformazione? Altri avevano proclamato di
essere capaci. Hanno pagato caro il loro sacrilegio.
- Sono riusciti nel loro intento?
- No. - Il Gran Maestro sembrava quasi divertito. - L'azione di
produrre oro criminosa in s, ma nel successo finale trova il suo
perdono. Se il tentativo fallisce la punizione inevitabile. Ecco,
vediamo che cosa riuscite a fare con la mia canna. - Punt il bastone
verso di lui.
- Venerabile signore, vi prego di scusarmi, ma il mio modello di
macchina piccolo, preparato a mano, e la vostra canna troppo
lunga.
Il Gran Maestro gir gli occhi attorno, poi disse: - Rendel, le fibbie
delle vostre scarpe. Coraggio, datemele; se sar necessario, ve ne
far avere un paio di nuove.
Le fibbie passarono di mano in mano. Il Gran Maestro le soppes,
quindi le gett per terra.
- Ecco! - disse.
Ponyets le raccolse. Dovette spingere con forza per aprire il
cilindro, strinse i denti e si concentr al massimo per fare aderire
le fibbie al centro dello schermo dell'anodo. Dopo sarebbe stato pi
facile, ma non poteva assolutamente fallire al primo tentativo.
Il tramutatore a mano scoppiett per almeno dieci minuti spargendo per
la sala odore di ozono. I consiglieri indietreggiarono di un passo, e
nuovamente Pherl bisbigli qualcosa all'orecchio del sovrano. Il Gran
Maestro osservava la scena attonito, ma non si mosse.
Le fibbie diventarono d'oro.
Ponyets le porse al Gran Maestro mormorando: - Esaminatele, venerabile
signore.
Il vecchio respinse con un gesto della mano l'offerta. Osserv con
sguardo stupito il trasmutatore.
- Signori - disse Ponyets rapidamente - questo oro. Oro puro e
autentico. Potete sottoporlo a qualsiasi analisi chimica o fisica, se
volete la prova definitiva. Non possibile distinguerlo dall'oro
naturale. Ogni materiale ferroso pu essere lavorato in questa
maniera. La ruggine non interferisce nel trattamento, e nemmeno la
presenza, in quantit moderata, di leghe metalliche...
Ponyets parlava solamente per riempire il silenzio della sala.
Continu a tenere le fibbie nella mano tesa: era l'oro che parlava per
lui.
Il Gran Maestro infine tese lentamente la mano: Pherl si alz a
parlare. - Venerabile signore, quest'oro ha un'origine maligna.
- Una rosa - ribatt Ponyets - pu anche crescere nel fango,
venerabile signore. Quando voi trattate con i vostri vicini, comprate
materiali di ogni genere senza chiedere come li abbiano ricavati: con
una macchina ortodossa benedetta dai vostri antenati oppure con una
macchina diabolica. Io non vi sto offrendo la macchina, vi sto
offrendo oro.
- Voi non siete responsabile dei peccati degli stranieri che lavorano
senza il vostro consenso e certo a vostra insaputa - riprese Pherl,
rivolto al Gran Maestro. - Ma accettare questa specie di oro, ricavato
in vostra presenza e col vostro consenso dal ferro, un affronto agli
eterni spiriti dei nostri antenati.
- Eppure l'oro oro - disse il Gran Maestro dubbioso - ed solo un
mezzo di scambio per salvare la vita di un criminale condannato.
Pherl, mi sembra che siate troppo rigido nelle vostre critiche. - Ma
ritir la mano.
- Venerabile signore - insistette Ponyets - voi siete la saggezza in
persona. Consideriamo il problema sotto questo punto di vista: se voi
rinunciate al riscatto non potete offrire niente ai vostri antenati,
invece, con l'oro ricavato, potrete adornare i loro templi. E
sicuramente, se anche l'oro contiene in s il male, ammesso che ci
sia possibile, questo male si allontaner immediatamente dal metallo
allorquando venga usato per scopi religiosi e pii.
- Per le ossa dei miei antenati! - esclam il Gran Maestro con
sorprendente veemenza, sbottando in una gran risata - Pherl, che dite
delle parole di questo giovane? Il suo ragionamento mi sembra valido.
Valido, in verit, come le parole dei miei antenati.
- Sembra cos - disse Pherl scuro in volto. - Sempre che poi non si
venga a scoprire che stato un trucco dello Spirito Maligno.
- Vi far una proposta migliore - disse Ponyets improvvisamente -
Tenete l'oro. Mettetelo sull'altare dei vostri antenati come offerta e
trattenetemi per trenta giorni. Se, al termine di questo periodo, non
c' nessun segno di dispiacere divino, non accadono cio sciagure,
sar provato che l'offerta stata accettata. Che cosa potrei offrirvi
di pi?
Il Gran Maestro si alz per controllare se qualcuno disapprovasse, ma
pot constatare che tutti i consiglieri davano il loro assenso.
Persino Pherl annu, masticando nervoso l'estremit dei suoi baffi.
Ponyets sorrise e medit sull'utilit di aver ricevuto una educazione
religiosa.


28.

Un'altra settimana trascorse prima che Ponyets potesse organizzare un
incontro con Pherl. Ponyets sentiva la tensione nell'aria, ma ormai si
stava abituando a questa sensazione di impotenza fisica. Aveva
lasciato la citt sotto scorta armata, e, sempre sorvegliato da due
guardie, era trattenuto nella villa di Pherl, fuori citt. Non c'era
altro da fare.
Pherl era alto ed era il pi giovane del circolo degli Anziani. Nei
suoi abiti normali, non aveva affatto l'aspetto di un Anziano.
- Voi siete un curioso individuo - disse senza preamboli, socchiudendo
gli occhi. - Per tutta la settimana, e in particolar modo in queste
ultime due ore, non avete fatto altro che tentare di convincermi che
io ho bisogno di oro. Mi sembra una fatica inutile, visto che non ne
ho affatto bisogno. Perch non mettete le carte in tavola?
- Non si tratta semplicemente di oro - disse Ponyets, guardingo - ma
di ci che sta dietro l'oro.
- Che cosa c' dietro l'oro? - domand Pherl con un mezzo sorriso. -
Spero che non abbiate intenzione di darmi un'altra dimostrazione da
baraccone.
- Da baraccone? - Ponyets inarc le sopracciglia.
- Ma certo - disse Pherl incrociando le mani sotto il mento. - Tutta
quella messa in scena stata fatta con uno scopo, senza dubbio. Avrei
avvertito il nostro venerabile signore, se fossi stato al corrente
dello scopo. Al vostro posto, io avrei prodotto l'oro a bordo della
nave e lo avrei offerto cos. La dimostrazione che ci avete dato ha
suscitato intorno a voi un'atmosfera ostile che potevate evitare.
- E' vero - ammise Ponyets - ma poich era in gioco solo la mia
persona ho accettato questo rischio per attirare la vostra attenzione.
- Tutto qui? Unicamente a questo scopo? - Pherl non fece alcuno sforzo
per modificare la sua espressione divertita. - E immagino che abbiate
concesso i trenta giorni per la purificazione dell'oro per potervi
occupare di cose pi concrete. Ma che cosa succeder se l'oro si
dimostrer impuro?
- Non succeder - ribatt Ponyets. - La perizia non stata forse
affidata a persone che non hanno alcun interesse a dimostrare che
l'oro impuro?
Pherl, stringendo le palpebre guard fisso negli occhi il mercante.
Sembrava sorpreso e allo stesso tempo soddisfatto.
- Una risposta veramente sensata. Ora ditemi: perch volevate attirare
la mia attenzione?
- Ecco. Nel breve tempo che sono stato qui, ho fatto alcune utili
osservazioni che si riferiscono a voi e interessano me. Per esempio,
voi siete giovane, molto giovane, per far parte del Consiglio. E
inoltre provenite da una famiglia relativamente giovane.
- State forse criticando la mia famiglia?
- Niente affatto. I vostri antenati sono grandi e santi; tutti lo
ammettono. Ma qualcuno afferma che voi non siete membro di una delle
Cinquecento Trib!
Pherl s'appoggi allo schienale. - Con tutto il rispetto dovuto -
ribatt, senza nascondere il suo disappunto - le Cinque Trib hanno
talmente impoverito il loro sangue che i loro membri ancora in vita
non sono pi di cinquanta.
- Eppure si dice che il popolo non accetterebbe come Gran Maestro
nessuno che non appartenga a una delle Trib - disse Ponyets. - E si
dice anche che voi, cos giovane e cos di recente entrato nelle
grazie del Gran Maestro, potreste suscitare le invidie di nemici
potenti. Il venerabile signore sta diventando vecchio, e la sua
protezione non continuer dopo la morte, quando i nemici
interpreteranno le parole dello Spirito a modo loro.
Pherl croll il capo. - Per essere uno straniero, avete un udito fine.
Orecchie come le vostre meritano d'essere tagliate.
- A questo si pu pensare in seguito.
- Permettetemi di precedervi nelle conclusioni. - Pherl s'agitava
nervoso. - Voi volete offrirmi ricchezza e potere per mezzo delle
diaboliche macchine che riempiono le stive della vostra nave. E' cos?
- Supponiamo che sia cos. Quali sono le vostre obiezioni? Nient'altro
che le vostre idee sul bene e sul male?
- Ascoltatemi, mio caro straniero: la concezione che avete di noi, nel
suo agnosticismo pagano, quella che . Ma non crediate che io sia
uno schiavo assoluto della natura mitologica, anche se sembro tale.
Sono un uomo educato e anche illuminato, spero. I nostri costumi
religiosi, in senso ritualistico pi che etico, sono rivolti alle
masse.
- Quali sono le obiezioni, allora? - domand Ponyets gentilmente.
- Le masse. Io sarei disposto a trattare con voi, ma le vostre
macchine devono essere usate per essere utili. A che mi servirebbero
queste ricchezze? Mettiamo che voi mi vendiate, immaginiamo, un
rasoio. Io sar costretto a usarlo di nascosto, col timore d'essere
scoperto. E anche se il mio mento sar perfettamente sbarbato, in che
modo potrei arricchire? E in che modo potrei evitare la camera a gas
se fossi scoperto?
Ponyets si strinse nelle spalle. - Avete ragione. C' un rimedio,
per: educare la vostra gente all'uso dell'energia atomica a loro
vantaggio e con profitto per voi. Sarebbe un lavoro di proporzioni
colossali, ma il risultato sarebbe ancora pi notevole. Ma questo un
problema vostro e non mio. Poich io non vi offro rasoi o temperini,
n alcun altro meccanismo speciale.
- Che cosa mi offrite?
- Oro. Unicamente oro. Voi potete avere la macchina di cui mi sono
servito per la dimostrazione di ieri.
Pherl s'era irrigidito e tutta la pelle della faccia sembrava che
vibrasse. - Il trasmutatore?
- Esattamente. Avrete tanto oro quanto il ferro a vostra
disposizione. Una tale riserva, immagino, sufficiente per tutti i
bisogni. Vi baster per diventare Gran Maestro a dispetto della
giovane et e dei nemici. E non ci sar alcun pericolo.
- Come sarebbe a dire?
- Potete usare la macchina segretamente; la potete sotterrare nella
pi profonda cantina della pi inespugnabile fortezza d'una vostra
remotissima tenuta: l'apparecchio non cesser di procurarvi ricchezza.
Voi state comprando l'oro, non la macchina. Quest'oro non avr un
aspetto diverso da quello ricavato con i soliti sistemi.
- E chi far funzionare la macchina?
- Voi stesso. Non occorrono pi di cinque minuti per imparare a
manovrarla. Posso insegnarvelo quando volete.
- E che cosa chiedete in cambio?
- Be' - e Ponyets si fece pi cauto - vi chieder un prezzo alto.
Questo il mio mestiere. Voglio, visto che si tratta di una macchina
di valore, l'equivalente di mezzo metro cubo d'oro in ferro lavorato.
Pherl scoppi in una gran risata, e Ponyets arross. - Vi faccio
notare, signore - aggiunse - che potrete ripagarvi in meno di due ore.
- Verissimo, e magari dopo un'ora voi sarete sparito e la mia macchina
si riveler completamente inutile. Ho bisogno di una garanzia.
- Avete la mia parola.
- Ottimamente. - E Pherl si inchin. - Ma penso che la vostra presenza
sia una garanzia migliore. Io vi do la mia parola d'onore che pagher
l'apparecchio una settimana dopo averlo ricevuto in ordine ed
efficiente.
- Impossibile!
- Impossibile? Vi rendete conto che avete gi commesso un reato
punibile con la morte solo per aver tentato di vendermi qualcosa?
L'unica alternativa accettare la mia parola. Altrimenti verrete
condannato a morte domani stesso.
La faccia di Ponyets era fredda e inespressiva. Disse: - Vi prendete
un vantaggio sproporzionato. Mi volete mettere la promessa per
iscritto?
- E in tal modo rischiare la condanna a morte? No signore! - Pherl
sorrise, soddisfatto. - No, signore! Solamente uno di noi due pu
passare per stupido.
- Allora siamo d'accordo - disse il mercante piano.


29.

Gorov fu rilasciato dopo trenta giorni, in cambio di duecentocinquanta
chili d'oro giallo e purissimo. Gli venne anche restituita la nave che
era stata posta in quarantena e dichiarata intoccabile.
Le pattuglie askoniane scortarono le due piccole astronavi fino
all'uscita dei confini, come gi avevano fatto al loro arrivo.
Ponyets osservava la piccola scintilla luminosa che era la nave di
Gorov mentre questi gli parlava via radio, su una lunghezza d'onda
speciale e non intercettabile da estranei.
- Non era cos - diceva Gorov - che volevo farti concludere la
vendita, Ponyets. Un trasmutatore non servir a niente. Ma dimmi: dove
sei riuscito a scovarlo?
- Non l'ho trovato in nessun posto - replic Ponyets paziente. - L'ho
ricavato da una camera per l'irradiazione del cibo. In realt non
serve a niente. Su larga scala il consumo d'energia proibitivo. Se
non fosse cos la Fondazione userebbe questo sistema invece di farci
andare da un pianeta all'altro alla ricerca di metalli pesanti. E' uno
dei soliti trucchi che i commercianti usano. Io non avevo mai visto
prima fare una mutazione ferro-oro. Ma impressionante, e funziona...
temporaneamente.
- D'accordo, per il trucchetto non serve.
- Ti ha cavato dai pasticci.
- Non questo il punto. Specialmente se dovr ritornare indietro una
volta che ci saremo liberati della nostra scorta.
- E perch?
- Tu stesso l'hai spiegato al tuo amico consigliere - Gorov stava
alzando la voce. - Per venderlo gli hai fatto notare che il
trasmutatore era un mezzo per uno scopo ben determinato: lui comperava
l'oro, non la macchina. Psicologicamente era un argomento ottimo,
visto che ha funzionato, ma...
- Ma che cosa? - chiese Ponyets senza capire.
La voce dal microfono si fece pi acuta. - Ma noi vogliamo vendere
macchine che abbiano valore di per s, macchine da usare apertamente,
qualcosa che li spinga a interessarsi dell'energia atomica.
- Capisco perfettamente - rispose Ponyets - me lo hai gi spiegato una
volta. Ma considera l'uomo a cui l'ho venduto. Finch il trasmutatore
durer, Pherl fabbricher oro; e gli durer abbastanza per comperarsi
i voti alle nuove elezioni. L'attuale Gran Maestro non vivr a lungo.
- Conti forse sulla gratitudine? - domand Gorov con voce fredda.
- No, conto su un intelligente tornaconto personale. Con il
trasmutatore comprer i voti: gli altri macchinari...
- La tua premessa sbagliata. Non sar il trasmutatore che ne avr il
credito, ma sar l'oro, il vecchio oro. E' questo che sto cercando di
spiegarti.
Ponyets sorrise e si mise a sedere pi comodamente. Aveva preso in
giro abbastanza l'interlocutore. Gorov oramai era al colmo
dell'esasperazione, ed era venuto il momento di spiegare bene tutta la
faccenda.
- Calmati, Gorov - disse il mercante. - Non saltare alle conclusioni.
Non ho ancora finito di parlare. Ho venduto anche altri macchinari.
Dopo alcuni istanti di silenzio, Gorov parl con accento pi calmo. -
Quali macchinari?
- Vedi le navi che ci scortano? - chiese Ponyets.
- Vedo - rispose Gorov seccamente. - Ma parlami dei macchinari.
- Un momento, stammi a sentire. E' la flotta privata di Pherl che ci
sta scortando: onore speciale del Gran Maestro. Sono stato io ad
ottenerlo.
- E allora?
- Dove credi che ci stiano portando? Ci portano nei possedimenti
minerari di Pherl, ai confini di Askone. Ascolta! - Ponyets era fiero
di s. - Ti avevo detto che mi occupavo di questo affare per
guadagnare soldi, e non per salvare la patria. E' stato cos. Ho
venduto il trasmutatore per niente. Niente all'infuori del rischio di
finire nella camera a gas, ma questo non serve a farmi raggiungere la
mia quota di vendite.
- Torniamo alla storia dei possedimenti minerari, Ponyets. Cosa
c'entrano?
- Stiamo andando a caricare stagno, Gorov. Tanto da riempire ogni
scomparto di questa barcaccia, e anche qualcuno della tua. Vado gi
con Pherl a caricare, vecchio mio, e sar bene che tu mi copra
dall'alto con tutti i cannoni carichi e puntati, nel caso Pherl
dimostri di non saper perdere. Lo stagno il mio guadagno in questo
affare.
- In cambio del trasmutatore?
- No, in cambio del mio intero carico di prodotti atomici. E a doppio
prezzo, pi il premio. - Alz le spalle quasi come per scusarsi. -
Ammetto di averlo giocato ma, d'altra parte, ho raggiunto la mia
quota.
Gorov non riusciva a capire. - Non potresti spiegarti meglio? - disse,
con voce quasi impercettibile.
- Non vedo che cosa ci sia da spiegare. E' semplicissimo, Gorov. Il
furbo credeva di avermi chiuso in trappola perch la sua parola
avrebbe avuto certamente pi valore della mia davanti al Gran Maestro.
Aveva accettato il trasmutatore, e una cosa del genere un delitto su
Askone. Ma avrebbe potuto sempre affermare di avermi preparato una
trappola per puro scopo patriottico: per denunciarmi come venditore di
cose proibite.
- E' chiaro.
- Certo, ma il fatto che non era in gioco soltanto la mia parola
contro la sua. Vedi, Pherl non sapeva che esistessero registratori a
microfilm.
Gorov scoppi a ridere.
- Proprio cos - disse Ponyets. - Lui aveva le redini in mano, e io le
mani legate. Ma quando ho preparato il trasmutatore vi ho incorporato
il registratore, e l'ho tolto solo il giorno dopo averlo ceduto a
Pherl. Cos ho avuto una registrazione filmata perfetta, nella quale
si vedeva il povero Pherl che metteva in funzione i meccanismi e
fabbricava l'oro, mandando al diavolo tutte le teorie religiose.
- Gli hai fatto vedere i risultati?
- Solo due giorni pi tardi. Il poverino non aveva mai visto in vita
sua un film a tre dimensioni. Sostiene di non essere superstizioso,
ma, parola mia, non ho mai visto un uomo pi spaventato. Quando poi
gli ho detto che avevo piazzato uno schermo nella piazza principale
della citt e che un meccanismo a orologeria sarebbe scattato a
mezzogiorno in modo che milioni di suoi concittadini avrebbero potuto
assistere allo spettacolo, s' ridotto a uno straccio. In mezzo
secondo l'ho messo in ginocchio. Era disposto a concludere qualsiasi
affare.
- Veramente? - Gorov non riusciva a trattenere le risa. - Gli avevi
piazzato sul serio uno schermo sulla piazza della citt?
- No, ma che importanza ha? Lui ha concluso l'affare. Ha comperato i
miei macchinari e anche i tuoi, in cambio di tutto lo stagno che
potevamo caricare. In quel momento mi credeva capace di qualsiasi
azione. Abbiamo messo per iscritto l'accordo, e tu ne terrai una copia
mentre io scendo insieme con lui. Per precauzione.
- Ma in questo modo l'hai ferito nel suo orgoglio replic Gorov. -
Credi che user i nostri macchinari?
- E perch no? E l'unico modo di recuperare la perdita, e se ne
ricaver soldi, sta pur certo che la ferita all'orgoglio guarir
presto. Sar il prossimo Gran Maestro e un sicuro alleato per noi.
- S - disse Gorov - hai fatto un ottimo affare. Anche se la tua
tecnica non stata delle pi ortodosse. Ora mi spiego perch ti hanno
cacciato via dal seminario. Non hai proprio alcun senso morale!
- Che importanza ha? - disse Ponyets indifferente. - Tu sai cos'ha
detto Salvor Hardin a proposito della morale.









Parte quinta.

30.

I MERCANTI... Secondo le inevitabili previsioni psicostoriografiche,
la Fondazione acquist il controllo economico di spazi sempre pi
vasti. I mercanti si arricchirono e con la ricchezza crebbe la loro
potenza...
Qualche volta ci si dimentica che Hober Mallow inizi la carriera come
semplice commerciante. Nessuno dimentica che fin la sua vita come il
primo dei Principi Mercanti...

ENCICLOPEDIA GALATTICA.


30.

Jorane Sutt giunse le mani facendo aderire i polpastrelli delle dita
ben curate e disse: - A volte non so proprio cosa pensare. Forse,
detto in tutta confidenza, potrebbe essere un'altra delle crisi di
Hari Seldon.
L'uomo che gli sedeva di fronte cerc una sigaretta delle tasche della
sua giacca smyrniana. - Non ne sono tanto convinto, Sutt. Generalmente
voi politici immaginate una Crisi Seldon ogni volta che ci sono le
elezioni.
Sutt sorrise. - Io non partecipo alla campagna elettorale, Mallow. Qui
abbiamo di fronte armi atomiche, e non sappiamo da dove vengano.
Hober Mallow di Smyrno, Capo dei Mercanti, fumava tranquillo, quasi
con indifferenza. - Continuate. Se avete qualcosa da dire, ditelo. -
Non commetteva mai l'errore di mostrarsi troppo gentile con un uomo
della Fondazione. Era uno straniero, ma non per questo si sentiva meno
libero.
Sutt indic sulla tavola la carta stellare tridimensionale. Regol i
comandi, e una costellazione di una dozzina di sistemi solari si
illumin di luce rossa.
- Questa - disse con calma - la Repubblica di Korell. Il mercante
annu. - Ci sono stato. Un postaccio! La chiamano repubblica ma
sempre un membro della famiglia Argo che viene eletto ogni volta
Commodoro. E se qualcuno si oppone, gli capitano strane avventure. -
Storse la bocca e ripet: - Sono stato laggi.
- Ma siete anche tornato, e questo non accade sempre. Tre astronavi
mercantili, protette dalla Convenzione, sono sparite in questo ultimo
anno nei confini del territorio della repubblica. Ed erano navi armate
di batterie nucleari e difese da campi di forza.
- Quali sono state le ultime notizie che avete ricevuto da bordo?
- Comunicazioni di servizio. Niente di pi.
- E cosa vi ha risposto Korell?
Sutt sorrise, ironico. - Non possiamo chiedere spiegazioni a Korell.
La forza della Fondazione nella fama di incivilt di cui gode in
tutta la Periferia. Credete che possiamo perdere tre navi e poi
chiedere cosa ne sia avvenuto?
- Bene. E adesso vi spiace dirmi che cosa volete da me?
Jorame Sutt non perse la calma. Come segretario del sindaco, aveva il
compito di ascoltare i consiglieri dell'opposizione, la gente che
veniva alla ricerca di un posto, altri che gli sottoponevano piani di
riforma, e persino pazzi che giuravano di aver previsto per intero il
corso della storia futura, esattamente come l'aveva immaginato Seldon.
Con un tale allenamento, ci voleva ben altro per fargli perdere il
controllo di s.
- Abbiate pazienza un attimo - disse. - Dovete capire che tre navi
perdute nello stesso settore in un anno sono troppe perch la
scomparsa possa essere attribuita a incidenti. Ora, un armamento
nucleare pu essere sconfitto solo da un altro armamento atomico. La
domanda che sorge semplice: se Korell possiede armi atomiche, dove
le ha trovate?
- E qual la risposta?
- O Korrell le ha costruite da s...
- D'accordo. Allora l'unica altra ipotesi che tra noi esiste un
traditore.
- Pensate questo? - la voce di Mallow era fredda.
- Non impossibile. Da quando i Quattro Regni hanno accettato la
Convenzione, la Fondazione ha dovuto fronteggiare gruppi considerevoli
di dissidenti in tutti gli Stati. Ogni ex-regno ha pretendenti al
trono e le ex-classi aristocratiche non manifestano certo amore per la
Fondazione. Alcuni gruppi, probabilmente, si sono organizzati.
Mallow si fece insistente e preciso. - Capisco. Ma che cosa volete
dire a me in particolare? Ricordatevi che io sono smyrniano.
- Lo so. Voi siete uno smyrniano, nato su Smyrno, uno degli ex-regni.
Siete un uomo della Fondazione solo per educazione. Per nascita, siete
uno straniero. Certamente vostro padre era un barone durante la guerra
tra Anacreon e Locris, e ha subito la confisca dei beni quando Sef
Sermak ha messo in atto la riforma agraria.
- Per lo Spazio, questo non vero! Mio padre era figlio di un operaio
che mor di fame in una miniera di carbone prima della venuta della
Fondazione, per la miserabile paga che riceveva! Io non devo niente al
passato regime. Per, sono nato su Smyrno e, per la Galassia, non me
ne vergogno affatto. Le vostre sottili allusioni non mi fanno effetto.
E ora, o mi date ordini o mi mettete sotto accusa. Quello che
preferite.
- Mio caro Mallow, a me non importa sapere se vostro padre fosse il re
di Smyrno o il pi povero dei contadini. Ho accennato ai vostri
antenati solo per dimostrarvi quanto poco mi interessi di loro.
Evidentemente, non mi avete capito. Ma torniamo alla questione. Voi
siete uno straniero, e perci conoscete bene gli stranieri. Siete
anche un commerciante e a dire il vero uno dei migliori. Siete stato
su Korell e conoscete i korelliani. Dovete ritornare su Korell.
- Come spia?
- No. Come mercante, ma con gli occhi aperti. Se riuscite a scoprire
da dove ricevono l'energia atomica... Ma dal momento che siete uno
smyrniano, sar meglio che vi dica che due navi scomparse avevano a
bordo equipaggi di Smyrno.
- Quando devo partire?
- Quando sar pronta la vostra nave?
- Fra sei giorni.
- Allora partirete fra sei giorni. L'Ammiraglio vi dar le
informazioni necessarie.
- D'accordo. - Il mercante si alz, strinse la mano di Sutt con
energia e usc.
Sutt rimase seduto per un po' a massaggiarsi le dita indolenzite dalla
stretta, poi entr nell'ufficio del sindaco.
Il sindaco chiuse lo schermo visivo e si appoggi allo schienale della
sedia. - Che ne dici, Sutt?
- Potrebbe essere un ottimo attore - rispose Sutt e non aggiunse
altro.


31.

Quella sera stessa, nell'appartamento dove Jorane Sutt viveva solo al
ventitreesimo piano del grattacielo Harin, Publis Manlio sorseggiava
lentamente un bicchiere di vino.
Magro e non giovane, deteneva due importanti cariche nel governo della
Fondazione. Era Ministro degli Esteri e inoltre, per i vari sistemi
solari al di fuori della Fondazione, era Primate della Chiesa, Maestro
dei Templi, Sovraintendente al Sacro Cibo, e un'infinit di altre cose
con definizioni risonanti.
- Eppure - disse Publis - s' trovato d'accordo con te circa l'invio
di quel commerciante. Io penso che sia importante.
- Importante s - disse Sutt - ma senza conseguenze. Tutta la faccenda
un misero stratagemma, perch non c' modo di prevedere come andr a
finire. E' come calare un'esca sperando che qualcosa abbocchi.
- Vero. E questo Mallow sembra un uomo capace. Che cosa succede se non
si presta allo stratagemma?
- E' un rischio che bisogna correre. Se c' stato tradimento vi
debbono essere implicati uomini capaci. Se non c' tradimento, ci
occorre un uomo capace per scoprire la verit, Mallow comunque sar
controllato... Ma il tuo bicchiere vuoto.
- No, grazie. Ho bevuto abbastanza.
Sutt riemp il proprio bicchiere e attese pazientemente che
l'interlocutore gli rivelasse i suoi pensieri. L'attesa fu breve. Dopo
pochi istanti di silenzio, il primate sbott: - Sutt, che cosa stai
macchinando?
- Te lo dir, Manlio. Siamo al centro di una Crisi Seldon.
Manlio lo guard, poi rispose con calma: - Come lo sai? Hari Seldon
apparso di nuovo nella Volta?
- No, non siamo ancora a questo punto. Ma ragiona un po'. Da quando
l'Impero Galattico si ritirato dalla Periferia e ci ha abbandonato a
noi stessi, non ci siamo mai trovati di fronte a un rivale in possesso
di energia atomica. Accade ora per la prima volta. Questa semplice
constatazione gi di per s significativa. Inoltre, per la prima
volta dopo settant'anni, abbiamo anche una grave crisi interna. Per me
non ci sono dubbi, visto che le due crisi si verificano
simultaneamente.
Manlio socchiuse gli occhi. - Se questo tutto, non giustifica le tue
conclusioni. Ci sono state finora gi due Crisi Seldon. E in ciascuna
di esse la Fondazione ha corso il pericolo di venire completamente
distrutta. Non credo siamo a questo punto.
Sutt dava segni di impazienza. - Il pericolo non ancora arrivato ma
vicino. Anche uno stupido si accorge di una crisi imminente. Il vero
statista lo scopre quando ancora in embrione. Ascolta, Manlio, noi
stiamo procedendo lungo un cammino storico pianificato. Sappiamo che
Hari Seldon ha previsto ogni evento possibile del nostro futuro.
Sappiamo di essere destinati a ricostruire l'Impero Galattico.
Sappiamo inoltre che ci vorranno circa mille anni e sappiamo che
dovremo affrontare alcune crisi. La prima crisi si verificata
cinquant'anni dopo la nascita della Fondazione. La seconda, trent'anni
pi tardi. Adesso sono passati settant'anni dall'ultima. Sento che
ormai ci siamo, Manlio.
Manlio non sembrava del tutto convinto. - Hai fatto piani per
affrontare la crisi?
Sutt annu.
- E io - continu Manlio - che parte avr nel tuo piano?
- Prima di controbattere la minaccia delle armi atomiche straniere
dobbiamo risolvere i problemi interni. Questi mercanti...
- Ah! - Il primate si fece pi attento.
- Esatto. Proprio questi mercanti. Sono utili, ma troppo forti, e
troppo poco controllati. Sono stranieri che non hanno avuto
un'educazione religiosa. Diamo loro un'istruzione, ma eliminiamo il
vincolo che dovrebbe tenerli legati a noi.
- Se si riuscisse a provare che c' stato un tradimento..
- Certo, in questo caso un'azione diretta sarebbe semplice e
sufficiente. Ma ha poca importanza. Anche se non ci fossero traditori
fra loro, essi costituirebbero pur sempre un elemento equivoco nella
nostra societ. Non sono legati a noi dal patriottismo n da una
discendenza comune, e quindi nemmeno da vincoli religiosi. Sotto il
loro potere laico, le provincie esterne, che dai tempi di Hardin ci
considerano il Pianeta Sacro, potrebbero distaccarsi.
- Capisco benissimo, ma il rimedio...
- Il rimedio dobbiamo trovarlo subito, prima che la Crisi Seldon si
faccia acuta. Se abbiamo armi atomiche all'esterno e malcontento
all'interno la partita potrebbe diventare pericolosa. - Sutt pos il
bicchiere col quale aveva giocherellato fino a quel momento. - Questo
un lavoro per te.
- Per me?
- Io non posso farlo. La mia carica non elettiva e manca quindi
dell'appoggio consiliare.
- Il sindaco...
- Impossibile. La sua personalit assolutamente negativa. E'
energico solo quando si tratta di evitare responsabilit. Ma se si
crea un nuovo partito che possa mettere in pericolo la sua rielezione,
forse permetter che lo si guidi.
- Ma, Sutt, io non ho alcuna attitudine all'azione politica!
- Lascia fare a me. Dai tempi di Salvor Hardin il potere religioso e
quello civile non sono mai stati nelle mani di una sola persona. Pu
succedere adesso, se tu riesci a compiere un buon lavoro.


32.

All'estremo opposto della citt, Hober Mallow stava incontrando un
altro personaggio. L'aveva ascoltato a lungo, e ora rispondeva con
precauzione.
- S, ho saputo della vostra campagna per dare ai mercanti una
rappresentanza diretta nel Consiglio. Ma perch avete scelto me, Twer?
Jaim Twer, anche lui straniero, era stato tra i primi che avevano
ricevuto una educazione laica alla Fondazione. Ne era molto fiero e
non mancava mai di farlo notare.
- So benissimo quello che sto facendo - disse. - Vi ricordate quando
vi ho incontrato per la prima volta, l'anno scorso?
- Al Congresso dei Mercanti.
- Esattamente. Eravate voi a dirigere la riunione. Ho visto come avete
messo a tacere quella banda di asini e come li avete tirati tutti
dalla vostra parte. Siete popolare anche tra le masse della
Fondazione. Avete fascino, o perlomeno hanno fascino le vostre
avventure, che la stessa cosa.
- Va bene - disse Mallow. - Ma perch proprio adesso?
- Perch questo il nostro momento. Sapete che il Ministro
dell'Educazione ha rassegnato le dimissioni? La notizia non stata
ancora resa pubblica ma non passer molto tempo.
- E come lo sapete voi?
- Non me lo chiedete - disse con un gesto disgustato della mano. - Lo
so e basta. Il vecchio Partito Anti-Immobilista diviso in diverse
fazioni, e noi possiamo dargli il colpo di grazia adesso, mettendo sul
tavolo la questione dei diritti dei mercanti: in sostanza, si tratta
di dividere il gruppo democratico da quello anti-democratico.
Mallow s'appoggi allo schienale della sedia, e si guard le grosse
mani. - Scusatemi, Twer. Fra una settimana parto per affari. Dovete
trovare un altro.
Twer lo guard sorpreso. - Affari? Di che genere?
- Segreto di Stato. Ho parlato col segretario del sindaco.
- Guardatevi da Sutt: un serpente. - Jaim Twer si stava eccitando. -
Dev'essere un trucco. Vuole liberarsi di voi, Mallow...
- Calmatevi! Non prendete subito fuoco. Se si tratta di un trucco,
ritorner un giorno per fare i conti. Se invece non cos, Sutt, il
vostro serpente, si sar messo in trappola da solo. C' una Crisi
Seldon in vista...
Mallow attese invano una reazione. Twer si limit a chiedergli: - Che
cos' una Crisi Seldon?
- Per la Galassia! - sbott Mallow. - Ma che cosa avete studiato
quando eravate a scuola? Come si pu fare una domanda cos assurda?
L'uomo pi anziano s'accigli. - Se vi spiegaste meglio...
Ci fu una lunga pausa. - Vi spiegher - disse Mallow alla fine. -
Quando l'Impero Galattico ha incominciato a decadere e la Periferia
della Galassia se ne staccata precipitando nella barbarie, Hari
Seldon e il suo gruppo di psicostoriografi istituirono una colonia, la
Fondazione, quaggi in mezzo alle nazioni barbare, affinch noi
conservando l'arte, la scienza, e la tecnologia, formassimo il nucleo
del Secondo Impero.
- S, s...
- Non ho ancora finito - continu il mercante in tono freddo. - Il
futuro della Fondazione fu pianificato secondo la scienza della
psicostoriografia, a quei tempi in pieno sviluppo. Vennero create
inoltre determinate condizioni in modo da spingerci pi rapidamente
sulla strada del futuro Impero. Ogni crisi, chiamata Crisi Seldon,
segna un'epoca della nostra storia. Stiamo avvicinandoci ora alla
terza.
- Gi - disse Twer scrollando la testa. - Avrei dovuto ricordarmene.
Ma ho lasciato la scuola da tanto tempo: voi siete pi fresco di
studi.
- Me ne rendo conto. L'importante, per, che io vengo mandato via
proprio nel pieno sviluppo di questa crisi. Non c' bisogno di dire
che cosa otterr al ritorno. Ci sono le elezioni una volta all'anno.
- Avete qualche progetto preciso?
- No.
- Avete almeno un piano di massima?
- No.
- Allora...
- Allora, niente. Hardin una volta disse: Per riuscire, non basta
avere un piano. Bisogna anche saper improvvisare. Ebbene, io
improvviser.
Twer non rispose. Rimasero a guardarsi l'un l'altro.
- Sentite un po' - riprese Mallow dopo un lungo silenzio. - Che ne
direste di venire con me? Non mi guardate cos. Una volta anche voi
facevate il mercante, prima di accorgervi che la politica era pi
eccitante. Almeno, cos ho sentito dire.
- Dove andate? Ditemi almeno questo.
- In direzione dell'Abisso di Whassalian. Non posso dirvi di pi
finch non saremo nello spazio. Che ne pensate?
- Pu darsi che Sutt voglia tenervi sott'occhio.
- Non mi sembra probabile. Se proprio intende liberarsi di me, non
vedo perch debba volere voi tra i piedi. A parte il fatto che nessun
mercante si metterebbe in viaggio se non potesse scegliere
l'equipaggio. Io porto chi mi pare.
Il vecchio esit un attimo. - D'accordo. Vengo - disse infine tendendo
la mano. - Sar il mio primo viaggio dopo tre anni.
Mallow gli strinse con vigore la mano. - Bene. Tutto a posto! E ora
devo radunare i ragazzi. Sapete da dove parte la Far Star, vero?
Allora fatevi vivo domani. Arrivederci.


33.

A Korell si ripete un fenomeno comune nella storia: una repubblica
il cui capo ha tutti gli attributi del monarca assoluto tranne il
nome. Di conseguenza il dispotismo non regolato dalle due forze
moderatrici, la dignit regale e l'etichetta di corte, che
caratterizzano la monarchia legittima.
La cosiddetta repubblica economicamente era povera. Dopo la scomparsa
dell'Impero Galattico, a testimoniare la passata grandezza non
restavano che edifici in rovina. La civilt della Fondazione non era
ancora arrivata. La fiera opposizione del suo capo, il Commodoro Asper
Argo, che aveva imposto severissime limitazioni ai mercanti e aveva
proibito nel modo pi assoluto la costituzione di missioni, impediva
alla Fondazione di portare la sua influenza civilizzatrice anche in
quelle regioni.
Persino lo spazioporto era decrepito e in decadenza, e tra
l'equipaggio della Far Star serpeggiava il nervosismo. Negli hangar
abbandonati cresceva ogni sorta di vegetazione, e il paesaggio
circostante rendeva ancora pi triste l'atmosfera. Jaim Twer cercava
di calmare il proprio nervosismo con interminabili solitari.
Hober Mallow guardava il paesaggio dalla cupola panoramica. Stava
pensando che quel luogo avrebbe potuto essere un ottimo mercato. Di
Korell non si poteva dire molto di pi. Il viaggio era stato
tranquillo. Lo squadrone inviato a intercettare la Far Star era
composto di poche astronavi in cattivo stato: relitti della gloriosa
flotta imperiale. Si erano mantenute a rispettosa distanza, e per una
settimana avevano continuato a controllare l'astronave senza
avvicinarsi. Mallow aveva chiesto di essere ricevuto dal governo
locale, ma ancora non gli avevano risposto.
- Un ottimo mercato, potenzialmente - ripet ad alta voce Mallow. - E'
ancora un territorio vergine.
Jaim Twer alz lo sguardo e gett le carte da un lato. - Che cosa
pensate di fare, Mallow? L'equipaggio protesta, gli ufficiali sono
nervosi, e io sono preoccupato...
- Preoccupato? E perch?
- Per la situazione, e anche per voi. Che cosa si fa?
- Aspettiamo.
Il vecchio mercante si fece rosso in faccia. - Ma siete cieco, Mallow?
- protest. - Il campo circondato da guardie armate, e dall'alto
siamo costantemente sotto il tiro delle navi di pattuglia. Che
succederebbe se decidessero di farci saltare in aria?
- Hanno avuto una settimana di tempo per farlo.
- Forse aspettano rinforzi. - Twer stava alzando la voce.
- S, ci ho pensato - rispose Mallow. - Ma vedete, in fondo siamo
arrivati qui senza noie. Forse non significa niente: tuttavia solo tre
navi su trecento sono scomparse, in questo ultimo anno. La percentuale
piuttosto bassa. Ma pu anche darsi che essi abbiano poche astronavi
con armamento atomico e non osino esporle inutilmente finch non ne
abbiano in numero sufficiente. D'altra parte, pu anche significare
che non possiedano affatto armi nucleari. O forse le hanno ma le
tengono nascoste per paura che le scopriamo. Dopo tutto, una cosa
commettere atti di pirateria contro astronavi mercantili con armamento
leggero, un'altra attaccare un inviato ufficiale della Fondazione
quando la sua presenza pu significare che la Fondazione ha dei
sospetti. Mettete tutti questi argomenti insieme...
- Fermatevi, Mallow, fermatevi. - Twer aveva alzato la mano. - Queste
sono solo teorie, in sostanza dove volete arrivare? Lasciate stare i
preamboli.
- Devo cominciare con la premessa, Twer, altrimenti non mi potete
capire. Tanto loro che noi stiamo aspettando. Loro non sanno che cosa
io sia venuto a fare, e io non so che cosa trover qui. Ma noi siamo
in condizioni di inferiorit, perch io sono solo contro un intero
mondo munito forse di energia atomica. Non posso cedere per primo.
Certo un gioco pericoloso. Potrebbero anche farci saltare in aria.
Ma questo la sapevamo fin da prima. Che altro possiamo fare?
- Non so... Ma che cosa sta succedendo?
Mallow si gir di scatto e sintonizz il ricevitore. Sullo schermo
televisivo apparve la faccia dura del sergente di guardia.
- Parlate, sergente.
- Scusatemi, signore - disse il sergente. - L'equipaggio ha accolto a
bordo un missionario della Fondazione.
- Che cosa? - Mallow impallid.
- Un missionario, signore. Ha bisogno d'essere ricoverato in
infermeria...
- Tra poco ci sar pi d'uno che avr bisogno dell'infermeria.
Ordinate agli uomini di mettersi ai posti di combattimento.

La sala di soggiorno dell'equipaggio era quasi vuota. Cinque minuti
dopo l'ordine, anche gli uomini del turno di riposo erano pronti
dietro ai loro cannoni. La velocit era la principale virt per chi
s'avventurava negli spazi interstellari della Periferia e in modo
particolare era un indispensabile attributo dell'equipaggio di un capo
mercante.
Mallow entr, e guard il missionario con attenzione. Lanci anche
un'occhiata al tenente Tinter, il quale, a disagio, si rivolse al
sergente di guardia Demen, che gli stava a fianco con la faccia scura.
Il Capo Mercante fiss infine Twer e gli disse: - Radunate qui tutti
gli ufficiali a eccezione degli addetti al tiro. Gli uomini rimangano
ai pezzi in attesa di ulteriori istruzioni.
Passarono cinque minuti durante i quali Mallow spalanc a calci le
porte dei servizi, ispezion tutti gli angoli della sala-mensa, guard
dietro ogni tenda che copriva gli spessi obl. Poi torn nella stanza
parlando tra s.
Gli uomini sfilarono uno alla volta. Quando l'ultimo fu entrato, Twer
chiuse la porta e aspett in silenzio.
Mallow parl con voce calma. - Primo: chi ha fatto entrare quest'uomo
senza mio ordine?
Il sergente di guardia fece un passo avanti e tutti gli occhi si
puntarono su di lui. - Scusatemi, signore. Non c' stato un
responsabile particolare. Si trattato di una specie di accordo
collettivo. Se volete, potete dire che stato uno qualsiasi di noi, e
questi stranieri...
Mallow lo interruppe secco. - Capisco i vostri sentimenti, sergente.
Quegli uomini erano ai vostri ordini?
- S, signore.
- Quando il pericolo sar cessato, consegnateli per una settimana. Per
lo stesso periodo voi sarete privato del comando. E' chiaro?
- Sissignore. - L'espressione della faccia del sergente non mut.
- Ora potete andare. Tornate al vostro posto di combattimento.
Appena la porta fu richiusa, si levarono le proteste.
Cominci Twer. - Perch questa punizione, Mallow? Voi sapete che i
korelliani uccidono i missionari catturati.
- Ogni azione che contravvenga ai miei ordini di per s punibile.
Non mi interessano le ragioni che l'hanno determinata. Nessuno doveva
uscire o entrare nella nave senza il mio permesso.
Poi fu la volta del tenente Tinter. - Sette giorni d'inattivit. Non
il sistema giusto per mantenere la disciplina.
Mallor gli rispose freddamente - Per me giusto. In circostanze
normali la disciplina non un merito. Io la voglio nelle situazioni
pericolose, altrimenti inutile. Dov' il missionario? Portatemelo
qui.
Il mercante sedette, mentre un ufficiale gli conduceva davanti l'uomo
dalla tonaca scarlatta.
L'uomo s'avvicin a Mallow, camminando rigido. Aveva gli occhi
spalancati e una ferita alla fronte. Fino a quel momento non aveva
ancora detto una parola.
- Il vostro nome? - domand Mallow.
Il missionario sembr tornare in vita. Allarg le braccia verso i
presenti: - Figli miei - disse - possa lo Spirito Galattico
proteggervi sempre.
Twer gli si avvicin, preoccupato. - Quest'uomo malato. Qualcuno lo
porti a letto. Mallow, ordinate che sia ricoverato. E' ferito
gravemente.
Mallow spinse indietro Twer con uno spintone. - Non interferite, Twer,
altrimenti vi faccio cacciare dalla stanza. Il vostro nome, reverendo?
Il missionario congiunse le mani in gesto di supplica. - Voi uomini
illuminati, salvatemi da questi pagani. - Parlava stentatamente. -
Salvatemi da questi bruti, da questi barbari che mi perseguitano e che
affliggerebbero lo Spirito Galattico con i loro delitti. Mi chiamo
Jord Parma, di Anacreon. Sono stato educato dalla Fondazione. Sono un
sacerdote dello Spirito, iniziato a tutti i misteri, e spinto quass
da una voce interiore. - Singhiozz. - Ho sofferto per mano di costoro
che non conoscono la luce. Voi che siete figli dello Spirito, nel nome
dello Spirito proteggetemi.
Una voce ruppe il silenzio che segu. Poi la sirena d'allarme risuon
nella nave.
- Unit nemiche in vista! Dateci istruzioni!
Tutti gli sguardi si volsero all'altoparlante.
Mallow lanci un'imprecazione. Apr il microfono e grid: - Rimanete
all'erta! Non ci sono altri ordini! - e chiuse la comunicazione.
S'avvicin ai pesanti tendaggi che coprivano l'obl; tir una
cordicella e li apr di scatto. Guard fuori.
Altro che unit nemiche! Erano diverse migliaia di persone radunate
allo spazioporto, e il fascio luminoso dei riflettori al magnesio
illuminava i gruppi pi vicini.
- Tinter! - Il mercante parl senza voltarsi. - Andate
all'altoparlante e chiedete che cosa vogliono. Informatevi se c' fra
loro un rappresentante della legge. Non fate promesse n minacce,
altrimenti vi uccido.
Tinter usc.
Mallow sent una mano posarglisi sulla spalla. Si giro di scatto. Era
Twer, il quale gli sussurr all'orecchio queste parole: - Dovete
proteggerlo, Mallow. E' il solo modo di salvare la decenza e l'onore.
E' uno della Fondazione, e inoltre anche un prete. Questi selvaggi
fuori... Mi state ascoltando?
- Vi ascolto, Twer. - La voce di Mallow era dura. - Ho incarichi ben
pi importanti che quello di proteggere missionari. Qui faccio ci che
mi piace e, per Seldon e tutta la Galassia, se cercate di fermarmi, vi
lever il vizio di parlare a vanvera. Non mi intralciate, Twer, o sar
la vostra fine. - S'avvicin al prete. - Parma, sapete che in base a
un trattato nessun missionario della Fondazione pu entrare in
territorio korelliano?
Il missionario tremava. - Io vado nei luoghi dove lo Spirito mi guida,
figliolo. Se i barbari rifiutano la luce, non forse segno che hanno
pi bisogno di verit?
- Non questo il punto, reverendo. Voi siete qui contro le leggi di
Korell e della Fondazione. Non posso, sotto nessuna legge, accordarvi
la nostra protezione.
Il missionario lev le braccia. La sua faccia aveva mutato
espressione. Di fuori si sentiva il rauco suono dell'altoparlante, e
le grida confuse della folla adirata. Quei suoni lo avevano
terrorizzato.
Fuori la voce dell'altoparlante cess e il tenente Tinter ritorn,
preoccupato.
- Parlate! - ordin Mallow secco.
- Signore, chiedono che sia consegnato Jord Parma.
- Altrimenti?
- Le minacce sono molte e confuse, signore. E' difficile capire
qualcosa. Sono in tanti e sembrano impazziti. Ce n' uno che dice di
essere il governatore del distretto e di avere i poteri di polizia, ma
evidente che non padrone di s.
- In s o fuori di s - disse Mallow - rappresenta la legge.
Rispondete che se costui, governatore o poliziotto che sia, s'avvicina
alla nave da solo, avr in consegna Jord Parma. - Poi estrasse di
scatto il disintegratore dalla fondina, e aggiunse. - Non so che cosa
sia l'insubordinazione. Non ho mai dovuto sperimentarla. Ma se c'
qualcuno che vuole suggerirmi come mi devo comportare gli far vedere
quali sono le mie contromisure.
Spost la pistola lentamente e la punt contro Twer. Con uno sforzo,
il vecchio mercante si controll e abbass le mani lungo i fianchi.
Ansimava.
Tinter usc e dopo cinque minuti una piccola figura si stacc dalla
folla radunata fuori. S'avvicin lentamente e con esitazione, pieno di
paura. Due volte tent di tornare indietro e due volte venne spinto in
avanti dalla massa che lo incalzava.
- Va bene - disse Mallow gesticolando con il disintegratore ancora in
mano. - Grun e Upshur portatelo fuori.
Il missionario lanci un urlo. Alz le mani mostrando le palme mentre
le maniche della sua toga scivolavano gi scoprendo le braccia magre
solcate da vene azzurre. Segu un attimo di smarrimento, poi Mallow
fece un altro gesto imperioso.
Il missionario grid ancora mentre i due lo afferravano per la
braccia. - Meledetto sia il traditore che abbandona il suo compagno al
male e alla morte! Sorde diventino le orecchie che non hanno ascoltato
le invocazioni di un infelice, ciechi gli occhi che non hanno saputo
vedere l'innocenza. Nera per sempre diventi l'anima di colui che
s'allea con le tenebre...
Twer si tur le orecchie con le mani.
Mallow ripose la pistola. - Riprendete i vostri posti ordin. -
Mantenete lo stato d'allarme fino a sei ore dopo la dispersione della
folla. Raddoppiate le sentinelle per le successive quarantotto ore.
Pi tardi vi dar altre istruzioni. Twer, venite con me.

Adesso erano soli negli alloggiamenti di Mallow. Mallow indic una
poltroncina, e Twer vi s'accomod. Il suo corpo robusto sembrava
rimpicciolito.
Mallow lo guard bieco. - Twer - disse - sono veramente scontento di
voi. Tre anni di politica vi hanno fatto dimenticare le abitudini dei
mercanti. Ricordatevi: forse io sono un democratico quando mi trovo
alla Fondazione, ma per far funzionare a dovere una nave non c'
niente che possa sostituire la tirannia. Non ho mai dovuto tirare
fuori la pistola di fronte ai miei uomini e neanche questa volta
l'avrei fatto se non mi aveste costretto voi. Twer, voi non avete
alcuna posizione ufficiale su questa nave; ci siete solo perch vi ho
invitato io, e da me sarete trattato cortesemente, ma in privato.
D'ora in poi, in presenza dei miei ufficiali, mi chiamerete signore
e non Mallow. E quando io dar un ordine, dovete scattare pi in
fretta di un mozzo. Altrimenti vi faccio mettere ai ferri senza
esitare. Capito?
Il vecchio inghiott saliva. Poi disse con riluttanza: - Vi prego di
accettare le mie scuse.
- Accettate! E ora datemi la mano.
I due si strinsero la mano. - I miei motivi erano giusti - disse Twer.
- E' duro mandare un uomo al linciaggio. Quella specie di governatore
non lo risparmier. E' un assassinio!
- Non posso farci niente. E francamente per me questo incidente
puzzava molto. Non avete notato niente di strano?
- Strano?
- Questo spazioporto si trova in mezzo a una regione selvaggia. E
improvvisamente un missionario scappa. Ma da dove? E vieni a finire
qui. Coincidenza? Una folla enorme si raduna. Da dove? La citt pi
vicina deve trovarsi almeno a trecento chilometri. Eppure sono
arrivati in meno di mezz'ora. Come hanno fatto?
- Gi, come? - fece eco Twer.
- Che ne direste se il missionario fosse stato portato fin qui e poi
rilasciato come esca? Il nostro amico, il reverendo Parma, era
notevolmente confuso. Non sembrava nel pieno delle sue facolt.
- Forse i maltrattamenti... - mormor Twer amareggiato.
- Forse! O forse lo scopo era di farci diventare tutti generosi e
cavallereschi difensori di una vita umana. Ma quest'uomo era qui
contro le leggi di Korell e della Fondazione. Se l'avessi trattenuto,
avrei commesso un atto di guerra contro Korell. E in questo modo la
Fondazione non avrebbe avuto alcun diritto di difenderci.
- E' un'ipotesi piuttosto fantasiosa.
Il microfono interno ronz e Mallow stacc il ricevitore. - Signore,
abbiamo ricevuto una comunicazione ufficiale.
- Mandatemela immediatamente!
Un cilindro metallico arriv nel tubo a lato della scrivania e rotol
sul ripiano. Mallow l'apr e ne trasse un foglio stampato in lettere
d'argento. Ne tast la superficie, e disse: - Viene dalla capitale. Su
carta intestata del Commodoro.
Lesse la comunicazione e sorrise. - E cos le mie supposizioni erano
fantasiose, vero? - Porse il foglio a Twer, e aggiunse: - Mezz'ora
dopo aver rilasciato il missionario, riceviamo un gentile invito a
presentarci all'augusta presenza del Commodoro. E da sette giorni
eravamo in attesa. Credo che abbiamo superato un esame.


34.

Il Commodoro Asper era un uomo del popolo e ci teneva a farlo sapere.
I radi capelli grigi gli cadevano sulle spalle e la camicia aveva
bisogno di una buona lavata. Parlava con forte accento nasale.
- Qui, come vedete, non c' ostentazione, Mercante Mallow - disse. -
Nessuna falsa messa in scena. In me, voi vedete semplicemente il primo
cittadino dello Stato. Questo il significato della parola Commodoro,
il mio unico titolo. - Pareva soddisfatto di s. - In effetti -
riprese - considero questo uno dei legami pi forti che unisca Korell
alla Fondazione. Per quanto ne so, anche il vostro popolo gode d'un
governo repubblicano.
- E' vero, Commodoro - disse Mallow serio, guardandosi bene
dall'esprimere ad alta voce quello che veramente pensava in proposito.
- E' un elemento che non pu non favorire la pace e l'amicizia tra i
nostri due governi.
- Pace! - La faccia del Commodoro assunse un'espressione commossa nel
pronunciare quella parola. - Qui alla Periferia sono pochi coloro ai
quali stia a cuore questo ideale di pace. Posso sinceramente affermare
che, da quando sono succeduto a mio padre nella guida dello Stato, la
pace non stata mai interrotta. Forse non dovrei dirlo io - e toss
educatamente - ma mi hanno riferito che il mio popolo, i miei
concittadini anzi, invece di chiamarmi Asper, preferiscono riferirsi a
me con l'appellativo di Ben Amato.
Mallow diede un'occhiata fuori, nel giardino coltivato con cura. Forse
gli uomini che portavano strane armi ed erano appostati a ogni angolo
erano solo una precauzione dovuta alla sua presenza. Questo era
comprensibile, in fondo. Ma le spesse mura rafforzate da speroni di
ferro, che circondavano il palazzo, erano state restaurate di recente.
Quelle mura non armonizzavano davvero con le parole del Ben Amato
Asper.
- E' una fortuna, allora - disse - trattare con voi, Commodoro. I
despoti e i monarchi dei mondi circostanti, che non esercitano il
potere in modo illuminato, spesso mancano delle qualit che rendono
benvoluto un governante.
- Che qualit? - chiese il Commodoro facendosi pi cauto.
- Per esempio, l'interesse per un migliore livello di vita del proprio
popolo. Voi invece siete in grado di capire questa necessit.
Il Commodoro teneva gli occhi bassi sul sentiero che stavano
percorrendo, con le mani incrociate dietro la schiena.
Mallow continu, insinuante: - Finora il commercio tra le nostre due
nazioni ha sofferto molto, per le restrizioni imposte dal vostro
governo. Certamente non potete negare che un commercio illimitato...
- Un commercio libero!
- D'accordo. Un libero commercio sarebbe di vantaggio a tutti. Voi
possedete cose che noi vorremmo, e noi abbiamo prodotti che vorreste
voi. L'unico fine la comune prosperit. Una guida illuminata come
voi, un amico del popolo, permettetemi anzi di dire un membro del
popolo, non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Farei torto alla
vostra intelligenza se continuassi.
- Vero! - disse Asper. - Comprendo benissimo. Ma come vi comportereste
voi della Fondazione? Il vostro popolo si sempre mostrato cos
irragionevole. Io sono favorevole a tutto il commercio che la nostra
economia possa sostenere, ma non seguendo i vostri metodi. Io non sono
un sovrano assoluto. - Alz la voce. - Sono solamente l'interprete
dell'opinione pubblica. Il mio popolo non potrebbe accettare un
commercio vestito di paramenti sacerdotali.
Mallow sollev il capo. - Parlate della religione obbligatoria?
- Questo ci che accade nella realt. Sicuramente ricorderete quanto
avvenuto su Askone vent'anni fa. Avete cominciato col vendere alcuni
macchinari, poi il vostro popolo ha chiesto che fossero create
missioni in modo che quei macchinari venissero usati nel modo
migliore. Cos fu costruito il Tempio della Salute. Seguirono le
scuole religiose, i diritti d'autonomia del clero. E con quale
risultato? Askone fa ora parte del sistema della Fondazione, e il Gran
Maestro non pu considerare suoi nemmeno gli indumenti intimi. No! La
dignit di un popolo indipendente non pu sopportare questo oltraggio.
- Io ho altre proposte da farvi - ribatt Mallow.
- Davvero?
- S. Sono un Capo Mercante. Il denaro la mia religione. Tutto il
misticismo e le fandonie dei missionari mi annoiano, anzi sono lieto
che anche voi le rifiutiate. Mi riesce pi facile trattare.
Il Commodoro scoppi in una gran risata. - Ben detto! La Fondazione
avrebbe dovuto affidare da tempo i suoi interessi a uomini come voi. -
Appoggi amichevolmente una mano sulle larghe spalle del mercante. -
Caro amico - aggiunse - mi avete esposto solo met della questione. Mi
avete spiegato quello che non volete propormi. Ora ditemi la vostra
proposta.
- Eccola. Voi, Commodoro, sarete ricoperto di ricchezze.
- Davvero? - disse Asper. - Ma a che mi servono le ricchezze? La vera
ricchezza sta nell'amore del proprio popolo. Io ho gi questo amore.
- Ma potete avere entrambe le cose. E' possibile raccogliere oro con
una mano e amore con l'altra.
- Certo, giovanotto, sarebbe una realizzazione interessante. Ma come
pensate di riuscirci?
- In molti modi. L'unico problema la scelta. Vediamo. Articoli
voluttuari, per esempio. Questo oggetto...
Mallow lev delicatamente dalla tasca interna una catena piatta di
metallo lucente. - Questo, per cominciare.
- Che cos'?
- Devo darvene la dimostrazione. Potete trovarmi una ragazza carina? E
uno specchio?
- Uhm-mm. Entriamo.
Il Commodoro chiamava casa la sua residenza: la popolazione senza
dubbio la chiamava palazzo. Per Mallow aveva tutto l'aspetto di una
fortezza. Era costruita su una collina che dominava l'intera citt. Le
mura erano spesse e rinforzate. Tutte le entrate erano sorvegliate da
sentinelle e l'architettura era adatta alla difesa. Proprio il tipo di
residenza che ci voleva per Asper, il Ben Amato.
Una giovane donna entr nella stanza. S'inchin profondamente al
Commodoro, e lui la present: - Questa una delle ragazze che
lavorano nella mia residenza. Va bene?
- Alla perfezione!

Il Commodoro osserv Mallow che allacciava la catena intorno alla vita
della ragazza. Poi Mallow fece un passo indietro.
Il Commodoro sospir deluso. - E' tutto qui?
- Volete chiudere le tende, per favore? - disse Mallow. E alla
ragazza: - C' un piccolo interruttore vicino al fermaglio, giratelo.
Coraggio, non vi accadr nulla di male.
La ragazza ubbid, trattenne il respiro e si guard allo specchio. Le
usc spontanea una esclamazione di meraviglia.
Dai suoi fianchi partiva un raggio luminoso di colori iridescenti che
si innalzavano fino a formarle sul capo un diadema di fuoco. Era come
se qualcuno fosse riuscito a strappare l'aurora boreale dal cielo e a
farne un ornamento.
La ragazza s'avvicin di pi allo specchio guardandosi ammirata.
- Tenete anche questo. - E Mallow le porse una collana di ciotoli
opachi. - Mettetela attorno al collo.
Ogni ciotolo, entrando nel campo luminescente, divenne una fiamma che
sprizzava luce color oro e rubino.
- Che ne dite? - domand Mallow. La ragazza non rispose ma nei suoi
occhi c'era un lampo di adorazione. Il Commodoro fece un gesto e la
giovane chiuse dispiaciuta l'interruttore. L'arcobaleno di colori
cess. La ragazza usci portando con s il ricordo meraviglioso.
- E' vostro, Commodoro - disse Mallow - per la Commodora.
Accettatelo come un piccolo regalo della Fondazione.
- Uhm-mm. - Il Commodoro gir la cintura e la collana in tutti i sensi
soppesandola con la mano. - Com' fatta?
Mallow scosse il capo. - Questo un problema che risolvono i nostri
tecnici. Ma funzioner per voi senza l'aiuto dei preti.
- Be', dopo tutto non che un pezzo di gioielleria femminile. Che
cosa ne facciamo noi? Non vedo come potremmo ricavarne soldi.
- Voi organizzate ricevimenti, banchetti, balli, non vero?
- Oh, s.
- Vi rendete conto del prezzo che una donna sarebbe disposta a pagare
per un gioiello del genere? Almeno diecimila crediti.
Il Commodoro spalanc la bocca, sorpreso.
- E poich la batteria di questo oggetto non dura pi di sei mesi,
sar necessario sostituirla spesso. Ora, noi possiamo vendervene
quanti ne volete per l'equivalente di mille crediti in ferro lavorato.
Potete fare un guadagno netto del novecento per cento.
Il Commodoro si lisciava la barba facendo mentalmente rapidi calcoli.
- Per la Galassia! Immaginate come tutte quelle ricche vedove si
batterebbero per ottenerne uno! Ne terrei in quantit limitata e i
prezzi andrebbero alle stelle. Naturalmente, non mi converr far
sapere che sono io a vendere...
- In questo caso - disse Mallow - potremmo vendere tutta la serie dei
nostri piccoli macchinari. Abbiamo cucine smontabili, capaci di
arrostire la carne pi dura in due minuti. Coltelli che non hanno
bisogno di essere affilati. Lavatrici e stiratrici automatiche che
possono essere scomposte e riposte in un cassetto. Lavapiatti,
lucidatrici, spolveratrici, aspirapolveri, lampadari... ogni sorta di
oggetti. Pensate alla popolarit che acquisterete mettendo tutti
questi prodotti a disposizione del pubblico. Pensate a quanto potreste
ricavare se i guadagni del novecento per cento venissero interamente
accaparrati dal governo. Il valore per chi compra sar immenso, e
nessuno conoscer il prezzo reale pagato da voi. E mi permetto di
rammentarvi che queste macchine non richiedono supervisione da parte
del clero per funzionare. Cos tutti saranno contenti.
- E cosa guadagnerete voi?
- Semplicemente ci che ogni mercante riceve per legge dalla
Fondazione. Io e i miei uomini avremo met del profitto ottenuto. Se
voi comprerete tutto ci che voglio vendervi, entrambi ne ricaveremo
un buon guadagno.
Il Commodoro sembrava soddisfatto. - Con che cosa volete essere
pagato? Ferro?
- Ferro, carbone, bauxite. Anche tabacco, pepe, magnesio, legname.
Tutti prodotti che avete in abbondanza.
- Mi sembra senz'altro un buon affare.
- Pare anche a me. E ancora una cosa, Commodoro. Potrei aiutarvi a
rendere pi efficienti le vostre fabbriche.
- In che modo?
- Prendiamo per esempio le acciaierie. Posso vendervi macchine e
dispositivi particolari che lavorano l'acciaio in modo tale da ridurre
il costo di produzione del novantanove per cento: potreste assicurarvi
met del profitto e lasciare ugualmente un notevole margine di utile
ai proprietari. Potrei darvene la dimostrazione, se mi permetteste di
visitare una fabbrica. C' un'acciaieria in questa citt? Mi baster
pochissimo tempo.
- Una visita pu essere certamente organizzata, Mercante Mallow. Ma
domani, domani. Rimanete a cena con noi questa sera?
- I miei uomini... - cominci Mallow.
- Fateli venire tutti - disse il Commodoro, espansivo. - Una
simbolica, fraterna unione delle due nazioni. Avremo modo di scambiare
discorsi amichevoli. Una raccomandazione, per - aggiunse, diventando
improvvisamente serio. - Lasciate da parte la vostra religione. Non
pensate che dopo il nostro incontro io abbia aperto la porta alle alle
missioni.
- Commodoro - ribatt Mallow - vi do la mia parola d'onore. Sappiate
che la religione si prenderebbe una buona parte dei miei guadagni.
- Allora siamo d'accordo. Vi far scortare fino alla nave.
35.

La moglie del Commodoro era molto pi giovane del marito. Aveva la
faccia pallida e fredda; portava lunghi capelli neri e lisci raccolti
sulla nuca.
- Hai finito - disse con voce acida - mio nobile marito? Credi che
possa entrare nel giardino, ora?
- Non c' bisogno di farne un dramma, Licia cara - rispose il
Commodoro conciliante. - Il giovanotto verr a cena da noi questa
sera, e tu potrai parlare con lui quanto vorrai, e ascoltare tutto
quello che dir. Bisogna far posto, qui nel palazzo, anche ai suoi
uomini. Non saranno in molti.
- Certamente s'ingozzeranno come tacchini, mangeranno quarti
d'animale, e berranno litri di vino. E tu brontolerai per giorni e
giorni, quando verr il conto delle spese.
- No, una volta tanto forse non sar cos. Nonostante la tua opinione
desidero che il pranzo sia veramente luculliano.
- Capisco - rispose lei, guardandolo sospettosa. - Sei in rapporti
amichevoli con questi barbari. Per questo non mi hai lasciato
partecipare alle conversazioni. Forse la tua mente contorta sta
complottando contro mio padre.
- Niente affatto!
- E io dovrei crederti sulla parola. Se c' una donna che stata
sacrificata alla politica e costretta a sposare un uomo contro la sua
volont, questa sono io. Avrei potuto scegliere meglio fra tutti i
disgraziati che vivono nel mio povero paese.
- Stammi bene a sentire, mia cara Licia. Forse dovresti ritornare tra
la tua gente. E dal canto mio, per conservare un buon ricordo di
quella parte di te con la quale sono pi a contatto ogni giorno, ti
farei tagliare la lingua. E per dare un tocco finale alla tua bellezza
- disse guardandola con la testa piegata da un lato - ti farei
tagliare anche le orecchie e la punta del naso.
- Te ne mancherebbe il coraggio, piccolo vermiciattolo. Mio padre
polverizzerebbe la tua nazione-giocattolo in un batter d'occhio. Lo
farebbe anche adesso, se gli dicessi che stai trattando con quei
barbari.
- Uhm-m-m. Non c' bisogno che tu minacci. Sarai libera di far domande
al mercante, questa sera. Nel frattempo, tieni la lingua a posto.
- Obbedisco.
- Ecco qui, tieni questo, e stai zitta.
Le allacci la cintura intorno alla vita e la collana al collo. Gir
l'interruttore e fece un passo indietro.
Licia rimase senza fiato. Per un attimo non si mosse, poi accarezz la
collana e rest ammirata a guardare.
Il Commodoro si fregava le mani contento.
- Puoi indossarla stanotte. E questo non che il primo regalo. Ce ne
saranno altri. Ma stai zitta.
La moglie del Commodoro ubbid.


36.

Jaim Twer era agitato e non riusciva a stare fermo. - Perch fate
quella smorfia? - chiese.
Hober Mallow scroll le spalle. - E' del tutto involontaria.
- Deve essere accaduto qualcosa ieri. Non parlo della festa soltanto -
poi, guardandolo serio in faccia: - Mallow, siamo nei guai, vero?
- Guai? No. Al contrario. Mi sembra di aver dato una spallata a una
porta per poi scoprire che era solo accostata. Ci lasciano visitare
l'acciaieria con troppa facilit.
- Temete che sia una trappola?
- Per Seldon, non cominciate con le vostre previsioni pessimistiche! -
Mallow si calm e poi aggiunse con tono normale: - Il fatto che se
ci fanno entrare cos facilmente, vuol dire che non c' nulla da
nascondere.
- Pensate all'energia atomica, vero? - disse Twer pensoso. -
Sinceramente, qui su Korell non ce n' la minima traccia. Sarebbe
troppo difficile mascherare i cambiamenti di struttura tecnologica
tipici di una economia che si fonda sull'energia atomica.
- Ma non nel caso in cui questa economia fosse agli inizi, e qui la
applicassero unicamente all'armamento. Le prove si potrebbero trovare
nei cantieri per astronavi e nelle fabbriche militari.
- E se non scopriamo niente?
- Allora vuol dire che non ne hanno o che non ce lo vogliono far
sapere. A voi indovinare.
Twer scosse la testa. - Avrei proprio voluto venire con voi ieri sera.
- Anch'io ne avrei avuto piacere - disse Mallow. - Non sono affatto
contrario al vostro sostegno morale. Sfortunatamente stato il
Commodoro a fare gli inviti, non io. Quella cosa l fuori dovrebbe
essere la vettura reale che ci porter alla fonderia. Avete preparato
i macchinari?
- S, tutto pronto.
La fonderia era grande, e mostrava evidenti i segni d'una decadenza
che nemmeno le riparazioni superficiali potevano nascondere. Era
vuota, silenziosa e inattiva.
Mallow aveva sollevato con noncuranza una lastra di metallo e l'aveva
deposta su due cavalletti di legno. Aveva preso lo strumento portogli
da Twer, e tenendolo per il manico di cuoio l'aveva sfilato dalla
custodia di pelle.
- Questo strumento - disse - molto pericoloso, ma certamente non pi
di una normale sega circolare. E' sufficiente tener lontano le dita.
Mentre parlava appoggi la punta dello strumento, facendolo scorrere
su tutta la lunghezza della lastra. Istantaneamente la lastra si
divise in due.
I convenuti fecero un balzo all'indietro, e Mallow sorrise. - Si pu
regolare la lunghezza del taglio fino a un decimo di millimetro, e si
pu tagliare con la stessa facilit anche una lastra spessa cinque
centimetri. Se si conosce l'esatto spessore del metallo, lo si pu
lavorare su un tavolo tagliandolo senza scalfire la superficie del
legno.
Mentre parlava faceva funzionare la sega atomica, e i pezzi di metallo
volavano per la stanza.
- Questo - disse - per quanto riguarda il taglio dell'acciaio. - Pos
lo strumento. - Abbiamo anche pialle atomiche. Volete per esempio
diminuire lo spessore di una lastra metallica, eliminare le
irregolarit, gli strati corrosi? Osservate attentamente.
Pos uno strumento su un'altra lastra metallica, e dal lato opposto se
ne stacc un sottilissimo foglio, trasparente.
- Oppure trapani? Tutti questi strumenti si basano sul medesimo
principio.
Il gruppo era stretto intorno a lui. Seguivano attentamente i suoi
movimenti, come se assistessero a esperimenti di magia. Il Commodoro
stava giocherellando con pezzetti di metallo. Alti funzionari
governativi s'accalcavano nel locale parlottando sottovoce, mentre
Mallow, appoggiata appena la punta del suo trapano atomico, faceva
buchi larghi e perfetti in barre di acciaio temperato dello spessore
di tre centimetri.
- Un'ultima dimostrazione. Qualcuno mi porti due frammenti di tubo.
Un distintissimo Ciambellano, preso dall'eccitazione generale, si
affrett a ubbidire, e si sporc le mani come un comune operaio.
Mallow mise i frammenti in posizione verticale, ne ripul le estremit
con un solo colpo del suo strumento quindi le fece aderire.
I due frammenti si fusero perfettamente. Era impossibile vedere la
saldatura. E tutto era avvenuto in un istante.
Mallow alz lo sguardo per osservare i presenti. Stava per
ricominciare a parlare, ma si ferm bruscamente, preso
dall'eccitazione, con un nodo allo stomaco.
Un soldato della guardia del corpo del Commodoro, nella confusione,
era passato in prima fila, e Mallow, per la prima volta, si trov
abbastanza vicino per poter osservare in ogni particolare la strana
arma che portava.
Si trattava di un'arma atomica! Non c'era possibilit d'errore; non
poteva trattarsi di un'arma a proiettile esplosivo, con una canna come
quella. Ma non era solamente questo particolare che l'aveva colpito.
Sul calcio della pistola era impressa una placca dorata con lo stemma
del Sole e dell'Astronave!
Il medesimo stemma che appariva in ognuno dei grandi volumi
dell'Enciclopedia che la Fondazione aveva iniziato e mai finito: lo
stesso Sole e Astronave ch'erano stati l'emblema dell'Impero Galattico
per millenni.
Mallow riprese a parlare sebbene i suoi pensieri fossero assai
lontani. - Provate questo tubo! Oramai un pezzo solo. Non perfetto
perch non si sarebbe dovuto saldare a mano, ma guardate, e provatene
la solidit.
Mallow aveva finito: ormai non gli occorreva altro. Era riuscito a
sapere che ci che voleva. Ora aveva solamente un'idea fissa in mente.
Il globo dorato circondato dai raggi e il profilo oblungo di una nave
spaziale.
Il Sole e l'Astronave dell'Impero!
L'Impero! La parola lo affascinava. Era trascorso un secolo e mezzo,
eppure in qualche luogo, in fondo alla Galassia, esisteva ancora
l'Impero, ed ecco che ora riemergeva l alla Periferia.
Mallow sorrise.


38.

La Far Star da due giorni navigava nello spazio. Hober Mallow chiam
l'ufficiale in seconda, tenente Drawt, nella sua cabina e gli consegn
una busta, un rotolino di pellicola, e uno sferoide d'argento.
- Tra un'ora, tenente, prenderete il comando di questa astronave: fino
al mio ritorno, o forse per sempre.
Drawt stava per scattare sull'attenti, ma Mallow lo invit a rimanere
seduto.
- State comodo. La busta contiene l'esatta ubicazione del pianeta sul
quale dovete atterrare. L mi aspetterete per due mesi. Se, prima
della scadenza, la Fondazione entrer in contatto con voi, il
microfilm il mio rapporto di viaggio. Tuttavia - e la sua faccia si
fece pi seria - se io non ritorner allo scadere di due mesi, e voi
non sarete venuti in contatto con nessuna nave della Fondazione,
ritornate su Terminus, e consegnate questa capsula come rapporto.
Avete capito?
- S, signore.
- In nessun caso dovete modificare il mio rapporto ufficiale.
- E se mi faranno delle domande?
- Affermerete che non sapete nulla.
- S, signore.
- Qui fin il colloquio. Quindici minuti pi tardi una piccola
astronave da salvataggio si stacc silenziosamente dalla Far Star.


39.

Onum Barr era vecchio, troppo vecchio per avere ancora paura. Dopo
l'ultimo sommovimento politico, s'era ritirato ai margini della
civilt con i libri che era riuscito a salvare dalle rovine. Niente
poteva intimorirlo perch non aveva nulla da perdere. Non attribuiva
nessun valore alla vita. Perci guard senza scomporsi lo straniero
che entr nella sua casa.
- La porta era aperta - spieg lo straniero.
La sua voce era secca e rude, e Barr not subito la pistola in acciaio
che gli pendeva da un fianco. Nella penombra della piccola stanza vide
che l'uomo era circondato da un campo di forza.
- Non c' ragione di tenerla chiusa - disse con calma. - Volete
qualcosa da me?
- S. - Lo straniero era in piedi in mezzo alla stanza e la sua figura
era solida e vigorosa. - Questa la sola casa della zona.
- E' un posto molto isolato - conferm Barr. - Ma c' un villaggio
verso est. Vi posso indicare la strada.
- Tra poco. Posso sedermi?
- Se la sedia riuscir a sostenervi - disse il vecchio con tono grave.
- Sono molto vecchio. Sono i resti di una giovent migliore.
- Mi chiamo Hober Mallow - disse lo straniero. - Vengo da una
provincia molto lontana.
Barr annu sorridendo. - Il vostro accento me lo ha rivelato da tempo.
Io sono Onum Barr di Siwenna, un tempo Patrizio dell'Impero.
- Allora questa Siwenna. Avevo solo vecchie carte che mi indicavano
la via.
- Dovevano davvero essere molto vecchie, se davano posizioni sbagliate
alle stelle.
Barr sedeva immobile mentre l'altro si guardava intorno. Not che
aveva chiuso il campo di forza e si rese conto che evidentemente la
sua persona non doveva apparirgli pericolosa.
- La mia casa - disse - povera: poche sono le mie provviste. Potete
dividere con me quello che possiedo, se il vostro stomaco riesce a
digerire pane nero e semi di grano.
Mallow scosse il capo. - Grazie, ho gi mangiato e non posso fermarmi
a lungo. Ho bisogno solo che mi indichiate la via per la capitale di
questo pianeta.
- Quale capitale intendete dire? Quella del pianeta o quella del
settore imperiale?
Il giovane parve sorpreso. - Non forse la stessa cosa? Non ci
troviamo su Siwenna?
Il vecchio patrizio annu. - S, Siwenna. Ma Siwenna non pi la
capitale del settore normannico. La carta vi ha dato indicazioni
sbagliate. Le stelle non cambiano di molto il loro corso, ma i confini
politici sono meno stabili.
- Male, molto male. E' molto lontana la nuova capitale?
- Si trova su Orsha Secondo. A venti parsec da qui. A quando risale la
vostra carta?
- Centocinquant'anni.
- Troppo vecchia - disse l'uomo. - Da allora molte cose sono cambiate.
Conoscete la storia di questi pianeti?
Mallow scosse il capo.
- Siete un uomo fortunato - continu il vecchio. - Sono stati tempi
terribili questi, per tutte le province, tranne durante il regno di
Stannel Sesto, morto ormai da cinquant'anni. Da allora non ci son
state che rivolte e rovine, rovine e rivolte. - Barr temeva di
apparire noioso. Era tanto tempo che viveva solo, di rado aveva
occasione di parlare con qualcuno.
- Rovine? - chiese Mallow improvvisamente. - Sembra che queste
province si siano impoverite.
- Se si giudica in assoluto, no. Le risorse di venticinque pianeti
ricchi non si consumano in breve tempo. Ma se facciamo un paragone con
il benessere di cento anni fa, allora ci accorgiamo di aver disceso la
china di parecchio: e non ci sono segni di miglioramento. Ma perch vi
interessano queste notizie, straniero? Siete giovane e i vostri occhi
sono pieni di vitalit!
Il mercante fu quasi sul punto d'arrossire e abbass gli occhi
sorridendo.
- Ascoltatemi - disse. - Io sono un mercante. Vengo da un pianeta ai
confini della Galassia. Ho trovato alcune carte stellari e sono venuto
fin qui per aprire nuovi mercati. Naturalmente mi rattrista sapere che
queste province sono povere di risorse. E' difficile guadagnar soldi,
l dove non ce ne sono. Quali sono le risorse economiche di Siwenna
per esempio?
Il vecchio si chin verso di lui. - Non saprei. Forse ancora
possibile commerciare. Ma voi siete davvero un mercante? Sembrate pi
un uomo d'azione. Tenete la mano sempre vicina alla pistola e avete
una cicatrice su una guancia.
Mallow scosse il capo. - Nel luogo donde vengo io non esiste una vera
e propria legge. La capacit di lottare e le cicatrici fanno parte del
bagaglio di ogni mercante. Ma la lotta utile solamente quando alla
fine c' da far soldi; se la si pu evitare, tanto meglio. Ora,
ditemi: esistono possibilit tali di guadagno che valga la pena
combattere? Io non sono certo il tipo che rinuncia alla mischia.
- Non lo metto in dubbio - disse Barr. - Potreste allearvi con
Wiscard, il quale governa ci che rimane delle Stelle Rosse. Io non so
se voi, con la parola mischia intendete le azioni di pirateria.
Potreste mettervi d'accordo con il nostro attuale nobile vicer,
nobile in virt di assassinii, saccheggi e rapine, fatti in nome
dell'Imperatore bambino gi da tempo giustamente assassinato. - Il
patrizio s'era fatto rosso in faccia, e i suoi occhi brillavano per
l'eccitazione.
- Non mi sembra che voi siate in buoni rapporti con il vicer, mio
nobile Barr - disse Mallow. - E se io fossi una delle sue spie?
- Che importanza avrebbe? - rispose il vecchio amaramente. - Che cosa
potrebbe portarmi via? - E indic con un ampio gesto la sua povera
casa.
- La vita.
- La perderei senza rimpianto. Ho vissuto gi cinque anni di troppo.
Ma voi non siete un uomo del vicer. Se lo foste, il mio istinto di
conservazione mi avrebbe chiuso la bocca.
- Come lo sapete?
Il vecchio sorrise. - Vi siete mostrato sospettoso. Temete che io
voglia denunciarvi al governatore. No, no, oramai sono al di fuori
della politica.
- Al di fuori della politica? Pu un uomo staccarsene? Le parole che
avete usato per descrivere il vicer non sono forse espressione di
un'idea politica? Assassinio, saccheggio. C' una contraddizione. Non
sembra affatto che vi siate allontanato dalla politica.
Il vecchio rispose: - I ricordi sono ancora troppo dolorosi. Ma
ascoltatemi! Giudicate voi! Quando Siwenna era ancora capitale di
questa provincia, ero un patrizio membro del senato. La mia famiglia
era nobile e il mio nome onorato. Uno dei miei antenati un tempo era
stato... No, lasciamo stare. Le glorie passate non servono.
- Capisco - disse Mallow. - Ci fu una guerra civile o una rivoluzione.
Barr si fece scuro in faccia. - Le guerre civili sono la malattia
cronica di questi giorni, ma Siwenna era riuscita ad evitarla. Sotto
Stannel Sesto, si era quasi raggiunto il benessere dei nostri padri.
Ma sul trono si succedevano Imperatori deboli, e un Imperatore debole
significa un vicer forte. L'ultimo nostro vicer, quello stesso
Wiscard che ancora governa sulle Stelle Rosse, voleva la porpora
imperiale. Non era il primo ad avere questa aspirazione. E, se ci
fosse riuscito, non sarebbe stato neanche l'ultimo. Ma fall nel suo
intento. Quando l'Ammiraglio dell'Imperatore s'avvicin con la flotta,
Siwenna si ribell al vicer. - Il vecchio cess di parlare.
Mallow ascoltava attentissimo, seduto sul bordo della sedia. -
Continuate, signore.
- Grazie - disse Barr. - A un vecchio come me fa piacere parlare a
qualcuno. Si ribellarono, o, dovrei dire meglio, ci ribellammo, poich
io ero uno dei capi. Wiscard fugg; Siwenna e le province fedeli
all'Imperatore rimasero aperte all'invasione della flotta
dell'Ammiraglio. Perch ci comportammo cos, non saprei dire. Forse ci
sentivamo legati pi al simbolo che non all'Imperatore: un crudele
bambino malato. Forse tememmo l'orrore di un saccheggio.
- E allora? - incalz Mallow gentilmente.
- Questo - disse il vecchio, con una smorfia - non piacque
all'Ammiraglio. Voleva conquistare la gloria domando con le armi le
province ribelli, e i suoi uomini volevano le spoglie di un
saccheggio. Cos, mentre la gente si radunava nelle citt per
festeggiare l'Imperatore e il suo Ammiraglio, questi occup tutti i
centri e ordin che la popolazione venisse passata per le armi.
- Con quale pretesto?
- Col pretesto che la ribellione contro il vicer era stata un atto di
violenza contro l'Imperatore. Cos l'Ammiraglio divenne il nuovo
vicer, dopo aver massacrato, saccheggiato e diffuso il terrore. Avevo
sei figli. Cinque morirono, in vari modi. Avevo una figlia, e spero
che anche lei sia morta. Io sono scampato alla strage perch ero
troppo vecchio. Mi ritirai qui, e data l'et il vicer non si
preoccup di me. - Chin la testa. - Non mi hanno lasciato nulla,
accusandomi di aver collaborato a cacciare il governatore ribelle e
d'aver privato l'Ammiraglio della gloria che gli spettava.
Mallow tacque aspettando che il vecchio continuasse il racconto. Poi
domand, esitante: - Che cosa successo del vostro sesto figlio?
Barr sorrise. - E' salvo, soldato nell'armata dell'Ammiraglio sotto
falso nome. E' un cannoniere della sua flotta personale. Oh, no, non
cos come pensate. Non un figlio snaturato. Ogni tanto viene a
trovarmi e mi porta ci che pu. E' lui che mi mantiene in vita. E se
un giorno il nostro glorioso vicer trover la morte, sar per mano di
mio figlio.
- E voi rivelate queste cose a uno straniero? State mettendo in
pericolo la vita di vostro figlio.
- No. Lo sto aiutando, perch gli indico un nuovo nemico. Se io fossi
amico del vicer tanto come sono suo nemico, gli direi di allineare le
sue navi ai confini.
- Perch? Non esistono navi al confine?
- Ne avete incontrate? Avete incrociato pattuglie che vi abbiano fatto
domande? Con le poche navi che possediamo e le continue rivolte
interne non siamo certo in grado di proteggerci da un eventuale
attacco esterno. No, i pianeti della Periferia non hanno mai
costituito una minaccia per noi, fino a oggi quando siete apparso voi.
- Io? Ma io solo non posso costituire un pericolo.
- Altri vi seguiranno.
Mallow scroll la testa lentamente, poi soggiunse: - Non credo di
capirvi.
- Ascoltate! - Il vecchio sembrava eccitato. - Mi stato tutto chiaro
non appena siete entrato. Avevate un campo di forza attorno al corpo.
- S, vero - rispose Mallow incerto.
- Ho ancora qualche nozione scientifica, anche se in questi tempi di
decadenza sembra assurdo occuparsi degli studi. La storia non pu
fermarsi e chi non capace di battersi con un disintegratore tra le
mani destinato a essere spazzato via, come me. Un tempo ero uno
studioso e sapevo che nella storia dell'energia atomica non era mai
stato inventato un campo di forza portatile. Noi siamo in grado di
creare scudi protettivi enormi, capaci di coprire un'intera citt o
un'astronave, ma non un uomo.
- Capisco - disse Mallow. - Che cosa ne deducete?
- Le voci che corrono da un pianeta all'altro giungono svisate e
deformate, ma quando io ero giovane atterr quaggi una piccola nave
con strani passeggeri che non conoscevano i nostri costumi e non
sapevano dire da dove provenissero. Parlarono di una pianeta di maghi
ai confini della Galassia; maghi che brillavano al buio, che volavano
nell'aria e che nessuna arma poteva colpire. Noi ridemmo di queste
storie, anch'io ne risi. Me n'ero dimenticato fino ad ora. Ma voi
brillate nell'oscurit e non credo che il mio disintegratore, se ne
possedessi uno, riuscirebbe a colpirvi. Ditemi, riuscite anche a
sollevarvi nell'aria?
Mallow rispose con calma. - Non sono certo in grado di farlo.
Barr sorrise. - Mi basta questa risposta. Non mia abitudine
sottoporre gli ospiti a domande indiscrete. Ma se esistono maghi e voi
siete uno di loro un giorno ne atterreranno molti. Forse sar un bene.
Abbiamo bisogno di sangue nuovo. - Parlava sottovoce come se si
rivolgesse a se stesso. - E ora il nuovo vicer ha le stesse mire del
vecchio Wiscard.
- Anche lui vuole la corona d'Imperatore?
Barr annu. - Sono dicerie che mio figlio ha sentito. Vive a contatto
con gli uomini del governatore e mi racconta tutti i pettegolezzi. Il
nostro vicer non rifiuterebbe di certo la corona di Imperatore, ma
vuole coprirsi la ritirata. Si dice che stia manovrando in modo che se
non riuscir a sedere sul trono imperiale, fonder un altro Impero nei
pianeti barbari. Alcuni affermano, ma non ne sono cos sicuro, che
egli abbia gi dato in moglie la propria figlia al re di un sistema
solare della Periferia.
- Se si dovesse dar retta a queste storie...
- Lo so. Se ne raccontano tante. Io sono vecchio e forse sto parlando
troppo. Ma ditemi voi quello che pensate.
Il mercante, dopo un attimo di esitazione, cominci: - Non ho nulla da
dire, ma mi piacerebbe farvi qualche domanda. Siwenna possiede ancora
l'energia atomica? Un momento, aspettate prima di rispondere. So bene
che non avete perso la conoscenza dell'energia atomica. Desidero
sapere se i generatori nucleari sono ancora intatti o se sono stati
distrutti durante il saccheggio.
- Distrutti? Oh no. Il pianeta sarebbe stato ridotto in rovine anche
se fosse stato manomesso soltanto il pi piccolo generatore. Sono
insostituibili, e costituiscono la fonte d'energia della flotta. -
Aggiunse poi con orgoglio: - I nostri impianti sono i pi grandi dopo
quelli della stessa Trantor.
- Che cosa dovrei fare per poter visitare gli impianti?
- Impossibile! - rispose Barr senza esitazione. - Non potete
avvicinarvi alle centrali. Verreste ucciso all'istante. Nessuno pu
farlo. A Siwenna vige ancora la legge marziale.
- Volete dire che tutti gli impianti nucleari sono occupati
dall'esercito?
- No. Esistono le piccole centrali cittadine, quelle che forniscono
energia per il calore, l'illuminazione, il rifornimento dei veicoli e
altri usi civili. Ma anche queste sono inavvicinabili. Sono
sorvegliate da tecnici.
- E chi sono questi tecnici?
- Un gruppo di persone specializzate nella supervisione degli
impianti. E' una carica ereditaria, i giovani sono educati come
apprendisti. Alto senso del dovere, onore, sono le loro virt. Nessuno
all'infuori di un tecnico potrebbe entrare nella centrale.
- Capisco.
- Non dico per - aggiunse Barr - che non si siano verificati casi di
corruzione anche fra i tecnici. In un'epoca in cui si sono succeduti
nove Imperatori in cinque anni e sette sono stati assassinati, quando
anche un comandante d'astronave aspira alla carica di vicer e ogni
vicer aspira a diventare Imperatore, anche un tecnico cede se gli
viene offerto del denaro. Ma ce ne vorrebbe parecchio e io non ne ho.
Voi ne possedete?
- Denaro? No. Ma la gente non si corrompe solo con i soldi.
- Con che altro allora?
- Ci sono molte cose che i soldi non possono comperare. E ora vi sar
grato se mi indicherete la pi vicina citt con una centrale nucleare.
- Aspettate! - Barr lev la mano. - Non voglio farvi domande. Ma in
citt, dove gli abitanti sono ancora chiamati ribelli, sareste fermato
dal primo soldato che incontrate. I vostri abiti e il vostro accento
vi tradirebbero.
Si alz e da un cassetto tir fuori un libricino. - E' il mio
passaporto falso. Sono fuggito con questo.
Lo consegn a Mallow. - La descrizione non corrisponde esattamente, ma
c' caso che non stiano a guardare troppo per il sottile.
- Ma voi? Voi rimanete senza.
Il vecchio, alz le spalle. - Che importa? Pensate invece a
controllarvi quando parlate. Il vostro accento barbaro, e ogni tanto
vi esprimete con parole arcaiche. Meno parlerete e meno attirerete
l'attenzione. Ora vi spiegher come arrivare in citt.
Cinque minuti pi tardi Mallow era partito.
Tuttavia, poco dopo, torn indietro e si ferm per un istante davanti
alla casa del patrizio. Quando il mattino successivo Onum Barr usc
nel giardino, vi trov una scatola. Conteneva alimenti sintetici come
se ne possono trovare a bordo delle astronavi, di vari gusti e
preparazione.
Erano ottimi e duravano a lungo.


40.

Il tecnico era di statura bassa e dal colorito delle guance sembrava
ben nutrito. Aveva i capelli tagliati come un frate, disposti a corona
intorno al cranio calvo. Gli anelli che portava alle dita erano spessi
e pesanti e i suoi vestiti erano profumati. Era il primo uomo di
questo pianeta fra i molti incontrati da Mallow, che all'apparenza non
sembrasse affamato.
Il tecnico fece una smorfia seccato. - Ditemi subito che cosa volete.
Devo occuparmi di molte cose importanti. Voi sembrate uno straniero...
- Aveva capito che Mallow non era un abitante di Siwenna e lo guardava
con sospetto.
- Non sono di queste zone - disse Mallow con calma - ma mi sembra un
fatto poco importante. Mi sono permesso di spedirvi un piccolo regalo,
ieri...
Il tecnico lo guard. - L'ho ricevuto. Un ninnolo interessante. Potrei
servirmene in qualche occasione.
- Ho con me doni molto pi interessanti.
Il tecnico rimase pensoso per un momento, poi parl con tono seccato.
- Ho capito benissimo dove volete arrivare. Non la prima volta che
mi succede. Mi offrite doni, denaro o qualche gioiello di seconda
mano; oggetti che a vostro giudizio sono sufficienti a corrompermi. -
Continu alzando la voce. - So che cosa chiedete in cambio. Molti
hanno la vostra medesima idea fissa. Volete essere ammesso nel nostro
gruppo. Volete che vi riveliamo i misteri dell'energia atomica e
v'insegniamo il funzionamento dei macchinari. Voi, cani rognosi di
Siwenna, pensate di sfuggire alla condanna come traditori entrando a
far parte della nostra corporazione.
Mallow stava per rispondere ma il tecnico non lo lasci parlare e
prosegu sempre pi adirato: - E ora andatevene prima che vi consegni
al Protettore della citt. Pensate che voglia tradire la fiducia di
cui godo? Un traditore siwenniano l'avrebbe fatto, non io! State
trattando con un uomo di razza diversa, ora. Non so che cosa mi
trattenga dall'uccidervi con le mie stesse mani.
Mallow sorrise tra s. Il discorso aveva l'aria di non essere genuino
e l'indignazione simulata era degenerata in una farsa.
Si sforz di non sorridere osservando le mani grassocce del tecnico
che avrebbero dovuto trasformarsi in strumenti di morte per lui.
- Eccellentissimo signore, voi sbagliate sotto tutti i punti di vista.
Primo: io non sono una spia del vicer mandata qui per mettere alla
prova la vostra fedelt. Secondo: il mio dono qualcosa che nemmeno
l'Imperatore in persona possiede, n posseder mai. Terzo: ci che
voglio in cambio cos poco che non vi coster alcuna fatica.
- E' cos allora! - Il tecnico voleva essere sarcastico. - Che cosa
sarebbe questo dono degno dell'Imperatore che i vostri poteri magici
hanno preparato per me? Un oggetto che l'Imperatore non possiede,
vero? - E scoppi in una risata.
Mallow si alz e spinse la sedia di lato. - Ho aspettato tre giorni
per essere ricevuto, eccellentissimo signore, ma per dimostrarvi che
le mie parole sono vere mi occorreranno meno di tre secondi. Se volete
tirar fuori il disintegratore il cui calcio cos vicino alla vostra
mano...
- Che cosa?
-... e spararmi, vi sar molto grato.
- Cosa?
- Se mi uccidete potrete dire alla polizia che ho tentato di
corrompervi per scoprire i segreti della Corporazione. In tal caso
riceverete un premio. Se invece non morir potrete avere il mio scudo
protettivo.
In quel momento, il tecnico parve rendersi conto della leggera
luminescenza che circondava il corpo dello straniero, quasi fosse
immerso in un bagno di madreperla. Tolse il disintegratore dalla
fondina, lo punt guardando Mallow e con espressione sorpresa e
sospettosa chiuse il contatto.
I raggi atomici incendiarono le molecole d'aria, una sottile luce
luminosa, partendo dalla canna, arriv a pochi centimetri dal cuore di
Mallow e s'allarg formando una coroncina di scintille.
L'espressione paziente del mercante non cambi; l'energia atomica che
avrebbe potuto disintegrarlo urt contro il sottile scudo fluorescente
perdendo tutta la potenza.
Il tecnico lasci cadere a terra il disintegratore.
- Credete che l'Imperatore possegga uno scudo atomico personale? Voi
potrete averne uno - disse Mallow.
- Anche voi siete un tecnico? - chiese l'uomo che non s'era ancora
ripreso dallo stupore.
- No.
- E allora dove l'avete trovato?
- Non ha importanza. - Mallow lo guardava con aria di superiorit. -
Lo volete? - Si tolse una cintura sottile e la deposit sulla
scrivania. - Eccolo qui.
Il tecnico afferr la cintura osservandola attentamente. - Non manca
niente?
- Niente.
- Da dove viene l'energia?
Mallow indic una piccola scatola racchiusa in una custodia di
metallo.
Il tecnico alz lo sguardo e, rosso in faccia, disse: - Signore, io
sono un tecnico specializzato! Sono vent'anni che sono addetto alla
custodia degli impianti. Ho studiato sotto la guida del grande Bler
dell'Universit di Trantor. Se avete la spudoratezza di venirmi a
raccontare che questa scatola, grande come una noce, contiene un
generatore atomico, vi far arrestare.
- Allora spiegatemi voi come funziona. Io dico che non manca niente.
Il tecnico arross mentre s'allacciava la cintura ai fianchi. Mallow
gli indic l'interruttore. Intorno all'uomo s'accese l'alone
fosforescente. Raccolse il disintegratore, lo regol al minimo.
Poi chiudendo gli occhi se lo punt sulla mano e premette il
grilletto. La mano rimase intatta.
- E che cosa accadrebbe se io vi sparassi, adesso?
- Provate! - disse Mallow. - Non crediate che abbia solo quello scudo.
- Immediatamente fu circondato da una cortina luminosa.
Il tecnico sorrise, nervoso. Pos il disintegratore sulla scrivania. -
Quale sarebbe il piccolo favore che mi chiedete in cambio?
- Voglio vedere i generatori.
- Non sapete che proibito? Saremmo condannati a morte tutti e due.
- Non voglio toccarli o manometterli. Voglio soltanto vederli, anche a
distanza.
- E se io non accettassi?
- In questo caso, voi potete tenervi lo scudo e io potrei ricorrere ad
altri mezzi. Per esempio un disintegratore capace di forare questo
scudo.
- Uhm-m-m. - Il tecnico pens un istante poi disse: - Seguitemi


41.

La casa del tecnico era un edificio piccolo, a due piani, unito da un
lato a una enorme costruzione cubica senza finestre, che dominava il
centro della citt. Mallow entr nella centrale attraverso un
passaggio sotterraneo. Subito si trov in uno stanzone silenzioso dove
l'atmosfera era impregnata d'ozono.
Per quindici minuti segu la guida senza parlare. Ma i suoi occhi
osservavano attentamente ogni cosa. Non tocc nulla. Ad un certo punto
il tecnico gli rivolse la parola.
- Avete visto abbastanza? Non posso fidarmi molto dei miei subalterni.
- Davvero? - domand Mallow ironico. - Comunque basta cos.
Tornarono all'ufficio e Mallow disse pensoso: - Tutti quei macchinari
sono nelle vostre mani?
- S, tutti - rispose il tecnico con un tono di compiacimento.
- Voi li mantenete in funzione?
- Esatto.
- E se si dovessero guastare?
Il tecnico scosse la testa indignato. - Non si guastano. Non si
guastano mai. Sono stati costruiti per durare in eterno.
- L'eternit tanto lunga. Immaginate...
- E' irrazionale immaginare una cosa impossibile.
- D'accordo. Ma immaginiamo allora che io saboti una parte vitale
degli impianti. Non credo che possano resistere a una forza atomica.
Se si fondesse un contatto importante? O una valvola D al quarzo?
- Ebbene - grid l'uomo furioso - in questo caso verreste ucciso.
- S, questo lo so. - Anche Mallow alz la voce. - Ma che cosa sarebbe
dei generatori? Voi sareste in grado di ripararli?
- Signore! - Il tecnico cerc di frenare la collera. - Avete avuto
quello che volevate. Ho pagato il mio debito. Ora andatevene! Non vi
devo pi niente.
Mallow si inchin rispettosamente e usc.
Due giorni dopo era di ritorno alla Far Star che lo aspettava per
partire verso Terminus.
E due giorni dopo lo scudo protettivo regalato al tecnico si spense, e
nonostante le imprecazioni non si accese pi.


42.

Mallow si ripos per la prima volta dopo sei mesi di tensione. Era
sdraiato nella stanza solare di casa sua, a torso nudo.
L'uomo che gli era seduto accanto gli infil un sigaro tra i denti e
glielo accese. - Forse ti sei stancato troppo. Hai bisogno di riposo.
- Hai ragione, Jael, ma mi piacerebbe riposarmi sulla poltrona del
sindaco. Perch, t'avverto, io ho tutte le intenzioni di ottenere
quella poltrona, e tu mi aiuterai.
Ankor Jael corrug la fronte. - Che cosa c'entro io? - chiese.
- C'entri e come. Primo: in politica sei una vecchia volpe. Secondo:
sei stato soppiantato nella carica da Jorane Sutt, la medesima persona
che preferirebbe perdere un occhio piuttosto che vedermi sindaco. Ma
nemmeno tu sembri molto convinto che riesca a farcela, vero?
- Per la verit, non molto - ammise l'ex Ministro dell'Educazione. -
Sei uno smyrniano.
- Non c' alcun impedimento legale... Io ho ricevuto una educazione
laica.
- Suvvia, sai bene che non c' legge che tenga contro i pregiudizi. Ma
dimmi, dov' finito il tuo uomo, quel Jaim Twer? Che cosa ne pensa
lui?
- Voleva propormi come candidato al Consiglio un anno fa - rispose
Mallow - ma non un uomo abbastanza capace. Non avrebbe potuto
aiutarmi. Non sufficientemente preparato. Parla molto, ma anche
questo un segno della sua incapacit. Ho bisogno di qualcuno che
sappia come comportarsi. E tu sei l'uomo adatto.
- Jorane Sutt uno dei pi abili politici del pianeta e lo avrai
contro di te. Non so se avr la forza di combatterlo. E' un tipo che
non bada al sottile.
- Ma io ho soldi.
- E' un punto in tuo favore. Ma ne occorrono molti per combattere i
pregiudizi. Tu sei uno sporco smyrniano.
- Ne user molti.
- Bene, ci penser. Ma non dire in giro che sono stato io ad
incoraggiarti. Chi quello?
Mallow si gir. - Jorane Sutt in persona - disse. - E' venuto troppo
presto. E' un mese che lo evito... Jael, vai nella stanza accanto e
apri il microfono. Voglio che tu ascolti.
Indic la porta al consigliere e si infil una vestaglia di seta.
Quindi spense la luce solare artificiale e accese quella normale.
Il segretario del sindaco entr rigido, mentre il solenne maggiordomo
chiudeva silenziosamente la porta dietro le sue spalle.
Mallow s'allacci la cintura. - Accomodatevi, Sutt.
Sutt sorrise gelido. Si sistem su una sedia non non si distese. - Se
vogliamo parlare subito di affari, meglio.
- Quali affari?
- Va bene, comincer io. Allora, ditemi, che cosa avete fatto su
Korell? Il vostro rapporto era incompleto.
- Ve l'ho consegnato mesi fa. Allora eravate rimasto soddisfatto.
- S - conferm Sutt strofinandosi pensoso la fronte con un dito. - Ma
da allora le vostre attivit si sono intensificate. Sappiamo bene che
cosa state facendo, Mallow. Sappiamo esattamente quante fabbriche
state costruendo, e con quale fretta; sappiamo quanto vi costa. E poi
c' questo palazzo che vi siete comperato. Vi deve essere costato ben
di pi del mio guadagno di un anno. Sappiamo anche quanti soldi state
spendendo per acquistare influenza nella societ della Fondazione.
- E con questo? Avete dimostrato che le vostre spie sono efficienti,
ma nient'altro.
- Tutto ci prova che avete molto pi denaro dello scorso anno. E che,
per esempio, lo state ricavando da Korell senza che noi sappiamo
niente. Dove trovate tutti quei soldi?
- Mio caro Sutt, non vi aspetterete, spero, che vi risponda?
- No di certo.
- Lo immaginavo. Eppure ve lo voglio dire ugualmente. I miei soldi
vengono direttamente dal tesoro di Stato del Commodoro di Korell.
Sutt sussult.
Mallow sorrise e continu: - Sfortunatamente per voi, la provenienza
di questo denaro legittima. Sono un Capo Mercante e i miei guadagni
son frutto di una grossa partita di ferro grezzo e di cromo ricevuto
in cambio di alcuni oggetti che sono riuscito a vendere. Il cinquanta
per cento del ricavo mio per legge. L'altra met va al governo, alla
fine dell'anno, quando tutti i cittadini coscienziosi pagano le tasse.
- Nel vostro rapporto non si parlava di nessun accordo commerciale.
- Non credo che ci fosse scritto nemmeno quello che avevo mangiato a
colazione quel giorno n il nome della mia ultima amante, o altri
particolari di poca importanza.- Mallow continuava a sorridere. - Sono
stato mandato laggi, per dirlo con parole vostre, perch tenessi gli
occhi aperti. Non li ho mai chiusi. Volevate sapere che cosa era
accaduto alle astronavi della Fondazione catturate. Non le ho mai
viste e neanche ne ho sentito parlare. Volevate sapere se Korell fosse
in possesso di energia atomica. Il mio rapporto precisava che avevo
notato disintegratori atomici in dotazione alle guardie personali del
Commodoro. Altro non ho visto. Queste armi erano relitti del Vecchio
Impero e, per quanto ne sappia, potevano anche non funzionare Ho
ubbidito agli ordini, ma per il resto ero e rimango un libero agente.
Secondo la legge della Fondazione, un Capo Mercante pu aprire tutti i
mercati che vuole e ricavarne di conseguenza met dei profitti. Che
cosa mi si pu obiettare?
Sutt abbass le palpebre cercando di controllarsi. - E' d'uso presso
tutti i mercanti di introdurre oltre alle merci la religione.
- Io mi baso sulla legge, non sui costumi.
- In certi casi i costumi hanno valore di legge.
- Allora ricorrete al tribunale.
Sutt perse la pazienza. - Dopo tutto, siete uno smyrniano. Non vi
bastato vivere tra noi e ricevere la nostra educazione per diventare
una persona civile. Cercate di ascoltarmi e di capirmi. E' un discorso
che non ha alcuna relazione con i soldi o con i mercati. Il Grande
Hari Seldon ci ha detto che il nostro compito costruire un nuovo
Impero galattico e noi non possiamo mancare alla missione. La nostra
religione uno dei mezzi pi importanti per raggiungere questo fine.
Con tale sistema abbiamo potuto prendere il controllo dei Quattro
Regni, persino quando stavano per invaderci. E' il mezzo riconosciuto
come il pi efficace per dominare gli uomini e i mondi. Lo scopo che
ci ha spinti a sviluppare il commercio e gli scambi stato questo:
favorire l'introduzione della religione. La religione, insieme alle
nostre possibilit di sviluppo tecnico ed economico, ci ha permesso di
assumere il controllo politico assoluto.
Fece una pausa per riprendere fiato e Mallow ne approfitt per dire: -
Conosco questa teoria e la comprendo perfettamente.
- Davvero? Non me lo aspettavo. Dunque vi rendete conto che
commerciare a vostro esclusivo vantaggio, produrre in massa oggetti
senza alcuna utilit pratica, che possono influire solo
superficialmente sull'economia di un pianeta, pervertire la nostra
politica interstellare solo a scopo speculativo, separare l'energia
atomica dalla religione, pu solamente portare alla negazione della
nostra politica dopo che l'abbiamo sperimentata con successo per un
secolo?
- Troppo a lungo - ribatt Mallow con indifferenza. - Questa politica
ormai superata, pericolosa e impossibile. Anche se si dimostrata
efficace nei confronti dei Quattro Regni, non riuscita a imporsi in
alcun altro mondo della Periferia. Quando riuscimmo ad assumere il
controllo dei Regni, moltissimi furono gli esiliati. Essi sparsero per
la Galassia la voce che Salvor Hardin si era servito della religione e
della superstizione per rovesciare monarchie indipendenti. E se questo
non fosse bastato, il caso di Askone, vent'anni fa, fu sufficiente a
far comprendere alla gente la verit. Non esiste un governante, in
tutta la periferia, che non preferisca, adesso, farsi tagliare la gola
piuttosto che permettere ad un prete della Fondazione di entrare nel
suo territorio. Non si pu forzare Korell, n alcun altro mondo ad
accettare quello che non vuole. No, Sutt. L'energia atomica li rende
pericolosi, ma una sincera amicizia attraverso il commercio d
risultati migliori che non un potere instabile basato sull'odiata
supremazia di un sistema religioso in mano allo straniero. Quando
questo potere spirituale si indebolisce pu solo cadere del tutto
senza lasciare altra eredit che odio e paura imperituri.
- E' un discorso veramente interessante - disse Sutt con sarcasmo. -
Ma ora, per ritornare in argomento, quali sono le vostre intenzioni?
Che cosa chiedete se vi propongo lo scambio delle mie idee con le
vostre?
- Credete forse che le mie convinzioni siano in vendita?
- E perch no? - rispose gelido Sutt. - Il vostro mestiere non
consiste nel comprare e vendere?
- Solo se ne ricavo un guadagno - replic Mallow senza offendersi. -
Potete offrirmi pi di quanto stia guadagnando adesso?
- Potreste avere tre quarti del profitto invece della met.
Mallow sorrise. - L'offerta ottima. Solo che commerciando alla
vostra maniera perderei nove decimi degli incassi. Fatemi una proposta
migliore.
- Potreste avere la carica di consigliere.
- La otterrei sempre, in ogni caso, con o senza il vostro aiuto.
Sutt ebbe uno scatto improvviso. - Potreste anche evitare la galera se
vi adattaste al mio punto di vista. Almeno vent'anni di prigione in
meno. Anche questo dovete mettere sulla bilancia.
- Non un guadagno, a meno che non possiate mettere in atto la vostra
minaccia.
- Si tratta di un processo per assassinio.
- Assassinio di chi? - domand Mallow perfettamente calmo.
Sutt ora parlava in tono aspro pur senza alzare la voce.
- L'assassinio di un prete anacreoniano, al servizio della Fondazione.
- Ah cos? E con quali prove?
Il segretario del sindaco si sporse in avanti. - Mallow, non sto
barando. Tutti i preliminari sono compiuti. Dovrei soltanto apporre la
mia firma e il processo della Fondazione contro Hober Mallow, Capo
Mercante, avrebbe inizio. Avete abbandonato un suddito della
Fondazione alla tortura e alla morte nelle mani di una folla
inferocita. Vi concedo appena due secondi per evitare la punizione.
Personalmente preferirei che affrontaste il processo. Sareste meno
pericoloso come nemico distrutto che non come amico convertito.
- Il vostro desiderio realizzato - disse Mallow solennemente.
- Bene! esclam il segretario con un sorriso di vittoria. - E' stato
il sindaco a propormi di cercare la via del compromesso con voi, non
io. Avete notato che non ho fatto troppi sforzi.
Apr la porta e usc.
Mallow sollev gli occhi mentre Ankor Jael tornava nella stanza.
- Hai sentito? - chiese.
Il politico si sistem su una poltrona. - Da quando conosco quel
serpente non l'ho mai sentito pi infuriato.
- D'accordo. E che ne dici?
- Sar sincero. La sua idea fissa sembra la politica estera condotta
mediante il potere spirituale. Ma non credo che, nei suoi veri scopi,
ci sia niente di spirituale. Sono stato esonerato dalla mia carica
proprio per aver discusso questo problema. Lo sai bene, del resto.
- S, lo so. E qual il suo vero scopo, secondo te?
Jael si fece serio. - Ebbene, non uno stupido e si rende certamente
conto del completo fallimento d'una politica che negli ultimi
settant'anni non ha ottenuto quasi nessun successo. Evidentemente la
sta usando per un suo disegno personale.
Ogni dogma, principalmente se basato sulla fede e sulle emozioni,
un'arma pericolosa da usare contro gli altri: quasi impossibile
garantire che la stessa arma non venga ritorta contro di te. Da cento
anni continuiamo a incoraggiare un cerimoniale e una mitologia che
divengono ogni giorno pi venerati, tradizionali e inamovibili. In un
certo senso la religione non pi sotto il nostro controllo.
- In che senso? - domand Mallow. - Non fermarti. Vorrei sentire la
tua opinione.
- Bene, supponi che un uomo, un uomo ambizioso, voglia usare la forza
della religione contro di noi, invece che in nostro favore.
- Intendi dire Sutt?
- Esattamente, Sutt. Ascoltami, ora. Se egli potesse mobilitare, in
nome dell'ortodossia, le varie gerarchie religiose dei pianeti
soggetti contro la Fondazione, non avremmo nessuna possibilit di
resistergli. Alla testa di un movimento religioso, egli potrebbe
combattere l'eresia, rappresentata per esempio da te, e persino
nominarsi re. Dopo tutto, fu proprio Hardin che disse: Un
disintegratore un'ottima arma, ma pu essere rivolta anche contro di
te.
Mallow batt il pugno contro il palmo della mano. - D'accordo, Jael,
fammi entrare nel Consiglio e io batter Sutt.
Jael, dopo un momento di silenzio, disse: - Non lo so. Ma che cos' la
storia del prete linciato? E' una fandonia, vero ?
- No, no, verissima - rispose Mallow senza scomporsi.
Jael fece un fischio. - Ha delle prove in mano?
- Penso di s. - Mallow esit, poi aggiunse: - Jaim Twer ha lavorato
per lui fin dall'inizio, bench nessuno dei due sapesse che me ne ero
accorto. E Jaim Twer pu testimoniare contro di me.
- Uh-mm. Male, molto male - disse Jael scuotendo la testa.
- Male? Che c' di male? Quel prete si trovava sul pianeta
abusivamente, contro le stesse leggi della Fondazione. Era stato
adoperato dal governo di Korell come esca, anche se involontaria. Per
agire con buon senso avevo una sola scelta e la mia azione stata
perfettamente legale. Se mi porta davanti a un tribunale far solo la
figura dello stupido.
Jael scosse la testa di nuovo. - No, Mallow, ti sbagli. Ti avevo
avvertito che si sarebbe comportato da vigliacco. Non ha affatto
intenzione di farti condannare; si rende perfettamente conto che non
pu. Cerca solo di scuotere la tua popolarit fra la gente. Hai
sentito ci che ha detto. Le usanze, qualche volta, acquistano il
valore di leggi. Probabilmente uscirai assolto dal processo, ma quando
si sapr che hai abbandonato un prete a un linciaggio, la tua
popolarit sar finita. Ammetteranno che ti sei comportato in modo
legale e forse anche intelligente. Ma tu rimarrai sempre ai loro occhi
un codardo, un bruto senza cuore, un mostro insensibile. E non sarai
pi eletto nel Consiglio. Perderai forse anche la qualifica di Capo
Mercante se decideranno di toglierti la cittadinanza. Non sei nato
qui, Mallow. Questo lo sai. E che cosa potrebbe sperare di pi il
nostro Sutt?
Mallow scosse il capo, testardo. - E con ci?
- Mio caro ragazzo - disse Jael - io star accanto a te ma non posso
aiutarti. Tocca a te affrontare i tuoi guai.


43.

La camera del Consiglio era piena di gente fino all'inverosimile, il
quarto giorno del processo contro Hober Mallow, Capo Mercante. L'unico
consigliere assente aveva dovuto restare a casa per un incidente e non
sapeva darsene pace. Le gallerie erano affollate da quanti per mezzo
di conoscenze, denaro o costanza erano riusciti a ottenere un posto
nel settore riservato al pubblico. Gli altri si accalcavano nella
piazza davanti all'edificio, dove schermi tridimensionali
trasmettevano l'udienza.
Ankor Jael riusc ad aprirsi un varco nella calca esterna con l'aiuto
di un poliziotto, e attraversata la folla nell'ombra, si sedette
accanto a Mallow.
Mallow sospir di sollievo. - Per Seldon, ce l'hai fatta. L'hai con
te?
- S - disse Jael. - Ho portato tutto quello che mi avevi chiesto.
- Bene. Come va fuori?
- Sembrano impazziti - rispose Jael imbarazzato. - Non avresti mai
dovuto permettere che ti facessero un processo pubblico. Lo si sarebbe
potuto evitare facilmente.
- Non volevo affatto impedirlo.
- Parlano di linciarti. E ci sono gli uomini di Publis Manlio sugli
altri pianeti che...
- Volevo proprio chiedertelo, Jael. Sta sollevando il clero contro di
me, vero?
- E che cosa ti aspettavi? Ha preparato proprio un bello spettacolo.
Come Ministro degli Esteri il rappresentante dell'accusa in un
processo di diritto interstellare. Come alto prelato e Primate della
Chiesa solleva le orde dei fanatici...
- Non ti preoccupare. Ti ricordi quel detto di Hardin che mi hai
citato il mese scorso? Gli dimostreremo che un disintegratore atomico
un'arma a doppio taglio.
Il sindaco era entrato in sala e tutti i consiglieri si erano alzati.
Mallow bisbigli: - Oggi tocca a me. Siediti qui e goditi lo
spettacolo.
La seduta cominci e quindici minuti pi tardi, Hober Mallow, tra il
mormorio ostile dei consiglieri, s'alz e avanz fino al centro della
sala, di fronte alla sedia del sindaco. Un fascio di luce lo
illuminava interamente: sugli schermi pubblici della citt e sulle
miriadi di televisori privati del pianeta, apparve la sua figura.
Cominci a parlare con calma e senza incertezze. - Per risparmiare
tempo, accetter come vere tutte le accuse portate contro di me in
questo processo. La versione della pubblica accusa del linciaggio del
prete esatta in ogni particolare.
Ci fu un bisbiglio nella sala e dalla galleria venne un boato di
indignazione. Mallow aspett pazientemente che ritornasse il silenzio.
- Tuttavia, il quadro che vi stato presentato non affatto
completo. Chiedo il permesso di colmare le lacune a modo mio. In un
primo tempo vi sembreranno dettagli irrilevanti: vogliate scusarmi e
ascoltate con pazienza. Mallow non si cur di consultare gli appunti.
Riprese: - Comincer dal medesimo punto donde partita l'accusa: il
giorno dell'incontro con Jorane Sutt e Jaim Twer. Sapete gi che cosa
sia avvenuto durante quel colloquio. La conversazione stata riferita
accuratamente e io non ho altro da aggiungere, a eccezione delle mie
considerazioni personali su quella giornata. Erano sospetti, perch
gli avvenimenti presentavano qualcosa di strano. Due persone, che io
conoscevo appena, mi fecero proposte straordinarie e in un certo senso
quasi incredibili. La prima, il segretario del sindaco, mi chiese di
diventare un agente segreto per un importante affare di governo: la
natura e l'importanza dell'incarico vi sono gi state descritte.
L'altra, il capo di un partito politico, mi invit a partecipare come
candidato alle elezioni per il Consiglio. Naturalmente cercai di
scoprirne le vere intenzioni. Quelle di Sutt mi parvero evidenti. Non
si fidava di me. Forse credeva che io vendessi armi atomiche al nemico
e stessi organizzando una rivolta. E forse, quindi, voleva forzare i
tempi. In tal caso aveva bisogno di un uomo che mi stesse vicino
durante la missione, per potermi spiare. Quest'ultimo pensiero per
non mi venne in mente finch non entr in scena Jaim Twer. Aggiungiamo
qualche considerazione: Twer mi si present come un mercante a riposo
che si era dato alla politica. Eppure non avevo mai sentito parlare di
lui, come commerciante, bench la mia conoscenza in questo campo non
avesse limiti. C' di pi: sebbene dichiarasse di aver ricevuto una
educazione laica, Twer non aveva mai sentito parlare di una Crisi
Seldon.
Hober Mallow aspett che il brusio s'acquetasse di nuovo, e fu
premiato con un silenzio assolutamente insolito: l'intero uditorio
trattenne il fiato. Aveva sottolineato quest'ultimo elemento solo a
beneficio degli abitanti di Terminus. Gli uomini degli altri pianeti
avrebbero conosciuto solo la versione censurata dal clero. Non
avrebbero sentito alcun accenno alla Crisi Seldon. Ma ci sarebbero
stati altri particolari che nemmeno gli stranieri avrebbero perso.
Mallow continu: - Chi di voi pu sostenere in buona fede che un uomo
che ha ricevuto un'educazione laica pu ignorare che cosa sia una
Crisi Seldon? Esiste un solo tipo di educazione che esclude ogni
menzione della storia pianificata di Seldon e conosce l'uomo solo
attraverso una configurazione mitica. Seppi cos, immediatamente, che
Jaim Twer non era stato mai un commerciante. Mi resi conto subito che
egli apparteneva a un ordine religioso, e, senza dubbio, in quei tre
anni che diceva di aver speso per formare un partito politico dei
mercanti, era stato al servizio di Jorane Sutt. Al primo momento
giocai al buio. Ignoravo le intenzioni di Sutt nei miei riguardi, ma
poich mi dava corda, cercai di comportarmi in conformit. Sapevo che
Twer doveva viaggiare con me come un guardiano in incognito per conto
di Jorane Sutt. Ebbene, se il piano non fosse riuscito, ero certo che
sarebbe stato escogitato un altro sistema del quale, forse, non mi
sarei accorto in tempo. Un nemico noto relativamente innocuo.
Invitai Twer a venire con me, e lui accett. Questo, signori del
Consiglio, spiega due cose. Primo, vi dimostra che Twer non affatto
un amico che testimonia contro di me a malincuore e solo per dovere di
coscienza, come l'accusa vorrebbe far credere. E' una spia, pagata per
il suo lavoro. Inoltre, spiega anche il mio comportamento in occasione
della prima comparsa del prete che mi si accusa di avere assassinato.
Di quel comportamento non si ancora fatta menzione perch
praticamente ignorato.
In aula c'era di nuovo rumore e Mallow, accompagnandosi con un gesto
teatrale, si schiar la voce.
- Mi dispiace descrivere quali furono i miei sentimenti quando seppi
che un prete s'era rifugiato sulla nostra nave. Odio ricordare quei
momenti. Soprattutto, rimasi incerto. Gli eventi mi sembrarono
preparati da Sutt e non rientravano nei miei calcoli. Ero
completamente in alto mare. Mi liberai di Twer per cinque minuti
mandandolo a chiamare gli ufficiali. Durante la sua assenza, misi in
azione un registratore visivo, affinch, qualunque cosa fosse
successa, potessi in seguito conservare il film per studiarmelo. Lo
feci nella speranza, vaghissima d'altra parte, che col tempo sarei
riuscito a vederci pi chiaro. Ho rivisto la pellicola forse cinquanta
volte. L'ho qui con me, ora, e la rivedr davanti a voi per la
cinquantunesima.
Il sindaco batt il martelletto ripetutamente per riportare la calma,
visto che l'aula era in subbuglio e che in galleria non si riusciva
pi a ristabilire l'ordine. Nei cinque milioni di case di Terminus,
gli spettatori eccitati si accalcavano pi attenti che mai ai
televisori. Sul banco dell'accusa, Jorane Sutt fece un cenno rigido
col capo verso un alto prelato che lo osservava nervoso e tenne lo
sguardo fisso su Mallow. Il centro dell'aula venne sgombrato e si
attenuarono le luci. Ankor Jael, dalla sua panca, sulla sinistra,
dirigeva i preparativi. Dopo uno scatto sonoro, cominci la proiezione
del film, in tre dimensioni, a colori, preciso in ogni particolare.
Comparve il missionario confuso e malconcio, in piedi tra il tenente e
il sergente. Poi si vide Mallow, che sedeva in silenzio aspettando che
gli uomini sfilassero nella stanza. Twer, sullo sfondo, stava
chiudendo la porta.
Segu la conversazione, parola per parola. Il sergente fu punito e il
missionario interrogato. Si videro inquadrature della folla radunata
attorno alla nave e se ne udirono le grida, mentre Jord Parma dava
segni di nervosismo. Si vide Mallow tirar fuori la pistola, e il
missionario portato via. Mentre si allontanava, il prete lev come
impazzito le braccia lanciando una maledizione finale, un lieve
luccicho comparve e subito svan.
La scena termin con l'inquadratura degli ufficiali irrigiditi
dall'orrore; si vide infine Twer con le mani sulle orecchie per non
sentire e Mallow, calmo, che rimetteva a posto la pistola.
- L'incidente, come avete visto, stato descritto dall'accusa in modo
fedele ma superficialmente. Cercher di spiegarmi in breve. Il
comportamento di Jaim Twer nel susseguirsi degli avvenimenti, dimostr
chiaramente la sua educazione religiosa. Quello stesso giorno io gli
feci notare alcune incongruenze dell'episodio. Gli chiesi da dove il
missionario potesse essere venuto, visto che ci trovavamo al centro di
una regione disabitata. Gli domandai anche da dove, secondo lui,
poteva essersi radunata quella folla, dal momento che il villaggio pi
vicino era a pi di trecento chilometri. L'accusa non ha messo in luce
questi particolari. Ma ve ne sono altri. Per esempio, l'evidente
atteggiamento sospetto del reverendo Jord Parma. Un missionario che va
su Korell, a rischio della vita, contro le leggi sia della Fondazione
che di Korell, ci si presentato davanti vestito da prete. Qualcosa
non andava. A quel tempo pensai che fosse un involontario complice del
Commodoro, usato in modo da costringerci a compiere un atto
d'aggressione che avrebbe giustificato di conseguenza la distruzione
dell'astronave con l'equipaggio a bordo. L'accusa ha anticipato questa
mia interpretazione. Si aspettava infatti che io spiegassi che la
salvezza della nave e dell'equipaggio e la riuscita della missione
erano in gioco, e non potevano essere sacrificate per un uomo, il
quale, in ogni caso, sarebbe stato ucciso, con noi o senza di noi.
L'accusa risponde che l'onore della Fondazione e la nostra dignit
dovevano essere salvaguardati per conservare intatto il nostro
ascendente sugli altri popoli. Per una strana ragione, tuttavia,
l'accusa ha dimenticato di parlare di Jord Parma. Sono stati taciuti
parecchi dettagli sulla sua vita, non si fa cenno al luogo di nascita,
n si dice dove fosse stato educato. La spiegazione di questo la
stessa che spiega le incongruenze che ho potuto notare nel film appena
proiettato. Le due cose sono strettamente legate. L'accusa non ha
fornito particolari riguardanti Jord Parma perch non lo pu fare. Le
sequenze a cui voi avete assistito sono false, perch era falso anche
Jord Parma. Tutto questo processo la pi grande farsa che sia mai
stata messa in scena su una accusa assolutamente inesistente!
Ancora una volta dovette interrompersi e aspettare che ritornasse il
silenzio. Quindi continu: - Vi mostrer l'ingrandimento di un
particolare di una fotografia del film. Non ci sar bisogno di dare
spiegazioni. Jael, per favore, le luci.
L'aula s'oscur e l'aria si riemp di nuovo di quelle immagini
immobili. Gli ufficiali della Far Star erano rigidi in un
atteggiamento innaturale. Mallow stava puntando la pistola. Alla sua
sinistra il reverendo Jord Parma, teneva le mani alzate, mentre le
maniche della tonaca lasciavano vedere le braccia scarne.
Dalle mani del missionario veniva un luccicho che nella proiezione
precedente era apparso come un lampo fugace. Ora era costante.
- Osservate bene quel luccichio sulle mani - grid Mallow dall'ombra.
- Jael, per favore, metti in funzione l'ingrandimento.
L'inquadratura cambi immediatamente. Gli altri personaggi scomparvero
mentre il missionario si portava pian piano al centro dello schermo e
la sua figura ingigantiva. Poi apparve solo una mano e un braccio,
quindi una mano sola che occupava l'intero spazio, immensa e immobile.
Il luccichio sul palmo della mano s'era trasformato in tre lettere
luminose: K.S.P.
- Quello che vedete - grid Mallow - un esempio di tatuaggio,
signori. Con luci ordinarie assolutamente invisibile, ma sotto
l'azione dei raggi ultravioletti, con i quali avevo riempito la stanza
per mettere in azione il registratore visivo, risalta in modo
perfetto. Ammetto che si tratti di uno strano metodo di
identificazione, ma su Korell funziona, dato che i raggi ultravioletti
sono impiegati molto di rado. Anche sulla nostra astronave vennero
usati per caso. Forse qualcuno di voi ha gi capito il significato di
quelle iniziali K.S.P. Jord Parma conosceva il modo di esprimersi del
clero e sostenne la sua parte alla perfezione. Dove l'avesse imparato
e come, non posso certo dirlo. Comunque la sigla di identificazione
della Polizia Segreta di Korell.
Al disopra del tumulto scoppiato in sala, Mallow url per farsi
sentire. - Ho documenti che provano la mia affermazione e li
presenter alla corte quando ne sar richiesto. E ora ditemi: in base
a quali imputazioni mi si sta processando? Mi hanno accusato e
riaccusato perch ho rinunciato a combattere per non mettere in
pericolo il mio equipaggio e la mia astronave e per non sacrificare la
missione in difesa dell'onore della Fondazione. Ma avrei dovuto
comportarmi cos solo per difendere un impostore? Avrei dovuto
lasciarmi ingannare da un agente della polizia segreta di Korell?
Avrei dovuto permettere che Jorane Sutt e Publis Manlio mi facessero
cadere in una stupida trappola?
La voce gli si era fatta rauca e fu tosto sommersa dalle urla del
pubblico. Fu sollevato sulle spalle e portato di peso sulla sedia del
sindaco. Dalle finestre si vedeva gente accorrere da tutte le
direzioni per aggiungersi alle migliaia gi radunate in piazza.
Mallow guard attorno per trovare Ankor Jael, ma non gli fu possibile
riconoscere nessuno in mezzo a quella massa urlante. Lentamente si
rese conto che il ritmico, continuo urlo, che a poco a poco si
ingigantiva ripetuto da mille voci, consisteva di due parole: - Viva
Mallow... Viva Mallow... Viva Mallow... Viva Mallow!


44.

Ankor Jael, nonostante la stanchezza, trov la forza di strizzare
l'occhio a Mallow. Gli ultimi due giorni erano stati una pazzia
insonne.
- Hai organizzato un ottimo spettacolo, Mallow, ma non guastarlo ora
spingendoti troppo in alto. Non puoi aspirare alla carica di sindaco.
L'entusiasmo della folla una grande forza, ma tutti sanno quanto
duri poco.
- Precisamente! - rispose Mallow con un sorriso. - Perci dobbiamo
alimentarlo e il miglior sistema continuare lo spettacolo.
- Che intenzioni hai?
- Devi fare in modo che Publis Manlio e Jorane Sutt vengano
arrestati...
- Cosa?
- Hai capito benissimo. Convinci il sindaco a mandarli in prigione.
Non mi importa sapere come ci riuscirai. Io per ora controllo la
folla. Il sindaco non oser affrontarla.
- Ma in base a quale accusa pu arrestarli?
- La pi ovvia. Hanno incitato il clero dei pianeti esterni a prendere
posizione in una disputa interna della Fondazione. Per Seldon, una
azione illegale! Hanno messo in pericolo la sicurezza dello Stato. Non
ha importanza per me che l'accusa sia o meno fondata. Toglimeli di
torno finch non sar eletto sindaco.
- Non molto! - Mallow s'era alzato in piedi ed aveva afferrato
saldamente Jael per un braccio. - Ascoltami. Se sar necessario
assumer il potere con la forza, proprio come fece Salvor Hardin cento
anni fa. La Crisi Seldon non ancora in atto; quando verr, io dovr
essere allo stesso tempo sindaco e primo sacerdote. Tutte e due le
cose!
Jael s'accigli. - Cosa accadr? Anche Korell sar nostro nemico?
- Ma mancano ancora sei mesi alle elezioni.
Mallow annu. - Naturalmente. Ci dichiareranno guerra, probabilmente,
anche se ci vorranno almeno tre anni.
- Con astronavi ad armamento atomico?
- Che cosa credi? Le tre astronavi mercantili scomparse non sono state
certo distrutte con pistole ad aria compressa. Jael, ricevono le armi
direttamente dall'Impero! E non fare quella faccia. Ho detto proprio
l'Impero. Esiste ancora. E' scomparso qui alla Periferia, ma al centro
della Galassia ancora in vita. Se facciamo un movimento falso
possiamo benissimo ritrovarcelo fra capo e collo. Ecco perch io devo
assolutamente essere eletto sindaco e primo sacerdote. Sono il solo
uomo che sappia come combattere questa crisi.
Jael inghiott. - Che cosa farai per combatterla?
- Niente.
Jael sorrise incerto. - Bene! Tutto qui?
- Quando sar a capo della Fondazione - rispose secco Mallow - non
far assolutamente nulla. Proprio nulla: il segreto per risolvere la
crisi.


45.

Asper Argo, il Ben Amato Commodoro della repubblica di Korell, accolse
la moglie con gli occhi d'un cane fedele. Certamente a lei non si
addiceva l'appellativo di Bene Amata: anche lui se ne rendeva
perfettamente conto.
- Mio caro e grazioso signore - esord la donna con voce tagliente -
ho saputo che finalmente ti sei deciso ad abbandonare i tuoi amici
della Fondazione.
- Davvero? - disse il Commodoro ironico. - E che cosa altro hanno
saputo le tue preziosissime orecchie?
- Abbastanza, mio nobile marito. So che hai radunato il Consiglio per
conferire con i tuoi ministri. Veramente ottimi consiglieri - aggiunse
con ira malcelata. - Un branco di idioti ciechi e tremanti, attaccati
al denaro, disperazione e scorno di mio padre.
- E qual stata, mia cara - disse il Commodoro con gentilezza - la
fonte cos sicura delle tue informazioni?
Licia sorrise. - Se te lo dicessi, il mio informatore diventerebbe
presto un cadavere.
- D'accordo, a modo tuo, come sempre. - Il Commodoro alz le spalle e
fece per allontanarsi. - E per quanto riguarda tuo padre, temo
sinceramente che sfoghi la sua ira negandomi altre astronavi.
- Ancora astronavi! - replic la moglie improvvisamente adirata. - Ma
non ne hai gi cinque? Non negare. So bene che ne hai cinque e che te
ne stata promessa una sesta.
- E' un anno che l'aspetto.
- Ma una, una sola, basta a mandare in briciole la Fondazione. E'
sufficiente a far saltare in aria tutte le sue navi giocattolo.
- Non potremmo attaccare quel pianeta nemmeno se avessimo dodici
astronavi.
- E credi che il loro pianeta resista a lungo quando si accorgeranno
che tutto il loro commercio distrutto e non possiedono pi navi
mercantili, cariche di cianfrusaglie e di immondizia?
- Sono cianfrusaglie che significano soldi - replic - e molti, anche.
- Ma se tu riuscissi a impadronirti della Fondazione, con tutto ci
che contiene? E se di riflesso ti guadagnassi il rispetto e la
gratitudine di mio padre, non otterresti forse pi di quanto ti abbia
offerto finora la Fondazione? Sono passati gi tre anni dal giorno in
cui atterrarono quei barbari con le loro magiche macchinette. E'
passato gi troppo tempo.
- Mia cara! - e il Commodoro si volt guardandola in faccia. - Sto
diventando vecchio e debole. Non mi riesce pi di sopportare a lungo
le tue chiacchiere. Dici di sapere che mi sono deciso. Ebbene hai
ragione. Mi sono deciso: ci sar la guerra tra Korell e la Fondazione.
- Bene! - Licia allarg le braccia e i suoi occhi brillarono di gioia.
- Finalmente sei diventato saggio, anche se in et avanzata. Quando
sarai padrone di questo settore della Galassia, acquisterai
sufficiente autorit nei confronti dell'Impero. Per prima cosa,
potremo lasciare questo pianeta barbaro e trasferirci alla corte del
vicer. Il che non affatto impossibile.
Usc sorridente, con le mani sui fianchi. I suoi capelli erano pieni
di luce.


46.

Il tenente navigatore della Dark Nebula guard spaventato dalla
cupola panoramica.
- Per Seldon e la Galassia! - Avrebbe voluto urlare queste parole, ma
riusc appena a pronunciarle con un filo di voce. - Che roba ?
Si trattava di un'astronave, ma era una balena paragonata alle
dimensioni minuscole della Dark Nebula. Su un fianco si vedevano le
insegne dell'Impero. Tutti i segnali d'allarme suonarono
contemporaneamente.
Seguirono ordini secchi e la Dark Nebula si prepar a fuggire se
possibile, e ad accettare la battaglia se fosse stata costretta. Dalla
sala radio si lanciavano disperati messaggi alla Fondazione: appelli
d'aiuto e rapporti sul pericolo incombente.


47.

Hober Mallow era nervoso mentre leggeva i rapporti. Da due anni in
carica come sindaco, era diventato pi casalingo, pi molle, anche pi
paziente; ma non si era ancora abituato ai messaggi scritti in
linguaggio burocratico.
- Quante astronavi sono riusciti a mettere fuori combattimento? -
domand Jael.
- Quattro sono state catturate a terra. Due sono disperse. Tutte le
altre sono ritornate felicemente alla base. Poteva andare anche
meglio, ma i danni non sono rilevanti - brontol Mallow.
Jael non rispose e Mallow alz gli occhi. - Che cosa ti preoccupa?
- Vorrei proprio che Sutt arrivasse.
- Ah, s. Immagino che ora mi dovr sorbire una conferenza sui
problemi politici interni.
- No - disse Jael - te la risparmier. Pu darsi che tu abbia studiato
in tutti i particolari la politica estera, ma non ti sei mai curato
abbastanza di ci che accade sul pianeta.
- Ma quello affar tuo. A che scopo allora ti avrei nominato Ministro
dell'Educazione e della Propaganda?
- Evidentemente per mandarmi pi presto alla tomba, negandomi la tua
collaborazione. Da un anno non faccio che avvisarti del pericolo
costituito da Sutt e dai suoi Religionisti. A che serve il tuo piano
se Sutt ti pu far perdere il potere da un momento all'altro
obbligandoci a indire nuove elezioni?
- A niente, me ne rendo conto benissimo.
- E con il tuo discorso di ieri sera hai messo nelle mani di Sutt
l'elezione del sindaco. Un sorriso e un colpetto alle spalle. Era
proprio necessario essere cos franchi?
- Ho voluto semplicemente anticipare l'attacco di Sutt.
- No - ribatt Jael con irruenza - non era il modo giusto. Tu pretendi
di avere previsto tutto ma non hai spiegato perch da tre anni hai
commerciato con Korell a loro esclusivo vantaggio. Il tuo piano di
battaglia di ritirarsi senza combattere. Stai rompendo tutti i
rapporti commerciali con i pianeti confinanti con Korell. Hai
apertamente annunciato la tua politica di immobilismo. E hai promesso
che anche nel futuro non ci saranno offensive. Per la Galassia,
Mallow, che cosa credi possa fare in una situazione del genere?
- Vuoi dire che la mia politica manca di fascino?
- Certo non ha alcuna presa sui sentimenti delle masse.
- E' la medesima cosa.
- Mallow, svegliati. Hai due alternative. O ti presenti al popolo con
una politica estera dinamica, indipendentemente dai tuoi piani
personali o ti adatti a un compromesso con Sutt.
- D'accordo - rispose Mallow. - Visto che non sono riuscito nella
prima alternativa, tentiamo la seconda. Sutt appena arrivato.
Sutt e Mallow non si erano incontrati dal giorno del processo, due
anni prima. Nessuno dei due trov cambiata la fisionomia dell'altro;
era solo mutata l'atmosfera. Ora le posizioni di capo e suddito si
erano invertite.
Sutt sedette senza stringere la mano a nessuno.
Mallow gli offr un sigaro e aggiunse: - Vi dispiace se rimane qui
Jael? E' stato lui a consigliarmi un compromesso. Pu far da mediatore
se la discussione si scalda troppo.
Sutt si strinse nelle spalle. - Un compromesso vi farebbe comodo. In
un'altra occasione fui io se non sbaglio a chiedervi di porre le
vostre condizioni. Ora tocca a voi accettare le mie.
- Esatto.
- Allora le mie condizioni sono queste: dovete abbandonare l'attuale
cieca politica economica del commercio macchinari, per ritornare alla
politica estera sperimentata cos validamente dai nostri padri.
- Volete dire la conquista mediante i missionari?
- Esattamente.
- Non vedo dove sia il compromesso.
- Infatti non c'.
- Uh-m-m. - Mallow s'accese lentamente il sigaro e ne aspir una
boccata. - Ai tempi di Hardin, quando la conquista resa possibile
dall'espansione della religione era una politica nuova e radicale,
uomini come voi l'avrebbero ostacolata. Ora che vecchia, provata e
non ha pi ragione di continuare, Jorane Sutt la trova buona. Ma
ditemi, che cosa proponete per uscire dalla situazione attuale?
- Siete voi il responsabile di questa situazione caotica, non io.
- Immaginate di trovarvi al mio posto.
- Sarei favorevole a una offensiva. L'immobilismo, che vi sembra cos
sicuro e soddisfacente, ci sar fatale. E' come confessare la nostra
debolezza a tutti i mondi della Periferia, dove invece importante
conservare prestigio. Sono tutti avvoltoi che aspettano il momento
opportuno per saltarci addosso. Dovreste saperlo. Siete di Smyrno voi,
vero?
Mallow non rilev l'allusione. - E se riusciste a sconfiggere Korell -
disse - come credete che reagirebbe il vecchio Impero? E' quello il
nostro vero nemico.
Sutt sorrise storcendo la bocca. - Oh, no. Il rapporto della vostra
visita a Siwenna era esauriente. Il vicer del settore normannico
interessato a creare il caos nella Periferia a suo vantaggio, ma non
il suo scopo principale. Non pu abbandonare tutto per una spedizione
ai confini della Galassia, quando ha vicino cinquanta pianeti ostili e
un Imperatore a cui si vuole ribellare. Sto ripetendo le vostre
parole.
- Forse si deciderebbe ad attaccarci, Sutt, se ritenesse che siamo
tanto forti da costituire un pericolo. Gli verr di certo quest'idea
se distruggiamo Korell con un attacco frontale. Dobbiamo agire con pi
astuzia.
- Per esempio come?
Mallow s'appoggi allo schienale della sedia. - Sutt, voglio darvi una
possibilit. Non ho bisogno di voi, ma vi posso sempre utilizzare.
Voglio svelarvi il mio piano: dopo di che potrete decidere se vi
convenga seguirmi e avere una carica nel governo, oppure far la parte
del martire e andare a marcire in prigione.
- Gi una volta avete provato a mandarmici.
- Non avevo provato con tutta la mia volont, Sutt. Il momento giusto
arrivato ora. Ma ascoltatemi. - Mallow socchiuse gli occhi.
- La prima volta che sono atterrato su Korell - incominci - ho
convinto il Commodoro ad acquistare i macchinari che solitamente
costituiscono il carico di ogni commerciante. All'inizio cercavo solo
il modo di entrare in una loro fonderia. Non avevo altri piani in
mente e riuscii nel mio intento. Per, dopo aver visitato l'Impero,
scoprii per la prima volta quale arma avrebbe potuto diventare il mio
commercio. Questa che dobbiamo affrontare una Crisi Seldon, Sutt, e
le Crisi Seldon non vengono risolte da individui ma da forze storiche.
Quando Hari Seldon ha pianificato il corso della nostra storia futura,
non ha contato su eroi brillanti, ma s' basato su movimenti economici
e sociali. La soluzione delle varie crisi deve essere cercata nelle
forze che agiscono nei vari periodi storici. In questo caso, il
commercio!
Sutt inarc le sopracciglia scettico e s'avvantaggi della pausa che
Mallow s'era concesso. - Non credo di avere un'intelligenza inferiore
al normale, ma i fatti che mi avete appena esposto non mi aiutano a
capire.
- Capirete in seguito - rispose Mallow. - Considerate che finora il
potere del commercio stato sottovalutato. Si sempre pensato che
occorresse il controllo del clero per trasformarlo in un'arma
efficace. Non assolutamente vero; questo il contributo che sto
dando alla storia della Galassia. Commercio senza clero! Solamente
commercio! E' un'arma abbastanza potente. Facciamo un esempio semplice
e specifico. Korell ora in guerra con noi. Di conseguenza il nostro
commercio con questo mondo cessato. Ma notate che vi sto rendendo il
problema semplice come una addizione. Negli ultimi tre anni Korell ha
basato sempre di pi la sua economia sulla energia atomica che noi
abbiamo introdotto e che ora abbiamo cessato di fornire. Che cosa
accadr quando i piccoli generatori esauriranno la loro carica e i
macchinari uno dopo l'altro cesseranno di funzionare? I piccoli
apparecchi di uso domestico si fermeranno per primi. Dopo sei mesi di
quell'immobilismo che voi tanto aborrite, le donne scopriranno che i
coltelli atomici non funzionano pi. Il forno non riscalder pi. La
lavatrice non sciacquer pi la biancheria. L'aria condizionata
scomparir dalle abitazioni in un giorno caldo d'estate. Che cosa
succeder?
Fece di nuovo una pausa e l'interlocutore gli rispose: - Niente. In
tempo di guerra la gente sopporta ben altri inconvenienti.
- Verissimo. Mandano i loro figli a una morte orribile nello spazio.
Si rifugiano nei sotterranei durante i bombardamenti, e vivono a pane
duro e acqua per mesi, in caverne profonde un chilometro Ma quando la
guerra non alimentata da un forte spirito patriottico, e non incombe
la minaccia d'un imminente pericolo a unire gli animi, allora anche i
piccoli disagi diventano insopportabili. Si tratter di una guerra non
combattuta. Non ci saranno morti, n bombardamenti, n battaglie.
Le uniche preoccupazioni saranno il coltello che non taglia, un forno
che non cuoce, una casa fredda durante l'inverno. Sar una situazione
scomoda e la gente protester.
- E' su questo che contate, Mallow? - chiese Sutt lentamente. - Che
cosa vi aspettate? Una ribellione delle donne di casa? Una rivolta dei
contadini? Una improvvisa sollevazione di fornai e macellai con i loro
coltelli? Cortei che gridano: Ridateci la nostra lavatrice automatica
atomica Super-Kleeno!.
- No, signore - rispose Mallow che stava perdendo la pazienza. - Non
cos. Mi aspetto, tuttavia, un malcontento generale che verr ad
aggiungersi in seguito ad altri fattori.
- E quali sarebbero questi fattori?
- I proprietari di fabbriche, gli industriali di Korell. Dopo due anni
della mia politica di immobilismo, le macchine industriali
incominceranno a non funzionare pi. Gli industriali che hanno
cambiato sistema di lavoro introducendo in ogni settore produttivo le
nostre macchine atomiche, saranno ridotti sul lastrico. Tutte le loro
industrie pesanti saranno immobilizzate, e, in un batter d'occhio, i
proprietari non avranno che mucchi di rottami inutilizzabili.
- Le loro fabbriche andavano avanti anche quando non avevate ancora
portato i vostri macchinari, Mallow.
- Lo so, Sutt. Ma il guadagno era di venti volte inferiore; senza
considerare la spesa necessaria per riconvertire le industrie allo
stadio pre-atomico. Con gli industriali, i finanziatori e il popolo
contro, quanto credete che potr resistere il Commodoro?
- Tanto quanto vorr, non appena decider di acquistare i generatori
atomici dall'Impero.
Mallow scoppi in una risata. - Qui vi sbagliate, Sutt, come si
sbaglia anche il Commodoro. Non avete capito niente. L'Impero non in
grado di rimpiazzare niente. L'Impero sempre stato una fonte di
colossali risorse. Hanno sempre calcolato tutto in pianeti, in sistemi
solari in settori della Galassia. I loro generatori sono giganteschi,
perch hanno sempre organizzato ogni cosa in proporzioni colossali. Ma
noi, piccola Fondazione, composta da un singolo pianeta quasi privo di
metalli, abbiamo dovuto sempre fare i conti con precauzione. I nostri
generatori dovevano essere della grandezza di un pollice, perch non
potevamo sprecare metallo. Abbiamo dovuto sviluppare nuove tecniche e
nuovi metodi, sistemi che l'Impero non pu seguire perch oramai in
decadenza e ha sorpassato la sua fase creativa. Con tutti i loro scudi
atomici, grandi abbastanza da proteggere una astronave, una citt o un
intero mondo, non riusciranno mai a studiare un apparecchio capace di
proteggere un uomo solo. Per fornire la luce e il riscaldamento a una
citt hanno motori grandi quanto un edificio di sei piani - io li ho
visti - mentre i nostri potrebbero benissimo stare in questa stanza. E
quando io ho detto a uno dei loro specialisti atomici che una
scatolina di cuoio della grandezza di una noce conteneva un generatore
atomico, si indignato, credendo che lo volessi prendere in giro. E
perch questo? Perch non capiscono nemmeno pi le loro macchine. Sono
strumenti che funzionano automaticamente da generazioni. Gli
incaricati della manutenzione sono una casta chiusa ereditaria. Non
saprebbero che fare se anche una sola valvola si bruciasse in tutto
l'enorme edificio. La guerra una battaglia tra questi due sistemi;
tra l'Impero e la Fondazione; tra il grande e il piccolo. Per assumere
il controllo di un mondo, si servono di navi immense, che non hanno
pi alcun significato economico. Noi, invece, ci serviamo di
piccolissime astronavi, inutili in guerra, ma di vitale importanza per
il guadagno e il benessere. Un re, o anche un Commodoro, prender
queste navi e ci attaccher. I tiranni hanno sempre sacrificato il
benessere a ci che essi consideravano pi importante: onore, gloria,
o conquista. Ma sono ancora le piccole cose che contano nella vita e
Asper Argo non riuscir a resistere alla depressione economica che
colpir tutta Korell in due o tre anni.
Sutt stava guardando fuori dalla finestra, con le spalle rivolte a
Mallow e a Jael. Era ormai pomeriggio inoltrato e le poche stelle ai
margini della Galassia brillavano gi debolmente nella foschia.
Piccole costellazioni, alcune delle quali facevano ancora parte del
vasto Impero che combatteva contro di loro.
- No - disse Sutt. - Non siete l'uomo che fa per me.
- Non mi credete?
- Non mi fido di voi. Voi siete un abile parlatore. Ma mi avete
ingannato persino quando credevo di avervi sotto controllo, quando vi
mandai in missione su Korell. Quando credevo di avervi sconfitto al
processo, trovaste il modo di liberarvi e di conquistare la carica di
sindaco con una mossa da demagogo. Non c' niente di sincero in voi;
ogni vostra azione ne nasconde un'altra; ogni vostra affermazione,
Mallow, ha almeno tre significati. E se voi foste un traditore? Se
foste d'accordo con l'Impero perch avete avuto promesse di sussidi e
potere? Vi comportereste esattamente cos. Ci spingereste a continuare
una guerra dopo aver fornito rinforzi al nemico e fareste in modo che
la Fondazione non reagisse. Riuscireste a dare a tutto una spiegazione
tanto plausibile quanto convincente.
- Allora non accettate alcun compromesso? - domand Mallow
gentilmente.
- Dico che ve ne dovete andare: o spontaneamente o con la forza.
- Vi ho gi annunciato che cosa vi aspetta se non cooperate.
Jorane Sutt si fece rosso in faccia. Non riusciva pi a frenare l'ira.
- E io avverto voi, Hober Mallow di Smyrno, che se mi farete arrestare
ci sar una lotta senza quartiere. I miei uomini riveleranno la verit
sul vostro conto e tutto il popolo della Fondazione si unir contro il
governante straniero. Costoro hanno del loro destino una coscienza che
nessuno smyrniano potr mai avere, e vi distruggeranno.
Hober Mallow si rivolse alle due guardie che erano entrate. -
Portatelo via. E' in stato di arresto.
- State giocando con il fuoco - disse Sutt. Mallow spense il sigaro e
non lo guard nemmeno.
Cinque minuti pi tardi Jael disse preoccupato: - Bene, ora che ne hai
fatto un martire, quale sar la tua prossima mossa?
Mallow smise di giocare con il portacenere e alz gli occhi. - Non
pi il Sutt che conoscevo. E' accecato dall'odio
- Perci pi pericoloso.
- Pi pericoloso? Sciocchezze! Non ragiona pi.
- Ti fidi troppo di te stesso. Mallow - continu Jael con un sorriso.
- Stai dimenticando la possibilit di una rivolta popolare.
Anche Mallow sorrise. - Una volta per tutte, Jael: non c' alcuna
possibilit di una rivolta!
- Sei troppo sicuro di te!
- Sono sicuro delle Crisi Seldon e della verit storica delle loro
soluzioni, sia all'interno che nei rapporti con l'estero. Ci sono
alcune cose che non ho detto a Sutt. Ha cercato di sottomettere anche
la Fondazione con la forza della religione, come aveva fatto con gli
altri pianeti. Ma non c' riuscito. Questo la prova pi sicura che
nello schema di Seldon ha esaurito il suo compito. Il controllo
economico invece funziona diversamente. Per parafrasare uno dei famosi
detti di Salvor Hardin, il commercio un disintegratore atomico che
non pu essere rivolto contro di te. Se Korell prospera grazie al
nostro commercio anche noi prosperiamo. Se le industrie di Korell
senza il nostro commercio devono chiudere e se il benessere dei
pianeti esterni scompare con l'isolamento commerciale, anche le nostre
industrie andranno in rovina e la nostra prosperit sar finita. Non
esiste un'industria, un centro commerciale, una compagnia di trasporti
che non sia sotto il mio controllo; che io non possa ridurre
all'impotenza se Sutt tenta di accendere la rivolta. Dove la sua
propaganda avr successo o anche solo sembrer attecchire, io far in
modo che la prosperit scompaia. Dove invece la sua propaganda non
avr presa, il benessere continuer perch l le mie industrie
lavoreranno a pieno ritmo. Per la stessa ragione che mi rende sicuro
che i korelliani si rivolteranno per riavere il benessere, i nostri
pianeti non si rivolteranno per non perderlo. Andr fino in fondo.
- E dunque - disse Jael - tu stai costituendo una plutocrazia. Farai
di noi una nazione di commercianti e di principi mercanti. Quale sar
il nostro futuro?
Mallow lo guard in faccia ed esclam eccitato: - Il futuro non
certo affar mio. Senza dubbio Seldon ha previsto e preparato una nuova
politica. Ci saranno delle altre Crisi quando verr a cessare il
potere del denaro come adesso cessato il tempo della religione.
Lascia che i miei successori risolvano da se stessi il problema: come
io l'ho risolto adesso.


KORELL... E cos, dopo tre anni di una guerra che fu certamente la
meno combattuta della storia, la Repubblica di Korell si arrese senza
condizioni, e Hober Mallow prese posto vicino ad Hari Seldon e Salvor
Hardin nel cuore del popolo della Fondazione.

ENCICLOPEDIA GALATTICA.








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