Terry Brooks.
LA REGINA DEGLI ELFI DI SHANNARA.
Traduzione di Savino D'Amico.
Copyright 1992 by Terry Brooks.
Pubblicato d'intesa con Ballantine Books. A division of Random House,
Inc.
Copyright 1992 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.
Titolo dell'opera originale: "The Elf Queen of Shannara".
Prima edizione Novembre 1992.
Su concessione Arnoldo Mondadori Editore.
"A Diane
di cui sento la mancanza".
1.
Il fuoco.
Crepitava nelle lampade a olio che pendevano distanti e solitarie alle
finestre e all'entrata delle case della sua gente. Scoppiettava e
sibilava lambendo le torce imbevute di pece, poste a illuminare gli
incroci e ai lati dei cancelli. Brillava tra i rami frondosi di
antichi alberi di quercia e di noce americano nei viali fiancheggiati
da lampioni di vetro. In una miriade di luci tremolanti, le fiamme
erano simili a minuscole creature che la notte minacciava di scoprire
e distruggere.
Come noi, pens lei.
Come gli Elfi.
Alz gli occhi, e guard al di l degli edifici e delle mura della
citt dove il Killeshan innalzava il suo pennacchio di fumo.
Il fuoco.
Sprazzi di luce rossastra uscivano dalla bocca frastagliata del
vulcano, mentre il bagliore del magma incandescente si rifletteva
sulle nuvole di "vog" - la cenere vulcanica - sospese in foschi banchi
nel cielo vuoto. Il Killeshan incombeva su di loro, enorme e
intrattabile: un fenomeno della natura a cui nessuna magia degli Elfi
poteva sperare di resistere. Erano settimane ormai che dalle viscere
della terra si sentiva salire un brontolio, che pareva insoddisfatto e
risoluto, un accumulo di pressione che alla fine si sarebbe senz'altro
scaricata.
Per il momento, la lava apriva cunicoli e gallerie attraverso le crepe
e le fenditure delle sue pareti, precipitando nelle acque dell'oceano
in lunghi nastri serpeggianti che bruciavano la giungla e tutto quanto
c'era di vivente. Un giorno o l'altro, neanche tanto lontano, lei ne
era certa, questa via di sfogo secondaria non sarebbe stata
sufficiente, e il Killeshan sarebbe esploso in un'eruzione che li
avrebbe sterminati tutti.
Se mai ci fosse stato ancora qualcuno.
Una donna stava ferma ai bordi dei Giardini della Vita vicino al punto
in cui cresceva l'Eterea. L'antico albero si innalzava verso il cielo,
quasi costretto a lottare per farsi strada attraverso il "vog" e
respirare l'aria pi pulita degli strati superiori. I suoi rami
argentati erano illuminati debolmente dalla luce dei lampioni e delle
torce; le foglie scarlatte riflettevano l'incandescenza pi scura del
vulcano. Dal fuoco si alzavano zampilli che danzavano assumendo strane
forme appena distinguibili attraverso i rami degli alberi, come se
cercassero di formare un quadro. La donna guardava le immagini che
apparivano e sparivano, come se fossero state lo specchio dei suoi
pensieri, e la tristezza minacciava di sopraffarla.
"Cosa devo fare?" pens disperata. "Quali possibilit mi rimangono?"
Nessuna, lo sapeva. Nessuna, se non aspettare.
La donna era Ellenroh Elessedil, Regina degli Elfi, e non poteva fare
altro che aspettare.
Impugn ben stretto lo Scettro e guard il cielo con una smorfia. Non
c'erano stelle, n luna, quella notte. Per settimane si erano fatte
vedere ben poco, c'era solo il "vog" denso e impenetrabile, un sudario
che aspettava di calare a coprire i corpi, avvolgerli tutti e farli
sparire per sempre.
Stava immobile, irrigidita; una brezza calda soffiava su di lei,
facendo svolazzare il tessuto leggero della veste. Era alta, aveva il
corpo asciutto e le gambe lunghe. L'ossatura prominente del volto
formava tratti subito riconoscibili. Aveva zigomi alti, fronte ampia,
e la mascella affilata e liscia. La bocca era larga e sottile. La
pelle tesa del volto le conferiva un aspetto scultoreo. Capelli
biondissimi le cadevano sulle spalle in fitti riccioli ribelli. Gli
occhi erano di un azzurro strano, penetrante, e sembrava sempre che
vedessero cose non immediatamente visibili agli altri. Appariva molto
pi giovane dei suoi cinquant'anni passati. Quando sorrideva, e
accadeva spesso, apriva al sorriso il volto degli altri, quasi senza
sforzo.
Ma adesso non sorrideva. Era tardi, mezzanotte era passata da un pezzo
e lei si sentiva come incatenata da una stanchezza che le impediva i
movimenti. Non poteva dormire ed era andata a passeggiare nei
Giardini, per ascoltare la notte, per stare sola con i suoi pensieri,
e per trovare un po' di pace. Ma la pace era inafferrabile, i suoi
pensieri erano folletti che la schernivano e la prendevano in giro, e
la notte era una nuvola nera famelica che aspettava paziente l'attimo
in cui avrebbe finalmente spento la fragile scintilla della loro vita.
Il fuoco, di nuovo. Fuoco per dare la vita e fuoco per estinguerla.
L'immagine le giunse insidiosa, come un sussurro.
Si volt di scatto e si mise a camminare nei Giardini. Cort la
seguiva, una silenziosa, invisibile presenza. Se avesse voluto
cercarlo, non lo avrebbe trovato, ma poteva immaginarselo: un giovane
piccolo, robusto, dotato di una forza e di una agilit incredibili.
Era una delle Guardie Nazionali, incaricate della protezione dei
sovrani degli Elfi: le armi che li proteggevano, le vite spese per
salvare quelle dei re. Cort era la sua ombra, se non c'era Cort c'era
Dal. L'uno o l'altro erano sempre presenti, per proteggerla. Mentre
avanzava lungo il sentiero, i pensieri si avvicendavano in rapida
successione. Avvertiva le asperit del terreno attraverso la suola
sottile delle scarpe. Arborlon, la citt degli Elfi, la sua patria,
trasportata qui dalle Terre dell'Ovest oltre cent'anni prima, in
questo...
Non concluse il pensiero. Le mancarono le parole per farlo.
La magia degli Elfi, rievocata dall'epoca delle fate, proteggeva la
citt, ma stava cominciando a scemare. Al profumo intenso e vario dei
fiori dei Giardini si sovrapponeva l'odore acre dei gas del Killeshan
ogni volta che questi superavano la barriera esterna della Chiglia.
Gli uccelli notturni cantavano dolcemente sugli alberi e nei nidi, ma
anche le loro melodie erano interrotte dai suoni gutturali degli
esseri scuri che stavano in agguato oltre le mura della citt, nelle
giungle e nelle paludi, o si ammassavano contro la Chiglia, in attesa.
I mostri.
Il sentiero finiva all'estremit settentrionale dei Giardini, su un
promontorio che sovrastava la sua casa. Le finestre del palazzo erano
buie, all'interno dormivano tutti, tranne lei. Pi in l si estendeva
la citt, gruppi di case e di botteghe nascoste dietro la barriera
protettiva della Chiglia come animali spaventati, rannicchiati nelle
loro tane. Nessuno si muoveva, come se la paura rendesse impossibile
il movimento, come se il movimento potesse perderli. Scosse la testa
tristemente. Arborlon era un'isola circondata da nemici. Dietro, a
est, incombente sulla citt, c'era il Killeshan - montagna enorme, dal
profilo frastagliato, fatta di lava solidificata per le eruzioni
succedutesi nei secoli - il vulcano addormentato fino ad appena
vent'anni prima, ora attivo e inquieto. A nord e a sud c'era la
giungla, fitta e impenetrabile, che si estendeva in un groviglio di
verde fino alle rive dell'oceano. A ovest, sotto i pendii su cui
sorgeva Arborlon, stavano il Rowen e, al di l, la parete scoscesa del
Blackledge. N l'uno n l'altro appartenevano agli Elfi. Un tempo, il
mondo intero era appartenuto a loro, prima della venuta dell'Uomo. Un
tempo, non c'era luogo in cui essi non potessero andare. Perfino
all'epoca del Druido Allanon, appena trecento anni prima, tutte le
Terre dell'Ovest erano state loro. Adesso erano ridotti in questo
spazio ristretto, assediati da ogni parte, imprigionati dentro il muro
della loro magia che andava diminuendo. Tutti in trappola, tutto
quanto restava.
Guard nell'oscurit al di l della Chiglia, immaginando che cosa
potesse esserci in attesa. Pens per un attimo all'ironia di tutto ci
- gli Elfi, rimasti vittime della propria magia, dei propri piani
intelligenti, ma fuorviati, e di timori di cui non avrebbero mai
dovuto tenere conto. Come avevano potuto essere tanto sciocchi?
Gi, lontano da dove si era fermata, nei pressi dell'estremit della
Chiglia, nel punto in cui essa poggiava sulla lava solidificata di
qualche antica colata, ci fu un improvviso bagliore di luce, un lampo
di fuoco seguito da una veloce, accecante esplosione e da un grido.
Urla in rapida successione e poi silenzio. Un altro tentativo di
aprire una breccia nelle mura e un'altra morte.
Succedeva ormai ogni notte, da quando i mostri erano diventati pi
audaci e la magia continuava a diminuire.
Lanci un'occhiata dietro di s ai rami superiori dell'Eterea
sollevati sopra gli alberi del Giardino, una copertura di vita.
L'albero aveva protetto gli Elfi da un pericolo tanto grande e per
tanto tempo. Si era rinnovato e aveva recuperato le forze. Aveva dato
pace. Ma non poteva proteggerli adesso, non da ci che li minacciava
in quel momento.
Non da se stessi.
Afferr lo Scettro con un gesto di sfida e sent il potere magico che
emanava, un calore contro il palmo della mano e le dita. Lo Scettro
era spesso e nodoso e cos levigato da avere una meravigliosa
lucentezza. Era stato tagliato da un noce nero e impregnato della
magia del suo popolo. Sull'estremit era stata incastonata la Pietra,
detta Loden, bianco splendore contro il buio della notte. La regina si
rifletteva nelle sue sfaccettature. Si sentiva toccata nell'intimo. Lo
Scettro aveva dato forza ai sovrani di Arborlon per oltre un secolo.
Ma neppure lo Scettro poteva ormai proteggere gli Elfi.
Cort? chiam dolcemente.
L'uomo si materializz accanto a lei.
Stai qui con me un momento disse.
Rimasero fermi senza parlare guardando la citt. Si sentiva
incredibilmente sola. Il suo popolo era minacciato di estinzione.
Avrebbe dovuto fare qualcosa. Qualsiasi cosa. E se i sogni fossero
stati ingannevoli? E se le visioni di Eowen Cerise fossero state
sbagliate? Certo, non era mai accaduto che la posta in gioco fosse
tanto grande! Strinse le labbra in un moto di rabbia. Doveva crederci.
Era necessario che ci credesse. Le visioni si sarebbero avverate.
Sarebbe arrivata la ragazza, sangue del suo sangue, come promesso.
Sarebbe venuta.
Ma almeno lei sarebbe stata sufficiente?
Scacci la domanda. Non poteva consentirsela. Non poteva dare libero
sfogo alla sua disperazione.
Si volt e si incammin rapida per tornare indietro, attraverso i
Giardini, fino al sentiero che portava di nuovo gi. Cort rimase
ancora un po', quindi scomparve nell'ombra. Lei non se ne accorse. La
mente era rivolta al futuro, alle profezie di Eowen, e al destino
degli Elfi. Era decisa a fare in modo che il suo popolo si salvasse.
Avrebbe aspettato la ragazza finch avesse potuto, finch la magia
avesse tenuto lontani i nemici. Avrebbe pregato perch le visioni di
Eowen si avverassero.
Era Ellenroh Elessedil, Regina degli Elfi, e avrebbe fatto quanto era
in suo potere.
Il fuoco.
Bruciava anche dentro.
Protetta dalla corazza delle sue convinzioni, scese e usc dai
Giardini della Vita nelle ore pigre del primo mattino per andare a
dormire.
2.
Wren Ohmsford sbadigli. Era seduta in cima a una scarpata che dava
sullo Spartiacque Azzurro, la schiena contro il tronco levigato di un
vecchio salice. L'oceano si stendeva a perdita d'occhio davanti a lei,
uno scintillante caleidoscopio di colori sulla linea dell'orizzonte
dove il tramonto striava le acque di macchie rosso dorato e color
porpora, mentre basse nuvole formavano strani disegni nel cielo
all'imbrunire. Stava scendendo lentamente il crepuscolo, un alito di
brezza notturna increspava le acque mentre sopraggiungeva la calma. I
grilli cominciavano a frinire, si vedevano gi le lucciole.
Wren strinse le ginocchia contro il petto, sforzandosi di rimanere
diritta mentre in realt desiderava stendersi. Erano ormai quasi due
giorni che non dormiva, e la stanchezza stava per avere il
sopravvento. Sotto la volta del salice era fresco e ombreggiato, e
sarebbe stato facile lasciarsi andare, rannicchiarsi sotto il
mantello, e assopirsi. All'idea, senza volerlo, le si chiusero gli
occhi, ma li riapr all'istante. Non poteva dormire finch non tornava
Garth, lo sapeva. Doveva stare all'erta.
Si alz e fece qualche passo fino all'orlo della scarpata, lasciandosi
accarezzare il volto dalla brezza e assaporando con tutti i sensi i
profumi del mare. Le gru e i gabbiani planavano e scendevano in
picchiata sull'acqua, col loro volo aggraziato e languido. In
lontananza, troppo distante per essere visto in modo chiaro, qualche
grosso pesce sollevava l'acqua con enormi spruzzi e scompariva. Lasci
vagare lo sguardo. Dal punto in cui si trovava fin dove l'occhio
poteva giungere, la costa seguiva una linea ininterrotta di irte
scogliere ricoperte di alberi, dietro le quali si innalzavano i monti
brulli e ammantati di bianco dello Sperone di Roccia a nord e
dell'Irrybis a sud. Una serie di spiagge rocciose separavano le
scogliere dall'acqua, le loro nude estensioni erano cosparse di pezzi
di legno portati dalle onde, di conchiglie e ciuffi di alghe.
Oltre la riva c'era solo la vuota distesa dello Spartiacque Azzurro.
Aveva viaggiato tanto, era andata in capo al mondo, pens con una
punta di amarezza, eppure la sua ricerca degli Elfi non si era ancora
conclusa.
Un gufo fece udire il suo verso nel folto del bosco dietro di lei,
facendola voltare. Cerc circospetta un movimento, un segno che desse
nell'occhio, senza esito. Non c'era traccia di Garth. Era ancora in
giro, a seguire tracce...
Lentamente fece ritorno alle ceneri del fuoco che aveva acceso per
cucinare e ne sparse i resti con lo stivale. Garth aveva proibito di
fare un vero fuoco finch non avesse avuto la certezza di essere al
sicuro. Era stato nervoso e diffidente tutto il giorno, preoccupato da
qualcosa che nessuno dei due poteva vedere, dalla sensazione che c'era
qualcosa che non andava. Wren era propensa ad attribuire la sua
inquietudine alla mancanza di sonno. D'altra parte, i presentimenti di
Garth si erano spesso rivelati infondati. Se era agitato, lei se ne
accorgeva subito, senza bisogno di fargli domande.
Non vedeva l'ora che tornasse.
Tra gli alberi, proprio dietro la scogliera, c'era una pozza, la
raggiunse, si inginocchi e si spruzz l'acqua sulla faccia. La
superficie dello stagno s'incresp al contatto delle mani e si
schiar. Poteva vedersi riflessa nell'acqua; la sua immagine, dapprima
distorta, apparve poi chiara come in uno specchio. La fiss per un
po'; aveva di fronte una ragazza ancora acerba, con i tratti
inconfondibili degli Elfi - orecchie molto appuntite e sopracciglia
curve all'ingi, faccia stretta, zigomi alti, e pelle bruna. Vide due
occhi nocciola dall'espressione sempre vivace, un sorriso all'angolo
della bocca che faceva pensare che si stesse divertendo per un motivo
tutto suo, e capelli biondo cenere tagliati corti e molto ricci. In
lei c'era un irrigidimento, una sorta di tensione che non si sarebbe
attenuata per quanti sforzi avesse fatto.
Si tir indietro accovacciata sui talloni e si concesse un sorriso
ironico, decidendo che quanto vedeva le piaceva abbastanza, tanto da
conviverci ancora per un po'.
Intrecci le mani in grembo e abbass la testa. Da quanto tempo ormai
durava la ricerca degli Elfi? Quanto tempo era passato da quando il
vecchio - quello che sosteneva di essere Cogline - era andato da lei e
le aveva parlato dei suoi sogni? Settimane? Ma quante? Aveva perso il
conto. Il vecchio era a conoscenza dei sogni e l'aveva sfidata a
scoprire da sola la verit che stava dietro di essi. Lei aveva deciso
di accettare la sfida, di andare all'Hadeshorn nella Valle di Argilla
a incontrare l'ombra di Allanon. Perch no? si era chiesta. Forse
avrebbe appreso qualcosa sulla sua provenienza, sui genitori che non
aveva mai conosciuto e sulla sua storia.
Strano. Finch non era comparso il vecchio, non aveva avuto il minimo
interesse per la sua stirpe. Si era convinta che non avesse
importanza. Ma qualcosa nel modo in cui le aveva parlato, nelle parole
che aveva usato - qualcosa di indefinito - le aveva fatto cambiare
idea.
Con le dita toccava timidamente il sacchetto di cuoio che portava al
collo, avvertendo il rigido contorno delle pietre dipinte, il gioco
delle pietre degli Elfi, il suo unico legame con il passato. Da dove
venivano? Perch erano state date a lei?
Tratti da Elfo, sangue Ohmsford, cuore e abilit Rover: erano tutte
cose che le appartenevano. Ma come ne era venuta in possesso?
Chi era?
Non era riuscita a scoprirlo all'Hadeshorn. Allanon era apparso come
promesso, fosco e minaccioso anche da morto. Ma non le aveva detto
nulla. Invece le aveva affidato un incarico, anzi, aveva affidato un
incarico a ciascuno di loro, i figli di Shannara, come li aveva
chiamati: Par, Walker e lei. Ma il suo? Bene. Scosse la testa al
ricordo. Doveva andare alla ricerca degli Elfi, doveva trovarli e
riportarli nel mondo degli uomini. Gli Elfi, che nessuno aveva pi
visto da oltre cent'anni, che perlopi si credeva non fossero mai
neppure esistiti, e che si pensava appartenessero a una favola per
bambini - lei doveva trovarli.
Dapprima non si era messa a cercarli, turbata da quanto aveva udito e
da come ci l'aveva fatta sentire, contraria a lasciarsi coinvolgere,
o a rischiare per qualcosa che non capiva e di cui non le importava.
Aveva lasciato gli altri e ancora una volta con l'unica compagnia di
Garth, era ritornata alle Terre dell'Ovest. Aveva pensato di
riprendere la sua vita da Rover. Gli Ombrati non erano la sua
preoccupazione principale. I problemi delle Razze non la riguardavano.
Ma l'avvertimento del Druido le era rimasto impresso, e quasi senza
accorgersene aveva intrapreso la ricerca, malgrado tutto. Aveva
cominciato con alcune domande, fatte qua e l. Qualcuno aveva sentito
se esistevano davvero degli Elfi? Qualcuno ne aveva mai visti?
Qualcuno sapeva dove si potevano trovare? Domande fatte dapprima senza
dare nell'occhio, timidamente, ma con crescente curiosit col passare
del tempo, e poi quasi con insistenza.
E se Allanon aveva ragione? E se gli Elfi vivevano ancora da qualche
parte? E se solo loro erano in possesso del rimedio per eliminare il
flagello degli Ombrati?
Ma le risposte che aveva avuto erano state sempre le stesse. Nessuno
sapeva niente sugli Elfi. Nessuno voleva neppure sentirne parlare.
E poi qualcuno aveva cominciato a seguirli - qualcuno o qualcosa - la
loro ombra, come finirono per chiamarla, una cosa abbastanza
intelligente da rimanere sulle loro tracce nonostante le precauzioni
che prendevano e abbastanza scaltra da evitare di farsi sorprendere.
In due occasioni si erano convinti di averla intrappolata, ma invano.
Quante volte avevano cercato di raggiungerla con una manovra di
aggiramento, ma senza alcun risultato. Non l'avevano mai vista in
faccia, n erano riusciti a scorgerla nemmeno per un attimo. Non
avevano la minima idea di chi o cosa fosse.
Era ancora con loro quando erano entrati nel Wilderun ed erano scesi
nel Grimpen Ward. L, due notti dopo, avevano trovato l'Addershag. Un
Rover aveva parlato della vecchia, una veggente che si diceva fosse a
conoscenza di tanti segreti e che poteva sapere qualcosa degli Elfi.
L'avevano trovata nella cantina di una taverna, tenuta in catene da un
gruppo di uomini che volevano sfruttare le sue doti per denaro. Wren
era riuscita con un inganno a ottenere dagli uomini il permesso di
parlare alla vecchia, un essere molto pi pericoloso e astuto di
quanto i suoi carcerieri non sospettassero.
Il ricordo di quell'incontro le era rimasto profondamente impresso e
ancora la spaventava.
"La vecchia era come un guscio secco, aveva la faccia avvizzita in un
dedalo di linee e di solchi. Ispidi capelli bianchi le ricadevano
sulle fragili spalle. Wren le si avvicin e si inginocchi davanti a
lei. La testa canuta si sollev, rivelando due occhi privi di vista,
lattiginosi e immobili.
Sei tu la veggente chiamata l'Addershag, vecchia madre? chiese Wren
sommessa.
Un battito di palpebre su quegli occhi immobili e una voce sottile e
stridula replic: Chi lo vuole sapere? Dimmi come ti chiami.
Mi chiamo Wren Ohmsford.
Le vecchie mani si protesero fino a toccare la faccia di Wren, a
esplorarne le linee e le cavit, raschiando la pelle come foglie
secche. Poi si ritirarono.
Sei un'Elfa.
Ho sangue Elfo nelle vene.
Un'Elfa. La voce della vecchia era sgarbata e insistente, un sibilo
nel silenzio della cantina della taverna. La faccia rugosa si pieg da
un lato come se stesse riflettendo. Sono l'Addershag. Cosa vuoi da
me?
Wren si dondol leggermente all'indietro sui tacchi degli stivali.
Sono alla ricerca degli Elfi d'Occidente. Una settimana fa mi hanno
detto che tu forse sapevi dove trovarli - se ancora esistono.
L'Addershag replic con voce chioccia: Oh, esistono, senza dubbio.
Esistono. Ma non si fanno vedere da tutti - anzi, da nessuno da molti
anni. E' importante per te vederli, ragazza-Elfa? Li cerchi perch ne
hai bisogno personalmente?. Gli occhi lattiginosi fissarono senza
vederla la faccia di Wren. No, non per te. Perch, allora?
Perch un incarico che mi stato affidato e che ho deciso di
accettare rispose Wren prudentemente.
Un incarico, hai detto? I solchi sul volto della vecchia si fecero
pi profondi. Avvicinati, ragazza-Elfa.
Wren esit, poi si sporse in avanti esitante. Le mani dell'Addershag
emersero di nuovo, con le dita intente a esplorare. Passarono ancora
una volta sulla faccia di Wren, poi gi lungo il collo fino al suo
corpo. Quando raggiunsero il davanti della camicetta, si ritrassero
come se si fossero scottate e la vecchia rimase senza fiato. Magia
grid.
Wren ebbe uno scatto, poi d'impulso le afferr i polsi. Quale magia?
Cosa stai dicendo?
Ma l'Addershag scuoteva la testa con forza, le labbra serrate, finch
la testa non sprofond sul suo seno rinsecchito. Wren la trattenne
ancora per un attimo, poi la lasci andare.
Ragazza-Elfa sussurr la vecchia, chi ti manda alla ricerca degli
Elfi delle Terre dell''Ovest?
Wren sospir profondamente per scacciare i timori e rispose: L'ombra
di Allanon
La testa canuta si rialz di scatto. Allanon! Pronunci il nome in
un soffio, come un'imprecazione. L'incarico di un Druido, eh?
Benissimo. Ascoltami, allora. Vai a sud attraverso il Wilderun, passa
i monti dell'Irrybis e segui la sponda dello Spartiacque Azzurro.
Quando avrai raggiunto le caverne dei Roc, accendi un fuoco e fa' in
modo che bruci per tre giorni e tre notti. Verr uno che potr
aiutarti. Hai capito
S rispose Wren, domandandosi al tempo stesso se avesse capito
veramente.
Attenta, ragazza-Elfa l'avvert la vecchia, sollevando una mano
sottile come una bacchetta. Vedo sulla tua strada pericolo,
difficolt, tradimenti e male oltre ogni immaginazione. Le mie visioni
sono nella mia mente, verit che mi tormentano con la loro follia.
Attenta a quello che ti dico, dunque. Segui il tuo istinto, ragazza.
Non fidarti di nessuno!
Non fidarti di nessuno!
Allora Wren aveva lasciato la vecchia, esortata ad andarsene anche se
si era offerta di rimanere ad aiutarla. Aveva raggiunto Garth, e gli
uomini poi avevano cercato di ucciderli, naturalmente, perch ci
avevano pensato tutto il tempo. Non erano riusciti e avevano pagato
per la loro follia - forse con la vita, a questo punto, se l'Addershag
si era stancata di loro.
Superato il Grimpen Ward, Wren e Garth erano arrivati a sud, seguendo
le indicazioni della veggente, sempre alla ricerca degli Elfi
scomparsi. Avevano viaggiato per due giorni senza fermarsi a dormire,
ansiosi di allontanarsi il pi possibile dal Grimpen Ward e anche con
l'intenzione di fare un ennesimo tentativo per liberarsi della loro
ombra. Quel giorno Wren aveva pensato che forse ci erano riusciti.
Garth non ne era sicuro. Non riusciva a scacciare la sua inquietudine.
Cos quando si erano fermati per la notte, bisognosi alla fine di
riposarsi e recuperare le forze, era tornato un'altra volta sui suoi
passi. Forse avrebbe trovato qualcosa per sistemare la faccenda, le
aveva detto. Forse no. Ma voleva provarci.
Garth era fatto cos. Non lasciava mai nulla al caso.
Dietro di lei, nel bosco, un cavallo si era messo a raspare inquieto
con la zampa e poi si era calmato. Garth aveva nascosto gli animali
dietro gli alberi prima di andare via. Wren attese un attimo per
essere sicura che tutto fosse tranquillo, poi si alz e torn sotto il
salice, immergendosi di nuovo nella fitta ombra formata dalla sua
chioma, abbandonandosi ancora contro l'ampio tronco. Lontano, a
occidente, la luce era svanit in un luccichio d'argento dove l'acqua
e il cielo si incontravano.
Magia, aveva detto l'Addershag. Come poteva essere?
Se c'erano ancora degli Elfi, e se lei fosse stata capace di trovarli,
sarebbero stati in grado di dirle ci che non le aveva detto la
vecchia?
Si stese supina e chiuse gli occhi per un attimo, lasciandosi andare
alla deriva, e facendosi cullare da questa piacevole sensazione.
Quando si svegli di soprassalto, al crepuscolo era subentrata la
notte, era tutto buio tranne dove la luna e le stelle inondavano di
una luce d'argento gli spazi liberi. Il fuoco si era spento e Wren
rabbrivid al freddo ormai portato dall'aria della costa. Si alz, si
avvicin allo zaino, ne tir fuori il mantello da viaggio e se vi si
avvolse per riscaldarsi. Torn vicino all'albero, e si sistem di
nuovo sotto di esso.
"Ti sei addormentata", si rimprover. "Cosa avrebbe detto Garth se lo
avesse saputo?"
Dopo di che rimase sveglia finch egli torn. Era quasi mezzanotte, il
mondo attorno a lei era immobile a eccezione del dondolio delle onde
dell'oceano che si frangevano sulla spiaggia di sotto. Garth comparve
senza far rumore, per Wren si era accorta che stava arrivando prima
di vederlo e prov una piccola soddisfazione per questo. Egli usc
dagli alberi e and direttamente dove lei si nascondeva, immobile
nella notte, quasi facesse parte del vecchio salice. Si sedette a sua
volta davanti a lei, enorme e scuro, senza volto nelle tenebre.
Sollev le grosse mani, e cominci a fare segni. Le dita si muovevano
agilissime.
La loro ombra era ancora sulle loro tracce, non aveva smesso di
seguirli.
Wren sent freddo allo stomaco e si strinse incrociando le braccia.
L'hai visto? chiese, facendo segni mentre parlava.
"No".
Sei arrivato a capire cos'?
"No".
Nulla? Non ne sai nulla?
Garth scosse la testa. Lei era irritata dall'evidente frustrazione che
aveva lasciato trapelare nella sua voce. Voleva essere calma come lui,
pensare chiaramente come le aveva insegnato. Voleva essere una brava
allieva.
Gli mise una mano sulla spalla e strinse. Sta venendo a cercarci,
Garth? O sta ancora aspettando?
"Aspettando", fece segno lui.
Un brivido percorse il volto scultoreo, incorniciato dalla barba,
accuratamente calmo. Aveva l'aria di un cacciatore. Wren conosceva
quell'espressione. Compariva quando Garth si sentiva minacciato, era
una maschera per nascondere ci che accadeva dentro di lui
Sta aspettando, si ripet lei in silenzio. Perch? Che cosa?
Garth si alz, raggiunse a grandi passi il suo zaino, ne tir fuori un
pezzo di formaggio e la borraccia, e si rimise a sedere. Wren gli and
accanto. Egli mangi e bevve senza guardarla, fissando lontano la nera
distesa dello Spartiacque Azzurro, apparentemente dimentico di tutto.
Wren lo studi attenta. Era un gigante d'uomo, forte come il ferro,
agile come un gatto, abile nella caccia e nel seguire una traccia, il
migliore che avesse mai conosciuto nel riuscire a sopravvivere. Era
stato suo protettore e maestro fin da quando era bambina, dopo che era
stata ricondotta nelle Terre dell'Ovest e affidata ai Rover, dopo il
suo breve soggiorno con la famiglia Ohmsford. Come era accaduto tutto
ci? Suo padre era stato un Ohmsford, sua madre una Rover, eppure lei
non riusciva a ricordare nessuno dei due. Perch era stata affidata ai
Rover e non le era stato permesso di rimanere con gli Ohmsford? Chi
aveva preso la decisione? La cosa non era mai stata chiarita
veramente. Garth sosteneva di non saperlo, diceva di sapere solo
quanto gli altri gli avevano detto, cio ben poco, e l'unica
istruzione ricevuta, l'incarico che aveva accettato, era di occuparsi
di lei. Lo aveva fatto, mettendo a sua disposizione le proprie
conoscenze, addestrandola nelle arti in cui era maestro, e facendola
diventare brava come lui in tutto ci che sapeva fare. Si era
impegnato a fondo affinch lei imparasse bene la lezione. E c'era
riuscita. A prescindere da qualsiasi altra cosa, Wren Ohmsford aveva
appreso anzitutto come sopravvivere. Garth ne era sicuro. Ma quello
non era un addestramento per un bambino Rover normale - tanto meno per
una bambina - e Wren ne sapeva altrettanto quasi dall'inizio. Questo
l'aveva portata a credere che Garth conoscesse pi cose di quanto
diceva. Se ne era convinta dopo un po' di tempo.
Eppure Garth non voleva ammetterlo quando lei insisteva sulla
faccenda. Si limitava a scuotere la testa e, a segni, faceva capire
che lei aveva bisogno di abilit speciali, poich era orfana e sola, e
doveva essere pi forte e pi scaltra degli altri. Diceva cos, ma
rifiutava di dare spiegazioni.
D'un tratto si accorse che aveva finito di mangiare e che la stava
guardando. Il volto temprato e incorniciato dalla barba non era pi
nascosto nell'ombra. Poteva distinguerlo in ogni suo tratto e leggervi
con chiarezza. Vide la preoccupazione impressa sulla fronte, la
gentilezza rispecchiarsi negli occhi. Avvert la determinazione
dappertutto. Era strano, pens, ma egli era sempre stato capace di
trasmetterle con uno sguardo pi di quanto gli altri riuscissero a
fare con un sacco di parole.
Non mi piace essere braccata in questo modo disse, a segni. Non mi
piace dover aspettare per scoprire cosa sta accadendo.
Egli annu, con i grandi occhi scuri espressivi.
Deve avere a che fare con gli Elfi aggiunse d'impulso. Non so
perch sento che cos, ma lo sento. Ne sono sicura.
"Allora dovremmo sapere qualcosa tra poco", le rispose lui.
Quando raggiungeremo le caverne dei Roc aggiunse Wren annuendo. S.
Perch allora sapremo se l'Addershag ha detto la verit, se vero che
esistono ancora gli Elfi.
"E forse vorr saperlo anche ci che ci segue".
Lei abbozz un sorriso. Si guardarono in silenzio per un attimo,
soppesando quanto vedevano ciascuno negli occhi dell'altro, pensando
all'eventualit di quanto li attendeva.
Poi Garth si alz e indic il bosco. Presero la loro roba e tornarono
sotto il salice. Dopo essersi sistemati alla base del tronco,
distesero le stuoie da campo e si avvolsero nei loro mantelli.
Nonostante la stanchezza, Wren si offr per il primo turno di guardia,
e Garth accett. Si avvolse nel mantello, poi si stese accanto a lei e
si addorment nel giro di pochi secondi.
Wren lo sent respirare pi lentamente, poi prest attenzione ai
rumori della notte in lontananza. In cima alla scarpata tutto era
tranquillo, uccelli e insetti erano immobili, il vento era diventato
un sussurro, e l'oceano un tranquillo, lontano mormorio. Qualunque
fosse la cosa impegnata nel dare loro la caccia, sembrava molto
distante. Era un'illusione, si disse, e divenne ancora pi guardinga.
Tocc il sacchetto con le presunte Pietre Magiche che portava sul
petto. Era il suo portafortuna, pens, un amuleto per tenere lontano
il male, per proteggerla dal pericolo, e farla passare immune
attraverso ogni prova che avrebbe affrontato. Tre ciottoli dipinti,
simbolo di una magia che un tempo era stata vera ma che adesso era
scomparsa, come gli Elfi, come il loro passato. Si chiese se fosse
possibile recuperarne un po'.
E perfino se fosse il caso.
Si appoggi al tronco del salice guardando fisso nel buio della notte,
cercando invano una risposta alle sue domande.
3.
Il mattino dopo, al sorgere del sole, Wren e Garth ripresero il
cammino verso sud, alla ricerca delle caverne dei Roc. A spingerli era
soltanto la fede, infatti nonostante avessero percorso lunghi tratti
della costa, nessuno dei due si era imbattuto in caverne grandi
abbastanza da essere quelle che stavano cercando, n avevano trovato
traccia dei Roc. Entrambi avevano sentito parlare di questi uccelli
leggendari, creature dalle grandi ali che un tempo li avevano
trasportati. Ma quei racconti erano solo storie da bivacco, narrate
per passare il tempo e rievocavano immagini di esseri che avrebbero
potuto esistere, ma che forse non erano mai esistiti. Naturalmente,
c'era chi diceva di averli visti, come per ogni mostro delle fiabe. Ma
nessuno era credibile. Al pari degli Elfi, sembrava che i Roc fossero
invisibili.
Tuttavia, non era necessario che ci fossero i Roc perch esistessero
gli Elfi. L'avvertimento che l'Addershag aveva dato a Wren avrebbe
potuto avverarsi in ogni caso. Dovevano soltanto scoprire le caverne,
con o senza i Roc, accendere il fuoco che avrebbe funzionato da
segnale, e aspettare tre giorni. A quel punto avrebbero saputo la
verit. Era molto probabile che la verit li avrebbe delusi,
naturalmente, ma giacch entrambi ammettevano e accettavano tale
possibilit, non c'era ragione di non continuare a cercare. La loro
unica concessione alle previsioni sfavorevoli stava nel fatto che
avevano deciso espressamente di non parlarne.
La giornata cominci limpida e tersa, col cielo azzurro e sereno, e
l'alba si annunciava con un forte chiarore all'orizzonte orientale sul
quale si disegnava il profilo delle montagne col loro rilievo desolato
e accidentato. L'aria era piena del profumo del mare e della foresta
che si mescolavano, mentre dai rami degli alberi si sentivano cantare
gli storni e i tordi beffeggiatori. Il sole scacci rapidamente il
freddo della notte e intiepid la terra. All'interno il caldo si
faceva sentire con forza, pesante e soffocante laddove le montagne lo
intrappolavano, e bruciava senza tregua l'erba delle pianure e delle
colline riducendo il paesaggio a un color bruno polveroso come ogni
estate, ma sulla costa l'aria continuava a essere fresca e piacevole
grazie a una brezza che soffiava costante dal mare. Wren e Garth
tennero i cavalli al passo, lungo i sentieri costieri stretti e
tortuosi che attraversavano le scogliere e le spiagge che
fronteggiavano le montagne orientali. Non avevano fretta, avevano
tutto il tempo che volevano per raggiungere la loro meta.
C'era abbastanza tempo per essere prudenti nell'attraversare questo
paese sconosciuto, e anche per tenere d'occhio la loro ombra nel caso
li stesse ancora seguendo.
Ma decisero di non parlare neppure di questo.
La scelta di tacere, tuttavia, non impediva a Wren di pensarci. Si
trov intenta a considerare che cosa potesse mai essere quella cosa
che li seguiva, mentre con la mente libera di vagare cavalcava
guardando la vasta distesa dello Spartiacque Azzurro lasciando che il
cavallo andasse dove voleva. I suoi sospetti pi pessimistici la
mettevano in guardia facendole ritenere che ci che seguiva le loro
tracce era qualcosa di simile a ci che aveva braccato Par e Coll nel
loro viaggio da Culhaven a Pietra del focolare quando erano andati
alla ricerca di Walker Boh, una cosa simile allo Gnawl. Ma in che modo
poteva perfino uno Gnawl non farsi assolutamente vedere come era
riuscita a fare la loro ombra? Come era possibile che una cosa che era
sostanzialmente un animale riuscisse sempre a trovarli quando ce
l'avevano messa tutta per seminarla? Sembrava pi probabile che a
inseguirli fosse un essere umano, dotato di astuzia, intelligenza e
abilit umane; magari un Cercatore, mandato da Rimmer Dall, una sorta
di Battitore di straordinaria abilit, o addirittura un sicario,
bench avrebbe dovuto essere qualcosa di pi di tutto ci per riuscire
a non farsi seminare da loro.
Era anche possibile che chiunque li stesse seguendo l nel buio non
fosse affatto un nemico, ma qualcos'altro. Amico non poteva essere
certo la parola giusta, immagin, ma forse qualcuno che aveva uno
scopo simile al loro, qualcuno interessato agli Elfi, qualcuno che...
Si ferm. Qualcuno che insisteva nel rimanere nascosto, pur sapendo
che Garth e lei si erano accorti di essere seguiti? Qualcuno che
continuava a fare il gioco del gatto e del topo con loro, cos
ostinatamente?
I suoi sospetti peggiori riemersero facendole accantonare le altre
possibilit.
Verso mezzogiorno avevano raggiunto i margini settentrionali
dell'Irrybis. Le montagne si dividevano in due direzioni, la catena
pi alta volgeva a est parallelamente allo Sperone di Roccia e
comprendeva il Wilderun, quella pi bassa correva a sud lungo la costa
che essi stavano seguendo. Gli Irrybis costieri erano ricoperti da una
fitta foresta ed erano meno impervi, sparsi a gruppi lungo lo
Spartiacque Azzurro, davano vita a vallate e a catene, e formavano
passi che collegavano l'interno collinoso con le spiagge.
Ciononostante, l'andatura rallent perch i sentieri non erano pi ben
definiti, anzi spesso sparivano del tutto per lunghi tratti. A volte
le montagne arrivavano fino all'acqua, sparendo in dirupi invalicabili
che costringevano Wren e Garth a tornare indietro per cercare un altro
percorso. Il loro cammino era bloccato anche da grandi distese di
foreste che li obbligavano a spostarsi. Ogni tanto dovevano
allontanarsi dalle spiagge e salire sui passi delle montagne dove il
terreno era pi libero e accessibile. Si facevano strada a fatica,
lentamente, guardando il sole che si spostava verso ovest fino a
inabissarsi nel mare.
La notte pass senza imprevisti, si svegliarono di nuovo all'alba e si
rimisero in cammino. Il freddo del mattino lasci il posto al calore
del mezzogiorno. Le brezze dell'oceano che avevano rinfrescato il
giorno precedente si avvertivano di meno sui passi, e Wren si accorse
di sudare abbondantemente. Ravvi all'indietro i capelli arruffati, si
leg un fazzoletto attorno alla testa, si bagn la faccia, e si sforz
di pensare ad altro. Pass in rassegna i suoi ricordi di bambina a
Valle d'Ombra, cercando di rammentare ancora una volta i suoi
genitori. Come sempre, si accorse di non riuscirci. Ci che ricordava
era vago e frammentario: brani di conversazione, brevi momenti fuori
dal tempo, oppure parole o espressioni fuori da un preciso contesto.
Tutto ci poteva essere attribuito con altrettanta facilit ai
genitori di Par come ai suoi. C'era qualcosa che risaliva ai suoi
genitori, o era tutto riferibile a Jaralan e a Mirianna Ohmsford? Li
aveva mai conosciuti realmente i suoi genitori? Erano mai stati con
lei a Valle d'Ombra? Cos le avevano detto. Le era stato detto che
erano morti. Ma lei non ne serbava il ricordo. Come mai? Perch non le
era rimasto nulla di loro?
Si volse verso Garth con una certa irritazione che si rifletteva nei
suoi occhi. Poi guard di nuovo lontano. senza cercare spiegazioni.
A mezzogiorno si fermarono per mangiare e ripresero il viaggio. Wren
fece a Garth qualche domanda sulla loro ombra. Li stava ancora
seguendo? Si era accorto di qualcosa? Garth si strinse nelle spalle e
le fece capire a segni che non era pi cos sicuro e che non si fidava
pi di se stesso in proposito. Wren aggrott le sopracciglia dubbiosa,
ma Garth non disse nient'altro, la sua faccia scura rimase
imperscrutabile.
Il pomeriggio trascorse nella traversata di una cresta montuosa sulla
quale un anno prima aveva imperversato un furioso incendio che aveva
spianato il terreno in modo cos uniforme da lasciare soltanto i ceppi
anneriti del vecchio bosco e i primi germogli verdi del nuovo.
Dall'alto della cima della cresta Wren poteva rivolgere indietro lo
sguardo per miglia e miglia, senza che nulla ostacolasse la vista. Non
c'era un posto in cui la loro ombra si potesse nascondere, non c era
spazio che potesse percorrere senza essere vista. Wren la cerc
attentamente ma non scorse nulla.
Eppure non riusciva a liberarsi dalla sensazione che stesse ancora
alle loro spalle.
Al cadere della notte si ritrovarono sull'orlo di una scogliera alta e
stretta che scendeva a picco nel mare. Sotto il sentiero appena
percorso le onde dello Spartiacque Azzurro si frangevano con un suono
cupo contro la falesia, e gli uccelli marini volteggiavano e
stridevano sopra la schiuma bianca. Si accamparono in un boschetto di
ontani, vicino al punto in cui dalla viva roccia sgorgava un ruscello
che forn loro l'acqua potabile. Con grande sorpresa di Wren, Garth
accese un fuoco cos poterono mangiare un pasto caldo. Quando Wren gli
lanci uno sguardo di traverso, il gigante Rover alz la testa e fece
capire che se l'ombra li stava ancora seguendo, doveva essere in
attesa. Per il momento non avevano nulla da temere. Wren non ne era
cos sicura, ma Garth sembrava fiducioso, per cui lei lasci cadere la
cosa.
Quella notte sogn sua madre, la madre che non riusciva a ricordare e
che non era sicura di avere mai conosciuto. Nel sogno la madre non
aveva nome. Era una donna piccola e vivace, con i capelli biondo
cenere di Wren e gli occhi nocciola intenso, la faccia cordiale e
aperta, ma esprimeva preoccupazione. Le diceva: Ricordati di me.
Wren non poteva ricordarsi di lei, naturalmente; non aveva nulla che
gliela ricordasse. Eppure la madre continuava a ripetere quelle
parole.
Quando si svegli, le erano rimasti impressi l'immagine del volto
della madre e il suono della sua voce. Garth non sembr accorgersi del
suo turbamento. Si vestirono, fecero colazione, prepararono i bagagli,
e si misero di nuovo in marcia, mentre il ricordo del sogno svaniva a
poco a poco. Wren cominci a chiedersi se per caso il sogno non
potesse rappresentare il rinascere di una verit che aveva in qualche
modo tenuta sepolta per anni. Forse era davvero sua madre quella che
aveva sognato, il volto della madre di cui si era ricordata dopo tanti
anni. Esitava a crederci, ma al tempo stesso era riluttante a non
farlo.
Cavalcava in silenzio, cercando invano di decidere quale scelta
avrebbe finito per farle pi male.
La met mattinata arriv e se ne and, e il caldo si fece oppressivo.
A mano a mano che il sole si alzava dietro il profilo delle montagne,
le brezze provenienti dall'oceano si attenuavano fino a svanire del
tutto. L'aria divent immobile. Wren e Garth procedettero a piedi per
far riposare i cavalli, seguendo la scogliera finch scomparve
completamente e si trovarono in un sentiero roccioso che si
arrampicava verso un'enorme massa rupestre. Gocce di sudore
imperlavano la pelle e poi si asciugavano mentre essi camminavano, i
piedi cominciarono a stancarsi e a dolere. Gli uccelli marini erano
scomparsi, erano andati ad appollaiarsi in attesa del fresco della
sera, quando sarebbero usciti di nuovo in cerca di pesci. La terra e
la sua vita nascosta erano avvolte da un silenzio crescente. L'unico
rumore che si sentiva era il pigro frangersi delle onde dello
Spartiacque Azzurro contro le rive rocciose, con una cadenza lenta e
affaticata. Lontano all'orizzonte cominciarono ad accumularsi le
nuvole, scure e minacciose. Wren lanci un'occhiata a Garth. Ci
sarebbe stata una tempesta prima di notte.
Il sentiero che seguivano continuava a salire serpeggiando verso la
sommit della falesia. Gli alberi sparivano, dapprima l'abete rosso,
quello bianco e il cedro, poi perfino le piccole, flessibili distese
di ontani. La roccia era nuda ed esposta al sole, irradiando calore in
dense e monotone ondate. A Wren cominci a confondersi la vista, e si
ferm un momento per far asciugare il fazzoletto con cui si era
fasciata la testa. Garth si gir per aspettarla, impassibile. Quando
lei fece un cenno con il capo, si affrettarono di nuovo, ansiosi di
porre fine a quell'estenuante scalata.
Era quasi mezzogiorno quando finalmente ci riuscirono. Il sole era a
picco sulle loro teste, sembrava incandescente. Le nuvole che prima
avevano cominciato ad addensarsi stavano ora avanzando rapidamente
verso terra, e c'era una quiete nell'aria che si poteva toccare. Fermi
in cima al sentiero Wren e Garth si guardarono attorno perplessi. Si
trovavano al bordo di un altipiano soffocato da spessi fili d'erba e
punteggiato da gruppi di alberi nodosi, piegati dal vento che
sembravano appartenere a una variet di abete. La pianura si stendeva
a sud tra gli alti picchi e l'oceano fin dove l'occhio riusciva a
vedere, una vasta, diseguale sequenza di spianate su cui l'aria afosa
incombeva fosca e immobile.
Wren e Garth si lanciarono uno sguardo affaticato e cominciarono la
traversata. Su di loro, le nuvole della tempesta si avvicinavano piano
piano al sole. Finalmente lo avvolsero del tutto e una brezza leggera
si fece sentire. Il calore si attenu e le ombre cominciarono a
ricoprire la terra, instancabili vagabonde nel persistente bagliore
della vampa.
Wren infil in tasca il fazzoletto che aveva attorno al capo e attese
impaziente il refrigerio.
Poco dopo scoprirono la vallata, una profonda fenditura della pianura
che era nascosta finch non ci si arrivava proprio sopra. Era una
valle ampia, circa mezzo miglio di larghezza, riparata dai capricci
delle intemperie da una linea di colline gibbose che si trovavano a
est e dall'inerpicarsi delle scogliere a ovest, e da ampi boschi di
alberi che la riempivano da una parte all'altra. Era percorsa da
ruscelli; Wren poteva sentire il gorgoglio dell'acqua che si
increspava lungo le rocce e gi nei burroni anche dall'alto della
spianata. Con Garth che faceva strada scesero nella valle, incuriositi
dalla prospettiva di ci che avrebbero potuto trovarvi. Dopo un po'
raggiunsero una radura, fittamente ricoperta di erbacce e piccoli
alberi, ma priva di qualsiasi pianta cresciuta da tempo. Una rapida
ispezione rivel la presenza di macerie di fondamenta di pietra
sepolte dal sottobosco. I vecchi tronchi erano stati tagliati per fare
posto alle case. Una volta ci era vissuta della gente, molta gente.
Wren si guard attorno pensierosa. Era ci che stavano cercando?
Scosse la testa. Non c'erano caverne, almeno non l, ma...
Non fin il pensiero, fece un cenno rapido a Garth, balz a cavallo, e
si diresse verso le scogliere a ovest.
Uscirono dalla valle e salirono sulle alture che li separavano
dall'oceano. Le rocce erano praticamente prive di alberi, ma da ogni
crepaccio e da ogni fessura spuntavano erbe e cespugli. Wren fece in
modo di raggiungere il punto pi alto, una specie di piattaforma che
sovrastava le scogliere e l'oceano. Quando fu in cima, scese da
cavallo, e procedette a piedi. Qui la roccia era nuda, un'ampia
depressione sulla quale sembrava che non potesse crescere nulla. La
studi per un attimo. Le ricordava una buca per il fuoco, sbiancata e
ripulita dalle fiamme. Evit di guardare Garth e si diresse verso il
bordo della piattaforma. Il vento ora soffiava senza sosta e le
sferzava il volto con raffiche improvvise mentre lei si sporgeva verso
il basso. Garth le si avvicin in silenzio. La scogliera cadeva a
strapiombo. Dalla roccia spuntavano qua e l dei cespugli in una serie
di gruppi molto fitti. Dei fiorellini blu e gialli facevano capolino,
curiosamente fuori luogo. Pi gi, l'oceano rotolava su una spiaggetta
deserta, con le onde che cominciavano a ingrossarsi a mano a mano che
la tempesta si avvicinava, trasformandosi in schiuma bianca quando si
frangevano sugli scogli.
Wren stette a lungo intenta a scrutare lo strapiombo. Si stava facendo
buio rapidamente e questo non consentiva di vedere con chiarezza. Le
ombre ricoprivano tutto, e il movimento delle nuvole creava
un'altalena di luce sulla superficie della roccia.
La ragazza Rover aggrott le sopracciglia. C'era qualcosa di sbagliato
in ci che stava guardando; qualcosa era fuori posto. Non riusciva a
capire cosa fosse. Si accovacci sui talloni e attese che venisse la
risposta.
Finalmente la ebbe. Non c'erano uccelli marini tutt'attorno, neppure
uno.
Per un attimo pens a cosa potesse significare, poi si volse verso
Garth e gli fece segno di aspettare. Si alz, corse fino al suo
cavallo, tir fuori dallo zaino una corda, e torn indietro. Garth la
osservava incuriosito. Lei gli fece segno in fretta, ansiosamente.
Voleva che lui la facesse scendere lungo lo strapiombo. Voleva vedere
cosa c'era l sotto.
Lavorando silenziosamente, legarono un capo della corda a forma di
imbracatura sotto le braccia di Wren e l'altro a uno spuntone di
roccia al bordo della scogliera. Lei controll i nodi e fece un cenno
con la testa. Dopo essersi legato a sua volta, Garth cominci a calare
piano piano la ragazza oltre il bordo. Wren scendeva con cautela,
scegliendo accuratamente i punti d'appoggio per le mani e per i piedi.
Ben presto perse di vista Garth e diede inizio a una serie convenuta
di strattoni della corda per fargli sapere ci che voleva.
Il vento, divenuto ancora pi forte, si abbatt su di lei, spingendola
quasi con rabbia. Si tenne attaccata alla superficie della scogliera
per evitare di essere sbattuta qua e l. Le nuvole ricoprirono
completamente il cielo sopra di lei, accumulandosi le une sulle altre.
Sporadiche gocce di pioggia cominciarono a cadere.
Wren digrign i denti. Non le sarebbe piaciuto essere sorpresa dalla
tempesta mentre si trovava in quella posizione. Doveva portare a
termine l'esplorazione e risalire in tutta fretta.
Scese ancora un po' e si trov in un cespuglio. Le spine le
graffiarono gambe e braccia, e lei cerc furiosamente di liberarsi.
Con qualche difficolt, superato il cespuglio, continu a calarsi.
Lanciando un'occhiata dietro di s, ora poteva vedere qualcosa che
prima non si distingueva: una macchia scura contro la parete. Si
sforz di trattenere l'eccitazione. Segnal a Garth di allentare la
corda e scese rapidamente lungo la roccia. La macchia scura si
avvicin. Era pi grande di quanto aveva creduto, un grosso foro nero
sulla superficie della falesia: Wren scrut nell'oscurit. Non
riusciva a vedere dentro, ma ce n'erano altre, l, a poca distanza,
due, e pi in l un'altra, parzialmente oscurata dai cespugli,
nascosta dalla roccia...
"Le caverne!"
Segnal per avere pi corda. La corda si allent e lei scivol
lentamente avvicinandosi sempre pi all'apertura delle caverne. Scese
con cautela verso l'oscurit socchiudendo gli occhi...
Poi ud il rumore, un fruscio, proveniente da sotto e dall'interno
delle caverne, che la fece trasalire, e per un momento si irrigid,
quasi fosse di ghiaccio. Scrut di nuovo in basso. Le ombre
avvolgevano ogni cosa, come se l'oscurit fosse fatta a strati. Non
riusciva a vedere nulla. Il vento soffiava sibilando, smorzando gli
altri rumori.
"Si era sbagliata?"
Si cal ancora qualche metro, incerta.
"L, qualcosa..."
Stratton freneticamente la corda per fermare la discesa, rimanendo
sospesa a pochi centimetri dall'apertura buia.
Il Roc apparve all'improvviso sotto di lei, esplodendo dall'oscurit
come se fosse stato sparato da una catapulta. Sembrava riempire
l'aria, con le ali tese contro le onde grigie dello Spartiacque
Azzurro, attraverso le ombre e le nuvole. Pass cos vicino che il
corpo le sfior i piedi facendola girare su se stessa come un pezzo di
cotone attorcigliato. Wren si raggomitol istintivamente su se stessa,
attaccandosi alla corda come se fosse il filo della sua vita,
rimbalzando contro la ruvida superficie della roccia e lottando per
non gridare, pregando tutto il tempo che l'uccello non la vedesse. Il
Roc si lev in volo, si allontan ignaro della sua presenza o
trascurandola volutamente, un corpo dalle sfumature dorate con la
testa colore del fuoco. Sembrava selvaggio e feroce, con le piume
arruffate, le ali segnate da cicatrici. Si alz nei cieli in tempesta
dirigendosi a ovest e scomparve.
"Ecco perch non ci sono uccelli marini qui attorno", si disse Wren a
conferma di quanto aveva visto prima, terrorizzata dalla paura.
Rimase paralizzata, sospesa contro la parete della falesia per lunghi,
interminabili istanti, aspettando per accertarsi che il Roc non
tornasse, poi, con cautela, diede uno strattone alla corda e si fece
tirare in salvo da Garth.
Subito dopo cominci a piovere. Garth l'avvolse nel suo mantello e la
riaccompagn in tutta fretta nella vallata dove trovarono temporaneo
riparo in un bosco di abeti. Lui accese un fuoco e prepar una zuppa
per riscaldarla. Wren continu a tremare dal freddo per molto tempo,
rabbrividendo al ricordo del pericolo corso, sospesa inerme laggi
mentre il Roc prendeva il volo, cos vicino da poterla ghermire,
portarsela via e farla finita con lei. Era intontita. Nella discesa
aveva pensato di trovare le caverne dei Roc, ma non si era mai
immaginata di trovarci anche i Roc.
Dopo essersi riavuta abbastanza da potersi muovere di nuovo, quando la
zuppa le ebbe riscaldato lo stomaco, cominci a parlare con Garth.
Se ci sono i Roc, potrebbero esserci anche gli Elfi disse,
traducendo con le dita Cosa ne pensi?
Garth fece una smorfia. "Penso che stavi per ammazzarti".
Lo so ammise lei di malavoglia. Possiamo lasciar perdere questo per
il momento? Mi sento abbastanza sciocca.
"Bene", fece capire Garth impassibile.
Se l'Addershag aveva ragione sulle caverne dei Roc, non credi che ci
sia qualche probabilit che avesse ragione anche sugli Elfi? continu
sicura Wren. Io credo di s. Credo che qualcuno verr se accendiamo
un fuoco come segnale. Proprio lass su quella sporgenza. In quella
buca. Ne sono stati gi accesi in passato. L'hai visto. Forse questa
valle un tempo stata la terra degli Elfi. Forse lo ancora. Domani
accenderemo il fuoco e vedremo cosa succede.
Wren ignor l'alzata di spalle di Garth e si sistem comodamente al
suo posto, stretta nelle coperte, con gli occhi che le brillavano per
la determinazione. L'incidente del Roc cominciava gi a sparire nei
recessi della sua mente.
Dorm fino a mezzanotte passata, dando il cambio tardi a Garth nel
fare la guardia, perch egli aveva deciso di non svegliarla. Rimase
vigile per il resto della notte, tenendo la mente impegnata con i
pensieri di ci che doveva accadere. Smise di piovere, e sul far del
giorno torn il caldo, umido e denso. Andarono alla ricerca di legna
asciutta, la tagliarono in pezzi abbastanza piccoli da poterla
trasportare, fabbricarono una treggia, e si servirono dei cavalli per
trasferire la legna tagliata sul bordo della scogliera. Lavorarono
alacremente nonostante il caldo, attenti a non affaticare troppo se
stessi e gli animali, riposandosi spesso, e bevendo acqua a
sufficienza per prevenire i colpi di calore. La giornata continu
serena e afosa, le piogge erano un lontano ricordo. Di tanto in tanto
una brezza soffiava dall'acqua ma portava ben poco refrigerio. Il mare
si estendeva allontanandosi dalla terra in una superficie liscia come
l'olio che dall'alto della scogliera sembrava piatta e dura come il
ferro.
I Roc non si erano fatti pi vedere. Garth credeva che fossero uccelli
notturni, rapaci che preferivano la copertura del buio prima di
avventurarsi all'aperto. Una o due volte Wren ebbe l'impressione di
aver sentito il loro richiamo, appena percettibile. Le sarebbe
piaciuto sapere in quanti si annidavano nelle caverne e se c'erano dei
piccoli. Ma le bastava essere stata sfiorata una volta da quegli
uccelli giganti, e si accontent di lasciare insoddisfatta la sua
curiosit.
Prepararono il loro fal nell'avvallamento sulla sporgenza di roccia
che sovrastava lo Spartiacque Azzurro. Sul far del tramonto, Garth
accese gli sterpi con la pietra focaia, e ben presto presero fuoco
anche i pezzi di legna pi grandi. Le fiamme si alzavano verso il
cielo con un bagliore rosso e oro contro la luce che svaniva,
crepitando nel silenzio. Wren guardava soddisfatta. Da quell'altezza,
il fuoco poteva essere visto per molti chilometri in ogni direzione.
Se c'era qualcuno a guardare, l'avrebbe individuato senz'altro.
Consumarono la cena in silenzio, seduti a poca distanza dal fal, con
gli occhi sulle fiamme, le menti altrove. Wren si scopr a pensare ai
suoi cugini, Par e Coll, e a Walker Boh. Si domandava se si fossero
lasciati convincere, come aveva fatto lei, ad assumere gli incarichi
di Allanon. Trova la Spada di Shannara, aveva detto l'ombra a Par.
Trova i Druidi e il perduto Paranor, aveva detto a Walker. E a lei,
trova gli Elfi scomparsi. Se non l'avessero fatto, se qualcuno dei tre
non ci fosse riuscito, la visione che aveva loro mostrato, di un mondo
divenuto sterile e deserto, si sarebbe avverata, e i popoli delle
varie Razze sarebbero diventati lo zimbello degli Ombrati. Il suo
volto magro si irrigid, e con un gesto assente si ravvi un ricciolo
ribelle. Gli Ombrati: che cos'erano? Cogline aveva parlato di loro,
riflett, senza dire in effetti molto. La storia che aveva raccontato
quella notte all'Hadeshorn era incredibilmente vaga. Creature
formatesi nel vuoto lasciato dallo svanire della magia alla morte di
Allanon. Creature nate dalla dispersione della magia. Che cosa voleva
dire tutto ci?
Fin di mangiare, si alz e raggiunse il bordo della scogliera. La
notte era serena e il cielo pieno di migliaia di stelle, la cui luce
bianca brillava sulla superficie dell'oceano formando uno scintillante
tappeto d'argento. Wren si perdette per un attimo nella bellezza di
quello spettacolo, beandosi nel freddo della sera, momentaneamente
libera dai suoi pi cupi pensieri. Quando ritorn in s, si augur di
sapere meglio dove stesse andando. Quella che era stata un tempo
un'esistenza molto sicura e ordinata era divenuta sorprendentemente
rischiosa e incerta.
Torn verso il fuoco e raggiunse Garth che stava sistemando le stuoie
portate su dalla valle. Dovevano dormire vicino al fuoco e tenerlo
acceso finch non fossero passati tre giorni o fosse comparso
qualcuno. I cavalli erano stati lasciati impastoiati tra gli alberi ai
margini della valle. Fino a quando non fosse piovuto, avrebbero potuto
dormire all'aperto senza eccessivi disagi.
Garth si offr di fare il primo turno di guardia, e Wren fu d'accordo.
Si avvolse nelle coperte accanto al calore del fuoco e si sdrai. Si
mise a osservare la danza delle fiamme contro il buio, perduta nel
loro movimento ipnotico, lasciandosi andare alla deriva. Pens di
nuovo a sua madre, al volto e alla voce che aveva nel sogno, e si
chiese se fossero veri, l'uno o l'altra.
"Ricordati di me".
Perch avrebbe dovuto farlo?
Stava ancora rimuginando quando si addorment.
Si dest con la mano di Garth sulla spalla. L'aveva svegliata
centinaia di volte, e lei aveva imparato a indovinare il suo stato
d'animo solo dal tocco della mano. Quel tocco ora le diceva che era
preoccupato.
Balz in piedi all'istante, senza pi pensare a dormire. Era ancora
presto; l'aveva notato dando una rapida occhiata al cielo notturno. Il
fuoco bruciava accanto a loro, il suo bagliore non era diminuito.
Garth guardava lontano nella notte, indietro, verso la vallata, verso
il rumore di qualcosa che si avvicinava. Wren lo sentiva arrivare: un
raschiare, uno sbattere di denti, un rumore di artigli sulla roccia.
Qualunque cosa fosse, non si preoccupava certo di nascondere la sua
avanzata.
Garth si volse verso di lei e le fece segno che fino a pochi istanti
prima ogni cosa era stata completamente immobile. Il loro ospite
doveva essersi avvicinato a passi felpati, poi aveva deciso
diversamente. Wren non fece domande su quanto le stava dicendo. Garth
sentiva col naso e con le dita e soprattutto col suo istinto. Anche se
era sordo, ci sentiva meglio di lei. "Un Roc?" azzard lei in fretta,
ricordando che essi avevano zampe munite di artigli. Garth scosse la
testa. "Allora forse era quello che l'Addershag aveva promesso che si
sarebbe fatto vivo?" Garth non rispose. Non doveva farlo. Ci che si
avvicinava era qualcos'altro, qualcosa di pericoloso...
Socchiusero gli occhi, e all'improvviso lei cap.
Era la loro ombra, venuta finalmente a rivelarsi.
Si sent raschiare pi forte e pi a lungo, come se ci che si
avvicinava si stesse trascinando. Wren e Garth si allontanarono di
qualche passo dal fuoco, tentando di mettere un po' di luce tra loro e
l'ospite e mettersi un po' di buio dietro le spalle.
Wren cerc il lungo pugnale che portava alla cintura. Non era una
grande arma. Garth afferr la sua lancia temprata da combattimento.
Lei pens che avrebbe fatto meglio a prendere la sua, ma l'aveva
lasciata coi cavalli.
Poi una faccia deforme comparve in piena luce, emergendo dal buio come
se si liberasse a fatica da qualcosa, seguita da un corpo muscoloso.
Wren si sent gelare la bocca dello stomaco. Ci che le stava davanti
era irreale. Aveva l'aspetto di un enorme lupo, col pelo grigio tutto
arruffato, il muso scuro, e gli occhi che brillavano alla luce del
fuoco. Ma aveva anche un grottesco aspetto umano. Gli arti anteriori
erano simili a quelli degli uomini con tanto di mani e dita, sebbene
fossero completamente ricoperti di pelo, e le dita finivano in artigli
ed erano deformi e ispessite dai calli. Anche la testa aveva
un'impronta umana, come se qualcuno le avesse applicato una maschera
di lupo e l'avesse lavorata come il gesso per farla aderire.
La testa del mostro ciondol verso il fuoco e poi si allontan, gli
occhi feroci fissi su di loro.
Cos, questa era la loro ombra. Wren respir lentamente. Questa era la
cosa che li aveva inseguiti senza sosta attraverso le Terre
dell'Ovest, l'essere che era stato sulle loro tracce per settimane.
Era stato nascosto tutto quel tempo. Perch si faceva vedere ora?
Guard come ritraeva il muso mettendo a nudo due file di denti
ricurvi. Gli occhi scintillanti sembrarono illuminarsi. Stava di
fronte a loro senza emettere alcun suono.
"Si fatto vedere adesso perch ha deciso di ucciderci", pens Wren,
vinta da un subitaneo terrore.
Garth le lanci una rapida occhiata, uno sguardo che diceva tutto. Non
si faceva illusioni su ci che stava per accadere. Fece un passo verso
la belva.
All'improvviso essa si scagli contro di lui, con un affondo che la
port sopra il gigante Rover quasi senza dargli il tempo di
raccogliere le forze. Garth ritrasse la testa di scatto appena in
tempo per evitare che gliela staccasse dalle spalle, fece roteare la
lancia, e scaravent l'attaccante da un lato. Il mostro dalle
sembianze di lupo cadde a terra con un rantolo, si rimise in piedi
agitando confusamente le zampe dotate di artigli, e fece un giro su se
stesso, digrignando i denti. And di nuovo verso Garth, ignorando
completamente Wren . Questa volta lui era pronto e abbatt l'estremit
della pesante lancia sul corpo nodoso della bestia. Wren ud il rumore
delle ossa frantumate. La cosa-lupo ruzzol via, si rialz ancora e
cominci a camminare in cerchio. Continuava a trascurare la ragazza,
limitandosi a controllare i suoi movimenti Sembrava avesse deciso che
Garth costituiva la minaccia maggiore di cui doveva occuparsi per
primo.
"Che cosa sei?" avrebbe voluto gridare Wren. "Che razza di cosa sei?"
La belva si scagli di nuovo su Garth, avventandosi contro la lancia
che l'attendeva. Pareva che il dolore non la preoccupasse. Garth la
scaravent da un lato, e quella torn subito all'attacco, facendo
scattare le mascelle. Tornava sempre alla carica, una volta dopo
l'altra, e nulla di quanto faceva Garth sembrava rallentarne l'impeto.
Wren si accovacci e stette a osservare, impotente a intervenire senza
mettere in pericolo il suo amico. La cosa-lupo non le concedeva spazio
e non le dava la possibilit di colpire. Ed era veloce, tanto rapido
da non rimanere a terra pi di un istante, capace di muoversi con una
grazia fluida che faceva pensare all'agilit dell'uomo e della bestia
al tempo stesso. Sicuramente nessun lupo si era mai mosso come questo,
pens Wren.
La battaglia continuava. Entrambi i combattenti erano coperti di
ferite, ma mentre il sangue di Garth sgorgava dai tagli subiti, le
lesioni del mostro sembravano rimarginarsi quasi all'istante. Le
costole rotte avrebbero dovuto fargli perdere velocit, avrebbero
dovuto ostacolarne i movimenti, ma non era cos. Il sangue dei suoi
tagli spariva nel giro di pochi secondi. Sembrava che le sue ferite
non lo riguardassero, quasi che...
E d'un tratto Wren ricord la storia che le aveva raccontato Par,
dell'Ombrato che lui e Coll e Morgan Leah avevano incontrato nel loro
viaggio a Culhaven, quell'orribile cosa-uomo che si riattaccava il
braccio reciso come se il dolore non significasse nulla per lui.
"Questa cosa-lupo era un Ombrato!"
La scoperta spinse Wren in avanti quasi senza pensare. Si avvicin
alla bestia brandendo il suo lungo pugnale, furiosa e determinata
mentre le si scagliava contro. La bestia si volt, un'ombra di
sorpresa si riflesse nei suoi occhi impassibili, momentaneamente
distratti da Garth. Wren raggiunse la belva contemporaneamente a
Garth, l'avevano intrappolata in mezzo a loro. Garth le martellava il
cranio con la lancia, che si spaccava sotto la forza dell'urto. La
lama di Wren si immerse nel petto villoso, affondando senza incontrare
resistenza. La bestia fece un balzo in alto e indietro, e per la prima
volta emise un suono. Lanci un urlo, come una donna colta dalle
doglie. Poi fece uno scarto improvviso e si butt su Wren,
scagliandola a terra. Aveva una forza mostruosa. Lei cadde
all'indietro, scalciando in continuazione per impedire che i denti
ricurvi le lacerassero il volto. Il peso della cosa-lupo la salv,
facendola ruzzolare nel buio. Wren si rimise subito in piedi. Il lungo
pugnale era perduto, affondato nel corpo della bestia. La lancia di
Garth rotta. Egli stringeva gi la spada corta.
La cosa-lupo torn in luce. Si muoveva senza dolore, senza sforzo, i
denti scoperti in un ghigno terrificante.
La cosa-lupo.
L'Ombrato.
Wren si rese conto all'improvviso che non sarebbero stati capaci di
ucciderlo, che sarebbe stato lui a uccidere loro.
Indietreggi rapidamente e si avvicin a Garth, in preda a una lucida
esaltazione, decisa a non perdere la ragione. Egli sguain il suo
lungo pugnale e glielo pass. Lei pot udire il rumore ansimante del
suo respiro. Non fu in grado di volgere lo sguardo verso di lui.
L'Ombrato torn all'attacco, lanciandosi in avanti con forza.
All'ultimo momento si diresse verso Garth. Questi affront la sua
carica e la devi, ma la violenza dell'attacco lo scaravent a terra.
L'Ombrato gli fu subito addosso, ringhiando. Garth frappose la spada
tra s e il mostro, bloccandogli le mascelle. Garth era pi forte di
qualsiasi uomo Wren avesse mai conosciuto, ma non pi forte di questa
creatura maligna. Si rendeva conto che ormai stava per soccombere.
"Garth!"
Wren si scagli contro la cosa-lupo, conficcando il lungo pugnale nel
suo corpo. Essa sembr non farci caso. Lei si aggrapp alla belva,
sforzandosi di spostarla. Sotto, intravedeva la faccia scura di Garth,
cosparsa di sudore e rigida. Si mise a urlare come una furia.
Allora l'Ombrato si scosse, e lei fu sbalzata lontano. Rimase
stordita, disarmata, indifesa. Si rizz sulle ginocchia, accorgendosi
all'improvviso di bruciare come per il calore di un fuoco. Il bruciore
era forte - chiss da quanto durava - localizzato sul petto. Cominci
a grattarsi, pensando di avere preso fuoco in qualche modo. Ma si
accorse che non c'erano fiamme, nulla tranne...
Istintivamente tir indietro le dita quando incontrarono il sacchetto
di pelle contenente i sassi dipinti. Era l che sentiva bruciare!
Apr il sacchetto e quasi senza pensarci rovesci i sassi nel palmo
della mano.
Immediatamente furono avvolti da un'esplosione di luce, abbagliante,
terrificante. Si accorse che non poteva lasciarli andare. Il colore
che ricopriva i sassi scomparve ed essi divennero... Non riusciva a
pensare la parola, e non c'era tempo per pensare in ogni caso. La luce
brillava e si raccoglieva come una cosa vivente. Dall'altro lato della
radura vide la testa di lupo dell'Ombrato rialzarsi. Vide il bagliore
dei suoi occhi. Lei e Garth potevano avere ancora una possibilit di
sopravvivenza, se...
Ag come d'istinto, dirigendo la luce in avanti solo col pensiero.
Essa si precipit a una velocit spaventosa andando a colpire
l'Ombrato. Il lupo venne scaraventato lontano da Garth, contorcendosi
e urlando. La luce lo avvolse completamente, un fuoco dappertutto, che
bruciava, consumava. Wren tenne la mano protesa, dirigendo il fuoco.
La magia la terrorizzava, ma lei domin il terrore. L'energia scorreva
attraverso di lei, oscura ed esaltante al tempo stesso. L'Ombrato
reag, lottando con la luce, cercando affannosamente di liberarsi. Non
pot. Wren urlava trionfante mentre l'Ombrato moriva, guardandolo
esplodere, ridursi in polvere e scomparire.
Allora scomparve anche la luce, e lei e Garth rimasero soli.
4.
Wren fasci rapidamente le ferite di Garth. Non c'erano fratture, ma
aveva subito una serie di profonde lacerazioni agli avambracci e al
petto, ed era ricoperto di tagli e di graffi dalla testa ai piedi. Era
steso per terra mentre lei si inginocchiava su di lui applicando i
rimedi e le erbe curative che i Rover portavano sempre con s, la sua
faccia scura era calma. Garth era un uomo di ferro. Il grande corpo
muscoloso si ritrasse una o due volte mentre Wren puliva e fasciava,
cuciva e legava, ma non fece altro. Sul volto nessun segno del trauma
e del dolore che aveva sofferto, n li rivelava lo sguardo.
Per un attimo gli occhi di Wren si riempirono di lacrime, ma lei volse
il capo per non farsi vedere. Garth era il suo amico pi caro, e aveva
corso il rischio di perderlo.
Se non fosse stato per le Pietre Magiche...
E quelle erano Pietre Magiche. Vere Pietre Elfiche.
"Meglio non pensarci!"
Si concentr ancora di pi su ci che faceva, tenendo a bada l'ansia
dei suoi pensieri spaventosi. Il fal continuava a bruciare, le fiamme
saltellavano nell'oscurit, e la legna scoppiettava come se si
disintegrasse col calore. Agiva in silenzio, ma poteva sentire ogni
cosa attorno a s - il rombo del fuoco, il sibilo del vento sulle
rocce, il frangersi delle onde sulla spiaggia, il ronzio degli insetti
in lontananza nella valle, e il sibilo del proprio respiro. Era come
se tutti i rumori della notte fossero stati ampliati cento volte, come
se si fosse trovata in un grande canyon vuoto dove perfino il pi
lieve sussurro aveva un'eco.
Fin di medicare Garth e per un momento si sent svenire, mentre uno
sciame di immagini le danzava davanti agli occhi. Rivide la cosa-lupo
che era un Ombrato, tutto denti e artigli e ispido pelo. Vide Garth,
stretto in combattimento col mostro. Vide se stessa accorrere in suo
aiuto, un vano tentativo. Vide il bagliore del fuoco sparso su di loro
come sangue. Vide le Pietre Magiche rivivere, abbaglianti di luce
bianca, con l'antico potere, riempire la notte del loro splendore,
lanciarsi e colpire l'Ombrato, e bruciarlo mentre lottava per
liberarsi...
Cerc di alzarsi ma ricadde indietro. Garth la prese tra le braccia,
dopo essersi sollevato a fatica sulle ginocchia, e la sistem sul
terreno. La trattenne per un attimo, cullandola come avrebbe fatto con
un bambino, e lei lo lasci fare, nascondendo il viso contro il corpo
di lui. Poi si scost, respirando lentamente, profondamente per
riaversi. Quindi si alz e and a cercare i loro mantelli, li recuper
e li port dove Garth stava aspettando. Si avvolsero entrambi per
proteggersi dal freddo e si sedettero guardandosi fisso negli occhi
senza dire una parola.
Alla fine Wren sollev le mani e cominci a fare segni. Sapevi delle
Pietre Magiche? chiese.
Lo sguardo di Garth rimase immobile. "No".
Non sapevi che erano vere, non sapevi quello che potevano fare,
nulla?
"No".
Lei scrut la sua faccia per un attimo senza muoversi. Poi infil una
mano nella sua tunica e ne trasse fuori il sacchetto di pelle che
portava appeso al collo. Aveva rimesso le Pietre Magiche al loro posto
quando era corsa in aiuto di Garth. Chiss se si erano trasformate di
nuovo, se erano tornate a essere i sassi dipinti che erano state un
tempo. Chiss che non si fosse in qualche modo sbagliata su ci che
aveva visto. Capovolse il sacchetto e lo scosse sul palmo della mano.
Tre lucenti pietre azzurre rotolarono liberamente, non pi sassi
dipinti, ma scintillanti Pietre Magiche, quelle che erano state
consegnate a Shea Ohmsford da Allanon oltre cinquecento anni prima e
da allora in poi erano appartenute alla famiglia Ohmsford. Le fiss,
incantata dalla loro bellezza, sgomenta al pensiero di doverle tenere
lei. Rabbrivid nel ricordare il loro potere.
Garth sussurr. Si mise le Pietre Magiche in grembo. Le sue dita si
mossero. Tu devi sapere qualcosa. Sono sicura.LO fui affidata alle
tue cure. Avevo le Pietre Magiche gi allora. Dimmi. Da dove
provengono realmente?
"Lo sai gi. Te le diedero i tuoi genitori".
I miei genitori. Prov una fitta di dolore e di frustrazione. Dimmi
di loro, ogni cosa. Ci sono dei segreti. Ci sono sempre stati dei
segreti. Ora devo sapere. Dimmi.
Il volto scuro di Garth era immobile mentre lui esitava, poi a segni
le disse che sua madre era stata una Rover e suo padre era stato un
Ohmsford. L'avevano portata dai Rover quando era bambina. A lui
avevano raccontato che l'ultima cosa che fecero prima di partire fu di
metterle al collo quel sacchetto di pelle con le pietre dipinte.
Tu non vedesti mia madre. E mio padre?
Garth scosse la testa. Non era presente quando erano arrivati e al suo
ritorno erano gi andati via. Non ricomparvero mai pi. Wren fu
condotta a Valle d'Ombra per essere allevata da Jaralan e da Mirianna
Ohmsford. Quando ebbe compiuto cinque anni, i Rover la riportarono
indietro. Erano rimasti d'accordo cos con gli Ohmsford. Su questo i
suoi genitori avevano insistito.
Ma perch? interruppe Wren, sconcertata.
Garth non lo sapeva. Non gli era mai stato detto neppure chi aveva
preso l'impegno per conto dei Rover. Lei era stata affidata alle sue
cure da un anziano della famiglia, un uomo che era morto poco tempo
dopo. Nessuno gli aveva mai spiegato perch doveva addestrarla come
poi fece, gli avevano detto solo quello che doveva fare. Lei doveva
essere pi veloce, pi forte, pi in gamba, e pi capace di
sopravvivere di chiunque altro di loro. Garth aveva il compito di
farla diventare tale.
Wren torn a sedersi frustrata. Sapeva gi tutto quello che Garth le
stava dicendo. Glielo aveva raccontato in passato. Strinse le mascelle
per la rabbia. Doveva esserci qualcos'altro, qualcosa che avrebbe
potuto darle un indizio sulla sua origine e sul motivo per cui aveva
le Pietre Magiche.
Garth tent di nuovo, questa volta con insistenza. Cos' che non mi
hai detto? Qualcosa su mia madre? L'ho sognata, sai. Ho visto il suo
volto. Dimmi cosa mi stai nascondendo!
Il gigante rimase impassibile, ma nei suoi occhi si vedeva il dolore.
Wren fu quasi sul punto di alzarsi per rassicurarlo, ma il suo bisogno
di sapere le imped di farlo. Garth la fiss a lungo senza rispondere.
Poi le sue dita segnalarono brevemente.
"Non posso dirti nulla che tu non possa vedere da te".
Lei si tir indietro. Cosa vuoi dire?
"Tu hai tratti elfici, Wren, pi di qualsiasi Ohmsford. Perch pensi
che sia cos?"
Lei scosse la testa, incapace di rispondere.
Garth corrug la fronte. "E' perch i tuoi genitori erano entrambi
Elfi".
Wren lo fissava incredula. Non ricordava affatto i genitori come
persone dall'aspetto di Elfi e di s aveva sempre pensato di essere
semplicemente una ragazza Rover.
Come lo sai? chiese, sbalordita.
"Mi fu detto da uno che li ha visti. Mi fu anche detto che sarebbe
stato pericoloso per te saperlo".
Eppure hai deciso di dirmelo ora?
Garth si strinse nelle spalle, come per dire: Che differenza fa dopo
quello che successo? Quanto pi in pericolo potrai essere sapendolo?
Wren annu. Sua madre una Rover. Suo padre un Ohmsford. Ma entrambi
Elfi. Come poteva essere? I Rover non erano Elfi.
Ne sei sicuro? ripet. Elfi, non esseri umani con sangue elfo, ma
Elfi?
Garth annu e disse a segni: "La cosa fu chiarita molto bene".
A tutti meno che a lei, pens Wren. Come facevano i suoi genitori a
essere Elfi? Nessuno degli Ohmsford era stato Elfo, soltanto di stirpe
elfa con una certa percentuale di sangue elfo. Questo voleva dire che
i suoi genitori erano vissuti con gli Elfi? Voleva dire che
discendevano da loro ed era per questa ragione che Allanon l'aveva
mandata alla ricerca degli Elfi, perch lei stessa era una di loro?
Guard lontano, sopraffatta per un momento dalle implicazioni di ci
che aveva appreso. Vide di nuovo il volto della madre come l'aveva
vista nel sogno, un volto di ragazza, della razza degli Uomini, non
degli Elfi. La parte di lei che era elfa, quei caratteri pi
distintivi, non erano stati evidenti. Oppure le erano semplicemente
sfuggiti? E che dire del padre? Strano, pens. Non era mai sembrato
molto importante nelle sue meditazioni su ci che poteva essere stato,
mai come qualcuno di reale, e non aveva la minima idea del perch. Per
lei era senza volto. Era invisibile.
Guard di nuovo davanti a s. Garth aspettava paziente. E tu non
sapevi che i sassi dipinti erano le Pietre Magiche? gli chiese per
l'ultima volta. Non sapevi nulla di quello che erano?
"Nulla".
E se lei li avesse buttati via? si chiese con un moto di stizza. Che
ne sarebbe stato allora dei progetti dei suoi genitori, quali che
fossero, per lei? Ma conosceva la risposta a quella domanda. Lei non
si sarebbe mai separata dai sassi dipinti, il suo unico legame col
passato, tutto quello che aveva come ricordo dei genitori. Avevano
fatto affidamento su quello? Innanzitutto, perch le avevano dato le
Pietre Magiche? Per proteggerla? Contro che cosa? Gli Ombrati?
Qualcos'altro? Qualcosa che non esisteva ancora quando lei era nata?
Perch credi che mi abbiano dato queste Pietre? chiese a Garth
sinceramente confusa.
Garth guard in basso un momento, poi alz di nuovo lo sguardo. Il suo
grande corpo si spost. "Forse per proteggerti nella tua ricerca degli
Elfi".
Wren lo guard fisso, bianca in volto. Non aveva preso in
considerazione quella possibilit. Ma come facevano i suoi genitori a
sapere che sarebbe andata alla ricerca degli Elfi? Oppure sapevano
semplicemente che un giorno sarebbe andata alla ricerca delle sue
origini, che avrebbe insistito per sapere da dove veniva e chi era la
sua gente?
Garth, non capisco confess. Che vuol dire tutto ci?
Ma il gigante si limit a scuotere la testa e sembr triste.
Continuarono a fare la guardia insieme per tutta la notte, uno
assopito mentre l'altra rimaneva sveglia, finch le luci dell'alba
illuminarono il cielo a oriente. Allora Garth si addorment
profondamente fino a mezzogiorno, spossato. Wren sedeva fissando la
vasta estensione dello Spartiacque Azzurro, meditando sulle
implicazioni che stavano dietro la sua scoperta delle Pietre Magiche.
Quelle erano le Pietre Magiche di Shea Ohmsford, si disse. Le aveva
sentite descrivere abbastanza spesso, aveva ascoltato dei racconti
sulla loro storia. Esse appartenevano a chiunque le avesse ricevute ed
erano state date alla famiglia Ohmsford, e poi erano andate perdute,
cos si credeva. Ma forse non era vero. Forse erano state solo tolte
dalla circolazione a un certo punto. Era possibile. C'erano stati
molti Ohmsford dopo Brin e Jair ed erano passati trecento anni durante
i quali non era stato difficile perdere le tracce della magia, perfino
di una magia cos personale e potente come le Pietre Magiche. C'era
stato un periodo in cui nessuno aveva potuto usarle, ricord. Soltanto
coloro con abbastanza sangue elfo potevano invocare la magia
impunemente. Wil Ohmsford si era fatto del male in quel modo. Il suo
uso delle pietre aveva fatto s che assorbisse una parte della loro
magia. Quando nacquero i suoi figli, Brin e Jair, la magia si era
trasformata nella canzone del desiderio. Perci forse uno degli
Ohmsford aveva deciso di riportare le Pietre Magiche a coloro che
potevano usarle senza pericolo, agli Elfi. Era stato cos che esse
erano arrivate fino ai suoi genitori?
Le domande rimanevano, opprimenti, insistenti, e senza possibilit di
risposta. Cosa le aveva detto Cogline quando l'aveva incontrata per la
prima volta al Tirfing e l'aveva convinta ad andare con lui
all'Hadeshorn per incontrare Allanon? "Non poi tanto importante
sapere chi tu sia quanto chi tu potresti essere". Stava cominciando a
vedere come ci poteva essere vero in un modo che non aveva mai
immaginato.
Garth si alz a mezzogiorno e mangi lo stufato di verdure e il pane
fresco che lei aveva preparato. Era triste e indolenzito, non aveva
ancora recuperato le forze. Nonostante ci, ritenne che fosse
necessario perlustrare la zona per essere sicuro che non ci fosse in
giro un altro lupo. Wren non ci aveva pensato. Entrambi avevano
riconosciuto nel loro aggressore un Ombrato, una cosa che un tempo era
stata umana e che era diventata in parte un animale, una cosa che
poteva braccare e cacciare, che poteva nascondersi e avvicinarsi di
soppiatto, e che poteva pensare come loro e uccidere senza esitazione.
Non c'era da meravigliarsi se era stato capace di seguirli tanto
facilmente. Lei aveva ritenuto che fosse venuto solo. Era un'ipotesi
che non poteva permettersi di fare. Disse a Garth che sarebbe andata
lei in perlustrazione. Per il momento era pi adatta di lui, e aveva
le Pietre Magiche. Sarebbe stata protetta.
Non gli disse quanto fosse spaventata dalla magia degli Elfi e come si
sarebbe sentit in difficolt se avesse dovuto farvi ricorso di nuovo.
Mentre percorreva la zona a sud e a est, alla ricerca di orme, di
tracce, o di qualsiasi cosa fuori posto, fidandosi soprattutto
dell'istinto che l'avvertiva di ogni pericolo, pensava a cosa
significava essere in possesso di una simile magia. Ricord quando Par
la prendeva in giro per i suoi sogni, dicendo che aveva lo stesso
sangue elfo che aveva lui e forse una parte della magia. Lei aveva
riso. Aveva solo i sassi dipinti, aveva detto. Ricord quando
l'Addershag le aveva toccato il petto dove le Pietre Magiche erano
appese dentro il sacchetto di pelle e l'urlo spontaneo che aveva
lanciato Magia!. Allora non aveva neppure pensato ai sassi dipinti.
Per tutta la vita era stata a conoscenza dell'eredit degli Ohmsford,
della magia che era appartenuta a loro quali discendenti della casa
elfa di Shannara. Eppure non aveva mai pensato di dover ricorrere
personalmente alla magia, n l'aveva mai desiderato. Ora la magia era
sua, come le Pietre Magiche, e cosa doveva farne? Non voleva avere la
responsabilit delle Pietre n della loro magia. Non voleva nulla di
quell'eredit. Essa era una sorta di macina che l'avrebbe trascinata
con s. Lei era una Rover, nata e cresciuta libera, e questo era
quanto sapeva ed era contenta di essere, nient'altro. Aveva accettato
i suoi tratti elfi senza domandarsi cosa potessero implicare. Essi
erano una parte di lei, ma una parte minore, e non contavano nulla
rispetto alla Rover che era. Si sentiva come se fosse stata messa
sottosopra dalla scoperta delle Pietre Magiche, come se la magia,
entrando nella sua vita, gliela stesse in qualche modo togliendo e la
stesse facendo diventare un'altra. La sensazione non le piaceva. Non
ci teneva affatto a essere trasformata in una persona diversa.
Riflett sul suo disagio per tutta la giornata e non era affatto
prossima a superarlo quando torn al campo. Il fal era come una guida
luminosa e lei segu il suo bagliore per ritornare da Garth. Era in
ansia per lei, gli si leggeva negli occhi. Ma non disse nulla, mentre
le passava da mangiare e da bere e si rimetteva a sedere lentamente
per guardarla. Lei gli disse che non aveva trovato nessuna traccia di
altri Ombrati. Non gli disse che stava cominciando a ripensare a tutta
la faccenda. In precedenza, una volta si era chiesta, proprio
all'inizio, quando aveva deciso che avrebbe cercato di sapere qualcosa
di se stessa, che cosa sarebbe accaduto se non le fosse piaciuto ci
che avrebbe scoperto? Allora aveva scartato questa possibilit. Ora
temeva di aver fatto un grossissimo errore.
La seconda notte trascorse senza novit. Mantennero il fal sempre
acceso, alimentandolo con altra legna a mano a mano che si consumava,
e aspettando pazientemente. Un altro giorno cominci e fin senza che
si facesse vivo nessuno. Scrutavano i cieli e la terra da un orizzonte
all'altro, ma non c'era alcuna traccia. All'imbrunire erano entrambi
infastiditi. Garth, le cui ferite superficiali erano ormai guarite
mentre quelle pi profonde cominciavano a rimarginarsi, andava avanti
e indietro per il campo come un animale in gabbia, rifacendo di
continuo azioni senza senso per evitare di doversi sedere. Wren stava
seduta per evitare di camminare avanti e indietro. Dormirono pi
spesso che poterono, riposandosi perch ne avevano bisogno e anche
perch cos facevano qualcosa. Wren cominci a dubitare
dell'Addershag, a diffidare delle sue parole. Per quanto tempo la
vecchia era stata prigioniera di quegli uomini, incatenata e rinchiusa
nella cantina? Forse la memoria l'aveva ingannata in qualche modo.
Forse si era confusa. Ma non le era sembrata n indebolita n confusa.
Le era sembrata pericolosa. E che dire dell'Ombrato che li aveva
seguiti in lungo e in largo nelle Terre dell'Ovest?
Per tante settimane si era nascosto, tenendosi a distanza. Poi era
uscito allo scoperto per annientarli. Non era ragionevole presumere
che la sua comparsa fosse stata provocata da ci che li vedeva fare,
poich riteneva che il fal rappresentasse una minaccia e quindi
doveva essere fermato? Perch mai altrimenti avrebbe dovuto scegliere
quel momento per colpire?
"Perci non darti per vinta", continuava a ripetersi Wren, e le sue
parole erano una litania di speranza per impedire che la fiducia
venisse meno del tutto. "Non mollare".
Anche la terza notte pass, un'ora dopo l'altra. Si diedero il cambio
spesso nel fare la guardia perch ormai nessuno dei due riusciva pi a
dormire a lungo senza svegliarsi. Anzi, spesso fecero la guardia
insieme, agitati, ansiosi, preoccupati. Continuarono a gettare legna
secca nel fuoco e a guardare le fiamme che danzavano nella notte.
Guardarono fissamente il nero vuoto al di sopra dello Spartiacque
Azzurro. Vagliarono i suoni della notte e i loro pensieri sparsi.
Non succedeva nulla. Non arrivava nessuno.
Si stava avvicinando il mattino quando Wren si assop suo malgrado,
durante l'ultima ora del suo turno di guardia. Era ancora seduta, con
le gambe incrociate, le braccia accanto alle ginocchia, e la testa
ciondoloni in avanti. Sembr come se fosse passato solo qualche
momento quando si svegli di nuovo con uno scatto. Lanci uno sguardo
attorno circospetta. Garth dormiva a poca distanza, avvolto nel suo
ampio mantello. Il fuoco continuava a bruciare furiosamente. La terra
era coperta da una coltre di ombre e di mezze luci, punteggiata di
brina, l'alba era appena un debole chiarore argenteo sull'orlo delle
montagne a oriente. A occidente brillavano ancora le stelle sparse,
bench la luna fosse tramontata da tempo. Wren si alz sbadigliando.
Da sopra l'oceano si stavano avvicinando delle nubi, basse, scure...
Trasal. Vedeva anche qualcos'altro, s certo, qualcosa di pi nero e
pi veloce, proveniente dall'oscurit e che si dirigeva verso la
scarpata, puntando direttamente su di lei. Batt le palpebre per
essere sicura, poi arretr in fretta e si pieg su Garth. Il grande
Rover fu in piedi in un attimo. Insieme volsero lo sguardo sullo
Spartiacque, per osservare quella cosa nera che prendeva forma. Era un
Roc - se ne resero conto dopo qualche secondo - che volava in
direzione del fuoco come una falena attirata dalle fiamme. Pass sulla
scogliera e si allontan di nuovo, il suo contorno era appena visibile
nella luce ancora debole. Li sorvol due volte, come se scrutasse
attentamente cosa c'era sotto di lui. Wren e Garth guardavano in
silenzio, incapaci di fare nient'altro.
Alla fine il Roc scese in picchiata su di loro, il corpo massiccio
sibil sopra le loro teste, cos vicino che avrebbe potuto ghermirli
con i grandi artigli. Wren e Garth si appiattirono contro le rocce per
ripararsi e stettero a guardare l'uccello che si posava tranquillo sul
bordo della scogliera: una creatura gigantesca dal corpo nero, la
testa scarlatta come il fuoco e ali pi grandi di quelle dell'uccello
al quale Wren era riuscita a sfuggire per un soffio qualche giorno
prima.
Wren e Garth si alzarono e si scrollarono la terra di dosso.
C'era un uomo seduto a cavallo del Roc, legato a una bardatura di
cuoio tramite delle cinghie. Lo osservarono mentre le allentava e
scivolava cauto a terra. Rimase accanto all'uccello e li scrut per un
momento, poi si mosse verso di loro. Era piccolo e curvo, indossava
una tunica, pantaloni, stivali, e guanti di pelle. Camminava con
un'andatura stranamente ondeggiante, come se non fosse ancora del
tutto a suo agio sulla terra. I tratti erano elfi, snelli e aguzzi, e
la faccia solcata da profonde rughe. Non aveva la barba, i capelli
castano scuri erano tagliati corti e spruzzati di grigio. Due fieri
occhi neri li guardavano di sottecchi con allarmante rapidit.
Si ferm a qualche metro da loro.
Avete acceso voi quel fuoco? domand. La sua voce era acuta e aspra,
irritata.
S rispose Wren.
Perch lo avete fatto?
Perch mi stato detto.
Ah, cos? Chi te l'ha detto, se non sono troppo indiscreto?
No, niente affatto. Mi stato detto di accenderlo dall'Addershag.
Le palpebre dell'uomo batterono a velocit doppia. Da che cosa?
Una vecchia, una veggente con la quale ho parlato al Grimpen Ward. Si
chiama Addershag.
L'omino borbott. Grimpen Ward. Uh! Nessuno che sia sano di mente va
in quel posto. Strinse le labbra Bene, perch mai questa Addershag
ti ha detto di accendere il fuoco, eh?
Wren sospir spazientit. Aveva aspettato tre giorni che venisse
qualcuno ed era ansiosa di sapere se questo tipetto dal viso grinzoso
era la persona che aveva atteso. Permettimi di chiederti prima
qualcosa rispose. Hai un nome?
Lui aggrott ancora di pi le sopracciglia. Potrei. Perch non mi
dici prima il tuo?
Wren si mise le mani sui fianchi in un gesto di sfida. Mi chiamo Wren
Ohmsford. Questo il mio amico Garth. Siamo Rover.
Ah, dunque cos? Siete Rover? L'omino sogghign come se avesse
avuto un pensiero divertente. C' anche qualcosa di Elfo in te, si
vede.
Anche in te rispose lei. Come ti chiami?
Tiger Ty. Almeno, cos mi chiamano tutti. Benissimo, ora, Miss Wren.
Ci siamo presentati e salutati. Cosa stai facendo qui, nonostante
l'Addershag e quant'altro? Perch avete acceso quel fuoco?
Wren sorrise. Forse per far venire qui te e il tuo uccello, se sei
quello che pu portarci dagli Elfi.
Tiger Ty borbott qualcosa e sput. Quell'uccello un Roc, Miss
Wren. Si chiama Spirit. Il migliore di tutti, sicuro. E di Elfi non ce
ne sono. Lo sanno tutti.
Wren annu. Non proprio tutti. Qualcuno pensa che gli Elfi ci siano.
LO sono stata mandata per vedere se vero. Tu e Spirit potete
aiutarci?
Ci fu un lungo silenzio, mentre Tiger Ty faceva assumere alla sua
faccia una dozzina di espressioni diverse. Grande e grosso, il tuo
amico Garth, no? Vedo che gli comunichi con le mani quello che stiamo
dicendo. Scommetto che ci sente meglio di noi, fa il finto tonto. Si
interruppe. Chi sei, Miss Wren, per voler sapere se ci sono gli Elfi
o meno?
Glielo disse, ormai sicura che era colui per il quale avevano acceso
il fal e che stava attento a ci che poteva rivelare finch non
avesse scoperto con chi aveva a che fare. Gli raccont le sue origini,
dichiarando di essere figlia di un Elfo e di una Rover, in cerca di
qualche legame col suo passato. Gli parl dell'incontro con l'ombra di
Allanon e dell'incarico ricevuto dal Druido di andare alla ricerca
degli Elfi scomparsi, scoprire cosa fosse successo di loro, e farli
rientrare nel mondo degli Uomini, affinch potessero partecipare alla
battaglia contro gli Ombrati.
Non disse nulla delle Pietre Magiche. Non era ancora disposta ad
affidare a chiunque quell'informazione.
Tiger Ty si muoveva e si agitava parlando il suo volto cambiava
espressione di continuo. Sembrava incurante di Garth, la sua
attenzione era tutta concentrata su Wren. Non portava armi, tranne un
lungo pugnale, ma con Spirit che faceva la guardia, Wren si disse che
non ne aveva bisogno. Il Roc era evidentemente il suo protettore.
Sediamoci disse Tiger Ty quando lei ebbe finito, togliendosi i
guanti di pelle. Avete niente da mangiare?
Si sedettero accanto al fal ormai dimenticato, e Wren tir fuori
della frutta secca, un po' di pane, e un po' di birra. Mangiarono e
bevvero in silenzio, Wren e Garth si scambiarono un'occhiata ogni
tanto mentre Tiger Ty li ignor entrambi, tutto preso dal cibo.
Quando ebbero finito, Tiger Ty sorrise per la prima volta. Un
bell'inizio per la giornata, Miss Wren. Grazie tante.
Lei annu. Non c' di che. Ora dimmi, il nostro fuoco era destinato a
te?
La faccia coriacea si corrug. Ebbene, dipende. Lascia che ti chieda,
Miss Wren. Sai qualcosa dei Cavalieri Alati?
Wren fece di no con la testa.
Perch quello che sono io spieg l'altro. Un Cavaliere Alato. Uno
che vola per le vie del cielo, un guardiano della costa delle Terre
dell'Ovest. Spirit il mio Roc, addestrato da mio padre, affidato a
me quando sono stato grande abbastanza. Un giorno sar di mio figlio,
se ne sar degno. C' qualche problema in proposito proprio adesso.
Quello scriteriato continua a volare dove non dovrebbe. Non d retta a
ci che gli dico. Impulsivo. In ogni modo, i Cavalieri Alati hanno
fatto volare i loro Roc lungo lo Spartiacque Azzurro per centinaia di
anni. Proprio questo posto qui - e laggi nella vallata - un tempo era
la nostra patria. Si chiamava Wing Hove. Era all'epoca del Druido
Allanon. Vedi, qualcosa so.
Conosci il nome Ohmsford? chiese Wren d'impulso.
C'era una storia su un Ohmsford diverse centinaia di anni fa, quando
gli Elfi combatterono i demoni liberati dalla Citt Proibita. Si
racconta che anche i Cavalieri Alati combatterono in quella guerra. Ma
mi hanno detto che c'era un Ohmsford. Un tuo parente?
S rispose lei. Di dodici generazioni fa.
Egli annu pensieroso. Cos sei tu, vero? Una figlia della casa di
Shannara?
Wren annu. Credo che sia per questo che sono stata mandata alla
ricerca degli Elfi.
Tiger Ty la guard dubbioso. I Cavalieri Alati sono Elfi, sai disse
guardingo. Ma noi non siamo quelli che stai cercando. Gli Elfi che
cerchi sono Elfi Terrestri, non Elfi Celesti. Capisci la differenza?
Lei scosse la testa per l'ennesima volta. Egli allora spieg che i
membri del Wing Hove erano Elfi Celesti e si consideravano un popolo a
parte. La maggioranza degli Elfi erano chiamati Elfi Terrestri perch
non avevano nessuna autorit sui Roc e quindi non potevano volare.
Per questo non ci portarono con loro quando se ne andarono concluse,
inarcando le sopracciglia. Per questo non saremmo andati con loro in
ogni caso.
Wren sent accelerare i battiti del suo cuore. Allora ci sono ancora
degli Elfi, non vero? Dove sono, Tiger Ty?
L'omino batt le palpebre e la faccia coriacea si raggrinz. Non so
se devo risponderti rispose. Forse farei bene a non risponderti
affatto. Potresti essere chi dici. Ma potresti pure non esserlo. E
anche se lo sei, forse non da te avere notizie sugli Elfi. Ti ha
mandato il Druido Allanon, non cos? Ti ha chiesto di trovare gli
Elfi e di riportarli indietro? Un compito arduo, se vuoi sapere come
la penso.
Potrei avere bisogno di un piccolo aiuto riconobbe Wren. Quanto ti
costerebbe darmelo, Tiger Ty?
Egli interruppe le sue elucubrazioni e si dondol all'indietro
pensieroso. Bene, questa s che un'idea, Miss Wren rispose,
annuendo d'accordo con se stesso. E poi, voglio dire che mi piace ci
che vedo in te. Mio figlio potrebbe usare un po' di quello che hai tu.
D'altra parte, forse si tratta proprio di ci di cui gi fin troppo
dotato! Humph!
Drizz la testa e i suoi occhi acuti la fissarono. Laggi disse,
indicando lo Spartiacque Azzurro. Ecco dove sono, quelli rimasti.
Fece una pausa, aggrottando le sopracciglia. E' una storia lunga,
perci cerca di ascoltare attentamente perch non intendo ripetermi.
Anche tu, gigante. Indic Garth con un dito minaccioso.
Poi trasse un respiro profondo e si mise a suo agio. Molto tempo fa,
oltre un centinaio di anni, gli Elfi Terrestri tennero un consiglio e
decisero di emigrare dalle Terre dell'Ovest. Non chiedermi perch, non
lo so. La Federazione, soprattutto, direi. Invadente, intraprendente,
con la pretesa che tutto ci che era esistito o che sarebbe esistito
apparteneva a loro. E poi attribuiva alla magia la responsabilit di
tutto e diceva che la colpa era degli Elfi. Un sacco di assurdit.
Agli Elfi Terrestri la cosa non piaceva in ogni caso e decisero di
andarsene. Il problema era: dove andare? Non c'era un posto in cui un
popolo intero potesse trasferirsi senza disturbare qualcuno che vi si
era gi insediato. Le Terre dell'Est, del Sud e del Nord, erano gi
tutte occupate. Cos si rivolsero a noi. Gli Elfi Celesti vanno in
giro pi degli altri, vedono posti che gli altri non sanno neppure che
esistano. Cos gli dicemmo, be', c' qualche isola laggi nello
Spartiacque Azzurro dove non ci vive nessuno, e loro ci pensarono su,
ne parlarono, fecero qualche volo di ricognizione sui Roc con i
Cavalieri Alati, e giunsero a una decisione. Scelsero un punto di
raccolta, costruirono delle barche, centinaia di barche, tutto in
segreto, e se ne andarono via.
Tutti?
Fino all'ultimo, cos mi hanno detto. Salparono e se ne andarono.
A vivere sulle isole? Chiese Wren, incredula.
Su una sola isola. Tiger Ty alz un dito per sottolineare quanto
stava dicendo. Morrowindl.
Si chiamava Morrowindl?
L'altro annu. La pi grande di tutte, pi di duecento miglia di
larghezza, ideale per l'agricoltura, qualcosa di simile al Sarandanon
gi impiantato. Frutta, verdura, alberi, ottimo terreno, riparo, ogni
cosa. Anche la caccia era abbondante. Gli Elfi Terrestri avevano
qualche idea su come ricominciare ogni cosa, abbandonando il vecchio
mondo e iniziando da capo nel nuovo. Si isolarono ancora
completamente, lasciando che le altre razze facessero di s quello che
desideravano. Volevano indietro anche la loro magia, che faceva parte
di quel mondo.
Si schiar la voce. Come ho detto, questo accadeva molto tempo fa.
Dopo un po', anche noi emigrammo. Non cos lontano, capisci, appena
fino alle isole al largo, abbastanza lontano da impedire alla
Federazione di darci la caccia. Per loro gli Elfi sono Elfi. Ne
avevamo abbastanza di quel modo di pensare. Non tanto da deciderci a
partire; non come gli Elfi Terrestri. Avevamo bisogno di meno spazio e
potemmo stabilirci nelle isole pi piccole. E' l che siamo ancora,
Miss Wren. Laggi, un paio di miglia al largo. Torniamo sulla terra
ferma solo se necessario, come quando qualcuno accende un fal per
segnalazione. Questo fu l'accordo che facemmo.
Accordo con chi?
Con gli Elfi Terrestri. Alcuni delle altre razze che rimasero
indietro sapevano accendere il fuoco se c'era bisogno di parlare con
noi. E alcuni Elfi ritornarono col passare degli anni. Cos alcuni
sapevano del fuoco. Ma molti sono morti ormai da un pezzo. Questa
Addershag, non so proprio come ne sia venuta a conoscenza.
Aspetta un momento, Tiger Ty disse Wren, mettendo le mani in avanti
in un gesto che invitava alla calma. Prima finisci il racconto sugli
Elfi Terrestri. Cosa gli accaduto? Hai detto che emigrarono pi di
cento anni fa. Cosa ne stato di loro in seguito?
Tiger Ty si strinse nelle spalle. Si stabilirono sull'isola,
costruirono le loro case, allevarono le loro famiglie, e furono
felici. Tutto funzionava secondo le previsioni, all'inizio. Poi, circa
vent'anni fa, cominciarono ad avere dei guai. Fu difficile dire qual
era la loro difficolt; non ne discutevano con noi. Li vedevamo solo
ogni tanto. Ancora non ci mescolavamo molto, anche dopo che eravamo
emigrati pure noi. In ogni modo, su Morrowindl tutto cominci a
cambiare. Inizi con il Killeshan, il vulcano. Era rimasto spento per
centinaia di anni e all'improvviso si svegli di nuovo. Si mise a
fumare, a sputare, erutt una o due volte. Nuvole di "vog" - sai, la
polvere vulcanica - cominciarono a coprire il cielo. L'aria, la terra,
l'acqua intorno - tutto era cambiato. Si ferm, uno sguardo duro gli
offusc il volto. Cambiarono anche loro, gli Elfi Terrestri. Non
volevano ammetterlo, ma noi ci rendevamo conto che qualcosa era
cambiato. Lo si poteva vedere nel loro atteggiamento quando c'eravamo
noi: guardinghi, sospettosi su tutto. Armati fino ai denti dovunque
andassero. Sull'isola, poi, cominciarono ad apparire strane creature,
cose mostruose, che non si erano mai viste prima. Apparvero cos, dal
nulla. E la terra cominci ad ammalarsi, cambiando come tutto il
resto.
Sospir. Allora gli Elfi Terrestri cominciarono a morire, alcuni in
una sola volta, pi numerosi dopo un po'. Prima vivevano su tutta
l'isola; smisero di fare cos e si trasferirono nella loro citt, uno
sopra l'altro come i topi in una nave che affonda. Costruirono delle
fortificazioni e le rafforzarono con la magia. Un'antica magia
riesumata dal passato e dalle vecchie maniere. Gli Elfi Celesti non
vogliono avere nulla a che fare con essa, ma in ogni modo noi non
abbiamo mai fatto ricorso alla magia come loro.
Si sedette comodamente. Dieci anni fa, scomparvero completamente.
Wren trasal. Scomparvero?
Svanirono. Sono ancora su Morrowindl, bada. Ma sono spariti. L'isola
formava una massa di cenere e nebbia e caldo umido a quel tempo,
naturalmente. Cambiata a tal punto che avrebbe potuto essere un posto
del tutto diverso. Corrug ancora di pi le sopracciglia. Non siamo
riusciti a metterci piede per capire cosa fosse accaduto. Abbiamo
mandato una mezza dozzina di Cavalieri Alati. Nessuno tornato.
Neppure gli uccelli. E nessuno degli abitanti venuto fuori. Nessuno,
Miss Wren. In tutto questo tempo.
Wren rimase in silenzio per un po', pensierosa. Il sole era ormai
alto, la luce calda si rovesciava a cascata dalle cime degli Irrybis,
il cielo del mattino splendeva propizio senza nuvole. Gli uccelli
marini volavano in grandi cerchi sullo Spartiacque Azzurro, pronti a
scendere in picchiata per catturare qualche pesce. Spirit se ne stava
appollaiato sull'orlo della scogliera, dimentico di loro. Il Roc era
come una statua congelata sul posto. Solo i suoi occhi acuti e
inquieti davano segni di vita.
Cos se ci sono ancora degli Elfi disse alla fine Wren, degli Elfi
Terrestri, voglio dire, sono ancora da qualche parte su Morrowindl.
Sei sicuro di questo, Tiger Ty?
Il Cavaliere Alato si strinse nelle spalle. Per quanto ne so, s.
Suppongo che si siano trasferiti segretamente da qualche altra parte,
ma strano che non ne abbiano fatto parola con noi.
Wren trasse un respiro profondo. Puoi portarci a Morrowindl? chiese.
Fu una richiesta impulsiva, nata da una determinazione fiera e
donchisciottesca di scoprire una verit che era con ogni evidenza
nascosta non solo a lei ma anche a chiunque altro. Riconobbe di essere
stata molto egoista, non avendo neppure pensato di chiedere a Garth il
suo parere; non si era nemmeno presa la briga di ricordare quanto
gravemente egli fosse stato ferito nella loro lotta con l'Ombrato. Ora
non riusciva a rivolgergli lo sguardo. Continuava a tenere gli occhi
fissi su Tiger Ty.
Non c'era la minima possibilit di sbagliarsi su quello che egli
pensava della sua richiesta. L'omino assunse un aspetto decisamente
accigliato. Certo che potrei portarvi su Morrowindl disse. Ma non
lo far.
Devo sapere se c' ancora qualche Elfo insistette Wren, cercando di
controllare il tono della voce. Adesso arrischi una rapida occhiata a
Garth. La faccia del gigante Rover non mostrava la minima traccia di
quello che pensava. Devo scoprire se possono essere riportati nel
mondo degli Uomini. Questo il compito affidatomi da Allanon, e puoi
stare sicuro che per me importante al punto che lo porter a
termine.
Allanon, di nuovo! Scatt Tiger Ty, irritato. E tu rischieresti la
tua vita per la parola di un'ombra? Ma hai un'idea di cosa sia
Morrowindl? No, ovvio! Perch mai te lo chiedo? Non hai sentito una
parola di quello che ho detto, o mi sbaglio? Pensi che si possa
entrare, dare un'occhiata in giro e uscire? Be', non si pu! Non
riusciresti a fare neppure pochi metri, Miss Wren - n tu n il tuo
amico gigante! Tutta quell'isola una trappola mortale! Paludi e
giungla, il "vog" che soffoca ogni cosa, il Killeshan che sputa fuoco.
E le cose che ci vivono, i mostri? Che possibilit pensate di avere
contro di loro? Se un Cavaliere Alato e il suo Roc non riescono ad
atterrarci e a venirne fuori, non potete riuscirci neppure voi,
quant' vero il sangue del demonio!
Forse ammise Wren. Ma devo provare. Lanci di nuovo uno sguardo a
Garth, che con pochi segni espresse non un rimprovero, ma un invito
alla prudenza. "Sei sicura di quello che dici?" Lei annu risoluta,
rivolgendosi a Tiger Ty: Non vuoi forse sapere cosa ne stato di
loro. E se hanno bisogno di aiuto?.
E anche se ne avessero bisogno? borbott lui. Cosa dovrebbero fare
gli Elfi Celesti? Siamo in pochissimi. Essi erano migliaia. Se non ce
l'hanno fatta loro con quello che c' l, che possibilit avremmo noi?
O tu, Miss Soccorritrice?
Ci porti o no? ripet Wren.
No! Non se ne parla nemmeno! Si alz adirato.
Benissimo. Allora costruiremo una barca e raggiungeremo Morrowindl
via mare.
Costruire una barca! Ma che ne sai di come si costruiscono le barche!
Per non parlare di come si governano! Tiger Ty era furibondo. Di
tutti i matti, testardi...!
Si allontan come una furia verso Spirit, poi si ferm, diede un
calcio per terra, gir su se stesso, e torn indietro. La faccia
rugosa era rossa come il fuoco, le mani strette a pugno.
vuoi dire che intendi andarci, non cos? chiese. Che io ti aiuti
o meno?
Devo farlo gli rispose lei, calma.
Ma tu non sei altro che... Tu sei solo... Farfugli, come se non
riuscisse a completare il pensiero.
Lei cap quello che cercava di dire e non le piacque. Sono pi forte
di quanto tu non creda gli disse, con un tono aspro nella voce Non
ho paura.
Tiger Ty la fiss a lungo e duramente, lanci un'occhiata di sfuggita
a Garth, e alz le mani di scatto. Va bene, allora! Rivolse uno
sguardo pungente a lei. Vi porto! Ma solo fino alla riva, bada,
perch a differenza di te sono sano di mente e ho paura e non mi passa
per la testa l'idea di rischiare l'osso del collo, n di farlo
rischiare a Spirit, solo per soddisfare la tua curiosit!
Lei lo guard freddamente. Qui non si tratta di soddisfare la mia
curiosit, Tiger Ty. Lo sai.
Si accovacci di fronte a lei, la sua faccia abbronzata dal sole era a
pochi centimetri da quella di Wren. Pu darsi. Ma dammi retta.
Promettimi che dopo avere visto con cosa hai a che fare, rifletterai
su tutta la faccenda. Perch anche se penso che tu sia un po' a corto
di buon senso, devo ammettere che mi piaci e non sopporto l'idea che
ti possa accadere qualcosa. Vedrai che non come te l'immagini. Non
ci vorr molto tempo per accorgersene. Allora, me lo prometti.
D'accordo?
Wren annu solennemente. D'accordo.
Tiger Ty si alz, le mani sui fianchi in un atteggiamento di sfida.
Andiamo, allora borbott. Facciamola finita.
5.
Tiger Ty era ansioso di partire, ma dovette aspettare quasi un'ora, il
tempo che Wren e Garth scendessero nella valle per mettere assieme la
roba e le armi che avrebbero portato con s in viaggio e per sistemare
i cavalli. Questi erano legati, e Garth li lasci liberi affinch
potessero pascolare e bere a volont. Nella vallata c'erano erba e
acqua a sufficienza per sopravvivere, e i cavalli erano addestrati a
non allontanarsi troppo. Wren selezion le provviste scegliendo quello
che poteva servire e che sarebbero stati in grado di portare. Buona
parte dell'equipaggiamento era troppo ingombrante e quindi lo nascose
per il loro ritorno.
Se sarebbero tornati, pens con una nota di pessimismo.
"Cosa aveva fatto?" Le vennero le vertigini pensando all'enormit
dell'impegno che stava assumendo, e non pot fare a meno di
domandarsi, anche se soltanto nell'intimo dei suoi pensieri, se non
avrebbe avuto ragione di rimpiangere la sua avventatezza.
Tornati sulla scogliera, trovarono Tiger Ty che li aspettava
impaziente. Ordinando a Spirit di stare fermo, egli aiut Wren e Garth
ad arrampicarsi sul gigantesco uccello e a sistemarsi ai loro posti
legandosi con le cinghie della bardatura. C'erano staffe per i piedi,
impugnature piene di nodi per le mani, e una cintura da legare alla
vita, il tutto fatto per tenerli al sicuro al loro posto Il Cavaliere
Alato impieg alcuni interminabili minuti a spiegare come si sarebbe
comportato il Roc in volo e come si sarebbero sentiti loro volando.
Diede a ciascuno un pezzo di radice amara da masticare, avvertendoli
che cos avrebbero evitato di sentirsi male.
Non che due veterani esperti della vita dei Rover debbano
preoccuparsi di cose simili disse scherzando e abbozzando un ghigno
che fu peggio del suo abituale cipiglio.
Si arrampic davanti a loro, si sistem comodamente, calz i guanti, e
senza avvertire lanci un urlo e diede un colpo sul collo a Spirit. Il
gigantesco uccello squitt in segno di risposta, apr le ali, e si
libr nell'aria. Superarono il bordo della scogliera, si abbassarono
in picchiata, incontrarono una corrente d'aria, e risalirono verso il
cielo. Wren sent lo stomaco in difficolt. Chiuse gli occhi, poi li
riapr, sicura che Tiger Ty stava guardandola da sopra la spalla
sogghignando. Lei gli sorrise coraggiosamente di rimando. Spirit si
riport in linea di volo sopra lo Spartiacque Azzurro, con le ali che
si muovevano appena, lasciandosi portare dal vento. La costa dietro di
loro si rimpicciol, poi divenne indistinta. Ben presto non fu che una
sottile linea scura all'orizzonte.
Il tempo passava in fretta. Sotto di loro non vedevano nulla tranne
gli atolli di scogli sparsi qua e l e gli spruzzi di qualche grosso
pesce. Gli uccelli marini viravano e si immergevano in piccoli lampi
bianchi, e all'orizzonte occidentale le nuvole apparivano come strisce
di garza. L'oceano si stendeva in tutta la sua vasta azzurra
superficie screziata dalle creste schiumose delle onde che rotolavano
all'infinito verso spiagge lontane. Dopo un po' Wren fu in grado di
superare il fastidio che aveva provato all'inizio e si mise pi
comoda. Garth ebbe qualche difficolt ad adattarsi. Stava seduto
subito dietro di lei, e ogni volta che gli lanciava uno sguardo vedeva
la sua faccia scura irrigidita e le mani aggrappate alle cinture di
sicurezza. Wren smise di guardarlo e si concentr sull'immensa distesa
di oceano che aveva davanti.
Ben presto and col pensiero all'isola di Morrowindl e agli Elfi.
Tiger Ty non sembrava il tipo da sopravvalutare il pericolo che lei
avrebbe dovuto affrontare se insisteva nel tentativo di addentrarsi
nell'isola. Era abbastanza vero che era decisa a scoprire cosa era
accaduto agli Elfi; era anche vero che la sua scoperta sarebbe servita
a poco se non fosse sopravvissuta per farne qualcosa. E cosa pensava
esattamente di fare? Supponiamo che gli Elfi fossero ancora a
Morrowindl? Supponiamo che fossero vivi? Se nessuno era riuscito a
entrare e a uscire dall'isola, come avrebbe potuto cambiare qualcosa
la sua comparsa? Perch mai, qualunque fossero le loro attuali
condizioni, gli Elfi avrebbero dovuto prendere in considerazione ci
che Allanon l'aveva mandata a proporre, e cio che smettessero di
vivere fuori delle Quattro Terre e facessero ritorno?
Naturalmente, non aveva risposte per queste domande. Non aveva senso
trovarne. Fino a quel momento le sue scelte si erano basate
esclusivamente sull'istinto: andare alla ricerca degli Elfi in primo
luogo, cercare l'Addershag a Grimpen Ward e poi seguire le sue
indicazioni, convincere Tiger Ty a trasportarli a Morrowindl. Non
poteva fare a meno di chiedersi se per caso il suo istinto l'avesse
ingannata. Garth era rimasto con lei, praticamente senza fare
obiezioni, ma Garth poteva comportarsi cos per lealt o per amicizia.
Forse aveva deciso di vederci chiaro in questa faccenda, ma questo non
significava che egli comprendesse pi di lei quello che stavano
facendo. Scrut la vuota distesa dello Spartiacque Azzurro, sentendosi
piccola e vulnerabile. Morrowindl era un'isola in mezzo all'oceano, un
puntino di terra in tutta quell'acqua. Una volta che lei e Garth vi
fossero giunti, sarebbero stati lontani da tutto ci che era loro
familiare. Non ci sarebbe stata la possibilit di uscirne di nuovo
senza l'aiuto di un Roc o di una barca, e non era neanche sicuro che
l ci fosse qualcuno in grado di aiutarli. Probabilmente non c'erano
pi neppure gli Elfi. Forse c'erano soltanto i mostri...
I mostri. Consider per un attimo di quali mostri si poteva trattare.
Tiger Ty aveva omesso di parlarne. Erano pericolosi quanto un Ombrato?
In tal caso, questo poteva spiegare perch gli Elfi erano scomparsi.
Un numero sufficiente di questi mostri avrebbe potuto intrappolarli,
immagin, o addirittura eliminarli. Ma come avevano potuto permettere
gli Elfi che accadesse una cosa del genere? E se i mostri non li
avevano intrappolati, perch gli Elfi restavano ancora su Morrowindl?
Perch neppure uno era riuscito a scappare per cercare aiuto?
Tante domande tutte in una volta. Chiuse gli occhi e con uno sforzo le
allontan per non pensarci.
Si stava avvicinando mezzogiorno quando passarono su un gruppo di
isolette che sembravano smeraldi galleggianti sul mare azzurro. Spirit
volteggi per un po' sotto la guida di Tiger Ty, quindi scese verso la
pi grande, scegliendo uno stretto promontorio ricoperto di erba per
atterrare. Dopo che il grosso uccello si fu fermato, i suoi passeggeri
slacciarono le cinghie e le cinture e scivolarono a terra. Wren e
Garth erano gi rigidi e indolenziti, ed ebbero bisogno di qualche
minuto per recuperare completamente l'uso degli arti. Wren si strofin
le giunture doloranti e lanci un'occhiata in giro. L'isola sembrava
formata da una roccia scura e porosa sulla quale la vegetazione
cresceva come se si trattasse di un terreno fertile. La roccia si
estendeva dappertutto, scricchiolando sotto i loro piedi quando vi
camminavano sopra. Wren si abbass e ne raccolse un pezzo, che trov
sorprendentemente leggero.
Rocce di lava disse Tiger Ty con un brontolio, vedendo il suo
sguardo sconcertato. Tutte queste isole fanno parte di una catena
formata da vulcani centinaia o migliaia di anni fa. Fece una pausa,
assunse un'espressione di circostanza e poi precis: Le isole sulle
quali vivono gli Elfi Celesti sono poco lontano a sud. Naturalmente,
non ci andiamo, capisci. Non voglio che qualcuno sappia che vi sto
portando a Morrowindl. Non voglio che si scopra quanto sono stupido.
Raggiunse un rialzo erboso e si sedette. Dopo essersi sfilato i guanti
e gli stivali, cominci a massaggiarsi i piedi. Cercheremo qualcosa
da mangiare e da bere borbott.
Wren non disse nulla. Garth si era disteso nell'erba e aveva gli occhi
chiusi. Doveva essere contento, pens lei, di essere di nuovo a terra.
Lasci cadere il pezzo di lava che stava esaminando e and a sedersi
vicino a Tiger Ty.
Hai parlato dei mostri che ci sono a Morrowindl gli disse dopo un
momento. Una brezza delicata le scompigli i capelli, soffiandole i
riccioli sul volto. Puoi dirmi qualcosa di loro?
Due occhi acuti la fissarono Ce ne sono di tutti i tipi, Miss Wren.
Grandi e piccoli, a quattro e a due zampe, che volano, strisciano,
corrono. Ci sono quelli ricoperti di pelo, di scaglie, di pelle.
Alcuni sembrano usciti dai peggiori incubi. Alcuni, a quanto dicono,
non sono esseri viventi. Alcuni vanno a caccia in branchi. Altri si
rintanano sotto terra e aspettano. Scosse la testa brizzolata.
Personalmente ne ho visti solo uno o due. Gli altri, per lo pi mi
sono stati descritti. Ma ci sono senz'altro. Fece una pausa e, come
riflettendo, disse: Strano per, no? che ce ne siano di tanti generi
diversi? Altrettanto strano che all'inizio non ce ne fossero affatto e
che poi tutt'a un tratto abbiano cominciato ad apparire.
E tu credi che gli Elfi abbiano qualcosa a che fare con questo disse
Wren come se facesse una constatazione di fatto.
Tiger Ty incresp le labbra pensieroso. Per forza lo penso. Deve
avere qualcosa a che fare con il recupero della magia, con il loro
ritorno ai vecchi metodi. Non hanno voluto dirlo apertamente, non
hanno voluto ammettere nulla, i pochi con cui ho parlato. E' stato
dieci anni fa. Forse pi, credo. Sostengono che dipeso tutto dal
vulcano e dai cambiamenti verificatisi nella terra e nel clima.
Figurati!
Sorrise in modo disarmante. E' cos che andata, sai. Nessuno ti
vuole dire la verit. Tutti vogliono mantenere il segreto. Fece una
pausa per strofinarsi il mento. Prendiamo te, per esempio. Ho
l'impressione che tu non voglia dirmi cosa accaduto lass a Wing
Hove, o mi sbaglio? Mentre aspettavate che io mi accorgessi del vostro
fal. Osserv la faccia di Wren. Vedi, io sono piuttosto svelto a
cogliere le cose. Non mi sfugge molto. Come il tuo grosso amico
laggi, tutto fasciato com'. Scorticato e segnato da un
combattimento, recente, e brutto. Anche tu hai qualche segno. E c'era
una macchia scura sulla roccia, del genere lasciato da un fuoco molto
forte. Non era l dove di solito brucia il fuoco di segnalazione ed
era recente. E la roccia era molto sbriciolata in un paio di punti. Da
un pezzo di ferro che vi era stato trascinato, scommetterei, o da
artigli.
Wren dovette sorridere suo malgrado. Guard Tiger Ty con rinnovata
ammirazione. Hai ragione, non ti sfugge niente. C'era stato un
combattimento Qualcosa ci aveva inseguiti per settimane, una cosa che
noi chiamiamo un Ombrato. Immediatamente pot leggere la riconoscenza
negli occhi di Tiger Ty. Ci ha attaccati non appena abbiamo acceso il
fal. Lo abbiamo distrutto.
Davvero? disse l'omino tirando su col naso. Voi due da soli. Un
Ombrato. Da quanto ne so io sugli Ombrati, ci vorrebbe qualcosa di
speciale per distruggerne uno. Forse il fuoco. Il genere di fuoco che
emana dalla magia degli Elfi. Questo spiega la bruciatura sulla
roccia, non vero?
Egli attese. Wren annu lentamente. Pu darsi.
Tiger Ty si sporse in avanti. Tu sei un po' come tutti gli altri, no,
Miss Wren? Sei una Ohmsford come gli altri. E anche tu possiedi la
magia.
Lo disse con dolcezza, come se fosse un'ipotesi, e nei suoi occhi si
leggeva una curiosit che non c'era stata prima. Aveva ragione
un'altra volta, ovviamente. La magia lei l'aveva davvero, ed era una
scoperta alla quale aveva di proposito evitato di pensare da quando
l'aveva fatta, perch altrimenti avrebbe dovuto riconoscere di avere
qualche responsabilit riguardo al suo possesso e al suo uso.
Continuava a dirsi che le Pietre Magiche non le appartenevano
realmente, che lei si limitava ad averne cura e per giunta
controvoglia. Certo, esse avevano salvato la vita a Garth e a lei. E
certo, ne era riconoscente. Ma la loro magia era pericolosa. Tutti lo
sapevano. Per tutta la vita le era stato insegnato a essere
autosufficiente, a fare affidamento sul suo istinto e sul suo
addestramento, e a ricordarsi che la sopravvivenza dipendeva
principalmente dalle proprie capacit e dalle proprie idee. Non voleva
che questo fosse minato dalla fiducia riposta nelle Pietre Magiche.
Tiger Ty la stava ancora guardando, in attesa di vedere se avrebbe
risposto. Wren sostenne coraggiosamente il suo sguardo e non rispose.
Bene disse alla fine lui, esprimendo il suo disinteresse con
un'alzata di spalle. E' ora di cercare qualcosa da mangiare.
L'isola era piena di alberi da frutto, e poterono saziarsi con quello
che raccolsero. Poi bevvero a un ruscello di acqua dolce che trovarono
nell'interno. C'erano fiori ovunque - buganvillee, oleandri, ibischi,
orchidee, e molti altri ancora - enormi cespugli pieni di fiori, con i
loro colori che splendevano nel verde, il profumo che si diffondeva
nell'aria a ogni passo. C'erano palme, acacie, baniani, e un albero
chiamato gincko. Strani uccelli stavano appollaiati sui rami di
arbusti corazzati e spinosi, con le piume sfumate come un arcobaleno.
Tiger Ty descriveva tutto mentre camminavano, indicando, dicendo il
nome e spiegando. Wren rimaneva a bocca aperta dalla sorpresa, non
consentendo al suo sguardo di attardarsi pi di qualche secondo sullo
stesso punto, preoccupata di perdere una parte di quel meraviglioso
spettacolo. Non aveva mai visto una bellezza simile, una tale
profusione di cose viventi tanto meravigliose. Era quasi
insopportabile.
Morrowindl era cos? chiese a Tiger Ty a un certo punto.
L'ometto le lanci un breve sguardo. Una volta rispose, senza
aggiungere altro.
Dopo un po' si arrampicarono di nuovo in groppa a Spirit e ripresero
il volo. Ora andava meglio, era pi familiare, e perfino Garth
sembrava aver scoperto il modo di rendere il viaggio sopportabile. Si
diressero a ovest e a nord, seguendo una rotta angolata rispetto al
sole che passava sulle loro teste. C'erano altre isole, piccole e per
lo pi rocciose, bench su tutte ci fosse una spruzzatina di
vegetazione. L'aria era calda e piacevole sulla pelle, e il sole
ardeva nel cielo senza una nuvola, illuminando lo Spartiacque Azzurro
sino a farlo sfavillare. Videro enormi animali marini che Tiger Ty
chiam balene e disse che erano le creature pi grandi dell'oceano.
C'erano uccelli di ogni forma e dimensione. C'erano pesci che
nuotavano in banchi e balzavano fuori dall'acqua in formazione, i
corpi d'argento inarcati contro il sole. Il viaggio divenne
un'incredibile esperienza di apprendimento per Wren, che si immerse a
fondo nelle sue lezioni.
Non ho mai visto niente del genere! grid entusiasta, rivolta a
Tiger Ty.
Aspetta a dirlo quando saremo arrivati a Morrowindl borbott lui di
rimando.
Scesero a terra un'altra volta per un breve riposo a met pomeriggio,
scegliendo un'isola solitaria con ampie spiagge dalla sabbia bianca e
baie cos poco profonde che l'acqua era di un turchese chiarissimo.
Wren not che Spirit non aveva mangiato per tutto il giorno e chiese
perch. Tiger Ty disse che i Roc si nutrivano di carne e che se la
procuravano per conto loro. Avevano bisogno di alimentarsi solo una
volta ogni sette giorni.
Un uccello molto autonomo, il Roc disse il Cavaliere Alato con
malcelata ammirazione. Non chiede altro che essere lasciato solo.
Meglio di quanto si possa dire di tanta gente.
Continuarono il viaggio in silenzio, Wren e Garth cominciavano ormai a
essere stanchi, indolenziti dallo stare seduti tutto il giorno nella
stessa posizione, esausti dal continuo movimento ondeggiante del volo,
e dalla necessit di stare costantemente aggrappati alle maniglie
annodate tanto da farsi venire i crampi alle dita. Le acque dello
Spartiacque Azzurro scorrevano senza sosta sotto di loro, un'infinita
progressione di onde. Erano stati fuori dalla vista della terraferma
per ore, e l'oceano sembrava non aver mai fine. Wren si sent
rimpicciolita da esso, ridotta a qualcosa di talmente insignificante
che temette di scomparire. Il suo iniziale senso di isolamento era
andato crescendo col passare delle ore, e per la prima volta si chiese
se sarebbe mai ritornata a casa.
Era quasi il tramonto quando finalmente giunsero in vista di
Morrowindl. Il sole si era spostato a ovest fino ai margini
dell'orizzonte, la sua luce era diventata tenue, passando dal bianco
all'arancione sbiadito. Una striatura di porpora e d'argento
allacciava una lunga striscia di nuvole dalle forme bizzarre che
sfilavano nel cielo come strani animali. Contro questo panorama si
stagliava il profilo dell'isola, scura, brumosa e inaccessibile. Era
molto pi grande delle altre masse terrestri che avevano incontrato, e
si ergeva come una parete continua a mano a mano che essi si
avvicinavano. Il Killeshan innalzava la sua bocca frastagliata verso
il cielo, la sua gola emanava vapore, mentre le pendici scendevano in
una spessa coltre di nebbia e di cenere, scomparendo per centinaia di
metri finch non riapparivano sulla costa formata da propaggini
rocciose e scogliere scabrose. Le onde si frangevano contro gli
scogli, come calderoni pieni di schiuma bianca che lanciavano i loro
spruzzi al cielo.
Spirit si avvicin all'isola, scendendo di quota verso la cappa di
"vog". Un fetore riempiva l'aria, l'odore dello zolfo proveniente dal
sottosuolo dove il fuoco del vulcano trasformava la roccia in cenere.
Attraverso le nuvole e la nebbia potevano vedere vallate e catene di
monti, passi e gole, tutti ricoperti da una foresta impenetrabile, da
una giungla fitta e soffocante. Tiger Ty lanci uno sguardo dietro di
s e fece un gesto. Avrebbero fatto il giro dell'isola. Spirit vir a
destra al suo comando. L'estremit nord dell'isola era avvolta da una
pioggia battente, un monsone che inondava tutto, formando vaste
cascate che precipitavano da scogliere alte centinaia di metri. A
ovest l'isola era arida come un deserto, una vera e propria distesa di
lava tranne alcuni cespugli dai fiori vivaci sparsi qua e l e certi
alberi striminziti, nodosi e piegati dal vento. A sud e a est l'isola
era una massa di strane formazioni rocciose e di spiagge dalla sabbia
nera dove la costa incontrava lo Spartiacque Azzurro prima di
innalzarsi e sparire nella giungla e nella nebbia.
Wren guardava gi verso Morrowindl con apprensione. Era un posto
inaccessibile, inospitale, in netto contrasto con le altre isole che
avevano visto. I fronti meteorologici si scontravano e si
frantumavano. Ciascun lato dell'isola presentava una serie diversa di
condizioni. Essa era poi ricoperta per tutta la sua estensione di
nuvole e d'ombra, come se il Killeshan fosse un demone che soffiava
fuoco e si fosse avviluppato nel mantello del suo respiro soffocante.
Tiger Ty fece virare Spirit per l'ultima volta, quindi lo fece
atterrare. Il Roc si ferm con circospezione ai bordi di un'ampia
spiaggia di sabbia nera, con gli artigli che sprofondavano nella lava
sbriciolata, e le ali ripiegate all'indietro. Il gigantesco uccello si
dispose di fronte alla giungla, gli occhi penetranti fissi sulla
nebbia.
Tiger Ty disse a Wren e a Garth di scendere. Essi lasciarono le
cinghie della bardatura e scivolarono sulla spiaggia. Wren guard
verso terra. L'isola si ergeva davanti a lei, tutta roccia, alberi e
nebbia. Non potevano pi vedere il sole. Ogni cosa era coperta da
ombre e avvolta da una mezza luce.
Il Cavaliere Alato si rivolse alla ragazza. Immagino che non avrai
cambiato idea. Testarda come sempre?
Lei annu in silenzio, restia a parlare.
Ascolta, allora. E pensa a cambiare opinione mentre mi ascolti. Ti ho
fatto vedere tutti e quattro i lati di Morrowindl per una ragione. A
nord piove tutto il tempo, ogni giorno, ogni ora del giorno. Talvolta
piove a dirotto, talvolta pioviggina. Ma c' acqua dappertutto.
Paludi, stagni e cascate. Se non sai nuotare, affoghi. E c'
un'infinit di cose nascoste che aspettano di tirarti sotto in ogni
caso.
Accompagnava le parole con i gesti della mano. A ovest tutto
deserto. Hai visto. Nient'altro che terreno aperto, caldo, secco e
arido. Potresti percorrerlo tutto fino alla cima della montagna, forse
pensi cos. Il guaio che non riusciresti a percorrere neppure un
miglio senza imbatterti nelle cose che vivono sotto la roccia. Non
riusciresti mai a vederle; esse riuscirebbero a fartela prima che tu
possa pensare. Ce ne sono migliaia, di tutte le forme e dimensioni, la
maggior parte con un veleno che uccide all'istante. Niente riesce a
passare.
Il disgusto accentuava ancora di pi i solchi della faccia rugosa.
Rimangono cos il sud e l'est, che per caso sono molto simili.
Roccia, giungla, "vog" e un sacco di cose molto ripugnanti che ci
vivono. Una volta lasciata questa spiaggia, non sarete al sicuro
finch non vi avrete fatto ritorno. Ti ho gi detto una volta che
questa era una trappola mortale. Te lo ripeto nel caso tu non mi abbia
sentito.
Miss Wren aggiunse dolcemente, non andare. Non hai nessuna
possibilit di riuscita.
Lei si avvicin d'impulso e prese le sue mani nodose nelle proprie.
Garth e io faremo attenzione l'uno all'altra promise. Lo facciamo
da tanto tempo.
Egli scosse la testa. Non baster.
Lei accentu la presa. Fin dove dovremo andare per trovare gli Elfi?
Puoi darcene un'idea?
Egli si liber e fece un cenno verso l'interno. La loro citt, se c'
ancora, si trova a met strada sulle pendici della montagna in una
nicchia protetta dalle colate di lava. La maggior parte di esse
scendono verso est e alcune si ingrottano sotto la roccia per uscire
poi nel mare. Da qui, saranno circa trenta miglia. Non so dirvi come
sia la terra all'interno, ormai. Dieci anni cambiano un sacco di
cose.
Troveremo la strada disse Wren. Tir un profondo respiro per
rinfrancarsi, consapevole di quanto impossibile questo sforzo
rischiava di rivelarsi. Lanci un'occhiata a Garth, che la ricambi
con un volto impassibile. Guard di nuovo Tiger Ty. Ho bisogno di
chiederti un'altra cosa. Tornerai a prenderei? Ci darai abbastanza
tempo per fare la nostra ricerca e tornare indietro?
Tiger Ty incroci le braccia sul petto, mentre la faccia coriacea
cercava di apparire triste e severa al tempo stesso . Verr, Miss
Wren. Aspetter tre settimane, un tempo sufficiente perch possiate
andare e tornare. Poi verr a cercarvi una volta alla settimana per
quattro settimane di seguito. Scosse la testa. Ma ti devo dire che
sar una perdita di tempo. Non tornerete. Non vi rivedr mai pi.
Lei sorrise con un'espressione coraggiosa. Trover il modo, Tiger
Ty.
Il Cavaliere Alato socchiuse gli occhi. C' un solo modo. Meglio che
tu sia pi cattiva e pi forte di qualunque cosa ti si parer davanti.
E comunque disse rivolgendo verso di lei il dito ossuto come se fosse
la punta di una lancia, meglio che ti prepari a usare la tua
magia!
Si gir all'improvviso e si diresse a grandi passi verso Spirit. Senza
fermarsi, si iss sugli anelli della bardatura e si sistem al suo
posto. Quando ebbe finito di allacciarsi le cinghie e la cintura di
sicurezza, guard verso di loro.
Non cercate di andare all'interno di notte sugger. Almeno il primo
giorno, viaggiate durante le ore di luce. Tenete la bocca del
Killeshan alla vostra destra mentre salite. Alz le mani di scatto.
Sangue del demonio, ma una pazzia quella che state facendo!
Non dimenticarti di noi, Tiger Ty! gli grid Wren in tutta risposta.
Il Cavaliere Alato la guard accigliato per un attimo, poi diede un
lieve colpo di tallone a Spirit. Il Roc si alz in aria, le ali tese
contro il vento, salendo lentamente in direzione sud. Nel giro di
pochi secondi, il gigantesco uccello non era altro che un puntino
nella luce che svaniva.
Wren e Garth rimasero in silenzio sulla spiaggia deserta a guardare
finch il puntino non scomparve.
6.
Quella notte rimasero sulla spiaggia, seguendo il consiglio di Tiger
Ty di aspettare fino all'alba prima di avviarsi verso l'interno. Per
accamparsi scelsero un punto a circa un quarto di miglio a nord da
dove il Cavaliere Alato li aveva fatti scendere, un'ampia, aperta
distesa di sabbia nera dove la linea della marea terminava a pi di
trenta metri dal margine della giungla. Era ormai il crepuscolo, il
sole era tramontato dietro l'orizzonte, la sua luce che andava
spegnendosi era un debole riflesso sulle acque dell'oceano. A mano a
mano che si faceva buio, la luce color argento pallido della luna e
delle stelle inond la spiaggia deserta, riflettendosi sulla sabbia
come se fosse stata cosparsa di diamanti, facendo luccicare la costa
fin dove l'occhio riusciva a vedere. Decisero subito che non era il
caso di accendere un fuoco. Non avevano bisogno n di luce n di
calore. Potevano vedere ogni cosa che cercasse di avvicinarsi, e
l'aria era calda e fragrante. Un fuoco avrebbe solo attirato
l'attenzione su di loro, e volevano evitarlo.
Consumarono un pasto freddo a base di carne secca, pane e formaggio e
bevettero birra. Seduti di fronte alla giungla, la schiena verso
l'oceano, rimasero ad ascoltare e a osservare. Col calare della notte,
Morrowindl perdette i suoi contorni: la distesa della giungla, delle
scogliere e del deserto scomparve nel buio finch l'isola non fu che
un profilo contro il cielo. Poi anche quello scomparve, e tutto ci
che rimase fu una continua cacofonia di suoni. Erano per lo pi rumori
indistinti, deboli e smorzati, richiami e grida e ronzii sparsi di
uccelli, di insetti e di animali, tutti smarriti in lontananza,
nell'oscurit che li proteggeva. Le onde dello Spartiacque Azzurro
rotolavano con una cadenza uniforme contro la riva, bagnandola e
ritirandosi, con un movimento lento e costante. Si alz una brezza,
lieve e fragrante, che spazz via gli ultimi residui del prolungato
calore del giorno.
Quando ebbero finito di mangiare, se ne stettero in silenzio per un
po' a guardare il cielo, la spiaggia, l'oceano o niente in
particolare.
Morrowindl aveva gi messo a disagio Wren. Perfino ora, avvolta nel
buio, invisibile e addormentata, l'isola era una presenza minacciosa.
Lei se la raffigurava nella mente: il Killeshan che si ergeva contro
il cielo con le fauci spalancate, un mosaico di pendii ricoperti dalla
fitta giungla, di scogliere torreggianti; un gigante incatenato
avvolto nel "vog" e nella nebbia, in attesa. Poteva quasi avvertirne
il respiro ansioso e collerico sul volto. Poteva udirne il sibilo.
Poteva sentire che la stava osservando.
La spaventava pi di quanto volesse ammettere, e non sembrava che
riuscisse a scacciare la sua paura. Era come un'ombra insidiosa che si
era insinuata nei corridoi della sua mente, sussurrando parole dal
significato incomprensibile ma di cui era chiaro l'intento. Si sent
stranamente privata delle sue capacit e del suo addestramento, come
se tutto le fosse stato tolto appena arrivata sull'isola. Anche il suo
istinto sembrava confuso. Non riusciva a spiegarselo. Non aveva senso.
Non era successo niente, eppure eccola l, con la sua fiducia fatta a
pezzi e disciolta come neve al sole. Un'altra donna sarebbe stata
capace di trarre conforto dal fatto di possedere le leggendarie Pietre
Magiche, ma non Wren. La magia le era estranea, una cosa di cui non si
fidava. Apparteneva a un passato di cui aveva soltanto sentito
parlare, una storia che era andata perduta da generazioni. Apparteneva
a qualcun altro, qualcuno che lei non conosceva. Le Pietre Magiche,
pens scoraggiata, non avevano nulla a che fare con lei.
Le parole le raggelarono la bocca dello stomaco. Ovviamente, non erano
vere.
Si mise le mani sul viso, con l'intenzione di nascondersi. I dubbi
l'assalivano da ogni parte, e per un breve istante si domand invano
se la decisione di recarsi a Morrowindl non fosse stata sbagliata.
Infine si tolse la mani dal viso e si spost in avanti finch fu
abbastanza vicina da vedere chiaramente la faccia di Garth
incorniciata dalla barba. Il gigante la osserv immobile mentre lei
sollevava le mani e cominciava a fare segni.
Credi che abbia fatto uno sbaglio a insistere perch venissimo qui?
gli chiese.
Egli la scrut per un attimo, poi scosse la testa. "Non mai uno
sbaglio fare qualcosa che si ritiene necessaria".
Per me lo era senz'altro.
"Lo so".
Ma non sono venuta soltanto per scoprire se gli Elfi sono ancora
vivi disse muovendo le dita. Sono venuta per sapere qualcosa sui
miei genitori, per scoprire chi erano e cosa ne stato di loro.
Egli annu senza rispondere.
Non me ne importava nulla, sai continu lei, cercando di spiegarsi.
Per me non faceva alcuna differenza. Ero una Rover, e basta. Anche
dopo che Cogline ci ebbe trovati e andammo a est all'Hadeshorn e ci
incontrammo con l'ombra di Allanon, anche quando ho cominciato a fare
domande sugli Elfi, sperando di sapere qualcosa di ci che era loro
accaduto, non pensavo ai miei genitori. Non avevo la minima idea della
direzione in cui tutto ci sarebbe andato. Mi limitavo a procedere,
facendo le mie domande, apprendendo alla fine dell'Addershag, e poi
del fal. Non facevo che seguire un sentiero, curiosa di vedere dove
portasse.
Fece una pausa. Ma le Pietre Magiche, Garth, quelle erano qualcosa su
cui non avevo contato. Quando ho scoperto che erano vere - erano le
Pietre Magiche di Shea e Wil Ohmsford - cambiato tutto. Tanto
potere... ed esse erano appartenute ai miei genitori. Perch? Innanzi
tutto, come avevano fatto a venirne in possesso? Qual era il loro
scopo nell'affidarmele? Capisci, non vero? Non otterr mai le
risposte se non scoprir chi furono i miei genitori.
Garth le rispose, a segni. "Capisco. Non sarei qui con te se non
capissi".
Lo so sospir lei, con un nodo alla gola. Volevo solo sentirtelo
dire.
Rimasero in silenzio per un po', guardando altrove. Qualcosa di enorme
sguazz nell'acqua in lontananza. Il rumore riecheggi per un attimo e
scomparve. Wren spinse la sabbia con il suo stivale.
Garth sospir guardandolo negli occhi. C' qualcosa dei miei
genitori che non mi hai detto?
Garth rimase silenzioso, il volto privo di espressione.
Perch se c' qualcosa disse lei a segni, me lo devi dire ora. Non
puoi lasciarmi continuare questa ricerca senza sapere nulla.
Garth si mosse, abbassando la testa nell'ombra. Quando la sollev di
nuovo, le sue dita cominciarono a muoversi. "Non ti avrei nascosto
nulla che non fosse necessario. Continuo a non nasconderti nulla sui
tuoi genitori. Quello che so, te l'ho detto. Credimi".
Ti credo afferm lei con calma. Eppure la risposta la turb. C'era
qualcos'altro che le nascondeva, qualcosa che lui riteneva necessario?
Aveva il diritto di chiederglielo?
Scosse la testa. Non l'avrebbe mai fatta soffrire. Questo era
importante. Non Garth.
"Scopriremo la verit sui tuoi genitori", egli disse a segni,
improvvisamente. "Te lo prometto".
Lei si pieg un po' per prendere le sue mani, poi le lasci andare.
Garth disse, sei il migliore amico che io potessi mai avere.
Fece la guardia mentre lui dormiva, sentendosi confortata dalle sue
parole, rassicurata perch dopo tutto non era sola, erano uniti nel
loro intento. Nascosta dall'oscurit, Morrowindl continuava a
incombere, sinistra e minacciosa. Ma ora Wren non si sentiva cos
intimidita, la sua risoluzione era rafforzata, il suo scopo chiaro.
Sarebbe stato come per tanti anni - lei e Garth contro qualsiasi cosa
li attendesse. Sarebbe bastato.
Quando Garth si svegli a mezzanotte, lei and subito a dormire.
L'alba rischiarava i cieli con un tenue colore argento, ma Morrowindl
era un muro nero che non consentiva alla luce di entrare. L'isola si
trovava tra l'alba da una parte e Garth e Wren dall'altra come se
cercasse di tenere i Rover continuamente nell'ombra. La spiaggia era
ancora una linea nera e deserta che si stendeva a perdita d'occhio in
lontananza come un rotolo sparso di nastro da lutto. Le rocce e le
scogliere sporgevano dal groviglio verde della giungla, spingendosi in
avanti come creature intrappolate che cercavano di respirare. Il
Killeshan puntava muto verso il cielo, mentre il vapore saliva a
spirale dai crepacci per tutta la lunghezza della sua pelle fatta di
lava indurita. In lontananza, a nord, una breve apparizione del lato
deserto dell'isola rivelava una superficie ruvida e spezzata sulla
quale era stata gettata una coltre di nebbia sulfurea e sulla quale
non si muoveva nulla.
La ragazza Rover e il suo compagno si lavarono e fecero colazione in
fretta, ansiosi di andarsene. Il calore del giorno stava gi
cominciando a farsi sentire e metteva in fuga le brezze dell'oceano.
Gli uccelli marini planavano e si precipitavano su di loro in cerca di
cibo. I granchi scappavano verso le rocce con prudenza, cercando
riparo nelle fessure e nelle crepe. Tutt'attorno l'isola si stava
svegliando.
Wren e Garth si misero in spalla i loro fardelli, controllarono che le
armi fossero a portata di mano, si scambiarono una rapida occhiata, e
partirono verso l'interno.
La spiaggia finiva in una breve chiazza di erba alta che a sua volta
cedeva il posto a un bosco di acacie imponenti. I tronchi degli alberi
antichi si innalzavano verso il cielo come pilastri, e risalendo
indietro con lo sguardo in profondit davano l'illusione di formare un
muro. Il terreno del bosco era senza cespugli; le tempeste e l'alta
marea avevano spazzato via tutto, tranne i giganteschi alberi. Sotto
le acacie tutto era immobile. Il sole era ancora velato a oriente, e
le ombre ricoprivano ogni cosa. Wren e Garth camminavano lentamente,
sempre dritto, attenti a ogni forma di pericolo. Superarono il bosco
di acacie e si trovarono di fronte una macchia di bamb. La
costeggiarono finch non trovarono un punto in cui si restringeva e
con l'aiuto delle spade corte si fecero strada per attraversarla. Da
l procedettero lungo una prateria dove l'erba arrivava al petto e
variopinti fiori selvatici crescevano abbondanti in mezzo al verde.
Pi avanti, sui pendii del Killeshan, c'era la foresta, alberi e
cespugli tra strane formazioni di lava; il tutto alla fine spariva nel
"vog".
Il primo giorno pass senza inconvenienti. Camminarono su terreni
aperti ogni volta che poterono trovarne, scegliendo un percorso che
consentiva loro di vedere dove stavano andando. Quella notte si
accamparono in un prato, vantaggiosamente situato su un terreno
elevato che dava loro di nuovo la possibilit di vedere liberamente in
ogni direzione. Il secondo giorno trascorse allo stesso modo del
primo. Riuscirono a fare un bel tratto di cammino, attraversando fiumi
e torrenti e superando burroni e colline senza difficolt. Non c'era
traccia dei mostri contro i quali li aveva messi in guardia Tiger Ty.
C'erano serpenti e ragni dai vivaci colori, molti dei quali erano
certamente velenosi, ma i Rover avevano avuto a che fare con i loro
cugini in altre parti del mondo e ne sapevano abbastanza da evitare
ogni contatto. Udirono la strana tosse del gatto di palude, ma non
videro nulla. Una o due volte degli uccelli rapaci volteggiarono sulle
loro teste, ma dopo una serie di frettolosi passaggi questi predatori
si affrettarono ad allontanarsi in cerca di una vittima pi facile.
Pioveva spesso e abbondantemente, mai, tuttavia, per molto tempo di
seguito, e tranne quando aveva minacciato di intrappolarli nel letto
di un fiume asciutto con un'improvvisa onda di piena o di trascinarli
in doline appena formate, la pioggia non fece molto di pi che tenerli
freschi.
Nel frattempo, la foschia che ammantava le pendici del Killeshan si
avvicinava sempre di pi, una promessa di maggiori difficolt in
futuro.
Il terzo giorno cominci alla stessa maniera dei precedenti,
rannuvolato, immobile e foriero di tristi pensieri. Il sole si alz e
fu visibile per poco tempo attraverso gli alberi davanti a loro, un
caldo e invitante richiamo. Poi scomparve all'improvviso con la
discesa dei lembi inferiori del "vog". La foschia era leggera e
all'inizio non disturbava, niente pi che un addensamento dell'aria,
un ingrigirsi della luce. Ma lentamente cominci a intensificarsi,
raccogliendosi in banchi che nascondevano tutto ci che si trovava a
oltre dieci metri da loro. Il terreno divenne pi difficile quando le
pianure costiere e i bassi pendii delle colline ricoperti di erba
lasciarono il posto a frane e a dirupi, e la lava divenne friabile e
smossa. La marcia si fece incerta e il ritmo dovette rallentare.
Consumarono in silenzio un pasto frettoloso e turbato, e ripresero la
marcia con prudenza. Per proteggersi dai morsi dei serpenti si
legarono dei pezzi di duro cuoio attorno alle gambe, sopra gli stivali
e sotto il ginocchio. Indossarono i loro pesanti mantelli e se li
avvolsero ben stretti. Il caldo dei pendii inferiori non si faceva pi
sentire, e l'aria - che avevano creduto sarebbe stata pi calda
avvicinandosi al Killeshan - si raffredd. Garth precedeva Wren
facendole volutamente scudo. Tutt'intorno a loro nella nebbia si
muovevano delle ombre, cose prive di contorno e forma ma tuttavia
presenti. I versi familiari degli uccelli e degli insetti svanirono,
assorbiti gradatamente da una calma carica di attesa. Il crepuscolo
scese presto e parve quasi che la luce defluisse. Cominci a piovere a
dirotto.
Si accamparono ai piedi di una vecchia acacia koa situata di fronte a
una piccola radura. Con le spalle rivolte all'albero, cenarono e
guardarono la luce diventare pi scura, passando dal colore del fumo a
quello del carbone. La pioggia diminu di intensit fino a diventare
un'acquerugiola intermittente, e la nebbia cominci a scendere dalle
pendici della montagna. La foresta lasciava il posto alla giungla, gli
alberi erano pi fitti, avviluppati dai rampicanti, il terreno era
umido, morbido e cedevole. Lumaconi e scarabei strisciavano nel
sottobosco e fra i tronchi marci. Il terreno sotto l'acacia era
asciutto, ma l'umidit dell'aria sembrava penetrare dappertutto. Non
c'era la minima possibilit di accendere il fuoco. Wren e Garth si
rannicchiarono nei loro mantelli e si strinsero di pi l'uno
all'altra. Attorno a loro scese la notte, trasformando il mondo in un
nero colore inchiostro.
Wren si offr di fare il primo turno di guardia, troppo agitata per
dormire. Garth accett senza discutere. Sollev le ginocchia, appoggi
la testa sulle braccia incrociate, e si addorment quasi
immediatamente.
Wren si sedette fissando l'oscurit. Gli alberi e la nebbia
nascondevano la luce e le stelle, e anche dopo che gli occhi si furono
abituati al buio era impossibile vedere a pi di una decina di metri,
oltre i quali vagavano ombre brevi, veloci e suggestive. Dalla foschia
rimbalzavano rumori che avevano un suono di sfida e di burla - lo
stridulo richiamo degli uccelli notturni, lo scattare degli insetti,
stridii e fruscii, sbuffi e ringhi indistinti. Da un punto indefinito
in lontananza proveniva il rauco tossire dei gatti cacciatori. Sentiva
appena i fumi sulfurei del Killeshan, che si diffondevano nell'aria,
mescolandosi con gli odori pi intensi e pi pungenti della giungla.
Tutt'attorno a lei un mondo invisibile si stava svegliando.
Bene, pens con atteggiamento di sfida.
L'aria si fece immobile anche perch aveva smesso del tutto di piovere
e rimaneva solo la nebbia. Il tempo passava lentamente. I rumori
rallentarono e si attenuarono, e si aveva la sensazione che laggi
nell'oscurit tutto fosse in attesa e in guardia. Wren si rendeva
conto che le ombre ai bordi della nebbia incombente erano scomparse.
Garth russava debolmente. Wren cambi posizione per non farsi prendere
dai crampi, ma non fece il minimo sforzo per alzarsi. Le piaceva
sentire l'albero contro la schiena e la pressione del corpo di Garth
cos vicino. Detestava lo stato d'animo che suscitava in lei l'isola,
facendola sentire esposta, vulnerabile, senza protezione. Era la
novit, si disse. Era la scarsa familiarit col terreno, la lontananza
dal proprio paese, il ricordo degli avvertimenti di Tiger Ty a
proposito dei mostri presenti sull'isola. Ci sarebbe voluto del tempo
per adattarsi...
Interruppe le sue riflessioni quando vide il profilo di una cosa
enorme apparire al limite della nebbia. La cosa cammin diritta su due
zampe per un momento, poi si abbass su quattro. Si ferm e lei cap
che la stava guardando. Avvert un formicolio tra i capelli dietro il
collo, e spinse la mano finch le dita si strinsero attorno al pugnale
che portava alla cintura.
Attese.
La cosa che guardava non si mosse. Sembrava stare in attesa come lei.
Poi vide comparire un'altra ombra, simile alla prima. Poi una terza, e
una quarta. Si raccoglievano nell'oscurit e rimanevano immobili, gli
occhi invisibili brillavano. Wren respir lentamente, profondamente.
Pens di svegliare Garth, ma decise di lasciar passare ancora un
minuto, appena il tempo di vedere che cosa accadeva.
Ma non accadeva nulla. I minuti passavano e le ombre rimanevano
immobili. Wren si domand quante potessero essere. Poi si chiese se
non ce ne fossero anche dietro di lei dove non poteva vederle, che si
muovevano furtivamente fino ad avvicinarsi abbastanza da...
Si volse di scatto e guard. Non c'era nulla. Almeno nel raggio
limitato della sua vista.
Si volse di nuovo. D'un tratto cap che le cose nell'oscurit stavano
aspettando di vedere come si sarebbe comportata, cercando di
verificare quanto potesse essere pericolosa. Se lei fosse rimasta
seduta abbastanza a lungo sarebbero diventate impazienti e avrebbero
deciso di metterla alla prova. Si chiese quanto tempo avesse. Quanto
ci sarebbe voluto per scoraggiarle. Se i mostri erano gi l, soltanto
a tre notti dalla spiaggia, ci sarebbero stati ogni notte successiva,
a guardare e aspettare. E ce ne sarebbero stati altri. Di sicuro.
Il cuore di Wren batteva furiosamente, e il sangue correva alla
velocit del pensiero. Insieme, Garth e lei erano una coppia in grado
di affrontare molte prove. Ma non potevano permettersi di lottare
contro ogni cosa che incontravano.
Le ombre avevano ricominciato a muoversi, senza sosta. Ud dei
mormorii, non esattamente delle parole, ma qualcosa. Avvertiva dei
movimenti tutt'attorno a lei, qualcosa di diverso dalle ombre, cose
che non riusciva a vedere. Gli abitanti della giungla li avevano
scoperti e si stavano raccogliendo. Sent un grugnito, basso e
minaccioso. Accanto a lei, Garth si mosse nel sonno, voltandosi
dall'altra parte.
Wren si accorse che la sua faccia scottava.
"Fai qualcosa", si disse sottovoce. "Devi fare qualcosa".
Cap senza guardare che le ombre ora stavano dietro di lei.
Avvert un bruciore contro il petto.
Quasi automaticamente, infil la mano nella tunica e prese il
sacchetto di pelle con le Pietre Magiche. Con un movimento rapido,
senza voler pensare a quello che stava facendo, rovesci le pietre in
una mano e chiuse subito le dita su di esse. Ebbe l'impressione che le
ombre stessero guardando.
"Appena un cenno di quello che possono fare", si disse. "Baster".
Tese la mano in avanti e apr leggermente le dita. La luce azzurra
delle Pietre Magiche risplendette. Si raccolse, come un fuoco freddo,
e si diffuse in strisce sotTiili per esplorare l'oscurit.
Tutt'a un tratto le ombre non c'erano pi. Scomparvero cos in fretta
e cos completamente come se non ci fossero mai state. I rumori furono
inghiottiti dal silenzio. Il mondo divenne vuoto, e lei e Garth erano
tutto ci che vi rimaneva.
Richiuse le dita e ritir la mano. Le ombre, dovunque fossero,
sapevano qualcosa della magia degli Elfi.
Il suo istinto le aveva detto che sarebbe stato cos.
Fu assalita da un'improvvisa amarezza. Aveva insistito nel dire che le
Pietre Magiche non facevano parte della sua vita. Oh, no, non della
sua vita. Appartenevano a qualcun altro, non a lei. Com'era stata
pronta a dirsi questo. E con quanta prontezza si era rivolta a esse
quando si era sentit minacciata.
Fece scivolare di nuovo le pietre nel sacchetto e lo rimise nella
tunica. La notte era serena e tranquilla; la nebbia non nascondeva
nessun movimento. Le cose che vivevano su Morrowindl erano andate in
cerca di una preda pi facile.
Era mezzanotte passata quando svegli Garth. Non era apparso
nient'altro a minacciarli. Lei non gli parl dell'accaduto. Si avvolse
nel mantello e si appoggi a lui.
Ci volle molto prima che si addormentasse.
All'alba si rimisero in marcia. Uno spesso strato di "vog" ricopriva
le pendici del Killeshan, e la luce era tenue e grigia. L'umidit
riempiva l'aria; filtrava attraverso il suolo sul quale camminavano,
impregnava gli abiti che indossavano, e dava loro i brividi. Dopo un
po', il sole cominci a farsi sentire attraverso la nebbia, e il
freddo si attenu. Il cammino era lento e difficile, il terreno
disuguale e rotto, una serie di burroni e di crinali soffocati dalla
vegetazione della giungla. Il silenzio della notte precedente durava
ancora, una calma cupa che li isolava e filava una trama di disagio
tutt'attorno.
Al margine del loro campo visivo c'erano ancora le ombre, furtive e
circospette, un'adunata di fantasmi agili e privi di forma che erano
presenti fino all'istante in cui li si cercava con lo sguardo e poi
sparivano. Garth sembrava ignorarli, ma Wren sapeva che non era cos.
Quando, di tanto in tanto, scorgeva uno sguardo furtivo verso la sua
faccia scura, poteva vedere la calma che si rifletteva nei suoi occhi.
Si meravigliava che fosse capace di tenere tutto accuratamente sotto
controllo. Lei stessa con gli occhi perlustrava di continuo la
foschia, perch non sapeva ancora fino a che punto le cose che vi si
nascondevano temessero le Pietre Magiche, n per quanto tempo la magia
avrebbe continuato a tenerle a bada. Sporadicamente, le sue dita
finivano per andare a toccare la tunica e il sacchetto di pelle sotto
di essa, per assicurarsi che la sua protezione fosse ancora l.
Il giorno scorreva lentamente. Passarono per boschi di koa e di
baniano, alberi antichi ricoperti di muschio e rampicanti, lungo
canaloni dove la lava si era indurita e frantumata in pezzi sparsi che
si sbriciolavano e slittavano via quando essi cercavano di camminarvi
sopra, gi per burroni dove i cespugli erano pieni di spine e per una
serie di vallate sulle quali si stendevano pesanti nuvole in una
coltre impenetrabile di grigio. Continuavano ad arrampicarsi tutto il
tempo, facendosi strada sulle pendici del Killeshan, riuscendo a
cogliere qualche immagine del vulcano attraverso gli squarci nel
"vog", con la sommit che si levava in alto, che sembrava non
avvicinarsi mai.
Cominciarono a individuare sempre meglio i pericoli dell'isola.
C'erano certe piante, dai colori brillanti e dalle forme intricate,
che prendevano al laccio e bloccavano tutto ci che gli arrivava a
tiro. C'erano delle doline che potevano inghiottire in un attimo se si
era tanto sfortunati da metterci il piede dentro. C'erano strani
animali che si facevano vedere per un po' e quindi sparivano, tutti
predatori, dotati di scaglie e di punte, di artigli e denti aguzzi.
Nessun mostro si era fatto ancora vivo, ma Wren sospettava che ci
fossero a osservare e ad aspettare, gli spettri che bisbigliavano
dalla nebbia.
Cal la notte e dormirono, ma questa volta le ombre non si
avvicinarono, rimasero accuratamente nascoste. Un gatto delle paludi
gironzolava nelle vicinanze, ma Garth soffi in un grosso stelo
d'erba, producendo un suono sibilante che il gatto sembr ignorare,
almeno in apparenza, per scomparire nel silenzio. Wren sogn la sua
casa, le Terre dell'Ovest quando era giovane e tutto era nuovo, e si
svegliava con i ricordi chiari e vividi.
Garth, ho usato di nuovo le Pietre Magichegli disse a colazione,
mentre stavano stretti l'uno all'altra per proteggersi dal freddo
della foschia. Due notti fa quando le ombre sono comparse per la
prima volta.
"Lo so" rispose lui, fissandola negli occhi mentre faceva i segni con
le dita. "Ero sveglio".
Cosa hai visto? sussurr lei scuotendo incredula la testa.
"Abbastanza. La magia ti spaventa, non vero?"
Wren sorrise malinconica. Tutto quello che facciamo mi spaventa.
Camminarono nel silenzio dell'alba, assorti nei loro pensieri. Davanti
a loro il terreno era pianeggiante e la giungla si estendeva a perdita
d'occhio. Qui la cenere vulcanica, il "vog", era pi spessa, uniforme
e statica davanti a loro. L'aria era immobile. Attraversarono uno
spazio aperto e si trovarono ai margini di una palude. Prudentemente
rasentarono i bordi fitti di canne alla ricerca di un terreno pi
solido. Quando lo ebbero trovato, ripresero ad andare avanti. La
palude continuava. Di tanto in tanto erano costretti a cambiare
direzione, per cercare un passaggio pi sicuro. La palude era un
monotono, piatto scintmio di umidit che si stendeva tra masse
d'erba di ogni genere, e gli alberi spuntavano fuori come gli arti di
un gigante annegato. Insetti alati ronzavano attorno, scintillanti e
iridescenti. Garth prepar un unguento maleodorante che usarono per
cospargersi la faccia e le braccia, uno scudo contro i morsi e le
punture. I serpenti strisciavano nel fango. C'erano ragni dappertutto
che si muovevano lentamente, alcuni pi grossi del pugno di Garth.
Tele di ragno, muschio e rampicanti pendevano dai rami e dai cespugli,
abbarbicati e micidiali. Sotto le volte da cattedrale degli alberi
volavano i pipistrelli, col loro squittio acuto e raggelante.
A un certo punto incontrarono una gigantesca tela di ragno
perfettamente celata e disposta come un laccio per cadere su qualunque
cosa fosse passata sotto. Una coppia di cacciatori meno esperta non
l'avrebbe notata e sarebbe stata catturata, ma Garth scopr subito la
trappola. I fili della tela erano grossi come le dita di Wren, e
talmente trasparenti da risultare invisibili se non ci si faceva
attenzione. Lei ne tocc uno con una canna, e la canna fu
immediatamente avvolta e immobilizzata. Wren e Garth scrutarono
intorno prudentemente per molto tempo senza muoversi. Chiunque avesse
tessuto quella tela non era qualcuno che avrebbero voluto incontrare.
Certi finalmente che il tessitore non era nei paraggi, si affrettarono
a riprendere il cammino.
Era quasi mezzogiorno quando udirono un rumore di sfregamento.
Rallentarono l'andatura e poi si fermarono. Il rumore era violento e
frenetico , troppo forte per la calma della palude, quasi una
staffilata. Proveniva dalla loro sinistra dove, dietro un boschetto di
arbusti dai fiori rosso scarlatto, c'erano ombre. Con Garth che faceva
strada, costeggiarono i cespugli sulla destra, seguendo un argine di
terreno solido fino a una radura di koa, spostandosi in silenzio,
l'orecchio sempre teso al rumore di sfregamento che continuava. Tutt'a
un tratto videro dei fili della ragnatela trasparente scendere verso
terra dalla cima degli alberi. I fili erano scossi come se qualcosa
desse degli strattoni dall'interno della boscaglia. Era chiaro quello
che era accaduto. Garth fece un cenno a Wren, e ripresero ad avanzare
con prudenza.
Si fermarono di nuovo in mezzo ai koa. Una serie di lacci erano stati
gettati dagli alberi, uno grande e parecchi altri piccoli. Uno di
questi era stato fatto scattare, e il rumore di sfregamento proveniva
dalla creatura che vi era rimasta impigliata e che lottava per
liberarsi. L'animale era diverso da ogni altra cosa che Wren e Garth
avessero mai visto. Delle dimensioni di un piccolo cane da caccia,
sembrava un incrocio tra un porcospino e un gatto, col corpo a forma
di barile ricoperto di aculei ad anelli neri e marrone chiaro,
sostenuto da quattro zampe corte e robuste mentre la testa quasi
quadrata, situata, praticamente senza collo, tra le spalle, si
restringeva all'improvviso nell'aspetto smussato e coperto di
pelliccia di un felino. Le zampe rugose terminavano in dita dotate di
potenti artigli che si conficcavano nella terra, mentre la coda mozza
ricoperta di piume si agitava avanti e indietro come una frusta in un
tentativo frenetico di spezzare i fili della tela di ragno che lo
avevano avvolto.
Lo sforzo era vano. Pi si dibatteva, pi la ragnatela lo
imprigionava. Finalmente l'animale si ferm, con la testa in alto, e
li vide. Wren fu stupita dai suoi occhi, dotati di palpebre e di
ciglia e di un color azzurro vivace. Non erano quelli di un animale;
erano occhi come i suoi.
Il corpo della creatura si afflosci, esausto per la lotta. Gli aculei
ricaddero indietro lisci, e gli strani occhi batterono le palpebre.
Pfftttt! La creatura soffi - assomigliava molto a un gatto, almeno
in parte. Non pensi che dovresti prendere in considerazione
l'eventualit di aiutarmi? disse con voce stridula ma gentilmente.
Dopotutto, hai una parte - arrrgggh - di responsabilit per la
situazione in cui mi trovo.
Wren trasal, poi lanci una rapida occhiata a Garth, che per una
volta sembr sorpreso quanto lei. Come poteva parlare una creatura del
genere? Si volse di nuovo. Cosa vuoi dire che ho una parte di
responsabilit?
Rrrowwwggg. Voglio dire, tu sei un'Elfa, no?
Be', no, a dire il vero non lo sono. Sono una... Wren esit un
attimo. Era stata sul punto di dire che era una Rover. Ma di fatto,
almeno in parte era un'Elfa. Non l'aveva forse identificata in quel
senso l'animale - in base ai suoi tratti somatici? Aggrott le
sopracciglia. Che ne sapeva degli Elfi, in ogni modo?
Chi sei? gli chiese.
L'animale la valut in silenzio per un momento, con gli occhi azzurri
immobili. Quando parl, la sua voce era un ringhio sordo. Stresa.
Stresa ripet Wren. Ti chiami cos?
L'animale annu.
Io mi chiamo Wren. Questo il mio amico Garth.
Hssttt. Tu sei un'Elfa ripet Stresa, e la sua faccia da gatto si
copr di rughe. Ma non sei di Morrowindl.
No rispose Wren. Mise le mani sui fianchi sconcertata. Come fai a
saperlo?
Gli occhi azzurri guardarono lievemente di traverso. Non mi
riconosci. Non sai chi sono. Hrrrrowwl. Se vivessi a Morrowindl, lo
sapresti.
Wren annu. Chi sei, allora?
Un Gatto Screziato rispose l'animale. Ringhi in fondo alla gola.
Cos siamo chiamati, quei pochi che siamo rimasti. Una parte di
questo e una parte di quello, ma per lo pi qualcos'altro
nell'insieme. Puurrft.
E come mai sai degli Elfi? Ci sono ancora Elfi che vivono qui?
Il Gatto Screziato la guard freddamente, paziente nel suo cappio. Se
mi aiuti a liberarmi rispose con la voce roca divenuta un flebile
ronzio, risponder alle tue domande.
Wren esitava, indecisa.
Fffppht! Faresti bene a sbrigarti sugger. Prima che arrivi il
Wisteron.
Il Wisteron? Wren lanci di nuovo un'occhiata a Garth, facendo segni
per spiegargli ci che Stresa aveva detto. Garth le diede una breve
risposta.
Wren si volse indietro. Come facciamo a sapere che non ci farai del
male? chiese al Gatto Screziato.
Harrrwl. Se non sei di Morrowindl e sei venuta fin qui, sei pi
pericolosa tu di me le rispose, avvicinandosi, per quanto gli doveva
essere possibile, a una risata. Sbrigati, adesso. Usate i vostri
lunghi pugnali per tagliare la tela. Il taglio della lama soltanto;
non fatela avvicinare di piatto ai fili. La strana creatura tacque, e
per la prima volta Wren vide un'ombra di disperazione nei suoi occhi.
Non c' molto tempo. Se mi aiuti - hrroww - forse potr aiutarti a
mia volta.
Wren segnal con le dita a Garth, e andarono insieme dove il Gatto
Screziato era impigliato, stando attenti a non far scattare nessuno
dei lacci ancora tesi. Tagliarono rapidamente i fili che
intrappolavano l'animale e poi si ritirarono. Stresa pass piano piano
sopra la tela caduta e poi tranquillamente davanti a loro fino al
punto in cui il terreno era solido. Drizz i suoi aculei e si scosse
violentemente. Wren e Garth arretrarono a quell'improvviso movimento,
ma non arriv loro addosso neanche un aculeo. Il Gatto Screziato si
stava semplicemente liberando dei residui della tela di ragno che
erano rimasti attaccati. Cominci a lisciarsi gli aculei, poi si ferm
quando si rese conto che lo stavano guardando.
Grazie disse con voce bassa e roca. Se non mi aveste liberato,
sarei morto. Il Wisteron mi avrebbe certo mangiato.
Il Wisteron? chiese Wren.
Il Gatto Screziato lasci ricadere all'indietro gli aculei, ignorando
la domanda. Anche voi dovreste essere morti disse. La sua faccia fu
di nuovo tutta rugosa. Pffltt! soffi. O siete molto fortunati
oppure avete la protezione della magia. Quale delle due?
Wren prese un momento per riflettere. Hai promesso di rispondere alle
mie domande, Stresa. Parlami degli Elfi.
Il Gatto Screziato si sedette. Era pi grande di quanto era parso
nella trappola, sembrava pi delle dimensioni di un cane che di un
porcospino o di un gatto. Gli Elfi disse, mentre il ringhio si
insinuava di nuovo nella sua voce, vivono all'interno, in alto sulle
pendici del Killeshan nella citt di Arborlon hrrowggh - dove i demoni
li hanno intrappolati.
I demoni? chiese Wren, pensando immediatamente a quelli che erano
stati rinchiusi nella Citt Proibita da Eterea. Erano riusciti a
liberarsi gi una volta all'epoca di Wil Ohmsford. Lo avevano fatto di
nuovo? Come sono questi demoni? insistette Wren.
Sssssttt! Come tante cose diverse. Che differenza fa? Il punto che
sono stati gli Elfi a crearli e adesso non riescono a liberarsene.
Pffl! Un vero guaio per gli Elfi. Ora la magia del Keel non pi
efficace. Tra non molto sar tutto scomparso.
Il Gatto Screziato aspett che Wren reagisse a quest'ultima notizia.
C'erano ancora troppe cose che non capiva. Gli Elfi hanno creato i
demoni? ripet confusa.
Anni fa. Quando non sapevano fare di meglio.
Ma... con cosa?
Stresa tir fuori la lingua viola scuro contro la faccia marrone.
Perch sei venuta? Perch stai cercando gli Elfi?
Wren sent sulla spalla la mano ammonitrice di Garth. Si volt e vide
che gesticolava in direzione della giungla.
Sssm, s, lo sento anch'io disse Stresa, alzandosi in fretta. Il
Wisteron. Comincia la caccia, va a controllare i suoi lacci per vedere
se c' qualcosa da mangiare. Dobbiamo allontanarci al pi presto.
Appena scopre che sono fuggito, verr a cercarmi. Il Gatto Screziato
scosse gli aculei. Hhgggh. Poich sembra che non sappiate dove
andare, sar meglio che seguiate me.
Part all'improvviso. Wren dovette affrettarsi per raggiungerlo, e
Garth dietro a lei. Aspetta un attimo. Che razza di animale questo
Wisteron? chiese.
Meglio per te se non lo scopri mai rispose enigmatico Stresa, con
tutti gli aculei dritti. Questa palude si chiama In Ju. Il Wisteron
ne ha fatto il suo rifugio. In Ju si estende fino a Blackledge, ed
un sacco di strada da qui. Phffaghh.
Si allontan a passo dinoccolato, pi in fretta di quanto Wren si
sarebbe aspettata. Ancora non capisco come mai sai tante cose sugli
Elfi disse, affrettandosi per stargli dietro. Oppure come mai puoi
parlare. A Morrowindl tutte le cose parlano?
Stresa lanci indietro un'occhiata, uno sguardo da gatto, acuto e che
sa il fatto suo. Rraarggh - ho dimenticato di dirtelo? La ragione per
cui posso parlare che gli Elfi hanno creato anche me. Sssstt. E si
volt. Basta con le domande per ora. E' meglio che stiamo zitti per
un po'.
Si muoveva rapidamente tra gli alberi, silenzioso come il fumo
lasciando che Wren lo seguisse con Garth, tutta presa dalla confusione
e dall'incredulit.
7.
Di corsa e in silenzio, attraversarono la palude In Ju. In testa il
Gatto Screziato, col suo corpo dagli aculei brunastri che avanzava
strascicando le zampe tra la boscaglia e nell'erba, sotto i rovi e
sopra i tronchi d'albero come se fossero un tutt'uno, un unico
ostacolo per superare il quale ci voleva la stesso sforzo. Wren e
Garth lo seguivano, costretti a rasentare il sottobosco pi fitto, a
farsi strada con maggiore cautela, a saggiare il terreno prima di
camminarci sopra. Riuscivano a tenere il passo solo perch Stresa
aveva abbastanza presenza di spirito da voltarsi a cercarli di tanto
in tanto e aspettare che lo raggiungessero.
Nessuno parlava mentre procedevano in fretta, ma tutti erano
attentissimi ad ascoltare i rumori del Wisteron lanciato
all'inseguimento.
La giungla si fece pi buia e cominciarono ad apparire ovunque le
ragnatele. Molte erano resti di lacci scattati o strappati parecchio
tempo prima, ma altrettanto numerosi erano quelli collocati in modo da
far scattare le ragnatele tese tra le cime degli alberi, tra i
cespugli, perfino sopra buche fatte per terra. La ragnatela era chiara
e invisibile a meno che non vi fosse rimasta attaccata qualche foglia
o dello sporco che le davano colore e definizione, e anche in quel
caso era difficile scoprirla. Wren ben presto rinunci a cercare
qualunque altra cosa per concentrarsi esclusivamente sulle pericolose
ragnatele. Un ragno potrebbe tessere ragnatele come queste, pensava
tra s, e cos cerc di raffigurarsi il Wisteron nella sue mente.
Erano in fuga da pochi minuti soltanto quando Wren lo sent muoversi.
Il rumore le giunse chiarissimo - boscaglia e cespugli trascinati,
rami di alberi spezzati, cortecce divelte e acqua schizzata e agitata.
Il Wisteron era grande e non faceva il minimo sforzo per nascondere il
suo arrivo. Sembrava un grosso bestione implacabile che travolgeva
tutto, qualcosa cui non si poteva sfuggire. La palude In Ju era una
mostruosa cattedrale alla quale era stato sottratto il silenzio. Wren
ebbe improvvisamente una grande paura.
Passarono per un'ampia radura in cui si era formato un lago, e si
videro costretti a cambiare direzione. Dopo un attimo di esitazione,
decisero di costeggiarlo sulla destra lungo un basso terrapieno sul
quale cresceva una fitta macchia di rovi. Stresa ci pass sotto, senza
pensarci. Wren e Garth lo seguirono coraggiosamente, incuranti dei
graffi e dei tagli che si facevano, mentre il rumore del Wisteron che
si avvicinava si faceva pi intenso dietro di loro.
Poi, all'improvviso, il rumore scomparve.
Stresa si arrest immediatamente, paralizzato sul posto. I Rover
fecero altrettanto. Wren tese l'orecchio, immobile. Garth poggi le
mani a terra. Tutto era fermo. Gli alberi svettavano immobili attorno
a loro, la mezza luce carica di umidit formava una cortina di garza.
L'unico rumore era il brusio del vento... Solo che di vento non ce
n'era. Wren si sent rabbrividire. C'era un'aria di morte. Guard
immediatamente Stresa. Il Gatto Screziato stava scrutando in alto.
Il Wisteron si stava spostando sugli alberi.
Garth, di nuovo in piedi, sguainava il suo lungo pugnale. Wren scrut
la copertura di rami e di frasche sopra di lei in un frenetico e vano
tentativo di scoprire qualcosa. Il fruscio si fece pi vicino, pi
distinguibile, non gi il sussurrare del vento contro le foglie ma il
movimento di qualcosa di enorme.
Stresa cominci a correre, sembrava un grosso pezzo di terra spinosa
dalla strana forma mentre si avvicinava a un bosco di koa, in silenzio
quanto poteva, ma al tempo stesso freneticamente. Anche Wren e Garth
si misero a correre, senza che nessuno glielo avesse ordinato, senza
fare domande. Wren sudava copiosamente sotto i vestiti, il corpo
indolenzito dallo sforzo di rimanere rigido. Procedeva rannicchiata,
ora aveva paura di guardare indietro, di guardare in alto, o dovunque
che non fosse davanti, nella direzione in cui correva il Gatto
Screziato. Il fruscio delle foglie riempiva le orecchie, e si sentiva
il rumore dei rami spezzati. Gli uccelli sfrecciavano nella foresta
che ora somigliava a una caverna, sprazzi di colore e di movimento che
sparivano in un batter d'occhio. La giungla scintillava umida e
immobile tutt'attorno, una natura morta nella quale soltanto lei si
muoveva. Il bosco di koa sorgeva l davanti, tronchi massicci dai
quali pendevano metri di rampicanti ricoperti di muschio, giganti
canuti radicati nel tempo.
Wren trasal inaspettatamente. Nascoste sul suo petto, le pietre
magiche avevano cominciato a scottare.
"Di nuovo, no", pens disperata. "Non user la magia di nuovo", ma
sapeva che invece lo avrebbe fatto.
Raggiunsero il riparo dei koa, muovendosi in fretta al suo interno,
sotto un atrio formato da tronchi e ombre. Wren guard in alto, per
vedere se c'era qualche laccio. Non ne vide. Osserv Stresa correre
veloce da un lato verso un cespuglio e infilarcisi sotto. Lei e Garth
lo seguirono, curvi per passare sotto i rami, e si tirarono dietro gli
zaini, tenendoli ben stretti per non fare il minimo rumore.
Accovacciati al buio e respirando affannosamente, si inginocchiarono e
aspettarono. I minuti passavano lenti. I rami frondosi del loro
rifugio attutivano i rumori provenienti dall'esterno, per cui non
potevano pi sentire il fruscio. C'era poca aria nel loro
nascondiglio, e dalla terra saliva il puzzo del legno marcio. Wren si
sent in trappola. Sarebbe stato meglio essere fuori all'aperto dove
poteva correre, dove poteva vedere. Prov un improvviso bisogno di
balzare in piedi e fuggire. Ma guard Garth, vide la calma impressa
sul suo volto, e rimase ferma. Stresa si era avvicinato all'apertura,
il corpo appiattito, la testa dritta, tendendo le orecchie mozze da
gatto.
Wren si spost mettendosi bocconi accanto all'animale e sbirci fuori.
Gli aculei del Gatto Screziato si drizzarono.
In quello stesso istante Wren vide il Wisteron. Stava immobile sugli
alberi, cos lontano da dove erano nascosti da essere poco pi di
un'ombra contro lo schermo di "vog". Anche a quella distanza, non ci
si poteva sbagliare. Si arrampicava sui rami come un enorme spettro...
o meglio, non si arrampicava, camminava furtivo. Non come un gatto, ma
come una cosa molto pi sicura, molto pi decisa. Sottraeva la vita
all'aria mentre avanzava, come un'ombra che ingoiava rumore e
movimento. Aveva quattro zampe e una coda e le usava tutte cinque per
afferrare i rami degli alberi e attaccarvisi. Un tempo doveva essere
stato un animale, ne aveva ancora l'aspetto. Ma si muoveva come un
insetto. Era tutto deforme e distorto, le parti del suo corpo si
articolavano come giganteschi rampini che gli consentivano di
oscillare liberamente in ogni direzione. Era liscio e vigoroso e
grottesco anche pi di quella specie di lupo che li aveva inseguiti da
Grimpen Ward.
Il Wisteron si ferm, e si volt.
Wren rimase con il fiato in gola e senza poter respirare, con un
unico, terrificante pensiero. Il Wisteron era sospeso contro il
grigio, un'ombra enorme, terrificante. Poi all'improvviso si mosse. Le
pass davanti come la promessa della sua morte, insinuante,
canzonatorio, sussurrando silenziose minacce. Eppure non la vide; non
rallent. Quel pomeriggio, aveva altre vittime da ghermire.
E scomparve.
Dopo un po' uscirono dal nascondiglio e si rimisero in marcia, nervosi
e guardinghi, camminando la maggior parte del tempo perch era
necessario fare cos se volevano uscire dalla palude In Ju. Nonostante
ci non ne erano ancora fuori quando cal il buio per cui dovettero
passare la notte l. Stresa trov un grosso buco nel tronco di un
baniano morto, e i Rover, malvolentieri, ci si infilarono carponi
dietro le insistenze del Gatto Screziato. Non avevano molta voglia di
stare rinchiusi, ma era meglio che dormire fuori all'aperto dove gli
animali della giungla potevano strisciare loro addosso. In ogni modo,
nel tronco era asciutto, e il freddo della notte si sentiva meno. I
Rover si avvolsero nei loro pesanti mantelli e si sedettero rivolti
verso l'apertura, guardando nel buio, sentendo l'odore di marcio, di
muffa e di umidit, osservando le onnipresenti ombre passare
rapidamente.
Cos' che si muove l fuori? chiese infine Wren a Stresa, non
riuscendo pi a contenere la sua curiosit. Avevano appena finito di
mangiare. Il Gatto Screziato sembrava capace di divorare proprio tutto
- il formaggio, il pane e la carne secca delle loro provviste al pari
delle larve e degli insetti che catturava per conto suo. In quel
momento era seduto a un lato dell'apertura del baniano masticando una
radice.
Lanci un'occhiata prontamente. L fuori? ripet. Le parole erano
cos gutturali che Wren poteva capirle a malapena. Grrrssst. Niente
di importante, davvero. Certe brutte, piccole creature che in altre
circostanze non oserebbero mostrare le loro facce. Osano farsi sotto
adesso - hhhrrgg - perch tutte le cose veramente pericolose - tranne
il wwwssst Wisteron - sono ad Arborlon, in attesa che la Chiglia
ceda.
Raccontami della Chiglia incalz Wren. Con le dita si rivolgeva a
Garth, traducendogli le parole del Gatto Screziato.
Stresa abbandon la radice. Nella sua voce roca era tornato il rumore
delle fusa. La Chiglia il muro che circonda la citt. Fu formato
dalla magia, e la magia tiene fuori i demoni. Hggghhhh. Ma la magia si
va indebolendo, e i demoni diventano sempre pi forti. Anche in questo
caso, sembra che gli Elfi non siano capaci di fare nulla. Il Gatto
Screziato si interruppe. Come sei venuta a sapere dei demoni? Hssttt.
Come hai detto che ti chiami? Grrllwren? Wren? Chi ti ha parlato di
Morrowindl?
Wren si appoggi al tronco del baniano. E' una storia lunga, Stresa.
Un Cavaliere Alato ci ha portati qui. E' stato lui che ci ha messo in
guardia dai demoni, solo che lui li chiamava mostri. Hai sentito
parlare dei Cavalieri Alati?
Ssttppft! Gli Elfi con gli uccelli giganti - s, so chi sono.
Venivano qui sempre. Ora non pi. Adesso quando vengono i demoni li
aspettano. Li tirano gi e li uccidono. Fffflt - subito. Lo stesso
sarebbe successo a voi se non fossero tutti ad Arborlon, o almeno la
maggior parte di loro. Il Wisteron non si cura di cose del genere.
Arborlon, pensava Wren, era stata la citt di origine degli Elfi
quando vivevano nelle Terre dell'Ovest. Era scomparsa con loro.
L'avevano ricostruita su Morrowindl? Cosa ne avevano fatto
dell'Eterea? L'avevano portato con s? O era morto un'altra volta come
era successo all'epoca di Wil Ohmsford? Era per questa ragione che
c'erano i demoni su Morrowindl?
Quanto siamo lontani dalla citt? chiese, tralasciando le altre
domande.
C' ancora molta strada rispose Stresa. La faccia del gatto si
drizz. La palude In Ju arriva fino a una parete montuosa chiamata
Blackledge che attraversa tutta l'estremit meridionale dell'isola. Al
di l di essa c' una valle dove scorre il Rowen. Rrwwwn. Oltre il
fiume si trova Arborlon, in cima a una scogliera alta e ripida sotto
la bocca del Killeshan. E' l che state cercando di andare?
Wren annu.
Ppffahh! A fare cosa?
A cercare gli Elfi rispose Wren. Sono stata mandata per dare loro
un messaggio.
Stresa scosse la testa e sollev gli aculei di un paio di centimetri
circa, a ventaglio. Spero che il messaggio sia importante. Non vedo
come farete e consegnarlo con i demoni tutt'attorno alla citt, sempre
che la citt ci sia ancora. Ssstt.
Troveremo il modo. Wren voleva cambiare argomento. Hai detto che
gli Elfi hanno creato te, Stresa, e i demoni. Ma non hai spiegato
come.
II Gatto Screziato le rivolse uno sguardo spazientito. La magia,
naturalmente! rispose con voce stridula. Hrrwwll! La magia degli
Elfi permette di fare praticamente qualsiasi cosa.LO sono stato uno
dei primi, e solo molto tempo dopo hanno deciso di creare i demoni e
tutto il resto. Fu circa cinquant'anni fa. I Gatti Screziati vivono a
lungo. Ssppptt. Mi crearono per fare la guardia alle fattorie, per
tenere lontani gli animali che venivano a rovistare nei rifiuti e cose
simili. Ero bravissimo. Lo eravamo tutti. Pfftt. Vivevamo dei frutti
della terra, avevamo bisogno di poche cure, e potevamo stare fuori per
settimane. Ma poi vennero i demoni e uccisero un gran numero di noi, e
tutte le fattorie si trovarono in difficolt e furono abbandonate. Noi
dovemmo arrangiarci - grrrsssst - e quella non fu una difficolt
perch ormai ci avevamo fatto l'abitudine. Potevamo provvedere a noi
stessi e sopravvivere. A dire il vero, fu anche meglio cos. Non mi
sarebbe affatto piaciuto essere rinchiuso in quella citt - hssstt -
con i demoni tutt'attorno. Emise un lieve brontolio. Detesto perfino
pensarci.
Wren stava ancora cercando di immaginare come mai gli Elfi fossero
ricorsi di nuovo alla magia. Da dove era venuta la magia? Non ne
avevano fatto uso quando vivevano nelle Terre dell'Ovest - non ne
avevano fatto uso fin dai tempi delle fate tranne che per i suoi
poteri curativi. La vera magia era andata perduta per anni. Ora, in
qualche modo, l'avevano recuperata. A sufficienza, sembrava, da
consentire loro di creare i demoni. O da evocarli, forse. Una brutta
scelta, se mai c'era stata. Cosa poteva averli indotti a farla?
Si chiese d'un tratto cosa avessero a che fare i suoi genitori con
tutto ci. Erano implicati nell'uso della magia? Se s, perch mai
avevano affidato le Pietre Magiche - la magia pi potente di tutte - a
lei?
Se gli Elfi... hanno creato i demoni con la loro magia, perch non li
possono distruggere? chiese, ancora curiosa di sapere da dove erano
venuti questi cosiddetti demoni e se erano poi veramente tali. Perch
adesso non possono usare la loro magia per liberarsi?
Stresa scosse la testa e riprese la radice. Non ne ho idea. Nessuno
me lo ha mai spiegato. Non vado mai nella citt. Non parlo con un Elfo
da anni. Tu hai lineamenti elfi, ma il tuo amico qualcosa di
completamente diverso.
E' un umano disse Wren.
Ssspttt. Se lo dici tu. Non avevo mai visto nessuno come lui. Di
dov'?
Wren si rese conto per la prima volta che Stresa probabilmente non
sapeva che ci fosse qualcuno fuori di l diverso dagli Elfi e dai
Cavalieri Alati n che ci fossero altri posti oltre le isole.
Veniamo entrambi dalle Terre dell'Ovest, che fanno parte di un paese
chiamato le Quattro Terre, dal quale provenivano tutti gli Elfi anni
fa. L ci sono diversi tipi di persone. Garth e io siamo solo uno di
essi.
Stresa la studi pensieroso. Il corpo pieno di aculei si
appallottolava quando rannicchiava le zampe. Dopo che avrai trovato
gli Elfi - mgggghh - e consegnato il tuo messaggio, cosa farai?
Tornerai nel paese dal quale vieni?
Wren annu.
Le Terre dell'Ovest, l'hai chiamato. E' qualcosa di simile a
Morrowindl?
No, Stresa. Ci sono cose pericolose, certo. Eppure le Terre
dell'Ovest non somigliano affatto a Morrowindl. Ma proprio mentre
finiva di parlare, pens: "Non ancora comunque, ma per quanto tempo,
visto che gli Ombrati diventano sempre pi forti?"
Il Gatto Screziato mastic un po' di radice e poi osserv: Pfftt. Non
credo che riuscirete a raggiungere Arborlon da soli. Gli strani occhi
azzurri erano fissi su Wren.
No? rispose lei.
Pft, pft. Non vedo in che modo. Non avete idea di come si possa
scalare il Blackledge. Qualunque cosa accada dovete evitare l'Harrow e
i Drakul. Sotto, nella valle, ci sono i Revenant. Quelli sono proprio
i demoni peggiori; ce ne sono anche altri, a dozzine. Ssspht. Appena
vi scoprono...
Gli aculei gli si drizzarono sul corpo e si riabbassarono,
significativamente. Wren fu tentata di chiedere dei Drakul e dei
Revenant. Invece lanci un'occhiata a Garth per avere un parere. Garth
si limit a mostrare la sua indifferenza con un'alzata di spalle. Era
abituato a cavarsela da solo.
Be', cosa ci suggerisci di fare? chiese Wren al Gatto Screziato.
Batt le palpebre. Il rumore delle fusa sal dalla sua gola. Vi
propongo un affare.LO vi guido fino alla citt. Se superate i demoni
e consegnate il vostro messaggio e ce la fate a uscire di nuovo, vi
faccio da guida sulla via del ritorno. Hrrrwwll. Stresa fece una
pausa. In cambio, mi portate con voi quando lasciate l'isola.
Wren aggrott le sopracciglia. Nelle Terre dell'Ovest? vuoi lasciare
Morrowindl?
Il Gatto Screziato annu. Sppppttt. Qui non mi piace pi stare. Non
potete davvero rimproverarmi. Sono riuscito a sopravvivere per tanto
tempo grazie all'intuito, all'esperienza e all'istinto, ma soprattutto
grazie alla fortuna. Oggi la mia fortuna si esaurita. Se non foste
capitati voi, sarei morto. Sono stanco di questa vita. Voglio tornare
dove le cose sono come erano prima. Forse posso farlo dove vivete
voi.
Forse s, pens Wren, e forse no.
Guard Garth. Le dita del gigante si mossero rapidamente per
rispondere. "Non sappiamo niente di questo essere. Stai attenta a
quello che decidi".
Wren annu. Il solito Garth. Aveva torto, naturalmente - una cosa la
sapevano di sicuro. Il Gatto Screziato li aveva salvati, avrebbe
potuto rendersi utile, in particolare perch conosceva i pericoli di
Morrowindl molto meglio di loro. Accettare di portarselo appresso
quando avrebbero lasciato l'isola era in fondo una ricompensa
abbastanza modesta.
A meno che i sospetti di Garth non si fossero avverati e il Gatto
Screziato stesse facendo qualche strano gioco.
"Non fidarti di nessuno", l'aveva avvertita l'Addershag.
Esit un momento, riflettendo sulla faccenda. Poi mise da parte
l'avvertimento con un'alzata di spalle. Affare fatto annunci
all'improvviso. Credo che sia una buona idea.
Il Gatto Screziato drizz gli aculei con un movimento a ventaglio.
Hrrwwll. Sapevo che avresti accettato disse e sbadigli. Poi stese
del tutto le gambe davanti a loro e pos la testa comodamente sulle
sue zampe. Non mi toccate mentre dormo avvert. Se lo fate, vi
troverete con una faccia piena di aculei. Mi dispiacerebbe che la
nostra societ finisse cos. PTiili t.
I suoi occhi erano gi chiusi prima che Wren finisse di comunicare
l'avvertimento a Garth, e Stresa si era addormentato.
Wren fece il primo turno di guardia, poi dorm profondamente fino
all'alba. Si svegli agli scuotimenti del Gatto Screziato: il fruscio
degli aculei, lo stridore degli artigli contro il legno. Si alz,
aveva la mente confusa e gli occhi asciutti che le bruciavano. Si
sentiva debole e indisposta, ma ignor il suo disagio quando Garth le
pass la borraccia e del pane. Il loro cibo si stava esaurendo
rapidamente, lo sapeva; in gran parte era andato a male. Ben presto
avrebbero dovuto procurarsene dell'altro. Sperava che Stresa,
nonostante le sue strane abitudini alimentari, potesse essere di
qualche aiuto nel trovare ci che era commestibile. Mastic un pezzo
di pane e lo sput. Sapeva di muffa.
Stresa usc facendo un grande fracasso, e i Rover lo seguirono,
tirandosi fuori dal tronco cavo e raddrizzandosi a fatica, con i
muscoli contratti e indolenziti. L'alba era una foschia grigio chiaro
che filtrava attraverso le cime degli alberi, capace a malapena di
attraversare l'oscurit sottostante. La cenere vulcanica turbinava
nella giungla, ma l'aria a livello del terreno era immobile e priva di
vita. Gli esseri della palude si muovevano nelle fetide acque degli
stagni e delle pozzanghere e sui rami secchi che vi facevano da ponte,
formando un pigro caleidoscopio di figure e di forme nell'oscurit. I
rumori si diffondevano cupi dalle ombre e rimanevano minacciosamente
sospesi.
Si misero in cammino nella luce incerta con in testa Stresa, che era
una massa di aculei dall'andatura dinoccolata e dondolante. Avanzarono
lentamente, senza fermarsi nelle ore del mattino, con il "vog" che li
avvolgeva a ogni curva, una cappa umida e incolore che sapeva di
morte. La luce si rischiar passando dal grigio all'argento, ma rimase
debole e diffusa, sospesa alle estremit degli alberi. I fili della
ragnatela del Wisteron erano avvolti attorno ai rami e ai rampicanti,
e c'erano lacci appesi dappertutto in attesa di scattare. Quanto al
mostro, non si fece vedere, ma la sua presenza si avvertiva dalla
quiete che si stendeva su ogni cosa.
Il malessere di Wren aumentava col passare del tempo. Ora aveva la
nausea e sudava. In certi momenti non riusciva a vedere chiaramente.
Cap di avere la febbre, ma si disse che le sarebbe passata.
Continuava a camminare in silenzio.
La giungla cominci a diradarsi poco dopo mezzogiorno, il terreno
tornava di nuovo solido e la palude era assorbita dalla terra, mentre
la copertura degli alberi si apriva. La luce splendeva a chiare
chiazze attraverso improvvise fessure nello schermo del "vog". Il
silenzio si dissolse in un sottofondo di brusii e di scatti. Stresa
borbottava qualcosa che Wren non riusciva a capire. Da un po' di tempo
non era in grado di mettere a fuoco le idee, e la vista le si era
annebbiata a tal punto che perfino il Gatto Screziato e Garth non le
sembravano altro che ombre. Si ferm, conscia che qualcuno le stava
parlando, si volt per vedere chi era e svenne.
Ricordava poco di ci che era accaduto dopo. Fu portata a spalla per
un po', a malapena consapevole del movimento, appesantita da un
letargo che minacciava di soffocarla. La febbre la divorava, e cap
che non sarebbe stata in grado di scuotersela di dosso. Si addorment,
si svegli per scoprire di essere distesa avvolta nelle coperte, e si
riaddorment immediatamente. Si svegli di nuovo agitata, e Garth la
tenne ferma e le fece ingoiare una bevanda amara e densa. La vomit e
fu costretta a berla di nuovo. Ud Stresa dire qualcosa a proposito
dell'acqua, sent un panno freddo sulla fronte, e si addorment di
nuovo.
Questa volta sogn. C'era Tiger Ty, in piedi accanto a Stresa,
entrambi intenti a guardare in basso verso di lei, il Cavaliere Alato
dal volto rugoso e il Gatto Screziato dagli occhi penetranti.
Parlavano con una voce uguale, rauca e gutturale, commentando quello
che vedevano, all'inizio discutendo di cose che non capiva, e poi
infine di lei. Lei aveva la magia, dicevano. Era evidente. Eppure
rifiutava di ammetterlo, nascondendola come se fosse una vergogna,
facendo finta di non averla e di non averne bisogno. Sciocca,
dicevano. La magia era tutto ci che lei possedeva, l'unica cosa di
cui potesse fidarsi.
Si svegli a malincuore, questa volta senza pi febbre . Era debole, e
aveva tanta sete come se tutti i liquidi del suo corpo fossero stati
prosciugati. Spostate le coperte che l'avvolgevano, cerc di alzarsi.
Ma Garth accorse immediatamente, e glielo imped. Egli port una
borraccia alle sue labbra, lei bevve alcuni sorsi - era tutto quello
che riusciva a fare - e si sdrai. Le si chiusero gli occhi.
Quando si risvegli era buio. Adesso si sentiva pi forte, la vista
non era pi annebbiata, e lei era perfettamente consapevole di quanto
accadeva. Si lev piano piano su un gomito e trov Garth che la
fissava negli occhi. Era seduto a gambe incrociate accanto a lei, la
faccia scura e incorniciata dalla barba era smunta e sfinita per la
mancanza di sonno. Lanci un'occhiata pi in l, dove Stresa era
disteso arrotolato a forma di palla, poi guard di nuovo indietro.
"Stai meglio?" le disse lui a segni.
S rispose, non ho pi febbre.
Egli annu. "Hai dormito quasi due giorni".
Cos tanto? Non me ne sono accorta. Dove siamo?
"Ai piedi del Blackledge". Egli comunicava a gesti nel buio. "Abbiamo
lasciato la palude di In Ju dopo che sei svenuta e ci siamo accampati
qui. Il Gatto Screziato ha riconosciuto la malattia che ti aveva
contagiata e ha trovato una radice per curarla. Credo che senza il suo
aiuto, avresti rischiato di morire".
Wren sorride debolmente. Te l'avevo detto che sarebbe stata una buona
idea farlo venire con noi.
"Torna a dormire. Mancano ancora molte ore all'alba. Se stai bene
abbastanza, ripartiamo".
Lei si distese docilmente, pensando che Garth doveva aver fatto la
guardia da solo per tutto il tempo in cui era stata malata, che Stresa
non doveva essersene preoccupato, sicuro e tranquillo per la
protezione che gli assicurava la sua armatura. Fu presa da un vivo
senso di gratitudine. Garth era sempre disponibile per lei. Decise che
il suo amico avrebbe avuto il sonno che meritava non appena fosse
calata di nuovo la notte.
Wren dorm bene e si svegli riposata, ansiosa di riprendere il
viaggio. Si cambi, anche se ormai niente di quello che portava era
pi pulito, si lav e fece colazione. Su insistenza di Garth, dedic
alcuni attimi a riscaldare i muscoli, a mettere alla prova la sua
forza per ci che l'attendeva. Stresa guardava, tra il curioso e
l'indifferente. Wren si interruppe per ringraziarlo di averla aiutata
a guarire dalla febbre. Egli disse che non sapeva di cosa stesse
parlando. La radice che le aveva procurato era servita solo a farla
dormire. Ci che l'aveva salvata era stata la sua magia Elfica,
aggiunse borbottando, drizz gli aculei e si avvi come se rotolasse
alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Impiegarono tutta la giornata e gran parte di quella seguente a
scalare il Blackledge, e ci avrebbero impiegato ancora di pi - se mai
fossero riusciti a farcela - senza Stresa. Il Blackledge era
un'imponente parete rocciosa che correva lungo tutto il pendio
meridionale del Killeshan. Si trovava a met strada sulla salita e
sembrava essersi formato quando un'intera sezione del vulcano si era
staccata, precipitando poi per alcune centinaia di metri nella
giungla. La superficie della parete, un tempo a picco, era stata
modificata negli anni dall'erosione, tanto da diventare piena di
protuberanze e di rugosit, ricoprendosi di una fitta vegetazione di
cespugli e rampicanti. I punti in cui il Blackledge si poteva scalare
erano pochi, e Stresa li conosceva tutti. Il Gatto Screziato scelse
una parte della falesia in cui la parete rocciosa si era aperta, e un
crepaccio l'aveva tagliata fino a meno di trecento metri sopra il
livello della giungla. All'interno del crepaccio c'era un passaggio
che finiva nella valle. Era l, oltre il Rowen, annunci Stresa, che
si trovavano gli Elfi. Detto ci, li guid risolutamente nella salita.
La scalata fu difficile e lenta e sembrava non finire mai. Non c'erano
n passi n sentieri. Pochissimi erano, di fatto, i punti che
presentavano un appiglio qualunque, nessuno offriva pi di un breve
momento di riposo. La roccia vulcanica era tagliente come la lama di
un coltello sotto le mani e sotto i piedi degli scalatori e si
frantumava all'improvviso. I Rover indossavano pesanti guanti e
mantelli per proteggersi la pelle ed evitare i morsi dei ragni e le
punture degli scorpioni. Il "vog" rotolava lungo la superficie
rocciosa come se precipitasse dal bordo, denso e maleodorante di zolfo
e di fuliggine. La maggior parte della vegetazione che cresceva sulla
roccia era spinosa e dura e doveva essere tagliata via. Ogni
centimetro della scalata era una lotta che esauriva le loro energie.
Wren si era sentit riposata quando aveva cominciato. Gi prima di
mezzogiorno, era esausta. Perfino l'incredibile energia di Garth si
consum in fretta.
Stresa non aveva questo problema. Il Gatto Screziato era instancabile,
avanzava sulla superficie della falesia a ritmo lento e costante, i
suoi potenti artigli riuscivano a trovare una presa adeguata,
affondavano nella roccia e tiravano su il grosso corpo. Non sembrava
affatto intimidito dai ragni e dagli scorpioni; se qualcuno gli
arrivava a tiro, si limitava a mangiarselo. Lui faceva strada,
scegliendo il percorso pi facile per i suoi compagni umani,
fermandosi spesso ad aspettare che lo raggiungessero. Talvolta si
allontanava un po' per tornare poi con un ramo carico di bacche rosse
e dolci che essi consumavano in fretta e con gratitudine. Quando
calarono le tenebre erano ancora a met del pendio e Stresa trov una
sporgenza sulla quale potevano trascorrere la notte, ripulendola prima
da tutto ci che potesse minacciarli e poi, con sommo stupore di
entrambi, offrendosi di fare la guardia mentre loro dormivano. Garth,
che aveva trascorso le due notti precedenti vegliando Wren
febbricitante, era troppo stanco per discutere. La ragazza dorm gran
parte della notte, poi diede il cambio al Gatto Screziato diverse ore
prima dell'alba, solo per scoprire che Stresa preferiva comunque
parlare piuttosto che dormire. Voleva sapere delle Quattro Terre.
Voleva sentire delle creature che ci vivevano. Raccont a Wren della
vita su Morrowindl, una straziante descrizione della lotta quotidiana
per la sopravvivenza in un mondo in cui ogni cosa era sempre a caccia
oppure era cacciata, dove non c'erano rifugi sicuri, e dove la vita
era di solito breve e sgradevole.
Rrrwwll. Non era cos agli inizi borbott lentamente. Fino a quando
gli Elfi crearono i demoni e tutto divenne cattivo. PhhTiili . Sciocchi
Elfi. Si sono fabbricati la propria prigione.
Le sembr cos amareggiato che decise di non insistere sull'argomento.
Wren non era ancora sicura che il Gatto Screziato conoscesse ci di
cui stava parlando. Gli Elfi avevano sempre aiutato a guarire e si
erano sempre presi cura degli altri, non erano mai stati creatori di
mostri. Le era difficile credere che avessero potuto trasformare un
paradiso in un acquitrino. Continuava a pensare che in questa storia
dovesse esserci dell'altro oltre quanto sapeva Stresa e che lei non si
sarebbe pronunciata finch non avesse saputo tutto.
Ripresero la scalata all'alba, tirandosi su lungo le rocce,
arrampicandosi e aggrappandosi alla parete della falesia, e scrutando
attraverso il turbinio della nebbia. Piovve diverse volte, e si
inzupparono completamente. Il calore diminuiva a mano a mano che
riuscivano faticosamente a salire, ma l'umidit non si attenuava. Wren
era ancora debole per la febbre della palude, e ci vollero tutta la
sua forza e la sua concentrazione per continuare a mettere un piede
davanti all'altro e allungare la mano in modo da tirarsi su un po' per
volta. Garth l'aiutava quando poteva, ma non sempre c'era abbastanza
spazio e furono costretti a fare la scalata uno dietro l'altro.
Ogni tanto vedevano delle caverne sulle pareti rocciose, buie aperture
che si spalancavano silenziose e vuote. Stresa puntualmente faceva
passare i suoi compagni lontano da esse. Quando Wren gli chiese che
cosa ci fosse dentro, il Gatto Screziato soffi e dichiar senza mezzi
termini che non lo voleva sapere.
A met pomeriggio raggiunsero finalmente il fondo del crepaccio e la
stretta gola sottostante. Erano di nuovo su un terreno piatto e
solido, indolenziti e sfiniti, e guardarono indietro all'estremit
meridionale dell'isola dove essa digradava in un ondeggiante tappeto
di giungla verde e di nera lava vulcanica, avvolto nella nebbia, fino
alla distesa azzurro intenso dell'oceano. Il Blackledge si ergeva
sopra di loro da entrambi i lati, a picco e avvolto nella nebbia,
estendendosi in una parete ininterrotta fino a quando spariva
all'orizzonte. Gli uccelli marini volteggiavano nel cielo. La luce del
sole fece una momentanea apparizione da uno squarcio delle nuvole,
accecante nella sua intensit, facendo diventare vividi e luminosi i
colori altrimenti tenui del paesaggio sottostante. Wren e Garth
socchiusero gli occhi al suo bagliore, godendosi il calore sul volto.
Poi svan, con la stesa rapidit con cui era apparsa; il freddo e
l'umidit tornarono, e i colori dell'isola divennero nuovamente
smorti.
Voltisi nell'ombra del crepaccio, cominciarono ad arrampicarsi verso
l'imboccatura dello stretto passo. Quindi vi furono dentro. La roccia
della scogliera s'innalzava intorno a loro, una presenza enorme e
incombente, e il vento scendeva dalla cima del Killeshan soffiando a
raffiche rauche e veloci, come il rumore di qualcosa che respirasse.
Faceva freddo sul passo, e i Rover si avvolsero ben stretti nei
pesanti mantelli. La pioggia cadeva a scrosci improvvisi e subito
cessava, il "vog" si riversava dalle rocce in ondate scure.
Quando raggiunsero la fine del crepaccio era ormai sceso il
crepuscolo. Si fermarono al margine della vallata che si estendeva
fino alla vetta del Killeshan, un bacino tutto verde posto sotto un
lontano tratto di bosco che saliva fino alla nuda roccia vulcanica
degli alti pendii retrostanti. La vallata era ampia e nebbiosa, ed era
impossibile vedere cosa ci fosse dentro. All'estremit orientale si
scorgeva a malapena il debole scintmio di un corso d'acqua, che
serpeggiava attraverso la foschia, e boschi sulle colline punteggiate
di acacie e crinali adorni di scure strisce di rocce bucherellate.
Sulla distesa della vallata, tutto era calmo.
Si accamparono in un riparo sotto una sporgenza che dava sulla valle.
La notte scese rapida, e col cielo nascosto cos completamente il
mondo attorno a loro divenne terribilmente nero. Al silenzio del
crepuscolo si sostitu a poco a poco una confusione di rumori
indistinti - il borbottio intermittente, appena percettibile del
Killeshan, il sibilo del vapore che saliva dai crepacci delle terra
dove fuoriusciva il calore del nucleo del vulcano, i borbottii e i
grugniti degli esseri intenti alla caccia notturna, le urla improvvise
di qualcosa che moriva, e il frenetico ansimare di qualcos'altro che
riusciva a sfuggire. Stresa si arrotol come una palla e si mise a
dormire rivolto verso l'oscurit, ma questa volta fu meno rapido a
prendere sonno. Wren e Garth si sedettero vicino a lui, ansiosi,
irrequieti, incerti su cosa li aspettasse. Ormai erano vicini; la
ragazza Rover lo sentiva. Gli Elfi non erano lontani. Li avrebbe
trovati presto. A volte, attraverso il buio e la foschia, credette di
intravedere il bagliore di fuochi simili a occhi che ammiccavano nella
notte. Erano fuochi lontani, dall'altro lato della valle, in alto
sulle pendici, sotto l'ultima linea di alberi. Sembravano solitari e
isolati, e si chiese se la sua percezione fosse giusta. Fin dove erano
arrivati gli Elfi dopo avere lasciato le Quattro Terre? Troppo
lontano, forse? Tanto da non poter pi tornare indietro?
Si addorment infine senza avere trovato una risposta alle sue
domande.
All'alba ripresero il cammino. Morrowindl era diventato un grigio
mondo di ombre e di suoni avvolto nella nebbia. La valle scendeva
ripida sotto di loro mentre avanzavano, ed era come se stessero
scendendo in un pozzo. Il sentiero era roccioso e reso sdrucciolevole
dall'umidit, e il verde che era sembrato predominare alla luce
incerta della sera precedente ora si rivelava come niente di pi che
piccole chiazze di muschio e di erba acquattata tra lunghe distese di
roccia nuda. Volute di vapore impregnate dall'odore di zolfo si
alzavano verso il cielo per mescolarsi con il "vog", e sacche di
intenso calore si facevano sentire attraverso la suola degli stivali e
inaridivano la pelle della faccia. Stresa scendeva ad andatura lenta,
guardando attentamente dove metteva i piedi, saltando da un lato
all'altro tra le rocce e le loro isole di verde. Spesso dovette
fermarsi e fare marcia indietro, per prendere poi una direzione
diversa. Wren non sapeva che cosa vedesse il Gatto Screziato; per lei
era tutto invisibile. Ancora un volta si sent privata delle sue
capacit, una straniera in un mondo ostile e segreto. Cerc di
rilassarsi. Davanti a lei, la forma massiccia di Stresa procedeva
ondeggiante secondo il movimento del suo passo, gli aculei a forma di
pugnale si alzavano e si abbassavano ritmicamente. Dietro di lei,
Garth camminava con circospezione come se fosse a caccia, con la
faccia scura intenta, impenetrabile, dura. Quanto si somigliavano, le
venne fatto di pensare, sorpresa.
Erano appena scesi da un breve scarpata in un boschetto di arbusti
quando la cosa attacc. Si lanci fuori dalla foschia con un grido
acuto, un orrore da far rizzare i capelli, con gli artigli e i denti
scoperti, lanciato in un impeto disperato. Aveva le zampe, un corpo e
una testa, non ci fu il tempo di vedere altro. Super Stresa e si
diresse su Wren, che riusc appena a sollevare le mani prima che le
fosse addosso. Lei, istintivamente, ruzzol, assorbendo il peso
dell'aggressore e poi scaraventandolo via. La bestia colp e morse, ma
gli spessi guanti e il mantello la protessero. Wren vide i suoi occhi,
gialli e furibondi, sent il suo fetido respiro. Dopo essersi liberata
si rimise in piedi, e con la coda dell'occhio vide la cosa
precipitarsi di nuovo su di lei.
Un attimo e Garth fu al suo fianco, con la tagliente spada corta. Uno
scintillare di ferro e il braccio dell'animale fu mozzato. Esso cadde,
urlando, straziando la terra. Garth si fece sotto con estrema agilit
e gli stacc la testa di netto, lasciandolo al suolo immobile.
Wren era rimasta paralizzata, tremante, ancora indecisa sulla natura
di quell'essere. Un demone? Qualcos'altro? Abbass lo sguardo e vide
l'informe tronco insanguinato. Era successo tutto cos in fretta.
PTiili t! Ascoltate! Sibil Stresa. Ne vengono degli altri!
Ssstttfttp. Di qua! Correte
Sgattaiol via agilmente. Wren e Garth lo seguirono rapidi,
precipitandosi nell'oscurit dietro di lui.
Ormai sentivano benissimo i rumori degli inseguitori.
8.
La caccia cominci lentamente, e and guadagnando velocit a mano a
mano che sbandava gi nella valle. All'inizio Wren, Garth e il Gatto
Screziato erano soli, inseguiti ma non ancora scoperti, e i loro
inseguitori erano solo echi diffusi di rumori ancora lontani e
indistinti. Correvano veloci, facendo attenzione, senza panico n
paura. Il paesaggio attorno a loro era da incubo, a volte arido e
vuoto dove la lava aveva sepolto la vegetazione sotto il suo
scintillante tappeto roccioso, e rigoglioso dove macchie di acacia e
di erba fitta lottavano per contendere al deserto lo spazio che gli
era stato tolto. Il "vog" sovrastava ogni cosa, come un vasto sudario
tessuto a larghe maglie, vorticoso e mutevole, al punto da creare
l'illusione che ogni cosa che toccava fosse viva. Su di loro, visibili
in piccole chiazze attraverso la foschia, il cielo era plumbeo e senza
sole.
Stresa seguiva un percorso tortuoso e imprevedibile, guidandoli prima
da una parte e poi dall'altra, col suo pesante corpo irto di aculei
che ondeggiava e traballava tanto da sembrare sempre sul punto di
rovesciarsi. Non aveva preferenze n per le aperte distese di lava n
per i tratti al coperto della boscaglia, e cambiava direzione,
spostandosi imparzialmente dall'uno all'altro, senza che fosse
possibile dire se la scelta avveniva per intuito o per esperienza.
Wren ne sentiva il respiro affannoso, un brontolio nella gola che
diventava un sibilo quando si imbatteva in qualcosa che non gli
piaceva. Una o due volte guard indietro verso di loro come per
accertarsi che ci fossero ancora. Non parlava, e anche loro rimasero
in silenzio.
Furono scoperti solo per caso. Erano arrivati su un tratto di roccia
nuda, e la creatura giaceva in attesa. Spunt quasi di fronte a loro,
lanciandosi fuori dalla terra nella quale si era nascosta, sibilando e
urlando, un essere dall'aspetto di uccello ritto sulle zampe con un
grande becco adunco e artigli alle estremit delle ali. Gli artigli si
abbassarono per afferrare Stresa, ma il posteriore del Gatto Screziato
si inarc all'istante e una raffica di aculei taglienti come rasoi
raggiunse l'attaccante. L'animale url dal dolore e cadde
all'indietro, cercando di strapparsi gli aculei dal muso.
Sssttt! Presto! grid il Gatto Screziato, ripartendo in fretta.
Fuggivano veloci, mentre le grida dell'aggressore si perdevano dietro
di loro. Ma adesso altri erano stati messi in allarme e cominciavano
ad avvicinarsi. I rumori erano dappertutto attorno a loro, ringhi e
brontolii e soffi, che dall'ombra giungevano attraverso la foschia.
Garth estrasse la sua spada corta. Scivolarono lungo un burrone non
molto profondo e qualcosa si lanci da un arbusto. Wren si chin
riuscendo a schivarla e vide il luccichio della lama di Garth protesa
verso l'alto. La cosa cadde lontano e rimase immobile. Si
arrampicarono fuori dal burrone su un'altra distesa di lava, poi si
precipitarono verso un gruppo di alberi. Un'orda di piccole creature a
quattro zampe che somigliavano a cinghiali usc allo scoperto e si
lanci su di loro. Stresa si raggomitol e si scosse e una pioggia di
aculei fin addosso agli attaccanti. L'aria si riemp di strilli, e le
zampe anteriori munite di artigli lacerarono la terra. Stresa gir
attorno ad esse con gli aculei irti come spiedi. Uno o due fecero il
vano tentativo di alzarsi, ma Garth le scaravent da una parte a
calci.
Poi arrivarono tra gli alberi, correndo tra foglie e rampicanti
bagnati, sentendo l'umido schiaffo della vegetazione contro la faccia
e le braccia. "Se avessimo solo qualche minuto in pi", stava pensando
Wren, quando un corpo arrotolato cadde dagli alberi, si avvolse
attorno a Garth e lo sollev. Lei torn indietro, con la spada
sguainata, e riusc appena a dare un'ultima occhiata al gigante che
veniva sottratto alla vista, un po' trasportato, un po' trascinato, e
si dibatteva con tutte le sue forze per liberarsi.
Garth! url Wren.
Part subito all'inseguimento, ma aveva fatto appena una decina di
passi quando Stresa la raggiunse da dietro, le fece lo sgambetto e la
gett a terra, gridando:Gi, ragazza, Ssstt. Stai gi!.
Wren ud un rumore come se soffiassero decine di serpenti, poi uno
squarcio mentre la vegetazione sopra di lei veniva tranciata via.
Stresa si spinse in avanti fino ad arrivarle vicino.
Che pazzia! soffi con voce roca. Guarda. Phffttt! Vedi dove stavi
per andare a finire?
Wren guard. C'era un cespuglio dalla forma strana, irto di aculei
quasi come il Gatto Screziato, con le punte orientate in ogni
direzione. Mentre lei guardava incredula, le foglie si avvolsero
attorno agli aculei per nasconderli, e il cespuglio assunse nuovamente
un aspetto innocuo.
Hsssst! Quella una Lanciadardi! Sussurr Stresa. E' velenosa!
Prova a toccarla, a disturbarla in qualche modo, e scaglia i suoi
aghi! Se ti colpiscono, muori!
Il Gatto Screziato la fiss per un attimo con i suoi occhi luminosi,
poi si avvi sulla destra, muovendosi velocemente. Wren lo segu. Non
riusciva pi a vedere n a sentire Garth. Era piena di rabbia e di
frustrazione. Dov'era Garth? Cosa gli era successo? Doveva trovarlo!
Doveva...
Poi Stresa si alz e si rimise in movimento, e lei con lui. Passarono
attraverso la fitta vegetazione, cercando nella foschia, ascoltando. E
d'un tratto sent di nuovo rumori di lotta, pi in l si vedeva
qualcosa in movimento. Stresa trotterell in avanti, con gli aculei
ritti; Wren era un passo dietro di lui. Si udirono un rantolo di
dolore e dei colpi. Garth si alz momentaneamente e poi scomparve
dalla vista.
Garth! grid Wren, lanciandosi nella sua direzione, noncurante del
pericolo.
Quando lei lo raggiunse, il gigante Rover giaceva riverso al suolo,
pieno di graffi e di escoriazioni, ma senza nulla di grave. Quale che
fosse la cosa che si era avventata su di lui, evidentemente doveva
essersi stancata di lottare. Garth lasci che la ragazza lo
abbracciasse per un momento, poi si liber garbatamente e si rialz.
Stresa li fece rimettere in marcia subito, di nuovo attraverso gli
alberi, poi attraverso un fitto sottobosco e infine sulla lava. Un
gruppo di ombre pass sulle loro teste e scomparve, silenzioso e
informe. I rumori dell'inseguimento continuavano ad aumentare attorno
a loro, rauchi e impazienti. Fuggirono su una spianata fino a un
rialzo che scendeva a picco in un fosso in cui c'era un vortice di
nebbia. Stresa li condusse rapidamente oltre, gi per uno scivolo fino
all'alveo di un torrente quasi del tutto in secca.
Un'altra orribile creatura sbuc dalla nebbia, una cosa che aveva una
vaga somiglianza con un essere umano, ma possedeva numerosi arti e una
faccia che sembrava tutta mascelle e denti. Stresa si raggomitol a
forma di palla, gli aculei partirono in tutte le direzioni, e il
mostro barcoll passando davanti a loro senza rallentare. Wren sguain
la spada in difesa e fece un salto laterale, evitando a malapena una
presa delle dita impazienti del mostro. Garth non si mosse e attese
che la cosa gli andasse vicino, poi men un fendente cos veloce che
Wren pot appena seguire il movimento della sua lama. Il corpo della
bestia si ricopr di sangue, ma quella rallent appena. Con una specie
di grugnito si lanci su Garth. Il Rover fece un balzo indietro e di
lato, poi l'affront di nuovo. Wren attacc da dietro, ma un braccio
mostruoso le assest un colpo mandandola a gambe levate. Lei tenne ben
stretta la presa della spada, si alz, e vide la bestia che le stava
venendo addosso. Garth si precipit sotto di essa in un lampo, afferr
Wren e gliela sottrasse con uno strattone. Presero di nuovo a correre,
volando sulla scintillante roccia nera, che scricchiolava sotto i loro
stivali. Garth rallent senza fermarsi e rimise gi Wren. Lei tocc
terra con i piedi e si ritrov a correre. Vide Stresa davanti che
aveva leggermente rallentato l'andatura. Sent il nemico che ringhiava
e sbuffava dietro di lei.
Allora qualcosa esplose dall'ombra sulla sua sinistra e la colp.
Sent il braccio percorso dal dolore, e vide il sangue macchiarle la
manica. Vi fu uno strappo di denti e di mascelle. Wren lanci un grido
e cerc di ricacciare indietro ci che le si era avvinghiato al
braccio. Era troppo vicino per usare la spada. Garth apparve, come se
uscisse dal nulla, afferr l'aggressore con le mani nude e lo scagli
lontano. Wren vide la faccia orrenda e contorta e il corpo gibboso
mentre cadeva a terra. Con un urlo, gli men un fendente con la spada,
e lo fece in due.
Grrrlll! Stresa era accanto a loro. Dobbiamo nasconderci! Sssttt!
Sono in troppi!
Dietro, il mostro che li braccava lanci un ruggito di trionfo.
Riuscirono a sfuggirgli di nuovo, rientrando nella nebbia, nel
groviglio delle ombre e della semioscurit, facendosi strada sulla
roccia, inciampando e aggrappandosi. Wren sanguinava copiosamente. Si
accorse che anche Garth era coperto di sangue, ma non sapeva se era
ferito o se era stata lei a sporcarlo. Aveva la bocca arida e il petto
le bruciava quando inspirava profondamente. Stava cominciando a
perdere le forze.
Giunsero in cima a un'altura e all'improvviso Stresa, che ancora li
guidava, scomparve davanti a loro. Si precipitarono dove era caduto e
lo trovarono stramazzato goffamente al suolo in fondo a un breve
strapiombo.
Qui! C' un nascondiglio! disse, soffiando e fischiando nel
rimettersi in piedi.
Si precipitarono lungo il lato aperto del dirupo - l'altro era un
cumulo di sassi - e videro dove egli stava guardando. Sotto una
sporgenza c'era un'apertura nella roccia che continuava nell'oscurit.
Sssstttppp! Dentro, di corsa. Andate sicuro! li incit il Gatto
Screziato. Visto che non rispondevano, si precipit su di loro
minaccioso. Nascondetevi! Porter fuori strada la bestia e torner a
cercarvi! Hrrgggll! Via! Subito!
Gir su se stesso e scomparve Garth esit solo un attimo, poi si
precipit nella fessura, seguito all'istante da Wren. Quando il buio
si addens, alzarono le mani maldestramente, cercando di farsi strada
a tentoni. Il crepaccio continuava per un pezzo nella lava,
sprofondando nella terra. Quando si furono addentrati abbastanza da
poter vedere a malapena la luce dell'esterno, si accovacciarono e
aspettarono.
Qualche secondo dopo udirono il loro inseguitore. Il mostro si
avvicin senza rallentare e pass oltre. I rumori si attenuarono e
scomparvero.
Wren cerc a tentoni Garth e gli strinse il braccio. Gli occhi
cominciavano ad adattarsi al buio, e riusciva a distinguerlo appena
nell'oscurit. Rinfoder la spada corta, si tolse la giacca di cuoio,
e lacer la manica della tunica. Allora vide le strisce scure
provocate dagli artigli sul braccio. Medic le ferite con un balsamo e
le fasci con l'ultimo fazzoletto pulito che aveva. Dopo un po' le
fitte sparirono, trasformandosi in un dolore sordo e pulsante.
Sopraffatta dalla stanchezza, si sedette, e si mise ad ascoltare il
proprio respiro che nel silenzio si mescolava con quello di Garth .
Il tempo passava lentamente. Stresa non tornava. Wren decise di
chiudere gli occhi e di abbandonarsi ai suoi pensieri. A che distanza
erano dal fiume, ora? si chiedeva. Il Rowen si trovava tra loro e
Arborlon, e dopo averlo attraversato avrebbero raggiunto gli Elfi.
Valut per un attimo il significato di tutto ci. Non si era quasi mai
concessa il tempo di riflettere sul fatto che gli Elfi esistevano
ancora, che non erano solo una voce o una leggenda, ma veri e viventi,
e che superando tutte le avversit li aveva trovati. O almeno, quasi
trovati. Appena un altro giorno, o due al massimo...
Riapr gli occhi e in quel preciso istante vide l'animaletto. Dapprima
credette di essersi sbagliata, che le ombre stessero giocandole brutti
scherzi. Ma c'era abbastanza luce per fidarsi di quello che vedeva. Se
ne stava immobile su una sporgenza di roccia diversi metri dietro
Garth. Era piccolo, doveva essere alto una trentina di centimetri a
malapena, anche se era difficile accertarlo visto che se ne stava
accucciato. Aveva occhi grandi e rotondi che guardavano fisso e due
orecchie enormi che spuntavano da una testa minuta con un muso di
volpe. Il corpo era affusolato e a prima vista assomigliava vagamente
a quello di un ragno, a tal punto che Wren dovette reprimere un moto
di disgusto ricordando l'incontro con il Wisteron. Ma era piccolo e
dall'aspetto indifeso, e aveva manine e piedini come un essere umano.
Guardava fisso verso di lei che ricambi lo sguardo allo stesso modo.
Cap istintivamente che la strana creatura aveva scelto questa fessura
nella roccia per nascondersi, proprio come avevano fatto loro. Era
rimasta immobile al suo posto per non essere vista, ma ora che era
stata scoperta stava cercando di decidere cosa fare.
Wren sorrise e rimase immobile. L'animaletto osservava con gli occhi
penetranti. Wren, con aria indifferente, attir l'attenzione di Garth,
sollev le mani lentamente e gli disse cosa stava succedendo. Gli
chiese di avvicinarsi a lei. Garth si avvicin, e si sedettero
entrambi a osservare la bestiolina. Dopo un po', Wren allung la mano
nel suo zaino e tir fuori qualche pezzetto di cibo. Prese un po' di
formaggio per s e pass il resto a Garth. Il gigante lo fin.
L'animaletto sporse la lingua tra le labbra.
Ehi, piccolino disse Wren dolcemente, hai fame?
La lingua ricomparve.
Sai parlare?
Nessuna risposta. Wren si sporse in avanti con un pezzo di formaggio.
L'animaletto non si mosse. Lei si avvicin un altro po'. L'animaletto
rimase immobile. Lei esit, incerta sul da farsi. Visto che la
creatura ancora non si muoveva, allung la mano con cautela e lanci
delicatamente il formaggio verso la sporgenza.
La creatura tir fuori la mano e afferr il boccone a mezz'aria, con
un gesto fulmineo, che gli occhi non riuscirono a seguire. Dopo averlo
avvicinato a s, lo annus, e lo ingoi.
Devi avere proprio fame, eh? sussurr Wren.
Ci fu uno tramestio all'ingresso del loro nascondiglio. L'animaletto
sulla roccia scomparve immediatamente nell'ombra. Wren e Garth si
voltarono con le spade sguainate.
Hhmgghh borbott Stresa mentre si affacciava sbuffando e grugnendo.
Il demone non voleva rinunciare alla caccia. Ffphtt. Ci voluto pi
di quanto pensassi per seminarlo. Scosse gli aculei finch non si
abbassarono.
Tutto a posto? chiese Wren.
Il Gatto Screziato si rizz. Certo, sto benissimo. Ti pare che ci sia
qualcosa che non va? Sssttt! Sono senza fiato, nient'altro.
Wren lanci un'occhiata furtiva alla sporgenza rocciosa. La strana
creatura era di nuovo l, e guardava.
Mi sai dire che cos'? chiese Wren, facendo un cenno con la testa
nella direzione della bestiola.
Stresa scrut nell'oscurit e poi disse sbuffando: Ssspptt. E' solo
uno Squeak, una specie di Scoiattolo degli Alberi! Assolutamente
inoffensivo.
Sembra spaventato.
Il Gatto Screziato sbatt gli occhi. Gli Squeak hanno paura di tutto.
E' cos che riescono a sopravvivere, e grazie alla rapidit dei loro
movimenti. Sono gli esseri pi veloci che ci siano a Morrowindl. E
intelligenti, anche. Abbastanza furbi da non farsi intrappolare. Puoi
stare sicura che questo crepaccio ha un'altra uscita, altrimenti lui
non sarebbe qui. Rrrwwlll. Guarda come ti fissa. Sembra interessato a
te.
Wren tenne gli occhi sulla bestiolina. Gli Elfi hanno creato anche
gli Squeak?
Stresa si sistem comodamente, con le zampe ripiegate sotto il corpo.
Gli Squeak sono sempre stati qui. Ma la magia li ha cambiati come
ogni altra cosa. Vedi le mani e i piedi? Erano zampe. Inoltre,
comunicano, guarda.
Emise un leggero stridio. Lo Squeak rizz la testa. Stresa riprov.
Questa volta l'animaletto rispose con un lungo, basso squittio.
Stresa si strinse nelle spalle. Ha fame. Il Gatto Screziato perdette
interesse alla cosa, il suo capo tozzo si abbass appoggiandosi sulle
gambe anteriori. Ci riposiamo fino a mezzogiorno, poi ripartiamo. I
demoni dormono quando fa molto caldo. Quello per noi il momento
migliore per muoverci.
Chiuse gli occhi e il respiro gli si fece pi lento. Garth lanci uno
sguardo d'intesa a Wren e si mise comodo a sua volta, dopo aver
trovato uno spazio liscio tra gli spuntoni di lava. Wren non aveva
ancora voglia di dormire. Aspett un po', e allung la mano nel suo
zaino alla ricerca di un altro pezzo di formaggio. Lo morsicchi
mentre lo Squeak la osservava, poi avanz piano piano fino a ridurre
la distanza tra loro. Quando fu alla portata del braccio, spezz il
formaggio e ne offr un po' allo Squeak, che lo prese delicatamente e
lo mangi.
Poco dopo, lo Squeak era raggomitolato nel suo grembo. Era ancora l
quando finalmente Wren si addorment.
La mano di Garth sulla sua spalla, ferma e rassicurante, la fece
svegliare. Wren sbatt gli occhi e si guard attorno. Lo Squeak era di
nuovo sulla sua sporgenza, intento a osservare. Garth indic che era
ora di andare. Wren si alz facendo attenzione nello spazio limitato
del crepaccio e si mise addosso lo zaino. Stresa aspettava vicino
all'ingresso, con gli aculei dritti, annusando l'aria. Faceva caldo
nel loro rifugio, l'aria era immobile e viziata.
Wren diede un'occhiata nella direzione in cui lo Squeak era
accovacciato. Ciao, piccolino disse con dolcezza.
Poi uscirono dall'oscurit immergendosi nella luce nebbiosa. Il
mezzogiorno era arrivato e se n'era andato mentre dormivano. Il "vog"
che ricopriva la valle sembrava pi denso di prima, aveva un odore di
zolfo stantio, e un gusto sabbioso di cenere e di fango. Il calore del
nucleo del Killeshan si diffondeva attraverso la roccia porosa e
rimaneva sospeso persistente e immobile nell'aria, intrappolato
nell'estensione della valle priva di vento come se fosse stato
catturato in un bollitore. La nebbia rifletteva la luce del sole
diffusa, costringendo Wren a socchiudere gli occhi per non essere
abbagliata. Ombrosi boschetti di acacia si profilavano contro la
foschia, e nastri di lava solida scomparivano in altri mondi.
Stresa li guidava facendo strada con precauzione attraverso l'oscurit
del "vog", saltando da un punto all'altro, e annusando l'aria a mano a
mano che avanzava. Il giorno era diventato stranamente silenzioso.
Wren ascoltava insospettita, ricordando che, secondo Stresa, i demoni
a quell'ora dormivano, diffidando comunque dell'informazione. Scesero
in profondit nel bacino della valle, superarono isole di intensa
vegetazione fitte di rampicanti e di erba, scendendo per crinali e
scarpate ricoperti di cespugli, e lungo strisce senza fine di lava
indurita, che si dipanavano come nastri neri nella nebbia.
Il pomeriggio pass in fretta. Nella foschia attorno a loro tutto era
immobile. C'erano degli esseri laggi, Wren lo sapeva, ne avvertiva la
presenza. C'erano mostri come quello che era quasi riuscito a
ghermirli quella mattina, e altri anche peggiori. Ma Stresa dava
l'impressione di sapere benissimo dove fossero ed era certo di
evitarli, nel guidare le persone a lui affidate, fiducioso nella sua
scelta dei sentieri quando doveva decidere il percorso da seguire in
quell'ingannevole labirinto. A mano a mano che avanzavano, tutto si
spostava e cambiava aspetto, e si aveva la sensazione che nulla fosse
durevole, come se l'intera Morrowindl fosse un continuo fluire.
L'isola sembrava aprirsi e riformarsi attorno a loro, un paesaggio
surreale che poteva essere qualunque cosa volesse e non era legato
dalle leggi della natura che normalmente governano il mondo. Wren si
sentiva sempre pi a disagio, abituata a un terreno sicuro fatto di
pianure, montagne e boschi, a una distesa di campagna non attorniata
dall'acqua n posta su una fornace che poteva aprirsi all'improvviso e
distruggere tutto ci che vi era di vivente. Il respiro del Killeshan
esalava dalle crepe nella lava solidificata, in piccole eruzioni che
avevano il cattivo odore della roccia bruciata e dei gas e lasciavano
frammenti nell'aria. Assurdi in mezzo alla lava e alle erbacce,
crescevano isolati gruppi di cespugli fioriti, impegnati in una lotta
per la sopravvivenza contro il calore e la cenere. Una volta, pens
Wren, quest'isola doveva essere stata molto bella, ma adesso era
difficile immaginarla tale.
Era tardi quando alla fine raggiunsero il Rowen, la luce era ormai
debole e grigia. Le strane creature nella foschia avevano cominciato
ad agitarsi di nuovo, le loro voci e i loro grugniti costringevano i
tre compagni di viaggio a essere sempre pi attenti. Giunsero al fiume
in un punto in cui la riva lontana era nascosta da uno schermo di
nebbia e quella vicina cadeva a strapiombo su acque, nere e
tumultuose, intasate dal fango e dalle macerie, talmente torbide che
non si riusciva a distinguere ci che stava sotto la superficie.
Stresa si ferm sulla riva, guardando indeciso a destra e a sinistra,
annusando l'aria pesante.
Wren si inginocchi vicino al Gatto Screziato. Come facciamo ad
attaversarlo? chiese.
Alle Gole rispose l'altro con un grugnito. Ssspptt. Il problema
che non so esattamente dove siano. E' tanto che non vengo da queste
parti.
Wren lanci uno sguardo indietro a Garth, che osservava impassibile.
La luce ora andava scemando rapidamente, e il rumore dei demoni che si
svegliavano dal loro sonno diventava pi forte. L'aria rimaneva
immobile e pesante mentre il caldo del giorno si raffreddava fino a
diventare un'umida afa soffocante.
Rrrwwll. A valle, credo azzard Stresa, dando l'impressione di non
esserne affatto sicuro.
Poi Wren vide qualcosa muoversi nella nebbia dietro di loro e trasal.
Garth sguain immediatamente la spada corta. Una piccola figura si
fece avanti a poco a poco, e Wren si abbass a terra sorpresa. Era lo
Squeak. Gir attorno a Garth e arriv fino a lei, afferrandole il
braccio esitante.
Cosa fai qui, piccolino? mormor Wren strofinandogli la testa
pelosa.
Lo Squeak le sal sulla spalla e squitt dolcemente rivolto a Stresa.
Il Gatto Screziato borbott. Dice che il passaggio si trova a monte,
non molto lontano da qui. Phffttt. Dice che ci indicher la strada.
Wren aggrott le sopracciglia dubbiosa. Sa cosa stiamo cercando?
Ssssm. Sembra di s. Stresa inarc gli aculei inquieto. Non mi
piace stare fermo cos allo scoperto. Proviamo a fare quello che dice.
Forse sa qualcosa.
Wren annu. Con Stresa sempre al comando, si mossero risalendo il
fiume controcorrente, seguendo la curva frastagliata della riva del
Rowen. Wren portava lo Squeak, che si era attaccato possessivamente a
lei. Doveva averli seguiti per tutto il cammino da quel crepaccio
nella lava, si disse. Evidentemente non aveva voluto essere
abbandonato. Forse le piccole gentilezze che lei gli aveva fatto lo
avevano conquistato. Gli strofin distrattamente il corpo peloso e si
domand di quanta gentilezza potessero godere gli esseri su
Morrowindl.
Qualche istante dopo Stresa si ferm all'improvviso e li condusse
indietro in un nascondiglio formato da un mucchio di rocce. Un essere
immenso e deforme era passato prima di loro diretto al fiume, un'ombra
silenziosa nella foschia. Attesero pazienti. Gli sbuffi e i grugniti
continuarono ad aumentare a mano a mano che scendeva il crepuscolo.
Quando ripresero la marcia, anche il loro respiro era rallentato fino
a diventare un sussurro.
Poi la riva si allontan dal cammino che percorrevano, scendendo verso
le acque veloci del fiume, fino a trasformare la superficie vorticosa
in rapide. La foschia si sollev abbastanza da rivelare uno stretto
passaggio di sassi. Attraversarono il fiume in fretta, tenendosi curvi
il pi possibile sull'acqua, per sfruttare la copertura della nebbia
che aleggiava sul fiume. Quando si ritrovarono sani e salvi sull'altra
riva, lo Squeak si rivolse di nuovo a Stresa con uno squittio.
Dice di andare a sinistra tradusse il Gatto Screziato, le sue parole
erano un rauco borbottio nella gola.
Fecero come suggeriva lo Squeak, avanzando nel "vog". Gli ultimi
sprazzi della luce del giorno scomparvero e l'oscurit ricopr tutto.
Un unico chiarore proveniva da lontano, davanti a loro, uno strano
bagliore bianco che brillava debolmente nella foschia. Furono
costretti a rallentare, a cercare di avanzare a tentoni negli angoli
pi bui, a fermarsi e ad ascoltare e poi a giudicare dove era sicuro
avventurarsi. Sembrava che davanti ci fossero i demoni - Wren era
pronta a scommetterci - ammassati tra loro e la loro destinazione.
Scopr ben presto che aveva visto giusto. Il gruppo risal una cresta
su una colata di lava fitta di arbusti secchi, e la nebbia spar
all'improvviso. Si appiattirono immediatamente tra gli arbusti. Curvi
tutti insieme nell'ombra, fissarono ci che avevano davanti.
Arborlon era su un'altura a meno di un miglio di distanza ed era
proprio essa l'origine dello strano chiarore. Il bagliore proveniva
dalle mura massicce che cingevano la citt, e pulsava debolmente
contro la nebbia e le nuvole. Tutt'attorno, i demoni si avvicinavano
sempre pi alle mura, come ombre che scivolavano dentro e fuori la
cenere vulcanica e la nebbia, fantasmi senza volto e senza forma colti
per un attimo alla luce delle fiamme che salivano dalle crepe della
terra da cui fuoriuscivano getti di lava incandescente. Sbuffi di
vapore riempivano l'aria di cenere e di calore e trasformavano la
terra carbonizzata in un inferno fantastico e spettrale. I grugniti
dei demoni erano sopraffatti dai brontolii che salivano dal punto in
cui il nucleo fuso del vulcano si agitava e si dibatteva. In
lontananza, incombente sopra la citt e i fantasmi che la cingevano
d'assedio, la bocca del Killeshan fumava, frastagliata e minacciosa,
un mostro di fuoco pronto a festeggiare.
Gli occhi di Wren si spostarono sul paesaggio in rovina, senza
capacitarsi. Era incredibile che gli Elfi si fossero lasciati
intrappolare in un mondo come quello. Si sent svuotata dalla paura e
dal disgusto. Com'era potuto accadere? Gli Elfi erano dei guaritori,
addestrati fin dalla nascita a ripristinare la vita, a tenere intatti
la terra e gli esseri viventi. Che cosa lo aveva impedito l? Arborlon
era un'isola all'interno delle sue mura - la sua gente si era in
qualche modo conservata, era in qualche modo ancora in grado di
provvedere a se stessa - mentre il mondo esterno era diventato un
incubo.
Si chin accanto a Stresa. Da quanto tempo va avanti cos?
Il Gatto Screziato soffi. Fffpphtt! Anni. Gli Elfi si sono barricati
da epoche immemorabili, si sono nascosti dietro la loro magia.
Ssstttppp! Vedi la luce che si alza dalle mura che li riparano?
Mmssst. Quella la loro protezione!
Lo Squeak squitt sommesso, facendola voltare. Stresa grugn. Lo
Squeak dice che la luce si indebolisce e la magia svanisce. Non
passer ancora molto e scomparir del tutto.
Wren rivolse di nuovo la sguardo allo scenario desolante. Non c'
tanto tempo, ripeteva a se stessa. Spettri, non poteva esserci il
minimo dubbio su questo. Prov un improvviso senso di inuTiili t. Qual
era il prossimo passo della sua ricerca, adesso? si chiese affranta.
Era andata a Morrowindl per trovare gli Elfi e riportarli nel mondo
degli Uomini, l'incarico che le aveva affidato Allanon all'Hadeshorn.
Ma come sarebbero mai riusciti gli Elfi a ritornare, venendo fuori da
questa situazione? Sicuramente lo avrebbero fatto molto tempo prima,
se appena fosse stato possibile. Eppure erano ancora l, circondati da
ogni parte. Trasse un profondo respiro. Perch Allanon l'aveva inviata
l? Che cosa avrebbe dovuto fare?
Fu presa da una profonda tristezza. E se gli Elfi erano perduti? Gli
Elfi erano tutto ci che restava del mondo delle fate, tutto ci che
restava del primo popolo, della magia che aveva creato la vita quando
la vita ebbe inizio. Essi si erano tanto adoperati per far sorgere le
Quattro Terre quando le Grandi Guerre furono terminate e i vecchi
metodi andarono perduti. Tutti i figli di Shannara erano discendenti
di sangue elfo; le lotte combattute per conservare le Razze erano
state vinte da loro. Sembrava impossibile che tutto dovesse essere
relegato alla pergamena della storia, che degli Elfi non sarebbero
rimasto nient'altro.
"Miti e leggende", pens, "com' adesso".
Riflett di nuovo alla promessa che aveva fatto a se stessa di
riuscire a sapere la verit a proposito dei suoi genitori, di scoprire
chi erano e perch l'avevano abbandonata. E le Pietre Magiche? Si era
giurata che avrebbe scoperto perch erano state date a lei. Le sue
dita si alzarono per seguire il contorno del sacchetto di pelle che
aveva attorno al collo. Non aveva pensato alle Pietre Magiche da
quando avevano iniziato la scalata del Blackledge. Non aveva neppure
pensato di usarle quando erano stati minacciati. Scosse la testa. Ma
poi, perch avrebbe dovuto? Bastava guardare quanto bene avesse fatto
la magia agli Elfi.
Sent la mano di Garth sulla spalla e vide lo sguardo interrogativo
nei suoi occhi. Certo si domandava quali fossero le sue intenzioni.
Lei si accorse che si stava ponendo lo stesso quesito.
"Torna a casa", le sussurrava una voce interiore. "Rinuncia a questa
follia".
Una parte di lei era d'accordo. Era una follia, e non aveva altra
ragione di essere l a parte un'assurda curiosit e una testarda
insistenza. Bastava guardare quanto poco le sue capacit e il suo
addestramento potevano aiutarla in questa faccenda. Era fortunata se
era riuscita ad arrivare tanto lontano. Era fortunata perfino a essere
viva.
Ma fino a l comunque era arrivata. E le risposte a tutte le sue
domande stavano proprio oltre quelle luci.
Stresa sussurr, c' un modo per entrare nella citt?
Gli occhi del Gatto Screziato brillarono intensi nell'oscurit.
Wrroowwll, Wren degli Elfi. Sei decisa ad andare fin laggi, non
vero? Visto che lei non rispondeva, egli disse: All'interno di un
burrone che - hrrwwll - si trova vicino a dove brulica di demoni, ci
sono delle gallerie nascoste. Sssstttptt. Le gallerie portano in
citt. Gli Elfi le usano per sgattaiolare via, o almeno cos accadeva
un tempo. In questo modo ci consentivano di uscire e fare la guardia
per loro. Phhfffl. Forse ce n' ancora qualcuna in uso, non credi?
Puoi trovarla? gli chiese sommessa.
Il Gatto Screziato sbatt gli occhi.
Me la indichi?
Hssstttt. Ricorderai la tua promessa di portarmi via con te quando
tutto questo sar finito?
Certo.
Benissimo. La faccia del gatto si fece rugosa. Le gallerie, allora.
Chi di noi ci va? Ssttpht.
Garth, tu e io.
Lo Squeak squitt immediatamente.
Stresa fece le fusa. Lo pensavo anch'io. Vuole andarci anche lo
Squeak. Rwwwll. Perch no? E' solo uno Squeak.
Wren esit. Sent le dita dell'animaletto stringerle forte il braccio.
Lo Squeak squitt di nuovo.
Sssttt. Stresa stava per ridere. Dice di dirti che si chiama Fauno
e che ha deciso di adottarti.
Fauno. Wren ripet il nome e sorrise debolmente. Ti chiami cos,
piccolino? Gli occhi rotondi erano fissi su di lei, le grandi
orecchie rizzate in avanti. Sembrava strano che lo Squeak dovesse
avere addirittura un nome. Cos mi adotteresti, non vero? E
andresti dove vado io? Scosse il capo mestamente. Bene, il tuo
paese. E io probabilmente non potrei impedirti di farlo anche se
tentassi.
Lanci un'occhiata a Garth per accertarsi che fosse pronto. La faccia
dall'espressione rude era calma e gli occhi scuri impenetrabili. Diede
un'ultima occhiata alla follia che si agitava sotto di loro, poi
respinse la paura e il dubbio e, con la massima convinzione di cui fu
capace, si disse che dopo tutto lei era una ragazza Rover e sarebbe
sopravvissuta a qualsiasi prova.
Le sue dita sfiorarono appena la dura superficie delle Pietre Magiche.
"Se sar necessario..."
Blocc il pensiero sul nascere. Accompagnaci dentro, Stresa
sussurr. E tienici al sicuro.
Il Gatto Screziato non si prese la briga di rispondere.
9.
Wren Ohmsford non riusciva a ricordare un tempo in cui aveva avuto
paura di qualche cosa. Non era proprio nella sua natura. Anche quando
era piccola e il mondo era ancora nuovo e strano e praticamente ogni
persona e ogni cosa era o pi grande e pi forte o pi veloce e
cattiva di lei, non era mai spaventata. Qualunque fosse il pericolo o
l'incertezza, era sempre fiduciosa che avrebbe trovato il modo di
proteggersi. Era una fiducia innata, un misto di determinazione
dettata da una volont di ferro e di sicurezza di s che aveva
conferito uno speciale tipo di forza interiore alla sua vita. Quando
divenne grande, specialmente dopo che and a vivere con i Rover e
cominci il suo addestramento con Garth, acquist la capacit e
l'esperienza necessarie a far s che la sua fiducia non fosse mai
malriposta, che non fosse mai eccessiva rispetto alle sue capacit.
Tutto ci era cambiato da quando era partita alla ricerca degli Elfi.
Per due volte, dopo avere iniziato questa impresa, si era accorta
inaspettatamente di essere terrorizzata. La prima volta era stato
quando l'Ombrato che li aveva inseguiti per tutte le Terre dell'Ovest
si era finalmente fatto vivo, e lei aveva scoperto con orrore di
essere impotente contro di lui. Tutto il suo addestramento e tutta la
sua abilit non erano valsi a nulla. Avrebbe dovuto sapere che sarebbe
andata cos; sicuramente Par l'aveva messa in guardia quando le aveva
raccontato i particolari del suo incontro con quelle malefiche
creature. Ma chiss per quale ragione aveva pensato che con lei
sarebbe stato diverso, oppure non aveva immaginato affatto che potesse
avvenire in quel modo. In ogni caso, l si era trovata, priva di Garth
- lui che aveva creduto pi forte e pi veloce di chiunque - faccia a
faccia con qualcosa contro la quale nessuna dose di fiducia e di
abilit poteva farcela.
Quella notte sarebbe morta se non avesse potuto fare appello al potere
delle Pietre Magiche. Soltanto la magia era stata in grado di salvarli
entrambi.
Ora, mentre si faceva strada con gli altri componenti della sua
piccola compagnia attraverso l'oscurit e la cenere vulcanica di
Morrowindl, mentre si muovevano con passo lento e furtivo in un mondo
da incubo di ombre e di mostri, si accorse di essere nuovamente
terrorizzata. Cerc di razionalizzare la cosa, di trovare delle
ragioni contro il suo stato d'animo. Non c'era nulla da fare.
Conosceva la verit delle cose, e la verit era la stessa di quella
notte presso le rovine del Wing Hove quando aveva affrontato
l'Ombrato. La fiducia in s, l'abilit, l'esperienza, e la presenza
protettiva di Garth, per quanto formidabili nella maggior parte dei
casi, l non riuscivano affatto a rassicurarla. Morrowindl era un
crogiuolo di magia imprevedibile e di male privo di ragione, e l'unica
arma in suo possesso, che probabilmente si sarebbe dimostrata efficace
contro di esso, erano le Pietre Magiche. Soltanto la magia teneva
ancora vivi gli Elfi all'interno delle mura di Arborlon. La magia,
anche se fuorviata, aveva chiamato in vita il male che li assediava.
La magia aveva cambiato per sempre l'isola e gli esseri che ci
vivevano. Wren non aveva ragione di pensare che avrebbe potuto
sopravvivere su Morrowindl molto a lungo senza fare ricorso alla magia
che aveva con s.
Eppure l'uso delle Pietre Magiche per lei era spaventoso quanto i
mostri dai quali la magia doveva proteggerla. Come ragazza Rover,
aveva trascorso tutta la vita imparando a dipendere dalle sue capacit
e dal suo addestramento e a credere che non c'era nulla su cui non
potessero avere la meglio. Questo era quanto le aveva insegnato Garth
e che aveva appreso dalla vita con i Rover, ma ancora pi importante
era ci che lei aveva sempre creduto. Il mondo e tutte le cose che lo
popolavano erano governati da una serie di leggi comportamentali;
impara quelle leggi e sarai in grado di affrontare qualunque cosa.
Saper interpretare le tracce, comprendere le abitudini, conoscere le
debolezze e i punti forti dell'altro, uTiili zzare i sensi per scoprire
cosa succede attorno a te, ecco cosa ti ha tenuto in vita. Ma la
magia? Cos'era la magia? Era invisibile, una forza al di l delle
leggi di natura, qualcosa di ignoto che sfidava la comprensione umana.
Era un potere senza limiti individuabili. Come si fa ad avere fiducia
in qualcosa del genere? La storia della sua famiglia, delle passate
dieci generazioni di Ohmsford, le diceva che non poteva. Bastava
guardare cosa aveva fatto la magia a Wil, a Brin e a Jair. Che grado
di certezza poteva esserci se era costretta a fare affidamento su
qualcosa di cos imprevedibile? Cosa avrebbe fatto a lei l'uso della
magia? Certo, era stata chiamata in causa abbastanza facilmente nel
suo scontro con gli Ombrati. Era fluita sempre cos facilmente dalle
Pietre, era venuta quasi senza sforzo, colpendo grazie alla semplice
indicazione del suo pensiero. Non aveva avuto la minima sensazione di
fare qualcosa di sbagliato nell'usarla, anzi, era come se quel potere
fosse stato in attesa di essere chiamato, come se le appartenesse.
Le vennero i brividi quando si rese conto di quello che ci
significava. Le Pietre Magiche le erano state affidate, ormai ne era
certa, nella convinzione che un giorno ne avrebbe avuto bisogno. Era
previsto che il loro potere appartenesse a lei.
Rafforz la sua decisione contro un'idea del genere. Non l'accettava.
Non voleva la magia. Voleva che la sua vita rimanesse quale era, non
voleva che fosse cambiata irrevocabilmente - giacch sarebbe stato
cos - da una forza che superava la sua comprensione e, secondo lei,
il bisogno.
Tranne, ovviamente, ora - qui sulle pendici del Killeshan, circondata
da demoni, da esseri fatti di magia e di oscure intenzioni, in un
paesaggio di fuoco e di nebbia, dove nel giro di pochi secondi poteva
essere perduta, a meno che...
Interruppe il pensiero, rifiutandosi di completarlo, concentrandosi
invece sulla massa tozza del corpo irto di aculei di Stresa che si
faceva strada nell'oscurit. Le ombre volteggiavano tutt'attorno
mentre il "vog" si spostava e si riformava, nascondendo e staccandosi
da isolotti di giungla, di terreno coperto di arbusti, e di nuda
roccia vulcanica, come se fosse la materia di un mondo caleidoscopico
che non riusciva a decidere cosa voleva essere. Risuonarono dei
grugniti, incorporei e privi di direzione, cupi e minacciosi mentre
scaturivano e sparivano di nuovo. Wren avanzava china nella foschia,
mentre una voce interiore le urlava freneticamente di scomparire, di
seppellirsi nella roccia, di diventare invisibile, di fare qualunque
cosa per scappare. Wren ignor la voce, si volse indietro a cercare
Garth, e lo trov vicino e rassicurante, e poi, colta di nuovo
dall'inquietudine, si disse che non importava affatto, che egli non
era sufficiente, che nulla lo era.
Stresa si ferm all'improvviso rimanendo immobile. Qualcosa svolazz
via nell'ombra davanti a loro, come degli artigli che facessero un
rumore secco e meccanico sulla pietra. Aspettarono. Fauno, appollaiato
in attesa sulla spalla di Wren, con la testa sporta in avanti, le
orecchie ritte, in ascolto. Gli occhi castano chiaro le lanciarono uno
sguardo momentaneo, poi si volsero altrove.
In quale fase era la luna? si chiese a un tratto Wren. Quanto tempo
era passato da quando Tiger Ty li aveva lasciati? Si accorse di non
saperlo.
Stresa riprese ad avanzare. Salirono in cima a un'altura coperta solo
da arbusti contorti e senza foglie e svoltarono gi per un burrone. La
nebbia si raccoglieva sul terreno roccioso, e loro dovevano avanzare a
tastoni, incerti. Gli aculei di Stresa erano lucidi per l'umidit, e
l'aria si era fatta fredda. C'era luce, ma era difficile dire da dove
provenisse. Wren ud un rumore secco, come se qualcosa si fosse
spezzato in due, e poi il soffio di vapore e di gas compressi che
fuoriuscivano. Uno strillo si alz e si spense. I grugniti tacquero,
poi ripresero. Wren si sforz di respirare pi lentamente. Succedevano
tante cose ma lei non poteva vedere nulla. I rumori provenivano da
ogni parte, ma erano privi di identit. Non c'erano segni da
interpretare, n tracce da seguire, solo un paesaggio senza fine di
roccia di fuoco e di "vog".
Fauno squitt sommesso ma con insistenza.
Nello stesso istante, Stresa si ferm all'improvviso. Gli aculei del
Gatto Screziato si aprirono a ventaglio, e la forma tozza si curv in
basso. Wren si accovacci e impugn la spada corta, trasalendo quando
si sent sfiorare da Garth. C'era qualcosa di scuro nella foschia
davanti a loro. Stresa retrocedette, mezzo girato, e cerc un'altra
strada. Ma il burrone era stretto in quel punto, e non c'era spazio
per manovrare. Continu a retrocedere, gli aculei sempre ritti.
L'immagine scura divenne compatta e cominci a prendere forma.
Qualcosa su due gambe camminava verso di loro. Garth si spost da un
lato, silenzioso come l'ombra. Wren sguain la spada e trattenne il
fiato.
La figura emerse dalla foschia e rallent. Era un uomo, indossava
vestiti molto aderenti color terra. I vestiti erano sdruciti e logori,
macchiati di cenere e sporcizia, privi di qualsiasi fibbia o fermaglio
di metallo. Gli stivali di cuoio morbido che finivano appena sopra la
caviglia erano consumati e nella parte superiore erano ripiegati
all'ingi. L'uomo stesso sembrava un riflesso dei suoi abiti: di media
statura, appariva pi alto di quanto fosse in realt perch era
ossuto. Aveva un naso aquilino e la faccia segnata, senza barba; i
capelli neri erano per la maggior parte raccolti in uno strano
copricapo a cono, simile a una calza. Nell'insieme, aveva l'aspetto di
qualcosa che si era sgualcita e scolorita irreparabilmente per essere
stata piegata e messa via per tanto tempo.
Non sembrava sorpreso di vederli. N sembrava spaventato. Senza dire
nulla, si mise l'indice sulle labbra, diede una breve occhiata dietro
di s, e poi indic nella direzione dalla quale erano venuti.
Per un attimo, nessuno si mosse, nessuno sapeva cosa fare. Poi Wren
vide ci che prima le era sfuggito. Sotto il copricapo e i capelli
arruffati c'erano due orecchie a punta e sopracciglia oblique.
L'uomo era un Elfo.
"Dopo tanto tempo", pens. "Dopo tanti sforzi". Prov sollievo, e al
tempo stesso una sensazione singolare che non fu in grado di definire.
Le sembrava un po' strano trovarsi finalmente faccia a faccia con ci
che le era costato tanta fatica trovare. Rimase immobile, lo sguardo
fisso, sopraffatta dalle emozioni.
L'uomo fece di nuovo dei gesti, questa volta con maggiore insistenza.
Era molto meno giovane di quanto era sembrato in un primo tempo, ma
aveva il volto cos segnato che Wren non era in grado di dire fino a
che punto l'invecchiamento fosse reale oppure frutto di una vita
difficile.
Tornata infine in s, richiam l'attenzione di Garth e gli indic di
fare quello che l'Elfo aveva chiesto. Si alz e si mosse nella
direzione dalla quale era venuta, gli altri le tennero dietro. L'Elfo
li super strada facendo dopo una decina di passi, apparentemente
senza che la cosa gli costasse un grande sforzo, e fece loro cenno di
seguirlo. Li fece entrare e uscire di nuovo dal burrone, li guid su
una distesa di lava solida e infine in un boschetto di alberi
striminziti. L si accovacci con loro in cerchio.
Si chin verso Wren, fissandola con i suoi acuti occhi grigi. Chi
sei? sussurr.
Wren Ohmsford rispose lei. Questi sono i miei amici, Garth, Stresa
e Fauno disse, indicandoli uno alla volta.
L'Elfo parve trovare la cosa divertente. Una strana compagnia. Come
hai fatto ad arrivare qui, Wren?
Aveva una voce dolce, segnata e logora come il resto della sua
persona, confortevole come un paio di scarpe vecchie.
Un Cavaliere Alato chiamato Tiger Ty ci ha portati qui, Garth e me,
dalla terraferma. Siamo venuti per cercare gli Elfi. Fece una pausa.
E tu mi sembri uno di loro.
I tratti della faccia dello sconosciuto si scavarono in un sorriso.
Gli Elfi non esistono. Lo sanno tutti. Lo scherzo sembrava
divertirlo. Ma se fossi messo alle strette, forse ammetterei di
essere uno di loro. Mi chiamo Aurin Striate. Tutti mi chiamano il
Gufo. Probabilmente riuscite a immaginare perch.
Vai a caccia di notte?
Vedo nel buio. Per questo sono qui, dove nessun altro si avventura,
oltre le mura della citt.LO sono gli occhi della regina.
Wren batt le palpebre. La regina?
Il Gufo lasci cadere la domanda con un gesto del capo. Hai fatto
tanta strada per venire a cercare gli Elfi, Wren Ohmsford? Perch mai?
Perch dovrebbe interessarti ci che ne stato di noi? Gli occhi si
incresparono sopra il suo sorriso. Sei molto fortunata che ti abbia
trovata. Sei fortunata per il semplice fatto di essere ancora viva. O
forse non cos. Anche tu sei un'Elfa, ora vedo. Il sorriso
scomparve. E' possibile...?
Si tir indietro indeciso. C'era qualcosa nei suoi occhi che Wren non
riusciva a decifrare. Incredulit, speranza, chiss? Stava per dire
qualcosa ma lui le fece cenno di tacere. Ti accompagner all'interno
della citt, ma i tuoi amici dovranno aspettare qui. O pi
esattamente, al di l del fiume dove saranno forse pi al sicuro.
No disse subito Wren. I miei amici vengono con me.
Non possono spieg il Gufo, con una voce che rimaneva paziente e
gentile. Mi vietato introdurre in citt chiunque non sia un Elfo.
Farei diversamente se potessi, ma le leggi non si possono infrangere.
Phfft.LO aspetter al fiume borbott Stresa. In ogni caso, ho
fatto quello che avevo promesso.
Wren lo ignor. Continu a tenere lo sguardo fisso sul Gufo. Non
sicuro qui fuori insistette.
Non sicuro da nessuna parte rispose tristemente l'altro. Stresa e
Fauno sono abituati a badare a se stessi. E il tuo amico Garth sembra
in gamba. Un giorno o due dovrebbero bastare. A quel punto forse sarai
riuscita a convincere il Consiglio a lasciarli entrare. Oppure potrai
ripartire e raggiungerli.
Wren non sapeva di che genere di Consiglio stesse parlando, ma
indipendentemente da ci che sarebbe stato deciso per Stresa e Fauno,
lei non era disposta a lasciare Garth. Il Gatto Screziato e lo Squeak
potevano essere in grado di cavarsela da soli, ma quell'isola era
estranea e insidiosa per Garth quanto lo era per lei e non aveva
intenzione di abbandonarlo.
Ci dev'essere un'altra... cominci a dire.
Ma all'improvviso si ud un grido e una vera e propria ondata di
esseri dotati di molti arti arriv sciamando fuori dalla nebbia. Wren
ebbe appena il tempo di guardare in alto prima che le fossero addosso.
Di sfuggita riusc a vedere Fauno che correva veloce nella notte, il
corpo irto di aculei di Stresa che si fletteva, e Garth che scattava
per difenderla, e poi fu gettata a terra. Riusc ad afferrare in tempo
la spada per infilzare il pi vicino degli aggressori. Un fiotto di
sangue e il mostro ruzzol via. C'erano corpi dappertutto, deformi e
neri, che rimbalzavano intorno cercando di tirare e di strattonare i
componenti della piccola compagnia. Gli aculei di Stresa piovvero su
uno che scapp via gridando. Garth ne tir indietro un altro e
cominci a combattere accanto a Wren. Lei si mise schiena contro
schiena con lui e affront i mostri a mano a mano che si avvicinavano.
Non riusciva a vederli chiaramente, solo brevi apparizioni dei loro
corpi deformi, dei loro occhi lucenti. Cerc il Gufo, ma era
assolutamente introvabile.
Poi a un tratto lo vide, un'ombra che spuntava dalla terra e faceva a
pezzi due aggressori prima che si rendessero conto di ci che stava
accadendo. Un attimo dopo era sparito ed eccolo ricomparire da
un'altra parte, con due lunghi pugnali in mano, sebbene Wren non
ricordasse di avergli visto addosso delle armi. L'Elfo passava tra gli
attaccanti come il fumo, c'era e in un attimo spariva, prima che fosse
possibile individuarlo.
Garth si spinse in avanti, scagliando lontano gli aggressori con le
sua braccia poderose. I demoni resistettero per un po', quindi
arretrarono e si allontanarono per raggrupparsi. Si udivano ululati
tutt'intorno, nell'oscurit.
Aurin Striate si materializz accanto a Wren. Le sue parole erano
aspre, pressanti. Svelti. Tutti da questa parte! Al Consiglio
penseremo dopo.
Li condusse attraverso la distesa di lava solida e di nuovo nel
burrone. Si sentivano i rumori degli inseguitori da tutte le parti.
Correvano chini pi che potevano lungo il bacino roccioso, zigzagando
tra massi e fenditure, guidati dal Gufo, uno spettro che a ogni svolta
minacciava di scomparire nella notte.
Avevano percorso solo una breve distanza quando qualcosa di piccolo e
peloso si attacc alle spalle di Wren. Lei rimase a bocca aperta,
cerc di sottrarsi alla presa per proteggersi, poi trasal quando si
rese conto che era Fauno, tornato da chiss dove era andato a finire.
Lo Squeak si accovacci sulla sua spalla, squittendo sommesso.
Dopo pochi secondi i demoni li raggiunsero, sciamando fuori dalla
foschia ancora una volta. Superarono Stresa, che si raggomitol a
forma di palla, con gli aculei irti in ogni direzione, e si lanciarono
sugli altri. Garth resse l'urto dell'attacco, come un muro che si
rifiuta di cedere davanti alla furia, e respinse i mostri uno alla
volta. Wren combatteva accanto a lui, rapida e agile, con la spada che
menava fendenti a destra e a sinistra.
Sul suo petto, raccolte nel sacchetto di pelle, le Pietre Magiche
cominciavano a scottare.
Gli attaccanti si ritirarono di nuovo, ma questa volta non cos
lontano n cos prontamente. La notte e la nebbia li trasformarono in
ombre, ma i loro ululati erano vicini, in attesa che altri loro simili
li raggiungessero. L'Elfo e i suoi si riunirono in cerchio, respirando
a fatica, con le armi che luccicavano per l'umidit.
Dobbiamo continuare a correre insistette il Gufo. Non molto
lontano, ora.
A qualche metro di distanza, Stresa di nuovo in piedi, fischiando,
disse: Sssssttppht! Correte voi se ce la fate, ma io non ne posso
pi! Phhfft!. Volt la sua testa di gatto verso Wren. Ti aspetter,
al vostro ritorno. Sar al fiume. Non dimenticare la tua promessa!
E all'improvviso scomparve, scivolando nell'oscurit, diventando
un'ombra simile a quelle che lo circondavano.
Il Gufo fece un cenno e Wren e Garth ripresero a correre, seguendo
ancora la curva del burrone. C'era movimento tutt'attorno a loro nella
nebbia, rapido e furtivo. Getti di vapore salivano dalla terra
attraverso le fessure della lava, mentre il puzzo dello zolfo riempiva
l'aria. Una fila di rocce bloccava il loro cammino, dovettero
arrampicarcisi e superarle in tutta fretta. Davanti, Arborlon brillava
oltre il muro di cinta, uno scintmio di edifici e di torri in mezzo
agli alberi del bosco. Nella luce composta dalla magia della citt e
dal fuoco del vulcano, il pendio nudo e devastato del Killeshan era
coperto qua e l da chiazze di sottobosco e punteggiato da alberi che
erano in qualche modo sfuggiti alla devastazione iniziale e ora
soffocavano lentamente per il calore. La cenere vulcanica era sospesa
su tutto il paesaggio come una tendina sfilacciata, e i mostri che vi
si nascondevano dietro passavano attraverso la sua grigia foschia come
lombrichi attraverso la terra.
Davanti a loro c'era un avvallamento, la continuazione del burrone che
stavano seguendo. Il Gufo aveva appena detto di affrettarsi quando i
demoni attaccarono di nuovo. Questa volta si gettarono su di loro da
entrambi i lati, materializzandosi dall'oscurit come se fossero
spuntati dalla terra. Il Gufo fu mandato a gambe levate, e Wren cadde
sotto un assalto di artigli e di denti. Solo Garth rimase in piedi
letteralmente ricoperto di demoni che tentavano in tutti i modi,
appendendosi a lui e strattonandolo, di gettarlo a terra. Wren si
divincol con violenza e riusc a liberarsi. Fauno era gi sparito,
veloce come il pensiero, di nuovo inghiottito dalla notte. La spada di
Wren cominci a menare fendenti alla cieca, rimase infilzata in
qualcosa, lei la trattenne, poi le schizz di mano. Si rialz in piedi
a fatica e fu spinta di nuovo contro la roccia. Sentiva le ferite
aperte dietro la testa e dietro il collo. Il dolore la fece piangere.
Rotol su se stessa, si liber e si rimise in piedi, circondata dai
mostri da ogni lato. La notte e la nebbia avevano inghiottito il Gufo.
Garth era a terra e i demoni gli stavano sopra in una massa contorta
di membra nere. Lei grid e lott per raggiungerlo, ma mani adunche
l'agganciarono brutalmente e la trattennero.
Le Pietre Magiche bruciavano come il fuoco.
Sopraffatta dal peso degli aggressori, si rese conto che stava per
cadere. Cap d'istinto che questa volta non sarebbe stata capace di
rialzarsi, che sarebbe stata la fine per tutti loro.
Le sembrava di sentire le sue stesse grida prive di suono da qualche
parte nel profondo del suo essere.
La ragione si dilegu davanti al bisogno, e la paura scaten la
rabbia. Un muro di corpi la circondava, artigli e denti pronti a
lacerare, e lei sentiva sulla pelle il fetido respiro dei mostri.
Infil le dita nella tunica ed estrasse le Pietre.
Esse si accesero all'istante, in un'esplosione di luce e di fuoco. Il
sacchetto di pelle si disintegr. La magia divamp tra le dita delle
ragazza Rover, troppo impaziente e troppo prorompente per aspettare
che aprisse la mano. Lampeggi nell'aria come tanti pugnali, facendo a
pezzi gli esseri neri, riducendoli in polvere prima che le loro urla
si spegnessero. Improvvisamente, Wren fu di nuovo libera. Si rimise in
piedi, con le pietre magiche protese in avanti, il fuoco e la luce
emanavano dalla sua persona unita ormai alla magia al punto che non
sembrava esservi nessuna distinzione. Gett il capo indietro mentre la
forza della magia si scatenava attraverso di lei - dura, spavalda ed
euforica. In lei era avvenuta una trasformazione, e le sue paure su
ci che le poteva succedere per aver usato la magia erano scomparse.
Non le importava pi sapere chi era stata o come aveva vissuto. La
magia era tutto. Era tutto quello che contava.
Indirizz il suo potere sulla massa di corpi che stavano addosso a
Garth e li martell. In pochi secondi erano disintegrati. Alcuni
resistettero alla furia degli attacchi qualche secondo pi degli
altri, ma alla fine morirono tutti. Garth si alz, insanguinato, con
gli abiti a brandelli, e la faccia cinerea. Cosa stava fissando? si
chiese Wren vagamente. Si meravigli della sua espressione mentre lei
usava il potere delle Pietre Magiche per ripulire il paesaggio. Il
Gufo riapparve dalla foschia, e anche sulla sua faccia coriacea era
impresso lo sgomento. E la paura. Erano entrambi molto spaventati...
All'improvviso Wren cap. Chiuse le dita di scatto, e la magia
scomparve. L'euforia e il fuoco l'abbandonarono, spenti in un istante,
e fu come se fosse stata denudata e offerta alla vista di tutti. Fu
assalita dalla stanchezza. Si vergognava. La magia le aveva teso un
tranello, l'aveva estraniata da se stessa, aveva annientato la
decisione a opporsi alle sue lusinghe, e sepolto tutte le promesse di
non trasformarsi in un suo strumento, di non voler diventare come gli
Ohmsford che essa si era presa.
Ah, ma lei aveva avuto bisogno del suo potere, no? Non le aveva
salvato la vita, non l'aveva salvata a tutti? Non l'aveva voluto
forse, non se n'era addirittura vantata? Cos'altro avrebbe potuto
fare?
Garth era accanto a lei, la sorreggeva per le spalle, tenendola
diritta, fissandola con i suoi occhi scuri . Lei annu vagamente per
dire che si accorgeva di lui, che stava bene. Ma non era cos,
naturalmente. Anche il Gufo era accorso, dicendo: Wren, sei quella
che lei aspettava, quella che era stata promessa. Che tu sia la
benvenuta. Vieni, ora, fai presto, prima che gli esseri neri si
raccolgano e attacchino di nuovo. Corri!.
Wren gli and dietro docile, senza dire una parola, il suo corpo era
come una cosa estranea che la seguiva mentre lei osservava
dall'esterno, senza sapere da dove. Il calore e la stanchezza agivano
su di lei, ma se ne sentiva staccata. Vide il paesaggio diventare
nuovamente un mare di "vog" in cui galleggiava una strana schiera di
ombre. Gli alberi si innalzavano verso il cielo a gruppi, senza foglie
e nudi, come fragili steli in attesa di essere ridotti in polvere.
Davanti a lei, come una cosa intrappolata dietro una finestra rigata
dalla pioggia, c'era la citt degli Elfi, un tesoro prezioso che
scintillava di promesse e di speranza.
"Una bugia", quest'idea la colp improvvisamente, con un'intensit che
la sorprese. "E' tutta una menzogna".
Poi il Gufo li condusse attraverso un intrico di cespugli e lungo una
stretta gola dove l'ombra era cos fitta che era impossibile vedere.
Si chin, armeggi attorno a un cumulo di rocce, e fece alzare una
paratia segreta. Entrarono in fretta, l'aria era calda e soffocante.
L'Elfo afferr la paratia e la rimise al suo posto bloccandola.
L'oscurit dur solo un momento, poi dalla galleria che si apriva
davanti a loro ebbero un'idea della strana luce della citt. Il Gufo
li guid lungo di essa, senza dire nulla, curvo e indistinto contro la
debole intensit della luce. Wren si accorse che il senso di distacco
andava sparendo, che rientrava in se stessa, che tornava a essere
esattamente ci che era stata. Sapeva cosa era successo. Non c'era
altro da fare se non andare avanti e portare a termine il viaggio
intrapreso. Davanti a lei si stendeva la citt di Arborlon. E gli
Elfi, che era venuta a cercare. Era su questo che doveva concentrarsi.
All'improvviso si rese conto che Fauno non era tornato da lei. Lo
Squeak era ancora fuori, perso in quell'inferno da incubo... Chiuse
gli occhi un istante. Anche il Gatto Screziato era l fuori,
allontanatosi di sua volont. Temette per tutti e due, ma non poteva
farci nulla.
Continuarono ad avanzare lungo la galleria, sembrava che il tempo non
passasse mai, chini nello stretto passaggio, senza dire una parola. La
luce diventava pi forte a mano a mano che avanzavano finch
all'interno della roccia la sua intensit fu pari alla luce del
giorno. Il mondo esterno scomparve completamente - il "vog", il
calore, la cenere e il puzzo - tutto scomparve. All'improvviso anche
la roccia non era pi tale, si era trasformata d'un tratto in terra,
nera e fertile, e ricordava a Wren le foreste delle Terre dell'Ovest,
la sua patria. Respir profondamente quel profumo, chiedendosi come
fosse possibile. La magia, pens, l'aveva protetto.
La galleria finiva davanti a una scalinata che saliva verso una
pesante porta dai bordi di ferro posta in una parete di roccia. Quando
giunsero davanti alla porta, il Gufo si volse verso di loro
all'improvviso.
Wren disse sommesso, ascoltami. Gli occhi grigi esprimevano una
intensa emozione. So di essere un estraneo per te, e tu non hai
nessun motivo particolare per fidarti di ci che dico. Ma devi contare
su di me almeno questa volta. Finch non avrai parlato con la regina,
e solo quando sarai sola con lei, non dire a nessuno che sei in
possesso delle Pietre Magiche. A nessuno. Hai capito?
Wren annu lentamente. Perch mi chiedi questo, Aurin Striate?
Il Gufo sorrise mesto, le rughe sulla faccia segnata si accentuarono.
Perch, Wren, anche se mi piacerebbe che non fosse cos, non tutti
saranno contenti del tuo arrivo.
Poi, si volt e buss con forza alla porta, attese e poi buss di
nuovo - tre colpi e poi altri due, tre e poi due. Wren tese
l'orecchio. Si ud un trapestio dall'altra parte. Pesanti serrature
furono aperte, scorrendo libere.
Lentamente la porta si apr, e loro entrarono.
10.
"Sono a casa".
Fu il primo pensiero di Wren, forte, sorprendente e del tutto
inatteso.
Era dentro le mura della citt, in piedi sotto un pergolato che si
apriva all'ombra del parapetto. Arborlon si estendeva davanti a lei,
ed era come se fosse tornata nelle Terre dell'Ovest, perch c'erano
querce, alberi di noce americana e olmi, verdi cespugli ed erba, e
terra che odorava di cose coltivate e di cambiamenti di stagione,
ruscelli e stagni, e vita a ogni svolta. Un gufo lanci un grido
sommesso, e si ud un battere d'ali a poca distanza quando un
uccellino guizz via dal nascondiglio in cui era appollaiato. Altri
uccelli cantavano. I caprimulghi! Le lucciole brillavano in un
boschetto di abeti canadesi e i grilli frinivano. Sentiva il dolce
mormorio dell'acqua di un fiume che scorreva sulle pietre, e l'alito
di un lieve vento notturno sulle guance. L'aria sapeva di pulito, non
era appestata dalla puzza di zolfo.
E poi c'era la citt. Essa si annidava nel verde - gruppi di case e di
botteghe, vie e strade in basso e sopraelevate in alto, ponti di legno
che si collegavano sopra il groviglio dei ruscelli, lampade che
illuminavano le finestre e guizzavano come se salutassero, e gente -
un gruppo di persone che non erano ancora andate a dormire - che
camminava forse per attenuare la propria inquietudine o per guardare
stupita il cielo. Perch c'era di nuovo il cielo, chiaro e sgombro da
nubi, scintillante di stelle e con una luna al terzo quarto bianca
come neve fresca. Sotto la sua volta, ogni cosa brillava debolmente
per la magia che emanava dalle mura. La luce per non era tanto forte
come le era sembrato dall'esterno, e le mura, nonostante l'altezza e
lo spessore, ne venivano alleggerite tanto da apparire quasi effimere.
Gli occhi di Wren si spostavano rapidi da un punto all'altro,
scoprendo giardini fioriti in corTiili ben tenuti, siepi lungo i
marciapiedi, e lampioni stradali di ferro meticolosamente lavorato.
C'erano cavalli, mucche, galline e animali di ogni genere in pollai e
stalle. C'erano cani che dormivano raggomitolati davanti alle porte
delle case e gatti sui davanzali. C'erano bandiere e ombrelloni
colorati sopra le entrate e tende davanti alle vetrine dei negozi e
sui carretti dei venditori ambulanti. Case e botteghe erano bianche e
pulite, contornate da bordi dipinti di fresco in una miriade di
colori. Non poteva vedere tutto, naturalmente, solo le parti pi
vicine della citt. Eppure non poteva sbagliarsi su dove fosse e su
come questo la facesse sentire.
A casa.
Eppure quella piacevole sensazione di familiarit e di appartenenza,
scomparve non appena provata. Come poteva sentirsi a casa sua in un
posto in cui non era mai stata, che non aveva mai visto prima e che
non era sicura che esistesse fino a quel momento?
Poi lo spettacolo divenne confuso e sembr ritirarsi nelle ombre della
notte come se volesse nascondersi. Vide cose che prima le erano
sfuggite, o che forse non era riuscita a vedere semplicemente per
l'emozione. Le mura brulicavano di uomini, Elfi in tenuta da
combattimento con le armi in pugno, le cui linee di difesa si
estendevano lungo gli spalti. Era in corso un attacco. La lotta era
stranamente silenziosa, come se la luce della magia attenuasse un po'
i rumori. Degli uomini cadevano, alcuni si rialzavano, altri
sparivano. Anche le ombre che attaccavano subivano delle perdite,
alcune erano bruciate dalla luce che lanciava scintille e sibilava
come farebbe un fuoco che sta per spegnersi, altre infilzate dai
difensori. Wren sbatt gli occhi. Dentro le mura, la citt degli Elfi
sembrava un po' meno luminosa e pi esausta. Le case e le botteghe
erano un po' pi buie, tenute con meno cura di quanto aveva immaginato
prima, gli alberi e i cespugli non erano cos lussureggianti, e i
fiori erano pi pallidi. Dopo tutto, l'aria che respirava non era cos
pulita: si avvertiva un sentore di zolfo e di cenere. Oltre la citt,
il Killeshan appariva scuro e minaccioso, e la sua bocca splendeva con
un colore rosso sangue nella notte.
All'improvviso si rese conto di avere ancora strette in pugno le
Pietre Magiche. Senza abbassare lo sguardo su di esse, le fece
scivolare in tasca.
Vieni da questa parte, Wren disse Aurin Striate.
C'erano delle guardie alla porta dalla quale erano entrati, giovani
dalla faccia dura, i tratti decisamente elfi e gli occhi che
sembravano stanchi e vecchi. Wren li guard di sfuggita passando e si
sent gelare dal modo in cui essi la fissavano di rimando. Garth la
seguiva molto da vicino, impedendo loro di vederla.
Il Gufo li fece uscire da sotto i parapetti e li condusse su una
passerella che attraversava un fossato disposto tutt'attorno alla
citt all'interno delle mura. Wren guard indietro, socchiudendo gli
occhi contro la luce. Non c'era acqua nel fossato; sembrava che non
avesse senso l'averlo costruito. Eppure era evidentemente destinato a
svolgere una qualche funzione difensiva, infatti, in una decina di
punti, c'erano dei ponti che portavano alle mura. Wren lanci uno
sguardo interrogativo a Garth, ma il gigante scosse la testa.
Davanti a loro, tra gli alberi, si apriva una strada, che penetrava,
tutta curve, nel centro della citt. La imboccarono, ma avevano
percorso solo un breve tratto quando una numerosa compagnia di soldati
pass di corsa, guidata da un uomo dai capelli cos schiariti dal sole
da sembrare bianchi. Il Gufo tir Wren e Garth nell'ombra, e l'uomo
pass senza vederli.
Fetone disse Aurin Striate, guardandolo passare. L'eletto della
regina sul campo di battaglia, il suo salvatore contro gli esseri
neri aggiunse ironicamente, senza sorridere. Il peggiore incubo di
un Cacciatore Elfo.
Continuarono a camminare senza parlare, abbandonando la strada maestra
per seguire una serie di vie laterali che li fece passare attraverso
schiere di botteghe e villette annerite. Wren si guardava attorno
incuriosita, esaminando, riflettendo, senza farsi sfuggire nulla.
Molte cose erano come le aveva immaginate, infatti Arborlon non era
poi cos diversa, a parte le sue dimensioni, dai villaggi delle Terre
del Sud come Valle d'Ombra, e a parte, ovviamente, la continua
presenza delle mura protettive, che ancora brillavano in lontananza, a
ricordare la lotta in corso. Quando, dopo un po', la luce scomparve
dietro uno schermo di alberi, fu possibile pensare alla citt come
doveva essere stata una volta, prima dei demoni, prima dell'inizio
dell'assedio. Doveva essere stato meraviglioso viverci allora, pens
Wren, la citt alberata e isolata sopra il Rill Song, rinata dalle sue
origini nelle Terre dell'Ovest in questo paradiso, col suo popolo che
aveva una nuova possibilit di cominciare una vita, libero dalla
minaccia oppressiva della Federazione. Senza demoni, il Killeshan
spento, e Morrowindl in pace, un sogno frutto dell'immaginazione.
Chiss se qualcuno ricordava ancora quel sogno? si chiese.
Il Gufo li condusse attraverso un bosco di frassini e di flessuose
betulle dove il silenzio era come un manto che si avvolgeva
comodamente attorno. Raggiunsero un recinto di ferro alto sei metri e
pi, in cima al quale erano disposte delle lance e delle punte
acuminate, e girarono a sinistra percorrendolo tutto. Al di l di
quella impenetrabile barriera, all'ombra degli alberi, vi era una
vasta distesa di prati, che arrivavano fino a un edificio turrito
dalla pianta irregolare che non poteva essere altro se non il palazzo
dei sovrani degli Elfi. Gli Elessedil, all'epoca dei suoi antenati,
ricord Wren. Ma ora? Costeggiarono il recinto fino a raggiungere un
punto in cui l'ombra era cos fitta che era impossibile vedere. L il
Gufo si ferm e si chin vicino a esso. Wren ud lo stridio di una
chiave in una serratura, e un cancello del recinto si apr. Entrarono,
aspettarono finch il Gufo lo ebbe richiuso, e quindi percorsero il
prato fino al palazzo. Nessuno si fece avanti per fermarli. Non si
vedeva in giro anima viva. C'erano delle guardie, Wren lo sapeva.
Dovevano essercene. Arrivarono ai bordi dell'edificio e si fermarono.
Una figura si stacc dall'ombra, agile come un gatto. Il Gufo si volt
e aspett. La figura si fece avanti. Ci fu uno scambio di parole, a
voce troppo bassa perch Wren potesse sentire. La figura scomparve di
nuovo. Il Gufo fece un cenno, e passando sotto un gruppo di abeti
rossi entrarono in un porticato. Una porta era gi socchiusa,
entrarono e si trovarono in un ambiente illuminato.
Rimasero in piedi in un ingresso col soffitto a volta, le travature di
legno intagliato e i bulloni lucidati. Accanto alle pareti erano state
disposte alcune panche con cuscini, le une di fronte alle altre,
lampade a olio incorniciavano le doppie porte ad arco spalancate su un
atrio buio retrostante. Da qualche parte all'interno dell'atrio, dalle
profonde viscere del palazzo, Wren ud un movimento e l'eco di voci
lontane. Seguendo l'esempio del Gufo, Wren e Garth si sedettero sulle
panche. Alla luce Wren pot vedere per la prima volta il proprio
aspetto cencioso, i vestiti stracciati, sporchi e macchiati di sangue.
Garth era ridotto anche peggio. Una manica della tunica era
completamente sparita mentre l'altra era a brandelli. Le braccia
poderose erano graffiate e piene di lividi. La faccia incorniciata
dalla barba era tutta gonfia. Si accorse che Wren lo stava osservando
e si strinse nelle spalle come se volesse pregarla di guardare
altrove.
Si avvicin una figura silenziosa, proveniente dall'atrio e che
apparve lentamente alla luce. Era un Elfo di altezza e corporatura
medie, dall'aspetto semplice e modestamente vestito, lo sguardo fisso
e penetrante. La faccia magra, abbronzata dal sole, era perfettamente
rasata, e portava i capelli castani all'altezza delle spalle. Non era
molto pi vecchio di Wren, ma i suoi occhi facevano pensare che avesse
visto e sofferto ben pi di lei. Si avvicin al Gufo e gli prese la
mano senza parlare.
Triss gli disse salutandolo Aurin Striate, poi si rivolse ai suoi
ospiti. Questi sono Wren Ohmsford e il suo compagno Garth, venuti fin
qui dalle Terre dell'Ovest.
L'Elfo strinse loro la mano, senza dire nulla. I suoi occhi scuri si
incrociarono per un attimo con quelli di Wren, e lei rimase sorpresa
nel vedere quanto fossero aperti, come se non potessero mai nascondere
nulla.
Triss Capitano della Guardia Nazionale inform il Gufo.
Lei annu. Nessuno parlava. Rimasero tutti un po' imbarazzati per un
attimo, mentre Wren ricordava che la Guardia Nazionale era
responsabile della sicurezza dei sovrani Elfi, e si chiedeva come mai
Triss non portasse nessun'arma, e, subito dopo, che cosa in fondo ci
stesse a fare l. Allora ci fu di nuovo del movimento all'estremit
dell'atrio buio, e tutti si voltarono per guardare.
Dall'ombra emersero due donne; colpiva in modo particolare una di
esse, piccola ed esile, i capelli rosso fuoco, la pelle molto chiara e
grandi occhi verdi che dominavano la faccia stranamente triangolare.
Ma fu l'altra, la pi alta delle due, che attir subito l'attenzione
di Wren, la fece alzare in piedi senza neppure accorgersene, e la
indusse ad accelerare il respiro per la sorpresa. I loro occhi si
incrociarono, e la donna rallent, mentre il suo volto assumeva uno
strano aspetto. Era snella e longilinea, indossava una lunga veste con
lo strascico e arricciata attorno alla esile vita. I suoi tratti elfi
erano finemente definiti dagli alti zigomi e da una bocca grande e
sottile. Gli occhi erano azzurro intenso e i capelli biondo chiaro
scendevano in riccioli fino alle spalle, arruffati dal sonno. La pelle
del volto era liscia e le dava un aspetto giovanile, senza et.
Wren guard incredula la donna. Il colore degli occhi era diverso, il
taglio dei capelli differente, ed era pi alta, ma a parte un'altra
decina di piccoli particolari, non ci si poteva sbagliare sulla
somiglianza.
Wren vedeva se stessa come sarebbe stata di l a trent'anni.
Il sorriso della donna apparve inaspettato - improvviso, splendido,
comunicativo. Eowen, guarda come somiglia ad Alleyne! esclam
rivolgendosi alla donna dai capelli rossi. Oh, avevi ragione!
Avanz lentamente fino a prenderle le mani tra le sue, dimentica di
tutti gli altri. Figliola, come ti chiami?
La guard perplessa. Le sembrava che la donna dovesse gi saperlo.
Wren Ohmsford rispose.
Wren sospir l'altra. Il sorriso divenne ancora pi smagliante, e
lei si accorse di sorridere in risposta. Benvenuta, Wren. Abbiamo
atteso tanto che venissi a casa.
Lei sbatt le palpebre. Che cosa aveva detto? Diede una rapida
occhiata attorno a s, Garth pareva una statua, il Gufo e Triss erano
impassibili, e la donna dai capelli rossi sembrava esprimere una certa
ansia. Si sent d'improvviso abbandonata. La luce delle lampade a olio
tremolava incerta, e l'ombra strisciava accanto.
Sono Ellenroh Elessedil disse la donna, stringendole le mani,
Regina di Arborlon e degli Elfi delle Terre dell'Ovest. Figliola, non
saprei cosa dirti, neppure adesso, dopo tanta attesa. Sospir. Ma a
cosa sto pensando? Devi lavarti le ferite, curarti. E cos il tuo
amico. Dovete mangiare qualcosa. Poi potremo parlare tutta la notte se
ce n' bisogno. Aurin Striate si rivolse al Gufo, sono di nuovo in
debito con te. Ti ringrazio di tutto cuore. Portando Wren in salvo in
citt, mi infondi nuova speranza. Ti prego di trattenerti con noi
questa notte.
Mi fermer, mia signora rispose il Gufo gentilmente.
Triss, bada che il nostro buon amico sia trattato bene. E' il
compagno di Wren. Guard verso di lui. Come ti chiami?
Garth rispose subito Wren, improvvisamente spaventata dalla rapidit
con cui tutto stava succedendo. Non pu parlare. E precis subito,
come per scusarsi. Garth sta con me.
Un rumore di stivali nell'atrio li fece voltare tutti di nuovo.
Comparve un Elfo dai capelli scuri, la faccia leale, e piuttosto alto,
un uomo con un sorriso pronto e spontaneo come quello della regina.
Entr nella stanza senza rallentare, sicuro di s e controllato. Cosa
succede? Non possiamo goderci qualche ora di sonno senza una nuova
crisi? Ah, vedo che Aurin Striate qui, di ritorno dalla battaglia.
Piacere di vederti, Gufo. E anche Triss sveglio e in giro?
Si ferm, vedendo Wren per la prima volta. Sul suo volto, per un
attimo, si dipinse un'incredulit momentanea, ma poi scomparve. Il suo
sguardo si rivolse alla regina. E' tornata, finalmente, no? Lo
sguardo ricadde su Wren. Ed carina come sua madre.
Wren arross, consapevole del fatto, imbarazzata, ma incapace di
evitarlo. Il sorriso dell'Elfo si fece pi largo, intimidendola
ulteriormente. Egli si avvicin rapido e le mise un braccio attorno
alle spalle con fare protettivo. No, no, prego, vero. Somigli in
tutto e per tutto a tua madre. L'abbracci amichevolmente. Anche se
sei un po' impolverata e malconcia.
Il sorriso di lui la coinvolse, riscaldandola e facendola sentire
subito a suo agio. Avrebbe potuto non esserci nessun altro nella
stanza. E' stato un viaggio piuttosto duro dalla spiaggia fin qui
riusc a replicare, e fu gratificata subito dalla sua risata.
Senz'altro duro. Ben pochi ce l'avrebbero fatta. Sono Gavilan
Elessedil le disse, nipote della regina e tuo cugino. Ma si
interruppe quando vide lo sguardo smarrito di lei. Ah, per non sai
ancora nulla di questo, non vero?
Gavilan, torna pure a dormire interruppe Ellenroh, sorridendogli.
Avrai tempo per fare le presentazioni pi tardi. Wren e io dobbiamo
parlare ora, noi due sole.
Cosa, senza di me? Gavilan assunse un'espressione risentit.
Pensavo che avresti compreso anche me, zia Ell. Chi stato pi
vicino di me alla madre di Wren?
Lo sguardo della regina rimase immobile mentre lo fissava. Io. Si
rivolse di nuovo a Wren, facendo allontanare Gavilan e mettendosi
accanto alla ragazza. Le sue braccia le circondarono le spalle.
Questa notte deve essere per noi due, Wren. Garth aspetter che
abbiamo finito. Mi piacerebbe che prima parlassimo noi due da sole.
Wren esit. Si ricord del Gufo che le aveva detto di non dire nulla
delle Pietre Magiche tranne che alla regina. Lanci un'occhiata verso
di lui, ma egli guardava altrove. La donna dai capelli rossi, d'altra
parte, fissava intensamente Gavilan, la sua faccia era
imperscrutabile.
Garth richiam la sua attenzione, e le fece segno: "Fa' come vuole".
Ma Wren non aveva ancora replicato. Era sul punto di sapere la verit
su sua madre, sul suo passato. Stava per ottenere le risposte che era
venuta a cercare. E all'improvviso non voleva essere sola quando
questo sarebbe accaduto.
Tutti erano in attesa. Garth segnal di nuovo: "Fa' come ti dice".
Brusco e incorruttibile Garth, detentore di segreti.
Wren si sforz di sorridere. Parliamo da sole disse.
Lasciarono l'ingresso e scesero nell'atrio per salire al secondo piano
del palazzo lungo una serie di rampe di scale. Garth rimase con Aurin
Striate e Triss, in apparenza per nulla turbato dal fatto di non
andare con lei, accettando serenamente la loro separazione anche se
sapeva che Wren non era affatto tranquilla. Lei si accorse che Gavilan
la seguiva con lo sguardo, lo vide sorridere e ammiccare e poi sparire
in un'altra direzione, un folletto che tornava ad altri giochi
divertenti. Le piacque istintivamente, come le era piaciuto il Gufo,
ma non allo stesso modo. Non era ancora del tutto sicura della
differenza, troppo confusa da tutto quello che le stava succedendo per
essere in grado di distinguere. Le piaceva perch la faceva sentire a
suo agio, e per ora questo era sufficiente.
Nonostante l'ammonimento rivolto dalla regina agli altri sul suo
desiderio di parlare a tu per tu con Wren, la donna dai capelli rossi
le seguiva, uno spettro dalla faccia bianca nell'ombra. Wren lanci
un'occhiata indietro verso di lei, una o due volte, a quel viso
dall'espressione intensa e lontana, agli enormi occhi verdi che
sembravano smarriti in altri mondi, al movimento delle esili mani sul
semplice, soffice vestito. Ellenroh sembrava non accorgersi della sua
presenza, mentre si affrettava lungo i corridoi bui del palazzo verso
il luogo dove aveva deciso di andare, con l'unica luce della luna che
si diffondeva in raggi d'argento da lunghe finestre a vetri. Passarono
sotto un atrio e svoltarono in un altro, sempre al secondo piano, e
finalmente si avvicinarono a una serie di doppie porte alla fine del
salone. Wren trasal a un cenno di movimento nell'oscurit da una
parte, qualcosa che un altro non avrebbe visto ma che a lei non
sfugg. Rallent volutamente, per consentire agli occhi di adattarsi
al buio. Un Elfo stava in piedi nella profondit dell'ombra contro il
muro, in guardia anche in quel momento.
E' solo Cort disse dolcemente la regina. E' della Guardia
Nazionale. Accarezz la guancia di Wren. Hai i nostri occhi di Elfi,
figliola.
Le porte conducevano nella camera da letto della regina, una grande
stanza col soffitto a volta, finestre a graticcio curve su una panca
lungo la parete lontana, un letto a baldacchino con le lenzuola ancora
in disordine, sedie e divani e tavoli a piccoli gruppi, una scrivania,
e una porta che conduceva alla stanza da bagno.
Siediti qui le ordin la regina, conducendola a un piccolo divano.
Eowen laver e medicher le tue ferite.
Wren rivolse lo sguardo alla donna dai capelli rossi, che stava gi
versando dell'acqua da una brocca in una bacinella e raccogliendo dei
panni puliti. Un attimo dopo era di ritorno, inginocchiata accanto a
Wren, le sue mani sorprendentemente forti nell'allentarle gli abiti, e
cominci a lavarla. Agiva senza parlare mentre la regina osservava,
poi fin applicando delle bende dove ce n'era bisogno e dandole una
comoda camicia da notte che Wren accett contenta e si infil subito,
il primo indumento pulito che indossava con piacere da settimane. La
donna dai capelli rossi attravers la stanza e torn con una bevanda
calda e corroborante. Wren l'annus incerta, vi scopr tracce di birra
e di t e qualcos'altro, e bevve soddisfatta.
Ellenroh Elessedil si sedette sul divano vicino a lei e le prese la
mano. Ora, Wren, parliamo. Hai fame? vuoi mangiare qualcosa? Lei
scosse la testa, troppo stanca per mangiare, troppo ansiosa di
scoprire ci che la regina aveva da dirle. Bene, dunque sospir
questa, da dove cominciamo?
Wren si accorse all'improvviso che la donna dai capelli rossi si stava
avvicinando per sedersi di fronte a loro e le diede un'occhiata
dubbiosa - Eowen, l'aveva chiamata la regina. Aveva pensato che fosse
la governante personale di Ellenroh che era stata fatta venire fin l
esclusivamente per badare alla loro comodit e che poi sarebbe stata
allontanata come gli altri. Ma la regina non l'aveva mandata via,
anzi, sembrava appena conscia della sua presenza, ed Eowen non pareva
affatto intenzionata ad andarsene. Pi Wren pensava alla cosa, meno
Eowen sembrava una semplice governante. C'era qualcosa nel modo in cui
si comportava, nel modo in cui reagiva a ci che la regina diceva e
faceva. Era abbastanza pronta ad aiutare quando ne era richiesta, ma
non mostrava, nei confronti di Ellenroh Elessedil, la deferenza degli
altri.
La regina vide dove Wren stava guardando e sorrise. Temo di essere
andata di nuovo oltre. E di avere anche dimenticato le buone maniere.
Questa Eowen Cerise, Wren. E' la mia pi stretta amica e
consigliera. E' per causa sua, in effetti, che sei qui.
Wren aggrott lievemente le sopracciglia. Non capisco cosa intendi
dire.LO sono qui perch sono venuta alla ricerca degli Elfi. Ricerca
che ho intrapreso perch il Druido Allanon me l'ha chiesto. Cosa
c'entra Eowen con tutto ci?
Allanon sussurr la Regina degli Elfi, momentaneamente distratta.
Anche da morto, continua a proteggerci. Lasci la mano di Wren con
un gesto di confusione. Permettimi di farti una domanda in primo
luogo. Come hai fatto a trovarci? Ci racconti il tuo viaggio fino a
Morrowindl e ad Arborlon?
Wren era ansiosa si sapere di sua madre, ma l non comandava lei.
Tenne nascosta la sua impazienza e fece quello che la regina le aveva
chiesto. Raccont dei sogni inviati da Allanon, dell'apparizione di
Cogline e del successivo viaggio all'Hadeshom, degli incarichi dati
dall'ombra del Druido agli Ohmsford, del suo ritorno con Garth alle
Terre dell'Ovest e della ricerca di qualche traccia degli Elfi, del
loro successivo arrivo a Grimpen Ward e della conversazione con
l'Addershag, della loro fuga fino alle rovine del Wing Hove,
dell'arrivo di Tiger Ty e di Spirit, del volo fino a Morrowindl e del
viaggio verso l'interno. Tralasci solo due cose: qualsiasi
riferimento all'Ombrato che li aveva inseguiti e al fatto di possedere
le Pietre Magiche. Il Gufo era stato molto chiaro nell'avvertirla di
non dire nulla delle Pietre finch non fosse stata sola con la regina,
e non avrebbe potuto parlare delle pietre senza nominare l'Ombrato.
Fin e aspett che la regina dicesse qualcosa. Ellenroh Elessedil la
studi attentamente per un minuto e poi sorrise. Sei una ragazza
prudente, Wren, e fai bene a esserlo in un mondo come questo. La tua
storia mi dice esattamente ci che doveva dirmi, e nulla di pi. Si
sporse in avanti, il volto segnato da un misto di sentimenti troppo
intricati perch Wren potesse distinguerli. Ora sto per dirti
qualcosa a mia volta, e quando l'avr fatto non ci saranno pi segreti
tra noi.
Prese di nuovo le mani di Wren tra le sue. Tua madre si chiamava
Alleyne, come ti ha detto Gavilan. Era mia figlia.
Wren rimase seduta immobile, le mani strette tra quelle della regina,
scossa dalla sorpresa e dalla meraviglia mentre cercava di pensare
cosa dire.
Mia figlia, e questo fa s che tu sia mia nipote. Ancora una cosa. Io
diedi ad Alleyne, e lei a sua volta avrebbe dovuto darle a te, tre
pietre dipinte in un sacchetto di pelle. Le hai?
Wren esit, sentendosi intrappolata, senza sapere cosa avrebbe dovuto
fare o dire. Ma non poteva mentire. S ammise.
Gli occhi azzurri della regina erano molto penetranti mentre la
scrutava, e un lieve sorriso si disegnava sulle sue labbra. Ma tu ora
sai la verit su di esse, non vero? Devi saperla, altrimenti non
saresti mai giunta viva fin qui.
Wren riusc con uno sforzo a rimanere impassibile. S ripet
tranquillamente.
Ellenroh le diede un colpo affettuoso sulle mani e le lasci andare.
Eowen sa delle Pietre Magiche, figliola. Cos alcuni di coloro che mi
sono stati accanto per tanti anni, come Aurin Striate, per fare un
esempio. Ti ha avvertito di non dire nulla, non vero? Non importa.
Pochi sanno delle Pietre Magiche, e nessuno le ha viste usare, neppure
io. Soltanto tu hai avuto questa esperienza, e non credo che tutto
sommato tu sia contenta di averla avuta, non cos?
Wren scosse la testa lentamente, sorpresa dalla perspicacia della
regina, dalla sua capacit di intuire i sentimenti che lei credeva
accuratamente nascosti. Era perch appartenevano alla stessa famiglia
e quindi erano molto simili, nel senso che possedevano un patrimonio
genetico comune che dava a ciascuna di loro la possibilit di guardare
nel cuore dell'altra come attraverso una finestra? Avrebbe potuto
Wren, a sua volta, intuire, quando lo avesse voluto, ci che sentiva
Ellenroh Elessedil?
"La famiglia". Sussurr quella parola nella sua mente. "La famiglia
che sono venuta a cercare. Sono davvero la nipote di questa regina,
una Elessedil io stessa?"
Raccontami il resto, di come sei arrivata ad Arborlon disse
dolcemente la regina, e io ti dir ci che sei tanto ansiosa di
sapere. Non preoccuparti di Eowen. Lei gi al corrente di ogni cosa
che conta.
Cos Wren raccont il resto di ci che le era successo nel suo
viaggio, tutto ci che riguardava l'essere lupo che era un Ombrato e
la scoperta della verit sulle pietre dipinte che la madre le aveva
dato quando era bambina. Non appena ebbe finito, quando ebbe
raccontato ogni cosa, si mise con le braccia conserte quasi a voler
proteggere se stessa, sentendosi gelare al suono delle proprie parole,
ai ricordi che esse evocavano. Poi, d'impulso, si alz e and
dov'erano gli indumenti che si era tolta. Frug in fretta tra gli
abiti a brandelli e ritrov le Pietre Magiche, ancora dove le aveva
messe dopo essere entrata in citt. Le port alla regina e gliele
porse. Eccole disse, prendile.
Ma Ellenroh Elessedil scosse la testa. No. Chiuse le dita di Wren
sulle Pietre Magiche e guid la sua mano verso una tasca della camicia
da notte. Tienile tu per me sussurr.
Per la prima volta, Eowen Cerise parl. Sei stata molto coraggiosa,
Wren. La sua voce era bassa e suadente. La maggior parte non sarebbe
stata capace di superare gli ostacoli che hai affrontato. Sei davvero
figlia di tua madre.
Vedo tanta parte di Alleyne in lei convenne la regina, gli occhi
momentaneamente persi in lontananza. Poi si sedette diritta, fissando
ancora una volta lo sguardo su Wren.Sei stata coraggiosa davvero. Ha
fatto bene Allanon a sceglierti. Ma era previsto che tu dovessi
venire, per cui immagino che egli stesse solo adempiendo alla promessa
di Eowen.
Si accorse della confusione che c'era negli occhi di Wren e sorrise.
Lo so, figliola. Parlo per enigmi. Sei stata molto paziente con me, e
non stato facile. Sei ansiosa di sapere di tua madre e di scoprire
come mai ti trovi qui. Benissimo.
Il sorriso si addolc. Tre generazioni prima che io nascessi, mentre
gli Elfi vivevano ancora nelle Terre dell'Ovest, diversi membri della
famiglia Ohmsford, discendenti diretti di Jair Ohmsford, decisero di
emigrare ad Arborlon. Il loro progetto, a mio avviso, fu provocato
dall'usurpazione attuata dalla Federazione ai danni dei villaggi delle
Terre del Sud come Valle d'Ombra e dall'inizio della caccia alle
streghe per eliminare la magia. Questi Ohmsford erano tre, e portarono
con s le Pietre Magiche. Uno mor senza eredi. Due si sposarono, ma
quando gli Elfi decisero di sparire soltanto uno di loro li segu. Il
secondo, a quanto mi hanno raccontato, un uomo, fece ritorno a Valle
d'Ombra con sua moglie. Questi sarebbero stati i bisnonni di Par e
Coll Ohmsford. L'Ohmsford che rimase era una donna, e fu lei che tenne
le Pietre Magiche con s.
Ellenroh fece una pausa. Le Pietre Magiche, Wren, come sai, sono
state formate agli inizi con la magia Elfica e possono essere usate
solo da chi di sangue elfo. Il sangue elfo stato tramandato dagli
Ohmsford negli anni a partire dalla morte di Brin e Jair, ed esse non
sono state di nessun aiuto agli Ohmsford che le hanno tenute in
custodia. Essi perci decisero a un certo punto e per accordo
reciproco che le Pietre dovevano essere restituite al popolo che le
aveva fatte, o, pi precisamente, suppongo, ai suoi discendenti.
Perci quando i tre che provenivano da Valle d'Ombra si sposarono e
cominciarono una nuova vita, fu abbastanza naturale per loro decidere
che le Pietre Magiche, un lascito fatto alla famiglia Ohmsford da
Allanon dai giorni del loro antenato Shea, dovessero rimanere agli
Elfi, qualunque cosa fosse accaduta a loro personalmente.
In ogni modo, le Pietre Magiche scomparvero insieme con gli Elfi, e
immagino di doverti dire una parola o due anche su questo. Scosse la
testa, ricordando. Il nostro popolo aveva continuato ad addentrarsi
nelle foreste delle Terre dell'Ovest per anni. Si era isolato sempre
pi dalle altre Razze a mano a mano che la Federazione procedeva nella
sua espansione verso il nord. In parte era una sua scelta, ma in parte
era la conseguenza di un convincimento sempre pi diffuso, alimentato
dal Consiglio di Coalizione della Federazione, che gli Elfi fossero
diversi e che essere diversi non fosse bene. Gli Elfi, dopo tutto,
erano discendenti di un popolo del mondo delle fate, non erano umani
propriamente detti. Gli Elfi erano stati gli autori della magia che
aveva dato forma al mondo fin dall'avvento del Primo Consiglio di
Paranor, e nessuno aveva mai avuto molta fiducia n nella magia n in
chi la usava. Quando gli esseri che voi chiamate Ombrati cominciarono
a comparire - ancora non c'era un nome per indicarli - la Federazione
non perse tempo nell'attribuire agli Elfi la responsabilit del
decadimento della terra. Dopo tutto, era da l che la magia aveva
avuto origine, e non era la magia la causa di tutti i problemi?
Altrimenti, perch gli Elfi e la loro patria non ne erano affetti? La
cosa and avanti per un bel po', come succede in questi casi, finch
il nostro popolo ne ebbe abbastanza. La scelta era semplice. O tenere
testa alla Federazione, che voleva dire far loro la guerra che stavano
tanto attivamente cercando, oppure trovare un modo per evitarli. La
guerra non sembrava una prospettiva attraente. Gli Elfi avrebbero
dovuto affrontare praticamente da soli il pi forte esercito delle
Quattro Terre. Callahorn era stato gi assorbito e i Corpi Liberi
sciolti, i Troll erano imprevedibilmente tribali come sempre, e i Nani
esitavano a impegnarsi.
Cos gli Elfi decisero semplicemente di andarsene, emigrare in un
territorio nuovo, insediarvisi, e togliere ogni pretesto alla
Federazione. La decisione non fu presa tanto facilmente; molti
volevano rimanere e combattere, altrettanti erano coloro che avrebbero
preferito aspettare e vedere come andava a finire. Dopo tutto, era la
loro patria che avrebbero dovuto abbandonare, il luogo di origine
degli Elfi dopo il cataclisma delle Grandi Guerre. Ma, alla fine, dopo
molto tempo e molta riflessione, tutti furono d'accordo nel ritenere
che la scelta migliore era di partire. Gli Elfi erano sopravvissuti ad
altri spostamenti. Avevano creato nuove patrie. Avevano perfezionato
l'arte di far finta di scomparire mentre in realt erano ancora
presenti.
La regina sospir. Fu molto tempo fa, Wren, e io non c'ero. Non posso
essere certa dei loro veri motivi. L'emigrazione avvenne, si verific
un lento raggruppamento degli Elfi da ogni angolo delle Terre
dell'Ovest tanto che i villaggi cessarono di esistere. Nel frattempo,
i Cavalieri Alati scoprirono quest'isola, e corrispondeva
perfettamente al bisogno che gli Elfi avevano di una patria.
Morrowindl. Quando fu deciso che questo era il posto in cui si
sarebbero trasferiti, scelsero il momento e scomparvero, come
d'incanto.
La regina parve esitare su cosa avesse dovuto spiegare ancora, poi
scosse la testa. Basta su ci che ci ha portati qui. Come ti ho
detto, uno degli Ohmsford rimase. Dopo due generazioni, feconde di
bambini, mia madre spos il Re degli Elessedil, e le famiglie Ohmsford
ed Elessedil si fusero. Nacqui cos io e mio fratello Asheron dopo di
me. Egli venne scelto come erede al trono, ma fu ucciso dai demoni, fu
uno dei primi a morire. Allora io divenni regina al suo posto. Mi
sposai e cos nacque tua madre, Alleyne, unica mia figlia. In seguito
i demoni uccisero anche mio marito. Alleyne era tutto quello che mi
rimaneva.
Mia madre interruppe Wren. Com'era?
La regina sorrise di nuovo. Non ce n'era un'altra come lei. Era
intelligente, decisa, carina. Era convinta di poter fare qualunque
cosa, una parte di lei voleva tentare, almeno. Intrecci le mani e il
suo sorriso scomparve. Cos incontr un Cavaliere Alato e lo prese
per marito.LO non credevo che fosse una buona idea - gli Elfi Celesti
non hanno mai legato veramente con noi - ma quello che pensavo io in
realt non ebbe importanza, ovviamente. Fu circa vent'anni fa, ed
erano tempi pericolosi. I demoni erano dappertutto e diventavano
sempre pi forti. Fummo spinti all'interno della citt. I contatti col
mondo esterno stavano diventando difficili.
Poco dopo sposata, Alleyne rimase incinta di te. Fu allora che Eowen
mi disse della sua visione. Diede uno sguardo all'altra donna, che
era seduta impassibile a osservarla, con gli occhi verdi spalancati e
senza profondit. Eowen una veggente, Wren, forse la migliore che
sia mai esistita. E' stata mia compagna di giochi e confidente quando
ero bambina, anche prima che sapesse di avere quel potere. Da allora
stata sempre con me, mi ha consigliata e guidata. Ti ho detto che lei
la ragione per cui sei qui. Quando Alleyne rimase incinta, Eowen mi
avvert che se mia figlia non avesse lasciato Morrowindl prima che tu
nascessi, sareste morte entrambe. Aveva avuto una visione. Mi disse
anche che Alleyne poteva non tornare mai pi, ma che tu saresti
tornata comunque e che la tua venuta avrebbe salvato gli Elfi.
Trasse un profondo respiro. Lo so. Provai ci che provi tu ora. Come
poteva essere vero? Non volevo che Alleyne andasse via. Ma sapevo che
le visioni di Eowen non erano mai sbagliate. Cos mandai a chiamare
tua madre e le feci ripetere da Eowen quello che aveva detto a me.
Alleyne non esit un istante, anche se so che dentro di s era
riluttante. Disse che se ne sarebbe andata, che avrebbe fatto in modo
che sua figlia fosse al sicuro. Non parl mai di s. Era fatta cos.
LO ero ancora in possesso delle Pietre Magiche, pervenutemi in seguito
all'unione dei miei genitori. Le diedi ad Alleyne affinch la
proteggessero, cambiando prima il loro aspetto con un po' della mia
magia personale in modo che non fossero immediatamente riconoscibili e
apparissero prive di qualsiasi valore.
Alleyne doveva fare ritorno alle Terre dell'Ovest con suo marito.
Doveva trasferirsi da qui a Valle d'Ombra e ristabilire i contatti con
i discendenti degli Ohmsford che erano rientrati quando gli Elfi erano
venuti a Morrowindl. Non ho mai saputo se ci sia riuscita. Scomparve
dalla mia vita per circa tre anni. Eowen pot dirmi soltanto che
eravate in salvo, tu e lei.
Poi, poco pi di quindici anni fa, Alleyne decise di tornare. Non so
cosa l'abbia spinta a prendere quella decisione, so solo che venne
qui. Allora ti affid il sacchetto di pelle con le Pietre Magiche, ti
consegn alle cure degli Ohmsford di Valle d'Ombra, e part in volo
con suo marito per raggiungerci.
La regina scosse la testa lentamente, come se l'idea del ritorno di
sua figlia fosse ancora incomprensibile per lei. All'epoca, i demoni
avevano conquistato Morrowindl; la citt era tutto quanto ci rimaneva.
La Chiglia era stata formata con la nostra magia per proteggerci, ma i
demoni erano dovunque al di fuori di essa. I Cavalieri Alati
arrivavano fin qui sempre pi di rado. Il Roc sul quale si trovavano
Alleyne e suo marito discese attraverso il "vog" e fu colpito da una
specie di proiettile. Cadde a poca distanza dalle porte della citt. I
demoni...
Si ferm, incapace di proseguire. I suoi occhi si riempirono di
lacrime. Non abbiamo potuto salvarli concluse.
Wren ebbe la sensazione che un grande vuoto si aprisse dentro di s.
Nella sua mente, vide sua madre morire. Impulsivamente si sporse in
avanti e abbracci la nonna, l'ultima della famiglia, l'unico legame
che le restava con la madre e col padre, e la strinse forte. Sent che
la testa della regina si abbassava sulla sua spalla e che le esili
braccia la serravano a loro volta. Rimasero a lungo in silenzio,
stringendosi l'una all'altra, senza dire nulla. Wren cerc di
richiamare alla memoria le immagini del volto di sua madre ma non ci
riusc. Si rendeva conto del fatto che per quanto grande fosse la sua
perdita, non sarebbe mai stata pari a quella della regina.
Finalmente si sciolsero dall'abbraccio e la regina sorrise di nuovo,
raggiante, rassicurante. Sono cos felice che tu sia venuta ripet.
Ho aspettato tanto tempo per vederti.
Nonna disse Wren, la parola le parve strana quando la pronunci.
Ancora non riesco a capire perch sono stata mandata. Allanon mi
disse che dovevo trovare gli Elfi perch non ci sarebbe stato alcun
rimedio per le Terre finch non fossero ritornati. E ora tu mi dici
che Eowen ha predetto che la mia venuta avrebbe salvato gli Elfi. Ma
cosa cambia la mia presenza qui? Certamente sareste tornati gi da
molto se foste stati in grado di farlo.
Il sorriso scomparve lentamente. Temo che la cosa sia pi
complicata.
Come fa a essere pi complicata? Non potete andarvene, se volete?
S, figliola, possiamo andarcene.
Se potete, perch non lo fate? Cosa vi trattiene? Rimanete perch
dovete farlo? Questi demoni vengono dal Proibito? L'Eterea si di
nuovo indebolita?
No, l'Eterea sta bene. Si ferm, incerta.
Allora da dove vengono questi demoni?
Il dolce viso della regina si irrigid in modo appena percettibile:
Non lo sappiamo di sicuro.
Stava mentendo. Wren lo not istintivamente. Se ne accorse dal tono
della voce e lo vide nell'improvviso abbassarsi dei verdi occhi di
Eowen. Colpita, ferita, perfino arrabbiata, fiss incredula la nonna.
"Non pi segreti tra noi?" pens, ripetendo le sue parole. "Cosa mi
stai nascondendo?"
Ellenroh Elessedil non sembr accorgersi dell'angoscia della nipote.
Si avvicin a lei e l'abbracci di nuovo con calore. Per quanto
tentata, Wren non la respinse, pensando che doveva esserci una ragione
per mantenere questo segreto e che col tempo sarebbe stato spiegato,
pensando anche che era arrivata troppo lontano per scoprire la verit
sulla sua famiglia da rinunciare a trovarla perch una parte di essa
tardava ad arrivare. Accanton i suoi sentimenti. Era una ragazza
Rover, e Garth l'aveva addestrata bene. Poteva pazientare. Poteva
aspettare.
Avremo tempo per parlare di questo domani le sussurr all'orecchio
la regina. Ora hai bisogno di dormire. E io ho bisogno di pensare.
Si scost e il suo sorriso era cos triste che fece quasi piangere
Wren. Eowen ti accompagner nella tua stanza. Il tuo amico Garth
dormir in quella accanto, se avessi bisogno di lui. Riposati,
figliola. Abbiamo atteso tanto per trovarci e non dobbiamo avere
fretta di rallegrarcene.
Si alz e fece alzare Wren. Di fronte a loro anche Eowen si alz. La
regina diede alla nipote un ultimo abbraccio. Wren l'abbracci a sua
volta, mascherando i dubbi che le si affollavano nella mente. Era
stanca, aveva le palpebre pesanti, e le forze cominciavano a venirle
meno. Si sentiva al caldo e al sicuro e aveva bisogno di riposare.
Sono contenta di essere qui, nonna disse con calma, ed era sincera.
"Ma scoprir tutta la verit", aggiunse dentro di s. "Tutta".
Si fece accompagnare da Eowen Cerise fuori dalla camera da letto e
prosegu nell'atrio buio.
11.
Quando si svegli il mattino dopo, Wren si trov in una stanza dalle
pareti dipinte di bianco, lenzuola di cotone con i bordi a fiorellini,
e le pareti tappezzate di arazzi a soffici colori pastello che
brillavano immersi in un bagno di luce bianchissima che entrava
attraverso le tende di pizzo davanti alle finestre che andavano dal
pavimento al soffitto.
Il sole, pens meravigliandosi, in una terra in cui al di l delle
mura della citt e del potere della magia Elfica non c'era altro che
oscurit.
Rimase distesa, ancora assonnata, prendendo tempo per riordinare le
idee. Non aveva visto molto della stanza la notte prima. Era buio, ed
Eowen aveva usato soltanto una candela per accompagnarla. Lei si era
lasciata cadere sul letto imbottito di piume e si era addormentata
quasi subito.
Chiuse gli occhi momentaneamente, cercando di collegare ci che vedeva
con ci che rammentava, questo presente da sogno, traslucido, col
terribile, spaventoso passato. Era stato tutto vero - la ricerca per
scoprire dove erano andati gli Elfi, il volo fino a Morrowindl,
l'attraversata della palude di In Ju, la scalata del Blackledge, la
marcia fino al Rowen e poi ad Arborlon? Distesa in quella stanza,
avvolta dalla luce e da morbide lenzuola, le era difficile crederci.
Il suo ricordo di quanto esisteva fuori dalle mura della citt -
l'oscurit, il fuoco e la foschia, i mostri che venivano da tutte le
parti e sapevano solo distruggere - sembrava indistinto e lontano.
Batt le palpebre, apr gli occhi con rabbia, e si costrinse a
ricordare. Gli avvenimenti le sfilarono dinanzi vividi e aspri. Vide
Garth combattere con lei contro l'Ombrato al margine delle scogliere
sopra lo Spartiacque Azzurro. Ricostru ancora una volta la prima
notte sulla spiaggia quando Tiger Ty e Spirit li avevano lasciati.
Pens a Stresa e a Fauno, si sforz di ricordare com'erano, come
parlavano e come si comportavano, e quanto avevano sofferto per
aiutarla a compiere il suo viaggio in quel mondo mostruoso, due amici
che l'avevano aiutata solo per essere poi abbandonati.
Il pensiero del Gatto Screziato e dello Squeak fu ci che alla fine la
fece svegliare. Si mise a sedere sul letto e si guard attorno
lentamente. Era l, si rassicur, ad Arborlon, nel palazzo della
Regina degli Elfi, nella casa di Ellenroh Elessedil, sua nonna. Trasse
un profondo respiro, lottando con quell'idea, sforzandosi di farla
essere reale. Naturalmente lo era, eppure allo stesso tempo non lo
sembrava. Immagin che fosse troppo nuova. Era giunta alla ricerca
della verit sui suoi genitori; non avrebbe potuto immaginare che essa
sarebbe stata cos sconcertante.
Ricord ci che si era detta quando Cogline le aveva spiegato per la
prima volta i suoi sogni: ci che aveva appreso accettando di recarsi
all'Hadeshorn per parlare con Allanon avrebbe potuto cambiare la sua
vita.
Ma non poteva immaginare fino a che punto.
Ne era incuriosita e spaventata allo stesso tempo. Tante cose si erano
verificate per portarla a Morrowindl a rintracciare gli Elfi, e ora si
trovava ad affrontare un mondo e un popolo che non conosceva e non
capiva veramente. Proprio la notte prima aveva scoperto quanto potesse
rivelarsi difficile la situazione. Se perfino sua nonna decideva di
mentirle, quanta fiducia avrebbe potuto riporre in uno qualsiasi degli
altri? La faceva ancora soffrire il fatto di essere tenuta all'oscuro
di alcune cose. Era stata inviata dagli Elfi per uno scopo, ma non
sapeva ancora quale fosse. Ellenroh, se ne era a conoscenza, non
glielo aveva detto, almeno non ancora. E non le aveva detto nulla
neppure a proposito dei demoni, solo che non erano venuti dal Divieto
e che l'Eterea non si era esaurita. Ma erano venuti da qualche parte,
e la regina sapeva da dove, Wren ne era certa. Sapeva un sacco di cose
che non diceva.
Segreti... di nuovo quella parola.
Segreti.
Si liber di questi pensieri scuotendola testa. La regina era sua
nonna, l'ultimo membro della sua famiglia, colei che aveva dato alla
luce sua madre, una donna di talento, di grande bellezza e
responsabilit e di amore. Non poteva spingersi fino al punto di
pensare male di Ellenroh Elessedil. Non poteva screditarla. Era troppo
simile a lei, forse nel fisico, nei sentimenti, e in parole, pensieri
e atti. Lo aveva potuto constatare la notte prima; lo aveva sentito
nella loro conversazione, negli sguardi che si erano scambiate, e nel
modo in cui ciascuna delle due aveva reagito all'altra.
Sospir. Sarebbe stato meglio fare come si era ripromessa, aspettare e
vedere.
Dopo un po', si alz e si avvi verso la porta che dava sulla camera
attigua. Quasi all'istante la porta si apr e comparve Garth. Era
senza camicia, le braccia muscolose e il torace erano fasciati dalle
bende, la faccia scura circondata dalla barba era piena di graffi e
lividi. Nonostante le numerose ferite, sembrava riposato e in forze.
Quando gli fece segno di entrare, lui prese una tunica e la raggiunse
subito. Gli indumenti che gli avevano dato gli stavano troppo stretti
e lo facevano sembrare decisamente enorme. Wren nascose un sorriso
mentre andavano a sedersi su una panca accanto alla finestra, contenta
solo di rivederlo, confortata dalla sua presenza familiare.
"Cosa hai saputo?" le chiese a segni.
Ora gli sorrise apertamente. Buono, vecchio, fedele Garth, andava
dritto al punto ogni volta. Gli ripet la conversazione della notte
prima con la regina, raccontandogli ci che le era stato detto degli
Elessedil, degli Ohmsford, di sua madre e di suo padre. Non fece cenno
al sospetto che Ellenroh le celasse la verit a proposito dei demoni.
Al momento voleva tenerlo per s, nella speranza che dopo breve tempo
sua nonna avrebbe deciso di avere fiducia in lei.
Tuttavia, volle sapere l'opinione di Garth sulla regina.
Cosa hai notato di mia nonna che mi sfuggito? gli chiese,
traducendo con le dita mentre parlava.
Garth sorrise lievemente all'implicazione che le fosse sfuggito
qualcosa. La sua risposta non si fece attendere. "E' spaventata".
Spaventata? Wren non se ne era affatto accorta. Cosa credi che la
spaventi?
"Difficile da spiegare. Qualcosa che lei sa e noi no, secondo me. Sta
molto attenta a ci che dice e al modo in cui lo dice. Lo hai visto
anche tu".
Fece una pausa. "Potrebbe essere spaventata per te, Wren".
Perch mia madre stata uccisa facendo ritorno qui, e ora io corro
lo stesso rischio? Ma secondo la visione di Eowen immaginavano che
sarei giunta. Mi stavano aspettando. Cosa ne pensi di questa visione?
In che modo dovrei salvare gli Elfi? Non ti sembra una sciocchezza?
Dopo tutto, rimanere vivi fino a raggiungere la citt era l'unica
nostra possibilit. Non vedo che differenza faccia la mia presenza
qui.
Gart si strinse nelle spalle. "Tieni gli occhi e le orecchie aperte,
ragazza Rover. E' cos che puoi sapere le cose".
Sorrise, e lei sorrise a sua volta.
Poi la lasci affinch potesse vestirsi. Quando Garth chiuse la porta
che separava le due stanze, per un attimo Wren continu a tenere lo
sguardo fisso dietro di lui. Si accorse all'improvviso che c'erano
grosse discordanze tra il racconto della nonna e quello di Garth a
proposito dei suoi genitori. Certo, la versione di Garth era di
seconda mano e quella della regina basata interamente su eventi
accaduti prima della partenza da Arborlon, per cui forse certe
incoerenze erano inevitabili. Eppure, nessuno dei due aveva fatto
commenti su ci che ciascuno di loro doveva aver ritenuto ovvi errori
da parte dell'altro. Garth non aveva nominato i Cavalieri Alati. La
regina non aveva parlato dei Rover. Nessuno dei due aveva detto nulla
sul perch i suoi genitori non erano andati prima a Valle d'Ombra
dagli Ohmsford, dirigendosi invece nelle Terre dell'Ovest.
Si chiese se era il caso di dire qualcosa in proposito a Garth. Si
chiese se ne valeva davvero la pena, considerando la gravit di tutte
le altre preoccupazioni che la affliggevano.
Trov dei vestiti pronti da indossare, abiti che andavano meglio di
quelli di Garth: pantaloni, una tunica, calze, una cintura e un paio
di stivaletti di pelle finemente lavorata che le arrivavano alla
caviglia. Si infil gli abiti, ritornando con la mente alle
rivelazioni della notte prima, esaminando di nuovo ci che aveva
saputo. La regina sembrava decisa nel riconoscere l'importanza del suo
arrivo ad Arborlon, sicura, almeno dentro di s, che la visione di
Eowen si sarebbe rivelata giusta. Anche Aurin Striate aveva affermato
che la stavano aspettando. Tuttavia nessuno aveva detto perch, se mai
c'era qualcuno che lo sapeva. Nel sogno non si faceva menzione di ci
che la presenza di Wren dovesse realizzare. Forse ci sarebbe voluta
un'altra visione per scoprirlo.
Sogghign per la sua impudenza e si stava mettendo gli stivaletti
quando la smorfia all'improvviso scomparve.
E se l'importanza del suo ritorno fosse legata al fatto che portava
con s le Pietre Magiche? E se il suo compito fosse stato quello di
usarle come arma contro i demoni?
Si sent raggelare all'idea, ricordando come era stata costretta a
ricorrere alle Pietre per ben due volte, nonostante la sua riluttanza
a farlo, ricordando la sensazione di potenza provata mentre la magia
scorreva attraverso di lei, fuoco liquido che bruciava e inebriava al
tempo stesso. Si rendeva conto dell'effetto di dipendenza che creavano
in lei, del legame che si costituiva ogni volta, e di quanto
sembrassero essere parte di lei. Aveva continuato a dire che non le
avrebbe usate, poi si era vista costretta a farlo comunque, oppure
forse ne era stata convinta. Scosse la testa. Non era importante la
scelta delle parole; i risultati erano stati gli stessi. Ogni volta
che aveva usato la magia, si era allontanata un po' da ci che era,
avvicinandosi di pi a qualcuno che non conosceva. Usando il potere
della magia, perdeva il potere su se stessa.
Calz gli stivaletti e balz in piedi. Si sbagliava. Non poteva essere
che le Pietre Magiche fossero tanto importanti. Altrimenti, perch mai
Ellenroh non le aveva semplicemente tenute con s invece di darle ad
Alleyne? Perch non erano state usate contro i demoni tanto tempo
prima se davvero erano cos determinanti?
Esit, poi prese la sua camicia da notte e tir fuori le Pietre
Magiche dalla tasca dove le aveva messe la notte prima. Eccole l,
scintillanti nella sua mano, con la loro magia addormentata, innocua e
invisibile. Le studi attentamente, meravigliandosi delle circostanze
che le avevano affidate alle sue cure, ancora augurandosi che Ellenroh
avesse accettato di riprenderle.
Poi mise da parte le sensazioni negative evocate dal pensiero delle
Pietre Magiche e depose il fastidioso talismano in fondo alla tasca
della tunica. Dopo aver infilato un lungo pugnale alla cintura, usc
dalla stanza.
Un Elfo Cacciatore era stato messo di guardia alla sua porta, e dopo
essersi fermato a chiamare Garth, la sentinella li accompagn gi per
le scale alla sala da pranzo per la colazione. Mangiarono soli, a un
lungo tavolo di quercia levigato, coperto da una tovaglia bianca a
fiori, seduti in una sala simile a una caverna dal soffitto a botte e
dalle finestre a vetrate dipinte che facevano filtrare la luce del
sole. Una donna era pronta a occuparsi di loro e questo provoc in
Wren un certo disagio. Mangi in silenzio, di fronte a Garth che
intanto pensava a cosa lei avrebbe dovuto fare quando avesse finito.
Non c'era nessuna traccia della regina.
Tuttavia, quando stavano per terminare la colazione, arriv il Gufo.
Aurin Striate ora appariva magro e deperito come lo era stato
nell'ombra e nell'oscurit delle distese di lava fuori della citt, il
suo corpo ossuto era sciolto e disarticolato quando si muoveva; nulla
in lui funzionava a dovere. Indossava abiti puliti e non aveva pi il
berretto di lana a cono col pompon, ma riusciva comunque a sembrare un
po' trasandato e scompigliato - doveva essere una cosa normale per
lui. Raggiunse il tavolo da pranzo e si sedette, mettendosi
comodamente a suo agio.
Stai davvero meglio rispetto a ieri sera azzard con un mezzo
sorriso. Gli abiti puliti e un bagno hanno fatto di te una ragazza
proprio carina, Wren. Hai riposato bene?
Lei ricambi il sorriso. Le piaceva il Gufo. Abbastanza bene, grazie.
E grazie ancora per averci portato qui in salvo. Non ce l'avremmo
fatta senza di te.
Il Gufo incresp le labbra, lanci un'occhiata significativa a Garth,
e si strinse nelle spalle. Pu darsi. Ma sappiamo entrambi che in
realt sei stata tu a salvarci. Fece una pausa, interrompendosi prima
di parlare delle Pietre Magiche, e si assest sulla sedia. I suoi
tratti elfici non pi giovanili si andavano assottigliando e gli
conferivano una vaga sembianza di folletto. vuoi che andiamo a fare
un giro quando hai finito? A vedere cosa c' fuori? Tua nonna mi ha
messo a tua disposizione per un po'.
Qualche minuto dopo lasciarono i giardini del palazzo, questa volta
passando per il cancello principale, e scesero in citt. Il palazzo
era situato su una collinetta al centro di Arborlon, profondamente
immerso nelle foreste che lo proteggevano, con i villini e le botteghe
tutt'attorno. Di giorno la citt era viva, gli Elfi al lavoro, le
strade piene di attivit. Mentre i tre avanzavano tra la folla, tutti
gli sguardi erano per loro, da ogni parte, concentrati non tanto sul
Gufo o su Wren, ma su Garth, che era pi grande degli Elfi ed
evidentemente non era uno di loro. Lui, com'era suo solito, sembrava
non accorgersene. Wren allungava il collo per vedere tutto. La luce
del sole faceva risplendere il verde degli alberi e dell'erba, i
colori degli edifici, e i fiori che fiancheggiavano i marciapiedi; era
come se il "vog" e il fuoco al di fuori delle mura non esistessero.
C'era una traccia di cenere e di zolfo nell'aria, e l'ombra del
Killeshan formava una macchia scura contro il cielo a est, dove la
citt finiva contro la montagna, ma la magia conservava riparato e
protetto il mondo al suo interno. Gli Elfi badavano ai loro affari
come se tutto fosse normale, come se non ci fosse nessuna minaccia
incombente, come se fuori di Arborlon Morrowindl fosse esattamente la
stessa che al suo interno.
Dopo un po' passarono attraverso lo schermo della foresta e giunsero
in vista delle mura esterne. Di giorno, esse apparivano diverse. Al
bagliore della magia era seguito un debole scintmio che trasformava
il mondo al di l di esso in un delicato, confuso acquerello privo
della sua luminosit. Morrowindl - le sue montagne, le fauci del
Killeshan, il misto di lava solidificata e di foresta contorta, le
spaccature nella terra con i loro geyser di cenere e vapore - era
avvolta da una nebbia che la rendeva praticamente invisibile. Soldati
Elfi pattugliavano i bastioni, ma al momento non si combatteva nessuna
battaglia, giacch i demoni si erano ritirati per riposarsi fino al
calare della notte. Il mondo esterno era diventato tetro e vuoto, e
gli unici rumori che si sentivano erano quelli delle voci e del
movimento della gente all'interno.
Quando giunsero nei pressi della testa di ponte pi vicina, Wren si
rivolse al Gufo e gli chiese: Perch c' un fossato all'interno delle
mura?.
Il Gufo le lanci un'occhiata e poi guard altrove. Separa la citt
dalla Chiglia. Sai cos' la Chiglia?
Fece un gesto per indicare le mura. Adesso Wren ricordava quel nome.
Stresa era stato il primo a usarlo, quando aveva detto che gli Elfi
erano in difficolt perch la sua magia stava indebolendosi.
E' stata costruita con la magia all'epoca del padre di Ellenroh,
quando i demoni fecero la loro comparsa per la prima volta. E' una
protezione contro di essi, mantiene la citt com' sempre stata. Tutto
uguale a com'era all'epoca in cui Arborlon fu trasferita a
Morrowindl, oltre un centinaio di anni fa.
Wren ripensava ancora alla spiegazione di Stresa sull'affievolirsi
della magia. Stava per chiedere ad Aurin Striate se era vero quando si
rese conto di ci che egli aveva appena detto.
Gufo, hai detto quando Arborlon stata portata a Morrowindl?
Intendevi quando stata costruita, non cos?
Intendo quello che ho detto.
Che gli edifici sono stati portati qui? Oppure stai parlando
dell'Eterea? L'Eterea qui, non vero, all'interno della citt?
L dietro. Fece un gesto vago, mentre la sua faccia si rannuvolava.
Dietro il palazzo.
Perci vuoi dire...
Il Gufo la interruppe. La citt, Wren. Tutta la citt e tutti gli
Elfi che ci vivono. Ecco cosa intendo dire.
Wren trasal. Ma... E' stata ricostruita, vuoi dire, col legname che
gli Elfi hanno trasportato qui...
Egli scosse la testa. Nessuno ti ha ancora parlato del Loden? Non ti
ha detto la regina come sono arrivati gli Elfi a Morrowindl?
Si era chinato su di lei ora, fissandola con i suoi occhi acuti. Wren
esit appena un attimo e poi rispose: Mi ha spiegato che fu deciso di
emigrare dalle Terre dell'Ovest a causa della Federazione....
No la interruppe un'altra volta. Non voglio dire questo.
Guard lontano, quindi la prese per il braccio e l'accompagn a una
sporgenza di pietra che si trovava ai piedi del ponte e sulla quale si
sedettero. Garth li segu, con la solita faccia impassibile, prendendo
posizione di fronte a loro dove poteva vederli parlare.
Si tratta di una cosa che mi ero ripromesso di dirti, ragazza
cominci il Gufo quando si furono sistemati. Altri potrebbero farlo
meglio. Ma non avremo granch di cui parlare se non ti spiego questo.
E poi, se tu sei la nipote di Ellenroh Elessedil e sei quella che lei
aspettava, quella della visione di Eowen Cerise, hai il diritto di
sapere.
Incroci le braccia ossute, mettendosi comodo. Ma non mi crederai.
Non sono sicuro di farcela.
Wren sorrise, sentendosi un po' a disagio al pensiero di ci che
l'aspettava. Parla pure, Gufo.
Aurin Striate annu. Questo quanto mi hanno raccontato, dunque, non
ci che io necessariamente so. Gli Elfi recuperarono una parte della
loro magia fatata pi di cento anni fa, prima di Morrowindl, quando
vivevano ancora nelle Terre dell'Ovest. Non so come fecero; credo che
non mi interessi poi tanto. Ci che importante sapere che quando
presero la decisione di emigrare, si ritiene che essi incanalarono ci
che rimaneva della loro magia in una Pietra Magica chiamata Loden.
Questo Loden, secondo me, era sempre esistito, ma era nascosto da
qualche parte, tenuto segreto per il momento in cui si sarebbe
rivelato necessario.
Quel momento non arriv per centinaia di anni, non in tutto il tempo
trascorso dopo le Grandi Guerre. Ma gli Elessedil lo tenevano
nascosto, oppure lo ritrovarono, o che so io, e quando fu presa la
decisione di emigrare, lo uTiili zzarono.
Fece un lungo respiro e strinse le labbra. Questa Pietra Magica, come
tutte le altre, attinge la sua forza da chi la usa. Solo che, in
questo caso, l'uTiili zzatore non era una sola persona ma tutta una
razza. L'intera forza della nazione Elfa fu uTiili zzata per invocare la
magia della Pietra. Si schiar la voce. Quando ebbero finito,
Arborlon era stata raccolta come... una palata di terra, ridotta a
nulla, e rinchiusa dentro la Pietra. Ed questo che intendo quando
dico che Arborlon stata portata a Morrowindl. Fu chiusa dentro la
Pietra insieme con la maggior parte del suo popolo e trasportata da un
pugno di incaricati su quest'isola. Quando fu trovato un luogo adatto
alla citt, si procedette in senso inverso e Arborlon fu ricostituita.
Uomini, donne, bambini, cani, gatti, uccelli, animali, case e
botteghe, alberi, fiori, erba, tutto. Perfino l'Eterea. Tutto.
Si rilass e socchiuse gli occhi. Allora, cosa ne dici?
Wren rimase sbalordita. Dico che hai ragione, Gufo. Non ci credo. Non
riesco a concepire che gli Elfi siano stati capaci di recuperare cos
in fretta qualcosa che si era perduto da migliaia di anni. Da dove
proveniva? Non possedevano nessuna magia all'epoca di Brin e Jair
Ohmsford - solo i poteri di guarire!
Il Gufo si strinse nelle spalle. Non pretendo minimamente di sapere
come abbiano fatto. E' stato tanto tempo prima che io nascessi. Forse
lo sa la regina - ma non me ne ha mai fatto parola. So solo ci che mi
stato detto, e non sono sicuro di crederci. La citt e la gente sono
state portate qui nella Pietra. Cos si racconta. E cos stata
costruita anche la Chiglia. Be', in effetti, dapprima stata
costruita in pietra manualmente, ma la magia che la protegge deriva
dalla Pietra.LO ero un ragazzo allora, ma ricordo il vecchio re che
usava lo Scettro. Lo Scettro fa da supporto alla Pietra e trasmette la
magia.
E tu l'hai visto con i tuoi occhi? chiese Wren incredula.
Ho visto lo Scettro e la sua Pietra molte volte rispose il Gufo. Li
ho visti usare soltanto in quella circostanza.
E i demoni? Continu Wren, che voleva saperne di pi, cercando di
dare un senso a ci che stava ascoltando. E loro? La Pietra e lo
Scettro non possono essere usati contro di loro?
Il Gufo si fece scuro in volto, cambiando espressione cos
repentinamente da cogliere Wren di sorpresa. No rispose tranquillo.
La magia non efficace contro i demoni.
Perch? insistette Wren. La magia delle Pietre che porto con me li
pu annientare. Perch non fa altrettanto la magia della Pietra
Loden?
Egli scosse la testa. Penso che sia un genere di magia abbastanza
diverso.
Non sembrava molto sicuro di s. Lei lo incalz: Dimmi, da dove
vengono i demoni?.
Aurin Striate sembrava a disagio. Perch lo chiedi a me, Wren
Elessedil?
Ohmsford lo corresse subito lei.
Non credo.
Ci fu un silenzio carico di tensione mentre si fronteggiavano
fissandosi negli occhi. Anch'essi derivano dalla magia, non vero?
disse infine Wren che non voleva arrendersi.
Lo sguardo tagliente del Gufo rimase immobile. Chiedi alla regina.
Parlane con lei.
Si alz di scatto. Ora che sai come giunta qui la citt, almeno
secondo la leggenda, finiamo di dare un'occhiata in giro. Vedi
laggi...
Riprese a camminare, ancora parlando, spiegando che cosa vedevano,
allontanando la conversazione dalle domande alle quali sembrava che
nessuno volesse rispondere. Wren ascoltava a malincuore, pi
interessata a sentire come gli Elfi erano giunti a Morrowindl. C'era
voluta una magia straordinaria per riunire un'intera citt, ridurla
alle dimensioni di una Pietra Magica, e rinchiuderla l dentro per un
viaggio che l'avrebbe portata al di l dell'oceano. Le sembrava ancora
inconcepibile. La magia degli Elfi recuperata dal mondo delle fate, da
un periodo di cui si aveva solo un pallido ricordo, era incredibile.
Tutta quella forza, e ancora non si riusciva a trovare il modo di
liberarsi dai demoni, o di distruggerli. La sua bocca rimase serrata
di fronte a una decina di proteste. Non sapeva proprio cosa credere.
Passarono la mattina e la prima parte del pomeriggio camminando per la
citt. Salirono sui bastioni e guardarono il paesaggio all'esterno,
fosco e indistinto, privo di movimento, tranne dove si sprigionava il
vapore del Killeshan e dove volteggiava il "vog". Videro di nuovo
Fetone, mentre andava dalla citt alla Chiglia, senza fare attenzione
a loro, con i suoi forti tratti segnati da cicatrici sotto i capelli
sbiancati dal sole. Il Gufo guardava impassibile e stava svoltando per
continuare la passeggiata quando Wren gli chiese di parlarle di
Fetone. Il comandante in campo della regina, rispose Aurin Striate,
secondo in grado solo a Barsimmon Oridio e ansioso di succedergli.
Perch non ti piace? chiese Wren senza mezzi termini.
Il Gufo sollev un sopracciglio. E' difficile da spiegare. C' una
differenza di fondo tra noi due, immagino.LO passo la maggior parte
del mio tempo fuori dalle mura, trascorrendo la notte con i demoni,
osservando da vicino dove si trovano e cosa fanno. Vivo come loro la
maggior parte del tempo. Ne conosco i vari generi e le abitudini, pi
di chiunque altro. Ma Fetone a queste cose non pensa nemmeno. Per lui,
i demoni sono soltanto un nemico da annientare. Vuole portare
l'esercito Elfico l fuori e spazzarli via. E' stato dietro a
Barsimmon Oridio e alla regina per mesi perch gli lasciassero fare
proprio questo. I suoi uomini lo amano; credono che abbia ragione
perch vogliono credere che egli sappia qualcosa che loro non sanno.
Siamo rimasti chiusi dentro la Chiglia per circa dieci anni. La vita
continua, e uno non se ne accorge solo guardando o anche parlando con
la gente, ma sono tutti amareggiati e delusi. Ricordano come vivevano
un tempo e vogliono che le cose ritornino a essere quelle di una
volta.
Wren pens per un attimo di riprendere l'argomento dei demoni, per
chiedere come erano arrivati l e perch non potevano essere scacciati
senza tanti problemi, ma decise di non parlarne. Invece disse: Tu
pensi che non vi sia nessuna speranza che l'esercito vinca,
scommetto.
Il Gufo la fiss con uno sguardo severo. Tu sei stata l fuori con
me, Wren - il che pi di quanto Fetone possa dire. Sei venuta fin
qui dalla spiaggia. Hai affrontato i demoni pi volte. Cosa pensi? Non
sono come noi. Ci sono centinaia di tipi diversi, e ognuno
pericoloso in modo diverso. Alcuni li puoi uccidere con una spada di
ferro e altri no. Lungo il corso del Rower ci sono i Revenant - tutti
denti e artigli e muscoli. Animali. Sul Blackledge ci sono i Drakul -
fantasmi che ti succhiano la vita, sono come il fumo, non c' nulla da
combattere, nulla in cui infilzare la spada. E questi sono soltanto
due tipi. Scosse la testa. No, non credo che possiamo vincere l
fuori. Credo che saremo fortunati se riusciremo a rimanere vivi qua
dentro.
Camminarono ancora un po' e Wren disse: Il Gatto Screziato mi ha
riferito che la magia che protegge la citt si sta indebolendo.
Aveva fatto una constatazione e non una domanda e non si aspettava una
risposta. Per un bel tratto il Gufo rimase silenzioso, la testa
rivolta in basso, gli occhi sul terreno davanti a lui.
Infine, sollev lo sguardo, solo per un attimo, e disse: Il Gatto ha
ragione.
Scesero nella citt vera e propria per un po', girando per le botteghe
e guardando attentamente sulle bancarelle che affollavano il mercato,
osservando la merce e studiando la gente che comprava e vendeva.
Arborlon era una citt simile alle altre per tutti gli aspetti, tranne
uno. Wren guardava le facce attorno a lei, vedendo i suoi tratti
Elfici riflessi nei loro - era la prima volta che le succedeva -
contenta dell'esperienza e di essere la prima persona da oltre cento
anni in grado di farla. Gli Elfi erano vivi; gli Elfi esistevano. Era
una scoperta meravigliosa e lei si sentiva ancora eccitata per averla
fatta.
Mangiarono qualcosa al mercato - un po' di pane appena tostato con
carne secca e verdure, un pezzo di un frutto che somigliava a una
pera, un bicchiere di birra, e poi continuarono il giro. Il Gufo li
port dietro il palazzo nei Giardini della Vita. Camminarono per i
sentieri in silenzio, perdendosi nella fragranza dei tappeti di fiori
e nei profumi delle centinaia di boccioli multicolori disseminati tra
le piante, i cespugli e gli alberi. Si imbatterono in un'Eletta che
indossava una lunga tunica bianca, una delle custodi dell'Eterea, che
fece un cenno col capo e pass oltre. Wren si scopr a pensare al
racconto fatto da Par Ohmsford sulla ragazza Elfa Amberle, la pi
famosa delle Elette. Salirono in cima alla collina sulla quale erano
stati piantati i Giardini e si fermarono davanti all'Eterea, le foglie
scarlatte e i rami argentei dell'albero vibravano alla luce del sole,
cos forte da non sembrare veri. Wren voleva toccare l'albero,
sussurrargli qualcosa, e dirgli magari che sapeva e capiva chi e che
cosa aveva affrontato. Ma non lo fece; rimase l immobile. L'Eterea
non parlava mai con nessuno, e conosceva ci che lei provava. Perci
Wren si limit a fissarla, pensando che sarebbe stato terribile se la
Chiglia fosse venuta meno del tutto e i demoni avessero sopraffatto
gli Elfi e la loro citt. L'Eterea sarebbe stata distrutta,
ovviamente, e allora tutti i mostri imprigionati all'interno del
Divieto, le cose al di fuori del mondo delle fate eliminate per tutti
questi anni, sarebbero finite di nuovo nel mondo degli Uomini mortali.
Cos, pens con tristezza, la visione del futuro di Allanon si sarebbe
avverata.
Dopo questo giro rientrarono al palazzo per riposare fino all'ora di
cena. Il Gufo li lasci all'interno dell'ingresso principale, dicendo
che aveva da fare, senza ulteriori spiegazioni.
So che vorresti fare molte pi domande, Wren disse allontanandosi,
mentre la sua faccia magra assumeva un'espressione solenne. Cerca di
essere paziente. Le risposte verrnno fin troppo presto, temo.
Ripercorse il viale e usc dal cancello. Wren rimase immobile con
Garth e lo guard andarsene, senza dire nulla. Il gigante Rover si
rivolse a lei dopo un attimo, facendo segni. Aveva di nuovo fame e
voleva tornare in sala da pranzo per vedere se poteva trovare la
cucina e qualcosa da mangiare. Lei annu distratta, ancora impegnata a
pensare agli Elfi e alla loro magia, e anche al fatto che il Gufo non
aveva mai risposto alla sua domanda sul perch del fossato all'interno
della Chiglia. Garth scomparve lungo il corridoio, mentre il rumore
dei passi riecheggiava nel silenzio. Dopo un po' Wren si volt e si
diresse verso la sua stanza. Non sapeva bene cosa avrebbe fatto quando
ci fosse arrivata, se non riflettere a fondo su tante cose, ma forse
questo sarebbe stato abbastanza. Sal la scalinata principale,
ascoltando il silenzio, presa dai suoi pensieri, e stava per avviarsi
lungo il corridoio quando comparve Gavilan Elessedil.
Bene, bene, cugina Wren la salut cordiale, in uno sgargiante
vestito a disegni gialli e blu incrociati e con una cintura d'argento.
Hai visitato la citt, mi pare. Come stai oggi?
Bene, grazie rispose Wren rallentando e fermandosi quando la
raggiunse.
Egli le prese la mano e la port alle labbra, baciandola dolcemente.
Allora, dimmi. Sei contenta di essere venuta o avresti preferito
rimanere a casa tua?
Wren sorrise, arrossendo suo malgrado. Un po' l'uno e un po' l'altro,
penso. Ritir la mano.
Gavilan batt le palpebre. Proprio come si deve. Un po' dolce e un
po' amaro. Hai fatto tanta strada per trovarci, non vero? Dev'essere
stata una ricerca molto impegnativa. Hai saputo ci che sei venuta a
scoprire?
In parte s.
La bella faccia si fece seria. Tua madre, Alleyne, era una persona
che ti sarebbe piaciuta moltissimo. So che la regina ti ha parlato di
lei, ma voglio dirti qualcosa anch'io. Quando ero bambino si
occupata di me come una sorella. Eravamo davvero uniti. Era una
ragazza forte e decisa, e vedo le stesse caratteristiche in te.
Lei sorrise di nuovo. Grazie, Gavilan.
E' la verit. Fece una pausa. Spero che vorrai considerarmi un
amico e non un semplice cugino. Voglio che tu sappia che se avrai
bisogno di qualcosa, o se vorrai sapere qualcosa, puoi rivolgerti a
me. Sar felice di aiutarti, se potr.
Wren esitava. Gavilan, potresti descrivermi mia madre? Potresti dirmi
che aspetto aveva?
Il cugino si strinse nelle spalle. Presto fatto. Alleyne era piccola
come te. Aveva i capelli dello stesso colore dei tuoi. E la sua
voce... Ebbe un attimo di smarrimento. Difficile da descrivere. Era
musicale. Era dotata di spirito e rideva molto. Ma credo di ricordare
i suoi occhi meglio di ogni altra cosa. Erano proprio come i tuoi.
Quando ti guardava, ti sentivi come se al mondo non ci fosse nulla e
nessuno pi importante di te.
Wren stava pensando al sogno, quello in cui sua madre era china su di
lei, molto simile a come Gavilan la descriveva, e le diceva "Ricordati
di me. Ricordati di me". Ora non le sembrava pi soltanto un sogno. Le
parve che una volta, molto tempo prima, dovesse essere accaduto
veramente.
Wren?
Lei si accorse di stare fissando nel vuoto. Guard di nuovo Gavilan,
chiedendosi tutt'a un tratto se avrebbe dovuto domandargli delle
Pietre magiche e dei demoni. Le sembrava abbastanza ben disposto a
parlarle, e si sentiva attratta verso di lui in un modo che la
sorprendeva. Ma non lo conosceva ancora bene, e il suo addestramento
come Rover le consigliava cautela.
Sono tempi difficili per gli Elfi disse improvvisamente Gavilan,
chinandosi su di lei. Wren sent le sue mani salire fino a poggiarsi
sulle sue spalle. Ci sono segreti della magia che...
Buona giornata, Wren disse Eowen Cerise, apparendo in cima alle
scale dietro di lei. Gavilan rimase immobile. Ti piaciuta la
passeggiata in citt?
Wren si volt, notando che le mani di Gavilan si staccavano da lei.
S. Il Gufo stato una guida eccellente.
Eowen si avvicin, i suoi occhi verdi si voltarono a fissare Gavilan.
Come trovi tua cugina?
L'Elfo sorrise. Affascinante, ostinata... la figlia di sua madre.
Lanci un'occhiata a Wren. Ora devo andare. Ho molte cose da fare
prima di cena. Ne riparliamo pi tardi.
Fece un breve cenno con la testa e se ne and, rilassato, sicuro di
s, un po' sbarazzino. Wren lo osserv mentre si allontanava, pensando
che riusciva a mascherare molte cose col suo atteggiamento cortese, ma
che in realt doveva essere una persona piuttosto dolce.
Eowen incontr il suo sguardo mentre si voltava. Gavilan ci fa
sentire tutte come se fossimo ancora delle ragazzine. I capelli rosso
fiamma erano raccolti in una retina, e lei indossava una comoda
vestaglia ricamata a fiori. Aveva un sorriso caldo, ma gli occhi, come
sempre, sembravano freddi e distanti. Credo che siamo tutte
innamorate di lui.
Wren arross. Io non lo conosco nemmeno.
Eowen annu. Bene, dimmi della tua passeggiata. Che cosa hai appreso
della citt? Cosa ti ha raccontato, Aurin Striate?
Cominciarono a camminare lungo il corridoio che portava alla camera di
Wren. Lei rifer a Eowen ci che aveva sentito dal Gufo, con la
segreta speranza che la veggente le rivelasse qualcosa in cambio. Ma
Eowen si limitava ad ascoltare, annuiva per incoraggiarla a
proseguire, e rimaneva in silenzio. Sembrava preoccupata per altre
cose, sebbene facesse abbastanza attenzione a ci che le stava
dicendo, in modo da non perdere il filo. Wren termin il suo racconto
quando arrivarono davanti alla porta della sua camera, e si volt in
modo che vennero a trovarsi a faccia a faccia.
Il volto serio di Eowen vibr in un sorriso. Hai appreso un bel po'
di cose per essere in citt da meno di un giorno.
"Non proprio tutto quello che vorrei sapere", pens Wren. Eowen, come
mai nessuno vuole dirmi da dove vengono i demoni? chiese, gettando al
vento la prudenza.
Il sorriso scomparve, sostituito da una tristezza tangibile Agli Elfi
non piace pensare ai demoni, e ancora meno parlarne disse. I demoni
sono opera della magia - dell'incomprensione e del cattivo uso. Essi
sono una paura, una vergogna e una promessa. Fece una pausa, vide il
disappunto e la frustrazione affacciarsi negli occhi di Wren, e si
avvicin per prenderle le mani. La regina mi proibisce di parlarne
sussurr. E forse ha ragione. Ma ti prometto che uno di questi
giorni, tra non molto, se ancora lo vorrai, ti racconter tutto.
Wren incroci il suo sguardo, ne riconobbe la sincerit, e annu. Ci
conto. Ma vorrei pensare che mia nonna decider di parlarmene per
prima.
S. Anch'io vorrei pensare la stessa cosa. Eowen esitava. Siamo
state insieme molto tempo, lei e io. L'infanzia, i primi amori, i
mariti, i figli. Tutti scomparsi. La perdita di Alleyne stata la pi
dura per entrambe. Non l'ho mai detto a tua nonna - bench pensi che
lei lo sospetti - ma seppi in una mia visione che Alleyne avrebbe
cercato di ritornare ad Arborlon e che noi non avremmo potuto
fermarla. Una veggente benedetta e maledetta per quello che vede. Io
so ci che accadr; non posso fare nulla per modificarlo.
Wren annu, comprensiva. La magia, Eowen. Come quella delle Pietre
Magiche. Mi auguro di essere al riparo da essa. Non mi fido di ci che
mi fa. E' diverso per te?
Eowen accentu la stretta, gli occhi fissi sul volto di Wren. Tutti
noi riceviamo il nostro destino da qualcosa che non possiamo n capire
n controllare, e che ci lega al nostro futuro con la stessa sicurezza
di qualsiasi magia.
Lasci le mani di Wren e si allontan di qualche passo. Mentre noi
parliamo la regina decide il destino degli Elfi. E' la tua venuta che
favorisce questo. vuoi sapere che importanza ha il fatto che tu sia
qui? Stanotte, credo, lo saprai.
Wren trasal, d'un tratto aveva capito. Hai avuto una visione, non
vero Eowen? Hai visto ci che deve accadere.
La veggente sollev le mani quasi fosse incerta se respingere l'accusa
o accettarla. Sempre, figliola sussurr. Sempre. L'angoscia era
dipinta sul suo volto. Le visioni non mi lasciano mai.
Poi si volt e scomparve nel salone di sotto. Wren rimase a guardarla
come aveva guardato il Gufo, profeti erranti verso un incerto futuro,
visioni essi stessi di ci che gli Elfi erano destinati a essere.
La cena quella sera fu lenta e tediosa, segnata da lunghi momenti di
silenzio. Wren e Garth furono chiamati all'imbrunire e scesero nella
sala da pranzo dove trovarono Eowen e il Gufo gi in attesa. Gavilan
li raggiunse qualche minuto dopo. Erano seduti uno vicino all'altro a
un'estremit di un lungo tavolo di quercia, davanti a loro una grande
quantit di cibi, il personale di servizio pronto ai loro ordini, e la
sala da pranzo splendidamente illuminata per affrontare la notte
incombente. Parlavano poco, e quando lo facevano cercavano con ogni
mezzo di evitare di andare a finire in quelle zone gi individuate
come terreni paludosi. Perfino Gavilan, che fu il pi loquace,
sceglieva i suoi argomenti con cura. Wren non sapeva se era intimidito
dalla presenza di Eowen e del Gufo o se qualcos'altro lo infastidiva.
Era brillante e allegro come al solito, ma privo di qualsiasi reale
interesse per il pasto e sembrava preoccupato. Quando parlavano,
discutevano soprattutto dell'infanzia di Wren con i Rover e dei
ricordi che Gavilan conservava di Alleyne. La cena trascorse in una
noia tremenda e quando giunse al termine, ci fu un'inconfondibile
sensazione di sollievo.
Sebbene tutti l'aspettassero, Ellenroh Elessedil non si fece vedere.
I cinque stavano per alzarsi e si accingevano a prendere ognuno la
propria direzione, quando un messaggero irruppe trafelato nella sala
ed ebbe un concitato scambio di battute con il Gufo.
Questi lo conged con uno sguardo corrucciato e si rivolse agli altri.
I demoni hanno scatenato un attacco contro le mura settentrionali.
Sembra che siano riusciti a passare.
Allora si dispersero immediatamente, Eowen alla ricerca della regina,
Gavilan ad armarsi, il Gufo, Wren e Garth a scoprire di persona cosa
stesse accadendo. Il Gufo era in testa mentre gli ultimi tre
attraversavano di corsa il palazzo, uscivano dal cancello principale,
e si precipitavano verso la citt. Wren vedeva il terreno volare sotto
i suoi piedi mentre correva. Al crepuscolo era seguita l'oscurit, e
la luce della Chiglia brillava sinistra attraverso la cortina degli
alberi. Passarono per una serie di stradine laterali, gli Elfi
correvano in tutte le direzioni, gridando e lanciando l'allarme,
l'intera citt si stava mobilitando alla notizia dell'assalto. Il Gufo
evit i primi assembramenti, costeggiando il cuore di Arborlon,
prendendo in tutta fretta a est sulla parte posteriore finch gli
alberi scomparvero e la Chiglia si profil all'orizzonte davanti a
loro. I bastioni brulicavano di soldati mentre centinaia di altri
percorrevano i ponti per unirsi a loro, tutti si precipitavano verso
un punto del chiarore dove la luce si era ridotta quasi a nulla e un
massiccio gruppo di combattenti si affrontava nell'oscurit.
Wren e i compagni continuarono ad avanzare finch non furono a meno di
duecento metri dalle mura. L dovettero fermarsi giacch alcune file
di soldati ondeggiavano in avanti di fronte a loro.
Wren afferr il braccio di Garth sconvolta. Sembrava che la magia si
fosse esaurita completamente l dove era stata aperta una breccia
nella Chiglia, e la pietra delle mura era ridotta in macerie.
Centinaia di corpi scuri, privi di volto si erano gettati nel varco,
lottando per passare mentre i soldati Elfi combattevano per tenerli
fuori. La lotta era caotica, i corpi si contorcevano e si dimenavano
in agonia schiacciati da quelli che spingevano da dietro. L'aria era
piena di urla e lamenti, e quella notte il rumore della battaglia tra
Elfi e demoni non veniva attutito. Le spade facevano a pezzi e gli
artigli laceravano, morti e feriti erano sparsi dappertutto attorno
alla breccia. Per un attimo sembr che i demoni ce l'avessero fatta,
erano cos numerosi che la loro avanguardia era effettivamente dentro
la citt. Ma il feroce contrattacco degli Elfi li respinse di nuovo.
La battaglia oscillava avanti e indietro attorno alla breccia, nessuno
dei contendenti riusciva a conquistare un vantaggio.
A quel punto risuon il grido Fetone, Fetone e apparve la testa
biondo cenere del comandante Elfo davanti a una compagnia di soldati
appena arrivati. Con la spada sguainata, egli guidava una carica in
direzione delle mura. I demoni furono ricacciati indietro, urlando e
gridando, mentre gli Elfi si accanivano su di loro. Fetone era
miracolosamente indenne mentre i suoi uomini cadevano attorno a lui.
Gli Elfi che stavano sui bastioni si unirono nel contrattacco,
colpendo dall'alto, e i mostri furono sottoposti a una pioggia di
lance e di spade. Il bagliore della Chiglia divenne pi luminoso
riunendosi momentaneamente attraverso il varco delle mura danneggiate.
Poi i demoni lanciarono un altro assalto, formando una massa enorme di
corpi che si agitavano in ogni direzione. Gli Elfi resistettero per un
po', poi ricominciarono a retrocedere. Fetone balz davanti a loro,
con la spada sollevata. La battaglia giunse a un punto di stallo
finch entrambi i contendenti lottavano per avere la meglio. Wren
guardava terrorizzata mentre la carneficina aumentava, con morti,
moribondi e feriti sparsi dappertutto, la lotta era cos accanita che
nessuno poteva soccorrerli. Attorno a Wren e ai compagni si era
formata una folla di Elfi, vecchi, donne e bambini, tutti coloro che
non erano soldati dell'esercito, e un silenzio curioso gravava su di
loro mentre erano intenti a osservare, resi incapaci di parlare dallo
spettacolo che avevano sotto gli occhi.
"E se i demoni ce la fanno a entrare?" pens Wren all'improvviso. "Non
si salver nessuno. Questa gente non ha un luogo dove scappare.
Saranno uccisi tutti".
Si guard attorno in preda al panico. "Dov' la regina?"
Ed ecco, d'un tratto, arrivare Ellenroh Ellessedil, circondata da una
dozzina di Guardie Nazionali, mentre la folla si apriva davanti a lei.
Wren vide Triss, col volto severo e arcigno al comando degli Elfi
Cacciatori. La regina camminava diritta e alta in mezzo a loro,
evidentemente senza lasciarsi impressionare dal tumulto scatenato che
la circondava, il volto liscio calmo, lo sguardo rivolto in avanti.
Oltrepass i margini della folla e and verso il ponte pi vicino che
attraversava il fossato. In una mano portava lo Scettro, in cima al
quale il Loden scintillava incandescente.
"Che cosa sta per fare?" Si chiese Wren, e all'improvviso fu
terrorizzata per lei.
La regina avanz fino al centro del ponte, dove esso si inarcava sopra
le acque, e si ferm in modo da poter essere vista da tutti. Si
alzarono delle grida, e i soldati sui bastioni cominciarono a urlare
il suo nome, rincuorandosi. Gli Elfi che combattevano con Fetone sulla
breccia rinnovarono i loro sforzi. La difesa acquist vigore e si
mosse in avanti. I demoni furono respinti di nuovo. Crebbero il
fragore e lo stridore delle armi e con esso le urla dei moribondi.
Poi improvvisamente Fetone cadde. Era impossibile vedere cos'era
successo - un momento prima era l, ad aprire la strada, e un momento
dopo era scomparso. Gli Elfi gridarono e si lanciarono all'assalto per
proteggerlo. I demoni sgombrarono il campo a malincuore, respinti
dalla carica. La battaglia infuri nuovamente nel varco, e questa
volta and oltre poich i demoni furono buttati gi dall'altra parte e
respinti attraverso la luce. La magia che proteggeva la Chiglia
ricominci a intrecciarsi, le linee della magia a intessersi ancora.
Poi i demoni ripartirono all'attacco per la terza volta. Gli Elfi,
esausti, arretrarono.
Ellenroh Elessedil sollev lo Scettro e lo punt. All'improvviso il
Loden si mise a brillare. Si udirono grida di avvertimento, e gli Elfi
si ritirarono dalla breccia. La luce esplose dal Loden, in direzione
della Chiglia e intanto la magia della Pietra acquistava vigore.
Raggiunse il muro mentre l'ultimo soldato Elfo si metteva al sicuro.
Le macerie si sollevarono pezzo per pezzo, strisciando e stridendo a
mano a mano che la luce le raggiungeva, e il muro cominci a
ricostruirsi da solo. I demoni furono presi nel turbine e sepolti. Le
pietre si disponevano uno strato sopra l'altro e la malta riempiva i
vuoti, sotto la guida e l'opera della magia, che grazie al potere del
Loden arrivava dappertutto. Wren tratteneva il respiro incredula. Il
muro si alz, chiudendo la breccia nera che vi era stata praticata,
ricomponendosi da solo finch non fu di nuovo intero.
In pochi secondi la magia aveva compiuto la sua opera, e i demoni
erano stati chiusi fuori ancora una volta.
La regina rimase immobile al centro del ponte, mentre altre compagnie
di soldati le passavano davanti correndo per andare a prendere posto
sui bastioni. Aspett finch non fu rientrato un messaggero da lei
inviato sul luogo della carneficina. Il messaggero si inginocchi e
poi si alz per parlarle. Wren vide la regina annuire, voltarsi e
tornare indietro lungo il ponte. Ancora una volta la Guardia Nazionale
le fece strada, ma adesso lei and direttamente verso Wren, riuscendo
a trovarla chiss come tra la folla che andava ingrossando. La ragazza
Rover fu spaventata da ci che vide sul volto di sua nonna.
Ellenroh Elessedil avanz maestosa fino a lei, le lunghe vesti simili
a bandiere che sventolavano dallo Scettro tenuto stretto al corpo,
mentre il Loden brillava ancora di perfida luce bianca.
Aurin Striate chiam la regina quando li raggiunse, gli occhi fissi
momentaneamente sul Gufo. Precedici, se vuoi . Vai a chiamare Bar ed
Eton nelle loro stanze - sempre che ci siano ancora. Di' loro...
Sembr che il fiato le rimanesse intrappolato in gola, mentre la mano
si stringeva con maggior forza allo Scettro. Di' loro che Fetone
morto nel corso dell'assalto - un incidente ucciso da una freccia dei
suoi arcieri. Di' loro che convoco immediatamente una riunione nelle
aule dell'Alto Consiglio. Va', non perder tempo.
Il Gufo si mescol alla folla e scomparve. La regina si volse verso
Wren, un braccio sollevato per cingerle le magre spalle, l'altro che
gesticolava con lo Scettro in direzione della citt. Cominciarono a
camminare, Garth un passo indietro, la Guardia Nazionale tutt'attorno.
Wren sussurr la regina chinandosi su di lei. Per noi questo
l'inizio della fine. Adesso andiamo a decidere se possiamo salvarci.
Mi piacerebbe che mi stessi vicino, vuoi ? Sii i miei occhi e le mie
orecchie e il mio fedele braccio destro. E' per questo che sei venuta
da me.
Senza aggiungere altro, strinse Wren a s e si allontan frettolosa
nella notte.
12.
Le aule dell'Alto Consiglio degli Elfi erano situate non lontano dal
palazzo, all'interno di un antico bosco di querce bianche. L'edificio
era formato da una struttura di tronchi massicci con le pareti di
pietra, e la sala del consiglio propriamente detta, che costituiva la
parte principale della struttura, era un locale a forma di esagono,
simile a una caverna, il soffitto sorretto da travi che partivano
dalla giuntura delle pareti e arrivavano a un punto centrale formando
una stella protettiva. Pesanti porte di legno si aprivano su una
parete e davano su un palco a tre gradini sul quale si trovava il
trono dei Re e delle Regine degli Elfi; di fianco vi erano degli
stendardi a cui erano appesi i vessilli con le insegne personali delle
case regnanti. Da entrambi i lati, disposti lungo le restanti pareti,
vi erano file di panche, una galleria per gli osservatori e per coloro
che erano ammessi alle riunioni pubbliche. Al centro della sala vi era
un'ampia striscia di pavimento dominata da una tavola rotonda con
ventuno posti. Quando l'Alto Consiglio era in sessione, sedeva a quel
tavolo, e il re o la regina sedeva con i consiglieri.
Ellenroh Elessedil entr nella sala con uno squillo di trombe, le
lunghe vesti formavano uno strascico dietro di lei, portava lo Scettro
davanti a s, Wren, Garth, Triss, e un pugno di uomini della Guardia
Nazionale, la seguivano. Gavilan Elessedil era gi seduto al tavolo
del consiglio e si alz in fretta al suo apparire. Indossava la cotta
di maglia di ferro e il suo spadone era appeso alla spalliera della
sedia. La regina si avvicin a lui, lo abbracci calorosamente e and
a sedersi a capotavola.
Wren disse, voltandosi. Vieni accanto a me.
Wren obbed. Garth si diresse da un lato e si sistem nella galleria.
Le porte della sala si richiusero e due membri della Guardia Nazionale
si misero ai due lati dell'entrata. Triss and a sedersi vicino a
Gavilan, la faccia magra e severa era assorta. Gavilan si raddrizz
sulla sedia, sorrise imbarazzato a Wren, lisci con gesti nervosi le
maniche della tunica, e guard altrove. Ellenroh intrecci le mani
davanti a s e rimase in silenzio, evidentemente in attesa di chi
doveva ancora giungere. Wren pass in rassegna la sala, scrutando
negli angoli bui dove la luce delle lampade non riusciva a penetrare.
Il legno levigato brillava debolmente nell'oscurit dietro a Garth, e
le immagini formate dalle fiamme della lampada danzavano ai margini
della luce. Dietro di lei i vessilli pendevano flosci e immobili, con
le insegne coperte da pesanti pieghe. Nella sala regnava un silenzio
assoluto, disturbato solo dal lieve sfregamento degli stivali e dal
fruscio dei vestiti.
Poi scorse Eowen, seduta in fondo alla galleria dal lato opposto
rispetto a Garth, quasi invisibile nell'ombra.
Gli occhi di Wren si spostarono istantaneamente su quelli della
regina, ma Ellenroh sembrava ignorare la presenza della veggente, il
suo sguardo era fisso sulle porte della sala del consiglio. Wren
guard di nuovo per un attimo verso Eowen poi lontano nell'ombra.
Avvertiva la tensione nell'aria. Tutti coloro che erano seduti in
quella stanza sapevano che stava per accadere qualcosa, ma solo la
regina sapeva che cosa. Wren tir un profondo sospiro. Era per questo
momento, cos le aveva detto la regina, che lei era venuta ad
Arborlon.
Sii i miei occhi e le mie orecchie e il mio fedele braccio destro.
"Perch?"
Le porte della sala del consiglio si aprirono ed entr Aurin Striate
con altri due uomini. Il primo era vecchio e robusto, con capelli e
barba grigi, movimenti lenti e gravi, e dava l'impressione di non
essere il tipo da tollerare ostacoli sulla sua strada. Il secondo era
di media statura, volto rasato, occhi socchiusi ma attenti, movimenti
leggeri e sciolti. Sorrise entrando. Il primo guardava di traverso.
Barsimmon Oridio disse la regina salutando il primo. Eton Shart. Vi
ringrazio per essere venuti. Aurin Striate, puoi rimanere.
I tre si sedettero, gli occhi fissi sulla regina. Ora la guardavano
tutti, e aspettavano.
Cort, Dal disse lei rivolta alle guardie alla porta. Aspettate
fuori, per favore.
Gli Elfi Cacciatori sgusciarono attraverso le porte e uscirono. Le
porte si chiusero lentamente.
Amici miei. Ellenroh Elessedil sedeva diritta appoggiata allo
schienale e la sua voce si diffondeva facilmente nel silenzio. Non
possiamo pi far finta di niente. Non possiamo fingere di non vedere.
Non possiamo mentire. Ci contro cui abbiamo combattuto oltre dieci
anni, per impedire che accadesse, ci arrivato addosso.
Mia Signora cominci Barsimmon Oridio, ma fu messo a tacere con
un'occhiata.
Questa notte i demoni sono penetrati nella Chiglia. La magia si
andata indebolendo ormai da mesi - forse da annie gli esseri che
stanno l fuori hanno sottratto la sua forza appropriandosene.
Stanotte l'equilibrio si spostato a loro favore tanto da
permettergli di aprire una breccia. I nostri cacciatori hanno
combattuto coraggiosamente, facendo tutto il possibile per respingere
l'attacco. Non ci sono riusciti. Fetone stato ucciso. Alla fine sono
stata costretta a usare lo Scettro. Se non l'avessi fatto, la citt
sarebbe caduta.
Mia Signora, non andata cos! Barsimmon Oridio non pot pi
rimanere in silenzio. L'esercito avrebbe dovuto reagire. Avrebbe
potuto avere la meglio. Fetone ha osato troppo, altrimenti sarebbe
ancora vivo!
Ha osato troppo per salvarci! Ellenroh era impassibile. Non parlare
di lui senza riguardo, Comandante, te lo proibisco. Il volto
dell'uomo si fece ancora pi corrucciato. Bar. La regina ora parlava
con dolcezza, e il calore della sua voce era evidente. Ero l. L'ho
visto accadere.
Aspett finch i fieri occhi di Barsimmon si abbassarono, poi si
rivolse di nuovo a tutto il tavolo. La Chiglia non ci protegger
ancora per molto. Ho usato lo Scettro per rafforzarla, ma non posso
farlo di nuovo o rischieremo di perdere completamente il suo potere. E
questo, amici miei, non posso permetterlo. Vi ho riuniti quindi per
dirvi che ho deciso per un'altra soluzione.
Si rivolse a Wren. Questa mia nipote, Wren, figlia di Alleyne,
mandataci dal vecchio mondo secondo la profezia di Eowen Cerise. Lei
appare, come dice la profezia, per fare in modo che gli Elfi siano
salvi. Ho aspettato il suo arrivo per tanti anni, senza credere
veramente che avrebbe voluto o potuto fare qualcosa per noi. A dire il
vero desideravo che non venisse, perch temevo di perderla come ho
perso Alleyne.
Allung la mano e sfior dolcemente la guancia della nipote. Ho
ancora paura. Ma Wren qui nonostante i miei timori, dopo aver
attraversato l'ampia estensione dello Spartiacque Azzurro e superato i
terrori dei demoni per sedere ora qui con noi. Non ho pi alcun dubbio
sul fatto che sia destinata a salvarci, proprio come predetto da
Eowen. Fece una pausa. Wren ancora non ci crede completamente, n lo
capisce. I suoi occhi erano affettuosi quando incrociarono quelli
della ragazza. Lei venuta ad Arborlon per ragioni sue. L'ombra di
Allanon l'ha convocata e l'ha mandata a cercarci. Le Quattro Terre, a
quanto pare, sono assediate a loro volta dai demoni, da creature
chiamate Ombrati. C' bisogno di noi, sostiene l'ombra, per la
salvezza delle Quattro Terre.
Ci che accade nelle Quattro Terre non ci riguarda, mia Signora
disse Eton Shart con voce tranquilla.
La regina si volse verso di lui. S, Primo Ministro, questo quanto
siamo andati dicendo per pi di cento anni, non vero? E se ci
sbagliamo? E se il nostro problema anche il loro? E se per caso,
contrariamente a ci che abbiamo sempre creduto, i destini di tutti
sono vincolati fra loro e la sopravvivenza dipende dalla creazione di
un legame comune? Wren, racconta ai presenti come hai fatto a
trovarmi. Racconta tutto ci che ti stato detto dall'ombra del
Druido e dal vecchio. Racconta pure delle Pietre Magiche. Adesso puoi
farlo. E' tempo che lo sappiano.
Cos Wren rifer ancora una volta in che modo lei e Garth erano
arrivati ad Arborlon, cominciando dal sogno e finendo con la scoperta
della sua vera identit. Ebbe una certa esitazione nel parlare delle
Pietre Magiche, ancora indecisa a dover rivelare la loro presenza. Ma
la regina annu per incoraggiarla, cosicch non tralasci nulla.
Quando ebbe finito, ci fu un grande silenzio. Coloro che erano seduti
al tavolo si scambiarono occhiate di perplessit. Gavilan la guard
fisso come se la vedesse per la prima volta.
Ora comprendete perch ritengo che sia impossibile ignorare
ulteriormente ci che accade fuori da Morrowindl? chiese la regina
con calma.
Mia Signora, credo che noi comprendiamo disse il Gufo, ma ora
vogliamo sentire cosa proponi di fare.
Ellenroh annu. S, Aurin Striate, hai ragione. Nella sala regn di
nuovo incontrastato il silenzio. Non c' nient'altro da fare per noi
qui a Morrowindl disse infine, perci, giunto il momento di
partire, di rientrare nel vecchio mondo, di tornare a farne parte di
nuovo. I nostri giorni della scomparsa e dell'isolamento sono finiti.
E' giunto il momento di usare il Loden.
Gavilan balz in piedi immediatamente. Zia Ell, no! Non possiamo
arrenderci! Chi ci dice che il Loden funzioni ancora dopo tutto questo
tempo? E' soltanto una storia! E la magia della Chiglia? Se ce ne
andiamo perduta! Non possiamo fare una cosa del genere!
Wren sent Barsimmon Oridio esprimere un brontolio di approvazione.
Gavilan! Ellenroh era furibonda. Siamo in consiglio. Rivolgiti a me
correttamente!
Gavilan arross. Chiedo scusa mia Signora.
Adesso siediti! ribatt la regina. Gavilan obbed. A me pare che la
situazione nella quale ci troviamo attualmente sia dovuta alla nostra
indecisione. Per troppo tempo non abbiamo saputo come agire. Abbiamo
lasciato che il destino scegliesse in vece nostra. Abbiamo lottato con
la magia anche dopo che era diventato evidente a tutti noi che non
potevamo pi dipendere da essa.
Mia Signora! interruppe precipitoso Eton Shart, pallido in volto,
invitando alla prudenza.
S, lo so rispose Ellenroh. Non guard direttamente verso Wren, ma
un fremito nei suoi occhi fece capire alla ragazza che l'avvertimento
era stato a causa sua.
Mia Signora, ci stai chiedendo di rinunciare del tutto alla magia?
La regina annu recisamente.Non serve pi a molto tenercela, non
vero, Primo Ministro?
Ma, come dice il giovane Gavilan, non possiamo sapere se il Loden
far ci che ci aspettiamo.
Se fallisce non perdiamo nulla. Tranne, forse, ogni possibilit di
fuga.
Ma la fuga, mia Signora, non necessariamente la risposta che stiamo
cercando. Forse un aiuto da un'altra fonte...
Eton. La regina lo interruppe. Rifletti su ci che stai
consigliando. Quale altra fonte c'? Proponi di invocare ancora una
maggiore quantit di magia? Dobbiamo usare quella che abbiamo in un
altro modo, trasformarla forse in qualche altro orrore? Oppure
dobbiamo cercare aiuto proprio dal popolo che abbiamo abbandonato alla
Federazione anni fa?
Abbiamo l'esercito, mia Signora dichiar torvo Barsimmon Oridio.
S, Bar, vero. Per il momento. Ma non possiamo rigenerare le vite
che sono andate perdute. La magia che non abbiamo. Ogni nuovo assalto
ci costa un numero crescente dei nostri Cacciatori. I demoni sembrano
materializzarsi dall'aria stessa. Se rimaniamo qui, tra qualche tempo
non avremo pi un esercito.
Scosse la testa lentamente, sorridendo con ironia. So che cosa sto
chiedendo. Se restituiamo Arborlon e gli Elfi al mondo degli Uomini,
alle Quattro Terre e alle loro Razze, la magia sar perduta. Saremo
come eravamo ai vecchi tempi. Ma forse giunto il momento. Forse deve
accadere.
Coloro che erano seduti attorno al tavolo la guardavano in silenzio,
con le facce che esprimevano un misto di rabbia, perplessit e
meraviglia.
Non riesco a capire nulla della magia disse finalmente Wren,
incapace di starsene seduta tranquilla mentre le domande le si
accumulavano nella mente. Cosa intendi quando dici che la magia sar
perduta se lasciate Morrowindl?
Ellenroh si volse verso di lei. Continuo a dimenticare che tu non
conosci la tradizione Elfica e sai ben poco delle origini della magia.
Cercher di spiegarmi semplicemente. Se io invoco il Loden, come
intendo fare, Arborlon e gli Elfi saranno raccolti all'interno della
Pietra Magica per il viaggio di ritorno nelle Terre dell'Ovest. Quando
questo accade, la magia che difende la citt scompare. L'unica magia
rimasta, allora, quella che proviene dal Loden e protegge ci che vi
trasportato dentro. Quando Arborlon viene fatto rinascere, anche
quella magia perde la sua efficacia. Il Loden pu essere usato
soltanto una volta, dopodich la sua magia svanisce.
Wren scosse la testa confusa. E il modo in cui ha ricostruito la
Chiglia dove i demoni avevano aperto la breccia? Che cos'era quella?
Appunto. Ho usato una parte della magia di cui il Loden ha bisogno
per trasportare la citt e la sua gente. In poche parole, ho rubato
una parte del suo potere. Ma usando quel potere per rimettere a posto
la Chiglia si consuma ci che serve all'uso primario delle Pietre
Magiche. Ellenroh fece una pausa. A questo punto sai che gli Elfi
hanno recuperato una parte della magia che esercitavano all'epoca del
mondo delle fate. Lo hanno fatto dopo aver scoperto che essa ha
origine nella terra e nei suoi elementi. Anche prima che venissimo a
Morrowindl, molti anni fa, assai prima che io nascessi, fu presa la
decisione di tentare un recupero. Fece un'altra pausa. L'iniziativa
non riusc del tutto. Alla fine l'idea fu abbandonata completamente.
La magia rimasta venne usata nella costruzione della Chiglia. Ma la
magia esiste soltanto finch ce n' bisogno. Una volta che la citt
sparita, sparisce anche il bisogno. Quando ci accade, la magia
scompare.
E non pu essere ricostituita una volta che siete tornati nelle Terre
dell'Ovest?
Il volto di Ellenroh divenne di pietra. No, Wren. Mai pi.
Tu ritieni... cominci a dire Gavilan.
Mai! scatt Ellenroh, e Gavilan ammutol.
Mia Signora. Eton Shart attir garbatamente l'attenzione. Anche se
facciamo ci che suggerisci e invochiamo il potere del Loden, che
possibilit abbiamo di ritornare alle Terre dell'Ovest? I demoni sono
tutt'attorno. Come hai detto, siamo stati appena capaci di rimanere
all'interno delle mura della citt. Cosa accadr quando le mura non ci
saranno pi? Baster il nostro esercito a farci arrivare alle spiagge?
E che ne sar di noi allora, senza barche e senza guide?
L'esercito non pu tenere a lungo le spiagge sotto controllo, mia
Signora convenne Barsimmon Oridio.
No, Bar, non pu disse la regina. Ma io non propongo di ricorrere
all'esercito. Credo che la scelta migliore per noi sia di lasciare
Morrowindl come ci siamo venuti - un pugno di persone che trasportano
il Loden e il resto sicuramente nascosti al suo interno.
Ci fu un silenzio sbalordito.
Un pugno di persone, mia Signora? Barsimmon Oridio era stupefatto.
Non avranno la minima possibilit di cavarsela!
Be', non necessariamente vero afferm tranquillo Aurin Striate.
La regina sorrise. No, Aurin non lo . Dopo tutto, mia nipote ne la
prova. E' passata attraverso i demoni senza che l'aiutasse nessuno
tranne il suo amico Garth. La verit che un gruppo piccolo ha pi
possibilit di farcela di un intero esercito. Un gruppo piccolo pu
viaggiare veloce senza essere visto. Sar pericoloso, ma pu essere
fatto. Per quanto riguarda ci che accadr quando il gruppo
raggiunger le spiagge, Wren si gi messa d'accordo per noi. Il
Cavaliere Alato Tiger Ty sar l per trasferire al sicuro almeno uno
di noi e il Loden. Altri Cavalieri Alati potranno trasportare il
resto. Ci ho pensato a lungo e credo che questa sia la risposta al
nostro problema. Penso, amici miei, che sia l'unica risposta.
Gavilan scosse la testa. Adesso era calmo, la sua bella faccia era
composta. Mia Signora, so quanto sia disperata la situazione. Ma se
questa scommessa che tu proponi non riesce, l'intera nazione elfa
andr perduta. Per sempre. Se il gruppo che trasporta il Loden viene
ucciso, il potere delle Pietre Magiche non potr essere invocato e la
citt e il suo popolo rimarranno intrappolati l dentro. Non credo che
sia un rischio che possiamo permetterci di correre.
Non credi, Gavilan? chiese la regina con dolcezza.
Sarebbe meglio correre il rischio di invocare altra magia dalla
terra rispose lui. E sollev le mani per respingere la sua recisa
protesta. Conosco i pericoli che si corrono. Ma questa volta potremmo
riuscirci. Questa volta la magia potrebbe essere abbastanza forte da
proteggerci, tenendoci al sicuro dentro la Chiglia, chiudendo fuori
gli esseri scuri.
Per quanto tempo Gavilan? Un altro anno? Due? E la nostra gente dovr
stare ancora imprigionata dentro la citt?
Meglio cos che l'estinzione totale. Un anno potrebbe darci il tempo
di cui abbiamo bisogno per scoprire come controllare la magia della
terra. Dev'esserci un modo, mia Signora. Dobbiamo solo trovarlo.
La regina scosse la testa tristemente. E' quanto abbiamo continuato a
dirci per oltre cent'anni. Nessuno ancora riuscito a trovare una
risposta. Guarda cosa ne stato di noi. Non abbiamo imparato nulla?
Wren non comprendeva esattamente quello che dicevano, ma abbastanza da
capire che a un certo punto gli Elfi erano incappati in alcuni
problemi con la magia da essi invocata. Ellenroh stava dicendo che non
dovevano averci pi nulla a che fare. Gavilan stava dicendo che
dovevano continuare a cercare di dominarla. Senza che qualcuno gliene
avesse parlato, Wren era sicura che i demoni erano al centro della
discussione.
Gufo. La regina si rivolse improvvisamente ad Aurin Striate. Cosa
ne pensi del mio piano?
Il Gufo si strinse nelle spalle. Credo che possa essere attuato, mia
Signora.LO ho trascorso anni fuori dalle mura della citt. So che un
uomo solo pu passare inosservato ai demoni, pu viaggiare in mezzo a
loro. Credo che un piccolo gruppo di persone possa fare altrettanto.
Come hai detto, Wren e Garth sono venuti fin qui dalle spiagge. Credo
che possano fare anche il viaggio di ritorno.
Stai dicendo di affidare il Loden a questa ragazza e al suo amico?
esclam incredulo Barsimmon Oridio.
Una buona scelta, non ti pare? rispose conciliante Ellenroh. Poi
guard Wren, che stava pensando di essere l'ultima persona che la
regina avrebbe dovuto prendere in considerazione. Ma dovremo prima
chiederglielo, naturalmente continu Ellenroh, come se le leggesse
nella mente. In ogni modo, credo che ci vogliano pi di due persone.
Quante, allora? chiese il comandante degli Elfi.
S, quante? gli fece eco Eton Shart.
La regina sorrise, e Wren cap cosa stava pensando. Finalmente era
riuscita a fare in modo che prendessero in considerazione la proposta,
e che non si pronunciassero semplicemente contro. Non si erano ancora
dichiarati d'accordo, ma almeno ne stavano valutando gli aspetti
positivi.
Nove disse la regina. Il numero Elfico della fortuna. Abbastanza
per essere sicuri che l'impresa riesca bene.
Chi andr? Chiese calmo Barsimmon Oridio.
Non tu, Bar rispose la regina. E neppure tu, Eton. Questo un
viaggio per giovani. Vorrei che voi rimaneste con la citt e col
nostro popolo. Sar un'esperienza nuova per loro. Il Loden soltanto
un racconto, dopo tutto. Qualcuno dovr mantenere l'ordine in mia
assenza, e voi lo farete meglio di altri.
Allora tu intendi essere uno di quelli che faranno il viaggio? disse
Eton Shart. Questo... viaggio per giovani?
Non avere quello sguardo di disapprovazione, Primo Ministro lo
rimprover affettuosamente Ellenroh. Certo che io devo andarci. Lo
Scettro affidato a me e io ho il potere di invocare il Loden. Per di
pi, sono la regina. Sta a me fare in modo che il mio popolo e la mia
citt siano riportati sani e salvi nelle Quattro Terre. Inoltre, il
piano mio. Non potrei sostenerlo con tanta energia e poi lasciarne
l'esecuzione a qualcun altro.
Mia Signora, io non credo... cominci a dire Aurin Striate dubbioso.
Gufo, ti prego di non parlare. Il cipiglio di Ellenroh mise a tacere
l'altro. Sono sicura che posso ripetere parola per parola tutte le
tue obiezioni, perci evita di farle. Se lo riterrai necessario, me le
potrai esporre mentre saremo in viaggio insieme, giacch mi auguro che
tu possa parteciparvi.
Non l'avrei fatto in nessun altro modo. La faccia del Gufo appariva
turbata dal dubbio.
Non c' nessun altro capace di sopravvivere fuori dalle mura meglio
di te, Aurin Striate. L fuori tu sarai i nostri occhi e le nostre
orecchie, amico mio.
Il Gufo annu riconoscente.
Ellenroh si guard attorno. Triss, avr bisogno di te, di Cort e di
Dal per proteggere il Loden e tutti gli altri. E cos siamo a cinque.
Verr anche Eowen. Potremmo avere bisogno delle sue visioni se vorremo
sopravvivere. Gavilan guard piena di speranza suo nipote, vorrei
che venissi anche tu.
Gavilan Elessedil li sorprese tutti con un brillante sorriso. Lo
vorrei anch'io, mia Signora.
Ellenroh era raggiante. Puoi chiamarmi di nuovo "Zia Ell", dopo
questa notte.
Si rivolse infine a Wren. E tu, figliola, verri con noi anche tu?
Insieme al tuo amico Garth? Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Avete
fatto il tragitto dalla spiaggia a qui e siete sopravvissuti. Voi ne
sapete qualcosa di ci che c' l fuori, e la vostra conoscenza
preziosa. Inoltre, tu sei quella che il Cavaliere Alato ha promesso di
venire a prendere. Sto chiedendo troppo?
Wren rimase in silenzio per un attimo. Non si prese la briga di
guardare verso Garth. Sapeva che avrebbe accettato qualunque sua
decisione. Sapeva anche che non aveva fatto tutta quella strada fino
ad Arborlon per rimanere rinchiusa da qualche parte, che Allanon non
l'aveva mandata fin l perch si nascondesse, e che non le erano state
affidate le Pietre Magiche soltanto per impedirne l'uso. La realt era
dura e impegnativa. Lei era stata inviata come qualcosa di pi di un
semplice messaggero, per fare qualcosa di pi che limitarsi a scoprire
chi era e da dove era venuta. La sua parte in questa faccenda - che le
piacesse o meno - stava appena cominciando.
Garth e io verremo con voi rispose.
Pensava che la nonna le si sarebbe avvicinata per abbracciarla, ma la
regina rimase diritta, appoggiata allo schienale della sedia, e invece
le sorrise soltanto. Ci che vide nei suoi occhi, tuttavia, era ben
pi importante di un abbraccio.
Allora, siamo veramente d'accordo nel far questo? chiese
all'improvviso Eton Shart dall'altro lato del tavolo.
La sala era immersa nel silenzio quando Ellenroh Elessedil si alz.
Rimase in piedi davanti a loro, l'orgoglio e la fiducia in se stessa
si riflettevano nei tratti finemente scolpiti, nel portamento, e nel
bagliore degli occhi. Wren pens che sua nonna era bella in quel
momento, i riccioli biondo chiaro che ricadevano sulle spalle, la
tunica che le scendeva fino ai piedi, e le linee del volto e il corpo
liscio e delicato contro il chiaroscuro delle ombre e della luce.
S, Eton rispose dolcemente. Ti ho chiesto di venire qui per
sentire cosa avevo deciso. Se non avessi potuto convincerti, mi sono
detta, non sarei andata fino in fondo. Ma credo che sarei andata
avanti in ogni caso, non per arroganza, non perch avessi una certezza
assoluta nel mio modo di vedere ci che doveva essere fatto, ma per
amore del mio popolo e per il timore che se esso fosse perito la colpa
sarebbe stata mia. Abbiamo la possibilit di salvarci. Eowen ha
predetto nella sua visione che cos pu essere. Wren, venendo qui, ha
mostrato che questo il momento. Tutto ci che siamo e che mai saremo
in pericolo qualunque decisione prendiamo, ma preferisco correre il
rischio facendo qualcosa piuttosto che non facendo nulla. Gli Elfi
sopravvivranno, amico mio. Ne sono sicura. Gli Elfi riescono sempre
nelle loro imprese.
Li guard in faccia a uno a uno, con un sorriso radioso. Siete
d'accordo con me su questa proposta?
Allora si alzarono, uno alla volta, per primo Aurin Striate, poi
Triss, Gavilan, Eton Shart, e anche Barsimmon Oridio, dopo un attimo
di esitazione e, ovviamente, con qualche dubbio. Wren si alz in piedi
per ultima, talmente presa da ci che stava vedendo da dimenticare per
un momento che anche lei ne faceva parte.
La regina annu. Non avrei potuto sperare di avere amici migliori.
Voglio bene a tutti voi. Impugn lo Scettro mettendolo davanti a s.
Non dobbiamo perdere tempo. Un giorno per avvertire il nostro popolo,
prepararci, ed essere pronti a ci che ci aspetta. Andate a dormire,
ora. Il domani gi qui.
Poi volse loro le spalle e usc dalla sala. In silenzio, gli altri la
guardarono allontanarsi.
Appena fuori dalle porte dell'Alto Consiglio, Wren fissava
distrattamente degli squarci di cielo scintillanti, pieni di stelle,
pensando che a malapena ricordava la sua vita prima che iniziasse la
ricerca degli Elfi, quando Gavilan le si avvicin. Gli altri erano gi
andati via, tranne Garth, che indugiava appoggiato a un albero,
guardando verso la citt. Wren aveva cercato Eowen, sperando di
parlare con lei, ma la veggente era scomparsa. Ora si volt mentre
Gavilan si avvicinava, pensando di parlare invece con lui, di fargli
le domande alle quali era ansiosa di trovare una risposta.
Il sorriso aperto non si fece attendere. Piccola Wren le disse
salutandola ironico e con una punta di malinconia, vedi il nostro
futuro come lo vede Eowen Cerise?
Lei scosse la testa. Non sono sicura di volerlo vedere proprio ora.
Hmmm, s, forse hai ragione. Non promette di essere dolce e delicato
come questa notte, vero? Incroci le braccia e la guard negli occhi.
Che cosa vedremo quando saremo usciti da queste mura, me lo puoi
dire?LO non sono mai stato l fuori, lo sai?
Wren incresp le labbra. Demoni. "Vog", fuoco, cenere, e rocce di
lava finch non si arriva alle scogliere, quindi paludi e giungla, e
poi c' soprattutto "vog". Gavilan, non avresti dovuto accettare di
venire.
Egli rise. E tu invece? No, Wren, voglio morire da vero uomo, sapendo
cos' accaduto, non domandandomelo finch resto all'interno dello
scudo del magico Loden. Se mai funzioner. Chiss. Nessuno lo sa per
certo, neppure la regina. Forse lei la invocher e non succeder
nulla.
Ma tu non ci credi, per, non cos?
No. La magia funziona sempre per Ellenroh. Quasi sempre, almeno.
Stancamente lasci cadere le mani lungo i fianchi.
Parlami della magia, Gavilan chiese lei d'impulso. Cosa c' nella
magia che non funziona? Perch nessuno ne vuole mai parlare?
Gavilan infil le mani nelle tasche della giubba, quasi volesse
ripiegarsi su stesso. Sai, Wren, cosa penseranno gli Elfi se zia Ell
invocher la magia del Loden? Nessuno di loro era nato quando Arborlon
fu trasferita qui dalle Quattro Terre. Sono ormai in pochi a ricordare
come si viveva a Morrowindl quando era pulita e senza demoni. La citt
tutto ci che conoscono. Immagina come la prenderanno quando saranno
portati via dall'isola e ricondotti nelle Terre dell'Ovest. Immagina
come si sentiranno. Saranno terrorizzati.
Non detto azzard lei.
Egli sembr non sentirla. Quando ci accadr perderemo ogni nostra
conoscenza. La magia ci ha sostenuti per tutta la vita. La magia fa
tutto per noi. Pulisce l'aria, ci ripara dalle intemperie, riproduce
la ferTiili t dei nostri campi, alimenta le piante e gli animali della
foresta, e ci fornisce l'acqua. Cosa accadr se tutto ci andr
perduto?
Allora lei seppe la verit. Era terrorizzato. Non riusciva a concepire
la vita al di l della Chiglia, non immaginava che potesse esserci un
mondo senza demoni nel quale la natura forniva tutto ci per cui gli
Elfi dipendevano dalla magia.
Gavilan, andr tutto bene disse tranquilla. Quanto avete ora di
buono c'era gi anche prima. La magia vi fornisce solo ci che torner
a esistere se l'equilibrio naturale sar ristabilito. Ellenroh ha
ragione. Gli Elfi non si salveranno se rimangono su Morrowindl. Prima
o poi, la Chiglia ceder. E pu darsi che le Quattro Terre, a loro
volta, non possano salvarsi senza gli Elfi. Forse il destino delle
Razze collegato in qualche modo, proprio come sostiene Ellenroh.
Forse Allanon ha pensato a questo quando mi ha mandato a cercarvi.
Egli la fiss negli occhi. La paura era sparita, ma il suo sguardo era
intenso e turbato. Io conosco la magia, zia Ell crede che sia troppo
pericolosa, troppo imprevedibile. Ma io penso che ci sia un modo per
domarla.
Dimmi perch la teme? insistette Wren. Cosa le fa pensare che sia
pericolosa?
Gavilan esitava, e per un attimo sembr sul punto di rispondere. Poi
scosse la testa. No. Non posso dirtelo. Ho giurato di non farlo. Tu
sei un'Elfa, ma... E' meglio che tu non lo scopra mai, credimi. La
magia non ci che sembra. E' troppo...
Sollev le mani come se volesse allontanare l'argomento, con un gesto
impaziente. Poi, all'improvviso, il suo stato d'animo cambi, e
divenne allegro. Chiedimi qualcos'altro, e ti risponder. Chiedimi
qualunque cosa.
Wren incroci le braccia furibonda. Non intendo chiederti
nient'altro. Voglio sapere questo.
Gli occhi neri sembravano danzare. Gavilan si stava divertendo. Le si
avvicin tanto che quasi si toccavano. Sei proprio la figlia di
Alleyne, devo riconoscerlo. Decisa fino in fondo.
Dimmi, allora.
Non vuoi lasciar perdere?
Gavilan.
Sei cos presa dal desiderio di avere una risposta da non vedere
neppure ci che ti sta proprio davanti.
Lei esit, confusa.
Guardami le disse.
Si guardarono fissamente negli occhi, senza parlare, giudicandosi in
modi che trascendevano le parole. Wren poteva sentire il calore del
suo respiro e vedere il suo petto che si alzava e abbassava.
Dimmi ripet lei ostinata.
Sent le sue mani che salivano per prenderle le mani, il loro tocco
era delicato ma fermo. Poi il viso di Gavilan si chin sul suo, ed
egli la baci.
No sussurr, le rivolse un sorriso rapido, incerto, e scomparve
nella notte.
13.
A mezzogiorno dell'indomani ad Arborlon tutti sapevano che Ellenroh
Elessedil aveva deciso di invocare il potere del Loden e riportare la
loro citt natale nelle Terre dell'Ovest. La regina aveva dato
disposizioni di primo mattino, inviando messaggeri speciali ai quattro
angoli del regno assediato: Barsimmon Oridio agli ufficiali e ai
soldati dell'esercito, Triss ai Cacciatori Elfi e alla Guardia
Nazionale, Eton Shart agli altri componenti dell'Alto Consiglio e da
l ai funzionari che esercitavano i loro compiti negli uffici
amministrativi del governo, e infine Gavilan alla zona del mercato per
radunare gli esponenti del mondo economico cittadino e degli
agricoltori. Quando Wren usc a fare un giro per la citt, dopo
essersi alzata, vestita, e aver fatto colazione, non si parlava
d'altro.
La reazione degli Elfi le parve straordinaria. Non c'era traccia di
panico, nessun senso di disperazione, n minacce o accuse contro la
regina per la decisione che aveva preso. Vi era incertezza,
ovviamente, e una sana dose di dubbio. Nessun Elfo era ancora nato
quando Arborlon era stata trasferita dalle Terre dell'Ovest, e se
tutti avevano sentito raccontare la storia della migrazione a
Morrowindl, pochi avevano pensato all'eventualit di emigrare di
nuovo. Perfino con la citt accerchiata dai demoni e la vita
profondamente cambiata rispetto all'epoca del padre di Ellenroh, la
preoccupazione per il futuro non prevedeva mai l'eventualit di
ricorrere alla magia del Loden. Quindi la gente parlava della partenza
come se l'idea fosse completamente nuova, una prospettiva concepita di
recente, e nella maggior parte dei casi le conversazioni che Wren pot
ascoltare davano per scontato che era la soluzione migliore che
Ellenroh Elessedil potesse trovare, e quindi sicuramente quella
giusta. Il fatto che accettassero con tanta facilit la proposta era
un tributo alla fiducia che riponevano nella loro regina, soprattutto
considerando che si trattava di una proposta cos drastica.
Che bello poter uscire di nuovo dalla citt dicevano alcuni. Siamo
chiusi dentro le mura da troppo tempo.
Andare per le strade e vedere il mondo dicevano altri. Mi piace la
mia casa, per mi manca ci che ne sta fuori.
Da pi parti si faceva riferimento alla vita senza la costante
minaccia dei demoni, a un mondo in cui gli esseri scuri fossero solo
un ricordo e i giovani potessero crescere senza dover accettare che la
Chiglia era tutto ci che consentiva loro di sopravvivere e che al di
l di essa non poteva esserci nessun genere di esistenza . Alcuni
erano preoccupati di come potesse funzionare la magia, o dubitavano
addirittura che funzionasse, ma la maggior parte si accontentava
dell'assicurazione della regina che durante il viaggio la vita
all'interno della citt sarebbe continuata come sempre, la magia li
avrebbe protetti e isolati da ci che poteva accadere all'esterno, e
tutto sarebbe stato come prima tranne che al posto della Chiglia ci
sarebbe stata un'oscurit che nessuno avrebbe potuto superare finch
la magia del Loden non fosse stata revocata.
Nella piazza del mercato Wren s'imbatt in Aurin Striate. Il Gufo era
in piedi dall'alba per mettere assieme le vettovaglie che sarebbero
servite al gruppo dei nove durante il viaggio dalle pendici del
Killeshan alle spiagge. Il suo compito era reso difficile
principalmente dalla decisione della regina che essi avrebbero dovuto
prendere solo ci che potevano portare sulle spalle e che passare
inosservati e veloci sarebbe stato molto utile nei loro tentativi di
evitare i demoni.
La magia, secondo me, funziona in questo modo spieg mentre
rientravano verso il palazzo. Quando viene invocata, si verifica un
fenomeno di avvolgimento e di trasporto. Una volta in funzione, essa
protegge da intrusioni esterne, come una conchiglia. Allo stesso
tempo, ti trasporta in un altro luogo - citt e tutto - e ti tiene l
finch l'incanto non cessa. C' una sorta di sospensione del tempo. In
quel modo non ti accorgi di nulla di quanto accade durante il viaggio;
non hai il minimo senso del movimento.
Cos tutto funziona come prima? domand Wren cercando di immaginare
come potesse accadere.
Esattamente. Non ci sono n il giorno n la notte, ma solo una luce
grigia come se il cielo fosse rannuvolato, mi dice la regina. Ci sono
l'aria e l'acqua e ogni cosa di cui si ha bisogno per sopravvivere,
tutto accuratamente avvolto in questa specie di bozzolo.
E che accade quando si arriva a destinazione?
La regina revoca la magia del Loden, e la citt viene ripristinata.
Gli occhi di Wren andarono alla ricerca di quelli del Gufo.
Supponendo, naturalmente, che quanto stato detto a Ellenroh sulla
magia sia la verit.
Il Gufo sospir. Cos giovane e cos scettica. Scosse la testa. E
se non lo , cosa importa? Siamo intrappolati su Morrowindl senza
speranza, non vero? Alcuni potrebbero salvarsi sfuggendo ai demoni,
ma la maggior parte morirebbe. Dobbiamo credere che la magia ci
salver, perch essa tutto ci che ci resta.
Quando furono vicini ai cancelli del palazzo si allontan, lasciandolo
procedere con lo sguardo stanco e le spalle curve, la sua ombra
sottile e arruffata che si disegnava sulla terra, uno specchio di se
stesso. Le piaceva Aurin Striate. Era rassicurante e alla mano come
gli abiti vecchi. Si fidava di lui. Se c'era qualcuno che poteva
assisterli nel viaggio che li aspettava, questi era il Gufo.
Si allontan dal palazzo e vag distratta verso i Giardini della Vita.
Quando si era alzata non aveva cercato Garth, uscendo invece dalla sua
stanza per rintracciare la regina. Ma Ellenroh era risultata ormai
introvabile e cos aveva deciso di fare un giro in citt. Ora, finita
la passeggiata, si accorse che preferiva ancora stare da sola. Lasci
vagare i suoi pensieri mentre entrava nei Giardini deserti, salendo
lungo il lieve pendio che portava all'Eterea, e i suoi pensieri, come
era accaduto dal momento che si era svegliata, gravitavano
ostinatamente attorno a Gavilan Elessedil. Si ferm un attimo,
richiamandone l'immagine alla mente. Quando chiudeva gli occhi aveva
l'impressione che la baciasse. Fece un respiro profondo. Era stata
baciata solo una o due volte in vita sua - sempre troppo impegnata
nell'addestramento, distante e inavvicinabile, presa da altre cose,
per occuparsi dei ragazzi. Non aveva avuto il tempo per le relazioni
affettive. Non le interessavano. All'improvviso se ne chiese il
motivo. Ma sapeva che qualunque interrogativo su se stessa era
destinato a non trovare risposta.
Riapr gli occhi e riprese a camminare.
Quando raggiunse l'Eterea, la studi per un attimo prima di sedersi
alla sua ombra. Gavilan Elessedil. Le piaceva. Forse troppo. Sembrava
un fatto istintivo, e lei non si fidava dell'inattesa intensit dei
suoi sentimenti. Lo conosceva appena, e gi pensava a lui pi del
dovuto. L'aveva baciata, e lei ne era stata contenta. Ma la faceva
arrabbiare il fatto che le nascondesse quanto sapeva sulla magia e sui
demoni, una verit che rifiutava di dividere con lei, un segreto che
tanti Elfi proteggevano - Ellenroh, Eowen, e il Gufo tra gli altri. Ma
era ancora pi seccata della reticenza di Gavilan perch le si era
presentato proclamandosi suo amico, aveva promesso di rispondere alle
sue domande, l'aveva baciata, e lei lo aveva lasciato fare, e tuttavia
non aveva mantenuto la parola. Era indignata dentro di s per il
tradimento, ma non vedeva l'ora di perdonarlo, di trovare delle scuse
a suo favore, e di dargli l'opportunit di parlargliene a suo tempo.
Ma con Gavilan era andata diversamente da come era andata con sua
nonna? si chiese all'improvviso. Non aveva fatto lo stesso
ragionamento per entrambi?
Forse i suoi sentimenti nei confronti di ciascuno di loro non erano
poi cos diversi.
L'idea la turbava pi di quanto volesse ammettere, e si affrett a
scacciarla via.
All'interno dei Giardini c'era ancora calma, in mezzo agli alberi e
alle distese di fiori, si stava freschi e riparati sotto il manto di
seta dell'Eterea. Lasci che i suoi occhi vagassero attraverso la
coltre di colori costituita dai Giardini, studiando il modo in cui
essi segnavano la terra come pennellate, alcune brevi e larghe, altre
sotTiili e curve, margini di luminosit che brillavano nella luce. In
alto, il sole scintillava in un cielo blu senza una nuvola, l'aria era
calda e aveva un dolce profumo. La inspir lentamente, attentamente,
assaporandola, sapendo mentre lo faceva che non ci sarebbe stata pi
dopo quella notte, che quando la magia del Loden fosse stata invocata
lei sarebbe stata gettata di nuovo allo sbaraglio nella selvaggia e
oscura solitudine di Morrowindl. Per un po' era riuscita a dimenticare
l'orrore che c'era fuori dalla Chiglia, a tenere lontano il ricordo
della puzza di zolfo, le crepe nella crosta di lava dalle quali
fuoriusciva il vapore, il calore soffocante del Killeshan che sorgeva
dalla terra, l'oscurit e il "vog", gli stridii e i grugniti dei
demoni all'inseguimento. Rabbrivid e si strinse le braccia attorno al
corpo. Non voleva tornare in quell'inferno. Lo sentiva in attesa come
se fosse un essere vivente, accovacciato pazientemente, deciso a
ghermirla, sicuro che ci sarebbe andata.
Chiuse di nuovo gli occhi e attese che le sgradevoli sensazioni si
placassero, raccogliendo un po' alla volta la sua determinazione,
calmandosi, dicendosi che non sarebbe stata sola, che ci sarebbero
stati gli altri con lei, che si sarebbero protetti a vicenda, che il
viaggio dalle montagne sarebbe stato compiuto in fretta e poi
sarebbero stati in salvo. Si era arrampicata indenne fino ad Arborlon,
no? Sicuramente poteva tornare gi di nuovo.
Eppure i suoi dubbi persistevano, producendo sussurri di avvertimento
che echeggiavano quanto le aveva detto l'Addershag a Grimpen Ward
mettendola sull'avviso. "Attenta, ragazza Elfa. Vedo il pericolo
davanti a te, tempi difficili, tradimenti e male oltre ogni
immaginazione.
Non fidarti di nessuno".
Ma se avesse fatto come le aveva suggerito l'Addershag, se avesse
seguito solo il suo parere e non avesse dato retta a nessun altro,
sarebbe stata paralizzata. Sarebbe stata tagliata fuori da tutti e non
credeva che avrebbe potuto sopravvivere a tanto.
Quanta parte del suo futuro aveva visto l'Addershag? si chiese
perplessa. Quanto non era riuscita a rivelare?
Si alz, diede un'ultima occhiata all'Eterea, e si allontan. Discese
lentamente lungo i Giardini della Vita, rubando a mano a mano che
camminava esili ricordi della sensazione di benessere e di sicurezza,
di luminosit e di calore che davano, e mettendoli da parte per il
momento in cui ne avesse avuto bisogno, quando sarebbe stata sola,
circondata ovunque dalle tenebre. Voleva credere che non sarebbe
andata cos. Si augurava che l'Addershag si fosse sbagliata.
Ma sapeva di non poter esserne certa.
Garth la raggiunse poco dopo e rimasero insieme per il resto della
giornata. Parlarono a lungo di ci che li attendeva, elencando i
pericoli che avevano gi incontrato e discutendo di ci che ci sarebbe
voluto per affrontare il viaggio di ritorno attraverso l'inferno che
li aspettava. Garth sembrava rilassato e fiducioso, ma del resto lui
era sempre cos. Rimasero d'accordo che qualunque cosa fosse accaduta,
sarebbero stati sempre molto vicini l'uno all'altra.
Vide Gavilan solo una volta e solo per un attimo. Fu lo stesso
pomeriggio sul tardi, mentre lui lasciava il palazzo per adempiere a
un ennesimo incarico, che lei lo incontr sul prato. Egli le sorrise e
la salut con un cenno della mano come se tutto fosse normale, come se
il mondo intero fosse a posto, e, malgrado l'irritazione che
quell'atteggiamento le provocava, non pot fare a meno di sorridergli
e salutarlo a sua volta. Avrebbe voluto parlargli se ci fosse
riuscita, ma c'era Garth, nonch molti compagni di Gavilan, e non fu
possibile. In seguito non lo rivide, sebbene si desse da fare per
cercarlo. Mentre si avvicinava il crepuscolo si trov di nuovo tutta
sola nella sua stanza, a guardare fuori dalla finestra la luce che si
affievoliva, pensando che avrebbe dovuto fare qualcosa, sentendosi
come presa in trappola e domandandosi se doveva lottare per liberarsi.
Garth era di nuovo appartato nella stanza accanto, e lei stava per
andare in cerca della sua compagnia quando la porta si apr e apparve
la regina.
Nonna disse contenta, non riuscendo a nascondere del tutto il
sollievo nella sua voce.
Ellenroh attravers la stanza senza dire una parola, la prese tra le
braccia e la strinse forte. Wren sussurr, e le sue braccia si
serrarono come nel timore che la nipote potesse sparire.
Alla fine si scost, sorrise dopo che sul volto le era passata una
momentanea maschera di tristezza, prese la mano di Wren e la condusse
al letto dove si sedettero entrambe. Che vergogna, ti ho ignorata
tutto il giorno. Ti chiedo scusa. Ogni volta che mi voltavo mi pareva
di ricordare qualcos'altro di urgente, qualche piccola incombenza
dimenticata e che doveva essere portata a termine prima di stanotte.
Fece una pausa. Mi dispiace di averti coinvolta in questa faccenda. I
problemi che ci siamo creati da soli non dovrebbero essere anche i
tuoi. Ma non c' niente da fare. Ho bisogno di te, figliola. Mi
perdoni?
Lei scosse la testa, confusa. Non c' nulla da perdonare, nonna.
Quando decisi di portarvi il messaggio di Allanon scelsi di
impegnarmi. Sapevo che se avevate bisogno di quel messaggio io sarei
dovuta venire con voi. Non ho mai pensato che potesse essere
diversamente.
Wren, mi dai una grande speranza. Vorrei che Alleyne fosse qui per
vederti. Ne sarebbe orgogliosa. Tu hai la sua forza e la sua
determinazione. La fronte liscia si corrug. Mi manca tanto. E'
scomparsa molto tempo fa, eppure sembra che sia andata via solo per un
momento. Talvolta mi scopro a cercarla perfino adesso.
Nonna disse Wren con calma, aspettando che la guardasse negli occhi,
parlami della magia. Cos' che tu, Gavilan, Eowen, il Gufo e tutti
gli altri sanno e io non so? Perch spaventa tutti a tal punto?
Per un attimo Ellenroh Elessedil non rispose, lo sguardo divenne duro,
il corpo si irrigid. In quell'istante Wren pot vedere la ferrea
risoluzione a cui sua nonna poteva fare appello quando ne aveva
bisogno, un'espressione che smentiva il volto giovanile e il corpo
slanciato. Tra loro cadde il silenzio. Wren tenne fermo lo sguardo,
rifiutandosi di rivolgerlo altrove, decisa a porre fine ai segreti tra
loro.
Il sorriso della regina giunse inaspettato e colmo di amarezza. Come
ho detto, assomigli ad Alleyne. Lasci andare le mani di Wren come se
volesse fissare un confine tra di loro. Ci sono cose che vorrei dirti
ma non posso. Non ancora, in ogni caso. Ho le mie buone ragioni, te lo
garantisco, e tu devi credermi. Perci ti dir quello che posso, e la
cosa deve fermarsi l.
Sospir e lasci che l'amarezza del suo sorriso svanisse. La magia
imprevedibile, Wren. Cos era agli inizi, cos tuttora. Lo sai anche
tu dai racconti della Spada di Shannara e delle Pietre Magiche che la
magia non costante, che non fa sempre ci che ci si attende, che si
rivela in modi sorprendenti, e che si evolve col passare del tempo e
con l'uso. E' una verit che sembra sfuggirci di continuo, che
dobbiamo imparare di nuovo costantemente. Quando gli Elfi sono venuti
a Morrowindl, hanno deciso di riesumare la magia, di riscoprire i suoi
vecchi modi di agire, e di modellare se stessi sull'esempio dei loro
antenati. Il problema, naturalmente, era che il modello si era rotto
da tanto tempo e nessuno ne aveva conservato i piani. Il recupero
della magia fu compiuto con pi facilit del previsto, ma il suo
dominio quando la si ebbe in mano fu ancora una volta qualcosa di
nuovo. Furono fatti dei tentativi; molti fallirono. Nel corso di quei
tentativi, vennero alla luce i demoni. Fu una cosa involontria e
sfortunata, ma comunque avvenne. Una volta che essi furono qui non ci
fu modo di liberarsene. Prosperarono e si riprodussero e nonostante
tutti gli sforzi per eliminarli, sono sopravvissuti.
Scosse la testa come se vedesse tutti quegli sforzi sfilare davanti
agli occhi. Vorresti chiedermi perch non possono essere rispediti
nel luogo dal quale provengono, qualunque esso sia, non cos? Ma la
magia non funziona in quel modo; non permette una soluzione facile.
Gavilan, tra gli altri, crede che un'ulteriore sperimentazione con la
magia produrr migliori risultati, che attraverso una serie di
tentativi ed errori giungeremo finalmente a trovare il modo di
sconfiggere i mostri.LO non sono d'accordo.LO capisco la magia
perch l'ho usata e so quanto ampio il suo potere. Ho paura di ci
che pu fare. Non ci sono limiti, veramente. Ci fa apparire piccoli in
quanto creature mortali; priva delle inibizioni della nostra
umanit. E' pi grande di noi; sopravvivr anche dopo che tutti noi
saremo morti da un pezzo. Non ho fiducia in essa oltre quanto stato
raccolto qua e l dall'esperienza ed richiesto dalla necessit.
Credo che se continuiamo a fare esperimenti, se continuiamo a ritenere
che la soluzione dei nostri problemi stia in ci che essa pu fare,
qualche nuovo orrore si far strada per entrare nelle nostre vite e
arriveremo al punto da desiderare che i demoni siano tutto ci con cui
dobbiamo avere a che fare.
E le Pietre Magiche? chiese Wren sommessa.
Ellenroh annu, sorrise, e guard lontano. S, che dire delle Pietre
Magiche? Che dire della loro magia? Sappiamo cosa pu fare; ne abbiamo
visto i risultati. Quando il sangue Elfo viene a mancare, quando non
abbastanza forte come successo nel caso di Wil Ohmsford, crea
risultati imprevisti. La canzone del desiderio. Buono e cattivo, al
tempo stesso. Torn a guardare Wren. Ma la magia delle Pietre
Magiche nota ed contenuta. Nessuno crede o propone che potrebbe
essere trasformata per un altro uso. Neppure il Loden. Abbiamo una
certa conoscenza di queste magie e le useremo perch dobbiamo farlo se
vogliamo cavarcela. Ma c' una magia ancora pi grande che aspetta di
essere scoperta - la magia che vive sotto terra, che si pu trovare
nell'aria, e che grida a gran voce di essere riconosciuta. Quella la
magia che Gavilan vorrebbe riunire. E' la stessa che il Druido
chiamato Brona cerc di dominare pi di mille anni fa, quella che lo
convinse a diventare Signore Stregone e poi lo annient.
Wren comprese il timore che sua nonna aveva della magia, pot vedere i
pericoli come li vedeva lei, e pot condividere con lei, al pari di
nessun altro, la sensazione suscitata dall'invocare la magia - nelle
Pietre Magiche come nel Loden - un potere che poteva sopraffare,
poteva sovvertire, e poteva assorbire l'individuo fino a perderlo.
Hai detto che vuoi che gli Elfi tornino a vivere come prima che
riesumassero la magia disse, ripensando alla notte precedente, quando
Ellenroh si era rivolta all'Alto Consiglio. Ma pu accadere? Non pu
darsi che qualche Elfo la ritrovi senza difficolt, magari in un altro
modo?
No. All'improvviso lo sguardo di Ellenroh divenne remoto. Non pi.
Mai pi.
Stava tralasciando qualcosa. Wren se ne accorse immediatamente, come
pure si rese conto che era qualcosa di cui Ellenroh non voleva
discutere. E la magia che hai gi evocato, quella che protegge la
citt?
Scomparir non appena partiremo, tranne quella necessaria a far
funzionare il Loden e a trasportare gli Elfi e Arborlon di nuovo nelle
Terre dell'Ovest. Tranne quella.
E le Pietre Magiche?
La regina sorrise. Non ci sono assoluti, Wren. Esse sono state con
noi per tanto tempo.
Potrei gettarle via quando saremo in salvo.
Certo, potresti... se decidessi di farlo. Wren sent che qualcosa di
non detto passava tra loro, ma non pot individuarne il significato.
La magia del Loden far davvero quello che credi, nonna? Porter gli
Elfi in salvo fuori da Morrowindl?
Il viso della regina si abbass per un momento, attraversato da un
dubbio e da qualcosa di pi. Oh, la magia c', di sicuro. L'ho
sentit quando usavo lo scettro. Mi stato raccontato il suo segreto
e so che la verit. Il viso si alz bruscamente. Ma siamo noi,
Wren, che dobbiamo provvedere al trasporto. Siamo noi che dobbiamo
fare in modo che coloro i quali sono stati raccolti dall'incantesimo
del Loden - il nostro popolo - siano riportati nel mondo, che sia data
loro una nuova possibilit di vita. Le nostre vite, e in definitiva le
vite di tutti coloro che dipendono da noi, sono per sempre sotto la
nostra responsabilit. La magia soltanto uno strumento. Capisci?
Wren annu tristemente. Far tutto quello che potr rispose
sommessa. Ma ti dico fin d'ora che mi auguro che la magia sia morta e
finita, tutta quanta, fino all'ultimo frammento, dagli Ombrati ai
demoni, al Loden alle Pietre Magiche. Li voglio vedere tutti
distrutti.
La regina si alz. E se cos fosse, cosa ne prenderebbe il posto? Le
scienze del vecchio mondo, tornato in vita? Un potere ancora pi
grande? Ci sar sempre qualcosa, sai. Ci sar sempre qualcosa.
Si curv verso Wren e la face alzare. Adesso chiama Garth e vieni a
cena con me. E sorridi. Comunque vadano le cose, ci siamo ritrovate.
Sono molto felice che tu sia qui.
Abbracci forte la nipote un'altra volta, tenendola stretta a s. Wren
la ricambi e disse: Anch'io sono contenta, nonna.
Quella notte tutti i membri della cerchia pi ristretta dell'Alto
Consiglio erano a cena in attesa - Eton Shart, Barsimmon Oridio, Aurin
Striate, Triss, Gavilan, la regina, insieme a Wren, Garth, ed Eowen
Cerise - tutti quelli che erano presenti quando era stata presa la
decisione di invocare la forza del Loden e abbandonare Morrowindl.
C'erano anche Cort e Dal, di guardia fuori dalla porta, che impedivano
a chiunque di entrare, compreso il personale di servizio dopo che il
cibo era stato portato in tavola. Tranquillamente appartati, coloro
che si erano riuniti discutevano le misure da prendere il giorno
successivo. La conversazione era animata e verteva sui problemi di
equipaggiamento, sui rifornimenti, mentre le proposte di rotte da
seguire erano gli argomenti dominanti. Ellenroh, dopo essersi
consultata con il Gufo, aveva deciso che il momento migliore per
tentare la fuga sarebbe stato appena prima dell'alba, quando i demoni
erano stanchi dei vagabondaggi notturni in cerca di prede e ansiosi di
dormire e c'era tutta una giornata di luce per viaggiare. La notte era
il momento pi pericoloso per trovarsi fuori, perch allora i demoni
erano sempre a caccia. Alla spedizione dei nove sarebbe occorsa un po'
pi di una settimana per raggiungere la spiaggia, posto che tutto
fosse filato liscio. Se qualcuno di loro nutriva dubbi in proposito,
quanto meno decise di non manifestarli.
Gavilan era seduto di fronte a Wren, un posto lontano, e le sorrideva
spesso. Lei era conscia della sua attenzione e gliene dava atto
educatamente, tuttavia rivolgeva la parola alla nonna, al Gufo e a
Garth. Mangi qualcosa, ma pi tardi non riusc a ricordare che cosa,
ascoltando i discorsi degli altri, lanciando frequenti occhiate a
Gavilan come se cos potesse in qualche modo spiegarsi il mistero
della sua attrazione, e pensando distrattamente a ci che la regina le
aveva detto prima.
O, per essere pi precisi, a ci che non le aveva detto.
Le rivelazioni di Ellenroh, a un esame pi attento, risultavano cose
dette e risapute. Era assolutamente giusto dire che la magia era stata
recuperata; ma da dove? Era bello ammettere che il recupero aveva in
qualche modo scatenato l'apparizione dei demoni che li assediavano; ma
di cosa era fatta la magia che li aveva liberati? E da dove? Wren non
aveva ancora sentito dire una sola parola su ci che non aveva
funzionato nell'uso della magia o perch non c'era una magia capace di
rimediare all'errore commesso. La nonna le aveva fornito solo un
abbozzo senza chiaroscuro, senza colori, e senza uno sfondo di nessun
genere. Era sufficiente solo a met.
Eppure Ellenroh aveva insistito nel dire che doveva bastare.
Wren stava seduta con i suoi pensieri che le ronzavano in testa come
zanzare. La conversazione si svolgeva accalorata attorno a lei con le
facce che si volgevano da questa o da quella parte, mentre all'esterno
la luce andava spegnendosi a mano a mano che calavano le tenebre, e il
tempo scorreva con i suoi passi silenziosi, una ritirata dal passato,
un furtivo avvicinarsi a un futuro che avrebbe potuto cambiare per
sempre la loro sorte. Si sentiva staccata da tutto ci che la
circondava, quasi fosse stata portata l del tutto inaspettatamente,
come un'ospite non invitata, una ficcanaso nella vita di coloro che le
stavano attorno. Anche la presenza familiare di Garth non riusciva a
confortarla, e gli rivolgeva poco la parola.
Terminata la cena, and direttamente nella sua stanza a dormire, si
tolse i vestiti, s'infil sotto le coperte, e rimase al buio, in
attesa che le cose cambiassero di nuovo. Non succedeva. Il respiro
divenne pi lento, i pensieri si dispersero, e alla fine fu colta dal
sonno.
Tuttavia, si svegli e si vest prima di sentire il rumore di qualcuno
che veniva a bussare alla porta per chiamarla. Gavilan era l fuori,
in tenuta grigia da caccia e con le armi assicurate alla cintura.
Senza il familiare, ampio sorriso sembrava tutta un'altra persona.
Ho pensato che forse ti sarebbe piaciuto fare una passeggiata fino
gi alle mura con me disse semplicemente.
Il sorriso di Wren in risposta riport una traccia di quello di lui.
D'accordo gli disse.
Seguiti da Garth, uscirono dal palazzo e passarono per le strade buie
e deserte della citt. Wren aveva pensato che la gente sarebbe stata
sveglia e vigile, ansiosa di vedere cosa sarebbe accaduto quando fosse
stata invocata la magia del Loden. Ma le case degli Elfi erano buie e
silenziose, e coloro che guardavano si tenevano nell'ombra. Forse
Ellenroh non aveva detto quando sarebbe avvenuta la trasformazione,
pens. Si accorse che qualcuno li seguiva e diede un'occhiata indietro
per scoprire Cort a una decina di passi di distanza. Triss doveva
averlo inviato per essere sicuro che raggiungessero in tempo il punto
fissato per l'incontro. Triss sarebbe stato con la regina o ci sarebbe
stata Eowen Cerise, o Aurin Striate, oppure Dal. Tutti stavano
recandosi gi alla Chiglia, alla porta che immetteva nella desolazione
esterna, nell'arida e terribile desolazione che dovevano attraversare
per sopravvivere.
Arrivarono senza intoppi, il buio era ancora totale, la luce dell'alba
nascosta dietro l'orizzonte. Erano tutti riuniti - la regina, Eowen,
il Gufo, Triss, Dal - e ora loro quattro. Nove in tutto, riflett
Wren, all'improvviso consapevole di quanto pochi fossero e di quanto
dipendesse da loro. Si scambiarono abbracci e strette di mano e
furtive parole di incoraggiamento, un pugno di ombre che sussurravano
nella notte. Erano tutti in tenuta da caccia: indumenti comodi e
resistenti, una buona protezione contro le intemperie e, in minima
parte, contro i pericoli che li aspettavano fuori. Erano tutti armati,
tranne Eowen e la regina. Ellenroh portava lo Scettro, il legno scuro
luccicava debolmente, il Loden era un prisma di colori che scintillava
e brillava anche nel buio quasi totale. In cima alla Chiglia, la magia
era un bagliore continuo che illuminava gli spalti e saliva in
direzione del cielo. I Cacciatori Elfi pattugliavano le mura a gruppi
di sei, e le sentinelle stavano di guardia nelle loro torri.
Dall'esterno, i grugniti e i sibili dei demoni giungevano sporadici e
lontani.
Gli faremo una bella sorpresa prima che finisca la notte, no?
sussurr Gavilan all'orecchio di Wren, con un sorriso impacciato.
Purch alla fine siano loro a rimanere sorpresi gli rispose lei.
Scorse Aurin Striate accanto alla porta che conduceva nelle gallerie e
si mosse per mettersi vicino a lui. Il suo corpo scarno si spost nel
buio. Guard verso di lei e le fece un cenno con la testa.
Occhi e orecchi tesi, Wren?
Penso di s.
Le Pietre Magiche sono a portata di mano?
Lei strinse le labbra. Le Pietre Magiche erano in un nuovo sacchetto
di pelle appeso al collo - ne sentiva il peso contro il petto. Era
riuscita a non pensarci fino a quel momento. Credi che ne avr
bisogno?
Egli scroll le spalle. L'altra volta ne hai avuto.
Lei rimase in silenzio un attimo, riflettendo sulla prospettiva.
Chiss perch aveva pensato di poter fuggire da Morrowindl senza dover
ricorrere di nuovo alla magia.
Sembra abbastanza tranquillo l fuori azzard piena di speranza.
Egli annu, la sua figura sottile si stagliava contro la roccia. Non
ci stanno aspettando. Abbiamo buone probabilit.
Lei si accost alla parete accanto a lui, le loro spalle si toccavano.
Quante probabilit abbiamo, Gufo?
Egli rise silenzioso. Cosa importa? E' l'unica possibilit che
abbiamo.
Barsimmon Oridio spunt all'improvviso dal buio, and direttamente
dalla regina, parl con lei sottovoce per pochi minuti, e poi
scomparve di nuovo. Aveva un aspetto stanco e smarrito, ma c'era
determinazione nel suo passo.
Quanto tempo sei stato l fuori? chiese Wren al Gufo, senza
guardarlo. Fuori con loro.
Ci fu un attimo di esitazione. Egli capiva cosa lei intendeva. La
guard fisso negli occhi. Non so pi.
Quello che vorrei sapere, credo, come sei riuscito a farcela.LO ci
riesco a malapena solo questa volta, sapendo quanto ci aspetta. Si
interruppe. Voglio dire, posso farcela perch l'unica possibilit,
e non dovr farlo di nuovo. Ma tu dovevi scegliere ogni volta. Devi
averci pensato di tanto in tanto. E ti deve essere capitato di non
voler andarci.
Wren. Lei si volse quando la chiam per nome e lo guard in faccia.
Lascia che ti dica qualcosa che non hai ancora imparato, qualcosa che
s'impara solo dopo avere vissuto un po'. Quando si diventa vecchi, ci
si accorge che la vita comincia a consumarci. Non importa chi sei o
cosa fai, succede. L'esperienza, il tempo, gli avvenimenti - tutto
cospira contro di te per sottrarti le tue energie, per erodere la tua
fiducia, per farti mettere in discussione cose alle quali non avresti
pensato due volte quando eri giovane. Succede gradualmente, una
sbavatura di cui all'inizio non ti accorgi neppure, e poi un bel
giorno fatta. Ti svegli e ti accorgi che non hai pi l'entusiasmo di
una volta.
Fece un vago sorriso. A quel punto hai davanti a te due scelte. Puoi
arrenderti a quello che provi, e metterti l'animo in pace, oppure puoi
lottare. Puoi accettare di essere costretto ogni giorno a far buon
viso a cattiva sorte, a ripeterti che non ti importa quello che provi,
che non ti importa quello che ti pu accadere perch prima o poi
comunque deve accadere, che farai ci che devi perch altrimenti sei
sconfitto e la vita non ha pi alcun senso davvero. Quando riesci a
fare cos, piccola Wren, quando riesci ad accettare il senso di
stanchezza e di incertezza, allora puoi fare qualunque cosa. Come ho
fatto a continuare a uscire una notte dopo l'altra? Mi sono solo detto
che tutto ci non aveva una grande importanza - che quelli che stavano
dentro la citt contavano di pi. Sai cosa ti dico? Non poi cos
difficile. Devi solo farti passare la paura.
Lei ci pens su un minuto e poi annu dicendo: Penso che in realt le
cose non siano cos facili come le fai sembrare.
Il Gufo si stacc dal muro. Credi? chiese. Poi sorrise di nuovo e si
allontan.
Wren torn sui suoi passi per avvicinarsi a Garth. Il gigante Rover
indic i bastioni della Chiglia. I Cacciatori Elfi stavano calandosi
gi dalle mura - figure silenziose e furtive che si allontanavano
dalla luce e scendevano nell'ombra. Wren lanci un'occhiata verso est
e scorse la prima lieve sfumatura dell'alba delinearsi contro
l'oscurit.
E' ora disse all'improvviso Ellenroh, e li fece avanzare verso il
muro.
Si mossero rapidi, Aurin Striate in testa, spalancando la porta che
conduceva nelle gallerie, arrestandosi all'entrata per guardare
indietro verso la regina. Ellenroh si era allontanata dal muro e aveva
raggiunto la testa del ponte, fermandosi poco prima di raggiungere la
rampa di accesso per conficcare fermamente in terra l'estremit dello
Scettro. Da un punto imprecisato all'interno di Arborlon si sent una
campana suonare, un segnale, e i pochi Cacciatori Elfi rimasti in cima
alla Chiglia scivolarono via in tutta fretta. Nel giro di pochi
secondi, il muro era deserto.
Ellenroh Elessedil lanci uno sguardo indietro verso gli otto che
stavano in attesa, poi si volse verso la citt. Strinse le mani
attorno all'asta levigata dello Scettro, e abbass la testa.
Immediatamente il Loden cominci a illuminarsi. La luminosit aument
rapida fino a diventare bianchissima, abbagliando tutto finch la
regina ne fu avvolta. La luce continu a diffondersi in modo uniforme,
innalzandosi contro l'oscurit, riempiendo lo spazio all'interno delle
mura fino a quando tutta Arborlon fu illuminata a giorno. Wren cerc
di guardare quello che stava accadendo, ma l'intensit della luce
aument a tal punto da accecarla, costringendola a volgere gli occhi
altrove. Il fuoco incandescente inond i parapetti della Chiglia e
cominci ad agitarsi. Wren pot sentire che ci stava accadendo pi di
quanto potesse vederlo, dovendo tenere gli occhi chiusi. All'esterno,
i demoni cominciarono a urlare. Ci fu una folata di vento proveniente
da non si sa dove e che aument fino a diventare un ululato. Wren
cadde in ginocchio, sentendo il forte braccio di Garth cingerle le
spalle e udendo la voce di Gavilan che la chiamava. Nella sua mente si
formarono delle immagini, scatenate dall'invocazione di Ellenroh,
selvagge e bizzarre visioni di un mondo nel caos. La magia le stava
passando davanti, un fruscio di dita che sussurravano e cantavano.
Fin in un urlo, un suono che nessuna voce avrebbe potuto produrre, e
poi la luce spar, rientrando nel buio come una frustata, ritirandosi
come se fosse stata risucchiata in un vortice. Wren sbarr gli occhi,
inseguendo il movimento, cercando di vedere. Fece appena in tempo a
coglierne l'ultimo guizzo che spariva nella scintillante sfera del
Loden. Un battito di ciglia, ed era scomparsa.
Era scomparsa anche la citt - la gente, gli edifici, le strade e i
marciapiedi, i giardini e i prati, gli alberi - tutto ci che era
racchiuso da un muro all'altro dentro la Chiglia, scomparve. Non
rimase altro che un cratere poco profondo nella terra, come se una
mano gigantesca avesse raccolto Arborlon e l'avesse fatta sparire per
incanto.
Ellenroh Elessedil era sola ai margini di ci che un tempo era stato
il fossato e che ora era il bordo del cratere, appoggiata pesantemente
allo Scettro, svuotata di tutte le sue energie. Sopra di lei, il Loden
era un prisma multicolore. La regina si agit, cerc di muoversi e si
sent mancare, inciamp e cadde sulle ginocchia. Triss si precipit
verso di lei, la sollev come se fosse un bambino esausto e torn
indietro. Fu allora che Wren si rese conto che anche la magia che
aveva protetto la Chiglia era sparita, proprio come Ellenroh aveva
preannunciato, la sua luce era svanit completamente. In alto, il
cielo era avvolto da una foschia di "vog" e il sorgere del sole era
solo un fosco chiarore del cielo a oriente, capace appena di penetrare
l'oscurit della notte. Wren respir e si accorse che sentiva di nuovo
la puzza di zolfo. Tutto ci che era esistito al riparo di Arborlon
era scomparso.
Il silenzio di un attimo prima fu seguito da una ridda scomposta di
ululati e schiamazzi dei demoni quando si resero conto di ci che era
accaduto. Il rumore dei corpi che si precipitavano sulle mura e degli
artigli che affondavano nella terra si alz da ogni parte.
Triss aveva raggiunto gli altri, la regina e lo Scettro stretti tra le
braccia.
Dentro, di corsa! grid il Gufo, affrettandosi per primo.
Seguendolo a precipizio, gli altri componenti del piccolo gruppo
incaricato di portare in salvo Arborlon e i suoi Elfi, sparirono nella
porta aperta e furono inghiottiti dal buio.
14.
In un mondo di luce e di ombre in cui le verit erano un barlume di
incongruenza, di vita rubata alla materia e fatta di trasparenza, di
non essere e di nebbia, Walker Boh si trov a faccia a faccia con
l'impossibile.
Ho aspettato tanto tempo, Walker, sperando che tu venissi sussurr
il fantasma davanti a lui.
Era Cogline - morto ormai da settimane, ucciso dagli Ombrati a Pietra
del focolare, distrutta da Rimmer Dalle con lui Bisbiglio. Walker
era stato testimone oculare, malato quasi irrecuperabile per il veleno
dell'Asphinx, rannicchiato disperatamente nella sua camera da letto
mentre il vecchio e il gatto delle paludi combattevano la loro ultima
battaglia. Aveva visto tutto: l'attacco finale dei mostri creati dalla
magia nera, il fuoco della magia del vecchio che divampava per
rappresaglia, e l'esplosione che aveva consumato chiunque si trovasse
nel suo raggio d'azione. Cogline e Bisbiglio erano scomparsi con
decine dei loro aggressori. Non si era salvato nessuno, tranne Rimmer
Dall e un pugno di altri che erano stati scagliati lontano.
Eppure ecco Cogline e il gatto, venuti chiss come a Paranor, ombre di
morti.
Ma Walker Boh li trovava veri come lui, un riflesso di se stesso in
questo mondo crepuscolare nel quale la Pietra Magica Nera lo aveva
inviato, simile a un fantasma eppure ancora vivo mentre loro non
avrebbero dovuto esserlo. A meno che non fosse morto anche lui, e
fosse lui invece a essere un riflesso di loro. Era sommerso dalle
contraddizioni. Il respiro gli si blocc di colpo nella gola e non
riusc a parlare. Chi era vivo, e chi non lo era?
Walker. Il vecchio pronunci il suo nome, e quel suono lo tir
indietro dal precipizio sul quale era andato a finire.
Cogline si avvicin, lentamente, con circospezione, come se si
rendesse conto della paura e della confusione che la sua presenza
aveva suscitato nel suo allievo. Parl con dolcezza a Bisbiglio, e il
gatto delle paludi si sedette ubbidiente sulle zampe posteriori, gli
occhi luminosi attenti e interessati che fissavano Walker. Il corpo di
Cogline era fragile e magro come uno stecco sotto lo spessore delle
vesti consunte, mentre la luce grigia e incerta passava attraverso di
lui in fasci sotTiili . Walker si ritrasse quando il vecchio allung la
mano per toccargli la spalla, le dita scheletriche scivolarono gi per
afferrargli il braccio.
La presa era calda e ferma.
Sono vivo, Walker. E anche Bisbiglio. Siamo vivi entrambi sussurr.
Ci ha salvato la magia.
Walker Boh rimase in silenzio per un attimo, guardando senza capire
negli occhi dell'altro, cercando qualcosa che desse significato alle
sue parole. Vivo? Come poteva essere? Infine annu, sentendo il
bisogno di rispondere in qualche modo, di superare la paura e la
confusione, e chiese esitante: Come avete fatto ad arrivare qui?.
Vieni a sederti con me rispose l'altro.
Condusse Walker a una panchina di pietra che poggiava contro un muro,
l'uno e l'altra uno strano luccichio di confuso rilievo contro le
ombre, avvolti dalla nebbia e dall'oscurit. All'interno del Castello
il rumore era smorzato, come se un ospite sgradito costringesse tutti
a camminare in punta di piedi per non attirare l'attenzione. Walker si
guardava in giro, ancora incredulo, scrutando il labirinto di passaggi
che scomparivano davanti e dietro di lui, cogliendo al volo immagini
di pareti di pietra e parapetti e torri che si innalzavano attorno,
privi di vita come tombe sepolte sotto terra. Si sedette accanto al
vecchio, sentendo Bisbiglio strofinarglisi addosso.
Cosa ci successo? chiese, mentre gli ritornava una dose di
fermezza, e la sua determinazione a scoprire la verit allontanava i
dubbi. Guardaci. Siamo come spettri.
Siamo in un mondo di semi-esseri, Walker rispose dolcemente Cogline.
Ci troviamo a un certo punto tra il mondo dei mortali e quello dei
morti. Ora Paranor l, riportata fuori dal non essere dalla magia
della Pietra Magica Nera. Tu l'hai trovata, non vero? Tu l'hai
recuperata da dove era nascosta e l'hai portata qui. Tu l'hai usata,
giacch sapevi di doverlo fare e ci hai riportati indietro.
Aspetta, non rispondere ancora. Fren il tentativo di Walker di
parlare. Lasciami proseguire. Devi sapere prima cosa successo a me.
Poi parleremo di te. Bisbiglio e io abbiamo avuto un'avventura tutta
nostra, che ci ha portati a questo. Ecco cosa accaduto, Walker.
Alcune settimane fa, quando ho parlato con l'ombra di Allanon, sono
stato avvisato che il mio tempo nel mondo dei mortali era quasi
scaduto, che la morte sarebbe venuta a cercarmi la prima volta che
avrei visto la faccia di Rimmer Dall. Quando ci fosse accaduto, avrei
dovuto tenere la Storia dei Druidi con me e non abbandonarla. Non mi
fu detto nient'altro. Allorch il Primo Cercatore e i suoi Ombrati
comparvero a Pietra del focolare, ricordai le parole di Allanon. Feci
in modo di trattenerli abbastanza da avere il tempo di recuperare il
libro dal suo nascondiglio. Rimasi tenendomelo stretto al petto sotto
il porticato della casa, Bisbiglio era dietro di me, vicinissimo,
mentre gli Ombrati avanzavano per farmi a pezzi.
Tu hai pensato che sia stata la mia magia a proteggermi. Non fu cos.
Quando gli Ombrati mi furono addosso, una magia contenuta nella Storia
dei Druidi venne in mia difesa. Si scaten come un fuoco
incandescente, consumando tutto quanto incontrava attorno a s,
distruggendo tutto ci che non faceva parte di me, tranne Bisbiglio,
che cercava di proteggermi. Non ci fece del male, ma ci prese e ci
sollev portandoci via in un baleno. Siamo svenuti, caduti in un sonno
profondo, come non ne avevo mai conosciuto. Quando ci siamo svegliati,
eravamo qui, dentro Paranor, dentro il Castello dei Druidi.
Si chin pi vicino. Non so per certo cosa accadde quando la magia fu
scatenata, ma posso immaginarlo. I Druidi non avrebbero mai lasciato
la loro opera senza protezione. Niente di ci che crearono sarebbe mai
stato lasciato da coloro che erano privi del diritto e della giusta
intenzione. Cos fu, ne sono sicuro, delle loro Storie. La magia che
le proteggeva era tale che ogni minaccia avrebbe avuto come risultato
il loro ritorno nella cripta all'interno del Castello che le aveva
salvaguardate per tutti quegli anni. Ecco ci che accadde alla Storia
che io possedevo. Ho guardato nelle cripte e l'ho ritrovata ancora
insieme alle altre, tornata al suo posto sana e salva. Probabilmente
Allanon sapeva che questo sarebbe accaduto, e sapeva che chiunque
avesse posseduto la Storia sarebbe stato portato via con essa - di
nuovo a Paranor, di nuovo nel rifugio dei Druidi.
Ma non concluse di nuovo nel mondo dei mortali.
Perch il Castello era stato trasferito altrove trecento anni fa
mormor Walker, cominciando infine a capire.
S, perch era stato rimosso dalle Quattro Terre per mano di Allanon
e sarebbe rimasto via finch i Druidi non lo avessero riportato
indietro. Cos il libro fu restituito al Castello, e altrettanto
avvenuto a me e a Bisbiglio. Fece una pausa. Sembra che i Druidi non
siano ancora soddisfatti di me.
Allora, sei intrappolato qui? chiese Walker sommesso.
L'altro sorrise a denti stretti. Temo di s. Non ho la magia per
liberarci. Adesso facciamo parte di Paranor, proprio come le Storie,
vivi e vegeti, ma siamo dei fantasmi in un castello fantasma, presi in
un tempo e in uno spazio crepuscolare finch una magia pi forte non
ci liberer. Ed per questo che ti stavo aspettando. Le dita ossute
si strinsero attorno al braccio di Walker. E ora dimmi, hai portato
la Pietra Magica Nera? Me la fai vedere?
Walker Boh ricord all'improvviso di avere ancora con s la Pietra, il
talismano tenuto cos stretto che i bordi gli erano penetrati nel
palmo della mano. Tese quest'ultima in avanti esitando, e apr le dita
a una a una. Era prudente, nel timore che la magia potesse
sopraffarlo. La Pietra Magica Nera splendeva oscuramente nel cavo
della mano, ma la magia era addormentata, la nonluce sigillata al suo
interno.
Cogline rimase a lungo a contemplare la Pietra senza dire una parola,
senza sforzarsi di fare altro, mentre la sua faccia magra e scavata
rifletteva meraviglia e indecisione. Poi alz di nuovo lo sguardo e
disse: Come l'hai trovata, Walker? Cosa successo dopo che Bisbiglio
e io siamo stati portati via?.
Walker gli raccont dell'arrivo di Viridiana, la figlia del Re del
Fiume Argento, e di come lei gli aveva curato il braccio. Rifer tutto
quanto era accaduto durante il viaggio a nord fino a Eldwist, della
lotta di Viridiana e dei suoi compagni per sopravvivere in quella
terra di pietra, della ricerca di Uhl Belk, degli incontri con
Rastrello e il Maw Grint, e della distruzione finale della citt e di
coloro che cercavano di salvarla.
Sono venuto qui da solo concluse, con lo sguardo distante mentre
riaffioravano i ricordi delle esperienze vissute. Sapevo cosa ci si
aspettava da me. Accettai che la fiducia riposta da Allanon in Brin
Ohmsford fosse destinata a me. Guard oltre. Tu mi hai sempre detto
che prima dovevo accettare per poter capire, e credo di avere fatto
come mi consigliavi. E come voleva Allanon. Ho usato la Pietra Nera e
ho riportato indietro il Castello del Druido. Ma guardami, Cogline.
Sono uguale a te, un fantasma. Se la magia ha compiuto ci che era
previsto, allora perch...
Pensa, Walker lo interruppe subito l'altro, con uno sguardo sofferto
nei suoi occhi antichi. Qual era l'incarico ricevuto da Allanon?
Ripetimelo.
Walker respir profondamente, la sua pallida faccia era turbata. Di
riportare indietro Paranor e i Druidi.
S, Paranor e i Druidi - insieme. Ti rendi conto di cosa significhi,
non vero? Capisci?
Walker aggrott le sopracciglia frustrato e riluttante. S, vecchio.
Devo diventare un Druido se Paranor deve rinascere. Questo l'ho
accettato, ma bisogna che sia come voglio io e non come intende
un'ombra morta trecento anni fa. Le sue parole erano veloci, ora, e
dettate dalla rabbia. Io non sar come loro, come quei vecchi che...
Walker! la rabbia di Cogline era forte quanto la sua, ed egli si
ferm immediatamente. Ascoltami. Non proclamare cosa farai e come
sarai finch non hai capito ci che ti viene chiesto. Qui non si
tratta semplicemente di accettare un incarico e di eseguirlo. Non si
mai trattato di questo. L'accettazione di quello che sei e di ci che
devi fare solo il primo di molti passi che il tuo viaggio esige. S,
hai recuperato la Pietra Nera e invocato la magia. Sei riuscito a
entrare nella scomparsa Paranor. Ma questo appena l'inizio di ci
che necessario fare.
Walker lo guard fisso. Cosa vuoi dire? Che altro c'?
Molto altro, temo sussurr Cogline. Un sorriso triste apparve sui
lineamenti rugosi, come legno stagionato che si spacca col tempo. Sei
arrivato a Paranor proprio come successo a Bisbiglio e a me. Ti ci
ha portato la magia. Ma la magia ti permette l'accesso alle sue
condizioni. Qui siamo mal tollerati, vivi alle condizioni che essa
impone. Ti sei gi accorto del tuo aspetto: sei quasi un fantasma, che
ha materia e vita ma non abbastanza n dell'una n dell'altra come i
mortali. Questo dovrebbe dirti qualcosa, Walker. Guardati attorno.
Paranor si presenta allo stesso modo: c', eppure non c', vaga nella
sua forma, non pienamente in vita.
La bocca sottile si strinse ancora di pi. Vedi? Nessuno di noi -
Bisbiglio, tu e io, Paranor - ancora tornato nel mondo degli Uomini.
Continuiamo a vivere in un'esistenza da limbo, in un punto indefinito
tra essere e non essere, e stiamo aspettando. Stiamo aspettando che la
magia ci renda in pieno la vita. Perch non lo ha ancora fatto,
nonostante tu abbia usato la Pietra Nera e tu sia entrato nel
Castello. Non lo ha fatto, perch non stata ancora domata.
Si chin e richiuse piano piano le dita di Walker attorno alla Pietra
Nera, poi si rimise a suo agio lentamente, come un fragile fascio di
bacchette contro le ombre.
Affinch Paranor possa essere restituita al mondo degli Uomini,
necessario che ritornino i Druidi. Pi precisamente, deve tornare un
Druido, Walker. Tu. Ma l'accettazione di ci che questo significa non
sufficiente per fare di te un Druido. Devi essere qualcosa di pi se
la magia deve essere tua, se deve appartenere a te. Devi diventare ci
che sei incaricato di essere. Ti devi trasformare.
Trasformarmi? Walker era stupefatto. Mi sembrava di averlo gi
fatto! Quale altra trasformazione necessaria? Devo scomparire del
tutto? No, non mi rispondere. Lasciami indovinare, per un momento. Ho
l'eredit di Allanon, il possesso della Pietra Nera, e devo fare
ancora qualcos'altro se questo deve avere un significato qualsiasi.
Trasformarmi, hai detto? Come?
Cogline scosse la testa. Non lo so. So che se non farai cos non
diventerai un Druido e Paranor non sar restituita al mondo degli
Uomini.
E sono intrappolato qui se non ci riesco? domand Walker, furioso.
No. Puoi andartene quando vuoi . La Pietra Nera ti aiuter a uscire da
qui.
Ci fu un attimo incerto di adirato silenzio mentre i due uomini si
fronteggiavano, vaghe figure sedute su una panca di pietra all'ombra
delle mura del castello. E tu? domand infine Walker. E Bisbiglio?
Potete venire via con me?
Cogline sorrise debolmente. Abbiamo ottenuto la vita a una
condizione, Walker. Siamo vincolati alla magia delle Storie dei
Druidi, legati in modo irrevocabile. Dobbiamo rimanere con loro. Se
esse non vengono restituite al mondo degli uomini, non possiamo
tornarci neppure noi.
Ombre. Walker pronunci la parola come una imprecazione. Sent il
peso della pietra di Paranor assestarsi attorno a lui. Cos io posso
conquistare la mia libert, ma non la vostra.LO posso andare via, ma
voi dovete restare. Il suo sorriso era duro e ironico. Non lo far
mai, naturalmente. Non dopo che voi avete rinunciato alla vostra vita
affinch io possa tenermi la mia. Tu lo sapevi, non vero? Lo sapevi
dall'inizio. E di certo lo sapeva anche Allanon. Sono in trappola,
comunque mi giri, non cos?LO faccio delle congetture su chi sar e
su cosa sar, su come potr controllare il mio destino, e le mie
parole sono prive di significato.
Walker, tu non sei legato a noi intervenne subito Cogline.
Bisbiglio e io abbiamo lottato per salvarti perch lo volevamo.
Avete lottato perch era necessario affinch io potessi compiere la
missione affidatami da Allanon. Non c' altra scusa perch io sia
vivo. E se rifiuto di eseguirla ora, o se fallisco, tutto ci che
successo prima sar stato inutile! Doveva sforzarsi di non perdere il
controllo mentre la sua voce minacciava di diventare un grido. Guarda
cosa ne stato di me!
Cogline attese un momento, poi disse con calma: E' davvero cos
terribile? Sei stato ingannato a tal punto?.
Ci fu una pausa mentre Walker lo guardava di traverso. Perch non ho
nulla da dire su ci che ne sar di me? Perch sono destinato a essere
qualcosa che disprezzo? Perch devo agire come non vorrei? Mi
sorprendi, vecchio.
Ma non abbastanza da indurti a rispondere?
Walker scosse la testa disgustato. Le risposte sono prive di senso.
Qualunque risposta io ti dessi finirebbe soltanto per ossessionarmi in
seguito. In questa faccenda ho la sensazione di essere tradito dai
miei stessi pensieri. Meglio occuparsi di ci che dato piuttosto che
di ci che potrebbe essere, no? Sospir. Il freddo della pietra gli
entrava nelle ossa, ora lo sentiva per la prima volta. Io sono
intrappolato qui come te sussurr.
Cogline si appoggi alle mura del castello, guardando per un attimo se
non poteva sparire dentro di esse. Allora organizza la fuga, Walker
disse tranquillo. Non eludendo il tuo destino, ma accettandolo. Fin
dall'inizio hai sostenuto che non avresti accettato di farti
manipolare dai Druidi. Credi che io la pensi diversamente? Siamo
entrambi vittime di circostanze messe in moto trecento anni fa, e
nessuno di noi sarebbe quello che se potessimo scegliere. Ma non
possiamo. Ed inutile inveire contro ci che ci stato fatto. Perci
agisci in modo da volgere la situazione a tuo vantaggio. Fai quello
che sei destinato a fare, diventa ci che devi diventare, e poi
comportati come ritieni giusto.
Il sorriso di Walker era ironico. Cos vorresti che mi trasformassi.
Come faccio, Cogline? Ancora non me lo hai detto.
Comincia con le Storie dei Druidi. Si dice che vi siano custoditi
tutti i segreti della magia. La mano del vecchio afferr
impulsivamente il suo braccio. Vai nel Castello e prendi le Storie
dalla loro cripta, una alla volta, e vedi da te cosa possono
insegnarti. Le risposte che cerchi devono stare l dentro. Almeno un
punto da cui partire.
S ammise Walker, rimuginando dentro di s sulla possibilit che
Cogline avesse ragione, e cio che potesse ottenere quello che cercava
non respingendo il suo destino ma piegandolo a proprio vantaggio. S,
un punto di partenza.
Allora si alz, e altrettanto fece Cogline. Walker rimase di fronte a
lui in silenzio per un momento, poi tese il braccio sano e lo
abbracci. Mi dispiace per quello che ti hanno fatto sussurr. Era
vero ci che dissi a Pietra del focolare prima che arrivasse Rimmer
Dall - che avevo torto a rimproverarti per quanto era successo, e ti
sono riconoscente per l'aiuto che mi hai dato. Troveremo il modo di
uscire di qui, te lo prometto.
Poi fece un passo indietro, e il sorriso di risposta di Cogline fu
come un momentaneo raggio di sole che irrompeva nell'oscurit.
Cos Walker Boh decise di entrare nel Castello, seguendo Cogline e
Bisbiglio, tre spettri perfettamente a loro agio in un mondo
crepuscolare. Il rifugio dei Druidi era scuro e massiccio, scintillava
come un'immagine riflessa tra le ombre in uno stagno. La pietra dei
muri, dei pavimenti e delle torri era fredda e priva di vita, e i
corridoi giravano attorno simili a gallerie scavate sotto terra, buie
e umide. C'erano ossa sparse qua e l lungo le sale ricoperte da
tappeti e rivestite da arazzi, i resti degli Gnomi morti quando
Allanon aveva invocato la magia che aveva mandato il Castello fuori
dalle Quattro Terre, trecento anni prima. Mucchi di polvere indicavano
la fine degli Spettri Mord rimasti intrappolati l dentro, e di essi
non rimaneva che un fruscio di un ricordo ermeticamente racchiuso
dalle pareti.
I passaggi andavano in ogni direzione, c'erano scale che correvano
diritte o giravano attorno, una grande quantit di corridoi che si
aprivano nella pietra. Il silenzio era totale, fitto e profondo come
le foglie della foresta in autunno avanzato, radicato nelle pareti del
castello e inesorabile. Loro non lo sfidarono, passando senza dire
parola attraverso la sua cortina, concentrando l'attenzione su ci che
avevano davanti, sul sentiero che seguivano verso i sentieri che
aspettavano. Tutt'attorno era un susseguirsi di porte e stanze vuote,
spoglie e poco invitanti con i loro ornamenti di oscurit. Le finestre
si aprivano sul grigiore, una strana foschia che ottenebrava ogni cosa
al di l di esse, tanto da far sembrare il Castello simile a un'isola.
Walker cercava una traccia della foresta che circondava la collina
deserta sulla quale sorgeva Paranor, ma gli alberi erano scomparsi;
oppure egli era uscito dalle Quattro Terre per finire nel nulla. Dai
tappeti, dagli arazzi e dai dipinti, dalla pietra stessa, e perfino
dal cielo era stato prosciugato il colore. C'era soltanto l'oscurit,
un grigio che sfidava ogni schiarita, che era vuoto e morto.
Eppure c'era qualcos'altro. C'era la magia che teneva isolata Paranor.
Era presente ovunque, invisibile e al contempo immediatamente
rivelata, una sorta di nebbia vorticosa e verdastra. Essa volteggiava
nell'ombra e ai margini delle visioni, malvagia e sicura, il sibilo
della sua essenza simile a un sussurro di bisogno omicida. Non poteva
toccarli, perch erano protetti da un'altra magia e facevano tutt'uno
con il Castello stesso. Ma poteva tenerli d'occhio. Poteva molestarli,
provocarli e minacciarli. Poteva aspettare con la promessa di ci che
sarebbe accaduto quando la loro protezione sarebbe venuta meno.
Era strano che dovesse essere una presenza cos manifesta; Walker Boh
l'avvert subito. Era come se la magia fosse una cosa vivente, un cane
da guardia lasciato libero nel Castello, alla ricerca di intrusi per
catturarli e poi annientarli. La sua presenza gli ricordava il
Rastrello di Eldwist, un Serpide che perlustrava i terreni del suo
padrone e li ripuliva lasciandoli privi di vita. Alla magia mancava la
materia del Rastrello, ma la sensazione era la stessa. Era un nemico,
Walker sentiva che alla fine avrebbe dovuto essere affrontato.
Dentro la biblioteca dei Druidi, dietro le librerie dove era nascosta
la cripta, trovarono le Storie, scaffali di volumi massicci, rilegati
in pelle, disposti lungo le pareti del Castello, la magia che un tempo
li aveva nascosti agli occhi mortali si era dissolta con la scomparsa
del Castello dal mondo degli Uomini. Walker scrut i libri,
pensieroso, poi ne prese uno qualunque, si sedette e cominci a
leggere. Cogline e Bisbiglio gli tennero compagnia, in silenzio e con
discrezione. Il tempo passava ma la luce non cambiava. A Paranor non
c'erano il giorno e la notte. Non c'erano il passato e il futuro.
C'erano soltanto il qui e ora.
Walker non sapeva da quanto tempo leggeva. Non si stancava e non aveva
bisogno di dormire. Non mangiava n beveva, perch non aveva n fame
n sete. A un certo punto Cogline gli disse che nel mondo in cui era
stata mandata Paranor le esigenze mortali non avevano senso. Essi
erano fantasmi cos come erano due uomini e un gatto delle paludi.
Walker non si mise a discutere. Non ce n'era bisogno.
Lesse per ore o giorni, o addirittura per settimane; non sapeva per
quanto tempo. All'inizio leggeva senza capire, vedendo semplicemente
le parole scorrere sotto i suoi occhi, un racconto distante e remoto
quanto la vita che aveva conosciuto prima dei sogni di Allanon. Lesse
dei Druidi e dei loro studi, del mondo cui avevano cercato di dare
vita dopo il cataclisma delle Grandi Guerre, del Primo Consiglio di
Paranor, e dell'unificazione delle Razze scampate all'olocausto. Cosa
avrebbe dovuto significare per lui? si chiese. Cosa poteva importare a
quel punto?
Termin un libro e ne prese un altro, poi un altro, sempre seguendo un
suo filo, di volume in volume, cercando senza sosta qualcosa che gli
dicesse ci che aveva bisogno di sapere. C'erano i resoconti di
formule magiche e di scongiuri, di magie che potevano aiutare con poco
impegno, di rimedi ottenuti col tatto e col pensiero, del soccorso
degli esseri viventi, e del lavoro necessario a ridare integrit alla
terra. Li lesse, ma non ne ricav nulla. Come avrebbe dovuto fare per
trasformarsi da ci che era in ci che si voleva che fosse? continuava
a domandarsi. Dov'era scritto ci che avrebbe dovuto essere? Le pagine
si susseguivano, le parole scorrevano, e le risposte rimanevano
celate.
Non fin di leggere in una seduta, anche se non era distratto dai suoi
bisogni mortali e non dormiva n mangiava n beveva. Interrompeva per
fare due passi ogni tanto, per pensare ad altro, e per consentire al
cervello di liberarsi di tutto ci che le Storie raccontavano. A volte
Cogline andava con lui, la sua ombra; a volte ci andava Bisbiglio. Era
come se fossero tornati indietro a Pietra del focolare, a camminare
lungo i sentieri, a farsi compagnia, a vivere ancora una volta
nell'isolamento della valle. Ma Pietra del focolare non c'era pi,
distrutta dagli Ombrati, Paranor era buia e priva di vita, e non c'era
desiderio, per quanto intenso, che potesse cambiare ci che era
scomparso. Non era possibile nessun ritorno al passato, pens Walker
pi di una volta. Tutto ci che era esistito prima era andato perduto.
Dopo un po', cominci a disperarsi. Aveva quasi finito di leggere le
Storie dei Druidi e non aveva ancora scoperto niente. Aveva imparato
tutto sui Druidi, sui loro insegnamenti e sulle loro credenze, su come
erano vissuti e su cosa avevano cercato di realizzare, ma continuava a
ignorare come avevano acquistato le loro capacit. Non c'era nessuna
indicazione sull'origine di Allanon, o sugli argomenti del suo
insegnamento. Mancava qualsiasi riferimento circa la magia che aveva
isolato il Castello e ci che poteva servire per rovesciare
l'incantesimo.
Non riesco a venirne a capo, Cogline dovette ammettere alla fine
Walker Boh, frustrato oltre ogni speranza, quando termin l'ultimo
libro. Ho letto tutto, e non ho trovato nessun aiuto. E' possibile
che manchino dei volumi? C' qualcos'altro da tentare?
Ma Cogline scosse la testa. Le risposte, se ne esistevano in forma
scritta, dovevano essere cercate l. Non c'erano altri libri,
nessun'altra fonte da consultare. Tutto era contenuto nelle Storie.
Tutto lo studio sui Druidi cominciava e finiva l.
Allora Walker usc una volta da solo, camminando a lunghi passi per
l'atrio, pieno di rabbia, sentendosi tradito e ingannato, vittima del
capriccio e della presunzione dei Druidi. Pens con amarezza a tutto
ci che gli era stato fatto, a tutto ci che era stato costretto a
sopportare. La sua casa era andata distrutta. Aveva perso un braccio
ed era riuscito a malapena a salvarsi la vita. Gli avevano mentito e
lo avevano imbrogliato pi volte. Lo avevano fatto sentire
responsabile del destino di un intero mondo. Fu preso da un senso di
piet per se stesso, e strinse le labbra in segno di ammonimento.
Basta, si disse rimproverandosi. Era vivo, no? Altri non erano stati
tanto fortunati. Era ancora ossessionato dal volto di Viridiana; non
poteva dimenticare come gli era apparsa quando l'aveva lasciata
cadere. "Ricordati di me", aveva detto lei supplicando Morgan Leah -
ma si era rivolta anche a lui. "Ricordati di me" - come se chiunque
l'avesse conosciuta avrebbe mai potuto dimenticarla.
Distrattamente svolt in un corridoio che portava al centro del
Castello e all'entrata del buio pozzo dal quale era sortita la magia
che aveva isolato Paranor. La sua attenzione era ancora concentrata su
Viridiana, e ricord per l'ennesima volta la visione del suo destino
mostratagli dal Grimpond. Si sent colmare di amarezza. La visione era
stata esatta, naturalmente. Le visioni del Grimpond lo erano sempre.
Dapprima la perdita del braccio, poi la perdita di Viridiana, poi...
Si ferm all'improvviso, trasalendo fino a rimanere immobile, una
statua che fissava il vuoto al centro di un passaggio cavernoso.
"Aveva dimenticato. C'era una terza visione". Fece un respiro profondo
raffigurandosela nella mente. Si trovava in un castello fortificato,
vuoto e privo di vita, inseguito a grandi passi da una morte alla
quale non poteva scappare, incalzato senza sosta...
Si guard attorno, ed espir con forza. "Questo castello"? Chiuse gli
occhi cercando di ricordare. S, poteva essere Paranor.
Sent che il polso accelerava i battiti. Nella visione, provava il
bisogno di correre, ma non poteva. Rimaneva immobile mentre la Morte
si avvicinava. Una figura dalla lunga veste nera apparve dietro di
lui, tenendolo stretto, impedendogli di fuggire.
Allanon.
Gli pareva che il silenzio diventasse opprimente. Cosa ne era stato
della terza visione? si chiese. Quando si sarebbe dovuta verificare?
Sarebbe successo l?
E d'un tratto cap. La certezza che ne trasse lo sconvolse, ma non
ebbe dubbi. La visione si sarebbe avverata, proprio come le altre, e
si sarebbe avverata l. Paranor era il castello, e la morte che lo
incalzava era la magia nera evocata per isolare il Castello. Allanon
era effettivamente dietro di lui, e lo teneva stretto non fisicamente,
ma in modo ancora pi efficace.
Ma c'era dell'altro, certi aspetti delle cose che non aveva ancora
indovinato. Non era predestinato che egli dovesse morire. Quello era
il significato ovvio della visione del Grimpond, ci che il Grimpond
voleva fargli credere. Le visioni erano sempre ingannevoli. Le
immagini erano rivelate abilmente, e si prestavano a pi di una
interpretazione. Come le tessere di un rompicapo, bisognava giocarci
per scoprire come disporli.
Gli occhi di Walker passarono in rassegna le ombre scure che erano in
caccia tutt'attorno. E se avesse potuto trovare un modo per volgere
l'astuzia del Grimpond a suo vantaggio? E se ora fosse stato capace di
decifrare la previsione dello spirito maligno prima che accadesse? E
se - osava appena abbandonarsi alla speranza - cos fosse riuscito a
ottenere la chiave per capire il suo destino nel Castello dei Druidi?
Un fuoco cominci a crescere in lui, una determinazione bruciante. Non
aveva ancora le risposte, ma aveva qualcosa di altrettanto utile: un
modo per scoprire ci che erano.
Ripens al suo ingresso a Paranor, all'incontro con Cogline e
Bisbiglio. I tasselli mancanti erano l, da qualche parte. Percorse a
ritroso la sua lettura delle Storie dei Druidi, rivedendo le parole
sulle pagine, sentendo di nuovo il peso dei volumi, la consistenza
delle rilegature. L c'era qualcosa, qualcosa che gli era sfuggito.
Chiuse gli occhi, immaginando se stesso, seguendo tutto ci che era
accaduto, collegandolo mentalmente a se stesso, come una sequenza di
eventi. Scrut tutto, standosene solo in quell'atrio, avvolto dalle
ombre e dal silenzio, sentendo che la sua confusione cominciava a
sfumare, che suoni nuovi e benvenuti cominciavano a sussurrargli
qualcosa. Si inoltr nel pi profondo di s, raggiungendo i punti pi
oscuri dove si nascondono i segreti. La sua magia gli si fece incontro
salutandolo. Si disse che se avesse cercato con insistenza e
abbastanza a lungo, avrebbe potuto vedere tutto. And a finire nella
parte pi immobile, pi calma di se stesso, lasciando che tutto
scomparisse.
Cosa si era lasciato sfuggire?
"Chiunque avr la causa e il diritto dovr esercitarlo al suo giusto
fine".
Spalanc gli occhi di colpo. La sua mano prese a risalire lungo il
corpo, a tentoni. Accuratamente nascosto nei vestiti, le dita
trovarono ci che stavano cercando, e vi si serrarono intorno.
La Pietra Nera degli Elfi.
15.
Wren Ohmsford si accovacci senza parlare con i suoi compagni
nell'oscurit delle gallerie sotto la Chiglia mentre il Gufo lavorava
in silenzio un po' pi avanti, strofinando la pietra focaia contro la
roccia per produrre una scintilla e accendere la torcia imbevuta di
pece che reggeva in equilibrio sulle ginocchia. La magia che
illuminava la galleria quando Wren era entrata nella citt ora non
c'era pi, scomparsa con Arborlon e gli Elfi dentro il Loden. Triss
era stato l'ultimo a entrare, portando Ellenroh dal ponte, e aveva
chiuso ermeticamente la porta dietro di s, mettendoli tutti al riparo
dalla follia che infuriava fuori, ma intrappolandoli al tempo stesso
nel calore e nel puzzo del fuoco del Killeshan.
Una scintilla scocc nel buio davanti a loro, originando una fiamma
arancione scuro che gettava ombre tutt'attorno. Le teste si volsero
nella direzione in cui il Gufo si stava gi avviando.
Sbrigatevi sussurr loro, con la sua voce roca e incalzante. Gli
esseri scuri non ci metteranno molto a trovare la porta.
Rapidi, strisciarono dietro di lui: Eowen, Dal, Gavilan, Wren, Garth,
Triss che portava Ellenroh, e Cort che chiudeva la ritirata. Al di l,
scavando nella terra con la tenacia delle talpe, gli ululati e gli
schiamazzi dei demoni li inseguivano. La fronte di Wren si imperl di
sudore, il caldo della galleria era intenso e soffocante. Si
stropicci gli occhi, scacci l'umidit irritante con un battito di
palpebre, e si sforz di stare al passo. La sua mente si distrasse
mentre lei si affannava, e ricord Ellenroh, in piedi al centro della
testa di ponte, che invocava la magia del Loden, chiamando la luce che
avrebbe spazzato via Arborlon e l'avrebbe trasportata nelle
scintillanti profondit della Pietra. Rivedeva la citt scomparire,
svanire come se non fosse mai esistita - case, persone, animali,
alberi, erba, ogni cosa. Ora Arborlon era affidata alla loro
responsabilit, stava a loro proteggerla, deposta in una magia che era
forte solo quanto i nove uomini e donne ai quali era stata consegnata.
Spinse da parte delle radici e delle ragnatele, e le parve quasi che
l'enormit del compito scendesse su di lei come un peso. Era soltanto
una, lo sapeva, e neppure la pi forte. Eppure non poteva sottrarsi
alla sensazione che la responsabilit era soltanto sua, un'estensione
dell'incarico di Allanon, il motivo per il quale era andata alla
ricerca degli Elfi.
Cerc di scrollarsi di dosso questa impressione, avvicinandosi a
Gavilan nella fretta di continuare a correre.
Poi, all'improvviso, la terra trem.
La fila si ferm, tutti abbassarono la testa per proteggersi dalla
sabbia che pioveva dalla volta della galleria. Il terreno fu scosso di
nuovo, i tremori continuavano ad aumentare, scrollando la terra come
se un gigante avesse afferrato l'isola tra le mani e stesse
sforzandosi di scuoterla via.
Cosa sta succedendo? chiese Gavilan. Wren cadde sulle ginocchia per
evitare di perdere l'equilibrio, sentendo la mano salda di Garth
posarsi sulla sua spalla.
Non vi fermate! grid il Gufo. Sbrigatevi!
Adesso correvano, rannicchiati contro una cappa di terra smossa che
turbinava sospesa nell'aria. I tremori continuavano, un rimbombo
proveniva da sotto, il suono aumentava e scemava, una serie di scosse
li sbatt contro le pareti della galleria costringendoli a lottare per
tenersi in piedi. I secondi passavano rapidi, sembrava che anch'essi
fuggissero veloci dall'orrore che li inseguiva. Una parte della
galleria croll alle loro spalle ricoprendoli di terra. Sentivano il
rumore delle rocce che si spezzavano, della lava che andava in
frantumi, quasi stesse aprendosi la crosta terrestre. Ci fu un tonfo
fortissimo come se un grande so fosse caduto attraverso un crepaccio
sul pavimento della galleria.
Gufo, portaci fuori di qui! url Gavilan preso dal panico.
Poi furono di nuovo liberi, lottando per uscire dalla galleria
attraverso un'apertura nella terra, scavandosi un varco con le unghie
alla debole luce del mattino. Dietro di loro, la galleria croll
completamente, scomparendo con uno spostamento d'aria, mentre la
sabbia esplodeva dall'apertura dalla quale essi erano scappati. I
tremori continuarono a scuotere le alture di Morrowindl, lacerandone
la superficie, facendo vacillare le rocce che poi cadevano
spaccandosi. Wren riusc a mettersi in piedi con gli altri, ferma al
riparo di una macchia di acacie morenti, guardando indietro dove erano
stati.
La Chiglia brulicava di demoni, i loro corpi erano dappertutto, mentre
cercavano di scalare l'odiata barriera. La magia era scomparsa, ma le
scosse telluriche che ne avevano preso il posto si rivelavano un
ostacolo perfino pi spaventoso. I demoni volavano dall'alto, cadevano
urlando, sbattuti come foglie dagli alberi in una tempesta d'autunno.
La Chiglia si spaccava e si apriva mentre la montagna sotto di essa
sussultava, mentre pezzi di pietra rotolavano via e minacciava di
crollare del tutto. Le fiamme spuntavano dalla terra, il cratere da
cui la magia aveva tolto Arborlon era diventato un crogiuolo di calore
e di fiamme. Il vapore soffiava e sgorgava sotto forma di geyser. In
alto, sui fianchi del Killeshan, la crosta della montagna si era
spaccata e cominciava a sgorgare la lava fusa.
Il Killeshan si risvegliato disse piano Eowen, facendoli voltare
tutti. La scomparsa di Arborlon ha modificato l'equilibrio su
Morrowindl; si formato un vuoto nella magia. La frattura arriva fino
al cuore dell'isola. Il vulcano non pi addormentato, non pi
stabile. Il fuoco al suo interno brucer pi intensamente, i gas e il
calore aumenteranno, finch non potranno pi essere trattenuti.
Per quanto tempo? chiese di scatto il Gufo?
Eowen scosse la testa. Ore, qui sulle pendici alte, giorni, pi gi.
Le brillavano gli occhi. E' l'inizio della fine.
Ci fu un momento di silenzio indeciso.
Per i demoni, forse, non per noi. Era stata Ellenroh a parlare, di
nuovo in piedi, riavutasi dallo sforzo fatto per invocare la magia del
Loden. Si era liberata dalla solida presa di Triss e camminava in
mezzo a loro, trascinandoseli dietro, finch non si volt
fronteggiandoli. Appariva serena e per nulla spaventata. Nessuna
esitazione, adesso ammon. Scenderemo rapidamente, con calma, fino
alle rive dello Spartiacque Azzurro e andremo via dall'isola,
torneremo nella nostra terra. Rimanete uniti e con gli occhi bene
aperti. Gufo, portaci fuori di qui.
Aurin Striate si mise subito in marcia, e gli altri lo seguirono.
Nessuno fece domande, tanto forte era la presenza di Ellenroh
Elessedil. Wren lanci un'occhiata indietro per vederla avvicinarsi a
Eowen, che sembrava essere caduta in trance, circondarla con le sue
braccia, e allontanarla dolcemente. Dietro di loro, il bagliore del
fuoco del vulcano faceva diventare la Chiglia e i demoni del colore
del sangue. Sembrava che tutto fosse scomparso, lavato via da una
colata vermiglia.
Come ombre nella luce caliginosa, il gruppo scese lentamente lungo i
pendii del Killeshan su un terreno accidentato fatto di un misto di
lava solidificata, rami secchi e piante stentate. Adesso tutti i
rumori erano dietro di loro, mentre i demoni convergevano su un nemico
che, come stavano cominciando a scoprire, non c'era pi. Davanti c'era
soltanto la corrente continua del Rowen con le sue acque grigie che
scendevano vorticose verso il mare. Le scosse li inseguivano, simili a
brividi che si increspavano lungo le strisce di lava solida e
scrollavano gli alberi e i cespugli; ma il loro impatto diminuiva a
mano a mano che il gruppo si allontanava. Il "vog" rannuvolava l'aria
davanti a loro, rendendo indistinti il chiarore della foschia
mattutina e la conformazione del terreno. Il respiro di Wren divenne
regolare, e il suo corpo si raffredd. Non si sentiva pi in trappola
come nella galleria, e l'intensit del calore diminu. Cominci a
rilassarsi, a sentirsi parte della terra, mentre i suoi sensi si
protendevano come invisibili antenne per individuare ci che stava
nascosto.
Eppure non riusc a scoprire i demoni che li stavano aspettando prima
dell'attacco. Ce n'erano pi di una decina, piuttosto piccoli e
grinzosi, contorti come rami secchi, che si erano alzati sradicando
cespugli per gettarsi su di loro. Eowen cadde a terra, e il Gufo
scomparve sotto una scarica di membra. Gli altri reagirono, colpendo
gli aggressori con tutto quello che avevano a portata di mano,
raccogliendosi insieme attorno a Eowen per proteggerla. I Cacciatori
Elfi lottarono con spietata ferocia, disperdendo i demoni come se non
fossero che ombre. Il combattimento era finito quasi prima di
cominciare. Uno degli esseri neri riusc a fuggire; gli altri
giacevano immobili sul terreno.
Il Gufo ricomparve da dietro un rialzo, con una manica a brandelli, e
il volto graffiato. Fece loro un cenno silenzioso, allontanandosi dal
sentiero che stavano seguendo, e facendoli scendere rapidamente dalla
cima di un'altura in uno stretto burrone che avanzava tortuoso nel
"vog". Adesso stavano pi attenti, in guardia contro altri attacchi,
consapevoli che i demoni potevano essere ovunque, che non tutti erano
andati sulla Chiglia. In alto il cielo era diventato di uno strano
giallo mentre il sole saliva ancora di pi, lottando per senza
successo nel tentativo di passare attraverso il "vog". Wren camminava
avanti lentamente con due lunghi pugnali in mano, gli occhi scrutavano
attenti le ombre alla ricerca di qualsiasi segno di movimento.
Si stavano avvicinando al Rowen quando Aurin Striate li fece fermare
all'improvviso. Si accovacci, accennando agli altri di imitarlo, poi
si volt, indic di restare l dov'erano, e scomparve avanti dentro la
foschia. Dopo meno di cinque minuti ricomparve. Scosse la testa in
segno di avvertimento e li fece proseguire a sinistra. Stando bassi,
avanzarono lungo una fila di massi fino al punto in cui un rialzo li
nascose dal Rowen. Da l si fecero strada parallelamente al fiume per
oltre un miglio, poi ricomparvero cauti in cima a un'altura. Wren
scrut la pigra superficie grigia del fiume, deserta e ampia, che si
allontanava nella distanza.
Tutto era immobile.
Il Gufo li raggiunse, il volto coriaceo segnato dalle rughe. Le
secche sono piene di cose con cui non vogliamo avere a che fare.
Attraverseremo qui. E' troppo largo e profondo per nuotare. Dobbiamo
traghettare. Costruiremo una zattera abbastanza grande da reggerci,
ecco cosa dobbiamo fare.
Prese con s i Cacciatori Elfi per andare a raccogliere legna,
lasciando Gavilan e Garth con le donne. Ellenroh and vicino a Wren e
le diede un rapido abbraccio sorridendo rassicurante. Voleva dirle che
andava tutto bene, ma c'era qualche traccia di preoccupazione sul suo
viso. Poi si allontan.
Senti la terra con le mani le sussurr Eowen all'improvviso,
accovacciandosi vicino a lei. Wren tese la mano e lasci che le scosse
salissero nel suo corpo. Intorno a noi la magia va in frantumi -
tutto ci che gli Elfi hanno cercato di costruire. Il tessuto della
nostra arroganza e della nostra paura comincia a sfilacciarsi. I
capelli color ruggine cadevano disordinati sugli occhi verdi assorti,
ed Eowen aveva l'aspetto di qualcuno che si svegliasse da un incubo.
Dovr dirtelo una buona volta, Wren. Dovr fartelo sapere.
Poi anche lei si allontan, andando a raggiungere la regina. Wren non
sapeva esattamente di cosa stesse parlando, ma ritenne che si
riferisse a Ellenroh e che, come gi sapeva, ci fossero dei segreti
che dovevano ancora essere rivelati.
Il "vog" turbinava tutt'attorno, impedendo la vista del Rowen,
serpeggiando nei crepacci della terra, trasformando ogni cosa al suo
passaggio. Cort e Dal tornarono portando grossi pezzi di legno secco,
poi scomparvero di nuovo. Il Gufo pass attraverso l'oscurit diretto
verso il fiume, sottile come uno stecco e curvo come se andasse a
caccia. Tutto si muoveva come se non fosse proprio l, l'ombra di
qualche ricordo semidimenticato che poteva trarre in inganno facendo
credere a cose che non erano mai esistite.
Un improvviso sconvolgimento scosse la terra sotto i suoi piedi,
lasciandola a bocca aperta suo malgrado e costringendola ad abbassarsi
in fretta per non perdere l'equilibrio. Le acque del Rowen sembravano
gonfiarsi nettamente, accumulando forza in un'onda che si franse
contro la riva e si diffuse in lontananza.
Garth le tocc la spalla. "L'isola sta andando a pezzi con queste
scosse".
Lei annu, ripensando alla dichiarazione di Eowen secondo cui
l'imminente cataclisma era il risultato di una rottura della magia.
Aveva creduto che la veggente si riferisse solo all'uso del Loden da
parte di Ellenroh, ma ora si accorgeva che voleva dire qualcosa di
pi. In quanto le aveva appena detto era implicito che la rottura
della magia era pi ampia della semplice sparizione di Arborlon, che a
un certo punto in passato gli Elfi avevano cercato di fare qualcosa di
pi e non ci erano riusciti e che tutto ci che stava accadendo ora
era una diretta conseguenza di quel tentativo fallito.
Accanton con cura l'informazione per il momento in cui avrebbe potuto
farne uso.
Garth scese ad aiutare i Cacciatori Elfi che stavano cominciando a
legare assieme i pezzi di legno per fare la zattera. Gavilan stava
parlando a bassa voce con Ellenroh, e nei suoi occhi si rifletteva una
collera inquieta. Wren lo osserv attenta per un momento, confrontando
quello che vedeva ora con ci che aveva visto prima, l'acuta tensione
e la spensierata indifferenza, due immagini in netto contrasto.
Gavilan la incuriosiva, era un complicato misto di possibilit e di
attrattive. Le piaceva, voleva averlo vicino. Ma in lui c'era nascosto
qualcosa che la preoccupava, qualcosa che non riusciva a definire.
Ancora qualche minuto avvert il Gufo, passandole accanto come
un'ombra e scomparendo di nuovo nella nebbia.
Stava per rimettersi in piedi, quando una cosa piccola e veloce si
stacc dal sottobosco e le si lanci addosso. Lei cadde di nuovo,
agitando disperatamente le braccia nell'aria, poi si rese conto con
stupore che si trattava di Fauno. Rise suo malgrado e si strinse lo
Squeak al petto.
Fauno disse sommessa, strofinando il muso della strana creatura.
Credevo che ti fosse accaduto qualcosa di terribile. Ma stai bene,
non vero? S, piccolino, stai proprio bene.
Si rese conto che Ellenroh e Gavilan la stavano osservando piuttosto
perplessi, perci si rimise subito in piedi, facendo segni con la mano
per rassicurarli.
Hrrwwwll. Hai dimenticato la tua promessa?
Si volse di scatto e trov Stresa che guardava verso di lei dal
margine dell'oscurit, con tutti gli aculei ritti.
Subito si inginocchi. Cos anche tu stai bene, Signor Gatto
Screziato. Ero in ansia per voi due. Non mi stato possibile uscire
per vedere se eravate sani e salvi, ma speravo che lo foste. Vi siete
trovati dopo che sono andata via?
S, Wren degli Elfi rispose il Gatto Screziato, e le sue parole
erano fredde e misurate. Pfftt. Lo Squeak arriv all'alba correndo,
la pelliccia arruffata e ispida, parlando animatamente di te. Mi trov
gi vicino al fiume dove stavo aspettando. E adesso... la tua
promessa. Ricordi la tua promessa, non vero?
Wren annu solennemente. La ricordo, Stresa. Quando avessi lasciato
la citt ti avrei portato con me nelle Terre dell'Ovest. Manterr la
promessa. Temevi il contrario?
Hssst, pfftt! Il Gatto Screziato abbass gli aculei. Speravo che tu
fossi una la cui parola significa qualcosa. Non come... Si
interruppe.
Nonna disse Wren chiamando la regina, ed Ellenroh si avvi verso di
lei, i capelli ricci sparsi sul volto come un velo. Nonna, questi
sono miei amici, Stresa e Fauno. Hanno aiutato Garth e me a trovare la
strada per arrivare alla citt.
Allora sono anche amici miei dichiar Ellenroh.
Signora rispose Stresa stando sulle sue, niente affatto entusiasta,
a quanto pareva.
Cos' questo? disse Gavilan giunto vicino a loro, con uno sguardo
molto divertito. Uno Sgatto? Credevo che fossero scomparsi tutti.
Qualcuno ne rimasto - sssttt - non grazie a voi replic
freddamente Stresa.
Razza di sfrontato che non sei altro! Gavilan non pot nascondere il
suo disappunto.
Nonna si affrett a dire Wren, mettendo fine alla disputa, ho
promesso a Stresa che andandocene dall'isola l'avremmo portato con
noi. Devo mantenere la promessa. E verr anche Fauno. Strinse a s lo
Squeak dalla soffice pelliccia, che non aveva ancora rivolto lo
sguardo verso di lei dalla spalla dove continuava a tenere il capo
sprofondato, avvinto come una seconda pelle.
Ellenroh sembrava dubbiosa, come se portarsi appresso gli animali
presentasse qualche difficolt che Wren non comprendeva. Non so
rispose tranquilla. Il vento soffiava attorno a lei, acquistando forza
nell'oscurit. Rivolse lo sguardo verso i Cacciatori Elfi, impegnati
ora a caricare gli zaini e i rifornimenti sulla zattera, e poi
disse:Ma se hai dato la tua parola....
Zia Ell! scatt Gavilan in collera.
La regina lo fiss con uno sguardo di ghiaccio. Stai zitto, Gavilan.
Ma tu conosci le regole...
Stai zitto!
La rabbia traspariva apertamente sul volto di Gavilan. Evit di
guardare la regina e Wren fissando invece Stresa. Questo un errore.
Tu dovresti saperlo molto bene, Sgatto. Ricordi chi ti ha fatto?
Ricordi perch?
Gavilan! La regina era livida. I Cacciatori Elfi si rialzarono di
scatto dal loro lavoro e volsero lo sguardo indietro verso di lei. Il
Gufo riapparve in mezzo alla nebbia. Eowen and a mettersi vicino alla
regina.
Gavilan tenne duro ancora un momento, poi si gir e scese a grandi
passi verso la zattera. Ellenroh, senza rivolgersi a nessuno in
particolare, disse con voce esile e smarrita: Mi dispiace.
A questo punto si allontan anche lei, trascinandosi appresso Eowen,
il cui viso appariva cos affranto che Wren si trattenne dal seguirla.
Guard invece Stresa. Il Gatto Screziato sorrideva amaramente. Non
vuole che lasciamo l'isola. Fffttt. Nessuno di loro lo vuole.
Cosa sta succedendo? gli chiese Wren, arrabbiata anche lei, adesso,
sconvolta dall'animosit che la comparsa di Stresa aveva suscitato.
Rrrwwll. Wren Ohmsford. Non lo sai? Hsst. Davvero non lo sai?
Ellenroh Elessedil tua nonna, e tu non lo sai. Che strano!
Vieni, Wren disse il Gufo, che passava di l per l'ennesima volta,
toccandola lievemente sulla spalla. E' ora di muoversi. Sbrigati,
ora.
I Cacciatori Elfi stavano spingendo la zattera gi verso il bordo del
fiume, e gli altri si affrettavano a seguirli. Dimmi! scatt lei,
rivolgendosi a Stresa.
Una gita lungo il Rwwlll Rowen non mi sembra proprio la cosa pi
divertente disse il Gatto Screziato, ignorandola. Mi sieder proprio
nel mezzo, se permettete. Hsssttt. E se non permettete, fa lo stesso.
Una nuova serie di fremiti scosse l'isola, e nella foschia dietro di
loro il Killeshan esplose in una pioggia di fuoco. Cenere e fumo
eruppero accompagnati da un sordo brontolio proveniente dalle viscere
della terra.
Ora stavano chiamando Wren, e lei corse verso di loro, Stresa un passo
avanti, Fauno aggrappato al collo. Era furibonda: nessuno voleva
confidarsi con lei, e in sua presenza discutevano argomenti dei quali
lei era tenuta volutamente all'oscuro. Odiava essere trattata in quel
modo, e stava diventando evidente che a meno che lei non avesse
insistito sulla cosa, nessuno le avrebbe mai detto nulla sugli Elfi e
su Morrowindl.
Raggiunse la zattera mentre la stavano spingendo nel Rowen, incroci
lo sguardo ostile di Gavilan e si spost deliberatamente in modo da
stare molto vicino a Garth. I Cacciatori Elfi erano gi nel fiume con
l'acqua fino al ginocchio, e tenevano ferma la zattera. Stresa salt a
bordo senza che nessuno glielo chiedesse e si sedette in mezzo agli
zaini e ai rifornimenti, proprio come aveva minacciato di fare.
Nessuno obiett, nessuno disse niente. Eowen e la regina furono
guidate ai loro posti da Triss, che stringeva lo Scettro con tutte e
due le mani. Wren e Garth seguirono. Insieme, i componenti del piccolo
gruppo scostarono la zattera dalla riva sporgendosi in avanti,
attaccandosi con le mani alle corde preparate apposta per garantire
una presa.
Entrarono quasi immediatamente nella corrente che cominci a farli
allontanare. Quelli che stavano pi vicino alla riva davano delle
spinte per evitare i banchi di sabbia, le rocce e le radici degli
alberi contro cui potevano rimanere impigliati. Il Killeshan
continuava a eruttare, vomitando nell'aria fuoco e cenere, come se il
vulcano esprimesse brontolando la sua scontentezza. Il cielo si oscur
con questo nuovo strato di "vog", che accrebbe la nuvolosit
ostacolando ulteriormente la luce. La zattera si spost verso il
centro del fiume, dondolandosi al movimento dell'acqua, e acquistando
sempre pi velocit. Il Gufo grid le istruzioni ai suoi compagni, ed
essi cercarono invano di manovrare la zattera per indirizzarla verso
la riva opposta, ancora lontana. Sul lato dal quale si erano staccati,
attraverso la lava solidificata esplosero dei geyser, mentre lo strato
di pietra delle terre alte si frantumava, lanciando vapore e gas con
forza verso il cielo. Il Rowen fremette per i forti brontolii della
terra e cominci a reagire. Le acque si agitarono e si formarono dei
vortici. Ammassi di detriti passavano, trasportati tumultuosamente
sulla superficie del fiume. La zattera era colpita e scagliata in
alto, e coloro che vi erano attaccati erano costretti a spendere tutte
le energie per non farsi sbalzare in acqua.
Tirate dentro le gambe! avvert con un grido il Gufo. Tenetevi
stretti!
Erano trascinati dalla corrente, la riva sfilava in una visione
confusa di alberi e cespugli frastagliati, di accidentate distese di
lava, di nebbia e foschia. Il vulcano scomparve dietro di loro,
coperto da un'ansa del fiume e dall'inizio della valle in cui esso si
gettava. A Wren pareva che le cose la colpissero e le si conficcassero
nella pelle, sbattessero contro di lei e filassero via, e passassero
roteando come strattonate da qualcosa di invisibile. Cominciarono a
dolerle mani e dita per lo sforzo di tenersi stretta alle corde,
mentre era tutta intirizzita dalle montagne di acqua gelida che le si
rovesciavano addosso. La furia del fiume soffocava il ruggito del
vulcano, ma lei riusciva ancora a sentirlo fremere sotto di s,
scuotendosi, indietreggiando in preda a nausea e convulsioni. Davanti
a loro si profilarono delle scogliere, che si innalzavano come pareti
insormontabili. Poi ci si trovarono in mezzo, la roccia si apr
miracolosamente per consentire al Rowen di precipitarsi in una stretta
gola. I primi minuti le rapide furono cos impetuose che la zattera
parve sul punto di infrangersi contro le rocce. Poi furono di nuovo in
acque tranquille, perch il canale si allargava ancora una volta.
Filarono attraverso una serie di ampie anse e uscirono in un lago che
si estendeva a perdita d'occhio nella foschia verde della giungla.
Il fiume rallent e si calm. La zattera smise di ruotare su se stessa
e cominci a galleggiare pigramente verso il centro del lago. La
nebbia incombeva fitta sulla superficie scintillante, impedendo la
vista della riva su entrambi i lati. Da chiss dove, in lontananza,
risuonava il brontolio rabbioso del Killeshan.
Al centro della zattera, Stresa sollev la testa incerto e si guard
attorno. Gli occhi acuti del Gatto Screziato si mossero rapidi alla
ricerca di quelli di Wren. Ssspppttt! Dobbiamo andare via di qui!
disse incalzante. Questo un posto dove non prudente stare! Laggi
c' il Murk dell'Eden!
Cosa stai borbottando? brontol Gavilan irritato.
Ellenroh spost la sua presa sullo Scettro che giaceva di traverso
sulla zattera. Gufo, sai dove ci troviamo?
Aurin Striate scosse la testa. Ma se il Gatto Screziato dice che non
sicuro...
Le acque dietro di lui si aprirono con gran fragore, e apparve
un'enorme testa nera ricoperta di squame. Emerse lentamente nella
foschia, in equilibrio in cima a un corpo grosso e sinuoso, fatto di
scaglie e protuberanze che si increspavano e si flettevano nella
semioscurit. Dalle fauci penzolavano appendici filamentose, simili a
tentacoli che si contorcevano alla ricerca di cibo. La bocca
verdastra, aprendosi, scopr una doppia fila di denti affilati. Si
attorcigli fino a incombere su di loro, a non pi di una quindicina
di metri, e poi sibil come un serpente calpestato.
Un serpente!grid Eowen.
I Cacciatori Elfi si stavano gi spostando, cambiando in fretta
posizione in modo da venire a trovarsi tra il mostro e i passeggeri.
Con le armi in pugno, cominciarono a spingere la zattera verso la riva
opposta. Un tentativo inutile. Il serpente nuotava inseguendoli senza
il minimo rumore, quasi senza nessuno sforzo per raggiungerli,
abbassando la testa minaccioso, con le fauci spalancate. Wren si dava
da fare accanto a Garth per spostare l'imbarcazione, ma la riva
sembrava molto lontana. Gli aculei di Stresa si rizzarono in tutte le
direzioni, e la sua testa scomparve.
Mentre erano ancora a un centinaio di metri dalla riva, il serpente li
colp con la coda, facendola oscillare su di loro dal di sotto,
sollevando la zattera e i nove passeggeri fuori dall'acqua e facendoli
roteare nell'aria. Volarono per un breve tratto e poi ricaddero con un
"whump" che tolse loro il respiro. Le prese si allentarono, e persone
e carico rotolarono via. Eowen fece un tonfo terribile, and
sott'acqua, e fu tirata su da Garth. La zattera aveva cominciato a
rompersi per l'urto, i legami si allentavano, i tronchi si separavano.
Il Gufo url di gettarsi a nuoto, cosa che fecero, freneticamente,
furiosamente, perch non avevano altra scelta.
Il serpente si avvent di nuovo su di loro, emerse dal Rowen soffiando
e spruzzando acqua dappertutto. Il suo grido pareva un colpo di tosse,
profondo e rimbombante mentre si lanciava col corpo flesso e
attorcigliato, smisurato e mostruoso finch si calava sulla preda. Non
appena urt la zattera, Wren e Garth furono sbalzati fuori,
trascinando con loro Ellenroh e Fauno. Wren vide Gavilan tuffarsi,
guard gli altri che si sparpagliavano, poi il serpente colp e tutto
scomparve in un'esplosione di acqua. La zattera fin a una certa
distanza, ridotta in frantumi. Wren spar sott'acqua, con Fauno
disperatamente attaccato a lei. Riaffior, sputacchiando alla ricerca
di aria. Le teste ballonzolavano nell'acqua, mentre le onde provocate
dall'attacco si rovesciavano su di loro. La testa del serpente si
ritirava di nuovo nella foschia ma questa volta Triss e Cort l'avevano
afferrata, infilzandola e tagliandola accanitamente con le loro spade.
Alcune scaglie e del sangue nero schizzarono via, e il mostro lanci
urla furiose. Il suo corpo si dibatt nel tentativo di scuotersi di
dosso gli aggressori e poi si immerse. Mentre spariva sott'acqua,
Triss riusc a conficcargli la spada nella testa e si allontan. Cort
gli stava ancora addosso e lo colpiva, la sua giovane faccia tesa in
una smorfia truce.
Il corpo del serpente si abbandon a movimenti convulsi, scaraventando
lontano chiunque incontrava. Alcuni tronchi sparsi furono fatti
volteggiare in aria.
Uno raggiunse Wren e le assest un colpo alla testa. Lei vide per un
attimo il serpente che si immergeva, Garth che trascinava Eowen verso
la riva, Ellenroh e il Gufo attaccati ad altri relitti della zattera,
e poi tutto divenne nero.
Si lasci andare, insensibile, libera da impedimenti, completamente
stordita. Si accorgeva di sprofondare, ma non poteva evitarlo. Mentre
l'acqua si chiudeva su di lei trattenne il fiato, poi fu costretta a
lasciarlo andare e sent l'acqua entrarle nei polmoni. Grid senza
produrre alcun suono, la sua voce era perduta per lei. Sentiva il peso
delle Pietre Magiche attorno al collo; sentiva che cominciavano a
scottare.
Poi qualcosa l'afferr e cominci a tirare, qualcosa che si attacc
dapprima alla tunica, poi scivol attorno al corpo. Dapprima una mano,
poi un braccio - era stata afferrata da un'altra persona. Lentamente
cominci a risalire.
Riaffior, sputando e tossendo, lottando per respirare mentre buttava
l'acqua fuori dai polmoni. Il suo soccorritore era dietro di lei, la
stava tirando in salvo. Si distese faticosamente sul dorso e non fece
resistenza, ancora intontita dal colpo e dall'essere stata sul punto
di affogare. Sbatt le palpebre per liberarle dall'acqua e diede
un'occhiata indietro sul Rowen. Si stendeva in una lucentezza
d'argento agitata, sulla quale non rimaneva pi niente se non il
relitto della zattera. Il serpente era scomparso. Sentiva delle voci,
quella di Eowen, del Gufo, e una o due altre. Ud chiamare il suo
nome. Fauno non era pi attaccato a lei. Che ne era stato di lui?
Poi la riva apparve alla vista da entrambi i lati, il suo salvatore
smise di nuotare e si alz in piedi, sollevandola e facendola voltare.
Allora si trov a faccia a faccia con Gavilan.
Stai bene, Wren? le chiese ormai senza fiato ed esausto per lo
sforzo. Guardami.
Lo fiss e la rabbia che le aveva suscitato in precedenza scomparve
quando vide riflesse sul suo volto la preoccupazione e una traccia di
paura, sincere e spontanee.
Afferr il suo braccio Va bene. Tutto bene. Tir un lungo, benefico
respiro. Grazie, Gavilan.
Lui parve sorprendentemente a disagio. Avevo detto che ero pronto ad
aiutarti se ne avessi avuto bisogno, ma non mi sarei mai aspettato che
tu accettassi la mia offerta cos presto.
L'aiut a raggiungere Ellenroh che l'aspettava per abbracciarla. La
regina la strinse a s impaziente e sussurr qualcosa appena
percettibile, parole che non avevano bisogno di essere udite e capite.
C'erano anche Garth e il Gufo, fradici e con l'aria dispiaciuta, ma
illesi. Vide la maggior parte dei loro rifornimenti ammucchiati in
riva all'acqua, completamente inzuppati ma in salvo. Eowen,
scarmigliata e sfinita, era sotto un albero e Dal si occupava di lei.
Fauno! chiam, e ud subito squittire. Guard sul Rowen e vide lo
Squeak attaccato a un pezzo di legno a diverse decine di metri di
distanza. Si precipit di nuovo in acqua finch non le arriv quasi al
collo, e a quel punto il suo compagno dalla morbida pelliccia si mise
a nuotare veloce verso di lei, arrampicandosi subito sulla sua spalla
mentre lo riportava a riva. Eccoti qui, piccolino, sei salvo anche tu
ora, non vero?
Un momento dopo Triss giunse a riva barcollando; il viso abbronzato
dal sole era pieno di graffi su un lato, i vestiti laceri e
insanguinati. Rimase seduto abbastanza a lungo da permettere al Gufo
di controllare come stava, poi si alz e torn vicino al fiume con gli
altri. In piedi tutti assieme, guardarono la superficie deserta delle
acque.
Non c'era segno n di Cort n di Stresa.
Non ho pi visto lo Sgatto dopo che il serpente ha colpito la zattera
l'ultima volta disse Gavilan, quasi con l'aria di scusarsi. Mi
dispiace, Wren. Mi dispiace davvero.
Lei annu senza rispondere, incapace di parlare, in preda a un dolore
troppo forte. Rimase rigida e inespressiva mentre perlustrava invano
in cerca del Gatto Screziato.
"E' la seconda volta che lo abbandono", pensava.
Triss si abbass per stringere i lacci alla spada che aveva preso dai
bagagli messi in salvo. Cort andato sott'acqua col serpente. Non
credo che ce l'abbia fatta a liberarsi.
Wren lo ud appena, presa dalle sue tristi riflessioni. "Avrei dovuto
cercarlo quando la zattera affondata. Avrei dovuto tentare di
aiutarlo".
In realt, anche se pensava questo, sapeva che non avrebbe potuto fare
niente.
Dobbiamo andare disse con voce calma il Gufo. Non possiamo stare
qui.
Come se volesse dare maggiore forza a quelle parole, il Killeshan fece
udire il suo brontolio a distanza, e in risposta, la foschia prese a
turbinare pigramente. Esitarono ancora un momento, si avvicinarono
tutti alla riva, mentre l'acqua sgocciolava dai loro vestiti, in
silenzio e immobili. Poi si allontanarono lenti, uno dopo l'altro.
Dopo avere raccolto gli zaini e le provviste e avere controllato che
le loro armi fossero a posto, si avviarono a lunghi passi entrando
nella foresta.
Dietro di loro, il Rowen si allontanava come un sudario grigio
argento.
16.
Il gruppo aveva percorso poche centinaia di metri dalla riva del Rowen
quando gli alberi finirono ed ebbe inizio l'incubo. Un'enorme palude
si apriva davanti a loro, una serie di pantani fitti di falaschi dalle
foglie seghettate e di erbacce intrecciate con rade distese di vecchie
acacie e di cedri i cui rami erano cresciuti stretti gli uni agli
altri in quello che sembrava un ultimo disperato tentativo di evitare
di essere trascinati nel fango. Molti erano gi caduti per met, il
viluppo delle radici era stato messo a nudo dall'erosione, i tronchi
massicci erano curvi come giganti feriti. Attraverso il groviglio
degli alberi morenti e della boscaglia stentata, la palude si
estendeva a perdita d'occhio, come un vasto e impenetrabile acquitrino
avvolto dalla foschia e dal silenzio.
Il Gufo li fece fermare perch erano giunti in un luogo poco sicuro, e
stettero a guardare incerti in tutte le direzioni, alla ricerca della
sia pur minima traccia di un sentiero. Ma non c'era niente da fare. La
palude era un labirinto inaccessibile, su cui gravava una cappa di
nuvole.
Le Tenebre dell'Eden mormor il Gufo sommessamente.
Non avevano molte possibilit di scelta. Potevano tornare indietro
fino al Rowen e seguire il fiume a valle o a monte finch non si fosse
presentato un percorso migliore, oppure potevano andare avanti
attraverso la palude. In entrambi i casi, alla fine avrebbero dovuto
scalare il Blackledge perch si erano spostati troppo in basso per
raggiungere la vallata e i passi che avrebbero permesso di effettuare
una discesa pi facile. Non restava abbastanza tempo per cercare di
rifare tutta la strada a ritroso; ormai i demoni erano sicuramente
ovunque. Il Gufo temeva che potessero stare gi perlustrando la riva
del fiume. Propose di procedere spediti. Il viaggio sarebbe stato
infido, ma i demoni non sarebbero arrivati l tanto presto a cercarli.
Un giorno, due al massimo, e avrebbero raggiunto le montagne.
Dopo una breve discussione, i superstiti del gruppo si dissero
d'accordo. Nessuno di loro, eccetto Wren e Garth, era stato fuori
dalla citt da quasi dieci anni; la ragazza Rover e la sua fidata
scorta avevano attraversato il territorio solo una volta e sapevano
ben poco su come evitarne i pericoli. Il Gufo era vissuto l per anni.
Nessuno era preparato a contraddirlo.
Cos ebbe inizio la traversata delle Tenebre dell'Eden. La marcia era
aperta dal Gufo, seguito da Triss, Ellenroh, Eowen, Gavilan, Wren,
Garth e Dal. Camminavano in fila indiana, dietro ad Aurin Striate, il
quale cercava di trovare un percorso che offrisse un appoggio solido
attraverso l'acquitrino. La maggior parte delle volte ci riusciva,
perch esistevano ancora tratti di terreno non completamente invasi
dalla palude. Ma ogni tanto erano anche costretti a scendere
nell'acqua oleosa e nel fango, passando lungo chiazze di erba alta e
di boscaglia, tenendosi con le mani per evitare di scivolare, con
l'impressione che quel sudiciume li succhiasse con avidit, tentando
di tirarli dentro. Avanzavano lenti e cauti nel buio, avvertiti dal
Gufo di procedere in fila serrata, di scrutare attentamente nella
foschia se l'acqua gorgogliava e il fango eruttava.
Le Tenebre dell'Eden, nonostante la cappa di silenzio che gravava su
di esse, erano un rifugio per un numero imprecisato di esseri viventi.
La maggior parte non si vedevano mai e si sentivano appena. Animali
alati volavano come ombre nell'oscurit, silenziosi al passaggio,
agili e furtivi. Gli insetti ronzavano in maniera insopportabile,
alcuni erano iridescenti e grandi quanto la mano di un bambino. Esseri
simili a ratti o toporagni svolazzavano attorno agli alberi rimasti,
arrampicandosi come gatti e scomparendo un attimo dopo che erano stati
scoperti. C'erano anche altri animali, alcuni dei quali enormi, che
sguazzavano e grugnivano nel silenzio, nascosti nell'oscurit, come
predatori che si aggiravano nelle acque pi profonde. Nessuno li vide
mai, nonostante fossero sempre molto attenti.
Il giorno si trascinava in un lento agonizzante movimento verso
l'oscurit. Il gruppo si ferm una volta a mangiare, stretti tutti
insieme su un tronco semisommerso dalla palude, seduti di schiena uno
contro l'altro mentre gli occhi scrutavano la cortina di "vog". L'aria
diventava calda e fredda alternativamente, come se le Tenebre
dell'Eden fossero state fatte a compartimenti stagni e avessero pareti
invisibili tutt'attorno. L'acqua della palude, come l'aria, poteva
essere gelata o tiepida, profonda in certi punti e bassa in altri, un
miscuglio di colori e di odori, nessuno dei quali era piacevole,
mentre tutti si attaccavano e attingevano alla vita che si svolgeva
sopra. Di tanto in tanto la terra tremava, a ricordare che da qualche
parte alle loro spalle il Killeshan continuava a minacciare, con i gas
e il calore che si accumulavano all'interno, e la lava che sgorgava
dalla sua bocca per scorrere bruciando tutto ci che incontrava lungo
il fianco della montagna. Wren se lo raffigur mentre arrancava a
fatica insieme agli altri, con l'aria soffocata dal "vog", la terra un
tappeto di fuoco, ogni cosa avvolta da strati sovrapposti di vapore e
di cenere. La Chiglia era andata ormai distrutta. E cosa ne era stato
dei demoni? si chiedeva. Erano scappati anche loro, oppure erano
troppo insensati per temere perfino la lava? Se avevano deciso di
fuggire, dove erano finiti?
Ma conosceva la risposta a quest'ultima domanda. C'era un solo posto
dove potevano andare.
"Sarebbero stati spinti dal loro assedio a riattraversare il Rowen",
le segnal Garth con una smorfia quando lei gli chiese cosa ne
pensasse. Camminavano insieme momentaneamente per un raro tratto di
terra dove la palude era ancora tenuta a bada per poco pi di un
metro. "Ripartiranno in direzione delle falesie, proprio come abbiamo
fatto noi. Se siamo troppo lenti, li avremo addosso prima di riuscire
a farcela".
"Forse non arriveranno fin qui scendendo lungo il fiume", azzard lei
piena di speranza, facendo segni con le dita. "Potrebbero seguire la
vallata perch pi facile".
Garth non si diede la pena di rispondere. Non era tenuto a farlo. Wren
sapeva quanto lui che se i demoni avessero seguito la valle scendendo
dal Blackledge, avrebbero raggiunto le parti pianeggianti dell'isola
prima di loro e li avrebbero aspettati sulla spiaggia.
Pensava spesso a Stresa, cercando di ricordare quando lo aveva visto
per l'ultima volta dopo l'attacco del serpente, tentando di richiamare
alla memoria qualcosa che potesse darle anche la bench minima
speranza che se l'era cavata. Ma non le veniva in mente nulla. Un
attimo prima era l, accovacciato in mezzo ai bagagli, e subito dopo
era scomparso insieme a tutto il resto. Si affliggeva in silenzio per
lui, senza riuscire a impedirselo, pi affezionata a lui di quanto non
avrebbe dovuto esserlo, di quanto non avrebbe dovuto permettersi di
diventarlo. Teneva stretto Fauno e si meravigliava di se stessa,
sentendosi stranamente diversa da ci che era stata un tempo, estranea
a tutto, non pi cos sicura di s per l'addestramento ricevuto, cos
fiduciosa nelle proprie capacit, cos certa di essere prima di tutto
una Rover e che il resto non aveva importanza.
Troppo spesso le dita le scivolavano sotto la tunica per cercare le
Pietre Magiche. Le Tenebre dell'Eden erano immense e implacabili, e
minacciavano di intaccare il suo coraggio e la sua forza. Le Pietre la
rassicuravano; la magia Elfica significava potere. Si odiava per
questa sensazione, per aver bisogno di contare su di loro. Un giorno
solo fuori da Arborlon, e aveva gi cominciato a disperare. E non era
la sola. Poteva vedere il disagio negli occhi di tutti gli altri,
perfino in quelli di Garth. Morrowindl aveva sugli esseri umani un
effetto che trascendeva la ragione, che seppelliva il pensiero
razionale sotto una montagna di paura e di dubbio. Era nell'aria,
nella terra, nella vita attorno a loro, una specie di follia che
sussurrava insidiosi avvertimenti e che toglieva la vita senza
pensarci due volte. Cerc di nuovo di immaginarsi l'isola com'era
stata prima e non ci riusc neppure questa volta. Non era in grado di
vedere oltre ci che era, ci che era diventata.
Ci che gli Elfi e la loro magia avevano fatto di lei.
E pens ancora una volta ai segreti che tutti le stavano nascondendo,
Ellenroh, il Gufo, Gavilan. Ma Stresa li conosceva. Lui glieli avrebbe
detti. Ora ci sarebbe stato qualcun altro.
A un certo punto tocc Eowen sulla spalla e le chiese sottovoce: Sei
in grado di vedere qualcosa di ci che deve accaderci? Puoi fare uso
della tua vista?.
Ma la donna pallida dagli occhi di smeraldo le rivolse un sorriso
triste e rispose: No, Wren, essa offuscata dalla magia che emana
dal centro dell'isola. Arborlon mi dava riparo e mi permetteva di
vedere. Qui c' solo follia. Forse se riesco ad arrivare oltre le
scogliere fin dove giungono la luce del sole e il profumo del mare...
la voce si spense.
Poi il buio cal con un lento succedersi di veli grigi che
gradualmente schermarono la luce. Avevano camminato da met mattina e
ancora non c'era traccia del Blackledge, nessun indizio della fine
della palude. Il Gufo cominci a cercare un posto dove trascorrere la
notte, avvertendoli di stare molto pi attenti ora che la presenza
delle ombre giocava brutti scherzi agli occhi. Il silenzio del giorno
lasciava il posto a una marea montante di rumori notturni, un misto di
suoni gravi e acuti, che provenivano dalle chiazze pi scure e
riecheggiavano nel buio. Qua e l alcuni tratti del fogliame
cominciavano a brillare di una fosforescenza argentea, e gli insetti
volanti scintillavano e sparivano saltellando sul fango.
La sagoma allampanata di Aurin Striate procedeva davanti a tutti
aprendo la strada come un pugnale, curvo contro l'oscurit invadente.
Wren vide Ellenroh superare Triss e chinarsi in avanti per dire
qualcosa al Gufo. Il gruppo stava attraversando una macchia di erbacce
alte fino alla vita, e alla loro sinistra la luce morente brillava
opaca sulla superficie della palude.
All'improvviso dall'acqua si alz una specie di geyser mentre qualcosa
di enorme affiorava per ghermire una preda ignara; le mascelle si
chiusero con uno scatto e l'animale si immerse scomparendo dalla
vista. Tutti fecero un balzo e per un istante si distrassero. Wren
vide il Gufo voltarsi indietro a met, avvertendoli con le mani. Vide
anche qualcos'altro, qualcosa che era mezzo nascosto nell'oscurit
davanti a lei. Ci fu un accenno impercettibile di movimento.
Un secondo dopo, ud il rumore di un fischio che non le era nuovo.
Garth non poteva averlo sentito, naturalmente, eppure qualcosa lo
avvert del pericolo, ed egli si lanci addosso a Wren e a Eowen
trascinandole a terra con s. Dietro di loro Dal si lasci cadere
istintivamente. Davanti, il Gufo fece scudo col suo corpo a Ellenroh
Elessedil, spingendola indietro verso Triss e Gavilan. Si ud un
rumore come di una lacerazione o di uno strappo mentre una grandine di
aghi fendeva il fogliame. Wren ud un brontolio di sorpresa. Poi si
trovarono tutti distesi in mezzo all'erba, respirando pesantemente
nell'improvviso silenzio.
"Una Lanciadardi"!
Il nome graffiava come ruvida corteccia d'albero sulla nuda pelle
mentre lei lo urlava dentro di s. Ramment che all'andata un dardo
quasi la uccideva. Il braccio di Garth si allent attorno alla sua
vita, e lei gli fece un rapido segno quando la faccia barbuta si
avvicin alla sua.
Davanti, ud la nonna singhiozzare.
Dimenticando tutto il resto, si precipit furibonda attraverso l'erba
alta, mentre gli altri si affrettarono a seguirla. Super Gavilan, che
stava ancora cercando di immaginare cosa accadeva, e raggiunse Triss
mentre il Capitano della Guardia Nazionale si protendeva verso la
regina.
Ellenroh era mezza distesa, mezza china sul Gufo, tenendolo sollevato
nella piega del braccio mentre gli asciugava la faccia sudata.
Sembrava che alla struttura da spaventapasseri del Gufo fossero stati
tolti tutti i bastoni lasciando soltanto gli abiti che li avvolgevano.
Aveva gli occhi aperti e fissi, e la bocca si affannava disperatamente
a deglutire.
Decine di aghi velenosi della Lanciadardi spuntavano dal suo corpo.
Aveva assorbito interamente l'urto dell'attacco della pianta.
Aurin sussurr la regina, e gli occhi di lui si mossero rapidi per
cercarla. E' tutto a posto. Siamo tutti qui.
Ellenroh sollev a sua volta gli occhi per incontrare quelli di Wren,
e si guardarono incredule, senza speranza.
Gufo disse dolcemente Wren, stendendo la mano per toccargli la
faccia. Il respiro di Aurin Striate divenne improvvisamente pi
veloce. Non riesco... a sentire una cosa ansim.
Poi il respiro cess del tutto, e lui mor.
Wren non pot dormire per tutta la notte. Non era sicura se qualcuno
degli altri ci riuscisse, ma lei si era messa in disparte e non aveva
modo di saperlo per certo. Era seduta da sola con Fauno raggomitolato
nel suo grembo, ai piedi di un ispido cedro, col tronco ricoperto di
muschio e di rampicanti, e fissava in lontananza la palude. Erano a
meno di un centinaio di metri dal luogo dove era avvenuto l'attacco,
ammucchiati l'uno sull'altro contro il "vog" e la notte, accerchiati
dai rumori degli esseri che non potevano vedere, troppo sconvolti
dall'accaduto per preoccuparsi di riprendere la marcia finch non
fosse giunto il mattino.
Continuava a vedere la faccia del Gufo morente.
Era stato proprio un caso, lo sapeva, proprio sfortuna. Non avrebbero
potuto prevedere niente e non avrebbero potuto fare niente per
impedirlo. Prima di allora lei aveva incontrato soltanto un'altra
pianta Lanciadardi, una sola su tutta la parte di Morrowindl che aveva
attraversato. Quante erano le possibilit di incontrarne un'altra qui?
Quali probabilit esistevano che tra tutti loro dovesse colpire Aurin
Striate?
L'inverosimiglianza del fatto la ossessionava.
Le cose sarebbero andate diversamente se Stresa fosse stato con loro a
metterli in guardia?
Non c'era terreno solido nel quale seppellire il Gufo, era tutto un
acquitrino dove gli animali che vivevano nelle Tenebre dell'Eden lo
avrebbero dissepolto per mangiarselo, perci trovarono un tratto di
sabbie mobili e lo fecero sprofondare dove non sarebbe mai stato
raggiunto.
Poi cenarono, quel poco che poterono mangiare, parlando sottovoce di
nulla, senza essere ancora in grado di valutare cosa significava la
perdita del Gufo. Mangiarono, bevvero pi di una birra, e si
dispersero nel buio. I Cacciatori Elfi stabilirono i turni di guardia,
Triss fino a mezzanotte, Dal fino all'alba, e il silenzio scese su di
loro.
Solo un caso, si ripeteva Wren tristemente.
Aveva tanti bei ricordi del Gufo, anche se lo conosceva da poco, e vi
si attaccava come a uno scudo contro il dolore. Il Gufo era stato
gentile con lei. Era stato anche sincero - sincero quanto aveva potuto
esserlo senza tradire la fiducia della regina. Ci che poteva dare di
s lo dava. Proprio quella mattina le aveva detto che era stato capace
di sopravvivere fuori dalle mura di Arborlon per tutti quegli anni
perch aveva accettato l'inevitabilit della morte e cos facendo era
diventato abbastanza forte da affrontare la paura di essa. Era il modo
necessario di essere, le aveva detto. Se hai sempre paura per te
stesso non puoi agire, e allora la vita perde il suo scopo. Devi solo
dirti che quando arrivi proprio in fondo non te ne importa molto.
Ma il Gufo era stato importante pi di ogni altro. Sola con i suoi
pensieri, mentre gli altri dormivano o facevano finta, dovette
ammettere fino in fondo quanto avesse contato. Ricord come Ellenroh
aveva pianto tra le sue braccia quando Aurin Striate era morto, quasi
fosse ritornata ragazzina, senza provare vergogna per il suo dolore, a
compiangere qualcuno che era stato molto pi di un fedele servitore
del trono, pi di un compagno di tutta una vita, e pi di un semplice
amico. Non si era resa conto della profondit del sentimento che
legava sua nonna al Gufo, e la cosa la fece piangere a sua volta.
Gavilan, una volta tanto, era completamente a corto di parole, aveva
preso le mani di Ellenroh e le stringeva senza parlare, aveva
abbracciato impulsivamente Wren quando lei ne aveva avuto maggiormente
bisogno, senza fare niente altro che essere presente. Garth e i
Cacciatori Elfi erano impassibili, ma i loro occhi riflettevano ci
che si nascondeva dietro le loro maschere. Tutti avrebbero rimpianto
Aurin Striate.
Quanto sentivano la sua mancanza lo si sarebbe visto alle prime luci
dell'alba, e le conseguenze sarebbero andate ben al di l di ogni
reazione emotiva. Perch il Gufo era l'unico del gruppo che sapesse
qualcosa su come sopravvivere ai pericoli di Morrowindl fuori dalle
mura di Arborlon. Senza di lui, non avevano nessuno che fosse in grado
di fare da guida. Dovevano contare sui loro istinti e sul loro
addestramento se volevano portare in salvo se stessi e tutti quelli
che stavano chiusi dentro il Loden. Ci significava scoprire il
sistema per uscire dalle Tenebre dell'Eden, scendere dal Blackledge,
passare attraverso la palude di In Ju, e raggiungere la spiaggia in
tempo per incontrarsi con Tiger Ty. Avrebbero dovuto fare tutto senza
che nessuno di loro sapesse come bisognava procedere n quali erano i
pericoli dai quali guardarsi.
Pi ci pensava, pi le sembrava impossibile. Tranne Garth e lei
stessa, nessuno degli altri aveva la minima pratica di sopravvivenza
in una regione selvaggia; e questo era uno strano paese anche per i
Rover, una terra che avevano attraversato solo una volta e per di pi
con l'aiuto di qualcuno, una terra piena di trabocchetti e di
imprevisti mai incontrati prima. Fino a che punto ciascuno di loro
poteva essere di aiuto agli altri? Quante possibilit avevano di
farcela senza il Gufo?
Quelle riflessioni l'avevano lasciata vuota e amareggiata. Tante cose
dipendevano dalle probabilit di vita o di morte, e ora tutto era
minacciato da un puro caso.
Garth dorm molto vicino a lei, un'ombra scura contro la terra,
immobile come la morte nel sonno. Negli ultimi giorni era rimasta
sconcertata dal suo comportamento, che del resto aveva tenuto fin da
quando erano arrivati a Morrowindl. Non era in grado di definirlo
facilmente, ma comunque qualcosa c'era. Garth, sempre enigmatico, era
diventato pi distante, nel suo rapporto con lei si era gradualmente
allontanato, quasi sentisse che non le era pi necessario, che i loro
ruoli di maestro e di allieva erano finiti. Non si trattava di una
cosa particolare che egli aveva fatto o di un suo modo di essere; era
pi un atteggiamento generale, che si manifestava nel tirarsi indietro
a poco a poco, senza farsi notare. Certo era sempre accanto a lei in
tutti i modi che contavano, protettivo come sempre, guardingo e pronto
a dare consigli. Eppure, al tempo stesso, si stava distaccando, le
lasciava uno spazio e una solitudine di cui non aveva mai avuto
esperienza prima, e che trovava un po' sconcertanti. Lei era
abbastanza forte per stare da sola, lo sapeva; lo era ormai da diversi
anni. Semplicemente non aveva pensato che per quanto riguardava Garth
avrebbe mai avuto bisogno di dirgli addio.
Forse la perdita del Gufo richiam l'attenzione su questo pi di
quanto non sarebbe accaduto altrimenti. Non sapeva. Era difficile
pensare con lucidit proprio adesso, eppure era cosciente di doverlo
farlo. Le emozioni potevano solo distrarre e confondere e infine
potevano addirittura uccidere. Finch non fossero usciti da Morrowindl
e rientrati sani e salvi nelle Terre dell'Ovest, avrebbero avuto poco
tempo da perdere in nostalgie del passato, in considerazioni su come
erano le cose prima, in ipotesi su come sarebbero state in futuro.
Sent un nodo alla gola e gli occhi le si riempirono di lacrime. Anche
con Fauno addormentato in grembo e Garth vicinissimo, pur avendo
ritrovato la nonna e scoperto la propria identit, si sentiva
assurdamente sola.
Un po' dopo mezzanotte, quando Dal ebbe dato il cambio a Triss per il
turno di guardia, Gavilan and a sedersi accanto a lei. Non disse
nulla, le avvolse attorno la coperta che aveva portato e si mise al
suo fianco. Lei sent il calore del suo corpo attraverso l'umidit e
il freddo della notte nella palude, e ne fu confortata. Dopo un po',
si appoggi a lui, sentendo il bisogno di un contatto fisico. Allora
egli la prese tra le braccia, la cull stretta a s, e la tenne cos
fino al mattino.
Alle prime luci dell'alba ripresero la marcia attraverso le Tenebre
dell'Eden. Adesso in testa c'era Garth, il pi esperto tra loro in
sopravvivenza. Fu Wren a proporre che fosse lui a fare da guida ed
Ellenroh approv immediatamente. Nessuno era all'altezza di Garth come
Battitore, e ci voleva l'abilit di un Battitore per uscire dalla
palude.
Ma neppure uno come Garth era in grado di chiarire il mistero delle
Tenebre dell'Eden. Il "vog" stagnava su tutto, coprendo il cielo,
avvolgendo ogni cosa cos da vicino che a una quindicina di metri di
distanza non si vedeva nulla. La luce era grigia e debole, diffusa
dalla nebbia, riflessa dall'umidit e cos dispersa che sembrava
provenire da ogni direzione. Non c'era nulla su cui ci si potesse
orientare, neppure i licheni e il muschio che crescevano nella palude
e sembravano raggruppati come fuggiaschi contro il calare della notte,
confusi e smarriti al pari dei partecipanti alla spedizione che
cercavano il loro aiuto. Garth stabil un percorso e lo segu, ma Wren
si rendeva conto che i segni di cui aveva bisogno non si trovavano.
Avanzavano senza conoscere la direzione, senza poter misurare i loro
progressi. Garth non manifest i propri dubbi, tuttavia Wren poteva
leggere la verit nei suoi occhi.
La marcia era costante, ma lenta, in parte perch la palude era
assolutamente impenetrabile e in parte perch Ellenroh Elessedil era
malata. Durante la notte le era venuta la febbre, e si era diffusa in
lei con tale rapidit che nel giro di qualche ora era passata dal mal
di testa alle vertigini, ai brividi, alla tosse. A mezzogiorno, quando
il gruppo si ferm per un pasto veloce, le forze le stavano mancando
in modo drammatico. Poteva ancora camminare, ma non senza aiuto. Triss
e Dal si divisero il compito di sorreggerla, ciascuno le mise un
braccio attorno alla vita per sostenerla saldamente durante la marcia.
Eowen e Wren la controllarono per vedere se era ferita, pensando che
potesse essere stata graffiata dalle punte della Lanciadardi e
avvelenata. Ma non trovarono nulla. Non c'era una spiegazione rapida
per quella malattia, e mentre tutti si occupavano di lei nel miglior
modo possibile, nessuno era in grado di suggerire un rimedio che
potesse giovarle.
Mi sento strana confid a Wren in un momento in cui aveva il viso
inondato di sudore. Si sedettero insieme su un tronco, mangiando un
po' di pane e formaggio, avvolte nei loro ampi mantelli. Quando sono
andata a dormire stavo bene, poi mi sono svegliata durante la notte
sentendomi... strana. Sorrise distaccata. Non trovo un altro modo
per descriverlo. So solo che non stavo bene.
Andr meglio dopo un'altra notte di sonno la rassicur Wren. Siamo
tutti esausti.
Ma per Ellenroh non si trattava di semplice stanchezza, e le sue
condizioni peggiorarono di ora in ora. Giunti all'imbrunire, era
caduta tante volte che i Cacciatori Elfi erano costretti a portarla a
braccia. Il gruppo aveva trascorso il pomeriggio sguazzando in un
acquitrino basso e freddo, una sacca di freddo che era penetrata
chiss come nell'ampio tratto di calore vulcanico della palude e vi
era rimasta intrappolata, insediandosi nel fango e trasformando
l'acqua e l'aria in ghiaccio. Ellenroh, gi al limite
dell'esaurimento, si era indebolita ancora di pi. Le poche forze
rimastele sembravano dileguarsi rapidamente. Quando infine si
fermarono per la notte, era svenuta.
Wren osserv Eowen che le bagnava la faccia raggrinzita mentre Gavilan
e i Cacciatori Elfi piantavano il campo. Garth le stava accanto, con
l'espressione impassibile ma gli occhi offuscati dal dubbio. Quando i
loro sguardi si incrociarono, egli scosse impercettibilmente la testa.
Gesticol con le dita. "Non riesco a leggere i segni. Non li trovo
neppure".
Era un'ammissione piuttosto amara. Garth era un uomo orgoglioso e non
era facile che accettasse la sconfitta. Lei lo guard negli occhi e lo
tocc lievemente in risposta. "Troverai una via d'uscita", gli disse a
segni.
Mangiarono di nuovo, soprattutto perch era necessario, ammassati su
un piccolo tratto di terra di palude che era pi asciutto di tutto ci
che lo circondava. Ellenroh dorm, avvolta in due coperte, scossa dal
freddo e dalla febbre, borbottando ogni tanto, agitata dai suoi sogni.
Wren rimase stupita di fronte alla forza di volont di sua nonna.
Neppure una volta, mentre lottava contro la malattia, aveva allentato
la presa con cui stringeva lo Scettro. Lo teneva ancora stretto a s,
come se con il proprio corpo potesse proteggere la citt e il popolo
che la magia aveva rinchiuso nel Loden. Gavilan si era offerto pi di
una volta di sollevarla da quel compito, ma lei aveva ostinatamente
rifiutato di consegnargli lo Scettro. Era un carico che aveva deciso
di portare sulle sue spalle, e non si sarebbe lasciata convincere a
deporlo. Wren pens a quanto doveva esserle costato diventare cos
forte - la perdita dei genitori, del marito, della figlia, degli amici
- di quasi tutte le persone che le erano care. L'intera sua vita aveva
subito una svolta con l'arrivo dei demoni e con la costruzione delle
mura attorno alla citt di Arborlon. Tutto quello che ricordava da
bambina di Morrowindl era sparito. Della promessa che un tempo aveva
dovuto fare al suo popolo ormai non rimaneva pi nulla se non la
possibilit che gli Elfi e la loro citt potessero, grazie alla sua
risoluzione e alla sua fiducia, rinascere in un mondo migliore.
"Un mondo fatto dall'oppressione della Federazione e dalla paura degli
Ombrati, un mondo in cui, come a Morrowindl, la magia aveva in qualche
modo fallito il suo scopo".
Fece un sorriso amaro e ironico.
All'improvviso fu colpita dalle somiglianze tra l'isola e la
terraferma, Morrowindl e le Quattro Terre - diverse, ma afflitte dallo
stesso genere di follia. Entrambi i mondi erano infestati da creature
che vivevano di distruzione; entrambi erano assaliti da una malattia
che corrompeva la terra e tutto ci che su di essa viveva. Che cosa
era Morrowindl se non le Quattro Terre in avanzato stato di
decadimento? Si chiese d'un tratto se le due realt non fossero in
qualche modo collegate, se i demoni e gli Ombrati non avessero per
caso qualche origine comune. Si chiese per l'ennesima volta quali
fossero i segreti che gli Elfi non volevano rivelarle a proposito di
quanto era accaduto a Morrowindl anni prima.
E di nuovo si interrog: "Cosa ci sto a fare io qui? Perch Allanon mi
ha mandato per riportare gli Elfi sulle Quattro Terre? Cosa possono
fare per cambiare la situazione, e in che modo uno di noi riuscir a
scoprire di che si tratta"?
Fin di mangiare e per un po' rimase seduta accanto alla nonna,
osservandone il viso alla luce che languiva, cercando di trovare in
quei tratti sconvolti qualche altra traccia di sua madre, della
visione avuta ormai tanto tempo prima, del sogno lontano nel quale sua
madre l'aveva implorata: "Ricordati di me. Ricordati di me". Che cosa
fragile, la sua memoria, eppure era tutto ci che le restava dei
genitori, tutto ci che le restava dell'infanzia. Mentre era seduta l
con la testa della nonna appoggiata in grembo, pens di chiedere a
Garth di raccontarle qualcosa di pi di ci che era successo, anche se
in effetti non si aspettava che ci fosse altro da dire e sapeva
soltanto di sentirsi vuota e sola, desiderosa di qualcosa a cui
aggrapparsi. Ma Garth era di guardia, troppo lontano per chiamarlo
senza disturbare gli altri e troppo distante da lei per esserle di
vero conforto. Cos ricorse al tocco familiare delle Pietre Magiche
nel sacchetto di pelle, facendo scorrere la punta delle dita sulla
loro superficie dura e liscia, facendole rotolare liberamente sotto il
tessuto della tunica. Erano l'eredit lasciatale dalla madre e
rappresentavano la fiducia della nonna, e nonostante le sue
apprensioni sul ruolo che esse avrebbero avuto nella sua vita, non
poteva rinunciarvi. Non l, non in quel momento, non prima di
liberarsi dall'incubo nel quale si era immessa cos spontaneamente.
"E' stata una mia scelta", sussurr a se stessa, le parole suonarono
dure e amare. "Ci sono venuta perch l'ho voluto".
Per sapere la verit, per scoprire chi era, per mettere assieme
passato e futuro una volta per tutte.
"E cosa so di tutto ci? Cosa capisco?"
Eowen and a sedersi accanto a lei, e Wren si rese conto di quanto
fosse stanca. Affid la nonna alla veggente dai capelli rossi e si
allontan in silenzio verso il suo giaciglio. Avvolta nelle coperte,
stava distesa a guardare nella notte impenetrabile; la palude era un
labirinto che li avrebbe inghiottiti tutti senza preoccuparsi
minimamente di ci che faceva; il mondo era simile a una coltre di
indifferenza e falsit, di pericoli numerosi quanto le ombre che si
aggiravano intorno, di morte improvvisa e di spettri assillanti di ci
che avrebbe potuto essere. Si trov a pensare agli anni in cui si
addestrava con Garth, a quello che le aveva insegnato, a quello che
lei aveva imparato. Avrebbe avuto bisogno di tutto ci se doveva
sopravvivere, lo sapeva. Avrebbe avuto bisogno di tutto ci che poteva
invocare quanto a forza, esperienza, addestramento e risoluzione, e
avrebbe avuto bisogno pi che di un po' di fortuna.
"E di un'altra cosa ancora".
Le sue dita sfiorarono le Pietre Magiche per l'ennesima volta e si
allontanarono come se scottassero. Stava a lei invocare e comandare il
loro potere non appena lo avesse voluto. Lo aveva gi fatto in due
occasioni per mettersi in salvo, e in entrambi i casi era stata
indotta dall'ignoranza o dalla disperazione. Ma se le avesse usate di
nuovo - ne era profondamente convinta - se le avesse usate una terza
volta ora che era consapevole della magia in esse contenuta e capiva
cosa significasse esercitarla, rischiava di rinunciare a tutto ci che
era e di diventare qualcosa di completamente diverso. Nulla sarebbe
stato lo stesso per lei, si ammon. Nulla.
Eppure, mentre considerava che la forza, l'esperienza,
l'addestramento, e la risolutezza avevano fallito il loro compito di
venirle in aiuto, mentre lamentava l'evidente mancanza di fortuna, le
sembrava che il potere delle Pietre fosse tutto ci che le rimaneva,
l'unica risorsa superstite.
Volt la testa nella coperta e si addorment avviluppata in un intrico
di dubbi.
17.
Wren sogn, e nei suoi sogni gli Ohmsford andavano e venivano in un
caleidoscopico, frammentario susseguirsi di immagini che esplodevano
nella memoria. Esse scendevano precipitose su di lei e la spazzavano
via, sbattendola e trascinandola in una sorta di valanga
inarrestabile. Come una spettatrice senza voce, lei osservava la
storia dei suoi antenati prendere forma a tratti e in brevi attimi di
tempo, assisteva allo svolgersi di avvenimenti che non aveva mai visto
ma che le erano stati solo descritti, le leggende del passato riferite
nelle parole delle storie che Par e Coll Ohmsford raccontavano.
Poi si ritrov sveglia, seduta diritta di scatto, strappata dal sonno
con una rapidit spaventosa. Fauno, che le stava raggomitolato attorno
alla gola, fugg veloce. Lei rimase a guardare fisso nel buio,
ascoltando i battiti del suo cuore, l'affanno del suo respiro.
Tutt'attorno gli altri componenti del piccolo gruppo dormivano, tranne
quello di guardia, una forma indistinta e senza volto ai bordi del
campo.
"Cos'era?" pens agitata. "Cos'era ci che ho visto?"
Perch qualcosa nei suoi sogni l'aveva bruscamente svegliata, qualcosa
di cos spaventoso, di cos inatteso, che non le era stato pi
possibile riprendere a dormire
"Che cosa?"
Il ricordo, quando sopraggiunse, fu violento e improvviso. La sua mano
si precipit a toccare il sacchetto di pelle nascosto sotto la tunica.
Le Pietre Magiche!
Sognando i suoi antenati Ohmsford, aveva visto di sfuggita Shea e
Flick, una breve immagine fra tante, una storia fra tutte quelle
raccontate sulla ricerca della Spada di Shannara. In quella scena, si
erano smarriti con Menion Leah nelle pianure del Clete all'inizio del
viaggio verso Culhaven. N la loro abilit n la loro conoscenza dei
boschi potevano bastare ad aiutarli, e sarebbero senz'altro morti
laggi se Shea, preso dalla disperazione, non avesse scoperto di avere
la capacit di invocare il potere delle Pietre Magiche che gli erano
state date dal Druido Allanon, le stesse Pietre che adesso aveva lei.
In quell'immagine che i sogni avevano fatto emergere da un repertorio
di racconti ricordati solo vagamente, scopr una verit che aveva
dimenticato - e cio che la magia, oltre che proteggere, poteva anche
cercare. Poteva mostrare a chi la possedeva una via d'uscita dal pi
oscuro dei labirinti; poteva aiutare a trovare ci che si era perduto.
Si morse forte le labbra per trattenere il respiro affannoso che le si
bloccava in gola. Una volta, naturalmente, lo aveva saputo, e come lei
lo avevano appreso tutti i bambini Ohmsford. Par le aveva cantato la
storia quando era piccola. Ma era stato tanto tempo prima.
Le Pietre Magiche.
Rimase immobile avvolta nelle coperte, stordita dalla rivelazione. Fin
dall'inizio aveva avuto con s il potere che li avrebbe fatti uscire
dalle Tenebre dell'Eden. Le Pietre Magiche, se avesse deciso di
invocare la magia, le avrebbero indicato la via da seguire. Lo aveva
davvero dimenticato? si chiese incredula. Oppure aveva tenuto lontano
la verit, convinta che non era stata creata per dipendere dalla
magia, che non si sarebbe lasciata traviare dal suo potere?
E ora cosa avrebbe fatto?
Per un po' non fece nulla, cos paralizzata dalla paura e dai dubbi
sollevati dall'uso delle Pietre Magiche da non poter fare altro che
starsene seduta, stringendo a s le coperte come uno scudo, rievocando
nella mente le scelte che le si erano prospettate, nel tentativo di
dare loro un significato.
Poi all'improvviso fu in piedi, per un attimo dimentica di ogni altra
cosa, mentre si dirigeva con passo furtivo dove sua nonna giaceva
addormentata. Ellenroh Elessedil respirava affannosamente; mani e viso
erano gelidi. I bei capelli appiccicati dall'umidit, la pelle tirata
sulle ossa. Giaceva supina nelle coperte che l'avvolgevano come un
velo funebre.
"Sta morendo", cap Wren costernata.
Non le restavano molte scelte, e seppe all'istante cosa doveva fare.
Corse dove Garth stava dormendo, esit, poi pass accanto a Triss e
giunse vicino a Gavilan.
Lo tocc delicatamente sulla spalla ed egli apr subito gli occhi.
Svegliati gli sussurr, cercando di dominare il tremito nella voce.
"Dillo prima a lui", pensava, ricordando la gentilezza del giorno
prima. "Ti appogger". Gavilan, svegliati. Andiamo via di qui. Ora.
Wren, aspetta, cosa stai...? cominci a dire invano perch lei si
affrettava gi a far alzare gli altri, preoccupata che non ci fossero
ritardi, inquieta e distratta al punto da non accorgersi della paura
che comparve diabolicamente nei suoi occhi. Wren! grid, balzando in
piedi, e svegliando tutti.
Lei si irrigid, osservando gli altri alzarsi guardinghi: Triss ed
Eowen, Dal rientrato dal posto dove faceva la guardia ai bordi del
campo, e Garth, gigantesco nell'ombra. La regina non si mosse.
Cosa credi di fare? chiese Gavilan animosamente. Lei sent le sue
parole come uno schiaffo in pieno volto. C'erano rabbia e accusa in
esse. Come facciamo ad andarcene? Chi ti ha dato il diritto di
decidere cosa dobbiamo fare?
Il gruppo si strinse attorno ai due che vennero a trovarsi a faccia a
faccia. Gavilan era rosso in volto e aveva una luce di sospetto negli
occhi, ma lei tenne duro, il suo sguardo era cos deciso che l'altro
ci pens due volte prima di parlare.
Guardala, Gavilan implor Wren, prendendolo per il braccio e
facendolo voltare verso Ellenroh. Perch non la capiva? Perch le
rendeva la cosa cos difficile? Se stiamo qui ancora un po', la
perderemo. Non abbiamo altra scelta. Se l'avessimo, sarei la prima ad
approfittarne, te lo giuro.
Ci fu un silenzio attonito. Eowen si volse verso la regina,
inginocchiandosi accanto a lei. Wren ha ragione sussurr. Sta molto
male.
Wren tenne gli occhi fissi su Gavilan, tentando di leggere sul suo
volto, di farglielo capire. Dobbiamo portarla via di qui.
Triss si fece avanti precipitosamente. Sai in che modo? chiese
spaventato.
S rispose Wren. Lanci un rapido sguardo al Capitano della Guardia
Nazionale, poi di nuovo a Gavilan. Non ho il tempo di discutere di
questo. Non ho il tempo di spiegarvi. Dovete fidarvi di me.
Gavilan rimaneva ostinatamente del suo parere. Chiedi troppo. E se ti
sbagli? Se la spostiamo e muore...
Ma Triss stava gi raccogliendo la loro roba, indicando a Dal di
aiutarlo. La scelta stata fatta per noi dichiar tranquillo. La
regina non ha scampo se non la portiamo via da questa palude. Fa'
quello che puoi, Wren.
Raccolsero quanto rimaneva dei rifornimenti e dell'equipaggiamento, e
con coperte e pali costruirono una barella di fortuna sulla quale
adagiarono la regina. Quando ebbero finito, si voltarono verso Wren in
attesa. Lei li guardava come se fosse stata condannata, pensando che
non aveva alcuna possibilit di scelta, che doveva dimenticare dubbi e
timori, le risoluzioni prese, le promesse rivolte a se stessa sull'uso
della magia delle Pietre, e fare quello che poteva per salvare la vita
di sua nonna.
Infil la mano sotto la tunica ed estrasse il sacchetto di pelle.
Allent rapidamente i lacci, e le Pietre Magiche rotolarono nel suo
palmo, con uno scintmio duro, azzurro.
Sentendosi piccola e vulnerabile, si diresse al margine del campo e si
ferm per un attimo a guardare nell'ombra e nella nebbia. Fauno cerc
di arrampicarlesi su una gamba, ma lei si chin e lo allontan con
garbo. Il "vog" turbinava ovunque e ai suoi margini aleggiava un
orribile puzzo di zolfo e di cenere. Un misto di foschia e vapore si
innalzava dalle fetide acque della palude. Wren era a una svolta della
sua vita, cos le pareva, portatavi dalle circostanze e dal destino, e
qualunque cosa fosse accaduta dopo, lei non sarebbe stata pi la
stessa. Prov nostalgia per ci che era stata una volta, per ci che
avrebbe potuto essere, per una via d'uscita che non poteva sperare di
trovare.
Spaventata dall'eventualit di cambiare parere se ci avesse riflettuto
pi a lungo, tese in avanti le Pietre Magiche e le chiam alla vita.
Non successe nulla.
"Oh, Ombre!"
Prov di nuovo, concentrandosi, formando le parole accuratamente
dentro di s, pensandole una alla volta in ordine, immaginandosi che
il potere che era al loro interno, si agitasse, si alzasse. Era di
sangue Elfo, pens disperata. Aveva evocato il potere altre volte...
Ed ecco brillare all'improvviso il fuoco azzurro, esplodere dalla
Pietre come se fosse stato tolto un tappo. Si raccolse attorno alla
sua mano, splendido e meraviglioso, illuminando la palude come se la
luce del giorno avesse fatto finalmente irruzione penetrando nel
fango. I componenti del gruppo si tirarono indietro, accovacciandosi
guardinghi, e schermandosi gli occhi. Wren rimase diritta, sentendo la
forza delle Pietre scorrere attraverso di lei, cercando, studiando e
decidendo se necessario. Un calore piacevole e allettante l'avvolgeva.
Poi la luce part fulminea verso destra, passando come una falce
attraverso la nebbia, la foschia, gli alberi morenti, i cespugli e i
rampicanti, superando d'un colpo le acque deserte per centinaia di
metri, pi lontano di quanto l'occhio sarebbe stato in grado di
vedere, per fermarsi su una parete rocciosa che si innalzava lontana
nella notte.
Blackledge!
Rapida com'era giunta, la luce scomparve di nuovo, la forza delle
Pietre Magiche si spense tornando l da dove era venuta. Wren chiuse
le dita attorno alle Pietre, esausta e inebriata al tempo stesso,
ripulita in qualche modo dalla magia, rinvigorita ma rimasta debole.
Tremando, nonostante la sua risoluzione, ripose i talismani nel loro
sacchetto. Gli altri si alzarono titubanti, cercandola con gli occhi.
L disse tranquilla, indicando nella direzione presa dalla luce.
Per un attimo, nessuno parl. La mente di Wren era ancora ebbra per
quello che aveva fatto, il passaggio della forza impetuosa della magia
era ancora fresco nel suo corpo e ora lei era combattuta dal senso di
colpa per avere tradito il suo voto. Ma non aveva avuto scelta, si
affrett a ricordare a se stessa; aveva solo fatto ci che si era reso
necessario. Non poteva lasciare morire sua nonna. Era successo solo
questa volta, non doveva accadere di nuovo. Questa volta, perch era
in gioco la vita della nonna e la nonna era tutto ci che le
restava...
Le parole furono disperse dalla voce incalzante di Eowen.
Sbrighiamoci, finch siamo ancora in tempo.
Si avviarono immediatamente, con Wren alla guida, poi Garth la
raggiunse e lei gli fece cenno di andare avanti, contenta che qualcun
altro si assumesse quell'incarico. Fauno ricomparve dall'oscurit, e
lei lo sollev e se lo pose sulla spalla. Dal e Triss portavano la
barella con la regina, e lei si attard per camminarle accanto. Si
chin e prese la mano della nonna nella sua, la tenne per un attimo,
poi la strinse dolcemente. Non ebbe nessuna risposta. Lasci andare la
mano e si diresse verso la testa della colonna. Super Eowen, la
faccia pallida sperduta e spaventata, i capelli rossi splendenti nella
notte. Eowen sapeva quanto era malata Ellenroh; nelle sue visioni
aveva previsto cosa sarebbe accaduto alla regina? Wren scosse la
testa, rifiutandosi di considerare questa eventualit. Cammin sola
per un po' finch Gavilan si port al suo fianco.
Mi dispiace, Wren disse dolcemente, parlando a fatica. Avrei dovuto
sapere che non avresti agito senza motivo. Avrei dovuto avere pi
fiducia nel tuo giudizio. Aspett una risposta, e siccome non veniva,
aggiunse: E' questa palude che mi offusca la mente. Mi sembra di non
riuscire a focalizzare come vorrei... E lasci cadere il discorso.
Lei sospir in silenzio. Non te la prendere. In questo luogo nessuno
riesce a pensare chiaramente. Era ansiosa di trovargli delle scuse.
Si direbbe che l'isola alimenti la follia. All'andata mi venuta la
febbre e per qualche tempo sono stata incoerente. Forse un po' di
quella febbre ha preso anche te.
Egli annu distratto, come se non avesse sentito. Finalmente ora vedi
la verit. La magia ha creato Morrowindl e i suoi demoni, e la magia
ci salver da loro. Le tue Pietre Magiche e lo Scettro. Aspetta. Ben
presto capirai.
E torn indietro di nuovo. La sua partenza fu cos improvvisa che
ancora una volta Wren non fu in grado di rivolgergli le domande
suscitate dai suoi commenti - domande su come erano stati creati i
demoni, cosa aveva fatto la magia, come mai si era giunti a quel
punto. Lei si volse a met per seguirlo, poi decise di lasciarlo
andare. Ora si sentiva troppo stanca per interrogarlo, troppo esausta
per ascoltare le risposte, sempre che lui avesse voluto darne - e
probabilmente non lo avrebbe fatto. Dominando la sua frustrazione, si
impose di continuare.
Impiegarono tutta la notte per uscire dalle Tenebre dell'Eden. Wren fu
costretta a ricorrere al potere delle Pietre Magiche ancora due volte.
Pur se lacerata da impulsi in conflitto che la portavano a evitarne il
flusso e ad accoglierlo volentieri, sentiva la magia ribollire dentro
di s come un elisir. La luce azzurra bruci l'oscurit e squarci la
foschia, mostrando la via da seguire per giungere al Blacklegde, e
verso l'alba si erano arrampicati liberandosi dal fango e ritornando
finalmente sul terreno solido. Davanti a loro, il Blackledge si
innalzava nella caligine, una massa imponente di pietre appuntite che
dalla giungla si protendeva verso il cielo. Scelsero una radura alla
base delle rocce e al centro vi deposero la barella. Eowen lav la
faccia e le mani alla regina e le diede dell'acqua da bere.
Ellenroh si mosse e apr gli occhi. Scrut le facce che le stavano
attorno, lanci un'occhiata allo Scettro ancora stretto tra le dita, e
disse: Aiutatemi a sedermi.
Eowen la sostenne in avanti con delicatezza e le diede la sua
borraccia. Ellenroh bevve lentamente, interrompendosi spesso per
respirare. Dal petto si udiva un rantolo, e aveva la faccia arrossata
dalla febbre.
Wren mormor con un filo di voce, hai usato le Pietre Magiche.
Wren si inginocchi accanto a lei, meravigliata, e anche gli altri si
affollarono attorno. Come fai a saperlo?
Ellenroh Elessedil sorrise. Si vede nei tuoi occhi. La magia lascia
sempre il segno.LO ne so qualcosa.
Avrei dovuto usarle prima, ma aveva dimenticato quello che potevano
fare. Mi dispiace.
Figliola, non il caso di chiedere scusa. Il suo sguardo era
benevolo e partecipe. Ti ho voluto molto bene, Wren, anche prima che
tu venissi da me, fin da quando seppi da Eowen che eri nata.
Hai bisogno di dormire, Ellenroh sussurr la veggente.
La regina chiuse gli occhi per un attimo e scosse la testa. No,
Eowen. Ho bisogno di parlarvi. A tutti quanti.
Riapr gli occhi, esausti e lontani. Sto morendo sussurr. No, non
dite nulla. Ascoltatemi fino in fondo. Li fiss tutti. Wren, mi
dispiace di non poter stare pi a lungo con te. Vorrei che mi fosse
possibile. Siamo state cos poco insieme. Eowen, per te pi duro da
sopportare. Sei stata mia amica per tutta la vita, e vorrei rimanere
per continuare a farti star bene, se potessi. Gavilan, Triss, Dal, so
cosa significa la mia morte, avete fatto per me quello che avete
potuto. Ma giunta la mia ora. La febbre pi forte di me, e per
quanto abbia tentato di liberarmene, non ci sono riuscita. Aurin
Striate mi aspetta, vado a raggiungerlo.
Wren scuoteva la testa ostinatamente, con rabbia. No, non dire cos,
non fare cos!
La mano della regina raggiunse la sua e vi si aggrapp. Non possiamo
nasconderci la verit, Wren. Dovete saperlo, tutti quanti. Sono
ridotta allo stremo. La febbre mi ha distrutta dentro, e non rimasto
quasi nulla a tenermi insieme. Temo che ora neppure la magia potrebbe
salvarmi, e nessuno di noi possiede la magia efficace in ogni caso.
Sii forte, Wren. Ricordati che siamo fatte della stessa carne e dello
stesso sangue. Ricordati quanto ci somigliamo, quanto siamo simili ad
Alleyne.
Nonna! disse Wren piangendo.
Una medicina sussurr ansioso Gavilan. Ci deve essere una medicina
che possiamo darti. Diccelo!
Non c' nulla. Gli occhi della regina sembravano vagare da una
faccia all'altra e poi allontanarsi di nuovo, cercando qualcosa che
non c'era. Toss e si irrigid per un momento. Sono ancora la vostra
regina? chiese.
Essi mormorarono di s, tutti, con una risposta un po' incerta.
Allora ho un ultimo ordine da darvi. Se mi amate, se vi sta a cuore
il futuro del popolo degli Elfi, non discutetelo. Dite che
obbedirete.
Cos fecero, ma sguardi furtivi passavano dall'uno all'altro,
domandandosi cosa mai stessero per udire.
Wren. Ellenroh attese finch la nipote si spost dove poteva vederla
chiaramente. Questo tuo, ora. Prendilo.
Cos dicendo le tese lo Scettro con il Loden. Wren la guardava
incredula, incapace di muoversi. Prendilo! ripet la regina, e
questa volta lei obbed. Ascoltami: affido la magia alle tue cure.
Allontana da Morrowindl lo Scettro e la sua Pietra e riportali nelle
Terre dell'Ovest. Fai risorgere gli Elfi e la loro citt. Restituisci
il nostro popolo alla vita. Fai quello che devi per mantenere la tua
promessa all'ombra del Druido, ma ricordati anche di ci che stai
promettendo a me. Fa' in modo che gli Elfi abbiano la possibilit di
ricominciare daccapo.
Wren non riusciva a parlare, sconvolta da quanto succedeva, lottando
per accettare quello che stava ascoltando. Sent nelle mani il peso
dello Scettro, l'impugnatura levigata, fredda e lucente.
Gavilan. Triss. Dal. La regina sussurr i loro nomi con la voce
rotta. Dovete provvedere a proteggerla. Aiutatela a riuscire
nell'impresa che le stata affidata. Eowen, usa la tua vista per
metterla in guardia dai demoni. Garth...
Sembr sul punto di parlare al gigante, ma all'improvviso rinunci,
come se fosse giunta davanti a qualcosa che non poteva affrontare.
Wren, confusa, lanci un'occhiata all'amico, ma la faccia scura pareva
scolpita nella pietra.
Nonna, non dovrei essere io a portare questo cominci a obiettare,
ma la regina afferr la sua mano repentinamente per rimproverarla.
S che sei tu, Wren. Sei sempre stata tu quella destinata a portarlo.
Alleyne era mia figlia e sarebbe stata regina dopo di me, ma le
circostanze ci hanno separate e me l'hanno portata via. Lei ha
lasciato te per svolgere il suo compito. Non dimenticare mai chi sei.
Sei una Elessedil. Cos sei nata e cos sei stata educata, che tu lo
accetti o meno. Quando sar morta, tu sarai la regina degli Elfi.
Wren inorrid. "Non possibile", continuava a ripetersi. "Io non sono
quello che tu credi! lo sono una ragazza Rover e nient'altro! Questo
non giusto!"
Ma Ellenroh aveva ripreso a parlare, richiamando di nuovo la sua
attenzione. Dai tempo al tempo. Tutto accadr come dovr. Per ora, ti
devi solo preoccupare di tenere al sicuro lo Scettro e la sua Pietra.
Devi solo trovare la strada per uscire dall'isola prima della fine. Il
resto avverr da s.
No, nonna url Wren a gran voce. Terr lo Scettro finch non ti
sarai ristabilita, non un momento di pi. Non morirai, nonna, non
puoi!
La regina trasse un lungo, lento respiro. Ora lasciatemi riposare,
per piacere. Mettimi gi, Eowen.
La veggente obbed, i suoi occhi verdi erano spaventati e malinconici
mentre seguivano la faccia della regina che si adagiava. Per un attimo
rimasero tutti immobili, guardando in silenzio Ellenroh. Poi Triss e
Dal si allontanarono per deporre la loro roba e fare la guardia,
sussurrando qualcosa lungo il cammino. Gavilan se ne and rimuginando
tra s, e anche Garth scomparve. Wren fu lasciata a contemplare lo
Scettro, stretto ora tra le sue mani.
Non credo che dovrei... cominci a dire e non pot finire. Alz gli
occhi e incontr quelli di Eowen, ma la veggente si allontan. Rimasta
sola con la nonna, le prese la mano, sentendo il calore della febbre
che la divorava. La regina dormiva, non rispondeva. "Come poteva
morire? Come poteva accadere una cosa simile? Era impossibile!" Sent
che stava per piangere di nuovo, pensando a quanto tempo ci era voluto
per trovare la nonna, l'ultima della sua famiglia, quante difficolt
aveva dovuto superare, e quanto poco tempo le era stato concesso.
"Non morire", pregava in silenzio. "Ti prego".
Sent qualcosa strofinarsi contro le sue gambe, abbass la testa e
vide Fauno, con gli occhi spalancati e tristi, che guardava in su.
Lasci la mano di Ellenroh tanto da sollevare il piccolo animale tra
le braccia, arruffargli la pelliccia, e lasciare che le si
arrampicasse sulla spalla. Lo Scettro giaceva in equilibrio sul suo
grembo come una linea tracciata nella luce grigia tra lei e la regina
malata.
Non io disse sommessa alla nonna. Non dovrei essere io.
Poi si alz, portando con s lo Squeak e lo Scettro, e si volt per
cercare Garth. Il gigante Rover stava riposando appoggiato contro la
parete rocciosa a una decina di passi e si mise in piedi quando lei
gli fu davanti. Lo sguardo severo di Wren gli fece battere le ciglia.
Adesso dimmi la verit sussurr lei con pochi segni. Cosa c' tra
te e mia nonna?
Il suo sguardo era impassibile. "Nulla".
Ma il modo in cui ti ha guardato, Garth... voleva dire qualcosa e ha
avuto paura!
"Tu sei stata una bambina affidata alle mie cure da sua figlia. Voleva
essere sicura che non lo dimenticassi. Ecco cosa voleva dirmi. Ma ha
ritenuto che non fosse necessario".
Wren lo guard immobile ancora per un po'. Forse, pens tristemente.
Ma qui ci sono dei segreti...
Non fidarti di nessuno, l'aveva avvertita l'Addershag.
Ma lei non poteva farlo. Non poteva essere cos.
Interruppe il confronto e se ne and, ancora stordita dal turbinio
degli ultimi avvenimenti, dal modo in cui era stata trascinata senza
avere alcun controllo su quanto stava accadendo. Diede di nuovo
un'occhiata alla nonna, sentendosi straziata alla prospettiva di
perderla e al tempo stesso in collera per le responsabilit che le
veniva chiesto di assumere. Wren Ohmsford, Regina degli Elfi? C'era da
ridere. Non le importava chi era n quale poteva essere la sua origine
familiare, tutta la sua vita era definita da come lei considerava se
stessa, e lei si considerava una Rover. Non poteva cancellare tutto
ci solo col desiderio, dimenticare gli anni trascorsi crescendo,
accettare ci che era accaduto nelle ultime settimane quasi fosse un
mandato che non le era concesso di rifiutare. Possibile che, secondo
sua nonna, lei fosse stata educata come una Elessedil? Perch gli Elfi
dovevano accettarla come loro regina in ogni caso? Lei non era
realmente una di loro, nonostante la sua nascita.
Quasi senza pensarci, si diresse dove se ne stava seduto Gavilan, la
schiena contro un ceppo ricoperto di muschio, e si accovacci accanto
a lui.
Cosa devo farne di questo? gli chiese quasi con rabbia, mettendogli
lo Scettro sotto il naso.
Egli si strinse nelle spalle, lo sguardo vuoto e distante. Quello che
ti stato chiesto di farne, mi auguro.
Ma non mio! Non mi appartiene! Innanzi tutto, non doveva essere
dato a me!
Egli rispose con un po' di amarezza: Per caso sono d'accordo. Ma ci
che vogliamo io e te non conta molto, no?.
E' vero. Ellenroh non lo avrebbe mai fatto se non fosse stata malata.
Quando star meglio... Si ferm perch egli rivolse ostentatamente lo
sguardo da un'altra parte. Quando star meglio continu lei
scandendo ogni parola come se spezzasse un ramo secco, si accorger
che stato tutto un errore.
Non star mai meglio.
Non dire cos, Gavilan, non dirlo.
Preferiresti che mentissi?
Wren lo fiss, incapace di parlare.
L'espressione di Gavilan era dura. Va bene, allora. Mi rendo conto
che non ti aspettavi nulla di tutto ci, che gli Elfi non sono il tuo
popolo, che niente di questo ti riguarda davvero, che volevi solo
trovare Ellenroh e consegnarle il tuo messaggio. Non vuoi essere la
Regina degli Elfi? Benissimo. Non sei costretta. Consegna lo Scettro a
me.
Ci fu un lungo silenzio mentre si fissavano.
Anche nelle mie vene scorre sangue Elessedil precis con calore.
Questa la mia gente, e Arborlon la mia citt.LO posso fare ci
che necessario. Ho una visione delle cose migliore della tua. E non
ho paura di usare la magia.
All'improvviso Wren si rese conto di quanto stava succedendo. Gavilan
si aspettava che lo Scettro fosse dato a lui; si aspettava che
Ellenroh nominasse lui suo successore. Se lei non fosse arrivata, le
cose sarebbero probabilmente andate cos. In realt, il suo arrivo ad
Arborlon aveva cambiato tutto per Gavilan. Prov una momentanea,
intensa sensazione di sgomento, quasi subito seguita da diffidenza. Si
ricord come lui ed Ellenroh avessero litigato per il Loden. Gavilan
era favorevole all'uso della magia per riportare le cose a ci che
erano state in passato, per rimetterle a posto. Ellenroh credeva che
fosse ormai giunto il momento di rinunciare alla magia, di ritornare
alle Terre dell'Ovest e vivere come gli Elfi avevano vissuto un tempo.
Quel conflitto doveva sicuramente avere influenzato la decisione di
Ellenroh di dare lo Scettro a lei.
Gavilan sembrava avere percepto la sua incertezza. Pensaci su, Wren.
Se la regina muore, non c' bisogno che tu prenda il suo fardello
sulle tue spalle. Se tu non fossi tornata, non sarebbe mai accaduto.
E incroci le braccia come per mettersi sulla difensiva. In ogni
caso, dipende da te. Se vuoi , ti aiuter. Te lo dissi quando ci
incontrammo la prima volta, e l'offerta ancora valida. Qualunque
cosa io possa fare.
Lei non sapeva come rispondere. Grazie, Gavilan fu tutto quello che
riusc a dire.
Quindi si allontan da lui, sentendosi decisamente a disagio per
quanto le aveva suggerito. Anche se intendeva liberarsi dalla
responsabilit dello Scettro, non era poi cos sicura di volerlo dare
a lui. La magia era una speranza; non doveva essere abbandonata troppo
presto, non quando le conseguenze del suo uso erano cos importanti.
Ellenroh avrebbe potuto affidare lo scettro a Gavilan, ma aveva
preferito non farlo. Lei non era preparata a mettere in discussione il
giudizio della regina senza riflettere a fondo.
Ma le importava anche Gavilan; contava sulla sua amicizia e sul suo
appoggio. Questo complicava le cose. Capiva la sua delusione, e sapeva
che aveva ragione quando diceva che gli Elfi erano il suo popolo e
Arborlon la sua citt e che lei era un'estranea. Era convinta che
volesse la soluzione migliore almeno quanto lei.
Una rigida, disperata determinazione prese corpo nella sua mente.
"Niente di tutto ci, perch la nonna guarir, perch deve guarire,
non morir, non deve morire!" Queste parole divennero un muta litania,
ripetuta in continuazione. Il respiro le si fece affannoso e colmo di
rabbia; le tremavano le mani.
Scosse la testa e respinse le lacrime.
Infine si sedette di nuovo accanto alla nonna. Intorpidita dal dolore,
fiss intensamente la sua faccia sconvolta. "Ti prego, guarisci. Devi
guarire".
La stanchezza si abbatt su di lei e la lasci esausta.
Rimasero accampati vicino alla parete rocciosa tutto il giorno,
lasciando che Ellenroh dormisse, sperando che recuperasse le forze.
Mentre Wren ed Eowen si occupavano a turno della regina, gli uomini
facevano la guardia. Il tempo passava in fretta, e lei lo vedeva
fuggire con una velocit raccapricciante. Avevano lasciato Arborlon
solo da tre giorni, ma le sembravano settimane. Tutt'attorno a loro,
il mondo di Morrowindl era grigio e fosco, un paesaggio chiuso, fatto
di ombre e di semioscurit. Sotto, la terra brontolava per la
scontentezza del Killeshan. Quanto tempo avevano a disposizione?
continuava a chiedersi Wren. Quanto mancava al momento in cui il
vulcano sarebbe esploso facendo andare l'isola in frantumi? Quanto ci
voleva prima che Tiger Ty e Spirit decidessero che non valeva la pena
di cercare ancora, che essi erano irrimediabilmente perduti?
Inumid il viso di Ellenroh, sussurr e cant per lei, tentando di
scacciare la febbre, cercando attraverso qualche segno insignificante
di vedere che la nonna stava guarendo e la malattia regrediva. Si
tenne appartata dagli altri, tranne Eowen, e anche quando le si trov
vicina parl poco. La sua mente era inquieta, piena di dubbi ai quali
non poteva dare voce. Lo Scettro era l a ricordare costantemente
quale fosse la posta in gioco. Il pensiero degli Elfi l'assillava:
vedeva le loro facce, sentiva le loro voci, e immaginava cosa dovevano
stare pensando, pi intrappolati di lei, pi impotenti. L'idea di
essere legata a loro in modo cos inestricabile la terrorizzava. Non
riusciva a scrollarsi di dosso la sensazione che lei era tutto ci che
avevano, che dovevano contare soltanto su di lei e che nessun altro
del gruppo aveva importanza. Le loro vite erano affidate a lei, e se
poteva augurarsi qualcosa di diverso, il fatto in s non poteva essere
facilmente modificato.
Scese la notte, e le condizioni di Ellenroh peggiorarono.
A un certo punto Wren si sedette tutta sola e pianse senza riuscire a
fermarsi, svuotata dalle privazioni che all'improvviso sembravano
accanirsi contro di lei a ogni svolta. Un tempo si sarebbe detta che
nessuna di esse contava, che la mancanza dei genitori e di una
famiglia, di una storia, di una vita al di l di quella che stava
vivendo non aveva alcuna conseguenza. Essere andata a Morrowindl e
avere trovato Arborlon e gli Elfi aveva cambiato ogni cosa per sempre.
Quello che era sembrato di cos scarsa importanza era diventato
inspiegabilmente fondamentale. Anche se fosse sopravvissuta non
sarebbe pi stata la stessa. Rimase sbalordita rendendosi conto di ci
che le era stato fatto. Non si era mai sentit tanto sola.
Allora dorm per un po', troppo stanca per stare sveglia pi a lungo,
mentre le sue emozioni divenivano distanti e attutite, e si risvegli
con la mano di Garth sulla spalla. Si alz immediatamente, spaventata
al pensiero di quello che poteva essere venuto a dirle, ma egli si
affrett a scuotere la testa e a indicarle un punto con la mano.
A non pi di due metri di distanza, una grossa forma piena di spine la
stava guardando con occhi che brillavano come quelli di un gatto.
Fauno aveva improvvisato un balletto attorno a essa, squittendo
furiosamente.
Wren trasal. Stresa? sussurr incredula. Si precipit in avanti,
buttando via la coperta, con la voce tremante. Stresa, sei davvero
tu?
Di ritorno dal mondo dei morti, rwwlll Wren degli Elfi brontol
l'altro dolcemente.
Gli avrebbe gettato le braccia al collo se avesse potuto trovare il
modo di farlo, ma dovette accontentarsi di un rapido sospiro di
sollievo e di una risata. Sei vivo! Non ci posso credere! Batt le
mani compiaciuta. Oh, come sono contenta di vederti! Ero sicura che
fossi scomparso! Cosa ti successo? Come hai fatto a salvarti?
Il Gatto Screziato avanz e si sedette, ignorando Fauno che continuava
a saltellargli attorno tutto agitato. Il serpente mi ha mancato per
un soffio quando ha mandato in frantumi la zattera. Sono stato
trascinato sott'acqua e spinto dalla corrente fino all'altra sponda
del Rowen. Phhhffft. Mi ci sono volute diverse ore per trovare un
altro guado. A quel punto, eravate gi dentro le Tenebre dell'Eden.
Fauno si spinse troppo vicino, e gli aculei si alzarono
minacciosamente. Matto di uno Squeak. Hsssttt!
Come hai fatto a trovarci? insistette Wren. Garth le si era seduto
accanto e lei gli comunicava le sue parole con i segni.
Ah! Ssspptt! Non stato facile, lo ammetto. Ho seguito le vostre
tracce, naturalmente, hsssstt, ma voi avete vagato in ogni direzione
da quando siete entrati nella palude. Avevate smarrito la strada,
scommetto. Mi domando come avete fatto a trovare la scogliera, alla
fine.
Lei tir un profondo sospiro. Ho usato la magia.
Il Gatto Screziato soffi sommesso.
Ho dovuto farlo. La regina sta molto male.
E cos ora lo Scettro tuo?
Lei si affrett a scuotere la testa. Solo finch Ellenroh non star
meglio. Solo fino ad allora.
Stresa non disse nulla, mentre gli brillavano gli occhi gialli.
Sono contenta che tu sia tornato ripet lei.
Egli sbadigli distratto. PhTiili . Basta parlare, per stanotte. E' ora
di riposare un po'.
Si gir tranquillo e se ne and a cercare un posto per dormire, come
se non fosse accaduto nulla di straordinario, come se quella fosse una
notte uguale alle altre. Wren lo segu con lo sguardo per un attimo,
poi scambi un'occhiata con Garth. Il gigante Rover scosse la testa e
se ne and.
Wren si tir di nuovo la coperta sulle spalle e prese Fauno tra le
braccia. Un momento dopo, si accorse che stava sorridendo.
18.
Ellenroh Elessedil mor all'alba. Wren le era accanto quando si
risvegli per l'ultima volta. L'oscurit cominciava proprio allora a
illuminarsi, una lieve sfumatura viola nella nebbia, e la regina apr
gli occhi. Guard su verso Wren, lo sguardo calmo e fermo, vedendo
qualcosa al di l del volto ansioso della nipote. Lei prese subito la
sua mano, tenendola stretta con decisa determinazione, e allora, per
un istante, comparve un debolissimo sorriso. Poi respir ancora una
volta, chiuse gli occhi, e mor.
A Wren sembr strano di non riuscire a piangere. Era come se avesse
esaurito tutte le lacrime, come se le avesse consumate nel timore che
l'impossibile potesse accadere, e ora che era accaduto non aveva pi
nulla da dare. Svuotata dall'emozione, sentiva di essere rimasta
indifesa data la perdita subita, e non avendo nessuno a cui rivolgersi
n altri posti dove andare, decise di rifugiarsi nella corazza della
responsabilit che sua nonna le aveva dato per il destino degli Elfi.
E fu un bene. Appariva evidente che nessun altro sapeva cosa fare.
Eowen era inconsolabile, una figura fragile, affranta, raggomitolata
accanto alla donna che era stata sua intima amica. Con i capelli rossi
che le cadevano sul volto e sulle spalle, il corpo scosso da un
tremito, non riusciva neppure a parlare. Triss e Dal erano rimasti
paralizzati, disorientati, storditi. Perfino Gavilan sembrava incapace
di fare appello alla forza necessaria per assumere il comando come
avrebbe potuto fare prima, il suo bel volto era visibilmente scosso
mentre fissava il corpo della regina. Troppe cose erano accadute,
tanto da distruggere la loro fiducia in se stessi, da scuotere la loro
convinzione di riuscire a compiere la missione portando in salvo il
popolo degli Elfi. Aurin Striate e la regina erano entrambi scomparsi,
proprio le due persone che meno di tutte potevano permettersi di
perdere. Intrappolati nella palude delle Tenebre dell'Eden dal lato
sbagliato del Blackledge, erano sempre pi logorati dal presagio di un
disastro che correva il rischio di avverarsi ben presto.
Ma quella mattina Wren trov in se stessa una forza che non avrebbe
mai creduto di possedere. Qualcosa di ci che era stata un tempo,
della ragazza Rover quale era stata educata, della stirpe degli
Elessedil e di Shannara a cui apparteneva per nascita, si accese
dentro di lei e fece s che non si lasciasse prendere dalla
disperazione.
Si alz, volse le spalle alla regina e guard in faccia i suoi
compagni, impugnando lo Scettro a due mani, diritto davanti a lei come
uno stendardo, a ricordo di ci che li legava.
La regina non pi disse con calma, attirando i loro sguardi e
guardandoli negli occhi a uno a uno. Ora dobbiamo andare via di qui.
Dobbiamo proseguire perch quello che abbiamo giurato di fare ed
quello che lei vorrebbe da noi. Ci stato chiesto di fare qualcosa
che sta diventando sempre pi difficile, qualcosa che tutti ci
augureremmo non ci fosse mai stato chiesto, ma ormai non possiamo
minimamente mettere in discussione il nostro impegno. Siamo tenuti a
rispettarlo. Non posso avere la presunzione di essere come mia nonna,
ma far del mio meglio. Questo Scettro appartiene a un altro mondo, e
faremo tutto quanto sta in noi per riportarcelo.
Si allontan di qualche passo dalla regina. Ho conosciuto mia nonna
solo per poco tempo, ma l'ho amata come avrei amato mia madre se mi
fosse stato concesso di conoscerla. Lei era tutto quello che avevo
della mia famiglia. Era quanto di meglio potessimo avere tutti noi.
Merita di vivere attraverso di noi.LO non ho intenzione di deluderla.
Mi aiuterete?
Signora, non hai bisogno di chiedercelo rispose subito Triss. Lei
ti ha affidato lo Scettro, e per tutto il tempo che vivrai la Guardia
Nazionale impegnata dal giuramento a proteggerti e a obbedirti.
Wren annu. Grazie, Triss. E tu, Gavilan?
Gli occhi azzurri si abbassarono. Ai tuoi ordini, Wren.
Guard Eowen, che annu senza aggiungere altro, ancora smarrita nel
suo dolore.
Riportate la regina nelle Tenebre dell'Eden comand Wren a Triss e a
Dal. Trovate una buca profonda e restituitela all'isola affinch
possa avere pace. Le parole si udirono chiare, dure e incisive.
Prendetela.
Essi portarono la Regina degli Elfi nella palude, trovarono una
distesa di fango a una trentina di metri all'interno, e va la deposero
delicatamente. Poco dopo era scomparsa, inghiottita per sempre.
In silenzio ritornarono indietro. Eowen stava piangendo sommessa,
appoggiata al braccio di Wren che la consolava. Gli uomini erano
spettri senza voce resi grigi e argentei dall'ombra e dalla nebbia.
Quando raggiunsero la base del Blackledge, Wren si rivolse a loro
ancora una volta. Ecco cosa penso. Abbiamo perso un terzo dei nostri
effettivi e ci siamo appena allontanati dalle pendici del Killeshan.
Il tempo vola. Se non ci sbrighiamo, non riusciremo ad abbandonare
l'isola, nessuno di noi ci riuscir. Garth e io abbiamo un'idea di
come sopravvivere in condizioni proibitive, ma qui a Morrowindl siamo
perduti non meno di voi. E' rimasto soltanto uno tra noi che ha la
possibilit di trovare la strada.
Si volse a guardare Stresa. Il Gatto Screziato batt gli occhi.
Ci hai fatto entrare sani e salvi disse tranquilla. Puoi portarci
fuori di qui?
Stresa la guard a lungo con una strana espressione nello sguardo.
Hrrwll, Wren degli Elfi, detentrice dello Scettro, ci prover insieme
a te, sebbene non abbia nessuna particolare ragione di aiutare gli
Elfi. Ma tu mi hai promesso il passaggio al mondo pi grande, e io ti
ritengo legata da quella promessa. S, ti guider.
Sai la strada, Sgatto chiese Gavilan diffidente, o ti stai
semplicemente prendendo gioco di noi?
Wren gli rivolse uno sguardo di rimprovero, ma Stresa si limit a
ribattere: Stttsst. Vieni con me e lo scoprirai, ti va?. Poi,
rivolto a Wren, disse: Questa non una zona dove io sono venuto
spesso. Qui il Blackledge invalicabile. Hssstt. Dobbiamo andare -
rrwwll - un po' a sud per trovare un passo attraverso il quale
arrampicarci. Venite.
Raccolsero ci che rimaneva dell'equipaggiamento, se lo misero in
spalla, e partirono. Camminarono nell'oscurit del mattino, nel calore
e nel "vog", seguendo la linea delle scogliere lungo i margini delle
Tenebre dell'Eden. A mezzogiorno si fermarono per riposare e per
mangiare; formavano un gruppo taciturno di uomini e donne
dall'espressione indurita, gli occhi furtivi che scandagliavano il
fango incessantemente. La terra era silenziosa quel giorno, per il
momento il vulcano sembrava riposare . Ma dall'interno della palude
proveniva il rumore di esseri lanciati all'inseguimento, grida e
ululati lontani, gli spruzzi dell'acqua, il brontolio dei corpi
stretti in combattimento. I rumori li seguivano a mano a mano che essi
avanzavano tra mille difficolt, sinistro avvertimento che una rete
implacabile si andava stringendo attorno a loro.
A met pomeriggio, trovarono il passo scelto da Stresa, un sentiero
ripido, tutto curve che scompariva tra le rocce come la lingua di un
serpente tra le sue fauci. Cominciarono subito la salita, ansiosi di
creare un distacco tra loro e i rumori che avevano alle spalle,
sperando di raggiungere la cima prima del calare della notte.
Non ci riuscirono. L'oscurit li sorprese a un certo punto a met
strada, e Stresa li fece accampare su una stretta sporgenza
parzialmente al riparo di una roccia, un punto dal quale si sarebbe
potuta vedere una vasta estensione delle Tenebre dell'Eden se non
fosse stato per il "vog", che copriva tutto con una coltre
apparentemente senza fine di colore grigio scuro.
La cena venne consumata in fretta e senza interesse, fu messo qualcuno
di guardia, e il resto del gruppo si accinse a sistemarsi per la
notte. Oscurit e nebbia erano talmente fitte che non si vedeva niente
oltre il raggio di pochi centimetri, con la sgradevole impressione che
tutta l'isola si fosse in qualche modo staccata sotto di loro,
lasciandoli sospesi nell'aria. Dal buio provenivano dei rumori,
gutturali e minacciosi, una cacofonia incorporea e al tempo stesso
priva di una direzione precisa. La ascoltavano in silenzio, sapendo
che li inseguiva, sentendo che si avvicinava sempre pi.
Wren cerc di pensare ad altro, avvolgendosi stretta nella coperta,
infreddolita nonostante il calore che saliva dal fango. Ma le sue idee
erano scoordinate, disperse da una sensazione sempre pi viva di
distacco da tutto ci che era reale. Era stata privata della certezza
di ci che era, rimanendo solo con una vaga impressione di ci che
poteva essere - qualcosa che andava oltre la sua comprensione e il suo
controllo. La sua vita era stata deviata da un percorso sicuro e messa
su una pianura senza ostacoli, per essere spazzata via come una foglia
nel vento. Le erano stati affidati dei compiti dall'ombra di Allanon e
da sua nonna, e lei non ne sapeva abbastanza, n dell'uno n
dell'altro, per capire come doveva assolverli. Si ricord perch aveva
accettato la sfida di Cogline a raggiungere in primo luogo
l'Hadeshorn, ormai tante settimane prima. Andandoci, aveva creduto di
poter sapere qualcosa di se stessa; di poter scoprire la verit. Come
sembrava strana quella fiducia, ora. Chi era e che cosa doveva fare
sembrava che cambiassero con la rapidit con cui si avvicendano il
giorno e la notte. La verit era come un inafferrabile pezzo di stoffa
che non si riusciva a raggiungere, che si rifiutava di rivelarsi. Le
sfuggiva di mano ogni volta che si avvicinava, logoro e consunto, come
un barlume di luce e di colore. Eppure, era decisa a seguire i fili
lasciati appesi nella sua scia, esili residui dello splendore che un
giorno l'avrebbero condotta all'arazzo dal quale erano stati sfilati.
"Trova gli Elfi e riportali nel mondo degli Uomini".
Ci avrebbe provato.
"Porta in salvo il mio popolo e dagli una nuova possibilit di
vivere".
Di nuovo, ci avrebbe provato.
E forse, provandoci, avrebbe trovato un modo nuovo per sopravvivere.
Sonnecchi per un po', con la schiena appoggiata alla parete della
scogliera, le gambe rannicchiate contro il petto e le braccia
atteggiate a difesa dello Scettro. Fauno dormiva ai suoi piedi tra le
pieghe della coperta. Stresa, simile a una palla indistinta, era
raggomitolato nell'ombra di una nicchia nella roccia. Lei si rendeva
conto dei movimenti attorno a s al cambio della guardia; fu sul punto
di proporsi per un turno, ma poi lasci cadere l'idea. Aveva dormito
poco nelle due notti precedenti e aveva bisogno di recuperare le
forze. Non sarebbe mancata l'occasione di fare un turno di guardia
un'altra volta. Appoggi la guancia alle ginocchia e si addorment.
A notte avanzata, non sapeva bene quando, fu svegliata dal rumore
stridulo di uno stivale sulla roccia. Qualcuno si stava avvicinando.
Sollev appena la testa, scrutando verso l'esterno dal riparo della
coperta. La notte era buia e densa di "vog", la foschia scendeva dal
fianco della montagna e si adagiava sulla sporgenza come un serpente
in cerca di preda. Dall'oscurit emerse una figura curva e dai
movimenti rapidi e furtivi.
La mano della ragazza Rover raggiunse lentamente l'impugnatura del
pugnale.
Wren disse la figura con voce sommessa.
Era la veggente. Wren alz la testa per far capire che l'aveva
riconosciuta e la osserv avanzare adagio e sedersi davanti a lei.
Eowen era avvolta nel suo mantello col cappuccio, i capelli sciolti e
arruffati, la faccia arrossata, e gli occhi sbarrati e fissi come se
avesse appena assistito a una scena terrificante. Le labbra si
serrarono quando cerc di parlare, e poi si mise a piangere. Wren le
si avvicin e la strinse a s, sorpresa per la sua vulnerabilit, una
debolezza che fino alla morte della regina non si era manifestata
neppure una volta.
Eowen si irrigid, si strofin gli occhi, e respir profondamente
l'aria della notte cercando di ricomporsi. Non riesco a smettere
sussurr. Ogni volta che penso a lei, ogni volta che ricordo,
ricomincio a piangere.
Ti voleva molto bene le disse Wren, cercando di darle un po' di
conforto.
La veggente annu, abbass gli occhi, e poi alz di nuovo lo sguardo.
Sono venuta a dirti la verit sugli Elfi.
Wren rimase immobile, senza dire nulla, in attesa. Sent un pozzo
freddo e senza fondo che le si apriva dentro.
Eowen lanci uno sguardo alla notte nebbiosa, al nulla che le
circondava, e sospir. Una volta, molto tempo fa, ebbi una visione
nella quale vedevo me stessa insieme a Ellenroh. Lei era viva e in
salute, tutta raggiante su un pallido sfondo che sembrava come l'alba
d'inverno.LO ero la sua ombra, attaccata a lei, legata a lei.
Qualunque cosa facesse, la facevo anch'io - mi muovevo come lei,
parlavo quando parlava lei, sentivo la sua felicit e il suo dolore.
Eravamo unite come una sola persona. Ma poi l'immagine cominci a
offuscarsi, a sparire, il colore a stingersi, le linee a confondersi.
Lei scomparve, ma io rimasi, ancora un'ombra, adesso sola, alla
ricerca di un corpo al quale potermi attaccare. Poi apparisti tu -
allora io non ti conoscevo, ma sapevo chi eri, la figlia di Alleyne,
la nipote di Ellenroh. Tu eri rivolta verso di me e io mi avvicinavo.
Mentre avanzavo, l'aria attorno a me si fece buia e minacciosa. I miei
occhi furono avvolti dalla nebbia, e potevo vedere soltanto una
foschia rossa scarlatta. Avevo freddo fin nelle ossa, e non c'era pi
vita in me.
Scosse la testa lentamente. La visione fin, ma io ne colsi il
significato. La regina sarebbe morta, e alla sua morte sarei morta
anch'io. Tu saresti stata l ad assistere come testimone, forse a
prendere parte alla scena.
Eowen. Wren pronunci il nome con voce sommessa, spaventata.
Lei si volse indietro e gli occhi verdi si offuscarono. Non ho paura,
Wren. Le visioni di una veggente sono un dono e una maledizione, ma
sono sempre la norma della sua vita. Ho imparato a non temere e a non
rinnegare ci che mi dato vedere; lo accetto e basta. Ora accetto
che il mio tempo in questo mondo sia quasi finito, e non morir senza
averti detto la verit che sei tanto ansiosa di conoscere.
Si strinse il mantello sulle spalle. La regina non poteva farlo. Non
poteva costringersi a parlare. Voleva farlo. Forse col tempo l'avrebbe
fatto. Ma il fatto che la magia degli Elfi avesse provocato tanto male
e tanta sofferenza era il dramma della sua vita. Sono stata leale con
Ellenroh finch era viva, ma mi sento libera ora che morta, almeno
in questo. Tu devi sapere, Wren. Devi sapere e giudicare come vuoi ,
perch tu sei senz'altro la figlia di tua madre, e sei destinata a
essere la Regina degli Elfi. Il sangue degli Elessedil ti ha segnata
completamente, e mentre ti chiedi ancora come possa accadere una cosa
simile, stai certa che cos. L'ho potuto constatare nelle mie
visioni. Tu sei la speranza di tutti gli Elfi, ora e in futuro. Tu sei
venuta per salvarli, se il destino vuole che si salvino. Vedendo che
hai accettato la responsabilit dello Scettro e del Loden, sapendo che
le Pietre Magiche ti proteggono, ritengo che tutto ci che rimane da
fare raccontarti quanto ti stato nascosto finora - il segreto
della rinascita della magia degli Elfi e dell'avvelenamento di
Morrowindl.
Wren si affrett a scuotere la testa. Eowen, non ho ancora deciso
sulla responsabilit... cominci.
Le decisioni vengono perlopi prese al posto nostro, Wren Elessedil
la interruppe Eowen. Sono in grado di capirlo meglio di te. L'ho
capito meglio della regina, credo. Era una brava persona, Wren. Fece
del suo meglio, e non devi assolutamente rimproverarla per quello che
ti dir. Devi riflettere sulle mie parole, e vedrai che Ellenroh fu
messa in trappola fin dall'inizio e tutte le decisioni che sembr
prendere di sua spontanea volont erano in realt prese al posto suo.
Se ti ha tenuta nascosta la verit, stato perch ti voleva troppo
bene. Non poteva pensare di perderti. Tu eri tutto ci che le
rimaneva.
Il volto pallido si rifletteva nella foschia come quello di un
fantasma, la voce era di nuovo un sussurro.
S, Eowen rispose Wren sommessa. E lei era tutto ci che io avevo.
Le mani affusolate della veggente si tesero per prendere le sue, la
pelle era fredda come il ghiaccio. Wren rabbrivid suo malgrado.
Allora stai attenta a quello che sto per dirti, figlia di Alleyne, tu
che hai ritrovato la tua identit di Elfa. Ascolta con attenzione.
Gli occhi color smeraldo scintillarono come foglie gelate ai primi
raggi del sole. Quando gli Elfi giunsero a Morrowindl, agli inizi
l'isola era innocente e incontaminata. Era un paradiso oltre ogni
immaginazione, tutto era pulito, nuovo e sicuro. Gli Elfi ricordavano
ci che si erano lasciati alle spalle - un mondo disgustoso che
cominciava a essere corrotto, dove gli Ombrati erano riusciti a
nascere e a riprodursi, arrendendosi all'oppressione della Federazione
e all'avanzata degli eserciti che sapevano solo ubbidire senza mai
mettere in discussione nulla. Era una storia vecchia, e gli Elfi
l'avevano sopportata per innumerevoli generazioni. Non ne potevano
pi, volevano che finisse.
Cos si misero a pensare a come proteggere il mondo da poco trovato e
se stessi. La Federazione avrebbe potuto un giorno estendersi al di l
dei confini delle Quattro Terre. Gli Ombrati l'avrebbero fatto
senz'altro. Soltanto la magia avrebbe potuto proteggerli, pensarono
gli Elfi, e la magia sulla quale ora contavano non proveniva dalla
tradizione dei Druidi n dagli insegnamenti del nuovo mondo, ma dalla
forza delle loro origini che avevano riscoperto. Questo genere di
magia era vasto e selvaggio, ancora ai suoi primi passi per questa
generazione, e loro avevano dimenticato le lezioni dei Druidi, del
Signore Stregone e dei suoi Portatori di Teschi, e di tutti coloro che
in precedenza erano caduti vittime. Devono essersi detti che non si
sarebbero lasciati sopraffare. Che sarebbero stati pi astuti, pi
attenti, e pi abili nell'uso che ne avrebbero fatto.
Trasse un altro respiro profondo, le sue mani lasciarono quelle di
Wren per ravviare i capelli arruffati. Alcuni di loro avevano...
esperienza nel fare delle cose con la magia. Creature viventi, Wren -
nuove specie che potevano servire alle loro necessit. Avevano trovato
il modo di estrarre l'essenza delle creature della natura e con l'uso
della magia potevano allevarla cos che quando cresceva diventava una
variazione della cosa sulla quale era stata modellata. Potevano creare
i cani dai cani, i gatti dai gatti, solo che erano pi grandi, pi
forti, pi veloci, pi intelligenti. Ma quello fu solo l'inizio.
Progredirono rapidamente fino a essere in grado di combinare varie
forme di vita, creando animali che sommavano le caratteristiche pi
auspicabili dei modelli originari. Fu cos che furono creati i Gatti
Screziati - e decine di altre specie. Essi furono i primi esperimenti
del nuovo uso della magia, animali che potevano pensare e parlare come
gli esseri umani, animali che potevano cercarsi da mangiare e cacciare
e fare la guardia contro qualsiasi nemico mentre gli Elfi erano al
sicuro.
All'inizio tutto and bene, o almeno cos sembrava. Le creature della
magia prosperavano e servivano agli scopi ai quali erano state
destinate, senza difficolt. Ma col passare del tempo, alcuni di
coloro che detenevano il potere cominciarono ad avanzare nuove idee
sull'uso della magia. Avevano avuto successo una volta, dicevano,
perch non provare di nuovo? Se con la magia si potevano creare degli
animali, perch non si sarebbe dovuto creare qualcosa di pi
progredito? Perch non duplicare se stessi? Perch non creare un
esercito di uomini che avrebbe combattuto al loro posto nel caso di un
attacco mentre essi sarebbero rimasti al sicuro entro le mura di
Arborlon?
Eowen scosse la testa lentamente, i lineamenti delicati parvero
contrarsi di fronte all'orrore interiore. Allora crearono i demoni -
ossia gli esseri che sarebbero divenuti i demoni. Presero delle parti
di se stessi, carne e sangue per cominciare, ma poi anche memorie ed
emozioni e tutte le invisibili particelle del proprio spirito, e
diedero loro la vita. Questi nuovi Elfi - perch erano Elfi, allora -
erano fatti per essere soldati e cacciatori e guardiani del regno, non
sapevano nient'altro e non avevano altra esigenza o desiderio se non
quello di servire. Sembravano l'ideale. Coloro che li avevano creati
li mandarono fuori a fare la guardia sulle coste dell'isola. Erano
autosufficienti; non c'era bisogno di preoccuparsi per loro.
La voce si ridusse a un bisbiglio. Per un po' furono quasi
dimenticati, mi hanno detto - come se da loro non dovesse derivare
nessun'altra conseguenza.
Prese di nuovo le mani di Wren stringendole forte. Poi cominciarono i
cambiamenti. A poco a poco, i nuovi Elfi presero ad alterarsi; il loro
aspetto e la loro personalit cominciarono a mutare. Accadde lontano
dalla citt e fuori dalla vista e dall'attenzione della gente, per cui
non ci fu nessuno in grado di bloccare il fenomeno o di lanciare
l'allarme. Alcune delle prime creature fatte con la magia, come i
Gatti Screziati, andarono dagli Elfi e raccontarono quanto stava
accadendo, ma furono ignorati. Dopotutto, nonostante le loro capacit
erano solo animali, e i loro avvertimenti non furono presi in
considerazione.
I nuovi Elfi, gi mutati in demoni, cominciarono ad allontanarsi dai
loro posti, a scomparire nella giungla, a dare la caccia e a uccidere
tutto ci che incontravano. I Gatti Screziati e gli altri furono le
prime vittime. Poi venne il turno degli Elfi di Arborlon. Ci furono
tentativi per farla finita con questi mostri, ma si trattava di
iniziative sporadiche e mal dirette, e gli Elfi ancora non volevano
accettare il fatto che il problema non riguardava soltanto alcuni
individui ma tutte le loro creature. Quando finalmente compresero la
gravit dell'errore commesso, la situazione era fuori controllo.
A quell'epoca Ellenroh era Regina. Suo padre aveva instillato nella
Chiglia la magia del Loden per creare uno scudo dietro il quale gli
Elfi potessero nascondersi, e in verit sembrava che fossero in salvo.
Ma Ellenroh non era sicura. Decisa a farla finita con i demoni, invi
i suoi Cacciatori Elfi nella giungla a dar loro la caccia. Ma la magia
era stata molto efficace nel suo specifico intento, e i demoni erano
troppo forti. Una volta dopo l'altra, essi respinsero gli Elfi. La
guerra and avanti per anni, una lotta terribile e interminabile per
la supremazia dell'isola che sconvolse Morrowindl e rese la vita un
incubo spaventoso.
Le mani si strinsero, dure e rigide. Infine, quando ogni altra scelta
divenne impossibile per l'intrattabilit della magia e la ferocia dei
demoni, Ellenroh chiam in citt gli Elfi superstiti. Questo accadde
dieci anni fa e segn la fine di ogni contatto col mondo esterno.
Ma perch la stessa magia che aveva fatto queste creature non poteva
essere usata per eliminarle? domand Wren.
Ormai era troppo tardi. Eowen si dondolava come se dovesse
confortare un bambino. La magia era finita! I suoi occhi erano
distanti, lo sguardo sconvolto. Ogni magia ha una fonte. La magia
degli Elfi non fa eccezione. La maggior parte di essa proviene dalla
terra, un insieme della vita che vi risiede. L'isola fu la fonte della
magia usata per creare i demoni e gli altri prima di loro - la sua
terra, l'aria, l'acqua, gli elementi della sua vita. Ma la magia
preziosa e non illimitata. Il tempo ricostituisce ci che viene
usato, ma lentamente. Gli Elfi non si resero conto che anche i demoni,
quando cambiarono, cominciarono ad avere bisogno della magia. Creati
da essa, scoprirono che gli occorreva per sopravvivere. Allora presero
a sottrarla sistematicamente alla terra e alle cose che vivevano su di
essa, uccidendo tutto ci di cui si nutrivano. Essi divoravano la
magia pi rapidamente di quanto essa potesse rigenerarsi. L'isola
cominci a cambiare, ad avvizzire, ad ammalarsi e a morire. Era come
se non fosse pi in grado di proteggersi dagli esseri che la
devastavano, demoni o Elfi che fossero. Quando gli Elfi se ne resero
finalmente conto, non rimaneva abbastanza magia per cambiare. I demoni
erano diventati troppo numerosi per essere distrutti. Tutto ci che si
trovava al di fuori della citt fu abbandonato nelle loro mani.
Morrowindl sopravvisse, anche se a stento, ma si era corrotta, era
cos cambiata da essere un territorio deserto oppure una giungla
carnivora, tanto che quasi ogni cosa che ci viveva uccideva con la
stessa velocit e con la stessa precisione dei demoni. L'equilibrio
della natura era rotto. Il Killeshan si svegli e cominci a bollire
nel suo calderone. E infine la magia dell'isola inizi a estinguersi
del tutto, e questo spinse i demoni a cingere d'assedio Arborlon. Il
profumo della magia della Chiglia era irresistibile. Li attirava come
la calamita attira il ferro, ed essi decisero di nutrirsene.
Wren impallid. E ora verrnno a cercare anche noi, no? Noi abbiamo
la magia della Chiglia, tutta la magia di Arborlon e degli Elfi,
rinchiusa nel Loden, ed essi verrnno a cercarla.
S, Wren. Devono farlo. La voce di Eowen era un soffio. Ma ho cose
peggiori da dirti. Ascoltami. E' gi un dramma che gli Elfi abbiano
creato i mostri che li distruggeranno, che abbiano corrotto Morrowindl
oltre ogni possibilit di salvezza, che forse abbiano distrutto se
stessi come popolo. Ellenroh a fatica riusciva a sopportarne l'idea,
l'idea della parte da lei svolta nel sottrarre la magia dell'isola, o
del suo fallimento nel tentativo di rimettere le cose a posto. Ma era
soprattutto sconvolta sapendo perch gli Elfi erano venuti a
Morrowindl in primo luogo. S, era stato per sfuggire alla Federazione
e agli Ombrati e a tutto ci che essi rappresentavano, per isolarsi
dalla follia, per ricominciare daccapo in un mondo nuovo. Ma erano
stati proprio loro a rovinare quello vecchio!
Wren trasal, incredula. Gli Elfi? Come stato possibile? Cosa stai
dicendo?
Le mani di Eowen lasciarono quelle di Wren e si intrecciarono insieme
con tanta forza da far sbiancare le nocche, come se nulla avesse
potuto impedirle di continuare la sua storia. Dopo che i demoni si
erano impadroniti praticamente di tutta Morrowindl, dopo che fu chiaro
che l'isola era perduta e il popolo degli Elfi era diventato
prigioniero della propria follia, la regina fece stanare e portare
davanti a lei tutti coloro che ancora cercavano di giocare con la
forza della magia, uomini e donne privi di senno che non sembravano
imparare nulla dai loro errori, che insistevano nel ritenere che la
magia potesse essere dominata. Tra essi vi erano coloro che avevano
creato i demoni. Ellenroh li fece buttare gi dalle mura della citt.
E non per ci che avevano fatto, ma per ci che stavano tentando di
fare. Essi stavano cercando di usare la magia in un altro modo, un
modo che era stato impiegato circa trecento anni prima subito dopo la
morte di Allanon e la scomparsa dei Druidi dalle Quattro Terre.
Trasse un altro profondo respiro. Non tutti coloro che avevano
cercato di rievocare i vecchi modi di vivere erano venuti con noi a
Morrowindl. Non tutti coloro che appartenevano al popolo degli Elfi
erano usciti dalle Quattro Terre. Pochi detentori della magia erano
rimasti indietro, sconfessati dal loro popolo, espulsi dai sovrani
Elessedil. La voce di Eowen si abbass fino a diventare quasi
impercettibile. Quel manipolo di Elfi diede vita a un altro genere di
mostri!
Ci fu un lungo terribile silenzio durante il quale la veggente e la
ragazza Rover si fronteggiarono nell'oscurit. Il freddo che Wren
sentiva nello stomaco cominci a diffondersi alle braccia e alle
gambe. Ombre! sussurr inorridita, comprendendo finalmente la
verit, una verit che le era stata nascosta fino a quel momento da
coloro che erano stati chiamati all'Hadeshorn dall'ombra di Allanon.
vuoi dire che gli Elfi hanno creato gli Ombrati!
No, Wren. La voce di Eowen era soffocata dall'emozione mentre lei
lottava per finire di raccontare. Gli Elfi non hanno creato gli
Ombrati. Gli Elfi sono gli Ombrati.
Wren rimase con il fiato in gola, come se un nodo minacciasse di
strangolarla. Ricord l'Ombrato al Wing Hove, quello che l'aveva
seguita per tanto tempo, quello che alla fine l'avrebbe uccisa se non
fosse stato per le Pietre Magiche. Cerc di immaginarselo come un
Elfo, ma non ci riusc.
Elfi, Wren. La voce roca di Eowen richiam di nuovo la sua
attenzione. Il mio popolo. Quello di Ellenroh. Il tuo. Pochi,
capisci, ma pur sempre Elfi. Ora ce ne sono anche degli altri,
immagino, ma agli inizi erano soltanto Elfi. Essi cercarono di essere
qualcosa di meglio, credo qualcosa di pi. Ma non funzion, e
divennero... ci che sono. Anche allora, rifiutarono di cambiare, di
cercare aiuto. Ellenroh lo sapeva. Tutti gli Elfi lo sapevano, una
volta almeno. Per questo se ne andarono, per questo abbandonarono la
loro patria e fuggirono. Erano terrorizzati da quello che i loro
fratelli avevano fatto. Erano sgomenti all'idea che la magia fosse
stata usata cos male. Perch si trattava di una magia imprecisa e
mutevole, nel migliore dei casi, e ci che essi creavano non era
sempre ci che desideravano.
Sorrise con amarezza. Adesso ti rendi conto perch la regina non
poteva rivelarti la verit delle cose? Capisci quale fardello doveva
sopportare? Lei era una Elessedil, e i suoi antenati avevano permesso
che accadesse questo! Anche lei aveva contribuito al cattivo uso della
magia, sebbene fosse tutto ci che poteva fare se voleva salvare il
suo popolo. Non poteva dirtelo. Anch'io ci riesco a malapena. Mi
domando ancora se non ho commesso un errore...
Eowen! Wren le afferr le mani e non le lasci andare. Hai fatto
bene a dirmelo. La nonna avrebbe dovuto dirmelo fin dall'inizio. E'
una cosa terribile, spaventosa, ma...
Si ferm disorientata, e i suoi occhi fissarono quelli della veggente.
"Non fidarti di nessuno", l'aveva avvertita l'Addershag. Adesso capiva
perch. I segreti di trecento anni erano sparsi ai suoi piedi, e solo
la presenza della morte li aveva fatti uscire allo scoperto.
Eowen si alz liberando le mani. Ti ho detto abbastanza verit questa
notte sussurr. Mi sarebbe piaciuto che le cose fossero andate
diversamente.
No, Eowen...
Sii, buona, Wren Elessedil. Perdona la regina. E me. E gli Elfi, se
puoi. Ricorda l'importanza della missione che ti stata affidata.
Riporta il Loden nelle Quattro Terre. Fa' che gli Elfi ricomincino una
nuova vita, che diano un contributo a rimettere di nuovo le cose in
ordine.
Si volt, ignorando il silenzioso invito a restare, e scomparve.
Dopo queste rivelazioni Wren rimase sveglia fino all'alba, osservando
la nebbia turbinare nel vuoto, guardando lontano nella notte
impenetrabile. Ascolt i movimenti di coloro che erano di guardia, il
respiro di quelli che dormivano, il vuoto mormorio dei suoi pensieri
che lottavano con quanto le aveva detto Eowen.
"Gli Ombrati sono Elfi".
Le parole si ripetevano, un bisbiglio di avvertimento. Lei era l'unica
che sapeva e poteva mettere in guardia gli altri. Ma doveva prima
uscire da Morrowindl. Doveva sopravvivere.
La notte sembrava chiudersi su di lei. Aveva voluto la verit. Adesso
la conosceva. Era un amaro, sconvolgente trionfo, e il costo per
ottenerlo non era stato ancora del tutto calcolato.
"Oh, nonna!"
Le sue mani afferrarono lo Scettro, e sent scorrere dentro di s
frustrazione, rabbia e tristezza. Aveva scoperto la sua discendenza,
trovato la sua identit, appreso la storia della sua vita, e ora
avrebbe voluto che tutto scomparisse per sempre.
E poi, quando il buio del suo stato d'animo ebbe raggiunto il punto in
cui appariva totale, dove sembrava che non potesse accadere nulla di
peggio, ecco che un pensiero ancora pi nero si insinu in lei.
"Gli Ombrati sono Elfi - e tu riporti l'intera nazione degli Elfi
nelle Quattro Terre.
Perch?"
La domanda rimase sospesa come un atto di accusa nel silenzio della
sua mente.
19.
Wren stava ancora lottando con l'ambiguit di ci che la nonna le
aveva affidato quando il resto del gruppo si svegli al sorgere del
sole.
Da una parte, migliaia di vite dipendevano dal fatto che lei
riportasse in salvo il Loden e lo Scettro dall'isola di Morrowindl
alle Terre dell'Ovest. L'intero popolo degli Elfi, tranne i Cavalieri
Alati che vivevano molto lontano sulle isole lungo la costa e non
erano emigrati con gli Elfi Terrestri a Morrowindl, era stato raccolto
dalla magia e rinchiuso, per rimanervi finch Wren o qualcun altro del
gruppo, se anche lei fosse morta - non li avesse liberati. In caso
contrario, gli Elfi sarebbero stati distrutti, la pi vecchia di tutte
le Razze, l'ultima del popolo delle fate, una storia intera dall'epoca
della creazione del mondo, sarebbe scomparsa.
D'altra parte, forse sarebbe stato meglio.
Le venivano i brividi ogni volta che ripeteva le parole di Eowen: "Gli
Elfi sono gli Ombrati". Gli Elfi, con la loro magia, e la loro
ostinazione nel voler recuperare il passato, si erano trasformati in
mostri. Avevano creato i demoni. Avevano devastato Morrowindl e dato
inizio alla distruzione delle Quattro Terre. Praticamente ogni
pericolo minaccioso poteva esser fatto risalire a loro. Sarebbe stato
meglio se avessero cessato di esistere del tutto.
Non credeva di esagerare nelle sue preoccupazioni. Una volta che gli
Elfi fossero stati riportati nelle Terre dell'Ovest, niente avrebbe
potuto impedire loro di ricominciare con la magia, di tentare di
rievocarla affinch potesse essere usata in qualche modo distruttivo e
terribile senza precedenti. Non esisteva una prova che Ellenroh si
fosse liberata di tutti coloro che avevano cercato di giocare con il
suo potere, che uno o due non fossero sopravvissuti. Per quei pochi
rimasti sarebbe stato abbastanza facile ricominciare gli esperimenti,
creare nuove forme di mostri, nuovi orrori che Wren non voleva neanche
immaginare. Gli Elfi non avevano gi dimostrato di essere capaci di
tutto?
Simili ai Druidi, pens con tristezza, vittime di un malinteso bisogno
di sapere, di un'insensata fiducia in se stessi, di una folle
convinzione di poter riuscire a dominare qualcosa che per sua stessa
natura era sicuramente inaffidabile.
Come avevano potuto permettere che si arrivasse a tanto, queste
persone cos esperte nell'uso della magia, questo popolo del paese
delle fate portato nel nuovo mondo dalla devastazione del vecchio,
dalle lezioni che non potevano aver mancato di imparare? Certamente
dovevano avere qualche piccolo sospetto dei pericoli ai quali
sarebbero andati incontro quando avevano cominciato a riprodurre la
natura secondo la loro immagine distorta. Certamente si erano accorti
che qualcosa non andava. Eppure il passare del tempo aveva reso gli
Elfi umani quanto le altre razze, li aveva trasformati da creature del
mondo delle fate in mortali, e aveva alterato la loro percezione e la
loro conoscenza. Perch non avrebbero dovuto essere portati a
commettere gli errori come chiunque altro - come in realt chiunque
altro aveva fatto, dai Druidi agli Uomini?
Gli Elfi. Lei era una di loro, naturalmente, e, peggio ancora, era una
Elessedil. Tuttavia poteva augurarsi che le cose andassero in modo
diverso, si sentiva sopraffatta dal senso di colpa per ci che i loro
errori di valutazione avevano provocato e dal rimorso per quello che
la loro follia era costata. Una terra, una nazione, innumerevoli vite,
la pace e l'equilibrio del mondo - essi avevano messo in moto gli
eventi che avrebbero distrutto ogni cosa. Il suo popolo. Avrebbe
potuto affermare di essere una ragazza Rover, di non avere nulla in
comune con gli Elfi al di l dei legami di sangue e dell'aspetto, ma
sembrava un'argomentazione vuota e priva di efficacia. La
responsabilit non cominciava n finiva con le esigenze personali -
Garth glielo aveva insegnato ripetutamente. Lei faceva parte di tutto
ci che la circondava, e non soltanto la sopravvivenza ma anche il
valore della sua vita era direttamente collegato all'accettare o meno
quella verit. Non poteva sottrarsi agli aspetti spiacevoli del mondo;
non poteva dimenticarne le sofferenze. Un tempo gli Elfi erano stati i
primi tra i Guaritori, si erano posti il fine di preservare
l'integrit della terra e di infondere negli altri la saggezza di fare
altrettanto. Cosa ne era stato di quell'impegno? si chiedeva. Come era
potuto accadere che gli Elfi si smarrissero in quel modo?
Mangi senza gustare il cibo e parl poco, assorta nei suoi pensieri.
Eowen sedeva di fronte a lei con gli occhi bassi. Garth e gli altri
uomini si erano spostati pi avanti e non si vedevano, intenti a
individuare il percorso che li attendeva. Stresa era gi sparito in
avanscoperta per controllare il suo sentiero. Fauno era una palla di
pelliccia nel suo grembo.
"Cosa devo fare?" si chiese disperata. "Quale scelta devo fare?"
La scalata del Blackledge era ricominciata, e lei non era ancora
riuscita a trovare una risposta. La giornata era buia e tetra come le
precedenti, il sole era oscurato dal "vog", l'aria resa pesante dal
calore e dalla cenere e da un leggero puzzo di zolfo. Dietro di loro i
rumori della palude si alzavano dalle Tenebre dell'Eden, una confusa
accozzaglia di urla intermittenti e per la maggior parte lontane,
disperse nella nebbia. Sotto, creature impegnate a cacciare e a
procurarsi il cibo lottavano per rimanere vive un altro giorno. Sopra,
nient'altro che silenzio, come se non ci fossero che le nuvole ad
aspettare. Il sentiero era ripido e tutto curve, un intricato
labirinto di sporgenze, dirupi e gole. Di tanto in tanto un acquazzone
si abbatteva su di loro, rapido e furioso; allora la pioggia bagnava
la terra e la roccia tanto da renderle sdrucciolevoli e poi si
dissolveva nel calore.
Il tempo passava, e i pensieri di Wren andavano alla deriva. Si
accorse che le mancavano alcune cose che prima non aveva mai preso in
considerazione. Era ancora giovane, appena una donna, ed era stata
colpita dall'eventualit di non poter mai avere un marito e dei figli
e di dover rimanere sempre sola. Si scopr a immaginare facce e voci e
scene di una vita ipotetica dove queste cose erano presenti, e senza
ragione e senza uno scopo particolare ne pianse la perdita. Finalmente
decise che era la scoperta della sua vera natura a innescare questi
sentimenti. Era la missione che stava compiendo, erano le
responsabilit a provocarle questo senso di solitudine, di isolamento.
Lei non doveva fare altro che fuggire da Morrowindl, determinare il
destino del popolo degli Elfi, porre fine all'orrore di ci che aveva
scoperto. Nulla nella sua vita sembrava pi cos semplice, e
prospettive normali come avere un marito e dei figli non erano meno
lontane della casa che aveva lasciato.
Allora si mise a considerare la possibilit che quanto le era stato
dato veramente da fare - dall'ombra di Allanon, da Ellenroh, e dalla
sua scelta nonch dalla sorte - era di essere al contempo madre e
moglie per il suo popolo, di accettarlo come la sua famiglia, di
condurlo, guidarlo e proteggerlo, e di badare alla vita di tutti i
suoi appartenenti fintanto che lei stessa fosse vissuta. Sentiva la
mente leggera e il suo senso delle cose era divenuto confuso, perch
non aveva quasi dormito per tre giorni e la sua forza fisica ed
emotiva si era esaurita. Poteva dire di non essere pi se stessa,
eppure in verit forse aveva trovato se stessa. C'era uno scopo in
ogni cosa, e doveva essercene uno anche in questa. Era stata
restituita al suo popolo, le era stata data la responsabilit di
provvedere affinch vivesse o morisse, e ne era stata fatta regina.
Aveva scoperto la magia delle Pietre e assunto il controllo del loro
potere. Le era stato rivelato ci che nessun altro sapeva, la verit
sull'origine degli Ombrati. Perch? Fece mentalmente un'alzata di
spalle. Perch no, se non per affermare qualche differenza? Non tanto
riguardo agli Ombrati, anche se non poteva esserci una totale
separazione tra problemi e soluzioni, come aveva indicato Allanon
nell'affidare i suoi incarichi ai figli di Shannara. Non tanto per il
futuro delle Razze, perch era un'impresa troppo vasta per una sola
persona e doveva inevitabilmente essere decisa dagli sforzi di molte e
dai capricci della fortuna. Ma per gli Elfi, per il loro futuro come
popolo, per riparare tanti torti e correggere tanti errori - in questo
poteva trovare lo scopo della sua vita.
Era un'idea di buonsenso e continu a rimuginarla per tutta la scalata
del Blackledge, perduta in se stessa mentre valutava cosa avrebbe
richiesto un'iniziativa di questa portata. Si sent abbastanza forte;
c'era ben poco che non potesse portare a termine se lo avesse deciso.
Era risoluta e aveva un senso del giusto e dell'errato che le era
stato sempre utile. Era consapevole di avere un debito - verso sua
madre, che aveva sacrificato tutto affinch sua figlia potesse
crescere sana e salva; verso sua nonna, che le aveva affidato il
futuro di una citt e del suo popolo; verso coloro che avevano gi
dato la loro vita per contribuire a salvare la sua; e verso coloro che
erano pronti a fare altrettanto, che si fidavano e credevano in lei.
Ma neppure questo era sufficiente da solo a convincerla del tutto.
Doveva esserci qualcos'altro, lo sapeva - qualcosa che andava al di l
delle aspettative e della coscienza, qualcosa di ancora pi
fondamentale. Era l'esistenza di un bisogno. Sapeva gi, nel profondo
della mente, che il genocidio era ripugnante e che doveva trovare
altre soluzioni al dilemma sul futuro degli Elfi e della loro magia.
Ma se fossero vissuti, se fosse riuscita a riportarli nelle Terre
dell'Ovest, che fine avrebbero fatto qualora lei se ne fosse andata
via? Chi li avrebbe comandati nella lotta che li attendeva? Chi li
avrebbe guidati e consigliati? Poteva lasciare tutto al caso, o anche
ai dettami dell'Alto Consiglio? Il bisogno del popolo degli Elfi era
grande, e lei non pensava di poterlo ignorare anche a costo di dover
cambiare completamente la sua vita.
Comunque, l'incertezza rimaneva. Era lacerata dal conflitto creatosi
in lei, una guerra tra scelte che si rifiutavano di farsi
caratterizzare semplicemente come giuste o sbagliate. Sapeva anche che
nessuna delle scelte poteva essere fatta da lei soltanto, perch
mentre il comando le era stato affidato da Ellenroh, in ultima istanza
erano gli Elfi che dovevano accettarla o rifiutarla. E perch mai
avrebbero dovuto decidere di seguirla? si chiese. Una Rover, una
straniera, una ragazza ancora giovane - ne aveva di cose di cui
rispondere.
I suoi ragionamenti caddero attorno a lei come pezzetti di carta
portati dal vento, un crollo di piani lontani di fronte alle esigenze
del presente. Guard attorno a s le rocce e i cespugli, lo schermo di
"vog", le figure scure e curve dei suoi compagni. Per il momento
rimanere viva era tutto ci di cui le era permesso di preoccuparsi.
La marcia continu quasi fino a mezzogiorno, poi Stresa li fece
fermare all'improvviso. Wren and avanti per scoprire cosa stava
accadendo. Il Gatto Screziato era fermo davanti all'imboccatura di una
caverna che sprofondava nella roccia. Sulla destra, la pista che
seguivano continuava inerpicandosi sul pendio della scogliera e
scompariva in un intrico di vegetazione.
Vedi, Wren degli Elfi disse sottovoce il Gatto Screziato, con gli
occhi luminosi fissi su di lei. Adesso abbiamo una scelta. Phhfft! La
pista si arrampica, tutta curva, fino in cima, ma lenta e difficile
da qui - sssppptt - niente affatto libera. Le gallerie si aprono in
una serie di condotti di lava formati anni fa dal pphhhtt fuoco del
vulcano.LO le ho percorse. Anch'esse portano alla vetta.
Wren si inginocchi. Qual la tua scelta?
Rwwll. Ci sono pericoli in entrambi i casi.
I pericoli ci sono dappertutto disse lei respingendo la sua
esitazione. Attorno a lei, la foschia turbinava e si avvolgeva alla
densa vegetazione dell'isola, come se cercasse di farsi strada.
Dipendiamo da te, sei tu che ci guidi gli ricord. Scegli.
Il Gatto Screziato soffi per la scontentezza. Le gallerie, allora.
PhTiili t! Il grosso corpo si dondol da un lato e dall'altro e poi di
nuovo indietro. Gli aculei si rizzarono e ricaddero gi. Abbiamo
bisogno di luce.
Mentre Triss and in cerca di legna adatta per una torcia, il resto
del gruppo rovist negli zaini e nelle tasche alla ricerca di stracci
e di esca infiammabile. Gavilan trov l'esca, Eowen gli stracci.
Circospetti, si misero all'ingresso della galleria e si sedettero a
mangiare aspettando che Triss tornasse.
Hai dormito? chiese Eowen sottovoce, sedendosi accanto a Wren,
attenta a non guardarla mai negli occhi.
No rispose Wren sinceramente. Non ho potuto.
Neppure io. Dire quelle parole non stato meno difficile che
ascoltarle.
Lo so.
I capelli rossi ondeggiarono mentre la faccia pallida si alz
scoprendosi alla vista. Ho avuto una visione, la prima da quando
abbiamo lasciato Arborlon.
Wren si volt per guardarla negli occhi e fu spaventata da quello che
vi lesse. Dimmi.
Eowen scosse la testa, con un movimento appena percettibile. Solo
perch necessario metterti in guardia sussurr. Si chin in avanti
in modo che non la sentisse nessun altro. Nella mia visione, tu stavi
da sola in cima a un'altura. Era chiaro che ti trovavi a Morrowindl.
Reggevi in mano lo Scettro e le Pietre Magiche, ma non potevi usarli.
Gli altri, me compresa, erano ombre nere impresse sulla terra. Ti si
avvicin una cosa enorme e pericolosa, ma tu non avevi paura - era
come se gli dessi il benvenuto. Forse non ti rendevi conto che ti
minacciava. Ci fu un bagliore di argento lucente, e tu ti affrettasti
ad abbracciarlo.
Si interruppe, come se le si fosse bloccato il respiro in gola. Non
devi farlo, Wren. Quando accadr, ricordalo.
Lei annu, sentendosi intorpidita e vuota dentro. Me ne ricorder.
Mi dispiace sussurr Eowen. Ebbe un attimo di esitazione, come un
animale braccato rimasto senza via di scampo, poi si alz e se ne
and. "Povera Eowen", riflett Wren mentre la guardava allontanarsi.
Poi fece cenno a Garth. Il gigante la raggiunse subito, con lo sguardo
interrogativo, leggendo gi la sua preoccupazione. Lei si spost in
modo che potesse vederla solo lui.
"Eowen ha avuto la visione della sua morte", gli disse a segni, senza
preoccuparsi di pronunciare le parole, questa volta. Garth non ebbe
reazioni. "Bada a lei. Cerca di proteggerla".
Le dita di Garth si mossero. "Non mi piace ci che vedo nei suoi
occhi".
Wren sospir, poi annu. "Neppure a me. Fai solo quello che puoi".
Triss torn pochi minuti dopo portando due pezzi di legna secca che
era riuscito a trovare chiss dove sui pendii inzuppati dalla pioggia.
Mentre si avvicinava, diede uno sguardo dietro di s. C' movimento
sul versante l sotto li avvert, passando un pezzo di legno a Dal.
Qualcosa si sta arrampicando verso di noi.
Per la prima volta da quando erano fuggiti dalla palude, provavano una
sensazione di urgenza. Fino a quel momento era stato quasi possibile
dimenticare gli esseri che davano loro la caccia. Wren pens
immediatamente alla magia del Loden, domandandosi se i demoni potevano
fiutarla, se l'odore della magia recuperata della Chiglia era
abbastanza forte da attirarli anche quando non era in azione.
Legarono i pezzi di stoffa attorno al legno e usarono l'esca per
ottenere la fiamma. Quando le torce furono bene accese si inoltrarono
nelle gallerie. In testa c'era Stresa, un animale notturno a suo agio
nel buio; il corpo tozzo sembrava avanzare ruzzolando nell'oscurit.
Triss veniva subito dopo con una torcia, mentre Dal seguiva il gruppo
con l'altra. In mezzo camminavano Wren, Gavilan, Eowen e Garth. L'aria
nel condotto della lava era immota e umida, dal soffitto gocciolava
l'acqua. In certi punti un rivolo sottile serpeggiava lungo il terreno
sconnesso. Non c'erano sporgenze, n ostacoli; il passaggio della lava
incandescente anni prima aveva bruciato e portato via ogni cosa.
Stresa aveva spiegato a Wren, mentre aspettavano Triss, che la
pressione del calore e dei gas nel nucleo del vulcano aveva creato dei
fori nella terra, aprendo gallerie nella roccia sotterranea fino a
raggiungere la superficie, in modo che la lava potesse trovare, col
fuoco, uno sfogo. Il calore della lava era stato cos forte che i
passaggi da essa creati erano lisci e uniformi. Queste gallerie
correvano per chilometri, formando curve come giganteschi cunicoli di
lombrico, creando infine un'apertura attraverso la crosta terrestre di
Morrowindl che a sua volta permetteva lo scarico della pressione e
consentiva alla lava di scorrere senza incontrare ostacoli fino al
mare. Quando il vulcano si era raffreddato, la lava si era ritirata
lasciandosi dietro le gallerie. Quella che stavano seguendo al momento
faceva parte di una serie che percorreva il Blackledge per chilometri,
da cima a fondo.
Se non ci perdiamo, dovremmo essere in cima al crinale sul fare della
notte aveva promesso Stresa.
Wren avrebbe voluto chiedergli come faceva a sapere delle gallerie, ma
pens che la conoscenza del Gatto Screziato era probabilmente derivata
dagli Elfi e parlarne lo avrebbe fatto soltanto arrabbiare. In ogni
modo, sembrava conoscere bene dove stava andando, col naso in aria,
spingendosi avanti al limite della luce della torcia come se stesse
cercando di trascinarseli dietro, senza mai esitare, anche quando
giungeva a un bivio e doveva scegliere una direzione. Furono costretti
a infinite giravolte nella roccia fredda, arrampicandosi di continuo,
tirando su se stessi e l'equipaggiamento nel buio, e asciugandosi ogni
goccia d'acqua che li colpiva in testa o sulle mani con schizzi freddi
e pungenti. I loro passi riecheggiavano cupi nel silenzio assoluto, e
il loro respiro era un sibilo irregolare. Tendevano l'orecchio per
riconoscere il rumore degli inseguitori, ma non sentivano nulla.
A un certo punto furono costretti a scendere lungo una scarpata
particolarmente scoscesa fino a un'apertura dove la lava era passata
attraverso una cavit esistente nella montagna aveva lasciato un buco
spalancato che finiva nell'oscurit. Pi avanti c'era una caverna
nella quale la lava si era raccolta e fermata per un po', formando una
serie di passaggi che si intersecavano come serpenti. In ogni caso,
Stresa sapeva cosa fare, quale galleria seguire, e quale passaggio li
avrebbe portati in salvo.
Le ore trascorrevano e la marcia continuava. Wren lasci che Fauno
facesse il viaggio sulla sua spalla. Gli occhi vivaci dello Squeak si
spostavano rapidi da destra a sinistra, e la voce era un sommesso
mormorio al suo orecchio. Per un po' lei smise di pensare e si
concentr invece sulle difficolt del cammino, sullo studio delle
ombre che essi facevano alla luce delle torce, e che oscillavano
ipnoticamente, su queste e su alcune altre riflessioni di tipo
pratico, che servivano a dare alla sua mente affaticata e alle sue
emozioni un riposo pi che necessario.
Era ormai calata la notte quando uscirono finalmente dalle gallerie,
ritrovandosi nell'oscurit fumosa, in mezzo a una macchia di frassini
dai rami sotTiili e di arbusti stentati appoggiati contro la parete
rocciosa. Davanti a loro, una sporgenza si prolungava nella nebbia;
dietro, le pendici della montagna salivano fino a raggiungere un
crinale frastagliato e vuoto. Sopra, il cielo era scuro e nuvoloso, e
cadeva una pioggia leggera.
Si allontanarono dalle gallerie fino a raggiungere un boschetto di
acacie vicino alla cima del Blackledge, e si accamparono per la notte.
Tirarono fuori l'equipaggiamento e consumarono un pasto veloce, poi si
avvolsero nei mantelli e nelle coperte e si prepararono per dormire.
Faceva freddo e il vento soffiava su di loro a raffiche pungenti. In
lontananza, Wren sent il brontolio del Killeshan e vide il chiarore
rossastro del suo fuoco baluginare nella foschia. L'isola aveva
ripreso a tremare, una lenta, sinistra vibrazione che faceva staccare
sassi e terra dalla montagna e li faceva rotolare, faceva dondolare
gli alberi e le foglie producendo un suono simile al sussurro di
bambini spaventati.
Wren sedette contro un'acacia mezza caduta, le cui radici sporgenti
avevano mantenuto una leggera presa sulla roccia. Lo Scettro le
giaceva in grembo, momentaneamente dimenticato. Fauno si accucci
sulla sua spalla per un po', finch i tremolii continuarono, poi
scomparve andando a nascondersi sotto la coperta. Wren osserv la
piccola, solida figura di Dal passare per andare a montare il primo
turno di guardia. Sentiva che gli occhi le si chiudevano mentre
guardava fuori nel buio, ma si accorse di non essere ancora pronta per
dormire. Prima aveva bisogno di pensare un po'.
Era l da alcuni secondi quando comparve Gavilan. Spunt fuori
dall'oscurit all'improvviso, e lei trasal suo malgrado.
Mi dispiace si affrett a scusarsi lui. Posso mettermi accanto a
te?
Lei annu senza parlare, ed egli le si sedette vicino, con la sua
coperta avvolta attorno alle spalle, i capelli arruffati e umidi. Sul
bel volto segnato dalla stanchezza apparve un accenno del sorriso
familiare.
Come ti senti?
Sto bene.
Sembri molto affaticata.
Lei sorrise.
Se avessimo saputo mormor lui.
Wren gli lanci uno sguardo. Saputo cosa?
Tutto. Qualcosa che ci avrebbe preparato meglio a quanto stiamo
passando. La sua voce le parve strana, quasi convulsa. E' quasi come
essere sbattuti in un oceano senza una mappa e ricevere l'ordine di
navigare verso la salvezza, e al tempo stesso astenersi dall'usare
quel po' di acqua potabile che abbiamo avuto la fortuna di portare con
noi.
Cosa intendi dire?
Egli si volse verso di lei. Pensa un po', Wren. Possediamo sia il
Loden sia le Pietre Magiche - cio una quantit di magia sufficiente a
fare quasi qualunque cosa. Eppure sembra che abbiamo paura a
invocarla, come se ci fosse vietato. Ma non cos, non vero? Voglio
dire, cosa ce lo impedisce? Guarda come sono andate meglio le cose
quando hai usato le Pietre Magiche per trovare una via d'uscita dalle
Tenebre dell'Eden. Dovremmo usare quella magia a ogni passo del nostro
cammino! Se lo avessimo fatto, a quest'ora potremmo essere gi in riva
al mare.
Non cos che funziona, Gavilan. Non fa proprio tutto...
Ma egli non la stava ascoltando. Peggio ancora il modo in cui
ignoriamo la magia contenuta nel Loden. Certo, necessaria per
proteggere gli Elfi e Arborlon per il viaggio di ritorno. Ma tutta
quanta? Non posso crederci! Appoggi momentaneamente la mano sullo
Scettro. All'improvviso le sue parole divennero infervorate. Perch
non usiamo la magia contro questi esseri che ci danno la caccia?
Perch non ci apriamo un sentiero col fuoco proprio in mezzo a loro? O
meglio ancora, perch non creiamo qualcosa che vada l e li
distrugga?
Wren lo fiss, incapace di credere a quello che sentiva. Gavilan
disse tranquilla, so tutto dei demoni. Eowen me ne ha parlato.
Egli alz le spalle. Immagino che fosse ora. Ellenroh era l'unica
ragione per cui nessuno te ne aveva parlato prima.
Comunque sia continua lei, mentre la voce, abbassandosi, assumeva
fermezza, come puoi ancora suggerire di ricorrere alla magia per fare
qualunque altra cosa?
La faccia di lui si irrigid. Perch? Perch qualcosa non ha
funzionato quando stata usata in precedenza? Perch quelli che
l'hanno fatto non hanno avuto la capacit o la forza o il senso di ci
che ci voleva per usarla correttamente?
Lei scosse la testa senza dire nulla.
Wren! La magia deve essere usata! S, va usata! Per questo esiste, in
primo luogo! Se non saremo noi, sar qualcun altro a farlo, e allora?
Qui non stiamo giocando. Lo sai anche tu. Ci sono cose laggi talmente
pericolose da...
Cose create dagli Elfi! disse lei con rabbia.
S! Un errore, sono d'accordo! Ma se non le avessimo fatte noi, le
avrebbe fatte qualcun altro!
Questo non lo puoi sapere!
Non ha importanza. E' innegabile che noi avevamo un legittimo motivo.
Abbiamo imparato molto! La creazione nell'anima di chi detiene il
potere! Ci vuole solo una grande forza di decisione e la spinta della
necessit! Questa volta possiamo riuscirci!
Si interruppe, aspettando la sua risposta. Si fronteggiarono in
silenzio. Poi Wren trasse un profondo respiro e si chin per
allontanare la mano di lui dallo Scettro. Faresti meglio a non dire
una parola di pi.
Egli sorrise amaro, ironico. Una volta ti sei arrabbiata perch non
ti avevo detto abbastanza.
Gavilan sussurr lei.
Credi che questi esseri se ne andranno via se non ne parliamo, che
tutto si aggiuster non si sa come?
Lei scosse la testa lentamente, tristemente.
Egli si chin su di lei e afferr strettamente le sue mani. Wren non
tent di tirarle via, affascinata e al tempo stesso respinta da ci
che vedeva nei suoi occhi. Dentro di s avvert qualcosa di simile al
dolore. Ascoltami, Wren disse Gavilan, scuotendo la testa a qualcosa
che lei non poteva vedere. C' un legame speciale tra noi. L'ho
sentito quando ti ho vista per la prima volta, la notte che sei venuta
ad Arborlon, quando ancora mi chiedevo cosa eri stata mandata a fare.
L'ho capito fin da allora, ma era troppo presto per parlarne. Tu sei
la figlia di Alleyne e hai sangue Elessedil nelle vene. Hai coraggio e
forza. Hai fatto pi di quanto chiunque possa aspettarsi da te.
Ma nulla di tutto ci un tuo problema. Gli Elfi non sono il tuo
popolo n Arborlon la tua citt. Lo so. So quanto tutto ci deve
sembrarti estraneo. Ed Ellenroh non ha mai capito che non si pu
chiedere alla gente di accettare la responsabilit di cose alle quali
si estranei, tanto per cominciare. Lei non ha mai capito che
avendoti mandata via, non poteva riaverti identica a come eri prima.
Fu cos che perdette Alleyne! Ora, guarda. Lei ti ha dato lo Scettro e
il Loden, gli Elfi e Arborlon, tutto il futuro di una nazione, e ti ha
detto di essere la regina. Ma tu, in realt, non ne vuoi sapere? Non
cos?
Non ne volevo sapere ammise lei. Una volta.
Gavilan non si accorse della sua esitazione. Allora rinuncia! Falla
finita con tutto ci! Lascia che sia io a prendere lo Scettro e la
Pietra e che li usi nel modo giusto - per combattere contro i mostri
che ci inseguono, per distruggere quelli che hanno trasformato
Morrowindl in questo incubo!
Quale tipo di mostri? gli chiese lei dolcemente.
Cosa?
Quale tipo? I demoni o gli Elfi? Quale intendi?
La guard, senza capire, e lei si sent spezzare il cuore. Lo sguardo
di Gavilan era incollerito, il volto esprimeva forti emozioni.
Sembrava cos convinto. Gli Elfi sussurr Wren sono quelli che
hanno distrutto Morrowindl.
No rispose subito lui, senza esitare.
Sono stati loro che hanno creato i demoni, Gavilan.
Egli scosse la testa con forza. I vecchi li hanno fatti in un'altra
epoca. Un errore come quello non accadrebbe di nuovo. Non lo
consentirei. La magia pu essere usata meglio. Lo sai che cos. Non
vero che gli Ohmsford hanno trovato sempre una soluzione? Non ci
sono riusciti anche i Druidi? Fammi provare! Posso farcela contro
questi esseri; posso fare ci che necessario! Tu non vuoi lo
Scettro; lo hai detto tu stessa! Dallo a me!
Lei scosse la testa. Non posso.
Gavilan si irrigid, le sue mani si ritrassero. Perch no, Wren?
Dimmi. Perch no?
Non poteva dirglielo, naturalmente Non poteva trovare le parole, e
anche se fosse stata capace di trovarle, non sarebbe stata in grado di
pronunciarle.
Ho fatto una promessa disse invece, augurandosi che lasciasse
perdere, che rinunciasse alla sua pretesa, che capisse quanto era
sbagliato continuare a chiedere.
Hai promesso? disse di scatto. A chi?
Alla regina insistette lei, ostinata.
Alla regina? Che valore ha? La regina morta!
A quel punto lei lo colp sul viso con tanta forza da fargli cadere la
testa all'indietro.
Puoi colpirmi di nuovo, se ti fa stare meglio disse lui
raddrizzandosi dopo qualche attimo
Mi fa stare malissimo sussurr Wren diventando di ghiaccio, mentre
si sentiva crollare. Ma quella non era una cosa da dire, hai
sbagliato, Gavilan.
La guard con amarezza, e lei si scopr a desiderare che lui
ritornasse come quando erano ancora ad Arborlon, quando era
affascinante e gentile, l'amico di cui aveva bisogno, quando l'aveva
baciata fuori dall'Alto Consiglio, quando aveva cura di lei.
Il bel volto si tese per la determinazione. Devi lasciarmi usare la
magia del Loden, Wren.
Lei scosse la testa con fermezza. No.
Egli si fece avanti aggressivo, quasi volesse assalirla. In caso
contrario, non sopravvivremo. Non possiamo. Non hai il...
No, Gavilan! lo interruppe, coprendogli precipitosamente la bocca
con le mani. Non dire cos! Non dire nient'altro!
Il gesto improvviso li immobilizz entrambi per un attimo e il vento
che soffiava su di loro con un'improvvisa folata fece rabbrividire
Wren. Lentamente lei allontan le mani dalla faccia di Gavilan. Va' a
dormire gli disse, lottando per impedire alla propria voce di
tremare. Sei stanco.
Lui si tir indietro appena, solo un lieve movimento, tanto da
allontanarsi di pochi centimetri - ma Wren sent che i legami tra loro
erano recisi, come corde tagliate di netto.
Vado replic calmo, ma sempre incollerito. Si mise in piedi e chin
la testa per guardarla. Ero tuo amico. Se me lo permetterai lo sar
ancora.
Lo so disse lei.
Per un momento rimase dov'era, come indeciso sul da farsi, se restare
o andarsene, se parlare o tacere. Scrut attraverso l'oscurit nella
foschia. Non morir qui sussurr.
Poi gir su se stesso e si allontan. Wren rimase seduta, seguendolo
con lo sguardo finch non lo vide pi. Le vennero le lacrime agli
occhi, ma se le asciug in fretta. Gavilan l'aveva ferita, e lei non
lo sopportava. L'aveva costretta a mettere in discussione tutto ci
che aveva gi deciso, a chiedersi se aveva un'idea di quello che stava
facendo. L'aveva fatta sentire stupida, egoista e ingenua. Si disse
che sarebbe stato meglio se non fosse mai andata a parlare con l'ombra
di Allanon, se non fosse mai giunta a Morrowindl, se non avesse mai
scoperto gli Elfi e la loro citt e l'orrore della loro esistenza...
se non fosse successo nulla di tutto questo.
Desider di non avere mai incontrato sua nonna.
"No!" si rimprover bruscamente. "Non augurarti mai una cosa del
genere!"
Ma, nel profondo di se stessa, se lo augurava.
20.
Giunse l'alba, una furtiva apparizione ammantata di grigio ferro
contro l'ombra della notte che si allontanava lentamente. Il gruppo si
alz per salutarla, con gli sguardi stanchi e scoraggiati, col peso
del tempo che passava e del ridursi delle probabilit simile a una
struttura di catene che minacciava di trascinarli gi. Gettati i
mantelli, gli zaini e le armi sulle spalle, si rimisero in marcia,
avvolti nel silenzio dei loro pensieri, i volti truci di fronte al
muro del timore e del dubbio che diventava sempre pi alto.
"Se potessi dormire almeno una notte", pensava Wren mentre cercava di
scuotersi di dosso la stanchezza. "Soltanto una".
La notte prima aveva potuto riposare ben poco, e cos pure quando era
rimasta sveglia nel silenzio, assediata da demoni di ogni forma e
natura, demoni che avevano la faccia di coloro che erano stati o erano
ancora a lei pi vicini, gli amici e i familiari, gli imbroglioni
della sua vita. Le sussurravano parole, la prendevano in giro e la
deridevano, la mettevano in guardia su segreti che non poteva
conoscere, le davano sentieri da seguire e fardelli da portare, e poi
sparivano come la nebbia del mattino.
Le sue mani si stringevano attorno allo Scettro e lei si appoggiava a
esso per sostenersi nella scalata. "Non fidarti di nessuno", le
sussurrava ancora nella memoria l'Addershag.
La scalata fu breve, perch alla fine della marcia del giorno prima
erano usciti dalle gallerie di lava in prossimit della vetta, con la
cima ormai in vista. La raggiunsero presto quel giorno, arrancando
sull'ultimo tratto di terreno sconnesso, fermandosi per guardare
indietro nella foschia che gravava sulla zona gi attraversata - quasi
si aspettassero di trovare qualcosa che li attendeva l. Ma non c'era
nulla da vedere, era tutto coperto dalle nuvole e dalla nebbia, un
mondo e una vita svaniti nel passato. Potevano ancora immaginarlo,
raffigurarselo come se fosse disegnato nell'aria davanti a loro.
Potevano ricordare quanto era costato loro attraversarlo, quanto
avevano dovuto dare e quanto poco avevano ricevuto in cambio da esso.
Rimasero un altro attimo a guardare, poi si allontanarono.
Allora si misero a camminare lungo stretti tratti di terreno roccioso
separati dagli alberi che scendevano dall'estremit del Blackledge
come dita di una mano finch tutto terminava all'improvviso in un
aspro intrico di burroni e di crinali che si dividevano e si
ripiegavano su se stessi, simili a enormi rughe sulla pelle della
terra. Un fiume di lava era passato di l qualche anno prima,
scendendo direttamente dalla bocca del Killeshan, ripulendo il
Blackledge. Era andato tutto distrutto dal fuoco, tranne alcuni
tronchi d'albero argentei distribuiti qua e l, che si innalzavano
nudi e scheletrici, alcuni abbattuti a formare strani angoli, alcuni
addossati gli uni agli altri in una disperata desolazione. Degli
arbusti crescevano sulla lava in macchie contorte, e chiazze di
muschio rendevano pi scuri i lati all'ombra delle impervie fenditure.
Stresa li condusse alle soglie di questo mondo inaccessibile, poi si
ferm impacciato su un piccolo rialzo, con gli aculei un po'
sollevati, sulla difensiva. Il gruppo guard scoraggiato verso ci che
gli stava davanti, tendendo l'orecchio ma senza udire nulla, scrutando
con attenzione ma senza vedere nulla, sentendo la presenza della morte
a ogni svolta. Davanti a loro non vi era che devastazione, un
paesaggio immenso e vuoto avvolto da un grigio silenzio.
Sulla spalla di Wren, Fauno era seduto tutto irrigidito e proteso in
avanti, con le orecchie dritte. Lei ne avvertiva il tremito.
Che posto questo? Chiese Gavilan.
Furono distratti momentaneamente da un forte brontolio, che li fece
guardare verso nord dove la mole del Killeshan si intravedeva
nell'oscurit, apparendo cos vicina a loro come lo era stata quando
avevano lasciato Arborlon. Il brontolio diminu e scomparve.
Stresa si dondol lentamente. Questo l'Harrow disse. Hssttt! E'
il posto dove vivono i Drakul.
Un tipo di demonio di Ombrati - ramment Wren. Stresa gliene aveva
gi parlato. Pericolosi, aveva dichiarato.
I Drakul ripet Gavilan, con un tono di vago ricordo nella voce.
Il Killeshan brontol di nuovo, pi insistentemente di prima, un
inutile ricordo della sua presenza, della rabbia che nutriva per loro
perch avevano portato via la magia, perch avevano infranto
l'equilibrio delle cose. Morrowindl rabbrivid in risposta.
Parlami dei Drakul chiese calma Wren al Gatto Screziato.
Gli occhi scuri di Stresa si fissarono su di lei. Sono demoni, come
gli altri. Phhfftt! Dormono di giorno, escono fuori di notte per
nutrirsi. Prosciugano la vita dagli esseri viventi che catturano - il
sangue, i fluidi del corpo. Qualcuno lo fanno - hssstt - diventare un
mostro come loro. Il naso tozzo si contorse. Vanno a caccia come
spettri, ma prendono forma per nutrirsi. Da spettri sono
invulnerabili. E sput disgustato.
Li aggireremo dichiar subito Triss.
Stresa sput di nuovo, come se non riuscisse a togliersi quel gusto
schifoso dalla bocca. Aggirare! Phaaww! Qui non possibile aggirare
un bel niente! A nord, l'Harrow risale fino al Killeshan, per
chilometri e chilometri - indietro fino alla valle e ai demoni che ci
stanno dando la caccia. Rwwlll. A sud, arriva fino alle scogliere. I
Drakul si aggirano anche sulle loro cime. In ogni modo non li avremo
mai tra i piedi prima del calare della notte e quindi, se vogliamo
vivere, passeremo di giorno. E' l'unica possibilit che abbiamo.
Quando dormono i Drakul? intervenne Wren.
S, Wren degli Elfi borbott sottovoce il Gatto Screziato. Quando
dormono. E anche in questo modo - hsssttt - non sar del tutto sicuro.
I Drakul sono presenti anche allora: come voci nell'aria, come facce
nella nebbia, come sensazioni, presagi, paure e dubbi. Phhffttt.
Cercheranno di distrarci e sedurci, cercheranno di tenerci nell'Harrow
fino a notte.
Wren guard verso il paesaggio sconvolto, verso la foschia che
scendeva dal cielo. "Di nuovo in trappola", pens, "tutta l'isola
un'insidia".
Non c' nessun altro passaggio?
Stresa non rispose - non ce n'era bisogno.
E dalla parte opposta dell'Harrow?
La palude di In Ju. E oltre c' la riva del mare.
Triss si era spostato vicino a Wren. La faccia scarna esprimeva forti
emozioni. Aurin Striate ci parlava dei Drakul mormor. La fiss
negli occhi. Diceva che contro di loro non c' difesa che tenga.
Ma ora stanno dormendo gli rispose Wren con lo stesso tono di voce.
Gli occhi grigi di Triss guardarono altrove. Davvero?
Un nuovo brontolio scosse l'isola, profondo e minaccioso, alzandosi
come un gigante che si sveglia arrabbiato, rumoroso come le scosse che
si accumulavano su se stesse. Sul terreno attorno a loro comparvero
delle crepe e pietre e terra caddero nel vuoto. Il Killeshan eruttava
vapore e cenere, che schizzavano verso il cielo come immensi geyser,
inarcandosi nell'oscurit in lontananza. Dalla bocca del vulcano
scendeva minaccioso il fuoco, un filo soltanto, appena visibile nella
foschia.
Garth richiam l'attenzione di Wren con un minimo movimento delle
spalle. Le sue dita si mossero. "Fai presto, Wren. L'isola comincia a
sgretolarsi".
Li guard tutti, uno alla volta - Garth, enigmatico e impassibile come
sempre; il giudizioso Triss, ora suo protettore, tutto dedito al nuovo
incarico; Dal, instancabile, intento a guardare nella foschia - non lo
aveva mai sentito parlare; Eowen, un'ombra bianca contro il grigio,
che sembrava sul punto di scomparire dentro di esso; e Gavilan, a
disagio, imprevedibile, tormentato, perduto per lei.
Quanto ci metteremo ad attraversare? chiese a Stresa. Fauno scese in
fretta dalla sua spalla e si allontan.
Mezza giornata, o poco pi disse il Gatto Screziato.
Una vita se ti sbagli, Sgatto ribatt cupo Gavilan.
Allora dobbiamo affrettarci dichiar Wren, e chiam Fauno di nuovo
sulla sua spalla. Port lo Scettro davanti a s, come un memento. Non
abbiamo scelta. Muoviamoci. Rimanete vicini gli uni agli altri. Occhi
aperti.
Si avviarono per la spianata, scendendo a zigzag nel labirinto degli
avvallamenti, attraverso il groviglio della vegetazione, con gli occhi
attenti a scrutare il paesaggio arido. Stresa li faceva avanzare il
pi in fretta possibile, ma la marcia era lenta, il terreno sconnesso
e accidentato, pieno di curve che impedivano di procedere velocemente
e in linea retta. L'Harrow ci mise solo pochi minuti a inghiottirli,
raccogliendosi attorno a loro quasi per magia finch non ci fu
nient'altro da vedere in nessuna direzione. La nebbia turbinava e
girava vorticosamente nelle correnti ventose, il vapore usciva dalle
spaccature del terreno che scendevano in profondit fino al nucleo del
Killeshan, e il "vog" si accumulava in basso da dove veniva eruttato
dalla bocca del vulcano. Su quel territorio nulla si muoveva, tutto
era immobile e vuoto. C'era un gioco di ombre, linee nere proiettate
sul suolo dagli alberi scheletrici, sbarre di ferro contro la luce. Da
sottoterra persisteva un brontolio sinistro, e si aveva la sensazione
di un pericolo incombente.
Le voci cominciarono nella prima ora di marcia. Venivano dal nulla,
sussurri nell'aria che potevano giungere da qualunque parte.
Chiamavano con insistenza, e per ciascuno del gruppo le parole erano
diverse. Dapprima ognuno guardava gli altri, pensando che tutti
avessero udito, che le voci fossero inconfondibili. In preda
all'inquietudine, si chiedevano: "Hai sentito? Hai sentito?" Ma
nessuno aveva sentito, naturalmente - solo quello che chiedeva,
chiamato apposta, di proposito, attirato da una sorta di specchio di
se stesso, da un riflesso del senso e del sentimento.
Poi fu la volta delle immagini, volti che apparivano nell'aria, figure
che si formavano rapidamente e altrettanto rapidamente scomparivano
nella foschia in movimento, visioni di cose particolari per ciascun
membro del gruppo - personificazioni di nostalgie, di necessit, di
speranze. Per Wren, assunsero la forma dei suoi genitori. Per Triss ed
Eowen, quella della regina. Per gli altri, qualcosa di diverso. Le
immagini agivano ai margini della loro coscienza, lottando per
infrangere le barriere che avevano eretto per tenerle a bada, cercando
di farli deviare dal sentiero che stavano percorrendo e di portarli
fuori strada.
La cosa and avanti ininterrottamente. Le voci non erano mai forti, le
immagini mai chiare, e l'esperienza nel suo insieme non era
spiacevole, non era minacciosa, e neppure reale - un ricordo illusorio
di qualcosa che non era mai accaduto. Stresa, che aveva familiarit
con il pericolo, li fece parlare tra loro per allontanare l'attacco,
perch non c'era dubbio che si trattava di questo. I Drakul li
perseguitavano anche nel sonno, facendo balenare frammenti della
realt del risveglio, cercando di ritardarli o di trattenerli, di
farli girare da una parte o di farli smarrire, in modo da bloccarli
all'interno dell'Harrow fino al cadere della notte.
Il tempo rallentava, prudente e regolare come la foschia attraverso la
quale passavano, tetro e desolato come il paesaggio che si stendeva
davanti a loro. Gli avvallamenti diventarono pi profondi, e in certi
punti gli alberi senza vita formavano una barriera invalicabile, ma
che bisognava aggirare. Wren chiamava gli altri a mano a mano che
procedevano a fatica, urlando per superare le voci, mostrandosi,
impegnandosi per tenerli tutti insieme, per farli andare avanti senza
soste. Si avvicinava mezzogiorno, e si fece buio. In alto si
ammassarono nuvole gravide di pioggia. Cominci a piovigginare, poi a
piovere a dirotto. Il vento si mise a soffiare pi forte, e la pioggia
divenne torrenziale. Diluviava per un po', poi cadevano poche gocce
sparse, e il ciclo ricominciava. Dur qualche tempo, quindi smise del
tutto. Ritorn a farsi sentire il calore della terra, e la nebbia si
infitt. Si chiuse attorno a loro, e ben presto non si vide pi niente
oltre i tre metri. Allora rimasero tutti vicini, tanto da inciampare
gli uni sugli altri, da urtarsi quasi fossero diventati ciechi, da
cercare la strada a tentoni nell'oscurit.
Stresa! Quanto ci manca? grid Wren attraverso la cacofonia di voci
che le turbinavano nelle orecchie.
Spptptt! Ormai ci siamo fu la risposta. Manca poco.
Passarono per una gola particolarmente profonda, un taglio
frastagliato fatto col coltello sulla superficie della lava solida,
tutta ombre e foschia in movimento. Wren sapeva che era pericoloso,
stava quasi per richiamarli indietro, ma vide che attraversava
direttamente la loro strada, che era l'unica percorribile. Discese
perci nell'oscurit, lo Scettro impugnato davanti a s come uno
scudo. Fauno squittiva rabbioso sulla sua spalla, un suono in pi che
si mescolava con gli altri, le voci invisibili che ronzavano e
infierivano e riempivano il suo inconscio di un crescente bisogno di
urlare. Vide Triss un passo davanti, Stresa era un debole punto scuro
pi oltre. Ud un calpestio dietro di s, qualcuno che la seguiva, gli
altri...
Poi delle mani la afferrarono all'improvviso, spaventose, dure come il
ferro. Spuntarono fuori dal nulla, materializzandosi nella nebbia, si
strinsero attorno alle gambe, alle caviglie, e la strapparono via dal
sentiero. Grid infuriata e diede un colpo verso il basso con la punta
dello Scettro. Un fuoco bianco esplose dalla terra, espandendosi in
tutte le direzioni: era la risposta della magia del talismano. Ne fu
sorpresa, stupita che la magia venisse cos facilmente. Gli altri
urlavano, le gridavano di stare attenta. Gir frenetica su se stessa,
e le mani che la trattenevano scomparvero. Qualcosa si muoveva nella
nebbia - decine di esseri senza volto, senza forma, eppure presenti. I
Drakul, si disse, chiss come svegli mentre non avrebbero dovuto
esserlo. Forse era abbastanza buio in quella gola, abbastanza scuro da
sembrare notte. Grid agli altri, li chiam a s, e li condusse verso
il lontano pendio del burrone. Le figure turbinavano tutt'attorno,
aggrappandosi, toccando, immateriali, eppure in qualche modo reali.
Wren vide facce prive di vita, pallide immagini di se stessa, occhi
vuoti e che non vedevano, denti simili a zanne di animali, guance e
tempie scavate, e corpi ridotti a nulla. Si fece strada in mezzo a
loro, perch sembravano accentrarsi su di lei, erano attirati da lei
come se fosse quella che gli importava di pi. Era la magia, se ne
rese conto. Come tutti gli Ombrati, era la magia che li attirava in
primo luogo.
Spettri di Drakul si materializzarono di fronte a lei e Garth balz
avanti, menando fendenti con la spada corta. Le immagini svanivano e
si riformavano, incolumi. Wren si gir su se stessa quando giunse in
fondo al burrone. "Uno, due..." Si mise a contare freneticamente.
C'erano tutti e sei. Stresa stava gi correndo avanti, e lei si volse
per seguirlo. Si arrampicarono su per il pendio disordinatamente,
facendosi strada con le unghie e con i denti sulla lava solidificata
resa sdrucciolevole dalla pioggia, oltre i cespugli e gli alberi
abbattuti. Le immagini li inseguivano, e cos le voci, i fantasmi
appena svegliati dal sonno, dietro a tutti i mostri che non erano
morti. Wren li scacci con rabbia e repulsione, con la furia dei suoi
movimenti, sapendo che Fauno le si era attaccato al collo come se
fosse diventato una sua appendice, e avvertendo il calore dello
Scettro nelle mani giacch la magia stava per scatenarsi di nuovo. Una
magia che purtroppo poteva fare qualsiasi cosa, pens, che poteva
creare tutto - perfino mostri come questi. Dentro di s, indietreggi
dinanzi a quella prospettiva, dinanzi all'orrore di una verit che
avrebbe voluto non fosse mai esistita, una verit che temeva sarebbe
saltata fuori a ossessionarla se doveva mantenere la promessa fatta
alla nonna di salvare gli Elfi.
Arrivati in cima al burrone i componenti del piccolo gruppo
inciamparono e si misero a correre. L'oscurit era fitta e si spostava
come se avessero davanti degli strati di garza, ma non rallentarono,
procedettero incuranti, gridandosi l'un l'altro parole di
incoraggiamento, mettendo in fuga gli inseguitori. I Drakul sbuffavano
e soffiavano minacciosi come gatti; il veleno dei loro pensieri era un
fuoco che bruciava dentro. Eppure adesso erano solo voci e immagini,
niente di reale, poich essi non potevano uscire dal buio del loro
rifugio e avventurarsi nell'Harrow prima di notte. A poco a poco la
loro presenza scomparve, ritirandosi come le acque di un vasto oceano
portate via dalla marea. Il gruppo cominci a rallentare;
nell'improvviso silenzio si sentiva il respiro affannoso, si sentiva
il rumore degli stivali finch si fermarono uno dopo l'altro.
Wren guard indietro nella foschia. Non c'era nulla oltre alla nebbia,
la debole ombra della boscaglia e gli scheletri degli alberi, vuoti e
nudi. Fauno tir fuori la testa esitante. Stresa li raggiunse
caracollando, ansimando, con la lingua fuori. Si ferm e sput.
Hsssttt! Stupidi spettri!
Wren annu. Nelle sue mani, il calore dello Scettro diminu e si
spense. Anche il suo corpo le parve raffreddarsi di conseguenza.
Dall'interno sent sorgere un po' di refrigerio.
Poi, d'un tratto, Garth si precipit in avanti, sconvolto per qualcosa
che aveva perso, intento a cercare freneticamente nella nebbia. Wren
segu il suo sguardo, spaventata senza sapere ancora perch. Vide gli
altri che si scambiavano occhiate ansiose.
Il cuore le salt in gola. "Cosa c'era che non andava?"
Finalmente se ne accorse. Erano rimasti in cinque. Mancava Eowen.
In un primo tempo le sembr impossibile e credette di essersi
sbagliata. Li aveva contati ed erano sei, quando erano usciti dal
burrone. Eowen si trovava ancora con loro; aveva riconosciuto il suo
viso...
Si ferm. Nella sua mente rivide Eowen che la rincorreva troppo
pallida, troppo effimera. Come se non fosse davvero l e in effetti
non c'era. Wren credette di svenire e prov un dolore che minacciava
di scatenarsi e di consumarla. Quello che aveva visto era stata
un'altra immagine, pi abile e calcolata delle altre, un'immagine
fatta apposta affinch loro pensassero di essere tutti insieme mentre
in realt non lo erano.
I Drakul avevano preso Eowen.
Garth segnal in fretta. "Le tenevo gli occhi addosso come avevo
promesso di fare. Era proprio dietro di noi mentre uscivamo dal
burrone. Come ho potuto perderla?"
Non l'hai persa rispose subito Wren. Sentiva che una strana calma si
stava impadronendo di lei, una rassegnazione al destino,
un'accettazione dell'ineluttabilit della fortuna e del fato. Non
prendertela, Garth sussurr.
Le parve che il terreno le si aprisse sotto i piedi, un buco nel quale
doveva inevitabilmente cadere. Attese che la sensazione svanisse, che
la stabilit avesse la meglio. Sapeva quello che doveva fare.
Qualunque cosa accadesse, non poteva abbandonare Eowen. Per salvarla,
doveva ritornare nell'Harrow, di nuovo tra i Drakul. Poteva mandare
gli altri, ovviamente; ci sarebbero andati se lei lo avesse chiesto.
Ma non lo avrebbe mai fatto, non lo avrebbe neppure preso in
considerazione. Abilit di Segugio, esperienza di Rover, addestramento
di Cacciatore Elfo... sarebbe stato tutto vano contro i Drakul. Una
sola cosa sarebbe stata importante.
Fece qualche passo incerto e si ferm. La ragione si fece strada in
lei e la indusse a riflettere. Sapeva che gli altri stavano venendo
uno alla volta per mettersi a sua disposizione, seguendola con lo
sguardo mentre scrutava nell'oscurit dell'Harrow.
No! avvert Stresa, PTiili t! E' gi troppo buio!
Lo ignor, rivolgendosi invece a Gavilan. Senza parlare, decise il da
farsi, poi gli porse lo Scettro. E' il momento per dimostrarmi di
nuovo la tua amicizia gli disse con calma. Prendi lo Scettro. Te lo
affido fino al mio ritorno. Tienilo al sicuro.
Gavilan la fiss incredulo, poi si avvicin cauto al talismano. Le sue
mani si chiusero attorno a esso, la presa si fece salda, e lo trasse a
s. Lei non volle soffermarsi a guardarlo negli occhi, spaventata da
ci che avrebbe potuto vedervi. Era tutto quello che le restava della
sua famiglia; doveva fidarsi di lui.
Triss e Dal avevano lasciato cadere gli zaini e stavano stringendo i
cinturoni delle armi. Garth aveva gi sguainato la sua spada corta.
No disse Wren. Vado da sola.
Essi cominciarono a protestare, con parole rapide e ansiose, ma lei li
interruppe all'istante. No! ripet. Si volt verso di loro. Io sono
l'unica ad avere una possibilit di trovare Eowen e di riportarla
fuori. Mise la mano nella tunica e ne tir fuori il sacchetto con le
Pietre. Magia per trovare lei e proteggere me: non servir
nient'altro. Se venite con me, dovr preoccuparmi di proteggere anche
voi. Questi mostri non possono venire feriti dalle vostre armi, e
almeno in questa circostanza non potete essermi di aiuto.
Mise una mano sul braccio di Triss, cortese ma ferma. Tu hai giurato
di vegliare su di me, lo so. Ma io ti ordino di vegliare invece sul
Loden, di rimanere con Gavilan, tu e Dal, di fare in modo, qualunque
cosa accada, che gli Elfi siano al sicuro.
I duri occhi grigi si strinsero. Ti prego di non farlo, Signora. La
Guardia Nazionale serve in primo luogo la regina.
E la regina, se questo che io sono veramente, crede che tu possa
servirla meglio restando qui. Te lo ordino, Triss.
Garth stava facendo segni rabbiosamente. "Fa ' quello che vuoi con
loro. Ma io non ho affatto intenzione di restare qui.LO vengo con
te".
Lei scosse la testa, e mosse le dita mentre parlava. No, Garth. Se io
non ritorno, loro avranno bisogno di te per essere portati in salvo
fino al mare, da Tiger Ty. Ti voglio bene, ma questa volta non puoi
fare nulla per aiutarmi. Devi restare qui.
Il gigante la guard come se lo avesse colpito.
E' giunto il momento che da sempre sapevamo sarebbe arrivato gli
disse, calma e insistente, il momento per il quale ti sei tanto
impegnato ad addestrarmi. Ormai troppo tardi per ulteriori lezioni.
Devo contare su quello che so.
Poi prese Fauno dalla spalla e lo mise a terra vicino a Stresa.
Rimani qui, piccolino gli ingiunse, e si allontan.
Rrrwwlll! Wren degli Elfi, portami con te! grid Stresa d'un fiato,
mentre gli aculei si agitavano. Posso seguire una pista per te...
meglio di chiunque altro!
Lei scosse la testa ancora una volta. Le Pietre Magiche seguono le
piste ancora meglio. Se io non dovessi tornare, Garth ti accompagner
sano e salvo nelle Terre dell'Ovest. Sa della promessa che ti ho
fatto.
Si tolse lo zaino, lasci le armi, tranne il lungo pugnale che aveva
alla cintola. I quattro uomini, il Gatto Screziato e lo Squeak
osservavano in silenzio. Poi, con molta cautela, prese le Pietre
Magiche dal sacchetto, le fece cadere nella mano aperta e richiuse le
dita.
Quindi, prima di pensarci su due volte, si avvi a grandi passi nella
nebbia.
Per qualche tempo procedette in linea retta, limitandosi a
concentrarsi sul mettere un piede davanti all'altro, sulla distanza
tra lei e coloro che avrebbero dovuto proteggerla. Percorse la nuda
roccia di lava, come un cacciatore solitario, sentendosi diventare
fredda dentro, intorpidita dalla forza della sua determinazione. Eowen
le parl dalla memoria, ricordandole la visione avuta molto tempo
prima, quella della propria morte. "No". Giur Wren in silenzio. "Non
adesso, mentre respiro ancora".
I Drakul cominciarono a sussurrarle qualcosa, a insistere, a
chiamarla. Ma in lei il furore teneva lontana la paura. "Vengo da voi,
certo... ma non per farmi prendere!"
Pass attraverso una fila di tronchi argentati, pali di legno aridi e
nudi, una sorta di ingresso nel sottomondo dei morti. Vide apparire
della facce scarne e vuote, teschi nella nebbia. Sollev le Pietre
Magiche, le tese in avanti, e invoc il loro potere. Venne immediato,
ubbidiente alla sua volont, brillando vivo con un fuoco azzurro e
penetrando nella foschia. La condusse a sinistra lungo una spianata
dove non cresceva nulla, dove non rimaneva traccia di ci che vi era
stato. Avanti, in lontananza, poteva vedere un gruppo di forme
bianche, corpi che si muovevano, che si voltavano come se intendessero
salutarla. Da l provenivano voci, grida e sussurri, un invito alla
morte.
Il fuoco azzurro scomparve, e lei continu ad avanzare alla cieca.
"Wren", sent che Eowen la chiamava.
Mise da parte l'impazienza, costringendosi a compiere movimenti cauti,
a stare attenta a tutto ci che la circondava, agli spostamenti delle
ombre e della nebbia, alle tracce di vita che andavano svegliandosi.
Stresa aveva ragione. Si stava facendo buio ora, il pomeriggio si
prolungava nella sera, e la luce cominciava a venir meno. Cap che non
avrebbe raggiunto Eowen prima del cadere della notte. Era quello che
volevano i Drakul; quello che avevano progettato fin dall'inizio. La
magia di Eowen li aveva attirati come quella di Wren, ma era la sua
che volevano, la pi potente, quella che li avrebbe nutriti meglio.
Eowen era un'esca per la trappola che era destinata a catturare Wren.
Chiuse gli occhi per un momento di fronte all'inevitabilit della
cosa. Avrebbe dovuto saperlo da un pezzo.
Le voci divennero pi forti, pi insistenti, e lei vide delle figure
che cominciavano a prendere forma ai margini della sua visione,
incerte ed eteree nella nebbia. Davanti a lei si apr un burrone -
quello in cui aveva perso Eowen? si chiese. Non lo sapeva e non se ne
preoccup. Discese dentro di esso senza rallentare, seguendo
l'indicazione della magia, sentendosi pervadere dal suo calore
bruciante. Non sapeva da quanto camminava: un'ora, di pi? Aveva perso
la nozione del tempo, il senso di ogni cosa, tranne di quello che era
andata a fare. Regina degli Elfi, detentrice dello Scettro e del
Loden, portatrice della magia dei Druidi, ed erede del sangue degli
Elessedil e degli Ohmsford - Wren era tutte queste cose e nessuna di
esse, qualcosa di pi, qualcosa di indefinibile.
Nulla, si disse, avrebbe potuto fermarla.
Il buio si fece fitto quando giunse in fondo al burrone, la debole
luce proveniente dall'alto si perdeva nella nebbia e nell'ombra. I
Drakul apparvero baldanzosi ora, figure scheletriche divennero
visibili, scarne e prive di ogni forma di vita tranne quella
conferitagli dalla loro esistenza di Ombrati. Erano ancora esitanti,
spaventati dalla magia, ma al tempo stesso attirati da essa. La
guardavano con occhi affamati, ansiosi di assaggiarla, di farla
propria. Sent le Pietre bruciare nel palmo della mano in segno di
avvertimento, ma non invoc ancora la loro magia. Avanz coraggiosa,
essere vivente tra i morti.
"Wren", sent che Eowen la chiamava di nuovo.
Un muro di corpi pallidi le impediva il cammino. Erano umani di un
certo tipo, formati come tali, ma sembravano imitazioni pallide e
contorte di ci che erano stati in vita. Si volsero per andarle
incontro, non pi apparizioni che ondeggiavano e minacciavano di
dissolversi a un soffio di vento, ma cose che assumevano la materia
della vita.
Eowen! grid.
Uno alla volta i Drakul si allontanarono, ed ecco comparire la
veggente. Era adagiata sulle loro braccia, aveva la pelle bianca come
la loro, mentre i capelli erano ancora rossi e gli occhi di smeraldo.
Gli occhi brillarono nel vedere i suoi, vivi nel terrore. Le labbra
erano aperte come se tentasse di respirare o di gridare.
Le bocche dei Drakul erano attaccate al corpo di Eowen, se la stavano
mangiando.
Per un momento Wren non pot muoversi, colpita da ci che aveva visto,
paralizzata dall'indecisione.
Allora la testa di Eowen si alz di scatto, la bocca si spalanc in un
ringhio mettendo a nudo denti scintillanti.
Wren url disperata, e i Drakul si precipitarono su di lei. Allora
sollev le Pietre Magiche alla velocit del pensiero, invoc il loro
potere con rabbia e terrore, e indirizz il fuoco della magia su tutto
ci che vedeva. Esso si abbatt sui suoi aggressori come una falce,
incenerendoli. Quelli che avevano assunto una forma solida, che si
stavano nutrendo di Eowen e lei stessa, furono cancellati. Gli altri,
ancora spettri, svanirono. Le fiamme avvolsero ogni cosa. Wren scagli
il fuoco i tutte le direzioni, sentendo il passaggio della magia
dentro di s, caldo e naturale. Url esultante mentre il fuoco
bruciava il burrone da un capo all'altro. Si abbandon al suo calore:
qualsiasi cosa pur di allontanare l'immagine di Eowen. Abbracci quel
calore come se fosse un amante. Il tempo e lo spazio scomparvero in un
fiotto di sensazioni.
Cominci a perdere il controllo.
Allora, appena un istante prima di sparire del tutto nella potenza
della magia, si rese conto di ci che stava accadendo, si ricord di
chi era, e fece un ultimo, disperato tentativo di tornare se stessa.
Freneticamente strinse le dita attorno alle Pietre. Il fuoco
continuava a filtrare. Aument la stretta della mano mentre il suo
corpo veniva preso dalle convulsioni. Raddoppi gli sforzi, cadendo in
ginocchio. Finalmente la magia rientr dentro di lei, la tent per
l'ultima volta con la promessa della sua invincibilit, e scomparve.
Rimase accovacciata nella nebbia, lottando per recuperare il controllo
di s, rivedendo per l'ennesima volta con gli occhi della mente
l'immagine dei Drakul e di Eowen che scomparivano nelle fiamme,
consumati dalla magia.
"La potenza! Che potenza! Quanto desiderava riaverla!"
La vergogna si impadron di lei, seguita dalla disperazione.
Sollev gli occhi stanca, sapendo gi che cosa avrebbe trovato,
perfettamente consapevole di ci che aveva fatto. Davanti a lei il
burrone appariva in tutta la sua lunghezza, vuoto. Fumo e cenere erano
sospesi nell'aria. Sent la gola restringersi mentre tentava di
respirare. Non aveva avuto scelta, lo sapeva - ma questo non
l'aiutava. Eowen era stata una di loro, condotta a morte mentre lei
stava a guardare. La sua profezia si era avverata. Anche se Wren ci
aveva provato, non aveva potuto cambiare l'esito della visione. Eowen
le aveva detto una volta che la sua vita era stata costruita attorno
alle visioni e che lei era arrivata ad accettarle - perfino quella che
le annunciava la propria morte.
Wren sent le lacrime riempirle gli occhi e scorrerle copiose lungo le
guance.
"Oh, Eowen!"
21.
A Southwatch il tempo andava alla deriva come una nuvola attraverso
l'azzurro dell'estate, e Coll Ohmsford non poteva fare altro che stare
a guardare impotente il suo passaggio. La sua reclusione continuava
immutata, la sua vita era un fastidioso compendio di noia e tensione.
I suoi pensieri erano assolutamente liberi, ma non lo portavano a
nulla. Sognava il passato, la vita che aveva goduto nella Valle, e il
mondo che stava al di fuori delle nere pareti della sua prigione, ma i
sogni erano ridotti a brandelli e svanivano a poco a poco. Nessuno
veniva a liberarlo. E cominciava ad accettare che nessuno venisse pi.
Trascorreva le sue giornate nel cortile adibito all'addestramento,
allenandosi con Ulfkingroh, il tizio taciturno, rozzo, e sfregiato da
cicatrici alle cui cure Rimmer Dall lo aveva affidato. Ulfkingroh era
duro come il ferro e faceva lavorare Coll finch l'Uomo della Valle
pensava di non farcela pi. Con bastoni imbottiti, pesanti aste, spade
spuntate, e a mani nude, si esercitavano e si addestravano come
combattenti che si preparano a una battaglia, pi volte al giorno,
spesso finch sudavano cos tanto che la polvere che sollevavano nel
cortile scendeva sui loro corpi in lunghe strisce nere. Ulfkingroh era
un Ombrato, naturalmente - ma non lo sembrava. Sembrava un uomo
normale, bench pi duro e pi scontroso. A volte, a Coll quasi
piaceva. Parlava poco, contento di lasciare che la sua abilit con le
armi parlasse per lui. Era un combattente esperto, e si era fatto un
punto di orgoglio di passare ci che sapeva all'Uomo della Valle.
Coll, da parte sua, trasse il massimo vantaggio da questa situazione,
uTiili zzando l'unico diversivo consentitogli, imparando quanto poteva
da ci che l'altro era disposto a insegnare, giocando alla guerra come
se significasse qualcosa, e tenendosi in forma per quando sarebbe
stato davvero importante.
Perch prima o poi, se lo andava ripetendo di continuo, avrebbe avuto
la possibilit di fuggire.
Ci pensava in continuazione. Quasi non pensava ad altro. Se nessuno
sapeva che era l dentro, se nessuno fosse venuto a salvarlo, era
chiaro che doveva cavarsela da solo. Coll era pieno di risorse come di
tutti gli Uomini della Valle; era sicuro che avrebbe trovato il modo
di farcela. Era anche paziente, e la pazienza era forse la sua
caratteristica pi importante. Era sorvegliato ogni volta che usciva
dalla cella, ogni volta che scendeva lungo i corridoi bui del monolito
per recarsi in cortile e ogni volta che ritornava indietro. Gli era
concesso di trascorrere tutto il tempo che voleva ad allenarsi con
Ulfkingroh; poteva stare col suo rude compagno per tutto il tempo che
riusciva a impegnarlo in una conversazione, ma era tenuto sempre
d'occhio. Non poteva commettere errori.
Eppure, non aveva mai dubitato che sarebbe riuscito a trovare il modo
di evadere.
Aveva visto Rimmer Dall solo due volte dopo che il Primo Cercatore era
andato a trovarlo in cella. In entrambi i casi era stato a distanza,
un inatteso sguardo durato solo un attimo, prima che l'altro se ne
andasse. Ogni volta gli occhi freddi erano tutto ci che in seguito
riusciva a ricordare. Coll dapprima lo cerc ovunque finch si rese
conto che stava diventando un'ossessione e che doveva smettere. Ma non
riusc mai a impedirsi di pensare a ci che il gigante gli aveva
detto, al fatto che anche Par era un Ombrato. La magia avrebbe potuto
consumarlo se non avesse accettato la verit della sua identit, e,
nella sua follia, egli era un pericolo per il fratello. Coll non
credeva a quello che Rimmer Dall gli aveva detto - eppure non riusciva
neanche a non credergli completamente. La verit, arriv a decidere,
si trovava da qualche parte nel mezzo, in quella zona grigia tra le
ipotesi e le bugie. Ma la verit era difficile da decifrare, e non
l'avrebbe saputa mai l. Rimmer Dall aveva le sue buone ragioni per
fare quello che faceva e non andava certo a raccontarle a Coll.
Qualunque esse fossero, qualunque fosse la realt degli Ombrati e
della loro magia, Coll era convinto che doveva raggiungere suo
fratello.
Perci si addestrava in palestra di giorno, stava sveglio esaminando
casi e possibilit di notte, e lottava tutto il tempo contro
l'insidiosa eventualit che non ne sarebbe venuto fuori nulla.
Poi una volta, parecchie settimane dopo essere stato fatto uscire
dalla cella, mentre si allenava per l'ennesima volta con Ulfkingroh
nel cortile, riusc a vedere Rimmer Dall che passava lungo un
corridoio tra due porticati. A prima vista sembrava come se una parte
di lui fosse stata tagliata via. Poi si rese conto che il Primo
Cercatore portava qualcosa avvolto sopra un braccio, qualcosa che in
un primo tempo risultava quasi indistinguibile perch era cos nero da
sembrare un pezzo di una notte di luna nuova. Coll si ferm su due
piedi, poi fece qualche passo a ritroso, con gli occhi fissi.
Ulfkingroh lo guard di traverso, irritato, poi lanci uno sguardo
dietro di s per vedere ci che aveva attirato l'attenzione dell'Uomo
della Valle.
Hhm! brontol. Non c' nulla che ti riguardi. Adesso alza le mani.
Cos'ha sul braccio? insistette Coll.
Ulfkingroh punt la sua asta sul terreno e vi si appoggi con un
atteggiamento di pazienza esagerata. Un mantello, Uomo della Valle.
Si chiama Mirrorshroud. Vedi com' nero? Vedi come porta via la luce,
proprio simile a inchiostro nero versato? Magia degli Ombrati,
piccolino. La faccia rude si distese in un mezzo sorriso. Sai cosa
fa? Coll scosse la testa. Non lo sai? Bene! Giacch non devi
saperlo! Adesso alza le mani!
Ripresero ad allenarsi, e Coll, che non era affatto piccolino ed era
in tutto e per tutto grande e forte quanto Ulfkingroh, trov il modo
di vendicarsi colpendolo cos forte da farlo cadere a terra e
lasciarlo stordito per diversi minuti.
Quella notte Coll rimase sveglio a pensare al Mirrorshroud e a
domandarsi a cosa servisse. C'erano altre magie, ovviamente, ma a lui
erano tenute nascoste. Quella pi grande e pi importante era qualcosa
che rimaneva profondamente sepolto nelle viscere della torre, che
mormorava e fremeva e a volte emetteva un suono come se stesse
gridando, qualcosa di molto forte e spaventoso. Se l'immaginava come
un drago che gli Ombrati erano riusciti a incatenare, ma sapeva che
era un'interpretazione troppo semplicistica. Qualunque cosa fosse, era
di gran lunga pi impressionante e terribile. C'erano anche altri
esseri, nascosti dietro le porte che a lui non era permesso di
oltrepassare, segregati nelle catacombe nelle quali non poteva andare.
Riusciva ad avvertirne la presenza, il fruscio contro la propria
pelle, il sussurro nella mente. Ogni sorta di magia, scongiuri e
talismani degli Ombrati, creature cupe e diaboliche.
Oppure no, se si credeva a Rimmer Dall. Ma naturalmente lui non
credeva al Primo Cercatore. Non gli aveva mai creduto.
Ma non poteva fare a meno di porsi delle domande.
Due giorni dopo, mentre si stava riposando nel cortile, col sudore che
brillava su tutto il suo corpo come se fosse olio, il Primo Cercatore
usc dall'ombra di una porta e si diresse verso di lui; su un braccio
portava il Mirrorshroud. Ulfkingroh balz in piedi, ma Rimmer Dall lo
conged con un gesto della mano guantata e fece cenno a Coll di
seguirlo. Passarono dalla luce all'ombra pi fresca, lontano dal sole
del mezzogiorno, lontano dal suo splendore. Coll socchiuse gli occhi e
li batt per adattarli. La faccia dell'altro era tutta spigolosa nel
debole grigiore, la pelle era morta e fredda, ma gli occhi acuti e
sicuri.
Ti addestri con impegno, Coll Ohmsford disse con quella voce
familiare che sembrava un sussurro. Ogni giorno che passa Ulfkingroh
fa sempre pi fatica a starti dietro.
Coll annu senza parlare, in attesa di conoscere il vero scopo del
colloquio.
Questo mantello disse Rimmer Dall, come se gli rispondesse. E' ora
che tu sappia a cosa serve.
Coll non pot nascondere la sua sorpresa. Perch?
L'altro guard lontano quasi stesse pensando bene alla risposta. La
mano guantata si alz e ricadde di nuovo, come una falce nera. Ti
dissi che tuo fratello era in pericolo, e che anche tu lo eri, a causa
della magia e di quello che poteva fare. Avevo pensato di servirmi di
te per condurre tuo fratello da me. Ho fatto sapere che tu eri qui. Ma
tuo fratello rimane a Tyrsis, e non vuole venire a cercarti.
Si interruppe, aspettando una risposta da parte di Coll. Questi rimase
impassibile, la sua faccia era una maschera priva di espressione.
La magia che nasconde dentro di s mormor il Primo Cercatore, la
magia che sta sotto la canzone del desiderio, comincia a consumarlo.
Forse non se ne rende ancora conto. Forse non lo sa. Ti sei accorto
che possiede quella magia, non vero? Lo sai che ce l'ha?
Scroll le spalle. Avevo pensato di ragionare con lui quando l'avrei
trovato. Ora credo che forse potrebbe rifiutarsi di ascoltarmi. Avevo
sperato che il fatto che tu fossi qui a Southwatch potesse cambiare le
cose. A quanto pare non cos.
Coll respir profondamente. Sei pazzo se credi che Par verr qui. E
sei ancora pi pazzo se pensi di servirti di me per intrappolarlo.
Rimmer Dall scosse la testa. Ancora non mi credi, non cos? Io
voglio proteggerti, non usarti. Voglio salvare tuo fratello finch c'
ancora tempo. Egli un Ombrato. Egli come me, e la sua magia un
dono che pu salvarlo o annientarlo.
Un dono. Par aveva usato quella parola cos spesso, pens tristemente
Coll. Lasciami andare da lui, allora. Liberami.
Il gigante sorrise, con una smorfia agli angoli della bocca. Voglio
farlo, sta' tranquillo. Ma non prima di avere messo alla prova tuo
fratello un'altra volta. Credo che il Mirrorshroud mi permetter di
farlo. Questa una magia degli Ombrati, Uomo della Valle, ed molto
potente. Ho impiegato tanto tempo a tesserlo. Chiunque indossi il
mantello appare a quelli che incontra come qualcuno che conoscono e di
cui si fidano. Maschera la verit. Nasconde la vera identit. Lo
indosser quando andr alla ricerca di tuo fratello. Fece una pausa.
Potresti darmi una mano. Potresti dirmi dove posso trovarlo, dove
pensi che possa essere. So che si trova a Tyrsis. Non so dove. vuoi
aiutarmi?
Coll era incredulo. Come poteva Rimmer Dall anche solo pensare di
chiedergli una cosa del genere? Ma il gigante sembrava cos sicuro di
s, come se avesse ragione, dopotutto, come se sapesse la verit molto
meglio di lui.
Coll scosse la testa. Non so dove trovare Par. Potrebbe essere chiss
dove.
Per un lungo momento Rimmer Dall rimase silenzioso, limitandosi a
scrutare l'Uomo della Valle, valutandolo con cura, gli occhi duri
fissi su di lui come se la bugia fosse visibile sul suo volto.
Te lo chieder un'altra volta disse infine. I pesanti stivali
strisciarono sulle pietre del corridoio. Torna ad allenarti. Lo
trover da solo, in un modo o nell'altro. Quando succeder, allora ti
lascer andare.
Si volt e si allontan. Coll lo segu con lo sguardo, interessato ora
non pi all'uomo ma al mantello che portava con s, pensando: "Se solo
potessi mettere le mani su quel mantello per cinque secondi..."
Il giorno dopo, quando si svegli, stava ancora meditando su questo.
Un mantello che se indossato poteva nascondere l'identit di chi lo
indossava a coloro che incontrava, facendolo sembrare uno di cui si
fidavano... ecco finalmente il modo per uscire da Southwatch. Rimmer
Dall poteva vedere il Mirrorshroud come un sotterfugio per
intrappolare Par, ma Coll aveva in mente un uso assai migliore della
magia. Se fosse riuscito a impadronirsi del mantello tanto da poterlo
indossare... L'eccitazione che prov di fronte a questa prospettiva
non gli fece finire il pensiero. Come riuscirci? si domandava,
correndo con la mente finch si vestiva e andava avanti e indietro
nella cella, in attesa della colazione.
Gli era dunque capitato, solo per un attimo, che Rimmer Dall fosse
stato cos straordinariamente imprudente da mostrargli questo genere
di magia, mentre gli Ombrati erano stati cos attenti a tenere
nascoste tutte le altre magie. Ma allora il Primo Cercatore era
ansioso di avere il suo aiuto per localizzare Par, e il mantello
sarebbe stato inutile se non lo avessero trovato, non era cos? Forse
Dall aveva sperato di convincere Coll solo facendogli sapere che
possedeva questa magia.
Poi il primo sospetto venne bruscamente messo da parte da un altro. E
se il mantello fosse un trucco? Come faceva a sapere che il
Mirrorshroud poteva fare quello che si diceva? Che prova ne aveva?
All'improvviso trasal quando il vassoio metallico della colazione fu
fatto scivolare attraverso la fessura sotto la porta. Per un attimo lo
fiss disorientato, domandandosi: Ma perch il Primo Cercatore
dovrebbe mentire? Cosa spera di ottenere?
Gli interrogativi lo assalirono e infine lo sopraffecero, tanto che fu
costretto ad accantonarli per poter mangiare. Quando ebbe finito,
scese in cortile ad allenarsi con Ulfkingroh. Doveva parlare di nuovo
con Rimmer Dall, per saperne di pi sul mantello e scoprire la verit
sulla sua magia. Ma non poteva permettersi di sembrare troppo
interessato, non poteva far s che il Primo Cercatore sospettasse la
sua vera motivazione. Quindi doveva aspettare che Rimmer Dall andasse
a cercarlo.
Ma il Primo Cercatore non si fece vedere quel giorno, n il
successivo, e fu soltanto tre giorni dopo verso il tramonto che si
materializz uscendo dall'ombra mentre Coll stava rientrando
lentamente con l'aria stanca nella cella e se lo trov accanto.
Hai ripensato all'eventualit di aiutarmi a trovare tuo fratello?
gli chiese rapido, il volto sprofondato nel cappuccio del mantello
nero.
Un po' fu la risposta di Coll.
Il tempo passa in fretta, Uomo della Valle.
Coll alz le spalle facendo finta di niente. Ho qualche difficolt a
credere a quello che mi dici. Un prigioniero non si convince spesso a
fidarsi del suo carceriere.
No? Lui pot quasi sentire il tetro sorriso dell'altro. Pensavo
esattamente il contrario.
Fecero alcuni passi in silenzio, il volto di Coll era rosso di rabbia.
Avrebbe voluto colpire il suo interlocutore, avendolo cos vicino,
tutto solo in quelle sale buie dove non c'erano che loro due. Dovette
resistere alla tentazione, sapendo quanto sarebbe stato sciocco
abbandonarvisi.
Credo che Par saprebbe vedere attraverso la magia del Mirrorshroud
disse infine.
Dall alz lo sguardo. Come?
Coll trasse un profondo respiro. La sua magia lo metterebbe in
guardia.
Cos tu credi che non riuscirei ad andargli abbastanza vicino da
parlargli? La voce sussurrante adesso era roca e bassa.
Perch no? replic Coll.
Dall si ferm e si volt per guardarlo in faccia. Che ne diresti se
provassi la mia magia su di te? Potresti fartene un'opinione
personale.
Coll aggrott le sopracciglia, nascondendo l'euforia che
all'improvviso provava dentro di s. Non so. Forse il fatto che
funzioni con me non importerebbe.
La mano guantata si sollev, una lieve oscurit che rubava la luce
dall'aria. Perch non mi lasci provare una volta? Che male pu
farti?
Percorsero il corridoio e salirono una decina di rampe di scale finch
non furono a diversi piani sotto la cella nella quale Coll era tenuto
prigioniero. Davanti a una porta contrassegnata da una testa di lupo e
una scritta in rosso che lui non riusc a decifrare, Rimmer Dall tir
fuori una chiave, la introdusse in una pesante serratura, e spinse la
porta. Dentro c'era un'unica finestra attraverso la quale una stretta
striscia di sole brillava su un alto armadio di legno. Rimmer Dall si
avvicin, apr le due ante, ed estrasse il Mirrorshroud.
Non guardare verso di me per un attimo ordin Dall.
Coll volse il capo, aspettando.
Coll si sent una voce.
Si volse. C'era suo padre, Jaralan, alto e curvo, le spalle massicce,
che indossava il suo grembiule di cuoio preferito, quello che usava
quando lavorava il legno. Coll spalanc gli occhi incredulo, dicendosi
che non era suo padre, che era Rimmer Dall, eppure quello che vedeva
era proprio suo padre.
Poi il padre allung la mano per togliersi il grembiule, che subito
divenne il Mirrorshroud, e Rimmer Dall fu di nuovo davanti a lui.
Chi hai visto? bisbigli il Primo Cercatore.
Coll non fu in grado di rispondere. Scosse la testa. Continuo a
pensare che Par ti riconoscer.
Rimmer Dall lo studi un momento, la sua faccia ossuta era piatta e
inespressiva, i suoi strani occhi erano duri come pietre. Vorrei che
tu pensassi a una cosa disse finalmente. Ricordi quelle misere
creature nel Pozzo a Tyrsis, quelle divenute pazze perch erano state
incarcerate dalla Federazione, consumate dalla loro magia? Ecco cosa
accadr a tuo fratello. Pu darsi che non sia n oggi n domani, n la
settimana prossima o il prossimo mese, ma alla fine accadr. E per lui
non ci sar scampo.
Coll lott per non far trasparire il timore dai suoi occhi.
Voglio che tu pensi anche a un'altra cosa. Tutti gli Ombrati hanno il
potere di invadere e distruggere. Possono entrare nei corpi delle
altre creature e diventare loro per tutto il tempo necessario. Si
interruppe. Io potrei diventare te, Coll Ohmsford. Potrei scivolare
sotto la tua pelle con la stessa facilit di una lama di pugnale e
farti diventare me. Il sussurro roco era un sibilo nel silenzio. Ma
preferisco di no perch non voglio farti del male. Era la verit
quando ti ho detto che volevo aiutare tuo fratello. Tu dovrai decidere
da solo se credermi o meno, ma prima di farlo ti chiedo di pensare
alle mie parole.
Si volt, ripose il Mirrorshroud nella sua custodia, e chiuse
l'armadio. Era difficile dire se era arrabbiato o frustrato o
qualcos'altro, ma il suo passo era deciso mentre fece uscire Coll
dalla stanza, tir la porta e la chiuse dietro di s. Coll aspett
automaticamente lo scatto della serratura, ma non lo sent. Rimmer
Dall si stava gi allontanando, cos lui lo segu senza rallentare. Il
Primo Cercatore lo condusse fino a una scalinata e indic verso
l'alto.
I tuoi appartamenti stanno da quella parte. Pensaci bene, Uomo della
Valle lo avvert. Giochi con due vite se perdi tempo.
Coll si volt senza parlare e cominci a salire le scale. Dopo qualche
minuto lanci un'occhiata dietro di s, ma Rimmer Dall era sparito.
Era ancora giorno, se pure per poco, quando usc di nuovo, passando
per il corridoio fino a raggiungere le scale, poi scendendo
nell'oscurit fino al cortile. Aveva lasciato l la sua tunica;
l'aveva dimenticata prima. Non ne aveva bisogno, ovviamente, ma era
una buona scusa per cercare di scoprire se la porta della stanza
dov'era conservato il Mirrorshroud era stata chiusa a chiave o no.
Il suo respiro era affannoso e rimbombava nel silenzio mentre
procedeva. Stava cercando di fare una cosa molto avventata, ma la sua
disperazione aumentava sempre pi. Se non si fosse liberato subito,
qualcosa di brutto sarebbe accaduto a Par. La sua convinzione si
basava per lo pi sulla supposizione e la paura, ma anche cos non era
meno reale. Sapeva che non stava pensando con tutta la chiarezza
necessaria; se lo avesse fatto, non avrebbe neppure considerato
l'eventualit di correre il rischio. Ma se la serratura non era
scattata come al solito, se la porta era ancora aperta e il
Mirrorshroud ancora nella sua custodia, in attesa...
Da qualche parte sotto di lui, sent un rumore di passi, si ferm
rimanendo immobile contro il muro delle scale. I passi si fecero pi
pesanti per un po', poi scomparvero. Coll si asciug le mani sui
pantaloni e cerc di pensare. A che piano era il mantello? Ne aveva
contati quattro, non era cos? Si rimise a camminare, poi scese fino
al quarto pianerottolo e tenendosi rasente al muro, scrut dietro
l'angolo.
L'atrio davanti a lui era libero.
Tir un profondo respiro per calmarsi e usc dal suo nascondiglio.
Nella sala si mosse, rapido e silenzioso, lanciando sguardi inquieti
avanti e indietro, senza fermarsi. Gli Ombrati lo sorvegliavano
sempre. Ma adesso non c'era nessuno, o cos almeno pareva, nessuno che
egli potesse vedere. Procedette. Controll ogni porta che incontr.
Una testa di lupo con una scritta in rosso - dov'era?
Se lo avessero preso...
Ed ecco che la porta che stava cercando era davanti a lui, gli occhi
del lupo lo fissavano. Si avvicin in fretta, accost l'orecchio e
ascolt. Silenzio. Con molta cautela tese la mano e gir la maniglia.
Cedette facilmente. La porta si apr e lui entr.
La stanza era vuota fatta eccezione per l'armadio di legno, una specie
di bara alta e nascosta appoggiata contro il muro. Quasi non credeva
alla sua buona fortuna. Rapidamente si avvicin all'armadio, lo apr,
e si sporse all'interno. Le sue mani si strinsero sul Mirrorshroud. Lo
estrasse con prudenza, sollevandolo verso la luce grigiastra. Il
tessuto era soffice e fitto, il mantello era leggero come la polvere.
La sua scurezza era sconcertante, un nero inchiostro che sembrava
capace di ingoiare per intero una persona. Per un attimo lo tenne
davanti a s, osservandolo, valutando un'ultima volta l'opportunit di
ci che stava per fare.
Poi se lo gett rapido sulle spalle e se lo sistem per bene. Lo
sentiva appena, una presenza non pi grande dell'ombra che gettava
nella luce morente del giorno. Si allacci i cordoni attorno al collo
e si infil il cappuccio. Aspett con ansia, ma non sembr succedere
niente. Tutto era come prima. Sent all'improvviso il bisogno di uno
specchio nel quale guardarsi, ma non ce n'erano.
Dopo avere chiuso l'armadio dietro di s, attravers la stanza e usc
nel corridoio.
Non aveva fatto neanche una decina di passi quando apparve un Ombrato
dalla tromba delle scale.
Coll sent il cuore mancargli. Non aveva armi con s, nulla con cui
proteggersi, e non aveva neppure il tempo o un luogo dove nascondersi.
Continu a camminare verso colui che lo aveva scoperto, incapace di
pensare a un'altra soluzione.
L'Ombrato gli venne incontro senza rallentare. Un breve cenno della
testa, un movimento appena percettibile con cui sollev la faccia
scura, e l'altro era passato, allontanandosi come se nulla fosse
accaduto.
Coll fu preso da un'indescrivibile euforia mista a sollievo. L'Ombrato
non l'aveva riconosciuto! Quasi non riusciva a crederci. Ma non c'era
tempo per rallegrarsi della sua fortuna. Se voleva fuggire da
Southwatch e da Rimmer Dall doveva farlo ora.
Scese lungo i corridoi e per le scale del monolito, evitando i punti
ben illuminati e preferendo quelli pi bui, sapendo che c'era solo una
via da percorrere ma deciso a farsi notare il meno possibile,
nonostante il mantello. Le sue mani afferravano le pieghe scure del
tessuto come se volesse proteggersi, e i suoi occhi scrutavano le
ombre mentre la luce del giorno svaniva nel crepuscolo. Raggiunse il
cortile senza intoppi. Armi e armature erano riposte nelle
rastrelliere oppure pendevano dai paletti, borchie e cinture di
metallo scintillavano oziose. Ulfkingroh non era in giro. Si impadron
di un paio di lunghi pugnali che nascose sotto il mantello. Fece il
giro della zona aperta cercando le porte che conducevano alle corti
esterne. Un paio di Ombrati comparvero e se ne andarono proprio come
quello di prima, senza fare caso a lui. Coll sent i muscoli
irrigidirsi per la tensione, ma la fiducia nel Mirrorshroud continuava
ad aumentare.
Per un momento pens di scendere nelle profonde viscere di Southwatch
per scoprire cosa vi nascondessero gli Ombrati. Ma decise che il
rischio era troppo grande. Meglio filarsela il pi in fretta
possibile. Doveva essere libero a tutti i costi.
Si affrett lungo i corridoi che sbucavano nelle corti esterne, come
una delle tante ombre del crepuscolo. Raggiunse le corti esterne senza
difficolt, le attravers, e prima ancora di rendersene conto era gi
di fronte a un portone che dava sull'esterno. Si guard attorno in
fretta. Nessuno in vista.
Tir il passante, apr e usc.
Si ferm sotto un porticato che lo riparava dalla notte incombente. In
basso, il Lago Arcobaleno si estendeva in uno scintmio d'argento, le
foreste circostanti formavano una massa scura e irregolare che ronzava
e bisbigliava piena di vita, e l'odore delle foglie, della terra e
dell'erba si diffondeva nell'aria estiva.
Coll trasse un respiro profondo e sorrise. Era libero.
Avrebbe preferito aspettare finch non fosse stato completamente buio,
ma non poteva rischiare di attardarsi. Non ci sarebbe voluto molto
prima che si accorgessero che era scomparso. Curvandosi il pi
possibile contro l'erba alta si mise a correre dall'ombra del muro
fino a raggiungere gli alberi.
Da una finestra di una stanza buia, dieci metri pi su, Rimmer Dall lo
osserv allontanarsi.
Coll Ohmsford non si era mai chiesto dove andare. Super attraverso il
bosco il tratto che separava Southwatch dal Mermidon, scelse un
tranquillo guado un miglio circa a monte, attravers il fiume a nuoto,
e cominci la marcia verso Tyrsis e verso suo fratello. Non sapeva
come avrebbe fatto a trovarlo una volta raggiunta la citt; ci avrebbe
pensato in un secondo momento. La sua preoccupazione pi immediata era
che gli Ombrati gli stavano gi dando la caccia. Sembrarono
materializzarsi pochi minuti dopo la sua fuga, ombre nere che
scivolavano nella notte come spiriti vaganti, silenziosi e spettrali.
Ma se lo vedevano, ed egli era sicuro che dovevano vederlo, il
Mirroshroud lo nascondeva a loro. Passavano senza rallentare, senza
mostrare interesse, scomparendo come erano venuti.
Ma quanti ce n'erano!
Curiosamente, il mantello sembrava dargli una maggiore sensibilit per
scoprire chi erano e dove si trovavano. Avvertiva la loro presenza
prima che lo vedessero, sapeva da quale direzione provenivano, e
distingueva in anticipo quanti erano. Non tentava di nascondersi;
dopotutto, se fosse sparita la magia del mantello lo avrebbero cercato
in ogni caso. Invece, cerc di assumere l'aria di un comune viandante,
percorrendo le distese d'erba senza alberi, o le strade dove c'erano
Ombrati, camminando tranquillo e disinvolto, evitando di apparire
furtivo.
Chiss come, tutto and a meraviglia. Bench essi fossero ovunque,
naturalmente impegnati a dargli la caccia, sembrava che non sapessero
chi era.
Dorm qualche ora prima dell'alba e poi si rimise in viaggio sul fare
del giorno. Pens pi di una volta di togliersi il mantello, ma la
presenza di tante creature nere glielo sconsigli. Meglio essere
sicuri, si disse. Dopotutto, finch lo indossava non lo avrebbero
scoperto.
Strada facendo, super altri viandanti. Nessuno sembrava interessato a
lui. Alcuni salutavano. La maggior parte gli pass accanto senza dire
nulla.
Si chiese come appariva ai loro occhi. Non doveva sembrare qualcuno
che conoscevano o al quale avrebbero detto qualcosa. Doveva sembrare
un viandante qualunque. Questo lo indusse a chiedersi perch Rimmer
Dall si era presentato sotto le sembianze di suo padre nel mantello.
Si domand perch con lui la magia si comportava in modo diverso.
Il primo giorno pass rapido, ed egli si accamp in un boschetto ceduo
di frassini ancora in vista del Runne. Il sole tramont dietro le
foreste delle Terre dell'Ovest in una macchia rosso oro, mentre l'aria
calda della notte profumava di fiori selvatici della prateria. Accese
il fuoco e mangi frutta e verdure selvatiche. Aveva una gran voglia
di carne, ma nessuna reale possibilit di cacciare. Spuntarono le
stelle, e i rumori della notte tacquero.
Apparvero di nuovo gli Ombrati, che gli davano la caccia. A volte gli
andarono molto vicino - e di nuovo decise di non togliersi il
mantello. Lo aveva fatto solo per il tempo di lavarsi, quando era ben
nascosto dagli alberi, e poi se lo era rimesso subito. Ora si
accorgeva che era pi comodo indossarlo, meno costrittivo e meno
estraneo. In realt stava apprezzando sempre di pi il senso di
invisibilit che gli dava.
Riprese la marcia alle prime luci dell'alba, camminando spedito per le
praterie, tenendo d'occhio le cime scure dei Denti di Drago, l dove
essi spezzavano l'azzurra linea dell'orizzonte a nord. Proprio da
questa parte di quelle montagne c'erano Tyrsis e Par. Il calore del
nuovo giorno sembrava pi intenso, e la luce insopportabile. Forse,
sarebbe stato meglio camminare di notte, si disse. L'oscurit appariva
chiss perch meno minacciosa. Trov riparo a mezzogiorno in un gruppo
di rocce, accovacciato alla loro ombra, ben nascosto. La sua mente
vagava, pensando a cose che finiva per dimenticare subito dopo averle
ricordate. Si accucci, la testa nel cappuccio abbassata tra le
ginocchia, e dorm.
Il calare della notte lo fece uscire dal suo riparo. Diede la caccia a
un coniglio, spiandolo nell'oscurit e inseguendolo fino alla tana
come se fosse un gatto. Scav la terra con le mani, afferr la preda,
le tir il collo, la port al suo rifugio protetto dalle rocce, e la
mangi prima che finisse di cuocere sul piccolo fuoco che aveva
acceso. Dopo rimase seduto a guardare le ossa, chiedendosi che animale
poteva essere stato.
Le stelle e la luna scintillavano nel cielo sempre pi scuro.
Chiss dove, in lontananza, si ud un gufo. Coll Ohmsford non cercava
pi gli Ombrati che gli davano la caccia. In un certo senso, essi non
contavano pi.
Quando la notte gli si fu comodamente insediata attorno, lui si alz,
spense il fuoco, e usc dal suo nascondiglio come un animale. La citt
era ancora lontana, ma egli ci si stava avvicinando sempre pi. Ne
sentiva l'odore nel vento.
Sentiva dentro di s una sorta di furore che non riusciva a spiegarsi.
In qualche modo, senza poter ancora stabilire come, era legato a Par.
Rapidamente pass a nord verso le montagne. Alla luce della luna i
suoi occhi scintillavano di una luce rosso sangue.
22.
Era scesa la notte.
Wren Ohmsford ripercorreva l'Harrow nell'oscurit crescente, del tutto
priva di emozioni. Le ombre ricoprivano a strati la lava solidificata,
prodotte dai rami scheletrici degli alberi devastati e dalla nebbia in
movimento. La luce del giorno era stata seguita da una lieve
luminosit a occidente, il lume di un'esile candela contro il buio.
L'Harrow si stendeva silenzioso e senza vita tutt'intorno, quasi uno
specchio di lei stessa. La magia delle Pietre l'aveva svuotata. La
morte di Eowen l'aveva indurita come il ferro.
"Chi sono?" si chiedeva.
Scelse la via del ritorno senza pensarci veramente, andando nella
direzione dalla quale era venuta perch era l'unica che conosceva.
Guardava fisso davanti a s senza vedere; ascoltava senza sentire.
"Chi sono?"
Per tutta la vita aveva saputo la risposta a quella domanda. Questo
fatto era stata la sua unica certezza. Era una ragazza Rover, libera
dalle costrizioni di una storia personale, dai legami e dagli obblighi
della famiglia, e dal bisogno di vivere secondo le aspettative di
qualcuno che non fosse lei stessa. Aveva Garth che le insegnava ci
che aveva bisogno di sapere e poteva fare di s ci che voleva. Il
futuro si allontanava in modo da suscitare la sua curiosit, una
tabula rasa sulla quale la sua vita poteva essere scritta con le
parole che avrebbe scelto lei.
Ora quella certezza non esisteva pi, scomparsa come le sue erronee
visioni giovanili su chi e che cosa era destinata a essere. Non
sarebbe pi stata come prima n come aveva pensato di diventare. Mai
pi. Aveva perso tutto. E cosa aveva guadagnato? A momenti si metteva
a ridere. Era diventata un camaleonte. Bastava guardarla; poteva
essere chiunque. Non era neppure sicura del proprio nome. Era al tempo
stesso una Ohmsford e una Elessedil. Poteva scegliere l'una o
l'altra... non avrebbe fatto differenza. Era un'Elfa e un'umana. Era
figlia di diverse famiglie, una che le aveva dato la vita, altre due
che l'avevano cresciuta.
"Chi sono?"
Era una creatura della magia, erede delle Pietre Magiche, depositaria
dello Scettro e del Loden. Portava tutto lei, incarichi che le erano
stati affidati, responsabilit che era stata autorizzata a gestire. La
magia era sua, e lei odiava anche solo pensarci. Non l'aveva mai
chiesta, certo non l'aveva mai voluta, e ora sembrava non riuscire a
liberarsene. La magia era come un'ombra interiore, un oscuro riflesso
di se stessa che scaturiva a comando per obbedire ai suoi ordini,
un'impostura che le dava sensazioni che nient'altro poteva darle e al
tempo stesso la privava della ragione e dell'equilibrio mentale e
minacciava di sopraffarla completamente. La magia arrivava anche a
uccidere per lei - i nemici senz'altro, ma anche gli amici. "Eowen.
Non era stata forse la magia a uccidere Eowen?" Si morse le labbra
contro la disperazione. Essa distruggeva, il che andava bene perch
era ci che voleva che facesse, ma al tempo stesso non andava affatto
bene perch era indiscriminata e anche quando agiva correttamente,
selezionando i suoi bersagli, la privava ogni volta di pi di cose
come la compassione, la tenerezza, il rimorso, e l'amore, il dolce che
equilibrava l'amaro. Consumava la complessit della sua visione delle
cose e la abbandonava priva di scelte.
Come in quel momento, si disse.
Si era alzato il vento, dapprima lento e irregolare, poi veloce e
turbolento quando soffiava spazzando le spianate, facendo vibrare i
rami degli alberi e mormorare e gemere i burroni. Soffiava alle
spalle, spingendola di lato come un distratto viandante nella folla.
Abbass la testa contro di esso, un altro fastidio da sopportare, un
altro ostacolo da superare. La luce a occidente era scomparsa, e Wren
era circondata dall'oscurit. Non doveva fare molta strada, si disse
con un sospiro di stanchezza. Gli altri erano un po' pi avanti, sul
bordo dell'Harrow, e l'aspettavano.
Un po' pi avanti.
Rise. Che importanza aveva che l'aspettassero o meno? C'era qualcosa
che aveva importanza in tutto ci? La sua vita avrebbe fatto di lei
ci che voleva, proprio come era successo fin da quando era andata
alla ricerca di se stessa. No, si corresse, da molto tempo prima. Da
sempre, forse. Rise di nuovo. Andare alla ricerca di se stessa, della
sua famiglia, degli Elfi, della verit... che sciocchezza! Poteva
sentire il suono beffardo delle proprie parole mentre i pensieri si
scacciavano l'uno dopo l'altro.
Una voce riecheggiava nel vento.
"Cosa importa?" sussurr la voce.
"Quale differenza?"
Il pensiero ritorn involontriamente a Eowen, dolce e gentile,
predestinata nonostante le doti di veggente, condannata a essere
fagocitata da esse. A cosa le era servito conoscere il proprio futuro?
Che vantaggio ne avrebbero avuto tutti loro? A che poteva servire, in
realt, perfino il tentativo di cercare di determinarlo? Era tutto
inutile, disse con rabbia.
Intorno a lei, la voce del vento urlava: "Lascia andare!"
La ud, fece cenno con la testa di avere capito, e cominci a
piangere. Le parole l'accarezzavano come le mani di una madre, e il
loro tocco le era gradito. Tutto sembrava svanire. Stava camminando,
ma dove? Non si ferm, non fece una pausa per chiederselo, ma continu
semplicemente a muoversi perch il movimento l'aiutava, allontanandola
dal dolore, dall'angoscia. Doveva fare qualcosa... ma cosa? Scosse la
testa, incapace di rispondere, senza essere in grado di decidere, e si
asciug le lacrime col dorso della mano.
La mano che stringeva le Pietre Magiche.
La osserv stupita, sorpresa di scoprire che le Pietre fossero ancora
l. La magia pulsava nel pugno, nelle dita che la tenevano stretta, il
suo bagliore azzurro passava attraverso le fessure, diffondendosi
nell'oscurit. Perch faceva cos? La fiss con lo sguardo vacuo,
vagamente consapevole che qualcosa non andava. Perch bruciava in quel
modo?
"Lascia andare", sussurrava la voce del vento.
"S, lo voglio!" gemette nel silenzio della sua mente.
Rallent, sollevando lo sguardo dal sentiero che stava percorrendo,
dal terreno arido. L'Harrow aveva assunto un aspetto diverso, fatto di
luce e di calore. C'erano volti dappertutto, stranamente vivi sullo
sfondo della foschia, pieni di comprensione per le sue esigenze. Erano
facce familiari, di amici e parenti, di tutti coloro che le avevano
voluto bene e che l'avevano sostenuta, vivi o morti, richiamati in
vita dalla sua immaginazione. Fu sorpresa nel vederli comparire, ma
anche contenta. Parl con loro, scambiando qualche parola, esitante,
curiosa. I volti guardarono verso di lei e sussurrarono in risposta.
"Lascia andare".
"Lascia andare".
Le parole si ripetevano insistenti nella sua mente, un barlume di
speranza. Lei rallent e infine si ferm, non sapeva dove si trovava,
e non gliene importava pi nulla. Era cos stanca. La sua vita era una
grande confusione. Non poteva neppure pretendere di controllarla
minimamente. Essa la cavalcava come si cavalca un cavallo, ma senza
soste n riposo, senza una destinazione, senza fine nella notte.
"Lascia andare".
Batt le palpebre, poi sorrise. Sent la comprensione scorrere dentro
di s. Naturalmente. Era cos semplice. Lasciar andare la magia.
Lasciarla andare, e la stanchezza, la confusione e il senso di
smarrimento sarebbero passati. Lasciarla andare, e lei avrebbe avuto
la possibilit di ricominciare daccapo, di rientrare in possesso della
sua vita, di tornare a essere quella di prima. Perch non ci aveva
ancora pensato?
Qualcosa la strattonava come per darle un avvertimento, una parte del
suo intimo pi profondo che era stato sepolto dalla voce del vento.
Incuriosita, cerc di scoprire cos'era, ma qualcos'altro che le
sfiorava la pelle con la leggerezza di una piuma la distrasse. Avvert
nel palmo della mano un bruciore provocato dalle Pietre Magiche, ma lo
ignor. Le carezze erano pi accattivanti, pi seducenti. Sollev lo
sguardo per trovarne l'origine. Ora le facce erano tutte attorno a
lei, girandole intorno ai margini dell'oscurit e della nebbia,
prendendo forma. Le conosceva, no? Perch non poteva ricordarsene?
"Lascia andare".
Per tutta risposta, quasi senza accorgersene, sollev la mano che
stringeva le Pietre Magiche e una luce color argento e azzurro usc
dalle fessure tra un dito e l'altro, lanciandosi nell'oscurit. Le
facce scomparvero all'istante. Batt le palpebre in preda alla
confusione. Cosa stava facendo? Perch non andava pi avanti?
Allarmata, diede un'occhiata intorno vedendo il buio e la nebbia
dell'Harrow, rendendosi conto di essere chiss dove, di essersi
smarrita. I Drakul erano l, a osservare. Sentiva la loro presenza.
Deglut per combattere la paura. Cosa aveva pensato fino a quel
momento?
Riprese il cammino, cercando di scoprire cosa era successo. Si rendeva
conto vagamente di avere perso il contatto con la realt per un po' di
tempo, di aver vagato senza meta. Ricord in modo confuso i suoi
pensieri, come frammenti di sogni al risveglio. Era stata sul punto di
fare qualcosa, pens sgomenta. Ma cosa?
I minuti passavano. Lontano, davanti a s, perduto nel gemito del
vento, sent chiamare il suo nome. Era l, momentaneamente sospeso
nella bonaccia, poi scomparve. Avanz verso di esso, domandandosi se
stava ancora andando nella direzione giusta. Se non fosse riuscita a
stabilirlo subito, sarebbe ricorsa alle Pietre Magiche. Quel pensiero
era una maledizione. Non voleva servirsene mai pi. Tutto ci che
riusciva a vedere con gli occhi della mente era l'esplosione del loro
fuoco contro il mostro che era stato un tempo Eowen fino a ridurla in
cenere.
Ricominci a piangere e subito si ferm di nuovo. Era tutto inutile,
privo di senso. Alberi senza foglie e lava solida spazzata dal fuoco
si stendevano intorno a lei, in una superficie immutabile, illimitata.
Sembrava che l'Harrow continuasse all'infinito. Rientrando chiss come
in se stessa, stabil di essersi smarrita. Si ferm e si guard in
giro affranta. Si sent sopraffare da un'ondata di stanchezza, e
chiuse gli occhi in preda all'angoscia e alla disperazione.
Il vento sussurrava: "Lascia andare".
"S", rispondeva in silenzio, "voglio farlo".
Il suono delle parole si avvolgeva intorno a lei come un caldo
mantello, che la copriva e la teneva stretta. Resistette un attimo,
poi si abbandon completamente a esso. Quando riapr gli occhi, le
facce la circondavano formando un cerchio di luce tenue e di vellutate
carezze. Si accorse di essere sull'orlo di un burrone: le sembrava un
posto conosciuto. Ancora una volta, tutto cominci a confondersi.
Dimentic che stava cercando di uscire dall'Harrow, che le facce che
la circondavano erano qualcosa di diverso da ci che apparivano. La
foschia e la nebbia penetrarono nella sua mente e la occuparono tutta,
dense e tenebrose. I suoi pensieri simili al ghiaccio si sciolsero e
presero a scorrere liquidi nel suo corpo; ne sentiva il freddo. Era
cos esausta, cos stanca di tutto.
"Lascia andare".
La mano che stringeva le Pietre Magiche si abbass, e le facce
raccolte attorno a lei cominciarono ad assumere forma e dimensione.
Delle labbra le sfioravano la gola.
"Lascia andare".
Chiuse gli occhi di nuovo. Le dita cominciarono a mollare la presa.
Sarebbe stato tutto cos facile. Lasciar cadere le Pietre e liberarsi
per sempre dalle catene della magia.
Wren!
Il grido era un urlo di angoscia, e per un attimo lei non lo colse.
Poi apr gli occhi di scatto, e il suo corpo si tese. Lo strano sonno
che l'aveva quasi sopraffatta aleggiava vicino, un sussurro di un
bisogno insistente. Attraverso la sua nebbia, al di l della sua
coltre, Wren scorse due figure accucciate ai margini della luce.
Impugnavano delle spade il cui metallo emetteva deboli bagliori.
Phfftt! Non muoverti, Wren degli Elfi! sent un altro grido di
avvertimento. Era Stresa.
Stai ferma dove sei, Signora avvert freneticamente il primo. Era
Triss.
Il Capitano della Guardia Nazionale avanzava a passi lenti, tenendo la
spada in avanti, forgiata nel fuoco. Adesso vedeva il suo volto,
delicato e duro, pieno di determinazione. Dietro di lui c'era Garth,
una forma pi grande, pi scura, impenetrabile. Davanti a loro due,
con gli aculei ritti, c'era il Gatto Screziato.
Sent il freddo attanagliarle lo stomaco. Cosa ci facevano l? Cosa
era accaduto per farceli arrivare? Prov una sensazione di paura, come
se stesse per accadere qualcosa di cui non si era neppure resa conto.
Con uno sforzo scacci la stanchezza, la calma e il sussurro del vento
e riusc a vedere di nuovo. Il freddo divenne ghiaccio. La luce che la
circondava emanava dagli esseri che la stringevano da presso. Drakul,
dappertutto. Erano cos vicini che ne sentiva il respiro, o cos le
sembrava. Poteva vedere i loro occhi morti, le loro facce scavate,
quasi senza lineamenti, e i loro denti d'avorio. Ce n'erano a decine,
stretti attorno a lei, divisi solo nel punto in cui Triss, Garth e
Stresa cercavano di avvicinarsi, formando una finestra nell'oscurit
dell'Harrow. La afferravano con le mani e le dita, la legavano
stretta, la vincolavano con le corde della fame. L'avevano adescata,
cullata quasi fino a farla addormentare come avevano fatto con Eowen.
Trasformati da fantasmi a esseri materiali, stavano per nutrirsi di
lei.
Per un attimo Wren rimase sospesa tra l'essere e il non essere, tra la
vita e la morte. Poteva avvertire l'attrattiva di due scelte, molto
diverse, entrambe irresistibili. Una l'avrebbe liberata dai vincoli
lusinghieri e mortali che la trattenevano, l'avrebbe fatta insorgere
ribellandosi furiosamente e combattendo per la vita perch era ci che
il suo istinto le suggeriva. L'altra le avrebbe fatto fare quello che
la voce del vento le aveva sussurrato; bastava che si lasciasse
andare, poich era l'unico modo in cui avrebbe potuto liberarsi per
sempre della magia. Il tempo si era fermato. Valut le possibilit
come se ne fosse estranea, un giudizio che sembr mettere a fuoco
tutta la sua esistenza, passato, presente, e futuro. Vedeva i suoi
soccorritori avanzare lentamente, avvicinarsi sempre pi, i loro gesti
erano inconfondibili. Poteva vedere i Drakul vicini, anch'essi, sempre
pi vicini. Non avevano importanza n gli uni n gli altri. Erano
entrambi distanti, una realt in lento movimento che poteva cambiare
in un batter d'occhio.
Poi dei denti sfiorarono la sua gola...
Drakul.
Ombrati.
Elfi.
Un'evoluzione dell'orrore - e solo lei lo sapeva.
"Se non fuggo da Morrowindl e non ritorno alle Quattro Terre, chi
altro lo sapr mai?"
Signora! disse Triss rivolgendosi dolcemente a lei, con voce
implorante, disperata.
Fece qualche passo indietro dall'orlo del precipizio e trasse un
lungo, profondo respiro. Sentiva che le tornavano le forze, come una
resurrezione dal letargo. Ma era ancora troppo lenta. Si chin appena,
in modo quasi impercettibile, cercando di scoprire se poteva muoversi,
mettendo alla prova i limiti della sua libert. Non c'era speranza; le
mani che la trattenevano erano cos strette che le parve di essere
incatenata alla terra.
Una sola possibilit, allora. Una sola speranza. La mente si
concentr, dura e insistente, raggiungendo il suo intimo pi profondo.
Le dita si aprirono.
"Ora".
Un fuoco azzurro esplose nella notte, percorrendo il suo corpo fino ad
avvolgerla nelle fiamme. Le zanne dei mostri si ritrassero, la mani
mollarono la presa, i Drakul stridettero infuriati, e lei fu libera.
Era dentro un cilindro di fuoco, il calore della magia scorreva su di
lei, avvolgendola tutt'intorno mentre aspettava che cominciasse il
dolore, anticipava ci che si deve soffrire quando si ridotti in
cenere. "Meglio questo che diventare una di loro", fu l'idea che le
pass per la mente, la sua esigenza di vivere era stata superata ed
era ormai una certezza che non avrebbe pi messo in discussione. "Che
almeno sia veloce!"
Il fuoco saliva come un pilastro sopra di lei, innalzandosi contro il
buio, lacerando lo strato di "vog". I Drakul si lanciarono nelle
fiamme, tentando disperatamente di raggiungerla, come insetti
impazziti. Morivano in scoppi improvvisi, ridotti in cenere alla
velocit del pensiero. Wren li guardava venire verso di lei, cercare
di raggiungerla, rimanere intrappolati nel fuoco e sparire. I suoi
occhi si aprirono di scatto vedendo le Pietre Magiche. Le trov nel
palmo della mano aperta, bianche per la magia, brillanti come piccoli
soli.
Ma lei non bruciava. Il fuoco le infuriava intorno, divorava i suoi
aggressori, ma la lasciava indenne.
"Oh s!"
Ed ecco scaturire l'esaltazione, il senso di potenza che la magia le
dava sempre. Si sent invincibile, indistruttibile. Il fuoco non
poteva farle male, non lo avrebbe fatto - e lei doveva saperlo.
Allarg le braccia, allontanandolo da lei e, ruotando su se stessa,
indirizzandolo nel turbine dei Drakul che l'accerchiavano. Essi furono
fagocitati e consumati, urlando dalla disperazione. "Per te Eowen!" Li
guardava morire e non provava nient'altro se non la gioia che l'uso
della magia le dava, mentre i Drakul erano ridotti a cose senza
importanza, per lei insignificanti quanto la polvere. Abbracci il
potere della magia e lasci che la trasportasse al di l della
ragione, al di l del pensiero.
"Usala", si disse. "Non c' nient'altro che conti".
Per un attimo fu perduta. Aveva dimenticato Triss e Garth, il bisogno
di fuggire da Morrowindl e di tornare alle Quattro Terre, le verit
che aveva appreso e che si riprometteva di raccontare, la sua storia,
e le vite che si erano immolate per lei. Tutto era dimenticato tranne
l'uso della magia.
Poi qualche recesso della sua coscienza cominci a chiamarla di nuovo,
un accenno di equilibrio la raggiunse attraverso l'insieme di paura,
stanchezza e sconforto che minacciava di trasformare la determinazione
in pazzia. Vide Triss, Garth e Stresa impegnati a combattere i Drakul
che ora si rivolgevano contro di loro, fianco a fianco mentre il
cerchio si stringeva. Ud le loro urla rivolte a lei e le voci dentro
di s che facevano loro eco in risposta. Sent l'isola di egoismo
sulla quale si era ritirata cominciare a sprofondare nel fuoco.
Abbass la mano con le Pietre Magiche, il pilastro di fiamme si
ridusse a un bagliore luminoso che vi si raccolse attorno, di nuovo
sotto controllo. Rivide l'oscurit e la nebbia, le pendici accidentate
del burrone, la lava solidificata, frastagliata e nera. Sent l'odore
della notte, della cenere, del fuoco e del calore. Si volse verso i
Drakul e sibil come fosse un serpente. Essi batterono in ritirata
spaventati. Wren avanz nella direzione dei suoi amici, e gli
aggressori che li accerchiavano scapparono via. Lei portava la morte
nella sua mano, l'annientamento certo per quegli esseri che sapevano
fin troppo bene cosa significava. Luccicavano attorno a lei, perdendo
la loro materialit. Avanz a grandi passi in mezzo a loro, impavida,
agitando la luce della sua magia da una parte e dall'altra,
minacciosa, viva ma con una promessa di morte. I Drakul non
accettarono la sfida; in un attimo si affievolirono e scomparvero.
Allora Wren and dove Garth e Triss se ne stavano accucciati, con le
armi in pugno, lo sguardo incerto. Si ferm davanti a Stresa, che la
fiss come se fosse una cosa al di l della comprensione. Chiuse le
dita ben strette attorno alle Pietre Magiche e il fuoco si estinse.
Aiutami a uscire dal burrone sussurr, cos esausta da rischiare il
collasso, sapendo che non poteva permetterselo, perch i Drakul erano
ancora l a guardare.
Triss le mise un braccio attorno alla vita. Signora, ti avevamo data
per persa disse mentre la conduceva con dolcezza.
Lo ero rispose, rivolgendogli un sorriso forzato.
Lentamente, un passo alla volta, scrutando nella notte, cominciarono a
risalire la china.
Fu solo a mezzanotte che uscirono dall'Harrow. I Drakul avevano
attirato Wren nel profondo della loro tana, lontano dal sentiero che
lei aveva creduto di seguire, facendole fare tante giravolte dopo
avere scoperto Eowen, che aveva finito per vagare nella direzione
sbagliata. Stresa era riuscito a trovare le sue tracce, ma non era
stato facile. Si erano mossi per cercarla al cader della notte,
malgrado lei avesse ordinato di non farlo, preoccupati perch si
tratteneva troppo, decisi ad accertarsi che fosse sana e salva, anche
a rischio della loro vita. Sapevano di non avere un'efficace
protezione contro i Drakul, ma la cosa non aveva pi importanza. Sia
Garth che Triss erano decisi. Dal fu lasciato per fare la guardia a
Gavilan e allo Scettro. Stresa era andato insieme a loro perch nessun
altro avrebbe potuto scoprire le tracce di Wren al buio. Non sarebbero
mai riusciti a trovarla neppure cos se i Drakul non fossero stati
tanto attratti dalla loro preda. Anche un pugno di spettri sarebbe
stato sufficiente a far fallire l'impresa di salvataggio. Ma Wren,
detentrice della magia delle Pietre, era un'esca troppo importante per
i Drakul, e si erano messi tutti a caccia di lei, ansiosi di
partecipare al banchetto. Ombrati fino in fondo. Cos Stresa era stato
in grado di rintracciarla senza ostacoli. L'avevano trovata, a quanto
pare, proprio in tempo.
Wren a sua volta raccont della sorte di Eowen, di come i Drakul
l'avevano trasformata, di come l'avevano fatta diventare una di loro.
Descrisse la morte della veggente; non volendo passare il fatto sotto
silenzio, bisognosa di dare voce al suo dolore. Sembrava che parlasse
da un vuoto interiore, avvolta in una foschia di solitudine e di
stanchezza. Era cos esausta. Ma non volle rallentare la marcia, non
volle riposarsi. Non appena furono usciti dal burrone rinunci a
qualsiasi aiuto. Camminava perch non voleva essere portata, perch
sarebbe stata un'altra dimostrazione di debolezza e di debolezza lei
ne aveva gi rivelata fin troppa per una notte. Era costernata da
quanto le era accaduto, sgomenta da come si era facilmente lasciata
sviare dalla voce del vento, da come era stata vicina alla morte, da
come era stata disposta a lasciare che tutto ci accadesse - Wren
Elessedil, detta la Regina degli Elfi, depositaria della fiducia di un
popolo, erede di tanta magia. Ricordava ancora quanto la voce del
vento le aveva fatto sembrare invitante rinunciare alla propria
esistenza. Era stata cos pronta ad accogliere la pace che aveva
creduto di poter trovare. Per tutta la vita era stata coraggiosa di
fronte alla morte, senza mai rinunciare alla possibilit di trovarla,
sicura che avrebbe combattuto fino al suo ultimo respiro. Ci che era
accaduto nell'Harrow aveva scosso la sua fiducia pi di quanto volesse
ammettere. Non era stata capace di resistere come si era sempre detta
che avrebbe fatto. Aveva permesso alla stanchezza e alla disperazione
di insinuarsi in lei tanto a fondo da ritrovarsi svuotata come un
legno marcio pronto a crollare. Aveva visto in che modo la magia la
trascinava, prima da una parte, poi dall'altra, quella dei Drakul e la
sua. Come Eowen era stata prigioniera delle sue visioni, cos Wren
stava per essere fatta prigioniera della magia degli Elfi. Si odiava
per questo. Disprezzava ci che era diventata.
"Non sono pi quella che credevo di essere", pens disperata. "Sono
una menzogna".
Parlava per non pensarci, e parlava di ci che aveva visto mentre
vagava nell'Harrow, di come la voce del vento dei Drakul l'aveva
cullata, di come Eowen - cos vulnerabile dalle visioni e dalle
immagini - doveva essere caduta in trappola. Talvolta divagava, quando
il suono della sua voce l'aiutava a distrarsi da cupi pensieri,
tenendola sveglia, facendola continuare a camminare. Pens ai morti in
quel viaggio da incubo, a Ellenroh e a Eowen in particolare. Era
distrutta dalla loro perdita, sconvolta da sensi di impotenza non
essendo riuscita a salvarle e di colpa per non essersi dimostrata
all'altezza dei compiti che le erano stati affidati. Teneva le Pietre
Magiche strette nella mano, incapace di convincersi a metterle via,
spaventata all'idea che i Drakul potessero riapparire. Non fu cos.
Adesso neppure la voce del vento sussurrava nell'oscurit: era tornata
nella terra, lasciandola sola. Guard nel buio e le parve uno specchio
del vuoto che aveva dentro. Era affranta per quello che era diventata
e per quello che temeva che avrebbe ancora potuto essere. Il mondo era
un luogo che lei non comprendeva pi. Non riusciva neppure a decidere
quale fosse il male peggiore - i mostri o i creatori di mostri.
Ombrati o Elfi - a chi attribuire la colpa. Dov'era l'equilibrio della
vita che doveva derivare dalle lezioni apprese e dall'esperienza
fatta? Dov'era il senso che la follia sarebbe stata superata, che per
ogni cosa che avveniva sarebbe stato rivelato uno scopo? Non riusciva
a trovare le risposte. La magia li aveva trascinati tutti in un
turbine e li avrebbe lasciati cadere dove voleva.
Quella notte, la magia aveva creato un vuoto pi oscuro di quanto
avesse mai potuto immaginare. Essi uscirono dall'Harrow con le ossa
rotte, intorpiditi, contenti di essere liberi, ansiosi di andare pi
lontano. Si sarebbero riposati fino all'alba, poi avrebbero ripreso il
viaggio. La parte pi grande del Blackledge era ormai alle loro
spalle, nell'ombra della cenere del Killeshan. Davanti, tra loro e la
riva del mare, c'era soltanto In Ju. Avrebbero attraversato la giungla
velocemente, in un paio di giorni se procedevano spediti, e avrebbero
raggiunto le rive dello Spartiacque Azzurro in altri due. In fretta,
ora, si dicevano silenziosamente l'un l'altro. In fretta, verso la
libert.
Raggiunsero il punto in cui avevano lasciato gli altri compagni, una
radura all'interno di un gruppo di blocchi di lava all'ombra di una
frangia di rampicanti nudi e di arbusti stentati. Fauno si mise a
correre nell'oscurit, uscendo da un nascondiglio a una certa
distanza, squittendo furiosamente, balzando sulla spalla di Wren e
sprofondandovisi come se fosse l'unico rifugio possibile. Lei sollev
le mani per rassicurarlo. Lo Squeak tremava di paura.
Poi trovarono Dal, stramazzato al suolo all'estremit della radura, un
ammasso senza vita di braccia e di gambe, con il cranio spaccato.
Triss si chin e rovesci il Cacciatore Elfo.
Alz gli occhi, sconvolto. Le armi di Dal erano ancora nel fodero.
Wren distolse lo sguardo disperata, un'oscura certezza stava facendosi
strada in lei. Non dovette guardare oltre per scoprire che Gavilan
Elessedil e lo Scettro erano scomparsi.
23.
Par Ohmsford se ne stava acquattato all'ombra dell'edificio, scuro
come la notte che lo circondava, avvolto nel suo mantello, l'orecchio
teso ai rumori di Tyrsis, che si muoveva senza sosta sotto la coltre
del calore estivo, in attesa del mattino. L'aria era immota, piena
degli odori della citt, dolci, viscosi e nauseanti. Par la respir a
malincuore, affaticato, scrutando dal suo riparo nelle chiazze di luce
prodotte dai lampioni delle strade, attento a cose estranee, che
strisciassero e fossero in caccia, che cercassero implacabilmente.
La Federazione.
Gli Ombrati.
Erano l fuori l'una e gli altri, cacciatori che non sembravano mai
dormire e che non si davano mai per vinti. Da circa una settimana lui
e Damson scappavano davanti a loro, da quando erano fuggiti dal
nascondiglio sotterraneo della Talpa ed erano avanzati verso la citt
passando per le fognature fino ad arrivare alle strade. Una settimana.
Riusciva a malapena a ritrovarsi attraverso le macerie dei suoi
passaggi, con la memoria a frammenti, in un miscuglio di edifici e
stanze, di ripostigli e cunicoli, da un nascondiglio all'altro. Non
avevano potuto riposare da nessuna parte pi di qualche ora, sempre
scoperti chiss come proprio quando pensavano di essere al sicuro,
costretti a rimettersi a correre, per sfuggire alle nere creature che
cercavano di riprenderli.
Come mai, si chiedeva Par, per l'ennesima volta, erano riusciti sempre
a trovarli cos in fretta?
Dapprima lo aveva attribuito al caso. Ma la fortuna non sarebbe
arrivata a tanto, e la regolarit della loro scoperta aveva fatto ben
presto escludere che si trattasse solo di fortuna. Poi aveva pensato
che poteva essere la sua magia, individuata in qualche modo da Rimmer
Dall - perch erano i Cercatori quelli che arrivavano pi spesso degli
altri, talvolta sotto le vesti della Federazione, ma in genere
rivelandosi per i mostri che erano, scure ombre con tanto di mantello
e cappuccio, incubi a occhi aperti. Ma da quando erano scappati dalle
fognature non aveva usato la sua magia e se non l'aveva usata, come
faceva a essere seguita?
Si sono infiltrati nel Movimento aveva detto Damson, a denti stretti
ed esangue, lasciandolo poche ore prima per andare in cerca di un
nuovo nascondiglio di cui i loro inseguitori non fossero a conoscenza.
Oppure hanno catturato uno di noi e gli hanno fatto rivelare i nostri
segreti. Non c' altra spiegazione.
Ma perfino lei era stata costretta ad ammettere che oltre a Padishar
Creel nessun altro era a conoscenza dei nascondigli di cui si serviva.
Nessuno avrebbe potuto tradirli.
Il che portava, a sua volta, all'inquietante eventualit che
nonostante loro sperassero il contrario, la caduta dello Jut aveva
fruttato alla Federazione la cattura che aveva tanto desiderato di
fare.
Par appoggi di nuovo la testa contro la pietra ruvida e calda, e
chiuse momentaneamente gli occhi per la disperazione. Coll morto.
Padishar e Morgan dispersi. E cos Wren e Walker Boh. Steff e Teel. Il
gruppo. Perfino della Talpa non si avevano notizie da quando erano
scappati dalla sua dimora sotterranea. Non c'era traccia di lui, nulla
che indicasse cosa era accaduto. C'era da impazzire. Tutti coloro con
i quali aveva cominciato alcune settimane prima - suo fratello, suo
cugino, suo zio, e i suoi amici - erano scomparsi. A volte sembrava
che chiunque entrasse in contatto con lui fosse destinato a sparire
dalla faccia della terra, a essere ingoiato da qualche oscurit
sotterranea e a non riaffiorare mai pi.
Perfino Damson...
"No". Riapr gli occhi di scatto, con la rabbia che si rifletteva nel
bagliore prodotto dai lampioni. "Damson no. Non l'avrebbe perduta. Non
sarebbe accaduto di nuovo".
Ma per quanto tempo ancora avrebbero potuto continuare a fuggire in
quel modo? Quanto tempo sarebbe passato prima che i nemici li
scoprissero?
Ci fu un improvviso movimento all'angolo del muro davanti a lui dove
girava attorno all'edificio per seguire la strada a ovest verso il
promontorio, e apparve Damson. Correva velocemente nell'ombra e giunse
vicino a lui senza fiato e rossa in volto.
Altri due rifugi sono stati scoperti disse. Ho sentito la puzza
degli esseri che ci inseguono ancora prima di vederli. I lunghi
capelli rossi erano arruffati e umidi, sulla faccia e sul collo,
trattenuti all'indietro da un nastro attorno alla fronte. Il suo
sorriso, quando apparve, fu inaspettato. Ma ne ho trovato uno che gli
sfuggito.
Allung la mano per sfiorargli la guancia. Sembri cos stanco, Par.
Stanotte dormirai bene. Questo posto - ora lo rammento - una cantina
sotto un vecchio mulino per cereali che in precedenza era
qualcos'altro, ma non saprei cosa. E' pi di un anno che nessuno lo
usa. Una volta, Padishar e io... Si interruppe, il ricordo ricomparve
nel momento in cui stava raccontando e spar di nuovo, troppo
doloroso, lo dicevano i suoi occhi, per essere riferito. Questo non
lo conoscono. Vieni con me, Uomo della Valle. Proviamo di nuovo.
Si precipitarono nella notte, due ombre gemelle che apparivano e
sparivano in un batter d'occhio. Par sentiva il peso della Spada di
Shannara sulla schiena, piatta e dura, la sua presenza richiamava alla
mente la parodia che la sua ricerca era diventata e la grande
confusione che lo affliggeva. Era davvero questo l'antico talismano
che aveva avuto l'incarico di trovare, oppure era un trucco di Rimmer
Dall che lo avrebbe portato alla distruzione? Se era la Spada, perch
lui non aveva avuto la capacit di farla funzionare quando si era
trovato faccia a faccia col Primo Cercatore? Se era una copia, che ne
era stato della vera Spada?
Tuttavia le domande, come sempre, non producevano risposte, ma solo
ulteriori domande, e come sempre le accanton in fretta. Per il
momento tutto ci che contava era la sopravvivenza, la necessit di
sfuggire agli esseri neri e, cosa pi importante, la fuga dalla citt.
Perch il loro tragitto era stato simile a quello dei topi in un
labirinto, intrappolati tra pareti dalle quali non riuscivano a
scappare. Tutti i tentativi di lasciare Tyrsis per raggiungere
l'aperta campagna circostante erano stati vani. Le porte erano
sottoposte a stretta vigilanza, tutte le uscite controllate, e Damson
non era in grado, in assenza della Talpa, di navigare lungo le
gallerie che scorrevano sotto la citt e che rappresentavano l'unica
altra via di salvezza. Per cui non gli rimaneva che continuare a
fuggire e a nascondersi, a correre in fretta da un rifugio all'altro,
e aspettare che si presentassero l'opportunit o i mezzi con i quali
finalmente conquistare la libert.
Imboccarono una strada laterale chiazzata da macchie di luce che
passava attraverso le assicelle sconnesse di imposte chiuse davanti
alle finestre che si trovavano in alto su un muro nero, mentre
giungevano fino a loro le risate della gente e il rumore dei bicchieri
dall'interno della birreria. La strada era cosparsa di rifiuti, umida
e puzzolente. In questo quartiere Tyrsis aveva indosso il suo profumo
pi scadente, e l'odore emanato dal suo corpo era volgare e sfrontato
dove i poveri e i senzatetto erano stati ammucchiati dagli occupanti.
Un tempo era stata una signora orgogliosa, ora veniva usata e buttata
via, un bene da essere trattato come voleva la Federazione, il bottino
di una guerra finita prima ancora di cominciare.
Damson si ferm, controll attentamente lo spazio vuoto di un incrocio
illuminato, ascolt per un attimo rumori che non si fecero sentire,
poi attraversarono in fretta. Percorsero un'altra strada laterale,
questa volta silenziosa e stantia come un armadio chiuso da tempo, poi
attraverso un pergolato e dentro un vicolo che metteva in
comunicazione con un'altra strada. Par pensava di nuovo alla Spada di
Shannara, domandandosi come avrebbe potuto scoprire se era vera, a
quale prova avrebbe dovuto sottoporla per stabilire la verit.
Qui sussurr Damson, facendolo svoltare all'improvviso nel varco
aperto in un muro di assi.
Si trovarono in un locale simile a un granaio. Era buio pesto, le
travi in alto si vedevano appena alla debole luce degli altri edifici
che penetrava attraverso le fessure delle tavole sconnesse e inaridite
delle pareti. Le macchine erano accucciate come animali pronti a
scattare, e file di bidoni sbadigliavano vuoti e neri. Lei lo guid
nel locale, mentre i loro stivali scricchiolavano sulla pietra e sulla
paglia nel pi profondo silenzio. Vicino alla parete posteriore si
ferm, si abbass, afferr un anello di ferro interrato nel pavimento
e sollev una botola. Un bagliore di luce fece apparire delle scale
che portavano gi nel buio.
Prima tu gli indic Damson con un gesto. Appena dentro, fermati.
Egli obbed, sent il rumore dei passi di lei che lo seguiva, poi
quello della botola che veniva richiusa. Rimasero per un attimo in
ascolto, poi lei gli pass davanti con cautela e prosegu tranquilla
nel buio. Si vide una scintilla, comparve una fiamma, e la pece di una
torcia prese fuoco e cominci a bruciare. La luce riemp la stanza
dove si trovavano, rivelando alla vista una bassa cantina piena di
vecchie botti cerchiate di ferro e di cassette che si stavano
disintegrando. Gli fece cenno di seguirla, e andarono avanti fra i
detriti. La cantina continuava per un po', e finiva in un passaggio.
Damson si curv contro il vano buio, introdusse la torcia prima di
lei, ed entr. Il passaggio li condusse per una serie di corridoi che
si intersecavano fino a una stanza che un tempo era stata una camera
da letto. Un letto consunto era disposto vicino a una parete, un
tavolo e delle sedie vicino a un'altra. Un secondo passaggio conduceva
dall'altra parte di nuovo nell'oscurit. Dove finiva la luce della
torcia, Par pot intravedere a malapena l'inizio di una vecchia
scalinata.
Qui dovremmo essere al sicuro per stanotte, e forse pi a lungo
disse Damson, voltandosi ora in modo che la luce le illuminasse il
viso, l'acceso splendore degli occhi verdi, la dolcezza del suo
sorriso. Non molto, vero?
Se sicuro, tutto rispose Par, sorridendo a sua volta. Dove
portano quelle scale?
Sulla strada. Ma la porta chiusa dall'esterno. Dovremo abbatterla
se avremo bisogno di fuggire da quella parte, se non potremo usare
l'ingresso della cantina. Comunque, almeno una misura di sicurezza
per evitare di rimanere in trappola. E nessuno penser di guardare
dove la serratura vecchia e arrugginita e ancora al suo posto.
Egli annu, prese la torcia dalle sue mani, si guard intorno per un
momento, e poi la fiss a un vecchio portalampada malandato. Siamo a
casa dichiar, togliendosi di tracolla la Spada di Shannara e
appoggiandola accanto al letto. I suoi occhi si attardarono
sull'immagine incisa sull'impugnatura, il braccio alzato con una
torcia accesa. Poi si allontan. Non c' niente da mangiare nella
dispensa?
Lei si mise a ridere. Non credo. D'impulso gli si avvicin, gli
circond la vita con le braccia, lo tenne stretto per un attimo e poi
lo baci sulla guancia. Par Ohmsford. Pronunci il suo nome
dolcemente.
Egli la strinse a s, le accarezz i capelli, sent il calore del suo
corpo. Lo so sussurr.
Ce la caveremo, vedrai.
Egli annu senza parlare, convinto che sarebbe andata cos, che doveva
andare cos.
Ho un po' di formaggio fresco e del pane nel mio zaino disse Damson
staccandosi da Par. Un po' di birra. Andr bene per dei profughi come
noi.
Mangiarono in silenzio, ascoltando il crepitio attutito dei chiodi di
ferro che si raffreddavano dentro le pareti dell'edificio, ritirandosi
a mano a mano che avanzava la notte. Una o due volte si udirono delle
voci, cos lontane che le parole erano indistinguibili, giunte dalla
strada attraverso la porta sprangata gi per le vecchie scale. Quando
ebbero finito, riposero con cura ci che era rimasto, spensero la
torcia, si avvolsero ciascuno nella propria coperta, si adagiarono
vicini sul letto, e presto si addormentarono.
L'alba rec un bagliore di luce che passava attraverso fessure e
crepe, fredda e incerta, e i rumori della citt si fecero pi forti e
distinti via via che la gente cominciava a uscire per affrontare le
attivit di un nuovo giorno. Per la prima volta da una settimana Par
si svegli riposato; avrebbe voluto avere dell'acqua per lavarsi, ma
era contento di essersi liberato almeno momentaneamente della sua
stanchezza. Damson aveva gli occhi che le brillavano ed era
incantevole, scompigliata e al tempo stesso perfettamente in ordine, e
Par pens che forse il peggio era passato.
La prima cosa da fare trovare il modo per uscire dalla citt
dichiar Damson in tono solenne e determinato mentre facevano
colazione, seduti uno di fronte all'altra al tavolo. Non possiamo
andare avanti cos.
Mi piacerebbe sapere qualcosa della Talpa.
Lei annu, mentre i suoi occhi guardavano altrove. L'ho cercato
quando sono stata fuori. Scosse la testa. Lui pieno di risorse. E'
riuscito a sopravvivere per tanto tempo.
Non con gli Ombrati che gli davano la caccia, stava per dire Par, poi
pens che era meglio di no. In ogni modo, Damson doveva essere della
stessa idea. Cosa devo fare oggi?
Lei si volse verso di lui e lo guard. Te ne stai nascosto, come al
solito. Essi non sanno ancora nulla di me. Sanno solo di te.
Lo speri.
Lei sospir. S, lo spero. Comunque sia, devo trovare il sistema per
uscire fuori dalle mura, da Tyrsis, per andare dove possiamo scoprire
cosa accaduto a Padishar e agli altri.
Egli pieg le braccia sul petto e si appoggi al muro. Mi sento
inutile standomene seduto qui dentro.
Talvolta l'attesa la soluzione migliore, Par.
Non mi piace lasciarti andare fuori da sola.
Lei sorrise. E a me non piace lasciarti qui da solo. Ma per ora deve
essere cos. Dobbiamo stare attenti.
Damson si infil il mantello da strada, il costume da maga, perch si
esibiva regolarmente al mercato facendo trucchi per i bambini, dando a
vedere che tutto era come al solito. Un pallido raggio di luce
attraversava l'oscurit del passaggio dal quale erano venuti la sera
prima, e facendo un cenno di saluto verso Par, lei scomparve dentro di
esso.
Par trascorse il resto della mattinata irrequieto, aggirandosi negli
stretti limiti del suo rifugio. Una volta, si arrampic in cima alle
scale che portavano alla strada e prov la resistenza della serratura
che chiudeva la pesante porta di legno, trovandola solida. Vag per le
gallerie che si diramavano dalla cantina del mulino e scopr che
ciascuna finiva in un punto di raccolta o in un bidone, tutti vuoti e
abbandonati da tempo. A mezzogiorno, pranz con gli avanzi della sera
prima, ancora nascosti nello zaino di Damson, poi si allung sul letto
per sonnecchiare e si addorment profondamente.
Quando si svegli, la luce era diventata argentea, e il giorno si
dissolveva rapidamente nel crepuscolo. Per un attimo rimase disteso
battendo le palpebre insonnolito, poi si rese conto che Damson non
c'era. Ormai era andata via da dieci ore. Si alz in fretta,
preoccupato, pensando che sarebbe dovuta tornare da un bel po'. Era
possibile che fosse rientrata e uscita di nuovo, ma non era
verosimile. Lo avrebbe svegliato. Lui stesso si sarebbe svegliato.
Aggrott le sopracciglia e si incup, si sentiva a disagio, fece
flettere il corpo da un lato e dall'altro per allentare la tensione, e
si chiese cosa fare.
Affamato, malgrado l'inquietudine, decise di mangiare qualcosa, e fin
il formaggio e il pane rimasti. C'era un po' di birra nella borraccia,
ma aveva un gusto stantio ed era calda.
Dov'era Damson?
Par Ohmsford conosceva i rischi fin dall'inizio, i pericoli che Damson
Rhee affrontava ogni volta che lo lasciava e andava in citt. Se la
Talpa era stata catturata, lo avrebbero fatto parlare. Se i rifugi
sicuri erano compromessi, anche Damson poteva esserlo. Se Padishar era
stato catturato, ormai non c'erano pi segreti. Conosceva i rischi; si
era detto che li accettava. Ma posto per la prima volta dopo la fuga
dalle fogne di fronte al fatto che il peggio era accaduto, si accorse
di non esservi preparato. Si accorse di essere terrorizzato.
Damson. Se le fosse accaduto qualcosa...
Un suono strascicato attir la sua attenzione, e lasci il pensiero
incompiuto. Trasal, poi gir su se stesso, cercando l'origine del
rumore. Era dietro di lui, in cima alle scale, alla porta che dava
sulla strada.
Qualcuno stava armeggiando attorno alla serratura.
Dapprima pens che si trattasse di Damson, costretta per chiss quale
ragione a cercare di entrare dal retro. Ma lei non aveva la chiave. E
il rumore che sentiva era quello di una chiave che strideva dentro una
serratura. L'armeggiare continu, e fin in un colpo secco quando la
serratura si apr.
Par raccolse la Spada di Shannara e se la mise subito a tracolla.
Chiunque fosse lass non era certo Damson. Afferr lo zaino, pensando
di nascondere le tracce della loro presenza l dentro. Ma le impronte
dei suoi stivali erano dappertutto, il letto era sfatto, e c'erano
briciole di cibo sparse sul tavolo. D'altra parte, non c'era tempo.
L'intruso aveva tolto il passante dalla serratura e stava aprendo la
porta.
La luce del giorno invase l'apertura, un raggio obliquo grigio
pallido. Par si ritir in fretta dalla stanza nelle gallerie. Lasci
la torcia. Non ne aveva pi bisogno per trovare la strada.
L'esplorazione del mattino gli aveva dato una visione chiara della via
da seguire, anche nel buio pi assoluto. Un rumore di stivali risuon
sui gradini di legno, troppo pesanti per essere di Damson.
Par avanz silenzioso nella galleria tenendosi curvo. Chiunque fosse
entrato si sarebbe accorto che era stato l, ma non sarebbe stato in
grado di capire quanto tempo prima. Avrebbero aspettato che tornasse,
pensando di coglierlo impreparato. Oppure avrebbero aspettato Damson.
Ma egli avrebbe potuto attenderla in un punto pi vicino all'ingresso
del vecchio mulino e avvertirla prima che entrasse. Damson non sarebbe
mai passata dalla porta posteriore con la serratura aperta. I pensieri
correvano nella sua mente in rapida successione, spingendolo avanti
nel buio, silenzioso e veloce. Tutto quello che doveva fare era
evitare di essere scoperto, tornare attraverso la cantina e uscire
dalla porta in strada.
Non sentiva pi i passi dell'intruso. Buon segno. Evidentemente si era
fermato a dare un'occhiata alla stanza, si stava chiedendo chi ci
fosse stato, in quanti fossero stati, e perch ci fossero andati. Per
lui significava avere pi tempo per svignarsela, maggiori probabilit
di fuggire.
Ma quando giunse alla cantina, si mosse troppo in fretta verso le
scale che portavano su e inciamp in una cassetta di legno vuota,
urtandola e cadendo. Il legno marcio si incrin e si scheggi sotto il
suo peso; il rumore riecheggi nel silenzio.
Mentre si rimetteva in piedi, furioso, senza fiato, sent i passi
dell'intruso venire verso di lui.
Decise di raggiungere le scale, ormai senza pi preoccuparsi di
nascondere la sua presenza. I passi gli stavano dietro. Non erano
Ombrati, pens - non avrebbero fatto rumore arrivando. La Federazione,
allora. Ma solo uno. Era uno solo?
Raggiunse le scale e le sal di corsa. La botola si intravedeva
appena. Si chiese d'un tratto se potevano esserci degli altri ad
aspettarlo lass, se stava per cadere in una trappola. Avrebbe fatto
meglio a fermarsi e affrontare quello che lo inseguiva o doveva
lanciarsi a peso morto sugli altri? Ma erano tutte ipotesi, e poi non
c'era pi tempo per decidere. Era ormai giunto alla botola.
Spinse in su, ma la botola non si mosse.
Tenui raggi di luce penetravano dalle fessure delle pesanti tavole di
legno e danzavano sul suo volto rigato dal sudore, accecandolo per un
attimo. Abbass la testa e spinse un'altra volta. La botola rimaneva
solidamente al suo posto. Scrut attraverso la luce, cercando di
vedere cosa accadeva.
Qualcosa di grosso e voluminoso stava seduto sopra la parte anteriore
della botola.
Preso dalla disperazione, si lanci contro l'ostacolo, ma questo non
si mosse di un millimetro. Ridiscese le scale, lanciando un rapido
sguardo dietro di s. Il cuore gli batteva cos forte nelle orecchie
che riusc a malapena a sentire una voce indistinta che chiamava il
suo nome.
Par? Par Ohmsford?
Un uomo, qualcuno che gli sembrava di conoscere, ma non ne era sicuro.
La voce era familiare e strana al tempo stesso. Chi parlava era ancora
indietro nelle gallerie. La cantina del mulino si estendeva bassa e
stretta fino alla buia apertura, le particelle di polvere danzavano
nell'oscurit, c'era una foschia che trasformava tutto in ombra.
Guard ancora verso la botola, poi di nuovo indietro verso la cantina.
Era in trappola.
Strinse le labbra. Il sudore gli colava lungo il corpo per lo sforzo e
la paura, e gli si era accapponata la pelle.
Chi c'era laggi?
Chi poteva sapere il suo nome?
Pens di nuovo a Damson, chiedendosi dove era finita, cosa le era
accaduto, se era salva o meno. Se l'avevano catturata, egli era
l'unico rimasto su cui potesse contare. Non poteva lasciarsi prendere
perch non ci sarebbe stato nessun altro in grado di aiutare lei. O
lui. Damson. Vedeva i capelli rosso fiamma, la bocca che gli
sorrideva, e lo splendore degli occhi verdi. Udiva la sua voce, le sue
risate. Riusciva a sentire il suo tocco su di s. Ricordava quanto si
era data da fare per salvargli la vita, per allontanarlo dalla follia
che lo aveva minacciato alla morte di Coll.
I sentimenti che provava in quell'istante erano opprimenti, cos
intensi che stava quasi per urlarli.
Rabbia e determinazione subentrarono alla paura. Arretr cercando di
sguainare la Spada di Shannara, poi lasci che scivolasse di nuovo nel
fodero. Essa era destinata ad altre cose. Avrebbe usato la sua magia,
lo avrebbe fatto anche se adesso lo spaventava, come un vecchio amico
divenuto inaspettatamente estraneo e sconosciuto. La magia era
imprevedibile, pericolosa.
E del tutto inutile, si rese conto all'improvviso, se ci che gli
stava davanti era un umano.
I suoi pensieri si dispersero, lasciandolo senza speranza. si volse
indietro un'altra volta e sguain la Spada. Dopo tutto, era la sua
unica arma.
All'imboccatura della galleria apparve un'ombra il cui respiro era un
lento sibilo nell'improvviso silenzio, una forma coperta da un
mantello, scura e indistinta nella luce flebile. Un uomo, in
apparenza, pi alto di Par e anche pi largo di spalle.
L'uomo usc dall'oscurit e si raddrizz. Ripart in avanti e poi si
ferm di colpo, vedendo Par accovacciato sulle scale della cantina,
con la spada impugnata. Il lungo coltello che aveva in mano brill a
malapena. Per un attimo i due furono faccia a faccia senza muoversi,
ciascuno cercando di identificare l'altro.
Poi le mani dell'intruso si alzarono lentamente e fecero scivolare
all'indietro il cappuccio del polveroso mantello.
24.
Triss si raddrizz con movimenti gravi e rigidi. Si guardarono l'un
l'altro in silenzio, il Capitano della Guardia Nazionale, Wren, e
Garth, senza volto nella notte ammantata di vog di Morrowindl.
Rimasero simili a statue vicino al corpo accartocciato di Dal, quasi
fossero sentinelle, incaricate di fargli la guardia immobili nel
tempo. Essi erano tutto ci che rimaneva del gruppo dei nove che si
era messo in marcia all'ombra del Killeshan per portare via Arborlon e
gli Elfi dalla loro tomba vulcanica verso una nuova vita nelle foreste
delle Terre dell'Ovest. Erano rimasti soltanto in tre, e Wren lo
sottolineava con la sua angoscia, poich Gavilan era sicuramente
perduto per loro, tanto quanto lo era la sua stessa innocenza.
"Come aveva potuto essere cos stupida?"
Triss si spost all'improvviso, quasi divincolandosi. Si allontan di
qualche passo, si pieg per esaminare il terreno, si ferm di nuovo, e
scosse la testa. Cosa pu essere stato? Dovrebbero esservi delle
tracce... Ma la frase si spense da s.
Wren e Garth si scambiarono degli sguardi. Triss non capiva. E' stato
Gavilan disse Wren sottovoce.
Gavilan? Il Capitano della Guardia Nazionale la guard di traverso.
Gavilan Elessedil ripet lei, pronunciando il nome per intero, nella
speranza che questo le avrebbe fatto sembrare pi reale quanto era
accaduto. Sulla sua spalla, Fauno era scosso da brividi. Ha ucciso
Dal e ha preso lo Scettro.
Triss non si mosse. No disse a un tratto. Wren, mia Signora, questo
non potuto accadere. Ti sbagli. Gavilan un Elfo, e nessun Elfo
farebbe del male a un altro, egli un principe di sangue Elessedil!
Ha giurato di servire il suo popolo!
Wren scosse la testa disperata. Avrebbe dovuto prevederlo. Avrebbe
dovuto leggerglielo nello sguardo, nella voce, nel comportamento
mutato. L'aveva sotto gli occhi e si era rifiutata di riconoscerlo.
Stresa chiam.
Il Gatto Screziato emerse dall'oscurit trotterellando con i suoi
aculei drizzati bellicosamente. Hsssttt! Ti avevo avvertito su di
lui!
Grazie per avermelo ricordato. Dimmi soltanto cosa dicono i segni. I
tuoi occhi sono pi acuti, il tuo naso pi in grado di coglierli.
Leggili per me, per piacere.
Le sue parole erano dolci e piene di dolore. Il Gatto Screziato se ne
accorse e si allontan in silenzio. Lo guardarono mentre cominciava a
costeggiare la radura, annusando, esplorando, fermandosi spesso,
riprendendo a cercare.
Non pu aver fatto questo riprese a dire sottovoce Triss, con parole
rese acute dall'incredulit. Wren non rispose. Guard da un'altra
parte, nel nulla. L'Harrow era uno schermo grigio dietro di loro, In
Ju un buco nero davanti. Il Killeshan un lontano mormorio. Morrowindl
era ripiegata su di loro come un animale su un osso.
Poi Stresa fu di ritorno. Per il posto dove ci siano fermati nelle
ultime ore, non - phhTiili - passato nessuno tranne noi. Sssttt. Le
nostre tracce vengono dall'Harrow, ci ritornano, e poi ne vengono
fuori di nuovo - proprio l. Soltanto noi - n mostri, n intrusi,
niente. Fece una pausa. L. Poi indic la direzione opposta. Una
nuova serie di tracce si allontana, a ovest, verso In Ju. C' il suo
odore. Mi dispiace, Wren Elessedil.
Annu, l'ultima ombra di speranza svan anche per lei. Guard
intenzionalmente Triss.
Perch? egli chiese, con un tono di voce simile a un bisbiglio,
stanco e sconfitto.
Perch era terrorizzato, pens Wren. Perch era un essere fatto di
ordine e comodit, di mura e sicuri rifugi, e questo era troppo per
lui, era schiacciante. Perch li aveva creduti tutti morti e aveva
avuto paura di morire anche lui se non fosse scappato. Oppure perch
era avido e disperato e voleva il potere dello Scettro e la sua magia
per s.
Non lo so disse distratta.
Ma Dal...?
Che differenza fa? lo interruppe lei, pi in collera di quanto
avrebbe dovuto essere, ma rimpiangendo subito la sua asprezza. Trasse
un respiro profondo. Quello che conta che ha portato via lo Scettro
e il Loden, e noi dobbiamo riprendereeli. Dobbiamo trovarlo. E
subito.
Si volt. Stresa?
No disse subito il Gatto Screziato. Non ora. Hssstt. E' troppo
pericoloso inseguirlo di notte. Stiamo qui fino all'alba.
Lei scosse la testa energicamente. Non abbiamo tempo.
Rrrwwll Wren Elessedil. E' meglio che lo troviamo, il tempo, se
vogliamo rimanere vivi! La voce roca di Stresa fin in un brontolio.
Solo un pazzo rischierebbe di scendere lungo i pendii del Blackledge
e nella In Ju di notte.
Wren sent aumentarle la rabbia. Non voleva essere contraddetta
proprio ora. Non poteva permetterlo. Ho le Pietre Magiche! replic.
La magia degli Elfi ci protegger!
La magia degli Elfi che - hssstt - dici tanto che non vorresti
usare? Le parole di Stresa erano sarcastiche. PhTiili t. So che ti
stava a cuore, ma...
Stresa! grid Wren.
... la magia non ci protegger da ci che non potrai vedere concluse
l'altro, calmo, senza scomporsi. Ssstttpp! Dobbiamo aspettare fino a
domattina.
Ci fu un silenzio assoluto. Dentro di s Wren aveva voglia di urlare.
Sollev lo sguardo quando Garth si ferm davanti a lei. "Il Gatto
Screziato ha ragione. Ricorda l'addestramento che hai ricevuto, Wren.
Ricordati chi sei".
Quello che riusciva a ricordare al momento era lo sguardo di Gavilan
Elessedil quando gli aveva dato lo Scettro. Affront spavalda
l'occhiata di Garth. Ci che vide calm la sua rabbia. Controvoglia
annu. Aspettiamo fino a domattina.
Fece la guardia mentre gli altri dormivano, ormai aveva dimenticato la
stanchezza, sepolta sotto la rabbia e la disperazione per Gavilan. Non
riusciva a dormire in quello stato di agitazione, la mente che
correva, le emozioni in tumulto. Era seduta sola con la schiena
appoggiata contro un gruppo di rocce mentre gli uomini si erano
rannicchiati nel sonno a qualche metro di distanza e Stresa si era
accovacciato ai margini della radura, forse addormentato e forse no.
Lei guardava nell'oscurit, strofinando distrattamente il pelo di
Fauno, inseguendo pensieri pi neri della notte.
Gavilan. Era stato cos affascinante, cos dolce quando lo aveva
conosciuto. Le era piaciuto - forse troppo. Si era fatta delle
illusioni su loro due che anche ora non riusciva ad ammettere. Le
aveva assicurato di esserle amico, di badare a lei, di darle le
risposte che poteva alle sue domande, e di non lasciarla sola quando
avesse avuto bisogno di lui. Aveva fatto tante promesse. Forse avrebbe
potuto mantenerle se non fossero stati costretti ad abbandonare la
protezione della Chiglia. Perch non si era sbagliata nel valutare la
debolezza di Gavilan; non era abbastanza forte per ci che si trovava
oltre la sicurezza delle mura di Arborlon. I cambiamenti in lui erano
apparsi evidenti quasi subito. Il suo fascino si era trasformato in
preoccupazione, poi irritabilit, e infine paura. Aveva perduto
l'unico mondo che aveva mai conosciuto ed era stato lasciato senza
protezione in un incubo a occhi aperti. Gavilan era stato coraggioso
finch aveva potuto, ma tutto ci di cui aveva esperienza e su cui
aveva fatto affidamento gli era stato portato via. Quando la regina
era morta e lo Scettro era stato affidato a Wren, gli era sembrato
troppo. Si era considerato il logico erede della regina, e col potere
della magia Elfica credeva ancora di riuscire a fare qualunque cosa.
Si era affidato a essa; ne aveva fatto la propria causa. Era convinto
che avrebbe potuto salvare gli Elfi, che era destinato a farlo, che la
magia gliene avrebbe fornito i mezzi.
"Dammi lo Scettro", le sembrava di sentirlo dire.
E lei, scioccamente, glielo aveva dato.
Le vennero le lacrime agli occhi. Forse era stato preso dal panico,
pens. Probabilmente si era convinto che lei fosse morta, che fossero
morti tutti, e che era rimasto solo. Aveva cercato di allontanarsi e
Dal lo aveva fermato, dissuadendolo, dicendogli di aspettare,
sottovalutando la forza della sua paura, la sua follia. Forse aveva
sentito i rumori dei Drakul, i sussurri, e le lusinghe. Forse ne era
stato vinto. Aveva ucciso Dal perch...
"No!" Piangeva, incapace di fermarsi. Si lasci andare, furiosa per
avere cercato di trovargli delle scuse. Ma faceva cos male ammettere
la verit, aspra e inevitabile - che era stato debole, che era stato
avido, che aveva razionalizzato invece di ragionare, e che aveva
ucciso un uomo messo l per proteggerlo. Stupido! Che follia! Ma la
stupidit e la follia erano dovunque, tutt'attorno a loro, una palude
vasta e impenetrabile come le Tenebre dell'Eden. Morrowindl
l'alimentava, la favoriva all'interno di ciascuno di loro, e per
ognuno vi era una soglia di resistenza, il superamento della quale
indicava la fine dell'equilibrio mentale. Gavilan aveva oltrepassato
quella soglia, forse incapace di impedirlo, e adesso se n'era andato,
svanito nella nebbia. Anche se lo avessero trovato, cosa ne sarebbe
rimasto?
Si morse il polso, sentendo il dolore. Dovevano trovarlo, naturalmente
- anche se egli non contava pi niente. Dovevano rientrare in possesso
dello Scettro e del Loden, altrimenti tutto quello che avevano
superato per uscire da Morrowindl e tutte le vite che erano state
sacrificate - quella di sua nonna, quella del Gufo, e quelle dei
Cacciatori Elfi - sarebbero stati inuTiili . Quell'idea le bruciava
dentro. Non poteva tollerarlo. Non avrebbe lasciato che fallissero
nell'impresa. L'aveva promesso alla nonna. L'aveva promesso a se
stessa. Era la ragione per la quale era venuta - riportare gli Elfi
nelle Terre dell'Ovest e aiutarli a trovare un modo per liberarsi
degli Ombrati. L'incarico avuto da Allanon - ormai diventato suo,
dovette ammettere infuriata. Trova te stessa, e ci era riuscita.
Scopri la verit, e l'aveva scoperta. Fin troppo, in entrambi i casi.
Adesso la sua vita era chiara - passato, presente, e futuro - e
qualunque cosa ne pensasse non avrebbe permesso che le fosse portata
via senza il suo consenso.
"Non m'importa quanto ci vorr", giur. "Non me ne importa!"
Stava dormendo quando Triss le tocc la spalla e la svegli. Signora
sussurr dolcemente. Vai a stenderti. Riposa, ora.
Lei batt le palpebre, accettando la coperta che egli le fece
scivolare attorno alle spalle. Tra un minuto rispose. Prima siediti
qui con me.
Triss ubbid, compagno silenzioso, con la magra faccia bruna
stranamente serena, lo sguardo lontano. Si ricord dell'espressione
che aveva avuto quando lei gli aveva parlato del tradimento di
Gavilan. "Tradimento, non era di questo che si trattava?" Ora quello
sguardo era scomparso, cancellato dal sonno o dall'accettazione. Aveva
trovato un modo per venire a patti con esso. Triss, l'ultimo di coloro
che erano usciti dalla vecchia vita di Arborlon. Come doveva sentirsi
solo!
Guard verso di lei, e fu come se le leggesse nel pensiero. Sono
Capitano della Guardia Nazionale da quasi otto anni azzard dopo un
momento. Tanto tempo, Signora. Volevo bene a tua nonna, la regina.
Avrei dato qualunque cosa per lei. Scosse la testa. Ho passato tutta
la vita al servizio degli Elessedil e del trono degli Elfi. Ho
conosciuto Gavilan da bambino; siamo cresciuti insieme. Sono diventato
un uomo insieme a lui. Giocavamo insieme. La mia famiglia e la sua
aspettano ancora dentro il Loden, gli amici, anche quelli... Respir
profondamente, alla ricerca di parole, di comprensione. Lo conoscevo
bene. Non avrebbe ucciso Dal a meno che... Pu darsi che sia accaduto
qualcosa che lo ha cambiato? Forse qualche demone gli ha fatto
qualcosa?
Lei non aveva pensato a quella possibilit. Poteva essere successo. Le
occasioni non erano mancate. Oppure, perch non qualcos'altro, un
veleno, per esempio, o una malattia come quella che aveva ucciso
Ellenroh? Ma sapeva in cuor suo che non si trattava di niente del
genere, che si trattava semplicemente di un logoramento del suo
spirito, di un crollo della sua risoluzione.
Potrebbe essere stato un demone replic comunque, mentendo.
La faccia forte si sollev. Era un brav'uomo disse Triss calmo. Si
preoccupava del suo popolo; aiutava la gente. Amava la regina. Forse
un giorno lo avrebbe nominato re.
Se non fosse stato per me.
Lui distolse lo sguardo, imbarazzato. Non avrei dovuto dirlo. Tu sei
la regina. Volse di nuovo gli occhi verso di lei. Tua nonna non ti
avrebbe affidato lo Scettro se non avesse creduto che era la cosa
migliore da fare. Lo avrebbe invece dato a Gavilan. Forse ha visto in
lui qualcosa che agli altri sfuggita. E' della tua forza che ha
bisogno il popolo degli Elfi.
Lei lo fiss intensamente. Io non volevo nulla di tutto questo,
Triss. Nulla.
Egli annu, con un debole sorriso. Perch?
Volevo soltanto scoprire chi ero.
Wren vide un fremito di disperazione nei suoi occhi scuri. Non ho la
pretesa di capire cosa ti ha portata da noi le disse. So solo che
sei qui e che sei la Regina degli Elfi. Tenne lo sguardo fisso su di
lei. Non ci abbandonare concluse pacato ma con insistenza. Non ci
lasciare. Abbiamo bisogno di te.
Fu sorpresa dalla forza della sua supplica. Gli mise la mano sul
braccio con fare rassicurante. Non ti preoccupare, Triss. Ti prometto
che non scapper via. Mai.
Poi lo lasci, and dove dormiva Garth e si rannicchi vicino al suo
grande amico, bisognosa del suo calore e della sua mole per essere
confortata, decisa a ritirarsi nel passato, a recuperare quella
protezione e quella sicurezza che un tempo le aveva offerto e a
riprendere ci che era irrimediabilmente perduto. Si accontent invece
di quello che c'era e finalmente si addorment.
All'alba era sveglia, pi riposata di quanto potesse aspettarsi. La
luce era debole e grigia attraverso la foschia, e il mondo attorno a
loro appariva immobile e vuoto, sapeva di marcio. Il brontolio del
Killeshan era lontano e debole, ma adesso era costante per la prima
volta da quando avevano cominciato il loro viaggio, un lento accumulo
di piccole scosse che annunciava cose ben pi grosse in futuro. Il
tempo si stava esaurendo, Wren lo sapeva; adesso era pi veloce, pi
agile ogni ora che passava. Il fuoco del vulcano stava cominciando ad
accumularsi al centro dell'isola per una conflagrazione finale, e
quando fosse esploso tutto sarebbe stato spazzato via.
Si misero in marcia all'istante, Stresa in testa, Garth un passo dopo,
poi Wren con Fauno, e in coda Triss. Adesso Wren era pi calma, meno
turbata. Gavilan, si diceva, non sapeva dove andare. Forse correva
verso la riva del mare alla ricerca di Tiger Ty e di Spirit, ma quante
probabilit aveva di attraversare la palude di In Ju? Non era un
Cercatore e non era esperto di sopravvivenza in condizioni estreme.
Era gi quasi impazzito per la paura e la disperazione. Fin dove
poteva arrivare? Era molto probabile che stesse girando in tondo, e
ben presto lo avrebbero trovato .
Tuttavia nel pi profondo della sua mente era in agguato uno spettro:
il timore che egli ce la facesse in qualche modo a uscire dalla
giungla, a raggiungere la spiaggia, a convincere Tiger Ty che tutti
erano morti, e a farsi portare al sicuro insieme con lo Scettro,
lasciando indietro gli altri. Questa eventualit la mandava su tutte
le furie, tanto pi se pensava alla possibilit che Gavilan non la
credesse morta e avesse deciso semplicemente di agire per conto
proprio, convinto della giustezza della sua causa e dell'inevitabilit
del suo comando.
Incapace di soffermarsi ancora su quel pensiero, per il momento decise
di accantonarlo.
Il Blackledge cominciava a degradare quasi subito a partire
dall'Harrow, ma qui non era cos ripido come nel punto in cui si erano
arrampicati Garth e Wren all'andata. La superficie della falesia era
accidentata e coperta da una densa vegetazione, e per loro non fu
difficile trovare una via da seguire. La discesa fu veloce, Stresa
continuava a seguire senza difficolt le tracce lasciate da Gavilan.
Rami spezzati e foglie calpestate indicavano con chiarezza il
passaggio del Principe degli Elfi; Wren avrebbe potuto proseguire da
sola, tanto era evidente. Di tanto in tanto scoprivano dei punti in
cui l'uomo in fuga era caduto, evidentemente poco attento sua
sicurezza, preoccupato solo di fuggire. Doveva essere in preda al
panico, pens Wren. Doveva essere terrorizzato.
Raggiunsero i margini di In Ju a mezzogiorno e fecero una pausa per
mangiare. Stresa era molto fiducioso. Erano solo a poche ore di
distanza da Gavilan, disse. A quel punto il Principe degli Elfi
barcollava terribilmente, perch doveva essere esausto. Se non fosse
intervenuto qualche imprevisto a cambiare le cose, lo avrebbero preso
prima di notte.
La previsione di Stresa era esatta - ma non nel senso da loro sperato.
Poco dopo che ebbero ripreso a seguire l'inutile tentativo di Gavilan
di aggirare la giungla di In Ju, cominci a piovere. L'aria divenne
pi calda a mano a mano che scendevano dalla montagna, un'afa che
aumentava lentamente e non dava segni di tregua. Quando cominci a
piovere, era un'umidit che si sovrapponeva all'aria, cos densa che
rimaneva sospesa come una seta bagnata che avvolgeva la pelle,
raccogliendosi in perline sui loro indumenti. Dopo un po' l'umidit
divenne acquerugiola, poi una pioggerella e infine un torrente che si
rovesci su di loro con feroce determinazione. La pioggia li accecava
e furono costretti a trovare riparo sotto un gigantesco baniano.
L'acqua spazz via tutto rapidamente, cancellando le orme di Gavilan.
Stresa cerc con cura pi tardi, ma ogni traccia era scomparsa.
Garth studi il verde groviglio umido della giungla. Fece un cenno a
Wren. "I segni del suo passaggio sono ancora evidenti. Posso
seguirlo".
Lei lasci che Garth andasse in testa e Stresa rimanesse mezzo passo
dietro di lui, il primo intento a cercare i segni del passaggio della
loro preda, mentre l'altro controllava che non ci fossero Lanciadardi
e altri pericoli. "La loro preda", pens Wren, ripetendo le parole.
Gavilan era ridotto a quello. Suo malgrado, prov piet per lui,
pensando che avrebbe fatto meglio a rimanere dentro la citt, pensando
che lei avrebbe dovuto fare di pi per tenerlo al sicuro, augurandosi
ancora ci che non poteva essere pi.
Adesso avanzavano con maggiore lentezza. Gavilan aveva rinunciato al
tentativo di aggirare la giungla di In Ju e ci si era buttato dentro
direttamente. Le tracce che trovavano - frasche e ramoscelli spezzati,
vegetazione mossa, qualche impronta facevano pensare che egli doveva
avere abbandonato ogni proposito di passare inosservato e che stava
semplicemente cercando di raggiungere la riva per la via pi breve. La
velocit contro la prudenza era una scelta infelice, pens Wren. Lo
seguirono senza perderne mai le tracce, e a ogni svolta lei si
aspettava di vederselo davanti, con la caccia conclusa e la conferma
dell'inevitabile. Ma chiss come egli continuava ad avanzare, evitando
i tranelli disseminati dappertutto, i pantani e le doline, le
Lanciadardi, gli esseri che stavano in attesa dell'incauto, e le
trappole e i mostri creati dalla magia degli Elfi che egli tanto
scioccamente credeva di dominare. Wren non faceva che chiedersi come
fosse riuscito a sopravvivere. Avrebbe dovuto morire gi una decina di
volte. Un passo in una direzione o nell'altra e ci sarebbe rimasto. Si
scopr a desiderare che ci accadesse, che egli facesse quel passo
falso e la follia avesse fine. Odiava quello che stavano facendo,
dandogli la caccia come a un animale, inseguendolo come fosse una
preda. Voleva che tutto si concludesse.
Al tempo stesso, aveva paura di quanto ci sarebbe voluto perch
accadesse.
Non appena cominciarono a intravedere le ragnatele del Wisteron fu
presa dallo sconforto. "Non cos", si scopr a intercedere presso
l'ignoto destino che controllava queste cose. "Che abbia una fine
rapida". Ovunque c'erano fili pronti a far scattare le trappole,
appesi agli alberi e avvolti ai rampicanti, e legati in ragnatele
mortali. Stresa riprese il comando al posto di Garth per poterli
guidare oltre le insidie, fermandosi spesso ad ascoltare, ad annusare
l'aria, e a giudicare la sicurezza del percorso da fare. La giungla si
infittiva in un labirinto di fronde verdi e tronchi scuri che si
intersecavano alla rinfusa. Alcune ombre si spostavano lente e pesanti
attorno a loro, ma dai rumori che facevano si capiva che erano
inquiete e affamate. Il pomeriggio si accorci e si avvicinava la
sera, si fece buio. In lontananza, nascosto dalla montagna dalla quale
erano scesi, il Killeshan brontolava. L'isola fu percorsa da piccole
scosse di terremoto, e la verde foschia della giungla rabbrivid
all'eco. Si cominciarono a sentire esplosioni, ancora attutite, ma che
diventavano sempre pi forti. Alberi interi tremavano al rimbombo, e
il vapore schizzava fuori sotto forma di geyser dagli stagni delle
paludi, sibilando di sollievo. A mano a mano che si faceva buio, Wren
poteva vedere, attraverso l'onnipresente foschia fatta di "vog" e di
nebbia, il cielo sopra il Killeshan diventare rosso.
"E' cominciato", pens mentre gli occhi preoccupati di Garth
incontravano i suoi.
Si chiese quanto tempo gli restasse ancora. Anche se fossero riusciti
a recuperare lo Scettro, c'erano altri due giorni di cammino da l al
mare. Ci sarebbe stato Tiger Ty ad aspettarli? Quante volte aveva
promesso che sarebbe andato? Una volta alla settimana, no? E se prima
del suo ritorno doveva passare un'intera settimana? Avrebbe visto il
bagliore del vulcano e si sarebbe reso conto del pericolo che
correvano?
Oppure aveva rinunciato ad attenderli ormai da tempo, convinto che lei
avesse fallito l'impresa, che fosse morta come tutti gli altri e che
non valeva la pena di aspettare ancora?
Scosse la testa come a rimproverarsi. No, non Tiger Ty. Lo riteneva un
uomo incapace di far questo, senz'altro migliore. Non avrebbe
rinunciato a cercarla, si disse. Finch ci fosse ancora qualche
speranza.
PhTiili tt! Presto dovremo fermarci avvert Stresa. Hssstt. Dobbiamo
trovare un riparo prima che si faccia pi buio, prima che il Wisteron
inizi la sua caccia!
Ancora un po' propose Wren fiduciosa.
Andarono avanti, ma Gavilan Elessedil non si trovava. La sua pista
irregolare continuava davanti a loro, serpeggiando nella giungla di In
Ju, una striscia di steli e foglie spezzate che spariva nell'oscurit.
Finalmente, abbandonarono l'inseguimento. Stresa trov un riparo per
tutti nel ceppo vuoto di un baniano rovesciato dall'et e
dall'erosione, un tronco massiccio con due entrate attorno alla base e
una stretta fessura pi in alto. Bloccarono l'apertura maggiore e si
accinsero a fare la guardia alla pi piccola. Non potevano venire
raggiunti da esseri di grosse dimensioni. Dentro la loro bara di legno
faceva caldo e c'era un odore di chiuso, asciutto come la terra
d'inverno. Scese la notte, ed essi sentivano i predatori della giungla
svegliarsi, il suono di ruggiti ripetuti come colpi di tosse, i rumori
di passaggi circospetti, e delle prede che venivano catturate e
uccise. Si strinsero schiena contro schiena mentre Stresa si distese
curvo davanti a loro, con gli aculei all'indietro verso la debole
luce. Fecero i turni di guardia, sonnecchiando perch erano troppo
stanchi per stare svegli ma troppo agitati per dormire. Fauno si
lasciava cullare nelle braccia di Wren, immobile come se fosse morto.
Lei strofin il pelo del piccolo animale affettuosamente, chiedendosi
come avesse fatto a sopravvivere in un mondo del genere. Pens a
quanto odiava Morrowindl. Era un ladro che le aveva portato via tutto
la vita della nonna e dei suoi amici, l'innocenza che aveva protetto
gli Elfi e la loro storia, l'amore e l'affetto che aveva scoperto di
nutrire per Gavilan, e la forza di volont che aveva pensato di non
perdere mai. Era la perdita di quest'ultima che la preoccupava di pi,
la sua fiducia in tutto ci che era e nella certezza di poter
determinare il proprio destino. Tutto questo era perduto, e
Morrowindl, che una volta era stata un paradiso, era diventata un
incubo popolato di Ombrati, aveva portato via ogni cosa. Cerc invano
di immaginare la vita al di fuori dell'isola. Non riusciva a pensare a
dopo la salvezza, perch la salvezza era ancora incerta, un esito
ancora in sospeso. Ramment come un tempo avesse creduto che andare a
trovare Allanon e parlare con la sua ombra poteva rappresentare
l'inizio di una grande avventura. Il ricordo fu ridotto in cenere
nella sua bocca.
Dorm un po', sogn esseri scuri e terribili, e si svegli sudata e
accaldata. Durante il suo turno di guardia, si accorse che i pensieri
la portavano di nuovo verso Gavilan, verso piccoli particolari di lui
- il modo in cui l'aveva toccata, la sensazione della sua bocca che la
baciava, e la meraviglia che egli aveva suscitato in lei anche solo
con un'osservazione casuale o uno sguardo di sfuggita. Sorrise al
ricordo. C'erano tante cose di lui che le erano piaciute; soffriva
perch lo aveva perduto. Si augur di poterlo riportare a s e di
farlo ridiventare come era prima. Si augur perfino di trovare un modo
per far fare alla magia ci che la natura non poteva - cambiare il
passato. Era un'idea sciocca, priva di senso, e questo la indispettiva
enormemente. Gavilan era perduto per lei. Era in preda alla pazzia di
Morrowindl. Aveva ucciso Dal e rubato lo Scettro. Si era trasformato
in qualcosa di indicibile. Gavilan Elessedil, l'uomo dal quale era
stata tanto attratta e al quale aveva tenuto tanto, non esisteva pi.
All'alba si alzarono e si rimisero in marcia. Non dovevano
preoccuparsi per la colazione perch non c'era pi niente da mangiare.
Le loro provviste si erano esaurite, quando addirittura non erano
state perdute o abbandonate. C'era solo un po' d'acqua, ma non sarebbe
bastata per un altro giorno. Nell'attraversamento della giungla non
avrebbero trovato nulla di commestibile. Una ragione in pi per
uscirne in fretta.
La loro ricerca quel giorno fin quasi prima di cominciare. In meno di
un'ora, le tracce di Gavilan finirono all'improvviso. Raggiunsero la
cima di un burrone, rallentarono al fischio di avvertimento di Stresa,
e si fermarono. Sotto, tra i resti di piccole piante e di erba quasi
appiattita da quella che doveva essere stata una lotta furibonda,
erano ben visibili i fili di una ragnatela del Wisteron.
Stresa scese nel burrone, annus attento tutt'intorno e si arrampic
su di nuovo. Gli occhi scuri e lucidi fissarono Wren. Hsssttt. Lo ha
preso, Wren Elessedil.
Lei chiuse gli occhi davanti alla terribile visione evocata da quelle
parole. Quanto tempo fa?
Ssspptt. Non molto. Forse sei ore. Subito dopo mezzanotte, direi. La
ragnatela ha catturato il Principe Elfo e lo ha trattenuto finch non
venuto il Wisteron. Rwwlll. La belva poi lo ha portato via.
Dove?
Stresa drizz le orecchie. Nella sua tana, immagino. Ne ha una in
fondo a una cavit al centro di In Ju.
Sent una nuova stanchezza impadronirsi di lei. Era ovvio, una tana -
doveva esserci. Nessuna traccia dello Scettro?
Il Gatto Screziato scosse la testa. E' sparito.
Perci, a meno che Gavilan non lo avesse abbandonato - cosa che non
avrebbe mai fatto - era ancora con lui. Rabbrivid nonostante la sua
risoluzione. Ricord il breve incontro avuto con il Wisteron
all'andata. Ricord come si era sentit solo al vederlo passare.
"Povero, folle Gavilan. Non c'era speranza per lui adesso".
Guard gli altri, a uno a uno. Dobbiamo recuperare lo Scettro. Non
possiamo andare via senza.
No, Wren, mia Signora, non possiamo le fece eco Triss con lo sguardo
duro.
Garth rimase immobile, le grandi mani penzoloni lungo i fianchi.
Stresa scroll gli aculei e il muso dal naso affilato si alz verso il
volto di Wren. Rrwwll Wren degli Elfi, era proprio ci che mi
aspettavo da te. Hssttt. Ma dovrai usare la Magia degli Elfi se
vogliamo sopravvivere. Non hai altra scelta contro il Wisteron.
Lo so sussurr lei, sentendo l'ultima traccia della sua vita di una
volta abbandonarla.
Chhttt. Non che importi qualcosa. PhhTiili t. Il Wisteron ...
Stresa lo interruppe dolcemente. Non c' bisogno che tu venga.
Il Gatto Screziato sospir e annu. Phhfft. Siamo arrivati fin qui
insieme, non vero? Non c' bisogno di parole. Ti accompagner alla
tana.
25.
Nel lungo, profondo silenzio della notte senza fine di Paranor, nel
limbo del suo grigio, immutabile crepuscolo, Walker Boh sedeva
guardando nel vuoto. Aveva una mano chiusa a pugno sul tavolo davanti
a lui, con le dita che si serravano come strisce di ferro attorno alla
Pietra Nera. Non c'era molto di pi da fare, non c'erano altre scelte
da prendere in considerazione, n altre possibilit da scoprire. Aveva
riflettuto su ogni cosa finch era possibile, e tutto quello che
rimaneva da fare era vedere se era giusto o sbagliato.
Forse dovresti prendere ancora un po' di tempo sugger a bassa voce
Cogline.
Il vecchio era seduto di fronte a lui, uno spettro fragile e
scheletrico, quasi trasparente se visto in controluce. E lo diventava
sempre pi, pens disperato Walker. I capelli bianchi e sotTiili si
sparpagliavano come granelli di polvere dal volto rugoso e dalla
testa, la tunica pendeva come biancheria appesa ad asciugare a un
filo, e gli occhi tremolavano con opachi riflessi dalle orbite scure.
Cogline stava svanendo, scomparendo nel passato, ritornando con
Paranor al luogo dal quale era stato convocato. Perch Paranor non
sarebbe rimasto nel mondo degli uomini a meno che non ci fosse stato
un Druido che se ne occupasse, e Walker Boh, scelto dal tempo e dal
destino a riempire quelle vesti scure, doveva ancora indossarle.
I suoi occhi si posarono su Bisbiglio. Il gatto delle paludi stava
disteso in modo scomposto contro la parete lontana dello studio in cui
si trovavano, il suo corpo nero era esile ed etereo come quello del
vecchio. Walker rivolse lo sguardo su se stesso, vide che stava
svanendo anche lui, pur senza la stessa rapidit. In ogni caso, poteva
ancora scegliere; poteva andarsene se voleva, quando voleva. Non cos
Cogline o Bisbiglio, che erano legati per l'eternit al Castello se
Walker non trovava il modo di riportarlo nel mondo degli Uomini.
Per quanto potesse sembrare strano, egli credeva di avere trovato il
modo. Ma la sua scoperta lo terrorizzava a tal punto che non era
sicuro di poterla mettere in pratica.
Cogline si spost, con un rumore di ossa secche. Un'altra lettura dei
libri non farebbe male insistette.
Walker sorrise ironico. Un'altra lettura e di te non rimarr pi
nulla. N di Bisbiglio, del Castello e probabilmente neppure di me
stesso. Paranor sta sparendo, vecchio. Non possiamo fingere
diversamente. E poi non c' nient'altro da leggere, nient'altro da
scoprire che io non sappia gi.
E sei ancora sicuro di avere ragione?
Sicuro? Walker non era sicuro di nulla, oltre al fatto che non era
assolutamente sicuro. La Pietra Nera era un terribile enigma. Se si
fosse sbagliato sul suo funzionamento sarebbe finito come il Re della
Pietra, imprigionato dalla sua stessa magia, distrutto da ci in cui
credeva di pi. Uhl Belk aveva ritenuto di poter dominare la magia
della Pietra, e questo gli era costato tutto.
Sto tirando a indovinare rispose. Nient'altro.
Apr la mano, e la Pietra rimase esposta alla luce. Era l, annidata
nel suo palmo, con le sfaccettature lisce, i bordi affilati, opaca e
impenetrabile, potenza in s, forza che andava al di l di qualunque
cosa avesse mai incontrato. Ricord come si era sentito nell'usare la
Pietra quando aveva riportato indietro il Castello, pensando che tutto
sarebbe finito allora, che il ritorno dal limbo in cui Allanon l'aveva
mandato fosse tutto quello che era necessario fare. Ricord il flusso
di energia quando essa lo un al Castello, l'intrecciarsi della carne
e del sangue con la pietra e la malta, la ristrutturazione del suo
corpo affinch fosse fantasma e uomo al tempo stesso, il suo
cambiamento affinch potesse entrare a Paranor, affinch potesse
scoprire quello che gli rimaneva da fare.
Una metamorfosi dell'essere.
All'interno, aveva incontrato Cogline e Bisbiglio e sentito il
racconto di come erano sopravvissuti all'attacco degli Ombrati venendo
presi nello schermo protettivo della magia delle Storie dei Druidi e
rianimati dentro Paranor. Bench Walker avesse portato Paranor fuori
dal limbo nel quale l'aveva mandato Allanon, esso non sarebbe tornato
interamente se stesso finch lui non avesse trovato il modo di
completare la propria trasformazione, diventando cos il Druido che
doveva essere secondo quanto era scritto. Fino ad allora, Paranor era
una prigione che lui solo poteva lasciare - una prigione che stava
rapidamente ritirandosi nello spazio dal quale era venuta.
Tiro a indovinare ripet, quasi a se stesso.
Aveva letto e riletto le Storie dei Druidi nel tentativo di scoprire
cosa avrebbe dovuto fare, ma non aveva trovato nulla. Le Storie non
dicevano da nessuna parte come si diventava Druidi. Disperandosi,
aveva dato la causa per persa nel ricordare le visioni del Grimpond,
due delle quali erano gi passate, e la terza, a suo avviso, doveva
avverarsi l.
Si rivolse al vecchio. Mi trovo in una fortezza priva di vita, grigia
e abbandonata. Sono inseguito da una morte che non posso evitare. Essa
mi d la caccia senza sosta. So che devo scappare ma non posso. La
lascio avvicinare, e mi raggiunge. Mi sento pervaso dal freddo, e ho
la sensazione che la mia vita finisca. Dietro di me c' un'ombra scura
che mi tiene stretto, impedendomi di fuggire. L'ombra Allanon.
Le parole erano ormai una litania familiare. Cogline annu paziente.
La tua visione, hai detto. La terza.
Due si sono gi avverate, ma nessuna come avevo immaginato. Al
Grimpond piace fare scherzi. Ma ora devo servirmi di questo gioco a
mio vantaggio. Conosco i particolari della visione e so che si
avverer qui dentro il Castello. Devo solo decifrarne il significato,
separare la verit dalla menzogna.
Ma se ti fossi sbagliato...
Walker Boh scosse la testa in segno di sfida. Non mi sono sbagliato.
Stavano percorrendo un terreno noto. Walker aveva gi detto tutto al
vecchio, sottoponendo ogni cosa al giudizio di qualcuno pronto a
scoprire gli errori che gli erano sfuggiti, esprimendo il suo pensiero
in parole per vedere che effetto faceva.
La Pietra Nera era la chiave di tutto.
Ripet a memoria quel breve, unico, brano scritto nelle Storie dei
Druidi:
Una volta portato via, Paranor rimarr perduto al mondo degli Uomini
per tutto il tempo, chiuso ermeticamente e invisibile nella sua forma.
Solo una magia ha il potere di farlo riapparire: quell'unica Pietra
Magica colorata di Nero che stata ideata dal popolo delle fate del
vecchio mondo nella maniera e nella forma di tutte le Pietre Magiche,
mettendo insieme tuttavia in una sola pietra le propriet necessarie
del cuore, della mente e del corpo. Chiunque dovesse averne motivo e
diritto deve riportarlo al suo giusto fine.
Fino a quel momento aveva ritenuto che la Pietra Nera fosse destinata
a restituire Paranor allo stato attuale di semiessere e di
consentirgli di entrarvi. Ma il linguaggio dell'iscrizione non
definiva la portata dell'uso della Pietra. Una sola magia, diceva,
aveva il potere di ridare vita a Paranor. Una magia. La Pietra Nera.
Non si faceva cenno a nessun'altra magia, in nessun'altra parte. Non
c'era nessun'altra parola sul ritorno di Paranor al mondo degli Uomini
in nessuna pagina delle Storie dei Druidi.
Supponiamo, allora, che la Pietra Nera fosse tutto ci che ci voleva,
ma che dovesse essere usata non una volta soltanto, bens due o anche
tre volte prima che il processo di ricostruzione fosse completato.
Ma usata per fare cosa?
La risposta sembrava ovvia. La magia che Allanon aveva infuso nel
Castello trecento anni prima era una sorta di cane da guardia lasciato
libero per fare due cose - distruggere i nemici di Paranor e mandare
Paranor nel limbo, tenendovelo finch non fosse stato opportunamente
rievocato. La magia era un essere vivente. Si poteva avvertirne la
presenza tra le mura del Castello; la si poteva sentire aggirarsi
nelle sue viscere. Osservava e ascoltava. Respirava. Era l, in
attesa. Se il Castello doveva essere riportato nelle Quattro Terre, la
magia che Allanon aveva liberato doveva essere di nuovo scacciata. Era
ragionevole ritenere che soltanto un'altra forma di magia avrebbe
potuto riuscirvi. E l'unica magia a portata di mano, l'unica che
venisse citata nelle Storie dei Druidi dove si trattava di Paranor,
era la Pietra Nera.
Fin qui, tutto bene. Magia Druidica per neutralizzare un'altra magia
Druidica. Aveva senso; il potere affermato della Pietra Nera era la
negazione delle altre magie. Una sola magia, diceva il testo. E
pertanto Walker doveva usarla. L'aveva fatto una volta, dimostrando di
esserne in grado. "Chiunque ne abbia motivo e diritto". Proprio lui.
Usa la Pietra Nera contro la magia che faceva da cane da guardia e
rinchiudila. Usa la Pietra Nera e riporta indietro Paranor.
Eppure, mancava ancora qualcosa. Non c'era una spiegazione sul
funzionamento della Pietra Nera. Era estremamente complesso e non
bastava limitarsi a invocare la magia e lasciarle fare il suo corso.
La Pietra Nera annientava le altre magie attirandole in s e in chi la
possedeva. Walker Boh era gi stato oggetto di mutamento quando aveva
usato la Pietra Nera per riportare indietro Paranor e riuscire a
entrarvi, trasformandosi da uomo completo in qualcosa di incorporeo.
Quali altri danni avrebbe potuto arrecare a se stesso se avesse usato
la Pietra contro il cane da guardia? Quale altra trasformazione poteva
avere luogo?
E allora, all'improvviso, si rese conto di due cose.
Prima di tutto, che egli non era ancora un Druido e non lo sarebbe
diventato finch non avesse affermato il diritto di esserlo; che il
suo diritto non gli sarebbe derivato dallo studio, o dalla cultura, o
dalla saggezza attinta dalla lettura delle Storie dei Druidi, che non
era preordinato, n predeterminato da quanto era successo a Brin
Ohmsford trecento anni prima, ma sarebbe scattato nel momento in cui
avesse trovato il modo di sottomettere il cane che faceva la guardia
al Castello e avesse riportato Paranor nel mondo degli Uomini, perch
quella era la prova alla quale lo aveva sottoposto Allanon.
In secondo luogo, che la visione mostratagli dal Grimpond, quella che
doveva avere luogo all'interno di Paranor, quella nella quale avrebbe
dovuto affrontare una morte che non avrebbe potuto evitare, mentre
veniva tenuto stretto dal fantasma di Allanon, era un barlume di quel
momento.
I suoi argomenti erano persuasivi. I Druidi non si sarebbero impegnati
a scrivere un procedimento completo come questo quando c'era un modo
migliore. Solo Walker Boh poteva usare la Pietra Nera. Solo lui ne
aveva il diritto. In un modo o nell'altro, quell'uso avrebbe provocato
la trasformazione richiesta. Se fosse stato necessario saperlo, Walker
avrebbe scoperto ci che serviva. Tanta parte della magia dei Druidi
si basava sulla accettazione - l'uso delle Pietre Magiche, della Spada
di Shannara, perfino della canzone del desiderio. Era solo ragionevole
ritenere che sarebbe stato lo stesso anche in questo caso.
E la visione del Grimpond non faceva che rafforzare la sua idea.
Avrebbe dovuto esserci un confronto come quello immaginato.
Un'interpretazione letterale della visione faceva pensare che un
confronto del genere si sarebbe concluso con la morte di Walker, che
Allanon, inviandolo l, lo aveva destinato a morire, e che qualunque
cosa avesse cercato di fare per sfuggire a questo destino sarebbe
stata inutile. Ma era una lettura troppo semplicistica. Perch Allanon
gli avrebbe fatto fare tanta strada per destinarlo a morte certa?
Doveva esserci un'altra interpretazione, un altro significato. Lui
preferiva quella in cui una vita aveva fine e un'altra ne cominciava,
e una volta per tutte veniva riconosciuto come un Druido.
Cogline non ne era cos sicuro. Walker si era sbagliato
nell'interpretare le altre due visioni del Grimpond. Perch era cos
convinto di non sbagliare anche questa volta? Le visioni non erano mai
quello che sembravano, pezzi tortuosi e contorti di mezze verit
nascoste tra le menzogne. Stava correndo un terribile rischio. La
prima visione gli era costata un braccio, la seconda Quickening. Era
possibile che la terza non dovesse costargli nulla? Sembrava pi
logico credere che la visione fosse aperta a numerose interpretazioni,
ciascuna delle quali poteva arrivare a passare nella giusta serie di
circostanze, compresa la morte di Walker. Inoltre, Cogline era
infastidito dal fatto che a Walker non era chiaro come l'uso della
Pietra Nera dovesse influire sulla sua trasformazione, come dovesse
sottomettere il guardiano Druido, come lo stesso Paranor dovesse
essere riportato in vita completamente - o come ciascuna di queste
fasi dovesse funzionare. Forse non era cos semplice come Walker lo
faceva intendere. Nulla che coinvolgesse l'uso della magia Elfica era
semplice. Avrebbe comportato dolore, uno sforzo enorme, e la
possibilit molto concreta di fallimento.
Cos avevano discusso, avanti e indietro, pi di quanto Walker volesse
ammettere, finch, poche ore prima, erano stati troppo stanchi per
fare qualunque altra cosa che non fosse scambiarsi una serie di
frettolosi ammonimenti. Walker aveva ormai preso la sua decisione, e
questo lo sapevano entrambi. Avrebbe messo alla prova la sua teoria,
per cercare e affrontare l'essere lasciato libero da Allanon dentro
Paranor e per usare la Pietra Nera allo scopo di rinchiuderlo
nuovamente. Avrebbe scoperto la verit sulla Pietra e posto fine
all'ultima odiosa visione del Grimpond.
Se fosse stato capace di alzarsi da quel tavolo, prendere il
talismano, e andare avanti.
Sebbene avesse cercato di tenerlo nascosto a Cogline con sguardi truci
e parole fiduciose, Walker era bloccato dal terrore. Tanta incertezza,
tanti rischi. Costrinse le dita a stringersi di nuovo sulla Pietra
Nera, a impugnarla cos forte da sentire male.
Vengo con te propose Cogline, con Bisbiglio.
No.
Potremmo essere in grado di aiutarti in qualche modo.
No ripet Walker. Guard in alto, scuotendo la testa lentamente. Mi
piacerebbe se veniste anche voi. Ma qui si tratta di qualcosa in cui
non potete aiutarmi, qualcosa in cui nessuno pu aiutarmi.
Prov un dolore dove avrebbe dovuto esservi il braccio che gli
mancava, come se fosse in qualche modo al suo posto e semplicemente
lui non potesse vederlo. Si mosse con difficolt, cercando di
allentare i muscoli che si erano tesi e contratti mentre era stato
seduto col vecchio, a discutere. Il movimento gli diede la spinta, e,
con uno sforzo, si alz. Cogline si alz con lui. Stettero uno di
fronte all'altro nella semioscurit, nella trasparenza attenuata del
Castello.
Walker. Il vecchio pronunci il suo nome sottovoce. I Druidi hanno
fatto di noi le loro creature. Siamo stati contorti e rivolti in ogni
direzione, costretti a compiere cose che non volevamo e coinvolti in
fatti di cui avremmo preferito non occuparci. Non ho la presunzione di
discutere con te adesso i meriti delle loro manipolazioni. Abbiamo
entrambi superato il punto in cui questo importa.
Si chin in avanti. Ma vorrei parlarti, vorrei chiederti di ricordare
che essi hanno scelto i loro paladini saggiamente. Il Suo sorriso era
stanco e triste. Buona fortuna.
Walker gir attorno al tavolo, cinse il vecchio col braccio sano e lo
strinse forte. Lo tenne per un momento, poi lo lasci e si allontan.
Grazie sussurr.
Non c'era nient'altro da dire. Trasse un respiro profondo, and ad
accarezzare Bisbiglio in mezzo alle orecchie dritte, fiss i suoi
occhi luminosi, poi scomparve fuori dalla porta.
Con passi cauti e lenti, muovendosi nei vasti corridoi vuoti come se i
muri potessero sentirlo avvicinare, come se le sue intenzioni
potessero essere scoperte, procedette verso il centro del Castello.
Delle ombre erano sospese attorno a lui in pieghe incolori, un velo di
sonno che ammantava i suoi pensieri. Egli si seppell nel rifugio
della mente, attirando la sua determinazione e la sua forza di volont
attorno a s in strati protettivi, invocando dal pi profondo la
fermezza che gli avrebbe dato una possibilit di sopravvivenza.
Perch la verit era che egli non aveva la minima idea di cosa sarebbe
accaduto quando si fosse trovato faccia a faccia con il guardiano
Druido e avesse invocato la Pietra Nera per sottometterlo. Aveva
ragione Cogline; ci sarebbe stato da soffrire e sarebbe stato pi
complesso e difficile di quanto egli non volesse ammettere. Ci sarebbe
stata una lotta, e non era detto che egli ne sarebbe uscito vincitore.
Gli sarebbe piaciuto avere un'idea migliore dell'impresa che doveva
compiere. Ma non valeva la pena di desiderare ci che non avrebbe
potuto essere mai, ci che non era mai stato. Le vie dei Druidi erano
sempre state segrete.
Volt e percorse il corridoio principale, dirigendosi verso le porte
che si aprivano all'interno del Castello e che portavano al pozzo nel
quale il guardiano dormiva tranquillo. Oppure era solo rintanato,
perch lo Zio Oscuro aveva l'impressione che la magia fosse sveglia e
attenta, che lo seguisse con gli occhi mentre egli si aggirava per il
Castello, camminando con fatica in un'ondulazione di luce mutevole,
come una presenza invisibile. C'era anche l'ombra di Allanon, una
stretta alla schiena, una contrazione dei muscoli della spalla dove le
grandi mani si erano attaccate. Era gi tenuto bloccato, pens. Era
spinto a questo confronto come se fosse un pezzo di legno secco
trasportato sull'onda di un fiume, senza poterne deviare la direzione.
"Parlami, Allanon", invoc in silenzio. "Dimmi cosa fare".
Ma non ebbe risposta.
Le porte delle stanze vuote e gli oscuri corridoi delle altre sale e i
rispettivi passaggi si susseguivano ininterrotti. Prov di nuovo il
dolore al braccio che gli mancava e si augur di essere ancora sano,
almeno per il momento del confronto. Strinse pi forte la Pietra Nera
nella mano, sentendo le sfaccettature lisce e i margini affilati
premere rassicuranti contro la sua carne. Poteva invocare il potere
che c'era dentro, ma non poteva prevedere cosa avrebbe fatto.
"Distruggerti", fu l'idea che gli sorse involontria. Fece un respiro
lento e profondo per calmarsi. Cerc di ricordare il brano della
Storia dei Druidi sull'uso della Pietra ma all'improvviso gli manc la
memoria. Cerc di ricordare quello che aveva letto in tutte le pagine
di tutti quei libri ma non vi riusc. Tutto gli si stava sciogliendo e
scivolando via dentro, perduto nell'attacco di paura e di dubbio che
lo aveva assalito, inquieto e minaccioso. Non dargli spazio, ammon se
stesso. Ricordati chi sei, cosa ti stato promesso, cosa ti sei detto
che accadr.
Le parole erano simili a foglie morte portate via da un forte vento.
Davanti a lui, un ampio porticato si apriva nella pietra delle mura,
ad arco e con un'ombra cos fitta che era nera come la notte. L, una
serie di alte porte di ferro rimanevano chiuse.
L'entrata al pozzo del Castello dei Druidi.
Walker arriv davanti alle porte e si ferm. Tutt'attorno sentiva un
sussurrare di voci che lo rimproveravano aspramente, lo prendevano in
giro alla maniera del Grimpond, dicendogli di tornare indietro,
incitandolo ad andare avanti, un folle turbinio di esortazioni
contrastanti. Dei ricordi si mossero da qualche parte dentro di lui,
ma non erano i suoi. Poteva sentirli strisciare lungo la spina
dorsale, un allungare di dita che si serravano e stringevano. Davanti
a s, poteva vedere una traccia di perfida luce verde far capolino
dalle crepe e dalle fenditure del telaio della porta. Dietro, poteva
sentire del movimento.
In quel preciso istante, fu sul punto di scappare. Se fosse stato
capace di farlo, avrebbe gettato via la Pietra Nera e si sarebbe messo
in salvo, abbandonando la sua risoluzione e la sua decisione. La sua
paura era evidente, cos tangibile che gli sembrava di poter allungare
la mano e toccarla. Non aveva l'aspetto che si era immaginato. Non era
la paura del confronto, della promessa della visione, e neppure la
paura di morire. Si trattava di qualcosa che andava al di l, qualcosa
di cos impalpabile da non potersi definire, e della cui presenza,
tuttavia, era assolutamente certo.
Ma l'ombra di Allanon lo tenne fermo, proprio come nella visione, un
espediente del fato e una manipolazione dei secoli passati messi
assieme per essere sicuri che Walker Boh realizzasse lo scopo che i
Druidi avevano stabilito per lui.
Tese in avanti il pugno chiuso, vedendolo come se la sua mano
appartenesse a un'altra persona, osservandolo mentre si avvicinava
alle porte di ferro.
Esse si spalancarono senza far rumore.
Walker entr, il corpo intorpidito e la testa leggera e piena di
piccoli, terrorizzati urli di avvertimento. "Non entrare",
sussurravano, "non entrare".
Si ferm, senza fiato. Rimase su uno stretto pianerottolo di pietra
all'interno del pozzo del Castello. Delle scale salivano tutt'intorno
alla parete della torre come un serpente dalla schiena irta di aculei.
Una debole luce grigia filtrava attraverso le fenditure tagliate nella
pietra, trapassando le ombre. Sotto di s non c'era nient'altro che il
vuoto, un abisso vasto e profondo dal quale saliva l'eco delle porte
di ferro che si richiusero dietro di lui con un rumore sordo. Ascolt
il cuore pulsargli nelle orecchie. Ascolt il silenzio circostante.
Poi qualcosa si mosse nell'abisso. Fiato che usciva dai polmoni di un
gigante, veloce e rabbioso. Una luce verdastra si accese, si abbass
di nuovo, si trasform in nebbia, e cominci a turbinare pigramente.
Walker Boh sent la vastit del Castello posarglisi attorno, un peso
mostruoso da cui non poteva sfuggire. Tonnellate di pietra lo
circondavano, e l'oscurit che vi si racchiudeva era come un velo di
morte. Si alz la nebbia, una magia antica e oscura, il guardiano dei
Druidi si era svegliato e veniva avanti per indagare. And nella sua
direzione con un movimento verso l'alto che seguiva la curvatura del
muro di pietra, divorando lo spazio al buio, una palude che avrebbe
potuto inghiottirlo senza lasciare traccia.
Walker avrebbe voluto ancora fuggire, se non fosse stato per la
certezza che era troppo tardi, che aveva cominciato qualcosa che
doveva essere portato a termine, che il tempo e gli eventi lo avevano
finalmente raggiunto, e che ora qui, da solo, avrebbe dovuto risolvere
l'enigma della sua vita da Druido. Si costrinse ad avanzare verso il
bordo del pianerottolo, fragile carne, simile a una goccia d'acqua
rispetto all'oceano della forza che stava sotto. Essa sibil verso di
lui come se lo avesse visto, un sussurro di riconoscimento. Sembr
raccogliersi, come in un'accentuazione di movimento.
Walker sollev la mano con la Pietra Nera.
"Aspetta".
La voce proveniva dalla nebbia. Walker rimase impietrito. Era la voce
del Grimpond.
"Mi conosci?"
Il Grimpond? Come poteva essere il Grimpond? Walker batt velocemente
le palpebre. Al centro la nebbia aveva cominciato a prendere forma, un
pilastro di verde turbinante che avanzava nella luce, si sollevava
attraverso l'oscurit, costante, sicuro, finch non fu alla sua
altezza, sospeso nell'aria e nel silenzio.
"Guarda".
Divenne una figura umana con tanto di mantello e cappuccio, ma senza
volto. Gli spuntarono mani e braccia che si tesero per abbracciare
Walker. Le dita si stringevano e si contraevano.
"Chi sono?"
Apparve un volto, mentre l'ombra e la luce si separavano nella nebbia.
Walker ebbe la sensazione che gli fosse strappata l'anima.
La faccia che vedeva era la sua.
Dentro il buio isolamento della sala a volta che ospitava le Storie
dei Druidi, Cogline si alz in piedi barcollante. Stava accadendo
qualcosa. Lo sentiva nell'aria, una vibrazione che faceva muovere le
ombre. La faccia rugosa si irrigid nella concentrazione; gli occhi
carichi di anni fissarono lo spazio. Il silenzio era totale, vasto e
immutabile, il tempo sospeso, eppure...
Dall'altro lato della stanza, di fronte a lui, la testa di Bisbiglio
si alz di colpo e il gatto delle paludi emise un profondo, lento,
arrabbiato brontolio. Si accucci, volgendo il muso prima da una
parte, poi dall'altra, come se stesse cercando un nemico che si era
reso invisibile. Anche Cogline avvert qualcosa, i suoi occhi si
spostarono rapidi a destra e a sinistra. Sul tavolo davanti a lui, le
pagine del libro aperto si misero a tremare.
"Comincia", pens il vecchio.
Raccolse le sue vesti e le tenne strette con un movimento inconscio,
pensando a tutto ci che l'aveva portato a quel punto, a tutto ci che
era successo prima. Dopo tanti anni, quale prezzo? si chiese. Ma il
prezzo non sarebbe stato pagato da lui, bens da Walker Boh.
"Devo fare quello che posso", decise.
Si concentr a fondo, una delle poche capacit che gli erano rimaste
del suo passato di Druido. Si ritir in se stesso finch non fu
abbastanza libero da andarsene. Cos poteva superare brevi distanze,
vedere dentro piccoli mondi. Si affrett per i corridoi del Castello,
sempre nella sua mente, vedendo e sentendo ogni cosa. Pass rapido
attraverso il buio, attraverso la semioscurit grigia, fino a
raggiungere la torre del Castello.
L trov Walker Boh faccia a faccia con l'immortalit e la morte,
paralizzato dall'indecisione. Si rese conto di quello che stava
accadendo.
La sua voce era stranamente calma.
"Walker. Usa la Pietra".
Walker ud la voce del vecchio, un sussurro nella sua mente, e sent
il corpo reagire. Il braccio si sollev, ed egli si irrigid.
L'essere davanti a lui si mise a ridere. "Ancora non mi conosci?"
Non era proprio sicuro di conoscerlo. Era molte cose insieme, alcune
delle quali gli erano note, altre no. Sulla voce, tuttavia, non poteva
sbagliarsi. Era quella del Grimpond, che faceva del sarcasmo, che lo
prendeva in giro e lo chiamava per nome.
"Hai trovato la tua terza visione, non vero, Zio Oscuro?"
Walker era sbalordito. Com'era possibile una cosa del genere? Come
faceva il Grimpond a essere sia questa cosa che egli era venuto a
sottomettere sia l'incarnazione imprigionata a Darklin Reach? Come
poteva trovarsi in due posti allo stesso tempo? Non aveva senso. I
Druidi non avevano creato il Grimpond. Le loro magie erano differenti
e opposte. Eppure la voce, il movimento, e la sensazione...
L'ombra davanti a lui stava diventando pi grande, si avvicinava.
"Io sono la tua morte, Walker Boh. Sei preparato ad accogliermi?"
E all'improvviso la visione riapparve nella sua mente, chiara come nel
momento in cui l'aveva avuta per la prima volta: l'ombra di Allanon
dietro di lui, che lo teneva fermo, l'ombra oscura davanti a lui, la
promessa della sua morte, e il castello dei Druidi tutt'attorno.
"Perch non scappi? Fuggi da me!"
Era tutto quello che poteva fare per non gridare. Cerc di
allontanarsi a tentoni, implorando aiuto da ogni parte. La voce di
Cogline era sparita, sepolta da una terribile paura. Risoluzione e
impegno erano ridotte in mille pezzi sparsi attorno a lui. Walker Boh
si stava disintegrando mentre era ancora vivo.
Tuttavia qualche piccola parte di lui non si era arresa, tenuta unita
dal ricordo di ci che lo aveva portato l, dall'impegno preso con se
stesso che non sarebbe morto volentieri e neppure nell'ignoranza. Il
volto di Cogline era ancora l, gli occhi sbarrati, le labbra che si
muovevano, cercando di parlare. Walker attinse dentro di s all'unica
cosa che lo aveva sostenuto per tanti anni, la rabbia che gli bruciava
dentro al pensiero di ci che i Druidi gli avevano fatto. Vi soffi
sopra finch si incendi. La port con le mani alla faccia e lasci
che lo ustionasse. La respir finch la paura fu costretta a cedere il
passo, finch rimase soltanto la rabbia.
Allora accadde una cosa strana. La voce della cosa che era davanti a
lui cambi. Assunse il suono della sua stessa voce, frenetica,
disperata.
"Fuggi, Walker Boh!"
La voce non proveniva pi dalla nebbia, ma proprio da lui! Lo chiamava
per nome, esortandolo a fuggire!
Cosa stava accadendo?
All'improvviso cap. Non stava pi ascoltando la voce della cosa
davanti a lui; stava ascoltando se stesso. Era la sua voce che aveva
continuato a sentire tutto il tempo, un trucco del suo inconscio, un
trucco - se ne rese conto infuriato - del Grimpond. Nella mente di
Walker, insieme con la terza visione, lo spettro aveva instillato la
suggestione della sua morte, una voce per convincerlo di essa, e la
certezza che era proprio il Grimpond che veniva avanti sotto altre
spoglie per dargliela. La vendetta sui discendenti di Brin Ohmsford,
questo aveva cercato il Grimpond fin dall'inizio. Se Walker avesse
ascoltato quella voce, avrebbe vacillato nella sua risoluzione, e si
sarebbe allontanato dallo scopo che lo aveva portato fin l...
"No!"
Le sue dita si aprirono e la Pietra Nera si accese di vita.
La nonluce si precipit in avanti, diffondendosi come inchiostro nel
pozzo del Castello immerso nell'oscurit fino a coprire la nebbia.
"Basta con gli scherzi!" Il grido di Walker era euforico, un grido
silenzioso dentro la sua mente. Il Grimpond - cos insidioso, cos
ambiguo - lo aveva quasi distrutto. "Mai pi. Mai..."
Poi tutto cominci ad accadere all'improvviso.
La nonluce e la nebbia si mescolarono e si unirono. La nebbia torn
indietro lungo il tunnel scuro della magia, come una furia pulsante,
verdastra. Walker ebbe appena un istante per prendere respiro, per
chiedersi cosa non aveva funzionato nel modo giusto, e per voler
sapere se per caso non si fosse sbagliato nel tentare di essere pi
furbo del Grimpond - e poi la magia del Druido gli fu addosso. Si
sent scoppiare dentro, e si mise a urlare preso da uno smarrimento
senza speranza. Il dolore era indescrivibile, un'incandescenza di
fiamma. Fu come se un altro essere fosse entrato in lui, trasportato
dalla magia, fatto uscire dal suo nascondiglio nella nebbia. Una
presenza fisica che penetr nelle ossa, nei muscoli, nella carne e nel
sangue finch non super il suo livello di sopportazione. Si estese e
infier finch lui non credette di essere fatto a pezzi. Poi il senso
della cosa cambi, dando luogo a un tipo diverso di dolore. Fu
assalito dai ricordi, numerosi e apparentemente senza fine. Con essi
arriv anche il sentimento che li accompagnava, emozioni cariche di
orrore e di paura, di dubbi e di rimpianti, e tante altre sensazioni
che si rovesciarono su Walker Boh in un torrente inarrestabile.
Indietreggi barcollando, cercando di resistere, di scacciarli. La sua
mano si dibatt nel tentativo di richiudersi sulla Pietra Nera per
soffocarne l'attacco, ma il corpo non gli ubbidiva pi. Era
intrappolato dalle magie - quella della Pietra e quella della nebbia -
che lo tenevano legato.
Come Allanon e lo spettro della morte nella terza visione!
"Ombre! Allora aveva avuto ragione il Grimpond dopotutto?"
Stava vedendo altri luoghi e altri tempi, gli passavano davanti agli
occhi le facce di uomini, di donne e di bambini che non conosceva, era
testimone di eventi che apparivano e sparivano, e soprattutto provava
una lacerante serie di emozioni che provenivano dall'essere che aveva
dentro. Perdette la nozione del luogo in cui era. Fu trasportato nella
mente dell'essere che si era impadronito di lui. Era un uomo? S, si
accorse che era un uomo, un uomo che aveva vissuto infinite vite,
secoli, pi a lungo di qualsiasi essere umano normale, qualcuno che
era tanto differente...
Le immagini cambiarono all'improvviso. Vide un gruppo di tuniche nere,
figure scure nascoste dietro le mura del castello, rinchiuse in stanze
dove la luce penetrava a malapena, curve su antichi libri di scienza,
a scrivere, a leggere, a studiare, a discutere...
"Druidi!"
E allora si rese conto della verit - una scoperta impressionante,
sconvolgente - che penetr attraverso la follia come la lama di un
rasoio.
L'essere che la nebbia aveva portato dentro di lui era Allanon, i suoi
ricordi, le sue esperienze, i suoi sentimenti e i suoi pensieri, tutto
tranne la carne e il sangue che aveva perduto morendo.
Come aveva fatto Allanon a riuscirci? Walker se lo chiese incredulo,
lottando per riprendere fiato dall'assalto dei ricordi, dalla coltre
soffocante dei pensieri dell'altro. Ma la risposta la sapeva gi. Una
magia dei Druidi poteva fare quasi tutto. I semi erano stati piantati
l trecento anni prima. E allora, perch? Anche quella risposta non si
fece attendere, presentandosi col rosso bagliore della certezza.
Questo era il modo in cui la tradizione dei Druidi doveva essere
tramandata a lui. Tutto ci che Allanon aveva saputo e sentito era
ammassato nella nebbia, la sua conoscenza era stata tenuta al sicuro
per trecento anni, in attesa del suo successore.
Ma Walker si accorse che c'era dell'altro. Questo era anche il modo in
cui egli sarebbe stato messo alla prova, il modo in cui sarebbe stato
stabilito se doveva diventare un Druido.
Le sue ipotesi si esaurirono mentre le immagini continuavano a
passargli davanti agli occhi, riconoscibili ora per ci che erano:
tutta l'esperienza di un Druido, quella che Allanon aveva racimolato
dai suoi predecessori, dai suoi studi, dalle sue condizioni di vita.
Come orme in un terreno molle, esse si impressero nella mente di
Walker, col loro tocco aspro e infuocato, ciascuna simile a un carbone
acceso sulla sua pelle. Parole, impressioni e sentimenti scendevano
come una valanga. Era troppo, e troppo in fretta. "Non voglio questo!"
url terrorizzato, ma il flusso continu ininterrotto, deciso - l'io
di Allanon si trasferiva in Walker. Lott per respingerlo, cercando a
tentoni nel labirinto delle immagini qualcosa di concreto. Ma la luce
nera della Pietra era simile a un imbuto che non si lasciava tappare,
che attingeva alla nebbia verdastra, l'assorbiva e la incanalava nel
suo corpo. Si sentivano voci, apparivano volti, le scene mutavano e il
tempo correva via - un insieme di tutti gli anni che Allanon aveva
vissuto, lottando per proteggere le Razze, per essere sicuro che la
tradizione dei Druidi non andasse perduta, che le speranze e le
aspirazioni sognate secoli addietro dal Primo Consiglio fossero
portate avanti e conservate. Walker Boh fu messo al corrente di tutto
questo, apprese ci che aveva significato per Allanon e per coloro che
ne avevano avuto l'esistenza segnata e sent su di s l'impatto della
vita di circa dieci secoli.
Poi, all'improvviso, le immagini cessarono, e cos le voci, i volti,
le scene fuori dal tempo - tutto quanto lo aveva aggredito. Svanirono
precipitosamente, ed egli si trov di nuovo dentro il Castello, una
figura solitaria abbandonata contro il muro di blocchi di pietra.
"Ancora vivo".
Si sollev a fatica, abbassando lo sguardo su di s, accertandosi di
essere tutto intero. Dentro di lui c'era una sorta di infiammazione,
come la pelle arrossata da troppo sole, per via di tutta la conoscenza
Druidica inculcatagli, di tutto quello che Allanon aveva deciso di
lasciargli. Si sent l'anima pervasa e la mente colma. Tuttavia il suo
controllo sulla conoscenza era sconnesso, come se non avesse potuto
essere attuato, essere impartito. Qualcosa non funzionava, Walker non
sembrava in grado di focalizzare la situazione.
Davanti a lui, la Pietra Nera pulsava, la nonluce era un ponte che
formava un arco nell'oscurit, ancora collegata con ci che restava
della nebbia - una massa di luce verde che si agitava, sibilava e
mandava scintille e si raccoglieva come un gatto pronto a scattare.
Walker si drizz, debole e instabile, di nuovo spaventato, sentendo
che stava per accadere qualcos'altro e che il peggio doveva ancora
venire. La sua mente correva. Cosa poteva fare per prepararsi? Non
c'era molto tempo...
La nebbia si lanci nella nonluce. Giunse su Walker e lo avvolse in un
batter d'occhio. Egli pot vederne la rabbia, udirne la collera, e
sentirne la furia. Esplose attraverso la nuova pelle della sua
conoscenza, come un geyser di dolore. Walker url e si pieg su se
stesso. Il suo corpo fu preso da terribili convulsioni, cambiando
sotto la copertura della sua tunica. Sent che gli si slogavano le
ossa. Chiuse gli occhi e si irrigid. La nebbia era dentro di lui, si
avvolgeva, prendeva posto, si nutriva.
Prov un impeto di orrore.
Aveva lottato tutta la vita per sfuggire a quello che i Druidi gli
avevano preordinato, deciso a seguire la propria strada. Alla fine
aveva perso. Perci era andato alla ricerca della Pietra Nera e poi di
Paranor, sapendo che se li avesse trovati voleva dire che egli sarebbe
diventato il prossimo Druido, accettando il suo destino ma promettendo
a se stesso che sarebbe rimasto quello che era qualunque fosse la sua
predestinazione. Ora, nel giro di un istante, mentre era distrutto
dalla furia di ci che si era nascosto nella nebbia, tutto quello che
rimaneva delle sue speranze di una piccola dose di autodeterminazione
fu spazzato via, e Walker Boh fu lasciato invece con la parte pi buia
dell'anima di Allanon. Era l'io pi crudele del Druido, un insieme di
tutte quelle volte che era stato costretto dalla ragione o dalle
circostanze a fare ci che detestava, di tutte quelle situazioni in
cui aveva dovuto spendere delle vite, la fede, la speranza e la
fiducia, e di tutti quegli anni passati a indurire e a temprare lo
spirito e il cuore finch entrambi non erano stati forgiati con cura e
resi indistruttibili come il pi duro dei metalli. Era una
rappresentazione dei limiti dell'essere di Allanon, i limiti a cui era
stato costretto ad arrivare. Rivelava il peso della responsabilit che
accompagnava il potere. Delineava la comprensione che l'esperienza
conferiva. Era aspro, tormentato e terribile, pari alla somma di dieci
vite normali, e inondava Walker come le onde di piena sulla parete di
una diga.
Lo Zio Oscuro fu risucchiato gi nell'oscurit, sentendo le proprie
urla, sentendo anche la risata del Grimpond - non sapeva dire se
immaginaria o reale. Le sue idee si dispersero dinanzi alla
spoliazione del suo spirito, delle sue speranze e delle sue
convinzioni. Non poteva farci niente; la potenza della magia era
troppo forte. Cedette di fronte a essa, un'energia mostruosa. Si
rassegn ad attendere la morte.
Eppure, chiss come, rimase attaccato alla vita. Si accorse che il
torrente dell'oscura rivelazione, mentre metteva alla prova la sua
resistenza in modi che non credeva possibili, non era tuttavia
riuscito a distruggerlo. Non poteva pensare - era troppo doloroso. Non
cercava di vedere, perduto in un pozzo senza fondo. L'udito non gli
serviva a niente, perch l'eco delle sue grida si ripercuoteva
tutt'attorno a lui. Gli sembrava di galleggiare su se stesso, lottando
per respirare, per sopravvivere. Era la prova che aveva immaginato, il
rito di passaggio del Druido. Lo percosse fino a lasciarlo senza
sensi, lo riemp di dolore e lo lasci spezzato dentro. Tutto venne
trascinato via: le sue credenze e le sue comprensioni, ci che lo
aveva sostenuto per tanto tempo. Avrebbe potuto sopravvivere a quella
perdita? Cosa sarebbe stato se ce l'avesse fatta?
Nuot in onde di angoscia, sepolto in se stesso e nella forza
dell'oscura magia, portato al limite della resistenza, sul punto di
affogare. Si rendeva conto che poteva perdere la vita nel breve
volgere di un momento e che gli veniva sottratta la dimensione del suo
essere reale. Non poteva impedirlo. Non era sicuro neppure di
provarci. Andava alla deriva, incapace.
"Incapace".
Di essere pi chi aveva creduto di essere. Di mantenere qualcuna delle
promesse fatte a se stesso. Di avere qualsiasi controllo sulla sua
vita. Di stabilire se fosse vissuto o morto.
"Incapace".
Walker Boh.
Appena consapevole di quello che stava facendo, disgiunto dalla
facolt di ragionare in modo cosciente, trasportato invece da emozioni
troppo primarie per poter essere identificate, lo Zio Oscuro si
trascin fuori dal suo letargo ed esplose attraverso ondate di dolore,
attraverso la nonluce e l'oscura magia, attraverso il tempo e lo
spazio, un corpuscolo luminoso di collera ardente.
Dentro di s, sent rompersi l'equilibrio, inclinarsi il peso tra la
vita e la morte.
E quando infine lacer la superficie del nero oceano che aveva
minacciato di seppellirlo, l'unico suono che ud, come se provenisse
dai suoi polmoni, fu un urlo interminabile.
26.
Era giorno fatto. Gli ultimi tre superstiti del gruppo dei nove
originari avanzavano con cautela nel groviglio di In Ju, seguendo la
forma tozza e irta di aculei di Stresa, il Gatto Screziato, che
trotterellava senza sosta immergendosi sempre pi nell'oscurit.
Wren respirava l'aria fetida e umida e tendeva l'orecchio al silenzio.
Distante, lontano da dove essi si affannavano, il brontolio del
Killeshan era come uno sfondo sonoro che si ripercuoteva per cielo e
terra, profondo e minaccioso. Morrowindl era scossa dai tremori del
vulcano, preavvisi dell'eruzione che stava per avvenire. Ma nella
giungla tutto era immobile. Una patina lucente di umidit copriva In
Ju, inzuppando alberi e cespugli, rampicanti ed erba, una coltre che
attutiva il rumore e nascondeva il movimento. La giungla era una volta
di verde intenso, di pareti che formavano innumerevoli stanze che
davano una nell'altra, di corridoi che si avvolgevano e si
intersecavano in un dedalo che minacciava di soffocare. I rami si
intrecciavano in alto formando un soffitto che impediva il passaggio
della luce, e facevano da baldacchino su un terreno simile a un
mosaico, composto da paludi, sabbie mobili e fango. Gli insetti
ronzavano celati alla vista e gli esseri gridavano nella nebbia. Ma
non si muoveva niente. Nulla sembrava vivo.
Le ragnatele del Wisteron erano ormai dappertutto, un vasto intreccio
che ricopriva gli alberi come strisce di garza. Degli esseri morti
pendevano dalle ragnatele, gusci di creature prive di vita, avanzi dei
pasti del mostro. Erano per la maggior parte piccole creature; quelle
grandi il Wisteron le portava nella sua tana.
Che doveva essere da qualche parte non lontano, pi avanti.
Wren osservava le ombre attorno a lei, resa pi inquieta dalla
mancanza di qualsiasi movimento che dal silenzio. Camminava nel regno
della morte, in una terra deserta in cui non c'erano esseri viventi,
un inferno che attraversava a suo rischio e pericolo. Continuava a
pensare che sarebbe riuscita a vedere una macchia di colore, un
incresparsi dell'acqua, o uno scintmio di foglie e di erba. Ma la
palude In Ju sembrava rivestita di ghiaccio, tanto era immobile. Ormai
erano penetrati profondamente nella terra del Wisteron, dove non si
avventurava nessuno.
Nessuno tranne loro.
Wren teneva le Pietre Magiche strette in mano, libere gi dal loro
sacchetto di cuoio, pronte all'uso che sapeva di doverne fare. Non si
illudeva su ci le sarebbe stato richiesto. Non nutriva nessuna falsa
speranza che l'uso delle Pietre potesse essere evitato, che le sue
capacit di Rover potessero essere sufficienti a salvarli. Non si
poneva il problema se fosse saggio o meno ricorrere alla magia pur
sapendo quali effetti il suo potere avesse su di lei. Le sue scelte
erano gi state fatte. Il Wisteron era un mostro che soltanto le
Pietre potevano sconfiggere. Avrebbe usato la magia perch era l'unica
arma che avrebbe dato loro un vantaggio nella battaglia che li
aspettava. Se avesse esitato, se si fosse lasciata prendere di nuovo
dall'indecisione, sarebbero morti tutti.
Deglut perch aveva la gola riarsa. Le parve davvero strano sentirsi
cos arida in quel punto e cos umida altrove. Le sudavano perfino le
mani. Quanta strada aveva fatto dai giorni in cui con Garth aveva
girovagato nel Tirfing in quella che ora sembrava essere stata
un'altra vita, libera da preoccupazioni e responsabilit, quando
doveva rispondere solo a se stessa e ai dettami del tempo.
Si chiese se avrebbe mai rivisto le Terre dell'Ovest.
Davanti a lei, l'oscurit si intensificava in sacche di ombra fitta
che avevano l'aspetto di cunicoli. La nebbia ne usciva arrotolandosi e
avvolgendosi ai rami degli alberi e ai rampicanti come tanti serpenti.
Le ragnatele ricoprivano i rami alti e riempivano gli spazi tra l'uno
e l'altro - fili spessi, semitrasparenti che brillavano di umidit.
Stresa rallent e guard indietro verso di loro. Non parlava. Non ce
n'era bisogno. Wren avvertiva la presenza di Garth e di Triss alle sue
spalle, silenziosi, in attesa. Annu a Stresa e fece loro cenno di
andare avanti.
All'improvviso pens alla nonna, chiedendosi cosa avrebbe provato se
fosse stata l, immaginando come avrebbe reagito. Ne vedeva il volto,
i fieri occhi azzurri in contrasto col sorriso sempre pronto, il
solenne senso della calma che scacciava dubbi e timori. Ellenroh
Elessedil. Regina degli Elfi. La nonna era sempre sembrata avere il
controllo di ogni cosa. Ma neppure questo era stato sufficiente a
salvarla. Su cosa dunque, si chiese Wren con tristezza, poteva
contare? Sulla magia ovviamente, ma la magia era forte solo quanto chi
la possedeva, e Wren in questo frangente avrebbe preferito di gran
lunga la forza indomabile della nonna alla sua. Lei non aveva la
fiducia in s di Ellenroh, non aveva la sua sicurezza. Perfino
determinata com'era a recuperare lo Scettro e il Loden, a riportare il
popolo degli Elfi nelle Terre dell'Ovest, e a rispettare i termini del
compito affidatole, vedeva se stessa come un essere di carne e sangue
e non di ferro. Avrebbe potuto fallire. Avrebbe potuto morire. Il
terrore si profilava ai margini di questi pensieri, e non sarebbe
stato facile scacciarlo.
Triss la urt da dietro, facendole fare un salto. Egli sussurr, si
scus in fretta e torn al suo posto. Wren ascolt il rumore sordo del
suo sangue, che palpitava nelle orecchie e nel petto, una misura del
breve spazio che intercorreva tra la vita e la morte.
Era sempre stata cos sicura di s...
Qualcosa sgattaiol via sul terreno davanti a loro, un lampo di
movimento scuro contro il verde. Gli aculei di Stresa si drizzarono,
ma egli non rallent. La foresta si apriva attraverso un mare di erba
di palude su un boschetto di vecchie acacie che si appoggiavano
pesantemente le une alle altre, mentre il terreno sotto di loro era
eroso e ricoperto di fango. Il gruppo segu il Gatto Screziato a
sinistra per uno stretto rialzo. Il movimento si ripet, rapido,
improvviso, questa volta era pi di una sola cosa. Wren cerc di
seguirla. Qualche tipo di insetto, decise, lungo e stretto, con molte
zampe.
Stresa trov un tratto di terreno leggermente pi grande del suo corpo
e si volt verso di loro.
Phhfft. Li avete visti? sussurr con la sua voce roca. Gli altri
annuirono. Spazzini! Si chiamano Orp. Hssst! Mangiano tutto. Ah,
tutto! Vivono dei resti del Wisteron. Ne incontreremo tanti altri
prima che abbiamo finito. Non vi spaventate quando li vedete.
Ci manca molto? chiese sottovoce Wren di rimando, abbassandosi verso
di lui.
Il Gatto Screziato drizz la testa. Poco pi avanti brontol. Non
senti l'odore degli esseri morti?
Cosa c' l dietro?
Ssssttt! Come faccio a saperlo, Wren degli Elfi?LO sono ancora
vivo!
Lei ignor il suo sarcasmo. Andiamo a vedere. Se possiamo parlare,
parliamo, altrimenti torniamo indietro e decidiamo cosa fare.
Guard prima Garth e poi Triss per essere sicura che avessero capito,
quindi si raddrizz. Fauno le stava attaccato come una seconda pelle.
Avrebbe dovuto metterlo gi prima di procedere troppo oltre.
Avanzarono, penetrando nell'erba alta e tra gli alberi caduti. Adesso
c'erano Orp dappertutto, che si disperdevano a mano a mano che essi si
avvicinavano. Sembravano giganteschi pesci d'argento, rapidi e
silenziosi mentre sparivano tra la terra e il bosco. Wren cerc di
ignorarli, ma era difficile. In superficie l'acqua della palude
ribolliva e schizzava attorno a loro, il primo rumore che sentivano da
un po' di tempo. La portata del Killeshan si stava allungando.
Uscirono dall'erba e passarono in mezzo agli alberi, mentre l'oscurit
si faceva sempre pi fitta attorno a loro. Fu di nuovo silenzio,
l'aria era vuota e morta. Wren respirava lentamente, profondamente. La
sua mano si stringeva sulle Pietre Magiche.
Poi passarono attraverso il boschetto di acacie e, superato un tratto
di terreno piatto e fangoso, arrivarono a un gruppo di enormi abeti i
cui rami si intrecciavano l'uno all'altro in un abbraccio molto
stretto. C'erano dappertutto fili di ragnatele appesi, e mentre si
avvicinavano al lato estremo della spianata Wren vide delle ossa
sparse attorno agli alberi. Gli Orp scattavano veloci a destra e a
sinistra, sfiorando la superficie del terreno, scomparendo poi nel
fogliame.
Stresa aveva molto rallentato l'andatura.
Raggiunsero il bordo della spianata fangosa, scesero attraverso
un'apertura tra gli alberi avanzando carponi, e rimasero immobili.
Al di l degli alberi c'era un burrone profondo, un'isola di rocce
sospesa all'interno della palude. Gli abeti si innalzavano da terra in
un insieme confuso di tronchi scuri che sembravano legati assieme da
centinaia di ragnatele. Da queste pendevano esseri morti, mentre il
terreno sottostante era coperto di ossa. Tutto pullulava di Orp, un
tappeto ondeggiante di movimento. Sul burrone c'era una luce grigia e
diffusa, che filtrata attraverso il "vog" e la nebbia si riduceva a
deboli ombre. Dappertutto c'era un odore di morte, che impregnava le
rocce, gli alberi e la foschia. C'era calma nella tana del Wisteron.
Se non fosse stato per il tramestio degli Orp, non si muoveva nulla.
Wren sent la mano di Garth stringerle la spalla. Sollev lo sguardo e
vide che le indicava un punto.
Di fronte a loro Gavilan Elessedil era appeso a braccia aperte in una
specie di amaca di ragnatele, gli occhi azzurri fissi, privi di vita,
la bocca spalancata un urlo muto. Era stato sventrato, il suo tronco
era stato aperto dal petto allo stomaco. Nella cavit vuota, si
intravedevano a malapena le costole. Il corpo si era completamente
prosciugato. Ci che ne rimaneva era poco pi di un guscio, una
grottesca, spaventosa parodia di un uomo.
Wren aveva visto molti morti nella sua breve vita, ma non era affatto
preparata a questo spettacolo. "Non guardare!" continuava a ripetersi.
"Non ricordarlo cos!" Ma guard e cos facendo si rese conto che non
avrebbe dimenticato mai.
Garth le tocc la spalla una seconda volta, indicando gi nel burrone.
Lei scrut senza vedere nulla in un primo tempo, poi scorse lo
Scettro. Si trovava proprio sotto a ci che rimaneva di Gavilan,
adagiato su uno strato di vecchie ossa. Gli Orp ci camminavano sopra
incuranti. Il Loden era ancora al suo posto, fissato in cima a esso.
Wren annu in segno di risposta, chiedendosi gi come avrebbero potuto
raggiungere il talismano. All'improvviso spost di nuovo lo sguardo,
cercando qualcos'altro.
"Dov'era il Wisteron?"
Allora lo vide, in alto sui rami degli alberi a un'estremit del
burrone, sospeso in una delle sue ragnatele, immobile nella foschia.
Era raggomitolato a formare un'enorme palla, con le zampe raccolte
sotto di s, e aveva il curioso aspetto di una nuvola sporca. Era
ricoperto di pelo ispido, e si confondeva con la caligine. Sembrava
addormentato.
Wren respinse l'ondata di paura scatenata dalla vista del mostro.
Diede un'occhiata frettolosa agli altri. Stavano tutti guardando la
stessa cosa. Il Wisteron si spost all'improvviso, distendendo il suo
corpo straordinariamente snello, allungando diversi arti. Per un
istante videro gli artigli e una faccia schifosa, da insetto con
strane fauci atte a succhiare. Poi si raggomitol di nuovo e rimase
immobile.
Nella mano di Wren, le Pietre Magiche avevano cominciato a scottare.
Lanci un'ultima occhiata di disperazione a Gavilan, poi fece cenno
agli altri e si ritirarono uscendo fuori dagli alberi. Senza dire una
parola ritornarono sui loro passi attraverso la spianata finch non si
trovarono sotto l'ombrello protettivo delle acacie, dove si
inginocchiarono in cerchio, stretti l'uno all'altro.
Wren li guard negli occhi. Come facciamo a riprendere lo Scettro?
chiese calma. L'immagine di Gavilan le era rimasta impressa nella
mente, e le riusciva difficile pensare ad altro..
Le mani di Garth si sollevarono per segnalare. "Uno di noi deve
scendere nel burrone".
Ma il Wisteron sentir. Quelle ossa faranno un rumore di gusci d'uovo
se ci si cammina sopra. Wren mise Fauno a terra accanto a lei. Gli
occhi scuri guardarono in alto, fissando intensamente i suoi.
Potremmo calare gi qualcuno? chiese Triss.
PhhTiili ! Non senza fare qualche rumore o movimento scatt Stresa.
Il Wisteron non sta - ssstttt - dormendo. Fa solo finta. Se ne
accorger!
Allora potremmo aspettare finch non dorme davvero continu Triss.
O finch non va a caccia, finch non si allontana per andare a
controllare le sue ragnatele.
Non credo che abbiamo abbastanza tempo per questo... cominci Wren.
Hssstt! Non importa che ci sia abbastanza tempo o meno! intervenne
Stresa accalorandosi. Se va a caccia o a controllare le sue
ragnatele, sentir il nostro odore. Si accorger che siamo qui!
State calmi disse Wren suadente. E osserv il Gatto Screziato che
aveva fatto un passo indietro, con la sua faccia corrucciata.
Deve esistere un modo sussurr Triss. Ci basta un minuto o due, per
scendere e risalire. Forse sarebbe utile un diversivo.
Forse ammise Wren, cercando senza successo di pensarne uno.
Fauno stava squittendo sottovoce con Stresa, che gli rispose seccato:
S, Squeak, lo Scettro! Cosa dici? PTiili t! Adesso stai buono e
lasciami pensare!.
"Usa le Pietre Magiche". Segnal all'improvviso Garth.
Wren respir profondamente. Come diversivo? Erano di nuovo al punto
in cui sapeva che sarebbero comunque arrivati. Va bene. Ma non voglio
che ci separiamo. Non riusciremmo pi a ritrovarci.
Garth scosse la testa. "Non come diversivo. Come arma".
Lei lo guard.
"Uccidilo prima che uccida noi. Un colpo veloce".
Triss vide l'incertezza nei suoi occhi. Cosa propone Garth? chiese.
Un colpo veloce. Naturalmente Garth aveva ragione. Non avrebbero
potuto riavere lo Scettro senza combattere; era assurdo immaginare
diversamente. Perch non approfittare dell'elemento sorpresa? Colpire
il Wisteron prima che potesse colpire loro. Ucciderlo o almeno
renderlo inoffensivo prima che avesse la possibilit di far loro del
male.
Wren trasse un respiro profondo. Avrebbe potuto farlo, se fosse stato
necessario. Aveva gi deciso in quel senso. Ma non era del tutto
sicura che la magia delle Pietre fosse abbastanza potente per avere la
meglio su una cosa cos grande e aggressiva come il Wisteron. E la
magia dipendeva direttamente da lei. Se lei non avesse avuto forza
sufficiente, se il Wisteron si fosse dimostrato troppo forte, avrebbe
condannato tutti allo stesso destino.
E comunque, che scelta aveva? Non c'era altro modo di raggiungere lo
Scettro.
Wren allung la mano per strofinare Fauno, ma non lo trov. Fauno? I
suoi occhi si staccarono da quelli di Garth, la mente ancora
preoccupata dal problema che aveva davanti. Quando si spost gli Orp
si allontanarono in fretta. L'acqua riemp subito le impronte profonde
lasciate dai suoi stivali.
Attraverso la copertura degli alberi sotto i quali si erano
inginocchiati, oltre la spianata ricoperta di fango, scorse lo Squeak
che entrava nel burrone
"Fauno!"
L'aveva intravisto anche Stresa. Il Gatto Screziato gir su se stesso,
con gli aculei ritti. Matto di uno ssstttt Squeak! Ti ha sentito,
Wren degli Elfi! Ha chiesto cosa volevi. Non gli ho prestato
attenzione - pTiili t - ma...
Lo Scettro? Wren barcoll, mentre l'orrore le annebbiava la vista.
vuoi dire che andato a prendere lo Scettro?
Poi si mosse all'istante, correndo dagli alberi verso la spianata,
facendo meno rumore possibile. Aveva dimenticato che Fauno poteva
comunicare con loro. Era passato tanto tempo da quando lo Squeak ci
aveva provato per la prima e unica volta.
Prov una stretta al cuore. Sapeva fino a che punto l'animaletto le
fosse devoto. Avrebbe fatto qualunque cosa per lei.
Adesso stava per dimostrarglielo.
"Fauno! No!"
Il respiro si fece affannoso. Avrebbe voluto gridare, richiamare
indietro lo Squeak. Ma non poteva - un grido avrebbe svegliato il
Wisteron. Raggiunse l'estremit della spianata, gli Orp fuggivano in
tutte le direzioni, lampi scuri contro l'umidit. Sentiva Garth e
Triss che la seguivano trafelati. Stresa era riuscito chiss come a
superarla, dimostrandosi ancora una volta pi veloce di quanto lei si
aspettasse; si stava gi infilando tra gli alberi. Lei gli teneva
dietro, con il passo affrettato e il respiro che le si bloccava in
gola appena usciva allo scoperto.
Fauno era a met strada gi per il fianco del burrone, scivolando
agile, senza fare il minimo rumore tra le rocce. Fili di ragnatele
erano sparsi lungo il suo percorso, ma lui li evitava senza
difficolt. In alto, il Wisteron era sospeso immobile nella sua
ragnatela, tutto raggomitolato. C'erano appesi anche i resti di
Gavilan, ma Wren evit di guardarli. Concentr l'attenzione su Fauno,
sulla sua discesa angosciante. Vide che Stresa si era appiattito tra
le rocce a pochi metri di distanza. Garth e Triss l'avevano raggiunta,
uno per lato, e le stavano vicini. Triss l'afferr per proteggerla,
cercando di trattenerla. Lei sottrasse il braccio con un gesto di
rabbia. La mano che stringeva le Pietre Magiche si alz.
Fauno era giunto in fondo al burrone e cominciava ad attraversarlo.
Simile a una piuma, lo Squeak sembrava danzare sul tappeto di ossa
secche, attento a dove metteva i piedi, aggraziato come un gatto.
Avanzava senza far rumore, incongruo quanto gli Orp che si
disperdevano al suo arrivo. In alto, il Wisteron continuava a
sonnecchiare, invisibile. La grigia foschia del "vog" passava tra loro
in fitti strati, nascondendo lo Squeak tra le sue pieghe. "Ombre,
perch non l'ho tenuto stretto?" Wren sentiva il sangue rimbombarle
nelle orecchie, mentre misurava il passare dei secondi. Fauno spar
nel "vog". Poi ricomparve, adesso all'altro lato, chino sullo Scettro.
"E' cos pesante", pens Wren disperata. "Non ce la far a
sollevarlo".
Ma in qualche modo Fauno ci riusc, portandolo via dagli strati di
ossa simili a rami secchi umani. Fauno prese nelle sue piccole mani
quello Scettro lungo tre volte pi di lui, e cominci il cammino a
ritroso, come un equilibrista, usando lo Scettro a mo' di asta. Wren
si lasci cadere sulle ginocchia, senza fiato.
D'un tratto, Triss la tocc lievemente con il gomito, indicando in
alto. Il Wisteron si era spostato nella sua amaca, allungando le
zampe. Stava per svegliarsi. Wren cominci ad alzarsi, ma Garth la
tir gi in fretta. Il Wisteron si era raggomitolato di nuovo,
ripiegando le zampe. Fauno continuava ad avanzare verso di loro, sulla
minuscola faccia un'espressione seria, il corpo vigoroso in tensione.
Poi raggiunse di nuovo il lato pi vicino del burrone e si ferm.
Wren si sent gelare. "Fauno non sapeva come arrampicarsi per uscire!"
Allora il Killeshan toss e vomit fuoco, a chilometri di distanza,
tanto lontano che il rumore fu appena un mormorio nel silenzio. Ma
l'eruzione provoc scosse di terremoto in profondit, increspature che
si irradiarono dalla fornace della montagna come si allargano i cerchi
per la caduta di una pietra nell'acqua. Le scosse percorsero tutto il
tratto fino alla palude In Ju e alla tana isolata del Wisteron, ed
ebbe inizio una reazione a catena. Le ondate di terremoto acquistarono
forza, si trasformarono rapidamente in calore, e il calore esplose
dalle distese di fango in un getto di vapore proprio sotto Wren.
Il Wisteron si svegli all'istante, con le zampe attaccate alle sue
ragnatele, la testa che roteava su uno spesso collo senza ossa, mentre
gli occhi dai riflessi neri cercavano tutt'intorno. Fauno, colto alla
sprovvista dalle scosse e dall'esplosione, si lanci sul pendio del
burrone, lasci la presa e ricadde subito indietro. Lo Scettro rotol
facendo sbattere tra loro le ossa che tintinnarono. Il sibilo del
Wisteron fu pari a quello del geyser. Si precipit gi a una velocit
abbagliante, mezzo ragno, mezzo scimmia, eppure tutto mostro.
Ma Garth fu pi veloce. Super il lato del burrone rapido come
un'ombra prodotta dal passaggio di una nuvola nella notte. Rimbalz
sulle sporgenze rocciose, facendo gli ultimi metri senza rallentare.
Atterr mandando all'aria centinaia di pezzi di ossa, allung la mano
verso lo Scettro e lo afferr saldamente. Fauno stava gi correndo a
mettere in salvo la sua larga schiena. Garth si volt per risalire,
mentre l'ombra del Wisteron si chiuse su di lui quando il mostro si
precipit dalla ragnatela per abbatterlo Wren balz in piedi, la mano
si apr, il braccio si spinse in avanti, mentre lei invocava il potere
delle Pietre Magiche. Esso rispose alla velocit del pensiero,
colpendo in avanti con un accecante cordone di fuoco che colse il
Wisteron mentre stava ancora scendendo e si abbatt su di lui come un
gigantesco pugno, mandandolo a rotolare lontano. Wren sent che tutta
la sua forza la abbandonava mentre il colpo andava a segno. Nella
fretta di salvare Garth, non ne aveva trattenuta neppure un po'. Per
un attimo fu scossa da un senso di ebbrezza. Rimase senza fiato e
cominci a cadere. Triss l'afferr intorno alla vita. Stresa grid
loro di correre.
Garth emerse dal burrone, la faccia rigata dal sudore e contratta in
una smorfia, in una mano lo Scettro, nell'altra Fauno. Lo Squeak vol
da Wren, scosso dai tremiti. Si allontanarono carponi attraverso gli
alberi, si alzarono e cominciarono a correre in mezzo alla spianata
ricoperta di fango.
Wren lanci un'occhiata affannosa dietro di s.
"Dov'era il Wisteron?"
Esso apparve un istante dopo. Non arriv passando tra gli alberi come
lei si aspettava, ma sopra. Super i rami pi alti, apparve in una
nuvola di grigio, e piomb su di loro come un sasso. Triss si lanci
su Wren e la fece deviare dal suo percorso altrimenti sarebbe stata
schiacciata. Stresa si chiuse in una palla irta di aculei e venne
scagliato lontano. Il Wisteron sibil, un piede munito di artigli
pieno di aculei del Gatto Screziato, e atterr accucciandosi. Garth
lasci cadere lo Scettro e si volt per affrontarlo, la spada
sguainata. Impugnandola a due mani, il gigante Rover cerc di colpire
il mostro in faccia, mancandolo perch si tir indietro. Il Wisteron
sput contro Garth, uno schizzo che emanava vapore e che bruci l'aria
come fuoco. Veleno! url Stresa da quello che sembrava il fondo di
un pozzo, e Garth cadde gi, disteso nel fango.
In quel momento, il Wisteron caric.
Wren ritorn all'attacco, tendendo le braccia. Le Pietre si
infiammarono e la magia rispose. Il fuoco colp il Wisteron da dietro,
facendolo ruzzolare in una nuvola di fumo e di vapore. Urlando
trionfante, lei lo insegu, mentre una foschia rossa le ostacolava la
vista, e la forza della magia rinasceva in lei. Non poteva pensare;
poteva solo reagire. Raccogliendo la magia dentro di s, attaccava. Il
fuoco colp il Wisteron pi volte, tempestandolo di colpi,
bruciandolo. Il mostro sibilava e urlava, si voltava e lottava per
rimanere in piedi. Con la coda dell'occhio, Wren vide che Garth si
stava rialzando. Una mano afferr lo Scettro caduto, l'altra lo
spadone. Il gigante era ricoperto di fango. Wren lo vide, poi lo
dimentic, perch la magia era un velo che l'avvolgeva e la portava
via. La magia era un elisir che la colmava di meraviglia e di
eccitazione e di calor bianco. Si sentiva invincibile, superiore a
tutti!
Ma all'improvviso la forza l'abbandon un'altra volta, esaurita in un
istante, e il fuoco si spense nella sua mano. Chiuse le dita per
proteggere le Pietre e mise un ginocchio a terra. Garth e Triss le
furono accanto in un attimo, trascinandola via, sollevandola come un
bambino, correndo per la spianata. Fauno spunt fuori dal nulla, le si
arrampic sulla gamba e si nascose sulla sua spalla. Stresa continuava
a gridare per metterli in guardia, ma le parole erano incomprensibili,
la voce proveniva da qualche punto imprecisato della vegetazione.
Poi il Wisteron spunt dalla foschia, bruciacchiato e fumante, il
corpo vigoroso proteso in avanti come quello di un lupo in fuga. Si
abbatt su di loro mandandoli tutti a gambe levate. Wren cerc di
riaversi camminando carponi, sulle mani e sulle ginocchia all'ombra
del mostro, mezza intontita, ancora debole, gli occhi e la bocca pieni
di fango. I suoi protettori lottarono disperatamente per salvarla.
Garth si mise a cavalcioni su di lei, facendo ondeggiare lo spadone in
un arco mortale. I pezzi del Wisteron volavano via a mano a mano che
si avvicinava al gigante Rover. Comparve anche Triss, menando fendenti
selvaggiamente, e tagli una zampa al mostro da sotto con un colpo che
fece stridere le ossa. Urla e grida riempivano l'aria fetida.
Ma il Wisteron era il pi grande e il pi forte di tutti i demoni di
Morrowindl, di tutti gli Ombrati creati dalla magia degli Elfi, da
solo era pari a tutti loro messi assieme. Agit la coda contro Triss e
lo scagli a una decina di metri, ridotto a un ammasso disordinato di
membra. Quando Garth manc di poco la testa del mostro con un rapido
fendente, la belva gli affond un arto munito di un artiglio nero
nelle vesti e nella carne facendogli saltare via lo spadone. Garth
sguain la spada corta in un attimo, ma un altro colpo lo fece
arretrare, inciampare su Wren e cadere irrimediabilmente sulla
schiena.
Sarebbero stati perduti se non fosse stato per Fauno. Terrorizzato per
Wren, che si trovava ora alla merc del Wisteron, lo Squeak si scagli
proprio sulla faccia del mostro, come una palla di pelliccia urlante,
graffiando e lacerando con le piccole mani. Il Wisteron fu colto di
sorpresa, indietreggi istintivamente, e si ritir. Cerc di afferrare
lo Squeak, intenzionato a schiacciare quella insignificante minaccia,
ma Fauno era troppo veloce, e si stava gi mettendo in salvo correndo
lungo la schiena del mostro. Furibondo, il Wisteron si gir per
acchiapparlo.
"Alzati!" Disse Wren a se stessa, lottando per tornare in piedi.
Strette nella sua mano, le Pietre Magiche erano incandescenti.
Poi Garth torn all'attacco, lacero e sanguinante, con lo spadone che
scintillava alla luce. Un colpo fortissimo fece cadere il Wisteron
indietro su due zampe. Un altro quasi gli stacc un arto. Il mostro
fischiava e si dimenava, avvolgendosi come un serpente. Fauno salt
gi dalla schiena e fugg libero. Garth brand lo spadone in un
cerchio mortale, con la lama che spazzava via tutto, tagliava, fendeva
l'aria.
Wren si rimise in piedi, il calore incandescente delle Pietre Magiche
si stava spostando dalla mano al petto, e poi in fondo al cuore.
Davanti a lei giaceva lo Scettro, caduto a Garth.
Il Wisteron si volt bruscamente e sput il liquido velenoso su Garth.
Questa volta il gigante non fu abbastanza veloce, e il liquido lo
colp in pieno petto, corrosivo come un acido. Cadde nel fango
contorcendosi dal dolore, rotolandosi per pulirsi.
Il Wisteron gli fu sopra all'istante. Una zampa munita di artigli lo
inchiod al terreno e cominci a premere.
Con entrambe le mani aperte attorno alle Pietre Magiche, Wren invoc
il fuoco per l'ultima volta. Esso esplose uscendo da lei con tale
forza da farla arretrare come se fosse stata colpita da un pugno. Il
Wisteron fu preso in pieno, sollevato come un fuscello e scaraventato
via inesorabilmente. Il fuoco lo avvolse, come un inferno scatenato.
Wren gli si avvicin, il calore incandescente della magia si
rifletteva nei suoi occhi. Il Wisteron continuava a lottare per
liberarsi, sforzandosi di afferrare la ragazza. Tra i due, Garth si
sollev sulle mani e sulle ginocchia, tutto coperto di sangue,
brandendo la lama spezzata dello spadone. Per Wren, tutto divenne pi
lento, un sogno che stava avvenendo solo nella sua mente. Triss era
una forma vaga che riemergeva dalla nebbia, Stresa una voce senza
corpo, Fauno un ricordo, e il mondo una foschia in movimento, senza
fine. Gli occhi scuri di Garth si levarono su di lei. Ai suoi piedi
giaceva lo Scettro con il Loden, l'ultima speranza del popolo degli
Elfi, il vascello della loro sicurezza, la loro possibilit di vita.
Scacci via tutto questo con un'alzata di spalle e si immerse nel
potere delle Pietre, nella magia del suo sangue, dandole forma e
direzione, e sapendo che in qualche luogo oscuro e segreto la sua
stessa possibilit di vita si era ridotta a questo.
Davanti a lei, il Wisteron si era rimesso in piedi.
Allora Wren diresse il fuoco contro il fango sul quale stava il
mostro, riducendolo in poltiglia, in un pantano liquido e cedevole
come le sabbie mobili. Il Wisteron si spost in avanti e sprofond
fino alle ginocchia. Il fango ribolliva e sputava come la lava del
Killeshan, risucchiando l'essere che vi si dibatteva. Il Wisteron
sibilava e soffiava e lottava per liberarsi. Ma il suo peso lo
trascinava gi, le gambe non trovavano dove appoggiarsi. Il fuoco
delle Pietre Magiche gli bruciava intorno, penetrando nel fango sempre
pi in profondit, scavandovi un pozzo senza fondo. Il Wisteron si
dibatteva come un folle, sprofondando inesorabilmente. Lanci un urlo
atroce, un suono che ridusse l'aria al silenzio.
Poi il fango si chiuse sopra di lui, mentre la superficie si tingeva
di arancione per le fiamme, e scomparve.
27.
Le dita di Wren si chiusero sulle Pietre Magiche, come appendici
meccaniche che sembravano appartenere a qualcun altro. Il fuoco brill
ancora una volta per reazione e si spense. Per un attimo lei rimase
immobile al suo posto, incapace di trovare la forza di spostarsi,
sentendosi la testa leggera, come se fosse sospesa a mezz'aria, un
mezzo passo fuori tempo. La magia soffi e sibil dentro di lei,
provocandole piccole fitte lungo le braccia e le gambe che la fecero
ansimare e rabbrividire. Aveva difficolt a respirare; un senso di
oppressione al petto, e la gola asciutta e infiammata.
Davanti a lei, le fiamme che avevano bruciato la superficie delle
piane di fango si ridussero a piccole lingue azzurre e si
trasformarono in vapore. Garth si reggeva ancora sulle mani e sulle
ginocchia, con la testa bassa e il petto sollevato. Tutt'intorno, la
giungla di In Ju era cavernosa e immobile.
Allora Fauno sbuc di corsa dal nulla, si arrampic sul braccio di
Wren, e si nascose tra il collo e la spalla, squittendo sommesso. Lei
affond gli occhi nella pelliccia calda, ricordando come il piccolo
animale l'aveva salvata, pensando che era un miracolo se erano ancora
vivi.
Finalmente si mosse, costringendosi a fare prima un passo poi un
altro, spinta dalla paura per Garth e dalla vista di tutto quel
sangue. Mise da parte le ultime tracce dell'euforia che erano i
residui della magia, super l'ardente desiderio di assaporare di nuovo
il potere, fece scivolare le Pietre Magiche nella tasca, e si
inginocchi in fretta accanto al suo amico. Garth sollev la testa per
guardarla. Aveva il volto cos coperto di fango da essere quasi
irriconoscibile, ma gli occhi scuri erano luminosi e lo sguardo
sicuro.
Garth sussurr lei.
Aveva uno squarcio dalla spalla alle costole sul fianco sinistro, e il
petto era carbonizzato dal veleno. Il fango indurito aveva aiutato a
rallentare l'emorragia, ma le ferite andavano pulite altrimenti si
sarebbero infettate.
Wren fece scendere Fauno, poi mise le braccia attorno a Garth e cerc
di rimetterlo in piedi. Riusc a malapena a muoverlo.
Aspetta disse una voce. Ti aiuto.
Era Triss, che usciva barcollando dalla nebbia, in condizioni solo
lievemente migliori di quelle di Garth. Era schizzato di fango e di
acqua della palude. Il braccio sinistro gli pendeva abbandonato;
impugnava la spada corta con la destra. Un lato della faccia era tutto
coperto di sangue.
Ma il Capitano della Guardia Nazionale sembrava non accorgersi delle
sue ferite. Si pass il braccio di Garth sulle spalle e con uno sforzo
riusc a rimetterlo in piedi. Con Wren che lo sosteneva dall'altro
lato, ripercorsero le piane di fango in direzione del vecchio
boschetto di acacie.
Stresa si mosse rumorosamente mettendosi in vista, gli aculei ritti in
ogni direzione. Da questa parte! PhTiili t! Qui dentro! All'ombra!
Portarono Garth su un tratto asciutto in mezzo a un gruppo di radici
di alberi e lo adagiarono di nuovo in terra. Wren si mise rapidamente
all'opera e gli tagli la tunica. Le era rimasto solo un po' di acqua
potabile, ma la us quasi tutta per pulirgli le ferite. Il resto lo
diede a Triss per la sua faccia. Con un ago e del filo da cucire
sutur le ferite maggiori e fasci il gigante con strisce di panno
ricavate dal suo ultimo indumento di ricambio. Garth la guardava,
silenzioso, immobile, come se cercasse di memorizzare il suo viso. Lei
gli fece segno una o due volte, ma egli rispose appena con un cenno
del capo. A Wren non piaceva quello che vedeva.
Poi si occup di Triss. La ferita sulla faccia era superficiale,
appena una profonda abrasione. Ma il braccio sinistro era rotto.
Glielo mise a posto, tagli delle stecche di legno e le leg con la
sua cintura. Lui sobbalz una o due volte mentre lei si dava da fare,
ma senza gridare. Quando ebbe finito la ringrazi, con aria solenne e
imbarazzata. Wren gli sorrise.
Soltanto allora si ricord dello Scettro, ancora abbandonato chiss
dove nel fango. Torn indietro in fretta e furia a cercarlo, lasciando
la copertura del boschetto, attraversando di nuovo le piane. Gli Orp
scappavano al suo avvicinarsi, come schegge saettanti di luce
argentea. L'aria era vuota e immobile, ma il brontolio del Killeshan
riecheggiava sinistro dietro il muro di nebbia, e la terra rispondeva
tremando. Trov lo Scettro dov'era caduto e lo raccolse. Il Loden
brill come un gruppo di piccole stelle. Quanti sacrifici erano stati
fatti a suo favore, pens, per conto del popolo degli Elfi, chiuso
dentro di esso. Prov allora un brutto momento di rimpianto, un
desiderio improvviso di buttarlo via, di seppellirlo il pi
profondamente possibile nel fango come il Wisteron. Gli Elfi, che
avevano fatto tanto male con la loro magia, che avevano creato gli
Ombrati con la loro ambizione e che avevano abbandonato le Quattro
Terre alla barbarie di cui erano responsabili, avrebbero fatto meglio
a sparire. Ma aveva preso un impegno con gli Elfi. E poi, sapeva che
non era colpa di quegli Elfi, non di quella generazione, ed era
sbagliato ritenere un intero popolo responsabile degli atti di pochi.
Allanon doveva avere contato sul fatto che lei l'avrebbe pensata cos.
Doveva avere previsto che lei avrebbe scoperto la verit e deliberato
la saggezza del compito che le affidava. "Trova gli Elfi e riportali
nelle Quattro Terre". Si era chiesta tante volte perch. Adesso
credeva di cominciare a capire. Chi meglio degli Elfi avrebbe potuto
rimediare agli errori che erano stati fatti? Chi meglio di loro
avrebbe condotto la lotta contro gli Ombrati?
Wren attraversava a fatica le piane di fango, mentre il torpore si
impadroniva di lei, e le ultime tracce dell'euforia provocata dalla
magia scomparivano. Era stanca, triste e stranamente smarrita. Ma
sapeva di non potersi abbandonare a quei sentimenti. Aveva recuperato
lo Scettro, e doveva ancora portare a termine il cammino fino alle
spiagge e all'appuntamento con Tiger Ty. E c'erano ancora i demoni.
Stresa la stava aspettando al margine degli alberi. La sua voce roca
la mise in guardia con un sussurro. Hsstt. Il gigante tuo amico
gravemente ferito, Wren degli Elfi. Sta' in guardia. Il veleno una
brutta cosa. Forse lui non ce la fa a venire con noi.
Lei spinse da parte il Gatto Screziato, irritata, sgarbata. Ce la
far disse secca.
Con l'aiuto di Triss, fece rimettere Garth in piedi e ripartirono. Era
mezzogiorno passato, la luce era debole e opaca attraverso la cortina
del "vog", il caldo una coltre di umidit soffocante. Stresa faceva da
guida, cercando ostinatamente la strada nel labirinto della giungla,
scegliendo un percorso che desse a quelli che lo seguivano la
possibilit di manovrare con Garth. La giungla di In Ju sembrava
vuota, come se la morte del Wisteron avesse ucciso ogni cosa che ci
viveva. Ma il silenzio era soprattutto una reazione alle scosse di
terremoto, pens Wren. Le creature di Morrowindl si erano accorte che
c'era qualcosa che non andava, e almeno per il momento avevano sospeso
le normali attivit e si erano nascoste, in attesa di scoprire cosa
sarebbe accaduto.
Mentre camminavano, Wren osserv la faccia di Garth, vide l'intensit
dei suoi occhi, la maschera di dolore che gli tirava la pelle sulle
ossa. Lui evitava di guardarla e fissava risoluto il sentiero da
percorrere. Si teneva diritto solo per forza di volont.
Era ormai il crepuscolo quando uscirono dalla giungla di In Ju e
passarono nella zona collinosa ricoperta da boschi che era al di l.
Trovarono una radura con una sorgente, e Wren pul di nuovo le ferite
di Garth. Non avevano nulla da mangiare; tutte le loro provviste erano
state consumate o erano andate perdute, e non sapevano quali radici e
quali alberi da frutto dell'isola fossero commestibili. Dovevano
accontentarsi dell'acqua della sorgente. Triss trov abbastanza legna
secca per accendere un fuoco, ma cominci a piovere quasi subito, e
nel giro di pochi secondi tutto era inzuppato. Si strinsero l'uno
all'altro al riparo delle ampie fronde di un albero di koa, spalla a
spalla contro l'oscurit che ricopriva ogni cosa. Dopo un po', Stresa
usc all'aperto per andare in un punto da cui poteva fare la guardia,
mormorando qualcosa circa il fatto che era rimasto l'unico in grado di
svolgere quel compito. Wren non volle discutere l'affermazione che era
abbastanza disposta a condividere. La luce svaniva sempre pi,
passando dall'argento al grigio al nero. La foresta si trasform,
all'improvviso fu ravvivata dal movimento poich il bisogno di cibo
spingeva gli esseri viventi a uscire per andare a caccia, ma nessuno
di quelli che si avventurarono fuori fece il minimo tentativo di
avvicinarsi al loro rifugio. La nebbia si spostava tra gli alberi e
l'erba in pigre volute. L'acqua gocciolava lenta dalle foglie. Fauno
si dimen tra le braccia di Wren, sprofondando nella sua spalla.
A mezzanotte, avvenne l'eruzione del Killeshan. Il fuoco schizz fuori
in una pioggia di scintille e di detriti in fiamme, mentre dalla bocca
del vulcano uscivano cenere e fumo. Il rumore fu terrificante, un
boato che scosse l'immobilit della notte facendo svegliare tutti di
soprassalto. L'esplosione iniziale si trasform rapidamente in una
serie di brontolii che andarono sempre pi accumulandosi finch tutta
l'isola ne fu scossa. L'eruzione era visibile anche da un punto cos
lontano come quello in cui si trovavano loro, un bagliore rosso cupo
contro il buio della notte che si sollevava verso il cielo e sembrava
rimanere sospeso. L, vicino a loro, la terra si apr in piccole crepe
dalle quali usciva il vapore sotto forma di geyser, sibilando e
bruciando. Nell'oscurit circostante, le creature dell'isola si misero
a correre disperate, fuggendo senza direzione n scopo, terrorizzate
dall'intensit delle scosse, dal rumore e dal bagliore. Il gruppo si
strinse contro il koa, combattendo l'impulso a unirsi a loro. Ma la
fuga in quell'oscurit era pericolosa, Wren lo sapeva, e Stresa fu
pronto a ricordarle che dovevano rimanere fermi finch non fosse stato
giorno.
Le eruzioni continuarono per tutta la notte, una dopo l'altra, a
catena, una serie di colpi simili a tuoni e di terribili
sconvolgimenti che minacciarono di spaccare Morrowindl da parte a
parte. In alto, sulle pendici del Killeshan, scoppiarono degli incendi
a mano a mano che la lava procedeva nella sua discesa verso il mare.
Le scogliere si sgretolarono in uno strepito di pietre spezzate, di
valanghe che fecero staccare interi pendii di montagne. Alberi
giganteschi scricchiolarono come legna secca e precipitarono a terra.
Wren chiuse gli occhi e cerc invano di dormire.
Verso l'alba, Stresa si alz per andare a perlustrare la zona che
conduceva verso l'esterno e Triss sostitu il Gatto Screziato al posto
di guardia. Wren fu lasciata sola con Garth. Il gigante dormiva a
tratti, il volto bagnato di sudore, il corpo scosso dalle convulsioni.
Aveva la febbre, e il calore del suo corpo era evidente. Mentre lo
guardava agitarsi e rigirarsi per attenuare il disagio, Wren si scopr
a pensare a tutto ci che avevano trascorso insieme. In passato si era
gi preoccupata per lui, eppure mai come in quel momento. In parte, la
preoccupazione era aumentata dal senso di impotenza. Morrowindl
rimaneva un mondo estraneo per lei, e la conoscenza che ne aveva era
troppo limitata. Non poteva impedirsi di pensare che doveva esserci
qualcosa di pi che avrebbe potuto fare per il suo grande amico se
solo avesse saputo che cosa. Le venne in mente Ellenroh, colpita da
una febbre simile a quella di Garth, una febbre che nessuno di loro
aveva capito. Aveva perduto la nonna, non voleva perdere il suo
migliore amico. Continu a ripetersi, per rassicurarsene, che Garth
era forte, che era dotato di una grande resistenza resistenza. Poteva
sopravvivere a qualsiasi cosa; ci era sempre riuscito.
Si stava facendo giorno, e Wren aveva appena chiuso gli occhi per la
stanchezza e lo scoraggiamento quando il gigante la sorprese
toccandole lievemente un braccio. Appena alz la testa per guardarlo,
egli cominci a fare segni.
"Voglio che tu faccia una cosa per me".
Lei annu, e le sue dita ripeterono le parole: Che cosa?.
"Sar difficile per te, ma necessario".
Lei cerc invano di vedere i suoi occhi, ma lui era girato, troppo
lontano nell'ombra.
"Voglio che tu mi perdoni".
Perdonarti che cosa?
"Ti ho mentito su qualcosa. Ti ho mentito ripetutamente. Fin da quando
ti ho conosciuta".
Lei scosse la testa, confusa, inquieta, esausta. Mentito su che
cosa?
Lo sguardo di Garth non vacill. "Sui tuoi genitori. Su tua madre e
tuo padre. Li ho conosciuti. Sapevo chi erano e da dove venivano.
Sapevo tutto".
Lei trasal, non del tutto pronta a credere a quello che stava
sentendo.
"Ascoltami, Wren. Tua madre aveva capito l'influsso della profezia di
Eowen molto meglio della regina. La profezia diceva che tu dovevi
essere allontanata da Morrowindl altrimenti non saresti sopravvissuta,
ma diceva anche che un giorno saresti tornata per salvare gli Elfi.
Tua madre ritenne giustamente che qualunque fosse la salvezza che
avresti potuto portargli, il tuo popolo sarebbe stato legato in
qualche modo a un confronto con il male che aveva creato. Questo non
lo sapevo, allora; l'ho immaginato dopo.LO sapevo soltanto della sua
decisione che tu fossi allevata per essere tanto forte da affrontare
qualsiasi pericolo, qualsiasi nemico, qualsiasi prova ti fosse stata
richiesta. Ecco perch ti affid a me".
Wren rimase sbalordita. A te? Direttamente a te?
Garth si mosse e riusc faticosamente a mettersi seduto, in modo da
avere le mani pi libere. Lo sforzo gli strapp un gemito di dolore.
Wren si accorse che il sangue gli inzuppava le bende delle ferite.
"Venne con suo marito dai Rover, mandata dai Cavalieri Alati. Venne da
noi perch le avevano detto che eravamo i pi forti tra i popoli
liberi, che addestravamo i nostri figli fin da bambini perch la
sopravvivenza la parte pi dura della vita di ogni Rover. Noi siamo
sempre stati dei reietti e in quanto tali abbiamo dovuto
necessariamente essere pi forti di chiunque altro. Cos tua madre e
tuo padre vennero da noi, dalla mia famiglia, una trib di alcune
centinaia di membri che vivevano sulle pianure sotto il Myrian, e
chiese se c'era qualcuno tra noi di cui ci si potesse fidare per
l'addestramento della loro figlia. Volevano che fosse addestrata alla
maniera dei Rover, che una volta divenuta abbastanza grande
cominciasse a imparare come sopravvivere in un mondo in cui ogni
persona e ogni cosa erano un potenziale nemico. Fu fatto il mio nome.
Cos parlammo, i tuoi genitori e io, e accettai di essere il tuo
maestro".
Garth ebbe un colpo di tosse, un suono cavernoso e strozzato che
veniva dal profondo del petto. Abbass la testa, cercando
affannosamente di riprendere fiato.
Garth sussurr Wren a questo punto. Mi racconterai tutto pi tardi,
dopo che ti sarai riposato.
Lui scosse la testa. "No. Voglio terminare ora. Me lo sono tenuto
dentro per troppo tempo".
Ma non riesci quasi a respirare, puoi a malapena...
"Sono pi forte di quanto credi". La sua mano si chiuse per un attimo
su quella di lei e poi la lasci. "Hai paura che io stia morendo?"
Wren deglut per trattenere il pianto. S.
"E ti spaventa tanto? Dopo tutto quello che ti ho insegnato?"
S.
Le palpebre si richiusero pi volte sugli occhi scuri, e lui le diede
una strana occhiata. "Allora non morir finch non sarai pronta a
farlo per me".
Wren annu in silenzio, non capendo cosa volesse dire, attenta allo
sguardo, preoccupata soltanto che vivesse, a ogni costo.
Il suo respiro si trasform in un flebile rantolo. "Bene. Parliamo
allora di tua madre. Lei era tutto quello che ti hanno detto: forte,
gentile, determinata, affezionata a te. Ma aveva deciso che doveva
ritornare presso il suo popolo. Lo aveva deciso prima di lasciare
Morrowindl, credo. Tuo padre era d'accordo. Non conosco il perch
della loro decisione; so soltanto che tua madre era molto legata a sua
madre e al suo popolo, e che tuo padre era disperatamente innamorato
di lei. In ogni modo, fu deciso che tu saresti stata mandata a vivere
con gli Ohmsford a Valle d'Ombra fino all'et di cinque anni - quando
ha inizio l'addestramento di un bambino Rovere poi saresti stata
riportata da me. A te bisognava dire che tua madre era una Rover e tuo
padre un Ohmsford e che i tuoi antenati erano Elfi. Non bisognava
dirti nient'altro".
Wren scosse la testa incredula. Ma perch? Perch tenermi tutto
segreto?
"Perch tua madre aveva capito quanto fosse pericoloso cercare di
influenzare il compiersi di una profezia. Avrebbe potuto tenerti al
sicuro, impedendoti di tornare a Morrowindl. Sarebbe potuta restare
con te e dirti qual era il tuo destino. Ma quale danno avrebbe potuto
causare intromettendosi in questo modo? Sapeva abbastanza di profezie
da accorgersi della minaccia. Sarebbe stato meglio, a suo avviso, che
tu crescessi fino a diventare donna senza sapere i dettagli della
profezia di Eowen, che tu trovassi il tuo destino da sola, qualunque
dovesse essere. A me fu affidato il compito di prepararti".
Cos tu sapevi tutto? Tutto quanto? Sapevi delle Pietre Magiche?
"No. Non delle Pietre Magiche. Come te, credevo che fossero dei sassi
dipinti. Mi fu detto di accertarmi che tu sapessi da dove venivano,
che erano l'eredit dei tuoi genitori. Dovevo stare attento che non le
perdessi mai. Tua madre era convinta, credo, che come il tuo destino,
il potere delle Pietre Magiche ti si sarebbe rivelato quando fosse
giunto il momento".
Ma tu sapevi il resto, per tutto il tempo in cui sono cresciuta? E
dopo, quando sono andata all'Hadeshorn, quando sono stata mandata alla
ricerca degli Elfi?
"S, lo sapevo".
E non me lo hai detto? C'era una punta di rabbia nella sua voce
adesso, per la prima volta. L'impatto di ci che le stava dicendo
cominciava a farsi sentire. Mai una parola, neppure quando ero io a
chiedertelo?
"Non potevo".
Cosa significa, che non potevi? Era furiosa. Perch?
"Perch lo avevo promesso a tua madre. Mi fece giurare di mantenere il
segreto. Non dovevi sapere nulla della tua vera origine, nulla degli
Elessedil, n di Arborlon, n di Morrowindl, n della profezia.
Avresti dovuto scoprirlo da sola, come aveva stabilito il destino. Io
non avrei dovuto aiutarti in nessun modo. Sarei dovuto venire con te
quando fosse giunto il momento, se avessi voluto. Avrei dovuto
proteggerti come meglio potevo. Ma senza dirti nulla".
Mai?
Il respiro del gigante divenne un rantolo, e le sue dita esitarono.
"Feci un giuramento. Giurai che non ti avrei detto nulla finch la
profezia non si fosse avverata - se mai questo fosse accaduto - nulla
finch non fossi tornata ad Arborlon, finch non avessi scoperto la
verit da sola, finch non avessi fatto tutto ci che era destino per
aiutare il tuo popolo. Lo giurai".
Wren si lasci andare all'indietro, mentre la disperazione si
impadroniva di lei. "Non fidarti di nessuno", era stato l'avvertimento
dell'Addershag. "Di nessuno". Aveva creduto di capire l'impatto di
quelle parole. Aveva pensato di capire.
Ma questo...
Oh, Garth sussurr disperata. Ho avuto fiducia in te!
"Non hai perso niente in questo modo".
Davvero?
Si trovavano a faccia a faccia, in silenzio, immobili. Tutto ci che
era accaduto a Wren, da quando Cogline era andato da lei tante
settimane prima, sembrava raccogliersi e posarsi sulle sue spalle come
un peso enorme. Tante fughe tormentose, tante morti, tante perdite...
era come se fosse tutto concentrato in un solo momento, contenuto in
questa verit tremenda e inaspettata.
"Se l'avessi saputo prima che avvenisse, forse sarebbe cambiato tutto.
Tua madre l'aveva capito. Anche tuo padre. Forse te lo avrei detto se
avessi potuto, ma il mio giuramento me lo impediva". Il grande corpo
si spost, e gli zigomi sporgenti si rivelarono nella luce. "Dimmi, se
puoi, che avrei dovuto fare altrimenti. Dimmi, Wren, che non avrei
dovuto mantenere la parola data".
La bocca di Wren era una linea sottile e dura. Certo, avresti
dovuto.
Garth continu a fissarla, lo sguardo del tutto inespressivo.
No ammise lei infine, con le lacrime agli occhi. Non dovevi.
Distolse lo sguardo, con un senso di vuoto e di smarrimento. Ma
questo non giova affatto. Tutti mi hanno mentito. Tutti, perfino tu.
L'Addershag aveva ragione, ed questo che mi fa male. C'erano troppe
bugie, troppi segreti, e io non ero al corrente di nulla.
Pianse in silenzio, a testa bassa. Qualcuno avrebbe dovuto fidarsi di
me. Tutta la mia vita stata mutata, e io non ho potuto dire niente
in proposito. Guarda il risultato!
Una grossa mano sfior la sua. "Pensa, Wren. Le scelte sono state
tutte tue. Nessuno le ha fatte per te; nessuno ti ha mostrato la
strada. Se tu avessi saputo la verit delle cose, se avessi capito ci
che ci si aspettava da te, sarebbe stato lo stesso? Avresti potuto
dire ugualmente che le scelte erano le tue?"
Lei lo guard di nuovo, esitante.
"Sarebbe stato meglio se tu avessi saputo che eri la nipote di
Ellenroh Elessedil, che le Pietre Magiche da te ritenute dei sassi
dipinti erano vere, che una volta diventata donna avresti dovuto
recarti a Morrowindl e, a causa di una profezia fatta prima della tua
nascita, avresti dovuto salvare gli Elfi? Quanto saresti stata libera
di agire, allora? Quanto saresti cresciuta? Cosa saresti diventata?"
Wren trasse un respiro profondo. Non lo so. Ma forse mi si sarebbe
dovuta dare la possibilit di scoprirlo.
Ora la luce si faceva pi intensa giacch l'alba sorgeva da qualche
parte oltre la cappa di nebbia e gli alberi. Fauno sollev la testa
dal grembo di Wren dove se ne era rimasto disteso immobile. Triss era
tornato indietro dall'oscurit e se ne stava in piedi, guardandoli in
silenzio. I rumori della notte si erano spenti, e il movimento
frenetico era cessato. In lontananza, i brontolii dell'eruzione del
Killeshan proseguivano inesorabili, continui e minacciosi. La terra si
mosse leggermente, e il fuoco della lava si alz verso il cielo nel
fumo grigio e nella cenere.
Garth si agit, muovendo le mani. "Wren", sospir. "Io ho fatto quello
che mi stato chiesto, quello che avevo promesso. Ho fatto il
possibile. Mi sarebbe piaciuto non ingannarti. Mi sarebbe piaciuto
poterti dare l'opportunit che chiedi".
Lei lo guard a lungo, e infine annu. Lo so.
La faccia forte e scura era tesa nella concentrazione. "Non
prendertela con tua madre e tuo padre. Hanno fatto quello che hanno
ritenuto di dover fare, quello che hanno creduto giusto".
Lei annu di nuovo. Non osava parlare.
"Devi trovare il modo di perdonarci tutti".
Lei deglut con difficolt. Vorrei... vorrei non averti fatto troppo
male.
"Wren, guardami".
Lei lo fiss riluttante, con una certa diffidenza.
"Non abbiamo finito. C' ancora un'altra cosa".
Wren prov una sensazione di freddo alla bocca dello stomaco, un
dolore per qualcosa che sentiva ma che non riusciva a individuare.
Vide apparire Stresa, che usciva dagli alberi, con la sua andatura
goffa e sgraziata, fradicio e affannato. Egli rallent avvicinandosi a
loro, conscio che stava accadendo qualcosa, forse un confronto, una
rivelazione, una cosa che meritava rispetto.
Stresa disse subito Wren salutandolo allegra, ansiosa di evitare di
ascoltare ancora Garth.
Il Gatto Screziato guard prima l'uno poi l'altro degli umani.
Possiamo andare ora li esort. Anzi, dovremmo affrettarci. La
montagna sta crollando. Prima o poi arriver qui.
Dobbiamo sbrigarci dichiar Wren, alzandosi. Afferr lo Scettro e
poi guard inquieta l'amico ferito. Garth?
"Prima dobbiamo parlare da soli".
A Wren venne di nuovo un nodo alla gola. Perch?
"Invita gli altri ad andare avanti un po' e ad aspettarci. Di' loro
che non ne avremo per molto".
Lei esit un attimo, poi guard Stresa e Triss. Ho bisogno di stare
un momento con Garth. Aspettateci un po' pi avanti, per piacere.
Essi la fissarono senza parlare, poi annuirono controvoglia, dapprima
Triss, con la faccia scarna inespressiva, poi Stresa con un'ombra di
sospetto negli occhi penetranti.
Portate Fauno con voi aggiunse come se avesse avuto un presagio,
staccando lo Squeak dalla sua spalla e mettendolo a terra con garbo.
Stresa fischi all'animaletto e gli fece fare una corsa tra gli
alberi. Poi guard verso di lei con occhi tristi, accorti. Chiamaci,
rwwwlll Wren degli Elfi, se hai bisogno di noi.
Quando se ne furono andati, e il suono dei loro passi si allontanava,
si rivolse di nuovo a Garth, tenendo lo Scettro ben stretto con
entrambe le mani. Cosa c'?
Il gigante fece un cenno. "Non spaventarti. Vieni qui. Siediti accanto
a me. Ascolta un momento e non interrompere".
Lei ubbid, si inginocchi cos vicino a Garth che la sua gamba poggi
contro il corpo di lui. Poteva sentire il caldo della sua febbre. La
nebbia e la luce pallida lo nascondevano in una sfumatura di grigio, e
il mondo circostante era confuso e denso di calore.
Depose lo Scettro accanto a s, e le grandi mani di Garth cominciarono
a fare segni.
"Mi sta accadendo qualcosa. Dentro. E' il veleno del Wisteron, credo.
Si insinua in me come un essere vivente, come un fuoco che brucia e
indebolisce. Lo sento all'opera, mi sta trasformando. E' una
sensazione sgradevole.
Ti lavo di nuovo le ferite, te le fascio di nuovo.
"No, Wren. Ci che sta accadendo va oltre, va oltre tutto quello che
potresti fare. Il veleno dentro di me".
Il respiro di lei divenne affannoso, rabbioso. Se ti senti troppo
debole, ti porteremo noi.
"Ero debole in un primo tempo, ma ora la debolezza sta passando. Sto
diventando forte di nuovo. Ma la forza non mia".
Lo fiss, senza capire realmente, e tuttavia spaventata. Scosse la
testa. Cosa stai dicendo?
Lui la guard con fiera determinazione, la faccia spigolosa scolpita
nella pietra. "Il Wisteron era un Ombrato. Come i Drakul. Ricordi
Eowen?"
Fu scossa dai brividi, si ritrasse di scatto e cerc di alzarsi. Garth
l'afferr e la fece rimanere dov'era, fissandola negli occhi.
"Guardami".
Tent, ma senza riuscirvi. Lo vedeva e al tempo stesso non lo vedeva,
cosciente delle linee che formavano il suo contorno ma incapace di
distinguere i colori e le sfumature all'interno di esse, come se cos
facendo le si potesse rivelare la verit che paventava. "Dammi la
morte!"
A quel punto dentro di lei tutto and in frantumi, e cominci a
piangere. Piangeva in silenzio, tradita soltanto dalle spalle che si
sollevavano ogni tanto. Chiuse gli occhi contro la furia dei
sentimenti che provava, contro l'orrore del mondo intorno a lei,
contro il terribile prezzo che sembrava esigere ripetutamente. Vide
Garth anche cos, impresso nella sua mente, con l'oscura fiducia e la
forza che si irradiavano dal volto, il sorriso che riservava solo a
lei, la saggezza, l'amicizia, e l'amore.
Non posso perderti sussurr Wren, non pensando pi a fare i segni,
con le parole diventate un bisbiglio. Non posso!
Le mani di Garth la lasciarono, lei apr gli occhi. "Guardami".
Wren sospir profondamente e lo guard.
"Guardami negli occhi".
Lo guard. Guard nell'animo dell'amico pi vecchio e pi fidato. Un
perfido bagliore rosso le rispose.
"Sta cominciando ad avere effetto", fece segno Garth.
Lei scosse la testa dicendo furiosamente di no.
"Non posso lasciare che accada. Ma non ce la faccio da solo. Non ce la
faccio, stanne certa. Devi aiutarmi a morire".
No.
Una mano scivol fino alla sua cintura e sguain il suo pugnale lungo.
La lama affilata come un rasoio scintill nella penombra. Wren
rabbrivid e si ritrasse, ma lui le afferr il polso e le mise di
forza l'impugnatura nel palmo della mano.
Le dita di Garth segnalavano, rapide, senza sosta. "Non ci rimane
molto tempo. Quello che abbiamo fatto stato bello. Non rimpiango
neppure un attimo. Sono orgoglioso di te, Wren. Tu sei la mia forza,
la mia saggezza, la mia abilit, la mia esperienza, la mia vita, tutto
ci che io sono, il meglio di me stesso. E sei anche te stessa,
separata in tutti i modi. Sei quello che eri destinata a essere: una
ragazza Rover diventata Regina degli Elfi. Non posso darti pi niente
ormai. E' giunto il tempo di dirsi addio".
Lei non riusciva a respirare. Non riusciva neppure a vedere
chiaramente. Non puoi chiedermi questo! Non puoi!
"Devo farlo. Non c' nessun altro. Nessun altro di cui possa fidarmi
che lo faccia bene".
No! lasci cadere a terra il pugnale come se bruciasse. Piuttosto
quasi soffocava dal pianto preferisco morire io!
Garth raccolse il pugnale e glielo rimise in mano. Lei scosse la testa
ripetutamente, dicendo di no, di no. Lui la tocc, attirando i suoi
occhi ancora una volta. Adesso era scosso dai brividi, forse aveva
davvero freddo, ma forse era qualcosa di diverso. Il bagliore rosso si
faceva pi pronunciato, pi forte.
"Sto scivolando via, Wren. Mi sento sottratto a me stesso. Fai presto.
Fallo in fretta. Non farmi diventare..." non riusc a terminare la
frase, anche le mani grandi e forti ora tremavano. "Puoi farlo. Ci
siamo esercitati abbastanza. Non posso contare su me stesso.
Potrei..."
I muscoli di Wren erano cos tesi che riusciva a muoversi appena.
Lanci uno sguardo dietro di s, pensando di richiamare Stresa, o
Triss, alla ricerca disperata di qualcuno. Ma non c'era nessuno che
potesse aiutarla, lo sapeva. Nessuno poteva fare pi niente.
Si volse di scatto verso di lui. Ci deve essere un antidoto per
combattere il veleno. Le sue parole erano convulse. Chiedo a Stresa!
Lui lo sa! Vado a chiamarlo!
Le grandi mani la interruppero. "Stresa conosce la verit. Glielo hai
letto negli occhi. Non pu fare nulla. Non c' mai stato nulla da
fare. Aiutami. Prendi il pugnale e usalo".
No!
"Devi farlo".
No!
Una mano fece un gesto improvviso a mezz'aria come se volesse
colpirla, e di istinto lei reag per bloccarla, la mano col pugnale
sollevata, immobile, a pochi centimetri sopra il petto di Garth. Si
guardarono fissi negli occhi. Per un attimo, tutto spar dentro di
lei, tranne la terribile consapevolezza di ci che andava fatto. La
verit la sconvolse. Respir e trattenne il fiato.
"Svelta, Wren..." Non si mosse. Lui le prese la mano e l'abbass
finch la lama non poggi sulla sua tunica, contro il suo petto.
"Fallo".
Lei scuoteva la testa lentamente, da un lato all'altro, con un
movimento appena percettibile.
"Wren. Aiutami".
Lo fiss, guardandolo profondamente negli occhi, e in quel bagliore
rosso che lo stava consumando, che usciva fuori dall'orrore che
cresceva dentro di lui. Ricord quando gli stava vicino da bambina,
quando era appena andata a vivere con i Rover, e gli arrivava appena
al ginocchio. Ricord quando aveva dieci anni, asciutta come una
frusta, resistente come il cuoio, che correva per raggiungerlo nella
foresta. Ricord i loro giochi, continui, senza fine, tutti fatti per
il suo addestramento.
Avvert il suo respiro sul viso. Lo percep cos vicino e pens alla
sicurezza che le aveva dato da bambina.
Garth sussurr disperata, e sent le grandi mani sovrapporsi alla
sua e stringere.
Allora spinse a fondo il pugnale.
28.
Poi scapp via. Dalla radura entr correndo tra gli alberi, intontita
dal dolore, quasi accecata dalle lacrime, lo Scettro tenuto stretto
tra le mani davanti a s come uno scudo. Corse tra le ombre e la
semioscurit del primo mattino, dimentica del lontano brontolio del
Killeshan, del fremito di risposta di Morrowindl, smarrita di fronte a
tutto tranne che al bisogno di fuggire dal tempo e dal luogo della
morte di Garth, pur sapendo che non avrebbe mai potuto fuggire al suo
ricordo. Spezz cespugli e rami senza neppure accorgersene, pass tra
l'erba alta e i rovi, lungo creste di terreno ricoperte di lava
solidificata, e sopra sterpi e pezzi di legna secca sparsi. Non si
rese conto di nulla. Non era il suo corpo che correva, era la sua
mente.
"Garth!"
Lo chiam a voce alta infinite volte, inseguendo i ricordi che aveva
di lui, come se afferrandone uno potesse riportarlo in vita. Lo vedeva
scappare, spettrale, fantasmagorico. Parti di lui apparivano e
sparivano nell'aria davanti a lei, confuse e distanti immagini di
altri tempi. Vide se stessa impegnata nella caccia come lo era stata
tante volte quando avevano giocato al battitore e alla preda, quando
si erano addestrati alla sopravvivenza. Si vedeva in quell'ultimo
giorno nel Tirfing prima che apparisse Cogline e tutto cambiasse per
sempre, costeggiando le rive del Myrian, alla ricerca di tracce. Lo
vedeva saltare gi all'improvviso dagli alberi, enorme, silenzioso e
veloce. Lo sentiva mentre l'afferrava, mentre lei gli sfuggiva, mentre
il suo pugnale lungo si alzava e colpiva. Udiva se stessa che rideva.
"Sei morto, Garth!"
E adesso lo era davvero.
Chiss come - non fu mai del tutto chiaro - incapp negli altri della
piccola compagnia, i pochi sopravvissuti: Triss, l'ultimo degli Elfi,
l'ultimo oltre a lei, Stresa e Fauno. Piomb su di loro, li evit come
se fossero ostacoli, e continu a correre. Gli altri la inseguirono,
naturalmente, per raggiungerla, chiamandola preoccupati, chiedendo
cosa c'era che non andava, cosa era successo, dov'era Garth?
E' andato, disse, scuotendo la testa. Non viene.
Ma era tutto a posto. Tutto bene.
Adesso lui era salvo.
Sempre correndo, ud Triss che chiedeva di nuovo: "Cosa c' che non
va?" E Stresa che rispondeva: "Hsssstt, non lo vedi?" Essi si
scambiarono parole, sussurrate furtivamente, di cui non riusc ad
afferrare il significato, ma non se ne cur. Fauno le salt sul
braccio mentre passava, attaccandosi a lei in modo possessivo, ma lei
lo scosse via piuttosto brusca. Non voleva essere toccata. Era gi
tanto se riusciva a resistere dentro la pelle.
Usc all'aperto, fuori dagli alberi.
Wren, Signora! ud Triss che le gridava a squarciagola.
Poi si arrampic su un pendio di lava, attaccandosi con forza alla
roccia tagliente, sentendo che le penetrava nelle mani e nelle
ginocchia. Respirava a fatica, e tossiva, soffocando su parole che non
riusciva a pronunciare. Le cadde lo Scettro dalle mani, e lo
abbandon. Gett via tutto, tutta se stessa, il solo pensiero le dava
il voltastomaco, voleva soltanto fuggire, correre fino a non poter
andare pi oltre.
Quando alla fine croll, esausta, cadde lunga distesa sul pendio,
singhiozzando irrefrenabilmente, fu Triss che la raggiunse per primo,
che la prese tra le braccia come una bambina, che la consol con
parole e lievi carezze e le diede un po' del calore di cui aveva
bisogno. L'aiut a rimettersi in piedi, la fece voltare, e la fece
tornare di nuovo dentro la foresta. Portando lo Scettro su un braccio
e sostenendo lei con l'altro, la condusse in quelle ore mattutine come
il pastore fa con la pecorella smarrita, senza chiederle niente se non
di mettere un piede davanti all'altro e di continuare a camminare con
lui. Stresa faceva da guida, la sua forma tozza divenne il punto di
riferimento sul quale metteva a fuoco la vista, l'oggetto sempre
mutevole verso il quale muoveva prima un piede, poi l'altro, senza
sosta. Fauno torn alla carica un'altra volta, arrampicandosi lungo la
sua gamba e sul suo braccio, e questa volta lei accolse volentieri
l'intrusione, stringendoselo al seno, strofinando il naso con affetto
contro il calore e la morbidezza dello Squeak.
Procedettero cos tutto il giorno, compagni di un viaggio che non
aveva bisogno di parole. Le poche volte che si fermarono per riposare,
Wren accett l'acqua che Triss le dava da bere e la frutta che le
metteva nel palmo della mano e non si preoccupava di chiedere da dove
venisse n se si poteva mangiare. La luce si andava attenuando a mano
a mano che le nuvole si ammassavano da un orizzonte all'altro e che il
"vog" diventava pi fitto sotto di esse. Dietro di loro, il Killeshan
era ormai scatenato, le eruzioni si susseguivano ininterrotte, fuoco,
cenere e fumo si levavano nel cielo in alti geyser, la puzza di zolfo
era fortissima, l'isola tremava e oscillava. Quando infine scese
l'oscurit, la cresta della montagna era coperta da una corona rosso
sangue che mandava lampi di fuoco a ogni eruzione e scintille sui
lontani pendii dove la lava scendeva verso il mare. I massi stridevano
e scricchiolavano mentre la lava incandescente li portava via, e gli
alberi bruciavano con un crepitio disperato. Il vento cess, la
foschia si distese su ogni cosa, e l'isola divenne una gabbia
circondata di fuoco nella quale gli abitanti si urtavano uno contro
l'altro in una confusione terrorizzata e furibonda.
Stresa li sistem per la notte in una fenditura della roccia che li
riparava da tre lati in mezzo a un boschetto di carpini filiformi
quasi completamente privi di foglie. Si strinsero al buio con la
schiena alla parete e guardarono l'olocausto in lontananza diventare
pi luminoso. Erano ancora a un giorno dalle spiagge, a un giorno da
un improbabile appuntamento con Tiger Ty, e la distruzione dell'isola
era imminente. Wren torn in s tanto da rendersi conto del pericolo
nel quale si trovavano. Sorseggiando l'acqua che Triss le aveva dato,
ascoltando il suono della sua voce, mentre lui continuava a parlarle
con calma in modo rassicurante, ricord ci che avrebbe dovuto
compiere e che solo Tiger Ty avrebbe potuto aiutarla a fare.
Triss disse infine, inaspettatamente, vedendolo per la prima volta,
pronunciando il suo nome in tono di ringraziamento, facendolo
sorridere sollevato.
Poco dopo, ecco apparire i demoni, gli Ombrati di Morrowindl, i primi
di quelli che erano riusciti a sfuggire alla furiosa eruzione del
Killeshan, scendevano dalle colline verso le spiagge, smarriti e
confusi, pronti a uccidere qualunque cosa fosse sul loro cammino.
Spuntarono all'improvviso dal bagliore infuocato - un'accozzaglia di
orrori informi - e aggredirono all'impazzata, obbedendo all'istinto e
alla loro particolare follia. Stresa li sent arrivare, captando con
le sue orecchie sensibili il rumore del loro avvicinarsi, e avvert
gli altri pochi secondi prima dell'assalto. Con la spada sguainata,
Triss affront la furia, le resistette, e riusc a respingerla se pure
per poco, uno scontro piuttosto impari con i mostri, anche se con un
solo braccio utile. Ma i demoni erano fuori di s dalla paura, essendo
stati scacciati dalle loro alture da qualcosa che non riuscivano a
comprendere. Questi umani erano una minaccia meno grave. Si raccolsero
e tornarono all'attacco, decisi a prendersi una vendetta qualunque sul
nemico a portata di mano.
Ma ora ad affrontarli c'era Wren, consumata dalla propria furia,
fredda e razionale, che indirizz la magia delle Pietre su di loro
falciandoli come una lama affilatissima. Troppo tardi si accorsero del
pericolo: la magia li colse in pieno e svanirono in scoppi di fuoco e
grida improvvise. Nel giro di pochi secondi, non ne rimase che fumo e
cenere.
Nel corso della notte ne vennero altri, a piccoli gruppi, uscendo
dall'oscurit in ondate frenetiche che li portavano a rapida e sicura
morte. Wren li distrusse senza pensarci, senza rimpianto, e poi
incendi la foresta circostante finch non fu infuocata come i pendii
lungo i quali scendevano ribollendo i fiumi di lava. Quando giunse il
mattino, davanti al loro riparo, per una cinquantina di metri tutto
era nero e fumante, come un ossario ricoperto di corpi anneriti tanto
da essere irriconoscibili, un cimitero nel quale loro erano gli unici
sopravvissuti. Non fu possibile dormire, n riposarsi, non ebbero
neanche il tempo di riprendere fiato per i continui assalti. L'alba li
trov con le occhiaie profonde e lo sguardo fisso; Triss aveva molte
ferite, gli abiti a brandelli, tutte le sue armi erano andate perdute
o spezzate tranne la spada corta. La faccia di Wren era grigia di
cenere, e le tremavano le mani per il flusso del potere delle Pietre
Magiche. Gli aculei di Stresa erano ritti in tutte le direzioni, e
sembrava che non si sarebbero abbassati mai pi. Fauno era
accovacciato accanto a Wren come una molla arrotolata.
Quando la luce spunt a oriente, in un'aurora argentata attraverso la
foschia di fuoco e di fumo, Wren disse loro finalmente cosa era
accaduto a Garth, perch aveva bisogno di parlare, ansiosa di
liberarsi del peso che portava da sola, dell'amara verit che
conosceva soltanto lei. Raccont tutto con calma, a bassa voce, nel
silenzio che segu l'ultimo attacco. Pianse di nuovo, pensando che
forse non avrebbe smesso mai. Ma questa volta le lacrime furono
purificatrici, come se riuscissero infine a eliminare una parte del
dolore. Essi l'ascoltarono silenziosi, il Capitano della Guardia
Nazionale, il Gatto Screziato e lo Squeak, uniti e stretti accanto a
lei in modo da non perdere nemmeno un particolare, perfino Fauno che
forse capiva e forse non capiva le sue parole, le si rannicchi contro
la spalla. Le parole fluivano senza difficolt, poich la diga della
disperazione e della vergogna stava sparendo e una sorta di pace
penetrava profondamente in lei.
Rwwlll Wren, non c'era altro da fare le disse Stresa in tono solenne
quando ebbe finito.
Lo sapevi, non vero? ribatt lei.
Hssstt. S. Avevo capito cosa avrebbe fatto il veleno. Ma non potevo
dirtelo, Wren degli Elfi, perch non avresti voluto credermi. Doveva
essere lui a farlo.
E infatti era cos, anche se ormai non aveva pi molta importanza.
Parlarono per un po' mentre la luce penetrava lenta attraverso
l'oscurit, illuminando il mondo attorno a loro, quel mondo di nere
rovine nel quale il fumo continuava a salire in volute sotTiili verso
il cielo e la terra tremava per la collera furiosa del Killeshan.
Lui ha dato la vita per te, mia Signora disse Triss. Ti ha protetta
quando il Wisteron stava per ghermirti e ha combattuto per salvarti.
Nessuno di noi avrebbe potuto fare altrettanto. Ci abbiamo provato, ma
solo Garth ne aveva la forza. Tienilo in suo ricordo.
Ma a lei sembrava ancora di spingere il manico del coltello che
penetrava nel cuore di Garth, sentiva ancora le mani di lui che si
stringevano sulle sue, quasi ad assolverla da ogni responsabilit.
Pens che le avrebbe avute sempre nella mente, che non avrebbe mai
dimenticato ci che aveva visto nei suoi occhi.
Ripresero il viaggio poco dopo, attraversando il campo di battaglia
carbonizzato e andando verso il paesaggio verde e fresco del giorno
che li attendeva, accingendosi a superare l'ultima parte della
campagna che li separava dalla spiaggia. I tremori sotto i piedi erano
ancora costanti, e gli incendi dei fiumi di lava bruciavano sempre pi
vicino, scendendo dall'alto del pendio della montagna. Intorno a loro
degli esseri scappavano in tutte le direzioni, e anche i demoni non
smisero mai di attaccarli. Tutti correvano per sfuggire al caldo
soffocante, spinti dalla furia del Killeshan verso le rive dello
Spartiacque Azzurro. Morrowindl stava diventando un crogiuolo di
fuoco, che consumava se stesso partendo dal centro. Dappertutto
cominciavano a vedersi crepacci, profonde fessure che si aprivano
sull'oscurit, che sibilavano e sputavano vapore e calore. Il mondo
che era fiorito sulla scia del magico potere degli Elfi si stava
riducendo in polvere, e nel giro di qualche giorno sarebbero rimaste
solo le pietre e le ceneri dei morti. Attorno al gruppetto in fuga si
stava formando un mondo nuovo nel quale, una volta completato, non
sarebbe rimasta alcuna traccia del vecchio.
Scesero nei prati di erba alta che delimitavano le distese finali
delle vecchie foreste lungo la costa. L'erba cominciava a ripiegarsi
su se stessa e a morire, affumicata e soffocata dal calore e dai gas,
la vita ormai l'abbandonava. I cespugli si spezzavano sotto i loro
stivali, secchi e privi di vita. Gli incendi scoppiavano da ogni parte
nei punti pi caldi, e sulla loro destra, al di l di un profondo
burrone, una sottile striscia di fuoco avanzava inarrestabile
attraverso un variopinto tappeto di fiori selvatici verso una macchia
di acacie che attendeva impotente, immobile e rassegnata. Nuvole di
nera fuliggine si precipitavano gi dalle alture della giungla di In
Ju, dove la vegetazione stava bruciando fino in riva al mare, mentre
la palude sottostante cominciava a bollire. Pietre e cenere piovevano
da chiss dove come grandine dalle nuvole, lanciate in aria dalle
continue esplosioni del vulcano. Il vento cambi e divenne pi
difficile vedere. Era mezzogiorno, e il cielo era cupo, grigio e fosco
come il crepuscolo d'autunno.
Wren aveva l'impressione di sentirsi la testa leggera e immateriale,
come se facesse parte dell'aria che respirava. Le pareva che le ossa
si fossero sciolte nel corpo, e il fuoco della magia continuava a
fiammeggiare e a lanciare scintille come tizzoni che vanno
raffreddandosi. Cerc la terra attorno a lei ed ebbe l'impressione di
non riuscire a distinguere niente. Tutto andava alla deriva come le
nuvole.
Stresa, quanto ci manca? chiese.
Ancora un po' disse il Gatto Screziato senza voltarsi. Phhfftt.
Continua a camminare, Wren degli Elfi.
Lei ubbid, sapendo che la sua forza stava scemando e chiedendosi
distrattamente se era per l'eccessivo uso della magia oppure per
esaurimento. Si accorse che Triss le andava vicino, e le metteva un
braccio attorno alle spalle.
Appoggiati a me le sussurr, e addoss il suo peso su di s.
I prati scomparvero con il passaggio del sole a ovest, ed essi
raggiunsero il vecchio bosco. Era gi in fiamme a sud, i rami pi alti
bruciavano, il fumo si levava a ondate successive. Vi si inoltrarono
veloci, slittando e scivolando sul muschio e sulle foglie, sui rami
secchi e sui sassi sparsi. Gli alberi erano silenziosi e spogli, come
pilastri di una sala che aveva per tetto le nuvole e la nebbia bassa.
Grugniti e ringhi si alzavano dalla foschia, lontani, ma tutt'intorno.
La marcia continuava. Una volta qualcosa di grosso si mosse nell'ombra
da un lato, e Stresa si volt per affrontarlo, rizzando gli aculei. Ma
non successe nulla, e dopo un momento ripresero il cammino. Davanti a
loro si sentiva il rumore dell'acqua che si frangeva contro gli
scogli, la risacca dell'oceano. Wren si accorse di stare sorridendo,
stringendosi lo Scettro al petto. C'era ancora una possibilit di
salvezza per loro, pens. C'era ancora speranza che potessero fuggire.
Poi finalmente, quando la luce del sole scomparve alle loro spalle e
il tramonto si illumin di argento e di rosso, uscirono dagli alberi e
si trovarono a guardare lontano da un'alta scogliera sulla vasta
distesa dello Spartiacque Azzurro. Il fumo e la cenere rannuvolavano
l'aria vicino a loro, ma al di l di quella cortina l'orizzonte
splendeva di colori.
Il gruppo avanz barcollando e poi si ferm. La scogliera scendeva a
picco su una costa cosparsa di scogli. Non c'era nessuna spiaggia in
vista e nessun segno di Tiger Ty.
Wren si appoggi pesantemente allo Scettro, scrutando il cielo. Si
espandeva a perdita d'occhio, una distesa vasta e vuota.
Tiger Ty! sussurr disperata.
Triss la lasci e si allontan per perlustrare il terreno. Laggi
fece cenno dopo un attimo, indicando il nord. C' una spiaggia, se
riusciamo a raggiungerla.
Ma Stresa stava gi scuotendo la testa. Ssssstt! Dobbiamo passare di
nuovo per i boschi, ritornare nel fumo e tra le bestie che vi si
nascondono. Non un'idea brillante con il buio che sta per scendere.
PTiili tt!
Wren guard disorientata il sole che calava sull'orizzonte dell'oceano
scomparendo lentamente. Nel giro di pochi minuti sarebbe stato buio.
Avevano fatto tanta strada, riflett, e sussurr: No in modo che
nessuno potesse sentirla.
Appoggi a terra lo Scettro e tir fuori le Pietre. Tenendole davanti
a s, indirizz il raggio della magia bianca nel cielo percorrendolo
da un capo all'altro, un fascio luminoso contro il crepuscolo grigio.
La luce brill come un fuoco e si spense. Rimasero tutti a fissarla,
guardando il buio avvicinarsi, guardando il sole riempire il cielo di
colore mentre scompariva dalla vista.
Dietro di loro, gli inseguitori, i demoni venuti gi dalle alture, e
gli esseri neri che li incalzavano o che erano attirati dalla magia,
cominciarono a raggrupparsi. Le loro ombre si profilarono contro le
luci del crepuscolo, ringhiando, sbuffando e avvicinandosi sempre pi.
Wren e i compagni erano intrappolati sulla scogliera, stretti contro
lo strapiombo che cadeva a picco nell'oceano. Wren sent il tremito
delle ossa, del respiro, delle forze che la stavano abbandonando. Era
troppo aspettarsi che Tiger Ty fosse ancora l in attesa dopo tanto
tempo, era troppo sperarci. Eppure non voleva rinunciare all'unica
speranza rimasta. Se fosse stato necessario, avrebbe fatto uso della
magia ancora una volta, per essere sicura. Perch in ogni caso non ne
rimaneva abbastanza da tenerli in vita un'altra notte. Non c'era pi
abbastanza forza in lei per usarla, n abbastanza in nessuno di loro
per farne un problema.
Triss avanz deciso ad affrontare le ombre tra gli alberi, magro e
tenace, il braccio rotto gli pendeva inerte al fianco, quello con la
spada era piegato e pronto. State dietro di me ordin.
I secondi passavano in fretta. I colori del cielo a occidente stavano
stemperandosi nel grigio. Il crepuscolo scendeva tingendosi di un
pallido riflesso di cenere.
Di l! avvert Stresa.
Qualcosa si precipit fuori dall'oscurit, una forma massiccia, che
colp pesantemente Triss, scagliandolo a terra. Un'altra sopraggiunse
dopo la prima, e Stresa la sommerse di aculei. Wren sollev le Pietre
e diresse il fascio della magia in avanti, bruciando gli esseri pi
vicini. Questi si ritirarono in tutta fretta urlando. Triss giaceva a
terra svenuto.
Wren cadde sulle ginocchia, esausta.
Alzati! borbott Stresa disperato
Un gruppetto di esseri informi si stacc dagli altri e riprese ad
avanzare.
Alzati!
Allora un grido lacer il silenzio quasi assoluto, un suono simile a
quello di una vita umana che muore, e un'ombra enorme sorvol la
scogliera. Gli artigli sfiorarono le cime degli alberi e dispersero
gli aggressori nel buio. Wren guard in alto incredula, senza parole.
"Aveva visto...?" L'ombra scivol via, con le ali nere simili a
pugnali contro il cielo, mentre un altro grido usciva dalla sua gola.
Spirit! url Wren riconoscendolo.
Il Roc vir all'indietro e si lanci in picchiata verso il bordo della
scogliera dove si pos con un furioso battere d'ali. Una forma piccola
e asciutta balz gi, urlando e gridando con grande clamore.
Ehi, da questa parte, di corsa! Non se ne staranno lontani per
molto!
"Tiger Ty!"
E quando Wren riusc a rimettere in piedi Triss e si lanci in avanti
per andare incontro all'omino, trov il Tiger Ty che ricordava
nonostante fossero passate tante settimane, rugoso e sorridente, uno
spaventapasseri tutto pelle e ossa, dalle rozze ma agili mani e dagli
occhi brillanti e svegli. Egli diede un'occhiata a lei, poi ai suoi
compagni, allo Scettro che portava, e rise.
Wren Elessedil le disse salutandola. Sei stata di parola, ragazza!
Uscita dal regno dei morti per incontrare me, uscita per sputarmi in
faccia, e dimostrarmi che ce l'hai fatta, dopo tutto! Ombre, dovete
essere duri come chiodi!
Wren era troppo contenta di rivederlo per non essere d'accordo con
lui.
Li fece poi salire in fretta su Spirit, ma solo dopo avere dato uno
sguardo penetrante a Stresa e averlo avvertito che avrebbe fatto bene
a tenere i suoi aculei per s. Borbottando qualcosa circa la scelta
dei compagni di viaggio fatta da Wren, avvolse il Gatto Screziato in
una coperta di pelle e lo spinse su. Stresa rimase immobile e
arrendevole, ma i suoi occhi dardeggiavano inquieti. Wren si leg
Fauno sulla schiena, mont su Spirit, e sollev Triss quasi svenuto
sistemandoselo davanti dove poteva tenerlo fermo. Avendo le mani
occupate, si fece scivolare lo Scettro sotto le gambe. Agirono con
rapidit, Tiger Ty e lei, spinti dai soffi e dai grugniti che
provenivano dall'oscurit tra gli alberi, e dal timore degli esseri
che vi erano nascosti. Per due volte alcune forme nere si
precipitarono fuori dall'ombra come per attaccare, ma un grido
rabbioso di Spirit le fece correre via.
Sembr un eternit, ma alla fine furono pronti. Dopo un rapido
controllo delle cinghie dei finimenti, Tiger Ty salt in groppa al
Roc.
Su, ora, vecchio uccello! url insistente.
Con un ultimo grido, Spirit distese le grandi ali e si sollev. Un
gruppo di demoni usc allo scoperto, correndo per afferrarli in un
estremo disperato tentativo, lanciandosi all'inseguimento sulla
scogliera. Alcuni riuscirono ad attaccarsi alle piume del Roc, tirando
in gi. Ma Spirit si scroll, scalci e graffi selvaggiamente con i
suoi artigli, finch gli aggressori non caddero nel buio. Quando il
Roc si sollev sullo Spartiacque Azzurro e cominci a prendere quota,
Wren guard indietro per l'ultima volta. Morrowindl era un'immensa
fornace che splendeva contro il buio della notte, tutta nebbia, vapore
e cenere, mentre la bocca del Killeshan sputava torrenti di roccia
incandescente, fiumi di fuoco che scendevano verso il mare.
Chiuse gli occhi e non guard pi indietro.
Non seppe mai quanto volarono quella notte. Forse ore, forse solo
pochi minuti. Si tenne attaccata a Triss e ai finimenti lottando per
rimanere sveglia, esausta al punto da perdere conoscenza. Le braccia
di Fauno le circondavano il collo, calde e morbide, poteva sentire
sulla nuca il respiro preoccupato dello Squeak. Un po' pi dietro,
Stresa cavalcava in silenzio. Ud Tiger Ty che la chiamava un paio di
volte, ma le sue parole si perdevano nel vento, e lei non si preoccup
di rispondere. In quei momenti davanti ai suoi occhi volteggiava
spettrale la visione di Morrowindl, tremenda e inesorabile, un incubo
che non sarebbe mai diventato sonno.
Quando atterrarono, dopo chiss quanto tempo, era ancora notte, ma il
cielo era sereno e luminoso intorno a lei. Spirit si pos su un
piccolo atollo, verde di vegetazione. Il dolce profumo dei fiori
aleggiava nell'aria. Wren respir riconoscente quegli aromi mentre
scivolava gi dalla larga schiena del Roc, protendendosi come un
automa per afferrare Triss e Stresa. Immagina, pens quasi colta dalle
vertigini, la luna e le stelle, una notte illuminata dalla loro luce,
senza nebbia, n foschia, n fuoco.
Da questa parte, qui, ragazza indic Tiger Ty, prendendole il
braccio.
La condusse su una chiazza di erba soffice dove si adagi e si
addorment subito.
Il sole rosseggiava all'orizzonte quando Wren si svegli, una sfera
scarlatta che sorgeva dalle acque dell'oceano color cremisi nel cielo
nero scosso dai tuoni. La tempesta e il suo fuoco sembravano
interessare una parte soltanto della terra e del cielo. Wren si
sollev appoggiandosi sul gomito e aguzz la vista verso lo strano
fenomeno, domandandosi come potesse accadere.
Allora Tiger Ty, che faceva la guardia accanto a lei, le sussurr:
Torna a dormire, Wren. E' ancora notte. Quella laggi Morrowindl,
tutta in fiamme, che brucia di dentro e di fuori. Il Killeshan si
lasciato andare con tutto il resto. Scommetto che ben presto non
rimarr pi niente.
Wren si riaddorment senza farselo dire due volte, e quando si svegli
di nuovo era mezzogiorno, il sole era alto in un cielo vasto, azzurro
e senza una nuvola, l'aria era calda e profumata, mentre il canto
degli uccelli aveva un suono allegro rispetto alla risacca
dell'oceano. Fauno squittiva da qualche parte nelle vicinanze. Alz lo
sguardo, e lo vide seduto su un sasso intento a tirare un rampicante
per poterne rosicchiare le foglie. Triss dormiva ancora, e Stresa non
si vedeva in giro. Spirit era appollaiato sul bordo della scogliera,
intento a scrutare le acque deserte.
Tiger Ty comparve da dietro il Roc e si fece avanti. Le pass una
sacca con frutta e pane e le fece cenno di allontanarsi da Triss che
dormiva ancora. Wren si alz, e andarono entrambi a sedersi all'ombra
di una palma.
Ti senti riposata ora? le chiese, e lei annu. Mangia qualcosa.
Devi avere fame. Devono essere giorni che non mangi.
Lei mangi riconoscente, poi accett la caraffa di birra che le
offriva e bevve finch non le sembr di stare per scoppiare. Fauno si
volse a osservarla, con uno sguardo curioso.
Pare che tu abbia fatto nuove amicizie disse Tiger Ty quando ebbe
finito. So come si chiamano l'Elfo e il Gatto Screziato, ma questo
come si chiama?
Il suo nome Fauno. E' una specie di scoiattolo. Wren lo fiss
negli occhi. Grazie per non averci abbandonati, Tiger Ty. Contavo su
di te.
Ah! sbuff Tiger Ty. Come se mi sarei lasciato sfuggire l'occasione
di vedere in che modo erano andate le cose! Ma devo ammettere di avere
avuto dei dubbi, ragazza. Ho creduto che la tua follia avesse avuto la
meglio sul tuo fuoco. Mi pare che ci sei andata vicina.
Lei annu. Quasi.
Sono tornato a cercarti ogni giorno, da quello successivo all'inizio
delle eruzioni. L'eruzione si vedeva da venti miglia di distanza. Mi
sono detto, deve averci qualcosa a che fare, senz'altro! Ed era vero,
no? Sogghign, mentre il volto si copriva di rughe come cuoio
vecchio. In ogni modo, abbiamo sorvolato la zona una volta al giorno,
Spirit e io, cercandoti. Avevamo appena finito il giro ieri notte
quando abbiamo visto la tua luce. Stavamo per andarcene. Ma come hai
fatto a fare quella luce? Strinse le labbra, poi alz le spalle. No,
aspetta, non dirmelo. E' stata opera della Magia della Terra degli
Elfi altrimenti perdo la scommessa. E' meglio che non lo sappia.
Fece una pausa. In ogni caso, sono molto contento che tu sia sana e
salva.
Lei gli sorrise riconoscente, e stettero per un momento in silenzio,
guardando a terra. Uccelli pescatori planavano e si tuffavano
nell'acqua come frecce bianche, le ali piegate all'indietro e il collo
teso. Fauno scese dal suo piedistallo per arrampicarsi sul braccio di
Wren e affondare nella sua spalla.
Scommetto che il tuo amico gigante non ce l'ha fatta disse infine
Tiger Ty.
"Garth". Il dolore del ricordo le fece venire le lacrime agli occhi.
Scosse la testa. No. Non ce l'ha fatta.
Mi dispiace. Credo che sentirai a lungo la sua perdita, non cos?
Gli occhi scaltri scivolarono via. Certi dolori non guariscono
facilmente.
Lei non parl. Pensava alla nonna, e a Eowen, al Gufo e a Gavilan
Ellessedil, a Cort e a Dal, tutti caduti nella lotta per fuggire da
Morrowindl, tutti parte del dolore che portava in s. Guard
sull'acqua in lontananza, cercando l'orizzonte. Finalmente trov ci
che cercava, una macchia scura dove Morrowindl bruciava lentamente,
ridotta a cenere e pietra.
E gli Elfi? chiese Tiger Ty. Scommetto che li hai trovati, a
giudicare dal fatto che uno di loro venuto con te.
Lei guard indietro verso di lui un'altra volta, sorpresa dalla
domanda, dimenticando per un momento che egli non era stato con lei.
S, li ho trovati.
E Arborlon?
Anche Arborlon.
Tiger Ty la guard e poi scosse la testa. Non hanno voluto
ascoltarti, non vero? Non hanno voluto partire. Disse cos come se
facesse una constatazione, con una punta di amarezza nella voce.
Adesso sono tutti morti, perduti. Tutti quanti. Che gente folle!
Folle, veramente, pens lei. Ma non perduta. Non ancora. Poi cerc di
raccontargli del Loden, cerc di trovare le parole, ma non vi riusc.
Al momento era troppo difficile parlarne anche solo in parte. Era
troppo vicina all'incubo che si era lasciata alle spalle, si dibatteva
ancora troppo nelle forti emozioni che il sia pur minimo riferimento
rievocava. Ogni volta che ne richiamava il ricordo le sembrava che le
staccassero la pelle dal corpo. Come se il fuoco l'assalisse,
bruciandola fino alle ossa. Gli Elfi, vittime della loro mal riposta
fiducia nel potere della magia... quanta parte di quella fiducia le
era stata tramandata? Le vennero i brividi all'idea. C'erano verit da
soppesare e misurare, motivi da valutare, e vite da rimettere a posto.
Nessuna delle quali le apparteneva.
Tiger Ty disse con calma. Gli Elfi sono qui, con me. Li porto con
me... Esit un attimo e lui la guard ansioso. Li porto nel mio
cuore. La confusione le fece corrugare la fronte. Abbass gli occhi,
cercando nelle sue mani vuote. Il problema decidere a chi
appartengono.
Lui scosse la testa e aggrott le sopracciglia. Non ha senso quello
che dici, almeno non per me.
Lei sorrise. Ne ha solo per me. Abbi pazienza ancora un po', vuoi ?
Non farmi pi domande. Quando saremo arrivati dove stiamo andando,
scopriremo insieme se le lezioni di Morrowindl hanno insegnato agli
Elfi qualcosa.
Poi si svegli Triss, riavendosi pigramente dal sonno, e loro si
alzarono per occuparsi di lui. Mentre erano al lavoro, i pensieri di
Wren presero il volo. Come un esperto giocoliere si trov a
equilibrare le domande del presente con le esigenze del passato, la
vita degli Elfi contro i pericoli della loro magia, la fiducia che
aveva perduto contro la verit che aveva trovato. Silenziosa nella sua
decisione, intensamente concentrata, come se fosse l con loro mentre
in realt era di nuovo su Morrowindl, a guardare l'orrore
dell'evoluzione indotta dalla magia, a scoprire gli oscuri segreti di
coloro che ne erano gli autori, a ricostruire pezzo per pezzo quei
giorni frenetici, terrificanti della sua lotta per portare a termine
l'incarico ricevuto. Il tempo si ferm, e mentre stava immobile come
una statua davanti a lei, scalpellato da una fredda silenziosa
introspezione, Wren fu capace di gettare via l'ultima delle vesti
stracciate che avevano costituito la sua vecchia vita, quell'innocenza
che aveva preceduto Cogline e Allanon e il suo viaggio nel passato, e
di indossare finalmente il mantello di colei che ora capiva di essere
sempre stata destinata a essere.
"Addio Wren che fu".
Fauno si dimen contro la sua spalla, richiamando l'attenzione. Lei
gliene diede quel poco che pot.
Un'ora dopo, il Gatto Screziato, lo Squeak, il Capitano della Guardia
Nazionale degli Elfi, il Cavaliere Alato e la ragazza diventata la
Regina degli Elfi stavano volando verso est in groppa a Spirit,
diretti alle Quattro Terre.
29.
Ci volle il resto della giornata per raggiungere la terraferma. Il
sole era una pallida sfera di argento sull'orizzonte occidentale
quando infine si vide la costa: un muro nero frastagliato contro la
notte imminente. Si era fatto buio, e la luna e le stelle erano
apparse nel cielo nel momento in cui essi scesero sulla scogliera che
stava di fronte al Wing Hove. Erano tutti stanchi e indolenziti, le
palpebre appesantite dal sonno. L'odore estivo di foglie e di terra si
diffondeva dalla foresta dietro di loro mentre si sistemavano per
passare le notte.
PTiili ttt! Finalmente posso vedere la tua terra, Wren degli Elfi
disse Stresa proprio prima che lei si addormentasse.
Il mattino seguente ripresero il volo, verso nord, lungo la costa.
Tiger Ty era a cavalcioni accanto alla testa affusolata di Spirit, lo
sguardo in avanti, senza parlare con nessuno. Aveva rivolto
un'occhiata lunga e severa a Wren quando lei gli aveva detto dove
voleva andare e poi non l'aveva pi degnata di attenzione. Si
lasciarono portare dalle correnti d'aria a ovest attraverso l'Irrybis
e lo Sperone di Roccia e il Sarandanon. La regione scintillava sotto
di loro, foreste verdi, terra nera, laghi azzurri, fiumi d'argento,
campi ricoperti di fiori selvatici con i colori dell'arcobaleno. Da
quell'altezza il mondo appariva perfetto come se fosse scolpito, la
malattia portata dagli Ombrati non si vedeva. Le ore passavano lente e
pigre e piene di ricordi per i passeggeri del Roc. Si provava una
fitta al cuore in giorni cos perfetti, un desiderio che durassero per
sempre, unito alla consapevolezza che il domani sarebbe stato diverso,
che nella vita poche promesse venivano mantenute.
Atterrarono a mezzogiorno in un prato ai margini meridionali del
Sarandanon e mangiarono frutta, formaggio e latte di capra offerti da
Tiger Ty. Gli uccelli svolazzavano tra gli alberi, mentre alcuni
animaletti sparivano lungo i rami. Fauno osservava ogni cosa come se
la vedesse per la prima volta. Stresa annusava l'aria, corrugando e
contraendo la sua faccia da gatto. Triss stava abbastanza bene da
rimanere seduto e alzarsi da solo, bench fosse ancora fasciato e
immobilizzato dalle stecche, con il volto ricoperto di ferite e di
graffi. Sorrideva spesso a Wren, ma il suo sguardo era sempre triste e
lontano. Tiger Ty continuava a rimanere sulle sue. Wren sapeva che si
stava arrovellando il cervello per capire le sue intenzioni, che
voleva chiedere ma non era disposto a farlo. Le sembrava un uomo
curioso.
Finito di mangiare, ripresero il viaggio, scendendo lungo la valle in
direzione del Rill Song. A met pomeriggio stavano seguendo l'alveo
del fiume verso nord in una lunga, ininterrotta planata incontro al
tramonto.
Si approssimava il crepuscolo quando raggiunsero il Carolan. La parete
rocciosa si alzava in un desolato rilievo dalla riva orientale del
fiume verso una vasta e vuota sporgenza rocciosa che si protendeva in
avanti partendo da una parete di foreste di latifoglie e da falesie
che si innalzavano ancora pi in alto, facendo da schermo protettivo.
La sporgenza era un tratto di terreno accidentato sul quale crescevano
solo isolate chiazze di ciuffi d'erba.
Arborlon era stata fondata in cima al Carolan e da qui, pi di cento
anni prima, la citt era stata portata via.
Tiger Ty diresse Spirit verso il basso e il gigantesco Roc si pos
lentamente al centro della sporgenza. I passeggeri scesero, uno dopo
l'altro; Wren e Tiger Ty si diedero da fare in silenzio per liberare
Stresa dalla coperta di pelle e deporlo a terra. Rimasero raccolti
tutti insieme per un po', fissando attraverso la piana vuota la buia
foresta a est e le falesie a strapiombo a ovest. La campagna sotto di
loro era offuscata dalle ombre della sera, e il cielo si tingeva
lievemente di porpora e d'oro.
Ssssttt! Che posto questo? Chiese Stresa sentendosi a disagio,
mentre percorreva con lo sguardo l'arida spianata.
Casa nostra rispose Wren assente, smarrita in qualche profondo
recesso della sua mente.
Casa nostra! Sssppph! Il Gatto Screziato era stupefatto.
Cosa ci facciamo qui, se posso permettermi di chiederlo? sbott
Tiger Ty, incapace di trattenersi oltre.
Quello che l'ombra di Allanon mi ha chiesto di fare rispose Wren.
And vicino alla bardatura di Spirit e liber lo Scettro. L'asta di
noce era rovinata e sporca e la superficie, un tempo brillante, era
opaca e consumata. Incastonato a un'estremit dell'impugnatura, il
Loden continuava a risplendere offuscato nella luce morente.
Appoggi a terra l'estremit inferiore dello Scettro e lo strinse con
entrambe le mani davanti a s. Fiss la Pietra, mentre il suo pensiero
tornava a Morrowindl, ai lunghi interminabili giorni di nebbia e
oscurit, di demoni Ombrati, di mostri e trabocchetti, e di orrore
generato dalla magia degli Elfi. Il mondo dell'isola emerse dalla
memoria e l'accolse dentro di s, come un amante furibondo,
condannato, troppo pericoloso per chiunque da sopportare. Le facce dei
morti le sfilarono dinanzi: Ellenroh Elessedil, alla quale era stata
affidata la cura degli Elfi che, a sua volta, aveva ceduto a lei;
Eowen, che aveva visto troppo di quanto sarebbe accaduto; Aurin
Striate, che era stato suo amico; e Gavilan Elessedil, che avrebbe
potuto esserlo; Cort e Dal, i suoi protettori; e Garth, che alla fine
era stato tutti costoro messi assieme. Li salut in silenzio, con
rispetto, promettendo a ciascuno che una parte di ci che avevano dato
sarebbe stata restituita, che avrebbe fatto onore alla fiducia riposta
in lei, e che avrebbe rispettato ci che era costato per
salvaguardarla.
Chiuse gli occhi e cancell il passato, poi li riapr per guardare in
faccia coloro che erano raccolti attorno a lei. Il suo sorriso fu, per
un istante, quello di sua nonna. Triss, Stresa, Tiger Ty, e tu,
piccolo Fauno - ora voi siete i miei migliori amici, e se vi
possibile, vorrei che rimaneste con me, che foste con me il pi a
lungo possibile.LO non vi trattengo - neppure te, Triss. Non vi
impongo nulla. Vi chiedo di decidere liberamente.
Nessuno disse una parola. I loro occhi, esprimevano incertezza e una
nota di confusione. Fauno si fece avanti e le tir una gamba
preoccupato.
No, piccolino disse. Poi chiam gli altri con un cenno: Venite con
me.
Attraversarono il Carolan - la ragazza, l'Elfo, il Cavaliere Alato, il
suo Roc, e le due creature di Morrowindl - trascinando le loro ombre
nella polvere. Il canto degli uccelli si lev dagli alberi e dalle
rocce della falesia mentre calava l'oscurit, e la Canzone del
Ruscello gorgogliava ininterrotta.
Quando raggiunsero il margine della scogliera, Wren si volt, poi si
allontan di qualche passo in modo che gli altri rimanessero dietro di
lei. Dava le spalle al promontorio in direzione della foresta, di
nuovo verso la notte che si avvicinava. Al di sopra degli alberi
apparivano le prime stelle, piccoli punti luminosi contro il buio
sempre pi profondo. Strinse le mani attorno allo Scettro. Aveva
anticipato questo momento per giorni, e ora che era giunto si
accorgeva di non essere n inquieta n agitata, ma soltanto stanca.
Una volta si era chiesta se al momento giusto sarebbe stata capace di
invocare la magia del Loden, cosa avrebbe deciso, come si sarebbe
sentit. Se lo era chiesto senza cognizione di causa, pens. Ora non
provava la minima esitazione. Forse l'aveva sempre saputo. O forse
tutta quell'incertezza si era risolta da sola, chiss dove, cammin
facendo. Non che avesse molta importanza, in ogni caso. Era in pace
con se stessa. Sapeva perfino come funzionava la magia, bench la
nonna non glielo avesse mai spiegato. Perch non era stato necessario?
Perch era istintivo? Wren non ne era sicura. Le bastava che fosse lei
a dover invocare la magia e che avesse alla fine deciso di farlo.
Respir l'aria calda quasi volesse attirare la luce che spariva.
Ascolt il battito del suo cuore.
Poi spinse gi lo Scettro, facendolo ruotare nelle mani, girandolo nel
terreno. Magia terrestre, le aveva detto Eowen. Tutta la magia degli
Elfi era magia della terra, il suo potere derivava dagli elementi che
conteneva. Ci che da essa proveniva doveva necessariamente
ritornarvi.
I suoi occhi fissarono le sfaccettature scintillanti del Loden. Il
mondo intorno a lei divenne silenzioso e senza respiro.
Le sue mani allentarono la presa sullo scettro, le dita passavano
carezzevoli, leggere come una piuma sul legno levigato e nodoso.
Doveva solo invocarli, lo sapeva. Solo pensarci, nient'altro. Solo
volerlo. Solo aprire la mente al fatto della loro esistenza, alla loro
vita al di l dei limiti della Pietra. Non riflettere, non metterlo in
discussione. Invocarli. Riportarli indietro. Chiedere di loro.
"S".
"Lo voglio".
Il Loden si illumin, una sorgente di luce bianca contro il buio,
innalzandosi come il fuoco, poi crescendo fino a raggiungere
un'intensit accecante. Wren si accorse che lo Scettro tremava nelle
sue mani e cominciava a riscaldarsi. Rafforz la presa su di esso,
mentre socchiudeva gli occhi per la luminosit, e poi li abbassava
nell'ombra. La luce aument e cominci a diffondersi. Al suo interno
c'erano forme e movimento. E all'improvviso si sent un vento che
sembrava venire dal nulla, che sferzava il pianoro, sollevando e
trasportando con s la luce attraverso l'arida distesa fino agli
alberi e alle rocce e poi indietro di nuovo, diffondendola da un
estremo all'altro. Il vento urlava eppure era privo di forza e non si
sentiva il suo impatto mentre passava veloce, era tutto rumore e
luminosit mentre inghiottiva la luce.
Wren cerc di guardare indietro verso i compagni per accertarsi che
fossero al sicuro, che la magia non avesse fatto loro del male, ma le
parve di non poter voltare la testa. Ora le sue mani serravano lo
Scettro con il quale lei formava un tutt'uno indissolubile, coinvolta
nell'azione della magia, completamente abbandonata a essa soltanto.
La luce riempiva il pianoro, accumulandosi su se stessa, innalzandosi
finch gli alberi e le rocce della scogliera che l'avevano delimitata
non scomparvero, finch i cieli non si piegarono su di essa e tutto
assunse un colore argenteo. Si ud il rumore di uno strappo, come se
si aprissero la terra e la roccia, e qualcosa di pesante si
assestasse. Con gli occhi socchiusi, Wren vide le figure nella luce
diventare grandi e assumere la forma di edifici e di alberi, di strade
e di sentieri, e vide apparire prati e giardini. Arborlon ritornava a
esistere. Lei la osservava materializzarsi come se la vedesse stando
dietro una finestra rigata dalla pioggia, confusa e indistinta. Al
centro, simile a uno scintillante arco argenteo e scarlatto nella
nebbia, c'era l'Eterea. Si accorse che cominciavano a mancarle le
forze, il potere della magia gliele sottraeva per il proprio uso, e
dovette lottare per rimanere in piedi. La luce bianca turbinava e
girava come le nuvole prima di una tempesta, accumulando forza finch
sembr far esplodere tutto ci che le stava intorno con il rombo di un
tuono.
Poi cominci ad affievolirsi, abbassandosi progressivamente,
rientrando nell'oscurit come acqua nella sabbia.
A quel punto era finita, Wren lo sapeva. Ormai poteva vedere Arborlon
nella foschia, poteva perfino distinguere la gente che sostava a
crocchi ai margini della luminosit, intenta a scrutare cosa ci fosse
fuori. Aveva fatto quello che la nonna le aveva chiesto, quello che
aveva chiesto Allanon, e aveva portato a termine tutto ci di cui era
stata incaricata da altri - ma non ancora ci che aveva assunto come
incarico di sua iniziativa. Perch non sarebbe mai stato abbastanza
riportare gli Elfi e la loro citt nelle Terre dell'Ovest. Non sarebbe
mai stato sufficiente restituire alle Quattro Terre un popolo che
ritornava da un esilio scelto volontriamente. Non dopo Morrowindl.
Non adesso che lei conosceva la verit sugli Ombrati. Non finch
sarebbe vissuta con il terrore che la magia potesse essere usata male
di nuovo. La vita degli Elfi le era stata affidata alle condizioni di
altri; lei l'avrebbe restituita alle proprie condizioni.
Avvinghi le mani attorno allo Scettro e fece volare quanto rimaneva
della sua magia indirizzandolo verso la luce, facendo s che bruciasse
per terra, tutto quello che restava e che non avrebbe potuto esserci
mai pi. Svuot cos l'intera magia in un ultimo scatto di ira
violenta che fece esplodere uno scricchiolio di fuoco nella luce
scintillante. La magia scatur come se lampeggiasse, un fulmine dietro
l'altro. Lei non la trattenne. Fece in modo che si liberasse
completamente, svuotando lo Scettro e la Pietra, facendone consumare
il potere come legna secca nel fuoco, finch non brill tutta e fin.
Ritorn l'oscurit. Sull'aria della notte per un attimo si stese una
foschia, che poi si disperse in granelli di polvere e cominci a
posarsi. Wren ne segu il movimento, vedendo ora sotto i suoi piedi
dell'erba, mentre prima non ce n'era, sentendo il profumo degli alberi
e dei fiori, del pino che bruciava, di cibi che cuocevano, di legno e
di ferro, della vita. Guard, oltre la linea scura dello Scettro,
Arborlon tornata a nuova vita, gli edifici illuminati dai lampioni, le
strade e i viali alberati che si stendevano come lunghi nastri scuri.
E la gente, gli Elfi, stavano davanti a lei, a migliaia, raccolti ai
margini della citt, intenti a guardare a occhi aperti e a
meravigliarsi. In prima fila c'erano i Cacciatori Elfi, con le armi in
pugno. Wren li fronteggi, vide i loro occhi fissarsi su di lei, sullo
Scettro che teneva in mano. Si accorse del mormorio di incredulit di
Tiger Ty, di Triss che le stava venendo vicino, di Stresa e di Fauno.
Avvert il loro calore dietro la schiena, sent che la toccavano
lievemente sulla pelle.
Barsimmon Oridio ed Eton Shart si staccarono dalla folla e si fecero
avanti. Quando furono a qualche metro di distanza si fermarono.
Nessuno dei due sembrava in grado di parlare.
Lei smise di appoggiarsi allo Scettro e si raddrizz. Per la prima
volta lanci uno sguardo sul Loden. Le sfaccettature lucenti erano
scomparse nel buio. La magia era ritornata alla terra. Il Loden era
diventato una pietra qualunque.
Avvicin lo Scettro al volto e vide che era carbonizzato, fragile e
morto. Lo afferr, lo appoggi a un ginocchio che aveva sollevato e lo
spezz in due.
Gli Elfi sono tornati a casa disse a Barsimmon ed Eton che erano
rimasti a bocca aperta davanti a lei, e non ce ne andremo mai pi.
Triss le pass davanti, tutto fasciato e con le stecche al braccio
rotto, ma aveva gli occhi pieni di orgoglio e di determinazione. And
dove poteva essere visto da tutti, si ferm vicino al Comandante degli
eserciti Elfi e al Primo Ministro, e grid: Guardia Nazionale!.
Immediatamente apparvero decine di soldati, che si raccolsero accanto
al loro capitano, una schiera dopo l'altra. Ci fu un mormorio di
anticipazione nella folla.
Poi Triss si volt verso Wren, si inchin lentamente, e si mise la
mano sinistra sul cuore in segno di saluto. Dietro di lui, i lampioni
della citt tremolavano come lucciole nel buio. Wren Elessedil,
Regina degli Elfi! annunci. La Guardia Nazionale pronta a
servirti!
I Cacciatori Elfi seguirono il suo esempio come un sol uomo,
inginocchiandosi e ripetendo le stesse parole in uno slancio confuso.
Qualcuno, in mezzo alla folla, fece altrettanto, seguito poi da altri.
Quindi tocc a Eton Shart, poi, dopo un attimo di esitazione, fu la
volta di Barsimmon Oridio. Wren non seppe mai se lo fecero in
riconoscimento della verit oppure per semplice reazione al gesto di
Triss. Rimase immobile mentre essi le rendevano omaggio, l'intera
nazione degli Elfi, che le era stata affidata da Ellenroh, il suo
popolo, finalmente ritrovato.
Gli occhi le si riempirono di lacrime quando and loro incontro per
salutarli.
Il Castello dei Druidi trem per l'ultima volta, un massiccio gigante
di pietra che si agitava nel sonno, e rimase immobile.
Cogline aspett, tenendosi stretto al pesante tavolo di lettura, gli
occhi chiusi, la testa china, per assicurarsi di essere rientrato in
possesso della sua forza. Rimase di nuovo in piedi all'interno della
volta che racchiudeva le Storie dei Druidi, rientrato in se stesso
dopo la ricerca di Walker Boh, dopo avere lasciato il proprio corpo
secondo il vecchio modo dei Druidi. Aveva trovato Walker e lo aveva
messo sull'avviso ma non era stato capace di restare - troppo debole
ormai, troppo vecchio, un mucchio di ossa irrigidite dal dolore. C'era
voluta tutta la sua forza solo per fare ci che aveva potuto.
Aspett, ma il tremito non si ripet.
Alla fine si raddrizz con uno sforzo, lasci andare la presa, apr
gli occhi, e si guard attorno. La prima cosa che vide fu se stesso -
le mani e le braccia, poi il corpo, tutto se stesso - ritornato
integro. Trattenne il fiato, si strofin le mani incredulo, e si tocc
per accertarsi che quanto vedeva fosse vero. Non era pi trasparente;
era di nuovo un essere in carne e ossa. Bisbiglio si precipit su di
lui, affondando la grossa testa nel suo corpo da spaventapasseri con
tanto impeto da farlo quasi cadere a terra. Anche il gatto delle
paludi era di nuovo se stesso, non pi fatto di linee e di ombre
evanescenti, non pi uno spettro.
E cos pure la stanza: le pareti di pietra erano di nuovo solide e
chiare, i colori nettamente tratteggiati, e le linee e le superfici
erano definite dalla materia e dalla luce.
Cogline trasse un lungo, profondo respiro. Walker ce l'aveva fatta.
Aveva riportato Paranor nel mondo degli Uomini.
Usc dalla stanza attraverso lo studio dietro le sale del Castello.
Bisbiglio lo segu. I raggi del sole inondavano i corridoi, penetrando
attraverso gli alti finestroni, mentre il pulviscolo danzava nella
luce. Gli occhi del vecchio colsero un lembo di cielo azzurro con
nuvole bianche. Il profumo degli alberi e dell'erba aleggiava
nell'aria d'estate.
"Era ritornato".
"Vivo".
Si mise a cercare Walker, aggirandosi nei corridoi del Castello, la
pietra risuonava lievemente del rumore dei suoi passi. Davanti sentiva
il suono sommesso di qualcosa che proveniva dalle profondit del
castello, un sordo borbottio, quasi un soffio... e poi cap. Era il
fuoco che alimentava il Castello dal centro della terra, il fuoco che
era stato freddo e spento per tutto quel tempo, e che ora si era
riacceso dopo il ritorno di Paranor.
Volt nella sala che conduceva al pozzo sotto il Castello. Nell'ombra
davanti a lui qualcosa si mosse.
Cogline rallent e si ferm. Bisbiglio si accucci con un lieve
brontolio. Una figura si materializz uscendo dall'oscurit,
provenendo da un luogo dove non giungevano i raggi del sole, tutta
nera e indistinta. La figura si avvicin e la luce cominci a
delinearne i tratti. Era un uomo incappucciato e avvolto in un ampio
mantello, alto e sottile contro il buio, che si muoveva a passi lenti
ma decisi.
Walker? domand Cogline.
L'altro non rispose. Quando fu a pochi passi, si ferm. Il brontolio
di Bisbiglio era diventato un respiro affannoso. L'uomo alz il
braccio e si tolse il cappuccio.
Dimmi ci che vedi chiese Walker Boh.
Cogline trasal. Era Walker, eppure non era lui. I tratti erano i
suoi, ma era un po' pi grande, e nonostante la pelle bianca, sembrava
nero come la cenere bagnata, il suo aspetto era cos scuro che pareva
assorbire qualunque luce gli si avvicinasse. Il corpo, perfino sotto
gli abiti, dava l'impressione di essere corazzato. Era ancora senza il
braccio sinistro, mentre la mano destra reggeva la Pietra Nera.
Dimmi chiese ancora Walker.
Cogline lo fiss negli occhi. Erano duri e privi di profondit, ed
ebbe l'impressione che guardassero attraverso di lui.
Vedo Allanon rispose il vecchio sottovoce.
Un brivido scosse Walker Boh e scomparve. Ora egli parte di me,
Cogline. Ecco cosa aveva lasciato a guardia del Castello quando lo
allontan dalle Quattro Terre; ecco cosa mi stava aspettando nella
nebbia. C'erano tutti, tutti i Druidi - Galaphile, Bremen, Allanon,
tutti. Cos si trasmettevano la loro sapienza, dall'uno all'altro,
come se si trattasse di congiungere lo spirito con la carne. Bremen la
port con s quando divenne l'ultimo dei Druidi. Quindi la pass ad
Allanon, che a sua volta l'ha passata a me.
I suoi occhi brillavano; c'erano dei bagliori che Cogline non poteva
definire. A me! url all'improvviso Walker Boh. I loro
insegnamenti, la loro tradizione, la loro storia, la loro follia:
tutto ci di cui ho diffidato e che ho evitato per tanto tempo! Lo ha
dato tutto a me!
Stava tremando, e Cogline ebbe paura. L'uomo che conosceva cos bene -
il suo allievo e a volte suo amico - ora era un altro, un uomo
trasformato, senza dubbio, come il giorno si trasforma nella notte.
La mano di Walker si strinse attorno alla Pietra Nera mentre la
sollevava davanti a lui. E' fatta, vecchio mio, e non si pu
cambiare. Allanon riuscito a riportare il suo Druido e il suo
Castello nel mondo degli uomini. E' riuscito a condurre a termine il
compito che mi aveva affidato. E ha collocato la sua anima dentro di
me! La mano si abbass come se un peso la schiacciasse contro la
terra. Crede di trasformare i Druidi attraverso di me. L'eredit di
Brin Ohmsford. Mi d il suo potere, la sua tradizione, la sua
conoscenza, la sua storia. Mi d perfino la sua faccia. Tu guardi me e
vedi lui.
Uno sguardo distante attravers i suoi occhi. Ma io ho la mia forza,
una forza conquistata sopravvivendo al rito di passaggio che aveva
preparato per me, l'orrore di vedere cosa significa diventare Druido.
Non sono stato trasformato completamente, neppure in questo.
Fiss Cogline con durezza, poi and verso di lui e gli mise il braccio
attorno alle esili spalle. Tu e io sussurr. Il passato e il
futuro, siamo tutto ci che rimane dei Druidi. Sar interessante
vedere se cambier qualcosa.
Fece voltare lentamente il vecchio, e insieme cominciarono a
percorrere il corridoio a ritroso. Bisbiglio li osserv per un attimo,
annus il pavimento su cui avevano poggiato i piedi di Walker Boh come
se volesse individuare il suo odore, poi li segu guardingo.
Termina qui il libro terzo del ciclo l'"Eredit di Shannara". Il
quarto, "I Talismani di Shannara", concluder la serie con Walker,
Wren, Par, Coll, e i loro amici impegnati nella lotta finale contro
Rimmer Dall e gli Ombrati.
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